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I due cuochi - Plin Plon
📢 In cucina bisogna comprendersi al volo, come i protagonisti di questa storia.

Quando si dice "al volo" non significa che devi lanciarti dai pensili... vabbè lasciamo stare!

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La bella Prevenzione - Plin Plon
📢 Finalmente un programma audio che ci insegna come prenderci cura della nostra salute.

La nostra salute è la cosa più importante. La tua, non lo sappiamo, vedi tu.

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Recensione “Un uomo per tutte le stagioni” di Fred Zinnemann (1966)
Quando un uomo sceglie il silenzio invece della resa, il mondo non sa più come fermarlo — ascolta perché questo film del 1966 ti parla ancora oggi.
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DK10x32 - Trantran e piccole vittorie


Le notizie sono il solito trantran: infurianti, demoralizzanti, o noiose; per fortuna ogni tanto si riesce a portare a casa una piccola vittoria.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Le notizie sono il solito trantran: infurianti, demoralizzanti, o noiose; per fortuna ogni tanto si riesce a portare a casa una piccola vittoria.

Sigla.

Google


Settimana passata sono stato sommerso da news su Google I/O, il festival per i fanboi di Google, e dai relativi commenti. La mia reazione è stata la noia.

E non perché Sundar Pichai e Demis Hassabis portino sul palco il carisma di un bradipo e l'impatto culturale di un vaso di petunie.

Noia perché Google, come Meta, come tutta la Silicon Valley, ha smesso di pensare da anni. Continuano a servirci merda riscaldata e ci dicono che è zuppa. Fate un viaggio nel tempo, andate per esempio all'episodio 35 della seconda stagioNE, "Onore Al Compagno Google", era il Marzo del 2018. A sentire i cantori, secondo i quali un anno di tecnologia è una generazione, il 2018 è praticamente le guerre risorgimentali. Oppure divertitevi con il più esplicito episodio 12, settima stagione "Algopirla verso il Reich Millenario (contro il Lungotermismo)", quello è più recente, parliamo solo del 22 Dicembre 2022.

L'annuncio attuale di Google, che la ricerca passerà obbligatoriamente attraverso il filtro di un modello linguistico che interpreterà per noi domande e risposte, risparmiandoci la fatica di dover capire qualcosa delle une e delle altre, non è una novità più di quanto lo sia il fatto che il modello di business di Google e di tutti i GAFAM è quello di gatekeeper, ossia di parassita. Il suo modello di utente è una scimmia ammaestrata con una carta di credito.

Non esattamente un'idea nuova. Sono almeno dieci anni che parliamo di economia estrattiva, di tecnofeudalesimo, di gatekeeping. Nella ricerca mediata da modelli linguistici non c'è niente che non ci fosse già nelle anteprime automatiche, e prima ancora nell'idea che la seconda pagina dei risultati di ricerca fosse il cimitero degli elefanti.

La sorpresa, per chi si sorprende con poco, è quanto sia semplice rivendere sempre la stessa idea facendola passare per novità.

Ma ci sono anche delle piccole soddisfazioni. Per esempio, nell'irresistibile corsa a divorare i propri figli, Google ha appena decretato la morte della stessa industria su cui ha costruito la propria fortuna, la SEO, Search Engine Optimisation, ovvero la raccolta di trucchi per cercare di ottenere un miglior piazzamento nei risultati di ricerca.

Nonostante quello che tanti hanno voluto credere, è sempre stato un gioco truccato. Dal momento in cui ha scoperto la redditività delle pubblicità online, Google ha sempre avuto il controllo assoluto sui risultati del proprio "algoritmo" (si sentono le virgolette?). Il fatto che a cadenza regolare le regole cambiassero, e quindi fosse necessario rifare da capo l'"ottimizzazione" serviva soltanto a mantenere l'illusione che la posizione nei risultati non fosse solo funzione del budget investito.

Il modello di business non è cambiato: Google guadagna discriminando l'accesso al Web. Prima con la ricerca, poi con la SEO, poi con i risultati sponsorizzati, poi con i sommari automatici, poi con le anteprime AI, e adesso fornendo direttamente i contenuti del Web come se fossero un proprio servizio.

I più stagionati fra voi ricorderanno le discussioni dotte in cui l'esperto SEO di turno faceva notare che la maggioranza dei visitatori del sito canistracci.it "proveniva" da Google. E tutti i direttori a bofonchiare che occorreva investire soldi in Google. Nessuno che fosse disposto a notare che gli utenti "arrivavano" da Google su canistracci.it perché Google è un motore di ricerca e gli utenti avevano cercato canistracci.

La bontà dei risultati si è vista nel tempo: gli inserzionisti sono migrati su Google perché non aveva senso spendere in qualcuno che anziché puntare sui propri contenuti pagava Google per la propria visibilità. E i siti, non sapendo più come raccogliere pubblicità, distribuiscono quella che gli passa Google.

Solo che non siamo nel 2010. Google sta ripetendo per la terza o quarta volta la stessa manovra, confidando che tutti gli altri siano troppo stupidi per costruire delle alternative. Ma le alternative ci sono.

L'Unione, con tutti i suoi limiti che non sono pochi, ha la miglior legislazione digitale sul pianeta per contenere lo strapotere degli oligopolisti, a partire dal DSA e dal DMA, il GDPR, il resto del Digital Compact e da Novembre la PLD2.

Il guaio è che una Commissione di molluschi che gonfia il petto, quando si parla di spese militari inutili, perché "l'Europa deve tornare a contare sullo scacchiere internazionale", ma poi sospende una multa miliardaria a Google per abuso di posizione dominante non è esattamente quello che ci serve adesso.

Abbiamo bisogno di gente con una spina dorsale, non di filoatlantici con deliri di potenza novecenteschi.

Anche la discussione sulla sovranità digitale, che pure è un tema importante, è gestita in modo ridicolo come questione di "campioni nazionali". Non abbiamo nessun bisogno di campioni nazionali. Abbiamo bisogno di imporre il rispetto delle nostre leggi in primis, di investimenti continentali in infrastruttura, e di revocare l'articolo 6 della direttiva sul copyright del 2000: il cosiddetto accordo anti-circonvenzione, che impedisce alle aziende europee di costruire soluzioni per i difetti delle tecnologie statunitensi, incluso il fatto che la migrazione dei dati è esclusivamente nelle loro mani.

Certo, il Digital Markets Act impone l'interoperabilità.
Ma l'interoperabilità non serve a niente fino a quando è una gentile concessione degli oligopolisti, che possono renderla difficile a piacimento per "motivi tecnici".

Se non possiamo imporre le nostre leggi a casa nostra e ci neghiamo da soli strumenti per esportare i nostri dati fuori dalle piattaforme statunitensi, anche e soprattutto senza il loro beneplacito, tanto vale che restiamo a casa a fare la parmigiana di melanzane, ci guadagniamo in salute.

Veniamo alla buona notizia.

Una (piccola) vittoria


Se mi seguite da un po' sapete che per me Joseph Weizenbaum è un punto di riferimento, sia quando si fa critica del digitale che quando si parla di chatbot, quelli il marketing chiama "intelligenze artificiali".

Per quelli nuovi, Joseph Weizenbaum fu quell'informatico tedesco-statunitense che creò ELIZA, il primo chatbot, nel 1966.

A differenza dei techbro odierni, Weizenbaum osservò ciò che aveva creato, vide gli effetti che aveva sulle persone, quel che vide non gli piacque, e passò i successivi vent'anni a ragionare su cosa ci fosse di sbagliato nell'approccio imperante alle tecnologie del digitale.

Il risultato fu un libro splendido, "Il potere del computer e la ragione umana", che dice già tutto quello che quarant'anni dopo la compagnia di giro degli esperti a gettone tralascia volutamente in articolesse, interviste improbabili alla Intelligenza Artificiale, e convegni.

Per dirne una, fu Weizenbaum a scrivere

il punto non è se una macchina possa ragionare come un essere umano. Il punto è se debba farlo.


Che, capirete, è a galassie di distanza dai millenarismi dei tardoadolescenti imbolsiti che oggi passano per pensatori, e pure rivoluzionari.

Ad ogni modo, quel libro di Weizenbaum, in Italia è fuori stampa da quasi trentacinque anni, a malapena reperibile in qualche circuito provinciale di biblioteche. Il che, visto i temi di attualità, secondo me è imperdonabile.

Ragion per cui, mesi fa ho fatto un sondaggio sul canale ed è emerso che non sono il solo che vorrebbe averne una copia. Tanto più se considerate che il 2026 è il 60mo anniversario della creazione di ELIZA.

Ecco, la buona notizia è che dopo solo sette mesi di telefonate, blandizie, assicurazioni, invocazioni di divinità colpevolmente dimenticate dalla storia, l'editore si è convinto a fare una ristampa, e siccome gliel'ho chiesto, anche una versione ePub.

A breve dovrei avere date, costi e tutti i dettagli ma ci sono già alcuni punti fermi:

  • versione a stampa e anche versione ePub,
  • uscita a cavallo dell'estate
  • acquistabile online sul sito dell'editore.

E non solo: il libro sarà in vendita al Linux Day a Pordenone il prossimo 24 ottobre, con un adesivo speciale di DataKnightmare. E ci sarò anche io, per portare un po' di allegria e leggerezza, quindi se quel weekend siete liberi, ci vediamo a Pordenone.

Parlando di Pordenone, devo assolutamente ringraziare Alain Modolo, che rappresenta il Linux User Group locale, che mi ha aiutato a spargere la voce e a raccogliere interesse. Assieme, abbiamo garantito la vendita del numero di copie sufficienti a giustificare una ristampa, ma il mio sogno è che con qualche mese di preavviso e il passaparola, il libro sia un successo commerciale.

Non per interesse mio, perché a me non verrà nemmeno un euro, ma per Weizenbaum, per quello che ha da dire a sessant'anni di distanza, e per dimostrare che esiste ancora una cultura della tecnologia che non è marketing né techporn.

Quindi preparatevi, fate girare la voce, prendetene una copia per i vostri figli, fate una lista di persone che blaterano di intelligenza artificiale e regalateglielo. Il fatto che il libro torni a circolare dopo trentacinque anni è una piccola vittoria di cui ringrazio tutti voi.

Facciamola valere.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
in reply to simone righini

ciao simone, scusa il ritardo, ma ho dovuto scapicollarmi in italia perché mamma ha avuto delle complicanze che alla fine se la sono portata via. Per non farci mancare nulla, l'odissea editorial nel frattempo si è allungata, devo avere altre notizie settimana entrante, dopodiché ti prenoto. grazie!,W (però se mi tooti come @dataknightmare@mastodon.xyz ti leggo più in fretta).
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Gelato del Nonno Saun
📢 Ridi e scherza, Nonno Saun ha creato un genere: Il gelato di nonno Saun non è solo gelato di pane. Pare che stia sperimentando anche quello di pasta e broccoli

Ci copiano in tutto il mondo e te fai la persona schizzinosa.

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La Moiaki - Plin Plon
📢 Se sei una persona imballata di soldi, ma culturalmente ignorantella, datti un tono e corri a prenotare un posto nel teatro della tua città per assistere alla Moiaki.

Se non capisci lo spettacolo, invita anche i tuoi amici ricchi e dopo digli: "voi non capite niente".

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19x2026 AI - Trump e Vance contro
- Trump, Vance e la regolazione AI
- L’agenzia delle entrate “entra” sui social
- Khaby Lame senza clone
- Cosa fanno gli italiani con l’AI?
- SpaceX in borsa
- Starlink fuori uso aiuta Zelensky
- Scova l’accesso abusivo nel Pc del magistrato
- La tv digitale del ministero della Difesa
- L’app della settimana - freedom
- FBI - attenti alla targa
- Pericolo IPTV

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5G come non ve lo hanno mai raccontato - le antenne, puntata zero
In questo episodio il nostro Luigi introduce l'ascoltatore nel mondo delle onde elettromagnetiche e della radiofrequenza raccontando in modo divertente storia, tecnica ed evoluzione di un singolo elemento: le antenne.

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Filomena Crimini Very 3 - Plin Plon
📢 Filomena racconta i casi irrisolti dell'umanità. Un oscuro mistero che affligge i cornetti di una città apparentemente tranquilla, dove comunque per il resto si mangia bene.

Se li volete far mosci, i cornetti, chiamateli brioche e nessuno si farà male.

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Dottori (non) esperti e collegamenti sbagliati
Tanta musica che esce nel 2026, ma sarà tutta bella? Ne parliamo assieme, ma non solo perché torna la nostra storica rubrica "Chiedilo al dottore". E poi... un bel buco di scaletta ci ha leggermente messo in difficoltà. Ma sono cose che capitano... così come il pezzo scelto dalla nostra ruota della fortuna!

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Le calze della Befana Plin Plon
📢 La befana, ma che fa il resto dell'anno? Con Plin Plon, non importa che periodo sia, puoi comprare le calze della befana ogni volta che vuoi.

A volte bisogna apettare un pochetto, perché le fa lei a mano.

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Corso Master of Ricco e Basta - Plin Plon
📢 Il tuo sogno è diventare ricco, ma non sai come? Questo è il corso per te. Pagandoci, ti faremo scoprire come essere ricco - spoiler: coi soldi. Dopo potrai comprare il nostro altro corso su come spendere i tuoi soldi, nel corso su come spendere soldi.

Se non hai soldi non preoccuparti, aspettiamo che tu li faccia.

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Recensione “Il segreto dei suoi occhi” di Juan José Campanella (2009)
C'è un omicidio irrisolto, un amore mai dichiarato e una dittatura che nessuno vuole nominare. Bastano queste tre cose per fare un capolavoro...
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LINKioni 22 maggio 2026
Videogiochi artistici, nuovi metodi di comunicare e musiche da sviluppatori.
Una nuova puntata di LINKioni.

#podcast #linkioni #videogame #videogiochi #retimesh #meshtastic #meshtasticitalia #lora #itofthings

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Lo Yoga del sussurro - Plin Plon
📢 Lo Yoga del sussurro la pratica quotidiana che ti insegna i fondamenti dello Yoga del sussurro, la pratica quotidiana che ti insegna i fondamenti dello Yoga del sussurro, la pratica quotidiana che ti insegna i fondamenti dello Yoga del sussurro

Il maestro è pronto per sussurrarti le grandi verità del sussurro.

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Corso di Fotografia Plin Plon
📢 Sappiamo che ti piacerebbe un corso che ti insegni a fotografare andando in giro in luoghi esotici, come Voghera.

Se sei di Voghera, puoi fare lo stesso il corso.

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Recensione “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri (1969)
Un uomo che ha tutto il potere del mondo e una sola, irresistibile tentazione: quella di essere finalmente fermato...
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Vivere senza Big Tech
Il mio intervento alla trasmissione "Si può fare" di Radio 24 sul tema: Sovranità digitale europea e Vivere senza Big Tech.
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Affrontare la realtà è un gioco da bambini
🤯 Creare polemiche su quanto avviene in piazza Libertà, si sa, è lo sport preferito delle destre locali. Questa volta l’attacco ha coinvolto una scolaresca di Marostica, portata in gita a Trieste all’interno di un progetto educativo sulla rotta balcanica

🎙️ In quel momento el Kanal si trovava sul posto, vi raccontiamo cosa abbiamo visto

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DK10x31 - Scricchiolii


Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Quando qualcosa crolla, prima scricchiola.

Da qualche giorno, ci sono delle coincidenze che mi danno da pensare. E pensare è un'attività perfino sovversiva in questi tempi in cui tutti gli incentivi premiano soltanto le nostre reazioni istintive.

Fatemi mettere assieme un po' di pezzi e vediamo se anche voi cominciate a vedere quello che vedo io.

La prima cosa, ovviamente, è che le assicurazioni stanno come un sol uomo smettendo di stipulare polizze per danni causati dall'intelligenza artificiale.

Questa è gente che ai soldi sta attenta, e il fatto che non vogliano pagare certe cose ha una spiegazione molto semplice: il rischio di dover pagare è troppo alto.

Abbiamo un primo segnale: dopo quattro anni di propaganda incessante, quelli che dovrebbero aiutare a contenere i rischi, vedono rischi troppo grandi. Interessante, andiamo avanti.

Seconda cosa: i grandi istituti bancari stanno reincartando i rischi dei prestiti ai mega datacenter in strumenti finanziari per il mercato al consumo che si chiamano… Obbligazioni di debito collateralizzato.

Se non vi dice niente, stiamo parlando dei CDO di cui abbiamo visto i risultati nel crack del 2008. In quel caso le obbligazioni rivendevano il rischio di mutui subprime, in questo caso rivendono il rischio di prestiti ai costruttori di megadatacenter. Il rischio essendo, ovviamente, che mutui e prestiti non vengano ripagati.

Nel 2008, il crac fu dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei CDO era relativo a mutui che erano stati concessi a chiunque e al suo cane, gente che non avrebbe mai ripagato il prestito. Oggi, invece, i CDO sono relativi ai prestiti rilasciati a serissimi imprenditori dell'Intelligenza Artificiale per la costruzione di datacenter di dimensioni comparabili alle visioni mistiche che Sam Altman illustra ai propri investitori: mostri da 160Km^2, praticamente un quadrato di dodici kilometri e mezzo di lato, praticamente l'intera città di Milano, dalla Bicocca a San Donato e dal Parco delle Cave a Lambrate.

C'è solo il piccolo problema che non c'è l'elettricità per farli funzionare, e infatti uno dei pochi datacenter veramente costruiti, quello di Musk in Minnesota, funziona con una cinquantina di turbine a gas perché la fornitura locale di elettricità non è nemmeno lontanamente sufficiente.

A parole, c'è una corsa all'oro nella costruzione di datacenter, perché i signorotti dell'Intelligenza Artificiale parlano a destra e a manca di fantastiliardi di investimenti (ovviamente di soldi altrui), che verranno ripagati non appena l'Intelligenza Artificiale, tra due o tre anni, funzionerà come ci promettono ogni semestre da cinque anni.

Nei fatti, la maggioranza dei datacenter ha a malapena iniziato i lavori, e come ci racconta Ed Zitron, i soldi per completarli e soprattutto per farli rendere non esistono.


Altra notiziola: il carrozzone dell'Intelligenza Artificiale sta facendo di tutto per agganciarsi alle commesse statali, in primis quelle della difesa.

Anthropic ha fatto carte false per entrare al Pentagono, usando poi l'aggressione israelo-statunitense all'Iran come momento promozionale. Ve li ricordate i titoli, "Anthropic aiuta il Pentagono a pianificare 1000 missioni nelle prime 24 ore", incluso il bombardamento di una scuola media che però curiosamente nessuno ha voluto attribuirsi.

Naturalmente, due mesi e mezzo dopo, l'esercito più potente del mondo, assistito dall'Intelligenza Artificiale, non sa come tirarsi fuori dall'ennesima sconfitta; lo stretto di Hormuz, che prima dell'attacco era libero, paga pedaggio all'Iran, e tre portaerei della marina statunitense, quelli di Top Gun, stanno con i loro gruppi di battaglia il più possibile fuori vista per evitare di perdere una portaerei contro due poveracci su un motoscafo imbottito di tritolo.

openAI, dall'alto dei suoi risultati, è invece riuscita ad assicurarsi l'analisi dei dati di decenni di test nucleari, una cosa per la quale un rappresentante di openAI si è dovuto presentare ammanettato a una valigetta per installare chatGPT sui blindatissimi supercomputer del centro di ricerche di Los Alamos.

In quale modo un modello linguistico, che deve essere istruito separatamente su quante erre ci siano in "raspberry", possa servire nell'analisi di dati, è al di là della mia comprensione, ma evidentemente anche a Los Alamos credono alla magia.


Contemporaneamente, a seguito delle richieste di nessuno, continua la corsa dei produttori a mettere la cosiddetta Intelligenza Artificiale dentro qualsiasi cosa, Google annuncia un Googlebook nel quale Gemini interpreta ogni mossa e decisione dell'utente, naturalmente con un'interfaccia vocale. Sarà un successone negli uffici.

Viene quasi da pensare che tutto questo impegno, a fronte di nessuna richiesta da parte del mercato, sembra avere come unico scopo quello di alzare il prezzo di un ritorno allo status quo ante, una volta che la bolla speculativa sarà scoppiata. Ma occorrerebbe essere sospettosi e pure malfidati.


Fuori dalle notizie economiche, CEO dell'Intelligenza Artificiale rilasciano a giornalisti azzerbinati interviste a ciclo continuo in cui hanno mano libera per dire senza uno straccio di indizio quanto sono importanti, e che l'Intelligenza Artificiale cambia tutto, e che il lavoro (ovviamente il nostro, non il loro) cambierà per sempre, e che siccome quello che stanno facendo è così importante, forse dovrebbe intervenire lo Stato per aiutarli se dovessero avere problemi finanziari.

Ora, delle due l'una: o vendi un prodotto che qualcuno vuole, e allora non si capisce perché dovresti avere problemi finanziari, e soprattutto perché lo Stato ti dovrebbe aiutare a superarli.

Oppure hai problemi finanziari perché da quattro anni stai vendendo a prezzi stracciati un prodotto che nessuno è disposto a pagare quanto serve per coprire i tuoi costi, e in questo caso, i problemi finanziari si chiamano "la bolla speculative dentro la quale sei cresciuto" e visto che esiste il libero mercato, te li dovresti spupazzare tu.

Giusto per ripeterci, Anthropic spende dagli 8 ai 13 dollari per ogni dollaro per ogni dollaro di incasso (e la fonte è la Harvard Business Review, non "Rivoluzione Comunista"). Fino a oggi, la differenza continua a essere coperta dai soldi degli investitori, o dalle commesse statali, tanto paga Pantalone. Ma prima o poi i sussidi finiscono, e io non vedo aziende in coda per il privilegio di spendere cinque o diecimila dollari al mese a programmatore per farli giocare con Claude.

Sappiamo da almeno due anni che i bilanci dell'Intelligenza Artificiale non stanno in piedi nemmeno con un tutore. Sappiamo da almeno due anni che i famosi "investimenti" che ci annunciano ogni settimana sono in realtà una partita di giro in cui ciascuno promette gli stessi cento miliardi di dollari, tipicamente sotto forma di crediti, e poi li mette a bilancio come introiti.
Meme da Wolf of Wall Street. Altman: Vendimi questa penna - Huang: ti presto io i soldi per comprarlaAltman: Vendimi questa penna - Huang: ti presto io i soldi per comprarla
C'è un meme che gira, riadattato da "the wolf of Wall Street". Nel primo quadro Sam Altman con una penna in mano dice "Vendimi questa penna". Nel secondo c'è Jensen Huang, CEO di NVIDIA che dice "ti presto io i soldi per comprarla."

Fa ridere, ma con la quantità di soldi che ci sono in ballo dovremmo essere terrorizzati.

Chiunque non sia in uno stato di allucinazione e senta i numeri snocciolati da Sam Altman e soci capisce immediatamente di trovarsi di fronte a un venditore di fumo. E non lo dico io: la sua stessa CFO dice che, con i conti che ha, openAI non può permettersi di tentare una quotazione quest'anno.

Stiamo vivendo in una bolla speculativa le cui dimensioni fanno impallidire perfino il 2008.
La totalità della crescita del PIL statunitense negli ultimi anni è dovuta esclusivamente alla sopravvalutazione speculativa dei titoli dell'Intelligenza Artificiale, ma finché tutti ci credono, la speculazione tiene.

Musk, che è più furbo di Altman, ha fuso xAI e le sue perdite dentro SpaceX e le sue commesse militari blindate, e con ogni probabilità si quoterà entro l'anno.

Nientemeno che il Wall Street Journal ci racconta di come S&P stia cercando di riscrivere le proprie regole per poter includere openAI, SpaceX e Anthropic in indici come lo S&P 500. L'idea è che le regole, che fino a qui imponevano di aspettare un anno dalla quotazione e soprattutto di riportare profitti per poter essere incluse nell'indice, verrebbero ignorate nel caso di Initial Public Offering sufficientemente grandi da entrare direttamente fra i primi cento titoli per valore.

Il fatto che il valore di Anthropic, xAI e openAI sia fin qui puramente immaginario, evidentemente non preoccupa nessuno.

E chi li compra i titoli compresi negli indici? I fondi di investimento e i fondi pensione. Cioè i risparmiatori.

Il Sole 24 ore di oggi, domenica 17 maggio 2026, ha ancora il coraggio di titolare:

Dal credito all'high-tech profitti su del 20%. Gli utili 2026 spingono Wall Street.


Io, che non sono pagato da Confindustria, vedo lo stesso mondo e arrivo a conclusioni leggermente diverse.

Fino a due anni fa si poteva dire, e si diceva, che i critici dell'Intelligenza Artificiale parlavano per partito preso, o che erano in malafede, i soliti luddisti nemici del progresso.

Fino a un anno fa si poteva ancora sostenere, e si sosteneva, che il livello degli investimenti indicava un'industria in espansione, specialmente ignorando che gli investimenti erano circolari.

Ma oggi gli scricchiolii vengono dall'interno dell'establishment, parliamo di banche, di assicurazioni, di borse, non esattamente gente che entra o esce da un investimento perché è di moda.
E l'establishment si sta preparando al crollo, scaricando sul pubblico titoli che perderanno il 100% del valore nel momento in cui il mercato si risveglierà dalla trance.

Come nel 2008, l'economia reale verrà polverizzata dal tracollo dei valori immaginari dell'economia speculativa. Gli Stati interverranno per salvare i colpevoli, e il conto lo pagheremo tutti quanti noi.

La nostra unica consolazione sarà ricordarci nomi e cognomi degli algopirla che hanno costruito il disastro, e degli utili idioti, cantori e politici, che gli hanno dato corda. E, stavolta, chiedergli il conto.

A tutti.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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Mutande di Babbo Natale
📢 In quella festa in cui lasciate che un anziano pensionato vada in giro vestito di rosso, in una notte gelida, a fare consegne a domicilio, regalate le speciali mutande Plin Plon.

Le mutande sono garantite fino a ieri, affrettati.
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18x2026 L'enciclica sull'AI
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Corso di Cucina Ortodontica Plin Plon
📢 Sei stanco di cucinare sempre le stesse cose? Sei stanca delle solite ricette? Forse dovreste riposarvi però. Ah! ma anche fare il nuovo corso si cucina ortodontica tradizionale fatta in casa.

Sapevi che secondo alcuni professoroni, mangiare fa bene un casino?.

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Luciano Lucido Lumpo - Plin Plon
📢 Luciano ha un sogno: no, non è quello di quello di fidanzarsi con un chatbot che gli da sempre ragione. Luciano vuole diventare... È finita la frase, lui vuole diventare. Stop.

Ascoltando questo audio, se senti suoni, significa che il tuo udito funziona.

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Recensione “La strada” di Federico Fellini (1954)
Un omaccione, una ragazza dagli occhi enormi, una strada polverosa e un tema di tromba che non dimenticherete più: ecco perché "La strada" di Fellini è ancora, settant'anni dopo, qualcosa che vi cambierà.
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Critici raccomandati e shampoo dei campioni!
In questa puntata di metà maggio avremo a che fare con un ospite che ha avuto un percorso professionale non esattamente tra i più complicati e un critico di cinema un po' inusuale.
Quindi una puntata dove l'insolito la fa da padrone? Insolitamente sì.

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Cidrone Plin Plon parte 3
📢 Il Cidrone Plin Plon è il drink più amato dai VIPs del cinema muto. Ecco perché preferiscono berlo in silenzio. È il gusto che parla.

A proposito di VIPs e Cidrone, notizia di oggi: pare che Clooney non lo conosca affatto.

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Recensione “L’assassino abita al 21” di Henri-Georges Clouzot (1942)
Un assassino con il biglietto da visita, una pensione piena di sospetti e un regista che stava per cambiare il cinema europeo per sempre: tutto questo — e molto altro — nella nuova puntata de "La Foglia d'Acanto".
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Magia a Torino - Plin Plon
📢 Il salone del Libro di Torino è un luogo magico, ottimo per sviluppare super poteri inimmaginabili.

Ok, certo, puoi andarci anche per vedere quei cosi, quei parallelepipedi di carta, i cosi lì. Ah! i libri ecco!

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Recensione “Turista per caso” di Lawrence Kasdan (1988)
C'è chi viaggia per scoprire il mondo. E chi vorrebbe solo restare seduto nella propria poltrona. Ma a volte è proprio quando non cerchi nulla che trovi tutto...
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LINKioni 14 maggio 2026
Puntata ricca di link, e un approfondimento sul #fediverso e sui servizi che i #Devol mettono a disposizione della collettività.
Inoltre:
- Commissione Europea: addio a X, benvenuta su #Mastodon.
- Vita da Hacker: Il nuovo libro di Joda, sulla filosofia e le storie hacker
- Traduttore: Traduci le tue frasi in "LinkedInese"
- Eventi Fantastici: La #Boschparade, in scena i capolavori Hieronymus #Bosch sul fiume Dommel.
#LINKioni
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Marmellate Plin Plon
📢 Le marmellate Plin Plon, sono speciali perché sono fatte con ingredienti che escludono il male, tipo l’albicocca che in forma di marmellata corrompe le anime innocenti degli spalmatori di pane, ignari.

Se ricordi bene, uno dei comandamenti dice “la marmellata di albicocca no”.

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