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Abbiamo escluso la stupidità?


La stupidità non è una scusante, è una spiegazione del fatto di vivere nella linea temporale più stupida del multiverso.

Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Il teatrino del digitale sembra ogni giorno di più la Nave dei Folli, al punto che a volte dubito perfino che le mie pur sovrumane capacità di trovare un filo conduttore possano bastare.

Per fortuna, quando rischio di essere travolto dal dubbio, mi ricordo un altro dei miei capisaldi culturali, le vignette dei Peanuts, in particolare quella in cui Lucy nei panni della psicologa, dovendo spiegare le ragioni di non ricordo cosa dice:

"abbiamo escluso la stupidità?"


Ecco, questa è una chiave di lettura in cui si allineano armoniosamente un sacco di pezzi sparsi:

  • ...aziende che non hanno mai generato un profitto, con perdite per miliardi, che esistono da anni solo grazie al continuo sussidio di capitali di ventura
  • ...l'intera economia americana sono sette aziende che si passano l'un l'altra un "pagherò" da cento miliardi di dollari
  • ...Microsoft confessa che l'Intelligenza Artificiale le costa più che pagare le persone
  • ...un'azienda si sveglia una mattina e scopre di avere speso 500 milioni su Claude in un mese
  • ...i giganti del digitale sono in mano a gente a cui non affideresti l'imbiancatura del salotto.

Ecco, siamo sicuri di avere escluso la stupidità?

Perché se dobbiamo credere, e ci crediamo per esperienza, al principio di Peter secondo cui ciascuno viene promosso fino al livello della propria incompetenzza, allora la stupidità non è una scusa, è una spiegazione di quello che stiamo vedendo.

Ed è anche l'enorme consolazione di sapere che non siamo noi ad esserci bevuti il cervello, siamo solo in mano a un branco di imbecilli.

Come altro spiegare una delle manovre di marketing più fantasmagoriche della storia, quella di Anthropic?

  • Anthropic il giorno 1 lascia i propri codici sorgente a disposizione del primo che passa,
  • il giorno 2 tutti si accorgono che il codice di Claude è una montagna di sterco glassato, non credete a me, andate pure a leggervi le analisi
  • il giorno Anthropic 3 annuncia un nuovo modello, Mythos, "troppo pericoloso per il rilascio al pubblico" accompagnato dalle solite statistiche inventate
  • e il giorno 4 tutti parlano esclusivamente di Mythos come se facesse qualcosa che non era possibile anche prima, anche con altri modelli linguistici, e anche senza modelli linguistici.

Davvero, leggete qualsiasi analisi e a meno di essere sotto ketamina ne concluderete che il sorgente di Claude è pura programmazione a martellate intervallata da inviti al modello linguistico a non fare cazzate, per favore.

Se a questo aggiungete il fatto che per generare profitti Anthropic, ma anche openAI, ma anche Google, dovrà a un certo punto aumentare i prezzi della cosiddetta intelligenza artificiale di quasi venti volte, capite da soli che l'inevitabilità dell'Intelligenza Artificiale è una proposizione di marketing, e nient'altro.

Prima ancora di qualsiasi discussione su cosa veramente possano fare o non fare i modelli linguistici, facciamoci una domanda molto capitalista: sono un modello di business in grado di funzionare oppure no?

Perché messa in questi termini la domanda, la risposta è: "no".

Perché a un certo punto gli investitori si stuferanno di veder bruciare i loro soldi a sussidio dei prezzi di vendita.

Perché a un certo punto smetteranno di costruire i datacenter a debito nell'attesa della meravigliosa età dell'oro.

Perché a un certo punto la sbobba prodotta dai modelli linguistici avrà un peso tale nei dati di training che i modelli cominceranno a collassare. Tutti, e tutti assieme.

L'ho già detto: questa mania dell'intelligenza artificiale fallirà miseramente, e il solo problema è che fallirà economicamente prima di poter essere demolita culturalmente, il che significa che fra trent'anni o giù di lì, tornerà ad infestarci.

Possiamo solo fare quello che dobbiamo fare adesso, e sperare che i nostri figli siano preparati.

pausa

Nel frattempo, per non farci mancare niente, spuntano come funghi titoli come "la rivolta contro l'intelligenza artificiale", visto sull'ultimo Internazionale.

Questi media fanno tenerezza, e poi si lamentano che nessuno li legge.

Nel caso di Internazionale, l'articolo di copertina non parla di una rivolta, ma di una manifestazione di protesta, e non contro l'intelligenza artificiale, qualunque cosa sia, ma contro la costruzione di datacenter.

Detto in parole povere: gente che non vuole un datacenter vicino a casa propria per quattro motivi: inquina, consuma tutta l'acqua potabile, deprime il valore degli immobili, e fa aumentare le bollette perché le aziende di energia non scaricano i costi di espansione dell'offerta sulle aziende di AI che consumano come intere città, ma sulle utenze domestiche. Perché? Perché le utenze domestiche non possono minacciare di costruirseli da soli, i datacenter, mentre i techbro, sì.

"Viviamo nella linea temporale più stupida del multiverso" l'abbiamo già detto?

Se aveste ancora qualche dubbio, l'ultima tendenza delle agenzie di intelligence è giustificare la propria esistenza con una nuova minaccia inventata: l'estremismo anti-tech.

Visto che ormai anche mia nonna ha capito che il terrorismo transnazionale è quello che fa Israele a Gaza e in Libano, la Russia in Ucraina, e gli USA in Iran, le agenzie hanno trovato una nuova minaccia low-cost che gli permette di usare tutti i loro costosissimi giocattoli senza avere a che fare con gente capace davvero di sparargli addosso: nientepopodimeno che "l'estremismo anti-tech" [1][2], ossia tutti quei pericolosi figuri che prendono un pennarello e un cartello e scendono in piazza a dire che non è carino licenziare la gente e bruciare il pianeta per far arricchire Musk, Amodei e Altman.

Considerato che le squadre di polizia antisommossa sono specializzate nel randellare studenti e pensionati, non fa una piega.

Scherzi a parte, questa è una cosa su cui ragionare: le tecnologie hanno una propria politica[3], lo sappiamo da quasi cinquant'anni, anche se puoi laurearti in ingegneria o in informatica senza che nessuno te lo spieghi.

Dopo l'11 settembre, gli Stati Uniti, completamente incapaci di capire cosa fosse successo e perché, hanno ampliato a dismisura i propri apparati di sorveglianza, e li hanno sguinzagliat contro palestre, organizzazioni sindacali, gruppi pacifisti, chiunque non applaudisse ciecamente la linea governativa che vedeva gli USA come povera vittima innocente, colpita perché incarnava i sacri valori di Mercato e Libertà, rigorosamente in quest'ordine.

Venticinque anni dopo vediamo benissimo che quella fu una involuzione fascista, di cui oggi si vedono i risultati interni ed esterni.

Il problema è che l'Europa, come sempre, è andata al seguito, e oggi anche da noi la deriva fascistoide comincia a essere percepibile:

  • nella retorica contro i migranti (che se si smettesse di bombardarli non migrerebbero),
  • nella russofobia d'accatto in una questione ucraina ingegnerizzata e finanziata dagli Stati Uniti,
  • e nella retorica militarista di una Europa che dovrebbe investire in armamenti per "avere maggior peso internazionale", naturalmente senza dire quando, come e contro chi questi armamenti dovrebbero essere usati, e soprattutto chi nome e cognome dovrebbe andare eventualmente al fronte.

Possiamo anche vivere nella linea temporale più stupida del multiverso, ma stupido non significa innocuo. Apriamo un po' gli occhi.

pausa

Veniamo a questioni pratiche, il libro di Weizenbaum: l'editore mi ha fatto il simpatico scherzetto di scoprire dopo sette mesi che non ha più un contratto con il traduttore.

Ho già debitamente invocato numerose divinità colpevolmente dimenticate dalla storia, ma a questo punto mi sono stufato di perdere tempo. Il traduttore dell'edizione è un certo Federico Tibone, che purtroppo non conosco.

Ma si dà il caso che abbia prodotto quasi una ventina di libri con Zanichelli, che non è un cattivo nome nell'editoria.

Quindi ho già scritto a Zanichelli, ho spiegato la situazione, e ho chiesto che mi mettano in contatto con Tibone per fare, a questo punto, una ristampa del Weizenbaum con Zanichelli.

Non ho illusioni sui tempi aziendali di un gigante del genere. Ma, per una volta, non credo di essere solo. Se conoscete Tibone, o se conoscete un dirigente in Zanichelli che sappia prendere una decisione in meno di un'era geologica, metteteli in contatto con me.

Se non conoscete nessuno, spendete due minuti e scrivete a Zanichelli chiedendo quando pubblicheranno "Il potere del computer e la ragione umana" di Joseph Weizenbaum.

Fatevi sentire, rompete le palle. Perché giuro, a costo di ritradurlo io quest'estate e fare un'autoproduzione, a Pordenone il Weizenbaum per il di ELIZA ce lo porto.

A questo punto, è una questione di principio.


  1. Feds Targeting Anti-Tech Extremism As AI Backlash Spreads↩︎, The New American
  2. US Law Enforcement Warns Of Anti-Tech Extremism, Wired.com↩︎
  3. Do Artifacts Have Politics?, Langdon Winner, 1980↩︎
Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)
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Cacchio! Che sbalordimento! Lo Show Plin Plon
📢 Cacchio! Che Sbalordimento è il nuovo show televisivo di Plin Plin, condotto da Raffaello Cacchio in cui tutte le storie che vedrai, in un modo o nell'altro, avranno un lieto fine.

Se ancora guardi la tv e ancora non hai la mente devastata, questo è il programma che fa per te.

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Come liberare i vostri contenuti digitali con Italo Vignoli, uno dei fondatori di LibreOffice
Abbiamo avuto l’onore di parlare con Italo Vignoli che è stato, tra le altre cose, l’unico italiano tra i fondatori del progetto LibreOffice (che ha ispirato il nome del nostro podcast). Con lui Ribby, Stefano, Matteo e Luca hanno parlato del modo di gestire i propri documenti digitali, in modo da svincolarli dal mondo del software proprietario e renderli completamente di vostra proprietà.

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L'avventura avventurosa nel regno di Milanior - Plin Plon
📢 Un colossal Fantasy targato Plin Plon: la protagonista, una bambina di nome Michele, ha il potere di risvegliarsi in altri mondi.

La voce soave della bambina non è doppiata da Pannofino.

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Viaggi - L'agenzia di Viaggi Plin Plon
📢 Finalmente l'agenzia di viaggi che pensa proprio a tutti i dettagli del tuo viaggio. In cambio devi solo sganciare la giusta quantità di monete. Sì accettiamo anche lingotti.

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Se ne hai usato più di due spruzzi, sperà che ti ricordi chi sei dopo.

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Recensione “Ai confini della realtà” di Rod Serling (2006)
Diciannove storie nate per lo schermo, sopravvissute sulla carta: Rod Serling aveva qualcosa da dire al mondo, e il mondo — oltre sessant'anni dopo — sta ancora ad ascoltarlo.
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LINKioni 4 giugno 2026 con i Real Car boys
Oggi su LINKioni si parla di automobili, con gli automobilisticamente scorretti di Real Car: Fabrizio e Gabriele.

#linkioni #podcast #realcarlive #realcar
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Incugnadi
🚛 Sempre più spesso i tir finiscono incastrati nelle strade di Trieste. Ma il problema non è solo qualche navigatore impostato male

🧐 Perché il traffico pesante sta diventando così invasivo? Quali costi scarica sulla città? E quali strumenti avrebbero le amministrazioni per intervenire?

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Sagre pt2 - Lo show di Plin Plon
📢 Continua Sagre, lo show serale sulle feste più sacre d'Italia, da gustare solo sui canali televisivi Plin Plon

Se dovete segnalarci la vostra sagra, ci potete chiamare anche in differita.

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Sagre - Lo show di Plin Plon
📢 Finalmente uno show serale da gustare sul canale televisivo di Plin Plon: Sagre, che ti porta nelle migliori sagre dell'Italica nazione.

Per segnalarci la vostra sagra, ci potete chiamare in diretta.

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80 🎤 Un nuovo capitolo: discorso aperto senza filtri
Ciao viandante, quanto tempo! Oggi parliamo di:

- i prossimi passi di digidati e del podcast
- come usare l'AI per migliorare la propria sovranità digitale
- ruolo dei sistemi operativi alternativi
- discorso sulla società
- hai un tuo progetto che vuoi lanciare o hai un'azienda?
- nuovo progetto in arrivo a settembre!

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Plin Plon Bonus Festival del Procrasting/Podcasting Settemabre 2025
📢 In attesa dell'edizione 2026, ecco la pubblicità che Plin Plon ha realizzato per il Festival del Podcasting 2025, di cui LINKIoni è media partner ufficiale.

Stranamente non ci hanno voluto come partner del festival del Procrastin.

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Il Libro dei No di Plin Plon
📢 Il Libro che è diventato un cult per gli Yesmen che non gliela fanno più. Se pensi che finalmentet vuoi dire di "No", non dire di no al Libro dei NO!

Che poi se dici sempre sì, perché non dici sì pure al libro dei no?

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One Pope After Another


My take on the new Encyclical from Pope Leo? None whatsoever.
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English translation of the Italian 10x33 episode, first aired on 29 May, 2026.

Do you know what I have to say about Pope Leo XIV’s new encyclical Magnifica Humanitas?

Nothing whatsoever.

You see, I don’t have any connections in the Vatican who’ll leak me the draft under strict embargo.

I don’t presume to read through 200 pages of doctrine and understand more than one percent of the references; I already struggle with a few simple passages from the Gospels in Enzo Bianchi’s Bible.

And I don’t even have the nerve to rely on an LLM to quote encyclicals and play the couch Vatican expert on social media.

But above all, I don’t look to St. Peter when it comes to ethics, and even less so when it comes to Artificial Intelligence. One of the problems with the debate on Artificial Intelligence is the constant and manipulative drift into metaphysics, and the political consequences of this drift. Faith just does not seem to me to be the most suitable starting point for discussing science, technology, and politics.

The Pope is entirely free to hold whatever opinion he wishes on any subject, and everyone is free to take it as their own reference point, but for me, what is sacred above all is the separation of Church and State, and therefore of politics and faith.

So I won’t try to explain to anyone whether the Church is for or against Artificial Intelligence, for or against the tech giants, or what significance a humanistic Artificial Intelligence might have for an organized religion.

It may sound strange to you, but I really have no opinion on the matter.

What I mean is, I have no opinions on the content, but I do have opinions on the act.

Let’s start with the basics.

An encyclical is first and foremost a marketing document, a strategic positioning document.

This is not meant to be a criticism. A book I read many years ago was titled “Jesus Washes Whiter, Or How the Church Invented Marketing.” It was written by a one-of-a-kind advertising executive, Bruno Ballardini, and it recognized something that almost everyone overlooks in favor of focusing on doctrinal content: the Church always engages in strategic communication, and it does so better and with greater awareness than any communications firm. It’s no coincidence that it’s been around for two thousand years.

To its secular counterparts of the moment, the Church has always said: we were here before you, and rest assured we will still be here after you, which is why your power and money cannot buy us; at most, if we come to an agreement, you can have our cautious and temporary proximity. Do you really want to count your chickens before they hatch?

And so, while the techbros blather incessaantly their millenarian delusions, while Europe’s only response to US language models is a French language model, while every manager and every shareholder revels in the idea of having work without workers, while the very idea of human labor is called into question, and millions of people see every certainty of the future vanish...

the Church steps in to say, “oh, but replacing work with Artificial Intelligence, burning through resources as if there were no tomorrow, sowing social insecurity, and automating war isn’t nice, you know? Maybe we should think it through more carefully.”

We must acknowledge that this is a masterstroke. Also because, according to what the newspaper commentaries say, it’s not as if Pope Leo said anything new. These are the same arguments that have been circulating since ChatGPT appeared, and not even all of them, nor even the most hard-hitting ones.

And since it’s a masterstroke, it’s even hard to notice that Pope Leo, in fact, doesn’t take any specific position for or against: he says there is potential, he says there are risks.

What profound insight, what ethical lighthouse!

One position is clear: the Encyclical states that Artificial Intelligence represents the future. But here's the rub: that's the techbro sales pitch.

The fact that Pope Leo starts by taking that sales pitch for granted is not a mere political act. For nitty-gritty politics, there are the cardinals, at most. A Pope in an encyclical sets the tone. He defines the context that, from that moment on, determines what is acceptable and how we will discuss it. The encyclical builds the Overton window.

The Pope is saying, “Gentlemen of Silicon Valley, you have these technological toys and a lot of money and power. We know a thing or two about power; welcome. Now let's talk.”

One has to admire the nonchalance with which those who are, to all intents and purposes, idolaters, who in other times would have been burned at the stake, are recognized as legitimate counterparts.

But that’s the way it is, and the reulst of this is that the Church positions itself as the necessary interlocutor in a dialogue in which, up to now, States have only proven their ineptitude.

This is not cynicism; it is what the Church has done since forever, and certainly since it "voluntarily" renounced temporal power, discovering that it could wield far greater influence without it.

Because there is also another thing going unnoticed. Everyone rightly points out the coincidence of dates between the publication of Pope Leo XIV’s Magnifica Humanitas and that of Pope Leo XIII’s Rerum Novarum.

Same pope’s name, same date: exegetes are having a field day; the Church is a master in references and allusions, and it certainly doesn’t have them written by ChatGPT.

But at a time when opposition to language models is reawakening civil society’s engagement in response to the lethargy of the political class and the greed of the business class, it occurs to me that Rerum Novarum itself made one thing very clear: that socialism was not the answer to conflicts in the world of work. My religion teacher explained this to me in high school.

And in a world where economic inequality is reaching levels known only in the Ancien Régime, I’m not surprised that the Church is taking a stand: any power is a good interlocutor, except the power of the masses, who have a habit of speaking of universal rights and equality. It’s hard to talk about power with those who argue that there should be no power other than that of the sovereign people. The masses reclaiming their rights tend to be godless and without the requisite fear of God, and the Good Shepherd needs a flock.

You say, you’re being anticlerical. Of course I’m anticlerical; I have a brain and a memory.

My brain lets me remember that in secular affairs, the Church always plays both sides, and carefully denied the entry of any other players. And my memory reminds me that Benedict XV called World War I “a useless slaughter,” but in 1917, after four years, millions of casualties, and evidence that the heirs to the Sacred Roman Empire were not going to win after all; his successor, Pius XI, signed the Lateran Pacts with Mussolini, a fascist dictator with a socialist and anticlerical past. Under the next Pope, Pius XII, after 1945 the Church offered shelter and escape routes to South America for hundreds of Nazi and Fascist leaders, while the Pope was busy excommunicating Christian communists while at the same time stating that both Communism and Capitalism were threats to the order and balance of the family hearth, which women were called upon to preserve.

More recently, Pope John Paul II is universally acclaimed for having supported (and, for many, helped bring about) the fall of the communist regimes in Poland and the rest of the countries behind the Iron Curtain; but it is the same Pope who smiled as he shook hands with the fascist dictator Pinochet, and turned a blind eye while the CIA and its henchmen massacred the priests in South America who took the Church’s verbal support for Liberation Theology too literally.

We could go on and on, but these are just examples. What I said at the beginning still holds true: I don’t look to St. Peter when it comes to science, ethics, or politics.

I want to see what will happen now. Whether everyone will fall into the trap and restrain themselves to commenting for or against whatever sounds like a proposal in the Encyclical, remaining rigidly within the papal Overton window, or whether we will finally have politicians capable of considering the rights and needs of their constituents and going beyond the statements of principle of those who, no matter who wins, with deep Christian compassion for the victims, will always sit alongside the victor.

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Il Panettone Plin Plon
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Recensione “Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca” di Ettore Scola (1970)
"Domenica prossima vota Comunista!" ...e lei capisce di essere innamorata. Benvenuti nel capolavoro assoluto di Ettore Scola.
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Scherza con gli alfieri e lascia stare i Santi
Anche a fine stagione i nostri prodi, insieme all'uomo del Giappone, non possono stare tranquilli, ma dovranno difendersi dall'attacco di un prete piazzista e di un trailer orrendo...come al solito.
Almeno la canzone sarà quella giusta?

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Il Gabinetto del dott. Stranodore
📢 Una di quelle storie di spionaggio industriale che tanto ti fanno battere il cuore.

Se è un po' che non ti batte il cuore, pensiamo che forse dovrebbe: cerca in internet se ancora sei in vita.

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Recensione “Don Chisciotte made in U.S.A.” di Richard Powell (1968)
Un americano convinto di esportare la democrazia su un'isola caraibica governata da un dittatore da avanspettacolo. Una storia del 1968 che sembra scritta ieri. Sarà un caso?
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DK 10x33 - De inopia studii


Sapete cos'ho da dire, in merito alla nuova enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV? Assolutamente niente.
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Sapete cos'ho da dire, in merito alla nuova enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV?

Assolutamente niente.

Vedete, io non ho entrature in Vaticano che mi passano in anticipo la bozza sotto embargo assoluto.

Non ho la pretesa di leggermi 200 pagine di dottrina e di capire più dell'uno per cento dei riferimenti, faccio già fatica con qualche banale passo dei Vangeli nella Bibbia di Enzo Bianchi.

E non ho nemmeno la faccia di appoggiarmi a un modello linguistico per citare encicliche e fare il vaticanista da social.

Ma soprattutto non guardo a San Pietro quando si tratta di etica, e men che meno quando si parla di Intelligenza Artificiale.

Uno dei problemi del dibattito sull'Intelligenza Artificiale è il costante e strumentale scivolamento nella metafisica, e le conseguenze politiche di questo scivolamento. E la fede non mi sembra il punto di partenza più adatto per parlare di scienza, tecnologia e politica.

Il Papa è liberissimo di avere qualsiasi opinione ritenga su qualsiasi argomento, e ognuno è libero di farne il proprio riferimento, ma per me, di sacro, c'è innanzitutto la separazione fra Stato e Chiesa, e quindi fra politica e fede.

Quindi non cercherò di spiegare a nessuno se la Chiesa sia pro o contro l'Intelligenza Artificiale, pro o contro i signori del tech, e quale significato possa avere una Intelligenza Artificiale umanista per una religione organizzata.

Vi suonerà strano, ma non ho davvero nessuna opinione in merito.

Non ho opinioni sul contenuto, ma ne ho sull'atto.

Partiamo dai fondamentali.

Un'enciclica è in primis un documento di marketing, di posizionamento strategico.

Questo non intende essere una critica. Un libro che lessi moltissimi anni fa si intitolava "Gesù lava più bianco - Ovvero come la Chiesa inventò il marketing". Era di un pubblicitario sui generis, Bruno Ballardini, e riconosceva una cosa che quasi tutti tralasciano per concentrarsi sul contenuto dottrinale: la Chiesa fa sempre comunicazione strategica, e la fa meglio e con maggiore consapevolezza di qualsiasi società di comunicazione. Non è un caso che sia in giro da duemila anni.

A quelle che sono di volta in volta le sue controparti secolari la Chiesa dice da sempre: eravamo qui prima di voi, e state sicuri che saremo ancora qui dopo di voi, ragion per cui il vostro potere e il vostro denaro non possono comprarci; al massimo, se ci mettiamo d'accordo, potete avere la nostra cauta e temporanea vicinanza. Volete davvero fare i conti senza l'oste?

E così, mentre i techbro blaterano ai quattro venti le loro allucinazioni millenaristiche, mentre l'Europa ha come sola risposta ai modelli linguistici statunitensi un modello linguistico francese, mentre ogni manager e ogni azionista si inebria all'idea di avere il lavoro senza i lavoratori, mentre l'idea stessa di lavoro umano viene messa in discussione, e milioni di persone vedono svanire ogni certezza di futuro...

arriva la Chiesa a dire "però sostituire il lavoro con l'Intelligenza Artificiale, bruciare risorse come se non ci fosse un domani, seminare insicurezza sociale e automatizzare la guerra non è bello, forse servirebbe pensarci meglio".

Occorre riconoscere che è una mossa da maestri.

Anche perché, stando a quanto dicono i commenti sui giornali, non è che Papa Leone abbia detto qualcosa di nuovo. Sono gli stessi argomenti che girano da quando è apparso chatGPT, e nemmeno tutti, e nemmeno quelli più duri.

E siccome è una mossa da maestri, si fa perfino fatica a notare che Papa Leone, in effetti, non prende nessuna posizione precisa pro o contro: dice che ci sono potenzialità, dice che ci sono rischi.

Grazie, Graziella, proprio.

Una posizione, è precisa: l'Enciclica afferma che l'Intelligenza Artificiale rappresenta il futuro. Ma occhio: questa è la proposizione di vendita dei techbro.

Il fatto che Papa Leone apra dando per scontata quella proposizione di vendita non è un atto politico. Per la politica spicicola ci sono i cardinali, al massimo.

Un Papa in un'Enciclica detta la linea. Definisce il contesto che da quel momento in poi delimita quello che è accettabile e il modo in cui ne parleremo. L'enciclica costruisce la finestra di Overton.

Il Papa sta dicendo "signori della Silicon Valley, avete questi giocattoli tecnologici e un sacco di soldi e potere. Noi di potere ne sappiamo qualcosa, benvenuti. Ora possiamo parlare."

C'è da ammirare la nonchalance con cui quelli che a tutti gli effetti sono idolatri che in altri tempi avrebbero avuto un posto sul rogo vengono riconosciuti come interlocutori.

Ma tant'è, e di colpo la Chiesa si posiziona come l'interlocutore necessario in un dialogo in cui fin qui gli Stati hanno brillato per la loro insipienza.

Non è cinismo, è quello che la Chiesa fa da sempre, e sicuramente da quando ha spintaneamente rinunciato al potere temporale, scoprendo di poter avere molto più peso senza.

Perché c'è anche un'altra cosa che sta passando sotto traccia. Tutti citano, giustamente, la coincidenza di date fra l'uscita di questa Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV e quella della Rerum Novarum di Papa Leone XIII.

Stesso nome di Papa, stessa data, gli esegeti ci vanno a nozze, la Chiesa è maestra di riferimenti e citazioni, non se le fa certo scrivere da chatGPT.

Ma in un momento in cui l'opposizione ai modelli linguistici sta risvegliando la partecipazione della società civile in risposta al torpore della classe politica e alla rapacità della classe imprenditoriale, a me viene in mente che proprio nella Rerum Novarum una cosa veniva messa bene in chiaro: che il socialismo non era la risposta ai conflitti nel mondo del lavoro. Me lo spiegò l'insegnante di religione, al liceo.

E in un mondo dove la disuguglianza economica sta raggiungendo livelli conosciuti solo nell'Ancien Régime, non mi stupisce che la Chiesa prenda posizione: qualsiasi potere è un buon interlocutore, tranne il potere delle masse, che hanno il vizio di parlare di diritti universali, di eguaglianza; difficile parlare di potere con chi sostiene che non ci dovrebbe essere altro potere che quello del popolo sovrano. È gente senza timor di dio, e il Buon Pastore ha bisogno di un gregge.

Dice ma sei anticlericale. Certo che sono anticlericale, ho cervello e una memoria.

Il cervello mi serve per ricordare che negli affari secolari la Chiesa gioca sempre con entrambe le parti. E la memoria mi ricorda che Benedetto XV definì la I Guerra Mondiale "inutile strage", ma nel 1917, dopo quattro anni e milioni di caduti; il suo successore Pio XI, firmò i Patti Lateranensi con Mussolini, dittatore fascista con un passato socialista e anticlericale. Sotto il Papa successivo Pio XII, dopo il 1945 la Chiesa offrì alloggio e vie di fuga in Sudamerica a centinaia di gerarchi nazisti e fascisti, mentre il Papa si occupava di scomunicare i cristiani comunisti e di ribadire che tanto il Comunismo quanto il Capitalismo erano minacce all'ordine e all'equilibrio del focolare, che le donne erano chiamate a preservare.

Più recentemente, Papa Giovanni Paolo II, è universalmente acclamato per avere sostenuto (e per molti contribuito a causare) la caduta dei regimi comunisti in Polonia e nel resto dei Paesi della Cortina di Ferro; ma è lo stesso Papa che strinse sorridente la mano del dittatore fascista Pinochet, e girò la testa dall'altra parte mentre la CIA e i suoi sgherri massacravano i preti che in Sud America prendevano troppo alla lettera l'appoggio verbale della Chiesa alla Teologia della Liberazione.

Potremmo andare avanti quanto vogliamo, ma sono solo esempi. Vale quello che ho detto all'inizio: non guardo verso San Pietro quando si tratta di scienza, etica o politica.

Quello che mi interessa è vedere quello che succederà adesso. Se tutti cadranno nel trappolone e si limiteranno a commentare pro o contro qualsiasi cosa sembri una proposta nell'Enciclica, restando rigidamente dentro la finestra di Overton papale, o se finalmente avremo dei politici capaci di considerare i diritti e le necessità dei propri elettori e di andare oltre le affermazioni di principio di chi comunque vada, con cristiana compassione per le vittime, si siederà sempre a fianco del vincitore.

Ho finito, ma una piccola comunicazione di servizio: LUG d'Italia e altri interessati, mettetevi in contatto con il LUG di Pordenone per organizzare un gruppo d'acquisto per il libro di Weizenbaum.

Entro la fine di settimana prossima sapremo date di uscita, prezzi e quant'altro. Restate in ascolto, e naturalmente rimane aperto l'invito a chi vuole essere con noi al Linux Day a Pordenone il prossimo 24 ottobre.

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Integratori Multi Cosanti Plin Plon
📢 Quando ti senti schiacciare inesorabilmente come un insetto intercettato da una ciabatta, forse sei una zanzara. In tutti gli altri casi, usa gli intergratori multicosanti Plin Plon!

Comunque pure se sei na mosca, datte na regolata!

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Recensione “On Writing – Autobiografia di un mestiere” di Stephen King (2000)
Mentire è il peccato irreparabile. Stephen King lo sa. E in questo libro, finalmente, ce lo dice, anzi ...ce lo scrive!
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LINKioni 28 maggio 2026
🌟LINKioni - uno show intelligente

Esploriamo Il nuovo sito di Paz raccontato dai familiari.
- I giovani non leggono: invece leggono tantissimo
- Piattaforme di lettura/scrittura online
- Shadow Slave: Il fenomeno letterario mondiale e le varie emanazioni.
- Audioprogetto italiano su Shadow Slave
- Volare su wikipedia con wikiCity.
#linkioni #shadowslave #AndreaPazienza #Webnovel

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Creaks


When something collapses, it creaks first
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English translation of the Italian 10x31 episode, first aired on 19 may, 2026.

When something collapses, it creaks first.

For a few days now, some coincidences that have got me thinking. And thinking is an almost subversive activity in these times, when all incentives only reward our knee-jerk reactions.

Let me put a few pieces together and see if you, too, start to see what I see.

The first thing, of course, is that insurance companies are, as one, stopping issuing policies for damages caused by artificial intelligence.

These are people who watch their money closely, and the fact that they don’t want to pay for certain things has a very simple explanation: the risk of having to pay is just too high.

We have a first sign: after almost five years of relentless propaganda, those who are supposed to help mitigate risks see the risks as too great. Interesting. Let’s move on.

Second point: major banks are repackaging the risks of loans to mega data centers into consumer-market financial instruments called… Collateralized Debt Obligations.

If that doesn’t ring a bell, we’re talking about the CDOs whose consequences we saw in the 2008 crash. In that case, CDOs repackaged the risk of subprime mortgages; today, they repackage the risk of loans to mega-datacenter builders. The risk being, of course, that mortgages and loans won’t be repaid.

In 2008, the crash was due to the fact that the vast majority of CDOs were tied to mortgages that had been granted to just about anyone and their dog, people who could never repay the loan. Today, CDOs repackage loans issued to highly reputable artificial intelligence entrepreneurs for the construction of data centers of a scale comparable to the mystical visions Sam Altman paints for his investors: behemoths of 160 square kilometers, essentially a square twelve and a half kilometers on each side, practically all of Paris inside the Boulevard Périphérique, all 21 Arrondissement of it.

There’s just the teeny tiny problem that there isn’t enough electricity to power them, and in fact, one of the few data centers actually built (Musk’s in Minnesota, also a very little one) runs on about fifty gas turbines because the local electricity supply isn’t even remotely sufficient.

In theory, there’s a gold rush in data center construction, because the bigwigs of Artificial Intelligence are talking left and right about their astronomical investments (of other people’s money), which will pay off as soon as Artificial Intelligence, in two or three years, works as they’ve been promising us every six months for the past five years.

In reality, most data centers have barely begun construction, and as Ed Zitron tells us, the money to complete them (and above all, to make them profitable) simply does not exist.


Another piece of news: the Artificial Intelligence bandwagon is doing everything it can to latch onto government contracts, first and foremost those in the defense sector.

Anthropic pulled out all the stops to get into the Pentagon, then using the Israeli-U.S. aggression against Iran as a promotional opportunity. Remember the headlines: “Anthropic helps the Pentagon plan 1,000 missions in the first 24 hours,” including the bombing of a middle school—which, curiously, no one wanted to take credit for.

Of course, two and a half months later, the world’s most powerful military, aided by Artificial Intelligence, doesn’t know how to extricate itself from yet another defeat; the Strait of Hormuz, which was open before the attack, is now paying tribute to Iran, and three U.S. Navy aircraft carriers (the stuff they advertise in Top Gun) are keeping their battle groups as out of sight as possible to avoid losing an aircraft carrier to two poor souls on a speedboat packed with TNT.

OpenAI, on the strength of its non-existent achievements, has instead managed to secure the analysis of data from decades of nuclear tests, a feat for which an OpenAI representative had to show up handcuffed to a briefcase to install ChatGPT on the heavily secured supercomputers at the Los Alamos research center.

How on Earth a language model, which must be trained separately on how many “r”s there are in “raspberry”, can ever be useful for data analysis is beyond my comprehension, but evidently the promise of AI magic can enthrall even the Los Alamos people.


Meanwhile, in response to no-one’s requests, manufacturers continue their race to cram so-called Artificial Intelligence into everything; Google just announced a Googlebook where Gemini interprets every move and decision the user makes, naturally via a voice interface. I'm sure it will be a huge hit in open-plan offices.

One is almost tempted to think that all this effort, in the face of no real market demand, seems to have the sole purpose of raising the price of a return to the status quo ante, once the speculative bubble bursts. But then, one ought to be suspicious and even distrustful.


Outside of the economic news, AI CEOs are giving non-stop interviews to sycophantic journalists, with free rein to claim unburdened by evidence just how important their work is, that Artificial Intelligence is changing everything, that work (obviously ours, not theirs) will change forever, and that since what they’re doing is so important, perhaps the government should step in to help them if they were ever to face financial difficulties.

Now, dear CEO, it’s one of two things: either you’re selling a product that someone wants, in which case it’s unclear why you wuould incur financial problems, and especially why the government should help you overcome them.

Or, you already have financial problems because for four years you’ve been subsidizing a product that no one is willing to pay enough to cover your costs, and in this case, your financial problems are called “the speculative bubble you rode into town,” and since the free market exists, you should deal with them yourself.

Just to reiterate, Anthropic spends between $8 and $13 for every dollar of revenue (the source is the Harvard Business Review, not “Communist Revolution”). To date, the shortfall continues to be covered by investor money or government contracts: as always, the taxpayer ends up footing the bill. But sooner or later subsidies will run out, and I don’t see companies lining up for the privilege of spending five or ten thousand dollars a month per programmer just to let them play with Claude.

We’ve known for at least two years that AI balance sheets don’t hold up, even with a crutch. We’ve known for at least two years that the famous “investments” being announced every week are actually a circular deal where everyone promises the same hundred billion dollars (typically in the form of discounts) and then books them as revenue.
"Wolf of Wall Street" meme. Sam Altman: Sell me this pen; Jensen Huang: I'll lend you the money to buy it.
There’s a meme going around, adapted from The Wolf of Wall Street. In the first panel, Sam Altman, pen in hand, says, “Sell me this pen.” In the second, Jensen Huang, CEO of NVIDIA, says, “I’ll lend you the money to buy it.”

It’s funny, but with the amount of money at stake right now, we should be terrified.

Anyone who isn’t hallucinating and hears the numbers peddled by Sam Altman and his associates immediately realizes they’re dealing with a snake oil salesman. And I’m not the one saying it: his own CFO says that, with the financials it has, OpenAI can’t afford to attempt an IPO this year.

We’re living in a speculative bubble whose scale dwarfs even 2008. US GDP growth in recent years is due exclusively to the speculative overvaluation of AI stocks, but as long as everyone believes it, the speculation holds.

Musk, who is smarter than Altman, has merged xAI and its losses into SpaceX and its secure military contracts, and will most likely go public within the year.

None other than the Wall Street Journal tells us how S&P is trying to rewrite its own rules to include OpenAI, SpaceX, and Anthropic in indices like the S&P 500. The idea is that the rules (which until now required companies to wait a year after going public and, above all, to report profits in order to be included in the index) would be ignored in the case of Initial Public Offerings large enough to enter directly among the top 100 stocks by market capitalization.

The fact that the value of Anthropic, xAI, and OpenAI is purely imaginary apparently doesn’t worry anyone.

And who buys the stocks included in the indices? Investment funds and pension funds. That is, savers.

In Italy, today’s Il Sole 24 Ore, Sunday, May 17, 2026, still has the nerve to run the headline:
Italy's "Il Sole 24 Ore": From credit to high-tech, profits up 20%. 2026 earnings drive Wall Street.

From credit to high-tech, profits up 20%. 2026 earnings drive Wall Street.


I, who, unlike Il Sole, am not financed by the Industrialist Association, look at the same world and come to slightly different conclusions.

Up until two years ago, one could say (and many did say) that critics of Artificial Intelligence were speaking out of bias, or that they were acting in bad faith, the usual Luddites and enemies of progress.

Until one year ago, one could still argue (and many did argue, conveniently ignoring circular investments) that the level of investment signaled an expanding industry.

But today the cracks are coming from within the establishment itself: banks, insurance companies, stock exchanges; not exactly people who jump in or out of an investment just because it’s trendy.
And the establishment is preparing for the collapse, dumping on a bamboozled public securities that will lose 100% of their value the moment the market wakes up from its trance.

Just like in 2008, the real economy will be pulverized by the collapse of the speculative economy’s imaginary values. Governments will step in to save the culprits, and we plebs will foot the bill.

Our only consolation will be remembering the names of the scoundrels who created this disaster, and of the useful idiots, cheerleaders, and politicians who enabled them. And, this time, pass the bill to them.

All of them.

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I due cuochi - Plin Plon
📢 In cucina bisogna comprendersi al volo, come i protagonisti di questa storia.

Quando si dice "al volo" non significa che devi lanciarti dai pensili... vabbè lasciamo stare!

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La bella Prevenzione - Plin Plon
📢 Finalmente un programma audio che ci insegna come prenderci cura della nostra salute.

La nostra salute è la cosa più importante. La tua, non lo sappiamo, vedi tu.

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Recensione “Un uomo per tutte le stagioni” di Fred Zinnemann (1966)
Quando un uomo sceglie il silenzio invece della resa, il mondo non sa più come fermarlo — ascolta perché questo film del 1966 ti parla ancora oggi.
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DK10x32 - Trantran e piccole vittorie


Le notizie sono il solito trantran: infurianti, demoralizzanti, o noiose; per fortuna ogni tanto si riesce a portare a casa una piccola vittoria.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Le notizie sono il solito trantran: infurianti, demoralizzanti, o noiose; per fortuna ogni tanto si riesce a portare a casa una piccola vittoria.

Sigla.

Google


Settimana passata sono stato sommerso da news su Google I/O, il festival per i fanboi di Google, e dai relativi commenti. La mia reazione è stata la noia.

E non perché Sundar Pichai e Demis Hassabis portino sul palco il carisma di un bradipo e l'impatto culturale di un vaso di petunie.

Noia perché Google, come Meta, come tutta la Silicon Valley, ha smesso di pensare da anni. Continuano a servirci merda riscaldata e ci dicono che è zuppa. Fate un viaggio nel tempo, andate per esempio all'episodio 35 della seconda stagioNE, "Onore Al Compagno Google", era il Marzo del 2018. A sentire i cantori, secondo i quali un anno di tecnologia è una generazione, il 2018 è praticamente le guerre risorgimentali. Oppure divertitevi con il più esplicito episodio 12, settima stagione "Algopirla verso il Reich Millenario (contro il Lungotermismo)", quello è più recente, parliamo solo del 22 Dicembre 2022.

L'annuncio attuale di Google, che la ricerca passerà obbligatoriamente attraverso il filtro di un modello linguistico che interpreterà per noi domande e risposte, risparmiandoci la fatica di dover capire qualcosa delle une e delle altre, non è una novità più di quanto lo sia il fatto che il modello di business di Google e di tutti i GAFAM è quello di gatekeeper, ossia di parassita. Il suo modello di utente è una scimmia ammaestrata con una carta di credito.

Non esattamente un'idea nuova. Sono almeno dieci anni che parliamo di economia estrattiva, di tecnofeudalesimo, di gatekeeping. Nella ricerca mediata da modelli linguistici non c'è niente che non ci fosse già nelle anteprime automatiche, e prima ancora nell'idea che la seconda pagina dei risultati di ricerca fosse il cimitero degli elefanti.

La sorpresa, per chi si sorprende con poco, è quanto sia semplice rivendere sempre la stessa idea facendola passare per novità.

Ma ci sono anche delle piccole soddisfazioni. Per esempio, nell'irresistibile corsa a divorare i propri figli, Google ha appena decretato la morte della stessa industria su cui ha costruito la propria fortuna, la SEO, Search Engine Optimisation, ovvero la raccolta di trucchi per cercare di ottenere un miglior piazzamento nei risultati di ricerca.

Nonostante quello che tanti hanno voluto credere, è sempre stato un gioco truccato. Dal momento in cui ha scoperto la redditività delle pubblicità online, Google ha sempre avuto il controllo assoluto sui risultati del proprio "algoritmo" (si sentono le virgolette?). Il fatto che a cadenza regolare le regole cambiassero, e quindi fosse necessario rifare da capo l'"ottimizzazione" serviva soltanto a mantenere l'illusione che la posizione nei risultati non fosse solo funzione del budget investito.

Il modello di business non è cambiato: Google guadagna discriminando l'accesso al Web. Prima con la ricerca, poi con la SEO, poi con i risultati sponsorizzati, poi con i sommari automatici, poi con le anteprime AI, e adesso fornendo direttamente i contenuti del Web come se fossero un proprio servizio.

I più stagionati fra voi ricorderanno le discussioni dotte in cui l'esperto SEO di turno faceva notare che la maggioranza dei visitatori del sito canistracci.it "proveniva" da Google. E tutti i direttori a bofonchiare che occorreva investire soldi in Google. Nessuno che fosse disposto a notare che gli utenti "arrivavano" da Google su canistracci.it perché Google è un motore di ricerca e gli utenti avevano cercato canistracci.

La bontà dei risultati si è vista nel tempo: gli inserzionisti sono migrati su Google perché non aveva senso spendere in qualcuno che anziché puntare sui propri contenuti pagava Google per la propria visibilità. E i siti, non sapendo più come raccogliere pubblicità, distribuiscono quella che gli passa Google.

Solo che non siamo nel 2010. Google sta ripetendo per la terza o quarta volta la stessa manovra, confidando che tutti gli altri siano troppo stupidi per costruire delle alternative. Ma le alternative ci sono.

L'Unione, con tutti i suoi limiti che non sono pochi, ha la miglior legislazione digitale sul pianeta per contenere lo strapotere degli oligopolisti, a partire dal DSA e dal DMA, il GDPR, il resto del Digital Compact e da Novembre la PLD2.

Il guaio è che una Commissione di molluschi che gonfia il petto, quando si parla di spese militari inutili, perché "l'Europa deve tornare a contare sullo scacchiere internazionale", ma poi sospende una multa miliardaria a Google per abuso di posizione dominante non è esattamente quello che ci serve adesso.

Abbiamo bisogno di gente con una spina dorsale, non di filoatlantici con deliri di potenza novecenteschi.

Anche la discussione sulla sovranità digitale, che pure è un tema importante, è gestita in modo ridicolo come questione di "campioni nazionali". Non abbiamo nessun bisogno di campioni nazionali. Abbiamo bisogno di imporre il rispetto delle nostre leggi in primis, di investimenti continentali in infrastruttura, e di revocare l'articolo 6 della direttiva sul copyright del 2000: il cosiddetto accordo anti-circonvenzione, che impedisce alle aziende europee di costruire soluzioni per i difetti delle tecnologie statunitensi, incluso il fatto che la migrazione dei dati è esclusivamente nelle loro mani.

Certo, il Digital Markets Act impone l'interoperabilità.
Ma l'interoperabilità non serve a niente fino a quando è una gentile concessione degli oligopolisti, che possono renderla difficile a piacimento per "motivi tecnici".

Se non possiamo imporre le nostre leggi a casa nostra e ci neghiamo da soli strumenti per esportare i nostri dati fuori dalle piattaforme statunitensi, anche e soprattutto senza il loro beneplacito, tanto vale che restiamo a casa a fare la parmigiana di melanzane, ci guadagniamo in salute.

Veniamo alla buona notizia.

Una (piccola) vittoria


Se mi seguite da un po' sapete che per me Joseph Weizenbaum è un punto di riferimento, sia quando si fa critica del digitale che quando si parla di chatbot, quelli il marketing chiama "intelligenze artificiali".

Per quelli nuovi, Joseph Weizenbaum fu quell'informatico tedesco-statunitense che creò ELIZA, il primo chatbot, nel 1966.

A differenza dei techbro odierni, Weizenbaum osservò ciò che aveva creato, vide gli effetti che aveva sulle persone, quel che vide non gli piacque, e passò i successivi vent'anni a ragionare su cosa ci fosse di sbagliato nell'approccio imperante alle tecnologie del digitale.

Il risultato fu un libro splendido, "Il potere del computer e la ragione umana", che dice già tutto quello che quarant'anni dopo la compagnia di giro degli esperti a gettone tralascia volutamente in articolesse, interviste improbabili alla Intelligenza Artificiale, e convegni.

Per dirne una, fu Weizenbaum a scrivere

il punto non è se una macchina possa ragionare come un essere umano. Il punto è se debba farlo.


Che, capirete, è a galassie di distanza dai millenarismi dei tardoadolescenti imbolsiti che oggi passano per pensatori, e pure rivoluzionari.

Ad ogni modo, quel libro di Weizenbaum, in Italia è fuori stampa da quasi trentacinque anni, a malapena reperibile in qualche circuito provinciale di biblioteche. Il che, visto i temi di attualità, secondo me è imperdonabile.

Ragion per cui, mesi fa ho fatto un sondaggio sul canale ed è emerso che non sono il solo che vorrebbe averne una copia. Tanto più se considerate che il 2026 è il 60mo anniversario della creazione di ELIZA.

Ecco, la buona notizia è che dopo solo sette mesi di telefonate, blandizie, assicurazioni, invocazioni di divinità colpevolmente dimenticate dalla storia, l'editore si è convinto a fare una ristampa, e siccome gliel'ho chiesto, anche una versione ePub.

A breve dovrei avere date, costi e tutti i dettagli ma ci sono già alcuni punti fermi:

  • versione a stampa e anche versione ePub,
  • uscita a cavallo dell'estate
  • acquistabile online sul sito dell'editore.

E non solo: il libro sarà in vendita al Linux Day a Pordenone il prossimo 24 ottobre, con un adesivo speciale di DataKnightmare. E ci sarò anche io, per portare un po' di allegria e leggerezza, quindi se quel weekend siete liberi, ci vediamo a Pordenone.

Parlando di Pordenone, devo assolutamente ringraziare Alain Modolo, che rappresenta il Linux User Group locale, che mi ha aiutato a spargere la voce e a raccogliere interesse. Assieme, abbiamo garantito la vendita del numero di copie sufficienti a giustificare una ristampa, ma il mio sogno è che con qualche mese di preavviso e il passaparola, il libro sia un successo commerciale.

Non per interesse mio, perché a me non verrà nemmeno un euro, ma per Weizenbaum, per quello che ha da dire a sessant'anni di distanza, e per dimostrare che esiste ancora una cultura della tecnologia che non è marketing né techporn.

Quindi preparatevi, fate girare la voce, prendetene una copia per i vostri figli, fate una lista di persone che blaterano di intelligenza artificiale e regalateglielo. Il fatto che il libro torni a circolare dopo trentacinque anni è una piccola vittoria di cui ringrazio tutti voi.

Facciamola valere.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
in reply to simone righini

ciao simone, scusa il ritardo, ma ho dovuto scapicollarmi in italia perché mamma ha avuto delle complicanze che alla fine se la sono portata via. Per non farci mancare nulla, l'odissea editorial nel frattempo si è allungata, devo avere altre notizie settimana entrante, dopodiché ti prenoto. grazie!,W (però se mi tooti come @dataknightmare@mastodon.xyz ti leggo più in fretta).
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Gelato del Nonno Saun
📢 Ridi e scherza, Nonno Saun ha creato un genere: Il gelato di nonno Saun non è solo gelato di pane. Pare che stia sperimentando anche quello di pasta e broccoli

Ci copiano in tutto il mondo e te fai la persona schizzinosa.

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La Moiaki - Plin Plon
📢 Se sei una persona imballata di soldi, ma culturalmente ignorantella, datti un tono e corri a prenotare un posto nel teatro della tua città per assistere alla Moiaki.

Se non capisci lo spettacolo, invita anche i tuoi amici ricchi e dopo digli: "voi non capite niente".

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19x2026 AI - Trump e Vance contro
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5G come non ve lo hanno mai raccontato - le antenne, puntata zero
In questo episodio il nostro Luigi introduce l'ascoltatore nel mondo delle onde elettromagnetiche e della radiofrequenza raccontando in modo divertente storia, tecnica ed evoluzione di un singolo elemento: le antenne.

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Vogliamo comunicare al Fediverso quali sono i podcast italiani federati. Seguici per avere notizie e segnalaci quei podcast che non conosciamo ancora

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