Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi»
La Commissione dei 75 concluse i propri lavori il 12 gennaio 1947; il 4 marzo successivo ebbe inizio la discussione generale in aula sul progetto di Costituzione. Essa si concluse il 22 dicembre 1947. Si trattò del dibattito più lungo che mai si sia svolto in un assemblea rappresentativa italiana (ben 170 sedute). Si analizzerà qui la discussione generalissima o preliminare <43 che occupò 8 sedute (dal 4 al 12 marzo 1947) e che, come si è già detto, risulta particolarmente interessante ai fini del nostro tema di ricerca. Prima di entrare nel vivo degli interventi appare tuttavia necessario ricordare la ben nota polemica che si svolse alla Consulta nazionale tra l’allora presidente del Consiglio Ferruccio Parri e Benedetto Croce tra il settembre e l’ottobre del 1945 <44. Ciò al fine di far comprendere quanto fosse profonda la natura del dissidio sulla democrazia in seno alla classe dirigente antifascista.
La polemica tra Croce e Parri
Il 25 settembre si insediò la Consulta e il giorno successivo Ferruccio Parri, che dal giugno era capo del governo, si presentò davanti ad essa per una specie di esposizione programmatica.
“Ora voi vedete” – disse Parri nella parte finale del suo discorso <45 – “il momento psicologico politico. Vi è una marea incomposta di malcontento che sale contro il governo, contro il regime dei partiti, ed è un fenomeno di cui non ci si deve meravigliare, perché è un fenomeno naturale della situazione italiana, con tante miserie e tanti dolori e tante inquietudini ed un così diffuso stato di insicurezza, ed aggiungiamo di interessi travolti dall’antifascismo. Aggiungiamo i delusi, gli spostati, gli avventurieri; e mettiamo in conto lo spirito di rancore e di vendetta dei colpiti, talché assistiamo a un processo di inversione per cui i rei finiscono per giudicare i giudici […]. Questo deve allarmare? Io non credo. Alla propaganda rispondiamo con la propaganda, e l’avventura, se tentasse la sorte, troverebbe una decisa risposta. Ma quello che vi deve interessare di fronte a questa situazione di incertezza e che più vi deve stare a cuore è quella che io chiamo la causa democratica. Tenete presente: da noi la democrazia è praticamente appena agli inizi. Io non so, non credo che si possano definire regimi democratici quelli che avevamo prima del fascismo. […]. Democratico ha un significato preciso, direi tecnico. Quelli erano regimi che possiamo definire e ritenere liberali”.
Interrotto da innumerevoli grida di protesta, il presidente del Consiglio constatava amareggiato: «Questi incidenti dimostrano come sia difficile pensare ad un regime democratico e quanta strada ci rimanga ancora da compiere, prima che si realizzi una vera sensibilità democratica nella vita politica italiana» <46.
Il giorno dopo Benedetto Croce, quasi a confermare queste malinconiche parole di Parri, dichiarò di voler «ribattere nettamente un giudizio storico» che aveva destato «non tanto scandalo quanto stupore». «Egli ha detto – proseguiva Croce <47 – che già prima del fascismo l’Italia non aveva avuto governi democratici. Ma questa asserzione urta in flagrante contrasto col fatto che l’Italia, dal 1860 al 1922, è stata uno dei paesi democratici d’Europa, e che il suo svolgimento fu una non interrotta e spesso accelerata ascesa alla democrazia». Croce, dopo aver tracciato quindi una sintesi dei progressi compiuti dall’Italia, anche sul piano sociale, affermava: «Democrazia senza dubbio liberale come ogni verace democrazia, perché se il liberalismo senza democrazia langue privo di materia e di stimolo, la democrazia a sua volta, senza l’osservanza del sistema e del metodo liberale si perverte e si corrompe ed apre la via alle dittature e ai dispotismi».
Le parole di Parri manifestavano dunque la consapevolezza del fallimento della democrazia italiana e ed esprimevano l’esigenza di un ripensamento critico e di un superamento del passato. Croce sottolineava invece il necessario legame fra libertà e democrazia, e accentuava il motivo della continuità col passato. Nell’ottica liberale del filosofo napoletano la democrazia veniva infatti concepita come un progresso oggettivo, economico e sociale, da cui era di fatto esclusa la soggettiva componente della partecipazione popolare.
Da questo dibattito alla Consulta, che ebbe un largo seguito sulla stampa del tempo, qualche nuovo elemento emerse. In difesa di Parri si schierarono «l’Unità» comunista, l’«Avanti» socialista e «La voce repubblicana», ma con motivazioni assai diverse: mentre i due primi con vario accento e tono sottolinearono il carattere di «classe» dell’Italia liberale idealizzata da Croce, il giornale repubblicano mise l’accento sul carattere antidemocratico dello Stato liberale e dello stesso Statuto albertino, spostando cioè l’attenzione su problemi di natura istituzionale. Solo il «Risorgimento liberale» polemizzò con Croce, anche il democristiano «Il Popolo» sostenne infatti Parri <48.
Pur nella differenza dei toni, vi è insomma nella stampa che interpreta gli orientamenti dei partiti popolari, l’accenno ad un nuovo elemento della democrazia, la quale non può essere soltanto una garanzia di libertà e di esercizio dei diritti politici ma deve diventare anche esercizio attivo di diritti sociali <49; si avvertiva l’esigenza che quei diritti sociali, che nel periodo delle due guerre si erano sviluppati anche e soprattutto nei regimi totalitari di massa come strumento di consenso, avessero pieno diritto di cittadinanza nella nuova democrazia italiana <50.
Parri, nella sua replica, trasportò verso il futuro l’ideale di democrazia, accentuando cioè l’elemento «prescrittivo» della stessa: “Alla qualifica di democrazia, alla qualifica di democratico, io annetto connotati politici determinati che non riconosco in atto neppure oggi. Oggi abbiamo una volontà democratica, e sia volontà e non velleità, non un regime, non un costume democratico” <51.
Il chiarimento non soddisfece Croce che alzò ulteriormente i toni della polemica mediante un richiamo, certamente improprio se riferito all’esponente azionista, ma rivelatore delle sue preoccupazioni politiche, ad una nuova e temuta accezione di democrazia: “Temo che qui il Parri sia sotto l’influsso dell’uso sovietico, che si cerca di promuovere in Italia e in tutto il mondo, della parola «democrazia», nel senso precisamente opposto a quello di libertà, cioè come sinonimo di dittatura o di avviamento di queste cose” <52.
Le ingiustificate accuse di filosovietismo rivolte da Croce a Parri, sono tuttavia comprensibili alla luce del clima politico di quei momenti. Che l’Italia fosse sul punto di precipitare nel baratro di una nuova dittatura (questa volta «rossa») parve a molti una certezza durante i mesi del governo Parri. Sembrava essere infatti giunta al potere nel giugno 1945 l’Italia partigiana <53, quella che, inebriata dal 25 aprile, reclamava a gran voce di godere i naturali frutti di quella vittoria; attendeva cioè la realizzazione delle ostentate promesse di giustizia sociale, di creazione di un «nuovo ordine» in cui, con il fascismo, fosse scacciata la sua potente alleata, quell’alta borghesia che proprio in quei giorni, nella fabbriche e nei gangli vitali dello Stato, viveva la sua «grande paura», vittima designata, si credeva del «vento del nord» <54.
Croce si fece dunque portavoce della diffusa preoccupazione di un esito rivoluzionario della crisi italiana, di uno spostamento a sinistra del delicato equilibrio raggiunto nel compromesso istituzionale di Salerno dell’aprile 1944 fra i partiti del Cln e la monarchia, e, all’interno del Cln, fra i sei partiti che ne facevano parte. La concezione crociana <55 della democrazia era dunque destinata a giocare in favore della continuità monarchica, del ritorno al vecchio ordinamento, della salvaguardia dei rapporti di classe tradizionali. Era indubbiamente la meno idonea ad esprimere una cultura adeguata alla fase di fondazione, o rifondazione, della democrazia. E toccò infatti a Croce assumere nel dopoguerra, in ragione del suo grande prestigio e dell’opera svolta sul terreno culturale in senso antifascista, una sorta di rappresentanza ideale del vecchio liberalismo italiano: a lui si guardava come al naturale punto di riferimento per la ricostituzione di una forza politica autenticamente liberale <56. Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi», opponendovi la gobbettiana concezione del regime di Mussolini come «autobiografia della nazione», ossia come rivelazione palese di tutti i mali preesistenti <57.
[NOTE]43 Per un sintetico ma efficace commento di questa importante discussione si rinvia a AA.VV, (a cura di), Storia del Parlamento italiano, Vol. XIII, D. Novacco (a cura di), Dalla paralisi fascista al rinnovamento democratico, Palermo, Flaccovio, 1969. pp. 343-364.
44 Studiata da S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979. A tal proposito si veda anche P. Pombeni, Il peso del passato. Storia d’Italia e strategie costituzionali all’Assemblea Costituente, in G. Miccoli, G. Neppi Modona, P. Pombeni (a cura di), La grande cesura. La memoria della guerra e della resistenza nella vita europea del dopoguerra, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 391-393. Sulla questione ancora P. Pombeni, in Fondazione o rifondazione della democrazia?, in C. Franceschini, S. Guerrieri, G. Monina (a cura di), Le idee costituzionali della Resistenza: atti del convegno di studi, Roma 19, 20 e 21 ottobre 1995, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 1997. La polemica tra Croce e Parri è citata da P. Pombeni, anche in I nodi della stabilizzazione politica in Italia e in Germania (1945-1948), in G.E. Rusconi, H. Woller, Italia e Germania. 1945-2000, Bologna, il Mulino, 2005, pp. 244-245.
45 F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 192-193.
46 Ibidem, p. 193
47 S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 106-107.
48 Per una sintetica ricostruzione del dibattito che si ebbe sulla stampa in merito a questa vicenda si rinvia nuovamente a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 108-111 e anche a P. Scoppola, La repubblica dei partiti, Bologna, il Mulino, 1997, p. 52.
49 Sull’inserimento del concetto di «cittadinanza sociale» nel costituzionalismo liberale si rinvia alla celeberrima opera di T.H. Marshall, Class, Citizenship and social development, New York, Anchor Books, 1965; tr. it., Roma-Bari, Laterza, 2002 (a cura di S. Mezzadra). A tal proposito si veda anche P. Pombeni, La legittimazione del benessere: nuovi parametri di legittimazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale, in P. Pombeni (a cura di), Crisi, legittimazione, consenso, Bologna, il Mulino, 2003. Per un’ampia panoramica sulla genesi e sullo sviluppo dello Stato sociale si rinvia a G.A. Ritter, Storia dello Stato sociale, Roma-Bari, Laterza, 1996; particolarmente interessante risulta la prefazione di P. Pombeni. Sulla questione nuovamente P. Pombeni, La democrazia del benessere. Riflessioni preliminari sui parametri della legittimazione politica nell’Europa del secondo dopoguerra, in «Contemporanea. Rivista di Storia dell’Ottocento e del Novecento», IV (2001), pp.17-43
50 A tal proposito P. Scoppola, La costituzione italiana fra democrazia e diritti sociali, in G. Neppi Modona (a cura di), Cinquant’anni di Repubblica italiana, Torino, Einaudi, 1996, pp. 125 ss.
51 Ibidem, p. 114.
52 Ivi.
53 Per il fondamentale ruolo svolto da Parri nell’organizzazione della Resistenza si rinvia a F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 23-25, e più approfonditamente a S. Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, pp. 15-54.
54 Sulle polemiche nei confronti dell’esecutivo Parri successivamente definito da Croce addirittura come «il governo della seconda marcia su Roma» (come ricorda Giulio Andreotti, nel suo Concerto a sei voci, storia segreta di una crisi, Roma, Edizioni della bussola, 1945, p. 89) e sull’inconsistenza di un reale pericolo rivoluzionario in quei frangenti si rinvia a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 98-107. Su come la rivoluzione socialista non fosse nei programmi nemmeno di Togliatti si rinvia a P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, Torino, G. Einaudi, 1990 (in particolare il vol. VII, La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo).
55 Sulle concezioni politiche e filosofiche di Benedetto Croce si rinvia all’interessante saggio di M. Maggi, Croce filosofo politico, in B. Croce, Discorsi parlamentari, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 13-53.
56 Su questi aspetti e sui vani tentativi di V.E. Orlando di creare un partito liberale in grado di attrarre «i voti di tutti quegli italiani i quali non sono né comunisti, né socialisti, né democristiani» si rinvia a P. Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1996, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 95-99.
57 Il giudizio di Piero Gobetti in La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Torino, Einaudi, 1964, pp. 49-50.
Gabriele Galli, Politica della memoria e gestione del consenso nei due dopoguerra in Italia e Francia: due dibattiti parlamentari a confronto, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2009
#1945 #1946 #anticomunismo #BenedettoCroce #Consulta #democrazia #fascismo #FerruccioParri #GabrieleGalli #liberalismo #nazionale #parentesi #polemica #settembre #teoria
A New Social
in reply to A New Social • • •First, a credible exit from Bridgy Fed! You can now migrate your bridged accounts *out* of the bridge and turn them into native accounts.
Your accounts, your choice - you can keep them as two separate native accounts, migrate to another multi-protocol service like Wafrn, or...whatever you want!
2/
Kuba Suder • @mackuba.eu on 🦋 reshared this.
A New Social
in reply to A New Social • • •Second, if you:
- Bounce and can no longer see unbridged profiles from your prior ecosystem in your feed
- You request someone use Bridgy Fed on the other side of the bridge
...we'll now send you a DM notification when they bridge.
No more losing connections over the bridge!
3/
A New Social
in reply to A New Social • • •And, finally, if you're on the Fediverse and have bridged your profile, you can now rest easy if you migrate to another instance. We now listen for migrations, and re-map your Bridgy Fed account to the new profile!
No more losing bridged accounts after migrating!
4/
Kuba Suder • @mackuba.eu on 🦋 reshared this.
A New Social
in reply to A New Social • • •We know some of these are features people have wanted for a while, so we’re excited to finally roll these out.
Migrations are a core part of the open social web, and we want to make sure we simplify that process for you as much as possible 🫶
5/fin
ImaCrea
in reply to A New Social • • •Nicolas Fressengeas
in reply to A New Social • • •Hi and many thanks for all that ! It looks very impressing ! However, I have tried to check it out, and it seems I cannot login anymore on bridgy fed using my Mastodon account.
Any idea where this might come from ?
Tagging my instance admin for info and possible input : @pierre
Thanks again.
Luca Sironi
in reply to A New Social • • •Joseph Fowler / JiFish
in reply to A New Social • • •Baral'heia Stormdancer ΘΔ🐲
in reply to A New Social • • •A New Social
in reply to Baral'heia Stormdancer ΘΔ🐲 • • •beeps
in reply to A New Social • • •A New Social
in reply to beeps • • •@beeps We're still rolling it out! You should eventually see this:
beeps
in reply to A New Social • • •Thanks! Got it all sorted now. (Love Bridgy Fed, but I got too many folks on Bluesky who just won't bridge their accounts, unfortunately.)
One thing of note is that my account still has this label on it after migrating away. Any clue on how to remove it?
A New Social
in reply to beeps • • •Simon Wood
in reply to A New Social • • •This is great! Will it work for an ActivityPub Wordpress bridged to Bluesky? I'm guessing not, since I cannot use Wordpress to log in to Bridgy Fed...
My situation is I have a an ActivityPub Wordpress bridged to Bluesky with my blog domain as the AT Proto handle. I'd like to use the new Wordpress ATmosphere plugin... but I need a PDS for that, so migrating the bridged account to a native account would be ideal...