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Non ci sono più le mezze stagioni


Negli ultimi anni prosegue la tendenza al riscaldamento del nostro pianeta. Secondo diverse proiezioni, ci sono fortissime probabilità (75%) che la media quinquennale 2026-2030 superi di 1,5°C i livelli preindustriali. Di fronte a tutto ciò da circa 20 anni l’Unione Europea prova a rendere più convenienti le tecnologie meno inquinanti per ridurre le emissioni di CO₂. Ma sarebbe più […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/08/24/non-…

#AurelioAngelini #ETS #MinisteroDellAmbiente #riscaldamentoClimatico #UnioneEuropea

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MMA-Italia.it è online


Chi segue la scena delle arti marziali miste in Italia sa bene quanto sia stato lungo e accidentato il percorso verso un riconoscimento istituzionale dello sport. Per anni le MMA italiane sono cresciute ai margini, sostenute più dalla passione di palestre e atleti che da una struttura federale solida. MMA Italia non nasce dal nulla: raccoglie il testimone della FIGMMA, la prima Federazione Italiana Gioco MMA, che per prima ha provato a dare un'impalcatura organizzativa allo sport nel nostro […]
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Chi segue la scena delle arti marziali miste in Italia sa bene quanto sia stato lungo e accidentato il percorso verso un riconoscimento istituzionale dello sport. Per anni le MMA italiane sono cresciute ai margini, sostenute più dalla passione di palestre e atleti che da una struttura federale solida.

MMA Italia non nasce dal nulla: raccoglie il testimone della FIGMMA, la prima Federazione Italiana Gioco MMA, che per prima ha provato a dare un’impalcatura organizzativa allo sport nel nostro paese. Non è un dettaglio da poco, in un ambiente dove la continuità istituzionale è spesso la variabile più fragile: federazioni che nascono, si affiancano, a volte si sovrappongono, generando confusione tra atleti e società sportive su chi rappresenti davvero la disciplina a livello nazionale.

Tre discipline, un unico ecosistema


La proposta tecnica di MMA Italia si articola su tre discipline complementari:

  • MMA, la disciplina regina, nella sua forma completa;
  • Wrestling for MMA, che isola la componente di lotta e controllo tipica del wrestling applicato al contesto ibrido;
  • Striking for MMA, focalizzata sulla componente in piedi.

Questa suddivisione non è solo una scelta regolamentare: riflette il modo in cui molte palestre italiane strutturano già la preparazione dei propri atleti, spesso costretti a integrare percorsi diversi — muay thai, boxe, wrestling, grappling – prima ancora di arrivare a competere in MMA vera e propria. Offrire competizioni dedicate a queste componenti isolate permette a chi si sta ancora formando di misurarsi in un contesto agonistico riconosciuto, senza dover per forza affrontare subito un match completo.

Premi in denaro: un segnale per lo sport italiano


Uno degli elementi che distingue MMA Italia dal panorama associativo più tradizionale è l’attenzione al lato economico della competizione. La federazione si presenta come l’unica realtà italiana di MMA a premiare atleti e team con premi in denaro concreti. Il torneo di punta in questo senso è Top MMA Fighters, che mette in palio fino a 1.500 euro per il vincitore di ogni categoria di peso, distribuiti nelle due tappe annuali di Roma, una in primavera e una in autunno.

È un aspetto tutt’altro che scontato per lo sport da combattimento amatoriale e semi-professionistico italiano, storicamente abituato a competere quasi esclusivamente per il titolo e la cintura. Un montepremi reale, per quanto contenuto rispetto agli standard internazionali, è un segnale di maturazione del movimento e un incentivo in più per gli atleti a restare nel circuito nazionale invece di cercare vetrine altrove.

Il calendario gare


Il calendario ufficiale (consultabile su mma-italia.it/calendario-gare) scandisce i prossimi mesi con quattro appuntamenti principali:

  • MMA National Championship 2026 — 6 dicembre 2026, Roma
  • MMA National Championship 2027 — primavera 2027, Roma
  • MMA Italia Open 2027 — primavera 2027, Novara
  • MMA Italian Cup 2027 — autunno 2027, Roma

La scelta di concentrare gran parte degli eventi su Roma, con un’unica tappa al nord a Novara, riflette una dinamica tipica dello sport da combattimento italiano: la capitale resta il baricentro organizzativo, ma l’apertura a una tappa settentrionale è un tentativo di intercettare un bacino di palestre e atleti — penso alla Lombardia, al Veneto, all’Emilia — che negli ultimi anni ha visto crescere sensibilmente l’interesse per le MMA, sulla scia anche della crescita parallela del grappling e del BJJ.

Formazione e struttura: gli ufficiali di gara


Dopo l’estate partirà un corso gratuito per Ufficiali di Gara di MMA, un tassello spesso sottovalutato ma decisivo per la credibilità di qualunque federazione sportiva. Avere arbitri e giudici formati secondo uno standard riconosciuto è ciò che permette a un torneo di essere davvero competitivo e sicuro, e non semplicemente un evento organizzato bene sulla carta.

I servizi per società sportive e atleti


Sul fronte burocratico, MMA Italia punta a semplificare quello che per molte palestre resta un percorso a ostacoli: affiliazione delle società sportive all’ASC (ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI) e iscrizione al RASD, tesseramento degli atleti, riconoscimento dei tecnici Snaq CONI, riconoscimento di cinture e gradi, oltre al patrocinio di eventi. Procedure rapide e costi contenuti sono esattamente ciò che serve a un movimento fatto in larga parte di palestre medio-piccole, spesso gestite da praticanti diventati istruttori più per passione che per struttura imprenditoriale.

Perché conta


Al di là dei singoli servizi, quello che MMA Italia sta provando a costruire è un ecosistema riconoscibile: un calendario stabile, discipline propedeutiche per far crescere gli atleti gradualmente, premi che diano un senso economico alla competizione e una macchina organizzativa (arbitri, tesseramenti, affiliazioni) che regga nel tempo. Per chi segue da vicino la scena italiana degli sport di combattimento — dal jiu-jitsu al wrestling fino alle MMA vere e proprie — è proprio questo tipo di lavoro “invisibile” sulla struttura a fare la differenza tra un movimento che resta di nicchia e uno che riesce davvero a crescere.

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Prendendo spunto dalla storia “Report-Ranucci-Lavitola” ma senza entrare direttamente nella questione specifica, si può facilmente notare che quanto accaduto non dovrebbe sorprendere.

Già da molto tempo, in Italia almeno dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso, giornalisti e giornaliste hanno smesso di essere solo delle persone che trasformano i fatti in notizie. Anche grazie alla […]
pepsy.noblogs.org/2026/08/23/s…

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Il Caffè di Techpertutti: il riepilogo tech della settimana (23 agosto)


Prenditi una pausa: ecco le novità dal mondo Tech degli ultimi 6 giorni spiegate in modo semplice
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☕ Buona domenica! Ecco il tuo caffè tech: le notizie della settimana spiegate facili

🚀 La notizia della settimana


Nubia Neo 5 Max: display da 7,5 pollici
Nubia Neo 5 Max porta il formato degli smartphone verso una nuova dimensione con un ampio display da 7,5 pollici. Ecco cosa sappiamo del nuovo PadPhone e delle sue caratteristiche
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


👉 Leggi l'articolo completo

⭐ La settimana in breve


Kaspersky: credenziali rubate ancora decisive negli attacchi
Kaspersky lancia l’allarme: le credenziali rubate restano una delle principali porte d’ingresso per gli attacchi hacker contro aziende e utenti
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia: novità
Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia con nuove tecnologie e funzioni pensate per rendere la pulizia quotidiana più semplice ed efficace. Scopri caratteristiche, novità e prestazioni del nuovo robot aspirapolvere e lavapavimenti
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere
Galaxy Z Fold o Galaxy Z Flip? Una guida per capire quale nuovo pieghevole Samsung scegliere in base alle proprie esigenze, dall’uso quotidiano alla produttività
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


HONOR Pad X9 Max: display 13″ e batteria da 10.100 mAh
HONOR Pad X9 Max inaugura una nuova esperienza di intrattenimento portatile con un ampio display da 13 pollici e una batteria da 10.100 mAh. Ecco caratteristiche e novità del nuovo tablet HONOR
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


TP-Link Archer NX500-Outdoor: router 5G
TP-Link Archer NX500-Outdoor amplia la gamma di router 5G del produttore con una soluzione progettata per offrire connettività veloce e affidabile anche negli ambienti esterni
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


🔎
TECH SOTTO LA LENTE

"Digital Detox" senza l'ansia di isolarsi
Siamo nel cuore delle vacanze, ma staccare davvero la spina è difficile se il telefono continua a vibrare per notifiche di lavoro, email o chat di gruppo. Il segreto non è spegnere lo smartphone, ma configurarlo per proteggere il tuo tempo libero.
Come funziona: ogni notifica genera una piccola scarica di dopamina che ci spinge a controllare lo schermo. Anche se guardi un'email di lavoro "solo per un secondo", il tuo cervello esce dalla modalità relax e rientra in quella di stress.
A cosa fare attenzione: non basta silenziare il telefono. Se vedi le icone delle notifiche sulla schermata di blocco, la tentazione di cliccare resta altissima. Il vero "detox" consiste nel nascondere i contenuti che creano distrazione.
Il consiglio: usa le modalità di focus integrate. Su iPhone vai su Full immersion e su Android attiva la Modalità Riposo o Lavoro. Puoi impostarle per nascondere i badge delle app di lavoro (come Slack o Outlook) e silenziare i contatti professionali, lasciando attive solo le chiamate dei familiari e le app di svago.


Nubia Neo 5 Max, il nuovo smartphone con display da 7,5 pollici che sfida i PadPhone


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Nubia ha annunciato il lancio globale di nubia Neo 5 Max. Il device introduce una nuova categoria di PadPhone che coniuga l'esperienza visiva di un tablet compatto con i controlli portatili di una console di gioco. Dotato di un display da 7,5 pollici, nubia Neo 5 Max unisce le funzionalità di un tablet, controlli a livello di console, un'esperienza audiovisiva immersiva e un'assistenza al gaming basata sull'IA in un unico dispositivo versatile per il gaming, l'intrattenimento e la produttività quotidiana.

Un hub “tutto in uno”


nubia Neo 5 Max sviluppa il concetto di PadPhone grazie al suo display da 7,5 pollici con risoluzione da 1,5K leader della categoria, che offre una superficie tattile superiore del 27% rispetto a nubia Neo 5 5G. Il formato 18.7:9 favorisce un'esperienza di gioco più precisa e focalizzata e, nei titoli FPS, consente di ingrandire fino al 40% i contorni dei nemici. Il dispositivo è dotato di certificazione SGS Eye Care a livello hardware, con riduzione della luce blu sull’intero schermo e autentico DC dimming; queste tecnologie, combinate con funzioni software di protezione degli occhi sviluppate internamente e promemoria intelligenti per il benessere visivo, contribuiscono a garantire un utilizzo più confortevole anche durante sessioni prolungate.

Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere
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Le molteplici modalità adattive valorizzano tutte le potenzialità dell'ampio display da 7,5 pollici, trasformando nubia Neo 5 Max in un hub versatile tutto in uno. L'orientamento orizzontale con supporto protettivo lo converte in una mini TV personale; la modalità E-Ink riproduce l'aspetto dell'inchiostro su carta per una lettura confortevole senza affaticamento della vista, mentre le modalità Controller e Streaming permettono un casting reattivo e a bassa latenza dei giochi AAA.

Un'immersione sensoriale completa


nubia Neo 5 Max integra i Neo Triggers 5.0 con una frequenza di campionamento di 990 Hz e una latenza di risposta hardware di 4,7 ms, per un'esecuzione rapida delle azioni di mira, tiro, spostamento e attivazione delle abilità attraverso una configurazione flessibile a quattro dita.

💡
Progettato per l’impugnatura C-grip, il display da 7,5 pollici aumenta la superficie tattile del 27% e amplia la distanza tra i tasti del 21% rispetto ai layout convenzionali

La tecnologia Magic Touch 3.0 mantiene elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense e filtra i tocchi accidentali causati da dita bagnate o unte, mentre un giroscopio ad alta precisione ottimizza il controllo rotazionale e l'antenna di gioco a 360° garantisce una connettività stabile. I due altoparlanti simmetrici offrono un volume superiore del 300%, supportato da un design audio anti-ostruzione. Grazie alla tecnologia audio immersiva Dolby Atmos, nubia Neo 5 Max offre un'esperienza sonora più ricca, con profondità, chiarezza e ottimi dettagli.

Il sistema di raffreddamento


nubia Neo 5 Max combina un chipset MediaTek Dimensity 7100 realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, una memoria LPDDR5X e uno spazio di archiviazione UFS 2.2. Questo modello è dotato di un innovativo sistema di raffreddamento da oltre 30.000 mm² in grado di migliorare l'efficienza della dissipazione del calore del 140% attraverso una camera di vapore capillare a doppio strato, che amplia i canali di circolazione vapore-liquido, e un pannello VC stampato in 3D per una dispersione del calore più rapida.

💡
AI Game Space 5.0 offre un rapido accesso agli strumenti di gioco e alle funzionalità di assistenza intelligente. AI Demi Copilot 2.0 funge da allenatore e compagno di gioco, offrendo consigli in tempo reale, aggiornamenti sull'andamento delle partite e supporto legato al gioco

La batteria a due celle da 7.100 mAh distribuisce l'energia in modo più efficiente, contribuendo a contenere il surriscaldamento e a preservare l'affidabilità della batteria nel tempo anche durante un utilizzo intensivo. Durante le sessioni di gioco, la funzione Bypass Charging alimenta direttamente il dispositivo senza surriscaldare la batteria. Anche con una batteria al 5%, la modalità Extreme 5% consente di giocare fino a 22,9 minuti.

Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia: novità
Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia con nuove tecnologie e funzioni pensate per rendere la pulizia quotidiana più semplice ed efficace. Scopri caratteristiche, novità e prestazioni del nuovo robot aspirapolvere e lavapavimenti
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nubia Neo 5 Max è inizialmente disponibile nel Sudest asiatico nelle colorazioni Shadow Black, Titanium Gold e Cyber Silver, e offre configurazioni di 20GB (8GB + 12GB) di RAM con spazio di archiviazione di 256GB o spazio di archiviazione di 512GB. Techpertutti.com vi terrà aggiornati sull'arrivo dal nuovo gaming padphone in Italia.

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Diario dei sogni: come scriverlo per ricordare i sogni e diventare lucidi

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Ci sono sogni che al risveglio sembrano nitidissimi. Ricordiamo un volto, una stanza, una frase pronunciata da qualcuno, persino una sensazione fisica. Poi ci alziamo, iniziamo la giornata e, qualche ora dopo, di quel mondo rimangono soltanto pochi frammenti.

A volte neppure quelli.

Tenere un diario dei sogni serve innanzitutto a questo: fermare il ricordo prima che scompaia.

Ma se viene utilizzato con costanza può diventare qualcosa di più di un semplice quaderno sul comodino. Rileggendo i sogni nel tempo possiamo infatti individuare luoghi, persone, emozioni, situazioni e simboli ricorrenti che difficilmente noteremmo affidandoci soltanto alla memoria.

Il diario diventa così una sorta di mappa della nostra vita onirica.

Ed è uno strumento particolarmente interessante anche per chi vuole imparare ad avere sogni lucidi, perché alcune delle stranezze che continuano a ripetersi nei nostri sogni possono diventare segnali attraverso i quali accorgerci che stiamo sognando.

Cos’è un diario dei sogni?


Un diario dei sogni è un quaderno, un documento digitale o un altro sistema utilizzato per registrare i sogni subito dopo il risveglio.

La differenza rispetto a un normale diario personale è soprattutto nel momento in cui viene scritto.

Nel diario tradizionale raccontiamo ciò che è accaduto durante la giornata e possiamo farlo anche molte ore dopo. Il ricordo di un sogno, invece, è particolarmente fragile: aspettare significa spesso perdere dettagli e intere sequenze.

Per questo il diario dovrebbe essere facilmente raggiungibile dal letto.

Non è necessario ricordare ogni volta una storia completa. Possiamo annotare anche soltanto:

  • un’immagine;
  • una persona;
  • una frase;
  • un luogo;
  • un’emozione;
  • una sensazione fisica;
  • un colore;
  • qualcosa che sappiamo essere accaduto nel sogno senza ricordare esattamente come.

Anche un frammento apparentemente insignificante può acquistare importanza quando, settimane dopo, scopriamo che continua a presentarsi nei nostri sogni.

Perché tenere un diario dei sogni?


Il motivo più immediato è ricordare meglio ciò che sogniamo.

Ma non è l’unico.

Scrivere regolarmente permette di costruire nel tempo un archivio personale attraverso il quale osservare caratteristiche della propria attività onirica che normalmente passerebbero inosservate.

Ricordare meglio i sogni


Uno dei problemi di chi comincia a interessarsi ai sogni è la sensazione di non sognare affatto.

In realtà, molto spesso il problema non è l’assenza di sogni ma la difficoltà nel ricordarli.

Il ricordo può deteriorarsi rapidamente dopo il risveglio, soprattutto quando iniziamo immediatamente a pensare agli impegni della giornata, guardiamo il telefono o ci alziamo dal letto.

Tenere un diario introduce invece un’abitudine precisa: appena mi sveglio, cerco ciò che stavo sognando.

Con la pratica possiamo diventare più attenti a quei frammenti che normalmente avremmo lasciato svanire.

Individuare elementi ricorrenti


È difficile rendersi conto che un determinato luogo compare continuamente nei nostri sogni se non abbiamo conservato una traccia dei sogni precedenti.

Nel diario potrebbero invece emergere ricorrenze sorprendenti.

Potremmo scoprire, per esempio, che sogniamo frequentemente:

  • la casa in cui siamo cresciuti;
  • una scuola frequentata molti anni prima;
  • una persona che non vediamo più;
  • treni, autobus o automobili;
  • animali;
  • porte e scale;
  • il mare;
  • edifici sconosciuti che nei sogni ci sembrano familiari;
  • telefoni che non riusciamo a utilizzare;
  • la capacità di volare.

Non significa necessariamente che ogni elemento possieda un significato universale.

La sua importanza può risiedere proprio nel fatto che continua a ritornare nei nostri sogni.

Prepararsi al sogno lucido


Il diario dei sogni è anche uno degli strumenti più semplici da affiancare alle tecniche per avere un sogno lucido, cioè un sogno nel quale diventiamo consapevoli di stare sognando.

Il motivo è intuitivo.

Se scopriamo che nei nostri sogni succede continuamente qualcosa che nella realtà accade raramente o non può accadere affatto, quella stranezza può diventare un segnale.

Se sogno spesso di volare, trovarmi improvvisamente sospeso in aria dovrebbe suggerirmi:

“Potrei stare sognando?”

Questi elementi ricorrenti vengono spesso chiamati segnali onirici o dream signs.

Il diario ci permette di riconoscerli.

Come scrivere un diario dei sogni


Non esiste un unico metodo corretto. La regola fondamentale è molto più semplice:

ridurre il più possibile il tempo tra il sogno e la sua registrazione.

Per questo è utile preparare il diario prima di andare a dormire.

Cosa fare appena svegli


Quando ti accorgi di esserti svegliato, prova a non iniziare immediatamente la giornata.

Prima di prendere il telefono o pensare a ciò che devi fare, chiediti:

“Che cosa stavo sognando?”

Se ricordi qualcosa, prova a ricostruirlo partendo dall’ultima scena.

Dove eri?

Con chi?

Che cosa stava succedendo?

Che cosa era successo immediatamente prima?

A volte procedere all’indietro permette di recuperare altri frammenti.

Soltanto dopo prova a registrare quello che ricordi.

Non aspettare di ricordare tutto


Uno degli errori più comuni è pensare:

“Lo ricordo bene, lo scriverò dopo.”

Qualche ora più tardi rimane spesso soltanto la consapevolezza di avere fatto un sogno interessante.

Scrivi quindi immediatamente almeno alcune parole chiave.

Per esempio:

stazione – treno perso – pioggia – mio padre – valigia rossa – ansia

Se hai poco tempo, queste poche parole possono essere sufficienti per conservare una traccia dalla quale ricostruire successivamente il sogno.

Anche un frammento conta


Non bisogna aspettare di ricordare sogni lunghi e complessi per iniziare un diario.

Una registrazione può essere semplicemente:

23 agosto. Ricordo soltanto una grande casa con molte stanze. Avevo la sensazione di cercare qualcuno.


È già un sogno registrato.

Se qualche settimana dopo compare nuovamente una casa enorme nella quale cerchiamo qualcuno, quel vecchio frammento assume improvvisamente maggiore interesse.

Cosa scrivere nel diario dei sogni?


Raccontare liberamente il sogno è sufficiente, ma utilizzare alcuni campi ricorrenti rende molto più semplice confrontare le diverse esperienze nel tempo.

Una possibile struttura è questa:

Data

Titolo del sogno

Racconto

Emozioni provate

Persone presenti

Luoghi

Oggetti o simboli particolari

Elementi insoliti

Elementi già comparsi in altri sogni

Livello di lucidità

Il titolo è particolarmente utile.

Non deve essere creativo. Può essere qualcosa di semplicissimo come:

“La stazione vuota”

oppure:

“La casa con le scale infinite”

Dopo qualche mese sarà molto più semplice riconoscere un sogno attraverso il titolo che rileggendo decine di pagine alla ricerca di un episodio.

Diario dei sogni cartaceo, digitale o registrazione vocale?


Il metodo migliore è quello che permette di registrare il sogno più velocemente e con maggiore costanza.

Un quaderno sul comodino ha un grande vantaggio: può essere utilizzato immediatamente senza aprire applicazioni o lasciarsi distrarre dalle notifiche del telefono.

Un diario digitale permette invece di effettuare ricerche, utilizzare parole chiave e ritrovare facilmente tutti i sogni nei quali compare un determinato elemento.

C’è poi una terza possibilità: registrare la propria voce.

Può essere particolarmente comoda durante un risveglio notturno, quando scrivere diverse pagine rischierebbe di svegliarci completamente.

Le tre soluzioni non si escludono.

Si può, per esempio, registrare rapidamente il sogno durante la notte e trascriverlo nel diario al mattino.

La tecnologia utilizzata è secondaria. Ciò che conta è conservare il sogno prima che venga dimenticato.

Come riconoscere i segnali onirici nel diario


Scrivere è soltanto la prima parte del lavoro.

Dopo alcune settimane, rileggi il diario.

Non concentrarti necessariamente sull’interpretazione. Cerca prima di tutto ciò che si ripete.

Potresti creare alcune categorie:

Luoghi ricorrenti: case, scuole, stazioni, città, boschi.

Persone ricorrenti: familiari, amici, sconosciuti, persone morte.

Situazioni ricorrenti: essere inseguiti, perdere qualcosa, arrivare in ritardo, cercare qualcuno.

Capacità impossibili: volare, respirare sott’acqua, attraversare pareti.

Anomalie: stanze che cambiano forma, dispositivi che non funzionano normalmente, luoghi geograficamente impossibili.

Emozioni: paura, meraviglia, nostalgia, rabbia, serenità.

Supponiamo che rileggendo venti sogni tu scopra che in cinque compare una stazione ferroviaria.

A quel punto la stazione diventa un tuo possibile segnale onirico.

Durante la vita quotidiana, ogni volta che entri in una stazione puoi abituarti a domandarti:

“Sto sognando?”

e fare un test di realtà.

L’obiettivo è trasferire l’abitudine dalla veglia al sogno.

Un giorno potresti ritrovarti nuovamente nella tua stazione onirica e, invece di accettare automaticamente ciò che sta accadendo, porti la stessa domanda.

Diario dei sogni e sogni lucidi


Il rapporto tra diario e sogno lucido non riguarda soltanto i segnali onirici.

Per accorgersi di stare sognando è utile innanzitutto sviluppare maggiore attenzione verso la propria esperienza onirica.

Il diario favorisce proprio questa familiarità.

Con il passare del tempo possiamo iniziare a riconoscere caratteristiche tipiche dei nostri sogni:

“Nei miei sogni le case hanno spesso stanze che nella realtà non esistono.”


oppure:

“Sogno continuamente persone appartenenti a periodi completamente diversi della mia vita nello stesso luogo.”


Quello che inizialmente sembrava perfettamente normale può cominciare ad apparirci sospetto.

Il diario può inoltre permetterci di registrare episodi di semi-lucidità: momenti nei quali abbiamo intuito che qualcosa non andava senza arrivare alla piena consapevolezza di stare sognando.

Sono esperienze importanti perché possono indicare che stiamo iniziando a mettere in discussione la realtà del sogno.

Simboli e significato: bisogna interpretare il diario dei sogni?


Prima di cercare il significato di ogni immagine, può essere utile fare qualcosa di più semplice: osservarne il contesto.

Un serpente, una casa, il mare o una persona morta non devono necessariamente significare la stessa cosa per tutti.

Domandiamoci invece:

Che cosa stava succedendo nel sogno?

Come mi sentivo?

Che rapporto ho personalmente con quell’immagine?

È già comparsa in altri sogni?

In quali circostanze ritorna?

Il diario è prezioso proprio perché permette di confrontare non un singolo sogno isolato, ma serie di sogni.

Un simbolo che compare una sola volta può essere interessante.

Un simbolo che ritorna per anni in circostanze simili merita certamente maggiore attenzione.

Il diario dei sogni secondo Jung


Carl Gustav Jung attribuiva grande importanza ai sogni all’interno della sua concezione della psiche.

Nella prospettiva junghiana il sogno non viene trattato semplicemente come un messaggio da tradurre attraverso un dizionario fisso dei simboli. Il significato delle immagini deve essere considerato anche in rapporto alla persona che sogna, alle sue associazioni e al contesto nel quale compaiono.

È proprio qui che un diario può diventare particolarmente interessante.

Un singolo sogno ci offre un’immagine.

Una successione di sogni permette invece di osservare trasformazioni, ritorni e variazioni.

Una casa può comparire inizialmente come luogo minaccioso, mesi dopo mostrare una stanza sconosciuta e successivamente diventare uno spazio nel quale il sognatore si sente finalmente a proprio agio.

Il simbolo non è più soltanto “la casa”.

Diventa una storia che si sviluppa attraverso i sogni.

Ed è uno dei motivi per cui conservare nel tempo le proprie esperienze oniriche può essere molto più interessante che cercare immediatamente una risposta alla domanda:

“Che cosa significa questo simbolo?”

Come rileggere il diario dei sogni


Una buona abitudine può essere dedicare qualche minuto, ogni due o quattro settimane, alla rilettura dei sogni registrati.

Non serve analizzare ogni frase.

Cerca soprattutto:

  • persone che ritornano;
  • ambienti ricorrenti;
  • emozioni dominanti;
  • simboli;
  • situazioni assurde;
  • sogni ricorrenti;
  • falsi risvegli;
  • momenti nei quali hai dubitato della realtà;
  • episodi di lucidità.

Puoi evidenziare le ricorrenze oppure assegnare loro delle parole chiave.

Dopo alcuni mesi potresti ritrovarti davanti a una vera e propria mappa personale del sogno.

Ed è qui che il diario mostra probabilmente la sua caratteristica più affascinante.

Un sogno che preso singolarmente sembrava insignificante può acquistare un significato completamente diverso quando scopriamo che appartiene a una sequenza.

Diario dei sogni PDF gratuito


Per iniziare non è necessario acquistare un libro o costruire ogni mattina una nuova struttura.

Abbiamo preparato un Diario dei sogni in PDF gratuito pensato proprio per registrare le esperienze oniriche e osservarne gli elementi più importanti nel tempo.

Puoi utilizzarlo per annotare il racconto del sogno, le emozioni, i simboli e gli elementi ricorrenti e costruire progressivamente il tuo archivio personale.

Scarica gratuitamente il Diario dei sogni in PDF

Il consiglio è di non aspettare di ricordare sogni straordinari.

Comincia dal prossimo frammento che riuscirai a recuperare al risveglio.

Una stanza.

Un volto.

Una sensazione.

Una frase.

Scrivila.

Potrebbe essere l’inizio di una mappa che ancora non sai di possedere.

Domande frequenti sul diario dei sogni

Quanto spesso bisogna scrivere il diario dei sogni?


Idealmente ogni volta che ricordi un sogno. Non è però necessario ricordarne uno ogni notte. È più importante sviluppare l’abitudine di registrare ciò che emerge al risveglio, anche quando si tratta soltanto di pochi frammenti.

Cosa scrivere se ricordo soltanto un’immagine?


Scrivi proprio quell’immagine. Aggiungi le eventuali emozioni associate, il luogo nel quale ti sembrava di trovarti e qualsiasi altro dettaglio disponibile. Non cercare di completare artificialmente ciò che non ricordi.

È meglio scrivere i sogni a mano o sul telefono?


Entrambi i metodi possono funzionare. Il quaderno riduce le distrazioni e può rimanere sempre accanto al letto; il digitale facilita invece ricerca, archiviazione e utilizzo di parole chiave. Scegli soprattutto il sistema che riesci a utilizzare immediatamente dopo il risveglio.

Tenere un diario aiuta a ricordare i sogni?


Annotare regolarmente i sogni incoraggia a prestare attenzione al ricordo appena svegli e permette di conservare frammenti che altrimenti potrebbero essere dimenticati rapidamente. La costanza è più importante della lunghezza delle registrazioni.

Il diario dei sogni aiuta ad avere sogni lucidi?


Può essere uno strumento utile. In particolare permette di individuare i propri segnali onirici, cioè elementi e situazioni che ricorrono frequentemente nei sogni. Imparare a riconoscerli può essere affiancato ai test di realtà e alle altre tecniche utilizzate per favorire il sogno lucido.

Bisogna interpretare ogni sogno?


No. Il diario può essere utilizzato semplicemente per ricordare e osservare i sogni. Prima di attribuire un significato alle singole immagini è spesso più interessante verificare se determinati simboli, emozioni o situazioni ritornano nel tempo.
#Sogni #SogniLucidi #viaggiAstrali


Perché i sogni parlano per simboli? Psicologia, archetipi e significato delle immagini oniriche

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Il linguaggio segreto dei sogni


Ogni notte la nostra mente costruisce storie strane, frammentate e spesso prive di una logica apparente. Possiamo trovarci a volare sopra una città sconosciuta, a parlare con persone morte da anni o a percorrere corridoi che sembrano non finire mai. Al risveglio, ciò che rimane non è quasi mai un messaggio chiaro, ma una sequenza di immagini, emozioni e simboli che sembrano provenire da una dimensione diversa da quella della vita quotidiana.

Perché accade tutto questo? Perché i sogni parlano per simboli invece di comunicare in modo diretto?

Da millenni filosofi, mistici e psicologi cercano di rispondere a questa domanda. Molto prima della nascita della psicoanalisi, le civiltà antiche consideravano il sogno una forma di comunicazione privilegiata con il divino, con gli antenati o con le profondità dell’anima. Nel Novecento, studiosi come Freud e soprattutto Carl Jung hanno proposto una lettura differente: il sogno non sarebbe un messaggio soprannaturale, ma il linguaggio naturale dell’inconscio.

A differenza della coscienza razionale, che comunica attraverso concetti e parole, l’inconscio sembra preferire immagini, metafore e narrazioni simboliche. Per questo motivo nei sogni compaiono case che rappresentano la nostra identità, animali che incarnano gli istinti, viaggi che riflettono processi di trasformazione interiore e figure archetipiche che ritornano in culture molto lontane tra loro.

Comprendere il simbolismo dei sogni non significa possedere un dizionario universale capace di tradurre ogni immagine in un significato fisso. Significa imparare a osservare il modo in cui la mente costruisce metafore per raccontare paure, desideri, conflitti e cambiamenti che spesso non riusciamo a esprimere durante la veglia.

In questo articolo vedremo perché il linguaggio dei sogni è profondamente simbolico, come Freud e Jung hanno interpretato le immagini oniriche, quale rapporto esiste tra archetipi ed esoterismo e perché il significato di un sogno dipende sempre dalla storia personale di chi lo vive.

I sogni non parlano la lingua della logica


Quando siamo svegli, la nostra mente ragiona attraverso concetti, definizioni e relazioni di causa-effetto. Se dobbiamo spiegare un’emozione, formuliamo una frase. Se dobbiamo risolvere un problema, seguiamo un ragionamento. Il linguaggio della coscienza è lineare, ordinato e governato dalla logica.

Nel sogno, però, questo meccanismo cambia radicalmente.

Le immagini prendono il posto delle parole, il tempo perde la sua sequenza abituale e situazioni impossibili diventano improvvisamente plausibili. Possiamo essere adulti e bambini nello stesso momento, trovarci in una casa che è contemporaneamente quella dell’infanzia e quella attuale, oppure incontrare una persona che rappresenta qualcuno di completamente diverso.

A prima vista tutto questo può sembrare assurdo. In realtà, il sogno non è privo di significato: semplicemente utilizza un linguaggio differente.

L’inconscio non ragiona come un filosofo o uno scienziato. Non costruisce definizioni astratte, ma comunica attraverso immagini simboliche capaci di condensare in una sola scena emozioni, ricordi, paure, desideri e conflitti interiori. Una casa può rappresentare la personalità, un viaggio un cambiamento esistenziale, un mare in tempesta uno stato emotivo turbolento. Il simbolo permette di esprimere ciò che sarebbe difficile o impossibile descrivere con un semplice discorso razionale.

Questo modo di comunicare non appartiene soltanto ai sogni. Lo ritroviamo nei miti, nelle fiabe, nelle religioni e nelle tradizioni esoteriche di ogni epoca. Prima ancora che l’essere umano sviluppasse sistemi filosofici complessi, interpretava il mondo attraverso racconti simbolici e immagini archetipiche. In un certo senso, il sogno conserva una modalità di pensiero più antica e profonda di quella logica.

È proprio questa intuizione che spinse Carl Jung a considerare il sogno come una delle principali porte d’accesso all’inconscio. Secondo lo psicologo svizzero, le immagini oniriche non sono semplici fantasie casuali generate dal cervello durante il sonno, ma manifestazioni spontanee della psiche che cercano di compensare, integrare o correggere l’atteggiamento della coscienza.

Per comprendere davvero perché i sogni parlano per simboli, dobbiamo quindi abbandonare l’idea che il loro scopo sia fornire messaggi diretti. Il sogno non vuole spiegare: vuole mostrare. Non argomenta, ma rappresenta. Non offre definizioni, bensì metafore capaci di parlare contemporaneamente alla ragione, all’emozione e all’immaginazione.

Perché l’inconscio comunica per metafore


Se l’inconscio volesse trasmettere un messaggio in modo diretto, potrebbe semplicemente formulare una frase. Eppure nei sogni questo accade raramente. La mente preferisce costruire scenari, personaggi e simboli che sembrano nascondere il significato invece di rivelarlo.

La ragione è che molte esperienze interiori non possono essere ridotte a concetti semplici. Come si potrebbe descrivere con precisione la paura di cambiare vita, il senso di smarrimento dopo una perdita o la nascita di una nuova consapevolezza? Le parole spesso si rivelano insufficienti. Il simbolo, invece, riesce a condensare una complessità enorme in una singola immagine.

Per questo motivo una porta può rappresentare una possibilità ancora inesplorata, una scala un percorso di crescita, una foresta l’ingresso in una zona sconosciuta della propria psiche. Il simbolo non sostituisce il significato: lo amplifica, permettendo all’inconscio di esprimere contemporaneamente più livelli di lettura.

Secondo Jung, questa capacità simbolica non è un difetto della mente, ma una delle sue funzioni più evolute. Attraverso le metafore oniriche, l’inconscio cerca infatti di portare alla coscienza aspetti della personalità che sono stati trascurati, repressi o semplicemente ignorati. È un dialogo silenzioso che non avviene attraverso il linguaggio della logica, ma attraverso quello dell’immaginazione.

Il pensiero simbolico prima delle parole


Molto prima della nascita della filosofia, della scienza e persino della scrittura, gli esseri umani interpretavano il mondo attraverso immagini simboliche. Le pitture rupestri, i miti di creazione, i riti di passaggio e le antiche cosmologie dimostrano che il simbolo è una delle forme più antiche di conoscenza.

Per millenni, il Sole non è stato soltanto un astro, ma il simbolo della vita, della coscienza e della rinascita. Il serpente non era semplicemente un animale, ma una figura associata alla trasformazione, alla saggezza e al mistero. L’acqua rappresentava contemporaneamente la fertilità, il caos primordiale e la purificazione.

Questa modalità di pensiero non è scomparsa con l’avvento della razionalità moderna. Continua a vivere nei sogni, nei miti, nell’arte e persino nella cultura popolare contemporanea. Quando sogniamo, la mente sembra attingere proprio a questo antico patrimonio di immagini universali.

È per questo motivo che persone appartenenti a culture diverse possono sognare simboli sorprendentemente simili. Jung interpretò questo fenomeno attraverso il concetto di inconscio collettivo: un livello profondo della psiche umana in cui vivono gli archetipi, ovvero modelli simbolici che accompagnano l’umanità da migliaia di anni.

Comprendere il linguaggio simbolico dei sogni significa quindi riconoscere che la mente possiede una forma di intelligenza diversa da quella razionale. Un’intelligenza che non parla attraverso definizioni e formule, ma attraverso immagini capaci di attraversare epoche, culture e civiltà.

Freud e Jung: due modi diversi di interpretare i sogni


Per secoli i sogni sono stati considerati messaggi divini, premonizioni o semplici illusioni notturne prive di significato. Con la nascita della psicoanalisi, alla fine dell’Ottocento, il sogno diventa invece un oggetto di studio scientifico. A inaugurare questa rivoluzione è Sigmund Freud, seguito pochi anni dopo da Carl Jung, che svilupperà una teoria molto diversa e destinata ad avvicinarsi maggiormente al linguaggio del simbolismo e degli archetipi.

Entrambi erano convinti che il sogno avesse un significato profondo e che non fosse il prodotto casuale dell’attività cerebrale durante il sonno. Tuttavia, divergevano radicalmente sulla natura di quel significato e sul ruolo che il sogno svolge nella vita psichica.

Per Freud il sogno maschera un desiderio


Nel 1899 Freud pubblica L’interpretazione dei sogni, un’opera destinata a cambiare per sempre la psicologia moderna. Secondo la sua teoria, il sogno rappresenta l’appagamento simbolico di desideri inconsci che la coscienza non riesce ad accettare apertamente.

Durante il giorno, la mente razionale esercita una sorta di censura sui contenuti più scomodi, soprattutto quelli legati agli impulsi sessuali, aggressivi o socialmente inaccettabili. Nel sonno questa censura si indebolisce, ma non scompare del tutto. Per questo motivo il desiderio non si manifesta direttamente: si traveste.

Nasce così il linguaggio simbolico del sogno.

Un desiderio può essere trasformato in una metafora, una paura può assumere le sembianze di un animale minaccioso, una tensione emotiva può apparire sotto forma di un viaggio, di una fuga o di un inseguimento. Per Freud, il simbolo è soprattutto una maschera che nasconde un contenuto latente.

L’obiettivo dell’interpretazione consiste quindi nello smascherare il sogno e riportare alla luce il suo significato nascosto. Il simbolo è importante, ma rimane un mezzo per arrivare a qualcosa di più profondo: il desiderio inconscio.

Per Jung il sogno accompagna un processo di trasformazione


Carl Jung condivide inizialmente molte intuizioni di Freud, ma col passare degli anni si convince che la teoria del desiderio sia troppo limitata per spiegare la straordinaria ricchezza del materiale onirico.

Molti sogni, infatti, non sembrano affatto esprimere desideri repressi. Alcuni mettono in scena paure che il sognatore già conosce, altri mostrano soluzioni creative ai problemi della vita quotidiana, altri ancora introducono simboli misteriosi che sembrano possedere un significato universale.

Per Jung il sogno non serve principalmente a nascondere qualcosa. Al contrario, cerca di rivelare ciò che la coscienza ignora.

Le immagini oniriche svolgono una funzione compensatoria: mostrano aspetti della personalità che sono stati trascurati, repressi o sottovalutati. Se una persona vive esclusivamente attraverso la razionalità, il sogno potrebbe presentarle immagini cariche di emozione. Se qualcuno è eccessivamente impulsivo, potrebbe sognare figure sagge e ordinate. L’inconscio cerca continuamente di ristabilire un equilibrio.

In questa prospettiva, il sogno diventa uno strumento di crescita psicologica. Non parla soltanto del passato, ma anche delle possibilità future di sviluppo della personalità.

Due visioni diverse del simbolo


La differenza più importante tra Freud e Jung riguarda proprio il modo in cui interpretano il simbolismo dei sogni.

Per Freud il simbolo è principalmente un travestimento. Nasconde un significato che deve essere decifrato.

Per Jung il simbolo è qualcosa di più complesso. Non nasconde semplicemente un contenuto già noto, ma esprime una realtà psichica che spesso non può essere tradotta completamente in parole. È un ponte tra la coscienza e le regioni più profonde dell’inconscio.

Per questo motivo Jung attribuisce grande importanza agli archetipi, alle immagini mitologiche e alle tradizioni spirituali dell’umanità. I sogni non sarebbero soltanto il prodotto della storia personale dell’individuo, ma anche l’espressione di strutture simboliche condivise da tutti gli esseri umani.

Ed è proprio qui che il pensiero junghiano si avvicina alle antiche tradizioni esoteriche, all’alchimia e ai miti di trasformazione. Per comprendere fino in fondo perché i sogni parlano per simboli, dobbiamo quindi approfondire il concetto che ha reso celebre Jung: l’esistenza di un inconscio collettivo popolato da archetipi universali.

Carl Jung e il linguaggio simbolico dell’inconscio


Se Freud aveva individuato nel sogno una strada privilegiata per accedere ai desideri inconsci, Carl Jung compì un passo ulteriore. Per lo psichiatra svizzero, i sogni non sono soltanto il riflesso della nostra storia personale, ma una finestra aperta su una dimensione più profonda e universale della psiche.

Analizzando migliaia di sogni provenienti da persone appartenenti a culture diverse, Jung osservò un fenomeno sorprendente: immagini molto simili continuavano a ripresentarsi indipendentemente dall’età, dalla religione o dal contesto sociale del sognatore. Figure come il vecchio saggio, l’eroe, l’ombra, il serpente, il labirinto, il viaggio o la montagna sembravano appartenere a un patrimonio simbolico comune all’intera umanità.

Per spiegare questa ricorrenza, Jung elaborò il concetto di inconscio collettivo, una struttura psichica profonda che trascende l’esperienza individuale e conserva le immagini fondamentali sviluppate dall’essere umano nel corso della sua evoluzione culturale e spirituale.

I sogni, secondo questa prospettiva, non si limitano a raccontare ciò che ci è accaduto durante il giorno. Essi mettono in scena simboli antichi che parlano di crescita, crisi, trasformazione, paura, morte e rinascita. È per questo motivo che molte immagini oniriche ricordano i miti, le fiabe e le tradizioni religiose di popoli vissuti in epoche e luoghi lontanissimi.

Gli archetipi che ritornano nei sogni


Jung chiamò queste immagini fondamentali archetipi.

Gli archetipi non sono simboli rigidi con un significato fisso, ma modelli universali che assumono forme diverse a seconda della personalità e della cultura del sognatore. Potremmo definirli come delle strutture profonde attraverso cui l’inconscio organizza l’esperienza umana.

Tra i più importanti troviamo:

  • L’Ombra, che rappresenta gli aspetti di noi stessi che rifiutiamo o reprimiamo.
  • L’Anima e l’Animus, che simboleggiano la componente femminile nell’uomo e quella maschile nella donna.
  • Il Vecchio Saggio, figura della conoscenza e della guida interiore.
  • L’Eroe, che affronta prove e ostacoli nel proprio percorso di crescita.
  • Il Sé, simbolo dell’unità e della piena realizzazione della personalità.

Quando questi archetipi emergono nei sogni, raramente lo fanno in forma esplicita. L’Ombra può apparire come uno sconosciuto minaccioso, l’Eroe come il protagonista di un’avventura, il Vecchio Saggio come un insegnante, un nonno o una figura spirituale.

Il compito dell’interpretazione non consiste quindi nel tradurre meccanicamente ogni immagine, ma nel comprendere quale dinamica psicologica stia cercando di emergere attraverso il simbolo.

Perché alcuni simboli compaiono in culture diverse


Una delle intuizioni più affascinanti di Jung riguarda proprio l’universalità di molti simboli onirici.

Perché il serpente compare tanto nei sogni moderni quanto nei miti dell’antico Egitto, nelle tradizioni orientali e nella Bibbia? Perché il viaggio dell’eroe è presente nelle leggende greche, nelle saghe nordiche e nelle narrazioni contemporanee? Perché l’acqua continua a rappresentare il mistero, l’inconscio e la trasformazione in civiltà che non hanno mai avuto contatti tra loro?

Secondo Jung, queste somiglianze non sono semplici coincidenze culturali. Riflettono la presenza di strutture psichiche condivise che producono immagini simboliche analoghe quando l’essere umano cerca di rappresentare le grandi esperienze dell’esistenza.

La nascita, la morte, l’amore, la paura, il cambiamento e la ricerca di senso sono esperienze universali. È naturale che anche i simboli utilizzati per raccontarle tendano a ripresentarsi nel tempo.

Questa intuizione spiega perché i sogni siano così vicini al linguaggio delle religioni, dei miti e delle tradizioni esoteriche. Tutti questi sistemi simbolici tentano infatti di rappresentare le stesse realtà profonde che emergono spontaneamente durante il sonno.

Per Jung, studiare i sogni significava quindi studiare l’essere umano nella sua forma più autentica. Non un individuo isolato, ma una creatura che porta dentro di sé migliaia di anni di storia, simboli e memoria collettiva.

Ed è proprio osservando alcuni dei simboli più frequenti che possiamo capire concretamente come l’inconscio costruisca il proprio linguaggio e perché certe immagini ritornino continuamente nelle nostre notti.

Come funzionano i simboli nei sogni: alcuni esempi ricorrenti


A questo punto potrebbe sorgere una domanda legittima: se i simboli sono così importanti, esiste un significato universale valido per tutti?

La risposta è più complessa di quanto sembri.

Uno degli errori più comuni nell’interpretazione dei sogni consiste nel cercare un dizionario rigido dei simboli, come se ogni immagine possedesse una traduzione fissa e immutabile. In realtà, sia la psicologia del profondo sia le tradizioni simboliche insegnano che il significato di un simbolo dipende sempre dal contesto personale del sognatore.

Sognare un serpente, ad esempio, non significa necessariamente la stessa cosa per un biologo, per una persona che ne ha paura o per qualcuno che lo associa alla guarigione e alla trasformazione. Tuttavia, esistono alcune immagini che ricorrono con tale frequenza da costituire una sorta di linguaggio universale dell’inconscio.

Analizzare questi simboli non significa trovare interpretazioni definitive, ma comprendere il modo in cui la mente costruisce metafore per rappresentare esperienze interiori complesse.

Acqua, mare e fiumi: le profondità dell’inconscio


Tra tutti i simboli onirici, l’acqua è probabilmente uno dei più antichi e diffusi.

Fin dall’antichità, oceani, laghi e fiumi sono stati associati al mistero, alla nascita della vita e alle forze invisibili che governano l’esistenza. Non sorprende quindi che nei sogni l’acqua sia spesso collegata alla sfera emotiva e all’inconscio.

Un mare calmo può suggerire equilibrio interiore, serenità o accettazione. Un mare in tempesta, al contrario, può rappresentare emozioni represse, conflitti o momenti di forte instabilità psicologica.

Anche la profondità dell’acqua assume un valore simbolico. Immergersi negli abissi significa spesso confrontarsi con aspetti nascosti della propria personalità, mentre attraversare un fiume richiama l’idea del passaggio da una fase della vita a un’altra.

Per Jung, l’acqua era una delle immagini più potenti dell’inconscio collettivo: una realtà profonda, oscura e generatrice da cui emergono sogni, intuizioni e trasformazioni.

Case, stanze e labirinti: la geografia dell’anima


Un’altra categoria di simboli estremamente frequente riguarda gli edifici e gli spazi abitativi.

Nei sogni, la casa rappresenta spesso il sognatore stesso. Le sue stanze, i corridoi e i piani possono simboleggiare aspetti diversi della personalità.

Una casa familiare può richiamare il passato, l’infanzia o le radici emotive. Scoprire una stanza segreta mai vista prima è uno dei sogni più studiati dalla psicologia junghiana e viene spesso interpretato come la scoperta di potenzialità, ricordi o aspetti della psiche ancora inesplorati.

Anche i labirinti possiedono un forte valore simbolico. Perdersi in un edificio intricato può rappresentare una crisi esistenziale, un momento di confusione o la difficoltà di trovare una direzione nella propria vita.

Non è un caso che il labirinto compaia frequentemente nei miti antichi e nei percorsi iniziatici: simboleggia il viaggio dell’individuo verso la conoscenza di sé.

Animali, serpenti e creature misteriose


Gli animali occupano un posto privilegiato nel linguaggio dei sogni perché incarnano gli aspetti più istintivi e profondi dell’essere umano.

A differenza delle figure umane, che spesso rappresentano ruoli sociali o aspetti coscienti della personalità, gli animali tendono a esprimere energie primordiali legate alla sopravvivenza, alle emozioni e agli impulsi fondamentali.

Tra tutte le creature simboliche, il serpente occupa una posizione speciale.

In molte culture occidentali è stato associato al pericolo e alla tentazione. Tuttavia, nelle tradizioni orientali e in numerose correnti esoteriche, il serpente rappresenta anche la guarigione, la saggezza e il rinnovamento. Il fatto che cambi pelle lo ha reso per millenni un simbolo di trasformazione e rinascita.

Per questo motivo, sognare un serpente non dovrebbe essere interpretato automaticamente come un cattivo presagio. Più spesso segnala la presenza di una forza di cambiamento che sta emergendo dall’inconscio.

Lo stesso principio vale per altri animali ricorrenti: il lupo può richiamare l’istinto, l’aquila la visione elevata, il cavallo l’energia vitale, il gatto l’indipendenza o l’intuizione.

Morte e rinascita: il simbolo della trasformazione


Pochi sogni generano tanta inquietudine quanto quelli legati alla morte.

Eppure, dal punto di vista simbolico, la morte è raramente collegata a un evento fisico reale. Nella maggior parte dei casi rappresenta la conclusione di una fase dell’esistenza e l’inizio di una nuova.

Un cambiamento lavorativo, la fine di una relazione, una crisi personale o una trasformazione interiore possono manifestarsi attraverso immagini di distruzione, funerali o scomparsa.

Per questo motivo la morte è uno dei simboli più strettamente associati alla rinascita.

Lo stesso schema compare nei miti di ogni epoca: il dio che muore e risorge, l’eroe che discende negli inferi prima di tornare trasformato, il seme che deve scomparire sotto terra per diventare una pianta. L’inconscio sembra utilizzare continuamente questa metafora per rappresentare i momenti di passaggio più importanti della vita.

In fondo, molti sogni parlano proprio di questo: non della fine di qualcosa, ma della possibilità che una parte più autentica di noi stessi possa finalmente nascere.

Questa dimensione trasformativa è il punto in cui la psicologia di Jung incontra le tradizioni simboliche e spirituali dell’umanità. Ed è proprio qui che il linguaggio dei sogni entra in contatto con l’esoterismo, l’alchimia e i percorsi iniziatici che per secoli hanno cercato di descrivere il viaggio dell’anima attraverso immagini e simboli.

Tutti gli approfondimenti sui simboli


Simboli onirici e tradizioni esoteriche


Molto prima della nascita della psicologia moderna, le tradizioni esoteriche avevano già intuito che il sogno non fosse una semplice fantasia notturna. In quasi tutte le culture antiche, l’esperienza onirica veniva considerata una soglia tra il mondo visibile e quello invisibile, uno spazio in cui l’essere umano poteva entrare in contatto con dimensioni più profonde della realtà e della propria coscienza.

Questo non significa necessariamente che i sogni fossero interpretati come messaggi soprannaturali nel senso moderno del termine. Più spesso venivano considerati strumenti di conoscenza interiore, capaci di rivelare verità che la mente razionale non era ancora pronta a comprendere.

Se osserviamo con attenzione il linguaggio utilizzato dall’esoterismo e quello che emerge spontaneamente nei sogni, scopriamo infatti una sorprendente somiglianza. Entrambi parlano attraverso simboli, allegorie, immagini archetipiche e racconti di trasformazione.

Il sogno e il simbolismo esoterico sembrano condividere una stessa convinzione fondamentale: alcune verità possono essere comprese soltanto indirettamente, attraverso immagini che parlano contemporaneamente all’intelletto, all’immaginazione e all’emozione.

Il sogno come viaggio iniziatico


Nelle antiche scuole misteriche, l’iniziazione rappresentava un percorso di trasformazione interiore. L’aspirante adepto doveva affrontare prove simboliche, superare paure, abbandonare vecchie identità e rinascere a una nuova consapevolezza.

Curiosamente, molti sogni seguono una struttura molto simile.

Non è raro sognare di attraversare foreste sconosciute, percorrere lunghi corridoi, esplorare città misteriose o affrontare ostacoli apparentemente insormontabili. Dal punto di vista simbolico, queste immagini ricordano il viaggio dell’eroe presente nei miti e nelle tradizioni iniziatiche di tutto il mondo.

L’individuo lascia il territorio conosciuto, entra in una zona di incertezza, affronta una crisi e ritorna trasformato.

Secondo Jung, questa dinamica non è casuale. I sogni mettono spesso in scena il processo di crescita psicologica attraverso narrazioni simboliche che ricordano i racconti mitologici. In altre parole, ogni notte la mente potrebbe raccontarci la nostra personale storia iniziatica.

Per questo motivo molti simboli onirici coincidono con quelli presenti nelle tradizioni esoteriche: la caverna, il ponte, la montagna, il labirinto, la discesa negli inferi o l’ascesa verso la luce. Tutti rappresentano momenti diversi del percorso di trasformazione dell’essere umano.

Jung, l’alchimia e la trasformazione interiore


Tra tutti i collegamenti tra psicologia ed esoterismo, quello elaborato da Carl Jung attorno all’alchimia è probabilmente il più affascinante.

Per secoli gli alchimisti hanno descritto il proprio lavoro attraverso immagini enigmatiche: draghi, serpenti che si mordono la coda, re e regine che si uniscono, metalli che vengono purificati dal fuoco. Per lungo tempo questi simboli furono interpretati come tentativi primitivi di trasformare il piombo in oro.

Jung propose una lettura completamente diversa.

Secondo lui, gli alchimisti stavano inconsapevolmente rappresentando processi psicologici profondi. Le loro immagini descrivevano il percorso attraverso cui l’individuo affronta le proprie ombre, integra gli aspetti rimossi della personalità e raggiunge una maggiore completezza interiore.

Questa interpretazione avvicina enormemente il simbolismo esoterico al linguaggio dei sogni.

Quando sogniamo una morte simbolica, una rinascita, un serpente che cambia pelle, un viaggio sotterraneo o una trasformazione improvvisa, stiamo osservando immagini molto simili a quelle presenti nei testi alchemici.

La famosa Pietra Filosofale, ad esempio, può essere letta come il simbolo della piena realizzazione del Sé. Non un oggetto materiale, ma uno stato di integrazione psicologica.

In questa prospettiva, i sogni non sono soltanto eventi biologici legati al sonno. Diventano tappe di un processo di evoluzione interiore che accompagna l’essere umano per tutta la vita.

Simboli esoterici e immagini dell’inconscio


Uno degli aspetti più interessanti è che molti simboli esoterici continuano ad apparire spontaneamente nei sogni anche in persone che non hanno mai studiato alchimia, cabala o tradizioni iniziatiche.

Il serpente, il cerchio, il sole, la luna, il labirinto, l’albero, la montagna o il ponte compaiono regolarmente nell’esperienza onirica contemporanea. Questo fenomeno suggerisce che tali immagini non appartengano esclusivamente a una dottrina o a una scuola spirituale, ma rispondano a esigenze profonde della psiche umana.

È proprio qui che il pensiero junghiano incontra l’esoterismo senza confondersi con esso.

Jung non sosteneva che i sogni confermassero l’esistenza di verità occulte o poteri soprannaturali. Riteneva però che le tradizioni simboliche avessero accumulato, nel corso dei secoli, una straordinaria conoscenza del funzionamento dell’immaginazione e dell’inconscio.

Da questo punto di vista, i simboli esoterici possono essere letti come una sorta di archivio collettivo delle grandi trasformazioni umane.

Ma se i sogni utilizzano simboli così profondi e universali, sorge inevitabilmente una domanda: alcune immagini oniriche possono davvero anticipare eventi futuri oppure il loro significato riguarda esclusivamente il mondo interiore del sognatore? Questa è una delle questioni più controverse e affascinanti dell’intera storia dell’interpretazione dei sogni.

I sogni parlano davvero del futuro?


Pochi argomenti suscitano tanto fascino quanto quello dei sogni premonitori. Quasi tutti, almeno una volta nella vita, hanno avuto l’impressione di aver sognato qualcosa che si è poi verificato nella realtà. Un incontro inatteso, una telefonata, un luogo mai visto prima o una situazione che sembra riprodurre fedelmente una scena già vissuta durante il sonno.

Queste esperienze alimentano da secoli una domanda che attraversa religioni, tradizioni esoteriche e studi psicologici: i sogni possono davvero anticipare il futuro?

La risposta dipende molto dal punto di vista che si decide di adottare.

Le culture antiche tendevano a considerare il sogno come una finestra aperta sul destino. Dai sacerdoti egizi agli oracoli greci, passando per numerose tradizioni orientali e sciamaniche, il sogno era spesso interpretato come un messaggio proveniente da una dimensione superiore o da forze invisibili capaci di trascendere il tempo.

La psicologia moderna, invece, ha generalmente preferito spiegazioni più prudenti. Ciò non significa liquidare il fenomeno come una semplice superstizione, ma cercare di comprenderne i meccanismi senza ricorrere immediatamente al soprannaturale.

Premonizione, intuizione e lettura retrospettiva


Uno dei problemi principali quando si parla di sogni premonitori riguarda il modo in cui la memoria ricostruisce gli eventi.

Ogni notte produciamo decine di immagini, scene e narrazioni oniriche. La maggior parte viene dimenticata nel giro di poche ore. Quando un evento reale sembra assomigliare a un sogno ricordato, la nostra mente tende naturalmente a collegare i due episodi e a rafforzare la convinzione che il sogno avesse previsto il futuro.

In molti casi può entrare in gioco quella che gli psicologi chiamano lettura retrospettiva: dopo che un evento si è verificato, attribuiamo al sogno un significato più preciso di quello che possedeva originariamente.

Esiste però anche un’altra possibilità, più sottile.

L’inconscio è in grado di elaborare una quantità enorme di informazioni che sfuggono alla coscienza. Micro-espressioni, cambiamenti di comportamento, dettagli ambientali e segnali emotivi possono essere registrati senza che ce ne accorgiamo. Durante il sonno, queste informazioni vengono riorganizzate e possono generare sogni che sembrano anticipare eventi futuri.

In questo caso non si tratterebbe di una vera premonizione, ma di una forma di intuizione inconscia estremamente raffinata.

È possibile, ad esempio, che una persona sogni la fine di una relazione molto prima che questa si concluda realmente. Non perché abbia visto il futuro, ma perché il suo inconscio aveva già colto segnali di crisi che la mente razionale continuava a ignorare.

La sincronicità secondo Jung


Carl Jung affrontò il problema da una prospettiva ancora diversa.

Pur mantenendo un approccio psicologico, egli osservò numerosi casi in cui la coincidenza tra eventi interiori ed eventi esterni sembrava troppo significativa per essere liquidata come puro caso. Per descrivere questo fenomeno elaborò il concetto di sincronicità.

La sincronicità non è una previsione del futuro nel senso tradizionale del termine.

Si verifica quando un evento psichico e un evento esterno risultano collegati da un significato simbolico, pur non essendo legati da un rapporto diretto di causa ed effetto.

Immaginiamo di sognare ripetutamente un ponte. Dopo qualche giorno riceviamo una proposta lavorativa che ci obbliga a cambiare città e a iniziare una nuova fase della vita. Il sogno non avrebbe necessariamente previsto l’accaduto, ma potrebbe aver espresso simbolicamente una trasformazione già in corso nella psiche del sognatore.

Per Jung, il valore di queste coincidenze non risiedeva tanto nella capacità di predire il futuro quanto nella loro capacità di rivelare un significato.

L’importante non era chiedersi se il sogno fosse “vero” o “falso”, ma comprendere quale messaggio stesse cercando di comunicare.

Il futuro come possibilità simbolica


Forse la domanda più utile non è se i sogni possano vedere il futuro, ma in che modo possano prepararci ad affrontarlo.

Molti sogni sembrano anticipare cambiamenti, crisi o opportunità perché rappresentano processi psicologici che stanno maturando sotto la superficie della coscienza. Mostrano possibilità, direzioni, tensioni e sviluppi ancora invisibili alla mente razionale.

In questo senso il sogno può apparire profetico non perché conosca il domani, ma perché comprende il presente più profondamente di quanto facciamo da svegli.

Che si scelga una lettura psicologica, simbolica o spirituale, una cosa appare evidente: i sogni non sono semplici immagini casuali. Essi cercano continuamente di attirare la nostra attenzione su qualcosa che la coscienza non ha ancora compreso del tutto.

E per riuscirci utilizzano sempre lo stesso strumento: il simbolo. Per questo motivo interpretare correttamente un sogno non significa cercare formule universali o profezie nascoste, ma imparare a dialogare con il linguaggio particolare attraverso cui l’inconscio si esprime.

Come interpretare correttamente un sogno


Interpretare un sogno non significa applicare un dizionario automatico dei simboli. L’errore piu’ comune consiste proprio nel pensare che a ogni immagine corrisponda sempre un significato fisso e universale. In realta’, il simbolo onirico funziona in modo molto piu’ sottile: parla attraverso associazioni, emozioni, ricordi personali e contesti di vita specifici.

Il contesto personale conta piu’ del simbolo isolato


Un serpente, per esempio, non significa la stessa cosa per tutti. Per una persona puo’ evocare paura e minaccia, per un’altra guarigione, trasformazione o sapienza antica. Allo stesso modo, una casa puo’ rappresentare l’identita’, la famiglia, l’infanzia, oppure un conflitto interiore legato all’idea di protezione. Il simbolo non va quindi interpretato in astratto, ma messo in relazione con l’esperienza concreta del sognatore.

Per capire davvero un sogno bisogna chiedersi: quali emozioni ha suscitato? Che momento della vita sto attraversando? Quali persone, paure o desideri richiama quella scena? Solo in questo modo il simbolo smette di essere un’immagine generica e torna a essere una forma viva del linguaggio interiore.

Tenere un diario dei sogni


Uno dei modi migliori per comprendere il linguaggio simbolico dei sogni e’ tenere un diario onirico. Annotare appena possibile immagini, luoghi, personaggi, colori ed emozioni permette di riconoscere ricorrenze che a memoria sfuggirebbero. A volte un simbolo apparentemente oscuro diventa piu’ chiaro solo dopo essere comparso piu’ volte in forme diverse.

Il diario aiuta anche a cogliere l’evoluzione della propria vita psichica. Alcuni sogni accompagnano periodi di crisi, altri compaiono nei momenti di cambiamento, altri ancora sembrano segnalare qualcosa che la coscienza non ha ancora messo a fuoco. In questo senso il sogno non e’ tanto un enigma da risolvere una volta per tutte, quanto un dialogo da seguire nel tempo.

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Che rapporto c’e’ con i sogni lucidi


Il sogno simbolico e il sogno lucido non sono la stessa cosa, ma possono incontrarsi. Nel sogno simbolico il sognatore vive le immagini senza rendersi conto di stare dormendo; nel sogno lucido, invece, acquisisce una certa consapevolezza del fatto che sta sognando. Questa differenza cambia profondamente l’esperienza, ma non elimina la dimensione simbolica.

Anche un sogno lucido puo’ essere popolato da archetipi, figure misteriose, case, animali, labirinti o paesaggi carichi di significato. La lucidita’ non cancella il linguaggio dell’inconscio: semmai offre la possibilita’ di osservarlo piu’ da vicino. In alcuni casi, chi pratica attenzione onirica attraverso il diario dei sogni o l’esplorazione dei sogni lucidi sviluppa una sensibilita’ maggiore verso i simboli ricorrenti della propria vita interiore.

Per questo motivo il lavoro sui sogni lucidi puo’ affiancarsi all’interpretazione simbolica, pur restando un ambito diverso. Nel primo caso l’accento cade sulla consapevolezza durante il sogno; nel secondo sul significato che le immagini assumono all’interno del percorso psicologico del sognatore.

Perche’ l’inconscio sceglie i simboli


I sogni parlano per simboli perche’ l’inconscio non ragiona come un trattato filosofico o come un discorso razionale. Non definisce, non argomenta, non spiega in modo lineare. Preferisce mostrare, mettere in scena, evocare. Usa immagini capaci di tenere insieme emozioni, ricordi, paure, desideri e possibilita’ di trasformazione che le parole, da sole, spesso non riescono a contenere.

Per questo il sogno assomiglia piu’ a un mito che a una formula. Una casa puo’ diventare il volto della nostra identita’, un viaggio il simbolo di un passaggio interiore, un animale la forma di un istinto dimenticato, una morte la fine necessaria di una fase della vita. Il simbolo e’ il ponte attraverso cui la psiche cerca di rendere visibile cio’ che, nella veglia, resta confuso o inespresso.

Non è un caso che Carl Jung considerasse il sogno una delle vie privilegiate attraverso cui l’inconscio cerca di compensare gli squilibri della coscienza. Attraverso i simboli, la psiche mette in scena ciò che non siamo ancora riusciti a comprendere pienamente di noi stessi.

Comprendere il linguaggio dei sogni non significa possedere una chiave universale valida per tutti. Significa imparare ad ascoltare quel teatro notturno in cui la mente continua a raccontarci, attraverso simboli antichi e sempre nuovi, ciò che la coscienza non riesce ancora a vedere. Forse è proprio per questo che i sogni parlano per immagini: perché alcune verità possono essere comprese soltanto quando smettono di essere concetti e diventano esperienza.

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Audio recording and mix: Matthew Azevedo
Video production: Jack Amadon and Miguel Gonzales

Jan Jelinek’s works translate popular music sources into abstract textures. Rather than using traditional instruments, he constructs collages out of tiny sound particles. Since 2000, he has released material under both his own name and various pseudonyms (incl. Ursula Bogner). His many collaborations include projects with Sven-Åke Johansson, Sarah Morris and Masayoshi Fujita. In 2007, together with Hanno Leichtmann and Andrew Pekler, he founded the improvisation trio Groupshow, and in 2008 he established the Faitiche label as a publishing platform for his own experiments, for collaborations, and for works by musician friends. Since 2012, he has been writing and producing experimental radio plays for public broadcaster Südwestrundfunk (SWR) that explore fictional identities and soundscapes.
#abstractTextures #AndrewPekler #collages #experimentalMusic #FaiticheLabelAsAPublishingPlatformForHisOwnExperiments #fictionalIdentities #GoetheInstitutBoston #Groupshow #HannoLeichtmann #improvisedMusic #JackAmadon #JanJelinek #Jelonek #MasayoshiFujita #MatthewAzevedo #MetropolitanWaterworksMuseum #MiguelGonzales #NonEvent #popularMusic #radioPlays #SarahMorris #Südwestrundfunk #soundParticles #Soundscapes #SvenÅkeJohansson #SWR #UrsulaBogner

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Piazza Majorana, ‘più cemento per tutti’


Tutto è cominciato con una lettera di 15 associazioni al sindaco Trantino. In soldoni le associazioni chiedevano perché mai, in Piazza Majorana, invece di incrementare il verde si stesse procedendo con l’estirpazione di molte piante esistenti (ficus microcarpa, jacaranda, washingtonia filifera, yucca, palma nana, strelitzia, ligustro, oleandro) e con la collocazione degli alberi rimasti in […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/08/22/piaz…

#PianiUrbaniIntegrati #piazzaAngeloMajorana #piazzaPietroLupo #verdeUrbano

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Nubia Neo 5 Max, il nuovo smartphone con display da 7,5 pollici che sfida i PadPhone


Nubia Neo 5 Max porta il formato degli smartphone verso una nuova dimensione con un ampio display da 7,5 pollici. Ecco cosa sappiamo del nuovo PadPhone e delle sue caratteristiche
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Nubia ha annunciato il lancio globale di nubia Neo 5 Max. Il device introduce una nuova categoria di PadPhone che coniuga l'esperienza visiva di un tablet compatto con i controlli portatili di una console di gioco. Dotato di un display da 7,5 pollici, nubia Neo 5 Max unisce le funzionalità di un tablet, controlli a livello di console, un'esperienza audiovisiva immersiva e un'assistenza al gaming basata sull'IA in un unico dispositivo versatile per il gaming, l'intrattenimento e la produttività quotidiana.

Un hub “tutto in uno”


nubia Neo 5 Max sviluppa il concetto di PadPhone grazie al suo display da 7,5 pollici con risoluzione da 1,5K leader della categoria, che offre una superficie tattile superiore del 27% rispetto a nubia Neo 5 5G. Il formato 18.7:9 favorisce un'esperienza di gioco più precisa e focalizzata e, nei titoli FPS, consente di ingrandire fino al 40% i contorni dei nemici. Il dispositivo è dotato di certificazione SGS Eye Care a livello hardware, con riduzione della luce blu sull’intero schermo e autentico DC dimming; queste tecnologie, combinate con funzioni software di protezione degli occhi sviluppate internamente e promemoria intelligenti per il benessere visivo, contribuiscono a garantire un utilizzo più confortevole anche durante sessioni prolungate.

Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere
Galaxy Z Fold o Galaxy Z Flip? Una guida per capire quale nuovo pieghevole Samsung scegliere in base alle proprie esigenze, dall’uso quotidiano alla produttività
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Le molteplici modalità adattive valorizzano tutte le potenzialità dell'ampio display da 7,5 pollici, trasformando nubia Neo 5 Max in un hub versatile tutto in uno. L'orientamento orizzontale con supporto protettivo lo converte in una mini TV personale; la modalità E-Ink riproduce l'aspetto dell'inchiostro su carta per una lettura confortevole senza affaticamento della vista, mentre le modalità Controller e Streaming permettono un casting reattivo e a bassa latenza dei giochi AAA.

Un'immersione sensoriale completa


nubia Neo 5 Max integra i Neo Triggers 5.0 con una frequenza di campionamento di 990 Hz e una latenza di risposta hardware di 4,7 ms, per un'esecuzione rapida delle azioni di mira, tiro, spostamento e attivazione delle abilità attraverso una configurazione flessibile a quattro dita.

💡
Progettato per l’impugnatura C-grip, il display da 7,5 pollici aumenta la superficie tattile del 27% e amplia la distanza tra i tasti del 21% rispetto ai layout convenzionali

La tecnologia Magic Touch 3.0 mantiene elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense e filtra i tocchi accidentali causati da dita bagnate o unte, mentre un giroscopio ad alta precisione ottimizza il controllo rotazionale e l'antenna di gioco a 360° garantisce una connettività stabile. I due altoparlanti simmetrici offrono un volume superiore del 300%, supportato da un design audio anti-ostruzione. Grazie alla tecnologia audio immersiva Dolby Atmos, nubia Neo 5 Max offre un'esperienza sonora più ricca, con profondità, chiarezza e ottimi dettagli.

Il sistema di raffreddamento


nubia Neo 5 Max combina un chipset MediaTek Dimensity 7100 realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, una memoria LPDDR5X e uno spazio di archiviazione UFS 2.2. Questo modello è dotato di un innovativo sistema di raffreddamento da oltre 30.000 mm² in grado di migliorare l'efficienza della dissipazione del calore del 140% attraverso una camera di vapore capillare a doppio strato, che amplia i canali di circolazione vapore-liquido, e un pannello VC stampato in 3D per una dispersione del calore più rapida.

💡
AI Game Space 5.0 offre un rapido accesso agli strumenti di gioco e alle funzionalità di assistenza intelligente. AI Demi Copilot 2.0 funge da allenatore e compagno di gioco, offrendo consigli in tempo reale, aggiornamenti sull'andamento delle partite e supporto legato al gioco

La batteria a due celle da 7.100 mAh distribuisce l'energia in modo più efficiente, contribuendo a contenere il surriscaldamento e a preservare l'affidabilità della batteria nel tempo anche durante un utilizzo intensivo. Durante le sessioni di gioco, la funzione Bypass Charging alimenta direttamente il dispositivo senza surriscaldare la batteria. Anche con una batteria al 5%, la modalità Extreme 5% consente di giocare fino a 22,9 minuti.

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nubia Neo 5 Max è inizialmente disponibile nel Sudest asiatico nelle colorazioni Shadow Black, Titanium Gold e Cyber Silver, e offre configurazioni di 20GB (8GB + 12GB) di RAM con spazio di archiviazione di 256GB o spazio di archiviazione di 512GB. Techpertutti.com vi terrà aggiornati sull'arrivo dal nuovo gaming padphone in Italia.

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Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere? Guida ai nuovi smartphone per ogni esigenza


Quando si sceglie un nuovo smartphone, è naturale consultare recensioni, confrontare modelli e guardare video comparativi alla ricerca del dispositivo “migliore”. Le classifiche possono essere utili, ma non rispondono alla domanda più importante: qual è lo smartphone più adatto a me? La risposta dipende da esigenze personali, come il modo in cui si preferisce lavorare, creare contenuti e restare connessi durante la giornata.

Perché scegliere un Galaxy Z Flip o un Galaxy Z Fold?


Il miglior pieghevole non è lo stesso per tutti. È proprio per questo che Samsung offre tre diversi design pieghevoli con la nuova serie Galaxy Z. Che si cerchi un dispositivo per lavorare in mobilità, uno schermo più ampio per leggere, guardare contenuti e giocare oppure uno smartphone compatto da portare sempre con sé, la nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenza.
La nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenzaLa nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenza
Forte di otto generazioni di esperienza nel settore dei dispositivi pieghevoli, Samsung conosce a fondo ciò che gli utenti cercano di più nei dispositivi pieghevoli. La nuova serie Galaxy Z è il risultato di questa esperienza: ogni dispositivo offre prestazioni elevate negli ambiti più importanti per gli utenti, dai display alla durabilità, dalla portabilità alle performance.

Quale Samsung Galaxy Z scegliere?


La nuova serie Galaxy Z comprende tre smartphone pieghevoli progettati per esigenze differenti: il compatto Galaxy Z Flip8, il nuovissimo Galaxy Z Fold8 e il potente Galaxy Z Fold8 Ultra. La scelta del modello più adatto dipende, in definitiva, da ciò che ci si aspetta dalla propria esperienza smartphone e dal modo in cui il dispositivo si inserisce nella vita quotidiana.
Samsung Galaxy Z Flip 8Samsung Galaxy Z Flip 8
Scegli Galaxy Z Flip8 se desideri:

  • il dispositivo della serie Galaxy Z più sottile e leggero di sempre;
  • uno smartphone ideale per esprimere la propria creatività e realizzare selfie di alta qualità;
  • svolgere rapidamente le attività quotidiane senza aprire il dispositivo.


Samsung Galaxy Z Fold 8Samsung Galaxy Z Fold 8
Scegli Galaxy Z Fold8 se cerchi:

  • un ampio display pieghevole pensato per lavorare, leggere, guardare contenuti e utilizzare più app contemporaneamente;
  • un’esperienza visiva immersiva per guardare contenuti, leggere e giocare;
  • il Galaxy Z Fold più leggero mai realizzato da Samsung


Samsung Galaxy Z Fold 8 UltraSamsung Galaxy Z Fold 8 Ultra
Scegli Galaxy Z Fold8 Ultra se per te sono prioritari:

  • il massimo dell’esperienza Galaxy, con tutte le funzionalità della gamma Ultra;
  • un display pieghevole da 8 pollici progettato per il multitasking;
  • prestazioni flagship per produttività e creatività;
  • il sistema di fotocamere più evoluto della serie Galaxy Z

Tutti i modelli della serie Galaxy Z condividono la stessa attenzione per resistenza, qualità costruttiva e innovazione. Le più recenti funzionalità di Galaxy AI e un software ottimizzato per ogni form factor offrono un’esperienza d’uso personalizzata, adattata alle caratteristiche di ciascun dispositivo.

Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8: tutte le novità
Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Non esiste uno smartphone migliore in assoluto, ma quello più adatto al proprio modo di vivere, lavorare e creare. Per questo Samsung continua ad ampliare il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli, offrendo soluzioni pensate per esigenze, abitudini e stili di vita differenti. Dal Galaxy Z TriFold presentato all’inizio dell’anno alla nuova serie Galaxy Z, Samsung continua a evolvere il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli per rispondere a una vasta gamma di esigenze e stili di vita.


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Come ho sconfitto l’artrite.


Sì, ci sono riuscito davvero. In questo articolo parlo di artrite psoriasica, e di come sono riuscito a mandarla in remissione. Visto che l'argomento potrebbe non essere conosciuto da tutti, mi perdonerai se mi abbandono ad una breve introduzione per essere certo che qualunque lettore possa comprendere a fondo ciò intendo raccontare. Attenzione: tutto ciò che segue NON è: Una terapia consigliata Un suggerimento ad emulare il mio comportamento Per ogni dubbio o per avere una terapia […]
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Sì, ci sono riuscito davvero.

In questo articolo parlo di artrite psoriasica, e di come sono riuscito a mandarla in remissione. Visto che l’argomento potrebbe non essere conosciuto da tutti, mi perdonerai se mi abbandono ad una breve introduzione per essere certo che qualunque lettore possa comprendere a fondo ciò intendo raccontare.

Attenzione: tutto ciò che segue NON è:

  • Una terapia consigliata
  • Un suggerimento ad emulare il mio comportamento


Per ogni dubbio o per avere una terapia per i tuoi problemi di salute, DEVI consultare un medico.

Non essendo un medico, racconto la mia esperienza ma non suggerisco terapie.

Non mi assumo nessuna responsabilità per effetti indesiderati di qualsiasi l’assunzione dei prodotti che descrivo.


Mi capita sempre più spesso di essere preso per un impostore.

Succede quando dico di avere sconfitto l’artrite, quella condizione che porta all’infiammazione di tutto il corpo (organi compresi) e in particolare di tutte le articolazioni.

A volte (ma non sempre) è accompagnata dalla psoriasi, come nel mio caso.

L’artrite psoriasica è una bastarda dolorosa.


Sì, perché la condizione infiammatoria, nei pazienti che ne soffrono, è autoimmune. Viene scatenata da una parte del sistema immunitario che, come servizi segreti deviati, attacca il corpo stesso, distruggendo progressivamente le articolazioni e la voglia di vivere.

L’infiammazione è sempre attiva, tutti i giorni, 24 ore al giorno, e in particolare di notte. Se si cerca di interromperla in qualche modo, ad esempio con un antinfiammatorio, il giorno dopo al massimo ricomincerà perché è il corpo stesso che la causa. E l’infiammazione continua corrisponde a dolore continuo.

Come ho spiegato più di una volta nel podcast Grido Muto, quando le tue giornate sono piene solo di sofferenza, non è che ti rimane molta voglia di pensare ad altro. E non è neanche vero che “basta non pensarci”, o “se ci pensi è peggio”. Beh, se non ci pensi il dolore è sempre lì.

Quando questa condizione si riesce a fare passare, è veramente una festa. Questa situazione (quando la malattia si mette in stand-by), si chiama “remissione“, in termini tecnici.

In quei casi la patologia non è scomparsa (difficile, per qualcosa che ha anche componenti genetiche), ma è diventata diventa quieta, non attiva. Si spera, per sempre.

Di fatto, è come non averla, ma questo non significa che non ci sia stata e che non abbia fatto dei danni alle articolazioni. Le artrosi rimaste nelle mani, deformazioni causate proprio dall’artrite, me lo ricordano tutti i giorni.

Ma torniamo al punto:

come sono riuscito a mandare in remissione l’artrite psoriasica?


Per arrivare a questa fantastica evoluzione hai 2 opzioni:

  • Ti affidi alla medicina ospedaliera (Reumatologia)
  • Cerchi vie alternative

La prima opzione è quella che conoscono in tanti: il medico di base può mandarti dal Reumatologo, che dopo diverse sedute (a volte anni dopo) arriva a diagnosticare l’artrite. Può prescrivere antinfiammatori anche specifici finché la cosa è gestibile in quel modo, ma quando i farmaci non bastano più a placare il dolore (eh sì, si arriva a quel punto in cui anche un Brufen 600 non fa nulla), allora si passa al gradino successivo. Cortisone, e poi Immunosoppressori, e/o il famoso “biologico”, ossia anticorpi monoclonali che si usano per combattere il sistema immunitario “deviato”.

Il “biologico” (abbreviazione di bio-tecnologico), non si assume per un tempo prestabilito: si tratta di iniezioni che (di solito) si portano avanti per tutta la vita, oppure finché l’artrite va in remissione.

Ovviamente qualunque paziente spera di “guarire” dall’artrite, e di conseguenza inizia la terapia con gioia, ma – ed è tutt’altro che raro – a volte anche con timore, perché gli anticorpi monoclonali possono dare effetti collaterali (anche gravi, come qualsiasi farmaco). Oltre a questo, possono dare malessere anche intenso, per i primi giorni dopo l’iniezione settimanale, o addirittura acutizzare la patologia.

Non lo dico io, ma numerose testimonianze sia positive che negative, che si possono trovare su un qualsiasi gruppo di pazienti con artrite psoriasica. Ad esempio questo.

Spesso questi farmaci si assumono per un certo periodo e poi, se non ci sono segni di miglioramento della malattia, si cambia prodotto. C’è un altro caso in cui il farmaco viene cambiato o sospeso: se insorgono sintomi di effetti collaterali gravi, come insufficienza epatica, epatite o cose così (ma anche effetti indesiderati più leggeri).

La vita di chi assume anticorpi monoclonali, inoltre, richiede qualche attenzione .

Il sistema immunitario, parzialmente inibito dai farmaci, può non attaccare più le articolazioni come prima ma allo stesso tempo è meno efficiente nel combattere le infezioni. Non è raro che pazienti trattati con questi farmaci debbano ricorrere ad antibiotici o altri rimedi per contenere le infezioni.

So di persone che prendono mezzi pubblici con la mascherina, e non usano mai bagni pubblici.

In base al tipo di farmaco, poi, servono anche precauzioni aggiuntive: sospenderlo settimane prima dell’intervento di un dentista, ad esempio. Prepararsi la documentazione e le fiale e tenerle al fresco in caso di viaggio in aereo. Non esporsi al sole.
Insomma, una vita un po’ diversa a quella a cui sono abituato.

Io ho preferito la seconda via: le strade alternative.

Che non sapevo quali fossero, ovviamente. Non starò a tediarti su come io ci sia arrivato, ma ti basti sapere che normalmente sono ipersensibile a moltissimi farmaci. Per dire, per un periodo mi è stato prescritto il cortisone alla dose minima possibile, proprio per limitare l’infiammazione del corpo.
Il cortisone viene usato anche in caso di allergie per limitare gli effetti drammatici della reazione allergica.

Bene, io ho scoperto di essere sensibile persino al cortisone. Ho accumulato una buona parte degli effetti collaterali conosciuti, dopo di che d’accordo col medico ho sospeso ogni trattamento.

Non sono una persona che rifiuta i farmaci a priori o ne ha pregiudizio. Quelli che tollero, li prendo o comunque di solito li provo prima di cercare strade alternative. Per farti capire, ho fatto e continuo a fare tutte le vaccinazioni possibili.

Ma per il biologico il concetto era davvero semplice: se a me danno problemi persino il cortisone, gli sciroppi per la tosse, gli antibiotici, i farmaci anti-reflusso che prendono milioni di persone senza problemi, cosa mi accadrebbe con con l’assunzione a vita di un biologico? E, se questo mi facesse bene ma mi desse problemi, cosa mi garantisce che il tentativo successivo, con un farmaco diverso, non sarebbe persino peggiore?
(Nota: alla prima somministrazione di biologico di solito vengono fatte dosi da cavallo di cortisone, a cui come detto non reagisco bene).

Dopo anni di tentativi, ho trovato la mia soluzione con questa formula.

  • Esposizione al sole anche in inverno (viaggiando il più possibile nelle isole Canarie, sud della Spagna, luoghi con clima secco e caldo non estremo).
  • Dieta anti-infiammatoria (il più possibile; qui ci vorrebbe un articolo a parte).
  • Attività fisica il più possibile, anche moderata (sembra un controsenso, perché si ha dolore, ma sul lungo termine aiuta)
  • Prodotto ayurvedico usato per la cura dell’artrite da centinaia (forse migliaia) di anni in India. Si chiama Trayodashang Guggulu.

Parlando del prodotto ayurvedico, c’è da dire che in Italia non si trova.

  • Ashwagandha: Withania (o Ginseng indiano) – Withania somnifera
  • Hauber: Haritaki (Mirobalano) – Terminalia chebula
  • Giloy Satva: Estratto di Tinospora (o Amrita) – Tinospora cordifolia
    • “Satva” indica l’estratto puro o l’amido della pianta.


  • Shatavar: Asparago selvatico (o Shatavari) – Asparagus racemosus
  • Shudha Vidhara: Estratto purificato di Ipomea – Argyreia nervosa
    • “Shudha” significa purificato.


  • Gokhru: Tribolo terrestre – Tribulus terrestris
  • Rasna: Alpinia (o Vanda) – Alpinia galanga (spesso identificata come Pluchea lanceolata in Europa).
  • Saunf: Finocchio – Foeniculum vulgare
  • Kachur: Zedoaria (o Curcuma zedoaria) – Curcuma zedoaria
  • Ajwain: Semi di Carvi (o Ajowan) – Trachyspermum ammi
  • Sonth: Zenzero secco – Zingiber officinale
    • “Sonth” è specificamente la radice di zenzero essiccata.


  • Shuddha Guggulu: Resina di Commifora purificata (o Mirra indiana) – Commiphora wightii
  • Babul: Acacia (o Gomma arabica) – Acacia nilotica

L’assunzione di questo prodotto, già dopo un mese ha calmato molto il dolore dell’artrite, mi ha dato lucidità mentale e più voglia di fare. Se ne interrompevo l’assunzione, la vita diventava impossibile.

Effetti collaterali. Una fame da lupo. Mai provata una fame simile, che è difficile da contenere (ma d’altra parte, tante persone prendono peso anche col biologico…).

Dopo circa 15 anni di assunzione (10 anni assunzione sporadica, 5 a dose massima che è scritta sulla confezione), l’artrite è andata in remissione (fine maggio 2025).
Nota: anche le altre cose che ho descritto, e che continuo tutt’ora a fare, hanno giocato un ruolo importante, il Trayodashang da solo non basta.

Ora sai come è andata per me.

Spero che questo articolo ti spinga a fare le ricerche del caso e valutare con l’aiuto di un medico se la mia esperienza ha qualche valore oppure no.

Ma ricorda: io non vendo niente, non ho bisogno di convincerti di nulla. Se, però, questo articolo ti ha aiutato, condividilo e lascia un commento, aiuterà gli algoritmi a farlo leggere il più possibile.

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@salute

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def con 32 – disenshittify or die! how hackers can seize the means of computation – cory doctorow [2024]

The enshittification of the internet wasn’t inevitable. The old, good internet gave way to the enshitternet because we let our bosses enshittify it. We took away the constraints of competition, regulation, interop and tech worker power, and so when our bosses yanked on the big enshittification lever in the c-suite, it started to budge further and further, toward total enshittification. A new, good internet is possible – and necessary – and it needs you.

; Cory Doctorow explains the lifecycle of platform enshittification, detailing how companies move from benefiting users to exploiting them. The talk examines the mechanisms of algorithmic twiddling and how these digital systems lock in users while reducing service utility ;
#competition #CoryDoctorow #DEFCON #DEFCON32 #disenshittification #disenshittify #DisenshittifyOrDie #enshittification #hack #hackers #hacking #internet #interop #regulation #theOldInternet #totalEnshittification #unions #workerPower

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Barletta esiste, Guia Soncini non se n’è accorta

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Barletta esiste.

Barletta esiste. L’amianto, purtroppo, pure.

Nel suo articolo su Barletta, Guia Soncini racconta le diciotto ore di «paura e delirio» trascorse in città dopo l’annullamento del concerto di Jovanotti.

La città conosce il problema da molto prima del concerto annullato di Jovanotti. L’area dell’ex cartiera era già stata interessata da interventi di bonifica.

Anzi, Barletta ha probabilmente più difetti di quanti Soncini sia riuscita a scoprirne nelle sue diciotto ore di paura e delirio.

Però no: Foggia non è New York e le Maldive rispetto a Barletta.

Mi dispiace per Foggia. Foggia è Foggia.

Barletta è Barletta.

E non perché noi barlettani siamo particolarmente bravi a vendercela. Se lo fossimo, probabilmente avremmo meno bisogno di articoli come questo per ricordarci cosa abbiamo.

Ma c’è un problema: se davvero si cerca su Google «cose da fare a Barletta», qualcosa esce.

Escono il Castello, il Colosso, Palazzo della Marra, la Pinacoteca De Nittis, la Cattedrale, il centro storico.

E allora forse il problema non è che a Barletta non ci sia niente da fare.

Forse sono cose che non interessano a Guia Soncini.

Ed è perfettamente legittimo.

Barletta è stata uno dei porti d’imbarco verso la Terrasanta, ha conosciuto la presenza di ordini religioso-cavallereschi, conserva il gigantesco Colosso bronzeo tardoantico e un castello monumentale legato anche alla storia federiciana.

È la città di Giuseppe De Nittis.

Guia Soncini è stata nella città di De Nittis e non sapeva cosa fare.

Che sfiga.

Sulla Disfida, invece, ha ragione: il combattimento si svolse nel territorio di Trani. È una cosa che sappiamo anche noi. Non abbiamo mai sostenuto che Ettore Fieramosca e i suoi compagni si siano affrontati davanti al Comune aspettando che si liberasse un parcheggio.

Si chiama Disfida di Barletta perché la vicenda nacque qui, dove si trovavano i protagonisti e dove avvenne il banchetto che portò alla celebre provocazione.

Federico II, invece, a Barletta ci veniva.

E sorprendentemente vi trovava qualcosa da fare. Per esempio, a Barletta ha annunciato la Sesta Crociata.

Diciotto ore, due strade e una città intera


A rileggere l’articolo, però, più che Barletta a colpirmi è la poca curiosità con cui Soncini sembra averla attraversata.

Sceglie una suite a pochi minuti a piedi dalla stazione. Arriva in treno, percorre sostanzialmente il tragitto necessario per raggiungerla, incontra un automobilista che la insulta e quell’uomo diventa immediatamente un campione rappresentativo dell’«accoglienza della città».

Poi cerca un bar nella piazza della stazione.

È chiuso.

Ne cerca un altro dall’altra parte della piazza.

Chiuso pure quello.

Conclusione: «Solo in un luogo che non esiste alle sei di pomeriggio i bar sono tutti chiusi».

No, Guia.

Erano chiusi quei due bar.

È leggermente diverso.

Peraltro era lunedì 17 agosto, dopo un Ferragosto caduto di sabato e una domenica immediatamente successiva. Non è esattamente inconcepibile che qualche commerciante avesse approfittato di quei giorni, con molti barlettani fuori città, per concedersi qualche giorno di ferie.

Sarebbe bastato svoltare l’angolo.

L’impresa più difficile: non trovare un bar a Barletta


Perché qui arriviamo al risultato più straordinario delle diciotto ore di Soncini.

Non trovare un bar aperto a Barletta.

Barletta è la città dei bar.

Il centro, soprattutto la sera, è pieno di persone che affollano le strade, i locali, american bar e pub. Talmente pieno che uno dei problemi di cui dovremmo discutere seriamente è semmai l’opposto: una socialità giovanile fortemente concentrata nella movida e nel consumo di alcol, mentre droga e spaccio costituiscono una presenza tutt’altro che immaginaria. Negli ultimi anni la città ha conosciuto anche fatti di cronaca molto gravi.

Quindi no: i bar non mancano.

Soncini è riuscita semplicemente a non trovarli.

Ed è un talento.

Racconta anche di avere il telefono ormai scarico e di non riuscire a ricaricarlo.

Qualche giorno fa ero in un bar di Barletta. Un cliente ha chiesto al barista se potesse collegare il telefono a una presa.

«Certo».

Fine dell’avventura.

Forse ogni tanto parlare con le persone aiuta.

Executive, suite e altre necessità


C’è poi una frase meravigliosa.

Soncini cerca un posto Executive sul Frecciarossa e lo trova pieno:

«Ogni volta che la Executive è piena mi faccio molte domande su come facciano gli italiani a fare la vita che fanno con gli stipendi italiani».

È una domanda interessante.

Ma l’Executive del Frecciarossa 1000 ha dieci posti.

Dieci.

Dieci persone.

Può tranquillizzarsi: la rivoluzione sociale non è ancora avvenuta e lei è ancora una privilegiata.

E qui comincio anche a capire meglio i 212 euro e cinquanta del Palazzo Garibaldi.

Una suite che normalmente può avere prezzi molto inferiori, prenotata nella notte di uno dei maggiori eventi dell’estate barlettana, con migliaia di persone attese in città.

Duecentododici euro restano, a mio parere, una follia.

Ma non è esattamente sorprendente che domanda eccezionale e offerta limitata facciano esplodere i prezzi.

È uno degli effetti peggiori dei grandi eventi.

Barlettani che non hanno voglia di lavorare


C’è invece una battuta che mi diverte meno.

«I barlettani voglia di lavorare quanta i bolognesi».

No.

A Barletta manca il lavoro molto più di quanto manchi la voglia di lavorare.

È stata una città di contadini, marinai, pescatori, artigiani e operai. Una città nella quale ancora oggi c’è chi, quando arriva settembre e i turni glielo permettono, la mattina va a fare la vendemmia per aggiungere qualche soldo allo stipendio.

Il problema è un’offerta lavorativa troppo spesso precaria, povera e malpagata.

E quando una città offre poche prospettive, i giovani non smettono di avere voglia di lavorare.

Se ne vanno.

Sui taxi: colpevoli


Qui nessuna arringa difensiva.

Barletta ha pochi taxi, un trasporto pubblico migliorabile e quella dipendenza dall’automobile tipica di molte città medie meridionali. Prendiamo la macchina anche per percorsi brevi, intasiamo le strade e poi ci lamentiamo del traffico.

È un problema vero.

Il tassista senza POS che pretende i contanti e trattiene la valigia finché non li vede, invece, è un personaggio talmente perfetto che non proverò neanche a sottrarlo alla letteratura sonciniana.

Soncini dovrebbe semmai ritenersi fortunata.

Di personaggi barlettani ne abbiamo molti altri.

E alcuni sono decisamente peggio.

Quanto all’albergo in campagna, anche lì bisogna riconoscere la portata della sfortuna: finire fuori città proprio nella sera in cui moltissime camere cittadine erano state prenotate per un concerto poi annullato, e quindi risultavano occupate sulla carta anche quando i clienti non sarebbero arrivati.

In compenso le hanno trovato una birra alla spina.

In un albergo in campagna.

Che culo.

I barlettani, i romagnoli e gli stronzi


Soncini sostiene che la Romagna sia «uno dei posti più brutti del mondo» e paragona il suo mare al risciacquo dei panni sporchi.

Poi spiega che il problema di Barletta sarebbero i barlettani scortesi.

Non aggiungerei altro.

Il problema dell’Avvelenata


Guia Soncini dirige una rubrica che si chiama L’Avvelenata.

Il nome, bisogna riconoscerlo, è onesto.

E leggendo le sue diciotto ore barlettane viene quasi da pensare che possieda un talento particolare nell’attirare disastri: l’amianto cancella il concerto, il B&B evapora, il telefono muore, i bar chiudono, il taxi è uno solo, il tassista non ha il POS, l’albergo sembra l’Overlook e infine persino il letto si apre in due durante la notte.

A un certo punto non sai più se stai leggendo un reportage o Fantozzi contro tutti.

Perché quasi tutto ciò che Soncini incontra viene interpretato nella maniera peggiore possibile.

Un automobilista maleducato diventa l’accoglienza di Barletta.

Un tassista diventa la voglia di lavorare dei barlettani.

Un B&B diventa l’ospitalità cittadina.Due bar chiusi diventano una città senza bar.Una ricerca su Google diventa una città senza cose da fare.

Diciotto ore dovrebbero descrivere Barletta. Solo che non sono diciotto ore trascorse a conoscere una città: sono diciotto ore trascorse cercando una stanza, un taxi, una presa elettrica e infine una via di fuga. Barletta era fuori dalla finestra e neanche l’ha vista.

Guia Soncini e la fatica di girare l’angolo


Forse il problema, allora, non è soltanto L’Avvelenata.

Forse il problema, allora, non è soltanto L’Avvelenata. È che per raccontare una città bisognerebbe almeno provare a scoprirla. E dalle diciotto ore raccontate da Soncini non sembra che Barletta abbia avuto questa fortuna.

Non è un delitto. La comodità piace a tutti, soprattutto quando possiamo permettercela. Ma se per tornare a Bologna contempli soltanto l’Executive del Frecciarossa, quella con una manciata di poltrone; se per una notte prenoti una suite a pochi minuti dalla stazione anche quando costa 212 euro e cinquanta; se cerchi un bar in piazza, ne trovi due chiusi e stabilisci che a Barletta i bar non esistono; se attraversi due strade, un automobilista ti dà del camion e hai già raccolto materiale sufficiente per descrivere l’accoglienza di sessantamila abitanti, forse Barletta non è la città ideale per te.

Richiede uno sforzo terribile.

Bisogna camminare.

Magari girare l’angolo.

Qualche volta persino parlare con qualcuno.

E questo spiega forse anche perché Soncini sia riuscita nell’impresa di passare due volte da queste parti — entrambe per Jovanotti — senza accorgersi che nella città in cui «non c’è niente da fare» ci sono il Castello, il Colosso, la Cattedrale, Palazzo della Marra e De Nittis.

Forse Jovanotti non dovrebbe tornare a Barletta


Forse dovremmo davvero chiedere a Jovanotti di non tornare.

Non per qualcosa contro di lui. Ma i grandi eventi hanno già un difetto evidente: concentrano migliaia di persone in una città in una sola giornata, saturano la ricettività e consentono a una camera che normalmente costa molto meno di arrivare a 212 euro e cinquanta. Se poi portano anche visitatori che arrivano esclusivamente per il concerto e, saltato quello, considerano tutto ciò che li circonda un fastidioso inconveniente geografico, possiamo tranquillamente farne a meno.

Barletta avrebbe bisogno di meno turismo mordi e fuggi e di più persone curiose.

Perché Barletta esiste anche quando Jovanotti non canta.

E per una eventuale terza visita avrei comunque trovato la soluzione perfetta per Guia Soncini.

La Star Clipper.

Un grande veliero da crociera che proprio nel 2026 ha cominciato a fare scalo nel porto di Barletta.

È perfetto per lei.

Niente B&B da raggiungere a piedi. Niente disperate esplorazioni oltre i confini della piazza della stazione. Niente necessità di cercare una presa elettrica in un bar. E soprattutto nessun rischio di scoprire che una delle pochissime poltrone Executive del Frecciarossa è già occupata da qualcun altro.

La nave arriva praticamente davanti al Castello.

A quel punto, però, resta un ultimo ostacolo.

Bisogna scendere.

#Barletta

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Una capitale per due


La vacanza di quest’anno ha avuto come destinazione Parigi. Per me era la seconda volta nella Ville Lumiére, per Claudia la prima. La prima volta che l’ho visitata, ero piccolo (avevo forse 11 anni) e quest’anno è stato un po’ come riscoprirla, anche perché, fatto salvo per la Tour Eiffel, ho pochi ricordi di quella giornata a Parigi (eravamo in Francia principalmente per Disneyland Paris e Parigi era una tappa collaterale).

I monumenti


In primis, voglio parlare dei monumenti. Che sono, a tutti gli effetti, il motivo principale per cui si va a Parigi. La città è grande, ma i monumenti maggiori sono tutti nello spazio di qualche chilometro. Raggiungerli a piedi è piuttosto facile (faticoso, ma facile), ma è quasi un peccato non sfruttare il sistema di trasporto pubblico della capitale francese.

Le sacre cœur


La basilica del Sacro Cuore (basilique du Sacré-Cœur) è uno dei simboli di Parigi. Arroccata sulla collina di Montmartre, spicca sulla città e dal suo sagrato si può godere di una bella vista dei tetti e dei palazzi più alti. La scalinata per raggiungerla è piuttosto ripida e quasi tutta al sole, ma volendo c’è una comodissima (e gettonatissima, vista la fila) funicolare per raggiungere la sommità.

Torre Eiffel

La torre Eiffel
La tour Eiffel tra i palazzi

La torre Eiffel (tour Eiffel) è il simbolo di Parigi per eccellenza, un po’ per la sua struttura particolare, un po’ per i suoi 127 anni di storia, un po’ perché si staglia nel bel mezzo del nulla. Chi frequenta i social avrà quasi sicuramente visto le centinaia di video tutti uguali che mostrano la torre Eiffel che appare da dietro i palazzi mentre si è in treno. Ecco, quella vista va benissimo per i video, un po’ meno per la vita reale: è visibile solo se si è seduti perché da in piedi la sommità della torre è nascosta dalla carrozza, la si vede per qualche secondo prima che sparisca di nuovo e non si ha il tempo per ammirarla davvero. Per vederla al meglio consiglio di prendere la metro di scendere alla fermata Trocadero. Quando si esce dalla metropolitana, la torre è nascosta da palazzo Chaillot (Palais de Chaillot), ma basta fare qualche passo per vederla stagliarsi in tutto il suo splendore e avere il tempo per ammirarla con calma.
Se da lontano è grande, da sotto è immensa ed è indescrivibile la sensazione di sentirsi piccola tra le sue gambe.

L’abbiamo vista anche illuminata, da lontano, ma l’effetto migliore lo dà di giorno, secondo me.

Arco di Trionfo


L'Arco di Trionfo

Insieme alla torre Eiffel, l’Arco di Trionfo (Arc de Triomphe) è uno dei simboli di Parigi. Di fatto non è molto più che un arco monumentale, posto alla fine dell’avenue des Champs-Élysées e sta su una direttrice immaginaria che collega l’Arco di Trionfo del Carrousel, l’obelisco di Luxor di Place de la Concorde, l’Arco di Trionfo e l’Arco de La Défense.

L’obelisco di Luxor


L’obelisco di Luxor è stato donato alla Francia nel 1830 e da allora si trova a Place de la Concorde, poco fuori dal giardino delle Tuileries. Si staglia nel mezzo del nulla ed è a mio parere un po’ lasciato a sé stesso: se sai cos’è lo ammiri, se non lo sai è solo un obelisco in una città da 2 milioni da abitanti. Peccato.

Notre Dame

Facciata di Notre Dame
Navata principale di Notre Dame
Una finestra finemente decorata fa da sfondo alla statua di un guerriero

La cattedrale di Notre-Dame è nota a tutti, prima per il romanzo di Victor Hugo, poi per i numerosi adattamenti più o meno fedeli (tra cui quello della Disney, molto poco fedele) e nel 2019 per il grave incendio che ha distrutto la guglia principale della chiesa. Nel frattempo è stata ricostruita e la chiesa è tornata al suo aspetto che tutti conosciamo. Ma se l’esterno è monumentale, l’interno è incredibile, minuziosamente decorato e con tanta luce che penetra dalle finestre colorate (sono un po’ di parte perché adoro l’arte gotica, ma la bellezza delle finestre è innegabile).

La Sainte Chapelle

Interno della Sainte Chapelle con finestre finemente decorate
Rosone colorato della Sainte Chapelle
Soffitto e vetrate colorate della Sainte Chapelle

La Sainte-Chapelle è un monumento che mi sento di definire minore, perso un po’ tra tutto quello che Parigi ha da offrire. Però è un piccolo (molto piccolo) gioiellino che vale la pena visitare.

La reggia di Versailles


L'esterno della reggia di Versailles

Anche la reggia di Versailles è molto nota, sebbene non sia a Parigi ma a Versailles (chi l’avrebbe mai detto?). Però devo dire di essere stato molto deluso dalla visita. Innanzitutto la gestione della cosa è piuttosto scarsa, con centinaia di persone lasciate al sole senza un briciolo d’ombra (due ombrelloni non deturpano certo il paesaggio), ma all’interno ho trovato un ambiente molto spoglio e poco valorizzato. Tolta la sala degli specchi e la sala delle battaglie, le altre stanze avevano poche didascalie e quelle che c’erano erano molto confusionarie e non si capiva a cosa si riferivano. La cosa più imbarazzante, però, è stata trovare un’opera di arte moderna (una sottospecie di tetramino) in una stanza.

Il Panthéon

Il pendolo di Foucault
La statua di Voltaire davanti a un sarcofago in legno
Il sarcofago ligneo di Rousseau
Le tombe di Pierre e Marie Curie

Al Panthéon non ci saremmo dovuto andare, ma dopo aver scoperto che conteneva il celebre pendolo di Foucault è diventato tappa obbligata. E da tappa improvvisata si è trasformato in una tappa molto interessante: innanzitutto è una chiesa sconsacrata da anni che ora funge da museo, ma, soprattutto, contiene le tombe di francesi illustri che sono stati sepolti lì o ci sono stati traslati. Quella che doveva essere una visita di qualche minuto al pendolo di Foucault si è trasformata nella visita di un’ora e mezza alle tombe di Voltaire, Rousseau, Braille, Pierre e Marie Curie, Hugo e Zola.

I musei


Parigi dal’800 è stata centro dell’arte mondiale e i suoi due musei più famosi non sono da perdere.

Museo del Louvre

La piramide di ferro fuori dal Louvre
La nike di Samotracia, una statua a cui mancano braccia e testa

Dipinto del Caravaggio che ritrae un'indovina che legge la mano a un giovane
Dipinto del Caravaggio che ritrae un uomo in armatura nera

Dipinto del Caravaggio che ritrae la Madonna morta
Dipinto "La zattera della Medusa" di Gericault, in cui molti uomini sopravvissuti a un naufragio chiedono aiuto da una zattera
Statua di Amore e Psyche, in cui un maschio alato sta baciando una ragazza sdraiata

Famosissimo per la sua piramide di vetro, il museo del Louvre contiene dei manufatti artistici che tutti abbiamo visto sui nostri libri di scuola. Ma vederli dal vivo è tutta un’altra cosa: innanzitutto perché sulla pagina la dimensione reale è quasi impossibile da rendere, ma soprattutto per l’estasi nel vedere delle opere così importanti.

Oltre all’arcinoto ritratto della Gioconda (che è piccolo, ci sono una coda di quasi un’ora per vederla da vicino per 20 secondi e dei paraventi per impedire di fermarsi al lato della coda per fare le foto), io e Claudia siamo stati estasiati da tre quadri del Caravaggio (un po’ per il campanilismo di vedere le opere di un tuo concittadino e un po’ perché è uno degli artisti più importanti a cavallo tra il ‘500 e il ‘600) la Nike di Samotracia (bellissima), La libertà che guida il popolo e il mio quadro preferito in assoluto: La zattera della Medusa che sapevo fosse grosso, ma vederlo dal vivo è gigantesco.

Museo d’Orsay

Interno del Museo d'Orsay
Orologio del Museo d'Orsay

Dipinto impressionista della cattedrale di Rouen
Dipinto della camera al manicomio di Arles di Van Gogh
Autoritratto di Van Gogh
Dipinto "La notte stellata" di Van Gogh

Dipinto "Le ballerine" di Degas
Dipinto "L'assenzio" di Degas
Dipinto "Il circo" di Georges Seurat

Dipinto "Femmine sulla spiaggia" di Gauguin
La "Porta dell'Inferno" scolpita da Rodin

Il museo d’Orsay è immancabile per la sua collezione di opere dei pittori impressionisti (anche quelle viste sui libri di scuola) e di statue. Anche se è famoso per essere ospitato in una vecchia stazione (la struttura mantiene ancora in tutto e per tutto quella configurazione aperta) vedere dal vivo tutte quelle opere è incredibile e mozzafiato. Anche Claudia, che di solito i musei li vede alla velocità della luce, si è persa tra le sale, andando avanti e indietro, cercando, riguardando, fermandosi, osservando… È proprio un bel museo. Poi noi abbiamo avuto un po’ di sfiga perché è mancata la luce per quasi una mezz’ora, ma ce lo siamo goduti comunque.

L’Opera Garnier

Il teatro dell'Opera Garnier
Soffitto e candelabro del teatro: la cupola centrale è decorata da un dipinto di Magritte

Costume di scena per Parsifal: un'armatura con delle ali variopinte
Costumi di scena per Platée: due rane antropomorfe in abiti umani
Un salone da ballo

L’Opéra Garnier è strana perché non è un classico palazzo del teatro. Cioè, lo è e il teatro c’è, ma rispetto alla struttura, il teatro in sé è molto piccolo. Tutto intorno ci sono delle sale grandissime e spettacolari, da togliere il fiato. Una delle cose che mi è piaciuta di più è stata l’esposizione dei costumi di scena delle varie opere che negli anni sono state rappresentate.

Trasporti


Parigi è forse una delle città dove i trasporti funzionano meglio (da turista). Oltre a un’eccellente linea di treni metropolitani praticamente capillare, ci sono tantissime linee di autobus che si intersecano più volte e tantissimi chilometri di piste ciclabili. È davvero incredibile come una capitale così grande si sia rivoluzionata nel trasporto passeggeri.

Cibo


Parliamo del cibo. Premesso che i prezzi non sono per nulla popolari (ma è pur sempre una capitale), per la maggior parte devo dire che i francesi non sono così male a cucinare come ce li presentano i nostri stereotipi cisalpini. Sì, hanno sempre la pasta come contorno, ma se è cotta e condita si può considerare un piatto unico e non è nemmeno troppo male. L’unica cosa negativa è che hanno davvero tanta carne in menu e i menu sono anche piuttosto ripetitivi (o siamo solo stati poco capaci di cercare ristoranti che non fossero apposta per turisti, però sembravano ben frequentati anche dai francesi che fanno aperitivo fino alle 9, ma a che ora cenano?).

Le persone


Veniamo al punto più strano. Sempre partendo dai nostri stereotipi cisalpini, ci aspettavamo una città ostile, specie con la lingua. Invece sono stati tutti gentilissimi e alla mano. Sia Claudia che io abbiamo studiato francese per qualche anno (Claudia 5 anni alle superiori, io 3 anni alle medie e nell’ultimo anno di lavoro ho fatto un ripassone), ma non possiamo certo dirci fluenti. Commettevamo molti errori, capivamo con difficoltà (parlano molto veloce i francesi e a mezza bocca), ma tutti ci venivano incontro, ripetendo lentamente e usando anche gesti ampi. Ci siamo sentiti molto accolti ed è una bella sensazione quando si è turisti in una città straniera.

Nota negativa ai turisti, francesi e non, che non sanno minimamente come comportarsi nei musei: gente che tocca le opere, gente che fa salire i figli o i nipoti sulle mura storiche del Louvre… Ecco, ho imprecato parecchio. Poi al museo d’Orsay non mi sono trattenuto e ho sgridato due turisti che stavano toccando insistentemente una statua. Non mi pento di nulla.
#Blog #viaggi

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Treno Intercity 510 con E401.015 in transito a Cecina – 03/04/2026


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TP-Link Archer NX500-Outdoor: il nuovo router 5G per portare Internet veloce anche all’aperto


TP-Link Archer NX500-Outdoor amplia la gamma di router 5G del produttore con una soluzione progettata per offrire connettività veloce e affidabile anche negli ambienti esterni
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TP-Link amplia la propria gamma di router 5G da esterno con Archer NX500-Outdoor. Si tratta di una nuova soluzione progettata per garantire una connettività affidabile e ad alte prestazioni anche negli ambienti outdoor. Evoluzione della precedente analoga proposta, il nuovo modello introduce anche la distribuzione del segnale Wi-Fi 6, consentendo di estendere la copertura wireless, oltre a fornire una connessione stabile all'interno dell'abitazione.

Connessione 5G e Wi-Fi 6 per gli spazi esterni


La crescente diffusione di sistemi di videosorveglianza, smart home e dispositivi IoT rende sempre più importante poter contare su una connessione stabile anche negli spazi esterni. Nelle aree non raggiunte dalla fibra FTTH, la rete mobile rappresenta oggi un'alternativa sempre più valida; grazie all'evoluzione delle reti 5G, è infatti possibile raggiungere velocità molto elevate e un livello di affidabilità adatto anche alle applicazioni più esigenti.
TP-Link Archer NX500-Outdoor è un router 5G progettato per essere installato all’esterno degli edificiTP-Link Archer NX500-Outdoor è un router 5G progettato per essere installato all’esterno degli edifici
In molti contesti, però, i router 5G installati all'interno degli edifici non riescono a sfruttare appieno il potenziale della rete mobile, poiché il segnale viene attenuato da muri e altri ostacoli. Allo stesso tempo, la copertura Wi-Fi tradizionale fatica spesso a raggiungere in modo efficace aree esterne come giardini, cortili, parcheggi o spazi industriali.

Per rispondere a queste esigenze, TP-Link ha sviluppato Archer NX500-Outdoor, un router 5G con slot per SIM progettato per essere installato all’esterno degli edifici, dove il segnale mobile ha una qualità di ricezione superiore, e distribuirlo tramite Wi-Fi 6 sia nelle aree outdoor sia all'interno dell'edificio.

Grazie al supporto della connettività 5G, il dispositivo raggiunge velocità di download fino a 4,67 Gbps, offrendo tutta la banda necessaria per streaming ad alta definizione, video call, gaming online e trasferimenti di file di grandi dimensioni. Il supporto al Wi-Fi 6 Dual Band AX3000, con velocità fino a 2402 Mbps sulla banda 5 GHz e 574 Mbps sulla banda 2,4 GHz, assicura inoltre connessioni stabili anche in presenza di numerosi dispositivi collegati contemporaneamente.

La possibilità di distribuire il segnale Wi-Fi anche negli ambienti esterni rappresenta uno dei principali elementi distintivi del nuovo modello, rendendolo ideale per connettere telecamere IP, luci e sensori smart, impianti di irrigazione, robot tagliaerba ma anche per creare postazioni di lavoro o svago all'aperto, senza la necessità di ricorrere a ulteriori punti di accesso Wi-Fi. La gestione della rete è infine affidata all'App Tether, che consente di configurare il router, monitorare i dispositivi connessi e gestire il traffico dati direttamente dal proprio smartphone.

E-commerce ad agosto: gli italiani continuano a comprare
L’e-commerce non va in vacanza: anche ad agosto gli italiani continuano a fare acquisti online. Ecco come cambiano le abitudini di shopping durante l’estate
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Affidabilità in ogni ambiente


Posizionando il router all'esterno è possibile intercettare un segnale mobile più forte, riducendo le attenuazioni causate da muri e ostacoli e assicurando una connessione più stabile anche nelle aree con copertura limitata. Il supporto per il montaggio su palo, parete o finestra permette di individuare facilmente il punto di installazione più favorevole, mentre la certificazione IP66, l'operatività da -30 °C a +60 °C e la protezione contro fulmini e scariche elettrostatiche garantiscono affidabilità anche nelle condizioni ambientali più impegnative. A completare la dotazione, la porta PoE da 2,5 Gbps consente di trasportare alimentazione e dati attraverso un unico cavo Ethernet, semplificando le operazioni di installazione.

Disponibilità e prezzi


Archer NX500-Outdoor è acquistabile presso lo Showroom ufficiale di TP-Link e sul Brand Store di Amazon al prezzo di 299 euro.

Consigliato da Techpertutti

Router TPLink Archer NX500-Outdoor


Il nuovo router outdoor integra connettività 5G, Wi-Fi 6 e supporto EasyMesh per offrire una copertura stabile e ad alte prestazioni sia negli spazi esterni sia all'interno dell'abitazione

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E-commerce ad agosto, lo shopping online non va in vacanza: cosa comprano gli italiani


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Per molto tempo agosto è stato considerato un mese sospeso, quasi estraneo alle normali dinamiche economiche e commerciali, soprattutto in Italia. Oggi, però, questa immagine rispecchia sempre meno il modo in cui le persone vivono, si informano e acquistano. Le ferie continuano a modificare le abitudini quotidiane, ma non interrompono i bisogni, gli interessi e le decisioni di consumo. Lo shopping online, in particolare, non segue più necessariamente il calendario lavorativo tradizionale: resta accessibile in ogni momento e accompagna le persone anche durante gli spostamenti, nei luoghi di villeggiatura e nei momenti di maggiore libertà.

I dati raccolti da Trovaprezzi.it mostrano con chiarezza che agosto non è affatto il mese con il minor numero di ricerche dell’anno. Nell’agosto 2025 la piattaforma ha registrato oltre 18,5 milioni di ricerche, un volume superiore a quello registrato sia ad aprile che a settembre. Ciò significa che, persino nel mese simbolicamente associato alla pausa estiva, si effettuano in media quasi 600 mila ricerche al giorno. Non siamo di fronte a un picco paragonabile a quelli generati da periodi promozionali particolarmente intensi o dall’avvicinarsi del Natale, ma neppure a una scomparsa o a un crollo della domanda.

Gli italiani parlano con l’AI: come cambia il rapporto con la tecnologia
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, trasformando il modo di lavorare, informarsi e comunicare
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Ad agosto non cambia tanto la propensione all’acquisto, quanto il contesto in cui nasce la ricerca. Durante il resto dell’anno molti percorsi di acquisto sono inseriti all’interno di routine consolidate, mentre in estate diventano più frammentati, mobili e legati alle circostanze del momento. La ricerca può riguardare qualcosa dimenticato prima della partenza, un prodotto necessario per affrontare il caldo, un acquisto destinato al viaggio o al tempo libero, ma anche un’esigenza improvvisa e difficilmente rinviabile.

Si acquista tecnologia anche in vacanza


Non è un caso che le dieci categorie più cercate su Trovaprezzi ad agosto siano rimaste le stesse nel 2024 e nel 2025, pur con qualche variazione nell’ordine. Tra queste troviamo Integratori e Vitamine, Prodotti Salute, Farmaci da Banco, Prodotti per il Viso e Prodotti per il Corpo. Non mancano Cellulari e Smartphone, Frigoriferi e Congelatori, Condizionatori e Deumidificatori, Sneakers e Scarpe Sportive, Lavatrici e Asciugatrici. È una classifica interessante perché descrive uno shopping estivo molto più articolato; accanto ai prodotti stagionali e a quelli dedicati al benessere compaiono beni tecnologici ed elettrodomestici, spesso associati a necessità concrete. La continuità delle categorie maggiormente ricercate suggerisce inoltre che non si tratti di comportamenti puramente episodici, ma di una domanda che tende a ripresentarsi con caratteristiche riconoscibili.

Lo smartphone: il mezzo preferito per lo shopping


Il vero elemento distintivo dello shopping online estivo è il ruolo dei dispositivi mobili, e in particolare dello smartphone. Ad agosto 2025 il 77,9% delle ricerche effettuate su Trovaprezzi.it proveniva da dispositivi mobili, per un totale di oltre 14,4 milioni di ricerche. Il desktop ha rappresentato il 20,7%, mentre il tablet si è fermato all’1,4%. Lo smartphone si conferma così il principale strumento di accesso all’e-commerce: viene utilizzato sotto l’ombrellone, durante un viaggio, in una casa di villeggiatura o semplicemente in un momento libero. Si tratta di percorsi meno lineari rispetto a quelli che avvengono davanti a un computer, ma non per questo meno rilevanti né più lontani dalla decisione di acquisto.

DJI Mic Mini 2S: 28 ore e IA per il rumore
DJI Mic Mini 2S introduce la registrazione interna fino a 28 ore e una nuova cancellazione del rumore basata sull’IA avanzata, per audio più pulito in ogni situazione
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Per i retailer e i brand, questo scenario suggerisce una conclusione chiara. Considerare agosto un mese nel quale ridurre automaticamente la presenza e gli investimenti significa rischiare di lasciare scoperto un pubblico che continua a cercare, confrontare e valutare acquisti. Naturalmente non è sufficiente replicare le strategie utilizzate durante il resto dell’anno. Occorre adattare messaggi, assortimento e servizi alle caratteristiche specifiche del periodo, osservando attentamente l’andamento delle singole categorie e le motivazioni che guidano la domanda. La disponibilità immediata dei prodotti, la trasparenza sui tempi di consegna, la possibilità di indicare facilmente un indirizzo diverso da quello abituale o di scegliere un punto di ritiro possono diventare elementi decisivi.

La scelta consapevole dei prodotti


Mantenere una presenza efficace ad agosto significa anche garantire un’esperienza realmente pensata per lo smartphone, il cui utilizzo cresce ulteriormente rispetto alla navigazione tramite PC durante le settimane agostane. Pagine lente, informazioni poco leggibili e procedure di acquisto complesse rischiano di interrompere percorsi che nascono spesso in condizioni di attenzione limitata. Il consumatore estivo vuole capire rapidamente se il prodotto è disponibile, qual è il prezzo finale, quando verrà consegnato e quali alternative sono disponibili. La comparazione assume quindi un ruolo ancora più importante, perché consente di orientarsi in poco tempo e di prendere decisioni consapevoli anche in un contesto meno abituale.

L'e-commerce non va in vacanza


L’e-commerce ad agosto non va in vacanza perché non vanno in vacanza le esigenze delle persone. Cambiano i ritmi, i luoghi e le priorità, ma l’interesse resta vivo. La sfida per chi vende online non è convincere i consumatori a continuare a valutare acquisti: i dati dimostrano che già lo fanno. La vera sfida è farsi trovare nel momento in cui nasce un bisogno, offrendo un’esperienza semplice, veloce e coerente con un pubblico sempre più mobile.

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pink floyd @ olympiahalle – münchen, 12 oct. 1973

Pink Floyd
1973-10-12
Olympiahalle München, Olympia Park, München, Deutschland
_________________________________________

Tracks:

01 – Obscured By Clouds
02 – When You’re In
03 – Set The Controls For The Heart Of The Sun
04 – Careful With That Axe, Eugene
05 – Echoes
06 – Speak To Me
07 – Breathe
08 – On The Run
09 – Time
10 – Breathe Reprise
11 – The Great Gig In The Sky
12 – Money
13 – Us And Them
14 – Any Colour You Like
15 – Brain Damage
16 – Eclipse
17 – One Of These Days
_________________________________________

Members:
David Gilmour – Guitar, Vocals
Nick Mason – Drums
Roger Waters – Bass, Vocals
Richard Wright – Keyboards, Vocals
Billie Barnum – Backing Vocals
Venetta Fields – Backing Vocals
Clydie King – Backing Vocals
Dick Parry – Saxophones
#BillieBarnum #ClydieKing #DavidGilmour #DickParry #live #liveMusic #München #music #musicA #musicaDalVivo #NickMason #OlympiaPark #OlympiahalleMünchen #PinkFloyd #PinkFloydLive #RichardWright #RogerWaters #VenettaFields

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dip 064, ovviamente a questa cosa non credo


ovviamente a questa cosa non credo ma penso che un po’ tutti ci si stia pensando in questi anni di distruzione dell’ecosistema (per cui: in quale campagna mai ci si potrà ritirare?). e di destre e tecnopoteri che disintegrano il passato recente e già il futuro. e di annientamento dei diritti civili, politici, sociali. e di furti digitali, controllo, schedature di massa, omicidi politici, droni, genocidio.

#dip #dip064 #dip064

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persepolis / iannis xenakis


youtu.be/rkGwlb6sONg?is=6S6yI4…
#IannisXenakis #Persepolis

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HONOR Pad X9 Max: display da 13 pollici e batteria da 10.100 mAh per l'intrattenimento portatile


HONOR Pad X9 Max inaugura una nuova esperienza di intrattenimento portatile con un ampio display da 13 pollici e una batteria da 10.100 mAh. Ecco caratteristiche e novità del nuovo tablet HONOR
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Honor ha presentato Pad X9 Max, un tablet elegante e potente con ampio display, progettato per offrire una visione immersiva, prestazioni che durano per tutta la giornata e strumenti evoluti per la produttività. Con un peso di 618 g e un profilo ultrasottile di 6,72 mm, Pad X9 Max combina un display da 13 pollici, con una capiente batteria da 10.100 mAh, il tutto racchiuso in un design raffinato e portatile.

Un grande display racchiuso in un design raffinato e portatile


Al centro del Pad X9 Max si trova il Max Display da 13 pollici, con risoluzione 2,5K e frequenza di aggiornamento di 120 Hz, progettato per garantire nitidezza, ampiezza e fluidità durante la fruizione di contenuti di intrattenimento. Con una risoluzione di 2500 × 1560 pixel, una densità di 228 PPI e il supporto fino a 1,07 miliardi di colori, il display riproduce ogni contenuto con ricchezza di dettagli e profondità.
Il formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampiaIl formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampia
La luminosità massima raggiunge i 700 nit (dati Honor), assicurando una visione confortevole anche in ambienti ben illuminati, mentre la frequenza di aggiornamento di 120 Hz garantisce fluidità nello scorrimento e nella riproduzione di contenuti. Il formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampia rispetto ai tablet di dimensioni inferiori, creando un’esperienza visiva più aperta e coinvolgente senza compromettere la portabilità.

Questa esperienza visiva è racchiusa in un dispositivo progettato secondo il principio per cui un buon design deve eliminare il superfluo e valorizzare ciò che conta davvero. Il telaio interamente in metallo del Pad X9 Max è realizzato a partire da un unico blocco di lega di alluminio ed è caratterizzata da un pannello posteriore uniforme, una raffinata finitura sabbiata e angoli delicatamente arrotondati, che conferiscono al dispositivo un aspetto armonioso e strutturato. Con uno spessore di 6,72 mm e un peso di 618 g, il tablet offre una netta sensazione di comfort.

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Intrattenimento, produttività e prestazioni


Per supportare le attività quotidiane di intrattenimento, lavoro e studio, il Pad X9 Max combina funzionalità reattive per il multitasking con un’ampia capacità di archiviazione. La tecnologia RAM Turbo assegna in modo intelligente le risorse di archiviazione per ampliare la RAM effettiva, offrendo un’esperienza di memoria equivalente a 18 GB, composta da 6 GB di RAM e 12 GB virtuali, insieme a 256 GB di memoria interna. La memoria può essere ulteriormente ampliata tramite microSD fino a 2 TB, offrendo agli utenti più spazio per raccolte multimediali, documenti e file creativi.
Honor Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAhHonor Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAh
Un tablet con un display così ampio necessita di un’autonomia all’altezza. Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAh, che supporta fino a 16 ore di riproduzione video continua, 13 ore di lettura di documenti, 12 ore di scrittura di appunti con Notes e fino a 73 ore di riproduzione musicale (dati Honor). Per chi lascia il tablet in standby tra una sessione e l’altra, il dispositivo può rimanere inattivo fino a 90 giorni con una sola ricarica. Quando è necessario ricaricarlo, la tecnologia SuperCharge da 45 W contribuisce a ridurre i tempi di attesa.

Prestazioni audiovisive IMAX Enhanced


Pad X9 Max supporta l’esperienza IMAX Enhanced, portando su un dispositivo portatile un intrattenimento ancora più cinematografico. L’esperienza si sviluppa attorno a quattro elementi fondamentali: qualità delle immagini, suono immersivo, formato ampliato e contenuti esclusivi.
Honor Pad X9 Max ha ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio WirelessHonor Pad X9 Max ha ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless
Per quanto riguarda l’audio, il tablet è dotato di un sistema quad-speaker supportato dagli algoritmi audio proprietari di HONOR e consente un incremento del volume fino al 200%, per una scena sonora più potente. Pad X9 Max ha inoltre ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless, mentre l’elaborazione audio DTS aggiunge profondità spaziale sia durante l’ascolto tramite gli altoparlanti sia con le cuffie. I contenuti IMAX Enhanced sono disponibili attraverso le piattaforme di streaming supportate, tra cui Disney+.

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Connettività fluida tra dispositivi


Pad X9 Max è progettato per funzionare perfettamente con dispositivi e piattaforme differenti. Honor Connect consente il trasferimento di file tra dispositivi di marchi diversi basati su iOS, HarmonyOS, Android, Windows e macOS.

Prezzo e disponibilità


HONOR Pad X9 Max è disponibile nella colorazione Gray. Sarà disponibile in due configurazioni di memoria. La versione da 4 + 128 GB è proposta al prezzo di 399,90 euro, mentre la versione da 6 + 256 GB è disponibile al prezzo di 499,90 euro. Entrambe le configurazioni includono in bundle una tastiera e, acquistando su HONOR.com, è possibile usufruire di un coupon sconto di 50 euro.

Consigliato da Techpertutti

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Caro vita, così cambia l’estate degli italiani: più staycation e tempo in famiglia secondo Temu


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Con il costo della vita che continua a incidere sui bilanci familiari, sempre più italiani stanno ripensando al modo in cui trascorrere le vacanze estive. Piuttosto che rinunciare del tutto al tempo libero, molte famiglie scelgono soggiorni più brevi, restano vicino a casa e trovano nuovi modi per valorizzare i fine settimana e i momenti di qualità insieme. Secondo l'Osservatorio Turismo Estate 2025 di Confcommercio (Fonte: Confcommercio, Osservatorio Turismo Estate 2025), il 91% degli italiani avrebbe deciso di trascorrere le vacanze estive in Italia, confermando la solidità del turismo domestico e il crescente interesse per esperienze di viaggio di prossimità.

Il trend è confermato anche dall'Osservatorio Nazionale Vacanze Estate 2025 di Federconsumatori, secondo cui solo il 43,2% degli italiani sarà in vacanza quest'anno e tra coloro che sono partiti e stanno per partire, il 54% ha previsto di ridurre la durata della vacanza a un periodo compreso tra tre e cinque giorni. Inoltre, l'82% degli intervistati resterà in Italia, indicando tra le principali motivazioni l'aumento dei costi di viaggio.

Alla luce di questi numeri, sempre più consumatori cercano soluzioni convenienti per godersi il tempo libero e i trend di acquisto su Temu mostrano un crescente interesse per prodotti che permettono di ricreare l'atmosfera delle vacanze direttamente a casa: dagli spazi dedicati ai pranzi all'aperto e all'intrattenimento per tutta la famiglia, fino ad angoli di relax in giardino.

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Ricreare l'atmosfera delle vacanze senza lasciare casa


Per molte famiglie, durante l'estate, giardini, balconi e terrazze diventano un'estensione della casa. Tra i prodotti più richiesti su Temu figurano gazebo, accessori per barbecue, borse termiche, coperte da picnic e tavoli da campeggio pieghevoli, ideali per creare spazi accoglienti dove trascorrere pranzi in famiglia e piacevoli serate all'aperto. Anche l'intrattenimento domestico si sposta all'esterno; Temu registra, infatti, un crescente interesse per prodotti che permettono di ricreare l'esperienza del cinema a casa, come mini proiettori portatili, schermi per proiezione, macchine per popcorn e illuminazione da esterno, offrendo alle famiglie la possibilità di organizzare serate cinema sotto le stelle senza sostenere i costi di una serata fuori.
I consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relaxI consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relax
Anche i genitori sono alla ricerca di soluzioni accessibili per intrattenere i bambini durante le vacanze scolastiche. Su Temu riscuotono particolare successo prodotti come piscine gonfiabili, tappeti gioco con spruzzi d'acqua, giochi da esterno e tende da gioco per bambini, che consentono alle famiglie di trascorrere tempo di qualità insieme mantenendo sotto controllo le spese dedicate allo svago. I consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relax. Amache, sedie sospese, ventilatori portatili e lanterne decorative contribuiscono a creare ambienti accoglienti, offrendo molti dei comfort tipici di una tradizionale vacanza estiva.

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Il rapporto qualità-prezzo


La crescente popolarità delle staycation riflette una più ampia tendenza verso consumi sempre più orientati al rapporto qualità-prezzo. I dati emersi suggeriscono che i consumatori danno sempre più priorità ad acquisti in grado di migliorare la vita quotidiana, ottimizzando al tempo stesso il budget familiare. Mentre le pressioni economiche continuano a influenzare le abitudini di spesa, le staycation stanno diventando molto più di una semplice soluzione per risparmiare. Per molte famiglie italiane rappresentano l'opportunità di rallentare i ritmi, trascorrere più tempo insieme e riscoprire il piacere delle cose semplici. Dalle cene in giardino alle serate cinema sotto le stelle, dai giochi all'aperto ai momenti di relax sul balcone, i consumatori dimostrano che per vivere un'estate memorabile non è necessario allontanarsi da casa.


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ambièntáli 20260617: zona ignota


la parola ambientáli può legittimamente vedersi anticipato l’accento: ambièntali, autoesortazione del registrante affinché centri/colga cronotopicamente i cittadini, o i concittadini, e/o i loro ambienti (in)naturali.
#ambientali #audio #mp3 #PiazzaVittorio

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Inceneritore a Pantano d’Arci, perchè no


Realizzare a Pantano d’Arci uno dei due inceneritori previsti dal Piano dei Rifiuti della nostra Regione è una scelta opportuna?

Alle criticità che questi impianti, anche quelli più moderni, presentano ovunque, vale a dire le ricadute di sostanze nocive sul territorio circostante, si aggiungono altri fattori preoccupanti specifici per l’area in questione. Abbiamo già indicati quelli […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/08/20/ince…

#eruzioneLavica #Etna #inceneritori #PantanoDArci #RegioneSiciliana #RifiutiZero #siccità #termovalorizzatori #zonaIndustriale

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15/8/2011 – 15/8/2026, quindici anni senza gm


gammm.org/wp-content/uploads/2…
#GiulianoMesa #nun

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agony / alfred schnittke. 1974/1981

Alfred Schnittke (1934-1998): Suite da concerto dalle musiche per il film Agony di Elem Klimov (1974/1981) — Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin diretta da Frank Strobel —

I. Eileitung
II. Walzer
III. Tango
IV. Finale
#Agony #AlfredSchnittke #ElemKlimov #FrankStrobel #music #musicA #musicaContemporanea #RundfunkSinfonieorchester #RundfunkSinfonieorchesterBerlin #suite

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untitled / differx, qualche tempo fa


giù il cappello, ragazzi, questa è Prosa in prosa

ticedizioni.com/products/prosa…
#differx #post2026 #prosaInProsa

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chiara portesine e un nuovo gruppo di lettura – in programma a settembre


Dopo aver sperimentato il format con alcune volontarie ed ex pazienti, a settembre Chiara Portesine curerà un gruppo di lettura nel reparto di senologia dell’ospedale Santa Chiara di Pisa: la sfida è quella di non portare in ospedale dei libri qualsiasi ma romanzi, diari e racconti che affrontino direttamente il tema del tumore femminile, per cercare in quelle pagine uno specchio, una denuncia e un punto di rottura. Leggeremo i testi di Annie Ernaux, Audre Lorde, Sigrid Nunez e altre autrici, commentando insieme le differenze e le continuità nel raccontare il percorso oncologico. Per non dimenticarci che la letteratura può sempre offrire uno spazio costruttivo e ricostruttivo del trauma. E che esiste un’alternativa (letteraria e politica) a una comunicazione che schiaccia il tumore tra la rimozione e il sentimentalismo della pietà.

Chi fosse interessato può scrivere all’AOPI (Associazione Oncologica Pisana, aopipierotrivella@gmail.com).
#lettura #letture #oncologia #senologia #SigridNunez #tumori

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Handala: lo spionaggio iraniano del MOIS che si finge amico dei giornalisti su WhatsApp


Il Dipartimento di Giustizia USA conferma: dietro il collettivo hacktivista Handala opera il Ministero dell'Intelligence iraniano. Shin Bet lancia l'allarme su una campagna di phishing mirata ai giornalisti israeliani su WhatsApp e Telegram, con furto di credenziali e compromissione dei dispositivi mobili.
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Da due anni si spacciava per movimento hacktivista filo-palestinese. Il Dipartimento di Giustizia americano ha invece confermato ciò che gli analisti sospettavano da tempo: dietro il collettivo “Handala” opera il Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS), e il suo bersaglio attuale sono i giornalisti israeliani, contattati su WhatsApp e Telegram con la stessa cura con cui si costruisce una fonte, per rubare loro le credenziali e, in alcuni casi, l’intero telefono.

Lo Shin Bet e l’Autorità nazionale per la cybersicurezza israeliana hanno diffuso il 16 agosto 2026 un avviso congiunto, raro per esplicitezza, in cui si afferma che “gli operativi dell’intelligence iraniana stanno tentando di raccogliere informazioni sensibili su sviluppi politici e di sicurezza, ottenere accesso a fonti giornalistiche, materiali di lavoro e corrispondenza”. Non è un’allerta generica: arriva dopo mesi di segnalazioni da parte di redazioni come Haaretz, i cui cronisti sono stati impersonati per avvicinare colleghi e contatti.

Chi è davvero Handala


Il nome richiama la celebre vignetta del fumettista palestinese Naji al-Ali, e per due anni il brand “Handala Hack Team” ha coltivato un’immagine da collettivo hacktivista indipendente, rivendicando data breach e defacement contro obiettivi israeliani sui propri canali Telegram. È la stessa tattica di copertura vista in altri cluster iraniani — un layer “civile” che permette a Teheran di condurre operazioni offensive negando plausibilmente il coinvolgimento statale, mentre online si costruisce consenso e narrativa a supporto della causa filo-palestinese.

A marzo 2026 il Dipartimento di Giustizia USA ha reso pubblica un’incriminazione che collega individui operanti sotto l’ombrello Handala al MOIS, inquadrando le loro attività in un più ampio programma di “operazioni psicologiche cyber-abilitate” — disinformazione, intimidazione e raccolta di intelligence combinate nello stesso apparato. Lo stesso ecosistema di attori legati a Teheran è stato osservato a marzo colpire con un wiper l’azienda Stryker e violare la casella di posta personale del direttore dell’FBI, segno di un’operatività che spazia dal sabotaggio industriale allo spionaggio mirato su singole persone.

Come funziona l’avvicinamento


La campagna descritta da Shin Bet non punta a exploit zero-day, ma a ingegneria sociale paziente e su misura, costruita specificamente attorno al mestiere del giornalista. Gli operatori contattano il bersaglio fingendosi conoscenti, colleghi o addirittura firme note — tra i nomi usati come esca, secondo le ricostruzioni giornalistiche, anche quello del noto reporter Barak Ravid — con proposte di collaborazione, richieste di intervista o l’offerta di materiale esclusivo su sviluppi politici e militari, l’esca perfetta per chi vive di scoop.

Da lì si dipartono tre vettori distinti, spesso combinati nella stessa conversazione:

  • Link a pagine di login contraffatte che imitano Google, per catturare credenziali dell’account principale e, con esso, l’accesso a mail, contatti e cronologia dei documenti condivisi;
  • Link a Google Drive falsificati che rimandano a documenti “esclusivi” ma in realtà instradano verso pagine di raccolta credenziali identiche a quelle originali;
  • File malevoli inviati come allegati — presunti dossier, registrazioni o documenti di interesse — che una volta aperti concedono accesso completo al dispositivo mobile, inclusi messaggistica, microfono e geolocalizzazione.

L’obiettivo dichiarato dalle autorità israeliane non è solo la singola casella di posta: è la ricostruzione della rete di fonti del giornalista, l’accesso a materiali di lavoro non ancora pubblicati e, in prospettiva, la possibilità di alimentare operazioni di influenza usando conversazioni sottratte, come già avvenuto in altri episodi in cui gruppi legati a Teheran hanno pubblicato messaggi privati rubati per screditare bersagli israeliani.

Perché conta per chi si occupa di difesa


Il caso Handala è un promemoria scomodo per chi lavora in redazioni, ONG e uffici stampa che trattano materiale sensibile su Medio Oriente: l’anello debole non è quasi mai l’infrastruttura tecnica, ma la fiducia interpersonale che il mestiere stesso richiede di concedere a sconosciuti. Un attaccante di livello statale che parla la lingua del settore — propone uno scoop, cita eventi reali, imita lo stile di un collega — supera in un colpo solo gran parte delle difese tecniche standard, perché la vittima interagisce volontariamente con il contenuto malevolo.

Per i team di sicurezza che proteggono realtà editoriali o organizzazioni esposte, le raccomandazioni diffuse da Shin Bet restano il primo presidio praticabile:

  • Verificare l’identità di chi propone collaborazioni o interviste tramite un canale separato da quello di primo contatto, prima di aprire qualunque link o allegato;
  • Non inserire mai credenziali dopo aver seguito un link ricevuto in chat, per quanto il mittente sembri legittimo — meglio digitare manualmente l’indirizzo del servizio;
  • Attivare l’autenticazione a due fattori tramite app authenticator (non SMS) su tutti gli account di posta e cloud storage;
  • Impostare indirizzi di recupero account separati e monitorati;
  • Segmentare i dispositivi usati per il lavoro giornalistico da quelli personali, quando possibile, e mantenere aggiornati i sistemi operativi mobili.

Handala dimostra ancora una volta come i confini tra hacktivismo, spionaggio statale e guerra dell’informazione si siano ormai dissolti: lo stesso gruppo che rivendica breach “per la causa” su Telegram può, il giorno dopo, star raccogliendo materiale per un dossier destinato ai servizi. Per i difensori, l’unica postura sensata è trattare ogni contatto non sollecitato — anche il più credibile — come potenzialmente ostile.

Indicatori e riferimenti

Attore: Handala (Handala Hack Team) — collegato al MOIS iraniano
Vettori: WhatsApp, Telegram
TTP: impersonificazione di giornalisti/contatti noti, phishing credenziali Google,
     Google Drive link contraffatti, allegati malevoli per compromissione mobile
Target: giornalisti e figure pubbliche israeliane (es. redazioni come Haaretz)
Incriminazione USA: marzo 2026 (Dipartimento di Giustizia, MOIS)
Allerta ufficiale: Shin Bet + National Cyber Directorate, 16 agosto 2026
Canale di segnalazione IL: hotline 119 (National Cyber Directorate)
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Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere? Guida ai nuovi smartphone per ogni esigenza


Galaxy Z Fold o Galaxy Z Flip? Una guida per capire quale nuovo pieghevole Samsung scegliere in base alle proprie esigenze, dall’uso quotidiano alla produttività
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Quando si sceglie un nuovo smartphone, è naturale consultare recensioni, confrontare modelli e guardare video comparativi alla ricerca del dispositivo “migliore”. Le classifiche possono essere utili, ma non rispondono alla domanda più importante: qual è lo smartphone più adatto a me? La risposta dipende da esigenze personali, come il modo in cui si preferisce lavorare, creare contenuti e restare connessi durante la giornata.

Perché scegliere un Galaxy Z Flip o un Galaxy Z Fold?


Il miglior pieghevole non è lo stesso per tutti. È proprio per questo che Samsung offre tre diversi design pieghevoli con la nuova serie Galaxy Z. Che si cerchi un dispositivo per lavorare in mobilità, uno schermo più ampio per leggere, guardare contenuti e giocare oppure uno smartphone compatto da portare sempre con sé, la nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenza.
La nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenzaLa nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenza
Forte di otto generazioni di esperienza nel settore dei dispositivi pieghevoli, Samsung conosce a fondo ciò che gli utenti cercano di più nei dispositivi pieghevoli. La nuova serie Galaxy Z è il risultato di questa esperienza: ogni dispositivo offre prestazioni elevate negli ambiti più importanti per gli utenti, dai display alla durabilità, dalla portabilità alle performance.

Quale Samsung Galaxy Z scegliere?


La nuova serie Galaxy Z comprende tre smartphone pieghevoli progettati per esigenze differenti: il compatto Galaxy Z Flip8, il nuovissimo Galaxy Z Fold8 e il potente Galaxy Z Fold8 Ultra. La scelta del modello più adatto dipende, in definitiva, da ciò che ci si aspetta dalla propria esperienza smartphone e dal modo in cui il dispositivo si inserisce nella vita quotidiana.
Samsung Galaxy Z Flip 8Samsung Galaxy Z Flip 8
Scegli Galaxy Z Flip8 se desideri:

  • il dispositivo della serie Galaxy Z più sottile e leggero di sempre;
  • uno smartphone ideale per esprimere la propria creatività e realizzare selfie di alta qualità;
  • svolgere rapidamente le attività quotidiane senza aprire il dispositivo.


Samsung Galaxy Z Fold 8Samsung Galaxy Z Fold 8
Scegli Galaxy Z Fold8 se cerchi:

  • un ampio display pieghevole pensato per lavorare, leggere, guardare contenuti e utilizzare più app contemporaneamente;
  • un’esperienza visiva immersiva per guardare contenuti, leggere e giocare;
  • il Galaxy Z Fold più leggero mai realizzato da Samsung


Samsung Galaxy Z Fold 8 UltraSamsung Galaxy Z Fold 8 Ultra
Scegli Galaxy Z Fold8 Ultra se per te sono prioritari:

  • il massimo dell’esperienza Galaxy, con tutte le funzionalità della gamma Ultra;
  • un display pieghevole da 8 pollici progettato per il multitasking;
  • prestazioni flagship per produttività e creatività;
  • il sistema di fotocamere più evoluto della serie Galaxy Z

Tutti i modelli della serie Galaxy Z condividono la stessa attenzione per resistenza, qualità costruttiva e innovazione. Le più recenti funzionalità di Galaxy AI e un software ottimizzato per ogni form factor offrono un’esperienza d’uso personalizzata, adattata alle caratteristiche di ciascun dispositivo.

Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8: tutte le novità
Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Non esiste uno smartphone migliore in assoluto, ma quello più adatto al proprio modo di vivere, lavorare e creare. Per questo Samsung continua ad ampliare il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli, offrendo soluzioni pensate per esigenze, abitudini e stili di vita differenti. Dal Galaxy Z TriFold presentato all’inizio dell’anno alla nuova serie Galaxy Z, Samsung continua a evolvere il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli per rispondere a una vasta gamma di esigenze e stili di vita.


Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8 ufficiali: i nuovi pieghevoli AI che cambiano il modo di lavorare e divertirsi


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Samsung ha annunciato ieri la nuova serie Galaxy Z, con il debutto di Galaxy Z Fold8 in un innovativo form factor. Quest'ultimo, in particolare, porta gli standard Ultra di Galaxy nel mondo dei pieghevoli, offrendo il massimo della produttività e della creazione di contenuti grazie a uno spazio di lavoro più ampio. Frutto di sette generazioni di innovazione nei dispositivi pieghevoli e di una profonda conoscenza delle esigenze dei consumatori, la nuova serie Galaxy Z offre una scelta più ampia che mai, con tre esperienze distinte progettate per rispondere a esigenze diverse.
Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8 aprono un nuovo capitolo nel mondo dei dispositivi pieghevoliSamsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8 aprono un nuovo capitolo nel mondo dei dispositivi pieghevoli
Galaxy AI è stata ottimizzata per ciascuno di questi form factor; il multitasking è ancora più semplice sugli ampi schermi di Galaxy Fold8 e Galaxy Fold8 Ultra, mentre la FlexWindow progettata per l’AI di Flip8 mantiene informazioni rilevanti e scorciatoie sempre a portata di mano.

Galaxy Z Fold8: una nuova esperienza Galaxy Fold


Galaxy Z Fold8 introduce un formato progettato per passare con facilità dalle interazioni rapide sul display esterno a esperienze di visione, lettura e gioco più coinvolgenti sullo schermo principale. Grazie al formato Fold più leggero di sempre, a proporzioni del display intuitive e a prestazioni di lunga durata, questo modello rende ancora più semplice vivere al meglio i contenuti. Il device è stato progettato per adattarsi al modo in cui le persone utilizzano lo smartphone durante la giornata: con un peso di soli 201 grammi, è il Galaxy Z Fold più leggero di sempre e abbina la piattaforma Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy a una batteria da 4.800 mAh, offrendo prestazioni elevate e un'autonomia pensata per un utilizzo prolungato.
Il display esterno ha un formato di 10:16, mentre aperto lo schermo interno diventa di 4:3Il display esterno ha un formato di 10:16, mentre aperto lo schermo interno diventa di 4:3
Il display esterno in formato 10:16 garantisce un'esperienza pratica per le attività quotidiane, mentre lo schermo interno 4:3 offre una superficie più ampia e immersiva per guardare video, giocare, leggere articoli ed e-book o lavorare con più contenuti contemporaneamente, adattandosi in modo naturale alle diverse modalità d'uso. La nuova tecnologia Flex Titanium di Samsung introduce una struttura del display basata sul titanio, progettata per rendere i dispositivi pieghevoli più sottili senza comprometterne la resistenza. Grazie alla combinazione di una pellicola in lega di titanio e di una piastra in titanio migliorata, Flex Titanium contribuisce a ridurre la visibilità la piega. Galaxy Z Fold8 perfeziona anche l’esperienza di apertura del dispositivo, bilanciando meccanica della cerniera, tensione del display e forza magnetica offrendo un’apertura più fluida, leggera e naturale.
In tutta la nuova serie Galaxy Z, l’eccellenza ingegneristica del display rappresenta la base di un’esperienza pieghevole ancora più evolutaIn tutta la nuova serie Galaxy Z, l’eccellenza ingegneristica del display rappresenta la base di un’esperienza pieghevole ancora più evoluta

Esperienza fotografica versatile e intuitiva


Galaxy Z Fold8 è pensato per aiutare gli utenti a catturare e condividere gli attimi che attirano la loro attenzione. Che si tratti di un paesaggio, di una foto di gruppo o di un momento spontaneo in movimento, Galaxy Z Fold8 rende più semplice scattare, modificare e condividere foto e video nella vita di tutti i giorni.
Le due fotocamere da 50 MP del Galaxy Z Fold8 garantiscono dettagli ad alta risoluzioneLe due fotocamere da 50 MP del Galaxy Z Fold8 garantiscono dettagli ad alta risoluzione

Galaxy Z Fold8 Ultra


Ultra rappresenta il più alto livello Galaxy in termini di prestazioni, funzionalità e innovazione. Con Galaxy Z Fold8 Ultra, questo standard incontra il design pieghevole più avanzato di Samsung. Il foldable è pensato per offrire ai creator la massima libertà, dallo scatto all’editing, grazie a un sistema di fotocamere di livello Ultra e a strumenti creativi che rendono più semplice realizzare contenuti di qualità professionale con un unico dispositivo.
Z Fold8 Ultra è stato progettato per offrire ai creatori maggiore libertà, dalla ripresa al montaggioZ Fold8 Ultra è stato progettato per offrire ai creatori maggiore libertà, dalla ripresa al montaggio
Sul fronte fotografico, Galaxy Z Fold8 Ultra punta su una fotocamera principale da 200 MP con supporto HDR anche alla massima risoluzione, per immagini ancora più dettagliate e realistiche. La nuova ultra-grandangolare da 50 MP migliora la qualità di paesaggi, foto di gruppo e scatti macro, mentre la modalità Nightography aggiornata assicura foto e video più luminosi e definiti anche in condizioni di scarsa illuminazione. Per i creator, completano la dotazione la registrazione video in 8K con codec APV e la funzione Cine LUT, che permette di ottenere direttamente dallo smartphone un look cinematografico.

Caldo estivo e smartphone: i consigli di Swappie per proteggere la batteria
Le temperature elevate possono mettere a dura prova lo smartphone, causando surriscaldamento, cali di prestazioni e un deterioramento più rapido della batteria
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Potenza, batteria e raffreddamento


Galaxy Z Fold8 Ultra è progettato per offrire prestazioni elevate anche nelle attività più impegnative, dal multitasking alla creazione di contenuti con l'intelligenza artificiale. Il nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy garantisce maggiore velocità e fluidità, mentre la batteria da 5.000 mAh assicura un'autonomia sufficiente per un'intera giornata di lavoro e intrattenimento. Completano la dotazione la nuova ricarica rapida da 45 W con architettura a doppio circuito, pensata per una ricarica più efficiente, e un sistema di raffreddamento con camera in grafite più ampia, che mantiene il dispositivo stabile e reattivo anche sotto carichi di lavoro intensi.
La batteria ancora più capiente da 5.000 mAh garantisce una maggiore autonomiaLa batteria ancora più capiente da 5.000 mAh garantisce una maggiore autonomia

Galaxy Z Flip8


Galaxy Z Flip8 è progettato per coloro che desiderano uno smartphone dinamico quanto il proprio stile di vita. Pensato per interazioni rapide, espressione personale ed esperienze AI, Z Flip8 porta la potenza di Galaxy AI ancor più vicino all’uso quotidiano grazie a una FlexWindow ripensata e alla versatilità unica del formato Flip. Con un peso di appena 180 g1 e uno spessore di soli 6,1 mm, è il Galaxy Z Flip più sottile e leggero di sempre, ideato per mettere informazioni, azioni e creatività sempre a portata di mano.
La nuova FlexWindow porta app, informazioni utili e azioni direttamente sul display esternoLa nuova FlexWindow porta app, informazioni utili e azioni direttamente sul display esterno

FlexCam per selfie più espressivi


Galaxy Z Flip8 potenzia l’esperienza fotografica distintiva di Samsung sui dispositivi Flip, trasformando i momenti quotidiani in contenuti ancora più creativi grazie ad angolazioni flessibili, anteprime in tempo reale e strumenti esclusivi per Flip. Da scatti senza mani all’anteprima in tempo reale, dai video selfie sul display esterno ai caratteristici mirror selfie, Galaxy Z Flip8 consente di creare, controllare e condividere contenuti di qualità senza il bisogno di usare accessori aggiuntivi.
Dalle riprese a mani libere e dall’anteprima in tempo reale ai video selfie Flip8 aiuta a creare senza dover ricorrere ad attrezzature aggiuntiveDalle riprese a mani libere e dall’anteprima in tempo reale ai video selfie Flip8 aiuta a creare senza dover ricorrere ad attrezzature aggiuntive
Galaxy Z Flip8 migliora l'esperienza fotografica con una fotocamera da 50 MP supportata dal ProVisual Engine, che assicura selfie più dettagliati, tonalità della pelle naturali e un effetto bokeh più realistico. La Modalità Flex permette di scattare foto e registrare video a mani libere da diverse angolazioni, mentre il Camcorder Grip e lo stabilizzatore con funzione Blocco orizzontale garantiscono riprese più fluide anche in movimento. Completano le novità Scatto personalizzato, per sfruttare al meglio la FlexWindow nei selfie, e Vista specchio, che trasforma il display esterno in uno specchio per controllare rapidamente il proprio look.

Disponibilità e prezzi


Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8 sono già disponibili per il preordine. Tutti i modelli saranno disponibili in Italia nelle colorazioni Graphite e Cream; Galaxy Z Fold8 Ultra sarà inoltre disponibile nella variante Violet Shadow e in quella Green Shadow, quest’ultima esclusiva online; Galaxy Z Fold8 nella colorazione Lavender e in quella esclusiva online Pistachio; e Galaxy Z Flip8 nella variante Pink e Mint, quest’ultima esclusiva online.

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Galaxy Z Fold8 sarà acquistabile nelle seguenti configurazioni:

  • da 12GB + 256GB ad un prezzo di 2.099 euro;
  • da 12GB + 512GB ad un prezzo di 2.299 euro;
  • da 16GB + 1TB ad un prezzo di 2.699 euro.

Galaxy Z Flip8 sarà acquistabile nelle seguenti configurazioni:

  • da 12GB + 256GB ad un prezzo di 1.379 euro;
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non c’è riparo


link a un intervento dell’8 agosto: noblogo.org/differx/non-ce-rip…

se una cosa Giuliano Mesa ha schivato esplicitamente e assai accuratamente, sempre e comunque, è stata il sottobosco. me lo ripeteva direi spesso: il sottobosco di ogni città, il pacchiano in poesia, va evitato come la peste.

oggi credo sia più difficile, quasi impossibile. attualmente sembra che “poesia” proprio coincida con “sottobosco”. (a volte ascensorizzato da un editore, da un festival, da un premio letterario. e – dove arriva – coinvolge nella palta tanta parte dei già facilmente stracorrotti critici letterari italofoni).
#ControLaPoesia #diario #poesia #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline


non c'è riparo.


non c'è riparo. periodicamente il sottobosco poetico di questa o quella città ricompare, magari dopo dieci, dopo venti, dopo trent'anni, da sotto la crema di candeggina che sembrava averlo debellato. e no, resiste, ha resistito. conosceva un assessore? probabile.

adesso trepida opportunamente ascensorizzato da una scuola di scrittura, un editore, una biblioteca, un festival, un premio, un convento, una galleria d'arte, una rivista anniversaria, un'istituzione “der teritorio”, 'na scòlacarcio, un brand daa bbella vita, un elicotterificio, un'azienda suinovinicola, un atelier di moda, una sionisteria, un anagramma similfascista del pd, un palazzo, uno studiolo, uno stadiolo.

anche lui, o lei, nonostante quello che scrive, fa il suo ingresso nel culto del comunicato stappa. apre le danze e le spumantesse per l'inauguratsija dell'autosalone, omaggia un vate andato, un circolo di briscola, una sagra del bronco pisto, caca un'ode sull'ala novissima del brefotrofio gioendo in petto al sindaco che sforbicia i nastri a vanvera e via.

extra-vano sperare che il dirigente di biblioteca, il ceo d'azienda, il fascista, il litico politico, il giornalista e cose così si giovino di quei minimi elementi di criterio in grado di dare l'alt al teratologio.

il sottobosco, il muschio muffo del verso italino, non è che non può estinguersi: è, anzi, il motivo per cui la poesia, questa poesia, la sua, quella del muffo smurf, esiste e allaga.

exsultet iam angelica turba caelorum. il corrugato che pesca nella fogna scarica direttamente in scaffale, ormai dentro la “grande distribuzione”.


differx & slowforward (entropia gratis) + ko-fi (help, support!)


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Dima Defense, un tower defense open source semplice e senza fronzoli


Dima Defense è un semplice tower defense open source per Android, sviluppato in LibGDX e disponibile su F-Droid e Codeberg.
blog.lealternative.net/2026/08…

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20-23 agosto, “castelporziano. la spiaggia dei fantasmi”, a valle cascia @ ‘i fumi della fornace’


Castelporziano. La spiaggia dei fantasmi
mostra a cura del collettivo Rubber, nel contesto del
festival I fumi della fornace, 20-23 agosto 2026, Valle Cascia (MC)
congerie.org/blank-5

Castelporziano_ La spiaggia dei fantasmi_ agosto 2026_ mostra a Valle Cascia - festival I fumi della fornace
cliccare per ingrandire

Castelporziano. Ostia dei poeti
Rai radiotelevisione italiana (1980)

«Giornate di fine giugno 1979. Spiaggia di Castelporziano a Ostia. Su un palco di legno e tubi innocenti, sotto il fuoco di formidabili riflettori, la sera, la poesia, non soltanto italiana, volle darsi appuntamento. Alle spalle del palco, la luna e il mare, la musica della risacca, il caldo sciroccale. (…) C’era gran folla: sacchi a pelo, tende cerate, nudità esposte, spinelli, siringhe. (…).
A largo di Castelporziano, in quelle notti, due petroliere bruciavano: erano entrate in collisione. (…). Andrea Andermann (…) filmò quegli eventi. (…) In Castelporziano Ostia dei poeti (tale il titolo del lungometraggio) c’è, forse, il filo tenue della nostalgia?
Attorno al palco, sulla spiaggia libera, al confine della tenuta presidenziale, c’è aria di apocalissi, da ‘finis historiae’. Il giorno, col sole malato, appiccicato contro la tetra nuvolaglia, è vissuto dalla folla dei ragazzi, delle ragazze, come fosse un peso inesplicabile, una gioia maledetta. (…)
Poi, come conclusione, gli organizzatori, il Beat 72, pensarono a un evento spettacolare quanto mai, e fortuito: il crollo del palco, le tavole sconquassate, i tubi a terra. L’obiettivo di Andermann ha frugato il disastro avvenuto. Poi più nulla: il pennacchio di fumo nero, e sulla colonna audio la registrazione della voce di Moravia che la sera dei funerali di Pasolini, a Campo dei Fiori, diceva nella gola strozzata: “Abbiamo perso prima di tutto un poeta, e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo. Ne nascono tre o quattro in un secolo”»

Enzo Siciliano
#AndreaAndermann #AndreaBalietti #Beat72 #CastelPorziano #Castelporziano #collettivoRubber #EnzoSiciliano #FestivalInternazionaleDeiPoeti #foto #GloriaFalasco #IFumiDellaFornace #libri #mostra #OstiaDeiPoeti #RenatoNicolini #riviste #RobertoCapozucca #rubber

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Blog letterario: come promuovere libri e creare una comunità di lettori

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Un blog letterario può nascere per una ragione molto semplice: hai letto un libro e senti il bisogno di parlarne.

Scrivi la prima recensione, poi una seconda. Cominci a consigliare libri, raccontare autori, rispondere ai commenti. Qualcuno arriva da Google cercando proprio quel romanzo di cui avevi scritto mesi prima. Un autore ti contatta. Un lettore ti suggerisce un titolo. Una piccola casa editrice ti segnala una nuova uscita.

A quel punto il blog non è più soltanto il luogo in cui raccogliere le proprie letture.

Può diventare uno spazio di incontro tra libri, lettori, autori e realtà culturali.

I blog letterari italiani assumono forme molto diverse: alcuni sono prevalentemente dedicati alle recensioni, altri affiancano consigli di lettura, approfondimenti, percorsi tematici, interviste e attenzione agli autori emergenti. Esistono anche esperienze che si definiscono direttamente comunità letterarie. (latteebiscotti)

È proprio questa possibilità che ci interessa: capire quale ruolo possa avere oggi un blog letterario nella promozione dei libri e della lettura, e come possa trasformare un pubblico di visitatori in una vera comunità.

Cos’è un blog letterario


Possiamo definire un blog letterario come uno spazio online dedicato ai libri e alla letteratura nel quale uno o più autori pubblicano periodicamente contenuti originali.

La recensione è probabilmente il formato più immediatamente associato ai blogger letterari, ma non è l’unico.

Un blog può occuparsi di narrativa contemporanea, classici, poesia, saggistica, letteratura indipendente oppure concentrarsi su un genere specifico. Può pubblicare interviste, approfondimenti, percorsi di lettura e riflessioni critiche.

Esistono, per esempio, blog che accanto alle recensioni propongono consigli e approfondimenti su romanzi e autori, mentre altri rivendicano esplicitamente una propria linea critica e una selezione di letture fuori dal mainstream. (latteebiscotti)

È proprio questo a distinguere un vero progetto editoriale da una semplice successione di schede libro:

il blog sviluppa progressivamente una propria identità.

Il lettore non torna soltanto perché vuole informazioni su un determinato romanzo. Torna perché comincia a conoscere e riconoscere il punto di vista di chi scrive.

Il ruolo dei blog letterari nella promozione della lettura


Quando parliamo di promozione della lettura, pensiamo facilmente a biblioteche, scuole, librerie, festival e gruppi di lettura.

Ma anche un blog può svolgere questa funzione.

Ogni volta che raccontiamo un libro stiamo creando una possibile occasione di incontro tra quell’opera e qualcuno che ancora non la conosce.

E il blogger dispone di una libertà particolare: può tornare a parlare di un romanzo pubblicato vent’anni fa, recuperare un autore dimenticato, recensire il libro di una piccola casa editrice oppure costruire un intero approfondimento intorno a un tema che ritiene importante.

La promozione della lettura non coincide quindi necessariamente con la promozione commerciale di una novità editoriale.

Può significare far circolare libri, idee e discussioni.

Ed è qui che il blog letterario acquista una funzione culturale: diventa un mediatore tra l’enorme quantità di libri disponibili e il lettore che cerca qualcosa che valga la pena scoprire.

Promozione della lettura: idee, progetti e iniziative per far circolare i libri

Cosa pubblicare in un blog letterario oltre alle recensioni


Le recensioni sono importanti, ma un blog composto esclusivamente da recensioni rischia con il tempo di assomigliare a un grande catalogo.

Libro.

Recensione.

Libro.

Recensione.

Libro.

Recensione.

Una linea editoriale più varia permette invece di creare collegamenti tra opere, persone e argomenti.

Recensioni di libri


Rimangono uno dei contenuti fondamentali.

Una recensione può presentare un libro, ma soprattutto interpretarlo: analizzare temi, personaggi e stile, metterlo in relazione con altre opere e spiegare perché possa essere interessante per determinati lettori.

Recensioni libri da leggere: scopri come fare la recensione di un libro.

Interviste ad autori


L’intervista permette di spostare l’attenzione dal prodotto editoriale alla persona e alle idee che stanno dietro al libro.

E non deve necessariamente limitarsi alle classiche domande su quando sia nata la passione per la scrittura.

Un romanzo può diventare il punto di partenza per parlare di lavoro, ambiente, storia, relazioni, politica, memoria o qualsiasi altro argomento attraversato dall’opera.

Approfondimenti letterari


Un libro può essere l’inizio anziché la fine dell’articolo.

Possiamo approfondirne il contesto storico, confrontarlo con altre opere, analizzare un simbolo, un personaggio, una corrente letteraria o un problema sociale.

È uno dei modi migliori per costruire nel tempo l’identità del blog.

Percorsi di lettura


Invece di limitarsi a “10 libri da leggere”, possiamo creare un percorso.

Per esempio:

un classico → un romanzo contemporaneo → un saggio → una testimonianza → un autore emergente.

Il blogger diventa così una sorta di curatore che mette opere diverse in relazione.

Editoriali e riflessioni


Un blog letterario può anche prendere posizione.

Possiamo discutere del mercato editoriale, della libertà di espressione, della crisi delle librerie, del rapporto tra letteratura e società, dell’intelligenza artificiale nella scrittura o delle difficoltà degli autori emergenti.

Il libro rimane al centro, ma dialoga con quello che accade fuori dalle sue pagine.

Eventi e iniziative culturali


Presentazioni, festival, gruppi di lettura, incontri, iniziative delle librerie e progetti culturali possono trovare spazio sul blog.

E questa possibilità diventa ancora più interessante quando il blog non si limita a segnalare gli eventi, ma entra in relazione con chi li organizza.

Blog letterario o social? Due strumenti molto diversi


Oggi si potrebbe obiettare: perché creare o mantenere un blog quando possiamo parlare di libri su Instagram, TikTok, Facebook, YouTube o altre piattaforme?

Perché svolgono funzioni diverse.

Un social è soprattutto un canale. Un blog può diventare uno spazio editoriale.

Una pagina o un profilo social esistono all’interno di una piattaforma che non controlliamo. Le regole possono cambiare, così come gli algoritmi che decidono quanto mostrare i nostri contenuti. Un account può inoltre essere limitato o sospeso.

Con un sito su dominio proprio abbiamo invece un controllo molto maggiore sul nostro archivio, sulla struttura dei contenuti e sul rapporto tra le diverse pagine.

C’è poi una seconda differenza fondamentale.

Il social vive soprattutto nel flusso, il blog costruisce un archivio


Un contenuto social deve generalmente conquistare attenzione mentre attraversa il feed.

Il blog funziona anche in un’altra maniera.

Un articolo scritto mesi o anni prima può essere trovato attraverso un motore di ricerca, ricevere un collegamento da un nuovo articolo oppure tornare utile perché qualcuno sta cercando proprio quell’argomento.

Google stesso raccomanda una struttura logica dei siti e collegamenti interni contestuali perché aiutano utenti e motori di ricerca a trovare e comprendere le diverse pagine. (Sviluppatori Google)

Questo permette a un blog letterario di accumulare nel tempo qualcosa che il flusso social rende più difficile costruire: un archivio interconnesso di conoscenza.

Una recensione di cinque anni fa può dialogare con un articolo pubblicato oggi.

Un approfondimento può rimandare a tre recensioni.

Una recensione può portare a un’intervista.

Un percorso di lettura può recuperare dieci vecchi articoli.

Ogni nuovo contenuto può aumentare il valore di ciò che abbiamo già pubblicato.

Quindi bisogna abbandonare i social?


No.

La soluzione più interessante può essere esattamente l’opposto:

blog al centro, social intorno.

Il contenuto completo rimane sul blog. I social permettono di distribuirlo, discuterlo, raggiungere persone nuove e costruire relazioni.

Non affidiamo però l’intero patrimonio editoriale a una piattaforma esterna.

Un blog letterario deve avere una linea editoriale?


Non è obbligatorio partire con un manifesto di venti pagine. Ma prima o poi è utile chiedersi:

perché qualcuno dovrebbe leggere proprio questo blog?

“Perché amo leggere” difficilmente basta.

Migliaia di persone amano leggere.

La differenza può essere fatta dalla selezione.

Un blog potrebbe occuparsi soprattutto di piccoli editori. Un altro di fantasy. Un altro ancora di classici dimenticati, letteratura politica, poesia contemporanea, narrativa straniera o libri per ragazzi.

Oppure potrebbe essere riconoscibile non per il genere trattato, ma per il modo in cui parla dei libri.

Google raccomanda, anche dal punto di vista della ricerca, di produrre contenuti originali destinati innanzitutto alle persone e capaci di offrire analisi o informazioni che vadano oltre ciò che è ovvio, anziché creare grandi quantità di testi soltanto nella speranza di intercettare traffico. (Sviluppatori Google)

È un principio SEO, ma è anche un ottimo principio editoriale.

Recensire libri senza diventare una vetrina pubblicitaria


Questo problema diventa particolarmente evidente quando il blog comincia a crescere.

Arrivano comunicati stampa.

Richieste di recensione.

Segnalazioni.

Copie omaggio.

Proposte degli autori.

È facile che la linea editoriale venga progressivamente sostituita dall’agenda degli uffici stampa.

Ma un blog letterario indipendente non dovrebbe esistere semplicemente per riprodurre la promozione preparata da altri.

Ricevere una copia non significa dover recensire positivamente un libro. E recensire un autore emergente non significa dover rinunciare alla critica.

Alcuni blog italiani dedicano esplicitamente sezioni agli autori emergenti, ma esistono anche blogger che rivendicano apertamente la necessità di mantenere indipendenza nella selezione e nel giudizio. (Dianora Tintì)

È proprio l’indipendenza a rendere utile la recensione.

Se ogni libro è “imperdibile”, alla fine nessun consiglio significa più nulla.

Blog letterari, autori emergenti e piccoli editori


C’è però un’altra faccia della questione.

La libertà del blogger permette di guardare dove i grandi mezzi di comunicazione arrivano più difficilmente.

Gli esempi non mancano: diversi blog italiani dedicano sezioni specifiche alle opere di autori emergenti o affiancano esordienti e autopubblicati agli autori più conosciuti. (Dianora Tintì)

Questo non significa che un libro meriti attenzione semplicemente perché pubblicato da un piccolo editore o scritto da un autore sconosciuto.

La selezione rimane necessaria.

Significa però che la notorietà non deve essere il criterio con cui decidiamo cosa merita di essere letto.

Ed è forse una delle funzioni più interessanti dei blogger letterari: creare percorsi alternativi di scoperta.

Come trasformare i lettori del blog in una comunità


Avere visitatori non significa automaticamente avere una comunità.

Possiamo avere migliaia di persone che arrivano da Google, leggono una pagina e scompaiono.

Una comunità nasce quando alcune di quelle persone cominciano invece a partecipare.

Possiamo chiedere ai lettori quali libri consigliano, raccogliere proposte per un approfondimento, aprire discussioni, creare una newsletter, organizzare incontri o lanciare una lettura condivisa.

Anche un gruppo di lettura può diventare l’estensione naturale del blog.

Gruppo di lettura: cos’è, come funziona e come organizzarne uno.

A quel punto cambia anche il rapporto tra chi scrive e chi legge.

Ed è da questa circolazione che può nascere qualcosa di più grande del singolo sito.

Collaborare con altri blogger, librerie, autori e gruppi di lettura


Un blog non deve necessariamente fare tutto da solo.

Immaginiamo che un blogger pubblichi una recensione.

Una libreria potrebbe organizzare un incontro con quell’autore.

Un gruppo di lettura potrebbe scegliere il libro.

Un podcast potrebbe intervistarlo.

Un altro blogger potrebbe approfondire uno dei temi emersi.

Il primo blog potrebbe raccontare tutte queste iniziative e, contemporaneamente, gli altri partecipanti potrebbero segnalare la recensione originaria.

In questo modo ogni soggetto conserva il proprio spazio e la propria identità, ma contribuisce alla circolazione del lavoro degli altri.

È una forma di promozione molto diversa dal semplice scambio:

io condivido te se tu condividi me.


La collaborazione ha valore quando produce qualcosa che prima non esisteva: una discussione, un incontro, un approfondimento, una nuova lettura o semplicemente la scoperta reciproca tra pubblici differenti.

Progetti di promozione della lettura: 10 attività per creare una comunità di lettori.

Dal blog individuale alla rete culturale


Qui arriviamo probabilmente al passaggio più interessante.

Internet ci ha permesso di creare migliaia di piccoli spazi indipendenti.

Ma essere indipendenti non significa necessariamente essere isolati.

Un blogger può mantenere completamente la propria autonomia editoriale e contemporaneamente entrare in relazione con altri blogger, librerie, gruppi di lettura, podcast, autori e associazioni.

Anzi, proprio la presenza di tanti spazi indipendenti può diventare una forza se questi spazi riescono a comunicare tra loro.

Una recensione può essere rilanciata da una libreria.

Un evento può essere raccontato da un blog.

Un gruppo di lettura può suggerire un libro a un recensore.

Un autore può intervenire in una discussione.

Un blogger può intervistare un libraio.

Un podcast può partire da un articolo.

Non serve creare un unico grande contenitore.

Serve costruire ponti tra contenitori diversi.

Samizdat: mettere in rete blogger e altri spazi indipendenti


È anche una delle idee alla base di Samizdat.

Il progetto vuole mettere in relazione realtà diverse che si occupano di libri e cultura: blogger, lettori, gruppi di lettura, librerie indipendenti, autori, editori, podcast, canali video e altri operatori culturali.

Non chiediamo a chi partecipa di rinunciare alla propria identità editoriale.

È esattamente il contrario.

Un blog continua a pubblicare sul proprio sito. Una libreria continua a organizzare le proprie iniziative. Un podcast produce le proprie puntate. Un gruppo di lettura sceglie liberamente cosa leggere.

La rete serve a far incontrare queste esperienze, permettere loro di conoscersi, far circolare le iniziative e creare occasioni di collaborazione.

Perché una cultura realmente indipendente non ha bisogno soltanto di tante voci.

Ha bisogno che quelle voci possano trovarsi.

Entra nella rete Samizdat

Vuoi aprire un blog letterario?


Se invece stai leggendo questo articolo perché non hai ancora un blog ma vorresti crearne uno, non partire dalla tecnologia.

Prima chiediti:

Di quali libri voglio parlare?

A chi voglio parlare?

Cosa posso offrire di diverso rispetto agli altri blog?

Voglio recensire oppure anche intervistare, approfondire, discutere e creare iniziative?

Quale sarà la mia linea editoriale?

Solo dopo arrivano dominio, piattaforma, grafica e SEO.

Un blog tecnicamente perfetto ma privo di identità difficilmente costruirà una comunità. Un progetto riconoscibile, invece, può migliorare tecnicamente nel tempo.

E non è necessario aspettare di avere tutto perfetto.

Si può cominciare da un libro e da qualcosa che vale la pena dire su quelle pagine.

Il resto si costruisce articolo dopo articolo.

Conclusione


I blog letterari continuano ad avere senso proprio perché fanno qualcosa di diverso dai social network e dai grandi portali editoriali.

Possono conservare contenuti nel tempo, costruire archivi, sviluppare una linea editoriale autonoma, recuperare libri dimenticati, sostenere autori emergenti, creare approfondimenti e mettere in relazione persone diverse.

Ma la loro possibilità più interessante emerge quando smettono di essere isole.

Un blog può diventare un nodo di una comunità culturale più ampia.

E forse il futuro dei blog letterari indipendenti non dipende dalla capacità di competere individualmente con piattaforme sempre più grandi.

Potrebbe dipendere dalla capacità di trovarsi, riconoscersi e collaborare.
#Blog #libri


Gruppo di lettura: come funziona, come organizzarlo e quali libri scegliere

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Leggere è spesso un gesto solitario. Scegliamo un libro, lo apriamo e per qualche ora entriamo da soli nella storia, nelle idee e nel mondo costruito dall’autore. Ma cosa succede quando, terminata la lettura, incontriamo altre persone che hanno letto quelle stesse pagine?

Scopriamo quasi sempre che non abbiamo letto esattamente lo stesso libro.

Un personaggio che ci è sembrato insopportabile può aver affascinato un altro lettore. Una frase alla quale non abbiamo dato importanza può aver colpito profondamente qualcun altro. Un finale che consideravamo inequivocabile può generare interpretazioni completamente differenti.

È proprio da questa esperienza che nasce il gruppo di lettura: uno spazio nel quale la lettura individuale diventa confronto, discussione e scoperta collettiva.

Ma come funziona un gruppo di lettura? Come si organizza? Chi sceglie i libri? Servono delle regole? E soprattutto: come creare un gruppo di lettura capace di durare nel tempo?

In questa guida vedremo come partire da zero, come scegliere i libri e gli argomenti da affrontare, come organizzare gli incontri anche online e come entrare in relazione con biblioteche, librerie, blogger e altre comunità di lettori.

Perché un gruppo di lettura può essere qualcosa di più di un appuntamento mensile intorno a un libro: può diventare un piccolo spazio di partecipazione culturale dal basso.

Cos’è un gruppo di lettura?


Un gruppo di lettura è formato da persone che scelgono un libro, lo leggono individualmente e successivamente si incontrano per discuterne.

La lettura, quindi, rimane un’esperienza personale. È il momento successivo a diventare collettivo: ciascun partecipante porta nel gruppo la propria interpretazione, le proprie emozioni, le domande e persino le difficoltà incontrate durante la lettura.

È una caratteristica che ritroviamo anche nella definizione utilizzata dalle Biblioteche di Bologna: il libro viene letto privatamente e successivamente discusso insieme, condividendo emozioni e approfondendo alcuni temi. (Settore Biblioteche e Welfare culturale)

Non esiste, però, una formula universale.

Un gruppo può essere composto da pochi amici oppure da decine di persone. Può incontrarsi in biblioteca, in libreria, in un’associazione, in una casa privata oppure interamente online. Può leggere soltanto narrativa oppure alternare romanzi, saggi, racconti, graphic novel e poesia.

La Rete Bibliotecaria della Provincia di Como individua quattro elementi essenziali: partecipanti, una lettura condivisa, un coordinatore della discussione e un luogo d’incontro, sottolineando però che ogni gruppo sviluppa caratteristiche proprie. (Biblioteca Provincia di Como)

Ed è probabilmente questa libertà una delle caratteristiche più interessanti dei gruppi di lettura.

Gruppo di lettura, club del libro e circolo di lettura: ci sono differenze?


Le espressioni gruppo di lettura, club del libro e circolo di lettura vengono spesso utilizzate per indicare esperienze molto simili.

Possono cambiare organizzazione, dimensioni o contesto, ma l’elemento centrale rimane lo stesso: alcune persone decidono di condividere l’esperienza della lettura.

Più importante del nome, quindi, è capire quale identità vogliamo dare al gruppo.

Un circolo può essere dedicato ai classici, un club del libro alla narrativa contemporanea, un gruppo di lettura alla letteratura sociale. Altri possono cambiare completamente argomento ogni mese.

Non è necessario trovare immediatamente una formula definitiva. Anche l’identità di un gruppo può svilupparsi attraverso le letture e gli interessi dei suoi partecipanti.

Come funziona un gruppo di lettura?


Il funzionamento più semplice può essere riassunto in cinque passaggi:

  1. si sceglie un libro;
  2. ogni partecipante lo legge autonomamente;
  3. si stabilisce una data per l’incontro;
  4. il gruppo discute liberamente della lettura;
  5. si sceglie il libro successivo.

Sembra semplicissimo. E in effetti può esserlo.

La Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese descrive, per esempio, gruppi che si incontrano periodicamente – spesso una volta al mese – per discutere del libro letto, confrontando punti di vista, emozioni, difficoltà, ambientazioni e personaggi. (Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese)

La vera ricchezza comincia però durante la discussione.

Il gruppo non dovrebbe servire a stabilire chi abbia interpretato correttamente il libro. Dovrebbe fare esattamente il contrario: permettere a interpretazioni differenti di incontrarsi.

È possibile parlare dei personaggi, dello stile dell’autore, del contesto storico, delle questioni politiche e sociali sollevate dall’opera oppure partire semplicemente dalle emozioni suscitate dalla lettura.

A volte la conversazione si allontanerà persino dal libro.

Non è necessariamente un problema.

Un romanzo sulla guerra può portare a discutere di un conflitto contemporaneo. Una distopia può aprire una conversazione sul potere. Un libro autobiografico può far emergere esperienze personali.

Il libro diventa allora il punto di partenza di una conversazione molto più ampia.

Come organizzare un gruppo di lettura


Non servono necessariamente una biblioteca, un’associazione o una struttura organizzativa.

Un gruppo di lettura può nascere anche da tre o quattro persone che decidono semplicemente:

leggiamo questo libro e tra un mese ne parliamo.


Se però vogliamo trasformare quell’esperimento in un progetto destinato a continuare, conviene prendere alcune decisioni.

1. Decidere che tipo di gruppo creare


La prima domanda è molto semplice:

cosa vogliamo leggere?

Possiamo creare un gruppo generalista oppure scegliere un’identità precisa.

Per esempio:

  • narrativa contemporanea;
  • classici;
  • fantascienza;
  • letteratura sociale;
  • poesia;
  • saggistica;
  • libri di piccoli editori;
  • autori emergenti;
  • letteratura straniera;
  • libri su ambiente e natura;
  • storia;
  • femminismo;
  • filosofia;
  • politica e società.

Un’identità precisa può rendere più facile trovare persone con interessi comuni.

Ma non è obbligatoria.

Un’altra possibilità consiste nel costruire percorsi tematici temporanei: per alcuni mesi si affronta un argomento e successivamente se ne sceglie uno differente.

Vedremo più avanti perché questa soluzione può essere particolarmente interessante.

2. Trovare i primi partecipanti


Non servono venti persone.

Anzi, partire con un gruppo relativamente piccolo permette di conoscersi e sperimentare.

Possiamo cominciare coinvolgendo amici e conoscenti e successivamente aprire il gruppo attraverso:

  • biblioteche;
  • librerie indipendenti;
  • associazioni culturali;
  • blog;
  • newsletter;
  • gruppi social;
  • canali Telegram;
  • pagine dedicate ai libri;
  • università e scuole, quando il progetto lo consente.

L’obiettivo iniziale non dovrebbe essere raggiungere il maggior numero possibile di iscritti.

È molto più importante trovare alcune persone realmente interessate a partecipare.

3. Scegliere dove incontrarsi


Il luogo influenza inevitabilmente l’identità del gruppo.

Una biblioteca offre un ambiente già legato ai libri e può aiutare a intercettare nuovi lettori.

Una libreria indipendente può trasformare il gruppo in uno spazio di incontro culturale e contemporaneamente favorire la scoperta di nuovi titoli.

Un’associazione, un circolo o un centro culturale permettono invece di collegare la lettura ad altre attività.

Ma funzionano anche luoghi molto più informali: un bar tranquillo, un parco, una casa privata.

E naturalmente esiste un’altra possibilità: incontrarsi online.

4. Stabilire la frequenza degli incontri


Un incontro mensile rappresenta una soluzione molto comune, ma non esiste una frequenza obbligatoria. Diverse reti bibliotecarie italiane descrivono gruppi autonomi sia nella gestione sia nella calendarizzazione degli appuntamenti. (BinP)

La frequenza dovrebbe dipendere soprattutto dal tipo di libri scelti e dalla disponibilità dei partecipanti.

Un romanzo breve potrebbe essere letto in due settimane. Un’opera di settecento pagine potrebbe richiedere molto più tempo.

Meglio evitare di trasformare la lettura in una corsa contro il calendario.

5. Scegliere un coordinatore


Il coordinatore non dovrebbe essere il professore del gruppo.

Non deve spiegare agli altri cosa significa veramente il libro.

Il suo compito è molto più semplice e, allo stesso tempo, importante:

favorire la conversazione.

Può introdurre il libro, preparare alcune domande, dare spazio alle persone più silenziose e intervenire quando una discussione viene monopolizzata da pochi partecipanti.

Il ruolo può anche essere affidato ogni volta a una persona differente.

In questo modo il gruppo rimane realmente orizzontale.

6. Decidere come scegliere i libri


Questa decisione è più importante di quanto sembri.

La scelta del libro può essere effettuata:

  • attraverso una votazione;
  • a turno da ciascun partecipante;
  • dal coordinatore;
  • attraverso una lista preparata insieme;
  • seguendo un percorso tematico.

La scelta stessa può diventare un momento importante della vita del gruppo: desideri e gusti differenti emergono proprio quando bisogna decidere quale libro leggere insieme. (GRUPPO DI LETTURA)

Una buona soluzione consiste nel permettere a più persone di proporre un titolo spiegando brevemente perché vorrebbero leggerlo insieme agli altri.

A quel punto si vota.

Non stiamo semplicemente scegliendo un libro: stiamo decidendo quale conversazione vorremmo avere.

7. Creare uno spazio tra un incontro e l’altro


La vita del gruppo non deve necessariamente interrompersi quando termina la riunione.

Una chat, un gruppo Telegram, una mailing list o un altro spazio digitale possono servire per:

  • ricordare gli appuntamenti;
  • proporre nuovi libri;
  • condividere articoli;
  • segnalare eventi;
  • commentare brevemente la lettura;
  • organizzare il prossimo incontro.

L’importante è non trasformare questo spazio in un flusso continuo di notifiche.

Il centro deve rimanere la lettura e il confronto.

Quali sono le regole di un gruppo di lettura?


Non esiste un regolamento universale.

E forse è meglio così.

Ogni gruppo dovrebbe costruire le proprie regole attraverso l’esperienza. Tuttavia, alcune indicazioni possono rendere le discussioni più piacevoli e inclusive.

10 possibili regole per un gruppo di lettura


1. Rispettare le interpretazioni differenti.
Due persone possono leggere lo stesso libro e arrivare a conclusioni opposte.

2. Non monopolizzare la discussione.
Un gruppo funziona quando molte voci riescono a emergere.

3. Lasciare spazio anche a chi parla meno.
Non tutti hanno la stessa facilità nell’intervenire.

4. Criticare le idee, non le persone.
Il dissenso può essere una delle parti più interessanti della discussione.

5. Non cercare necessariamente un’interpretazione definitiva.
La letteratura vive anche di ambiguità.

6. Stabilire il libro con sufficiente anticipo.
Ognuno deve avere il tempo di procurarselo e leggerlo.

7. Non trasformare la lettura in un compito.
Non terminare un libro può capitare.

8. Accogliere nuovi partecipanti.
Un gruppo troppo chiuso rischia progressivamente di impoverirsi.

9. Non trasformare il coordinatore in un’autorità.
Il suo compito è facilitare, non impartire una lezione.

10. Cambiare le regole quando non funzionano più.
Il gruppo appartiene ai suoi partecipanti.

Il principio fondamentale potrebbe essere riassunto così:

non dobbiamo essere d’accordo sul libro per poter parlare insieme del libro.

Anzi, spesso sono proprio le letture che dividono maggiormente il gruppo a produrre le discussioni più interessanti.

Come condurre un gruppo di lettura


Arriva il giorno dell’incontro.

Tutti sono seduti. Il libro è sul tavolo.

E adesso?

La tentazione del coordinatore potrebbe essere preparare una lunga introduzione sull’autore, il contesto storico, il genere letterario e il significato dell’opera.

Meglio resistere.

Una domanda molto più semplice può funzionare meglio:

Che cosa ne avete pensato?


Oppure:

Qual è la cosa che vi è rimasta maggiormente dopo aver chiuso il libro?


Da lì può partire la discussione.

Preparare alcune domande


Avere qualche domanda di riserva è comunque utile.

Per esempio:

  • Quale personaggio vi ha colpito maggiormente?
  • C’è una decisione di un personaggio che non avete compreso?
  • Avreste cambiato il finale?
  • Qual è secondo voi il tema centrale?
  • Il libro vi ha fatto cambiare idea su qualcosa?
  • Avete trovato collegamenti con la realtà contemporanea?
  • Quale passaggio vorreste rileggere insieme?
  • Consigliereste il libro?

Non devono diventare un questionario.

Servono soltanto quando la conversazione rallenta.

Favorire il dissenso


Un gruppo nel quale tutti concordano continuamente può diventare poco interessante.

Se una persona dice:

questo personaggio è egoista,


e un’altra risponde:

per me è esattamente il contrario,


abbiamo trovato un punto prezioso.

Perché avete letto diversamente lo stesso comportamento?

Da qui può nascere una vera discussione letteraria.

Evitare la lezione


Un gruppo di lettura non è necessariamente un corso di letteratura.

La competenza può arricchire la conversazione, ma non dovrebbe stabilire una gerarchia tra chi “sa leggere” e chi invece sarebbe soltanto un lettore inesperto.

Ogni persona porta qualcosa che nessun altro possiede:

la propria esperienza di lettura.

La riflessione sui gruppi inclusivi insiste proprio sulla pluralità delle prospettive e sul valore dialogico della lettura condivisa. (GRUPPO DI LETTURA)

Quali libri scegliere per un gruppo di lettura?


Non tutti i libri producono lo stesso tipo di conversazione.

Questo non significa che esistano libri “giusti” e “sbagliati” per un gruppo di lettura.

Possiamo però cercare opere capaci di generare domande.

Libri che permettono interpretazioni differenti


Un romanzo nel quale tutto è perfettamente spiegato potrebbe lasciare poco spazio alla discussione.

Un personaggio moralmente ambiguo, un narratore inaffidabile, un finale aperto o un conflitto difficile da risolvere possono invece produrre interpretazioni molto differenti.

Libri che affrontano questioni sociali


Migrazioni, lavoro, libertà, discriminazioni, ambiente, guerra, disuguaglianze, tecnologia, potere.

La letteratura permette di affrontare questioni enormi partendo dalle vite dei personaggi.

Il confronto può così muoversi continuamente tra testo e realtà.

Alternare classici e contemporanei


I classici hanno un vantaggio: sono spesso facilmente reperibili e hanno accumulato nel tempo una quantità enorme di interpretazioni.

La narrativa contemporanea permette invece di confrontarsi direttamente con il presente.

Non bisogna necessariamente scegliere.

Alternare può essere molto più interessante.

Scoprire piccoli editori e autori meno conosciuti


Un gruppo di lettura può diventare anche uno strumento di scoperta.

Le classifiche e gli algoritmi tendono inevitabilmente a concentrare l’attenzione su un numero limitato di libri.

Leggere insieme significa invece poter rischiare.

Possiamo scegliere un piccolo editore, recuperare un autore dimenticato oppure scoprire un libro che difficilmente troveremmo nelle classifiche dei più venduti.

Ed è proprio qui che il gruppo può diventare anche uno strumento di promozione della lettura.

Argomenti per un gruppo di lettura: come costruire un percorso tematico


Non è necessario scegliere i libri indipendentemente gli uni dagli altri.

Un’alternativa particolarmente interessante consiste nell’individuare un tema e leggere opere differenti che permettano di esplorarlo.

Per esempio:

Libertà e censura


Romanzi, saggi e testimonianze sulla libertà di pensiero, sulla censura e sulla repressione culturale.

Lavoro e disuguaglianze


Dalla letteratura operaia ai romanzi contemporanei sulla precarietà.

Ambiente e rapporto con la natura


Romanzi ecologici, saggi, distopie climatiche e letteratura rurale.

Migrazioni e confini


Libri capaci di raccontare lo spostamento delle persone, l’identità, l’esilio e l’incontro tra culture.

Guerra e pace


Non soltanto libri di storia, ma romanzi che mostrino come i conflitti trasformano la vita quotidiana.

Scienza e libero pensiero


Biografie, saggi e romanzi dedicati alle persone che hanno messo in discussione conoscenze consolidate e autorità.

Utopie e distopie


Un percorso che può attraversare letteratura, filosofia, politica e fantascienza.

Terra e mondo contadino


Il rapporto con la terra, il cibo, il lavoro agricolo, l’abbandono delle campagne e le trasformazioni ambientali.

Il vantaggio del percorso tematico è che ogni libro continua la conversazione iniziata dal precedente.

Il gruppo comincia così a costruire una propria memoria collettiva.

Come organizzare un gruppo di lettura online


La distanza geografica non impedisce di leggere insieme.

Un gruppo di lettura online può funzionare con la stessa struttura di quello tradizionale:

libro → lettura individuale → incontro → discussione.

Cambia semplicemente il luogo dell’incontro.

Servono essenzialmente:

  • una piattaforma per le videochiamate;
  • uno spazio per le comunicazioni;
  • un calendario condiviso;
  • un sistema semplice per scegliere i libri.

Gli strumenti digitali possono inoltre mantenere viva la conversazione tra un incontro e l’altro e permettere la partecipazione di persone che abitano in città o regioni differenti. (GRUPPO DI LETTURA)

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti.

Un gruppo dedicato alla letteratura ecologica, per esempio, non deve necessariamente cercare dieci persone interessate allo stesso argomento nel proprio quartiere.

Potrebbe mettere insieme lettori di Barletta, Milano, Palermo e Torino.

La comunità nasce dall’interesse condiviso, non dalla vicinanza geografica.

Gruppo di lettura in biblioteca o in libreria


Biblioteche e librerie indipendenti possono avere un ruolo fondamentale.

Le biblioteche ospitano già numerose esperienze di lettura condivisa in Italia. In alcuni territori esistono persino reti che mettono in comunicazione gruppi differenti e consentono loro di presentare attività, letture ed eventi. (BinP)

Una biblioteca può:

  • mettere a disposizione uno spazio;
  • aiutare a reperire i libri;
  • far conoscere il gruppo agli utenti;
  • proporre bibliografie;
  • organizzare incontri con autori;
  • collegare il gruppo ad altre iniziative culturali.

Anche una libreria indipendente può diventare il punto di riferimento di una comunità.

Può ospitare gli incontri, suggerire titoli meno conosciuti, mettere in contatto lettori e autori e contribuire alla costruzione di percorsi tematici.

Il rapporto può essere vantaggioso per tutti: il gruppo scopre nuovi libri e la libreria consolida il proprio ruolo di presidio culturale sul territorio.

Un gruppo di lettura può collaborare con altre realtà culturali?


Certamente.

E forse questa è una delle possibilità ancora più interessanti.

Immaginiamo che un gruppo scelga un romanzo pubblicato da un piccolo editore.

Un blog letterario potrebbe pubblicarne una recensione.

Una libreria indipendente potrebbe organizzare una presentazione.

Un podcast potrebbe intervistare l’autore.

Un secondo gruppo di lettura, magari in un’altra città, potrebbe leggere contemporaneamente lo stesso libro.

I due gruppi potrebbero successivamente confrontarsi.

A quel punto non abbiamo più soltanto un gruppo.

Abbiamo cominciato a creare una rete culturale.

Dal gruppo di lettura alla comunità di lettori


Ed è qui che le possibilità diventano particolarmente interessanti.

I gruppi di lettura sono già, per loro natura, piccole comunità autonome.

Il passo successivo può essere mettere queste comunità in comunicazione tra loro.

Non per uniformarle.

Non per stabilire dall’alto cosa debbano leggere.

Ma per permettere la circolazione delle idee.

Un gruppo potrebbe segnalare un libro agli altri.

Una libreria potrebbe proporre un incontro.

Un blogger potrebbe condividere una recensione.

Un autore potrebbe partecipare a una discussione.

Un podcast potrebbe raccogliere le riflessioni emerse durante la lettura.

Anche una recensione può diventare uno strumento di partecipazione. Mettere per iscritto ciò che è emerso durante una lettura permette infatti alla discussione di uscire dal gruppo e raggiungere altri lettori. Se vuoi trasformare il confronto nato intorno a un libro in un contenuto da pubblicare, puoi partire dalla nostra guida su come fare la recensione di un libro, dalla struttura all’analisi della trama, dei personaggi e dello stile.

Esistono già esperienze italiane di reti dedicate ai gruppi di lettura: portali e sistemi bibliotecari consentono ai gruppi di censirsi, condividere letture, informazioni ed eventi e mettersi in relazione oltre i confini del proprio territorio. (Regione Veneto)

Questa logica può essere estesa.

Non soltanto una rete tra gruppi di lettura, ma una rete che colleghi tutti coloro che contribuiscono alla circolazione dei libri:

lettori, gruppi, biblioteche, librerie indipendenti, blogger, podcast, riviste, autori ed editori indipendenti.

La promozione della lettura smette allora di essere qualcosa che qualcuno organizza per un pubblico.

Diventa qualcosa che le persone organizzano insieme.

Partecipa a Samizdat con il tuo gruppo di lettura


È proprio da questa idea che nasce il Progetto Samizdat.

Samizdat vuole costruire una rete culturale indipendente nella quale lettori, gruppi di lettura, blogger, librerie e altre realtà possano collaborare alla scoperta e alla diffusione dei libri.

Il progetto propone periodicamente un tema comune.

Non esiste però un programma obbligatorio.

Ogni gruppo rimane completamente autonomo.

Se il tema ti interessa, puoi scegliere liberamente un libro collegato all’argomento, leggerlo con il tuo gruppo e organizzare la discussione secondo le vostre modalità.

Potete poi condividere con la rete ciò che avete realizzato:

  • una recensione;
  • alcune riflessioni;
  • una fotografia dell’incontro;
  • un articolo;
  • un video;
  • un podcast;
  • una lista di libri consigliati;
  • semplicemente il titolo che avete scelto.

L’obiettivo non è creare un gigantesco gruppo di lettura centralizzato.

È esattamente il contrario.

Vogliamo mettere in comunicazione tante realtà autonome.

Un gruppo di cinque persone può partecipare quanto una grande biblioteca. Un piccolo blog può contribuire quanto una rivista. Una libreria di quartiere può proporre un libro agli altri partecipanti.

Ognuno mette a disposizione ciò che può.

È così che immaginiamo una forma di promozione culturale dal basso.

Dai gruppi di lettura a una rete culturale


Un gruppo di lettura può essere già di per sé una piccola comunità. Ma può diventare qualcosa di ancora più interessante quando entra in relazione con altre realtà che lavorano intorno ai libri.

È uno degli obiettivi del Progetto Samizdat: mettere in contatto gruppi di lettura, lettori, blogger, librerie indipendenti, autori, podcast, canali YouTube e altre realtà culturali che vogliono contribuire alla circolazione dei libri e delle idee.

Non vogliamo costruire soltanto un elenco di aderenti. La rete Samizdat nasce per favorire collaborazioni concrete. Un gruppo di lettura può segnalare un libro; un blogger può trasformare il confronto in una recensione o in un approfondimento; una libreria può proporre un incontro; un podcast o un canale YouTube può sviluppare una discussione; realtà diverse possono decidere di lavorare insieme sul tema proposto periodicamente dalla rete.

Per facilitare questi incontri stiamo costruendo una pagina della rete Samizdat, nella quale gli aderenti potranno presentare la propria attività, indicare i propri canali e specificare per quali forme di collaborazione sono disponibili.

Il confronto tra gli aderenti continua inoltre nel gruppo Telegram di Samizdat, organizzato per temi: uno spazio in cui segnalare iniziative, proporre collaborazioni, condividere riflessioni e scoprire ciò che stanno facendo le altre realtà della rete.

La newsletter svolge invece una funzione diversa: raccoglie e rilancia periodicamente le iniziative e i contenuti più interessanti, permettendo anche a chi non partecipa quotidianamente alle discussioni di seguire ciò che nasce dalla rete.

Se gestisci un gruppo di lettura, quindi, non devi necessariamente creare qualcosa di nuovo per partecipare. Puoi portare nella rete ciò che già fai: una lettura collettiva, una discussione, una segnalazione, un incontro o un’idea da sviluppare insieme ad altri.

Vuoi partecipare con il tuo gruppo di lettura?

Se organizzi o fai parte di un gruppo di lettura e condividi lo spirito del progetto, puoi entrare nella rete Samizdat. Raccontaci chi siete, quali libri e temi vi interessano e in che modo vorreste collaborare con le altre realtà aderenti.

Hai già un gruppo di lettura?


Puoi entrare nella rete Samizdat, conoscere il tema in corso e proporre la partecipazione del tuo gruppo.

PARTECIPA A SAMIZDAT

Non hai ancora un gruppo?


Potresti crearne uno.

Non servono finanziamenti, una sede o decine di persone.

Servono un libro, qualche lettore e la voglia di parlarne.

Puoi partire anche da tre persone.

E magari, proprio attraverso Samizdat, incontrare altri gruppi, blogger, librerie e lettori con cui costruire qualcosa insieme.

SCOPRI IL PROGETTO SAMIZDAT

Domande frequenti sui gruppi di lettura


Come funzionano i gruppi di lettura?
Generalmente i partecipanti scelgono un libro, lo leggono individualmente e successivamente si incontrano per discuterne. Ogni gruppo può però stabilire autonomamente frequenza, modalità degli incontri, criteri di scelta dei libri e regole della discussione.

Come si fa a creare un gruppo di lettura?
È sufficiente trovare alcune persone interessate, scegliere insieme il primo libro e stabilire data e luogo dell’incontro. Successivamente è possibile definire una frequenza, scegliere un coordinatore e creare uno spazio digitale per organizzare gli appuntamenti.

Quante persone servono per creare un gruppo di lettura?
Non esiste un numero obbligatorio. Anche un piccolo gruppo può funzionare. È preferibile iniziare con poche persone realmente interessate piuttosto che cercare immediatamente molti partecipanti.

Quali sono le regole di un gruppo di lettura?
Ogni gruppo stabilisce le proprie. In generale è importante rispettare le opinioni differenti, evitare di monopolizzare la conversazione, permettere a tutti di intervenire e considerare il coordinatore un facilitatore della discussione, non un’autorità.

Quanto spesso si incontra un gruppo di lettura?
Molti gruppi si incontrano circa una volta al mese, ma non esiste una frequenza standard. (Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese) Il calendario può dipendere dalla lunghezza dei libri, dalle disponibilità dei partecipanti e dal tipo di attività organizzata.

Quali libri sono consigliati per un gruppo di lettura?
Sono particolarmente adatti i libri capaci di generare interpretazioni e opinioni differenti. Romanzi con personaggi complessi, opere che affrontano temi sociali, classici, saggi, graphic novel e libri di piccoli editori possono tutti diventare ottime letture condivise.

Come scegliere il libro di un gruppo di lettura?
È possibile votare tra diverse proposte, scegliere a turno oppure seguire un percorso tematico. È utile che chi propone un libro spieghi agli altri perché ritiene interessante leggerlo insieme.

Si può creare un gruppo di lettura online?
Sì. La lettura rimane individuale mentre la discussione avviene attraverso una piattaforma di videoconferenza. Una chat, un canale o una mailing list possono essere utilizzati per organizzare gli appuntamenti e mantenere i contatti tra gli incontri.

Come chiamare un gruppo di lettura?
Il nome può richiamare il territorio, il genere letterario preferito, un autore, un’opera oppure semplicemente l’identità del gruppo. Non esistono regole: è preferibile scegliere un nome breve, riconoscibile e facile da ricordare.

Leggere insieme per far circolare le idee


Un gruppo di lettura nasce da un gesto estremamente semplice: alcune persone decidono di leggere lo stesso libro.

Ma da quel gesto possono nascere conversazioni, amicizie, scoperte e collaborazioni.

Possiamo incontrare autori che non conoscevamo, piccoli editori, librerie, blogger e altri lettori. Possiamo scoprire che un gruppo a centinaia di chilometri di distanza sta discutendo degli stessi problemi che interessano noi.

E possiamo decidere di entrare in contatto.

La lettura rimane individuale.

La cultura, invece, può circolare.

Ed è forse questo il senso più profondo di un gruppo di lettura: non leggere tutti nello stesso modo, ma creare uno spazio nel quale letture differenti possano incontrarsi.

#Lettura #libri #unolibri


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Progetti di promozione della lettura: 10 attività per creare una comunità di lettori

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Promuovere la lettura non significa semplicemente convincere qualcuno a leggere di più. Significa creare occasioni in cui i libri possano essere scoperti, discussi, consigliati e messi in circolazione.

Una recensione pubblicata su un blog, un gruppo di persone che si incontra ogni mese per discutere dello stesso romanzo, una libreria che organizza una presentazione, una biblioteca che porta i libri fuori dai propri spazi o un podcast che racconta opere poco conosciute sono esperienze molto diverse. Eppure hanno qualcosa in comune: trasformano la lettura da attività individuale a esperienza condivisa.

Le iniziative per promuovere la lettura possono nascere praticamente ovunque e non richiedono necessariamente grandi finanziamenti o strutture complesse. Possono partire da un lettore, un blogger, una piccola libreria, un’associazione o un gruppo informale.

Le esperienze istituzionali mostrano, inoltre, quanto sia importante un altro elemento: fare rete. I Patti per la lettura promossi dal Centro per il libro e la lettura, per esempio, considerano la lettura un valore sociale da sostenere attraverso l’azione coordinata di soggetti pubblici e privati; anche il riconoscimento Città che legge valorizza le collaborazioni tra biblioteche, scuole, librerie e associazioni. (Centro per il Libro)

Vediamo allora quali attività si possono organizzare e, soprattutto, come trasformare tante piccole iniziative isolate in un vero progetto di promozione culturale.

Cosa significa promuovere la lettura


La promozione della lettura comprende tutte quelle attività che cercano di facilitare l’incontro tra una persona e un libro.

Non significa necessariamente promuovere un determinato titolo. L’obiettivo può essere più ampio: stimolare curiosità, favorire la scoperta di nuovi autori, creare occasioni di confronto oppure raggiungere persone che normalmente frequentano poco libri e biblioteche.

È questa dimensione sociale a rendere particolarmente interessanti i progetti di promozione della lettura.

Il libro smette di essere soltanto un oggetto acquistato e letto individualmente e diventa il punto di partenza per una conversazione.

Non a caso, le iniziative nazionali dedicate alla lettura coinvolgono soggetti molto diversi. Libriamoci, per esempio, mette in relazione scuole, lettori volontari, autori, case editrici, associazioni e numerose realtà culturali; l’edizione 2026 ha coinvolto quasi 3.000 istituti e oltre 7.500 attività. (Centro per il Libro)

Ma non occorre partire da progetti di queste dimensioni.

Si può cominciare da molto meno.

1. Creare un gruppo di lettura


Una delle iniziative più semplici è riunire alcune persone intorno allo stesso libro.

Un gruppo di lettura può nascere in una biblioteca o in una libreria, ma anche in un’associazione, in un bar, in un luogo di lavoro oppure completamente online.

Il suo valore non consiste soltanto nel convincere le persone a leggere un libro. Succede qualcosa di più interessante: ogni partecipante porta nella discussione una lettura diversa della stessa opera.

Un personaggio che qualcuno considera insopportabile può essere il preferito di un altro. Una pagina apparentemente secondaria può diventare il centro della discussione. Il contesto personale dei lettori modifica continuamente il significato attribuito al testo.

È proprio questa dimensione collettiva a rendere il gruppo uno strumento particolarmente efficace di promozione della lettura.

Gruppo di lettura: cos’è, come funziona e come organizzarne uno.

Non è necessario partire con venti partecipanti. Anche cinque o sei persone che si incontrano regolarmente possono creare una piccola comunità capace, nel tempo, di attirare nuovi lettori.

2. Organizzare incontri con autori e autrici


Le presentazioni di libri sono probabilmente una delle attività culturali più diffuse. Ma possono facilmente trasformarsi in qualcosa di prevedibile.

Per promuovere davvero la lettura può essere più interessante costruire l’incontro intorno a un argomento, anziché esclusivamente intorno al libro da vendere.

Un romanzo sul lavoro può diventare l’occasione per discutere di precarietà. Un libro ambientato in un piccolo paese può aprire una conversazione sullo spopolamento. Un saggio ambientalista può coinvolgere associazioni locali.

Il libro diventa così uno strumento per entrare nel mondo, anziché il semplice oggetto di una presentazione promozionale.

Questo approccio può aiutare anche gli autori emergenti, che difficilmente possono contare sulla notorietà del proprio nome per attirare pubblico.

Organizzare una presentazione, però, non significa semplicemente mettere un autore davanti a un pubblico: può diventare un’occasione per coinvolgere lettori e realtà diverse. Per questo abbiamo preparato una guida su come organizzare la presentazione di un libro.

3. Utilizzare recensioni e blog per far scoprire nuovi libri


Anche scrivere di un libro è un’attività di promozione della lettura.

Una buona recensione non dovrebbe limitarsi a stabilire se un’opera sia bella o brutta. Può spiegare perché valga la pena confrontarsi con quel testo, metterlo in relazione con altri libri, ricostruirne il contesto oppure partire dalle sue pagine per affrontare questioni più ampie.

In questo senso, blog letterari, riviste online e siti culturali possono funzionare come luoghi di mediazione tra libri e lettori.

È particolarmente importante quando si parla di opere che non dispongono di grandi campagne pubblicitarie. Un piccolo editore, un autore emergente o un libro pubblicato diversi anni prima possono trovare nuovi lettori proprio grazie a qualcuno che decide di tornare a parlarne.

Recensioni libri da leggere: scopri come fare la recensione di un libro.

Le recensioni hanno inoltre una caratteristica che un incontro fisico non possiede: rimangono reperibili nel tempo. Un articolo pubblicato oggi può portare qualcuno a scoprire un libro anche mesi o anni dopo.

4. Creare percorsi di lettura invece di semplici liste di libri


Le liste funzionano bene perché permettono di orientarsi velocemente:

10 libri sulla Resistenza
5 romanzi sul cambiamento climatico
8 libri per conoscere l’anarchismo.


Ma possiamo fare qualcosa di più.

Un percorso di lettura mette i libri in relazione.

Per esempio:

un romanzo → un saggio → una testimonianza → un classico → un’opera contemporanea.

Il lettore non riceve semplicemente cinque titoli, ma una possibile strada da seguire.

Una libreria può costruire questi percorsi attraverso un tavolo tematico. Una biblioteca attraverso una bibliografia. Un blogger con una serie di articoli. Un gruppo di lettura scegliendo opere collegate tra loro.

In questo modo la promozione della lettura diventa anche costruzione di senso.

5. Dare spazio ai libri che hanno meno visibilità


Promuovere soltanto i libri già presenti ovunque rischia di amplificare meccanismi che funzionano benissimo anche senza di noi.

Una delle funzioni più interessanti di librerie indipendenti, blogger, gruppi di lettura e piccole realtà culturali è invece la possibilità di portare alla luce ciò che rischia di rimanere ai margini.

Possono essere:

  • libri di piccoli editori;
  • autori emergenti;
  • opere fuori catalogo;
  • classici dimenticati;
  • traduzioni poco conosciute;
  • libri provenienti da altre culture;
  • opere difficili da classificare commercialmente.

Non significa scegliere un libro perché è sconosciuto. La qualità rimane essenziale.

Significa però non utilizzare la popolarità come principale criterio di selezione.

La promozione della lettura può diventare così anche uno strumento per difendere la bibliodiversità, permettendo a idee, generi e voci differenti di trovare il proprio spazio.

6. Portare i libri fuori dai luoghi abituali


Biblioteche e librerie rimangono presìdi fondamentali, ma la lettura può essere promossa anche dove normalmente non ci aspetteremmo di incontrarla.

Parchi, mercati, circoli, stazioni, luoghi di lavoro, festival musicali, associazioni, bar e spazi sociali possono diventare luoghi temporanei dedicati ai libri.

Si possono organizzare:

  • letture pubbliche;
  • piccoli scaffali condivisi;
  • scambi di libri;
  • presentazioni itineranti;
  • reading;
  • biblioteche temporanee;
  • incontri tematici.

La logica è semplice: invece di aspettare che siano le persone ad avvicinarsi ai luoghi tradizionalmente dedicati alla lettura, sono i libri ad andare incontro alle persone.

Anche i programmi pubblici italiani insistono sull’accessibilità: il Centro per il libro, per esempio, finanzia specificamente progetti bibliotecari destinati a rendere la lettura accessibile anche a persone con difficoltà di lettura o disabilità fisiche e sensoriali. (Centro per il Libro)

7. Utilizzare podcast, video e social senza ridurre il libro a un prodotto


La promozione della lettura oggi passa inevitabilmente anche attraverso strumenti digitali.

Un libro può diventare:

una videorecensione,
una conversazione su YouTube,
una puntata di un podcast,
un’intervista,
un post,
una newsletter,
una discussione online.

Il problema nasce quando tutta la comunicazione viene ridotta a:

compra questo libro.


Un contenuto culturale funziona diversamente quando offre qualcosa anche a chi non acquisterà immediatamente l’opera.

Un’intervista può approfondire un problema. Una videorecensione può mettere in relazione più autori. Un podcast può raccontare il contesto storico di un romanzo.

Il libro torna così a essere l’origine di una conversazione.

8. Creare iniziative tematiche


Un altro sistema efficace consiste nello scegliere periodicamente un argomento e invitare realtà differenti a interpretarlo liberamente.

Per esempio:

Terra


Una libreria prepara una selezione di libri.

Un gruppo di lettura sceglie un romanzo.

Un blogger pubblica una recensione.

Un podcast intervista un autore.

Un’associazione organizza un incontro.

Una biblioteca realizza una bibliografia.

Il vantaggio è evidente: nessuno deve fare la stessa cosa, ma tutte le iniziative diventano parti di una conversazione comune.

Anche grandi campagne nazionali utilizzano questa logica. Il Maggio dei Libri, ad esempio, invita cittadini, scuole, istituzioni e realtà culturali a realizzare autonomamente iniziative nelle forme più diverse; nel 2026 la campagna ha lavorato con una rete di 44 partner e migliaia di iniziative diffuse sul territorio. (Centro per il Libro)

La stessa logica può funzionare su scala molto più piccola.

9. Coinvolgere librerie indipendenti e biblioteche


Librerie e biblioteche possiedono qualcosa che online è difficile riprodurre completamente: un rapporto diretto con i lettori e con il territorio.

Possono mettere in relazione persone che magari non si sarebbero mai incontrate.

Una libreria può ospitare un gruppo di lettura, collaborare con un blogger per una presentazione, invitare un piccolo editore o costruire una selezione insieme a un’associazione.

Una biblioteca può coinvolgere scuole, gruppi informali, associazioni e cittadini.

È significativo che anche i programmi pubblici di promozione della lettura insistano sempre più sulla creazione di circuiti culturali integrati, mettendo insieme biblioteche, istituzioni scolastiche e associazioni. (Centro per il Libro)

Il punto, quindi, non è soltanto organizzare più eventi.

È collegare quelli che già esistono.

10. Mettere in relazione iniziative che normalmente rimangono isolate


Immaginiamo questa situazione.

Un blogger pubblica un’ottima recensione.

Una libreria organizza una presentazione sullo stesso argomento.

Un gruppo di lettura sta leggendo un libro simile.

Un podcast intervista uno degli autori.

Se nessuno conosce l’attività degli altri, abbiamo quattro buone iniziative indipendenti.

Ma se queste persone entrano in contatto, può accadere qualcosa di diverso.

Il gruppo di lettura scopre la recensione.

Il blogger segnala l’evento della libreria.

Il podcast invita il libraio.

La libreria ospita il gruppo.

Nasce una collaborazione.

È qui che una serie di iniziative per la lettura comincia a diventare una rete culturale.

Dalla promozione della lettura alla costruzione di una rete


Questo passaggio è forse il più importante.

Promuovere la lettura non significa necessariamente organizzare sempre qualcosa di nuovo. A volte significa semplicemente permettere alle persone che stanno già facendo qualcosa di incontrarsi.

È una logica riconosciuta anche nelle politiche pubbliche dedicate alla lettura. I Patti per la lettura si basano proprio sull’azione coordinata tra soggetti differenti, mentre i programmi Città che legge valorizzano esplicitamente iniziative congiunte e collaborazioni stabili. (Centro per il Libro)

Una rete può condividere:

eventi, recensioni, spazi, competenze, contatti, idee, letture, pubblico.

E soprattutto può evitare che ogni progetto debba continuamente ricominciare da zero.

Un piccolo blog difficilmente possiede il pubblico di una grande piattaforma. Una libreria indipendente ha una capacità di comunicazione limitata. Un gruppo di lettura può avere soltanto dieci partecipanti.

Ma dieci piccole realtà che si segnalano reciprocamente possono raggiungere persone che nessuna di loro raggiungerebbe da sola.

Samizdat: un esperimento di promozione culturale dal basso


È proprio da questa idea che nasce il Progetto Samizdat.

Non vogliamo creare un’organizzazione centralizzata che dica agli aderenti quali libri leggere o cosa pubblicare.

L’obiettivo è costruire una rete tra lettori, gruppi di lettura, blogger, librerie indipendenti, autori, editori, podcast, canali video e altre realtà culturali, lasciando a ciascuno la propria autonomia.

Periodicamente proponiamo temi intorno ai quali possono nascere recensioni, letture, incontri, video, articoli e altre iniziative.

Ma la parte più importante non è produrre tutti lo stesso contenuto.

È far circolare quello che ciascuno sta già facendo e creare occasioni perché nascano collaborazioni nuove.

Se organizzi iniziative dedicate ai libri, gestisci un gruppo di lettura, una libreria, un blog, un podcast o semplicemente vuoi partecipare come lettore, puoi conoscere il progetto e decidere liberamente se entrare nella rete.

Partecipa alla rete Samizdat


Scopri il progetto, presenta la tua attività e indicaci in che modo vorresti collaborare.

Come iniziare un progetto di promozione della lettura


Non è necessario partire da un progetto nazionale, un finanziamento o centinaia di partecipanti.

Si può cominciare con una domanda molto semplice:

Quale libro o quale idea vorrei far circolare, e con chi potrei farlo?


Da lì può nascere una recensione.

Dalla recensione una discussione.

Dalla discussione un gruppo.

Dal gruppo un incontro.

Dall’incontro una collaborazione.

E dalla collaborazione, forse, una rete.

Perché probabilmente il modo più efficace per promuovere la lettura non è continuare a ripetere che leggere fa bene.

È creare situazioni nelle quali leggere diventa qualcosa che vale la pena condividere.

#libro #Promozione


Gruppo di lettura: come funziona, come organizzarlo e quali libri scegliere

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Leggere è spesso un gesto solitario. Scegliamo un libro, lo apriamo e per qualche ora entriamo da soli nella storia, nelle idee e nel mondo costruito dall’autore. Ma cosa succede quando, terminata la lettura, incontriamo altre persone che hanno letto quelle stesse pagine?

Scopriamo quasi sempre che non abbiamo letto esattamente lo stesso libro.

Un personaggio che ci è sembrato insopportabile può aver affascinato un altro lettore. Una frase alla quale non abbiamo dato importanza può aver colpito profondamente qualcun altro. Un finale che consideravamo inequivocabile può generare interpretazioni completamente differenti.

È proprio da questa esperienza che nasce il gruppo di lettura: uno spazio nel quale la lettura individuale diventa confronto, discussione e scoperta collettiva.

Ma come funziona un gruppo di lettura? Come si organizza? Chi sceglie i libri? Servono delle regole? E soprattutto: come creare un gruppo di lettura capace di durare nel tempo?

In questa guida vedremo come partire da zero, come scegliere i libri e gli argomenti da affrontare, come organizzare gli incontri anche online e come entrare in relazione con biblioteche, librerie, blogger e altre comunità di lettori.

Perché un gruppo di lettura può essere qualcosa di più di un appuntamento mensile intorno a un libro: può diventare un piccolo spazio di partecipazione culturale dal basso.

Cos’è un gruppo di lettura?


Un gruppo di lettura è formato da persone che scelgono un libro, lo leggono individualmente e successivamente si incontrano per discuterne.

La lettura, quindi, rimane un’esperienza personale. È il momento successivo a diventare collettivo: ciascun partecipante porta nel gruppo la propria interpretazione, le proprie emozioni, le domande e persino le difficoltà incontrate durante la lettura.

È una caratteristica che ritroviamo anche nella definizione utilizzata dalle Biblioteche di Bologna: il libro viene letto privatamente e successivamente discusso insieme, condividendo emozioni e approfondendo alcuni temi. (Settore Biblioteche e Welfare culturale)

Non esiste, però, una formula universale.

Un gruppo può essere composto da pochi amici oppure da decine di persone. Può incontrarsi in biblioteca, in libreria, in un’associazione, in una casa privata oppure interamente online. Può leggere soltanto narrativa oppure alternare romanzi, saggi, racconti, graphic novel e poesia.

La Rete Bibliotecaria della Provincia di Como individua quattro elementi essenziali: partecipanti, una lettura condivisa, un coordinatore della discussione e un luogo d’incontro, sottolineando però che ogni gruppo sviluppa caratteristiche proprie. (Biblioteca Provincia di Como)

Ed è probabilmente questa libertà una delle caratteristiche più interessanti dei gruppi di lettura.

Gruppo di lettura, club del libro e circolo di lettura: ci sono differenze?


Le espressioni gruppo di lettura, club del libro e circolo di lettura vengono spesso utilizzate per indicare esperienze molto simili.

Possono cambiare organizzazione, dimensioni o contesto, ma l’elemento centrale rimane lo stesso: alcune persone decidono di condividere l’esperienza della lettura.

Più importante del nome, quindi, è capire quale identità vogliamo dare al gruppo.

Un circolo può essere dedicato ai classici, un club del libro alla narrativa contemporanea, un gruppo di lettura alla letteratura sociale. Altri possono cambiare completamente argomento ogni mese.

Non è necessario trovare immediatamente una formula definitiva. Anche l’identità di un gruppo può svilupparsi attraverso le letture e gli interessi dei suoi partecipanti.

Come funziona un gruppo di lettura?


Il funzionamento più semplice può essere riassunto in cinque passaggi:

  1. si sceglie un libro;
  2. ogni partecipante lo legge autonomamente;
  3. si stabilisce una data per l’incontro;
  4. il gruppo discute liberamente della lettura;
  5. si sceglie il libro successivo.

Sembra semplicissimo. E in effetti può esserlo.

La Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese descrive, per esempio, gruppi che si incontrano periodicamente – spesso una volta al mese – per discutere del libro letto, confrontando punti di vista, emozioni, difficoltà, ambientazioni e personaggi. (Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese)

La vera ricchezza comincia però durante la discussione.

Il gruppo non dovrebbe servire a stabilire chi abbia interpretato correttamente il libro. Dovrebbe fare esattamente il contrario: permettere a interpretazioni differenti di incontrarsi.

È possibile parlare dei personaggi, dello stile dell’autore, del contesto storico, delle questioni politiche e sociali sollevate dall’opera oppure partire semplicemente dalle emozioni suscitate dalla lettura.

A volte la conversazione si allontanerà persino dal libro.

Non è necessariamente un problema.

Un romanzo sulla guerra può portare a discutere di un conflitto contemporaneo. Una distopia può aprire una conversazione sul potere. Un libro autobiografico può far emergere esperienze personali.

Il libro diventa allora il punto di partenza di una conversazione molto più ampia.

Come organizzare un gruppo di lettura


Non servono necessariamente una biblioteca, un’associazione o una struttura organizzativa.

Un gruppo di lettura può nascere anche da tre o quattro persone che decidono semplicemente:

leggiamo questo libro e tra un mese ne parliamo.


Se però vogliamo trasformare quell’esperimento in un progetto destinato a continuare, conviene prendere alcune decisioni.

1. Decidere che tipo di gruppo creare


La prima domanda è molto semplice:

cosa vogliamo leggere?

Possiamo creare un gruppo generalista oppure scegliere un’identità precisa.

Per esempio:

  • narrativa contemporanea;
  • classici;
  • fantascienza;
  • letteratura sociale;
  • poesia;
  • saggistica;
  • libri di piccoli editori;
  • autori emergenti;
  • letteratura straniera;
  • libri su ambiente e natura;
  • storia;
  • femminismo;
  • filosofia;
  • politica e società.

Un’identità precisa può rendere più facile trovare persone con interessi comuni.

Ma non è obbligatoria.

Un’altra possibilità consiste nel costruire percorsi tematici temporanei: per alcuni mesi si affronta un argomento e successivamente se ne sceglie uno differente.

Vedremo più avanti perché questa soluzione può essere particolarmente interessante.

2. Trovare i primi partecipanti


Non servono venti persone.

Anzi, partire con un gruppo relativamente piccolo permette di conoscersi e sperimentare.

Possiamo cominciare coinvolgendo amici e conoscenti e successivamente aprire il gruppo attraverso:

  • biblioteche;
  • librerie indipendenti;
  • associazioni culturali;
  • blog;
  • newsletter;
  • gruppi social;
  • canali Telegram;
  • pagine dedicate ai libri;
  • università e scuole, quando il progetto lo consente.

L’obiettivo iniziale non dovrebbe essere raggiungere il maggior numero possibile di iscritti.

È molto più importante trovare alcune persone realmente interessate a partecipare.

3. Scegliere dove incontrarsi


Il luogo influenza inevitabilmente l’identità del gruppo.

Una biblioteca offre un ambiente già legato ai libri e può aiutare a intercettare nuovi lettori.

Una libreria indipendente può trasformare il gruppo in uno spazio di incontro culturale e contemporaneamente favorire la scoperta di nuovi titoli.

Un’associazione, un circolo o un centro culturale permettono invece di collegare la lettura ad altre attività.

Ma funzionano anche luoghi molto più informali: un bar tranquillo, un parco, una casa privata.

E naturalmente esiste un’altra possibilità: incontrarsi online.

4. Stabilire la frequenza degli incontri


Un incontro mensile rappresenta una soluzione molto comune, ma non esiste una frequenza obbligatoria. Diverse reti bibliotecarie italiane descrivono gruppi autonomi sia nella gestione sia nella calendarizzazione degli appuntamenti. (BinP)

La frequenza dovrebbe dipendere soprattutto dal tipo di libri scelti e dalla disponibilità dei partecipanti.

Un romanzo breve potrebbe essere letto in due settimane. Un’opera di settecento pagine potrebbe richiedere molto più tempo.

Meglio evitare di trasformare la lettura in una corsa contro il calendario.

5. Scegliere un coordinatore


Il coordinatore non dovrebbe essere il professore del gruppo.

Non deve spiegare agli altri cosa significa veramente il libro.

Il suo compito è molto più semplice e, allo stesso tempo, importante:

favorire la conversazione.

Può introdurre il libro, preparare alcune domande, dare spazio alle persone più silenziose e intervenire quando una discussione viene monopolizzata da pochi partecipanti.

Il ruolo può anche essere affidato ogni volta a una persona differente.

In questo modo il gruppo rimane realmente orizzontale.

6. Decidere come scegliere i libri


Questa decisione è più importante di quanto sembri.

La scelta del libro può essere effettuata:

  • attraverso una votazione;
  • a turno da ciascun partecipante;
  • dal coordinatore;
  • attraverso una lista preparata insieme;
  • seguendo un percorso tematico.

La scelta stessa può diventare un momento importante della vita del gruppo: desideri e gusti differenti emergono proprio quando bisogna decidere quale libro leggere insieme. (GRUPPO DI LETTURA)

Una buona soluzione consiste nel permettere a più persone di proporre un titolo spiegando brevemente perché vorrebbero leggerlo insieme agli altri.

A quel punto si vota.

Non stiamo semplicemente scegliendo un libro: stiamo decidendo quale conversazione vorremmo avere.

7. Creare uno spazio tra un incontro e l’altro


La vita del gruppo non deve necessariamente interrompersi quando termina la riunione.

Una chat, un gruppo Telegram, una mailing list o un altro spazio digitale possono servire per:

  • ricordare gli appuntamenti;
  • proporre nuovi libri;
  • condividere articoli;
  • segnalare eventi;
  • commentare brevemente la lettura;
  • organizzare il prossimo incontro.

L’importante è non trasformare questo spazio in un flusso continuo di notifiche.

Il centro deve rimanere la lettura e il confronto.

Quali sono le regole di un gruppo di lettura?


Non esiste un regolamento universale.

E forse è meglio così.

Ogni gruppo dovrebbe costruire le proprie regole attraverso l’esperienza. Tuttavia, alcune indicazioni possono rendere le discussioni più piacevoli e inclusive.

10 possibili regole per un gruppo di lettura


1. Rispettare le interpretazioni differenti.
Due persone possono leggere lo stesso libro e arrivare a conclusioni opposte.

2. Non monopolizzare la discussione.
Un gruppo funziona quando molte voci riescono a emergere.

3. Lasciare spazio anche a chi parla meno.
Non tutti hanno la stessa facilità nell’intervenire.

4. Criticare le idee, non le persone.
Il dissenso può essere una delle parti più interessanti della discussione.

5. Non cercare necessariamente un’interpretazione definitiva.
La letteratura vive anche di ambiguità.

6. Stabilire il libro con sufficiente anticipo.
Ognuno deve avere il tempo di procurarselo e leggerlo.

7. Non trasformare la lettura in un compito.
Non terminare un libro può capitare.

8. Accogliere nuovi partecipanti.
Un gruppo troppo chiuso rischia progressivamente di impoverirsi.

9. Non trasformare il coordinatore in un’autorità.
Il suo compito è facilitare, non impartire una lezione.

10. Cambiare le regole quando non funzionano più.
Il gruppo appartiene ai suoi partecipanti.

Il principio fondamentale potrebbe essere riassunto così:

non dobbiamo essere d’accordo sul libro per poter parlare insieme del libro.

Anzi, spesso sono proprio le letture che dividono maggiormente il gruppo a produrre le discussioni più interessanti.

Come condurre un gruppo di lettura


Arriva il giorno dell’incontro.

Tutti sono seduti. Il libro è sul tavolo.

E adesso?

La tentazione del coordinatore potrebbe essere preparare una lunga introduzione sull’autore, il contesto storico, il genere letterario e il significato dell’opera.

Meglio resistere.

Una domanda molto più semplice può funzionare meglio:

Che cosa ne avete pensato?


Oppure:

Qual è la cosa che vi è rimasta maggiormente dopo aver chiuso il libro?


Da lì può partire la discussione.

Preparare alcune domande


Avere qualche domanda di riserva è comunque utile.

Per esempio:

  • Quale personaggio vi ha colpito maggiormente?
  • C’è una decisione di un personaggio che non avete compreso?
  • Avreste cambiato il finale?
  • Qual è secondo voi il tema centrale?
  • Il libro vi ha fatto cambiare idea su qualcosa?
  • Avete trovato collegamenti con la realtà contemporanea?
  • Quale passaggio vorreste rileggere insieme?
  • Consigliereste il libro?

Non devono diventare un questionario.

Servono soltanto quando la conversazione rallenta.

Favorire il dissenso


Un gruppo nel quale tutti concordano continuamente può diventare poco interessante.

Se una persona dice:

questo personaggio è egoista,


e un’altra risponde:

per me è esattamente il contrario,


abbiamo trovato un punto prezioso.

Perché avete letto diversamente lo stesso comportamento?

Da qui può nascere una vera discussione letteraria.

Evitare la lezione


Un gruppo di lettura non è necessariamente un corso di letteratura.

La competenza può arricchire la conversazione, ma non dovrebbe stabilire una gerarchia tra chi “sa leggere” e chi invece sarebbe soltanto un lettore inesperto.

Ogni persona porta qualcosa che nessun altro possiede:

la propria esperienza di lettura.

La riflessione sui gruppi inclusivi insiste proprio sulla pluralità delle prospettive e sul valore dialogico della lettura condivisa. (GRUPPO DI LETTURA)

Quali libri scegliere per un gruppo di lettura?


Non tutti i libri producono lo stesso tipo di conversazione.

Questo non significa che esistano libri “giusti” e “sbagliati” per un gruppo di lettura.

Possiamo però cercare opere capaci di generare domande.

Libri che permettono interpretazioni differenti


Un romanzo nel quale tutto è perfettamente spiegato potrebbe lasciare poco spazio alla discussione.

Un personaggio moralmente ambiguo, un narratore inaffidabile, un finale aperto o un conflitto difficile da risolvere possono invece produrre interpretazioni molto differenti.

Libri che affrontano questioni sociali


Migrazioni, lavoro, libertà, discriminazioni, ambiente, guerra, disuguaglianze, tecnologia, potere.

La letteratura permette di affrontare questioni enormi partendo dalle vite dei personaggi.

Il confronto può così muoversi continuamente tra testo e realtà.

Alternare classici e contemporanei


I classici hanno un vantaggio: sono spesso facilmente reperibili e hanno accumulato nel tempo una quantità enorme di interpretazioni.

La narrativa contemporanea permette invece di confrontarsi direttamente con il presente.

Non bisogna necessariamente scegliere.

Alternare può essere molto più interessante.

Scoprire piccoli editori e autori meno conosciuti


Un gruppo di lettura può diventare anche uno strumento di scoperta.

Le classifiche e gli algoritmi tendono inevitabilmente a concentrare l’attenzione su un numero limitato di libri.

Leggere insieme significa invece poter rischiare.

Possiamo scegliere un piccolo editore, recuperare un autore dimenticato oppure scoprire un libro che difficilmente troveremmo nelle classifiche dei più venduti.

Ed è proprio qui che il gruppo può diventare anche uno strumento di promozione della lettura.

Argomenti per un gruppo di lettura: come costruire un percorso tematico


Non è necessario scegliere i libri indipendentemente gli uni dagli altri.

Un’alternativa particolarmente interessante consiste nell’individuare un tema e leggere opere differenti che permettano di esplorarlo.

Per esempio:

Libertà e censura


Romanzi, saggi e testimonianze sulla libertà di pensiero, sulla censura e sulla repressione culturale.

Lavoro e disuguaglianze


Dalla letteratura operaia ai romanzi contemporanei sulla precarietà.

Ambiente e rapporto con la natura


Romanzi ecologici, saggi, distopie climatiche e letteratura rurale.

Migrazioni e confini


Libri capaci di raccontare lo spostamento delle persone, l’identità, l’esilio e l’incontro tra culture.

Guerra e pace


Non soltanto libri di storia, ma romanzi che mostrino come i conflitti trasformano la vita quotidiana.

Scienza e libero pensiero


Biografie, saggi e romanzi dedicati alle persone che hanno messo in discussione conoscenze consolidate e autorità.

Utopie e distopie


Un percorso che può attraversare letteratura, filosofia, politica e fantascienza.

Terra e mondo contadino


Il rapporto con la terra, il cibo, il lavoro agricolo, l’abbandono delle campagne e le trasformazioni ambientali.

Il vantaggio del percorso tematico è che ogni libro continua la conversazione iniziata dal precedente.

Il gruppo comincia così a costruire una propria memoria collettiva.

Come organizzare un gruppo di lettura online


La distanza geografica non impedisce di leggere insieme.

Un gruppo di lettura online può funzionare con la stessa struttura di quello tradizionale:

libro → lettura individuale → incontro → discussione.

Cambia semplicemente il luogo dell’incontro.

Servono essenzialmente:

  • una piattaforma per le videochiamate;
  • uno spazio per le comunicazioni;
  • un calendario condiviso;
  • un sistema semplice per scegliere i libri.

Gli strumenti digitali possono inoltre mantenere viva la conversazione tra un incontro e l’altro e permettere la partecipazione di persone che abitano in città o regioni differenti. (GRUPPO DI LETTURA)

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti.

Un gruppo dedicato alla letteratura ecologica, per esempio, non deve necessariamente cercare dieci persone interessate allo stesso argomento nel proprio quartiere.

Potrebbe mettere insieme lettori di Barletta, Milano, Palermo e Torino.

La comunità nasce dall’interesse condiviso, non dalla vicinanza geografica.

Gruppo di lettura in biblioteca o in libreria


Biblioteche e librerie indipendenti possono avere un ruolo fondamentale.

Le biblioteche ospitano già numerose esperienze di lettura condivisa in Italia. In alcuni territori esistono persino reti che mettono in comunicazione gruppi differenti e consentono loro di presentare attività, letture ed eventi. (BinP)

Una biblioteca può:

  • mettere a disposizione uno spazio;
  • aiutare a reperire i libri;
  • far conoscere il gruppo agli utenti;
  • proporre bibliografie;
  • organizzare incontri con autori;
  • collegare il gruppo ad altre iniziative culturali.

Anche una libreria indipendente può diventare il punto di riferimento di una comunità.

Può ospitare gli incontri, suggerire titoli meno conosciuti, mettere in contatto lettori e autori e contribuire alla costruzione di percorsi tematici.

Il rapporto può essere vantaggioso per tutti: il gruppo scopre nuovi libri e la libreria consolida il proprio ruolo di presidio culturale sul territorio.

Un gruppo di lettura può collaborare con altre realtà culturali?


Certamente.

E forse questa è una delle possibilità ancora più interessanti.

Immaginiamo che un gruppo scelga un romanzo pubblicato da un piccolo editore.

Un blog letterario potrebbe pubblicarne una recensione.

Una libreria indipendente potrebbe organizzare una presentazione.

Un podcast potrebbe intervistare l’autore.

Un secondo gruppo di lettura, magari in un’altra città, potrebbe leggere contemporaneamente lo stesso libro.

I due gruppi potrebbero successivamente confrontarsi.

A quel punto non abbiamo più soltanto un gruppo.

Abbiamo cominciato a creare una rete culturale.

Dal gruppo di lettura alla comunità di lettori


Ed è qui che le possibilità diventano particolarmente interessanti.

I gruppi di lettura sono già, per loro natura, piccole comunità autonome.

Il passo successivo può essere mettere queste comunità in comunicazione tra loro.

Non per uniformarle.

Non per stabilire dall’alto cosa debbano leggere.

Ma per permettere la circolazione delle idee.

Un gruppo potrebbe segnalare un libro agli altri.

Una libreria potrebbe proporre un incontro.

Un blogger potrebbe condividere una recensione.

Un autore potrebbe partecipare a una discussione.

Un podcast potrebbe raccogliere le riflessioni emerse durante la lettura.

Anche una recensione può diventare uno strumento di partecipazione. Mettere per iscritto ciò che è emerso durante una lettura permette infatti alla discussione di uscire dal gruppo e raggiungere altri lettori. Se vuoi trasformare il confronto nato intorno a un libro in un contenuto da pubblicare, puoi partire dalla nostra guida su come fare la recensione di un libro, dalla struttura all’analisi della trama, dei personaggi e dello stile.

Esistono già esperienze italiane di reti dedicate ai gruppi di lettura: portali e sistemi bibliotecari consentono ai gruppi di censirsi, condividere letture, informazioni ed eventi e mettersi in relazione oltre i confini del proprio territorio. (Regione Veneto)

Questa logica può essere estesa.

Non soltanto una rete tra gruppi di lettura, ma una rete che colleghi tutti coloro che contribuiscono alla circolazione dei libri:

lettori, gruppi, biblioteche, librerie indipendenti, blogger, podcast, riviste, autori ed editori indipendenti.

La promozione della lettura smette allora di essere qualcosa che qualcuno organizza per un pubblico.

Diventa qualcosa che le persone organizzano insieme.

Partecipa a Samizdat con il tuo gruppo di lettura


È proprio da questa idea che nasce il Progetto Samizdat.

Samizdat vuole costruire una rete culturale indipendente nella quale lettori, gruppi di lettura, blogger, librerie e altre realtà possano collaborare alla scoperta e alla diffusione dei libri.

Il progetto propone periodicamente un tema comune.

Non esiste però un programma obbligatorio.

Ogni gruppo rimane completamente autonomo.

Se il tema ti interessa, puoi scegliere liberamente un libro collegato all’argomento, leggerlo con il tuo gruppo e organizzare la discussione secondo le vostre modalità.

Potete poi condividere con la rete ciò che avete realizzato:

  • una recensione;
  • alcune riflessioni;
  • una fotografia dell’incontro;
  • un articolo;
  • un video;
  • un podcast;
  • una lista di libri consigliati;
  • semplicemente il titolo che avete scelto.

L’obiettivo non è creare un gigantesco gruppo di lettura centralizzato.

È esattamente il contrario.

Vogliamo mettere in comunicazione tante realtà autonome.

Un gruppo di cinque persone può partecipare quanto una grande biblioteca. Un piccolo blog può contribuire quanto una rivista. Una libreria di quartiere può proporre un libro agli altri partecipanti.

Ognuno mette a disposizione ciò che può.

È così che immaginiamo una forma di promozione culturale dal basso.

Dai gruppi di lettura a una rete culturale


Un gruppo di lettura può essere già di per sé una piccola comunità. Ma può diventare qualcosa di ancora più interessante quando entra in relazione con altre realtà che lavorano intorno ai libri.

È uno degli obiettivi del Progetto Samizdat: mettere in contatto gruppi di lettura, lettori, blogger, librerie indipendenti, autori, podcast, canali YouTube e altre realtà culturali che vogliono contribuire alla circolazione dei libri e delle idee.

Non vogliamo costruire soltanto un elenco di aderenti. La rete Samizdat nasce per favorire collaborazioni concrete. Un gruppo di lettura può segnalare un libro; un blogger può trasformare il confronto in una recensione o in un approfondimento; una libreria può proporre un incontro; un podcast o un canale YouTube può sviluppare una discussione; realtà diverse possono decidere di lavorare insieme sul tema proposto periodicamente dalla rete.

Per facilitare questi incontri stiamo costruendo una pagina della rete Samizdat, nella quale gli aderenti potranno presentare la propria attività, indicare i propri canali e specificare per quali forme di collaborazione sono disponibili.

Il confronto tra gli aderenti continua inoltre nel gruppo Telegram di Samizdat, organizzato per temi: uno spazio in cui segnalare iniziative, proporre collaborazioni, condividere riflessioni e scoprire ciò che stanno facendo le altre realtà della rete.

La newsletter svolge invece una funzione diversa: raccoglie e rilancia periodicamente le iniziative e i contenuti più interessanti, permettendo anche a chi non partecipa quotidianamente alle discussioni di seguire ciò che nasce dalla rete.

Se gestisci un gruppo di lettura, quindi, non devi necessariamente creare qualcosa di nuovo per partecipare. Puoi portare nella rete ciò che già fai: una lettura collettiva, una discussione, una segnalazione, un incontro o un’idea da sviluppare insieme ad altri.

Vuoi partecipare con il tuo gruppo di lettura?

Se organizzi o fai parte di un gruppo di lettura e condividi lo spirito del progetto, puoi entrare nella rete Samizdat. Raccontaci chi siete, quali libri e temi vi interessano e in che modo vorreste collaborare con le altre realtà aderenti.

Hai già un gruppo di lettura?


Puoi entrare nella rete Samizdat, conoscere il tema in corso e proporre la partecipazione del tuo gruppo.

PARTECIPA A SAMIZDAT

Non hai ancora un gruppo?


Potresti crearne uno.

Non servono finanziamenti, una sede o decine di persone.

Servono un libro, qualche lettore e la voglia di parlarne.

Puoi partire anche da tre persone.

E magari, proprio attraverso Samizdat, incontrare altri gruppi, blogger, librerie e lettori con cui costruire qualcosa insieme.

SCOPRI IL PROGETTO SAMIZDAT

Domande frequenti sui gruppi di lettura


Come funzionano i gruppi di lettura?
Generalmente i partecipanti scelgono un libro, lo leggono individualmente e successivamente si incontrano per discuterne. Ogni gruppo può però stabilire autonomamente frequenza, modalità degli incontri, criteri di scelta dei libri e regole della discussione.

Come si fa a creare un gruppo di lettura?
È sufficiente trovare alcune persone interessate, scegliere insieme il primo libro e stabilire data e luogo dell’incontro. Successivamente è possibile definire una frequenza, scegliere un coordinatore e creare uno spazio digitale per organizzare gli appuntamenti.

Quante persone servono per creare un gruppo di lettura?
Non esiste un numero obbligatorio. Anche un piccolo gruppo può funzionare. È preferibile iniziare con poche persone realmente interessate piuttosto che cercare immediatamente molti partecipanti.

Quali sono le regole di un gruppo di lettura?
Ogni gruppo stabilisce le proprie. In generale è importante rispettare le opinioni differenti, evitare di monopolizzare la conversazione, permettere a tutti di intervenire e considerare il coordinatore un facilitatore della discussione, non un’autorità.

Quanto spesso si incontra un gruppo di lettura?
Molti gruppi si incontrano circa una volta al mese, ma non esiste una frequenza standard. (Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese) Il calendario può dipendere dalla lunghezza dei libri, dalle disponibilità dei partecipanti e dal tipo di attività organizzata.

Quali libri sono consigliati per un gruppo di lettura?
Sono particolarmente adatti i libri capaci di generare interpretazioni e opinioni differenti. Romanzi con personaggi complessi, opere che affrontano temi sociali, classici, saggi, graphic novel e libri di piccoli editori possono tutti diventare ottime letture condivise.

Come scegliere il libro di un gruppo di lettura?
È possibile votare tra diverse proposte, scegliere a turno oppure seguire un percorso tematico. È utile che chi propone un libro spieghi agli altri perché ritiene interessante leggerlo insieme.

Si può creare un gruppo di lettura online?
Sì. La lettura rimane individuale mentre la discussione avviene attraverso una piattaforma di videoconferenza. Una chat, un canale o una mailing list possono essere utilizzati per organizzare gli appuntamenti e mantenere i contatti tra gli incontri.

Come chiamare un gruppo di lettura?
Il nome può richiamare il territorio, il genere letterario preferito, un autore, un’opera oppure semplicemente l’identità del gruppo. Non esistono regole: è preferibile scegliere un nome breve, riconoscibile e facile da ricordare.

Leggere insieme per far circolare le idee


Un gruppo di lettura nasce da un gesto estremamente semplice: alcune persone decidono di leggere lo stesso libro.

Ma da quel gesto possono nascere conversazioni, amicizie, scoperte e collaborazioni.

Possiamo incontrare autori che non conoscevamo, piccoli editori, librerie, blogger e altri lettori. Possiamo scoprire che un gruppo a centinaia di chilometri di distanza sta discutendo degli stessi problemi che interessano noi.

E possiamo decidere di entrare in contatto.

La lettura rimane individuale.

La cultura, invece, può circolare.

Ed è forse questo il senso più profondo di un gruppo di lettura: non leggere tutti nello stesso modo, ma creare uno spazio nel quale letture differenti possano incontrarsi.

#Lettura #libri #unolibri


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È ora liberamente disponibile A dataset of article processing charges from 14 scholarly publishers, 2019-2025, che permette di farsi un’idea di quanto poco si risparmi pagando gli oligopolisti commerciali per scrivere invece che per leggere. Con due limiti: i dati sono stati raccolti dal basso, dai siti degli editori, e riguardano solo quanto gli editori hanno scelto di rendere pubblico.
- The post’s content. aisa.sp.unipi.it/pagare-per-sc…


1. L’origine dei contratti “trasformativi”
L’idea dei contratti chiamati “trasformativi” fu proposta da Ralf Schimmer, nel 2015 ancora alla Max Planck Digital Library, con l’intento esplicito di trasformare il minimo indispensabile.

Many who advocate open access envisage the development of a new publishing environment—new […]

aisa.sp.unipi.it/lucus-a-non-l…


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DragonDoll: lo spyware Android che si finge un aggiornamento Chrome e legge Telegram, WhatsApp e Signal in 26 Paesi


Positive Technologies (PT ESC) scopre DragonDoll, uno spyware Android distribuito come falso aggiornamento Chrome che abusa dell'AccessibilityService per leggere Telegram, WhatsApp e Signal in oltre 26 Paesi, Russia inclusa. Catena d'infezione, infrastruttura C2 e IoC.
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Si parla di:
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Una pagina che imita alla perfezione la schermata di aggiornamento di Google Chrome, un dropper che scarica il payload reale solo dopo, e un abuso sistematico dei servizi di accessibilità Android per leggere in tempo reale le chat di Telegram, WhatsApp e Signal senza mai toccare la loro crittografia end-to-end. È DragonDoll, lo spyware commerciale che il Positive Technologies Expert Security Center (PT ESC) ha tracciato in almeno 26 Paesi, Russia inclusa, con circa 150 campioni caricati in appena due mesi su un repository GitHub pubblico.

Un finto aggiornamento, un dropper vero


La catena d’infezione comincia con un APK che si spaccia per “Chrome.apk” e adotta la tecnica dei tampered headers per ostacolare gli strumenti di analisi statica. Una volta installato, il file mostra una pagina-esca che riproduce fedelmente il branding di un aggiornamento ufficiale di Google Chrome, convincendo l’utente a proseguire con l’installazione. Solo a questo punto il dropper scarica ed esegue il payload reale, denominato internamente K3iwv7VF.apk, decifrato con AES-256-GCM tramite implementazione nativa (libreria compilata in C/C++, non in Java/Kotlin), un’ulteriore misura anti-analisi rispetto ai più comuni spyware Android scritti interamente in linguaggio gestito.

Il vero motore: l’abuso dell’AccessibilityService


DragonDoll non sfrutta exploit del kernel o vulnerabilità 0-day: si affida quasi interamente all’AccessibilityService di Android, l’API pensata per rendere il sistema operativo utilizzabile da persone con disabilità visive. Una volta ottenuto il permesso — spesso concesso dalla vittima stessa, ingannata dalla schermata di richiesta mascherata da parte del sistema — lo spyware può:

  • Intercettare tap, gesture e input da tastiera in tempo reale su qualsiasi app in primo piano.
  • Leggere il contenuto delle notifiche, incluse quelle di Telegram (liste chat, contatti, testo dei messaggi e timestamp) man mano che arrivano, senza dover violare la cifratura del protocollo.
  • Monitorare visivamente lo schermo durante l’uso di WhatsApp e Signal, catturando ciò che compare a video anche quando l’app stessa è protetta da crittografia end-to-end.
  • Iniettare overlay fasulli sopra app bancarie per sottrarre credenziali (banking overlay injection), una tecnica presa in prestito dai trojan bancari Android più maturi.
  • Raccogliere contatti, SMS, log delle chiamate, screenshot, stato di batteria/Wi-Fi/USB/SIM, IMEI e la lista completa delle app installate.

Per app meno “prioritarie” come Viber, il malware si limita a una raccolta più semplice dei dati visibili a schermo, segno di uno sviluppo modulare e mirato piuttosto che di un tool generico riadattato.

Una campagna globale, con targeting linguistico chirurgico


PT ESC ha individuato la campagna per la prima volta nella primavera 2026, durante l’analisi di attacchi contro utenti in Arabia Saudita, per poi scoprire un’infrastruttura di distribuzione molto più ampia: oltre 26 Paesi colpiti, tra cui Russia, Cina, Corea del Sud e diversi Stati dell’area MENA, con il malware localizzato in 34 lingue di interfaccia. Tra il 6 marzo e il 6 maggio 2026 sono stati caricati circa 150 campioni unici su un account GitHub (kesmanta24, registrato con l’indirizzo kesmantes52@outlook.com), arrivati almeno alle versioni 9.3 e 9.4 — un ritmo di sviluppo che tradisce un progetto attivamente mantenuto e monetizzato, non un esperimento estemporaneo.

L’infrastruttura di comando e controllo si appoggia al dominio channelzones[.]co, ospitato su hosting russo, con canali di comunicazione bidirezionale basati su Socket.IO e autenticazione tramite OkHttp3; la cifratura del traffico combina AES-256-CBC e RSA OAEP in uno schema ibrido. La distribuzione iniziale avviene tramite domini civetta come datewithmealways[.]site, datewithmealways[.]online e digitaladstracking[.]com, pensati per superare filtri di reputazione e ingannare l’utente con nomi apparentemente innocui o a tema dating/advertising.

Perché conta: il mercato in espansione dello spyware commerciale Android


DragonDoll si inserisce in un trend che i ricercatori osservano da tempo: la proliferazione di famiglie spyware Android vendute o distribuite su scala industriale, capaci di aggirare la crittografia end-to-end di app come Signal e WhatsApp non attaccando il protocollo, ma il dispositivo stesso attraverso funzioni di sistema legittime come l’accessibilità. È lo stesso principio dietro altre famiglie recenti individuate mascherate da versioni “clonate” di Telegram e Signal distribuite anche tramite store ufficiali, un problema che ha spinto più volte Google a rafforzare i controlli su Play Protect senza però eliminare il rischio quando l’installazione avviene tramite sideloading da pagine web esterne, come nel caso di DragonDoll.

La presenza della Russia tra i Paesi bersaglio, insieme a un’infrastruttura C2 ospitata proprio su hosting russo, è un dettaglio che PT ESC segnala senza sciogliere del tutto l’ambiguità sull’attribuzione: non è chiaro se si tratti di un operatore locale che colpisce anche il proprio mercato interno, di un tool venduto a più clienti con targeting indipendente, o di un’operazione di sorveglianza mirata mascherata da campagna commerciale opportunistica.

Come proteggersi


  • Non installare mai aggiornamenti di Chrome (o di qualsiasi altra app) da pagine web esterne al Google Play Store: gli aggiornamenti legittimi non vengono mai proposti così.
  • Verificare periodicamente in Impostazioni → Accessibilità quali app hanno permessi attivi e revocarli per tutto ciò che non sia uno strumento di assistenza riconosciuto.
  • Diffidare di APK scaricati da domini a tema dating, advertising o “aggiornamento urgente”, tipici vettori di distribuzione di questa famiglia.
  • Su dispositivi aziendali o ad alto rischio, disabilitare il sideloading e imporre policy MDM che blocchino l’installazione da fonti sconosciute.
  • Monitorare traffico di rete verso i domini e l’infrastruttura elencati di seguito come indicatori di compromissione.


Indicatori di compromissione

# Infrastruttura C2 e distribuzione
channelzones[.]co                 (C2 primario, hosting russo, canale Socket.IO)
datewithmealways[.]site           (dominio di distribuzione)
datewithmealways[.]online         (dominio di distribuzione)
digitaladstracking[.]com          (dominio di distribuzione)

# Account di sviluppo
GitHub user: kesmanta24
Email associata: kesmantes52@outlook.com
Periodo attivita': 6 marzo - 6 maggio 2026 (~150 campioni, versioni 9.3-9.4)

# Nomi file osservati
Chrome.apk        (dropper iniziale, tampered headers)
K3iwv7VF.apk       (payload finale, AES-256-GCM nativo)

# Paesi colpiti (parziale)
Arabia Saudita, Russia, Cina, Corea del Sud, area MENA (26+ Paesi totali)
Localizzazione: 34 lingue di interfaccia

# Cifratura
Dropper -> payload: AES-256-GCM (nativo)
C2: AES-256-CBC + RSA OAEP (ibrido), autenticazione OkHttp3, canale Socket.IO

Fonte primaria: Positive Technologies Expert Security Center (PT ESC). Dettagli tecnici e IoC aggiornati al momento della pubblicazione; per l’elenco completo di hash e domini si rimanda al report integrale dei ricercatori.
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per ‘la finestra di antonio syxty’: autorialità e intelligenza artificiale, con antonio pavolini ed elisa davoglio

https://www.spreaker.com/episode/autorialita-e-intelligenza-artificiale-con-elisa-davoglio-e-antonio-pavolini–72081202
#AI #AntonioPavolini #AntonioSyxty #audio #autorialità #ElisaDavoglio #IA #incontro #intervista #kritik #LaFinestraDiAntonioSyxty #MTM #MTMLaFinestraDiAntonioSyxty #podcast #presentazione

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Treno merci con E652.051 MIR in transito a Bolgheri – 03/04/2026


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Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia: ecco cosa cambia con il nuovo robot aspirapolvere


Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia con nuove tecnologie e funzioni pensate per rendere la pulizia quotidiana più semplice ed efficace. Scopri caratteristiche, novità e prestazioni del nuovo robot aspirapolvere e lavapavimenti
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Roborock ha annunciato il lancio sul mercato italiano di Qrevo 2 Pro. Il modello si posiziona all'interno della gamma Qrevo come soluzione di fascia media, coniugando ottime prestazioni di pulizia ‘hands-free’ ad un prezzo contenuto e rivelandosi come dispositivo ideale per la gestione quotidiana di abitazioni con superfici miste, presenza di animali domestici e tappeti.

E-commerce ad agosto: gli italiani continuano a comprare
L’e-commerce non va in vacanza: anche ad agosto gli italiani continuano a fare acquisti online. Ecco come cambiano le abitudini di shopping durante l’estate
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

HyperForce da 25.000 Pa e sistema anti-groviglio


Per affrontare lo sporco quotidiano, la polvere fine e la pulizia dei tessuti dei tappeti, Qrevo 2 Pro conta su una potenza di aspirazione HyperForce da 25.000 Pa. Questa forza aspirante lavora in sinergia con il doppio sistema anti-groviglio, ideato per evitare che peli e capelli si attorciglino attorno agli elementi pulenti grazie all'azione combinata della spazzola principale DuoDivide.
Qrevo 2 Pro conta su una potenza di aspirazione HyperForce da 25.000 PaQrevo 2 Pro conta su una potenza di aspirazione HyperForce da 25.000 Pa

Mocio estensibile e cura dei tappeti


Qrevo 2 Pro introduce il braccio estensibile FlexiArm Edge Mopping, chespinge il mocio rotante destro fino a 1,85 mm dal battiscopa, garantendo una pulizia minuziosa lungo tutto il perimetro della stanza. Particolarmente avanzata è anche la gestione dei tappeti. Nella gestione dei tappeti, oltre a poter sollevare i panni fino a 15 mm, il robot integra la funzione Auto Mop Removal: prima di dedicarsi alle superfici tessili, il dispositivo torna alla base, sgancia e deposita qui i moci umidi per ripartire in modalità di sola aspirazione. In questa fase il robot attiva automaticamente la massima potenza di aspirazione e la funzione Deep Carpet Cleaning, che esegue una seconda passata con schema a griglia incrociata per raccogliere lo sporco più profondo.
Nella gestione dei tappeti, oltre a poter sollevare i panni fino a 15 mm, il robot integra la funzione Auto Mop RemovalNella gestione dei tappeti, oltre a poter sollevare i panni fino a 15 mm, il robot integra la funzione Auto Mop Removal

Dock multifunzione ridisegnata


La stazione di ricarica di Qrevo 2 Pro gestisce in totale autonomia l'intero ciclo di manutenzione del robot, limitando l’intervento umano. Il lavaggio dei moci avviene con acqua ad alta temperatura fino a 75 °C per sciogliere i residui di sporco, affiancato dalla nuova modalità di ammollo di 4 minuti per lo sporco più ostinato. Al termine del lavaggio, i moci vengono asciugati con aria calda a 45 °C, mentre il contenitore della polvere si svuota nel sacchetto antibatterico garantendo fino a 65 giorni di autonomia (dati Roborock).
Attraverso l'app Roborock e il sistema SmartPlan 3.0, il robot individua automaticamente la strategia di pulizia più efficaceAttraverso l'app Roborock e il sistema SmartPlan 3.0, il robot individua automaticamente la strategia di pulizia più efficace

Navigazione avanzata


La navigazione si affida al sensore laser LiDAR e alla tecnologia Reactive Tech per rilevare ed evitare gli ostacoli sul pavimento, come scarpe o cavi. Attraverso l'app Roborock e il sistema SmartPlan 3.0, il robot individua automaticamente la strategia di pulizia più efficace: apprende le abitudini della casa e adatta la potenza di aspirazione, il flusso d'acqua e il livello di rumorosità a ciascuna stanza. La gestione è resa ancora più semplice dall'integrazione nell'ecosistema smart home grazie al protocollo Matter, che consente il controllo vocale tramite Amazon Alexa, Google Home e Apple Siri.

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Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Prezzo e disponibilità


Il nuovo Roborock Qrevo 2 Pro, in versione set ( con sacchetto ulteriore in dotazione e ricambio dei mop) è disponibile a partire da oggi su Amazon e sull'e-shop ufficiale di Roborock al prezzo consigliato di 699 euro, con uno speciale prezzo di lancio di 499 euro valido fino al 23 agosto. Sarà anche disponibile nei migliori negozi di elettronica e sul sito di MediaWorld con il nome di Qrevo 2 Pro X.

Consigliato da Techpertutti

roborock Qrevo 2 Pro Set Robot Aspirapolvere Lavapavimenti


Il modello si posiziona all'interno della gamma Qrevo come soluzione di fascia media, coniugando ottime prestazioni di pulizia ‘hands-free’ ad un prezzo contenuto

  • 🧹Robot aspirapolvere da 25.000 Pa per una pulizia profonda
  • 🚉 Manutenzione minima e tecnologia anti-groviglio

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E-commerce ad agosto, lo shopping online non va in vacanza: cosa comprano gli italiani


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Per molto tempo agosto è stato considerato un mese sospeso, quasi estraneo alle normali dinamiche economiche e commerciali, soprattutto in Italia. Oggi, però, questa immagine rispecchia sempre meno il modo in cui le persone vivono, si informano e acquistano. Le ferie continuano a modificare le abitudini quotidiane, ma non interrompono i bisogni, gli interessi e le decisioni di consumo. Lo shopping online, in particolare, non segue più necessariamente il calendario lavorativo tradizionale: resta accessibile in ogni momento e accompagna le persone anche durante gli spostamenti, nei luoghi di villeggiatura e nei momenti di maggiore libertà.

I dati raccolti da Trovaprezzi.it mostrano con chiarezza che agosto non è affatto il mese con il minor numero di ricerche dell’anno. Nell’agosto 2025 la piattaforma ha registrato oltre 18,5 milioni di ricerche, un volume superiore a quello registrato sia ad aprile che a settembre. Ciò significa che, persino nel mese simbolicamente associato alla pausa estiva, si effettuano in media quasi 600 mila ricerche al giorno. Non siamo di fronte a un picco paragonabile a quelli generati da periodi promozionali particolarmente intensi o dall’avvicinarsi del Natale, ma neppure a una scomparsa o a un crollo della domanda.

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Ad agosto non cambia tanto la propensione all’acquisto, quanto il contesto in cui nasce la ricerca. Durante il resto dell’anno molti percorsi di acquisto sono inseriti all’interno di routine consolidate, mentre in estate diventano più frammentati, mobili e legati alle circostanze del momento. La ricerca può riguardare qualcosa dimenticato prima della partenza, un prodotto necessario per affrontare il caldo, un acquisto destinato al viaggio o al tempo libero, ma anche un’esigenza improvvisa e difficilmente rinviabile.

Si acquista tecnologia anche in vacanza


Non è un caso che le dieci categorie più cercate su Trovaprezzi ad agosto siano rimaste le stesse nel 2024 e nel 2025, pur con qualche variazione nell’ordine. Tra queste troviamo Integratori e Vitamine, Prodotti Salute, Farmaci da Banco, Prodotti per il Viso e Prodotti per il Corpo. Non mancano Cellulari e Smartphone, Frigoriferi e Congelatori, Condizionatori e Deumidificatori, Sneakers e Scarpe Sportive, Lavatrici e Asciugatrici. È una classifica interessante perché descrive uno shopping estivo molto più articolato; accanto ai prodotti stagionali e a quelli dedicati al benessere compaiono beni tecnologici ed elettrodomestici, spesso associati a necessità concrete. La continuità delle categorie maggiormente ricercate suggerisce inoltre che non si tratti di comportamenti puramente episodici, ma di una domanda che tende a ripresentarsi con caratteristiche riconoscibili.

Lo smartphone: il mezzo preferito per lo shopping


Il vero elemento distintivo dello shopping online estivo è il ruolo dei dispositivi mobili, e in particolare dello smartphone. Ad agosto 2025 il 77,9% delle ricerche effettuate su Trovaprezzi.it proveniva da dispositivi mobili, per un totale di oltre 14,4 milioni di ricerche. Il desktop ha rappresentato il 20,7%, mentre il tablet si è fermato all’1,4%. Lo smartphone si conferma così il principale strumento di accesso all’e-commerce: viene utilizzato sotto l’ombrellone, durante un viaggio, in una casa di villeggiatura o semplicemente in un momento libero. Si tratta di percorsi meno lineari rispetto a quelli che avvengono davanti a un computer, ma non per questo meno rilevanti né più lontani dalla decisione di acquisto.

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Per i retailer e i brand, questo scenario suggerisce una conclusione chiara. Considerare agosto un mese nel quale ridurre automaticamente la presenza e gli investimenti significa rischiare di lasciare scoperto un pubblico che continua a cercare, confrontare e valutare acquisti. Naturalmente non è sufficiente replicare le strategie utilizzate durante il resto dell’anno. Occorre adattare messaggi, assortimento e servizi alle caratteristiche specifiche del periodo, osservando attentamente l’andamento delle singole categorie e le motivazioni che guidano la domanda. La disponibilità immediata dei prodotti, la trasparenza sui tempi di consegna, la possibilità di indicare facilmente un indirizzo diverso da quello abituale o di scegliere un punto di ritiro possono diventare elementi decisivi.

La scelta consapevole dei prodotti


Mantenere una presenza efficace ad agosto significa anche garantire un’esperienza realmente pensata per lo smartphone, il cui utilizzo cresce ulteriormente rispetto alla navigazione tramite PC durante le settimane agostane. Pagine lente, informazioni poco leggibili e procedure di acquisto complesse rischiano di interrompere percorsi che nascono spesso in condizioni di attenzione limitata. Il consumatore estivo vuole capire rapidamente se il prodotto è disponibile, qual è il prezzo finale, quando verrà consegnato e quali alternative sono disponibili. La comparazione assume quindi un ruolo ancora più importante, perché consente di orientarsi in poco tempo e di prendere decisioni consapevoli anche in un contesto meno abituale.

L'e-commerce non va in vacanza


L’e-commerce ad agosto non va in vacanza perché non vanno in vacanza le esigenze delle persone. Cambiano i ritmi, i luoghi e le priorità, ma l’interesse resta vivo. La sfida per chi vende online non è convincere i consumatori a continuare a valutare acquisti: i dati dimostrano che già lo fanno. La vera sfida è farsi trovare nel momento in cui nasce un bisogno, offrendo un’esperienza semplice, veloce e coerente con un pubblico sempre più mobile.

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ambièntáli 20260601: diciotto secondi al bar


la parola ambientáli può legittimamente vedersi anticipato l’accento: ambièntali, autoesortazione del registrante affinché centri/colga cronotopicamente i cittadini, o i concittadini, e/o i loro ambienti (in)naturali.
#ambientali #audio #bar #mp3