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‘sonde poetiche’: le opere di antonio syxty, oggi online alle 18:30 e 21:30

Antonio Syxty @ Sonde poetiche, oggi _ locandina
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#AndreaInglese #AntonioSyxty #art #arte #audio #GianlucaCodeghini #installazione #performance #podcast #prosa #radio #RadioArte #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SondePoetiche #teatro #versi #webCast

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Primo Maggio: storia, diritti e lotte operaie dalle origini al Jobs Act

Indice dei contenuti

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Le radici internazionali del Primo Maggio


La Festa dei Lavoratori ha origini profonde e internazionali, legate alle storiche lotte operaie per la riduzione dell’orario di lavoro a otto ore giornaliere. L’idea di una giornata di mobilitazione globale affonda le sue radici nei movimenti socialisti e anarchici dell’Ottocento. Già nel Congresso di Rimini del 1872, la spaccatura tra marxisti e anarchici all’interno della Prima Internazionale segnava una divergenza profonda su strategie e obiettivi.

Pochi mesi dopo, nel Congresso di Saint-Imier, nasce l’Internazionale Anarchica, che rifiuta ogni forma di autoritarismo e propone un’azione diretta dei lavoratori. È in questo clima che prende forma una visione del lavoro come terreno di lotta, non solo economica, ma anche politica e sociale. Le rivendicazioni per condizioni di lavoro più umane iniziano a consolidarsi a livello internazionale.
Primo maggioUna timeline illustrata dei momenti chiave nella storia del Primo Maggio e dei diritti dei lavoratori, dalle origini anarchiche alle riforme recenti.

La nascita di una giornata globale di lotta


Il vero punto di svolta arriva con gli scioperi del Primo Maggio 1886 negli Stati Uniti. La richiesta delle otto ore lavorative porta in piazza centinaia di migliaia di lavoratori. A Chicago, il movimento culmina in una manifestazione ad Haymarket Square, dove l’esplosione di una bomba provoca morti tra poliziotti e manifestanti. La repressione che segue è brutale: alcuni anarchici vengono condannati e giustiziati senza prove concrete.Nel 1889, la Seconda Internazionale socialista, riunita a Parigi, proclama il 1° maggio come Giornata Internazionale dei Lavoratori, a partire dall’anno successivo. La scelta simbolica intende onorare i martiri di Chicago e unificare le lotte dei lavoratori sotto un’unica data. Il Primo Maggio diventa così una giornata di memoria, protesta e mobilitazione che si diffonde in tutta Europa e nel mondo.

Il Primo Maggio in Italia tra fascismo e democrazia


Anche in Italia la Festa dei Lavoratori assume da subito un significato politico e sociale importante. Il 1° maggio 1891 si celebrano le prime manifestazioni ufficiali, promosse da movimenti socialisti e anarchici. Tuttavia, nel 1923, con l’ascesa del regime fascista, la ricorrenza viene abolita e sostituita dalla “Festa del lavoro fascista” il 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma. Il fascismo tenta così di cancellare la memoria delle lotte operaie e di sottomettere il lavoro a una visione corporativa e autoritaria.

Solo nel 1945, con la Liberazione, il Primo Maggio viene ripristinato come festa nazionale del lavoro. Ma la gioia della riconquista dura poco: nel 1947, durante una manifestazione a Portella della Ginestra, in Sicilia, la banda criminale di Salvatore Giuliano apre il fuoco sulla folla. È una vera e propria strage del Primo Maggio: undici lavoratori vengono uccisi, decine restano feriti. Questo tragico evento segna profondamente la storia del lavoro in Italia, ricordandoci quanto il diritto di manifestare sia stato conquistato a caro prezzo.

Dallo Statuto dei lavoratori alle riforme neoliberiste


Nel 1970, l’Italia compie un passo storico con l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300), che riconosce importanti diritti sul lavoro: libertà sindacale, tutela contro i licenziamenti illegittimi, centralità del contratto collettivo. È una conquista frutto di anni di mobilitazioni e un riferimento ancora oggi.

Tuttavia, dagli anni ’90 in poi, il mondo del lavoro italiano entra in una fase di profonda trasformazione. Il Pacchetto Treu del 1997 apre alla flessibilità occupazionale e introduce il lavoro interinale. Con la Legge Biagi del 2003, aumentano i contratti atipici e si diffondono forme di lavoro più instabili. La Riforma Fornero del 2012 limita le tutele contro i licenziamenti economici, segnando un ridimensionamento dell’articolo 18.

Infine, il Jobs Act del 2014 rivoluziona il diritto del lavoro introducendo il contratto a tutele crescenti: una forma contrattuale che riduce le garanzie iniziali per i nuovi assunti. Questo insieme di riforme, pur presentate come modernizzazioni, viene spesso criticato per aver prodotto precarietà e indebolito i diritti conquistati nel dopoguerra.

Il senso del Primo Maggio oggi


Oggi il Primo Maggio è spesso vissuto come una ricorrenza simbolica, ma la sua storia ci ricorda che i diritti sul lavoro non sono mai stati garantiti per sempre. Le conquiste ottenute – dalle otto ore allo Statuto dei lavoratori – sono frutto di lotte operaie, scioperi, repressioni e sacrifici. Al tempo stesso, le riforme più recenti mostrano che i diritti possono essere erosi nel nome della flessibilità e della competitività.

Per questo, il Primo Maggio resta una giornata fondamentale: non solo per celebrare, ma per riflettere sul presente del lavoro e sulle sfide future. In un’epoca di precarietà diffusa, gig economy e disuguaglianze crescenti, ricordare la memoria delle lotte passate può offrire strumenti per affrontare quelle che ancora ci attendono.

#anarchia #Anarchici #anarchismo #lavoratori #lavoro #PrimoMaggio

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Raggi di consapevolezza cosmica

edu.inaf.it/approfondimenti/cr…

Anna Wackermann, Carola Brambilla e Lucrezia Tonelli raccontano la propria esperienza di PCTO presso l’INAF-IASF di Milano.

#comunicazioneDellaScienza #didattica #elettronica #GeigerMüller #IASFMIlano #IlGruppoINDACO #laboratorio #muoni #PCTO #raggiCosmici #rivelatori

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dip 049: attualmente gli stati uniti


Gli USA sono sempre stati e sempre saranno un’entità criminale, colonialista e distruttiva, provvista oltretutto di eccezionale deficienza di capacità predittive. E se metti un arsenale nucleare in mano a criminali deficienti, i risultati sono per e da chiunque (tranne che per e dagli yankee) prevedibili. Attualmente gli USA e i suoi alleati sono la maggiore e non disinnescabile minaccia non a questo o a quel Paese, ma al pianeta.

Conferme superflue: facebook.com/share/166KpwUaSo/

#bombeAtomiche #colonialismo #criminalità #dip #dip049 #dip049 #minacceNucleari #StatiUniti #StatiUnitiDAmericaUSA #terrorismoInternazionale

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oggi, 30 aprile, al teatro basilica (roma): lettura collettiva di “strana categoria”, di carlo bordini


Lettura integrale di "Strana categoria", di Carlo Bordini, a Roma, al Teatro Basilica (zona San Giovanni), 30 aprile 2025, ore 18
cliccare per ingrandire

📎 Cinquant’anni fa, nel 1975, un poeta esordiente impugna una macchina ciclostile.
Si chiama 𝗖𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗕𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗶, ha 37 anni, ha appena disertato dieci anni di militanza trotzkista. Pubblica 𝑺𝒕𝒓𝒂𝒏𝒂 𝑪𝒂𝒕𝒆𝒈𝒐𝒓𝒊𝒂, di cui oggi sono pochi gli esemplari rimasti e pochissime le persone che hanno avuto il piacere di leggerlo.
📖 OGGI, 𝟯𝟬 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲, alle 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴:𝟬𝟬, festeggiamo i cinquant’anni di ricorrenza con una lettura integrale, aperta a tutti, al TeatroBasilica (Roma, piazza di Porta San Giovanni 10).
Per chi ama le parole taglienti e scomode. Ti aspettiamo.
A cura di Riccardo Innocenti, Fabrizio Miliucci e Francesca Santucci.

il luogo:
https://www.instagram.com/teatrobasilica/
facebook.com/TeatroBasilica

Strana categoria, di Carlo Bordini (1975)
cliccare per leggere il testo

il libro:
slowforward.net/2025/04/24/car…

#Bordini #CarloBordini #FabrizioMiliucci #FrancescaSantucci #lettura #letturaIntegrale #poesia #reading #RiccardoInnocenti #StranaCategoria #TeatroBasilica #TeatroBasilica


in occasione dei 50 anni dalla prima uscita, il libro “strana categoria”, di carlo bordini, è ripubblicato da ‘diacritica’, come ebook liberamente scaricabile


Nella collana “Arianna – I libri ritrovati” delle edizioni DIACRITICA, esce ora – a 50 anni dalla sua prima pubblicazione in forma cartacea – l’ebook del libro

STRANA CATEGORIA

di Carlo Bordini


Strana categoria, di Carlo Bordini (Diacritica Edizioni, 2025)
cliccare per aprire il file

La raccolta poetica, autoprodotta, un ciclostilato a distribuzione casalinga, uscito nel 1975, è l’esordio di Bordini: un testo mai più ripubblicato, introvabile e divenuto meritatamente, come si avrà modo di verificare, leggendario. Dai movimenti politici, dalle illusioni rivoluzionarie, dai gruppi di impegno politico la scrittura poetica come insopprimibile e incomprensibile esigenza: un prodotto inusitato, che si presentava in mezzo al disastro e alla gloria di una generazione come una raccolta di allegrie e bilanci senza sconti.

L’ebook, con due brevi note introduttive di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi, è il terzo titolo della collana – “Arianna – I libri ritrovati” – che Bordini stesso aveva voluto e di cui era stato promotore.

diacritica.it/wp-content/uploa…

Carlo Bordini, Strana categoria
collana “Arianna – I libri ritrovati”, 3
pp. 138
Con note critiche di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi
Opera diffusa in modalità open access
Diacritica Edizioni, Roma, 2025
ISBN 978-88-31913-23-2
Realizzazione editoriale a cura di Maria Panetta
diacriticaedizioni.it
diacriticaedizioni.com
diacritica.it

#AriannaILibriRitrovati #Bordini #CarloBordini #CollanaArianna #Diacritica #DiacriticaEdizioni #ebook #freePdf #freePdfs #freelyDownloadablePdf #GiuseppeGarrera #ItalianPoetry #libroDiPoesia #MariaPanetta #pdf #poesia #poesie #poetry #poetryBook #SebastianoTriulzi #StranaCategoria


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“THE YAPPER” vs. [???]

THE YAPPER:I AM COMPLETELYNORMALI AM NOT INSANEHAVE NO DESIRE TOHARM ANYOME I AMNOT CARRYING AWEAPON:i am CLINICALLY INSANEand I WANT TO KILLthis threat is serious andyou can hold me legallyaccountable for it, I wantto KILL so BAD, you canuse this shirt as evidenceagainst me in court after ICOMMIT MURDER becauset.me/thewireeed/10564
Questa qui è aninoi (ahimè!!!) la rappresentazione perfetta del mio spettro di emozioni dal momento in cui mi sveglio a quando torno a dormire (non necessariamente in quest’ordine e non senza subire un avanti e indietro più volte; magari fosse così semplice e lineare, succederebbe che potrei quantomeno abituarmici). “Dentro di te ci sono due lupi, e uno ha le orecchie da gatto”, direbbe il detto, ma tutti i miei lupi saranno tipo una ventina… questi due sono solo o i più divertenti, o i più veritieri (sta a voi capirlo).

Insomma, giornalmente si passa dall’essere “lo yappatore”, che sorride per mezzo del suo cervello bacato (con la bocca ancora più spalancata di quanto la sua spilletta a faccia LOL sia), assicurando tutti di essere completamente normale e non essere insano e non avere alcun desiderio di fare del male a nessuno e di non avere appresso un’arma… all’essere il coso senza nome, ormai perennemente rassegnato all’idea di essere CLINICAMENTE MALATO e VOLER UCCIDERE, specificando che questa è una minaccia seria con peso legale perché vuole UCCIDERE TANTISSIMO, al punto di tenere tutto ciò scritto sulla maglietta per renderlo ben chiaro in anticipo. E a me sembra che quasi tutti, per vergogna o boh, non vogliono ammettere che il secondo merdino si applichi mai a loro… ma io lo dico: è reale. Però brucerò la maglietta affinché non possa essere usata come prova in tribunale (assieme al corpo OMICIDIATO).

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dall’11 maggio all’accademia di belle arti di urbino: “da morandi a pozzati – mario ramous e l’arte”

Da Morandi a Pozzati – Mario Ramous e l’arte
Accademia di Belle Arti di Urbino – Galleria Adele Cappelli
11 maggio – 25 luglio 2025


Concetto Pozzati, ritratto di Mario Ramous, tecnica mista, 1968, 50x70 cm
Concetto Pozzati, ritratto di Mario Ramous, tecnica mista, 1968, 50×70 cm

L’Accademia di Belle Arti di Urbino rende corale omaggio alla vocazione di Mario Ramous per la critica d’arte con una mostra di opere dalla collezione privata.

“Da Morandi a Pozzati – Mario Ramous e l’arte”, questo il titolo dell’esposizione, a cura di Luca Cesari, direttore dell’Istituzione urbinate, allestita nella galleria Adele Cappelli dell’Accademia, che sarà inaugurata domenica 11 maggio alle 10:30, nell’ambito di “Urbino e le città del libro Festival”, visitabile fino al 25 luglio.

Parte della carriera letteraria di Mario Ramous (1924-1999) poeta, traduttore, saggista e metricista, amato e ammirato professore di Estetica all’Accademia di Urbino per vent’anni esatti, dal 1974 al 1994, maestro per generazioni di allievi, è occupata dall’interesse e dalla convivenza con artisti suoi pari: per leva generazionale, per valore o per statura.

Mario Ramous si avvicina all’arte contemporanea nel 1947 coltivando, fino al 1950, un duplice interesse: lo sviluppo del neocubismo, inteso come reazione morale al classicismo novecentista, e la rivalutazione di un certo espressionismo, utile a ritrovare le radici primitiviste di molti pittori della sua generazione. All’attenzione per artisti come Duilio Barnabé, Giovanni Ciangottini e Sergio Romiti si affianca quella per maestri della generazione precedente come Giorgio Morandi, Marino Marini e Mario Sironi. La direzione della collana Documenti per la Cappelli di Bologna nei vent’anni successivi lo porta ad allargare i suoi interessi: lo dimostrano anche le numerose collaborazioni editoriali con artisti di varia estrazione quali Pirro Cuniberti, Luciano De Vita, Virgilio Guidi, Concetto Pozzati o Emilio Scanavino. La ripresa dell’attività critica, dalla fine degli anni Sessanta in poi, vede l’adozione di nuovi strumenti di analisi desunti dalle teorie linguistiche in voga, dallo strutturalismo alla semiologia. Strumenti più adatti a comprendere le ricerche di artisti quali Rodolfo Aricò (suo collega all’Accademia di Belle Arti di Urbino), Vincenzo Satta e Giuseppe Capogrossi, senza precludere l’attenzione per Morandi e Sironi già manifestata all’inizio del suo percorso.

“La stella polare di questa mostra urbinate in Accademia, non è la personalità di Ramous maestro, professore agli studenti di Urbino, ma la critica d’arte – spiega il curatore, nonché Direttore dell’Istituzione di Alta Formazione, Luca Cesari – o comunque il legame unitario e intercalante, entro la sua attività letteraria, con i pittori, soprattutto amici, sin dal primo libro di versi (La memoria, il messaggio, 1951) abbinato al filo segnico di Marino Marini. Ma a questo aspetto ineliminabile si deve aggiungere la quota specifica del critico figurativo quale egli è stato: non solo anzitempo rispetto al desiderio o all’esigenza di comporre versi in primis, ma in perenne conciliabolo con i pittori da Morandi a Pozzati per l’appunto. Passando per Marini Guidi Cassinari Romiti Cuniberti Scanavino – sodali e amici (come poterono esserlo altri compagni quali Bonfiglioli e Scalia, sempre a Bologna) – sino ad Aricò a D’Agostino a Pozzati, finalmente, a Concetto soprattutto. Ed è chiaro che la mostra privilegi in tale galleria di amici le opere di quest’ultimo innanzitutto -, essendo Pozzati il promotore dell’approdo di Ramous – allora cinquantenne – all’insegnamento di Estetica in Accademia. Gli artisti in mostra che abbiamo qui scelto guardano tutti in direzioni diverse ma si sfiorano anche; ed escono ognuno dalla collezione personale di Mario Ramous. Il titolo – conclude Cesari – lo lascia intravedere chiaro attraverso la descrizione di una traiettoria da-a. Una traiettoria che non illustra tanto un percorso dell’arte, della pittura, italiana (o forse anche quello), quanto un tragitto interno, un’iride circostante di personaggi cari al dedicatario”.

Nell’occasione sarà anche inaugurata la mostra “La nuda forma” dell’ex allievo Salvo Scafiti, a cura di Serena Riglietti, allestita nella Galleria “La Stanzetta”.


“Da Morandi a Pozzati – Mario Ramous e l’arte”
a cura di Luca Cesari
11 maggio – 25 luglio 2025
Galleria “A. Cappelli”, Accademia di Belle Arti di Urbino
via dei Maceri, 2 – Urbino (PU)
Orari di apertura dal lunedì al venerdì 9.00 -18.00
Sabato 9.00 – 13.00

Inaugurazione domenica 11 maggio ore 10.30
Aula magna, Accademia di Belle Arti di Urbino
Intervengono Luca Cesari, Michele Ramous Fabj, Pasquale Fameli, Alessio Torino, Salvatore Ritrovato, Serena Riglietti, Salvo Scafiti.

Contatti

Accademia di Belle Arti di Urbino
via dei Maceri 2, 61029 Urbino (PU)

accademiadiurbino.it
Funzionaria Comunicazione e Informazione Accademia di Belle Arti di Urbino
Federica Giovannini | Tel. 0722 320287 | comunicazione@accademiadiurbino.it

Ufficio stampa Accademia di Belle Arti di Urbino
Sara Zolla | press@sarazolla.com

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ASP Catania, quando pagare il ticket è una mission impossible


Avevamo una perla e la stiamo distruggendo. E’ la sanità pubblica. E’ il sistema sanitario nazionale, uno dei migliori al mondo, che tutti ci invidiavano. La sua crisi è sempre più grave, ma non dappertutto allo stesso modo, in alcune regioni, tra cui la Sicilia, lo è ancora di più.

E noi siciliani lo sappiamo bene perché incontriamo pesanti ostacoli ogni qual volta abbiamo bisogno […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/04/30/asp-…

#ASP #Asp3 #Catania #CentroUnicoDiPrenotazione #RegioneSiciliana #SSN

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chi sono esattamente i terroristi, dunque?


da facebook.com/share/15VTvC57AA/ (La zona grigia)

L’ATTACCO STATUNITENSE CONTRO UN CENTRO DI DETENZIONE PER MIGRANTI IN YEMEN EVIDENZIA I COSTI DELL’IMPUNITÀ

Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 29 aprile 2025

Ginevra – L’attacco dell’esercito statunitense contro un centro di detenzione per migranti in Yemen ha causato decine di morti e feriti. L’attacco rappresenta una pericolosa intensificazione dell’Operazione Rough Rider (Pilota Rude), costituisce una chiara violazione del Diritto Internazionale Umanitario e potrebbe costituire un Crimine di Guerra ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.

L’Aviazione Militare statunitense ha lanciato un attacco lunedì mattina nel Governatorato di Saada, nello Yemen settentrionale, prendendo di mira direttamente un centro di detenzione che ospita migranti africani. Secondo fonti locali della Protezione Civile, almeno 68 migranti sono stati uccisi e circa altri 47 sono rimasti feriti.

I filmati esaminati relativi alle immediate conseguenze dell’attacco mostrano che l’edificio, costruito con muri di cemento e tetto in lamiera, ha subito una distruzione pressoché totale, a indicare che il centro di detenzione è stato preso di mira direttamente. Le squadre di emergenza e della Protezione Civile hanno recuperato i corpi dalle macerie, mentre decine di persone gravemente ferite sono state trasportate all’Ospedale Repubblicano di Saada.

Secondo il Ministero dell’Interno dell’amministrazione guidata dagli Houthi, il centro era supervisionato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. Ciò suggerisce che il sito avrebbe dovuto beneficiare di protezione legale, dato che il suo utilizzo per scopi militari era proibito e che le coordinate del sito erano state comunicate alle forze statunitensi per impedirne l’attacco.

L’assenza di prove che dimostrino che le forze armate statunitensi abbiano adottato misure precauzionali per ridurre al minimo i danni ai civili, come è accaduto in altri recenti episodi di violenza statunitense contro i civili in Yemen, solleva serie preoccupazioni in merito al rispetto del Diritto Internazionale Umanitario. In particolare, è probabile che gli Stati Uniti non abbiano rispettato i principi di distinzione tra obiettivi militari e civili, di proporzionalità e dell’obbligo di adottare tutte le precauzioni possibili per evitare vittime civili.

Al momento della pubblicazione di questa dichiarazione, il Comando Centrale degli Stati Uniti non ha fornito alcuna spiegazione o giustificazione ufficiale per l’attacco. Ha rilasciato solo una dichiarazione generale poche ore prima dell’attacco, affermando: “Per preservare la sicurezza operativa, abbiamo intenzionalmente limitato la divulgazione dei dettagli delle nostre operazioni in corso o future . Non riveleremo dettagli specifici su ciò che abbiamo fatto o su ciò che faremo”.

L’approccio adottato dagli Stati Uniti nella gestione dell’Operazione Rough Rider va oltre la mera opacità, riflettendo un modello più ampio di trattamento del quadro normativo internazionale come un insieme opzionale di linee guida. Gli Stati Uniti si comportano come una potenza al di sopra del Diritto Internazionale, agendo al di fuori delle regole di responsabilità, e si considerano evidentemente esenti dal fornire giustificazioni o aderire a criteri di trasparenza che potrebbero portare alla responsabilità. Il perdurare di tale politica rivela i fondamenti parziali dell’ordine internazionale, indebolisce i meccanismi di protezione collettiva e consolida l’impunità su larga scala.

La semplice richiesta di trasparenza agli Stati Uniti non è sufficiente; le istituzioni internazionali devono avviare immediatamente indagini indipendenti e complete sull’ultimo attacco, indipendentemente dalla posizione dell’autore o dal rifiuto di divulgare informazioni.

Indagare sulle circostanze dell’attacco, identificare i responsabili e chiamarli a rispondere delle loro azioni ai sensi del Diritto Internazionale Umanitario non è un’opzione volontaria, ma un obbligo legale e morale imposto dalle norme volte a proteggere i civili durante i conflitti armati. Qualsiasi mancata attivazione di tali indagini o di meccanismi di responsabilità costituisce una complicità di fatto nel perpetuare l’impunità e rivela ulteriormente la verità su chi è al servizio del sistema giudiziario internazionale guidato dall’Occidente.

Le vittime dell’attacco aereo statunitense sul centro di detenzione per migranti di Saada erano civili non coinvolti nelle ostilità e avevano diritto a piena protezione ai sensi del Diritto Internazionale, che proibisce severamente di prendere di mira i civili, sia deliberatamente, indiscriminatamente o attraverso l’uso eccessivo della forza. Inoltre, i migranti presi di mira dall’attacco godono dei diritti legali garantiti dal Diritto Internazionale alla protezione da parte di tutti gli Stati senza eccezioni, compresi gli Stati Uniti, e non solo dal Paese ospitante.

Gli obblighi internazionali di tutela del diritto alla vita e alla sicurezza dei civili si applicano a tutte le parti in conflitto, indipendentemente dalla nazionalità delle vittime o dal luogo della loro detenzione. Di conseguenza, l’attacco statunitense al centro di detenzione per migranti in Yemen costituisce una flagrante violazione del Diritto Internazionale Umanitario e delle convenzioni internazionali pertinenti.

La natura del sito preso di mira, insieme alle ingenti perdite civili causate dall’attacco, solleva seri sospetti di Crimine di Guerra ai sensi del Diritto Internazionale, tra cui le Convenzioni di Ginevra del 1949, il Primo Protocollo Addizionale del 1977, lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale del 1998 e le norme consuetudinarie del Diritto Internazionale Umanitario. Questi strumenti impongono il divieto assoluto di colpire civili o obiettivi civili e richiedono che vengano prese tutte le precauzioni possibili per proteggere e risparmiare i civili dalle ostilità e ridurre al minimo i danni, anche quando in un’area sono presenti obiettivi militari legittimi.

Il gruppo Houthi ha chiaramente dichiarato che le sue operazioni militari nel Mar Rosso sono una risposta alla continua aggressione israeliana contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, ma gli Stati Uniti continuano a usare illegalmente la forza armata e a contribuire all’intensificazione della violenza in Medio Oriente. Questa situazione richiede un’azione diplomatica responsabile, ovvero l’attenuazione e l’affronto delle cause profonde della crisi. Eppure gli Stati Uniti hanno scelto l’intensificazione militare come unica linea d’azione, aumentando contemporaneamente il loro sostegno militare e politico a Israele e consentendogli di continuare a commettere atti di Genocidio nella Striscia con scarsa o nessuna responsabilità.

Questa condotta riflette chiaramente i doppi criteri degli Stati Uniti nella gestione dei conflitti. Per il governo statunitense, l’intervento militare può sempre essere giustificato con il pretesto di proteggere la “sicurezza regionale”, mentre in realtà la violenza statunitense nella Regione alimenta i conflitti, aggrava le catastrofi umanitarie e prolunga le sofferenze.

Gli organi competenti delle Nazioni Unite devono istituire una commissione d’inchiesta internazionale indipendente con pieni poteri e inviarla in Yemen per documentare le violazioni, condurre indagini sul campo e determinare le responsabilità legali individuali e collettive per l’attacco al centro di detenzione per migranti di Saada.

La natura e la gravità delle violazioni commesse richiedono l’attivazione di meccanismi di responsabilizzazione a tutti i livelli, compresi procedimenti giudiziari che tengano conto del principio di giurisdizione universale, per garantire che i colpevoli i siano ritenuti responsabili.

Gli Stati Uniti devono cessare immediatamente la loro illegittima Campagna Militare contro lo Yemen, astenersi dal colpire civili o infrastrutture vitali con qualsiasi pretesto e aderire pienamente al Diritto Internazionale Umanitario, in particolare ai principi di distinzione, proporzionalità e necessità.

Inoltre, gli Stati Uniti devono rispettare rigorosamente gli obblighi giuridici internazionali e cessare la loro comprovata complicità con Israele nella commissione di Crimini, incluso il Genocidio in corso nella Striscia di Gaza. Ogni forma di sostegno militare e politico che consenta a Israele di continuare a commettere questi Crimini deve essere interrotta.

Traduzione: La Zona Grigia

Fonte: euromedmonitor.org/en/article/…

#amerika #attacchiAerei #criminiDiGuerra #Houti #Israele #massacro #StatiUniti #StatutoDiRoma #terrorismoUsa #USA #yankee #Yemen

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duolizioso nuovo testing del Duolicious non per meme (provo la dating app femcel)


Regà, io non ci posso assolutamente credere, pure se è da sempre che dico che è inevitabile e quindi dovrei esserne già ampiamente conscia, ma ormai la mia fine è scritta permanentemente nel tessuto stesso dell’universo… L’unica cosa che manca a questo punto è un segno sul calendario, una data definitiva per identificare il momento della mia eliminazione, ma simbolicamente oramai nulla cambia. È la fine più finita, e il zompamento irreversibile dei miei punti ideologici. 😩

Ieri sera, come avessi preso un colpo, mi sono ricordata un’ennesima volta dell’esistenza di Duolicious, “la app di incontri femcel” — casualmente, una app che è anche blessata e FLOSSpillata, con sia client che server open-source, e modello economico basato su donazioni libere degli utenti, per chi non ne fosse a conoscenza. Avevo sempre pensato di farmi un profilo almeno per meme, ma la motivazione non fu mai così forte da non farmi completamente desistere alla vista di come il servizio rifiuti le registrazioni con indirizzi email @spacc.eu.org… ma ieri sera qualcosa è successo, quindi ho messo il mio indirizzo principale, e mi sono registrata… 🥴
💖💣, [28/04/2025 21:50]è la fine stasera, ho appena creato un account su quel coso💖💣, [28/04/2025 21:53]greve questa domanda[Do you fold your toilet paper before wiping?]
La registrazione è stata in realtà anche molto semplice; non viene chiesta nemmeno alcuna password, il sistema manda semplicemente ogni volta OTP per fare login… il che è gradevole, qualcosa che mi ha sorpresa a tal punto da ritenere importante raccontarlo qui. Allora ho iniziato a riempire il mio profilo con i vari campi personali, aggiungendo un selfie fatto dal 3DS, una descrizione leggermente sconclusionata e decisamente tragica che quando riesco espando, e dei memini per porre la giusta atmosfera di disperazione… 🙏
Schermata del mio profilo attualmente su Duolicious
E, regà, il problema grosso è che tutta questa roba ormai non è più finzione. Non c’è più il minimo intento memetico in questa mia sfilza di azioni, non c’è niente che sia fabbricato per generare qualche risata: è tutto ineluttabilmente e dolorosamente vero. Forse sotto sotto ne ho voluto approfittare genuinamente, immaginando (forse correttamente, forse no; si vedrà) che, essendo scoppiata la bolla di popolarità memetica della app formatasi un anno fa, ora gli utenti che si trovano sono più o meno tutti anche lì con intenti sinceri, e non per trollare. Sono emozionalmente corrotta e del tutto disperata, e ormai questa è l’unica opzione che mi rimane. 😿

Dato che, a questo punto, il mio intento si è rivelato non essere quello di scherzare, mi trovo a chiedermi cosa allora io stia cercando davvero, senza però sapermi esattamente dare alcuna risposta. Sto per caso cercando la mia ideale anima gemella che non esce mai di casa e vive in una cameretta disordinata dall’altra parte del mondo coltivando funghi sulle pareti? Desidero semplicemente lieve compagnia virtuale in quei miei momenti di desolazione ben reale, e l’unico posto dove penso sia davvero agilmente possibile trovarne è uno creato ad-hoc per raccogliere tra i peggiori disagiati di mente da tutto Internet? C’è da dire che gli utenti italiani si contano tutti sulle dita di poche mani… e non so se questo sia o un bene o un male, onestamente, ma certamente è una tristezza. 🎭

Davvero, io arrivata qui non posso comprendere neppure il mio stesso substrato di esistenza, essendo queste le condizioni. Forse, qualche misera speranza per qualcosa di non molto chiaro c’è: avessi scritto questo post qualche ora fa, avrei concluso lamentandomi che oooooh, in una giornata solo una (1) persona mi ha scritto, e quelle a cui ho scritto io non mi hanno cacata pur essendo loro online, farei davvero meglio a comprendere una volta per tutte il mio essere un’entità scartata persino dagli stessi scarti della società, e quindi accettare il mio dover vivere per il resto dei miei giorni in solitudine, anziché continuare a farmi quotidianamente false speranze per poi arrivare un giorno inevitabilmente al suicidio… ma poi 2 hanno risposto e 1 altra ha scritto. Quindi, almeno per un’ultima volta, voglio sperare ancora solo un minimo. 😷

#app #dating #Duolicious #femcel #FLOSS #incontri #meme #online

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Leggo la dichiarazione della Presidente del CdM in occasione della ricorrenza dl 50mo dall’omicidio di un giovane fascista, una figura in ricordo della quale è stato anche emesso un francobollo celebrativo.

Questo genere di dichiarazioni hanno quasi sempre in comune la caratteristica di mistificare la storia all’interno della quale è avvenuto un particolare episodio. Nello specifico […]

pepsy.noblogs.org/2025/04/29/f…

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Le origini del Primo Maggio e la memoria delle lotte sociali

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le origini storiche del primo maggio

Title:
Verrà il giorno

Author:
Martin Cennevitz

Genre:
Saggio storico

Publisher:
Elèuthera

Release Date:
25 aprile 2025

Pages:
220

Source:
eleuthera.it/scheda_libro.php?…

Attraverso il libro Verrà il giorno, Martin Cennevitz ricostruisce con rigore e poesia le origini del Primo Maggio, svelando la forza rivoluzionaria delle lotte operaie e l’attualità della loro memoria.

Un racconto per riscoprire il significato storico del Primo Maggio


«Il martirio è una trappola per chi è oppresso; l’unica cosa auspicabile è la vittoria. E io la racconterò.» — Éric Vuillard


Con Verrà il giorno, Martin Cennevitz ci offre molto più di una semplice ricostruzione storica: ci guida dentro il cuore pulsante di un’epoca, restituendoci la forza drammatica delle origini del Primo Maggio. Pubblicato in Italia da Elèuthera libri, il volume si distingue per l’equilibrio raro tra precisione documentaria, tensione politica e intensità narrativa.

Attraverso una scrittura che unisce il rigore dello storico alla sensibilità dello scrittore civile, Cennevitz racconta le radici profonde di una delle date più simboliche della storia contemporanea. In un tempo in cui il significato storico del Primo Maggio rischia di essere ridotto a rituale vuoto o mera celebrazione, il libro riporta al centro il suo senso originario: la lotta per i diritti dei lavoratori, la rivendicazione della dignità umana contro lo sfruttamento, la memoria di chi ha pagato con la vita la speranza di un futuro più giusto.

Attraverso la narrazione di eventi come la repressione di Haymarket Square e i profili dei protagonisti — da Albert e Lucy Parsons a Louis Lingg — Cennevitz riaccende la memoria delle lotte sociali, costruendo un’opera capace di parlare non solo al passato, ma anche e soprattutto al presente. Verrà il giorno è quindi un libro necessario: per chi non vuole dimenticare, per chi vuole ancora credere che la storia sia terreno di lotta e non di rassegnazione.

Tra rigore storico e narrazione poetica


Martin Cennevitz costruisce un’opera ibrida e potente, in cui la narrazione storica si intreccia costantemente con il racconto letterario. La precisione minuziosa dei dati, delle testimonianze, degli eventi è filtrata attraverso una scrittura che restituisce emozione, tensione e immagini vivide. La documentazione storica è impeccabile: ogni evento narrato, ogni personaggio descritto, ogni dialogo riportato nasce da un serio lavoro di ricerca e di confronto con fonti dirette e indirette, come atti giudiziari, cronache di giornale e memoriali.

Il risultato è un testo che non appesantisce con l’erudizione, ma che rilancia la storia come esperienza viva, capace di coinvolgere il lettore contemporaneo. Verrà il giorno non è solo una ricostruzione dei fatti: è un atto di empatia storica, un viaggio immersivo in una Chicago che diventa paradigma delle ingiustizie di ogni epoca.

Chicago e le origini del movimento operaio


«Chicago è il grande Athanor del capitalismo. Vi si forgiano le più grandi fortune.»


Chicago tra espansione coloniale e sfruttamento industriale


La storia narrata da Martin Cennevitz in Verrà il giorno parte dalle radici profonde di Chicago, ben prima che diventasse la metropoli industriale simbolo dell’America moderna. Le prime pagine del libro ci conducono nella terra dei Potawatomi, il popolo che aveva scelto di insediarsi dove “il cibo cresce sull’acqua”, secondo l’antica profezia dei Sette Fuochi. Una profezia che si rivelerà tradita: la colonizzazione bianca, dapprima accolta con fiducia, si trasformerà in spoliazione, violenza, annientamento.

La vicenda dei Potawatomi non è solo un preludio storico: è il paradigma di come l’espansione economica si sia fondata sull’esclusione sistematica dei più deboli. Con il tempo, il lento ma inarrestabile sviluppo industriale cancellerà i villaggi, le foreste, i laghi, trasformando Chicago in un’inesorabile macchina di produzione e consumo. Dopo il grande incendio del 1871, la città rinasce dalle sue ceneri con ancora maggiore ferocia: progettata a griglia, razionalizzata, capace di assorbire masse sempre più grandi di immigrati, carne viva per le fabbriche e le acciaierie.

In questo contesto, Cennevitz ci mostra come Chicago diventi il cuore del movimento operaio emergente, un luogo dove la promessa del “sogno americano” si infrange contro la realtà della povertà, dello sfruttamento e della lotta quotidiana per la sopravvivenza. La città, descritta come un gigantesco Athanor alchemico, forgia non solo ricchezze smisurate, ma anche il germe della storia delle lotte sociali più drammatiche e significative degli Stati Uniti.

Questa nuova Chicago, figlia della cenere e della speculazione, diventa il laboratorio sperimentale di un capitalismo brutale e senza freni. Gli operai, spesso immigrati senza tutele, vivono in condizioni disumane, stipati nei bassifondi della città. È in questo scenario di alienazione che nasce la consapevolezza collettiva e si prepara l’esplosione delle prime organizzazioni operaie.

Enkoodabaoo: l’ombra degli esclusi nella nuova città del lavoro


«Resta attaccato alla terra, senza volontà. Ormai solo, si sceglie un nuovo nome: Enkoodabaoo.»


Tra le pagine iniziali di Verrà il giorno, un personaggio emerge come simbolo doloroso e silenzioso: Enkoodabaoo. Ultimo testimone del mondo perduto dei Potawatomi, si aggira come un’ombra ai margini della città che avanza, incapace di resistere ma incapace anche di partire. Enkoodabaoo è la memoria viva di un’epoca cancellata, di un ordine naturale distrutto dal mito del progresso.

Nel racconto di Cennevitz, questo personaggio assume una dimensione universale: rappresenta tutti coloro che vengono espulsi dal grande motore della modernità — non solo i nativi americani, ma anche gli operai, gli immigrati, gli emarginati di ieri e di oggi. Il suo lento scomparire nella nebbia del lago Michigan diventa così una potente metafora della rimozione storica degli esclusi, su cui si è costruita la città moderna, e su cui ancora oggi si fondano dinamiche di sfruttamento e disuguaglianza.

Albert e Lucy Parsons: voci della giustizia e della rivendicazione operaia


«Vivi o morti, noi siamo una sola persona.» — Albert Parsons


Albert Parsons: biografia di un rivoluzionario


All’interno di Verrà il giorno, Martin Cennevitz dedica ampio spazio alla figura di Albert Parsons, uno dei protagonisti indiscussi della battaglia per le otto ore e della nascita del movimento operaio a Chicago. Cresciuto tra le contraddizioni del Sud degli Stati Uniti, Parsons si emancipa da un passato segnato dalla guerra civile per abbracciare gli ideali dell’eguaglianza sociale e dei diritti dei lavoratori.

Il suo percorso personale incarna perfettamente il passaggio dal mito della frontiera al sogno infranto di una società più giusta. Giornalista, attivista, sindacalista, Albert Parsons diventa il simbolo di una lotta dei lavoratori che non si accontenta di rivendicare briciole, ma esige dignità, giustizia e rispetto. Attraverso la sua figura, Cennevitz racconta anche la repressione subita da chi osava sfidare apertamente il potere: inserito nelle liste nere, minacciato, aggredito, Parsons non arretra, ma continua a parlare, a scrivere, a organizzare.

La sua biografia si intreccia con la storia della repressione e giustizia sociale negli Stati Uniti industriali, mostrando come ogni passo avanti conquistato dal movimento operaio sia stato pagato con sacrifici enormi. Parsons, come gli altri martiri di Haymarket, sarà infine travolto da un processo farsa, destinato a spegnere — solo apparentemente — la sua voce.

Lucy Parsons: la memoria vivente della rivoluzione


«Lucy deve farne a meno. Aggrotta le sopracciglia in uno sforzo per far riemergere il volto di Albert.»


Se Albert incarna la lotta pubblica, Lucy Parsons ne rappresenta la resistenza privata e collettiva. Martin Cennevitz restituisce con grande delicatezza e forza narrativa il ritratto di questa donna straordinaria: nera, ex schiava, militante instancabile per l’emancipazione dei lavoratori, dei neri e delle donne.

Lucy Parsons emerge come una delle figure più toccanti di tutto il libro. È lei a raccogliere la memoria della battaglia di Haymarket, a mantenere viva la fiamma della rivendicazione anche quando la repressione sembra aver vinto. È lei che, fino alla fine dei suoi giorni, continua a lottare affinché il sacrificio degli anarchici di Chicago non venga dimenticato o ridotto a semplice martirologio.

Attraverso Lucy, il libro di Cennevitz celebra il ruolo della memoria delle lotte: non come semplice commemorazione, ma come atto politico, come testimonianza attiva capace di ispirare nuove generazioni di ribelli.

Haymarket Square: il massacro che ha dato origine al Primo Maggio


«Una sfera metallica simile a una grossa arancia… sorvola sibilando gli operai.»


Il 4 maggio 1886: attentato, caos e violenza di Stato


Nel cuore di Verrà il giorno, Martin Cennevitz rievoca con forza letteraria e precisione documentaria gli eventi drammatici del 4 maggio 1886 a Haymarket Square, quando una bomba esplosa durante un comizio operaio innescò una repressione brutale e un processo politico senza precedenti. La narrazione dell’autore è così vivida da restituire il senso di sospensione, paura e rabbia che percorre quella notte: la detonazione improvvisa, gli spari a bruciapelo, i corpi a terra — operai e poliziotti indistintamente — e infine il silenzio che segue la carneficina.

Haymarket Square è il momento cruciale, il punto di rottura in cui il movimento operaio smette di essere tollerato e viene trattato come minaccia da annientare. La polizia apre il fuoco sulla folla in fuga, e i giornali del giorno dopo parleranno solo dei sette poliziotti morti, cancellando gli operai caduti, trattandoli come danni collaterali di un potere che non ammette contestazioni.

Cennevitz ci mostra come la repressione e giustizia sociale si trovino qui agli antipodi: a dominare non è la ricerca della verità, ma il desiderio di vendetta, di controllo, di eliminazione del dissenso. L’attentato — mai chiarito del tutto — viene usato come pretesto per scatenare una caccia all’uomo e colpire i principali animatori della protesta.

Non a caso, il massacro di Haymarket rappresenta uno spartiacque: da quel momento, il movimento operaio americano perde slancio per anni, soffocato da una campagna di demonizzazione e terrore che coinvolge stampa, politica e industria.

Il linguaggio come arma


«La lezione che traggo da questo avvenimento è che i lavoratori devono armarsi per la loro difesa.» — August Spies


Nonostante la tensione e le minacce, i discorsi pronunciati quella sera da August Spies, Albert Parsons e Samuel Fielden non sono incitamenti al caos, ma denunce lucidissime della condizione operaia: sfruttamento, salari da fame, orari massacranti. Le loro parole non evocano la distruzione ma la giustizia, la dignità, l’organizzazione.

Cennevitz dà spazio ai dialoghi, alle interruzioni della folla, ai gesti degli oratori. Ricostruisce non solo cosa è stato detto, ma come è stato detto: con forza, con intelligenza, con passione. La narrazione storica e letteraria trasforma il comizio in una scena teatrale tragica, dove la parola diventa arma simbolica e reale, temuta dal potere quanto le bombe.

È proprio questa potenza espressiva che spinge la borghesia a reagire con violenza. Haymarket, prima ancora che un massacro fisico, è l’attacco frontale alla parola dei lavoratori, alla loro capacità di raccontare la propria condizione e immaginare un’alternativa.

Louis Lingg e i condannati: giustizia o vendetta?


«Quel verdetto non fa che rafforzare l’odio amaro nei confronti della società esistente.»


Processo Haymarket: il trionfo della paura sul diritto


Dopo i fatti di Haymarket, il sistema giudiziario americano si piega alle esigenze del potere economico e della polizia. Il processo che segue l’attentato è, come sottolinea Martin Cennevitz in Verrà il giorno, un teatro dell’assurdo: le prove sono inconsistenti, i testimoni inattendibili, e l’accusa si basa sulla colpa per “le idee”, non per i fatti. Nessuno degli imputati era presente nel momento preciso in cui la bomba esplose, eppure tutti — senza distinzione — vengono condannati.

L’obiettivo non è accertare la verità, ma lanciare un messaggio chiaro: chi osa sfidare l’ordine sociale pagherà con la vita. Gli imputati non vengono giudicati per ciò che hanno fatto, ma per ciò che rappresentano: il movimento operaio, la rivendicazione di diritti, la critica al sistema capitalista. Il verdetto diventa così un simbolo terribile di repressione e giustizia sociale distorta, che condanna non solo otto uomini, ma l’intero fermento rivoluzionario che stava crescendo nelle fabbriche, nei quartieri, nelle assemblee.

Louis Lingg: la rabbia giovane che si rifiuta di obbedire


«Morire per le proprie idee va bene, ma non per quelle dei giudici.»


Tra gli otto condannati, la figura di Louis Lingg risalta per la sua giovinezza, la radicalità e il gesto estremo con cui sceglie di non piegarsi. Ventunenne, tedesco, muratore, autodidatta, Lingg incarna la rabbia lucida di chi ha già compreso che in un mondo ingiusto la legalità può essere solo un altro volto della violenza.

Martin Cennevitz dedica pagine intense a questo giovane operaio che, rinchiuso in cella, costruisce da sé la bomba con cui decide di farla finita prima dell’esecuzione. Il suo suicidio — un atto terribile, carico di significato — viene raccontato con toni sobri ma potenti: un gesto di rifiuto assoluto del ruolo di vittima, un’ultima provocazione contro l’ipocrisia del potere. Lingg non vuole diventare un martire sacrificale, ma lascia un messaggio di lotta pura, irriducibile.

Il suo volto devastato dall’esplosione diventa, nel racconto, una maschera tragica, un’icona rivoluzionaria. Cennevitz non ne fa un eroe romantico, ma un simbolo della giovinezza oppressa, della rabbia sociale che continua a fermentare ovunque ci sia ingiustizia.

Il Primo Maggio non è una festa, ma una lotta


«Gli operai comprendono ben presto che non ci si può limitare a chiedere quella dignità… bisogna lottare.»


Nel tempo, il Primo Maggio è stato addomesticato, ridotto a una giornata di celebrazione ufficiale, tra comizi istituzionali e cortei rituali. Ma Martin Cennevitz, con Verrà il giorno, ci ricorda con forza che questa data ha radici ben più profonde e drammatiche. È nata nel sangue degli anarchici impiccati a Chicago, nel fuoco delle fabbriche, nella miseria dei quartieri popolari, nell’orgoglio operaio calpestato e poi risorto in piazza.

Il significato storico del Primo Maggio non è quello di una commemorazione sterile, ma di una chiamata permanente alla resistenza. Le storie di Albert e Lucy Parsons, di Louis Lingg, degli oratori di Haymarket e degli invisibili come Enkoodabaoo, non parlano solo al passato: continuano a interrogarci nel presente. In un’epoca in cui lo sfruttamento assume nuove forme — precarietà, automazione, gig economy — la lezione di quelle lotte torna urgente e viva.

Il valore di un’opera come quella di Cennevitz sta proprio nella capacità di rendere presente ciò che il potere vorrebbe relegare al passato: la convinzione che il cambiamento sociale non è mai concesso, ma va conquistato attraverso la coscienza, la solidarietà e il coraggio collettivo.

Cennevitz non ci offre una visione nostalgica o vittimistica, ma una narrazione in grado di riattivare la memoria delle lotte come strumento di coscienza e trasformazione. Verrà il giorno non è un libro per accademici, ma per chi cerca una lingua viva, capace di raccontare la storia del movimento operaio con forza poetica e rigore politico.

In un panorama editoriale dove spesso la storia sociale viene relegata a nota a piè di pagina, questo libro si impone come atto di restituzione: restituzione di parole negate, di volti dimenticati, di dignità calpestata. E, soprattutto, di speranza: quella che un altro giorno verrà, e sarà diverso.

Chi è Martin Cennevitz


Martin Cennevitz è un insegnante e ricercatore francese che vive a Tours. Appassionato di storia politica e sociale, ha concentrato le sue ricerche sulle lotte dei lavoratori negli Stati Uniti, tema da cui è nato Verrà il giorno. L’opera, oltre a una ricostruzione rigorosa degli eventi, si nutre di fonti dirette come gli appunti autobiografici scritti in carcere dai condannati di Haymarket, intrecciando documentazione storica e narrazione corale per restituire le origini del Primo Maggio in tutta la loro intensità politica e umana.

#anarchia #Anarchici #anarchismo #eleuthera #lavoro #PrimoMaggio

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Più tempo per partecipare ai concorsi EduINAF!

edu.inaf.it/news/premi-e-conco…

Prorogata al 12 maggio la scadenza dei due concorsi L’Universo a Scuola e Osserva il Cielo e disegna le tue Emozioni

#concorsi #OsservaIlCieloEDisegnaLeTueEmozioni #UniversoAScuola

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Equal Day 2025: il cielo come messaggio di pace

edu.inaf.it/approfondimenti/in…

Il 20 marzo 2025, Equal Day ha unito 45 paesi con più di 140 eventi per promuovere uguaglianza e pace tramite l’astronomia. Un’iniziativa globale per un unico cielo.

#astronomia #equalday #OAECenterItaly #UnioneAstronomicaInternazionale

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oggi, 29 aprile @ blocco 13 (roma): “alberto d’amico e lo studio campo boario” (mostra e incontri)


logo Blocco 13Blocco 13, associazione culturale per l’arte contemporanea, di Carlo Alberto Bucci, presenta, per la serie L’artista-gallerista,

ALBERTO D’AMICO E LO STUDIO CAMPO BOARIO
incontri e mostra

Inaugurazione OGGI martedì 29 aprile (ore 18:00 – 21:00). Fino al 17 maggio 2025 (solo su appuntamento). Via Benzoni 13, Roma, tel. (+39) 3292866299, blocco13roma@gmail.com

La nuova mostra – Lo Studio Campo Boario nasce nel 1991, di fronte alla Piramide Cestia, grazie all’iniziativa di Alberto D’Amico, Claudio Bonuglia e Giovanni Lamorgese. L’obiettivo è offrire a Roma uno spazio “carbonaro” e non convenzionale, ai margini della città storica. E la sede è la palazzina, progettata da Quadrio Pirani, nella quale D’Amico ha lo studio, l’abitazione e vasti locali (anche ipogei) che impiega da 34 anni per l’attività di sperimentazione interdisciplinare: arti visive, musica, cinema, letteratura, poesia. Negli stessi ambienti è esposta la collezione in progress di dipinti di pittori della domenica che l’artista acquista a Porta Portese e nei mercatini. Questa ricca raccolta di pittura spontanea e irregolare è parte integrante della poetica sui miti metropolitani e sui supereroi dei fumetti portata avanti da D’Amico. In mostra a Blocco 13, oltre ad alcune sue opere (e a un murale esterno realizzato con Claudio Bonuglia), sono esposti lavori di Massimo Arduini, Ysabel Dehais, Ada De Pirro, Nina Eaton, Stefania Fabrizi, Marco Giovenale, Fabio Lapiana, Julie-Rebecca Poulain e Silvia Stucky.

Ulteriori informazioni e comunicato stampa completo:
comunicato Alberto D’Amico_ 29 apr -17 mag 2025_ BLOCCO 13


#AdaDePirro #AlbertoDAmico #art #arte #arteIrregolare #artiVisive #associazioneCulturaleBlocco13 #Batman #Blocco13 #CarloAlbertoBucci #cinema #ClaudioBonuglia #collezione #collezioni #FabioLapiana #fumetti #GiovanniLamorgese #inaugurazione #incontri #JulieRebeccaPoulain #letteratura #MarcoGiovenale #MassimoArduini #mitiMetropolitani #mostra #musicA_ #NemboKid #NinaEaton #PiramideCestia #pitturaIrregolare #pitturaSpontanea #poesia #QuadrioPirani #SilviaStucky #StefaniaFabrizi #studio #StudioCampoBoario #supereroi #Superman #vernissage #YsabelDehais

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blinne ní ghrálaigh’s speech and the icj hearings in israel’s occupation of palestinian territories case


a fragment:

video.wordpress.com/embed/mTlD…

>> Blinne Ní Ghrálaigh, the counsel for the Palestinian state, described Israel’s actions as “antithetical to a peace-loving state”. She said the restrictions on “the fundamental rights of the Palestinian people, [Israel’s] attacks on the United Nations and on UN officials, property and premises, its deliberate obstruction of the organisation’s work and its attempt to destroy an entire UN subsidiary organ” were “unprecedented in the history of the organisation”.<< (The Guardian, here, 28 Apr, 2025)

*

video recording:

youtube.com/live/284ZsLFbymo?s…

“The International Court of Justice begins hearings in the ongoing case regarding Israel’s occupation of Palestinian territories.
Israel faces accusations of breaking international law by refusing to let aid into the Gaza Strip when dozens of nations present arguments at the ICJ during a week of hearings starting at The Hague on April 28″.

Blinne Ní Ghrálaigh’s speech starts at at 1h 55′ 47″

#ICJ #Palestinian #Israel #Gaza #warcrimes #thehague Netherlands #live #Reuters #News #TheGuardian #BlinneNíGhrálaigh

*

The Guardian: “Israel seems set on destroying system of international law compliance, ICJ hears” (theguardian.com/world/2025/apr…)

#aid #bambini #BlinneNíGhrálaigh #bombing #children #civilians #colonialism #counselForThePalestinianState #fundamentalRights #Gaza #GazaStrip #genocide #genocidio #hearings #humanRights #ICC #icj #IDF #InternationalCourtOfJustice #internationalLaw #invasion #IOF #Israel #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #live #massacri #news #occupationOfPalestinianTerritories #occupiedTerritories #Onu #Palestina #Palestine #palestinian #PalestinianPeople #PalestinianState #racism #Rafah #restrictions #Reuters #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #StateOfPalestine #TheHague #theguardian #thehague #UN #UNOfficials #UnitedNations #UNO #UNRWA #video #warCrimes #warcrimes #zionism

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blinne ní ghrálaigh’s speech and the icj hearings in israel’s occupation of palestinian territories case


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>> Blinne Ní Ghrálaigh, the counsel for the Palestinian state, described Israel’s actions as “antithetical to a peace-loving state”. She said the restrictions on “the fundamental rights of the Palestinian people, [Israel’s] attacks on the United Nations and on UN officials, property and premises, its deliberate obstruction of the organisation’s work and its attempt to destroy an entire UN subsidiary organ” were “unprecedented in the history of the organisation”.<< (The Guardian, here, 28 Apr, 2025)

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video recording:

youtube.com/live/284ZsLFbymo?s…

“The International Court of Justice begins hearings in the ongoing case regarding Israel’s occupation of Palestinian territories.
Israel faces accusations of breaking international law by refusing to let aid into the Gaza Strip when dozens of nations present arguments at the ICJ during a week of hearings starting at The Hague on April 28″.

Blinne Ní Ghrálaigh’s speech starts at at 1h 55′ 47″

#ICJ #Palestinian #Israel #Gaza #warcrimes #thehague Netherlands #live #Reuters #News #TheGuardian #BlinneNíGhrálaigh

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The Guardian: “Israel seems set on destroying system of international law compliance, ICJ hears” (theguardian.com/world/2025/apr…)

#aid #bambini #BlinneNíGhrálaigh #bombing #children #civilians #colonialism #counselForThePalestinianState #fundamentalRights #Gaza #GazaStrip #genocide #genocidio #hearings #humanRights #ICC #icj #IDF #InternationalCourtOfJustice #internationalLaw #invasion #IOF #Israel #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #live #massacri #news #occupationOfPalestinianTerritories #occupiedTerritories #Onu #Palestina #Palestine #palestinian #PalestinianPeople #PalestinianState #racism #Rafah #restrictions #Reuters #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #StateOfPalestine #TheHague #theguardian #thehague #UN #UNOfficials #UnitedNations #UNO #UNRWA #video #warCrimes #warcrimes #zionism

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podcast + documentation about the latest case held against israel at the icj


the following podcast can be found as a link here: aljazeera.com/news/2025/4/28/i…

The Inside Story Podcast‘: “What’s the latest case held against Israel at the ICJ?”
28 apr 2025

https://play.headliner.app/podcast/_cpf_cl26fdw930000ejqk7xrtfurn/episode/27bebc04-20e3-4fa0-8642-b2cd00f6a582

“The International Court of Justice hears another case against Israel – in what could be a test of Israeli defiance of international law. More than 40 nations argue its ban on the UN agency for Palestinian refugees is a breach of the UN charter. So, can the world court hold Israel to account this time?”

In the episode:
Sam Rose, Senior Acting Director, UNRWA Affairs in Gaza.
Michael Lynk, Professor Emeritus, Faculty of Law, Western University.
Gideon Levy, Columnist, Haaretz.

Host: Folly Bah Thibault

***

Look for more infos —from the ICJ site:

icj-cij.org/case/196
=
Obligations of Israel in relation to the Presence and Activities of the United Nations, Other International Organizations and Third States in and in relation to the Occupied Palestinian Territory

Latest Developments, Verbatim record 2025/4
(bilingual version)

Public sitting held on Monday 28 April 2025, at 3 p.m., at the Peace Palace, President Iwasawa presiding, on the Obligations of Israel in relation to the Presence and Activities of the United Nations, Other International Organizations and Third States in and in relation to the Occupied Palestinian Territory (Request for advisory opinion submitted by the General Assembly of the United Nations)

Written record available here:
icj-cij.org/sites/default/file…

#bambini #caseAgainstIsrael #children #colonialism #FollyBahThibault #Gaza #GeneralAssemblyOfTheUnitedNations #genocide #genocidio #GideonLevy #Haaretz #ICC #icj #IDF #InternationalCourtOfJustice #internationalLaw #invasion #IOF #Israel #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #MichaelLynk #OccupiedPalestinianTerritory #Onu #Palestina #Palestine #PalestinianRefugees #PeacePalace #PresidentIwasawa #SamRose #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #UN #UNAgencyForPalestinianRefugees #UNCharter #UnitedNations #UNO #UNRWA #warcrimes #WesternUniversity #zionism

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Chiesa e Stato, Fedeli e Cittadini


7 minuti

Questo articolo si proprone di riflettere sugli eventi e le polemiche avvenute in riferemento al 25 aprile e lo “scontro” tra i festeggiamenti e il lutto nazionale per la morte del Papa. Viene volontariamente pubblicato dopo i festeggiamenti per poter ragionare a mente fredda su quanto accaduto.

Stato laico


Cinque giorni di lutto nazionale per la morte di Papa Francesco non sono adeguati ad uno Stato che si dichiara e che è laico. Ogni fedele, credente, religioso è libero di ricordare e di onorare la perdita del Santo Padre. Questo però non deve in alcun modo il funzionamento e la vita dello Stato e dei cittadini italiani. Se un cittadino italiano cattolico vuole e dedice di onorare il Papa col silenzio in un lutto di cinque giorni è libero di farlo.

Il punto è che questo non è un lutto della Nazione, ma un lutto della Chiesa. Se la Chiesa dispone un lutto di giorni, allora ogni credente e fedele sarà chiamato a rispondere in quanto facente parte alla comunità che ha subito la perdita di una figura cardine. Ma l’Italia in quanto Nazione e Stato non ha subito alcun tipo di perdita. Non è venuto meno una figura come Mattarella, La Russa o Meloni. Poi che Chiesa e Italia abbiano un forte legame è un altro conto. Che vorrei ricordare è tutt’ora forte grazie alle convenienze politiche dovute alla stretta dei Patti Lateranensi tra Chiesa e il fascismo di Mussolini.

Comunque, è giusto ricordare perché è così importante festeggiare il 25 aprile. E perchè il 25 aprile è così importante per la nostra memoria nazionale e, oserei dire soprattutto, umanitaria.

Antifascismo


Il 25 aprile è antifascista. Essenzialmente è contro il fascismo, non solo quello italiano, ma qualsiasi forma di dittatura e di governo totalitario che si fonda e si giustifica tramite l’uso della violenza.

Forse, è importante ricordare ai nostalgici o ai simpatizzanti che a loro è possibile esprimere la loro opinione (molto criticabile) soltanto perché questo Stato non è fascista. Mussolini da buon retore e grande demagogo scriveva:

«E se la libertà dev’essere l’attributo dell’uomo reale, e non di quell’astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo è per la libertà. È per la sola libertà che possa essere cosa seria, libertà dello Stato e dell’individuo nello Stato».

B. Mussolini, Scritti e discorsi, Feltrinelli, Milano, 2022, p. 481.


La libertà di cui parlava il dittatore italiano non consiste niente meno che nella servitù volontaria di cui abbiamo già trattato. Nel fascismo libertà e completa cieca obbedienza allo Stato coincidono. Per capirci: sei libero di obbedire agli ordini. L’alternativa all’obbedienza volontaria è l’obbedienza forzata dalla violenza. Oppure, la morte.

Riassumendo, in uno Stato fondato e giustificato sulla e dalla violenza, in uno Stato fascista, la libertà si declina progressivamente diminuinendo in queste modalità: obbedienza, tortura e morte.

Il 25 aprile si manifesta contro lo Stato violento, è il rifiuto della violenza come fondamento della vita di una comunità.


Liberazione e rispetto per i defunti


Il lutto c’è. La morte di un personaggio come Papa Francesco significa tanto. Sia per il mondo cattolico quanto per quello laico. Le riforme fatte dall’ex potefice sono molte e con un fortissimo significato di sfida, riforma e progessismo. Soprattutto rispetto ai suoi predecessori. Perchè, dobbiamo ricordare, senza che questo diventi un alibi, che Jorge Mario Bergoglio era comunque un uomo. E in quanto tale doveva rispettare e muoversi entro limiti politico relazionali. Tra questi vi era la condizione di essere successore di una certa linea politica cattolica. Il che semplicemente significa che non poteva distaccarsi troppo o troppo drasticamente dalle posizioni attuate e prese da Papa Benedetto XVI (Joseph Aloisius Ratzinger).

Questo però non significa che per la perdita di una grande personalità si debba allonta silenziare il ricordo della riconquista della libertà dello stesso Stato che permette una libera professione di fede nonstante si dichiari laico. La morte di migliaia di persone che hanno perso la vita per difendere e riprendere la libertà dell’Italia.

Onore e rispetto per Papa Francesco. Onore e rispetto che però non devono essere assolutamente sfruttati come strumento per silenziare il ricordo di una rumorosa e sanguinosa pagina nera della storia italiana. Questo significherebbe mancare di rispetto ai partigiani, ai cittadini italiani e non italiani, tanto quanto allo stesso Bergoglio.

Non è accettabile alcun tipo di silenzio contro la violenza


Il fascismo è stato un erroe che non è nato dal niente. I venti, lunghi e infiniti, anni di regime si sono costruiti col silenzio. La passiva accettazione di repressioni, violenza, censura… Accettazione passiva soprattutto di movimenti politici e di alleanze politiche di convenienza. Nella serie TV M – Il figlio del secolo (ripresa dall’omonimo libro di Antonio Scurati) viene ben messo in mostra come il fascismo si sia insinuato pian piano nel governo per convenienze, pigrizie e soprattutto silenzi inopportuni.

Ora, questo articolo esce dopo il 25 aprile e non ha niente a che vedere con una critica agli onori e alle celebrazioni fatti a Papa Francesco. La critica è mossa verso alle modalità e agli intenti di portare silenzio, a dimenticare e ad alleviare cosa è stato il fascismo. E non possiamo dire altro se non che è stato un errore tragico e comune dovuto al silenzio di troppi (come la Secessione dell’Aventino) e alle convenienze di pochi.

Apologie e reati


Nell’art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione si condanna ogni forma di apologia al fascismo. L’apologia consiste nell’esaltare o nel difendere pubblicamente, un’azione riconosciuta reato dalla legge. Dunque, ogni forma pubblica di esaltazione o di difesa del fascismo è reato secondo la Legge italiana.

Eppure ogni anno vanno in scena pubblicamente apologie per le camice nere. Anche quest’anno sulle sponde del lago di Como a Dongo si è tenuta una manifestazione nostalgica. Poi nostaligia di cosa? Della violenza? Del dispotismo? Della pseudoscienza? Della demagogia? Dell’ignoranza? Delle false promesse? Delle torture?

Però il problema è un altro. Che l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) sia intervenuta e abbia contro manifestato è un bene. Ma la domanda che sorge spontanea è un’altra. Dove sono le autorità dello Stato che devono sanzionare il reato? Così come accadde il 22 marzo 2019 al Cimitero Monumentale di Milano, nessuno intervenne. L’intervento venne successivamente con la rimozione della targa apologetica dopo la segnalazione della stessa Anpi.

Dove sono le autorità competenti, la polizia, i carabinieri… quando vanno in scena i cortei e le manifestazioni fasciste che sono reato?

Perchè bisogna dirlo e dobbiamo dirlo. Oggigiorno in questo stato che è per costituzione antifascista si caricano gli studenti ma si lasciano manifestare in tranquillità i neofascisti.

Non possiamo e non dobbiamo tacere. Perché tutto l’orrore del ventennio nero è nato dal silenzio e dalla accettazione della violenza. E noi non possiamo e non vogliamo accettare la violenza.

Condividete!


Riferimenti


Sui cinque giorni di lutto nazionale.

25 aprile festa della Liberazione d’Italia.

Patti Lateranensi.

M – Il figlio del secolo (miniserie televisiva).

Le riforme attuate da Papa Francesco.

Secessione dell’Aventino.

B. Mussolini, Scritti e discorsi, Feltrinelli, Milano, 2022.

E. De La Boétie, Discorso della servitù volontaria, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2024.

La foto in evidenza è stata recuperata dal sito del Ministero della Difesa.

Legge Scelba: Wikipedia, Gazzetta Ufficiale.

I fatti di Dongo: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Ansa.

L’apologia fascista al Cimitero Monumentale di Milano: Corriere della Sera.


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La servitù volontaria


1 minuto

«Decidetevi a non servire più, ed eccovi liberi. Non volgio che lo abbattiate o lo facciate a pezzi: soltanto, non sostenetelo più, e allora, come un grande colosso cui sia stata tolta la base, lo vedrete precipitare sotto il suo peso e andare in frantumi»[1].


A volte basta poco a far cadere un colosso. A volte basta semplicemente smettere di far finta di niente per distruggere una tirannia.

Oggi ne abbiamo tanti di esempi: Instagram, TikTok, Facebook, WhatsApp, Amazon, Tesla… Colossi che vivono e si nutrono della servitù volontaria dei propri utenti.

servitu-volontaria.mp3


[1] E. De La Boétie, Discorso della servitù volontaria, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2024, p. 37.

Qui trovate il video di Rick DuFer su social e AI.


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mussolinanza supersparanza, alla morte per fucilata del dittatore dai 4 nomi


Pochi giorni dopo il 25 aprile, dato che il calendario gregoriano può andare solo in avanti, oggi siamo al 28 aprile… e così è ancora il momento di grandi festeggiamenti. Quella odierna infatti, anziché essere una data prevalentemente simbolica per la liberazione della nostra Italia dalla morsa fascista (processo che ovviamente non è durato un singolo giorno), è già molto più pratica: oggi si brinda alla fucilazione dello zione Benito Amilcare Andrea Mussolini, per mano dei già tanto discussi (l’altro giorno) partigiani! 💣🔪
[...], [25/04/2025 16:21]e tra 3 giorni festeggiamo la fucilazione! ❤️ tutti a Giulino?? 🌚ps. Wikipedia che ha integrato un cinegiornale con una bella fucilazione sul finale! 👀💖💣, [25/04/2025 17:02]bello, mo me lo guardo 😻💖💣, [25/04/2025 17:14]goduto 👍MUSSOLINI EXECUTED!
A parte il chiedermi, ogni volta che lo rileggo per esteso, come cazzo faccia quell’uomo ad avere (cognome a parte) 3 interi nomi… devo allora ringraziare i miei followerz (1, non tutti, smh) per avermi messa al corrente dell’esistenza di un video di 80 anni fa, breve ma intenso, a proposito di questo magico avvenimento: un pezzo di cinegiornale dal titolo “MUSSOLINI GIUSTIZIATO!”, direttamente dalla pagina Wikipedia dedicata all’ormai infausto personaggione. 🔥

Il filmino, lo vedrete anche da soli, è decisamente spassoso. Sia perché, all’epoca, giornalisti e documentaristi inglesi parlavano in questo modo molto particolare (che non capisco perché col tempo si è perso)… ma anche perché, per l’appunto, alla fine è mostrata per un attimo una bella #fucilazione e poi persino un appendimento (anche se quelle sono immagini di repertorio, non del fatto). Come dice alla fine il cinegiornale: è stato piazzato davanti ad un plotone di esecuzione, ed in questo modo è morto, come è giusto per un tiranno… una fine ingloriosa più che degna del personaggio! 😇🥰

Per quanto, a parte gli scherzi vari, la violenza politica non mi piaccia troppo… bisogna dire che i partigiani all’epoca furono anche fin troppo buoni con Il Duce, e con i suoi cari. Infatti, a parte il fatto che pure la sua amante (Clara Petacci) fu fucilata — quindi in buona sostanza risparmiata dalla sofferenza che sarebbe in lei potuta scaturire dal vedere il suo signorotto morto insalumato, un fatto probabile visto che pare lei amasse lui fin dall’infanzia — gli americani avrebbero voluto avere il supercalvo vivo, per processarlo davanti ad una corte internazionale, cosa che gli avrebbe assicurato non poche sofferenze in più rispetto ad una pallottola in testa. Nonetheless, it’s quite some gaming. 😈

#1945 #28aprile #BenitoMussolini #Duce #fucilazione #giustiziato #Mussolini


fascliberazio in venerdì apriliaco, sotterraggi e impiccagioni


Oggi è il 25 aprile e, come tutti sanno (eccetto i bambini che, beati loro, saranno contenti che oggi non c’è scuola e questo gli basta, che bei tempi), si festeggia la liberazione dell’Italia dalle forze nazifasciste (e la conquista da parte di quelle americane imperialiste, ma questa è un’altra storia), che in questo giorno di ben 80 anni fa subirono la meritata furia dei partigiani prima, e dei parmigiani dopo. Esatto, proprio così, dei parmigiani; permettetemi di proporre una visione storica originale sui fatti dell’epoca, in osservazione di questo anniversario… 😈

Se ci pensate, sotto sotto, oggi si festeggia non altro che i fascisti morti ammazzati impiccati in pubblica piazza… che allegria! Ma il punto non è come sia simpatico pensare a quei corpi umani senza vita appesi a testa in giù, come castigo permanente dopo che le loro anime hanno compiuto infiniti peccati; il punto è che praticamente sono diventati salumi. Salami salumi maiali impiccati… e quindi boh, a pensarci bene si potrebbe dire che formaggi e parmigiani siano stati ampiamente spodestati da questi specialissimi prodotti a base di carne, in quei giorni antichi. 😋

Dispiace solo che, dopo la punizione o insurrezione definitiva (che volutamente nella mia testa suona come “soluzione definitiva“… nonostante lo spirito nazifascista sia ancora presente nelle anime di svariate persone esistenti oggi, purtroppo), questi non siano stati mangiati, cosa che avrebbe chiuso poeticamente il cerchio… ma la carne marcia è chiaramente meglio non toccarla. In ogni caso, credo che questa interpretazione sia comunque specialmente simpatica, perché non solo l’ho avuta soltanto io ora a caso (amatemi!!!), ma fa acquisire un significato completamente nuovo al classico slogan che gira: meglio porci che fascisti“… ossia, meglio se i fascisti finiscono appesi come maiali, perché a quel punto da fascisti diventano morti!!! 🥰

Ma, detto questo, io ho ancora un greve dubbio: err romanissimo presidentesso Gioggia avrà per caso, forse, sotto sotto, voluto un lutto nazionale della durata di 5 giorni per la scomparsa del Papa, chiedendo di conseguenza che eventuali festeggiamenti siano tenuti con “sobrietà” (qualunque cosa significhi), così da riuscire coattamente (in stile romano aò) ad insabbiare questo anniversario? Se fosse stato di 3 come in passato, sarebbe finito appena ieri, e oggi le festività sarebbero potute essere “sfrenate”… ma invece no. Evidentemente al governo sono vegani — l’impiccagione dei maiali non è ritenuta piacevole. Per carità, un papa che è al 50% woke[citation needed] merita i suoi riconoscimenti, ma un lutto di 5 giorni è letteralmente senza precedenti… quindi via al totocomplotto per cosa succederà nel resto di questa giornata! 🤑
💖💣, [4/23/25, 1:15 PM][🖼] dai, venerdì non si piange ❤‍🩹FESTA DELLA LIBERAZIONE dalla uuuuniversita[...], [4/23/25, 1:25 PM]gombloddo gioggggia ha messo il lutto nazionale per coprire la libbbberazzzzione fascista💖💣, [4/23/25, 1:25 PM]VEROottantesimo anniversario poiIntanto, sotto sotto sono bimba pure io, per come ho da festeggiare già solo per il fatto che oggi la festa della liberazione per me è anche quella dall’oppressione del ritmo universitario; il motto che per questa occasione felice faccio mio è proprio lezioni non previste. Si narra che sia così perché all’epoca i giovani avevano da andare a fare l’insurrezione, e quel giorno dunque non potevano pensare a studiare, mentre in tempi più recenti i docenti che tentano in qualche modo di fare lezione oggi finissero impiccati pure loro… attenzione! 😱
#25aprile #anniversario #fascisti #festa #FestaDellaLiberazione #liberazione #lutto #nazifascismo #nazionale


Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
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Italian svalutation: l’escalation delle parole in “éscion” nella lingua italiana


Di Antonio Zoppetti

Quanto ci piacciono le parole che terminano con il suono “scion”…

Era il 1971 quando Ennio Morricone scriveva la colonna sonora del film Giù la testa di Sergio Leone, in cui ricorreva il suono italianizzato anche come “scion scion” che in realtà evocava il nome di uno dei protagonisti, Sean.
Nel 1972 la Pfm (Premiata Forneria Marconi) pubblicò un altro discreto successo musicale, l’album Celebration, riproposto 10 anni dopo in un disco dal vivo (Performance) in cui la trascrizione era giocosamente riproposta in una sorta di italianizzazione: “Se.le.brescion”.
Nel 1976 è arrivata la Svalutationdi Celentano a giocare sullo stesso suono, trasformando la svalutazione in un anglicismo maccheronico, ma nel testo si parla anche di scontration invece di scontro, assassination invece di assassinio e persino di lettetion al posto di letto.

Intanto, fuori dai giochi musicali, le parole in “escion” mutuate dall’inglese hanno continuato a moltiplicarsi senza alcuna ironia.

Una delle prime è stata convention, che dagli anni Cinquanta si è fatta strada per indicare l’assemblea che negli Usa elegge il candidato alla presidenza, ma poi – come accade per moltissimi anglicismi – ha perso il suo valore di tecnicismo per essere usata in senso lato e indicare una qualunque assemblea o congresso politico, ma anche lavorativo.

Lo stesso percorso di nomination che negli anni Sessanta indicava la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, poi si è ampliata a quella dei premi Oscar, e infine si è estesa a qualsiasi contesto, soprattutto dopo la prima edizione del Grande fratello televisivo, che con quello di Orwell ha in comune l’imposizione della Novalingua, oggi rappresentata dall’inglese. E così anche le grandi aziende commerciali sono sempre più spesso dette corporation anche se non sono più necessariamente quelle americane.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta si sono diffuse parole come jam session di ambito musicale, o escalation di ambito politico-militare che poi si è allargata per indicare qualunque impennata in qualunque ambito, mentre l’attenuazione di analoghe crescite si chiama de-escalation.

Il proliferare di simili parole è arrivato alla fine degli anni Settanta e soprattutto negli anni Ottanta, quando anche la televisione italiana si è trasformata in una vetrina dei prodotti e della cultura d’oltreoceano, in modo anche più incisivo di quanto era già avvenuto con la musica e il cinema.

Erano gli stessi anni in cui Arrigo Castellani si rendeva conto che ormai eravamo di fronte a un fenomeno battezzato “Morbus anglicus”. Tra le parole in “escion” si è affermato l’uso di reception, è arrivato il concetto di office automation, la moda ha cominciato a trasformarsi in fashion, sono spuntate le compilation. Negli anni Novanta si è fatta strada la location, in un primo tempo venduta come “tecnicismo cinematografico” per indicare le scene di una ripresa, ma in un batter d’occhio si è trasformata in una parola comune per indicare l’arredamento o lo stile di un ristorante (grazie ad alcuni trasmissioni televisive deficienti) e ormai si è imposta come parola-ombrello per designare un qualsiasi luogo. Intanto è arrivata la net generation, la play station, la workstation, la deregulation, la standing ovation… e nel Duemila le frequenze di simili espressioni sono salite.

Lo stesso suono, “scion scion”, si ritrova in altre assonanze sempre più diffuse, per cui un documentario si è è oggi configurato come docufiction che va di pari passo con l’affermazione di fiction (e non-fiction) utilizzato persino come categoria dei libri, in una full immersion in cui l’inglese occupa la pole position, tra stock option, devolution, musica e cucina fusion
Ormai mission e vision, nel linguaggio aziendale, hanno la meglio su parole storiche come missione e visione che diventano di rango inferiore. Tra i suoni simili non bisogna dimenticare le class action, mentre action tende a sostituire i film di azione nei palinsesti televisivi e nei generi cinematografici sempre più anglicizzati. E poi merita di essere citato almeno connection (soprattutto dopo il film Pizza connection). In questo modo i suoni inglesi vengono di giorno in giorno sempre più normalizzati, come se ci appartenessero, e finiscono con il prevalere. Le parole “scion scion” che abbondano nella bocca degli italioti ormai escono dalle effettive registrazioni dei dizionari.

Qualche tempo fa aveva fatto scalpore l’uscita della ministra del turismo Santanché: “Sapete quanto tempo ci vuole a costruire una destination? Una brand reputation?”

Naturalmente né destinationreputation sono anglicismi registrati dai dizionari, almeno per ora. Quello a cui siamo di fronte è ormai un riversamento dell’inglese fuori controllo, che si porta con sé l’inversione sintattica delle parole. In questa newlingua sempre più sfacciata ed elitaria, che non è più italiano ma si può definire a ragione itanglese, mi ha colpito un pezzo sul Corriere di oggi che parla – come fosse la cosa più normale del mondo – di top manager reputation, in un lessico fatto di cluster, top ten, leader, manager… dove l’italiano scompare per lasciare posto all’itanglese.

Il problema non è più lessicale, siamo passati dal “morbus anglicus allo “tsunami anglicus” – per dirla con Tullio De Mauro – e siamo davanti a una newlingua dove il suono dell’inglese diventa una regola istintiva in un’assasination – per dirla con Celentano – della lingua di Dante.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


Il 5 gennaio di due anni fa ci ha lasciato uno dei più importanti linguisti italiani.
Lo voglio ricordare ricostruendo le sue posizioni sugli anglicismi, anzi sugli anglismi.


Per Tullio De Mauro si dice anglismi e non anglicismi


Tullio tullio de mauroDe Mauro si è sempre battuto per chiamarli anglismi, perché è la derivazione corretta dalla radice anglo: l’inserimento di ci è una forma che sarebbe a sua volta un inglesismo (da anglicism).
Questa argomentazione non teneva conto del fatto che non c’è nulla di male a prendere dall’inglese, quando lo si adatta, e non teneva conto dell’affermazione storica della parola “anglicismo”, attestata sin dal Settecento persino da un purista come Giuseppe Baretti che con lo pseudonimo di Aristarco Scannabue si scagliava contro le maleparole dalle pagine della sua rivista la Frusta letteraria. Comunque la pensiate, va detto che nonostante la maggiore frequenza storica di anglicismi, in seguito alle considerazioni di De Mauro, negli ultimi anni la variante anglismi si sta diffondendo sempre più soprattutto tra i linguisti, come variante “colta”.

De Mauro, il falsificatore del “Morbus anglicus” di Arrigo Castellani


Tullio De Mauro è sempre stato un noto “negazionista”, per quasi tutta la vita non ha mai creduto che l’interferenza dell’inglese rappresentasse un problema per la lingua italiana, ed è celebre in proposito la sua polemica con il neopurista Arrigo Castellani. Quest’ultimo, in un articolo del 1987 che sarebbe passato alla storia, il “Morbus anglicus” (in Studi linguistici italiani, n. 13, Salerno Editrice, Roma, pp. 137-153), aveva denunciato l’invasione sempre più consistente delle parole inglesi che come un virus stavano intaccando la nostra lingua italiana. A suo vedere, bisognava in qualche modo intervenire per curare lo stato di salute dell’italiano, altrimenti il rischio sarebbe stato che i tessuti vitali ne venissero intaccati.
Tullio De Mauro si oppose a questo allarmismo, che confutò statistiche alla mano. La sua posizione si rivelò perciò vincente, tra i linguisti, e divenne quella del pensiero dominante che solo di recente si è incrinata e sta andando ormai in frantumi.
Tutto ebbe forse inizio nel 1980…

1980: il Vocabolario di base della lingua italiana senza anglicismi


De Mauro compì vari studi statistici senza precedenti nell’italiano. Nel 1980 pubblicò il primo Vocabolario di base della nostra lingua, che includeva le circa 7.000 parole che si usano più di frequente.
Queste, a loro volta si possono distinguere in 2.000 parole fondamentali, quelle che da sole costituiscono il 90% dei discorsi e dei testi (e, di, perché, essere, avere…), altre 2.300 definite ad alta disponibilità, che tutti conoscono (per cui sono disponibili nella nostra testa), ma che si usano poco, per esempio forchetta, che non compare spesso nei libri né nei discorsi, anche se è di base. E poi altre 2.750 ad alto uso, e cioè che si usano moltissimo, ma non come le prime, e che comunque sono molto più frequenti delle ulteriori 40.000 parole che formano il linguaggio comune, cioè quelle che tutti conoscono, anche se non è detto che le usino attivamente.
Da questa classificazione è emerso perciò un modello e una mappatura della lingua italiana “a strati” molto interessante: al centro ci sono le parole più frequenti, attorniate da quelle comuni, e attorno a queste sono rappresentate tutte le altre che appartengono a linguaggi tecnici e settoriali, e non sono comprensibili a tutti: l’avvocato conosce i suoi tecnicismi ma non quelli del medico, che a sua volte non condivide quelli dell’avvocato e così via.
vocabolario di baseUna rappresentazione del modello “a strati” del lessico della lingua secondo De Mauro.
In questo schema interpretativo, che sin dal suo apparire registrò anche pesanti critiche e perplessità, De Mauro mostrò come, negli anni Ottanta, gli anglicismi fossero confinati nella parte esterna, e non intaccassero affatto il nucleo centrale dell’italiano. Inoltre, dalle statistiche basate sui lemmi dei dizionari, allora i vocaboli inglesi costituivano ancora percentuali bassissime, intorno all’1% delle parole e anche meno. Dunque l’allarmismo di Castellani appariva ingiustificato, e non era il caso di preoccuparsi…

1989: gli anglicismi sono il 2% del Vocabolario elettronico della lingua italiana (Veli)


Nel 1989 vide la luce il Veli, il Vocabolario elettronico della lingua italiana, un lavoro immenso basato sulla statistica e sull’uso del calcolatore – De Mauro all’epoca non usava la parola computer – che lo studioso curò in collaborazione con IBM partendo dallo spoglio di alcuni testi giornalistici (ANSA, Il Mondo, Europeo e Domenica del corriere) pubblicati tra il 1985 e il 1987. Per quell’epoca in cui i testi non erano disponibili in digitale fu una rivoluzione; il lavoro analizzò circa 26 milioni di parole, che vennero lemmatizzate, cioè ricondotte dalle loro flessioni al lemma (per esempio vanno era ricondotto ad andare) con sistemi automatici poi raffinati manualmente. Successivamente furono scelti i 10.000 lemmi più frequenti e significativi e ne nacque un prototipo di dizionario pubblicato su due dischetti (all’epoca erano i cosiddetti floppy disc rigidi).
veli vocabolario elettronico dell alingua italiana di ibm e de mauro 2Il Veli, curato da De Mauro, consisteva in un volume introduttivo che riportava anche gli indici lessicali e due dischetti con il primo prototipo di dizionario elettronico basato sulle 10.000 parole più frequenti.
Tra queste 10.000 parole più utilizzate nella stampa, gli anglicismi costituivano circa il 2%, una percentuale decisamente più alta di quella dei dizionari, che era invece della metà, e anche di quella che veniva attribuita all’uso degli anglicismi nell’italiano in generale.

In altre parole, passando dai dizionari allo studio delle frequenze giornalistiche le cose cambiavano sensibilmente. De Mauro, ancora una volta non se ne preoccupò: il 2% era ancora una percentuale fisiologicamente sopportabile, che non rappresentava di certo un pericolo per la nostra lingua. Ma negli anni Novanta le cose erano destinate a cambiare…

1999-2007: il Gradit e l’aumento degli anglicismi


Curato da De Mauro, nel 1999 uscì il Gradit, cioè il Grande dizionario italiano dell’uso in 6 volumi, che raccoglie circa 260.000 parole (più del doppio di quelle dei vocabolari monovolume), classificate attraverso i criteri di frequenza già adottati nel Vocabolario di base del 1980 (parole di base, comuni e settoriali) e da altre marche che ne identificavano i settori (economia, informatica…). Gli anglicismi non adattati erano 4.300, quindi rappresentavano solo l’1,6% dei lemmi. Stavano aumentando, certo, ma ancora una volta niente di troppo preoccupante, in fin dei conti.

Nel 2007, la nuova edizione del Gradit, però, ne registrava ben 6.000 e la loro percentuale saltava al 2,3% (un incremento del 39,5%, 1.700 in più in soli 8 anni).

patole straniere nella lingua italiana de mauro manciniLa cosa si stava facendo imbarazzante e preoccupante, per il più importante sostenitore delle tesi negazioniste. Ma, a onor del vero, l’aumento così eccessivo non dipendeva tanto da una reale entrata di nuovi anglicismi in questo breve lasso di tempo, bensì da una ristrutturazione interna del dizionario. Nella nuova edizione erano infatti confluiti i risultati di un lavoro specialistico sui forestierismi: Parole straniere nella lingua italiana (Tullio De Mauro e Marco Mancini, Garzanti, Milano 2001, e seconda edizione ampliata del 2003) che aveva raccolto oltre 10.000 parole da più di 60 lingue (dall’albanese al vietnamita, passando per il russo, il giapponese, il tedesco fino al francese e all’inglese). E queste sono poi state immesse nella nuova edizione del Gradit 2007, che è passato così da 7.000 a 10.000 forestierismi, e si è arricchito soprattutto da questo punto di vista.

Tuttavia, qualcosa si stava incrinando nelle tesi negazioniste: mentre l’incremento dei francesismi era contenuto, da 4.982 (sommando quelli adattati e quelli “crudi” come abat-jour) si passava a 5.345 (372 in più e un incremento del 7,4%), gli anglicismi erano “impazziti”: sommando quelli adattati e non adattati sono passati da circa 6.300 a circa 8.400 (un incremento del 33,3%, 2.100 in più, cioè una media di circa 262 all’anno). Scorporando i dati, quelli non adattati sono passati da 4.300 a 6.000 (un incremento del 39,5%, 1.700 in più) e quelli adattati da 2.000 a 2.400 (incremento del 20%, 400 in più). Ho provato a ricostruire questo aumento con un grafico.
aumento anglicismi nel graditFonte: Diciamolo in italiano, Hoepli 2017, p. 88.
La cosa più preoccupante, per De Mauro, fu che complessivamente nel nuovo Millennio l’interferenza dell’inglese sulla nostra lingua aveva, in pochissimo tempo, superato il ruolo dei substrati plurisecolari del francese. Ciononostante, intorno al 2010 lo studioso era ancora serafico e poco preoccupato, perché nonostante l’aumento del numero delle parole inglesi nei dizionari, la loro frequenza era ancora poco diffusa, secondo le sue marche. In un’intervista che in Rete è diventata una sorta di manifesto del negazionismo, “Gli anglicismi? No problem my dear”, ribadiva perciò le sue posizione storiche.

Ma pochi anni dopo la situazione mutò…

2015: il vento è cambiato


storia lingusitica de mauroNel 2014, a p. 136 della Storia linguistica dell’Italia repubblicana dal 1946 ai nostri giorni (Laterza, Bari 2014), De Mauro sembra assumere una posizione diversa e più preoccupata sulla questione dell’inglese, quando scrive:

“Il confronto con i dati registrati nella prima edizione del Gradit mostra che negli ultimi anni gli anglismi hanno scalzato il tradizionale primato dei francesismi e continuano a crescere con intensità, insediandosi, come più oltre vedremo, anche nel vocabolario fondamentale”.


Lo studioso, dunque, non solo stava elaborando l’aumento degli anglicismi del Gradit, ma stava anche lavorando sulle marche delle parole, in via di revisione e di aggiornamento. Gli anglicismi, anticipava in questo passo, sono sempre meno tecnicismi o di bassa frequenza e stanno penetrando nel nucleo della nostra lingua. Davanti a questi nuovi fatti, sembra proprio che De Mauro in questo periodo stesse abbandonando la sua storica indifferenza verso gli anglicismi.

Intanto, anche il panorama del pensiero dominante cominciava a cambiare.
Il 2015 fu un anno cruciale. Uscì una pubblicazione frutto di un convegno presso l’Accademia della Crusca con la collaborazione dell’associazione Coscienza Svizzera e della Società Dante Alighieri (La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi) in cui molti linguisti cominciarono a esprimere le proprie preoccupazioni, da Claudio Marazzini a Claudio Giovanardi (già autore nel 2003 insieme ad Alessandra Coco e Riccardo Gualdo di un preoccupato Inglese-italiano 1 a 1: tradurre o non tradurre le parole inglesi? Ediz. Manni).
Il linguista Luca Serianni, che nel “Morbus anglicus” era citato da Arrigo Castellani tra i “negazionisti” non preoccupati, aveva cambiato idea sul proliferare degli anglicismi.
Quello stesso anno, la petizione di Annamaria Testa “Dillo in italiano” aveva creato un caso mediatico e l’accademia della Crusca aveva dato vita al Gruppo Incipit per monitorare i forestierismi incipienti e arginarli con sostituivi italiani, almeno negli intenti.
Insomma, qualcosa nell’aria stava cambiando. E anche Tullio De Mauro stava rivedendo le sue posizioni.

2016: la svolta di De Mauro e l’ammissione dello “tsunami anglicus”


La svolta, del tutto inaspettata, arrivò nel 2016, quando lo studioso scrisse la prefazione a Italiano Urgente di Gabriele Valle (Reverdito editore, 2016), una raccolta di 500 anglicismi che venivano spiegati e affiancati da possibili sostituzioni basate sul modello della lingua spagnola. L’opera si apriva con una citazione tratta proprio dal “Morbus anglicus” di Arrigo Castellani e De Mauro sembrava essersi reso conto della profonda differenza tra l’anglicizzazione arginata dello spagnolo e quella abissale dell’italiano che definiva esplicitamente come uno tsunami:

“è indubbio: quel che altrove appare o è uno tsunami appare invece ed è una fronteggiabile ondata sui lidi ispanici (…). È indubbio che lo tsunami anglicizzante va quasi guadagnando terreno nell’uso italiano: non si segnala tanto per il numero di lessemi analizzanti registrabili in un grande dizionario (…) ma per altri due aspetti: l’uso in locuzioni formali e ufficiali (education, jobs act, spending review e via governando) e la penetrazione degli anglismi nel vocabolario fondamentale e d’alto uso, dove prima c’erano solo pochi esemplari, bar, film, sport, tram, e oggi si affolla un più folto manipolo…” (p. 17)


Sembra incredibile che queste parole siano state scritte dal massimo esponente del “negazionismo”, eppure sono state ribadite e approfondite in un articolo sul sito Internazionale poco meno di un mese dopo: “È irresistibile l’ascesa degli anglismi?”, dove persino il giudizio sull’avversario Arrigo Castellani sembra rivisto, davanti alla dimensione internazionale dell’espansione dell’inglese:

“Non è un fatto nuovo: da alcuni decenni impetuose ondate di anglismi si riversano nell’uso di chi parla e scrive le più varie lingue del mondo. Trent’anni fa e più un valoroso filologo, Arrigo Castellani, nel diffondersi di anglismi nell’uso italiano vide e diagnosticò un morbus anglicus, un virus capace di infettare e corrompere la lingua italiana. Ma del fenomeno ormai bisogna dire di più. (…) L’afflusso di parole inglesi dagli anni Ottanta ai nostri ha assunto dimensioni crescenti, uno tsunami anglicus. Le ondate somigliano ormai infatti a un susseguirsi di tsunami…”.


Il 23 dicembre 2016 il Nuovo vocabolario di base di Tullio De Mauro venne pubblicato in Rete sul sito Internazionale, e dal confronto con quello del 1980 spicca subito che l’inglese è penetrato anche qui: gli anglicismi sono decuplicati.

Nel 1980, alla lettera B era presente solo bar, mentre nel 2016 gli anglicismi sono 13: baby, babydoll, band, bar, basket, bikini, bit, blog, boss, box, boxer, brand, business. E in tutto il vocabolario di base, se nel 1980 gli anglicismi non adattati erano poco più di una decina, nel 2016 sono 129 su meno di 7.500 parole, cioè almeno l’1,7% (se non me ne è scappato qualcuno e senza conteggiare parole macedonia come salvaslip).

Le parole con cui, pochi mesi prima, De Mauro chiudeva l’anticipazione in Rete di questi risultati sono queste:

“L’accentuata frequenza di anglismi è certamente uno dei tratti in cui si sedimenta la storia linguistica italiana degli ultimi decenni.
A voler bandire l’uso degli anglismi dalle lingue del mondo e dall’italiano c’è lavoro, se non gloria, per tutti.”


Poco dopo la pubblicazione del Nuovo vocabolario di base, il 5 gennaio del 2017, Tullio De Mauro se n’è andato.

nuovo vocabolario di nase de mauro

Anche se ne ho più volte criticato le posizioni e anche se ho provato a confutare molte delle sue argomentazioni passate, lo voglio oggi ricordare, rendendogli onore per l’onestà intellettuale di aver saputo rivedere, davanti ai fatti, le convinzioni di una vita. Una cosa che tanti piccoli linguisti ancora non hanno saputo fare.

diciamoloinitaliano.wordpress.…

#anglicismiNellItaliano #citazioni #interferenzaLinguistica #itanglese #libri #paroleInglesiNellItaliano #statisticheSugliAnglicismi #storiaDegliAnglicismi #tradurre


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25 maggio, giornata di premiazione della 10ª edizione del premio di poesia elio pagliarani

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#AndreaCortellessa #BibliotecaPagliarani #CettaPetrollo #ElioPagliarani #Pagliarani #PalazzoDelleEsposizioni #poesia #premio #PremioPagliarani

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from “new directions in idiophony, pt.1” / ben bennett. 2024


youtu.be/U4N2ongku2k?si=IddUu9…

src: instagram.com/reel/C4xwEBAMGVE…

#art #arte #BenBennett #BenBennett #experimentalMusic #music #musicA_ #musicaDiRicerca #musicaSperimentale #musiqueDeRecherche

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9-10 maggio @ la camera verde (roma): “il laboratorio”, di pasquale napolitano


locandina del documentario
cliccare per ingrandire

locandina del documentario
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Centro Culturale LA CAMERA VERDE
…dal 1999…
Via Giovanni Miani 20, Roma
www.lacameraverde.com info [at] lacameraverde.com
Venerdì 9 maggio 2025, alle ore 18:30

Proiezione del film

IL LABORATORIO
di
Pasquale Napolitano


Scritto da Daniela Allocca e Pasquale Napolitano

Con Vittorio Avella, Antonio Sgambati
e con Vincenzo Rusciano, Lello Esposito, Mariano Baino, Sergio Fermariello,
Giovanni Timpani, Annalisa Mazzola, Mimmo Grasso, Pietro Lista

Produzione: Lapej Communication srl 2024
(dur. 65 minuti)

Intervengono
Daniela Allocca e Pasquale Napolitano

+ sabato 10 maggio 2025, h: 17:00 / 18:30 / 20:30 – Il laboratorio, di Pasquale Napolitano, 2024

Vittorio Avella, maestro incisore, e Antonio Sgambati nel 1978 a Nola, fondano Il Laboratorio di Nola. 45 anni di attività segnano questo luogo come tra gli ultimi avamposti dove il libro non è mai stato una questione di codici a barre. Il libro nel laboratorio diventa un’esperienza umana. Il film di Napolitano racconta l’idea, la gioia del fare, del saper aspettare, cosa accade quando il torchio si mette in movimento, cosa vuol dire tirare su una stamperia…Il Laboratorio scritto da Daniela Allocca e Pasquale Napolitano che ne cura anche la regia, racconta la storia, la memoria di un luogo necessario. L’incisione resta un fatto aperto dove il torchio apre ad infiniti altri spazi, dove anche l’errore più improvviso, può diventare il centro dell’opera. Si inarcano le ombre tra un solco di segno e l’altro. Avella e Sgambati sono la memoria aperta, Napolitano filma con sapienza e con tenerezza il racconto di un tempo che resta.

Buona visione.

Gians

#AnnalisaMazzola #AntonioSgambati #art #arte #CameraVerde #DanielaAllocca #GiovanniTimpani #IlLaboratorio #incisione #incisioni #laCameraVerde #LapejCommunicationSrl #LelloEsposito #libri #MarianoBaino #MimmoGrasso #PasqualeNapolitano #PietroLista #poesia #poeti #SergioFermariello #stamperia #stamperiaDArte #tipografia #VincenzoRusciano #VittorioAvella

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Astronomia in scatola (e in mostra) al Festival delle Scienze di Roma

edu.inaf.it/news/eventi/report…

Laboratori astronomici per bambini e una mostra illustrata tra le proposte INAF al Festival delle Scienze di Roma 2025, tra gioco, creatività e scoperta.

#didattica #FestivalDelleScienzeDiRoma #INAF #Lapin #Roma

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canali di slowforward et alia


DAL 2003, SLOWFORWARD è il sito più testardo, aggiornato (e anziano) su #scritture di ricerca, #arte contemporanea, #musica sperimentale, materiali verbovisivi, #asemic writing, #poesia concreta, #prosa in prosa, prose brevi, scritture non assertive, littéralité, flarf, sought poetry, #googlism , #fluxus e #anarchia , movimenti, #editoria ‘irregolare’, #glitch , ossessione collezionistica, #audio e #video più o meno deliranti, #network possibili di #sperimentazione , #dada , #derive & compagnia

segui il canale #slowforward su #telegram : t.me/slowforward

o su #whatsapp : tinyurl.com/slowchannel

o su #instagram : https://tinyurl.com/slowforward-ig

e/o l’account #mastodon : mastodon.uno/@differx

(tutti i post sono replicati/linkati inoltre su bluesky)

*
se infine ti interessa in particolare l’asemic writing (scrittura asemica), i canali gemelli dedicati sono t.me.asemic e tinyurl.com/whasemic

*

slowforward – pur con tutte le sue imperfezioni e contraddizioni – sollecita tutti a evitare, per quanto possibile, i canali generalisti (soprattutto twitter, threads e facebook) e ad andare semmai alla fonte dei materiali, privilegiando piattaforme di condivisione presenti nel #fediverso o che comunque limitano le separazioni interne alle comunità, ed evitano o proprio cancellano del tutto l’invadenza pubblicitaria, lo #shadowbanning , la #censura , gli algoritmi demenziali, le violazioni della (o i comportamenti leggeri in tema di) #privacy
#111 #algoritmi #algoritmo #anarchia #arte #asemic #asemicWriting #audio #Bluesky #censura #comunità #dada #dérive #editoria #FEDIVERSO #flarf #fluxus #glitch #googlism #Instagram #littéralité #Mastodon #materialiVerbovisivi #mediaGeneralisti #movimenti #Movimento #musicA #musicaSperimentale #network #noFacebook #noThreads #noTwitter #ossessioneCollezionistica #piattaformeGeneraliste #poesia #privacy #prosa #ProsaInProsa #proseBrevi #scritture #scrittureNonAssertive #separazione #separazioni #shadowbanning #slowforward #soughtPoetry #sperimentazione #Telegram #video #whatsapp


dip 045, “social”?


l’algoritmo di #Threads (forse il peggior social in cui mi sia imbattuto) sembra perfino più demenziale di quello di #facebook o di #twitter: deve in qualche modo creare una specie di mare magnum in cui tutti perdono tutti.
per non parlare del sistema del “repost”, che funziona con #wordpress e che mi permette di ripostare (appunto) in automatico i materiali che escono su slowforward.net. sono tutti praticamente INVISIBILI. Threads (come facebook e soprattutto twitter) lavora solo per sé stesso, questo è quanto.
la logica, nei social media generalisti, è evidente: la creazione di livelli di #separazione tra piattaforma e piattaforma, e (all’interno di queste) tra utente e utente. l’esatto opposto di quello che succede nel #fediverso.

27 mar. 2025

#creazioneDiSeparazione #dip045 #dip045 #facebook #FEDIVERSO #invisibilitàShadowbanning #mediaGeneralisti #separazione #slowforward #social #socialNetwork #threads #twitter #WordPress


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vittorio arrigoni, 2008: testimonianza sulla prassi israeliana di bersagliare ambulanze e ospedali


youtu.be/jPkzyPb3SQU?si=2C3rU9…

#ambulanze #apartheid #attacchiIndiscriminati #bombardamenti #colonialismo #genocidio #indiscriminateKilling #IOF #Israele #izrahell #massacri #ospedali #Palestina #Palestine #popolazionePalestinese #puliziaEtnica #sterminio #testimonianza #uccisioniIndiscriminate #video #VittorioArrigoni

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AK RULES 2025


A giugno si svolgerà a seregno (alle porte di Milano) un evento interessantissimo di Submission Only. Organizzato da Accademia Kama, Col patrocinio ed il contributo del comune di Seregno Città, l'AK Rules avrà: un bel torneo a 8 nella classe -80 kg tra i
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A giugno si svolgerà a seregno (alle porte di Milano) un evento interessantissimo di Submission Only.

Organizzato da Accademia Kama, Col patrocinio ed il contributo del comune di Seregno Città, l’AK Rules avrà:

  • un bel torneo a 8 nella classe -80 kg tra i migliori lottatori di categoria
  • un altro bel torneo a 4 questa volta femminile.
  • Due super fight, in cui si decidono le classifiche italiani ed europee.


Superfight


  • Manuel Pilato vs Pawel Jaworski
  • Mattia Florena vs Matteo Parolin

Torneo a 8 -80 kg

  • Christian Frillici
  • Alessio Sacchetti
  • Manuel Ravizza
  • Elio Ellero
  • Lorenzo Lucidi
  • Alessio Sacchetti
  • Giuseppe Corazza
  • Francesco Bartolotta


Torneo Femminile


  • Benedetta Manca
  • Emma Rosini
  • Imma Facchineri


Kids


Ci sarà ache un torneo Kids

Quando?


Domenica 08 GIUGNO Presso: palestra “8 Marzo” – via 8 marzo, 20831 Seregno (MB)

Workshop con Pawel Jaworski


la mattina seminario con la super star polacca Pawel Jaworski

Contatti


@accademiakama
Mail: info@accademiakama.com
WhatsApp: +39 338 5976698

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Il PUG e il nuovo ‘pacco’ della partecipazione dei cittadini.


Dopo aver sperimentato l’esaltante esperienza della concertazione per San Cristoforo, a cui si potrebbe aggiungere quella non meno appassionante svoltasi per il Piano Urbano Integrato, Catania si prepara adesso alla consultazione pubblica per il nuovo piano regolatore, Il PUG (Piano Urbanistico Generale). Un adempimento obbligatorio, previsto dalla legge, al quale – per favorire (sic!) la […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/04/28/il-p…

#ComuneDiCatania #DirezioneUrbanistica #EnricoTrantino #LaSicilia #PaoloLaGreca #partecipazione #PUGExPRG_

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canale fatto in casa della wii superscandalico!!! (devkitPro libogc codice rubato)


Oggi è uscita appena fuori una notizia proprio da ridere: quelli di fail0verflow (cioè, marcan ha fatto il commit) hanno archiviato la repository del sorgente del The Homebrew Channel per Wii, perché ritengono “impossibile legalmente e legittimamente compilare questo software, a questo punto, e non [possono] favorire qualunque ulteriore sviluppo“… E qui si vede allora come mai è proprio vero che la comunità homebrew delle console non smetterà mai di cucinare… 😋

Sempre citando il README del progetto aggiornato ormai per l’ultima volta: “Come la maggior parte degli homebrew Wii, questo software dipende da libogc. Dopo che lo sviluppo di The Homebrew Channel era già cominciato, abbiamo scoperto che grandi porzioni di libogc sono state rubate direttamente dall’SDK Nintendo […]. Abbiamo immaginato che almeno le parti significative di libogc […] fossero originali, e a malincuore abbiamo continuato ad utilizzare il progetto […]. Recentemente è stato rivelato che l’implementazione threading/OS in libogc è, a tutti gli effetti, rubata da RTEMS. Gli autori di libogc [shagkur e WinterMute] non solo [em]hanno rubato codice Nintendo proprietario, ma hanno anche ben pensato di rubare un sistema operativo real-time open source e rimuovere tutte le attribuzioni e le informazioni sul copyright.[/em]” 🤯

marcan dunque continua: “Questo […] [si classifica tranquillamente come] furto di codice e violazione del copyright intenzionali e malevoli. Gli attuali sviluppatori di libogc non sono interessati a monitorare questo problema o trovare una soluzione, né informare la comunità sullo stato di copyright problematico del progetto. Quando abbiamo inviato un ticket l’hanno immediatamente chiuso, ci hanno risposto con abusi verbali, e infine lo hanno completamente cancellato dalla pubblica vista. La comunità homebrew Wii è stata tutta costruita su di un mucchio di bugie e violazioni del copyright, ed è tutto grazie a shagkur (che ha commesso i furti) e il resto della squadra […]. Insieme, gli sviluppatori hanno imbrogliato tutti nel credere che il loro lavoro fosse originale.” 🔥

AZZ… Che colpo grosso… Eppure, se posso dire una cosa su tutto questo… non sono assolutamente stupita. Soprattutto, il fatto che la comunità dell’homebrewing Wii fosse costruita tutta su una montagna di bugie non mi coglie di sorpresa; non ho dati precisi da fornire a riguardo, se non questa stessa notiziona di stasera, ma ho sempre avuto una specie di sesto senso… cioè, come se fossero state le pareti, da tempo ormai ben più che immemore, a sussurrarmi continuamente anche questa apparentemente insignificante nozione. (Come al solito, loro mi hanno guidata bene.) 🙏

Forse un po’ il fatto che certi homebrew Wii hanno problemi strani e inspiegabili, un po’ che la libreria di devkitPro in questione si chiama con un nome stranissimo, libogc, anziché libwii o libgcn (che invece ci si aspetterebbe, seguendo lo schema già usato per libgba, libnds, libctr, e così via), un po’ che la scena in sé è strana (con in giro anche fin troppi homebrew closed-source — principalmente in realtà dallo stesso team di fail0verflow, tra cui la “versione ufficiale” dello stesso HBC, ma mi viene in mente anche l’installer HackMii), praticamente ho sempre sentito che qualcosa non filasse giusto. E, ora che ho avuto ragione, non posso fare altro che godere. 🌋

Detto questo, non ho capito perché mai tutti piangono. E per “tutti” non intendo gli sviluppatori, che bene o male se ne continueranno a fregare zero ora come hanno fatto per tutto questo tempo — al limite, qualcuno di buona autistica volontà si metterà all’opera affinché libogc non sia più necessaria per far funzionare la maggior parte degli homebrew, creando qualcosa senza codice rubato — ma più che altro gli utenti… La gente praticamente sta piangendo come se l’archiviazione della repository del The Homebrew Channel (nemmeno cancellazione!) abbia cancellato il canale in questione dal mondo! 😴

Regà, porca puttana, detto francamente: ma chi cazzo se ne fotte! Non arriveranno più contribuzioni sulla pagina ufficiale, d’accordo, ma già le poche che arrivavano erano tutte di terze parti — quindi ora semplicemente qualcuno forkerà la repo, e lo sviluppo continuerà altrove senza problemi — poi, nonostante le contribuzioni, io non ho mai visto nessuna singola persona usare l’HBC compilato dai sorgenti più recenti; tutti usiamo la solita release di 10 anni fa, non prendiamoci per il culo. Accendete la vostra console e vedrete che il canalino sta ancora lì e fa ancora tutte le onde e le bolle, e che cazzo! (Legalmente è gravissimo eh, assolutamente, ma agli utenti questo non è mai fregato!) 🧨

#copyright #fail0verflow #HBC #homebrew #HomebrewChannel #illegal #libogc #Nintendo #NintendoWii #shagkur #TheHomebrewChannel #Wii

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[podcast] Una mattina


Segnalo la prima stagione di un nuovo podcast de ilPost dedicato alla Resistenza:

Una mattina

Scritto e raccontato da Luca Misculin.
Anche su spotify e forse altre piattaforme.

Le altre due stagioni nel 2026 e 2027.

#antifascismo #ilpost #lucaMisculin #podcast #resistenza #storia

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500 new songs @ mobygratis


from the Mobyfb page:

Some big news: I just added 500 new songs to mobygratis.com, completely free no strings attached –for anyone to do whatever they want with it, whether it’s filmmakers or students or nonprofits or remixers or rappers or singers or choreographers or anybody who wants to use free music with no strings attached… also I added multi tracks so people can remix the music and edit it and add new parts. Honestly I just want to hear what people do with this music…

Moby's site
click to get to the site

https://mobygratis.com/

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#choreographers #edit #filmmakers #free #freeMusic #freeTracks #Moby #MobyMusic #music #musica #noStrings #nonprofit #nonprofits #rappers #remix #remixers #remixes #singers #site #students

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Risultati BJJ Stars 15


BJJ Stars 15 BJJ Stars 15 è un evento di Brazilian Jiu-Jitsu organizzato il 26 aprile 2025 a San Paolo, Brasile. Nonostante il forfait all'ultimo momento di PJ Barch, l'evento ha presentato un ricchissimo torneo Grand Prix nei pesi medi No-Gi, con la pres
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BJJ Stars 15


BJJ Stars 15 è un evento di Brazilian Jiu-Jitsu organizzato il 26 aprile 2025 a San Paolo, Brasile. Nonostante il forfait all’ultimo momento di PJ Barch, l’evento ha presentato un ricchissimo torneo Grand Prix nei pesi medi No-Gi, con la presenza di stelle come Mica Galvao, Jonnatas Gracie, Izaak Michell, Elijah Dorsey e Oliver Taza.

Due grappler, Gabriel Almeida e Isaque Bahiense, si sono ritirati all’ultimo, con Rafael Paganini e Roberto Jimenez che li hanno sostituiti, portando ancora più interesse al tabellone.

Oltre al torneo, la card ha offerto numerosi superfight, con campioni del calibro di Diogo Reis, Gabi Pessanha ed Erich Munis.


Superfights Gi


  • Angelus Franca vince su Weverton Martins ai punti, 3-0
  • Leonardo Ferreira vince su Hygor Brito per vantaggi, 2-0
  • Meyram Maquine vince su Diogo Reis ai punti, 11-0
  • Gabi Pessanha finalizza Tayane Porfirio (strangolamento dalla schiena)
  • Erich Munis vince su Adam Wardzinski ai punti, 8-0

Torneo Grand Prix Pesi Medi No-Gi
Primo turno


  • Mica Galvao vince su Jon Blank ai punti, 3-0
  • Roberto Jimenez vince su Izaak Michell per decisione
  • Elijah Dorsey vince su Rafael Paganini per decisione
  • Oliver Taza vince su Jonnatas Gracie per decisione


Semifinali


  • Mica Galvao vince su Elijah Dorsey per decisione
  • Roberto Jimenez vince su Oliver Taza ai punti, 3-0


Finale


  • Mica Galvao finalizza Roberto Jimenez (armbar)
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4 Maggio 2025 – Assemblea Nazionale Rete No DL Sicurezza


Domenica 4 Maggio a Roma alle ore 10.00, in via dei Monti di Pietralata 16.
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Dopo l’emanazione del DL Sicurezza la Rete NO DDL Sicurezza A PIENO REGIME, vasta coalizione che dallo scorso anno si contrappone alla deriva autoritaria voluta dal Governo in Italia, invita a ritrovarsi a Roma per approfondire la discussione e in preparazione della Manifestazione Nazionale del 31 maggio 2025.

CHIAMATA L’ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA RETE “A PIENO REGIME”, IL PROSSIMO 4 MAGGIO A ROMA

Se voi fate il fascismo, noi facciamo la Resistenza.

L’approvazione del DL sicurezza cambia tutto e non cambia nulla: la lotta si fa più dura, per questo più necessaria. Contro questo governo neofascista, contro le politiche repressive, contro l’economia di guerra; per un’alternativa dal basso, per immaginare e costruire una società diversa.

Lanciamo l’Assemblea Nazionale della Rete “A pieno regime” a Roma, la prossima domenica 4 Maggio alle ore 10.00, in via dei Monti di Pietralata 16.

Precedenti articoli

Aprile 2025 – Il Decreto sicurezza in Italia – Intervista Avv. Roberto Lamacchia a COSMO Italiano

Aprile 2025 – No DL Sicurezza – Manifestazione nazionale 31 maggio 2025 a Roma

Aprile 2025 – DL Sicurezza – Siamo pronti

Aprile 2025 – Tra D.L. Sicurezza e Fonzie di Happy Days

Aprile 2025 – Cosa cambia nel testo del DL sicurezza rispetto a quello del DDL?

Aprile 2025 – Ci vogliono mettere paura ma non è il tempo della rassegnazione, è tempo di lottare per la libertà di tutt3

Aprile 2025 – In piazza contro decretazione urgenza su libertà civili e dissenso – No DDL Sicurezza

Aprile 2025 – DDL Sicurezza – GOLPE BUROCRATICO

Marzo 2025 – Ostruzionismo e mobilitazione della società civile fermano il ddl “sicurezza”: slitta la sua approvazione definitiva.

Marzo 2025 – Appello alla massima mobilitazione contro il DDL Sicurezza

Febbraio 2025 – A Bruxelles con la Rete nazionale A pieno Regime – No DDL Sicurezza

Gennaio 2025 – Due giornate intense per i nuovi appuntamenti della Rete No DDL Sicurezza – A pieno regime

Dicembre 2024 – Manifestazione nazionale a Roma contro il DDL Sicurezza

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newsletter slowforward 9 marzo – 9 aprile 2025 + sostieni l’eroica opra ultraventennale del sito


tra 26 e 27 aprile ho spedito per mail – alle persone registrate – la newsletter periodica di slowforward, con tutti i link ai post pubblicati qui tra 9 marzo e 9 aprile. la newsletter non ha (ancora) un nome, e viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere post che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta qui: slowforward.net/contact/

chi invece volesse sostenere il lavoro di slowforward, di mg / differx,
può farlo via ko-fi oppure paypal


sostieni slowforward, offrigli un caffè! https://ko-fi.com/differx57119
ko-fi.com/differx57119

mettiamola così: sono fermo a uno dei semafori della rete, e vi faccio cenno indicando il parabrezza… se apprezzate e vi fa piacere che io quotidianamente vi aiuti a renderlo di nuovo ben trasparente e sensibile a informazioni & notizie su #scritturadiricerca #scritturasperimentale #palestina #asemicwriting #scritturaasemica #antifascismo #prosa #prosabreve #prosainprosa #artecontemporanea #materialiverbovisivi #audio #podcast #video #presentazioni #criticaletteraria #teorialetteraria #letturepubbliche #progettiletterari, #archivi #anni70 … non avete da fare altro che offrirmi un caffè.

*

o passante, e gentile visitatore, orsù contribuisci, se vuoi, come puoi, al lavoro di informazione, controinformazione e raccolta di materiali / archivio, diffusione di testi, audio e video che slowforward svolge dal 2003

#2003 #Anni70 #anni70 #anniSettanta #anni70 #annisettanta #antifascismo #archivi #archivio #arteContemporanea #artecontemporanea #asemic #asemicWriting #asemicwriting #audio #caffè #CarmeloBene #contact #controinformazione #CorradoCosta #criticaLetteraria #CriticaLetteraria #differx #diffusioneDiTesti #EmilioGarroni #EmilioVilla #flarf #glitch #googlism #informazione #informazioni #koFi #kofi #lavoro #letturePubbliche #letturepubbliche #link #MagdaloMussio #mail #materialiVerbovisivi #materialiverbovisivi #MG #NanniBalestrini #newsletter #newsletterPeriodica #notizie #orizzonteDegliEventi #Palestina #parabrezza #paypal #podAlPopolo #podalpopolo #podcast #post #presentazioni #progettiLetterari #progettiletterari #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #prosabreve #prosainprosa #raccoltaDiMateriali #reading #scritturaAsemica #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scritturaasemica #scritturadiricerca #scritturasperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #slowforward #slowforwardDal2003 #sostieniSlowforward #teoriaLetteraria #teorialetteraria #unCaffèASlowforward #video #videopresentazioni

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Copertine belle: Pyrex – Body [Total Punk, 2025]


Artwork by Danielle Otrakji

Tra l’altro disco bellissimo, se vi piace il punk hardcore grezzone.
L'anatomia di un corpo umano in bianco e nero, con occasionali vene e arterie colorate di rosso e di viola. Il corpo è come spezzato nel mezzo e ha il volto rivolto in alto a sinistra, con il braccio destro sollevato, da dove spunta, capovolto, un altro corpo umano che pare di una donna che tocca il braccio dell'uomo. In basso a destra c'è il busto di un altro corpo umano che punta il braccio destro e un dito verso il braccio sinistro del corpo umano protagonista, che ha due dita tese verso il basso: le dita dell'uno e dell'altro stanno quasi per toccarsi, come nel famoso dipinto di Michelangelo nella Cappella Sistina. A cornice della scena sono disegnate delle catene di Dna (?), dei rami e del filo spinato occasionalmente colorato di rosso e viola. In alto a destra è scritto Body, in basso a sinistra Pyrex
#albumCovers #Body #copertineBelle #DanielleOtrakji #Pyrex #TotalPunk

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Risultati UFC on ESPN 66: Machado Garry vs. Prates


UFC on ESPN: Machado Garry vs. Prates (noto anche come UFC on ESPN 66) è un evento di arti marziali miste organizzato dalla Ultimate Fighting Championship il 26 aprile 2025 presso il T-Mobile Center di Kansas City, Missouri, Stati Uniti. Dopo aver ospitat
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UFC on ESPN: Machado Garry vs. Prates (noto anche come UFC on ESPN 66) è un evento di arti marziali miste organizzato dalla Ultimate Fighting Championship il 26 aprile 2025 presso il T-Mobile Center di Kansas City, Missouri, Stati Uniti. Dopo aver ospitato UFC on ESPN: Holloway vs. Allen nell’aprile 2023, la promozione torna a Kansas City per la terza volta nella sua storia.

Originariamente, l’evento avrebbe dovuto essere guidato da un incontro tra l’ex campione dei pesi massimi leggeri Jamahal Hill e l’ex sfidante Khalil Rountree Jr., già previsto per UFC 303 prima di essere annullato per problemi legati a un integratore contaminato assunto da Rountree. Tuttavia, anche questa volta il match è saltato a causa di un infortunio alla gamba di Hill.

Il main eventi è stato quindi un incontro nei pesi welter tra Ian Machado Garry e Carlos Prates.

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