Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

oggi, 22 maggio, a firenze, finissage della mostra “nanni balestrini. la rivolta illustrata”: reading di rosaria lo russo @ frittelli arte contemporanea


reading di rosaria lo russo per il finissage di 'nanni balestrini _ la rivolta illustrata'
cliccare per ingrandire

Rosaria Lo Russo legge testi di Nanni Balestrini, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Luciano Ori, Lamberto Pignotti.

Frittelli arte contemporanea, via Val di Marina 15, Firenze

#ArchivioLambertoPignotti #Balestrini #EugenioMiccini #finissage #FrittelliArteContemporanea #KettyLaRocca #LambertoPignotti #lettura #LuciaMarcucci #LucianoOri #NanniBalestrini #RosariaLoRusso

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

lunedì 25 maggio 2026, roma, giornata del premio pagliarani: convegno sul teatro della neoavanguardia + conferimento del premio alla carriera a giulio ferroni + premiazione dei testi èditi e inediti dei finalisti dell’xi edizione


logo premio elio pagliarani

La Presidente Cetta Petrollo e Lia Pagliarani sono liete di annunciare la

GIORNATA PAGLIARANI


che si svolgerà lunedì 25 maggio 2026, nella Sala Cinema del Palazzo Esposizioni di Roma
(Ingresso dalla scalinata di via Milano 9a)

Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, giunto nel 2026 alla sua undicesima edizione, è lieto di comunicare il programma della giornata del 25 maggio. Il Premio alla carriera è stato attribuito, su proposta della Presidente, a Giulio Ferroni che sarà premiato con un’opera dell’artista Marzia Migliora. La giornata si aprirà con un convegno dedicato al Teatro della neoavanguardia, per proseguire nel pomeriggio con la cerimonia di premiazione.

Giulio Ferroni_ foto (C) Dino Ignani
Giulio Ferroni_ Foto (C) Dino Ignani

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 10:30 – 13:00

Teatro e poesia. Riflessioni sul Teatro della neoavanguardia


Interventi di
Marianna Marrucci, Francesco Muzzioli, Carlo Petruzzi, Chiara Portesine,
Marta Previti, Camilla Protti, Gianluca Rizzo, Valentina Valentini
[ titoli e argomenti delle relazioni a questo link ]

Coordina i lavori
Gianluca Rizzo

Ore 17:00 – 19:30

Cerimonia di premiazione della undicesima edizione del
Premio Nazionale Elio Pagliarani


Saluti istituzionali, presentazione dei finalisti e lettura di una loro poesia.
Conferimento del premio alla carriera a Giulio Ferroni e
consegna dell’opera di Marzia Migliora.
A seguire, premiazione dell’opera di poesia
vincitrice della sez. inediti e di quella della sez. editi.
[informazioni sui finalisti a questo link]

Opere èdite finaliste:
Tiziana Colusso, Corpo conduttore – XXXIII variazioni (Edizioni Progetto Cultura)
Antonella Antonia Paolini, Il macello moderno (Nino Aragno)
Ivan Schiavone, Didascalie venatorie (La Vita Felice)

Opere inedite finaliste:
Cinzia Colazzo, Sperimentale sarai tu / soda caustica
Lidia Popolano, De vacuum natura
Roberto Ranieri, Il ratto di Schrödinger

Conduce
Arnaldo Colasanti


enti patrocinanti Premio Pagliarani 2026

*

CARTELLA STAMPA COMPLETA disponibile all’indirizzo:
tinyurl.com/pagliarani2026


Il premio è una delle attività dell’Associazione letteraria Elio Pagliarani
dedicata allo studio della poesia contemporanea.

Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, nato nel 2015, ha per scopo il promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica.

*

sito: www.premionazionaleeliopagliarani.it
uff. stampa: Gisella Blanco, Marco Giovenale, Irma Serra
uffstampapremioeliopagliarani [at] gmail.com
#25Maggio #25Maggio2026 #AntonellaAntoniaPaolini #AntonellaPaolini #Aragno #ArnaldoColasanti #AssociazioneLetterariaElioPagliarani #CamillaProtti #CarloPetruzzi #CettaPetrollo #ChiaraPortesine #CinziaColazzo #comunicatoStampaPremioPagliarani #EdizioniLaVitaFelice #EdizioniProgettoCultura #FrancescoMuzzioli #GianlucaRizzo #GisellaBlanco #GiulioFerroni #IrmaSerra #IvanSchiavone #LaVitaFelice #letturaDiPoesie #letture #lettureDiPoesie #LiaPagliarani #LidiaPopolano #MarcoGiovenale #MariannaMarrucci #MartaPreviti #MarziaMigliora #neoavanguardia #NinoAragno #NinoAragnoEditore #opereEdite #opereInedite #PalazzoDelleEsposizioni #PalazzoEsposizioni #poesia #poeti #premiDiPoesia #premiazioneDiPoesia #premioAllaCarriera #premioDiPoesia #PremioNazionaleElioPagliarani #PremioPagliarani #raccolteDiPoesia #raccolteDiPoesie #reading #readingDiPoesia #readingDiPoesie #RobertoRanieri #teatroDellaNeoavanguardia #TizianaColusso #ValentinaValentini

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

24 maggio, roma, incontro con giuseppe garrera: “leopardi e l’afflizione mandata dall’aria”


24 maggio, Roma_ Leopardi e l'afflizione mandata dall'aria
cliccare per ingrandire

A Roma, domenica 24 maggio, alle 17:30, al casaletto del Parco della Cellulosa (vicolo della Cellulosa 1), incontro con Giuseppe Garrera dedicato a Giacomo Leopardi.

A seguire rinfresco biologico (con la partecipazione di Hettaro).

Contributo per la serata: 10 € a sostegno delle attività socioculturali di Spazio etico e del Comitato Promotore del Parco della Cellulosa.

È necessario prenotare (max 50 posti):
info@spazioetico.it
347 063 2009


Leopardi, dopo Lucrezio, è stato uno dei pochi poeti a parlare della soffocazione da felicità provocata dall’incessante pioggia d’atomi di luce da cui siamo investiti, insostenibile essendo non tanto il dolore, quanto lo splendore della vita. È dallo splendore della vita che non siamo in grado di proteggerci. Noi patiamo la felicità.
Una conversazione sull’insostenibilità della felicità, delle stagioni e dello splendore della vita nella poesia di Giacomo Leopardi. Lo straripamento del giorno e del paesaggio da Il passero solitario a A Silvia.

Sarà possibile acquistare il libro L’incipit dell’Infinito (G. Garrera, S. Triulzi), ristampato grazie a Tiziana Peverini, al cui ricordo è dedicata l’iniziativa.
#associazioneSpazioEtico #ComitatoPromotoreDelParcoDellaCellulosa #GiacomoLeopardi #GiuseppeGarrera #Hettaro #incontro #ParcoDellaCellulosa #poesia #SebastianoTriulzi #SpazioEtico #TizianaPeverini

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

oggi, 21 maggio, a roma, macro: incontro per amelia rosselli


La notte era una splendida canna di giunco, nell’ambito della mostra Amelia Rosselli, Un canto nel suo spazio

Reading di Sonia Bergamasco dedicato ad Amelia Rosselli, tra le più importanti voci della poesia del Novecento, a trent’anni dalla sua scomparsa. Intervento critico di Andrea Cortellessa, curatore della mostra.

OGGI, 21 maggio 2026, ore 19

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma
via Nizza 138 – 00198 Roma
#AmeliaRosselli #AndreaCortellessa #Macro

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

23 maggio, roma, studio campo boario: presentazione del catalogo virtuale “piramide sistina rupestre”


23 mag 2026_ PIRAMIDE SISTINA RUPESTRE_ presentaz del catalogo @ Studio Campo Boario_
cliccare per ingrandire

A Roma, sabato 23 maggio, dalle 18:30 alle 20:00, presso lo Studio Campo Boario (viale Campo Boario 4a), presentazione del (e brindisi per il) catalogo virtuale del progetto

Piramide Sistina Rupestre, 2023/24


Il catalogo sarà online, liberamente visualizzabile e scaricabile, ospitato dal sito slowforward di Marco Giovenale.

Un’intervista ad Alberto D’Amico (dic. 2023):
slowforward.net/2023/12/14/int…

Talune apparizioni piramidali nel 2023:
slowforward.net/tag/piramide-s…

#AlbertoDAmico #apparizioniPiramidali #art #arte #brindisi #catalogo #catalogoVirtuale #CittàAccogliente #CityInFlux #Fragile #FragileIlTempoDellObsolescenza #IlTempoDellObsolescenza #installazione #installazioni #mostra #performance #piramideSistinaLupestre #PiramideSistinaRupestre #sabato23Maggio #slowforward #StudioCampoBoario

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

23 maggio, narni, rocca albornoz: “tunnel. visioni radicali dagli spazi autogestiti”


23 maggio_ alla rocca albornoz di narni (tr)_ tunnel_ visioni radicali dagli spazi autogestiti_
cliccare per ingrandire

Rocca Albornoz, Narni (TR)
INAUGURAZIONE di
TUNNEL
visioni radicali dagli spazi autogestiti
23 maggio 2026 – ore 17:00
a cura di Valerio Bindi
allestimento in collaborazione con gli studenti ABAV
all’interno di
NOVANTA
30 anni di underground
Omaggio a Prof Bad Trip nel ventennale della scomparsa
Dal 28 marzo al 26 novembre 2026
a cura di Antonio Rocca

descrizione & info: QUI


23 maggio_ alla rocca albornoz di narni (tr)_ tunnel_ visioni radicali dagli spazi autogestiti_

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Firefox 151 attiva di default le sue protezioni privacy più importanti


Firefox 151 estende a tutti la protezione anti-fingerprinting e le restrizioni sulla rete locale, finora riservate alla modalità Strict. E la sessione privata si svuota con un clic.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Con Firefox 151 Mozilla sposta nella configurazione predefinita due protezioni che fino alle versioni precedenti erano riservate a chi alzava manualmente il livello di sicurezza. Chi non ha mai messo mano alle impostazioni si ritrova quindi un browser più difensivo senza aver toccato nulla, ed è proprio questo il punto più interessante del rilascio, arrivato in questi giorni nelle versioni desktop per Windows, macOS e Linux.

Fingerprinting e rete locale, ora per tutti


La protezione contro il fingerprinting, cioè la tecnica con cui i siti incrociano le caratteristiche di dispositivo e browser per riconoscere un visitatore senza bisogno di cookie, entra nella modalità Standard, quella attiva di default. Funzionava già nella modalità Strict, ma chi la usa è senz’altro una minoranza. Secondo Mozilla la nuova configurazione riduce in media di circa un settimo il numero di utenti identificabili in modo univoco con le tecniche più diffuse, e quasi della metà su macOS, dove la platea più ristretta rende ogni dispositivo più facile da isolare.

Stesso discorso per le restrizioni sull’accesso alla rete locale. Quando un sito prova a comunicare con un dispositivo sulla rete domestica o con un servizio in esecuzione sulla stessa macchina, Firefox ora chiede il permesso. Anche qui la protezione esisteva già, ma valeva solo per chi aveva impostato la protezione su Strict, mentre adesso viene estesa a tutti con una distribuzione graduale. Come nota Malwarebytes, è un cambiamento che riduce la superficie di rischio senza chiedere niente all’utente.

Sessione privata svuotabile con un clic


La navigazione privata, di suo, non conserva nulla quando viene chiusa: niente cronologia, niente cookie salvati su disco. Finché la sessione resta aperta, però, quei dati esistono comunque, perché servono a tenere attivi gli accessi ai siti e a far funzionare la navigazione. Firefox 151 aggiunge un pulsante a forma di fiamma, a destra della barra degli indirizzi, che ripulisce proprio questo: con un clic e una conferma azzera cookie, accessi e cronologia della sessione in corso e ne apre una nuova pulita, senza chiudere la finestra. Prima per ottenere lo stesso risultato bisognava chiudere tutte le finestre private, ora si fa al volo.

Le altre novità del rilascio


Il resto è fatto di aggiunte minori ma concrete. Il visualizzatore PDF integrato ora unisce più file in un unico documento, senza passare da servizi esterni. I backup locali del profilo, comparsi tempo fa su Windows, arrivano anche su Linux, e si possono ripristinare anche su un sistema operativo diverso portandosi dietro temi ed estensioni. La pagina di traduzione interna (about:translations) diventa raggiungibile dal menu, alla voce Altri strumenti.

Arriva anche il supporto alla Document Picture-in-Picture, che permette ai siti di mostrare contenuti in una finestrella sempre in primo piano, mentre la VPN integrata, in distribuzione graduale, permette di scegliere il Paese da cui far apparire il proprio traffico.

SOURCE:// firefox.com

SOURCE:// malwarebytes.com

SOURCE:// pcworld.com

SOURCE:// 9to5linux.com

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Astrocampania torna ad organizzare un incontro Online con la presentazione del Libro di Emanuele Pace “Il cielo che mi attraversa” il giorno 28 maggio 2026 alle ore 21:00, si parlerà di astronomia ma dal punto di vista emozionale e filosofico. Ad un laico si affianca un salesiano non in contrapposizione ma a complemento

[…]

astrocampania.it/2026/05/21/pr…

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Una serata sospesa tra cielo e sapori, dove l’eleganza di Caruso, A Belmond Hotel incontra il fascino dell’astronomia e l’anima autentica del Cilento.

“Per Aspra ad Astra” è un viaggio tra stelle, racconti e tradizioni, guidato dai divulgatori di AstroCampania. […]

astrocampania.it/2026/05/21/pe…

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

MOVA V70 Ultra Complete arriva in Italia: il robot senza sacchetto con mocio estensibile vince il Red Dot Award 2026


MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

MOVA ha annunciato la disponibilità di V70 Ultra Complete, il suo nuovo robot aspirapolvere di punta. Vincitore del premio Red Dot Award: Product Design 2026, il prodotto èprogettato per superare uno dei limiti più persistenti del settore: la pulizia di bordi, angoli e zone difficili da raggiungere.

Motorola Razr 70 Ultra, Plus e Razr 70 ufficiali: novità, AI e prezzi
I nuovi flip phone integrano funzionalità AI avanzate, hardware più potente, display evoluti e un design premium pensato per competere nel segmento foldable di fascia alta
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Infatti, combinando estensione della portata del mocio, capacità di superamento ostacoli, potenza di aspirazione e funzionamento a bassa manutenzione, V70 Ultra Complete garantisce una pulizia più completa e uniforme di ogni angolo della casa, introducendo al contempo un sistema di raccolta della polvere più sostenibile senza sacchetto.
Il sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cmIl sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cm

MaxiReachX arriva dove gli altri non riescono


La caratteristica principale di V70 Ultra Complete è il sistema MaxiReachX. Questo meccanismo a doppia estensione consente al robot di pulire a fondo gli angoli, lungo le pareti, sotto i mobili più bassi e in tutte le zone solitamente trascurate. Il sistema si adatta dinamicamente ai diversi ambienti, mantenendo la propria efficacia anche negli spazi ristretti o complessi. Riducendo al minimo la necessità di rifiniture manuali degli angoli ciechi, grazie a V70 ci si avvicina a una pulizia veramente completa della casa.
Il contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzoIl contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzo

EcoCyclone, il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto


Oltre a migliorare le prestazioni di pulizia, V70 Ultra Complete è progettato per semplificare la manutenzione a lungo termine e ridurre l’impatto ambientale. Il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto EcoCyclone elimina la necessità di sacchetti usa e getta, sostituendoli con un contenitore per la polvere completamente lavabile che garantisce fino a cento giorni di utilizzo senza interventi manuali. Rimuovendo le componenti consumabili dal sistema, MOVA riduce anche i costi ricorrenti, minimizzando gli sprechi con un approccio più sostenibile alla pulizia quotidiana della casa.
La capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelliLa capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelli

Capacità di superamento di ostacoli fino a 9 cm


Il vero limite dei robot aspirapolvere spesso non è la potenza di aspirazione, bensì la mobilità. Soglie delle porte, binari e pavimenti irregolari possono interrompere i cicli di pulizia o impedire del tutto l’accesso. Grazie al sistema StepMaster 2.0, V70 Ultra Complete è in grado di superare ostacoli fino a 9 cm complessivi (circa 2 gradini da 4,5 cm ciascuno), spostandosi senza difficoltà tra le stanze e su superfici diverse. In questo modo, la pulizia può proseguire senza interruzioni in tutta la casa, anche negli ambienti con frequenti dislivelli.
La potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappetiLa potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti

Massima efficacia su ogni superficie


In linea con una maggiore estensione e mobilità, V70 Ultra Complete offre una potenza di aspirazione fino a 40.000 Pa, grazie a un motore ad alta velocità e a un sistema di flusso d’aria ottimizzato. Questo consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti. Il sistema di spazzole anti-groviglio, inoltre, garantisce l’efficacia nel tempo, riducendo gli sforzi di manutenzione nell’uso quotidiano.

DJI Mic Mini 2: audio migliorato, autonomia e novità del microfono wireless
Il dispositivo introduce qualità audio migliorata, maggiore autonomia, design portatile e una nuova custodia all-in-one pensata per semplificare registrazione e trasporto
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Pulizia automatizzata


V70 Ultra Complete è supportato da una stazione base all-in-one che automatizza le principali operazioni di manutenzione, tra cui la raccolta della polvere, il lavaggio del panno, l’asciugatura e il rifornimento della soluzione detergente. Grazie all’asciugatura ad aria calda a 70°C e alla pulizia della spazzola con piastre riscaldate a 100°C, il sistema mantiene l’igiene riducendo al minimo l’intervento dell’utente, permettendo al robot di essere sempre pronto per il ciclo di pulizia successivo e assicurando uno standard di pulizia costantemente elevato con il minimo sforzo.

Disponibilità e offerta di lancio


MOVA V70 Ultra Complete è disponibile al prezzo consigliato di 1399 euro,sul sito ufficiale MOVA, Amazon, MediaWorld e Unieuro. In occasione del lancio, fino al 24 maggio, il brand offre uno sconto di 150 euro, un kit di accessori extra del valore di 169 euro e una garanzia di tre anni, per un valore aggiunto complessivo di 319 euro.


Motorola rivoluziona i pieghevoli: Razr 70 Ultra, Razr 70 Plus e Razr 70 puntano tutto su AI e prestazioni


Motorola amplia la famiglia motorola razr, presentando motorola razr 70 ultra, razr 70 plus e razr 70. Pensata per offrire esperienze più intelligenti e personalizzate in una silhouette elegante e portatile, la nuova generazione della famiglia motorola razr 70 combina un design raffinato, prestazioni avanzate e intelligenza artificiale per passare dalla flessibilità quotidiana all'innovazione premium di livello flagship.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design compatto e personalità


Famosa per l'iconico design flip del razr, la forma compatta si integra senza sforzo nella vita di tutti i giorni. Il display esterno da 4,0" sul motorola razr 70 ultra e sul motorola razr 70 plus consente di controllare rapidamente le notifiche o inviare messaggi in movimento, rimanendo completamente presenti e concentrati sul momento. Il display è dotato di una frequenza di aggiornamento di 165Hz e di una luminosità di picco di 3000 nit. ed è possibile interagire con il display esterno senza doverlo toccare, passandoci semplicemente una mano sopra.
Il display esterno consente di interagire passandoci semplicemente una mano sopra, senza doverlo toccare
Razr 70 ultra è dotato, invece del display Extreme AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip, vanta la validazione Pantone, grazie alla quale i colori e tonalità della pelle possono essere visualizzati proprio come appaiono nella vita reale. Una frequenza di aggiornamento veloce e fluida di 165Hz rende incredibile il gameplay e la visione di qualsiasi azione sullo schermo. Per un intrattenimento ancora più coinvolgente, Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium per chiamate vocali cristalline e intrattenimento Bluetooth senza lag. Gli altoparlanti sono potenziati dalla tecnologia Dolby, che permette agli utenti di immergersi in una maggiore profondità, chiarezza e dettaglio per un'esperienza audio coinvolgente.
Razr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flipRazr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip
Motorola razr 70 plus offre lo stesso display esterno da 4,0" ad accesso completo, nonché un ampio display Extreme AMOLED da 6,90" supportato da Dolby Vision. Con motorola razr 70 invece, le dimensioni del display esterno scendono a 3,63 pollici, mentre il display esterno presenta una diagonale di 6,90 pollici.

Stile impeccabile e durabilità


Eleganti e resistenti, i nuovi dispositivi della famiglia razr 70 presentano design ultrasottili, contorni morbidi e finiture premium. In tutta la nuova famiglia razr 70, bordi arrotondati e materiali e finiture unici migliorano la sensazione al tatto di ogni telefono. Il razr 70 ultra è disponibile nel vivace colore PANTONE Orient Blue e PANTONE Cocoa, con impiallacciatura in legno. Il razr 70 plus si presenta, invece, nella tonalità terrosa di PANTONE Mountain View, con una finitura jacquard ispirata alla tessitura. Infine, il razr 70 è disponibile in diverse accattivanti colorazioni Pantone, tra cui Hematite con una finitura ispirata alla tessitura, Violet Ice e Sporting Green. Ogni dispositivo presenta una cerniera rinforzata in titanio e una protezione del display Corning Gorilla Glass.
Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"

Fotocamere per la creatività


La nuova famiglia Motorola Razr 70 punta su un comparto fotografico più evoluto grazie all’integrazione di sensori ad alta risoluzione e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Il top di gamma Razr 70 Ultra introduce una fotocamera principale da 50MP con nuovo sensore LOFIC capace di offrire una gamma dinamica fino a sei volte superiore, migliorando dettagli, luminosità e resa nelle scene più complesse e in condizioni di scarsa illuminazione. Razr 70 Plus e Razr 70 condividono invece un sistema a doppia fotocamera da 50MP con tecnologia Quad Pixel, OIS e Ultra Wide + Macro Vision, accompagnato da una fotocamera interna da 32MP pensata per selfie e videochiamate di qualità. Su tutta la gamma torna anche la modalità Flex View, che consente di utilizzare lo smartphone come un piccolo treppiede per foto hands-free, contenuti creativi e selfie sfruttando il display esterno.

Batteria e prestazioni potenziate


Il razr 70 ultra è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite per offrire prestazioni di punta, velocità più elevate ed esperienze AI avanzate on-device. La batteria da 5000mAh offre oltre 36 ore di autonomia con una singola carica (dati Motorola) e quando arriva il momento della ricarica, è possibile scegliere tra la ricarica ultra-veloce TurboPower da 68W, la ricarica wireless da 30W o inversa. Sul motorola razr 70 plus, tutte le funzionalità sono alimentate dalla piattaforma mobile premium Snapdragon® 8s Gen 3, supportato da una batteria da 4500mAh. Infine, sul razr 70, la batteria, l'esperienza AI avanzata e le prestazioni generali sono tutte ottimizzate dall'efficiente processore MediaTek Dimensity 7450X con una batteria da 4800mAh. La famiglia Motorola Razr 70 integra anche nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale grazie all’evoluzione di moto ai, la piattaforma AI proprietaria. L'azienda, inoltre, ha sviluppato un ecosistema AI aperto e flessibile, integrando servizi come Google Gemini e Gemini Live per supportare scrittura, brainstorming e conversazioni naturali, oltre alla partnership con Microsoft Copilot per migliorare produttività, organizzazione e gestione dei contenuti attraverso funzioni vocali e visive avanzate.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Motorola razr 70 ultra sarà disponibile in Italia a un prezzo di partenza di 1499 euro. La versione plus partirà da 1199 euro, mentre razr 70 sarà disponibile da 999 euro.


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

pod al popolo, #093, audio completo della presentazione di “exit poetry” a roma, galleria bianco contemporaneo, 20 mag. 2026


Nella galleria Bianco contemporaneo, che ospita la mostra Identikit, con opere di Lamberto Pignotti e di Hogre, Gilda Policastro ha presentato ieri la raccolta di voci Exit poetry (ed. La nave di Teseo, 2026). Erano presenti e hanno letto propri testi Sara Ventroni, Gabriele Stera, Antonio Francesco Perozzi e Marco Giovenale (che ha anche letto prose di Alessandro Broggi, da Noi e da ). L’incontro è ora su Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.

locandina invito per la presentazione di Exit poetry presso Bianco contemporaneo, Roma, 20 mag. 2026
#AlessandroBroggi #AntonioFrancescoPerozzi #AntonioPerozzi #BiancoContemporaneo #ExitPoetry #GabrieleStera #galleriaBiancoContemporaneo #GildaPolicastro #GiovannaMarmo #Hogre #LaNaveDiTeseo #LambertoPignotti #lettura #PAP #pap093 #pap093 #performance #podAlPopolo #podcast #poesia #presentazione #prosa #ProsaInProsa #reading #RossellaAlessandrucci #SaraVentroni #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

oggi e domani, 21 e 22 maggio, a roma: “seeing and reading sound. forme, estetiche, teorie, immaginari e politiche del videoclip”


seeing and reading sound_ convegno sulle poetiche del videoclip_ roma 21-22 mag 2026
cliccare per ingrandire

_

#clip #convegno #estetiche #forme #immaginari #politiche #RomaTre #seeingAndReadingSound #teorie #video #videoclip

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

oggi, 21 maggio, a roma, al goethe institut: “ancora un dialogo di roma”


Ancora un dialogo di Roma

L’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo e il Goethe-Institut Roma presentano in anteprima italiana, nell’ambito della rassegna Ritorno a Roma, il film-saggio Ancora un dialogo di Roma della scrittrice e vincitrice del Premio Roma Villa Massimo 2023/24 Katerina Poladjan e dell’autore e regista Henning Fritsch. Al termine della proiezione seguirà un incontro con gli autori e il curatore Marius Babias con traduzione simultanea in italiano.

In una rivisitazione del film Il dialogo di Roma (1982) di Marguerite Duras, Katerina Poladjan e Henning Fritsch mostrano immagini della città di Roma, sovrapponendovi una voce fuori campo. L’io narrante rievoca frammenti di memoria: l’arrivo in uno spazio indefinito di possibilità e il ricordo di un’infanzia immaginaria trascorsa a Ostia. Come nell’opera di Duras, la narrazione si muove nel solco dell’intimità e dell’esperienza personale. Lo sguardo rifugge dalle vedute emblematiche per indagare una città sospesa tra bellezza e marginalità, superando ogni distinzione tra ciò che è “proprio” e ciò che è “straniero”.

Ingresso gratuito su registrazione: goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ve…

Accademia Tedesca Roma Villa Massimo
Largo di Villa Massimo, 1
#AccademiaTedescaRomaVillaMassimo #AncoraUnDialogoDiRoma #anteprimaItaliana #film #filmSaggio #GoetheInstitut #HenningFritsch #KaterinaPoladjan #MargueriteDuras #MariusBabias #memoria #Ostia #PremioRomaVillaMassimo #RitornoARoma #Roma #VillaMassimo

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

signals / steve brenner. 1985


youtu.be/pP4Cct_1di8?is=m6I8n6…
#music #Signals #SteveBrenner

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Per il diritto a difendere. Solidarietà a Fausto Gianelli


Si è scatenata da parte della stampa di destra e sui social un’ingiustificabile campagna di attacco nei confronti di Fausto Gianelli, nostro associato e coordinatore, reo, ai loro occhi, di aver assunto la difesa di El Koudry, protagonista dei gravi fatti di Modena. A questa “colpa” gli sciacalli razzisti che imperversano in questi giorni aggiungono le informazioni su altre difese assunte da Fausto (come da molti altri nostri associati), a difesa di ecoattivisti, di sodali palestinesi, […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Si è scatenata da parte della stampa di destra e sui social un’ingiustificabile campagna di attacco nei confronti di Fausto Gianelli, nostro associato e coordinatore, reo, ai loro occhi, di aver assunto la difesa di El Koudry, protagonista dei gravi fatti di Modena. A questa “colpa” gli sciacalli razzisti che imperversano in questi giorni aggiungono le informazioni su altre difese assunte da Fausto (come da molti altri nostri associati), a difesa di ecoattivisti, di sodali palestinesi, tra l’altro con ottimi risultati giudiziali, oltre al suo impegno in missioni internazionali di osservazione ai processi contro avvocati, e/o di solidarietà internazionale, nonché la sua sottoscrizione di esposti e denunce contro le complicità del nostro governo con quello israeliano, la solidarietà e l’impegno contro il genocidio in atto.

La nostra associazione rivendica con convinzione l’operato e la bravura dell’avv. Fausto Gianelli, contro ogni tentativo di depotenziare e insultare il diritto alla difesa, in primis delle persone più penalizzate, in Italia ed all’estero; insieme a lui decideremo le forme per impedire che questi assalti razzisti proseguano nei confronti suoi e di tutti noi avvocate e avvocati impegnati nella tutela dei diritti; a Fausto Gianelli la nostra più assoluta solidarietà, la nostra stima consolidata ed il nostro ringraziamento per il suo prezioso lavoro di difesa dei diritti e di denuncia delle violazioni al diritto umanitario.

20/05/2026

Associazione Nazionale Giuristi Democratici

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

81280JL. Lennon, l’Iik e i topi salterini

81280JL. Lennon, l’Iik e i topi salterini”

Collana: Dissensi

Lorenzo Mazzoni

Romanzo

Edizioni Spartaco

10 ottobre 2025

brossura

456 pagine

E poi c’era quella storia del milione di dollari, dell’hashish che profumava di caramello e dei topi che schizzavano verso il cielo quando leccavano la canapa proveniente dall’Afghanistan. No, non sarebbe stata una buona idea sparare al giornalista. Ancora non sapeva che farsene di quelle informazioni, ma intuiva che per trovare il bandolo della matassa prima o poi ci sarebbe stato bisogno di lui. (Quarta di copertina dal sito)

Quel gran genio di Mazzoni


Continuo a ripeterlo – come avevo già fatto dopo aver letto e recensito su queste pagine “Nero ferrarese – Malatesta indagini di uno sbirro anarchico” ed “Eri tutto lungo” del collettivo Alba Cienfuegos – Lorenzo Mazzoni è un genio e sa come attirare la mia attenzione. Un titolo che mette insieme la data dell’omicidio Lennon, una parola strana e dei topi salterini rappresenta un irresistibile richiamo profumato di caramello per le mie papille lettrici.

Mazzoni conferma anche stavolta una capacità di narratore demiurgo in netto crescendo. Capace di creare personaggi perfetti, mai banali e accomunati da quell’odore di desolazione in dissolvenza che rende tutti perfetti antieroi; perfino di loro stessi.

Il libro


456 pagine che chiedono impegno e fanno viaggiare contemporaneamente nel tempo e nello spazio… nella seconda metà degli anni 70′ circa.

81280JL. Lennon, l’Iik e i topi salterini è un libro che piace a chi ama i libri che si ricordano e che hanno carattere.

Il linguaggio è volutamente instabile. Il lettore è continuamente sollecitato all’attenzione e magari a riprendere qualche pagina. Lennon è in tutto il libro ma non c’è mai. Ma attraverso un Mark Chapman verosimile rappresenta la profonda e mistica legatoria di queste pagine.

La trama non scorre liscia ma è piena di dossi, impervia e spettacolare come una strada di montagna in Afghanistan. Un libro allucinogeno in cui puoi solo sapere che farai un’esperienza ma non sai dove l’esperienza ti porterà.

Consigliatissimo


Un libro dal ritmo insostenibile per chi cerca qualcosa di facile ma che consiglio assolutamente di leggere, prendendosi lo spazio che merita quasi a cercare un contatto telecinetico con i personaggi, per viverne da vicino le avventure e gli abissi.

#81280 #Lennon #LorenzoMazzoni #MarkChapman #stupefacenti

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi»


La Commissione dei 75 concluse i propri lavori il 12 gennaio 1947; il 4 marzo successivo ebbe inizio la discussione generale in aula sul progetto di Costituzione. Essa si concluse il 22 dicembre 1947. Si trattò del dibattito più lungo che mai si sia svolto in un assemblea rappresentativa italiana (ben 170 sedute). Si analizzerà qui la discussione generalissima o preliminare <43 che occupò 8 sedute (dal 4 al 12 marzo 1947) e che, come si è già detto, risulta particolarmente interessante ai fini del nostro tema di ricerca. Prima di entrare nel vivo degli interventi appare tuttavia necessario ricordare la ben nota polemica che si svolse alla Consulta nazionale tra l’allora presidente del Consiglio Ferruccio Parri e Benedetto Croce tra il settembre e l’ottobre del 1945 <44. Ciò al fine di far comprendere quanto fosse profonda la natura del dissidio sulla democrazia in seno alla classe dirigente antifascista.
La polemica tra Croce e Parri
Il 25 settembre si insediò la Consulta e il giorno successivo Ferruccio Parri, che dal giugno era capo del governo, si presentò davanti ad essa per una specie di esposizione programmatica.
“Ora voi vedete” – disse Parri nella parte finale del suo discorso <45 – “il momento psicologico politico. Vi è una marea incomposta di malcontento che sale contro il governo, contro il regime dei partiti, ed è un fenomeno di cui non ci si deve meravigliare, perché è un fenomeno naturale della situazione italiana, con tante miserie e tanti dolori e tante inquietudini ed un così diffuso stato di insicurezza, ed aggiungiamo di interessi travolti dall’antifascismo. Aggiungiamo i delusi, gli spostati, gli avventurieri; e mettiamo in conto lo spirito di rancore e di vendetta dei colpiti, talché assistiamo a un processo di inversione per cui i rei finiscono per giudicare i giudici […]. Questo deve allarmare? Io non credo. Alla propaganda rispondiamo con la propaganda, e l’avventura, se tentasse la sorte, troverebbe una decisa risposta. Ma quello che vi deve interessare di fronte a questa situazione di incertezza e che più vi deve stare a cuore è quella che io chiamo la causa democratica. Tenete presente: da noi la democrazia è praticamente appena agli inizi. Io non so, non credo che si possano definire regimi democratici quelli che avevamo prima del fascismo. […]. Democratico ha un significato preciso, direi tecnico. Quelli erano regimi che possiamo definire e ritenere liberali”.
Interrotto da innumerevoli grida di protesta, il presidente del Consiglio constatava amareggiato: «Questi incidenti dimostrano come sia difficile pensare ad un regime democratico e quanta strada ci rimanga ancora da compiere, prima che si realizzi una vera sensibilità democratica nella vita politica italiana» <46.
Il giorno dopo Benedetto Croce, quasi a confermare queste malinconiche parole di Parri, dichiarò di voler «ribattere nettamente un giudizio storico» che aveva destato «non tanto scandalo quanto stupore». «Egli ha detto – proseguiva Croce <47 – che già prima del fascismo l’Italia non aveva avuto governi democratici. Ma questa asserzione urta in flagrante contrasto col fatto che l’Italia, dal 1860 al 1922, è stata uno dei paesi democratici d’Europa, e che il suo svolgimento fu una non interrotta e spesso accelerata ascesa alla democrazia». Croce, dopo aver tracciato quindi una sintesi dei progressi compiuti dall’Italia, anche sul piano sociale, affermava: «Democrazia senza dubbio liberale come ogni verace democrazia, perché se il liberalismo senza democrazia langue privo di materia e di stimolo, la democrazia a sua volta, senza l’osservanza del sistema e del metodo liberale si perverte e si corrompe ed apre la via alle dittature e ai dispotismi».
Le parole di Parri manifestavano dunque la consapevolezza del fallimento della democrazia italiana e ed esprimevano l’esigenza di un ripensamento critico e di un superamento del passato. Croce sottolineava invece il necessario legame fra libertà e democrazia, e accentuava il motivo della continuità col passato. Nell’ottica liberale del filosofo napoletano la democrazia veniva infatti concepita come un progresso oggettivo, economico e sociale, da cui era di fatto esclusa la soggettiva componente della partecipazione popolare.
Da questo dibattito alla Consulta, che ebbe un largo seguito sulla stampa del tempo, qualche nuovo elemento emerse. In difesa di Parri si schierarono «l’Unità» comunista, l’«Avanti» socialista e «La voce repubblicana», ma con motivazioni assai diverse: mentre i due primi con vario accento e tono sottolinearono il carattere di «classe» dell’Italia liberale idealizzata da Croce, il giornale repubblicano mise l’accento sul carattere antidemocratico dello Stato liberale e dello stesso Statuto albertino, spostando cioè l’attenzione su problemi di natura istituzionale. Solo il «Risorgimento liberale» polemizzò con Croce, anche il democristiano «Il Popolo» sostenne infatti Parri <48.
Pur nella differenza dei toni, vi è insomma nella stampa che interpreta gli orientamenti dei partiti popolari, l’accenno ad un nuovo elemento della democrazia, la quale non può essere soltanto una garanzia di libertà e di esercizio dei diritti politici ma deve diventare anche esercizio attivo di diritti sociali <49; si avvertiva l’esigenza che quei diritti sociali, che nel periodo delle due guerre si erano sviluppati anche e soprattutto nei regimi totalitari di massa come strumento di consenso, avessero pieno diritto di cittadinanza nella nuova democrazia italiana <50.
Parri, nella sua replica, trasportò verso il futuro l’ideale di democrazia, accentuando cioè l’elemento «prescrittivo» della stessa: “Alla qualifica di democrazia, alla qualifica di democratico, io annetto connotati politici determinati che non riconosco in atto neppure oggi. Oggi abbiamo una volontà democratica, e sia volontà e non velleità, non un regime, non un costume democratico” <51.
Il chiarimento non soddisfece Croce che alzò ulteriormente i toni della polemica mediante un richiamo, certamente improprio se riferito all’esponente azionista, ma rivelatore delle sue preoccupazioni politiche, ad una nuova e temuta accezione di democrazia: “Temo che qui il Parri sia sotto l’influsso dell’uso sovietico, che si cerca di promuovere in Italia e in tutto il mondo, della parola «democrazia», nel senso precisamente opposto a quello di libertà, cioè come sinonimo di dittatura o di avviamento di queste cose” <52.
Le ingiustificate accuse di filosovietismo rivolte da Croce a Parri, sono tuttavia comprensibili alla luce del clima politico di quei momenti. Che l’Italia fosse sul punto di precipitare nel baratro di una nuova dittatura (questa volta «rossa») parve a molti una certezza durante i mesi del governo Parri. Sembrava essere infatti giunta al potere nel giugno 1945 l’Italia partigiana <53, quella che, inebriata dal 25 aprile, reclamava a gran voce di godere i naturali frutti di quella vittoria; attendeva cioè la realizzazione delle ostentate promesse di giustizia sociale, di creazione di un «nuovo ordine» in cui, con il fascismo, fosse scacciata la sua potente alleata, quell’alta borghesia che proprio in quei giorni, nella fabbriche e nei gangli vitali dello Stato, viveva la sua «grande paura», vittima designata, si credeva del «vento del nord» <54.
Croce si fece dunque portavoce della diffusa preoccupazione di un esito rivoluzionario della crisi italiana, di uno spostamento a sinistra del delicato equilibrio raggiunto nel compromesso istituzionale di Salerno dell’aprile 1944 fra i partiti del Cln e la monarchia, e, all’interno del Cln, fra i sei partiti che ne facevano parte. La concezione crociana <55 della democrazia era dunque destinata a giocare in favore della continuità monarchica, del ritorno al vecchio ordinamento, della salvaguardia dei rapporti di classe tradizionali. Era indubbiamente la meno idonea ad esprimere una cultura adeguata alla fase di fondazione, o rifondazione, della democrazia. E toccò infatti a Croce assumere nel dopoguerra, in ragione del suo grande prestigio e dell’opera svolta sul terreno culturale in senso antifascista, una sorta di rappresentanza ideale del vecchio liberalismo italiano: a lui si guardava come al naturale punto di riferimento per la ricostituzione di una forza politica autenticamente liberale <56. Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi», opponendovi la gobbettiana concezione del regime di Mussolini come «autobiografia della nazione», ossia come rivelazione palese di tutti i mali preesistenti <57.

[NOTE]43 Per un sintetico ma efficace commento di questa importante discussione si rinvia a AA.VV, (a cura di), Storia del Parlamento italiano, Vol. XIII, D. Novacco (a cura di), Dalla paralisi fascista al rinnovamento democratico, Palermo, Flaccovio, 1969. pp. 343-364.
44 Studiata da S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979. A tal proposito si veda anche P. Pombeni, Il peso del passato. Storia d’Italia e strategie costituzionali all’Assemblea Costituente, in G. Miccoli, G. Neppi Modona, P. Pombeni (a cura di), La grande cesura. La memoria della guerra e della resistenza nella vita europea del dopoguerra, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 391-393. Sulla questione ancora P. Pombeni, in Fondazione o rifondazione della democrazia?, in C. Franceschini, S. Guerrieri, G. Monina (a cura di), Le idee costituzionali della Resistenza: atti del convegno di studi, Roma 19, 20 e 21 ottobre 1995, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 1997. La polemica tra Croce e Parri è citata da P. Pombeni, anche in I nodi della stabilizzazione politica in Italia e in Germania (1945-1948), in G.E. Rusconi, H. Woller, Italia e Germania. 1945-2000, Bologna, il Mulino, 2005, pp. 244-245.
45 F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 192-193.
46 Ibidem, p. 193
47 S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 106-107.
48 Per una sintetica ricostruzione del dibattito che si ebbe sulla stampa in merito a questa vicenda si rinvia nuovamente a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 108-111 e anche a P. Scoppola, La repubblica dei partiti, Bologna, il Mulino, 1997, p. 52.
49 Sull’inserimento del concetto di «cittadinanza sociale» nel costituzionalismo liberale si rinvia alla celeberrima opera di T.H. Marshall, Class, Citizenship and social development, New York, Anchor Books, 1965; tr. it., Roma-Bari, Laterza, 2002 (a cura di S. Mezzadra). A tal proposito si veda anche P. Pombeni, La legittimazione del benessere: nuovi parametri di legittimazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale, in P. Pombeni (a cura di), Crisi, legittimazione, consenso, Bologna, il Mulino, 2003. Per un’ampia panoramica sulla genesi e sullo sviluppo dello Stato sociale si rinvia a G.A. Ritter, Storia dello Stato sociale, Roma-Bari, Laterza, 1996; particolarmente interessante risulta la prefazione di P. Pombeni. Sulla questione nuovamente P. Pombeni, La democrazia del benessere. Riflessioni preliminari sui parametri della legittimazione politica nell’Europa del secondo dopoguerra, in «Contemporanea. Rivista di Storia dell’Ottocento e del Novecento», IV (2001), pp.17-43
50 A tal proposito P. Scoppola, La costituzione italiana fra democrazia e diritti sociali, in G. Neppi Modona (a cura di), Cinquant’anni di Repubblica italiana, Torino, Einaudi, 1996, pp. 125 ss.
51 Ibidem, p. 114.
52 Ivi.
53 Per il fondamentale ruolo svolto da Parri nell’organizzazione della Resistenza si rinvia a F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 23-25, e più approfonditamente a S. Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, pp. 15-54.
54 Sulle polemiche nei confronti dell’esecutivo Parri successivamente definito da Croce addirittura come «il governo della seconda marcia su Roma» (come ricorda Giulio Andreotti, nel suo Concerto a sei voci, storia segreta di una crisi, Roma, Edizioni della bussola, 1945, p. 89) e sull’inconsistenza di un reale pericolo rivoluzionario in quei frangenti si rinvia a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 98-107. Su come la rivoluzione socialista non fosse nei programmi nemmeno di Togliatti si rinvia a P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, Torino, G. Einaudi, 1990 (in particolare il vol. VII, La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo).
55 Sulle concezioni politiche e filosofiche di Benedetto Croce si rinvia all’interessante saggio di M. Maggi, Croce filosofo politico, in B. Croce, Discorsi parlamentari, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 13-53.
56 Su questi aspetti e sui vani tentativi di V.E. Orlando di creare un partito liberale in grado di attrarre «i voti di tutti quegli italiani i quali non sono né comunisti, né socialisti, né democristiani» si rinvia a P. Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1996, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 95-99.
57 Il giudizio di Piero Gobetti in La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Torino, Einaudi, 1964, pp. 49-50.
Gabriele Galli, Politica della memoria e gestione del consenso nei due dopoguerra in Italia e Francia: due dibattiti parlamentari a confronto, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2009
#1945 #1946 #anticomunismo #BenedettoCroce #Consulta #democrazia #fascismo #FerruccioParri #GabrieleGalli #liberalismo #nazionale #parentesi #polemica #settembre #teoria

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Garmin Forerunner 70 e 170 ufficiali: i nuovi smartwatch che rivoluzionano la corsa nel 2026


I due smartwatch introducono funzioni smart avanzate, monitoraggio fitness evoluto e strumenti dedicati agli sportivi che vogliono migliorare allenamenti e prestazioni nel 2026
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Garmin ha annunciato oggi Forerunner 70 e Forerunner 170, gli smartwatch dedicati alla corsa con funzioni specifiche per tutti gli amanti di questa disciplina. Negli ultimi anni, la corsa è andata oltre il concetto di performance: accanto ai runner esperti con la testa alla prossima maratona, cresce una fascia sempre più ampia di persone che si avvicinano alla corsa in modo informale. Essi corrono una o due volte a settimana, senza obiettivi sportivi né tabelle di allenamento rigide, guidati principalmente dal desiderio di accrescere il proprio benessere fisico e mentale. Non si definiscono atleti, non inseguono risultati estremi: cercano continuità, equilibrio e un modo sostenibile per prendersi cura di sé.

HONOR D1 batte il record umano alla mezza maratona 2026 | TechPerTutti
HONOR D1 entra nella storia battendo il record umano alla mezza maratona 2026. Un traguardo che accelera l’evoluzione dell’intelligenza fisica e dei robot umanoidi basati su AI avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un cambio di paradigma


In questo nuovo modo di vivere il running, però, emerge una verità semplice: il difficile non è correre, è continuare. In questo contesto, emerge un nuovo bisogno: strumenti capaci di accompagnare le persone senza pressione, valorizzando ogni piccolo progresso e rendendo la corsa parte naturale della propria routine. Da qui nasce un cambio di paradigma: supportare chi inizia a correre non significa spingerlo oltre, ma aiutarlo a trovare il proprio ritmo, a dare valore anche agli sforzi minimi e a non interrompere il percorso. È con questo approccio che Garmin ha presentato Forerunner 70 e Forerunner 170, smartwatch pensati appositamente per chi si sta avvicinando al mondo della corsa e ha bisogno di proseguire il proprio percorso o perfezionare l'allenamento. Entrambi i modelli vantano display AMOLED con colori brillanti da 1,2 pollici, touchscreen reattivi e un design tradizionale a 5 pulsanti per una maggiore facilità d'uso. I due nuovi smartwatch offrono funzioni per la salute quotidiana, per capire in modo semplice e intuitivo come le sessioni di running contribuiscono allo stato generale di benessere, strumenti di allenamento avanzati per chi invece ha già iniziato o decide di proseguire in modo più strutturato, notifiche smart e altro ancora, senza l’obbligo di dover ricaricare l'orologio ogni notte.
Forerunner 70 Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud BlueForerunner 70 Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud Blue

Forerunner 70


Ricco di funzionalità per ogni livello, Forerunner 70 è la scelta ideale per chi ha individuato nella corsa l’attività da svolgere per stare meglio. Un alleato che accompagna ogni fase del percorso con precisione, dati chiari e consigli utili su come continuare. Il nuovo Garmin Forerunner 70 offre tutte le funzionalità essenziali per il running, tra cui GPS integrato, monitoraggio di tempo, distanza, passo e frequenza cardiaca direttamente dal polso. Lo smartwatch introduce allenamenti rapidi personalizzati in base al livello di forma fisica dell’utente e supporta i piani Garmin Coach, che si adattano quotidianamente ai dati di recupero e salute per aiutare a preparare gare, migliorare le prestazioni o raggiungere nuovi obiettivi fitness.

Miele Triflex HX3 Aqua: la nuova scopa cordless ora lava i pavimenti
Il nuovo modello combina aspirazione avanzata, lavaggio intelligente e un design premium pensato per migliorare la pulizia quotidiana della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tra le novità spiccano anche i suggerimenti di allenamento giornalieri, inclusi programmi corsa/camminata dinamici. Forerunner 70 integra inoltre avanzate funzioni sviluppate dal Garmin Human Performance Lab, come Training Readiness, Training Status, potenza di corsa dal polso e dinamiche di corsa, oltre a più di 80 app sportive dedicate ad attività come nuoto, ciclismo e allenamento della forza. Sul fronte salute e benessere, offre monitoraggio continuo del sonno, HRV, Pulse Ox, respirazione e altre metriche evolute disponibili tramite l’app Health Status. Non mancano notifiche smart, LiveTrack e funzioni di sicurezza e tracciamento. L’autonomia raggiunge fino a 13 giorni in modalità smartwatch, con diverse colorazioni disponibili tra cui Citron, Cool Lavender, Black e Whitestone.
Forerunner 170 Black con cinturino Black/Amp YellowForerunner 170 Black con cinturino Black/Amp Yellow

Forerunner 170


Forerunner 170 aggiunge l’altimetro barometrico per metriche ancora più puntuali e i piani di allenamento Garmin Coach dedicati al ciclismo. Inoltre, è dotato di funzionalità pensate per chi è sempre in movimento, come i pagamenti contactless Garmin Pay. E per chi ama dare energia alle proprie uscite di corsa ascoltando le playlist preferite, Forerunner 170 Music consente agli utenti di scaricare brani, podcast e altro dai più diffusi servizi musicali di terze parti (è necessario disporre di un abbonamento al servizio di streaming musicale) direttamente sull'orologio per ascoltarli senza telefono con cuffie wireless. Entrambi i modelli garantiscono fino a 10 giorni di autonomia in modalità smartwatch (dati Garmin) e sono disponibili in diverse colorazioni: Black con cinturino Black/Amp Yellow e Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud Blue. Forerunner 170 Music è disponibile in colorazioni sorprendenti come Teal Green con cinturino Teal Green/Citron e Red Pink con cinturino Red Pink/Mango. Disponibili all'acquisto su Garmin.com, Forerunner 70 ha un prezzo di 249,99 euro, Forerunner 170 di 299,99 euro e Forerunner 170 Music di 349,99 euro.


HONOR D1: il robot umanoide che batte il record umano alla mezza maratona 2026 e rivoluziona l’intelligenza fisica


In vista dell'imminente lancio della nuova serie HONOR 600 in Europa Occidentale, il brand tecnologico ha dato prova delle sue capacità nel campo dell’Embodied AI in una storica dimostrazione di eccellenza tecnologica e precisione atletica. Il robot umanoide HONOR “D1”, sviluppato internamente dall’azienda, ha conquistato la medaglia d’oro alla Beijing Yizhuang Half-Marathon & Humanoid Robot Half-Marathon 2026, tagliando il traguardo con un tempo netto di 50 minuti e 26 secondi, infrangendo il record mondiale umano della mezza maratona, pari a 57:20.

MOVA P70 Pro Ultra: robot aspirapolvere premium ora più accessibile
MOVA amplia la sua gamma di robot aspirapolvere con il nuovo P70 Pro Ultra, un modello che combina aspirazione potente, lavaggio intelligente e funzioni avanzate pensate per offrire un’esperienza premium a un prezzo più accessibile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

“Alpha Plan”: dall’intelligenza digitale all’intelligenza fisica


Il dominio di HONOR D1 è il risultato diretto dell’“Alpha Plan” di HONOR, una roadmap strategica pensata per trasformare l’azienda da produttore leader di smartphone a ecosistema completo di terminali AI per ogni scenario d’uso. Questa vittoria rappresenta una prova concreta e tangibile, dimostrando come un decennio di innovazione mobile possa essere racchiuso in una struttura umanoide alta 169 cm e dotata di gambe da 95 cm.

Sfruttando processi di produzione di precisione di livello elettronico, HONOR ha equipaggiato HONOR D1 con 159 componenti strutturali metallici specializzati e moduli articolari integrati capaci di raggiungere una coppia massima di 600 Nm. Questo hardware ha permesso al robot di mantenere un equilibrio dinamico eccezionale e di recuperare autonomamente dopo collisioni avvenute lungo il percorso, senza alcun intervento umano.
L’ingresso di HONOR nella robotica rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobileL’ingresso di HONOR nella robotica rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobile

Il DNA degli smartphone


L’ingresso di HONOR nella robotica non parte da zero, ma rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobile. HONOR D1 integra le tecnologie chiave del brand, a partire dall’On-Device AI per la comprensione spaziale in tempo reale, fino a un sistema proprietario di raffreddamento a liquido da 4 L/min, derivato dall’ingegneria termica degli smartphone, che consente di mantenere i motori a temperatura controllata durante l’impegnativa gara di 21,0975 km. Anche la gestione energetica riprende l’approccio efficiente tipico del mobile, con un’autonomia superiore a 10 km per batteria e un sistema di sostituzione rapida che supera uno dei principali limiti storicamente associati ai robot umanoidi: la scarsa durata operativa.

La tecnologia al servizio del valore umano


Oltre all’hardware, HONOR sta ridefinendo il rapporto tra esseri umani e macchine attraverso il proprio focus sull’AHI, Augmented Human Intelligence. La filosofia del brand — che non si chiede cosa possa fare l’AI, ma cosa debba fare — mira a creare robot dotati sia di un elevato quoziente intellettivo sia di un’intelligenza emotiva empatica. Attraverso la “Three-Brain Synergy”, che integra intelligenza personale, universale ed edge, HONOR sta costruendo un ecosistema in cui i servizi AI si estendono dallo schermo dello smartphone al mondo fisico, offrendo compagnia domestica e supporto industriale.

MyHeritage Scribe AI: l’IA che riporta in vita i documenti storici
MyHeritage lancia Scribe AI, una nuova tecnologia basata su intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto significativo nella digitalizzazione e valorizzazione degli archivi italiani
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Guardando al futuro: il nuovo ecosistema AI


Mentre HONOR si prepara a lanciare in Europa Occidentale i suoi ultimi prodotti della Number Series, la serie HONOR 600, il successo di HONOR D1 mette in evidenza il vantaggio competitivo del brand: uno stack tecnologico unificato, in cui dispositivi mobili, wearable e robotici condividono un’unica anima AI. Completando oltre 150 sessioni di test su strada e 2.000 km di percorrenza reale in soli sette mesi, HONOR ha dimostrato che l’ecosistema dell’elettronica di consumo rappresenta la base ideale per l’industria robotica. Questo traguardo non solo conferma il percorso di HONOR verso l’“Action Intelligence”, ma accelera anche la diffusione globale di robot pratici e orientati ai servizi, pronti a lavorare al fianco dell’umanità.


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

oggi, 20 maggio, a roma, “exit poetry” @ bianco contemporaneo


A Roma, oggi, mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 18:00
presso la galleria Bianco Contemporaneo
(via Reno 18/a)
nel contesto della mostra IDENTIKIT, di Pignotti + Hogre

si presenta il libro di voci di poesia

EXIT POETRY
Poesia futura


a cura di
Aldo Nove, Gilda Policastro e Lello Voce
(La Nave di Teseo, 2026)

exit poetry_ antologia_ a cura di nove, policastro, voce_ la nave di teseo 2026

introduce l’incontro
Gilda Policastro

leggono
Sara Ventroni, Gabriele Stera,
Antonio Francesco Perozzi, Marco Giovenale

L’occasione della mostra presso Bianco Contemporaneo di due artisti come Lamberto Pignotti e Hogre, che nel loro lavoro fanno scattare vari congegni di deviazione / nascondimento / disseminazione dell’identità, è quanto mai in sincrono & sintonia con un libro che sembra interrogarsi come pochi altri, oggi, sulle tante identità della poesia (e della postpoesia) contemporanea.Exit Poetry raccoglie 25 autori e autrici che hanno popolato con le loro parole, i loro pensieri, le loro voci, questi primi 25 anni del ventunesimo secolo”. Gilda Policastro, co-curatrice del volume, ne spiegherà il progetto dando poi la parola a quattro venticinquesimi dell’intero…

l’incontro su mobilizon:
https://mobilizon.it/events/600e040c-71f6-4756-8e01-44b9d6de842b

evento facebook:
facebook.com/events/1345967000…

La Nave di Teseo
lanavediteseo.eu/portfolio/exi…

la galleria
biancocontemporaneo.it/

*

​Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione
dell’ambiente
artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva
con propri progetti su tutto il territorio
nazionale
#AldoNove #AntonioFrancescoPerozzi #BiancoContemporaneo #ExitPoetry #GabrieleStera #GildaPolicastro #GildaPolicastroELelloVoce #Hogre #Identikit #LaNaveDiTeseo #LambertoPignotti #MarcoGiovenale #Pignotti #presentazione #reading #SaraVentroni

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Obscura VPN arriva su Android: privacy avanzata e sconto del 25 %


Obscura VPN arriva su Android con download su Google Play e GitHub, offre uno sconto del 25 % con il codice ANDROID26 e prevede versioni per Windows e Linux.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Obscura VPN è finalmente disponibile per Android, con download direttamente dal Google Play Store e su GitHub. Il lancio è accompagnato da un codice promozionale ANDROID26 che garantisce un taglio del 25 % sul prezzo di sottoscrizione per tutti gli utenti, valida per un periodo limitato.

Un’architettura a due‐parti per una privacy davvero separata


Obscura utilizza un modello di “two‑party relay”: il nodo di ingresso identifica l’utente, quello di uscita gestisce il traffico, impedendo a qualsiasi singola entità, compresa Obscura stessa, di correlare identità e contenuti. Come riporta il blog ufficiale, questa separazione rende impossibile la registrazione completa delle attività di navigazione, un vantaggio che si distingue dalle tradizionali VPN. Inoltre, il servizio si basa su WireGuard e su protocollo QUIC per garantire velocità e resistenza alla censura.
ObscuraVPNObscuraVPN
Il supporto per Windows e Linux è in fase di sviluppo ed è possibile iscriversi alla lista d’attesa per ricevere aggiornamenti al rilascio. Nel frattempo, gli utenti di piattaforme non ancora coperte da un’app nativa possono sfruttare la modalità WireGuard, generando un file di configurazione dal sito e importandolo nell’app Android WireGuard, come indicato nella guida di Obscura.

SOURCE:// obscura.com
SOURCE:// apps.obtainium.imranr.dev
SOURCE:// play.google.com
SOURCE:// obscura.com
SOURCE:// obscura.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

oggi, 20 maggio, a milano, alla fondazione mudima: presentazione di “tra ombre e luce. donne e fotografia nel novecento”, di monica di barbora (viella, 2026)


locandina presentaz TRA OMBRE E LUCE, Donne e fotografia nel '900_ di Monica Di Barbora_ Viella 2026
cliccare per ingrandire

Questo volume ricostruisce la storia delle relazioni tra donne e fotografia nel XIX e, soprattutto, nel XX secolo.

Collocando nell’inquadratura figure che ne sono state a lungo escluse e ricostruendo una storia più complessa della produzione e della circolazione delle immagini, Monica Di Barbora ci aiuta a capire come questa particolare vicenda si inserisce nella più generale storia delle donne.

A partire dal contesto italiano, ma con un continuo e necessario allargamento dello sguardo, una visione panoramica articolata fa da sfondo ad alcuni racconti biografici, che permettono di restituire la ricchezza e la concretezza delle scelte individuali. Un intreccio di percorsi che compongono una biografia collettiva, da cui emerge il ventaglio di opportunità che la fotografia ha offerto alle donne: opportunità di trovare uno spazio nel mondo, in termini professionali e di espressione di una propria visione sociale, politica, estetica, culturale.

Dialogano con l’autrice, Simona Pezzano e Adolfo Mignemi.

La presentazione si inserisce nel progetto espositivo Sguardi sul lavoro – Il racconto di un fotoreporter d’eccezione, le testimonianze di due archivi fotografici,
sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
L’iniziativa è a cura di Fondazione Isec.
#AdolfoMignemi #archivi #archiviFotografici #DirezioneGeneraleCreativitàContemporaneaDelMinisteroDellaCultura #donneEFotografia #donneEFotografiaNelNovecento #FondazioneIsec #FondazioneMudima #foto #fotografia #fotografie #fotoreportage #MonicaDiBarbora #Mudima #reportage #SguardiSulLavoro #SimonePezzano #StrategiaFotografia #StrategiaFotografia2025 #TraOmbreELuce #Viella

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Faccia da impiegato di Sonia Fogagnolo

Indice dei contenuti
Toggle

Sonia Fogagnolo “Faccia da impiegato”

Titolo: Faccia da impiegato

Autrice: Sonia Fogagnolo

Editore ‏ : ‎ Capponi Editore
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 12 dicembre 2025
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 224 pagine

Desccrizione
Assomigliamo al nostro lavoro come un cane assomiglia al suo padrone? È la domanda che si pone Enea Monili, giovane impiegato dal coraggio incerto, appena promosso a capo della comunicazione in un prestigioso centro ricerche romano. Siamo nel 2009, in piena crisi economica, mentre il timore dei licenziamenti e la precarietà avvelenano ogni rapporto.
Il tanto atteso aumento di stipendio non arriva mai e il suo diretto superiore lo tiene sotto controllo con un paternalismo manipolatorio che lo lascia in bilico.
Tra colleghi eccentrici, riunioni interminabili e sottili giochi di potere, l’arrivo del nuovo presidente Igor Rossetti, produttore cinematografico autoritario e controverso sconvolge definitivamente gli equilibri. Le sue pretese assurde e il clima di intimidazione trasformano l’ufficio in un campo di battaglia. Tra dinamiche tossiche, buste paga evanescenti e compromessi morali, Enea dovrà affrontare la sua inclinazione al servilismo e trovare la forza di reagire. Riuscirà a farlo senza perdere sé stesso?
“Faccia da impiegato” è un romanzo ironico e feroce sul mondo del lavoro, dove il vero pericolo non è restare senza un’occupazione, ma smarrire la propria identità.

amazon.it/Faccia-impiegato-Son…

Faccia da impiegato di Sonia Fogagnolo: Il Romanzo che Racconta la Gabbia del Lavoro Moderno


Il romanzo di Sonia Fogagnolo, Faccia da impiegato, può essere definito, a pieno titolo, un’opera profondamente realista. Per quale motivo? La risposta è semplice: perché tra le sue pagine ognuno di noi ha la possibilità di ritrovare un pezzo della propria quotidianità. Non si tratta di una narrazione distaccata, ma di uno specchio fedele dei nostri tempi, capace di scattare una fotografia nitida delle dinamiche aziendali odierne.


“Faccia da impiegato”


“Assomigliamo al nostro lavoro come un cane assomiglia al suo padrone?”


Questa riflessione non è un semplice pensiero passeggero, ma rappresenta l’interrogativo esistenziale che molti di noi si pongono ogni giorno, magari proprio mentre si è stipati nel vagone di una metropolitana all’ora di punta.

A porsela è Enea Monili, un giovane impiegato dal coraggio incerto, appena promosso a capo della comunicazione in un prestigioso centro ricerche romano. Siamo nel 2009, nel pieno della crisi economica mondiale: il timore dei licenziamenti e lo spettro della precarietà avvelenano ogni rapporto umano e professionale.

La vita di Enea è un mosaico fatto di routine lavorativa, sentimenti, fallimenti inevitabili, dolore e speranza. Il tanto atteso aumento di stipendio non arriva mai e il suo diretto superiore lo tiene costantemente sotto controllo con un paternalismo manipolatorio che lo lascia sempre in bilico. Su tutta la sua esistenza pende, come una spada di Damocle, l’incubo del licenziamento. Quella di Enea è una vita vissuta in bilico, una condizione che accomuna molti e in cui si respira una stanchezza cronica — una spossatezza non solo fisica, ma soprattutto mentale, che sta progressivamente colonizzando la nostra società.

Accanto al protagonista si muovono figure altrettanto emblematiche, tra colleghi eccentrici, riunioni interminabili e sottili dinamiche di sottomissione. C’è Sara, la ragazza di cui Enea si invaghisce, e c’è Ombretta. Il microcosmo sociale descritto da Sonia Fogagnolo è un teatro umano ricco di sfumature contrastanti, in cui si intrecciano senza sosta la cupidigia, la disperazione, la rabbia, la frustrazione e, forse il male peggiore di tutti, l’indifferenza generale.


Il dualismo dei personaggi: dinamiche di potere e sottomissione


Il fulcro del conflitto aziendale e narrativo si accende definitivamente con l’arrivo di Igor Rossetti, il nuovo presidente. Produttore cinematografico autoritario e controverso, Rossetti è un personaggio strutturato su un forte dualismo, una figura dai due volti:

  • Da un lato si mostra arrogante, presuntuoso e forte della sua posizione, imponendo pretese assurde che trasformano l’ufficio in un vero campo di battaglia.
  • Dall’altro, dimostra di possedere una sottile consapevolezza di quanto risulti freddo ed egoista agli occhi degli altri e, per compensare questa sua aridità e ripulirsi la coscienza, cerca di farsi perdonare distribuendo doni ai sottoposti.

Tuttavia, sorge spontanea una domanda: possono dei regali materiali comprare l’affetto sincero o la stima professionale? Certo che no. Quei doni non sono altro che un ulteriore e subdolo simbolo del potere che Rossetti detiene e che usa per schiacciare psicologicamente i suoi dipendenti. Il neo-presidente incarna perfettamente lo stereotipo del manager arrivista e tossico, giunto ai vertici grazie ad amicizie influenti e conoscenze strategiche, senza possedere un reale briciolo di competenza e capace solo di distruggere ogni realtà aziendale che tocca.

Al polo opposto troviamo Enea, l’emblema dell’uomo comune schiacciato dai bisogni materiali e dai conseguenti sensi di colpa. Come tutti, si trascina dietro la necessità vitale di lavorare per sopravvivere. Spesso, proprio a causa di questa stringente necessità e delle buste paga evanescenti, si ritrova costretto ad abbassare la testa e ad incassare i colpi in silenzio, senza la possibilità di controbattere. Questa continua sottomissione professionale finisce inevitabilmente per inquinare e logorare anche la sua sfera privata, ostacolando persino il timido tentativo di conquistare il cuore di Sara. Di fronte a questi compromessi morali, Enea dovrà affrontare la sua stessa inclinazione al servilismo e trovare la forza di reagire. Riuscirà a farlo senza perdere sé stesso?

Gloria Ioia Donati on Instagram: "BUON LUNEDÌ ED INIZIO SETTIMANA A TUTTI 🥰 Oggi vi leggo un breve, ma intrigante estratto del libro di @fogagnolosonia “faccia da impiegato” Vi attendo mercoledì per la recensione 📖 Un saluto la vostra Glo 🌷"


Oltre la routine: l’intricato gioco psicologico e il mistero


L’abilità di Sonia Fogagnolo sta nel non limitarsi a una semplice cronaca della routine aziendale. Il romanzo compie un vero salto di qualità quando scava a fondo nel gioco manipolatorio orchestrato da Rossetti, dietro la cui facciata si nasconde un grande e torbido segreto.

Il direttore riesce a mantenere il controllo totale e a tenere in pugno l’intera azienda attraverso ricatti velati e strategie sottili. Questo equilibrio precario regge finché il diretto responsabile di Enea non viene improvvisamente allontanato. È il punto di svolta: il castello di carte crolla. Da quel momento in poi, l’atmosfera si tinge di mistero e spetterà proprio ad Enea il compito di indagare e portare alla luce la verità nascosta, rimettendo in gioco il suo istinto e il suo talento da giornalista in gamba.

Faccia da impiegato è un romanzo ironico e feroce sul mondo del lavoro contemporaneo, dove il vero pericolo non è semplicemente restare senza un’occupazione, ma smarrire definitivamente la propria identità.


Chi è Sonia Fogagnolo: biografia dell’autrice


Sonia Fogagnolo è nata ad Alessandria nel 1980 e si è laureata in Lettere presso l’Università di Genova. Ha collaborato attivamente con riviste e quotidiani nazionali e, dopo molti anni di lavoro trascorsi nel settore della comunicazione istituzionale, ha deciso di cambiare vita, dedicandosi all’insegnamento. Parallelamente all’attività didattica, l’autrice svolge un impegno costante a sostegno di importanti cause civiche e sociali, promuovendo tutt’oggi convegni e campagne di comunicazione focalizzate, in particolare, sui temi dell’autodeterminazione e dei diritti delle persone malate. Prima di Faccia da impiegato, ha pubblicato con PAV Edizioni il libro per ragazzi La gatta di Cleopatra.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Treno Regionale Veloce 4129 con ETR621.016 Rock in transito a Castagneto Carducci (30/01/2024)


👍 Se il video ti è piaciuto lascia un bel mi piace!➕ Iscriviti per seguirmi e ricevere notizie sugli ultimi video!Grazie mille! 😄✅ Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ https://treni.creeperiano99.it/u/telegram----------------------------------------------------------------------------✅ Facebook ➡️ https://treni.creeperiano99.it/u/facebook✅ Twitter ➡️ […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

👍 Se il video ti è piaciuto lascia un bel mi piace!
➕ Iscriviti per seguirmi e ricevere notizie sugli ultimi video!
Grazie mille! 😄
✅ Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ treni.creeperiano99.it/u/teleg…
—————————————————————————-
✅ Facebook ➡️ treni.creeperiano99.it/u/faceb…
✅ Twitter ➡️ treni.creeperiano99.it/u/twitt…
✅ Sito Web ➡️ treni.creeperiano99.it
✅ Odysee ➡️ treni.creeperiano99.it/u/odyse…
—————————————————————————-
👥 Canale telegram con le notizie della mobilità ferroviaria Toscana in tempo reale
treni.creeperiano99.it/u/treni…
—————————————————————————-
👥 Il gruppo telegram discussione del canale telegram con possibilità di parlare di ferrovia in generale, nel rispetto degli altri utenti
treni.creeperiano99.it/u/grupp…
—————————————————————————-
👥 Gruppi telegram dedicati alle stazioni con anche le notizie della mobilità ferroviaria Toscana
✅ Castagneto Carducci-Donoratico Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/casta…
✅ Cecina Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/cecin…
✅ Empoli Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/empol…
✅ Campiglia Marittima Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/campi…
✅ Livorno Centrale Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/livor…
✅ Firenze Santa Maria Novella Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/firen…
💰🎁 Donazioni
Se vuoi supportarmi, puoi farlo tramite i seguenti metodi. Grazie!
● PayPal ➡️ treni.creeperiano99.it/u/donaz…
● Streamelements (per apparire tra i donatori sul canale principale) ➡️ treni.creeperiano99.it/u/donat…
—————————————————————————-

#trains #treni #treno #ferrovia #ferrovie #italy #italia #railway #railways

treni.creeperiano99.it/2026/05…

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

E dopo il fan club di Atmosphère CFW, è stato fondato anche quello della Titlekey! Su Tomodachi Life: Una vita da sogno…


E dopo il fan club di Atmosphère CFW, è stato fondato anche quello della Titlekey! Su Tomodachi Life: Una vita da sogno#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/05/e-dopo-il-fan-club-di-atmosphere-cfw-e.html
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

E dopo il fan club di Atmosphère CFW, è stato fondato anche quello della Titlekey!
Su Tomodachi Life: Una vita da sogno

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

Continua su Telegram ➡️ Vai al post

news.creeperiano99.it/2026/05/…

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Una famiglia rivoluzionaria – La saga dei Dos Santos

Indice dei contenuti
Toggle

Benvenuti in questa nuova recensione! Oggi parliamo di una saga familiare ambientata tra Lisbona e Roma dove le donne sono caratterizzate da un amore incondizionato e gli uomini da un egoismo assoluto (con qualche eccezione).
Con questa serie Romana Petri ci narra la storia di una famiglia che va da metà anni 40 fin quasi ai giorni nostri.
Ho letto per voi tutta la saga e ora analizzeremo insieme uno a uno i libri della serie. I libri sono stati pubblicati tutti da Neri Pozza tranne il terzo volume edito Mondadori.

NOTA: sono presenti Spoiler da dopo il primo libro!


Ovunque io sia: c’è vita oltre la morte


Titolo: “Ovunque io sia”

Autore: Romana Petri

Genere: saga familiare

Casa editrice: Neri Pozza (BEAT)

Uscita: 2015

Formato: cartaceo

Pagine: 622

Link: neripozza.it/libro/97888655927…

Trama: “Ovunque io sia”


Il primo libro della saga dei Dos Santos si intitola “Ovunque io sia”, racconta la storia di tre donne eccezionali che hanno avuto a che fare con tre uomini decisamente mediocri.
La storia si apre su Margarida che è una “povera” ragazza orfana senza aver mai conosciuto i genitori, non sa da dove viene e si trova all’età di vent’anni circa senza conoscere nulla del suo passato. Per vivere fa i lavori più umili e tra le clienti a cui offre i suoi servigi c’è Ophelia. Margarida si innamora perdutamente di un uomo che appena sa che è in dolce attesa la lascia per andare in America con la moglie.
La seconda donna che incontriamo è Ophelia, si sposa con un venditore di camicie nonchè collaboratore del regime il cui unico pregio è la parlantina.
Il terzo personaggio femminile è Maria Do Ceu, figlia di Margarida, che viene allevata da Ophelia. Questa ragazza incontra Tiago di cui si innamora e lo sposa. Avranno poi tre figli: la prima, Rita, nasce con una grave malformazione per cui tutta la faccia è rovinata e dopo un paio di anni nascono i due gemelli Vasco e Joana. Il resto è da leggere…

Perchè è rivoluzionario questo libro?


Il libro è una fiera del dolore senza però essere autocommiserativo. Ho provato ad infilarmi nei panni di queste tre donne ed è stata veramente una sensazione molto triste.
La caratteristica che accomuna queste tre figure femminili è l’amore incondizionato che ad oggi possiamo ritenerlo un sentimento profondamente rivoluzionario.
Ho amato la scrittura ipnotica di questo libro e il fatto che più di 600 pagine siano volate nel giro di circa 5 giorni.
Le emozioni che ho provato sono state contrastanti, abbiamo parlato di tristezza ma sicuramente c’è una grande componente di rabbia e frustrazione addolcite dall’amore per la città che fa da sfondo alla narrazione.
Per questo primo volume il mio voto è di 4.5 stelline !


Pranzi di famiglia: baccalà come se non ci fosse un domani


Titolo: “Pranzi di famiglia”

Autore: Romana Petri

Genere: Saga familiare

Casa editrice: Neri Pozza

Uscita: 2028

Formato: cartaceo

Pagine: 480

Link: neripozza.it/libro/97888545179…

Trama: “Pranzi di famiglia” – con spoiler


Dopo la morte di Maria Do Ceu, Tiago per dare una parvenza di interessamento nei confronti dei figli organizza ogni settimana un pranzo domenicale in un ristorante dove il suo unico argomento di conversazione sono i suoi successi.
Contemporaneamente seguiamo le vicende dei tre figli, in particolare quelle di Vasco che in un primo momento ci appare come un cavaliere senza macchie e senza paura. Vasco per affrancarsi dal padre sceglie una carriera invisa al genitore e una compagna di vita altrettanto sui generis. Viene così introdotta nella narrazione la figura di Luciana Albertini, una pittrice romana molto visionaria e con un carattere simile a quello delle tre protagoniste del primo volume.

Perchè è rivoluzionario questo libro?


La rivoluzione in questo volume è rappresentata dalla figura di Luciana Albertini perchè è un personaggio che non si piega al conformismo, all’ingessatura della famiglia di origine di Vasco.
Ho amato il desiderio di ribellione di Vasco, la figura sempre più defilata di Rita che però in tutta la famiglia è l’unica che nonostante la sua vita atroce cammina sulle proprie gambe senza dipendere dal padre e che ha il coraggio di mandare tutti a stendere.
Non mi è piaciuto il tentativo di realismo magico legato alla figura di Luciana che secondo me cozzava con la storia molto fisica.
Il mio voto per questo volume è di 3.5 stelline!


La rappresentazione: l’inizio della fine


Titolo: “La rappresentazione”

Autore: Romana Petri

Genere: Saga familiare

Casa editrice: Mondadori

Data: 2021

Formato: cartaceo

Pagine: 408

Link: mondadori.it/libri/la-rapprese…

Trama: “La rappresentazione” con spoiler


In questo volume seguiamo le vicende di Luciana che riscuote sempre più successo grazie al suo lavoro visionario e in contemporanea la caduta vertiginosa di Vasco che si trova da uomo orgoglioso-fragile a dover competere con una moglie accogliente e amorosa ma lanciata verso il successo.
Vasco non vuole essere solo il marito di… .
Il libro è ambientato prevalentemente a Roma, Vasco ha tagliato i rapporti con la famiglia d’origine in seguito alla mostra organizzata per la moglie in cui questa aveva dipinto in chiave satirica la famiglia del marito.

Perchè è rivoluzionario questo libro?


Qui non assistiamo a una rivoluzione ma a una involuzione del personaggio di Vasco presentato nei precedenti libri come una figura fresca e coraggiosa, mentre al contrario si rivela come un personaggio piccolo piccolo chiuso nel proprio orgoglio.
Tutto questo libro mi è parso l’insieme di argomenti triti e ritriti che non hanno portato da nessuna parte, probabilmente è giusto il titolo in quanto il testo narra una rappresentazione della vita nelle sue caratteristiche più meschine e sordide.
Il mio voto in conclusione è di 2 stelline su 5, a mio avviso il peggiore della saga.


Distanza di sicurezza: la vera rivoluzionaria


Titolo: “Distanza di sicurezza”

Autore: Romana Petri

Genere: Saga familiare

Casa editrice: Neri Pozza

Data: 2026

Formato: cartaceo

Pagine: 350

Link: neripozza.it/libro/97888545339…

Trama: “Distanza di sicurezza” con spoiler


Dopo la separazione tra Vasco e Luciana, lui torna a Lisbona dalla famiglia originaria dove viene umiliato a ogni piè sospinto dal padre che non ha digerito la mostra della moglie e dove Vasco si lascia umiliare costantemente senza il minimo moto di orgoglio.
Nel frattempo Luciana non solo continua la sua carriera folgorante ma trova anche un nuovo amore con cui condivide una missione di vendetta “segreta”.

Perchè è rivoluzionario questo libro?


E’ rivoluzionario perchè finalmente sentiamo parlare in maniera alquanto tranquilla di difficoltà maschili nella relazione soprattutto a livello sessuale.
Le mie impressioni sono state un’altalena tra il desiderio di prendere a calci Vasco e la speranza che potesse ritirarsi su.
Non mi è piaciuto il finale, non l’ho capito, temo che ci sarà un prossimo capitolo che non so se leggerò.
I punti di forza sono stati la determinazione e la bontà d’animo di Luciana, la figura più positiva di tutta la saga.
Il voto conclusivo è di 3.5 stelle!

Conclusioni finalissime di questa saga


Se amate le saghe familiari fermatevi al primo volume, se invece amate le storie tormentate in cui c’è del marcio proseguite e soprattutto leggete l’ultimo capitolo che mette ordine in tutti i sentimenti, le contraddizioni e le lotte di questa avventura. Rimane comunque un finale aperto, aspetteremo di sapere se ci sarà un seguito o se è compito del lettore immaginarselo.
Il mio voto complessivo di questa serie direi che è di 3.5 stelline.

Grazie a chi è arrivato fino a qui! Aspetto di avere vostri commenti se li avete letti o se avete intenzione di farlo buona fortuna…

A presto,
Margherita

#DosSantos #neriPozza #rivoluzione #romanaPetri #sagaFamiliare

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

EZVIZ EP4: il nuovo spioncino smart 4K con riconoscimento facciale che rivoluziona la sicurezza della porta di casa


Il dispositivo integra AI, controllo remoto e funzioni avanzate per offrire maggiore sicurezza, privacy e gestione smart dell’ingresso di casa
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

EZVIZ amplia la propria offerta per la casa smart con EP4. Si tratta del nuovo spioncino intelligente che inaugura una nuova generazione di soluzioni per l’ingresso domestico. Video in 4K, display touch da 5,5 pollici, intelligenza artificiale e funzioni avanzate per la tutela della privacy si combinano in un dispositivo pensato per rispondere in modo mirato alle esigenze di sicurezza e controllo tipiche del contesto abitativo italiano, fatto di condomini, pianerottoli e appartamenti, dove la porta di ingresso rappresenta il primo e più importante presidio della casa.
EP4 rappresenta l’evoluzione più avanzata della visione EZVIZ sullo spioncino smartEP4 rappresenta l’evoluzione più avanzata della visione EZVIZ sullo spioncino smart
Non più solo un punto di osservazione, dunque, ma un sistema di sicurezza proattivo, capace di distinguere le persone, proteggere la riservatezza e offrire un livello di controllo visivo molto approfondito. Con EP4 lo spioncino intelligente diventa uno strumento consapevole e selettivo, che sfrutta l’AI per migliorare la qualità delle notifiche e ridurre i falsi allarmi, mettendo al centro l’esperienza dell’utente.
EP4 sfrutta l’AI per migliorare la qualità delle notifiche e ridurre i falsi allarmiEP4 sfrutta l’AI per migliorare la qualità delle notifiche e ridurre i falsi allarmi
Una delle innovazioni chiave è la ripresa in 4K, che garantisce immagini estremamente dettagliate e una visione chiara anche dei particolari più piccoli, elemento fondamentale per identificare persone e movimenti davanti alla porta. Il tutto è visualizzabile direttamente sull’ampio display touch da 5,5 pollici, che offre una resa ancora più realistica rispetto alle generazioni precedenti.
La visione notturna, supportata da una lente con apertura F1.6, assicura immagini luminose anche in ambienti poco illuminatiLa visione notturna, supportata da una lente con apertura F1.6, assicura immagini luminose anche in ambienti poco illuminati
Accanto alla qualità video, EP4 introduce una nuova generazione di intelligenza artificiale con riconoscimento facciale: il sistema, infatti, è in grado di imparare a riconoscere i volti familiari e di segnalare in modo mirato la loro presenza, distinguendoli da visitatori sconosciuti. Questo permette di ricevere notifiche più intelligenti e contestualizzate, aumentando il livello di sicurezza senza rinunciare alla semplicità d’uso.

Miele Triflex HX3 Aqua: la nuova scopa cordless ora lava i pavimenti
Il nuovo modello combina aspirazione avanzata, lavaggio intelligente e un design premium pensato per migliorare la pulizia quotidiana della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Altro elemento distintivo è l’attenzione avanzata alla privacy, tema centrale soprattutto negli edifici condominiali. EP4 consente di impostare Privacy Mask personalizzabili, oscurando porzioni specifiche dell’inquadratura per evitare di riprendere aree comuni o spazi sensibili dei vicini. Un approccio pensato per rispettare la riservatezza altrui senza compromettere la protezione dell’ingresso. La tutela dell’identità dell’utente è ulteriormente rafforzata durante la comunicazione bidirezionale: in particolare, tramite app è possibile attivare la funzione di camuffamento della voce, così da dialogare con chi si trova fuori dalla porta senza rivelare informazioni personali.

Il sistema, in aggiunta, gode della certificazione IP54 che ne consente l’installazione in spazi esterni riparati. I video possono essere salvati localmente su scheda microSD o tramite cloud EZVIZ, disponibile come servizio opzionale.

HUAWEI WATCH FIT 5 Series: salute, fitness e stile al polso
HUAWEI amplia la sua gamma wearable con WATCH FIT 5 Series, una linea di smartwatch progettata per unire monitoraggio della salute, allenamento intelligente e stile moderno
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’installazione resta semplice e non invasiva: EP4 sostituisce il tradizionale spioncino sfruttando il foro già presente nella porta e richiede solo strumenti di base. Il dispositivo è disponibile in due finiture, oro e argento, per adattarsi a differenti stili abitativi. EZVIZ EP4 è disponibile in offerta lancio su Tuttoferramenta.it al prezzo di 179 euro.


Miele entra nel mercato lavapavimenti con Triflex HX3 Aqua: tutte le novità


Con il lancio della gamma Triflex HX3, Miele ha presentato la sua terza generazione di scope elettriche senza filo, completamente progettata e prodotta in Germania. La novità si distingue perché, per la prima volta, Miele propone soluzioni che coniugano aspirazione e lavaggio in un unico sistema. Sei i modelli della gamma disponibili, due dei quali con la spazzola AquaTwister per il lavaggio del pavimento già integrata, mentre gli altri potranno esserne dotati come accessorio aggiuntivo. Tra questi, il modello di punta indicato da Miele è Triflex HX3 Aqua, in grado di lavare e aspirare i pavimenti.
Miele Triflex HX3 Aqua, il modello di punta della gammaMiele Triflex HX3 Aqua, il modello di punta della gamma

Triflex HX3: compatto nelle dimensioni, combina flessibilità e prestazioni eccellenti


Triflex HX3 non solo si distingue per design elegante ed estetica funzionale, ma anche per i dettagli tecnici che agevolano la cura dei pavimenti. In particolare, sulle superifici dure, la funzione di aspirazione ha una durata di funzionamento superiore del 33% rispetto al modello precedente (dati Miele), una caratteristica che rende l'elettrodomestico ideale per la pulizia di grandi superfici. Quando la PowerUnit, composta da motore, batteria e contenitore per la polvere, viene utilizzata da sola, ad esempio per aspirare l'auto o rimuovere le briciole dal tavolo, l'autonomia è di circa 70 minuti (in modalità low). I prezzi partono da 579 euro per il modello Triflex HX3 fino a 899 euro del Triflex HX3 Plus Aqua.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Su pavimenti duri, Triflex HX3 riesce ad aspirare oltre il 99,99% della polvere, garantendo così prestazioni di pulizia ai massimi livelli, dichiara il brand. Per lo sporco più ostinato è anche disponibile una modalità ‘boost’ che fornisce la massima potenza per dieci secondi e aspira lo sporco in modo particolarmente rapido. Il nuovo display con comandi a tasti informa sulla durata, sul livello di potenza e sullo stato di carica della batteria, garantendo la massima trasparenza durante le operazioni di pulizia.
Miele Triflex HX3 e spazzola AquaTwisterMiele Triflex HX3 e spazzola AquaTwister
Triflex HX3 è stato ottimizzato anche lo svuotamento del contenitore della polvere: al riguardo, un nuovo sistema di filtraggio con superfici lisce assicura che lo sporco cada facilmente durante lo svuotamento, garantendo la massima igiene ed evitando il contatto diretto con i residui dell'aspirazione.
La spazzola AquaTwister per il modello Triflex HX3La spazzola AquaTwister per il modello Triflex HX3

La spazzola AquaTwister


La nuova spazzola AquaTwister trasforma Triflex HX3 in una soluzione adatta anche a lavare i pavimenti: due pad rotanti nella parte inferiore della bocchetta consentono una pulizia profonda e intensiva di tutti i pavimenti duri. Miele assicura che un serbatoio contenente fino a 300 ml di acqua consente di pulire superfici fino a 150 metri quadrati in un unico passaggio. È possibile, inoltre, selezionare tre livelli di acqua in base al grado di sporco e al tipo di pavimento. Distintiva è la barra luminosa a 360 gradi, che rende visibile lo sporco in modo mirato e garantisce una casa perfettamente pulita.

AI e lavoro 2026: domanda di professionisti +40%
La domanda di professionisti AI cresce del 40% nel 2026 mentre nascono nuovi ruoli dedicati alla governance e alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Funzionalità collaudate, ulteriormente sviluppate


Triflex HX3 si basa sui punti di forza dell'HX2. Il design brevettato Triflex 3in1 rimane il cuore del sistema e un elemento distintivo di Miele. Posizionata nella parte inferiore, la PowerUnit consente all’elettrodomestico di rimanere in piedi autonomamente, ideale per brevi pause durante la pulizia o per riporlo comodamente. Il riconoscimento automatico del tipo di pavimento riduce la velocità di rotazione sulle superfici dure e con la tecnologia LED BrilliantLight integrata, nessun granello di polvere rimane nascosto. Il filtro HEPA Lifetime, infine, trattiene il 99,999% di tutte le particelle e gli allergeni.


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Telecamere e baby monitor di 300 marchi esposti per mesi: la falla è nell’infrastruttura cinese Meari


Una vulnerabilità nei server della cinese Meari ha permesso a chiunque di accedere a 1,1 milioni di telecamere e baby monitor in 118 paesi. Tra i marchi coinvolti anche ieGeek e Arenti, molto diffusi su Amazon.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Una collega di lavoro aveva comprato un baby monitor su Amazon e gli aveva chiesto se fosse sicuro. Sei settimane dopo, la risposta del ricercatore francese Sammy Azdoufal era una sequenza di cinque CVE e l’accesso documentato a 1,1 milioni di telecamere connesse in 118 paesi. La piattaforma sotto accusa è quella della cinese Meari Technology, fornitore di hardware, firmware e infrastruttura cloud per oltre 300 marchi venduti su Amazon e su altri canali.

La falla più grave (CVE-2026-33356) riguarda il broker MQTT della piattaforma: non applicava controlli di accesso per singolo dispositivo, quindi un qualsiasi account gratuito dell’app CloudEdge poteva sottoscriversi alle notifiche di telecamere altrui e riceverne i dati in tempo reale. Azdoufal racconta di aver osservato migliaia di messaggi provenienti da oltre 2.000 dispositivi in pochi minuti, partendo da un solo broker regionale.

Immagini di camerette e neonati pubblicamente accessibili


Un’altra vulnerabilità (CVE-2026-33359) esponeva le immagini generate dai sensori di movimento, salvate sui server Alibaba senza autenticazione, senza URL firmati, senza scadenza. I link erano contenuti negli stessi messaggi MQTT accessibili a chiunque e portavano a fotografie di camerette, lettini, neonati che fissavano l’obiettivo. Come ha spiegato Azdoufal a The Verge, “recupero l’immagine senza password, senza forzature, senza hacking. Clicco sull’URL e l’immagine compare”.

A peggiorare il quadro, l’ecosistema usava chiavi crittografiche scritte direttamente nel codice e condivise fra tutti i dispositivi: chiavi OpenAPI statiche, segreti HMAC, chiavi DES, credenziali peer-to-peer. Sostituirle richiederebbe in molti casi di riflashare l’hardware, operazione difficilmente fattibile su milioni di dispositivi consumer già nelle case.

Trecento marchi, una sola infrastruttura


Il nodo della vicenda è proprio l’architettura del mercato. Meari opera in regime white-label: produce le telecamere, gestisce app e cloud, e poi rivende il tutto a centinaia di marchi che cambiano solo la scatola e il logo. Tra i nomi confermati direttamente dal ricercatore ci sono CloudEdge, Wyze, Intelbras, Arenti e Petcube, ma il totale dei brand coinvolti supera i 300.

In Italia il marchio Meari come tale non lo conosce nessuno, ma ieGeek, molto diffuso su Amazon nella fascia economica delle telecamere di sorveglianza, usa come app companion proprio CloudEdge: la stessa piattaforma citata nelle CVE. Chi ha in casa una ieGeek o un’Arenti rientra quindi a pieno titolo fra i dispositivi potenzialmente esposti.

Meari ha pagato ad Azdoufal un bug bounty da 24.000 euro e ha chiuso le falle principali sui propri server. Restano dubbi seri sulla possibilità che gli aggiornamenti firmware arrivino davvero a tutti i dispositivi già venduti, e il portavoce dell’azienda, sentito da The Verge, non ha precisato quali modelli siano stati raggiunti dalle correzioni né se i clienti siano stati avvertiti.

Cosa fare se si possiede una di queste telecamere


La prima verifica riguarda l’app companion: se è CloudEdge o un suo clone con altro logo, il dispositivo gira sull’infrastruttura Meari. Vale la pena controllare se è disponibile un aggiornamento firmware, cambiare la password dell’account e valutare seriamente se quel tipo di dispositivo abbia ancora senso in camera da letto o vicino a un neonato.

Più in generale, segregare gli oggetti IoT su una rete Wi-Fi separata da computer e smartphone resta una buona pratica, così come monitorare a quali server si collegano.

La vicenda è l’ennesimo capitolo di un problema strutturale: il mercato dei dispositivi connessi a basso costo è in larga parte costruito su pochi produttori che vendono lo stesso prodotto sotto decine di nomi, con margini risicati e budget per la sicurezza ridotti al minimo.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// cybernews.com
SOURCE:// esecurityplanet.com
SOURCE:// petapixel.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

102 / michele marinelli. 2026


forse tremate, frammento vocale delta-nine-loop-loop-nine-
—- due uomini senza lingua – continua a scrivere DM – SCRIPT in module “CORPO.03”
—- what is nihilism?
—- requiem aeternam
—- cancella D.
—- breaking the waves
(questo è il mio piccolo pollaio che per me assume il valore di una metafora sulla condizione umana) Bb king trying to see how far GM would go
—- imitiamo la Recherche?
L’ AI non ti farà viaggiare nel tempo, restate centrati, spasmi – spasmi – anni di lavoro – spasmi.
dove comincia il tessuto dell’abito finisce la superficie del corpo.
#micheleMarinelli #post2026

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

caractères / henri pousseur. 1961


youtu.be/S4yfCoN5KpI?is=Aemvhh…

Henri Pousseur (1929-2009): Caractères, due pezzi per pianoforte (1961).

Steffen Schleiermacher, pianoforte

Cover image by Simon Schubert
#Caractères #contemporaryMusic #HenriPousseur #musicaContemporanea #SimonSchubert #SteffenSchleiermacher

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

miles davis septet, live in oslo, 1971


youtu.be/v0IGV0SG4uQ?is=srKmyO…

Miles Davis trumpet, Keith Jarrett el. piano, Gary Bartz sax, Michael Henderson bass guitar, Leon “Ndugu” Chancler drums, Charles Don Alias percc., James “Mtume” Forman percc.

00:00:00 Directions (J. Zawinul)
00:11:41 Honky Tonk (M. Davis)
00:21:41 What I Say (M. Davis)
00:35:36 Sanctuary (W. Shorter)
00:40:46 It’s About That Time (M. Davis)
00:53:38 Yesternow (M. Davis)
01:03:48 Funky Tonk (M. Davis)
01:10:37 Sanctuary (W. Shorter)

Concert with Miles Davis Septet from Chateau Neuf, Oslo Norway, November 9, 1971.

Director: Bob Williams
#BobWilliams #CharlesDonAlias #ChateauNeuf #GaryBartz #JamesMtumeForman #jazz #KeithJarrett #LeonNduguChancler #MichaelHenderson #MilesDavis #MilesDavisSeptet #musicA #Oslo

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

21-22 maggio, roma: “seeing and reading sound. forme, estetiche, teorie, immaginari e politiche del videoclip”


seeing and reading sound_ convegno sulle poetiche del videoclip_ roma 21-22 mag 2026
cliccare per ingrandire

_

#clip #convegno #estetiche #forme #immaginari #politiche #RomaTre #seeingAndReadingSound #teorie #video #videoclip

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’opificio degli anglicismi e il lessico del nuovismo delle classi alte


Di Antonio Zoppetti

I mezzi di informazione, attualmente, sono il perno di un cambio di paradigma culturale (e dunque linguistico) che introduce di continuo nuove parole che non sono quelle della gente, tutto il contrario. Questo lessico del nuovismo non ha niente di democratico e non segue affatto la lingua delle masse, come qualche linguista ci vorrebbe far credere.

Quando si introducono parole come resilienza o proattivo – italianizzazioni di concetti angloamericani che in un primo tempo si affermano nei linguaggi settoriali ma poi vengono riproposte alle masse – occorre inizialmente spiegare cosa significano. Attraverso i consueti “picchi di stereotipia lessicale” che caratterizzano la lingua dei giornali, il bombardamento martellante finisce con il produrre i suoi effetti in men che non si dica: educare tutti alla lingua delle classi alte e radicarla.

In questa fase, i comunicatori devono per prima cosa giustificare il neologismo con qualche motivazione “non-è-propristica”: la resilienza non sarebbe proprio come la resistenza, che implicherebbe qualcosa di rigido come il cemento che resiste ai colpi, sarebbe qualcosa di più “elastico” che richiede un concetto nuovo. Poco importa che un tessuto resistente, da sempre, è in grado di assorbire i colpi senza deformarsi, l’importante è confondere le acque e giustificare la parola nuova con un concetto nuovo, invece di mantenere quelle che già abbiamo e di arricchirle di nuovi significati. Dunque, essere proattivi non è proprio come essere preventivi o previdenti

A furia di indottrinare le masse con queste panzane finisce che il nostro lessico si rinnova dall’alto, e l’opificio lessicale delle classi dominanti diventa un modello che per forza di cose viene imitato dalle masse. Il lessico del nuovismo dei comunicatori-predicatori si estende in questo modo. Il loro scopo – forse non sempre consapevole – è proprio quello di far prevalere la loro lingua su quella del popolino. E allora, le razze non esistono (e chi pensa il contrario è ignorante), e questa parola va bandita (poco importa che la nostra Costituzione sancisca “senza distinzione di razza”). Per non essere sessisti bisogna dire “avvocata” anche se le donne avvocato si presentano al maschile nella stragrande maggioranza dei casi. E guai a dire “cieco”, per non discriminare si deve dire non vedente, alla faccia dell’Unione Italiana Ciechi che non si pongono questo tipo di problema.

Curiosamente, la retorica di non discriminare e di essere “inclusivi” non riguarda né la lingua italiana né gli italiani intesi come le masse, che sono tagliati fuori, esclusi e spesso discriminati da questo processo di innovazione lessicale elitario e poco trasparente. Dunque non resta che includere tutti a forza, con le buone o con le cattive. In questo tipo di inclusione che ricorda quella del Grande fratello orwellano, è l’inglese a fare la parte del leone. Ma se proattivo o resiliente possono piacere o non piacere, sono pur sempre adattamenti e parole strutturalmente italiane, al contrario degli altri anglicismi che sono riproposti quasi sempre in modo crudo. E in questo secondo caso le conseguenze di questa strategia sono devastanti per il nostro sistema linguistico.

Il lessico del nuovismo anglicizzato

Il caso di Garlasco che da tempo sta monopolizzando il circo mediatico si sta portando con sé l’ufficializzazione dell’ennesimo anglicismo: la “discovery”. Negli analoghi clamorosi precedenti – dal delitto di Cogne a quello di Avetrana, da quello di Yara Gambirasio a quello di Giulia Cecchettin – questa parola non circolava affatto. Non è un termine giuridico del nostro ordinamento, in questo caso nasce dallo scimmiottare — senza alcuna motivazione plausibile — il sistema anglosassone per indicare il deposito degli atti, cioè la conclusione delle indagini preliminari e, dunque, la caduta del segreto istruttorio. E passando dall’omicidio (e dal femminicidio) al linguicidio, stiamo assistendo al solito meccanismo di distruzione dell’italiano.

L’anglicizzazione del nostro idioma deriva dalla somma di simili, infinite, scelte lessicali anglomani, che giorno dopo giorno si fanno strada nella lingua comune.

L’esempio più emblematico ed eclatante di questo processo l’abbiamo visto con il “lockdown”, una parola sconosciuta a tutti sino al 17 marzo 2020 quando il branco dei giornalisti l’ha introdotta da un giorno all’altro, e da quel momento in poi è divenuta la parola unica, tecnica, “internazionale” (poco importa che in Francia e Spagna si parli di “confinamento”) che ha fatto piazza pulita della lingua usata sino al giorno prima (fatta di quarantene, zone rosse, blocchi, provvedimenti restrittivi e via dicendo).

Gli episodi del genere che hanno diffuso parole come “fake news”, “cashback”, “mobbing”, “caregiver” e via anglicizzando non si contano ormai più. Non dipendono da un “complotto” dei poteri forti deciso in qualche stanza dei bottoni (a scanso di equivoci), sono la conseguenza di uno spontaneo atteggiamento servile e un po’ coloniale, che fa ormai parte della forma mentis della nostra intera classe dirigente. Le testate, e i giornalisti, fanno branco e in branco cambiano il nostro lessico da un giorno all’altro. E nel loro operare fanno dell’inglese un modello da introdurre e perseguire in modo sistematico, il che ha delle conseguenze devastanti che travalicano le singole scelte lessicali e si trasformano in un sistema anglicizzante.

Se il presidente del consiglio diventa premier, poi si parla di premiership e c’è chi vorrebbe introdurre il premierato… e va a finire che un anglicismo istituzionale (e coloniale) come il question time viene oggi riformulato come premier time.

L’anglicizzazione selvaggia deriva dal fatto che le nuove classi colte padroneggiano sempre meno l’italiano, perché si formano in inglese e pescano solo dall’anglosfera nella convinzione che sia questo il solo modo per essere “internazionali”, anche se il mondo è qualcosa di ben più ampio e complesso.

E così l’italiano è sempre più trascurato perché è l’inglese a essere considerato portante. I due fenomeni sono strettamente legati: quando un giornalista televisivo parla di “narrativa” (che sarebbe un genere letterario) al posto di “narrazione” significa che ha in mente solo l’inglese narrative invece dell’italiano.

Queste sono le conseguenze di una nuova classe dirigente, di un’egemonia culturale, di un clima sociale – chiamatelo come volete – che si forma in inglese e lo interiorizza come la lingua in cui pensare. E così, invece di parlare come le masse e inseguire la trasparenza, i suprematisti dell’inglese impongono a tutti il proprio lessico, il proprio stile e la propria lingua di classe.

Niente di nuovo sotto il sole: l’italiano non è una lingua nata dal basso. Non è mai stato la lingua parlata dalle masse, che si esprimevano nei propri dialetti; l’italiano nasce dalla varietà tosco-fiorentina che si è imposta rendendo le altre parlate dei dialetti e delle lingue inferiori; si è imposto storicamente come una lingua elitaria e un po’ artificiale in uso tra gli scrittori, i letterati e i ceti alti.

Solo nel Novecento l’italofonia è diventata un fenomeno di massa e spontaneo, grazie alla scuola ma anche ai giornali che lo hanno fatto arrivare a tutti. Tramontata l’epoca dell’italiano letterario, sono i mezzi di informazione che si sono imposti come i nuovi centri di irradiazione della lingua. In un primo tempo hanno cominciato ad accogliere sempre più elementi nuovi e anche popolari, che hanno portato a un nuovo italiano definito dell’uso medio (Sabatini) o “neostandard” (Berruto). Rispetto all’italiano “standard” che insegnava nelle scuole, il nuovo italiano novecentesco accoglieva elementi popolari che precedentemente erano considerati “errori”, come il doppio imperfetto al posto del congiuntivo (“se lo sapevo non venivo”), l’uso di “lui” come soggetto, in un abbandono delle forme come “egli” o “esso” in via di scomparsa, e via dicendo. Ma questo breve sprazzo di popolarità e democrazia si sta nuovamente dissolvendo. Il fatto nuovo è che la lingua di classe che sta prendendo piede non è più definibile “dell’uso medio”, andrebbe etichettata semmai come newstandard visto che strutturalmente esce dall’italiano storico e che non rappresenta affatto la lingua delle masse.
La crescita delle parole inglesi – spesso incomprensibili ai più – è impazzita e sfugge ormai a ogni controllo: nel Devoto Oli del 1990 erano circa 1.600, ma oggi superano abbondantemente le 4.000. Il problema è che l’italiano newstandard è fatto di ibridazioni che portano a vocaboli che non sono più strutturalmente né italiani né inglesi (chattare, baby-pensionato, cybersicurezza, matematica day, over60), mentre le suffissazioni inglesi hanno a meglio sulle nostre (blogger o rapper invece di blogghista o rappatore) e le radici inglesi vengono ricombinate in modo maccheronico e producono pseudoanglicismi come smart working, mentre i box, da scatole si trasformano in posti macchina e i fattorini diventano rider che in inglese sono solo (moto)ciclisti o cavalieri.

Tutto ciò esce dalla normale evoluzione di una lingua che per sopravvivere deve creare nuove parole che esprimano i cambiamenti storici, sociali o tecnologici, ma lo deve fare con le proprie risorse. Se tutto ciò che è nuovo si ancora all’inglese, l’italiano si sfalda e diventa una lingua creola. Il problema non è il cambiamento, ma il modo in cui l’italiano sta cambiando: non si sta trasformando in una lingua moderna che si evolve, ma in un’altra lingua, l’itanglese.
#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


I suprematisti dell’inglese


Di Antonio Zoppetti

La parola “suprematismo”, che all’inizio del secolo scorso indicava un preciso movimento artistico russo, da più di dieci anni ha acquisito una nuova accezione non più di settore, ma generale, registrata ormai tra i neologismi della Treccani (2014): “Ideologia che si fonda sulla presunta superiorità di un gruppo umano sull’altro o di una religione sull’altra.”

Nel suo significato storico, il termine era un adattamento del russo suprematizm (a sua volta derivato dal latino supremus), mentre la nuova accezione ci arriva dall’inglese supremacist, che indica chi rivendica la supremazia di qualcosa o qualcuno, e per esempio un male supremacist è un maschilista convinto della superiorità dei maschi, mentre i suprematisti bianchi teorizzano la superiorità della razza bianca o comunque il potere delle etnie bianche.

“Suprematismo” si può dunque considerare un “internazionalismo” concepito alla maniera di Leopardi, che aveva notato l’affermarsi ovunque di “europeismi” comuni a tutte le lingue (come dispotismo, analizzare, demagogo, fanatismo…) che avrebbe persino voluto raccogliere un dizionario. Anche se oggi si spacciano per “internazionalismi” le parole in inglese crudo, il poeta di Recanati aveva invece in mente le radici comuni a tutte le lingue che venivano adattate in ogni idioma. La distinzione è fondamentale, perché senza l’adattamento una lingua si sarebbe “corrotta”, ma visto che nel frattempo gli internazionalismi sono ormai quasi solo in inglese potremmo dire che la nostra lingua sia colonizzata, più che semplicemente corrotta.

Fatta questa premessa, l’interferenza dell’inglese arricchisce il nostro vocabolario, quando introduciamo il nuovo significato di “suprematismo” che non solo è adattato, ma è anche perfettamente amalgamato con il nostro sistema linguistico, al contrario per esempio di supremacism che mantiene la pronuncia e la grafia che appartengono alla lingua di provenienza.
E allora il nuovo concetto di suprematismo si può accogliere senza remore come un naturale sviluppo della nostra lingua che si evolve insieme alla storia, alla società e anche in relazione con le altre lingue. E, una volta accettata e fatta nostra la nuova accezione, potremmo usarla anche in altri modi rispetto a quelli in uso nell’anglosfera, dove il termine si impiega di solito per indicare (e criticare) l’ideologia basata sul suprematismo e il potere bianco (white power).

Cosa ci impedisce, dunque, di applicare il nuovo significato ai contesti linguistici?

Il suprematismo davanti alle lingue

Perché il suprematismo – ritornando alla definizione della Treccani – dovrebbe limitarsi a indicare solo la “superiorità di un gruppo umano sull’altro o di una religione sull’altra” e non anche la superiorità di una lingua sulle altre?

La Wikipedia, per esempio, definisce il suprematismo o potere bianco “un movimento ideologico basato sull’idea generale che i bianchi siano superiori agli altri gruppi etnici” e precisa che il “termine è talvolta utilizzato per descrivere l’influenza che hanno personalità bianche nella scena politica e sociale globale” e che il “movimento sposa ideologie come il razzismo, l’identitarismo, il razzialismo e l’etnocentrismo”.

Se sleghiamo questi nuovi significati dal loro ancorarsi a situazioni contingenti e passiamo dal particolare al generale, forse sarebbe arrivato il momento di parlare esplicitamente anche del suprematismo linguistico, che al contrario degli altri non viene affatto stigmatizzato. E seguendo la stessa impostazione non ci resta che constatare che i suprematisti dell’inglese sono l’espressione di un’ideologa basata sull’idea che l’inglese sia superiore – o comunque più prestigioso – rispetto alle altre lingue. Le conseguenze di questa prospettiva sono la causa della moltiplicazione degli anglicismi crudi (termini spaccati di volta in volta come più evocativi/moderni/internazionali/maggiormente tecnici…), ma allo stesso tempo i suprematisti dell’inglese sono coloro che ne teorizzano l’egemonia sulla scena globale, e dunque vogliono fare dell’inglese la lingua dell’Ue, dell’università, della scienza… e creare le nuove generazioni bilingui a base inglese nell’intero Occidente (a dire il vero, un luogo che non c’è).

La principale differenza con il suprematismo bianco è che il suprematismo dell’inglese mediamente non è teorizzato, ma dato per scontato e imposto ai cittadini in modo surrettizio. E invece di venir tacciato di essere discriminante, viene esaltato e perseguito attraverso (costosissime) politiche linguistiche internazionali tutte a discapito delle lingue locali. Questo aspetto era denunciato con fermezza per esempio dalla ricercatrice finlandese Tove Skutnabb-Kangas: come il razzismo e l’etnicismo discriminano sulla base delle differenze biologiche oppure etnico-culturali, il linguicismo discrimina in base alla lingua madre e determina giudizi sulla competenza o non competenza dei cittadini nelle lingue ufficiali o internazionali, mentre il monolinguismo a base inglese era per lei un “cancro” a cui andrebbe contrapposto il riconoscimento dei diritti linguistici e del pluralismo, se non vogliamo essere complici del genocidio linguistico e culturale nel mondo (“I diritti umani e le ingiustizie linguistiche. Un futuro per la diversità?”, 1999).

Chi sono i suprematisti dell’inglese e come operano

Il suprematismo dell’inglese nasce dalle politiche neo-coloniali dei Paesi dominanti e dell’anglosfera, che hanno tutta la convenienza a esportare la propria lingua naturale nel loro nuovo impero culturale globalizzato. E così a livello lessicale si diffonde la terminologia in inglese delle multinazionali, mentre la lingua inglese nella sua interezza diviene più o meno ufficialmente quella dell’aeronautica, dei militari, delle organizzazioni internazionali, della scienza, del lavoro…

A favorire e legittimare questa espansione che dà per scontato che tutto il mondo dovrebbe imparare la lingua nativa dei popoli dominati – che non studiano altre lingue e proferiscono che tutti gli altri parlino la loro – ci sono poi i “collaborazionisti” tutti interni che sposano questa visione, e ostentano l’uso dell’inglese con compiaciuto orgoglio in un’alienazione della propria lingua madre vissuta come inferiore. Per costoro non sapere l’inglese è inaccettabile, è una grave forma di “ignoranza”, come se un poliglotta che conosce per esempio il francese, lo spagnolo e il tedesco valesse meno di chi parla solo l’inglese. Ed ecco che quando un politico italiano si trova a dover esprimersi in inglese in qualche contesto, scatta il giudizio mediatico: viene messo alla berlina per il suo cattivo inglese ridicolo (come è accaduto a Renzi, Rutelli e tanti altri), mentre viene esaltato per la sua padronanza dell’inglese nel caso di Draghi o della Meloni. Come se i giudizi sulla qualità di inglese raggiunta avessero qualcosa a che fare con la capacità di essere dei buoni politici.

I collaborazionisti del suprematismo dell’inglese, in Italia, sono i rappresentati dai ceti alti, dall’egemonia culturale di chi sta alla dirigenza, e visto che siamo un Paese satellite degli Usa (anche se ultimante il nostro amore sviscerato è sempre meno ricambiato) tutta la nostra cultura è una mera riproposizione di ciò che arriva d’oltreoceano.

Tra i fantastiliardi di esempi che si potrebbero fare della nuova lingua di classe a base inglese, ne riporto uno che mi ha segnalato Carlo Vurachi: si tratta di un articolo sull’Open innovation della direttrice dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano (che per la cronaca è l’università che ha lanciato il progetto pilota di insegnare solo in inglese e di estromettere l’italiano dalla formazione). Nel pezzo (definito un guest post) pubblicato sulla rivista StartupItalia, si parla di joint-Venture e del recente fenomeno del Corporate Venture Building, delle competenze interne per sviluppare l’outbound rispetto all’inbound, del coinvolgimento del Top Management, di orizzonti temporali a volte sganciati dal business as usual, del corporate venture capital (oggi al 25% come componente dell’equity) e via così. La lingua è l’itanglese, non l’italiano, e in questo tipo di comunicazione i concetti sono riproposti direttamente in inglese (Open innovation mica innovazione aperta) e l’italiano si riduce a una lingua secondaria in cui spiegare le cose che si chiamano direttamente nella lingua superiore. In questo modo si educano gli italiani a questa terminologia e a questo abbandono della nostra lingua, e tutto ciò mi pare non sia altro che colonizzazione linguistica (o perlomeno lessicale) per chiamare le cose con il loro nome.

I suprematisti e collaborazionisti dell’inglese che operano in questo e in tutti gli altri ambiti, sono poi supportati da chi viene educato e colonizzato a questa lingua, a partire dai giornalisti che, invece di ricorrere all’italiano riprendono il gergo anglicizzato tecnico e lo ripropongono senza filtri a tutti. In questo processo, come aveva compreso Gramsci, questo modello linguistico ostentato dalle classi egemoni finisce per diventare un modello che per forza di cose si estende ed è poi imitato anche dalle masse nazional popolari: se l’esperto e il giornalista parlano di Open innovation al posto di innovazione aperta finisce che anche l’uomo della strada ripeterà in inglese lo stesso concetto, visto che l’italiano viene estromesso e regredisce. Ma anche Orwell aveva perfettamente compreso che l’affermazione di una lingua non è affatto un processo democratico, ma avviene “grazie all’azione consapevole di una minoranza”. Nel suo 1984, immaginava proprio come il Grande Fratello cercasse di imporre la Novalingua sulla Veterolingua, perché la lingua è potere, e il suo controllo è strategico. Oggi questa newlingua è agevolata dai nuovi strumenti come la cosiddetta intelligenza artificiale, e infatti se interroghiamo lo strumento denominato da Google in inglese – AI Mode e non modalità IA – su cosa sia l’Open innovation ci spiega che si tratta di un modello strategico che prevede la collaborazione con partner come le startup, in un processo collaborativo di condivisione delle risorse interne (licenze, spin-off) rivolte ad altre aziende (modello inside-out), da cui si mutuano allo stesso tempo altre risorse (modello outside-in) anche sfruttando il crowdsourcing.

È così che le lingue, giorno dopo giorno, regrediscono e, incapaci di evolversi con le proprie risorse, finiscono per essere fagocitate dalla lingua superiore praticata dai suprematisti dell’inglese.

Dunque sui giornali gli animali domestici diventano pet (persino i gatti hanno nomi in inglese come Molly), il lavoro da casa è smart working, le anteprime sono trailer, i documentari sono ribattezzati docufilm, e le associazioni suprematiste si denominano in inglese, come l’Italian resuscitation council (il Gruppo “Italiano” per la Rianimazione Cardiopolmonare)

Sarebbe ora di riflettere sul fenomeno con maggiore consapevolezza, e anche di denunciare chiaramente che tutto ciò non significa essere moderni e internazionali, ma soggiogati da un cultura e da una lingua superiore. E che sul piano etico, oltre che pratico, i suprematisti dell’inglese non sono affatto qualcosa di diverso dai suprematisti bianchi, rappresentano un’analoga forma di sopraffazione.

Anche se ormai nella nostra società sempre più globalizzata negli shop (come si rinominano i negozi) si vendono biglietti con gli auguri di Natale in inglese (ma vale anche per gli happy birthday) e anche le icone e le gif animate da inserire nelle e-mail sono spesso direttamente in inglese, al punto che bisogna cercare bene per trovare qualcosa in italiano, in queste feste evitate di augurare Merry Christmas and a Happy New Year allo zio Pino. Evitate il suprematismo dell’inglese e siate orgogliosi del nostro italiano, almeno di quello che ne resta.

Auguri e buone feste a tutti.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #neologismi #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

19 maggio, cinema farnese: “era roma”, di mario canale


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

DJI Mic Mini 2: caratteristiche, qualità audio, autonomia e novità del microfono wireless


Il dispositivo introduce qualità audio migliorata, maggiore autonomia, design portatile e una nuova custodia all-in-one pensata per semplificare registrazione e trasporto
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

DJI ha lanciato Mic Mini 2, la nuova generazione del popolare microfono senza fili compatto del brand per la registrazione audio omnidirezionale. Il dispositivo offre un audio uniforme e di alta qualità con tre tonalità vocali preimpostate, cancellazione del rumore a due livelli, connessione mista ai dispositivi e DJI OsmoAudio, il tutto racchiuso in una pratica custodia all-in-one. Include anche un'ampia gamma di coperture anteriori magnetiche multicolore che si abbinano praticamente a qualsiasi outfit.
DJI Mic Mini 2 (trasmettitore) e Mic Mini (ricevitore)DJI Mic Mini 2 (trasmettitore) e Mic Mini (ricevitore)

Piccolo formato, prestazioni brillanti


Senza la clip magnetica per Mic Mini 2 o il magnete per Mic 3, il trasmettitore per DJI Mic Mini 2 pesa circa 11g. Progettata per il massimo comfort, la clip magnetica rimovibile può essere ruotata, mantenendo il microfono perfettamente orientato verso la sorgente audio e garantendo un audio ad alta fedeltà a 48 kHz e 24 bit. Il Mic Mini 2 offre tre tonalità vocali preimpostate: Normale, Rich e Brillante, per una regolazione di livello professionale che consente di ottimizzare le registrazioni in qualsiasi ambiente. Esso supporta, inoltre, la cancellazione del rumore a due livelli per ambienti interni più silenziosi e contesti esterni più rumorosi. Come il suo predecessore, il microfono offre limitazione automatica, regolazione del guadagno su cinque livelli e registrazione a doppia traccia con l'app DJI Mimo.
DJI Mic Mini 2 (2 TX + 1 RX + custodia di ricarica)DJI Mic Mini 2 (2 TX + 1 RX + custodia di ricarica)

Custodia all-in-one e personalizzazione


La custodia di ricarica migliorata può contenere ordinatamente il trasmettitore, il ricevitore e gli accessori, mantenendo tutto organizzato e pronto all'uso. Inoltre, la versione mobile della custodia di ricarica, è progettata per ricaricare e contenere gli accessori mobili, è estremamente pratica per il trasporto.
Le coperture anteriori magnetiche per DJI Mic Mini 2 serie TimeLe coperture anteriori magnetiche per DJI Mic Mini 2 serie Time sono state realizzate con l'idea di rappresentare le quattro fasi della vita: dal primo accenno di rosa e viola di Aurora e dalla giovanile energia del blu e del verde di Marea, fino all'esplosione di creatività nel rosso-arancio infuocato di Fiamma e alla profonda essenza dell'oro nero di Barlume
Il DJI Mic Mini 2 può essere personalizzato con coperture anteriori magnetiche intercambiabili multicolore, permettendo ai creator di abbinare il proprio outfit in modo più discreto. Le coperture anteriori magnetiche nero ossidiana e bianco smaltato per il trasmettitore sono incluse di serie. Grazie alla collaborazione con Victo Ngai, illustratrice di fama internazionale, DJI ha realizzato una gamma di opzioni di colore per le coperture anteriori magnetiche ancora più ampia (vendute separatamente).
La distanza di trasmissione può arrivare fino a 400 metriLa distanza di trasmissione può arrivare fino a 400 metri

Compatibilità con più dispositivi


Il Mic Mini 2 utilizza il ricevitore per DJI Mic Mini e può essere facilmente abbinato a fotocamere, smartphone, computer, tablet e ad altri microfoni del medesimo brand. In aggiunta, con la connessione diretta a DJI OsmoAudio, Osmo Pocket 3, Osmo 360, Osmo Nano, Osmo Action 6 e altri dispositivi possono collegarsi direttamente a un massimo di due trasmettitori per Mic Mini 2 senza un ricevitore aggiuntivo, offrendo audio di qualità professionale a 48 kHz/24 bit.
Nella foto sopra il ricevitore Mic Mini che si aggancia allo smartphone tramite presa usb-cNella foto sopra il ricevitore Mic Mini che si aggancia allo smartphone tramite presa usb-c
La distanza di trasmissione può arrivare fino a 300/400 metri a seconda del ricevitore ed entrambi (trasmettitore e ricevitore) offrono rispettivamente fino a 11,5 e 10,5 ore di autonomia. Una custodia di ricarica completamente carica può estendere l'autonomia della batteria fino a 48 ore. Il ricevitore per Mic Mini e il trasmettitore per Mic Mini 2 possono essere utilizzati per circa 1 ora dopo soli 5 minuti di ricarica e quando il trasmettitore non rileva un segnale dal ricevitore, entra automaticamente in modalità di riposo per risparmiare batteria.

DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging
DJI Osmo Pocket 4 alza il livello dell’imaging portatile con nuove tecnologie video e funzionalità avanzate pensate per creator, vlogger e appassionati di contenuti digitali
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzo e disponibilità


DJI Mic Mini 2 può essere acquistato su store.dji.com e presso i rivenditori autorizzati, con spedizione a partire da oggi, nelle seguenti configurazioni:

Mic Mini 2 (2 TX + 1 RX + custodia di ricarica) a 99 euro;

Mic Mini 2 (1 TX + 1 RX mobile + custodia di ricarica) a 59 euro.

Entro la prossima estate DJI ha annunciato l'arrivo di Mic Mini 2S, mini microfono senza fili con registrazione interna e capacità 4TX + 1RX.


DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging e video di nuova generazione


DJI ha annunciato Osmo Pocket 4, con capacità di imaging migliorate rispetto alla versione precedente. Ora il dispositivo può registrare video in 4K/240fps e produrre scatti più nitidi in condizioni di scarsa illuminazione, offrendo al contempo una eccellente profondità cinematografica. Inoltre, con le nuove funzioni di tracciamento intelligente di Osmo Pocket 4, i creator possono mantenere i soggetti a fuoco e nell’inquadratura mentre si spostano.
Osmo Pocket 4 montato su un mini treppiedeOsmo Pocket 4 montato su un mini treppiede

Scatti nitidi e dettagli più definiti


Il sensore CMOS da 1 pollice e l’apertura f/2,0 di Osmo Pocket 4 garantiscono ritratti naturali e nitidi anche in condizioni di scarsa illuminazione, assicura DJI. I 14 stop di gamma dinamica e il profilo colore D-Log a 10 bit mettono in risalto toni ricchi e colori realistici, sia al crepuscolo sia in ambienti scarsamente illuminati, con ritratti restituiscono un incarnato dall’aspetto più sano e più curato. Con un pulsante Zoom dedicato, i creator possono passare con un solo tocco dallo zoom senza perdita 1x a quello 2x, ed è possibile registrare filmati Ultra HD in slow motion in 4K/240fps.

ECOVACS DEEBOT X12 ufficiale: robot con FocusJet
ECOVACS DEEBOT X12 è ufficiale: il nuovo robot aspirapolvere introduce la tecnologia FocusJet e punta a migliorare la pulizia smart con funzioni avanzate e maggiore automazione
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Smart Capture


Osmo Pocket 4 offre stabilizzazione su tre assi per vlog e livestream sempre fluidi, anche in movimento. Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese, mentre ActiveTrack 7.0 consente di seguire i soggetti anche con zoom 4x. Le funzioni avanzate come Segui persona, Inquadratura dinamica e il blocco del soggetto rendono le riprese cinematografiche semplici anche con una sola mano. La messa a fuoco automatica intelligente mantiene sempre i soggetti nitidi, con possibilità di cambiare target al volo o dare priorità a un soggetto specifico. Completa il tutto il controllo gestuale, che permette di avviare tracking e registrazione con semplici movimenti della mano.
Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese

Immediata e facile da usare


Osmo Pocket 4 migliora l’esperienza utente con diverse nuove funzionalità intuitive: per iniziare a registrare, i creator possono semplicemente ruotare lo schermo. Sotto lo schermo due pulsanti permettono di passare da cambiare zoom velocemente, mentre l’altro è un pulsante personalizzabile che può essere configurato con le impostazioni preferite del creator. Con 107 GB di archiviazione integrata, i creator possono girare più filmati e trasferire facilmente fino a 800 MB/s di contenuti senza scheda di memoria.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Osmo Pocket 4 amplia le possibilità creative con funzioni avanzate pensate per ogni tipo di contenuto. Il video con otturatore lento permette di ottenere suggestivi effetti motion blur, mentre i toni pellicola offrono stili visivi professionali pronti all’uso. L’abbellimento in-camera migliora l’aspetto dei soggetti in modo naturale, affiancato da una luce di riempimento regolabile ideale per scene in scarsa illuminazione. Completano il tutto un’autonomia estesa e la ricarica rapida, che garantiscono lunghe sessioni di ripresa senza interruzioni.
La messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidiLa messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidi
Osmo Pocket 4 può catturare voci chiare e registrare i suoni ambientali grazie all'array di microfoni integrato. Supporta anche la connessione diretta ai trasmettitori DJI Mic, consentendo la registrazione audio a quattro canali. I trasmettitori DJI Mic supportati includono Mic 2, Mic 3 e Mic Mini (ciascuno venduto separatamente o incluso in alcuni combo selezionati).

Prezzo e disponibilità


Osmo Pocket 4 è disponibile in diverse configurazioni, accompagnato da obiettivo grandangolare e microfono, a partire da 499 euro.


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Signal apre i test pubblici della verifica automatica delle chiavi


Con la beta 8.11 di Signal per Android arriva in test pubblico la verifica automatica delle chiavi crittografiche basata su key transparency. Ecco come funziona e quali sono i limiti.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Verificare che una conversazione su Signal sia davvero cifrata end-to-end con la persona giusta finora ha richiesto un confronto manuale: incontrarsi di persona, confrontare i 60 numeri del safety number, oppure scansionare il QR code attraverso un canale alternativo fidato. Una procedura corretta in teoria, ma che non sempre è facile o si ha voglia di eseguire sul serio. Con la beta 8.11 di Signal per Android, in distribuzione in queste ore, lo stesso controllo inizia a essere automatico.

La funzione si chiama automatic key verification e si basa sulla key transparency, un meccanismo crittografico in sviluppo presso Signal da diverso tempo. Per provarla basta aprire il profilo di un contatto, toccare “View Safety Number” e premere il pulsante “Verify automatically”: se la verifica va a buon fine compare un segno verde con la dicitura “Encryption verified”.

Come funziona la key transparency


Il post di Signal che annuncia la feature si limita a dire che la verifica automatica è “un sistema di controlli continui effettuati da più parti, l’utente, l’interlocutore e auditor indipendenti di terze parti”. Non spiega in dettaglio cosa succede dietro le quinte. Per capire il funzionamento del sistema bisogna guardare al codice pubblicato da Signal su GitHub e alla bozza IETF di riferimento, scritta tra gli altri da un ingegnere di Signal.

Per cifrare i messaggi end-to-end, Signal deve associare a ciascun utente una chiave pubblica. Storicamente queste associazioni sono custodite sui server di Signal e fornite ai client quando serve. Il limite di questo approccio è noto: un server compromesso, o sotto pressione legale, potrebbe in teoria fornire una chiave diversa da quella reale e rendere possibile un attacco con un terzo interposto. L’app già oggi notifica all’utente i cambi di safety number, ma per capire se un cambio è legittimo, ad esempio una reinstallazione, oppure è un attacco, bisognava confrontare manualmente il numero con la controparte.

La key transparency interviene su questo punto. Dalla documentazione tecnica risulta che Signal continua a custodire le stesse informazioni di prima, ma in una struttura che non permette modifiche silenziose: ogni cambio di chiave viene aggiunto a un elenco in cui si possono solo accodare nuove voci, mai cancellare o riscrivere quelle vecchie. È come un libro contabile in cui ogni pagina è legata matematicamente a quelle precedenti, quindi strappare una pagina o riscriverla lascerebbe una traccia evidente.

A controllare che Signal non bari servono soggetti esterni, chiamati auditor. Signal ha pubblicato su GitHub il codice di un auditor di riferimento e Trail of Bits, società di sicurezza nota nel settore, ha pubblicato una propria implementazione indipendente. L’idea descritta nelle specifiche è che soggetti terzi possano scaricare in continuazione gli aggiornamenti del registro e accorgersi se i server di Signal provassero ad alterarlo o a mostrarne versioni diverse a utenti diversi.

Dal codice pubblico e dalla bozza IETF risulta che il registro non è una rubrica aperta consultabile da chiunque: la sua struttura è progettata in modo che gli auditor possano verificarne la correttezza matematica senza vedere in chiaro quali numeri sono iscritti e con quali chiavi. Chi conosce già un numero specifico può chiedere al server quale chiave gli è associata, come succede oggi quando si aggiunge un contatto a Signal, ma scaricare l’elenco completo degli iscritti non è possibile.

L’app esegue inoltre verifiche per conto proprio: controlla che la chiave del contatto sia effettivamente presente nel registro e che il registro stesso sia rimasto coerente nel tempo. Tutte queste verifiche insieme, secondo Signal, offrono la stessa garanzia di un confronto manuale del safety number, senza richiedere alcuna azione all’utente.

I limiti, e cosa succede quando non funziona


La verifica automatica non è disponibile in tutti i casi. Funziona soltanto se il client conosce il numero di telefono dell’altra parte, condizione che si verifica se la chat è stata iniziata tramite la funzione “Trova per numero”, se il contatto è in rubrica ed è raggiungibile per numero, oppure se l’interlocutore ha scelto di rendere il proprio numero visibile a tutti (l’impostazione predefinita lo nasconde a chiunque).

Anche quando funziona, può smettere di farlo per ragioni del tutto normali, come il cambio di numero della controparte. In quei casi, ricorda Signal, si torna al vecchio safety number da confrontare attraverso un canale alternativo fidato. La verifica automatica si affianca quindi al safety number manuale, non lo sostituisce del tutto.

Quando arriva in versione stabile


Per il momento la novità è confermata nel canale beta di Android. Sviluppo della key transparency è in corso da diverso tempo anche su iOS e Desktop, e la feature dovrebbe arrivare in test pubblico anche su quelle piattaforme nelle prossime settimane, anche se le release notes ufficiali delle rispettive beta in distribuzione non la menzionano esplicitamente. Signal chiede di segnalare nel forum eventuali casi in cui la verifica non risulta disponibile pur ricorrendo una delle tre condizioni descritte. Le beta servono proprio a questo prima del rilascio generale.

SOURCE:// community.signalusers.org
SOURCE:// community.signalusers.org
SOURCE:// github.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

23 e 24 maggio, roma: sesta festa dell’arte a monteverde

cliccare per ingrandire
.
#festaDellArte #Monteverde #VillaPamphili

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Obsidian rivede il sistema dei plugin: verifica automatica e nuovo catalogo pubblico


Obsidian apre Obsidian Community: nuovo catalogo pubblico e verifica automatica che scansiona ogni versione di plugin e tema in cerca di problemi di sicurezza.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Negli ultimi anni il catalogo dei plugin di Obsidian è cresciuto più velocemente di quanto un team da sette persone potesse gestire con revisioni manuali. La coda delle nuove submission si era allungata sempre di più, e il fatto che gli assistenti di codifica basati su intelligenza artificiale stiano accelerando la creazione di plugin, come ammette lo stesso team, non aiutava. La risposta è arrivata nelle ultime ore con Obsidian Community, la nuova piattaforma che sostituisce il vecchio sistema basato su pull request al repository GitHub di Obsidian.

Un catalogo ripensato, con scheda di sicurezza per ogni plugin


Il sito community.obsidian.md raccoglie gli oltre 4.000 plugin e temi creati dalla community in cinque anni di API pubblica, ricercabili per categoria, popolarità o data di rilascio. Ogni progetto ha una pagina dedicata con descrizione, screenshot e una scheda di valutazione che indica i segnali di manutenzione, le richieste di rete che il plugin potrebbe fare e altri indicatori di sicurezza. Compaiono anche etichette specifiche per i plugin a pagamento e per le integrazioni ufficiali.

Per gli sviluppatori c’è un pannello dedicato dove gestire le proprie submission, seguire lo stato delle revisioni e personalizzare il profilo pubblico. Tutti i progetti già presenti sono stati migrati automaticamente; per rivendicarli basta connettere l’account GitHub.

Verifiche automatiche su ogni versione


Il cambiamento più sostanziale riguarda il processo di revisione. Prima Obsidian verificava manualmente solo la prima submission di un plugin, mentre gli aggiornamenti successivi non passavano controlli. Adesso ogni nuova versione viene scansionata da un sistema automatico che verifica il rispetto delle policy per gli sviluppatori, le buone pratiche di scrittura del codice e la presenza di vulnerabilità note. Gli sviluppatori possono usare uno strumento ufficiale per fare le stesse verifiche in locale, e una funzione di scansione anticipata sul pannello prima di sottoporre il codice.

Tuttavia le revisioni manuali non scompaiono del tutto. Continueranno per i plugin più scaricati, per quelli messi in evidenza e per i casi segnalati dalla community. L’obiettivo dichiarato è che l’automazione assorba il grosso del lavoro ripetitivo e liberi il team per concentrarsi sui casi che richiedono occhio umano.

Closed source in pausa


Il punto più interessante riguarda i plugin proprietari. Per ora Obsidian non accetta nuove submission closed source: quelli già pubblicati restano disponibili, ma chi vuole entrare nel catalogo deve rendere pubblico il codice. Una scelta coerente con un sistema basato sulla scansione automatica, perché senza accesso al codice sorgente non si possono fare verifiche di qualità o di sicurezza. Il team dice che valuterà come adattare il sistema anche ai progetti chiusi, senza fornire tempistiche.

Va ricordato che Obsidian stesso non è software libero: il codice del client è proprietario. Il catalogo però è sempre stato un ecosistema misto, con plugin open source e plugin chiusi che convivevano.

L’autenticazione resta legata a GitHub. Il team dice di voler aggiungere altre piattaforme in futuro, ma per ora chi pubblica un plugin deve passare da lì. Le organizzazioni possono rivendicare i repository di gruppo se gli sviluppatori hanno una membership pubblica visibile.

SOURCE:// obsidian.md
SOURCE:// news.ycombinator.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno, Giuristi Democratici


Intervista all'Avv. Paolo Solimeno dei Giuristi Democratici di Firenze, membro dell'Esecutivo dell'associazione, sull'importante scadenza di mercoledì 20 maggio.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Giuristi Democratici, insieme a molte realtà tra cui il Comitato 15 per il NO, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia ha promosso per il 20 maggio 2026 l’incontro intitolato “Non perdiamola di vista” presso l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Roma, Via Pietro Cossa, 40.

I temi dell’incontro saranno:

  • valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum,
  • volontà di stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia
  • analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Per parlare dell’incontro abbiamo intervistato l’Avv. Paolo Solimeno dei Giuristi Democratici di Firenze, membro dell’Esecutivo dell’associazione. Con lui abbiamo approfondito i temi che saranno al centro dell’incontro che si prefigge di contribuire a continuare un lavoro comune dopo la positiva campagna referendaria.

INTERVISTA ALL’AVVOCATO PAOLO SOLIMENO – GIURISTI DEMOCRATICI

  • L’incontro del 20 maggio 2026 vuole essere una valutazione collettiva di quello che è successo con il referendum. In che senso?

Non per manie di protagonismo, ma la società civile, le associazioni di avvocati, di attivisti per la difesa della Costituzione e tutte le altre associazioni che stanno aderendo vorrebbero far tesoro della partecipazione non sorprendente forse, ma molto positiva e soddisfacente e del risultato del referendum di marzo. Questo perché ritengono che il fatto che si sia capito che erano in gioco i fondamenti dello stato costituzionale di diritto sia stato allo stesso tempo il motivo della partecipazione e l’importanza del risultato.

Questo è stato capito e c’è stata un’affluenza maggiore sia rispetto ai referendum abrogativi – fatto naturale per un referendum costituzionale – sia rispetto alle elezioni politiche e locali. Vorremmo evitare che questo risultato venga dimenticato per tornare al livello basso, “rassegnato” della politica quotidiana.

Quando sono in gioco temi essenziali della democrazia, non solo le politiche da decenni simili tra i vari schieramenti su questioni economiche e sociali, pensiamo che la gente capisca che il proprio ruolo di cittadino deve essere svolto perché altrimenti si rischia di far perdere terreno alla democrazia stessa che nei primi decenni del Secondo dopoguerra era basata sui partiti, oggi in questa lunga fase di crisi è sulle spalle della cittadinanza, delle mobilitazioni su temi fondamentali.

  • Tu hai seguito direttamente tutta la campagna referendaria, che impressione ti sei fatto? Soffermandoci sul risultato referendario, hai avuto l’impressione che al di là dell’aspetto specifico del referendum ci sia stata una voglia di dire un NO complessivo a molte cose?

Il mio impegno sul referendum è iniziato a metà novembre 2025 con una prima iniziativa fatta con Pietro Adami a Grosseto, ancora nemmeno avevo letto il ddl costituzionale, solo qualche articolo di commento e da lì in poi nei mesi successivi sono seguiti decine di incontri e iniziative.

Posso dire che negli ultimi giorni c’è stata la voglia di dire un NO complessivo, di schieramento, però francamente durante i mesi di campagna referendaria ho colto soprattutto la voglia di entrare nel merito delle questioni poste dal referendum. Cittadini estranei al mondo del diritto, dei tribunali, volevano capire nel dettaglio cosa era in gioco con il referendum anche andando oltre la stessa urgenza dei giuristi di spiegare – detto in poche parole – che non si trattava di”separazione delle carriere” ma di democrazia e se mai separazione dei poteri, dei meccanismi stessi della democrazia. La gente aveva voglia di entrare a fondo nel dibattito, entrare nei dettagli della modifica costituzionale. Si può dire perciò che ci sono state tutte e due le spinte. Un’adesione ai temi della campagna No Kings capendo qual’era la portata di questa riforma e poi un rifiuto dell’ accoppiata sovranisti europei e americani che spaventa obiettivamente. C’è stata un’affluenza dovuta ai temi del momento presente e non solo a quelli specificamente referendari però c’è stata – cosa che ha sorpreso tanti di noi – anche la voglia di capire, prendere posizione su un tema molto specifico e anche piuttosto ostico quale quello della modifica del Titolo Quinto della costituzione e del rapporto fra la magistratura e gli altri poteri.

  • Alla luce del fatto che il referendum ha illuminato il piano generale autoritario del governo quali sono i prossimi temi da affrontare e su cui prendere posizione?

Il tema più urgente – per motivi di calendario – è probabilmente quello della legge elettorale che è un modo in sostanza di introdurre un premierato di fatto con una legge ordinaria. La maggioranza governativa non se la sente di mandare avanti il premierato dopo la sconfitta al referendum di marzo e quindi tenta con la legge elettorale che è l’opposto del facilitare la partecipazione e migliorare l’offerta politica: più si semplifica, più si corre al centro per cercare di vincere come schieramento e più si riduce l’attrattiva dell’offerta politica e si allontana l’elettorato.

Ma soprattutto l’effetto del maggioritario e peggio dei sistemi premiali che forzano verso il bipolarismo non solo in Italia è di praticare un taglio della rappresentatività delle istituzioni afavore dell’esecutivo o addirittura del capo dell’esecutivo, che controlla tutto, anche con le liste bloccate. Senza contare che il ventilato premio di maggioranza enorme e non meritato non solo favorisce una minoranza, ma è un vero furto di consensi all’opposizione con centinaia di migliaia di voti che vengono tolti ai soggetti che escono sconfitti dalla gara elettorale. Quella è forse la priorità, quindi.

Poi c’è il tema, detto sinteticamente, dei diritti, delle libertà e quindi della sicurezza che è un focus di questo governo come si è visto dal decreto contro i Rave party ai vari decreti sicurezza. La limitazione delle libertà fondamentali in un mondo così informatizzato, con così tanti strumenti per indagare le opinioni, i comportamenti delle persone è veramente inquietante tanto più visto che andava di pari passo con il controllo dei magistrati. Pensiamo al fermo preventivo in cui il PM deve solo avallare il provvedimento preso dal poliziotto che ferma per meri sospetti il partecipante a una manifestazione. Siamo a livelli da stato di polizia. Penso che questa sia un’altra delle priorità da affrontare. Poi ovviamente ci sono molti altri temi economici e sociali importanti come ad esempio quelli al centro della raccolta firma per una Legge d’Iniziativa Popolare sulla Tassazione dei grandi patrimoni partita da alcuni giorni e che sta avendo buone adesioni.

  • Obiettivo dell’incontro è quello di trovare le forme per continuare un cammino comune tra le tante associazioni, reti, gruppi, persone che sono state attivamente protagoniste della campagna referendaria?

Parlando con Pietro Adami, tra i promotori di questa giornata, mi sembra sia saggio il proposito condiviso di stabilire forme di coordinamento, costruire strumenti di comunicazione comuni come una newsletter, un blog, una calendarizzazione di appuntamenti, evitando però di creare un soggetto unico, monolitico. Abbiamo già visto esperienze di soggetti unici che si propongono come aggregatori di associazioni, di realtà e che poi, via via che il tempo passa, si svuotano e restano semplicemente soggetti che non sono più rappresentativi delle realtà che avrebbero dovuto aggregare.

Quello che ci serve non è il soggetto unico ma una intelligente e creativa dinamica di relazioni in cui le diverse soggettività restino protagoniste, in cui ciascuno possa portare la propria particolarità. Il proposito è quello che non ci siano dei coordinatori, organismi fissi ma una pluralità di soggetti e persone che fanno cose con obiettivi comuni e coordinandosi, dialogando.

  • Per cui non la nascita di un soggetto unico verticale ma invece la capacità di azione comune, di agire come coalizione che si muove rispettando le differenze ma unita nell’affrontare la complessità, come è stato durante il referendum?

Esatto. Tanti soggetti da quelli della magistratura, dell’avvocatura, tutte le associazioni, la società civile. Ciascuno ha dato il proprio contributo. L’incontro del 20 maggio può essere un primo momento di confronto. Ce ne saranno altri. Mi sembra un buon punto di partenza. Le cose da fare e il come farle nasceranno nel confronto, nel dibattito.

Da parte mia ci tengo a sottolineare che vorrei si mantenesse la particolarità del contenuto di questo referendum, non ovviamente della modifica costituzionale proposta ma del senso di allarme in difesa della democrazia che si è contrapposto alla modifica: l’idea di dover difendere i cardini dello stato diritto e perciò la separazione dei poteri e l’autonomia della magistratura.

Sono 40 anni che in Italia ma anche in altre democrazie occidentali si esauturano le assemblee elettive a favore degli esecutivi, non si favoriscono gli strumenti di democrazia diretta, referendum, iniziativa legge popolare e altri strumenti messi in campo per esempio a Porto Alegre e in Francia.

La prevalenza dell’esecutivo va di pari passo con l’indebolimento delle democrazie e la marginalizzazione delle minoranze e dei soggetti deboli.

La difesa della separazione dei poteri non è difesa della magistratura, è difesa della democrazia.

Vorrei che si mantenesse la peculiarità di questa stagione referendaria, di questa primavera in cui si è segnato un buon risultato.

Il tema della separazione dei poteri va di pari passo con la legge elettorale perchè se viene fatta una legge elettorale premiale alla fine il Parlamento non conta nulla, diventa una succursale del governo.

Un assetto veramente democratico con i poteri equilibati penso che sia indispensabile per affrontare il drammatico impoverimento delle classi medie e basse che si prepara con i vari fenomeni a cui stiamo assistendo dalle guerre alla perdita di centinaia e migliaia di posti di lavoro con l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale. Se questi cupi scenari saranno affrontati solo con le elite privilegiate che decidono tutto con queste democrazie svuotate, verranno solo mantenute e allargate drammaticamente le diseguaglianze sociali. E si favoriranno i sovranismi, gli estremismi “egoisti”, cioè di destra, di cosa lamentarsi?

Per avere una spinta redistributiva, di riduzione delle disuguaglianze di potere e risorse, per trovare dei meccanismi di tenuta per le crisi che si preparano c’è bisogno di partecipazione se no il sistema sociale e istituzionale non potrà reggere.

Altri articoli sul tema:

20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia


20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.


I Giuristi Democratici, insieme al Comitato 15 per il NO, al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia e molte altre realtà, promuovono l’incontro del 20 maggio 2026 dal titolo non casuale: “NON PERDIAMOLA DI VISTA”.

Le ore seguite alla vittoria referendaria del 23 marzo scorso sono state felici, ma hanno mostrato anche il limite dei Partiti italiani. Già dal giorno dopo la vittoria, sembra sia stato dimenticato il vasto movimento della società civile che l’aveva resa possibile. Il dibattito politico ha immediatamente volto lo sguardo alle elezioni politiche ed alle ventilate primarie di coalizione. Legittimo, naturalmente. Ma il messaggio è chiaro. Finita la parentesi referendaria, ci si torna a concentrare sui temi quotidiani.

Il calo del livello del dibattito è sembrato evidente. Fino al 23 marzo si discuteva di valori alti e del modo di dar loro corpo costituzionale. Successivamente, questa ampiezza di vedute è venuta meno.

Dunque, le strade che per un momento avevano fatto incontrare società civile e Partiti sembrano tornare a dividersi. Tuttavia, occorre chiedersi se davvero il dibattito politico italiano possa fare a meno dell’apporto costante della riflessione della società civile, ed in particolare di tutti coloro che si occupano di Costituzione e dei diritti che ne conseguono. Non può essere un caso il periodico tornare ad affacciarsi di proposte di stravolgimento costituzionale.

Inoltre, ci sono ancora questioni aperte sui precedenti stravolgimenti. Ad esempio, continuano a fare danni le riforme del Titolo V, in particolare l’art. 116 che apre all’autonomia differenziata.

In periodo elettorale ai Partiti, non solo della sinistra, andrebbe chiesto un impegno, e comunque trasparenza, sull’intenzione di porre rimedio a questi sconvolgimenti.

Si avverte allora la necessità di un coordinamento tra i molti protagonisti dell’impegno e della riflessione sulla Costituzione; di costruire un’agorà costituzionale, dove tenere viva l’attenzione sulle questioni emergenti, aperta a gruppi, associazioni, studiose e studiosi, esperte ed esperti.

Non vi è cosa più difficile di costruire un terreno comune, uno spazio condiviso, davvero aperto a ogni contributo. Occorre pertanto individuare le idee giuste per sollecitare e valorizzare l’apporto di ciascuna e ciascuno, in modo che il mondo della gestione del quotidiano non possa eludere il continuo confronto con i principi costituzionali.

Di questo si parlerà alla riunione di mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 17, a Roma, cui invitiamo tutte e tutti a partecipare.

L’incontro si terrà simbolicamente nello stesso luogo che ha già riunito molte e molti di noi nel giorno dell’attesa dei risultati del referendum: l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Via Pietro Cossa, 40.

Avv. Pietro Adami

Comitati per il NO, associazioni, giuriste e giuristi si incontrano

MERCOLEDÌ 20 MAGGIO ‒ ORE 17

Aula magna Facoltà teologica valdese

Via Pietro Cossa, 40 ‒ ROMA

Prime adesioni: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Comitato 15 per il NO, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia, Giuristi Democratici

Temi dell’incontro:

– valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum;

– stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia;

– analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Altri articoli sul tema:

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno Giuristi Democratici


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Collegamenti #7


Maggio mi sta mettendo a dura prova, il maledetto, ma ho accumulato un’altra bella manciata di collegamenti e vorrei dargli un’ordinata (per modo di dire, visto che li piazzo disordinatamente in un post generalista), dunque eccomi qua.

Questa volta inizio con il poster di un concerto: è quello dei Dope Purple, band noise e space rock taiwanese (che non conosco), e dei Dead Sea Apes, band drone rock e psichedelica di Albione (che invece conosco e amo), il 12 giugno a Manchester. Il poster è arrivato a me tramite l’account Mastodon di questi ultimi e lo ha disegnato Brett Savage, il loro chitarrista. Io fossi in voi darei un ascolto alla band (posso consigliare Night Lands e Rewilding) e una sfogliata al loro blog, dove trovate altri bei poster e tanta bella musica e tutto il cucuzzaro di informazioni; vi consiglierei di seguirli insomma, se non sono troppo indiscreto. Se poi vi trovate a Manchester il 12 giugno, be’, tanto meglio per voi.
Gran parte della locandina è coperta da un grosso cerchio viola dai bordi frastagliati, che non si vede per intero. L'interno del cerchio è percorso da accenni di pennellate bianche che vanno a formare una spirale che termina (idealmente) al centro in un altro cerchio più piccolo e dai contorni più precisi, colorato di lilla, al cui interno è disegnato (accennato) un occhio dal quale partono dei raggi bianchi. Intorno al semicerchio superiore di questo cerchio più piccolo, partendo da destra, è scritto DOPE PURPLE. Intorno alla fetta di destra del semicerchio inferiore, partendo da sinistra con un carattere più piccolo, è scritto DEAD SEA APES. In fondo a destra sulla locandina c'è un rettangolo orizzontale in cui sono scrittila data, il luogo del concerto e l'indirizzo. Nella parte alta della locandina, l'unica non coperta dal cerchio viola, sulla sinistra, è scritto: The Beauty Witch presents
Una cosa molto bella che ho trovato ultimamente sul web è questo sito, Equal Earth, che fornisce versioni ad alta risoluzione e in diverse lingue di una mappa del mondo «che mostra i paesi e i continenti nelle loro dimensioni reali rispetto gli uni agli altri». È possibile centrare la mappa dove si vuole e scaricarla liberamente in diversi formati, persino in Illustrator. Non è fantastico? Questa cosa l’ho trovata sempre su Mastodon grazie al thread-richiesta partito da @bbacc e risolto da @zeppe.

Salto a cose meno amene – dissenso, repressione e autoritarismo dilagante – segnalando tre articoli paralleli, ma che dico paralleli, direi contigui: Italo Di Sabato che sciorina un po’ di dati sulla repressione delle manifestazioni in Italia, Amnesty International che ci parla della ripresa della mobilitazione sociale in Italia, e il buon Luigi Manconi che sottolinea l’assurdità e l’autoritarismo del reprimere una commemorazione funebre (è il caso degli anarchici che volevano dare l’ultimo saluto ai compagni morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti).

E dal paesaggio sociale salto al paesaggio agricolo e naturale.

In questo ultimo mese e mezzo o giù di lì, a parte correggere, revisionare e impaginare come se ci fosse un domani, ho pure trovato il tempo per qualche pedalata lontano dal PC, che mi ha dato l’opportunità di decomprimere e di scattare qualche bella foto; oddio bella, carina dai. Di tutte quelle che ho fatto (non molte in verità), ne ho scelta una che ritrae un campo appena arato che digrada verso il lago (di Bolsena) e un maestoso pino-stella polare cui sono molto affezionato (qui c’è lo stesso pino preso da sotto). Lo scatto è di inizio aprile, vorrei trovare il tempo di tornare sul posto per ritrarre quel campo ormai pieno di piante di patate; mi prometto di farlo, ché sono sempre stato un devoto del famoso comandamento di Saramago (se mi sentisse parlare così…):

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

– da «Viaggio in Portogallo» (1981), traduzione in italiano di Rita Desti


E il viaggio non è solo quello che ti porta dall’altra parte del mondo.
Una stradina di campagna passa in mezzo a due campi, uno verde a sinistra e uno arato e quindi completamente marrone a destra. La strada e i campi digradano verso il basso. In fondo, più o meno al centro dell'immagine, c'è un grande pino con la chioma che pende a destra. Oltre il grande pino si vedono il lago e le colline. Il cielo è leggermente striato da nuvole.
Per la serie social media, resistenza agli algoritmi e alle Big Tech, segnalo invece un interessante articolo della biblioteca dell’Università di Groninga che, avendo già abbandonato X per passare al fediverso (su un’istanza creata appositamente per la comunità della ricerca e dell’educazione olandese), ha ora aperto un dibattito su cosa fare di Instagram, scrivendo tra le altre cose: «L’alfabetizzazione informativa è al centro della nostra attività come biblioteca. Aiutiamo gli studenti a sviluppare un approccio attivo e critico alla ricerca delle informazioni: effettuare ricerche mirate, valutare l’affidabilità delle fonti ed elaborare le informazioni in modo efficace. L’algoritmo di Instagram fa esattamente il contrario: filtra ciò che gli utenti vedono in base al coinvolgimento, non all’affidabilità». Mi piacerebbe leggere una cosa del genere a queste latitudini, sto chiedendo troppo?

Torno brevemente alla musica, poi passo e chiudo.

Sto continuando a tempo perso l’esplorazione delle produzioni musicali del 2016, ovvero #LaMusicaDel2016 se siete sul fediverso. I dischi belli sono tanti, ma è arrivato il momento di celebrare uno dei lavori migliori, più rappresentativi e più influenti di quell’annata; un album che dieci anni fa, di questi tempi, stavo certamente consumando, essendo uscito a fine aprile. Sto parlando di Nonagon Infinity dei King Gizzard & the Lizard Wizard: il miglior disco di rock psichedelico di questo primo quarto di secolo probabilmente, col suo mix allucinato di garage punk, space rock e sana ripetizione (disciplina) krauta. È qui che prendono l’avvio, seppur in modo ancora embrionale, gli esperimenti con la musica microtonale della band australiana che daranno vita ad altre opere bellissime, su tutte Flying Microtonal Banana.

E vado infine a chiudere con le copertine belle. Sono molto indietro con questa cosa delle copertine, ne ho accatastate tante ma le ho lasciate a far la muffa. Oggi ne riesumo due, ma aspettatene altre a breve. I dischi sono entrambi di quest’anno, appartengono entrambi a band italiane e, che ve lo dico a fare, contengono musica molto bella.

La copertina di Il sangue è pronto è di Emilia Wesolowska, ovvero una Neoprimitiva (ne sentirete la voce, nel disco).

La copertina del nuovo album dei Movie Star Junkies è invece di James Johnston, fondatore dei Gallon Drunk, ex organista e chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave e – dicono, e io non faccio fatica a crederlo – affermato pittore. Il testo è scritto/disegnato a mano da Galileo Galeone.
Il disegno ritrae un uomo-scheletro con la faccia bianca (ma bianca, non rosa, la bocca rossissima appena aperta, il jnaso arandione, gli occhio scuri intorno e vuoti all'interno e i capelli di un arancione fiammante. La testa è contornata da una linea azzurrina. Sulle spalle ha due gufi belli grandi, colorati più o meno coi colori dei gufi, i cui contorni sono segnati dalla stessa linea azzurrina. Sopra la testa dell'uomo è disegnato il nome della band, Movie Star Junkies; sul petto è disegnato il titolo del disco, Walk on Bones.
Fine, per ora.
#albumCovers #autoritarismo #BrettSavage #copertineBelle #DeadSeaApes #DopePurple #EmiliaWesolowska #EqualEarth #fotografie #GaragePunk #IlSangueèPronto #JamesFJohnston #KingGizzardAndTheLizardWizard #LaMusicaDel2016 #mappe #MovieStarJunkies #Neoprimitivi #NonagonInfinity #paesaggi #PsychedelicRock #repressione #socialMedia #WalkOnBones


Posters for our upcoming gigs!
Full details and links at deadseaapes.wordpress.com/gigs…

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Requiem Lucrezia Atto Finale recensione

Indice dei contenuti
Toggle

Titolo: Requiem – Lucrezia atto finale

Trilogia, libro finale

Autore: Marco Abbagnara

Descrizione

Siamo all’atto finale: Lucrezia, la purificatrice, è diventata la preda. Alle sue spalle si muove un uomo dai lunghi capelli bianchi e dal completo nero, un’ombra che non si limita a seguirla ma la precede. Egli abita il futuro, anticipando ogni suo crimine come se il destino fosse un copione già scritto. Cosa c’è di più atroce di un inseguitore che ti aspetta già al traguardo? Tra sogno e realtà, la mente di Lucrezia si sgretola in un incubo a incastro, una matrioska di puro terrore. Intanto, il mondo intero annega sotto il “Manto”: un complotto globale che sta trasformando la Terra in un labirinto dove la psiche collettiva e la catastrofe imminente diventano la stessa e indistinguibile cosa.

Il libro è acquistabile su amazon

Requiem. Lucrezia: Atto Finale – La Recensione


Di Marco Abbagnara

Siamo finalmente giunti all’epilogo della trilogia dedicata a Lucrezia, la “contessa predatrice”. In questo capitolo conclusivo, colei che si è sempre eretta a paladina di una giustizia distorta e personale subisce un brutale rovesciamento: la cacciatrice diventa preda.

La Trama: Tra Mistero e Disperazione


Il motore del racconto è ancora una volta Carlos, la cui disperazione cresce di pagina in pagina. La sua ricerca febbrile di prove per incastrare Lucrezia per la scomparsa di Alejandro è accompagnata da un altro interrogativo che lo logora: che fine ha fatto Adama? L’amante, l’unica donna che la contessa sembra aver amato davvero, è svanita nel nulla, lasciando dietro di sé solo ombre.

amazon.it/Requiem-Lucrezia-fin…

Il romanzo si apre con premesse folgoranti, proiettando immediatamente il lettore nel vivo della narrazione. La struttura dell’opera costringe a continui cambi di prospettiva, mettendo alla prova la bussola morale del lettore e oscillando l’empatia tra i vari protagonisti. Mentre la morsa attorno alla contessa si stringe, il mondo esterno appare sempre più soffocato dall’oscura influenza della società “Il Manto”, in un’atmosfera cupa e squisitamente noir.

Analisi del Romanzo


La costruzione narrativa di Marco Abbagnara trova in questo volume la sua piena maturità. Nulla viene lasciato al caso:

  • Sviluppo dei Personaggi: Ogni figura è delineata a 360 gradi, raggiungendo una completezza psicologica che chiude perfettamente il cerchio iniziato nel primo libro.
  • Risposte Definitive: Non restano fili sospesi. Ogni sottotrama e ogni segreto celato nel passato dei protagonisti trova la sua naturale e perfetta realizzazione.


Lo Stile e la Scrittura


Ancora una volta, Marco si distingue per una scrittura immersiva e quasi cinematografica, capace di accogliere e “intrappolare” il lettore nelle pieghe del testo. È evidente il richiamo ai grandi maestri della letteratura internazionale, come Stephen King, da cui Abbagnara mutua la capacità di scandagliare l’animo umano.

La prosa è passionale e viscerale; l’autore guida i suoi personaggi — e noi con loro — attraverso un labirinto di colpi di scena, mantenendo una tensione altissima. Il vero talento di Marco risiede nella gestione della suspense: gli interrogativi restano aperti e vibranti fino all’ultima pagina, rendendo la lettura un’esperienza avvincente e impossibile da interrompere.

In Sintesi


Requiem. Lucrezia. Atto Finale non è solo la chiusura di una saga, ma un viaggio nero nei desideri e nelle colpe umane. Un finale degno di una trilogia che ha saputo rinnovare il genere noir con audacia. La recensione dei primi due libri Lucreizia purificatrice del male e il trionfo della morte a questi due link. magozine.it/lucrezia-purificat… magozine.it/il-trionfo-della-m…

Se volete ulteriori approfondimenti potete trovarmi come @glo.donati


Lucrezia: purificatrice del male o dea della vendetta?

Indice dei contenuti

Toggle

L’oscuro fascino del thriller di Marco Abbagnara


A New York, uomini accusati di violenza sulle proprie compagne scompaiono nel nulla. Non faranno mai ritorno.
Chi li ha sequestrati? Che fine hanno fatto?
Il detective Carlos Diabo è chiamato a risolvere il mistero.
Nel frattempo, la contessa Lucrezia Montecadì, potente imprenditrice e mecenate, guida la Radesa, un impero farmaceutico da oltre 200 miliardi di dollari di fatturato. Parallelamente, dirige una ONLUS impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne, con l’obiettivo di renderle indipendenti, valorizzate e autorevoli.
“Purificare i loro cuori
per la gravità delle loro azioni impure,
divorare i loro peccati
affinché la loro anima
ritrovi la pace eterna.”

— Contessa Lucrezia Montecadì

Il libro è acquistabile su amazon al seguente link amazon.it/Lucrezia-Purificatri… o sul sito della casa editrice pathosedizioni.it/catalogo/luc…

Ombre e bellezza.


Il romanzo di Marco Abbagnara ci introduce in un universo denso di ombre, dove la bellezza si scontra con l’orrore. Al centro della narrazione troviamo Lucrezia Montecadì, contessa di origini napoletane che incarna potere ed eccellenza: amante dell’arte, mecenate e imprenditrice di successo alla guida della casa farmaceutica Radesa.

Dietro questa facciata impeccabile si cela però un impegno civile che assume i contorni di una vera e propria crociata personale. Lucrezia ha infatti fondato una ONLUS dedicata alle donne vittime di violenza, con l’obiettivo di renderle economicamente indipendenti e restituire loro la dignità perduta.


Un’anima divisa tra luce e oscurità


Lucrezia non è un personaggio lineare, ma una figura complessa che vive in un perenne chiaroscuro. Se da una parte appare come una salvatrice, dall’altra custodisce un passato che “sa d’inferno”.

Il suo cuore, segnato da profonde ferite, non rinuncia però alla ricerca di un legame autentico, trovando rifugio in Adama, donna intensa e autentica. Tuttavia, l’ombra di Alejandro e il mistero della sua scomparsa continuano a gravare sulla contessa, alimentando la domanda centrale del romanzo:

Chi è davvero Lucrezia Montecadì?
Una spietata vendicatrice che anestetizza il dolore attraverso la violenza, o una reale purificatrice del male?


Analisi psicologica: il trauma come motore del destino


L’aspetto più profondo dell’opera emerge attraverso i flashback che interrompono la narrazione. L’autore scava nel passato della protagonista, rivelando una ferita originaria: il trauma subito per mano del padre durante l’infanzia.

Questo evento rappresenta la genesi della sua trasformazione psicologica. Rabbia e repulsione non nascono da un impulso superficiale, ma da un meccanismo di difesa che ha convertito la vittima in carnefice dei carnefici.

A livello simbolico, Lucrezia incarna una doppia identità:

  • La Donna di Luce: colei che costruisce, sostiene le donne e crede nell’amore.
  • La Dea Vendicatrice: figura moderna e mitologica, pronta a macchiarsi di sangue per ristabilire un equilibrio morale che la giustizia tradizionale non riesce a garantire.

Tra New York e Napoli: un noir senza confini


Ambientato tra l’energia frenetica di New York e le radici viscerali di Napoli, il romanzo si sviluppa come un noir internazionale che esplora il confine sottilissimo tra bene e male.

La scrittura di Abbagnara è immersiva e carica di pathos, capace di trascinare il lettore nei meandri di una mente complessa.

La missione “elevata” di Lucrezia si scontra inevitabilmente con una domanda morale:

È possibile fare del bene utilizzando il male come strumento?

Il paradosso della contessa risiede proprio qui: nel tentativo di purificare il mondo, finisce per sporcarsi le mani dello stesso sangue che vorrebbe lavare via.


La dualità geografica: il sangue di Napoli e il cemento di New York


Il viaggio tra Napoli e New York non è solo fisico, ma rappresenta una proiezione del conflitto interiore della protagonista.

Napoli: il ventre del trauma


Napoli è la città delle radici e del dolore. È il luogo in cui tutto ha avuto origine: una dimensione fatta di visceralità, memoria e ferite mai rimarginate. Qui Lucrezia è la Contessa, legata a una vendetta arcaica, dove “il sangue lava il sangue”.

New York: l’armatura di cristallo


New York rappresenta invece il potere, il controllo e il futuro. Tra grattacieli e laboratori, Lucrezia indossa la maschera dell’imprenditrice impeccabile. Se Napoli è il luogo del sentire, New York è quello dell’azione strategica.

Questo continuo passaggio tra le due città rafforza la sua natura di “anima a metà”: una tensione costante tra redenzione e vendetta.

Come afferma la stessa protagonista, Napoli resta una necessità vitale:
“Ho bisogno di un vulcano sotto i piedi per ricaricare le energie.”


Conclusione


Lucrezia Montecadì è un personaggio che non lascia spazio alla neutralità. Interroga il lettore sulla natura della giustizia, sul peso del trauma e sui confini della moralità.

Condannarla o santificarla è una scelta che spetta esclusivamente a chi si addentrerà tra le pagine di questo intenso thriller psicologico firmato Marco Abbagnara.

Biografia dell’autore


Marco Abbagnara nasce a Catania. Steward di volo, pittore e curatore d’arte.

Nel 2023 pubblica Lucrezia, purificatrice del male (Pathos Edizioni), primo capitolo di una trilogia dedicata alla misteriosa giustiziera. Il secondo volume, Il trionfo della morte, prosegue il percorso narrativo. La trilogia si concluderà nel 2026.

Recensioni libri


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)