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Operazione transnazionale: sequestrati oltre 31 milioni di euro a un'organizzazione criminale che riciclava droga tramite lingotti d'oro


Una recente operazione congiunta tra Italia, Francia, Kosovo e agenzie dell'UE (Eurojust ed Europol) che ha portato a un sequestro storico.

Le autorità hanno smantellato un'organizzazione criminale specializzata nel riciclaggio dei proventi del narcotraffico mediante un sistema sofisticato per convertire il denaro sporco in lingotti e fogli d'oro, per poi spostarli verso Kosovo, Turchia e Marocco.

I Numeri dell'operazione:

  • Totale sequestrato: Oltre 31 milioni di euro (incluso un recente sequestro aggiuntivo di 1 milione).
  • Volume d'affari riciclato: Più di 18 milioni di euro in soli 10 mesi.
  • Arresti: Due promotori dell'organizzazione sono stati arrestati in Francia, sorpresi con 50 kg di oro nascosti in un veicolo.

L'indagine, avviata a dicembre 2024 tramite una Squadra Investigativa Comune (SIC/JIT), ha visto la collaborazione di:

  • Italia: Procura di Milano, Guardia di Finanza (#GICO e #SCICO).
  • Francia: JIRS di Marsiglia e Gendarmerie Nationale.
  • Kosovo: Procura Speciale e Polizia locale.
  • Supporto UE: Eurojust, Europol e la Rete @ON (guidata dalla #DIA).

Un chiaro esempio di come il crimine organizzato utilizzi mercati globali e beni di lusso per "pulire" i fondi, e di quanto sia necessaria una cooperazione internazionale rapida e coordinata per contrastarlo.

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Radicalizzazione giovanile: una sfida globale per la lotta al terrorismo


Il nuovo rapporto analitico dell’INTERPOL rivela che i giovani stanno diventando sempre più radicalizzati e coinvolti in attività terroristiche in tutto il mondo, con statistiche allarmanti che mostrano una presenza sproporzionata dei giovani nei casi legati al terrorismo in numerosi paesi.

Dati chiave:
- Il 70% dei detenuti per reati legati al terrorismo in Francia ha meno di 18 anni,
- Il 71% dei detenuti per reati legati al terrorismo a Singapore ha meno di 18 anni,
- Quasi 1 caso su 10 di terrorismo in Canada coinvolge minori,
- La radicalizzazione può avvenire nel giro di poche settimane.

Risultati principali:

Fattori di vulnerabilità
I giovani non possiedono capacità di pensiero critico sofisticate, possono rifiutare i valori familiari/comunitari, vivono turbolenze emotive durante l’adolescenza e sono socialmente isolati
Strategia di reclutamento
I gruppi terroristici sfruttano il fatto che i giovani sono percepiti dalla società come meno minacciosi, il che li rende meno sospetti durante gli attacchi
Reclutamento online
I gruppi estremisti utilizzano i social media, i videogiochi e le app di messaggistica crittografata per instaurare un rapporto di fiducia attraverso battute e contenuti apparentemente innocui
|Tattiche emergenti
L’ideologia del “buffet” (che mescola diverse ideologie estremiste con la violenza come denominatore comune) e la “violenza come servizio” (offrire denaro per atti violenti con la promessa di condanne più lievi)

Risposta internazionale

Il rapporto dell’INTERPOL sulla radicalizzazione giovanile raccomanda di prendere in considerazione “la creazione di contro-narrazioni digitali e di spazi online che rispondano alle esigenze dei giovani soli e disillusi”.
Altre raccomandazioni includono la possibilità di “rafforzare il monitoraggio digitale da parte delle aziende tecnologiche per moderare i contenuti e segnalare le attività estremiste in tempo reale”, con l’obiettivo di fornire un “approccio più approfondito all’identificazione dei giovani a rischio”.
Il rapporto include anche un glossario dei termini comunemente utilizzati negli ambienti estremisti online o dalle comunità di videogiocatori.
Ai paesi membri è stato chiesto di aggiungere le loro versioni di questi termini, comprese quelle espresse nelle loro lingue locali, con l’obiettivo di supportare le indagini attraverso la compilazione di un dizionario globale dei termini da tenere in considerazione.
«Il rapporto è innanzitutto uno strumento per assistere i nostri colleghi in tutto il mondo, informandoli sulla portata del problema e raccomandando azioni concrete», afferma Kayla Cooper, Analista di intelligence criminale presso la Direzione antiterrorismo dell’INTERPOL e autore del rapporto, «se la comunità delle forze dell’ordine riuscirà ad affrontare la radicalizzazione giovanile con una comprensione informata, avremo maggiori possibilità di ottenere risultati più efficaci».

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Restituiti al Messico 27 reperti precolombiani recuperati dai Carabinieri


Tra i beni sequestrati figuravano anche elementi appartenenti a una collezione privata di Ancona. Il recupero ha rappresentato il risultato di diverse indagini condotte dai Nuclei TPC di Roma, Monza, Firenze e Ancona, coordinate dalle rispettive Procure di Milano, Firenze, Brescia, Monza, Venezia e Ancona, che hanno convalidato il sequestro dei beni culturali messicani.

I reperti, sottoposti a studi tecnici per verificarne l’autenticità e la provenienza, abbracciano un ampio arco temporale e provengono da diverse aree archeologiche del Messico. Si è svolta a Roma, nella sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti Messicani in Italia, una cerimonia formale per la restituzione dei manufatti all’Ambasciatore S.E. Genaro Lozano, da parte del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. B. Antonio Petti. Alla cerimonia erano presenti anche la Direttrice dell’Istituto Culturale del Messico in Italia “Tina Modotti”, Dott.ssa Mónica de la Mora Kuri.

Tra i beni restituiti vi sono miniature fittili, statuette antropomorfe in terracotta, testine teotihuacane, reperti fossili risalenti al Cretaceo superiore e piccoli vasi in ceramica. Tutti i manufatti appartengono alla cultura messicana e provengono da siti di rilevante interesse storico-culturale. Le autorità dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) li hanno identificati come monumenti archeologici mobili di proprietà dello Stato, tutelati ai sensi della legge federale sui monumenti e le zone archeologiche, artistiche e storiche. Il valore economico complessivo è stato stimato in alcune decine di migliaia di euro, tenendo conto della loro eccezionale importanza storico-culturale e scientifica.

Nel corso di due distinte attività di verifica svolte congiuntamente al Ministero della Cultura presso due collezioni private a Firenze e ad Ancona, i militari hanno accertato la detenzione illegittima di alcuni beni. Tra questi, due reperti facevano parte del patrimonio indisponibile del Messico e non disponevano di documentazione idonea a dimostrare il legittimo possesso o l'importazione regolare nel territorio italiano.

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Traffico di rifiuti verso Paesi esteri: 80 spedizioni illecite scoperte dai Carabinieri Tutela Ambientale


I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Brescia hanno eseguito un'ordinanza applicativa di due misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Brescia.

I destinatari del provvedimento sono, allo stato, gravemente indiziati dei reati contestati di traffico transnazionale di rifiuti destinato al Pakistan e a Stati europei: secondo le indagini, sarebbero state effettuate circa 80 spedizioni. Ai domiciliari sono stati posti il titolare e un dipendente di un'azienda di recupero e commercio di materiali ferrosi di Bedizzole, considerata al vertice dell'organizzazione. Nell'inchiesta, che ha portato anche a 14 perquisizioni e al sequestro preventivo dell'impianto di trattamento rifiuti di Bedizzole, sono coinvolti 16 soggetti fisici e 12 società, operanti nella gestione, nel trasporto e nell'intermediazione dei rifiuti.

L'indagine è iniziata nel febbraio 2023 da un controllo effettuato al porto di Genova dal NOE e dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, volto a intercettare 9 container diretti in Pakistan contenenti rifiuti, in particolare compressori derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non bonificati, falsamente dichiarati come materiale usato o recuperabile.

Secondo l'ipotesi dell'accusa, il meccanismo illecito si fondava su un sistema definito dagli investigatori come "giro-bolla": i rifiuti risultavano, solo a livello documentale, come se fossero stati scaricati o trattati in un impianto, mentre in realtà venivano trasportati direttamente verso il destinatario finale. Le perquisizioni in corso mirano ad acquisire ulteriore documentazione utile alla ricostruzione dei flussi di rifiuti, dei rapporti commerciali e dei profitti illeciti, nonché agli accertamenti in materia di responsabilità amministrativa degli enti.

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Dipinti trafugati in Italia rientrano nel nostro Paese grazie alle indagini dei Carabinieri TPC e delle Autorità della Romania


Dieci dipinti, rubati il 23 agosto 2024 in un'abitazione di Bassano del Grappa (Vicenza) e trasportati illegalmente in Romania, sono stati rimpatriati in Italia grazie all'azione congiunta dei #Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) e delle autorità rumene. Le opere, attribuite a maestri della pittura italiana tra il XV e il XVII secolo, avevano causato un danno economico di oltre 90.000 euro al collezionista proprietario.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Vicenza e avviate dalla Sezione Antiquariato dei Carabinieri TPC, hanno beneficiato di una stretta collaborazione giudiziaria con il Tribunale di Costanza (Romania). Sul territorio estero, le operazioni sono state condotte grazie al canale di cooperazione internazionale attivo tra i Carabinieri TPC e il Servizio per la Protezione del Patrimonio Culturale Nazionale della Polizia Romena. Questa sinergia ha permesso non solo di identificare i responsabili del furto, ma anche di garantire il pieno recupero delle dieci preziose opere.

Per celebrare il successo dell'operazione, l'Ispettorato Generale della Polizia rumena, tramite la Direzione Investigativa Criminale, ha organizzato una cerimonia ufficiale di consegna dei dipinti ai rappresentanti del Comando Carabinieri TPC. Alla cerimonia hanno partecipato esponenti dell'Ispettorato Generale della Polizia rumena, della Procura estera, del Comando Carabinieri TPC, dell'Ufficio dell'Addetto agli Affari Interni presso l'Ambasciata d'Italia in Romania e del Museo del Comune di Bucarest.

Le indagini sono state avviate sulla base di informazioni investigative che indicavano la presenza delle opere rubate in Romania. Fondamentale si è rivelata la consultazione tempestiva della "Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti", un sofisticato archivio digitale di esclusiva proprietà dei Carabinieri TPC, utilizzato per la ricerca e il confronto delle immagini delle opere da localizzare. I riscontri investigativi effettuati in Romania hanno confermato l'identità dei dipinti trafugati nel 2024 in Italia.

La cooperazione tra le autorità italiane e rumene è avvenuta attraverso i canali ufficiali di giustizia e polizia, con uno scambio sicuro di informazioni effettuato tramite gli strumenti condivisi di Europol. Il recupero e la restituzione di questi beni culturali dimostrano l'efficacia della collaborazione internazionale nella lotta alla criminalità transfrontaliera legata al traffico illecito di opere d'arte, confermando l'impegno del Comando Carabinieri TPC nella tutela del patrimonio e nel rafforzamento delle partnership internazionali.

@Attualità, Geopolitica e Satira

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Terrorismo in Europa. Il rapporto di EUROPOL


Il rapporto sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell’Unione europea (EU TE-SAT) è una panoramica situazionale che presenta i dati chiave e gli sviluppi nel panorama del terrorismo nell’UE. Questa pubblicazione annuale esplora i diversi tipi di terrorismo nell’UE, le principali tendenze e i dati statistici su attacchi terroristici, arresti, condanne e sanzioni negli Stati membri. La Pubblicazione è reperibile qui europol.europa.eu/publication-…

Il rapporto offre una visione complessiva della situazione del terrorismo nell'Unione Europea relativa all'anno 2025.

Attacchi

Nel 2025 sono stati segnalati 45 attacchi terroristici (di cui 22 portati a termine, 20 sventati e 3 falliti) da 10 Stati membri dell'UE. Gli attacchi completati hanno causato 6 vittime mortali. Arresti: Sono state arrestate 486 persone per reati legati al terrorismo in 21 Stati membri (in aumento rispetto ai 449 del 2024 e ai 426 del 2023). Condanne e proscioglimenti: I procedimenti giudiziari conclusi si sono tradotti in 406 condanne e 99 assoluzioni.

Principali Tendenze e Sviluppi. Terrorismo Jihadista (Minaccia principale)

Continua a rappresentare la minaccia prevalente: 24 attacchi (9 completati, 15 sventati) e 347 arresti (la maggior parte in Spagna e Francia). La maggior parte degli attacchi è stata compiuta da attori isolati (lone actors) che utilizzano metodi a bassa complessità (armi da taglio o veicoli). Si registra un numero elevato di giovani e minorenni radicalizzati online. Diversità Ideologica e Confini Sfumati: Oltre alle ideologie tradizionali, emergono sfumature fluide: Ideologie destabilizzanti / Anti-istituzionali: Movimenti spinti da disinformazione e teorie del complotto contro le élite politiche. Estremismo violentemente nichilista: Comunità digitali decentralizzate (come la rete "The Com") guidate da una violenza fine a se stessa o dal desiderio di provocare il caos, senza un'ideologia politica chiara. Frammentazione: Diversi autori integrano elementi eterogenei (es. "White Jihad", ovvero contaminazioni tra ideologia suprematista/di destra e propaganda jihadista).

Terrorismo di Destra e Violent Extremism

Registrati 5 attacchi (1 completato e 4 sventati) e 43 arresti. Si osserva la presenza sia di attori isolati fortemente presenti in ecosistemi online, sia di reti transnazionali strutturate (es. The Base, Active Clubs).

Terrorismo di Sinistra e Anarchico

Registrati 12 attacchi (11 completati in Italia e Grecia, 1 fallito in Italia) e 13 arresti. I bersagli sono stati prevalentemente strutture, veicoli, aziende private o istituzioni (spesso con attacchi incendiari o esplosivi), senza vittime umane. Diversi attacchi sono stati motivati da sentimenti anti-israeliani, anti-militaristi o anti-capitalisti.

Terrorismo Etno-Nazionalista e Separatista

Nessun attacco verificato nel 2025, ma ci sono stati 34 arresti (soprattutto legati al PKK kurdo, ai gruppi repubblicani dissidenti irlandesi e ai separatisti corsi). Il Ruolo dell'Ambiente Online e della Tecnologia:L'ambiente digitale è fondamentale per propaganda, reclutamento, finanziamento e coordinamento. Aumenta l'uso e l'abuso dell'Intelligenza Artificiale (generazione di contenuti, bot, deepfake), la gamification dei contenuti violenti e l'impiego di piattaforme decentralizzate o criptate.

Impatto della Geopolitica

Le tensioni globali (in particolare il conflitto in Medio Oriente e l'attività dell'Asse della Resistenza/Iran) continuano ad alimentare la polarizzazione e la radicalizzazione nell'UE, con una forte ripercussione nell'aumento dell'antisemitismo e delle minacce a comunità specifiche.

Previsioni per il Futuro (Outlook)

Europol prevede che la minaccia rimarrà dinamica. Gli attacchi a bassa complessità condotti da singoli individui rimarranno la modalità più diffusa. Tuttavia, la crescente familiarità dei giovani radicalizzati con le tecnologie, la diffusione di manuali online, il potenziale ritorno di foreign fighters o la scarcerazione di individui condannati per terrorismo mantengono elevato il rischio di azioni più sofisticate o complesse.

#Europol #terrorismo #analisi #EUTESAT

@Attualità, Geopolitica e Satira

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La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici


Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.

I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).

L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.

L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.

Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.

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Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione


L'operazione "Whisper", condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.

L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.

Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.

L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.

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Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l'Accademia europea dei Funzionari di Polizia


CEPOL ha recentemente rilasciato l'European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui cepol.europa.eu/publications/t…). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: "la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace".

L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica.
Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge


Perché è così difficile fermare questi crimini?


  • Complessità normativa

Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali.
Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.

  • Bassi tassi di rilevamento

La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:

Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività).
Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette.
Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).

  • Tecnologie e organizzazione criminale

I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli.
L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.


Le soluzioni: innovazione e cooperazione


  • Nuova Direttiva UE 2024/1203

Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:

Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi).
Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili).
Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.

  • Sanzioni minime armonizzate

Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti.
Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.

Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.

  • Tecnologie all’avanguardia

Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per "green-listed").
Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen).
Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).

  • Cooperazione transnazionale

Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi).
Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.

  • Formazione e capacity building

La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).

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Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all'arresto di un latitante in Albania


Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell'ambito dell'Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.

Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L'Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell'ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).

Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.

A seguito dell'irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell'Operazione Ura, è stata avviata un'attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l'accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L'arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.

Al momento dell'arresto, mentre gli agenti notificavano la "red notice Interpol" emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d'identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l'Italia.

Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell'indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).

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Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri


Anche per l'estate 2026 Venezia ospita operatori di polizia provenienti da diversi Paesi europei che affiancheranno i Carabinieri nei servizi di controllo del territorio. Una iniziativa promossa nell'ambito degli accordi di cooperazione internazionale, che punta a garantire un'assistenza più efficace ai numerosi turisti stranieri presenti in città durante la stagione estiva.

Gli operatori delle forze di polizia estere svolgeranno il proprio servizio insieme ai militari dell'Arma, fornendo supporto linguistico e agevolando i rapporti con i cittadini dei rispettivi Paesi, oltre a facilitare eventuali contatti con le autorità diplomatiche e consolari. Un progetto consolidato da diversi anni, nato sulla base di intese bilaterali sottoscritte dal Ministero dell'Interno con gli omologhi dicasteri dei Paesi partner, che ha già dimostrato la propria efficacia nelle principali località turistiche caratterizzate da una significativa presenza di visitatori stranieri.

Dal 1° luglio e per i primi quindici giorni del mese, nel centro storico veneziano, sono in servizio pattuglie congiunte composte da Carabinieri e un appartenente alla Guardia Civil spagnola. Il calendario proseguirà dal 16 al 31 luglio con la presenza di un appartenente alla Gendarmeria Nazionale francese. Dal 1° al 15 agosto sarà invece la volta di un operatore della Guardia Nazionale Repubblicana del Portogallo, mentre dal 16 al 31 agosto saranno impiegati due agenti della Polizia Nazionale polacca, che svolgeranno analoghi servizi di pattugliamento insieme ai Carabinieri nel centro storico di Venezia.

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New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace


Proteggere il patrimonio culturale non significa soltanto salvare monumenti e opere d’arte, ma contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità colpite dai conflitti. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats”, organizzato dall’Arma dei Carabinieri a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci ormeggiata a New York. L’incontro si e’ svolto a margine dell’United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS), momento di confronto multilaterale tra le 142 Delegazioni nazionali, con l’obiettivo di approfondire le principali sfide globali che incidono sulla sicurezza collettiva e sull’efficacia delle operazioni di pace cui ha preso parte lo stesso Comandante Generale dell'Arma, Generale Salvatore Luongo.

L’iniziativa, promossa insieme a Interpol e Unesco, ha riunito rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze di polizia per discutere di un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nell’agenda delle Nazioni Unite: la tutela del patrimonio culturale come componente delle operazioni di pace.

Al centro del confronto e’ stato il legame tra la distruzione dei beni culturali, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, il finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati e la perdita dell’identità delle popolazioni colpite dalle guerre. Un fenomeno che interessa numerosi teatri di crisi, dove saccheggi e scavi clandestini continuano ad alimentare un mercato illegale di dimensioni globali.

Durante l’evento è stato richiamato il valore della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, promossa da Francia e Italia e adottata nel 2017: il primo testo con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto formalmente che la protezione del patrimonio culturale contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle missioni di pace dell’ONU, chiamate sempre più spesso a confrontarsi anche con la salvaguardia dei siti culturali e con il contrasto ai traffici illeciti che prosperano nelle aree di conflitto.

L’incontro si inserisce nel programma dell’UNCOPS, il vertice biennale che riunisce a New York i vertici delle forze di polizia impegnate nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Per l’Italia rappresenta anche l’occasione per valorizzare l’esperienza maturata dall’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio culturale, considerata un modello di riferimento a livello internazionale e già messa a disposizione dell’ONU e dell’Unesco in numerose iniziative di cooperazione. Gia’ dieci anni fa l’Italia è stata tra i promotori dei “Caschi Blu della Cultura”, la task force nata dall’accordo tra il Ministero della Cultura e l’Arma dei Carabinieri, considerata un modello internazionale per gli interventi di emergenza sul patrimonio nei contesti di crisi.

#ArmadeiCarabinieri #CaschiBludellaCultura #UNCOPS

@Attualità, Geopolitica e Satira

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Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove normative

Un’analisi basata sull’European Drug Report 2026 dell’EUDA


La cannabis rimane la droga illecita più consumata in Europa, con dati che evidenziano una realtà in rapida trasformazione. Secondo l’European Drug Report 2026 pubblicato dall’Agenzia europea per le droghe (EUDA), circa 25 milioni di adulti (8,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo anno. Ma non è solo una questione di numeri: il mercato si sta diversificando, le normative stanno cambiando e i rischi per la salute pubblica sono in aumento.

Il consumo di cannabis in Europa non è omogeneo, ma alcuni dati emergono con chiarezza:

  • 15,3% dei giovani tra i 15 e i 34 anni (15,4 milioni di persone) ha consumato cannabis nell’ultimo anno.
  • Tra i 15-24 anni, la percentuale sale al 18% (8,6 milioni), con il 9,6% (4,6 milioni) che ne ha fatto uso nell’ultimo mese.
  • Gli utenti quotidiani o quasi quotidiani (20+ giorni al mese) sono stimati in 4,5 milioni di adulti (1,6% della popolazione) e 2,3 milioni di giovani adulti (2,3%).
  • I maschi consumano circa il doppio delle femmine, un trend che si conferma in tutta Europa. Tuttavia, i dati nazionali mostrano tendenze miste: mentre alcuni paesi registrano un aumento, altri segnalano stabilità o addirittura una diminuzione.

Il mercato non è più limitato alla classica erba o resina: oggi si trovano estratti ad alto contenuto di THC, edibili, prodotti a base di CBD e cannabinoidi semi-sintetici come l’HHC (esanoidrocannabinolo). Questi ultimi, spesso derivati dalla canapa a basso contenuto di THC, destano particolare preoccupazione per la loro potenza e i potenziali effetti collaterali.

Inoltre, alcuni prodotti venduti illegalmente come cannabis possono essere adulterati con cannabinoidi sintetici, ancora più pericolosi. L’aumento della potenza media dei prodotti (il THC nella resina è passato dal 15% al 24,6% tra il 2014 e il 2024) è associato a:

  • Sintomi respiratori cronici (per chi fuma regolarmente).
  • Dipendenza e sintomi psicotici (soprattutto con un uso precoce o prolungato).
  • Peggiori risultati scolastici e maggior rischio di coinvolgimento con il sistema giudiziario.

La cannabis rappresenta un terzo delle ammissioni ai centri di trattamento per uso di droghe in Europa. Nel 2024, sono stati 104.000 i clienti in trattamento per problemi legati alla cannabis, di cui 62.000 primi accessi. Sorprendentemente, la cannabis è la droga principale per il 41% dei nuovi entranti in trattamento.

Un dato allarmante è il lungo intervallo tra il primo consumo e l’accesso al trattamento: in media 11 anni. Questo significa che molte persone vivono per anni con i rischi associati al consumo senza ricevere supporto.

In alcuni paesi, la cannabis è coinvolta in una percentuale significativa di accessi al pronto soccorso per intossicazione acuta:

  • In Spagna, nel 2023, la cannabis era presente nel 46% dei casi (3.700 su 8.000).
  • In Francia, nel 28% dei casi (6.300 su 24.300).

La Rete Euro-DEN Plus (che monitora gli ospedali sentinella) ha segnalato che, dopo la cocaina, la cannabis è la seconda sostanza più frequentemente rilevata nei casi di intossicazione, con un’età media di 28 anni e una predominanza maschile (74%).

Il mercato europeo della cannabis vale oltre 12 miliardi di euro all’anno, alimentando il crimine organizzato. Nonostante i sequestri rimangano elevati, nel 2024 si è registrato un calo del 42% nella resina sequestrata (321 tonnellate contro le 551 del 2023), soprattutto per la diminuzione dei sequestri in Spagna (da 371 a 206 tonnellate).

La produzione locale è in aumento: la Spagna da sola rappresenta il 75% delle piante di cannabis sequestrate nell’UE. Ma anche altri paesi, come Olanda e Polonia, hanno smantellato siti di coltivazione illegale, alcuni dei quali dedicati alla produzione di THC o cannabinoidi semi-sintetici.

Le reti criminali stanno diversificando metodi e rotte:

  • Utilizzo di droni e motoscafi (es. in Spagna, dove sono stati sequestrati droni con 210 kg di resina e motoscafi con 5,7 tonnellate).
  • Importazione da Canada, USA e Tailandia, con prodotti ad alta potenza e potenzialmente contaminati da pesticidi (tanto che l’EUDA ha emesso un’allerta a novembre 2025).

Alcuni paesi europei stanno sperimentando nuovi modelli normativi per la cannabis ricreativa, con approcci che variano dalla depenalizzazione alla regolamentazione controllata.

Questi modelli includono misure di prevenzione, vendita non profit e monitoraggio, ma la loro efficacia è ancora in fase di valutazione. Germania e Lussemburgo hanno già pubblicato rapporti interim, ma servono ulteriori dati per comprendere gli impatti a lungo termine.

L’analisi delle acque reflue è uno strumento sempre più utilizzato per monitorare il consumo di droghe. Nel 2025, su 63 città di 17 paesi UE (più Norvegia e Turchia):

  • 33% delle città ha registrato un aumento dei metaboliti del THC (THC-COOH).
  • 44% ha registrato una diminuzione.

Questo metodo fornisce una stima oggettiva del consumo, complementare ai dati dei sondaggi.

Il panorama della cannabis in Europa è in rapida evoluzione, con:
- Un consumo diffuso, soprattutto tra i giovani.
- Nuovi prodotti ad alta potenza che aumentano i rischi per la salute.
- Un mercato redditizio per il crimine organizzato, con rotte e metodi di traffico in costante aggiornamento.
- Normative in cambiamento, con alcuni paesi che sperimentano modelli di regolamentazione.

Fonti: European Drug Report 2026 (EUDA), dati aggiornati a giugno 2026 (euda.europa.eu/publications/eu…)

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Il Rapporto dell'Agenzia Europea sulle droghe. Un sistema che trasforma le sostanze all'interno dei Paesi UE


L'Euda (Agenzia dell'Unione europea sulle droghe) ha rilasciato l'European Drug Report 2026 (euda.europa.eu/system/files/do…).

Quadro generale


Il mercato delle droghe in Europa è diventato più mobile, frammentato e difficile da controllare. Non si tratta più solo di rotte tradizionali, ma di un sistema che sfrutta le infrastrutture legali (container commerciali, porti, corrieri) e la chimica per nascondere o trasformare le sostanze all'interno dell'UE.

Punti chiave


Nuove modalità di traffico: Le sostanze entrano spesso nascoste in carichi legali o vengono trasformate direttamente in Europa. Nel 2024 sono stati individuati 42 laboratori clandestini legati alla cocaina (recupero da carichi mascherati, taglio, confezionamento), soprattutto nei Paesi Bassi, ma anche in Italia, Spagna e Germania.

Sostanze emergenti: Oltre alle droghe tradizionali (cannabis, cocaina, eroina), crescono:

Sostanze sintetiche: Catinoni, oppioidi sintetici (come i nitazeni, spesso in farmaci falsi) e cannabinoidi semi-sintetici.
Ketamina: Spesso dirottata dalla filiera farmaceutica legale (es. importata dall'India).

Farmaci falsi: Compressi che imitano medicinali noti ma contengono oppioidi ad alta potenza.

Prodotti per il vaping: Liquidi contenenti cannabinoidi sintetici o nuove sostanze psicoattive.


Dati sul consumo


La cannabis resta la sostanza più usata: circa 24,9 milioni di adulti (8,7% della popolazione) l'hanno consumata nell'ultimo anno.
Nel 2025 sono state segnalate 50 nuove sostanze per la prima volta, portando il totale monitorato a oltre 1.050.
Il rischio principale è l'incongruenza tra ciò che viene acquistato e ciò che è realmente contenuto nel prodotto (es. N-ethylnorpentedrone venduto come 3-MMC).

Situazione sanitaria


Nel 2024 sono stati stimati almeno 7.600 decessi legati alle droghe nell'UE, spesso causati da miscele di sostanze o oppioidi.
La risposta dell'UE Il rapporto sottolinea che le risposte nazionali sono spesso troppo lente rispetto alla velocità del mercato. Si punta su:

Come contrastare


Sistemi di allerta rapida (Early Warning System, European Drug Alert System).

Maggiore controllo sui precursori chimici (sostanze usate per produrre droghe) e creazione di un archivio europeo.

Collaborazione tra controlli doganali, analisi delle acque reflue, drug checking e servizi sanitari.

Il tutto inserito nel nuovo EU Drugs Strategic Framework approvato nel marzo 2026.

In sintesi, l'Europa non affronta più solo un problema di importazione, ma una sfida tecnologica e chimica interna, dove la droga viene "assemblata" o trasformata proprio sul territorio europeo.

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Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all'Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).

Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell'ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all'individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.

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Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese


In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l' #Uofi, l'Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l'eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.

Ecco i punti chiave di questo storico debutto:
🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: - 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; - 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: - 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; - 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica.
🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia.
🔹 Non solo grandi eventi: L'Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana.
Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.

#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia

@Attualità, Geopolitica e Satira

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Nell’UE il mercato illecito delle sigarette illegali supera il 10 per cento


La Commissione UE sta affrontando diverse questioni di policy pubblica, con particolare enfasi sulla regolamentazione del tabacco.

La Commissione avvia una consultazione pubblica sui prodotti e sulla pubblicità del tabacco, con l'OMS che avverte di una "nuova minaccia globale" rappresentata dalle "nicotine pouches" (piccoli sacchetti contenenti nicotina, aromi e fibre vegetali, ma prive di tabacco, che si posizionano tra la gengiva e il labbro superiore, rilasciando la nicotina attraverso le mucose orali in modo discreto, senza fumo, vapore o odori).

Il "Rapporto Draghi" sottolinea l'importanza di un nuovo approccio legislativo, mentre l'associazione Smoke Free Partnership richiede attenzione specifica per i giovani, mentre Philip Morris accetta le regolamentazioni UE ma chiede "buon senso" per evitare l'ingresso di nuovi concorrenti nel mercato

L'attuazione della politica UE sul tabacco include la regolamentazione dei prodotti e della pubblicità, con un focus sulla riduzione del danno.

Intanto i finanzieri della Guardia di Finanza hanno sequestrato una vasta struttura industriale a Spilimbergo in provincia di Pordenone in grado di produrre 25 milioni di pacchetti con marchi contraffatti di sigarette.

Durante il blitz, i finanzieri hanno trovato una "control room" con numerose telecamere per monitorare il perimetro e gli interni.
Sei individui extracomunitari sono stati arrestati per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi.
Il valore economico del danno potenziale è stimato a circa 20 milioni di euro.

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Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell'Italia

L'Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L'operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell'ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.

I risultati principali includono:

  • 29 arresti e 86 sospettati identificati
  • Rimozione di oltre 27.000 URL illegali
  • 148 perquisizioni domiciliari
  • Identificazione di quasi 723.000 oggetti contraffatti
  • Segnalazione di 169 domini e scoperta di oltre 18.000 indirizzi IP associati.

Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati.
Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre 18.000 indirizzi IP e 4.370 domini collegati alla pirateria.
La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l'intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.

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Traffico di droga nel salernitano. Smantellata organizzazione italo-croata


Un gruppo di criminalità organizzata attivo nell'area di Salerno è stato smantellato a seguito di operazioni congiunte delle autorità italiane e croate, coordinate da Eurojust. Le indagini hanno rivelato la vasta gamma di attività illecite da cui il gruppo traeva profitto, tra cui traffico di droga, traffico di armi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il leader dell'organizzazione è riuscito a dirigere le attività pur trovandosi in un carcere.

Durante le operazioni condotte in Italia e in Croazia, sono stati arrestati 23 sospetti, tra cui un trafficante di armi croato coinvolto nelle attività criminali. Le indagini hanno evidenziato la natura policriminale del gruppo. L'attività principale era il traffico di droga nella zona del Sarno e di Scafati; si stima che abbiano trafficato centinaia di chili di cocaina. Per controllare il territorio, i membri del gruppo avrebbero acquisito diverse armi, praticato estorsioni e commissionato atti violenti a scopo di intimidazione.

Per aumentare i profitti illegali, il gruppo si è anche dedicato al favoreggiamento dell'immigrazione illegale creando falsi contratti di lavoro. Sono state presentate con successo oltre 1.000 domande per permessi di lavoro o ricongiungimento familiare.


Il logo dell'USKOK croato

Le attività del gruppo erano guidate da un sospettato attualmente in carcere. Nonostante la detenzione, è riuscito a istruire i membri del gruppo, indicando quali imprenditori estorcere e ordinando atti violenti per imporre i pagamenti o risolvere le controversie. Il sospettato ha anche ordinato un'aggressione violenta contro un altro detenuto, con l'obiettivo di costringere la vittima a condividere la sua cella per poter utilizzare il telefono cellulare di quest'ultimo e dirigere il gruppo criminale.

Le autorità italiane e croate, collaborando tramite la coordinazione di #Eurojust, sono riuscite a identificare un sospettato che aveva fornito armi al gruppo criminale. Questo canale di approvvigionamento ha permesso ai membri del gruppo di acquistare diverse armi, tra cui fucili d'assalto AK-47. In precedenza, un veicolo che trasportava armi dalla Croazia all'Italia era stato intercettato, portando all'arresto del responsabile e al sequestro di numerose armi e munizioni.

Le azioni successive delle autorità italiane e croate hanno portato all'arresto di 23 sospetti, 19 dei quali sono attualmente in custodia cautelare, mentre gli altri sono agli arresti domiciliari. Nei confronti di un sospettato croato è stato emesso un mandato di arresto europeo, preparato da Eurojust.

Le operazioni sono state condotte dalle seguenti autorità:
- Italia: Procura della Repubblica di Salerno; Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato
- Croazia: Procura Speciale Croata (USKOK – Ufficio per la repressione della corruzione e della criminalità organizzata); Ufficio del Procuratore della Contea di Zagabria

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L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC


La Global Initiative (GI-TOC) è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello.
I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.

Nella sua ultima analisi affronta il tema dell'intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: globalinitiative.net/wp-conten…

L'intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l'attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell'ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio.
Tuttavia, i principali ostacoli a un'efficace implementazione dell'AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate.

Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall'allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali.
Studi di caso indicano che l'AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all'interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali.
In definitiva, per realizzare il potenziale dell'AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari.

#criminiambientali #GITOC

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Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell'Italia


Con l'obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l'Istituto di ricerca ambientale dell'Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l'ambasciata d'Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L'evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.


Un momento della presentazione del Manuale

L'iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell'intervento di apertura, l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell'ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.

Il manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.

Secondo l'UNODC, i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all'avanzata del crimine organizzato legato all'estrazione illegale dell'oro, al disboscamento e ai traffici ambientali. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali.

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Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all'organizzazione


È stata portata a compimento un’operazione congiunta tra la Direzione Distrettuale Antimafia (#DDA) di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK) di Tirana, coordinata da Eurojust, mirata a contrastare un gruppo criminale dedito al riciclaggio internazionale di denaro e al traffico di droga tra Italia e Albania. L'indagine ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari (11 in Albania e 4 in Italia) legate all'omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, e all'attività di un'organizzazione strutturata con sede a Tirana.

Dettagli principali dell'operazione:

  • Omicidio Diviesti: Francesco Diviesti è stato ucciso a distanza ravvicinata con 5 colpi di pistola (esplosi da due armi diverse) all'interno di grotte isolate nell'alta Murgia, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta. Il cadavere è stato poi bruciato all'interno di copertoni, una metodica che richiama lo stile mafioso degli anni '90 nella zona BAT. Le indagini hanno identificato un cittadino albanese come autore materiale e due italiani di Barletta (un uomo e una donna) come complici, coinvolti per aver cancellato le tracce del reato.
  • Motivazione: L'omicidio sarebbe stato commesso per affermare la supremazia criminale e il controllo sulle attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Barletta, in particolare per eliminare una vittima di una tentata estorsione.
  • Riciclaggio Internazionale: Il gruppo aveva sede a Tirana ed era responsabile del trasferimento continuativo di denaro contante (proveniente dalla vendita all'ingrosso di stupefacenti in Italia) verso l'Albania. Sono stati sequestrati oltre 412.000 euro dai familiari dell'arrestato principale e 680.000 euro presso un valico di frontiera tra Montenegro e Albania.

  • Risultati delle indagini:
    • Arresto in Ungheria dell'indagato principale (accusato anche di detenzione di 24 kg di cocaina pura).
    • Sequestro di beni per diversi milioni di euro e di oltre sette tonnellate di droga (cocaina, eroina, hashish) nelle operazioni correlate "Shefi", "Kulmi", "Shpirti" e "Ura" (2018-2025).
    • Esecuzione di mandati in Italia (Barletta, Roma, Anagni), Albania (Tirana, Fier, Valona) e Spagna (Madrid).
    • Altre 3 persone italiane sono state indagate e risultano attualmente in libertà.


L'operazione rappresenta il seguito di un progetto investigativo pluriennale che ha portato finora a 170 misure cautelari, dimostrando l'efficacia della collaborazione transnazionale nella lotta alla criminalità organizzata albanese.

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PANGEA, l'operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico illecito di farmaci


Nei mesi scorsi, nell'ambito della XVIII edizione di PANGEA, l'operazione internazionale volta a contrastare il traffico illecito di farmaci e prodotti correlati alla salute (dispositivi medici, cosmetici e sigarette elettroniche), sono state investigate condotte riconducibili a falsificazione, contrabbando di prodotti legali, evasione fiscale, cattiva conservazione e furti

L'iniziativa, coordinata a livello mondiale da #INTERPOL, ha coinvolto 90 Paesi, concentrando gli sforzi sulla sorveglianza del web (marketplace, social media, app di messaggistica e Dark Web), sull'ispezione fisica di farmacie sospette di vendita illecita e sul tracciamento di pacchi sospetti.

Lo sforzo congiunto di autorità doganali, enti regolatori e Forze di Polizia ha portato, a livello globale, al sequestro di oltre 6 milioni di unità posologiche di farmaci contraffatti, per un valore superiore ai 15 milioni di dollari. Le autorità hanno avviato 392 indagini, eseguito 269 arresti, smantellato 66 gruppi criminali e chiuso 5.700 siti web, pagine social e canali utilizzati per il commercio illegale.

In Italia, i controlli si sono svolti presso i principali hub aeroportuali dei corrieri espresso e delle Poste, data l'elevata quantità di spedizioni gestite. In questi centri, team misti composti da militari dei NAS ( #CarabinieriTutelaSalute ), personale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), uffici USMAF e #GuardiadiFinanza, supportati dal Nucleo Carabinieri dell'Agenzia Italiana del Farmaco e dall'Ufficio Investigazioni Antifrode #ADM, hanno effettuato verifiche congiunte basate su criteri condivisi con l' #AIFA.

Grazie all'intensificazione dei controlli, sono state individuate e sequestrate, tra le spedizioni dirette in Italia, quasi 20.000 unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di oltre 20.000 euro.

L'attività ha evidenziato un incremento dell'importazione illecita di antiparassitari come ivermectina e fenbendazolo (quest'ultimo autorizzato solo per uso veterinario), tornati sotto i riflettori dopo la pandemia a causa della promozione come presunti terapie anticancro. Restano rilevanti anche l'importazione di sostanze dopanti e prodotti "lifestyle", come farmaci per la disfunzione erettile (sildenafil, tadalafil, vardenafil) e per la perdita di peso (semaglutide e inibitori GLP-1).

I sequestri effettuati hanno inoltre innescato nuove indagini congiunte tra ADM e Carabinieri Tutela Salute, attualmente in corso. Oltre alle attività coordinate, i reparti territoriali dei Carabinieri per la Tutela della Salute hanno intensificato le ispezioni presso le farmacie e i siti web autorizzati, la vigilanza sulle vendite illegali da parte di soggetti non autorizzati e il controllo dei siti web illegali, avviando 24 nuove indagini. Queste hanno portato alla luce vendite illegali presso esercizi non autorizzati (negozi etnici), irregolarità in siti web di vendita di farmaci e parafarmaci e piattaforme illegali con registrar esteri.

Durante le operazioni sono state sequestrate oltre 13.000 unità posologiche di farmaci illegali e intercettati 32 siti web, per i quali è stata proposta l'oscuramento al Ministero della Salute.

I controlli della Guardia di Finanza, basati sull'analisi del rischio del Nucleo Speciale Beni e Servizi, hanno portato a significativi sequestri negli spazi doganali, in particolare negli aeroporti di Napoli Capodichino, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino e Venezia Tessera, con il rinvenimento di sostanze dopanti. I reparti speciali del Corpo hanno inoltre provveduto all'oscuramento di ulteriori 10 siti internet illegali di origine estera, grazie a un monitoraggio più intenso della rete assicurato dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche.

L'operazione ha consentito di raccogliere spunti investigativi sul traffico internazionale di farmaci, intercettando nuove tendenze di consumo nel mercato illegale e rafforzando la collaborazione istituzionale nel contrasto a questo fenomeno criminale.

@Salute: Alimentazione, Fitness, Psiche, Medicina e Sessualità.

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Giornata mondiale della Biodiversità. Il ruolo dei carabinieri per la tutela della biodiversità


Sentiamo spesso parlare della distruzione degli habitat e dei cambiamenti climatici come le maggiori minacce alla biodiversità. Ma c'è un altro fattore silenzioso che spinge le specie verso l'estinzione: il traffico di specie selvatiche. Ogni specie svolge un ruolo fondamentale nel mantenere l'equilibrio degli ecosistemi. Quando perdiamo anche una sola specie chiave, gli effetti a catena possono indebolire interi ecosistemi.

Questo significa:
- Minore resilienza agli shock climatici
- Ridotta protezione da inondazioni e desertificazione
- Accelerata perdita di biodiversità
Gli ecosistemi sani, dalle foreste alle barriere coralline, sono la nostra migliore difesa contro i cambiamenti climatici. Ma il traffico di specie selvatiche sta distruggendo questo delicato equilibrio, rendendo più difficile per la natura (e per noi) adattarsi.

La biodiversità non è solo natura, è il fondamento del futuro sostenibile.

Oggi, 22 maggio, si celebriamo la Giornata Mondiale della Biodiversità. Una data scelta per ricordare l'adozione storica della Convenzione sul Vertice della Terra di Rio nel 1992.

Dall'agricoltura alla lotta contro il cambiamento climatico, proteggere la diversità biologica significa proteggere noi stessi e le generazioni a venire.

L'Italia si è dotata, attraverso l'Arma dei carabinieri, di specialisti nella biodiversità: Il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità è l'unità operativa dei Carabinieri per la tutela ambientale, forestale e agroalimentare, che gestisce e coordina i 28 Reparti per la Biodiversità presenti su tutto il territorio nazionale.

L'unità centrale di comando (Comando Tutela Biodiversità e Parchi), ha sede a Roma in Via Giosuè Carducci, 5 ed è responsabile della gestione diretta di 130 Riserve Naturali. Il Raggruppamento svolge attività di vigilanza, recupero fauna selvatica ed educazione ambientale in collaborazione con enti di ricerca e università, nonché attività in ambito internazionale.

#Biodiversità #AzioneClimatica #TrafficoDiAnimaliSelvatici #SaluteDellEcosistema #GiustiziaPerLaNatura #Armadeicarabinieri

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La relazione dei giudici italiani di Eurojust. L'Italia è al primo posto per le procedure attive


E' stata rilasciata la "Relazione del Membro Nazionale – Anno 2025" dall'Unità Operativa Italiana di #Eurojust (intitolata a "Giovanni Falcone e Paolo Borsellino"), che potete trovare nella sua completezza qui sistemapenale.it/pdf_contenuti… .


1. Il Quadro Normativo e Organizzativo (Capitolo I)


La Relazione si inserisce in un contesto di profondi cambiamenti normativi avviati dal Decreto Legislativo n. 182 del 2023 , che ha adeguato l'ordinamento italiano alle riforme del Regolamento UE di Eurojust (comprese le norme sulla conservazione delle prove dei crimini internazionali e lo scambio digitale sui casi di terrorismo).

  • Natura Giudiziaria: È stata definitivamente sancita la natura giudiziaria delle funzioni del Membro Nazionale italiano, equiparate a quelle del pubblico ministero.
  • Poteri: Nei casi d'urgenza, il Membro Nazionale può emettere ed eseguire atti di cooperazione giudiziaria (come l'Ordine Europeo di Indagine) direttamente, qualora non sia possibile contattare tempestivamente l'autorità giudiziaria nazionale procedente.
  • Assetto Organizzativo: L'ufficio è stato riorganizzato in modo analogo a una Procura della Repubblica, seguendo le linee guida del CSM del 2024. In attesa di un ampliamento dell'organico, sono stati creati gruppi di lavoro duali (un magistrato e un esperto nazionale distaccato) per garantire la tempestività delle procedure.


2. Dati Statistici e Carico di Lavoro per il 2025 (Capitolo II)


I dati estratti dal Case Management System di Eurojust all'inizio del 2026 mostrano un trend operativo in costante crescita:

  • Coinvolgimento Italiano: Nel 2025 le autorità giudiziarie italiane sono state coinvolte in un totale di 1.157 casi (di cui 668 come parte richiedente e 489 come parte richiesta). Si registra un aumento rispetto ai 920 casi totali del 2021.
  • Primato in Europa: Su un totale di 5.582 nuovi casi registrati da Eurojust nel 2025 , l'Italia si posiziona al primo posto assoluto per numero di procedure attive iscritte come paese richiedente (668 casi).
  • Sequestri e Confische: L'Unità italiana mantiene la leadership europea nel settore del contrasto patrimoniale, fornendo assistenza in 113 casi di sequestro e confisca basati sul Regolamento UE 1805/2018 (sui 315 totali gestiti da Eurojust).
  • Antiterrorismo e Crimini Internazionali: L'Italia ha contribuito al Registro Giudiziario Europeo Antiterrorismo (CTR) con 43 entità nel 2025 e ha trasmesso una segnalazione alla banca data CICED (sui crimini internazionali fondamentali).
  • Focus sulla Criminalità Organizzata: La relazione evidenzia una flessione formale nei dati sui casi legati all'art. 416bis c.p. e ai traffici di droga nel 2025 (98 casi di criminalità organizzata contro i 115 del 2024). Tuttavia, il dato va interpretato con riserva (potenziali sfasature temporali di registrazione) ed è compensato dalla straordinaria ampiezza e gravità delle indagini effettivamente trattate.


3. Rassegna dei Casi Emblematici (Capitolo III)


Il documento riporta numerosi successi operativi transnazionali del 2025 coordinati tramite Eurojust e le Squadre Investigative Comuni (SIC):

  • Contrasto alla 'Ndrangheta: Viene citata la prima sentenza del maxi-processo di Reggio Calabria contro la 'Ndrangheta (derivante da un'operazione che ha coinvolto 10 Paesi), conclusasi con la condanna di 76 imputati a un totale di 1.098 anni di reclusione.
  • Traffico di Stupefacenti (Bari-Albania): Un'indagine della DDA di Bari e delle autorità albanesi ha smantellato una rete che trafficava cocaina ed eroina dal Sud America e dalla Turchia verso la Puglia, con il sequestro di oltre 1.800 kg di droga. Fondamentale è stata la decrittazione delle chat SkyECC ed EncroChat.
  • Frode Globale con Carte di Credito: Eurojust ha coordinato un'operazione internazionale contro una frode transnazionale del valore di 300 milioni di euro gestita tramite servizi di Crime-as-a-Service, portando a 18 arresti.
  • Riciclaggio in Oro (Italia-Francia): Smantellata una rete criminale che riciclava i proventi del narcotraffico (stimati in almeno 30 milioni di euro) utilizzando il sistema finanziario informale "Hawala" e l'acquisto di lingotti d'oro.
  • Sequestro di Beni della Malavita: Cooperazione d'eccellenza tra il Tribunale di Catania e le autorità rumene, che ha permesso il sequestro preventivo di beni per oltre 40 milioni di euro (tra cui 89 immobili e 20 aziende di scommesse/immobiliare) delocalizzati in Romania.


4. La Digitalizzazione della Giustizia (Capitolo IV)


Il 2025 ha segnato una svolta epocale per la digitalizzazione delle procedure transfrontaliere:

  • JUDEX ed e-CODEX: Dal 1° maggio 2025 è entrato in vigore l'obbligo di utilizzare il sistema decentralizzato e-CODEX per lo scambio sicuro e tracciato degli atti. In questo quadro si inserisce JUDEX, l'interfaccia operativa utilizzata per digitalizzare flussi e formulari delle procedure civili e di assunzione delle prove.
  • L'e-Evidence Package: Costituito dal Regolamento UE 2023/1543 e dalla Direttiva 2023/1544, questo pacchetto consente alle autorità giudiziarie di ordinare la produzione o la conservazione di prove elettroniche direttamente ai prestatori di servizi internet (ISP) stabiliti in un altro Stato membro. L'Italia ha recepito pienamente tale normativa con i Decreti Legislativi n. 215 e 216 del 30 dicembre 2025 (pubblicati a gennaio 2026).


5. Esigenze di Rafforzamento dell'Unità Italiana (Capitolo V)


In conclusione, a fronte di un carico di lavoro imponente e in costante aumento, il Membro Nazionale rileva una forte carenza nell'organico del Desk italiano rispetto ad altri Paesi con operatività simile.

  • L'Unità operativa italiana conta attualmente solo 4 magistrati (il Membro Nazionale, l'Aggiunto e due Assistenti). Al contrario, la Francia ne schiera 5 e la Germania 6.
  • Il Membro Nazionale lancia un appello formale al Ministero della Giustizia e al CSM affinché si valuti l'ampliamento della pianta organica con la nomina di un terzo Assistente, come consentito dal D.Lgs. 182/2023, per preservare e migliorare la funzionalità strategica dell'Ufficio.
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Dalla diossina al barbecue: smantellata la "Filiera Nera" che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale "Carbone delle Alpi" ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata "alchimia cartolare". L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria "filiera nera" per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano "lavate" attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene "nobilitato" sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come "biochar" o "naturale", ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa "filiera nera" non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative "su misura" per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di "ripulire" la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione "Carbone delle Alpi" è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella "sensibilità green" del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in "biomassa" con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.

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La rete di cooperazione guidata dalla DIA italiana diventa "plus"


La Direzione Investigativa Antimafia italiana (#DIA) ha firmato con la Direzione Generale Immigrazione e Affari Interni (DG Home) della Commissione europea l'Accordo di Sovvenzione per il nuovo progetto "@ON plus", parte della già esistente rete di cooperazione @ON. L'iniziativa, finanziata per 3 milioni di euro e della durata di tre anni (2026–2029), è entrata in vigore il 1° maggio 2026.

Grazie al progetto, le 56 Agenzie di polizia partner, che rappresentano 45 Stati membri, potranno utilizzare il sistema informatico "@ON click" per la gestione dei progetti. Questo strumento consentirà alle agenzie di richiedere direttamente online, tramite il canale sicuro "SIENA":
- l'apertura di nuove indagini transnazionali;
- il dispiegamento all'estero di investigatori specializzati;
- il noleggio di strumentazione tecnica investigativa;
- operazioni sotto copertura e supporto linguistico per le indagini.

Tutte le attività saranno coordinate in collaborazione con le Agenzie Europol ed Eurojust e nel pieno rispetto delle legislazioni nazionali.

La misura si inserisce nel più ampio sforzo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per rafforzare la cooperazione di polizia contro le organizzazioni criminali transnazionali che minacciano la sicurezza dei cittadini europei. L'iniziativa è coerente con la strategia dell'Unione Europea e si prepara al semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'UE, previsto per il primo semestre del 2028 (gennaio–giugno).

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Integratori alimentari e medicinali contraffatti. Smantellata rete che vendeva in tutta Europa


Le forze dell'ordine di 15 paesi (Italia compresa) hanno collaborato per smantellare una sofisticata rete criminale che ha truffato vittime in tutta Europa e oltre, vendendo integratori alimentari e medicinali contraffatti. Il gruppo, attivo dal 2019, ha generato circa 240 milioni di euro commercializzando prodotti non autorizzati come cure legittime per malattie gravi e incurabili. Utilizzavano una struttura gerarchica, creando centinaia di siti web e profili sui social media che impersonavano medici e personaggi famosi per ingannare i consumatori.

Una volta acquistati questi prodotti, operatori di call center che si spacciavano per specialisti medici li convincevano ad abbandonare le terapie prescritte. Gli integratori, che contenevano gli stessi ingredienti indipendentemente dall'uso previsto, non avevano alcun effetto terapeutico e spesso causavano gravi danni alla salute. Se un prodotto riceveva troppe lamentele, il gruppo lo rinominava e lo rilanciava.

Le autorità rumene hanno guidato l'indagine su questa rete internazionale, che sfruttava aziende europee legittime per mascherare le proprie attività. Un team investigativo congiunto, supportato da Eurojust ed Europol, ha coordinato dieci incontri all'Aia per la condivisione di informazioni. La collaborazione è culminata in una giornata di operazioni coordinate che ha comportato perquisizioni in 113 località tra Bulgaria, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Moldavia. Le autorità hanno bloccato 196 siti web in Romania, sequestrato ingenti quantitativi di integratori e congelato beni per un valore di 1,8 milioni di euro in Polonia. Diversi sospetti chiave sono stati arrestati in Polonia, Romania e Moldavia, e le indagini sono tuttora in corso per identificare i restanti membri e interrogare altri testimoni.

Le autorità europee avvertono che l'acquisto di medicinali da fonti non registrate comporta gravi rischi, esortando i cittadini ad acquistare solo da farmacie online registrate, identificabili da uno specifico logo UE definito dalla Commissione Europea in conformità alla Direttiva 2011/62/UE sui medicinali falsificati, presente su ogni pagina dei siti autorizzati e contiene un link ipertestuale cliccabile che reindirizza all'autorità nazionale competente (in Italia, al Ministero della Salute) per verificare l'iscrizione nell'elenco ufficiale (salute.gov.it/LogoCommercioEle…)

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Policia national spagnola e ROS carabinieri assieme a caccia di latitanti: ne scovano tre a Tenerife


A conclusione di un’articolata attività svolta in sinergia con il Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, la Comisaría General de Información della Polizia nazionale spagnola di Madrid ha localizzato e arrestato 3 latitanti di nazionalità italiana colpiti da mandato di arresto europeo per i reati di percosse, lesioni personali, danneggiamento, evasione, truffa, ricettazione, contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale, sostituzione di persona e furto, derivanti da 3 distinte condanne definitive.

L’attività della Comisaría General de Información della Polizia nazionale ha permesso di disarticolare un’organizzazione criminale che gestiva una vera e propria centrale di produzione e smistamento di documenti falsi a Tenerife, nelle Isole Canarie. I tre latitanti – identificati ed arrestati nel corso di intensa e prolungata collaborazione col ROS – si avvalevano sistematicamente di tali documenti per eludere i controlli e garantirsi la propria permanenza in territorio spagnolo sotto falso nome.

Le indagini della Comisaría General de Información della Polizia Nazionale, che hanno permesso di colpire la citata organizzazione dedita alla produzione di documenti falsi, prende le mosse dalla cattura di ulteriori tre latitanti, avvenuta il 15 agosto 2025 ad Ibiza, che si erano sottratti alla misura cautelare dell’indagine ANEMONE del ROS (eseguita il giorno 8 luglio 2025), la cui permanenza all’estero era stata favorita dalla medesima rete criminale. L’operazione – svolta simultaneamente a Barcellona e Tenerife (Spagna), dove i tre soggetti sono stati rintracciati – è il risultato della cooperazione internazionale tra forze di Polizia, con il supporto di Eurojust.

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Cybercrime. Incontro tra l'assetto specialistico della Polizia di Stato e l' FBI


La Polizia di Stato ha ospitato presso il Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica una delegazione del Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitense. La visita si è inserita nel quadro delle attività di cooperazione internazionale già avviate tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, nonché tra la rete TACU (FBI – Threat Analytics Collaboration Unit) e il CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche).

L'iniziativa ha avuto l'obiettivo di rafforzare la cooperazione operativa tra le strutture specializzate dei due Paesi nella lotta al cybercrime.

Durante la prima giornata, i lavori si sono concentrati sulle attività del Commissariato di polizia online e sulle sinergie operative con l'FBI. Sono state illustrate le principali azioni di prevenzione e supporto ai cittadini, con particolare attenzione alla gestione delle segnalazioni online, alla tutela dei minori e alla gestione di casi delicati, inclusi quelli relativi a fenomeni di suicidio e situazioni di vulnerabilità. È stato inoltre sottolineato il costante coordinamento del Commissariato di polizia online con le altre articolazioni del Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica e con gli uffici territoriali, nell'ottica di una risposta integrata ai fenomeni criminali e alle emergenze gestite attraverso il web.

Nel corso della seconda giornata, il Direttore del CNAIPIC ha presentato le attività del Centro, evidenziando i punti di contatto con la delegazione ospite, in particolare per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture critiche nazionali, i partenariati pubblico-privato, gli enti pubblici, le imprese strategiche e gli operatori di servizi essenziali. La delegazione ha visitato la sala operativa del CNAIPIC e il First Response Team, struttura centrale impegnata nell'analisi e nella gestione dei principali attacchi informatici, nonché nell'emissione di alert e IOC (Indicatori di Compromissione), elementi fondamentali per il tempestivo coordinamento delle attività di prevenzione e risposta agli incidenti cyber.

Sono state inoltre illustrate le principali attività investigative, anche transnazionali, svolte nel contrasto alle frodi informatiche, al phishing e al riciclaggio di denaro tramite strumenti digitali, con un focus specifico sulle tecniche più avanzate di analisi della blockchain e di tracciamento dei flussi finanziari illeciti.

L'iniziativa ha consentito di gettare le basi per l'attivazione di un canale di comunicazione diretto tra il CNAIPIC e la rete TACU, finalizzato alla condivisione e allo scambio in tempo reale di alert di sicurezza preventiva elaborati dalle rispettive strutture di Cyber Threat Intelligence, a beneficio delle infrastrutture critiche di entrambi i Paesi.

Sempre nell'ottica di consolidare il rapporto di cooperazione internazionale tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, sono state avviate le interlocuzioni per programmare incontri periodici tra i referenti dei due centri specializzati, al fine di condividere best practices, trend criminali e le principali linee di indirizzo nelle attività di prevenzione e contrasto al cybercrime.

#Cnaipic #Commissariatodipoliziaonline #fbi #cooperazioneinternazionale #cybercrime

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Progetto "wanted": alla ricerca dei latitanti


A Tirana, le autorità di polizia albanesi su indicazione degli organi investigativi della Polizia di Stato italiana, hanno individuato e arrestato un narcotrafficante albanese di 45 anni, latitante dal 2022.

L’uomo, ricercato a livello internazionale e sottoposto a una red notice emessa dal Segretariato generale di INTERPOL a Lione, era stato indagato tra il 2019 e il 2021 nell’ambito di operazioni antidroga coordinate dalla Procura distrettuale di Venezia e condotte dalla Squadra Mobile.

Le indagini hanno portato alla condanna definitiva dell’individuo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio di droga, confermata dalla Corte d’Appello di Venezia. La sentenza ha riconosciuto il suo ruolo di spicco in un’organizzazione criminale operativa a Venezia, dedita al narcotraffico, in particolare all’importazione e alla distribuzione di cocaina destinata alle piazze di spaccio dell’hinterland veneziano.

Il cittadino albanese, che all’epoca viveva a Mestre, è stato identificato come vertice operativo e decisionale del sodalizio, responsabile diretto dell’approvvigionamento della droga e della gestione della sua distribuzione sul territorio lagunare.

Le operazioni per la sua cattura, guidate da un gruppo di lavoro composto da investigatori della Squadra Mobile di Venezia e dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia di Stato, si sono intensificate dopo l’estensione delle ricerche a livello internazionale, richiesta dalla Procura generale di Venezia. Grazie al monitoraggio degli spostamenti dei suoi stretti familiari e all’analisi delle loro abitudini, è stata ipotizzata la presenza del latitante tra Albania e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Gli approfondimenti, supportati dall’uso di banche dati e tecnologie avanzate per la sorveglianza elettronica, hanno permesso di confermare che, anche in passato, i familiari si erano recati in Albania, probabilmente per incontrarlo, avvalendosi del supporto logistico di una vasta rete di favoreggiatori.

L’indagine è stata agevolata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (SCIP), che, tramite l’Ufficio dell’Esperto per la sicurezza a Tirana, ha garantito un costante scambio di informazioni con le autorità estere. Questo ha consentito alle forze di polizia albanesi di monitorare il contesto relazionale del latitante e di localizzarlo.

L’arresto si inserisce nel quadro del progetto “WANTED”, coordinato dallo SCO per l’individuazione e la cattura di latitanti di alto profilo, sia in Italia che all’estero. Il successo dell'iniziativa si basa su un modello investigativo integrato che combina le Squadre mobili e le Sisco, favorendo il coordinamento tra uffici centrali e territoriali per condividere risorse e informazioni. La strategia unisce metodi tradizionali, come osservazioni e pedinamenti, con tecnologie avanzate di digital forensic e intercettazioni telematiche, permettendo di ricostruire le dinamiche criminali e di intercettare anche le strategie di mimetizzazione della criminalità organizzata.

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L' <autostrada della cocaina> atlantica subisce un duro colpo. Utilizzavano trasferimenti in mare aperto per eludere i porti tradizionali


Nel corso di un'importante operazione internazionale di contrasto al narcotraffico, condotta tra il 13 e il 26 aprile 2026, è stata smantellata con successo una sofisticata rete di traffico di cocaina operante attraverso l'Oceano Atlantico. L'operazione, guidata dalla Guardia Civil spagnola, coordinata da Europol, l'agenzia di contrasto dell'Unione Europea, e che ha visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza italiana, si è concentrata sulle strategie in continua evoluzione delle bande criminali che tentano di eludere i tradizionali controlli portuali effettuando complessi trasferimenti in mare aperto.
L'obiettivo principale di questa campagna di due settimane è stato il corridoio atlantico orientale, una vasta e remota distesa d'acqua situata tra le Isole Canarie spagnole e le Azzorre portoghesi, che è diventata sempre più una rotta privilegiata per il traffico di stupefacenti dall'America Latina all'Europa.

L'operazione ha avuto un successo considerevole, portando al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, all'intercettazione di otto imbarcazioni e all'arresto di 54 persone collegate alle reti di narcotraffico. Questa azione decisiva è giunta in risposta diretta agli avvertimenti lanciati all'inizio dell'anno da Europol, che aveva individuato una tendenza preoccupante: le reti criminali stavano abbandonando le consolidate rotte marittime attraverso i principali porti europei a favore di un modello frammentato e offshore, progettato per minimizzare i rischi ed eludere i controlli. Trasferendo le proprie operazioni in acque internazionali, queste reti miravano a frammentare la catena di approvvigionamento in più fasi, rendendo significativamente più difficile per le autorità tracciare il carico dalla sua origine alla sua destinazione finale.

Il modus operandi scoperto dagli investigatori prevedeva una struttura logistica a più livelli. Grandi "navi madri", spesso camuffate da navi portacontainer, navi da carico o persino imbarcazioni non commerciali di dimensioni più ridotte, raccoglievano ingenti carichi di cocaina in America Latina e navigavano per centinaia, a volte migliaia, di miglia nautiche nell'Atlantico remoto. Una volta raggiunta la zona di trasferimento designata, gli stupefacenti venivano scaricati su imbarcazioni veloci, tra cui gommoni a scafo rigido e altre imbarcazioni rapide in grado di affrontare lunghe traversate oceaniche. Queste imbarcazioni intermedie avrebbero poi trasportato il carico fino all'ultima tappa del viaggio, dove barche più piccole avrebbero ricevuto la spedizione per uno sbarco clandestino su spiagge remote o piccoli porticcioli lungo le coste del Portogallo e della Spagna. Questa strategia di frammentazione del rischio tra equipaggi e imbarcazioni diverse era stata specificamente ideata per garantire che, anche se una parte della catena fosse stata compromessa, l'intera operazione avrebbe potuto sopravvivere.

Per saperne di più sulla diversificazione del traffico di cocaina:
europol.europa.eu/cms/sites/de…
Questo rapporto esplora il modo in cui le reti criminali stanno impiegando metodi di traffico marittimo di cocaina che eludono i porti commerciali come punti di ingresso in Europa o si affidano a tecniche di occultamento progettate per minare l’efficacia delle ispezioni visive, degli scanner e dei test di rilevamento.

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I-CAN, lottare contro la 'Ndrangheta si può, anche in America Latina


Dal 27 al 29 aprile si è svolto a Buenos Aires il workshop operativo I-CAN dedicato al continente americano, organizzato dalla italiana Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dal Segretariato Generale Interpol. L'incontro mira a rafforzare la cooperazione operativa tra i Paesi partecipanti al progetto I-CAN e a raccogliere intelligence sull'espansione della ‘Ndrangheta nel continente.

I lavori, introdotti dal Capo della Polizia Federale Argentina, Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, e dal Project Leader, Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, hanno visto la partecipazione di investigatori italiani delle Forze di Polizia, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Presenti anche 35 agenti di 12 Paesi del continente (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti con l'FBI e Uruguay).

Il gruppo ha analizzato le possibili connessioni operative e logistiche tra la ‘Ndrangheta e oltre 30 organizzazioni criminali locali e straniere attive in America Latina, tra cui il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, il Tren De Aragua venezuelano e il Cartel de Jalisco Nueva Generacion messicano. Esaminato anche l'impiego di modus operandi nel narcotraffico e nel riciclaggio, anche digitale, attraverso il dark web, le criptovalute e l'intelligenza artificiale.

Le autorità della Polizia Federale Argentina e i responsabili dei programmi EMPACT ed EL PACTO 2.0 hanno riconosciuto la validità e i progressi del progetto I-CAN, definendolo un modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘Ndrangheta, che in America Latina opera come una vera e propria "holding criminale". I risultati confermano la forte accelerazione operativa guidata dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e testimoniano il ruolo della ‘Ndrangheta come broker mondiale del traffico di cocaina. Nel 2025 sono stati arrestati 4 ‘ndranghetisti, di cui 3 in Colombia e uno in Costa Rica.

Tutti gli investigatori, italiani e stranieri, sottolineano l'importanza di sensibilizzare le diverse forze di polizia mondiali sul "fenomeno ‘Ndrangheta". Il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) conta oggi 25 Paesi e circa 2.500 investigatori formati. Sono stati arrestati 176 ‘ndranghetisti in oltre 30 Paesi nel mondo, di cui 68 latitanti; 73 arresti sono stati effettuati dall'inizio del 2025 a oggi. Dal 2020 ad oggi, 21 ‘ndranghetisti sono stati arrestati in America, inclusi 18 latitanti.

Per saperne di più:
interpol.int/Crimes/Organized-…

#ndrangheta #ican

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Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL 2026: a settembre pedoni al centro dell'attenzione


#ROADPOL è una rete internazionale non governativa di polizia stradale, il cui obiettivo principale è ridurre il numero di morti e feriti gravi sulle strade europee.

Attualmente, conta 31 membri europei e 1 osservatore dagli Emirati Arabi Uniti (Polizia di Dubai).

L'attività principale di ROADPOL è il controllo del traffico stradale, ma conduce anche campagne di prevenzione degli incidenti. Dato il crescente numero di reati commessi sulle strade da conducenti o passeggeri, o che prevedono l'utilizzo dei veicoli come strumento per commettere crimini, l'organizzazione ha avviato negoziati con le forze dell'ordine internazionali per una cooperazione efficace.

Dal 16 al 22 settembre 2026, l'attenzione degli sforzi europei per la sicurezza stradale si concentrerà interamente sui pedoni durante le Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL. La campagna, confermata dopo un recente incontro a Varsavia, mette in luce una realtà critica: sebbene camminare sia sostenibile ed essenziale, rimane incredibilmente pericoloso.

La realtà dei fatti: secondo i dati UE sulla sicurezza stradale del 2025, i pedoni rappresentavano il 18% di tutti i decessi stradali. Mentre gli occupanti delle auto costituiscono la quota maggiore, pari al 44%, i pedoni non hanno alcuna protezione fisica in caso di collisione, il che rende fatali anche le conseguenze di errori minimi.

Qual è il piano? La campagna si articola attorno a tre pilastri principali:

  • Responsabilità condivisa: gli automobilisti devono essere estremamente attenti nelle aree urbane, in prossimità degli attraversamenti pedonali e nelle zone ad alto traffico. La gestione della velocità è fondamentale; anche piccole riduzioni di velocità aumentano drasticamente le probabilità di sopravvivenza.
  • Riqualificazione delle infrastrutture: le autorità sono sollecitate a implementare zone a 30 km/h (come a Bruxelles e Parigi), migliorare l'illuminazione, progettare attraversamenti pedonali più sicuri e separare i flussi pedonali da quelli veicolari.
  • Vision Zero: l'obiettivo finale è eliminare gli incidenti stradali mortali entro il 2050. Come ha affermato Jana Peleskova della Polizia Ceca, dare priorità agli utenti più vulnerabili è l'unico modo per raggiungere questo traguardo.

Strade più sicure sono un vantaggio per tutti, ma proteggere chi non ha una gabbia di metallo intorno è il passo più urgente che si possa compiere.

#SicurezzaStradale #SicurezzaPedoni #ROADPOL2026 #VisionZero #PianificazioneUrbana

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Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia e un dark web frammentato rendono più difficile il tracciamento dei crimini informatici


Basta leggere l'ultimo rapporto #IOCTA (Internet Organised Crime Threat Assessment, scaricabile qui: europol.europa.eu/publication-…) 2026 di Europol per rendersi conto che il panorama sta cambiando rapidamente. Il punto principale? I criminali stanno trasformando la tecnologia in armi più velocemente di quanto le forze dell'ordine riescano ad adattarsi.

Ecco i punti chiave emersi:

  • L'IA come moltiplicatore di forze: l'IA generativa non è solo per l'arte; viene utilizzata per potenziare l'ingegneria sociale e personalizzare gli schemi fraudolenti. In combinazione con lo spoofing dell'ID chiamante e le "SIM farm" (invio di migliaia di SMS/chiamate spam), la portata delle frodi online sta esplodendo.
  • Il dark web si sta frammentando: invece di un unico grande mercato, stiamo assistendo a una transizione verso piattaforme specializzate, resilienti e altamente sicure. Inoltre, le app con crittografia end-to-end (E2EE) stanno confondendo i confini tra le comunicazioni sul web di superficie e sul dark web, rendendo le indagini un incubo.
  • Il riciclaggio di criptovalute si sta evolvendo: le criptovalute incentrate sulla privacy e gli exchange offshore sono ormai parte integrante del riciclaggio dei pagamenti dei ransomware. Il rapporto evidenzia, in modo sconcertante, un aumento dei minori che, inconsapevolmente, si ritrovano coinvolti nel riciclaggio di denaro tramite criptovalute.
  • Ransomware e minacce ibride: i marchi di ransomware rimangono attivi, ma si osserva una preoccupante tendenza dei gruppi criminali ad agire come intermediari per minacce ibride sponsorizzate da stati, che prendono di mira istituzioni pubbliche e grandi aziende tecnologiche.
  • Crisi per la sicurezza dei minori: il rapporto sottolinea un grave aumento dello sfruttamento sessuale dei minori online (CSE), inclusa la produzione di materiale pedopornografico sintetico. Comunità come la rete "The Com" intrecciano il CSE con l'estremismo violento e altri gravi crimini, spesso nascondendosi dietro la crittografia end-to-end (E2EE).

Il rapporto sottolinea che il divario tra l'innovazione criminale e le capacità delle forze dell'ordine si sta ampliando. Una maggiore cooperazione internazionale e nuovi strumenti tecnologici per gli investigatori non sono più un'opzione, ma un'urgenza.

#SicurezzaInformatica #Europol #IOCTA2026 #IA #DarkWeb #Ransomware #SicurezzaInformatica

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La task force di Europol per l'identificazione di vittime di sfruttamento sessuale minorile. Partecipa anche l'Italia


Dal 13 al 24 aprile 2026, Europol ha ospitato presso la propria sede all'Aia una task force per l'identificazione delle vittime (VIDTF) di casi di sfruttamento sessuale minorile, che ha riunito 34 specialisti di Europol, INTERPOL e 31 paesi di tutto il mondo (Italia compresa). L'operazione si è concentrata anche sull'identificazione dei responsabili. A seguito dell'operazione, sono stati identificati in via preliminare 12 minori.

Durante le due settimane di attività, gli esperti hanno analizzato oltre 317 set di dati contenenti immagini e video di sfruttamento sessuale minorile (CSE). Questi materiali riguardavano vittime di entrambi i sessi, di età compresa tra la prima infanzia e l'adolescenza, e rappresentavano diverse nazionalità. La task force ha generato 204 piste investigative, che sono state trasmesse alle autorità nazionali per ulteriori indagini.

Europol elabora il materiale attraverso il suo Sistema di Analisi di Immagini e Video (IVAS), che ha analizzato oltre 118 milioni di file unici dal suo lancio nel 2016. Il procedimento è spiegato in un video presente su Youtube. Le task force per l'identificazione delle vittime si tengono due volte l'anno. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2026, queste operazioni hanno analizzato 8.585 set di dati, producendo 3.484 spunti di intelligence. Le successive indagini condotte dalle autorità nazionali hanno portato all'identificazione e alla protezione di 1.190 vittime e all'arresto di 330 responsabili.


un frame del video

Danny van Althuis di Europol, ha sottolineato il costante impegno dell'organizzazione: "Il rilevamento volontario online di materiale pedopornografico potrebbe essersi interrotto, ma la nostra dedizione e la nostra missione non sono cambiate. Europol continuerà a indagare sui casi di sfruttamento sessuale minorile, a identificare i responsabili e a proteggere i bambini. Non possiamo restare inerti, perché milioni di file rimangono da esaminare. Dietro ogni numero c'è un bambino. Il nostro lavoro è tutt'altro che concluso".

Il formato della task force si è dimostrato estremamente efficace. Gli specialisti analizzano i dati per scoprire indizi che identifichino le vittime, i responsabili o il probabile paese di produzione. Utilizzando IVAS, raggruppano il materiale in serie e lo caricano nel database internazionale sullo sfruttamento sessuale minorile (ICSE) dell'INTERPOL. Gli analisti di Europol incrociano quindi questi dati per creare pacchetti di intelligence più completi per i partner operativi pertinenti. Questo approccio collaborativo facilita la condivisione delle conoscenze e uno scambio di informazioni efficiente, portando a risultati concreti.

Per dare ulteriore impulso a questi sforzi, Europol ha ampliato la sua campagna Stop Child Abuse - Trace an Object (Fermiamo gli abusi sui minori - Traccia un oggetto) , invitando i cittadini a contribuire all'identificazione delle vittime riconoscendo oggetti in casi irrisolti. Dal lancio della piattaforma, 31 vittime sono state identificate grazie a segnalazioni anonime.

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Restituiti al Museo Nazionale di Sibari 46 manufatti etruschi, greci e romani, recuperati anche all'estero


parte dei reperti restituiti al patrimonio culturale nazionale

Recentemente a Cosenza, nella Sala Leone di Palazzo Arnone, i #Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno consegnato al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari 46 reperti archeologici recuperati in Italia e in Francia nel corso delle attività svolte nell’indagine denominata “ACHEI”, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone.

Gli straordinari reperti archeologici restituiti, di importante valore storico-culturale ed economico, sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che ha acclarato l’esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale – con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia – di reperti archeologici scavati clandestinamente sul territorio italiano.

Tra i beni consegnati figurano anche reperti sequestrati in Francia e rimpatriati lo scorso 16 ottobre su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria francese, che ne ha disposto la loro consegna allo Stato Italiano.

Le indagini hanno permesso di ricostruire i sistematici saccheggi operati da squadre di tombaroli che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di preziosi beni archeologici, venduti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero.

L’operazione si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, nonché l’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.

#tutelapatrimonioculturale

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Sud Africa. Traffico di fauna selvatica in aree protette.

Condannati dipendenti corrotti di Parco Nazionale che uccisero un rinoceronte a fini di contrabbando


Una recente sentenza del tribunale di Skukuza, in Sud Africa, riflette le azioni di contrasto in corso contro i crimini contro la fauna selvatica legati all’attività di traffico organizzato all’interno delle aree protette.
Tre ex dipendenti del Kruger National Park sono stati condannati per l'uccisione di un rinoceronte e per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati legati al contrabbando. La corruzione è un potente facilitatore dei crimini contro la fauna selvatica, permeando ogni fase della catena di approvvigionamento illegale, dal bracconaggio al trasporto, lavorazione, esportazione e vendita.

Dal 2015, le indagini della Wildlife Justice Commission hanno documentato la corruzione come un fattore chiave che sostiene le reti di traffico transnazionale e ostacola un’efficace applicazione della legge. Senza la corruzione, i crimini contro la fauna selvatica di questa portata non sarebbero possibili. Oltre a favorire la criminalità, la corruzione mina la fiducia nelle istituzioni, indebolisce gli sforzi di conservazione, incentiva lo sfruttamento eccessivo e mette in pericolo vite umane.

È quindi essenziale che coloro che sono coinvolti nella facilitazione i crimini contro la fauna selvatica sono ritenuti responsabili.
Nel corso di anni di indagini sulla criminalità organizzata transnazionale contro la fauna selvatica, la Wildlife Justice Commission ha documentato la corruzione in tutte le fasi del commercio. Queste prove vengono utilizzate per informare i politici, sostenere la sensibilizzazione e sostenere misure anticorruzione più forti e sanzioni più severe per la corruzione legata ai crimini contro la fauna selvatica a livello nazionale e internazionale.

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Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue


Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente", ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

"L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro", si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato "indizi di istigazione". morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia

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DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm


La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata.[1, 2] Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea.
Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale.[3, 4]
L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come "Schengen III", si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.[2, 4, 5]

Il meccanismo tecnico delle impronte biologiche: il DNA nel sistema Prüm



Il cuore pulsante del Trattato di Prüm risiede nell'automazione dell'accesso ai profili DNA. Le Parti contraenti si impegnano a istituire e gestire archivi nazionali di analisi del DNA per facilitare le indagini penali.[3, 5] La procedura si articola in due fasi distinte, progettate per bilanciare l'efficacia operativa con la protezione dei dati personali. Lo Step 1 consiste in una ricerca automatizzata basata sul protocollo "hit/no-hit".[5, 6]
Nello Step 1, le autorità competenti hanno accesso ai cosiddetti dati di riferimento, che comprendono esclusivamente il profilo DNA estratto dalla parte non codificante del genoma e un numero di riferimento univoco.[3, 5, 7] La parte non codificante, definita come le regioni cromosomiche che non hanno proprietà funzionali note per l'organismo, viene utilizzata specificamente per evitare che lo scambio di dati riveli informazioni sensibili sulla salute o sui tratti fisici ereditari del soggetto.[5, 8] Un profilo DNA in questo contesto è rappresentato da un codice alfanumerico che riflette le caratteristiche identificative analizzate.[5, 8]
Quando un punto di contatto nazionale (NCP) interroga i database degli altri Stati membri, il sistema confronta i profili. Se esiste una corrispondenza (un "hit"), l'autorità richiedente riceve solo la conferma del riscontro e il numero di riferimento associato, senza alcuna informazione sull'identità del soggetto.[5, 8, 9] Questa architettura garantisce che le ricerche siano mirate a casi individuali e condotte in accordo con la legge nazionale del paese richiedente.[3, 5]
Lo Step 2 interviene solo dopo la conferma del riscontro positivo. In questa fase, lo scambio di dati personali completi (nomi, date di nascita, dettagli del caso) avviene tramite le procedure tradizionali di assistenza giudiziaria o di polizia.[6] La separazione tra i due step è fondamentale: mentre lo Step 1 è quasi istantaneo — fornendo risultati in pochi minuti — lo Step 2 è soggetto alle normative nazionali e può richiedere tempi significativamente più lunghi a causa della necessità di autorizzazioni giudiziarie.[10, 11]

La ricerca evidenzia come lo Step 1 sia tecnicamente maturo e ampiamente apprezzato dai professionisti della polizia giudiziaria.[6] Tuttavia, lo Step 2 rappresenta un collo di bottiglia critico. Uno studio condotto nei Paesi Bassi ha rivelato che su oltre duemila hit generati nello Step 1, solo l'1,8% ha portato effettivamente a una condanna o è stato utilizzato come prova determinante in tribunale.[6] Questo "tasso di abbandono" è spesso dovuto alla difficoltà di integrare prove ottenute all'estero nel sistema processuale nazionale, evidenziando una divergenza tra l'efficienza tecnologica e l'armonizzazione giuridica.

Impronte papillari e sistemi AFIS: l'identificazione dattiloscopica transfrontaliera


Parallelamente al DNA, il Trattato di Prüm disciplina lo scambio automatizzato di dati dattiloscopici, che includono impronte digitali, impronte palmari e le rispettive tracce latenti.[3, 5, 8] Le immagini delle impronte e i modelli (template) derivati sono gestiti attraverso sistemi AFIS (Automated Fingerprint Identification System) nazionali.[5, 8] Come per il DNA, l'accesso è concesso ai punti di contatto nazionali per la prevenzione e l'investigazione dei reati, limitando le ricerche ai dati di riferimento che non consentono l'identificazione diretta.
[3]L'efficacia del sistema dattiloscopico risiede nella sua capacità di collegare tracce "aperte" (non identificate) trovate sulla scena del crimine con i profili di sospettati o condannati registrati in altri Stati.[3] Ai sensi dell'articolo 9 delle Decisioni Prüm, gli Stati membri devono garantire la disponibilità dei loro sistemi AFIS per le consultazioni automatizzate.[7, 9] La procedura prevede che ogni Stato designi un NCP incaricato di gestire le richieste e le risposte, operando sotto la giurisdizione della propria legge nazionale.[3, 7]

Un aspetto critico della gestione delle impronte papillari riguarda la qualità delle immagini. Per garantire riscontri affidabili, il sistema richiede l'uso di standard tecnici condivisi. L'integrità del dato e la crittografia sono requisiti essenziali per prevenire manipolazioni o accessi non autorizzati durante il transito dei dati tra i NCP.[12] Nonostante l'elevata automazione, il Regolamento Prüm II ha recentemente introdotto l'obbligo di una revisione umana per confermare i match biometici, riconoscendo che gli algoritmi, per quanto avanzati, possono produrre errori che impattano sui diritti fondamentali.[12, 13]

L'attuazione nel contesto italiano: Banca Dati Nazionale del DNA e AFIS



L'Italia ha recepito le direttive del Trattato di Prüm attraverso la Legge 30 giugno 2009, n. 85, che ha istituito la Banca Dati Nazionale del DNA (BDN-DNA) e il Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del DNA.[14, 15, 16] Il sistema italiano è caratterizzato da una distinzione di competenze tra il Ministero dell'Interno, che gestisce la banca dati presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e il Ministero della Giustizia, incaricato del Laboratorio Centrale gestito dal Corpo di Polizia Penitenziaria (DAP).[15, 16, 17]
La BDN-DNA italiana non è solo uno strumento di repressione criminale, ma assolve anche a importanti funzioni umanitarie, come l'identificazione di persone scomparse e di resti cadaverici non identificati.[15, 17] I profili genetici sono inseriti nel database a seguito di tipizzazione effettuata dal Laboratorio Centrale su campioni biologici prelevati da soggetti in stato di detenzione, custodia cautelare o arresto in flagranza per delitti non colposi.[14, 18]

Il funzionamento del sistema italiano si appoggia sul Codice Univoco Identificativo (CUI), che permette di collegare il profilo DNA ai dati segnaletici già presenti nel sistema AFIS.[14, 17] Questo collegamento avviene solo in caso di concordanza positiva tra un profilo ignoto (scena del crimine) e un profilo noto, garantendo che i dati anagrafici rimangano protetti fino al momento del reale riscontro investigativo.[15] La legge italiana è particolarmente rigorosa sulla distruzione dei campioni biologici: il DNA estratto deve essere distrutto dopo la tipizzazione, mentre i campioni residui possono essere conservati per un periodo limitato di otto anni.
[14]

Prüm II: Verso una nuova architettura della sicurezza europea


L'evoluzione tecnologica e l'emergere di nuove minacce hanno reso necessario un aggiornamento del quadro del 2008. Il Regolamento (UE) 2024/982, approvato nel marzo 2024 e applicabile dal 25 aprile dello stesso anno, introduce il cosiddetto sistema Prüm II.[12, 13, 20] Questa riforma non si limita a potenziare i canali esistenti, ma introduce cambiamenti strutturali profondi sia nelle categorie di dati scambiati che nell'infrastruttura tecnica.
Le principali innovazioni di Prüm II includono l'estensione dello scambio automatizzato alle immagini facciali e ai registri di polizia (police records).[12, 13, 21] Mentre Prüm I si concentrava su dati puramente biometrici (DNA, impronte) e tecnici (targhe), Prüm II mira a creare un ecosistema informativo più completo, includendo potenzialmente anche i dati delle patenti di guida, una proposta che ha suscitato accesi dibattiti in termini di proporzionalità e privacy.[13, 22]

L'introduzione delle immagini facciali rappresenta la sfida tecnologica più significativa. Il sistema permetterà di confrontare foto segnaletiche esistenti con immagini catturate, ad esempio, da telecamere di sorveglianza durante la commissione di un reato.[13, 22] Per evitare abusi e falsi positivi, la Commissione Europea è incaricata di stabilire standard minimi di qualità per i dati facciali, con l'obbligo di revisione in caso di alto rischio di errori.[12] Inoltre, Prüm II prevede che lo scambio dei "core data" (nome, data di nascita, numero del caso) debba avvenire entro 48 ore dalla conferma del match biometico, a meno che non sia necessaria un'autorizzazione giudiziaria che richieda tempi più lunghi.[12, 13, 23]

L'architettura tecnica di eu-LISA e l'interoperabilità dei sistemi


Un cambiamento paradigmatico introdotto da Prüm II riguarda il passaggio da un modello di connessione bilaterale a un modello centralizzato basato su router gestiti dall'agenzia eu-LISA.[11, 12, 13] Nel sistema originale, ogni Stato doveva stabilire e mantenere connessioni individuali con tutti gli altri 26 partner, creando una ragnatela di relazioni tecniche complessa da gestire e vulnerabile.[11, 24]
La nuova infrastruttura prevede il "Prüm II Router", un broker di messaggi centralizzato che inoltra le query e le risposte tra i sistemi nazionali e Europol, senza però memorizzare alcun dato a livello centrale.[11, 12] Questo router sarà collegato all'European Search Portal (ESP), consentendo alle autorità di interrogare più sistemi UE simultaneamente.[12] Parallelamente, verrà istituito l'EPRIS (European Police Records Index System) per la gestione dei registri di polizia, la cui gestione tecnica è affidata a Europol.[12, 13]

L'integrazione di Europol nel framework Prüm è un altro pilastro della riforma. Europol potrà ora interrogare le banche dati nazionali degli Stati membri utilizzando dati ricevuti da paesi terzi, agendo come un vero e proprio hub informativo criminale.[11, 12, 13] Allo stesso tempo, gli Stati membri potranno accedere ai dati biometici forniti da partner extracomunitari e memorizzati da Europol, aumentando la capacità di identificare criminali che operano su scala globale.[12, 24]

Sfide giuridiche e criticità sui diritti fondamentali


L'espansione massiccia dello scambio dati sotto Prüm II ha sollevato forti perplessità riguardo alla protezione della vita privata e al rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta dell'UE.[27, 28] Il network European Digital Rights (EDRi) ha descritto il sistema come una potenziale infrastruttura per la sorveglianza biometrica di massa.[21, 27] Una delle critiche più aspre riguarda il concetto di "perpetual line-up" (confronto perpetuo): includendo le immagini facciali e potenzialmente i dati delle patenti di guida, gran parte della popolazione civile — non solo i criminali condannati — potrebbe trovarsi inserita in una rete di riconoscimento facciale consultabile dalle polizie di tutta Europa.[22, 27]
Le sfide giuridiche identificate includono:
· Presunzione di innocenza: L'inclusione di sospettati nei registri di polizia scambiabili potrebbe pregiudicare il trattamento dell'individuo prima ancora di una condanna definitiva.[21, 27]
· Standardizzazione e Qualità dei Dati: La diversità delle legislazioni nazionali e degli standard tecnici può portare a match errati. Il rischio è particolarmente elevato per il riconoscimento facciale, dove i bias algoritmici possono penalizzare determinate etnie o gruppi sociali.[21, 29]
· Mancanza di Controllo Giudiziario: Sebbene Prüm II preveda la revisione umana, critici sostengono che l'automazione spinta riduca lo spazio per una valutazione di necessità e proporzionalità caso per caso, trasformando la cooperazione in un automatismo burocratico.[6, 27]

Per rispondere a queste critiche, il legislatore europeo ha inserito nel Regolamento Prüm II una "clausola di due diligence" e l'obbligo di condurre verifiche di proporzionalità sugli scambi.[13, 20] Inoltre, è stato stabilito che lo scambio di immagini facciali e registri di polizia sia limitato alle indagini per reati che prevedono una pena detentiva di almeno un anno.
[23]

Admissibilità della prova e mutuo riconoscimento


Un'altra frontiera critica riguarda l'uso processuale dei dati ottenuti tramite Prüm. Se lo scambio di informazioni a fini di intelligence è ormai consolidato, la loro trasformazione in prove legali utilizzabili in dibattimento rimane complessa.[6, 30] Il principio della "lex loci regit actum" stabilisce che la prova debba essere raccolta secondo le leggi del paese in cui l'operazione ha luogo, ma il tribunale del paese in cui si svolge il processo deve verificarne la compatibilità con i propri principi costituzionali.[30, 31]
Recenti casi giudiziari, come il caso "Encrochat", hanno sollevato interrogativi sulla legittimità del trasferimento di prove ottenute tramite infiltrazioni tecnologiche in paesi terzi senza una chiara causa probabile (probable cause).[31] L'European Law Institute ha proposto un quadro per l'ammissibilità mutua delle prove che cerchi di bilanciare i diritti della difesa con l'esigenza di una persecuzione penale efficace dei crimini transfrontalieri.[30, 31] Senza tale armonizzazione, il rischio è che il sistema Prüm produca migliaia di indizi che però svaniscono nel nulla al momento del confronto processuale, vanificando l'investimento tecnologico e operativo.

Cooperazione operativa e sfide di sovranità


Oltre allo scambio di dati, il Trattato di Prüm disciplina forme di cooperazione operativa diretta che incidono profondamente sulla sovranità nazionale. Gli articoli dal 17 al 25 del trattato originale prevedono l'impiego di guardie armate a bordo di aeromobili (sky marshals), la costituzione di pattuglie miste e l'assistenza in occasione di grandi eventi o catastrofi.[3, 4, 7]
L'aspetto più audace è rappresentato dall'intervento in caso di pericolo immediato (hot pursuit), che consente agli agenti di uno Stato membro di entrare nel territorio di un altro Stato senza autorizzazione preventiva per prevenire una minaccia imminente alla vita.[4, 7] In queste situazioni, gli agenti stranieri hanno il diritto di portare armi d'ordinanza e possono utilizzarle in caso di legittima difesa, pur rimanendo soggetti alle leggi e alla responsabilità civile e penale dello Stato ospitante.[7] Questa integrazione operativa richiede un livello di fiducia inter-istituzionale senza precedenti, che si riflette anche nella protezione e assistenza che ogni Stato è obbligato a prestare ai funzionari stranieri operanti sul proprio territorio.
[7]

Conclusioni: Verso una biometria europea integrata e responsabile


Il Trattato di Prüm e la sua imminente evoluzione in Prüm II segnano il definitivo superamento della cooperazione di polizia intesa come mera cortesia diplomatica tra Stati. Il sistema si è trasformato in un'infrastruttura tecnologica e giuridica pervasiva, capace di processare milioni di dati biometrici per garantire la sicurezza interna dell'Unione Europea. Il successo del modello è testimoniato dalla partecipazione di paesi extra-UE come la Svizzera, la Norvegia e l'Islanda, che hanno riconosciuto nel framework di Prüm l'unico strumento efficace per non restare isolati nella lotta al crimine organizzato e al terrorismo.[10, 32, 33]

Tuttavia, l'analisi evidenzia che l'efficienza tecnologica deve essere accompagnata da un'evoluzione parallela delle garanzie giuridiche. Il rischio che la biometria diventi uno strumento di sorveglianza indiscriminata è reale, specialmente con l'introduzione del riconoscimento facciale e l'integrazione dei registri di polizia. Il legislatore italiano ed europeo si trova dunque di fronte alla sfida di dover garantire che la Banca Dati Nazionale del DNA e i sistemi AFIS rimangano strumenti di precisione, finalizzati a indagini specifiche e non a una schedatura di massa dei cittadini.

In ultima analisi, il futuro della cooperazione Prüm dipenderà dalla capacità dell'Unione Europea di risolvere il paradosso tra lo Step 1 e lo Step 2: la tecnologia può fornire l'indizio in pochi minuti, ma solo un quadro giuridico armonizzato sull'ammissibilità della prova potrà trasformare quell'indizio in giustizia. La centralizzazione tramite eu-LISA e il potenziamento di Europol sono passi necessari verso la modernizzazione, ma la revisione umana obbligatoria e il rispetto rigoroso della protezione dei dati rimangono le uniche barriere per evitare che lo spazio di sicurezza diventi uno spazio di eccessiva intrusione nella libertà individuale. La sfida per i prossimi anni sarà dunque quella di rendere l'interoperabilità dei sistemi non solo una realtà tecnica, ma una garanzia di efficienza democratica.


  1. Cooperazione di polizia, europarl.europa.eu/RegData/etu…
  2. Police cooperation | Fact Sheets on the European Union, europarl.europa.eu/factsheets/…
  3. 1 TRATTATO DI PRÜM O SCHENGEN II (Paola BALBO) Schengen II - Antonio Casella, antoniocasella.eu/nume/balbo_p…
  4. Prüm Convention - Wikipedia, en.wikipedia.org/wiki/Pr%C3%BC…
  5. Potenziamento della cooperazione transfrontaliera — decisione di ..., eur-lex.europa.eu/IT/legal-con…
  6. Cross-Border Exchange and Comparison of Forensic DNA Data in ..., europarl.europa.eu/RegData/etu…
  7. Trattato di Prüm, www1.interno.gov.it/mininterno…
  8. Stepping up cross-border cooperation – the Prüm decision - EUR-Lex - European Union, eur-lex.europa.eu/EN/legal-con…
  9. Criminal Justice (Forensic Evidence and DNA Database System) Act 2014, Schedule 2, irishstatutebook.ie/eli/2014/a…
  10. Fingerprints and DNA profiles: Obtaining faster information from ..., fedpol.admin.ch/en/fingerprint…
  11. DOC - IPEX.eu, secure.ipex.eu/IPEXL-WEB/downl…
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  13. Regulation on automated data exchange for police cooperation (Prüm II) | Legislative Train Schedule - European Parliament, europarl.europa.eu/legislative…
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