Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini
Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”. Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.
Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali. Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale. Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.
Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.
Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.
Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.
La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.
La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.
Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.
Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.
L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.
L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data.
L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.
#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia
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Camera dei deputati - XIX Legislatura -www.camera.it
Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini
Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”.
Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.
Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali.
Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale.
Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.
Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.
Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.
Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.
La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.
La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.
Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.
Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.
L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.
L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data.
L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.
#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia
Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.
Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.
A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.
Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.
Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.
«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.
Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.
Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.
“L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell'EPPO.
L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.
Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.
La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
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La Procura europea (EPPO), che è un organo indipendente dell'UE, indaga, persegue e porta a giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE.European Union
Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.
Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.
A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.
Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.
Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.
«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente", ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.
Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.
Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.
"L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro", si legge in una nota dell'EPPO.
L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato "indizi di istigazione". morale che costituisce una violazione dei doveri.
Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.
La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.
Presso la sede romana dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.
L'incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un'altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l'Italia.
Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.
I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l'analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.
L'evento ha rappresentato un'importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.
#UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.
Leggi tutto qui:poliverso.org/display/0477a01e…
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata.[1, 2] Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea.
Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale.[3, 4]
L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come "Schengen III", si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.[2, 4, 5]
Il cuore pulsante del Trattato di Prüm risiede nell'automazione dell'accesso ai profili DNA. Le Parti contraenti si impegnano a istituire e gestire archivi nazionali di analisi del DNA per facilitare le indagini penali.[3, 5] La procedura si articola in due fasi distinte, progettate per bilanciare l'efficacia operativa con la protezione dei dati personali. Lo Step 1 consiste in una ricerca automatizzata basata sul protocollo "hit/no-hit".[5, 6]
Nello Step 1, le autorità competenti hanno accesso ai cosiddetti dati di riferimento, che comprendono esclusivamente il profilo DNA estratto dalla parte non codificante del genoma e un numero di riferimento univoco.[3, 5, 7] La parte non codificante, definita come le regioni cromosomiche che non hanno proprietà funzionali note per l'organismo, viene utilizzata specificamente per evitare che lo scambio di dati riveli informazioni sensibili sulla salute o sui tratti fisici ereditari del soggetto.[5, 8] Un profilo DNA in questo contesto è rappresentato da un codice alfanumerico che riflette le caratteristiche identificative analizzate.[5, 8]
Quando un punto di contatto nazionale (NCP) interroga i database degli altri Stati membri, il sistema confronta i profili. Se esiste una corrispondenza (un "hit"), l'autorità richiedente riceve solo la conferma del riscontro e il numero di riferimento associato, senza alcuna informazione sull'identità del soggetto.[5, 8, 9] Questa architettura garantisce che le ricerche siano mirate a casi individuali e condotte in accordo con la legge nazionale del paese richiedente.[3, 5]
Lo Step 2 interviene solo dopo la conferma del riscontro positivo. In questa fase, lo scambio di dati personali completi (nomi, date di nascita, dettagli del caso) avviene tramite le procedure tradizionali di assistenza giudiziaria o di polizia.[6] La separazione tra i due step è fondamentale: mentre lo Step 1 è quasi istantaneo — fornendo risultati in pochi minuti — lo Step 2 è soggetto alle normative nazionali e può richiedere tempi significativamente più lunghi a causa della necessità di autorizzazioni giudiziarie.[10, 11]
La ricerca evidenzia come lo Step 1 sia tecnicamente maturo e ampiamente apprezzato dai professionisti della polizia giudiziaria.[6] Tuttavia, lo Step 2 rappresenta un collo di bottiglia critico. Uno studio condotto nei Paesi Bassi ha rivelato che su oltre duemila hit generati nello Step 1, solo l'1,8% ha portato effettivamente a una condanna o è stato utilizzato come prova determinante in tribunale.[6] Questo "tasso di abbandono" è spesso dovuto alla difficoltà di integrare prove ottenute all'estero nel sistema processuale nazionale, evidenziando una divergenza tra l'efficienza tecnologica e l'armonizzazione giuridica.
Parallelamente al DNA, il Trattato di Prüm disciplina lo scambio automatizzato di dati dattiloscopici, che includono impronte digitali, impronte palmari e le rispettive tracce latenti.[3, 5, 8] Le immagini delle impronte e i modelli (template) derivati sono gestiti attraverso sistemi AFIS (Automated Fingerprint Identification System) nazionali.[5, 8] Come per il DNA, l'accesso è concesso ai punti di contatto nazionali per la prevenzione e l'investigazione dei reati, limitando le ricerche ai dati di riferimento che non consentono l'identificazione diretta.
[3]L'efficacia del sistema dattiloscopico risiede nella sua capacità di collegare tracce "aperte" (non identificate) trovate sulla scena del crimine con i profili di sospettati o condannati registrati in altri Stati.[3] Ai sensi dell'articolo 9 delle Decisioni Prüm, gli Stati membri devono garantire la disponibilità dei loro sistemi AFIS per le consultazioni automatizzate.[7, 9] La procedura prevede che ogni Stato designi un NCP incaricato di gestire le richieste e le risposte, operando sotto la giurisdizione della propria legge nazionale.[3, 7]
Un aspetto critico della gestione delle impronte papillari riguarda la qualità delle immagini. Per garantire riscontri affidabili, il sistema richiede l'uso di standard tecnici condivisi. L'integrità del dato e la crittografia sono requisiti essenziali per prevenire manipolazioni o accessi non autorizzati durante il transito dei dati tra i NCP.[12] Nonostante l'elevata automazione, il Regolamento Prüm II ha recentemente introdotto l'obbligo di una revisione umana per confermare i match biometici, riconoscendo che gli algoritmi, per quanto avanzati, possono produrre errori che impattano sui diritti fondamentali.[12, 13]
L'Italia ha recepito le direttive del Trattato di Prüm attraverso la Legge 30 giugno 2009, n. 85, che ha istituito la Banca Dati Nazionale del DNA (BDN-DNA) e il Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del DNA.[14, 15, 16] Il sistema italiano è caratterizzato da una distinzione di competenze tra il Ministero dell'Interno, che gestisce la banca dati presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e il Ministero della Giustizia, incaricato del Laboratorio Centrale gestito dal Corpo di Polizia Penitenziaria (DAP).[15, 16, 17]
La BDN-DNA italiana non è solo uno strumento di repressione criminale, ma assolve anche a importanti funzioni umanitarie, come l'identificazione di persone scomparse e di resti cadaverici non identificati.[15, 17] I profili genetici sono inseriti nel database a seguito di tipizzazione effettuata dal Laboratorio Centrale su campioni biologici prelevati da soggetti in stato di detenzione, custodia cautelare o arresto in flagranza per delitti non colposi.[14, 18]
Il funzionamento del sistema italiano si appoggia sul Codice Univoco Identificativo (CUI), che permette di collegare il profilo DNA ai dati segnaletici già presenti nel sistema AFIS.[14, 17] Questo collegamento avviene solo in caso di concordanza positiva tra un profilo ignoto (scena del crimine) e un profilo noto, garantendo che i dati anagrafici rimangano protetti fino al momento del reale riscontro investigativo.[15] La legge italiana è particolarmente rigorosa sulla distruzione dei campioni biologici: il DNA estratto deve essere distrutto dopo la tipizzazione, mentre i campioni residui possono essere conservati per un periodo limitato di otto anni.
[14]
L'evoluzione tecnologica e l'emergere di nuove minacce hanno reso necessario un aggiornamento del quadro del 2008. Il Regolamento (UE) 2024/982, approvato nel marzo 2024 e applicabile dal 25 aprile dello stesso anno, introduce il cosiddetto sistema Prüm II.[12, 13, 20] Questa riforma non si limita a potenziare i canali esistenti, ma introduce cambiamenti strutturali profondi sia nelle categorie di dati scambiati che nell'infrastruttura tecnica.
Le principali innovazioni di Prüm II includono l'estensione dello scambio automatizzato alle immagini facciali e ai registri di polizia (police records).[12, 13, 21] Mentre Prüm I si concentrava su dati puramente biometrici (DNA, impronte) e tecnici (targhe), Prüm II mira a creare un ecosistema informativo più completo, includendo potenzialmente anche i dati delle patenti di guida, una proposta che ha suscitato accesi dibattiti in termini di proporzionalità e privacy.[13, 22]
L'introduzione delle immagini facciali rappresenta la sfida tecnologica più significativa. Il sistema permetterà di confrontare foto segnaletiche esistenti con immagini catturate, ad esempio, da telecamere di sorveglianza durante la commissione di un reato.[13, 22] Per evitare abusi e falsi positivi, la Commissione Europea è incaricata di stabilire standard minimi di qualità per i dati facciali, con l'obbligo di revisione in caso di alto rischio di errori.[12] Inoltre, Prüm II prevede che lo scambio dei "core data" (nome, data di nascita, numero del caso) debba avvenire entro 48 ore dalla conferma del match biometico, a meno che non sia necessaria un'autorizzazione giudiziaria che richieda tempi più lunghi.[12, 13, 23]
Un cambiamento paradigmatico introdotto da Prüm II riguarda il passaggio da un modello di connessione bilaterale a un modello centralizzato basato su router gestiti dall'agenzia eu-LISA.[11, 12, 13] Nel sistema originale, ogni Stato doveva stabilire e mantenere connessioni individuali con tutti gli altri 26 partner, creando una ragnatela di relazioni tecniche complessa da gestire e vulnerabile.[11, 24]
La nuova infrastruttura prevede il "Prüm II Router", un broker di messaggi centralizzato che inoltra le query e le risposte tra i sistemi nazionali e Europol, senza però memorizzare alcun dato a livello centrale.[11, 12] Questo router sarà collegato all'European Search Portal (ESP), consentendo alle autorità di interrogare più sistemi UE simultaneamente.[12] Parallelamente, verrà istituito l'EPRIS (European Police Records Index System) per la gestione dei registri di polizia, la cui gestione tecnica è affidata a Europol.[12, 13]
L'integrazione di Europol nel framework Prüm è un altro pilastro della riforma. Europol potrà ora interrogare le banche dati nazionali degli Stati membri utilizzando dati ricevuti da paesi terzi, agendo come un vero e proprio hub informativo criminale.[11, 12, 13] Allo stesso tempo, gli Stati membri potranno accedere ai dati biometici forniti da partner extracomunitari e memorizzati da Europol, aumentando la capacità di identificare criminali che operano su scala globale.[12, 24]
L'espansione massiccia dello scambio dati sotto Prüm II ha sollevato forti perplessità riguardo alla protezione della vita privata e al rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta dell'UE.[27, 28] Il network European Digital Rights (EDRi) ha descritto il sistema come una potenziale infrastruttura per la sorveglianza biometrica di massa.[21, 27] Una delle critiche più aspre riguarda il concetto di "perpetual line-up" (confronto perpetuo): includendo le immagini facciali e potenzialmente i dati delle patenti di guida, gran parte della popolazione civile — non solo i criminali condannati — potrebbe trovarsi inserita in una rete di riconoscimento facciale consultabile dalle polizie di tutta Europa.[22, 27]
Le sfide giuridiche identificate includono:
· Presunzione di innocenza: L'inclusione di sospettati nei registri di polizia scambiabili potrebbe pregiudicare il trattamento dell'individuo prima ancora di una condanna definitiva.[21, 27]
· Standardizzazione e Qualità dei Dati: La diversità delle legislazioni nazionali e degli standard tecnici può portare a match errati. Il rischio è particolarmente elevato per il riconoscimento facciale, dove i bias algoritmici possono penalizzare determinate etnie o gruppi sociali.[21, 29]
· Mancanza di Controllo Giudiziario: Sebbene Prüm II preveda la revisione umana, critici sostengono che l'automazione spinta riduca lo spazio per una valutazione di necessità e proporzionalità caso per caso, trasformando la cooperazione in un automatismo burocratico.[6, 27]
Per rispondere a queste critiche, il legislatore europeo ha inserito nel Regolamento Prüm II una "clausola di due diligence" e l'obbligo di condurre verifiche di proporzionalità sugli scambi.[13, 20] Inoltre, è stato stabilito che lo scambio di immagini facciali e registri di polizia sia limitato alle indagini per reati che prevedono una pena detentiva di almeno un anno.
[23]
Un'altra frontiera critica riguarda l'uso processuale dei dati ottenuti tramite Prüm. Se lo scambio di informazioni a fini di intelligence è ormai consolidato, la loro trasformazione in prove legali utilizzabili in dibattimento rimane complessa.[6, 30] Il principio della "lex loci regit actum" stabilisce che la prova debba essere raccolta secondo le leggi del paese in cui l'operazione ha luogo, ma il tribunale del paese in cui si svolge il processo deve verificarne la compatibilità con i propri principi costituzionali.[30, 31]
Recenti casi giudiziari, come il caso "Encrochat", hanno sollevato interrogativi sulla legittimità del trasferimento di prove ottenute tramite infiltrazioni tecnologiche in paesi terzi senza una chiara causa probabile (probable cause).[31] L'European Law Institute ha proposto un quadro per l'ammissibilità mutua delle prove che cerchi di bilanciare i diritti della difesa con l'esigenza di una persecuzione penale efficace dei crimini transfrontalieri.[30, 31] Senza tale armonizzazione, il rischio è che il sistema Prüm produca migliaia di indizi che però svaniscono nel nulla al momento del confronto processuale, vanificando l'investimento tecnologico e operativo.
Oltre allo scambio di dati, il Trattato di Prüm disciplina forme di cooperazione operativa diretta che incidono profondamente sulla sovranità nazionale. Gli articoli dal 17 al 25 del trattato originale prevedono l'impiego di guardie armate a bordo di aeromobili (sky marshals), la costituzione di pattuglie miste e l'assistenza in occasione di grandi eventi o catastrofi.[3, 4, 7]
L'aspetto più audace è rappresentato dall'intervento in caso di pericolo immediato (hot pursuit), che consente agli agenti di uno Stato membro di entrare nel territorio di un altro Stato senza autorizzazione preventiva per prevenire una minaccia imminente alla vita.[4, 7] In queste situazioni, gli agenti stranieri hanno il diritto di portare armi d'ordinanza e possono utilizzarle in caso di legittima difesa, pur rimanendo soggetti alle leggi e alla responsabilità civile e penale dello Stato ospitante.[7] Questa integrazione operativa richiede un livello di fiducia inter-istituzionale senza precedenti, che si riflette anche nella protezione e assistenza che ogni Stato è obbligato a prestare ai funzionari stranieri operanti sul proprio territorio.
[7]
Il Trattato di Prüm e la sua imminente evoluzione in Prüm II segnano il definitivo superamento della cooperazione di polizia intesa come mera cortesia diplomatica tra Stati. Il sistema si è trasformato in un'infrastruttura tecnologica e giuridica pervasiva, capace di processare milioni di dati biometrici per garantire la sicurezza interna dell'Unione Europea. Il successo del modello è testimoniato dalla partecipazione di paesi extra-UE come la Svizzera, la Norvegia e l'Islanda, che hanno riconosciuto nel framework di Prüm l'unico strumento efficace per non restare isolati nella lotta al crimine organizzato e al terrorismo.[10, 32, 33]
Tuttavia, l'analisi evidenzia che l'efficienza tecnologica deve essere accompagnata da un'evoluzione parallela delle garanzie giuridiche. Il rischio che la biometria diventi uno strumento di sorveglianza indiscriminata è reale, specialmente con l'introduzione del riconoscimento facciale e l'integrazione dei registri di polizia. Il legislatore italiano ed europeo si trova dunque di fronte alla sfida di dover garantire che la Banca Dati Nazionale del DNA e i sistemi AFIS rimangano strumenti di precisione, finalizzati a indagini specifiche e non a una schedatura di massa dei cittadini.
In ultima analisi, il futuro della cooperazione Prüm dipenderà dalla capacità dell'Unione Europea di risolvere il paradosso tra lo Step 1 e lo Step 2: la tecnologia può fornire l'indizio in pochi minuti, ma solo un quadro giuridico armonizzato sull'ammissibilità della prova potrà trasformare quell'indizio in giustizia. La centralizzazione tramite eu-LISA e il potenziamento di Europol sono passi necessari verso la modernizzazione, ma la revisione umana obbligatoria e il rispetto rigoroso della protezione dei dati rimangono le uniche barriere per evitare che lo spazio di sicurezza diventi uno spazio di eccessiva intrusione nella libertà individuale. La sfida per i prossimi anni sarà dunque quella di rendere l'interoperabilità dei sistemi non solo una realtà tecnica, ma una garanzia di efficienza democratica.
La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.
Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.
Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.
Per saperne di più:it.globalvoices.org/2026/04/re…
#deforestazione #africa #camerun #trafficoillegaledilegname #Africasubsahariana #Cina
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Il Camerun subisce perdite colossali, dell’ordine di miliardi di franchi ogni anno, tra diritti forestali non riscossi, tasse non pagate e mancati guadagni legati al sotto-sviluppo della lavorazione del legname.Sibel Dourmouch (Global Voices in Italiano)
La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.
Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.
Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.
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Una recente operazione internazionale (condotta il 24 marzo 2026) e supportata tecnicamente da Europol, ha smantellato una vasta rete criminale dedita al contrabbando di sigarette contraffatte che operava dal Regno Unito verso l'Europa.
L'inchiesta è partita nel settembre 2024 a seguito del sequestro di 12 milioni di sigarette contraffatte nel porto di Genova. Le sigarette erano prodotte in Armenia e spedite via Georgia. L'operazione è stata guidata dall'Ufficio della Procura Europea (EPPO) di Torino e ha coinvolto autorità di cinque paesi: Italia, Polonia, Francia, Regno Unito e Svizzera. L'organizzazione transnazionale aveva la sua base operativa nel Regno Unito, con ramificazioni in Europa, Africa e Asia. Per eludere i controlli doganali, i carichi venivano instradati attraverso rotte complesse che includevano Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia. ** Utilizzavano container con doppio fondo e presentavano dichiarazioni doganali fraudolente, dichiarando il carico come materiale da costruzione. Sono stati arrestati lavoratori portuali sospettati di agevolare il passaggio dei carichi bypassando i controlli tramite l'uso di sigilli per container clonati.
Si trattava di un'organizzazione a conduzione familiare collegata a criminali turchi di alto livello coinvolti in altri reati gravi, come il traffico di droga. Il gruppo si avvaleva di una società nell'area di Genova per le procedure doganali, magazzini in provincia di Alessandria per lo stoccaggio e un esperto informatico che creava siti web e indirizzi email falsi per nascondere l'identità dei destinatari. Usavano inoltre piattaforme di comunicazione criptate. Cinque sospetti sono stati posti in custodia cautelare tra Italia, Polonia e Regno Unito. Nel giorno dell'operazione sono stati sequestrati beni per circa 2,5 milioni di euro. Le attività di contrasto precedenti avevano già portato al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illecito, con un valore di mercato stimato in 15 milioni di euro e una perdita fiscale sventata per l'UE di oltre 10 milioni di euro.
Il contrabbando di tabacchi lavorati rappresenta una sfida criminale complessa che impatta pesantemente sull'Erario, sulla salute pubblica e sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nonostante l'incidenza del consumo illecito in Italia si attesti su livelli contenuti (5,8%) rispetto alla media europea, la perdita stimata di entrate fiscali per il Paese raggiunge il miliardo di euro annuo (10 miliardi a livello UE).
La principale leva del contrabbando è l'estrema variabilità dei prezzi tra i Paesi. Si passa dai 0,52 € dell'Ucraina agli oltre 12 € della Norvegia (l'Italia si attesta a 4,76 €). Al fenomeno classicamente conosciuto, si aggiungono le “Illicit Whites”, prodotte legalmente in territori extra-UE ma destinate esclusivamente al mercato illecito, che rappresentano oltre il 60% dei sequestri in Italia. Il marchio Regina è il più diffuso in questo segmento. Le Illicit Whites (o cheap whites) sono destinate principalmente a essere contrabbandate in altri mercati dove non hanno una distribuzione legale o dove la loro disponibilità è limitata. A differenza delle sigarette contraffatte, che sono prodotte illegalmente da soggetti diversi dal titolare del marchio, le Illicit Whites sono prodotti originali fabbricati da produttori legittimi E' la Grecia a fungere da hub logistico fondamentale. I carichi provenienti dall'Est Europa e dall'Asia transitano per i porti ellenici (Patrasso, Pireo) per raggiungere l'Italia via mare attraverso Ancona, Bari e Taranto. Le organizzazioni utilizzano la “parcellizzazione” dei carichi (mediana di circa 2 kg per sequestro) per minimizzare le perdite economiche in caso di intervento delle autorità. In Italia, il fenomeno è radicato al Sud, con Napoli come epicentro (un pacchetto su quattro è illecito). Al Nord, Trieste emerge come punto critico a causa della vicinanza con la Slovenia.
Inquadramento e Dimensioni del Fenomeno
Il contrabbando di tabacchi è una frode fiscale articolata che sottrae risorse vitali al bilancio dello Stato. Oltre al danno erariale, il fenomeno comporta:
Si possono distinguere due modalità principali di introduzione illecita:
Il Contesto Europeo
L'incidenza del consumo illecito varia drasticamente all'interno dell'UE. Mentre la Lettonia guida la classifica con oltre il 22% di sigarette illecite, l'Italia occupa il 19° posto (5,8%).
I flussi verso l'Italia originano principalmente da Ucraina, Bielorussia, Romania, Emirati Arabi e Tunisia. Di particolare rilievo è il ruolo del canale duty free, da cui proviene una quota crescente di prodotti poi immessi illegalmente sul mercato (43,8% dei pacchetti non domestici rilevati nel 2017).
Il Mercato delle “Illicit Whites” e dei Marchi Noti
Le illicit whites rappresentano la sfida più pressante per le autorità. In Italia, la loro incidenza è in forte aumento (+13,5% rispetto al 2015).
Il prezzo sul mercato illegale italiano oscilla generalmente tra 2,50 € e 4,00 €, rendendo l'acquisto estremamente vantaggioso rispetto al mercato legale.
3.2 Provenienza delle sigarette illecite (Miliardi di pezzi – 2016)
Analisi Territoriale e Operativa in Italia
Il consumo di sigarette “non domestiche” (lecite acquistate all'estero o illecite) segue logiche geografiche precise:
Con riguardo all'attività di contrasto, nel 2017, la Campania ha registrato il maggior numero di operazioni (Napoli da sola copre il 48% dei sequestri nazionali). Tuttavia, le quantità maggiori sono state intercettate in luoghi di transito e stoccaggio:
I mezzi più utilizzati per il trasporto sono autovetture, tir e furgoni. I tir e le navi garantiscono i carichi più voluminosi, mentre l'auto rimane il mezzo preferito per la distribuzione capillare e parcellizzata.
Il Caso Greco: Hub e Mercato Interno
La Grecia riveste un ruolo duale: è sia un mercato di consumo ad alta incidenza illecita (18,8%), sia un punto di transito critico.
I carichi arrivano in Grecia spesso dopo aver transitato in zone di libero scambio come Jebel Ali (Emirati Arabi) o Port Klang (Malesia). Contrariamente all'Italia, il mercato illecito greco presenta un prezzo omogeneo di 1,50 € per pacchetto, indipendentemente dal marchio. La riforma delle accise del 2012 ha causato un brusco aumento dei prezzi nel mercato lecito, spingendo i consumatori della fascia bassa verso l'illegalità.
Prospettive Future
Appare evidente la necessità di evolvere verso un approccio di Risk Analysis avanzato, basato sull'integrazione di dati pubblici e privati.
Raccomandazioni strategiche:
#contrabbando contrabbandodisigarette #contrabbandotle #tle
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
Una recente operazione internazionale (condotta il 24 marzo 2026) e supportata tecnicamente da Europol, ha smantellato una vasta rete criminale dedita al contrabbando di sigarette contraffatte che operava dal Regno Unito verso l'Europa.
L'inchiesta è partita nel settembre 2024 a seguito del sequestro di 12 milioni di sigarette contraffatte nel porto di Genova. Le sigarette erano prodotte in Armenia e spedite via Georgia. L'operazione è stata guidata dall'Ufficio della Procura Europea (EPPO) di Torino e ha coinvolto autorità di cinque paesi: Italia, Polonia, Francia, Regno Unito e Svizzera.
L'organizzazione transnazionale aveva la sua base operativa nel Regno Unito, con ramificazioni in Europa, Africa e Asia. Per eludere i controlli doganali, i carichi venivano instradati attraverso rotte complesse che includevano Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia. ** Utilizzavano container con doppio fondo e presentavano dichiarazioni doganali fraudolente, dichiarando il carico come materiale da costruzione.
Sono stati arrestati lavoratori portuali sospettati di agevolare il passaggio dei carichi bypassando i controlli tramite l'uso di sigilli per container clonati.
Si trattava di un'organizzazione a conduzione familiare collegata a criminali turchi di alto livello coinvolti in altri reati gravi, come il traffico di droga.
Il gruppo si avvaleva di una società nell'area di Genova per le procedure doganali, magazzini in provincia di Alessandria per lo stoccaggio e un esperto informatico che creava siti web e indirizzi email falsi per nascondere l'identità dei destinatari. Usavano inoltre piattaforme di comunicazione criptate.
Cinque sospetti sono stati posti in custodia cautelare tra Italia, Polonia e Regno Unito.
Nel giorno dell'operazione sono stati sequestrati beni per circa 2,5 milioni di euro.
Le attività di contrasto precedenti avevano già portato al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illecito, con un valore di mercato stimato in 15 milioni di euro e una perdita fiscale sventata per l'UE di oltre 10 milioni di euro.
Il contrabbando di tabacchi lavorati rappresenta una sfida criminale complessa che impatta pesantemente sull'Erario, sulla salute pubblica e sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nonostante l'incidenza del consumo illecito in Italia si attesti su livelli contenuti (5,8%) rispetto alla media europea, la perdita stimata di entrate fiscali per il Paese raggiunge il miliardo di euro annuo (10 miliardi a livello UE).
La principale leva del contrabbando è l'estrema variabilità dei prezzi tra i Paesi. Si passa dai 0,52 € dell'Ucraina agli oltre 12 € della Norvegia (l'Italia si attesta a 4,76 €).
Al fenomeno classicamente conosciuto, si aggiungono le "Illicit Whites", prodotte legalmente in territori extra-UE ma destinate esclusivamente al mercato illecito, che rappresentano oltre il 60% dei sequestri in Italia. Il marchio Regina è il più diffuso in questo segmento. Le Illicit Whites (o cheap whites) sono destinate principalmente a essere contrabbandate in altri mercati dove non hanno una distribuzione legale o dove la loro disponibilità è limitata. A differenza delle sigarette contraffatte, che sono prodotte illegalmente da soggetti diversi dal titolare del marchio, le Illicit Whites sono prodotti originali fabbricati da produttori legittimi
E' la Grecia a fungere da hub logistico fondamentale. I carichi provenienti dall'Est Europa e dall'Asia transitano per i porti ellenici (Patrasso, Pireo) per raggiungere l'Italia via mare attraverso Ancona, Bari e Taranto.
Le organizzazioni utilizzano la "parcellizzazione" dei carichi (mediana di circa 2 kg per sequestro) per minimizzare le perdite economiche in caso di intervento delle autorità.
In Italia, il fenomeno è radicato al Sud, con Napoli come epicentro (un pacchetto su quattro è illecito). Al Nord, Trieste emerge come punto critico a causa della vicinanza con la Slovenia.
Inquadramento e Dimensioni del Fenomeno
Il contrabbando di tabacchi è una frode fiscale articolata che sottrae risorse vitali al bilancio dello Stato. Oltre al danno erariale, il fenomeno comporta:
Si possono distinguere due modalità principali di introduzione illecita:
Il Contesto Europeo
L'incidenza del consumo illecito varia drasticamente all'interno dell'UE. Mentre la Lettonia guida la classifica con oltre il 22% di sigarette illecite, l'Italia occupa il 19° posto (5,8%).
I flussi verso l'Italia originano principalmente da Ucraina, Bielorussia, Romania, Emirati Arabi e Tunisia. Di particolare rilievo è il ruolo del canale duty free, da cui proviene una quota crescente di prodotti poi immessi illegalmente sul mercato (43,8% dei pacchetti non domestici rilevati nel 2017).
Il Mercato delle "Illicit Whites" e dei Marchi Noti
Le illicit whites rappresentano la sfida più pressante per le autorità. In Italia, la loro incidenza è in forte aumento (+13,5% rispetto al 2015).
Il prezzo sul mercato illegale italiano oscilla generalmente tra 2,50 € e 4,00 €, rendendo l'acquisto estremamente vantaggioso rispetto al mercato legale.
3.2 Provenienza delle sigarette illecite (Miliardi di pezzi - 2016)
Analisi Territoriale e Operativa in Italia
Il consumo di sigarette "non domestiche" (lecite acquistate all'estero o illecite) segue logiche geografiche precise:
Con riguardo all'attività di contrasto, nel 2017, la Campania ha registrato il maggior numero di operazioni (Napoli da sola copre il 48% dei sequestri nazionali). Tuttavia, le quantità maggiori sono state intercettate in luoghi di transito e stoccaggio:
I mezzi più utilizzati per il trasporto sono autovetture, tir e furgoni. I tir e le navi garantiscono i carichi più voluminosi, mentre l'auto rimane il mezzo preferito per la distribuzione capillare e parcellizzata.
Il Caso Greco: Hub e Mercato Interno
La Grecia riveste un ruolo duale: è sia un mercato di consumo ad alta incidenza illecita (18,8%), sia un punto di transito critico.
I carichi arrivano in Grecia spesso dopo aver transitato in zone di libero scambio come Jebel Ali (Emirati Arabi) o Port Klang (Malesia). Contrariamente all'Italia, il mercato illecito greco presenta un prezzo omogeneo di 1,50 € per pacchetto, indipendentemente dal marchio.
La riforma delle accise del 2012 ha causato un brusco aumento dei prezzi nel mercato lecito, spingendo i consumatori della fascia bassa verso l'illegalità.
Prospettive Future
Appare evidente la necessità di evolvere verso un approccio di Risk Analysis avanzato, basato sull'integrazione di dati pubblici e privati.
Raccomandazioni strategiche:
#contrabbando #contrabbandodisigarette #contrabbandotle #tle
È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.
A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.
La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.
Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.
La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.
Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.
Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```
#Sco #scip #direzionecentraleserviziantidroga
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.
A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.
La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.
Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.
La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.
Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.
Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia.
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La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri - la "grande unità elementare" dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare - per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).
Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.
I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO
Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.
TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI
Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.
Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.
Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.
Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.
SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE
Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.
#NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali
La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri – la “grande unità elementare” dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare – per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.
I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO
Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.
TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI
Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.
Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.
Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.
Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.
SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE
Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
Un documento, intitolato “Brokers and Patrons: Unstitching Gangs from Haiti's Political Fabric”, pubblicato a marzo 2026 dall'iniziativa GI-TOC, analizza l'evoluzione delle gang in Haiti e il loro profondo radicamento nel sistema politico ed economico del Paese.
Le gang haitiane non sono semplici gruppi criminali o insorti rivoluzionari; esse fungono da intermediari criminali (broker) essenziali per il funzionamento del sistema di potere. Regolano infatti territori, attività economiche e flussi di risorse tra lo Stato, gli attori economici e le comunità locali.
Nel 2025, i leader delle gang hanno cercato di convertire il controllo territoriale in capitale politico, presentandosi a volte come “stabilizzatori” o partiti politici (come la coalizione Viv Ansanm) in vista delle elezioni.
Nel corso del 2025, l'influenza delle gang è aumentata drasticamente. Esse controllano ormai il 90% della capitale e si sono espanse nelle province (dipartimenti di Artibonite e Centre). Da ultimo è emerso un modello a “franchising”: le gang di Port-au-Prince creano o cooptano cellule satelliti nelle province, replicando i loro sistemi di estorsione e controllo senza necessità di continuità territoriale.
Il panorama della violenza è ora tripartito: gang, brigate di vigilanti (gruppi di autodifesa civile) e forze statali.
L'impatto umanitario nel 2025 è stato devastante: 5.915 persone uccise (rispetto alle 5.601 del 2024). A Port-au-Prince il tasso di omicidi ha raggiunto quasi 140 ogni 100.000 abitanti, tra i più alti al mondo.
Oltre 1,4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, il triplo rispetto all'inizio del 2024.
Le strategie attuali di sicurezza si sono dimostrate spesso insufficienti o controproducenti. Il governo ha fatto ampio ricorso ai droni esplosivi; tra marzo e settembre 2025, queste operazioni hanno causato 547 morti (inclusi civili), ma senza neutralizzare i principali leader delle gang, che si sono adattati usando civili come scudi umani. La missione internazionale MSS (guidata dal Kenya) è stata trasformata nella GSF (Gang Suppression Force) nell'ottobre 2025, con l'inizio del dispiegamento previsto per aprile 2026. Le strategie internazionali spesso ignorano che le gang non sono isolate, ma protette da reti di clientelismo politico e finanziario.
Il mandato del Consiglio Presidenziale Transitorio (TPC) è scaduto il 7 febbraio 2026. Il Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé guida ora l'esecutivo con l'obiettivo di organizzare le elezioni per l'agosto 2026. Esiste un alto rischio che le elezioni, senza lo smantellamento delle reti criminali, finiscano per rafforzare il sistema attuale invece di rinnovarlo, poiché le gang potrebbero agire come fornitori di voti per determinati candidati.
Il rapporto suggerisce che la sola forza militare non basterà. Appare necessario colpire i flussi finanziari, dando priorità allo smantellamento delle reti di estorsione, riciclaggio e traffico di armi, nonchè perseguire legalmente non solo i leader delle gang, ma anche i loro sponsor politici ed economici e combinare la sicurezza pubblica con riforme politiche, programmi di disarmo (DDR) e ricostruzione comunitaria per evitare che migliaia di giovani diventino combattenti a lungo termine.
Per approfondire: globalinitiative.net/wp-conten…
#GITOC #HAITI #BrokersandPatrons
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Un documento, intitolato "Brokers and Patrons: Unstitching Gangs from Haiti's Political Fabric", pubblicato a marzo 2026 dall'iniziativa GI-TOC, analizza l'evoluzione delle gang in Haiti e il loro profondo radicamento nel sistema politico ed economico del Paese.
Le gang haitiane non sono semplici gruppi criminali o insorti rivoluzionari; esse fungono da intermediari criminali (broker) essenziali per il funzionamento del sistema di potere. Regolano infatti territori, attività economiche e flussi di risorse tra lo Stato, gli attori economici e le comunità locali.
Nel 2025, i leader delle gang hanno cercato di convertire il controllo territoriale in capitale politico, presentandosi a volte come "stabilizzatori" o partiti politici (come la coalizione Viv Ansanm) in vista delle elezioni.
Nel corso del 2025, l'influenza delle gang è aumentata drasticamente. Esse controllano ormai il 90% della capitale e si sono espanse nelle province (dipartimenti di Artibonite e Centre). Da ultimo è emerso un modello a "franchising": le gang di Port-au-Prince creano o cooptano cellule satelliti nelle province, replicando i loro sistemi di estorsione e controllo senza necessità di continuità territoriale.
Il panorama della violenza è ora tripartito: gang, brigate di vigilanti (gruppi di autodifesa civile) e forze statali.
L'impatto umanitario nel 2025 è stato devastante: 5.915 persone uccise (rispetto alle 5.601 del 2024). A Port-au-Prince il tasso di omicidi ha raggiunto quasi 140 ogni 100.000 abitanti, tra i più alti al mondo.
Oltre 1,4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, il triplo rispetto all'inizio del 2024.
Le strategie attuali di sicurezza si sono dimostrate spesso insufficienti o controproducenti.
Il governo ha fatto ampio ricorso ai droni esplosivi; tra marzo e settembre 2025, queste operazioni hanno causato 547 morti (inclusi civili), ma senza neutralizzare i principali leader delle gang, che si sono adattati usando civili come scudi umani.
La missione internazionale MSS (guidata dal Kenya) è stata trasformata nella GSF (Gang Suppression Force) nell'ottobre 2025, con l'inizio del dispiegamento previsto per aprile 2026.
Le strategie internazionali spesso ignorano che le gang non sono isolate, ma protette da reti di clientelismo politico e finanziario.
Il mandato del Consiglio Presidenziale Transitorio (TPC) è scaduto il 7 febbraio 2026. Il Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé guida ora l'esecutivo con l'obiettivo di organizzare le elezioni per l'agosto 2026. Esiste un alto rischio che le elezioni, senza lo smantellamento delle reti criminali, finiscano per rafforzare il sistema attuale invece di rinnovarlo, poiché le gang potrebbero agire come fornitori di voti per determinati candidati.
Il rapporto suggerisce che la sola forza militare non basterà. Appare necessario colpire i flussi finanziari, dando priorità allo smantellamento delle reti di estorsione, riciclaggio e traffico di armi, nonchè perseguire legalmente non solo i leader delle gang, ma anche i loro sponsor politici ed economici e combinare la sicurezza pubblica con riforme politiche, programmi di disarmo (DDR) e ricostruzione comunitaria per evitare che migliaia di giovani diventino combattenti a lungo termine.
Per approfondire: globalinitiative.net/wp-conten…
Le autorità ceche, in collaborazione con le controparti slovene, hanno condotto un'importante operazione sulle sospette manipolazioni delle partite nel calcio professionistico e giovanile.
Giocatori, arbitri e dirigenti sono tra i sospettati di aver tentato di influenzare l'esito delle partite per ottenere vantaggi economici. Le perquisizioni effettuate in diverse località hanno portato al sequestro di dispositivi e prove fondamentali. L'indagine è tuttora in corso e si prevedono ulteriori sviluppi man mano che le prove verranno analizzate.
La task force dell' #INTERPOL per la lotta alle partite truccate ha inviato agenti in entrambi i paesi fornendo informazioni, supporto analitico e coordinamento transfrontaliero, contribuendo a scoprire i collegamenti con reti criminali più ampie.
La Task Force INTERPOL per le partite truccate (#IMFTF) costituisce il fulcro della risposta operativa dell'INTERPOL in questo settore. Riunisce le forze dell’ordine di tutto il mondo per contrastare le partite truccate e la corruzione nello sport.
La Task Force conta circa 100 unità membri, con più di 150 punti di contatto nazionali in tutto il mondo. Si concentra sulla condivisione di esperienze e migliori pratiche e funge da piattaforma per le indagini e il coordinamento dei casi internazionali.
Strumenti specifici sviluppati dall’INTERPOL sono a disposizione delle forze dell’ordine di tutto il mondo, dedicati alla raccolta dati sulla corruzione sportiva (progetto ETICA) e all’analisi dei crimini finanziari (FINCAF). Grazie alla sua portata globale, l’IMFTF è in una posizione unica per collegare le unità investigative criminali in tutti i paesi membri dell’INTERPOL, le unità di integrità pertinenti delle principali federazioni sportive internazionali e i servizi di monitoraggio dedicati per unire gli sforzi per contrastare qualsiasi illecito nello sport.
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
Le autorità ceche, in collaborazione con le controparti slovene, hanno condotto un'importante operazione sulle sospette manipolazioni delle partite nel calcio professionistico e giovanile.
Giocatori, arbitri e dirigenti sono tra i sospettati di aver tentato di influenzare l'esito delle partite per ottenere vantaggi economici. Le perquisizioni effettuate in diverse località hanno portato al sequestro di dispositivi e prove fondamentali.
L'indagine è tuttora in corso e si prevedono ulteriori sviluppi man mano che le prove verranno analizzate.
La task force dell' #INTERPOL per la lotta alle partite truccate ha inviato agenti in entrambi i paesi fornendo informazioni, supporto analitico e coordinamento transfrontaliero, contribuendo a scoprire i collegamenti con reti criminali più ampie.
La Task Force INTERPOL per le partite truccate (#IMFTF) costituisce il fulcro della risposta operativa dell'INTERPOL in questo settore. Riunisce le forze dell’ordine di tutto il mondo per contrastare le partite truccate e la corruzione nello sport.
La Task Force conta circa 100 unità membri, con più di 150 punti di contatto nazionali in tutto il mondo. Si concentra sulla condivisione di esperienze e migliori pratiche e funge da piattaforma per le indagini e il coordinamento dei casi internazionali.
Strumenti specifici sviluppati dall’INTERPOL sono a disposizione delle forze dell’ordine di tutto il mondo, dedicati alla raccolta dati sulla corruzione sportiva (progetto ETICA) e all’analisi dei crimini finanziari (FINCAF). Grazie alla sua portata globale, l’IMFTF è in una posizione unica per collegare le unità investigative criminali in tutti i paesi membri dell’INTERPOL, le unità di integrità pertinenti delle principali federazioni sportive internazionali e i servizi di monitoraggio dedicati per unire gli sforzi per contrastare qualsiasi illecito nello sport.
Anne Hathaway, niente modelle scheletriche ne Il Diavolo veste Prada 2
https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2026/03/26/il-diavolo-veste-prada-2-anne-hathaway?utm_source=flipboard&utm_medium=activitypub
Pubblicato su Moda @moda-SkyTG24
Leggi su Sky TG24 l'articolo La richiesta di Anne Hathaway per Il Diavolo veste Prada 2: niente modelle scheletricheVittoria Romagnuolo (Sky TG24)
L'operazione, denominata “Borotalco”, vede la collaborazione della Direzione Investigativa Antimafia, della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova, tutte coordinate dalla Procura Europea EPPO di Torino. Nel mirino degli investigatori è finita un'organizzazione criminale internazionale dedita al commercio illecito di tabacchi lavorati esteri, un fenomeno tutt'altro che scomparso: le rotte del contrabbando si estendevano dall'Italia alla Francia, dalla Polonia alla Svizzera fino al Regno Unito.
Nel corso del blitz, condotto con il supporto del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, di Europol e della rete operativa antimafia internazionale @ON, supervisionata dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), sono state eseguite diverse misure cautelari personali e reali per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, ritenuti dagli investigatori equivalenti ai proventi del reato ipotizzato.
#DirezioneInvestigativaAntimafia #GuardiadiFinanza #AgenziadelleDoganeedeiMonopoli #ProcuraEuropeaEPPO #EPPO
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L'operazione, denominata "Borotalco", vede la collaborazione della Direzione Investigativa Antimafia, della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova, tutte coordinate dalla Procura Europea EPPO di Torino. Nel mirino degli investigatori è finita un'organizzazione criminale internazionale dedita al commercio illecito di tabacchi lavorati esteri, un fenomeno tutt'altro che scomparso: le rotte del contrabbando si estendevano dall'Italia alla Francia, dalla Polonia alla Svizzera fino al Regno Unito.
Nel corso del blitz, condotto con il supporto del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, di Europol e della rete operativa antimafia internazionale @ON, supervisionata dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), sono state eseguite diverse misure cautelari personali e reali per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, ritenuti dagli investigatori equivalenti ai proventi del reato ipotizzato.
#DirezioneInvestigativaAntimafia #GuardiadiFinanza #AgenziadelleDoganeedeiMonopoli #ProcuraEuropeaEPPO #eppo
Il 9 marzo 2026 è stata avviata un'operazione globale guidata dalle autorità tedesche e sostenuta da #Europol, contro una delle più grandi reti di piattaforme fraudolente del dark web. L'indagine è iniziata a metà del 2021 contro la piattaforma dark web “Alice with Violence CP”. Nel corso delle indagini, le autorità hanno scoperto che la piattaforma gestiva più di 373.000 siti web fraudolenti che pubblicizzavano materiale pedopornografico (#CSAM) e offerte di criminalità informatica come servizio (#CaaS).
Dal 9 al 19 marzo 2026, 23 paesi hanno unito le forze nell' “Operazione Alice”, che inizialmente aveva come obiettivo solo l'operatore della piattaforma. Tuttavia, grazie alla #cooperazioneinternazionale, l'indagine ha portato alla luce l'identità di 440 clienti che avevano usufruito dei servizi dell'operatore. Data la natura degli acquisti, sono state avviate ulteriori indagini nei loro confronti. L'operazione contro più di un centinaio di queste persone è ancora in corso.
Finora, l'Operazione Alice ha portato ai seguenti risultati: – Identificato 1 autore che gestisce la piattaforma dark web; – Identificati 440 clienti in tutto il mondo; – Oltre 373.000 siti web del dark web sono stati chiusi; – 105 server sequestrati; – Dispositivi elettronici sequestrati, tra cui computer, telefoni cellulari e supporti di dati elettronici.
Caterina De Bolle, Direttore esecutivo di Europol, ha dichiarato: “ L'operazione Alice invia un messaggio chiaro: non c'è nessun posto dove nascondersi per i criminali quando la comunità internazionale delle forze dell'ordine lavora fianco a fianco. Li troveremo e li riterremo responsabili. Europol continuerà a proteggere i bambini, a sostenere le vittime e a rintracciare i responsabili”.
Nel corso di quasi cinque anni di indagini, le autorità tedesche hanno scoperto che un singolo individuo gestiva più di 373.000 domini onion (siti web) sul dark web. Un dominio onion è un tipo speciale di indirizzo di sito web progettato per nascondere l'identità e la posizione del sito web e delle persone che lo visitano. Da febbraio 2020 a luglio 2025, il sospettato ha pubblicizzato il CSAM su diverse piattaforme, accessibili tramite oltre 90.000 di questi domini onion. Su queste piattaforme, l'autore del reato ha offerto CSAM che avrebbe potuto essere acquistato come “pacchetti” dopo aver fornito un indirizzo email ed effettuato un pagamento in Bitcoin.
Ogni pacchetto aveva un costo stimato compreso tra 17 e 215 euro e prometteva volumi di dati che andavano da pochi gigabyte a diversi terabyte di CSAM. Tuttavia, si trattava di siti puramente fraudolenti in cui il CSAM veniva pubblicizzato e presentato in anteprima ma mai consegnato.
Oltre al CSAM, sono state promosse diverse offerte di cybercrime-as-a-service (CaaS), tra cui i dati delle carte di credito e l'accesso a sistemi esteri. L'obiettivo è sempre stato quello di convincere i clienti a effettuare pagamenti senza ricevere alcun servizio in cambio.
Sono state condotte indagini anche contro l'operatore della piattaforma, un uomo di 35 anni con sede nella Repubblica popolare cinese. Le autorità stimano che l'individuo abbia realizzato profitti per oltre 345.000 euro da circa 10.000 clienti in tutto il mondo che, secondo le autorità, hanno tentato di acquistare il materiale da lui pubblicizzato.
Da novembre 2019 fino a poco tempo fa, al suo apice gestiva una rete composta da circa 287 server, 105 dei quali situati in Germania. Le autorità tedesche hanno emesso un mandato d'arresto internazionale.
Pagando per il CSAM, gli stessi clienti sono diventati sospettati, anche se non hanno mai ricevuto il materiale. Gli investigatori hanno valutato che gli individui che cercano di accedere a materiale esclusivo –e, quindi, grave– sugli abusi sessuali su minori potrebbero rappresentare obiettivi di alto valore e fornire informazioni importanti alle forze dell’ordine di tutto il mondo.
Nel corso degli anni di indagini, le autorità sono intervenute immediatamente ogni volta che hanno individuato bambini in pericolo, adottando misure appropriate per proteggere il loro benessere. Ad esempio, nell'agosto 2023, gli investigatori della Polizia criminale dello Stato bavarese hanno perquisito l'abitazione di un padre di 31 anni che aveva trasferito 20 euro per acquistare un pacco contenente 70 GB di CSAM. L'uomo è stato successivamente condannato.
Nel corso dell'indagine, gli specialisti dell'Europol hanno facilitato lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali, fornito supporto analitico e coordinato la risposta internazionale. Inoltre, hanno svolto un ruolo fondamentale nel tracciare i pagamenti in criptovaluta e nel fornire informazioni ai paesi coinvolti nell'operazione. Ancora più importante, la stretta collaborazione tra le autorità tedesche ed Europol ha consentito l'identificazione dell'autore del reato.
La lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori è una priorità per Europol. Oltre al sostegno fornito dal Centro europeo per la criminalità informatica (EC3) agli Stati membri nella prevenzione e nell’individuazione dei crimini legati allo sfruttamento sessuale dei bambini, Europol sta attualmente portando avanti due importanti progetti in questo settore.
Questa settimana, Europol ha pubblicato nuove foto sulla piattaforma “Stop Child Abuse – Trace an Object”(europol.europa.eu/stopchildabu…), che invita tutti i cittadini a esaminare gli oggetti provenienti da casi irrisolti di abusi sessuali su minori e vedere se ne riconoscono qualcuno. Nessun indizio è troppo piccolo: anche il più piccolo dettaglio potrebbe aiutare a identificare e salvaguardare un bambino abusato sessualmente.
Inoltre, nel novembre 2025 è stata lanciata una nuova piattaforma digitale, Help4U (help4u-project.eu), per supportare bambini e adolescenti che subiscono abusi sessuali o danni online. Progettato per essere semplice, privato e accessibile, Help4U aiuta i giovani a trovare consigli affidabili, comprendere i propri diritti e connettersi con persone che possono aiutarli.
Tra i Paesi partecipanti all'Operazione Alice anche il Servizio di Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica della Polizia di Stato.
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
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The most innocent clues can sometimes help crack a case. The objects are all taken from the background of an image with sexually explicit material involving minors. For all images below, every other investigative avenue has already been examined.Europol
Il 9 marzo 2026 è stata avviata un'operazione globale guidata dalle autorità tedesche e sostenuta da #Europol, contro una delle più grandi reti di piattaforme fraudolente del dark web.
L'indagine è iniziata a metà del 2021 contro la piattaforma dark web “Alice with Violence CP”.
Nel corso delle indagini, le autorità hanno scoperto che la piattaforma gestiva più di 373.000 siti web fraudolenti che pubblicizzavano materiale pedopornografico (#CSAM) e offerte di criminalità informatica come servizio (#CaaS).
Dal 9 al 19 marzo 2026, 23 paesi hanno unito le forze nell' "Operazione Alice", che inizialmente aveva come obiettivo solo l'operatore della piattaforma. Tuttavia, grazie alla #cooperazioneinternazionale, l'indagine ha portato alla luce l'identità di 440 clienti che avevano usufruito dei servizi dell'operatore. Data la natura degli acquisti, sono state avviate ulteriori indagini nei loro confronti. L'operazione contro più di un centinaio di queste persone è ancora in corso.
Finora, l'Operazione Alice ha portato ai seguenti risultati:
- Identificato 1 autore che gestisce la piattaforma dark web;
- Identificati 440 clienti in tutto il mondo;
- Oltre 373.000 siti web del dark web sono stati chiusi;
- 105 server sequestrati;
- Dispositivi elettronici sequestrati, tra cui computer, telefoni cellulari e supporti di dati elettronici.
Caterina De Bolle, Direttore esecutivo di Europol, ha dichiarato: " L'operazione Alice invia un messaggio chiaro: non c'è nessun posto dove nascondersi per i criminali quando la comunità internazionale delle forze dell'ordine lavora fianco a fianco. Li troveremo e li riterremo responsabili. Europol continuerà a proteggere i bambini, a sostenere le vittime e a rintracciare i responsabili".
Nel corso di quasi cinque anni di indagini, le autorità tedesche hanno scoperto che un singolo individuo gestiva più di 373.000 domini onion (siti web) sul dark web. Un dominio onion è un tipo speciale di indirizzo di sito web progettato per nascondere l'identità e la posizione del sito web e delle persone che lo visitano. Da febbraio 2020 a luglio 2025, il sospettato ha pubblicizzato il CSAM su diverse piattaforme, accessibili tramite oltre 90.000 di questi domini onion. Su queste piattaforme, l'autore del reato ha offerto CSAM che avrebbe potuto essere acquistato come “pacchetti” dopo aver fornito un indirizzo email ed effettuato un pagamento in Bitcoin.
Ogni pacchetto aveva un costo stimato compreso tra 17 e 215 euro e prometteva volumi di dati che andavano da pochi gigabyte a diversi terabyte di CSAM. Tuttavia, si trattava di siti puramente fraudolenti in cui il CSAM veniva pubblicizzato e presentato in anteprima ma mai consegnato.
Oltre al CSAM, sono state promosse diverse offerte di cybercrime-as-a-service (CaaS), tra cui i dati delle carte di credito e l'accesso a sistemi esteri. L'obiettivo è sempre stato quello di convincere i clienti a effettuare pagamenti senza ricevere alcun servizio in cambio.
Sono state condotte indagini anche contro l'operatore della piattaforma, un uomo di 35 anni con sede nella Repubblica popolare cinese. Le autorità stimano che l'individuo abbia realizzato profitti per oltre 345.000 euro da circa 10.000 clienti in tutto il mondo che, secondo le autorità, hanno tentato di acquistare il materiale da lui pubblicizzato.
Da novembre 2019 fino a poco tempo fa, al suo apice gestiva una rete composta da circa 287 server, 105 dei quali situati in Germania. Le autorità tedesche hanno emesso un mandato d'arresto internazionale.
Pagando per il CSAM, gli stessi clienti sono diventati sospettati, anche se non hanno mai ricevuto il materiale. Gli investigatori hanno valutato che gli individui che cercano di accedere a materiale esclusivo –e, quindi, grave– sugli abusi sessuali su minori potrebbero rappresentare obiettivi di alto valore e fornire informazioni importanti alle forze dell’ordine di tutto il mondo.
Nel corso degli anni di indagini, le autorità sono intervenute immediatamente ogni volta che hanno individuato bambini in pericolo, adottando misure appropriate per proteggere il loro benessere. Ad esempio, nell'agosto 2023, gli investigatori della Polizia criminale dello Stato bavarese hanno perquisito l'abitazione di un padre di 31 anni che aveva trasferito 20 euro per acquistare un pacco contenente 70 GB di CSAM. L'uomo è stato successivamente condannato.
Nel corso dell'indagine, gli specialisti dell'Europol hanno facilitato lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali, fornito supporto analitico e coordinato la risposta internazionale. Inoltre, hanno svolto un ruolo fondamentale nel tracciare i pagamenti in criptovaluta e nel fornire informazioni ai paesi coinvolti nell'operazione. Ancora più importante, la stretta collaborazione tra le autorità tedesche ed Europol ha consentito l'identificazione dell'autore del reato.
La lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori è una priorità per Europol. Oltre al sostegno fornito dal Centro europeo per la criminalità informatica (EC3) agli Stati membri nella prevenzione e nell’individuazione dei crimini legati allo sfruttamento sessuale dei bambini, Europol sta attualmente portando avanti due importanti progetti in questo settore.
Questa settimana, Europol ha pubblicato nuove foto sulla piattaforma "Stop Child Abuse – Trace an Object"(europol.europa.eu/stopchildabu…), che invita tutti i cittadini a esaminare gli oggetti provenienti da casi irrisolti di abusi sessuali su minori e vedere se ne riconoscono qualcuno. Nessun indizio è troppo piccolo: anche il più piccolo dettaglio potrebbe aiutare a identificare e salvaguardare un bambino abusato sessualmente.
Inoltre, nel novembre 2025 è stata lanciata una nuova piattaforma digitale, Help4U (help4u-project.eu), per supportare bambini e adolescenti che subiscono abusi sessuali o danni online. Progettato per essere semplice, privato e accessibile, Help4U aiuta i giovani a trovare consigli affidabili, comprendere i propri diritti e connettersi con persone che possono aiutarli.
Tra i Paesi partecipanti all'Operazione Alice anche il Servizio di Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica della Polizia di Stato.
Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.
I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.
La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.
Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.
L'operazione rientra nel progetto “Wanted 2025” della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.
Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.
I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.
La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.
Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.
L'operazione rientra nel progetto **"Wanted 2025"** della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.
I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.
La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.
Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.
L'operazione rientra nel progetto "Wanted 2025" della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.
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Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.
I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.
La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.
Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.
L'operazione rientra nel progetto "Wanted 2025" della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.
L'ambasciatore d'Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti, ha incontrato il Generale Vincenzo Molinese, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, attualmente nel Paese per sostenere iniziative di formazione a favore delle forze di polizia argentine nel contrasto al traffico di droga e alla criminalità organizzata transnazionale.
Il generale Molinese (a sinistra) e l'Ambasciatore Nicoletti
L'incontro ha rappresentato un'occasione fondamentale per discutere le priorità comuni in materia di sicurezza, puntando in particolare alle reti criminali internazionali e al potenziamento delle capacità tecniche e investigative delle forze dell'ordine locali, sottolineando la partnership operativa in corso tra Italia e Argentina.
La visita coincide con la conclusione di un programma di formazione finanziato dall'Istituto Italo-Latino Americano (#IILA) e condotto dagli investigatori del ROS per i colleghi argentini, che terminerà con una cerimonia finale prevista a breve.
#ROS #Armadeicarabinieri #Argentina
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
L'ambasciatore d'Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti, ha incontrato il Generale Vincenzo Molinese, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, attualmente nel Paese per sostenere iniziative di formazione a favore delle forze di polizia argentine nel contrasto al traffico di droga e alla criminalità organizzata transnazionale.
Il generale Molinese (a sinistra) e l'Ambasciatore Nicoletti
L'incontro ha rappresentato un'occasione fondamentale per discutere le priorità comuni in materia di sicurezza, puntando in particolare alle reti criminali internazionali e al potenziamento delle capacità tecniche e investigative delle forze dell'ordine locali, sottolineando la partnership operativa in corso tra Italia e Argentina.
La visita coincide con la conclusione di un programma di formazione finanziato dall'Istituto Italo-Latino Americano (#IILA) e condotto dagli investigatori del ROS per i colleghi argentini, che terminerà con una cerimonia finale prevista a breve.
La copertina del rapporto
Il rapporto “A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon”, pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.
Il documento si focalizza sul “centro di truffa” (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.
Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images
Tipologie di Centri di TruffaI centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono: – Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie. – Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile. – Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati. – Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.
Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, t.me/ruslan_kravchenko_ua/577
Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori)Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare: – Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione. – Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di “pacchetti per truffe” pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata. – Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e “muli di denaro” rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi. – Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato. – Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico). – Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.
Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images
Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono: – Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area. – Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare. – Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.
In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.
Per saperne di più: globalinitiative.net/analysis/…
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
Ошукували громадян ЄС на «криптоінвестуванні»: міжнародна слідча група викрила мережу шахрайських кол-центрів у Дніпрі За процесуального керівництва Дніпропетровської обласної прокуратури спільно з правоохоронними органами Латвії та Литви проведено …Telegram
La copertina del rapporto
Il rapporto "A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon", pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.
Il documento si focalizza sul "centro di truffa" (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.
Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images
Tipologie di Centri di Truffa
I centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono:
- Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie.
- Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile.
- Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati.
- Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.
Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, https://t.me/ruslan_kravchenko_ua/577
Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori)
Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare:
- Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione.
- Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di "pacchetti per truffe" pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata.
- Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e "muli di denaro" rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi.
- Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato.
- Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico).
- Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.
Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images
Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono:
- Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area.
- Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare.
- Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.
In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.
Per saperne di più: globalinitiative.net/analysis/…
ROMA. La sede dell'Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana (IILA) ha ospitato la presentazione di “Juntos – Un progetto per rafforzare la cooperazione internazionale di polizia”, un'iniziativa promossa dalla Polizia di Stato italiana con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, realizzata in collaborazione con l'IILA, organizzazione intergovernativa fondata a Roma nel 1966 e attiva in campo culturale, scientifico e della cooperazione allo sviluppo.
L'evento ha riunito Giorgio Silli, Segretario Generale dell'IILA; Alessio Nardi, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per le Politiche di Sicurezza; e Stefano Carvelli, Alto Funzionario di Polizia e Consigliere Ministeriale per le Relazioni Internazionali presso la Direzione Generale della Polizia e della Sicurezza Pubblica. All'incontro hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali del Ministero degli Affari Esteri e della Polizia di Stato, nonché numerosi rappresentanti diplomatici dei Paesi latinoamericani partecipanti al progetto.
Erano presenti delegazioni diplomatiche di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, insieme alla governance del progetto e ai rappresentanti delle principali direzioni centrali della Polizia di Stato coinvolte nell'attuazione. L'iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nella costruzione della cooperazione operativa tra le forze di polizia italiane e latinoamericane, con l'obiettivo di rafforzare gli sforzi contro la criminalità organizzata transnazionale e i reati emergenti di grave entità.
Il progetto coinvolge quattro paesi beneficiari – Argentina, Brasile, Cile e Colombia – e due paesi osservatori, Ecuador e Perù. Si propone di sviluppare attività di capacity building, formazione specialistica, missioni di assistenza tecnica e lo scambio di buone pratiche investigative tra le istituzioni partner.
Nel suo intervento, il Segretario Generale dell'IILA, Giorgio Silli, ha sottolineato che il rafforzamento delle istituzioni di sicurezza nei paesi partner è ora essenziale anche per la sicurezza europea, evidenziando l'importanza di una cooperazione strutturata tra le forze di polizia di entrambi i continenti. Alessio Nardi ha osservato che il progetto si allinea al più ampio quadro della diplomazia di sicurezza italiana, promuovendo una cooperazione internazionale sempre più efficace contro le minacce criminali transnazionali.
Stefano Carvelli, responsabile del progetto, ha illustrato i fenomeni criminali più urgenti della regione che l'iniziativa intende affrontare, dettagliando le attività previste nell'arco di 24 mesi: missioni operative nei paesi partner, programmi di formazione specialistica, assistenza tecnica e dialogo istituzionale tra le forze di polizia partecipanti. Nello specifico, l'iniziativa mira a rafforzare la cooperazione contro le reti criminali e i reati connessi alla migrazione e alla tratta di esseri umani, con particolare attenzione al controllo delle frontiere e alla falsificazione di documenti; a promuovere lo sviluppo di strategie e strumenti per combattere i crimini transnazionali che colpiscono vittime particolarmente vulnerabili; e a consolidare le capacità di prevenzione e risposta alla criminalità informatica, con particolare attenzione alla lotta contro lo sfruttamento minorile online e alla protezione delle infrastrutture critiche.
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
ROMA. La sede dell'Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana (IILA) ha ospitato la presentazione di "Juntos – Un progetto per rafforzare la cooperazione internazionale di polizia", un'iniziativa promossa dalla Polizia di Stato italiana con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, realizzata in collaborazione con l'IILA, organizzazione intergovernativa fondata a Roma nel 1966 e attiva in campo culturale, scientifico e della cooperazione allo sviluppo.
L'evento ha riunito Giorgio Silli, Segretario Generale dell'IILA; Alessio Nardi, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per le Politiche di Sicurezza; e Stefano Carvelli, Alto Funzionario di Polizia e Consigliere Ministeriale per le Relazioni Internazionali presso la Direzione Generale della Polizia e della Sicurezza Pubblica. All'incontro hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali del Ministero degli Affari Esteri e della Polizia di Stato, nonché numerosi rappresentanti diplomatici dei Paesi latinoamericani partecipanti al progetto.
Erano presenti delegazioni diplomatiche di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, insieme alla governance del progetto e ai rappresentanti delle principali direzioni centrali della Polizia di Stato coinvolte nell'attuazione. L'iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nella costruzione della cooperazione operativa tra le forze di polizia italiane e latinoamericane, con l'obiettivo di rafforzare gli sforzi contro la criminalità organizzata transnazionale e i reati emergenti di grave entità.
Il progetto coinvolge quattro paesi beneficiari – Argentina, Brasile, Cile e Colombia – e due paesi osservatori, Ecuador e Perù. Si propone di sviluppare attività di capacity building, formazione specialistica, missioni di assistenza tecnica e lo scambio di buone pratiche investigative tra le istituzioni partner.
Nel suo intervento, il Segretario Generale dell'IILA, Giorgio Silli, ha sottolineato che il rafforzamento delle istituzioni di sicurezza nei paesi partner è ora essenziale anche per la sicurezza europea, evidenziando l'importanza di una cooperazione strutturata tra le forze di polizia di entrambi i continenti. Alessio Nardi ha osservato che il progetto si allinea al più ampio quadro della diplomazia di sicurezza italiana, promuovendo una cooperazione internazionale sempre più efficace contro le minacce criminali transnazionali.
Stefano Carvelli, responsabile del progetto, ha illustrato i fenomeni criminali più urgenti della regione che l'iniziativa intende affrontare, dettagliando le attività previste nell'arco di 24 mesi: missioni operative nei paesi partner, programmi di formazione specialistica, assistenza tecnica e dialogo istituzionale tra le forze di polizia partecipanti. Nello specifico, l'iniziativa mira a rafforzare la cooperazione contro le reti criminali e i reati connessi alla migrazione e alla tratta di esseri umani, con particolare attenzione al controllo delle frontiere e alla falsificazione di documenti; a promuovere lo sviluppo di strategie e strumenti per combattere i crimini transnazionali che colpiscono vittime particolarmente vulnerabili; e a consolidare le capacità di prevenzione e risposta alla criminalità informatica, con particolare attenzione alla lotta contro lo sfruttamento minorile online e alla protezione delle infrastrutture critiche
Il progetto coinvolge quattro paesi beneficiari – Argentina, Brasile, Cile e Colombia – e due paesi osservatori, Ecuador e Perù. Si propone di sviluppare attività di capacity building, formazione specialistica, missioni di assistenza tecnica e lo scambio di buone pratiche investigative tra le istituzioni partner.
Nel suo intervento, il Segretario Generale dell'IILA, Giorgio Silli, ha sottolineato che il rafforzamento delle istituzioni di sicurezza nei paesi partner è ora essenziale anche per la sicurezza europea, evidenziando l'importanza di una cooperazione strutturata tra le forze di polizia di entrambi i continenti. Alessio Nardi ha osservato che il progetto si allinea al più ampio quadro della diplomazia di sicurezza italiana, promuovendo una cooperazione internazionale sempre più efficace contro le minacce criminali transnazionali.
Stefano Carvelli, responsabile del progetto, ha illustrato i fenomeni criminali più urgenti della regione che l'iniziativa intende affrontare, dettagliando le attività previste nell'arco di 24 mesi: missioni operative nei paesi partner, programmi di formazione specialistica, assistenza tecnica e dialogo istituzionale tra le forze di polizia partecipanti. Nello specifico, l'iniziativa mira a rafforzare la cooperazione contro le reti criminali e i reati connessi alla migrazione e alla tratta di esseri umani, con particolare attenzione al controllo delle frontiere e alla falsificazione di documenti; a promuovere lo sviluppo di strategie e strumenti per combattere i crimini transnazionali che colpiscono vittime particolarmente vulnerabili; e a consolidare le capacità di prevenzione e risposta alla criminalità informatica, con particolare attenzione alla lotta contro lo sfruttamento minorile online e alla protezione delle infrastrutture critiche.
Al termine di una complessa indagine, Carlo Petrillo, oggi 43enne, è stato localizzato e arrestato negli Stati Uniti il 16 dicembre 2025. Al suo rientro in Italia, gli investigatori, in collaborazione con la Polizia di Frontiera di Fiumicino, hanno proceduto all'arresto e alla sua traduzione in carcere. L'operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, sotto il coordinamento della Procura Generale della Repubblica di Napoli e del Federal Bureau of Investigation (FBI).
Petrillo si era reso irreperibile dal 2017, dopo aver riportato una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione per fatti risalenti al 2006. In quegli anni era considerato il referente del clan camorristico “Belforte” a Caserta, nonché l'organizzatore di una rete dedita al traffico illecito di cocaina nel capoluogo casertano, articolata attraverso una fitta rete di spacciatori al dettaglio.
Fuggito negli Stati Uniti prima che la sentenza divenisse definitiva, vi aveva ricostruito una nuova vita diventando titolare di numerose attività commerciali. Le indagini che hanno portato alla sua cattura rientrano nel Progetto “Wanted” della Polizia di Stato, finalizzato all'individuazione e all'arresto dei latitanti.
A seguito dei provvedimenti esecutivi emessi dalla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Napoli, Petrillo è stato espulso dagli Stati Uniti per motivi di sicurezza interna e per violazione delle norme sull'immigrazione. ```
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Al termine di una complessa indagine, Carlo Petrillo, oggi 43enne, è stato localizzato e arrestato negli Stati Uniti il 16 dicembre 2025. Al suo rientro in Italia, gli investigatori, in collaborazione con la Polizia di Frontiera di Fiumicino, hanno proceduto all'arresto e alla sua traduzione in carcere.
L'operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, sotto il coordinamento della Procura Generale della Repubblica di Napoli e del Federal Bureau of Investigation (FBI).
Petrillo si era reso irreperibile dal 2017, dopo aver riportato una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione per fatti risalenti al 2006. In quegli anni era considerato il referente del clan camorristico "Belforte" a Caserta, nonché l'organizzatore di una rete dedita al traffico illecito di cocaina nel capoluogo casertano, articolata attraverso una fitta rete di spacciatori al dettaglio.
Fuggito negli Stati Uniti prima che la sentenza divenisse definitiva, vi aveva ricostruito una nuova vita diventando titolare di numerose attività commerciali. Le indagini che hanno portato alla sua cattura rientrano nel Progetto "Wanted" della Polizia di Stato, finalizzato all'individuazione e all'arresto dei latitanti.
A seguito dei provvedimenti esecutivi emessi dalla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Napoli, Petrillo è stato espulso dagli Stati Uniti per motivi di sicurezza interna e per violazione delle norme sull'immigrazione.
L’operazione, svolta tra gennaio e dicembre 2025 in cinque continenti con la collaborazione di 71 paesi e numerose organizzazioni internazionali, ha portato a 1.048 ispezioni, 337 arresti e sequestri di oltre 127.000 tonnellate di rifiuti, 602 tonnellate di sostanze inquinanti (tra cui 398 tonnellate di gas fluorurati), 75 tonnellate di pesticidi, 2,3 tonnellate di mercurio e quasi 10 milioni di euro in contanti. Sono stati inoltre sequestrati veicoli, macchinari, armi e proprietà. Le indagini hanno rivelato reti criminali attive nell’esportazione illegale di rifiuti verso Africa, Asia e America Latina, nonché nel commercio illecito di gas refrigeranti e prodotti fitosanitari. Sono emerse nuove tendenze, come l’abuso di scappatoie legali e il traffico di rifiuti all’interno dell’UE, con flussi diretti verso paesi extra-UE. L’operazione ha sottolineato l’impatto ambientale e sociale di questi crimini, evidenziando la necessità di un’azione coordinata globale per contrastarli. Europol ha fornito supporto operativo e analitico, coordinando un hub di condivisione dati e collaborando con enti come INTERPOL, UNODC e OMD.
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I prezzi record dell'oro attraggono la criminalità organizzata, portando a un'impennata dell'attività mineraria illegale in remote regioni amazzoniche, comprese le terre indigene protette.
Le autorità brasiliane, con il supporto dell'INTERPOL e di geologi forensi, stanno ora utilizzando tecniche avanzate come l'ICP-MS (Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometry, una tecnica analitica avanzata utilizzata per determinare la concentrazione di elementi e isotopi in campioni a livelli di traccia e ultra-traccia) per analizzare l'“impronta chimica” unica dell'oro sequestrato, tracciandone l'origine anche dopo la raffinazione.
L'ICP-MS infatti è particolarmente utile per analizzare l'oro in campioni complessi come rifiuti elettronici (RAEE), leghe metalliche, suoli, acque e prodotti cosmetici e può rilevare concentrazioni di oro nell'ordine dei nanogrammi per litro (ng/L), rendendolo ideale per analisi di precisione.
Il Programma Clean Gold, lanciato nel 2019, ha creato un database di oltre 1.000 campioni per combattere il contrabbando, poiché i gruppi criminali passano sempre più dalla droga all'oro grazie al suo alto valore, alla facilità di trasporto e alla copertura legale del mercato.
Nella prima operazione di questo tipo, coordinata dal Centro internazionale di cooperazione di polizia amazzonica (CCPI Amazonia), l’INTERPOL ha collaborato con la polizia di Brasile, Bolivia, Colombia, Guyana, Perù e Suriname, disabilitando 277 draghe (galleggianti mobili su cui è presente una macchina per l'escavazione subacquea dei fondali) utilizzate nell’estrazione illegale dell’oro e scoprendo informazioni sulle reti finanziarie e logistiche dietro l’estrazione illegale.
Gli sforzi transfrontalieri si stanno espandendo, con piani per estendere il database a tutti i paesi amazzonici e, in futuro, a livello globale, sfruttando la rete dell' #INTERPOL per tracciare i flussi illeciti di oro.
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L’operazione, svolta tra gennaio e dicembre 2025 in cinque continenti con la collaborazione di 71 paesi e numerose organizzazioni internazionali, ha portato a 1.048 ispezioni, 337 arresti e sequestri di oltre 127.000 tonnellate di rifiuti, 602 tonnellate di sostanze inquinanti (tra cui 398 tonnellate di gas fluorurati), 75 tonnellate di pesticidi, 2,3 tonnellate di mercurio e quasi 10 milioni di euro in contanti.
Sono stati inoltre sequestrati veicoli, macchinari, armi e proprietà.
Le indagini hanno rivelato reti criminali attive nell’esportazione illegale di rifiuti verso Africa, Asia e America Latina, nonché nel commercio illecito di gas refrigeranti e prodotti fitosanitari. Sono emerse nuove tendenze, come l’abuso di scappatoie legali e il traffico di rifiuti all’interno dell’UE, con flussi diretti verso paesi extra-UE. L’operazione ha sottolineato l’impatto ambientale e sociale di questi crimini, evidenziando la necessità di un’azione coordinata globale per contrastarli.
Europol ha fornito supporto operativo e analitico, coordinando un hub di condivisione dati e collaborando con enti come INTERPOL, UNODC e OMD.
I prezzi record dell'oro attraggono la criminalità organizzata, portando a un'impennata dell'attività mineraria illegale in remote regioni amazzoniche, comprese le terre indigene protette.
Le autorità brasiliane, con il supporto dell'INTERPOL e di geologi forensi, stanno ora utilizzando tecniche avanzate come l'ICP-MS (Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometry, una tecnica analitica avanzata utilizzata per determinare la concentrazione di elementi e isotopi in campioni a livelli di traccia e ultra-traccia) per analizzare l'"impronta chimica" unica dell'oro sequestrato, tracciandone l'origine anche dopo la raffinazione.
L'ICP-MS infatti è particolarmente utile per analizzare l'oro in campioni complessi come rifiuti elettronici (RAEE), leghe metalliche, suoli, acque e prodotti cosmetici e può rilevare concentrazioni di oro nell'ordine dei nanogrammi per litro (ng/L), rendendolo ideale per analisi di precisione.
Il Programma Clean Gold, lanciato nel 2019, ha creato un database di oltre 1.000 campioni per combattere il contrabbando, poiché i gruppi criminali passano sempre più dalla droga all'oro grazie al suo alto valore, alla facilità di trasporto e alla copertura legale del mercato.
Nella prima operazione di questo tipo, coordinata dal Centro internazionale di cooperazione di polizia amazzonica (CCPI Amazonia), l’INTERPOL ha collaborato con la polizia di Brasile, Bolivia, Colombia, Guyana, Perù e Suriname, disabilitando 277 draghe (galleggianti mobili su cui è presente una macchina per l'escavazione subacquea dei fondali) utilizzate nell’estrazione illegale dell’oro e scoprendo informazioni sulle reti finanziarie e logistiche dietro l’estrazione illegale.
Gli sforzi transfrontalieri si stanno espandendo, con piani per estendere il database a tutti i paesi amazzonici e, in futuro, a livello globale, sfruttando la rete dell' #INTERPOL per tracciare i flussi illeciti di oro.
L' Operazione annuale “Shield” giunta alla sua sesta edizione (VI), coordinata da #Europol, è stata condotta da aprile a novembre 2025, con focus sul contrasto del traffico illecito di farmaci contraffatti, sostanze dopanti e dispositivi medici illegali.
L'azione è stata guidata dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS), che ha assunto il ruolo di co-leader di Europol, con il supporto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e di diverse organizzazioni internazionali come WADA, OLAF, Interpol e EUIPO.
L’operazione ha coinvolto 30 Paesi, ed ha portato al sequestro di oltre 10 milioni di unità di farmaci, prodotti dopanti, dispositivi medici e integratori alimentari, per un valore commerciale stimato in circa 33 milioni di euro. Sono stati individuati 5 laboratori clandestini e 10 centri di assemblaggio illegali, disarticolati 43 gruppi criminali e deferiti 3.354 soggetti all’autorità giudiziaria.
In Italia, sono stati effettuati 91 accertamenti investigativi, 3 arresti, e sequestrati 2.800 confezioni e 18.000 unità posologiche di farmaci (tra dimagranti, antibiotici, farmaci per la disfunzione erettile, botulino) e 1.800 confezioni e 4.500 unità di sostanze dopanti. Sono state inoltre eseguite quasi 100 azioni di oscuramento di siti web che vendevano farmaci illegali online, grazie a un’intensa sorveglianza telematica.
L’attività antidoping ha riguardato circa 11.000 controlli su atleti, sia in competizione che fuori, con 7 positività rilevate. L’operazione ha evidenziato un forte traffico di farmaci contenenti ossicodone, semaglutide e botulino, spesso destinati a centri estetici non autorizzati.
#Shield #ComandoCarabinieriperlaTuteladellaSalute #NAS
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L' Operazione annuale "Shield" giunta alla sua sesta edizione (VI), coordinata da #Europol, è stata condotta da aprile a novembre 2025, con focus sul contrasto del traffico illecito di farmaci contraffatti, sostanze dopanti e dispositivi medici illegali.
L'azione è stata guidata dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS), che ha assunto il ruolo di co-leader di Europol, con il supporto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e di diverse organizzazioni internazionali come WADA, OLAF, Interpol e EUIPO.
L’operazione ha coinvolto 30 Paesi, ed ha portato al sequestro di oltre 10 milioni di unità di farmaci, prodotti dopanti, dispositivi medici e integratori alimentari, per un valore commerciale stimato in circa 33 milioni di euro. Sono stati individuati 5 laboratori clandestini e 10 centri di assemblaggio illegali, disarticolati 43 gruppi criminali e deferiti 3.354 soggetti all’autorità giudiziaria.
In Italia, sono stati effettuati 91 accertamenti investigativi, 3 arresti, e sequestrati 2.800 confezioni e 18.000 unità posologiche di farmaci (tra dimagranti, antibiotici, farmaci per la disfunzione erettile, botulino) e 1.800 confezioni e 4.500 unità di sostanze dopanti. Sono state inoltre eseguite quasi 100 azioni di oscuramento di siti web che vendevano farmaci illegali online, grazie a un’intensa sorveglianza telematica.
L’attività antidoping ha riguardato circa 11.000 controlli su atleti, sia in competizione che fuori, con 7 positività rilevate. L’operazione ha evidenziato un forte traffico di farmaci contenenti ossicodone, semaglutide e botulino, spesso destinati a centri estetici non autorizzati.