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Hantavirus, negativi tutti i test analizzati a Milano e allo Spallanzani


Il Ministero della Salute: "Il rischio resta molto basso in Europa"

Buone notizie sul fronte italiano. Il Ministero della Salute ha comunicato che tutti gli accertamenti virologici eseguiti nelle ultime ore su soggetti posti in quarantena o sorveglianza sanitaria hanno dato esito negativo. A Milano sono risultati negativi i test sul turista britannico rintracciato e posto in quarantena perché si trovava a bordo del volo Sant'Elena-Johannesburg, lo stesso su cui aveva viaggiato una passeggera sudafricana poi deceduta per hantavirus. Negativo anche il test dell'accompagnatore che viaggiava con lui in Italia.

Allo Spallanzani di Roma sono stati analizzati i campioni del giovane calabrese in isolamento fiduciario e di una turista ricoverata a Messina per polmonite, proveniente da una zona endemica dell'Argentina. Entrambi i test sono negativi. Il Ministero ha ribadito che il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, di conseguenza, anche in Italia.

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Zelensky prende le distanze da Trump e gli Stati Uniti


Il presidente ucraino critica ormai sempre più apertamente la Casa Bianca di Trump, accusata di esercitare pressioni su Kyiv piuttosto che su Mosca. Intanto i negoziati restano fermi, mentre l'avanzata russa nel Donbass rallenta.

I rapporti tra Ucraina e Stati Uniti stanno entrando in una fase di rottura sempre più evidente. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha iniziato a criticare apertamente Washington e a prendere le distanze da quello che, fino a poco tempo fa, era il principale alleato di Kyiv. Lo riporta il New York Times, secondo cui la guerra americano-israeliana contro l'Iran ha di fatto congelato i negoziati di pace e accelerato il raffreddamento delle relazioni tra i due Paesi.

I colloqui mediati dagli Stati Uniti sono fermi dalla fine di febbraio, quando sono cadute le prime bombe su Teheran. Da allora Zelensky ha usato toni che fino a un anno fa sarebbero stati impensabili. Si è lamentato del fatto che i negoziatori americani non abbiano più "tempo per l'Ucraina". Ha quindi accusato Washington di trasmettere al Cremlino "un senso di impunità", dopo la decisione americana di sospendere alcune sanzioni sul petrolio russo per ridurre le tensioni economiche legate alla guerra con l'Iran. E infine ha criticato la strategia che spinge Kyiv a cedere territori in cambio della pace, sostenendo che l'Amministrazione Trump "sceglie ancora una strategia di maggiore pressione sulla parte ucraina" rispetto a quella esercitata su Mosca.

Harry Nedelcu, senior director della società di consulenza politica europea Rasmussen Global, ha detto al New York Times che i colloqui "sono morti". Secondo l'analista, la Russia non ha più incentivi reali a negoziare e gli Stati Uniti non appaiono più come un mediatore affidabile.

Allo stesso tempo, anche Kyiv si sente oggi più libera di alzare il tono perché dipende meno da Washington. Dopo anni di investimenti nella propria industria della difesa, l'Ucraina produce ormai in autonomia gran parte dei droni che utilizza al fronte. Alyona Getmanchuk, ambasciatrice ucraina presso la NATO, ha affermato che gli intercettori di produzione nazionale abbattono più del 60% dei droni russi. Maksym Skrypchenko, presidente del Transatlantic Dialogue Center di Kyiv, ha spiegato al New York Times che, se domani gli aiuti militari americani si esaurissero, "non sarebbe più un disastro come una volta": una differenza netta rispetto agli anni di Biden, quando la dipendenza dalle forniture statunitensi era quasi totale.

Restano però due vulnerabilità decisive. La prima è l'intelligence americana, che gli analisti considerano la componente più difficile da sostituire, anche se in prospettiva le capacità europee potrebbero colmare parte del vuoto. La seconda sono gli intercettori Patriot, l'unica vera difesa di Kyiv contro i missili balistici russi. L'Ucraina sta cercando di svilupparne di propri, ma servirà ancora del tempo.

Nel frattempo Zelensky ha cercato sostegno in Europa, ringraziando Paesi come Germania e Italia per l'aiuto fornito. Ha anche firmato accordi con alcuni Stati del Medio Oriente per aiutarli a difendersi dai droni iraniani e costruire nuove reti di sicurezza. L'Unione Europea ha di fatto sostituito gli Stati Uniti come principale finanziatore dello sforzo bellico ucraino: un recente prestito da 90 miliardi di euro, fortemente orientato alla spesa militare, darà a Kyiv più margine per continuare a pianificare una guerra che pochi immaginano breve.

Guerra in Ucraina

Lo strappo silenzioso:
come Kyiv si è allontanata da Washington


I negoziati di pace sono fermi da febbraio. Zelensky alza i toni contro la Casa Bianca. Intanto sul campo di battaglia l'avanzata russa è la più lenta dal 2023, mentre l'Unione Europea ha già preso il posto degli Stati Uniti come principale finanziatore dello sforzo bellico.
Aggiornato a maggio 2026

Aiuti diretti Usa
−99%
Taglio degli aiuti diretti a Kyiv sotto l'Amministrazione Trump

vs

Autonomia ucraina
60%
Droni russi abbattuti da intercettori di produzione nazionale ucraina

L'Unione Europea ha sostituito gli Stati Uniti con un prestito da 90 miliardi di euro

Esplora in dettaglio
1 Lo strappo 2 Sul campo 3 Il prezzo 4 L'Europa

La cronologia dello strappo

Le tappe che hanno portato al raffreddamento dei rapporti tra Kyiv e Washington


La traiettoria descritta dal New York Times mostra un deterioramento progressivo che è culminata nel congelamento dei negoziati.

+ Tocca una tappa per aprirla — gli altri eventi si chiudono automaticamente

Un mese dopo l'insediamento
Zelensky messo sotto pressione pubblicamente alla Casa Bianca

Trump e il suo entourage espongono il presidente ucraino pubblicamente davanti alle telecamere. Da quel momento il presidente americano comincia a sostenere ripetutamente che sarebbe stata l'Ucraina, e non la Russia, a iniziare il conflitto.

Decisione bilaterale
Tagliati del 99% gli aiuti diretti Usa all'Ucraina

L'Amministrazione Trump azzera quasi completamente gli aiuti diretti a Kyiv, segnando una rottura netta rispetto agli anni di Biden, quando la dipendenza dalle forniture statunitensi era pressoché totale.

Fine febbraio 2026
Cadono le prime bombe su Teheran: i negoziati si fermano

L'inizio della guerra americano-israeliana contro l'Iran congela di fatto i negoziati di pace mediati dagli Stati Uniti. Zelensky si lamenta che i negoziatori americani non abbiano più "tempo per l'Ucraina".

Primavera 2026
Washington sospende alcune sanzioni sul petrolio russo

La decisione, presa per attenuare le tensioni economiche legate alla guerra con l'Iran, viene letta da Kyiv come un segnale di disimpegno. Zelensky accusa gli Stati Uniti di trasmettere al Cremlino "un senso di impunità".

Lo scontro con Vance
Il vicepresidente statunitense liquida il Donetsk come "pochi km quadrati"

JD Vance descrive la guerra come una contrattazione su porzioni minime di territorio. Zelensky risponde con freddezza, secondo quanto riferito al New York Times:
"Con tutto il rispetto, il vicepresidente non è coinvolto nei negoziati"

Oggi
"I colloqui sono ad un punto morto", dice l'analista

Harry Nedelcu di Rasmussen Global, citato dal New York Times, sintetizza così la fase attuale: la Russia non ha più incentivi reali a negoziare, e gli Stati Uniti non appaiono più come un mediatore affidabile.

La realtà sul terreno

L'avanzata russa è la più lenta dal 2023


La narrazione che Putin presenta a Trump non coincide con i dati raccolti dagli analisti militari indipendenti. Sul campo di battaglia, Mosca è "di fatto bloccata".

Conquistare l'intero Donbass
30+ anni
Al ritmo medio di avanzata registrato quest'anno, ci vorrebbero più di tre decenni per occupare la regione che il Cremlino indica come condizione minima per chiudere il conflitto. Stima del Black Bird Group.

Conquiste territoriali russe — confronto

Fine 2024
Picco dell'avanzata

Ritmo massimo

Ultimi 3 mesi
Minimo dal 2023

Ritmo attuale

Le tattiche di infiltrazione in piccole squadre "non producono guadagni rapidi" e le truppe russe "sono di fatto bloccate", sintetizza Dara Massicot del Carnegie Endowment for International Peace.

Il costo umano ed economico

352mila caduti russi e un'economia sempre più schiacciata dalla guerra


I numeri dei soldati morti raccolti dalle testate russe indipendenti russe Mediazona e Meduza assieme al servizio russo della BBC restituiscono la dimensione del prezzo pagato da Mosca.

Caduti russi a fine 2025
352mila
Stima Mediazona / Meduza / BBC Russia


i militari americani caduti durante l'intera guerra del Vietnam

Ritmo delle perdite: attuale vs obiettivo

Mese attuale
35mila
Soldati russi uccisi o feriti gravemente

Obiettivo Fedorov
50mila
Per imporre a Mosca "costi insostenibili" e costringerla a moderare la sua posizione negoziale

Pressione interna a Mosca

Reclutamento sotto target
Mosca ha mancato gli obiettivi di leva nei primi mesi del 2026, secondo funzionari americani ed europei.

Consenso di Putin ai minimi
L'indice di gradimento del presidente è sceso ai livelli più bassi dall'inizio dell'invasione su larga scala.

Economia schiacciata dalla guerra
La spesa militare comprime sempre più gli altri capitoli di bilancio, mentre i blackout della rete mobile Internet irritano la popolazione russa.

Il nuovo pilastro occidentale dell'Ucraina

L'Unione Europea ha sostituito gli Usa come principale sponsor dello sforzo bellico

Prestito europeo a Kyiv

90mld €
Un prestito fortemente orientato alla spesa militare dà a Kyiv il margine per pianificare una guerra che pochi immaginano breve.

Le due vulnerabilità che restano

01
Intelligence americana
La componente più difficile da sostituire secondo gli analisti, anche se in prospettiva le capacità europee potrebbero colmare parte del vuoto.

02
Intercettori Patriot
L'unica vera difesa di Kyiv contro i missili balistici russi. L'Ucraina sta sviluppando intercettori propri, ma servirà ancora del tempo.

Se domani gli aiuti militari americani si esaurissero, sintetizza al New York Times Maksym Skrypchenko del Transatlantic Dialogue Center, "non sarebbe più un disastro come una volta". È la distanza che separa l'Ucraina di oggi da quella degli anni di Biden.

Fonti Elaborazione FocusAmerica su basi New York Times, Black Bird Group, Mediazona, Meduza, BBC Russia · maggio 2026

La Casa Bianca cambia linea


La distanza politica tra Kyiv e Washington si è allargata anche per una serie di episodi vissuti in Ucraina come umilianti. Trump e il suo entourage hanno messo Zelensky sotto pressione pubblicamente alla Casa Bianca un mese dopo l'insediamento. Il presidente americano ha più volte cercato di riscrivere la storia della guerra, sostenendo che sia stata l'Ucraina, e non la Russia, a iniziare il conflitto. La sua Amministrazione ha tagliato del 99% gli aiuti diretti a Kyiv.

Anche il vicepresidente JD Vance ha contribuito ad alimentare lo scontro, quando ha descritto la guerra in Ucraina come una contrattazione "su pochi km quadrati di territorio" e mettendo in dubbio che valga la pena difendere il Donetsk orientale. Zelensky ha replicato con freddezza: "Con tutto il rispetto, il vicepresidente non è coinvolto nei negoziati".

Sul campo, però, la realtà appare diversa da quella che Putin ha più volte presentato a Trump. Dopo i progressi di fine 2024, l'avanzata russa è rallentata fino a raggiungere un ritmo record al ribasso. Secondo i dati del Black Bird Group, alla velocità media registrata quest'anno servirebbero a Mosca più di 30 anni per conquistare l'intero Donbass, condizione minima posta dal Cremlino per chiudere la guerra. Negli ultimi tre mesi, le conquiste russe hanno segnato il peggior risultato territoriale dal 2023.

Intanto il prezzo umano resta altissimo. Secondo i dati pubblicati dalle testate russe Mediazona e Meduza in collaborazione con il servizio russo della BBC, alla fine del 2025 erano morti circa 352mila soldati russi, un numero alto oltre 6 volte quello dei militari americani caduti durante la guerra del Vietnam. Mosca ha inoltre mancato gli obiettivi di reclutamento nei primi mesi dell'anno, secondo funzionari americani ed europei, e cresce sempre di più il dubbio che lo sforzo bellico possa reggere senza una nuova mobilitazione. In questo contesto, l'indice di gradimento di Putin è sceso ai minimi dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, mentre l'economia russa è sempre più schiacciata dalla spesa militare. Anche i blackout della rete mobile, imposti in parte per prevenire gli attacchi dei droni ucraini, stanno irritando la popolazione russa.

Una guerra di logoramento tecnologico


La guerra è diventata sempre più una sfida tecnologica tra droni e sistemi anti-drone. Le truppe russe hanno modificato le proprie tattiche e cercano ora di infiltrarsi nel territorio ucraino in piccole squadre, spesso a piedi e composte da un numero di persone che si può contare su una mano. Ne è nata così una "zona grigia" sempre più ampia, in cui entrambi gli eserciti sono presenti senza che nessuno dei due eserciti un controllo netto.

Dara Massicot, analista del Carnegie Endowment for International Peace, ha spiegato al New York Times che queste tattiche di infiltrazione "non producono guadagni rapidi" e che i russi "sono di fatto bloccati".

Mykhailo Fedorov, il nuovo Ministro della Difesa ucraino e principale promotore dello sviluppo dei droni, ha fissato di recente un obiettivo molto più ambizioso: uccidere o ferire gravemente 50mila soldati russi al mese, contro gli attuali 35mila, per imporre a Mosca "costi che non può sostenere" e "forzare la pace attraverso la forza". Intanto Kyiv continua senza sosta anche la campagna di attacchi contro le infrastrutture petrolifere russe, nonostante le richieste americane di fermarsi. Anche questo, fino a un anno fa, sarebbe stato difficilmente immaginabile.

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Cannes 2026, il ritorno dei Maestri e il manifesto per un cinema di «Resistenza »


Cannes 2026: tra la Palma a Peter Jackson e l’appello alla «resistenza» di Frémaux, l'Italia cerca il rilancio al Marché. Con le coproduzioni in calo del 18%, la sfida è trasformare il prestigio artistico in una strategia industriale capace di competere nell'era dello streaming.

La 79esima edizione del Festival di Cannes si apre il 12 maggio 2026 con la consegna della Palma d'oro alla carriera a Peter Jackson e una dichiarazione d'intenti che suona come una sfida all'industria globale dell'intrattenimento: «Il cinema come resistenza». La formula, lanciata dal direttore artistico Thierry Frémaux e ripresa dalle principali agenzie come l'ANSA, rivendica lo spazio dell'opera cinematografica autoriale in un mercato sempre più dominato dalle piattaforme streaming e dalle logiche seriali. Per l'Italia, che negli ultimi tre anni ha visto calare del 18% la quota di coproduzioni internazionali secondo i dati Anica, la questione non è accademica: Cannes rimane la principale vetrina mondiale per agganciare finanziamenti transnazionali e visibilità nei circuiti distributivi esteri.

La posizione italiana nel sistema delle coproduzioni europee


Tra il 2023 e il 2025, la Francia ha consolidato la propria leadership nelle coproduzioni europee con 142 titoli realizzati in collaborazione con altri Paesi membri, seguita dalla Germania con 119 e dalla Spagna con 87. L'Italia si ferma a 64, in calo rispetto ai 78 del triennio precedente. Il dato non riflette una crisi creativa — autori come Alice Rohrwacher e Luca Guadagnino continuano a essere selezionati nei festival internazionali — ma un problema strutturale di accesso ai fondi europei e di coordinamento tra incentivi fiscali nazionali. Il tax credit italiano, pur competitivo sulla carta con un credito d'imposta fino al 40% per le produzioni estere, risulta meno agile rispetto al sistema francese CNC, che garantisce automatismi più veloci e una rete consolidata di intermediari finanziari specializzati.

A Cannes, dove ogni anno si firmano accordi di distribuzione per circa 1,2 miliardi di euro, la presenza italiana si misura anche nella capacità di portare progetti in fase di sviluppo al Marché du Film, il mercato professionale parallelo alla selezione ufficiale. Nel 2025, solo 11 progetti italiani hanno trovato accordi di coproduzione durante il festival, contro i 34 francesi e i 22 spagnoli. La differenza non sta solo nelle risorse disponibili, ma nella capacità di costruire pacchetti finanziari misti — pubblico-privati, fondi regionali, incentivi fiscali, prevendite internazionali — che rendano il progetto appetibile per investitori esteri.

Il Festival come motore economico


Cannes funziona come un acceleratore economico per l'intera filiera: i film selezionati in concorso vedono triplicare le possibilità di distribuzione in almeno dieci Paesi, secondo uno studio dell'Osservatorio Europeo dell'Audiovisivo. Anche una presenza nelle sezioni parallele — Quinzaine des Cinéastes, Semaine de la Critique — genera un effetto moltiplicatore sulle vendite internazionali. Per le imprese italiane di produzione e distribuzione, la sfida è doppia: da un lato mantenere la reputazione autoriale costruita negli ultimi decenni, dall'altro sviluppare competenze manageriali che permettano di negoziare in un mercato sempre più complesso, dove le major americane si ritirano dalle acquisizioni indipendenti e le piattaforme streaming selezionano con criteri algoritmici.

La definizione di «cinema come resistenza» intercetta una tensione reale: i modelli di finanziamento tradizionali — vendite territoriali, distribuzione in sala, passaggi televisivi — non reggono più da soli. Eppure le piattaforme, pur dominando il mercato, non sostituiscono il valore della consacrazione festivaliera. Il caso Netflix resta emblematico: nonostante il colosso dello streaming continui a scontrarsi con la regola di Cannes che impone l'uscita in sala per i film in concorso, il festival non arretra. Il cinema d’autore ha ancora bisogno della legittimazione della sala per mantenere il suo valore simbolico e commerciale, ma serve un ecosistema istituzionale che lo sostenga in questa transizione.

Le strategie italiane tra identità autoriale e apertura ai capitali esteri


L'Italia dispone di asset culturali e produttivi che altri Paesi non hanno: Cinecittà, rinnovata con investimenti pubblici per 300 milioni di euro tra il 2023 e il 2025, offre infrastrutture competitive per produzioni internazionali di alto budget. Le location italiane attirano produzioni straniere per un valore stimato di 420 milioni di euro annui. Tuttavia, manca una strategia coordinata per trasformare la presenza fisica di troupe estere in opportunità di coproduzione stabile, con trasferimento di competenze tecniche e manageriali.

Alcuni segnali indicano una presa di coscienza. Luce Cinecittà ha rafforzato il proprio ruolo di partner internazionale, partecipando a 17 coproduzioni europee nel 2025. Fondi regionali come quelli di Lombardia, Lazio e Campania hanno iniziato a sincronizzare i bandi con le scadenze dei mercati internazionali, facilitando la presentazione di progetti con budget misto. Resta aperta la questione della formazione: le scuole di cinema italiane eccellono nella preparazione artistica, ma spesso non coprono le competenze finanziarie e distributive necessarie per muoversi nel mercato globale.

Cannes 2026 offre un'occasione concreta per misurare la capacità italiana di riposizionarsi. La presenza di Rohrwacher in giuria e la selezione di due titoli italiani nelle sezioni parallele sono segnali positivi, ma non sufficienti. Serve una politica industriale che consideri il cinema non solo patrimonio culturale, ma anche filiera economica capace di generare valore, occupazione qualificata e proiezione internazionale. La resistenza di cui parla Frémaux non è solo estetica: è anche economica, e richiede strumenti adeguati.

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Tempesta su Verona, alberi caduti e tetti divelti: vigili del fuoco al lavoro da ore


Oltre 90 interventi in Veneto nella serata di lunedì. Colpita soprattutto la città: parchi chiusi, strade bloccate. Nessun ferito
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Una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Verona e sulla provincia nella serata di lunedì, poco dopo le 18. Vento con raffiche superiori ai 70 chilometri orari, pioggia intensa e grandine hanno causato danni diffusi, concentrati soprattutto nel capoluogo. Lo riporta VeronaSera.

La violenza dell'evento è documentata dai video circolati sui social nelle ore successive: nelle immagini si vedono alberi sradicati, auto e moto danneggiate, strutture esterne distrutte. Particolarmente impressionante un video pubblicato dal presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, nel quale si vede quello che sembra un vero e proprio uragano abbattersi su un centro commerciale: le porte di vetro vengono divelte e detriti volano in ogni direzione.

I vigili del fuoco hanno effettuato oltre 90 interventi in tutto il Veneto. Quaranta solo a Verona, dove le squadre sono state impegnate principalmente nella rimozione di alberi abbattuti, nella messa in sicurezza di coperture danneggiate e nel prosciugamento di locali allagati. Colpiti in particolare i quartieri più a nord della città, con cornicioni lesionati, alberi caduti su auto in sosta e interruzioni alla viabilità. In Zai, la zona industriale della città, la copertura di un'abitazione è stata completamente divelta dal vento, finendo a diversi metri di distanza e causando danni agli edifici vicini. Fortunatamente non si registrano feriti.


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Per supportare i soccorsi veronesi, nella notte sono stati inviati rinforzi dal comando di Rovigo, una piattaforma aerea tridimensionale, e dal comando di Vicenza, con un'autopompa, operativi dalle 22 fino alle 2 di ieri mattina.

Nella mattinata di ieri restavano da eseguire una trentina di interventi, quasi tutti nel Comune di Verona, relativi ad alberi pericolanti, rimozione di ostacoli e dissesti statici.

Amia ha disposto la chiusura dei parchi cittadini per la giornata di ieri e probabilmente anche per i giorni successivi. Il personale del verde urbano è stato richiamato in servizio già nelle ore immediatamente successive al temporale, lavorando in sinergia con vigili del fuoco e forze dell'ordine. La riapertura delle aree verdi avverrà solo dopo verifiche di sicurezza.

Anche in provincia si sono registrati danni, con grandine e forte vento da Sant'Ambrogio di Valpolicella a Lavagno, dove una pianta è caduta in strada.

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Kate Middleton a Reggio Emilia: primo viaggio internazionale dopo la malattia


La principessa del Galles studia il metodo Reggio Approach per l'educazione dell'infanzia. In piazza l'accoglienza del sindaco con il Tricolore

Dopo il periodo di assenza legato alla malattia, Kate Middleton riprende gli impegni internazionali e sceglie l'Italia per il suo primo viaggio ufficiale all'estero. Destinazione Reggio Emilia, città diventata un punto di riferimento internazionale per il suo modello educativo, il "Reggio Approach". Come riportato da RaiNews, la visita rientra in un progetto più ampio che prevede nuovi impegni internazionali sulla prima infanzia, tema che Kate porta avanti da oltre quindici anni.

Secondo Kensington Palace, la visita segna l'inizio di una serie di appuntamenti internazionali dedicati alla prima infanzia. L'idea è osservare da vicino il metodo reggiano e capire se può essere adattato al contesto britannico. In un post pubblicato poco prima della visita, Kate ha spiegato cosa la attrae del Reggio Approach: il fatto che i bambini siano incoraggiati a esprimersi attraverso quello che il metodo chiama i "Cento Linguaggi", disegno, pittura, costruzione, movimento, narrazione, gioco.

“Quando ai bambini viene dato spazio per esplorare ed esprimersi”, ha scritto, “sviluppano quelle competenze sociali ed emotive che li aiutano a crescere e realizzarsi”. La visita, ha aggiunto, servirà anche ad approfondire il legame tra creatività nella prima infanzia e lo "Shaping Us Framework", il programma che la principessa sta portando avanti nel Regno Unito.

Il Reggio Approach nasce da una domanda precisa, come ha ricordato Kate stessa in un secondo post: che tipo di futuro vogliamo per i nostri bambini? Sviluppato da una comunità italiana nel dopoguerra, considera i bambini competenti, curiosi e profondamente connessi al mondo che li circonda. “Abbiamo il piacere di visitare Reggio Emilia per parlare dell'importanza della prima infanzia a livello internazionale”, ha scritto la principessa, “e per costruire una visione condivisa di come dare a ogni bambino il miglior inizio possibile nella vita”.

Alla vigilia della partenza i portavoce di Kensington Palace si sono limitati a dire che la principessa sta gradualmente riprendendo gli impegni pubblici, cercando un equilibrio con la vita privata, senza fornire aggiornamenti sulle sue condizioni di salute.

Il programma

Nel pomeriggio Kate sarà accolta in piazza Prampolini dal sindaco Marco Massari, che le consegnerà il primo Tricolore. In piazza sono attesi anche una cinquantina di bambini delle scuole dell'infanzia locali, che saluteranno la principessa. La piazza aprirà al pubblico dalle 10.30 attraverso tre varchi con controlli di sicurezza e metal detector.

Dopo il Municipio, Kate visiterà il Centro internazionale Loris Malaguzzi, quartier generale del Reggio Emilia Approach. La visita in città proseguirà anche giovedì.

Non è la sua prima volta in Italia: Kate conosce il Paese fin dai tempi in cui ci ha vissuto da studentessa per tre anni.

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L'intelligence smentisce Trump: l'Iran ha ancora il 70% dei missili e con questi controlla Hormuz


Valutazioni classificate dell'intelligence statunitense visionate dal New York Times smentiscono la narrazione del presidente sull'esercito iraniano "decimato": Teheran ha riacquistato l'accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz.

L'Iran ha riconquistato l'accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz e solo 3 restano al momento completamente inutilizzabili. Lo rivelano valutazioni classificate dell'intelligence statunitense risalenti ai primi di maggio e visionate dal New York Times, che descrivono una realtà molto diversa da quella raccontata pubblicamente da Donald Trump e dal suo Segretario alla Difesa Pete Hegseth. Per il presidente e il capo del Pentagono, l'esercito iraniano è stato "decimato" e "non rappresenta più una minaccia". Secondo l'intelligence, invece, Teheran conserva ancora una parte consistente della propria capacità militare e i documenti sono successivi alle dichiarazioni più ottimistiche della Casa Bianca.

Stando al rapporto dell'intelligence americana, l'arsenale residuo ancora nelle mani di Teheran è rilevante. L'Iran disporrebbe ancora di circa il 70% dei missili che possedeva prima della guerra, compresi missili balistici a lungo raggio e una quantità più limitata di missili cruise. Resterebbe operativo anche il 70% dei lanciatori mobili distribuiti sul territorio iraniano. Le agenzie di intelligence militare, sulla base di immagini satellitari e altri sistemi di sorveglianza, hanno inoltre stabilito che Teheran ha riottenuto l'accesso a circa il 90% delle strutture sotterranee di stoccaggio e lancio, oggi considerate "parzialmente o totalmente operative".

Guerra Usa-Iran · Intelligence vs Casa Bianca

L'esercito iraniano "decimato" che si è rimesso in piedi


I rapporti classificati dell'intelligence statunitense di inizio maggio descrivono un Iran capace di recuperare gran parte del proprio potenziale militare. Un quadro molto lontano dal collasso raccontato da Trump e Hegseth.

Fonte: New York Times — valutazioni d'intelligence Usa Documenti di inizio maggio 2026

Casa Bianca · 8 aprile
L'Operazione Epic Fury ha "decimato l'esercito iraniano", rendendolo inefficace per anni.

Pete Hegseth
Segretario alla Difesa

contro

Intelligence Usa · inizio maggio
L'Iran conserva il 70% dei missili e ha recuperato l'accesso a 30 dei 33 siti missilistici sullo Stretto di Hormuz.

Rapporto classificato
visionato dal New York Times

Esplora i dati
I Recupero II Confronto III Munizioni

Anatomia del recupero

Le capacità militari iraniane secondo l'intelligence Usa


Le valutazioni si basano su immagini satellitari e altri sistemi di sorveglianza. I dati si riferiscono a quanto residua o è stato recuperato rispetto al periodo pre-guerra.

Arsenale missilistico
Missili balistici e cruise ancora in inventario

70%

Pre-guerra

Inclusi missili balistici a lungo raggio. Quantità più limitata di missili cruise residui.

Mobilità
Lanciatori mobili operativi sul territorio

70%

Pre-guerra

Distribuiti sul territorio iraniano. Permettono di spostare i missili e renderne difficile l'individuazione.

Infrastrutture
Strutture sotterranee di stoccaggio recuperate

90%

Pre-guerra

Considerate dall'intelligence parzialmente o totalmente operative. In alcuni casi i missili sono lanciabili direttamente dalle rampe interne.

Siti missilistici sullo Stretto di Hormuz
30 su 33

L'Iran ha riconquistato l'accesso operativo a 30 dei 33 siti lungo lo Stretto. Solo 3 restano completamente inutilizzabili.

Recuperati (30)
Inutilizzabili (3)

Le due verità

Quello che dice la Casa Bianca vs quello che scrivono i rapporti d'intelligence


Il confronto tra le dichiarazioni pubbliche dell'Amministrazione Trump e le valutazioni classificate dei servizi americani, su 4 punti chiave del conflitto.

i Capacità militare iraniana

Casa Bianca
L'Iran non ha "più nulla dal punto di vista militare".
Trump, CBS News · 9 marzo

Intelligence
Conserva il 70% dei missili e il 70% dei lanciatori mobili pre-guerra.
Rapporto classificato · inizio maggio

ii Operazione Epic Fury

Casa Bianca
Ha "decimato l'esercito iraniano", reso inefficace per anni.
Hegseth, Pentagono · 8 aprile

Intelligence
Risultati disomogenei a causa della scelta tattica di sigillare gli accessi anziché distruggere le strutture.
Fonti del Pentagono al NYT

iii Siti sotterranei

Casa Bianca
L'esercito iraniano è stato "schiacciato"; chi dice il contrario è "delirante".
Olivia Wales, portavoce

Intelligence
Teheran ha riottenuto l'accesso al 90% delle strutture di stoccaggio e lancio.
Immagini satellitari + sorveglianza

iv Scorte di munizioni Usa

Casa Bianca
Munizioni "sufficienti per ciò che ci viene chiesto di fare".
Gen. Dan Caine, audizione Camera

Pentagono
Usati 1.100 missili cruise stealth, una quota vicina al totale delle scorte residue. L'industria militare fatica a ricostituirle.
Funzionari del Pentagono

Il costo della campagna

Le scorte americane consumate in poche settimane


Il Pentagono ha bruciato anni di produzione in pochi mesi di guerra. I dati qui sotto raffrontano l'uso reale con la capacità produttiva annuale.

Cifra chiave
1.100

missili cruise stealth a lungo raggio utilizzati nella campagna militare contro l'Iran — una cifra vicina al totale delle scorte residue degli Stati Uniti.

Missili cruise
Tomahawk

1.000+

Equivalente a 10 anni di acquisti del Pentagono.

Difesa aerea
Intercettori Patriot

1.300+

Oltre 2 anni di produzione ai ritmi 2025 (650/anno Lockheed).

Stealth strategici
Cruise a lungo raggio

1.100

Quasi l'intera scorta residua americana.

Il rischio

Se il fragile cessate il fuoco dovesse saltare, Trump si troverebbe a colpire un avversario ancora ben armato, con scorte già pesantemente ridotte. Gli alleati europei temono inoltre che le forniture destinate all'Ucraina possano essere dirottate per ricostituire le riserve.

Fonti
New York Times — valutazioni classificate dell'intelligence Usa visionate dal quotidiano. Dichiarazioni Trump a CBS News (9 marzo), conferenza stampa Hegseth al Pentagono (8 aprile), audizione Gen. Dan Caine alla Camera dei Rappresentanti.

Metodologia
Le valutazioni dell'intelligence si basano su immagini satellitari e altri sistemi di sorveglianza. I documenti citati sono di inizio maggio 2026, successivi alle dichiarazioni pubbliche dell'amministrazione qui riportate.

Elaborazione FocusAmerica · maggio 2026

Nei siti missilistici che sono stati recuperati lungo lo Stretto, l'Iran è ora di nuovo in grado di spostare i missili con lanciatori mobili o, in alcuni casi, lanciarli direttamente dalle rampe interne alle strutture. Lo Stretto di Hormuz resta uno dei passaggi più sensibili al mondo: da lì transitava prima della guerra circa un quinto del consumo globale giornaliero di petrolio. La Marina americana mantiene nell'area una presenza quasi continua, con oltre 20 navi da guerra impegnate nel far rispettare il blocco contro l'Iran, secondo un post pubblicato lo scorso fine settimana sui social dal Central Command.

La narrativa della Casa Bianca sotto pressione


Il 9 marzo, dieci giorni dopo l'inizio del conflitto, Trump aveva detto alla CBS News che i missili iraniani erano ormai "pochi e sparsi" e che il Paese non aveva "più nulla dal punto di vista militare". L'8 aprile, ovvero quasi un mese dopo, in una conferenza stampa al Pentagono, Hegseth aveva dichiarato che l'Operazione Epic Fury, la campagna congiunta Stati Uniti-Israele avviata il 28 febbraio, aveva "decimato l'esercito iraniano", rendendolo inefficace sul piano operativo per anni.

Interpellata dal New York Times, la portavoce della Casa Bianca Olivia Wales ha ribadito che l'esercito iraniano è stato "schiacciato" e ha accusato chi sostiene che Teheran abbia recuperato parte delle sue capacità militari di essere "delirante" o di fare da "portavoce" dei Pasdaran. Wales ha richiamato anche un post pubblicato da Trump, in cui il presidente ha definito "virtualmente tradimento" qualsiasi ricostruzione che metta in dubbio il collasso militare dell'Iran.

Ma le valutazioni dell'intelligence riflettono anche una scelta tattica del Pentagono. Di fronte a scorte limitate di bombe anti-bunker, i comandanti americani avrebbero preferito sigillare gli accessi alle strutture sotterranee iraniane, invece di tentare di distruggerle completamente. Una parte delle munizioni sarebbe stata inoltre conservata per eventuali scenari operativi in Asia, in particolare contro Corea del Nord e Cina. Anche per questo motivo, secondo le fonti del quotidiano newyorkese, i risultati della campagna di bombardamenti sono stati disomogenei.

Scorte americane sotto stress


La campagna contro l'Iran ha consumato una quantità enorme di munizioni americane. Gli Stati Uniti hanno utilizzato circa 1.100 missili cruise stealth a lungo raggio, una cifra vicina al totale delle scorte residue. Sono stati lanciati oltre 1.000 missili Tomahawk, ovvero circa 10 volte il numero che il Pentagono acquista in un anno, e più di 1.300 intercettori Patriot, l'equivalente di oltre 2 anni di produzione ai ritmi del 2025. Lockheed Martin produce attualmente circa 650 Patriot l'anno e ha annunciato l'obiettivo di salire a 2.000, ma secondo i funzionari del Pentagono l'industria militari non riesce ancora ad aumentare la produzione di motori a razzo ai ritmi richiesti dal presidente.

Martedì, davanti a una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti, il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore delle Forze Armate statunitensi, ha però ribadito la versione ufficiale e rassicurato sul fatto di avere "munizioni sufficienti per ciò che ci viene chiesto di fare in questo momento".

Il nodo politico e militare, però, resta aperto. Se il fragile cessate il fuoco raggiunto un mese fa dovesse saltare, Trump potrebbe trovarsi a ordinare nuovi raid contro un avversario ancora ben armato, con scorte americane già pesantemente ridotte. In questo scenario, gli alleati europei, che hanno acquistato dagli Stati Uniti miliardi di dollari di munizioni destinate all'Ucraina, temono che quelle forniture possano essere dirottate per ricostituire riserve americane sempre più assottigliate.

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HUAWEI WATCH FIT 5 Series: il benessere quotidiano passa dai mini-workout


Il concetto di benessere sta cambiando. Non sempre c’è il tempo per allenamenti lunghi, sessioni strutturate o momenti dedicati solo alla cura di sé. Sempre più spesso, invece, la salute passa da piccoli gesti distribuiti durante la giornata: una pausa attiva, qualche esercizio leggero, una respirazione guidata, un controllo rapido dei propri parametri. È proprio in questa direzione che si inserisce HUAWEI WATCH FIT 5 Series, la nuova gamma di smartwatch pensata per accompagnare il cosiddetto Wellness on the Go, cioè un modo più flessibile e immediato di vivere il benessere.

La serie non vuole essere soltanto un accessorio da polso, ma un compagno quotidiano capace di entrare nella routine senza risultare invadente. Il suo obiettivo è semplice: aiutare l’utente a muoversi di più, controllare meglio il proprio stato fisico ed emotivo e mantenere un rapporto più naturale con la tecnologia. Tutto questo passa da un design sottile, da un display ampio e luminoso e da funzioni pensate per essere usate davvero nella vita di tutti i giorni. Huawei conferma per WATCH FIT 5 funzioni come mini-workout, monitoraggio avanzato del sonno, rilevamento cadute e autonomia fino a 10 giorni, mentre il modello Pro integra un display AMOLED flessibile da 1,92 pollici con luminosità di picco fino a 3000 nit.

Mini-workout: piccoli esercizi per combattere la sedentarietà


Una delle funzioni più interessanti di HUAWEI WATCH FIT 5 Series è quella dei mini-workout. L’idea è molto pratica: quando si resta fermi troppo a lungo, lo smartwatch invia una leggera vibrazione al polso e propone una breve sessione di movimento direttamente sul display. Non servono tappetini, attrezzi o spazi dedicati. Bastano pochi minuti e un po’ di attenzione al proprio corpo.

La guida agli esercizi è affidata a un panda animato, una scelta simpatica che rende l’esperienza più leggera e meno “da palestra”. Il risultato è una funzione pensata non solo per chi si allena con costanza, ma anche per chi passa molte ore alla scrivania, studia, lavora da casa o semplicemente tende a muoversi poco durante la giornata. I movimenti disponibili sono 30 e coprono 10 aree del corpo, dalla testa all’addome, con l’obiettivo di trasformare le pause in piccoli momenti di riattivazione.

Questa impostazione rende Huawei Watch Fit 5 particolarmente adatto a chi cerca uno smartwatch per il benessere quotidiano, più che un semplice orologio sportivo. Non punta solo alla performance, ma anche alla continuità: meglio pochi minuti fatti spesso, che grandi obiettivi difficili da mantenere nel tempo.

Benessere fisico, emotivo e sicurezza in un unico ecosistema


Accanto ai mini-workout, HUAWEI WATCH FIT 5 Series integra diverse funzioni dedicate alla salute e al benessere personale. Il monitoraggio non riguarda soltanto l’attività fisica, ma anche aspetti più legati all’equilibrio quotidiano, come il sonno, la respirazione, lo stress e lo stato emotivo.

La serie permette di monitorare fino a 12 stati d’umore e propone esercizi di respirazione guidata per aiutare l’utente a ritrovare calma nei momenti più intensi. È una funzione semplice, ma coerente con l’idea di uno smartwatch che non si limita a contare passi o calorie, ma prova a offrire un supporto più completo nella gestione della giornata.

Per il pubblico femminile è presente anche la previsione dell’ovulazione basata sulla temperatura corporea, pensata per offrire un tracciamento più personalizzato. A questo si aggiunge la rilevazione delle cadute, supportata da un sensore IMU ad alta precisione, utile soprattutto per chi desidera una funzione di sicurezza in più al polso.

Design sottile, display luminoso e tanta attenzione allo stile


Dal punto di vista estetico, HUAWEI WATCH FIT 5 Series mantiene il formato quadrato che caratterizza la gamma, ma lo aggiorna con una costruzione sottile e leggera. Il modello Huawei Watch Fit 5 pesa 27 grammi, mentre Huawei Watch Fit 5 Pro arriva a 30,4 grammi. Entrambi hanno uno spessore di 9,5 mm, quindi restano comodi anche durante l’uso prolungato, di giorno e di notte.

Il display è uno degli elementi centrali dell’esperienza. Huawei Watch Fit 5 utilizza un pannello da 1,82 pollici, mentre Huawei Watch Fit 5 Pro sale a 1,92 pollici. Sul modello Pro troviamo un AMOLED flessibile con refresh rate adattivo da 1 a 60 Hz, cornici sottili da 1,8 mm e luminosità di picco fino a 3000 nit, un valore pensato per garantire una buona leggibilità anche sotto la luce diretta del sole.

Anche le colorazioni puntano a un pubblico ampio. Huawei Watch Fit 5 arriva nelle varianti viola, verde, grigio-verde, nero e bianco, mentre Huawei Watch Fit 5 Pro propone tonalità più decise come arancione, nero e bianco. In questo modo lo smartwatch può adattarsi sia a un utilizzo sportivo sia a un contesto più urbano e quotidiano.

Pagamenti contactless, autonomia e compatibilità con Android e iOS


La nuova serie non si limita alle funzioni legate al benessere. HUAWEI WATCH FIT 5 Series è pensata anche per semplificare alcune azioni di tutti i giorni. Il supporto ai pagamenti contactless tramite Curve Pay permette di usare lo smartwatch come portafoglio digitale, rendendo più rapidi piccoli acquisti e pagamenti in mobilità.

Un altro punto importante è l’autonomia. Huawei indica fino a 10 giorni di utilizzo leggero, fino a 7 giorni con uso tipico e fino a 4 giorni con Always-On Display attivo. La batteria ad alta densità di silicio contribuisce a mantenere lo smartwatch operativo più a lungo, riducendo la necessità di ricariche frequenti. Inoltre, Huawei segnala il supporto alla ricarica Wireless SuperCharge da 60 minuti.

La compatibilità con Android e iOS rende la serie più accessibile anche a chi non utilizza necessariamente uno smartphone Huawei. Questo è un dettaglio importante, perché permette a HUAWEI WATCH FIT 5 Series di inserirsi in ecosistemi diversi senza diventare una scelta troppo vincolata.

Prezzo e disponibilità di HUAWEI WATCH FIT 5 Series


HUAWEI WATCH FIT 5 Series è disponibile in Italia a partire da 199,00 euro su Huawei Store e presso i principali negozi di elettronica di consumo. In occasione del lancio sono previsti sconti immediati: 50 euro per le versioni Pro e 40 euro per le versioni Standard. Per gli acquisti online su Huawei Store è necessario usare i codici AFIT5PROLANC per ottenere lo sconto sui modelli Pro e AFIT5LANCIO per i modelli Standard. L’offerta è valida fino al 30 giugno 2026.

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La South Carolina ferma il piano per cancellare il seggio del Dem Clyburn


Cinque senatori repubblicani si sono uniti ai democratici bloccando la ridefinizione dei collegi voluta da Trump per indebolire la maggioranza democratica nera dello stato sudista alle elezioni di midterm.

Il Senato della South Carolina ha respinto martedì la proposta di ridisegnare la mappa dei collegi congressuali dello stato, un piano che puntava a eliminare l'unico seggio in mano ai democratici alla Camera dei rappresentanti, occupato da oltre tre decenni dal deputato James Clyburn. La votazione si è chiusa 29 a 17, due voti sotto la maggioranza dei due terzi necessaria per estendere la sessione legislativa e affrontare la questione del ridisegno. Cinque senatori repubblicani si sono schierati con tutti i democratici della camera, facendo fallire un'iniziativa fortemente sostenuta dal presidente Donald Trump.

Il voto rappresenta una battuta d'arresto per la strategia con cui la Casa Bianca sta cercando di blindare la fragile maggioranza repubblicana alla Camera in vista delle elezioni di midterm di novembre. I repubblicani controllano l'aula con appena 217 seggi contro 212. Trump aveva chiesto pubblicamente ai senatori dello stato sudista di approvare il provvedimento, scrivendo su Truth Social di stare seguendo da vicino la votazione e invitando il partito a essere coraggioso, sull'esempio di quanto fatto la settimana precedente in Tennessee.

Clyburn, eletto per la prima volta nel 1992, è il primo deputato afroamericano della South Carolina dai tempi della Ricostruzione e una figura di primo piano del Partito democratico. Il suo sostegno fu determinante per assicurare a Joe Biden la nomination democratica nel 2020. Il suo distretto, che ha una popolazione afroamericana intorno al 45 per cento, sarebbe stato smembrato dalla nuova mappa per disperdere l'elettorato democratico tra più collegi a maggioranza repubblicana.

A guidare la rivolta interna al partito è stato il capogruppo repubblicano al Senato statale Shane Massey, che in un lungo intervento in aula ha avvertito i colleghi del rischio di un effetto boomerang. Secondo Massey, una nuova mappa avrebbe diluito così tanto l'elettorato di base repubblicano da far perdere al partito uno dei sei seggi attualmente controllati, riducendoli a cinque su sette. Massey ha detto di aver parlato lunedì con Trump in una conversazione cordiale, ma ha mantenuto la sua posizione contraria. Ha denunciato che troppi politici, a suo avviso, fanno qualsiasi cosa pur di restare al potere e ha riconosciuto di aspettarsi ritorsioni politiche dal presidente e dai suoi alleati.

Il tentativo della South Carolina si inserisce in una più ampia battaglia nazionale sui collegi elettorali innescata da Trump. Una sentenza della Corte Suprema di due settimane fa ha indebolito il Voting Rights Act del 1965 stabilendo che l'etnia non può dettare il ridisegno dei collegi, aprendo la strada agli stati a guida repubblicana per eliminare distretti a maggioranza nera attualmente rappresentati dai democratici. Dalla scorsa estate i repubblicani hanno aumentato le proprie possibilità in quindici distretti distribuiti in sette stati, con la prospettiva di aggiungerne uno o due in Louisiana.

Il Tennessee ha già approvato la scorsa settimana una nuova mappa che cancella l'unico distretto democratico dello stato, potenzialmente consegnando ai repubblicani tutti e nove i seggi alla Camera. L'Alabama ha rinviato le primarie di quattro distretti ad agosto dopo che la Corte Suprema ha sbloccato una mappa redatta dai repubblicani nel 2023 che eliminerà uno dei due seggi a tendenza democratica. La Louisiana ha avviato le audizioni per riscrivere i propri collegi puntando a cancellare uno o entrambi i seggi a maggioranza nera in mano ai democratici. In Florida il governatore Ron DeSantis ha firmato una legge che aggiunge fino a quattro seggi favorevoli al partito, eliminando distretti attualmente controllati dai democratici.

Sul fronte opposto i democratici hanno guadagnato circa sei seggi nello stesso periodo: cinque grazie a un referendum in California, la Proposition 50, che ha temporaneamente sospeso la commissione indipendente per il ridisegno restituendo il potere all'assemblea legislativa a guida democratica, e uno attraverso una causa legale in Utah. Quattro ulteriori seggi sarebbero arrivati dalla Virginia, dove un referendum era stato approvato il mese scorso, ma la Corte Suprema dello stato ha invalidato la consultazione la scorsa settimana. Sempre martedì la Corte Suprema del Missouri ha confermato la mappa repubblicana approvata in quello stato.

Il leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries ha accusato Trump e i repubblicani di voler manipolare le elezioni di midterm attraverso uno schema di ridisegno senza precedenti, sostenendo in un comunicato che la manovra nasce dal fallimento dell'amministrazione sull'economia e dall'aumento del costo della vita.

Le opzioni per i repubblicani della South Carolina non sono esaurite. Il governatore Henry McMaster, alleato di Trump, potrebbe convocare una sessione speciale del parlamento statale per riprovare l'iter, anche se il suo ufficio ha definito poco probabile questa ipotesi. In un messaggio su X, McMaster ha ricordato che la legislatura ha ancora due giorni di lavoro a disposizione per occuparsi del ridisegno. James Blair, responsabile dell'operazione politica di Trump, ha scritto sui social subito dopo la votazione che la partita in South Carolina non è finita.

I quattro principali candidati repubblicani alle elezioni per il governatore della South Carolina hanno attaccato i senatori dissidenti. La vicegovernatrice Pam Evette ha parlato di tradimento dei cittadini dello stato e di sfida diretta a Trump. Il deputato Ralph Norman ha scritto su X che nessuno dei senatori contrari dovrebbe restare in carica dopo le prossime elezioni. La deputata Nancy Mace ha sostenuto che servirebbe un governatore capace di farsi temere dal parlamento statale. I senatori repubblicani della South Carolina non sono però in scadenza fino al 2028, una circostanza che riduce il rischio immediato di ritorsioni nelle primarie. Una settimana prima del voto, cinque senatori repubblicani dell'Indiana che a dicembre avevano affondato un analogo piano di ridisegno erano stati sconfitti nelle primarie da sfidanti sostenuti da Trump.

L'onda di ridisegni dei collegi rischia di ridurre il numero di parlamentari afroamericani al Congresso, una rappresentanza cresciuta nei decenni proprio grazie al Voting Rights Act del 1965 e ai successivi emendamenti. Clyburn, intervistato dalla CNN nei giorni scorsi, si è detto fiducioso di poter vincere comunque la rielezione, sottolineando di voler correre sulla base del proprio operato qualunque sia la composizione finale del distretto.

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La Patente Nautica


Tra i diversi aggiornamenti nel mondo della navigazione, uno tra i più popolari, riguarda la patente nautica.
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La patente nautica è obbligatoria nei seguenti casi principali: per condurre qualsiasi unità da diporto (natante o imbarcazione) con motore di potenza superiore a 40,8 CV (equivalenti a 30 kW); per condurre la moto d’acqua (acquascooter), sempre e comunque, senza eccezioni legate alla cilindrata o alla potenza del motore; per effettuare lo sci nautico; per navigare oltre le 12 miglia dalla costa; per condurre unità adibite a noleggio, per le quali è richiesto un apposito titolo professionale.

Potenza - La soglia di potenza che obbliga alla patente è determinata dalla potenza massima di esercizio del motore, non dalla potenza fiscale. Quando la potenza è inferiore a 40,5 CV, la legge prevede tuttavia casi particolari in cui la patente è comunque obbligatoria, legati alla cilindrata del motore e al tipo di carburazione. La logica è che alcuni motori, pur di potenza nominalmente inferiore alla soglia, presentano caratteristiche tecniche (alta cilindrata o iniezione diretta) che li rendono potenzialmente pericolosi quanto motori di potenza superiore. Esempio pratico: motore fuoribordo da 29 kW con cilindrata di cc 998 a 4 tempi per un natante non richiede patente (sufficiente avere 16 anni); lo stesso motore con cilindrata di 1.098 cc a 4 tempi richiede la patente; motore entrobordo da 29 kW con cilindrata 1.398 cc a 4 tempi richiede la patente; motore fuoribordo da 29 kW con 1.299 cc a iniezione diretta richiede la patente; motore fuoribordo da 29 kW con cilindrata 750 cc non richiede la patente per un’imbarcazione (è sufficiente avere 18 anni). Per condurre un’imbarcazione a vela senza motore ausiliario entro le acque interne o entro 6 miglia dalla costa non è richiesta alcuna patente: è sufficiente aver compiuto 18 anni. Chi impugna fisicamente il timone di un’imbarcazione non deve necessariamente essere in possesso della patente, purché a bordo vi sia un’altra persona regolarmente abilitata per il tipo di navigazione in atto, che si assume la responsabilità del comando e della condotta.

Categorie di patente e programmi d’esame - Il sistema delle patenti nautiche italiane si articola in quattro categorie principali (A, B, C, D), ciascuna con ambito di validità e requisiti d’esame diversi.

Cat. A - Imbarcazioni e natanti (entro 12 miglia o senza limiti)

La patente di categoria A è quella più diffusa tra i diportisti. Abilita alla conduzione di natanti e imbarcazioni da diporto a motore o a vela con motore ausiliario. Si consegue in due versioni: entro 12 miglia dalla costa oppure senza limiti di distanza dalla costa (questa seconda versione consente di navigare anche in oceano, se siete amanti dell’avventura). L’età minima per sostenere l’esame di categoria A è di 18 anni. L’esame per la patente categoria A si articola nelle seguenti prove: 1 - La prima prova è un quiz teorico su base informatica, composto da 20 domande a risposta multipla (3 opzioni ciascuna) estratte dalla banca dati ministeriale. Il tempo a disposizione è di 30 minuti. Per superare la prova occorre rispondere correttamente ad almeno 16 domande (sono ammessi non più di 4 errori). Le domande coprono tutte le materie d’esame: meteorologia, navigazione, normativa, sicurezza, motori, manovra e, per chi ambisce a quel tipo di abilitazione, vela. 2 - La seconda prova è il carteggio (per la patente senza limiti) o gli elementi di carteggio (per quella entro 12 miglia). Il carteggio consiste nella risoluzione di problemi di navigazione stimata su carta nautica: il candidato deve tracciare rotte, calcolare posizioni, tenere conto di correnti e deriva del vento, stimare tempi di percorrenza. Per la versione entro 12 miglia sono richieste conoscenze semplificate. 3 - La terza prova, facoltativa, è un quiz specifico sulla vela, obbligatorio solo per chi intende conseguire anche l’abilitazione alla navigazione a vela oltre le 12 miglia senza motore. 4 - La quarta prova è la prova pratica, che si svolge a bordo di un’imbarcazione alla presenza di uno o più commissari d’esame. Il candidato deve dimostrare di saper manovrare l’unità in sicurezza: uscita e rientro dal porto, manovre di ormeggio e disormeggio, uomo in mare, uso dei segnali di soccorso, conoscenza delle dotazioni di sicurezza.

Cat. B - Navi da diporto

La patente di categoria B abilita alla conduzione di navi da diporto (unità superiori a 24 metri). Richiede il possesso della patente di categoria A da almeno 3 anni e l’età minima di 21 anni. L’esame di categoria B è strutturalmente diverso da quello di categoria A: prevede una prova scritta, una prova orale e una prova pratica svolta su una nave da diporto di almeno 24 metri.

Cat. C - Direzione nautica

La categoria C è una patente speciale destinata a persone con disabilità che ne limitano la capacità di conduzione ma non impediscono la navigazione con adeguati ausili tecnici. L’età minima è 18 anni. L’esame è analogo a quello della categoria A, con opportuni adattamenti.

Cat. D - Abilitazione semplificata (DI e D2)

La categoria D è un’abilitazione "ridotta”, introdotta dalla riforma del 2017, pensata per chi vuole avvicinarsi alla nautica da diporto in modo graduale e senza affrontare l’intero iter formativo. Si divide in due sottocategorie: la prima è la D1, che abilita alla conduzione di unità fino a 12 metri di lunghezza, entro 6 miglia dalla costa, con motore di potenza non superiore a 85 kW, solo in ore diurne. L’età minima è di 16 anni. Per conseguirla non è previsto un esame tradizionale, ma un corso formativo di 5 ore di teoria e 5 ore di pratica presso un centro nautico autorizzato, al termine del quale si sostiene una prova finale: un quiz di 15 domande, con un tempo di 30 minuti, che richiede almeno 12 risposte esatte per essere superato. Non è prevista una prova di carteggio. La categoria D2 è invece destinata a persone con disabilità, analogamente alla categoria C, ma con i limiti operativi della Dl.

Validità e rinnovo della patente - La validità della patente nautica è strutturata in funzione dell’età del titolare. Fino al compimento del 60º anno di età, la patente ha validità decennale (10 anni). Dopo il 60º anno di età, la validità si riduce a 5 anni, con obbligo di certificazione medica più frequente. La patente con la categoria A entro 12 miglia abilita (nei limiti delle 12 miglia) anche alla conduzione di unità abilitata a navigare senza limiti: conta il limite più restrittivo tra quello della patente e quello dell’unità.

Sospensione, revoca e limiti soggettivi - La patente nautica può essere sospesa per gravi atti di imperizia o imprudenza durante la navigazione, o per assunzione del comando in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti. La sospensione non è prevista per la sola scadenza della patente non rinnovata: in quel caso si applica la sanzione pecuniaria. La patente viene invece revocata in caso di perdita dei requisiti morali e fisici richiesti dalla legge (non può conseguire la patente nautica chi sia stato dichiarato delinquente abituale).

Sanzioni per condotta senza abilitazione - Assumere il comando di un’unità da diporto senza la prescritta abilita- zione (non conseguita, revocata, sospesa, o con patente mai conseguita) costituisce un illecito amministrativo. La sanzione prevista va da 2.755 a 11.017 euro, cui si aggiunge la sospensione della licenza di navigazione per 30 giorni. Navigare con patente scaduta comporta anch’esso una sanzione amministrativa pecuniaria.

Età minima e condotta senza patente - Al compimento dei 16 anni è possibile assumere il comando e la condotta di natanti a motore e natanti a vela con motore ausiliario, purché non sia prescritta la patente nautica (cioè purché il motore rientri nei limiti di potenza e cilindrata). Chi tiene fisicamente il timone di un’imbarcazione non deve necessariamente essere abilitato, purché sia presente a bordo un titolare di patente valida per quel tipo di navigazione, che assume su di sé la responsabilità del comando.

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HUAWEI WATCH FIT 5 Series ufficiale: più salute, fitness intelligente e design premium al polso


HUAWEI amplia la sua gamma wearable con WATCH FIT 5 Series, una linea di smartwatch progettata per unire monitoraggio della salute, allenamento intelligente e stile moderno
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Huawei ha da qualche giorno presentato la WATCH FIT 5 Series. Si tratta di eleganti dispositivi indossabili che uniscono funzionalità avanzate per la salute e il fitness a un design alla moda.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Colori vibranti e un ampio display


HUAWEI WATCH FIT 5 è disponibile in cinque varianti colore: grigio-verde, viola, verde, bianco e nero, mentre la versione FIT 5 Pro si mette in mostra nelle varianti arancione, bianco e nero. Quest'ultima versione vanta un innovativo design "oil-filling" che mantiene i colori vividi; l'edizione Pro bianca si spinge anche oltre perchè ottenuta utilizzato un trattamento superficiale chiamato Micro-Arc Oxid (MAO) per la scocca dello smartwatch.
Huawei Watch Fit 5 Pro in versione Orange
Si tratta di una tecnologia evoluta dell’anodizzazione che crea uno strato ceramico sopra l’alluminio, migliorando la durezza della superficie, la resistenza all’usura e la protezione contro i graffi. Il WATCH FIT 5 presenta un display da 1,82 pollici, mentre WATCH FIT 5 Pro vanta un display in vetro zaffiro 2.5D da 1,92 pollici, caratterizzato da cornici nere ultrasottili da 1,8 mm. Con una luminosità di picco di 3.000 nit (dati HUAWEI), il display della versione Pro garantisce una chiarezza cristallina anche alla luce diretta del sole, reso ancora più fluido da frequenze di aggiornamento adattive da 1 Hz a 60 Hz.
Huawei Watch Fit 5 in versione Purple

Il divertimento incontra la professionalità


La WATCH FIT 5 Series introduce la modalità Mini-Workout, un modo innovativo per mantenersi attivi, ideale soprattutto per chi ha poco tempo a disposizione. Non sono necessari attrezzi o spazi dedicati: grazie a un simpatico compagno, un panda interattivo sul quadrante, è possibile eseguire rapidamente sessioni di esercizio, dalla durata di 30 secondi a diversi minuti. Per gli appassionati di outdoor, lo smartwatch rileva automaticamente l'attività ciclistica aiutando gli utenti a comprendere meglio le proprie prestazioni. La versione Pro si spinge oltre, offrendo un supporto approfondito per le attività outdoor professionali. I golfisti, invece, possono accedere a mappe vettoriali di oltre 17.000 campi globali, con la visuale del green che ruota automaticamente per allinearsi al loro campo visivo, consentendo una precisa analisi dello swing.
I nuovi smartwatch Huawei dedicano particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminileI nuovi smartwatch Huawei dedicano particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminile

Monitoraggio del benessere


Con i nuovi smartwatch HUAWEI trasforma il monitoraggio della salute da passivo a proattivo, dedicando particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminile. L'edizione Pro è dotata di funzionalità avanzate come l'analisi dell'aritmia basata sulle onde di polso (fibrillazione atriale), un'app ECG e il rilevamento della rigidità arteriosa. Inoltre, è presente un valido supporto alla gestione della salute femminile attraverso un sensore di temperatura che traccia le tendenze della temperatura del polso. Questo consente di monitorare il ciclo mestruale e il giorno dell'ovulazione, aiutando così le donne a comprendere meglio il proprio corpo.

I pagamenti contactless


I pagamenti digitali e contactless sono ormai diventati parte integrante della quotidianità per i possessori di smartwatch. L'introduzione di Curve Pay sui dispositivi HUAWEI WATCH rende i pagamenti in movimento e senza smartphone ancora più accessibili, e rappresenta un elemento centrale dell'impegno di Huawei nel portare la tecnologia indossabile sempre più vicina all'utente.

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Batteria ad alto silicio


WATCH FIT 5 Series è dotata di una batteria ad alto contenuto di silicio. Secondo i dati dell'azienda, la batteria garantisce fino a 10 giorni di autonomia con uso leggero e 7 giorni con uso regolare. Una singola ricarica copre un'intera settimana di spostamenti quotidiani o viaggi brevi, eliminando la preoccupazione di ricariche frequenti.

Prezzi e disponibilità


La WATCH FIT 5 Series offre piena compatibilità con i principali dispositivi Android e iOS ed è disponibile a partire da 199,00 euro.


Dyson ha ridisegnato il phon da viaggio: ecco Supersonic Travel, più piccolo ma potentissimo


Dyson ha presentato il nuovo Supersonic Travel, un asciugacapelli progettato per rispondere alle esigenze di mobilità senza sacrificare prestazioni e protezione del capello. Particolarmente adatto all'utilizzo fuori casa e durante i nostri spostamenti, il device integra un sistema di adattamento automatico del voltaggio che lo rende compatibile con le diverse reti elettriche globali. All'interno, il Supersonic Travel combina motore digitale ad alta velocità e flusso d’aria ottimizzato per garantire un’asciugatura rapida e uno styling preciso, mantenendo gli standard tecnologici tipici della gamma Dyson anche in formato compatto.
Il Supersonic Travel è perfetto da inserire in un borsone o nel bagaglio a manoIl Supersonic Travel è perfetto da inserire in un borsone o nel bagaglio a mano
Più piccolo del 32% e più leggero del 25% rispetto all'asciugacapelli Dyson Supersonic originale, e con un peso inferiore a quello di una bibita in lattina, la nuova tecnologia è perfetta da inserire in un borsone onel bagaglio a mano.
Dyson Supersonic Travel è compatibile con gli accessori Dyson Supersonic e Dyson Supersonic NuralDyson Supersonic Travel è compatibile con gli accessori Dyson Supersonic e Dyson Supersonic Nural
Il nuovo Dyson Supersonic Travel integra anche la tecnologia di controllo intelligente del calore, che misura la temperatura del flusso d’aria 100 volte al secondo, prevenendo i danni causati dal calore estremo. Il flusso d’aria, progettato con precisione, consente un’asciugatura rapida e uniforme, per capelli sanie luminosi.
Dyson Supersonic Travel è più piccolo del 32% e più leggero del 25% rispetto all'asciugacapelli Dyson Supersonic originale

Perfetto compagno di viaggio per capelli sani


In una stanza d’hotel, in una lounge aeroportuale o durante trasferte internazionali, Dyson Supersonic Travel si inserisce in un ecosistema di soluzioni pensate per garantire continuità nello styling anche fuori casa. Tra queste, anche formulazioni leave-in sviluppate dal brand, come il balsamo spray senza risciacquo Omega, progettato per supportare la protezione del capello in condizioni ambientali variabili. La composizione, basata su una miscela di oli ricchi di Omega, contribuisce a migliorare la gestione del crespo e a limitare l’impatto dell’umidità, elementi critici soprattutto in viaggio. Nel complesso, l’integrazione tra dispositivo e prodotti complementari riflette l’approccio di Dyson verso un sistema più ampio di cura dei capelli, orientato a prestazioni costanti indipendentemente dal contesto di utilizzo.

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I dieci anni Dyson Supersonic


Con l'asciugacapelli Dyson Supersonic, presentato nel 2016, Dyson ha segnato un cambio radicale rispetto al design tradizionale degli asciugacapelli: il motore ad alta velocità è stato posizionato nel manico per un migliore bilanciamento, mentre il flusso d'aria è stato progettato per garantire un'asciugatura rapida senza ricorrere calore estremo. Supportato da ricerche scientifiche sui capelli, Dyson ha poi definito un nuovo standard con un approccio sempre più orientato alla protezione e alla salute del capello, presentando l'asciugacapelli Dyson Supersonic Nural, che dotato di funzione Scalp Protect Mode, regola automaticamente la temperatura dell’aria per proteggere il cuoio capelluto. In quest’ottica di protezione della cute, particolarmente sensibile a cambiamenti di temperatura e umidità, specie durante i viaggi, ora si aggiunge alla gamma anche Dyson Supersonic Travel in un formato più piccolo e leggero.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

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Si dimette il capo dell'agenzia americana del farmaco


Il chirurgo nominato da Trump si è dimesso dall'Agenzia americana del farmaco dopo settimane di pressioni, scontri sulle sigarette elettroniche aromatizzate, sulla pillola abortiva e sui vaccini.

Marty Makary ha lasciato la guida della Food and Drug Administration, l'agenzia statunitense che regola farmaci, vaccini, dispositivi medici, alimenti e tabacco. L'annuncio è arrivato martedì 12 maggio dal presidente Donald Trump, che ha parlato con i giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per una visita di Stato in Cina. Makary era in carica da poco più di un anno, dopo essere stato confermato dal Senato il 25 marzo 2025.

Trump non ha chiarito se si trattasse di dimissioni o di un licenziamento. "È un ottimo medico, e stava incontrando qualche difficoltà", ha detto il presidente, aggiungendo che il vice avrebbe assunto la guida temporanea dell'agenzia. In un successivo messaggio sul suo social Truth Social, Trump ha ringraziato Makary per "il grande lavoro svolto" e ha annunciato che il commissario facente funzione sarà Kyle Diamantas, fino a quel momento responsabile della divisione alimentare della FDA. Diamantas è un avvocato che proviene dallo studio legale Jones Day, dove aveva rappresentato la Abbott Nutrition, azienda leader nel settore del latte in formula per neonati, e ha legami personali con Donald Trump Jr.

Secondo il New York Times, che cita quattro persone informate, la rottura definitiva è avvenuta sul tema delle sigarette elettroniche aromatizzate alla frutta. Makary aveva confidato ai suoi collaboratori di non poter approvare in coscienza prodotti che attirano i giovani. Lo stesso quotidiano riporta che il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., superiore diretto di Makary, lo aveva sollecitato a dimettersi. Politico è stato il primo a dare la notizia delle dimissioni.

Lo scontro sulle sigarette elettroniche è stato il più consequenziale del suo mandato. Il Wall Street Journal aveva rivelato il mese scorso che Makary aveva bloccato l'approvazione degli aromi fruttati prodotti da un'azienda americana, anche dopo il via libera degli scienziati dell'agenzia. La Casa Bianca alla fine ha prevalso. All'inizio di maggio la FDA ha autorizzato i primi prodotti aromatizzati al mango e al mirtillo della Glas, azienda con sede a Los Angeles, oltre alle sigarette elettroniche al mentolo. Venerdì scorso l'agenzia ha emesso linee guida che ne agevolano la commercializzazione.

I gruppi anti aborto avevano chiesto da settimane il licenziamento di Makary. L'accusa principale era quella di rallentare la revisione di sicurezza del mifepristone, la pillola usata nella maggioranza degli aborti farmacologici negli Stati Uniti, in commercio da venticinque anni. Sotto la sua guida la FDA aveva inoltre approvato una seconda versione generica del farmaco, rendendolo più economico e accessibile. La Susan B. Anthony Pro-Life America, una delle principali organizzazioni anti aborto del paese, aveva sollecitato apertamente Trump a rimuoverlo.

Altri fronti di tensione hanno segnato i tredici mesi di mandato. L'industria farmaceutica ha protestato per una serie di bocciature di farmaci, in particolare per malattie rare e terapie oncologiche. La maggior parte di queste decisioni era stata gestita da Vinay Prasad, scelto da Makary come direttore della divisione vaccini, terapia genica e cellule staminali. Prasad è stato allontanato due volte in meno di un anno: la prima volta dopo essere stato preso di mira dall'influencer di destra Laura Loomer, in parte per la stretta su un'azienda farmaceutica collegata alla morte di alcuni pazienti. Era stato richiamato e poi è uscito nuovamente nelle scorse settimane.

In un memo interno di novembre, Prasad aveva sostenuto, senza pubblicare prove, che la FDA aveva collegato i vaccini contro il Covid alla morte di dieci bambini. Su quella base aveva proposto una revisione complessiva delle procedure di approvazione e aggiornamento dei vaccini. Dodici ex commissari della FDA hanno firmato una denuncia durissima del piano, avvertendo che avrebbe "minato l'interesse pubblico" e devastato lo sviluppo dei vaccini. L'agenzia non ha mai pubblicato né l'analisi sui decessi né il piano di revisione. Makary è stato criticato anche per aver consentito l'uso di peptidi non sperimentati, composti iniettabili dagli effetti incerti, una politica sostenuta da Kennedy.

"Sui vaccini e sul mifepristone Makary raramente ha dato priorità all'evidenza scientifica rigorosa", ha dichiarato al New York Times Lawrence O. Gostin, professore alla Georgetown Law che studia la FDA. "Paradossalmente, la sua unica difesa della scienza di qualità, sulle sigarette elettroniche aromatizzate, ha creato l'attrito con la Casa Bianca che ha contribuito a fargli perdere il posto." Diana Zuckerman, presidente del National Center for Health Research, ha detto allo stesso quotidiano che Makary "è riuscito a offendere quasi chiunque sia coinvolto nelle questioni della FDA, cosa non facile", aggiungendo però che sarebbe un disastro sostituirlo con qualcuno gradito soprattutto alle industrie del tabacco, ai militanti anti aborto e alle lobby farmaceutiche.

L'agenzia ha vissuto anche una crisi interna. Praticamente tutti i dirigenti di carriera della FDA si sono dimessi, sono andati in pensione o sono stati allontanati nel primo anno della nuova amministrazione Trump. Makary aveva iniziato il suo lavoro pochi giorni prima dei tagli di massa decisi dal Department of Government Efficiency guidato da Elon Musk, che hanno lasciato vacanti centinaia di posizioni. Una seconda ondata di uscite volontarie ha portato la perdita complessiva a oltre 4.000 dipendenti, circa un quinto della forza lavoro. Makary ha poi ottenuto l'autorizzazione ad assumerne circa 3.000, ma il processo è stato lento. Nella divisione farmaci, la più grande dell'agenzia, sei persone si sono alternate alla direzione in un anno. Il primo scelto da Makary, George Tidmarsh, è stato costretto a dimettersi dopo accuse di aver usato la sua posizione per perseguire una vendetta personale contro un ex socio in affari. Il successore Rick Pazdur, storico specialista oncologico della FDA, ha annunciato il pensionamento dopo appena tre settimane in seguito a scontri con Makary sulle revisioni dei farmaci.

Makary, chirurgo britannico naturalizzato americano, è nato a Liverpool e cresciuto a Baltimora. Prima dell'incarico governativo lavorava come chirurgo oncologo e ricercatore di politiche sanitarie alla Johns Hopkins University. Era diventato noto al pubblico repubblicano durante la pandemia di Covid-19 per le sue critiche alla gestione delle autorità sanitarie federali e alle politiche vaccinali, espresse soprattutto sulla rete Fox News. La sua uscita è il quarto addio di alto profilo dall'inizio dell'anno nell'amministrazione Trump, dopo quelli del segretario alla Marina John Phelan, della procuratrice generale Pam Bondi e della responsabile della sicurezza interna Kristi Noem. Un sostituto permanente dovrà essere nominato dal presidente e confermato a maggioranza dal Senato.

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Razer Huntsman V3 Tenkeyless 8KHz: la nuova tastiera da eSport punta tutto su velocità e precisione


Razer amplia la sua gamma di periferiche gaming con la nuova Razer Huntsman V3 Tenkeyless 8KHz, una tastiera pensata per chi gioca in modo competitivo e cerca un controllo più preciso degli input. Il nuovo modello riprende il DNA della famiglia Huntsman, ma lo porta in un formato più compatto e pratico, ideale per chi vuole più spazio sulla scrivania senza rinunciare alle prestazioni.

La nuova tastiera è stata progettata per gli eSport e punta su tre elementi principali: latenza ridotta, attuazione personalizzabile e risposta costante anche nelle sessioni più intense. Non è quindi una semplice tastiera gaming con design aggressivo, ma una periferica costruita attorno alle esigenze di chi gioca a titoli dove ogni millisecondo può fare la differenza.

Una tastiera tenkeyless pensata per il gaming competitivo


Il formato tenkeyless elimina il tastierino numerico e rende la tastiera più compatta rispetto a un modello full size. Questa scelta non è solo estetica, perché permette di avere più spazio per il movimento del mouse, un dettaglio importante soprattutto negli FPS e nei giochi competitivi dove si usano spesso basse sensibilità.

La Razer Huntsman V3 Tenkeyless 8KHz mantiene una struttura essenziale, ma integra le tecnologie più avanzate del marchio. L’obiettivo è offrire una tastiera pronta per l’uso sia a casa sia in contesti competitivi, dove spesso non si ha tempo di installare software complessi o riconfigurare tutto da zero.

Switch ottici analogici Gen 2: più controllo sugli input


Il cuore della tastiera è rappresentato dagli switch ottici analogici Razer Gen 2. A differenza degli switch meccanici tradizionali, questi rilevano la pressione attraverso il passaggio della luce lungo la corsa del tasto. In pratica, l’input viene registrato senza contatto fisico diretto e senza il classico ritardo di debounce.

Questo sistema permette una registrazione più pulita e coerente della pressione, anche quando si eseguono input molto ravvicinati. È un vantaggio concreto nei giochi veloci, dove movimenti, cambi di direzione e azioni ripetute devono essere eseguiti con grande precisione.

Un altro aspetto interessante è l’immunità alle interferenze magnetiche, che aiuta a mantenere il segnale stabile in qualsiasi condizione di utilizzo. Per chi gioca tante ore o partecipa a tornei, la costanza della risposta è importante tanto quanto la velocità pura.

Rapid Trigger e attuazione regolabile


La nuova tastiera Razer offre anche il supporto al Rapid Trigger, una funzione ormai molto richiesta nel gaming competitivo. Questa tecnologia permette al tasto di resettarsi rapidamente appena viene rilasciato, rendendo più immediata la ripetizione dell’input.

In giochi come sparatutto, battle royale o titoli dove il movimento preciso è fondamentale, il Rapid Trigger può aiutare a controllare meglio gli spostamenti e a ridurre i tempi morti tra una pressione e l’altra. La possibilità di regolare il punto di attuazione consente inoltre di adattare la tastiera al proprio stile di gioco, scegliendo una risposta più sensibile o più controllata.

Il vantaggio è che queste impostazioni possono essere modificate direttamente dalla tastiera, senza dover per forza passare dal software. Il feedback visivo sulla fila dei tasti numerici permette di capire subito quale regolazione è stata applicata.

HyperPolling a 8000 Hz: input più rapidi verso il PC


Uno dei punti più importanti della Razer Huntsman V3 Tenkeyless 8KHz è la tecnologia HyperPolling a 8000 Hz. Questo significa che la tastiera può inviare al PC fino a 8000 aggiornamenti al secondo, una frequenza molto più alta rispetto alle tastiere gaming convenzionali.

In termini pratici, l’obiettivo è ridurre al minimo la latenza tra la pressione del tasto e l’azione visualizzata a schermo. Naturalmente il vantaggio reale dipende anche dal PC, dal monitor e dal gioco utilizzato, ma per chi cerca una configurazione competitiva ogni piccolo margine può diventare importante.

La frequenza di polling elevata è particolarmente utile nei momenti più intensi, quando si devono eseguire correzioni rapide di movimento o combinazioni di comandi in sequenza.

Personalizzazione anche via browser con Razer Synapse Web


Razer ha pensato anche alla gestione delle impostazioni in mobilità. La tastiera consente di salvare i profili direttamente onboard, quindi sulla memoria interna del dispositivo. Questo permette di portare con sé le proprie configurazioni senza dipendere sempre dal software installato sul PC.

In più arriva il supporto a Razer Synapse Web, una versione accessibile tramite browser in ambienti Chromium. È una soluzione interessante per chi partecipa a eventi o tornei e ha bisogno di caricare velocemente i propri profili senza installazioni aggiuntive.

Per una personalizzazione più completa resta comunque disponibile Razer Synapse, il software principale del brand, utile per gestire profili avanzati, impostazioni specifiche per ogni gioco ed eventuali personalizzazioni più profonde.

Comfort, suono e sensazione alla pressione


La Razer Huntsman V3 Tenkeyless 8KHz non punta solo sulla velocità. Razer ha lavorato anche sulla sensazione di digitazione, utilizzando switch lubrificati singolarmente e uno smorzamento interno in schiuma.

Questa combinazione serve a rendere la pressione più fluida e a contenere il rumore durante l’utilizzo. Per chi gioca molte ore o usa la tastiera anche per scrivere, è un dettaglio da non sottovalutare. Una tastiera più stabile e controllata può aiutare a mantenere ritmo e concentrazione anche nelle sessioni più lunghe.

Prezzo e disponibilità in Italia


La Razer Huntsman V3 Tenkeyless 8KHz sarà disponibile al prezzo di 179,99 euro. La tastiera sarà acquistabile su Razer.com, nei RazerStore e presso rivenditori selezionati.

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Hantavirus, la mappa in tempo reale che tiene il mondo con gli occhi incollati allo schermo


Nove casi, tre morti, sei paesi: una mappa in tempo reale è diventata la fonte di riferimento, e di panico, per milioni di utenti su TikTok
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Un orologio che conta i giorni dall'insorgenza dei primi sintomi. I casi aggiornati in tempo reale. Le morti. I paesi coinvolti. È hantavirusmap.net, il sito che nelle ultime settimane è diventato uno degli indirizzi più visitati del web legati al focolaio della nave Hondius, e uno dei contenuti più condivisi su TikTok sotto l'hashtag #hantavirus, che conta già centinaia di milioni di visualizzazioni.

Il format è semplice e brutale: cifre grandi, sfondo nero, contatore rosso che scorre. Al momento della pubblicazione di questo articolo, la mappa segnala 9 casi totali, 3 morti, 6 paesi coinvolti e 2 casi probabili ancora in attesa di conferma. I dati, aggiornati in tempo reale, provengono da OMS e CDC. Niente commenti, niente analisi. Solo numeri.

Eppure basta guardare la mappa per capire tutto. I pin rossi, casi confermati, si addensano in Europa, tra Olanda, Francia, Spagna, Svizzera e Germania. Un punto isolato compare negli Stati Uniti, un altro in Sudafrica. Poi ci sono i pin arancioni, i casi sospetti o non confermati: seguono una traiettoria precisa nell'Atlantico, come briciole lasciate sul percorso della Hondius durante le settimane di navigazione. In basso a sinistra, un punto grigio in Patagonia: l'origine. Da lì è partito tutto.

In pochi secondi, senza leggere una riga, chiunque capisce cos'è successo. E forse è proprio questo il motivo per cui la mappa ha fatto il giro del mondo.

Il precedente Covid e la memoria collettiva


Su TikTok il meccanismo è lo stesso che nel 2020 trasformò le mappe di Johns Hopkins sul Covid in oggetti di culto e terrore insieme. Gli utenti filmano lo schermo, aggiungono musica, commentano i numeri. C'è chi aggiorna i follower ogni mattina come fosse un bollettino di guerra. C'è chi paragona i numeri di ieri a quelli di oggi. C'è chi, e qui il fenomeno si complica, ha riportato alla superficie un vecchio post del 2022 che "prevedeva" l'hantavirus nel 2026, alimentando teorie del complotto su un'epidemia "pianificata".

Le autorità sanitarie hanno dovuto rispondere. A Memphis, Tennessee, secondo quanto riportato da Fox13 Memphis, un video TikTok visto 280.000 volte sosteneva che sette persone fossero già ricoverate in ospedale con hantavirus. Era falso. Il dipartimento sanitario locale è intervenuto pubblicamente: “Non ci sono casi a Memphis. Le voci non sono vere”.

Cosa mostra davvero la mappa


Al netto del panico social, hantavirusmap.net offre uno strumento utile per chi vuole seguire l'evoluzione del focolaio senza affidarsi al flusso caotico dei social. I dati sono verificati, le fonti citate, le FAQ scientificamente accurate. Il sito spiega la differenza tra il ceppo delle Ande, quello coinvolto nell'outbreak della Hondius, l'unico con documentata trasmissione interumana, e gli altri ceppi, chiarisce i sintomi, i tempi di incubazione, le misure di prevenzione.

È, in sostanza, quello che una mappa dovrebbe essere: un dato, non un allarme.

Il problema, come sempre, non è lo strumento. È come viene letto.

Dopo il Covid, la soglia dell'allerta non si è mai abbassata


Dopo il Covid, una parte del pubblico è diventata ipersensibile a qualsiasi segnale di emergenza sanitaria. La mappa alimenta questa sensibilità. Ma gli esperti continuano a ripeterlo: il rischio per la popolazione generale resta basso, la trasmissione interumana del virus Andes è rara e legata a contatti stretti e prolungati. “Non è il Covid”, ripete l'OMS.

La mappa continua a girare. Il contatore continua a scorrere.

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Trump va a Pechino, Xi lo accoglie da posizione di forza


Il presidente americano cerca l'aiuto cinese per sbloccare lo Stretto di Hormuz mentre Pechino punta su tecnologia, Taiwan e allentamento delle restrizioni sui chip. Con lui 17 manager, tra cui Musk e Cook.

Donald Trump arriverà oggi, mercoledì 13 maggio, a Pechino per un vertice di due giorni con Xi Jinping, la prima visita di un presidente americano in Cina dal 2017. L'appuntamento, originariamente previsto per il 31 marzo, era stato rinviato di sei settimane a causa della guerra contro l'Iran scatenata da Stati Uniti e Israele, le cui conseguenze l'amministrazione Trump fatica a gestire. Il cessate il fuoco, secondo le parole dello stesso presidente lunedì, è "sotto respirazione assistita".

Il contesto in cui Trump si presenta a Pechino appare svantaggioso. Phil Gordon, analista della Brookings Institution ed ex consigliere diplomatico della vicepresidente Kamala Harris, ha riassunto la situazione su X scrivendo che il presidente americano arriverà in Cina con un'economia sotto pressione, sondaggi in calo, prospettive negative per le elezioni di metà mandato, scorte di munizioni chiave esaurite e mezzi militari trasferiti dall'Indo-Pacifico al Medio Oriente, umiliato da una potenza di terz'ordine mentre affronta una potenza di primo piano. La Casa Bianca presenta la visita come un'occasione per fare pressione sulla Cina affinché sfrutti la sua relazione con Teheran. Venerdì 8 maggio gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro nove aziende e cittadini di Cina continentale e Hong Kong, accusati di aver fornito componenti per i missili iraniani e immagini satellitari usate per colpire gli interessi americani nel Golfo Persico.

La Cina assorbe meglio degli Stati Uniti la crisi energetica generata dal blocco dello Stretto di Hormuz grazie al carbone, principale fonte energetica del Paese, agli investimenti nelle rinnovabili e alle ingenti riserve di idrocarburi accumulate proprio per prevenire questo tipo di rischi. Le vendite cinesi di auto elettriche e batterie crescono nel mondo proprio per il panico sugli approvvigionamenti petroliferi. Resta tuttavia molto esposta in caso di recessione globale, essendo la prima potenza esportatrice mondiale. La commissione congressuale americana U.S.-China Economic and Security Review Commission ha calcolato che gli acquisti cinesi rappresentano circa il 90 per cento del petrolio esportato dall'Iran.

Pechino ha mostrato di non voler intervenire direttamente. Il 6 maggio il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è stato ricevuto a Pechino dall'omologo Wang Yi, che ha sollecitato la riapertura dello stretto attribuendo però la richiesta alla "comunità internazionale" e non agli Stati Uniti. Henrietta Levin, senior fellow del Center for Strategic and International Studies di Washington, ha dichiarato alla CBS che la Cina non ha alcun interesse a risolvere i problemi che gli Stati Uniti si sono creati in Medio Oriente. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha invece dichiarato a Fox News che acquistando petrolio iraniano Pechino finanzia il terrorismo e ha chiesto alla Cina di intervenire diplomaticamente.

Il commercio resta il dossier centrale. La guerra dei dazi avviata nella primavera 2025 aveva portato le tariffe americane sulle merci cinesi fino al 145 per cento, con risposte simmetriche da parte di Pechino, incluse restrizioni sulle esportazioni di terre rare. A ottobre 2025, durante un incontro in Corea del Sud, i due presidenti avevano siglato una tregua estesa di un anno: la Cina si era impegnata ad acquistare soia dagli agricoltori americani, gli Stati Uniti avevano ridotto i dazi di oltre la metà. A febbraio la Corte Suprema ha censurato in parte i dazi reciproci imposti dalla Casa Bianca, contribuendo a una certa stabilizzazione. La Cina ha intanto introdotto in aprile nuove norme per identificare e contrastare le misure straniere rivolte contro le sue aziende, ordinando per esempio a una raffineria che acquistava greggio iraniano di ignorare le sanzioni americane.

Tra i leve negoziali cinesi spicca il quasi monopolio sulle terre rare, materiali indispensabili per qualsiasi prodotto, dagli smartphone ai caccia. Pechino ha imposto un nuovo requisito di permessi per l'esportazione che può inasprire in qualsiasi momento. Trump è accompagnato da 17 dirigenti d'azienda, tra cui Elon Musk (Tesla, SpaceX), Tim Cook (Apple), Kelly Ortberg (Boeing) e il fondatore di Nvidia Jensen Huang. La presenza di questa delegazione lascia presagire annunci su acquisti cinesi di aerei Boeing, prodotti energetici come petrolio e gas naturale, e probabilmente nuove forniture agricole.

Sul fronte tecnologico, Pechino punta a un ulteriore allentamento delle restrizioni americane sulla vendita di chip avanzati per l'intelligenza artificiale. Washington ha autorizzato a gennaio la vendita dei secondi migliori processori di Nvidia. Huang ha sostenuto presso l'amministrazione che vendere i chip alle aziende cinesi creerebbe dipendenza dalla tecnologia americana. Zhao Minghao, esperto di relazioni internazionali dell'università Fudan, ha osservato in dichiarazioni scritte all'Associated Press che l'atteggiamento cinese è cambiato in modo sottile e ora il governo sembra più concentrato sullo sviluppo dell'industria nazionale dei chip che sulla dipendenza dai semiconduttori americani.

Taiwan rappresenta il dossier più delicato. Pechino vuole spingere gli Stati Uniti a passare dalla formula "non sostengono" l'indipendenza dell'isola alla formula "si oppongono" all'indipendenza, una differenza sottile ma che vincolerebbe anche le amministrazioni future. A dicembre 2025 Washington aveva annunciato un pacchetto di vendite di armi a Taipei da 11,1 miliardi di dollari, comprendente missili anti-veicoli blindati e droni. Un secondo pacchetto è stato congelato per non compromettere il vertice. Durante una telefonata di febbraio Xi aveva definito Taiwan "la questione più importante" tra i due Paesi e aveva invitato Trump ad affrontarla "con prudenza". Lunedì, interrogato sulla prosecuzione delle vendite di armi all'isola, Trump ha risposto che ne avrebbe discusso con Xi, aggiungendo che il presidente cinese preferirebbe che non lo facesse. Levin ha dichiarato alla CBS che Taiwan è il perno dell'economia globale moderna, dato che ospita le principali capacità produttive di semiconduttori al mondo, e che senza l'isola non esisterebbe la rivoluzione dell'intelligenza artificiale.

Il programma del vertice è essenziale. I due leader avranno colloqui giovedì al Palazzo del Popolo, con una possibile visita al Tempio del Cielo e un banchetto serale, prima di un ultimo incontro venerdì mattina. Non è prevista una dichiarazione comune. La Casa Bianca ha fatto sapere domenica che si discuterà anche della creazione di un nuovo "Board of Trade" per mantenere aperto il dialogo economico. Trump ha citato pubblicamente lunedì il caso del magnate dell'editoria hongkonghese Jimmy Lai, condannato a febbraio a vent'anni di carcere.

Wu Xinbo, decano del Centro di studi internazionali dell'università Fudan di Shanghai, ha osservato a Le Monde che dopo il conflitto con l'Iran Trump ci penserà due volte prima di impegnarsi in un conflitto all'estero, in particolare in Asia-Pacifico, e che questo rappresenta una buona notizia per la Cina. Jon Czin, esperto della Brookings Institution ed ex coordinatore della politica cinese del Consiglio di sicurezza nazionale sotto l'amministrazione precedente, ha dichiarato a Le Monde che Pechino cerca con questo vertice e con ogni interazione di quest'anno di guadagnare tempo, spazio e margine per rafforzarsi prima del prossimo scontro, anticipando il ritorno a un approccio americano molto più duro nei propri confronti. Xi è atteso negli Stati Uniti in autunno.

Henrietta Levin ha sintetizzato alla CBS la differenza strategica tra le due parti: gli Stati Uniti puntano ad accordi commerciali rapidi e ristretti, con impatto concreto, che il presidente possa annunciare in un comunicato stampa o su Truth Social, mentre la Cina si concentra su questioni strategiche le cui risposte plasmeranno il futuro dell'Asia del XXI secolo.

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Caracas blinda la sovranità: "Mai parte degli USA"


Rodriguez respinge le mire di Trump: "Ipotesi annessione infondata, il Venezuela resta una nazione indipendente e autonoma"

Secondo quanto dichiarato dall'agenzia di stampa Xinhua News Agency, la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha smentito con fermezza le recenti affermazioni secondo cui il suo paese potrebbe diventare il 51º stato degli Stati Uniti.

La dichiarazione di Rodríguez arriva in risposta alle affermazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di trasformare il Venezuela nel 51º stato dell’Unione. “Il Venezuela è una nazione sovrana e indipendente”, ha sottolineato Rodríguez, aggiungendo che qualsiasi ipotesi di annessione è “assolutamente infondata” e contraria alla volontà del popolo venezuelano.

La presidente ha aggiunto che la sovranità nazionale rappresenta un principio inviolabile della Repubblica Bolivariana del Venezuela e che il paese continuerà a perseguire politiche autonome sul piano internazionale.

Delcy Rodríguez ha concluso la sua dichiarazione invitando la comunità internazionale a rispettare la decisione del Venezuela di mantenere la propria indipendenza politica ed economica.

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Che cosa vuole chi scende in piazza per la sanità


Il 23 maggio 42 associazioni – dai sindacati agli Ordini di medici e farmacisti – manifestano “contro l’abbandono”. Era già successo nel 2023
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Tre anni dopo Torino torna in piazza a difesa della salute pubblica. Era il 27 maggio del 2023 quando le proteste erano salite fino al quarantesimo piano del grattacielo, la sede della Regione Piemonte al Lingotto. Era un sabato, il presidente della Regione Alberto Cirio (Forza Italia) non c’era, ma aveva orecchie lunghissime, pronto ad annotare ogni sintomo di dissenso. In quel caso ne aveva ben ragione: dodicimila piemontesi in marcia dalle Molinette a piazza Piemonte sotto la regia del neonato Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure erano un sintomo che non si poteva ignorare. Un successo al di sopra delle aspettative: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, comuni cittadini, intellettuali e commercianti, associazioni di pazienti e del terzo settore, molti rappresentanti dell’opposizione in ordine sparso.

Mancava un anno, allora, alle elezioni regionali (che Cirio avrebbe vinto con il 56,1 per cento dei voti) e il governatore era intenzionato a incassare senza inciampi l’atout della gestione della pandemia, a suo dire vincente, controllata in prima persona come “commissario straordinario” dopo aver relegato nel ruolo di spalla l’assessore leghista Luigi Genesio Icardi. La protesta sortì il suo effetto e da lì nacque l’Osservatorio per le assunzioni in sanità.

Il 23 maggio, ancora un sabato, il Comitato tornerà sotto al grattacielo, che questa volta sarà punto di partenza (alle 14) e non di arrivo. La conta (per ora hanno aderito 42 organizzazioni) dirà se l’onda di protesta, cresciuta con l’indignazione per Gaza, rinnovata con la partecipazione al referendum sul lavoro e ancor più con quella sulla riforma della giustizia, raggiungerà la stessa intensità confermando così che la rivendicazione dei propri diritti, in particolare quello alla salute come vuole l’articolo 32 della Costituzione, è ormai entrata nel DNA della città e dei piemontesi.

Una differenza salta all’occhio: nel suo secondo mandato Cirio è scomparso dai radar del mondo sanitario e non certo perché l’assessore Federico Riboldi (Fratelli d’Italia) abbia dimostrato di aver migliorato la situazione: dal disastro del CUP, il Centro unico di prenotazione, ai conti in rosso profondo delle ASL, alla cacciata del commissario della Città della salute Thomas Schael, l’elenco dei problemi è chilometrico. Piuttosto, perché mettere in ombra il rappresentante del partito della presidente del Consiglio è una mossa che Cirio non può permettersi. Peraltro, la campagna elettorale per le elezioni politiche previste nel 2027 ha subìto un’accelerazione post-referendum, Forza Italia fibrilla e il presidente del Piemonte, vicepresidente di Forza Italia, è uno dei pochi nomi spendibili nel segno del rinnovamento centrista voluto da Arcore.

Così, per la regola dei vasi comunicanti, anche il quadro politico in Piemonte si sta facendo molto fluido, con le elezioni 2027 per il rinnovo dell’amministrazione comunale del capoluogo a giocare un ruolo niente affatto secondario, mentre in tutti i piani del grattacielo si scommette che il secondo mandato di Cirio si concluderà in ogni caso prima del termine del 2029 con la fuga dalle Langhe a Roma. Anche se, con la sconfitta del centrodestra al referendum per la giustizia, le variabili sugli sbocchi futuri del governatore si sono moltiplicate.

Una marcia “contro l’abbandono”

Con tutte le sue falle, nazionali e regionali, la sanità sarà protagonista della campagna elettorale per le elezioni dell’anno prossimo. Il fronte del Comitato torna dunque a lanciare la sfida e Torino punta a confermarsi teatro sperimentale di alleanze allargate in difesa del bistrattato Servizio sanitario nazionale. Con la CGIL (non ci sono CISL e UIL) scenderanno in piazza l’organizzazione dei Medici ospedalieri ANAAO, gli Ordini dei medici e degli odontoiatri di Torino, degli psicologi, delle professioni infermieristiche. Per la prima volta ci sarà anche la FIMMG, la Federazione dei medici di medicina generale che tre anni fa non c’era ma che ora è sul piede di guerra per la riforma che vuole trasformarli in dipendenti pubblici. E ci saranno le femministe di Rete+194 Voci e Se non ora quando, determinate a contrastare i progetti anti-aborto del vicepresidente della Regione Maurizio Marrone.

Alla protesta hanno aderito anche il Tribunale dei diritti del malato, Camminare insieme, Gruppo Abele, Volere la luna e il Comitato piemontese delle associazioni per la salute mentale. Pazienti e professionisti, e anche comitati di quartiere come quello nato contro la chiusura del poliambulatorio di via Le Chiuse. «In tre anni, dalla Regione non sono arrivate le risposte che aspettavamo. Tocca quindi di nuovo ai cittadini difendere la sanità pubblica», ha detto il segretario regionale CGIL Giorgio Airaudo alla conferenza stampa di presentazione, a cui L’Unica era presente. Lunedì hanno annunciato la loro presenza anche i sindaci del PD e hanno aderito anche Alleanza verdi-sinistra e Movimento cinque stelle: «La manifestazione vuole chiedere conto alla regione delle proprie responsabilità», ha dichiarato il segretario metropolitano del PD Marcello Mazzù.

“Quando tutto sarà privato saremo privati di tutto” era il claim della manifestazione del 2023, al quale quest’anno si è aggiunto lo slogan “Contro l’abbandono”: il filo rosso che accomuna tutte le voci della protesta.

Un abbandono dai molti volti. Quello dei 391 mila cittadini che – secondo la Fondazione GIMBE – nel 2024 hanno rinunciato a curarsi in Piemonte.
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Quello di chi insegue inutilmente una visita e un esame e finisce per pagare di tasca propria nei centri privati, senza essere informato che esiste la possibilità di costringere il sistema pubblico a garantire le prestazioni. Quello delle 15 mila famiglie con parenti non autosufficienti senza sostegno e dei 9 mila che aspettano un posto in convenzione in RSA, tanto che a Torino sono comparse società che propongono assistenza legale per chi rischia di dilapidare il patrimonio in rette non dovute, mentre la Federconsumatori studia per avviare una class action. La gravità delle condizioni delle persone non autosufficienti «è il vero paradigma dell’abbandono e dell’impoverimento», ha detto Eleonora Artesio, ex assessora alla Sanità della giunta Bresso (2005-2010), una delle anime più attive del Comitato.

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A questi si aggiungono i volti dei malati di salute mentale; delle donne che vorrebbero consultori quando ne mancano più di cento in Piemonte; degli stranieri con residenza elettiva a cui si chiedono fino a 2 mila euro per la quota di iscrizione al Servizio sanitario nazionale, una vergogna a cui finora non si è ancora trovato rimedio. «Una donna non ha potuto permettersi le cure necessarie dopo il trapianto di reni ed è tornata in dialisi», hanno raccontato gli attivisti del GRIS, il Gruppo regionale immigrati e salute che sarà al grattacielo.

Ma le facce del corteo saranno anche quelle degli operatori della sanità, quindi medici, infermieri, tecnici. I numeri diffusi dal Comitato sono impietosi: mancano oltre 10 mila professionisti. Dopo qualche buon risultato ottenuto dall’Osservatorio delle assunzioni nato proprio dopo la marcia del 2023 sotto la regia di Cirio, con la gestione Riboldi la frequenza degli incontri, e con questa i risultati, si sono ridotti drasticamente, «non più di tre o quattro appuntamenti in due anni», ha raccontato a L’Unica Massimo Esposto, segretario generale della Funzione pubblica della CGIL. «È evidente che all’assessore Riboldi non interessa affatto l’Osservatorio, uno strumento in cui invece aveva dimostrato di credere il suo presidente».

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Le cifre

Secondo gli organizzatori, in Piemonte mancano 800 medici ospedalieri, 450 medici di famiglia, 130 pediatri, oltre 6 mila infermieri e 2.600 tra operatori sanitari e amministrativi. «Le assunzioni fatte, salvo il turnover, non sono sufficienti», ha sottolineato ancora Airaudo. «Potete immaginare quale differenza, per un’azienda come la Città della salute, possa mai esserci con due infermieri in più in un anno. Eppure questi sono i numeri: fra il 2023 e il 2024 sono stati assunti trecento professionisti, appena ottanta infermieri per tutto il Piemonte, in media due per ciascuno dei trenta ospedali piemontesi». E ancora: solo nove tecnici di laboratorio e un tecnico di radiologia in più per tutta la regione. Carenze che hanno fatto lievitare le ore di straordinario. «Trecentomila ore accumulate in un anno solo alla Città della salute, con i fondi per le prestazioni aggiuntive già esauriti a febbraio, poi rifinanziati con 5 mila e fra qualche mese probabilmente di nuovo esauriti», ha previsto Esposto.

A queste cifre va aggiunto, fatto tutt’altro che secondario, il bilancio negativo degli ispettori dello SPRESAL, il Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro. «La prova che questa amministrazione ignora la cultura della prevenzione», ha accusato Airaudo.

«Grazie all’Osservatorio abbiamo avuto 630 medici in più», ha incalzato Chiara Rivetti, segretaria regionale dei medici ospedalieri ANAAO. «Ma non possono essere sufficienti: nel servizio pubblico mancano psichiatri, neurologi, radiologi, medici di pronto soccorso, medici di famiglia». Da una diversa angolatura analizza la carenza il presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri di Torino Guido Giustetto: «Secondo una recente indagine OCSE il numero dei medici in Italia è superiore alla media europea, ma non ci sono più sanitari disposti a lavorare in condizioni in cui non riescono a garantire la qualità della cura. Se ne vanno dal pubblico o non ci entrano neppure. Medici di pronto soccorso, ad esempio, e medici di famiglia, schiacciati da un carico burocratico eccessivo e da un numero di pazienti enorme già dall’inizio della carriera. In questo modo manca il tempo della cura».

La strada verso la privatizzazione

Per tutti, il nemico si chiama privatizzazione: un processo irreversibile che la politica, nazionale e regionale, non sa e non vuole arrestare. In questa direzione piazzare qui e là “cavalli di Troia” che facilitino l’arrivo dei privati resta un metodo efficace, seppure in modalità sabauda, più discreta e sotterranea di quella lombarda.

L’ultimo in ordine di tempo è il bando per l’affidamento global service (il committente pubblico o privato assegna a un unico operatore economico la gestione integrata di una pluralità di servizi) per aprire gli ospedali di comunità di Torino, venti posti ciascuno all’Amedeo di Savoia, al Valdese e nei due all’Astanteria Martini. Un contratto di ventiquattro mesi, prolungabile di sei, oltre 13 milioni. «Il modello è esattamente quello utilizzato negli anni Novanta per le RSA, le case di riposo», ha spiegato a L’Unica Massimo Esposto. «Manca il personale e si ricorre alle cooperative. Ma scordiamoci che una volta affidato il servizio alle cooperative si torni indietro. Il modello resterà quello ed è così, a piccoli passi, che i servizi territoriali, anello indispensabile del sistema pubblico, finiranno per essere gestiti dai privati».

Per la Regione è una strada obbligata. Lo stesso direttore regionale della sanità Antonino Sottile, durante un incontro recente a cui era presente anche l’assessore Riboldi, ha dichiarato che «case e ospedali di comunità devono essere aperti. Con chi, è irrilevante». A Cuneo la gestione sarà probabilmente di AMOS, società a totale partecipazione pubblica, con un fatturato di 70 milioni di euro e 1.800 dipendenti, che fornisce servizi tecnico-amministrativi e di supporto alle aziende sanitarie. Applica in diversi casi contratti di diritto privato, un aspetto che negli ultimi anni ha sollevato molte critiche come L’Unica ha raccontato a marzo.

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Il direttore regionale non ha alcun imbarazzo a confermare. «Certamente non ho difficoltà a ribadire che le case e gli ospedali di comunità devono essere aperti a qualsiasi condizione», ha confermato a L’Unica. «Posso anche non essere un fan di AMOS ma se il personale non c’è, da qualche parte devo trovarlo».

Ci sarebbero molti altri indicatori, a partire dall’aumento delle assicurazioni sanitarie integrative che, più sono diffuse, più aumentano le franchigie. «Una pessima deriva, perché si allarga sempre di più la forbice tra chi può permettersi le cure e chi no», ha sottolineato Rivetti. Da tempo, nel mondo sanitario piemontese, si parla poi di un incremento significativo di autorizzazioni all’apertura di strutture private, cliniche, poliambulatori, per non parlare delle RSA. L’Unica ha chiesto i numeri alla direzione regionale, che in oltre due settimane non è riuscita a fornire i dati. «Sono le ASL a concedere le autorizzazioni – ha risposto Sottile –. Difficile fare una comparazione, ci stiamo lavorando». Non resta che attendere fiduciosi.

Le case della comunità

Sulle 82 previste, soltanto 69 case della comunità – le nuove strutture socio-sanitarie territoriali che offrono assistenza di prossimità gratuita – saranno completate entro la data utile per ottenere i contributi, a fine maggio. E meno della metà, secondo il Comitato, saranno realmente operative. Dovrebbero essere strutture aperte sette giorni su sette, 24 ore su 24, ma il quadro attuale prevede un orario dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì: solo una per distretto sarà aperta h24 nei giorni festivi. E anche in questo caso il problema è il personale. «Per aprirle si stanno spostando infermieri da altri servizi, in particolare dall’assistenza domiciliare indispensabile per le persone fragili», ha denunciato il sindacato. E sugli ospedali di comunità solo 17 su 27 saranno pronti entro fine maggio.

Del ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle case di comunità ha parlato nella conferenza stampa Aldo Mozzone, consigliere dell’Ordine dei medici di Torino, iscritto alla FIMMG. «Abbiamo l’opportunità di potenziare la risposta di cure sul territorio. Ma deve essere ben chiaro cosa i medici sono chiamati a fare e finora non lo sappiamo», ha detto. Su questo punto, ha aggiunto Giustetto, «l’assenza di governance da parte della politica è totale».

Claudio Delli Carri è il segretario regionale del sindacato Nursing up, (5 mila iscritti fra infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici) che quest’anno non sarà in piazza con il resto del Comitato. «Condividiamo tutti i punti della protesta», ha detto a L’Unica. «Ma questa volta non siamo nelle condizioni di partecipare». Punti di vista diversi, evidentemente, ma il giudizio sulla sanità piemontese non è meno severo: «Mai vista una situazione così grave, neppure negli anni del “commissariamento” [il Piemonte è entrato in piano di rientro il 20 luglio 2010 e ne è uscito ufficialmente il 21 marzo del 2017, ndr]. La carenza di infermieri ha raggiunto livelli drammatici e siamo piuttosto certi che alcune case di comunità garantiranno solo poche ore di apertura. Altro che h24».

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La provincia di Cuneo si è confermata forza trainante del turismo piemontese anche nel 2025. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Turistico, il Cuneese ha registrato un aumento dell’11,8 per cento di arrivi rispetto all’anno precedente, superando quota 470 mila ingressi e sfiorando 1,18 milioni di presenze. Numeri che testimoniano un incremento ben superiore alla media regionale (più 7,1 per cento di arrivi e più 7,5 di presenze) e che posizionano le due Aziende turistiche locali (ATL) della zona – Cuneese e Langhe, Monferrato e Roero – come le uniche a crescere a doppia cifra.

Nell’analisi dei flussi turistici bisogna differenziare tra arrivi e presenze:gli arrivi corrispondono al numero di clienti ospitati nelle strutture ricettive, mentre le presenze indicano il numero di notti trascorse.

Anche allargando lo sguardo all’intera provincia – quindi considerando il Cuneese, le Langhe e il Roero – i movimenti turistici complessivi sono cresciuti del 10,7 per cento. Il Cuneese contribuisce oggi per circa il 7 per cento al totale dei pernottamenti piemontesi. Alba si conferma la località più ambita, con oltre 133 mila arrivi e oltre 281 mila presenze, mentre i territori compresi tra Langhe, Monferrato e Roero hanno chiuso l’anno con 761 mila arrivi (+9,6 per cento) e oltre 1,73 milioni di presenze. La crescita è stata dell’11,9 per cento, il dato più alto tra tutte le destinazioni prese in considerazione dallo studio regionale.

Il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo e il consigliere delegato al Turismo Rocco Pulitanò hanno espresso soddisfazione alla notizia dei numeri positivi: «I risultati del 2025 sono frutto di una stagione estiva eccezionale [...] di una proposta outdoor sempre più ricca [...] di due stagioni sciistiche che anche grazie alle condizioni meteo hanno spinto una vera impennata, di un’offerta di eventi e di esperienze enogastronomiche che non teme rivali». Tutto questo, secondo il presidente e il consigliere, non sarebbe stato possibile senza la collaborazione tra Regione Piemonte, le due ATL, i Consorzi, i Comuni e il tessuto imprenditoriale locale.

Boom in montagna, ma occhio al clima

Il simbolo più evidente di questa accelerazione è arrivato dalle mete in montagna. Limone Piemonte ha chiuso la stagione sciistica 2025-26 con un boom straordinario: più 47 per cento di presenze, il dato più alto di tutto il Piemonte. Anche Frabosa Sottana ha fatto registrare una crescita del 18 per cento. Un risultato spinto in maniera decisiva dalla riapertura del Tunnel di Tenda, che ha reso la stazione molto più accessibile dalla Liguria e dalla Costa Azzurra. E non stiamo parlando solo di sci e sport invernali: negli ultimi anni la montagna cuneese ha saputo proporsi con successo anche come destinazione estiva ed extra-sciistica, grazie a un’offerta outdoor sempre più articolata (con proposte legate alle discipline di escursionismo, bike e arrampicata) e a un’enogastronomia capace di attirare turisti tutto l’anno, anche fuori dalle stagioni più tradizionali.

Tuttavia questo exploit mette in luce alcune fragilità strutturali del turismo montano. La crescita resta fortemente legata alle condizioni meteo e alla disponibilità di neve. Emblematico è il caso della stazione di Garessio 2000, situata a Colla di Casotto tra i 1.379 e i 2.000 metri: un comprensorio fatto di quattro impianti di risalita (tre sciovie e una seggiovia biposto) che dopo l’ennesimo fallimento nel 2014 con il Marachella Group oggi vive in uno stato di stand-by, proprio come i suoi complessi residenziali costruiti a partire dalla fine degli anni Ottanta. Una situazione che potrebbe cambiare nei prossimi anni grazie ai fondi concessi al Comune di Garessio dalla Regione attraverso il Bando Neve 2025-2030, che ammontano a 862.400 euro, ma che al momento rappresenta un monito importante.

Più fortunata – ma solo quest’anno – la località di Viola St. Gréé, nell’alta val Mongia, i cui impianti sono tornati a essere utilizzati in tutta l’area sciabile durante le vacanze natalizie: erano dieci anni che non succedeva. Un piccolo momento felice all’interno di una storia fatta di fallimenti e abbandono per una meta sciistica, nata da zero negli anni Settanta, che è stata oggetto di partenza del saggio Assalto alle Alpi (Einaudi, 2023) di Marco Albino Ferrari. Un volume che racconta tante realtà oggi scomparse e il cui numero crescerà sempre di più a causa del riscaldamento globale, soprattutto nelle aree a bassa quota. Per la località della val Mongia parliamo di un’altitudine ancora minore di Garessio, compresa tra i 1.100 e i 1.700 metri, con 8,8 chilometri di piste servite da una seggiovia biposto, uno skilift e due tapis roulant: non abbastanza per dirsi al sicuro nel futuro.

Inoltre, la viabilità rimane un punto critico. Sicuramente il lavoro fatto per riaprire il Tunnel di Tenda a fine giugno 2025, dopo cinque anni di fermo, ha contribuito a far ripartire uno snodo essenziale tra Italia e Francia, dando uno slancio concreto al turismo nei territori a cavallo dei due Paesi. «Siamo all’inizio di una stagione che sancisce la fine di un periodo difficile di grande e grave isolamento strutturale che abbiamo subito negli ultimi anni», aveva detto Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, all’inizio della scorsa estate.

Vero, così come i diversi rinvii fatti per permettere alla stagione sciistica di decollare e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma resta comunque il fatto che gli interventi non sono conclusi e da qui al prossimo inverno ci saranno ancora diverse chiusure e momenti di passaggi limitati lungo la statale 20, senza che sia prevista alcuna misura di potenziamento dei treni. Se i collegamenti interni e i trasporti pubblici rimarranno insufficienti, sarà sempre più difficile gestire i flussi turistici e il rischio è che i picchi restino episodici e concentrati su poche località di punta.

Paesaggi vitivinicoli: più arrivi, meno case

Grande entusiasmo per i paesaggi vitivinicoli di Langhe, Monferrato e Roero, sito inserito nel 2014 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, che ha avviato un progressivo percorso di valorizzazione turistica. A confermarlo sono innanzitutto i numeri presentati al grattacielo della Regione Piemonte: un aumento del 9,6 per cento degli arrivi (761.274 contro i 694.305 del 2024) e un incremento dell’11,9 per cento delle presenze (1.731.116 rispetto a 1.546.542 dell’anno precedente), superiori alla media regionale. Nel 2025 si è registrata una quota di presenze straniere superiore a quella italiana, con il 61 contro il 39 per cento. E in questo interesse internazionale, i primi cinque mercati esteri si confermano Svizzera (incluso il vicino Liechtenstein), Germania, Paesi Bassi, Francia e Stati Uniti.

L’obiettivo per il futuro è consolidare la qualità dell’offerta, lavorando anche sulla destagionalizzazione del turismo, così da non mettere eccessivamente sotto pressione le strutture ricettive. «Siamo soddisfatti e orgogliosi dei numeri estremamente positivi che, anche quest’anno, testimoniano un aumento dei turisti sulle nostre colline», ha commentato il presidente dell’ATL, Mariano Rabino. «L’incremento record delle presenze conferma un risultato frutto della strategia territoriale su cui stiamo lavorando con tutti i partner locali: costruzione del prodotto, valorizzazione e promozione, con l’obiettivo di offrire un’esperienza sempre più integrata, in cui l’enogastronomia si affianca ad azioni incisive, soprattutto nel settore outdoor. Questa diversificazione consente di allungare la stagione turistica, che negli ultimi anni registra infatti una crescita significativa anche nel periodo estivo».

Nonostante il lavoro degli enti di promozione, delle istituzioni e dei numerosi operatori del settore, la crescita esponenziale degli arrivi ha generato alcuni equilibri delicati, soprattutto per i residenti del basso Piemonte. Uno di questi riguarda l’esplosione degli affitti brevi. Secondo i dati dell’ATL Langhe Monferrato Roero, le locazioni turistiche sono passate da 437 strutture e circa duemila posti letto nel 2019 a 2.343 strutture, oltre 6.000 camere e più di 12.500 posti letto nel 2024, con un incremento superiore al 500 per cento in soli sei anni. Oggi rappresentano più del 37 per cento dell’offerta ricettiva complessiva delle colline Unesco (erano il 31,8 per cento nel 2023), mentre la quota alberghiera è scesa sotto il 19 per cento.
Le Langhe viste da Novello – Foto: L’Unica
Su piattaforme come Airbnb, prendendo come esempio la città di Alba, si contano quasi 300 alloggi attivi (circa 400 considerando l’intero mercato online). Non pochi, se si tiene conto che la capitale delle Langhe ha una popolazione di 31.069 abitanti: un alloggio turistico ogni ottanta persone circa. A Barolo, invece, online non si trova praticamente nessun alloggio in affitto tradizionale nel centro storico, mentre le locazioni brevi si moltiplicano a decine solo nel concentrico, e diventano centinaia se si allarga la ricerca alle frazioni e ai borghi vicini. Lo stesso discorso vale per molti altri piccoli comuni, come Monforte d’Alba.

A questo si aggiunge un altro elemento significativo: nel 2023, secondo la Gazzetta d’Alba, il 23,66 per cento degli immobili cittadini risultava non occupato stabilmente o destinato ad affitti turistici, pari a 4.416 unità su 18.668. Questa situazione evidenzia una crescente difficoltà, per chi vive o lavora ad Alba, nel trovare alloggi accessibili. Lo dimostra anche lo studio presentato il 4 febbraio in IV Commissione consiliare dall’impresa sociale LAB.IN.S.: la disponibilità reale di abitazioni si aggira tra le 200 e le 300 unità l’anno, a fronte di una domanda compresa tra 630 e 770, delineando un problema strutturale che assume i contorni di un paradosso. In questo contesto, i prezzi continuano a salire: i valori medi di vendita risultano nettamente superiori alla media regionale – 2.260 euro al metro quadrato ad Alba contro i circa 1.420 della media piemontese – mentre i canoni di affitto crescono a un ritmo vicino al 4 per cento annuo, oltre l’inflazione. Insomma una situazione che a lungo andare può scoraggiare i giovani e i nuclei familiari, invogliandoli a spostarsi in altri centri meno turistici e più economici, a fronte di una popolazione che già invecchia e scompare a grande velocità.

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GPT Cyber per l'Unione Europea, arriva Gemini Omni, Texas accusa Netflix


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon mercoledì,
GPT-5.5 Cyber, il modello considerato troppo pericoloso per essere reso pubblico, è appena stato dato in concessione all'Unione Europea. Poi vedremo insieme Gemini "Omni", un modo per creare video all'interno della chat; parleremo delle nuove accuse in Texas contro Netflix, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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L’era degli agentic phone è iniziata: sostituiranno ciò che hai in tasca
Più, come cambierà il lavoro di designer e sviluppatori.
Morning TechAmir Ati

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Le news di oggi, selezionate a mano.

OpenAI concederà all'Unione Europea accesso al nuovo (e pericoloso?) modello Cyber


Cybersecurity
OpenAI renderà GPT-5.5-Cyber disponibile anche in Europa per aziende, governi, autorità nazionali di cybersicurezza e strutture UE come l’AI Office. Il modello è pensato per trovare vulnerabilità e aiutare nella difesa di reti e software, ma l’accesso resta limitato a soggetti selezionati perché può avere anche usi offensivi. La Commissione europea ha accolto positivamente l’apertura e vuole monitorare da vicino il rilascio. Bruxelles sta parlando anche con Anthropic per Mythos, altro modello cyber, ma senza un’intesa simile. OpenAI presenta la scelta come un modo per rafforzare la difesa digitale europea.
~
Fonte: CNBC
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Quello pericoloso?

Beh, a quanto pare sì. Sia Mythos di Anthropic...
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Google sta rilasciando gradualmente "Gemini Omni"


Intelligenza Artificiale
Google sta rilasciando gradualmente “Create with Gemini Omni”, una funzione per generare video, modificare filmati esistenti e lavorare sui contenuti direttamente in chat con Gemini. L’azienda non ha ancora spiegato ufficialmente cosa sia Omni, ma alcuni dati tecnici fanno pensare a un’estensione di Veo, il modello video di Google. I primi test mostrano video con scene complesse, testo e movimenti di persone, ancora con imperfezioni (video nell'articolo originale). È comparsa anche una scheda sui consumi: due richieste video avrebbero usato gran parte del limite giornaliero del piano AI Pro. Google potrebbe dare dettagli ufficiali a I/O 2026.
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Fonte: 9to5Google
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INTERVISTIAMO LO SPONSOR

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Intanto, chi siete?
Siamo una startup di Firenze. Il team è composto da Dariush, co-founder e CEO, e Nabil Zouhir, co-founder e CTO — insieme a noi, un super team di 4 persone tra growth, partnership e sviluppo.

Come è nata l'idea?
Tutto parte da un'osservazione banale: ogni volta che ci trovavamo in trasferta o a mangiare fuori, richiedere la fattura era una tortura... [...]

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Texas accusa Netflix di raccogliere dati su minori e di "design addictive"


Privacy
Il Texas ha citato Netflix sostenendo che la piattaforma raccolga dati su bambini e adolescenti e faccia uso di scelte di design pensate per farli restare più a lungo davanti allo schermo. La causa, avviata dal procuratore Ken Paxton, accusa Netflix di avere tracciato abitudini di visione e preferenze dopo aver detto per anni di non raccogliere né condividere dati personali. Tra le pratiche contestate c’è l’autoplay, che avvia automaticamente un nuovo contenuto. Il Texas chiede la cancellazione dei dati raccolti illegalmente, lo stop alla pubblicità mirata senza consenso e sanzioni fino a 10.000 dollari per violazione.
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Fonte: The Guardian
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Trovata atmosfera su un piccolo mondo a 5 miliardi di chilometri dal Sole


Spazio
Gli astronomi hanno trovato indizi di una possibile atmosfera attorno a 2002 XV93, un piccolo mondo ghiacciato largo quasi 500 chilometri e distante 5,63 miliardi di chilometri dal Sole, poco oltre Nettuno. Il segnale arriva da un’occultazione stellare osservata in Giappone: passando davanti a una stella, l’oggetto non ha spento la luce di colpo, ma l’ha attenuata gradualmente, comportamento compatibile con gas molto rarefatto. La pressione stimata è bassissima, tra uno e due dieci-milionesimi di quella terrestre. L’atmosfera potrebbe essere temporanea, prodotta da criovulcani o da un impatto recente.
~
Fonte: The New York Times
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Il CEO di Microsoft è intervenuto dopo il licenziamento di Sam Altman, secondo gli avvocati di Musk


Legge
Nel processo contro OpenAI, i legali di Musk hanno provato a mostrare che Microsoft non fu un investitore passivo: dopo l’uscita di Musk nel 2018, Altman scrisse a Satya Nadella cercando capitali per una controllata a scopo di lucro; Microsoft investì poi 1 miliardo di dollari e altri 12 miliardi negli anni successivi. In aula, Nadella ha negato che Microsoft abbia spinto OpenAI a tradire la missione non profit, ma i legali di Musk hanno citato messaggi in cui aiutò Altman a tornare al comando dopo il licenziamento del 2023. Ilya Sutskever ha però detto di non aver mai promesso a Musk che OpenAI sarebbe rimasta solo non profit. OpenAI sostiene inoltre che Musk stesso abbia provato a trasformarla in una società commerciale sotto il suo controllo.
~
Fonte: The New York Times
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I nastri di Wu


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Imparando dall'officina


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Tokenmaxxing, promomaxxing e incentivi non allineati nel settore tech


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GitLab promette un tipo di licenziamento diverso, mentre l'azienda si orienta verso l'IA


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Cosa penso di Recivu?
Oggettivamente sono tanti gli scontrini che ci perdiamo per strada. L'idea di poterli semplicemente fotografare e inviarli via WhatsApp a un sistema che li converte in fattura, fa venire voglia di farlo.

Qualcuno può avere dei dubbi: "ma quindi è solo un chatbot WhatsApp?" no, dietro c'è un motore piuttosto complesso — il punto è che i ragazzi hanno sempre lavorato dietro a grosse piattaforme e solo adesso si stanno aprendo ai consumer, quindi un chatbot AI è la cosa più immediata e efficace, ma so che stanno attualmente lavorando a un'interfaccia personalizzata. [...]

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I robot umanoidi di Figure riordinano la stanza, appendono i vestiti e rifanno il letto senza intervento umano


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Secondo nuovi leak, l'iPhone "Ultra" pieghevole verrà lanciato in sole due colorazioni


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Helix 02 - Più autonomia


Helix è uno dei robot umanoidi più avanzati al mondo. Sono tante le dimostrazioni in cui la società madre dichiara che i robot sono telecomandati fino al 90% dei casi, ma questa dimostrazione di Figure mostra una completa autonomia in faccende quotidiane di casa.

Vedi video su youtube.com (eng - 2:13)

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L'era degli agentic phone è iniziata: sostituiranno ciò che hai in tasca


ChatGPT ha quasi un miliardo di utenti settimanali; presto li avrà anche Claude, per il quale si stima una possibile crescita di 80x entro la fine dell'anno.

Di questo "quasi miliardo" di utenti, l'esperienza principale è quella di una conversazione: tu, io, i nostri parenti, amici, colleghi; per quasi tutti è come sedersi a tavola con un'onniscienza che dona quasi lo stesso entusiasmo che provavamo da piccoli di fronte alle grandi enciclopedie, e non solo, non si tratta solo di infinito sapere ma di qualcosa che ti risolve i problemi.

Adesso, c'è un problema: questo qualcosa, questo qualcuno, non si muove dalla sedia — è come il guru del villaggio, con la differenza che puoi trattarlo male. Cosa accade quando costui inizia a sgranchirsi le gambe e le dita, e procedere a velocità incalcolabili verso l'effettiva esecuzione dei suoi consigli?

Accade la fase 2: l'IA agentica — ci siamo già dentro —, questo è l'anno dove sta prendendo piede e si sta consolidando. Ma ci sono altre due fasi che ci aspettano: una è l'AGI, una forma completamente autonoma in grado di crescere da sola, potenzialmente all'infinito, e la seconda sono i contenitori dell'AI o AGI che sia. Oggi parleremo di quelli.

I browser non vanno più bene, con tutte quelle tab e la barra degli indirizzi; i sistemi operativi non sono più adatti, con tutte quelle cartelle e tante applicazioni che puoi decidere di aprire; così come non lo sono più gli smartphone — il cui stesso nome risulta obsoleto, a mio avviso deprecabile.

L'era degli agentic phone (purtroppo continuano a chiamarli così) è legata all'era degli agentic browser e di tutto ciò che è relazionarsi con un software. Se ci pensate, abbiamo sempre vissuto un po' l'età dell'infanzia in questo settore: ho tante cose sul tavolo, le prendo, le apro a piacimento, poi le chiudo e le rimetto sul tavolo. Oggetti morti, limitati a sé stessi, che devo continuamente manipolare invece che orchestrare.

È proprio nel verbo "orchestrare" che sta la chiave di questa nuova era. Dunque, le app degli smartphone a cui siamo tanto abituati sono un po' come quelli oggetti inanimati — destinati però a prendere altra forma, una forma più intelligente.

Ci piace dire "orchestrare" un po' forse perché abbiamo paura dell'idea che un giorno "loro" possano orchestrare noi; ma senza perdersi in questo filone, se torniamo all'esempio del guru del villaggio, come disegno uno smartphone che si comporti come la sua versione (del guru) pro attiva ed esecutiva?

Accedo al dispositivo, e parlo. Punto. Posso parlare con la voce, con il testo, con gli occhi, posso parlare mostrando ciò che sto guardando, posso parlare anche con la mente (nell'ultimo anno abbiamo condiviso molti risultati di Neuralink, Synchron e Meta a riguardo).

Date un'occhiata al vostro smartphone adesso. Capite bene che tutto quello sparirà e sarà rimpiazzato da device in grado di ascoltarti e, in certi casi, sapere meglio di te ciò di cui hai bisogno.

Per gli sviluppatori cambierà tutto e se state pensando di intraprendere quella strada, imparate a sviluppare agenti perché quello è il futuro.

Per i designer invece la sfida sarà diversa, cioè la domanda che ho fatto prima: "come ascolto, comprendo, parlo ed eseguo nella maniera più comoda per un essere umano?" Non c'è più dicotomia fra utente e schermo, un po' come quando ci siamo resi conto che internet poteva vivere anche fuori dal browser e abbiamo iniziato a parlare di Internet Of Things.

Sia chiaro, un'intelligenza che può occuparsi di tutto è destinata ad essere ovunque: che sia una tavoletta dentro la tua tasca, un computer, una spilla, degli auricolari o un robot umanoide..


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Trovata atmosfera su un piccolo mondo a 5 miliardi di chilometri dal Sole


Si trova poco dopo Nettuno.

In breve:


Gli astronomi hanno trovato indizi di una possibile atmosfera attorno a 2002 XV93, un piccolo mondo ghiacciato largo quasi 500 chilometri e distante 5,63 miliardi di chilometri dal Sole, poco oltre Nettuno. Il segnale arriva da un’occultazione stellare osservata in Giappone: passando davanti a una stella, l’oggetto non ha spento la luce di colpo, ma l’ha attenuata gradualmente, comportamento compatibile con gas molto rarefatto. La pressione stimata è bassissima, tra uno e due dieci-milionesimi di quella terrestre. L’atmosfera potrebbe essere temporanea, prodotta da criovulcani o da un impatto recente.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The New York Times - Surprising Signs of an Atmosphere Around a Tiny World, Billions of Miles Away

Riassunto completo:


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Il CEO di Microsoft è intervenuto dopo il licenziamento di Sam Altman, secondo gli avvocati di Musk


I nuovi aggiornamento del processo ad Altman.

In breve:


Nel processo contro OpenAI, i legali di Musk hanno provato a mostrare che Microsoft non fu un investitore passivo: dopo l’uscita di Musk nel 2018, Altman scrisse a Satya Nadella cercando capitali per una controllata a scopo di lucro; Microsoft investì poi 1 miliardo di dollari e altri 12 miliardi negli anni successivi. In aula, Nadella ha negato che Microsoft abbia spinto OpenAI a tradire la missione non profit, ma i legali di Musk hanno citato messaggi in cui aiutò Altman a tornare al comando dopo il licenziamento del 2023. Ilya Sutskever ha però detto di non aver mai promesso a Musk che OpenAI sarebbe rimasta solo non profit. OpenAI sostiene inoltre che Musk stesso abbia provato a trasformarla in una società commerciale sotto il suo controllo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The New York Times - Microsoft’s C.E.O. Intervened When OpenAI Fired Sam Altman, Musk’s Lawyer Claims

Riassunto completo:


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OpenAI concederà all'Unione Europea accesso al nuovo (e pericoloso?) modello Cyber


Potranno usarlo aziende, governi e istituzioni.
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In breve:


OpenAI renderà GPT-5.5-Cyber disponibile anche in Europa per aziende, governi, autorità nazionali di cybersicurezza e strutture UE come l’AI Office. Il modello è pensato per trovare vulnerabilità e aiutare nella difesa di reti e software, ma l’accesso resta limitato a soggetti selezionati perché può avere anche usi offensivi. La Commissione europea ha accolto positivamente l’apertura e vuole monitorare da vicino il rilascio. Bruxelles sta parlando anche con Anthropic per Mythos, altro modello cyber, ma senza un’intesa simile. OpenAI presenta la scelta come un modo per rafforzare la difesa digitale europea.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI to give EU access to new cyber model but Anthropic still holding out on Mythos
OpenAI announced on Thursday it was granting preview access to its latest cyber model to vetted cybersecurity teams.
CNBCKai Nicol-Schwarz

Riassunto completo:


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Google sta rilasciando gradualmente "Gemini Omni"


Un modello figlio di Veo.
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In breve:


Google sta rilasciando gradualmente “Create with Gemini Omni”, una funzione per generare video, modificare filmati esistenti e lavorare sui contenuti direttamente in chat con Gemini. L’azienda non ha ancora spiegato ufficialmente cosa sia Omni, ma alcuni dati tecnici fanno pensare a un’estensione di Veo, il modello video di Google. I primi test mostrano video con scene complesse, testo e movimenti di persone, ancora con imperfezioni (video nell'articolo originale). È comparsa anche una scheda sui consumi: due richieste video avrebbero usato gran parte del limite giornaliero del piano AI Pro. Google potrebbe dare dettagli ufficiali a I/O 2026.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Gemini ‘Omni’ video model shows up with some early demos
A new video generation model is apparently coming to Gemini, with “Omni” producing some pretty impressive inital results. Video generation…
9to5GoogleBen Schoon

Riassunto completo:


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Texas accusa Netflix di raccogliere dati su minori e di "design addictive"


Funzionalità come l'autoplay o l'esposizione di dati a terzi.
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In breve:


Il Texas ha citato Netflix sostenendo che la piattaforma raccolga dati su bambini e adolescenti e faccia uso di scelte di design pensate per farli restare più a lungo davanti allo schermo. La causa, avviata dal procuratore Ken Paxton, accusa Netflix di avere tracciato abitudini di visione e preferenze dopo aver detto per anni di non raccogliere né condividere dati personali. Tra le pratiche contestate c’è l’autoplay, che avvia automaticamente un nuovo contenuto. Il Texas chiede la cancellazione dei dati raccolti illegalmente, lo stop alla pubblicità mirata senza consenso e sanzioni fino a 10.000 dollari per violazione.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Texas accuses Netflix of spying on children in new lawsuit
Ken Paxton accuses streamer of designing addictive platform and falsely representing data collection practices
The GuardianGuardian staff reporter

Riassunto completo:


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Mediterraneo addio? Come il blocco iraniano sposta il baricentro energetico


Dalle sanzioni all’Iran alla nuova rotta del Capo di Buona Speranza, la crisi geopolitica sta ridisegnando le mappe energetiche europee con conseguenze ambientali drammatiche.
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Il blocco del Golfo Persico ha deviato centinaia di petroliere verso il Capo di Buona Speranza. Dal febbraio 2026, quando gli Stati Uniti hanno imposto il blocco navale alle esportazioni petrolifere iraniane, il traffico mercantile nelle acque sudafricane è aumentato del 47% rispetto alla media del quinquennio precedente. Le conseguenze si misurano in container e barili, ma anche in carcasse di cetacei: diciannove balene franche australi sono state rinvenute morte lungo la costa orientale del Sudafrica tra marzo e aprile, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. Gli impatti delle navi rappresentano la causa accertata in quattordici casi.

Per l'Italia, importatore netto di energia e dipendente per il 38% del proprio fabbisogno petrolifero dalle rotte mediorientali, la chiusura del Golfo significa costi maggiori e tempi di approvvigionamento allungati. Eni, Saras e i principali operatori logistici stanno riorganizzando le catene di fornitura: le navi dirette verso Trieste, Augusta e Milazzo ora circumnavigano l'Africa anziché attraversare lo Stretto di Hormuz. Il percorso aggiuntivo aggiunge dodici giorni di navigazione e circa tre milioni di euro di carburante per ogni Very Large Crude Carrier. Questi costi si scaricano sui prezzi finali: il gasolio alla pompa in Italia ha registrato un rialzo del 9% nelle ultime otto settimane, alimentando tensioni tra autotrasportatori e Governo.

Il nuovo collo di bottiglia ambientale dell'Atlantico meridionale


Il Canale di Suez, tradizionale via preferenziale per il greggio destinato all'Europa, ha perso rilevanza strategica da quando le compagnie marittime evitano il Golfo Persico. Il risultato è un affollamento senza precedenti nelle acque sudafricane. Secondo i dati del Lloyd's List Intelligence, tra gennaio e aprile 2026 sono transitate al largo del Sudafrica 2.847 navi cisterna, contro le 1.934 dello stesso periodo dell'anno scorso. La concentrazione maggiore si registra nella piattaforma continentale tra Durban e Port Elizabeth, area di riproduzione delle balene franche australi, specie già classificata come «in pericolo» dalla IUCN.

L'incremento del traffico non produce solo collisioni dirette. Le navi aumentano l'inquinamento acustico sottomarino, interferendo con i sistemi di comunicazione e orientamento dei cetacei. Una balena franca emette richiami a bassa frequenza, tra 20 e 200 Hz, per mantenere contatti con i piccoli e coordinare i movimenti del gruppo. I motori delle superpetroliere operano esattamente nella stessa banda, sovrapponendosi ai segnali naturali. Studi condotti dall'Università di Città del Capo documentano che, in presenza di traffico intenso, le madri perdono il contatto acustico con i cuccioli nel 63% dei casi osservati, aumentando il rischio di separazione e fame.

Le scelte energetiche italiane tra urgenza e vincoli geopolitici


L'Italia ha reagito al blocco iraniano diversificando le fonti: gli acquisti di petrolio dall'Algeria sono saliti del 22% nei primi quattro mesi del 2026, mentre gli accordi con il Kazakistan – attraverso l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e poi via nave – sono stati ampliati. Resta però il nodo del prezzo: il Brent ha superato i 94 dollari al barile ad aprile, trascinato anche dai premi assicurativi per le rotte africane. Le compagnie marittime pagano fino al 18% in più per coprire i rischi di transito nel Canale del Mozambico, area soggetta a fenomeni di pirateria sporadica.

Roma guarda con attenzione anche alle mosse tedesche e francesi. Berlino ha già siglato un memorandum con la Namibia per esplorazioni offshore, mentre Parigi rafforza i legami con l'Angola. La competizione per alternative al petrolio del Golfo ridisegna le alleanze: chi controlla le nuove rotte africane – e i porti di transhipment – avrà un vantaggio negoziale nei prossimi anni. L'Italia, priva di una presenza militare stabile nell'Atlantico meridionale, rischia di dipendere sempre più da intermediari e da congiunture geopolitiche lontane dal Mediterraneo.

L’Italia rischia di restare senza farmaci e strumenti chirurgici
Il blocco delle rotte commerciali e il rincaro energetico rendono l’approvvigionamento di cure e strumenti chirurgici in Italia sempre più proibitivo, rischiando di svuotare gli scaffali delle farmacie ospedaliere.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Il costo nascosto della transizione forzata


La crisi iraniana accelera, paradossalmente, la riflessione su modelli energetici meno dipendenti dal petrolio. Tuttavia, la sostituzione non avviene senza attriti. Le raffinerie italiane, progettate per lavorare greggi mediorientali leggeri, devono ora adattarsi a crude africani più pesanti e sulfurei, con costi di riconversione stimati tra 80 e 120 milioni di euro per impianto. Nel frattempo, le balene continuano a pagarne il prezzo: ogni nave in più al largo del Sudafrica è una minaccia aggiuntiva per una popolazione che fatica a riprendersi dai decenni di caccia commerciale.

Le organizzazioni ambientaliste sudafricane chiedono corridoi di navigazione obbligatori e limiti di velocità nelle zone sensibili, misure che l'Organizzazione Marittima Internazionale ha discusso senza giungere a decisioni vincolanti. Le compagnie armatrici respingono le proposte, citando aumenti dei tempi di percorrenza e perdite economiche insostenibili. Il paradosso è evidente: una guerra a settemila chilometri dall'Europa sposta le navi, le navi uccidono le balene, e i governi europei – Italia compresa – faticano a trovare un equilibrio tra sicurezza energetica, costi e responsabilità ambientale globale.

Le domande de L'Analista


L’Italia si professa leader nella transizione ecologica, ma quanto è credibile questa posizione se la nostra sicurezza energetica dipende oggi dal sacrificio degli habitat dell'Atlantico meridionale?

Se il Canale di Suez perde rilevanza strategica a favore del Capo di Buona Speranza, l'Italia rischia di diventare la "periferia della periferia": siamo pronti a vedere i nostri porti, come Trieste e Augusta, declassati a favore dei grandi hub atlantici?

Mentre l'Italia subisce passivamente il cambio delle rotte, Germania e Francia siglano accordi strategici in Namibia e Angola: stiamo assistendo a una nuova colonizzazione energetica dell'Africa dove l'Italia rischia, ancora una volta, di arrivare ultima?


L'Italia rischia di restare senza farmaci salvavita e strumenti chirurgici


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Perché la guerra nel Golfo mette in crisi le nostre farmacie
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Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.

Due mesi di conflitto nello Stretto di Hormuz hanno già prodotto un effetto domino sulla catena logistica globale che colpisce direttamente il sistema sanitario italiano. Il blocco parziale del transito marittimo attraverso il principale collo di bottiglia energetico mondiale ha fatto schizzare i costi di trasporto delle materie prime farmaceutiche del 35%, con conseguenze immediate sulla produzione di medicinali essenziali e dispositivi medici. L'80% dei principi attivi utilizzati dall'industria farmaceutica europea proviene dall'Asia orientale, principalmente da Cina e India, e passa proprio da quelle rotte ora sotto pressione militare.

Il Servizio Sanitario Nazionale italiano si trova esposto su un doppio fronte. Da un lato, i maggiori costi di approvvigionamento si traducono in una pressione insostenibile su un bilancio già sotto tensione: la spesa farmaceutica ospedaliera, ferma a 14,2 miliardi di euro nel 2025, rischia di superare i 19 miliardi nel 2026 senza alcun aumento corrispondente delle prestazioni erogate. Dall'altro, la dipendenza strutturale dalle forniture asiatiche per dispositivi medici monouso, dalle siringhe ai ventilatori polmonari, espone le regioni italiane al rischio di nuove carenze simili a quelle vissute durante la pandemia.

La lezione cinese che l'Europa ignora


Mentre Washington e Teheran si logorano in uno scontro senza vincitori apparenti, Pechino osserva e trae conclusioni operative. L'interruzione delle rotte commerciali attraverso il Golfo Persico ha confermato ai pianificatori cinesi quanto sia vulnerabile un sistema logistico globale basato su pochi snodi marittimi controllabili militarmente. La risposta cinese è stata immediata: accelerazione degli investimenti nelle Nuove Vie della Seta terrestri e potenziamento delle rotte commerciali attraverso l'Artico, percorsi alternativi che bypassano completamente gli stretti mediorientali.

L'Italia ha fino ad oggi considerato la Belt and Road Initiative principalmente come opportunità commerciale o rischio geopolitico, a seconda delle stagioni politiche. Adesso emerge una terza dimensione: la resilienza del welfare. Le regioni settentrionali, più integrate nelle catene del valore manifatturiere tedesche, subiscono già ritardi nelle forniture di componentistica per apparecchiature diagnostiche. La Lombardia ha segnalato tempi di attesa raddoppiati per la manutenzione straordinaria di TAC e risonanze magnetiche, con pezzi di ricambio bloccati nei porti del Golfo o dirottati su rotte alternative che allungano i tempi di consegna di tre settimane.

Crisi Iran: perché il manifatturiero italiano è a rischio
Le Nazioni Unite avvertono: la guerra in Iran rischia di cancellare anni di benessere mondiale. Per l’Italia è un colpo durissimo. Le nostre fabbriche funzionano a gas e, se i prezzi esplodono, produrre diventa troppo caro. Siamo i primi a pagare il conto di questa crisi energetica.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Perché l'Italia è ancora dipendente dall'estero per i farmaci salvavita


L'Unione Europea aveva promesso, dopo la pandemia, una rilocalizzazione parziale della produzione di principi attivi farmaceutici. Il piano, annunciato nel 2022 con stanziamenti per 3,5 miliardi di euro, ha prodotto risultati modesti. Soltanto il 15% dei principi attivi considerati strategici viene oggi prodotto in territorio comunitario. L'Italia, seconda manifattura farmaceutica europea dopo la Germania, dipende ancora per il 73% da importazioni asiatiche per antibiotici, antinfiammatori e farmaci oncologici di base.

La guerra in Iran ha rivelato quanto sia fragile la promessa di un'autonomia strategica europea nel settore sanitario. I prezzi dei container marittimi sulla rotta Asia-Mediterraneo sono triplicati in otto settimane, passando da 2.800 a 8.400 dollari per unità. Le compagnie di navigazione applicano inoltre sovrapprezzi assicurativi del 20-30% per i transiti nel Golfo, quando questi vengono ancora effettuati. Molte preferiscono circumnavigare l'Africa aggiungendo quindici giorni di navigazione, con costi aggiuntivi che i produttori farmaceutici stanno già scaricando sul prezzo finale.

Il sistema dei farmaci equivalenti, pilastro della sostenibilità del SSN, vacilla sotto questi aumenti. Le gare regionali per l'aggiudicazione di forniture ospedaliere, basate su margini ristretti e concorrenza al ribasso, stanno andando deserte in diverse aree terapeutiche. Tre grandi produttori di generici hanno già comunicato alle Regioni l'impossibilità di onorare i contratti siglati prima dell'escalation bellica, chiedendo rinegoziazioni al rialzo del 25-35%.

Crisi nel Golfo: il Made in Italy agroalimentare sotto scacco
Dal metano ai fertilizzanti, fino al carrello della spesa: così le tensioni nel Golfo colpiscono un sistema agroalimentare italiano ancora fortemente dipendente dall’estero.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Taiwan e lo scenario peggiore per il welfare italiano


Se Pechino sta studiando il conflitto americano in Iran, lo fa soprattutto in funzione di Taiwan. Uno scenario di blocco navale o intervento militare nello Stretto di Taiwan avrebbe conseguenze di magnitudo superiore per l'Europa. Taiwan produce il 63% dei semiconduttori mondiali avanzati, componenti essenziali per apparecchiature mediche digitali, sistemi di telemedicina e diagnostica per immagini di ultima generazione. Un'interruzione di quella produzione per sei mesi metterebbe fuori uso progressivamente l'intero parco tecnologico ospedaliero italiano, impossibile da sostituire rapidamente.

Il Ministero della Salute ha avviato, in silenzio, una ricognizione delle scorte strategiche di farmaci salvavita e dispositivi medici critici. I dati preliminari indicano autonomie medie di 45-60 giorni per la maggior parte delle categorie terapeutiche, insufficienti in caso di interruzione prolungata delle forniture. Il Piano Pandemico 2024-2028 aveva previsto l'incremento delle scorte strategiche al 25% del fabbisogno annuale, ma i finanziamenti sono rimasti sulla carta. La guerra in Iran dimostra quanto quella scelta possa costare cara.

Gli ospedali italiani hanno già iniziato a razionalizzare l'uso di materiali monouso importati, privilegiando forniture alternative quando disponibili. Ma per molte categorie di dispositivi, dalle valvole cardiache ai cateteri specialistici, non esistono alternative immediate alla produzione asiatica. Il personale sanitario si trova così a gestire non solo la pressione ordinaria su un sistema sottofinanziato, ma anche l'incertezza crescente sulla disponibilità futura degli strumenti di lavoro.

Le domande de L'Analista


L'Europa aveva promesso di riportare la produzione di farmaci "a casa" dopo il Covid: perché siamo ancora fermi al palo mentre la Cina sta già creando rotte alternative per proteggere i propri interessi?

Perché le gare d'appalto negli ospedali stanno fallendo? È possibile che i produttori smettano di consegnare farmaci perché produrli e trasportarli costa ormai troppo rispetto ai prezzi fissati dallo Stato?

Visto che Taiwan produce quasi tutti i chip per le macchine mediche, cosa succederebbe alla nostra sanità se scoppiasse una guerra anche lì? Saremmo in grado di riparare i macchinari dei nostri ospedali?

L'Italia ha scorte di farmaci per appena due mesi: è un tempo sufficiente per proteggere i pazienti fragili o stiamo sottovalutando il pericolo?


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Braggarts and bards


Of Palantir, CEOS, power, its servants, and its bards.

English translation of the Italian 10x30 episode, first aired on 12 may, 2026.

First, a quick service announcement. After years, I’ve finally decided to put the DataKnightmare scripts online. It took a while to find software, and a provider, that relied as little as possible on the United States. Especially if you’re like me and, even if you’re not pissed off, you lose you heart over the futility of it all. Not exactly the attitude for winning marketing.

Luckily, there’s Elena Rossini, who faced the same problem and shared her solution with me. So, starting today, if DataKnightmare finally has a home at dk.dataknightmare.eu, we owe it to Elena as well. For now, I’ve uploaded two seasons in English and the latest one in Italian. It’ll take a while, but not another ten years.

Let’s get down to business. Amid the infernal noise of useless news coming out every fifteen minutes, I thought I caught something interesting.

You’ve probably read about the so-called “Palantir manifesto,” those twenty or so points on Twitter that summarize the book by Alex Karp, CEO of Palantir.

And you may have heard about the so-called “interview with Claude” conducted by Walter Veltroni, an Italian politician, on a national newspaper.

Before you stop listening, let me say right away I have no intention of going into detail about either one. I barely skimmed Palantir’s tweets, and as for Veltroni’s interview (whatever it contains) I don’t deem it worth the time it would take me to read it.

And then?

And then I want to talk not about either of those things (because they’re clearly both nonsense) but about what they represent, which I actually find interesting.

Let’s start from the beginning. From a long time ago.

My generation brought information technology into the workplace. Since I didn’t fight at Waterloo, automation was already there, but my generation did see typewriters and fax machines get replaced first by WordStar, then Word, and finally the whole shebang.

These were tumultuous decades during which everything that could be digitized was digitized: sometimes well, sometimes so-so, and other times, just like shit.

It was a period when everyone dreamed their own version of the mythical “flat organization” about which all business schools wrote entire shelvefuls.

My point is that an organization is not just a technological construct. It is a complex socio-technical structure, where technology plays a part. The result is that the mere arrival of a technology does not automatically bring about changes in the processes and social structure of the organization, due to the interactions and feedback loops among all the components of the system.

To put it more bluntly: whatever technologists may think, there are no purely technological solutions to the problems of a socio-technical system.

One of the most striking examples is, for instance, “going paperless”, a topic on which I personally have spent many years and a great deal of effort. I believe we can all agree that there has never been as much paper in offices as there has been since documents went digital. No longer used for storage, maybe, but incessantly printed and reprinted every time a document is needed.

And since documents have gone digital, there are countless versions of them, all subtly incompatible with one another, all living independent lives in different parts of the organization.

To give a simple example, there used to be letterhead (spoiler alert, it still exists, but only for contracts signed by top executives); today, every single local office, and every department within that office, has its own “official” version of the letterhead, with a specific version of the logo, different from all the others.

If, on the other hand, you feel too tech-savvy for letterhead, we can talk about processes, software, APIs, and the related documentation, of which there are as many versions as there are developer teams.

Every incompatibility that arises during a project is resolved , and sometimes documented, on a case-by-case basis by the various teams that must collaborate, with the sole result that, in the end, there will be yet another version of the code, and sometimes of the documentation too. And don’t tell me your Confluence or your GitHub are in order.

What happened to documents happened to everything, of course. Processes, tasks, hierarchies.

The issue of hierarchy is an interesting one. We were saying earlier that everyone dreamed of their own version of the mythical “flat organization” that business schools assured us was the future.

For me and those like me, a flat organization meant a top leadership that would set strategic direction, and immediately below that a line of highly competent operatives with complete autonomy, eliminating any interference from top management in technical decisions and getting rid of the useless third of middle management.

For middle management, “flat organization” meant automating or outsourcing, but in any case eliminating, the useless third of the operatives, with their fixation on raising technical objections to the strategic directives from the top (and to middle management’s interpretations thereof).

For top management, too, “flat organization” meant eliminating the unnecessary third of operatives and interfacing exclusively with middle management, so as to finally overcome the need to consider so-called “technical details.”

If you look around today, it’s not hard to see who won. Top management is still all there, and middle management has more people than ever. The flattening of organizations, if it happened at all, meant mostly ousting and outsourcing technical expertise.

At the same time, there has been a significant evolution in top-level roles. With the advent of venture capital from the 2000s onward, top executives have shifted from being managerial figures to being increasingly performative ones. In no role is this more evident than in the role of the CEO. Today, the CEO is above all someone capable of weaving a compelling narrative of their "vision" for the future, in order to raise, on the market or from private investors, the funding necessary to build it.

Whether that future makes technical or economic sense, whether it is even possible, or whether it bears any relation to the future described in the last financial report, is unimportant.

What matters is that the CEO, and the narrative they present for this quarter, continue to inspire investor confidence. Nothing else matters.

Today’s CEO doesn’t need to be capable of “doing,” nor even of "leading" anymore. He just needs to know how to persuade. Relentlessly, changing the story whenever necessary without batting an eye. His defining qualities are stubbornness and an inflated sense of self-worth, which, unfortunately, are also hallmarks of the pathological narcissist.

Think of Zuckerberg, who started with the brilliant idea of creating a social network where his classmates could rate female students’ bangability; luckily, Sheryl Sandberg came along to help him actually make money; then he tried to reinvent money (remember Libra?), then he peddled the metaverse, and now he’s trailing the AI bandwagon after the disastrous launch of Galactica, which shut down in 72 hours.

Think of Musk, who has the imagination of a mediocre teenager in 1975, and his endless bullshit about self-driving cars, colonizing Mars, and mega-constellations of satellites.

Think of the best of them all, Sam Altman: a guy who writes a blog and the world goes crazy as if John the Evangelist had just published a revised version. Altman has bamboozled the entire venture capital world with the sole promise of burning through all the investors’ money only to raise even more.

From one boast to the next, they all think their success isn’t the result of luck, connections, government contracts, and monopoly, but of their being special, and especially visionary. While Taleb teaches us that moderate success can be explained by skill and effort, but overwhelming success is explained by variance.

Let’s not digress. Today, a digital CEO must be able to declare:

“We are driving the synergistic evolution of our value ecosystem through a holistic and data-driven approach, enabling scalable paradigms of sustainable innovation centered on change.”


and do so with an air of deep conviction. It’s obviously just hot air, but anyone who laughs or thinks the phrase makes no sense will never be a C-level and will never get an interview.

In tandem with the performative shift of CEOs and founders, the media system has also adapted. With bankruptcies, restructurings, and acquisitions, today the media are, with few exceptions, outsourced marketing in the hands of the very industrialists the media should be investigating. Let’s be clear: every powerful figure has always had sycophants and hagiographers in every publication, but today the media is required to stick to amplifying the corporate narrative. Washington Post, anyone?

A certain mythical, very American interpretation of the digital sector and its players has also contributed to this, and not insignificantly. From William Gibson’s “keyboard cowboys” to Steven Levy’s “heroes of the digital frontier,” every effort has been made to revive the foundational myth of the Frontier, with all its toxic baggage, for the digital age.

The result is that today, the protagonists themselves view themselves in mythical terms. Sure, it couldn’t be any other way; no one wants to think of themselves as merely a lucky teller of six-monthly fairy tales, no matter how skilled.

No, instead they are all “visionaries,” “builders of the future,” if not outright “revolutionaries”, obviously in the capitalist sense of the term, that is, destroyers of industries and communities for their own exclusive benefit and that of their investors.

This finally brings us to Palantir and Alex Karp. He is not content with merely having founded a company that got fat on military contracts (capitalists want the state reduced to a bare minimum except when it's a client a client) but he channels his own mythical image as the defender of a West conveniently besieged only by those problems his products claim to address.

And not, for instance, by unprecedented economic and social inequality, by global social and climate changes, or by a caste of tax-exempt billionaires with a penchant for oligarchy. Once again, we are witnessing the bluster of someone who has not a single original idea in his head and has made his fortune precisely because of that.

That Karp, like all his other billionaire buddies, believes he has a “vision” to communicate to the public (beyond the quarterly earnings report) is no surprise. Nor is it surprising that he reiterates the book’s themes in a series of tweets, perhaps to compensate for less-than-overwhelming sales: everyone, after all, wants to be seen.

But if you scratch just beneath the surface of these CEOs’ narratives, you realize that Silicon Valley produces nothing but variations on the theme of those who have always created and financed it: the Cold War Pentagon.

Read Amodei, Altman, Karp, Zuckerberg, and Thiel all you want. You’ll always find U.S. supremacy through ICT technology, the export of American capitalist values, social control, and the containment by any means necessary of any competing power on the Eurasian plate.

Stuff that hasn’t changed one iota since 1946, written and systematized by top-tier minds like Bush (Vannevar, scientific advisor to Roosevelt and Truman, namesake but not related to the subsequent presidents George Bush and George Bush the Lesser), Kissinger, Brzezinski, Cheney: people who have steered U.S. policy for decades while the presidents in office played the cool guys on TV, parroting the season's buzzwords.

This does not mean that the oligarchic delusions of Karp and company are harmless, far from it. But they are not evil geniuses. They are merely actors who, offstage, still believe they are Julius Caesar.

These fake champions of free enterprise with public money, these self-appointed “inventors of the future,” are merely parroting the catchphrases of those who created, and sustain, them.

Now, power attracts servants and sycophants, as I said. But it isn’t satisfied with them, whom it ultimately despises. Every powerful person, and all the more so every nouveau riche braggart, needs to feel validated by someone whose social or cultural stature they secretly envy.

And here comes the bard. Somebody who in the 20th century would have been called an “organic intellectual,” whose task is to use their own art and culture to make the powerful shine. The bard is subtler than the sycophant, and can even afford a superficially critical attitude, because his role is not to confirm the narrative of the powerful point by point (there's already servants and sycophants for that), but to validate it by taking it completely for granted, and to distract attention from the problems, with a highly erudite discussion of some insignificant detail.

So, while the AI guys are wooing investors with fairy tales of sentient machines and the elimination of workers, sorry, the transcending of work, the bard doesn’t get into the substance of the matter, but instead interviews artificial intelligence. This is what Walter Veltroni, a seasoned Italian politician, did just last week. From someone like him I would have expected, if not more dignity, at least better timing. Interviewing an Artificial Intelligence is so fall-winter 2023.

The bard is more insidious than the sycophant, because he doesn’t take a stand for or against. He merely includes the narrative of power in the “cultured” debate.

If power speaks of next-generation nuclear power, the servant will shout from the rooftops that solar and wind power are outdated; the sycophant will point out that the green area around the plant is ideal for a family picnic.

The bard, on the other hand, will wax emphatically about how the cooling towers might inspire a XXI-century Wordsworth to compose a modern version of Tintern Abbey

The digital bard, with all his erudition, has nothing specific to say, but he says it with refined words and high-sounding quotes. His task is not to discuss or refute, but to undermine any serious debate by taking the narrative of power for granted and constructing a seemingly scholarly discussion on completely marginal details.

And in this, Veltroni has done his job. The very act of “interviewing” an automatic text generator, and choosing to do so on issues that would be profound if he were talking to a human being and not to a rhetorical mirror, is the most devastating weapon one could bring to bear in support of the millenarian delusions of the digital braggarts.

If the role of public intellectual still has any meaning, Veltroni’s puff piece is a complete betrayal of that role, it is the subjugation of culture to the interests of those who have no culture whatsoever, but are awash in money.

While actual experts have pointed out since forever how harmful it is (and whose interests it really serves) to anthropomorphize a technology like so-called "Artificial Intelligence", Veltroni just waltzes in and interviews "AI" on the meaning of life. It doesn’t matter that the obviously "AI" has nothing to say on the matter. What matters is that a text generator suddenly comes across as something you can actually “talk” to about such a topic.

Veltroni could have truly played the intellectual and discussed the point of a European Union willing to chase after the United States in a speculative bubble. He could have talked about the problems of using Artificial Intelligence in the professions, in the media, and in education.

He could even have played the left-wing intellectual and spoken of oligopolies and rent-seeking, of techno-feudalism, of the political role of Artificial Intelligence in dismantling the bargaining power of labor.

He could have talked about all of this and much more.

Instead, he chose to play the cheerleader for the nouveau riche braggarts, and in doing so, I believe he has established his place in the hierarchy where Leonardo Sciascia listed men, half-men, little men, ass-kissers, and windbags.

I have an idea.

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Trump vuole annettere il Venezuela e farne il 51esimo Stato americano


Il presidente americano ha dichiarato a Fox News di stare "seriamente considerando" la mossa, motivata dai 40 mila miliardi di dollari di riserve petrolifere del Paese sudamericano sotto gestione statunitense dopo la cattura di Maduro.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato di stare "seriamente considerando" l'annessione del Venezuela come 51esimo stato degli Stati Uniti. L'annuncio è arrivato lunedì 11 maggio durante una telefonata con John Roberts, co-conduttore di America Reports su Fox News, che ne ha riportato il contenuto sui social media e in onda. Trump ha motivato l'interesse citando il valore stimato di 40 mila miliardi di dollari del petrolio venezuelano e sostenendo di essere popolare nel Paese sudamericano: "Il Venezuela ama Trump", ha detto il presidente.

Non è la prima volta che Trump avanza questa ipotesi. A marzo aveva pubblicato su Truth Social un messaggio che evocava la possibilità: "Stanno succedendo belle cose in Venezuela ultimamente. Mi chiedo cosa sia questa magia. STATO NUMERO 51, qualcuno?". Sempre a marzo, durante il World Baseball Classic, dopo la vittoria del Venezuela contro l'Italia nelle semifinali aveva scritto che la squadra sembrava davvero forte, e dopo il trionfo finale aveva pubblicato semplicemente "STATEHOOD!!! President DJT".

L'interesse della Casa Bianca per il Venezuela si inserisce nel quadro dell'operazione militare statunitense del 3 gennaio, quando le forze americane hanno catturato a Caracas l'allora presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores. Trump ha annunciato l'operazione su Truth Social intorno alle quattro del mattino, descrivendola come un'azione su larga scala condotta in collaborazione con le forze dell'ordine statunitensi.

Maduro è stato trasferito a New York per rispondere di accuse di narcoterrorismo e si è dichiarato non colpevole. In una conferenza stampa successiva all'operazione, Trump ha invocato la dottrina Monroe, la politica bicentenaria della leadership americana nell'emisfero occidentale, ribattezzandola "dottrina Donroe" e affermando che "il dominio americano nell'emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione". Aveva inoltre annunciato che gli Stati Uniti avrebbero gestito il Paese "fino a quando non si potrà fare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa".

Tre giorni dopo l'attacco iniziale, Trump aveva annunciato che le "autorità ad interim" stavano consegnando agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di greggio. Il petrolio sarebbe stato venduto a prezzo di mercato con i proventi gestiti direttamente dal presidente per il beneficio dei popoli venezuelano e americano, e il trasporto affidato al segretario all'Energia Chris Wright. A marzo è poi emerso che oltre 100 milioni di dollari in oro erano stati trasferiti dal Venezuela agli Stati Uniti. Per molti osservatori si tratta di elementi che rafforzano l'interpretazione dell'intervento come un'operazione orientata all'accesso alle risorse naturali del Paese. Dall'inizio dell'intervento, l'amministrazione ha ricevuto critiche bipartisan al Congresso, compresi parlamentari repubblicani, per la gestione del Paese sudamericano.

Le esportazioni di greggio venezuelano hanno raggiunto in aprile oltre un milione di barili al giorno, il livello più alto dal 2018, con la gestione dell'amministrazione Trump. Per mesi membri del gabinetto e consiglieri energetici della Casa Bianca hanno incontrato i dirigenti delle principali compagnie petrolifere per sollecitarne gli investimenti in Venezuela. Quasi vent'anni fa Exxon e Conoco erano state espulse dal Paese quando l'allora presidente Hugo Chávez nazionalizzò il settore, lasciando Chevron come unica grande compagnia americana ancora presente.

Una portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che le relazioni tra Venezuela e Stati Uniti sono state "straordinarie" e che il petrolio sta tornando a fluire, anticipando grandi flussi di denaro a beneficio del popolo venezuelano e attribuendo a Trump il merito esclusivo della nuova partnership. La portavoce non ha però fornito dettagli concreti sui contorni del piano di annessione. Anna Kelly, intervistata da Roberts, ha evitato di commentare i piani specifici del presidente, limitandosi a dire che Trump è "famoso per non accettare mai lo status quo" ed elogiando la collaborazione della presidente ad interim venezuelana.

Dal punto di vista costituzionale, Trump non può annettere unilateralmente il Venezuela. L'articolo IV della Costituzione americana stabilisce che nuovi stati possono essere ammessi nell'Unione solo con l'approvazione del Congresso. Sarebbe inoltre necessario il consenso del Venezuela stesso, che la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha già escluso. Parlando ai giornalisti dall'Aja, Rodríguez ha dichiarato che il suo Paese "non è una colonia, ma un Paese libero" e che difenderà "integrità, sovranità, indipendenza e storia".

I piani di espansione territoriale di Trump

Il Venezuela come 51esimo Stato:
perché a Trump non basta l'intenzione


Il presidente afferma di star vlautando l'annessione di Caracas citando i 40 mila miliardi di dollari di ricavi legati al petrolio. Ma la Costituzione degli Stati Uniti affida la decisione al Congresso, e in Senato il muro dei 60 voti rende oggi l'operazione politicamente impraticabile.

Annuncio in una telefonata a Fox News 11 maggio 2026

Voti repubblicani al Senato
53
Repubblicani sui 100 senatori in carica

vs

Soglia per sbloccare il voto
60
Voti richiesti per superare il filibuster (ostruzionismo) dell'opposizione

Servirebbero almeno 7 senatori democratici per evitare il filibuster

Esplora in dettaglio
1 Il piano 2 Ostacoli 3 Precedenti 4 La lista

La dichiarazione

"Sto seriamente considerando l'annessione del Venezuela"

Il Venezuela ama Trump. Sto seriamente considerando di farne il 51esimo stato.
— Donald Trump, telefonata a John Roberts (Fox News), 11 maggio 2026

I numeri

$40
Mila miliardi
Valore stimato dei ricavi dalla vendita del greggio venezuelano citato da Trump

1 mln
Barili al giorno
Export di greggio venezuelano in aprile, il livello più alto dal 2018

$100 mln
In oro
Già trasferiti da Caracas agli Stati Uniti dopo l'intervento militare

Dalla caduta di Maduro all'annuncio

3 Gennaio 2026
Operazione militare Usa a Caracas: catturati Maduro e la moglie, trasferiti a New York con accuse di narcoterrorismo.

6 Gennaio
Trump annuncia la consegna di 30-50 milioni di barili di greggio dalle "autorità ad interim" venezuelane.

Marzo
Caracas ripristina le relazioni diplomatiche con Washington.

11 Maggio
L'annuncio dell'annessione durante una telefonata a Fox News. Critiche bipartisan al Congresso, incluso da parlamentari repubblicani.

Il percorso costituzionale

Tre ostacoli che il piano deve superare per diventare realtà


L'Articolo IV della Costituzione degli Stati Uniti affida la decisione sull'ammissione di nuovi Stati al Congresso. Servono inoltre il consenso del territorio che verrebbe annesso e — nella prassi politica attuale — una supermaggioranza di 60 voti al Senato.

1

Camera
Maggioranza semplice alla Camera dei Rappresentanti
Un disegno di legge di ammissione di un nuovo Stato richiede una maggioranza semplice. I repubblicani hanno oggi 218 seggi contro 215 dei democratici: margine sufficiente ma fragile.
Soglia: 218 voti su 435 · Margine GOP attuale: 3 seggi

2

Senato
Necessario superare il muro dei 60 voti
Una legge di ammissione di un nuovo Stato formalmente passa con maggioranza semplice, ma è esposta al filibuster: ciò significa che per chiudere il dibattito su questa legge e porla ai voti serve la 'cloture', cioè ovvero un voto di almeno 60 senatori. È qui che si è arenata la statehood di Washington D.C. e Porto Rico.
Soglia di fatto: 60 voti su 100 · Senatori repubblicani in carica: 53

3

Caracas
Il consenso del Venezuela
Nessuno Stato è mai stato ammesso senza il consenso dei suoi abitanti. La presidente ad interim Delcy Rodríguez lo ha già escluso: "Non siamo una colonia, ma un Paese libero". L'opposizione venezuelana chiede invece nuove elezioni.
Posizione ufficiale del governo venezuelano: rifiuto esplicito

Il muro del Senato, oggi
Composizione attuale e soglia richiesta per porre fine ad un filibuster su una legge ordinaria.

Soglia 60 voti

53 senatori GOP
02550 (maggioranza)75100

Mancano 7 voti. Anche convincendo tutti i 53 repubblicani — già uno scenario ottimista vista la frattura interna emersa nel Partito repubblicano sull'intervento — servirebbero altri 7 senatori democratici disposti a votare per l'annessione. Soglia oggi politicamente irrealistica.

La storia dell'ammissione

L'ultimo Stato è entrato nell'Unione 67 anni fa

37
Gli Stati aggiunti dal 1791 a oggi sotto l'Admissions Clause dell'articolo IV. Solo uno è stato annesso prima come Repubblica indipendente: il Texas, nel 1845.

I casi più rilevanti

1791

Vermont
Primo stato ammesso dopo i 13 originari. Atto del Congresso, popolazione consenziente.

1845

Texas — l'unico caso analogo
Repubblica indipendente annessa dagli Stati Uniti. Ma fu il Texas a chiedere l'ammissione, e il Congresso approvò con una risoluzione congiunta. Consenso reciproco, non unilaterale.

1959

Hawaii — l'ultimo Stato ammesso
L'ultimo ingresso nell'Unione: 67 anni fa. Era già un territorio americano dal 1900. Plebiscito popolare a favore della statehood.

Oggi

Porto Rico e Washington D.C.
Da decenni in attesa di riconoscimento. Bloccati al Senato proprio per la soglia dei 60 voti, anche quando avevano la maggioranza politica al loro fianco. Nessuno Stato è mai stato ammesso all'Unione senza voto del Congresso.

L'agenda di espansione territoriale di Trump

Il Venezuela non è il primo nome della lista


Il presidente ha indicato 5 territori distinti come possibili nuovi Stati o acquisizioni di territori Usa durante il secondo mandato. Ogni ipotesi solleva specifici problemi giuridici e politici.

Sud America
Venezuela
"Il Venezuela ama Trump."
Annuncio: maggio 2026

Artico · Territorio danese
Groenlandia
"Ne abbiamo bisogno per la nostra sicurezza nazionale."
Dichiarazione: dicembre 2025

Nord America
Canada
Trudeau definito più volte "governatore del Grande Stato del Canada".
Cena in Florida: novembre 2025

Altri
Panama, Cuba, Striscia di Gaza
Menzionati come possibili territori da acquisire.
In vari momenti durante il secondo mandato

Fonti Fox News (intervista a John Roberts), Truth Social, Constitution Annotated (Library of Congress), CRS Report RL30360 sul filibuster, Ballotpedia (composizione Senato e Camera), Congressional Admissions Clause (Art. IV, Sez. 3). Elaborazione FocusAmerica · 12 maggio 2026

L'attuale governo venezuelano collabora però strettamente con Washington: Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro, ha fatto approvare riforme delle leggi petrolifere e minerarie aprendo questi settori agli operatori privati, in particolare americani, oltre a un'amnistia che ha portato alla liberazione di centinaia di detenuti politici, anche se circa 500 restano in carcere. A marzo il Venezuela ha ripristinato le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, interrotte da Maduro sette anni prima. Trump si è ripetutamente complimentato con la presidente ad interim e sta gradualmente alleggerendo le sanzioni contro Caracas. L'opposizione venezuelana chiede invece elezioni.

Il Venezuela non è l'unico Paese che Trump ha indicato come potenziale nuovo Stato americano. Durante il secondo mandato il presidente ha più volte espresso interesse per l'acquisizione della Groenlandia, citando ragioni di sicurezza nazionale legate alla presenza di navi russe e cinesi nell'area e alla possibile installazione di un sistema di allerta per missili balistici. "Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale", aveva detto nel dicembre 2025. Ha anche suggerito che il Canada rinunciasse alla propria sovranità per unirsi agli Stati Uniti, arrivando a chiamare l'ex primo ministro Justin Trudeau "governatore" del "Grande Stato del Canada" sui social durante una cena in Florida nel novembre 2025. Anche Panama, Cuba e la Striscia di Gaza sono stati menzionati nella lista dei possibili territori da acquisire.

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Sbordoni: “Così ho sfidato l’editoria con Stocazzo Editore al SalTo 2026”


L’autore outsider si racconta tra polemiche, libri e provocazioni
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C’è chi usa una parolaccia per nascondersi dietro un personaggio. E poi c’è chi la trasforma in un grido di battaglia.
Maurizio Sbordoni appartiene alla seconda categoria: un tipo umano che sembra muoversi sul confine sottile tra lucidità imprenditoriale e caos controllato, tra provocazione e ostinazione assoluta. Uno capace di insultare con eleganza un intero sistema editoriale, ma anche di costruirsi da solo, pezzo dopo pezzo, dedica dopo dedica, lettore dopo lettore, una comunità che quel sistema ha smesso perfino di vedere. Dietro il nome “Stocazzo Editore”, infatti, non c’è soltanto un provocatore compulsivo o un autore rancoroso. C’è uno scrittore che ha capito prima di molti altri quanto l’editoria fosse diventata distante dai libri e vicina soltanto alle sue liturgie vuote fatte di presentazioni vuote, firmacopie alienanti e telelibri. Invece di adattarsi, ha scelto la soluzione più folle: fare tutto da sé.

Dal 14 al 18 maggio 2026 farà il suo One Man Show al Salone del Libro di Torino a vendere e autografare libri, a parlare con tutti i visitatori che si accosteranno al suo stand. Con questa intervista chi pensa che sia un ibrido tra Wanna Marchi e Gianfranco Funari viene puntualmente smentito. Sbordoni è inclassificabile. O forse nessuno ancora c'è riuscito.

Cos'è la Stocazzo Editore? Com'è nato questo progetto?

La Stocazzo Editore è nata in un pomeriggio del giugno 2020, anche se ha avuto una gestazione più laboriosa e lenta. Probabilmente ha emesso il primo vagito l'anno del mio esordio editoriale, nel 2013. Da subito ho capito che con il mondo editoriale avevo poco da spartire. Quando fu il momento, come da prassi, di scrivere i ringraziamenti finali per il libro pubblicato, rigurgitai i "non ringraziamenti": le persone che non dovevo ringraziare perchè non avevano avuto alcun merito per l'uscita del libro.

Non era una boutade, una scelta provocatoria, ma naturale. Non capivo allora come non capisco adesso perché l'autore dovesse sempre ringraziare il mondo e invece a lui, l'unico nella filiera editoriale senza il quale non ci sarebbe il prodotto libro, non lo ringraziava mai nessuno.
Ricevetti molte critiche per quella scelta.

La mia editor dell'epoca si offese quando non si vide citata su carta, e un noto autore di narrativa mi scrisse una e-mail di fuoco. "Con quella scelta" scrisse "dimostri solo di essere un rompipalle. E con un rompipalle non ci vuole avere a che fare nessuno."
Sorrisi e pensai: meglio così.

Non ha avuto paura di non venir preso sul serio, con un nome del genere?

No, mai. Non si viene mai presi sul serio, come autori, durante il percorso tradizionale, anche se gran parte della colpa non è dei singoli protagonisti della filiera, ma di come è strutturato il mondo editoriale. Sapevo che il nome avrebbe fatto discutere, ma avevo bisogno di un'idea forte che mi aprisse un varco nella comunicazione, fermo restando che poi la parola passa al libro.

È sempre lui che comanda.

La sua esperienza con le case editrici quindi mi pare di capire non è stata positiva?

Lei giudicherebbe positiva una duplice esperienza in cui, in entrambi i casi, vede il suo libro amato, apprezzato e letto, e poi non guadagna un euro per questo? Che poi, non guadagnare è un eufemismo. Considerato cosa deve fare, al giorno d'oggi, l'autore per avere un minimo di spazio in questa giungla folle che alla fine penalizza solo il lettore, direi che la remissione di un mucchio di denaro è certa. Eppure l'autore non dovrebbe fare impresa, come è possibile rimetterci del denaro? E invece in questa penuria di editori, tranne pochissime eccezioni legate a un numero ristretto di autori, allo scrittore viene chiesto di tutto: dal marketing alla vendita porta a porta, dalle presentazioni sparse in luoghi ameni alla correzione ed editing dei testi.

Al mio ultimo editore ho chiesto: se vuole, le vengo a rispondere anche al telefono. Pro bono, ovviamente. Non ha riso. Il mondo editoriale non ha uno spiccato senso dell'umorismo.

Ha subito ostracismo?

No, la parola ostracismo non è adatta. Direi che per una serie di motivi economicamente incomprensibili, si fanno ostracismo da soli.

Scelte economiche dissennate, politiche miopi. Eppure la maggior parte del denaro che spende un lettore entra nelle loro tasche, non nelle tasche degli autori. Le dico solo, per farle un esempio tra decine, che nel momento di massima richiesta del mio libro Stavo soffrendo ma mi hai interrotto uscito nel 2013, dopo 40 giorni eravamo già alla terza ristampa e si stava innescando quel bizzarro fenomeno (adesso nelle librerie impossibile da verificarsi) del "passaparola". Io lo leggo e mi piace e ne parlo a te che lo leggi e ti piace, eccetera. Bene, esattamente in questa fase, il distributore della mia casa editrice è andato in ferie per due mesi, interrompendo questo domino di passione.

Era agosto, e io in quanto autore non ero potuto andare in ferie, dovendo rispondere a centinaia di e-mail di lettori che avevano ordinato un libro che mai sarebbe arrivato. Be', se lei mi chiede la mia opinione in merito, non ne ho una. Non so rispondere alle cose che non hanno un senso, da qualsiasi angolazione le si guardi.

Si guadagna di più in solitaria o con una struttura dietro?

Guardi, in linea teorica, in nessuno dei due casi. Il dio delle arti ha creato l'artista con un grande senso estetico, ma molto carente dal punto di vista pratico. Se si vuole guadagnare, temo sia più proficuo fare il calciatore o il costruttore, non certo lo scrittore o l'editore. E poi, in chi scrive, mai deve essere il guadagno la meta. Si immagini di avere un campo sterminato di fronte a lei, e dallo stesso riesce a intravedere un filo fluorescente.

Se sarà fortunato, persistente, talentuoso, quel filo luminoso la porterà a un tesoro. E il tesoro non sono le recensione, la celebrità o il denaro che potrebbe arrivare dal suo lavoro. Il tesoro è il libro.

Il primo libro della collana uscito per Stocazzo Editore si intitola Pococondriaco: ce ne parla? Come sta andando?

Pococondriaco sta andando anche troppo bene. Il titolo nasce da un neologismo di mio padre, secondo cui anche quando si parla di una nevrosi che enfatizza i sintomi, l'ipocondria, io di quella cosa ho “poco” (il titolo starebbe per poco- ipocondriaco). Mio padre mi ha sempre reputato un mezzo scemo, più o meno. Una volta disse, riferendosi alle mie qualità imprenditoriali: se Maurizio vendesse bare, la gente smetterebbe di morire.

Il senso dell’umorismo credo di averlo preso da lui. Riguardo al libro, la cosa straordinaria è stata la risposta dei lettori. Ho chattato con migliaia di persone negli ultimi due mesi, e la foto che ho nella camera per nulla oscura della mia mente è di un paese curioso, appassionato, innamorato dei libri.

Tutto il contrario di quello che racconta il mondo editoriale. Anche perché Pococondriaco è fuori dai canali tradizionali, si può avere esclusivamente scrivendo alla e-mail della pagina Facebook della Stocazzo Editore, e arriva direttamente a casa con dedica e autografo del sottoscritto, vergata a mano. Proprio ieri una mia amica mi ha suggerito che ho autografato e dedicato più libri io negli ultimi 30 giorni che il 95% degli autori in tutta la loro vita.

E forse ha ragione. Mi permetta di dire un'ultima cosa, riguardo a Pococondriaco: il periodo economico complicato che sta attraversando oramai da decenni il nostro Paese, mi ha aperto uno squarcio sulle difficoltà reali degli italiani. E allora quando sono certo, come mi dicono, che vorrebbero leggere Pococondriaco ma proprio non possono spendere i 16 euro richiesti per il libro, io glielo mando in dono.

Avere priorità diverse, aver smesso di comprare libri e arrivare a fine mese con grande sacrificio e fatica, non sono mai motivi sufficienti per non leggere un libro della Stocazzo Editore.

Qual è lo stato attuale del mondo editoriale e delle librerie?

Disastroso. La maggior parte sono ipermercati dove vendono di tutto, dai viaggi esotici alle agende trendy, in cui mancano solo le due cose fondamentali per vendere un libro: bei libri e qualcuno che, con passione e amore, ti indirizzi nella scelta.

In fondo tu, lettore, gli stai affidando un pezzetto di vita.
Chiedi a quel libro di intrattenerti in maniera intelligente, di farti pensare, o solo di farti trascorrere qualche pomeriggio con il sorriso sulle labbra.

E a chi lo stai chiedendo?
A commessi spesso spaesati, scoglionati, che a qualsiasi domanda rispondono con uno sguardo vacuo, assente. Non hanno neanche idea di dove siano. Alle volte vorrei gridarlo a squarciagola, io lettore maniacale da quando sono bambino: siamo in una libreria! Siamo nella casa naturale dei libri!
Senza pensare al fatto che l'80% dei libri “imposti” dal mondo editoriale sono scritti da persone che nulla hanno a che fare con la letteratura: chef, calciatori, cantanti. Il passepartout per essere pubblicati è solo l'essere famosi, anche come giocatore di Subbuteo, non importa. Se sei il migliore al mondo a schiacciar zanzare al volo con una racchetta da Paddle e vuoi scrivere un libro, in quel mondo hai le porte spalancate.

In realtà, però, la Stocazzo Editore non è registrata alla Camera di Commercio e dunque non è un vero editore. Ci spiega meglio?

La Stocazzo Editore non è registrata alla camera di commercio perché nel nostro Paese non è possibile registrare marchi o società contenenti parole contrari alla morale e al pubblico decoro (che poi, è una parolaccia di uso comune, e io da autore ho l'obbligo di scrivere come parla la gente), ma combatterò per fare in modo che quel nome appaia anche nelle carte ufficiali. Per adesso, l'editore sono io, Maurizio Sbordoni, registrato alla camera di commercio come società uninominale.

Ma quando mi chiedono come si chiama la tua casa editrice, rispondo sempre a tutti, fiero: Stocazzo Editore. Quella parolaccia nasce dal fatto che ogni volta che qualcuno si complimentava con il sottoscritto al sentire i nomi altisonanti con cui avevo appena pubblicato, io mentalmente gridavo se, stocazzo, pensando al fatto che avevo dovuto fare tutto io, senza guadagnare un euro. Stocazzo Editore. Lei pensi alla situazione editoriale italiana.

Suona bene, o no?

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LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro si mostra nel trailer di lancio


Warner Bros. Games ha pubblicato il nuovo trailer di lancio di LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro, il nuovo videogioco d’azione e avventura sviluppato da TT Games e dedicato a uno degli eroi più iconici dell’universo DC. Il titolo sarà disponibile dal 22 maggio su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, tramite Steam ed Epic Games Store, portando i giocatori dentro una Gotham City costruita attorno alla storia, ai nemici e alla leggenda di Bruce Wayne.

Il filmato punta subito su un forte effetto nostalgia, anche grazie alla presenza di “Kiss from a Rose” di Seal, brano legato al film Batman Forever del 1995 e capace ancora oggi di evocare un immaginario molto riconoscibile per gli appassionati del Cavaliere Oscuro. Su questa base musicale, il trailer alterna momenti narrativi, sequenze d’azione e scene di gameplay, mostrando un’avventura che vuole raccontare il percorso di Bruce Wayne dalle origini alla leggenda.
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Un viaggio LEGO nel mito di Batman


LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro non si limita a riproporre Batman in versione mattoncino, ma cerca di condensare decenni di cinema, fumetti, serie TV e videogiochi in un’unica esperienza open world. Il tono resta quello tipico dei giochi LEGO, quindi leggero, ironico e accessibile, ma il trailer lascia intravedere anche un’impostazione più ampia e cinematografica, con Gotham City al centro dell’avventura.

Nel filmato compaiono diversi alleati storici del Crociato Incappucciato, tra cui Robin, Nightwing, Batgirl, Jim Gordon, Catwoman e Talia al Ghul. La loro presenza suggerisce un racconto corale, dove Batman non è solo, ma affiancato da personaggi che hanno contribuito nel tempo a costruire la sua eredità. Dall’altra parte non manca una galleria di villain molto ricca, con Joker, Poison Ivy, Mr. Freeze, Due Facce, Ra’s al Ghul, Bane e altri supercriminali DC pronti a mettere Gotham in pericolo.

Gotham City tra azione, esplorazione e umorismo LEGO


Il nuovo trailer di LEGO Batman mette in evidenza un mix di combattimenti, inseguimenti, momenti spettacolari e situazioni più leggere. L’obiettivo sembra quello di offrire un’avventura pensata sia per chi ama l’universo DC, sia per chi cerca un gioco immediato, colorato e ricco di riferimenti.

La formula open world permette di esplorare una Gotham City piena di luoghi riconoscibili, sfide, segreti e attività secondarie. Il giocatore potrà muoversi tra le strade e i tetti della città utilizzando gadget, veicoli e abilità diverse, mantenendo quella struttura familiare che ha reso popolari i videogiochi LEGO negli anni. L’identità del progetto sembra quindi basarsi su un equilibrio abbastanza chiaro: da una parte il fascino cupo e leggendario di Batman, dall’altra la comicità visiva e il ritmo più giocoso tipico di TT Games.

Standard Edition, Deluxe Edition e accesso anticipato


LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro è già disponibile per il preordine nelle versioni Standard Edition e Deluxe Edition. Chi sceglierà la Deluxe Edition potrà iniziare a giocare con 72 ore di anticipo, quindi dal 19 maggio, invece di attendere il lancio ufficiale del 22 maggio.

La Deluxe Edition include anche il costume di Batman Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, ispirato alla celebre serie a fumetti. Si tratta di un bonus pensato soprattutto per i fan più legati alla storia editoriale del personaggio, che potranno personalizzare l’esperienza con una delle versioni più iconiche del Cavaliere Oscuro.

Al lancio sarà inoltre possibile sbloccare il costume Batman Età dell’Oro creando un account WB Games o utilizzandone uno già attivo. Anche in questo caso il richiamo è diretto alla lunga tradizione del personaggio, con un contenuto pensato per celebrare le sue origini fumettistiche.

I nuovi set LEGO DC Batman sbloccano contenuti digitali


Warner Bros. Games ha confermato anche l’arrivo di quattro nuovi set LEGO DC Batman, ognuno collegato a contenuti digitali riscattabili nel gioco. Il set LEGO DC Batman: Batman Logo permetterà di ottenere l’esclusiva tuta dorata di Batman, mentre i set dedicati alle diverse Batmobile offriranno versioni utilizzabili in game dei rispettivi veicoli.

Tra questi rientrano The Batman Batmobile, Batman vs Superman Batmobile e Batman e Robin Batmobile, ciascuna accompagnata anche da una variante oro esclusiva. Queste versioni dorate saranno disponibili solo acquistando i relativi set LEGO, creando così un collegamento diretto tra esperienza fisica e contenuto digitale.

Un nuovo capitolo pensato per i fan di Batman e LEGO


Con LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro, TT Games sembra voler costruire l’esperienza LEGO Batman più completa e celebrativa di sempre. Il gioco prende ispirazione da molte versioni del personaggio, attraversando film, fumetti e riferimenti storici, ma senza rinunciare al linguaggio leggero e ironico che caratterizza la serie LEGO.

Il trailer di lancio conferma quindi un’impostazione molto chiara: raccontare la trasformazione di Bruce Wayne in Batman, dare spazio ai suoi alleati più importanti e mettere in scena alcuni dei villain più amati dell’universo DC. Per chi segue da anni il Cavaliere Oscuro, il 22 maggio potrebbe essere una data da segnare sul calendario.

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LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro, il nuovo trailer presenta Joker e Harley Quinn


Warner Bros. Games ha pubblicato un nuovo trailer di LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro, questa volta dedicato alla Deluxe Edition del gioco. Il filmato punta i riflettori su due personaggi amatissimi dell’universo DC, Joker e Harley Quinn, che avranno un ruolo speciale nei contenuti post lancio previsti per settembre 2026.

Il nuovo capitolo sviluppato da TT Games arriverà il 22 maggio 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, tramite Steam ed Epic Games Store. Chi sceglierà di preordinare la Deluxe Edition potrà però iniziare a giocare in anticipo, con 72 ore di accesso anticipato a partire dal 19 maggio. L’orario preciso di sblocco potrà variare in base alla piattaforma e alla regione.
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La Deluxe Edition punta su costumi, veicoli e Batcaverna


La Deluxe Edition di LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro non si limita a offrire il gioco principale, ma aggiunge una serie di contenuti pensati per ampliare l’esperienza all’interno di Gotham City. Al lancio sarà disponibile la Collezione Eredità, che comprende pacchetti ispirati ad alcune delle versioni più riconoscibili del Cavaliere Oscuro.

Tra i contenuti più interessanti troviamo il Pacchetto Arkham Trilogy, con costumi dedicati a Batman, Robin, Nightwing, Batgirl, Jim Gordon, Catwoman e Talia al Ghul. Il pacchetto include anche la Batmobile di Batman: Arkham Trilogy e diversi oggetti per personalizzare la Batcaverna, come il Diorama del Manicomio di Arkham, la TV del Joker e il Trofeo dell’Enigmista.

Spazio anche al Pacchetto Batman of the Future, pensato per chi ha amato l’estetica futuristica della serie animata. Anche in questo caso sono previsti sette nuovi costumi, una Batmobile dedicata e cinque elementi decorativi per la Batcaverna, tra cui GOLEM, la Bat-corazza e la Cuccia per Bat-cane.

A rendere il tutto più leggero e in perfetto stile LEGO ci pensa il Pacchetto Musica della festa, con costumi a tema party per i personaggi principali, una Batmobile Monster truck e nuovi oggetti per trasformare la Batcaverna in uno spazio decisamente più fuori dagli schemi, tra pista da ballo, lampada di lava e palco.

Joker e Harley Quinn arrivano con la modalità Caos


La novità più attesa del trailer riguarda però la Collezione del Caos, disponibile da settembre 2026 per i possessori della Deluxe Edition. Questo contenuto introdurrà la nuova modalità Caos, nella quale sarà possibile controllare Joker e Harley Quinn come personaggi giocabili.

I due supercriminali DC avranno abilità, gadget e KO specifici, pensati per offrire un’esperienza diversa rispetto ai protagonisti principali. La nuova missione della storia li vedrà fuggire dal Manicomio di Arkham per scatenare il caos nelle strade di Gotham City.

La Collezione del Caos includerà anche il Pacchetto Sinistro, con nuovi costumi per i personaggi giocabili del gioco principale, altri oggetti per personalizzare la Batcaverna e una nuova Batmobile da utilizzare nell’open world.

Un’avventura open world tra origini, umorismo LEGO e universo DC


LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro è un videogioco action adventure open world che racconta il percorso di Bruce Wayne verso la nascita del mito di Batman. Il gioco prende ispirazione da decenni di film, serie TV, fumetti e videogiochi dedicati al Cavaliere Oscuro, mescolando riferimenti noti dell’universo DC con il classico umorismo LEGO.

L’obiettivo sembra essere quello di offrire un’esperienza ampia e accessibile, capace di parlare sia ai fan storici di Batman sia a chi cerca un’avventura più leggera, colorata e ricca di contenuti da sbloccare. La presenza di Gotham City in versione open world, della Batcaverna personalizzabile e di diverse Batmobili conferma la volontà di costruire un gioco pieno di citazioni e attività secondarie.

Bonus per il preordine e account WB Games


Chi preordinerà la Deluxe Edition riceverà anche il costume di Batman Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, ispirato alla celebre serie a fumetti. Al lancio sarà inoltre possibile sbloccare il costume Batman Età dell’Oro, disponibile per i giocatori che hanno creato un account WB Games o che ne possiedono già uno.

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Omicidio di Cornelia, video su TikTok girato nel carcere di Regina Coeli: indagini sul cellulare in cella


Il filmato, pubblicato dal compagno di cella del 21enne arrestato per l'omicidio di febbraio, ha superato le 14mila visualizzazioni
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Un video girato all'interno del carcere di Regina Coeli e pubblicato su TikTok mostra il giovane egiziano di 21 anni arrestato per l'omicidio avvenuto a febbraio davanti al negozio Ovs di piazza San Giovanni Battista de La Salle, in zona Cornelia a Roma. Lo riporta AGI.

Nel filmato, diffuso dal compagno di cella del ragazzo, compaiono immagini delle celle del penitenziario romano e del detenuto, ripreso con indosso una maglietta da basket. Il video ha superato le 14mila visualizzazioni sui social. In sottofondo la canzone "Problema" del rapper Baby Gang, che contiene il verso: “Pugnalarti alla schiena”.


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Le immagini saranno ora acquisite dagli investigatori, che dovranno verificare come il cellulare sia entrato nel carcere e ricostruire le modalità con cui il video è stato registrato e diffuso online.

Il 21enne era stato arrestato nell'immediatezza dei fatti dai carabinieri del Nucleo Radiomobile e della Compagnia San Pietro.

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Mimmo Lucano incontra detenuti sospettati di legami con Hamas, polemica politica esplode


L'eurodeputato denuncia cure carenti, mentre la Procura genovese approfondisce l’inchiesta

Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Giornale, l’eurodeputato di Alleanza Verdi e Sinistra Mimmo Lucano avrebbe effettuato una visita presso la struttura penitenziaria di Rossano Calabro incontrando Mohammad Hannoun e altri detenuti palestinesi coinvolti nell’inchiesta della Procura di Genova su presunti legami con Hamas.

La vicenda ruota attorno all’indagine che ha portato all’arresto di Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Raed Dawoud e Yaser Elsaly, tutti accusati di associazione con finalità di terrorismo internazionale ai sensi dell’articolo 270-bis del codice penale. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero avuto ruoli differenti all’interno di una rete ritenuta collegata ad Hamas, organizzazione considerata terroristica dall’Unione Europea.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe anche l’attività di raccolta fondi condotta attraverso associazioni palestinesi operanti in Italia. Gli inquirenti ipotizzano che parte delle somme raccolte con finalità umanitarie sarebbe stata destinata al sostegno dell’organizzazione armata palestinese. Le accuse sono attualmente oggetto di verifica giudiziaria e il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini.

Nel corso della visita in carcere, Lucano avrebbe incontrato in particolare Riyad Albustanji, descritto dagli investigatori come figura vicina all’ambiente delle Brigate Al-Qassam, ala militare di Hamas. Albustanji, residente in Norvegia, secondo la Procura avrebbe partecipato a incontri e attività di predicazione in diverse moschee italiane.

La visita dell’eurodeputato è stata successivamente richiamata in un comunicato diffuso dall’Api, Associazione dei Palestinesi in Italia, organizzazione collegata ad Hannoun. Nel testo, l’associazione denuncia le condizioni sanitarie del detenuto Albustanji, sostenendo che soffrirebbe di diverse patologie, tra cui diabete e problemi urologici, senza avere ricevuto cure adeguate.

Lucano, intervenendo pubblicamente sulla vicenda, ha parlato di una situazione detentiva complessa, dichiarando che i detenuti da lui incontrati si considerano “colpevoli di reati di Palestina”. L’eurodeputato ha inoltre espresso preoccupazione per le condizioni di salute di Albustanji e per i tempi legati all’assistenza sanitaria all’interno del carcere.

Le dichiarazioni hanno suscitato reazioni politiche e polemiche, soprattutto tra quanti ritengono inopportuno il sostegno pubblico a persone coinvolte in un’inchiesta per terrorismo internazionale. Al momento non risultano iniziative giudiziarie nei confronti di Lucano in relazione alla visita effettuata, che rientra nelle prerogative ispettive e istituzionali riconosciute agli europarlamentari.

L’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova prosegue intanto per chiarire l’eventuale esistenza di una rete di supporto logistico ed economico a favore di Hamas sul territorio italiano. Gli indagati, come previsto dalla legge, sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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I Dem restano favoriti per vincere le midterm


L'analisi di Decision Desk HQ mostra come le recenti modifiche delle mappe elettorali in diversi Stati abbiano ridotto il margine di sicurezza dei democratici, pur lasciandoli in vantaggio.

I democratici restano favoriti per riconquistare la Camera dei rappresentanti nelle elezioni di metà mandato del novembre 2026, ma il margine si è ristretto a causa della serie di interventi sulle mappe dei collegi elettorali decisi nelle ultime settimane. È la conclusione di un'analisi pubblicata da Decision Desk HQ, società americana specializzata in dati elettorali, e firmata dall'analista Geoffrey Skelley.

Negli Stati Uniti il ridisegno dei collegi elettorali, chiamato redistricting, viene aggiornato periodicamente e può modificare in modo significativo l'equilibrio tra i due partiti. Negli ultimi giorni si sono concentrati tre eventi rilevanti: la sentenza della Corte Suprema federale nel caso Louisiana v. Callais, la decisione della Corte Suprema della Virginia che ha invalidato il voto del 21 aprile sul nuovo disegno dei collegi statali e una serie di interventi nei singoli Stati del Sud controllati dai repubblicani.

In Virginia la corte ha stabilito che la procedura usata per portare al voto la modifica dei collegi ha violato la costituzione statale. Lo Stato userà quindi nelle elezioni del 2026 la mappa attuale, che assegna ai democratici un vantaggio di 6 seggi a 5 nella delegazione alla Camera, e non quella nuova che avrebbe potuto produrre un 10 a 1 a favore dei democratici. Acuni esponenti democratici a livello nazionale hanno discusso una mossa estrema per mantenere comunque la mappa più favorevole: abbassare l'età di pensionamento obbligatoria dei giudici della Corte Suprema statale per rimuoverli tutti, sostituirli e poi rivedere il caso. I democratici della Virginia avrebbero però poco interesse a percorrere questa strada.

A queste vicende si sommano i ridisegni già completati in Florida e Tennessee, che hanno trasformato cinque seggi persi da Donald Trump nelle presidenziali del 2024 in seggi vinti da Trump. La Louisiana dovrebbe aggiungere un seggio fortemente repubblicano in più, a scapito di un seggio saldamente democratico. La South Carolina sembra vicina a modificare la propria mappa, mentre l'Alabama ha approvato un nuovo disegno che entrerà in vigore solo se la Corte Suprema federale rimuoverà l'ingiunzione di un tribunale federale che blocca il ridisegno.

Nonostante queste perdite, secondo l'analisi i democratici restano in vantaggio grazie al clima politico nazionale. Le elezioni di metà mandato premiano quasi sempre il partito che non è alla Casa Bianca, salvo nei casi in cui il presidente in carica gode di un'approvazione molto alta. Non è la situazione di Trump, il cui indice di approvazione si attesta intorno al 40 per cento nella media calcolata da Decision Desk HQ, contro un indice di disapprovazione vicino al 57 per cento.

Un altro indicatore utilizzato dagli analisti americani è il cosiddetto generic ballot, un sondaggio che chiede agli elettori per quale partito voterebbero alla Camera senza indicare i candidati specifici. Nella media di Decision Desk HQ i democratici sono avanti di circa 6 punti percentuali, 46 a 40, in linea con il trend degli ultimi mesi che li vede avanti di 4-6 punti dalla fine dello scorso anno. Tradotto in spostamento di voti rispetto al margine di Trump nel voto popolare del 2024, pari a 1,5 punti, significa un'oscillazione a favore dei democratici tra i 5,5 e i 7,5 punti.
Calcolo seggi Camera USA 2026

Elezioni · USA · Midterm 2026
Camera USA 2026: i seggi in gioco a seconda dello spostamento dei voti
Distribuzione dei 435 seggi della Camera per margine di Trump nel 2024 nel collegio · Quanti seggi entrano in gioco per i democratici secondo il vantaggio nel generic ballot


Margine di Trump nel collegio (elezioni presidenziali 2024)

Seggi democratici

Seggi repubblicani

D+1 211 seggi dem
D+3,5 219 seggi dem
D+6 · oggi 223 seggi dem
D+8,5 232 seggi dem

!
Per ottenere la maggioranza alla Camera servono 218 seggi. Con il vantaggio attuale dei democratici nel generic ballot, sarebbero in vantaggio in 223 collegi.

223
Seggi favorevoli ai dem oggi

212
Seggi favorevoli ai rep oggi

218
Soglia per la maggioranza

Elaborazione su dati Decision Desk HQ, analisi di Geoffrey Skelley · I dati tengono conto del ridisegno dei collegi in California, Florida, Missouri, North Carolina, Ohio, Tennessee, Texas e Utah, oltre alla nuova mappa della Louisiana · Non sono inclusi i possibili ridisegni in Alabama e South Carolina · Aggiornato all'11 maggio 2026

Skelley ricorda che il generic ballot si è rivelato un indicatore piuttosto affidabile in tre degli ultimi quattro voti di metà mandato. Un caso paragonabile al 2026 è quello del 2018, primo voto di metà mandato della prima presidenza Trump: alla vigilia di quelle elezioni lo spostamento implicito dal voto presidenziale del 2016 era poco meno di 7 punti, una grandezza simile a quella che emerge oggi.

Applicando uno spostamento di circa 7,5 punti a favore dei democratici ai risultati presidenziali del 2024 collegio per collegio, l'analisi stima che 223 seggi si collocherebbero a sinistra di questa soglia e 212 a destra. Uno spostamento di questa entità potrebbe permettere ad alcuni deputati democratici uscenti in collegi ridisegnati in senso più favorevole ai repubblicani di sopravvivere, tra cui Henry Cuellar in Texas, Marcy Kaptur in Ohio e Jared Moskowitz in Florida. I democratici potrebbero anche conquistare uno o due seggi alla periferia della loro lista di obiettivi, in distretti dove Trump aveva vinto con oltre 10 punti di vantaggio.

Un secondo modello usato nell'analisi applica lo spostamento direttamente al voto per la Camera del 2024, anziché a quello presidenziale. In quel caso i repubblicani erano avanti di 2,7 punti nel voto aggregato, più del vantaggio di Trump. Un margine democratico di 6 punti nel generic ballot equivarrebbe quindi a uno spostamento di quasi 9 punti, che porterebbe i democratici a essere in vantaggio in 225 seggi contro i 210 dei repubblicani. Con un vantaggio più ridotto, di 3,5 punti, i democratici sarebbero comunque davanti, ma solo in 220 seggi. Una giornata particolarmente positiva per i democratici, con 8,5 punti nel generic ballot, li porterebbe a 235 seggi. Viceversa, se i repubblicani riuscissero a contenere il vantaggio democratico a un solo punto, otterrebbero un margine di 223 a 212 e manterrebbero la Camera.

Lo spostamento dei voti non è mai uniforme tra i collegi, perché incidono fattori come la presenza di un uscente, la qualità dei candidati, l'affluenza e la composizione dell'elettorato locale. Tuttavia in genere il movimento va nella stessa direzione nella maggioranza dei collegi. Nelle elezioni di metà mandato del 2018 lo spostamento medio a favore dei democratici nei seggi contesi fu di oltre 9 punti rispetto al 2016. Nel 2006 si registrò un movimento simile a favore dei democratici rispetto al 2004. Nel 2014 i repubblicani guadagnarono in media 7 punti rispetto al 2012. Nel 2022, a causa del ridisegno generale dei collegi, non è stato possibile calcolare una media seggio per seggio, ma nel voto aggregato i repubblicani guadagnarono circa 6 punti rispetto al 2020.

Una Camera a maggioranza democratica dopo il 2026 resta lo scenario più probabile secondo Decision Desk HQ, anche se la maggioranza potrebbe essere molto ristretta, in linea con la tendenza recente a Camere quasi divise a metà. Se i repubblicani dovessero vincere un numero insolitamente alto di sfide in equilibrio, come accadde ai democratici nel 2024, potrebbero conservare il controllo dell'aula.

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Ama, centinaia di lavoratori in presidio sotto la sede: tensione e richieste di confronto


Sciopero e sit-in davanti agli uffici dell’azienda. Dalle opposizioni in Campidoglio l’appello ad aprire subito un tavolo di dialogo con dipendenti e sindacati
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Giornata di protesta per i lavoratori Ama a Roma. Centinaia di dipendenti dell’azienda capitolina per la raccolta dei rifiuti si sono radunati in presidio davanti alla sede di via Calderon de la Barca, aderendo allo sciopero proclamato dalle sigle sindacali Usb e Ugl per denunciare criticità legate all’organizzazione del lavoro, ai turni e alle condizioni operative.

La manifestazione ha acceso il confronto politico in Campidoglio. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Giovanni Quarzo, ha chiesto all’azienda di aprire immediatamente un confronto con i lavoratori, sottolineando come il dialogo tra management, dipendenti e rappresentanze sindacali sia essenziale per il corretto funzionamento di una realtà complessa come Ama.

Sulla stessa linea anche il capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, Fabrizio Santori, che ha parlato di “gravissimo silenzio” da parte dei vertici aziendali. Secondo quanto riferito, nonostante i tentativi di mediazione delle forze dell’ordine per favorire un incontro con i rappresentanti sindacali, dai vertici della società non sarebbe arrivata alcuna disponibilità al confronto.

La protesta si inserisce in un momento particolarmente delicato per la gestione dei rifiuti nella Capitale, con disagi segnalati in diversi quadranti della città e un crescente malcontento interno tra gli operatori, che lamentano carichi di lavoro pesanti, turnazioni complesse e carenze organizzative.

Le opposizioni puntano il dito anche contro l’amministrazione capitolina, accusata di non intervenire con decisione su una situazione che rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà del servizio. Resta ora da capire se nelle prossime ore l’azienda deciderà di aprire un tavolo di confronto per disinnescare la tensione e riportare la vertenza su un piano di trattativa.

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“Scritture digitali” in dibattito e il primo live di ẓavajêr collective al festival Tecnotopie (Jesi, 22-24 maggio)
locandina del festival Tecnotopie, 22-23-24 maggio 2026Torna per l’ottava edizione il festival della libreria indipendente Sabot, Tecnotopie, negli spazi del TNT di Jesi dal 22 al 24 maggio. Tre giorni di presentazioni, dibattiti, laboratori, mostre e trekking. Questa edizione si presenta così:

In questa ottava edizione torneremo a parlare di capitalismo digitale e del controllo, continueremo a indagare il potere economico e politico che le grandi aziende del Big tech esercitano sulla nostra società!
Il nome della libreria si ispira alle rivolte degli operai che durante i primi anni del ‘900 utilizzavano gli zoccoli per inceppare le macchine industriali e rompere il sistema di produzione. Oggi, pensiamo sia necessario attualizzare queste pratiche di resistenza. L’oppressione ha allargato il suo raggio di intervento e soprattutto cambiato strategie d’attacco, questo lo vediamo nell’automatismo e nei sistemi di sorveglianza dei contesti lavorativi, nella colonizzazione delle big tech nei territori della comunicazione, nelle guerre che si combattono con droni e intelligenza artificiale e in altri infiniti aspetti. Per questo, pensiamo che oltre a sabotare dovremmo iniziare anche ad hackerare questo sistema “eseguire il codice della realtà per fargli fare una cosa diversa”.


La sera del 23 maggio Giuliana Sorci, il collettivo Bida e io chiacchiereremo di digitale, IA e resistenze tecnologiche. A seguire, la prima uscita dal vivo di ẓavajêr collective, trio composto da Samuele Canestrari al disegno dal vivo, morloi alle manipolazioni elettroniche (live coding) e io alla voce. Una formazione inedita, che inizia a dare forma al progetto di libro e album che usciranno a fine ottobre 2026 (più avanti potrò raccontare anche qualcosa in più su questo).

Ecco il programma completo: la locandina con il programma del festival, come presentato nel post

venerdí 22 maggio
19:00 “Rifrazione fantasma” presentazione con Simone Angelini
21.00 inaugurazione mostra “Verderame” con Samule Canestrari
21:30 Spettacolo teatrale “Glitch” di e con Salvatore Capolupo

sabato 23 maggio
18.30 “Imperialismo digitale” presentazione con Dario Guarascio
21.00 “Hackerare tutto!. Per una tecnologia conviviale e resistente” Talk con Giuliana Sorci, Roberto Laghi e il collettivo Bida
22.30 ẓavajêr collective – TNTLive con Roberto Laghi (aka ẓavajêr, voce), Alessandro “morloi” Grazioli (live coding), e Samuele Canestrari (illustrazioni live)

domenica 24 maggio
9.30 “Il codice del bosco. Per per riscoprire la realtà” AckapawaTrek
18.30 “Futuro presente” presentazione con Niccoló Cuppini di Into the black box
20.30 “Assalto alle piattaforme” presentazione libro e performance con Kenobit

Tutti i giorni dalle 18 esposizione delle case editrici indipendenti.
Durante le tre giornate del festival, piatti con prodotti locali, vini e birre del territorio.
#CollettivoBida #GiulianaSorci #Jesi #LibreriaSabot #Morloi #SamueleCanestrari #Tecnotopie #TNT #ẓavajêrwp.me/pa8vBQ-vi

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L'inflazione americana vola al 3,8% spinta dalla guerra con l'Iran, il livello più alto da quasi 3 anni


I prezzi al consumo accelerano ad aprile trainati dei prezzi della benzina, salita del 28,4% in un anno. Il dato complica il debutto di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve.

La guerra in Iran sta riportando l'inflazione al centro dell'agenda economica americana. Ad aprile i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono cresciuti del 3,8% su base annua, il livello più alto da maggio 2023 e oltre le attese degli economisti. È il secondo mese consecutivo in cui il conflitto in Medio Oriente si riflette in modo misurabile sui prezzi pagati dalle famiglie. L'accelerazione è netta: a marzo l'inflazione era al 3,3%, a febbraio al 2,4%. Su base mensile, l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,6%, in rallentamento rispetto al +0,9% di marzo, il primo mese pieno di guerra.

A spingere il dato è soprattutto il costo dell'energia. La benzina è aumentata del 5,4% in un mese e del 28,4% in un anno, contribuendo da sola a oltre il 40% dell'incremento mensile. Rincari consistenti arrivano però anche dal cibo: la spesa al supermercato è cresciuta dello 0,5%, mentre i pasti fuori casa sono saliti dello 0,7%. In entrambi i casi si tratta dell'aumento mensile più forte degli ultimi mesi. L'inflazione core, che esclude alimentari ed energia, resta più contenuta ma accelera a sua volta: +2,8% annuo ad aprile, contro il +2,6% di marzo, con un incremento mensile dello 0,4%.

Secondo gli economisti citati dal Washington Post, il rischio è che lo shock energetico si trasmetta ad altri settori. Le industrie più esposte alle materie prime colpite dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz potrebbero finire per scaricare i maggiori costi sui consumatori. Un segnale simile arriva dall'indice PriceStats di State Street, che monitora ogni giorno i prezzi di milioni di prodotti venduti online: ad aprile è aumentato dello 0,9%, il terzo rialzo mensile più forte dal 2008, e proietta un'inflazione annua al 4,5% a metà mese. Anche in questo caso la pressione si concentra soprattutto sui carburanti, saliti di circa il 32% in un anno.

Michael Metcalfe, responsabile della macro strategy di State Street Markets, ha osservato che per ora i rincari più forti restano circoscritti ai carburanti, mentre alimentari, prodotti per la casa e sanità mostrano aumenti stagionali nella norma. I prossimi settori da monitorare, ha aggiunto, saranno abbigliamento ed elettronica: se anche lì i prezzi dovessero accelerare, vorrebbe dire che lo shock energetico sta iniziando a trasformarsi in un problema inflazionistico più ampio.
Inflazione USA aprile 2026 — FocusAmerica

Inflazione USA · Aprile 2026

La seconda ondata: la guerra in Iran rilancia i prezzi


L'inflazione americana torna al 3,8% — il massimo da maggio 2023. Si tratta del secondo mese consecutivo in cui il conflitto si sta riflettendo sui prezzi. Sullo sfondo, il dilemma della nuova Federal Reserve di Kevin Warsh e il fantasma della Rivoluzione iraniana del 1979.

Bureau of Labor Statistics · Washington Post · State Street PriceStats Rilevazione: aprile 2026

Indice prezzi al consumo · YoY
3,8 %
Il livello più alto da maggio 2023. Sopra le attese degli economisti, oltre il doppio del target Fed del 2%.

L'accelerazione in tre mesi

2,4%

Feb

3,3%

Mar

3,8%

Apr

Esplora i dettagli
1 La curva 2 Le cause 3 Il precedente 4 La Fed

I Andamento mensile

L'inflazione ha invertito la rotta a marzo, con l'inizio della guerra in Iran


Il primo mese pieno di conflitto in Medio Oriente segna un balzo netto. Aprile conferma la traiettoria: dopo un anno di lenta discesa, l'indice torna ad allontanarsi dal target del 2%.

5% 4% 3% 2% Target Fed 2% 3,8% APR Mag '25 Ott '25 Mar '26 Apr '26 INIZIO GUERRA

5% 4% 3% 2%

Target Fed 2%

Guerra

2,4%

2,7%

3,8%

Giu '25 Set '25 Dic '25 Apr '26

+1,4punti in 2 mesi

L'inflazione negli Stati Uniti è risalita di 1,4 punti dalla soglia del 2,4% di febbraio. Su base mensile, l'IPC è salito dello 0,6% ad aprile, in rallentamento dal +0,9% di marzo — ma ancora lontano dalla stabilità.

II Analisi del dato

L'energia spinge, ma il rincaro si sta ora allargando anche al cibo


La benzina da sola pesa per oltre il 40% dell'incremento mensile. Ma spesa e ristorazione registrano l'aumento più forte degli ultimi mesi. L'inflazione core, più stabile e senza i componenti più volatili, accelera comunque.

BenzinaSu base annua
+28,4%

BenzinaSu base mensile
+5,4%

Inflazione coreEsclude alimentari ed energia · YoY
+2,8%

Pasti fuori casaSu base mensile
+0,7%

Spesa al supermercatoSu base mensile
+0,5%

Indicatori chiave

40%
Quota della benzina sull'incremento mensile dell'IPC

4,5%
Proiezione PriceStats per metà aprile, annualizzata

III Il fantasma del 1979

Due cicli a confronto, lo stesso punto di partenza


Allineate dal momento in cui l'inflazione tocca per la prima volta il 3%, le serie 1972-1982 e 2020-2026 mostrano una traiettoria analoga: discesa, fondo, e oggi — come allora — un possibile rimbalzo.

15% 12% 9% 6% 3% RIVOLUZIONE IRANIANA · 1979 1982 4,0% 2026 3,8% Anno 0 Anno 3 Anno 6 Anno 9 Oggi

1972 → 1982
La Grande Inflazione
2020 → 2026
Oggi

I

Anno 0 · Soglia del 3%

1972
3,3%
Inflazione in salita

2020
2,5%
Pre-pandemia

II

Picco della prima ondata

1974
12,3%
Shock petrolifero

Giu 2022
9,1%
Post-Covid

III

Valle · Inflazione sotto controllo

1976
5,2%
Apparente normalizzazione

Inizio 2026
2,4%
Vicino al target Fed

IV

Il rimbalzo

1980
14,6%
Rivoluzione iraniana

Apr 2026
3,8%
Guerra in Iran · Oggi

Serie 1972-1982 — la Grande Inflazione
Serie 2020-2026 — oggi

Il monito degli economisti

La Grande Inflazione non nacque dalla prima ondata. Nacque dall'incapacità di fermare la seconda.

— O. Coibion (UT Austin) e Y. Gorodnichenko (UC Berkeley), citati dal Washington Post

IV La nuova Banca Centrale

Warsh eredita la Federal Reserve nel pieno della tempesta


Il passaggio di consegne tra Warsh e Powell arriva nel momento meno favorevole possibile: inflazione che riaccelera, mercato del lavoro ancora solido, e la pressione politica della Casa Bianca che ha promesso prezzi più bassi.

Il passaggio di consegne

JP
In uscita
Jerome Powell
Mandato da presidente scade venerdì. Resta nel Consiglio Direttivo.

KW
In arrivo
Kevin Warsh
Scelto da Trump. Conferma del Senato attesa entro giovedì.

Il dilemma della Fed

I Tenere fermi i tassi

L'inflazione supera il target del 2% da 5 anni. Lo shock energetico amplifica i rischi di un radicamento delle aspettative di prezzo.

II Tagliare ancora

La tenuta del mercato del lavoro riduce l'urgenza di stimolo, ma la Casa Bianca preme per prezzi più bassi e ha legato a questo la propria credibilità economica.

I numeri della posta in gioco

5anni
Inflazione sopra il target del 2% fissato dalla Fed

+1,8pp
Distanza attuale dell'IPC dall'obiettivo Fed

Fonti Bureau of Labor Statistics (CPI aprile 2026) · State Street PriceStats · Washington Post · dichiarazioni di O. Coibion (UT Austin) e Y. Gorodnichenko (UC Berkeley). Elaborazione FocusAmerica · maggio 2026.

La nuova Federal Reserve davanti al dilemma dei tassi


Il ritorno dell'inflazione mette in difficoltà la Casa Bianca, che ha legato gran parte della propria credibilità economica alla promessa di abbassare i prezzi. Il dato arriva inoltre alla vigilia del passaggio di consegne alla Federal Reserve. Kevin Warsh, l'uomo scelto dal presidente Donald Trump per guidare la banca centrale, dovrebbe essere confermato dal Senato entro giovedì e prendere così il posto di Jerome Powell, il cui mandato da presidente scade venerdì.

Powell resterà comunque nel Consiglio direttivo. La Fed si trova quindi in una posizione particolarmente delicata. L'inflazione supera l'obiettivo del 2% da cinque anni e ora viene amplificata dallo shock energetico, mentre la tenuta del mercato del lavoro riduce l'urgenza di un ulteriore taglio dei tassi. La domanda decisiva è se l'aumento dei prezzi resterà un fenomeno temporaneo, legato alla guerra, oppure se finirà per radicarsi nell'economia.

Due economisti citati dal Washington Post, Olivier Coibion dell'Università del Texas ad Austin e Yuriy Gorodnichenko dell'Università della California a Berkeley, vedono un precedente inquietante nella fine degli anni Settanta. La Rivoluzione iraniana del 1979, ricordano, provocò una seconda ondata inflazionistica, più dura della prima, proprio quando la fiammata iniziale sembrava ormai sotto controllo. "La Grande Inflazione non nacque dalla prima ondata", scrivono. "Nacque dall'incapacità di fermare la seconda".

Gorodnichenko, in particolare, ha avvertito che molte famiglie e imprese si aspettano prezzi in crescita più rapida dei tassi di interesse, una dinamica che rischia di alimentare l'inflazione invece di spegnerla. "Più la Federal Reserve resta ferma adesso, più grande diventerà il problema", ha dichiarato.

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Jabra PanaCast U30: la barra video USB per riunioni ibride più semplici


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Jabra PanaCast U30 è la nuova barra video USB pensata per rendere più semplice la collaborazione nei piccoli spazi riunioni e nelle sale meeting di dimensioni ridotte. L’obiettivo è chiaro: trasformare ambienti compatti, spesso poco attrezzati, in sale pronte per videoconferenze di qualità, senza installazioni complicate e senza dover gestire troppi cavi.

Il nuovo dispositivo di Jabra nasce per le aziende che vogliono migliorare l’esperienza delle riunioni ibride anche nelle stanze più piccole, dove spesso manca una soluzione video e audio davvero efficace. Con PanaCast U30, infatti, basta collegare il proprio laptop tramite un unico cavo USB-C per iniziare una chiamata su piattaforme come Microsoft Teams e Zoom, mantenendo un approccio pratico e immediato.

Una soluzione pensata per il lavoro ibrido


Negli ultimi anni le riunioni ibride sono diventate parte della quotidianità, ma non sempre gli spazi aziendali sono pronti a supportarle nel modo giusto. Le sale più grandi vengono spesso attrezzate con sistemi completi, mentre le stanze più piccole rischiano di restare indietro, pur essendo utilizzate ogni giorno per confronti veloci, call operative e meeting tra piccoli team.

La Jabra PanaCast U30 risponde proprio a questa esigenza. È una soluzione compatta, progettata per sale riunioni fino a 6 persone, che combina videocamera grandangolare, audio integrato e funzioni intelligenti in un unico dispositivo. In questo modo anche un piccolo ambiente può diventare uno spazio di collaborazione più ordinato, flessibile e professionale.

Esperienza BYOD con un solo cavo USB-C


Uno degli aspetti più interessanti della nuova barra video Jabra è l’approccio BYOD, cioè Bring Your Own Device. In pratica, chi entra nella sala può utilizzare il proprio computer, collegarlo alla barra video con un solo cavo USB-C e avviare subito la riunione con la piattaforma preferita.

Questo riduce la confusione tipica delle sale meeting, dove spesso si perde tempo tra adattatori, cavi HDMI, alimentatori e configurazioni audio non sempre immediate. Con Jabra PanaCast U30, invece, l’esperienza è più lineare: si collega il dispositivo, si apre la riunione e si parte.

Prima ancora del collegamento, il display della sala può mostrare schermate con istruzioni chiare, così anche chi non ha familiarità con il sistema può capire rapidamente cosa fare. In futuro, tramite Jabra Plus, le aziende potranno anche caricare sfondi personalizzati nella schermata iniziale, utile per uniformare l’esperienza visiva nelle diverse sale.

Video grandangolare a 120° per vedere tutti meglio


Sul fronte video, PanaCast U30 offre un campo visivo di 120°, una caratteristica particolarmente utile negli spazi piccoli, dove i partecipanti sono spesso seduti molto vicini alla videocamera o distribuiti attorno a un tavolo compatto.

Il grandangolo permette di includere tutti nell’inquadratura senza costringere le persone a spostarsi o a stringersi davanti alla camera. È un dettaglio importante, perché nelle riunioni ibride la qualità dell’inquadratura incide molto sulla percezione della conversazione da parte di chi partecipa da remoto.

A questo si aggiungono funzioni video intelligenti come Intelligent Zoom, Virtual Director e Dynamic Composition. Queste tecnologie aiutano la videocamera a seguire la conversazione, regolando automaticamente l’inquadratura mentre le persone parlano. Il risultato è una riunione più naturale, in cui i partecipanti vengono mantenuti al centro della scena senza interventi manuali.

Audio integrato con sei microfoni


La parte audio è un altro elemento centrale della Jabra PanaCast U30. La barra integra un altoparlante e sei microfoni, pensati per catturare le voci in modo chiaro all’interno della stanza. Jabra parla di audio full-duplex, una tecnologia che consente conversazioni più fluide perché permette di parlare e ascoltare contemporaneamente, senza tagli fastidiosi o interruzioni innaturali.

In una sala piccola questo può fare una grande differenza. Non serve alzare troppo la voce, non bisogna stare necessariamente vicino al laptop e chi partecipa da remoto può seguire meglio il dialogo. L’idea è quella di rendere la conversazione più simile a un confronto dal vivo, anche quando una parte del team è collegata a distanza.

Installazione rapida e adatta a più ambienti


Jabra ha progettato PanaCast U30 anche per semplificare il lavoro dei team IT. Quando un’azienda deve attrezzare più sale riunioni, il problema non è solo scegliere il dispositivo giusto, ma anche installarlo in modo rapido, ordinato e replicabile.

La nuova barra video supporta diverse opzioni di montaggio, tra cui installazione a parete, supporto VESA e base da tavolo. Questo permette di adattarla a configurazioni differenti, senza dover ripensare completamente l’allestimento della stanza.

Anche il packaging è pensato per velocizzare la configurazione. Le componenti principali possono essere raggiunte e predisposte senza dover estrarre subito tutto dalla scatola, mentre la gestione integrata dei cavi aiuta a mantenere l’installazione pulita e ordinata.

Gestione semplificata con Jabra Plus


Per le aziende con più spazi riunioni, la gestione da remoto diventa fondamentale. Con Jabra Plus, i team IT possono monitorare lo stato dei dispositivi, distribuire aggiornamenti e controllare più sale da un’unica interfaccia.

PanaCast U30 può essere gestita sia via rete sia tramite USB, offrendo maggiore flessibilità in base all’ambiente aziendale. Per le realtà più attente alla sicurezza, è prevista anche la possibilità di eseguire aggiornamenti firmware localmente, senza dover dipendere necessariamente da procedure online.

La barra video è inoltre basata sulla piattaforma MDEP, cioè Microsoft Device Ecosystem Platform, pensata per offrire un livello di sicurezza rafforzato e una migliore integrazione nell’esperienza di riunione.

A chi si rivolge Jabra PanaCast U30


Jabra PanaCast U30 è pensata soprattutto per aziende, uffici condivisi e team che utilizzano spesso piccoli spazi per riunioni ibride. Non è una soluzione eccessiva o complessa, ma un sistema compatto che punta su semplicità, qualità video, audio integrato e gestione centralizzata.

Può essere interessante per chi vuole attrezzare più stanze senza affrontare installazioni troppo costose o difficili da mantenere. Il collegamento con un solo cavo USB-C, il supporto alle principali piattaforme di videoconferenza e le funzioni intelligenti di inquadratura la rendono una proposta concreta per migliorare la collaborazione quotidiana.

Disponibilità e prezzo


Jabra PanaCast U30 sarà disponibile nel corso del mese di maggio 2026 con un prezzo consigliato di 839 euro.

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JBL PartyBox 330 e PartyBox 130: più potenza, AI Sound Boost e light show evoluto


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Il mondo degli speaker da festa si arricchisce di due nuove proposte firmate JBL, pensate per chi vuole trasformare qualsiasi ambiente in una vera esperienza musicale. Con le nuove JBL PartyBox 330 e JBL PartyBox 130, il brand alza ulteriormente l’asticella introducendo una nuova generazione di party speaker che punta su un mix di suono più potente, design rinnovato, intelligenza artificiale e spettacoli luminosi ancora più immersivi.

Annunciate ufficialmente il 12 maggio 2026, le nuove PartyBox portano in dote miglioramenti concreti sia sul fronte audio sia su quello della portabilità, senza dimenticare una maggiore attenzione alla sostenibilità.

Nuovo design per una presenza ancora più scenografica


A colpo d’occhio, la prima novità riguarda il design. JBL ha completamente ripensato la linea delle nuove PartyBox introducendo un profilo esagonale che non ha solo una funzione estetica, ma migliora anche la diffusione di luce e suono lungo la griglia frontale curva.

Anche il pannello superiore cambia volto, con una nuova manopola centrale multifunzione che consente di gestire volume, modalità audio ed effetti luminosi in modo più intuitivo. Disponibili sia in nero sia in bianco con dettagli arancioni, i due speaker mostrano un look più moderno e deciso rispetto alle generazioni precedenti.

JBL PartyBox 330: 280W di potenza per party senza limiti


JBL PartyBox 330 è il modello più potente della coppia e mette sul piatto 280W RMS. Il sistema audio integra doppi woofer da 6,5 pollici e doppi tweeter a cupola in PEN da 25 mm, una tecnologia derivata direttamente dai sistemi professionali JBL utilizzati nei grandi eventi live.

Tra le novità più interessanti troviamo JBL AI Sound Boost con Smart EQ, una tecnologia che analizza in tempo reale il contenuto musicale per ottimizzare automaticamente bassi, medi e alti in base alla traccia riprodotta.

L’autonomia dichiarata arriva fino a 18 ore, supportata dalla ricarica rapida e da una batteria facilmente sostituibile, pensata per chi vuole prolungare la festa senza interruzioni.

Sul fronte della mobilità non manca una maniglia telescopica con blocco abbinata a ruote robuste adatte anche a superfici irregolari. Completano la dotazione ingressi per microfono e chitarra, supporto karaoke, porta USB-C con riproduzione lossless, ingresso ottico per la TV, Bluetooth 6.0 e compatibilità Auracast™ per collegare più speaker in simultanea.

JBL PartyBox 130: compatta ma sorprendentemente potente


Per chi cerca qualcosa di più compatto senza rinunciare alla pressione sonora, JBL PartyBox 130 propone 200W RMS e una struttura più facile da trasportare.

Il sistema integra woofer da 5,25 pollici aggiornati e tweeter a cupola in seta da 25 mm, capaci di offrire bassi profondi e alte frequenze ben definite. Anche qui troviamo la tecnologia JBL AI Sound Boost con Smart EQ, insieme a un nuovo light show con effetti dinamici e luci stroboscopiche.

L’autonomia arriva fino a 15 ore, mentre una ricarica rapida di soli 10 minuti permette di ottenere fino a 80 minuti aggiuntivi di riproduzione. La presenza della certificazione IPX4 garantisce protezione contro schizzi e piccoli rovesci, rendendola ideale anche per feste all’aperto.

Materiali riciclati e maggiore attenzione alla sostenibilità


Oltre alle performance, JBL punta anche sull’impatto ambientale. La PartyBox 330 è realizzata con il 70% di plastica riciclata, mentre la PartyBox 130 arriva addirittura all’82% di materiali riciclati post-consumo, includendo magneti per tweeter riciclati e packaging certificato FSC con inchiostri a base di soia.

Prezzo e disponibilità in Italia


Italia le nuove PartyBox arriveranno secondo questo calendario:

  • JBL PartyBox 130 sarà disponibile da maggio 2026 al prezzo consigliato di 409,99 euro.
  • JBL PartyBox 330 debutterà invece a luglio 2026 al prezzo consigliato di 599,99 euro.
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Hantavirus, nuovi contagi in Europa dopo il focolaio sulla nave Hondius


Due italiani in isolamento, sequenziato il virus Andes. OMS: “Rischio basso ma sorveglianza alta”

La nave da crociera MV Hondius ha lasciato Tenerife ed è diretta a Rotterdam. I suoi passeggeri, oltre 140, di 23 nazionalità, sono stati evacuati e rimpatriati in meno di 36 ore, in quella che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito un'operazione sanitaria internazionale senza precedenti recenti, secondo quanto riportato dall'ANSA. Ma l'emergenza non è chiusa: i nuovi casi continuano ad emergere tra chi era a bordo, e la sorveglianza è attiva in tutta Europa.

“Missione compiuta”, ma i contagi non si fermano


Gli ultimi 28 passeggeri sono sbarcati sulla banchina del porto di Granadilla, superando le resistenze del governo delle Canarie che aveva tenuto la nave al largo dall'alba di domenica. Il maltempo ha complicato le ultime ore, ma la ministra spagnola della Sanità Mónica García ha mantenuto l'impegno: tutti fuori dalla nave entro le 19. Il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, presente a Tenerife con tre ministri del governo spagnolo, ha parlato di successo della cooperazione multilaterale.

Ieri sono emersi tre nuovi casi: una cittadina francese, un americano e uno spagnolo, tutti ex passeggeri della Hondius. I contagiati confermati salgono a nove, in sei paesi.

Il bilancio delle vittime resta di tre.

La Hondius trasporta ancora, nelle celle frigorifere, la salma di una di loro: una cittadina tedesca.

La francese in terapia intensiva, l'americano da ricontrollare


Il caso più preoccupante è quello della passeggera francese, che aveva iniziato ad accusare sintomi durante il volo di rientro da Tenerife a Parigi. Le sue condizioni sono peggiorate nella notte: è ora ricoverata in terapia intensiva in un ospedale specializzato in malattie infettive, ha dichiarato la ministra della Salute francese Stéphanie Rist. Gli altri quattro connazionali, risultati negativi, restano in isolamento all'ospedale Bichat in camere a pressione controllata.

Più incerto il caso americano. Uno dei 17 cittadini statunitensi rimpatriati è risultato debolmente positivo a un test PCR, mentre un secondo presenta sintomi lievi. Entrambi sono sotto osservazione al University of Nebraska Medical Center di Omaha. Le autorità spagnole precisano però che uno dei test era stato considerato "non conclusivo", mentre il secondo laboratorio aveva restituito esito negativo. Andrà ripetuto a 48 ore.

Resta da capire se un asintomatico possa contagiare. Il virologo Matteo Bassetti, in un post su Facebook, osserva che il caso “aggiunge un punto al dibattito scientifico”. “Le attuali conoscenze ci dicono di no”, scrive, precisando che a trasmettere il virus sono “quasi esclusivamente persone con sintomi respiratori”. E sulla prospettiva di fine emergenza: “Nel giro di 3-4 settimane, se non ci saranno nel mondo, al di fuori dell'Argentina, nuovi casi di hantavirus Andes slegati dal focolaio della nave, potremo dire che è tutto finito. Incrociamo le dita”.

Gli italiani: due in isolamento, il veneto è negativo


In Italia, due marittimi sono stati posti in quarantena obbligatoria: un 24enne di Torre del Greco e Federico Amaretti, 25 anni, di Villa San Giovanni (Reggio Calabria). Entrambi erano a bordo del volo KLM sul quale aveva viaggiato, per pochi minuti, una passeggera sudafricana risultata successivamente positiva e poi deceduta. Sono asintomatici.

Il paziente veneto è risultato negativo. Lo ha comunicato Mara Campitiello, direttore della prevenzione al ministero della Salute: “Ci lascia buone speranze, ma quarantena e sorveglianza restano le misure fondamentali”. Una donna di Firenze in isolamento è anch'essa asintomatica. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha indicato che l'osservazione potrebbe concludersi positivamente già la prossima settimana, comunque entro l'8 giugno.

Il virus sequenziato: stabile, ma il contagio pre-sintomatico resta un'incognita


Dalla Svizzera arriva intanto la prima istantanea genetica del virus. Il Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti di Zurigo ha pubblicato la sequenza del virus Andes isolato da un paziente ricoverato a Zurigo: è identica per il 99% a quella rilevata in Argentina nel 2018. Otto anni, nessuna variante significativa. Secondo il virologo Damien Tully della London School of Hygiene & Tropical Medicine, il virus appartiene a “un lignaggio virale noto, anziché un nuovo ceppo altamente divergente”.

Ed è proprio questo uno dei punti che sta complicando il tracciamento: quando esattamente il virus diventa trasmissibile? Secondo quanto riportato da Askanews, l'OMS ha confermato che il virus è più contagioso nelle prime fasi della malattia, non appena compaiono i sintomi, rendendo necessaria la quarantena immediata dei contatti stretti.

Il quadro paese per paese


I 14 passeggeri spagnoli restano in quarantena in un ospedale militare a Madrid, uno dei quali provvisoriamente positivo in attesa di conferma. I tedeschi sono in osservazione a Francoforte, un passeggero greco ad Atene. In Olanda dodici operatori sanitari sono stati messi in quarantena dopo un'esposizione a campioni biologici.

L'OMS invita comunque a non abbassare la guardia. “Questo non è il Covid”, ripete l'agenzia, sottolineando però che il lungo periodo di incubazione, fino a 42 giorni, potrebbe far emergere nuovi casi anche nelle prossime settimane.

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JBL Live 4: i nuovi auricolari JBL diventano più smart con Smart Charging Case e audio Hi-Res


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JBL amplia la sua gamma di auricolari true wireless con la nuova serie JBL Live 4, una famiglia pensata per chi cerca un ascolto più immersivo, una gestione più comoda delle funzioni quotidiane e una cancellazione del rumore più evoluta. La novità più interessante non riguarda solo l’audio, ma anche il modo in cui si interagisce con gli auricolari: la nuova Smart Charging Case™ con JBL Smart OS 3.0 permette infatti di controllare molte impostazioni direttamente dalla custodia, senza dover passare ogni volta dallo smartphone.

La nuova serie arriva in tre versioni: JBL Live Buds 4, JBL Live Beam 4 e JBL Live Flex 4. L’idea è offrire lo stesso DNA tecnologico, ma con formati diversi, così da adattarsi meglio alle preferenze di ascolto e alla forma dell’orecchio. C’è il modello più compatto in-ear, quello con stelo e gommino per un maggiore isolamento e quello semi-aperto per chi preferisce una vestibilità più leggera.

Audio Hi-Res e JBL Signature Sound per un ascolto più ricco


Uno dei punti centrali della nuova serie JBL Live 4 è il comparto audio. JBL parla di driver di nuova generazione progettati per restituire bassi più profondi, voci più chiare e una resa più definita durante l’ascolto di musica, podcast, video e chiamate. Tutti e tre i modelli supportano il JBL Signature Sound e la certificazione Hi-Res Audio, una caratteristica sempre più richiesta da chi vuole auricolari true wireless capaci di andare oltre il classico ascolto quotidiano.

Le JBL Live Buds 4 e le JBL Live Beam 4 utilizzano driver dinamici da 10 mm, mentre le JBL Live Flex 4 salgono a 12 mm. In tutti i casi troviamo anche JBL Spatial Sound, Personi-Fi 3.0, amplificazione personalizzata del suono ed equalizzazione a basso volume. Questo significa che la serie non punta soltanto sulla potenza, ma anche sulla possibilità di adattare l’esperienza audio alle proprie abitudini.

Cancellazione del rumore True Adaptive 2.0


La cancellazione attiva del rumore è stata migliorata con la tecnologia True Adaptive Noise Cancelling 2.0. Il sistema utilizza 4 microfoni per ridurre le interferenze esterne e rendere l’ascolto più pulito anche in ambienti rumorosi, come mezzi pubblici, uffici condivisi o strade trafficate.

Non si tratta solo di isolarsi dal mondo esterno, ma di avere un ascolto più stabile e meno disturbato. È un aspetto importante soprattutto per chi usa gli auricolari durante tutta la giornata, alternando musica, telefonate, videochiamate e momenti di concentrazione. Sui modelli JBL Live Beam 4 e JBL Live Flex 4 è presente anche Smart Talk, funzione pensata per rendere più naturale il passaggio tra ascolto e conversazione.

Smart Charging Case con JBL Smart OS 3.0: la custodia diventa protagonista


La vera evoluzione della serie JBL Live 4 è la nuova Smart Charging Case™ con JBL Smart OS 3.0. La custodia integra uno schermo più ampio e una nuova interfaccia utente, pensata per rendere più immediato il controllo degli auricolari.

Dalla custodia è possibile gestire notifiche, cambiare brano, modificare le impostazioni audio e personalizzare le funzioni più utilizzate nella schermata principale. L’interazione avviene tramite gesture verso l’alto, il basso o lateralmente, con un approccio che rende la custodia molto più utile rispetto a un semplice accessorio per la ricarica.

È una scelta interessante perché intercetta un’esigenza reale: quando gli auricolari diventano sempre più ricchi di funzioni, serve anche un modo più semplice per gestirle. In questo caso JBL prova a ridurre la dipendenza dallo smartphone e a rendere l’esperienza più immediata.

Chiamate più chiare con 6 microfoni e intelligenza artificiale


Un altro aspetto su cui JBL ha lavorato è la qualità delle chiamate. La serie JBL Live 4 integra 6 microfoni con tecnologia Perfect Calls 2.0, un design antivento e un algoritmo addestrato con l’intelligenza artificiale. L’obiettivo è attenuare in modo più preciso i rumori di fondo, come traffico, vento, ventilatori o suoni improvvisi nell’ambiente.

Per chi usa gli auricolari anche per lavoro, messaggi vocali o videochiamate, questa può essere una delle novità più utili. Oltre ai microfoni, sono presenti anche equalizzatore per le chiamate e ottimizzatore del livello audio, due funzioni pensate per migliorare la resa della voce e rendere la conversazione più stabile.

JBL Live Buds 4, Beam 4 e Flex 4: quale modello scegliere


Le JBL Live Buds 4 sono il modello più compatto e adottano un design in-ear con gommino in silicone. Sono pensate per chi cerca auricolari discreti, stabili e adatti a un uso quotidiano. Offrono fino a 32 ore di autonomia con Bluetooth e ANC attivi, che diventano 40 ore con ANC disattivato.

Le JBL Live Beam 4 hanno invece un design in-ear con stelo e gommini in silicone. Sono probabilmente la scelta più equilibrata per chi vuole isolamento, buona qualità in chiamata e una vestibilità più tradizionale rispetto agli auricolari con stelo. L’autonomia arriva fino a 40 ore con Bluetooth e ANC attivi e fino a 48 ore con ANC disattivato.

Le JBL Live Flex 4 scelgono una strada diversa, con un formato semi-aperto senza gommino in silicone. Questo modello è pensato per chi non ama la sensazione degli auricolari completamente inseriti nel canale uditivo e preferisce un fit più arioso. L’autonomia dichiarata è di 35 ore con Bluetooth e ANC attivi, mentre arriva fino a 50 ore con ANC disattivato.

Tutti e tre i modelli supportano la ricarica rapida: con 10 minuti di ricarica si possono ottenere fino a 4 ore di ascolto. È presente anche la ricarica wireless tramite Smart Charging Case™, una comodità ormai molto utile per chi ha già una postazione di ricarica senza fili sulla scrivania o sul comodino.

Colori, disponibilità e prezzo in Italia


La nuova serie JBL Live 4 sarà disponibile da maggio 2026 su JBLStore.it e presso i principali rivenditori di elettronica. Le JBL Live Buds 4 arriveranno nei colori nero, blu, argento e sabbia, mentre JBL Live Beam 4 e JBL Live Flex 4 saranno proposte anche nelle varianti verde, viola e arancione.

Il prezzo indicato per tutti e tre i modelli è di 179,99 euro. Questa scelta semplifica il confronto, perché la decisione non dipende dal costo, ma soprattutto dal tipo di vestibilità preferita.

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Sospetto Hantavirus: isolato allo Spallanzani giovane calabrese


Monitoraggio clinico a Roma dopo un volo dal Sudafrica: si attendono gli esiti dei test. Autorità: “Nessun focolaio in Italia”

Un giovane calabrese di 25 anni, che si trovava a bordo di un volo KLM proveniente da Johannesburg, è stato trasferito all'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma a seguito della comparsa di sintomi compatibili con l’Hantavirus, come riportato dall’agenzia ANSA. Il paziente sarà sottoposto a esami clinici e analisi di laboratorio per chiarire un’eventuale positività al virus.

Il giovane si trovava già in quarantena al momento della comparsa dei sintomi, dopo essere entrato in contatto sul volo con una donna sudafricana poi deceduta per infezione da Hantavirus.

L’Istituto Spallanzani ha precisato, come riportato da LaPresse, che al momento è previsto l’arrivo dei soli campioni biologici del paziente calabrese con sintomi compatibili con l’Hantavirus e che il giovane resterà sotto osservazione in isolamento fino all’esito degli esami.

Le autorità sanitarie italiane hanno sottolineato che non risultano casi confermati di trasmissione del virus sul territorio nazionale, pur invitando a mantenere alta la vigilanza sui casi sospetti.

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JBL Live 780NC e JBL Live 680NC: le nuove cuffie ANC pensate per ascoltare musica tutto il giorno


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JBL rinnova la sua gamma di cuffie wireless con le nuove JBL Live 780NC e JBL Live 680NC, due modelli pensati per chi ascolta musica, podcast, video e contenuti in mobilità senza voler rinunciare a comfort, autonomia e cancellazione del rumore. Le prime sono cuffie over-ear, quindi con padiglioni che avvolgono l’orecchio, mentre le seconde sono on-ear, più compatte e appoggiate direttamente sull’orecchio.

L’idea alla base della nuova serie JBL Live è molto chiara: offrire un ascolto più curato, un design più moderno e una gestione intelligente dei rumori esterni. Non sono cuffie pensate solo per chi cerca potenza audio, ma per chi vuole un prodotto da usare durante tutta la giornata, tra lavoro, viaggi, chiamate, momenti di relax e spostamenti quotidiani.

Design più sottile, materiali curati e tanti colori


Dal punto di vista estetico, le nuove JBL Live 780NC e JBL Live 680NC puntano su un look più elegante e riconoscibile. JBL ha scelto cerniere in metallo, finiture soft-touch e una struttura completamente pieghevole, così da rendere le cuffie più pratiche da portare nello zaino o in borsa.

Il comfort resta uno degli aspetti centrali, soprattutto perché si parla di cuffie pensate per un uso prolungato. I padiglioni e l’archetto sono stati progettati per offrire una sensazione più morbida e stabile, con un’impostazione adatta sia all’ascolto domestico sia all’utilizzo fuori casa.

Interessante anche la scelta dei colori. Oltre alle tonalità più classiche come nero, bianco e sabbia, arrivano varianti più vivaci come blu, verde, viola e arancione. È una direzione coerente con la filosofia lifestyle di JBL, che punta a trasformare le cuffie in un accessorio tecnologico ma anche personale.

Audio Hi-Res, driver da 40 mm e Spatial Sound


Il cuore delle nuove cuffie è rappresentato dai driver dinamici da 40 mm con diaframma composito, pensati per offrire un suono più nitido e ricco di dettagli. La compatibilità con Hi-Res Audio via cavo e wireless rende questi modelli più interessanti anche per chi cerca una qualità superiore rispetto alle classiche cuffie Bluetooth.

La presenza del codec LDAC permette infatti di ascoltare audio ad alta risoluzione in modalità wireless, a patto di utilizzare dispositivi compatibili. È una caratteristica importante perché consente di sfruttare meglio musica e contenuti di qualità elevata, senza dover per forza collegare le cuffie con il cavo.

Non manca JBL Spatial Sound 3.0, una tecnologia pensata per rendere l’ascolto più immersivo. Può tornare utile soprattutto durante la visione di film, serie TV o contenuti video, perché dona una maggiore sensazione di spazio e profondità. In pratica, l’audio non resta semplicemente “attaccato” alle orecchie, ma prova a ricreare una scena sonora più ampia.

Cancellazione del rumore più intelligente con True Adaptive Noise Cancelling 2.0


Uno dei punti più importanti delle nuove JBL Live 780NC e JBL Live 680NC è la cancellazione del rumore. Entrambi i modelli integrano la tecnologia True Adaptive Noise Cancelling 2.0, che lavora in tempo reale per ridurre le distrazioni esterne e adattarsi all’ambiente circostante.

La differenza principale tra i due modelli riguarda il numero di microfoni dedicati alla cancellazione. Le JBL Live 780NC utilizzano un sistema con 6 microfoni, mentre le JBL Live 680NC si affidano a 4 microfoni. Questo lascia intuire un approccio leggermente più avanzato sul modello over-ear, pensato per offrire un isolamento più completo.

La cancellazione adattiva può essere utile in molte situazioni quotidiane, dai mezzi pubblici agli uffici rumorosi, fino ai viaggi in treno o in aereo. L’obiettivo è permettere all’utente di concentrarsi meglio sulla musica o sulle chiamate, senza dover alzare troppo il volume.

Chiamate più chiare grazie ai microfoni beamforming


Le nuove cuffie JBL Live non puntano solo sull’ascolto musicale, ma anche sulla qualità delle chiamate. Entrambi i modelli integrano 2 microfoni beamforming e un algoritmo di cancellazione del rumore basato su intelligenza artificiale, pensato per rendere la voce più chiara anche in ambienti affollati.

Questa soluzione è particolarmente utile per chi usa le cuffie durante riunioni online, telefonate di lavoro o chiamate in mobilità. La tecnologia 2-Mic Perfect Calls 2.0 lavora per isolare meglio la voce e ridurre i rumori di fondo, mentre l’equalizzatore delle chiamate e l’ottimizzatore del livello sonoro aiutano a mantenere una resa più stabile.

Personi-Fi 3.0 e app JBL Headphones per personalizzare l’ascolto


Un altro elemento interessante è la presenza di Personi-Fi 3.0, la tecnologia JBL che consente di personalizzare l’esperienza audio in base al proprio profilo di ascolto. In questo modo le cuffie possono adattare la resa sonora alle preferenze dell’utente, rendendo l’esperienza più su misura.

Attraverso l’app JBL Headphones è possibile gestire diverse impostazioni, dai controlli touch alla cancellazione del rumore, passando per l’equalizzazione. I pulsanti personalizzabili permettono inoltre di rendere l’utilizzo più immediato, adattando i comandi alle proprie abitudini.

Le nuove JBL Live 780NC e JBL Live 680NC sono anche compatibili con il trasmettitore wireless JBL SMART Tx, venduto separatamente. Questo accessorio permette di collegare le cuffie anche a sistemi di intrattenimento di bordo e di gestire alcune funzioni tramite touchscreen, ampliando le possibilità d’uso soprattutto in viaggio.

Autonomia fino a 80 ore e ricarica rapida


Sul fronte batteria, JBL dichiara fino a 80 ore di autonomia senza ANC e fino a 50 ore con cancellazione del rumore attiva. Sono numeri molto interessanti per cuffie pensate per l’uso quotidiano, perché riducono la necessità di ricariche frequenti.

La ricarica rapida aggiunge un ulteriore vantaggio pratico: con 5 minuti di ricarica si possono ottenere fino a 4 ore di ascolto. È una funzione utile quando ci si accorge all’ultimo momento di avere poca batteria prima di uscire o prima di affrontare un viaggio.

Prezzo e disponibilità in Italia


Le nuove JBL Live 780NC e JBL Live 680NC saranno disponibili su JBLStore.it e presso i principali rivenditori di elettronica a partire da fine maggio. Il prezzo indicato è di 179,99 euro per le JBL Live 780NC e di 149,99 euro per le JBL Live 680NC.

Entrambi i modelli arriveranno nelle colorazioni nero, blu, bianco, sabbia, verde, viola e arancione. La scelta tra le due versioni dipenderà soprattutto dal tipo di vestibilità preferita: le JBL Live 780NC sono più indicate per chi cerca un’esperienza over-ear più avvolgente, mentre le JBL Live 680NC possono essere più adatte a chi preferisce cuffie on-ear più compatte e leggere.