Tutti i racconti


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.


Roberto Bolaño nasce a Santiago del Cile nel 1953 e muore a Barcellona nel 2003. Noto soprattutto per il romanzo I detective selvaggi del 1998 (Milano, Adelphi, 2014), nasce come poeta, esponente di maggior spicco della corrente letteraria messicana dell’infrarealismo, costola latinoamericana del movimento d’avanguardia del surrealismo. Egli pubblicò in vita anche romanzi brevi e tre raccolte di racconti, Chiamate telefoniche, del 1997 (Milano, Adelphi, 2012); Puttane assassine, del 2001 (Milano, Adelphi, 2015); e Il gaucho insopportabile del 2003 (Milano, Adelphi, 2017), quest’ultima pubblicata postuma, ma licenziata dallo scrittore come conclusa.

La morte in un’età ancora relativamente giovane e il fascino che lo avvolge nell’ambiente letterario internazionale a partire dalla pubblicazione de I detective selvaggi hanno dato allo scrittore una seconda vita letteraria postuma. Dopo la sua morte, infatti, sono state pubblicate varie sue opere, la più famosa delle quali è il monumentale 2666 (Milano, Adelphi, 2009).

Alla serie delle opere postume, da qualche mese si aggiunge per il pubblico italiano la quarta raccolta di racconti, a cui è stato dato il titolo «Il segreto del male», nel volume Tutti i racconti, in cui Adelphi ha riunito tutti i racconti dello scrittore cileno. Qui ci concentreremo sugli inediti, essendo le altre raccolte già da tempo note ai lettori italiani.

I 17 racconti trovati nel computer di Bolaño sono per lo più incompleti; si intuisce la loro natura di bozza o sperimentazione. In questa prospettiva, il tratto ruvido, irregolare e scabro delle pagine costituisce tuttavia un motivo di grande interesse. Ricorrono varie volte i due personaggi principali de I detective selvaggi: Arturo Belano (alter ego dello scrittore) e Ulises Lima (maschera letteraria dell’amico poeta messicano Mario Santiago Papasquiaro). Altri testi si ispirano a luoghi di Città del Messico, dove Bolaño visse da giovane. In generale ritroviamo molti temi cari allo scrittore: il rapporto complesso con la patria, lasciata a 15 anni; l’angoscia per il futuro che conferisce tratti quasi distopici agli ambienti descritti; la critica al potere; la minaccia come possibile epilogo che incombe negli incontri tra estranei; la follia; la solitudine; la nostalgia. Ricorrono la cifra semi-onirica e la vita inconscia, che si riverberano in uno sguardo allucinante e alienato. Proprie dello stile di Bolaño sono l’energia eccentrica, la digressione come arte del sublime e dell’abisso, la capacità di trasformare i dettagli in simboli di inquietudine. Il lettore odierno può trovare nel presagio dell’orrore dei racconti di Bolaño il rispecchiamento della crescente preoccupazione per il futuro.

Il racconto migliore ci sembra «Labirinto». Esso nasce dall’osservazione minuziosa di una fotografia che immortala otto giovani – cinque ragazzi e tre ragazze – seduti al tavolo di un bar. La fotografia fissa un attimo di apparente serenità, e da quell’istante, della durata di un battito di ciglia, Bolaño fa dipartire una serie di mondi possibili, di realtà potenziali nelle quali i desideri, le attese e le relazioni degli otto giovani si intrecciano e dialogano nel segreto tra loro in modi diversi, avanti e indietro nel tempo.

Questo racconto è una trama nel tempo di suggestione e gusto borgesiano. Il racconto più disperato è quello che chiude la raccolta, «Il contorno dell’occhio» («Diario dell’ufficiale cinese Chen Huo Deng, 1980»), che narra il periodo di riposo di un ufficiale cinese in un villaggio sperduto. L’uomo è un poeta ammirato in tutto il Paese, noto e apprezzato, e trascorre in quel luogo il tempo della convalescenza di una malattia che non viene mai descritta, raccogliendo ritagli di giornali di notizie ed eventi per lo più assurdi e straordinari. Il finale è spiazzante e nella sua desolazione doloroso.

È questo il tratto che ci sembra pesare maggiormente sulle pagine dei racconti di Bolaño. Se riconosciamo in lui la bravura e la capacità vertiginosa di mettere in discussione ciò che appare, avvertiamo al tempo stesso l’assenza della speranza cristiana: un vuoto che a tratti diventa pesante come un macigno. La desolazione che si avverte più intensa in alcune pagine è il frutto di una grande abilità letteraria, che però non riesce a cogliere la dimensione trascendente dell’essere umano e del creato. Il mondo di Bolaño in questi racconti è caos e non kosmos, orizzonte disperato e chiuso.

The post Tutti i racconti first appeared on La Civiltà Cattolica.

È disponibile in libreria “Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza”, sussidio per la formazione generale degli operatori del servizio civile, a cura di Michelangelo Chiurchiù con la prefazione di don Luigi Ciotti, edito da Multim…

Nella Pontificia Basilica di Sant’Antonio da Padova aumentano le “presenze virtuali ”rispetto all’anno precedente, ossia i devoti che seguono in streaming social e web le celebrazioni giornaliere o le proposte spirituali promosse dai frati della Basi…

Sono stati 498 i pellegrinaggi italiani organizzati che si sono registrati in sacrestia della Pontificia Basilica di Sant’Antonio a Padova, nel 2025 sono stati 23.062 devoti totali da 18 regioni su 20.

“C’è sicurezza quando c’è accoglienza”. Così il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha risposto oggi alle domande dei giornalisti sul via libera del Parlamento europeo e della Commissione europea alla lista dei Pa…

Durante l'udienza di oggi, il Papa ha lanciato un appello a "superare tensioni, divisioni e antagonismi, religiosi e politici" in Europa, costruendo "una nuova unità" del nostro continente.

Giornata del malato: Play2000, oggi pomeriggio in diretta da Chiclayo la messa conclusiva presieduta dal card. Czerny

Play2000, la piattaforma streaming di Tv2000 e inBlu2000, oggi, mercoledì 11 febbraio, alle ore 15, trasmette in diretta dal santuario di Nostra Signora della Pace a Chiclayo, in Perù, la messa conclusiva della Giornata mondiale del malato.

“Papa Leone XIV ha ricordato, attraverso il racconto e la parabola del Buon Samaritano, l’impegno di tutti i medici nel prendersi cura di chi soffre, portando quasi su di sé il dolore, la sofferenza del malato”.

Vivere la Giornata mondiale del malato che ricorre oggi "in maniera diaconale, a servizio delle fragilità e dei vulnerabili, perché quello che cerchiamo di fare ogni giorno come pastorale della salute è andare incontro alle solitudini per riconnetter…
Francesca Martini ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Ieri a Palazzo Boncompagni (Bologna) primo incontro delle “Conversazioni intorno al Tavolo Love Difference” con il Card. Matteo #Zuppi e il maestro #MichelangeloPistoletto.
*Tema*: che cosa resta dell’umano quando le macchine iniziano a “pensare”?
Da qui il dialogo tra tradizioni diverse per rimettere al centro responsabilità e #intelligenza spirituale.
Solo l’inizio.

Francesca Martini reshared this.

Prima di iniziare l’udienza di oggi, il Papa, dopo aver percorso il corridoio centrale salutando i moltissimi fedeli accalcati lungo le transenne, ha salito i gradini che lo portano sul palco dell’Aula Paolo VI e ha acceso una candela davanti alla st…

Prima di cominciare l’udienza di oggi, in Aula Paolo VI, il Papa si è fermato a salutare i moltissimi fedeli che hanno trovato posto, in piedi, dietro l’apposito spazio transennato nell’atrio dell’Aula Paolo VI, non riuscendo a raggiungere l’interno …

Gestire i conflitti (Gen 13,18–14,1-24)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.


Questo è il quarto libro che il gesuita p. Gianfranco Matarazzo dedica alla figura di Abramo, questa volta focalizzandosi sul tema dei conflitti. Seguendo il metodo ignaziano utilizzato anche nei precedenti volumi, il brano di riferimento indicato nel sottotitolo, che ne scandisce il percorso, viene sminuzzato con cura, in un movimento a spirale che lo approfondisce, evidenziando dettagli a prima vista non appariscenti, ma che a uno sguardo più attento si rivelano ricchi di indicazioni. Ci soffermiamo in particolare su due percorsi narrativi, che mostrano i due versanti del tema, esteriore e interiore, tra loro strettamente intrecciati.

Il primo è la descrizione del grande conflitto che vede coinvolti ben nove re (cfr Gen 14,1-2). Ma quando si descrive la battaglia, alcuni di loro restano stranamente in disparte e compaiono altri attori (cfr Gen 14,5); quale può essere il motivo di un tale cambio di registro? Forse è un espediente narrativo per mostrare che, quando si scatena un conflitto, si entra in un gioco troppo grande da gestire, coinvolgendo sempre più persone, con esiti caotici e imprevedibili: «Nonostante i preparativi e i possibili epiloghi, la realtà può non confermare le nostre pur ragionevoli previsioni» (p. 61). A questo scenario vengono dedicati ben 10 esercizi, invitando l’orante a riconoscere in queste descrizioni dei precisi copioni «che tendono a ripetersi in situazioni di conflitto», e a confrontarsi con le proprie vicende di caos.

L’altro grande tema che emerge in questo scavo è il discernimento di Abramo. L’analisi del testo ne evidenzia aspetti fondamentali: egli va contro la logica, rifiutandosi di scegliere una dimora sicura. È inoltre capace di scelte coraggiose e generose: non esita a soccorrere Lot, che non si è comportato bene con lui, e l’intera coalizione di cui il nipote fa parte, mettendo a rischio la propria vita (cfr Gen 14,14-16). Dimostra di avere un cuore libero dalla cupidigia; rifiuta infatti i beni del re di Sodoma, un re malvagio e corrotto, con il quale non vuole avere legami: pur avendogli salvato la vita, non approfitta di questo vantaggio. Offre la decima a Melchisedek, al quale non era obbligato da alcun vincolo, e ne accoglie la benedizione (cfr Gen 14,20-24).

In queste non facili scelte emerge, come un filo rosso, la vera motivazione di Abramo: la sua fede, il legame profondo con il Signore che lo ha accompagnato in tutte queste peripezie con la sua benedizione (cfr Gen 12,2b-3), lo ha aiutato a crescere nella libertà e maturità interiore, ispirando le sue preghiere, intenzioni e azioni, proprio come recita la richiesta preliminare che introduce ognuno dei 94 esercizi proposti.

Per questo il comportamento di Abramo non può essere compreso dalla logica, dalla necessità o dal tornaconto personale, perché capace di «rischiare la propria vita per un bene più grande e complicato» (p. 173). È uno stile di vita capace di comunicare la presenza benevola di Dio, riconosciuta dalle persone più inaspettate, come Melchisedek. Abramo è una figura esemplare, capace di unire amore per Dio e amore per il prossimo: «Mentre i sovrani della zona si affannano a regolare i rapporti tra loro provando a imporre domini gli uni sugli altri, e mentre Lot cerca di dare il meglio di se stesso per portare avanti la sua arrampicata socio-economica, Abram prova ad approfondire la relazione con la popolazione locale e costruisce altari al Signore» (pp. 196 s.).

Ognuna di queste caratteristiche viene rimandata all’orante, con interrogativi puntuali al termine di ogni esercizio, perché, come Abramo, impari a rileggere il proprio percorso di vita nel segno della benedizione del Signore: «Mi capita di sperimentare libertà in situazioni difficili? Cosa rende possibile il mio agire libero? In cosa consiste questa energia? Quando e dove sperimento questa forza?» (p. 195).

The post Gestire i conflitti (Gen 13,18–14,1-24) first appeared on La Civiltà Cattolica.

È online il numero di febbraio di Noticum, la rivista digitale della fondazione Missio. Su questo numero, in primo piano, l’incontro dei missionari italiani in Mozambico, “Paese ricchissimo di risorse naturali, ma che vive povertà scandalose e il ter…

“Io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15). È il tema scelto da Papa Leone XIV per la VI Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, con il quale “si intende sottolineare come l’amore di Dio per ogni persona non venga mai meno, neanche nella fra…

Il 13 febbraio 2026, in occasione del World Radio Day (WRD), Radio Vaticana – Vatican News promuove un’iniziativa speciale in sette lingue con sette programmi radiofonici che diventeranno podcast tematici dedicati al futuro della radio, al servizio p…

Quello appena trascorso è stato un fine settimana di straordinaria intensità spirituale e culturale per l’Abbazia di Montecassino, che ha dato solennemente avvio alle celebrazioni in onore di Santa Scolastica, sorella di San Benedetto e figura lumino…

È in libreria “Il serpente e l’arca. Sul destino delle comunità”, il nuovo libro di Luigino Bruni sulle comunità spirituali e sui movimenti carismatici, edito da Città Nuova. Lo rende noto un comunicato dell’editore.

Lunedì prossimo, 16 febbraio, alle 11.30, presso la Sala Stampa della Santa Sede (Via della Conciliazione, 54), è in programma una conferenza stampa per la presentazione delle iniziative per il quarto centenario della dedicazione della Basilica di Sa…

Quam pulchri


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.


In occasione del suo 70° compleanno, l’11 ottobre 2025, al cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, è stata offerta una Laudatio, intitolata secondo Isaia 52,7. Il volume, di 888 pagine, a cura di Nicla Buonasorte e Alberto Melloni, contiene 70 saggi che trattano da varie angolature il tema della pace, sottolineato dalla copertina, in cui figurano due piedi nudi, polverosi, segno della fatica del messaggero che l’annuncia. I contributi di esegesi, teologia, storia ed esperienze profetiche offrono una prospettiva originale, andando oltre l’occasione. Gli autori, di generazioni diverse, di vari continenti e culture, indagano le radici «della perseveranza evangelica» del cardinale Zuppi e «la scelta di convertire la propria vita alla luce della Scrittura, nella fedeltà a Didaché 2,7: “Non odierai alcun uomo”» (p. 17).

Il filo che lega i saggi è dunque «la pace», così come emerge dalla Bibbia, interpretata nella storia, divenuta profezia, ma anche imperiosa necessità di fronte al dolore, alla distruzione e alla morte. Riccardo Di Segni analizza il concetto di shalom nella letteratura rabbinica: non solo assenza di conflitti, ma armonia e benessere, fondamento dell’esistenza insieme alla giustizia e alla verità. Il tema della pace implica anche una riflessione sulla possibilità di una «guerra giusta»: Giuseppe Caruso afferma che Agostino ne parla, che però elogia quanti «uccidono la guerra con le parole e ottengono e conservano la pace attraverso la pace» (p. 252).

Nel Cinquecento Erasmo – evidenzia Andrea Annese –, nella Philosophia Christi, rifiuta la guerra. Profeta inascoltato al suo tempo, dilaniato da gravi conflitti, egli ha invece ancora oggi la sua inalterata attualità: perfino «la pace più ingiusta è preferibile alla più giusta delle guerre» (p. 322).

Primo Mazzolari – nota Giorgio Vecchio – in Tu non uccidere, uscito anonimo nel 1955, rappresenta un’importante, ma isolata, testimonianza di pace: la guerra è «sempre criminale», perché la violenza non porta mai a una vera giustizia (cfr p. 507).

Come ottenere pace fra belligeranti? Non esistono formule – rileva Roberto Morozzo della Rocca – ma la storia della «pace italiana» in Mozambico è emblematica per la mediazione di Sant’Egidio fra i contendenti. Nel 1992, dopo 27 mesi di trattative, il dialogo fra il Frelimo e la Renamo e il confronto delle loro ragioni sono stati decisivi per la pace.

In Brasile, Hélder Câmara – notano Luiz Carlos Luz Marques e Lucy de Silva Pina Neta – ha promosso la pace attraverso la giustizia, evidenziando il ruolo dei giovani per costruirla e denunciando la miseria come «la più ipocrita, la più insidiosa e la più mortifera [delle guerre]» (p. 625). La sua eredità rimane un monito contro la violenza dell’ingiustizia.

Tra le esperienze profetiche – osserva Federico Ruozzi – figura «La lettera ai giudici come un’opera d’arte» di don Milani. Vi si afferma il diritto del cittadino di «reagire all’ingiustizia», perché ha libertà di parola e di stampa: «ognuno deve sentirsi responsabile di tutto» (p. 595). Nel 1965 Milani e la sua scuola sono divenuti protagonisti del movimento pacifista italiano e internazionale.

L’incontro di Assisi del 1986 – afferma Mauro Velati – ha rinnovato nella Chiesa cattolica il nesso tra preghiera, pace ed ecumenismo. Giovanni Paolo II ha trasformato la proposta di un «Concilio di pace» in una Giornata mondiale di preghiera interreligiosa. L’iniziativa è stata resa possibile dal clima conciliare e ha permesso di ridefinire un nuovo ruolo del papato come promotore di pace.

Sintesi dei temi affrontati nell’opera è il saggio di Daniele Menozzi su «Papa Francesco e la pace»: il Pontefice condanna ogni guerra e segnatamente la «Terza guerra mondiale a pezzi», perché insensata e inutile, e sottolinea il legame tra conflitti e commercio di armi. Nell’enciclica Fratelli tutti rivede anche il Catechismo della Chiesa cattolica, dichiarando che una «guerra giusta» non è più concepibile (cfr p. 862), e ancor meno una «guerra santa», che sarebbe un abuso politico della religione.

Si è scelta come Postfazione un brano tratto dall’intervento di David Sassoli al G20 Interfaith Forum di Bologna (2021), in cui si auspica che le religioni diventino strumenti di fratellanza e «ri-umanizzazione», e non di conflitto. Nessuno si salva da solo: questa «è la sfida a cui tutti siamo chiamati» (p. 886).

The post Quam pulchri first appeared on La Civiltà Cattolica.

C’è bisogno di una “massa immaginaria per descrivere il mondo”. Così Antonino Zichichi, nel luglio del 2012, definiva la portata della scoperta del bosone di Higgs, subito ribattezzato dai media “la particella di Dio”, all’indomani dell’annuncio da p…