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Myanmar al voto. La pace è ancora lontana?
Il 25 gennaio, in Myanmar è previsto l’ultimo turno della consultazione elettorale indetta dalla giunta militare per eleggere il Parlamento nazionale bicamerale, in un Paese segnato da quasi cinque anni di guerra civile, scoppiata dopo il colpo di Stato del 1° febbraio 2021. Un percorso articolato – quello del voto – che ha visto ben tre fasi distinte: il primo turno si è tenuto il 28 dicembre 2024 in un centinaio di comuni; il secondo, l’11 gennaio, in altrettanti comuni in 12 stati; e ora, l’ultimo turno fissato proprio in questi giorni. Un voto boicottato sia dal Governo civile di unità nazionale (in esilio e legato alle forze della resistenza), sia dalle organizzazioni armate etniche, storicamente presenti in Myanmar, spiega l’Agenzia Fides, mentre sono in corso combattimenti in più di un terzo del Paese[1].
«Queste elezioni si sono svolte in un contesto di conflitto continuo e profonda frammentazione politica – raccontano alcune fonti raggiunte da La Civiltà Cattolica -. Il Myanmar continua a vivere una situazione di insicurezza diffusa, sfollamenti su larga scala e severe restrizioni dello spazio civico e politico a seguito del colpo di Stato militare del 2021. Le ostilità interessano parti significative del Paese e compromettono governance di base e protezione dei civili». La decisione di condurre le elezioni in tre fasi distinte, infatti, sembra sia stata presa perché «molte zone sono insicure o inaccessibili». Una frammentazione che «solleva serie preoccupazioni circa l’inclusività, la rappresentatività e la misura in cui il processo può riflettere la volontà della popolazione nel suo complesso».
I dati raccolti dall’Agenzia Fides parlano di un’affluenza del 70% degli elettori al primo turno, con il 90% dei consensi raccolto dallo Union Solidarity and Development Party (USDP), nelle cui liste militano funzionari pubblici e personalità politiche del regime. «La gente si reca alle urne da un lato per timore di subire ritorsioni, se non lo fa; e, d’altro canto, perché spera in qualcosa di nuovo, che sblocchi lo stallo in cui la nazione è precipitata», ha raccontato John Aung Htoi, sacerdote della diocesi di Myitkyina, città nello stato Kachin, una delle città dove i cittadini possono votare, all’Agenzia Fides. «Anche nella storia passata del Myanmar – ricorda il sacerdote – i militari hanno agito secondo lo stesso schema, passando gradualmente il potere a un governo civile, ma tenendo saldo il controllo della nazione».
Nonostante l’affluenza, non mancano le preoccupazioni sul futuro del paese, a causa di un processo elettorale «orchestrato per dare un’immagine di legittimità al regime militare piuttosto che riflettere la volontà autentica del popolo», spiegano le fonti raggiunte da La Civiltà Cattolica. «La maggior parte dei principali partiti di opposizione è stata sciolta o è stato impedito loro di partecipare. Molti leader politici rimangono detenuti o in esilio, mentre sono state introdotte leggi e regolamenti che criminalizzano i diritti politici fondamentali e la libertà di espressione. I cittadini, gli attivisti politici e la società civile continuano a subire arresti e vessazioni per aver messo in discussione il processo elettorale. Nel loro insieme, queste condizioni minano i requisiti essenziali di elezioni libere, eque e credibili. L’impostazione e lo svolgimento di questo processo suggeriscono uno sforzo deliberato per proiettare un’immagine di normalità politica all’esterno, piuttosto che per promuovere la pace, l’inclusione o la transizione democratica».
A pagare il prezzo più alto di questa crisi, sono ancora una volta le persone più vulnerabili, ovvero le popolazioni sfollate, compresi gli sfollati interni e coloro che sono stati costretti a fuggire oltre confine. «Milioni di persone sono state sfollate a causa del conflitto in corso, dei bombardamenti aerei e delle ripetute operazioni militari – spiegano le fonti contattate da La Civiltà Cattolica -. Molti vivono in insediamenti informali o rifugi temporanei con accesso limitato alla protezione, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e ai mezzi di sussistenza. Per gli sfollati, queste elezioni sono in gran parte scollegate dalla loro realtà quotidiana. La maggior parte di loro è di fatto esclusa dal processo. Di conseguenza, una parte significativa della popolazione non ha voce in capitolo in un processo che rivendica la legittimità nazionale, rafforzando i modelli di emarginazione ed esclusione».
Oltre agli sfollati, il conflitto sta avendo un impatto anche a livello infrastrutturale. Secondo alcune organizzazioni civili attive nel Paese, come Independent Investigative Mechanism for Myanmar, Centre for Information Resilience e Myanmar Witness, dal 2021 più di 400 strutture sanitarie – ospedali, cliniche, dispensari – sono state distrutte o rese inagibili, mentre oltre 240 scuole sono state colpite dai bombardamenti o trasformate in basi militari. Oltre 200 tra monasteri buddhisti, moschee, chiese e altri siti sacri sono stati danneggiati, saccheggiati o rasi al suolo negli ultimi quattro anni. Inoltre, secondo l’Onu, le coltivazioni di oppio nel paese sono salite del 17% nell’ultimo anno, raggiungendo 53.100 ettari, il livello più alto dal 2015[2]. Senza contare il fenomeno delle scam cities, dove migliaia di persone vengono trafficate, detenute e costrette a lavorare nei call center del cybercrime[3].
Mentre in molti – dentro e fuori i confini del Myanmar – attendono una risposta decisa da parte della comunità internazionale in merito all’esito del voto, risuonano ancora le parole di papa Francesco, che rivolgendosi ad un gesuita del Myanmar, durante i colloqui con i gesuiti dell’Indonesia, nel suo viaggio apostolico compiuto a inizio settembre 2024, aveva detto: «In Myanmar oggi non si può stare in silenzio: bisogna fare qualcosa! Il futuro del tuo Paese deve essere la pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di tutti, sul rispetto di un ordine democratico che consenta a ciascuno di dare il suo contributo al bene comune»[4].
[1] Elezioni in un paese in guerra: «C’è la speranza di un cambiamento e di aprire un dialogo nazionale”, dice un sacerdote, Agenzia Fides. fides.org/it/news/77228-ASIA_M…
[2] Myanmar. Nuovo attacco aereo, 18 morti e 20 feriti, Vatican News. vaticannews.va/it/mondo/news/2…
[3] I centri truffa nel sud-est asiatico: una nuova forma di schiavitù, La Civiltà Cattolica, Quaderno 4200. laciviltacattolica.it/articolo…
[4] «Avanti con prudenza coraggiosa». I colloqui di papa Francesco con i gesuiti dell’Indonesia, Timor-Leste e Singapore, La Civiltà Cattolica, Quaderno 4183. laciviltacattolica.it/articolo…
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Eventi | Fumetti
Sabato 31 gennaio 2026, alle ore 17:30, nella sede de La Civiltà Cattolica (in via di Porta Pinciana, 1 – Roma), si terrà un incontro con gli autori di Fumetti, il 31° volume della collana Accènti.
Nelle storie disegnate – strisce a fumetti, graphic novel, manga – si ricerca la grandezza e la complessità del senso della vita. Come ricordava con un’espressione paradossale Umberto Eco: «Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese». Ogni lettore, dunque, può trovare un proprio senso alla lettura dei fumetti, che sono delle nuvole che passano nel cielo e che permettono di fermarsi e poter riflettere tra un disegno e l’altro, tra un «gulp» e un «gasp» o un «sigh», e scoprire che questi pongono con leggerezza, ironia e semplicità, le grandi domande dell’essere umano.
Zerocalcare, Jacovitti, Charlie Brown e Snoopy, Mafalda, Dragon Ball, Asterix e molto altro: in questa edizione di Accènti, sono vari i contributi sui fumetti proprio perché in essi appare un paradosso interessante che continua a dare da pensare: in ciò che è piccolo, semplice, è contenuto ciò che è grande, che potremmo sintetizzare nel detto latino sic parvis magna.
Intervengono:
- I classici del fumetto, p. Giancarlo Pani S.I.
- Graphic Novel, p. Claudio Zonta S.I.
- Suggestioni dal Sol Levante, fr. Giacomo Andreetta S.I.
Ingresso libero fino a esaurimento posti – NO PARKING
Info: eventi@laciviltacattolica.it
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Eventi | L’intelligenza artificiale e il nostro sé più intimo
Giovedì 29 gennaio, dalle ore 11:00 alle 12:30, si terrà il webinar «L’intelligenza artificiale e il nostro sé più intimo: lettura delle esperienze cinesi in un discorso interculturale», co-sponsorizzatodall’Ufficio a Roma della Georgetown University, dalla Scuola di Studi Orientali e Africani (SOAS, Università di Londra), da La Civiltà Cattolica e dal China Forum for Civilizational Dialogue.
Le applicazioni dell’intelligenza artificiale sono diventate parte integrante della nostra vita quotidiana, trasformando il nostro luogo di lavoro, l’accesso e l’uso dei servizi e l’erogazione dell’istruzione nelle scuole. Più recentemente, l’intelligenza artificiale è entrata lentamente anche nella nostra sfera più privata, influenzando le relazioni interpersonali, guidando le emozioni e plasmando la nostra vita spirituale.
Questo China Forum esplorerà l’impatto dell’intelligenza artificiale sul nostro sé più intimo, affrontando questioni e casi di studio che spaziano dall’assistenza sanitaria all’esperienza religiosa, discutendo i vantaggi e le preoccupazioni. Nonostante l’attenzione particolare rivolta al mondo cinese e alla cultura asiatica, i relatori affronteranno anche questioni generali, rilevanti per un discorso interculturale.
Interverranno:
Magali Goirand, ricercatrice presso l’Australian Institute of Health Innovation (AIHI), professionista del pensiero sistemico e un facilitatore dell’apprendimento.
S. M. Bhagya P. Samarakoon, ricercatrice presso il dipartimento di Ingegneria dello sviluppo dei prodotti della SUTD, a Singapore. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Ingegneria dello sviluppo dei prodotti presso la Singapore University of Technology and Design nel 2022.
Debora Tonelli, rappresentante della Georgetown University a Roma e ricercatrice stabile presso il Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler di Trento.
Stefania Travagnin, docente di buddhismo cinese e preside del Centro di studi buddhisti presso la Scuola di studi orientali e africani (SOAS).
Bella Pei Wang, professoressa assistente presso la Scuola di cinese dell’Università di Hong Kong.
Iscriviti qui per partecipare al webinar
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