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Exchange Online blocca i server Exchange 2016 e 2019 non aggiornati: cosa cambia da settembre 2026
#tech
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@informatica


Exchange Online blocca i server Exchange 2016 e 2019 non aggiornati: cosa cambia da settembre 2026


Il problema: server Exchange datati che parlano ancora con Exchange Online


Molte organizzazioni con un deployment ibrido Exchange non hanno mai completato la migrazione completa al cloud: mantengono uno o più server Exchange 2016 o 2019 on-premises esclusivamente per gestire l’autenticazione, i connettori di posta o alcuni carichi di lavoro legacy, mentre il grosso delle cassette postali vive già su Exchange Online. È un’architettura comune, ma comporta un rischio spesso sottovalutato: se quel server ibrido non viene aggiornato, diventa silenziosamente un anello debole nella catena di sicurezza dell’intero tenant.

Microsoft ha deciso di intervenire con un piano di enforcement che, a partire dalla seconda settimana di settembre 2026, comincerà a limitare e infine a bloccare i messaggi provenienti da server Exchange 2016 e 2019 che non rispettano una baseline minima di aggiornamento. La notizia è particolarmente rilevante perché il calendario coincide con questi stessi giorni: chi gestisce un ambiente ibrido dovrebbe verificare la propria postura di patching immediatamente, non “quando avrà tempo”.

Cosa cambia esattamente


Il meccanismo riguarda specificamente i server che inviano posta a Exchange Online attraverso un connettore in ingresso di tipo OnPremises: è la configurazione tipica di un ambiente hybrid, dove il server locale viene autorizzato a inoltrare la posta al cloud bypassando alcuni controlli anti-spam standard, sulla base di una relazione di fiducia. È proprio questa fiducia implicita che Microsoft vuole condizionare a un livello di patching adeguato.

La baseline richiesta è quella dell’ultimo aggiornamento di sicurezza pubblico rilasciato per queste versioni, ovvero il Security Update di ottobre 2025 (Oct25SU) — l’ultimo pacchetto di sicurezza pubblicamente disponibile prima che queste release entrassero nella fase di solo supporto esteso. In pratica, i livelli minimi accettati sono:

  • Exchange 2016 CU23 + Oct25SU → build 15.1.2507.61
  • Exchange 2019 CU15 + Oct25SU → build 15.2.1748.39
  • Exchange 2019 CU14 + Oct25SU → build 15.2.1544.36

Un dettaglio che genera spesso confusione: verificare di avere installato il CU corretto non basta. Bisogna controllare la build completa, perché due server sullo stesso Cumulative Update possono trovarsi a livelli di patch di sicurezza diversi se uno dei due ha saltato l’ultimo rollup.

Come si manifesta l’enforcement


Il processo segue tre fasi progressive, già collaudate da Microsoft su altre versioni obsolete di Exchange in passato: segnalazione, throttling e infine blocco.

Throttling


Nella fase di rallentamento, Exchange Online ritarda deliberatamente l’accettazione dei messaggi in arrivo dai server non conformi. Il sintomo tipico è un accumulo di code sul server mittente, con retry ripetuti: da fuori sembra un problema di congestione della rete o del server, e questo rende il throttling insidioso da diagnosticare se non si sa cosa cercare.

Blocco


Superata la fase di throttling, i messaggi vengono respinti in modo esplicito, generando NDR (non-delivery report) per i mittenti. A quel punto il problema diventa visibile a tutti — utenti compresi — ma nel frattempo l’organizzazione avrà già perso giorni preziosi di consegna della posta.

Come verificare la propria esposizione


Il primo passo è capire quali server nel proprio ambiente utilizzano effettivamente un connettore OnPremises. Da Exchange Online PowerShell:

Get-InboundConnector |
  Where-Object ConnectorType -eq 'OnPremises' |
  Format-List Name,Enabled,SenderIPAddresses,TlsSenderCertificateName

Questo comando elenca i connettori attivi e gli indirizzi IP autorizzati a inviare posta attraverso di essi: è la mappa di partenza per capire quali server on-premises sono coinvolti.

Sul singolo server Exchange, la versione esatta della build si verifica interrogando ExSetup.exe, molto più affidabile del semplice numero di build mostrato nell’Exchange Admin Center:

Get-Command ExSetup.exe |
  ForEach-Object { $_.FileVersionInfo } |
  Format-List ProductVersion,FileVersion,FileName

Per un controllo più ampio, che copra anche altri parametri di salute del server (certificati in scadenza, servizi non funzionanti, configurazioni TLS deboli), vale la pena eseguire lo script Exchange Health Checker, lo strumento diagnostico ufficiale mantenuto dal team Exchange su GitHub, che segnala automaticamente anche gli scostamenti dalla baseline di sicurezza raccomandata.

Cosa fare prima della scadenza


Il piano d’azione per chi si trova sotto la baseline è relativamente lineare, ma richiede una finestra di manutenzione pianificata con attenzione:

  • Individuare tutti i server che instradano posta tramite connettori OnPremises e verificarne la build esatta.
  • Programmare l’installazione dell’aggiornamento di sicurezza di ottobre 2025 (o successivo, se nel frattempo Microsoft ne rilascia uno più recente per questi rami) durante una finestra di manutenzione, con riavvio del server.
  • Ripetere la verifica della build dopo il riavvio: un’installazione fallita silenziosamente è più comune di quanto si pensi.
  • Testare i percorsi di failover e i bilanciamenti di carico se si dispone di più server ibridi, per assicurarsi che l’aggiornamento non abbia introdotto regressioni nel routing della posta.

Chi non riesce a completare l’aggiornamento entro i tempi può richiedere una esenzione temporanea, valida fino a 90 giorni per tenant per anno solare (frazionabile in più blocchi), tramite l’Exchange Admin Center o il cmdlet dedicato alla gestione delle esenzioni di enforcement. È una valvola di sfogo utile per chi ha vincoli di change management stringenti, ma va vista come un rinvio, non come una soluzione: la strada obbligata resta l’aggiornamento, oppure — nel medio termine — la migrazione a Exchange Server Subscription Edition o il completamento dello spostamento delle cassette postali residue su Exchange Online.

Conclusione


Questo enforcement non è un capriccio burocratico: i server Exchange ibridi non aggiornati sono uno dei vettori più sfruttati per compromissioni che, partendo dalla posta, arrivano fino ad Active Directory. Microsoft sta semplicemente smettendo di fidarsi implicitamente di infrastrutture che non dimostrano di essere mantenute in modo attivo. Per i sistemisti che gestiscono ambienti ibridi, il consiglio pratico è di eseguire subito i comandi PowerShell indicati sopra, capire la propria esposizione reale e pianificare l’aggiornamento prima che il throttling si trasformi in un incidente di produzione con gli utenti che segnalano email in ritardo o mai arrivate.

Fonte: Practical365 e Microsoft Tech Community.


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✨ crond, sshd, polkitd: la backdoor nordcoreana Ted infetta i demoni Linux nascosta dentro HAProxy
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/crond-…

@informatica


crond, sshd, polkitd: la backdoor nordcoreana Ted infetta i demoni Linux nascosta dentro HAProxy


Si parla di:
Toggle

Per mesi, sui server compromessi, tutto sembrava normale: crond eseguiva i suoi cron job, sshd gestiva le sessioni SSH, polkitd autorizzava le richieste di privilegio. Nessun allarme, nessun processo sospetto in ps aux. Il problema è che quei binari non erano più quelli originali: erano trojan, ricompilati ad arte per comportarsi in tutto e per tutto come i demoni Linux che sostituivano, mentre in sottofondo intercettavano traffico, rubavano credenziali ed eseguivano comandi da remoto. È il cuore di una nuova campagna di cyberspionaggio attribuita con moderata confidenza ad APT37, cluster nordcoreano da tempo associato al Reconnaissance General Bureau di Pyongyang, e documentata da Rapid7 in un report pubblicato il 4 settembre 2026.

Un impianto che vive dentro HAProxy


Il fulcro tecnico della campagna è Ted, una backdoor che gli analisti di Rapid7 hanno trovato compilata direttamente all’interno di un binario HAProxy 2.8.12 — non sfruttando una vulnerabilità del reverse proxy, ma sostituendo l’eseguibile legittimo con una build modificata che conserva la stessa identica stringa di versione. Per un amministratore che controlla haproxy -v, non c’è alcun segnale di allarme: il software dichiara la release ufficiale del 8 novembre 2024, mentre il progetto open source è nel frattempo arrivato alla 2.8.28 (27 agosto 2026), sedici release più avanti. Un dettaglio che dice molto sulla pazienza dell’operazione: gli offset dell’impianto sono fissati su quella specifica build, il che implica ricognizione preventiva dell’ambiente target prima della compromissione.

Una volta operativa, Ted si comporta come un vero e proprio proxy malevolo integrato nel flusso di traffico legittimo. Si attiva tramite una richiesta HTTP GET verso un path specifico, apre un socket raw restituendo un header HTTP/1.0 200 OK per non destare sospetti in eventuali sistemi di monitoraggio, e riceve comandi attraverso una named pipe creata in /tmp. Per evitare di comparire nelle metriche di connessioni attive del reverse proxy, l’impianto decrementa manualmente i contatori interni di HAProxy — un accorgimento chirurgico pensato specificamente per chi analizza i log delle connessioni alla ricerca di anomalie. Il filtraggio delle richieste in ingresso è altrettanto sofisticato: whitelist di IP a livello di /24, controllo dello User-Agent, pattern URL specifici, referer e persino l’header Accept-Language, tutti elementi che rendono la backdoor praticamente invisibile a chi non conosce esattamente come “bussare”.

Un intero ecosistema di demoni troianizzati


Ted non opera da sola. Rapid7 ha documentato la sostituzione sistematica di altri servizi di sistema Linux — crond, sshd, agetty e atd — con versioni modificate che mantengono la piena funzionalità originale aggiungendo capacità di raccolta credenziali e intercettazione. Il caso più insidioso riguarda sshd: la versione compromessa cattura le credenziali digitate durante le sessioni SSH legittime, offrendo agli operatori un canale di raccolta password parallelo e silenzioso ogni volta che un amministratore si autentica sul sistema. Per completare l’occultamento, gli attaccanti falsificano i timestamp dei binari sostituiti richiamando /usr/bin/ssh e ripuliscono selettivamente bash history, auth.log e audit/audit.log, rimuovendo solo le righe contenenti stringhe rivelatrici come “tmp”, “wget” o “cron” — non un wipe totale, che sarebbe sospetto, ma una potatura chirurgica pensata per non alterare il “rumore di fondo” normale del sistema.

Ad affiancare Ted opera CurlRAT, un impianto companion che comunica via richieste HTTP camuffate da traffico curl legittimo. Il beacon di default avviene ogni 12 ore, ma può scendere a 30 secondi quando l’operatore lo richiede — un compromesso classico tra basso rumore in fase di sorveglianza passiva e reattività quando serve agire in fretta. CurlRAT include inoltre controlli anti-analisi: verifica la presenza di ambienti virtualizzati prima di eseguire il proprio payload, un accorgimento comune per evitare l’esecuzione in sandbox di threat intelligence. Rapid7 sottolinea che si tratta di un tool distinto dal similmente denominato CurlBack RAT, attribuito al gruppo pakistano SideCopy — una precisazione utile per evitare errori di attribuzione tra cluster non correlati.

Le vittime e l’incertezza sull’accesso iniziale


Le organizzazioni colpite finora identificate sono due, entrambe sudcoreane: una attiva nel settore automotive, l’altra nei media. Numeri contenuti, ma coerenti con lo stile chirurgico e mirato che da anni contraddistingue APT37 (noto anche come ScarCruft o Reaper), tradizionalmente concentrato su target che possano fornire intelligence politica, economica o industriale utile a Pyongyang. Rapid7 ipotizza, senza però poterlo confermare con certezza, che l’accesso iniziale sia avvenuto tramite un portale Groupware vulnerabile — un vettore già osservato in precedenti campagne nordcoreane contro obiettivi sudcoreani.

Sul fronte attribuzione, il quadro resta volutamente prudente. Rapid7 assegna la campagna ad APT37 con “moderata confidenza”, ma segnala sovrapposizioni nel modello di delivery con Lazarus e possibili legami nell’accesso iniziale con Kimsuky. Non è una novità: già nel 2023 Mandiant aveva documentato tooling condiviso e targeting sovrapposto tra i vari cluster nordcoreani, un fenomeno che rende l’attribuzione granulare un esercizio sempre più complesso — e che probabilmente riflette una condivisione di risorse tra unità operative diverse dello stesso apparato di intelligence, più che un errore di analisi.

Due righe per i difensori


Il campanello d’allarme principale di questa campagna è metodologico, prima ancora che tecnico: la troianizzazione di binari di sistema che restano pienamente funzionali rende inutile qualsiasi controllo basato solo sulla disponibilità del servizio o sulla stringa di versione. I team di detection dovrebbero orientarsi verso il file integrity monitoring (FIM) con baseline note-buone dei binari critici (sshd, crond, polkitd, agetty, atd) e verifica degli hash rispetto alle distribuzioni ufficiali, oltre al monitoraggio di connessioni HTTP anomale generate dallo stesso processo di reverse proxy verso domini di recente registrazione. La presenza di named pipe non standard in /tmp e di cache file con naming pattern insoliti (come haproxy-1000.cache) sono ulteriori segnali da cercare attivamente nei sistemi esposti a Internet. Rapid7 non ha ancora pubblicato regole di detection formali, il che rende la caccia manuale basata sugli IoC ancora più rilevante nell’immediato.

Per chi gestisce infrastrutture Linux esposte, in particolare reverse proxy e application server raggiungibili da Internet, il messaggio è chiaro: la sola disponibilità e il comportamento apparentemente corretto di un servizio non bastano più come prova di integrità. Servono verifica crittografica dei binari e monitoraggio comportamentale continuo, non solo controlli di uptime.

Indicatori di compromissione

[Domini C2]
img.monderhouse[.]space
img.smartnords[.]site
img.darklights[.]store
img.responsive.pstatic[.]autos
img.socialteams[.]store
img.worksongo[.]store

[File sospetti]
~/cache/haproxy-1000.cache
/var/lib/sshd/c8c68e629bba773a10ac80012d10bf19
/var/lib/snapd/g580
/tmp/jasper-log

[Hash SHA-256]
72e70936f0dbe459142a1d867617c35f8d0cce5d18c6a49e1090a2a5adc8e558
4bb923eb040aa13ca8fd409c31ee4729c60ddff32e350efe1c5a4a9168a065f5

[Servizi target della troianizzazione]
crond, sshd, agetty, atd, polkitd

[Versione HAProxy con offset noti]
2.8.12 (rilasciata 8 novembre 2024)

Fonti: Rapid7 Threat Intelligence, “DPRK APTs: Ted backdoor and curlRAT target South Korean media and automotive sectors” (4 settembre 2026); The Hacker News; Mandiant (2023) sulle sovrapposizioni tra cluster nordcoreani.

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☕ CYBERBRIEFING — Martedì 8 settembre 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
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☕ CYBERBRIEFING — Lunedì 7 settembre 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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#newsletter #cybersecurity
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A/I chiude, ma la resistenza non finisce oggi.

A/I è nata nel 2001 usando gli strumenti del tempo per offrire un servizio ad una rete globale che ne ha largamente beneficiato. L'associazione ha permesso di pagare servizi stabilmente, rispettare la legge e non piegarsi a pressioni, e tenere un gruppo di volontari e di utenti dietro un solo nome pubblico per volta (quello del presidente).

in reply to vecna

Man mano che ricevevano attacchi, cambiavano. R* prima, Orange Book poi. Il loro motto "condividere saperi senza fondare poteri" l'hanno seguito al punto da vedere una rete di servizi analoghi crescere: systemli.org/en/friends/ e help.riseup.net/en/security/re… e ora, giustamente, di mettersi contro all'amministrazione statunitense e ad un Europa completamente connivente con questi abusi, non ne hanno voglio, non è la loro battaglia, e porterebbe danni a molte altre persone che ad A/I si affidano.

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In der ganzen #Rhysida Berlin Nummer ist vielleicht jetzt ein guter Hinweis, dem @jela für kommunaler Notbetrieb zu danken und die Mühe, die er sich bei der sinnigen Aufbereitung gibt.

kommunaler-notbetrieb.de/2026/…

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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Ein dreimonatiger Test und ein „Nachtrainieren“ von #Videoüberwachung mit Verhaltenserkennung ist in Berlin geplant. Was die #Verhaltensscanner erkennen sollen und mit welchen Fehlerraten, das zeigt eine Leistungsbeschreibung für das System netzpolitik.org/2026/kameras-u…
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🇦🇹 Der Oberste Gerichtshof (OGH) hat entschieden, dass die Kreditauskunftei #CRIF unrechtmäßig Daten von Adressverlagen für Bonitätsbewertungen verwendet hat. Max #Schrems fordert nun ein sofortiges Ende der Zusammenarbeit.

🎧 Hier gehts zum Radiobeitrag: orf.at/av/audio/157473

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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La disattivazione di autistici.org minaccia la natura globale e libera di Internet

L’Internet Society Italia esprime forte preoccupazione per la disattivazione del dominio autistici.org da parte del Public Interest Registry (PIR), conseguente alla designazione di Autistici/Inventati da parte del governo statunitense come Specially Designated Global Terrorist (SDGT).

isoc.it/la-disattivazione-di-a…

Grazie ad Anna per la segnalazione

@pirati@feddit.it

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Keine zwei Wochen, nachdem die US-Regierung das italienische Internetkollektiv Autistici/Inventati zur Terrorgefahr erklärt hatte, drehen die Aktivist:innen ihre kostenlosen Online-Dienste ab. Nutzer:innen sollten rasch handeln und ihre Daten sichern. netzpolitik.org/2026/folge-von…
in reply to netzpolitik.org

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Die Verharmlosung "linke Gruppen" bei Extremisten kennt man ja schon von Netzpolitik. Aber dieses Aufmacherbild des Artikels ist doch Manipulation. Zum einen hat das nichts mit dem Inhalt des Artikels zu tun und zum anderen wird der Kontext des Bildes nicht richtig beschrieben. Hier wurde ein Polizist durch einen Flaschenwurf getroffen und blutet.

#Netzpolitik #Journalismus #Extremismus #NetzpolitikOrg #Manipulation

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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🚨 Join us at #PrivacyCamp26 on 13 October 2026 in Brussels or online.

📑 Across panels, interactive workshops and ground-breaking documentaries, we’ll host discussions that investigate EU’s sovereignty package, AI supply chain impact in Kenya & Congo, resiting Europol, the impact of AI-powered weapons on people in Lebanon, the opportunities for strategic litigation in advancing LGBTQI+ rights through digital rights & much more.

Here’s a sneak peek of the programme 👇
privacycamp.eu/privacycamp26-d…

Why the EU age-verification tool does not solve privacy concerns


An EU legislative proposal for a social media ban will be presented at the State of the European Union (SOTEU) annual address, but the tools which are pitched as “ready” and “privacy-preserving” fail on both counts. Here is a technical account of the shortcomings.

The post Why the EU age-verification tool does not solve privacy concerns appeared first on European Digital Rights (EDRi).

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

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Con #autisticiinventati si perde un importante pezzo dell’Internet italiana. E lo decidono gli Stati Uniti.
A proposito di sovranità digitale: per la situazione attuale l’Italia e l’Europa tutta, non ha titolo nemmeno di stare online senza l’America.

Meglio rifletterci

keepitfree.ai/it/announcements…

in reply to Dario Fadda

No, sarebbe meglio smettere di rifletterci e cominciare ad AGIRE e a FARE.

Se aspetti la UE, stai fresco.

keinpfusch.net/e-possibile-far…


E' possibile farsi una darknet "privata"?


Avendo fatto partire una diatriba tecnologica intorno alla vicenda di Autistici/Inventati, non dovrebbe stupirmi che, prima o poi, sia saltata fuori una domanda piuttosto strana. Sì, Tor va bene, ma ha un problema evidente: è fin troppo facile che qualcuno vi associ automaticamente a qualsiasi genere di attività sospetta solo perché lo usate. I2P è interessante, tecnicamente anche molto elegante, ma appena volete usarlo per costruire qualcosa di stabile la gestione dei tunnel può diventare un piccolo delirio operativo. Quindi la domanda è stata: come faccio ad avere una rete privata, sempre in piedi, destinata al mio piccolo gruppo, alla mia associazione o alla mia organizzazione? In pratica: come mi costruisco una mia piccola fetta di darknet?


Che ci crediate o meno, per un sysadmin minimamente decente non è un'operazione particolarmente difficile.

Benvenuti in una rete mesh chiamata Yggdrasil.

Yggdrasil è una rete mesh overlay IPv6 cifrata: ogni nodo riceve un proprio indirizzo IPv6 e può comunicare con gli altri nodi passando, quando serve, attraverso altri peer.

Non esiste un server centrale. Ogni macchina conosce uno o più peer Yggdrasil, e da questi collegamenti nasce automaticamente il grafo della rete e il relativo routing.

Se configurate soltanto i vostri peer, ottenete una mesh privata tra le vostre macchine. Se invece vi collegate anche a peer pubblici, entrate nella rete Yggdrasil pubblica.

Non è Tor: non nasce per anonimizzarvi, ma per creare connettività cifrata, distribuita e resiliente tra nodi.


Siccome non state commettendo crimini, ma volete semplicemente sottrarvi alla dipendenza dai registrar, dal DNS e dalle varie autorità che possono intervenire su quella catena, dovrebbe essere sufficiente. Se invece vi serve anche l'anonimato, allora dovrete guardare a qualcosa come I2P, che personalmente considero ormai molto più macchinoso di quanto valga. Tor, invece, io non lo userei nemmeno a morire se il problema fosse evitare qualcosa di simile a quanto accaduto ad Autistici/Inventati.

Non perché Tor “non funzioni”. Il problema è un altro.

L'onion routing nasce negli anni Novanta nei laboratori dello U.S. Naval Research Laboratory, cioè all'interno della Marina militare americana; Tor deriva direttamente da quella linea di ricerca. Questo non è complottismo: lo racconta tranquillamente lo stesso Tor Project nella propria storia ufficiale.

Successivamente Tor è diventato un progetto open source e il Tor Project un'organizzazione indipendente, ma il rapporto economico con il governo statunitense non è esattamente marginale. Nell'esercizio fiscale 2023-2024, per esempio, circa il 35% delle entrate del Tor Project proveniva dal governo degli Stati Uniti; nel 2021-2022 era addirittura il 53,5%. Il Tor Project stesso pubblica questi numeri e dichiara esplicitamente di voler ridurre nel tempo questa dipendenza.

E se il mio problema specifico fosse proprio costruire un'infrastruttura che non dipenda, politicamente o amministrativamente, dagli Stati Uniti, diciamo che questo sarebbe sufficiente a farmi cercare altrove.


Ma diciamo che vogliamo usare Yggdrasil. Allora ci servono alcuni amici smanettoni, o comunque dei sysadmin decenti, e diciamo tre VPC distribuite su cloud europei. Volendo possono anche essere tre macchine a casa: il punto è semplicemente avere tre nodi abbastanza stabili, possibilmente su reti diverse. Su ciascuno installiamo Linux e Yggdrasil. Diciamo che usiamo Debian. I comandi sono questi:

sudo apt-get update
sudo apt-get install -y dirmngr gnupg

sudo mkdir -p /usr/local/apt-keys

gpg --fetch-keys \
https://neilalexander.s3.dualstack.eu-west-2.amazonaws.com/deb/key.txt

gpg --export 1C5162E133015D81A811239D1840CDAC6011C5EA \
| sudo tee /usr/local/apt-keys/yggdrasil-keyring.gpg >/dev/null

echo 'deb [signed-by=/usr/local/apt-keys/yggdrasil-keyring.gpg] https://neilalexander.s3.dualstack.eu-west-2.amazonaws.com/deb/ debian yggdrasil' \
| sudo tee /etc/apt/sources.list.d/yggdrasil.list

sudo apt-get update
sudo apt-get install -y yggdrasil

sudo systemctl enable --now yggdrasil

A questo punto Yggdrasil ha già creato la sua configurazione in:
/etc/yggdrasil.conf

e il demone è attivo. Potete verificarlo con:
systemctl status yggdrasil

e vedere l'indirizzo IPv6 Yggdrasil assegnato alla macchina con:
ip addr

Da qui in poi comincia la parte interessante: fare in modo che i tre nodi si conoscano fra loro e diventino l'ossatura della nostra piccola rete.

Il vostro indirizzo IPv6 Yggdrasil viene derivato dalla vostra chiave pubblica crittografica. Finché conservate la stessa coppia di chiavi, quindi, conserverete anche lo stesso indirizzo. La probabilità che due normali indirizzi Yggdrasil /128 collidano accidentalmente è talmente bassa da poterla, per i nostri scopi, considerare irrilevante. Adesso però ricordate una cosa: Yggdrasil cifra il traffico, ma non è un firewall. Se una porta è aperta sull'interfaccia Yggdrasil, chi può raggiungere il vostro nodo può tentare di collegarcisi. La documentazione stessa raccomanda quindi esplicitamente di usare un firewall IPv6. Diciamo che l'interfaccia si chiami ygg0 e che, per il momento, vogliamo accettare soltanto SSH sulla porta 22.

Con nftables possiamo fare, per esempio:

sudo nft add table inet yggdrasil
sudo nft 'add chain inet yggdrasil input { type filter hook input priority 0; policy accept; }'

sudo nft add rule inet yggdrasil input iifname "ygg0" ct state established,related accept
sudo nft add rule inet yggdrasil input iifname "ygg0" tcp dport 22 accept
sudo nft add rule inet yggdrasil input iifname "ygg0" drop

A questo punto, dall'interfaccia Yggdrasil entra soltanto SSH e il traffico appartenente a connessioni già stabilite. Il resto viene buttato via.

Forse la vostra interfaccia avrà un altro nome: dipende dalla versione, dal packaging e dalla configurazione. Controllate con ip addr e usate il nome effettivo. Adesso dovete entrare nella mesh, o almeno cominciare a costruirne una. Per farlo avete bisogno degli indirizzi IP “normali” dei vostri amici — cioè gli IPv4 o IPv6 con cui le loro macchine sono raggiungibili su Internet — e della porta TCP o TLS sulla quale Yggdrasil ascolta. Poi li inserite nel file di configurazione, /etc/yggdrasil.conf, nella sezione Peers. Per esempio:

Peers:
  - tls://203.0.113.10:443
  - tls://198.51.100.27:443

Naturalmente quegli indirizzi sono solo esempi. E chiaramente, la porta deve essere aperta e deve girarci Yggdrasil.

Volendo potreste usare anche degli hostname al posto degli indirizzi IP. Ma, se il motivo per cui state facendo tutto questo è proprio sottrarvi alla dipendenza da DNS, registrar e hostname revocabili, sarebbe abbastanza buffo reintrodurre il problema dalla finestra dopo averlo cacciato dalla porta.

Quindi, per questa configurazione, usiamo direttamente gli IP.

A questo punto il vostro nodo proverà a collegarsi direttamente a quei peer. E se anche loro hanno configurato almeno uno degli altri nodi, comincia a formarsi la mesh.

Non serve che ogni macchina conosca tutte le altre: basta che il grafo rimanga connesso.


Naturalmente quegli indirizzi sono soltanto esempi. E, altrettanto naturalmente, sui nodi remoti quella porta deve essere raggiungibile attraverso il firewall e Yggdrasil deve essere configurato per ascoltarvi. Mettere tls://203.0.113.10:443 dentro Peers non fa comparire magicamente un peer dall'altra parte: su 203.0.113.10:443 deve esserci davvero un'istanza Yggdrasil in ascolto.

Se abbiamo tre macchine:

A = 11.12.13.14
B = 21.22.23.24
C = 31.32.33.34

sulla macchina A possiamo avere, dentro /etc/yggdrasil.conf :
Peers: [
  tls://21.22.23.24:443
  tls://31.32.33.34:443
]

Listen: [
  tls://[::]:443
]

sulla macchina B:
Peers: [
  tls://11.12.13.14:443
  tls://31.32.33.34:443
]

Listen: [
  tls://[::]:443
]

e sulla C:
Peers: [
  tls://11.12.13.14:443
  tls://21.22.23.24:443
]

Listen: [
  tls://[::]:443
]

Ovviamente la 443 dovrebbe essere esposta su internet.

Adesso le vostre macchine creeranno una mesh. E se mettete una configurazione compatibile su altre macchine Linux con Yggdrasil installato, queste potranno collegarsi alla stessa rete.

A quel punto emerge un problema molto terra-terra: gli indirizzi IPv6 Yggdrasil non sono esattamente il genere di cosa che volete ricordare a memoria.

Vi serve un DNS.

Quindi voi tre compari che avete dato inizio alla cosa potete anche mettere in piedi tre server DNS autoritativi interni alla mesh.

Diciamo che decidiate di usare:

.narnia

.narnia, al momento, non è un TLD delegato nella root pubblica. Quindi, dentro la vostra rete, potete tranquillamente comportarvi come se foste gli dei del namespace.

Avete tre nodi Yggdrasil, diciamo con questi indirizzi IPv6:

200:1111:2222:3333:4444:5555:6666:7777
200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee
200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc

Su tutti e tre installate BIND.

Uno sarà il primary della zona narnia, gli altri due saranno secondary.

Non serve multicast: BIND possiede già il suo sistema per mantenere sincronizzate le zone, attraverso NOTIFY e trasferimenti IXFR o AXFR.

Sul primary, dentro la configurazione di named, avrete qualcosa del genere:

zone "narnia" {
    type primary;
    file "/etc/bind/db.narnia";

    allow-transfer {
        200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee;
        200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc;
    };

    also-notify {
        200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee;
        200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc;
    };
};

Sugli altri due:
zone "narnia" {
    type secondary;

    primaries {
        200:1111:2222:3333:4444:5555:6666:7777;
    };

    file "/var/cache/bind/db.narnia";
};

Quando cambiate la zona sul primary e aumentate il seriale del record SOA, il primary avvisa i secondary e questi si aggiornano automaticamente.

In pratica avete appena costruito il vostro piccolo DNS interno, che vive interamente dentro Yggdrasil e non ha bisogno né di registrar né del DNS pubblico.


Domanda avanzata: per sincronizzare i DNS dovrei usare anche TSIG?

No. In questo caso sarebbe sostanzialmente ridondante.

Gli indirizzi Yggdrasil derivano già dall'identità crittografica dei nodi, e le comunicazioni tra quei nodi sono già autenticate e cifrate dalla rete stessa. Se state permettendo i trasferimenti di zona soltanto verso gli indirizzi Yggdrasil dei vostri secondary, avete già un'identità crittografica sottostante sulla quale basare l'ACL.

Aggiungere TSIG significherebbe sovrapporre un secondo meccanismo di autenticazione a uno che, per questo specifico threat model, avete già.

Non aggiungereste sostanzialmente niente, se non altre chiavi da distribuire e gestire.


A questo punto, sui client della vostra rete, dovete dire al resolver di usare i tre DNS della mesh. In un sistema che usa direttamente /etc/resolv.conf, avrete qualcosa del genere:

nameserver 200:1111:2222:3333:4444:5555:6666:7777 nameserver 200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee nameserver 200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc

Da quel momento, quando chiedete per esempio:

git.narnia chat.narnia files.narnia

la risoluzione avviene usando i DNS che vivono dentro la vostra rete Yggdrasil.

Se non volete vivere solo dentro Narnia, allora dovete fare una cosa piu' lunga:

Lasciare /etc/resolv.conf per i fatti suoi e se usate systemd-resolved, potete fare una cosa molto più elegante: dire al sistema che soltanto il dominio .narnia deve essere risolto attraverso i DNS Yggdrasil.

Supponiamo che l'interfaccia si chiami ygg0:

sudo resolvectl dns ygg0 \
  200:1111:2222:3333:4444:5555:6666:7777 \
  200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee \
  200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc

sudo resolvectl domain ygg0 '~narnia'

Quel ~narnia significa: tutte le query per .narnia devono passare da questa interfaccia.

Il resto del DNS continua invece a funzionare normalmente attraverso la vostra connessione Internet ordinaria.

Quindi:

git.narnia
chat.narnia
files.narnia

andranno ai DNS della mesh, mentre:
debian.org
wikipedia.org
kernel.org

continueranno a essere risolti attraverso i DNS normali.

Questo è esattamente lo split-DNS che ci serve.


Una volta fatto questo, avete una rete , diciamo “organization-wise”.

Cosa potete fare? Potete decidere che esiste chat.narnia , e assegnarlo all' IP di un server (magari un raspberry o un odroid da due lire, che fanno girare irc a casa di qualcuno), oppure decidere che avete smtp.narnia , per inviare posta, o imap4.narnia per scaricarla.

Siete voi tre i regnanti di .narnia, e quindi potete, se vi fidate di qualcuno, assegnare quel che volete a chi volte.

Vi servono certificati? No. non davvero. Il traffico e' gia' criptato, gli indirizzi IPv6 che usate sono gia' validati per via crittografica. Potete liberarvi di questa ridondanza.

Voi direte adesso:

si, ma non e' che milioni di persone adesso si mettono una debian e poi installano tutta la baracca: anche senza i DNS da gestire, per l'utente medio e' davvero troppo.


Vero. Infatti io parlavo di una rete molto privata e molto “organization-wise”. Significa che se vi cacciano fuori dalla internet regolare, almeno gli amministratori dei vari sistemi (forum, mailing list, eccetera) potrebbero pur sempre parlare sul forum.narnia o usare la posta sui server smtp/imap di Narnia. Almeno per decidere sul da farsi.

Potreste sempre continuare ad inviare messaggi sulla mailing list: se il sistema che fa da mailing list sta su una macchina che serve sia internet che yggdrasil, la posta in uscita dovrebbe venire consegnata normalmente.

E quindi potreste avvisare i vostri utenti.


Ma non esiste proprio un modo per far accedere il pubblico a .narnia?

Non del tutto.

Nel senso che un membro di .narnia, qualcuno di cui vi fidate, potrebbe mettere in piedi un proxy su una macchina che abbia contemporaneamente accesso a Internet normale e alla rete Yggdrasil.

Per esempio, uno Squid su un piccolo computer sempre acceso.

Quella macchina avrebbe quindi due gambe:

Internet normale
       |
       |
     Squid
       |
       |
   Yggdrasil
       |
       |
    .narnia

Squid può essere configurato per usare resolver DNS specifici. Quindi il proxy può sapere come risolvere forum.narnia, chat.narnia, files.narnia e gli altri nomi interni, anche se il computer dell'utente che lo sta usando non sa assolutamente nulla di Yggdrasil. In pratica avete costruito un gateway applicativo.

L'utente normale non entra realmente nella mesh e non possiede un indirizzo Yggdrasil. Dice semplicemente al proprio browser:

usa questo proxy

e sarà il proxy, dall'altra parte, a raggiungere i servizi .narnia.

Quindi uno Squid con un piede su Internet e uno su Yggdrasil può fare da ponte tra il pubblico e quella parte della vostra infrastruttura che avete deciso di rendere accessibile. E lato utente la cosa può essere resa abbastanza semplice. Esistono molte estensioni per browser che permettono di scegliere automaticamente un proxy in base al dominio richiesto. Per esempio FoxyProxy, SwitchyOmega o estensioni analoghe basate su regole per dominio. In pratica potete dire:

*.narnia  -> usa il proxy
tutto il resto -> connessione normale

Quindi l'utente continua a navigare normalmente su Internet, ma quando apre:
forum.narnia
files.narnia
wiki.narnia

il browser manda automaticamente quelle richieste attraverso il proxy Squid. Non deve configurare Yggdrasil, non deve conoscere gli IPv6 della mesh e non deve modificare il proprio DNS di sistema.

Per lui .narnia diventa semplicemente un'altra porzione del Web, raggiungibile attraverso quel proxy.


Se volete, potete anche distribuire direttamente un file .pac, cioè un Proxy Auto-Configuration file, evitando persino di chiedere agli utenti di installare un'estensione.

Per esempio:

function FindProxyForURL(url, host) {
    if (host == "narnia" || shExpMatch(host, "*.narnia")) {
        return "PROXY 11.12.13.14:3128";
    }

    return "DIRECT";
}

La regola significa semplicemente:
*.narnia  -> proxy 11.12.13.14:3128
tutto il resto -> Internet normale

E ho usato direttamente l'indirizzo IP del proxy per una ragione abbastanza ovvia: se stiamo costruendo tutto questo proprio per sopravvivere alla perdita di domini e registrar, sarebbe piuttosto stupido distribuire un PAC contenente:
PROXY proxy.qualcosa.org:3128

e ritrovarci nuovamente dipendenti dal DNS pubblico quando gli americani ti droppano qualcosa.org

Il file .pac può essere distribuito agli utenti e configurato nei browser o nel sistema operativo come configurazione automatica del proxy. A quel punto l'utente digita:

https://forum.narnia/

e il browser manda quella connessione a Squid.

Squid, che conosce i DNS di .narnia e possiede anche un'interfaccia Yggdrasil, risolve forum.narnia e raggiunge il server attraverso la mesh.

Per tutto il resto, il browser continua tranquillamente a usare Internet come prima.


Direte: e' sempre troppo complicato per un utente bestia.

Vero. Ma dovete capire una cosa.

Se volete una cosa sicura e robusta, l'utente bestia e' esattamente la parte piu' pericolosa. Tutti gli attacchi sul layer 8 passano, infatti, dall'utente bestia.

L'utente bestia e' quello che clicca sui link di phishing. L'utente bestia e' quello che da' le credenziali del suo home banking al primo che telefona. L'utente bestia e' quello che da' i suoi risparmi da gestire a Wanna Marchi.

L'utente bestia e' quello che risponde al Principe Nigeriano cui serve solo il vostro conto corrente per poggarci 800.000 euro.

L'utente bestia e' pericoloso. Quindi, se non riesce nemmeno a configurare un proxy nel browser, teletelo fuori.

Questa rete privata e' per gli amministratori della rete mesh, per chi vuole aggiungervi i servizi , per chi vuole gestire dei servizi che stanno dentro.

Il pubblico li leggera' tramite internet, ma gli amministratori, in caso di attacco, potranno pur sempre incontrarsi telematicamente e parlare. E decidere come reagire.

Uriel Fanelli

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Uriel Fanelli

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Wenn wir die Demokratie nicht reformieren, verlieren wir sie.
Die Unzufriedenheit mit dem Politikbetrieb ist riesig.
Zeit, sie wieder selbst in die Hand zu nehmen.
#DemokratieUpdate
ℹ️ mehr-demokratie.de/fileadmin/p…
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Il comunicato che non avremmo mai voluto riprendere: Autistici/Inventati chiude

wumingfoundation.com/giap/2026…

@culture

[Con grande dolore riprendiamo da Keepitfree.ai questo comunicato, perché il maggior numero di persone deve conoscere una storia in apparenza piccola ma enorme. Dove «storia» vuol dire due cose: la vicenda che in queste ore si consuma, da troppa gente presa

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1/ 🍂 September is here, for many, this looks like a big #Microsoft or #Google logo with spreadsheets, documents, presentations.

For decades, Microsoft has dominated workplace productivity software. This dominance was turned into an unholy duopoly when Google Docs came around. #BigTech firms deploy aggressive business models built on forced subscriptions, product bundling & ecosystem lock-in.

This #DigitalIndependenceDay, let’s talk about office software & how to become digitally independent

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☕ CYBERBRIEFING — Domenica 6 settembre 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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Grazie Daniele sempre, e da sempre, parole sagge: danieleluttazzi.wordpress.com/…
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I may hate OpenAI and Anthropic but honest to God my hatred of copyright is more intense.

I lived through the 00's, when copyright enforcement involved big companies suing literal children and grandmothers, when Big Media tried VERY hard to make it so you would literally lose Internet access after infringement as well, and then adopted compromise positions like "six strikes" because the "zero tolerance" policy was politically rancid. In Germany, you can still get a demand letter from a rights holder demanding payment if you're caught pirating. This was the model they wanted in the US: the right to shake you down at any time, just because they believed you infringed.

And don't think for a fucking minute big content wouldn't try it again the moment they see an opening. People have started pirating again. Think about who is in charge. They could very well succeed this time.

This is the system that shook people down for years for "Happy Birthday" until a grassroots movement successfully challenged the copyright on an old technicality, but they patched those rules long ago, so works going into copyright since the ~80's will never have that technicality again.

You might think that copyright is some secret weapon against OpenAI. It is not. They will change the rules again, just as they changed the rules repeatedly to stop Mickey Mouse from going out of copyright, until the rules became too ridiculous.

I don't want to live in a world where content can disappear because someone sent someone a DMCA notice.

No, I refuse to support the tools of an oppressive system to fight another. Not at any cost.

Copyright is not pro-artist. Copyright is not pro-expresssion. Copyright is value extraction. Copyright is a means for Capital to extract more from the masses and give nothing back. It is a means of oppression.

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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All'IFA di Berlino la nuova ondata di wearable IA: auricolari che registrano conversazioni dal vivo e telefoniche, poi le trascrivono, riassumono, schematizzano.

Resta aperta una domanda: che futuro ci aspetta se ogni parola, idea, intenzione finisce archiviata e profilata dall'IA ?

#ia #ifa2026 #wearable #privacy

repubblica.it/tecnologia/2026/…

in reply to Emanuele

in realtà sarebbe molto comodo se si potesse decidere cosa registrare e archiviare con l'AI, ma chiaramente ci sono dei grandissimi problemi.
Prima di tutto bisognerebbe sfruttare AI locali, almeno fin quando non ci verrà detto che anche queste inviano dati ai proprietari (e possiamo anche aspettarcelo).
Poi nasce tutta una problematica legata alla comunicazione tra le persone presenti in una conversazione.

Diciamo che adesso si è tutti un po' troppo libertini su questa cosa.

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#BancaEtica non poteva davvero fare altro che chiudere il conto di Autistici/Inventati? Secondo l'ex direttore Alessandro Messina, no!

Il caso #AutisticiInventati mostra la forza extraterritoriale delle sanzioni americane. Ma tra il mantenimento di un conto italiano e il blocco dei servizi a 130 mila clienti ci sono molte decisioni, tanti eventi che devono concatenarsi e un livello di probabilità decrescente

ondarossa.info/redazionali/202…

@eticadigitale

mastodon.bida.im/@caparossa/11…


Su Radio Onda Rossa, Alessandro Messina, ex direttore generale di Banca Etica spiega bene come non è vero che non c'erano alternative alla chiusura del conto di Autistici/Inventati e parla di cosa la banca avrebbe potuto fare in alternativa.

ondarossa.info/redazionali/202…


in reply to informapirata ⁂

"Secondo l'ex direttore, no". Lo stesso che per iscritto chiama la scelta della banca "legittima, prudenziale, di pura ortodossia bancaria" e in radio "un volo pindarico". Che spiega la multa a UniCredit con "la succursale Usa": pagarono la tedesca UniCredit Bank AG e Bank Austria, per dollari passati dai corrispondenti americani. Che chiama Visa Europe "la controllata inglese": è di Visa Inc. dal 2016. Tre errori in un'intervista. Dunque: esperto di che?
in reply to Cordon Bleu

@CordonBleu figurati, ma io non ho "pubblicato l'altra versione", bensì ho cercato di dare copertura al maggior numero di notizie che riguardavano gli effetti della guerra tra Piana contro uno dei collettivi hacker più importanti al mondo.
Notizie che provenivano sempre da fonti autorevoli ma senza la pretesa di entrare nel merito di questioni che non posso maneggiare agevolmente, come quelle legate alle tecnicalità interbancarie
in reply to Cordon Bleu

@CordonBleu aggiungo che la versione di Messina solletica anche i bias di conferma di molti attivisti che ritengono Banca Etica una banca come un'altra che fonda il marketing di prodotto sul moralismo.
E B.E. deve gestire con molta attenzione questa crisi reputazionale

PS: personalmente ho una mia versione piuttosto laica, per cui una banca è etica solo se, nei limiti della legislazione vigente, fa il massimo interesse dei propri clienti e dei propri azionisti

Ma io sono una brutta persona 🤣

in reply to informapirata ⁂

Il bias di conferma è la parte che i documenti non scalfiscono: chi ha già la cornice ci infila dentro tutto, e infatti la versione di Messina circola più delle verifiche. Sulla sua definizione laica: se una banca deve fare l'interesse dei clienti restando nella legge, allora quei 130 mila contano quanto quello finito in lista.

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Tommi 🤯

@tommi La parte che mi interessa è "a volte solleva dei buoni punti": è vero, e per questo vanno verificati. Sui cinque di questi giorni. La multa a UniCredit non riguarda la succursale statunitense ma la tedesca e Bank Austria. Visa Europe non è la controllata inglese, è di Visa Inc. dal 2016. Cita Jammal Trust e omette ABLV.
justice.gov/opa/pr/unicredit-b…
in reply to Cordon Bleu

@tommi E gli altri due. Legge la licenza generale 36 come una proroga fino al 25 settembre: autorizza solo le operazioni per chiudere entro quella data. E cita la C-81/24 come precedente: riguarda un consumatore a cui è stato negato un conto di base, non un ente designato che il conto ce l'aveva. Poi consiglia Satispay senza dire di esserne stato consigliere.
assets.bancaetica.it/Assemblea…
in reply to informapirata ⁂

@tommi Perché restituire il saldo è proprio l'atto che espone. La sezione 1(b) dell'ordine 13224 colpisce l'istituto estero che ha facilitato "any significant transaction" per conto di un designato, e trasferirgli una raccolta fondi è il caso da manuale. Trattenere non è la scelta più rischiosa: è quella che evita di eseguirla. Il 1 settembre la limitazione era cautelativa, in attesa di MEF, ABI e Assopopolari, e a scriverlo è A/I.
cavallette.noblogs.org/2026/09…

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to informapirata ⁂

@tommi Grazie a lei della domanda, era quella giusta. Se le interessa il seguito: la federazione europea delle banche etiche aveva descritto il meccanismo agli eurodeputati il 15 ottobre 2025, chiedendo l'attuazione effettiva e il rafforzamento del regolamento di blocco. È lì che la questione si risolve, o non si risolve.
febea.org/news/open-letter-mep…

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✨ Prince of Persia: 58 domini pronti a diventare server di comando, la riserva DNS dormiente dell’APT iraniano Infy
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/prince…

@informatica


Prince of Persia: 58 domini pronti a diventare server di comando, la riserva DNS dormiente dell’APT iraniano Infy


Si parla di:
Toggle

Cinquantotto domini registrati, delegati ai nameserver del gruppo, ma senza un solo indirizzo IP associato. Invisibili a qualunque feed di reputazione, a qualunque sistema di blocklist automatica, a qualunque scansione passiva DNS che cerchi record A da correlare a infrastrutture malevole già note. È la “riserva” di comando e controllo pre-posizionata che i ricercatori di Whisper Security hanno mappato dietro Prince of Persia, il gruppo di cyberspionaggio iraniano meglio noto come Infy, attivo — con intermittenze significative — da oltre un decennio.

La frase che riassume meglio la scoperta è di Kaveh Azarhoosh, Community & Research Lead di Whisper, autore del report: “Sono in stand-by, non live: nel momento in cui uno qualunque di questi domini ottiene un record di indirizzo, un nuovo server di comando è appena entrato in funzione — ed è visibile prima ancora che il server faccia alcunché”. È una descrizione precisa di cosa significhi, oggi, difendersi da un attore state-sponsored che ha imparato a costruire infrastruttura offensiva in anticipo, tenendola dormiente fino al momento dell’attivazione operativa.

Chi è Prince of Persia / Infy


Infy (tracciato anche come Prince of Persia) è uno dei gruppi di cyberspionaggio iraniani più longevi e meno appariscenti sulla scena. A differenza di attori più aggressivi legati al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, Infy ha costruito la propria reputazione su campagne mirate e di lunga durata contro dissidenti, giornalisti e obiettivi ad alto valore, privilegiando la persistenza silenziosa alla distruzione visibile. È il profilo tipico dell’intelligence offensiva pura: raccolta di informazioni, non sabotaggio.

Il gruppo era rimasto sostanzialmente silente per anni prima di riemergere, a partire da dicembre 2025, in una serie di report firmati SafeBreach che ne hanno ricostruito una decade di attività. La prima parte della ricerca SafeBreach ha documentato l’infrastruttura storica basata su Domain Generation Algorithm (DGA) e server di comando dedicati; una seconda parte, pubblicata a febbraio 2026, ha rivelato la migrazione verso un tasking basato su Telegram, con i malware della famiglia Foudre/Tornado e Tonnerre capaci di ricevere comandi sia via HTTP sia tramite bot Telegram, garantendo ridondanza operativa anche in caso di takedown di uno dei due canali.

La prova del collegamento con Teheran: il blackout di gennaio


Uno degli elementi più interessanti dell’intera vicenda, emerso proprio nei report SafeBreach, è la correlazione temporale tra l’attività del gruppo e le decisioni delle autorità iraniane. L’8 gennaio 2026, per la prima volta da quando i ricercatori monitoravano l’infrastruttura, gli operatori di Infy hanno smesso di mantenere i propri server di comando — esattamente lo stesso giorno in cui il governo iraniano ha imposto un blackout internet a livello nazionale. Ancora più significativo: il 25-26 gennaio il gruppo ha ripreso a registrare nuovi domini DGA e a raccogliere dati esfiltrati, e il blackout è terminato ufficialmente il 27 gennaio. Un anticipo di un giorno che, secondo SafeBreach, è difficilmente spiegabile senza ammettere che gli operatori disponessero di informazioni privilegiate sulla tempistica di una decisione governativa — la firma indiretta ma solida di un legame con lo stato iraniano.

Cosa ha scoperto Whisper: l’architettura a due livelli


Partendo dagli indicatori pubblicati da SafeBreach, i ricercatori di Whisper hanno costruito un grafo dell’infrastruttura di rete per risalire, da un piccolo insieme di indicatori noti, all’intera architettura di backend del gruppo. Il risultato è la mappatura di un sistema a due livelli concettualmente elegante e operativamente resiliente.

Il primo livello è quello dei server di comando attivi, che sono self-authoritative: ogni server esegue il proprio nameserver, così che dominio, indirizzo IP e infrastruttura di risoluzione DNS coincidano sulla stessa macchina. Un esempio concreto individuato dai ricercatori è il dominio dmxqdlcuiryu.site, che risolve a 45.80.148.195 — lo stesso indirizzo su cui gira anche ns1.dmxqdlcuiryu.site, il nameserver che lo gestisce.

Il secondo livello, quello davvero nuovo rispetto ai report precedenti, è la riserva dormiente: domini già registrati e già delegati ai nameserver del gruppo, ma privi di un record A. In pratica, l’infrastruttura di risoluzione è pronta e configurata, ma il “puntatore” finale verso un server fisico non è stato ancora attivato. Finché resta così, il dominio non compare in nessuna telemetria passiva basata su risoluzioni effettive, ed è per questo che sfugge ai sistemi di detection tradizionali basati su reputazione storica.

  • 51 domini nel formato principale: otto caratteri alfabetici (range j-z), es. dmxqdlcuiryu.site
  • 7 domini in un formato esadecimale più vecchio, riconducibile a un pattern di generazione precedente
  • TLD utilizzati: .site e .space (già noti), più due new entry rispetto ai report precedenti — .top e .website — che suggeriscono un ampliamento dello spazio del generatore di domini
  • Registrar comune: Spaceship, con privacy affidata a Withheld for Privacy — una coerenza che secondo Whisper “si legge come un singolo operatore che registra in blocco”
  • Hosting prevalente su HOSTGW (AS204641), un piccolo reseller rumeno, non confinato a un singolo blocco di indirizzi

A questo si aggiunge un server non presente nei report SafeBreach originari, 185.244.129.70, che al 13 agosto 2026 ospitava 18 domini generati dal DGA attivi contemporaneamente, e che presenta un’anomalia operativa interessante: si appoggia a un servizio DNS commerciale per almeno uno dei domini che ospita, invece di gestire in proprio la risoluzione come fa il resto dell’infrastruttura self-authoritative.

Segnali di crescita operativa


Tre elementi osservati durante il periodo di ricerca (dati infrastrutturali al 13 agosto, pubblicazione il 24 agosto 2026) indicano che l’infrastruttura non è statica ma in espansione attiva: il numero di domini live sul server 185.244.129.70 è salito da 17 a 18 nel corso dell’osservazione; la riserva dormiente è passata da 56 a 58 domini tra luglio e agosto; e la comparsa dei nuovi TLD .top e .website suggerisce che il generatore di domini del gruppo stia ampliando il proprio spazio dei nomi, verosimilmente in previsione di operazioni future.

Sul fronte del malware, l’arsenale documentato da SafeBreach e ripreso da Whisper comprende Tornado/Foudre come primo stadio di reconnaissance (con controlli anti-sandbox e comunicazione ridondante HTTP/Telegram), Tonnerre come infostealer di secondo stadio, e una catena ZZ Stealer che scarica una variante modificata di StormKitty — un infostealer open source rimaneggiato per esfiltrare screenshot, file del desktop e credenziali verso un canale Telegram dedicato. Le vittime mappate attraverso le esfiltrazioni intercettate nel periodo 2021-2024 coprono almeno 46 indirizzi IP distinti in una ventina di paesi, con concentrazioni significative negli Stati Uniti, in Russia e in Germania — a conferma di una targeting list ampia e non limitata alla sola diaspora iraniana o ai soli obiettivi mediorientali.

Due righe per i difensori


La lezione operativa più importante di questo report riguarda il timing della difesa. Un’infrastruttura DNS pre-registrata ma dormiente non genera traffico, non compare nelle liste di reputazione, non attiva alcun sistema di detection basato su comportamento di rete: è invisibile fino al momento esatto in cui viene attivata, e a quel punto il difensore parte già in ritardo. Il valore del lavoro di Whisper sta proprio nell’aver reso pubblica questa riserva prima che diventi operativa, trasformando 58 domini “innocui” in altrettanti indicatori di early warning.

Per i team di threat intelligence e i SOC che monitorano organizzazioni potenzialmente nel mirino di attori legati all’Iran — ONG, giornalisti, ricercatori, obiettivi diplomatici o aziende con esposizione mediorientale — il consiglio pratico è di integrare nei propri sistemi di monitoraggio DNS passivo non solo le blocklist di domini già noti come malevoli, ma anche il pattern di naming e la lista dei 58 domini di riserva pubblicata da Whisper, così da ricevere un alert nell’istante stesso in cui uno di essi acquisisce un record A — prima ancora che il server dietro di esso inizi a comunicare con un impianto.

Indicatori di compromissione

Gruppo: Prince of Persia / Infy (Iran, cyberspionaggio state-sponsored)
Ricerca: Whisper Security, "Prince of Persia: Mapping the Backend
  and a Reserve of Domains Staged for What Comes Next" (24 ago 2026)
Basata su: SafeBreach "Prince of Persia" Part I (dic 2025) e Part II (feb 2026)

Server C2 pubblicati (self-authoritative):
  45.80.148.195   (domini .site)
  45.80.149.3     (domini .space)
  185.244.129.70  (non riportato in precedenza; 18 domini DGA
                   attivi al 13/08/2026; usa DNS commerciale per
                   almeno un dominio, anomalia rispetto al resto)

Esempio dominio self-authoritative:
  dmxqdlcuiryu.site -> 45.80.148.195
  ns1.dmxqdlcuiryu.site -> 45.80.148.195

Riserva dormiente (nessun record A, delegati ai NS del gruppo):
  58 domini totali
  - 51 nel formato 8 caratteri alfabetici (range j-z)
  - 7 nel formato esadecimale legacy
  TLD: .site, .space, .top (nuovo), .website (nuovo)

Registrar: Spaceship (privacy: Withheld for Privacy)
Hosting: HOSTGW, AS204641 (reseller rumeno)

Malware associato: Tornado/Foudre (recon, HTTP+Telegram C2),
  Tonnerre (infostealer), ZZ Stealer -> StormKitty modificato
  (canale Telegram di esfiltrazione dedicato)

Hash noti (SHA-256):
  Tornado v51 SFX: 5db4ed7d07ab028ab6ceba8efec5f667d86a419020d2a8c86e90a3125aa31bb9
  ZZ Stealer 3.81: f9b963235b954c521096256a10d8e8dce0092c9ca054e78dce3cac63756d0976
  StormKitty var.: 4398063cd50c77b8d28f15c35b5948165b356f33dd7c4504eeac0c328fe97487

Raccomandazione: integrare la lista dei 58 domini di riserva nel
  monitoraggio DNS passivo per rilevare l'attivazione di un nuovo
  record A prima dell'inizio delle comunicazioni C2.

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Banca etica sequestra i fondi di A/I

Venerdì 4 settembre Banca Etica ci ha comunicato in una riunione che eserciterà l’opzione di rescissione unilaterale dal contratto con l’Associazione AI ODV e che i fondi attualmente presenti sul conto frutto delle donazioni di migliaia di persone, associazioni e collettivi non saranno nella disponibilità dell’Associazione.
Al di là delle molte parole spese dai dirigenti della Banca per lavarsi la coscienza, i fatti dicono che Banca Etica non solo si adegua al diktat dell’autocrate statunitense, ma ne rincara la dose mettendosi al suo stesso livello.
E tutto questo senza alcun preavviso e senza darci alcuna possibilità di disporre dei fondi dell’Associazione in maniera adeguata o di trovare una soluzione condivisa.

keepitfree.ai/it/announcements…

@Etica Digitale (Feddit)

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AI-Orchestrated Intrusions Hit Asian Government and Political Networks
#CyberSecurity
securebulletin.com/ai-orchestr…
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NodeStealer Adds Keylogging and Screenshots to Its Account-Theft Arsenal
#CyberSecurity
securebulletin.com/nodestealer…
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TP-Link Patches Archer AX55 Flaws Enabling Code Execution and Password Theft
#CyberSecurity
securebulletin.com/tp-link-pat…
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North Korea-Linked Hackers Hide OtterCookie Malware Inside 14 Fake Mac Apps
#CyberSecurity
securebulletin.com/north-korea…
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Over 14,000 Dahua Cameras Compromised With Backdoors That Survive Factory Resets
#CyberSecurity
securebulletin.com/over-14000-…
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Google Rushes Emergency Chrome Patch as Attackers Exploit V8 Zero-Day
#CyberSecurity
securebulletin.com/google-rush…
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Toy Ghouls Hide New Windows Backdoors Behind MQTT and Matrix Traffic
#CyberSecurity
securebulletin.com/toy-ghouls-…
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Trezor Reveals Its ShipMonk Breach Was Far Bigger Than First Disclosed
#CyberSecurity
securebulletin.com/trezor-reve…
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Darin: Wie ich mit meinem Blog bei Autistici gelandet bin.

Aber vor allem, was es heißt, als kleiner Provider ohne Vorwarnung und ohne rechtsstaatliches Verfahren einem Terrorvorwurf ausgesetzt zu sein:


Die Trump-Regierung wirft dem italienischen Internetkollektiv Autistici/Inventati die Unterstützung von Terrorismus vor. Auf die pauschal verhängten Sanktionen gegen die antifaschistische Gruppe folgt neben einer Solidaritätswelle die Frage: Wer ist als nächstes dran? netzpolitik.org/2026/autistici…

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Was, Brandmauer? Die Hütte brennt. Unsere journalistischen Werkzeuge sind:

🚨 Alarm schlagen
🔦 Gesetze durchleuchten
🔧 Dokumente veröffentlichen
👩‍👩‍👧‍👧 Menschen sichtbar machen

In der neusten Folge unseres Podcasts sprechen wir über unsere Arbeit im Vorfeld der Landtagswahlen und unsere aktuelle Spendenkampagne.

🎧 reinhören netzpolitik.org/podcast/311-of…
🤝 supporten netzpolitik.org/spenden/

mit @annskaja & @dleisegang

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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Sabato 5 settembre 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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