Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Pensare di fermare Vannacci escludendolo dalla porcata dell’esenzione sulla raccolta firme farebbe quasi tenerezza. Se non fosse che rafforzerà Futuro nazionale, regalandogli la possibilità di intestarsi anche una battaglia di democrazia.

No esenzioni, sì firma digitale!

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Francesca Re a Orvieto per l’incontro “PMA (e GPA) per tutte”

📍 Rosarja Ceramiche, Via Beato Angelico 4, Orvieto
📅 Venerdì 3 luglio
🕕 Ore 18:00


Francesca Re, avvocata e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’incontro “PMA (e GPA) per tutte”, dedicato ai diritti riproduttivi, alla procreazione medicalmente assistita e alla gestazione per altri. Insieme a Francesca Re interverranno Marilena Grassadonia, ufficio Diritti LGBT+ del Comune di Roma, e l’attivista Francesco Rellini.

L’appuntamento si inserisce nella cornice di Umbria Pride a Orvieto ed è promosso con la partecipazione della Cellula Coscioni Orvieto, di Omphalos, di Umbria Pride, del Centro contro le discriminazioni e di Visit Orvieto.
Per il programma completo delle iniziative di Umbria Pride a Orvieto, consultare la locandina.

L'articolo Francesca Re a Orvieto per l’incontro “PMA (e GPA) per tutte” proviene da Associazione Luca Coscioni.

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La Cellula Coscioni Bologna organizza a San Lazzaro di Savena uno sportello informativo sulle DAT

📍 Sportello per il Cittadino, Piazza Bracci 1, San Lazzaro di Savena
📅 Mercoledì 1 luglio 2026
🕙 Dalle ore 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Bologna, in collaborazione con il Comune di San Lazzaro di Savena, promuove uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), previste dalla legge n. 219 del 2017.

Lo sportello è uno spazio di informazione per chi desidera comprendere come redigere e depositare le proprie DAT, comunemente conosciute come testamento biologico.

Per maggiori informazioni: cellulabologna@associazionelucacoscioni.it

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È stato pubblicato il XVII Libro Bianco sulle Droghe dal titolo “E non sono pazzi”


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Riportando i dati del 2025, il Libro Bianco fa da contraltare alla Relazione del Governo. QUI è possibile scaricarlo

La presentazione è avvenuta il 24 giugno alla presenza del Sottosegretario Mantovano


La prima parte della XVII edizione del Libro Bianco sulle droghe traccia un bilancio delle politiche sulle sostanze del Governo Meloni e analizza il pensiero e l’azione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Alfredo Mantovano. Dopo la Conferenza nazionale governativa e la Controconferenza promossa dalla rete per la riforma delle politiche sulle droghe nel novembre 2025, il Libro Bianco riporta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra sostanze, servizi, marginalità e carcere.

Particolare attenzione è dedicata ai provvedimenti più recenti, dal secondo decreto sicurezza alla proposta delle cosiddette comunità-prigione: misure che rafforzano il ricorso alla sanzione penale e rischiano di aggravare ulteriormente l’impatto della repressione sulle persone più vulnerabili.

— Il contesto internazionale —


La seconda parte del Libro Bianco, come consuetudine, approfondisce lo scenario internazionale delle politiche sulle droghe. Nel caos globale, la war on drugs conferma il proprio ruolo di strumento di guerra, controllo, neocolonialismo e violazione dei diritti umani.

Il volume analizza inoltre i dati europei più recenti diffusi dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, EUDA, mostrando come mercati e sostanze cambino più rapidamente delle politiche chiamate a governarli. Completano questa sezione le riflessioni sul rapporto tra proibizionismo, crisi climatica ed ecocidio, sull’accesso alle terapie psichedeliche e sulla mancata riclassificazione internazionale della foglia di coca.

— Droghe e repressione: i dati in pillole —


A diciassette anni dalla prima edizione del Libro Bianco, i dati confermano la centralità della legislazione antidroga nel funzionamento del sistema penale e penitenziario italiano. L’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti continua a rappresentare uno dei principali canali di ingresso in carcere.

Gli effetti della legge Jervolino-Vassalli non possono più essere considerati conseguenze impreviste o collaterali: dopo trentacinque anni di applicazione, sono un elemento strutturale del modello proibizionista italiano. La decarcerizzazione passa necessariamente attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze. Al contrario, le politiche di tolleranza zero e controllo sociale continuano a fondarsi sulla loro criminalizzazione.

Le simulazioni contenute nel Libro Bianco mostrano che, senza i detenuti ristretti per il solo articolo 73, il sistema penitenziario italiano non sarebbe oggi sovraffollato. Lo stesso avverrebbe escludendo dal calcolo le persone detenute certificate come tossicodipendenti. Si tratta di simulazioni indicative, che rendono però evidente il peso decisivo della legislazione antidroga e della mancata presa in carico territoriale delle dipendenze.

➡ Un ingresso in carcere su 4 è legato all’articolo 73


Dopo quattro anni consecutivi di crescita, nel 2025 diminuiscono gli ingressi complessivi in carcere del 3,4%. Calano anche gli ingressi per violazione dell’articolo 73 del Testo Unico: sono 10.784 su 42.005, pari al 25,7% del totale.

La riduzione percentuale rispetto al 2024 è tuttavia minima: l’anno precedente erano il 25,8%. In altre parole, ancora oggi più di un ingresso in carcere su quattro è legato alla normativa sulle droghe.

➡ A fine del 2025, quasi 64mila persone erano detenute


Al 31 dicembre 2025 le persone detenute nelle carceri italiane erano 63.499, contro le 61.861 dell’anno precedente.

Di queste:

  • 13.735 erano ristrette per il solo articolo 73;
  • 6.807 per la violazione congiunta degli articoli 73 e 74;
  • 1.020 per il solo articolo 74, relativo all’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze.

Complessivamente, 21.562 persone, pari al 33,9% della popolazione detenuta, erano in carcere per violazione del DPR 309/1990. La percentuale italiana è quasi doppia rispetto alla media europea, pari al 18%, ed è nettamente superiore anche alla media mondiale, pari al 22%.

➡ Sempre più persone tossicodipendenti sono in carcere


Continua a crescere, sia in termini assoluti sia percentuali, il numero delle persone detenute definite e certificate come tossicodipendenti. Nel 2025 sono state 17.308, pari al 41,2%, le persone tossicodipendenti entrate in carcere. Al 31 dicembre erano presenti negli istituti penitenziari italiani 20.767 detenuti certificati tossicodipendenti, pari al 32,7% del totale. Per il terzo anno consecutivo viene raggiunto un nuovo massimo: dal 2006 non erano mai stati così numerosi.

➡ Oltre 200mila persone coinvolte in procedimenti per droghe


Pur in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, i dati dei tribunali mostrano l’enorme peso della normativa antidroga sul sistema giudiziario.

Al 31 dicembre 2025 risultavano coinvolte in procedimenti penali pendenti:

  • 156.179 persone per violazione dell’articolo 73;
  • 46.001 persone per violazione dell’articolo 74.

Nel complesso sono dunque oltre 202.000 le persone coinvolte in procedimenti pendenti per i due principali reati previsti dal Testo Unico sugli stupefacenti. Il 77,2% è coinvolto in procedimenti per articolo 73. È un’ulteriore conferma di come la repressione si concentri soprattutto sui livelli più bassi della circolazione delle sostanze, più che sui vertici delle organizzazioni criminali.

➡ Quasi 100mila persone nell’area penale esterna


La crescita non riguarda soltanto il carcere. Continua ad ampliarsi anche l’area del controllo penale esterno. Al 31 dicembre 2025 erano 99.447 le persone in carico per misure alternative, pene e sanzioni sostitutive, misure e sanzioni di comunità, messa alla prova e misure di sicurezza.

Sono quasi 6.000 in più rispetto al 2024, con un aumento del 6,4%. Le misure alternative dovrebbero rappresentare uno strumento essenziale per limitare il ricorso alla detenzione. Tuttavia, in un sistema che non riduce gli ingressi nell’area penale, rischiano semplicemente di affiancarsi al carcere invece di sostituirlo, ampliando ulteriormente il numero delle persone sottoposte a controllo. Sommando carcere e area penale esterna, il sistema a fine 2025 coinvolge oltre 160.000 persone.

➡ 39.188 segnalazioni per uso personale


I dati sulle segnalazioni amministrative si consolidano molto lentamente e devono quindi essere letti con cautela. Per il 2025 risultano al momento registrate 39.188 segnalazioni per detenzione di sostanze destinate all’uso personale. Di queste, 12.062, circa il 31%, si sono concluse con una sanzione amministrativa. Le conseguenze più frequenti sono la sospensione, o il divieto di conseguire, la patente e il passaporto. Tali sanzioni vengono applicate anche in assenza di uno specifico comportamento pericoloso da parte della persona segnalata.

➡ La repressione nel consumo colpisce soprattutto la cannabis


La repressione amministrativa continua a concentrarsi prevalentemente sulle persone che usano cannabis.

Nel 2025:

  • il 77,4% delle segnalazioni ha riguardato la cannabis;
  • il 17% la cocaina;
  • il 2% l’eroina;
  • le altre sostanze hanno avuto un’incidenza residuale.

Dal 1990 è stata superata la soglia di un milione e mezzo di persone segnalate per detenzione di droghe a uso personale. Circa 1,1 milioni delle segnalazioni hanno riguardato derivati della cannabis.

➡ 3.564 minori segnalati: il 97,1% è per cannabis


Nel 2025 sono stati segnalati 3.564 minorenni. La quasi totalità, il 97,1%, è stata segnalata per cannabis. Migliaia di adolescenti entrano così in un percorso amministrativo e sanzionatorio che produce stigma e può avere conseguenze desocializzanti e controproducenti. La presunta funzione terapeutica della segnalazione al prefetto è ormai quasi scomparsa.

Solo 412 persone sono state invitate a presentare un programma di trattamento sociosanitario, contro le 3.008 del 2007. Anche gli inviti a rivolgersi ai SerD continuano a diminuire e nel 2025 sono stati 3.268. Il sistema appare quindi sempre meno orientato alla salute e sempre più concentrato sulla sanzione.

➡ Le proposte di riforma


In appendice il Libro Bianco raccoglie le principali proposte legislative promosse dalla società civile per superare l’attuale modello proibizionista. Tra queste: la depenalizzazione del consumo, la riforma del Testo Unico sugli stupefacenti, il rafforzamento delle misure alternative e della riduzione del danno, la regolamentazione legale della cannabis e la depenalizzazione della coltivazione per uso personale e in forma associata.

Il Libro Bianco 2026 contiene contributi di: Stefano Anastasia, Franco Corleone, Maurizio Cianchella, Hassan Bassi, Leonardo Fiorentini, Stefano Vecchio, Caterina Pozzi, Denise Amerini, Susanna Ronconi, Peppe Brescia, Marco Cappato e Claudia Moretti, Paolo Nencini, Patrizio Gonnella.

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RSA e rette: il contratto che hai firmato potrebbe non valere nulla. La giurisprudenza lo dice da anni, qualcuno finge di non saperlo


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I Tribunali di merito e di legittimità si pronunciano ormai con regolarità sullo spinoso tema delle rette di ricovero di disabili e anziani non autosufficienti nelle RSA, in particolare su quelle per i malati di Alzheimer e demenze gravi.

Un ambito in cui il diritto alla salute — sancito dall’articolo 32 della Costituzione, declinato nei LEA (artt. 29 e 30 Dpcm12 gennaio 2017), e nelle norme del nostro sistema sanitario (Dlgs 502/92 e DPCM 14 febbraio 2001) ribadito dalla Cassazione in decine di pronunce — si scontra ogni giorno con la realtà di famiglie che firmano contratti privati e pagano rette che non dovrebbero pagare, spesso per anni, spesso senza sapere di poter fare altrimenti.

Dopo la recente pronuncia del Tribunale di Firenze, l’ultima conferma arriva dal Tribunale di Castrovillari, sentenza n. 763/2026 del 29 maggio scorso. Una paziente con Alzheimer ricoverata nel maggio 2019, la famiglia che paga tutto in forza di un contratto firmato all’ingresso, la ASL che formalizza la presa in carico solo qualche mese dopo. Il Tribunale ha condannato la struttura a restituire 49.931 euro agli eredi, dichiarando nullo il contratto retroattivamente, fin dall’origine, anche per il periodo antecedente all’autorizzazione formale.

Una persona affetta da Alzheimer grave non ha bisogni assistenziali distinguibili da quelli sanitari: lavarsi, mangiare, muoversi non sono servizi alberghieri, sono atti terapeutici inseparabili dal percorso di cura. Le prestazioni che rientrano nei LEA non possono essere trasferite sulle famiglie tramite contratto privato, e il contratto che lo fa è nullo ab origine. Non lo dice solo Firenze o Castrovillari: lo dice la Cassazione da anni, e lo ha ribadito tra il 27 e il 28 maggio scorsi con cinque nuove ordinanze sullo stesso principio depositate in quarantotto ore.

Le strutture continuano a far firmare quei contratti e non soltanto per le quote sociali (quelle parti di retta che possono gravare, in base all’ISEE sociosanitario per residenze sul paziente, ma solo sul paziente e non anche sul familiare), ma anche per le quote sanitarie, di competenza del SSN.

Il divario tra il diritto formalmente riconosciuto e la sua effettiva accessibilità è esso stesso una violazione — strutturale, sistemica, che non nasce dall’assenza di norme ma dalla loro deliberata non applicazione da parte di soggetti che quelle norme le conoscono benissimo. Le RSA che propongono contratti privatistici alle famiglie di pazienti con demenza grave non operano in una zona grigia giuridica: operano ormai in piena luce, in senso contrario a un orientamento giurisprudenziale che non lascia spazio a interpretazioni.

Purtroppo lo fanno perché funziona: la maggior parte delle famiglie non impugna quei contratti. Paga, si indebita, talvolta vende casa, perché il carico assistenziale emotivo è già insostenibile e aggiungere una battaglia legale è spesso impossibile. Non è un problema di mercato che si autocorregge: è un problema di potere asimmetrico, anche informativo, che richiede presidio civile e politico.

➡ I numeri rendono l’urgenza evidente


Secondo il report The Prevalence of Dementia in Europe 2025 di Alzheimer Europe (QUI il PDF), pubblicato il 28 gennaio 2026, in Italia vivono oggi 1.436.859 persone con demenza — 491.187 uomini e 945.672 donne — con una prevalenza del 2,43% sulla popolazione, la più alta nell’intera UE. Entro il 2050, sommando le proiezioni di genere pubblicate dalla Federazione Alzheimer Italia, si arriva a oltre 2,2 milioni: un aumento del 54% in venticinque anni. Ogni persona con demenza è quasi sempre anche una famiglia che si troverà davanti a un contratto da firmare, in un paese che non ha ancora una legge organica sulla non autosufficienza nonostante se ne parli da decenni. Il problema non è destinato a ridursi: è destinato a moltiplicarsi.

➡ Cosa fare se ci si trova in questa situazione


Se state gestendo l’ingresso di un familiare in una RSA, leggete il contratto prima di firmarlo con attenzione alle clausole di impegno economico dei familiari, chiedete se la struttura è accreditata e/o convenzionata per le prestazioni sociosanitarie integrate e da quando decorre l’eventuale autorizzazione ASL. Se la patologia è neurodegenerativa grave, le probabilità che le prestazioni rientrino nella copertura pubblica sono molto alte. Se avete già firmato e state già pagando, non date per scontato che quei soldi siano perduti: la giurisprudenza consente di agire per il recupero delle somme versate anche retroattivamente e anche dopo la morte del paziente, come dimostra la sentenza di Firenze e oggi anche quella di Castrovillari.

➡ Quello che chiediamo


Come Associazione Luca Coscioni riteniamo che la tutela dei diritti non possa dipendere dalla capacità individuale di conoscerli e farli valere in giudizio. Finché la materia non sarà presa in carico nelle competenti sedi della politica e della programmazione sociosanitaria che affronti con competenza lungimiranza e principio di realtà l’enorme problema della cronicità e dell’invecchiamento della popolazione, continueremo a fare quello che possiamo: informare. Perché il diritto che non si conosce non esiste.

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Il Fine vita è tornato per l’ottava volta in Corte costituzionale


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Il caso è quello di “Paola”, malata di Parkinson bolognese, accompagnata in Svizzera da Felicetta Maltese e Virginia Fiume, volontarie di Soccorso Civile, che si sono autodenunciate insieme a Marco Cappato: sono indagati per un reato punito con il carcere da 5 a 12 anni

Filomena Gallo in udienza: “Il problema non è più interpretare il requisito del trattamento di sostegno vitale, ma verificarne la ragionevolezza costituzionale”. Marco Cappato commenta: “Nell’inerzia del Parlamento, mi auguro che la Consulta ponga fine alla discriminazione di persone costrette ad andare in Svizzera per un diritto che hanno in Italia”


Nelle scorse ore si è svolta l’udienza pubblica presso la Corte costituzionale* sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal GIP di Bologna nel procedimento a carico di Marco Cappato, Felicetta Maltese e Virginia Fiume per l’aiuto prestato a Paola Ruffi, cittadina bolognese affetta da Parkinson, accompagnata nel 2023 in Svizzera per accedere al suicidio assistito. La sesta udienza a seguito di questione di legittimità sollevata da un tribunale ed è l’ottava volta che che la Corte discute di fine vita includendo sia legge regionale della Toscana e l’ammissibilità del referendum sull’articolo 579 del codice penale.

Felicetta Maltese e Virginia Fiume, volontarie di Soccorso Civile, e Marco Cappato, in qualità di responsabile legale dell’Associazione, si sono autodenunciati per averla aiutata. Il reato contestato è quello di aiuto al suicidio, punito con una pena da 5 a 12 anni di reclusione.

La questione sottoposta alla Corte riguarda ancora una volta il requisito dei trattamenti di sostegno vitale previsto dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Secondo quella decisione, una persona può accedere legalmente al suicidio assistito se è affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili, è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli ed è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Paola Ruffi possedeva tutti questi requisiti, a eccezione dell’ultimo. Non dipendeva infatti da macchinari o da trattamenti salvavita in senso tradizionale, ma da assistenza continuativa. Proprio per questo il GIP di Bologna ha chiesto alla Corte di verificare se il requisito del trattamento di sostegno vitale sia ancora costituzionalmente ragionevole quando tutti gli altri presupposti risultano presenti.

Nel corso dell’udienza l’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e difensora delle parti, che ha coordinato il collegio legale (che, nella discussione pubblica, è stato formato anche dalle avvocate Benedetta Liberali, Irene Pellizzone e dall’avvocato Francesco Di Paola) ha dichiarato: “Abbiamo chiesto alla Corte di porre fine a una discriminazione che oggi dipende non dalla sofferenza della persona o dalla gravità della malattia, ma dal modo in cui quella malattia si manifesta o viene trattata. La Costituzione non può chiedere a una persona di peggiorare, di attendere un ulteriore aggravamento o di dipendere da un macchinario per vedere riconosciuta una libertà che, sotto ogni altro profilo, le appartiene già. Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di verificare la ragionevolezza costituzionale del requisito del trattamento di sostegno vitale”.

➡ Dichiarazione di Marco Cappato


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Anche dopo le sentenze della Corte costituzionale continuano a verificarsi situazioni in cui persone che avrebbero diritto all’aiuto medico a morire sono costrette a andare all’estero o ad attendere il peggioramento della propria condizione. Per questo continuiamo ad assumerci pubblicamente la responsabilità di aiutarle autodenunciandoci. Ci auguriamo che la Corte prenda una decisione in grado di superare le discriminazioni tra malati, anche considerando l’inerzia del Parlamento.


➡ L’intervento di Roberto


È intervenuto da remoto nel giudizio anche Roberto, paziente oncologico cui è stato negato l’accesso al suicidio assistito per la presunta mancanza del requisito del trattamento di sostegno vitale. Queste, le sue parole:

Nel 2018 il mio tumore è divenuto più attivo, avviando il mio peggioramento lento e senza sosta. Ora sono segnato dalle crisi epilettiche, dalla debolezza, dalla difficoltà a camminare, dai problemi di equilibrio, dagli innumerevoli effetti che il tumore genera per la sua forma diffusa che lo fa agire su aree diverse del sistema nervoso, sia centrale che periferico.

Non ho voluto un intervento chirurgico perché la forma stellare e la diffusione impediscono la rimozione del cancro, che verrebbe a malapena ridotto. L’intervento, inoltre, comporta rischi di paralisi degli arti, perdita della parola e, vista la vicinanza di una delle principali arterie cerebrali, anche di coma. Non conoscendo la tipologia, la chemioterapia sarebbe inefficace mentre la radioterapia è impossibile per la forma del tumore. Il mio status è sempre più difficile da sopportare, ormai fatico a tollerare la mia vita per la perdita di autonomia e dignità.

Cammino solo con deambulatore o bastone. In molti momenti della giornata sono assente e confuso, soprattutto sul finire del giorno, perciò non sono più in grado di avere una normale vita sociale. Inevitabile aspirare a porre fine alla mia vita e questo mi induce a considerare insoddisfacente e grave il fatto che chi desidera percorrere come ritiene adeguato la fase finale della sua vita veda i suoi diritti ignorati: è costretto ad affidarsi al tribunale sperando così di superare l’assenza di una legge, conseguenza dell’inerzia del legislatore, che si ostina a non deliberare così da soddisfare l’aspettativa di oltre il 70% della popolazione, favorevole al suicidio assistito e al suo inserimento nella legislazione nazionale.

Inserimento che deve avvenire in modo adeguato così che si apra un percorso chiaro e privo di incertezze, che consenta, a chi lo desidera, di concludere la sua esistenza senza doversi più confrontare con la rigidità di ASL che, nel vuoto di legge, affermano la propria posizione ideologica negativa sul suicidio assistito, lasciando così soffrire i pazienti. L’Italia ha bisogno di una legge chiara, che apra senza incertezze la strada per porre fine alla propria vita quando comporta insopportabile sofferenza e perdita di autonomia e dignità


➡ L’intervento di Carlo e Marco Gentili


Sono, quindi, intervenuti anche Carlo e Marco Gentili, persone affette da SLA che chiedono di non essere discriminate in futuro qualora decidessero di ricorrere al suicidio medicalmente assistito.

↓ LA VIDEO DICHIARAZIONE DI CARLO E MARCO GENTILI↓

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La decisione della Corte riguarda direttamente il nostro futuro. Per questo motivo siamo intervenuti nel giudizio e abbiamo voluto essere presenti fisicamente in Corte. Conviviamo con la SLA dall’infanzia e dipendiamo in tutto dall’assistenza di nostra madre e delle persone che ci aiutano ogni giorno. Oggi non vogliamo morire. Ma riteniamo che il riconoscimento di una libertà fondamentale non debba dipendere dalla presenza di un macchinario o da uno specifico trattamento sanitario.

Chiediamo che, qualora un giorno decidessimo di intraprendere questo percorso, la nostra situazione sia valutata secondo criteri uguali e ragionevoli, senza discriminazioni legate alla tipologia della malattia o delle cure ricevute.

Per noi questa non è una questione teorica. È la possibilità di affrontare il futuro con la serenità di sapere che, se la nostra condizione dovesse diventare per noi insopportabile, non saremo esclusi da una scelta che la Costituzione già riconosce ad altri cittadini che si sono trovati nelle nostre stesse condizioni sostanziali.


Avevano inoltre chiesto di intervenire Stefano e Mariasole (entrambi nomi di fantasia). “Stefano”, dopo avere ricevuto due dinieghi da parte della propria ASL nonostante fosse sottoposto a ossigenoterapia, terapia insulinica e catetere permanente, è morto prima della decisione della Corte sull’ammissibilità dell’intervento.

Mariasole“, affetta da una grave forma di parkinsonismo degenerativo, ha ottenuto il riconoscimento dei requisiti solo dopo mesi di attesa, una diffida, un ricorso d’urgenza e un aggravamento clinico che l’ha condotta al rifiuto della nutrizione artificiale. Anche lei è morta. La Corte, decidendo sull’ammissibilità degli interventi, ha chiarito che l’interesse a intervenire nel giudizio costituzionale è personalissimo e non può essere trasmesso agli eredi.

➡ Approfondimento: Il Fine vita in Corte costituzionale


Nota: Il collegio di difesa e studio è stato composto dagli avvocati Filomena Gallo, Marilisa D’Amico, Francesco Di Paola, Benedetta Liberali, Irene Pellizzone, Francesca Re, Alessia Cicatelli, Niccolò Panigada, Roberto D’Andrea.

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Emanuela Soresini e Simone Galimberti a Cologno Monzese per l’incontro “Barriere architettoniche e PEBA”

📍 Sala Fallaci, Piazza San Matteo 24, Cologno Monzese
📅 Sabato 21 giugno 2026
🕒 Ore 15:00


Emanuela Soresini, coordinatrice Cellula Coscioni Lodi e Simone Galimberti, coordinatore Cellula Coscioni Lecco parteciperanno, al terzo incontro del Disability Pride Milano 2026, dedicato al tema delle barriere architettoniche e dei Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA).

Nel loro intervento presenteranno l’indagine dell’Associazione Luca Coscioni “I PEBA nei capoluoghi italiani a 40 anni dalla legge istitutiva”, per fare il punto sulla diffusione e sull’attuazione di uno strumento essenziale per rendere città e spazi pubblici realmente accessibili.

L’incontro, moderato da Maurizio Attanasi del Comitato ColognoZeroBarriere, vedrà il confronto fra esperti, attivisti e istituzioni, con i saluti dell’Amministrazione comunale di Cologno Monzese.

L’iniziativa è realizzata nell’ambito del Disability Pride Milano 2026, con il patrocinio della Città di Cologno Monzese.
QUI la locandina completa

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Diritti e disabilità: Human Hall presenta il Rapporto 2025


È stato presentato lunedì 22 giugno 2026, all’Università Statale di Milano, il Terzo Rapporto dell’Osservatorio giuridico permanente Human Hall sui diritti delle persone con disabilità Anno 2025. Il documento ha analizzato 2.019 pronunce (2.005 sentenze italiane, 7 della Corte EDU e 7 della CGUE) emesse nel 2025: un dato in crescita rispetto alle 1.109 del 2024 e alle 802 del 2023, segno di un contenzioso più che raddoppiato in tre anni.

I numeri confermano due priorità: il diritto allo studio resta il primo ambito di contenzioso (36% delle decisioni, era 33% nel 2024), mentre il diritto al lavoro raddoppia il proprio peso, dal 9% al 20%. Insieme, studio e lavoro rappresentano il 56% delle pronunce analizzate. Resta drammatico lo squilibrio territoriale: su 724 decisioni nazionali sul diritto allo studio, 441 – oltre il 60% – arrivano dai tribunali campani. Crescono anche, nei soli tribunali civili, le pronunce che richiamano la disabilità: oltre 20mila, contro 9.100 nel 2024 e 7.400 nel 2023.

I DATI PRINCIPALI

  • 2.019 pronunce analizzate totali (2.005 italiane + 7 Corte EDU + 7 CGUE), in netta crescita rispetto alle 1.109 del 2024 e alle 802 del 2023
  • 36% delle decisioni riguarda il diritto allo studio (era 33% nel 2024 e 20% nel 2023)
  • 20% delle decisioni riguarda il diritto al lavoro (era 9% sia nel 2023 che nel 2024) — quasi una questione su cinque
  • Studio e lavoro insieme rappresentano il 56% di tutto il contenzioso analizzato
  • 441 su 724 decisioni sul diritto allo studio (oltre il 60%) provengono da tribunali campani
  • Oltre 20.000 pronunce con riferimento alla disabilità nei soli tribunali civili (9.100 nel 2024, 7.400 nel 2023)

All’evento ha partecipato Alessandro Gerardi, avvocato e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, la quale è partner di Human Hall sin dall’inizio del progetto. L’hub per l’inclusione, l’innovazione e la tutela dei diritti umani dell’Università Statale di Milano, è animato tra gli altri dal professor Giuseppe Arconzo, coordinatore dell’Osservatorio giuridico permanente, e dalla professoressa Marilisa D’Amico, costituzionalista e coordinatrice di Human Hall, nonché membro del consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni.

Il Rapporto segnala anche situazioni positive, come il consolidamento dell’accomodamento ragionevole quale criterio strutturale di legittimità nei rapporti di lavoro, e richiama l’urgenza di un intervento istituzionale sul fronte scolastico campano. Una fotografia complessa, che l’Associazione continuerà a seguire insieme a Human Hall.

RAPPORTO ANNUALE SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ 2025
rapporto-human-hall-diritti-disabilità-2025.pdf

I RAPPORTI DEGLI ANNI PRECEDENTI
osservatoriodisabilitahumanhal…

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Roma Pride :”Piena solidarietà a Famiglie Arcobaleno, e a tutte le persone colpite. Si acquisiscano le immagini e siano individuati i responsabili”


Dichiarazione di Filomena Gallo e Francesca Re


“Esprimiamo piena solidarietà a Famiglie Arcobaleno, a tutte le associazioni e a tutte le persone che hanno partecipato al Roma Pride e che sono state colpite dai getti di spray urticante durante una manifestazione che, da oltre trent’anni, attraversa pacificamente le strade della Capitale per affermare diritti, libertà e uguaglianza. Quanto denunciato da Famiglie Arcobaleno è un fatto grave che non può essere sottovalutato. Colpire persone che manifestano pacificamente, investendo bambini e bambine, significa attentare alla sicurezza, alla libertà di espressione e alla partecipazione democratica.

Per questo chiediamo al Ministro dell’Interno di disporre, attraverso le forze dell’ordine competenti, ogni necessario accertamento e l’acquisizione dei filmati delle telecamere pubbliche e private presenti lungo il percorso della manifestazione, affinché siano rapidamente individuati gli autori di questi gravi episodi. È necessario accertare con rapidità i fatti e individuare i responsabili, garantendo trasparenza e tutela per tutte le persone coinvolte.

Lo Stato ha il dovere di assicurare che ogni cittadina e ogni cittadino possa esercitare liberamente il diritto costituzionale di manifestare senza subire intimidazioni, aggressioni o violenze. La sicurezza delle persone che partecipano alle manifestazioni pubbliche deve essere garantita senza eccezioni. Al tempo stesso, è indispensabile che il confronto politico e pubblico abbandoni ogni linguaggio che alimenti ostilità, discriminazione e delegittimazione nei confronti delle persone LGBT+, delle famiglie e delle associazioni che ne difendono i diritti. Le parole hanno conseguenze e le istituzioni hanno la responsabilità di contribuire a costruire un clima di rispetto.

A Famiglie Arcobaleno – che ringraziamo anche perché ospitava Fiore Faustini, in rappresentanza dell’Associazione Luca Coscioni a sostegno della campagna ‘PMA per tutte’ – a loro, ai bambini e alle bambine coinvolte, e a tutte le persone colpite, va la nostra vicinanza e il nostro sostegno. La risposta a questi episodi deve essere la ricerca della verità, l’accertamento delle responsabilità e la difesa ferma dei diritti e delle libertà di tutti”.

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Per la Giornata mondiale degli psichedelici abbiamo realizzato una mappa internazionale sullo stato delle regolamentazioni


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In 43 paesi emergono modelli di accesso tra ricerca, uso medico e regolamentazione


In occasione della Giornata mondiale degli psichedelici del 20 giugno, l’Associazione Luca Coscioni pubblica una mappa internazionale sullo stato delle regolamentazioni relative alle sostanze psichedeliche e alle terapie psichedeliche assistite, nell’ambito della campagna L’Italia apra alle terapie psichedeliche.

La mappa censisce tutti i Paesi e territori del mondo evidenziando la presenza di modelli normativi differenti e sovrapposti. In 15 Paesi sono attivi trial clinici o programmi di ricerca sperimentale, in 11 Paesi esistono forme di utilizzo medico e in 26 Paesi e territori sono presenti altre modalità di accesso o riconoscimento, che vanno dall’uso rituale alla depenalizzazione, dai programmi di uso compassionevole ai percorsi terapeutici privati. Negli altri casi lo status risulta non definito.

map visualization

Se hai problemi di visualizzazione della mappa, CLICCA QUI


Il quadro evidenzia una crescente pluralità di approcci regolatori: dall’utilizzo medico ai trial clinici, dai percorsi terapeutici alla ricerca sperimentale, fino agli usi rituali e tradizionali. Le molecole coinvolte includono psilocibina, MDMA, LSD, ketamina, DMT, ayahuasca, ibogaina e peyote, oggi al centro di un crescente interesse scientifico per il trattamento di depressione resistente, stress post-traumatico, dipendenze e altre condizioni cliniche.

Negli ultimi anni il dibattito internazionale è profondamente cambiato, passando da una lettura esclusivamente proibizionista a un approccio sempre più orientato alla ricerca e alla sperimentazione clinica.

➡ Dichiarazione di Marco Perduca, coordinatore della campagna “L’Italia apra alle terapie psichedeliche”


La mappa mostra che nel mondo non si discute più se studiare gli psichedelici, ma come farlo in modo sicuro, regolamentato e fondato sulle evidenze scientifiche, dall’utilizzo medico ai trial clinici, dai programmi di accesso terapeutico agli usi rituali e tradizionali. La pluralità dei modelli normativi conferma che queste sostanze non sono più considerate esclusivamente attraverso la lente del controllo penale e della proibizione, ma sono oggi oggetto di un crescente interesse scientifico e clinico per il trattamento di depressione resistente, stress post-traumatico, dipendenze e ansia associata a malattie terminali. La mappa rappresenta uno strumento informativo e comparativo per comprendere le tendenze globali e il progressivo sviluppo dei diversi modelli normativi nel mondo».

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Nella Giornata mondiale sulla SLA le voci di chi convive con la malattia e l’appello per una giusta assistenza


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In occasione del Global Day sulla SLA, che si celebra ogni anno il 21 giugno, il programma radiofonico dell’Associazione Luca Coscioni “Il Maratoneta” – in onda ogni sabato alle ore 14:30 su Radio Radicale – dedica la puntata di sabato 20 giugno all’approfondimento della condizione di chi convive con la Sclerosi Laterale Amiotrofica, dell’assistenza, della ricerca e di chi se ne prende cura.

➡ La testimonianza di Sabrina Di Giulio


Al centro della puntata la voce di Sabrina Di Giulio, Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni, che da 31 anni convive con la SLA – una malattia la cui prognosi è solitamente infausta entro 3-5 anni – e che per questo si definisce “una sopravvissuta”.

Sabrina interviene attraverso un sintetizzatore vocale, ricostruendo il percorso che da insegnante di educazione fisica nella scuola elementare l’ha portata, dopo una perdita di forza al braccio sinistro e i successivi problemi di deglutizione, respirazione e linguaggio, a dover reinventare completamente la propria vita. Un esordio che definisce un autentico “tsunami”, capace di farla precipitare “dalla giovinezza alla vecchiaia nel giro di un anno”.

Dopo un primo periodo di disperazione, racconta di aver trovato la forza di reagire soprattutto per il figlio, che descrive come la sua più grande motivazione a combattere. Sabrina vive oggi una condizione di totale non autosufficienza, con bisogno di assistenza 24 ore su 24 per ogni aspetto della vita quotidiana: igiene personale, alimentazione tramite PEG, respirazione tramite NIV, mobilità e comunicazione.

La sua testimonianza pone anche una questione politica ed economica: nel Lazio risulta assistita dal servizio sanitario per 16 ore al giorno, “un aiuto già molto importante”, ma che lascia scoperto un vuoto di assistenza per il resto della giornata, coperto privatamente con l’assunzione di una badante e con costi considerevoli a carico della famiglia.

A questo si aggiunge la denuncia di Sabrina sui ritardi istituzionali: il Fondo per la disabilità gravissima della Regione Lazio è rimasto bloccato per 9 mesi, durante i quali ha dovuto provvedere da sola al pagamento dell’assistenza, con notevoli difficoltà.

Per Sabrina, la continuità dei finanziamenti è un problema cruciale, indispensabile per programmare un percorso di cura stabile. Anche per questo motivo un gruppo di persone con SLA e diverse associazioni hanno rivolto un appello al Ministro della Salute, sottoscritto da 44.000 firme, chiedendo uniformità dell’assistenza in tutta Italia, maggiori finanziamenti per la ricerca scientifica e un giusto riconoscimento per i caregiver.

➡ Il modello Viterbo: l’eccellenza possibile


Nella puntata “il Maratoneta” in onda sabato alle 14.30 su Radio Radicale interviene anche il Dott. Pietro Vecchiarelli, già primario al reparto di rianimazione dell’ospedale Belcolle di Viterbo, dalla cui iniziativa è nato un servizio di assistenza domiciliare integrata ad alta intensità (ADI-AI): un modello in cui il centro di rianimazione resta punto di riferimento costante per il paziente, garantendo un’ospedalizzazione domiciliare sicura.

È proprio in questa “isola felice”, come la definisce Sabrina Di Giulio, che lei stessa riceve il supporto quotidiano di operatori sociosanitari, infermieri, fisioterapista e logopedista. A Viterbo, 110 operatori socio-sanitari specializzati assistono circa 25 malati di SLA e altri pazienti in stato vegetativo o con gravi insufficienze respiratorie, riducendo le complicanze infettive tipiche delle degenze ospedaliere o in RSA.

➡ La voce dei caregiver


A raccontare l’altra faccia della malattia è Linda Parente, moglie dell’attore Massimo Lello, che descrive una quotidianità di isolamento, sentendosi “agli arresti domiciliari” in un costante stato di allerta che impedisce il sonno e il lavoro. Linda critica la gestione del welfare nella propria regione, le Marche, dove il bonus caregiver di circa 1000 euro mensili copre appena poche ore di assistenza professionale a settimana, lasciando il resto del carico su una sola persona. Una nota di speranza arriva dalla tecnologia: grazie al progetto NemoLab, Massimo Lello ha potuto ricostruire la propria voce con l’intelligenza artificiale, continuando a comunicare e a recitare nonostante la malattia.

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Fine vita, Napoli: “Irene”, 72enne malata di SLA, ha il via libera per il “suicidio assistito” ma attende da mesi il dispositivo già utilizzato nel caso di “Libera”


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QUI La storia completa di Irene

“Il mio corpo è una prigione da cui non posso uscire. La libertà personale è un diritto umano inalienabile, chiedo soltanto che mi sia riconosciuto”


Dopo l’audizione al Senato del Presidente del CNR, Andrea Lenzi, che ha sollevato dubbi sulla disponibilità di strumenti per l’autosomministrazione del farmaco letale, l’Associazione Luca Coscioni rende nota la storia di “Irene” (nome di fantasia), 72 anni, residente in un comune vicino Napoli, malata di Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) dal 2020.

“Irene” è completamente paralizzata, non parla, respira attraverso ventilazione meccanica ed è alimentata artificialmente tramite la PEG. Il 29 aprile 2025 ha chiesto alla propria ASL la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito secondo quanto previsto dalla sentenza della Corte costituzionale “Cappato-Dj Fabo” (la 242 del 2019). A ottobre 2025 la commissione medica della ASL Napoli 3 Sud ha accertato il possesso di tutti i requisiti previsti dalla Corte costituzionale.

Da allora, però, la procedura è ferma. L’ASL Napoli 3 Sud campana attende dall’AUSL Toscana Nord Ovest l’invio del programma e della strumentazione usata da Libera.


Essendo completamente paralizzata dal collo in giù, “Irene” non può autosomministrarsi il farmaco letale. L’unica modalità possibile è l’utilizzo del puntatore oculare che già usa per comunicare, collegato tramite un programma realizzato appositamente dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) – su ordine del tribunale di Firenze – e che consenta l’attivazione della pompa infusionale con cui si autosomministrerà il farmaco per il fine vita.

Si tratta dello stesso sistema già utilizzato nel marzo 2026 da “Libera”, la persona affetta da sclerosi multipla che in Toscana ha avuto accesso al suicidio medicalmente assistito dopo il provvedimento del tribunale di Firenze. L’ASL Napoli 3 Sud si è attivata da mesi per ottenere dall’AUSL Toscana Nord Ovest il trasferimento della strumentazione e del software già utilizzati nel caso di “Libera”. Tuttavia la procedura è tuttora bloccata.

Secondo quanto emerso nelle interlocuzioni tra le amministrazioni coinvolte con il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni che segue “Irene”, il ritardo sarebbe legato a ulteriori verifiche e adempimenti amministrativi poiché l’azienda toscana ritiene che debba essere effettuato un nuovo collaudo sul programma e la strumentazione per renderlo disponibile ad altre aziende sanitarie. Eppure la tecnologia è già stata sottoposta a prove di funzionalità, è stata ritenuta idonea nel procedimento davanti al tribunale di Firenze ed è stata concretamente utilizzata nel caso “Libera”. Anche l’Avvocatura dello Stato aveva chiarito che l’ulteriore collaudo indicato con parere dal Ministero della Salute aveva natura meramente raccomandatoria e non vincolante.

Nel frattempo, sono passati 14 mesi dalla richiesta iniziale di “Irene” e 8 mesi dalla conferma dei requisiti e la malattia sta avanzando.

➡ Le parole di “Irene”


Il mio corpo è una prigione da cui non posso uscire. Riesco solo a vedere e ascoltare quello che mi accade intorno. Il resto la SLA se l’è preso. Non posso parlare, non posso mangiare, non posso muovermi, non posso abbracciare chi amo. Per me questa non è assolutamente una vita degna di essere vissuta.

Attendo che arrivi dalla Toscana la strumentazione usata da ‘Libera’ che è stata richiesta qui da Napoli. Io sto peggiorando e anche gli occhi mi stanno abbandonando, rendendomi difficile l’uso del puntatore oculare. Ci sono ostacoli burocratici che non hanno senso. Desidero con tutte le mie forze di poter accedere al suicidio medicalmente assistito e trovare la mia pace.

Voglio andarmene serenamente, nella mia casa, nel mio letto, e guardare mio marito e mia figlia con l’amore di sempre, perché so che sarò finalmente libera. La libertà personale è un diritto umano inalienabile, chiedo soltanto che mi sia riconosciuto.


➡ La dichiarazione di Filomena Gallo


Dichiara Filomena Gallo, difensore di “Irene” con un ampio collegio legale (composto dall’avvocato Angelo Calandrini e dalle avvocate Francesca Re e Alessia Cicatelli) e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni:

“La tecnologia necessaria esiste, è stata sviluppata dal CNR, testata e già utilizzata nel caso di ‘Libera’. Per questo non ci siamo rivolti finora al tribunale: non occorre realizzare un nuovo dispositivo, ma semplicemente trasferire quello esistente e procedere alla taratura del puntatore oculare sulle condizioni cliniche di ‘Irene’.

Sono già disponibili a collaborare il medico che ha seguito ‘Libera’, gli ingegneri e i tecnici che hanno partecipato alle prove del sistema. Gli ultimi aggiornamenti fanno ritenere che il collaudo richiesto dall’azienda sanitaria toscana sia in fase di conclusione. Ce lo auguriamo, perché ‘Irene’ sta peggiorando rapidamente e rischia perfino di perdere la capacità di utilizzare il puntatore oculare. Se ci saranno ulteriori ritardi, saremo costretti a rivolgerci al tribunale per un ordine all’ASL toscana perché ‘Irene’, se perdesse la possibilità di usare il puntatore a causa del problema agli occhi, resterebbe prigioniera del suo corpo nella sofferenza estrema.

Il paradosso è che, mentre il Presidente del CNR sostiene che manchino strumenti disponibili, ma non è così, è stata realizzata Dipartimento di ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti (DIITET) del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), una tecnologia già esistente e funzionante rischia di restare bloccata da ostacoli burocratici. ‘Irene’ chiede soltanto che venga resa effettiva una libertà che la Corte costituzionale le ha già riconosciuto”.

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Giulia Crivellini e Cristiana Zerosi a Zibido San Giacomo per l’incontro pubblico su “Liberi Subito”

📍 Sala Consiliare, Piazza Roma 1, Zibido San Giacomo
📅 Giovedì 25 giugno
🕘 Ore 21:00


Giulia Crivellini, avvocata e membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, e Cristiana Zerosi, coordinatrice della Cellula Coscioni Milano e membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperanno all’incontro pubblico “Scopri la legge regionale Liberi Subito”, dedicato al fine vita, ai diritti e alla libertà di scelta.

L’iniziativa, organizzata e promossa da Yuri Corisio, consigliere comunale e promotore della raccolta firme a Zibido San Giacomo, sarà una serata per informarsi, capire e confrontarsi su un tema fondamentale.

Durante l’incontro sarà approfondita la proposta di legge regionale “Liberi Subito”, che chiede procedure chiare e tempi celeri per le persone che richiedono l’accesso al morte medicalmente assistita.

Ingresso libero, cittadinanza invitata.

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La Cellula Coscioni Terni organizza un incontro informativo sul testamento biologico

📍 Centro Sociale Il Rivo APS, Via del Rivo 103, Terni
📅 Lunedì 22 giugno 2026
🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Terni organizza un incontro informativo dedicato al testamento biologico o Dat (Disposizioni Anticipate di Trattamento) . L’iniziativa sarà un’occasione aperta alla cittadinanza per capire come si possono redigere e in che modo depositarle.

L’incontro si terrà presso il Centro Sociale Il Rivo APS e offrirà uno spazio di informazione e confronto sui diritti, sulla libertà di scelta e sulle possibilità previste dalla legge per esprimere le proprie volontà sui trattamenti sanitari.

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Fine vita, Viareggio: “Stefano” è morto soffrendo a causa delle ambigue interpretazioni del trattamento di sostegno vitale


La sua storia arriva alla vigilia dell’udienza della Consulta del 23 giugno

L’Associazione Luca Coscioni rende nota la vicenda dell’uomo toscano affetto da una grave malattia neurodegenerativa. Due dinieghi della Asl, due rigetti in tribunale e la morte prima che la Corte costituzionale si sia pronunciata sul caso di Paola, dove l’uomo era intervenuto


A pochi giorni dall’udienza del 23 giugno davanti alla Corte costituzionale sul fine vita, l’Associazione Luca Coscioni rende pubblica, con l’autorizzazione della sorella, la storia di “Stefano” (nome di fantasia), 68 anni, residente a Viareggio, morto nelle scorse settimane senza aver ottenuto il riconoscimento del requisito del trattamento di sostegno vitale dalla commissione medica della propria Asl, nonostante il parere positivo del comitato etico e la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla sentenza Cappato/Dj Fabo.

“Stefano” era affetto da atrofia multisistemica, una malattia neurodegenerativa progressiva e irreversibile. Negli ultimi mesi di vita era completamente allettato, privo di autonomia motoria e dipendente dall’assistenza continua di altre persone. Aveva un catetere vescicale permanente, aveva bisogno di ossigenoterapia e assumeva insulina quattro volte al giorno per il diabete.

Il 30 aprile 2025 aveva chiesto alla Asl Toscana Nord-Ovest la verifica delle condizioni previste dalla sentenza Cappato/Dj Fabo della Corte costituzionale (la 242 del 2019) per accedere al suicidio medicalmente assistito, ma la richiesta era stata respinta.

Secondo la Asl mancava infatti il quarto requisito previsto dalla sentenza 242: la dipendenza da un trattamento di sostegno vitale. Per l’azienda sanitaria, infatti, il catetere, l’ossigenoterapia e l’insulina non erano sufficienti a integrare tale requisito perché la loro sospensione non avrebbe provocato la morte in tempi brevi. Nonostante la Corte costituzionale, con le sentenze 135/2024 e 66/2025, abbia dato una interpretazione estensiva di questo requisito, che include anche la dipendenza dall’assistenza continuativa, il catetere vescicale e le terapie farmacologiche.

Assistito dal collegio legale coordinato da Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni,“Stefano” ha tentato di ottenere giustizia in tribunale. Prima con un ricorso d’urgenza al tribunale di Pisa, poi con un reclamo contro la decisione del giudice. Entrambi sono stati respinti, accogliendo l’interpretazione restrittiva adottata dalla Asl.

La sua vicenda è diventata uno degli esempi più evidenti delle conseguenze prodotte dall’incertezza che ancora circonda il requisito del trattamento di sostegno vitale. Lo stesso tema sarà al centro dell’udienza della Corte costituzionale del prossimo 23 giugno, nata dal procedimento che vede imputati Marco Cappato, Felicetta Maltese e Virginia Fiume per aver aiutato Paola, una donna di 89 anni, a raggiungere la Svizzera per porre fine alle proprie sofferenze.

“Stefano” aveva chiesto di intervenire proprio in quel giudizio costituzionale, per raccontare direttamente alla Consulta la propria esperienza e chiedere una decisione che impedisse interpretazioni divergenti da parte delle singole aziende sanitarie. Ma è morto prima che la Corte decidesse sull’ammissibilità degli interventi. Dopo la sua morte, la sorella aveva chiesto di subentrare nel procedimento in qualità di erede, ma non è stata ammessa. Secondo il giudice delle leggi, l’interesse a intervenire nel giudizio costituzionale è personalissimo e non può essere trasmesso agli eredi.

“Stefano è morto come non avrebbe voluto, avvilito anche dal comportamento della commissione durante le visite e dai dinieghi non fondati”, dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria Nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “Non perché mancassero le condizioni di sofferenza o la capacità di autodeterminarsi, ma perché un requisito interpretato in modo diverso da Asl e tribunali continua a creare discriminazioni tra persone nelle stesse condizioni. La sua storia dimostra quanto sia urgente una decisione chiara e valida per tutti. A sette anni dal primo intervento della Corte costituzionale sul tema, l’assenza di una legge nazionale continua infatti a lasciare spazio a interpretazioni differenti da parte delle oltre cento Asl italiane e dei tribunali chiamati a pronunciarsi sui singoli casi. Su storie di persone che possiedono tutti i requisiti sostanziali per accedere alla morte volontaria assistita, ma che vedono la propria richiesta respinta a causa di letture restrittive del concetto di trattamento di sostegno vitale e finiscono per morire tra sofferenze che avrebbero voluto evitare”.


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Marco Cappato a Roma per parlare di diritti in Europa

📍 Cardo, Viale del Pattinaggio 100, Roma – EUR
📅 Lunedì 22 giugno 2026
🕑 Ore 14:00


Marco Cappato tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni parteciperà all’iniziativa “L’Europa che vogliamo”, promossa dalla Delegazione PD al Parlamento Europeo per incontrare le forze sociali, produttive e culturali del Paese.

L’incontro sarà un’occasione di confronto sul futuro dell’Unione Europea, sulle sfide democratiche, sociali e culturali del processo di integrazione e sulla necessità di costruire un’Europa capace di difendere libertà, pace e democrazia.

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Marilisa D’Amico e Alessandro Gerardi a Milano per la presentazione del rapporto “Diritti ad ostacoli”

📍 Sala Consiglio, Università degli Studi di Milano, Via Festa del Perdono 7, Milano
📅 Lunedì 22 giugno 2026
🕚 Ore 11:00 – 13:30


Alessandra Gerardi, avvocato e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e Marilisa D’Amico, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinatrice di Human Hall e ordinaria di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano, parteciperanno alla presentazione di “Diritti ad ostacoli”, terzo rapporto annuale sui diritti delle persone con disabilità dell’Osservatorio giuridico permanente Human Hall.

L’iniziativa sarà occasione di confronto sul tema del caregiver familiare, coinvolgendo esperti e rappresentanti di realtà impegnate nella tutela dei diritti e dell’inclusione.

Modera Simone Fanti, giornalista RCS Mediagroup.

Per programma completo e modalità di iscrizione qui la locandina.

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Provincia autonoma di Bolzano, abbiamo proposto un emendamento al disegno di legge sul Fine vita


L’obiettivo è garantire tempi certi alle procedure

Cappato commenta: “L’iter si concluda senza ingiustificati ritardi e sia compatibile con le condizioni cliniche del paziente, in linea con la Corte Costituzionale”


Dopo il primo via libera della Quarta commissione legislativa del Consiglio provinciale di Bolzano all’emendamento dell’assessore Hubert Messner, che ha introdotto una commissione multidisciplinare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, l’Associazione Luca Coscioni ha inviato a tutti i consiglieri provinciali una proposta di emendamento integrativo.

L’obiettivo è quello di garantire che le procedure di richiesta di verifica delle condizioni per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita si concludano in tempi ragionevoli, evitando così che le lungaggini burocratiche si trasformino in una forma di ulteriore sofferenza per le persone malate. Nello specifico, l’Associazione propone di integrare l’articolo 32-octies, chiedendo di aggiungere, subito dopo il comma 6, il seguente testo:

“7. Tutta la procedura si conclude, senza ingiustificati ritardi, secondo una tempistica comunque compatibile con le condizioni cliniche del paziente”.


La richiesta si inserisce nel solco tracciato dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e, in particolare, della recente sentenza n. 204 del 2025 che ha ribadito la necessità di garantire tempi celeri e compatibili con le condizioni cliniche della persona richiedente sia per la procedura relativa alla verifica dei requisiti che per quella attuativa.

“Accogliamo con favore l’istituzione della commissione multidisciplinare permanente a Bolzano: una scelta che ricalca modelli virtuosi già presenti in altre realtà come la Toscana e la Sardegna che si sono dotate di una legge regionale sul fine vita. È fondamentale però che i tempi di verifica delle condizioni e accesso alla morte volontaria assistita siano certi e compatibili con le condizioni cliniche del paziente. Per questo chiediamo ai Consiglieri di Bolzano di rendere più stringenti i tempi di attuazione della procedura“, ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Come l'IA cambierà il lavoro?
Ne ho parlato con Enkk, ricercatore specializzato in IA, streamer e youtuber. Mi è venuto a trovare ed è stato un interessante confronto per provare ad andare oltre la superficialità dei media su questo tema.
Il video: youtu.be/7gwKTByBQJE

Carceri: l’Associazione Luca Coscioni: “Sollicciano punta di un iceberg di illegalità”


In occasione del sequestro di sette sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano, disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Firenze a seguito di numerosi esposti presentati dai detenuti ipotizzando la violazione del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, l’Associazione Luca Coscioni ha diramato la seguente nota:

“Due anni fa, attraverso formali diffide ad adempiere, abbiamo diffidato le Aziende sanitarie locali d’Italia di effettuare le (almeno) due visite ispettive nelle carceri sotto la propria giurisdizione, così come previsto dall’ordinamento penitenziario. Poco più della metà delle 102 ASL ha risposto confermando il rispetto di quanto previsto dalla legge o annunciando visite e sopralluoghi. Tra queste l’ASL di Firenze che ebbe modo di comunicare pubblicamente al TG regionale di aver disinfestato i locali infestati da blatte e piccioni.A seguito delle diffide, l’Associazione Luca Coscioni aveva poi richiesto di poter accedere alle relazioni ispettive delle ASL, ottenendole solo da 64 strutture.

La campagna dell’Associazione Luca Coscioni “La salute è un diritto anche in carcere” si basa inoltre sui numeri elaborati dal sito Sovraffollamento Carcerario dell’analista indipendente Marco Della Stella, dal quale emerge che in 75 istituti penitenziari il tasso di sovraffollamento è pari o superiore al 150%, corrispondente a circa tre persone per ogni due posti disponibili. Al 15 giugno 2026, nelle carceri italiane erano presenti 64.850 persone a fronte di una capienza effettiva, cioè realmente disponibile, di 46.337 posti letto, con un tasso di occupazione del 139,95%. La situazione più grave si registra a Lucca, dove il sovraffollamento è del 243%. Dati che pongono l’Italia fuori dai perimetri della legalità europea e internazionale.

Per questi motivi, nei prossimi giorni verranno rinnovate richieste di accesso agli atti a tutte le aziende sanitarie locali per confrontare se le criticità segnalate dalle autorità sanitarie alle carceri, al Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia abbiano suscitato risposte fattive alla strutturale e drammatica mancanza di manutenzione ordinaria in moltissime strutture e alla generale garanzia del pieno rispetto del diritto alla salute in carcere – a cui, vista la demografia dei detenuti storici, si aggiunge la possibilità o necessità di accedere alla morte medicalmente assistita”.

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Il voto dell’Europarlamento sulle Tecniche di evoluzione assistita è un passo avanti per la scienza, l’innovazione e la tutela dell’ambiente


In merito al voto di oggi all’Europarlamento Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) Roberto Defez, già CNR e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni ha dichiarato:“Oggi si mette in archivio l’oscurantismo del secolo scorso verso il miglioramento genetico vegetale consentendo alla ricerca scientifica pubblica di sostenere l’agricoltura italiana e cercando di porre rimedio alle patologie che penalizzano le nostre produzioni tipiche (riso, pomodoro, vite, melo, melanzana, etc.). Nonostante gli esigui finanziamenti e le incertezze normative, i ricercatori italiani provano a sperimentare nuove soluzioni che possono abbattere l’impiego di agrofarmaci e migliorare la fertilità dei suoli, consentendo di ridurre il consumo di suolo e mantenendo la produttività. L’Italia ha avuto un ruolo determinante nel far pendere la bilancia del voto europeo verso l’innovazione e la tutela ambientale in sintonia con le indicazioni della ricerca scientifica pubblica e degli imprenditori agricoli nazionali. Ora si continui a guardare avanti”.

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Filomena Gallo e Valeria Imbrogno a Reggio Emilia per “Quando la vita finisce”

📍 Piazza Fontanesi, Reggio Emilia
📅 Mercoledì 24 giugno
🕡 Ore 18:30


Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e Valeria Imbrogno coordinatrice del Numero Bianco, parteciperanno all’incontro “Quando la vita finisce”, insieme a Ludovica De Panfilis, nell’ambito della rassegna “Mercoledì da Leoni 2026 – L’anima della Piazza”. L’iniziativa condotta dalla giornalista Natascha Lusenti, sarà un’occasione di confronto pubblico sui temi del fine vita, dell’autodeterminazione e della libertà di scelta, a partire dalle storie, dalle battaglie civili e dalle questioni ancora aperte nel nostro Paese.

La rassegna, che si svolgerà dal 10 al 15 luglio tutti i mercoledì alle 18:30 in Piazza Fontanesi, è promossa dal Comune di Reggio Emilia, nell’ambito di Reggio Emilia città delle persone, con il coinvolgimento di NOI Centro Storico e del programma #Restate – Assolutamente in città.
Qui il programma completo

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Filomena Gallo a Civitavecchia per l’incontro “Fine vita. Diritti, dignità e libertà di scelta”

📍 Compagnia Portuale, Via della Cooperazione 1, Civitavecchia
📅 Venerdì 26 giugno
🕕 Ore 18:00


Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a Civitavecchia all’incontro “Fine vita. Diritti, dignità e libertà di scelta. Dalla sentenza della Corte costituzionale alle prospettive legislative”.L’iniziativa sarà un’occasione di confronto pubblico sul tema del fine vita, sull’autodeterminazione nelle scelte sanitarie e sulle prospettive legislative aperte a partire dalla giurisprudenza della Corte costituzionale.

Dopo i saluti di Patrizio Scilipoti, presidente della Compagnia Portuale di Civitavecchia, oltre a Filomena Gallo interverranno Claudio Marotta – Consigliere regionale del Lazio, Marietta Tidei – Consigliera regionale del Lazio, Pietro Insolera – Associazione Libertà e Giustizia, Giosuè De Felici – Giovani Democratici, Provincia di Roma.

Qui la locandina completa

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Osservatorio DAT: crescono i depositi nei Comuni italiani, +18,2% rispetto a due anni fa


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“Cresce la consapevolezza sul diritto all’autodeterminazione, nonostante la disinformazione di Stato”

QUI la dashboard che riepiloga i dati raccolti


Sono 278 mila le Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) raccolte e rendicontate nell’83,6% dei Comuni italiani che hanno risposto negli anni (includendo dunque anche i dati di quei Comuni che non hanno fornito un aggiornamento al 2025, ma avevano risposto alle precedenti indagini). Il dato complessivo resta sconosciuto.

Solo 4.822 Comuni hanno infatti risposto a entrambe le rilevazioni, quella di due anni fa e quella di quest’anno. Nessuna informazione da 3.072 Comuni, che continuano a ignorare gli obblighi di trasparenza e non rispondono agli accessi agli atti. Tra i capoluoghi: Torino, Catania, Salerno, Trieste, Cagliari, Reggio Emilia e Ancona.

Differenze significative tra Nord e Sud.

Attenzione: la dashboard è in continuo aggiornamento. I numeri forniti in questo comunicato stampa sono relativi ai dati pervenuti a lunedì 15 giugno 2026.


L’Associazione Luca Coscioni ha concluso una nuova indagine nazionale sul deposito del “testamento biologico” (DAT) – attraverso una campagna di accesso civico su 7.677 Comuni italiani, aggiornata a dicembre 2025. Prendendo in esame i 4.822 Comuni che hanno fornito i dati aggiornati sia per il 2023 che per il 2025, risultano depositati, dall’entrata in vigore della legge del gennaio 2018, 228.151 testamenti biologici. Limitatamente a questi Comuni, la crescita è del 18,2% rispetto al 2023.

QUI sono consultabili i dati riguardanti i comuni che hanno fornito l’aggiornamento dei dati al 31 dicembre 2025. Attenzione: la dashboard è in continuo aggiornamento. I numeri forniti in questo comunicato stampa sono relativi ai dati pervenuti a lunedì 15 giugno 2026.


Aggiungendo anche il numero di DAT depositate nei 1.780 Comuni che nel 2025 non hanno risposto , ma che avevano risposto negli anni precedenti, il numero di DAT certamente depositate su un totale di 6.602 Comuni è di 278.329 DAT. Questo è dunque un dato parziale, privo delle DAT non comunicate quest’anno, a cui vanno aggiunte le DAT depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari, per le quali non esistono dati pubblici disponibili.

Tra i Comuni che non hanno fornito dati aggiornati, ci sono i seguenti capoluoghi: Torino, Catania, Salerno, Trieste, Cagliari, Reggio nell’Emilia, Ancona, Terni, Como, Lecce, Avellino, Cosenza, Trapani, Andria, Barletta, Brindisi, Caserta, Pesaro, Cremona, Catanzaro, Caltanissetta, Chieti, Ascoli Piceno, L’Aquila, Rieti, Oristano, Gorizia, Verbania.

Oggi nel nostro Paese si registra in media una DAT ogni 166 abitanti, contro una ogni 191 abitanti rilevata nel 2023. Per quel che riguarda la trasmissione in Banca dati ne risultano trasmesse 246.340. Si tratta dell’88,5% del totale, in lieve flessione rispetto a quanto rilevato nell’indagine precedente (90,4%).

➡ L’indagine in pillole


L’indagine evidenzia anche forti differenze territoriali. In valori assoluti la Lombardia guida la classifica con 54.679 DAT depositate, seguita da Emilia-Romagna (31.065) e Piemonte (26.556). Tra le Province, la Città metropolitana di Milano è medaglia d’oro (19.835), seguita da quelle di Torino (14.685) e di Roma Capitale (13.443). Tra i Comuni, Milano è la città con il maggior numero di DAT depositate (8.912), davanti a Roma (7.627), Torino (5.261), Genova (3.715) e Bologna (3.194).

Sul fronte della densità rispetto alla popolazione, il Trentino-Alto Adige è la Regione con la maggiore diffusione del testamento biologico, con una DAT ogni 93 abitanti, seguito da Abruzzo (117) ed Emilia-Romagna (120), Valle d’Aosta e Marche (128 entrambe) In fondo alla classifica Campania (1 ogni 276), Molise (273), Lazio (269), Sardegna (255) e Calabria (228). Tra le province, la capolista è Pescara (1 DAT ogni 74), seguita da Bolzano (1 ogni 75), Teramo (1 ogni 90), Pesaro e Urbino (1 ogni 91) e Forlì Cesena (1 ogni 97). Meno Dat in proporzione alla popolazione residente si registrano nella neoistituita provincia dell’Ogliastra (1 DAT ogni 432 abitanti), a Rieti (1 ogni 384), L’Aquila (1 ogni 365), Palermo (1 ogni 360) e Benevento (1 ogni 332)

Anche osservando la classifica dei Comuni capoluogo per densità di DAT depositate emerge con chiarezza il forte divario territoriale nell’accesso alle DAT. Tra i 115 capoluoghi italiani che hanno fornito dati, i livelli più alti di diffusione del testamento biologico si registrano soprattutto nel Nord Italia: Bolzano guida la classifica con una DAT depositata ogni 60 abitanti, seguita da Varese con una ogni 71, Cuneo con una ogni 83, Vicenza con una ogni 84 e Cesena con una ogni 86 abitanti.

All’estremo opposto si trovano invece diversi capoluoghi del Centro-Sud, dove il ricorso alle DAT resta molto più limitato. Napoli occupa il 110° posto con una DAT ogni 541 abitanti, seguita da Rieti con una ogni 545, Latina con una ogni 691, Benevento con una ogni 729 e Caserta ultima in classifica con appena una DAT ogni 749 abitanti.

Il report mette inoltre in luce profonde disuguaglianze territoriali e sociali nell’accesso allo strumento delle DAT. Le differenze tra Nord e Sud restano marcate: nel Nord-Est si registra una DAT ogni 133 abitanti, nel Nord-Ovest una ogni 142, mentre il rapporto scende a una ogni 217 abitanti nel Sud e a una ogni 194 nel Centro Italia. Anche la dimensione dei Comuni incide fortemente sulla diffusione del testamento biologico. Nei Comuni sotto i 5mila abitanti si registra una DAT ogni 195 residenti, contro una ogni 144 nei centri tra 250mila e 500mila abitanti.

In controtendenza è il dato delle grandi città, in cui si registra la densità più bassa di testamenti biologici in proporzione alla popolazione residente: qui se ne hanno 1 ogni 215 abitanti.Il dato, però, risente delle disparità territoriali, evidenziando la diffusione limitata dello strumento nei grandi centri urbani del Sud. Guardando, infatti, ai numeri assoluti, la prima grande città del Sud è Bari (al sesto posto in Italia), con Napoli che si posiziona al 12° posto, Catania al 17° e Palermo al 20°.

➡ Dichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato


“Senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta. Da sette anni il popolo italiano è tenuto all’oscuro del diritto, che esiste, a scegliere le modalità del proprio fine vita. Per quanto riguarda la conoscenza delle disposizioni anticipate di trattamento, la situazione sta finalmente migliorando, anche se troppo lentamente, grazie esclusivamente all’attività di organizzazioni, come l’associazione Luca Coscioni e poche altre, e singole persone che non si rassegnano all’ignoranza imposta dallo Stato italiano. I risultati ottenuti ci spingono a insistere con ancora più determinazione”.

Il Numero Bianco dell’Associazione Luca Coscioni (0699313409) continua a offrire supporto gratuito ai cittadini oltre agli altri temi relativi al fine vita che sulle modalità per predisporre e depositare le DAT. Grazie al Numero Bianco, l’Associazione Luca Coscioni continua a sopperire all’assenza di un’informazione istituzionale chiara, garantendo un accesso immediato a chi desidera conoscere e far valere i propri diritti sul fine vita.

L'articolo Osservatorio DAT: crescono i depositi nei Comuni italiani, +18,2% rispetto a due anni fa proviene da Associazione Luca Coscioni.

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Ho consigliato a Confindustria di fare politica, ma non coi partiti, bensì con gli strumenti di democrazia diretta.

L'occasione è stata l'Assemblea annuale dei Giovani di Confindustria del 5-6 giugno, alla quale ero stato invitato dalla Presidente Maria Anghileri, per dialogare sul tema "demografia e democrazia".

Vi racconto com'è andata nella mia newsletter, che esce domani: substack.com/@marcocappato

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La Cellula Coscioni Milano organizza l’incontro “La legge regionale sul fine vita. Dal caso Toscana alle linee guida lombarde”

📍 Casa di Quartiere Calusca, Vicolo Calusca 10, angolo Corso di Porta Ticinese 106, Milano
📅 Mercoledì 17 giugno
🕖 Ore 19:00


La Cellula Coscioni Milano organizza l’incontro giuridico aperto al pubblico “La legge regionale sul fine vita. Dal caso Toscana alle linee guida lombarde”, dedicato al tema delle competenze regionali in materia di fine vita e alle prospettive aperte dalle esperienze territoriali.

L’iniziativa, realizzata con il Municipio 1 del Comune di Milano, sarà un’occasione di approfondimento sul percorso della legge regionale in Toscana, sulle linee guida lombarde e sulle iniziative per garantire procedure chiare e tempi celeri alle persone che richiedono l’accesso al morte medicalmente assistito.

Introduce Cristiana Zerosi, Coordinatrice ALC Lombardia.

Interverranno Avv. Massimo Rossi – Membro di Giunta ALC, Avv. Giulia Crivellini – Membro di Giunta ALC, Avv. Fabio Pellicani – Amministrativista.

Modera Avv. Simona D. Giannetti, Giurista per le libertà ALC.

Per informazioni: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it.

L'articolo La Cellula Coscioni Milano organizza l’incontro “La legge regionale sul fine vita. Dal caso Toscana alle linee guida lombarde” proviene da Associazione Luca Coscioni.

12 e 13 giugno 2005. Ventun anni dopo il referendum sulla fecondazione assistita: la Costituzione, le persone, le vite possibili


Per molti, il referendum del 12 e 13 giugno 2005 sulla legge 40 è stato una sconfitta. Il quorum non è stato raggiunto e il risultato sembrava definitivo: una delle normative più restrittive d’Europa in materia di fecondazione medicalmente assistita (per la legge 40 “procreazione medicalmente assistita”, PMA) aveva ricevuto il sigillo dell’immutabilità. Ma una consultazione mancata non trasforma una legge in verità e non la sottrae al vaglio della Costituzione. Ventun anni dopo la legge 40, uscita indenne da quel referendum, non esiste più nella sua forma originaria. I suoi principali divieti sono stati progressivamente cancellati dalla Corte costituzionale. Non dal Parlamento, incapace invece di correggere le proprie rigidità, e non dalla politica, troppo spesso ferma davanti ai temi moralmente controversi, ma dalle persone.

Penso a Neris e Alberto. A Cristina e Armando. A Valentina e Fabrizio.

Donne e uomini che hanno avuto il coraggio di trasformare il proprio dolore privato in una domanda pubblica di giustizia, di esporsi, di chiedere ai tribunali ciò che il legislatore aveva deciso di negare. È questa la vera storia di questi anni.

La sentenza 151 del 2009 ha eliminato il limite dei tre embrioni e l’obbligo del loro contemporaneo trasferimento in utero, tutelando la salute delle donne e restituendo al medico la possibilità di valutare caso per caso, come dovrebbe accadere.

Nel 2014 la Corte ha cancellato il divieto assoluto di fecondazione eterologa. Migliaia di coppie hanno potuto finalmente accedere a tecniche che consentivano di realizzare un progetto genitoriale – altrimenti impossibile.

Nel 2015 è stato riconosciuto il diritto delle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili di accedere alla diagnosi genetica preimpianto, evitando così la trasmissione di patologie ereditarie e il ricorso a un aborto dopo un test diagnostico prenatale. Le sentenze della Corte non hanno creato diritti nuovi, hanno solo riconosciuto diritti già scritti nella Costituzione e nella vita concreta delle persone.

I numeri restituiscono il significato più profondo di ciò che è accaduto. Oltre trentamila bambini in più sono nati in Italia grazie alla cancellazione dei divieti della legge 40 dichiarati costituzionalmente illegittimi. Non è una formula retorica né un’iperbole: sono bambini che, se quei divieti fossero rimasti in vigore, non sarebbero mai nati.

Questo dato dovrebbe bastare a riconsiderare il giudizio storico su quella stagione. Per anni si è raccontato il referendum del 2005 come la vittoria definitiva di una certa idea della vita e della famiglia. Eppure proprio quella legge, costruita anche in nome della tutela della vita, ha finito per impedire la nascita di migliaia di vite possibili. È stata la Costituzione, attraverso le domande di giustizia portate dai cittadini davanti ai tribunali, a rimuovere quegli ostacoli e a restituire al desiderio di genitorialità uno spazio di libertà e responsabilità.

Dietro a quei trentamila bambini ci sono nomi pronunciati per la prima volta in una sala parto, mani minuscole strette da genitori che avevano imparato a convivere con l’idea di non poterle mai tenere tra le proprie. Ci sono attese finite, paure attraversate, lacrime di gioia dopo anni di tentativi, fotografie custodite nei telefoni o nelle case, consumate dall’amore di chi le guarda ogni giorno.

Ci sono bambini che oggi vanno a scuola, fanno domande impossibili, litigano con i fratelli, corrono nei parchi e tornano a casa per farsi abbracciare. Sono la prova più concreta che i diritti non sono astrazioni per giuristi: incidono sulla carne viva delle persone.

Qualche volta cambiano la storia. Qualche volta la rendono possibile.

Si è spesso parlato di supplenza dei giudici. Ma la vera supplenza è quella di un Parlamento che rinuncia a confrontarsi con i mutamenti della società e lascia ai singoli il costo umano ed economico della tutela dei propri diritti.

Le sentenze della Corte costituzionale 68 e 69 del 2025 confermano questa traiettoria: i figli nati da PMA con due madri sono figli a pieno titolo e non esistono ostacoli costituzionali a un ampliamento dell’accesso alle tecniche di fecondazione assistita. Gli ostacoli rimasti non sono giuridici, sono politici.

L’accesso alla PMA continua infatti a essere riservato alle coppie eterosessuali e segnato da profonde diseguaglianze territoriali. Restano escluse le persone singole e le coppie dello stesso sesso. Una contraddizione sempre più evidente se si considera che l’ordinamento riconosce e tutela i bambini concepiti all’estero attraverso percorsi di fecondazione assistita, negando però agli stessi genitori la possibilità di accedervi in Italia.

Come Associazione Luca Coscioni abbiamo promosso la campagna “PMA per tutte” con una proposta di legge di iniziativa popolare per eliminare le discriminazioni ancora esistenti. Dopo aver ottenuto dalla Corte costituzionale la cancellazione di molti divieti, chiediamo oggi al Parlamento di assumersi finalmente la responsabilità di completare quel percorso.

Ventun anni dopo non penso al referendum. Penso al giorno dopo. Penso a chi non si è fermato. A Neris e Alberto, a Cristina e Armando, a Valentina e Fabrizio e a tutte le persone che hanno deciso di non arrendersi. E penso a quei trentamila bambini.

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Marco Cappato a Bologna per parlare di democrazia nell’era dell’AI

📍 BolognaFiere – GovTech | MALL, Stage 25 – Piazza Costituzione 3, Bologna
📅 Mercoledì 24 giugno 2026
🕧 Ore 12:20 – 13:00


Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e presidente di Eumans, interverrà al WMF – We Make Future 2026 nel panel “Democrazia nell’era dell’AI: informazione, consenso e nuovi equilibri di potere”, dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale e delle piattaforme digitali sui processi democratici.

L’incontro affronterà il modo in cui dati, algoritmi e modelli predittivi stanno incidendo sulla produzione e distribuzione dell’informazione, sarà un’occasione per discutere rischi e opportunità di questa trasformazione, con particolare attenzione alla trasparenza e alla tutela dei diritti fondamentali nell’era digitale.

Oltre a lui interverranno Oreste Pollicino – Professore ordinario di Diritto costituzionale, Università Bocconi e Riccardo Magi – Deputato, componente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati.
Modererà Antonello Barone, ideatore del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro.

Il WMF – We Make Future 2026 si terrà dal 24 al 26 giugno 2026 a BolognaFiere.

Per maggiori informazioni sul programma completo e per acquistare il biglietto a questo link

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La Cellula Coscioni Treviso organizza lo Sportello sul Testamento Biologico

📍 Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16, Treviso
📅 Sabato 20 giugno 2026
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Treviso organizza a Treviso una nuova giornata dello Sportello Testamento Biologico, uno spazio dedicato a DAT (testamento biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, cure palliative, sedazione palliativa profonda e morte volontaria medicalmente assistita.

Lo sportello è coordinato da un volontario della Cellula esperto di biodiritto e si svolgerà in presenza del dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi.

Sono previsti 4 appuntamenti di circa 30 minuti ciascuno.
Per partecipare è necessario prenotarsi:
+39 328 69 66 553
CELLULATREVISO@ASSOCIAZIONELUCACOSCIONI.IT

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Mercato coperto di via Catania 70 – Roma
🗓 Giovedì 17 giugno 2026
🕡 Dalle 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO II di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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Francesco Di Paola partecipa a Salerno all’incontro “A che punto sono i nostri diritti?”

📍 Casa del Volontariato, Via Filippo Patella 2/6, Salerno
📅 Mercoledì 17 giugno 2026
🕡 Ore 19:00


Francesco Di Paola, avvocato e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a Salerno all’incontro “A che punto sono i nostri diritti?”, promosso insieme agli attivisti del territorio.

L’iniziativa sarà un’occasione di confronto pubblico sullo stato dei diritti civili in Italia e sulle sfide ancora aperte per la loro tutela, a partire dalle campagne e dalle iniziative dell’Associazione Luca Coscioni.

L’incontro segnerà anche l’avvio della Cellula Coscioni Salerno, con l’obiettivo di rafforzare la presenza territoriale dell’Associazione e offrire uno spazio aperto di partecipazione, confronto e mobilitazione per chi vuole contribuire alla difesa delle libertà fondamentali.

Per maggiori informazioni: sofiacampana68@gmail.com.

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Oggi nel nostro Paese il diritto alla Procreazione Medicalmente Assistita funziona così: se sei sposata con un uomo o hai un compagno, puoi accedere al percorso. Se invece sei una donna single o se hai una relazione con un'altra donna, la legge ti esclude. È una discriminazione, perché l'accesso a questa procedura non dipende dalla salute, ma dallo stato civile e dall'orientamento sessuale.

Per cambiare le cose, firma qui:
firmereferendum.giustizia.it/r…

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
in reply to Marco Cappato

posso essere in disaccordo sulla discriminazione sessuale, per quanto riguarda la madre single invece dipende. Nel 2026 troppi bambini nascono in situazioni di disagio economico, anche da coppie. La madre deve guadagnare abbastanza da poter permettere a se stessa e al nascituro una vita degna.

Non si può più andare avanti con "in qualche modo si fa"

Dio non vede e provvede e soprattutto non da da mangiare.

Parte la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “PMA per Tutte”


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La proposta, che dovrà raccogliere 50.000 firme entro sei mesi, mira ad estendere l’accesso alla PMA per donne single e coppie di donne: QUI è possibile firmare

La calciatrice di Serie A Alia Guagni, mamma single e testimonial della campagna dichiara: “Mi piacerebbe che mia figlia crescesse in un Paese più giusto”. In Europa, sono 32 gli Stati che consentono l’accesso alla PMA per le single e 12 – tra cui l’Italia – quelle che lo vietano


Ha preso ufficialmente il via la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “PMA per tutte”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, a cui hanno aderito decine di associazioni. Obiettivo: 50.000 firme entro 6 mesi per il deposito in Parlamento. Si firma a questo link e presso i tavoli che saranno allestiti in tutta Italia nelle prossime settimane.

La proposta di legge modifica l’articolo 5 della legge 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), consentendo l’accesso alla PMA anche alle donne single e alle coppie di donne, oggi escluse dalla normativa italiana, che limita l’accesso alle tecniche alle sole coppie eterosessuali maggiorenni, coniugate o conviventi.

L’iniziativa si inserisce nel percorso che negli ultimi vent’anni ha portato alla progressiva eliminazione dei principali divieti della legge 40 attraverso le sentenze della Corte costituzionale. Oggi, dopo le decisioni che hanno reso effettivamente praticabili le tecniche di PMA, eliminato il di fecondazione di più di tre gameti e il divieto di fecondazione eterologa e consentito l’accesso alla diagnosi genetica preimpianto per le coppie portatrici di patologie genetiche, l’Associazione Luca Coscioni rilancia l’impegno per superare le discriminazioni ancora esistenti.

“Oggi in Italia il desiderio di avere un figlio continua a essere condizionato dallo stato civile o dall’orientamento affettivo delle persone. È una discriminazione che costringe ogni anno molte donne a recarsi all’estero per accedere alla PMA, e in altri casi a rinunciare o a ricorrere al mercato nero.

La Corte costituzionale ha chiarito che non esiste alcun ostacolo costituzionale all’eliminazione di questo divieto e che spetta al Parlamento intervenire. Con questa raccolta firme vogliamo trasformare questa indicazione in una riforma concreta, affinché anche in Italia sia garantito un accesso equo alla procreazione medicalmente assistita, senza discriminazioni”, dichiarano Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Francesca Re, coordinatrice della campagna ‘PMA per tutte’.

“Dopo vent’anni di battaglie che hanno cambiato la legge 40 e restituito diritti a migliaia di persone, chiediamo alla politica di fare la propria parte. Non è accettabile che donne single e coppie di donne siano ancora costrette a spostarsi all’estero per realizzare un progetto di famiglia che potrebbe essere legittimamente realizzato anche in Italia”.

➡ Il video della campagna realizzato dalla regista Cecilia Albertini


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Se hai problemi di visualizzazione, CLICCA QUI

Il volto della campagna “PMA per tutte” è Alia Guagni, ex calciatrice della Nazionale italiana e mamma single grazie a un percorso di PMA realizzato in Spagna.

Alia racconta in un video la sua storia, invitando non solo a firmare la proposta di legge ma anche a “scendere in campo”: “[…] Per tanti anni il calcio è stata la mia vita, il mio lavoro e la mia passione. Ma la conquista più grande è stata un’altra: è stata avere mia figlia. Ma sono dovuto andare in Spagna per farlo per poterla avere con la procreazione medicalmente assistita. In Italia non avrei potuto. Mi piacerebbe che mia figlia crescesse in un paese più giusto dove la PMA sia accessibile a tutte le donne, senza dover andare all’estero per realizzare il proprio sogno”.

➡ I dati: la mappa della PMA in Europa


map visualization

Se non visualizzi la mappa correttamente, CLICCA QUI

Contestualmente al lancio della campagna, l’Associazione Luca Coscioni ha reso nota una mappa aggiornata sull’accesso alla procreazione medicalmente assistita nei vari Paesi europei, ricerca e studio curati dall’avvocata Alessia Cicatelli e visivamente elaborata da Alessandro De Luca, membri di giunta dell’Associazione Luca Coscioni.

In 13 Paesi, tra cui l’Italia, l’accesso alla PMA è vietato alle donne single e resta limitato alle sole coppie, in alcuni casi solo dello stesso sesso, in altri anche di sesso diverso. Oltre all’Italia: Albania, Armenia, Azerbaigian, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Lituania, Polonia, Principato di Monaco, Repubblica Ceca e Slovacchia prevedono l’accesso alle sole coppie eterosessuali. Mentre l’Austria e la Svizzera lo prevedono per tutte le tipologie di coppia, senza alcuna distinzione in base all’orientamento sessuale

In 32 Paesi europei la PMA è legalmente accessibile anche alle donne single. Tra questi Paesi, alcuni la permettono insieme anche a coppie omogenitoriali ed eterogenitoriali: tra questi Paesi ci sono Francia, Spagna, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi. Altri Paesi permettono invece la PMA per donne single e solo coppie eterogenitoriali come Bielorussia, Cipro, Grecia, Lettonia, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Russia, Serbia, Ucraina.

➡ La rete di “PMA per Tutte”


Ad oggi hanno aderito alla campagna “PMA per tutte”: Tech4Fem, Famiglie Arcobaleno, Zägara, Stiamo Fresche, Agedo, SheTech, L’Altra Cicogna Onlus, Equaly, Feconda Scelta, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Consulta di Bioetica, Mamma in PMA, le Contemporanee, UAAR, Certi Diritti, Arcigay, DONNEXSTRADA, EquALL, Casa delle Donne di Torino, Break the Silence, Actionaid, Enzo Tortora Radicali Milano, SeNonOraQuando?Torino, D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, Associazione Radicali Trento e Eumans. Altre realtà sono in fase di adesione.

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Caso di Paola, Filomena Gallo annuncia: “Ammessi in Consulta tre malati discriminati sui sostegni vitali”


La Corte costituzionale ha ammesso l’intervento di tre persone direttamente coinvolte nella questione che sarà esaminata il prossimo 23 giugno: Roberto, malato oncologico affetto da una patologia irreversibile a cui la ASL ha negato l’accesso al suicidio medicalmente assistito, e Carlo Gentili e Marco Gentili, persone affette da SLA che chiedono di non essere escluse da questo diritto qualora in futuro decidessero di ricorrervi.

La vicenda nasce dal caso di Paola, una donna di 89 anni affetta da Parkinson in stato avanzato, accompagnata in Svizzera nel 2023 da Marco Cappato, Felicetta Maltese e Virginia Fiume per accedere al suicidio assistito. Pur essendo lucida, consapevole e affetta da una malattia irreversibile che le provocava sofferenze ritenute intollerabili, Paola non poteva accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia perché non dipendeva da alcun trattamento di sostegno vitale, uno dei requisiti previsti dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale.

Proprio questo requisito è al centro del giudizio. Secondo il GIP di Bologna che ha rimesso la questione alla Consulta, potrebbe infatti determinare una discriminazione tra persone che vivono condizioni di sofferenza analoghe: alcune possono accedere al suicidio medicalmente assistito perché dipendono da macchinari o trattamenti salvavita, altre ne sono escluse pur essendo affette da patologie irreversibili e sofferenze altrettanto gravi.

Commentando la decisione della Corte, Filomena Gallo, codifensore di Marco Cappato 23 giugno davanti alla Corte costituzionale, e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni ha dichiarato: “La decisione della Corte riconosce che le persone direttamente coinvolte dagli effetti della normativa vigente sono portatrici di un interesse qualificato a partecipare al giudizio costituzionale e a far sentire la propria voce su questioni che riguardano la dignità della persona, l’autodeterminazione terapeutica e i diritti fondamentali. Attendiamo ora l’esame del merito della questione il 23 giugno, confidando che la Corte possa assicurare una tutela effettiva e non discriminatoria dei diritti delle persone affette da patologie irreversibili, indipendentemente dalla loro dipendenza da trattamenti di sostegno vitale”.

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La Cellula Coscioni Vicenza-Padova organizza un incontro informativo sulle DAT

📍 Associazione Caracol Olol Jackson, Viale Crispi 46, Vicenza
📅 Venerdì 12 giugno
🕖 Ore 19:00


La Cellula Coscioni Vicenza-Padova organizza a Vicenza un incontro informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), comunemente note come “testamento biologico”.

L’iniziativa, dal titolo “Maramiao perché sei morto? Il biotestamento spiegato a tutti”, sarà un’occasione per approfondire in modo chiaro e accessibile cosa sono le DAT, come si redigono e perché rappresentano uno strumento fondamentale per l’autodeterminazione nelle scelte sanitarie e di fine vita.

Interverranno, per la Cellula Coscioni Vicenza-Padova gli attivisti Domenico Farano e Alessandra De Gregorio

L’incontro si terrà presso l’associazione Caracol Olol Jackson ed è aperto alla cittadinanza.

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La Cellula Coscioni Bari organizza “Il giardino delle scelte”, un momento confronto sui diritti nel fine vita

📍 Ortodomingo, Via A. Lucarelli 120, Bari
📅 Venerdì 12 giugno 2026
🕠 Ore 17:30


La Cellula Coscioni Bari organizza “Il giardino delle scelte”, un momento di riflessione condivisa sulle scelte di fine vita, in collaborazione con OrtodomingO, co-fondatore di RCU Municipio 2, e con Bari Pride.

L’iniziativa sarà uno spazio di ascolto e confronto dove saranno anche condivise informazioni pratiche e comprensibili.

Introduce e modera Lia Lacatena, avvocata e socia della Cellula Coscioni Bari.

Interverranno Nino Sisto – Coordinatore Cellula Coscioni Bari, Carla Mannoccio – Medica, socia Cellula Coscioni Bari, Matteo Costantino – Avvocato, Responsabile Servizio DAT, Palo del Colle, Marilù Quercia – Attrice, counsellor.

L’evento sarà accompagnate da un tessuto musicale curato da Caldera Balfolk.

Durante l’evento sarà inoltre possibile firmare anche per la campagna “PMA per tutte”.

L’incontro è aperto alla cittadinanza.

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Il Governo sta usando il carcere per fare propaganda.
Il risultato? Decreti emergenziali che riempiono le carceri oltre il limite, trasformandole in luoghi di punizione e vendetta anziché di rieducazione.

Ne parlo nel mio nuovo video su YouTube: youtu.be/6b_fLHjxzl8

Ciao Andrea Siclari e grazie


Nel 2019 aveva ricevuto una diagnosi di cancro al colon al quarto stadio ed era assistito con l’LSD nella gestione dell’ansia da fine vita. Ha partecipato attivamente alla nostra campagna L’Italia apra alle terapie psichedeliche, per rendere le cure a cui era sottoposto in Svizzera una realtà anche in Italia


L’8 giugno, dopo una lunga malattia, Andrea Siclari si è addormentato circondato dall’affetto dei suoi cari.

Dal settembre 2024, grazie a Tania Re, antropologa, psicologa clinica e membro del Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni, Andrea aveva preso parte a molte delle attività che l’Associazione porta avanti per promuovere le psicoterapie assistite da psichedelici.

Nella “sua” Svizzera, Andrea era assistito con l’LSD nella gestione dell’ansia da pre-morte, un percorso terapeutico che gli aveva consentito di continuare a vivere malgrado la prognosi infausta ricevuta diversi anni fa.

“Andrea era un amico e un uomo straordinario”, lo ricorda Tania Re. “Con il suo esempio e la sua forza d’animo ha raccontato la malattia trasformandola in un messaggio di speranza. Ha mostrato che, anche nei momenti più difficili, è possibile trovare dignità e condivisione. La sua testimonianza ci ha resi più consapevoli dell’importanza di sostenere trattamenti innovativi, e il suo percorso continuerà a ispirarci”.

Claudia Moretti e Marco Perduca, che per l’Associazione coordinano la campagna L’Italia apra alle terapie psichedeliche, ringraziano Andrea per la lucidità e generosità con cui in questi anni ha partecipato a iniziative in tutta Europa a favore dell’accesso a piani terapeutici che, come il suo, hanno consentito un fine vita pieno e attivo, oltre che dignitoso.

Andrea ha fatto della propria vicenda personale un esempio di militanza civica a favore del pieno godimento del diritto alla salute e di quello alla scienza.

L’Associazione Luca Coscioni esprime la sua vicinanza alla famiglia.

Questo uno dei video con Andrea e le sue esperienze psichedeliche


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La Cellula Coscioni Rieti partecipa al “Field Fest 2” a Nepi, una serata a sostegno dell’Associazione Luca Coscioni

📍 Etruria Sound Lab, Via Ronci 2376, Nepi
📅 Sabato 13 giugno
🕓 Dalle ore 16:00 alle 04:00


La Cellula Coscioni Rieti parteciperà a “EPC x Embrace – Field Fest 2”, una giornata di musica, danza e socialità all’aperto organizzata da Estrazione Party Culturale ed Embrace the Wild.

L’iniziativa sarà anche una serata di raccolta fondi a sostegno dell’Associazione Luca Coscioni: il ricavato del format DANCExDONATE sarà devoluto in beneficenza ad Associazione Luca Coscioni e SuperAbile, trasformando la partecipazione in un gesto concreto di sostegno a libertà, diritti e inclusione.

Durante l’evento, la Cellula Coscioni Rieti sarà presente per raccogliere le firme per la proposta di legge regionale “Liberi Subito”, per ottenere procedure chiare e tempi celeri per le richieste di morte medicalmente assistita.

La giornata prevede musica, DJ set, expo, body art e momenti di convivialità immersi nel verde. L’evento è family friendly, con ingresso gratuito per bambini e bambine.

Per maggiori informazioni e per registrarti all’evento, visita il seguente link

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Giulia Crivellini partecipa ad Agrate Brianza al dibattito “Liberə fino alla fine”

📍 Centrifuga Lab, Via Mazzini 17, Agrate Brianza
📅 Mercoledì 10 giugno
🕣 Ore 20:45


Giulia Crivellini, avvocata e componente di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al dibattito sul fine vita “Liberə fino alla fine”, dedicato ai temi dell’autodeterminazione, della libertà di scelta e dei diritti nelle decisioni di fine vita promosso dalla Cellula Coscioni Monza

L’iniziativa sarà anche un’occasione per sostenere la raccolta firme per la legge regionale “Liberi Subito”, promossa per ottenere procedure chiare e tempi certi per le richieste di suicidio medicalmente assistito in Lombardia.

Introduce Riccardo Sala, segretario del Circolo PD Agrate Brianza.

Modera Alberto Castagna, coordinatore della Cellula Coscioni Monza e Brianza.

L’incontro è organizzato in collaborazione con Forum Diritti Umani PD Monza e Brianza e dal Circolo PD Adriano Poletti.

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