Nove anni fa moriva DJ Fabo: la legge del Governo rischia di cancellare i diritti conquistati dalla sua lotta pubblica


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Dal 6 al 19 aprile saremo in piazza per una mobilitazione

Grazie alla sentenza della Corte sul “caso Cappato-Antoniani”, fino ad oggi 18 persone hanno ricevuto il via libera per l’accesso al “suicidio assistito” da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Se la legge del Governo fosse stata in vigore, non l’avrebbero ottenuto.


Nove anni fa Fabiano Antoniani (DJ Fabo), 40enne milanese cieco e tetraplegico a seguito di un incidente stradale, ha ottenuto in Svizzera l’aiuto medico alla morte volontaria.

La sua lotta pubblica e la disobbedienza civile di Marco Cappato, che lo accompagnò in Svizzera, hanno portato alla legalizzazione del testamento biologico (approvato dal Parlamento proprio nei giorni del processo a Cappato) e del “suicidio medicalmente assistito”, a determinate condizioni, da parte della Corte costituzionale nel 2019. Diritti che sarebbero cancellati se la legge del Governo sul fine vita venisse approvata. Per questo nelle prossime settimane l’Associazione Luca Coscioni organizzerà dal 6 al 19 aprile nelle piazze di tutta Italia una mobilitazione per chiedere al Governo di ritirare la legge.

“La proposta di legge presentata dal Governo sul tema del fine vita che il Senato intende esaminare ad aprile in Aula, se approvata, cancellerebbe i diritti conquistati grazie alla mia azione di disobbedienza civile a fianco di Dj Fabo e a quelle dei 13 attivisti di Soccorso Civile.

In particolare escluderebbe il Servizio Sanitario Nazionale (e dunque le Regioni stesse) da questi percorsi, eliminerebbe il ruolo dei Comitati etici locali, sostituiti da un Comitato nazionale di nomina governativa; limiterebbe il diritto all’aiuto alla morte volontaria solo a pazienti attaccati a una macchina (escludendo così molti pazienti oncologici terminali o affetti da patologie neurodegenerative) e annullerebbe il valore delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (“testamento biologico”) per chi fa richiesta di aiuto alla morte volontaria.

Per impedire che le persone malate siano condannate a soffrire senza poter scegliere, ci mobiliteremo in tutta Italia affinché il Governo ritiri la proposta di legge, il Parlamento discuta la legge di iniziativa popolare “eutanasia legale”, le Regioni approvino procedure certe in materia e le persone siano informate sui proprio diritti”, ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

➡ I diritti conquistati grazie alla lotta pubblica di DJ Fabo


Il Suicidio Medicalmente Assistito: La sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato-Antoniani, che ha legalizzato l’accesso alla procedura a precise condizioni di salute delle persone. Da quel momento fino ad oggi:

  • Sono 18 le persone che hanno ricevuto il via libera per l’accesso al suicidio assistito in Italia.
  • Di queste, 13 persone hanno effettivamente avuto accesso.
  • 9 persone sono attualmente seguite dall’Associazione per la richiesta di accesso al suicidio assistito.

Testamento Biologico: Il caso di Fabiano Antoniani (Dj Fabo) è stato cruciale per l’approvazione della legge sul testamento biologico (DAT) in Italia nel dicembre 2017. Fabo ha lottato per il diritto di poter scegliere sul proprio fine vita, evidenziando la necessità di norme chiare a tutela di questa possibilità. Il testamento biologico oggi permette di indicare in anticipo quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare in caso di futura incapacità di autodeterminarsi.

L'articolo Nove anni fa moriva DJ Fabo: la legge del Governo rischia di cancellare i diritti conquistati dalla sua lotta pubblica proviene da Associazione Luca Coscioni.

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Ieri la Commissione europea ha risposto positivamente a MyVoiceMyChoice, riconoscendo ufficialmente che i fondi ESF+ possono e devono essere usati anche per garantire l’aborto sicuro. Non parliamo solo della prestazione medica: il fondo potrà coprire anche le spese di viaggio e alloggio per chi è costretto a spostarsi per accedere alle cure.
Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Esistono terapie salvavita che rischiano di sparire perché non sono "profittevoli". Cure validate che vengono rallentate, sospese o abbandonate perché non economicamente convenienti. E come mai?

LA MIA NUOVA NEWSLETTER PARLERÀ PROPRIO DI QUESTO 👉substack.com/@marcocappato

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

Alessandro Barneschi, malato di epidermolisi bollosa: il Governo si era impegnato due anni fa nel continuare a darci supporto, ma la ricerca è ancora ferma


Alessandro Barneschi ha preso parte giovedì 19 febbraio a Roma, presso il Senato della Repubblica, al convegno organizzato per i 20 anni dalla morte di Luca Coscioni che per primo aveva richiamato l’opinione pubblica, ottenendo il sostegno di 100 premi Nobel, sulla libertà di ricerca sulle cellule staminali. L’Associazione Luca Coscioni ha voluto fortemente un incontro proprio per fare il punto sulla libertà di ricerca scientifica in Italia e nel mondo.


Mi chiamo Alessandro, ho quarant’anni, sono di Arezzo, sono un paziente di epidermolisi bollosa. L’Epidermolisi bollosa è una malattia rara della pelle che reca fragilità a tessuti della pelle ma anche a organi interni come occhi, bocca, gola, esofago e via dicendo. Quarant’anni fa quando sono nato i miei genitori non conoscevano questa malattia e come loro non la conoscevano neanche i medici dell’ospedale in cui sono nato. È stata una doccia fredda per tutti. Non sapevano neanche se sarei sopravvissuto o meno. I miei genitori si sono sempre impegnati per darmi una vita più che dignitosa, girando per tutta Italia a cercare una soluzione, una cura per questa malattia. Per tanti anni si sono occupati loro di me, medicandomi giornalmente con medicazioni molto lunghe. Si parla di due, tre, quattro ore al giorno di medicazioni. In più questa malattia cambia in base alla sua gravità, quindi ci possono essere pazienti che impiegano anche più ore di me per fare queste medicazioni.

Diventato maggiorenne, ho deciso di occuparmi in prima persona nel cercare un qualcuno, un qualcosa che mi desse una speranza per questa malattia. Nel 2008 sono venuta conoscenza di un professore che la studiava già al tempo. Per tanti anni i miei genitori ai vari convegni si sono sempre sentiti rispondere che non si sapeva se ci sarebbe mai stata una cura e una soluzione a questa malattia.

Nel 2008 ho conosciuto questo professore che si chiama Michele De Luca. Il primo convegno a cui ho partecipato è stato per l’inaugurazione del centro di medicina rigenerativa di Modena da cui sono partiti poi tutti glii studi per cercare un soluzione per l’epidermolisi bollosa. Quel giorno il professor De Luca disse esattamente che avrebbe impiegato tutte le sue forze per trovare una soluzione e non avrebbe lasciato questo suo incarico fino a che non ci fosse riuscito. Ho seguito il professore in tutte le sue campagne, ho donato tante volte in questi anni campioni della mia pelle per trovare una sequenza che potesse funzionare. Ho donato sangue, ho donato tutto quello che si poteva fare per contribuire a dare una speranza a tanti pazienti che come me cercavano una soluzione per questa malattia.

Nel 2022 è arrivata una doccia fredda inaspettata. La casa farmaceutica che si occupava da tempo con Holostem di finanziare le ricerche per questa malattia ha deciso di fare un passo indietro. Io e tutti gli altri pazienti come me, ci siamo sentiti crollare il mondo addosso perché finalmente pensavamo di avere una piccola luce, una piccola speranza e questa ci veniva tolta a pochi passi dal poterla testare, provare.

Ci siamo battuti, ci siamo battuti tutti insieme, siamo stati davanti al centro di medicina rigenerativa a manifestare insieme al team dei ricercatori che ogni giorno si sono impegnati per noi per anni in questa battaglia. Abbiamo assistito al salvataggio di Holostem che è diventata una società controllata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma credo si sia trattato di un salvataggio a metà, perché ad oggi sono passati due anni, le terapie non sono riprese e gli specialisti di medicina regenerativa se ne sono andati. Quello che più mi lascia perplesso è il fatto che il professor Michele De Luca non sia stato reintegrato all’interno per continuare a svolgere i suoi studi, le sue ricerche, le sue sperimentazioni. Questo a mio avviso è veramente un colpo al cuore perché significa toglierci la possibilità di avere una soluzione per farci stare meglio.

Questa malattia genera tante ferite, tante ferite profonde che vanno curate costantemente. Io ho la fortuna di essere diventato adulto, ma in questi anni purtroppo ho perso tanti amici, tanti pazienti, nell’attesa di una soluzione. Quello che vorrei far capire soprattutto è l’importanza del tempo. Veniamo chiamati pazienti, però le malattie rare, come l’epidermonisi bollosa e come tutte le altre malattie che ci sono, non sono pazienti. Le malattie non vanno in ferie, non si prendono pause. Queste attese, queste attese prolungate, non sono facili da sopportare giornalmente. Vorrei che le istituzioni che si occupano di far andare avanti queste ricerche, le case farmaceutiche, o anche semplicemente il Governo, che si era impegnato due anni fa nel continuare a darci supporto per queste terapie, vorrei che capissero che per noi il tempo è fondamentale, è importantissimo e non ne abbiamo tanto. Il nostro tempo non è il tempo a disposizione di tutti. Speriamo insomma che ci sia una svolta e ringrazio veramente tanto l’Associazione Luca Coscioni per questo spazio che mi ha dedicato e per la battaglia che ha deciso di intraprendere per far riprendere la sperimentazione su questa malattia.

L'articolo Alessandro Barneschi, malato di epidermolisi bollosa: il Governo si era impegnato due anni fa nel continuare a darci supporto, ma la ricerca è ancora ferma proviene da Associazione Luca Coscioni.

L’Agenzia Nazionale della Ricerca è uno strumento fondamentale di cui tutti i Paesi avanzati si sono dotati ormai da anni, tranne l’Italia


Intervento di Valeria Poli, professoressa di Biologia molecolare all’Università di Torino e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, al Convegno di giovedì 19 febbraio presso il Senato della Repubblica a 20 anni dalla morte di Luca Coscioni che per primo aveva richiamato l’opinione pubblica, ottenendo il sostegno di 100 premi Nobel, sulla libertà di ricerca sulle cellule staminali.


Abbiamo sentito molto oggi sulle diverse declinazioni che si possono dare a quella che è la mission se vogliamo dell’Associazione Luca Coscioni ovvero per la libertà di ricerca scientifica. Quindi la libertà di ricercare, la libertà di applicare i risultati della ricerca, il diritto dei cittadini a beneficiare dei risultati della ricerca. abbiamo anche sentito dalla senatrice Castellone come la ragione per cui l’Italia non aveva un vaccino pronto per il Covid e come non ci fosse un vaccino italiano per il Covid fosse di peso dal fatto che non c’erano stati investimenti in quella ricerca specifica e poi abbiamo sentito i grandissimi passi avanti compiuti dalla terapia genica con le ricerche sull’epidermolisi bollosa e su altre malattie rare, sulle terapie possibili, sulla robotica che si potrebbe applicare per rendere queste terapie fruibili e sugli avanzamenti permessi dalla tecnologia CRISPR-Cas9 in agricoltura, ma non solo, anche applicata alla terapia genica.

Quindi la ricerca va avanti fortissimo con tutte queste grandi scoperte e applicazioni. Vorrei invitarvi però a vederle un pochino come quello che sono, ovvero la punta che brilla dell’iceberg. Ma sappiamo tutti che un iceberg senza la base non esisterebbe e che cos’è la base? La base è quella che noi definiamo propriamente ricerca di base, ovvero quella ricerca che è guidata da idee, guidata dai suoi risultati che porteranno a delle applicazioni rivoluzionarie come quelle di cui abbiamo appena parlato.

Tuttavia CRISPR-Cas esiste perché per 40 anni dei ricercatori hanno con grande difficoltà trovato dei finanziamenti per studiare i batteri, perché è stata scoperta nei batteri e poi utilizzata negli organismi come i nostri. eucariotici. Tuttavia i vaccini RNA che ci hanno tirato fuori in qualche modo dalla pandemia del Covid esistono e sono potuti esistere ed essere messi in piedi così in fretta, messi a punto così in fretta, perché dietro c’era un’oscura, per molti anni, ricerca di un’altra vincitrice di premio Nobel, Cathaline Caricot, che è dovuta migrare dall’Europa, è stata licenziata dall’università perché non produceva risultati concreti. Solo la sua caparbietà ha permesso di capire come usare gli RNA negli individui e quindi come fare i vaccini RNA, ma non solo, perché questo risultato avrà molte ancora applicazioni. Cosa voglio dire quindi? Che la conoscenza non è mai neutra. Più riusciamo a conoscere, più siamo in grado di vedere nuove cose che possono essere applicate, di cui non siamo a conoscenza prima di avere studiato.

Quindi per continuare a produrre risultati importanti non ci dobbiamo solo battere perché questi risultati possano essere applicati, ma ci dobbiamo battere perché questi risultati nuovi possano essere possibili. E quindi dobbiamo assolutamente far sì che il governo della scienza, il governo della ricerca in questo Paese capisca, recepisca questo messaggio.

Ma di che cosa ha bisogno?

Prima di tutto cosa si intende per ricerca di base, non si tratta di considerare solo gli istituti di eccellenza, ma la ricerca di base può produrre risultati poi applicativi se esiste un sottobosco fertile. Il sottobosco fertile sono tutte le piccole università, non solo i grandi istituti. Ma rischiamo con il definanziamento di fatto della ricerca in Italia pian piano di perdere quella capacità che ci viene riconosciuta in tutto il mondo: ovvero di essere bravissimi a formare i ricercatori, bravissimi a formare gli scienziati. Continuando per questa strada si rischia di non avere più sufficienti finanziamenti per compiere quella che si dice ricerca incrementale. La ricerca incrementale è quella che propone piccoli progressi. Quindi se non finanziamo la ricerca incrementale nei piccoli laboratori, perderemo la capacità di formare i giovani e quindi, lo dico ironicamente, non avremo più effettivamente il problema di della migrazione dei cervelli.

E quindi di che cosa abbiamo bisogno per la ricerca? Beh ovviamente di soldi ma ricordo che l’investimento pubblico sulla ricerca in Italia si attesta attorno, ma un po’ in diminuzione, allo 0,5% del PIL contro una media europea dello 0,7%, una media Ocse dell’1,1%, con la Germania che supera l’1%. Se guardiamo all’investimento in istruzione di terzo livello, quindi ai fondi ordinari che si danno alle università e che servono a tantissime cose. Vediamo che l’Italia si assesta intorno alla metà della media europea, intorno allo 0,6%. Non solo, in questi anni l’investimento in istruzione di terzo livello non è diminuito nominalmente ma è diminuito fattivamente per l’inflazione. Quindi in dieci anni le università hanno perso circa il 20% del “potere d’acquisto” dato dai finanziamenti ordinari. Le università devono far fronte agli aumenti salariali dati contrattualmente e quindi tutte le università sono adesso in enorme crisi.

Ma l’università non è l’unico settore in crisi, abbiamo la sanità e tanti altri ambiti. Però non è solo questione di quanto ammonta il finanziamento, ma è questione di come si danno questi finanziamenti. E quindi chi decide cosa finanziare e come finanziare è importantissimo. E io non vi sto dicendo che devono decidere gli scienziati, ma vi sto dicendo che non devono neanche decidere solo i politici senza l’ausilio di un dialogo con gli scienziati.

Quello di cui davvero avremo bisogno in questo Paese e che purtroppo non esiste, non solo con questo Governo ma anche con i Governi precedenti, è un tavolo permanente di confronto tra scienza e politica, perché è la politica che deve prendere le decisioni e il suo mestiere e la sua responsabilità e il suo lavoro. Ma la sua responsabilità è anche di prendere decisioni sulla base della situazione che viene riportata da chi la scienza la fa, da chi nella scienza è dentro. Ormai da diversi anni abbiamo con Federico Binda e con Anna Rubartelli, anche loro nel Consiglio Generale dell’Associazione Coscione e amici e colleghi scienziati, abbiamo provato a dare una forma a questa proposta ovvero a scrivere un regolamento di una Agenzia Nazionale della Ricerca che non è un’idea nuova, non vogliamo assolutamente rivendicarla come un’idea nuova, ma è uno strumento fondamentale di cui tutti i Paesi avanzati si sono dotati ormai da anni.

Si tratta di un un ente, un’organizzazione che dovrebbe gestire tutti gli investimenti in scienza e ricerca. Quindi sarebbe chiamata a gestire i bandi, gestire i regolamenti, gestire la valutazione della ricerca, la valutazione dei progetti di ricerca che troppo spesso è molto superficiale in Italia. Dovrebbe fare una valutazione del successo delle politiche di finanziamento ma soprattutto dovrebbe farlo con gli scienziati sia per vedere i risultati che per suggerire i cambiamenti. Sembra facile, sembra l’uovo di Colombo, purtroppo in particolare la Ministra Bernini è molto contraria a questo tipo di soluzione e infatti diciamo che le leggi deleghe così che sono approvate di questi tempi, vanno di fatto in una direzione completamente opposta. La ministra Bernini ha detto che un’Agenzia Nazionale della Ricerca sarebbe inutile se non dannosa, anzi probabilmente dannosa, perché creerebbe una sovrastruttura in più e quindi cosa ha fatto? Ha creato una sovrastruttura interna al Ministero praticando quello che di cui da sempre noi accademici siamo in parte giustamente accusati, il cosiddetto “amicismo” con scienziati che non si attagliano alla definizione di Jacques Monod della etica, di una etica della ricerca scientifica, con scienziati che rinunciano a questa etica per ragioni di potere e soddisfazione personale. Sono tutte ragioni molto umane che tanti hanno e per cui sono disposti a fare il “Signor sì” per il Ministero e quindi a far apparire che sono gli scienziati e i ricercatori che agiscono, ma in realtà sono delle emanazioni del Ministro e dei Ministeri.

È questo il più grosso problema che abbiamo. Sono i soldi, certo, ma è anche come gestire e investire nella scienza. Noi questo regolamento, questa bozza di regolamento per istituire un’Agenzia Nazionale della Ricerca l’abbiamo scritta, l’abbiamo mandata alla Ministra con un sacco di firme e l’abbiamo discussa nel congresso della Federazione italiana scienze della vita. Moltissime società scientifiche l’hanno firmata, anche qui non vi meraviglierete del fatto che non abbiamo ricevuto un cenno di risposta ma di nuovo non ci arrendiamo, proveremo in tutte le sedi a proporre questa ed altre eventuali iniziative perché la ricerca sia davvero libera in Italia.

L'articolo L’Agenzia Nazionale della Ricerca è uno strumento fondamentale di cui tutti i Paesi avanzati si sono dotati ormai da anni, tranne l’Italia proviene da Associazione Luca Coscioni.

“Le malattie rare non sono rare per niente, nel senso che rappresentano una grossa fetta della popolazione. Nel nostro Paese i malati rari sono circa 2 milioni”


Graziella Pellegrini, professoressa ordinaria di Medicina rigenerativa all’Università di Modena e Reggio Emilia nel prendere parte al convegno che si è tenuto giovedì 19 febbraio presso il Senato della Repubblica a 20 anni dalla morte di Luca Coscioni sul tema della libertà di ricerca è partita da una considerazione sulla Legge 40 e sulla sperimentazione sugli embrioni umani.


Sentiamo dire che è vietata la sperimentazione sugli embrioni umani. E tu dici, sperimentare sugli embrioni umani fa un certo effetto, sembra una brutta cosa. Ma chi la fa questa sperimentazione sugli embrioni? Si prelevano alcune cellule dall’embrione e poi si derivano delle linee. Non è una sperimentazione sull’embrione, è un prelievo di cellule esattamente come quando leviamo una cornea da un donatore, prendiamo la pelle da un individuo deceduto o cose di questo genere. Non è una sperimentazione sull’embrione. Io non sono un avvocato o non so niente di legge, però a me sembra una cosa profondamente diversa prelevare un pezzettino o sperimentare sull’intero individuo. By the way, lascio il messaggio se potesse essere sviluppato.

Parlo dal punto di vista del ricercatore che cerca delle soluzioni, mi sono chiesta come qualsiasi ricercatore farebbe, ok c’è un problema, Esiste una soluzione? C’è un modo percorribile per trovare una soluzione? Perché questo è l’approccio che qualunque ricercatore deve avere a fronte di qualsiasi successo. Un ricercatore, anche quando ottiene dei buoni risultati, ha un milione di fallimenti alle spalle a fronte di un singolo successo. Cioè, quindi la logica è, esiste una soluzione? Quale potrebbe essere?

Allora, dal mio punto di vista, le malattie rare e le nuove terapie sono in realtà non un problema, ma una grande opportunità che lo Stato italiano, così come altri altri Stati, dovrebbero cogliere.

Intanto ricordo alcuni dei valori dell’Associazione Luca Coscioni, perché siamo qui per questo, e tra le sue priorità c’è l’affermazione delle libertà civili, dei diritti umani, in particolare quello della scienza e della possibilità della società civile di usufruire dei benefici della scienza, perché sarebbe assurdo investire in qualcosa e poi non utilizzarlo, non averlo a disposizione.

Le malattie rare, quello che voglio evidenziare è che non sono rare per niente, nel senso che rappresentano una grossa fetta della popolazione. Il numero di malattie rare note e diagnosticate è di 10.000. Scusate i numeri, ma i ricercatori hanno la mania dei dati e dei numeri, perché magari sono molto chiari. Allora, non sono pochi i malati, ma milioni di persone in Italia, milioni e circa 30 milioni in Europa, secondo i dati della Commissione Europea. Nel nostro Paese i malati rari sono circa 2 milioni. Il 70% di questi sono in età pediatrica, sono bimbi verso cui siamo tutti molto sensibili, ovviamente, perché loro sono il nostro futuro. Attenzione, al di là dei dati di incidenza della patologia che ci dice che la singola patologia è rara, bisogna considerare la prevalenza, cioè come si accumulano questi pazienti nel tempo se noi non li trattiamo. Quindi c’è un carico progressivo sempre maggiore che li rende non ignorabili. Attenzione, parlo in maniera cinica, cioè come se stessimo ragionando solo di numeri, perché forse la società è più sensibile a questo. Anche un numero piccolo di patologie, se sono croniche nel tempo, si accumulano e quindi avranno un’alta prevalenza. Significa tanti individui nella società, quindi un problema della società che deve essere affrontato, perché non si può fare altrimenti. anche volendo ragionare in maniera fredda e cinica. Le malattie rare per l’80% sono genetiche, il che già ci dà un indirizzo di quali sono le terapie che hanno più probabilità di funzionare, ma il 20% hanno altre origini acquisite, infettive, autoimmuni, tumori, fattori ambientali. Questo per ricordare che in quel 20% c’è il rischio per tutti quelli che pensano di essere sani, quindi che si ritengono dall’altra parte della barricata. Ma dall’oggi al domani potrebbero piombare nella stessa categoria. Quindi anche per autodifesa conviene considerare il problema. I governi hanno considerato l’importanza delle malattie rare perché hanno investito in tante belle istituzioni che se ne preoccupano, quindi c’è tanta gente che lavora su questa cosa. Quindi motivo di più, visto che sono stati fatti degli investimenti, cercare di utilizzarli in qualche maniera per far andare avanti le cose e per risolvere il problema.

Ma la domanda che viene, che sorge spontanea è, ma noi possiamo fare una terapia per ciascuno di questi pazienti? Una terapia diversa per ciascuno di questi pazienti che sono tanti e sono tutti diversi tra di loro? Perché i malati rari ovviamente hanno delle loro peculiarità. Quanto costerebbe fare una terapia specifica per tutti questi pazienti? Costerebbe moltissimo, no? Sembra quasi impossibile. Ma se noi non li curiamo, trascurando anche i diritti dei cittadini, siamo sicuri che stiamo risparmiando? Perché lasciarli malati ha un costo elevatissimo. La società sta spendendo tantissimi soldi, la società, noi, tantissimi soldi per lasciarli malati. Il che a me sembra una contraddizione in termini, ma la espongo al vostro giudizio.

Allora, i malati rari, oltre ad avere dei diritti come cittadini, perché sono cittadini, elettori e via discorrendo, sono una grande opportunità per lo Stato, non sono un problema. Perché noi abbiamo già tutti gli strumenti per poterli curare. Forse si tratta di organizzare e legiferare su risorse già disponibili in un modo diverso. Abbiamo le università e i centri di ricerca che sono comunque già finanziati e che producono innovazione. Abbiamo gli ospedali che già li paghiamo, quindi già ci sono. Abbiamo terapie innovative, moltissime già prodotte, però non le usiamo, nuove tecnologie che sono prodotte da aziende nazionali e che sono lì che soffocano e come dicono gli inglesi struggle, sono lì che soffrono per sopravvivere. E abbiamo finanziamenti anche già erogati che lo Stato già spende. Allora forse c’è un problema di organizzazione, forse si tratta di mettere in fila le cose nel modo giusto perché questo problema possa avviarsi verso la risoluzione. Soltanto alcuni esempi delle moltissime terapie che sono già esistenti, innovative, come la cecità per lesioni oculari, l’epidermolisi bollosa, l’immunodeficienza dei bambini, ma anche la distrofia retinica, dove il farmaco è stato registrato negli Stati Uniti, o la terapia genica della sordità bilaterale totale, cioè un isolamento completo dei bambini dal mondo, che è curabile perché ci sono state sperimentazioni cliniche efficaci. Le soluzioni esistono e ci sono molti studi con farmaci innovativi e prodotti di terapie avanzate, terapie risolutive. Vogliamo abbattere la prevalenza per abbattere i costi visto che si parla solo di costi? Benissimo le soluzioni vengono continuamente originate da università e centri di ricerca. Quindi l’innovazione è garantita già al nostro Stato. Gli ospedali ci sono, li abbiamo su tutto il territorio. Perché non vengono applicate le terapie? Perché hanno dei costi molto elevati. Costi molto elevati significa mancanza di profitto per industrie farmaceutiche che avrebbero i soldi per svilupparle. Ma tutto questo è veramente l’unico modo? Secondo me no.

Il problema delle terapie innovative non sono i costi elevati. Hanno un alto upfront cost. Attenzione, questo è importante perché non è che il farmaco tradizionale che costa 5-10 euro a scatola costi realmente 5-10 euro a scatola. Perché voi lo prendete tutta la vita e non vi risolverà mai il problema. Se fate il calcolo di tutti i costi non costa poco neanche lui. Invece la terapia avanzata deve essere pagata tutta insieme. Perché costa così tanto? Perché ha un sistema regolatorio di controllo complesso che è applicato a una fabbricazione principalmente manuale e frammentata anche per terapie molto simili tra di loro. Sono richiesti tantissimi controlli su ogni singolo pezzo, mentre per esempio nell’azienda farmaceutica si richiedono dei controlli a campione. Invece nelle terapie avanzate ogni singolo pezzettino deve essere controllato, questo aumenta enormemente i costi. La logistica è un altro problema, siccome c’è questa frammentazione abbiamo logistica sulle lunghe distanze, c’è un’azienda farmaceutica che ha anche calcolato che sopra i 300 chilometri i costi della logistica impattano sul costo del farmaco in maniera esagerata, per cui non si riesce ad erogarlo. Dispersione di terapie e di utenti.

Ma ci sono delle opportunità. La ricerca in tutti i settori disciplinari ha prodotto degli avanzamenti inimmaginabili. Anche in Italia. Il nostro Paese non manca di alcuna competenza ed è spesso stato antesignano in molti settori cedendo poi le tecnologie agli altri. Cediamole, ma usiamole anche, visto che le abbiamo inventate e le abbiamo finanziate. La tecnologia e la ricerca sono andate avanti in tutti i settori in modo multidisciplinare. Il loro collegamento può produrre un avanzamento e un’innovazione reale che cambia lo scenario.

Con questo tipo di approccio, di collegamento tra tutte le varie parti che possono cooperare per arrivare al risultato, posso anche andare incontro e contribuire allo sviluppo e all’economia del Paese che è l’unica cosa che apparentemente interessa nell’ambiente politico. Per carità interessa a tutti noi perché sopravviviamo grazie a questo, però se i due aspetti si collegano noi raggiungiamo i diritti civili e lo sviluppo e l’economia del Paese.

Gli scenari sono tanti di cui tenere conto. Abbiamo un sistema robotizzato, in pratica un mini laboratorio completamente chiuso autonomo robotizzato che fa tutte le operazioni da solo in via di sviluppo. L’operatore ha una funzione evoluta, come deve essere per un cervello umano, cioè di supervisione delle operazioni e di programmazione a fronte di operazioni ripetitive che porterebbero via il costo di moltissime persone che altrimenti dovrebbero fare operazioni decisamente poco motivanti e poco elevate. In realtà l’operatore qui è una persona che conosce il sistema e lo domina, ma l’apparecchio è in grado, in uno spazio molto ridotto, di produrre automaticamente tutta una serie di attività e di fare tutte le operazioni per produrre una terapia con un risparmio enorme di energia, di spreco di materiali, di dispersione di sostanze tossiche nell’ambiente e di dispersione di plastiche per esempio nell’ambiente, quindi anche con un ridotto impatto ambientale. Ma poi c’è da considerare i controlli richiesti su ogni singola fase.

Un altro esempio, un altro sistema robotizzato per fare dei controlli automatici in microfluidica, quindi su molteplici campioni e con lettura dei risultati in intelligenza artificiale. Il vantaggio di questi sistemi, che si basano su analisi d’immagine, è che, contrariamente ad altre forme di intelligenza artificiale, sono ispezionabili per vedere se la macchina sta analizzando nel modo corretto. Abbiamo sensori a distanza che ci consentono di non interferire con la sterilità e di evitare le contaminazioni che sono un grosso problema in queste terapie. Sistemi di spettroscopia che ci consentono di fare praticamente un’impronta digitale dello stato della cellula per capire esattamente che cellula è e cosa sta facendo, senza bisogno di fare 5.000 analisi sul sistema, con un semplice raggio di luce e analisi computerizzata della dispersione di questo raggio di luce. Il che significa economizzare il sistema in una maniera gigantesca, avere una dispersione nell’ambiente nettamente inferiore, un avanzamento delle competenze della tecnologia e uno sviluppo economico del Paese generando lo sviluppo di una molteplicità di aziende che fanno una serie di attività di corollario. Quindi ci sono le possibilità, è un problema di organizzazione in tutto questo. Quali sono le azioni che dobbiamo fare?

Allora, in Europa il bisogno di cambiare questi processi per renderli sostenibili è molto ben noto e sono stati offerti finanziamenti, molti finanziamenti per diversi anni, per progetti che affrontano questi problemi. La ricerca europea è finanziata anche dal nostro Paese, quindi sono soldi che noi spendiamo già. Magari non stiamo agendo perché ciò che diamo in Europa torni in maniera proporzionale contribuendo anche allo sviluppo del nostro paese. Magari bisognerebbe intervenire a livello politico e su base meritocratica, per carità. Potrebbe essere una buona azione politica che una parte di questi soldi che noi diamo all’UE per la ricerca che poi viene sviluppata negli altri paesi, in parte torni anche a noi in maniera proporzionale. Ma visto che stiamo già spendendo, vediamo se possiamo usare queste risorse anche per noi, anche per le terapie che si devono attuare qua, ora, oggi, perché le tecnologie ci sono, ci sono già, si tratta di collegarle. Dopodiché Il coordinamento multidisciplinare tra i diversi settori può essere fatto dai ricercatori, nessuno chiede alla politica di impegnarsi in cose tecniche che magari non conoscono a fondo, a parte qualcuno.

Fondi di ricerca sono già stati stanziati, devono essere opportunamente indirizzati in maniera da definire delle priorità per nuovi metodi di produzione, controllo e logistica e una decentralizzazione di ridotte produzioni negli ospedali che sono già su tutto il territorio perché questo consente di ridurre sensibilmente i costi perché già gli ospedali hanno dei finanziamenti significativi.

Significa che noi possiamo costruire piattaforme tecnologiche che possono produrre multiple terapie con minime differenze. Questa azione l’ha già avviata il San Raffaele e si sta cercando di farla presso il Centro di Medicina Rigenerativa di Modena. In questo modo sarebbe possibile ridurre i costi di produzione e controllo in maniera enorme. Con questi sistemi potremmo ridurre moltissimo l’impatto ambientale delle produzioni che sappiamo tutti essere un grosso problema. Saremo in grado di aumentare significativamente le competenze mediche e motivare i medici del Sistema Sanitario Nazionale che magari così non migrano nel privato per fare delle attività di minore rilievo e lasciando scoperto il Servizio Sanitario Nazionale.

Diventare attrattivi per le aziende creando un indotto di mercato e anche una serie di sviluppi tecnologici, poter finalmente raggiungere e curare i pazienti italiani in modo molto più sostenibile, rispettare i diritti dei cittadini e degli elettori e poi forse questo sembra una cosa utopica, avere delle persone felici e più contribuenti al benessere della società, credo che siano tutti obiettivi decisamente auspicabili. Gli altri Paesi stanno iniziando a promuovere le aziende e l’innovazione congiunta, perché è chiaro che è necessaria questa collaborazione. Vogliamo supportare i nuovi approcci anche nel nostro Paese, supportare i cittadini, ricordandoci che tutti possiamo diventare malati rari o non rari, e più o meno tutti in qualche momento lo sono stati, quindi magari ricordiamocene.

Favorire lo sviluppo economico in molti settori del Paese, ridurre i costi sanitari, e ridurre l’impatto ai danni ambientali sono tutte cose che qualcuno già le capisce. Harvard ha messo in rete un corso per i medici su queste nuove terapie considerandole come il futuro della terapia. In questo corso tra le altre c’è la lezione che viene dal nostro gruppo sulla traslazione clinica. L’America ha sviluppato molti farmaci di terapia avanzata e quindi forse ha percepito l’importanza di questo messaggio.

L'articolo “Le malattie rare non sono rare per niente, nel senso che rappresentano una grossa fetta della popolazione. Nel nostro Paese i malati rari sono circa 2 milioni” proviene da Associazione Luca Coscioni.

Quei bimbi nati da surrogata che l’Italia lascia da sei anni senza tutele, diritti e identità legale


Articolo di Francesca Re, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, per Il Dubbio di sabato 14 febbraio


Nel nostro paese, in vigenza dello stesso ordinamento e degli stessi principi costituzionali, accade qualcosa di difficilmente spiegabile: per alcuni bambini lo Stato riconosce tutto, per altri nulla.

La maggior parte dei Comuni trascrive gli atti di nascita formati all’estero a seguito di percorsi di gravidanza per altri (GPA); e dove questo non avviene, i tribunali intervengono per ristabilire la tutela dei minori. Eppure, in una regione, che per riservatezza non nominiamo, un tribunale ha scelto una strada opposta, impedendo a diverse famiglie di vedere riconosciuta l’esistenza giuridica dei propri figli. Da sei anni alcune famiglie attendono che lo Stato riconosca bambini nati all’estero nel 2020 attraverso percorsi leciti e regolamentati. Sei anni di ricorsi, udienze, attese.

Per l’Italia, quei bambini sono ancora senza identità. Non esistono, giuridicamente. O esistono solo a metà. Non hanno un rapporto certo con i genitori che li hanno voluti attraverso un progetto genitoriale complesso. Genitori che da oltre sei anni esercitano pienamente la responsabilità genitoriale: li accudiscono, li crescono, li curano, li amano. Tutto questo, però, per il Tribunale non basta. Perché il loro concepimento avrebbe violato l’ordine pubblico. È così che l’ordine pubblico diventa una clausola di sbarramento: impedisce la trascrizione di atti di nascita validi secondo il diritto dello Stato straniero. Non perché siano falsi o irregolari, ma perché il percorso di nascita si porrebbe in contrasto con i principi che, secondo il tribunale, lo integrano. È bene dirlo senza ambiguità: non si chiede di legittimare una pratica vietata, né di creare un nuovo rapporto di filiazione.

Quel rapporto è già attestato da un atto valido formato all’estero. Qui si chiede soltanto che lo Stato garantisca l’interesse del minore, riconoscendone identità e tutela piena. Nel caso della GPA, questo ordine pubblico viene ricondotto all’articolo 12, comma 6, della legge 40 del 2004, che vieta la surrogazione di maternità a tutela della dignità della gestante. Il ragionamento è tanto illogico quanto spietato: la violazione di quella norma – per un fatto avvenuto all’estero – impedisce oggi la trascrizione del certificato di nascita, a fini dissuasivi. Il risultato è che si sacrifica un diritto fondamentale del minore – la certezza dei rapporti giuridici e familiari – in nome di un principio astratto, per punire i genitori. Un principio che pretende di tutelare la dignità di una donna estranea al procedimento,mai ascoltata, che non ha lamentato alcuna lesione. Il bilanciamento, semplicemente, non c’è. E questo avviene in contrasto con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che afferma come il diritto del minore all’identità personale e alla vita privata impone agli Stati di garantire il riconoscimento di un legame giuridico certo con i genitori intenzionali. Ciò che non è mai consentito è lasciare il bambino in una condizione di incertezza prolungata o di non-esistenza legale. Eppure, in questi casi, l’unico effetto concreto della trascrizione negata è un bambino che rischia l’apolidia.

Neppure la legge Varchi che punisce con la reclusione fino a due anni e una multa anche i cittadini italiani che ricorrono alla GPA all’estero – prevede la decadenza della potestà genitoriale, salvo l’ipotesi indicata dalla circolare del Ministero dell’interno del 2011 in caso di condanna per alterazione di stato. Ne deriva che oggi questi bambini sono sospesi in un limbo, in attesa che lo Stato riconosca ciò che di fatto già sono: figli di due genitori che li hanno voluti e che ogni giorno se ne prendono cura. Tutelare i nati non significa legittimare la GPA in Italia. La legge può vietare una pratica, ma non può cancellare un minore. E se un giudice confonde la punizione con la protezione, non sta difendendo l’ordine pubblico: sta negando tutela e giustizia.

L'articolo Quei bimbi nati da surrogata che l’Italia lascia da sei anni senza tutele, diritti e identità legale proviene da Associazione Luca Coscioni.

Gilberto Corbellini “Una legge che ignora prove scientifiche, non è neutrale ma irrazionale e può produrre effetti lesivi dei diritti e a danno delle persone”


Intervento di Gilberto Corbellini, professore di storia della medicina e bioetica presso Università La Sapienza di Roma, nel convegno di giovedì 19 febbraio organizzato presso il Senato della Repubblica a 20 anni dalla morte di Luca Coscioni per fare il punto sulla libertà di ricerca scientifica in Italia e nel mondo.


Da quel microfono a giugno del 2009 ha parlato Mu’ammar Gheddafi. Pochi mesi dopo la maggioranza dell’allora governo Berlusconi fece quello che fece sul corpo di Eluana Englaro. Sono cose apparentemente slegate ma molto probabilmente si tengono, anche perché contro il trattato di amicizia Italia-Libia votarono soltanto una ventina di parlamentari, ormai 17 anni fa. Quindi purtroppo ancora oggi chi si ritrova insieme su alcune questioni ha una lunga storia di opposizione istituzionale.

La figura e le idee di Luca Coscioni hanno inciso sul modo in cui in Italia negli ultimi decenni si è discusso dei rapporti tra scienza, politica e diritti civili. Ha trasformato la propria malattia in una questione pubblica, ha introdotto nel confronto politico categorie proprie dell’etica della scienza, come la razionalità argomentativa, la verifica dei fatti, la responsabilità per le conseguenze. Il nodo che Luca ha portato alla luce riguarda una difficoltà strutturale della democrazia italiana: la tendenza a considerare la libertà della ricerca scientifica come un interesse di settore, anziché come una dimensione della libertà personale. E se è una dimensione della libertà personale, allora incide direttamente sulla qualità della convivenza civile.

In un Paese attraversato da familismo, consociativismo amorale e paternalismo ideologico-religioso, una simile impostazione non era neutra, metteva in discussione un equilibrio consolidato. La conoscenza è un diritto, è stato detto, e non lo è in senso retorico, ma perché costituisce una condizione dell’autonomia individuale, dell’uguaglianza sostanziale e della legittimità democratica. Anche per reagire alla diffusione di pseudoscienza e disinformazione, la filosofia politica ha recentemente elaborato il concetto di epistemic right, il diritto a non essere deliberatamente ingannati e operare all’interno di istituzioni epistemicamente affidabili. Il punto non è solo educativo, è politico. Una democrazia, se vuole essere funzionale, deve consentire ai cittadini di formare giudizi e compiere scelte sulla base di informazioni attendibili e di procedure controllabili, cioè trasparenti. In questa prospettiva la libertà scientifica, come ogni libertà fondamentale, può essere limitata solo per legge e solo quando il suo esercizio comporti una lesione proporzionata e giuridicamente accertabile di diritti altrui.

Diverso è colpire la ricerca in quanto tale sulla base di giudizi morali generali, senza individuare danni concreti. In quel caso non si sta ragionando, non si sta regolando, scusate, un conflitto di diritti, si sta restringendo la funzione stessa della libertà di ricerca come condizione del progresso conoscitivo e in ultima stanza della libertà individuale e ovviamente anche dell’innovazione tecnologica in campo medico e non solo.

Luca era un economista, non era uno scienziato sperimentale, Penso che questa distanza disciplinare probabilmente gli permise di cogliere con chiarezza un punto essenziale, e cioè che la scienza, per esprimersi come attività cognitiva e tradursi in applicazioni capaci di incidere sulla condizione umana, deve essere riconosciuta come istituzione, regolata da criteri interni di controllo, indipendenti da ideologie politiche. Questo implica libertà, investimenti e responsabilità. Quando la sclerosi laterale amiotrofico lo colpì, la questione di ricerca scientifica non venne da lui sollevata come una bandiera identitaria, come un autoriferimento ai propri problemi, alle proprie difficoltà di salute. Chiedeva di sapere chi definisce e come il limite della conoscenza e in base a quali criteri. La sua battaglia non si è limitata alla difesa delle staminali embrionali, come spesso è stata ridotta nel dibattito pubblico. Era una constatazione più ampia, una critica razionale dell’idea che la scienza debba essere etero diretta da autorità religiose o ideologiche che non rispondono al metodo scientifico, ma a dottrine metafisiche del bene.

Il progetto concepito e guidato da Luca, l’associazione Luca Coscioli per la libertà di ricerca, nasceva proprio da questa impostazione. Non si trattava soltanto di difendere singole pratiche o tecnologie, ma di rendere esplicite le contraddizioni che attraversano rapporti tra ricerca scientifica, cultura pubblica e decisione politica in Italia. Il Nobel e grande intellettuale francese Jacques Monod sosteneva che gli scienziati rispondono a un’etica della conoscenza scientifica, che è poi molto semplice: hanno il dovere di dire come stanno le cose.

Non è etico, nel senso che fa del male a persone concrete, sostituire i dati con le proprie convinzioni e trasformare magari un narcisismo personale mediato dall’autorevolezza in un argomento di discussione pubblica. La questione allora non riguarda solo l’ingerenza religiosa o ideologica dall’esterno, riguarda anche la responsabilità interna della comunità scientifica. La scienza perde credibilità quando gli scienziati impiegano logiche di potere per convenienza o quando utilizzano una ideologia personale per aggirare i fatti. La scienza perde la propria funzione critica se gli scienziati ignorano anche l’implicazione che l’avanzamento scientifico può avere su alcune credenze radicali, incluse quelle di matrice religiosa o antropocentrica, e questo per timore quasi paternalistico del conflitto pubblico. Non si tratta di ignorare le condizioni materiali in cui operano i ricercatori, non solo in Italia, cioè che dipendono dai finanziamenti pubblici, c’è precarietà, c’è necessità di non entrare in rotta di collisione con i poteri consolidati, eccetera. Ma riconoscere queste fragilità non elimina il problema generale, particolarmente presente in Italia, che l’autonomia della scienza fatica a consolidarsi, anche per una debolezza culturale e istituzionale intrinseca della comunità scientifica stessa, non della comunità in senso astratto, ma di scienziati singoli. La libertà di ricerca non vive di proclamazione retorica, richiede un ambiente politico e culturale capace di sostenerla, classi dirigenti disposte a decidere sulla base di prove, sistemi educativi che formino al pensiero critico, una morale pubblica che non ingabbia l’autonomia individuale. Quando queste condizioni mancano, la libertà resta formalmente riconosciuta, ma incide poco sulla realtà sociale. L’Associazione non è nata come gruppo di malati, né come gruppo di pressione settoriale. Si è presentata come soggetto politico e culturale che assumeva l’autonomia della scienza come criterio guida in una società pluralista. Ha agito su diversi piani, giuridico, culturale, comunicativo, internazionale, promuovendo ricorsi e campagne, ma anche cercando di colmare un voto persistente del dibattito italiano, la difficoltà di distinguere con chiarezza tra fatti, valori e diritti. Fin dall’inizio ha evitato l’Associazione due derive speculari, da un lato il tradizionale bioattivismo centrato esclusivamente sull’urgenza e sul dolore, dall’altro una mediazione bioetica che tende a neutralizzare il conflitto politico dietro a un linguaggio tecnico-morale. La scelta è stata diversa, politicizzare la scienza senza ideologizzarla, rendendo espliciti i conflitti di valore implicati nelle decisioni pubbliche sulla conoscenza. La libertà di ricerca non garantisce verità morali né soluzioni definitive, garantisce però qualcosa di più elementare e in una democrazia decisivo, la possibilità di correggere errori, rivedere decisioni, non trasformare l’ignoranza in un principio normativo.

Una prima fase dell’Associazione coincideva con la battaglia della legge 40 in materia di procreazione medicalmente assistita, qui la libertà di ricerca si intrecciava con la libertà di cure e con l’autonomia delle coppie. Il punto critico non era solo tecnico, ma anche teorico. Il legislatore aveva assunto una concezione personalistica dell’embrione e l’aveva tradotta in una norma vincolante. Questa era una metafisica implicita che veniva trasformata in legge. La scienza non è più regolata, diventa subordinata e il risultato non è un equilibrio tra diritti ma la trasformazione della ricerca in ambito di obbedienza. Le conseguenze non restano astratte, incidono sulle possibilità terapeutiche, sul lavoro dei ricercatori, sulle aspettative dei malati. La strategia dell’Associazione fu duplice, da un lato un’azione culturale volta a contestare l’idea che la legge rappresentasse un compromesso ragionevole, dall’altro un’azione giuridica, una serie di ricorsi che nel tempo portarono allo smantellamento di parti centrali della normativa da parte della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo. In questa fase si affermò un principio destinato a restare: una legge che ignora prove scientifiche, non è neutrale ma irrazionale e può produrre effetti lesivi dei diritti e quindi a danno delle persone.

Accanto a questo fronte l’associazione intervenne anche sul divieto di ricerca e attivazione di OGM. Anche qui il punto non era l’adesione acritica a una tecnologia ma la critica di un’impostazione che sostituiva la valutazione scientifica, un rifiuto preventivo basato su paure e su premesse ideologiche, pregiudizi ideologiche.

A partire dal 2010 circa, l’orizzonte delle battaglie dell’Associazione si ampliava. Senza abbandonare il tema della ricerca, l’Associazione interveniva sui temi come il testamento biologico, il fine vita, la disabilità e l’autodeterminazione sanitaria. Non si trattava di uno spostamento opportunistico, ma di un’estensione coerente alla libertà di ricerca, che si colloca all’interno di un più ampio ecosistema di libertà cognitive e decisionali. Se la conoscenza è condizione dell’autonomia, anche il diritto di rifiutare trattamenti, di scegliere percorsi terapeutici, di decidere di rinunciare a una vita non digitosa ne fa parte.

Negli anni successivi l’Associazione ha assunto un profilo più istituzionale e trasnazionale, dialogo con le corti, partecipazione a reti europee e attenzione a nuovi temi della biomedicina. In questa fase diventa evidente che la libertà di ricerca non è minacciata soltanto da dei veti espliciti, può essere limitata anche attraverso il sottofinanziamento, la stigmatizzazione culturale e il rinvio sistematico delle decisioni politiche.

Luca partecipò alla progettazione del congresso mondiale per la libertà della ricerca scientifica avviato a Roma nel 2004 e ne guidò la prima sessione nel 2006. Il congresso nasceva come spazio di confronto internazionale sull’impatto delle limitazioni politico-ideologiche sulla ricerca e come iniziativa a sostegno del finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Con il tempo l’agenda si è ampliata, si sono tenuti diversi congressi, si sono affrontati temi ineludibili come il rapporto tra conoscenza e democrazia, il ruolo dello Stato di diritto, in un momento in cui lo Stato di diritto è messo sotto attacco perché probabilmente in pochi in ambito pubblico sanno di cosa si tratta e quanto vale per il funzionamento di una democrazia liberale. In questo quadro il ruolo di Luca Coscioni si colloca all’interno di una più ampia resistenza contro forme di oscurantismo religioso e politico-ideologico.

Il metodo scientifico, nella storia, ha contribuito a limitare le pretese delle religioni, di orientare direttamente il potere politico, istituzionalizzando lo sviluppo delle scienze e la separazione tra sfera religiosa e sfera pura. Oggi la regressione non si presenta più negli stessi termini, ma il problema resta. Chi rivendica verità non sottoposte a verifica tende a trasformarle in criteri normativi. È l’unico mezzo che ha per affermarle. Paradossalmente, proprio mentre la scienza è diventata più potente ed efficace, più potente ed efficace quanto mai prima, la sua legittimazione pubblica si è anche indebolita. È spesso data per acquisita, e ciò che è dato per acquisito smette di essere difeso. In questo spazio si inseriscono visioni del mondo che non contestano singoli risultati, ma il ruolo stesso della conoscenza come criterio di decisione personale e pubblica. Il conflitto non è tra scienza e opinione, ma tra metodi di validazione diversi. Luca aveva fiducia nella possibilità di incidere attraverso la persuasione e il confronto pubblico. Riteneva che il conflitto, se reso esplicito e argomentato, potesse generare spostamenti reali. Io guardo con qualche scetticismo questo tipo di fiducia. Le società sono sistemi molto complessi, soprattutto le società della conoscenza, quelle fondate su economia della conoscenza, sono sistemi attraversati da equilibri instabili e che si riorganizzano in continuazione. Nessuno sa con certezza quale direzione prenderà. Credere di saperlo fa parte della dinamica politica. Personalmente da un po’ di tempo non uso più la parola credere perché io credo a qualcuno, a qualche persona, ma non credo a nessuna idea e quando mi vengono proposte le idee in prima stanza dubito. Proprio per questo, proprio per usare più efficacemente questo criterio del dubbio, che è anche un criterio di ricerca della libertà personale, la difesa di procedure che consentono di correggere errori e prima di tutto quindi la libertà di ricerca, resta un punto fermo. Non perché garantisca esiti desiderabili, ma perché evita che l’ignoranza e la prepotenza vengono stabilizzate in norme.

L'articolo Gilberto Corbellini “Una legge che ignora prove scientifiche, non è neutrale ma irrazionale e può produrre effetti lesivi dei diritti e a danno delle persone” proviene da Associazione Luca Coscioni.

Maurizio, malato di parkinson: “Non posso accettare che il progresso scientifico continui ad essere ostacolato mentre la malattia avanza giorno dopo giorno”


Maurizio è intervenuto al Convegno di giovedì 19 febbraio presso il Senato della Repubblica a 20 anni dalla morte di Luca Coscioni che per primo aveva richiamato l’opinione pubblica, ottenendo il sostegno di 100 premi Nobel, sulla libertà di ricerca sulle cellule staminali. L’Associazione Luca Coscioni ha voluto fortemente un incontro proprio per fare il punto sugli ostacoli alla ricerca scientifica in Italia e nel mondo per motivi ideologici.


Per chi non mi conoscesse, sono Maurizio Fravili, ho 70 anni e da 7 convivo con il morbo di Parkinson, una malattia che oggi non ha cura risolutiva, che colpisce le cellule nervose impedendo loro di produrre dopamina e che compromette progressivamente l’autonomia, la libertà e la qualità della vita. Il decorso della mia malattia sta progredendo.

Ci sono giorni in cui l’affanno mi impedisce anche le reazioni più semplici della vita quotidiana. Camminare senza trascinare i piedi è sempre più faticoso. E poi c’è un dolore più silenzioso, quello che non si misura con gli esami clinici: fare il nonno, avere l’energia per giocare, correre e trattenere i miei nipoti quasi un sogno. Racconto tutto questo non per suscitare la pietà, ma per riportare la discussione alla realtà. Perché quando parliamo di ricerca scientifica non parliamo di concetti astratti, ma di tempo, di corpo, di elezioni, di vita. La malattia avanza un giorno alla volta, spesso in modo silenzioso, ma costante. E ho imparato che non toglie solo il futuro, spesso toglie anche la voce. Ed è per questo che continuo a parlare.

Oggi sappiamo che la scienza sta facendo passi enormi in paesi come la Svezia, il Regno Unito, gli Stati Uniti. Sono in corso studi avanzati che utilizzano le cellule staminali e embrionali per ricreare le cellule nervose danneggiate dal Parkinson. Studi seri, rigorosi, promettenti. Studi ai quali però i cittadini italiani non possono accedere. Non perché manchino le competenze, non perché manchino i ricercatori, ma perché nel nostro Paese esiste ancora un divieto contenuto nell’articolo 13 della legge 40 che da oltre 20 anni blocca la ricerca sulle cellule staminali ed embrioniche, non idonee a una gravidanza, che non daranno mai vita, eppure non possono essere utilizzate per la ricerca. Ciò che per legge è materiale inutilizzabile, per noi malati rappresenta l’unica speranza di ricevere una cura.

Quasi due anni fa ho scritto al Ministro della Salute, al Ministro dell’Istruzione e della ricerca e alla Presidente del Consiglio. Ho chiesto un confronto senza ricevere risposta e questo silenzio pesa. Pesa perché riguarda la vita delle persone, pesa perché arriva vent’anni dopo la morte di Luca Coscioni come se la sua lezione non fosse ancora stata ascoltata fino in fondo. I principi per cui lottiamo oggi sono gli stessi che abbiamo dibattuto con forza anche lo scorso ottobre, quando in occasione del Congresso Nazionale eravamo insieme a Don Pietro. La libertà della scienza, il diritto alla cura, la responsabilità dello Stato verso i cittadini più fragili, il rifiuto di leggi ideologiche che producono solo sofferenza e un immobilismo dannoso sono argomenti che continuano ad essere centrali. Io non posso accettare che il luogo da cui oggi parlo resti indifferente a tutto questo. Non posso accettare che il progresso scientifico continui ad essere ostacolato mentre la malattia avanza giorno dopo giorno nelle nostre vite. Ricordare Luca Coscioni oggi, non significa solo celebrarne la memoria. Significa assumersi una responsabilità. Significa decidere se vogliamo essere il paese che difende i divieti o quello che difende le persone. La mia vita, come quella di tanti altri malati, non è un tema teorico. È tempo che passa, è un corpo che cambia, è una speranza che non può attendere.

L'articolo Maurizio, malato di parkinson: “Non posso accettare che il progresso scientifico continui ad essere ostacolato mentre la malattia avanza giorno dopo giorno” proviene da Associazione Luca Coscioni.

L’accesso all’aborto sicuro sarà garantito in tutta Europa. Non avrà un fondo UE ad hoc ma da oggi sarà inserito in un fondo già esistente


“La decisione della Commissione europea che prevede l’inserimento dell’accesso all’aborto sicuro, non in un fondo ad hoc come chiedevamo, ma nel Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+) è importante sul piano pratico e su quello ideale e di principio. Concretamente, le donne che vivono in Paesi dove l’aborto è proibito o ostacolato avranno la possibilità di essere aiutate sul piano economico: il fondo infatti garantirà una copertura della prestazione sanitaria, includendo anche le spese di viaggio e di soggiorno per le donne che dovranno andare all’estero.

Sul piano politico, si afferma un principio fondamentale: il riconoscimento a livello europeo del diritto ad accedere all’aborto in condizioni di sicurezza e legalità. È un risultato reso possibile dalla mobilitazione di 1.200.000 persone di tutta Europa che hanno sottoscritto l’Iniziativa dei Cittadini Europei MVMC, delle quali oltre 161.168 in Italia grazie anche alla mobilitazione dell’Associazione Luca Coscioni. Si tratta di un passaggio fondamentale per la costruzione dell’Europa dei diritti attraverso la partecipazione civica. Ora ci auguriamo che l’Italia decida di utilizzare il fondo”, hanno dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Alice Spaccini, co-coordinatrice di My Voice, My choice in Italia per l’Associazione Luca Coscioni.

Come Associazione Luca Coscioni, il risultato straordinario ottenuto oggi ci dà più forza per proseguire in Italia la campagna “Aborto senza ricovero” per garantire alle donne la possibilità di scegliere l’aborto farmacologico deospedalizzato, come previtsto dalle linee di indirizzo ministeriali del 2020. La possibilità di prendere il secondo farmaco a casa, oltre a essere una possibilità che dovrebbe essere garantita in tutte le Regioni (ma lo è solo in poche), permetterebbe anche di risparmiare preziose risorse come quelle sanitarie. Invece solo nel Lazio, in Emilia-Romagna, nelle province autonome di Trento e Bolzano le donne possono davvero scegliere. Questa possibilità esiste solo teoricamente anche in Campania e in Umbria mentre in Lombardia il farmacologico (non ospedalizzato) costa inspiegabilmente addirittura più dell’aborto chirurgico

L'articolo L’accesso all’aborto sicuro sarà garantito in tutta Europa. Non avrà un fondo UE ad hoc ma da oggi sarà inserito in un fondo già esistente proviene da Associazione Luca Coscioni.

“Io e Luca Coscioni avevamo in comune l’idea che la malattia non dovesse coincidere con il silenzio, con l’invisibilità, con la rinuncia”


Sabrina Di Giulio, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni ha potuto prendere parte al convegno sulla libertà di ricerca scientifica che si è tenuto giovedì 19 febbraio presso il Senato della Repubblica a 20 anni dalla morte di Luca Coscioni in video


Vent’anni fa se ne andava Luca Coscioni. Per me oggi non è soltanto l’anniversario della sua morte. È il giorno in cui sento ancora più forte la mancanza di un amico, di un compagno di strada, di un uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui tanti di noi, malati, familiari, cittadini, guardano alla malattia, ai diritti, alla libertà.

Io e Luca avevamo in comune la SLA, ma avevamo anche un39;altra cosa che apparteneva ad entrambi. La testardaggine di non volerci arrendere all’idea che la malattia dovesse coincidere con il silenzio, con l’invisibilità, con la rinuncia. Ricordo uno dei miei primi incontri con lui, al mare, insieme alla sua splendida famiglia. In quell’occasione mi mostrò il suo computer, la tastiera virtuale, i programmi che gli permettevano di comunicare nonostante l’uso sempre più limitato delle mani e della voce. Per me fu una rivelazione. Luca era così, sempre un passo avanti. Mi fece capire che la tecnologia poteva restituirmi la parola e con essa la possibilità di continuare a partecipare, a scegliere, a farmi sentire.

Quando Luca, appoggiato dal Partito Radicale, fondò l’associazione che porta il suo nome, l’Associazione Luca Coscioni, e mi chiese di partecipare accettai senza esitazione. Sentivo che quella non era soltanto un’organizzazione. ma una comunità di persone che trasformava la fragilità in impegno.

Dal corpo dei malati al cuore della politica, in questi vent’anni, insieme, abbiamo portato avanti battaglie che allora sembravano impossibili. Dalle modifiche alla Legge 40, al diritto di voto per le persone intrasportabili, fino alle grandi battaglie sul fine vita e sul testamento biologico. Battaglie che hanno inciso profondamente nella società e nelle leggi, trasformando in norme quello che per tanti cittadini era già un sentire diffuso.

L’Associazione porta avanti da sempre la libertà della ricerca scientifica. La ricerca sulle cellule staminali, sia adulte sia embrionali. rappresenta uno dei settori più promettenti della medicina per la cura di malattie che oggi non lasciano speranza a molte persone, in particolare a chi è colpito da malattie neurodegenerative ed altre malattie rare. L39;Associazione si batte perché in Italia e in Europa siano garantite ai ricercatori regole e non divieti. Oggi, purtroppo, la Legge 40 nel nostro Paese continua a vietare l39;utilizzo degli embrioni sovrannumerari ai fini della ricerca scientifica, costituendo un grande limite.

L’Associazione si adopera inoltre per l’apertura dei reparti di reanimazione, per il diritto di voto delle persone intrasportabili, per l’abbattimento delle barriere architettoniche e di tanti altri temi. Riconosce l’importanza dell’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza e con essi anche del nomenclatore degli ausili e delle protesi, ma l’Associazione evidenzia da tempo che è stato consapevolmente ignorato il tema dell’appropriatezza delle modalità con cui gli ausili vengono realmente forniti dal Servizio Sanitario Nazionale alle persone con disabilità.

Negli anni l’Associazione, con Filomena Gallo e i Fratelli Gentili, ha portato avanti una battaglia cruciale per garantire il diritto alla firma digitale alle persone con disabilità. Nel gennaio 2025 la Corte costituzionale ha stabilito che anche le persone con disabilità grave, grazie alla firma digitale, possono sottoscrivere la presentazione delle liste elettorali, eliminando così un’ingiusta barriera alla partecipazione politica.

Un’altra battaglia dell’Associazione Coscioni che mi sta particolarmente a cuore è quella per la vita indipendente, che deve essere riconosciuta come un diritto umano e civile fondamentale. Il diritto di consentire alle persone con disabilità di scegliere e assumere direttamente le persone che prestano loro assistenza e di avere dallo Stato le risorse per farlo. Nel mio impegno dentro l’Associazione mi sono occupata spesso di temi legati all’assistenza, alla non autosufficienza, alla disuguaglianza profonda che esiste tra una regione e l’altra. So bene quanto sia faticoso, ogni giorno, vivere in una condizione di totale dipendenza e dover fare i conti con regole, vincoli e burocrazie che non tengono conto della vita reale delle persone. Gli stessi servizi assistenziali, inoltre, dovrebbero essere garantiti a tutti i malati, a parità di gravità, indipendentemente dalla regione di appartenenza. Oggi l39;uniformità e la continuità di trattamento non sono affatto rispettate e con l’autonomia differenziata non oso immaginare cosa potrà succedere.

Voglio ringraziare Pier Giorgio Welby, DJ Fabo e Laura Santi per aver incarnato, tramite l’Associazione, la battaglia di libertà sul fine vita e per essere riusciti a raggiungere una conquista fondamentale. Il diritto all’autodeterminazione insieme al riconoscimento del sostegno vitale, come trattamento, anche quando è il caregiver a praticarlo. A Marco, Cappato e a tanti altri, un enorme ringraziamento per aver messo a rischio la propria libertà personale per garantire a tanti malati di compiere l’ultimo desiderio, porre fine alla loro vita in modo dolce. A Filomena Gallo con il suo team, infiniti ringraziamenti per averli difesi e sostenuti in questi anni.

Luca era un maratoneta e non è un dettagliò. Prima ancora che la malattia entrasse nella sua vita, Luca aveva già imparato cosa significa resistere alla fatica, attraversare il dolore e a non fermarsi quando il corpo chiede di smettere. La maratona gli aveva insegnato una disciplina interiore che non lo ha mai abbandonato. Quando la SLA è arrivata, Luca non ha cambiato mentalità Ha semplicemente spostato il traguardo. Correre contro il tempo, contro la burocrazia, contro l’indifferenza, contro una cultura che spesso preferisce non vedere la sofferenza e non ascoltare le richieste di libertà. La sua determinazione lo ha portato fino al Parlamento europeo.

Luca non si è mai limitato a chiedere diritti per sé. Sapeva, e lo diceva apertamente, che molto probabilmente non avrebbe beneficiato personalmente dei risultati delle sue battaglie. Eppure ha lottato lo stesso.

Questo, per me, resta uno dei gesti più grandi di amore verso gli altri. Anche in questo Luca è stato per me un riferimento. Perché non si limitava a denunciare un problema, ma provava sempre a costruire una strada, un progetto, una proposta concreta. Ha lasciato in me la consapevolezza che anche una vita profondamente segnata dalla SLA può continuare ad avere un senso pubblico, civile, collettivo. Vent’anni dopo la sua scomparsa, posso dire che Luca non è soltanto un ricordo. È una presenza che continua ad agire ogni volta che questa Associazione si batte, attraverso i suoi rappresentanti, per la libertà di ricerca, per l39;autodeterminazione, per la dignità delle persone più fragili.

È doveroso ringraziare tutti coloro che lo hanno affiancato e sostenuto in vita. E che ne hanno raccolto il testimone dopo la sua scomparsa. In primis Filomena Gallo, Marco Cappato, Marco Perduca, Mina Welby, Rocco Berardo, Michele De Luca, Mirella Parachini, Marco Gentili e tanti altri. È necessario portare avanti con ostinazione i vari temi dell’Associazione, perché la società chiede risposte che la politica non riesce a dare. Vi ringrazio molto per il vostro impegno e per la vostra attenzione, Sabrina Di Giulio.

L'articolo “Io e Luca Coscioni avevamo in comune l’idea che la malattia non dovesse coincidere con il silenzio, con l’invisibilità, con la rinuncia” proviene da Associazione Luca Coscioni.

#39

Perché milioni di persone debbano essere private della speranza di una nuova terapia


Marco Gentili, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e malato di SLA è intervenuto, giovedì 19 febbraio, presso il Senato della Repubblica per parlare di libertà proprio in uno dei luoghi simbolo della nostra storia di Paese democratico a 20 anni dalla morte di Luca Coscioni che per primo aveva richiamato l’opinione pubblica, ottenendo il sostegno di 100 premi Nobel, sulla libertà di ricerca sulle cellule staminali. L’Associazione Luca Coscioni ha voluto fortemente un incontro proprio per fare il punto sulla libertà di ricerca scientifica in Italia e nel mondo.


Per me è un grande onore poter parlare, o meglio far rumore, date le mie condizioni, all’interno di questa istituzione. Oggi ricordiamo Luca, ma non so come definire questo nostro incontro, una commemorazione, un ricordo della sua memoria, la celebrazione del suo ricordo e del suo lascito.

Innanzitutto chiedo a voi tutti se abbiate ben chiaro il significato del termine “morte”, per chi vive la sofferenza di una malattia terminale, per cui si dipende in tutto e per tutto dagli altri, mentre il
dolore è insopportabile. In questo caso o la morte è veramente un momento di distacco dagli affetti più cari, dalle gioie di questo mondo, o la morte diventa il momento della massima libertà, liberi finalmente da una vita che non è degna di essere vissuta, liberi di rivendicare l’essere padroni del nostro corpo, quando ormai è diventato una condanna.

Ho voluto proprio utilizzare e sottolineare questo termine, libertà, qui proprio dove la libertà degli italiani ha trovato la massima espressione, nelle istituzioni democratiche, costruite solide dopo decenni di dittatura e una guerra devastante. Momenti della nostra storia che troppi hanno dimenticato fino a neanche più nascondere una insensata nostalgia dei tempi più oscuri. Proprio qui voglio invitare i presenti ad una riflessione, sul valore e sul significato della democrazia.

Democrazia è innanzitutto una questione di scelta, poter decidere liberamente, senza che qualcuno scelga per noi o ci imponga qualcosa di confezionato. Certo la libertà di scelta dovrebbe essere il viatico di ogni malattia, la luce che ci accompagna nel sentiero sempre più tortuoso degli anni che passano, un libretto delle istruzioni a cui possiamo sempre fare affidamento, visto che noi sofferenti dovremmo rendere conto solo a noi stessi. Spero che il mio ragionamento sia risultato limpido, così approfitto della pazienza dei presenti invitandoli ad un’altra riflessione.

Se alcune malattie sono state debellate, se il progresso ha reso le nostre vite meno complicate, questo sarebbe accaduto qualora chi si occupa di scienza non fosse stato libero? Non credo, perché ci sarebbe stato sempre qualcuno che non lo avrebbe accettato in nome di qualche fantasia oscurantista, respingendo ciò che l39;uomo aveva realizzato per alzare la sua posizione dalla terra, cercando di elevarsi verso il cielo. Mi chiedo il perché e non riesco a darmi una risposta razionale, milioni di persone debbano essere private della speranza di una nuova terapia o di un passaggio in dolore verso la fine della sofferenza. Il tutto in nome di principi etici considerati così superiori da non poter essere neanche messi in discussione, fino ad essere sbattuti violentemente, come un’arma volta a offendere, sui fragili corpi di chi è malato e tale deve rimanere, offrendo il suo sacrificio senza possibilità di curarsi.

Cercherò ora di fare più chiaramente il punto della situazione, su cosa significhi nella malattia essere costretti ogni giorno a sopportare il continuare ad aprire gli occhi, non certo ringraziare
qualsiasi giorno strappato alla morte, così come vorrebbero i nostri benpensanti. Che prezzo ha la nostra libertà? Quanto vale? Quanto costa? È un prezzo che col passare degli anni diventa sempre più insopportabile. Siamo arrivati alla situazione in cui solo coloro che hanno le spalle larghe e coperte possono permettersi di essere liberi, davanti ad istituzioni che remano contro, non lavorando
per la libertà di scelta, ma per il controllo dei corpi e delle coscienze.

Questo è il mio appello, questo vi chiedo: soffermiamoci tutti un attimo su quanto ormai sia troppo alto il prezzo della libertà nella malattia, libertà di curarsi, di vivere dignitosamente o di dire
semplicemente basta. Tutti devono poter godere di questa libertà, senza che il suo costo faccia desistere qualcuno dal rivendicare il suo diritto a scegliere. Compito delle istituzioni democratiche non deve essere conculcare questa libertà o renderla semplicemente accessibile a un certo numero di persone, ma far sì che sia a disposizione e che ciascuno di noi ne possa farne uso, a nutrimento della propria autorealizzazione.

L'articolo Perché milioni di persone debbano essere private della speranza di una nuova terapia proviene da Associazione Luca Coscioni.

#39

Radio Radicale, l’Associazione Luca Coscioni si unisce ad appelli a Governo e Parlamento per pieno rinnovo convenzione


L’Associazione Luca Coscioni si unisce agli appelli di questi giorni affinché Governo e Parlamento rinnovino pienamente il contratto con Radio Radicale affinché essa possa continuare il “servizio pubblico” che garantisce da 50 anni.

La conoscibilità del processo decisionale delle istituzioni è parte integrante della legiferazione; un pubblico informato riesce ad approfondire questioni che lo riguardano e, se necessario, a organizzare mobilitazioni quando Governo e Parlamento non rispettano le proprie regole, la legalità costituzionale e gli obblighi internazionali del proprio Paese. Non garantire l’accesso senza filtri ai dibattiti parlamentari orienta l’opinione pubblica in base alle “agende” di chi la racconta.

L'articolo Radio Radicale, l’Associazione Luca Coscioni si unisce ad appelli a Governo e Parlamento per pieno rinnovo convenzione proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT


📍Ospedale “Ceccarini” di Riccione, Viale Frosinone, Riccione (RN)
📅 Giovedì 12 marzo 2026
🕠 Dalle ore 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Rimini grazie alla collaborazione con AUSL Romagna organizza uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), per approfondire i propri diritti sul fine vita e sul testamento biologico. Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017 e quali strumenti sono disponibili per l’autodeterminazione nelle scelte di cura. Un’occasione aperta a tutte e tutti per conoscere, capire e fare scelte consapevoli.

Per maggiori info cellularimini@associazionelucacoscioni.it

L'articolo La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La Cellula Coscioni di Lodi e Provincia promuove un incontro pubblico sul testamento biologico a Brembio

📍 Biblioteca Comunale “Pier Vittorio Tondelli”, Piazza Matteotti, 1, 26822 Brembio LO
🗓 Sabato 7 marzo 2026
🕙 Ore 10:00

la Cellula Coscioni di Lodi in collaborazione con il Comune di Brembio, organizzano un incontro informativo dedicato al testamento biologico (DAT), per comprendere cosa sono le Disposizioni Anticipate di Trattamento e come è possibile redigerle. Interverranno:

Antonio Altrocchi, Coordinatore della Cellula Coscioni di Lodi e Provincia
Sandra Milas, Assessora del Comune di Brembio

Introdurrà l’incontro la Sindaca Oriana Ghidotti.

In collaborazione con AIDO Brembio.
L’evento è libero e aperto alla cittadinanza.

Per informazioni: cellulalodi@associazionelucacoscioni.it

L'articolo La Cellula Coscioni di Lodi e Provincia promuove un incontro pubblico sul testamento biologico a Brembio proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT


📍 Ospedale Infermi – Via Publio Ovidio Nasone, Rimini
📅 Giovedì 26 marzo 2026
🕠 Dalle ore 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Rimini grazie alla collaborazione con AUSL Romagna organizza uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), per approfondire i propri diritti sul fine vita e sul testamento biologico. Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017 e quali strumenti sono disponibili per l’autodeterminazione nelle scelte di cura. Un’occasione aperta a tutte e tutti per conoscere, capire e fare scelte consapevoli.

Per maggiori info cellularimini@associazionelucacoscioni.it

L'articolo La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La Cellula Coscioni di Milano organizza uno Sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano🗓 Mercoledì 3 marzo 2026🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello Sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

L'articolo La Cellula Coscioni di Milano organizza uno Sportello informativo sul Testamento Biologico proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT


📍Ospedale “Cervesi” di Cattolica,Via Ludwig Van Beethoven 1, Cattolica (RN)
📅 Giovedì 5 Marzo 2026
🕠 Dalle ore 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Rimini grazie alla collaborazione con AUSL Romagna organizza uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), per approfondire i propri diritti sul fine vita e sul testamento biologico. Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017 e quali strumenti sono disponibili per l’autodeterminazione nelle scelte di cura. Un’occasione aperta a tutte e tutti per conoscere, capire e fare scelte consapevoli.

Per maggiori info cellularimini@associazionelucacoscioni.it

L'articolo La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT proviene da Associazione Luca Coscioni.

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

FIRMIAMO PER IL DIRITTO ALL’ABORTO!
Domani, giovedì 26 febbraio, la Commissione Europea deciderà come rispondere alle richieste di MyVoiceMychoice e purtroppo le notizie che circolano non sembrano essere delle migliori.

ATTIVIAMOCI! C'è una petizione per chiedere alla Comissione Europea di cambiare idea:
sign.myvoice-mychoice.org/form…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Francesco Di Paola partecipa all’incontro pubblico “L’ultimo diritto. Autodeterminazione e dignità nel fine vita” a Nocera Inferiore

📍 Biblioteca Comunale, Corso Vittorio Emanuele 52, Nocera Inferiore🗓 Mercoledì 25 febbraio 2026🕠 Ore 17:30


Francesco Di Paola, avvocato e membro di Giunta di Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, interverrà all’incontro con la cittadinanza dal titolo “L’ultimo diritto. Autodeterminazione e dignità nel fine vita”, promosso dal Centro Studi di Storia, Documentazione e Ricerca della Salute Mentale – DSM ASL Salerno, in collaborazione con il Comune di Nocera Inferiore. Nel suo intervento, Di Paola approfondirà il tema “Il suicidio medicalmente assistito: dalla disobbedienza civile di Marco Cappato alle sentenze 242/2019 e 135/2024 della Corte costituzionale”, ricostruendo il percorso giuridico e civile che ha portato al riconoscimento in alcuni specifici casi, del diritto all’aiuto medico alla morte volontaria in Italia.
Insieme a lui interverranno Paolo De Maio – Sindaco di Nocera Inferiore, Davide Speranza – Giornalista e narratore (introduce e modera l’incontro, Giuseppina Salomone – Responsabile del Centro Studi di Storia, Documentazione e Ricerca della Salute Mentale – DSM ASL Salerno, Giovanni Rosati – Coordinatore Aggregazione Funzionale Territoriale 2 di Nocera Inferiore, Giulio Corrivetti – Direttore DSM ASL Salerno, Presidente del Centro Studi di Storia, Documentazione e Ricerca della Salute Mentale e componente della Commissione Multidisciplinare ASL Salerno, Antonietta Grandinetti – Direttore del Dipartimento Dipendenze, psicologa e componente della Commissione ASL Salerno.

L'articolo Francesco Di Paola partecipa all’incontro pubblico “L’ultimo diritto. Autodeterminazione e dignità nel fine vita” a Nocera Inferiore proviene da Associazione Luca Coscioni.

A Orvieto l’evento commemorativo “Una giornata con Luca Coscioni”, Con Marco Cappato e Filomena Gallo


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Mercoledì 4 marzo 2026, a partire dalle ore 17.30, il Cinema Corso di Orvieto ospiterà “Una giornata con Luca Coscioni”, un’iniziativa aperta alla cittadinanza e alla stampa per ricordare la figura di Luca Coscioni, cittadino di Orvieto, e rinnovarne l’impegno per la libertà di ricerca scientifica e i diritti civili

📍 Cinema Corso
Via dei Cartari, 13 – Orvieto
🗓 Mercoledì 4 marzo 2026
🕠 Ore 17.30 (proiezione ore 19.00)


L’iniziativa è aperta a tutta la cittadinanza.

L’evento sarà un momento di memoria e di confronto pubblico, promosso dalla Cellula Coscioni di Orvieto, con la partecipazione di:

  • Anna, Monica e Rodolfo Coscioni
  • Roberta Tardani, Sindaca di Orvieto
  • Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni
  • Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni
  • Stefano Massoli, Coordinatore della Cellula Coscioni di Perugia

La giornata si aprirà al mattino con incontri dedicati alle scuole del territorio, a cura della Cellula Coscioni di Orvieto, per coinvolgere le nuove generazioni sui temi della libertà, dell’autodeterminazione e del valore della ricerca scientifica

Proiezione e dibattito


Alle ore 19.00 è prevista la proiezione del film-documentario “Il Maratoneta – Io, Luca Coscioni”, seguita da un dibattito con la partecipazione del regista Marco Leopardi

L'articolo A Orvieto l’evento commemorativo “Una giornata con Luca Coscioni”, Con Marco Cappato e Filomena Gallo proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La Cellula Coscioni Lecco ospite dell’Associazione Renzo e Lucio per un incontro su GPA e PMA

📍 Circolo Libero Pensiero, Via Calloni 14 Lecco
🗓 24 febbraio 2026🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Lecco sarà ospite di un incontro promosso dall’Associazione Renzo e Lucio, dedicato ai temi della GPA (gestazione per altri) e della PMA (procreazione medicalmente assistita).

L’iniziativa, che si inserisce nello spazio di confronto “Spazio Libero”, sarà un’occasione per approfondire il tema e nel corso della serata saranno proiettati due video interventi registrati appositamente da Francesca Re, Avvocata e Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che offriranno un inquadramento giuridico aggiornato su GPA e PMA, alla luce delle più recenti evoluzioni normative e giurisprudenziali.

Ingresso libero.

L'articolo La Cellula Coscioni Lecco ospite dell’Associazione Renzo e Lucio per un incontro su GPA e PMA proviene da Associazione Luca Coscioni.

“La relazione del 2025 sulla legge 194 ancora non c’è ma i dati sì”


Chiara Lalli e Sonia Montegiove hanno effettuato un accesso civico alle Regioni e hanno ottenuto i dati del 2023, del 2024 e del 2025 (provvisori), mentre il Ministero ancora non pubblica la relazione dell’anno scorso (gli ultimi dati sono quindi del 2022)


La relazione del 2025 sull’applicazione della legge 194 non è ancora stata presentata al Parlamento. Sebbene la relazione sia sempre stata in ritardo rispetto a quanto stabilito dalla legge (prevista per il febbraio di ogni anno), questa volta il ritardo ha superato tutti i precedenti. L’ultima relazione è del 2024 con i dati definitivi del 2022. E quella del 2025 ancora non c’è anche se sarebbe già da pubblicare quella del 2026.

Perché questo ritardo senza precedenti? Certamente non perché i dati non sono a disposizione del Ministero della salute, che ha ricevuto quelli relativi al 2023 addirittura un anno fa, il 20 febbraio 2025, e che ha ricevuto anche una prima stesura di quelli relativi al 2024 il 9 febbraio scorso, secondo quanto comunicatoci dall’Istituto superiore di sanità (ISS), che fa parte, con l’ISTAT, del Sistema di sorveglianza sulla legge 194.

“Abbiamo mandato una nuova richiesta di accesso civico alle Regioni per avere i dati degli ultimi 3 anni (2023, 2024 e 2025). Non tutte le Regioni ci hanno ancora risposto ma i dati ricevuti finora dimostrano l’indolenza politica di questo ritardo. Mentre aspettiamo i dati del 2023, noi abbiamo anche alcuni del 2025”, commentano Chiara Lalli e Sonia Montegiove, giornaliste e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni la prima, che dal 2021 chiedono i dati aperti e dettagliati sulla 194 (è la campagna Mai dati). “Abbiamo anche la conferma da parte dell’ISS dell’invio dei dati al Ministero. In particolare, per i dati del 2023 il 20 febbraio 2025 l’ISS ha trasmesso alla DG del Ministero della Salute e al Gabinetto del Ministero della Salute la prima stesura della relazione con i dati del 2023 e il 30 aprile 2025, dopo la revisione del Ministero della Salute, l’ha trasmessa alla DG Prevenzione e alla dr.ssa Sara Terenzi, referente per la sorveglianza IVG. Il 9 febbraio 2026, l’ISS ha trasmesso anche la prima stesura con i dati del 2024. Che cosa aspetta il Ministero a pubblicare la relazione dell’anno scorso?”.

Secondo l’ISS nel 2023 le IVG chirurgiche sono state 26.039 (circa il 40%) e quelle farmacologiche 38.871 (circa il 60%). Nel 2024, 22.717 le IVG chirurgiche (circa il 35%) e 41.624 IVG farmacologiche (circa il 64%).

Tra le informazioni più interessanti, c’è quello che potremmo definire il “caso Lombardia”: la Regione, infatti, corrisponde alle ASL e alle Aziende ospedaliere un rimborso per le procedure farmacologiche in Day hospital di 1.246 euro, mentre quello per le procedure chirurgiche, sempre in Day hospital, è di 952 euro.

Quanto ai numeri, nel 2023 sono state eseguite 5.507 IVG farmacologiche su 11.377 totali (e 5.870 chirurgiche), nel 2024 6.264 farmacologiche su 11.420 totali (5.156 chirurgiche)e nel 2025 (fino al 30/09): 6.740 farmacologiche su 11.288 totali.

“Questo dato conferma che molti degli ostacoli all’accesso alle IVG in generale e alla procedura farmacologica in particolare sono di natura ideologica e non hanno nulla a che vedere con i costi reali, né con l’efficacia e la sicurezza delle procedure” commentano Mirella Parachini e Anna Pompili, ginecologhe, vicepresidente la prima e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni la seconda. “È evidente, infatti, che la procedura chirurgica, che prevede l’utilizzo di una camera operatoria e di un maggior numero di operatori specializzati, costa di più. Gli amministratori regionali dovrebbero spiegare, alle loro concittadine prima che a noi tutti, le ragioni di questo che si configura come un ingiustificato spreco di risorse. E gli amministratori di tutte le Regioni inadempienti dovrebbero spiegare perché sprecano risorse pubbliche per negare alle donne il diritto a scegliere di abortire con la procedura farmacologica a casa propria”.

È proprio questo il senso della campagna Aborto senza ricovero: garantire la scelta e l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie.

Ci sono, per fortuna, anche esempi in positivo: il Lazio, dove è possibile l’aborto in consultorio dal 2021, l’Emilia-Romagna, le province autonome di Trento e Bolzano, dove le donne possono scegliere. Una possibilità che, sulla carta, esiste anche per le donne della Campania e dell’Umbria e che dovrebbe essere garantita in tutte le Regioni.

L'articolo “La relazione del 2025 sulla legge 194 ancora non c’è ma i dati sì” proviene da Associazione Luca Coscioni.

Malattie rare: Consegnato al al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e rinnoviamo l’appello a Urso per massima qualità scientifica per sperimentazioni e terapie


Il 19 febbraio, dopo una marcia partita dal Senato, dove l’Associazione Luca Coscioni ha onorato il suo fondatore con un Convegno dedicato alla ricerca scientifica a 20 anni dalla sua morte, si è tenuto un incontro tra una delegazione dell’Associazione e i rappresentanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i vertici dei Enea Tech Biomedical, Holostem e la presenza del Ministero della Salute. Della delegazione dell’Associazione faceva parte anche Alessandro Barneschi affetto da epidermolisi bullosa (malattia dei bambini farfalla).

L’incontro di oltre due ore, facilitato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha registrato le garanzie da parte dei responsabili di Holostem relativamente alla ripresa delle sperimentazioni sui pazienti sull’epidermolisi bollosa per il 2027, nonché la continuità dei trapianti per la ricostruzione della cornea. Al contempo è stato confermato che, per il momento, pur non essendoci alcun motivo pregiudiziale non è stato possibile avviare un coinvolgimento dei professori Michele De Luca e Graziella Pellegrini, i due ricercatori che hanno inventato quelle sperimentazioni e terapie e le hanno avviate a livello industriale.

La delegazione dell’Associazione Luca Coscioni, guidata da Filomena Gallo e Marco Cappato, prendendo atto dei passaggi amministrativi e delle ragioni tecniche addotte per motivare la sospensione delle sperimentazioni e delle terapie, riservandosi di verificarle nel merito, ha auspicato il coinvolgimento futuro di De Luca e Pellegrini ritenendolo necessario per le possibilità di successo di terapie e sperimentazioni e il consolidamento reputazionale internazionale dell’azienda.

L’Associazione Luca Coscioni valuterà con attenzione l’aggiornamento delle informazioni fornite da Holostem ed Enea Tech Biomedical e, dando atto al Ministro Urso di una costante attenzione proattiva, conferma la richiesta affinché si operi per la ripresa delle sperimentazioni e terapie al massimo livello di qualità scientifica per andare incontro alle necessità di centinaia di persone affette da malattie rare per cui è disponibile un’offerta terapeutica Made in Italy.

L'articolo Malattie rare: Consegnato al al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e rinnoviamo l’appello a Urso per massima qualità scientifica per sperimentazioni e terapie proviene da Associazione Luca Coscioni.

Bambino trapiantato a Napoli, Gallo e Riccio: “Evitare accanimento terapeutico è legalmente possibile, sul bambino una decisione etica sui tempi”


“In una vicenda così dolorosa e delicata come quella del bambino trapiantato a Napoli è fondamentale mantenere chiarezza giuridica e rispetto umano. Il percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure avviato dai medici insieme alla famiglia rappresenta uno strumento previsto dalla legge 219/2017 e si colloca pienamente nel quadro normativo italiano: non si tratta di eutanasia, ma di un approccio volto a evitare l’accanimento terapeutico e a garantire cure appropriate, orientate al sollievo dalla sofferenza della persona.

In quest’ottica, se i medici e la famiglia decidessero di interrompere la circolazione extracorporea Ecmo, cui il bimbo è sottoposto, potrebbero legalmente farlo perché significa evitare accanimento terapeutico viste le condizioni del bambino”. Così Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, sulla vicenda del piccolo di due anni cui è stato trapiantato un cuore danneggiato.

“Quando la medicina non ha più possibilità di offrire prospettive di guarigione e terapie idonee – rileva Gallo – la scelta condivisa tra équipe sanitaria e familiari, basata sulla proporzionalità delle cure e sul miglior interesse del paziente, è non solo eticamente fondata ma anche giuridicamente corretta. Proprio per questo, credo sia necessario abbassare il livello dell’esposizione mediatica sulle decisioni cliniche e sulle scelte della famiglia, che meritano rispetto e riservatezza. Allo stesso tempo, è importante che le questioni relative al trapianto e alle eventuali responsabilità vengano chiarite con rigore nelle sedi competenti, attraverso gli accertamenti in corso. In momenti come questo la priorità deve restare la tutela del bambino e il sostegno alla sua famiglia, nel rispetto della legge e della deontologia medica”.

Sulla stessa vicenda interviene anche Mario Riccio, Consigliere dell’Associazione Luca Coscioni, anestesista che nel 2006 assistette Piergiorgio Welby e che in Italia ha seguito la parte medica dei primi casi di suicidio medicalmente assistito, come quello di Federico Carboni.

“Su questa vicenda bisogna essere chiari e non ipocriti. Il bambino in questi due mesi è stato sicuramente già sedato, quindi non si tratta di cure palliative ma di una decisione di tipo etico. Il bambino arriverà comunque alla morte, che purtroppo è il suo destino, e questo può avvenire in due modi: il primo è l’interruzione dell’ECMO, il macchinario che lo tiene in vita: se si spegne la macchina, il bambino muore immediatamente, nel giro di pochi secondi. Il secondo è un percorso di tipo desistivo, la cosiddetta desistenza terapeutica: si comincia a ridurre la terapia, la quantità di ossigeno, l’alimentazione, il lavoro delle macchine, e pian piano il fisico del bambino si spegne fino all’arresto cardiaco”.

“L’ipocrisia sta nel far finta che questi due percorsi portino a obiettivi diversi. In realtà l’obiettivo è lo stesso: portare alla morte del bambino. Il bambino è già sedato ed è impensabile che possa essere sveglio, intubato e attaccato all’ECMO; la sedazione potrà semmai essere incrementata, ma questo non cambia la sostanza della decisione”.

“L’ECMO è una terapia meccanica e, come le altre terapie intensive – dal respiratore ai farmaci per mantenere la pressione – può essere interrotta immediatamente oppure ridotta progressivamente. Cambia il tempo, non l’esito finale”.

L'articolo Bambino trapiantato a Napoli, Gallo e Riccio: “Evitare accanimento terapeutico è legalmente possibile, sul bambino una decisione etica sui tempi” proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Francesco Di Paola e Nino Sisto interverrà al convegno “Dilemmi nel fine vita” a Bari

Francesco di Paola membro di Giunta di Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS e Nino Sisto, coordinatore della Cellula Coscioni Bari, parteciperanno al convegno “Dilemmi nel fine vita. Coscienza e legge, etica e diritto, uomo e politica”, sarà un’occasione di confronto promossa in ambito universitario e professionale sui temi dell’autodeterminazione, della bioetica e delle scelte di fine vita.

📍 Aula Magna “De Benedictis”, Centro Polifunzionale del Policlinico, Piazza G. Cesare, Bari🗓 Martedì 24 febbraio 2026🕒 Ore 15:00


Il convegno vedrà la partecipazione di accademici, professionisti e rappresentanti del mondo sanitario e giuridico, tra cui docenti universitari, avvocati, medici e rappresentanti istituzionali. Saranno attribuiti 0,5 CFU agli studenti di Medicina e BEMC e 3 crediti ordinari agli avvocati. Qui la locandina completa.

L'articolo Francesco Di Paola e Nino Sisto interverrà al convegno “Dilemmi nel fine vita” a Bari proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La Cellula Coscioni Lainate organizza l’incontro pubblico “Fine vita in Italia e in Lombardia: dalle DAT alle sentenze della Corte costituzionale”

📍 Sala Capriate di Villa Litta, Largo Favini 1, Lainate🗓 Venerdì 6 marzo 2026🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Lainate promuove un incontro pubblico di approfondimento sul tema del fine vita, con un focus sul quadro normativo nazionale e sugli sviluppi in Lombardia. Interverranno: Tatiana Zampollo e Claudio Stellari, coordinatori della Cellula Coscioni Lainate, che illustreranno il percorso che va dalle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) alle più recenti sentenze della Corte costituzionale in materia di autodeterminazione e suicidio medicalmente assistito. L’incontro sarà occasione per chiarire quali diritti siano oggi riconosciuti, quali siano i limiti ancora presenti e quali strumenti siano concretamente a disposizione delle persone che vogliono esercitare la propria libertà di scelta sulle cure e sul fine vita.

L'articolo La Cellula Coscioni Lainate organizza l’incontro pubblico “Fine vita in Italia e in Lombardia: dalle DAT alle sentenze della Corte costituzionale” proviene da Associazione Luca Coscioni.

20 anni fa moriva Luca Coscioni: le nuove lotte per la ricerca sulle malattie rare e con le cellule staminali embrionali


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Filomena Gallo e Marco Cappato commentano: “L’Italia non dimentichi Luca, la ricerca che dà speranza contro il Parkinson è ancora proibita e il Governo intervenga anche sulle terapie orfane, abbandonate perché non profittevoli”

↓ Il video ricordo di Luca Coscioni con immagini di repertorio ↓


youtube.com/embed/s8mze0aC7nk?…

A venti anni dalla sua morte, l’Associazione Luca Coscioni ha ricordato oggi il suo fondatore con un incontro in Senato per fare il punto sulla libertà di ricerca scientifica in Italia e nel mondo, a partire da quella sulle cellule staminali embrionali su cui Luca Coscioni aveva ottenuto il sostegno di oltre 100 Premi Nobel per renderla possibile in Italia e nel mondo.

Il 20 febbraio 2006 Luca Coscioni morì, dopo aver rifiutato la tracheotomia che gli avrebbe prolungato la vita “attaccato a una macchina”. Oggi ci sono altre persone che, come lui, aspettano che la scienza avanzi, e che la politica superi la proibizione della ricerca sulle cellule staminali embrionali ancora in vigore in Italia, impedendo a malati di Parkinson, a esempio, di accedere a ricerche che sono in stato avanzato in altri Paesi come la Svezia, grazie a Malin Parmar (intervenuta al Convegno). Come Maurizio, affetto da Parkinson, che se vivesse all’estero potrebbe accedere a sperimentazioni all’avanguardia grazie alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, che però gli sono precluse perché in Italia è vietata dalla legge 40.

Nel campo della ricerca scientifica, inoltre, ci sono terapie che rischiano di sparire semplicemente perché non convengono. Sono le terapie orfane: cure esistenti e validate, spesso salvavita, che vengono rallentate, sospese o abbandonate perché non economicamente convenienti. Secondo i dati disponibili, l’80% delle malattie rare ha origine genetica e il 95% di esse non dispone ancora di un trattamento approvato. In Europa sono stati autorizzati dall’Agenzia Europea dei Medicinali oltre 200 farmaci per malattie rare, ma l’accesso reale resta diseguale e fragile. Alcune terapie avanzate arrivano a costare milioni di euro per singolo trattamento e, in diversi casi, sono state ritirate o sospese nonostante l’efficacia dimostrata.

Per questo oggi l’Associazione Luca Coscioni ha consegnato al Ministro Adolfo Urso le prime 2.601 firme raccolte, per chiedere di dare disposizioni immediate per riprendere – al massimo livello di competenza e qualità scientifica – le sperimentazioni di Holostem (società controllata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy), per portare a termine lo sviluppo di una terapia potenzialmente salvavita per l’epidermolisi bollosa, e per riprendere le terapie che possono ridare la vista a chi non può più vedere a causa della cornea danneggiata. Le firme sono state consegnate al termine di una marcia verso il Ministero capeggiata da Alessandro Barneschi, affetto da epidermolisi bollosa, che ha evidenziato l’importanza di continuare le sperimentazioni cliniche e le terapie già sviluppate per curare questa patologia. Le terapie cellulari avanzate offrono possibilità di vita e di autonomia a chi soffre di malattie rare, mentre la ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulle biotecnologie vegetali stimola innovazione e progresso in medicina e scienza applicata.

“A venti anni dalla morte di Luca Coscioni, l’Associazione da lui fondata e che porta il suo nome continua a portare avanti le battaglie che hanno segnato il suo impegno civile e politico. In questi vent’anni, l’Associazione ha difeso la libertà di ricerca scientifica come diritto fondamentale e come condizione imprescindibile per il progresso della conoscenza, promuovendo riforme volte a garantire l’accesso effettivo alle applicazioni del progresso scientifico. Un impegno che, nel tempo, si è esteso a decine di altre questioni che ancora oggi in Italia necessitano di riforme per assicurare pienamente i diritti delle persone, la libertà di scelta e l’autodeterminazione, dall’inizio alla fine della vita. La memoria di Luca Coscioni si traduce in un impegno attuale: ogni avanzamento scientifico e legislativo realizzato oggi è anche il frutto del coraggio di chi ha saputo trasformare la propria sofferenza in una forza di cambiamento civile e democratico. L’anniversario della sua morte rappresenta anche un’occasione per una doppia richiesta al Governo: l’Italia non dimentichi Luca, la ricerca che dà speranza contro il Parkinson è ancora proibita, va legalizzata. Il Governo intervenga anche sulle terapie orfane, abbandonate perché non profittevoli, e sblocchi la ricerca Holostem” hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo, Tesoriere e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.

➡ Approfondimento: Chi era Luca Coscioni


Luca Coscioni, economista ha trasformato la propria condizione di malato di sclerosi laterale amiotrofica in occasione di lotta per la libertà di ricerca scientifica, il diritto l’autodeterminazione, in particolare delle persone malate e con disabilità e la ricerca di cure innovative.

Nel 2000 è eletto online nel Comitato dei radicali presieduto da Marco Cappato. Nel 2001 è capolista della Lista Bonino-Pannella, sostenuto da 100 premi Nobel per la sua lotta per legalizzare la ricerca sugli embrioni. Nel 2002 fonda, l’Associazione che ancora oggi porta il suo nome e che negli anni ha contribuito in modo determinante, grazie al lavoro coordinato dall’attuale segretaria Filomena Gallo, ad abbattere buona parte delle proibizioni contenute nella Legge 40 adottata nel 2004 e che fu il centro dell’azione di Luca.

Luca Coscioni è morto il 20 febbraio 2006, all’indomani della terza sessione del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica da lui fortemente voluto e alla vigilia delle elezioni politiche dove sarebbe stato candidato nella Rosa nel Pugno.

— Alcune sue frasi celebri —


  • Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica. Ma non possono aspettare. Non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi Papi
  • Non posso che vivere il tempo dando più fiato possibile, che è anelito d’amore e di speranza, a questa storia di libertà e civiltà
  • Da vivo ho dimostrato che si può parlare essendo muti
  • La malattia non è un limite alla libertà, è un’opportunità per affermare la propria dignità
  • Dunque una battaglia che non può che darci maggiore consapevolezza del valore della libertà e della ricerca scientifica, imprescindibili per il progresso e la democrazia
  • Il mio corpo è fragile, ma la mia voce può essere forza per chi non ha voce
  • Ogni limite diventa possibilità quando lo affrontiamo con intelligenza, coraggio e determinazione
  • Chi è malato non deve solo ricevere cure, ma deve avere il diritto di scegliere e partecipare alle decisioni che riguardano la propria vita
  • La scienza non è un privilegio, è un diritto universale di chiunque voglia salvare vite e ridurre sofferenze
  • Ogni ricerca scientifica che portiamo avanti oggi è un omaggio a chi ha lottato per la libertà di scoprirla


➡ Approfondimento: Vent’anno dopo Luca Coscioni, i diritti conquistati e le nuove frontiere della libertà di cura


A vent’anni dalla morte di Luca Coscioni, l’Associazione Luca Coscioni è una delle realtà che più ha inciso sul cambiamento dei diritti civili e sanitari in Italia. Quella che era una battaglia individuale contro i limiti imposti alla ricerca e all’autodeterminazione è diventata, negli anni, una serie di conquiste che oggi riguardano milioni di persone, guidate dal motto “Dal corpo delle persone al cuore della politica”.

Il successo più evidente è sul fine vita. Dalle battaglie di Piergiorgio Welby alle azioni di disobbedienza civile che hanno portato al caso Cappato–Dj Fabo, l’Associazione ha contribuito in modo decisivo alla storica sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, che ha aperto alla non punibilità dell’aiuto al suicidio in presenza di precise condizioni. Un passaggio che ha cambiato il quadro giuridico italiano e che ha reso possibile, per la prima volta, un percorso pubblico di accesso alla morte volontaria assistita, arrivando anche a due leggi regionali sul tema, in Toscana e Sardegna.

Altro terreno di vittorie è la procreazione medicalmente assistita. Attraverso una lunga strategia giudiziaria, l’Associazione ha contribuito allo smantellamento dei divieti più rigidi della legge 40: dalla fecondazione eterologa alla diagnosi genetica preimpianto, fino all’accesso alle tecniche per coppie portatrici di patologie genetiche. Decisioni che hanno restituito libertà di scelta e diritti riproduttivi negati per annI.

Accanto a questi risultati, restano battaglie aperte che oggi hanno un forte rilievo pubblico. La prima riguarda la libertà di ricerca scientifica, ancora limitata dal divieto di utilizzare per la ricerca gli embrioni crioconservati non idonei a una gravidanza, mentre altri Paesi sviluppano terapie avanzate per malattie neurodegenerative e rare. Un paradosso che continua a spingere pazienti e ricercatori all’estero.

C’è poi il tema delle terapie che non convengono: cure validate o promettenti che rischiano di scomparire perché non profittevoli. L’Associazione chiede allo Stato di intervenire con fondi pubblici e modelli non profit per garantire l’accesso a terapie avanzate per malattie rare e ultra-rare.

Sul piano dell’attualità politica, l’Associazione è oggi impegnata anche su disabilità, liste d’attesa, disuguaglianze territoriali nella sanità, accesso alla PMA per persone singole e coppie dello stesso sesso, applicazione reale della legge sull’aborto soprattutto senza ricovero e sulla regolamentazione del fine vita, perché i diritti riconosciuti non restino dipendenti dal luogo in cui si vive.

L'articolo 20 anni fa moriva Luca Coscioni: le nuove lotte per la ricerca sulle malattie rare e con le cellule staminali embrionali proviene da Associazione Luca Coscioni.

emama 🦉 reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Luca De Lipsis e Antonella Calandrini intervengono alla Giornata Mondiale del Malato a Benevento

📍Casa Pisani, Via Teatro Romano 16 – Benevento🗓 Mercoledì 11 febbraio 2026🕕 Ore 18:00


Luca De Lipsis e Antonella Calandrini, coordinatori della Cellula Coscioni di Benevento, saranno protagonisti dell’appuntamento dell’11 febbraio nell’ambito della rassegna “I Salotti Culturali del Mercoledì”, promossa dall’Archeoclub di Benevento con il patrocinio del Comune. L’incontro si terrà in occasione della Giornata Mondiale del Malato e rappresenterà un momento di riflessione dedicato alla centralità della persona malata. L’incontro sarà un momento di riflessione e condivisione sul tema della dignità del malato e all’umanizzazione delle cure L’appuntamento inaugura il ciclo di quattro incontri culturali ospitati a Casa Pisani dall’11 febbraio al 4 marzo 2026, dedicati a temi storici e sociali qui la locandina completa.

L'articolo Luca De Lipsis e Antonella Calandrini intervengono alla Giornata Mondiale del Malato a Benevento proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La Cellula Coscioni Molise organizza l’incontro pubblico “Il biotestamento: cosa è e come si fa”

📍 Palazzo Marchesale, Piazza San Michele – Ripalimosani, Campobasso🗓 Sabato 28 febbraio 2026🕔 Ore 17:00


La Cellula Coscioni Molise promuove un incontro pubblico dedicato al biotestamento (Disposizioni Anticipate di Trattamento – DAT), per informare cittadine e cittadini su cosa prevede la legge e su come esercitare concretamente il proprio diritto all’autodeterminazione. L’appuntamento aperto a tutta la cittadinanza sarà un’occasione per approfondire che cosa sono le DAT, come si redigono e dove si depositano.

L'articolo La Cellula Coscioni Molise organizza l’incontro pubblico “Il biotestamento: cosa è e come si fa” proviene da Associazione Luca Coscioni.

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Dopo 20 anni continuiamo la lotta di Luca Coscioni.

Oggi siamo infatti in marcia per chiedere al governo di smettere di negare la libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali: significa negare la speranza di cura a milioni di persone.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Gabriele Isola interverrà all’incontro informativo sul Testamento Biologico a Trieste

📍 Via Luigi Pecenco 4 – Trieste🗓 Lunedì 23 febbraio 2026🕠 Dalle 17:30 alle 19:00


Gabriele Isola, coordinatore della Cellula Coscioni di Trieste, sarà protagonista dell’incontro informativo dedicato al testamento biologico (Disposizioni Anticipate di Trattamento – DAT) organizzato da Vita Lenta.
L’appuntamento rappresenta un’occasione di approfondimento sui diritti legati al fine vita, sulle modalità di redazione delle DAT e sugli strumenti a disposizione di ogni persona per far rispettare la propria volontà in materia di trattamenti sanitari, anche nel caso in cui non sia più in grado di esprimerla.

Per informazioni e prenotazioni:info@hangarteatri.it+39 388 3980768

L'articolo Gabriele Isola interverrà all’incontro informativo sul Testamento Biologico a Trieste proviene da Associazione Luca Coscioni.

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Abolire il divieto di ricerca sugli embrioni, riprendere le terapie sulle malattie rare: oggi, nel ventennale della morte di Luca Coscioni, siamo in Senato per parlare di libertà di ricerca, e poi in marcia al Ministero delle Imprese

Guarda la diretta: webtv.senato.it/webtv/altri-vi…

Io Coltivo, Associazione Luca Coscioni e Meglio Legale diffidano il Senato per violazione del Regolamento sulle leggi di iniziativa popolare


Il 17 febbraio, inviata diffida formale per il ddl IoColtivo: 54 mila firme ignorate da oltre un anno. Pronto il ricorso alla Corte costituzionale


Antonella Soldo per l’associazione Meglio Legale e Marco Perduca per l’Associazione Luca Coscioni hanno inviato ieri una diffida formale alla Presidenza del Senato e alla Conferenza dei Capigruppo per il mancato rispetto dell’articolo 74 del Regolamento di Palazzo Madama sul trattamento delle leggi di iniziativa popolare.

La diffida riguarda il disegno di legge S. 1317 “IoColtivo”, sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis per uso personale e in forma associata, depositato il 5 giugno 2024 con oltre 54 mila firme validate. Il provvedimento è stato assegnato alle Commissioni competenti il 23 dicembre 2024, ma da allora non è mai stato calendarizzato, nonostante il Regolamento imponga l’avvio dell’esame entro un mese e la conclusione dell’iter entro tre.

“È una violazione grave delle regole democratiche – dichiarano Antonella Soldo, presidente di Meglio Legale, e Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni –. Da oltre 13 mesi il Senato ignora una proposta sostenuta da decine di migliaia di cittadine e cittadini e da più di 70 organizzazioni della società civile. Non si tratta solo di cannabis, siamo di fronte a un precedente pericoloso che svuota di significato l’iniziativa legislativa popolare prevista dalla Costituzione”.

“Nel corso del 2025”, spiegano i promotori, “sono state inviate ripetute richieste di chiarimento alle Commissioni Giustizia e Sanità senza ricevere risposta., il 20 novembre scorso è stata organizzata anche una conferenza stampa in Senato per denunciare il blocco procedurale e chiedere pubbliche spiegazioni”.

Con la diffida, si intima ora l’adempimento entro 15 giorni. In caso contrario, l’associazione annuncia il ricorso per conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale e una richiesta di risarcimento danni pari a 60 mila euro, a copertura dei costi sostenuti per la raccolta firme online.

“Le istituzioni non possono scegliere quali regole rispettare – concludono Soldo e Perduca –. Chiediamo che il Parlamento rispetti gli obblighi previsti dai suoi regolamenti e discuta una proposta di legge che ha già superato tutti i controlli formali e che, tra le altre cose, interessa milioni di persone”.

L'articolo Io Coltivo, Associazione Luca Coscioni e Meglio Legale diffidano il Senato per violazione del Regolamento sulle leggi di iniziativa popolare proviene da Associazione Luca Coscioni.

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

È il Ministro degli interni Piantedosi a dover rispondere dei 700 euro che noi contribuenti siamo chiamati a versare alla persona illegalmente deportata in Albania, non il giudice che ha applicato la legge.
in reply to Marco Cappato

fosse quello che mi rode! Mi scocciano molto più i circa 670 milioni di euro costati i centri e i 114.000 euro di spesa giornaliera.
pagellapolitica.it/articoli/ce…

Domani scadono i 90 giorni per la consegna del dispositivo a “Libera”, ma il CNR ottiene una proroga


QUI il caso di “Libera” punto per punto

“Libera” commenta: “Sperano che rinunci al mio diritto o che il tempo renda inutile ogni decisione”


Domani, 18 febbraio 2026, scadono i 90 giorni fissati dal tribunale di Firenze affinché il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) fornisca a “Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, il dispositivo necessario per consentire, tramite comando oculare, l’infusione endovenosa del farmaco per il fine vita, come stabilito dall’ordinanza del 19 novembre 2025.

A oggi ancora nulla è stato comunicato a “Libera“, anzi il CNR ha richiesto una proroga tecnica di altri 15 giorni, motivata con la necessità di ulteriori controlli e verifiche di sicurezza, rinviando così il test conclusivo a casa di “Libera”, inizialmente previsto per lunedì 16 alle ore 11. Il giudice in data odierna ha autorizzato la proroga richiesta di 15 giorni per la consegna del dispositivo e delle istruzioni tecniche alla ASL, previo collaudo. La nuova scadenza, quindi, per la fornitura del dispositivo è prevista per il 5 marzo.

Libera” ha dichiarato:

Domani scade il termine fissato dal tribunale per la consegna della strumentazione necessaria a porre fine alla mia sofferenza. Attendevo lunedì 16 alle ore 11 il test finale a casa mia, insieme al medico, agli ingegneri del CNR e ai rappresentanti della ASL, ma il CNR, che fino a ieri comunicava di essere pronto con il macchinario prima di Natale, ha nuovamente rinviato, chiedendo altri 15 giorni per presunte questioni tecniche.

Penso che per risolverle sia indispensabile procedere con il test di prova su di me, come previsto dall’ordinanza. Ogni ulteriore rinvio alimenta il timore che le ragioni non siano solo tecniche, ma di natura politica, nella speranza che io rinunci al mio diritto o che il tempo renda inutile ogni decisione.

Il tempo che passa aggrava le mie sofferenze e rende ogni giorno di attesa ancora più difficile da sopportare. Ribadisco con chiarezza che sono determinata a esercitare il diritto che mi è stato riconosciuto.

Chiedo pertanto che il macchinario venga messo a mia disposizione senza ulteriori ritardi, in conformità con quanto disposto dall’ordine del giudice. La mia condizione è ormai nota e non ritengo necessario ripeterla. Chiedo semplicemente che non vengano aggiunti altri ostacoli o rinvii e che si proceda senza altre dilazioni.


Filomena Gallo, coordinatrice del collegio di difesa di “Libera” e Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato: “Quando un diritto viene riconosciuto dall’autorità giudiziaria, deve trovare attuazione concreta, piena ed effettiva, soprattutto quando coinvolge profili di autodeterminazione della persona: il fattore tempo costituisce parte integrante della tutela stessa e non può essere sacrificato. È ora indispensabile assicurare la piena e tempestiva esecuzione del provvedimento, nel rispetto delle determinazioni dell’autorità giudiziaria e dei diritti della persona interessata“.

Marco Cappato, Tesoriere della Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato: “La richiesta di rinvio di 15 giorni da parte del CNR equivale a imporre 15 giorni in più di tortura a Libera. Come lei dice, sperano che rinunci a un suo diritto o che muoia prima. Ci prepariamo a rispondere con azioni nonviolente a nuovi ulteriori ingiustificabili rinvii”.

L'articolo Domani scadono i 90 giorni per la consegna del dispositivo a “Libera”, ma il CNR ottiene una proroga proviene da Associazione Luca Coscioni.

Santa Marinella, i Peba e le iniziative dell’Associazione Luca Coscioni.


Il Comune di Santa Marinella ha ufficialmente affidato l’incarico per la redazione del PEBA (Piano di eliminazione delle barriere architettoniche).

Ora verrà verificata l’accessibilità di edifici pubblici, piazze, strade e parchi per garantire la piena disponibilità di spazi e ambienti urbani anche per i cittadini con disabilità motorie o sensoriali. Seguirà poi un piano di intervento per eliminare le barriere individuate.

Il centro laziale agisce dopo la sentenza del TAR del 2024 che ha accolto il ricorso dell’Associazione Luca Coscioni sul PEBA approvato nel 2023 ritenuto “lacunoso” sia per i luoghi presi in considerazione, sia perché poco attento al tema della disabilità visiva.

“È un passo avanti per l’accessibilità di Santa Marinella, per renderlo un comune senza barriere fisiche e sensoriali”, spiega l’Avv. Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni. “Grazie alla iniziativa di Daniele Renda, attivista della Cellula di Santa Marinella dell’Associazione, è stato possibile intraprendere questa battaglia. Ma il nostro lavoro non si esaurisce qui: continueremo a monitorare la situazione per verificare che nei Comuni di Italia i PEBA abbiano piena attuazione”.

L'articolo Santa Marinella, i Peba e le iniziative dell’Associazione Luca Coscioni. proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

A Perugia un incontro dedicato a Laura Santi

📍 Pop Up – Libri / Spunti / Spuntini, Piazza Birago, Perugia🗓 Martedì 17 febbraio🕡 Ore 18:30


Martedì 17 febbraio, alle ore 18:30, presso Pop Up a Perugia, si terrà la presentazione del nuovo singolo di Gianfranco Mascia, “La scelta di Laura”, brano dedicato a Laura Santi, giornalista perugina, affetta da sclerosi multipla, la prima persona in Umbria ad aver ottenuto il via libera per il suicidio medicalmente assistito. All’evento parteciperà anche Stefano Massoli membro del Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e marito di Laura. L’iniziativa rappresenta un momento di incontro e riflessione attraverso la musica su una storia che ha segnato profondamente il dibattito pubblico sul fine vita, sui diritti e sull’autodeterminazione. Interverranno anche Fabio Barcaioli, Assessore alle Politiche sociali della Regione Umbria ed Enrico Capuano, musicista e discografico.

L'articolo A Perugia un incontro dedicato a Laura Santi proviene da Associazione Luca Coscioni.

L’attesa è sofferenza, bisogna garantire tempi certi


Pubblicato su La Stampa il 15 febbraio 2026


I diritti costituzionali diventano reali solo quando vengono applicati. E troppo spesso, perché questo accada, c’è qualcuno che chiede di applicarli. Ma non è la persona malata che dovrebbe dimostrare di avere diritti, sono le istituzioni che dovrebbero dimostrare di saperli garantire. A tutti. “Alberto” è un nome di fantasia. Aveva chiesto all’Associazione Luca Coscioni come chiedere la verifica delle sue condizioni da parte del Servizio sanitario per accedere all’aiuto alla morte volontaria. La sua storia è reale, così come lo sono la sua sofferenza e il percorso condiviso con la sua famiglia. Il fine vita non dovrebbe essere un terreno di scontro ideologico ma il luogo e lo spazio in cui le persone chiedono che le istituzioni rispettino decisioni intime e difficili.

La comunicazione dell’ASL torinese sul caso di “Alberto” conferma un punto ormai chiarito dal giudicato costituzionale: nei casi previsti, il diritto all’aiuto al suicidio deve trovare piena attuazione all’interno del Servizio sanitario nazionale. Ma questo risultato non è stato immediato. Inizialmente l’assistenza non veniva garantita ed è stato necessario evidenziare l’illegittimità di tale posizione rispetto ai principi fissati dalla Corte costituzionale. Solo dopo questo passaggio l’atteggiamento è cambiato, rendendo possibile un percorso conforme alle sentenze.

Non avrebbe dovuto essere necessario.

“Alberto” è morto a casa sua, con l’assistenza di medici liberamente scelti da lui e con un supporto tecnico-logistico pubblico e rappresenta un’applicazione coerente dei principi costituzionali in materia di autodeterminazione e di fine vita.

Dalla sentenza Cappato del 2019 della Corte costituzionale fino alla decisione sulla legge toscana (sentenza n. 204/2025), i giudici hanno chiarito che, quando ricorrono le condizioni stabilite, spetta al Servizio sanitario nazionale verificare i requisiti e garantire i farmaci, la strumentazione e il personale su base volontaria, senza oneri per la persona malata. A Torino questo è finalmente avvenuto.

Il nodo resta quello del tempo. “Alberto” aveva presentato la sua richiesta già a giugno 2025 e ci sono voluti mesi tra verifiche e richieste di chiarimenti. Ma il tempo, per chi vive una condizione irreversibile, è sofferenza evitabile e incertezza. Come emerso da un accesso agli atti effettuato dall’Associazione Luca Coscioni nel 2025, almeno tre persone malate in Piemonte sono morte aspettando una risposta. La Corte costituzionale ha sempre richiamato la necessità di una pronta presa in carico: senza tempestività, i diritti restano solo sulla carta.

Ridurre questi diritti a una questione amministrativa o ricondurli a interpretazioni restrittive significa svuotare di contenuto le decisioni della Consulta. Le sentenze della Corte costituzionale vanno applicate. La legge popolare regionale promossa dall’Associazione Coscioni mira proprio a evitare le incertezze applicative e a garantire delle procedure chiare, trasparenti e uniformi. Allo stesso tempo, l’Associazione ha chiesto anche alla Conferenza Stato-Regioni di adottare un atto condiviso che assicuri su tutto il territorio nazionale il rispetto del giudicato costituzionale, superando disuguaglianze territoriali evidenti.

Garantire il diritto all’autodeterminazione nel fine vita significa una cosa semplice: fare in modo che nessuno debba lottare contro lo Stato per vedere riconosciuto ciò che la Costituzione già garantisce.

L'articolo L’attesa è sofferenza, bisogna garantire tempi certi proviene da Associazione Luca Coscioni.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Filomena Gallo parteciperà al convegno “Diritto di vivere e di morire” all’Università Roma Tre

Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, interverrà al convegno “Diritto di vivere e di morire”, promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre e dall’Osservatorio sui processi di sviluppo delle democrazie europee (OSDE).

📍 Dipartimento di Giurisprudenza, Sala del Consiglio (primo piano), Università degli Studi Roma Tre – Via Ostiense 163, Roma 🗓 Mercoledì 18 marzo 2026🕚 Ore 11:00


L’incontro nasce a partire dal volume di G. Fornero, F. Rimoli e R. D’Andrea, “Diritto di vivere e di morire. Una rivoluzione copernicana” (UTET, 2025), e rappresenta un’importante occasione di confronto accademico e giuridico sui temi dell’autodeterminazione, del fine vita e dell’evoluzione del diritto costituzionale in materia di libertà personali. Dopo i saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento, Antonio Carratta, i lavori saranno coordinati da Paolo Carnevale (Università Roma Tre). Interverranno inoltre:

  • Marilisa D’Amico (Università degli Studi di Milano)
  • Andrea Pugiotto (Università degli Studi di Ferrara)
  • Lucia Risicato (Università degli Studi di Messina)

Saranno presenti gli autori del volume.

Per maggiori informazioni: osde@uniroma3.it – giurisprudenza.uniroma3.it/ric…
Qui la locandina completa

L'articolo Filomena Gallo parteciperà al convegno “Diritto di vivere e di morire” all’Università Roma Tre proviene da Associazione Luca Coscioni.