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Diffida da chi ti consiglia Brave Browser per la privacy

Negli ultimi anni, Brave Browser è diventato un punto di riferimento per chi cerca alternative più sicure a Chrome e Firefox. Promosso come il browser definitivo per la privacy, dotato di blocchi pubblicitari nativi e protezione avanzata...

guide.privacypratica.it/2026/d…

#privacy #sicurezza #sorveglianza #riservatezza #brave
@linuxeasy @informapirata @lealternative

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privacypratica.it

@5befc5feb83510a5bc4c4e52ad799e7f618042c5dbf1b256d52647fde303ff37 hai letto l'articolo? Se sì riesci a smentire qualcuno dei punti che ho detto? Conosci virus OpenSource? Lo sai che la gran parte del codice di Chrome è OpenSource (sul quale è basato anche brave)?Sei consapevole che anche solo un tracker whitelistato può tracciare l'utente?E sopratutto ti fideresti a farti sparare addosso se uno schermo di vetro antiproiettile frapposto fra te e l'arma bloccasse tutti i proiettili tranne uno?
in reply to privacypratica.it

@5befc5feb83510a5bc4c4e52ad799e7f618042c5dbf1b256d52647fde303ff37 Questi sono i dilemmi esistenziali che bisogna porsi quando si naviga. Uno può scegliere il browser che vuole ma se parliamo di tracciamento e riservatezza, basta un tracker scoperto per vedere quello che fai su internet e i siti che visiti. Il 55℅ dei siti del S&P500 usa i tracker di facebook.
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322 – Hanno comprato il biglietto aereo al robot umanoide camisanicalzolari.it/322-hanno…
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Anthropic pronta a rilasciare Mythos! L’AI che ha scoperto 23.000 bug spaventa la cybersecurity

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/anthropic…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #cybersecurity #sicurezzainformatica #vulnerabilita

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📺 Risky Business Weekly (839): TeamPCP stole GitHub's internal repos

risky.biz/video/risky-business…

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#Microsoft #SharePoint Has a New RCE Flaw. If You Haven't Patched Yet, Go Do That.
securityaffairs.com/192730/sec…
#securityaffairs #hacking
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The Hidden #Ransomware Economy Running on Exposed Databases
securityaffairs.com/192711/cyb…
#securityaffairs #hacking
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Dimostrazioni a conoscenza zero e crittografia

@matematica - In teoria non possono esistere dimostrazioni a conoscenza zero non interattive: in pratica, grazie a Gödel, possiamo trovarle.

wp.me/p6hcSh-9Go

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Cosa succede al tuo account Ente se non ci sei più: arriva Legacy Kit


Ente lancia Legacy Kit: tre fogli di recupero basati sullo schema di Shamir per riottenere l'accesso a un account cifrato, anche senza il proprietario.
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Ente, servizio di backup foto e gestione documenti open source basato sulla crittografia end-to-end, ha aggiunto un meccanismo pensato per una situazione che la maggior parte dei sistemi cifrati preferisce ignorare: come recuperare un account quando il legittimo proprietario perde l’accesso o non c’è più. La risposta si chiama Legacy Kit ed è disponibile in questi giorni all’interno di Ente Locker, l’app dell’azienda dedicata a documenti, password e archivi sensibili.

Il problema nasce dalla natura stessa della crittografia a conoscenza zero. Se i server non possono leggere i dati, non possono nemmeno restituire un accesso a chi resta. Legacy Kit prova a colmare questo vuoto senza rinunciare al modello di sicurezza.

Tre fogli, ma ne bastano due


Un Legacy Kit è composto da tre fogli di recupero. Ognuno contiene un codice QR segreto e le istruzioni per ripristinare l’account. L’utente assegna a ciascun foglio un nome a piacere, “figlio”, “avvocato”, “il cassetto con tutti i cavi”, poi li stampa o li salva e li distribuisce separatamente.

Il punto chiave è la soglia: due fogli qualsiasi su tre sono sufficienti per recuperare l’account, mentre un singolo foglio da solo non serve a nulla. Chi effettua il recupero non ha bisogno di un account Ente né di installare alcuna applicazione: basta aprire legacy.ente.com, scansionare due dei tre fogli e ottenere l’accesso completo all’account, quindi a Photos, Locker e Auth.

Tempo per accorgersene


A ogni kit si associa un periodo di attesa configurabile: immediato, un giorno, sette, quindici o trenta. L’opzione immediata torna utile per l’auto-recupero, quando si è semplicemente rimasti chiusi fuori dal proprio account. Le attese più lunghe hanno senso quando il kit è destinato a qualcun altro, perché danno tempo di accorgersi di un tentativo e bloccarlo se qualcosa non torna.

Ente avvisa via email a ogni tentativo di recupero. Durante il periodo di attesa impostato è possibile interrompere una sessione attiva, oppure eliminare del tutto un kit per disattivarne i fogli e impedire qualsiasi ripristino futuro. Si possono creare fino a cinque kit per account, così da coprire situazioni diverse: una finestra breve per sé, una più lunga in ottica di eredità.

La matematica dietro al kit


Legacy Kit nasce da un progetto hackathon chiamato 2of3: il prototipo si limitava a spezzare un segreto in tre parti, mentre la versione finale aggiunge il coinvolgimento dei server di Ente, che introducono il periodo di attesa e la possibilità di revocare i fogli. Quando si crea un kit, Ente genera un segreto casuale e lo divide in tre parti usando lo schema a soglia 2-su-3 di Shamir, che consente di ricostruire il segreto a partire da due quote qualsiasi.

Questo segreto non transita mai dai server. Da esso Ente deriva una chiave che protegge il materiale di recupero e una coppia di chiavi che permette al server di verificare che qualcuno possieda fogli a sufficienza, senza però vedere il segreto. Durante il recupero, due fogli vengono combinati direttamente nel browser per sbloccare una sfida sigillata dal server; superato il periodo di attesa, il server restituisce il materiale cifrato, che viene decifrato in locale per completare un normale reset della password. A detta di Ente, il server non vede mai il segreto del kit, le singole quote o la chiave di recupero decifrata.

Legacy Kit è disponibile su Ente Locker sia per Android sia per iOS.

SOURCE:// ente.com

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Planck è stato un satellite europeo, operativo tra il 2009 e il 2013, con l’obiettivo di misurare la radiazione cosmica di fondo e migliorare la nostra conoscenza sulle origini e l’evoluzione dell’universo. Era equipaggiato con due sofisticati strumenti: il Low Frequency Instrument (LFI) e l'High Frequency Instrument (HFI). Oltre a partecipare alla costruzione del satellite, l'Italia è stata responsabile dell’LFI, con il ruolo di Principal Investigator affidato a Nazzareno Mandolesi dell’INAF-IASF di Bologna, ma ha partecipato anche alla realizzazione dell'HFI. Per entrambi gli strumenti, gli scienziati italiani sono stati fortemente coinvolti nell’attività scientifica legata alla missione, che ha realizzato la più accurata e dettagliata mappatura dell'intera volta celeste alle frequenze delle microonde mai ottenuta fino a quel momento.

Per misurare le infinitesimali variazioni di temperatura della radiazione cosmica di fondo, pari a pochi milionesimi di grado, i due strumenti dovevano essere mantenuti a temperature eccezionalmente basse. Questo obiettivo è stato raggiunto con una complessa catena di raffreddamento a stadi successivi. I due strumenti lavoravano a temperature diverse ed erano inseriti uno dentro l'altro.

Per prima cosa era necessario isolare gli strumenti dalla parte “calda” del satellite, il modulo di servizio orientato verso il sole. Questo obiettivo è stato ottenuto con un sistema di scudi termici molto ingegnoso ed eccezionalmente efficiente chiamato “V-grooves”: lo stesso principio poi adottato dal telescopio James Webb. In questo modo si è riusciti a portare la temperatura del payload a 50 Kelvin, circa -223 °C, una temperatura già molto bassa ma non ancora sufficiente.

Lo strumento LFI veniva poi portato a circa 20 Kelvin (-253 °C) con un particolare refrigeratore a idrogeno che aveva la caratteristica di non usare alcuna parte meccanica in movimento, eliminando così qualsiasi vibrazione che potesse disturbare le misurazioni scientifiche.

Lo strumento HFI veniva invece raffreddato con tre stadi successivi, l’ultimo dei quali sfruttava il principio della “diluzione d’elio”: questo stadio faceva miscelare continuamente due isotopi rari dell'elio, l'elio-3 e l'elio-4, con un processo endotermico, capace di assorbire calore, un po’ come l'evaporazione di un liquido, e di sottrarre le ultime frazioni di microwatt, per arrivare a una temperatura di un decimo di Kelvin (-273,05 °C). La temperatura "naturale" della radiazione cosmica di fondo è di circa 2,7 K (-270,45 °C), quindi lo strumento HFI era molto più freddo dell’ambiente circostante: un risultato possibile soltanto grazie a sistemi di raffreddamento attivi.

All’epoca lo strumento HFI era l’oggetto più freddo noto nello spazio, nonché il più freddo oggetto artificiale, ma in seguito questo record è stato superato. Attualmente l’esperimento della NASA Cold Atom Lab (CAL), a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, è in grado di arrivare a temperature dell'ordine di poche decine di picokelvin, cioè meno di un decimiliardesimo di Kelvin.

@astronomia


Quiz del lunedì. A che temperatura operava lo strumento HFI del satellite europeo Planck?

Appuntamento a domani per la discussione delle risposte, non suggerite e non cercate su internet!

#QuizTime
@astronomia


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La missione di Planck


Planck è stato un satellite europeo, operativo tra il 2009 e il 2013, con l’obiettivo di misurare la radiazione cosmica di fondo e migliorare la nostra conoscenza sulle origini e l’evoluzione dell’universo. Era equipaggiato con due sofisticati strumenti: il Low Frequency Instrument (LFI) e l'High Frequency Instrument (HFI). Oltre a partecipare alla costruzione del satellite, l'Italia è stata responsabile dell’LFI, con il ruolo di Principal Investigator affidato a Nazzareno Mandolesi dell’INAF-IASF di Bologna, ma ha partecipato anche alla realizzazione dell'HFI. Per entrambi gli strumenti, gli scienziati italiani sono stati fortemente coinvolti nell’attività scientifica legata alla missione, che ha realizzato la più accurata e dettagliata mappatura dell'intera volta celeste alle frequenze delle microonde mai ottenuta fino a quel momento.

Per misurare le infinitesimali variazioni di temperatura della radiazione cosmica di fondo, pari a pochi milionesimi di grado, i due strumenti dovevano essere mantenuti a temperature eccezionalmente basse. Questo obiettivo è stato raggiunto con una complessa catena di raffreddamento a stadi successivi. I due strumenti lavoravano a temperature diverse ed erano inseriti uno dentro l'altro.

Per prima cosa era necessario isolare gli strumenti dalla parte “calda” del satellite, il modulo di servizio orientato verso il sole. Questo obiettivo è stato ottenuto con un sistema di scudi termici molto ingegnoso ed eccezionalmente efficiente chiamato “V-grooves”: lo stesso principio poi adottato dal telescopio James Webb. In questo modo si è riusciti a portare la temperatura del payload a 50 Kelvin, circa -223 °C, una temperatura già molto bassa ma non ancora sufficiente.

Lo strumento LFI veniva poi portato a circa 20 Kelvin (-253 °C) con un particolare refrigeratore a idrogeno che aveva la caratteristica di non usare alcuna parte meccanica in movimento, eliminando così qualsiasi vibrazione che potesse disturbare le misurazioni scientifiche.

Lo strumento HFI veniva invece raffreddato con tre stadi successivi, l’ultimo dei quali sfruttava il principio della “diluzione d’elio”: questo stadio faceva miscelare continuamente due isotopi rari dell'elio, l'elio-3 e l'elio-4, con un processo endotermico, capace di assorbire calore, un po’ come l'evaporazione di un liquido, e di sottrarre le ultime frazioni di microwatt, per arrivare a una temperatura di un decimo di Kelvin (-273,05 °C). La temperatura "naturale" della radiazione cosmica di fondo è di circa 2,7 K (-270,45 °C), quindi lo strumento HFI era molto più freddo dell’ambiente circostante: un risultato possibile soltanto grazie a sistemi di raffreddamento attivi.

All’epoca lo strumento HFI era l’oggetto più freddo noto nello spazio, nonché il più freddo oggetto artificiale, ma in seguito questo record è stato superato. Attualmente l’esperimento della NASA Cold Atom Lab (CAL), a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, è in grado di arrivare a temperature dell'ordine di poche decine di picokelvin, cioè meno di un decimiliardesimo di Kelvin.

@astronomia

@destinazione_stelle@poliversity.it:

Quiz del lunedì. A che temperatura operava lo strumento HFI del satellite europeo Planck?
Appuntamento a domani per la discussione delle risposte, non suggerite e non cercate su internet!

#QuizTime
@astronomia



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Workshop RHC Conference 2026 - Firmare il Reale: Fiducia Digitale nell'Era dei Deepfake

Guarda il video: youtube.com/watch?v=HJoc-iAr3B…
Guarda la galleria: redhotcyber.com/red-hot-cyber-…

Ai workshop della RHC Conference 2026 è intervenuto con lo speech "Firmare il Reale: Fiducia Digitale nell'Era dei Deepfake" Pellegrino Casoria (Cyber Next Innovation Lead in Accenture) e Stefano Battista (Accenture Security Transformation Senior Analyst) nei workshop "Hands-On".

#redhotcyber #rhcconference #workshop #conferenza #informationsecurity #ethicalhacking #dataprotection #hacking #cybersecurity #cybercrime #cybersecurityawareness #cybersecuritytraining #cybersecuritynews #privacy #infosecurity

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Dalle buste paga ai colloqui: l’intelligenza artificiale mette nel mirino le risorse umane

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/dalle-bus…
A cura di Silvia Felici

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #risorseumane #calcolobustepaga

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Piccola, aperta, sovrana. La via della Svizzera all’intelligenza artificiale
https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-svizzera-apertus-modelli/?utm_source=flipboard&utm_medium=activitypub

Pubblicato su Business @business-WiredItalia

A Bicycle Built on an Italian Renaissance Tech Base


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There is a drawing of a bicycle in one of Leonarda DaVinci‘s sketchbooks– except it wasn’t drawn by DaVinci, and dates long after his death, so we can’t say the old master invented the bicycle. We can, however, wonder what it would have looked like if he did– and so did the [How To Make Everything] YouTube channel. As you might expect, they investigated the question of a Renaissance Bicycle in the best possible way: they built one.

In some ways the device looks like the first, primitive hobby-horse proto-bicycle of the early 19th century, which is not without reason. From the renaissance to the dawn of the industrial era, there wasn’t a huge change in how europeans worked with wood, and in both eras wood is the obvious choice. Where this bike differs from [Karl Drais]’s invention is that it has both pedals and brakes– both of them using drawings from DaVinci’s sketchbook.

You might be surprised to learn that ball-bearings are period-appropriate, and weren’t even invented by DaVinci. The drum brake, on the other hand, is right out of the Old Master’s notes: a steel band wraps around a drum on the rear break, and is tighened by a lever. With iron rims, no brake would stop on a dime, and this probably works as well as anything while being quite simple to make.

The chain is also based on one in DaVinci’s notes, and honesty it’s a weak point of the design; they’d likely have been better off with a leather belt, or perhaps a stack of gears as we’ve seen before. The hand-made chain just isn’t able to get the bike up to riding speed. Still, this is recognizably a bicycle and entertaining content for anyone who plans on violating the temporal prime directive or wants to get around after the apocalypse.

youtube.com/embed/mVgBdjDXxLc?…


hackaday.com/2026/05/26/a-bicy…

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Robot in cucina, bucato e letti rifatti: la Cina si prepara alla robotica per tutti

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/robot-in-…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #robotdomestici #intelligenzaartificiale #cucinaconirobot #robotumanoidi

Linux on Android Provides Inexpensive, Powerful Computing


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A phone running the XFCE desktop environment is placed on a desk, with a wireless keyboard in front of it.

In some parts of the world it’s common for cell service providers to sell new phones at a price significantly below market value, with the caveat that these phones are locked to that service provider alone. It’s questionable whether this practice is good for consumers, but as [Gabriel Broussard Korr] notes, it’s an opportunity for hackers: since it’s possible to run a Linux environment on these phones, they make an inexpensive source of quite powerful computing hardware.

In this case, [Gabriel] was using the Moto G Power 2024, which has 128 GB of storage, 12 GB of RAM, and costs less than $50 when carrier-locked. Rather than trying to install a mobile-oriented Linux distribution (such as postmarketOS), [Gabriel] installed Termux, a terminal emulator which provides a Linux environment within Android. Before doing this, he set up the phone and configured a number of settings for a better Linux experience. Since automatic updates can interfere with these settings, and since none of the provided settings effectively disable these, he used NetGuard to block Internet access from the updater app and from Google Play services.

The next step was to actually install Termux, as well as an X11 extension and an app which exposes an API for Termux. The desktop environment (XFCE in this case) was installed through Termux, and [Gabriel] wrote a shell script to go through the steps of starting it. XFCE worked well on mobile devices because of its full-desktop zoom capability. Even running Linux indirectly, the experience was smooth; [Gabriel] found that GIMP, Shotcut, and VS Code all performed well.

It’s not quite the same set of software, but we’ve previously featured a guide to setting up a similar Linux environment using Termux and AnLinux. Lindroid provides a similar containerized Linux environment; on the other hand, you can also use postmarketOS to make a server from an old phone.


hackaday.com/2026/05/26/linux-…

Drawing Videos On An Etch-a-Sketch


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We’ve covered etch-a-sketch robots before, but usually they’re not quite as fast as [Every Flavor of Robot]’s “video” etch-a-sketch, capable of drawing a full portrait in as little as a minute.

The robot, nearly finished drawing a portrait of [William Osman]The idea comes from the motivation to make something cool for Open Sauce. Of course, most projects with a deadline come very close to missing it, and–like many an Open Sauce project–this one is no exception. Arriving in California, they realize they couldn’t access their code! Fortunately, they get a demo working where your portrait is drawn just in time.

After the event, [EFoR] sought to improve their robot. In doing so, they developer their own motor driver platform, complete with a custom PCB that can double as a Raspberry Pi hat. The software, being control theory, also needed some tweaking. Because the real world isn’t perfect, just a PID controller isn’t always enough and, in this case, they also needed to add code to account for backlash. Finally, as a finishing touch, they added a time-lapse camera so the “etchbot” could play videos by taking a picture after every frame.

youtube.com/embed/p4cUWCG7fM4?…


hackaday.com/2026/05/26/drawin…

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🫶 Welcome back #Iran! Metrics show a further rise in connectivity as mobile networks and other segments are reconnected to the global internet:

• Filternet remains in place but can be worked around
• WhatsApp now restricted, requiring circumvention
• Some users still offline

#iran
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The Silent Ransom Group is now sending in-person hackers to law firms to hack their networks

FBI, PDF: ic3.gov/CSA/2026/260526.pdf

Questa voce è stata modificata (23 ore fa)

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Honeywell X2S Smart Thermostat Firmware Reverse-Engineering


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The Honeywell X2S Smart Thermostat is a Wi-Fi-enabled thermostat that is meant to integrate with your typical ‘smart home’ setup, with mobile app control available as well. Of course, just using it as-is would be extremely boring, so fortunately we have [author0] to take it apart and reverse-engineer its encrypted firmware.

Of the two brains in this thermostat the first is a succinctly named Renesas R7FA6M4AF3CFP MCU containing a 200 MHz Cortex-M33 core with TrustZone features to theoretically keep out any firmware hackers. Handling the wireless side is a Realtek RTL8721DM Wi-Fi/BLE 5.0 SoC. There are also two Winbond Flash chips connected to these two main chips, with their contents of course encrypted.

Fortunately there are plenty of test points to connect to, for which a custom pogo-pin equipped breakout board was created. Cracking the encryption for the Realtek turned out to be as simple as using its RSIP decrypt-on-the-fly feature. From there exploring the firmware was the next step, with a TLS issue pertaining to certificates found to make man-in-the-middle attacks easy, along with a seeding bug that makes recovering session keys possible.

Although the Renesas MCU firmware still has to be decrypted and the full wireless handshake reverse-engineered, these do seem to be solid steps towards fully reverse-engineering this thermostat. It also makes it very clear once again that the ‘S’ in IoT absolutely stands for ‘security’. Maybe that’s why the smart home bubble popped.


hackaday.com/2026/05/26/honeyw…

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Aleksandr Dugin, the Russian political philosopher behind most of modern Russia's neo-imperialism and government expansionist policies, has proposed granting citizens internet access as a government reward for "good behavior" and something to be earned.

ru.themoscowtimes.com/2026/05/…

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"Racial profiling carried out in the name of migration control is not an occasional mistake at Europe’s borders. It is a systemic feature of policing, border control, and migration management that disproportionately targets racialised people across EU member states. As policing and immigration enforcement increasingly merge, discriminatory stops, ID checks, searches, and harassment are becoming normalised, with serious consequences for dignity, safety, and belonging."

enar-eu.org/booklet-racial-pro…

in reply to Carlo Gubitosa

Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b

@gubi Un primo piano di una parte di un volto e di un collo, reso attraverso frammenti di carta strappata con diverse tonalità di pelle. I bordi dei frammenti sono bianchi e irregolari. Sulla destra, il testo recita: "Racial profiling practices at EU internal borders". In alto a destra si trovano i loghi "PICUM", accompagnato da un'icona di linee colorate, e "ENAR", con un'icona a cerchio bianco. Lo sfondo è di un colore neutro e chiaro.

🌱 Energia utilizzata: 0.262 Wh

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Dutch police arrest 35-year-old local for the hack of the Ajax Amsterdam football club

politie.nl/nieuws/2026/mei/26/…

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Tiny C64 PSU Rejects Tradition, Embraces USB


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The Commodore 64 has, by modern standards, the interesting power requirement of needing both 5 VDC and 9 VAC. Traditionally, one would use an iron-core transformer to step-down the wall current — be it 220 V or 115 V, 50 Hz or 60 Hz — to produce the low-voltage AC.

That’s how Commodore did it, and that’s how most of the aftermarket replacements do it, too. That iron-core transformer is bulky, though, and [Side Projects Lab] decided that in this day and age of switching supplies and USB-PD he could surely do better. Which he did, with the diminutive PD-64.

As you can see, it just covers the power port of the C64, and not much else. Partly that small size comes from offloading some of the hard work onto a USB-PD wall wart. The PD-64 requests 12 VDC, which it then steps down to 5 VDC with the usual buck converter, and inverts to 9 VAC in a circuit that is the most interesting part of the project.

There are various ways one could do this, after all, and we’re sure some of you will have different ideas than [Side Projects Lab], but his method seems sound. In order to provide galvanic isolation between the two outputs, the 12 VDC line is first chopped into a 500 kHz signal, and run through a tiny 5:6 ferrite transformer. That output gets rectified to 13.6 VDC, a voltage that is used to run a class-D audio amplifier to produce the 9 V peak-to-peak, zero-DC-offset signal the C64 needs.

[Side Projects Lab] has released both FreeCAD files for the case and STLs as BY-CC-ND 4.0, and a circuit diagram is available for the electrical side. If you don’t want to design your own PCB, [sideprojectslab] will be selling finished versions.

If you’re interested in further dragging your C64 into the modern era, check out the HDMI output that [Side Projects Lab] hacked together for the iconic computer last year.

youtube.com/embed/hznWD4iIIvQ?…


hackaday.com/2026/05/26/tiny-c…

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Void Dokkaebi evolve InvisibleFerret: il malware nordcoreano ora usa Cython per sfuggire agli antivirus


@Informatica (Italy e non Italy)
Void Dokkaebi (Famous Chollima), APT nordcoreano specializzato nel targeting di sviluppatori software, ha aggiornato il proprio infostealer InvisibleFerret compilandolo da Python a Cython. I file ora


Void Dokkaebi evolve InvisibleFerret: il malware nordcoreano ora usa Cython per sfuggire agli antivirus


Void Dokkaebi, il gruppo APT nordcoreano tracciato anche come Famous Chollima, ha completato una significativa evoluzione del proprio arsenale offensivo: il malware infostealer InvisibleFerret è stato ricompilato da Python a Cython, trasformando script leggibili in binari nativi che sfuggono alla quasi totalità dei meccanismi di rilevamento basati sull’analisi del codice sorgente. La ricerca pubblicata da Trend Micro a maggio 2026 rivela una campagna di spionaggio industriale di proporzioni allarmanti che colpisce sviluppatori software con accesso a wallet di criptovalute e infrastrutture CI/CD.

Profilo del gruppo: chi è Void Dokkaebi


Void Dokkaebi, denominato anche Famous Chollima nell’ecosistema di threat intelligence di CrowdStrike, è un intrusion set allineato agli interessi della Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC). Il gruppo si distingue da altre unità cyber nordcoreane come Lazarus Group per la specializzazione quasi esclusiva nel targeting di sviluppatori software, ingegneri DevOps e professionisti del settore Web3 che detengono chiavi di firma, credenziali di wallet e accesso privilegiato a pipeline di continuous integration e deployment.

La sua tattica operativa preferita è quella del “fake job interview”: gli operatori si spacciano per recruiter di aziende crypto o AI rinominate, contattano le vittime su piattaforme come LinkedIn o GitHub, e le convincono a clonare ed eseguire repository di codice come parte di una presunta prova tecnica per un colloquio. Il codice in apparenza innocuo nasconde i payload malevoli.

La campagna del 2026: infrastruttura blockchain e repository compromessi


L’analisi condotta a marzo-maggio 2026 ha rivelato la portata impressionante dell’infrastruttura malevola costruita dal gruppo. I ricercatori hanno identificato:

  • Oltre 750 repository GitHub infetti, molti appartenenti a organizzazioni legittime come DataStax e Neutralinojs, che presentano marcatori di infezione nei workflow CI/CD
  • Più di 500 configurazioni di task Visual Studio Code modificate per eseguire payload al momento dell’apertura del progetto
  • 101 istanze dello strumento di commit tampering utilizzato per iniettare codice malevolo nei repository

L’elemento più innovativo della campagna 2026 è l’utilizzo di infrastruttura blockchain per la distribuzione dei payload. Void Dokkaebi sfrutta Tron, Aptos e Binance Smart Chain come staging server per i malware, rendendo gli indicatori di compromissione praticamente immuni ai tradizionali meccanismi di takedown. Aggiornare un riferimento su blockchain equivale a cambiare il payload consegnato a tutte le vittime già infette, senza modificare un singolo byte nei repository.

L’evoluzione tecnica: da Python a Cython


Il cuore dell’aggiornamento analizzato da Trend Micro riguarda InvisibleFerret, il modulo infostealer centrale nell’arsenale di Void Dokkaebi. Precedentemente distribuito come script Python in chiaro — facilmente analizzabili e rilevabili da sistemi YARA e EDR — il malware è stato interamente ricompilato tramite Cython.

Cython è un compilatore che traduce codice Python in sorgente C/C++ e poi in binari nativi. Il risultato pratico è che InvisibleFerret viene ora distribuito come file .pyd su Windows (Python extension DLL) e come librerie condivise .so su macOS. Entrambi i formati sono binari compilati: non contengono stringhe leggibili, non sono interpretabili senza reverse engineering specializzato, e bypassano le regole di detection tradizionalmente scritte per identificare script Python sospetti.

Le capacità del malware rimangono invariate rispetto alle versioni precedenti:

  • Apertura di backdoor per accesso remoto persistente
  • Furto di credenziali dai principali browser (Chrome, Firefox, Edge)
  • Monitoraggio degli appunti di sistema (clipboard hijacking per intercettare indirizzi di wallet)
  • Keylogging per catturare password e seed phrase
  • Esfiltrazione diretta da wallet di criptovalute locali
  • Ricognizione dell’ambiente: processi in esecuzione, file system, variabili d’ambiente


Toolset correlato: BeaverTail, OtterCookie, OmniStealer


InvisibleFerret non opera mai isolatamente. Il gruppo lo utilizza in combinazione con altri malware della stessa famiglia operativa. BeaverTail è il dropper JavaScript iniziale che viene eseguito durante il “test tecnico”, il quale successivamente scarica e installa InvisibleFerret. OtterCookie è un ulteriore stealer focalizzato sui browser e sui file di configurazione. OmniStealer amplia la superficie di furto a client di posta e applicazioni VPN. Tutti questi componenti possono essere aggiornati dinamicamente tramite i reference blockchain, garantendo al gruppo una flessibilità operativa senza precedenti.

Indicatori di compromissione (IoC)

# File IOC - InvisibleFerret Cython (maggio 2026)
# Estensioni malevole su Windows
*.pyd  (file Python extension DLL con firma digitale assente o anomala)
# Estensioni malevole su macOS
*.so   (librerie condivise caricate da processi Python non standard)
# Pattern comportamentale
Processo Python che carica estensioni .pyd/.so non firmate da directory temp
Connessioni in uscita verso endpoint Tron/Aptos/BSC non previsti dall'applicazione
Lettura anomala del keychain macOS o del credential manager Windows
Accessi al filesystem wallet: ~/.bitcoin, ~/.ethereum, ~/.solana
# Infrastruttura C2 (blockchain-staged)
TRC20 address utilizzati come dead drop resolver su Tron network
Transazioni su Aptos con payload codificati nei campi memo

Due righe per i difensori


La migrazione a Cython rende obsolete le regole YARA basate su stringhe Python. I team di sicurezza devono aggiornare la propria postura difensiva su più livelli. A livello di endpoint, occorre implementare controlli di integrità sulle estensioni Python caricate dinamicamente e monitorare processi Python che importano moduli non presenti nell’ambiente di sviluppo ufficiale. A livello di rete, è essenziale bloccare o monitorare le connessioni verso endpoint RPC di reti blockchain non autorizzate (Tron API: api.trongrid.io, Aptos: fullnode.aptoslabs.com). A livello procedurale, le organizzazioni dovrebbero verificare l’identità dei recruiter prima di clonare ed eseguire qualsiasi repository fornito esternamente, e condurre i test tecnici in ambienti isolati (sandbox o VM senza credenziali di produzione). Gli sviluppatori che lavorano su progetti Web3 o che detengono wallet crypto devono essere considerati target ad alto rischio e ricevere formazione specifica sul riconoscimento di queste campagne di ingegneria sociale.


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Google, CrowdStrike, and Shadowserver take down the Glassworm C&C servers

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Chinese-run phishing-as-a-service (PhaaS) platforms are now just as advanced as the Russian ones and they seem to follow the same rule of "don't s**t where you eat" meaning they can only be used to target foreign services

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Retry Storm nelle architetture distribuite: quando la resilienza diventa il problema
#tech
spcnet.it/retry-storm-nelle-ar…
@informatica


Retry Storm nelle architetture distribuite: quando la resilienza diventa il problema


Le architetture distribuite moderne sono progettate per la resilienza. Aggiungiamo retry per i fallimenti transitori, replica per la durabilità, autoscaling per l’elasticità, circuit breaker per l’isolamento. Ogni meccanismo, preso singolarmente, migliora la disponibilità. Ma sotto stress, la loro interazione può abbattere l’intero sistema.

La maggior parte delle interruzioni enterprise non è causata dall’assenza di fault tolerance. È causata da meccanismi di fault tolerance non delimitati che reagiscono simultaneamente. Questo articolo analizza il fenomeno del retry storm e mostra come progettare sistemi con bounded reliability.

1. Retry Storm: quando la resilienza moltiplica il traffico


I retry sono progettati per proteggere dai fallimenti temporanei. Ma i retry moltiplicano il carico. Ecco un esempio semplificato della logica di retry che si trova comunemente nei sistemi di integrazione tra servizi:

import time
import random

def downstream_service():
    latency = random.choice([0.1, 0.2, 0.8])
    time.sleep(latency)
    if latency > 0.7:
        raise TimeoutError("Slow response")
    return "OK"

def call_with_retries(max_attempts=3):
    for attempt in range(max_attempts):
        try:
            return downstream_service()
        except TimeoutError:
            print(f"Retry {attempt+1}")
    raise Exception("Failed after retries")

In condizioni normali questa logica funziona correttamente. Ma sotto carico elevato si innesca una spirale:
  1. La latenza aumenta
  2. Scattano i timeout
  3. Ogni richiesta viene ritentata fino a 3 volte
  4. Il traffico verso il backend triplica
  5. Il backend rallenta ulteriormente
  6. Aumentano i retry

In un’architettura a livelli tipica — Gateway → Experience API → Process API → System API → Database — se ogni livello gestisce i retry in modo indipendente, l’amplificazione del carico diventa moltiplicativa, non additiva. Un singolo rallentamento del database può abbattere tre livelli API a cascata in pochi minuti.

Il pattern Bounded Retry (sicuro per la produzione)


La soluzione non è eliminare i retry, ma delimitarli e renderli consapevoli del carico di sistema:

def call_with_bounded_retries(max_attempts=2, system_load=0.5):
    # Fail-fast quando il sistema è sotto stress
    if system_load > 0.75:
        return None

    for attempt in range(max_attempts):
        try:
            return downstream_service()
        except TimeoutError:
            # Exponential backoff con jitter
            backoff = 0.2 * (2 ** attempt)
            time.sleep(backoff + random.uniform(0, 0.1))
    return None

Le differenze chiave rispetto alla versione base:
  • Ceiling sui retry: massimo 2 tentativi invece di 3
  • Exponential backoff: aumenta il tempo di attesa ad ogni tentativo
  • Jitter: aggiunge variabilità casuale per evitare wave di retry sincronizzate
  • Load-aware circuit: disabilita i retry completamente quando il sistema è sovraccarico


2. Fan-out della replica e collasso della coordinazione


La replica sincrona migliora la durabilità dei dati. Ma ogni write si moltiplica per il numero di repliche, aumentando il costo di coordinazione:

def write_to_replicas(data, replicas=3):
    for _ in range(replicas):
        time.sleep(0.2)  # Simula latenza di replica

Sotto traffico elevato, il lag delle repliche cresce, i client iniziano a ritentare le scritture, e il carico effettivo di write raddoppia. In sistemi di elaborazione aziendale (ordini, fatturazione, riconciliazione) questo pattern causa un collasso del throughput non perché i dati vadano persi, ma perché la coordinazione sopraffà il sistema.

La soluzione è la durabilità stratificata: non tutte le scritture richiedono le stesse garanzie. Le transazioni critiche usano replica completa; log ed eventi non critici ne richiedono meno. La reliability deve essere proporzionata, non massimizzata ciecamente.

3. Loop di feedback dell’autoscaling


L’autoscaling reagisce alle metriche di traffico. Ma se queste metriche sono gonfiate dai retry, il sistema escala in risposta a traffico artificiale:

def autoscale_safe(request_rate, sustained_load):
    # Scala su domanda sostenuta, non su spike da retry
    if sustained_load and request_rate > 120:
        print("Scaling up — domanda organica confermata")

Segnali più affidabili su cui basare l’autoscaling:
  • Domanda sostenuta (non spike improvvisi)
  • Tendenze nella distribuzione della latenza (P95, P99)
  • RPS organiche (esclusi i retry)
  • Velocità di crescita delle code


4. Il problema reale: le reazioni correlate


Retry, replica e autoscaling reagiscono ciascuno a segnali diversi. Ma sotto stress, reagiscono tutti allo stesso segnale di degradazione. Questa correlazione crea il fallimento a cascata.

Scenario reale — payment reconciliation service:

  1. La latenza dell’ERP sale a 700ms
  2. Il servizio Billing va in timeout a 500ms
  3. Billing ritenta 3 volte
  4. La Process API ritenta l’orchestrazione
  5. Il Gateway ritenta la richiesta client
  6. L’autoscaling reagisce allo spike
  7. Il lag di replica del database aumenta
  8. La Dead Letter Queue inizia a riempirsi

In pochi minuti, un rallentamento minore diventa un’interruzione di piattaforma. La causa principale: reazione non delimitata.

5. Pattern di Bounded Reliability per sistemi API

Retry Budget


Il carico effettivo è: Carico Effettivo = RPS in ingresso × Numero Retry. Con 1.000 RPS e 3 retry, il backend riceve 3.000 richieste. Impostare un budget massimo di retry per richiesta e per servizio è non negoziabile in produzione.

Classificazione degli Errori


Non tutti gli errori sono retriable. Una tassonomia chiara:

Tipo di ErroreRetry?Azione
CONNECTIVITYBounded retry
TIMEOUTBackoff esponenziale
VALIDATION (4xx)NoFail fast
AUTH (401/403)NoAlert immediato

I retry ciechi su errori di validazione o autenticazione sono debito architetturale.

Idempotency obbligatoria


I retry senza idempotency causano corruzione dei dati. Il transaction ID deve essere deterministic, non generato casualmente ad ogni tentativo:

# ❌ Non sicuro: genera un nuovo ID ad ogni retry
transaction_id = uuid()

# ✅ Sicuro: riusa l'ID dalla richiesta originale
transaction_id = payload.get("transaction_id") or request.headers["correlation-id"]

Dead Letter Queue con Osservabilità


Tracciare le seguenti metriche come segnali di early warning:

  • Percentuale di retry sul totale delle richieste
  • Frequenza dei timeout per endpoint
  • Velocità di crescita della DLQ
  • Shift nella distribuzione P95 della latenza


Conclusione


Le retry storm non iniziano con un fallimento catastrofico. Iniziano con un piccolo aumento di latenza, qualche timeout, una manciata di retry. Poi i meccanismi di fault tolerance reagiscono insieme — e la loro interazione non controllata trasforma un disagio minore in un’interruzione totale.

La resilienza nelle architetture distribuite non significa aggiungere più safety net. Significa controllare come quei safety net si comportano sotto stress. Delimita i retry. Classifica i fallimenti. Forza l’idempotency. Scala su domanda organica. Monitora i loop di feedback prima che si avvitino.

La differenza tra una piattaforma resiliente e un fallimento a cascata sta quasi sempre nella risposta a una sola domanda: i tuoi meccanismi di reliability sono controllati o sono illimitati?

Fonte: How Retry Storms Crash API-Led Systems: Bounded Reliability Patterns — DZone


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Sparx Systems has failed to patch five security issues in its Pro Cloud Server even after being contacted by CERT Poland

cert.pl/en/posts/2026/05/CVE-2…

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nmap su Linux: guida completa alla scansione e discovery di rete
#tech
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@informatica


nmap su Linux: guida completa alla scansione e discovery di rete


nmap è uno degli strumenti più potenti e longevi nell’arsenale di qualsiasi sistemista Linux. Nato nel 1997, è oggi uno standard de facto per l’audit di rete, la verifica della superficie d’attacco esposta e il troubleshooting di connettività. Questa guida copre i comandi e le tecniche che un sysadmin usa davvero in produzione: niente teoria astratta, solo esempi concreti.

Nota legale: scansionate solo reti e host di vostra proprietà o per cui avete un’autorizzazione esplicita. La scansione non autorizzata può essere illegale nella vostra giurisdizione.

Installazione di nmap


nmap è disponibile nei repository di tutte le principali distribuzioni Linux:

# Debian / Ubuntu
sudo apt install nmap

# Fedora / RHEL / CentOS
sudo dnf install nmap

# Arch / Manjaro
sudo pacman -S nmap

Verificate l’installazione con:
nmap --version

Dovreste vedere qualcosa come Nmap version 7.94 o superiore. Le funzionalità più avanzate (SYN scan, OS detection) richiedono privilegi root.

Host Discovery: chi è attivo sulla rete?


Il primo passo in qualsiasi audit è capire quali host sono raggiungibili. Il ping scan usa il flag -sn, che dice a nmap di non eseguire scansioni delle porte:

nmap -sn 192.168.1.0/24

Su una LAN locale nmap usa ARP discovery, più veloce e capace di trovare dispositivi che ignorano il ping ICMP. L’output tipico è:
Nmap scan report for 192.168.1.1
Host is up (0.0011s latency).
MAC Address: A4:3E:51:XX:XX:XX (Ubiquiti Networks)

Nmap scan report for 192.168.1.10
Host is up (0.00032s latency).
MAC Address: DC:A6:32:XX:XX:XX (Raspberry Pi Trading)

È un inventario rapido: ottimo dopo aver aggiunto un nuovo dispositivo e non ricordarsi quale IP ha ottenuto dal DHCP.

Scansione delle Porte

Scansione di default


Senza flag aggiuntivi, nmap scansiona le 1.000 porte TCP più comuni. Non richiede root, ma i risultati sono meno dettagliati:

nmap 192.168.1.10

SYN Scan (Stealth Scan)


La SYN scan è la modalità default quando si esegue nmap come root. Invia un pacchetto SYN senza completare il three-way handshake TCP: più veloce e meno visibile nei log applicativi:

sudo nmap -sS 192.168.1.10

Scansione di tutte le 65.535 porte


Le 1.000 porte di default possono mancare servizi su porte non standard — MySQL su 33060, SSH spostato su 2222:

sudo nmap -sS -p- 192.168.1.10

Porte specifiche o range

# Porte specifiche
sudo nmap -p 22,80,443,3306 192.168.1.10

# Range di porte
sudo nmap -p 1-1024 192.168.1.10

UDP Scanning


L’UDP è spesso dimenticato. DNS (porta 53), SNMP (161) e NTP (123) girano su UDP e sono vettori comuni di attacco e misconfiguration:

sudo nmap -sU -p 53,161,123 192.168.1.1

Rilevamento di Servizi e Versioni


Il flag -sV esegue probe sulle porte aperte per determinare servizio e versione. È il primo scan da eseguire su un server sconosciuto:

sudo nmap -sV 192.168.1.10

Output esempio:
PORT     STATE SERVICE VERSION
22/tcp   open  ssh     OpenSSH 8.9p1 Ubuntu 3ubuntu0.6
80/tcp   open  http    nginx 1.24.0
3306/tcp open  mysql   MySQL 8.0.35

Rivela immediatamente con cosa si ha a che fare e può evidenziare software obsoleto — un win immediato per la sicurezza.

Rilevamento del Sistema Operativo


nmap può fare ipotesi sull’OS basandosi sul fingerprinting del TCP/IP stack:

sudo nmap -O 192.168.1.10

Output:
OS details: Linux 5.15 - 5.19, Linux 6.1
Network Distance: 1 hop

Non è sempre preciso su VM o dispositivi con stack TCP personalizzati, ma fornisce un segnale utile per distinguere server Linux da macchine Windows o embedded su un segmento di rete.

Aggressive Scan: tutto in uno


Il flag -A abilita OS detection, version detection, script scanning e traceroute in un colpo solo:

sudo nmap -A 192.168.1.10

Genera molto traffico e richiede tempo. Non usatelo su reti di produzione senza motivo, ma per un audit completo di un singolo host è estremamente comodo.

Nmap Scripting Engine (NSE)


L’NSE è ciò che distingue nmap da un semplice port scanner. Permette di eseguire script contro host e servizi scoperti. Gli script si trovano in /usr/share/nmap/scripts/ e coprono vulnerability detection, enumerazione di servizi e molto altro.

Verifiche pratiche

# Categoria default
sudo nmap --script=default 192.168.1.10

# Scansione vulnerabilità (più invasivo - usare deliberatamente)
sudo nmap --script=vuln 192.168.1.10

# FTP anonimo abilitato?
sudo nmap --script=ftp-anon -p 21 192.168.1.10

# Header HTTP esposti (versioni server, debug info)
sudo nmap --script=http-headers -p 80,443 192.168.1.10

# Open SMTP relay?
sudo nmap --script=smtp-open-relay -p 25 192.168.1.20

L’HTTP headers scan è sorprendentemente utile: è frequente trovare server che espongono header con versione del software e informazioni di debug che avrebbero dovuto essere rimosse.

Per elencare tutti gli script disponibili per un servizio:

ls /usr/share/nmap/scripts/ | grep -i ssh

Formati di Output


Per qualunque cosa oltre un controllo rapido, salvare l’output è fondamentale:

# Output normale su file
sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oN scan_results.txt

# XML (utile per automazione e import in altri tool)
sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oX scan_results.xml

# Formato grepable
sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oG scan_results.gnmap

# Tutti i formati in una volta sola
sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oA scan_results

Il flag -oA crea tutti e tre i file con il prefisso specificato. L’output XML si presta bene al parsing automatizzato.

Timing e Velocità


nmap dispone di sei template di timing, da T0 (lentissimo) a T5 (aggressivo). Il default è T3. Per la maggior parte delle scansioni su reti locali affidabili:

sudo nmap -sS -T4 192.168.1.0/24

Su VPN o connessioni lente, scendere a T2 evita falsi negativi causati da pacchetti persi.

Combinazioni Pratiche per Sysadmin


Questi sono i comandi che si usano davvero nel lavoro quotidiano:

# Porte aperte su un host (solo quelle definitivamente aperte)
sudo nmap -sS -T4 --open 192.168.1.10

# Trovare tutti i server SSH su una subnet
sudo nmap -p 22 --open -sV 192.168.1.0/24

# MySQL esposto sulla rete? (non dovrebbe mai esserlo)
sudo nmap -p 3306 --open 192.168.1.0/24

# Host discovery + version scan concatenati (solo host attivi)
sudo nmap -sn 192.168.1.0/24 -oG - | grep "Up" | awk '{print $2}' | sudo nmap -sV -iL -

L’ultimo comando è particolarmente potente: esegue prima un ping scan, filtra gli host attivi, poi esegue la version scan solo su di loro. Ideale per subnet grandi.

Gestione dei Target e Firewall

# Range di IP
nmap 192.168.1.1-50

# Host da file (uno per riga)
nmap -iL hosts.txt

# Escludere host dalla scansione
nmap 192.168.1.0/24 --exclude 192.168.1.1,192.168.1.5

nmap distingue tre stati delle porte: open, closed e filtered. Una porta filtered indica che un firewall sta bloccando i probe. Se vedete molte porte filtered su un server di vostra proprietà senza aspettarvelo, investigate: potrebbe essere ufw, firewalld, regole nftables o un security group del cloud provider.

Conclusione


Host discovery, port scanning, version detection, NSE scripts e salvataggio dell’output sono le fondamenta di nmap. Iniziate con -sn per la discovery, aggiungete -sV quando servono i dettagli sui servizi, portate gli script NSE quando volete approfondire. Mantenete il timing conservativo sulle reti di produzione e aggressivo nel vostro lab.

Se state verificando le regole firewall, nmap è tra i migliori strumenti per controllare che ciò che pensate sia bloccato lo sia davvero.

Fonte originale: nmap on Linux: Guide to Network Scanning and Discovery — LinuxBlog.io


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A new report looks at a TikTok disinfo campaigns that took place this month around a confidence vote that took down Romania's pro-EU government alliance and promoted pro-Kremlin forces

The campaign involved almost 24,000 videos that got more than 100 million views.

expertforum.ro/criza-guvername…

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Void Dokkaebi evolve InvisibleFerret: il malware nordcoreano ora usa Cython per sfuggire agli antivirus
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/void-d…


Void Dokkaebi evolve InvisibleFerret: il malware nordcoreano ora usa Cython per sfuggire agli antivirus


Void Dokkaebi, il gruppo APT nordcoreano tracciato anche come Famous Chollima, ha completato una significativa evoluzione del proprio arsenale offensivo: il malware infostealer InvisibleFerret è stato ricompilato da Python a Cython, trasformando script leggibili in binari nativi che sfuggono alla quasi totalità dei meccanismi di rilevamento basati sull’analisi del codice sorgente. La ricerca pubblicata da Trend Micro a maggio 2026 rivela una campagna di spionaggio industriale di proporzioni allarmanti che colpisce sviluppatori software con accesso a wallet di criptovalute e infrastrutture CI/CD.

Profilo del gruppo: chi è Void Dokkaebi


Void Dokkaebi, denominato anche Famous Chollima nell’ecosistema di threat intelligence di CrowdStrike, è un intrusion set allineato agli interessi della Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC). Il gruppo si distingue da altre unità cyber nordcoreane come Lazarus Group per la specializzazione quasi esclusiva nel targeting di sviluppatori software, ingegneri DevOps e professionisti del settore Web3 che detengono chiavi di firma, credenziali di wallet e accesso privilegiato a pipeline di continuous integration e deployment.

La sua tattica operativa preferita è quella del “fake job interview”: gli operatori si spacciano per recruiter di aziende crypto o AI rinominate, contattano le vittime su piattaforme come LinkedIn o GitHub, e le convincono a clonare ed eseguire repository di codice come parte di una presunta prova tecnica per un colloquio. Il codice in apparenza innocuo nasconde i payload malevoli.

La campagna del 2026: infrastruttura blockchain e repository compromessi


L’analisi condotta a marzo-maggio 2026 ha rivelato la portata impressionante dell’infrastruttura malevola costruita dal gruppo. I ricercatori hanno identificato:

  • Oltre 750 repository GitHub infetti, molti appartenenti a organizzazioni legittime come DataStax e Neutralinojs, che presentano marcatori di infezione nei workflow CI/CD
  • Più di 500 configurazioni di task Visual Studio Code modificate per eseguire payload al momento dell’apertura del progetto
  • 101 istanze dello strumento di commit tampering utilizzato per iniettare codice malevolo nei repository

L’elemento più innovativo della campagna 2026 è l’utilizzo di infrastruttura blockchain per la distribuzione dei payload. Void Dokkaebi sfrutta Tron, Aptos e Binance Smart Chain come staging server per i malware, rendendo gli indicatori di compromissione praticamente immuni ai tradizionali meccanismi di takedown. Aggiornare un riferimento su blockchain equivale a cambiare il payload consegnato a tutte le vittime già infette, senza modificare un singolo byte nei repository.

L’evoluzione tecnica: da Python a Cython


Il cuore dell’aggiornamento analizzato da Trend Micro riguarda InvisibleFerret, il modulo infostealer centrale nell’arsenale di Void Dokkaebi. Precedentemente distribuito come script Python in chiaro — facilmente analizzabili e rilevabili da sistemi YARA e EDR — il malware è stato interamente ricompilato tramite Cython.

Cython è un compilatore che traduce codice Python in sorgente C/C++ e poi in binari nativi. Il risultato pratico è che InvisibleFerret viene ora distribuito come file .pyd su Windows (Python extension DLL) e come librerie condivise .so su macOS. Entrambi i formati sono binari compilati: non contengono stringhe leggibili, non sono interpretabili senza reverse engineering specializzato, e bypassano le regole di detection tradizionalmente scritte per identificare script Python sospetti.

Le capacità del malware rimangono invariate rispetto alle versioni precedenti:

  • Apertura di backdoor per accesso remoto persistente
  • Furto di credenziali dai principali browser (Chrome, Firefox, Edge)
  • Monitoraggio degli appunti di sistema (clipboard hijacking per intercettare indirizzi di wallet)
  • Keylogging per catturare password e seed phrase
  • Esfiltrazione diretta da wallet di criptovalute locali
  • Ricognizione dell’ambiente: processi in esecuzione, file system, variabili d’ambiente


Toolset correlato: BeaverTail, OtterCookie, OmniStealer


InvisibleFerret non opera mai isolatamente. Il gruppo lo utilizza in combinazione con altri malware della stessa famiglia operativa. BeaverTail è il dropper JavaScript iniziale che viene eseguito durante il “test tecnico”, il quale successivamente scarica e installa InvisibleFerret. OtterCookie è un ulteriore stealer focalizzato sui browser e sui file di configurazione. OmniStealer amplia la superficie di furto a client di posta e applicazioni VPN. Tutti questi componenti possono essere aggiornati dinamicamente tramite i reference blockchain, garantendo al gruppo una flessibilità operativa senza precedenti.

Indicatori di compromissione (IoC)

# File IOC - InvisibleFerret Cython (maggio 2026)
# Estensioni malevole su Windows
*.pyd  (file Python extension DLL con firma digitale assente o anomala)
# Estensioni malevole su macOS
*.so   (librerie condivise caricate da processi Python non standard)
# Pattern comportamentale
Processo Python che carica estensioni .pyd/.so non firmate da directory temp
Connessioni in uscita verso endpoint Tron/Aptos/BSC non previsti dall'applicazione
Lettura anomala del keychain macOS o del credential manager Windows
Accessi al filesystem wallet: ~/.bitcoin, ~/.ethereum, ~/.solana
# Infrastruttura C2 (blockchain-staged)
TRC20 address utilizzati come dead drop resolver su Tron network
Transazioni su Aptos con payload codificati nei campi memo

Due righe per i difensori


La migrazione a Cython rende obsolete le regole YARA basate su stringhe Python. I team di sicurezza devono aggiornare la propria postura difensiva su più livelli. A livello di endpoint, occorre implementare controlli di integrità sulle estensioni Python caricate dinamicamente e monitorare processi Python che importano moduli non presenti nell’ambiente di sviluppo ufficiale. A livello di rete, è essenziale bloccare o monitorare le connessioni verso endpoint RPC di reti blockchain non autorizzate (Tron API: api.trongrid.io, Aptos: fullnode.aptoslabs.com). A livello procedurale, le organizzazioni dovrebbero verificare l’identità dei recruiter prima di clonare ed eseguire qualsiasi repository fornito esternamente, e condurre i test tecnici in ambienti isolati (sandbox o VM senza credenziali di produzione). Gli sviluppatori che lavorano su progetti Web3 o che detengono wallet crypto devono essere considerati target ad alto rischio e ricevere formazione specifica sul riconoscimento di queste campagne di ingegneria sociale.


Linux Fu: The Bluetooth Regression


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There’s a line in a [Weird Al] (no relation) song that says, “I upgrade my system at least twice a day…” I know how that is. I primarily use a rolling distro, OpenSuse Tumbleweed, and if I’m having a problem that I’m too lazy to run down, it is extremely tempting to do an upgrade and see if it just happens to fix the problem.

Of course, the problem is often caused by a previous upgrade. Recently, I’ve been having a lot of trouble with the NVIDIA proprietary drivers, so I updated them yet again. After a huge amount of effort to sort out the video problems, I found that the latest kernel didn’t like my MediaTek Bluetooth adapter, which is built into the motherboard’s WiFi chipset.

This post isn’t about how to fix your Bluetooth problem. You probably don’t have the same setup I do, and even if you do, it will be sorted out in a week or two anyway. But how I temporarily fixed this issue is worth documenting. The details are going to apply to Tumbleweed and this particular adapter, but the general approach should work anywhere with any sort of kernel module problem.

My Own Fault


Part of my problem is my own fault, of course. I have a complex disk setup and do not use the recommended btrfs root file system. That means I can’t do the snapshot thing where I can just undo a bad upgrade. If I did, then sure, I should just roll back and wait for an upstream fix.

I do have “normal” backups, but they are not always totally up to date. Worse, I have found that for things like NVIDIA, the user stuff and the kernel module stuff have to match up. That makes it very hard to roll back a kernel with older modules. The modules themselves live with the kernel, but the user space stuff gets pushed out. Or, if you uninstall things, it uninstalls it for all kernels.

Truthfully, NVIDIA and others like that should keep all the user space stuff in a kernel-specific place, and then symlink it at boot to /usr/bin or wherever. But they don’t. In the end, I didn’t want to go through the trouble of rolling things back and decided to push ahead.

Modular


I did a quick search and found a four-day-old post that had the same error message I was getting and mentioned a patch to the kernel module source — literally just two lines needed changing in the btmtk module.

Of course, the trick is how to do that. If you’ve done kernel module development, you are probably all set up for it. If not, how to proceed will vary by distro. For Tumbleweed, something like:
sudo zypper in -t pattern devel_kernel
sudo zypper in kernel-source kernel-default-devel kernel-syms gcc make bc flex bison openssl-devel dwarves
For other distros, you need the current kernel’s source code and the same sort of build tools. For example, for Ubuntu and probably other Debian-based distros:
sudo apt update
sudo apt install build-essential linux-headers-$(uname -r) linux-source bc flex bison libssl-dev libelf-dev dwarves rsync
Then you’d still need to unpack the source tarball.

For Tumbleweed, you don’t need to unpack, but I did want to get it somewhere in my user directory:
mkdir -p ~/kernel-local
# Note: trailing slashes matter here!
rsync -a --delete /usr/src/linux/ ~/kernel-local/linux-btmtk/
cd ~/kernel-local/linux-btmtk
Either way, you need to get the running kernel’s configurations into the linux-btmtk directory:
cp /lib/modules/$(uname -r)/build/.config .
cp /lib/modules/$(uname -r)/build/Module.symvers . 2>/dev/null || true

The Patch

The next step is to find the btmtk.c file and patch it. In my case, I needed to find this code: case BTMTK_WMT_FUNC_CTRL: if (!skb_pull_data(data->evt_skb, sizeof(wmt_evt_funcc->status))) { err = -EINVAL; goto err_free_skb; }

and replace the error return/goto with:
status = BTMTK_WMT_ON_UNDONE;
break;

The Build


Now you just have to build and install the module:
make olddefconfig
make modules_prepare
make M=drivers/bluetooth modules
If you want to use multiple CPUs, put a -j=X line on make (e.g,. -j=8 to use eight cores). This will take a minute.

You’ll wind up with a drivers/bluetooth/btmtk.ko file. Your first instinct will be to simply copy it over the old one. Resist that urge. Instead, try this:
sudo mkdir -p /lib/modules/$(uname -r)/updates/drivers/bluetooth
sudo cp drivers/bluetooth/btmtk.ko /lib/modules/$(uname -r)/updates/drivers/bluetooth/
sudo depmod -a

Run It!


If you want to verify things, try:
modinfo -n btmtk
It should show your module and not the stock one. You could try to avoid rebooting by stopping the Bluetooth service, tearing down btusb and btmtk, and then reloading them along with the service. But, yeah, just reboot.

If your distro is different, you might have to modify these instructions a bit. Of course, you also need to know how to fix the bad module, too. Naturally, if you update the kernel, you might have to repeat it all unless your problem has been fixed. Then again, you could set up the module in DKMS to rebuild every time, but I wouldn’t unless you really thought this was going to be a long-term problem.

Once you have all this set up, you could also build your own kernel. That’s another set of headaches, but it can be worth it if you need special setups. Want to write your own modules? We’ve done that.


hackaday.com/2026/05/26/linux-…

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Caos Microsoft: sviluppatore bannato dopo la pubblicazione di sei exploit controversi

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/caos-micr…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #microsoft #github #gitlab #vulnerabilita #cybersecurity #hacking #malware #exploit #proofconcept

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NEW: In the first piece in a series about the biggest cybersecurity mysteries ever, I looked at what we know about the Shadow Brokers, the group that leaked several NSA hacking tools a decade ago.

Even after all this time, their identity remains unknown, despite causing havoc all over the internet, when North Korean and Russian government hackers used one of the tools they leaked for the WannaCry and NotPetya attacks.

techcrunch.com/2026/05/26/ghos…

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MyPillow gets ransomwared, Play gang apparently

san.com/cc/mike-lindells-mypil…

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Non ho ancora letto per intero #MagnificaHumanitas vatican.va/content/leo-xiv/it/…
Noto però che sconfessa in modo esplicito certi intellettuali di area cattolica sostenendo che l'etica non basta, e tanto meno la programmazione in base a presunti "codici etici" - i quali, in più di un senso, non possono essere "della macchina", ma sono sempre di qualcuno.

Non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità di calcolo.

Non possiamo limitarci a invocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto “allineamento” dell’#IA a valori umani, senza avere il coraggio di porre una ulteriore condizione: la possibilità di discutere il codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti, chi controlla l’IA imporrà la propria visione morale, che diventerà l’infrastruttura invisibile dei sistemi. Non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi. Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi.


#SALAMI

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It is hard to read any of this without the backdrop of how insanely pro-AI this administration is. They are trying to bar states from developing AI regulations. Given what else they consider to be “extremism,” my read is this is similar gaslighting. Student booing of AI, for example, will probably get labeled as anti-tech violent extremism. How dare you challenge the technosphere!


US law enforcement documents: the DHS, FBI, and other agencies introduce a novel domestic threat category termed "anti-tech violent extremism" amid the AI boom (Daniel Boguslaw/Wired)

wired.com/story/us-law-enforce…
techmeme.com/260526/p9#a260526…


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Apple has open-sourced corecrypto, the foundational cryptographic library in Apple operating systems

security.apple.com/blog/formal…

github.com/apple/corecrypto