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Papa Leone XIV entra nel dibattito sull’AI: il messaggio mette in crisi Big Tech

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/papa-leon…

A cura di Marcello Filacchioni

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #tecnologia #dignitaumana #ben comune #pace

Relazione ACN 2025, più eventi cyber e meno incidenti: cosa significa davvero per le aziende


@Informatica (Italy e non Italy)
La Relazione annuale al Parlamento dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale fotografa un'Italia digitalmente più esposta ma anche più resiliente: 2.729 eventi cyber gestiti, 615 incidenti confermati e un gap

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How cybersecurity firms took down Glassworm botnet in one shot
securityaffairs.com/192749/cyb…
#securityaffairs #hacking

So Long, CHU, and Thanks for All the Time Signals


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In the long ago, pre-internet days when your clock project wasn’t an ESP32 getting its timing via NTP over WiFi, it was still possible to build a wirelessly-updating clock. All you needed was a shortwave receiver tuned to a time signal — perhaps like the National Research Council of Canada’s CHU, found on the dial at 3330, 7850, and 14 670 kHz. At least, it can be found at those frequencies until June 22nd, 2026, when the station will finally go dark.

Depending where you were on Earth, it might have been easier to tune into CHU than the United States based WWVB, or one of the various European signals like DF44 or the UK’s MSF. If you’re not into radio, all these time signals have essentially the same job, if you hadn’t guessed: tell the time. This can be done in a variety of ways, and CHU has made use of more than one of them since its establishment in 1923.

Initially, the time was sent in Morse code, but later they added a speaking clock for easier human listening in both Canadian French and English. For synchronizing radio clocks, a series of pulses is given in DUT1 format using 0.3s pulses — which is what older clocks would have been listening to — and nowadays a digital FSK time code for more modern equipment. You can have a listen through the video by [Shortwave Listener] embedded below.

It’s not our place to judge the Government of Canada for trying to save money where they can. It wasn’t so long ago that WWVB was in danger of shutting down for similar reasons. But we’re still going to miss those beeps. If you do tune in before the station goes dark, CHU should still be giving out QSL cards. Get yours before it’s gone forever.

If you do have a clock that relies on this time signal, don’t worry. You can make your own, perhaps with a GPS time source.

youtube.com/embed/NMEikIC_4Zs?…


hackaday.com/2026/05/27/so-lon…

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Last year, a court struck down background checks for private firearms sales. So the legislature passed a new law to reestablish them, run by the state police. And the Virginia State Police just...aren't doing it. They're simply pretending the law hasn't been passed.

Background checks for private ...

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Splinter Cell veteran says realistic modern lighting has screwed up stealth game
L: rockpapershotgun.com/splinter-…
C: news.ycombinator.com/item?id=4…
posted on 2026.05.24 at 23:30:02 (c=0, p=10)

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L'#Anvur nasce incostituzionale e dipendente dal governo, come strumento per violare sistematicamente l'articolo 33 della costituzione. Ora è solo un po' più chiaro: roars.it/anvur-la-grande-finzi…

Fin dall'inizio si trattò di un progetto fascista (*), ancorché " disegnato da Prodi-Mussi con il contributo chiave del sottosegretario Luciano Modica (PD) come strumento di modernizzazione forzata dell’università. Fu poi implementata dalla Riforma Gelmini e rafforzata da Matteo Renzi, ministra Valeria Fedeli, su consiglio dei Bocconi Boys."

Gli attuali nominati all'Anvur sono quasi tutti ex rettori, vicini alla destra. Non sorprende: i rettori, quasi sempre, stanno spontaneamente dalla parte del governo.

(*) roars.it/riviste-allindice-la-… - 2012

in reply to Maria Chiara Pievatolo

Ho letto, ma anche nell'articolo di Baccini manca la componente politica ed economica, si gira intorno a grafici ed andamenti e non si giunge mai a delineare lo scopo di una strategia di depotenziamento universitario di un paese occidentale. Resto dell'opinione che non sia un favore alla finanza ma una scelta di politica economica per un paese ormai marginale e destinato all'indotto della grande industra tedesca e quindi a bassa tecnologia e ricerca, vedi gli ITS tecnici al nord.
in reply to Tiberio

La marginalizzazione dell'Italia è esito di scelte politiche di sudditanza: a monte c'è la privatizzazione dell'industria a partecipazione statale (un solo esempio: Telecom Italia prima e dopo la cura privata), con le quali le oligarchie locali si sono comprate, a nostre spese, la sopravvivenza. Anche le oligarchie universitarie hanno fatto qualcosa di simile: andu-universita.it/2026/05/26/…

Naturalmente per fare questa operazione hanno dovuto far credere all'opinione pubblica che il modello liberalsocialista italiano fosse pessimo - e non che fosse semplicemente alternativo, con i suoi vizi e le sue virtù, a quello neoliberista. E per chi non ci crede o non fa finta di crederci... c'è la valutazione di stato.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

La fine del bug bounty?


@Informatica (Italy e non Italy)
L'intelligenza artificiale ha moltiplicato le segnalazioni di vulnerabilità fino a sommergere chi dovrebbe correggerle. E i programmi che premiano chi scova le falle iniziano a cedere.
L'articolo La fine del bug bounty? proviene da Guerre di Rete.

L'articolo proviene da #GuerreDiRete di guerredirete.it/la-fine-del-bu…

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CypherLoc, la nuova truffa dello schermo bloccato: cos’è e come difendersi


@Informatica (Italy e non Italy)
CypherLoc è la nuova truffa dello schermo bloccato che combina tecniche di intrusione avanzate e una buona capacità di manipolazione psicologica per indurre le vittime a contattare servizi di assistenza tecnica fraudolenti e prendere il pieno controllo dei loro

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Luci e Ombre della Cybersecurity in Italia: investimenti, rischi e nuove responsabilità

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/luci-e-om…

A cura di Paolo Galdieri

#redhotcyber #news #cybersecurity #sicurezzainformatica #ue #italia #normesicurezza

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CVE-2026-5426: zero-day in KnowledgeDeliver LMS sfruttato per distribuire BLUEBEAM e Cobalt Strike BEACON
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/cve-20…


CVE-2026-5426: zero-day in KnowledgeDeliver LMS sfruttato per distribuire BLUEBEAM e Cobalt Strike BEACON


Si parla di:
Toggle

Un attore di minacce non ancora attribuito ha sfruttato una vulnerabilità zero-day nel sistema LMS KnowledgeDeliver, sviluppato dalla giapponese Digital Knowledge, per ottenere Remote Code Execution non autenticato e distribuire la web shell in-memory BLUEBEAM. L’indagine di Mandiant rivela un attacco sofisticato a più strati: dalla deserialization di ViewState ASP.NET al social engineering degli utenti finali con un falso plugin di autenticazione che installa Cobalt Strike BEACON, personalizzato per organizzazione. Una vulnerabilità che colpisce sistemi universitari e aziendali in tutto il mondo a causa di una scelta progettuale fatale: chiavi crittografiche condivise tra tutte le installazioni.

La radice del problema: chiavi macchina hardcoded


KnowledgeDeliver è un Learning Management System (LMS) enterprise ampiamente utilizzato in Giappone e in numerosi contesti educativi e corporate internazionali. Come molte applicazioni ASP.NET, utilizza la funzionalità ViewState per preservare lo stato delle pagine web tra una richiesta e l’altra. ViewState è protetto tramite una machineKey: una coppia di chiavi crittografiche (validationKey + decryptionKey) che garantiscono l’autenticità e la riservatezza dei dati serializzati inviati tra client e server.

Il difetto critico di KnowledgeDeliver, ora tracciato come CVE-2026-5426, consiste nell’utilizzo di valori machineKey statici e identici in tutte le installazioni del prodotto. Digital Knowledge distribuiva il software con chiavi hardcoded nel file web.config, anziché generare valori unici per deployment. Il risultato è devastante: chiunque abbia accesso a una singola installazione — anche la propria — può ricavare le chiavi e usarle per forgiare payload ViewState malevoli validi su qualunque altro server che esegue KnowledgeDeliver nel mondo.

La catena di attacco: da ViewState a RCE


L’exploitation della vulnerabilità segue un pattern ben documentato, già osservato in attacchi a Sitecore e in campagne evidenziate da Microsoft riguardanti chiavi macchina esposte. L’attaccante costruisce un payload serializzato contenente istruzioni arbitrarie e lo inserisce nel parametro __VIEWSTATE di una normale richiesta HTTP. Il server ASP.NET, fidandosi della firma crittografica (valida perché l’attaccante conosce la chiave), deserializza il payload e lo esegue con i privilegi del processo IIS (tipicamente Network Service o Application Pool Identity).

L’intera operazione non richiede credenziali, autenticazione pregressa o interazione utente sul lato server. Un singolo POST HTTP con il ViewState artefatto è sufficiente a ottenere esecuzione di codice remoto. Mandiant ha datato la compromissione iniziale alla fine del 2025, suggerendo che l’attore fosse a conoscenza della vulnerabilità mesi prima della disclosure pubblica avvenuta il 24 febbraio 2026.

BLUEBEAM: la web shell fantasma


Una volta ottenuto il foothold iniziale, l’attaccante ha distribuito BLUEBEAM, una web shell .NET nota anche come Godzilla. Ciò che distingue BLUEBEAM dalle web shell tradizionali è la sua natura interamente in-memory: il malware non scrive file su disco ma viene caricato direttamente nel processo worker IIS (w3wp.exe), riducendo drasticamente la superficie di rilevamento per strumenti forensi e antivirus basati sulla scansione del filesystem.

BLUEBEAM comunica con il suo operatore tramite richieste HTTP POST cifrate, mascherandosi come normale traffico web. Attraverso questo canale, l’attaccante può eseguire comandi arbitrari, caricare ulteriori payload, modificare file e mantenere persistenza nell’ambiente compromes. Mandiant ha osservato l’uso del tool di sistema icacls per allargare i permessi sul filesystem, indebolendo ulteriormente i controlli di sicurezza dell’host compromesso.

Il vettore secondario: social engineering sugli utenti finali


L’attacco non si è fermato al server. Con l’accesso a w3wp.exe, l’attaccante ha manomesso i file JavaScript legittimi del portale LMS, iniettando codice malevolo nelle pagine visitate dagli studenti e dai dipendenti. Il codice iniettato mostrava un avviso di sicurezza convincente, informando l’utente della necessità di installare un “plugin di autenticazione” aggiuntivo per continuare ad accedere alla piattaforma. Parallelamente, caricava script da infrastruttura controllata dall’attaccante.

Gli utenti che installano il falso plugin vengono infettati con un Cobalt Strike BEACON, il framework di post-exploitation commerciale più abusato nel panorama delle minacce avanzate. L’elemento che rivela la natura mirata e pianificata dell’operazione è la personalizzazione del payload: il BEACON era cifrato con una chiave derivata dal nome dell’organizzazione vittima, dimostrando che l’attaccante aveva condotto ricognizione preventiva e aveva predisposto un payload ad hoc per ogni target.

Timeline degli eventi


  • Fine 2025: Compromissione iniziale rilevata da Mandiant durante un incident response
  • 24 febbraio 2026: Data limite per le installazioni vulnerabili (le versioni precedenti a questa data con machineKey di default sono esposte)
  • 25 maggio 2026: Pubblicazione dell’advisory Mandiant/Google Cloud e assegnazione CVE-2026-5426


Indicatori di compromissione (IoC)

# BLUEBEAM web shell
SHA-256: 7c1f99dca8e5a7897892f9d224a6495023a2cfd2671697d229d355978c415ed2
File:    LoadLibrary.dll (caricato in-memory da w3wp.exe)
# CVE
CVE-2026-5426 – KnowledgeDeliver ASP.NET machineKey RCE (CVSS: critico)
# Segnali di detection
Windows Application Log - Event ID 1316 (ViewState validation failure/anomalia)
Processo: w3wp.exe che genera child process cmd.exe, powershell.exe, cscript.exe
File JS del portale modificati con tag 
User-Agent anomali nelle richieste POST a pagine .aspx (concatenazione di UA multipli)
Uso di icacls.exe da processi IIS per modifica permessi
# Pattern ViewState malevolo
Parametro __VIEWSTATE con lunghezza anomala (>50KB)
Richieste POST a pagine .aspx che non prevedono ViewState volumioso

Remediation e due righe per i difensori


La mitigazione primaria e indispensabile è la rotazione immediata dei valori machineKey a valori unici e crittograficamente robusti per ogni singola installazione. Le chiavi devono essere generate con un generatore di numeri casuali sicuro (CSPRNG) e non devono mai essere condivise tra ambienti diversi. La configurazione va inserita nel file web.config sotto il tag <system.web><machineKey validationKey="..." decryptionKey="..." />. Oltre alla remediation tecnica, le organizzazioni dovrebbero limitare l'accesso al portale LMS a range IP fidati, condurre threat hunting retrospettivo alla ricerca di sign of compromise elencati sopra, verificare l'integrità dei file JavaScript del portale tramite confronto hash, e investigare eventuali installazioni del presunto "plugin di autenticazione" sulle macchine degli utenti finali. Questo incidente è un promemoria sistematico del rischio insito nelle configurazioni di default condivise: una singola chiave hardcoded può trasformare un'applicazione enterprise globale in una superficie di attacco che compromette simultaneamente organizzazioni altrimenti non correlate.


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#Dutch #Government just said no to an American firm buying the keys to their digital State
securityaffairs.com/192719/sec…
#securityaffairs #hacking
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Grafana GitHub Breach: TanStack npm Supply Chain Attack Leads to Source Code Theft and Ransom Demand
#CyberSecurity
securebulletin.com/grafana-git…
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Fox Tempest: Microsoft DCU Dismantles Malware-Signing-as-a-Service That Forged Trusted Certificates for Ransomware Groups
#CyberSecurity
securebulletin.com/fox-tempest…
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TeamPCP Poisons Microsoft’s Official Python DurableTask SDK — Multi-Cloud Credential Worm Hits PyPI
#CyberSecurity
securebulletin.com/teampcp-poi…

See Aerodynamics in Action with a Desktop Wind Tunnel


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While most of us don’t design aircraft or racing cars, it’s likely that we’re still fascinated by some of the aerodynamic studies behind them. But a full-sized wind tunnel is going to cost a small fortune, so how can we experiment? Never fear, because [luisengineering] is here with a 3D printable desktop wind tunnel.

There’s a build video that we’ve embedded below, and if you can sit through the continuous shilling of random tools, it’s an interesting watch. It’s an open design in that air is not recirculate through it, instead it passed through the machine from left to right. On the right is the fan, on the left the intake with a rectifier to ensure laminar flow. Then a constriction compresses and speeds up the air past the stage for the model under test, and an expansion slows it down again for the fan.

A wind tunnel needs a smoke generator to easily spot turbulence, and in this case a vape is called into action. The result is surprisingly effective, as we see with a demonstration using a small model car. Meanwhile if you’re interested in wind tunnels at this size, it’s not the first one we’ve brought you.

youtube.com/embed/kluKcVZN5RI?…


hackaday.com/2026/05/27/see-ae…

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Void Botnet Routes Commands Through Ethereum Smart Contracts to Evade Law Enforcement Takedowns
#CyberSecurity
securebulletin.com/void-botnet…

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CVE-2026-5426: zero-day in KnowledgeDeliver LMS sfruttato per distribuire BLUEBEAM e Cobalt Strike BEACON


@Informatica (Italy e non Italy)
Mandiant ha pubblicato i dettagli dell'exploitation attiva di CVE-2026-5426, zero-day nel LMS KnowledgeDeliver causato da chiavi ASP.NET machineKey hardcoded e condivise tra tutte le installazioni.


CVE-2026-5426: zero-day in KnowledgeDeliver LMS sfruttato per distribuire BLUEBEAM e Cobalt Strike BEACON


Si parla di:
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Un attore di minacce non ancora attribuito ha sfruttato una vulnerabilità zero-day nel sistema LMS KnowledgeDeliver, sviluppato dalla giapponese Digital Knowledge, per ottenere Remote Code Execution non autenticato e distribuire la web shell in-memory BLUEBEAM. L’indagine di Mandiant rivela un attacco sofisticato a più strati: dalla deserialization di ViewState ASP.NET al social engineering degli utenti finali con un falso plugin di autenticazione che installa Cobalt Strike BEACON, personalizzato per organizzazione. Una vulnerabilità che colpisce sistemi universitari e aziendali in tutto il mondo a causa di una scelta progettuale fatale: chiavi crittografiche condivise tra tutte le installazioni.

La radice del problema: chiavi macchina hardcoded


KnowledgeDeliver è un Learning Management System (LMS) enterprise ampiamente utilizzato in Giappone e in numerosi contesti educativi e corporate internazionali. Come molte applicazioni ASP.NET, utilizza la funzionalità ViewState per preservare lo stato delle pagine web tra una richiesta e l’altra. ViewState è protetto tramite una machineKey: una coppia di chiavi crittografiche (validationKey + decryptionKey) che garantiscono l’autenticità e la riservatezza dei dati serializzati inviati tra client e server.

Il difetto critico di KnowledgeDeliver, ora tracciato come CVE-2026-5426, consiste nell’utilizzo di valori machineKey statici e identici in tutte le installazioni del prodotto. Digital Knowledge distribuiva il software con chiavi hardcoded nel file web.config, anziché generare valori unici per deployment. Il risultato è devastante: chiunque abbia accesso a una singola installazione — anche la propria — può ricavare le chiavi e usarle per forgiare payload ViewState malevoli validi su qualunque altro server che esegue KnowledgeDeliver nel mondo.

La catena di attacco: da ViewState a RCE


L’exploitation della vulnerabilità segue un pattern ben documentato, già osservato in attacchi a Sitecore e in campagne evidenziate da Microsoft riguardanti chiavi macchina esposte. L’attaccante costruisce un payload serializzato contenente istruzioni arbitrarie e lo inserisce nel parametro __VIEWSTATE di una normale richiesta HTTP. Il server ASP.NET, fidandosi della firma crittografica (valida perché l’attaccante conosce la chiave), deserializza il payload e lo esegue con i privilegi del processo IIS (tipicamente Network Service o Application Pool Identity).

L’intera operazione non richiede credenziali, autenticazione pregressa o interazione utente sul lato server. Un singolo POST HTTP con il ViewState artefatto è sufficiente a ottenere esecuzione di codice remoto. Mandiant ha datato la compromissione iniziale alla fine del 2025, suggerendo che l’attore fosse a conoscenza della vulnerabilità mesi prima della disclosure pubblica avvenuta il 24 febbraio 2026.

BLUEBEAM: la web shell fantasma


Una volta ottenuto il foothold iniziale, l’attaccante ha distribuito BLUEBEAM, una web shell .NET nota anche come Godzilla. Ciò che distingue BLUEBEAM dalle web shell tradizionali è la sua natura interamente in-memory: il malware non scrive file su disco ma viene caricato direttamente nel processo worker IIS (w3wp.exe), riducendo drasticamente la superficie di rilevamento per strumenti forensi e antivirus basati sulla scansione del filesystem.

BLUEBEAM comunica con il suo operatore tramite richieste HTTP POST cifrate, mascherandosi come normale traffico web. Attraverso questo canale, l’attaccante può eseguire comandi arbitrari, caricare ulteriori payload, modificare file e mantenere persistenza nell’ambiente compromes. Mandiant ha osservato l’uso del tool di sistema icacls per allargare i permessi sul filesystem, indebolendo ulteriormente i controlli di sicurezza dell’host compromesso.

Il vettore secondario: social engineering sugli utenti finali


L’attacco non si è fermato al server. Con l’accesso a w3wp.exe, l’attaccante ha manomesso i file JavaScript legittimi del portale LMS, iniettando codice malevolo nelle pagine visitate dagli studenti e dai dipendenti. Il codice iniettato mostrava un avviso di sicurezza convincente, informando l’utente della necessità di installare un “plugin di autenticazione” aggiuntivo per continuare ad accedere alla piattaforma. Parallelamente, caricava script da infrastruttura controllata dall’attaccante.

Gli utenti che installano il falso plugin vengono infettati con un Cobalt Strike BEACON, il framework di post-exploitation commerciale più abusato nel panorama delle minacce avanzate. L’elemento che rivela la natura mirata e pianificata dell’operazione è la personalizzazione del payload: il BEACON era cifrato con una chiave derivata dal nome dell’organizzazione vittima, dimostrando che l’attaccante aveva condotto ricognizione preventiva e aveva predisposto un payload ad hoc per ogni target.

Timeline degli eventi


  • Fine 2025: Compromissione iniziale rilevata da Mandiant durante un incident response
  • 24 febbraio 2026: Data limite per le installazioni vulnerabili (le versioni precedenti a questa data con machineKey di default sono esposte)
  • 25 maggio 2026: Pubblicazione dell’advisory Mandiant/Google Cloud e assegnazione CVE-2026-5426


Indicatori di compromissione (IoC)

# BLUEBEAM web shell
SHA-256: 7c1f99dca8e5a7897892f9d224a6495023a2cfd2671697d229d355978c415ed2
File:    LoadLibrary.dll (caricato in-memory da w3wp.exe)
# CVE
CVE-2026-5426 – KnowledgeDeliver ASP.NET machineKey RCE (CVSS: critico)
# Segnali di detection
Windows Application Log - Event ID 1316 (ViewState validation failure/anomalia)
Processo: w3wp.exe che genera child process cmd.exe, powershell.exe, cscript.exe
File JS del portale modificati con tag 
User-Agent anomali nelle richieste POST a pagine .aspx (concatenazione di UA multipli)
Uso di icacls.exe da processi IIS per modifica permessi
# Pattern ViewState malevolo
Parametro __VIEWSTATE con lunghezza anomala (>50KB)
Richieste POST a pagine .aspx che non prevedono ViewState volumioso

Remediation e due righe per i difensori


La mitigazione primaria e indispensabile è la rotazione immediata dei valori machineKey a valori unici e crittograficamente robusti per ogni singola installazione. Le chiavi devono essere generate con un generatore di numeri casuali sicuro (CSPRNG) e non devono mai essere condivise tra ambienti diversi. La configurazione va inserita nel file web.config sotto il tag <system.web><machineKey validationKey="..." decryptionKey="..." />. Oltre alla remediation tecnica, le organizzazioni dovrebbero limitare l'accesso al portale LMS a range IP fidati, condurre threat hunting retrospettivo alla ricerca di sign of compromise elencati sopra, verificare l'integrità dei file JavaScript del portale tramite confronto hash, e investigare eventuali installazioni del presunto "plugin di autenticazione" sulle macchine degli utenti finali. Questo incidente è un promemoria sistematico del rischio insito nelle configurazioni di default condivise: una singola chiave hardcoded può trasformare un'applicazione enterprise globale in una superficie di attacco che compromette simultaneamente organizzazioni altrimenti non correlate.


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Diffida da chi ti consiglia Brave Browser per la privacy

Negli ultimi anni, Brave Browser è diventato un punto di riferimento per chi cerca alternative più sicure a Chrome e Firefox. Promosso come il browser definitivo per la privacy, dotato di blocchi pubblicitari nativi e protezione avanzata...

guide.privacypratica.it/2026/d…

#privacy #sicurezza #sorveglianza #riservatezza #brave
@linuxeasy @informapirata @lealternative

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privacypratica.it

@5befc5feb83510a5bc4c4e52ad799e7f618042c5dbf1b256d52647fde303ff37 hai letto l'articolo? Se sì riesci a smentire qualcuno dei punti che ho detto? Conosci virus OpenSource? Lo sai che la gran parte del codice di Chrome è OpenSource (sul quale è basato anche brave)?Sei consapevole che anche solo un tracker whitelistato può tracciare l'utente?E sopratutto ti fideresti a farti sparare addosso se uno schermo di vetro antiproiettile frapposto fra te e l'arma bloccasse tutti i proiettili tranne uno?
in reply to privacypratica.it

@5befc5feb83510a5bc4c4e52ad799e7f618042c5dbf1b256d52647fde303ff37 Questi sono i dilemmi esistenziali che bisogna porsi quando si naviga. Uno può scegliere il browser che vuole ma se parliamo di tracciamento e riservatezza, basta un tracker scoperto per vedere quello che fai su internet e i siti che visiti. Il 55℅ dei siti del S&P500 usa i tracker di facebook.
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322 – Hanno comprato il biglietto aereo al robot umanoide camisanicalzolari.it/322-hanno…
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Anthropic pronta a rilasciare Mythos! L’AI che ha scoperto 23.000 bug spaventa la cybersecurity

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/anthropic…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #cybersecurity #sicurezzainformatica #vulnerabilita

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📺 Risky Business Weekly (839): TeamPCP stole GitHub's internal repos

risky.biz/video/risky-business…

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#Microsoft #SharePoint Has a New RCE Flaw. If You Haven't Patched Yet, Go Do That.
securityaffairs.com/192730/sec…
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The Hidden #Ransomware Economy Running on Exposed Databases
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Dimostrazioni a conoscenza zero e crittografia

@matematica - In teoria non possono esistere dimostrazioni a conoscenza zero non interattive: in pratica, grazie a Gödel, possiamo trovarle.

wp.me/p6hcSh-9Go

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Cosa succede al tuo account Ente se non ci sei più: arriva Legacy Kit


Ente lancia Legacy Kit: tre fogli di recupero basati sullo schema di Shamir per riottenere l'accesso a un account cifrato, anche senza il proprietario.
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Ente, servizio di backup foto e gestione documenti open source basato sulla crittografia end-to-end, ha aggiunto un meccanismo pensato per una situazione che la maggior parte dei sistemi cifrati preferisce ignorare: come recuperare un account quando il legittimo proprietario perde l’accesso o non c’è più. La risposta si chiama Legacy Kit ed è disponibile in questi giorni all’interno di Ente Locker, l’app dell’azienda dedicata a documenti, password e archivi sensibili.

Il problema nasce dalla natura stessa della crittografia a conoscenza zero. Se i server non possono leggere i dati, non possono nemmeno restituire un accesso a chi resta. Legacy Kit prova a colmare questo vuoto senza rinunciare al modello di sicurezza.

Tre fogli, ma ne bastano due


Un Legacy Kit è composto da tre fogli di recupero. Ognuno contiene un codice QR segreto e le istruzioni per ripristinare l’account. L’utente assegna a ciascun foglio un nome a piacere, “figlio”, “avvocato”, “il cassetto con tutti i cavi”, poi li stampa o li salva e li distribuisce separatamente.

Il punto chiave è la soglia: due fogli qualsiasi su tre sono sufficienti per recuperare l’account, mentre un singolo foglio da solo non serve a nulla. Chi effettua il recupero non ha bisogno di un account Ente né di installare alcuna applicazione: basta aprire legacy.ente.com, scansionare due dei tre fogli e ottenere l’accesso completo all’account, quindi a Photos, Locker e Auth.

Tempo per accorgersene


A ogni kit si associa un periodo di attesa configurabile: immediato, un giorno, sette, quindici o trenta. L’opzione immediata torna utile per l’auto-recupero, quando si è semplicemente rimasti chiusi fuori dal proprio account. Le attese più lunghe hanno senso quando il kit è destinato a qualcun altro, perché danno tempo di accorgersi di un tentativo e bloccarlo se qualcosa non torna.

Ente avvisa via email a ogni tentativo di recupero. Durante il periodo di attesa impostato è possibile interrompere una sessione attiva, oppure eliminare del tutto un kit per disattivarne i fogli e impedire qualsiasi ripristino futuro. Si possono creare fino a cinque kit per account, così da coprire situazioni diverse: una finestra breve per sé, una più lunga in ottica di eredità.

La matematica dietro al kit


Legacy Kit nasce da un progetto hackathon chiamato 2of3: il prototipo si limitava a spezzare un segreto in tre parti, mentre la versione finale aggiunge il coinvolgimento dei server di Ente, che introducono il periodo di attesa e la possibilità di revocare i fogli. Quando si crea un kit, Ente genera un segreto casuale e lo divide in tre parti usando lo schema a soglia 2-su-3 di Shamir, che consente di ricostruire il segreto a partire da due quote qualsiasi.

Questo segreto non transita mai dai server. Da esso Ente deriva una chiave che protegge il materiale di recupero e una coppia di chiavi che permette al server di verificare che qualcuno possieda fogli a sufficienza, senza però vedere il segreto. Durante il recupero, due fogli vengono combinati direttamente nel browser per sbloccare una sfida sigillata dal server; superato il periodo di attesa, il server restituisce il materiale cifrato, che viene decifrato in locale per completare un normale reset della password. A detta di Ente, il server non vede mai il segreto del kit, le singole quote o la chiave di recupero decifrata.

Legacy Kit è disponibile su Ente Locker sia per Android sia per iOS.

SOURCE:// ente.com

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Planck è stato un satellite europeo, operativo tra il 2009 e il 2013, con l’obiettivo di misurare la radiazione cosmica di fondo e migliorare la nostra conoscenza sulle origini e l’evoluzione dell’universo. Era equipaggiato con due sofisticati strumenti: il Low Frequency Instrument (LFI) e l'High Frequency Instrument (HFI). Oltre a partecipare alla costruzione del satellite, l'Italia è stata responsabile dell’LFI, con il ruolo di Principal Investigator affidato a Nazzareno Mandolesi dell’INAF-IASF di Bologna, ma ha partecipato anche alla realizzazione dell'HFI. Per entrambi gli strumenti, gli scienziati italiani sono stati fortemente coinvolti nell’attività scientifica legata alla missione, che ha realizzato la più accurata e dettagliata mappatura dell'intera volta celeste alle frequenze delle microonde mai ottenuta fino a quel momento.

Per misurare le infinitesimali variazioni di temperatura della radiazione cosmica di fondo, pari a pochi milionesimi di grado, i due strumenti dovevano essere mantenuti a temperature eccezionalmente basse. Questo obiettivo è stato raggiunto con una complessa catena di raffreddamento a stadi successivi. I due strumenti lavoravano a temperature diverse ed erano inseriti uno dentro l'altro.

Per prima cosa era necessario isolare gli strumenti dalla parte “calda” del satellite, il modulo di servizio orientato verso il sole. Questo obiettivo è stato ottenuto con un sistema di scudi termici molto ingegnoso ed eccezionalmente efficiente chiamato “V-grooves”: lo stesso principio poi adottato dal telescopio James Webb. In questo modo si è riusciti a portare la temperatura del payload a 50 Kelvin, circa -223 °C, una temperatura già molto bassa ma non ancora sufficiente.

Lo strumento LFI veniva poi portato a circa 20 Kelvin (-253 °C) con un particolare refrigeratore a idrogeno che aveva la caratteristica di non usare alcuna parte meccanica in movimento, eliminando così qualsiasi vibrazione che potesse disturbare le misurazioni scientifiche.

Lo strumento HFI veniva invece raffreddato con tre stadi successivi, l’ultimo dei quali sfruttava il principio della “diluzione d’elio”: questo stadio faceva miscelare continuamente due isotopi rari dell'elio, l'elio-3 e l'elio-4, con un processo endotermico, capace di assorbire calore, un po’ come l'evaporazione di un liquido, e di sottrarre le ultime frazioni di microwatt, per arrivare a una temperatura di un decimo di Kelvin (-273,05 °C). La temperatura "naturale" della radiazione cosmica di fondo è di circa 2,7 K (-270,45 °C), quindi lo strumento HFI era molto più freddo dell’ambiente circostante: un risultato possibile soltanto grazie a sistemi di raffreddamento attivi.

All’epoca lo strumento HFI era l’oggetto più freddo noto nello spazio, nonché il più freddo oggetto artificiale, ma in seguito questo record è stato superato. Attualmente l’esperimento della NASA Cold Atom Lab (CAL), a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, è in grado di arrivare a temperature dell'ordine di poche decine di picokelvin, cioè meno di un decimiliardesimo di Kelvin.

@astronomia


Quiz del lunedì. A che temperatura operava lo strumento HFI del satellite europeo Planck?

Appuntamento a domani per la discussione delle risposte, non suggerite e non cercate su internet!

#QuizTime
@astronomia


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La missione di Planck


Planck è stato un satellite europeo, operativo tra il 2009 e il 2013, con l’obiettivo di misurare la radiazione cosmica di fondo e migliorare la nostra conoscenza sulle origini e l’evoluzione dell’universo. Era equipaggiato con due sofisticati strumenti: il Low Frequency Instrument (LFI) e l'High Frequency Instrument (HFI). Oltre a partecipare alla costruzione del satellite, l'Italia è stata responsabile dell’LFI, con il ruolo di Principal Investigator affidato a Nazzareno Mandolesi dell’INAF-IASF di Bologna, ma ha partecipato anche alla realizzazione dell'HFI. Per entrambi gli strumenti, gli scienziati italiani sono stati fortemente coinvolti nell’attività scientifica legata alla missione, che ha realizzato la più accurata e dettagliata mappatura dell'intera volta celeste alle frequenze delle microonde mai ottenuta fino a quel momento.

Per misurare le infinitesimali variazioni di temperatura della radiazione cosmica di fondo, pari a pochi milionesimi di grado, i due strumenti dovevano essere mantenuti a temperature eccezionalmente basse. Questo obiettivo è stato raggiunto con una complessa catena di raffreddamento a stadi successivi. I due strumenti lavoravano a temperature diverse ed erano inseriti uno dentro l'altro.

Per prima cosa era necessario isolare gli strumenti dalla parte “calda” del satellite, il modulo di servizio orientato verso il sole. Questo obiettivo è stato ottenuto con un sistema di scudi termici molto ingegnoso ed eccezionalmente efficiente chiamato “V-grooves”: lo stesso principio poi adottato dal telescopio James Webb. In questo modo si è riusciti a portare la temperatura del payload a 50 Kelvin, circa -223 °C, una temperatura già molto bassa ma non ancora sufficiente.

Lo strumento LFI veniva poi portato a circa 20 Kelvin (-253 °C) con un particolare refrigeratore a idrogeno che aveva la caratteristica di non usare alcuna parte meccanica in movimento, eliminando così qualsiasi vibrazione che potesse disturbare le misurazioni scientifiche.

Lo strumento HFI veniva invece raffreddato con tre stadi successivi, l’ultimo dei quali sfruttava il principio della “diluzione d’elio”: questo stadio faceva miscelare continuamente due isotopi rari dell'elio, l'elio-3 e l'elio-4, con un processo endotermico, capace di assorbire calore, un po’ come l'evaporazione di un liquido, e di sottrarre le ultime frazioni di microwatt, per arrivare a una temperatura di un decimo di Kelvin (-273,05 °C). La temperatura "naturale" della radiazione cosmica di fondo è di circa 2,7 K (-270,45 °C), quindi lo strumento HFI era molto più freddo dell’ambiente circostante: un risultato possibile soltanto grazie a sistemi di raffreddamento attivi.

All’epoca lo strumento HFI era l’oggetto più freddo noto nello spazio, nonché il più freddo oggetto artificiale, ma in seguito questo record è stato superato. Attualmente l’esperimento della NASA Cold Atom Lab (CAL), a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, è in grado di arrivare a temperature dell'ordine di poche decine di picokelvin, cioè meno di un decimiliardesimo di Kelvin.

@astronomia

@destinazione_stelle@poliversity.it:

Quiz del lunedì. A che temperatura operava lo strumento HFI del satellite europeo Planck?
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Workshop RHC Conference 2026 - Firmare il Reale: Fiducia Digitale nell'Era dei Deepfake

Guarda il video: youtube.com/watch?v=HJoc-iAr3B…
Guarda la galleria: redhotcyber.com/red-hot-cyber-…

Ai workshop della RHC Conference 2026 è intervenuto con lo speech "Firmare il Reale: Fiducia Digitale nell'Era dei Deepfake" Pellegrino Casoria (Cyber Next Innovation Lead in Accenture) e Stefano Battista (Accenture Security Transformation Senior Analyst) nei workshop "Hands-On".

#redhotcyber #rhcconference #workshop #conferenza #informationsecurity #ethicalhacking #dataprotection #hacking #cybersecurity #cybercrime #cybersecurityawareness #cybersecuritytraining #cybersecuritynews #privacy #infosecurity

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Dalle buste paga ai colloqui: l’intelligenza artificiale mette nel mirino le risorse umane

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/dalle-bus…
A cura di Silvia Felici

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #risorseumane #calcolobustepaga

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Piccola, aperta, sovrana. La via della Svizzera all’intelligenza artificiale
https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-svizzera-apertus-modelli/?utm_source=flipboard&utm_medium=activitypub

Pubblicato su Business @business-WiredItalia

A Bicycle Built on an Italian Renaissance Tech Base


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There is a drawing of a bicycle in one of Leonarda DaVinci‘s sketchbooks– except it wasn’t drawn by DaVinci, and dates long after his death, so we can’t say the old master invented the bicycle. We can, however, wonder what it would have looked like if he did– and so did the [How To Make Everything] YouTube channel. As you might expect, they investigated the question of a Renaissance Bicycle in the best possible way: they built one.

In some ways the device looks like the first, primitive hobby-horse proto-bicycle of the early 19th century, which is not without reason. From the renaissance to the dawn of the industrial era, there wasn’t a huge change in how europeans worked with wood, and in both eras wood is the obvious choice. Where this bike differs from [Karl Drais]’s invention is that it has both pedals and brakes– both of them using drawings from DaVinci’s sketchbook.

You might be surprised to learn that ball-bearings are period-appropriate, and weren’t even invented by DaVinci. The drum brake, on the other hand, is right out of the Old Master’s notes: a steel band wraps around a drum on the rear break, and is tighened by a lever. With iron rims, no brake would stop on a dime, and this probably works as well as anything while being quite simple to make.

The chain is also based on one in DaVinci’s notes, and honesty it’s a weak point of the design; they’d likely have been better off with a leather belt, or perhaps a stack of gears as we’ve seen before. The hand-made chain just isn’t able to get the bike up to riding speed. Still, this is recognizably a bicycle and entertaining content for anyone who plans on violating the temporal prime directive or wants to get around after the apocalypse.

youtube.com/embed/mVgBdjDXxLc?…


hackaday.com/2026/05/26/a-bicy…

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Robot in cucina, bucato e letti rifatti: la Cina si prepara alla robotica per tutti

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/robot-in-…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #robotdomestici #intelligenzaartificiale #cucinaconirobot #robotumanoidi

Linux on Android Provides Inexpensive, Powerful Computing


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A phone running the XFCE desktop environment is placed on a desk, with a wireless keyboard in front of it.

In some parts of the world it’s common for cell service providers to sell new phones at a price significantly below market value, with the caveat that these phones are locked to that service provider alone. It’s questionable whether this practice is good for consumers, but as [Gabriel Broussard Korr] notes, it’s an opportunity for hackers: since it’s possible to run a Linux environment on these phones, they make an inexpensive source of quite powerful computing hardware.

In this case, [Gabriel] was using the Moto G Power 2024, which has 128 GB of storage, 12 GB of RAM, and costs less than $50 when carrier-locked. Rather than trying to install a mobile-oriented Linux distribution (such as postmarketOS), [Gabriel] installed Termux, a terminal emulator which provides a Linux environment within Android. Before doing this, he set up the phone and configured a number of settings for a better Linux experience. Since automatic updates can interfere with these settings, and since none of the provided settings effectively disable these, he used NetGuard to block Internet access from the updater app and from Google Play services.

The next step was to actually install Termux, as well as an X11 extension and an app which exposes an API for Termux. The desktop environment (XFCE in this case) was installed through Termux, and [Gabriel] wrote a shell script to go through the steps of starting it. XFCE worked well on mobile devices because of its full-desktop zoom capability. Even running Linux indirectly, the experience was smooth; [Gabriel] found that GIMP, Shotcut, and VS Code all performed well.

It’s not quite the same set of software, but we’ve previously featured a guide to setting up a similar Linux environment using Termux and AnLinux. Lindroid provides a similar containerized Linux environment; on the other hand, you can also use postmarketOS to make a server from an old phone.


hackaday.com/2026/05/26/linux-…

Drawing Videos On An Etch-a-Sketch


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We’ve covered etch-a-sketch robots before, but usually they’re not quite as fast as [Every Flavor of Robot]’s “video” etch-a-sketch, capable of drawing a full portrait in as little as a minute.

The robot, nearly finished drawing a portrait of [William Osman]The idea comes from the motivation to make something cool for Open Sauce. Of course, most projects with a deadline come very close to missing it, and–like many an Open Sauce project–this one is no exception. Arriving in California, they realize they couldn’t access their code! Fortunately, they get a demo working where your portrait is drawn just in time.

After the event, [EFoR] sought to improve their robot. In doing so, they developer their own motor driver platform, complete with a custom PCB that can double as a Raspberry Pi hat. The software, being control theory, also needed some tweaking. Because the real world isn’t perfect, just a PID controller isn’t always enough and, in this case, they also needed to add code to account for backlash. Finally, as a finishing touch, they added a time-lapse camera so the “etchbot” could play videos by taking a picture after every frame.

youtube.com/embed/p4cUWCG7fM4?…


hackaday.com/2026/05/26/drawin…

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🫶 Welcome back #Iran! Metrics show a further rise in connectivity as mobile networks and other segments are reconnected to the global internet:

• Filternet remains in place but can be worked around
• WhatsApp now restricted, requiring circumvention
• Some users still offline

#iran

Honeywell X2S Smart Thermostat Firmware Reverse-Engineering


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The Honeywell X2S Smart Thermostat is a Wi-Fi-enabled thermostat that is meant to integrate with your typical ‘smart home’ setup, with mobile app control available as well. Of course, just using it as-is would be extremely boring, so fortunately we have [author0] to take it apart and reverse-engineer its encrypted firmware.

Of the two brains in this thermostat the first is a succinctly named Renesas R7FA6M4AF3CFP MCU containing a 200 MHz Cortex-M33 core with TrustZone features to theoretically keep out any firmware hackers. Handling the wireless side is a Realtek RTL8721DM Wi-Fi/BLE 5.0 SoC. There are also two Winbond Flash chips connected to these two main chips, with their contents of course encrypted.

Fortunately there are plenty of test points to connect to, for which a custom pogo-pin equipped breakout board was created. Cracking the encryption for the Realtek turned out to be as simple as using its RSIP decrypt-on-the-fly feature. From there exploring the firmware was the next step, with a TLS issue pertaining to certificates found to make man-in-the-middle attacks easy, along with a seeding bug that makes recovering session keys possible.

Although the Renesas MCU firmware still has to be decrypted and the full wireless handshake reverse-engineered, these do seem to be solid steps towards fully reverse-engineering this thermostat. It also makes it very clear once again that the ‘S’ in IoT absolutely stands for ‘security’. Maybe that’s why the smart home bubble popped.


hackaday.com/2026/05/26/honeyw…

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"Racial profiling carried out in the name of migration control is not an occasional mistake at Europe’s borders. It is a systemic feature of policing, border control, and migration management that disproportionately targets racialised people across EU member states. As policing and immigration enforcement increasingly merge, discriminatory stops, ID checks, searches, and harassment are becoming normalised, with serious consequences for dignity, safety, and belonging."

enar-eu.org/booklet-racial-pro…

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in reply to Carlo Gubitosa

Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b

@gubi Un primo piano di una parte di un volto e di un collo, reso attraverso frammenti di carta strappata con diverse tonalità di pelle. I bordi dei frammenti sono bianchi e irregolari. Sulla destra, il testo recita: "Racial profiling practices at EU internal borders". In alto a destra si trovano i loghi "PICUM", accompagnato da un'icona di linee colorate, e "ENAR", con un'icona a cerchio bianco. Lo sfondo è di un colore neutro e chiaro.

🌱 Energia utilizzata: 0.262 Wh

Tiny C64 PSU Rejects Tradition, Embraces USB


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The Commodore 64 has, by modern standards, the interesting power requirement of needing both 5 VDC and 9 VAC. Traditionally, one would use an iron-core transformer to step-down the wall current — be it 220 V or 115 V, 50 Hz or 60 Hz — to produce the low-voltage AC.

That’s how Commodore did it, and that’s how most of the aftermarket replacements do it, too. That iron-core transformer is bulky, though, and [Side Projects Lab] decided that in this day and age of switching supplies and USB-PD he could surely do better. Which he did, with the diminutive PD-64.

As you can see, it just covers the power port of the C64, and not much else. Partly that small size comes from offloading some of the hard work onto a USB-PD wall wart. The PD-64 requests 12 VDC, which it then steps down to 5 VDC with the usual buck converter, and inverts to 9 VAC in a circuit that is the most interesting part of the project.

There are various ways one could do this, after all, and we’re sure some of you will have different ideas than [Side Projects Lab], but his method seems sound. In order to provide galvanic isolation between the two outputs, the 12 VDC line is first chopped into a 500 kHz signal, and run through a tiny 5:6 ferrite transformer. That output gets rectified to 13.6 VDC, a voltage that is used to run a class-D audio amplifier to produce the 9 V peak-to-peak, zero-DC-offset signal the C64 needs.

[Side Projects Lab] has released both FreeCAD files for the case and STLs as BY-CC-ND 4.0, and a circuit diagram is available for the electrical side. If you don’t want to design your own PCB, [sideprojectslab] will be selling finished versions.

If you’re interested in further dragging your C64 into the modern era, check out the HDMI output that [Side Projects Lab] hacked together for the iconic computer last year.

youtube.com/embed/hznWD4iIIvQ?…


hackaday.com/2026/05/26/tiny-c…