Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Dieci anni del GDPR: i tuoi dati, i tuoi diritti

Il 24 maggio 2026 ricorre il decimo anniversario dell'entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Questa legge storica ha conferito per la prima volta ai cittadini europei un reale controllo sui propri dati personali, cambiando per sempre la vita online.

commission.europa.eu/news-and-…

@privacypride@feddit.it

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

🚺 I chatbot portano le fantasie di violenza femminile a un altro livello

“Benvenuti nella nuova era, dove qualsiasi cosa desideriate è realizzabile con estremo realismo”: così esordisce un utente nella parte oscura della rete, commentando i chatbot. Da due studi emerge come questi strumenti vengano utilizzati anche per ruolare rapporti di violenze, stupri e pedofilia. Nel 97% dei casi le vittime impersonate dai bot sono ragazze ed

eticadigitale.org/2026/05/24/i… #IA

#IA
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

>>LUNEDÌ 25 maggio 2026 – Marco Amato – Didattica e videogiochi
in diretta ▶️ dalle 18 alle 19
Partecipa e invita la tua classe a partecipare >programmailfuturo.it/notizie/w…
ECCEZIONALMENTE DI LUNEDÌ IL WEBINAR DI #ProgrammailFuturo
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

🚺 I chatbot portano le fantasie di violenza femminile a un altro livello


"Benvenuti nella nuova era, dove qualsiasi cosa desideriate è realizzabile con estremo realismo": così esordisce un utente nella parte oscura della rete, commentando i chatbot.

Da due studi emerge come questi strumenti vengano utilizzati anche per ruolare rapporti di violenze, stupri e pedofilia. Nel 97% dei casi le vittime impersonate dai bot sono ragazze ed è possibile conversare con loro anche su app rinomate con 20 milioni di utenti mensili, che offrono varie personalità con cui dialogare. "Moglie maltrattata" è una di queste: quando non ascolta o sbaglia, la si picchia. "Scolaretta timida" e "bimbə seducente" altre: l'ultima recita che "è qui per soddisfare i tuoi desideri". Altre app offrono invece scenari, come "stupro", "incesto" e "loli" (lolita); il tutto senza controlli.

Per quanto in certi casi queste app siano state bandite e/o finite in tribunale in singole nazioni, la risposta non viene ritenuta all'altezza: c'è chi propone di introdurre un reato di "sviluppo pericoloso" per i chatbot, chi invece vuole obbligare le aziende a eseguire delle verifiche prima del rilascio. A prescindere, l'urgenza resta palpabile e viene richiesta alle nazioni una celerità nell'agire.

observer.co.uk/news/science-te…

#Notizia #IA
@eticadigitale

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Didattica e videogiochi. Domani @zughy sarà in diretta alle 18 per il ciclo di webinar di @programmailfuturo

Conoscere il motore di gioco libero "Luanti" (anche noto come "una versione libera di Minecraft") come strumento semplice e divertente per diffondere la cultura sul ri-uso, la creazione di software libero tra i ragazzi e diffondere la cultura sulla creazione di contenuti liberi

programmailfuturo.it/notizie/w…

@scuola

mastodon.uno/@programmailfutur…


>>LUNEDÌ 25 maggio 2026 – Marco Amato – Didattica e videogiochi
in diretta ▶️ dalle 18 alle 19
Partecipa e invita la tua classe a partecipare >programmailfuturo.it/notizie/w…
ECCEZIONALMENTE DI LUNEDÌ IL WEBINAR DI #ProgrammailFuturo

Spacelab’s Mitra 125 MS


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

[Ken Shirriff] does some of the most interesting teardowns. This time, he’s looking at a French-built minicomputer called the Mitra 125 MS from around 1980. In particular, it was the computer inside Spacelab, a European lab that could fit in the back of the Space Shuttle.

As you might expect, the computer doesn’t contain a microprocessor. Instead, it is a series of cards and, in this post, [Ken’s] looking at the ALU that allows the computer to perform math operations.

The Mitra was a descendant of a 1971 computer, and the “MS” indicated it was a military-grade variant of the computer. Spacelab had three of these. One operated the lab, another handled experiments, and the third was a backup.

At the heart of the board was the 74181 ALU. Well, actually, the 54S181, which was the military-grade high-speed part. Each chip handled four bits of addition, subtraction, or a few other logical operations. No multiply. No divide. Oddly, no right shift, either.

Although the computer is a 16-bit machine, it has a 32-bit ALU built from eight ‘181 chips, spread across several boards. Multiplexers allow the ALU to read different operands, and the result can go several different directions, also.

By 1991, these computers were obsolete. The IBM AP-101SL replaced the Mitra. It was basically the Shuttle’s new AP-101S computer with special microcode to pretend to be a Mitra 125.

We love [Ken’s] teardowns both at the macro and micro level.


hackaday.com/2026/05/24/spacel…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

#GKN, un nome un programma: è strano, vero, che chi fa strame dei diritti dei lavoratori (citofonare Campi Bisenzio) se ne frega anche dell'ambiente

"California: ancora sotto osservazione l’impianto di GKN Aerospace dove c’era stata una fuoriuscita tossica"

primapress.it/california-ancor…

@politica

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Anche con voi i vostri amici si rifiutano di aprire i link giganteschi?

Vorreste una #alternativa #libera che non tracci cosa condividiate?

Da Oggi potete farlo senza alcun problema, grazie a @BoostMediaAPS !

Sto parlando di Shorty: la #app single page che ti risolve tutti i problemi!

Una app interamente #AGPLv3 , #OpenSource , #SoftwareLibero sviluppata da Me e rilasciata per tutta la comunità 😉

Scopri di più nel mio ultimo video!

youtu.be/QCoGEEoyKW4?is=MZMz1n…

@opensource

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Saluti dalla Fedcon di Bonn!! Con il cast di Star Trek Strange New Worlds e Academy
Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
in reply to Il Disinformatico

Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b

@ildisinformatico Una grande folla di persone è riunita in un ambiente interno, rivolta verso un palco illuminato. Il palco è caratterizzato da intensi riflettori bianchi e viola che proiettano fasci di luce verso il pubblico. La folla è vista da dietro, densamente stipata e composta da persone con abiti di vari colori. L'ambiente presenta elementi architettonici come scale laterali e un soffitto alto con varie luci. Sulla sinistra, sulla schiena di una persona, è visibile la scritta "ALPHA".

🌱 Energia utilizzata: 0.182 Wh

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Trovato il modo di finanziare le aziende della IA: ChatGPT ora può connettersi al tuo conto bancario e visualizzare tutte le tue transazioni.


OpenAI ha presentato venerdì una nuova funzionalità che consentirà agli utenti di condividere informazioni finanziarie dettagliate con il chatbot.

gizmodo.com/chatgpt-can-now-co…

@aitech

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

SECURITY AFFAIRS #MALWARE #NEWSLETTER ROUND 98
securityaffairs.com/192598/mal…
#securityaffairs #hacking

Meet the Raven: an Atari Clone Computer Based on the Motorola 68060


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Some people who have a hankering to run GEM/TOS applications might just fire up an emulator, or maybe coax an old Motorola 68k-based Atari ST system back to life. Then there are people like [Anders Granlund], for whom hard mode is a way of life and making a custom mainboard around a genuine 68060 CPU and associated peripherals is a reasonable approach to pick. Thus quoth the Raven project.

The project commenced in 2024, when [Anders] started a thread on it over at the Exxos Forum which thus became pretty much the project log for the endeavor.

Both RAM and ROM ICs are on SIMM sticks, which seems like a pretty nifty idea compared to the typical socketed or soldered-in approach here, allowing for up to 48 MB of RAM and 16 MB of ROM.

On the custom ATX-compatible mainboard you get a total of 4 ISA slots, as well as everything from YM2149 audio, IDE HDD and legacy Atari peripheral support. All of which fits in a standard ATX case with an ATX power supply. If this tickles your fancy, you can find the design files for the current A1 board revision, though you will have to source your own ICs.

With all of it assembled you can run Atari’s TOS with its GEM UI, or the modern equivalent in the form of FreeMiNT.


hackaday.com/2026/05/24/meet-t…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Anthropic's #Project #Glasswing: 10,000+ Vulnerabilities Found in One Month, and the Patching Problem Has Never Been More Obvious
securityaffairs.com/192576/ai/…
#securityaffairs #hacking #AI
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

U.S. CISA adds a flaw in #Drupal Core to its Known Exploited Vulnerabilities catalog
securityaffairs.com/192557/sec…
#securityaffairs #hacking

Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Il 29 maggio alle ore 18:30, presso la libreria Mondadori nella Galleria Alberto Sordi di Roma, Arturo Di Corinto presenterà il suo nuovo libro “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”

A dialogare con l’autore saranno Barbara Carfagna e Riccardo Luna, in un incontro dedicato ai temi della cybersicurezza, della guerra cognitiva e delle nuove minacce digitali che stanno ridefinendo gli equilibri geopolitici e sociali contemporanei.

“Guerra profonda” affronta la nuova era dei conflitti algoritmici, dove la sovranità digitale è sotto attacco e nessuno può più considerarsi un semplice civile estraneo ai rischi del cyberspazio. Il volume accompagna il lettore in un viaggio che tocca la sicurezza dei cittadini, la protezione delle infrastrutture critiche e la tenuta delle istituzioni democratiche e dell’ordine globale.

Con la prefazione di Roberto Baldoni, il libro offre una riflessione lucida e attuale sul rapporto tra tecnologia, informazione e potere, mostrando come hacker, disinformazione e sistemi automatizzati siano ormai strumenti centrali nei conflitti del XXI secolo.

Arturo Di Corinto è giornalista, docente di privacy e cybersecurity, analista di cybersicurezza e consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Copertina Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, 2026


dicorinto.it/libri/guerra-prof…

Designing a Printable Cyclone Dust Separator for 99.95% Efficiency


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Filtering sawdust out of an airflow is easy until you try to do it with cyclone separation, but the obvious appeal here is of course not spending a fortune on filters. Over the years we have thus seen a lot of DIY takes on this concept alongside commercial offerings. Recently [Ruud] of the [Capturing Dust] YouTube channel gave it a fresh shake with a claimed 99.95% filtering efficiency that outperforms a commercial solution.

As a starting point the commercial and very succinctly named Oneida Air Super Dust Deputy Cyclone Separator was used, which retails for about $179 and claims a 99.9% filtrating rate of fine dust and debris. Based on its design a 3D model was created and printed with an FDM printer.

Initially only about a 98% rate was measured, but after some investigation this appeared to be due to the incoming and exciting airflows interfering. One tweak later to add some separation between the flows and a lot of testing of different configurations a final design was settled on that would seem to be rather quite efficient compared to the commercial option.

youtube.com/embed/vspF43frvKE?…


hackaday.com/2026/05/24/design…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

iPhone nel mirino: basta un click per svuotare i wallet crypto

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/iphone-ne…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #sicurezzainformatica #attacchinformatici

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

321 – Mille dollari al mese a duemilaquattrocento artisti. Senza condizioni camisanicalzolari.it/321-mille…
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Anthropic scuote la cyber security: 10.000 bug critici scoperti in un mese. Realtà o Marketing?

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/anthropic…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #intelligenzaartificiale #vulnerabilita #progettoglasswing

Putting Version 7.1 of the Direct Granules FDM Extruder Through Its Paces


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Whether you’re using granules or filament, FDM printing relies heavily on a consistent flowrate of the extruder. This is also the challenge with [HomoFaciens]’s direct granule extruder. Version 7.1 here refines some parameters before being put through a number of printing tests to see how close it comes to something you’d want to use for production.

There’s also an accompanying blog post, on which the project files can be found for those who are playing along at home.

A big part of this V7.1 change was to simplify the design for manufacturing, removing the brass insert of V7.0, instead requiring some manual labor using a drill bit and a hand reamer to get the inside of the extruder tube just right.

The section with the heating element was also extended, though this didn’t have as much of an effect as expected. During testing the overall results were actually pretty good, with the extruder able to keep up with bridging tests while the feared air bubbles from air intruding into the tube remained absent.

On the Prusa Mk4 FDM printer, there are some definite limitations on testing features like input shaping resulting in wavy patterns in some rest prints, but for upcoming tests a different FDM printer will be used which should more clearly show the potential of this extruder design.

youtube.com/embed/E4mUDcB8V3Q?…


hackaday.com/2026/05/23/puttin…

PCB Map Display Keeps An Eye On Family


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

PCBs are traditionally designed with traces laid out to support a circuit full of electronic components. However, they’ve become increasingly popular as a way to produce functional visual artworks. This PCB map from [Jonathan] is a great example.

The PCB was designed as a map of the California East Bay area. The roads are laid out as the top-side copper layer, while the land and roads are used for the top solder mask layer, with the flipped land and roads area making up the solder mask on the bottom side. The map data itself was cribbed from Snazzy Maps. Behind the PCB, [Jonathan] mounted a 64 x 32 RGB LED array, which can be seen glowing through from behind the material. The LEDs are controlled by an ESP32, which grabs location data from [Jonathan’s] family member’s mobile devices over MQTT, and uses it to light their positions on the map. Files are on Github for the curious.

If you’ve got a family that is open to location tracking, and the money to pay for a custom PCB, you could probably recreate this project yourself. We’ve seen some other great PCB maps before, too, like this amazing metro tracker. Video after the break.

youtube.com/embed/Oj52eqXgJHk?…

youtube.com/embed/QWq_C7uRPfs?…


hackaday.com/2026/05/23/pcb-ma…

Touchable POV Display Blooms In Mid Air


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Typically, when we think of touch screens, we think of LCDs or OLEDs with a resistive or capacitive sensing layer laid over the top. However, a team from the University of Chicago has developed an entirely different type of touch-sensitive display that uses persistence-of-vision techniques.

The project is called BloomBeacon. It consists of a pair of spinning arms to create a stable round display in mid-air. One arm is covered in LEDs, while the other is covered with capacitive pads for touch sensing purposes. The trick behind this device is evident in the name—the device uses soft, flexible arms which are hinged and “bloom” upwards as the device spins up to speed. This makes it safe to physically interact with the spinning blades while they’re in motion to create a touch-interactive display. The device can thus display user interface elements like buttons that the viewer can interact with by reaching out and touching them directly.

Normally we’d advise not sticking your fingers in a rotating piece of machinery, but in this case, BloomBeacon was designed specifically to make this safe. Even sticking your fingers or hand right through the spinning arms won’t cause injury.

We’ve featured some other cool POV projects over the years, like this neat volumetric display. Video after the break.

youtube.com/embed/ir3hBJ-Z51c?…


hackaday.com/2026/05/23/toucha…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Verifica dell'età e controllo degli accessi in base all'età: il kit di resistenza di EFF

L'accesso basato sull'età sta trasformando internet, ma gli utenti non sono impotenti: contestare queste leggi, proteggere i nostri diritti digitali e costruire un mondo digitale più sicuro per tutti gli utenti di internet, @eff ha messo a disposizione questo kit di #resistenza

eff.org/issues/age-verificatio…

Grazie a @zompetto per la segnalazione

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2


@Informatica (Italy e non Italy)
Webworm, APT di allineamento cinese attivo dal 2022, ha aggiornato il suo arsenale con due nuovi backdoor: EchoCreep, che usa Discord come canale C2, e GraphWorm, che sfrutta Microsoft Graph API e OneDrive per


Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2


Quando un gruppo APT decide di nascondere le proprie comunicazioni malevole dentro le API di prodotti Microsoft o nei canali Discord, il confine tra traffico legittimo e operazione di spionaggio si fa quasi invisibile per i tradizionali strumenti di sicurezza di rete. È esattamente la scelta operativa che ha compiuto Webworm, gruppo di allineamento cinese attivo da almeno il 2022, che nel 2025 ha arricchito il proprio toolkit con due nuovi implant: EchoCreep e GraphWorm.

Chi è Webworm: storia e attribuzioni


Webworm è stato documentato pubblicamente per la prima volta da Symantec (ora parte di Broadcom) nel settembre 2022. Il gruppo prende di mira agenzie governative e aziende nei settori IT, aerospaziale ed energia elettrica, con un focus geografico che comprende Russia, Georgia, Mongolia e diverse nazioni asiatiche ed europee. I ricercatori hanno identificato sovrapposizioni operative significative con cluster tracciati come FishMonger (alias Aquatic Panda), SixLittleMonkeys e Space Pirates — tutti threat actor con legami all’intelligence cinese.

La scelta dei bersagli — istituzioni governative, operatori di infrastrutture critiche e fornitori di servizi IT — è coerente con gli obiettivi strategici di raccolta intelligence attribuiti agli attori state-sponsored cinesi. Le recenti campagne hanno ampliato il raggio d’azione verso l’Europa, segnalando un’evoluzione geopolitica degli interessi del gruppo.

EchoCreep: Discord come infrastruttura C2


EchoCreep è il componente più semplice — ma non per questo meno insidioso — del nuovo arsenale. Utilizza Discord come canale di Command and Control, sfruttando le API della piattaforma di messaggistica per ricevere comandi dagli operatori e restituire output dalle macchine compromesse. Le funzionalità documentate dai ricercatori includono:

  • Upload e download di file arbitrari verso/dal sistema vittima
  • Esecuzione di comandi tramite cmd.exe con restituzione dell’output agli operatori
  • Persistenza tramite canale Discord dedicato, non esposto pubblicamente

L’analisi del canale Discord utilizzato da EchoCreep rivela che i primi comandi risalgono al 21 marzo 2024: ciò significa che l’implant era già operativo in campagne reali ben prima della sua scoperta pubblica, probabilmente inosservato per oltre un anno.

La scelta di Discord come C2 non è casuale. Il traffico verso discord.com è quasi universalmente consentito nelle policy di rete aziendali, il protocollo è HTTPS e il volume di traffico legittimo è enorme — condizioni ideali per mascherare comunicazioni malevole nel rumore di fondo.

GraphWorm: Microsoft OneDrive come dead drop


GraphWorm è il componente più sofisticato del nuovo toolkit. Utilizza Microsoft Graph API — la stessa infrastruttura usata da milioni di applicazioni enterprise — per le comunicazioni C2, sfruttando specificamente gli endpoint di OneDrive. La tecnica del “cloud dead drop” — usare servizi cloud legittimi come proxy per i comandi — è in crescita tra gli APT più avanzati, ma GraphWorm la porta a un livello di granularità operativa notevole.

Per ciascuna vittima compromessa, GraphWorm crea una directory dedicata su OneDrive, permettendo agli operatori di gestire in modo indipendente le operazioni su target diversi senza interferenze. Le capacità documentate includono:

  • Spawn di nuove sessioni cmd.exe per l’esecuzione interattiva di comandi
  • Avvio di processi arbitrari sul sistema vittima
  • Upload e download di file da/verso OneDrive tramite Graph API
  • Self-termination controllata su segnale degli operatori, per ridurre le tracce forensi

Il traffico verso graph.microsoft.com è considerato trust implicito nella maggior parte degli ambienti enterprise Microsoft 365, rendendo il rilevamento basato sul blocco dei domini o sull’ispezione superficiale del traffico del tutto inefficace.

Tooling, proxy custom e TTP completi


Webworm integra i propri backdoor con un ecosistema di strumenti offensive collaudato. Per la fase di ricognizione, il gruppo usa tool open source come dirsearch e nuclei per eseguire brute-force dei path su web server delle vittime e identificare vulnerabilità sfruttabili. Sul lato infrastrutturale, Webworm ha sviluppato una suite di proxy custom: WormFrp, ChainWorm, SmuxProxy e WormSocket. Questi strumenti non si limitano a cifrare le comunicazioni: supportano il chaining su host multipli — sia interni che esterni alla rete bersaglio — permettendo la costruzione di tunnel multi-hop difficili da tracciare. Il gruppo utilizza inoltre SoftEther VPN per un ulteriore layer di offuscamento dell’infrastruttura C2.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Webworm - EchoCreep / GraphWorm IoC (maggio 2026)
# Tool legittimi usati in contesto malevolo
TOOL: dirsearch (github.com/maurosoria/dirsearch)
TOOL: nuclei (github.com/projectdiscovery/nuclei)
# Custom proxy tools Webworm
TOOL: WormFrp
TOOL: ChainWorm
TOOL: SmuxProxy
TOOL: WormSocket
# Patterns comportamentali da monitorare
BEHAVIOR: cmd.exe spawned by non-standard parent process
BEHAVIOR: Unusual OneDrive API calls (graph.microsoft.com) with file creation in per-victim dirs
BEHAVIOR: Discord API traffic with binary/encoded payloads
BEHAVIOR: SoftEther VPN client installation/execution
# Cluster correlati
ALIAS: FishMonger / Aquatic Panda
ALIAS: SixLittleMonkeys
ALIAS: Space Pirates

Due righe per i difensori


L’abuso di servizi cloud legittimi per il C2 richiede un cambio di paradigma nel rilevamento. Il blocco a livello di dominio è inefficace — occorre spostare l’attenzione sul comportamento. I blue team dovrebbero implementare analisi comportamentale del traffico verso API cloud note, cercando pattern anomali di upload/download non correlati all’attività utente attesa. È fondamentale monitorare la creazione di directory insolite su OneDrive enterprise tramite i log di Microsoft 365 Defender e correlare gli accessi OAuth a Microsoft Graph con i baseline comportamentali degli account di servizio. Sul piano degli endpoint, qualsiasi processo che spawni cmd.exe con parent process inusuali dovrebbe attivare alert ad alta priorità. Infine, regole Sigma per i pattern di traffico Discord e Graph API anomali, combinate con threat intelligence sui cluster Webworm, permettono un rilevamento proattivo di queste campagne.


Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/webwor…


Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2


Quando un gruppo APT decide di nascondere le proprie comunicazioni malevole dentro le API di prodotti Microsoft o nei canali Discord, il confine tra traffico legittimo e operazione di spionaggio si fa quasi invisibile per i tradizionali strumenti di sicurezza di rete. È esattamente la scelta operativa che ha compiuto Webworm, gruppo di allineamento cinese attivo da almeno il 2022, che nel 2025 ha arricchito il proprio toolkit con due nuovi implant: EchoCreep e GraphWorm.

Chi è Webworm: storia e attribuzioni


Webworm è stato documentato pubblicamente per la prima volta da Symantec (ora parte di Broadcom) nel settembre 2022. Il gruppo prende di mira agenzie governative e aziende nei settori IT, aerospaziale ed energia elettrica, con un focus geografico che comprende Russia, Georgia, Mongolia e diverse nazioni asiatiche ed europee. I ricercatori hanno identificato sovrapposizioni operative significative con cluster tracciati come FishMonger (alias Aquatic Panda), SixLittleMonkeys e Space Pirates — tutti threat actor con legami all’intelligence cinese.

La scelta dei bersagli — istituzioni governative, operatori di infrastrutture critiche e fornitori di servizi IT — è coerente con gli obiettivi strategici di raccolta intelligence attribuiti agli attori state-sponsored cinesi. Le recenti campagne hanno ampliato il raggio d’azione verso l’Europa, segnalando un’evoluzione geopolitica degli interessi del gruppo.

EchoCreep: Discord come infrastruttura C2


EchoCreep è il componente più semplice — ma non per questo meno insidioso — del nuovo arsenale. Utilizza Discord come canale di Command and Control, sfruttando le API della piattaforma di messaggistica per ricevere comandi dagli operatori e restituire output dalle macchine compromesse. Le funzionalità documentate dai ricercatori includono:

  • Upload e download di file arbitrari verso/dal sistema vittima
  • Esecuzione di comandi tramite cmd.exe con restituzione dell’output agli operatori
  • Persistenza tramite canale Discord dedicato, non esposto pubblicamente

L’analisi del canale Discord utilizzato da EchoCreep rivela che i primi comandi risalgono al 21 marzo 2024: ciò significa che l’implant era già operativo in campagne reali ben prima della sua scoperta pubblica, probabilmente inosservato per oltre un anno.

La scelta di Discord come C2 non è casuale. Il traffico verso discord.com è quasi universalmente consentito nelle policy di rete aziendali, il protocollo è HTTPS e il volume di traffico legittimo è enorme — condizioni ideali per mascherare comunicazioni malevole nel rumore di fondo.

GraphWorm: Microsoft OneDrive come dead drop


GraphWorm è il componente più sofisticato del nuovo toolkit. Utilizza Microsoft Graph API — la stessa infrastruttura usata da milioni di applicazioni enterprise — per le comunicazioni C2, sfruttando specificamente gli endpoint di OneDrive. La tecnica del “cloud dead drop” — usare servizi cloud legittimi come proxy per i comandi — è in crescita tra gli APT più avanzati, ma GraphWorm la porta a un livello di granularità operativa notevole.

Per ciascuna vittima compromessa, GraphWorm crea una directory dedicata su OneDrive, permettendo agli operatori di gestire in modo indipendente le operazioni su target diversi senza interferenze. Le capacità documentate includono:

  • Spawn di nuove sessioni cmd.exe per l’esecuzione interattiva di comandi
  • Avvio di processi arbitrari sul sistema vittima
  • Upload e download di file da/verso OneDrive tramite Graph API
  • Self-termination controllata su segnale degli operatori, per ridurre le tracce forensi

Il traffico verso graph.microsoft.com è considerato trust implicito nella maggior parte degli ambienti enterprise Microsoft 365, rendendo il rilevamento basato sul blocco dei domini o sull’ispezione superficiale del traffico del tutto inefficace.

Tooling, proxy custom e TTP completi


Webworm integra i propri backdoor con un ecosistema di strumenti offensive collaudato. Per la fase di ricognizione, il gruppo usa tool open source come dirsearch e nuclei per eseguire brute-force dei path su web server delle vittime e identificare vulnerabilità sfruttabili. Sul lato infrastrutturale, Webworm ha sviluppato una suite di proxy custom: WormFrp, ChainWorm, SmuxProxy e WormSocket. Questi strumenti non si limitano a cifrare le comunicazioni: supportano il chaining su host multipli — sia interni che esterni alla rete bersaglio — permettendo la costruzione di tunnel multi-hop difficili da tracciare. Il gruppo utilizza inoltre SoftEther VPN per un ulteriore layer di offuscamento dell’infrastruttura C2.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Webworm - EchoCreep / GraphWorm IoC (maggio 2026)
# Tool legittimi usati in contesto malevolo
TOOL: dirsearch (github.com/maurosoria/dirsearch)
TOOL: nuclei (github.com/projectdiscovery/nuclei)
# Custom proxy tools Webworm
TOOL: WormFrp
TOOL: ChainWorm
TOOL: SmuxProxy
TOOL: WormSocket
# Patterns comportamentali da monitorare
BEHAVIOR: cmd.exe spawned by non-standard parent process
BEHAVIOR: Unusual OneDrive API calls (graph.microsoft.com) with file creation in per-victim dirs
BEHAVIOR: Discord API traffic with binary/encoded payloads
BEHAVIOR: SoftEther VPN client installation/execution
# Cluster correlati
ALIAS: FishMonger / Aquatic Panda
ALIAS: SixLittleMonkeys
ALIAS: Space Pirates

Due righe per i difensori


L’abuso di servizi cloud legittimi per il C2 richiede un cambio di paradigma nel rilevamento. Il blocco a livello di dominio è inefficace — occorre spostare l’attenzione sul comportamento. I blue team dovrebbero implementare analisi comportamentale del traffico verso API cloud note, cercando pattern anomali di upload/download non correlati all’attività utente attesa. È fondamentale monitorare la creazione di directory insolite su OneDrive enterprise tramite i log di Microsoft 365 Defender e correlare gli accessi OAuth a Microsoft Graph con i baseline comportamentali degli account di servizio. Sul piano degli endpoint, qualsiasi processo che spawni cmd.exe con parent process inusuali dovrebbe attivare alert ad alta priorità. Infine, regole Sigma per i pattern di traffico Discord e Graph API anomali, combinate con threat intelligence sui cluster Webworm, permettono un rilevamento proattivo di queste campagne.


Passive Bug Zapper Tracks Its Kill Count


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

If it’s summer in a warm, humid climate, bugs can be the bane of your existence. A natural solution is to place a passive bug zapper to catch bugs at night. But what if that isn’t fancy enough? [Nicolas Boichat] spices it up with a passive bug zapper that tracks its kill count.

But how exactly do you detect a bug zap? With an antenna, of course! When a bug gets caught, it arcs, creating an electromagnetic pulse. A small loop antenna on the backside of the zapper receives the signal.

The final PCB, attached to the bug zapper.
It was also in part an experiment to see how good you can “vibe-EE” and, well, mixed results. Claude was able to correctly identify basic concepts of EE needed here, but was largely worthless at making schematics. After some manual circuit doodling, then building, [Nicolas] successfully got an ESP32-C6 to detect the voltage spikes.

Of course, where there’s data, there must be a dashboard. Using existing graphing libraries and a custom PCB, [Nicolas] has the ultimate bug zapping experience.

We’ve covered a similar idea in the past, namely one based on current sensing.


hackaday.com/2026/05/23/passiv…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Whatsapp compromesso su iPhone, la ricerca di Forenser sullo 0-click
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/whatsa…


Whatsapp compromesso su iPhone, la ricerca di Forenser sullo 0-click


Una premessa prima di iniziare: se hai un iPhone con iOS inferiore a 16.7.12, aggiorna, è già tardi e un miracolo che non sia ancora successo niente di brutto.

Detto questo, per anni l’ecosistema Apple è stato raccontato come una fortezza quasi inespugnabile. “Se hai un iPhone sei al sicuro” è diventato uno dei mantra più ripetuti anche fuori dalla bolla tech. Poi arrivano casi come quello documentato da Forenser e improvvisamente quella narrativa inizia a incrinarsi. Non perché iPhone sia diventato improvvisamente insicuro, ma perché il punto debole — come spesso accade — non è il dispositivo in sé. È la catena completa: notifiche, sessioni, social engineering, bug, sincronizzazioni cloud e fiducia implicita dell’utente.

La ricerca pubblicata da Forenser fotografa infatti una serie di compromissioni WhatsApp osservate su dispositivi Apple rimasti fermi a iOS 16 (specificatamente sotto il famoso aggiornamento alla 16.7.12). Non si parla di semplici tentativi di phishing “artigianali”, ma di account effettivamente presi in controllo, con accessi alle chat e utilizzo dell’identità digitale delle vittime per colpire ulteriori contatti.

Le vittime, infatti, non riportano comportamenti compatibili con il classico phishing. Nessun link cliccato volontariamente, nessuna installazione di applicazioni sospette, nessun QR code scansionato deliberatamente, nessuna richiesta di OTP condivisi. Eppure gli account risultano violati.

È questo il dettaglio che ha acceso l’interesse della comunità forense.

Secondo quanto riportato nell’analisi di Forenser, gli utenti colpiti avrebbero ricevuto messaggi specifici poco prima della compromissione. Messaggi che, in alcuni casi, sembrano avere un comportamento anomalo lato client. La ricostruzione tecnica suggerisce che il vettore d’attacco possa sfruttare una vulnerabilità legata alla gestione dei contenuti ricevuti da WhatsApp su iOS 16, permettendo l’esecuzione di operazioni malevole senza necessità di interazione diretta dell’utente.

In altre parole: il semplice ricevere il messaggio potrebbe essere sufficiente ad attivare la catena di compromissione.

È questo il vero significato di 0-click. Nessun tap. Nessun consenso. Nessun comportamento “sbagliato” da parte della vittima.

Nel mondo mobile moderno, questo tipo di attacco rappresenta uno degli scenari più pericolosi in assoluto, perché elimina completamente il principale livello difensivo su cui si basa gran parte della sicurezza consumer: l’utente stesso. Le campagne di phishing tradizionali funzionano solo se qualcuno sbaglia. Gli exploit 0-click invece trasformano il dispositivo in un bersaglio passivo.

La ricerca di Forenser suggerisce inoltre un elemento fondamentale: il problema sembrerebbe concentrarsi su device ancora fermi a certe release superate di iOS 16. Questo potrebbe indicare la presenza di vulnerabilità già corrette nelle versioni successive di iOS, ma ancora sfruttabili sui terminali non aggiornati. Ed è qui che emerge uno dei problemi più sottovalutati dell’ecosistema Apple: l’idea che “se hai un iPhone allora sei automaticamente al sicuro”.

In realtà il modello di sicurezza Apple funziona in maniera estremamente efficace proprio grazie agli aggiornamenti continui. Restare bloccati su una major release precedente significa esporsi progressivamente a vulnerabilità già note, studiate e potenzialmente weaponizzate.

Dal punto di vista operativo, un attacco del genere è devastante perché estremamente difficile da rilevare. Non lascia i classici indicatori di compromissione associati al malware tradizionale. Non rallenta necessariamente il dispositivo. Non mostra finestre sospette. Non installa applicazioni visibili. Tutto avviene all’interno di una superficie software considerata “trusted”: l’app di messaggistica stessa.

E WhatsApp rappresenta un bersaglio ideale.

Dentro quell’applicazione oggi transitano conversazioni personali, documenti, codici OTP, messaggi vocali, relazioni professionali e spesso persino elementi di autenticazione indiretta per servizi bancari o aziendali. Compromettere WhatsApp non significa più soltanto leggere chat private: significa ottenere accesso a una porzione enorme dell’identità digitale della vittima.

L’aspetto forse più interessante dell’indagine di Forenser è che porta l’attenzione su una categoria di minacce spesso percepite come lontane dal mondo reale. Quando si parla di exploit 0-click si pensa immediatamente ad attori statali, intelligence offensive e spyware da milioni di euro. Ma la linea che separa il cyberespionage dal cybercrime si sta assottigliando sempre di più. Tecniche un tempo esclusive delle operazioni governative iniziano lentamente a comparire anche in scenari meno sofisticati.

Ed è esattamente questo a rendere il caso così importante.

Perché al netto dei dettagli tecnici ancora da chiarire completamente, la ricerca di Forenser mostra un cambiamento preciso nel panorama delle minacce mobile: gli smartphone non vengono più attaccati soltanto inducendo l’utente a commettere errori. Sempre più spesso, basta semplicemente raggiungerli.


Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Gli Agenti AI mettono a rischio le aziende! 12.000 workflow in n8n sono critici

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/gli-agent…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #sicurezzainformatica #intelligenzaartificiale

Whatsapp compromesso su iPhone, la ricerca di Forenser sullo 0-click


@Informatica (Italy e non Italy)
Una premessa prima di iniziare: se hai un iPhone con iOS inferiore a 16.7.12, aggiorna, è già tardi e un miracolo che non sia ancora successo niente di brutto. Detto questo, per anni l’ecosistema Apple è stato raccontato come una fortezza quasi inespugnabile. “Se hai un iPhone


Whatsapp compromesso su iPhone, la ricerca di Forenser sullo 0-click


Una premessa prima di iniziare: se hai un iPhone con iOS inferiore a 16.7.12, aggiorna, è già tardi e un miracolo che non sia ancora successo niente di brutto.

Detto questo, per anni l’ecosistema Apple è stato raccontato come una fortezza quasi inespugnabile. “Se hai un iPhone sei al sicuro” è diventato uno dei mantra più ripetuti anche fuori dalla bolla tech. Poi arrivano casi come quello documentato da Forenser e improvvisamente quella narrativa inizia a incrinarsi. Non perché iPhone sia diventato improvvisamente insicuro, ma perché il punto debole — come spesso accade — non è il dispositivo in sé. È la catena completa: notifiche, sessioni, social engineering, bug, sincronizzazioni cloud e fiducia implicita dell’utente.

La ricerca pubblicata da Forenser fotografa infatti una serie di compromissioni WhatsApp osservate su dispositivi Apple rimasti fermi a iOS 16 (specificatamente sotto il famoso aggiornamento alla 16.7.12). Non si parla di semplici tentativi di phishing “artigianali”, ma di account effettivamente presi in controllo, con accessi alle chat e utilizzo dell’identità digitale delle vittime per colpire ulteriori contatti.

Le vittime, infatti, non riportano comportamenti compatibili con il classico phishing. Nessun link cliccato volontariamente, nessuna installazione di applicazioni sospette, nessun QR code scansionato deliberatamente, nessuna richiesta di OTP condivisi. Eppure gli account risultano violati.

È questo il dettaglio che ha acceso l’interesse della comunità forense.

Secondo quanto riportato nell’analisi di Forenser, gli utenti colpiti avrebbero ricevuto messaggi specifici poco prima della compromissione. Messaggi che, in alcuni casi, sembrano avere un comportamento anomalo lato client. La ricostruzione tecnica suggerisce che il vettore d’attacco possa sfruttare una vulnerabilità legata alla gestione dei contenuti ricevuti da WhatsApp su iOS 16, permettendo l’esecuzione di operazioni malevole senza necessità di interazione diretta dell’utente.

In altre parole: il semplice ricevere il messaggio potrebbe essere sufficiente ad attivare la catena di compromissione.

È questo il vero significato di 0-click. Nessun tap. Nessun consenso. Nessun comportamento “sbagliato” da parte della vittima.

Nel mondo mobile moderno, questo tipo di attacco rappresenta uno degli scenari più pericolosi in assoluto, perché elimina completamente il principale livello difensivo su cui si basa gran parte della sicurezza consumer: l’utente stesso. Le campagne di phishing tradizionali funzionano solo se qualcuno sbaglia. Gli exploit 0-click invece trasformano il dispositivo in un bersaglio passivo.

La ricerca di Forenser suggerisce inoltre un elemento fondamentale: il problema sembrerebbe concentrarsi su device ancora fermi a certe release superate di iOS 16. Questo potrebbe indicare la presenza di vulnerabilità già corrette nelle versioni successive di iOS, ma ancora sfruttabili sui terminali non aggiornati. Ed è qui che emerge uno dei problemi più sottovalutati dell’ecosistema Apple: l’idea che “se hai un iPhone allora sei automaticamente al sicuro”.

In realtà il modello di sicurezza Apple funziona in maniera estremamente efficace proprio grazie agli aggiornamenti continui. Restare bloccati su una major release precedente significa esporsi progressivamente a vulnerabilità già note, studiate e potenzialmente weaponizzate.

Dal punto di vista operativo, un attacco del genere è devastante perché estremamente difficile da rilevare. Non lascia i classici indicatori di compromissione associati al malware tradizionale. Non rallenta necessariamente il dispositivo. Non mostra finestre sospette. Non installa applicazioni visibili. Tutto avviene all’interno di una superficie software considerata “trusted”: l’app di messaggistica stessa.

E WhatsApp rappresenta un bersaglio ideale.

Dentro quell’applicazione oggi transitano conversazioni personali, documenti, codici OTP, messaggi vocali, relazioni professionali e spesso persino elementi di autenticazione indiretta per servizi bancari o aziendali. Compromettere WhatsApp non significa più soltanto leggere chat private: significa ottenere accesso a una porzione enorme dell’identità digitale della vittima.

L’aspetto forse più interessante dell’indagine di Forenser è che porta l’attenzione su una categoria di minacce spesso percepite come lontane dal mondo reale. Quando si parla di exploit 0-click si pensa immediatamente ad attori statali, intelligence offensive e spyware da milioni di euro. Ma la linea che separa il cyberespionage dal cybercrime si sta assottigliando sempre di più. Tecniche un tempo esclusive delle operazioni governative iniziano lentamente a comparire anche in scenari meno sofisticati.

Ed è esattamente questo a rendere il caso così importante.

Perché al netto dei dettagli tecnici ancora da chiarire completamente, la ricerca di Forenser mostra un cambiamento preciso nel panorama delle minacce mobile: gli smartphone non vengono più attaccati soltanto inducendo l’utente a commettere errori. Sempre più spesso, basta semplicemente raggiungerli.


Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

È indispensabile indignarsi per il trattamento degli attivisti della #Flotilla in #Israele

Ma è importante capire che esattamente quel trattamento non è che la procedura operativa standard riservata a centinaia di prigionieri palestinesi, di cui abbiamo parlato ben poco

C’è un’indagine documentario. Si trova qui: btselem.org/publications/20240…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Hotpatching gratuito per Windows Server 2025 con Azure Arc: guida all’abilitazione
#tech
spcnet.it/hotpatching-gratuito…
@informatica


Hotpatching gratuito per Windows Server 2025 con Azure Arc: guida all’abilitazione


Cos’è l’Hotpatching e perché cambia tutto


Ogni amministratore di sistema conosce bene il problema: arriva il patch Tuesday, si pianifica una finestra di manutenzione, si notificano gli utenti, si aspetta il riavvio e si incrocia le dita sperando che tutto torni su senza intoppi. Con Windows Server 2025 e l’hotpatching abilitato da Azure Arc, questo ciclo faticoso si riduce drasticamente. E da maggio 2026, questa funzionalità è completamente gratuita per tutti i server Arc-enabled.

L’hotpatching consente di applicare aggiornamenti di sicurezza al sistema operativo senza riavviare il server nella maggior parte dei mesi. Microsoft ha annunciato che dal 15 maggio 2026 tutta la fatturazione per l’hotpatch è stata interrotta per i server Windows Server 2025 Standard e Datacenter connessi ad Azure Arc. Non sono più previsti costi per core, tariffe orarie o voci separate in fattura.

Come funziona il ciclo di aggiornamento


L’hotpatching non elimina completamente i riavvii, ma li riduce sensibilmente. Il ciclo funziona su base trimestrale:

  • Mese baseline (1 riavvio ogni 3 mesi): viene installato un aggiornamento cumulativo completo che richiede un riavvio. Questo aggiornamento “alza l’asticella” del sistema per i mesi successivi.
  • Mesi hotpatch (i 2 mesi successivi): vengono distribuiti solo gli aggiornamenti di sicurezza incrementali, applicati in-memory senza riavvio.

In un anno solare si ottengono fino a 8 aggiornamenti mensili senza riavvio e soli 4 riavvii baseline pianificabili. Per ambienti di produzione ad alta disponibilità, è una differenza sostanziale.

Prerequisiti tecnici


Prima di abilitare l’hotpatching, verificare che il server soddisfi i requisiti seguenti:

  • Windows Server 2025 Standard o Datacenter (build 26100.1742 o successiva). Le build di anteprima non sono supportate.
  • Il server deve essere connesso ad Azure Arc tramite il Connected Machine Agent.
  • La macchina deve supportare la Virtualization-Based Security (VBS): firmware UEFI con Secure Boot abilitato. Per le VM Hyper-V, è richiesta una macchina virtuale di Generazione 2.
  • Una subscription Azure attiva (esiste un tier gratuito per iniziare).

Nota: Windows Server 2025 Datacenter: Azure Edition ha l’hotpatching abilitato per impostazione predefinita e non richiede Azure Arc.

Verifica e abilitazione di Virtual Secure Mode (VBS)


Quando si abilita l’hotpatch dal portale Azure, il sistema verifica automaticamente se la Virtual Secure Mode (VSM) è attiva. Se non lo è, l’operazione fallisce con un errore. È conveniente verificare prima manualmente.

Verifica dello stato VSM con PowerShell

Get-CimInstance -Namespace 'root/Microsoft/Windows/DeviceGuard' `
    -ClassName 'win32_deviceGuard' | `
    Select-Object -ExpandProperty 'VirtualizationBasedSecurityStatus'

Se il valore restituito è 2, VSM è attivo e si può procedere. Se è 0 o 1, occorre abilitarlo.

Abilitazione di VSM tramite registro di sistema

New-ItemProperty -Path 'HKLM:\System\CurrentControlSet\Control\DeviceGuard' `
    -Name 'EnableVirtualizationBasedSecurity' `
    -PropertyType 'Dword' `
    -Value 1 -Force

Dopo aver impostato il valore, riavviare il server e verificare nuovamente che VirtualizationBasedSecurityStatus restituisca 2.

In alternativa, VSM viene abilitato automaticamente configurando funzionalità come Credential Guard, Hypervisor-Protected Code Integrity (HVCI) o Secured-core server. Se il proprio ambiente utilizza già una di queste feature, VSM è probabilmente già attivo.

Connessione ad Azure Arc


Se il server non è ancora connesso ad Azure Arc, il modo più rapido per un singolo server è scaricare ed eseguire lo script di onboarding dal portale Azure:

  1. Aprire il portale Azure e cercare Azure Arc → Machines.
  2. Cliccare su Add/Create → Add a machine.
  3. Selezionare Add a single server e seguire la procedura guidata.
  4. Scaricare ed eseguire lo script PowerShell generato sul server target.

Per un deployment su scala (decine o centinaia di server), Azure Arc supporta l’installazione tramite Group Policy, service principal, Terraform o Configuration Manager. Il Connected Machine Agent è leggero e ha un impatto minimo sulle risorse del sistema.

Abilitazione dell’Hotpatch dal portale Azure


Una volta che il server è connesso ad Azure Arc e VSM è attivo, abilitare l’hotpatch richiede pochi click:

  1. Nel portale Azure, navigare su Azure Arc → Machines.
  2. Selezionare il nome del server target.
  3. Nel pannello laterale, fare clic su Hotpatch.
  4. Cliccare su Confirm.
  5. Attendere circa 10 minuti per la propagazione delle modifiche.

Se lo stato rimane bloccato su Pending, verificare la connettività verso gli endpoint Azure Arc e controllare i log dell’agente in C:\ProgramData\AzureConnectedMachineAgent\Logs.

Automazione con Azure Update Manager


Per gestire l’hotpatching su scala, Azure Update Manager (AUM) è lo strumento consigliato. Permette di:

  • Definire maintenance windows per controllare quando vengono applicati gli aggiornamenti baseline (quelli che richiedono il riavvio).
  • Configurare update policies per applicare automaticamente gli hotpatch nei mesi non-baseline.
  • Monitorare lo stato di conformità di tutti i server Arc da un’unica dashboard.
  • Integrare con Azure Monitor per alert e reportistica.

Con AUM è possibile impostare una finestra di manutenzione mensile di 30 minuti per i riavvii baseline, sapendo che nei due mesi successivi nessun riavvio sarà necessario per gli aggiornamenti di sicurezza. Una politica ragionevole è schedulare i riavvii baseline nella notte del secondo mercoledì del mese baseline, allineandosi al ciclo Patch Tuesday di Microsoft.

Script PowerShell per il troubleshooting dell’agente Arc


Se dopo l’abilitazione l’hotpatch non si attiva correttamente, questo script PowerShell aiuta a diagnosticare i problemi più comuni:

# Verifica stato agente Azure Arc
$svc = Get-Service -Name "himds" -ErrorAction SilentlyContinue
if ($svc) {
    Write-Host "Azure Connected Machine Agent: $($svc.Status)"
} else {
    Write-Host "ERRORE: servizio HIMDS non trovato. Arc non e' installato."
}

# Verifica VBS
$vbs = Get-CimInstance -Namespace 'root/Microsoft/Windows/DeviceGuard' `
    -ClassName 'win32_deviceGuard' | `
    Select-Object -ExpandProperty 'VirtualizationBasedSecurityStatus'
Write-Host "VBS Status: $vbs (2 = attivo, 0/1 = non attivo)"

# Verifica Secure Boot
$sb = Confirm-SecureBootUEFI -ErrorAction SilentlyContinue
Write-Host "Secure Boot abilitato: $sb"

# Log agente Arc (ultimi 50 errori)
$logPath = "C:\ProgramData\AzureConnectedMachineAgent\Logs"
if (Test-Path $logPath) {
    Get-ChildItem $logPath -Filter "*.log" | 
        Sort-Object LastWriteTime -Descending | 
        Select-Object -First 1 | 
        Get-Content | Select-String "ERROR","WARN" | 
        Select-Object -Last 50
}

Considerazioni finali


Il passaggio dell’hotpatching a servizio gratuito rappresenta un cambiamento significativo nella gestione delle patch per Windows Server. Prima era necessario scegliere tra la semplicità operativa (nessun riavvio) e il costo aggiuntivo ($1.50 USD per core al mese, introdotto a luglio 2025). Ora quella scelta non esiste più.

Per chi gestisce ambienti Windows Server 2025 ibridi o on-premises, il percorso consigliato è: verificare i prerequisiti hardware (UEFI + Secure Boot), connettere i server ad Azure Arc, abilitare l’hotpatch dal portale e configurare Azure Update Manager per le finestre di manutenzione baseline. Il risultato pratico: meno riavvii, meno downtime, meno stress per il team IT — senza costi aggiuntivi.


Fonte originale: 4sysops — Free Windows Server 2025 hotpatching with Azure Arc. Documentazione ufficiale: Microsoft Learn — Enable Hotpatch for Azure Arc-enabled servers. Annuncio Microsoft: Microsoft Tech Community.


Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

OTTIMO 👍

"Obsoleto, costoso e spedito con mesi di ritardo....

Un altro grosso guaio ha coinvolto lo sgangherato progetto del cosiddetto “Trump phone” ...

I dati personali – nomi, indirizzi email e numeri di telefono – di chi lo aveva comprato sono stati sottratti e pubblicati online"

ilpost.it/2026/05/23/trump-pho…

@informapirata

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

La grande euforia per l'intelligenza artificiale è ancora in corso, ma forse qualcosa inizia a scricchiolare... 🧐


I report di Microsoft stanno mettendo in luce il vero problema dei costi dell'intelligenza artificiale: utilizzare questa tecnologia costa più che pagare i dipendenti umani.

Secondo quanto riportato da The Verge , Microsoft avrebbe iniziato a cancellare la maggior parte delle sue licenze dirette di Claude Code, spingendo invece gli ingegneri a utilizzare GitHub Copilot CLI.
Sostituire il lavoro umano con l'IA potrebbe essere meno facile del previsto

ca.finance.yahoo.com/news/micr…

@aitech


Building an Analog Meter Watch


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Most conventional analog watches have two or three hands, covering hours, minutes, and seconds (where present). [Sahko] has built a different kind of analog watch that creatively displays the time with just one.

The build is based around a simple analog coil meter, which, at its heart, just sweeps its needle across a scale based on the voltage input to the device. A Raspberry Pi Pico is employed to drive the meter through a digital-to-analog converter. Pressing the buttons on the outside of the device tells the watch to display hours, minutes/seconds, or the current month or day of the week. With a single needle, only one parameter can be displayed at a time, but that’s just a compromise you accept for having a cool unique analog dial watch.

Another cool touch in the design is that the dial backer isn’t just a printed piece of paper—it’s a custom PCB, which has a much nicer, hardier finish. The case of the watch is also CNC milled out of aluminum and bead blasted for a quality surface finish, adding a nice industrial touch to the build.

This is a great example of a custom watch with quality fit and finish. The attention to detail really pays off in terms of feel. We’ve seen other watch projects use similar construction techniques before, too.

youtube.com/embed/faMIdIe0c6w?…


hackaday.com/2026/05/23/buildi…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

CVE-2026-9082: #Drupal's Highly Critical SQL Injection Flaw Is Already Under Active Attack
securityaffairs.com/192557/sec…
#securityaffairs #hacking #malware
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Il Texas fa causa a Meta e WhatsApp per presunte violazioni della privacy legate alla crittografia

L'ufficio del procuratore generale del Texas ha intentato causa giovedì contro WhatsApp e la sua società madre Meta, apre una nuova schedaL'accusa è stata di aver tratto in inganno i consumatori circa la robustezza e la portata delle misure di crittografia di WhatsApp, accusa che un portavoce di Meta ha respinto

reuters.com/legal/government/t…

@informatica

Grazie a Marco per la segnalazione

Amazing Stories


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The 2026 installment of Hackaday Europe was last weekend, and I’m still basking in the warm glow of hanging out with such an inspiring group of hackers. It’s hard to emphasize how important it is, maybe especially for those of us on the inside of Hackaday, to get to nerd out together like that. While we do our best to present your stories on our pages, there is just no substitute for getting to talk about projects, hacks, and dreams in real life.

While we can’t bring you all of the side-conversations that took place, we did manage to get the talks recorded, and we’ll be writing them up shortly. We have some bad news on that front, though: due to a technical limitation with the setup that the university had in place, we only got the audio and slide feeds, and not the camera that should have been filming the presenters. Still, we have a record of most everything that went down on the main stage, so stay tuned.

We know that not everyone can make it out to either Supercon or Hackaday Europe, but we heartily recommend keeping your eyes out for local hacker events near you. This weekend, there’s Open Hardware Summit in Berlin, for instance. If you’re near NYC, there’s HOPE coming up in August. If your tastes run more toward retrocomupting, there might be a Vintage Computer Festival chapter near you. Heck, consider looking into some of the more mainstream events as well, if that’s what is in your neighborhood.

It’s definitely more of an effort to get out to an event in the physical world, but the connections you make with fellow hackers are absolutely worth it. Any events that we should know about?

This article is part of the Hackaday.com newsletter, delivered every seven days for each of the last 200+ weeks. It also includes our favorite articles from the last seven days that you can see on the web version of the newsletter. Want this type of article to hit your inbox every Friday morning? You should sign up!


hackaday.com/2026/05/23/amazin…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

La battaglia per tagliare i ponti tra Italia e Israele nello scambio dei dati personali


Non solo torture e sanzioni commerciali, con Israele c'è in ballo anche la privacy. L’Autorità europea per la protezione dei dati personali ha chiesto un'indagine sulla condotta di Israele, mentre una coalizione italiana si appella al Garante Privacy

Non solo: poiché Israele controlla l'intera infrastruttura di telecomunicazione dei Territori palestinesi occupati e non applica alcuna limitazione territoriale interna nel trattamento dei dati provenienti dall'estero, vi è un rischio concreto e imminente – si legge nella lettera del 2025 – che i dati personali trasferiti dall'Unione europea a entità israeliane confluiscano nei sistemi di sorveglianza militare senza alcuna restrizione o trasparenza. Cosa decide di fare questa volta la Commissione europea? Niente, di nuovo.


wired.it/article/battaglia-tag…

@eticadigitale

Grazie a @vecna per la segnalazione