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A Bologna, dal maggio 1944 la lotta crebbe


Con gli scioperi di marzo [1944] ci fu in tutta la regione [l’Emilia Romagna] un’ulteriore saldatura tra la città e la campagna, perché portarono avanti istanze che appartenevano anche alla popolazione contadina e la coinvolsero.
Dal punto di vista nazionale gli scioperi rappresentarono il tentativo di unire lotte sociali e lotta armata, oltre a permettere l’affermarsi del Partito Comunista come forza trainante di entrambe. <170
Si possono notare infatti numerose differenze tra l’andamento degli scioperi nelle altre grandi città italiane, come Milano, Torino o Genova, e quelli dell’Emilia Romagna: se nel resto d’Italia i Gap erano in progressivo declino dopo un inverno denso di azioni e furono in grado di offrire solo una minima difesa alle masse operaie in sciopero, al contrario, in Emilia Romagna gli scioperi e l’azione partigiana a sostegno rappresentarono la prima fase di una penetrazione capillare all’interno della società. <171
Ovviamente, questa collaborazione tra campagne e movimento resistenziale non nacque dal nulla ma dipese dal particolare contesto socio-economico della zona: i bassi salari, la disoccupazione, la chiamata alle armi dei giovani (che determinava una mancanza di manodopera), i conferimenti agli ammassi, le violenze e i rastrellamenti furono senza dubbio alcuni dei fattori che determinarono lo scoppio della lotta sociale. <172
Inoltre, un altro dei fattori determinanti per l’ingrossarsi delle fila partigiane furono senza alcun dubbio i vari bandi fascisti per il reclutamento, o gli appelli agli sbandati che sarebbero stati perdonati se fossero tornati a casa entro il 25 maggio. Notizie chiare e affidabili sull’effettiva risposta dei giovani a questi appelli non fu mai data, basti pensare che nel Notiziario della GNR del 28 maggio vi era scritto che si erano presentati in città solo otto sbandati. Probabilmente il numero fu maggiore a Bologna così come in altre città italiane, spinti probabilmente dalla paura di rappresaglie contro le proprie famiglie, salvo poi tornare dopo poco tempo presso le proprie formazioni di montagna, spesso anche con le armi. L’esito tutt’altro che positivo dei bandi inoltre creò problemi all’interno dello stesso fascismo repubblicano, acuendo la tensione tra partito ed esercito, accelerando così il progetto di Pavolini della militarizzazione del partito e la costituzione delle “bande nere”. <173
A Bologna, dal maggio 1944 la lotta crebbe e vi erano anche più attacchi al giorno: a quelli contro i militari fascisti e nazisti continuano ad affiancarsi le azioni di sabotaggio delle vie di comunicazione e di rifornimento verso il fronte, quindi attacchi alle linee ferroviarie, attentati contro i camion di rifornimenti tedeschi, attacchi dinamitardi contro i tralicci dell’alta tensione. <174
Inoltre, una volta decaduti gli ultimatum e gli appelli fascisti, che tra l’altro furono seguiti da appelli partigiani agli sbandati, alla polizia ausiliaria, ai carabinieri ma persino ai soldati tedeschi, cessò ogni distinzione, da parte partigiana, tra i diversi gradi di responsabilità, cosicché poi dal giugno le proporzioni della guerriglia crebbero a dismisura, aiutate anche dalla crescente sfiducia che la popolazione aveva nei confronti del governo fascista repubblicano. <175
A inizio estate la brigata era costituita, tra città e provincia, da sei distaccamenti: Bologna “Temporale” comandato da Nazzareno Gentilucci (Nerone) e da Lorenzo Ugolini (Naldi); Anzola Emilia (Tarzan) comandato prima da Vittorio Bolognini e poi da Sugano Melchiorri; Medicina comandato da Mario Melega (Ciccio), da Vittorio Gombi (Libero) e poi da Giuseppe Bacchilega (Drago); quello di Castel Maggiore comandato da Franco Franchini (Romagna) e infine da Arrigo Pioppi (Bill); il distaccamento di Castenaso comandato da Carlo Malaguti (Nino) e poi da Oddone Sangiorgi (Monello); quello d’Imola, il Ruscello, comandato da Dante Pelliconi (Ragno). <176
Anche a Modena in primavera vi era una situazione di grande fermento: nell’aprile ’44 avvennero varie azioni contro infrastrutture o contro militi fascisti, come l’uccisione di un membro della GNR l’8 aprile, mentre tornava in caserma.
Sul finire di aprile e l’inizio di maggio vi fu un intensificarsi di azioni di sabotaggio ad opera dei Gap modenesi, che rese necessari nuovi servizi di vigilanza da parte delle istituzioni locali; a questo scopo vennero utilizzati anche i civili. Infatti, già da tempo, il comando tedesco aveva iniziato a imporre delle pene pecuniarie ai comuni in cui avvenivano sabotaggi, nonostante questi non avessero alcun modo di mettere in piedi un servizio di sorveglianza tale da impedirli. <177
Il 29 aprile, invece, fallì un tentato attacco al bar del teatro comunale di Carpi, ritrovo di fascisti, e furono arrestati due giovani gappisti, giustiziati poi a Bologna l’11 giugno. <178
Dalla seconda metà di maggio, e così per tutto giugno, si verificò un ulteriore aumento del numero di attentati e sabotaggi nel modenese. Il questore nella sua relazione affermò che nel solo mese di giugno furono compiuti ben dodici attacchi contro le linee telefoniche e telegrafiche della pianura, tra i quali possiamo ricordare quelli, particolarmente riusciti, del 6 e 8 giugno, il primo a Soliera e il secondo nei dintorni di Modena. <179
Quest’intensa attività da parte del gappismo modenese, nonostante non avesse ancora raggiunto il proprio massimo sviluppo, mise in allarme le autorità tedesche e fasciste: per prevenire le azioni partigiane in città, dal 5 giugno furono organizzati posti di blocco su undici strade tramite le quali si poteva entrare nel capoluogo. <180

[NOTE]170 S. Peli, La Resistenza in Italia cit., p.61.
171 C. Lusuardi, Gappisti di pianura cit., p. 58.
172 Ibidem.
173 L. Bergonzini, La svastica a Bologna cit., p.107.
174 M. De Micheli, 7a GAP cit., p. 98.
175 L. Bergonzini, La svastica a Bologna cit., p.109.
176 storiaememoriadibologna.it/7a-… consultato il 03/06/2021 h. 18:07
177 C. Lusuardi, Gappisti di pianura cit., pp. 59-60
178 C. Silingardi e M. Montanari, Storia e memoria della Resistenza modenese cit., p. 68.
179 C. Lusuardi, Gappisti di pianura cit., pp. 60-61.
180 C. Silingardi, Una provincia partigiana cit., p. 318.
Marco Prosperi, Il detonatore della lotta armata: origini e sviluppo del gappismo, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2020-2021

[…] ITALIANI!
Sappiatelo: la via della resistenza e della lotta è quella della salvezza e della vittoria. Non piegate ai voleri dei tedeschi e dei fascisti traditori! Rifiutatevi di partire per la Germania; partire, vuol dire andare alla morte sotto i bombardamenti aerei; lasciarsi arruolare nell’esercito repubblicano vuol dire avviarsi in una impresa vergognosa e mortale. Andate con i partigiani; la loro lotta nelle città e nelle campagne affretterà l’ora della liberazione e della salvezza per tutti.
OPERAI ED OPERAIE, TECNICI ED IMPIEGATI!
Non lasciatevi sfruttare dai padroni collaborazionisti, non lasciatevi affamare dai tedeschi e dai fascisti! Chiedete l’aumento delle razioni e dei salari adeguati all’aumentato costo della vita! Sabotate le fabbriche e le macchine che lavorano per i tedeschi, rovinate la produzione ad essi destinata! Non un uomo né una macchina in Germania!
GIOVANI!
L’Italia aspetta molto dal vostro entusiasmo e dal vostro eroismo. Siate i più arditi combattenti delle nostre unità partigiane! Organizzate nelle fabbriche, nelle caserme e nelle unità repubblicane il sabotaggio e la diserzione in massa! Siate nelle file dei GAP il terrore di tutti i traditori e degli odiati nazisti!
DONNE!
Date ai vostri mariti e ai vostri figli consigli e incitamenti di lotta e di eroismo e non di viltà! La vostra divisa sia: Meglio essere la moglie di un eroe che di un vile! Strappate come già avete fatto a Forlì, a Parma, a Modena e in molte altre città, i patrioti dalle mani degli assassini fascisti!
CONTADINI!
Non date niente agli ammassi, non date niente a tedeschi! Difendete i vostri prodotti, le vostre bestie, le vostre case con le armi alla mano! Chiedete l’aiuto dei partigiani contro i podestà e gli agenti dei raduni! Non pagate le imposte a chi vi sfrutta e vi vende al nemico!
INDUSTRIALI, POSSIDENTI, BENESTANTI!
Un dovere vi incombe: quello della solidarietà nazionale con tutto il popolo che si batte e si sacrifica per la patria. Aiutate chi rifiuta di andare in Germania, chi diserta! Aiutatelo a nascondersi e a mantenere la sua famiglia! Aiutate chi resiste al tedesco e si batte per la libertà e l’indipendenza nazionale. Partecipate voi stessi alla lotta! Non collaborate con il nemico; sabotate i suoi piani, rovinate la produzione ad esso destinata! […]
Appello del Partito Comunista Italiano – Data presunta: terza decade maggio 1944 – Stampato; cm. 21,9 x 31; p. 1. Pubblicato in Luigi Arbizzani, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti. Vol. IV, Istituto per la Storia di Bologna, 1975

#1944 #aprile #Bologna #CarpiMO_ #comunista #Emilia #fascisti #GAp #LuigiArbizzani #maggio #MarcoProsperi #marzo #Modena #partigiani #partito #province #Resistenza #tedeschi #WalterTabacchi

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21 giugno, manifestazione nazionale contro il riarmo, il genocidio e l’autoritarismo


manifestazione nazionale contro il riarmo
cliccare per ingrandire

I tempi sono bui. Serve una mobilitazione mondiale CONTRO LA GUERRA, IL RIARMO, IL GENOCIDIO, L’AUTORITARISMO

Aderiscono e promuovono; mille sigle in 18 paesi, di cui oltre 300 in Italia.

Appuntamento sabato 21 giugno, alle ore 14, a Roma per la manifestazione nazionale contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo, promossa dalle oltre 300 reti, organizzazioni sociali, sindacali, politiche nazionali e locali che hanno sottoscritto l’appello della Campagna europea #StopRearmEurope (stoprearm.org/), che ad oggi conta tra le proprie adesioni circa mille sigle in 18 paesi e che vede come promotori italiani Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia.

La manifestazione nazionale del 21 giugno rientra nella settimana di mobilitazione europea, che si terrà dal 21 al 29 giugno in occasione del vertice della Nato a L’Aja, che proprio in quei giorni deciderà i dettagli del gigantesco piano di riarmo deciso dall’Unione Europea, e vedrà la convergenza di tante identità, tutte impegnate contro la guerra, per la pace, per la giustizia sociale e climatica, i diritti e la democrazia nel nostro paese.

Un appuntamento che si inserisce nello stesso percorso di mobilitazione che attraverserà altre due tappe fondamentali: la manifestazione nazionale contro il Decreto legge Sicurezza, promossa il 31 maggio a Roma da “A pieno regime”, e il voto per i 5 sì ai Referendum dell’8-9 giugno su lavoro e cittadinanza.

www.fermailriarmo.it | stoprearmitalia [at] gmail.com
Per adesioni: stoprearm.org

Rete Italiana Pace e Disarmo

#Arci #Attac #controIlDecretoLeggeSicurezza #controIlGenocidio #controIlRiarmo #controLAutoritarismo #controLaGuerra #FermaIlRiarmo #FondazionePerugiaAssisi #Greenpeace #GreenpeaceItalia #manifestazione #manifestazioneNazionale #organizzazioniSociali #pace #pacifismo #ReteItalianaPaceEDisarmo #reti #Sbilanciamoci #StopRearmEurope #TransformItalia

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20-22 giugno 2025, roma: sumud. dalla palestina al mondo


SUMUD

Un festival dal basso. Un grido collettivo. Un atto di resistenza culturale e artistica.

Tre giorni di musica, arte, parole e cibo popolare per sostenere il popolo palestinese e tutte le culture che resistono all’occupazione, all’esilio, alla guerra, alla cancellazione.

SUMUD – in arabo, “resilienza ostinata” – è il filo che ci unisce.
In scena: concerti, dibattiti, cineforum, mostre, radio live, skate urbano, performance e una grande cucina palestinese popolare.
Nessun palco a pagamento, nessuna sponsorizzazione istituzionale: solo autorganizzazione, passione e determinazione collettiva per l’autodeterminazione dei popoli.

🎤 Artistə:
Cip Orkestra, Lavinia Mancusi, Los3Saltos, Frente Murguero Romano, Yallarabì, Tareq Abusalameh, Alessandra Ravizza, Nora Tigges & Zenìa, Marco Passiglia, Anna Maria Bruni, Noemita on Stage e tantə altrə.

🗣 Ospiti e interventi:
Francesca Fornario, Tatiana Montella, Zahira Mourad, Cecilia Della Negra, Dalia Ysmail, Mario Soldaini, Antonio Bocchinfuso, Leonardo Filippi, Marcella Brancaforte, Alhassan Selmi da Gaza e Raffaele Oriani (+Clara Habte), attivist3 dalla Palestina, Kurdistan, Afghanistan.

🎬 Cineforum Resistente
Proiezioni e dibattiti serali per raccontare il vissuto palestinese, i sogni e le memorie sotto assedio.

info: facebook.com/share/18pp3A4s2a/

#Afghanistan #AlessandraRavizza #AlhassanSelmi #AnnaMariaBruni #AntonioBocchinfuso #arte #assedio #attivist3 #autodeterminazione #autorganizzazione #CeciliaDellaNegra #ciboPopolare #cineforum #CipOrkestra #ClaraHabte #concerti #cucina #cucinaPalestinese #DaliaYsmail #dibattiti #esilio #festival #FrancescaFornario #FrenteMurgueroRomano #Gaza #guerra #Kurdistan #LaviniaMancusi #LeonardoFilippi #Los3Saltos #MarcellaBrancaforte #MarcoPassiglia #MarioSoldaini #memorie #mostre #musicA_ #NoemitaOnStage #NoraTiggesZenìa #occupazione #Palestina #parole #performance #popoloPalestinese #proiezioni #radioLive #RaffaeleOriani #Resistenza #resistenzaArtistica #resistenzaCulturale #skate #skateUrbano #sogni #sumud #TareqAbusalameh #TatianaMontella #Yallarabì #ZahiraMourad

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Bosco di Monte Ceraulo a Mascalucia, una chiusura ingiustificata che danneggia la comunità


Avevamo gioito qualche anno fa della apertura al pubblico, a Mascalucia, del Bosco di Monte Ceraulo. Unica testimonianza dell’antico Bosco Etneo a bassa quota nel versante meridionale del vulcano, con un’area di ben 17 ettari e una rigogliosa vegetazione di macchia mediterranea.

La riapertura, avvenuta il 25 aprile 2022, si realizzava grazie ad un Patto di Collaborazione tra […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/06/14/bosc…

#BoscoMonteCeraulo #Etna #Mascalucia #RegioneSiciliana

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mutamento di pelle ottiaco di modo serpencel


A causa di quella che sto adesso subendo io, mi è tornata in mente l’esistenza della muta come concetto. Ci sono purtroppo poche mute (da non confondere quindi con le multe, che sono tante), ma tutte di diverse categorie… C’è la muta umana normale, per cui ogni giorno perdiamo nell’aria quantità allucinanti di cellule morte di epidermide — che fa assolutamente schifo, perché queste finiscono in giro per casa a contribuire alla formazione della classica polvere, costringendo a spolverare e quindi faticare senza che da questo lavoro scaturisca alcun prodotto — c’è quella dei serpenti, che è elegante perché c’è proprio la pellicola vecchia consumata che si stacca per essere sostituita con la nuova già perfettamente applicata, che poi a sua volta sarà cambiata…
Mio braccio che fa la muta
…E infine poi, appunto, c’è la muta arsa viva, che io sto subendo solo adesso dopo il famoso incidentino. Se fosse vetro su di un display, questa cosa si chiamerebbe spacc, quindi il livello in questione è alto pregio. A pensarci è buono anche per il semplice fatto che fa molto femcel, rappresentando sostanzialmente in modo immediatamente visibile la disgregazione continua della mia anima, e focalizzando la generale permanente imperfezione del mio corpo su di un particolare punto oggettivamente percepibile. È in ogni caso simpatica però, perché è una via di mezzo tra le altre mute di cui sopra… e infatti fa schifo comunque, perché i compromessi sono sempre un po’ così. Ma purtroppo, se un giorno sono gatto e l’altro ragno, questo è il massimo a cui posso aspirare…


il bruciapelo estivo della sofferenza propiziatoria


Mi è giusto così, poco fa, soggiunto il dubbio che io ieri non sia stata sufficientemente comprensiva, palese, cristallina sul fatto immediatamente più importante di questi giorni… ossia che, c’è poco da fare, ODIO, detesto fottutamente la stagione estiva!!! Quindi, pur a costo di sembrare un disco più rotto del solito, m’è parso necessario fare questa comunicazione ben esplicita… perché nel mio caso davvero questo mese è già bello che naufragato. 🗺️

Porca miseria, io ieri ero mezza ironica, ma qui davvero pare che, da una mezza acerba primavera, si è passati alla prima estate nel giro di un letterale giorno! Distruggetemi giugno a questo punto, suvvia, fatemelo saltare, se così stanno le cose, perché io non posso subirmi la piena estate dopo veramente appena 1 mese e mezzo di primavera, che è l’unica stagione dell’anno in cui si sta davvero senza soffrire (…polline a parte, mannaggia alla fioranza)! Perché mai mi merito pure questa, tra le mie tante punizioni??? 😩

Stamattina è stato per me, coincidentalmente, il primo giorno di spiaggia del 2025, e ovviamente quindi la mia stagione balneare inizia già malissimo. Mi sono messa giustamente al sole sulla sdraio, perché altrimenti la mia marciscenza marittima non si sviluppa per bene, ma senza spogliarmi ancora. Quindi, dato da una parte ciò, mentre dall’altra il fatto che non andrò mai a pensare che debba succedere qualcosa di strano proprio il secondo giorno di giugno, e ancora il fatto che quando sono all’aperto sto in genere sempre al sole se non è troppo forte (ossia, anche non al mare)… ho pensato ben 2 volte che fosse totalmente inutile mettere la crema addirittura settimane prima che sia legalmente estate, visto che tanto non siamo in Australia o chissà dove. E invece no. 😾
Braccio sinistro come descritto
Non è molto, certamente, ma in foto si può comunque ben vedere il disastro grazie alla differenza tra la piccola area del mio braccio coperta dalla Mi Band, e tutto il resto che non era coperto. La cosa strana però è che io ero perfettamente al sole, eppure il braccio sinistro si è cotto sensibilmente più di quello destro… ma che vogliamo farci, lo spettro della luce subito sopra il visibile non ha davvero alcun cazzo di senso logico, e a questo punto non ha nemmeno troppo senso starsi ad incazzare. 🤖

Cosa devo fare allora? Ormai, nulla. Prendo giusto atto del fatto che la fisica in pratica non funziona mai come quella dei modelli teorici e che, pure se il sole è sempre precisamente lo stesso, al mare ti brucia anche se in tutti gli altri posti no, semplicemente perché c’è un complotto in corso. Da un lato l’errore è anche mio, perché andare il 2 giugno al mare in maniche corte, come ho immaginato ieri, certamente non è un’idea spettacolare… dovevo mettere una maglietta si leggera, ma lunga e nera come i pantaloni che invece stamattina avevo; nera come la morte che causa l’estate… ma anche come il tumore che prima o poi ci si becca, se si prende il sole a maniche corte. Meglio prendere ispirazione dai beduini. 💔

#bruciature #caldo #estate #giugno #mare #Sole #spiaggia


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20 giugno, roma: ‘urban experience’ e l’archivio performante all’icbsa. il performing media per la memoria dell’avanguardia e l’innovazione territoriale

L’Archivio Performante all’ICBSA. Il Performing Media per la Memoria dell’Avanguardia e l’Innovazione Territoriale


20 giugno 2025, dalle 15:00 alle 17:30

A Roma, all’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA, Palazzo Mattei di Giove, Via Michelangelo Caetani 32, l’ex Discoteca di Stato) venerdì 20 giugno alle ore 15 c’è un incontro strategico: Il Performing Media per la Memoria dell’Avanguardia e l’Innovazione Territoriale.

Robert Fludd _ Globe Theatre

L’incontro si svolgerà come un brainstorming per attivare un confronto aperto (e non un convegno di studi) tra protagonisti e studiosi, per promuovere una staffetta intergenerazionale e una interoperabilità degli archivi già istituiti, pensando a come coniugare la Memoria dell’Avanguardia con l’Innovazione Territoriale.

TUTTE LE INFORMAZIONI QUI:
urbanexperience.it/eventi/larc…

#archiviGiàIstituiti #archivio #ArchivioPerformante #avanguardia #brainstorming #CarloInfante #confrontoAperto #DiscotecaDiStato #ICBSA #innovazione #InnovazioneTerritoriale #IstitutoCentralePerIBeniSonoriEdAudiovisivi #memoria #MemoriaDellAvanguardia #PalazzoMatteiDiGiove #PerformingMedia #UrbanExperience

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Cisgiordania d’Abruzzo – Il caso Anan


Intervento dell’Avv. Giuseppe Romano dei Giuristi Democratici.
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A marzo scorso prima dell’inizio del processo presso la Corte di Assise dell’Aquila contro tre palestinesi, Anan Yaeesh detenuto dal gennaio 2024 e Ali Irar e Mansour Doghmosh avevamo intervistato l’Avvocato Flavio Rossi Albertini del Foro di Roma, che fa parte del Collegio di difesa. All’inizio del processo abbiamo condiviso il comunicato del Collegio di difesa. Torniamo a parlare di questo importante dibattimento con un intervento dell’Avv. Giuseppe Romano dei Giuristi Democratici.

Il procedimento penale che si sta celebrando all’Aquila, su fatti asseritamente commessi in Palestina, è un vero e proprio processo alla resistenza palestinese in Cisgiordania. L’accusa di terrorismo contro Yaeesh Anan Kamal Afif è la traslazione, a migliaia di chilometri di distanza, di un’ ingiustizia inaccettabile che chiama a gran voce ad una mobilitazione necessaria e di vasta portata.

Come noto, in Cisgiordania non è la resistenza ad essere illegale ma, pacificamente dal 1967, tale è la condotta di quello stato di Israele che, pur condannato dal consesso giuridico mondiale a lasciare i territori li occupa illegalmente, insiste nel procrastinare indisturbato la sua politica di espansione.

Quello che si va compiendo, anche in questi giorni, non è solo la filosofia dello stato israeliano che, per dirla alla maniera di Alberto Sordi si traduce in : io occupo perché “ io so io, e voi nun siete un ….’ ma, una sistematica sopraffazione agita con incendi, assassini, torture e distruzioni. Il tutto all’ombra dello sterminio in Gaza, senza la possibilità qui di invocare Hamas, ma anzi fomentando la costruzione di quell’odio quotidiano che è all’origine della tragedia del 7 ottobre .

Il protagonista imputato Anan è politico/militare assai noto in Cisgiordania ed eroe per quella rete resistente tanto da essere assunto a figura principale anche all’interno di canzoni popolari.

Procedendo come in una sequenza filmica: primo frame: Febbraio 2002, Anan ha 14 anni è nel suo paese Toulkarem cammina di poco dietro alla fidanzata vicino al confine militare, vanno a scuola. Secondo frame: Click! Non è questo il rumore che precede lo scatto fotografico di una sequenza che cattura la realtà, ma quello del fucile militare israeliano, reale, che le spara in testa.

Terzo frame: per 10 giorni Anan resta attaccato alla tomba della ragazza e decide come tanti giovani palestinesi di aderire alla lotta politico militare nelle file di Fatah contro il governo nemico. Ottiene risultati e visibilità tanto da entrare nella guardia personale del presidente Arafat e venire da lui premiato, giovanissimo, con titolo onorifico.

Entra nei servizi segreti palestinesi occupandosi di sicurezza interna e diventa tra i principali nemici in loco dello stato occupante. Per evitarne l‘uccisone viene consegnato al carcere di Gerico sotto la super visione di Stati Uniti, Inghilterra, Egitto e Giordania che ne controllano la detenzione.

Frame quarto: nel 2006 elicotteri dell’esercito israeliano si alzano in volo su Gerico e la bombardano; Anan riesce a salvarsi e fuggire. Torna nella propria città dove cade nella trappola di un conoscente, spia dei servizi israeliani, che aprono il fuco in un bar ferendo lui e uccidendo un amico.

Anan si salva, sventa un altro tentativo di uccisione in ospedale.

Frame cinque: tre anni di carcere in 18 prigioni subendo torture. Scarcerato nel 2010 continua la sua attività politica e studia scienze politiche ma nel 2013, vessato dalle continue pressioni anche sulla sua famiglia, decide di trasferirsi in Europa. Vive in Norvegia e Svezia per poi spostarsi in Italia dove gestisce un ristorante a Mestre. Da ultimo si trasferisce all’Aquila.

La cosa interessante è che quanto fin ora detto sulla vita e sull’attivismo di Anan non è frutto di indagini Digos abruzzese ma è tratto dalle di lui pacifiche dichiarazioni, rese in sede di richiesta protezione internazionale alla commissione norvegese prima e italiana successivamente.

Ecco che questo primo dato sgombra già da un potenziale equivoco: Anan non era affatto protagonista di un rischio terrorismo, palesandosi come a dir poco insolito che chi entra in un paese con mire destabilizzanti descriva il suo profilo antagonista alla forza pubblica, verbalizzandolo. Il primo elemento è, quindi, politico. Anan ha militato anche nell’estensione militare del partito Fatah, Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. Questa organizzazione rientra, sotto un profilo amministrativo, nella c.d. black list che impedisce l’ottenimento dello status rifugiato in Europa (non ostativo ad altre forme di protezione infatti ottenute). La situazione è simile a quella in cui ci si imbatté all’arrivo a Roma del capo del partito curdo P.K.K. di cui la Turchia chiese l’arresto.

Ocalan fu collocato in una casa protetta e di seguito, ne fu organizzata (dal governo italiano) la fuga con direzione sud Africa, ai fini dell’ottenimento della protezione internazionale (poi il viaggio non andò benissimo…).

L’attuale governo Meloni, invece, non appena ricevuta la richiesta di arresto per Anan da parte di Israele, con conseguente estradizione, si è subito messo prono dando il via all’operazione (con la stessa solerte efficacia dimostrata nel caso del torturatore libico Almasri…).

Fortunatamente la Corte d’Appello ha respinto la richiesta per l’ovvio rischio (rectius certezza) che una volta estradato avrebbe subito trattamenti inumani e degradanti. Nelle more della scarcerazione e con tempismo a dir poco sospetto, il Pubblico ministero abruzzese richiede l’arresto chiedendo di giudicare qui fatti accaduti in Cisgiordania, utilizzando impropriamente il terzo comma dell’art 270 bis del codice penale. E’ passato un anno e mezzo ed Anan è ancora in galera col processo ora a dibattimento. E’ accusato di aver promosso in Palestina un’associazione con finalità di terrorismo denominata ‘Gruppo di riposta rapida brigate Tulkarem’. Si badi bene che già qui esiste una prima distonia rispetto all’impianto accusatorio che fonda le proprie origini nell’appartenenza di Anan ad altra associazione cioè la sopra richiamata Brigata dei Martiri di Al- Aqsa che è, come detto, nella Black list di alcuni paesi per terrorismo. Chi saprà diversificare e spiegare se esistono differenze di approccio tra le due fazioni? la Digos abruzzese? Questo è il punto paradosso di questo processo. Si farà sostanzialmente su fonti aperte indagando un fenomeno complesso e non certo nostrano e nelle conoscenze dei nostri inquirenti. Sgomberato il campo dalla impossibile sovrapposizione con gli attentatori di matrice islamica (pronti alla morte in nome di Allah) va chiarito che Anan non è accusato di aver ucciso civili, e mai ha rinnegato la sua affiliazione politico/militare, anzi, l’ha palesata sul suo profilo pubblico.

Il punto di caduta processuale è costituito dalla differenza tra terrorismo e resistenza legittima.

Se un esule ucraino avesse cercato di aiutare i suoi connazionali dall’Italia l’avremmo processato? Per venire al caso specifico già il nome della supposta associazione che si indaga ‘risposta rapida’ si pone in chiara connessione con la necessità di tutela dei propri connazionali quotidianamente aggrediti in un contesto che è quello di una guerra/aggressione in corso.

Si chiama diritto umanitario, e nel nostro caso non vi è dubbio che il popolo palestinese dei territori illegittimamente occupati è portatore (Convenzione di Ginevra e allegati) del diritto alla difesa. Tanto più con lo sterminio / genocidio in corso.

La scriminante si ferma laddove si sia in presenza di un’associazione che prepara attentati che non hanno una collocazione di destinazione contro il nemico militare ma bensì solo contro i civili.

Anan era in Italia all’epoca del 7 ottobre e all’inizio della reazione con triplicata ferocia di Netanyahu. Nessuno di noi è rimasto indifferente e mai avrebbe potuto esserlo il nostro imputato portatore del diritto -anzi dovere- di attivarsi per i suoi fratelli e sorelle che anche in Cisgiordania hanno subito la recrudescenza della violenza dei coloni ben tutelati dalla milizia ebraica.

A prescindere dalla fumosità complessiva del processo e ciò che potrà o non potrà dimostrare, chiaramente, c’è la possibilità che si parli di armi, e di azioni offensive / difensive contro le prevaricazioni e le uccisioni. Del resto una foto con il fucile è davvero in questo contesto la prova di qualcosa? Se emergeranno intercettazioni in cui si discute di armi è cosa ovvia in un contesto in cui non si usano cerbottane, ma operandosi nell’ambito della difesa da uno degli eserciti militari più potenti del mondo.

Le eventuali azioni sono contro i presidi dell’esercito dei coloni ed è Israele, semmai, ad aver senza dubbio in plurime occasioni superato la giurisprudenza che individua l’atto terroristico, laddove l’azione è intrapresa pur sapendo di esporre a rischio certo i civili (anziani e bambini per lo più). Insomma il dato è che se dobbiamo ricorrere alla c.d. prova aperta (servizi on line ecc…) allora sarebbe efficace pensare al film ‘No Other Land’ capolavoro vincitore Oscar dove, in un misto di tragedia e poesia, ben si comprende la necessità di schierarsi senza tentennamenti. Perché in Cisgiordania si consuma la lotta infinita tra il ricco e potente e il povero e debole; l’esproprio dei pastori, la sottrazione della terra a chi la abita e la coltiva, il furto del sorriso dei bambini lo spargimento di sangue degli impotenti, tutto si mescola e fa ribollire il sangue a noi dai salotti; figurarsi nell’animo di chi ha vissuto nella propria carne la tragedia, come accaduto ad Anan.

Ho volutamente tenuto fuori dall’analisi la situazione degli altri due imputati che sono implicati solo per dare sostanza ad un quadro associativo inesistente.

I coimputati sono, infatti, a piede libero per mancanza di indizi in accoglimento delle richieste degli avv. Flavio Rossi Albertini e Ludovica Formoso, colleghi preparati e tenaci che difendono Anan a cui una rete di penalisti da tutta Italia fa sapere che non saranno soli laggiù in Cisgiordania …d’Abruzzo.

Venezia, 10.6.25

Avv. Giuseppe Romano

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la zona d’interesse dei bravi cittadini izrahelliani


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and…

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Il 30 marzo 1944 le SS italiane arrivano a Cumiana


A None, in provincia di Torino, il marchese Cordero di Pamparato viene coinvolto nella sua prima azione da quando è salito con i partigiani (Guido Quazza ne data l’arrivo il 15 marzo nonostante lo sviluppo dell’azione il 8 marzo) <34 tentando di effettuare un colpo alla Todt in un magazzino pieno di munizioni e materiali utili per reggere l’inverno <35.
È lo stesso tenente ad addestrare i 21 uomini scelti per la missione: tra questi il giavenese Ugo Giai Merlera, futuro comandante della ‘Campana’.
L’azione non ottiene i risultati sperati: i tedeschi, probabilmente allertati da una spia, rispondono al fuoco; cadono quattro uomini tra l’8 e i giorni successivi, numerosi sono i feriti che, insieme ai superstiti, battono in ritirata e sanciscono il fallimento dell’azione.
Il processo di Torino, le condanne a morte
Il processo di Torino, svoltosi a partire dal 2 aprile 1944, coinvolge due figure importanti per la Val Sangone, seppur non entrambe direttamente coinvolte con il territorio: Giuseppe Perotti e Silvio Geuna. Giuseppe Perotti, classe 1895, residente in provincia di Cuneo, è descritto come “uno dei capi più attivi ed intelligenti della organizzazione militare dei partigiani” <36; coordinatore del CmrP, è arrestato il 31 marzo. Assieme a lui è arrestato Silvio Geuna, classe 1903, tenente di complemento degli alpini, descritto da Valdo Fusi come un “giovane con barba e baffi neri, piccolino, vispo, occhi che bucano, atletico” <37. È uno degli organizzatori delle bande cattoliche nelle montagne di Cumiana; seppur non inserita all’interno del contesto della Divisione Autonoma Val Sangone, la Banda Cattolica di Geuna funge come rifugio ai bandi di reclutamento imposti da Salò, reclutando, fin dagli esordi, un considerevole numero di sbandati: anticomunista, “i risultati della Banda Cattolica sono pressoché ininfluenti nel panorama più vasto di quelle formazioni che nello stesso settore Chisone-Sangone si oppongono ai tedeschi.” <38
Essi appartengono all’organismo che sostituisce il generale Operti (e il maggiore Torchio, suo inviato in valle): il Comitato Militare Regionale Piemonte, che sblocca l’impasse data dall’attesismo di Operti e imprime alla guerra partigiana una caratteristica di lotta senza alcun compromesso o armistizio con gli occupanti e i loro collaboratori.
Sul banco degli imputati finiscono 15 antifascisti: il collegio, presieduto dal generale Umberto Rossi <39 si esprime su quattro imputazioni: attentati all’integrità della Repubblica Sociale Italiana, favore ad operazioni del nemico, promozione di insurrezione armata e concorso in atti di guerra civile ostacolando la pubblica difesa. Il processo, seguito da Mussolini in persona, intende rievocare i fasti del Tribunale speciale durante il ventennio fascista <40: è un processo istruito dai fascisti che reclamano anche il possesso dei detenuti al carcere ‘Le Nuove’ di Torino; uno degli imputati, il professor Paolo Braccini si stupisce di come, per la portata degli imputati, essi non confluiscono nel braccio del carcere gestito dai tedeschi <41.
Il processo contro “Perotti ed altri” <42 si conclude con la condanna a morte per Perotti ed altri 7 imputati, l’ergastolo per Geuna ed altri 3 mentre due sono assolti ed uno condannato a due anni.
Il generale, prima di morire, scrive l’ultima lettera alla moglie in cui cita ripetutamente i figli; così si rivolge a lei qualche ora prima di morire, il 5 aprile del 1944, al poligono del Martinetto di Torino, per mano di un plotone della Guardia Nazionale Repubblicana: “L’unico testamento spirituale che lascio a te ed ai miei figli adorati è di affrontare con serena sicurezza le avversità della vita adoperandosi in modo perché la propria coscienza possa sempre dire che ha fatto tutto il possibile. Se il risultato sarà buono compiacersene con modestia; se sarà cattivo trovare sempre la forza di riprendere con buona lena senza lasciarsi abbattere e senza chiamare in causa il destino. Anche le azioni che ci sono nocive hanno una loro ragione di essere e noi dobbiamo accettarle come una dura ma indispensabile necessità”. <43
L’eccidio di Cumiana
Cumiana, nel 1936, è un piccolo borgo agricolo di quasi 5000 abitanti il cui svuotamento progressivo è dovuto dalla progressiva crescita dell’industria a discapito del settore primario. <44
A Cumiana operano sia le brigate valsangonesi sia quelle della Val Chisone, comandate dall’alpino Maggiorino Marcellin oltre alla già citata, seppur ridotta, Banda Cattolica comandata da Silvio Geuna.
Dal racconto di don Felice Pozzo <45 i partigiani scendono dalle montagne armati in Cumiana già dal febbraio 1944 <46. In un borgo in cui i partigiani svolgono azioni nel centro abitato manca una figura mediatoria: il podestà di Cumiana, Giuseppe Durando, si trasferisce a Torino lasciando i civili in balia degli scontri tra nazifascisti e partigiani. La casa del podestà, abitata da un genitore, è oggetto il 10 marzo di razzie da parte dei partigiani, che prelevano merce di diversa tipologia <47.
Il 30 marzo le SS italiane arrivano a Cumiana <48, rastrellano 79 uomini in età di leva, li portano a Torino, li interrogano. Alcuni vengono deportati, alcuni rispediti in valle, altri rimangono a disposizione dei tedeschi. Due giorni prima i tedeschi arrestano altri 5 cumianesi accusati di connivenza con i partigiani <49.
Il 30 le SS sono ancora nel paese quando subiscono un attacco dei partigiani della ‘De Vitis’ che catturano 32 SS italiane e due sottufficiali tedeschi, uccidono un milite e ne feriscono 18 <50 ma lasciano sul terreno due partigiani: ad uno di questi, Lillo Moncada, viene successivamente dedicata una brigata valsangonese.
I prigionieri vengono dirottati su Forno di Coazze mentre dopo qualche ora in paese giungono numerosi reparti di repubblichini e di nazisti: i tedeschi catturano 158 uomini; il naturale ruolo svolto da Zanolli a Giaveno non viene svolto da Durando a Cumiana: le trattative sono intavolate dal medico cumianese Ferrero insieme a don Pozzo <51.
Quando le trattative si sbloccano l’ordine di esecuzione è eseguito per 58 uomini, 7 dei quali si salvano: di questi 51 nessuno risulta combattente nelle file partigiane, il più giovane è nato nel 1927 e il più anziano nel 1874.
La strage, secondo l’Atlante delle Stragi Nazifasciste si sviluppa su due momenti: nel primo i condannati vengono mitragliati in gruppi da tre per sette turni <52, successivamente il gruppo degli ostaggi si ribella costringendo le SS di guardia a sparare. Il motivo scatenante della rivolta dei condannati è la vista del cadavere di un ostaggio <53 che scatena in loro ribellione di fronte a morte certa.
Il giorno dopo riaprono le trattative per il rilascio degli ostaggi delle SS e dei 100 cumianesi ancora prigionieri dei tedeschi: l’accordo riesce, i 34 SS sono liberati in mattinata, nella serata sono liberati i 100 cumianesi. Il generale Hansen, dopo l’eccidio, promette al comandante Nicoletta che Cumiana verrà risparmiata per i prossimi mesi di conflitto, il cardinale Fossati promette a don Pozzo massima tempestività nel caso di nuove minacce per i cumianesi <54.

[NOTE]34 Quazza G. La Resistenza Italiana: Appunti e Documenti. Giappichelli; 1966. p 173
35 Comello M., Martoglio G., Covo Di Banditi: Resistenza a Cumiana tra Cronaca e Storia. Alzani; 1998. p 61
36 Rapporto della Questura di Torino contro i membri del Comitato militare piemontese in Archivio Istoreto, fondo Isrp. Fondi originari: Prima sezione [IT-C00-FD17369] foglio 2
37 Fusi V., Galante Garrone A., Fiori Rossi al Martinetto: Il Processo di Torino: Aprile 1944. Mursia; 1975. p. 46
38 Comello M, Martoglio G. Covo Di Banditi : Resistenza a Cumiana tra Cronaca e Storia. Alzani; 1998. p. 35
39 MEM memora.piemonte.it/beni/regpie… consultato il 16 02 24
40 Battaglia R. Storia Della Resistenza Italiana : 8 Settembre 1943-25 Aprile 1945. Einaudi; 1963. p 291
41 Fusi V., Galante Garrone A., Fiori Rossi al Martinetto: Il Processo di Torino: Aprile 1944. Mursia; 1975. p 86
42 MEM memora.piemonte.it/beni/regpie…
43 Malvezzi P., Mann T., Pirelli G., Lettere dei Condannati a Morte della Resistenza Europea. 4. Einaudi; 2006 p 508
44 Comello M., Martoglio G., Covo di Banditi, cit. p 20
45 Don Felice Pozzo (1904-1956) parroco a Cumiana
46 Florio M., Resistenza e Liberazione nella Provincia Di Torino (1943-’45). Gribaudo; 1993. p 338
47 Comello M., Martoglio G., Covo di Banditi, cit. p 55
48 Rende Francesco, ‘Mario Greco e la resistenza in Val Sangone’ tesi di laurea AA 2016-2017 relatore prof. Mauro Forno p 30
49 Comello M., Martoglio, G. Covo di Banditi, cit p 73
50 ASN straginazifasciste.it/?page_id… consultato il 19 02 24
51 Oliva G., Quazza G. La Resistenza, cit. pp 170 171
52 ASN straginazifasciste.it/?page_id… consultato il 19 02 24
53 Oliva G., Quazza G., La Resistenza alle Porte di Torino. F. Angeli; 2004. p 175
54 Florio M., Resistenza e Liberazione, cit. p340
Alessandro Busetta, La resistenza in Val Sangone e la divisione Campana, Tesi di laurea, Università degli Studi di Torino, Anno accademico 2022-2023

La mattina del 1° aprile [1944] a Cumiana i partigiani attaccano alcuni reparti delle SS italiane, giunte in paese il giorno prima. Colte di sorpresa, queste lasciano sul campo un morto e diciotto feriti, mentre trentadue militi e due sottufficiali vengono presi prigionieri dai partigiani. Alle 14 dello stesso giorno uomini delle SS italiane e della Wehrmacht partono in rastrellamento. Cumiana viene occupata da tedeschi e repubblicani provenienti da Torino e da Pinerolo. In questo primo giorno tutti gli uomini presenti – circa centocinquanta – vengono rastrellati e portati al Collegio salesiano mentre le case da cui i partigiani hanno sparato sono incendiate. I tedeschi chiedono la restituzione dei prigionieri pena la fucilazione degli ostaggi. Il 2 aprile il tenente della Wehrmacht Renninger dà l’ultimatum: entro le 18 del 3 aprile i prigionieri devono essere liberati. Quando però gli ambasciatori tornano a Cumiana per comunicare l’esito positivo delle trattative, l’ordine è già stato eseguito. Cinquantuno dei cinquantotto uomini prelevati sono stati fucilati (secondo alcune fonti alle 14, secondo altre alle 16) dietro la cascina Riva d’Acaia che si trova appena fuori dal paese. Sembra che uccisi i primi ventuno (sette gruppi in fila per tre mitragliati da un sottoufficiale tedesco che i testimoni descrivono ubriaco), gli altri tentino la fuga e siano trucidati. Ne sopravvivono per ragioni diverse sette. Il 4 aprile i comandanti partigiani della Val Sangone consegnano i prigionieri al generale Hansen. Il giorno dopo termina l’operazione. Negli anni Novanta il giornalista di Repubblica Alberto Custodero avvia un’inchiesta sull’eccidio, individua in Renninger il responsabile della strage e lo intervista: nel 1999 il procuratore militare di Torino Pier Paolo Rivello e il magistrato Paolo Scafi aprono un procedimento penale a suo carico. Il processo viene interrotto a causa della morte per infarto di Renninger, che si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda.
Barbara Berruti, Episodio di Cumiana, 03.04.1944, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

#1944 #AlessandroBusetta #Aprile #BarbaraBerruti #Chisone #CMRP #ComitatoMilitareRegionalePiemonte #Cumiana #fascisti #GiuseppePerotti #GNR #italiane #Martinetto #marzo #partigiani #Piemonte #Sangone #SilvioGeuna #SS #strage #tedeschi #Torino #Valle

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Poesia anarchica e impegno civile in Fondamenti di Utopia di Daniele Fiorenza

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poesia anarchica

Fondamenti di Utopia

Daniele Fiorenza

silloge poetica

Youcanprint

23 maggio 2025

60

store.youcanprint.it/fondament…

“Fondamenti di Utopia” di Daniele Fiorenza è una raccolta di poesia militante che non cerca compromessi, ma colpisce dritto al cuore dell’ingiustizia. Versi potenti che incitano alla disobbedienza e alla lotta, svelando le ipocrisie del potere e celebrando l’urgenza di un’utopia concreta. Un’opera che brucia di rabbia lucida e solidarietà, perfetta per chi cerca una voce autentica e ribelle nella poesia contemporanea.

Fondamenti di Utopia di Daniele Fiorenza

Una raccolta di poesia sociale, politica e ribelle


“Fondamenti di Utopia” di Daniele Fiorenza non è una semplice raccolta di versi; è un manifesto poetico, un grido di disobbedienza che non ammette compromessi. Lontano dal lirismo fine a sé stesso, ogni parola è un colpo diretto al cuore dell’ingiustizia, inserendosi con forza nel solco della poesia anarchica e militante. È una voce che incarna un’urgenza profonda, sia personale che collettiva: quella di rompere il silenzio, di reagire e di lottare.

Qui, la poesia sociale prende corpo, si fa rabbia visione audace. Le parole si trasformano in strumenti di liberazione, torce accese in una notte di indifferenza. Fiorenza non si limita a denunciare o a raccontare; egli immagina, ma soprattutto incita: a non cedere alla rassegnazione, a custodire la memoria, a rifiutare la delega, a riconquistare dignità, tempo e spazio. Come recita un verso emblematico della raccolta, “l’utopia non è un’illusione, è un orizzonte in fiamme da raggiungere con le mani sporche di vita e il cuore libero da catene.”

Daniele Fiorenza, figura attiva nell’ambito anarchico come membro del collettivo intersezionale ControCultura e collaboratore del blog Magozine.it, infonde nella sua opera una profonda consapevolezza sociale e politica.

Apre il volume l’introduzione di Franco Schirone, libero ricercatore la cui profonda conoscenza della storia dell’anarchismo e dell’anarcosindacalismo è testimoniata da opere come “La Resistenza sconosciuta” e “Per la Rivoluzione Sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano”.

Struttura del libro: due anime, un’unica voce di resistenza


La raccolta si articola in due sezioni distinte, eppure intrinsecamente connesse, che riflettono la duplice natura del progetto poetico: da un lato la rabbia collettiva, dall’altro la radice personale e territoriale. Entrambe le anime si fondono in un’unica, potente voce di resistenza.

  • Oltre lo steccato: Il Fronte Lirico Politico e Sociale Questa prima parte si presenta come un vero e proprio assalto lirico ai centri del potere. Le poesie di “Oltre lo steccato” denunciano con veemenza le violenze sistemiche, lo sfruttamento indiscriminato, il razzismo dilagante, il cinismo mediatico, la repressione statale e le inquietanti complicità tra poteri economici e religiosi. La scrittura è diretta, impellente, pensata per scuotere le coscienze. Qui la poesia politica diventa autentico linguaggio di lotta, la poesia libertaria uno strumento di disvelamento, e la poesia di denuncia sociale si erge a voce corale degli emarginati. I versi sono colpi precisi contro le gabbie ideologiche, inviti a insorgere, testimonianze di un’umanità ferita ma indomita.
  • Radici: Un Viaggio nell’Identità, Territorio e Coscienza Anarchica Nella seconda sezione, “Radici”, il tono muta, ma l’intensità non diminuisce. È un viaggio più intimo, che si immerge nel vissuto personale, nel legame profondo con la terra d’origine e nella memoria familiare e storica. Le poesie esplorano il significato complesso dell’essere anarchici nel mondo contemporaneo, frammentato e spesso disorientante, partendo da un’identità meridionale troppo spesso oggetto di marginalizzazione e stereotipi. È una poesia personale che non rinuncia alla lotta, ma la nutre di una consapevolezza radicata, di un senso di appartenenza e di un amore tenace per tutto ciò che resiste: luoghi, volti, storie. La radice, in questo contesto, non è un mero rifugio, ma uno slancio vitale verso un futuro da reinventare, libero da ogni forma di padronanza e confine.


Temi centrali: rabbia, insubordinazione e solidarietà


Le poesie di “Fondamenti di Utopia” sono animate da una rabbia lucida, da un’insubordinazione consapevole e da un profondo senso di solidarietà umana e politica. I temi affrontati attraversano i conflitti sociali del presente con un linguaggio tagliente e radicale, senza mai perdere l’empatia verso chi subisce l’oppressione.

L’opera è una denuncia frontale al potere in tutte le sue manifestazioni: economico, statale, religioso, patriarcale. La poesia anticapitalista di Fiorenza svela impietosamente le interconnessioni tra dominio e complicità mediatica, tra profitto e devastazione sociale. In testi come “Il titolista”, “Padrone bianco, lavoro nero” o “Insorgiamo”, la rabbia si trasforma in strumento di lotta, la parola in barricata. Le condizioni di sfruttamento dei lavoratori, il razzismo istituzionale, la criminalizzazione del dissenso vengono smascherati con versi duri e visionari, all’interno di un progetto poetico che è anche una lotta sociale dichiarata.

Fiorenza intesse con forza la memoria storica con le tragedie contemporanee: dalla strage di Cutro alla Palestina, dalla Resistenza antifascista alle lotte per i diritti dei migranti. La poesia diventa così un atto di attivismo culturale, capace di resistere al tempo e di decifrarlo. In componimenti come “Oltre lo steccato” (dedicata a Cutro), “Umani nel vento”, “Garibaldi, che hai fatto!”, l’autore rilegge la storia dal basso, con uno sguardo profondamente antifascista, decentrato e solidale. È un invito a ricordare, ma anche ad agire: la poesia, qui, è una voce collettiva che reclama giustizia e dignità per ogni essere umano.

Stile e linguaggio


Il tratto distintivo di “Fondamenti di Utopia” è senza dubbio il suo linguaggio diretto, popolare, viscerale, che si nutre di ironia pungente, sarcasmo dissacrante e una spiccata musicalità. Daniele Fiorenza non edulcora né abbellisce; la sua scrittura mira a ferire l’indifferenza, a strappare il lettore dalla comodità del giudizio passivo. La sua voce poetica è tagliente e militante, eppure profondamente umana, modulandosi con efficacia sulle diverse sfumature del vissuto.

Tra dialetto, ironia e forza musicale


L’inserimento del dialetto calabrese in alcuni componimenti, come “E ritorno alla lira” o “Oltre lo steccato”, non è una mera scelta linguistica, ma un vero e proprio atto politico, un richiamo viscerale alla terra, alla marginalità e alla dignità di chi è stato storicamente escluso. Il tono è spesso ironico, parodico, dissacrante, come emerge chiaramente in poesie quali “Il titolista” o “Armando Zecconia”, dove la comicità si tramuta in feroce denuncia.

La musicalità dei testi, evidente anche nelle “cover poetiche” ispirate a canzoni popolari come “La canzone del bambino nel vento” o “Il pescatore”, rafforza il legame con l’oralità e la tradizione popolare. Questo approccio rende la raccolta un contributo originale nel panorama della poesia contemporanea italiana, rifiutando l’accademismo e schierandosi apertamente dalla parte degli ultimi.

Poesie esemplari da non dimenticare

Versi che lasciano il segno


In Fondamenti di Utopia ci sono testi che si imprimono con forza nella memoria, veri e propri emblemi di una poesia sociale d’autore capace di restituire senso alla parola “impegno”. Alcune poesie si ergono come monoliti: documenti emotivi, storici e politici di un presente che brucia sotto i nostri occhi.

Oltre lo steccato: la poesia per Cutro


Tra le più toccanti, Oltre lo steccato è una poesia scritta in dialetto calabrese e dedicata alla strage di Cutro. Il testo mescola disperazione, denuncia e lirismo amaro. L’uso del dialetto non è solo stilistico: diventa carne e territorio, dolore e identità. È un lamento funebre e una rivolta, un’accusa contro le responsabilità istituzionali e l’indifferenza sociale. Non è solo poesia per ricordare, ma per non permettere che l’orrore venga normalizzato.

Per (Gino) Strada: il lutto che si fa lotta


Un altro testo memorabile è “Per (Gino) Strada”, omaggio a una delle figure più radicalmente umanitarie del nostro tempo. Fiorenza scrive con affetto, rabbia e gratitudine, evitando qualsiasi retorica. La poesia smaschera l’ipocrisia dei politicanti che disprezzano in vita ciò che celebrano ipocritamente dopo la morte. È un testo che commuove, ma anche scuote, ricordandoci che la coerenza ha un costo, e che la vera eredità di Strada risiede nelle mani di chi continua a disobbedire con amore.

Altri testi emblematici


La settimana santa, Insorgiamo, Il titolista o Alla fiera ammazzagenti sono altri esempi potenti di una poesia che non si accontenta di raccontare: grida, accusa, rifiuta. In ognuno di questi componimenti, Fiorenza mostra come la poesia possa ancora essere atto politico, strumento di memoria, voce collettiva.

Valore politico e culturale dell’opera

Poesia come strumento di trasformazione


Fondamenti di Utopia non è solo una raccolta poetica: è una dichiarazione di intenti, un terreno fertile dove la poesia e l’impegno civile si intrecciano in modo indissolubile. Daniele Fiorenza non scrive per abbellire il mondo, ma per trasformarlo. I suoi versi non cercano consenso, ma coscienza. Ogni poesia è una crepa aperta nel muro dell’indifferenza, un invito a riscoprire la forza del dissenso.

In questo senso, l’opera apre una prospettiva culturale rilevante nel panorama della poesia politica italiana contemporanea, fungendo anche da strumento pratico di riflessione e azione. Il richiamo all’autogestione e al rifiuto della delega è costante: la voce lirica incita a prendere parola, a organizzarsi, a resistere al potere che disgrega e divide. La poesia diventa così azione collettiva, gesto comunitario, possibilità concreta di costruire un’alternativa.

Verso un’utopia politica concreta


Quella che Fiorenza propone non è un’utopia astratta, ma un orizzonte di lotta da raggiungere con “le mani sporche di vita”. Le sue poesie richiamano la giustizia sociale, la dignità dei lavoratori, la solidarietà tra oppressi, ma anche la libertà come pratica quotidiana, l’antifascismo come dovere etico, la comunità come risposta al disfacimento individualista.

In un tempo in cui il linguaggio è spesso neutralizzato dal marketing o ridotto a slogan di propaganda, Fondamenti di Utopia restituisce alla parola la sua carica più sovversiva: quella di poter cambiare il mondo. Con dolore, sì, ma anche con ostinata speranza.

L’utopia come orizzonte possibile

La poesia come atto di insorgenza


Fondamenti di Utopia è un libro che non si limita a descrivere il mondo com’è, ma si ostina a immaginare come potrebbe essere. In un presente segnato da fratture, disuguaglianze e paure normalizzate, la poesia di Daniele Fiorenza si fa insorgenza consapevole: non urla nel vuoto, ma prende posizione, semina visioni, apre passaggi.

Qui la resistenza attraverso la poesia non è una metafora, ma una pratica concreta: ogni verso oppone il gesto creativo alla violenza sistemica, ogni parola cerca di strappare la realtà all’apatia. L’utopia politica evocata non è evasione, ma tensione concreta verso una trasformazione radicale, da costruire con lucidità e determinazione, giorno dopo giorno.

In un tempo in cui anche l’immaginazione sembra colonizzata, Fondamenti di Utopia difende il diritto di sognare con i piedi piantati nella terra. È un libro che non si legge soltanto: si attraversa, si ascolta, si porta con sé. E ci ricorda, senza retorica, che la poesia militante non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire. Basta che continui a dire la verità.

#anarchia #poesia #PoesiaContemporanea

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Un pugno di banditi di borgata riesce in poco tempo a controllare tutta Roma


La Banda della Magliana
Esattamente cento anni dopo da quanto documentato da Bonfadini e Franchetti nella Capitale stava nascendo la prima organizzazione criminale di stampo mafioso autoctona: la Banda della Magliana. Prima degli anni ’70 la malavita era distribuita in modo inorganico su tutto il territorio romano, non vi era coordinazione tra i gruppi, ognuno di essi gestiva il proprio quartiere e non vi era il dominio di una famiglia, o di un gruppo, sulle altre, la cui economia ruotava intorno a piccoli furti, spaccio, prostituzione, gioco d’azzardo. In questo contesto si inseriscono Albert Bergamelli, Maffeo Bellicini e Jacques Berenguer, i Marsigliesi <17, un cartello criminale francese che operava il traffico di stupefacenti ed il contrabbando di sigarette dalla Turchia; i tre avevano intravisto nella Capitale la possibilità di estendere il loro business. Per comprendere la genesi di questa associazione bisogna tornare alla fine degli anni ’70, a Roma, quando gli elementi più rilevanti della criminalità romana si costituivano in associazione. Prima di allora la malavita romana si occupava di furti, rapine ed estorsioni. Un gruppo di giovani criminali, quasi allo sbaraglio, che desideravano inserirsi nei business, come i sequestri <18, più redditizi soprattutto in quel periodo <19.
“Franco Giuseppucci era un criminale di trent’anni, apparteneva alla vecchia guardia. Faceva il fornaio e per questo era soprannominato er Fornaretto […]. Temuto e stimato, aveva ottimi canali per la ricettazione ed era molto conosciuto nell’ambiente delle corse di cavalli: agli scommettitori clandestini prestava a strozzo i soldi accumulati con le rapine, riuscendo così a riciclare il denaro […].” <20
Nel 1976 escono di scena Bergamelli, Berenguer e Bollicini per l’azione delle forze dell’ordine coordinate dal magistrato Vittorio Occorsio, il quale stava indagando sulla relazione che intercorreva tra la Loggia P2 <21, l’estrema destra, i servizi segreti e la criminalità organizzata, che lo portò ad essere ucciso il 09 luglio 1976 per mano del neofascista Concutelli <22. “Molti sequestri avvengono per finanziare attentati o disegni eversivi…. Sono certo che dietro i sequestri ci siano delle organizzazioni massoniche deviate e naturalmente esponenti del mondo politico. Tutto questo rientra nella strategia della tensione: seminare il terrore tra gli italiani per spingerli a chiedere un governo forte, capace di ristabilire l’ordine, dando la colpa di tutto ai rossi…Tu devi cercare i mandanti di coloro che muovono gli autori di decine e decine di sequestri. I cui soldi servono anche a finanziare azioni eversive. I sequestratori spesso non sono che esecutori di disegni che sono invisibili ma concreti. Ricordati che loro agiscono sempre per conto di altri” <23, così diceva il magistrato a Ferdinando Imposimato.
L’unione delle batterie
Tra il 1975 e il 1976 a Nicolino Selis viene l’idea di creare la Banda della Magliana, nella speranza di sfruttare le diverse batterie <24 sparse nei vari quartieri romani, come racconta Abbatino agli inquirenti. Elabora il suo piano a partire dall’idea di Raffaele Cutolo, come sostiene Antonio Mancini <25 “Mentre ero detenuto insieme a Selis a Regina Coeli si parlava del fatto che a Napoli tal Raffaele Cutolo, che allora non era noto come lo sarebbe diventato in seguito, stava mettendo in piedi un’organizzazione criminale allo scopo di escludere dal territorio infiltrazioni di altre organizzazioni di diversa estrazione territoriale. Con Selis si decise di tentare su Roma la stessa operazione che Cutolo stava tentando su Napoli” <26 e ancora “si era innamorato del pensiero di Cutolo che aveva organizzato un gruppo che si opponeva a chi veniva da fuori, ovvero i siciliani che, come la si suol dire, la comandavano a Napoli Cutolo voleva difendere il suo territorio e Selis voleva fare la stessa cosa a Roma”. <27 Selis diventerà segretamente il capozona di Cutolo.
A fare parte del primo nucleo della Banda della Magliana sono: “Franco Giuseppucci, Enrico De Pedis detto Renatino, Raffaele Pernasetti, Ettore Maragnoli e Danilo Abbruciati. […] presto si aggregarono Maurizio Abbatino, Marcello Colafigli, Enzo Mastropietro” <28 due batterie Trastevere/Testaccio e Magliana, che decidono di gestire i traffici illegali su Roma. Rapimenti, estorsioni, rapine, droga, riciclaggio di denaro sporco.
“Era accaduto che Giovanni Tigani, la cui attività era quella di scippatore, si era impossessato di un’auto Vw “maggiolone” cabrio, a bordo nella quale Franco Giuseppucci custodiva un “borsone” di armi appartenenti ad Enrico De Pedis. Il Giuseppucci aveva lasciato l’auto, con le chiavi inserite, davanti al cinema “Vittoria”, mentre consumava qualcosa al bar. Il Tigani, ignaro di chi fosse il proprietario dell’auto e di cosa essa contenesse, se ne era impossessato. Accortosi però delle armi, si era recato al Trullo e, incontrato qui Emilio Castelletti che già conosceva, gliele aveva vendute, mi sembra per un paio di milioni di lire. L’epoca di questo fatto è di poco successiva ad una scarcerazione di Emilio Castelletti in precedenza detenuto. Franco Giuseppucci non perse tempo e si mise immediatamente alla ricerca dell’auto e soprattutto delle armi che vi erano custodite e lo stesso giorno, non so se informato proprio dal Tigani, venne a reclamare le armi stesse. Fu questa l’occasione nella quale conoscemmo Franco Giuseppucci il quale si unì a noi che già conoscevamo Enrico De Pedis cui egli faceva capo, che fece sì che ci si aggregasse con lo stesso. La “batteria” si costituì tra noi quando ci unimmo, nelle circostanze ora riferite, con Franco Giuseppucci. Di qui ci imponemmo gli obblighi di esclusività e di solidarietà” <29 racconta Maurizio Abbatino, nell’interrogatorio del 13 dicembre 1992.
Un pugno di banditi di borgata riesce in poco tempo a controllare tutta Roma, con obblighi di esclusività e solidarietà, ma il desiderio di potere e comando li porta a sbranarsi tra loro. Il 13 settembre 1980 viene assassinato Giuseppucci; due anni dopo, il 13 aprile 1982 muore in uno scontro a fuoco Danilo Abbruciati.
La fine delle batterie
Con la morte di Renatino, il 2 febbraio 1990, in via del Pellegrino a Roma <30, muore definitivamente il nucleo fondatore della Banda della Magliana. <31
Scrive, poco dopo la morte di De Pedis, il sostituto procuratore Franco Ionta “La malavita romana può definirsi mafia dei colletti bianchi per il suo ruolo di riciclaggio di ingenti somme di denaro in immobili, pelliccerie e gioiellerie, ristoranti e locali notturni gestito attraverso un reticolo di società a responsabilità limitata […]. L’organizzazione è in grado di investire negli appalti di grandi opere edilizie in Sudamerica e in Africa grazie al Venerabile Licio Gelli” 32. Dice Izzo “dietro la morte di Mattarella, Concutelli mi disse che c’erano la mafia e gli ambienti imprenditoriali, ma anche esponenti romani della corrente democristiana avversa a Mattarella. Valerio aggiunse che si erano fidati di lui perché aveva garantito la Banda della Magliana” e ancora, il professor Alberto Volo “Mangiameli mi raccontò che l’uccisione del presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana era stata decisa a casa di Gelli per via delle aperture al PCI che stavano maturando in Sicilia”. ❤❤
Viene costruita una struttura capillarmente organizzata, a partire da alcune batterie, basata sul rispetto e la fiducia, che gestiva traffici illegali – droga, armi, prostituzione – e con legami forti con altre organizzazioni criminali, poteri forti, politica, terrorismo ed estremismo.
Grazie alle confessioni e al pentimento di Maurizio Abbatini, la Squadra Mobile dà il via all’“Operazione Colosseo” con la quale “quasi seicento uomini di Criminalpol, Digos e Squadra Mobile sono entrati in azione in tutta Roma, dalla zona residenziale di via Archimede ai casermoni del Tufello. Sessantanove gli ordini di cattura firmati, secondo la procedura del vecchio codice, dal giudice istruttore Otello Lupacchini. Solo tredici ricercati sono scampati alle manette, mentre una decina di provvedimenti sono stati consegnati in carcere ad altrettanti detenuti. A San Vitale, nelle stanze della questura romana, fino a tarda mattinata” <34.
Il primo processo ebbe vita il 20 gennaio 1995 <35, sempre grazie alle parole del pentito Abbatini, per il sequestro e l’omicidio Grazioli.

[NOTE]17 C. Armati, Italia criminale: Personaggi, fatti e avvenimenti di un’Italia violenta, Newton Compton, 2010
18 A. Camuso, Mai ci fu pietà: La banda della Magliana dal 1977 a Mafia Capitale, Castelvecchi, 2014
19 Per un confronto sugli eventi degli anni ’70 si consigliano A. Orsini, Anatomia delle Brigate Rosse, Rubettino, 2010; G. Bocca, Gli anni del terrorismo. Storia della violenza politica in Italia dal 1970 ad oggi, Roma, Armando Curcio, 1988; espresso.repubblica.it/palazzo….
20 A. Camuso, Mai ci fu pietà: La banda della Magliana dal 1977 a Mafia Capitale, Castelvecchi, 2014
21 Cfr. N. Di Matteo e S. Palazzolo, Collusi. Perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano a trattare con la mafia, BUR, 2015; A. A. Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, 1992.
22 Per un approfondimento sul terrorismo nero cfr. P. Sidoni, P. Zanetov, Cuori rossi contro cuori neri, Newton Compton Editori; A. Colombo, Storia Nera, Cairo, 2007.
23 S. Manfredi, Il Sistema. Licio Gelli, Giulio Andreotti e i rapporti tra Mafia Politica e Massoneria, Narcissus, 2014.
24 Piccoli gruppi criminali, come spiega C. Armati, Roma Criminale, cap. XVII, Newton Compton Editori 2006
25 G. Flamini, La banda della Magliana, Kaos editore 2002
26 iltempo.it/cronache/2014/08/17…
27 A. Camuso, Mai ci fu pietà: La banda della Magliana dal 1977 a Mafia Capitale, Castelvecchi, 2014
28 A. Camuso, Mai ci fu pietà: La banda della Magliana dal 1977 a Mafia Capitale, Castelvecchi, 2014
29 A. Giangrande, La mafia in Italia, Indipendently Published, 2018
30 storia.rai.it/articoli/ucciso-…
31 R. di Giovacchino, Il libro nero della Prima Repubblica, Fazi Editore, 2005
32 R. di Giovacchino, Il libro nero della Prima Repubblica, Fazi Editore, 2005
33 R. di Giovacchino, Il libro nero della Prima Repubblica, Fazi Editore, 2005
34 ricerca.repubblica.it/repubbli…
35 radioradicale.it/scheda/71905/…
Giulia Dominedò, Corruzione: Un’analisi etica del fenomeno e delle sue accezioni verso la definizione del caso “Mafia Capitale”, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, 2016

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19 giugno, milano, fondazione mudima: presentazione de ‘la scuola delle cose’, n. 19, “scrittura di ricerca”


Giovedì 19 giugno 2025, alle ore 17:30, presso la Fondazione Mudima, via Tadino 26:
Presentazione del numero 19 (aprile 2025) de «La scuola delle cose», tabloid dedicato interamente al tema della SCRITTURA DI RICERCA, a cura di Marco Giovenale

Interverranno Luigi Ballerini, Laura Di Corcia, Marco Giovenale, Giancarlo Sammito

*
L’espressione “scrittura di ricerca” è in azione da diversi decenni, e di certo si perde già nelle profondità del Novecento. Tuttavia, dagli anni 2003-2009 (ovvero fra l’esplosione dei blog letterari e l’uscita del libro collettivo Prosa in prosa – edito da Le Lettere; ora da Tic edizioni) e fino a oggi, il numero di materiali sperimentali e saggi sugli stessi è decisamente cresciuto.

Ha dunque senso ed è forse indispensabile iniziare a fare il punto della situazione. Un primo e senz’altro assai sintetico tentativo è rappresentato da questo numero de «La scuola delle cose», che raccoglie otto interventi di altrettanti studiosi e studiose, intorno alla ricerca letteraria e alle scritture complesse.

Gian Luca Picconi, Massimiliano Manganelli, Luigi Magno, Chiara Portesine, Renata Morresi, Chiara Serani, Luigi Ballerini e Daniele Poletti si interrogano qui su vari aspetti cruciali delle scritture non pacificate, sui rapporti di intermedialità oggettivamente riscontrabili, sulle esperienze non solo italiane ma anche di tradizione anglofona e francofona, oltre che sui due autori che negli ultimi quindici-venti anni sono tornati più spesso in dialoghi, discussioni, conferenze, letture pubbliche: Jean-Marie Gleize e Corrado Costa.

M.G.

locandina della presentazione de "La scuola delle cose", tabloid n. 19, "Scrittura di ricerca" - a Milano, Fondazione Mudima, 19 giu 2025
cliccare per ingrandire

*
ulteriori informazioni:
slowforward.wordpress.com/?p=1…

pdf della locandina:
19 giu_ Mudima_ La scuola delle cose sulla SCRITTURA DI RICERCA
_

#AssociazioneDipoesia #ChiaraPortesine #ChiaraSerani #CorradoCosta #DanielePoletti #diaforia #FondazioneMudima #GianLucaPicconi #GiancarloSammito #GiovanniBonoldi #ilPuntoDellaSituazione #intermedialità #JeanMarieGleize #LaScuolaDelleCose #LauraDiCorcia #LuigiBallerini #LuigiMagno #Lyceum #MarcoGiovenale #MassimilianoManganelli #Mudima #postpoesia #ProsaInProsa #RenataMorresi #ricercaLetteraria #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureNonPacificate #scrittureSperimentali #DiaForia


un inquadramento della scrittura di ricerca: nel n. 19 della ‘scuola delle cose’ (lyceum/mudima)


post in continuo aggiornamento

La scuola delle cose, n. 19, aprile 2025, SCRITTURA DI RICERCA (pubbl. Mudima / Lyceum)
cliccare per ingrandire

forse per la prima volta dopo oltre 20 anni di non disonorevole attività, un certo modo di fare sperimentazione letteraria ottiene un inquadramento teorico-critico complessivo, pur sintetico.

esce cioè il n. 19 del periodico ‘La scuola delle cose’, dell’associazione Lyceum (grazie alla Fondazione Mudima), interamente dedicato alla SCRITTURA DI RICERCA.

lo si sa e lo si è ripetuto assai: la (formula) “scrittura di ricerca” ha una storia di lunga durata, attraversando un po’ tutto il Novecento, almeno dagli anni Quaranta-Cinquanta, e in maniera nemmeno troppo carsica.
d’accordo. tuttavia questo numero della “Scuola delle cose” non è una disamina storica integrale, semmai un lavoro sugli ultimi venti-venticinque anni di ricerca letteraria, o scrittura complessa. con (ovviamente, immancabilmente) puntuali affondi nel passato e nella produzione di certi autori a dir poco fondativi, soprattutto Corrado Costa e Jean-Marie Gleize.

*

prima occasione di presentazione: 19 giugno, Milano, Fondazione Mudima:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

audio della presentazione a Milano (19 giu. 2025):
slowforward.net/2025/07/01/pod…

audio di una successiva presentazione, a Roma (5 lug. 2025):
slowforward.net/2025/07/24/pap…

RadioTre Suite: presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – “La scuola delle cose” (24 ago. 2025):
slowforward.net/2025/08/25/rad…
= https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html

podcast della prima presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (25 ago. 2025):

= open.spotify.com/episode/25Xmn…

podcast della seconda presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (10 nov. 2025):
slowforward.net/2025/11/10/fin…
= open.spotify.com/episode/2PcrJ…

*

e, rapidamente descrivendo (dal primo comunicato realizzato):

dettaglio de La scuola delle cose n 19_ 2025__ foto di Antonella Anedda
dettaglio da una foto di Antonella Anedda. cliccare per ingrandire

l’espressione “scrittura di ricerca” è in azione da diversi decenni, e di certo – come detto sopra – si perde già nelle “profondità” del Novecento.
tuttavia, dagli anni 2003-2009 (ovvero fra l’esplosione dei blog letterari e l’uscita del libro collettivo Prosa in prosa – edito da Le Lettere; ora da Tic edizioni) e fino a oggi, il numero di materiali sperimentali e saggi sugli stessi è decisamente cresciuto.
ha dunque senso ed è forse addirittura indispensabile iniziare a fare il punto della situazione.
un primo e senz’altro assai sintetico tentativo è rappresentato da questo numero de ‘La scuola delle cose’, che raccoglie otto interventi di altrettanti studiosi e studiose, intorno alla ricerca letteraria e alle scritture complesse.

*

queste le autrici e gli autori dei saggi, e i titoli degli interventi:

Gian Luca Picconi,
Scrittura di ricerca, prosa in prosa, letteralità

Massimiliano Manganelli,
Appunti sulle scritture procedurali

Luigi Magno,
Cinque nomi (più uno) e dieci titoli. La poesia di ricerca francese (oggi) in Italia

Chiara Portesine,
Il compromesso fonico: l’eredità di Corrado Costa

Renata Morresi,
Il movimento chiamato Language Poetry in Italia oggi

Chiara Serani,
Scritture non convenzionali e intermedialità (2000-2025)

Luigi Ballerini,
Intervento sulla poesia che si potrebbe fare

Daniele Poletti,
Scritture complesse. Il superamento dell’appartenenza

*

il tabloid gratuito è disponibile a Milano in Fondazione (via Tadino 26); a Roma presso la Libreria Tic (piazza San Cosimato 39), la Libreria Tomo (via degli Etruschi 4) e in Camera verde (via G Miani 20, chiamando prima il numero 3405263877); a Perugia nella libreria Mannaggia (via Cartolari 8); a Bologna da Modo Infoshop (via Mascarella 24/b); a Napoli alla libreria Luce (piazzetta Durante 1).

*

incontri, presentazioni e altre occasioni legate alla rivista:

22 maggio 2025: intervista a Rai RadioTre Fahrenheit

25 maggio: presenza del tabloid alla Serata del Premio Pagliarani al Palazzo delle Esposizioni (Roma)

31 maggio: presenza al reading collettivo “Roma chiama poesia”, Teatro Basilica (Roma)

3 giugno: presenza allo Studio Campo Boario (Roma), in occasione della presentazione di NZ, di A. Syxty

8 giugno: presenza nella libreria Tic di piazza San Cosimato (Roma)

17 giugno: presenza al reading di Giovenale e Perinelli allo Studio Campo Boario

19 giugno: prima presentazione ufficiale del tabloid presso la Fondazione Mudima (Milano), con Luigi Ballerini, Laura Di Corcia e Giancarlo Sammito

26 giugno: ex Discoteca di Stato in via Caetani (Roma), dialogo sulla memoria delle avanguardie

Da luglio 2025: presenza alla Libreria Luce, Napoli

5 luglio: presentazione della rivista in occasione del festival Inverso, a Roma

24 agosto: a RadioTre Suite, presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – del tabloid

25 agosto: va in onda il podcast della presentazione ospitata da ‘La Finestra di Antonio Syxty’

5-6-7 settembre: presenza di molte copie del tabloid ai tre giorni dell’incontro ‘Esiste la ricerca’, presso lo Studio Campo Boario

26 settembre, accenno di presentazione + distribuzione del tabloid in occasione dell’incontro sul libro Prati, di Andrea Inglese, alla Libreria Tic

dal 2 ottobre: presenza del tabloid presso La camera verde (Roma, via G. Miani 20)

18 ottobre, Parma, copie della rivista sono presenti all’Associazione Remo Gaibazzi in occasione di un incontro dedicato a Corrado Costa e Patrizia Vicinelli, organizzato da Daniela Rossi

24 ottobre, Roma, numerose copie presso l’Istituto Tedesco di Villa Massimo, in occasione di una lettura multilingue di poesie e prose, in italiano e in tedesco

10 novembre: è online il secondo podcast ospitato da La Finestra di Antonio Syxty

da novembre il tabloid è disponibile anche presso la Libreria Tomo, a Roma, in via degli Etruschi.


Lyceum _ Scuola delle Cose _ dati editoriali e redazionali
cliccare per ingrandire

Fondazione Mudima
FONDAZIONE MUDIMA

Via Tadino 26, Milano
info@mudima.net
mudima.net

*

in collaborazione con
l’associazione dipoesia
logo dell'"associazione dipoesia"

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L’Association Sportive Burkinabè de Nihon Tai Jutsu (ASBNTJ) organizza il secondo campionato nazionale.


Buon successo secondo gli organizzatori
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Il 1° giugno 2025, l’Association Sportive Burkinabè de Nihon Tai Jutsu (ASBNTJ) ha organizzato con successo il suo secondo campionato nazionale presso la Maison des Jeunes et de la Culture di Ouagadougou. Questo evento ha visto la partecipazione di circa sessanta praticanti provenienti da sei diversi club, rappresentanti di tutte le categorie e sessi.

Il nihon tai jutsu è un’arte marziale relativamente nuova in Burkina Faso, basata su tecniche di difesa personale ispirate ad altre discipline marziali.

Da quando nel 2017 il nihon tai jutsu è stato introdotto in Burkina Faso, il campionato nazionale rappresenta un’importante opportunità per i praticanti di misurare il livello delle loro competenze. Le competizioni includevano prestazioni di kata, sia individuali sia a squadre, in tutte le categorie: dai più piccoli agli adulti.

Le prestazioni sono state accolte da calorosi applausi da parte dei genitori, degli ospiti e degli appassionati di arti marziali. Durante le esibizioni, sono emerse nuove promesse tra i neofiti, dimostrando abilità che potrebbero dar vita a futuri campioni. Ogni sessione di combattimento era limitata a due minuti, ma in alcuni casi, come nel confronto tra Grace Bado ed Edwige Ouédraogo, è stato necessario prolungare il tempo, con Edwige che alla fine ha trionfato, mentre Grace ha conquistato automaticamente il secondo posto essendo l’unica avversaria nella sua categoria.

Uno dei momenti culminanti del campionato è stato l’incontro tra i giovani senior Rasmané Bamogo e Naré Ulrich, che ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso. Bamogo ha ottenuto la vittoria in questa categoria, mentre Carmel Nikiéma ha completato il podio col suo terzo posto.

Tra i vincitori di altre categorie, spiccano per il kata in nihon tai ji jutsu: Palé Yanis (pulcini maschile), Nabié Sintiche (pulcini femminile), Da Sié Eliokim (allievi maschile), Kanazoé Saida (allievi femminile), Bakolé Samuel (bambini più piccoli maschile), Traoré Neila (bambini più piccoli femminile), e Traoré Nahel (cadetti maschili). Nel ju jutsu, i campioni sono Tankouando Lionel (evasione maschile), Kouanda Imran (pulcini maschile), Tapsoba Talismatou (pulcini femminile), Bankolé Samuel (allievi maschile), Ouédraogo Moussébatou (allievi femminile), Nikiéma Kabirou (bambini più piccoli maschile), Diarra Christ (cadetti maschili), Ouédraogo Edwige (cadetti femminili) e Kpodar Wilfried (junior maschile). Tutti i vincitori hanno ricevuto medaglie e premi.

Il maestro Adadé Kpodar, presidente dell’ASBNTJ, ha espresso soddisfazione per il progresso visibile in sole due edizioni del campionato. “Osservando quello che i bambini hanno mostrato qui oggi, ritengo che la qualità sia soddisfacente,” ha dichiarato. Attualmente, il nihon tai jutsu conta circa dieci club in totale, di cui tre nelle province di Bobo, Fada e Koupéla. Tuttavia, a causa di mancanza di fondi, molti praticanti delle province non sono riusciti a partecipare al campionato. Kpodar ha ringraziato i sostenitori, invitandoli a continuare a supportare la crescita della disciplina, con l’ambizione di trasformare l’ASBNTJ in una federazione una volta soddisfatti i requisiti richiesti.

Maestri di arti marziali sono giunti per sostenere il maestro Kpodar, elogiando l’importante contributo del nihon tai jutsu nel panorama delle arti marziali burkinabè. In concomitanza con il campionato, sono stati consegnati anche diplomi ai praticanti che hanno superato gli esami per il passaggio di grado e titoli di istruttori.

In conclusione, l’edizione 2024-2025 del campionato nazionale di nihon tai jutsu ha messo in luce non solo il talento dei partecipanti, ma ha anche segnato un passo significativo verso la diffusione e il riconoscimento della disciplina nel paese.

Fonte: lefaso.net

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Il fattore gamma: Quando la scienza si fa avventura

edu.inaf.it/rubriche/libri/int…

Dopo un breve dietro le quinte, andiamo a scoprire l’introduzione del volume “Il fattore gamma” di Panini Comics, che ristampa l’omonima storia scritta e disegnata da Alessandro Pastrovicchio.

#3524 #AlessandroPastrovicchio #astronomia #fantascienza #fumetti #Topolino

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pod al popolo, #064: notille sulla scrittura asemica, (1) antonio francesco perozzi


Inizia con questo audio di Antonio Francesco Perozzi, che ringrazio per il contributo (su Un laboratorio di scrittura asemica, di Enzo Patti), una sequenza di – aperiodici – tentativi di perimetrare criticamente il tema (o specifici risultati) dell’asemic writing. Come sempre, su Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.

installance #0172, (CC) 2022 differx
installance #0172, (CC) 2022 differx

#0172 #AntonioFrancescoPerozzi #art #arte #artiVisive #asemic #asemicWriting #audio #EnzoPatti #mp3 #notilleSullaScritturaAsemica #PAP #pap064 #pap064 #podAlPopolo #podalpopolo #podcast #scritturaAsemica #UnLaboratorioDiScritturaAsemica

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Recensione dell’ app Conversations sul Google play store…


Quando le orecchie sono usate solo per separare il cervello.

#idiocracy #xmmp #app #android #opensource #chat

La recensione la trovate qui

play.google.com/store/apps/det…

Ma l’app installatela da fdroid

f-droid.org/packages/eu.siacs.…

#android #app #chat #idiocracy #opensource #xmmp

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
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nuovo sito della roboctt — attenzione alle parole inscatolate!


Dopo che i miei tanti — anzi ahimè tantissimitentativi di scrittura creativa estremo-alternativa sono malamente falliti, nelle ultime 2 settimane scarse mi era saltata in mente una nuova via che, forse, potrebbe funzionare… o forse no, solo il tempo ce lo dirà. Fino ad ora, però, qualcosa sta effettivamente uscendo fuori, quindi sento che è passato abbastanza tempo da poterlo dire anche qui, senza paura che vada tutto in fumo dopo pochi giorni come ahimè i miei precedenti dettano… 🙏

Ero in un pomeriggio così, in cui, visto che non mi andava di programmare o fare altre magie varie, come peraltro ho raccontato nel post introduttivo, ho deciso di provare un piccolo CMS per fare un sitino secondario, in cui raccogliere articoli così su roba più colì. Questo, dal profondo della mia infinita fantasia, giustamente si è chiamato da subito stuffoctt, perché l’idea è che contenga la mia roba… ma in maniera idealmente meno disordinata e meno da consumare al momento, rispetto al mio fritto misto, che nel bene o nel male è molto alla giornata. Quindi eccolo qui, online da tanto: stuff.octt.eu.org. 🕸️

Sembra di per sé un’idea cagosa, senza alcun beneficio se non farmi sprecare la giornata che volevo sprecare, il costruire l’ennesimo sito, visto che ho già il sitoctt fatto alla perfezione… ma purtroppo, riguardo quello inevitabilmente mi continua ad arrivare addosso e non si schioda il problema del troppo attrito dello scrivere lì sopra, essendoci il casino di Git di mezzo — e più di così a riguardo non riesco ad elaborare. Volente o nolente, il mio culo è estremamente pesante, e quindi pretendo un CMS — e che sia performante e senza strani glitch, a differenza di WordPress — altrimenti semplicemente finisco per non scrivere; c’è veramente poco da fare. 🤥

In queste settimane ho dunque già scritto diversi articoli, più o meno lunghi ma comunque tutti abbastanza contenuti e scorrevoli, che ruotano attorno a diversi argomenti, da guide tecniche (ed è bene che io le faccia, perché da ragazza magica è bene che io diffonda il sapere che gli dei mi hanno concesso per il bene dell’umanità mortale) a cose più pazze. Tipo, tra qualche minuto finisco l’articolo recensione di un manga doujinshi che ho letto ieri sera mentre, come detto stamattina, marcivo… e per il resto ho messo altre cose, che vi invito (vi supplico…) di andare a recuperare. 🥰

Non volendo fare l’ennesimo sito duplicato per niente confondendo già più del mio solito la gente, comunque, ho deciso di variare un po’ target rispetto al mio solito: mi sono fatta sopraffare dal demone dell’internazionalizzazione, e quindi ho deciso di scrivere in inglese, sperando che questo possa magari portarmi tutto quel pubblico che fino ad oggi non mi ha cagata di striscio non per qualcosa, ma perché non legge cose scritte in italiano. Se poi mi verrà da usare questo strabenedetto CMS per scrivere anche nella lingua migliore… non lo so, mi inventerò qualcosa; magari uscirà la versione 3 del sitoctt… (Non fatemici pensare, che sennò già mi dispero.) 🎗️

Ad ogni modo, è comunque purtroppo necessario da parte mia rimanere sul chi vive e non pensare di aver appena vinto. Infatti, se a questo punto è difficile che vada tutto in fumo per mano mia (cioè, per tecnicamente sua assenza, per mia inazione) se i motori di ricerca non si spicciano ad indicizzare, o comunque eventuale traffico esterno a venire, questa roba sarà praticamente mezza per niente. Certo, rimane sempre un’ottima distrazione dalla vita, e forse a lunghissimo andare anche materiale riciclabile (anche se, vai a capire come)… boh dai, a parte fare gli articoli devo davvero iniziare a spammare anche questo sito malamente; come il fritto misto, però più in grande, visto che è in inglese. 🧨

#blog #blogging #HTMLy #new #personal #personale #site #sito #web #website


sarà rottaggio imprevisto, quando continuo e inspiegabile


In questi giorni, il rotting sta lievemente imperversando. Ahimè!!! A questo punto della mattina sono già le 12 passate, e io non ho ancora fatto nulla di rilevante, il che è greve e preoccupante, visto il contesto ultimo presente. Un sintomo evidente della cosa è che qui i post stanno uscendo a fatica, in questi ultimi giorni, ma appunto non perché io stia facendo molto altro di intrigante; i minuti giusto scorrono così, senza che sia possibile capire precisamente il perché. 💀

Ieri mattina addirittura mi sono in qualche modo svegliata quasi alle 13, al punto che ho dovuto zompare colazione e ho direttamente pranzato, perché ops. Questo è accaduto perché, durante la notte (o meglio, la mattina, visto che sarà successo al massimo qualche quarto d’ora prima del mio vero risveglio), ho sognato di svegliarmi ed alzarmi mentre che fossero le 11 e qualcosa, come altre mattine… di conseguenza, evidentemente il mio cervello credeva che io fossi già perfettamente resuscitata e, allora mi ha fatta rimanere fisicamente e mentalmente lì nel letto, finché non è arrivato mio padre probabilmente preoccupandosi sotto sotto di se fossi morta. 🦗

Sempre meglio di ieri sera o stamattina, però, visto che rispettivamente nel primo caso mi era venuto mal di testa senza fare niente (ma almeno sono andata a dormire un po’ prima), e nel secondo mi è salita l’allergia forte con il muco potente e persino la sciorda pesante. E, appunto, è un pochino imbarazzante che, nonostante io mi sia svegliata alle 10 stamattina, non ho ancora fatto praticamente nulla per cui valga la pena che questa giornata consumi le mie energie vitali (cioè, per cui valga la pena non essere rimasta nel letto fino ad ora di pranzo anche stavolta, ma in questo caso volontariamente). 🥱
"Can't wait for summer!!"Also me all summerVabbè, in sintesi ho il presentimento che in parte questa possa essere l’estate. Non che io l’abbia mai desiderata in effetti, a differenza di altre persone che prima la vogliono ma poi quando arriva si lamentano, quindi tipo non è colpa mia se mi fa un pochino questo effetto qui, però è comunque seccante e per certi aspetti problematico. Se avete idee per ridurre la marciscenza però, compatibilmente a quello che posso fare e che mi piace o potrebbe piacermi, accetto ovviamente suggerimenti… 🙏


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Come visualizzarle da Mastodon e da Friendica le testate italiane che Flipboard ha finalmente federato?

Ora che anche diversi account italiani di Flipboard si sono uniti al Fediverso, cerchiamo di capire come seguirli al meglio, per non perderci nulla, ma anche per non farci sommergere dal flusso di informazione

informapirata.it/2025/06/12/co…

#ActivityPub #Fediverso #flipboard #Friendica #gruppi #IlPost #Mastodon

Qualche settimana fa, come rilanciato da @filippodb, Flipboard ha annunciato la federazione di alcuni account di diverse testate italiane.

In effetti gli utenti del Fediverso possono già da tempo seguire una piccola selezione di “Magazines” (chiediamo scusa per l’utilizzo del plurale con la -s finale, ma ci preme scongiurare equivoci tra la forma singolare e quella plurale) di Flipboard, ma sebbene alcuni profili italiani come quelli dei fotografi Salvo Micciché @salvomic@flipboard.social e Marco Secchi @msecchi@flipboard.com già risultassero federati, mancavano ancora del tutto gli editori italiani.

Ora finalmente Flipboard ha federato una ventina di editori; ecco quali:

  1. AGI, @agenzia_italia@flipboard.com
  2. ANSA, @AgenziaAnsa@flipboard.com
  3. Comopolitan, @CosmopolitanIta@flipboard.com
  4. Elle, @ElleItalia@flipboard.com
  5. Esquire, @Esquireitalia2@flipboard.com
  6. GQ, @GQItalia@flipboard.com
  7. Il Post, @ilPost@flipboard.com
  8. Il Sole 24 Ore, @IlSole24Ore@flipboard.com
  9. La Cucina Italiana, @CucinaItaliana@flipboard.com
  10. La Gazzetta dello Sport, @Gazzetta@flipboard.com
  11. La Stampa, @LaStampa@flipboard.com
  12. Marie Claire, @MarieClaireIta@flipboard.com
  13. Open, @OpenGiornale@flipboard.com
  14. Repubblica, @repubblica@flipboard.com
  15. Rivista Studio, @RivistaStudio@flipboard.com
  16. Rivista Undici, @RivistaUndici@flipboard.com
  17. Rolling Stone, @RollingStoneIta@flipboard.com
  18. Sky Sport, @Sky_Sport@@flipboard.com
  19. Sky TG 24, @SkyTG24@flipboard.com
  20. Startup Italia, @StartupItalia@flipboard.com
  21. Vanity Fair, @VanityFairItaly@flipboard.com
  22. Vogue, @VogueItalia@flipboard.com
  23. Wired Italia, @WiredItalia@flipboard.com

Vediamo allora come sfruttare questa possibilità con il nostro account [strong]Friendica[/strong] o con il nostro account Mastodon!

Come funziona la federazione su Flipboard


Premessa: la federazione di Flipboard esiste già da molto tempo, ma non siamo ancora riusciti a capire tutti gli aspetti tecnici e gestionali; in particolar modo, benché gli account delle testate siano account ufficiali, non sappiamo se gli addetti alla loro gestione interagiranno mai con gli utenti del Fediverso. Noi non siamo editor di prima fascia (sì, abbiamo anche noi un account Flipboard, oltre che l’account @fediverso@flipboard.social sull’istanza Mastodon di Flipboard) e quindi alcuni meccanismi ci sfuggono ancora.

Come possiamo vedere infatti da questa risposta di @gabrieleromanoy1, l’account Flipboard di Salvo Micciché non solo ha ricevuto la risposta ma ha anche risposto a sua volta;

mastodon.social/@gabrieleroman…

se però cerchiamo il post originale nel magazine corrispondente non vediamo più alcuna traccia di quella risposta al post di Flipboard.
Il post originale non mostra traccia di risposte
L’impressione è quindi che le testate che si sono federate vedranno certamente le risposte che abbiamo inviato dal Fediverso, ma probabilmente quelle risposte inviate da un account Flipboard a un account del Fediverso sono visibili solo agli utenti del Fediverso e non agli utenti di Flipboard. Allo stesso modo probabilmente le risposte inviate da un account Flipboard a un altro account Flipboard sono visibili solo agli utenti di Flipboard e non agli utenti del Fediverso.

Fatte queste premesse, possiamo continuare la nostra visita guidata e per fare qualche esempio concreto diamo un’occhiata alla pagina Flipboard de Il Post, una delle testate che sono state federate:
La pagina Flipboard de Il Post, con le diverse "sezioni"La pagina Flipboard de Il Post, con i diversi “Magazines”
La pagina https://flipboard.com/@ilPost presenta alcune sezioni tematiche, i cosiddetti “Magazines“, e portando il cursore del mouse sopra uno di essi, per esempio il Magazine “Libri”, possiamo vedere che il link sottostante è https://flipboard.com/@ilpost/libri-u6bql9mgz; allo stesso modo possiamo individuare altri link di sezione, come /internet-gjpaf63nz, /scienza-ga1les9kz, tecnologia-lnf0nvnez, etc.

La “pagina” e i relativi “magazines” sono gestiti secondo gli standard ActivityPub e corrispondono a due tipi diversi di entità account: account semplici e account di tipo gruppo (qui un link per chi non sa cosa siano i gruppi ActivityPub).

Ogni volta che l’account Flipboard de Il Post pubblicherà una notizia, infatti si verificheranno due attività che per il Fediverso funzioneranno così:

  • l’account “pagina” https://flipboard.com/@ilPost, che nel Fediverso verrà visto come “l’account semplice@ilPost, pubblicherà direttamente il suo post
  • l’account “Magazine” o gli account “Magazines” https://flipboard.com/@ilpost/[em]nomedelmagazine-n0veC1fre[/em]/ che nel Fediverso verranno visti come “account di tipo gruppo” e con un nome simile a @nomedelmagazine‑ilpost@flipboard.com, si limiteranno a ricondividere il post in questione, in base alla loro attinenza con la notizia pubblicata.

Ricapitolando nel fediverso abbiamo:


Come appare un post di Flipboard per un utente del Fediverso?


I post di Flipboard si presentano in maniera standardizzata come possiamo vedere dal seguente post:

Quando vengono convertiti in post del Fediverso, riporteranno solo tre parti:

  • il titolo dell’articolo
  • il link originale
  • il Magazine cui è stato aggiunto

Ecco un esempio di come viene riportato lo stesso post su Mastodon, su Friendica e su Misskey (un altro social del Fediverso):
Un articolo su Flipboard visto da MastodonUn articolo su Flipboard visto da Mastodon: flipboard.com/@ilpost/news-6pg…Un articolo su Flipboard visto da FriendicaUn articolo su Flipboard visto da Friendica: flipboard.com/@ilpost/news-6pg…Un articolo su Flipboard visto da MisskeyUn articolo su Flipboard visto da Misskey: flipboard.com/@ilpost/news-6pg…

Come seguire gli account di Flipboard da Lemmy, Friendica e Mastodon?


ATTENZIONE: gli account Flipboard sono molto prolifici e potrebbero “intasare” la nostra timeline (ossia il flusso di messaggi che visualizziamo quando “apriamo” il nostro ambiente federato): per questo motivo spiegheremo prima come seguire questi account e poi come filtrarli.


Seguire gli account di Flipboard da Lemmy


Non ci soffermeremo più di tanto (il problema ha probabilmente a che fare con questa caratteristica), ma spiegheremo subito che no: con Lemmy è attualmente impossibile seguire contenuti da Flipboard. In teoria posso seguire i Magazines, che Lemmy vedrà come comunità; ma nella realtà sarà impossibile farlo, perché le comunità che seguiremo ci risulteranno vuoti… Quindi, gli utenti Lemmy al momento potranno fare a meno di Flipboard…

Seguire gli account di Flipboard da Friendica


Friendica è al momento il software che consente nel modo più facile di seguire i singoli Magazines anche senza seguire la pagina principale. In tal modo potremmo scegliere di seguire solo alcuni Magazines e non tutto il flusso di messaggi che proviene dall’account pagina.

Ricordiamo che abbiamo messo a disposizione degli utenti italiani Poliverso.org, un server Friendica che è possibile provare a questo link: poliverso.org/


Con Friendica, i Magazines verranno visti quindi come “gruppi” e Friendica presenta un buon sistema di visualizzazione dei gruppi (come il @forum@[url=https://www.informapirata.it/author/poliverso/]poliverso[/url].org che utilizziamo per le richieste di supporto) oltre al fatto che (se vogliamo) potrà anche darci una notifica per i commenti che via via vengono lasciati sotto al post principale.

Per seguire dal nostro account Friendica una “pagina Flipboard” (=che vedremo quindi come un account semplice) o un “Magazine” (=che vedremo quindi come un account di tipo gruppo), potremmo quindi incollare nella nostra casella di ricerca il link della pagina o del Magazine. Per esempio:

  • Per seguire la pagina “Testata di esempio”, che troveremo al link https://flipboard.com/@testatadiesempio, ci basterà incollare quel link nella casella di ricerca; in alternativa possiamo incollare l’identificativo che identifica “quell’utente semplice” nel Fediverso, ossia @testatadiesempio@flipboard.com. Come abbiamo detto
  • Per seguire il Magazine “Magazine a caso” della pagina “Testata di esempio” che troveremo al link https://flipboard.com/@testatadiesempio/magazine-a-caso-9c2quz, ci basterà incollare quel link nella casella di ricerca; in alternativa possiamo incollare l’identificativo che corrisponde a quell’utente nel Fediverso, che otterremo dall’indirizzo @testatadiesempio@flipboard.com, facendo precedere all’identificativo della pagina (cioè “testatadiesempio“) il testo alla fine del link, compreso di trattino (cioè “magazine-a-caso-“), ma senza il codice alfanumerico (senza “9c2quz“, insomma) ottenendo quindi l’account @Magazine-a-caso-testatadiesempio@flipboard.com.

Come già detto, consigliamo a tutti gli utenti Friendica di seguire solo i Magazines (che sono utenti di tipo gruppo) e non le pagine (gli utenti semplici che pubblicano materiali appartenenti a tutte le tematiche): la qualità della nostra timeline migliorerà sensibilmente.

Ecco che, una volta seguìto l’account @news-ilPost, scorrendo in basso la nostra pagina Friendica, potremo vederlo classificato come “gruppo”.

E se clicchiamo sul “gruppo” News, questo è quello che vedremo: solo gli articoli de “Il Post” ricondivisi dal gruppo, ossia quelli caratterizzati come “news”.

Come per tutti gli account che gestiamo con Friendica, anche gli account Flipboard potremmo inserirli in una delle nostre “Cerchie” personalizzate per visualizzarli tutti all’interno dlla timeline specifica della cerchia. A tal proposito, ricordiamo che è sempre possibile impostare la visibilità di un contatto in modalità “Channel Only” che, se abilitata, mostra i post del contatto solo nei canali e nei flussi di rete nelle cerchie, ma non nel flusso di rete generale.

Se vogliamo seguire tutti gli account Flipboard, possiamo utilizzare i sistemi di importazione di Friendica; innanzi tutto possiamo scaricare questa lista per Friendica che contiene gli account di tutte le pagine e di tutti i gruppi Flipboard; la lista, che può essere modificarla con Libre Office o con un blocco note, riporta prima la prima testata in ordine alfabetico e, di seguito, i “magazines” collegati.

In questo modo diventa facile individuare gli account che ci interessa seguire ed eliminare gli altri.

La lista può quindi essere importata dall’apposita pagina, ma è preferibile evitare l’importazione massiva indiscriminata e soprattutto, per un utente Friendica è sufficiente seguire i Magazines e non le utenze principali.

Chi volesse approfittare per seguire altri gruppi del Fediverso, potrà utilizzare i file a disposizione che riportano le comunità Lemmy di Feddit.it e i gruppi Friendica di Poliverso.it

Seguire gli account di Flipboard da Mastodon


Le modalità per cercare e seguire gli account di Flipboard sono praticamente identiche a quelle già descritte per gli utenti Friendica; le differenze sono soprattutto sugli effetti che avremo sulla timeline.

Mastodon infatti, a differenza di Friendica, non è dotato di un sistema particolarmente efficiente per seguire i gruppi e, se seguiamo un Magazine (che non è altro che un gruppo) senza seguire l’account Pagina, potremmo non vedere i contenuti pubblicati; d’altra parte dispone di alcuni strumenti interessanti per evitare che la nostra timeline si affolli di contenuti indesiderati.

Prendiamo quindi il solito account Flipboard del Post e i suoi Magazines e decidiamo di voler seguire solo due Magazines: “Mondo” e “Cultura”, ma di non voler seguire nessun’altro Magazine del Post.

Per farlo, la cosa migliore sarà quella di creare una lista (link per approfondire la questione).

Procediamo quindi con qualche esempio dalla nostra istanza Mastodon poliversity.it

Ricordiamo che possiamo creare tutte le liste che vogliamo, ma (a differenza di X/Twitter) possiamo aggiungervi solo gli account che già seguiamo. Per dare una visione completa utilizzeremo due percorsi diversi:

  1. in un caso cercheremo il Magazine “Mondo” (nella forma @[url=https://flipboard.com/magazines/HA4sNq6HRBuFFE0mKqMVgw:m:2183656918]mondo-ilpost@flipboard.com[/url]), lo seguiremo, creeremo una lista e poi lo aggiungeremo alla lista dalle impostazioni della lista
  2. in un altro caso, cercheremo il Magazine “Cultura” (nella forma @[url=https://flipboard.com/magazines/3pBPLyWiR1-erjjAT--edA:m:2183656918]cultura-ilpost@flipboard.com[/url]), lo seguiremo e poi lo aggiungeremo a una lista dalle impostazioni dell’a lista’account


Primo caso: seguire un account, creare lista e aggiungere un account già seguito


A) Per cercare l’account “Mondo” scriveremo @[url=https://flipboard.com/magazines/HA4sNq6HRBuFFE0mKqMVgw:m:2183656918]mondo-ilpost@flipboard.com[/url] nella casella di ricerca

B) A questo punto, creeremo una nuova lista e per farlo dobbiamo andare sulla sezione Liste in basso a destra

C) In seguito, daremo un nome alla nostra lista e la creeremo, aggiungendola alle eventuali liste preesistenti. Il nome che inventeremo per la lista non è soggetto ad alcun criterio.

D) Una volta creata la nuova “Lista”, la ritroveremo elencata insieme a quelle che abbiamo già creato e potremo cliccarci sopra per “entrare” nella stessa. Ovviamente, al momento essa sarà vuota, ma in alto a destra troveremo un’icona a forma di ingranaggio che, una volta cliccata, ci consentirà di mostrare le impostazioni della lista, tra cui la possibilità di “modificare l’elenco” (“elenco” che in realtà non è altro che la traduzione dell’inglese “list” e quindi significa solo “modifica la lista”).

E) Ci comparirà quindi una nuova finestra, con una casella di ricerca in cui possiamo inserire i primi caratteri dell’account che vogliamo aggiungere alla lista e un elenco di account che corrispondono ai caratteri che abbiamo digitato. Una volta comparso l’account che ci interessa, possiamo aggiungerlo cliccando sul “+”.

F) Se adesso andassimo a guardare la lista, rimarremo un po’ delusi: dentro la lista non c’è ancora nulla! Infatti, una volta inseriti degli account in una lista, all’interno di essa veremo solo i contenuti pubblicati da [strong]questi account[/strong] dopo il loro inserimento in lista!

Secondo caso: seguire un account e aggiungerlo in lista


G) Ora procederemo in maniera inversa con l’account @[url=https://flipboard.com/magazines/3pBPLyWiR1-erjjAT--edA:m:2183656918]cultura-ilpost@flipboard.com[/url], ma ovviamente dovremo sempre prima cercare l’account e seguirlo, come visto nel punto A). Anche in questo caso, dopo averlo seguito, l’account risulterà vuoto come la maggior parte dei “Magazines” di Flipboard, che sono “account di tipo gruppo”

H) Cliccando sui tre pallini orizzontali del menu potremmo quindi aggiungerlo a una delle nostre liste

Ci comparirà quindi una finestra con l’elenco delle liste già create e un segno “+” per aggiungere a esse l’account in questione (vedi indicatori in rosso); ma anche da questa schermata avremo la possibilità di creare una nuova lista, di aggiungerla (vedi indicatori in verde) e di vedercela rappresentata nell’elenco in basso.

Abbiamo quindi visto le due modalità utili per aggiungere un account a una lista e ora che abbiamo aggiunto anche il nostro secondo dei nostri due account, non appena uno di essi inizierà a pubblicare potremo vedere popolata la nostra lista con gli argomenti che ci interessano.

L’esempio in questione ha carattere puramente didascalico, ma ricordiamo che, più che includere in una lista dei magazines diversi della stessa testata, potrebbe essere molto più interessante aggiungere a una stessa lista tematica una serie di account coerenti, per esempio account diversi che si occupano di cultura.

Come posso ridurre il rumore dovuto all’eccessivo numero di pubblicazioni di Flipboard?


Come si poteva scorgere dall’immagine riportata al punto B), le liste di Mastodon possono essere usate come strumento per filtrare le timeline. Vediamo infatti che sotto la voce “Modifica elenco” si trova l’interruttore “Nascondi questi post dalla home” con il quale possiamo “confinare” i contenuti degli account contenuti in una lista solo all’interno della timeline della lista, senza che affollino la nostra timeline generale.

Questa opzione è molto utile qualora volessimo seguire direttamente un account principale, come @ilpost@flipboard.com o account molto più prolifici come @[url=https://flipboard.com/users/AgenziaAnsa]AgenziaAnsa@flipboard.com[/url], ma ricordiamo che può essere sottoposto a questo trattamento qualsiasi account mastodon interessante ma rumoroso.

Se vogliamo seguire tutti gli account Flipboard, possiamo utilizzare i sistemi di importazione di Mastodon; innanzi tutto possiamo scaricare questa lista per Friendica che contiene gli account di tutte le pagine e di tutti i gruppi Flipboard; la lista, che può essere modificarla con Libre Office o con un blocco note, riporta prima la prima testata in ordine alfabetico e, di seguito, i “magazines” collegati.

In questo modo diventa facile individuare gli account che ci interessa seguire ed eliminare gli altri.

La lista può quindi essere importata dall’apposita pagina (qui il link alla pagina Poliversity ma è sufficiente digitare la stringa https://NOMEISTANZA/settings/imports); a questo punto dovremo solo fare attenzione a scegliere il tipo di importazione “Lista seguìti” e l’opzione “Fondi

Per chi volesse praticare il filtraggio tramite le liste, è possibile successivamente (NB: consigliamo di attendere almeno una mezz’ora dall’importazione dei contatti) importare il file con le liste differenziate per account Flipboard; la pagina di importazione sarà la stessa indicata precedentemente, ma bisogna ricordarsi di selezionare il tipo di importazione “Elenchi

Come abbiamo imparato, grazie al “potere delle liste”, potremo escludere gli account di una lista dalla timeline generale!

Per chi volesse approfittare dell’occasione per seguire altri gruppi del Fediverso, ho pensato di mettere a disposizione i file con


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📰 Flipboard ora federa le testate italiane nel fediverso!!

Ora puoi seguire quotidiani, riviste e siti d’informazione direttamente da #Mastodon, grazie alla federazione degli account ufficiali:

@Sky_Sport

@SkyTG24

@ilPost

@repubblica

@AgenziaAnsa

@LaStampa

@vogue-italia-VogueItalia

@RollingStoneIta

@italia-ilPost

@IlSole24Ore

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@ElleItalia

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@VanityFairItaly

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nel comparto “post-poetica” di ‘ahida’ online, un secondo testo di alessandra greco


Alessandra Greco_ nuovo testo_ è un ponte di barche_ ahida 12 giu 2025

ahidaonline.com/post/post-poet…

_

#ahida #ahidaOnLine #ahidaonline #AlessandraGreco #postPoesia #postPoetica #postpoesia #postpoetica #scritturaDiRicerca #scritturaNonAssertiva #scrittureDiRicerca #scrittureNonAssertive

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dal 17 giugno a perugia: “extra. segni antichi / visioni contemporanee” @ palazzo baldeschi


EXTRA_ segni straordinari_ Perugia 2025-26
cliccare per ingrandire

EXTRA. Segni antichi/Visioni contemporanee è l’ultimo progetto di Fondazione Perugia che dopo le mostre dedicate ad Antonio Canova, al confronto tra Perugino-Burri e alla riflessione sul tema Natura/Utopia, presenta un’originale proposta espositiva per far dialogare l’antico e il contemporaneo in una mostra che può essere anche considerata doppia, poiché indaga il rapporto tra immagine e segno, icona e parole.

A cura di Marco Tonelli, l’idea di questa mostra nasce nel 2024 quando Fondazione Perugia acquisisce una selezione dalla Collezione Albertini consistente in circa 1700 copertine in pergamena datate tra il XIII e il XV secolo. Si tratta di pregiati rivestimenti documentali, finemente decorati e dipinti su copertine di pergamena che avvolgevano antichi registri comunali, notarili e amministrativi, appartenuti a podestà, capitani del popolo, giudici e sindaci del Comune di Perugia: all’interno di esse compaiono elenchi, testi, annotazioni di carattere giudiziario quali testimonianze di accuse, resoconti di danneggiamenti a colture e bestiame, registri di approvvigionamenti e distribuzione di derrate alimentari.

Su una pergamena in particolare compare la parola Extraordinariorum,che proviene dal termine latino di età imperiale cognitio extra ordinem a indicare norme giuridiche fuori dagli schemi tradizionali e passato poi nell’uso della lingua corrente per descrivere qualcosa di non consueto, inaspettato, eccezionale. Da qui l’idea di realizzare qualcosa appunto di extra-ordinario come l’accostamento di una selezione di circa 100 tra le pergamene con più di 40 opere di 18 artisti italiani e internazionali contemporanei, secondo criteri a volte molto stringenti, altri solo evocativi, altri ancora iconografici o tipologici se non tematici e materici o che mettono in relazione parola e immagine, intendendo l’immagine come parola, rebus visivo o figura parlante.

TUTTE LE INFORMAZIONI (e alcune immagini) in questo pdf

*

Palazzo Baldeschi
Corso Vannucci 66 – Perugia
fondazioneperugia.it

Ufficio stampa:
Maria Chiara Salvanelli – email: mariachiara [at] salvanelli.it
Anna Chiara d’Aloja – email: annachiara [at] salvanelli.it

#AlighieroBoetti #art #arte #CollezioneAlbertini #DavidTremlett #EmilioIsgrò #EXTRA #Extraordinariorum #FondazionePerugia #GianniDessì #MarcoTonelli #MariaLai #mostra #PalazzoBaldeschi #pergamene #Perugia #segni #segniAntichi #visioniContemporanee

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Ieri mattina addirittura mi sono in qualche modo svegliata quasi alle 13, al punto che ho dovuto zompare colazione e ho direttamente pranzato, perché ops. Questo è accaduto perché, durante la notte (o meglio, la mattina, visto che sarà successo al massimo qualche quarto d’ora prima del mio vero risveglio), ho sognato di svegliarmi ed alzarmi mentre che fossero le 11 e qualcosa, come altre mattine… di conseguenza, evidentemente il mio cervello credeva che io fossi già perfettamente resuscitata e, allora mi ha fatta rimanere fisicamente e mentalmente lì nel letto, finché non è arrivato mio padre probabilmente preoccupandosi sotto sotto di se fossi morta. 🦗

Sempre meglio di ieri sera o stamattina, però, visto che rispettivamente nel primo caso mi era venuto mal di testa senza fare niente (ma almeno sono andata a dormire un po’ prima), e nel secondo mi è salita l’allergia forte con il muco potente e persino la sciorda pesante. E, appunto, è un pochino imbarazzante che, nonostante io mi sia svegliata alle 10 stamattina, non ho ancora fatto praticamente nulla per cui valga la pena che questa giornata consumi le mie energie vitali (cioè, per cui valga la pena non essere rimasta nel letto fino ad ora di pranzo anche stavolta, ma in questo caso volontariamente). 🥱
"Can't wait for summer!!"Also me all summerVabbè, in sintesi ho il presentimento che in parte questa possa essere l’estate. Non che io l’abbia mai desiderata in effetti, a differenza di altre persone che prima la vogliono ma poi quando arriva si lamentano, quindi tipo non è colpa mia se mi fa un pochino questo effetto qui, però è comunque seccante e per certi aspetti problematico. Se avete idee per ridurre la marciscenza però, compatibilmente a quello che posso fare e che mi piace o potrebbe piacermi, accetto ovviamente suggerimenti… 🙏

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L’Italia stava alimentando la ripresa produttiva con meccanismi inflazionistici


A rendere drammatica la situazione del nostro paese è una congiuntura a livello internazionale, di proporzioni tali da far parlare di fine dell’Età dell’oro, secondo l’espressione adoperata dallo storico inglese Eric Hobsbawm <45 per indicare l’epoca che va dalla ricostruzione del dopoguerra alla crisi energetica del 1973, uno scenario dalle conseguenze politiche e sociali non minori di quelle indotte dal ‘68.
L’aumento dei prezzi del petrolio, imposto dai paesi produttori, innescò una spirale recessiva che portò al rapido esaurirsi del miracolo economico, chiudendo forse definitivamente un periodo che aveva permesso alla nostra economia di crescere a un tasso di circa il 6% annuo, trasformando l’Italia da paese povero in ricco. È un’inversione di tendenza complessiva nell’economia occidentale, ma ancora più nella cultura stessa degli anni Sessanta, con la rottura di quella fiducia nello “sviluppo senza limiti” ben simboleggiata dalla corsa alla conquista dello spazio, culminata con lo sbarco sulla Luna del 1969.
Un contesto internazionale turbolento: crisi del petrolio e del sistema dei cambi Antefatto e annuncio di questa svolta epocale è la crisi monetaria internazionale del 1971, sancita dalla fine del sistema istituito nel 1944 a Bretton Woods. Il 15 agosto 1971 a Camp David il presidente americano Richard Nixon sospende la convertibilità del dollaro per fronteggiare la riduzione delle riserve auree, sotto le crescenti difficoltà indotte dalla Guerra del Vietnam, dalla spesa pubblica e dal debito. Alla decisione si accompagna la svalutazione del dollaro rispetto alle monete europee, fatto che entro un anno porta gli stati della Comunità Economica ad istituire il cosiddetto Serpente monetario, ovvero un sistema di fluttuazioni predeterminate e circoscritte attorno alla parità delle singole valute. Il Serpente non ottenne però i risultati sperati, sia per l’incapacità da parte degli stati di contenere le fluttuazioni, sia per il sostanziale disaccordo tra loro sulla strategia comune da mantenere per affrontare la situazione quando di lì a poco sarebbe precipitata. La crisi petrolifera del 1973 provocò il consistente e generale aumento dei prezzi che spinse a fluttuazioni dei cambi oltre il margine del 2,25% stabilito. Diversi paesi dovettero allora far ricorso a uscite e ingressi temporanei. La Lira, uscita nel febbraio 1973, vi rientrò solo nel 1979, alla vigilia dell’entrata in funzione del Sistema monetario europeo.
A trascinare il mondo in una crisi petrolifera senza precedenti fu il conflitto arabo-israeliano riesploso il 6 ottobre 1973 con la Guerra dello Yom Kippur. La questione irrisolta dei territori che lo stato ebraico aveva annesso nel ’67 durante la Guerra dei sei giorni (Sinai, Alture del Golan e Cisgiordania), si intrecciò con la difficile situazione economica in cui versavano l’Egitto, del presidente Anwar Sadat, succeduto nel 1970 ad Abdel Nasser, e la Siria del pesidente Hafez al-Assad. Entrambi i dittatori, esponenti del nazionalismo laico panarabo, erano stretti fra la pressione delle opposizioni religiose interne e quella delle fasce più istruite della popolazione, supporto principale al loro potere, che spingevano per riconquistare i territori sottratti da Israele. Quando, con la conferenza di Oslo, le grandi potenze decisero di mantenere lo status quo in Medioriente, Sadat e Assad si risolsero per un attacco a sorpresa contro Israele. In ventidue giorni di combattimento morirono circa quindicimila soldati, duemila dei quali israeliani, e ne rimasero feriti quasi 40 mila. Lo stato ebraico riuscì a respingere l’offensiva e la trattativa di pace con l’Egitto segnò la normalizzazione dei rapporti tra le due nazioni. I paesi arabi produttori di petrolio, intanto, in risposta all’aiuto americano concesso ad Israele, cominciarono un embargo verso gli Stati Uniti e diversi altri alleati occidentali che sarebbe durato fino al 1974. Proprio adoperando come pretesto la penuria di greggio determinata da questo boicottaggio, i paesi aderenti all’Opec, l’Organizzazione dei produttori di petrolio, a fine 1973, decisero di quadruplicare il prezzo del greggio. E questo provocò la crisi energetica all’origine della svolta di lungo periodo. Da allora, una serie di aumenti portarono il prezzo nel 1980 oltre i 30 dollari al barile, ovvero dieci volte quanto si pagava nel 1973. Solo a fine anni Ottanta il petrolio tornò a costare in termini reali come nel 1974.
Nella graduatoria della dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento del petrolio, l’Italia era seconda solo al Giappone, con l’80% del fabbisogno di energia coperto totalmente da greggio di importazione. L’impennata petrolifera ebbe due conseguenze principali sui paesi industrializzati: la spinta inflazionistica e un peggioramento strutturale della bilancia dei pagamenti. Fattori tanto più veri per l’Italia, dove il tasso di inflazione arrivò presto a superare il 20%, come sottolinea l’economista Riccardo Parboni <46.
Dietro l’immagine del sacrificio nazionale degli italiani che di buon grado sciamano per strada nelle domeniche a piedi, in un tentativo di quasi autarchia per farcela a mantenere il benessere conquistato, prende corpo la realtà di una società sotto pressione di elementi formatisi in tempi diversi, pronta a ribollire tra conflitti e tensioni, dallo stragismo al terrorismo, dai rapporti industriali e sindacali alla gestione delle istituzioni, dalla liberalizzazione dei costumi alle riforme.
Si delinea così un nuovo contesto sociale in cui c’è una ridefinizione delle classi e del loro ruolo.
“Altri paesi europei avevano già avviato politiche restrittive, mentre l’Italia stava alimentando la ripresa produttiva con meccanismi inflazionistici accompagnati dal deprezzamento della Lira”, scrive Guido Crainz <47, “Lo shock è quindi più grave che altrove, con un enorme disavanzo della bilancia commerciale e un aggravio drastico dell’inflazione”.
Combattere l’inflazione e potenziare il welfare: un equilibrio quasi impossibile
Il balzo del 400% del petrolio, dunque, determinò un repentino rialzo dell’inflazione, dal 5,7% del 1972 verso la costante a due cifre che durerà a lungo, fino agli anni Ottanta. Già nel 1975 il tasso annuo sarà superiore al 20%, di pari passo con il crollo degli investimenti, la caduta del Pil e del reddito nazionale. A fine ’73 i prezzi interni aumentarono del 21,4% per i consumi e del 28,5% per gli investimenti, mentre i prezzi delle importazioni volarono del 57%, meno compensati da quelli delle esportazioni, cresciuti di un 36,6% che comunque consente di dire che l’inflazione attenuò gli effetti della crisi energetica, rivalutando i beni oggetto di scambio con il petrolio.
“Le inevitabili restrizioni fiscali e monetarie adottate nel 1974 – ricorda ancora Guido Crainz <48 – portarono il paese alla fase più drammatica della stagflazione”, il termine coniato allora per indicare la contemporanea presenza di un’attività produttiva che non cresce (stagnazione) e di un persistente aumento dei prezzi (inflazione). “Fino ad allora la coesistenza di questi due fenomeni era difficilmente spiegabile per gli economisti, che ritenevano la crescita dei prezzi una forma di male necessario per sostenere lo sviluppo dell’economia” <49.
Per recuperare i salari erosi dall’inflazione intervenne l’accordo sulla Scala mobile definita “pesante”, siglato a inizio 1975 tra la Confindustria guidata dall’avvocato Giovanni Agnelli e i tre sindacati confederali, CGIL, CISL, UIL. Il nuovo sistema di rivalutazione automatica degli stipendi dei lavoratori dipendenti tutelava l’80% medio del salario operaio, al lordo delle imposte, ed era basato su un punto di contingenza definito “pesante” in quanto non più differenziato a seconda della categoria, della qualifica, dell’età, ma uguale per tutti, frutto proprio della politica dell’egualitarismo sindacale favorita anche dalla spinta inflazionistica. Ma lo strumento funzionò solo parzialmente. E quell’anno il prodotto nazionale diminuì del 3,5% mentre i prezzi aumentarono del 17,7% per i consumi e del 19,6% per gli investimenti.

[NOTE]45 Eric Hobsbawm, Il Secolo breve, 1914-1991 (Penguin group, 1994 e BUR, 2014).
46 Riccardo Parboni, L’Italia rotola su quei barili, Enciclopedia Politica dell’Italia 1946-1980, pag. 202 (Editoriale l’Espresso, 1981).
47 Guido Crainz, Il paese mancato: dal miracolo economico agli anni Ottanta (Donzelli Editore, 2003).
48 Guido Crainz, Il paese mancato: dal miracolo economico agli anni Ottanta, Op. cit, pag. 439. 49 Il Sole 24 ore, Che cos’è la stagflazione, in Economia & Lavoro on line. “I periodi di stagnazione dell’attività economica erano, infatti, tradizionalmente caratterizzati dalla caduta dei prezzi (deflazione), per il calo della domanda rispetto all’offerta. In seguito il fenomeno dell’inflazione è, per contro, diventato sempre più indipendente dal ciclo dell’economia, data la rilevanza assunta dai mercati oligopolistici dell’energia e delle materie prime, insieme ai settori dei servizi scarsamente concorrenziali.”
Lorenzo Petrone, La classe media in Italia: un baricentro. L’evoluzione della compagine sociale protagonista del miracolo economico, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2016-2017

#1969 #1971 #1973 #1975 #CGIL #CISL #Confindustria #crisi #inflazione #LorenzoPetrone #mobile #petrolio #prezzi #scala #UIL #welfare

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Donne di cuori e donne di bastoni nel dramma storico dell’Africa Nera francofona.


Saggio di critica letteraria e teatrale.
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Saggio di critica letteraria e teatrale che esplora il ruolo delle donne nella drammaturgia africana francofona, con particolare attenzione ai temi storici e sociali.

Attraverso l’analisi di testi teatrali, l’autrice mette in luce due archetipi femminili ricorrenti: le “donne di cuori”, simbolo di amore, cura e resistenza, e le “donne di bastoni”, figure di potere, ribellione e trasformazione. Il titolo stesso gioca con i semi delle carte da gioco per evocare queste due dimensioni dell’identità femminile. Questa dicotomia attraversa l’intera opera e serve a esplorare come il teatro africano francofono abbia appunto rappresentato le donne non solo come vittime della storia coloniale, ma anche come agenti di cambiamento e memoria collettiva.

È un testo prezioso per chi si interessa di letteratura postcoloniale, studi di genere e teatro africano.

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Il nostro futuro nelle stelle

edu.inaf.it/approfondimenti/cr…

Il racconto dalla viva voce dei protagonisti del PCTO svoltosi presso l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte a Napoli

#divulgazione #OsservatorioAstronomicoDiCapodimonte #PCTO

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Un fattore decisivo negli anni del “boom” è stato il basso costo del lavoro


A metà degli anni ‘50 l’Italia era ancora per molti aspetti un paese sottosviluppato. L’industria poteva vantare un certo progresso nei settori dell’acciaio, dell’automobile, dell’energia elettrica, e i grandi centri produttivi sorgevano principalmente nelle regioni del Nord. La maggior parte dell’economia si reggeva grazie al mantenimento di settori tradizionali, costituiti da piccole imprese artigianali basate sullo sfruttamento intensivo, dalla pubblica amministrazione, e dall’agricoltura che restava il settore con il maggior livello di occupazione <28. Diversamente, nelle regioni meridionali, dove il settore agricolo non garantiva prospettive di occupazione, iniziava ad avanzare il fenomeno migratorio, sia fuori che dentro i confini nazionali.
Nel periodo compreso negli anni 1958-1963, ricordato come il “boom economico”, il paese vedeva mutare profondamente le proprie strutture produttive, gli assetti urbanistici delle città, il mondo dell’agricoltura e le abitudini di grandi masse di cittadini <29. Allo sviluppo industriale si accompagnava qualitativamente anche un mutamento generalizzato dei consumi. Lo sviluppo industriale era concentrato nelle regioni dell’area definita, triangolo industriale, cioè nelle città di Milano, Genova e Torino, e nelle zone del Nord-Est dove si stavano sviluppando nuovi processi di industrializzazione nel settore petrolchimico <30.
Agli albori del “boom economico” l’industria italiana aveva raggiunto un sufficiente livello di sviluppo tecnologico tale, da poter competere con i paesi europei più avanzati. Fiat, Eni, Edison e Montecatini, rappresentavano i settori più innovativi della grande industria.
Un fattore decisivo negli anni del “boom” è stato il basso costo del lavoro. Gli alti livelli della disoccupazione negli anni ‘50 fecero in modo che la domanda di lavoro eccedesse abbondantemente l’offerta, con prevedibili conseguenze sull’andamento dei salari <31. La straordinaria crescita nell’industria elettrodomestica fu una delle espressioni più caratteristiche del “miracolo”; dietro questa trasformazione vi era un gran numero di fattori: l’abilità imprenditoriale dei proprietari delle nuove fabbriche, la loro capacità di autofinanziarsi, la tenacia nell’utilizzo di nuove tecnologie e nel rinnovamento continuo degli impianti, lo sfruttamento a basso costo del lavoro e l’elevata produttività.
La produzione automobilistica, dominata dalla Fiat, fu per molti versi il settore più attivo dell’economia <32. Il fenomeno umano più drammatico, che ha caratterizzato gli anni del “boom”, è stato la fuga di grandi masse rurali dalle campagne, e dalle regioni del Sud, verso le città industriali del Nord ❤❤. L’emigrazione più massiccia ebbe luogo tra il 1955 e il 1963, che coinvolse in particolare la città di Torino, la quale si trovò ad assorbire percentuali molto elevate dell’immigrazione meridionale.
Uno degli aspetti più ragguardevoli del “miracolo economico” fu il suo carattere di processo spontaneo. Il piano economico, voluto dal ministro Vanoni nel 1954, aveva formulato una serie di progetti finalizzati ad uno sviluppo economico controllato e teso al superamento dei maggiori squilibri sociali e geografici, senza però produrre alcun risultato.
Il “boom” si realizzò seguendo la sua logica, rispondendo direttamente alle forze in gioco del libero mercato, e dando luogo come risultato, a profondi scompensi strutturali, tra i quali, la cosiddetta distorsione dei consumi. Infatti, alla crescita dei beni di consumo, non vi era un corrispettivo sviluppo di beni pubblici <34.
Il “miracolo economico” accrebbe in modo drammatico lo squilibrio tra le diverse aree del paese. Lo sviluppo produttivo e consumistico non ebbe distribuzione egemone su tutto il territorio nazionale, ma appunto, dette origine a sperequazioni sociali e distorsioni molteplici. In altri termini, l’Italia a cavallo tra i due decenni, 1950-60 si presentava come un paese diviso, attraversato da un processo di modernizzazione tanto rapido quanto squilibrato, che necessitava del supporto solido del governo, al fine di evitare consistenti lacerazioni nel paese <35.
La modernizzazione economica ebbe riflessi anche nel mondo del lavoro e in particolare all’interno delle fabbriche del Nord, dove furono i giovani operai emigrati a rilanciare l’inizio di una nuova fase di lotte collettive <36.

[NOTE]28 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, p. 283.
29 Su questo tema mi limito a rimandare al testo di G. Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta, Donzelli Editore, Roma, 2005.
30 G. Tamburrano, Storia e cronaca del centro-sinistra, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1990, pp. 89-94.
31 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, pp. 288-289.
32 Ivi, p. 290.
33 Su questo tema mi limito a rimandare al testo di G. Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta.
34 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, p. 292.
35 Su questo tema mi limito a rimandare al testo di G. Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta. F. Barbagallo, La questione italiana. Il Nord e il Sud dal 1860 a oggi, Editori Laterza, Bari, 2013.
36 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, p. 340.
Paolo Vignali, Aspetti della critica alla modernizzazione nella cultura politica degli anni Sessanta in Italia, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pavia, Anno Accademico 2023-2024

#1955 #1958 #1963 #basso #boom #costo #economico #Edison #emigrazione #Eni #FIAT #Genova #industria #lavoro #milano #miracolo #Montecatini #PaoloVignali #squilibrio #Sud #Torino #zone

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petits big bangs / marcelle deschênes. 2006


youtube.com/embed/JoxH1RDnLNA?…

info: electrocd.com/en/album/2344-pe…

Big Bang II 00:00Indigo 07:38
Le bruit des ailes (The Sound Of Wings) 18:16Lux 29:10Moll, opéra lilliput pour six roches molles (Moll, Lilliput Opera For Six Soft Rocks) 52:17Big Bang III 1:15:10

#electronicMusic #experimentalMusic #MarcelleDeschênes #music #musica #musicaElettronica #musicaSperimentale #petitsBigBangs

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Gaza, la Freedom Flotilla e gli interrogativi sulla democrazia. Non solo israeliana


Domani, venerdì 13 giugno nel cortile della Camera del Lavoro, via Crociferi 40, alle ore 19.30, con ingresso libero, verrà proiettato il film “From Ground Zero”, considerato dalla critica come un rivoluzionario esempio di cinema-verità. Presentato in anteprima, a Catania, il 7 aprile scorso al monastero dei Benedettini, viene riproposto per iniziativa dell’associazione comunista Olga […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/06/12/gaza…

#cortometraggi #FreedomFlotilla #Gaza #Palestina

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Da diverso tempo non riaprivo Lightroom (descktop), di solito utilizzo Lightroom Classic, e ho esplorato la sezione Community che si è rilevato molto interessante!!!
Una raccolta di foto pubblicate dagli utenti in cui vedere come è stata post-prodotta, scaricare il predefinito o proporre una nostra post-produzione. Di seguito ho provato a post-produrre una foto scattata dell'utente Kile Sidwell.
#lightroom #adobe #community #fotografia
lightroom.app.link/cWXuMy9h8Tb
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rossella or, “come l’amore di un timpano e una pupilla” (argolibri, 2025)


Per il poeta Carlo Bordini «la poesia di Rossella Or si nutre dello studio attento e puntiglioso delle avanguardie teatrali e letterarie, della pratica ossessiva del gesto rigoroso e portato all’estremo (completamente calato, e possiamo dire, riversato e riconvertito nella parola), cui è collegato il sentimento straordinariamente vivo dell’esistenzialità, dell’assurdo, dell’ossimoro del vivere, dell’ambiguità felice della vita». Mentre per il critico teatrale Nico Garrone, Rossella Or «rappresenta un immaginario incontro nell’aldilà tra i fantasmi di Eleonora Duse e di Antonin Artaud», figure centrali per la poetica dell’autrice, al pari di Brodskij, Blok, Valéry, Rosselli, Beckett (per citarne alcuni), e della poetessa russa Marina Cvetaeva, con la quale si accende un dialogo marino, lunare, spumoso e ‘immemoriale’ come «l’azzurro vento di nessuno sull’acqua», nella seconda sezione del libro. Un volume scritto in punta di dita, in uno stato solitario di grazia, a scandire una voce unica nel panorama della poesia italiana contemporanea.

argonline.it/prodotto/come-lam…

Hanno collaborato alla cura e alla realizzazione dell’edizione: Roberta Bisogno e Claudio Orlandi. Progetto grafico di Susanna Doccioli

*

Rossella Or (Roma, 1954) è stata protagonista dell’avanguardia teatrale italiana fin dagli anni ’70 e persegue tutt’ora una costante e personalissima ricerca sulla parola, detta e scritta. Ha lavorato, tra gli altri, con Memè Perlini, Simone Carella, Giuliano Vasilicò, Giorgio Barberio Corsetti, Leo De Berardinis, Mario Prosperi; in campo cinematografico è stata protagonista del film Estate romana di Matteo Garrone. In questi ultimi anni si è dedicata interamente alla scrittura poetica: Come l’amore di un timpano e una pupilla è il suo secondo libro di poesia, che segue L’acqua tende alle rive. Poesie 2001-2017, uscito nel 2019 per Zona Editrice con una prefazione di Carlo Bordini.

#Argo #Argolibri #CarloBordini #ClaudioOrlandi #NicoGarrone #poesia #poesie_ #RobertaBisogno #RossellaOr #SusannaDoccioli

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Paolo De Stefani illustra le motivazioni che hanno portato il Centro di Ateneo per i Diritti Umani a promuovere insieme ai GD il Convegno “DL Sicurezza: contro le spinte autoritarie, questioni di costituzionalità e tutela dei diritti umani” a Padova 21 gi


Un’occasione per affrontare nel merito ed a livello globale l’opposizione alla deriva autoritaria
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Il Professor De Stefani dell’Università di Padova spiega cosa ha portato il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” ad organizzare assieme a l’Associazione Giuristi Democratici il Convegno “DL Sicurezza: contro le spinte autoritarie, questioni di costituzionalità e tutela dei diritti umani” che si svolgerà a Padova il 21 giugno 2025. Si tratta di motivazioni di merito e generali all’interno di una forte preoccupazione per le tendenze repressive che si stanno esprimendo a livello globale.

PAOLO DE STFANI

I motivi per cui ci siamo interessati a questa iniziativa sono molteplici.

Tra la fine del 2023 e il 2025 ci sono state ben sei comunicazioni provenienti da Relatori Speciali delle Nazioni Unite rivolte all’Italia che chiedevano spiegazioni prima sul Disegno di legge poi sul Decreto legge ora diventato Legge. Questo ha attratto la nostra attenzione. Ci sono molti motivi di preoccupazione da parte di questi esponenti delle Nazioni Unite soprattutto per le norme introdotte che riguardano la libertà di manifestazione, di comunicazione del pensiero, di riunione e associazione, come le famose norme che riguardano il blocco personale per esempio stradale o altre misure del genere. C’è poi un interesse particolare del Relatore Speciale sul diritto all’abitare, perché soprattutto nelle prime versioni l’articolo 10 del Decreto legge è a dir poco feroce sulle azioni per la difesa del diritto alla casa o per la resistenza rispetto agli interventi di sgombero.

Un’altra ragione del nostro interesse è legata al merito dell’impianto alla base del Decreto legge che fa riapparire una idea di diritto penale d’autore. Ci si concentra su alcune tipologie di reato dietro le quali non ci sono tanto delle azioni, degli atti pericolosi per la convivenza ma delle identità percepite come pericolose, dannose, sospette da parte dello Stato. Basta pensare al non più obbligatorio rinvio della pena per le madri o le donne incinte che commettono dei reati oppure alle occupazione delle case che vengono punite con delle pene molto forti senza peraltro alcuna norma o misura di tipo sociale per venire incontro alla carenze abitative, al fatto che le persone che vengono espulse da questi alloggi poi diventano semplicemente dei senza fissa dimora.

Un riaffacciarsi dell’idea del diritto penale d’autore che troviamo preoccupante anche perchè si collega ad una forma di tutela quanto meno esagerata delle Forze dell’ordine, per lo meno problematica rispetto alla disparità di trattamento con altri esponenti dello Stato.

Senza contare le norme riferite ai servizi segreti che consentono addirittura operazioni di copertura che prevedono teoricamente la gestione di organizzazioni terroristiche, il che è di certo un po’ eccessivo.

C’è poi la questione di una serie di norme che vanno nel senso della repressione del dissenso e che si configurano in questa fase storica come rivolte a inibire l’azione degli Human Rights Defenders, delle persone che lottano contro il cambiamento climatico e come si è visto recentemente quelli che manifestano per la pace, contro i crimini che si commettono in Palestina e così via. Si crea lo spazio per un uso ad hoc di misure repressive che sul piano teorico possono anche essere comprese ma che poi si prestano ad un utilizzo fortemente orientato politicamente da cui le forze dell’ordine dovrebbero essere tutelate.

C’è un ultimo aspetto che a nostro avviso è importante guardando ad una dimensione internazionale. Questo Decreto ora Legge mette il nostro Paese all’interno di una china che lo associa ad altri Stati in cui la democrazia è sotto pressione. Non solo non ci distinguiamo da questa tendenza generale ma con il Decreto e altre misure stiamo prefigurando la tendenza per altri. Siamo “all’avanguardia” nelle azioni che mettono potenzialmente a repentaglio le strutture democratiche. Il fatto che siamo in questo gruppo di testa di paesi non ci riempie d’orgoglio anzi ci preoccupa non poco.

Padova 21 giugno 2025Convegno “DL Sicurezza: contro le spinte autoritarie, questioni di costituzionalità e tutela dei diritti umani”

Evento accreditato ai fini della formazione professionale forense con 4 crediti in materia penale. Per gli iscritti all’Ordine Avvocati di Padova registrazione tramite Sfera.

Programma

  • 9:00-9.30
    Apertura dei lavori e saluti introduttivi

Marco Mascia, Presidente delCentro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova

Roberto Lamacchia e Aurora d’Agostino, Co-Presidenti dell’Associazione Giuristi Democratici

  • 9:30-13:00

Coordina: Paola Degani, Centro di Ateneo per i Diritti Umani, Università di Padova

Intervengono

Alessandra Algostino, Università di Torino: “Legge sicurezza: un provvedimento da regime, radicalmente incostituzionale”

Fabio Corvaja, Università di Padova: “Libertà di riunione e manifestazione politica del dissenso dopo la legge sicurezza”

Antonello Ciervo, Unitelma, Sapienza Università di Roma: “Decreto sicurezza e criminalizzazione dell’opposizione sociale: le possibili questioni di legittimità costituzionale”

Paolo De Stefani, Università di Padova: “Reazioni internazionali al decreto sicurezza: preoccupazioni e critiche espresse dagli esperti indipendenti del Consiglio sui diritti umani”

Antonio Cavaliere, Università di Napoli: “Profili di contrasto con i principi di offensività e proporzione nelle norme penali della legge sicurezza”

Gian Luigi Gatta, Università Statale di Milano: “Il decreto legge sicurezza tra politica criminale e principi costituzionali”

Chiara Pigato, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione – ASGI: “Trattenere il nemico – Le norme di sfavore sui cittadini stranieri”
13:00

  • 13.00 – 14.00

Pausa pranzo

  • 14:00 – 16.30

Tavola rotondaConfronto operativo su possibili strategie di contrasto alla normativa
Coordina: Giuseppe Romano, Esecutivo Giuristi Democratici
Conclude: Cesare Antetomaso, Esecutivo Giuristi Democratici, Rete “A pieno regime – No DL Sicurezza”

Per partecipare è necessaria l’iscrizione al link.

ALTRI ARTICOLI


Padova 21 giugno 2025 – Convegno DL Sicurezza: contro le spinte autoritarie, questioni di costituzionalità e tutela dei diritti umani


Promosso da Associazione Nazionale Giuristi Democratici e Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova.

Evento accreditato ai fini della formazione professionale forense con 4 crediti in materia penale. Per gli iscritti all’Ordine Avvocati di Padova registrazione tramite Sfera.

Programma

  • 9:00-9.30
    Apertura dei lavori e saluti introduttivi

Marco Mascia, Presidente delCentro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova

Roberto Lamacchia e Aurora d’Agostino, Co-Presidenti dell’Associazione Giuristi Democratici

  • 9:30-13:00

Coordina: Paola Degani, Centro di Ateneo per i Diritti Umani, Università di Padova

Intervengono

Alessandra Algostino, Università di Torino: “Legge sicurezza: un provvedimento da regime, radicalmente incostituzionale”

Fabio Corvaja, Università di Padova: “Libertà di riunione e manifestazione politica del dissenso dopo la legge sicurezza”

Antonello Ciervo, Unitelma, Sapienza Università di Roma: “Decreto sicurezza e criminalizzazione dell’opposizione sociale: le possibili questioni di legittimità costituzionale”

Paolo De Stefani, Università di Padova: “Reazioni internazionali al decreto sicurezza: preoccupazioni e critiche espresse dagli esperti indipendenti del Consiglio sui diritti umani”

Antonio Cavaliere, Università di Napoli: “Profili di contrasto con i principi di offensività e proporzione nelle norme penali della legge sicurezza”

Gian Luigi Gatta, Università Statale di Milano: “Il decreto legge sicurezza tra politica criminale e principi costituzionali”

Chiara Pigato, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione – ASGI: “Trattenere il nemico – Le norme di sfavore sui cittadini stranieri”
13:00

  • 13.00 – 14.00

Pausa pranzo

  • 14:00 – 16.30

Tavola rotondaConfronto operativo su possibili strategie di contrasto alla normativa
Coordina: Giuseppe Romano, Esecutivo Giuristi Democratici
Conclude: Cesare Antetomaso, Esecutivo Giuristi Democratici, Rete “A pieno regime – No DL Sicurezza”

Per partecipare è necessaria l’iscrizione al seguente link: forms.gle/Ag5Z2nVQLQ9z13HD6

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Astrocampania organizza un evento su Prenotazione in Osservatorio Astronomico ad Agerola il 20 giugno 2025 per celebrare il Solstizio d’estate e salutare l’inizio della bella stagione viaggiando tra le stelle del cielo dell’alta costiera amalfitana.

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per scoprire i segreti delle stagioni sulla Terra, del Sole e di remote stelle, emozionanti osservazioni dei sistemi stellari multipli e degli ammassi stellari più distanti con l’ausilio di un potente telescopio da campo, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori dell’associazione.

[…]

oasdg.astrocampania.it/2025/06…

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“Il cielo sono io”: Calvino a Monte Mario

edu.inaf.it/news/eventi/report…

Il 9 maggio 2025 si è svolto a Roma un pomeriggio di celebrazioni in onore di Italo Calvino, ricordando in particolare della sua visita all’Osservatorio di Monte Mario del 1982

#conferenza #INAF #ItaloCalvino #MonteMario #Roma

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L’occhio e i pianeti: il senso di Calvino per la scienza

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Partendo dall’allineamento planetario del 10 marzo del 1982, ricordiamo la visita di Italo Calvino all’Osservatorio di Monte Mario e il suo rapporto con l’astronomia.

#allineamentoPlanetario #astronomia #ItaloCalvino #MonteMario #osservareIlCielo #Roma

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Gaslini, separate due gemelle siamesi del Burkina Faso.


L’operazione è durata più di 12 ore.
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Circa sei mesi fa, alla fine del 2024, sulle pagine di questo sito era stata annunciata la partnership fra l’ospedale Gaslini di Genova e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) per migliorare la qualità delle cure pediatriche in Niger e Burkina Faso. Ebbene proprio in questi giorni tale collaborazione si è concretizzata con uno straordinario intervento chirurgico che ha permesso di separare due gemelle siamesi provenienti dal Burkina Faso.
Ospedale GasliniOspedale Gaslini Source: ilcovodijack.blogspot.com/ Licenza CC BY-NC-ND 3.0
Venerdì 6 giugno 2025 infatti, presso l’Istituto Gaslini di Genova, si è conclusa l’operazione che ha visto la separazione delle due bambine unite nella zona di torace e addome. Si tratta di un importante traguardo nel campo della chirurgia pediatrica, raggiunto grazie ad un’equipe composta da più di cinquanta professionisti che hanno lavorato in sala operatoria per più di dodici ore.

Le bambine, nate nel Burkina Faso nel dicembre 2024, erano arrivate in Italia il 20 maggio grazie all’associazione ‘Una voce per padre Pio’, nell’ambito di un programma umanitario attivato in collaborazione con l’ospedale genovese. Questo intervento è stato reso possibile anche grazie al cofinanziamento dell’associazione ‘Patrons of the World’s Children Hospitals’ e della Regione Liguria, che hanno supportato l’iniziativa nell’ambito della normativa nazionale per l’assistenza sanitaria ad alta specializzazione a cittadini stranieri in condizioni di fragilità.

In preparazione per l’intervento di separazione, una delle due gemelle aveva già subito un’operazione neurochirurgica per una grave forma di idrocefalo. “Attualmente le bambine sono in condizioni cliniche stabili e seguite nel reparto di terapia intensiva dell’Istituto”, ha dichiarato Raffaele Spiazzi, direttore sanitario dell’ospedale. Il percorso di cura proseguirà con un monitoraggio costante, supporto nutrizionale, prevenzione delle infezioni e pianificazione della ricostruzione definitiva.

L’intervento ha coinvolto non solo i professionisti del Gaslini, ma anche chirurghi e anestesisti degli ospedali San Martino e Villa Scassi di Genova e degli Spedali civili di Brescia. “Dopo un’attenta fase di studio multidisciplinare, simulazioni cliniche e pianificazione logistica, abbiamo effettuato la separazione progressiva del torace e della cavità pericardica, dell’addome e del fegato, l’unico organo condiviso tra le due bambine”, ha spiegato Girolamo Mattioli, direttore del Dipartimento di Scienze chirurgiche e della UOC di Chirurgia pediatrica del Gaslini.

La complessità dell’intervento richiedeva un’accurata gestione degli aspetti anestesiologici e chirurgici. Andrea Moscatelli, direttore del Dipartimento di Emergenza e Accettazione, Anestesia e Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica del Gaslini, ha evidenziato le sfide relative al controllo delle vie aeree e alla gestione cardio-respiratoria dei due organismi connessi. Le gemelle sono state attentamente monitorate durante e dopo l’intervento per evitare complicanze e garantire un recupero ottimale.

Il successo clinico di questo intervento non è dovuto solo all’eccellenza tecnica, ma anche alla straordinaria dedizione dei professionisti coinvolti.

Fonte: Quotidiano Nazionale

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un inquadramento della scrittura di ricerca: nel n. 19 della ‘scuola delle cose’ (lyceum/mudima)


post in continuo aggiornamento

La scuola delle cose, n. 19, aprile 2025, SCRITTURA DI RICERCA (pubbl. Mudima / Lyceum)
cliccare per ingrandire

forse per la prima volta dopo oltre 20 anni di non disonorevole attività, un certo modo di fare sperimentazione letteraria ottiene un inquadramento teorico-critico complessivo, pur sintetico.

esce cioè il n. 19 del periodico ‘La scuola delle cose’, dell’associazione Lyceum (grazie alla Fondazione Mudima), interamente dedicato alla SCRITTURA DI RICERCA.

lo si sa e lo si è ripetuto assai: la (formula) “scrittura di ricerca” ha una storia di lunga durata, attraversando un po’ tutto il Novecento, almeno dagli anni Quaranta-Cinquanta, e in maniera nemmeno troppo carsica.
d’accordo. tuttavia questo numero della “Scuola delle cose” non è una disamina storica integrale, semmai un lavoro sugli ultimi venti-venticinque anni di ricerca letteraria, o scrittura complessa. con (ovviamente, immancabilmente) puntuali affondi nel passato e nella produzione di certi autori a dir poco fondativi, soprattutto Corrado Costa e Jean-Marie Gleize.

*

prima occasione di presentazione: 19 giugno, Milano, Fondazione Mudima:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

audio della presentazione a Milano (19 giu. 2025):
slowforward.net/2025/07/01/pod…

audio di una successiva presentazione, a Roma (5 lug. 2025):
slowforward.net/2025/07/24/pap…

RadioTre Suite: presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – “La scuola delle cose” (24 ago. 2025):
slowforward.net/2025/08/25/rad…
= https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html

podcast della prima presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (25 ago. 2025):
https://slowforward.net/2025/08/25/25ago-scuolacose-finestra/
= open.spotify.com/episode/25Xmn…

podcast della seconda presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (10 nov. 2025):
slowforward.net/2025/11/10/fin…
= open.spotify.com/episode/2PcrJ…

*

e, rapidamente descrivendo (dal primo comunicato realizzato):

dettaglio de La scuola delle cose n 19_ 2025__ foto di Antonella Anedda
dettaglio da una foto di Antonella Anedda. cliccare per ingrandire

l’espressione “scrittura di ricerca” è in azione da diversi decenni, e di certo – come detto sopra – si perde già nelle “profondità” del Novecento.
tuttavia, dagli anni 2003-2009 (ovvero fra l’esplosione dei blog letterari e l’uscita del libro collettivo Prosa in prosa – edito da Le Lettere; ora da Tic edizioni) e fino a oggi, il numero di materiali sperimentali e saggi sugli stessi è decisamente cresciuto.
ha dunque senso ed è forse addirittura indispensabile iniziare a fare il punto della situazione.
un primo e senz’altro assai sintetico tentativo è rappresentato da questo numero de ‘La scuola delle cose’, che raccoglie otto interventi di altrettanti studiosi e studiose, intorno alla ricerca letteraria e alle scritture complesse.

*

queste le autrici e gli autori dei saggi, e i titoli degli interventi:

Gian Luca Picconi,
Scrittura di ricerca, prosa in prosa, letteralità

Massimiliano Manganelli,
Appunti sulle scritture procedurali

Luigi Magno,
Cinque nomi (più uno) e dieci titoli. La poesia di ricerca francese (oggi) in Italia

Chiara Portesine,
Il compromesso fonico: l’eredità di Corrado Costa

Renata Morresi,
Il movimento chiamato Language Poetry in Italia oggi

Chiara Serani,
Scritture non convenzionali e intermedialità (2000-2025)

Luigi Ballerini,
Intervento sulla poesia che si potrebbe fare

Daniele Poletti,
Scritture complesse. Il superamento dell’appartenenza

*

il tabloid gratuito è disponibile a Milano in Fondazione (via Tadino 26); a Roma presso la Libreria Tic (piazza San Cosimato 39), la Libreria Tomo (via degli Etruschi 4) e in Camera verde (via G Miani 20, chiamando prima il numero 3405263877); a Perugia nella libreria Mannaggia (via Cartolari 8); a Bologna da Modo Infoshop (via Mascarella 24/b); a Napoli alla libreria Luce (piazzetta Durante 1).

*

incontri, presentazioni e altre occasioni legate alla rivista:

22 maggio 2025: intervista a Rai RadioTre Fahrenheit

25 maggio: presenza del tabloid alla Serata del Premio Pagliarani al Palazzo delle Esposizioni (Roma)

31 maggio: presenza al reading collettivo “Roma chiama poesia”, Teatro Basilica (Roma)

3 giugno: presenza allo Studio Campo Boario (Roma), in occasione della presentazione di NZ, di A. Syxty

8 giugno: presenza nella libreria Tic di piazza San Cosimato (Roma)

17 giugno: presenza al reading di Giovenale e Perinelli allo Studio Campo Boario

19 giugno: prima presentazione ufficiale del tabloid presso la Fondazione Mudima (Milano), con Luigi Ballerini, Laura Di Corcia e Giancarlo Sammito

26 giugno: ex Discoteca di Stato in via Caetani (Roma), dialogo sulla memoria delle avanguardie

Da luglio 2025: presenza alla Libreria Luce, Napoli

5 luglio: presentazione della rivista in occasione del festival Inverso, a Roma

24 agosto: a RadioTre Suite, presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – del tabloid

25 agosto: va in onda il podcast della presentazione ospitata da ‘La Finestra di Antonio Syxty’

5-6-7 settembre: presenza di molte copie del tabloid ai tre giorni dell’incontro ‘Esiste la ricerca’, presso lo Studio Campo Boario

26 settembre, accenno di presentazione + distribuzione del tabloid in occasione dell’incontro sul libro Prati, di Andrea Inglese, alla Libreria Tic

dal 2 ottobre: presenza del tabloid presso La camera verde (Roma, via G. Miani 20)

18 ottobre, Parma, copie della rivista sono presenti all’Associazione Remo Gaibazzi in occasione di un incontro dedicato a Corrado Costa e Patrizia Vicinelli, organizzato da Daniela Rossi

24 ottobre, Roma, numerose copie presso l’Istituto Tedesco di Villa Massimo, in occasione di una lettura multilingue di poesie e prose, in italiano e in tedesco

10 novembre: è online il secondo podcast ospitato da La Finestra di Antonio Syxty

da novembre il tabloid è disponibile anche presso la Libreria Tomo, a Roma, in via degli Etruschi.


Lyceum _ Scuola delle Cose _ dati editoriali e redazionali
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Fondazione Mudima
FONDAZIONE MUDIMA

Via Tadino 26, Milano
info@mudima.net
mudima.net

*

in collaborazione con
l’associazione dipoesia
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pod al popolo, #072: audio completo della presentazione de “la scuola delle cose” @ fondazione mudima, milano, 19 giu. 2025


Il numero 19 de “La scuola delle cose” (Lyceum/Mudima, apr. 2025), dedicato alla scrittura di ricerca, è stato presentato nella sede della Fondazione Mudima il 19 giugno scorso. Con interventi di Laura Di Corcia, Luigi Ballerini, Giancarlo Sammito, e del curatore, MG. L’audio completo è ora su Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.
locandina della presentazione de "La scuola delle cose", tabloid n. 19, "Scrittura di ricerca" - a Milano, Fondazione Mudima, 19 giu 2025cliccare per ingrandire
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Non ho resistito


Quest’estate volevo dedicarmi ai miei progetti personali, e lo farò, ma non ho resistito al pensare a cantare e far cantare ancora un po’ di polifonia rinascimentale: grazie all’aiuto dei GentilMusici, valenti madrigalisti che studiano con me, siamo riusc
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Quest’estate volevo dedicarmi ai miei progetti personali, e lo farò, ma non ho resistito al pensare a cantare e far cantare ancora un po’ di polifonia rinascimentale: grazie all’aiuto dei GentilMusici, valenti madrigalisti che studiano con me, siamo riusciti a programmare quattro incontri a Verona, a settembre, aperti a nuovi cantanti, sotto il nome di Ore madrigalistiche.

Grazie ai valenti madrigalisti sarà possibile per chi interviene cantare fin da subito i pezzi entro una compagine già preparata: un ingresso morbido nel mondo della polifonia, si potrà assaporare la pienezza degli intrecci senza (troppa) paura di deragliare per strada.

Sarà a Verona, in quattro sale civiche – le sto studiando, appena le ho scelte pubblico i luoghi nella pagina dedicata al laboratorio.

uno schema dei vari tipi di musica secondo Zarlino

È tutto spiegato, spero per bene,

sulla pagina dedicata, qui.

Ecco, e ora buon giugno e buon avvio d’estate a tutti.

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)