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Inoreader automatizza i report AI: i tuoi briefing si scrivono da soli


Inoreader ha reso automatici i report Intelligence: si configura la fonte, il prompt e la frequenza, e ogni report viene salvato come articolo nel proprio account.
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I report Intelligence di Inoreader esistevano già dalla scorsa primavera: selezionavi un gruppo di articoli, ci passavi sopra un prompt, e ottenevi un’analisi sintetizzata salvata come articolo nel tuo account. Utile, ma ancora un’operazione manuale. Adesso la piattaforma ha tolto anche questo passaggio.

Con i nuovi report automatizzati, basta configurare una volta sola la fonte da analizzare, che sia un singolo feed, una cartella, un tag o un canale del proprio team, scegliere un prompt tra quelli predefiniti o scrivendone uno personalizzato, e impostare frequenza e orario di generazione. Da quel momento in poi Inoreader ci pensa lui: ogni report viene creato automaticamente e depositato nel proprio account come articolo, pronto per essere annotato, esportato o condiviso.

Nella pratica si presta bene a vari scenari: un briefing mattutino sui feed che si seguono, il monitoraggio periodico di un tema specifico, o l’analisi comparativa di più fonti su una stessa notizia. Inoreader suggerisce in particolare di abbinare la funzione ai feed di monitoraggio, quelli pensati per tracciare parole chiave o argomenti precisi.

Sotto al cofano gira GPT-4o-mini di OpenAI, anche se gli utenti dei piani Custom e Team Intelligence possono collegare una propria chiave API per usare modelli diversi. I report automatizzati condividono la quota token con le altre funzioni Intelligence, quindi conviene tenere d’occhio i consumi.


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La funzione è disponibile come componente aggiuntivo per i piani Pro e Custom, mentre è inclusa nel piano Team Intelligence.


FONTE inoreader.com


FONTE inoreader.com

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Thunderbird 149: rubrica più flessibile e tanti bug risolti


Thunderbird 149.0 è disponibile con la possibilità di esportare singole schede della rubrica, messaggi EWS con stella sincronizzati tra dispositivi e un lungo elenco di correzioni.
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Thunderbird 149.0 è uscito il 24 marzo con qualche novità utile e una lista di correzioni più lunga del solito.

La più pratica delle aggiunte riguarda la rubrica: finalmente è possibile selezionare singole schede e esportarle, senza dover tirar fuori l’intera rubrica ogni volta. Piccola cosa, ma chi gestisce contatti su più sistemi se n’era accorto da un pezzo. Sempre in tema di rubrica, la creazione di nuovi rubriche avviene ora dall’Account Hub, centralizzando un po’ la gestione degli account.

Per chi usa account Exchange tramite EWS (il protocollo di Microsoft per la posta aziendale), c’è un’altra novità concreta: i messaggi contrassegnati con la stella ora rimangono tali anche cambiando dispositivo. Prima la stella restava locale, il che la rendeva abbastanza inutile in ambienti multi-macchina.

Sul fronte delle correzioni il changelog è piuttosto nutrito. Tra i problemi risolti: la funzione “Sostituisci tutto” nel compositore non aggiornava il testo in chiaro finché non si chiudeva la finestra, il comando “Ripara codifica testo” poteva duplicare destinatari e allegati, e premere Canc sulla cartella Cestino rimuoveva la cartella senza chiedere conferma. Risolto anche un crash che si verificava durante l’importazione di un thread di posta, e un bug per cui i filtri “Dopo l’invio” non funzionavano correttamente. Corretti poi problemi di accessibilità, colori dei link poco leggibili nei temi scuri e alcune vulnerabilità di sicurezza.

Thunderbird resta uno dei pochi client di posta per desktop davvero liberi e rispettosi della privacy. Se stai ancora cercando anche un provider email all’altezza, Fastmail offre una prova gratuita di 30 giorni.


FONTE thunderbird.net


FONTE news.updatestar.com

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scritture contro il linguaggio (a palazzo collicola)


alcune immagini a questo indirizzo: instagram.com/p/DWZbScMjHJb/
cliccare per vedere la sequenz di fotocliccare per leggere
informazioni sulla mostra curata da Gianni e Giuseppe Garrera: slowforward.net/2026/02/21/ogg…
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oggi, 21 febbraio, a palazzo collicola (spoleto): “vita minore”, a cura di gianni e giuseppe garrera

a PALAZZO COLLICOLA
Spoleto, piazza Collicola 1


Vita minore_ mostra a Palazzo Collicola (Spoleto)_ dal 21 feb 2026_

Vita minore. San Francesco
e la santità dell’arte contemporanea


mostra collettiva a cura di Gianni e Giuseppe Garrera
dal 21 febbraio al 2 giugno 2026

Inaugurazione oggi, sabato 21 febbraio 2026, ore 11:00
Piazza Collicola 1, Spoleto
palazzocollicola.it/schdMostra…

Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea è il titolo della mostra collettiva realizzata in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
A cura di Gianni e Giuseppe Garrera, il progetto propone una rilettura in chiave contemporanea della figura del Santo, profondamente legato al territorio umbro e spoletino: Francesco scelse infatti Monteluco, la montagna che s’innalza di fronte a Spoleto, come luogo di preghiera e contemplazione e, secondo la tradizione, pronunciò la celebre frase «Nihil jucundius vidi valle mea spoletana» – «Non vidi mai nulla di più gioioso della mia valle spoletana» – che ancora oggi testimonia il suo rapporto privilegiato con il contesto.

La mostra, allestita al piano terra di Palazzo Collicola, ripercorre l’esempio radicale e impraticabile di San Francesco – dell’avventura e della parabola del Santo – attraverso frammenti luminosi rintracciabili in opere d’arte contemporanea. Immaginando l’impossibilità di fatto di poter avere un contatto diretto con San Francesco, se ne rinvengono solo le schegge, come di un vaso infranto e da ricomporre, incastonate in momenti speciali e autentici della ricerca contemporanea. Il percorso espositivo, concepito come uno scambio di segni tra memoria storica e sensibilità contemporanea, si fonda su prestiti dalle collezioni private dei curatori, frutto di attenta raccolta e selezione nel corso degli ultimi vent’anni, arricchita da prestiti nazionali e internazionali e da opere site-specific realizzate per gli spazi storici del palazzo.

La mostra, a partire dal concetto di “minorità”, intesa come sfida alla società e rifiuto di tutti i suoi principi per “farsi minori” e mettersi al servizio del prossimo, tenta di evocare e reinterpretare i valori fondamentali di San Francesco – povertà assoluta, farsi minori, corporeità e nudità, abdicazione dell’umano di fronte agli animali, amore per le creature – non attraverso immagini della tradizione, ma mediante l’“esempio” di pratiche artistiche contemporanee articolate in sezioni dedicate ai diversi temi: la presenza esclusiva del Vangelo; la condanna radicale di ogni aspetto della ricchezza; il linguaggio come strumento di controllo e potere da demolire; la sottomissione alla natura e al creato fino alla gloria della fraternità con la morte. Il percorso si sofferma, inoltre, con particolare dedizione, sulla santità attiva, fondata dai miracoli, e sul privilegio femminile, con riferimenti a Santa Chiara e alla clausura come scelta di introspezione e resistenza.

Artisti storicizzati come Alberto Burri, Gino De Dominicis, Jimmie Durham, Leoncillo, Yoko Ono, Giulio Paolini, Salvo, Anna Torelli, insieme ad altri di generazioni successive come Luca Bertolo, Antonio Del Donno, Matteo Fato, Flavio Favelli, Cesare Pietroiusti, Tomas Saraceno, Luca Vitone, per citarne solo alcuni, offrono al visitatore interpretazioni inedite e suggestive del pensiero francescano, trasformando Palazzo Collicola in uno spazio in cui la storia dialoga con il contemporaneo.

Ogni sala diventa così luogo di esercizio spirituale, di meditazione, contemplazione e stupore, dove l’eredità estetica di San Francesco si intreccia con la sensibilità artistica contemporanea, offrendo un’esperienza che rinnova la percezione del sacro e del vivere nel mondo contro il mondo stesso.

Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea include opere, documenti e testi di: Vincenzo Accame, Mirella Bentivoglio, Luca Bertolo, Alain Bornain, Paolo Bufalini, Alberto Burri, John Cage, Cristina Campo, Ugo Carrega, Gea Casolaro, Ugo Celada da Virgilio, Laura Cingolani, Claudio Costa, Gino De Dominicis, Antonio Del Donno, Jimmie Durham, Matteo Fato, Flavio Favelli, Albino Galvano, Alessandro Gamba, Augusto Garau, Fabio Giorgi Alberti, Marco Giovenale, Francesco Gioacchini, Elisabetta Gut, Jannis Kounellis, Giovanni Korompay, Fabio Lapiana, Leoncillo, Jochen Lemberg, Carla Lonzi, Claude Maillard, Miltos Manetas, Cristina Maulini, Olivier Messiaen, Elisa Montessori, Elsa Morante, Magdalo Mussio, Maurizio Nannucci, Gualtiero Nativi, Richard Nonas, Giancarlo Norese, Martino Oberto, Yoko Ono, Anna Maria Ortese, Giulio Paolini, Pier Paolo Pasolini, Luca Maria Patella, Cesare Pietroiusti, Lamberto Pignotti, Juha-Matti Pitkanen, Fabrizio Prevedello, Giustina Prestento, Giuseppe Pulvirenti, Domenico Purificato, Antonietta Raphäel Mafai, Mauro Reggiani, Max Renkel, Salvo, Tomas Saraceno, Alba Savoi, Greta Schödl, Augusto Strindberg, Alfonso Talotta, Michele Tocca, Mario Tozzi, Luca Trevisani, Luca Vitone, Alberto Ziveri.


[…]

III. Elogio dell’analfabetismo

La Regula prima di San Francesco vieta di imparare a leggere e scrivere. La povertà assoluta è riconoscere che non è necessario saper leggere e scrivere. Demilitarizzare il linguaggio. La deculturalizzazione. Contro l’ortografia, contro la sintassi, contro la scrittura. Desacralizzare la grammatica. Ogni forma di linguaggio costituito è esercizio di potere. Tutte le informazioni del mondo sono ordini del mondo. Unico libro ammesso da San Francesco è il Vangelo (che però va dato via, se serve per soccorrere i poveri). I libri costano cari e sono contrari alla povertà. Contro i libri e contro la presunzione del sapere.
La sala è concepita come una sala di amanuensi speciali, dediti alla distruzione della scrittura e dell’ortografia del mondo (Vincenzo Accame, Matteo Fato, Elisabetta Gut, Marco Giovenale, Magdalo Mussio, Francesco Gioacchini, Fabio Giorgi Alberti, Alba Savoi, ecc.) accompagnati dal canto liturgico di John Cage (Empty Words).
Amanuensi contemporanei per una pratica quotidiana di distruzione e disintegrazione della dittatura della scrittura come significato e ordine del significato. In un lato della sala anche matite, contro la scrittura, di Gea Casolaro e Maurizio Nannucci. Unico testo ufficiale ammesso e come modello: il quaderno della prima elementare di Luca Maria Patella con il disegno della predica agli uccelli di San Francesco compiuto dall’artista quando aveva 6 anni.

Giuseppe Garrera, descrizione della terza sala della mostra

[…]

§

[youtube=youtube.com/watch?v=w5U4Z3Z5ff…]

John Cage performs a 90 minute excerpt from Empty Words at the 1991 Subtropics Music Festival in Miami, Florida. The Subtropics website: subtropics.org

Subtropics also has a youtube channel:
youtube.com/user/isawsubtropic…

Special thanks to:
The John Cage Trust – Laura Kuhn, Director – johncage.org
Subtropics Music Festival, Gustavo Matamoros, Director
John Kramel & Mary Luft – Tigertail Productions, Miami
South Florida Composers Alliance
Miami-Dade Community College, Wolfson Campus
WLRN-TV

Empty Words – Writings ’73-’78, by John Cage is
published by the CF-Peters Corporation
Video: 1991 © DavidOlive
#AlainBornain #AlbaSavoi #AlbertoBurri #AlbertoZiveri #AlbinoGalvano #AlessandroGamba #AlfonsoTalotta #AnnaMariaOrtese #AnnaTorelli #AntoniettaRaphäelMafai #AntonioDelDonno #art #arte #arteContemporanea #asemic #asemicWriting #audiovideo #AugustoGarau #AugustoStrindberg #breviariAsemici #CarlaLonzi #CesarePietroiusti #CFPetersCorporation #ClaudeMaillard #ClaudioCosta #CollezioneGarrera #contemporaryArt #CristinaCampo #CristinaMaulini #DavidOlive #DavidOliveVideo #DavidOliveYoutubeChannel #distruzioneDellOrtografia #dittaturaDellaScritturaComeSignificato #DomenicoPurificato #ElisaMontessori #ElisabettaGut #ElsaMorante #EmptyWords #excerptFromEmptyWords #fabioGiorgiAlberti #FabioLapiana #FabrizioPrevedello #FlavioFavelli #FrancescoGioacchini #GeaCasolaro #GiancarloNorese #GianniGarrera #GinoDeDominicis #GiovanniKorompay #GiulioPaolini #GiuseppeGarrera #GiuseppePulvirenti #GiustinaPrestento #GretaSchödl #GualtieroNativi #GustavoMatamoros #JannisKounellis #JimmieDurham #JochenLemberg #JohnCage #JohnKramel #JuhaMattiPitkanen #LambertoPignotti #LauraCingolani #LauraKuhn #Leoncillo #LucaBertolo #LucaMariaPatella #LucaTrevisani #LucaVitone #MagdaloMussio #MarcoGiovenale #MarioTozzi #MartinoOberto #MaryLuft #MatteoFato #MaurizioNannucci #MauroReggiani #MaxRenkel #MiamiDadeCommunityCollege #micheleTocca #MiltosManetas #minorità #MirellaBentivoglio #mostra #mostraCollettiva #music #musicA #OlivierMessiaen #PalazzoCollicola #PaoloBufalini #PierPaoloPasolini #preghiereAsemiche #RichardNonas #rifiutoDelPotere #Salvo #SanFrancesco #SanFrancescoELaSantitàDellArteContemporanea #scritturaAsemica #SouthFloridaComposersAlliance #Spoleto #Subtropics #SubtropicsMusicFestival #TigertailProductions #TomasSaraceno #UgoCarrega #UgoCeladaDaVirgilio #video #VincenzoAccame #VitaMinore #WLRNTV #WolfsonCampus #YokoOno #youtube


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Aderisci anche tu alla lettera al quotidiano Il Dubbio


Il quotidiano finanziato con i contributi dell'avvocatura non può trasformarsi in un foglio propagandistico su temi di rilevanza costituzionale. Invia la tua adesione a giur.dem.roma@gmail.com
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E’ possibile sottoscrivere la lettera, che trovate di seguito, inviata dai CoPresidenti dell’Associazione Giuristi Democratici al quotidiano Il dubbio per ribadire come il quotidiano finanziato con i contributi dell’avvocatura non può trasformarsi in un foglio propagandistico su temi di rilevanza costituzionale, come successo nell’appena conclusa campagna referendaria. E’ possibile comunicare la propria adesione, indicando il foro di appartenenza, all’indirizzo email giur.dem.roma@gmail.com

Care amiche e cari amici de Il Dubbio,
la campagna elettorale è finalmente terminata e la consultazione referendaria si è regolarmente svolta, concludendosi con l’esito che conosciamo.
Avevamo scritto durante la campagna elettorale, chiedendo toni più equilibrati, visto che l’avvocatura non era univocamente schierata per il Sì, come voi intendevate rappresentare.
Ci è stato risposto in modo irridente, invitandoci a ripassare la Costituzione che sancisce la libertà di stampa. Consiglio inutile, nei nostri confronti, visto che la nostra associazione considera la Carta costituzionale il fulcro del sistema democratico a cui la nostra azione è ispirata. Ci è anche stato risposto che Il Dubbio, in fin dei conti, aveva dato spazio alle voci del No.
Quanto sia stato equilibrata la linea del giornale, lo esemplifica ‘Il Dubbio della sera’ del 18 marzo scorso, che si intitola “L’audio con la voce di Vassalli zittisce i signori del No”. “Zittisce”? Ma che linguaggio è? Più oltre si parla di scorciatoie “paraculiste”. Questo il linguaggio utilizzato nella campagna referendaria dal nostro giornale.
Nostro, esatto. Il Dubbio è nostro. Ossia di tutte le avvocate e gli avvocati, quelli per il Sì e quelli per il No. Infatti il giornale, come noto, è finanziato dal CNF, cui tutti gli avvocati italiani pagano i contributi, ogni anno.
Il Dubbio non si finanzia da solo, è finanziato dai nostri contributi, perché non è in grado di finanziarsi da solo, con i proventi.
Dunque, noi avvocati orientati per il No, o indecisi, ci siamo trovati a finanziare un foglio propagandistico, che ha ben oltrepassato la virulenza comunicativa di certi non compianti giornali di partito della c.d. prima repubblica. Abbiamo assistito alla caricaturizzazione di chi si opponeva alla legge di revisione costituzionale votata dalla attuale maggioranza di governo, tra cui gli avvocati schierati nei Comitati per il No, omettendo —tra le tante— la posizione di un indiscusso padre del garantismo penale, il Prof. Luigi Ferrajoli.
Alla garbata richiesta di un atteggiamento, se non altro, meno offensivo (‘signori del No’), la risposta è stata quella ricordata, sprezzante, con un richiamo alla libertà di stampa del tutto ultroneo.
Vedete, la libertà di stampa è intoccabile. Quando voi della direzione fonderete un vostro giornale, e ve lo finanzierete, con le vendite o come vi pare, poi lo potrete usare anche come manganello. Non Il Dubbio, però: perché rappresenta gli avvocati nel loro complesso, e deve tenere conto anche delle posizioni diverse, quando vi sono, nell’avvocatura.
Per altro, non è chiaro con quale rabdomanzia voi abbiate ritenuto che la maggioranza degli avvocati fosse per il Sì. Non solo gli avvocati penalisti sono una esigua minoranza del totale; ma anche tra di loro vi sono state posizioni differenziate (un nome illustre su tutti: quello di Franco Coppi). Peraltro, la richiesta che avevamo formulato come Giuristi Democratici non era quella di abbandonare il generico orientamento per il Sì, ma solo di tenere conto delle migliaia di avvocati che avevano ritenuto di orientarsi per il No, dando spazio al dibattito e alle loro posizioni.
Ora preghiamo anche i Colleghi che hanno votato Sì di placare gli animi. La questione è stata discussa, si è votato, e la riforma costituzionale è stata respinta. I problemi della giustizia non sono stati risolti, e dobbiamo evitare che ora l’attenzione si spenga, continuando a pungolare il mondo della politica, per sottoporgli l’ampio spettro di problemi reali.
Riteniamo che il CNF non possa eludere i problemi che rappresentiamo.

All’attuale direzione de Il Dubbio, invece, ci permettiamo di suggerire di provare a mettere in pratica il metodo del sorteggio, tanto caldamente propugnato: dimissioni in blocco, con sostituzione dei membri mediante estrazione a sorte tra tanti validi professionisti. Con la certezza, data la ritenuta bontà del sistema, che l’orientamento attento ai diritti civili e sociali e alle garanzie non ne verrebbe minimamente scalfito.

Avv. Aurora D’Agostino, Avv. Roberto Lamacchia, presidenti Associazione Nazionale Giuristi Democratici

È possibile comunicare la propria adesione, indicando il foro di appartenenza, all’indirizzo email giur.dem.roma@gmail.com

  • Di seguito, le adesioni sin qui pervenute (elenco in aggiornamento – aggiornato al 16.4.’26)

Avv. Pietro Adami (foro di Roma), Avv. Cesare Antetomaso (foro di Roma), Avv. Francesco Alagia (foro di Matera, già consigliere locale camera penale), Avv. Paola Avitabile (foro di Bari), Avv. Alessandra Baldi (foro di Bari), Prof. Avv. Lorenzo Dentici (foro di Palermo), Avv. Barbara Ferretti (foro di Roma), Avv. Antonina Palazzotto (foro di Palermo), Avv. Gabriele Orlando (foro di Palermo), Avv. Giuseppina Simonelli (foro di Palermo), Avv. Gaspare Motta (foro di Palermo), Avv. Paola Puglisi (foro di Palermo), Avv. Lorenza Maione (foro di Firenze), Avv. Luca Biagi Mozzoni (Foro di Firenze), Avv. Carlo Cappellari (foro di Venezia), Avv. Luciano Termini (foro di Palermo), Avv. Armando Sorrentino (foro di Palermo), Avv. Claudia Amato (foro di Palermo), Avv. Lucia Ponzo (foro di Palermo), Avv. Fausto Maria Amato (foro di Palermo), Avv. Nadia Piscitello (foro di Palermo), Avv. Maria Bruna Perricone (foro di Palermo), Avv. Carmelo Picciotto (foro di Messina), Avv. Leonardo Giglio (foro di Palermo), Avv. Maria Pezzano (foro di Palermo), Avv. Claudia Cortese (foro di Padova), Avv. Donata Bacci (foro di Firenze), Avv. Dora Rizzardo (foro di Padova), Avv. Fabrizio Lomeo (foro di Palermo), Avv. Rosaria Petrolà (foro di Palermo), Avv. Gianni Sivo (foro di Bari), Avv. Andrea Danilo Conte (foro di Firenze), Avv. Giuseppe Spagnolo (foro di Bari), Avv. Giuseppe Spagnolo (foro di Bari), Avv. Angelo Petralia (foro di Termini Imerese), Avv. Maria De Vito (foro di Palermo), Avv. Umberto Di Giovanni (foro di Siracusa), Avv. Luigi Cecchini (foro di Firenze), Avv. Aldo Fici (foro di Palermo), Avv. Angela Blando (foro di Termini Imerese), Avv. Cinzia Carmen Marchese Ragona (foro di Palermo), Avv. Paola Miotti (foro di Padova), Avv. Maria Luisa Martorana (foro di Palermo), Avv. Emanuela Signorelli (foro di Catania), Avv. Marianna Viola (foro di Palermo), Avv. Emanuele Franco (foro di Taranto), Avv. Giulio Bruno (foro di Cosenza), Avv. Matilde Di Giovanni (foro di Siracusa), Avv. Francesco Todaro (foro di Palermo), Avv. Rosanna Paruta (foro di Palermo), Avv. Anna Maria Tonnicchi Bonfilio (foro di Palermo), Avv. Claudia Spotorno (foro di Palermo), Avv. Giuseppe Botta (foro di Palermo), Avv. Mattia Fucarino (foro di Palermo), Avv. Silvia Ferrari (foro di Alessandria), Avv. Stefano Bigliazzi (foro di Genova), Avv. Andrea Giovanni Prato (foro di Palermo), Avv. Bonaventura Zizzo (foro di Palermo), Avv. Liborio Maurizio Costanza (foro di Palermo), Avv. Paolo Bordonaro (foro di Genova), Avv. Paolo Solimeno (foro di Firenze), Avv. Marcello Nardi (foro di Cosenza), Avv. Sabrina Olcese (foro di Genova), Avv. Manuela Parrocchia (foro di Palermo), Avv. Silena Marrocco (foro di Genova), Avv. Stefano Greco (foro di Roma), Avv. Paola Maria Grazia Falco (foro di Agrigento), Avv. Giampaolo Galante (foro di Palermo), Avv. Maria Teresa Vallefuoco (foro di Benevento), Avv. Alberta Milone (foro di Roma), Avv. Luigi Galloni (foro di Roma), Avv. Agostino Luca Cesareo (foro di Genova), Avv. Giuseppe Carbonaro (foro di Genova), Avv. Andrea Giuliani (foro di Genova), Avv. Silvia Manderino (foro di Venezia), Avv. Doris Genchi (foro di Venezia), Avv. Giovanna Francessca Silva (foro di Roma), Avv. Enrico Tonolo (foro di Venezia), Avv. Luca Pigozzi (foro di Torino), Avv. Tatiana Boni (foro di Roma), Avv. Claudio Tamburini (foro di Firenze), Avv. Angelo Pozzan (foro di Venezia), Avv. Lorena Cuccu (foro di Pavia), Avv. Alessandra Stefano (foro di Pavia), Avv. Stefania Fontana (foro di Biella), Avv. Rosario Tripodi (foro di Pavia), Avv. Maria Cristina Montanaro (foro di Pavia), Avv. Ernesta Paola Campari (foro di Pavia), Avv. Francesca Brusoni (foro di Pavia), Avv. Enrico Bettaglio (foro di Pavia), Avv. Cristina Niutta (foro di Pavia), Avv. Piercarlo Cirilli (foro di Sulmona), Avv. Manuela Selvo (foro di Torino), Prof. Avv. Roberto Natoli (Ordinario di Diritto dell’economia, foro di Palermo), Avv. Andrea Valentinotti (foro di Ravenna), Avv. Enzo Martino (foro di Torino), Avv. Effiong L. Ntuk (foro di Torino), Avv. Vincenzo Manna (foro di Torino), Avv. Roberto Brizio (foro di Torino), Avv. Paolo Pautriè (foro di Torino), Avv. Lorenzo Tombelli (foro di Firenze), Avv. Mariagrazia Napoli (foro di Torino), Avv. Michela Quagliano (foro di Torino), Avv. Giovanni Sallicano (foro di Siracusa), Avv. Antonino Fava (foro di Torino), Avv. Stefania Fiore (foro di Cagliari), Avv. Isabella Maria Cesarina De Angelis (foro di Roma), Avv. Pietro Mastellone (foro di Firenze), Avv. Marco Dal Toso (foro di Milano), Avv. Monica Marelli (foro di Pavia), Avv. Carlotta Ungaretti (foro di Pavia), Avv. Salvatore Leone Giunta (foro di Palermo), Avv. Maria Chiatante (foro di Brindisi), Avv. Anna Lucchelli (foro di Milano), Avv. Giuseppe Marziale (foro di Napoli), Avv. Davide Civallero (foro di Torino), Avv. Luciana Grieco (foro di Bologna), Avv. Margherita D’Andrea (foro di Avellino), Avv. Carmine Malinconico (foro di Nola), Avv. Elena Coccia (foro di Napoli), Avv. Enza Tempone (foro di Napoli), Avv. Simona Fiordelisi (foro di Napoli), Avv. Danilo Risi (foro di Napoli), Avv. Enrico Pelino (foro di Bologna), Avv. Vito Zizzi (foro di Brindisi), Avv. Barbara Righini (foro di Modena), Avv. Anna Rosa Canibus (foro di Torino), Avv. Lorenza Cescatti (foro di Rovereto), Avv. Rolando Dubini (foro di Milano), Prof. Avv. Enrico Camilleri (foro di Palermo), Avv. Claudia Mattioli (foro di Roma), Avv. Giovanni Dore (foro di Cagliari), Avv. Damiano Cerini (foro di Firenze), Avv. Carlo Augusto Melis-Costa (foro di Cagliari), Avv. Monica Mattaliano (foro di Palermo), Avv. Francesco Carone (foro di Brindisi), Avv. Sante Nardelli (foro di Brindisi), Avv. Giordano Settembre (foro di Brindisi), Avv. Anna Saraceno (foro di Torino), Avv. Stefano Narducci (foro di Brindisi), Avv. Giuseppe Giordano (foro di Brindisi), Avv. Gherardo Soresina (foro di Firenze), Avv. Grazia Devito (foro di Brindisi), Avv. Giuditta Di Giovanni (foro di Siracusa), Avv. Pietro Scalia (foro di Siracusa), Avv. Claudio Zaza (foro di Roma), Avv. Luisa Corazza (foro di Roma), Avv. Marina Mariani (foro di Roma), Avv. Antonello Fabiano (foro di Roma), Avv. Roberto De Angelis (foro di Roma), Avv. Francesco Ricciardi (foro di Roma), Avv. Letizia Ciancio (foro di Roma), Avv. Mauro Badagliacca (foro di Palermo), Avv. Natalina Raffaelli (foro di Catanzaro), Avv. Francesco Rasera Berna (foro di Belluno), Avv. Alice Burigo (foro di Belluno), Avv. Gianni Scala (foro di Ragusa), Avv. Enrico Segala (foro di Ferrara), Avv. Bernardo Gentile (foro di Ferrara), Avv. Fabio Anselmo (foro di Ferrara), Avv. Roberto Lamma (foro della Spezia), Avv. Cristiana Riccitiello (foro di Belluno), Avv. Emmanuele Serlenga (foro di Torino), Avv. Alessandro Brunetti (foro di Roma), Avv. Giovanna Brugnola (foro di Brindisi), Avv. Fulvio Argonauta (foro di Torino), Avv. 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Precedenti articoli

6 marzo 2026 – Risposta dei Co-Presidenti Giuristi Democratici al Direttore de Il Dubbio

26 febbraio 2026 – Nota della presidenza Giuristi Democratici a “Il Dubbio”


Risposta dei Co-Presidenti Giuristi Democratici al Direttore de Il Dubbio


A seguito della nota inviata il 26 febbraio dai Co-Presidenti dei Giuristi Democratici alla redazione de Il Dubbio nel merito della posizione a favore del sì nel referendum sulla giustizia del quotidiano dell’avvocatura, il 28 febbraio il quotidiano ha pubblicato a lato della nota GD la risposta del Direttore Davide Varì. La risposta si intitola “La stampa è indipendente: leggete (tutta) la Costituzione”. Il testo dopo aver citato alcune interviste ad esponenti del NO ed alcuni commenti dubbiosi si chiude affermando:“Insomma, avrei potuto portare mille esempi della nostra vocazione al confronto tra il Sì e il No. Preferisco però citare la Costituzione. Già, proprio quella che spesso il fronte del No brandisce contro il Sì. Ecco, bisognerebbe leggerla tutta la nostra bellissima Costituzione e magari arrivare fino all’articolo 21, quello che sancisce la libertà di stampa vietando «censure e autorizzazioni». Prima di congedarmi vorrei però ringraziarvi per la premura e il suggerimento – non richiesto – sulla linea editoriale del Dubbio, ma continueremo a correre il rischio di fare il giornale secondo Costituzione.”

Di seguito la risposta dell’Avv. Roberto Lamacchia e Avv. Aurora d’Agostino, Co-Presidenti Associazione Nazionale Giuristi Democratici al Direttore de Il Dubbio

Spett. Redazione “Il Dubbio”

Via Del Governo Vecchio 3

ROMA

Egr. Direttore,

abbiamo letto con un po’ di imbarazzo la Sua risposta alla nostra lettera del 26/02/2026.

Vogliamo subito rassicurarLa sul fatto che abbiamo letto e conosciamo la ns. Costituzione (bellissima: è l’unico punto su cui concordiamo con Lei) ed in particolare l’art. 21: ed in effetti, non contestiamo la libertà di espressione del Suo giornale, ma la mancata equidistanza tra le posizioni in campo, con una evidente, e da Lei non contestata, prevalenza delle argomentazioni in favore del SI, con una rappresentazione quasi monolitica dell’Avvocatura come favorevole alla riforma.

Chiedevamo, e chiediamo, solo questo: che Il Dubbio, finanziato con i contributi di tutti gli avvocati, e non solo di quelli aderenti alle Camere Penali, rappresenti in maniera compiuta il quadro variegato delle posizioni all’interno dell’Avvocatura anche di quelle, e non sono poche, che si sono espresse per il NO al referendum: e ammesso che sia necessario un giornale dell’Avvocatura, almeno che esso sia il giornale di tutta l’Avvocatura!

Cordiali saluti.

Torino-Padova 05/03/2026

Avv. Roberto Lamacchia

Avv. Aurora d’Agostino

Lettera a Il Dubbio 05.03.2026Download


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Nel 1967 Emanuele Macaluso tornò alla guida del partito in Sicilia


Le elezioni riservarono un esito al di sotto delle aspettative per il Pci che dal precedente 24 per cento del 1963 scese [nel 1967] al 21 per cento lasciando sul terreno poco più di due punti percentuali che si riflessero nella perdita di due seggi nel parlamento siciliano (la rappresentanza scese da 22 a 20 deputati) <56. Questi risultati, sommati al perpetuarsi della formazione di centrosinistra al governo regionale, indussero il Comitato regionale a mettere in discussione la segreteria di Pio La Torre. <57 Quest’ultimo fu quindi “sfiduciato” <58 nonostante la spinta verso l’attivismo di tutte le strutture del partito che aveva saputo imprimere negli ultimi cinque anni. Tra le iniziative più interessanti avviate da La Torre a livello di propaganda ma anche di sostegno alla riflessione sul tema del regionalismo e dell’attuazione dello statuto in Sicilia, vi era stata la nascita del periodico “L’Autonomia” nel ’64 <59, iniziativa per nulla durevole ma che si configurava nel generale rilancio dei temi autonomistici operato in quegli anni. Anche l’attività parlamentare di La Torre era stata improntata su questa macro-tematica ormai diventata essenziale per le ragioni stesse del dibattito politico da condurre sul piano regionale. In un intervento all’Assemblea regionale siciliana durante la discussione sulla nascita del nuovo governo guidato dal democristiano Carollo <60, La Torre faceva una disamina della storia della Regione nell’ultimo ventennio esprimendo i termini del fallimento non solo della classe dirigente governativa ma anche di un disegno di potere deviato agli interessi esterni alla Sicilia: «La Regione siciliana nell’ampiezza di poteri che lo Statuto della Autonomia le affida rappresentava un punto potenziale di organizzazione delle contestazioni meridionalistiche alla strategia dei monopoli. Da qui l’attacco incessante, in questi venti anni, ai poteri della Regione in tutti i campi. Ecco la mancata attuazione dello Statuto, gli attacchi ai poteri legislativi di questa Assemblea, ecco lo svuotamento progressivo dell’Autonomia. Il rapporto Stato-Regione siciliana si è andato caratterizzando come un rapporto di tipo semi-coloniale. La logica è nota: i gruppi di potere subalterni non contestano la politica che dall’esterno viene imposta al loro popolo e che lo danneggia nel suo sviluppo; in cambio però ricevono mano libera nella gestione del potere e del sottogoverno […]» <61.
La crisi innescata nella segreteria del Comitato regionale portò al ritorno di Emanuele Macaluso alla guida del partito in Sicilia. Il dirigente nisseno, che per un quinquennio aveva ricoperto ruoli di rilievo all’interno della segreteria nazionale di Togliatti e poi di Longo (con responsabilità nelle sezioni di organizzazione, di stampa e propaganda e nella commissione meridionale), ritornando alla segreteria del Comitato siciliano avviò una nuova stagione di opposizione e contrasto ai governi di centrosinistra guidati dalla Dc <62. L’arretramento registrato nelle elezioni induceva il Pci a porsi con maggior forza come elemento di rottura e di contrasto rispetto alle posizioni ormai consolidate della Democrazia cristiana all’interno delle istituzioni autonomistiche. I comunisti siciliani assumevano una posizione di continuità rispetto al passato ma al tempo stesso cercavano di allinearsi maggiormente alle linee d’azione del partito sul campo nazionale attraverso la mediazione dell’impostazione politica meridionale e il sostegno alla lotta per l’istituzione delle regioni in tutto il resto d’Italia <63. Il Comitato regionale decise di ripartire dall’organizzazione territoriale del partito promuovendo una fase assembleare diffusa in tutte le sezioni. Argomento di queste assemblee doveva essere quello del rinnovo della politica regionale <64: lo scopo prefissato era quello di ottenere, attraverso questa riflessione post-elezioni, «un orientamento politico giusto di tutti i compagni e quindi una mobilitazione di massa e dell’opinione pubblica attorno alle iniziative del partito» <65. Per operare un rinnovamento occorreva prendere atto della situazione contingente in cui gli esiti delle urne (astensionismo, voti nulli o di protesta) lasciavano intendere il grado di distacco dell’opinione pubblica dall’istituto dell’autonomia regionale a oltre un ventennio dalla sua fondazione: «L’istituto della Regione doveva rappresentare una concreta estensione della democrazia in Italia, una rottura dell’accentramento statale, un avvicinamento sostanziale delle istituzioni politiche alle masse, per una più rapida soluzione dei loro problemi vitali. Essa doveva costituire una graduale conquista di potere da parte delle masse popolari, attraverso la realizzazione delle riforme e la soluzione dei concreti problemi economici e sociali. Ma al contrario la Regione ha trasferito a sé l’accentramento dello Stato, senza delegare alcuno dei suoi poteri alle istituzioni democratiche di base (come ad es. i comuni); ha creato una burocrazia disordinata ed enorme, ai fini clientelari, costituendo un sistema di potere corrotto, succube dei monopoli e delle grosse società finanziarie e spesso in connivenza con gruppi mafiosi. La Regione, sotto la direzione della Dc non ha saputo né voluto utilizzare i poteri di decisione autonoma che le erano stati delegati dallo Stato» <66.
Nel documento si contestava alla Dc la mancata elaborazione del piano di sviluppo regionale con la conseguente scarsa resa degli enti regionali (in cui si registrava il sovraffollamento di personale), l’incompletezza della riforma agraria (la cui definitiva applicazione era stata affidata all’Esa) e la mancata approvazione delle leggi sull’urbanistica e sulla riforma amministrativa (per i nuovi poteri delegati ai comuni). A ciò si aggiungeva l’annosa questione dei fondi di solidarietà stanziati dallo Stato secondo l’articolo 38 dello statuto siciliano. Una somma di quasi 254 miliardi di lire era da tempo a disposizione del governo regionale che però non aveva ancora preso delle decisioni definitive su come utilizzarla <67. Inoltre vi era l’anomalia del sistema dei tributi regionali affidato a una società privata che gestiva la riscossione con un aggio del 10 per cento, una cifra abnorme rispetto al contesto nazionale e che garantiva un profitto annuo di oltre 10 miliardi di lire <68. In tutto ciò, a parere dei comunisti, era evidente la responsabilità del partito di governo che si era fatto complice e tutore di un grande nugolo di interessi: «In questa soluzione, spesso ai limiti della legalità, la Dc ha potuto largamente avvantaggiarsi, estendendo il suo sistema di potere, utilizzando tutte le forme di pressione disponibili sugli enti pubblici, sugli enti statali, persino sulle banche (dal processo Bazan è risultato che la Dc ha ottenuto dal Banco di Sicilia oltre 300 milioni di lire per prestiti mai restituiti, oltre a farsi pagare, dal Banco stesso o dai suoi istituti affiliati, diverse decine di funzionari di partito). Risultato di tutto questo è il fatto che nessuno dei gravissimi difetti della struttura dello stato italiano sono stati eliminati in Sicilia. Anzi, gli stessi difetti si presentano più estesi, più abnormi, più intollerabili» <69.

[NOTE]56 Anche la Dc perse due punti percentuali (e due scranni all’Assemblea regionale) rispetto alle precedenti elezioni del 1963.
57 In un comunicato stampa successivo alle elezioni il Comitato regionale dava notizie dell’ultima sessione, cui aveva preso parte anche il segretario generale Longo, in cui erano stati discussi gli esiti della consultazione regionale. Nella retorica della nota stampa si evidenziava la sostanziale tenuta del Pci rispetto alla flessione delle ultime elezioni amministrative del ’64 registratasi in Sicilia, al contempo si poneva in evidenza la “crisi” della Dc. Inoltre il Comitato regionale proponeva la creazione di un nuovo fronte unitario autonomista aperto all’apporto del Psiup, dei socialisti autonomisti e dello stesso Psi. Cfr. IGS, CRS, Segreteria 1967, f. 3c. Documenti politici e risoluzioni, Comunicato del Cr dopo le elezioni regionali del 11 giugno, datt. Cfr. anche ivi, Comunicato del gruppo parlamentare Pci all’Ars su elezioni regionali, datt.
58 Macaluso pone in evidenza come la prassi di partito potesse consentire la sfiducia di un segretario regionale per un arretramento di soli due punti in una consultazione elettorale. Cfr. Intervista Macaluso, cit.
59 Sulla nascita del periodico “L’Autonomia” cfr. IGS, CRS, b. Segreteria 1967, f. Evidenza, CR siciliano del Pci- Note di stampa e propaganda, (circolare a carattere interno), s.d. ma 1964.
60 In quella fase post elezioni del ’67, Carollo guidò due governi, dal settembre di quell’anno al febbraio del ’69.
61 P. LA TORRE, Intervento all’Ars, 10 ottobre 1967, in ID. Discorsi e interventi parlamentari, a cura di F. Renda, Assemblea regionale siciliana, Palermo 1987, p. 536.
62 IGS, CRS, Segreteria 1967, f. 3c, Risoluzione della Direzione del Pci “La Sicilia ha bisogno di una nuova politica”; Cfr. anche E. MACALUSO, Parole chiare sulla Sicilia, in “Rinascita”, 6 ottobre 1967.
63 Cfr. IGS, CRS, Segreteria 1967, Nota Cr alle Federazioni su mobilitazione nazionale per le regioni, 25 ottobre 1967, datt. Nella nota a firma di Michelangelo Russo si invitavano le Federazioni provinciali a promuovere ordini del giorno di consigli comunali, comunicati a cura di categorie lavorative o concordati con gli altri partiti, per sostenere la battaglia che il Pci stava portando avanti nel parlamento nazionale per l’istituzione degli enti regionali.
64 Cfr. ivi, Schema per le assemblee delle sezioni: “Rinnovare la Regione per salvare la Sicilia e l’autonomia, datt., s.d. ma 1967.
65 Ivi, p. 1
66 Ibidem.
67 Ivi, p. 2
68 Il riferimento chiaro è al sistema di società di riscossione (Satris, Sigert, Sagap e altre) che faceva capo ai cugini Nino e Ignazio Salvo e alle famiglie Corleo e Cambria. A partire dagli anni ’50, i Salvo e i Corleo-Cambria, attraverso la nascita di nuove società o l’acquisizione di altre già esistenti, erano riusciti ad avere il controllo di gran parte del sistema esattoriale dell’isola. Le indagini giudiziarie degli anni ’70 e ’80 accertarono l’affiliazione mafiosa dei Salvo e i loro profondi legami con i vertici della cosiddetta cupola di “Cosa nostra”.
69 IGS, CRS, Segreteria 1967, Schema per le assemblee delle sezioni: “Rinnovare la Regione per salvare la Sicilia e l’autonomia, cit., p. 2.
Salvatore Pantano, Il Pci, l’Autonomia regionale e il ruolo degli enti locali: il caso siciliano (1944-1976), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Messina, Anno Accademico 2020-2021
#1967 #autonomistici #comunisti #DC #elezioni #EmanueleMacaluso #PCI #PioLaTorre #regionali #SalvatorePantano #Sicilia #temi

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CONTRO I RE E LE LORO GUERRE, ANCHE I GIURISTI DEMOCRATICI IN PIAZZA SABATO 28 MARZO


Contro gli autoritarismi e per la pace, scendiamo nuovamente in piazza
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Domani, sabato 28 marzo, in molte città europee e statunitensi si terrà la giornata di mobilitazione denominata ‘Together’, indetta dal movimento “No Kings”, contro i re e le loro guerre.
La manifestazione italiana si terrà a Roma, con partenza alle ore 14 da Piazza della Repubblica e arrivo in Piazza San Giovanni.
Come Giuristi Democratici saremo presenti, ribadendo l’impegno che ci ha visti protagonisti della Rete “A pieno regime” contro i decreti “sicurezza”.
Riteniamo infatti necessaria la difesa della democrazia dagli assalti di vecchie e nuove oligarchie, capaci unicamente di politiche predatorie che, passando per l’ipocrisia della falsa necessità di piani di riarmo, producono all’esterno guerre e devastazioni e all’interno la creazione di sempre nuovi nemici, includendo tra questi anche chi semplicemente si oppone alla deriva autoritaria in atto.
Dopo la vittoria referendaria che ha difeso la centralità della separazione dei poteri e dell’indipendenza della magistratura nell’impianto democratico costituzionale, occorre produrre il massimo sforzo affinché, da un lato, ogni altro disegno reazionario venga abbandonato e, dall’altro, militarizzazione della società e razzismo siano messi all’angolo e possa così riaprirsi una fase in cui il dialogo e il rispetto del diritto internazionale ritornino al centro dell’azione degli stati.
Confidiamo che il corteo si svolgerà in modo pacifico, come più volte ribadito assieme agli altri soggetti organizzatori, nonostante il ministro dell’Interno Piantedosi soffi irresponsabilmente sul fuoco con inaudite richieste di prese di distanza preventive da “eventuali azioni violente”. Auspichiamo, anzi, che venga garantito a tutte e tutti il fondamentale diritto democratico a partecipare. Chi si sta muovendo alla volta di Roma non potrà e non dovrà essere sottoposto, come purtroppo talvolta avvenuto in passato, a controlli inutilmente lunghi ed estenuanti, addirittura obbligando le persone già identificate a videoriprese dirette al volto e al corpo (pratica che ricordiamo essere una forma del tutto irrituale di riconoscimento, non prevista da alcuna norma come ulteriore mezzo di identificazione) con conseguente ritardo nell’arrivo in piazza.

27 marzo 2026
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

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Sora chiude i battenti: l’esperimento social di OpenAI dura meno di un anno


OpenAI ha annunciato la chiusura di Sora, l'app di generazione video lanciata solo a settembre 2025. Con lei cade anche l'accordo da un miliardo con Disney.
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Pochi mesi dopo il lancio, OpenAI mette fine a Sora. L’annuncio è arrivato il 24 marzo con un post sintetico sull’account ufficiale dell’app: saluti agli utenti, promessa di comunicare le date precise e i dettagli su come esportare i propri contenuti prima dello spegnimento definitivo.

Sora era partita come strumento di generazione video e si era trasformata in qualcosa di più ambizioso: una piattaforma social costruita attorno ai video generati dall’intelligenza artificiale, con un’interfaccia a scorrimento verticale che non nascondeva affatto la sua ispirazione a TikTok. Il lancio a settembre 2025 aveva portato l’app in cima alle classifiche dell’App Store, con picchi di oltre tre milioni di scaricamenti al mese. Nel giro di pochi mesi, però, i numeri erano già crollati, e con loro le prospettive di tenere in piedi un prodotto che richiedeva risorse computazionali considerevoli.

La motivazione ufficiale di OpenAI è quella del focus: il team di Sora viene dirottato sulla ricerca in “world simulation” per far avanzare la robotica. Tradotto: l’azienda ha deciso che i chip valgono di più se spesi altrove, tra la competizione crescente con Anthropic e Google e la prospettiva di una quotazione in borsa all’orizzonte.

Con la chiusura di Sora cade anche ChatGPT come strumento di generazione video, funzionalità che era stata integrata nel prodotto principale.

Il miliardo con Disney che non è mai esistito


La notizia più rumorosa che si porta dietro è la fine dell’accordo con Disney. A dicembre era stato annunciato un accordo triennale da un miliardo di dollari: Disney avrebbe concesso in licenza oltre 200 personaggi tra Disney, Marvel, Pixar e Star Wars per la generazione di video su Sora, con una selezione di contenuti destinata anche a Disney+. Il denaro, come conferma una fonte vicina alla questione citata da più testate, non è mai cambiato di mano. L’accordo si chiude prima di cominciare.

Un prodotto che non ha mai trovato la sua ragione di esistere


Oltre ai numeri in calo, Sora si era portata dietro una scia di problemi difficili da ignorare. La funzione “Characters”, che permetteva di usare il proprio volto per comparire nei video generati, si era trasformata in un generatore di deepfake accessibile a chiunque, nonostante i filtri dichiarati. Erano emersi video di Martin Luther King Jr. e Robin Williams, tanto da spingere le rispettive figlie a chiedere pubblicamente agli utenti di smettere. Contenuti protetti da copyright venivano riprodotti sistematicamente aggirando le limitazioni.

In tutto questo, come riporta TechCrunch, l’app ha generato circa due milioni di euro di acquisti in-app in tutta la sua vita. Una cifra che, per un’azienda che opera già in perdita massiccia, racconta molto sul perché la spina sia stata staccata.


FONTE x.com


FONTE axios.com


FONTE variety.com


FONTE techcrunch.com


FONTE geopop.it


FONTE ilpost.it

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Ora legale 2026: italiani sempre più stanchi tra sleepscrolling e ritmi digitali. La guida pratica per sopravvivere al cambio dell'ora


Il 29 marzo 2026 le lancette avanzano di un'ora: un'ora di sonno in meno su un paese già stanco. Tra sleepscrolling, gufi digitali e ritmi circadiani sballati, ecco la guida pratica per affrontare il cambio dell'ora con la tecnologia dalla tua parte
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Il passaggio all’ora legale, previsto domani 29 marzo, segna ogni anno un piccolo cambiamento nelle abitudini quotidiane. Un’ora in meno di sonno può sembrare trascurabile, ma per molti si traduce in difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni e maggiore stanchezza durante il giorno. Il tema si inserisce in un contesto già complesso: gli italiani, infatti, dormono in media circa 6,4 ore per notte, meno delle 7-9 raccomandate, e sempre più persone riferiscono una qualità del sonno discontinua. Il cambio dell’ora, in questo scenario, rende semplicemente più evidente una fragilità già diffusa.

Truffe telefoniche: 559 milioni rubati agli italiani. Ecco Devia | Techpertutti
Le frodi telefoniche costano agli italiani oltre 559 milioni di euro in tre anni. Per arginare il fenomeno nasce Devia, l’app che combina intelligenza artificiale e operatori umani reali per filtrare chiamate sospette, spam e tentativi di truffa prima che raggiungano il telefono
TechpertuttiGuglielmo Sbano


A essere più esposti sono i cosiddetti “gufi”, ovvero chi tende naturalmente ad andare a dormire tardi. Una fascia che oggi si sta ampliando anche a causa delle abitudini digitali. Smartphone, social e contenuti sempre disponibili hanno infatti allungato le serate, rendendo più difficile staccare e anticipare il momento del sonno.

Cos'è lo sleepscrolling (e perché ci riguarda tutti)


È in questo contesto che si inserisce il fenomeno dello “sleepscrolling”: lo scorrimento continuo di contenuti nelle ore serali, proprio quando il cervello dovrebbe iniziare a rallentare. Oltre il 70% delle persone utilizza lo smartphone nell’ora prima di dormire, contribuendo a ritardare l’addormentamento e a rendere il riposo più frammentato. Anche il contesto informativo gioca un ruolo: notifiche, aggiornamenti continui e contenuti ad alto impatto emotivo possono mantenere la mente attiva fino a tarda sera, rendendo più difficile “staccare” davvero. Il cambio dell’ora, in questo scenario, diventa un banco di prova per il nostro equilibrio quotidiano. Per aiutare a gestire meglio questa fase, Olimpoflex – startup italiana – ha raccolto una guida pratica con alcune strategie per migliorare la qualità del sonno e adattarsi al passaggio tra ora solare e ora legale.

Nothing Phone (4a) e (4a) Pro: prezzo e specifiche
Nothing ufficializza Phone (4a) e (4a) Pro: due smartphone di fascia media con display AMOLED, Snapdragon 7 Gen 4 e sistema Glyph evoluto. Prezzi a partire da 409€ in Italia
TechpertuttiGuglielmo Sbano

La guida per dormire meglio e prepararsi all’ora legale


  • difendere la “zona cuscino”
    Uno dei fattori che più interferiscono con il sonno è l’attivazione mentale nelle ore serali. Smartphone, social e notifiche mantengono il cervello in uno stato di allerta proprio quando dovrebbe iniziare a rallentare. “Il problema non è solo quanto dormiamo, ma come arriviamo al momento di dormire. Oggi il sonno è messo sotto pressione da una somma di micro-abitudini quotidiane: schermi accesi fino a tardi, routine irregolari, contenuti iperstimolanti. Ritrovare il sonno significa prima di tutto ricostruire uno spazio mentale di decompressione”, spiega Andrea Valente, di Olimpoflex. Anche solo venti o trenta minuti senza stimoli digitali può aiutare il cervello a entrare nella fase di riposo. Il letto, inoltre, dovrebbe restare uno spazio dedicato esclusivamente al sonno;
  • il “download mentale” serale
    Pensieri ricorrenti e preoccupazioni mantengono attiva la mente anche quando il corpo è stanco. Scrivere su un foglio impegni e pensieri aiuta a “chiudere i cicli aperti” e favorisce l’addormentamento;
  • prepararsi gradualmente al cambio dell’ora
    Nei giorni precedenti al passaggio all’ora legale è utile anticipare l’orario in cui si va a dormire di 10–15 minuti per alcuni giorni. Questo consente al corpo di adattarsi in modo più naturale, riducendo l’impatto del cambiamento improvviso;
  • sfruttare la luce naturale
    La luce è il principale regolatore del ritmo circadiano. Esporsi alla luce del mattino aiuta a sincronizzare l’orologio biologico, mentre la sera è utile ridurre l’esposizione a fonti luminose intense e schermi;
  • cortisolo e sonno: il ruolo dello stress serale
    Il cortisolo, l’ormone dello stress, dovrebbe diminuire nelle ore serali. Tuttavia, notifiche, lavoro e contenuti stimolanti possono mantenerlo elevato anche di notte, ostacolando l’addormentamento. Per favorire un corretto abbassamento del cortisolo è utile introdurre piccoli accorgimenti nella routine serale: ridurre l’esposizione a schermi e luci intense almeno 30 minuti prima di dormire, evitare attività lavorative o cognitive impegnative nelle ultime ore della giornata e creare un rituale di “decompressione” con attività a bassa stimolazione, come lettura, musica rilassante o respirazione lenta. Anche la regolarità degli orari gioca un ruolo importante: andare a dormire e svegliarsi più o meno alla stessa ora aiuta il corpo a ristabilire un ritmo più stabile e fisiologico;
  • Vitamina D e qualità del riposo
    L’esposizione alla luce naturale contribuisce alla produzione di vitamina D e alla regolazione dei ritmi biologici. Passare più tempo all’aperto durante il giorno può aiutare a migliorare sia i livelli di energia sia la qualità del sonno notturno;
  • Creare un ambiente di riposo adeguato
    Temperatura, luce e comfort influenzano direttamente la qualità del sonno. Una stanza fresca e buia e un supporto adeguato aiutano a ridurre tensioni e micro-risvegli;
  • Monitorare il sonno senza ossessionarsi
    Smartwatch e applicazioni per il monitoraggio del sonno sono sempre più diffusi e possono rappresentare uno strumento utile per aumentare la consapevolezza delle proprie abitudini. Essi permettono, ad esempio, di capire quanto si dorme realmente, se il sonno è regolare e quali comportamenti quotidiani possono influenzarlo.



Nuovo iPad Air M4: prezzo, scheda tecnica e novità | TechPerTutti
Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Conclusione


Il rischio, però, è trasformare il riposo in una performance da misurare. Controllare continuamente i dati o focalizzarsi in modo eccessivo su parametri come le fasi del sonno può generare ansia e peggiorare ulteriormente la qualità del riposo, un fenomeno che alcuni esperti definiscono “orto-sonnia”. L’approccio più efficace è utilizzare questi strumenti come guida, non come giudizio. Osservare i trend nel tempo, più che il singolo dato giornaliero, può aiutare a individuare abitudini migliorabili (come orari irregolari o uso serale dello smartphone) senza creare pressione. Il sonno, infatti, non è una prestazione da ottimizzare ogni notte, ma un equilibrio che si costruisce nel tempo.


Truffe telefoniche: oltre 559 milioni rubati agli italiani. Ecco Devia, l'app che filtra le chiamate con operatori umani


Rispondere a una telefonata da un numero sconosciuto è diventato, per milioni di italiani, un gesto di rischio. Dalle chiamate che imitano la voce di un operatore bancario ai finti call center che si spacciano per il proprio gestore telefonico, passando per SMS che simulano un pacco in giacenza, le frodi via telefono crescono da anni e nel triennio 2022-2024 hanno sottratto ai consumatori oltre 559 milioni di euro, secondo la ricerca condotta da Consumerismo. Un fenomeno che non rallenta, con una crescita del +30% solo nell'ultimo anno e a pagare il prezzo più alto sono quelle persone che rispondono al telefono.

Realme 16 Pro+ recensione: fotocamera 200MP e batteria da 7.000 mAh
Il Realme 16 Pro+ punta forte su due elementi chiave: una fotocamera da 200MP e una batteria da 7.000 mAh. In questa recensione analizziamo design, display, prestazioni e qualità fotografica per capire se è davvero uno dei migliori smartphone della fascia medio-premium
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Cos'è Devia: l'app italiana contro truffe e spam telefonico


Per rispondere concretamente a questo rischio, arriva Devia, l’app sviluppata da Stantup Service che promette di ribaltare la logica dei tradizionali filtri digitali. Ogni chiamata sospetta viene intercettata senza che il telefono dell’utente squilli e gestita da un operatore umano, che verifica l’identità del chiamante prima di inoltrarla.

Il vero problema non è bloccare le chiamate, è capire quali bloccare. I filtri automatici sbagliano in entrambe le direzioni, lasciano passare truffe e fermano telefonate importanti. Per questo abbiamo costruito un servizio in cui a decidere è una persona, non un algoritmo”, spiega Giuseppe Brunone Dell’Acqua di Stantup Service.


Come funzionano le truffe telefoniche: vishing, spoofing e spam


I classici filtri automatici che bloccano le chiamate considerate sospette hanno dei limiti. AGCOM, nel mese di novembre, ha attivato un filtro anti-spoofing per bloccare le chiamate provenienti dall'estero con numeri italiani falsificati. Nei primi giorni i quattro principali operatori hanno bloccato una media di oltre 7 milioni di chiamate illecite al giorno, un dato che dà la misura della portata del fenomeno. I truffatori, però, si sono già adattati spostandosi su prefissi internazionali reali, che il filtro non può intercettare.

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A rendere il fenomeno più insidioso è l'evoluzione delle tecniche. Il vishing, ovvero la truffa vocale via telefono, sfrutta oggi l'AI per clonare le voci di operatori bancari, al punto che distinguere una chiamata reale da una fraudolenta è sempre più difficile. A farne le spese sono soprattutto gli anziani, spesso contattati da finti funzionari che fanno leva sulla fretta per ottenere dati sensibili o pagamenti immediati. Per queste continue modifiche per confondere i filtri, Stantup Service ha preferito optare per operatori umani formati per verificare le chiamate in entrata.

Come funziona Devia: AI e operatori umani insieme


Quando un numero sconosciuto chiama, la telefonata viene deviata automaticamente al servizio Devia, dove un operatore risponde, identifica chi sta chiamando e, solo se la comunicazione è verificata, la inoltra in tempo reale all’utente. Se la chiamata è spam o un tentativo di truffa, il telefono non squilla. L’intero processo si basa su un modello ibrido che combina la deviazione automatica delle chiamate con la verifica umana, colmando il gap che i sistemi puramente algoritmici non riescono a coprire. L’app è disponibile in versione gratuita e passerà successivamente a un abbonamento di 2,99 euro al mese e 29 euro anno. Le chiamate non vengono registrate e i dati personali sono trattati nel rispetto della normativa sulla privacy. Il servizio può essere integrato anche in white label dagli operatori telefonici.

Gli esperti: le 3 regole fondamentali per difendersi dalle truffe


Accanto a strumenti di filtro, esistono precauzioni pratiche che possono ridurre il rischio di cadere vittima di frodi telefoniche, suggeriscono gli esperti:

  • mai fornire dati sensibili al telefono: nessun ente o istituto richiede PIN e password attraverso chiamate o messaggi. È fondamentale prestare attenzione alle domande che vengono poste e non rispondere a richieste che sembrano sospette;
  • verificare il numero chiamante: in caso di dubbio, riagganciare e richiamare il numero ufficiale dell’ente o della banca per evitare casi di spoofing, la tecnica di mascherare email, sms e numeri di telefono con indirizzi di cui la gente si fida;
  • diffidare delle richieste urgenti: la pressione temporale è usata moltissimo come leva psicologica dai truffatori. Nessuna comunicazione legittima impone azioni immediate da fare al telefono, è quindi consigliabile non pronunciare "sì" per non rischiare di accettare contratti di fornitura o truffe.


“Ogni giorno milioni di persone smettono di rispondere al telefono per paura di una truffa. Non è solo un problema economico, è un problema di fiducia nelle comunicazioni quotidiane. Con Devia partiamo da un gesto semplice, far rispondere una persona vera, e vogliamo portare questo servizio anche dentro l’offerta degli operatori telefonici per rendere il servizio ancora più accessibile”, conclude Dell’Acqua.



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La Fondazione Hu Lian riunisce degli esperti per delineare un nuovo progetto per l’educazione culturale e artistica.


Professori universitari, dirigenti scolastici, scrittori ed artisti, si sono riuniti per delineare un nuovo progetto per l’educazione culturale e artistica.
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La Fondazione culturale e artistica Hú Liǎn della Kinmen Kaoliang Liquor Inc. ha riunito esperti e rappresentanti di diversi settori per delineare nuove prospettive nello sviluppo dell’educazione culturale e artistica. La mattina del 27 marzo 2026, presso il primo piano del Padiglione Boxue del Parco culturale della contea di Kinmen, si è svolta la Riunione del Comitato consultivo 115, presieduta dal presidente Chen Long-an. All’incontro hanno partecipato studiosi del mondo accademico, esponenti del settore culturale, professionisti e personalità locali, con l’obiettivo di tracciare, attraverso il dialogo e il confronto multidisciplinare, una visione strategica per il futuro culturale ed educativo del territorio.

In apertura, il team della fondazione ha presentato i membri del comitato, tra cui professori universitari, dirigenti scolastici, scrittori e artisti, evidenziando una forte integrazione tra ambiti diversi. Il clima di confronto è stato vivace e costruttivo, contribuendo a consolidare un ampio consenso sulla necessità di promuovere uno sviluppo sostenibile della cultura di Kinmen.

Hú Liǎn
gen. Hú Liǎn

Nel suo intervento, Chen Long-an ha richiamato la figura del generale Hú Liǎn, sottolineando come il suo spirito del “creare dal nulla” abbia posto le basi per lo sviluppo dell’istruzione e dell’industria locali. Un approccio che, secondo il presidente, conserva una forte attualità anche nella costruzione culturale contemporanea. Chen ha inoltre condiviso la propria esperienza nell’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale come supporto al pensiero, ribadendo l’importanza di integrare tecnologia e cultura per favorire innovazione e trasmissione del patrimonio. In quest’ottica, la fondazione intende sviluppare le proprie attività lungo tre direttrici principali: il rafforzamento dell’educazione nella fascia 0-6 anni, la promozione dell’integrazione innovativa tra diversi ambiti e la realizzazione di uno sviluppo locale condiviso, con l’obiettivo di definire un nuovo modello culturale per Kinmen.

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche il rapporto sulle attività dell’anno 114. Giunta al quindicesimo anno di attività, la fondazione continua a promuovere programmi articolati di educazione culturale, tra cui borse di studio e interventi di assistenza in situazioni di emergenza, visite guidate del “Viaggio culturale Hú Liǎn”, la serie di conferenze “Accademia Hú Liǎn di Tahou 22”, nonché iniziative di base come corsi di calligrafia e cori per bambini. Parallelamente, attraverso attività come il tour scolastico del cartone animato “Hua Pa A Ta” e iniziative di promozione culturale legate al solstizio d’inverno, la fondazione ha rafforzato il legame con scuole e comunità locali, coinvolgendo complessivamente migliaia di partecipanti e contribuendo ad accrescere la visibilità della cultura di Kinmen.

Durante la sessione di discussione, i membri del comitato hanno avanzato diverse proposte operative, con particolare attenzione allo sviluppo delle industrie culturali e del territorio. In merito alle prospettive della distilleria Kinmen Kaoliang, è stata sottolineata la necessità di integrare elementi culturali, artistici e di design innovativo per aumentare il valore aggiunto dei prodotti e la loro competitività sul mercato. Allo stesso tempo, è stata evidenziata l’importanza di garantire la sostenibilità finanziaria e istituzionale della fondazione, suggerendo l’ampliamento delle fonti di finanziamento e il rafforzamento della stabilità operativa nel lungo periodo.

Tra le proposte emerse figura anche il progetto di una “digitalizzazione della cultura di Kinmen basata sull’intelligenza artificiale”, che prevede la creazione sistematica di archivi relativi ai villaggi, alla storia e alle tradizioni locali, con l’obiettivo di sviluppare una piattaforma digitale di conoscenza. Sul piano artistico ed ecologico, i partecipanti hanno inoltre sottolineato l’importanza di preservare l’identità di Kinmen come isola dal ritmo lento, promuovendo al contempo un’integrazione tra tutela ambientale e sviluppo creativo.

Il direttore dell’Ufficio di gestione del Parco culturale, Lu Gen-zhen, ha infine illustrato le prospettive future della struttura, indicando l’intenzione di trasformarla in un “Museo della contea di Kinmen”. Il progetto prevede di porre al centro il concetto di “cultura delle relazioni di sangue”, collegando in un sistema integrato le risorse legate alla storia militare, all’ecologia, alla religione e alle attività produttive del territorio.

Chen Long-an ha poi assicurato che tutte le proposte raccolte saranno sistematizzate e utilizzate come base per la definizione delle future politiche e iniziative della fondazione. Ha ribadito l’impegno a coinvolgere le giovani generazioni nelle attività culturali, al fine di garantire continuità e vitalità al patrimonio locale. La riunione si è conclusa in un clima di ampio consenso, ponendo le basi per un rinnovato slancio nello sviluppo culturale di Kinmen.

Fonte: Kinmen Daily

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Notesnook chiude due falle di sicurezza e affina la ricerca


Doppio aggiornamento per Notesnook, l'app di note open source e cifrata: desktop 3.3.11 e mobile 3.3.17 arrivano con patch di sicurezza, ricerca migliorata e una serie di fix su entrambe le piattaforme.
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Doppio aggiornamento in contemporanea per Notesnook, l’app di note open source con cifratura end-to-end: il 25 marzo sono usciti la versione desktop 3.3.11 e quella mobile 3.3.17, con un fil rouge comune che riguarda sicurezza e ricerca.

Le patch di sicurezza


Su entrambe le versioni, i titoli delle note non venivano correttamente neutralizzati prima del rendering: un titolo con HTML malevolo poteva eseguire codice arbitrario. Il problema è stato segnalato in modo responsabile da un ricercatore esterno (Nolan42 su GitHub) e risolto in questo ciclo di aggiornamenti.

La versione desktop aggiunge una seconda correzione, specifica per il web clipper: i contenuti salvati da pagine web potevano includere script nascosti dentro iframe, anch’essi ora isolati in modo sicuro. Aggiornare è sufficiente, non servono altre azioni.

Ricerca più precisa


Entrambe le versioni migliorano il motore di ricerca su più fronti. La ricerca insensibile ai diacritici, già introdotta in precedenza, ora funziona correttamente anche nella nuova interfaccia. Alcuni caratteri speciali come [ o \ causavano risultati vuoti o crash dell’app: risolto. La ricerca fuzzy gestisce meglio i separatori di parole, per cui cercare “a b” restituisce anche risultati come “a_b” o “a-b”.

Novità specifiche per piattaforma


Sul desktop, chi preferisce gestire gli aggiornamenti a mano può finalmente farlo davvero: disabilitare gli aggiornamenti automatici ora blocca anche il controllo in background, che prima continuava a girare comunque. Risolto anche il persistente “Error 153” sui video YouTube incorporati nelle note.

Sul mobile, il cambio tra una nota e l’altra è diventato fluido, senza più il salto visivo che si vedeva nella versione precedente. Fix anche per i backup bloccati su iOS, per l’HTTPS locale con certificati utente su Android e per la gestione dei conflitti nelle note protette da blocco.

Notesnook è disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme, con un piano Pro per le funzioni avanzate.


FONTE blog.notesnook.com


FONTE blog.notesnook.com

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oggi e domani, 28-29 marzo, a roma, al teatro di villa lazzaroni: “essere e non essere. in memoriam di carmelo bene”, di pippo di marca e giancarlo dotto


OGGI, sabato 28 marzo ore 21:00,
e DOMANI, domenica 29 marzo ore 17:30

Pippo Di Marca in

ESSERE e NON ESSERE
in memoriam di Carmelo Bene


di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto

esseere e non essere_ pippo di marca su e con carmelo bene (pdm + giancarlo dotto)

Sabato 28 e domenica 29 marzo Essere e non essere in memoriam di Carmelo Bene al Teatro di Villa Lazzaroni è un testo di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto con in scena lo stesso Di Marca.

Lo spettacolo dedicato alla memoria di Carmelo Bene vuole evocare, raccontare, testimoniare momenti salienti dell’opera e della vita di Carmelo Bene, fino agli ultimi anni di malattia e di isolamento. Pippo Di Marca è una figura centrale dell’avanguardia teatrale italiana. Il suo teatro è sempre stato un luogo di sperimentazione linguistica, vocale e performativa.
Di Marca, con diverse iniziative e pubblicazioni, ha lavorato molto sul tema della memoria dei maestri e sulla necessità di custodire e trasmettere un patrimonio teatrale che rischia di perdersi.

Come lui stesso spiega: “Carmelo Bene lo conobbi nel ’66 nel camerino del Teatro delle Muse, al termine di un memorabile Il rosa e il nero. Un artista debordante, che imponeva la sua Presenza, il suo ipertrofico, straordinario, carnale. Un’amicizia poi cresciuta e alimentata in decenni di frequentazioni e di spettacoli a specchio, in una sorta di cammino parallelo, di empatia, che ha segnato gran parte della mia storia teatrale. Mi ha lasciato una predisposizione alla libertà creativa assoluta, ad armeggiare con la furia, l’euforia e la parodia, a coltivare l’arbitrio, a negare, a dire no ad ogni canone, a ogni convenzione acquisita. Un gigante del teatro italiano del Novecento, un Maestro inimitabile e irraggiungibile, un maestro ‘negato’: poiché il suo ‘magistero’, come quello dei veri grandi, è unico e ‘intrasmissibile’. […] Un amico con cui e di cui sentiamo il bisogno di continuare a parlare, raccontarlo: fare memoria, presenza viva, scenica della sua poetica e della sua vita; senza tralasciare la sua ‘umanità’, la sua fiera ‘fragilità’, accentuate nei lunghi ultimi anni di malattie e volontario autoesilio. Per me è stato, insieme a Leo De Berardinis, come un fratello maggiore. È stato il Gigante del Novecento in grado di sprigionare una potenza primigenia e coltissima, erudita, un’energia misteriosa, e insieme lucida, consapevole, articolata su una gamma inesauribile di ‘umori’, di variazioni della crudeltà suonate ad altezze inarrivabili… Sul piano dell’ironia suprema penso che surclassi persino Artaud!!!”

Quando nel 2002, Carmelo Bene morì, Pippo Di Marca pensò a un omaggio immediato in memoria, dal titolo Ora che Carmelo è morto, ma la ferita era troppo aperta per aver seguito con dolore gli ultimi mesi orribili di quel calvario finale. Giusto si impose il silenzio.

“Ma era destino, o simpatetico stato di necessità, che quel mancato debutto – spiega Di Marca – diventasse un testo, che condivido con Giancarlo Dotto, che ho messo poi in scena ininterrottamente per decenni. A cominciare dal decennale della morte nel 2012. Lo spettacolo, da allora, ha preso il titolo di Essere e Non Essere, a sottolineare da una parte il suo ipertrofico Io Scenico, la sua Presenza debordante, carnale/carnascialesca, il suo ESSERE e dall’altra parte il suo rovinare tutto proteso verso il NON ESSERE, il suo radicale senso della vanità del tutto, della sottrazione, della cancellazione, dell’assoluta tensione tra vitalismo e abbandono al cupio dissolvi. Da genio assoluto, nei mesi del calvario finale, ha scritto e ci ha lasciato come suo impareggiabile, grandioso testamento artistico, il poema capolavoro ‘l mal de’ Fiori”.

TEATRO DI VILLA LAZZARONI
Via Appia Nuova 522
00179 ROMA (RM)

Ingresso 22,00 €
#Artaud #CarmeloBene #cb #EssereENonEssere #GiancarloDotto #PippoDiMarca #teatro #TeatroDiVillaLazzaroni

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oggi, 28 marzo, a roma: terzo incontro di ‘sopravvivenze’, laboratorio di ricerca sulla contemporaneità

Sopravvivenze
Forme e Saperi


Laboratorio di Ricerca 2026

Seminario I, 2026
Sopravvivenze è un laboratorio di ricerca ideato e diretto da Daniele Balicco, Maurizio Balsamo, Silvano Facioni, Gaetano Lettieri, Arturo Mazzarella. Il suo scopo è quello di provare a dipanare il groviglio di impulsi psichici, di poteri e di forze creative che, nei diversi ambiti della contemporaneità, costituisce il punctum di ogni forma di vita individuale e collettiva.

III. Silvano Facioni
Sopra-vivere: Blanchot e Derrida
Sabato 28 marzo 2026, ore 11

§

Come, a chi e a cosa si sopravvive? La sopravvivenza è una forma di vita o una strategia di adattamento sociale? Un modo di essere – siamo tutti in qualche modo sopravviventi – o una postura etica, un imperativo morale?
Consapevoli di vivere in un’età estrema, compito di questo laboratorio di ricerca transidisciplinare sarà quello di discutere i saperi e le forme della sopravvivenza, organizzando ogni anno un ciclo di incontri di discussione pubblica su temi e autori che possano, sebbene in modo eterogeneo, aiutarci a ricostruire una genealogia. Con un auspicio pratico: che, nel suo piccolo, questo lavoro comune ci permetta quanto meno di addestraci a non perdere quella fragilissima presenza a noi stessi senza la quale non possiamo nemmeno essere testimoni del mondo che stiamo perdendo.

Tutti gli incontri sono liberi e aperti al pubblico. Iniziano alle ore 11 e si tengono nella sede di IUNO, Centro di ricerca sull’arte contemporanea, in via Ennio Quirino Visconti 55 a Roma. Per informazioni: info@iuno.it
#ArturoMazzarella #Blanchot #CentroDiRicercaSullArteContemporanea #DanieleBalicco #Derrida #EliasCanetti #ErnestoDeMartino #GaetanoLettieri #IlariaBussoni #IUNO #JacquesDerrida #MauriceBlanchot #MaurizioBalsamo #paesaggioContemporaneo #rovine #SilvanoFacioni

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10, 100,1000 Piazze di Donne per la PACE, anche a Catania


Il 28 marzo verranno portati nelle piazze tessuti, fili, parole e voci. In più di 100 comuni, grandi e piccoli, dal nord al sud d’Italia, le aderenti alla rete nazionale “10 100 1000 piazze di donne per la pace” porteranno i loro lavori per la pace: arazzi, bandiere, tappeti, lenzuoli e chiameranno altre donne a finirli insieme.

A Catania l’appuntamento è alle ore 17, in piazza […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/28/10-1…

#Catania #donnePerLaPace #Gaza #Iran #MedioOriente

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[libro] Breve storia eretica della Musica Classica


Autore: Alessandro Baricco
Titolo: Breve storia eretica della Musica Classica
Editore: Feltrinelli
Altro: ISBN 9788807493911; 18,00 €; 144 p.; I ed. 2025; genere: saggistica, musica

Voto: 6/10

Baricco è sicuramente bravissimo a trasporre in immagini e parole la musica. Peccato che io, oltre ad essere estremamente ignorante in materia, sia assolutamente incapace di portare alla memoria la musica, anche quella che conosco. Baricco mi parla dei canti gregoriani, dei madrigali, della musica di Mozart eccetera, alcune opere le conosco, ma non riesco a sentirle in memoria. Avrei bisogno di ascoltare gli esempi che illustra nel saggio per poterlo seguire nelle sue metafore e nei suoi ragionamenti. Soprattutto dovrei sentire la differenza fra una scala pitagorica, quella naturale e quella usata attualmente (temperamento equabile). Non ho capito lo sforzo degli antichi di far stare le note su proporzioni fisse di frequenze, ma forse il problema era che cercavano un ordine matematico che però l’orecchio non segue. Mi sono accorto anche che, sorprendentemente, non ho mai ascoltato un’opera completa di Wagner.

La storia di Baricco si riferisce alla musica europea. Inizia facendoci notare il fatto che per secoli abbiamo scritto le parole, ma abbiamo avuto grande difficoltà a scrivere la musica. Solo nel medioevo si iniziano a dare i nomi alle note e quindi a scriverle. Poi, molto lentamente, la musica si fa sempre più complessa, fino alla Musica Classica del 1700, che sancisce la nascita della musica come la conosciamo oggi.

Per chi si accontenta di un riassunto, Baricco ha creato una serie di puntate stile podcast dove legge degli estratti dell’opera. Peccato che sembra mancare la terza puntata e che gli esempi necessari alla mia comprensione musicale manchino.

Se però siete meno ignoranti del sottoscritto e sapete riportarvi alla memoria la musica che cita, questo volume vi piacerà molto.
#alessandroBaricco #breveStoriaEreticaDellaMusicaClassica #libro #Musica #recensione

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Files 4.0.37 taglia 180 MB e affina qualche scomodo


La nuova versione del file manager open source per Windows alleggerisce sensibilmente il pacchetto di installazione e introduce qualche miglioria all'interfaccia quotidiana.
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Files, il file manager open source per Windows che da qualche anno rivaleggia seriamente con Esplora file, è arrivato alla versione 4.0.37 con un ritocco che si nota già prima di aprire l’applicazione: il pacchetto di installazione si è ridotto di oltre 180 MB, un taglio netto che fa la differenza su connessioni lente o macchine con poco spazio disponibile.

Dentro l’app, la novità più utile riguarda chi tiene molte cartelle aperte in parallelo. I tab che condividono lo stesso nome ora mostrano un suggerimento sul percorso, così non bisogna più indovinare quale delle tre cartelle “Download” aperte sia quella giusta. Piccola cosa, ma evita qualche errore stupido.

Con il tasto destro sulla schermata iniziale appare ora un menu dedicato per gestire i widget e aggiungere nuovi pannelli, senza dover navigare altrove. Utile per chi personalizza spesso il layout di partenza. Arriva anche il supporto allo scorrimento con il tasto centrale del mouse e una scorciatoia (Ctrl + B) per mostrare o nascondere la barra laterale.

Sul fronte della compressione, le opzioni per il formato 7z si arricchiscono con la possibilità di impostare dimensioni del dizionario e della parola, parametri che incidono sull’equilibrio tra velocità e dimensione finale dell’archivio. Si possono ora applicare attributi di compressione a più file contemporaneamente.

Files è gratuito e scaricabile dal sito ufficiale o da GitHub; la versione sul Microsoft Store costa qualcosa, a sostegno del progetto.


FONTE files.community


FONTE nsaneforums.com

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Gli agenti AI entrano nel canvas di Figma


Con il server MCP in beta, gli agenti AI possono creare e modificare elementi direttamente nei file Figma, usando componenti e variabili del sistema di design del team come riferimento.
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Il problema con l’AI applicata al design è noto: si ottengono schermate che sembrano corrette a colpo d’occhio, ma non appartengono a nessun sistema. Font sbagliati, componenti diversi da quelli in uso, spaziature arbitrarie. Con il rilascio in beta del suo server MCP, Figma prova ad affrontare il punto alla radice: gli agenti non disegnano più da zero, ma lavorano con i componenti, le variabili e i token già definiti dal team.

Tramite lo strumento use_figma, client come Claude Code, Codex, Cursor, Copilot e altri compatibili con MCP possono creare e modificare elementi direttamente sul canvas, attingendo al sistema di design come unica fonte. Il risultato è contenuto Figma nativo, modificabile come qualsiasi altro elemento del file.

Insieme all’accesso al canvas, Figma introduce le skills: file in formato markdown che specificano come un agente deve operare, definendo passaggi, convenzioni e logiche di lavoro senza bisogno di scrivere codice. Al lancio sono disponibili nove skills di esempio, pensate per attività come la costruzione di librerie di componenti, la generazione di specifiche di accessibilità e il collegamento tra token di design e codice. Le skills supportano anche cicli di autocorrezione, in cui l’agente confronta l’output con la struttura reale del file e interviene di conseguenza.

Qualche limite da tenere a mente: immagini e font personalizzati non sono ancora supportati, e per scrivere sul canvas serve un Full seat. I titolari di Dev seat possono usare il server solo in lettura. Il servizio è gratuito durante la fase beta; in seguito passerà a un modello a consumo.


FONTE figma.com


FONTE developers.figma.com

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Tuta aggiunge l’annullamento email e migliora gli inviti nel calendario


Tuta Mail ha una nuova funzione per annullare un'email entro dieci secondi dall'invio. Il calendario, intanto, ora mostra chiaramente gli inviti ancora senza risposta.
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Tuta Mail ha rilasciato due aggiornamenti: l’annullamento dell’invio, disponibile ora per tutti gli utenti, e una nuova visualizzazione degli inviti in sospeso nel calendario.

L’annullamento dell’invio è una funzione opzionale che aggiunge un ritardo di dieci secondi all’invio effettivo del messaggio: una finestra breve ma sufficiente per tornare indietro, correggere e rimandare. Per attivarla basta passare da Impostazioni > Email > Annullamento email.

Non è rivoluzionaria, ma era richiesta da tempo e fa il suo lavoro senza fronzoli. Più utile di quanto sembri, soprattutto per chi scrive molte email di fretta.

Per quanto riguarda il calendario, invece, Tuta ha introdotto una distinzione visiva per gli inviti in sospeso: quando un contatto ti invita a un evento, questo compare direttamente nel calendario ma con un colore attenuato e un bordo tratteggiato, così da distinguerlo a colpo d’occhio dagli appuntamenti già confermati. Una volta accettato l’invito, l’evento assume l’aspetto normale. Piccola cosa, ma riduce il rischio di dimenticarsi di rispondere a qualche invito sepolto tra gli altri.

In arrivo anche miglioramenti all’indicizzazione della ricerca e una beta chiusa di Tuta Drive, ma i dettagli su quest’ultima sono ancora scarsi.

Se stai cercando una casella di posta cifrata e rispettosa della privacy, Tuta rimane una delle scelte più solide in circolazione.


FONTE tuta.com

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da oggi, 27 marzo, a lecce: “paesaggi asemici”, mostra di enzo patti e giuseppe calandriello


Locandina - Paesaggi Asemici, Giuseppe Calandriello, Enzo Patti, Galleria ARTPOETRY, Lecce
cliccare per ingrandire

Paesaggi Asemici

Oggi, 27 marzo, alle ore 19:00, si inaugura la mostra “Paesaggi Asemici” presso la Galleria ARTPOETRY, via G. Candido 3, Lecce. L’esposizione mette a confronto le visioni artistiche di Giuseppe Calandriello ed Enzo Patti, esplorando una dimensione estetica in cui il segno abbandona la funzione di parola per farsi paesaggio.

Le opere, analizzando il concetto di “scrittura asemica”, non come assenza di significato ma come libertà assoluta dal vincolo del messaggio imposto, indagano come il segno possa farsi territorio e memoria. La mostra propone una riflessione sulla “semantica aperta”: l’asemico non è qui inteso come mera illeggibilità, ma come una forma di libertà interpretativa che risponde alla crisi del racconto contemporaneo. In un’epoca in cui la parola rischia di diventare imposizione, il segno si trasforma in un rifugio visivo e in una nuova possibilità di sguardo.

Con un intervento di Francesco Aprile.

Enzo Patti
Patti si muove nel solco della “figurazione asemica”, fondendo disegno e grafia in un unico corpo. Utilizzando prospettive a volo d’uccello, l’artista spalanca l’orizzonte su vedute urbane e strade popolate da segni primordiali e silhouette umane che richiamano gli ideogrammi dell’Antico Egitto. Le sue opere appaiono come “archivi di immagini” o mappe di civiltà sospese tra passato e futuro, offrendo uno spazio ospitale per la libera immaginazione del visitatore.

Giuseppe Calandriello
Le tele di Calandriello sono caratterizzate da un intreccio vibrante di segni neri e rossi che, aprendosi a infinite interpretazioni suggestive, evocano il ritmo di diari privati o scritture antiche. Attraverso linee di forza geometriche che tentano invano di arginare il caos dei segni, l’artista rappresenta visivamente il controllo e l’iper-semantizzazione della società moderna. Il suo è un paesaggio interiore fatto di silenzi, dove l’osservatore è invitato a cogliere la traccia minima della poesia piuttosto che a decodificare un messaggio.

Informazioni


  • Titolo: Paesaggi Asemici
  • Artisti: Giuseppe Calandriello, Enzo Patti
  • Sede: Galleria ARTPOETRY, via G. Candido 3, Lecce
  • Inaugurazione: 27 marzo, ore 19:00
  • Contatti: 329 6249713
  • La mostra è visitabile tutti i giorni dal 27 marzo al 30 aprile 2026


#asemic #asemicWriting #asemics #EnzoPatti #FrancescoAprile #GalleriaArtpoetry #GiuseppeCalandriello #inaugurazione #mostra #paesaggiAsemici #scritturaAsemica

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Qt 6.11 è disponibile: grafica 3D da videogioco e un nuovo pennello per le interfacce 2D


Qt 6.11 porta un nuovo motore grafico 2D accelerato dall'hardware, capacità 3D che il team paragona a quelle di un motore di gioco, e un modulo sperimentale per semplificare la programmazione asincrona in C++.
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Qt è uno dei framework più diffusi per costruire applicazioni con interfaccia grafica: lo usa KDE, lo usano migliaia di programmi open source e proprietari su desktop, mobile e sistemi embedded. Con la versione 6.11, appena rilasciata, arrivano alcune novità piuttosto concrete.

La più visibile è Qt Canvas Painter, un nuovo modulo per il disegno 2D che sfrutta direttamente la scheda grafica per accelerare il rendering. Rispetto al sistema precedente offre effetti più ricchi, ombre, sfumature e supporto a shader personalizzati, ed è sensibilmente più veloce. L’ispirazione dichiarata è il Canvas 2D di HTML5, se vi dice qualcosa.

Sul versante 3D, il team di Qt afferma che il framework raggiunge ora le stesse capacità di un motore di gioco. Non è solo marketing: 6.11 introduce l’illuminazione globale in tempo reale (SSGI, cioè la simulazione di come la luce rimbalza sulle superfici in modo dinamico) e i riflessi calcolati a schermo (SSR, riflessioni generate a partire dai pixel visibili anziché da un modello geometrico separato). Sono tecniche usate da anni nei videogiochi, e il fatto che Qt le adotti significa interfacce 3D molto più credibili senza dover ricorrere a un engine dedicato come Unreal o Unity.

Tra le novità anche Qt Task Tree, per ora in anteprima tecnica: è un sistema che permette di descrivere operazioni asincrone in C++ in modo dichiarativo, cioè specificando cosa deve accadere piuttosto che come orchestrarlo passo per passo. Già usato internamente in Qt Creator in oltre cento punti, secondo il team semplifica notevolmente il codice per chi gestisce operazioni in background.

Il resto dell’aggiornamento copre miglioramenti alla gestione dei grafici, integrazione più fluida tra QML e C++, animazioni vettoriali e supporto a web service tramite il modulo OpenAPI.


FONTE qt.io


FONTE phoronix.com


FONTE linuxiac.com

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Graphene non ti chiederà mai l’età, nemmeno se obbligata


GrapheneOS ha dichiarato che non si conformerà alle nuove leggi sull'age verification in Brasile e negli Stati Uniti. Niente dati personali, niente account, anche a costo di essere esclusi da interi mercati.
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GrapheneOS non raccoglierà dati anagrafici degli utenti durante la configurazione del dispositivo. Punto. Anche se questo dovesse costarle l’accesso a interi mercati.

La dichiarazione, pubblicata il 20 marzo sui canali social del progetto, arriva in risposta a una serie di leggi che stanno imponendo agli sviluppatori di sistemi operativi di verificare l’età degli utenti già in fase di setup. Il Brasile è stato il primo ad agire in modo concreto: la sua legge Digital ECA è entrata in vigore il 17 marzo, con sanzioni fino a circa 9,5 milioni di dollari per ogni violazione. In California, la legge AB-1043, firmata dal governatore Newsom nell’ottobre 2025, entrerà in vigore a gennaio 2027 e obbligherà i fornitori di sistemi operativi a raccogliere età o data di nascita e trasmetterle in tempo reale agli store e agli sviluppatori tramite apposita API. Il Colorado si sta muovendo nella stessa direzione.

La risposta del team di GrapheneOS è stata netta: il sistema operativo rimarrà utilizzabile da chiunque nel mondo, senza richiedere informazioni personali, documenti d’identità o la creazione di un account. Se questo renderà impossibile vendere i dispositivi in alcune regioni, il progetto accetta le conseguenze.

Non è solo GrapheneOS a resistere. Gli sviluppatori del firmware open source DB48X hanno pubblicato un avviso legale dichiarando che il loro software non implementerà mai la verifica dell’età. MidnightBSD ha scelto un’altra strada, aggiornando la licenza per vietarne l’uso in Brasile.

La posizione di GrapheneOS diventa ancora più interessante alla luce della partnership con Motorola, annunciata al MWC di inizio marzo. Se i futuri dispositivi Motorola con GrapheneOS preinstallato dovranno rispettare le normative locali nei mercati in cui saranno venduti, la distribuzione geografica potrebbe complicarsi. Un problema che Apple e Google, conformandosi con le rispettive API, non avranno.


FONTE grapheneos.social


FONTE discuss.privacyguides.net


FONTE tomshardware.com


FONTE privacyguides.org


GrapheneOS will remain usable by anyone around the world without requiring personal information, identification or an account. GrapheneOS and our services will remain available internationally. If GrapheneOS devices can't be sold in a region due to their regulations, so be it.

#hot
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La notizia è visibile sul sito del ministero, qui. Rimane non risolta, però, una questione strutturale: che, in Italia, a stabilire che cos’è pubblicazione scientifica e che cosa no sia il governo o una sua sempre più diretta emanazione. Il fatto che sulla scientificità di ORE, dopo precedenti diversi, ci si avvii a cambiare idea è un dettaglio che non muta il quadro.
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ANDU, FLC-CGIL, Roars, nonché la Rete delle Società Scientifiche, hanno espresso allarme o almeno preoccupazione per i doni che lo stato si appresta a regalare alla ricerca italiana. Questi doni, che rafforzeranno i poteri, già non poco oppressivi, del ministero dell’università e della ricerca, dell’Anvur che gli è sottomesso e delle gerarchie accademiche locali, consistono:
  1. in una riforma del reclutamento, già approvata in senato, che rende i concorsi interamente locali, ma sotto il controllo dell’Anvur sia in ingresso sia in uscita;
  2. in una riforma dell’Anvur, per via regolamentare e non legislativa, volta ad accentuarne ulteriormente la subordinazione al ministero;
  3. in una riforma dell’amministrazione delle università, per via legislativa, che accentuerebbe il dispotismo locale dei rettori e la loro sudditanza al governo nazionale.

La scienza italiana, che nell’età moderna si fondò e perseguì la libertà dell’uso pubblico della ragione e l’emancipazione dal segreto, si trova ora a misurarsi con tre poteri che hanno solo accidentalmente a che vedere con la ricerca della verità: quello, locale, di colleghi e rettori, quello, centralizzato, dell’agenzia sedicente indipendente per la valutazione di stato, la quale attribuisce la quota cosiddetta “premiale” del finanziamento ordinario, e quello del governo a cui essa stessa è sottoposta fin dalla sua istituzione.

Promuovendo la scienza aperta come scienza libera e non come costoso adempimento burocratico, abbiamo sostenuto che la valutazione amministrativa della ricerca, in Italia centralizzata in forma di valutazione di stato, è intrinsecamente dispotica e retrograda: dispotica perché sostituisce alla libera discussione entro le comunità scientifiche una statuizione di un’autorità esterna e non scientifica, in quanto derivante da una gerarchia amministrativa; retrograda perché impone indicatori costruiti sul passato che disconoscono non solo la riflessività dell’azione sociale,1 ma anche la natura aperta della ricerca.

A questo dispositivo, che Mario Ricciardi descrisse precocemente come un “apparato burocratico di tipo sovietico”, i professori italiani si sono – sostanzialmente – piegati. Fra gli effetti della sottomissione c’è stato il blocco di un’evoluzione verso una scienza aperta nel senso di libera da oligopoli editoriali privati e liste di riviste “scientifiche” ed “eccellenti” di composizione amministrativa. Accettarla, ai più, è parsa una scelta prudente: si tratta però di capire se è stata anche una scelta sapiente.

1. La metamorfosi del “cretino locale”


Pietro Rossi, in un fortunato articolo, criticò i concorsi introdotti nel 1998, in cogestione fra “facoltà e corporazione disciplinare”. Secondo Rossi, in un sistema in cui la sede che fa il favore di bandire una valutazione comparativa può barattare la vittoria del proprio candidato interno con le idoneità di candidati esterni supplementari che trovano cattedra a casa loro, l’ascesa del “cretino locale”, entro comunità di disciplina sempre più frammentate e chiuse, non può che essere irresistibile.

Il disegno di legge approvato in senato abolisce l’Abilitazione Scientifica Nazionale a favore di concorsi esclusivamente locali con vincitori unici, accessibili tramite un’autocertificazione della soddisfazione di criteri stabiliti con decreto ministeriale su proposta dell’Anvur, sentito il CUN, i quali comprenderanno “indicatori minimi di quantità, continuità e distribuzione temporale dei prodotti della ricerca”. I commissari dovranno godere dei medesimi requisiti. Dopo tre anni i vincitori verranno valutati dall’Anvur, con eventuali conseguenze sanzionatorie in termini di finanziamento istituzionale.

Si tornerà dunque al “cretino locale”, o, come scrive più gentilmente Roberta Calvano, a un sistema in cui “il nepotismo e gli abusi sono stati per anni alla radice di un diffuso malcostume accademico”? No: in virtù dell’Anvur e del ministero, questa volta il “cretino”, selezionato tramite valutazione amministrativa in ingresso e in uscita e giudicato da commissari simili a lui, sarà probabilmente bibliometrico, sicuramente governativo, e giocoforza sottomesso ai colleghi disposti a usare il loro potere di ricatto – qualità, queste, che con la scienza libera hanno ben poco a che vedere.

2. L’autoaffermazione dell’università italiana


“Noi vogliamo noi stessi” proclamava un rettore a Friburgo, perorando l’autoaffermazione dell’università. Correva l’anno 1933: Martin Heidegger diceva “noi”, ma era entrato in carica su pressione del governo nazista, dopo che il suo predecessore, riluttante a licenziare gli ebrei, era stato indotto alle dimissioni. Tra poco, forse, anche i rettori italiani, pur più sottilmente e con qualche sbavatura normativa, potranno dire “noi” al modo di Heidegger:

  1. la composizione, legalmente determinata, del consiglio di amministrazione consentirà loro di contare su una maggioranza certa purché ubbidiscano al governo. Eliminato il rappresentante del personale tecnico-amministrativo, degli 11 membri del consiglio uno sarà il rettore stesso, quattro saranno nominati direttamente da lui (due docenti e due componenti esterni); a questi si aggiungerà uno studente eletto, come residuo vestigiale di democrazia, due docenti indicati dal senato, il candidato rettore soccombente e un membro nominato dal governo. Al rettore basterà restare agli ordini di quest’ultimo – esercizio che, probabilmente, non gli sarà difficile – per avere una maggioranza garantita;2
  2. il mandato del rettore sarà prolungato da sei a otto anni, con un eventuale plebiscito di conferma dopo quattro anni, qualora proposto dai 3/5 del senato accademico. A proposito del mandato, dall’ipotetico testo di riforma cadono le parole “non rinnovabile”;
  3. nella programmazione triennale il rettore dovrà tener conto anche di “linee generali di indirizzo stabilite dal Ministro”.

I rettori preferiranno continuare a regnare all’inferno o proveranno a servire in paradiso? Non si sa: ma certamente con “rettori che agiscono sotto l’occhiuta vigilanza del ministro e da cui dipenderanno a catena tutte le cariche interne agli atenei (i cui mandati vengono allineati alla durata di quello dei rettori)” l’esercizio della libertà della ricerca, sia in senso negativo sia in senso positivo, sarà ancor più difficile, e rischioso.

3. L’epifania dell’Anvur


Come ha osservato Roberto Caso, l’Anvur, istituita nel 2006 sotto il governo Prodi II, è nata così dipendente da aver ricevuto critiche perfino da una sostenitrice della valutazione amministrativa come Fiorella Kostoris. Il regolamento di riforma – che viola, secondo il Consiglio di Stato, la gerarchia delle fonti3 – renderebbe più intenso un controllo del governo sulla ricerca già in atto, al quale i più, a dispetto del primo comma dell’articolo 33 della costituzione italiana, hanno ritenuto opportuno sottomettersi.

  1. L’Anvur sarà ancor più ministeriale e dipendente: rispetto al regime attuale, il presidente dell’Anvur diverrebbe di nomina ministeriale diretta, così come i comitati di selezione delle rose dei candidati fra i quali il ministro sceglierà i quattro membri del consiglio direttivo, non più costituiti su indicazione di enti esterni.
  2. L’Anvur diverrà la valutatrice generale di stato: l’agenzia, che attualmente valuta solo università ed enti di ricerca vigilati dal MUR (quali CNR, INAF, INDIRE, INFN, INGV, INVALSI), allungherà il suo occhio agli altri enti di ricerca pubblici (ASI, CREA, ENEA, ISPRA, ISS, ISTAT) in base ad accordi con i ministeri vigilanti, alle Accademie e all’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM) a enti privati ma finanziati pubblicamente (IIT di Genova, HT di Milano e Fondazione Biotecnopolo di Siena) e simili, nonché, per chi mai volesse richiederlo, in ambito internazionale. E non si occuperà solo di arte, musica e ricerca bensì anche delle cosiddette “competenze trasversali e disciplinari” acquisite dagli studenti e degli “sbocchi occupazionali dei laureati”. Tutto ciò, chiarisce la relazione di accompagnamento, nel “rispetto dell’indirizzo politico dato dal Ministero dell’università e della ricerca, quale Ministero vigilante”.

Il modello dell’università-azienda – si è detto – è neoliberale; quello nei disegni del governo è autoritario. Qui però il “liberale” che segue al “neo-” non ha nulla a che vedere con Benedetto Croce: l’azienda è una struttura non democratica, bensì autoritaria e chi la impone come modello sostiene un’ideologia altrettanto autoritaria, se non totalitaria. In questo senso, il disegno di “riforma” dell’Anvur non è una metamorfosi, bensì un’epifania.

Non esiste una valutazione amministrativa buona o cattiva, così come non esiste un dispotismo cattivo o buono a seconda che sul trono sieda Commodo oppure Marco Aurelio. Se si accetta che la valutazione della ricerca non sia scientifica – e parte della ricerca stessa – bensì amministrativa e a essa esterna, si accetta anche che chi amministra ne fissi e ne muti i criteri e abbia titolo a controllare i suoi eventuali agenti in modo più o meno stretto. Il vizio della valutazione di stato non sta nel modo in cui valuta, come suggerito elusivamente dell’Unione Europea, ma nel fatto che Caesar sia supra grammaticos, non importa se come Marco Aurelio o come Commodo. Non è, questa, un’idea radicale, né sul piano della storia, né su quello della cronaca: lo scorso aprile, in Francia, l’assemblea nazionale ha votato a favore dell’abolizione dell’agenzia di valutazione di stato HCERES.

In questa prospettiva non ha senso limitarsi a chiedere un guinzaglio appena un po’ più lungo, o a sollevare il problema dei finanziamenti alla ricerca senza toccare quello della sua libertà, vale a dire della possibilità stessa di fare scienza – libertà, questa, che non si promuove difendendo l’Anvur attuale4 come se fosse indipendente, bensì considerandone l’abolizione.

Contro il disegno di intensificare il controllo politico di “un’università più piccola, gerarchica e precaria”, FLC-CGIL5 si è appellata alle “forze libere e pensanti dell’accademia e della comunità universitaria”. In effetti, se, dopo lustri di valutazione di stato, esistessero ancora “forze libere e pensanti”, non sarebbe loro difficile promuovere una campagna di ubbidienza civile alla costituzione, a partire dagli articoli 21 e 33. In un momento in cui dovremmo invece parlare, davanti agli stati armati per la guerra, delle condizioni della pace pubblica, continuare a compilare moduli e a supplicare favori ministeriali ci salverà, forse, come impiegati, ma certamente non come studiosi.


  1. Questa riflessività è nota a chi si occupa di valutazione come legge di Goodhart: i soggetti valutati non si limitano a farsi valutare, ma adeguano riflessivamente le loro prestazioni al criterio di valutazione. Così chi viene premiato per il numero di pubblicazioni inflazionerà i testi, mentre chi viene premiato per le citazioni scriverà solo per farsi citare. Le conseguenze sono tristemente note. ↩︎
  2. Per un aggiornamento sugli orientamenti ministeriali si veda però quanto riferito dall’ANDU qui. [nota aggiunta il 7/01/2026]↩︎
  3. Il Consiglio di Stato, nel parere formulato nell’adunanza del 23 settembre 2025, ha ricordato che, proprio in virtù della gerarchia delle fonti del diritto, un regolamento, perfino se riguarda la valutazione di stato, non può cambiare la legge che l’ha istituita. ↩︎
  4. L’agenzia, peraltro, si è mostrata incapace di onorare gli impegni di riforma della valutazione che aveva sottoscritto aderendo alla coalizione europea COARA. ↩︎
  5. ANVUR: un’Agenzia che diventa governativa, con l’intenzione di valutare e quindi disciplinare anche saperi e conoscenze (2025) merita di essere letto per la sua analisi dettagliata della bozza di DPR qui solo sommariamente esposta. ↩︎

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Autenticazione push: come funziona e perché le banche la stanno adottando al posto delle password


Le banche stanno abbandonando le password tradizionali. L'autenticazione push mobile permette di approvare accessi e pagamenti con un tap sullo smartphone — ma come funziona davvero e quanto è sicura?
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Nel settore bancario, la protezione delle identità digitali è diventata una priorità strategica. L’aumento delle transazioni digitali, insieme a quello delle potenziali vulnerabilità e all’inasprimento dei requisiti normativi, sta spingendo le istituzioni finanziarie a ripensare i propri sistemi di verifica. In questo scenario, l’autenticazione tramite notifiche push mobile mobile si sta affermando come una soluzione capace di coniugare sicurezza, rapidità e semplicità. Infobip osserva come le banche stiano gradualmente abbandonando l’utilizzo degli OTP inviati via SMS o email per adottare modelli più sicuri e più resilienti alle frodi. L’autenticazione push consente infatti di verificare identità e operazioni direttamente all’interno dell’app bancaria, riducendo drasticamente il rischio di intercettazioni, SIM swapping o tentativi di phishing.

Autenticazione push mobile: come funziona e perché le banche la stanno adottando


L’autenticazione push nasce dalla necessità di creare un meccanismo di verifica più robusto e adatto ai modelli di rischio attuali. L’associazione univoca tra app, dispositivo e identità garantisce che ogni richiesta non possa essere replicata o manipolata da attori malevoli. Parallelamente, la possibilità di approvare un’operazione con un solo tocco elimina passaggi ridondanti e migliora la customer experience, un fattore sempre più decisivo nell'ambito dei servizi finanziari digitali.

Nuovo iPad Air M4: prezzo, scheda tecnica e novità | TechPerTutti
Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La spinta normativa conferma l’urgenza del cambiamento. In Europa, PSD2 e gli standard di Strong Customer Authentication impongono l’utilizzo di sistemi multifattore basati su app; in India cresce l’adozione della biometria; negli Stati Uniti e in America Latina sono in corso test su passkey e notifiche push per contrastare il phishing. Anche la Central Bank of the UAE ha stabilito l’eliminazione degli OTP su canali non sicuri entro marzo 2026, accelerando una trasformazione già in atto.

Perché le banche stanno adottando questa tecnologia


L’applicazione delle notifiche push nel settore bancario è ampia e supporta una vasta gamma di esigenze operative. Le banche possono verificare in tempo reale la legittimità di un login effettuato da un nuovo dispositivo o da una posizione insolita, riducendo il rischio di accessi non autorizzati. I clienti possono inoltre autorizzare pagamenti e altre operazioni sensibili direttamente all’interno dell’app, visualizzando in modo chiaro tutti i dettagli della transazione—un approccio che migliora i tassi di completamento del 3D Secure e riduce le opportunità di frode.

Truffe telefoniche: 559 milioni rubati agli italiani. Ecco Devia | Techpertutti
Le frodi telefoniche costano agli italiani oltre 559 milioni di euro in tre anni. Per arginare il fenomeno nasce Devia, l’app che combina intelligenza artificiale e operatori umani reali per filtrare chiamate sospette, spam e tentativi di truffa prima che raggiungano il telefono
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Quando viene rilevata un’attività potenzialmente fraudolenta, una notifica push consente ai clienti di confermare o bloccare immediatamente l’azione sospetta, contribuendo a ridurre i falsi positivi e a limitare eventuali perdite. Anche la registrazione di un nuovo dispositivo avviene in modo sicuro: l’attivazione viene confermata tramite un dispositivo già registrato, proteggendo le credenziali da utilizzi fraudolenti. Il risultato è un modello che rafforza la fiducia nelle interazioni digitali senza compromettere un’esperienza utente fluida.

“L’adozione dell’autenticazione push non è soltanto una scelta tecnologica: rappresenta un’evoluzione culturale, in cui sicurezza e semplicità devono procedere insieme per garantire continuità operativa, protezione e centralità delle persone", ha dichiarato Vittorio D’Alessio di Infobip.



Il nuovo iPad Air con chip M4 è ufficiale: più veloce, più intelligente, stesso prezzo


Apple ha annunciato il nuovo iPad Air con M4 e più memoria, un deciso salto in avanti in termini di prestazioni, allo stesso prezzo di partenza. Il device ha una CPU e una GPU più veloci per mettere il turbo ad attività come l’editing e il gaming; inoltre, un Neural Engine più scattante, la maggiore banda di memoria e il 50% di memoria unificata in più rispetto alla generazione precedente lo rendono estremamente potente per l’AI. Disponibile allo stesso prezzo di partenza di soli 669 euro per il modello da 11" e di 869 euro (rispettivamente 599 e 799 per il settore Education) iPad Air è già disponibile all'acquisto.
Il design è realizzato con Liquid GlassIl design è realizzato con Liquid Glass

Cosa cambia davvero con il processore M4


M4 porta un significativo aumento prestazionale sul nuovo iPad Air: con una CPU 8-core e una GPU 9-core, iPad Air è fino al 30% più veloce rispetto al modello con chip M3 e fino a 2,3 volte più scattante di iPad Air con M1. Inoltre, grazie alla GPU di M4, iPad Air supporta il mesh shading con accelerazione hardware di seconda generazione e il ray tracing per le massime prestazioni grafiche. Il chip M4 è oltre 4 volte più veloce nel rendering 3D professionale con ray tracing rispetto ad iPad Air con M1, e permette di creare effetti di luce, riflessi e ombre più precisi, per esperienze di gioco incredibilmente realistiche.

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AI: cosa puoi fare con l'iPad Air M4


Grazie ad una banda di memoria più rapida e ad un Neural Engine straordinariamente veloce, M4 è anche un potente chip per l’AI, pronto ad aiutare chi studia a trascrivere gli appunti delle lezioni, chi crea contenuti a sviluppare storyboard di nuovi progetti e chi lavora a perfezionare le proprie email. Il nuovo iPad Air ha 12GB di memoria unificata, il 50% in più rispetto al passato, e la banda di memoria arriva a 120 GBps, permettendo a chi lo usa di far girare più velocemente i modelli AI. Il Neural Engine 16-core è 3 volte più veloce rispetto a quello del chip M1 ed è perfetto per le attività quotidiane che usano l’AI on-device, come la ricerca di soggetti e testi nelle foto.
Il multitasking di Apple iPad Air M4Il Multitasking di Apple iPad Air M4

Con N1 e C1X la connettività decolla


iPad Air ha il chip N1, un chip di rete wireless progettato da Apple per le tecnologie Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e Thread. N1 migliora le prestazioni sulle reti Wi-Fi a 5GHz, oltre ad aumentare l’affidabilità e le performance complessive di funzioni come l’hotspot personale e AirDrop. I modelli di iPad Air con connettività cellulare integrano anche C1X, un modem cellulare progettato da Apple che offre prestazioni dati su rete cellulare fino al 50% più veloci e, per chi usa molto la connessione cellulare, C1X offre fino al 30% in meno di consumo energetico del modem rispetto ad iPad Air con M3. Grazie al supporto per il 5G, si può rimanere connessi per lavoro o divertimento collegandosi alle reti wireless in tutto il mondo, e con la eSIM, è possibile aggiungere un nuovo piano cellulare: l’ideale per chi viaggia spesso per lavoro, per chi studia lontano da casa e per chi deve lavorare anche in movimento.

iPadOS 26


iPadOS 26 trasforma l'iPad Air M4 in uno strumento potente per creativi e professionisti. Il nuovo sistema operativo debutta con Liquid Glass, un'interfaccia traslucida e dinamica che si adatta ai contenuti e all'input dell'utente. La gestione delle finestre è stata completamente ripensata, l'app File guadagna una vista elenco rinnovata e arriva anche Anteprima su iPad, per visualizzare, modificare e annotare PDF e immagini con Apple Pencil o il dito.
Apple Pencil e Magic KeyboardApple Pencil e Magic Keyboard

Gli accessori per iPad Air


Apple Pencil e la Magic Keyboard portano la creatività e la produttività su iPad a nuovi livelli. La prima è comodissima per attività essenziali come prendere appunti e disegnare, mentre la Magic Keyboard offre un’incredibile esperienza di scrittura, ha l’apprezzatissimo design a inclinazione libera ed è disponibile nei colori bianco e nero.

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Per chi arriva da iPad e iPad Air


Rispetto ai modelli con chip M1, iPad Air con M4 offre prestazioni fino a 2,3 volte maggiori e oltre 4 volte nel rendering 3D con ray tracing. Chi arriva da un M1 troverà anche la videocamera frontale Center Stage da 12MP posizionata sul lato lungo e una qualità audio ulteriormente migliorata per musica e video. Apple Intelligence è integrata nativamente in iPadOS 26 con un approccio orientato alla privacy e sul fronte connettività e il nuovo modem C1X con chip N1 garantisce velocità superiori rispetto alle generazioni precedenti, mentre lo storage base sale a 128GB. iPad Air M4 con chip M4, 12GB di RAM, Apple Intelligence nativa, iPadOS 26 con Liquid Glass e un prezzo invariato rispetto alla generazione precedente è un prodotto molto equilibrato ed un valido strumento per la creatività, la produttività o semplicemente per uso quotidiano.


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oggi, 27 marzo, a roma: marco vallora, “scritti. come se la parola dipingesse” (electa, 2025)


Marco Vallora_Scritti. Come se la parola dipingesse_Roma, Accademia di San Luca, venerdì 27 marzo h 17.30
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#AbelHerrero #AccademiaDiSanLuca #AccademiaNazionaleDiSanLuca #AndreaCortellessa #Electa #MarcelloBarison #MarcoTirellli #MarcoVallora #PierGiovanniAdamo #scrittiDiMarcoVallora #ScrittiComeSeLaParolaDipingesse

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Tor Browser 15.0.8: correzioni di sicurezza da non rimandare


Disponibile Tor Browser 15.0.8 per Windows, macOS, Linux e Android: aggiornamento di sicurezza con fix per Firefox ESR e diversi bug risolti, tra cui un problema con il caricamento dei profili.
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Uscito oggi, Tor Browser 15.0.8 non cambia nulla nell’interfaccia, ma include correzioni di sicurezza importanti: i fix sono stati riportati da Firefox 149 alla versione ESR su cui si basa il browser, aggiornata a 140.9.0esr. Su Android, GeckoView segue lo stesso percorso.

NoScript arriva alla 13.6.12.1984 e con lui alcune correzioni al livello di sicurezza “Safer”: in quella modalità, il browser impediva i controlli di integrità sul JavaScript caricato dinamicamente, e il patching dei worker escludeva le opzioni del costruttore Worker. Due comportamenti sbagliati, ora sistemati.

Tra i bug risolti merita menzione un errore che impediva il caricamento del profilo su Windows, macOS e Linux, il famigerato “Your Tor Browser profile cannot be loaded”, oltre a un problema che rendeva i profili Firefox ordinari incompatibili con Tor Browser 15.0. Su Linux, il browser smette di leggere le preferenze predefinite da /etc/firefox, evitando possibili interferenze con la configurazione di sistema.

Chiude il giro un aggiornamento di Go alla 1.25.8 nel sistema di compilazione.

Niente di rivoluzionario, ma le patch di sicurezza sono motivo sufficiente per aggiornare senza aspettare. Lo si scarica dalla pagina ufficiale di Tor Browser.


FONTE blog.torproject.org

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Firefox 149 ha una VPN gratuita, ma non è Mozilla VPN


Firefox 149 integra una VPN gratuita direttamente nel browser. Non ha nulla a che fare con Mozilla VPN, il prodotto a pagamento basato su Mullvad. Lo abbiamo verificato direttamente.
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Firefox 149, uscito il 24 marzo, include una VPN gratuita integrata nel browser: nessuna estensione, nessun download aggiuntivo, 50 GB al mese per nascondere il proprio indirizzo IP durante la navigazione. Disponibile per ora solo in Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia, con un rollout progressivo.

Fin qui, tutto bene. Il problema nasce da un equivoco che Mozilla non ha fatto molto per prevenire.

Mozilla VPN è un’altra cosa

Mozilla ha già un prodotto VPN a pagamento, Mozilla VPN, che offre protezione a livello di sistema, scelta del paese di uscita e larghezza di banda illimitata. Mozilla VPN usa dichiaratamente i server di Mullvad, e non stupisce che in molti abbiano dato per scontato che anche la nuova VPN gratuita potesse fare lo stesso.

Noi lo abbiamo pensato, e abbiamo chiesto direttamente a Mullvad. La risposta è arrivata da Douglas, del loro team:

“Their free VPN/Proxy has nothing to do with Mullvad and operates on a completely different infrastructure.”


Quindi no: la VPN integrata in Firefox 149 non passa per i server Mullvad. Mozilla non ha divulgato dettagli sul fornitore dell’infrastruttura sottostante, Si tratta di due prodotti completamente separati, ma la comunicazione di Mozilla non lo ha mai reso esplicito, lasciando che il nome e la reputazione dell’uno facessero da ombrello all’altro.

Mozilla stessa, interpellata da Tom’s Guide, ha chiarito che la VPN integrata è un proxy separato per il traffico del browser, mentre Mozilla VPN continua a esistere come soluzione per chi vuole protezione completa del dispositivo. Una distinzione che Mozilla ha abbozzato nei comunicati ufficiali, ma senza mai spiegare che le due infrastrutture non hanno nulla in comune.

Per chi vuole una VPN seria, con infrastruttura nota e audit pubblici, Proton VPN o la già citata Mullvad VPN restano riferimenti solidi.


FONTE blog.mozilla.org


FONTE tomsguide.com


FONTE firefox.com

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30 anni di underground: inaugurazione il 28 marzo, domani, a narni


30 anni di underground
Rocca Albornoz, Narni (TR)
Dal 28 marzo al 26 novembre 2026
Inaugurazione sabato 28 marzo, ore 18:00

Dopo il successo della mostra dedicata a Daniel Spoerri, la Rocca Albornoz di Narni torna a farsi epicentro della scena culturale nazionale trasformandosi, dal 28 marzo al 26 novembre 2026, nel laboratorio a cielo aperto di NOVANTA. 30 anni di underground.
Il progetto, presentato da Archeoares come capofila dell’ATS NarniArt e affidato alla curatela scientifica di Antonio Rocca, si propone di indagare quello strappo mai ricucito con il mondo dell’arte ufficiale che proprio negli anni Novanta ha generato linee di ricerca inesplorate e radicali.

Il percorso espositivo non è una semplice celebrazione nostalgica, ma un dialogo vivo tra i protagonisti di quella stagione e gli artisti eredi di una medesima attitudine critica e indipendente, offrendo una panoramica su una produzione che, ripartendo dalle istanze del movimento del 77, ha saputo rileggere la tradizione dell’avanguardia per farla confluire nella potenza visiva della scena rave.
Dal punto di vista pittorico la scena è dominata dalla figura di Gianluca Lerici, meglio noto come Professor Bad Trip, presente con un corpus di tele, disegni e fanzine che ne testimoniano il ruolo di creatore di icone capaci di saldare la patafisica al cyberpunk, transitando senza sosta per le visioni distopiche di William S. Burroughs.
A fare da contrappunto tridimensionale a questo immaginario intervengono le sculture di Lucia Peruch, in arte Lu Lupan, che aprono una finestra sulla storica Mutoid Waste Company; dal 1996 Peruch è parte integrante della Compagnia che, facendo letteralmente arte degli scarti, ha forgiato un’etica e un’estetica basate sul rifiuto totale dell’omologazione.

A partire dal 22 maggio, accanto a queste figure centrali, l’esposizione si arricchirà dando ampio spazio agli episodi più dirompenti emersi dall’arcipelago della cultura antagonista di fine millennio, coinvolgendo nomi del calibro di Valerio Bindi per SCIATTO produzie, Giovanni Binel e Infidel per l’esperienza Torazine, Bambi Kramer per il Crack! Festival, Fabio Lapiana di Venerea, l’identità collettiva di Luther Blissett attraverso Andrea Natella e le reti indipendenti di AVaNa BBS con Agnese Trocchi.
Il progetto vedrà inoltre di numerose opere concepite appositamente per l’evento da Patrick Alò, giù, Sonia Giambrone, Nora e Alberto Urbani, mentre la sezione Arnia 33, dedicata specificamente ad artist* under 33, crea un intarsio creativo che fa vacillare definitivamente i confini tra le generazioni e le epoche.
L’intero evento troverà il suo compimento naturale il 26 novembre 2026, con una giornata interamente dedicata alla memoria di Gianluca Lerici in occasione del ventennale della sua scomparsa, suggellando così un viaggio profondo tra le macerie e le rinascite della controcultura italiana.

CONTATTI
info e prenotazioni 800266300, narni@archeoares.com
info per la stampa uff.stampa@archeoares.it
social media
website archeoares.it

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domani, 28 marzo, a roma: la performance “san stomak”



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#AccademiaDiSpagna #art #arte #Miralda #SanStomak

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31 marzo, roma: giuseppe garrera, lettura di un’opera di luca vitone


sottoforma: giuseppe garrera sull'opera di luca vitone
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#AgatheJaubourg #art #arte #DonatellaGiordano #finissage #GiuseppeGarrera #IlGladioloFulminatoOmaggioAFilippoDePisis #IpogeoNecci #LucaVitone #Sottoforma

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Cento gigabyte di dati utenti rubati a Crunchyroll attraverso un fornitore esterno


Un dipendente di Telus International, fornitore di supporto clienti di Crunchyroll, ha eseguito inavvertitamente un malware il 12 marzo 2026. Gli attaccanti hanno avuto tempo sufficiente per sottrarre quasi sette milioni di indirizzi email e altri dati personali degli abbonati.
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Il 12 marzo 2026 un dipendente di Telus International, azienda di outsourcing che gestisce il supporto clienti di Crunchyroll, ha eseguito per errore un malware sul proprio computer. È bastato quello: le credenziali compromesse hanno dato agli attaccanti accesso diretto ai sistemi interni della piattaforma di streaming anime di proprietà Sony.

Da quel punto, il salto ai sistemi di ticketing e alle piattaforme di analisi utenti è stato rapido. Gli attaccanti hanno scaricato circa cento gigabyte di dati prima di essere individuati e bloccati, circa ventiquattr’ore dopo l’accesso iniziale.

Come riporta BleepingComputer, che ha visionato campioni dei dati, il bottino ammonta a quasi otto milioni di ticket di supporto, contenenti circa 6,8 milioni di indirizzi email univoci. Tra le informazioni esposte figurano anche indirizzi IP e dati sull’attività degli utenti. I dati di carte di credito sono invece più circoscritti: non sono stati rubati dai sistemi di pagamento, ma erano presenti nei ticket perché inseriti dagli utenti nelle comunicazioni con l’assistenza. Nella quasi totalità dei casi si trattava delle ultime quattro cifre o della data di scadenza; solo una minoranza di ticket conteneva numeri completi.

Crunchyroll ha confermato di avere un’indagine in corso, descrivendo l’incidente come limitato principalmente al sistema di ticketing del servizio clienti e negando prove di accessi ancora attivi. La dichiarazione è però arrivata solo dopo le segnalazioni dei media: l’attaccante sostiene di aver tentato di contattare l’azienda senza ricevere risposta, ed è stato necessario l’intervento della stampa per ottenere una reazione ufficiale.

Il momento è particolarmente imbarazzante per la società, già alle prese con un’azione legale collettiva per aver condiviso i dati di visualizzazione degli utenti con terze parti senza consenso.

La vicenda è l’ennesima conferma di un problema strutturale: affidare il supporto clienti a fornitori esterni significa estendere la propria superficie di attacco. Chi ha un account attivo su Crunchyroll dovrebbe cambiare la password al più presto, specialmente se riutilizzata altrove. Per tenere tutto sotto controllo senza fatica, un gestore di password come Proton Pass è la soluzione più pratica.


FONTE bleepingcomputer.com


FONTE cybernews.com


FONTE gamerant.com

#hot
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Mettendo mano un po’ alla cieca al salvataggio ecco che si è rotto il limite massimo di 99 unità per articolo, potendo a…


Mettendo mano un po' alla cieca al salvataggio ecco che si è rotto il limite massimo di 99 unità per articolo, potendo avere quindi 100 unità sugli articoli affetti 🤣#TomodachiLife #NintendoSwitch Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/03/mettendo-mano-un-po-alla-cieca-al.html
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Mettendo mano un po’ alla cieca al salvataggio ecco che si è rotto il limite massimo di 99 unità per articolo, potendo avere quindi 100 unità sugli articoli affetti [b]🤣

#TomodachiLife #NintendoSwitch

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news.creeperiano99.it/2026/03/…

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[libro] Troppa felicità


Autrice: Alice Munro
Titolo: Troppa Felicità
Editore: Einaudi
Altro: ISBN 9788806220938; 13,00 €; 332 p.; genere: racconti; I ed. supercoralli 2014; I ed. originale 2009; titolo originale: Too Much Happiness; traduzione di Susanna Basso

Voto: 8/10

Questo volume è finito nella mia biblioteca perché l’ultimo racconto, Troppa felicità, che dà il titolo al libro, è basato sulla vita di Sof’ja Kovalevskaja, matematica, attivista e scrittrice russa. È uno dei racconti più belli della raccolta.

L’altro racconto che mi ha lasciato senza fiato è stato Bambinate, dove l’autrice ci porta per mano in una storia apparentemente ordinaria per farci precipitare nello straordinario un poco alla volta, nelle ultime pagine. Questo modo di procedere, in verità, è tipico dei suoi racconti più belli.

Poi ci sono dei racconti che mi hanno lasciato perplesso, che non ho capito, tipo Legna e Wenlock Edge. O forse in alcuni racconti la Munro non vuole per forza trascinarci nello straordinario, ma lasciarci in sospeso o nell’ordinario. Anche in quel caso ci riesce benissimo, devo dire.

Buona lettura!
#aliceMunro #libro #recensione #troppaFelicità

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Fine di chatcontrol: il Parlamento europeo pone fine alla sorveglianza di massa durante le elezioni, aprendo la strada a una vera tutela dei minori!

#ChatControl fermato – le scansioni di massa finiscono il 4 aprile!

❌️ Ma incombono la verifica dell’età e nuove scansioni di massa. Come abbiamo vinto di misura il blitz del voto di oggi, chi ha votato cosa e come continua la lotta per la libertà
informapirata.it/2026/03/26/fi…

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KiCad 10 è disponibile: tante novità per il principale software open source per la progettazione elettronica


KiCad 10 è disponibile con un anno di sviluppo alle spalle: ottimizzazione delle tracce nel dominio del tempo, modelli 3D solo in STEP, importatori per Allegro e PADS, varianti di progetto e molto altro.
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KiCad, la suite open source per la progettazione elettronica, arriva alla versione 10 dopo oltre un anno di sviluppo. Un rilascio corposo, che tocca praticamente ogni angolo del programma.

La novità più rilevante sul fronte della progettazione dei circuiti stampati è il rifacimento del sistema di ottimizzazione delle tracce: il router si allinea finalmente al verificatore delle regole di progetto, aggiunge il supporto ai vincoli nel dominio del tempo, utile soprattutto per chi lavora con segnali ad alta velocità, e permette di definire profili di ottimizzazione per singolo layer. Una funzione che i professionisti si aspettavano da tempo.

Cambia anche la gestione dei modelli 3D: da questa versione vengono distribuiti esclusivamente in formato STEP, abbandonando il vecchio VRML. Il risultato è un’installazione più leggera e una maggiore fedeltà geometrica tra la visualizzazione e l’esportazione.

KiCad 10 aggiunge anche importatori per Allegro, PADS e gEDA/Lepton PCB, tre strumenti molto diffusi, soprattutto in ambito professionale. Chi vuole migrare i propri progetti verso una soluzione libera trova ora un percorso decisamente più agevole.

Nell’editor degli schemi arrivano le varianti di progetto, per gestire più versioni di uno stesso schema con distinte base differenti, e la visualizzazione degli incroci di fili come archi, una piccola cosa ma che rende i disegni molto più leggibili. L’editor grafico per le regole DRC semplifica la definizione di vincoli personalizzati senza dover scrivere codice a mano.

Tra le migliorie all’interfaccia: supporto automatico alla modalità scura su Windows, barre degli strumenti personalizzabili, selezione con lazo in entrambi gli editor, e la possibilità di annullare le modifiche nelle finestre di dialogo prima di chiuderle.

KiCad 10 è scaricabile dal sito ufficiale.


FONTE kicad.org


FONTE cnx-software.com


FONTE techexplorations.com

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Floorp 12.11.0: le estensioni di Chrome arrivano nella release standard


Con la versione 12.11.0, Floorp arriva il supporto alle estensioni del Chrome Web Store fuori dalla fase sperimentale. Aggiornamento leggero ma significativo per questo browser Firefox-based.
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Floorp, il browser open source giapponese basato su Firefox, si aggiorna alla versione 12.11.0 con una novità che vale la pena segnalare: il supporto alle estensioni del Chrome Web Store esce dalla fase sperimentale ed è ora disponibile a tutti nella release standard.

La funzione era comparsa per la prima volta con la 12.8.0, limitata a un numero ridotto di utenti e accessibile solo attivando esplicitamente la partecipazione al programma di anteprima Flasco. Da allora il progetto ha ampliato progressivamente le API compatibili, aumentato la percentuale di rollout, e con questa versione ha deciso di togliere il cartello “sperimentale”.

Nella pratica, aprendo il Chrome Web Store con Floorp compare un pulsante “Aggiungi a Floorp”. Non tutto funzionerà: Firefox e Chrome usano API diverse, e alcune estensioni potrebbero non installarsi o non funzionare correttamente. Vale la pena tenerlo a mente. Comparirà anche un avviso che segnala l’estensione come “non verificata”, dato che il processo di revisione è quello di Google, non di Mozilla.

Questa versione risolve anche un problema che impediva l’installazione di alcune estensioni Chrome, e rinnova la finestra “Informazioni su Floorp”. Corretti poi diversi bug minori: la modifica delle note, la visibilità del percorso dei gesti del mouse, il comportamento della barra laterale e la visualizzazione delle informazioni dell’account.

Per chi vuole un browser basato su Firefox con un livello di personalizzazione difficilmente eguagliabile, e non vuole rinunciare a qualche estensione disponibile solo su Chrome, Floorp vale un’occhiata. Disponibile gratuitamente per Windows, macOS e Linux.


FONTE blog.floorp.app


FONTE github.com

#hot
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Waterfox 6.6.10: pace fatta con Discord (a modo suo)


Waterfox 6.6.10 risolve i problemi con Discord tramite un backport e un override dello user agent che fa credere al sito di usare Firefox 149. Più fix di sicurezza.
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Waterfox 6.6.10 è uscito in questi giorni con un paio di correzioni che interessano soprattutto chi usa il browser per accedere a Discord via web.

Il problema era un deadlock ricorsivo in RTCRtpScriptTransform, un componente legato alla gestione audio e video in tempo reale, che bloccava voce e videochat su Discord. Il fix, portato da Firefox tramite backport della community, risolve il blocco tecnico, ma non era sufficiente.

Discord, infatti controlla che il browser dichiari di essere una versione recente di Firefox, e se non lo riconosce, nega le funzionalità audio e video senza troppi complimenti. La soluzione adottata da Waterfox è un override specifico per Discord, che fa credere al sito di avere a che fare con Firefox 149. Non è una novità come approccio, ma è la prima volta che viene integrato direttamente nel browser anziché lasciato all’utente.

Oltre a questo, la versione include correzioni per varie vulnerabilità di sicurezza segnalate da Mozilla.

Il fatto che un browser alternativo debba fingersi qualcos’altro per funzionare su una piattaforma popolare racconta qualcosa di preciso su come Discord tratta il web aperto: meglio di Safari, forse, ma la direzione non è proprio quella dell’interoperabilità.


FONTE waterfox.com

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FediSuite debutta in versione 1.0: pianificazione, analisi e tredici piattaforme del Fediverso in un’unica app


FediSuite è uno strumento open source per gestire account su Mastodon, Pixelfed, PeerTube e altre piattaforme del Fediverso. Self-hosting con Docker già disponibile.
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Se avete più di un account sparsi tra Mastodon, Pixelfed, PeerTube e qualche fork di Misskey, probabilmente sapete quanto sia scomodo saltare da un’istanza all’altra per pubblicare, controllare le statistiche o rispondere ai commenti. FediSuite nasce proprio per risolvere questo problema, e con la versione 1.0 è ufficialmente fuori dalla fase sperimentale.

Lo strumento aggrega in un’unica interfaccia tredici piattaforme del Fediverso: Mastodon, Pleroma, Akkoma, Friendica, Pixelfed, Misskey (e vari fork come Sharkey, Calckey, Firefish, Iceshrimp), PeerTube, Loops e GNU Social. Per ciascuna, FediSuite recupera automaticamente i limiti di caratteri, le regole sui media e le impostazioni specifiche dell’istanza, senza configurazioni manuali.

Il composer adatta il comportamento alla piattaforma scelta: lunghezza massima del testo, content warning, visibilità del post, alt-text per immagini e video. Si può pubblicare immediatamente oppure pianificare al minuto nel proprio fuso orario. C’è anche un’importazione automatica dei contenuti storici: collegando un account, FediSuite scarica in background i post precedenti per costruire subito una base dati utile all’analisi.


Post by @prealpinux@mastodon.uno
View on Mastodon

Proprio le statistiche sono uno degli aspetti più interessanti. Il pannello mostra metriche di coinvolgimento, i post con più interazioni, le fasce orarie più attive e l’andamento nel tempo. Niente di rivoluzionario rispetto ai tool commerciali per i social centralizzati, ma applicato al Fediverso è una novità concreta.

Docker pronto, bug compresi (per ora)


FediSuite è open source e pensato esplicitamente per chi vuole ospitarlo in proprio. L’immagine Docker è già disponibile su Docker Hub, con un repository GitHub dedicato al setup. Gli sviluppatori avvisano onestamente che questa parte è ancora in rodaggio e che le segnalazioni di problemi sono benvenute. Per chi cerca un VPS su cui far girare il proprio stack, Hetzner offre macchine a prezzi competitivi con data center in Europa.

Per chi non vuole gestire nulla, c’è anche la versione ospitata su app.fedisuite.com.

Il progetto è sviluppato da Christin Löhner, raggiungibile su Mastodon.


FONTE fedisuite.com


Nasce Fedisuite: un tool per gestire i social media del fediverso

FediSuite è una piattaforma di gestione dei social media per il Fediverso. Consente di gestire centralmente più account, pianificare i post, pubblicare contenuti, analizzare le statistiche e utilizzare diverse piattaforme del Fediverso all'interno di un unico flusso di lavoro.

fedisuite.com/

@fediverso


#hot

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Funkwhale 2.0: un nuovo inizio per la piattaforma audio del fediverso


Funkwhale 2.0 è finalmente disponibile: nuova API, interfaccia ridisegnata, supporto multi-artista, integrazione con ListenBrainz e molto altro. Ma attenzione: i pod aggiornati alla v2 non federano più con quelli ancora fermi alla v1.
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Dopo anni di sviluppo, Funkwhale 2.0 è disponibile. Si tratta di una release che in larga parte riscrive la piattaforma da zero, e che molti aspettavano da tempo, tanto che diversi pod avevano scelto di congelare i propri aggiornamenti proprio nell’attesa di questo rilascio.

La novità più rilevante, e anche quella più delicata, riguarda l’API. La versione 2 introduce un’interfaccia di programmazione completamente nuova, incompatibile con quella precedente: i pod già aggiornati alla 2.0 non potranno federarsi con quelli ancora fermi alla 1.x. Una frattura temporanea inevitabile, ma da tenere a mente per chi gestisce o usa un’istanza propria.

Sul versante dell’esperienza utente, l’interfaccia è stata interamente riprogettata. Responsive e disponibile in tema chiaro e scuro, l’aspetto dell’applicazione cambia in modo sostanziale rispetto a quello cui erano abituati gli utenti precedenti.

Tra le novità funzionali più interessanti c’è il supporto per più artisti su uno stesso brano, utile finalmente per gestire compilation e tracce in collaborazione. Arriva anche la possibilità di seguire altri utenti e tenere traccia della propria attività di ascolto, con accesso a preferiti e playlist. L’integrazione con ListenBrainz permette di sincronizzare la cronologia degli ascolti con il proprio profilo sul servizio aperto di MusicBrainz.

Per gli amministratori, Funkwhale 2.0 aggiunge un filtro sulla qualità dei contenuti caricati e la possibilità di richiedere che i file siano corredati di metadati provenienti da MusicBrainz, così da mantenere un catalogo ordinato e consistente. Spariscono invece le “librerie” nel senso tradizionale del termine: il loro ruolo viene assorbito e semplificato dalle playlist.

In Italia esiste funkwhale.it, l’istanza gestita dai devol, ma non so se è già in progetto un aggiornamento alla versione 2.0. Considerando il cambiamento radicale dell’architettura, è probabile che i tempi non siano brevi.

Per chi volesse approfondire o valutare di aprire un pod aggiornato, tutta la documentazione è disponibile sul sito ufficiale.


FONTE blog.funkwhale.audio


FONTE alternativeto.net

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A partire dai fatti di Genova l’antifascismo è diventato il sale della democrazia


Nei giorni successivi [primi di luglio 1960] divenne chiaro che Genova, anziché essere il culmine della violenza, era solo l’inizio. I disordini e gli scioperi toccarono diverse città in tutta Italia. Il governo inasprì il suo comportamento. E le ragioni dei dimostranti si declinarono con diverse modalità a seconda dei contesti. Palermo e Licata, dove il ritardo e il disagio economico avevano raggiunto livelli insopportabili, versavano in condizioni particolarmente gravi. In situazioni del genere bastava poco per scatenare la rabbia popolare. In Sicilia, quindi, si saldavano elementi della politica nazionale e locale. Secondo Tambroni, il Pci era pronto a sfruttare queste dimostrazioni di natura sindacale per screditare ulteriormente il governo e la Dc. C’è da dire, poi, che la polizia, dopo la “sconfitta” di Genova, intendeva rifarsi. In quell’occasione, come ha notato Accame, «non si poteva sparare per difendere i fascisti» <138. Ma di fronte agli eventi successivi, il Viminale avrebbe dimostrato di essere pronto ad usare la forza. Per il 6 luglio, il Consiglio federativo della Resistenza – creato a Genova – promosse un raduno a Porta San Paolo a Roma. Nonostante fosse stato proibito il giorno stesso dalla prefettura, il comizio ebbe luogo. Il segretario d’ambasciata [degli Stati Uniti] Lister si trovò casualmente nel bel mezzo degli scontri, e il suo racconto quasi in presa diretta ci restituisce il clima dell’epoca. Stando al suo resoconto, la situazione apparve subito estremamente caotica: manifestanti che si impadronivano dei filobus, raffiche di pietre, urla, cariche della polizia. Poi l’arrivo della cavalleria e la fuga. I tanti ragazzi presenti venivano liquidati come «giovani gangster forse assunti per l’occasione». Tuttavia, uno degli aspetti che più aveva colpito l’ufficiale dell’ambasciata era la scomparsa «dell’apatia della base di dieci anni prima». Chi aveva preso parte alla rivolta «sentiva l’entusiasmo di “avere fatto qualcosa” contro il governo» <139.
Dopo i fatti di Porta San Paolo vennero indetti numerosi scioperi dalle Camere del Lavoro. Tra le varie città, Napoli, Parma, Bologna, Ravenna e Reggio Emilia si fermarono il 7 luglio 1960. Proprio Reggio avrebbe drammaticamente legato il suo nome a quella data. La questura aveva concesso l’autorizzazione a svolgere un comizio, a patto che si tenesse all’interno, precisamente nella sala Verdi (600 posti) del teatro Ariosto. Com’era prevedibile, la folla si stava accalcando già diverse ore prima dell’inizio, ed era immensamente superiore alla capienza della sala: circa seimila persone. Nella centrale piazza della Libertà, in attesa del comizio, la tensione tra forze dell’ordine e manifestanti era cresciuta. Le cronache dell’epoca non lasciano dubbi sulle reazioni spropositate degli agenti. Il fuoco aperto sui dimostranti durò venti minuti. Afro Tondelli, poco prima di morire, disse alla moglie di aver visto l’uomo che gli aveva sparato: «prendeva la mira come se fosse a caccia». La drammatica sequenza fotografica apparve su «Paese Sera» <140. Difficilmente i cinque morti lasciati sul campo – manifestanti tra i 19 e i 41 anni – possono trovare una qualche giustificazione. La spiegazione più convincente e scevra da ideologie è, a nostro avviso, quella di Radi, che ha posto l’accento sull’adunata antifascista del 4 luglio, davanti alla sede del Msi reggiano. Quel giorno, molti agenti erano rimasti contusi, e si era creato nei reparti «il proposito di rifarsi, di dare una lezione» <141. Il tenente colonnello dei carabinieri Giudici, il questore e il prefetto dichiararono che il 7 luglio nessuno aveva dato l’ordine di sparare. Il questore Greco ricordava la presenza di fitte sassaiole e insulti contro gli agenti. Con ogni probabilità, a Reggio, la situazione locale era già molto tesa e qualcuno perse il controllo. La città emiliana era «un contesto politico e sociale quasi unico nel Paese» <142, dove le contrapposizioni trovarono un terreno fertile. Più che ipotizzare disordini organizzati da Mosca o degenerazioni squadriste, ci sembra ragionevole pensare a poliziotti in cerca di rivincita.
Dopo il tragico bilancio di sangue di Reggio Emilia, fu ancora la Sicilia ad essere tristemente protagonista: il giorno seguente, durante manifestazioni legate allo sciopero generale, ci furono tre vittime a Palermo e una a Catania <143. Il numero dei morti saliva a dieci. Anche in questo frangente, non è privo di significato sottolineare la vicinanza tra il punto di vista delle forze dell’ordine e dei funzionari americani, tanto dell’ambasciata quanto del Dipartimento di Stato. Lanciando pietre e altri oggetti, i dimostranti – si legge in un commento – avevano «costretto la polizia ad usare le mitragliatrici». Di fronte alle «dure provocazioni», la polizia si stava addirittura comportando con «grande moderazione [considerable restraint]». Il governo e il suo braccio armato, secondo queste analisi, sarebbero riusciti senza problemi a «domare la tempesta politica in atto», almeno per il momento <144.
Restano da capire le intenzioni e i margini di manovra dei due “contendenti”: il fronte antifascista e Tambroni. Nella storiografia non sono mancate le interpretazioni anche molto distanti tra loro, e grazie ai documenti americani è possibile aggiungere un ulteriore tassello alla ricostruzione degli eventi. Gli antifascisti più attivi erano, com’è noto, socialisti e comunisti. I rapporti tra i due partiti, da tempo non idilliaci, si raffreddarono ulteriormente al momento di “capitalizzare” le proteste di piazza. Basta guardare quanto scrisse Nenni sul suo diario, il 3 luglio ’60: la vittoria di Genova era usata dai comunisti «in termini di frontismo, di ginnastica rivoluzionaria, di vittoria di piazza, tutto il bagaglio estremista che pagammo caro nel 1919» <145. Secondo il leader socialista i fatti di quei giorni erano da intendersi come stimoli per la svolta a sinistra, non certo per una contrapposizione violenta. Nei dispacci dell’ambasciata si riconosceva il grande appeal dell’antifascismo ma l’attenzione era perlopiù concentrata sull’abilità del Pci nello sfruttare la situazione. I comunisti – citiamo da un documento inedito americano – erano riusciti a creare un «nuovo mito, un vero e proprio articolo di fede: le forze armate clerico-fasciste avevano attaccato una manifestazione pacifica di operai e altri elementi democratici». La speranza degli Usa, comunque, era l’isolamento di comunisti e neofascisti per coinvolgere tutti i partiti anti-totalitari e arrivare ad un governo di elementi moderati <146. Si capisce, in questo senso, il disorientamento generato da un governo col sostegno dei neofascisti e duramente osteggiato, in primis, da socialisti e comunisti. Alla tesi del complotto sovietico, denunciato da Tambroni, non venne mai dato molto credito <147. Inoltre, sembrava «altamente improbabile» che il Pci volesse minacciare un’insurrezione. L’unico risultato che poteva ottenere, visti i livelli di tensione raggiunti, era la soppressione del partito per attività illegali <148. La dirigenza era ben lontana dal minacciare un’insurrezione, ma questo non significava l’assenza di pulsioni violente o l’estraneità all’organizzazione delle rivolte, come è stato scritto <149. Recentemente, grazie alla testimonianza di un ex dirigente di alto livello come Luciano Barca, è stata sottolineata l’attenta regia comunista delle manifestazioni <150. Il principale problema dei vertici di partito era «frenare un movimento che vuol procedere oltre la mobilitazione di piazza» <151. Lo stesso Togliatti prese le distanze dai compagni più estremisti intenzionati a portare fino in fondo lo scontro. In questo senso può essere letta l’accettazione della tregua – proposta dal presidente del Senato Merzagora – da parte del segretario del partito comunista <152. Del resto, furono proprio i dirigenti di Pci e Cgil a dichiarare che il movimento, fin da Genova, era sfuggito loro di mano.
L’insoddisfazione dell’avanguardia leninista risiedeva nel fatto che, malgrado gli sforzi profusi, Tambroni era ancora al suo posto. Armando Cossutta confessò la fatica a sedare gli animi di chi intendeva continuare lo scontro nelle piazze, senza curarsi dell’opinione dei vertici o addirittura senza conoscere gli stessi dirigenti <153. Secondo questa lettura, la Dc era una forma mascherata di fascismo. Di più. Era il vero fascismo, il referente dei ceti dominanti in grado di mobilitare un apparato repressivo e autoritario. Quindi la Resistenza doveva continuare ad ogni costo la sua lotta antifascista <154.
Il movimento del 30 giugno si proponeva di combattere la confusione tra potere fittizio, cioè «l’ombra del potere rappresentato dal seggio parlamentare» e potere reale, costituito dal «controllo operaio delle fabbriche». Contro il «cretinismo parlamentare» e il «rivendicazionismo spicciolo». Chi aveva creduto di utilizzare la protesta a scopi dimostrativi rimase deluso. L’anonimo operaio redattore del documento scrive: «non si poteva più comandarci a bacchetta, valutando che la nostra collera potesse sfogarsi nel corteo approvato dalla prefettura». Gli stati maggiori della sinistra, che tuonavano contro il revisionismo, erano in realtà «peggiori dei revisionisti». In questo scollamento tra partito comunista legalitario e classe operaia rivoluzionaria, Baget Bozzo ha individuato l’inizio del movimentismo extra-parlamentare <155. Le pur legittime richieste di cambiamento venivano inghiottite dai movimenti estremisti.
A partire dai fatti di Genova l’antifascismo è diventato il sale della democrazia. E se all’inizio era stato il partito socialista a trarre i maggiori vantaggi, intanto il Pci «usciva dall’angolo» e conquistava il ruolo di componente irrinunciabile della politica nazionale. Da quel momento si insinuava il dubbio che anticomunismo e democrazia non potessero convivere pacificamente. Chi si esprimeva diversamente attirava sospetti di fascismo <156. Si tratta di un passaggio decisivo per la cultura politica del nostro Paese. Alla luce di queste considerazioni, il mito dei ragazzi con le “magliette a strisce”, su cui ha prosperato la prima storiografia sui fatti di Genova (ma anche tante opere successive), va in buona parte ridimensionato. Certamente, a quindici anni dalla guerra, l’Italia nuova dei giovani, alla ricerca di un «momento positivo», si faceva sentire. Ma il luglio ’60, nel bene e nel male, andò al di là di qualsiasi previsione <157.

[NOTE]138 G. Formigoni, A. Guiso (a cura di), Tambroni e la crisi del 1960, cit., p. 379. Accame ipotizza addirittura che il ministero degli Interni, a Genova, lasciò «mano libera ai comunisti». Sul sentimento di «rivincita» della polizia si veda G. Baget Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, cit., p. 294.
139 The Porta San Paolo riot, G. Lister (First Secretary of Embassy) to the Department of State, July 21, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917, 765.00/7-2160. Sulla guida comunista delle manifestazioni di Roma si veda G. Mammarella, L’Italia contemporanea, cit., p. 260.
140 V. Notarnicola, Venti minuti di fuoco fra la polizia e i dimostranti in piazza della Libertà, «Corriere della Sera», 8 luglio 1960. Per le reazioni di parte comunista si vedano le foto pubblicate su «Paese Sera», 12 luglio 1960 e il commento alla registrazione degli scontri (27 minuti): Abbiamo ascoltato la registrazione di Reggio Emilia, «Paese Sera», 14 luglio 1960.
141 L. Radi, Tambroni trent’anni dopo, cit., pp. 111-113. Sul proposito di rivincita dei poliziotti reggiani, si veda l’interessante testimonianza di Italo Bonezzi (autista del servizio pubblico) al processo, riportata in P.G. Murgia, Il
luglio 1960, cit., p. 126.
142 P. Cooke, Luglio 1960, cit., p. 105.
143 Sui fatti di Catania si veda A. Miccichè, Catania, luglio ’60, Ediesse, Roma, 2010.
144 Italian situation, H. McBride to F. Kohler, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917.
145 P. Nenni, Gli anni del centro sinistra. Diari 1957-1966, Sugarco, Milano, 1982, p. 129.
146 Communist-led rioters succeed, cit.; The present disorders in Italy, H. Cumming (Department of State, Director of Intelligence and Research) to the Secretary of State, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917. Sui timori per una deriva autoritaria di destra si veda U.S. Policy toward Italy, July 13, 1960, DDEL, WHO, Office of the Special Assistant for National Security Affairs, Records 1952-1961, NSC Series, Briefing notes Subseries, Box 11, f. Italian political situation and U.S. Policy toward Italy, 1953-60.
147 Central Intelligence Bulletin, CIA, July 8, 1960, CIA-RDP79T00975A005200070001-6, NARA, CIA Records Search Tool ( d’ora in poi CREST); L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 295.
148 Severe Communist-led rioting in Italy threatens life of Tambroni government, F. Kohler to the Secretary of State, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917. Tambroni avrebbe poi esposto nella seduta del 14 luglio alla Camera la sua versione più critica nei confronti del complotto comunista, si veda AP, CdD, III Legislatura, Discussioni, Seduta pomeridiana del 14 luglio 1960, pp. 15963-15970.
149 Pur cogliendo l’ambivalenza del Pci, Cooke non convince quando liquida la strategia togliattiana in poche righe e senza argomentazioni. Tale strategia, scrive, «non permette l’identificazione del suo partito con la violenza e l’insurrezione», si veda P. Cooke, Luglio 1960, cit., p. 43. Se il giudizio sulle tendenze rivoluzionarie è consolidato, altrettanto non può dirsi per l’uso della violenza. Utile in proposito la lettura del quotidiano comunista e le frequenti dispute con i socialisti nei mesi di giugno-luglio ’60.
150 L. Barca, Cronache dall’interno del vertice del Pci, vol. I, Con Togliatti e Longo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005, pp. 235-238.
151 P. Di Loreto, La difficile transizione, cit., p. 387; N. Minuzzo, L’aria del ’48, «L’Europeo», 17 luglio 1960.
152 G. Baget Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, cit., p. 294; Anche i funzionari americani notarono questo aspetto: «l’accettazione comunista della proposta di tregua di Merzagora è una prova forte del fatto che il Pci starà attento a non andare oltre i limiti della violenza che ha già raggiunto», si veda Severe Communist-led rioting, cit.
153 P. Di Loreto, La difficile transizione, cit., pp. 387-388.
154 Si veda L. Radi, Tambroni trent’anni dopo, cit., pp. 126-127; G. Baget Bozzo, recensione a P. Cooke, Luglio 1960, cit., 25 maggio 2001, ragionpolitica.it/testo.92.htm…. La necessità di portare a termine la nuova Resistenza e la continuità tra fascismo, Dc e Chiesa cattolica sono elementi ricorrenti nel lavoro di Murgia, secondo il quale Tambroni «è un frutto maturato nel giardino clericale», P.G. Murgia, Il luglio 1960, cit., p. 170.
155 Citazioni tratte da Movimento 30 giugno, Genova, 1960, in P. Cooke, Luglio 1960, cit., pp. 132-143. Le osservazioni di Baget Bozzo sono su ragionpolitica.it/testo.92.htm…
156 Un esempio eclatante di questo clima è il libro di Murgia, apparso nel 1968, si veda P.G. Murgia, Il luglio 1960, cit., pp. 111-112. Osservazioni pregevoli su questo in E. Galli della Loggia, La perpetuazione del fascismo e della sua minaccia come elemento strutturale della lotta politica nell’Italia repubblicana, in E. Galli della Loggia, L. Di Nucci (a cura di), Due nazioni. Legittimazione e delegittimazione nella storia dell’Italia contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2003, pp. 248-252. Si veda anche R. Pertici, Il vario anticomunismo italiano (1936-1960): lineamenti di una storia, in E. Galli della Loggia, L. Di Nucci (a cura di), Due nazioni, cit., pp. 331-332.
157 Sui grandi cambiamenti legati al boom economico e sull’attesa di qualcosa di nuovo si vedano G. Crainz, Storia del miracolo italiano, cit., pp. 173-174; G. Tamburrano, Storia e cronaca del centro-sinistra, Rizzoli, Milano, 1990, pp. 91-92. Secondo il giornalista comunista Falaschi nel luglio ’60 si possono individuare i prodromi del ’68 e dell’autunno caldo, si veda G. Formigoni, A. Guiso (a cura di), Tambroni e la crisi del 1960, cit., p. 383.
Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010
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WD My Passport Ultra 6TB: tanta capacità ad un prezzo accessibile. Ma vale ancora un HDD portatile nel 2026?


Con il My Passport Ultra da 6TB, Western Digital porta sul mercato una capacità da storage professionale in formato tascabile ad un prezzo competitivo lo rendono interessante — ma le velocità tipiche da HDD restano il nodo da sciogliere in un mercato sempre più dominato dagli SSD.

Con My Passport Ultra 6TB Western Digital è tra le poche aziende ad aver superato il limite dei 5TB per gli hard disk portatili da 2,5 pollici. Un limite tecnico imposto dalle dimensioni compatte di questi device, in grado di collegarsi al PC tramite USB e che non necessitano di alimentazione esterna. Il drive esterno di WD, compatibile con Windows e Mac, risulta quindi una delle poche opzioni disponibili sul mercato ed offre un ottimo rapporto tra capacità, portabilità e prezzo. I principali concorrenti, basati su tecnologia SSD sono superiori in velocità e robustezza ma il costo da sostenere è significativamente più alto. In questo articolo Techpertutti analizza nel dettaglio il WD My Passport Ultra 6TB, e tra design, software, sicurezza dei dati e confronto di prestazioni cercheremo di capire se vale davvero la pena sceglierlo.

WD My Passport Ultra 6TB – Scheda Tecnica | Techpertutti.com

WD My Passport Ultra 6TB

Scheda tecnica completa

Capacità
6 TB

Interfaccia
USB-C / USB 3.2 Gen 1

Velocità max
5 Gbps

Rotazione disco
5.400 rpm

Crittografia
AES 256-bit

Dimensioni
110 × 82 × 22 mm

Peso
237 g

Garanzia
3 anni

Alimentazione
Bus powered (USB)

Compatibilità
PC, Mac, PS4/5, Xbox

Design e costruzione


Il WD My Passport Ultra 6TB si presenta con un form factor da 2,5 pollici, un'estetica sobria con una finitura lucida sulla parte superiore e una base in plastica opaca. Le colorazioni disponibili variano a seconda della capacità: in particolare, nella versione da 2TB troviamo anche il color oro, in aggiunta all'argento e al blu. La versione Ultra da 6TB in prova è disponibile solo in blu, ha sullo stesso lato un connettore USB-C con accanto l'indicatore LED di attività. Il cavo in dotazione misura circa 46 cm, sufficiente per l'uso quotidiano.
Sul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di statoSul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di stato
Il punto debole estetico è lo spessore: infatti, con i suoi 22 mm risulta decisamente più spesso rispetto a qualsiasi SSD portatile comparabile. Tuttavia, le sue dimensioni non costituiscono un problema di portabilità perchè il My Passport Ultra entra comodamente in una borsa da laptop o in uno zaino tecnico.
WD My Passport Ultra entra comodamente nelle tasche ed il suo utilizzo è molto versatile
Il WD My Passport Ultra integra una porta USB-C e include nella confezione un adattatore USB-C / USB-A, pensato per chi utilizza ancora dispositivi con connettori di vecchia generazione — una scelta pratica che amplia la compatibilità senza dover acquistare accessori aggiuntivi. Il drive, inoltre, è dotato di software integrato per la gestione dei file e il backup automatico, con protezione tramite password e supporto alla crittografia hardware AES a 256 bit. Un livello di sicurezza di livello professionale che rende i dati illeggibili a chiunque non sia autorizzato, anche in caso di smarrimento o furto del dispositivo.

Confronto Velocità HD Portatili | Techpertutti.com

Confronto Velocità – HD Portatili

Lettura e scrittura sequenziale (MB/s)

Lettura sequenziale

Scrittura sequenziale

★ WD My Passport Ultra 6TB
In prova HDD · 5.400 rpm

Lettura

~130 MB/s

Scrittura

~109 MB/s

Seagate One Touch 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~145 MB/s

Scrittura

~136 MB/s

LaCie Rugged Mini USB-C 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~132 MB/s

Scrittura

~130 MB/s

Toshiba Canvio Advance 4TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~138 MB/s

Scrittura

~129 MB/s

I valori indicati sono orientativi e possono variare in base alla configurazione del sistema, al tipo di file trasferito e alle condizioni d'uso.

Prestazioni


Dopo la configurazione iniziale, ho utilizzato l'HD per verificarne la velocità di lettura dati: il processo di trasferimento ha raggiunto i 110 MB/s costanti, senza cali, in media con gli hard disk portatili 2,5" di questa generazione. Un aspetto apprezzabile è il funzionamento silenzioso del drive: il rumore di rotazione è estremamente basso, appena percettibile in ambienti anche in ambienti silenziosi. L'alimentazione avviene interamente via USB, senza cavi di rete o adattatori aggiuntivi. Le prestazioni potrebbero sembrare modeste rispetto agli standard odierni ma è importante capire il contesto tecnologico in cui si inserisce questo drive.

HDD vs SSD: qual è la differenza


Se stiamo valutando di acquistare il WD My Passport Ultra, potremmo chiederci perché non comprare direttamente un SSD portatile? La risposta dipende tutto da cosa ci serve davvero: un Hard Disk Drive come questo di WD funziona tramite una testina meccanica che si sposta fisicamente sopra dei piatti magnetici rotanti per leggere e scrivere i dati.

È una tecnologia collaudata, affidabile e soprattutto economica per grandi capacità. Uno svantaggio rispetto ai drive a stato solido è la velocità, espressa in giri al minuto (rpm) e dalla posizione fisica dei dati sul disco. Un SSD (Solid State Drive), al contrario, non ha parti mobili: i dati vengono archiviati su chip di memoria flash NAND, garantendo accessi praticamente istantanei, consumi ridotti e maggiore resistenza agli urti.
Screenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TBScreenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TB

Conclusioni


In un'epoca in cui gli SSD dominano sempre di più il mercato dello storage portatile il WD My Passport Ultra da 6TB conserva una sua nicchia di mercato. In particolare, il suo costo per terabyte rimane imbattibile rispetto a qualsiasi SSD equivalente, e la sua capacità di offrire ben 6 TB tascabili offre un formato adatto a tenere al sicuro intere librerie multimediali, backup periodici e persino i giochi. A completare il quadro, Western Digital ha integrato materiali riciclati nella costruzione, un segnale concreto di attenzione alla sostenibilità che si aggiunge a un design tutto sommato solido, sviluppato per resistere all'uso quotidiano. Infine, ma non meno importante, la garanzia di ben 3 anni offerta dal produttore. Dunque, se avete bisogno di archiviare enormi librerie di filmati, foto RAW, o semplicemente "alleggerire" l'enorme quantità di file conservati nel Cloud, questo disco è un'unità di storage molto affidabile e difficile da battere in rapporto qualità-prezzo.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Wine 11.5: meno crash, più giochi che girano su Linux


Wine 11.5 è disponibile con correzioni importanti per giochi come Red Dead Redemption 2 e Detroit: Become Human, librerie Unicode integrate e miglioramenti al sistema di compilazione.
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Nuovo aggiornamento per Wine, il software che permette di eseguire programmi Windows su Linux, macOS e BSD senza avere Windows installato. La versione 11.5 non è una release maggiore, ma porta con sé alcune novità concrete.

La più rilevante riguarda il supporto a Syscall User Dispatch su Linux. In parole povere: certi giochi e applicazioni Windows comunicano direttamente con il sistema operativo usando chiamate di sistema “grezze”, bypassando i canali standard. Wine faticava a intercettarle correttamente, il che causava crash. Con questa versione, quella gestione migliora, e lo si vede dai fix inclusi: Red Dead Redemption 2 e Detroit: Become Human smettono di crashare per questa ragione.

Wine 11.5 include ora anche le librerie ICU direttamente nel pacchetto. ICU è una raccolta di componenti per gestire testo internazionale, codifiche e Unicode. Averle integrate significa meno dipendenze da risolvere manualmente e comportamento più coerente tra sistemi diversi, utile soprattutto per applicazioni che lavorano con lingue non latine o set di caratteri particolari.

Il sistema di compilazione accetta ora codice C++, il che apre la porta a contributi più moderni e facilita l’integrazione di librerie esterne.

Completano il quadro diverse correzioni alla compatibilità con VBScript, il vecchio linguaggio di scripting di Microsoft ancora presente in molte applicazioni aziendali, e una ventina di fix su programmi specifici tra cui Evernote, Clip Studio Paint e vari strumenti .NET.


FONTE winehq.org


FONTE linuxiac.com


FONTE phoronix.com