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pupi avati e le 120 giornate di sodoma


youtu.be/PM0Cy6vNDmc?si=0xH5RS…

Pupi Avati sul suo rapporto con Pier Paolo Pasolini e la sceneggiatura (non accreditata) de Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Bannia di Fiume Veneto, Pordenone, settembre 2019

#film #intervista #pasolini #pierPaoloPasolini #ppp #pupiAvati #saloOLe120GiornateDiSodoma

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Dal Black al Green: Swappie ridefinisce il Black Friday con tecnologia ricondizionata e scelte consapevoli


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Il Black Friday è il momento di acquisti frenetici, ma quest’anno Swappie invita a cambiare prospettiva: il miglior dispositivo potrebbe già esistere, basta dargli una seconda vita. Con iPhone e iPad ricondizionati, l’upgrade diventa intelligente, sostenibile e sicuro, anche per far fronte al tema dell’e-waste, che secondo la ricerca SWG (commissionata da Swappie) è una tematica sempre più importante per il 47% degli italiani. Il consumismo in quest’ottica diventa green con scelte consapevoli senza risparmiare sulla qualità.
A cell phone with a red bow on itPhoto by Micah & Sammie Chaffin / Unsplash

Perché scegliere ricondizionato questo Black Friday


Un iPhone ricondizionato non è una scelta di ripiego, ma un upgrade smart. Tale device offre prestazioni premium a un prezzo più accessibile, con un impatto ambientale ridotto. Nei centri automatizzati vengono ricondizionati fino a 5.000 dispositivi al giorno, per oltre 2 milioni di clienti soddisfatti. La qualità è garantita: ogni smartphone passa test rigorosi di attivazione, pulizia e diagnostica con fotocamere e spettrometri, per assicurare standard estetici e funzionali pari al nuovo. Grazie a processi automatizzati e logistica ottimizzata, i modelli più richiesti sono disponibili subito, senza attese né rischi di sold-out.
blue and white floral textilePhoto by Manuel Iallonardi / Unsplash
Per questo il Black Friday può diventare Green attraverso scelte consapevoli e di valore senza rinunciare all’eccellenza e alla qualità, ma con un’attenzione sempre maggiore alla situazione climatica. Infatti, scegliere ricondizionato diventa un gesto concreto per l’ambiente. Secondo Compare and Recycle, un iPhone 16 Pro genera circa 74 kg di CO₂e nel suo ciclo di vita e in una settimana di piena attività, Swappie ricondiziona fino a 20.000 dispositivi, evitando tonnellate di CO₂e e milioni di chili di materie prime. Inoltre, per quanto riguarda il problema dell’e-waste, solo nel 2022 sono stati generati 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, di cui solo il 22% riciclato. Con il servizio di trade-in offerto da Swappie, è possibile vendere il vecchio smartphone e contribuire a un ciclo virtuoso: ogni dispositivo viene ricondizionato o riciclato responsabilmente. In un momento di shopping frenetico come il Black Friday, fare un upgrade consapevole significa risparmiare, ridurre la tua impronta ambientale e scegliere tecnologia premium senza sensi di colpa.
white and blue game controllerPhoto by Daniel Romero / Unsplash

Black Friday: offerte che fanno bene al pianeta


Fino al primo dicembre Swappie propone una scontistica fino a 150 euro sull’acquisto di dispositivi ricondizionati. Inoltre, l’azienda garantisce la possibilità a tutti gli utenti di procedere al reso del prodotto fino al 6 gennaio.

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Comunicazione di servizio: pulizie autunnali


Care lettrici e cari lettori,

sono andato sotto la sezione statistiche -> abbonati di wordpress e ho scoperto di avere una marea di sottoscrizioni, detti anche “abbonati”. Dall’analisi della lista ho trovato che 121 erano nella categoria “not sending”. WordPress così li definisce:

Not sending: Subscribed, but they have been blocked from receiving emails. They are counted towards the subscriber limit since they have a Reader subscription. They could be blocked from receiving emails for a number of reasons, including an incorrect email address, their email bounced due to a blocked domain, the subscriber paused all email notifications, or the subscriber previously marked new post emails as spam.


Poi c’erano anche della mail del tipo @wordpress.invalid, che mi immagino siano altri casi in cui la mail di sottoscrizione non arrivi o magari cancellazioni finite male. In ogni caso, questi e i 121 “not sending” sono stati eliminati dalla lista dei sottoscrittori. Ora ho 51 persone che ricevono la mia mail per i miei comizi (sono folli, ma li ringrazio sentitamente per la loro pazienza) e ci sono 172 persone che non ricevono mail, ma che potrebbero in ogni caso leggermi dal reader di wordpress. (Dubito, ma sia mai.)

Se per caso ho tolto qualcuno di troppo, chiedo scusissima e che si iscriva di nuovo.

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Anglicizzazione dell’italiano: le ultime dall’accademia della Crusca


Di Antonio Zoppetti

Ero convinto che il Gruppo Incipit dell’accademia della Crusca si fosse definitivamente arenato, visto che l’ultimo comunicato (n° 23, gennaio 2024) risale a quasi due anni fa, ma nei giorni scorsi è arrivato un nuovo segnale di vita che mi ha tempestivamente segnalato l’accademica Maria Luisa Villa: il comunicato n° 24 punta il dito contro l’espressione “live-in” al posto di “convivente”.

La nascita del gruppo Incipit

Per riassumere l’operato e gli intenti di Incipit, a dieci anni dalla sua costituzione, bisogna risalire alla fortunatissima petizione di Annamaria Testa – “Dillo in italiano” – che aveva raccolto quasi 70.000 firme per protestare contro l’anglicizzazione selvaggia della nostra lingua. L’esperta di comunicazione e pubblicità già da qualche tempo aveva preso delle posizione nette, dalle pagine del suo sito “Nuovo e utile” e con altri interventi culturali, denunciando l’abuso dell’inglese imperante e certe denominazioni istituzionali che prendevano piede con disinvoltura sempre più ampia (dal jobs act al sito istituzionale per promuovere l’italianità chiamato “Very bello”). Il successo della campagna, rivolta proprio alla Crusca, poneva esplicitamente sul tavolo la delicata questione di “un intervento per la lingua italiana”, un argomento tabù in un Paese rimasto (anacronisticamente) fermo alla guerra conto i barbarismi di epoca fascista, come se, davanti all’inglese globale, la questione dell’anglicizzazione della nostra lingua si potesse ridurre alla bonifica linguistica del ventennio che nasceva da ben altri presupposti.

E così un gruppo di accademici coordinati dall’allora presidente Claudio Marazzini ha recepito l’istanza della petizione e ha costituto il Gruppo Incipit con lo scopo di monitorare il fenomeno e suggerire agli operatori della comunicazione e ai politici delle alternative in italiano ai “neologismi” e “forestierismi” nascenti (ma la realtà è che dietro queste parole generiche ci sono sempre e solo anglicismi), per cercare di arginarli nella loro fase incipiente, prima che si radichino ed entrino nell’uso senza più possibilità di intervento.

Dieci anni di Incipit

L’attività di Incipit si è concentrata sugli anglicismi “istituzionali”, cioè non sulla lingua sempre più anglicizzata di giornali, comunicatori, tecnici e imprenditori, ma sulle scelte lessicali – e le loro ricadute sulla lingua di tutti – che ci arrivano delle leggi, dalla burocrazia, dalle circolari delle amministrazioni… per esempio una terminologia fatta di whistleblower, voluntary disclosure o hot spots invece di espressioni in italiano (e ben più trasparenti) come allertatore civico, collaborazione volontaria o centri di identificazione. E così il gruppo ha duramente criticato per esempio l’educazione all’inglese – più che all’italiano – che emerge dalla lingua istituzionale impiegata nel famigerato “Sillabo” del Miur (2018) in cui “per imparare a essere imprenditori non occorre saper lavorare in gruppo, bensì conoscere le leggi del team building, non serve progettare, ma occorre conoscere il design thinking, essere esperti in business model canvas e adottare un approccio che sappia sfruttare la open innovation, senza peraltro dimenticare di comunicare le proprie idee con adeguati pitch deck e pitch day”.

Simili prese di posizione hanno un forte valore simbolico, ma costituiscono degli sprazzi che non sono il frutto di un’attività sistematica, visto che 24 comunicati in dieci anni sono poca cosa davanti allo “tsunami anglicus” – per citare Tullio De Mauro – che ci sta travolgendo. Sono molto importanti perché contribuiscono a far riflettere sul problema, ma va detto che non hanno prodotto alcun risultato, e non per l’inerzia della Crusca, ma perché la nostra intera classe dirigente anglomane se ne frega dei comunicati incipit – ammesso che li abbia letti – e ostenta l’inglese in modo compiaciuto facendo dell’itanglese uno stilema comunicativo più prestigioso e ricercato. Le prese di posizione dell’accademia – e ciò vale soprattutto per i giornalisti – vengono insomma esibite quando fa loro comodo e nascoste sotto al tappeto in altri casi.

Colpisce, per esempio, che la Crusca sia considerata una fonte autorevole quando prende posizione sulla femminilizzazione delle cariche professionali – e allora la si cita e la si segue – ma davanti all’anglicizzazione tutto tace. Un’espressione pseudoinglese come smart working, per esempio, – condannata da Incipit nel 2016 sin dal suo apparire in favore di lavoro agile (ma in fin dei conti si potrebbe benissimo parlare di lavoro da remoto, da casa o di telelavoro) – con l’esplosione del covid si è diffusa e radicata al punto di diventare inarginabile, trasformandosi da parola incipiente a parola istituzionale, con buona pace dell’italiano e dell’accademia.

La Crusca, insomma, può incidere sulla realtà solo se viene posta al centro di un ben più ampio processo culturale (sociale e politico) che la trascende, ma che in Italia manca, almeno nel caso dell’anglicizzazione. Eppure, anche se poco ascoltata, la voce di Incipit è vitale per il solo fatto di esistere, in una società dove domina la dittatura dell’inglese e i suprematisti anglomani hanno la meglio sul piano non soltanto lessicale.

L’assistente “live-in” introdotto in Svizzera

La novità del comunicato 24 che punta il dito sulla trasformazione di convivente in live-in è che non nasce da una scelta delle istituzioni italiane, ma da quelle svizzere che da qualche tempo hanno introdotto una nuova figura professionale denominata assistente live-in o badante live-in. Poiché prevenire è meglio che curare, nel documento si auspica perciò “preventivamente, che la legislazione italiana mantenga l’uso delle risorse comprensibili e chiare della lingua italiana per la figura professionale dell’assistente convivente.”

A dire il vero in italiano – grazie al linguaggio istituzionale – l’assistente familiare è chiamato caregiver, un’altra sorta di pseudanglicismo, visto che in inglese la parola ha un significato generico e non tecnico. E quando questa parola è comparsa, è stata (invano) deprecata non solo da Incipit, ma persino da un giornalista come Mentana, visto che si tratta di un ricorso all’inglese scriteriato, inutile e fuori da ogni buon senso.

Come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti, ma va detto che almeno in Svizzera si ricorre ancora ad “assistente” o “badante” (e la speranza e che si cominci a farlo anche da noi), e va detto che mentre in Italia non è stata emanata alcuna raccomandazione da parte delle istituzioni sull’evitare l’inglese – le raccomandazioni linguistiche istituzionali si occupano solo del linguaggio inclusivo, di genere o politicamente corretto – la Federazione elvetica ha invece emanato delle linee guida per evitare gli anglicismi in nome della trasparenza che si trovano proprio a fianco di quelle che riguardano la questione femminile (non ci sono due pesi e due misure come da noi). Ma si sa che le raccomandazioni non sempre sono seguite, e nel caso di “live-in” il rischio è che presto potrebbe essere impiegato anche da noi, affiancato a caregiver e magari adottato (invece che adattato) con l’inversione sintattica, dunque live-in caregiver, invece che assistente convivente.

L’incerto futuro dell’italiano nel tema del mese della Crusca

Mentre Incipit si è risvegliato, c’è un altro segnale che arriva dalla Crusca a proposito della regressione della nostra lingua davanti all’inglese. L’ultimo tema del mese dell’accademia ripropone un pezzo di Vittorio Coletti incentrato sul “Passato, presente e futuro dei dialetti e dell’italiano” che appare piuttosto pessimista sul destino della nostra lingua davanti alla glottofagia dell’inglese.

Lo studioso, nel ripercorrere la storia dell’italiano nei suoi rapporti con i dialetti, ci ricorda che questi ultimi, se non sono morti, di sicuro non prosperano, e che l’italiano diventato patrimonio di tutti solo nel secondo dopoguerra li ha ridotti a lingue marginali in grado di esprimere la quotidianità, le emozioni, i “colori della strada”, ma queste lingue non sono in grado di esprimere tutte le ben più ampie esigenze comunicative di una società, come ai tempi di Manzoni quando in dialetto era possibile ancora parlare di filosofia o di cultura. Davanti all’inglese globale che guadagna terreno come la lingua della conoscenza, della scienza, dell’università, del lavoro o della tecnica, l’italiano sembra avviato sulla stessa strada della dialettizzazione, e rischia appunto di perdere il suo ruolo come lingua di cultura per scivolare a lingua della quotidianità, adatta forse alla poesia e all’emozione ma incapace di esprimere i pensieri più complessi, attuali e importanti, perché “la conoscenza scientifica, l’insegnamento accademico si diranno solo in un inglese globish!”.

L’amara chiusa è che se “tra qualche centinaio di anni, l’italiano, uscito dagli usi cόlti e ufficiali della nazione, si salverà almeno in letteratura, teatro e musica come hanno fatto i dialetti, mi sa che potremmo metterci la firma.”

Personalmente sono ancora più pessimista, e come denuncio dalle pagine di questo sito – oltre che da quelle dei miei libri – sono convinto che questo pericolo sia ben più imminente e potrebbe realizzarsi non fra qualche secolo, ma nel giro di due o tre generazioni, se qualcosa non cambia. Questa stessa prospettiva poco rosea è al centro delle riflessioni di altri accademici, per esempio l’immunologa Maria Luisa Villa che teme che nel giro di qualche decennio la nostra lingua potrebbe rivelarsi inadeguata a esprimere e divulgare la scienza; oppure Marco Biffi, di cui avevo segnalato a suo tempo un pezzo che definiva l’italiano la “lingua di Marinella”, destinata “come tutte le più belle cose” a sopravvivere “come le rose” ancora per poco, visto che attualmente l’inglese si sta configurando come la lingua “alta” della cultura e l’italiano sta scivolando verso la varietà “bassa”: “Politiche riconducibili a tutto l’arco costituzionale stanno da anni spingendo in questa direzione, all’inseguimento di un internazionalismo vuoto e miope che non ha rispetto del valore identitario di un bene culturale prezioso come la lingua.”

Davanti a questo scenario rimane il solito problema: che fare?
Una cospicua schiera di linguisti “descrittivisti” – compresi gli allarmati – sembra convinta che sulla lingua non sia possibile intervenire, perché è un fiume ingovernabile che va dove vuole. Questa prospettiva è però una precisa posizione politica, visto che la pianificazione e l’ingegneria linguistica – cioè, che piaccia o meno, l’intervento consapevole per orientare la lingua – fuori dall’Italia sono prassi normali in moltissimi Paesi, oggi come in passato, e talvolta funzionano (del resto anche i fiumi sono incanalati nelle città tra argini e ponti che li governano). Ma anche da noi le prescrizioni che arrivano dall’alto per cambiare l’uso esistono e spesso attecchiscono, fuori dalla questione dell’inglese. Basta pensare al politicamente corretto, al linguaggio inclusivo, alla femminilizzazione delle cariche, al tentativo di mettere al bando parole come “razza”… La verità è che le fortissime pressioni per cambiare il nostro modo di parlare non contemplano la messa al bando dell’inglese, che è invece parte integrante di un revisionismo linguistico di matrice angloamericana che – non a caso – stigmatizza il body shaming invece della derisione fisica, il greenwashing invece dell’ecologismo di facciata o il climate change invece del cambiamento climatico e via dicendo. E così l’approccio descrittivista che ha rinunciato a essere normativo si trasforma nello stare a guardare senza fare nulla lo sfaldamento dell’italiano sostituito dall’inglese, mentre su altre questioni non ci si fa alcuno scrupolo a prescrivere.

Meno male che il gruppo Incipit c’è, dunque. Purtroppo la sua opera andrebbe posta al centro di un processo politico e istituzionale (oltre che culturale) più ampio per fare in modo che sia ascoltata e seguita. Senza questo cambiamento politico l’attività della Crusca finisce per svolgere il ruolo di un grillo parlante che ci mette in guardia sui pericoli a cui andiamo incontro e dispensa consigli saggi ma destinati a essere inascoltati, non certo per colpa sua.

#accademiaDellaCrusca #anglicismiNellitaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellitaliano #politicaLinguistica


Il 5 gennaio di due anni fa ci ha lasciato uno dei più importanti linguisti italiani.
Lo voglio ricordare ricostruendo le sue posizioni sugli anglicismi, anzi sugli anglismi.


Per Tullio De Mauro si dice anglismi e non anglicismi


Tullio tullio de mauroDe Mauro si è sempre battuto per chiamarli anglismi, perché è la derivazione corretta dalla radice anglo: l’inserimento di ci è una forma che sarebbe a sua volta un inglesismo (da anglicism).
Questa argomentazione non teneva conto del fatto che non c’è nulla di male a prendere dall’inglese, quando lo si adatta, e non teneva conto dell’affermazione storica della parola “anglicismo”, attestata sin dal Settecento persino da un purista come Giuseppe Baretti che con lo pseudonimo di Aristarco Scannabue si scagliava contro le maleparole dalle pagine della sua rivista la Frusta letteraria. Comunque la pensiate, va detto che nonostante la maggiore frequenza storica di anglicismi, in seguito alle considerazioni di De Mauro, negli ultimi anni la variante anglismi si sta diffondendo sempre più soprattutto tra i linguisti, come variante “colta”.

De Mauro, il falsificatore del “Morbus anglicus” di Arrigo Castellani


Tullio De Mauro è sempre stato un noto “negazionista”, per quasi tutta la vita non ha mai creduto che l’interferenza dell’inglese rappresentasse un problema per la lingua italiana, ed è celebre in proposito la sua polemica con il neopurista Arrigo Castellani. Quest’ultimo, in un articolo del 1987 che sarebbe passato alla storia, il “Morbus anglicus” (in Studi linguistici italiani, n. 13, Salerno Editrice, Roma, pp. 137-153), aveva denunciato l’invasione sempre più consistente delle parole inglesi che come un virus stavano intaccando la nostra lingua italiana. A suo vedere, bisognava in qualche modo intervenire per curare lo stato di salute dell’italiano, altrimenti il rischio sarebbe stato che i tessuti vitali ne venissero intaccati.
Tullio De Mauro si oppose a questo allarmismo, che confutò statistiche alla mano. La sua posizione si rivelò perciò vincente, tra i linguisti, e divenne quella del pensiero dominante che solo di recente si è incrinata e sta andando ormai in frantumi.
Tutto ebbe forse inizio nel 1980…

1980: il Vocabolario di base della lingua italiana senza anglicismi


De Mauro compì vari studi statistici senza precedenti nell’italiano. Nel 1980 pubblicò il primo Vocabolario di base della nostra lingua, che includeva le circa 7.000 parole che si usano più di frequente.
Queste, a loro volta si possono distinguere in 2.000 parole fondamentali, quelle che da sole costituiscono il 90% dei discorsi e dei testi (e, di, perché, essere, avere…), altre 2.300 definite ad alta disponibilità, che tutti conoscono (per cui sono disponibili nella nostra testa), ma che si usano poco, per esempio forchetta, che non compare spesso nei libri né nei discorsi, anche se è di base. E poi altre 2.750 ad alto uso, e cioè che si usano moltissimo, ma non come le prime, e che comunque sono molto più frequenti delle ulteriori 40.000 parole che formano il linguaggio comune, cioè quelle che tutti conoscono, anche se non è detto che le usino attivamente.
Da questa classificazione è emerso perciò un modello e una mappatura della lingua italiana “a strati” molto interessante: al centro ci sono le parole più frequenti, attorniate da quelle comuni, e attorno a queste sono rappresentate tutte le altre che appartengono a linguaggi tecnici e settoriali, e non sono comprensibili a tutti: l’avvocato conosce i suoi tecnicismi ma non quelli del medico, che a sua volte non condivide quelli dell’avvocato e così via.
vocabolario di baseUna rappresentazione del modello “a strati” del lessico della lingua secondo De Mauro.
In questo schema interpretativo, che sin dal suo apparire registrò anche pesanti critiche e perplessità, De Mauro mostrò come, negli anni Ottanta, gli anglicismi fossero confinati nella parte esterna, e non intaccassero affatto il nucleo centrale dell’italiano. Inoltre, dalle statistiche basate sui lemmi dei dizionari, allora i vocaboli inglesi costituivano ancora percentuali bassissime, intorno all’1% delle parole e anche meno. Dunque l’allarmismo di Castellani appariva ingiustificato, e non era il caso di preoccuparsi…

1989: gli anglicismi sono il 2% del Vocabolario elettronico della lingua italiana (Veli)


Nel 1989 vide la luce il Veli, il Vocabolario elettronico della lingua italiana, un lavoro immenso basato sulla statistica e sull’uso del calcolatore – De Mauro all’epoca non usava la parola computer – che lo studioso curò in collaborazione con IBM partendo dallo spoglio di alcuni testi giornalistici (ANSA, Il Mondo, Europeo e Domenica del corriere) pubblicati tra il 1985 e il 1987. Per quell’epoca in cui i testi non erano disponibili in digitale fu una rivoluzione; il lavoro analizzò circa 26 milioni di parole, che vennero lemmatizzate, cioè ricondotte dalle loro flessioni al lemma (per esempio vanno era ricondotto ad andare) con sistemi automatici poi raffinati manualmente. Successivamente furono scelti i 10.000 lemmi più frequenti e significativi e ne nacque un prototipo di dizionario pubblicato su due dischetti (all’epoca erano i cosiddetti floppy disc rigidi).
veli vocabolario elettronico dell alingua italiana di ibm e de mauro 2Il Veli, curato da De Mauro, consisteva in un volume introduttivo che riportava anche gli indici lessicali e due dischetti con il primo prototipo di dizionario elettronico basato sulle 10.000 parole più frequenti.
Tra queste 10.000 parole più utilizzate nella stampa, gli anglicismi costituivano circa il 2%, una percentuale decisamente più alta di quella dei dizionari, che era invece della metà, e anche di quella che veniva attribuita all’uso degli anglicismi nell’italiano in generale.

In altre parole, passando dai dizionari allo studio delle frequenze giornalistiche le cose cambiavano sensibilmente. De Mauro, ancora una volta non se ne preoccupò: il 2% era ancora una percentuale fisiologicamente sopportabile, che non rappresentava di certo un pericolo per la nostra lingua. Ma negli anni Novanta le cose erano destinate a cambiare…

1999-2007: il Gradit e l’aumento degli anglicismi


Curato da De Mauro, nel 1999 uscì il Gradit, cioè il Grande dizionario italiano dell’uso in 6 volumi, che raccoglie circa 260.000 parole (più del doppio di quelle dei vocabolari monovolume), classificate attraverso i criteri di frequenza già adottati nel Vocabolario di base del 1980 (parole di base, comuni e settoriali) e da altre marche che ne identificavano i settori (economia, informatica…). Gli anglicismi non adattati erano 4.300, quindi rappresentavano solo l’1,6% dei lemmi. Stavano aumentando, certo, ma ancora una volta niente di troppo preoccupante, in fin dei conti.

Nel 2007, la nuova edizione del Gradit, però, ne registrava ben 6.000 e la loro percentuale saltava al 2,3% (un incremento del 39,5%, 1.700 in più in soli 8 anni).

patole straniere nella lingua italiana de mauro manciniLa cosa si stava facendo imbarazzante e preoccupante, per il più importante sostenitore delle tesi negazioniste. Ma, a onor del vero, l’aumento così eccessivo non dipendeva tanto da una reale entrata di nuovi anglicismi in questo breve lasso di tempo, bensì da una ristrutturazione interna del dizionario. Nella nuova edizione erano infatti confluiti i risultati di un lavoro specialistico sui forestierismi: Parole straniere nella lingua italiana (Tullio De Mauro e Marco Mancini, Garzanti, Milano 2001, e seconda edizione ampliata del 2003) che aveva raccolto oltre 10.000 parole da più di 60 lingue (dall’albanese al vietnamita, passando per il russo, il giapponese, il tedesco fino al francese e all’inglese). E queste sono poi state immesse nella nuova edizione del Gradit 2007, che è passato così da 7.000 a 10.000 forestierismi, e si è arricchito soprattutto da questo punto di vista.

Tuttavia, qualcosa si stava incrinando nelle tesi negazioniste: mentre l’incremento dei francesismi era contenuto, da 4.982 (sommando quelli adattati e quelli “crudi” come abat-jour) si passava a 5.345 (372 in più e un incremento del 7,4%), gli anglicismi erano “impazziti”: sommando quelli adattati e non adattati sono passati da circa 6.300 a circa 8.400 (un incremento del 33,3%, 2.100 in più, cioè una media di circa 262 all’anno). Scorporando i dati, quelli non adattati sono passati da 4.300 a 6.000 (un incremento del 39,5%, 1.700 in più) e quelli adattati da 2.000 a 2.400 (incremento del 20%, 400 in più). Ho provato a ricostruire questo aumento con un grafico.
aumento anglicismi nel graditFonte: Diciamolo in italiano, Hoepli 2017, p. 88.
La cosa più preoccupante, per De Mauro, fu che complessivamente nel nuovo Millennio l’interferenza dell’inglese sulla nostra lingua aveva, in pochissimo tempo, superato il ruolo dei substrati plurisecolari del francese. Ciononostante, intorno al 2010 lo studioso era ancora serafico e poco preoccupato, perché nonostante l’aumento del numero delle parole inglesi nei dizionari, la loro frequenza era ancora poco diffusa, secondo le sue marche. In un’intervista che in Rete è diventata una sorta di manifesto del negazionismo, “Gli anglicismi? No problem my dear”, ribadiva perciò le sue posizione storiche.

Ma pochi anni dopo la situazione mutò…

2015: il vento è cambiato


storia lingusitica de mauroNel 2014, a p. 136 della Storia linguistica dell’Italia repubblicana dal 1946 ai nostri giorni (Laterza, Bari 2014), De Mauro sembra assumere una posizione diversa e più preoccupata sulla questione dell’inglese, quando scrive:

“Il confronto con i dati registrati nella prima edizione del Gradit mostra che negli ultimi anni gli anglismi hanno scalzato il tradizionale primato dei francesismi e continuano a crescere con intensità, insediandosi, come più oltre vedremo, anche nel vocabolario fondamentale”.


Lo studioso, dunque, non solo stava elaborando l’aumento degli anglicismi del Gradit, ma stava anche lavorando sulle marche delle parole, in via di revisione e di aggiornamento. Gli anglicismi, anticipava in questo passo, sono sempre meno tecnicismi o di bassa frequenza e stanno penetrando nel nucleo della nostra lingua. Davanti a questi nuovi fatti, sembra proprio che De Mauro in questo periodo stesse abbandonando la sua storica indifferenza verso gli anglicismi.

Intanto, anche il panorama del pensiero dominante cominciava a cambiare.
Il 2015 fu un anno cruciale. Uscì una pubblicazione frutto di un convegno presso l’Accademia della Crusca con la collaborazione dell’associazione Coscienza Svizzera e della Società Dante Alighieri (La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi) in cui molti linguisti cominciarono a esprimere le proprie preoccupazioni, da Claudio Marazzini a Claudio Giovanardi (già autore nel 2003 insieme ad Alessandra Coco e Riccardo Gualdo di un preoccupato Inglese-italiano 1 a 1: tradurre o non tradurre le parole inglesi? Ediz. Manni).
Il linguista Luca Serianni, che nel “Morbus anglicus” era citato da Arrigo Castellani tra i “negazionisti” non preoccupati, aveva cambiato idea sul proliferare degli anglicismi.
Quello stesso anno, la petizione di Annamaria Testa “Dillo in italiano” aveva creato un caso mediatico e l’accademia della Crusca aveva dato vita al Gruppo Incipit per monitorare i forestierismi incipienti e arginarli con sostituivi italiani, almeno negli intenti.
Insomma, qualcosa nell’aria stava cambiando. E anche Tullio De Mauro stava rivedendo le sue posizioni.

2016: la svolta di De Mauro e l’ammissione dello “tsunami anglicus”


La svolta, del tutto inaspettata, arrivò nel 2016, quando lo studioso scrisse la prefazione a Italiano Urgente di Gabriele Valle (Reverdito editore, 2016), una raccolta di 500 anglicismi che venivano spiegati e affiancati da possibili sostituzioni basate sul modello della lingua spagnola. L’opera si apriva con una citazione tratta proprio dal “Morbus anglicus” di Arrigo Castellani e De Mauro sembrava essersi reso conto della profonda differenza tra l’anglicizzazione arginata dello spagnolo e quella abissale dell’italiano che definiva esplicitamente come uno tsunami:

“è indubbio: quel che altrove appare o è uno tsunami appare invece ed è una fronteggiabile ondata sui lidi ispanici (…). È indubbio che lo tsunami anglicizzante va quasi guadagnando terreno nell’uso italiano: non si segnala tanto per il numero di lessemi analizzanti registrabili in un grande dizionario (…) ma per altri due aspetti: l’uso in locuzioni formali e ufficiali (education, jobs act, spending review e via governando) e la penetrazione degli anglismi nel vocabolario fondamentale e d’alto uso, dove prima c’erano solo pochi esemplari, bar, film, sport, tram, e oggi si affolla un più folto manipolo…” (p. 17)


Sembra incredibile che queste parole siano state scritte dal massimo esponente del “negazionismo”, eppure sono state ribadite e approfondite in un articolo sul sito Internazionale poco meno di un mese dopo: “È irresistibile l’ascesa degli anglismi?”, dove persino il giudizio sull’avversario Arrigo Castellani sembra rivisto, davanti alla dimensione internazionale dell’espansione dell’inglese:

“Non è un fatto nuovo: da alcuni decenni impetuose ondate di anglismi si riversano nell’uso di chi parla e scrive le più varie lingue del mondo. Trent’anni fa e più un valoroso filologo, Arrigo Castellani, nel diffondersi di anglismi nell’uso italiano vide e diagnosticò un morbus anglicus, un virus capace di infettare e corrompere la lingua italiana. Ma del fenomeno ormai bisogna dire di più. (…) L’afflusso di parole inglesi dagli anni Ottanta ai nostri ha assunto dimensioni crescenti, uno tsunami anglicus. Le ondate somigliano ormai infatti a un susseguirsi di tsunami…”.


Il 23 dicembre 2016 il Nuovo vocabolario di base di Tullio De Mauro venne pubblicato in Rete sul sito Internazionale, e dal confronto con quello del 1980 spicca subito che l’inglese è penetrato anche qui: gli anglicismi sono decuplicati.

Nel 1980, alla lettera B era presente solo bar, mentre nel 2016 gli anglicismi sono 13: baby, babydoll, band, bar, basket, bikini, bit, blog, boss, box, boxer, brand, business. E in tutto il vocabolario di base, se nel 1980 gli anglicismi non adattati erano poco più di una decina, nel 2016 sono 129 su meno di 7.500 parole, cioè almeno l’1,7% (se non me ne è scappato qualcuno e senza conteggiare parole macedonia come salvaslip).

Le parole con cui, pochi mesi prima, De Mauro chiudeva l’anticipazione in Rete di questi risultati sono queste:

“L’accentuata frequenza di anglismi è certamente uno dei tratti in cui si sedimenta la storia linguistica italiana degli ultimi decenni.
A voler bandire l’uso degli anglismi dalle lingue del mondo e dall’italiano c’è lavoro, se non gloria, per tutti.”


Poco dopo la pubblicazione del Nuovo vocabolario di base, il 5 gennaio del 2017, Tullio De Mauro se n’è andato.

nuovo vocabolario di nase de mauro

Anche se ne ho più volte criticato le posizioni e anche se ho provato a confutare molte delle sue argomentazioni passate, lo voglio oggi ricordare, rendendogli onore per l’onestà intellettuale di aver saputo rivedere, davanti ai fatti, le convinzioni di una vita. Una cosa che tanti piccoli linguisti ancora non hanno saputo fare.

diciamoloinitaliano.wordpress.…

#anglicismiNellItaliano #citazioni #interferenzaLinguistica #itanglese #libri #paroleInglesiNellItaliano #statisticheSugliAnglicismi #storiaDegliAnglicismi #tradurre


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oggi @ istituto della enciclopedia italiana (roma): pasolini contro manganelli, un match impossibile


OGGI, lunedì 24 novembre, h 18.00
Sala Igea, Istituto della Enciclopedia Italiana
Piazza della Enciclopedia Italiana 4
Roma

PASOLINI CONTRO MANGANELLI, UN MATCH IMPOSSIBILE


Per partecipare all’incontro scrivere a salaigea@treccani.it

locandina dell'incontro Manganelli contro Pasolini_ 24 nov 2025

Pier Paolo Pasolini e Giorgio Manganelli, nati a sei mesi di distanza l’uno dall’altro, non si sopportavano. «Quello mi è talmente odioso», disse il primo del secondo a Gaspare Barbiellini Amidei; e, ha rivelato Pietro Citati, «un solo scrittore italiano Manganelli detestava: Pier Paolo Pasolini». Ma non c’è bisogno di tanti backstage: i due non se la mandavano a dire. Pubblicamente Pasolini chiamò Manganelli un «teppista», mentre Manganelli definirà Pasolini un «romanziere in similvita». Ma forse avevano in comune più di quanto amassero pensare. Fatto sta che, durante le ricerche di Gianluigi Simonetti nell’archivio del «Corriere della Sera», è emerso un ritratto inedito di Manganelli, a tinte acidissime, a firma di Pasolini: così rilanciando un confronto critico che dice tanto, in effetti, di un bel pezzo di Novecento italiano.

Lunedì 24 novembre, all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, con Simonetti dibatterà Andrea Cortellessa, da sempre grande fautore di Manganelli ma che ha appena pubblicato un libro su Pasolini. E andrà così in scena un «match impossibile», come le Interviste impossibili che in quegli anni Manganelli scriveva per la radio, o come i Match che aizzerà Alberto Arbasino, amico di entrambi, di lì a poco in televisione. Ad arbitrare, uno scrittore e saggista a sua volta cultore tanto dell’uno che dell’altro: Emanuele Trevi.

Pasolini e il «Corriere della Sera» 1960-1975, a cura di Gianluigi
Simonetti, Fondazione Corriere della Sera, 2025

Andrea Cortellessa, Una ragione di più per andare all’inferno. Vedere, Pasolini, Treccani Libri, 2025

Per partecipare all’incontro scrivere a salaigea@treccani.it

#albertoArbasino #andreaCortellessa #corriereDellaSera #emanueleTrevi #fondazioneCorriereDellaSera #gaspareBarbielliniAmidei #gianluigiSimonetti #giorgioManganelli #istitutoDellaEnciclopediaItaliana #manganelli #pasolini #pierPaoloPasolini #pietroCitati #poesia #ppp #prosa #romanzo #treccani #treccaniLibri

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oggi, nel podcast ‘la finestra di antonio syxty’, incontro su “poesia prima persona plurale”


open.spotify.com/embed/episode…

link: open.spotify.com/episode/3rF9D…

alla Finestra, in dialogo con Antonio Syxty: Lorenzo Mari, Rossella Renzi, Gianluca Rizzo, Marco Giovenale

descrizione del podcast:
“Vogliamo porre, dunque, un dialogo a più voci all’origine di questo nostro discorso sul ‘noi’, pronome e strategia retorica che bisognerà definire collettivamente, in comunità, senza puntare al consenso, ma piuttosto all’avanzamento della conversazione: perché ci si incontri in uno spazio condiviso nello sforzo di vedere il mondo dal punto di vista dell’altrə almeno per un momento”

Il 15 marzo 2023 la rivista online ‘Le Parole e le Cose’ ⁠pubblica un intervento intitolato “Poesia, prima persona plurale”⁠, a firma di Lorenzo Mari e Gianluca Rizzo. Con questo saggio gli autori si propongono di mettere a fuoco una questione importante: l’uso del pronome di prima persona plurale, “noi” nella poesia contemporanea.

il libro:
argonline.it/prodotto/poesia-p…
16×21 cm, pag. 196
a cura di Lorenzo Mari, Rossella Renzi, Gianluca Rizzo
progetto grafico di Francesca Torelli e Paolo Rinaldi
ARGOLIBRI | Collana Territori | diretta da Rossella Renzi

#antonioSyxty #argo #argolibri #collanaTerritori #francescaTorelli #gianlucaRizzo #laFinestraDiAntonioSyxty #lorenzoMari #lplc #marcoGiovenale #paoloRinaldi #poesia #poesiaPrimaPersonaPlurale #rossellaRenzi

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[libro] Sull’uguaglianza di tutte le cose


Autore: Carlo Rovelli
Titolo: Sull’uguaglianza di tutte le cose – Lezioni americane
Editore: Adelphi
Altro: ISBN 9788845940293; I ed. 2025; p. 222; 15,00€; genere: saggistica, filosofia, scienza; collana: Piccola Biblioteca 823

Voto: 8/10

Questa opera è il riassunto di sei lezioni che l’Università di Princeton ha chiesto a Rovelli di fare negli ultimi due mesi del 2024. Tema trattato: le implicazioni filosofiche della rivoluzione scientifica in corso. In fondo poi c’è un’appendice di come l’autore pensa funzioni la scienza.

Devo dire che qui Rovelli non solo sfoggia una notevole conoscenza della Fisica – ovvio, visto che l’insegna a livello universitario – ma anche una vasta conoscenza filosofica. Solo che io la fisica l’ho ormai persa per strada e la filosofia non la mastico dal liceo. (All’epoca scrivevo pagine di sintesi e di rielaborazione oggi per me incomprensibili.) Mi sono quindi trovato alcune pagine particolarmente ostiche e altre assolutamente incomprensibili. Per esempio, temo che una infarinatura, anche matematica, della teoria della gravità quantistica sarebbe necessaria per capire la terza lezione nel sotto capitolo Reti. O magari sono io troppo scarso. Non so.

A parte queste piccole difficoltà il libro mi è piaciuto, mi ha chiarito e messo in ordine molte riflessioni che anche io rimuginavo da tempo. Su alcune cose la penso un po’ diversamente da Rovelli, ma è molto probabile che se ci potessi parlare ci troveremmo molto meno distanti di come mi appaia ora.

Si parla di cosa sia una informazione, della relatività e non solo quella einsteiniana, dell’importanza delle prospettive, di cosa vuol dire conoscere, della morale e tanto altro ancora, tutto partendo da quello che sappiamo oggi della scienza in generale e della Fisica in particolare, con tante connessioni a filosofie di ogni tempo o ogni luogo, non solo occidentali. Il capitolo per me più interessante riguarda la nostra libertà di scelta anche in presenza di leggi naturali deterministiche. Non mi cimento in una mia spiegazione, che non è il caso.

Ne viene fuori una visione del mondo estremamente asciutta ed essenziale. Rovelli sfronda tutte le idee e preconcetti che ci portano in binari morti e ci avverte che tutto ciò di cui abbiamo bisogno per capire il mondo è il mondo stesso, è davanti a noi, è intorno a noi, non fuori di noi. E un libro essenzialmente contro la metafisica, ateo, oserei dire, pur essendo molto intriso di umanesimo e di un forte senso religioso. (Quest’ultimo collegamento deriva da un’altra lettura in corso, ma non anticipo nulla.)

Dal punto di vista stilistico ho notato l’uso delle emoticon, non le emoji, proprio le faccine che si usavano nelle mail quando era ancora tutto testo non formattato. Una cosa che mi è sembrata singolare, in un testo così impegnativo.

In conclusione, se volete cimentarmi in speculazioni filosofiche di alto livello in salsa scientifica questo libro è per voi.

Buona lettura!

#carloRovelli #libro #recensione #sulluguaglianzaDiTutteLeCose

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Biennale Internazionale di Scultura di Ouagadougou (BISO) – IV edizione


[:it]Unione Europea partner dell'iniziativa.[:]
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La quarta edizione della Biennale Internazionale di Scultura di Ouagadougou (BISO) è in pieno svolgimento nella capitale del Burkina Faso. Dal 20 al 24 novembre 2025, sedici scultori provenienti da diversi Paesi del continente africano presentano le proprie opere presso la sede del Fespaco, trasformata per l’occasione in un ampio spazio di dialogo artistico attorno al tema Frontiere insostenibili.

Partner di rilievo dell’iniziativa è l’Unione Europea che, sotto la guida dell’ambasciatore designato Philippe Bronchain, ha organizzato il 21 novembre una visita guidata riservata agli ambasciatori e ai capi delle missioni diplomatiche accreditate in Burkina Faso. L’intento è stato quello di consentire ai rappresentanti diplomatici di scoprire le opere realizzate durante il mese di residenza artistica che ha preceduto la Biennale.
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Le creazioni esposte affrontano, ciascuna con un linguaggio proprio, il tema delle barriere visibili e invisibili che frammentano le società africane: confini geografici, ostacoli sociali, vincoli politici e fratture identitarie. Come ha sottolineato il co-promotore della BISO, Nyaba Léon Ouédraogo, “attraverso queste opere vogliamo trasmettere al mondo un messaggio di unità e condivisione. È necessario che le culture si incontrino, che le persone dialoghino. L’Africa deve essere riconosciuta come terra di scultura e il mondo deve volgere lo sguardo a ciò che accade sul continente. Questa è la simbolica della BISO”.

Ouédraogo ha inoltre evidenziato come gli artisti abbiano lavorato con materiali locali, invitando il pubblico a recarsi al Fespaco per ammirare le opere esposte.

I diplomatici presenti hanno espresso apprezzamento per l’iniziativa, sottolineando la forza del dialogo culturale quale strumento di avvicinamento tra i popoli. L’ambasciatore della Tunisia in Burkina Faso, Mounir Al-Jamni, ha dichiarato: «Questa visita mi ha permesso di scoprire la diversità delle opere degli artisti. Sono profondamente impressionato dal talento dei giovani africani». Ha inoltre incoraggiato i giovani del continente a coltivare i propri sogni e a valorizzare le proprie capacità creative.

Tra gli artisti in mostra, il giovane scultore tunisino Kaïs Dhifi ha presentato l’opera Pax Africana. Si tratta di un triptico di pannelli in alluminio incisi e rivettati, concepito come un’odissea contro-mitologica. L’opera, sospesa tra reperto archeologico e artefatto del futuro, propone una riflessione poetica sui concetti di memoria, territorio e resilienza, in un contesto africano strategico dove cultura e geopolitica si intrecciano costantemente.

Con questa edizione, Ouagadougou riafferma il proprio ruolo di piattaforma artistica di primo piano, luogo privilegiato in cui gli scultori africani possono confrontare le loro visioni, superare i confini della creatività e offrire al pubblico nuove prospettive. Si ricorda che la prima edizione della Biennale si è svolta nel 2019.

Fonte: Lefaso.net

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Il silenzio del coro.


[:it]Romanzo avvincente, ricco di eventi, amore, odio e ironia, che affronta in maniera equidistante e profonda la questione dell’immigrazione, più che mai attuale, analizzando i punti di vista di chi accoglie e di chi vuole essere accolto, ma mettendo l’
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Settantadue uomini arrivano in un paese della campagna siciliana. L’epoca li chiama “immigrati”, “rifugiati” o “migranti”. Ad Altino, quelli che l’associazione Santa Marta prende in carico si chiamano ragazzi. La loro presenza però sconvolge la quotidianità della cittadina. In attesa che venga deciso il loro destino i ragazzi si imbattono in ogni sorta di personaggi: un parroco atipico che riscrive le loro storie, una donna impegnata a offrire loro accoglienza, un uomo determinato a rifiutargliela, un poeta scorbutico che non scrive più. Ogni personaggio di quest’affresco, chiunque esso sia, è costretto a riflettere su cosa significhi l’incontro con persone di cui in fondo sa ben poco. I loro punti di vista sono altrettanti sguardi su una situazione meno conosciuta di quello che sembra, altrettante voci disarmoniche e mischiate, nel bene e nel male, fino alla fine, fino al silenzio imposto dalla voce ultima del coro.

Dal libro

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)
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la presabbene / valentina presti danisi. 2025


“I grandi quel giorno avevano cospirato per far piangere le bambine,
se non giocavano con sufficiente entusiasmo o se si vergognavano”

(Silvina Ocampo, Un’innocente crudeltà,
La Nuova Frontiera, trad. Francesca Lazzarato)

Tanti anni fa la mia scelta di vita richiedeva un certo grado di gioiosa determinazione, mettiamola così. O, per farla più colorita: gestire una casa editrice aveva abbastanza a che fare con una mancanza di senno quasi dionisiaca e richiedeva energie da menade. Mi sento di dire quindi che l’entusiasmo non è del tutto estraneo alla mia natura. Sono in grado di provarlo, in certe circostanze. In altre circostanze, mi sono ritrovata a lavorare per persone che esigevano da me una affettata adesione al progetto, un entusiasmo acritico, insomma (testualmente) “la presabbene”. E qui le cose cambiano.

La più o meno interiorizzata coercizione a sfoggiare hype per letteralmente qualsiasi cosa – progetto, collaborazione, libro in uscita, libro in entrata, intervista, recensione, festival, cenette e birrette ma sempre editoriali, menzione speciale, menzione comune, citazione nei ringraziamenti, uno che una volta si è ricordato il tuo nome – è una […]

–> continua qui

#coolness #editoria #entusiasmo #entusiasmoForzato #hybris #hype #keepCalm #libri #presaBene #presabbene #silvinaOcampo #valentinaPrestiDanisi

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It’s a Long Way to the Top


(If You Wanna Rock ’n’ Roll)

#drummer #beginner

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Una visione sul futuro dei pagamenti elettronici

Io la mia spunta blu ce l'ho già

test newmediaobject ms live writer

#beginner #drummer


Una visione sul futuro dei pagamenti elettronici


Secondo me tra un po’ con le commissioni zero sui bonifici istantanei potremmo pagare in tempo reale anche sugli acquisti spot negli esercizi commerciali.

Tecnicamente fattibile e possibile in poco tempo.

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precario per scelta, ma di qualità (spero)

anime nere



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Un Natale al buio: spegnere le luci per accendere il cielo

edu.inaf.it/rubriche/altro-cie…

Questo mese Cose dell’altro cielo ci porta in un territorio insolito: il buio. Un luogo da proteggere, perché è proprio lì che tornano a vivere le stelle.

#inquinamentoLuminoso

@astronomia @astronomia

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oggi, 24 novembre, a roma: sara davidovics alla biblioteca pagliarani


A Roma, oggi, 24 novembre 2025, alle ore 18:00,
presso lo Spazio Pagliarani
(Via M. Bragadin 122b)

presentazione del libro
di Sara Davidovics

06.010


letto/studiato come scrittura installativa:
corpi / pagine / ambienti

incontro e reading di Sara Davidovics alla Biblioteca Pagliarani
cliccare per ingrandire

#installazione #poesia #saraDavidovics #scritturaSperimentale

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Raniero La Valle a Catania, il coraggio della pace


Luca Cangemi, docente, animatore del circolo comunista Olga Benario, già parlamentare, ci racconta oggi l’incontro dello scorso 15 novembre con Raniero La Valle, giornalista, politico e scrittore, venuto a Catania per il primo incontro della campagna nazionale “Disarma la finanziaria”.

“Disarma la finanziaria” è lo slogan della campagna nazionale lanciata dall’associazione “Il […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/24/rani…

#armi #governoMeloni #lucaCangemi #manovraFinanziaria #migrantiSudanesi #palestina #ranieroLaValle #speseMilitari #trump

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Treno Regionale 19405 con ETR324.005 Jazz – Arrivo & Partenza – Cecina (23/01/2024)


👍 Se il video ti è piaciuto lascia un bel mi piace!➕ Iscriviti per seguirmi e ricevere notizie sugli ultimi video!Grazie mille! 😄✅ Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ https://tre
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pod al popolo #080, audio completo della presentazione di “dobbiamo dar battaglia”, carteggio 1962-1973 roversi-cesarano (edizioni pendragon)


Audio completo della presentazione del libro “Dobbiamo dar battaglia”. Lettere di due compagni di strada (1962-1973), carteggio tra Roberto Roversi e Giorgio Cesarano, a cura di Chiara Cotignoli (Ed. Pendragon, 2025). Incontro a cura di Federica Taddei, con interventi della curatrice del volume, dell’editore Antonio Bagnoli e di Marco Giovenale. Ora in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo [em]fail again fail better[/em] dell’occidente postremo. Buon ascolto

carteggio Roversi-Cesarano, a c di Chiara Cotignoli _ ed Pendragon 2025

il libro:
pendragon.it/catalogo/saggisti…

locandina e notizia dell’incontro:
slowforward.net/2025/11/08/12n…

#antonioBagnoli #bibliotecaJoyceLussu #carteggio #cesarano #chiaraCotignoli #edizioniPendragon #epistolario #federicaTaddei #giorgioCesarano #leSfere #lettere #marcoGiovenale #opereDiRobertoRoversi #pap #pap080 #pap080 #pap80 #pendragon #podAlPopolo #podcast #presentazione #robertoRoversi #roversi #scambioEpistolare

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Amazon: annunciata la disponibilità in Italia dei nuovi Echo Show 8 ed Echo Show 11


Echo Show 8 ed Echo Show 11, display intelligenti con un nuovo design sorprendente, sono da oggi disponibili su Amazon.it
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Amazon ha annunciato la disponibilità in Italia dei nuovi Echo Show 8 ed Echo Show 11. I dispositivi offrono maggiore potenza di elaborazione per un audio premium, presentano un design completamente rinnovato e sono pronti a supportare le esperienze di nuova generazione basate sull’intelligenza artificiale generativa tramite Alexa+, non appena disponibile in Italia. Entrambi i devices integrano componenti hardware avanzati, garantendo interazioni più rapide ed efficaci.
I display dei nuovi Echo Show offrono una qualità dell’immagine nitida, sia in ambienti luminosi sia in condizioni di scarsa illuminazioneI display dei nuovi Echo Show offrono una qualità dell’immagine nitida, sia in ambienti luminosi sia in condizioni di scarsa illuminazione

Echo Show 8 ed Echo Show 11: display intelligenti con un nuovo design sorprendente


La prima cosa che colpisce di questi nuovi display è il loro aspetto, moderno ed elegante; essi, infatti, combinano tecnologia touch in-cell e design a cristalli liquidi negativi per offrire una migliore esperienza visiva grazie a contenuti che si adattano allo spazio circostante. Questa soluzione non solo permette di massimizzare l’angolo di visualizzazione, ma offre una qualità dell’immagine nitida, sia in ambienti luminosi sia in condizioni di scarsa illuminazione. Inoltre, è stata massimizzata l’area visibile dello schermo, in modo da mostrare ancora più contenuto.
Entrambi i nuovi Echo Show includono nuovi altoparlanti stereo frontali e un woofer personalizzato per un audio spaziale in grado di riempire la stanza
Anche l’architettura audio dei nuovi Echo Show è stata completamente rinnovata: entrambi i dispositivi includono nuovi altoparlanti stereo frontali e un woofer personalizzato per un audio spaziale in grado di riempire la stanza. I driver full-range sono posizionati strategicamente sotto i display e progettati con precisione per diffondere il suono frontalmente, garantendo un audio estremamente nitido e rivolto verso l’ascoltatore. È disponibile anche un supporto regolabile (venduto separatamente), progettato esclusivamente per i due nuovi Echo Show, studiato con cura per abbinarsi al design e ai colori di ciascun dispositivo. Il supporto costa 39,99 euro e consente un’interazione sempre all’angolazione ideale.
Il supporto regolabile (venduto separatamente), è stato progettato esclusivamente per i due nuovi Echo ShowIl supporto regolabile (venduto separatamente), è stato progettato esclusivamente per i due nuovi Echo Show

Chip personalizzati per esperienze potenti e avanzate


Echo Show 8 ed 11 integrano il chip più avanzato AZ3 Pro; questo è dotato di un nuovissimo acceleratore AI, pensato per eseguire i modelli di intelligenza artificiale edge del futuro, e aggiunge il supporto per modelli linguistici all’avanguardia e transformer visivi. A completare questa architettura hardware, la piattaforma sensoriale proprietaria Omnisense, sviluppata per l’intelligenza artificiale ambientale: essa sfrutta una combinazione di sensori e segnali, tra cui la fotocamera da 13 megapixel dei nuovi Echo Show, audio, ultrasuoni, radar Wi-Fi, accelerometro e WiFi CSI, per abilitare esperienze Alexa sempre più personalizzate, proattive e utili.

Prezzi e disponibilità


I nuovi Echo Show 8 ed 11 sono da oggi disponibili su Amazon.it rispettivamente a 199,99 e 239,99 euro.

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oggi, 23 novembre, alle ore 11, presso la libreria del palazzo esposizioni: pietre silenziose _ presentazione di “in itinere. pratiche di scrittura asemica”, di fabrizio m. rossi


A Roma, oggi, domenica 23 novembre 2025, alle ore 11:00
presso la Libreria del Palazzo Esposizioni
(entrata da via Milano 15)

PIETRE SILENZIOSE


presentazione (con mostra) del libro

IN ITINERE. Pratiche di scrittura asemica


di
Fabrizio M. Rossi
(Cambiaunavirgola, 2025)

§

locandina della presentazione di "IN ITINERE", di Fabrizio M. Rossi al Palazzo Esposizioni, 23 nov. 2025
cliccare per ingrandire

incontro con

– annotazioni di Giuseppe Garrera e Marco Giovenale

piccola mostra di pietre asemiche di Fabrizio M. Rossi, con riflessioni sui rapporti tra la “scrittura senza significato” e l’arte dei suoni, del silenzio e del camminare

interventi di scrittura asemica dell’autore, con un omaggio a John Cage di Giovenale e Garrera

*
Il volume raccoglie cinquanta opere dell’autore. Saggi introduttivi di Ada De Pirro, Giuseppe Garrera, Marco Giovenale, Pasquale Polidori.

*
il libro sul sito Cambiaunavirgola:
spazioetico.it/attivita/cambia…

anteprima:
spazioetico.it/wp-content/uplo…

pagina facebook:
facebook.com/InItinereScrittur…

evento fb:
facebook.com/events/3175791599…

l’incontro, sul sito del Palazzo Esposizioni:
palazzoesposizioniroma.it/even…

*
GIUSEPPE GARRERA
Musicologo, collezionista e storico dell’arte, dal 2013 insegna al Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della Business School de “Il Sole 24 Ore” di Roma e Milano. Curatore di numerose mostre, tra cui – al Palazzo delle Esposizioni – Pier Paolo Pasolini. TUTTO È SANTO. Il corpo poetico (con Cesare Pietroiusti e Clara Tosi Pamphili), da cui l’omonimo catalogo. Per l’editore Ronzani è uscito nel 2024 Pier Paolo Pasolini e Maria Callas. Cronaca di un amore, e nel 2025 «Erano giorni stupendi». Pasolini al suo esame come regista: due provini per il film Accattone. Con Sebastiano Triulzi ha pubblicato vari saggi, tra cui – con Cambiaunavirgola, nel 2019 – il volume «Razza sacra». Pasolini e le donne (appunti per una ricerca); e nel 2022, per Aras, I lustrascarpe. Amelia Rosselli. Ulteriori saggi suoi sono pubblicati dalle edizioni Cambiaunavirgola. Collabora a slowforward.net e suoi articoli compaiono su Antinomie e altre riviste online e cartacee.

MARCO GIOVENALE
Editor, traduttore e asemic writer, è tra i fondatori e redattori di gammm.org (2006). Dal 2013 dirige la collana ‘Syn_ scritture di ricerca’ per l’editore ikonaLíber. Cura con A.Syxty e M.Zaffarano il blog Esiste la ricerca, ospitato dal sito MTM – Manifatture Teatrali Milanesi. Collabora con ahidaonline.com, neutopiablog.org e altri spazi in rete. Tra i libri in versi, La casa esposta (Le Lettere, 2007), Shelter (Donzelli, 2010), Maniera nera (Aragno, 2015), Cose chiuse fuori (Aragno, 2023). In prosa: Lie lie (La camera verde, 2010), La gente non sa cosa si perde (Tic, 2021), Statue linee (pièdimosca, 2022), Oggettistica (Tic, 2024), Prima dell’oggetto (déclic, 2025). Suoi testi sono in antologie come Parola plurale (Sossella, 2005) e Poesie dell’Italia contemporanea 1971-2021 (il Saggiatore, 2023). Con i redattori di gammm è nel libro collettivo Prosa in prosa (Le Lettere, 2009; Tic, 2020). Per La camera verde ha tradotto Jack Spicer. Siti: slowforward.net e differx.noblogs.org.

#adaDePirro #art #arte #asemicStones #asemicWriting #cambiaunavirgola #edizioniCambiaunavirgola #fabrizioMRossi #fabrizioRossi #garrera #giovenale #giuseppeGarrera #grafica #inItinere #inItinerePraticheDiScritturaAsemica #incontro #libreriaDelPalazzoDelleEsposizioni #libreriaDelPalazzoEsposizioni #marcoGiovenale #palazzoDelleEsposizioni #palazzoEsposizioni #pasqualePolidori #pietreAsemiche #pietreSilenziose #praticheDiScritturaAsemica #presentazione #rossi #scritturaAsemica #scritturaSenzaSignificato #scrittureSenzaSignificato

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Digital Omnibus – Ecco una prima analisi giuridica del suo impatto regolatorio, a cura dei legali di NOYB

Questa settimana è uscito il “Digital Omnibus”. noyb sta attualmente lavorando a un’analisi scritta approfondita che speriamo di pubblicare nei prossimi giorni. In anteprima, abbiamo riunito in un video i membri del team che hanno lavorato sui vari aspetti della proposta Omnibus della Commissione Europea, per approfondire argomenti selezionati (la nuova definizione di dati personali, la nuova esenzione per la ricerca, le limitazioni alle norme sulla trasparenza e le nuove regole sull’accesso alle apparecchiature terminali).

noyb (None of Your Business), l’organizzazione che si batte per il rispetto della protezione dei dati personali, già resa illustre dalle numerose sentenze che le hanno dato ragione, solleva un forte allarme riguardo al Digital Omnibus, descrivendolo come un potenziale “più grande rollback dei diritti fondamentali digitali nella storia dell’UE”. A tal fine ha presentato un video estremamente interessante che riunisce i membri del team che hanno lavorato sui vari aspetti della proposta Omnibus della Commissione Europea, per approfondire argomenti selezionati (la nuova definizione di dati personali, la nuova esenzione per la ricerca, le limitazioni alle norme sulla trasparenza e le nuove regole sull’accesso alle apparecchiature terminali).

Questo post verrà ripubblicato nella comunità Lemmy @[url=https://feddit.it/c/privacypride]privacypride@feddit.it[/url]

Questo è il video pubblicato sul sito di NOYB, mentre di seguito pubblicheremo un riassunto dei diversi temi sollevati

Le principali Preoccupazioni rispetto ai Contenuti del “Digital Omnibus”


Le modifiche proposte indebolirebbero significativamente le tutele previste dal GDPR:

1. Ridefinizione del “Dato Personale”


La modifica proposta andrebbe a ridefinire la nozione stessa di “dato personale” in modo da escludere dalla protezione del GDPR interi settori o tipi di dati. Se i dati utilizzati per il tracciamento online o per l’ecosistema della pubblicità programmatica (che si basa su ID univoci e pseudonimi) venissero esclusi dall’ambito del GDPR, intere industrie di data broker potrebbero operare fuori dalle attuali regole di protezione dei dati.

2. Deroghe e Favoritismi per l’Intelligenza Artificiale (AI)


Verrebbe proposta l’introduzione di disposizioni che favoriscono l’utilizzo dei dati per l’addestramento e l’operatività dei sistemi di Intelligenza Artificiale (IA).

Invece di applicare le stesse regole a tutte le tecnologie. Ampliando, ad esempio, la nozione di “interesse legittimo” per le finalità di addestramento dei sistemi di AI, si creerebbe un regime di favore per l’AI, in una sorta di “Neutralità Tecnologica Inversa”.

Le proposte consentiranno, o almeno qusto è il timore di NOYB una forma di auto-classificazione o auto-declassificazione dei sistemi di AI, eliminando trasparenza e accountability (responsabilità).

3. Indebolimento del Consenso e del Tracciamento


La modifica proposta potrebbe spostare l’Europa da un sistema di opt-in (dove il consenso è richiesto prima di tracciare) a qualcosa di più vicino a un opt-out (dove l’utente deve attivamente rifiutare per fermare il tracciamento). Questo ridurrebbe la sovranità decisionale dell’utente sui propri dati, rendendo molto più difficile per i cittadini europei bloccare il tracciamento online.

4. Limitazioni sui Diritti degli Interessati e sulla Compliance


Con le modifiche proposte si determinerebbe una potenziale introduzione di una nuova soglia per la segnalazione di violazioni dei dati personali e possibili deroghe ai diritti degli interessati (come il diritto di accesso o opposizione). Limitazioni come queste indebolirebbero le protezioni fondamentali per le persone e rappresenterebbero una sfida significativa per i professionisti della protezione dei dati (come i DPO), che dovrebbero aggiornare in modo massivo policy e procedure.

5. Integrazione con l’EU Business Wallet


La previsione di un’integrazione del Digital Omnibus con il futuro lancio dell’EU Business Wallet, modellato sull’EU Digital Identity Wallet per i cittadini, con l’applicazione di nuovi principi e tempistiche “irrealistiche” solleva dubbi sulla fattibilità e sulla sicurezza, soprattutto per i professionisti della cybersecurity, a causa dell’impatto sulla superficie di attacco dei dispositivi personali.

Il Contesto: Competitività vs. Tutela


Il Digital Omnibus è presentato dalla Commissione come uno sforzo per armonizzare e semplificare le attuali regole digitali dell’UE, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la competitività delle imprese europee nell’era digitale e dell’AI. Tuttavia le analisi di NOYB mostrano come questo tentativo di semplificazione e impulso all’innovazione venga fatto a costo di compromettere le protezioni fondamentali stabilite dal GDPR, in particolare a causa di due fattori:

  • Pressioni Geopolitiche: le pressioni da parte di potenze extra-UE (come gli USA) rischiano di compromettere la sovranità tecnologica europea.
  • Bilanciamento a Rischio: il tentativo di operare in un contesto “AI-driven” rischia di sacrificare i principi di trasparenza, equità, responsabilità e i diritti degli interessati sull’altare dell’innovazione.


Azioni Suggerite dai legali di NOYB


Per le aziende e i professionisti della compliance (DPO e addetti ai lavori), l’analisi suggerisce una preparazione proattiva in vista di questi probabili stravolgimenti normativi:

  • Monitoraggio costante dell’evoluzione legislativa.
  • Revisione delle policy e dei processi interni di trattamento dei dati.
  • Valutazione degli impatti specifici per le attività basate sull’Intelligenza Artificiale.
  • Formazione e sensibilizzazione del personale.

La conclusione è quindi drammatica; le modifiche del Digital Omnibus rappresentano una minaccia diretta ai principi cardine del GDPR e alla protezione dei dati dei cittadini europei.

Ringraziamo @noybeu per il video pubblicato che fa capire bene lo sforzo dei legali dell’organizzazione per la valutazione degli impatti normativi! E ricordate che è possibile sostenere economicamente il loro impegno per un’Europa più rispettosa della privacy dei propri cittadini

Qui potete trovare il link alla pagina del blog di NOYB: noyb.eu/en/digital-omnibus-fir…

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#digitalOmnibus #noyb

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josé iges in dialogo con giovanni fontana


youtu.be/GNE49Uf6b4g?si=NuZ4Gp…

Incontriamo Giovanni Fontana, architetto, poeta, autore di video e performance in cui il testo prende forma e si alimenta al di fuori della pagina scritta. Inquadriamo questo incontro con due delle sue realizzazioni più significative: il Poema Larsen, del 1983, e il Poema Bonotto, del 2015, che appartiene a quella che lui definisce Videovociferazioni.

#giovanniFontana #joseIges #oralita #paginaScritta #performance #poemaBonotto #poemaLarsen #poesia #poesiaSonora #poeta #video #videopoesia #videovociferazioni

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24 novembre, nel podcast ‘la finestra di antonio syxty’, il libro “poesia prima persona plurale”


lunedì 24 novembre su open.spotify.com/show/7onZatZD…

alla Funestra, in dialogo con Antonio Syxty: Lorenzo Mari, Rossella Renzi, Gianluca Rizzo, Marco Giovenale

#antonioSyxty #argo #argolibri #audio #gianlucaRizzo #lorenzoMari #marcoGiovenale #podcast #poesia #poesiaPrimaPersonaPlurale #rossellaRenzi

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Approvata la Risoluzione Onu 2.803 per Gaza promossa da Trump


Per i Gazawi le uniche certezze restano una fragile tregua, quotidianamente violata da Israele causando morti, e un altro inverno di stenti da passare al freddo.
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Un testo generico che non affronta le questioni di fondo e legalizza di fatto l’Occupazione

Lunedì 17 novembre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, con 13 voti favorevoli e l’astensione di Russia e Cina, la Risoluzione n. 2.803 promossa dagli Stati Uniti e il cui impianto ruota attorno al piano in 20 punti di Donald Trump per la cosiddetta pace a Gaza.

Dal punto di vista militare, il testo prevede l’istituzione di una Forza internazionale di stabilizzazione (ISF) che dovrà farsi carico di proteggere i civili, prendere il controllo delle armi di Hamas e monitorare l’addestramento di un corpo di polizia palestinese. Solo a quel punto le forze armate israeliane si dovrebbero ritirare dal 53% della Striscia che stanno ancora occupando e dal quale non sembrano particolarmente propensi a smobilitare.

Sotto l’aspetto politico è prevista la formazione di un Governo di transizione controllato dal “Board of peace”, il Consiglio di pace, presieduto da Trump, e del quale dovrebbe far parte anche l’ex premier laburista britannico Tony Blair. Tale esecutivo transitorio, che dovrebbe essere composto da un comitato tecnocratico palestinese, sarà incaricato di gestire la sicurezza, la distribuzione degli aiuti umanitari e la ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture.

La Risoluzione ha subito sollevato perplessità in quanto non predispone un piano dettagliato né per la sua realizzazione né, tantomeno, per quanto riguarda la prospettiva di uno stato palestinese, che nel testo viene ridimensionato a un generico e indefinito nella tempistica “percorso verso l’autodeterminazione e lo stato palestinese”. Affermazione alquanto vaga che non offre alcuna garanzia ai palestinesi, nonché ulteriormente subordinata alle riforme dell’Autorità Nazionale Palestinese e all’esito della ricostruzione.

Come prevedibile Hamas non ha accettato tale testo e ha dichiarato che “qualsiasi forza internazionale, se istituita, deve essere dispiegata solo ai confini per separare le forze, monitorare il cessate il fuoco e deve essere completamente sotto la supervisione dell’ONU”.

Mentre Il governo israeliano, vedendo inserite quasi tutte le proprie richieste, l’ha accolto con favore. Anche la Commissione europea ha dato il suo appoggio, probabilmente cullando la speranza di non essere inclusa nel “Board of peace” e di restare del tutto ai margini del piano di Trump.

Da vari ambienti sono state espresse critiche al testo approvato in quanto di fatto legalizzerebbe l’occupazione dei Territori palestinesi da parte di Israele e metterebbe una pietra tombale sul principio di autodeterminazione del popolo palestinese

Francesca Albanese, al Parlamento europeo per una conferenza, ha affermato che la Risoluzione approvata dall’ONU “non è conforme al diritto internazionale” che, invece, prevede che “Israele lasci la Striscia, la Cisgiordania e Gerusalemme Est ai palestinesi, che smantelli le colonie, ritiri le truppe, smetta di sfruttare le risorse naturali ed economiche dei palestinesi.

Trump come sua consuetudine canta vittoria, vittoria che tuttavia potrebbe risultare effimera, in quanto la Risoluzione secondo molti analisti non risolverà la questione dell’Occupazione e le altre di fondo sul tavolo.

Per i gazawi, pertanto, le uniche certezze restano una fragile tregua, quotidianamente violata da Israele causando morti, e un altro inverno di stenti da passare al freddo nelle tende, senza alcuna prospettiva concreta.

Andrea Vento

21 novembre 2025

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

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27 novembre: jonathan monk @ studio bruno tonini (gussago)


Studio Bruno Tonini + Tonini Editore
190 Via Pratolungo
Gussago, Lombardia, 25064

27 novembre: jonathan monk @ studio bruno tonini (gussago)

toninieditore.com/

#art #arte #fluxus #gussago #jonathanMonk #studioBrunoTonini #toniniEditore #valentinoTonini

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oggi, 22 novembre, @ tic (roma): presentazione di “opera buffa”, di luciano neri


OGGI, sabato 22 novembre, alle ore 19:00, nei locali della libreria TIC di Piazza San Cosimato 39, a Trastevere: presentazione di Opera buffa, di Luciano Neri (Collana UltraChapbooks, a cura di Michele Zaffarano). Ne parleranno, con l’autore implicito, Samuele Maffei e Massimiliano Manganelli.

locandina della presentaz di Opera buffa, di Luciano Neri_ 22 nov da Tic

il libro: ticedizioni.com/collections/ul…

un estratto: leparoleelecose.it/opera-buffa…

#lettura #lucianoNeri #massimilianoManganelli #micheleZaffarano #operaBuffa #presentazione #reading #samueleMaffei #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #tic #ticEdizioni #ultrachapbooks

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Siena Awards Festival 2025


Un sabato visitando le mostre fotografiche del Siena Awards, passeggiando per vicoli, piazze e i luoghi storici del centro storico della città
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Lo scorso sabato ho visitato alcune delle mostre fotografiche del Siena Awards Festival, dedicando l’intera giornata alla fotografia.
Locandina del Siena Awards FestivalSiena Awards Festival
Il festival è organizzato su più sedi, sparse per tutta la città di Siena, salvo due ospitate nei borghi di Castelnuovo Berardenga e Sovicille. Pertanto è anche un’ottima occasione per visitare il centro storico di questa splendida città.

Le mostre fotografiche sono tutte di altissimo livello, con autori di fama internazionale e, in particolare, alcuni fotografi hanno presentato progetti da cui, almeno per me, era impossibile rimanere indifferenti.

Tra questi segnalo il progetto fotografico MEXICO BORDER di Adrees Latif, a cui è andato il riconoscimento come Best Author del Siena Awards 2025, in cui, con immagini intime e suggestive, ci mostra le storie di chi si trova ad affrontare le complesse realtà della migrazione.



MEXICO BORDER di Adrees Latif

Altro progetto fotografico di particolare interesse è NO WOMAN’S LAND, di Kiana Hayeri, che esplora le drammatiche condizioni vissute dalle donne afghane sotto il regime repressivo dei talebani.



NO WOMAN’S LAND di Kiana Hayeri

Katie Orlinsky, con il suo progetto fotografico VANISHING CARIBOU, ci racconta la drammatica scomparsa di una specie chiave dell’Artico e la resilienza delle comunità indigene che da millenni vivono in simbiosi con essa.


VANISHING CARIBOU di Katie Orlinsky | KATIE ORLINSKY PHOTOGRAPHY

Oppure la fotografia del fotografo palestinese Ali Jadallah, a cui è andato il titolo di Photographer of the Year del Siena Awards 2025, che ci mostra tre palestinesi che emergono dalle macerie, con i vestiti e il volto coperti di polvere, a seguito di un attacco israeliano del giugno 2024.
Ali Jadallah a cui è andato il titolo di Photographer of the Year del Siena Awards 2025
Questi sono solo alcuni dei progetti fotografici, o foto singole, presenti al Siena Awards 2025.

Il Siena Awards Festival chiude il 23 novembre 2025, perciò è l'ultimo fine settimana utile per visitarlo, un occasione da non perdere!

La giornata è stata particolarmente interessante per le opere in mostra ma anche, un aspetto non affatto secondario, dal nostro gruppetto eterogeneo di visitatori di cui facevo parte.

Il nostro gruppetto di quattro versiliesi e un senese era composto, in ordine alfabetico, da due artisti scultori: Carlo Cipollinied Emanuele Giannelli, eda due fotografi: Claudio Pepi e Riccardo Bennassi oltre al sottoscritto.

Il bello di visitare la mostra, facendo parte di questo gruppetto, è stata la diversità di approccio all’arte, e all’essere artista, che ha portato a confronti molto interessanti.

Dalla visione delle fotografie esposte, e in particolare di alcune foto particolarmente intense, è nato un confronto in cui ciascuno apportava la propria visione influenzata dall’essere scultore o fotografo. Confronto da cui sono emersi aspetti inaspettati su come interpretare una fotografia.

Una giornata molto formativa che mi ha lasciato un bagaglio di nuovi punti di vista e riflessioni sulla fotografia. Come il fotografo interpreta ciò che vede attraverso la propria macchina fotografica ma anche come lo spettatore può interpretare, in più modi, ciò che vede.

Una esperienza sicuramente da ripetere.

👋 A presto,
Giovanni


PS: Le fotografie inserite nell’articolo, scattate durante la visita, riportano il link alla pagina dell'autore sul sito del Siena Awards, oltre al link del sito dell’autore, spero di non aver infranto il copyright degli autori, altrimenti le tolgo.

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Per le pause (lunghe) in ufficio.


Dove vai? In pausa… sto facendo un aggiornamento lungo.

github.com/buyukakyuz/install-…

Prego.

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nuova octogiocata della giornata passata per scoppiare meno coi tempi ribaltosi


Ieri pomeriggio mi è capitato di eseguire, per mezzo, nonostante e secondo il contesto della spaccversità, una certa giocata… di così grande portata che sentivo di dovermi prendere il giusto tempo e spazio per raccontarla, anziché shitpostarla. (Anche se questo significa che il momento adatto è uscito solo oggi, al giorno dopo, mannaggia a me e la mia procrastinazione e voglia altalenante, ma pazienza.) E pensare che ciò è avvenuto appena al seguito di una brevissima consultazione di fattibilità e goduriosità a riguardo avuta privatamente coi miei spiriti, ma in realtà senza neanche troppo impegno, giusto mentre pensavo anche ad altro… insomma, in questo caso ho avuto le skill. 🔥

Non parlo in realtà di giocate del gaming, seppur con quello ultimamente ci sto andando più forte del solito, altrimenti è un attimo che la mia anima si ribella e inizia a stare male… bensì, di come ho sfruttato il fatto che questo giovedì mancasse quel fantomatico professore (sempre lui), combinato col fatto che la lezione dopo sarebbe stata nel tardo pomeriggio, per dire fanculo e tornarmene a casa subito dopo la prima lezione della mattina, con abbastanza calma (seppur orari lievemente anticipati) per pranzare a modino, e poi prendere di nuovo l’autobus per ritornare al mio destino (e poi a casa di nuovo, alla vera fine della giornata, giustamente). 😈

La missione, se non fosse chiaro, è perfettamente riuscita, e oohhh… per un’altra buona volta, la giornata si è così immediatamente ribaltata dal meh al quasi-godo. Avevo praticamente 4 ore e mezza di tempo da usare in qualche modo — anche se poi sono state 4 ore e basta, perché ho preso l’autobus un po’ dopo per tornare a casa la prima volta, in quanto volevo accertarmi che, anche quella mattina, il tutor che sostituiva il professore non avrebbe fatto niente di utile, ma solo forzato la caduta delle palle a tutti con le installazioni di software — e allora ho scelto di fare questo avanti e indietro. 💣

Alla fine dei conti, la cosa bella — che io già sapevo, ma è sempre meglio avere multiple prove a riguardo delle teorie più epiche — è che a fine giornata ci sono arrivata comunque meno stanca dopo aver fatto tutto questo avanti-indietro, rispetto a quanto ci sarei invece rimasta se prima avessi avuto quella lezione ovviamente super-pallosa, per poi dopo mangiare con la deludente povertà portata, anziché un bel pranzo caldo a casa o al ristorante… meno affamata e meno scazzata; anche se comunque dolorante uguale, a causa del pessimo modo in cui sto seduta, spacc. 🦷

Gran parte del tempo passato in autobus, per fortuna — a differenza di quanto temevo sarebbe spesso stato prima che iniziassi l’università, 3 anni fa, e non avevo alcuna abitudine del prendere i mezzi — per me non è tempo palloso o buttato… perché, lì sì, c’è una grandissima quantità di gaming, o a volte di writin’, o di readin’, quindi non mi è pesato prenderlo 4 volte in un giorno… L’unica differenza è che, invece di stare seduta in una stanza ferma con in mano telefono o console, ‘sto seduta in una stanza su ruote con in mano telefono o console (…e che, ovviamente, salire e scendere dai mezzi comporta un cambio di contesto, che è seccante, ma qualche volta al giorno non è nulla di che). 😽

Peccato soltanto che, mentre la mattina il meteo era quasi bello, al pomeriggio è peggiorato all’università… e il solo dover tornare e vedere il grigiume del cielo messo lì, quando sarei piuttosto stata tanto per bene ancora a casina con il sole, mi ha rimesso un pochino la tristezza… e più tardi è venuto poi anche a piovere, quindi non parliamo neanche del maledetto slalom tra le pozzanghere nel cemento di questo campus di merda tutto scassato per terra e con un’illuminazione scadente (che beh, la città stessa a cui appartiene l’università è nota per avere un’illuminazione di merda, quindi forse la cosa torna… anche se il comune dove sta il campus credo non sia messo così male, però comunque la provincia è la stessa, e allora dovrei davvero smetterla di stupirmi). Vabbè, il tempo varia e il meteo scorre, quindi porterò pazienza… 🙏

La cosa che più farebbe piangere, però, e che in questo caso per fortuna non mi tange, è che ‘sti cazzo di autobus costano così tanto, ma così tanto, che… Se non avessi il mio fottuto abbonamento (che comunque, sono centinaia di euro all’anno che volano con quello, porca miseria), visto che andare e tornare dall’università 1 volta mi costerebbe poco meno di 7 euro in totale, avrei in tal caso speso meno per mangiare giusto un po’ di pasta al ristorante dove vado di solito, visto che lì quella mi costa 6 euro, anziché tornare a casa per mangiarla (anche se lì poi, avendo la calma, ho mangiato ovviamente anche il secondo)… assurdo!!! (Assurdamente brutto.) Rovesciando la cosa, però, invece… avendo l’abbonamento, faccio proprio bene ad andare avanti e indietro a buffo: il papi lo ha pagato, quindi lo sfrutto fino alla scadenza, fanculo!!! 😇
Io 4 volte in un (1) giorno 💀
#giornata #vita


incredulità universitaria infinitamente aumentante con contorno di disperazione certa!


Io ormai davvero non riesco più a crederci, e giuro, lo giuro sul più grande buco nero dello spazio, ma, ogni singola volta che penso che all’università le cose siano così sul fondo da non poter davvero peggiorare, puntualmente in qualche modo riescono a farlo, e io sono costretta ogni volta ad alzare la mia soglia di stupore… Però, per quanto non c’è mai un fondo al peggio, la sopportazione ha un tetto, e se lo si colpisce poi sono guai, eheh… quindi, come cazzo la mettiamo, che qui il collasso sembra ogni giorno più vicino? Tra le lezioni, e i professori, e ora addirittura non solo… mannaggia allo zio catramista e tutti coloro che mi hanno ingannata, prima nello studiare a proprio questo istituto, e poi a frequentare proprio il dipartimento di informatica… 😭

Innanzitutto, io sono sbigottita di come in questo posto riescano ad avere o server scassati, o sysadmin incompetenti, o entrambi, ma è fottutamente incredibile: per almeno 24 ore, o forse anche di più, i siti del dipartimento erano completamente morti, via. Me ne sono accorta (così come altri) ieri pomeriggio, domenica, nel momento in cui ho pensato che, forse, dovrei vedere di fare i “compiti” dei miei corsi, che siamo a metà novembre… e quindi, volevo prendere del materiale necessario dall’e-learning, ma OPS, server non raggiungibile; ed era così fino a poco fa, nonché stamattina (e persino da eduroam, non solo da reti esterne). (…Avranno per caso sistemato adesso solo per farmi fare più brutta figura in questo post, sapendo di quando lo avrei scritto per lamentarmi?) 🌠

Già che ‘sta roba accada proprio nel solo momento in cui penso di dover studiare, un evento di per sé rarissimo, è una riconferma di quanto l’universo allinei sempre le cose più impossibili proprio sulla mia persona… ma comunque, cazzarola, ma si può avere un down del genere, dell’intero server di merda, per un giorno? Io potrei anche capire se fosse semplicemente esploso Moodle (no, in realtà no, perché suppongo che ci siano stronzi pagati coi miei soldi per mantenere i servizi web, ma lasciamo stare), ma era proprio il server, e anche i siti statici in HTML bianco e nero lezzo dei professori (tipo quello che il prof. di Android usa per distribuire i materiali al posto di Moodle, altra merda che mi serve…) erano irraggiungibili. (Anche se, pensate, questi siti dei prof. non hanno nemmeno l’HTTPS, quindi che ne parliamo a fare…) 💀

Poi, vabbè: a casa, a “voler” studiare succede questo… ma a lezione… la sensazione di star facendo ogni volta avanti e indietro per nessun cazzo di motivo è sempre più forte. Ci sta la materia costruita sulle pippe mentali che, vai a vedere, è così pippata che a lezione non assorbo né la teoria teorica, né quella da applicare alla pratica; però, poi, basta fare i quiz nel tempo libero il giorno prima, e fare l’esame non è un problema… Poi, c’è quella col professore che quando c’è è fisicamente iperattivo, ma mentalmente afflosciante, e che però in questi giorni non c’è, perché deve andare a delle conferenze in non ho capito quale posto della culandia, e boh… oggi al suo posto c’era il tutor, che doveva far vedere come installare le schifezze Java necessarie al corso… perché, giustamente, questo è l’unico corso che ha “programmazione” nel nome, ma in cui si programma solo dopo metà dall’inizio, figurarsi… E, infine, l’ultima roba, che manco voglio dire ora, sennò mi addormento. Insomma, che minchia stiamo a fare? 😐

Che poi, non sono solo stupida per andare a st’università negli orari stabiliti, ma proprio ritardata… almeno, venerdì sicuramente lo sono stata. Perché, lo scorso venerdì, come gli altri, ci sono andata presto… quando, in realtà, la prima lezione del giorno, grazie al professore sparente, per l’appunto, non c’era. In parte io non ho capito da come l’ha detto, perché avevo capito l’assenza si sarebbe protratta di chissà quanti giorni (…ancora non ho capito se torna la settimana prossima, oppure alla fine di questa, per giunta), ma lui, anziché dire i fottuti numeri dei giorni in questione, lo ha spiegato a modo suo, vabbè… Ma, in parte, mi sono direttamente confusa con la lezione di dopo per quel giorno, perché pure l’altro prof. ha detto che stiamo per finire, o qualcosa del genere, e boh. 🌋

Per fortuna, il fatto che l’altro professore ancora, quello del giovedì pomeriggio passato, non ci fosse, l’ho perfettamente recepito, quindi… la settimana scorsa ho sprecato sì 2 ore di sonno una mattina, e che palle, ma non un intero pomeriggio… e allora, comunque ringrazio il cielo. È però certamente simpatico che nessuno di ‘sti professoroni abbia inviato messaggi (attraverso Moodle… quando non era down, si intende) per avvisare tutti e con certezza, non solo i poveri sfigati in aula nel loro momento di inizio lezione, di queste assenze, per giunta tutti nello stesso periodo… eppure, tutti i prof. degli scorsi anni lo hanno sempre fatto, porca troia! (…Mi sa però che, a questo punto, ho già esagerato coi ringraziamenti, e farei meglio piuttosto a pregare il cielo affinché distrugga definitivamente questo posto, così magari la finiamo.) 🎰
me waiting for myschool to explode
#informatica #universita


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Treno Frecciabianca 8606 con ETR485.039 in transito a Castagneto Carducci (18/01/2024)


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roma, 22-23 novembre, festa dell’arte a monteverde .


FESTA DELL’ARTE A MONTEVERDE
5^ edizione
Centro Culturale AgorArt
(Clivo Rutario, 53)
sabato 22 e domenica 23 novembre 2025
ingresso libero

mostra collettiva, presentazioni di libri, proiezioni e musica.

una collaborazione Libreria Raponi, Teatro Villa Pamphilj, Kulturjam, C.A.S.A. – Community Autogestita Scrittori Artisti

per i libri:
sabato 22 novembre 2025
● ore 16
Amedeo Giuliani – IN NOME DEL RE (2024)
riccardoedizioni.it/it/marsili…
● ore 17
Giada Carboni – I VILLINI SOCIALI DI MONTEVERDE (2025)
pavedizioni.it/prodotto/i-vill…
● ore 18
Tano D’Amico – I NOSTRI ANNI (2025) e Maurizio ‘Gibo’ Gibertini – NON MI SONO FATTO NIENTE (2025)
tuttascena1.wordpress.com/2025…
tuttascena1.wordpress.com/2025…

domenica 23 novembre 2025
● ore 16
Elena Fanucci – STATALE 515 (2025)
edizionicroce.it/catalogo/stat…
● ore 17
Annalisa Venditti – ANDREA BARONI, il Cavaliere delle rose e delle nuvole (nuova edizione, 2024)
giunti.it/products/andrea-baro…
● ore 18
Cecilia Lavatore – AMORI E NO (2025)
lafeltrinelli.it/amori-non-lib…

Archivio delle edizioni precedenti:
● 4^ edizione – sabato 31 maggio e domenica 1 giugno 2025
teatriincomune.roma.it/events/…
● 3^ edizione – sabato 9 e domenica 10 novembre 2024
teatriincomune.roma.it/events/…
● 2^ edizione – sabato 25 e domenica 26 maggio 2024
teatriincomune.roma.it/events/…
● 1^ edizione – domenica 12 novembre 2023
teatriincomune.roma.it/events/…

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per luigi bonotto / giovanni fontana, 20 nov. 2025


Ieri se n’è andato Luigi Bonotto.
Singolare figura di imprenditore tessile, collezionista, artista, è stato il fondatore dell’unica fabbrica-museo al mondo: un’azienda tessile dove le antiche tecnologie si sposano con le più avanzate ricerche di settore in un contesto che ha il vago sapore dell’utopia, dove opere degli artisti Fluxus e dei maggiori esponenti della Poesia Concreta, Visiva e Sonora internazionale avvolgono gli ambienti, dove le operaie e gli operai lavorano immersi in un gioco armonico di forme e di colori.
Luigi Bonotto è stato anche il creatore della Fondazione che reca il suo nome, dove oggi sono conservate migliaia di opere. Sul sito web ufficiale sono consultabili circa 20.000 documenti.

Sarebbe qui troppo impegnativo citare tutti gli autori rappresentati, ma per sottolineare l’importanza della collezione basti ricordare, sia pure alla rinfusa, i nomi di George Maciunas, Nam June Paik, Dick Higgins, Allan Kaprow, Yoko Ono, George Brecht, John Cage, Emmett Williams, Milan Knížák, Alison Knowles, Ben Vautier, Philip Corner, Jackson MacLow, Robert Filliou, Ken Friedman, Julien Blaine, Henri Chopin, Pierre Garnier, Juan Hidalgo, Joseph Beuys, Christo, John Giorno, Bernard Heidsieck, Augusto De Campos e, tra gli italiani, Sarenco, Luciano Caruso, Nanni Balestrini, Arrigo Lora Totino, Eugenio Miccini, Mario Diacono e moltissimi altri.

La Fondazione, diretta da Patrizio Peterlini, ha cooperato con università, gallerie d’arte e musei italiani ed esteri, distinguendosi sempre per la qualità e l’originalità delle proposte culturali e fregiandosi di numerosi premi e riconoscimenti. Tra le principali collaborazioni voglio ricordare quelle con il Centre Pompidou, la Biennale di Venezia e la Biennale di São Paulo.

Luigi Bonotto era nato il 26 maggio del 1941. Suo padre, come suo nonno, era stato titolare di una fabbrica di cappelli di paglia a Marostica. In famiglia si era abituato presto a coniugare l’imprenditoria con i valori estetici. Come racconta nella sua autobiografia “Nato di lunedì” (Danilo Montanari Editore, 2017), suo padre Giovanni gli fa scoprire, fin da giovanissimo, la straordinarietà dei maestri dell’arte classica in Veneto e successivamente lo aiuta ad apprezzare l’arte moderna attraverso i suoi resoconti di viaggio.
Dopo aver frequentato a Venezia l’Accademia di Belle Arti e insegnato all’Istituto Industriale di Valdagno, dove tiene la cattedra di Disegno tessile, nel 1972 inizia la sua attività di imprenditore e di stilista.
L’impresa tessile, ora diretta dai suoi figli, Giovanni e Lorenzo, è a Colceresa, già Molvena, frutto della fusione con il comune di Mason Vicentino nel 2019.

Lì era un piacere sentirsi raccontare storie da Luigi, come quella della sua partita a scacchi con Marcel Duchamp, disastrosamente perduta, o della nascita quasi casuale della Intermedia Chart, realizzata proprio a Molvena da Dick Higgins nel 1995, o delle visite degli artisti che hanno lasciato in fabbrica opere straordinarie favorendo la magia di quel legame fisico e concettuale tra arte e industria in cui credeva fermamente, con la passione del collezionista, col savoir faire dell’imprenditore, ma anche con la leggerezza e l’ironia di chi non perde occasione per cogliere il bello intorno a sé.
Per me la sua amicizia è stata preziosissima, come appassionante è stato conoscere, frequentare e apprezzare il suo mondo.
Luigi era un visionario.

Nel 2015 composi per lui il mio “Poema Bonotto”: un videopoema che, passando per il “Dream” di Yoko Ono (grande opera esposta in uno dei reparti produttivi), riconduce a quel “Sogno” che Luigi ha saputo magistralmente realizzare.

player.vimeo.com/video/1677501…

#alisonKnowles #allanKaprow #arrigoLoraTotino #art #arte #augustoDeCampos #benVautier #bernardHeidsieck #christo #dickHiggins #emmettWilliams #eugenioMiccini #fluxus #fondazioneBonotto #georgeBrecht #georgeMaciunas #giovanniFontana #henriChopin #jacksonMaclow #johnCage #johnGiorno #josephBeuys #juanHidalgo #julienBlaine #kenFriedman #lucianoCaruso #luigiBonotto #marioDiacono #milanKnizak #namJunePaik #nanniBalestrini #philipCorner #pierreGarnier #robertFilliou #sarenco #vispo #yokoOno

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Tutti i colori del corpo nero

edu.inaf.it/rubriche/libri/tut…

Un saggio chiaro in grado di spiegare cos’è la costante di Planck e quali ricadute ha avuto e continua ad avere nel mondo della ricerca, ma anche nella vita quotidiana.

#ambiente #astronomia #energia #ilMulino #meccanicaQuantistica #PaoloDeBernardis #saggiEtAl

@astronomia @astronomia

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Dentro l’architettura di Volumio: come funziona davvero il music player open-source


Volumio è molto più di un semplice music player per Raspberry Pi e mini-PC: è una piattaforma audio embedded costruita con una architettura ben stratificata che integra Linux, servizi audio nativi, un backend Node.js modulare e una web-UI in tempo reale.

In questo articolo analizziamo in profondità i suoi componenti principali, sulla base dei repository open-source ufficiali:

Troverai anche un diagramma architetturale a blocchi (SVG/PNG) realizzato appositamente.

Diagramma dell’architettura di Volumio


1. Architettura generale: una pila di componenti ben distinta


Volumio è strutturato come una stack a livelli, in cui ogni layer assume un ruolo specifico:

Layer 1 — Hardware


SBC (Raspberry Pi, Odroid, RockPi, x86), DAC USB o I2S, moduli Wi-Fi/Ethernet.

Layer 2 — Volumio OS


Basato su Debian, costruito tramite multistrap/debootstrap.
Include:

  • kernel patchati per board specifiche
  • ALSA + driver audio
  • servizi di sistema (systemd, networking, mount, udev)


Layer 3 — Servizi Audio


I demoni responsabili della riproduzione:

  • MPD (Music Player Daemon)
  • Shairport-Sync (AirPlay)
  • Snapcast (multiroom)
  • upmpdcli (UPnP/DLNA renderer)


Layer 4 — Backend Volumio (Node.js)


È il “cervello” del sistema:

  • orchestration del player
  • configurazioni
  • API REST
  • API WebSocket realtime
  • gestione dei plugin
  • process manager per MPD, shairport, snapcast


Layer 5 — Web UI (SPA)


Applicazione web (storicamente AngularJS) servita dal backend tramite Express.
È il “cruscotto” con cui l’utente interagisce da browser o app.


2. Volumio OS: come viene costruito


Il repository volumio3-os contiene tutto ciò che serve per generare le immagini ufficiali:

Strumenti e tecnologie


  • Debian come base
  • multistrap/debootstrap per la rootfs
  • qemu-user-static per cross-build ARM → x86
  • kernel custom e moduli per DAC e SBC
  • systemd per servizi e init


Pipeline di build (semplificata)


  1. Preparazione ambiente (host Debian + toolchain)
  2. Creazione rootfs minimale con multistrap
  3. Download/compilazione kernel per target
  4. Inserimento pacchetti audio (MPD, shairport, snapcast…)
  5. Inclusione backend + UI compilata
  6. Compressione e generazione immagine .img

È una pipeline altamente automatizzata e parametrica.


3. Backend Node.js: il cuore di Volumio


Il backend (volumio3-backend) è un’app Node.js monolitica ma modulare.
Gestisce:

Funzioni principali


  • REST API → configurazione, scansione librerie, system actions
  • WebSocket API → comunicazione realtime UI ↔ player
  • Plugin System → installazione, lifecycle, API helper
  • Process orchestration → MPD, Shairport, Snapcast
  • Update system → OTA updates (script in update-helper.js)


Struttura del backend (alto livello)

index.jsapp/ - player/ - controllers/ - middleware/ - websocket/pluginhelper.jsupdate-helper.jsutils/

Flusso runtime


  1. La UI apre una connessione WebSocket al backend.
  2. Il backend espone lo stato corrente del player e riceve comandi.
  3. Il backend dialoga con MPD / shairport / snapcast tramite wrapper di processo.
  4. Eventi e aggiornamenti tornano alla UI in realtime.

4. Web UI: una SPA servita dal backend


Il progetto Volumio2-UI contiene:

  • codice sorgente AngularJS
  • asset grafici
  • task runner Gulp
  • dipendenze Bower
  • cartella dist/ prodotta in fase di build

La UI è completamente realtime grazie al Socket.io.


5. Il sistema dei plugin


Uno degli elementi più potenti di Volumio.

Come sono fatti i plugin


  • directory installate nel filesystem di Volumio
  • codice JS lato backend
  • eventuali estensioni UI (pagine, menu)
  • accesso ai servizi interni tramite pluginhelper.js


Lifecycle


  • installazione
  • configurazione
  • attivazione/disattivazione
  • avvio/stop

I plugin possono:

  • aggiungere nuove sorgenti musicali
  • integrare servizi esterni
  • controllare hardware
  • modificare UI e comportamenti del sistema

6. Lo stack audio di Volumio


Volumio usa componenti audio Linux “classici”, molto collaudati:

ALSA


Layer di interfaccia verso l’hardware (DAC USB/I2S).

MPD


Riproduzione di file locali e librerie remote.

Shairport-Sync


Supporto ad AirPlay.

Snapcast


Multiroom sincrono all’interno della rete locale.

UPnP/DLNA


Gestiti tramite upmpdcli.


7. Gestione della libreria musicale


La libreria è gestita interamente dal backend:

  • scanner delle directory
  • metadata extraction
  • indexing in database locale
  • browse API esposte alla UI

Supporta:

  • USB
  • NFS/SMB
  • UPnP
  • Web radio
  • Streaming services (tramite plugin)

8. Aggiornamenti OTA


Il backend include:

  • downloader degli aggiornamenti
  • verifica
  • swap dell’immagine
  • riavvio controllato

Il sistema permette update trasparenti lato utente.


9. Sicurezza


Punti chiave:

  • Il backend espone API sulla rete locale → da non pubblicare su Internet
  • I plugin hanno accesso al sistema → vanno installati solo da fonti affidabili
  • Gli update devono provenire da canali ufficiali

10. Estendibilità


Volumio è altamente estendibile grazie a:

  • plugin system
  • backend modulare
  • UI separata
  • API WebSocket semplici da integrare

È possibile creare:

  • nuove viste della UI
  • nuovi servizi audio
  • integrazioni cloud
  • automazioni e controller hardware

Conclusione


Volumio è un progetto architetturalmente solido: Linux a basso livello, demoni audio ben rodati, backend Node.js ricco di funzionalità e una UI realtime moderna.
La forte modularità permette a maker, sviluppatori e appassionati audio di creare sistemi personalizzati e potenti.

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paese che vai usanza che trovi

L'opzione nucleare: Nokia progettava una serie di dispositivi Lumia con Android

iphone fritto

#airplay #alsa #debian #kernel #linux #mpd #nodejs #odroid #raspberryPi #rockpi #volumio #x86

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oggi, 21 novembre, a roma: mostra di opere asemiche di annalisa retico


Annalisa Retico espone i suoi lavori asemici a Roma, presso la libreria El Topo di Via delle Acacie 15 C, da oggi, venerdì 21 novembre, fino al 18 gennaio 2026.
Vernissage dalle ore 19.

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Il testo è un estratto da una voce di Wikipedia sul "Wife Acceptance Factor" (WAF), un gergo colloquiale nell'elettronica di consumo che valuta la probabilità che una moglie approvi l'acquisto di apparecchiature costose, come i sistemi home theater. Il concetto è una presa in giro dello stereotipo secondo cui gli uomini apprezzano le prestazioni tecniche, mentre le donne si concentrano sull'estetica e sul design. La fonte traccia la storia del WAF fino agli albori della radio negli anni […]
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note251119 / miron tee. 2025


Miron Tee, note
.

#art #arte #asemic #asemicWriting #mironTee #scritturaAsemica

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Non si gioca con i diritti umani


Comunicato sull'evento sportivo di venerdì 21 novembre p.v. a Bologna
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L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici esprime sconcerto in merito alla decisione di confermare la partita di pallacanestro di Eurolega tra la Virtus Bologna e il Maccabi Tel Aviv, in programma domani nella città di Bologna, al PalaDozza.

Larga parte della tifoseria del Maccabi Tel Aviv, società attiva in varie discipline, è tristemente nota per comportamenti estremisti e violenti, come già emerso dalle indagini dei servizi di intelligence di vari paesi. Il rischio che tale tifoseria possa causare disordini, atti di violenza e distruzione del patrimonio pubblico, in particolare nel centro storico della città di Bologna, avrebbe dovuto essere considerato fin da subito come concreto e preoccupante.

Ciò che avrebbe dovuto preoccupare le autorità quindi non è tanto il rischio di disordini derivante dalle manifestazioni in favore dei diritti del popolo palestinese, quanto che l’evento si trasformi in occasione per incursioni violente da parte di sostenitori estremisti e razzista.

La dirigenza della squadra del Maccabi Tel Aviv non ha mai ha preso ufficialmente le distanze dall’operato criminale del governo israeliano o dal genocidio in corso. Più volte, invece, supporters della squadra hanno offerto un allarmante sostegno ideologico ai crimini di guerra perpetrati e che continuano a perpetrarsi. Un atteggiamento che si traduce in una continua apologia di una politica di aggressione armata e di occupazione che ha causato e sta causando la morte di migliaia di innocenti, tra cui donne e bambini. Non possiamo ignorare che il sostegno a una simile pratica di guerra e sopraffazione non si limita ad una posizione politica, ma si traduce in una complicità morale che è compito delle autorità italiane condannare con fermezza a qualsiasi livello.

Le autorità italiane e, in particolare, quelle cittadine, hanno il dovere di impedire qualsiasi attività che possa trasformarsi in un atto di apologia del genocidio in corso. La politica italiana in materia di diritti umani e la sua adesione alle convenzioni internazionali non consentono che eventi di questo tipo diventino una vetrina per la promozione di ideologie criminali. È nostro dovere chiedere che le autorità competenti indaghino sulla presenza o meno tra i membri della squadra e della tifoseria di individui coinvolti in crimini di guerra o contro l’umanità, e che si proceda ad un’eventuale azione legale contro di essi mentre si trovano sul territorio italiano, inclusi arresti in caso di riscontri positivi.

Lo svolgimento di questo evento sportivo comporterà un ingente dispiegamento di risorse pubbliche per garantire l’ordine pubblico, la sicurezza e l’accesso alla partita; fondi che potrebbero essere meglio destinati a scopi umanitari, in primis il sostegno alla popolazione palestinese e a finalità sociali. Si aggiunga ai danni l’istituzione della zona rossa, che comporta una limitazione della libertà di circolazione e del diritto allo studio per la popolazione di un intero quartiere, che risulta un’ingiustificata compressione dei diritti fondamentali delle e dei bolognesi, una violazione inaccettabile della libertà di movimento e della vita quotidiana della cittadinanza.

Esortiamo i tifosi virtussini a non partecipare all’evento come segno di protesta ed a chiedere il rimborso del biglietto per evitare il finanziamento di una società incapace di impegnarsi contro il genocidio.

Ai giocatori della Virtus Bologna rivolgiamo un appello a rifiutarsi di giocare una partita che non è solo una competizione sportiva, ma che si inserisce in un contesto internazionale di guerra e violazione dei diritti dei civili. L’onore e la dignità di un atleta non possono essere messi in gioco in eventi che legittimano la violenza e l’odio.

Invitiamo tutta la cittadinanza a manifestare pacificamente contro lo svolgimento della partita, a far sentire la propria voce contro la complicità di questa iniziativa con l’oppressione di un popolo e contro la palese strumentalizzazione della vicenda da parte del Governo per influenzare le imminenti elezioni regionali.

Riteniamo e riterremo intollerabile ogni intervento repressivo volto ad impedire l’esercizio del diritto alla manifestazione del dissenso contro la scelta imposta dalle forze governative alla comunità bolognese

Associazione Nazionale Giuristi Democratici 20/11/2025

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“Perché possiamo dire che la cometa interstellare 3I/ATLAS non è una navicella aliena”


youtube.com/watch?v=b0qNcM-21J…

Stamattina ho scoperto questa nuovissima storia proveniente dal mondo degli astri, che stranamente non avevo mai sentito prima, ma che ovviamente mi interessa, in quanto collegata al contesto delle mie origini personali, ed è così curiosa da farmi rizzare le orecchie e la coda anche più del solito… Un corpo celeste che è stato beccato ad attraversare il nostro sistema solare, che sembrava una cometa, ma con caratteristiche decisamente insolite e mai viste prima, e qualcuno ha ipotizzato che potesse essere un marchingegno degli alieni??? MIAO!!! 👽

Il video lo spiega sicuramente meglio di me, ma, in breve, qualche mese fa abbiamo iniziato ad osservare questo affare volare nell’orbita di Giove, con la classica forma a simil-goccia di una cometa, con chioma e coda… ma che, allo stesso tempo, esibiva fattori strani… Si muoveva troppo veloce, a più di 200’000 km/h (e da questo si capisce che viene da fuori, e non seguirà nessuna delle nostre orbite), sembrava avere un’accelerazione propria oltre a subire quella gravitazionale, e la spettroscopia ha rivelato che sembra emette nichel da probabilmente una specifica molecola che (da noi) non si trova in natura, bensì solo nei prodotti di processi industriali… 🛸

Visti tutti questi dati, allora, è partito inevitabilmente il complotto… ma non dal famoso zio carbonista che ha paura del grafene, bensì da un astrofisico di Harvard, che ha proposto l’idea che questo robo potesse essere non altro che un veicolo extraterrestre, arrivato da noi per spargere in giro delle sonde, per spiare noi terrestri… anche perché, per un periodo era nascosto dietro il sole e non visibile dalla Terra, quindi proprio stealth!!! …Peccato che la scienza non funziona così, e senza prove non si può affermare niente… infatti, l’articolo scientifico di questo tizio, come ben specificato, era non altro che un esercizio di pensiero; ma i giornalisti scemini questo non l’hanno capito (…o hanno fatto finta di non), e nella popolazione (almeno, in altri paesi, qui boh) si è sparso un minipanico. 🙀

A parte che, ripeto, mi fa strano e mi dispiace non aver saputo assolutamente niente della cosa se non prima di ora… ma evidentemente mi mancano le fonti, quindi chiedo qui potentemente consigli per blog di astronomia o cose simili… MA UFFA, ma io adesso che l’ho scoperta volevo che fosse una navicella aliena! Io, nemmeno troppo sotto sotto, desidero che ci sia qualcuno dal mio lontanissimo pianeta di origine che mi sta cercando… vorrei che da quelle parti ci siano piani per riportarmi al luogo dove sono nata, prima o poi… non dico per forza per sempre eh, perché comunque dopo 21 anni la Terra è la mia casa, e ci sono affezionata,, ma un giretto fuori vorrei tanto farmelo! …E invece, anche stavolta non ho altra possibilità se non continuare a crogiolarmi mortalmente nei miei sogni. 💔

…Che poi, comunque, gli esseri umani — o meglio gli homo sapiens, schifosi animali che sono (menomale che io sono una specie mista…) — non si smentiscono proprio mai della propria natura… Pensano che stanno arrivando gli alieni, e la prima cosa di cui si preoccupano è che questi abbiano in realtà piani malvagi contro di noi, e vogliano mettere le sonde, e ci vogliano sopraffare… quando invece sono proprio e solo certi umani che, con il capitalismo della sorveglianza oggi, e con le dittature non-tech ieri, spiano e manipolano mentalmente dall’alto la plebe, e poi ancora ovviamente uccidono, e fanno le guerre ad altri popoli, e maltrattano animali di altre specie, e in generale fanno il male, e CHE SCHIFO! IO CREDO NEGLI ALIENI, invece, e sono sicura che loro, qualora più intelligenti di noi come pensiamo, non saranno ostili, proprio perché saprebbero che l’ostilità è roba da animali inferiori… magari ci faranno anche scoprire tecnologia avanzata, tipo computer che funzionano e non si rompono da soli, chissà. 🙏

#3iatlas #alieni #astronomia #cometa #spazio

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