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la sedia sfaldante che ti rompe la mente


Lo so che ormai, nelle mie condizioni, non dovrei più minimamente stupirmi di nessuno spacc, ma… boh, quest’ultimo qui (che in realtà si manifesta da qualche mese, ma in certi momenti di più ed in altri meno, vai a capire perché) è proprio zamni, perché sembra non aver avuto mai un inizio né tantomeno una fine… la mia sedia si sta letteralmente sbriciolando, oltre i limiti dell’umano. E pensare che ormai non faccio nemmeno più tanto gaming, su quella sedia… e ok, alla fine dei conti anche il non-gaming ammonta solo a premere la tastiera e muovere il mouse, ma mi pare strambo. 💔

Il fottuto rivestimento di finta pelle o quello che è — che a questo punto francamente potevano evitare di mettere proprio, se dopo appena 6-7 anni scarsi doveva rompersi in questo modo indegno — ha iniziato lentamente a sfaldarsi, a fare i frammentini, che spesso finiscono direttamente per terra come merdini neri a far sembrare la stanza sporca… quando non rimangono solo parzialmente staccati sulla sedia, creando una superficie lievemente irregolare che da lievemente fastidio all’anima (o beh, a volte si staccano del tutto ma non cadono subito a terra, ancora peggio); strofinando con la manina come in video poi cadono effettivamente. Come dovrei fare io a non essere costretta a cambiare questo affare prima dei prossimi 100 anni di uso, se già ora fa così??? Da non credere… 😿
Vista sul pavimento con tutti i cosi neri caduti come illustrato.
#danni #gaming #sedia #usura

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oggi, 6 settembre, a milano: corteo per il leoncavallo


Giù le mani dalla città!
OGGI, sabato 6 settembre, CORTEO nazionale:
Contro lo sgombero del Leoncavallo, contro il fascismo di governo, la gentrificazione ed espropriazione dei patrimoni pubblici e autogestiti.
Difendiamo gli spazi sociali, la cultura libera, l’arte sovversiva e i movimenti dal basso.
Vogliamo un’altra Milano!

6 settembre corteo per il leoncavallo
cliccare per ingrandire

#AbbaVive #antagonismo #antifascismo #autogestione #controLoSgombero #controLoSgomberoDelLeoncavallo #corteo #corteoNazionale #csoa #decolonialismo #democraziaDalBasso #gentrificazione #Leoncavallo #manifestazione #manifestazioneNazionale #ParcoSempione #spaziAutogestiti #spaziSociali

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Il pane fritto di Cinzia Caminiti, un patrimonio in un piatto


I catanesi conoscono Cinzia Caminiti Nicotra principalmente come attrice e attivista. Eppure c’è, nella sua attività, tutto un filone di recupero della tradizione popolare, che si è recentemente manifestato, tra l’altro, nello spettacolo “I Miraculi dô Bamminu”, andato in scena in tempo di Natale a San Francesco di Paola, la chiesa parrocchiale della Civita.

E a questo filone […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/09/06/il-p…

#CinziaCaminitiNicotra

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firmare per chiedere all’onu l’attivazione della procedura “uniting for peace”


credgigi.it/petizione-onu/

#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #ICC #icj #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Onu #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #UN #UNO #warcrimes #zionism

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Holly Holm debutta nella lotta libera a 43 anni!


Holly Holm, pugile e kickboxer prima e fighter di MMA poi ha debuttato sabato scorso in un match di lotta libera al Real American Freestyle 01.
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Holly Holm, pugile e kickboxer prima e fighter di MMA poi ha debuttato sabato scorso in un match di lotta libera al Real American Freestyle 01.

Il fatto che abbia auto solo un paio di giorni di preavviso e che abbia perso con onore contro Alejandra RIvera, che ha un discreto pedigree nella lotta, dimostra che razza di atleti ci siano in UFC.

Vi lascio a un video, tra qualche giorno un articolo sull’organizzazione: Real American Freestyle.

Tra i commentatori della serata anche Chael Sonnen che poi è dovuto volare a Las Vegas a rimanere imbattuto contro Craig Jones al CJI 2

youtube.com/watch?v=la5c_Wjeij…

Risultati RAF 01


Data: 30 agosto 2025
Luogo: Wolstein Center, Cleveland (USA)
Pubblico: 4.500 spettatori
Broadcast: Fox Nation

Main Card


  • Heavyweight
    Wyatt Hendrickson (USA) def. Mostafa Elders (EGY)
    Technical fall (14–1), Round 2, 1:08
  • Light Heavyweight
    Bo Nickal (USA) def. Jacob Cardenas (CUB)
    Decision (6–4), Round 3, 2:00
  • Women’s Middleweight
    Alejandra Rivera (MEX) def. Holly Holm (USA)
    Decision (9–7), Round 3, 2:00
  • Cruiserweight
    Kyle Dake (USA) def. Dean Hamiti (USA)
    Technical fall (11–0), Round 2, 1:57
  • Featherweight
    Real Woods (USA) def. Darrion Caldwell (USA)
    Pinfall, Round 2, 1:29
  • Women’s Strawweight
    Sarah Hildebrandt (USA) def. Zeltzin Hernandez (MEX)
    Technical fall (11–0), Round 3, 0:36
  • Middleweight
    Evan Wick (USA) def. Jason Nolf (USA)
    Decision (10–8), Round 3, 2:00
  • Lightweight
    Austin Gomez (MEX) def. Lance Palmer (USA)
    Technical fall (11–0), Round 1, 1:02
  • Lightweight
    Yianni Diakomihalis (USA) def. Bajrang Punia (IND)
    Decision (5–1), Round 3, 2:00
  • Bantamweight
    Nathan Tomasello (USA) def. Matt Ramos (USA)
    Decision (4–3), Round 3, 2:00
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Hai soldi da spendere per comprare un anello inutile?

L’anello hi-tech in ottone cromato che mostra quanto sei intelligente. Edizione limitata in vendita a $ 6000 è una sòla

informapirata.it/2025/09/05/ha…

#anello

informapirata.it/2025/09/05/ha…

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Treno Merci “Il Biancone” con E652.123 + G2000.001 in transito a Castagneto Carducci (30/01/2024)


👍 Se il video ti è piaciuto lascia un bel mi piace!➕ Iscriviti per seguirmi e ricevere notizie sugli ultimi video!Grazie mille! 😄? Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ https://tre
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👥 Canale telegram con le notizie della mobilità ferroviaria Toscana in tempo reale
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👥 Il gruppo telegram discussione del canale telegram con possibilità di parlare di ferrovia in generale, nel rispetto degli altri utenti
treni.creeperiano99.it/u/grupp…
—————————————————————————-
👥 Gruppi telegram dedicati alle stazioni con anche le notizie della mobilità ferroviaria Toscana
✅ Castagneto Carducci-Donoratico Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/casta…
✅ Cecina Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/cecin…
✅ Empoli Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/empol…
✅ Campiglia Marittima Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/campi…
✅ Livorno Centrale Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/livor…
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Don’t touch Flotilla


Contributo dell’avv. Giuseppe Romano, componente dell’Esecutivo Giuristi democratici
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A breve la più grande e partecipata spedizione umanitaria cercherà di forzare via mare il blocco degli aiuti a Gaza. Cosa farà Israele? Dispone della più sofisticata efficacia di controllo/sorveglianza al mondo, ben testata nel suo illegittimo laboratorio palestinese da decenni. Fornisce droni a Frontex per il controllo delle rotte nel Mediterraneo e alimenta i nostri servizi segreti con illeciti meccanismi di intrusione nei telefoni cellulari degli attivisti delle Ong; ben potrà, quindi, riscontrare che tutte le imbarcazioni non trasportano armi e non sono pertanto in alcuna forma un pericolo né definibili (Ben Gvir dixit… ) con la ridicola formula di terrorismo . Peraltro, che Israele possa far riferimento a una qualche forma di tutela del diritto internazionale rappresenta un argomento paradossale atteso che —come noto— agisce al di fuori dello stesso. Se pure intendesse farlo non potrebbe giuridicamente trovare appoggi e impedire lo sbarco degli aiuti umanitari né arrestare chicchessia. L’intervento in acque internazionali è riservato a situazioni di pericolo verso lo stato destinatario: la Palestina. Israele occupa illegalmente Gaza e ne controlla impunemente i confini da ben prima del 7 ottobre 2023. Su questo non ci sono dubbi (tra le altre: sentenza del 19 luglio 2024 Corte Internazionale di Giustizia). Il fermo di attivisti li esporrebbe a un ulteriore quadro illecito, praticandosi la tortura nelle carceri. Insomma, deve consentire alla società civile mondiale di adempiere a quel dovere cui gli stati non assolvono benché imposto da innumerevoli convenzioni, non ultima quella contro il genocidio. L’appoggio (rectius difesa) deve venire anche dal nostro governo di destra memore del suo storico slogan ‘aiutiamoli a casa loro’: non va più bene???

Se Israele non consentisse lo sbarco, perché abbiamo ben chiara l’ultima spedizione —ma anche l’assassinio di nove componenti della freedom flotilla 2010— sarà compito di noi tutte e tutti levare una protesta di dimensione proporzionata alla storicità dell’evento e quindi: enorme. Come Giuristi Democratici e come nascente rete di penalisti italiani impegnati in queste lotte ci impegniamo fin d’ora a garantire la nostra presenza in tutte le piazze e luoghi di Italia ove sarà necessario. Abbiamo già inviato una diffida formale via PEC (tramite l’avv. Gianluca Vitale del foro di Torino come referente domiciliatario e sottoscritta da moltissimi professionisti) ai ministri competenti e all’ambasciata italiana affinché sia attiva nella difesa dell’incolumità degli equipaggi e non ometta alcuna azione necessaria. Siamo pronti a intraprendere ogni possibile via giudiziaria.

Adelante!

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Ci ha lasciato Aldo Zanchetta: un uomo generoso sempre dalla parte degli ultimi.


Aldo lascia un vuoto immenso nel mondo della cultura e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di averlo come amico.
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Comunicato del coordinamento del Giga sulla scomparsa dell’amico, intellettuale e cooperante Aldo Zanchetta

Il coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati – Giga esprime profondo cordoglio per l’improvvisa scomparsa dell’amico fraterno e collaboratore Aldo Zanchetta.
Intellettuale eterodosso, attivista e cooperante infaticabile ha fatto dell’impegno sociale e a favore dei popoli oppressi la cifra della sua esistenza.
Autore, traduttore e curatore di numerosi saggi di intellettuali latinoamericani fra cui l’uruguayano Raul Zibechi e il messicano Gustavo Esteva. Ha inoltre curato la traduzione e la pubblicazione della biografia del leader indigeno “bianco” peruviano Hugo Blanco “Noi gli indios. Le lotte per la terra in Perù” del quale continuava a sostenerne il periodico da lui stesso diretto, “Lucha indigena”.
Aldo si è distinto per la cooperazione e il sostegno attivo verso i popoli amerindi latinoamericani, soprattutto del Messico e del Perù, principalmente tramite la fondazione “Neno Zanchetta”, dedicata al figlio scomparso in gioventù e da lui stesso fondata e diretta a tal fine.
Ed è probabilmente in Chiapas, dove ha soggiornato a lungo e creato una sincera amicizia con il vescovo locale Samuel Ruiz, che ha svolto la sua principale opera di cooperazione realizzando fra le varie anche la Escuolita zapatista, una struttura dedicata alla formazione di maestri per il sistema scolastico zapatista. Modello di istruzione che valorizza i principi amerindi presente nei villaggi zapatisti e benché non finanziato dal governo federale risulta evidentemente più efficiente e attrattivo di quello statale, visto che è frequentato da bambini provenienti anche da villaggi non zapatisti.
Intellettuale eterodosso e raffinato ha rappresentato un punto di riferimento per i docenti del Giga interessati ad approfondire le tematiche legate all’America Latina e in particolare de “Los de abbajo” (quelli di sotto), come recita un suo imperdibile saggio sulla variegata realtà degli oppressi.

Sempre disponibile ed entusiasta nell’incontrare i nostri studenti a scuola, anche da anziano riusciva a catturane l’attenzione in modo sorprendente e ad affascinarli con i suoi racconti dei viaggi nelle comunità amerindie. Inoltre, era solito lasciare sempre in omaggio suoi libri per le biblioteche scolastiche a beneficio di chi fosse interessato ad approfondire le conoscenze dei temi trattati.

Ingegnere chimico laureato a Pisa, di professione imprenditore nel ramo della sostenibilità ambientale e umana dei prodotti, ha lavorato a lungo in America Latina affiancando all’impegno professionale la conoscenza delle realtà sociali e indigene represse.
Uomo di grande generosità e di impegno infaticabile una volta in pensione, dopo aver donato i brevetti delle sue innovazioni personalmente a Fidel Castro, si è dedicato alla cultura con numerose pubblicazioni e attività formative, all’impegno politico rivestendo anche carica di vicesindaco nel comune di Capannori (Lu), e soprattutto alla cooperazione internazionale a favore dei popoli amerindi e in particolare degli zapatisti del Chiapas.
Il coordinamento del Giga si stringe in questo momento di grande dolore alla moglie Brunella, alle figlie e ai nipoti.
Aldo lascia un vuoto immenso nel mondo della cultura e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di averlo come amico.
Che la terra ti sia lieve, caro Aldo.
Resterai con noi…

Il coordinamento del Giga

youtu.be/iHrVaHjqcKw?si=aoejEN…
Videoregistrazione del dibattito della festa rossa 2024 Dove sta andando il continente americano con la straordinaria partecipazione di Aldo Zanchetta

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da oggi, 5 settembre, gli incontri di “esiste la ricerca” @ studio campo boario


Esiste la ricerca: comunicato stampa per il 5-6-7 settembre 2025
cliccare per ingrandire — errata corrige: l’anno è ovviamente il 2025 (non il 2005)

R.S.V.P.: slowforward.net/contact/

§

Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2025, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14

a Roma, presso lo Studio Campo Boario

Viale del Campo Boario 4/a
METRO B – Fermata Piramide

ESISTE LA RICERCA


quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioni

logo dello Studio Campo BoarioEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.

Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).

Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?

ELR - Esiste la ricerca || intestazione

Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.

Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.

R.S.V.P.
slowforward.net/contact

PDF del comunicato stampa:
ESISTE LA RICERCA 2025 – il gioco delle comunità

Evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/cd4c6dab-6…


Evento fb:
facebook.com/events/1527943968…

#2025 #AlbertoDAmico #AntonioSyxty #blog #comunità #confronto #correnti #dialogo #ELR #ELREsisteLaRicerca #ELR2025 #EsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca2025 #gruppi #ilGiocoDelleComunità #LaScuolaDelleCose #laboratori #letture #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #Mudima #reading #ricercaLetteraria #riviste #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #sperimentazioneLetteraria #StudioCampoBoario


un inquadramento della scrittura di ricerca: nel n. 19 della ‘scuola delle cose’ (lyceum/mudima)


post in continuo aggiornamento

La scuola delle cose, n. 19, aprile 2025, SCRITTURA DI RICERCA (pubbl. Mudima / Lyceum)
cliccare per ingrandire

forse per la prima volta dopo oltre 20 anni di non disonorevole attività, un certo modo di fare sperimentazione letteraria ottiene un inquadramento teorico-critico complessivo, pur sintetico.

esce cioè il n. 19 del periodico ‘La scuola delle cose’, dell’associazione Lyceum (grazie alla Fondazione Mudima), interamente dedicato alla SCRITTURA DI RICERCA.

lo si sa e lo si è ripetuto assai: la (formula) “scrittura di ricerca” ha una storia di lunga durata, attraversando un po’ tutto il Novecento, almeno dagli anni Quaranta-Cinquanta, e in maniera nemmeno troppo carsica.
d’accordo. tuttavia questo numero della “Scuola delle cose” non è una disamina storica integrale, semmai un lavoro sugli ultimi venti-venticinque anni di ricerca letteraria, o scrittura complessa. con (ovviamente, immancabilmente) puntuali affondi nel passato e nella produzione di certi autori a dir poco fondativi, soprattutto Corrado Costa e Jean-Marie Gleize.

*

prima occasione di presentazione: 19 giugno, Milano, Fondazione Mudima:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

audio della presentazione a Milano (19 giu. 2025):
slowforward.net/2025/07/01/pod…

audio di una successiva presentazione, a Roma (5 lug. 2025):
slowforward.net/2025/07/24/pap…

RadioTre Suite: presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – “La scuola delle cose” (24 ago. 2025):
slowforward.net/2025/08/25/rad…
= https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html

podcast della prima presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (25 ago. 2025):

= open.spotify.com/episode/25Xmn…

podcast della seconda presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (10 nov. 2025):
slowforward.net/2025/11/10/fin…
= open.spotify.com/episode/2PcrJ…

*

e, rapidamente descrivendo (dal primo comunicato realizzato):

dettaglio de La scuola delle cose n 19_ 2025__ foto di Antonella Anedda
dettaglio da una foto di Antonella Anedda. cliccare per ingrandire

l’espressione “scrittura di ricerca” è in azione da diversi decenni, e di certo – come detto sopra – si perde già nelle “profondità” del Novecento.
tuttavia, dagli anni 2003-2009 (ovvero fra l’esplosione dei blog letterari e l’uscita del libro collettivo Prosa in prosa – edito da Le Lettere; ora da Tic edizioni) e fino a oggi, il numero di materiali sperimentali e saggi sugli stessi è decisamente cresciuto.
ha dunque senso ed è forse addirittura indispensabile iniziare a fare il punto della situazione.
un primo e senz’altro assai sintetico tentativo è rappresentato da questo numero de ‘La scuola delle cose’, che raccoglie otto interventi di altrettanti studiosi e studiose, intorno alla ricerca letteraria e alle scritture complesse.

*

queste le autrici e gli autori dei saggi, e i titoli degli interventi:

Gian Luca Picconi,
Scrittura di ricerca, prosa in prosa, letteralità

Massimiliano Manganelli,
Appunti sulle scritture procedurali

Luigi Magno,
Cinque nomi (più uno) e dieci titoli. La poesia di ricerca francese (oggi) in Italia

Chiara Portesine,
Il compromesso fonico: l’eredità di Corrado Costa

Renata Morresi,
Il movimento chiamato Language Poetry in Italia oggi

Chiara Serani,
Scritture non convenzionali e intermedialità (2000-2025)

Luigi Ballerini,
Intervento sulla poesia che si potrebbe fare

Daniele Poletti,
Scritture complesse. Il superamento dell’appartenenza

*

il tabloid gratuito è disponibile a Milano in Fondazione (via Tadino 26); a Roma presso la Libreria Tic (piazza San Cosimato 39), la Libreria Tomo (via degli Etruschi 4) e in Camera verde (via G Miani 20, chiamando prima il numero 3405263877); a Perugia nella libreria Mannaggia (via Cartolari 8); a Bologna da Modo Infoshop (via Mascarella 24/b); a Napoli alla libreria Luce (piazzetta Durante 1).

*

incontri, presentazioni e altre occasioni legate alla rivista:

22 maggio 2025: intervista a Rai RadioTre Fahrenheit

25 maggio: presenza del tabloid alla Serata del Premio Pagliarani al Palazzo delle Esposizioni (Roma)

31 maggio: presenza al reading collettivo “Roma chiama poesia”, Teatro Basilica (Roma)

3 giugno: presenza allo Studio Campo Boario (Roma), in occasione della presentazione di NZ, di A. Syxty

8 giugno: presenza nella libreria Tic di piazza San Cosimato (Roma)

17 giugno: presenza al reading di Giovenale e Perinelli allo Studio Campo Boario

19 giugno: prima presentazione ufficiale del tabloid presso la Fondazione Mudima (Milano), con Luigi Ballerini, Laura Di Corcia e Giancarlo Sammito

26 giugno: ex Discoteca di Stato in via Caetani (Roma), dialogo sulla memoria delle avanguardie

Da luglio 2025: presenza alla Libreria Luce, Napoli

5 luglio: presentazione della rivista in occasione del festival Inverso, a Roma

24 agosto: a RadioTre Suite, presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – del tabloid

25 agosto: va in onda il podcast della presentazione ospitata da ‘La Finestra di Antonio Syxty’

5-6-7 settembre: presenza di molte copie del tabloid ai tre giorni dell’incontro ‘Esiste la ricerca’, presso lo Studio Campo Boario

26 settembre, accenno di presentazione + distribuzione del tabloid in occasione dell’incontro sul libro Prati, di Andrea Inglese, alla Libreria Tic

dal 2 ottobre: presenza del tabloid presso La camera verde (Roma, via G. Miani 20)

18 ottobre, Parma, copie della rivista sono presenti all’Associazione Remo Gaibazzi in occasione di un incontro dedicato a Corrado Costa e Patrizia Vicinelli, organizzato da Daniela Rossi

24 ottobre, Roma, numerose copie presso l’Istituto Tedesco di Villa Massimo, in occasione di una lettura multilingue di poesie e prose, in italiano e in tedesco

10 novembre: è online il secondo podcast ospitato da La Finestra di Antonio Syxty

da novembre il tabloid è disponibile anche presso la Libreria Tomo, a Roma, in via degli Etruschi.


Lyceum _ Scuola delle Cose _ dati editoriali e redazionali
cliccare per ingrandire

Fondazione Mudima
FONDAZIONE MUDIMA

Via Tadino 26, Milano
info@mudima.net
mudima.net

*

in collaborazione con
l’associazione dipoesia
logo dell'"associazione dipoesia"

#chiaraSerani #corradoCosta #danielePoletti #esisteLaRicerca #fondazioneMudima #gianLucaPicconi #ginoDiMaggio #intermedialita #kritik #laFinestraDiAntonioSyxty #laScuolaDelleCose #langpo #languagePoetry #letteralita #libreriaTomo #luigiBallerini #luigiMagno #lyceum #massimilianoManganelli #micheleZaffarano #mudima #poesiaDiRicercaFrancese #prosaInProsa #radiotreSuite #renataMorresi #ricercaLetteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaNonAssertiva #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureNonAssertive #scrittureNonConvenzionali #scrittureProcedurali #scuolaDelleCose #segnaliEAzioni #studioCampoBoario #traduzione #traduzioni #zinesAuthorsETaggatoComeChiaraPortesine


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[r] _ tarkos – in attesa di ‘esiste la ricerca’


youtu.be/csEE1SYBlJU

in attesa di

ESISTE LA RICERCA


slowforward.net/2023/03/06/809…

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love2d stavolta che gira, nonostante la octo-oriented programming!


Sorprendentemente, appena qualche ora di sonno e qualche ora di scrittura magica un pochino avanti e indietro più tardi, e ho effettivamente trovato una soluzione al problema problemoso delle prestazioni imbarazzanti di Love2D caricato di una tale OOP che non gira affatto bene su una viemmina come quella di Lua… e, anche se come previsto il modo che ho dovuto mettere in atto è abbastanza spaventoso, non è nemmeno inadatto alla produzione, e anzi: è gnammastico. 😳

L’obiettivo in mente era una roba del tipo: avere nel possibile una programmazione orientata ad oggetti che, per ridurre l’overhead causato da troppi lookup in tabelle e troppe chiamate di funzioni in poco tempo, fosse basata principalmente sulla composizione, desiderio che è anche comune in Lua… ma, volendo evitare Lua, perché voglio invece qualcosa di fortemente tipizzato, perché altrimenti so che finisce rapidamente tutto a spacc. In questo senso, Teal è interessante, però, per motivi che ora non frecano, non mi convince più di tanto… e allora ho ragionato su cosa si potesse fare con TypeScript… 😨

Ecco: sorprendentemente, sfruttando semplicemente gli oggetti anonimi (uguali a quelli di JavaScript, che si mappano perfettamente a tabelle di Lua) in congiunzione con il sistema di tipi composti di TypeScript (che funzionano come le interfacce nella OOP, ma indicano tipi di oggetti), evitando completamente le classi del linguaggio… con la proprietà intrinseca degli oggetti in JavaScript (e in Lua, duh, in qualunque linguaggio interpretato) di essere componibili, ma combinati coi tipi lì, si riesce ad avere a livello di sviluppo tutta la sicurezza dei tipi di TypeScript, ma in output codice Lua estremamente pulito!!! (E che, per inciso, evita completamente l’uso delle metatabelle, anch’esse causa di rallentamenti.) 🤯

Benchmark stavolta niente, poiché palle, e anche perché i “fottuti rettangoli” hanno mostrato prestazioni negative inaspettate rispetto alle 2 versioni scritte a mano ieri in Lua… ma non perché il codice sputato fuori da TypeScriptToLua in questo caso sia sporco, quanto più perché ho già iniziato a reimplementare con questo nuovo paradigma il mio motorino desiderato, che ovviamente dell’overhead in più lo ha comunque, ma… Stavolta, la demo di Breakout sul 3DS è magicamente giocabile, non va più a 5 secondi al frame!!! (E sul PC mi si aggira su 1-2% di CPU, che è wow.) 🗽

Ora… boh, solo le pareti che mi tengono compagnia quando programmo sapranno dirmi come andrà avanti questo affarino. A parte il fatto che ho dovuto già ripensare abbastanza la API da come l’avrei voluta inizialmente — dovendo farla deviare già parecchio da HaxeFlixel, perché non sembra esserci modo di avere i tipi completamente sicuri dovendo allo stesso tempo minimizzare gli oggetti nidificati e le catene di funzioni — ci sono alcuni dettagli per cui questa cosa degli oggetti pseudoclassisti funzionano che mi sanno di strano, perché praticamente devo tenere le definizioni all’effettivo completamente separate dalle implementazioni (quindi, per esempio, devo usare Cacca.new() per creare una nuova cacca, ma TCacca per riferirmi al tipo…), ma sarà un TypeScript skill issue. 😶

C’è anche da dire che con questo mio accrocco non c’è incapsulazione, implementarla sarebbe un casino e costerebbe (per via di come funziona Lua, che costringe ad usare funzioni anonime per implementare questa cosa; funzioni che verrebbero interamente copiate su ogni singolo oggetto) lo spreco di un fottio di memoria (termine tecnico)… ma non lo vedo come un problema; casomai dovesse servire il distinguere campi pubblici da privati, basterà rubare la convenzione di Python per cui le variabili che iniziano con gli underscore sono ad uso interno. E, davvero, l’unico aspetto negativo di questa macchinazione credo sia il fatto di non poter ottimizzare ulteriormente senza ridurre il riuso del codice, avendo svariate chiamate a funzioni miste che per quanto piccole sarebbero meglio inlinate, cioè copincollate dal compilatore anziché lo sviluppatore, se solo Lua lo permettesse… (…E se scrivessi un postprocessore Lua per fare esattamente ciò???)

#demo #development #LOVE2D #Lua #OOP #optimization #optimizing #ottimizzazione #programmazione #typescript #TypeScriptToLua


l’amore 2d e gli oggetti orientifici, ma quello che accade non fa divertire (test e valutazioni prestazioni OOP su Love2D)


Visti gli imprevisti con HaxeFlixel che non ho ancora avuto il tempo di elaborare qui, stavo (ri)considerando il basato Love2D che, ultimamente mi sono (ri)accorta, gira su talmente tante piattaforme da rendere inutile anche fare degli esempi qui. La cosa seccante di quel coso, però, è che non è esattamente un motore di gioco, quanto più un framework multimediale… e quindi, a differenza di Flixel e altri robini, non ha tutte le varie utilità che è bene avere per poter sviluppare qualcosa senza partire dallo zero assoluto… e quindi, l’idea sarebbe di creare una specie di motorino per esso per gestire cose comuni come sprite, fisica, boh, queste cose (non) belle. 🤥

Ovviamente, il problema inevitabile è sorto immediatamente dopo una giornata di lavoro iniziale — a dire il vero, fatta per fortuna con le pinze, perché ero sotto sotto pronta a vedere cose storte accadere — e cioè che, con una dose di OOP in realtà nemmeno troppo grossa per gli standard comuni, le prestazioni sono crollate così tanto a picco che, per un semplice giochino di Breakout (la demo di HaxeFlixel, che ho adattato strada facendo per testare), da un lato su PC l’uso di CPU si aggirava attorno al 10-15% (che è tipo il quintuplo di cosa fa la stessa demo in HaxeFlixel)… mentre, su piattaforme pazzurde come il 3DS era letteralmente ingiocabile, facendo 5 secondi a frame (e pensare che io ho il new, che è più veloce). 💀

Ho fatto un po’ di ricerca e — per quanto fosse a me comunque ovvio che una programmazione ad oggetti basata principalmente sull’ereditarietà rende un programma più lento, perché i sassi elettronici sono fatti per eseguire istruzioni sequenziali e lavorare con memoria quanto più continua possibile, che è il contrario di cosa succede con tutte quelle classi che estendono classi che estendono il mercato che mio padre comprònon immaginavo che su Lua il calo prestazionale fosse tale da essere non solo evidente, ma proprio fuori scala in certi casi. E ora, dunque, i problemi sono grossissimi. 😤

Anche stavolta ho raccolto molti link a riguardo di questa ennesima causa di sofferenza per me, e in realtà ancora non ho capito bene la questione, ma un grande problema sembra essere causato dagli accessi a tabelle nidificate, e alle chiamate di funzioni fatte più del necessario anche per operazioni altrimenti veloci… e nel mio caso certamente una buona parte di overhead in questo senso sarà causata dal fatto di non scrivere Lua nativo, bensì usare Haxe (o in alternativa, TypescriptToLua) per traspilare a Lua, ma sentivo che il problema non poteva essere solo il codice bloattato generato da questi affari… 🧨

E infatti, scrivendo in Lua puro un piccolo benchmark (battezzato al volo solo per dare un titolo al memo: Love2D fucking rectangles, genera innumerevoli rettangoli e li fa muovere calcolando le collisioni), prima in modo classico e poi con un minimo di OOP, ed eseguendolo oltre i limiti del ragionevole, ho visto le cose brutte: la versione OOP è in effetti più lenta. Non tanto più lenta, e comunque dipende dalle opzioni con cui la si fa girare, ma solo perché è comunque molto semplice… a differenza del motorino che tanto vorrei creare per replicare la API di HaxeFlixel in Love2D per quanto possibile (evidentemente, non molto possibile). 😭
Modalità 1 sul PC come descrittaModalità 2 sul PC come descritta, a 4 minutiModalità 2 sul PC come descritta, a 18 minuti circaModalità 2 sul 3DS come descritta, a 1 e 4 minuti circa
Dopo ben 4 (quattro) immagini non so se ho voglia di elaborare oltre… Ma, in sostanza: in una modalità, il programma genera solo X (200mila) rettangoli all’avvio, mentre nell’altra ne genera X (200) a frame, andando all’infinito, calcolando sempre le collisioni… e quindi con la prima si esclude una lentezza dovuta alla continua istanziazione di oggetti, mentre la seconda da modo di vedere come un programma rallenta nel tempo rispetto all’altro (generando meno oggetti a parità di tempo). 💥

Nella prima modalità, il carico è basato principalmente sull’accesso alla chiamata draw, quindi non potevo limitare il numero di quadrati effettivamente visibili, e quindi ho potuto eseguirla solo su PC, dove si nota in media un rallentamento di circa il doppio per la versione OOP, che accede a svariate proprietà nidificate per fare il disegno… Mentre, nella seconda la prova il carico era più il resto, quindi ho deciso di limitare il numero di rettangoli visibili a schermo ad ogni frame agli ultimi X (500), e questo mi ha permesso di eseguire il programma pure sul 3DS senza che crashasse (credo ci siano limiti di VRAM lì), ma sia su PC che su 3DS si vede che la versione non-OOP riesce a generare in media 1,2 sprite in più per delta di tempo, differenza che nel corso di minuti diventa di migliaia di sprite. 😵

Incredibile, spassoso, magicante, ma… e adesso??? Boh! Dovrò ingegnarmi pesantemente per creare un motorino sufficientemente generalizzato da poter essere usato come comoda libreria per molti giochi Love2D, ma che allo stesso tempo sia efficiente… ma qui casca l’asino, perché per implementare concetti come uno sprite, che oltre ai classici dati come posizione X e Y ha un oggetto “disegnabile”, che può essere un’immagine o una forma geometrica, che quindi richiede chiamate della API Love2D completamente diverse dietro le quinte, non vedo alternativa non incasinata se non l’OOP; ma non basterà usare più la composizione che l’ereditarietà, bensì per sconfiggere l’overhead serviranno mosse di design interne talmente scomode che ho davvero tanta paura anche solo a pensare di scriverle… 😱

#benchmark #development #LOVE2D #Lua #test #testing


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Angleton si fece consegnare dai partigiani che l’avevano catturato il comandante della X MAS Junio Valerio Borghese


Mi sono soffermato molto sull’aspetto internazionale e sul legame con gli ambienti della NATO che ha avuto la strategia della tensione; adesso voglio invece approfondire il fronte interno, parlando delle responsabilità degli attori dello stato e ripercorrendo brevemente la storia post-bellica dei servizi segreti, per analizzare il ruolo che hanno avuto nella strategia della tensione. Nel primo capitolo ci sono molti riferimenti a ciò che è stato il depistaggio praticato dai servizi segreti italiani, benché spesso manipolati da quelli anglo-americani. L’azione di depistaggio ha avuto la finalità di distogliere l’attenzione dalle forze eversive di destra (quelle effettivamente colpevoli degli attentati), cercando di far ricadere la colpa delle stragi sui gruppi extraparlamentari di sinistra. L’atto di nascondere le trame eversive rappresenta di per sé un reato e una colpa molto gravi, ancor più grave è coadiuvare la strategia e operare per il proseguo di essa. Ciò nonostante essa, non ha preso forma in seno a gruppi eversivi nascosti e segreti, ma questi sono stati un mezzo con il quale attori di tutt’altro contesto hanno ricercato un fine. Un fine che riguardava la stabilità di una forma di governo, la quale garantisse ai partiti di centro (la Dc su tutti) la continuità sulla determinazione dell’indirizzo politico dell’Italia.
L’implicazione delle istituzioni dello Stato rimanda a un argomento molto importante e delicato che ho già accennato nel primo capitolo: la continuità tra Stato fascista e Repubblica democratica. D’altronde, ciò ha significato l’assegnazione di esecutori materiali del regime a posizioni di vertice nel nuovo Stato. Pochissimi vennero condannati a morte; le detenzioni, anche di chi si era macchiato di crimini contro il popolo italiano stesso, furono molto brevi. Cito nuovamente il libro dello storico Davide Conti, Gli uomini di Mussolini (2017), che fa una panoramica precisa della situazione: «”Se c’era un’istituzione che l’8 settembre si era dissolta in modo sfacciato e insieme tragico di fronte agli occhi di tutti gli italiani, questa era l’esercito”. La rotta del regio esercito e lo sbando totale delle truppe in Africa, nei Balcani, in Russia fino all’abbandono simbolico della capitale, lasciata in balia dei tedeschi dopo la fuga del re e dei massimi vertici militari, avrebbero dovuto costituire la premessa storica, politica e istituzionale per una cesura irriducibile tra l’eredità dello Stato sabaudo e la nascita della Repubblica democratica. Al contrario, proprio in questa leva nevralgica della ricostruzione istituzionale si verificò un visibile fenomeno di convergenza: degli apparati del regno del Sud a conduzione monarchica; delle gerarchie militari che avevano guidato tutte le guerre fasciste del Ventennio; di elementi dell’esercito della Repubblica sociale. La composizione, dapprima relativa e poi progressivamente sempre più organica, di questo blocco continuista determinò un assetto interno alle istituzioni in grado di indirizzare scelte, linee politiche, procedure legislative e amministrative ostili all’avvio di un processo di sostanziale rinnovamento dello Stato» <101. Effettivamente un auspicabile rinnovamento non c’è stato. Nonostante il notevole ampliamento della libertà, come sottolinea l’articolo 13 della Costituzione italiana, e altri vari elementi di discontinuità, il fatto di essere governato da una classe dirigente organica rispetto al Ventennio ha in parte reciso questa libertà del popolo italiano. Come la libertà di quelle persone di andare in una banca, prendere un treno, o trovarsi in piazza per una manifestazione senza rischiare la propria vita.
Manlio Milani, sopravvissuto alla strage di piazza della Loggia, nella quale perse la moglie, scrive nella sua testimonianza che la condanna all’ergastolo di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, gli ordinovisti veneti autori della strage, ha in qualche modo riconciliato i familiari delle vittime con le regole democratiche. La volontà e l’obiettivo di chi studia e chi scrive a riguardo del periodo stragista è una riconciliazione dell’intero paese. «Ma è doveroso domandarsi: a quali condizioni e con quali modalità l’attuale frattura tra verità giudiziaria, verità storica e coscienza collettiva può essere ricomposta? Non di certo attraverso le annuali “commemorazioni” di rito delle tragedie del terrorismo. In realtà una “memoria” degna di questo nome, fondativa di un’autentica operazione di giustizia verso le vittime, i loro familiari e il Paese intero, non può andare disgiunta dal sommo valore della verità, o almeno, più umilmente, da quei frammenti di verità che la ricostruzione storica elaborata dai saggi ospitati in questo volume ci pare sia in grado di offrire oggi alla consapevolezza e alla sensibilità degli studiosi, dei rappresentanti delle istituzioni e della collettività. La ricordata sentenza di condanna di Maggi e Tramonte è per molti versi un documento di eccezionale valore, su cui è necessario meditare perché stabilisce con esemplare chiarezza che “lo studio dello sterminato numero di atti che compongono il fascicolo dibattimentale porta ad affermare che anche questo processo, come altri in materia di stragi, è emblematico dell’opera sotterranea portata avanti con pervicacia da quel coacervo di forze […] individuabili ormai con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza dello Stato, nelle centrali occulte di potere, che hanno, prima, incoraggiato e supportato lo sviluppo di progetti eversivi della destra estrema, ed hanno sviato, poi, l’intervento della magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell’intera rete di responsabilità. Il risultato è stato devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche» <102.
Del ruolo dei servizi segreti italiani ho parlato spesso, l’implicazione è evidente; si può dire che non depone a loro vantaggio il fatto che gli archivi dei centri territoriali del SID, in particolare di quello di Padova, una città chiave per le ragioni che conosciamo, siano stati distrutti a metà degli anni Ottanta. Stando a quanto ha dichiarato il maggiore Giuseppe Bottallo, ciò è dipeso da un ordine dell’ammiraglio Fulvio Martini, direttore del SISMI (ex SID) <103. Questo tipo di decisione alimenta la tesi del totale coinvolgimento nelle trame dei decenni precedenti, inoltre lascia spazio a supposizioni di vario genere. Per esempio, che cosa si sarebbe ulteriormente scoperto se gli archivi del SID fossero rimasti intatti? E ancora, c’è chi a livello politico ha fatto pressioni affinché gli archivi venissero distrutti? Sicuramente le informazioni contenute negli archivi avrebbero danneggiato ulteriormente l’immagine di determinati personaggi; forse sarebbero uscite nuove verità. Quello che sappiamo però è già parecchio e ci permette di tracciare un breve quadro storico dei Servizi segreti, ma occorre procedere passo per passo.
Per ripercorrere le tappe del Servizio segreto italiano, occorre tornare ai primi anni successivi alla caduta del fascismo. Ho parlato in precedenza di James Angleton, membro della CIA, il quale trascorse molti anni a Roma. Un’operazione effettuata da James Angleton fu, come vedremo, il recupero del poderoso archivio della polizia segreta fascista grazie all’aiuto del commissario di polizia Federico Umberto D’Amato. Ma tra le prime vi fu, molto importante da sottolineare, l’operazione effettuata il 30 aprile 1945 a Milano, dove Angleton si fece consegnare dai partigiani che l’avevano catturato il comandante della X MAS Junio Valerio Borghese. Poi lo accompagnò a Roma sotto la sua personale protezione, assicurandogli un destino sicuramente più benevolo di quello che gli sarebbe stato riservato a Milano dal Comitato di Liberazione Nazionale e anche un futuro di avventure reazionarie. A fargli da assistente fu proprio D’Amato, il quale venne da subito ben visto da Angleton che lo giudicava un volenteroso apprendista. L’agente CIA chiarì, in parole semplici, che dopo la sconfitta del fascismo il nuovo nemico era il comunismo. Per combatterlo è sicuramente utile allearsi con i fascisti, il nemico di prima, che non chiede altro <104. Angleton e i suoi agenti, fecero un colpo sensazionale visti gli effetti che esso provocò nei decenni successivi nel nostro paese: «tra la fine del 1944 e l’inizio del 1946, riciclarono nei propri apparati la rete dell’OVRA fascista <105, impossessandosi del poderoso archivio allestito durante il Ventennio». Questo avrebbe portato a un lungo gioco di ricatti e intossicazione della vita pubblica, rivelandosi decisivo per le vicende interne del nostro paese. «Insieme a spezzoni del vecchio Battaglione 808 dei carabinieri, infatti, quel colpo avrebbe anche partorito una sorta di cabina di regìa della strategia della tensione, tra la fine degli anni Sessanta e buona parte dei Settanta del Novecento; il famigerato Ufficio affari riservati del ministero degli Interni, diretto per lungo tempo da Federico Umberto D’Amato. E fu proprio lui, D’Amato, all’epoca già alle dirette dipendenze di James Jesus, a condurre in porto quella che passò agli annali come l’”Operazione Leto”, Guido Leto, il potentissimo capo dell’OVRA» <106. D’Amato ebbe il compito, affidatogli da Angleton, di prendere contatti con alcuni elementi della polizia politica della Repubblica sociale italiana. Tra questi c’era Guido Leto, che dopo gli incontri segreti con D’Amato, si consegnò al CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia). Leto entrò successivamente in contatto con alcuni rappresentanti del Governo Militare Alleato (GMA) al Nord, ovvero due militari dei servizi britannici, il maggiore Harris e il capitano Baker, indicando loro l’ubicazione degli archivi dell’OVRA. «Mentre tutti credevano che i capi della polizia fascista fossero agli arresti e in attesa di un processo, a sorpresa i due ufficiali inglesi decisero di collocare Leto in “libertà condizionata”, affidandogli “per conto del GMA” addirittura la “custodia degli archivi integrali”, con tutti i documenti raccolti durante il Ventennio e nel breve periodo della Rsi» <107. Quando da Roma ci si accorse che qualcosa non andava, venne emesso un mandato di cattura nei confronti di Leto da parte di Pietro Nenni, vicepresidente del Consiglio e nuovo alto commissario per le sanzioni contro il fascismo. Questa decisione provocò forti malumori nell’intelligence americana, la consegna del capo dell’OVRA alle autorità italiane portò a reazioni molto dure da parte della sede romana dell’OSS. «E non è azzardato ipotizzare che dietro ci fosse proprio lo zampino di Angleton. Il Servizio segreto Usa temeva un eventuale processo ai vertici della polizia fascista. […] l’OSS temeva che da un eventuale processo pubblico emergessero i legami che americani e inglesi avevano coltivato durante il Ventennio con gerarchi fascisti e l’alta burocrazia dello Stato; e che fossero scoperte le reti spionistiche angloamericane all’interno del regime» <108. Questo passaggio riassume bene due aspetti fondamentali legati alla strategia della tensione: l’ingerenza dei Servizi segreti americani e britannici, già ben nota e approfondita; e la responsabilità dello Stato italiano in quanto non riuscì a prendere una netta distanza dal periodo fascista, anzi ne incarnò vari aspetti.

[NOTE]101 D. Conti, Gli uomini di Mussolini, op cit., p. 189.
102 C. Fumian, A. Ventrone (a cura di), Il terrorismo di destra e di sinistra in Italia e in Europa, op cit., p. 9.
103 A. Ventrone, La strategia della paura, op cit., p. 253.
104 Gianni Flamini, Il libro che i servizi segreti italiani non ti farebbero mai leggere, Roma, Newton Compton editori s.r.l., 2012
105 Polizia segreta dell’Italia fascista. Compito dell’OVRA era la vigilanza e la repressione di organizzazioni sovversive, che tramassero contro lo Stato.
106 M. J. Cereghino, G. Fasanella, Le menti del doppio stato, op cit., pp. 57-58.
107 Ivi, p. 59
108 Ivi, p. 59-60.
Pietro Menichetti, L’Italia del terrore: stragi, colpi di Stato ed eversione di destra, Tesi di laurea, Università degli Studi di Firenze, Anno Accademico 2019-2020

#1945 #1946 #1947 #1948 #americani #anticomunismo #depistaggio #destra #eversione #fascisti #FedericoUmbertoDAmato #italiani #JamesAngleton #JunioValerioBorghese #Mas #nero #OSS #OVRA #partigiani #PietroMenichetti #polizia #Repubblica #Resistenza #segreti #servizi #Sid #strategia #tedeschi #tensione #terrorismo #X

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Burkina Faso, fino a 5 anni di carcere per gli omosessuali.


[:it]Continua la deriva dei diritti umani in Burkina Faso.[:]
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Negli ultimi anni, il Burkina Faso ha visto un significativo cambiamento nel panorama legale e sociale, in particolare riguardo ai diritti delle persone LGBTQ+. L’adozione di una nuova legge da parte della giunta militare al potere segna una svolta preoccupante per i diritti umani nel Paese. Con questa legge, che prevede pene detentive da due a cinque anni per chiunque venga trovato colpevole di pratiche omosessuali, il Burkina Faso diventa uno dei pochi Paesi africani a introdurre una legislazione così specifica contro le persone omosessuali. Come annunciato in una dichiarazione della presidenza. Il Ministro della Giustizia, Edasso Rodrigue Bayala, ha sottolineato: “D’ora in poi, l’omosessualità e le pratiche ad essa correlate sono proibite e punibili per legge.”
AI generated lgbtq+AI generated lgbtq+
Fino ad oggi, il Paese non aveva mai adottato leggi che prendessero di mira direttamente la comunità LGBTQ+. La decisione dell’Assemblea legislativa di transizione (ALT), composta da 71 membri non eletti, di approvare all’unanimità questo disegno di legge, evidenzia un clima di crescente repressione nei confronti delle minoranze sessuali. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Giustizia Edasso Rodrigue Bayala, le multe e l’espulsione per i cittadini stranieri accusati di omosessualità rappresentano ulteriori misure punitive che amplificano il clima di paura e discriminazione.

Questa legislazione si inserisce in un contesto più ampio, in cui l’omosessualità è già criminalizzata in circa un terzo delle nazioni del mondo, con pene che variano dalla detenzione fino alla pena di morte. In Africa, numerosi Paesi, come Ghana e Uganda, hanno recentemente inasprito le proprie leggi contro l’omosessualità, contribuendo a una spirale di violenza e discriminazione. La nuova legge del Burkina Faso non solo riflette queste tendenze, ma potrebbe anche incoraggiare altri Stati a seguire un percorso simile, sottolineando la necessità di una risposta internazionale sui diritti umani per proteggere coloro che sono vulnerabili a tali discriminazioni.

L’approvazione di questa legge non deve essere vista solo come una questione giuridica, ma come un attacco diretto ai diritti fondamentali delle persone e alla loro dignità. È fondamentale che la comunità internazionale reagisca a queste violazioni, sostenendo le organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti umani e mobilitando pressioni affinché le leggi discriminatorie vengano abrogate in nome della giustizia e dell’uguaglianza.

Fonti: RaiNews, africanews.com

Questa voce è stata modificata (7 mesi fa)
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VISITA MUSICALE: La chiesa del Paradiso


Un concerto e una visita nei luoghi del libro in cui Giovanni Gherardi da Prato descrive eventi della vita quotidiana nella Villa il Paradiso della nobile famiglia Alberti. a cura di Luciano Artusi Ensemble La Reverdie Claudia Caffagni, voce, liuto Livia
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Un concerto e una visita nei luoghi del libro in cui Giovanni Gherardi da Prato descrive eventi della vita quotidiana nella Villa il Paradiso della nobile famiglia Alberti.

a cura di Luciano Artusi

Ensemble La Reverdie
Claudia Caffagni, voce, liuto
Livia Caffagni, voce, viella, flauti
Elisabetta de Mircovich, voce, viella, ribeca
Teodora Tommasi, voce, arpa, flauti
Matteo Zenatti, voce, arpa, tamburello

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Il paradiso di Francesco


In un ideale nobile giardino della Firenze del tardo Trecento, si udiranno le dolci e amorose “voci cortesi” di Francesco Landini (1335-1397), il principale polifonista dell'ars nova italiana, con ballate, cacce e madrigali. LA REVERDIE Claudia Caffagni,
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In un ideale nobile giardino della Firenze del tardo Trecento, si udiranno le dolci e amorose “voci cortesi” di Francesco Landini (1335-1397), il principale polifonista dell’ars nova italiana, con ballate, cacce e madrigali.

LA REVERDIE
Claudia Caffagni, voce, liuto
Livia Caffagni, voce, viella, flauti
Elisabetta de Mircovich, voce, viella, ribeca
Teodora Tommasi, voce, arpa, flauti
Matteo Zenatti, voce, arpa

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[r] _ elementi base di “esiste la ricerca”


l’idea di ELR = esiste la ricerca è quella di costruire un incontro completamente in presenza, senza registrazioni, senza dirette, senza “atti”.

ovviamente chi partecipa è liberissimo di pubblicare propri appunti e annotazioni successivamente. o foto. ma si chiede di escludere video e audio.

in sintesi, integrando quanto è leggibile qui, diciamo che Esiste la ricerca è un modus di incontro:

in presenza (senza dirette né registrazioni)
orizzontale (si parla per alzata di mano e non c’è palco)
aperto (gli invitati parlano, dopodiché chiunque altro ha diritto di intervenire)
improvvisato (non si leggono interventi scritti, il discorso si sviluppa in itinere, nel dialogo con i presenti)
non accademico (ma aperto ovviamente ai docenti universitari, che parlano anche loro per alzata di mano)
non preordinato (non ci sono scalette definite)
non canonizzante né escludente (chi c’è non vince niente, chi non c’è non patisce alcuna damnatio memoriae)
ripetibile in altri luoghi e tempi
_

#aperto #banalitàDiBase #elementiDiBase #ELR #EsisteLaRicerca #improvvisato #inPresenza #nonAccademico #nonCanonizzante #nonEscludente #nonPreordinato #orizzontale #ricercaLetteraria #ripetibile #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali

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Il 18 gennaio 1945 prese avvio la missione Morristown


Durante il mese di agosto ‘44, precisamente il 4, prese avvio la battaglia di Firenze, che durò fino al primo giorno del mese successivo. In tale occasione, le truppe dell’OSS operarono in diretto contatto con le forze partigiane locali.
Oltre ad aiutare la resistenza, l’OSS ebbe tra gli obiettivi anche quello di recuperare molta documentazione tedesca, per analizzare lo “stato dell’arte” dei nazisti, prima che venisse distrutta dagli stessi nazisti.
In un incontro con Donovan, Corvo suggerì al fondatore dell’agenzia di intelligence di iniziare a raccogliere materiale e documentazione in chiave antisovietica.
Inoltre, Corvo, vista la grande presenza di documentazione in Italia in quanto ex alleata della nazione nipponica, intraprese anche una raccolta di informazione nei confronti del Giappone.
Ad agosto prese avvio anche la missione Mangosteen, la quale divenne il contatto ufficiale con il Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia.
A questa missione venne affidato il Tenente Icardi, accompagnato da Tullio Lussi, un italiano appartenente all’ORI con il compito di far da guida al tenente statunitense. Lussi venne scelto per il suo ottimo rapporto di amicizia con Enzo Boeri che, nel mentre, era divenuto vicecapo del CLNAI. Alla missione Mangosteen venne incorporata l’operazione Chrysler, la quale avrebbe dovuto paracadutare le forze degli Operational Group, nella stessa area della prima missione. A capo della missione Mangosteen-Chrysler fu posto il capitano Holohan.
In generale, tra l’agosto 1944 e il successivo mese di dicembre, vennero create numerose missione da parte dell’Office of Strategic Service in Nord Italia, queste, che analizzeremo in un capitolo apposito, furono la dimostrazione di come si fossero evolute rapidamente le politiche e i ruoli all’interno del comando Alleato.
L’OSS tramite il suo apporto fondamentale nella liberazione del Centro-Sud Italia si era dimostrata pronta e all’altezza in tutte le situzioni nella quale si era ritrovata, alimentando e accrescendo – di conseguenza – il proprio rispetto all’interno dell’Alto Comando.
L’apporto della Moral Operation Branch fu determinante per rendere più efficaci le missioni nel Nord Italia. Peraltro, ricordiamolo ancora una volta, il ruolo di questa sezione fu determinante anche per la liberazione di Roma dove giocò un ruolo fondametale.
Il mezzo principale di divulgazione delle notizie venne individuato nei partigiani, soprattutto nelle donne e nei bambini, poiché, nell’immaginario tedesco e fascista, destavano meno attenzione.
Ottenuti i giornali falsi e i volantini di propaganda tramite lanci alleati, questi ultimi, li facevano circolare lasciandoli “casualmente” in osterie, bar, tram, latrine e luoghi pubblici ben frequentati.
In aggiunta all’azione partigiana prendeva al via l’operazione Cornflaxe, richiamata nel capitolo precedente, che mise in seria difficoltà il sistema postale nazi-fascista.
Il rapporto dell’Office of Strategic Service a riguardo recità così:
“He [Tassinari] personally smuggled a copy of the plans in the soles of his shoes to the OSS in Siena, and from there the plans were rushed to General Clark’s G-2. The plans showed that the weakest spot in Kesselring’s defenses was at Il Giogo Pass, at the juncture of his Tenth and Fourteenth Armies. Clark therefore shifted the main attack of his II Corps eastward to the area indicated by the partisan intelligence. If Clark were to break through to the foot of thev mountains, he would be in position to trap and destroy Kesselring’s forces by cutting the flatland Route 9 from Bologna to Milan.” <88
Queste informazioni, considerate le migliori a disposizione, vennero implementate anche da delle riprese eseguite con una cinepresa nei pressi della zona, che il 17 settembre 1944, sarebbe poi divenuta quella di attacco.
Per le fonti di cui abbiamo consocenza, questo evento, individua la prima volta nella storia dove una missione militare è stata pianificata anche grazie all’ausilio di immagini, andando così a rivoluzionare il metodo di preparazione e pianificazione della stessa guerra.
Nonostante le numerose missioni, verso la fine dell’autunno del ’44, gli Alleati trovarono nuove difficoltà nello sfondare le linee nemiche. Per tale motivo, insieme alla volontà della riorganizzazione generale delle forze Alleate, il generale Harold Alexander, il 13 novembre, diramò su Radio Italia Combattente un messaggio nel quale, pur esprimendo forti ringraziamenti alla resistenza italiana per l’aiuto nella lotta contro le truppe nazifasciste, considerate le cattive condizioni meteo tipiche del Nord Italia, durante i mesi invernali, le missioni di approvvigionamento si sarebbero interrotte per poi riprendere alla fine dell’inverno.
Bisogna sottolineare come la dichiarazione di Alexander si limitasse alle sole missioni di approvigionamento estese, lasciando invece proseguire tutte le missioni dietro le linee nemiche già in atto, poiché utile strumento per destabilizzare le truppe nemiche in un momento di “pausa”.
Per tale motivo, tra il 15 e il 30 novembre, furono paracadutati nuovi ingenti rifornimenti in buona parte del Nord Italia, rifornimenti recuperati dagli agenti dell’OSS e dai gruppi partigiani.
La prima missione di approvvigionamento delle truppe dietro le linee nemiche, dopo il blocco del mese di dicembre precedente, fu fatta il 16 gennaio, per rifornire la missione Lobo. Il 18 gennaio prese avvio la missione Morristown, la quale venne paracadutata per distruggere alcuni obbiettivi della missione precedente Orange nell’area piemontese.
Il sostegno dell’OSS ai partigiani e ai propri agenti fu enorme, basti pensare che solamente nel mese di febbraio e indipendentemente dal credo politico dei gruppi partigiani, vennero paradutate ben 778.990 libbre, circa 400 tonnellate, di beni dietro tutte le linee nemiche.
Il primo aprile Corvo e Scamporino si incontrarono con il generale Cadorna <89 e Ferruccio Parri <90 a Roma. Lo scopo di tale incontro fu quello di stabilire il ruolo del CLNAI dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Parri e Cadorna tennero un incontro simile quattro giorni dopo con i rappresentati del SOE. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, a partire dal 26 aprile, prese il ruolo di organo di Governo straordinario del Nord Italia. Nel febbraio del 1946 il CLN centrale assunse i doveri del CLNAI fino al 21 giugno 1946, quando l’organizzazione venne sciolta, lasciando spazio al nuovo governo.
Le missioni dell’OSS terminarono in Italia subito dopo il 25 aprile, quando le numerose missioni alleate e il gran numero di partigiani, si unirono in un insurrezione generale portando alla ritirata delle truppe naziste e fasciste.
Donovan stesso, appena finito il conflitto, donò due aerei di medicinali al CLNAI così da potersi “sdebitare” visto l’enorme aiuto conferito durante la guerra.
La presenza dell’OSS in Italia cessò definitivamente il 24 maggio, quando tutti gli uffici furono posti in disuso e la maggior parte delle truppe era già rientrata in patria. Il 24 maggio i due direttori sul campo della Sezione Italiana del ramo Secret Intelligence dell’Office of Strategic Service, Max Corvo e Vincent Scamporino, rientrarono a Washington.

[NOTE]88 Egli [Tassinari] personalmente trasportò di nascosto una copia dei piani nelle suole delle scarpe all’OSS di Siena, e da lì i piani furono inviati in tutta fretta al G-2 del generale Clark. I piani mostravano che il punto più debole delle difese di Kesselring era il Passo del Giogo, all’incrocio tra la Decima e la Quattordicesima Armata. Clark spostò quindi l’attacco principale del suo II Corpo d’Armata verso est, nell’area indicata dai partigiani. Se Clark fosse riuscito a sfondare fino ai piedi delle montagne, sarebbe stato in grado di intrappolare e distruggere le forze di Kesselring, tagliando la strada pianeggiante n. 9 da Bologna a Milano.
89 Raffaele Cadorna (1889-1973) è stato un generale e un politico italiano, figlio del generale Luigi Cadorna. Fu il comandante del Corpo Volontari della Libertà durante il Secondo conflitto mondiale.
90 Ferruccio Parri (1890-1981) è stato un partigiano italiano e il primo Presidente del Consiglio dei ministri (21 giugno 1945-10 dicembre 1945).
Matteo Paglia, Ex pluribus unum. Come l’Office of Strategic Service ha rivoluzionato il sistema d’intelligence statunitense, Tesi di laurea, Università degli Studi di Genova, Anno Accademico 2024-2025

Come sopra visto, tra la fine del ’43 e gli inizi del ‘44, lo spionaggio americano in Italia sviluppò elementi più spiccatamente diplomatici, mentre attenuò quelli militari. In particolare, il prestigio del SI dell’OSS che collaborò con l’Intelligence Division (G-2) della V Armata americana, nella trasmissione al XV Gruppo d’Armate e all’AFHQ di significativi rapporti sulle missioni compiute dietro le linee nemiche, crebbe, mentre la Research & Analysis (R & A) redasse interessanti rapporti sugli sviluppi della situazione economica e politica in Italia. La Morale Operations Branch (MO), altresì, pose in essere una massiccia campagna volta a minare il morale delle truppe dell’Asse in Italia e
incrementare la simpatia per la causa alleata presso i civili italiani. L’OSS intensificò, così, i suoi contatti in Italia, reclutando agenti ovvero instaurando contatti con informatori occasionali di varia estrazione sociale e politica, da alcuni esponenti di spicco dei sei partiti antifascisti che composero il CLN di Roma, quali Pietro Nenni, storico segretario del Partito Socialista (PSI) e editore dell’”Avanti!”, Giuseppe Romita, leader socialista, che a Roma, nel luglio 1942, aveva rifondato il PSI; Emilio Lussu, fondatore e leader del movimento Giustizia e Libertà, il repubblicano Ugo La Malfa, il repubblicano Randolfo Pacciardi, il liberalsocialista e azionista Prof. Guido Calogero, a ministri e sottosegretari dei Governi Bonomi, a cominciare dallo stesso Primo Ministro, a Francesco Cerabona, ministro delle Comunicazioni e socialdemocratico, a Benedetto Croce, filosofo e liberale nonché ministro del primo governo Bonomi, a Marcello Soleri, liberale e ministro del Tesoro, a Palmiro Togliatti, leader del Partito Comunista (PCI) e ministro senza portafoglio, a Giuseppe Saragat, leader socialista e ministro senza portafoglio e, ancora, Guido De Ruggiero, azionista e ministro dell’Educazione, Stefano Siglienti, azionista e ministro delle Finanze, Umberto Tupini, cristiano-democratico e ministro della Giustizia, Alcide de Gasperi, leader del partito della Democrazia Cristiana (DC), Renato Morelli, liberale e sottosegretario per gli italiani all’estero, Carlo Sforza, ministro senza portafoglio, Alberto Cianca, azionista e ministro senza portafoglio, Visconti-Venosta, sottosegretario agli Affari Esteri, Antonio Pesenti, comunista e sottosegretario alle Finanze, Mario Palermo, comunista e sottosegretario alla Guerra, Pietro Mancini, ministro dei Lavori Pubblici, nonché dirigenti sindacali, quali Giuseppe Di Vittorio, elemento comunista del Direttorio della CGIL, Oreste Lizzadri, membro socialista del direttorio della CGIL, Achille Grandi, membro cristiano-democratico della CGIL, a esperti economici e finanziari, quali il Dott. Ugo Baffi, direttore dell’ufficio Ricerca della Banca d’Italia e, infine, funzionari e ufficiali civili dell’Allied Control Commission (ACC) e della Psychological War Branch (PWB) dell’OSS.
Michaela Sapio, Servizi e segreti in Italia (1943-1945). Lo spionaggio americano dalla caduta di Mussolini alla liberazione, Tesi di Dottorato, Università degli Studi del Molise, 2012

Roosevelt impiegò pochi mesi per organizzare l’OSS mettendovi a capo un suo uomo di fiducia, il colonnello W. J. Donovan <101. Ben presto l’OSS costituì quel canale politico ed operativo rappresentato in tempo di pace dal Dipartimento di Stato e dalle ambasciate, ed operò come corpo separato anche se legato a doppio filo al centro del potere decisionale. Questa libertà di azione era tale che alla fine della guerra Truman preferì sciogliere l’organizzazione.
Strutturato come un super dipartimento di stato attrezzato per la guerra, l’OSS era diviso in innumerevoli sezioni, con 13mila uomini in servizio permanente, un bilancio da svariati milioni di dollari e con l’unico obbligo di riferire genericamente al Joint Chief of Staff (l’organo supremo di controllo militare) <102. Donovan proveniva da una famiglia della ricca borghesia e aveva riempito l’OSS dei più bei nomi della buona società e di Wall Street oltre che di elementi dotati di notevole talento (come lo storico H. Stuart Hughes o il filosofo Herbert Marcuse). Quel mixer di personalità e di culture non era improvvisato o casuale anzi giocava a tutto vantaggio dell’organizzazione e della sua elasticità. Donovan aveva intuito che i suoi uomini dovevano essere in grado di destreggiarsi in ogni situazione. Per questo aveva distribuito nelle varie sezioni elementi di idee politiche opposte <103.
Per tutta la guerra l’OSS costituirà per Roosevelt il canale informativo e al tempo stesso operativo più importante, al punto che la sua attività riuscirà a fornire rapporti, dati e le previsioni necessarie agli Stati Uniti per lo sbarco in Africa e per l’avanzata in Europa.

[NOTE]101 L’organizzazione antecedente l’OSS e con funzioni analoghe è il COI (Office of the Coordinator of Information), che all’inizio del 1942, dopo aver fatto confluire la sezione propaganda all’interno dell’OWI (Office of War Information), si trasforma appunto in OSS. L’OSS verrà disciolto dal presidente Truman alla fine del 1945 e smembrato in varie sezioni che passeranno o sotto il dipartimento di stato o sotto i servizi militari. Ricostruito nel 1946, su suggerimento iniziale dello stesso Donovan, il nuovo servizio verrà chiamato CIG (Central Intelligence Group), per divenire nel 1947 l’attuale CIA (Central Intelligence Agency). Il primo campo d’azione della CIA sarà l’Europa e in particolare proprio l’Italia, in vista delle cruciali elezioni del 1948. M. Fini – R. Faenza, op. cit., p. 2.
102 Cfr., M. Fini – R. Faenza, op. cit., p. 3.
103 In Italia per trattare con i comunisti o i socialisti venivano scelti uomini che potessero godere della loro fiducia. Uomini come Peter Tompinks inviato prima ad Algeri e poi in Italia tenterà più volte di conquistare a fiducia di Velio Spano (in Tunisia) e Giorgio Amendola (a Roma), entrambi leader del PCI, senza riuscirvi. Nell’ambiente vicino ai socialisti Tompinks riceverà informazioni sopratutto da Francesco Malfatti, in seguito alto funzionario del ministero degli Esteri e in seguito ambasciatore italiano in Francia. Lo stesso accadeva se si doveva collaborare con gli anticomunisti o con il SIM (Servizio Informazioni Militari), i servizi segreti del governo italiano. Cfr., M. Fini – R. Faenza, op. cit., p. 5. Sull’argomento si vedano i giudizi di Peter Tompinks, L’Altra Resistenza la liberazione raccontata da un protagonista dietro le linee.
Vincenzo Aristotele Sei, Italia e Stati Uniti, l’alleato ingombrante, Tesi di laurea, Università degli Studi della Calabria, 2014

#1943 #1944 #1945 #alleati #americani #Chrysler #fascisti #Firenze #Italia #Lobo #Mangosteen #MatteoPaglia #MaxCorvo #MichaelaSapio #missione #Morristown #OfficeOfStrategicService #Orange #ORI #OSS #partigiani #Piemonte #Resistenza #tedeschi #VincentScamporino #VincenzoAristoteleSei

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[r] _ mg: appunti personali su “esiste la ricerca”


Esiste la ricerca (giugno 2022, marzo 2023, settembre 2023, settembre 2024, settembre 2025) è un esperimento in più momenti, tentativi, occasioni, in cui ci si confronta, orizzontalmente e non accademicamente, sulle nuove o nuovissime scritture di ricerca.

Non si tratta di un luogo di visibilità: all’allestimento degli spazi manca un palco, manca una cattedra. Non c’è una regia in senso stretto, né dei “panel” di discussione. La discussione si sviluppa sul momento. Dal 2023 non ci sono microfoni né registrazioni. (Il microfono può eccezionalmente servire in casi particolari, dove si presentino speciali difficoltà acustiche dovute a echi e strutture dei luoghi ospitanti).

Esiste la ricerca è in definitiva un contesto per raccogliere – misurando tempi e voce – le diverse percezioni che oggi si hanno delle scritture sperimentali, complesse e di ricerca, e le pratiche artistiche e critiche che con queste entrano (a vario titolo, anche conflittualmente) in relazione.

L’impianto gerarchico del “convegno” è escluso o viene tendenzialmente decostruito. Semmai, Esiste la ricerca prova a riprendere, valorizzare e rendere usuale e sistematico un modus operandi minore, tuttavia rintracciabile in tutti gli incontri letterari, di tutti i tipi. Ovvero: in tutti gli incontri letterari, di tutti i tipi, dopo i momenti ufficiali più o meno paludati, le letture, le relazioni critiche, i convenevoli e la diplomazia, si rompono le righe e (prima che venga imbandito il buffet) i presenti chiacchierano tra loro, esprimono dubbi e persuasioni. Senza microfono e senza grandi filtri. Esiste la ricerca vuole ritagliare precisamente le prassi di questi momenti interstiziali, informali, e farne il centro di un (anti)discorso: con fini di confronto e conoscenza. Eliminati i tavoli rialzati e le pedane, tolti gli interventi scritti o a braccio, cancellato il climax oratorio, rimangono le persone e le interazioni che le coinvolgono.

Si tratta in definitiva di incontri pubblici senza convenevoli e retorica accademica prima, né buffet=dispersione dopo. Rimane quella che potrebbe essere la sostanza del letterario, ascoltabile.

Tutto questo – anche e soprattutto – come ascolto transgenerazionale, e attenzione agli autori più giovani.

Sempre con focus sulla ricerca letteraria, e in particolare su quella ricerca chegammm.orgsta da quasi vent’anni seguendo, traducendo, attuando, promuovendo. (Con tutte le derive e derivazioni che appunto i più giovani hanno innestato su quelle linee testuali).


da tumblr.com/louxosenjoyables/72…

*

Esiste la ricerca non è un evento canonizzante. Chi partecipa non vince niente, non resta nella storia, semmai contribuisce a conoscere e capire il presente immediato.

Esiste la ricerca non è un’antologia, gli assenti non sono dimenticati (il loro ascolto potrebbe essere solo rinviato alla prossima occasione), i presenti non diventano stelle.

L’incontro non “legittima” i partecipanti né “delegittima” chi manca. (Con quale autorità poi lo farebbe? E: legittimare o delegittimare a fare che?). Non costruisce storia ma – insisto – crea le condizioni per il verificarsi di quelle conversazioni informali e interstiziali che sono in verità il senso migliore di incontri altrimenti ingabbiati nel cerimoniale accademico o simil-accademico.

A Esiste la ricerca si è invitati per partecipare a un contesto, non a un contest. A Esiste la ricerca si parla per alzata di mano e non per titoli.

#antigerarchia #cambioDiParadigma #confronti #confrontiOrizzontali #confronto #conversazioniInformali #conversazioniInterstiziali #decostruzioneDellaGerarchia #dialogo #discussione #discussioni #ewwà #gammm #gammmOrg #MG #momentiInterstiziali #orizzontalità #ricercaLetteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #senzaCattedra #senzaMicrofono #senzaPalco #sperimentazioneLetteraria #testiDiMgInRete #testoDiMgOnline


A Napoli, venerdì 6 e sabato 7 settembre 2024, dalle 10 alle 18,
alla Galleria Toledo Teatro stabile d’innovazione
Via Concezione a Montecalvario 34

ESISTE LA RICERCA


direzioni distribuzioni fantasmi

Esiste la ricerca nasce a Roma nel giugno 2022 presso lo Studio Campo Boario, dell’artista Alberto D’Amico, e si articola come sequenza di incontri che chiama a raccolta molte voci delle scritture sperimentali sorte negli ultimi vent’anni, insieme a critici, studiosi, editori, artisti, musicisti e altri sodali. Dopo un altrettanto affollato e proficuo secondo evento a marzo 2023 presso lo spazio milanese La Cavallerizza, nel Teatro Litta, diretto da Antonio Syxty, e un’ulteriore tripla data a settembre 2023 nel foyer dello stesso teatro, quest’anno l’occasione di confronto viene offerta a Napoli dalla Galleria Toledo, di Laura Angiulli.

In sé l’iniziativa nasceva (e ancora prende spunto) dal desiderio di offrire uno spazio pubblico alla discussione sulle intenzioni, i valori, le relazioni e i contesti operativi delle nuove generazioni della scrittura e della critica di ricerca.

Anche a Napoli, come nelle precedenti occasioni, l’incontro consisterà in un libero estemporaneo scambio di idee e costruzione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcuni quesiti fondamentali: un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico.

I quesiti – o meglio le questioni di fondo – i temi – che a settembre si metteranno in gioco saranno principalmente due:

> le direzioni e prassi, le “poetiche”, della ricerca letteraria (insieme alle “difficoltà” delle poetiche in generale, nel contesto contemporaneo dato); e

> la distribuzione dei materiali testuali e artistici e l’editoria indipendente; con uno sguardo all’ipotesi dell’autoproduzione (che è una pratica con una storia anche politica importante, in qualche modo rinnovata soprattutto nell’ultimo quarto di secolo dall’esistenza stessa di internet). Questo secondo tema sarà arricchito dalla presenza di editori e collane che esporranno le opere da loro pubblicate.

L’iniziativa si avvarrà poi, a dialoghi conclusi, nei giorni e mesi successivi, di riflessioni audio (daccapo non pre-organizzate, non pre-scritte) su quanto detto e udito a Napoli, ospitate via via dal blog Esiste la ricerca (mtmteatro.it/progetti/esiste-la-ricerca/), nato a fine 2023 grazie al sito di Manifatture Teatrali Milanesi / Teatro Litta.


GALLERIA TOLEDO
Teatro stabile d’innovazione
Via Concezione a Montecalvario 34

METRO LINEA 1 – Fermata Toledo / uscita Montecalvario
CONVENZIONATA CON SUPERGARAGE
Via Shelley, 11 – 80100 Napoli

si ringrazia Laura Angiulli per l’ospitalità e la collaborazione

slowforward.net/2024/08/31/esi…

#000000 #0000ff #confronti #distribuzione #editoria #ELR #EsisteLaRicerca #ff0000 #GalleriaToledo #LauraAngiulli #poetiche #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #sperimentazioneLetteraria #sperimentazioniLetterarie #TeatroGalleriaToledo


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Buon vento Global Sumud Flotilla


C’è chi ha parlato di 15 mila persone, presenti a Catania alla manifestazione contro il genocidio e per supportare la partenza della Global Sumud Flotilla. Comunque, i partecipanti erano veramente tanti, quando la testa del corteo aveva raggiunto piazza San Placido, la coda era ancora ferma davanti al porto. Per entrare, e riempire, piazza Federico di Svevia (Castello Ursino) il corteo ha […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/09/04/buon…

#ComitatoDiSolidarietàPerLaPalestina #FreedomFlotilla #Gaza #Palestina

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)

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Terza tranche dibattito del 15.8.2025 alla Festa Rossa: Conflitti, sanzioni e riarmo


Una classe politica che affossa la propria economia e impoverisce i propri cittadini tramite le sanzioni e che è intenzionata a proseguire il conflitto fino alla remota possibilità di sfinimento della Russia
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Tra rallentamento economico, crisi industriale e perdita di potere d’acquisto dei salari dove ci stanno portando l’Ue e la Nato?


________________

La scellerata politica sanzionatoria dell’Unione Europea

La rottura dell’ordine internazionale


Come abbiamo riportato in chiusura della parte precedente di questa relazione, gli eventi di fine febbraio del 2022 hanno determinato uno storico spartiacque nelle relazioni intraeuropee e internazionali a causa della creazione di una profonda frattura geopolitica nell’Europa Orientale. Conseguentemente si è aperta una nuova fase geopolitica caratterizzata da: forti tensioni, instabilità, aumento dei conflitti anche armati, politiche di riarmo e sensibile incremento delle spese militari.

Oltre all’ambito geopolitico-militare, significative ripercussioni si sono registrate anche nella sfera economica e in particolare: nelle relazioni geoeconomiche internazionali, nella dinamica e nella struttura produttiva dell’economia mondiale.

Ripercussioni si sono verificate anche nel ciclo economico, nell’andamento delle produzioni industriali e nei bilanci statali degli stati coinvolti direttamente nel conflitto, dei cosiddetti “cobelligeranti” e anche di quelli che hanno mantenuto una posizione neutralista, non comminando sanzioni alla Russia, sovente ricavandone benefici.

In questo quadro generale sono risultati i paesi dell’Europa centro occidentale, a causa dell’effetto boomerang della scellerata politica delle sanzioni contro Mosca, ad aver registrato le più significative ricadute economiche negative a seguito dell’elevata interconnessione dell’economia di Bruxelles con quella di Mosca, con bassa crescita generalizzata e recessione della Germania nell’ultimo biennio, crisi industriali, ripresa dell’inflazione, rialzo dei tassi di interesse, perdita di potere d’acquisto dei salari e ulteriore, significativa spinta alle politiche riarmiste e all’esborso militare[1].

La frattura geopolitica e geoeconomica


Nel contesto delle relazioni geopolitiche si è determinata una marcata frattura interna all’Europa delimitata dai confini occidentali di Russia e Bielorussia provocata, non tanto dalla votazione dell’Assemblea Generale dell’Onu del 3 marzo 2022 di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, approvata da 141 Paesi su 193, quanto dall’introduzione delle misure restrittive promosse dagli Stati Uniti ai danni di Mosca e adottate da parte di altri 36 Paesi (pari a solo il 19% del totale) appartenenti al cosiddetto Occidente globale, vale a dire i Paesi Nato e i loro più fidati “alleati” nello scacchiere Asia-Pacifico (carta 1).

Carta tematica 1: i 37 Paesi che hanno imposto le sanzioni alla Russia
La rottura dell’ordine precedente si è quindi concretizzata fra i Paesi dell’Occidente globale, da un lato, e Russia e Bielorussia, dall’altro, con i restanti Stati del panorama mondiale che hanno mantenuto i rapporti politici ed economici con Mosca, espandendoli e approfondendoli in non pochi casi. In particolare Cina, India, Iran, Arabia Saudita e la maggior parte dei Paesi africani, mediorientali e latinoamericani.

Il boomerang delle sanzioni alla Russia sul ciclo economico dell’eurozona


L’Unione Europea Martedì 20 maggio scorso, nonostante il parere contrario di Trump, aveva approvato il 17esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia accompagnato dalle solite dichiarazioni enfatiche dei suoi vertici in merito alla loro efficacia.

L’ennesimo atto coercitivo adottato contro Mosca ha, tuttavia, sollevato perplessità e critiche, fra le associazioni imprenditoriali e nell’opinione pubblica europea, ancora maggiori rispetto ai 16 antecedenti, sia per motivazioni di carattere economico che di strategia geopolitica.

Le precedenti tranche di sanzioni introdotte da Bruxelles, su pressione dell’amministrazione Biden, hanno, infatti, determinato, secondo il Fondo Monetario Internazionale[2], un forte rallentamento dell’economia dell’eurozona nel 2023 e nel 2024 (+0,4% e +0,9%) e spinto in recessione (-0,3% e -0,2%) quella tedesca, mentre Mosca è cresciuta in entrambi gli anni del +4,1%. Gli Stati Uniti, i promotori delle sanzioni, avevano mantenuto un buon tasso di crescita nel biennio considerato (2,9% e 2,8%), anche grazie all’aumento dell’export di Gnl proprio verso l’Unione Europea.

La crisi industriale di Germania e Italia


A ciò va aggiunta la pesante contrazione della produzione industriale dell’Unione Europea, in particolare di Germania, Francia e Italia, principali tre economie dell’Eurozona, che accusano nell’ordine oltre -9%, -5% e -3,5% fra il 2029 e il 2024, con il Portogallo a -7% (cartogramma 1)[3].

Cartogramma 1: variazione della produzione industriale dei paesi Ue fra il 2019 e il 2024. P.s: la didascalia del cartogramma realizzato dall’Ispi riporta “produzione manifatturiera” ma in realtà nel testo dell’articolo è riportato “produzione industriale” quindi da intendersi complessiva
Per quanto riguarda il nostro paese, dopo aver accusato il 26esimo mese consecutivo (da febbraio 2023 a marzo 2025) di riduzione calcolata su base tendenziale[4] con due picchi del -6,7% ad aprile 2023 e a dicembre 2024 (grafico 1), ha registrato una lieve variazione positiva ad aprile per poi tornare nuovamente in contrazione tendenziale a maggio (-1%) e a giugno (0,9%), portando il totale a 28, seppur non consecutivi, da febbraio 2023. Addirittura, i mesi di riduzione tendenziale non consecutivi, partendo da settembre 2022 salgono a 32. In pratica la produzione industriale italiana si è contratta, anno su anno, tutti i mesi salvo gennaio 2023 (+2,6%) e aprile 2025 (+0,1%). Una vera e propria crisi strutturale la cui risoluzione non viene certamente agevolata dalla politica tariffaria imposta da Trump all’Ue, con dazi introdotti nella misura generalizzata del 15%, ma con acciaio e alluminio al momento ancora gravati da ben un più pesante 50%, nonostante le misure doganali accomodanti adottate proprio in queste giorni a favore dei prodotti statunitensi dalla Commissione Europea e ora in attesa di approvazione da parte del Parlamento e del Consiglio[5].

Grafico 1: variazione della produzione industriale mensile su base tendenziale dell’Italia negli ultimi 3 anni, giugno 2022 – giugno 2025. Fonte Istat.
La Germania segue da vicino il nostro paese con il 25esimo mese consecutivo, da giugno 2023 a giugno 2025 compresi (grafico 2), di riduzione tendenziale della produzione industriale con un picco massimo del -7,4% maggio 2024. Una crisi, quella tedesca, che sembra avvitarsi su se stessa[6], considerato che a giugno scorso, ultimi dati disponibili, hanno evidenziato una caduta del -3,6%.

Grafico 2: variazione della produzione industriale mensile su base tendenziale della Germania negli ultimi 3 anni, giugno 2022 – giugno 2025. Fonte Destasis
Considerando che il comparto principale, quello manifatturiero, corrispondente peraltro al 79% della produzione industriale complessiva tedesca, per le caratteristiche intrinseche dei propri processi industriali, ha innescato significative ricadute sull’indotto e sul tasso di disoccupazione, salito infatti dal 5% del maggio 2022 al 6,3% attuale. Mentre i fallimenti aziendali, in sensibile crescita a partire dal 2023, che hanno raggiunto, a seguito di un trend rialzista triennale, le 11.900 unità nel primo semestre di quest’anno (grafico 3), interessando soprattutto le aziende medio- piccole tipologie che non casualmente caratterizzano proprio il settore dell’indotto[7].

Grafico 3: il numero di fallimenti aziendali nei primi semestri del periodo 2020-2025 in Germania
Flessione e ripresa della produzione industriale russa

Le prime tranche di sanzioni adottate sin dal 23 febbraio 2022, hanno creato un immediato impatto negativo sulla produzione industriale russa, tant’è che dal picco di +9,1% di aumento tendenziale di gennaio dello stesso anno, è precipitata a -1,7% nell’aprile successivo, per restare in campo negativo fino a febbraio 2023. Mantenendosi, peraltro, sempre al di sopra della soglia del -2,0%, salvo dicembre (-2,2%) e gennaio (-2,9%) (grafico 4).

Tramite l’adozione di contromisure di natura monetaria, commerciale ed economica[8], Mosca, dopo la crisi economico-produttiva del 2022, è riuscita a invertire la fase di contrazione e a intraprendere quella espansiva, grazie a un significativo incremento della spesa pubblica, soprattutto verso la produzione di armamenti e l’esborso militare in generale. Quest’ultimo, secondo il Sipri, passato da una stima di 86,4 miliardi di dollari del 2022 a 149 miliardi del 2024.

La dinamica della variazione della produzione industriale tendenziale in Russia ha avuto un andamento opposto rispetto a quello italiano. Infatti, mentre il nostro paese scendeva in campo negativo a partire dal febbraio del 2023, Mosca usciva dalla fase di contrazione tendenziale proprio il mese successivo, per poi intraprendere senza soluzione di continuità una lunga striscia espansiva, arrivata a giugno 2025 al 28esimo mese consecutivo di incremento, con punte di +8,1% a febbraio 2014 e +8,2% a dicembre dello stesso anno.

Nonostante alcuni organi d’informazioni[9] continuino a ventilare una imminente crisi della Russia, la produzione industriale è cresciuta del +1,8% a maggio e del +2,0% a giugno 2025.

Grafico 4: variazione della produzione industriale mensile su base tendenziale della Russia negli ultimi 5 anni, giugno 2020 – giugno 2025. Fonte Federal State Statistic Service of Russia – Rosstat

Crisi economica e miopia geopolitica dell’Unione Europea


La crisi industriale dell’Eurozona secondo le organizzazioni datoriali, Confindustria in primis, è principalmente causata dall’aumento del costo dell’energia e del gas in particolare, provocata dalla decisione dell’Unione Europea di rinunciare alle convenienti forniture di gas russo via conduttura, sostituendole con quelle di Gnl, in primis statunitense, ben più costose.

In sostanza le sanzioni si sono rivelate un pesante boomerang pagato dai cittadini comunitari in termini di aumento del costo del gas e della corrente elettrica, di inflazione, di rialzo dei tassi di interesse, di riduzione dei salari reali e di crisi industriale.

Per quanto riguarda l’aspetto geopolitico, le recenti decisione di Bruxelles hanno assunto una linea divergente rispetto all’orientamento strategico di Trump che mira a porre fine al conflitto in Ucraina. Infatti, mentre l’amministrazione statunitense sta profondendo un significativo sforzo in tale direzione, sfociato nel vertice con Putin del 15 agosto in Alaska, in Europa è stata data vita alla sedicente “Coalizione dei volonterosi”, per proseguire la guerra a oltranza, oltre a esser stati pure adottati il 17° e il 18° pacchetto di sanzioni, non introdotte invece da Washington, e che in questi giorni ha annunciato il 19° per bocca della sua Alta Rappresentante per gli Affari Esteri, l’estone Kaja Kallas.

Una classe politica che affossa la propria economia e impoverisce i propri cittadini, tramite le sanzioni e che è intenzionata a proseguire il conflitto fino alla remota possibilità di sfinimento della Russia, mentre gli Stati Uniti stanno riallacciando le relazioni diplomatiche e commerciali con Mosca, mostra tutta la propria inadeguatezza al ruolo che riveste, anche alla luce dell’incapacità di interpretazione della fase geopolitica in atto.

Andrea Vento

30 agosto 2025

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati


NOTE:

  1. Vedi saggi Giga della serie Economia di guerra oggi:Parte X – Cronaca di un disastro annunciato. Le ripercussioni delle sanzioni alla Russia e del piano REPowerEU sulla dinamica economica, commerciale, sociale e salariale dell’Italia nel 2022 codice-rosso.net/economia-di-g…Parte XI: Le sanzioni funzionano..sì ma ai danni dell’Unione Europea codice-rosso.net/economia-di-g…Parte XII La crisi industriale alla base della stagnazione economica della Ue codice-rosso.net/economia-di-g…
  2. I dati della dinamica del Pil citati nel testo sono tratti dal data mapper del Fondo Monetario Internazionale https://www.imf.org/external/datamapper/NGDP_RPCH@WEO/WEOWORLD
  3. ispionline.it/it/pubblicazione…
  4. La variazione tendenziale viene calcolata rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente, mentre quella congiunturale nei confronti del mese precedente
  5. ansa.it/canale_motori/notizie/…
  6. Vedi Saggi Giga della serie: Economia di guerra oggiParte XIII – Crisi Germania: industria a picco, recessione possibile anche nel 2024 codice-rosso.net/economia-di-g… parte XIV – La crisi industriale europea è legata al differenziale del costo del gas con gli Usa che a inizio 2025 è ancora di 3,5 volte superiore . Confindustria: il costo del gas e dell’energia alla base della crisi industriale italiana codice-rosso.net/economia-di-g…
  7. scenarieconomici.it/crisi-germ…
  8. Vedi la serie dei saggi del Giga “Economia di guerra oggi”Le politiche di gestione della valuta in un contesto di economia di guerra: il caso del rubloParte III codice-rosso.net/leconomia-di-…– L’economia di guerra nei paesi direttamente coinvolti nel conflitto in UcrainaParte IV- 2023 l’economia di guerra parziale russa tiene mentre l’eurozona rallenta e la Germania scende in recessione codice-rosso.net/leconomia-di-…Parte XXI – Le diverse tipologie di economia di guerra di Russia e Ucraina codice-rosso.net/economia-di-g…
  9. Fra cui anche il Manifesto vedi articolo “Il minilateralismo e lo stallo delle trattative” del 25/5/2025, nel quale l’autore, un insigne docente di una Scuola di formazione superiore per eccellenze che plasma brillanti studenti universitari al pensiero neoliberista, e non si capisce quale sia la sua attinenza col pensiero di Pintor, Magri, Parlato e Rossanda, afferma che “In realtà, a ben guardare, il rublo e l’economia russa stanno accusando il colpo”. Il lettore tuttavia non sa dove “ben guardare” visto che l’improvvida affermazione non è supportata da alcun dato economico.ilmanifesto.it/il-minilaterali…
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oggi, 4 settembre, a roma (piazza vittorio): proiezione di “no other land” / in memoria di awdah hathaleen

NO OTHER LAND


Giovedì 4 settembre proiezione speciale all’Arena

Notti di Cinema a Piazza Vittorio
in memoria di Awdah Hathaleen

No Other Land

youtube.com/embed/XUsgLip_eoY?…

Giovedì 4 settembre alle ore 20:30, Notti di Cinema a Piazza Vittorio ospiterà la proiezione di No Other Land, vincitore dell’Oscar 2025 come Miglior Documentario. Ad introdurre la proiezione saranno: Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, l’organizzazione per i diritti umani che ha dato il patrocinio al documentario, e Massimo Righetti, in rappresentanza di ANEC AGIS Lazio.

L’evento vuole ricordare il coraggio e il sacrificio di Awdah Hathaleen, co-autore e protagonista del film, brutalmente ucciso il 28 luglio scorso da un colono israeliano, colpevole solo di difendere pacificamente la propria terra.

La sua uccisione è parte di uno sterminio senza fine, che viola sistematicamente ogni diritto umano previsto anche dal codice Internazionale.

No Other Land è oggi più che mai un’opera necessaria per contrastare lo sterminio del popolo Palestinese e lo fa attraverso lo sguardo diretto di chi, come Hathaleen, non ha mai smesso di credere nel potere del dialogo e del confronto pacifico.

Padre di tre figli, insegnante, giornalista ex attivista politico, Hathaleen era un punto di riferimento per tutta la sua comunità. La sua vita – e la sua tragica morte – incarnano le tematiche centrali del documentario: la resistenza, il conflitto multigenerazionale, l’ingiustizia sistemica e il potere della testimonianza.

L’obiettivo della serata è offrire uno spazio pubblico di memoria, denuncia e consapevolezza, per restituire dignità alla figura di Awdah Hathaleen e non permettere che la sua voce sia messa a tacere. Un’occasione anche per riflettere, insieme, sul significato profondo di No Other Land e sull’urgenza di trasformare lo sdegno in responsabilità.

Un grido di dolore per dire BASTA FERMATEVI!!!!

Maggiori informazioni su: www.cinevillageroma.it

NOTTI DI CINEMA A PIAZZA VITTORIO, è un progetto realizzato da ANEC Lazio con il contributo di Regione Lazio, Arsial e Camera di Commercio di Roma, con il sostegno di: Roma Capitale – Assessorato alla Cultura ed ACEA; In collaborazione con Agis Lazio Srl e CNB Comunicazione; con il patrocinio di ENPAM; con il supporto di: Associazione Piazza Vittorio APS; Mobility partner ATAC; Media partner: Radio Core de Roma, Radio Centro Suono, Antenna 1, Mymovies.it, Radio Roma (Radio Roma News e Radio Roma TV).

#AmnestyInternational #AmnestyInternationalItalia #apartheid #AwdahHathaleen #BaselAdra #cinema #Cisgiordania #film #genocidio #HamdanBallal #MassimoRighetti #NoOtherLand #occupazione #Palestina #proiezione #puliziaEtnica #RachelSzor #RiccardoNoury #YuvalAbraham

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l’amore 2d e gli oggetti orientifici, ma quello che accade non fa divertire (test e valutazioni prestazioni OOP su Love2D)


Visti gli imprevisti con HaxeFlixel che non ho ancora avuto il tempo di elaborare qui, stavo (ri)considerando il basato Love2D che, ultimamente mi sono (ri)accorta, gira su talmente tante piattaforme da rendere inutile anche fare degli esempi qui. La cosa seccante di quel coso, però, è che non è esattamente un motore di gioco, quanto più un framework multimediale… e quindi, a differenza di Flixel e altri robini, non ha tutte le varie utilità che è bene avere per poter sviluppare qualcosa senza partire dallo zero assoluto… e quindi, l’idea sarebbe di creare una specie di motorino per esso per gestire cose comuni come sprite, fisica, boh, queste cose (non) belle. 🤥

Ovviamente, il problema inevitabile è sorto immediatamente dopo una giornata di lavoro iniziale — a dire il vero, fatta per fortuna con le pinze, perché ero sotto sotto pronta a vedere cose storte accadere — e cioè che, con una dose di OOP in realtà nemmeno troppo grossa per gli standard comuni, le prestazioni sono crollate così tanto a picco che, per un semplice giochino di Breakout (la demo di HaxeFlixel, che ho adattato strada facendo per testare), da un lato su PC l’uso di CPU si aggirava attorno al 10-15% (che è tipo il quintuplo di cosa fa la stessa demo in HaxeFlixel)… mentre, su piattaforme pazzurde come il 3DS era letteralmente ingiocabile, facendo 5 secondi a frame (e pensare che io ho il new, che è più veloce). 💀

Ho fatto un po’ di ricerca e — per quanto fosse a me comunque ovvio che una programmazione ad oggetti basata principalmente sull’ereditarietà rende un programma più lento, perché i sassi elettronici sono fatti per eseguire istruzioni sequenziali e lavorare con memoria quanto più continua possibile, che è il contrario di cosa succede con tutte quelle classi che estendono classi che estendono il mercato che mio padre comprònon immaginavo che su Lua il calo prestazionale fosse tale da essere non solo evidente, ma proprio fuori scala in certi casi. E ora, dunque, i problemi sono grossissimi. 😤

Anche stavolta ho raccolto molti link a riguardo di questa ennesima causa di sofferenza per me, e in realtà ancora non ho capito bene la questione, ma un grande problema sembra essere causato dagli accessi a tabelle nidificate, e alle chiamate di funzioni fatte più del necessario anche per operazioni altrimenti veloci… e nel mio caso certamente una buona parte di overhead in questo senso sarà causata dal fatto di non scrivere Lua nativo, bensì usare Haxe (o in alternativa, TypescriptToLua) per traspilare a Lua, ma sentivo che il problema non poteva essere solo il codice bloattato generato da questi affari… 🧨

E infatti, scrivendo in Lua puro un piccolo benchmark (battezzato al volo solo per dare un titolo al memo: Love2D fucking rectangles, genera innumerevoli rettangoli e li fa muovere calcolando le collisioni), prima in modo classico e poi con un minimo di OOP, ed eseguendolo oltre i limiti del ragionevole, ho visto le cose brutte: la versione OOP è in effetti più lenta. Non tanto più lenta, e comunque dipende dalle opzioni con cui la si fa girare, ma solo perché è comunque molto semplice… a differenza del motorino che tanto vorrei creare per replicare la API di HaxeFlixel in Love2D per quanto possibile (evidentemente, non molto possibile). 😭
Modalità 1 sul PC come descrittaModalità 2 sul PC come descritta, a 4 minutiModalità 2 sul PC come descritta, a 18 minuti circaModalità 2 sul 3DS come descritta, a 1 e 4 minuti circa
Dopo ben 4 (quattro) immagini non so se ho voglia di elaborare oltre… Ma, in sostanza: in una modalità, il programma genera solo X (200mila) rettangoli all’avvio, mentre nell’altra ne genera X (200) a frame, andando all’infinito, calcolando sempre le collisioni… e quindi con la prima si esclude una lentezza dovuta alla continua istanziazione di oggetti, mentre la seconda da modo di vedere come un programma rallenta nel tempo rispetto all’altro (generando meno oggetti a parità di tempo). 💥

Nella prima modalità, il carico è basato principalmente sull’accesso alla chiamata draw, quindi non potevo limitare il numero di quadrati effettivamente visibili, e quindi ho potuto eseguirla solo su PC, dove si nota in media un rallentamento di circa il doppio per la versione OOP, che accede a svariate proprietà nidificate per fare il disegno… Mentre, nella seconda la prova il carico era più il resto, quindi ho deciso di limitare il numero di rettangoli visibili a schermo ad ogni frame agli ultimi X (500), e questo mi ha permesso di eseguire il programma pure sul 3DS senza che crashasse (credo ci siano limiti di VRAM lì), ma sia su PC che su 3DS si vede che la versione non-OOP riesce a generare in media 1,2 sprite in più per delta di tempo, differenza che nel corso di minuti diventa di migliaia di sprite. 😵

Incredibile, spassoso, magicante, ma… e adesso??? Boh! Dovrò ingegnarmi pesantemente per creare un motorino sufficientemente generalizzato da poter essere usato come comoda libreria per molti giochi Love2D, ma che allo stesso tempo sia efficiente… ma qui casca l’asino, perché per implementare concetti come uno sprite, che oltre ai classici dati come posizione X e Y ha un oggetto “disegnabile”, che può essere un’immagine o una forma geometrica, che quindi richiede chiamate della API Love2D completamente diverse dietro le quinte, non vedo alternativa non incasinata se non l’OOP; ma non basterà usare più la composizione che l’ereditarietà, bensì per sconfiggere l’overhead serviranno mosse di design interne talmente scomode che ho davvero tanta paura anche solo a pensare di scriverle… 😱

#benchmark #development #LOVE2D #Lua #test #testing

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Mikey Musumeci: un altro “facile” main eventi in UFC BJJ?


Quando Mikey Musumeci ha debuttato al UFC BJJ 1 contro Rerisson Gabriel, le critiche non sono mancate. Gabriel, grappler quasi esclusivamente da kimono, è stato messo di fronte a uno dei più forti specialisti al mondo di No-Gi. Il risultato? Una passeggia
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Quando Mikey Musumeci ha debuttato al UFC BJJ 1 contro Rerisson Gabriel, le critiche non sono mancate. Gabriel, grappler quasi esclusivamente da kimono, è stato messo di fronte a uno dei più forti specialisti al mondo di No-Gi. Il risultato? Una passeggiata. Vittoria netta di Mikey, pubblico annoiato, meme sui social.

Per il secondo atto ci si aspettava un correttivo: magari un nome pesante del circuito No-Gi, qualcuno che potesse davvero testare il campione. Invece no. La UFC ha appena annunciato il main eventi di UFC BJJ 3 (2 ottobre) e sarà ancora Mikey, questa volta contro Kevin Carrasco.

Con tutto il rispetto per Carrasco che mi impacchetta con una mano…ma la domanda è inevitabile: cosa ci fa un atleta relativamente sconosciuto, con un curriculum discreto ma legato soprattutto al Gi, in un mondiale No-Gi targato UFC?


Perché la UFC insiste?


Qui sta il punto: all’UFC non interessa la logica sportiva. Non serve costruire ranking credibili o dare match equilibrati. L’obiettivo oggi è un altro:

  • creare un campione imbattibile,
  • fare views con il pubblico generalista,
  • avere una narrativa chiara e semplice.

Chi guarda da fuori non si chiede quanto è forte l’avversario. Vuole vedere un volto riconoscibile, un campione che “non perde mai”. È la stessa logica che ha costruito leggende in altri sport da intrattenimento: più che l’equilibrio competitivo, conta la percezione di invincibilità.


Mikey ci guadagna due volte


E Mikey? Zero problemi. Lui incassa:

  • cash facile, senza rischi reali,
  • fanbase raddoppiata, perché la UFC lo espone a un pubblico enorme,
  • brand personale in crescita: ogni match lo consolida come “Mr. UFC BJJ”.

In altre parole, Musumeci si è trovato nella posizione perfetta: attrae i fan hardcore (che lo conoscono già) e allo stesso tempo diventa una faccia riconoscibile anche per chi non distingue una guardia invertita da un double leg.


Il pubblico hardcore non abbocca


La contraddizione è questa: chi segue seriamente il grappling vede chiaramente il livello degli avversari e si stufa di match fotocopia. Non basta più il nome UFC sopra al poster. La community vuole sfide vere, non repliche camuffate.

Ma il pubblico casual, quello che muove i numeri, non ha questo problema. Per loro conta lo spettacolo lineare: un campione che continua a vincere. E in questo equilibrio precario la UFC sembra aver scelto da che parte stare.


La vera domanda


Alla fine il dubbio è: questa strategia fa bene al grappling o solo alla UFC?

  • Se l’obiettivo è la crescita del brand UFC BJJ, forse funziona: i casual entrano, Mikey diventa il volto simbolo, i numeri salgono.
  • Se l’obiettivo è far crescere lo sport, la scelta è discutibile: chi è già dentro non si sente rispettato e chi si avvicina rischia di scoprire, prima o poi, che le sfide reali sono altrove.

My two cents


Per ora Mikey si gode la posizione: vincite facili, sponsor che bussano, visibilità enorme. Ma la vera partita si giocherà più avanti: quando il pubblico vorrà un test autentico e la UFC dovrà decidere se proteggere ancora il suo “golden boy” o lasciarlo correre rischi veri.

Fino a quel momento, la domanda resta sospesa: stiamo assistendo a sport o a un reality costruito per views?

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windows cercante nell’intera galassia tranne il dove mi serve


Guarda se non bisogna bestemmiare già a prima mattina… poi dicono che la colpa è mia che mi incazzo, e non di Windows che ce la mette tutta per far perdere la pazienza! Ma è possibile che io premo Start sulla tastiera per cercare app, e inizio a digitare “f” perché voglio avviare il mio fottuto browser web, e questo affare mi propone come “migliore corrispondenza in cima alla lista non le mie app tra cui Firefox, bensì due risultati da Bing, tra cui il primo è Facebook, ma il secondo è fottutamente Firefox… ma come ricerca web, e non come applicazione da lanciare, che è ancora più sotto??? Cioè, secondo lui è più probabile che io stia cercando per il concetto di Firefox attraverso il web, che non per il fottuto eseguibile residente su disco da avviare per l’applicazione rappresentata da quel nome??? 😭😭😭
Schermata di ricerca di Start di Windows 10 come descritta, evidenziati i punti salienti, Best match: Facebook,Firefox; Apps: Firefox,...
Ora, a dire la verità, questa merdata sembra farla solo dopo un riavvio, perché, se adesso o più tardi ci riprovo, la sezione app è in cima, e quindi Firefox è immediatamente selezionato (così come altre app che iniziano con “f” ma continuano diversamente), mentre i risultati di ricerca completamente inutili di Bing sono più in fondo… E sarebbe una cosa che giustificherei pure, se fosse dovuta al fatto che, non lo so, subito dopo il riavvio non fa in tempo a caricarsi la cache delle app installate, e quindi lui va sparato con la ricerca pur di evitare di mostrare un caricamento… e invece non è così, perché le app sono apparse in questo caso, il problema è che sono apparse sotto. E ovviamente, non so quante volte ho frugato nelle impostazioni, ma non c’è un cazzo di modo per disattivare la ricerca web attraverso questa casella di merda, così da farla funzionare, non dico molto, ma come il menu Start di qualsiasi altro sistema operativo desktop degno di questa Terra!!! (Come GNOME, XFCE, KDE, Cinnamon, solo file ed applicazioni, e #mannaggia!) Ma ci sarà una soluzione che non sia installare OpenShell, per caso? 💔

#Bing #Mannaggia #UX #Windows #Windows10

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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una raggiera di link – per la ricerca, la sperimentazione, la scrittura complessa (aggiorn. 2025)


(sor)ridendo & celiando, ma pure seriamente, sono passati circa 36 anni dalle mie prime collaborazioni a riviste letterarie (“Babele”, per esempio, 1989-90), praticamente 22 dalla nascita di slowforward (marzo 2003), 20 esatti dal primo differx (differx.blogspot.com, agosto 2005), e 19 dalla fondazione di gammm.org (fine giugno 2006)… e in tutto questo tempo credo di aver attraversato – come ospite o lettore – parecchi dei blog e siti linkati qui.

nel post ora citato si trovano spazi web solo italiani. ce ne sono tuttavia dozzine – in lingua inglese e (in misura minore) francese – con cui sono stato in dialogo soprattutto negli anni tra 2005 e 2013.

oggi, ri-riflettendo su alcuni di questi, ho pensato di aggiungerne pochi (ma per me personalmente significativi) – da inserire nel network possibile delle sperimentazioni che avevo ipotizzato nel 2012 e che pian piano si accresce.

​più o meno sovrapponibili, sono poi i link rintracciabili in questa pagina, oppure nella sidebar di slowforward (scrollare verso la fine).

e voglio anche citare con un tot di energia, stando ai materiali messi in rete, ai siti e blog inventati e realizzati, tre sodali italiani con cui è stata architettata la gran parte dei malestri sperimentali mandati a segno nei decenni: Luca Zanini, Michele Zaffarano e Roberto Cavallera. (e il lavoro continua).

infine, mescolando siti, blog e social, mi sono accorto di quanto lunga è la firma che da qualche tempo chiude le mail che spedisco, e allora la replico qui (proprio come firma, non prima di aver annotato che tutti i miei / non-miei link sono sintetizzati su linktree):

slowforward
differx noblogs (gemello eterozigote di slowforward)
mastodon e friendica
slow telegram
slow instagram
slow whatsapp
slow tumblr
slow @ archive.org
+
GAMMM (con Mariangela Guatteri, Andrea Raos, Michele Zaffarano)
ESISTE LA RICERCA (con Antonio Syxty e Michele Zaffarano)
COMPOSTXT (di Roberto Cavallera)
PONTE BIANCO (con Roberto Cavallera)
AHIDA (rubrica ‘post-poetica’, con A.Syxty, R.Cavallera, F.Pelli, F.Scapecchi, J.Scialpi, M.Zaffarano))
CENTROSCRITTURE(di Valerio Massaroni)
NEUTOPIA
PUNTOCRITICO2 (con vari collaboratori)
SCRIPT (di Quimby Melton)

+
marco / instagram
marco / threads
marco / twitter
un diario @ ko-fi (per sostenere il lavoro)
un diario @ wp
un diario @ noblogo
mg @ academia
mg @ archive.org
+
differx / tumblr
differx / blogspot (il primo blog di esperimenti, flarf & googlism)
differx / instagram
differx / bluesky
pod al popolo
differx / soundcloud
_

#111 #Babele #blog #gammm #gammmOrg #link #links #LucaZanini #MicheleZaffarano #networkPossibileDelleSperimentazioni #nps #raggieraDiLink #ricercaLetteraria #RobertoCavallera #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #slowForward #slowforward #spaziWeb #sperimentazioneLetteraria #sperimentazioni

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poesismi


L’INGV, istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, registra ormai da molti molti mesi uno sciame sismico originato da sfrantecamento gonadico, la cui causa credo sia da scientificamente rintracciare senza filo di dubbio veruno nella perenne citazione e riperticazione delle poemíe di dario bellezza.

#testiDiMgInRete #testiDiMgOnline

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tana libera tutti (rinnovo l’exortatio)


tutti fuori da #faceboook e dai #social generalisti.
fuori dal gabbio. tutti su #mastodon, forza!
o su #friendica. (magari entrambi).
e aprite dei #blog, dei #siti vostri (con #wordpress, #tumblr, su #noblogo, su #noblogs, dove volete insomma), come è successo a me con slowforward.net, mettete lì le cose a cui tenete, e magari fate in modo che i post vengano replicati come #link nei vari social (anche generalisti, non importa: tanto poi chi trova lì i link ne esce per vedere quel che fate sul vostro sito, e abbandona il social!).
su facebook lasciamo qualche #gruppo o #pagina, al limite, e – ripeto – mettiamo solo post e link che portano FUORI da questo #carrozzone #monnezzone.
stessa cosa per #X, #threads e altri aggeggi.
#SocialNetwork
#FEDIVERSO
#socialindipendenti

post scriptum che rimanda a un post più lungo dello scriptum:
il 10 agosto 2025, nel pieno della cappa di afa di roma totalmente zombificata, gettavo alte grida da usci e finestre, riprendendo su differx/noblogs un post già ‘passato’ due volte su slowforward. ossia ripetevo che bisogna correre ai ripari, urge. la situazione è allarmante: differx.noblogs.org/2025/08/10…

#blog #carrozzone #differx #differxNoblogs #facebook #faceboook #FB #FEDIVERSO #friendica #gruppo #link #Mastodon #monnezzone #noblogo #noblogs #pagina #siti #social #socialNetwork #socialindipendenti #SocialNetwork #spaziIndipendenti #threads #tumblr #web #WordPress #X

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La formazione professionale sulle violazioni dei diritti umani in atto in Palestina è indigesta


Comunicato stampa dei Giuristi Democratici sulla tormentata vicenda dell’evento formativo CNF-SSA del 4 settembre
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Abbiamo assistito in questi giorni con progressivo stupore ed indignazione all’evolversi delle polemiche e delle decisioni succedutesi intorno all’evento organizzato dal Consiglio Nazionale Forense e dalla Scuola Superiore dell’Avvocatura titolato “La violazione dei diritti umani a Gaza e nei territori occupati”, in programma il 4 settembre, con il riconoscimento di 3 crediti formativi, inizialmente in presenza (e online) e con la partecipazione dell’avv. Francesco Greco, Presidente CNF, dell’avv. Giampaolo Brienza, consigliere CNF e Vice Presidente SSA, intervento introduttivo dell’avv. Leonardo Arnau (Presidente della Commissione Diritti Umani del CNF e dell’OIAD) e in qualità di relatrici della “Special Rapporteur on the Palestinian territories occupied since 1967” del “UN Human Rights Council” Francesca Albanese e dell’avv. Barbara Spinelli, componente della Commissione Diritti Umani del CNF, nostra iscritta e Copresidente di ELDH.

Le polemiche, aperte dall’AGE (Associazione giuristi ebrei) con la contestazione sostanzialmente basata sulla “parzialità” dell’evento e la pretesa di annullamento dello stesso o di “integrazione del contraddittorio” (quasi si trattasse di una tribuna elettorale), hanno raggiunto livelli davvero preoccupanti e inaccettabili e sono state ovviamente rinfocolate e fatte proprie dalla stampa più reazionaria.

La scelta del CNF è stata quella di assecondarle, di fatto, con l’integrazione degli interventi programmati affidata a due soggetti indicati dalla lobby avversa all’evento: un sedicente storico e un esponente politico di Forza Italia (ex europarlamentare e vicepresidente della Delegazione per le relazioni con Israele, avvocato in materia di commercio e piccole imprese). Ciò che è peggio, con revoca dei crediti formativi precedentemente riconosciuti, a maggior riprova, se necessario, dello snaturamento dell’evento di fatto non più connotato in chiave giuridico-formativa bensì storico-politica.

Questa decisione è stata accolta con sbigottimento da molti avvocati e avvocate e dalle loro associazioni, tra cui la nostra; sono in corso ancora in queste ore comunicati e adesioni a mozioni di protesta per l’avvenuto, che attestano la sensibilità dei giuristi rispetto ai temi legati alla salvaguardia dei diritti umani internazionalmente riconosciuti, del diritto internazionale umanitario cosi come del diritto internazionale penale. Cionnonostante, Francesca Albanese aveva risposto con grande correttezza e dignità a queste modifiche imposte e non concordate, anteponendo alla doverosa indignazione per il trattamento nei confronti della sua figura istituzionale “il rispetto per l’avvocatura italiana e la necessità di dar voce a ciò che accade in Palestina…”.

Giunge ora l’ultimo aggiornamento, per cui l’evento si svolgerà solo in forma telematica e non in presenza, “per motivi di ordine pubblico”. Ecco, se servisse ancora una riprova della pretestuosità delle polemiche dell’AGE e dei suoi sostenitori, e della drammatica erroneità della decisione di assecondarle, crediamo si sia raggiunta: la presenza di una rappresentante più che qualificata di un organismo dell’Onu che riveste il ruolo di Special Rapporteur dal 2022, in un seminario giuridico sui diritti umani diventa problema di ordine pubblico, e le autorità di P.S. ritengono evidentemente di non essere in grado di assicurarne l’incolumità dai contestatori (certo non dai Colleghi e Colleghe che si erano iscritte a un evento formativo molto importante). Insomma, una resa totale.

È una vicenda invero inquietante, che si inserisce in una complessiva ignavia istituzionale non scevra da ricadute drammatiche, evidenti al mondo intero, nella difesa dei diritti umani in Palestina e nei Territori occupati. Una inazione ingiustificabile alla luce delle decine di migliaia di civili uccisi dall’esercito israeliano, dalla carestia indotta, dalle pretese di deportazione e di annessione contro cui il nostro governo si limita a balbettare che forse è ora di fare qualcosa (cosa?) contro i coloni più violenti, ma in sede europea si oppone alla sospensione dei trattati commerciali con l’Israele del criminale di guerra Netanyahu. Silenti, mentre Trump (come Orban, e ovviamente il governo israeliano) arrivano a osteggiare apertamente l’Onu e i suoi rappresentanti (come la Corte Penale Internazionale, d’altra parte) addirittura sanzionandoli.

Quella stessa inattività istituzionale che a tutt’oggi, nonostante le decisioni del Tribunale di Roma, impedisce a cittadini palestinesi a cui è stato riconosciuto il diritto all’ingresso nel nostro paese di esercitarlo e che nulla oppone alle minacce del ministro Ben Gvir di arresto e detenzione dura nei confronti dei solidali della Global Sumud Flottilla.

Il diritto internazionale umanitario è morto, dice qualcuno. Sicuramente non gode di buona salute, così come peraltro la democrazia alla quale sono riconducibili le regole che discendono dall’accettazione dei valori di libertà ed eguaglianza e poi di dignità e solidarietà, oggi ricompresi nel complesso sistema dei diritti umani. Occorre perciò uno sforzo imponente per riaffermare la cogenza e l’attualità di queste e per difendere i principi che sono alla base del legame tra democrazia e diritto. Noi ci siamo e ci saremo il 4 settembre a sostenere l’importanza della conoscenza e dell’azione giuridica a difesa dei diritti umani in Palestina.

2 settembre 2025

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

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(esiste, la ricerca)

vari libri, varie scritture di ricerca, vari editori e collane

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slowforward.net/2025/09/02/esi…
https://mobilizon.it/events/cd4c6dab-6357-4460-846b-8ea148fcef56


#scritturadiricerca #scritturediricerca #esistelaricerca #ricercaletteraria #sperimentazioneletteraria #scritturasperimentale #scritturesperimentali #scritturacomplessa #scritturecomplesse #studiocampoboario #elr

#ELR #ELREsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca #esistelaricerca #ricercaletteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scritturacomplessa #scritturadiricerca #scritturasperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #scritturecomplesse #scritturediricerca #scritturesperimentali #sperimentazioneLetteraria #sperimentazioneletteraria #StudioCampoBoario #studiocampoboario


esiste la ricerca, quinto incontro: a roma, 5-6-7 settembre 2025 @ studio campo boario


Esiste la ricerca: comunicato stampa per il 5-6-7 settembre 2025
cliccare per ingrandire — errata corrige: l’anno è ovviamente il 2025 (non il 2005)

R.S.V.P.: slowforward.net/contact/

§

Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2025, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14

a Roma, presso lo Studio Campo Boario

Viale del Campo Boario 4/a
METRO B – Fermata Piramide

ESISTE LA RICERCA


quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioni

logo dello Studio Campo BoarioEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.

Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).

Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?

ELR - Esiste la ricerca || intestazione

Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.

Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.

R.S.V.P.
slowforward.net/contact

PDF del comunicato stampa:
ESISTE LA RICERCA 2025 – il gioco delle comunità

Evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/cd4c6dab-6…


Evento fb:
facebook.com/events/1527943968…

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Demetrious Johnson se la gufa da solo


giusto settimana scorsa Demetrious Johnson durante il famoso dibattito Craig Jones vs Mikey Musumeci ha detto che i leg lock sono una menata per un amatore, che rischiano di fare dei danni giganti per non avere nulla in contro partita. Arrivando a proporr
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giusto settimana scorsa Demetrious Johnson durante il famoso dibattito Craig Jones vs Mikey Musumeci ha detto che i leg lock sono una menata per un amatore, che rischiano di fare dei danni giganti per non avere nulla in contro partita. Arrivando a proporre di eliminare gli heel hook.

Sembra che in qualche modo se la sia gufata.

Breve passo indietro World Masters IBJJF 2025


l viaggio di Demetrious “Mighty Mouse” Johnson al World Masters IBJJF 2025 di Las Vegas è durato un solo incontro.
L’ex campione UFC e ONE nei pesi mosca, leggenda viva delle MMA, aveva deciso di mettere alla prova la sua cintura nera nella categoria Master 2 featherweight.

Il primo round lo supera senza combattere: Pedro Eduardo non si presenta. Avanti a tavolino.

Nel secondo, però, trova subito un ostacolo vero: Takuto Kako, più volte campione IBJJF in Asia. Match tirato, zero punti sul tabellone, Johnson avanti solo per un vantaggio. A meno di un minuto dalla fine, Kako aggancia il piede, chiude il foot lock, e costringe la leggenda a battere. Fine della corsa.


Storia che si ribalta


L’anno scorso era andata al contrario: al World Masters 2024 Johnson aveva battuto Kako ai punti. E il video della sua sportività, mentre consolava l’avversario sconfitto, era diventato virale.
Le sue parole erano rimaste impresse:

“Va bene lo stesso. Ci sarà l’anno prossimo. È per divertimento. La vita non cambia per questo. Torni a casa, ti alleni, hai tua moglie, i figli, il lavoro. C’è molto di più nella vita che vincere, te lo prometto.”


Quest’anno i ruoli si sono invertiti. Kako porta a casa il bronzo, battendo Eric Joseph Ceballos e fermandosi solo in semifinale contro Ermilio Lucas Ferreira.


La cornice che conta più della medaglia


Per Johnson non è mai stato davvero questione di medaglie. La sua carriera è già scritta nei libri, e al World Masters non cercava conferme: cercava gioco, confronto, stimolo.
Paradossalmente, è proprio questa leggerezza a rendere potente il messaggio. In un ambiente spesso ossessionato da podi e titoli, un campione come lui ricorda che la pratica vale più del risultato.

twitter.com/i/status/196131741…

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Locomotore Isolato (LIS) E652.089 in transito a Castagneto Carducci (20/02/2024)


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unghie schifose piegate nel dentro dell’anima persa


Ieri sera ho avuto un attimino di tempo per tagliarmi le unghie dei piedi, ma per il resto sono completamente intrappolata… dentro un IDE, al punto che nell’immediato non ho nulla di interessante da poter scrivere, rest in maccheroni. Quindi, anche stamattina sono costretta a parlare semplicemente di un altro piccolo fattore dello schifo speciale che mi riguarda come nessuno lo ha mai visto. (Se questo blog fosse ospitato su Geocities, e fosse quindi a tutti gli effetti in un quartiere di una città, direi che è importante fare questo tipo di post per tenere l’affitto basso…) 😇
Unghie disposte sull'asse X sulla scrivania con frecce ad indicare le piegature visibili
Stavolta, per qualcosa di non-gnam (sono cheratina, non si mangia, non è il caso), ecco le unghie dei piedi leggermente incurvate… e anche qui, è una visione tanto semplice quanto per me incomprensibile. Innanzitutto, perché mai hanno deciso di incurvarsi proprio adesso, in estate, dove per gran parte del tempo ho i piedi completamente scalzi, e quindi l’unghia non dovrebbe avere problemi a crescere dritta pure se troppo lunga, visto che non ha ostacoli davanti? …O, forse, si sono piegate ultimamente a furia di mettere calzini e scarpe, non per lunghissimo tempo ma comunque con una frequenza rilevante? 💔
Le dita dei miei piedi con le unghie ancora sopra prima, frecce ad indicare come sopra
Ovviamente, NON avrete i miei piedi in tutto questo; a costo di aver impiegato noiosi minuti a censurarli, perché volevo far vedere la cosa prima e dopo aver tagliato, è importante mantenere la concentrazione sulle unghie!!! Ma la cosa bella è che non è nemmeno la prima volta che parlo delle unghie dei piedi qui… l’ho già fatto un’altra volta, sempre ovviamente con buona ragione di incazzarmi. Però stavolta è proprio boh… messe in fila, alcune si notano proprio come sono piegate verso il sotto, e come lo siano in modo sempre leggermente irregolare; se almeno ci fosse un senso, si potrebbe pensare siano strane ma intriganti… ma così fanno schifo e basta, mannaggia! (Quindi è fondamentale immortalarle.) 👹

#piedi #unghie


octounghiamento de inpiediscordanza!!


Sarà sicuramente anche questo per colpa di un complotto, ma il fatto è che io, puntualmente, mi dimentico che i piedi esistono, che ne ho un paio anche io, che questi hanno delle dita, e che queste dita hanno delle unghie, che andrebbero tagliate regolarmente (non necessariamente in quest’ordine), e il pensiero mi sovviene solo quando è ormai già tardi… 🪛 (Liberatemi da questa trappola di carne!!!!!!)

Tralasciando che trovo assurdo come le unghie delle mani bene o male si mantengono anche quando già mediamente lunghe (quando sporgono di ~4-5mm), mentre invece quelle dei piedi devono diventare uno schifo alla stessa lunghezza, nonostante non sbattano continuamente contro superfici varie, a differenza delle mani… Visto che mi scordo sempre di ritagliarle, quelle dei ditoni nello specifico arrivano sempre al punto che sono tutte spacc. 🪚

Stavolta però è molto divertente: da un momento all’altro, sento un qualcosa nel mio calzino, che prima non c’era, e ovviamente stando in casa non capisco da dove viene; certamente non è un sassolino. E infatti, vado a vedere e… era la parte in eccesso dell’unghia, che si è spezzata da sola!!! Minchia che magia (leggi come: che disastro)! 🐣

La cosa bella, però, è che è venuto pulito: il pezzo si è staccato quasi perfettamente dal resto dell’unghia sul dito, rimanendo solo un po’ irregolare verso sinistra, ma non lasciando nemmeno il bordo sfibrato. Insomma, l’unghia si è spezzata meglio da sola di quanto mi sarebbe mai potuta venire tagliandola… (e, infatti, meglio di come è venuta quella dell’altro ditone che ho sistemato io dopo)… è seriamente incredibile. ✨
Pezzo dell'unghia spezzata sottosopra sul bordo del mio righello, per mostrarla bene
#piedi #unghie


Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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Mali, tornano a Timbuctu i famosi scritti patrimonio UNESCO


Spostati nella capitale per sfuggire alla furia dei terroristi, una parte è comunque andata perduta.
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Nel 2012, la minaccia rappresentata dal gruppo islamista radicale Ansar Eddine aveva spinto le autorità maliane a prendere una decisione cruciale: il trasferimento di oltre 27mila antichi manoscritti dalle biblioteche e archivi di Timbuctu alla capitale, Bamako. Questa operazione, riconosciuta anche dall’UNESCO per il suo significato storico e culturale, si era resa necessaria per proteggere questi testi dall’imminente rischio di distruzione. Nonostante gli sforzi del governo, circa 4mila manoscritti sono andati perduti a causa delle azioni devastanti della milizia islamista
Timbuktu-manuscripts-astronomy-mathematics.jpgDi Elias Altmimi – EurAstro : Mission to Mali, Pubblico dominio
Negli anni successivi, pur in un contesto di conflitto prolungato, le autorità locali hanno ripetutamente richiesto il ritorno dei manoscritti a Timbuctu, evidenziando l’importanza di questi documenti non solo come patrimonio culturale, ma anche come simbolo identitario della città, che ha storicamente rappresentato un centro nevralgico per la cultura e l’istruzione nell’Africa occidentale.

I manoscritti, risalenti al Tredicesimo secolo, coprono vari ambiti del sapere umano, dai testi religiosi alle scienze naturali, dall’astronomia alla medicina, fino ad opere di poesia e grammatica. La loro scrittura in lingue locali, tra cui il fulani e il songhai, con l’uso della grafia araba, ravviva il legame tra lingua e cultura, mentre la presenza di testi in ebraico sottolinea la pluralità intellettuale di Timbuctu.

La città ha svolto un ruolo fondamentale nel commercio e nella diffusione del sapere, fungendo da crocevia culturale nel deserto del Sahara. Per questo motivo, nel corso dei secoli, gli abitanti di Timbuctu hanno messo in atto varie strategie di salvaguardia dei manoscritti, nascondendoli per evitarne la cattura o la distruzione. L’operazione di trasferimento nel 2012 si è svolta in gran segreto, con bibliotecari e custodi disposti ad affrontare notevoli rischi pur di preservare il patrimonio culturale della città, similmente a quanto accadde in Afghanistan con l’arrivo dei talebani. Essi furono trasportati presso la capitale in condizioni precarie e rischiose, sia dal punto di vista della sicurezza che per quanto riguarda la conservazione; nascosti in sacchi, mescolati a vivande come il riso, oppure all’interno di barili vuoti di carburante, trasportati dagli asini.

Recentemente, la giunta militare al potere ha annunciato l’inizio del ritorno dei manoscritti a Timbuctu, un’azione che non solo mira a recuperare il prezioso patrimonio culturale, ma si propone anche di garantire una migliore conservazione dei manoscritti, dati i vantaggi ambientali che la regione arida offre rispetto all’umidità di Bamako. È stato altresì avviato un processo di digitalizzazione per preservare ulteriormente questi testi, assicurandone così la salvaguardia per le generazioni future.

Fonti: ilpost.it, iltirreno.it

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esiste la ricerca, quinto incontro: a roma, 5-6-7 settembre 2025 @ studio campo boario


Esiste la ricerca: comunicato stampa per il 5-6-7 settembre 2025
cliccare per ingrandire — errata corrige: l’anno è ovviamente il 2025 (non il 2005)

R.S.V.P.: slowforward.net/contact/

§

Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2025, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14

a Roma, presso lo Studio Campo Boario

Viale del Campo Boario 4/a
METRO B – Fermata Piramide

ESISTE LA RICERCA


quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioni

logo dello Studio Campo BoarioEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.

Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).

Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?

ELR - Esiste la ricerca || intestazione

Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.

Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.

R.S.V.P.
slowforward.net/contact

PDF del comunicato stampa:
ESISTE LA RICERCA 2025 – il gioco delle comunità

Evento su Mobilizon:
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Evento fb:
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un inquadramento della scrittura di ricerca: nel n. 19 della ‘scuola delle cose’ (lyceum/mudima)


post in continuo aggiornamento

La scuola delle cose, n. 19, aprile 2025, SCRITTURA DI RICERCA (pubbl. Mudima / Lyceum)
cliccare per ingrandire

forse per la prima volta dopo oltre 20 anni di non disonorevole attività, un certo modo di fare sperimentazione letteraria ottiene un inquadramento teorico-critico complessivo, pur sintetico.

esce cioè il n. 19 del periodico ‘La scuola delle cose’, dell’associazione Lyceum (grazie alla Fondazione Mudima), interamente dedicato alla SCRITTURA DI RICERCA.

lo si sa e lo si è ripetuto assai: la (formula) “scrittura di ricerca” ha una storia di lunga durata, attraversando un po’ tutto il Novecento, almeno dagli anni Quaranta-Cinquanta, e in maniera nemmeno troppo carsica.
d’accordo. tuttavia questo numero della “Scuola delle cose” non è una disamina storica integrale, semmai un lavoro sugli ultimi venti-venticinque anni di ricerca letteraria, o scrittura complessa. con (ovviamente, immancabilmente) puntuali affondi nel passato e nella produzione di certi autori a dir poco fondativi, soprattutto Corrado Costa e Jean-Marie Gleize.

*

prima occasione di presentazione: 19 giugno, Milano, Fondazione Mudima:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

audio della presentazione a Milano (19 giu. 2025):
slowforward.net/2025/07/01/pod…

audio di una successiva presentazione, a Roma (5 lug. 2025):
slowforward.net/2025/07/24/pap…

RadioTre Suite: presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – “La scuola delle cose” (24 ago. 2025):
slowforward.net/2025/08/25/rad…
= https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html

podcast della prima presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (25 ago. 2025):

= open.spotify.com/episode/25Xmn…

podcast della seconda presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (10 nov. 2025):
slowforward.net/2025/11/10/fin…
= open.spotify.com/episode/2PcrJ…

*

e, rapidamente descrivendo (dal primo comunicato realizzato):

dettaglio de La scuola delle cose n 19_ 2025__ foto di Antonella Anedda
dettaglio da una foto di Antonella Anedda. cliccare per ingrandire

l’espressione “scrittura di ricerca” è in azione da diversi decenni, e di certo – come detto sopra – si perde già nelle “profondità” del Novecento.
tuttavia, dagli anni 2003-2009 (ovvero fra l’esplosione dei blog letterari e l’uscita del libro collettivo Prosa in prosa – edito da Le Lettere; ora da Tic edizioni) e fino a oggi, il numero di materiali sperimentali e saggi sugli stessi è decisamente cresciuto.
ha dunque senso ed è forse addirittura indispensabile iniziare a fare il punto della situazione.
un primo e senz’altro assai sintetico tentativo è rappresentato da questo numero de ‘La scuola delle cose’, che raccoglie otto interventi di altrettanti studiosi e studiose, intorno alla ricerca letteraria e alle scritture complesse.

*

queste le autrici e gli autori dei saggi, e i titoli degli interventi:

Gian Luca Picconi,
Scrittura di ricerca, prosa in prosa, letteralità

Massimiliano Manganelli,
Appunti sulle scritture procedurali

Luigi Magno,
Cinque nomi (più uno) e dieci titoli. La poesia di ricerca francese (oggi) in Italia

Chiara Portesine,
Il compromesso fonico: l’eredità di Corrado Costa

Renata Morresi,
Il movimento chiamato Language Poetry in Italia oggi

Chiara Serani,
Scritture non convenzionali e intermedialità (2000-2025)

Luigi Ballerini,
Intervento sulla poesia che si potrebbe fare

Daniele Poletti,
Scritture complesse. Il superamento dell’appartenenza

*

il tabloid gratuito è disponibile a Milano in Fondazione (via Tadino 26); a Roma presso la Libreria Tic (piazza San Cosimato 39), la Libreria Tomo (via degli Etruschi 4) e in Camera verde (via G Miani 20, chiamando prima il numero 3405263877); a Perugia nella libreria Mannaggia (via Cartolari 8); a Bologna da Modo Infoshop (via Mascarella 24/b); a Napoli alla libreria Luce (piazzetta Durante 1).

*

incontri, presentazioni e altre occasioni legate alla rivista:

22 maggio 2025: intervista a Rai RadioTre Fahrenheit

25 maggio: presenza del tabloid alla Serata del Premio Pagliarani al Palazzo delle Esposizioni (Roma)

31 maggio: presenza al reading collettivo “Roma chiama poesia”, Teatro Basilica (Roma)

3 giugno: presenza allo Studio Campo Boario (Roma), in occasione della presentazione di NZ, di A. Syxty

8 giugno: presenza nella libreria Tic di piazza San Cosimato (Roma)

17 giugno: presenza al reading di Giovenale e Perinelli allo Studio Campo Boario

19 giugno: prima presentazione ufficiale del tabloid presso la Fondazione Mudima (Milano), con Luigi Ballerini, Laura Di Corcia e Giancarlo Sammito

26 giugno: ex Discoteca di Stato in via Caetani (Roma), dialogo sulla memoria delle avanguardie

Da luglio 2025: presenza alla Libreria Luce, Napoli

5 luglio: presentazione della rivista in occasione del festival Inverso, a Roma

24 agosto: a RadioTre Suite, presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – del tabloid

25 agosto: va in onda il podcast della presentazione ospitata da ‘La Finestra di Antonio Syxty’

5-6-7 settembre: presenza di molte copie del tabloid ai tre giorni dell’incontro ‘Esiste la ricerca’, presso lo Studio Campo Boario

26 settembre, accenno di presentazione + distribuzione del tabloid in occasione dell’incontro sul libro Prati, di Andrea Inglese, alla Libreria Tic

dal 2 ottobre: presenza del tabloid presso La camera verde (Roma, via G. Miani 20)

18 ottobre, Parma, copie della rivista sono presenti all’Associazione Remo Gaibazzi in occasione di un incontro dedicato a Corrado Costa e Patrizia Vicinelli, organizzato da Daniela Rossi

24 ottobre, Roma, numerose copie presso l’Istituto Tedesco di Villa Massimo, in occasione di una lettura multilingue di poesie e prose, in italiano e in tedesco

10 novembre: è online il secondo podcast ospitato da La Finestra di Antonio Syxty

da novembre il tabloid è disponibile anche presso la Libreria Tomo, a Roma, in via degli Etruschi.


Lyceum _ Scuola delle Cose _ dati editoriali e redazionali
cliccare per ingrandire

Fondazione Mudima
FONDAZIONE MUDIMA

Via Tadino 26, Milano
info@mudima.net
mudima.net

*

in collaborazione con
l’associazione dipoesia
logo dell'"associazione dipoesia"

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Nel 1956 il numero di emigrati italiani verso paesi esteri superò le 200.000 unità


Con il passare del tempo però, si ripresentarono negli ambienti di governo preoccupazioni e perplessità riguardo il futuro del paese. Si cominciarono a ripresentare motivi di forte instabilità; nel giugno del 1953 fallì la legge elettorale maggioritaria, intesa a premiare i partiti della coalizione governativa, e contemporaneamente la figura di De Gasperi venne a mancare, colui che aveva fermamente guidato il paese sulla via della democrazia. Ci si domandò fino a quando avrebbero continuato ad agire alcuni fattori che resero possibile la ricostruzione economica e la restaurazione delle finanze pubbliche; se non si fosse ormai esaurita la spinta nei confronti dell’economia italiana dal recupero nell’epoca post conflitto degli impianti non totalmente utilizzati, dalla ripresa dell’agricoltura e dall’aiuto straordinario apportato dai prestiti americani. A contribuire fortemente a destare perplessità e preoccupazioni era il disavanzo della bilancia commerciale, che registrava saldi positivi solo nei confronti della Germania occidentale e la Svizzera.
Frutto di queste perplessità fu lo “Schema Vanoni”, una politica di piano condivisa alla fine del 1954. Lo Schema varato mirava al raggiungimento di alcuni fondamentali obiettivi nel corso di un decennio e sulla base di una crescita media annua del prodotto interno lordo del 5 per cento. ❤❤ Gli obiettivi fondamentali si possono riassumere nella creazione di quattro milioni di nuovi posti di lavoro nei settori extragricoli, la riduzione del divario fra Nord e Sud del paese e il raggiungimento dell’equilibrio nella bilancia dei pagamenti. Per raggiungere tali obiettivi si rendeva necessario un ingente volume di capitali per favorire l’aumento degli investimenti industriali tramite la formazione di importanti risparmi. Il tutto era particolarmente improbabile, per questo si fece leva sull’espansione dell’edilizia e dei lavori pubblici come principale elemento propulsivo al fine di aumentare l’occupazione, nonché su un massiccio intervento dello Stato al fine di diversificare l’allocazione territoriale delle risorse e di imprimere un impulso agli investimenti. Nel contempo, si sottovalutarono l’incidenza che avrebbero avuto gli aumenti della produttività del lavoro, gli effetti del progresso tecnologico e organizzativo e le economie di scala che si sarebbero generate dallo sviluppo della domanda. <34 Lo Schema Vanoni promuoveva perciò un processo di graduale evoluzione.
In quegli anni l’economia italiana giovò del cambiamento politico-economico, a ragione di chi riteneva che il Paese sarebbe cresciuto vertiginosamente con l’intensificazione degli sforzi a favore di un maggiore accesso a una più vasta area di scambi. La transizione dall’economia autarchica ereditata dal periodo fascista, ad un tipo di economia liberista improntata agli scambi commerciali con gli altri paesi, si stava gradualmente compiendo.
I benefici della liberalizzazione degli scambi
Analizzando la decisione italiana di procedere verso un tipo di economia aperta da un punto di vista puramente teorico, i benefici ricercati, come dimostrato nel corso degli anni, erano sostanzialmente quattro: libero scambio ed efficienza, economie di scala nella produzione, incentivi all’innovazione e all’apprendimento, e intensificazione della concorrenza. Come visto, i dati di crescita dell’economia italiana furono più che positivi, questo perché analizzando il primo beneficio, lo spostamento da un equilibrio con dazi, ad uno con liberi scambi, elimina la perdita di efficienza e accresce il benessere nazionale. Vedendo nello specifico il secondo punto, l’Italia beneficiando di economie di scala, oltre ad aver aumentato la quantità di scambi internazionali, poté giovare di una maggiore disponibilità di varietà a prezzi inferiori. Aumentando gli scambi esteri, l’industria italiana, ebbe la possibilità di misurarsi con le migliori economie occidentali, e ciò ovviamente portò indubbi incentivi all’innovazione e all’apprendimento. Inoltre, gli imprenditori locali sono stimolati a ricercare nuovi mercati per le proprie esportazioni e a difendersi dalla concorrenza delle esportazioni. Questi vantaggi del libero scambio sono spesso chiamati “dinamici”, dato che un’intensificazione della concorrenza e del ritmo di innovazione può richiedere più tempo per manifestare i propri effetti, rispetto all’eliminazione delle distorsioni nella produzione e nel consumo. <35
Vedendo nello specifico il caso italiano, l’età degasperiana, nel 1953, finì insieme al modificarsi dello schema di politica economica temperata che l’aveva contraddistinta. Subentrò a De Gasperi come presidente del Consiglio, in seguito alla sconfitta elettorale della Democrazia cristiana nelle elezioni politiche del 7 giugno 1953, Giuseppe Pella. Pella, molto vicino a Luigi Einaudi, era un forte sostenitore del principio di libertà economica e, perciò, contrario all’interventismo statale, senza però disprezzare qualche lavoro pubblico dovuto ai sovrappiù prodotti dalle aziende. Da un certo punto di vista si potrebbe definire Pella un “monetarista”, in quanto assertore della teoria secondo cui con il controllo dell’offerta di moneta si sarebbe potuto controllare l’aumento del livello generale dei prezzi; i medesimi orientamenti erano condivisi anche da Donato Menichella, divenuto governatore della Banca d’Italia, in seguito all’elezione di Einaudi come presidente della Repubblica nel 1948.
Questo il quadro politico italiano. Italia che tra il 1955 e il 1963 conobbe una fase espansiva senza precedenti, anche se si ritiene che lo sviluppo industriale cominciò già dal 1953. Gli investimenti nell’industria manifatturiera fermi in media al 4,5 per cento del reddito nazionale lordo, salirono nel 1956 al 5,2 per cento, per poi culminare al 6,3 per cento tra il 1962 e il 1963. Il valore aggiunto passò invece nel decennio successivo al 1953, dal 20,6 per cento al 27,6 per cento. <36 Il prodotto dell’industria complessivamente si avvicinò a un indice pari al 47 per cento nella formazione del prodotto lordo privato, mentre il reddito nazionale crebbe con un saggio di aumento annuo del 5,8 per cento.
La bilancia dei pagamenti precedentemente in notevole disavanzo, registrò notevoli miglioramenti; da un disavanzo di 343 milioni di dollari nel 1952 si passò a un avanzo di 745 milioni nel 1959.
Attraverso questi miglioramenti ed altri fattori chiave nel processo di sviluppo industriale, l’Italia si inserì nel movimento ascendente dell’economia europea. Sul finire dell’anno 1962 il saggio di sviluppo italiano era inferiore solo a quello tedesco ed ampiamente superiore ai tassi di crescita di ogni altro paese dell’Europa occidentale. Già negli anni precedenti l’Italia aveva dato segnali di superbi miglioramenti, tant’è che nel decennio fra il 1950 e il 1961 il prodotto lordo nazionale registrò un aumento medio del 6,7 per cento. L’Italia grazie a questa miracolosa fase espansiva riuscì a ridurre sensibilmente il divario rispetto alle maggiori economie occidentali; ridusse il distacco di partenza che perdurava da fine Ottocento con l’Inghilterra, la Germania e la Francia, e superò economie migliori come quelle belga, olandese e svedese. Nel 1962, siderurgia, meccanica, chimica ed elettricità, i quattro settori principali del paese, rappresentavano in Italia il 16,1 per cento dell’offerta finale complessiva rispetto al 23,3 per cento in Germania e al 19,3 per cento in Francia.
Furono molti i fattori ad incidere in questa straordinaria espansione, avvenuta in una situazione di profitti crescenti, senza sensibili movimenti inflazionistici, e con un costante aumento del saldo dei conti con l’estero. Probabilmente il fattore dominante, al quale attribuire l’avvio del processo di rapido sviluppo degli anni Cinquanta, nonostante opinioni contrastanti, fu l’espansione veloce delle esportazioni, agevolata dalla progressiva liberalizzazione degli scambi. L’effetto trainante delle esportazioni, secondo alcuni invece, si vide in misura massiccia solo dopo il 1955. Tali esperti, come Silva, Targetti e Rey, osservarono che tale effetto appunto, agì solo su un numero limitato di settori produttivi (l’industria automobilistica, i prodotti petroliferi, alcuni prodotti tessili, le calzature, la gomma). Secondo questa teoria, a trascinare l’Italia sarebbe stata la spesa pubblica, soprattutto in agricoltura, nell’edilizia e nei trasporti. Negli anni più recenti, invece, esperti come Kregel e Grilli hanno osservato come l’andamento favorevole della bilancia dei pagamenti italiana, che rese possibile un veloce aumento degli investimenti senza creare un disavanzo nei conti con l’estero, fosse connesso all’andamento più che positivo delle ragioni di scambio internazionali, che dava all’economia italiana la possibilità di acquisire materie prime e semilavorati a costi reali decrescenti. Secondo Castronovo invece, il fattore trainante fu la presenza simultanea di condizioni favorevoli quali salari bassi, ampie possibilità di autofinanziamento, bassa conflittualità operaia e un forte arretramento tecnologico, che consentì rapidi aumenti di produttività. Rimanendo su questa teoria, è facile notare come l’industria italiana fece leva su una rilevante ed elastica offerta di braccia per contenere, o calmierare di volta in volta, la domanda salariale e per tenere comunque sotto controllo le vertenze sindacali. <37 Non mancarono, ovviamente, in quegli anni alcuni miglioramenti nell’assetto delle retribuzioni; ma in termini reali gli indici dei salari rimasero pressoché stazionari fra il 1950 e il 1954 e fra il 1956 e il 1961, e a livelli in ogni caso inferiori agli aumenti di produttività. <38 Secondo i calcoli della Banca d’Italia, a un incremento dei salari pari fra il 1953 e il 1961 al 46,9 per cento corrispose una crescita media della produttività dell’84 per cento. Stando alle stime dell’economista americano Stern, l’incremento delle esportazioni italiane fra il 1955 e il 1963 fu dovuto, per quasi il 60 per cento, alla maggiore competitività resa possibile soprattutto dallo scarto fra aumento della produttività e aumento dei costi di lavoro. <39
Nonostante idee e teorie differenti il tema delle esportazioni rimane centrale. La struttura della produzione italiana si ritrovò forzata a seguire l’orientamento che le imprimeva la domanda proveniente dai paesi europei in fase di avanzata industrializzazione. La domanda proveniente dai paesi con un’elevata industrializzazione era un tipo di domanda caratterizzata da beni di consumo di massa e da beni di lusso. Questo tipo di domanda, propria di società caratterizzate da livelli di reddito elevati, forzò l’Italia a fare largo spazio alla produzione di beni di consumo di massa e beni di lusso.
Contemporaneamente mentre l’industria italiana entrò a far parte di quel sistema di economie caratterizzate dalla produzione di massa di beni di consumo durevoli, le altre economie europee e i loro sistemi industriali passarono a produzioni ancora più avanzate. La modernizzazione servì sostanzialmente a mantenere inalterato il distacco dalle altre economie avanzate; nel frattempo nel quadro dell’industria mondiale, le produzioni italiane continuarono a ruotare attorno ai settori con una tecnologia relativamente semplice.
L’apertura degli scambi con l’estero connessa alla necessità di sviluppare una corrente di esportazioni orientata verso i mercati dei paesi industrializzati, diede luogo alla formazione di una struttura produttiva suddivisa in due settori ben distinti; si trattava di due settori caratterizzati ognuno da tecnologie proprie, il primo settore era rappresentato dalle industrie esportatrice, mentre il secondo da attività produttive orientate prevalentemente verso il mercato interno.
Il reddito nazionale subì una vertiginosa crescita, come detto; l’espansione degli investimenti ne fu la componente più dinamica, crescendo a tassi elevati in tutti i settori. <40 Fra il 1951 e il 1962 il tasso di aumento degli investimenti globali a prezzi correnti sfiorò il 10 per cento annuo. La distribuzione dei redditi cambiò a favore dei redditi d’impresa rispetto a quelli da lavoro, con la conseguenza che l’incremento degli investimenti non diede luogo a un uguale aumento della domanda globale. Perciò la propensione media ai consumi da parte della società si ridusse, essendo i percettori di redditi da lavoro i più inclini al consumo, a differenza dei percettori di redditi d’impresa. La diretta conseguenza di tale situazione fu la contrazione dei consumi collettivi, avendo meno frazioni di reddito coloro che erano portati a consumare di più rispetto a coloro che erano portati a consumare meno. In sostanza la pressione della domanda globale diventò minore di quella che l’aumento degli investimenti avrebbe potuto sostenere. Il risultato fu che si evitò il pericolo d’inflazione per eccesso di domanda e che il sistema mantenne un’ottima stabilità monetaria. La lira, oltre a non svalutarsi rispetto alle merci più di quanto non si svalutassero le altre monete, si deprezzò meno, tanto che nel 1958 le fu attribuito l’”Oscar” delle valute, risultando la moneta più stabile fra i paesi occidentali. Invero, i prezzi al consumo crescevano mediamente del 3-4 per cento, fenomeno comune anche ad altri paesi, ma i prezzi all’ingrosso tendevano a rimanere su valori stazionari, salvo oscillazioni ampiamente compensate. Tale stazionarietà dei prezzi contribuì positivamente, favorendo le esportazioni italiane. Contemporaneamente la competitività fece crescere la produzione nei comparti dinamici, mentre in quelli non dinamici, in quanto non orientati all’esportazione ma al mercato interno, la produttività subì un andamento inversamente proporzionale rispetto ai salari.
La necessità di aumentare la produzione e l’efficienza nei comparti esportatori portò al formarsi di numerosi nuovi posti di lavoro e al polarizzarsi della crescita industriale soprattutto in tre regioni: Lombardia, Piemonte e Liguria. Questa concentrazione diede vita a un notevole flusso migratorio dalle regioni del Mezzogiorno e del centro-nord meno sviluppate (il Friuli ad esempio), verso quel polo conosciuto come “triangolo industriale”. La forza lavoro non assorbita a livello nazionale, si spostò verso l’estero; il fenomeno della migrazione esterna non riguardò più le Americhe come ad inizio secolo, bensì gli altri paesi europei. Nel 1956 il numero di emigrati verso paesi esteri superò le 200.000 unità.
Complessivamente quasi due milioni di persone abbandonarono il sud-Italia, pari al 12 per cento, per spostarsi verso il nord del paese o verso altri stati. Non tutti gli emigrati meridionali trovarono impiego presso le industrie, infatti una parte considerevole di essi fu assorbita dal settore terziario come i servizi, la distribuzione commerciale o il pubblico impiego.
Il progresso che l’economia italiana compì tra fine anni Cinquanta e inizio anni Sessanta, fu di tale portata che la crescita del prodotto interno lordo, la produttività totale dei fattori e il prodotto per addetto risultarono i più alti e stabili nella storia del Paese. Nel 1963 gli investimenti fissi lordi raggiunsero in media il 25 per cento del reddito nazionale lordo, mentre il tasso di crescita del Pil superò il 7 per cento. L’Italia fu così paragonata per impatto alla Germania in Europa al Giappone nel mondo. Di pari passo il commercio internazionale subì una brusca impennata, registrando le esportazioni, tra il 1958 e il 1962, un tasso annuo di crescita prossimo al 16 per cento.
Non meno importante fu il cambiamento nella struttura economica nazionale; l’agricoltura cessò di essere il settore dominante e nonostante nel 1950 impiegasse ancora il 40 per cento della forza lavoro e fornisse il 25 per cento dell’intero valore aggiunto, nel 1963 fu superato dal settore industriale e da quello dei servizi.
Tutto ciò influì sulla dilatazione dei consumi e sul progressivo affermarsi di un nuovo stile di vita; un ibrido a metà tra la nuova cultura americana e la cultura italiana. Le città assunsero una nuova fisionomia, in particolare le grandi “capitali” del Nord industriale, con la nascita di interi quartieri popolari, ma anche con la costruzione dei primi grattacieli. La stagione espansiva volgeva così al termine portando con sé cambiamenti strutturali profondi.

[NOTE]33 Si vedano V. Valli, L’economia e la politica economica italiana (1945-1975), Etas libri, Milano, 1977, pp. 109-110; B. Bottiglieri, La politica economica dell’Italia centrista (1948-1958), Ediz. Comunità, Milano, 1984, pp. 254-255.
34 Si veda al riguardo N. Andreatta, Fattori strategici dello sviluppo tecnico dell’industria italiana, in N. Andreatta et al., Il progresso tecnologico e la società italiana. Effetti economici del progresso tecnologico sull’economia italiana, Giuffrè, Milano, 1962. Invece sui vantaggi assicurati dall’ammodernamento degli impianti, si veda anche S. Leonardi, Schema di interpretazione dello sviluppo italiano in questo dopoguerra, in Critica marxista, luglio-ottobre 1968.
35 Per approfondire le ragioni a favore del libero scambio, e quelle a favore di un tipo di economia chiusa, consultare P. Krugman, M. Obstfeld, a cura di R. Helg, Pearson, 2007.
36 Si veda al riguardo A. Campolongo, Dinamica dell’investimento in Italia 1951-1967, in Moneta e credito, secondo trimestre 1968.
37 Si vedano al riguardo A. Triola, Contributo allo studio dei conflitti di lavoro in Italia, in Economia e lavoro, 1971; A. Cova, Movimento economico, occupazione, retribuzioni in Italia dal 1943 al 1955, in A. Cova et al., Il sindacato nuovo. Politica e organizzazione del movimento sindacale in Italia negli anni 1943-1945, Franco Angeli, Milano, 1981
38 Confrontare con A. Vannutelli, Occupazione e salari dal 1861 al 1961, in A. Fanfani, L’economia italiana dal 1861 al 1961, Milano, Giuffrè, 1961.
39 Si veda R. M. Stern, Composizione merceologica, distribuzione geografica e competitività nel commercio estero italiano nel periodo 1955-1963, in Moneta e credito, 1965.
40 Al riguardo non va trascurato il ruolo del credito a medio e lungo termine praticato da alcune banche specializzate, come la Banca di credito finanziario (Mediobanca), fondata nel 1946 dalle tre banche d’interesse nazionale ( Commerciale, Credito italiano, Banco di Roma), per l’esercizio appunto del credito a medio termine, poi esteso al lungo termine, da effettuarsi per il tramite dei loro sportelli; la Banca centrale di credito popolare (Centrobanca), istituita, essa pure nel 1946, dalle banche popolari per il finanziamento a medio e a lungo termine di imprese commerciali e industriali; l’Istituto centrale per il credito a medio termine a favore delle medie e piccole industrie (Mediocredito centrale), sorto nel 1952 con capitali forniti in prevalenza dallo Stato e con il compito di finanziare i Mediocrediti regionali.
Emanuele Zema, Come l’economia italiana si apre al mondo dopo la ricostruzione, Tesi di Laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2017-2018

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oggi, 2 settembre, h. 14, radio onda rossa: mahmoud darwish, “stato d’assedio” – lettura di lino musella


L’attore Lino Musella presenta la lettura di
STATO D’ASSEDIO
di Mahmoud Darwish
in streaming su Radio Onda Rossa 87.9 fm,
oggi, martedì 22 settembre 2025, ore 14:00
ondarossa.info/player-ror.html

Palestina sotto attacco

un’intervista all’attore (a cura di Federico Raponi) qui:
youtu.be/jfrbzCtxUbs

Scritta da Mahmoud Darwish – scrittore e giornalista palestinese scomparso nel 2008, considerato tra i maggiori poeti in lingua araba – quest’opera nasce dalle ferite della Storia, una lunga memoria dell’esilio come atto poetico di fronte a una realtà storica molto
complessa.
È la poesia ad avere il compito di curare le ferite del ‘luogo’, di guardare oltre; è la poesia a essere votata alla resistenza; è la poesia a dover essere più forte dell’assedio. A portare speranza di vita. È un testo elaborato a Ramallah nel gennaio 2002, nelle settimane in cui la città era assediata dalle truppe israeliane di Ariel Sharon: Darwish, che a Ramallah viveva, si è trovato perciò nella hala, ossia nella ‘condizione’ di assediato. Lo ‘stato d’assedio’ nei versi del poeta va aldilà della condizione di vita nella quale si trovano le moltitudini di cui il poeta è portavoce, di queste esprimendo sentimenti e pensieri.
Gli oggetti della riflessione sono la poesia nel suo farsi, la storia, il ‘luogo’, ossia lo spazio del pensiero, la forza che è impressa nell’affermazione della propria identità. Il dolore collettivo che tormenta quel ‘luogo’ per molti versi rimanda al futuro la soluzione dei risvolti personali.

info
festambiente.it/stato-dassedio…

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il ‘multiperso’ accetta (a breve) nuove proposte di testi


dal 9 settembre sarà nuovamente possibile proporre testi al Multiperso, spazio web a cura di Carlo Sperduti: multiperso.wordpress.com/vuoi-…

#call #CarloSperduti #cfw #multiperso #testi

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