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8. Faial (seconda parte): l’Oceano spaventoso e le balene


L'incontro con le balene che mi ha cambiato nel profondo. https://www.spreaker.com/show/6745559/episodes/feed Ilha do Faial, Horta, Azzorre, Portogallo A un certo punto io mi sento male, tanto male. Il cielo è grigio, l'oceano è grigio. Per la prima volta non vedo più il mare come qualcosa di bello o divertente, ma come la cosa spaventosa che i marinai del passato raccontavano. L'animo, in un certo senso, non si riprenderà mai. Credo che solo chi ha vissuto questa esperienza possa […]
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L’incontro con le balene che mi ha cambiato nel profondo.
spreaker.com/show/6745559/epis…


A un certo punto io mi sento male, tanto male. Il cielo è grigio, l’oceano è grigio. Per la prima volta non vedo più il mare come qualcosa di bello o divertente, ma come la cosa spaventosa che i marinai del passato raccontavano. L’animo, in un certo senso, non si riprenderà mai. Credo che solo chi ha vissuto questa esperienza possa capire di cosa parlo.

Ero quasi alla fine del viaggio a Faial e l’isola mi aveva già rapito il cuore, anche se non sembrava un posto ideale in cui vivere per le mie esigenze. Horta però poteva essere il fattore che avrebbe cambiato tutto.

Horta è la città capoluogo di Faial e nelle isole del gruppo centrale delle Azzorre ha una certa importanza; non perché sia grande, ma perché è la più grande dopo Angra do Heroismo, che però è sull’isola di Terseira.

Da diverse guide Horta viene descritta come una città cosmopolita e dall’animo vivace. Era ora di vedere se le informazioni che avevo trovato sulla città fossero vere.

[Registrazione dal vivo]

[Horta è una ] piccolissima città in cui però non manca niente, comprese le biciclette, ad esempio. No, però, a parte le battute, non manca veramente niente. C’è la farmacia, ci sono tutti i beni di qualsiasi necessità, anche elettronici…c’è davvero di tutto. L’atmosfera della città è davvero abbastanza cosmopolita. Questo perché deriva dalla storia della città che a sua volta deriva da dove si trova la città nell’oceano.

Se guardate il punto dove si trova, vedrete che è proprio nel mezzo dell’oceano. Da qui alle coste americane parliamo solamente di 3800 km e qui, nei secoli 17º e 18°, venivano i balenieri americani, per cui venivano qui proprio per fare provviste, perché queste erano le rotte, appunto, che battevano in caccia di balene e mentre facevano provviste reclutavano anche uomini. Questo ha creato un certo tipo di scambi e nei secoli le persone venivano qui anche proprio per diciamo arruolarsi in queste navi, ecco, per prendere parte a queste spedizioni della caccia della balena.

[Fine registrazione dal vivo]

Il clima è uno degli elementi più importanti nella mia ricerca di una nuova casa. Gli sbalzi di umidità e temperatura sono proprio quelli che vorrei evitare. Qui a Faial ce ne sono in abbondanza, ma stranamente non mi sento così male come starei in Emilia.

Forse sono l’aria pulita e il vento a migliorare le cose.

Dovrò rifletterci su e vedere cosa succede nei prossimi giorni. Le nuvole si muovono in maniera velocissima, quindi il tempo cambia repentinamente. Questa mattina ero sulla caldera al centro dell’isola di Faial. E parliamo di un migliaio di metri di altitudine e c’erano 9°, quindi decisamente freddo, quantomeno per il tipo di abbigliamento che avevo portato io, che non era proprio perfetto per quella temperatura, ed ero un po’ preoccupato. Adesso qui a Horta, ore 15:30, siamo sopra i 20°, quindi molto ventilato, ma siamo sopra i 20°, quindi davvero venite attrezzati un po’ per tutti i climi pure qui, a meno che non sia proprio luglio e agosto. In quel caso pensate all’estate italiana.

A Horta si vedono immagini di balene ovunque, dai negozi alle statue, ai murales in giro per la città. Hanno smesso di cacciarle nell’85, ma i più anziani se lo ricordano ancora bene. Non vedono la caccia alla balena come qualcosa di brutto.

Sono le stesse persone che fino all’85 restavano appostate nelle guardiole sulle colline, avvistando gli sbuffi dei cetacei con il binocolo. Poi usavano un sistema ingegnoso per capire a che distanza dalla costa si trovasse l’animale e in che direzione. Così potevano comunicarlo via radio alle baleniere che aspettavano di sapere dove andare per aumentare le probabilità di caccia. Per queste persone la caccia alla balena era semplicemente un lavoro, una cosa normale. Qua là per la città ci sono ancora delle targhe di bronzo che ricordano le imprese di persone morte o ferite durante le spedizioni in mare che potevano durare anche settimane.

Alcuni dei vecchi avvistatori di balene ora sfruttano le vecchie guardiole di cemento sulle colline per poi far sapere alle barche dei turisti dove siano i cetacei. Tutto questo mi disturba un po’, ma io non sono azzorriano. Non posso sapere cosa voglia dire vivere qui, magari con l’angoscia del tirare avanti, del dovere trovare un lavoro che non esiste, che non c’è.

Nel paese vicino a Horta, Porto Pim, c’è una delle spiagge più belle dell’arcipelago, di sabbia chiara, con il mare calmo e color smeraldo.

A ridosso della spiaggia si vede chiaramente un edificio particolare con una ciminiera. È un museo che si chiama Fabbrica della balena, Fabrica da Baleia, in portoghese.

Effettivamente è questo che era fino all’85, un posto in cui si fabbricavano prodotti a base di balena. Ne esco disgustato. I filmati che vengono proiettati sono molto crudi. In quelle immagini non riesco a cogliere un giudizio e sento che mi manca. Vorrei vederlo, ma non lo trovo. Semplicemente quei filmati mostrano le cose com’erano insieme a tutti gli oggetti che si trovano nel museo. Ganci per le carni, altoforni, antiche scatole di prodotti in cui si legge chiaramente la parola “balena” e altre cose di questo tipo.

Quando la nave arrivava con la carcassa la fabbrica era tutta un fermento, fino a quando non ne uscivano scatole o bottiglie di prodotti vari. Il grasso di balena diventava un lubrificante, la carne una prelibatezza e le ossa, trattate in un certo modo facevano la funzione di quella che oggi è la plastica. Si potevano modellare in tante forme diverse e restavano comunque flessibili.

Non voglio giudicare queste attività che appartengono a un’epoca che non c’è più. Allora, molte famiglie sopravvivevano grazie a questo. Resta il fatto però che

oggi si sta male visitando questo museo e mi dico che nella mia casa ideale tutto questo non dovrebbe esserci.


Esco da quel museo con piacere, ma ora vedo la spiaggia con occhi diversi.

Ho appena visto le immagini di quando l’acqua non era così bella, ma si tingeva di rosso. Ho visto come le balene venivano buttate sulla sabbia e fatte a pezzi per essere portate più facilmente dentro la fabbrica.

Devo assolutamente scacciare dalla mente le immagini dei capodogli massacrati. Credo che il modo migliore per farlo sia quello di ricordarmeli da vivi e allora prenoto un’uscita in mare per l’avvistamento dei cetacei, il famoso whale watching. Mi aggrego ad un piccolo gruppo contrattando orari e prezzo direttamente sul molo del porto di Horta dove c’è chi organizza queste uscite in mare.

Partiamo con un gommone da sei posti così veloce che l’aria è tantissima, fredda e frastornante. Non immaginavo una cosa del genere, ma ormai sono qui avvolto negli impermeabili in dotazione e in compagnia di sconosciuti.

A due di loro, tra l’altro, sto affidando la mia vita.

Mi hanno addirittura fatto firmare una liberatoria nella quale ho accettato il fatto che il mare è un luogo ostile e nessuno si assume la responsabilità di quello che potrebbe accaderti.


Ci fermiamo in un punto vicino all’isola per vedere alcuni delfini curiosi. Quando la barca si ferma sono loro che si avvicinano spontaneamente. Vogliono davvero vedere chi siamo. Mi osservano di sbieco mentre ci girano attorno con le loro acrobazie. In questo momento le parti sono ribaltate. L’attrazione turistica sono io e ne sono felice.

Per le balene è diverso, non è detto che le vedremo. Restiamo in mare per 3 ore, spostandoci continuamente per osservare la zona e poi ripartire. Tra sonar calati in acqua e passaparola tra le imbarcazioni,

finalmente troviamo le balene. La prima cosa che si avverte è il loro respiro, il più forte che io abbia mai sentito, anche più forte di quello degli elefanti. Bisogna abituarsi un po’ prima di riuscire a vedere la loro pinna dorsale scura negli avvallamenti fra un’onda e l’altra. Vedere le balene è un’emozione unica e un privilegio.

L’atmosfera è quella di un’esperienza mistica. Tutti restiamo in silenzio, concentrati.

Si sentono solo tre suoni: acqua, macchine fotografiche e balene.


Pochi secondi e i capodogli alzano le loro enormi code in un gesto elegante mentre si immergono per cacciare. Ora sì che le vediamo bene. Ripartiamo per cercarne altre.

A un certo punto io mi sento male, tanto male. Il cielo è grigio, l’oceano è grigio e anche se è calmo, quelle poche onde bastano farci dondolare in tutte le direzioni. La barca, oltretutto, ruota su se stessa quando è ferma. Non possiamo accendere il motore per non spaventare le balene e quindi la barca è ancora più instabile.

Ci siamo allontanati molto da Faiale infatti vedo che l’isola è molto piccola sulla linea dell’orizzonte ed è l’unica cosa che si vede a parte l’acqua. Per il resto nulla di nulla. Davvero non avevo idea che ci saremmo allontanati così tanto.

Questa distesa d’acqua è così vuota e così sconfinata che il malessere diventa anche psicologico. Una cosa è sapere che l’oceano è grande, altra cosa è sperimentarlo.

Quando torniamo sulla terraferma ho un colore bianco pallido e mi serviranno diverse ore per riprendermi. L’animo, in un certo senso, non si riprenderà mai.

Per la prima volta non vedo più il mare come qualcosa di bello o divertente, ma come la cosa spaventosa che i marinai del passato raccontavano. Credo che solo chi ha vissuto questa esperienza possa capire di cosa parlo.

Dopo l’esperienza di avere visto l’oceano aperto con i miei occhi, il pensiero va proprio a chi è stato costretto o costretta a vivere questa esperienza in condizioni peggiori rispetto a me. Sto parlando di tutti i migranti che arrivano a El Hierro o a Lampedusa, ammesso che riescano ad arrivare. Quelle persone ancor prima di arrivare in Italia nessuno le vuole. Si vorrebbe che morissero in mare, che poi è quello che succede spesso.


Eppure è una cosa così naturale migrare, non lo dico perché lo sto facendo io stesso, ma perché la natura non conosce i confini degli uomini, non li conoscono le balene, non li conoscono tutte le altre specie che si spostano nell’Atlantico.

E allora perché per gli esseri umani deve essere tutto così complicato?

E perché nel nostro paese non vogliamo capire che le migrazioni si inseriscono in questi ritmi naturali, che la vita stessa ci richiede? Siamo stati convinti che queste poche persone siano la fonte di tutti i nostri problemi. Ecco perché. Ma se guardiamo i numeri delle migrazioni capiamo facilmente che la realtà non è quella che ci viene descritta.

Provo una sensazione strana, quasi di vergogna per questa migrazione che io sto organizzando con calma, con divertimento e con la gioia di esplorare nuovi posti, mentre per altri è un obbligo e spesso un’urgenza.

Migrare può significare sopravvivere, non farlo significa soccombere.

Il mio è un privilegio, ecco che cos’è. E non c’è ragione perché io lo meriti e altri no.

Spero di trovare un posto dove stare bene, ma soprattutto con una mentalità diversa. Non vorrei mai trovare l’accoglienza che in Italia riserviamo a chi cerca una vita migliore.

Qui a Horta nel corso dei secoli, si è generata una tradizione davvero singolare, ossia i naviganti che passavano di qui, prima uno e poi sempre di più, hanno iniziato a lasciare un disegno che ricordava, diciamo così, il loro passaggio e in alcuni casi le loro imprese. E poi questa cosa si è diffusa tantissimo, tant’è che oggi i disegni sono migliaia, alcuni sono anche molto belli.

Vorrei lasciare qualcosa anch’io, ma non sono un marinaio.

Il mio disegno sarà un podcast. Spero che un giorno potrò tornare a Horta, come fanno i naviganti, per registrare una nuova puntata, per ricoprire il vecchio disegno con qualcosa di nuovo.

Gli equipaggi delle barche che arrivano in porto si fermano al bar Peter che è vicino alla zona dove attraccano. Non importa se l’oceano sia agitato oppure no, li trovi tutti lì. Mentre parlano tra loro senti diverse lingue.

C’è chi cerca un equipaggio e chi si offre come mozzo. Chi non riesce a trovare subito un accordo lascia comunque la sua traccia. Sulle pareti del caffè Peter ci sono post-it e messaggi in ogni forma e colore.

Qualcuno chiede un passaggio per Madeira o per Capoverde o per tornare in Europa. Altri, più semplicemente, vogliono solo lasciare Faial, dove sono stati diversi mesi, magari per tornare in Canada o negli Stati Uniti. Altri ancora offrono un passaggio per il Sudafrica a chiunque sappia cucinare e pulire.

Mi sono chiesto più volte se anch’io potrei vivere così, cambiando la mia casa di continuo, pensandoci bene, però credo di no.

Sto invecchiando e mi piace costruire legami, pochi forse, ma buoni.

E poi con le mie patologie ci si sente più fragili, si ha bisogno di aiuto. Vivendo così, con il clima che cambia continuamente non starei mai bene. È arrivato il momento di salutare Faial e anch’io me ne vado per mare.

Sono diretto a Sao Jorge, la strana isola alta e lunga che ho visto da lontano in tutti questi giorni.

Faial mi ha incantato come soltanto le isole Azzorre sanno fare. Mi è piaciuta così tanto che credo di ritornarci prima o poi, ma non è il posto che sto cercando. È ancora più piccola di El Hierro e comunque è troppo umida per poterci vivere bene. E poi ci sono grandi vulcani e i terremoti potrebbero essere frequenti. Spero che a Sao Jorge andrà meglio.

Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.

#azzorre
#isoleazzorre
#faial
#balene
#whalewatching
#delfini
#horta
#cafepeter
#oceanoatlantico

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resistenza e contrattacco: “aggrappàti al cielo”, di sergio bianchi, da maggio il libreria per le edizioni milieu


● Nelle librerie: Aggrappàti al cielo, di Sergio Bianchi.
● Pagg. 208, e. 18. Nelle librerie fisiche e online e presso l’editore (www.milieuedizioni.it) dal 2 maggio.

Un romanzo sull’«assalto al cielo» tentato negli anni Settanta nel nostro paese.
Un linguaggio materico, dinamico, visivo, concentrato in quadri narrativi che di quell’assalto tratteggiano la genesi, lo sviluppo e la tragica sconfitta finale.

«Infulardati e incappucciati liberi da bandiere e striscioni che consideriamo ormai come inutili intralci ondeggiamo cupi verso gli obiettivi disseminati sul nostro percorso. A tratti usciamo a gruppi dal corteo e attacchiamo. Incendi saccheggi devastazioni sparatorie disarmi di guardie giurate. Ne fanno le spese sedi di partito e di associazioni industriali caserme dei carabinieri e commissariati di polizia prefetture e redazioni di giornali. Dobbiamo metterli sotto una pressione sociale politica culturale quotidiana. Dobbiamo esercitare potere sulle loro vite mettendoli in condizione di non nuocere nei quartieri nei reparti delle fabbriche nelle scuole nelle università. Quelli che per mestiere e per natura intimoriscono il prossimo intimoriscono chi sta sotto intimoriscono chi lavora quelli abituati a incutere paura devono provare sempre di più a avere paura per se stessi per le loro abitudini per i loro lussi per i loro usi e costumi. E non siamo come dicono giornalisti e grigi funzionari del Pci arroganti e violenti perché espressione di una seconda società fatta di marginalità irrazionalismo e disperazione. Noi siamo arroganti e violenti perché siamo più intelligenti e colti. Noi siamo il contropotere. Noi siamo la rivoluzione che viene. Noi siamo l’assalto al cielo. Noi siamo gli autonomi».

Sergio Bianchi ha fondato e poi codiretto per 25 anni il progetto editoriale DeriveApprodi. Ha curato i saggi: L’Orda d’oro, a firma Nanni Balestrini e Primo Moroni (Feltrinelli); La sinistra populista (Castelvecchi); (con Lanfranco Caminiti) Settantasette. La rivoluzione che viene e Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie, volumi I-II-III (DeriveApprodi); (con Raffaella Perna) Le polaroid di Moro (DeriveApprodi); nanni balestrini – millepiani (DeriveApprodi); Storia di una foto. La costruzione dell’immagine icona degli «anni di piombo» e Figli di nessuno. Storia di un movimento autonomo (Milieu). È inoltre autore del romanzo: La gamba del Felice (Sellerio). Ha progettato e realizzato le riviste online «Machina» (2020) e «ahida» (2025). Attualmente è curatore della collana «settanta» per Milieu.
#anniSettanta #Autonomia #Milieu #SergioBianchi #Settanta #SettantaMilieu

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purtroppo non è più possibile regalare una pecora allo specchio mondadori

nonostante io abbia ripostato oggi questo accorato invito a REGALARE UNA PECORA ALLO SPECCHIO MONDADORI ed eventualmente alla Bianca Einaudi, mi accorgo adesso che la cosa non è più possibile.
mi scuso con quanti abbiano già accantonato dei risparmi per il meritato dono alla meritevole collana di poesia.

slowforward.wordpress.com/wp-c…slowforward.wordpress.com/wp-c…#BiancaEinaudi #collanaDiPoesia #meritatoDono #Pecora #regalarePecore #regalareUnaPecora #regalareUnaPecoraAlloSpecchioMondadori #SpecchioMondadori

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Quanto ci è voluto per bucare Forgejo? Una serata


Il ricercatore jvoisin sostiene di aver trovato vulnerabilità critiche in Forgejo in una sola serata, catena di RCE inclusa. Anziché seguire la disclosure classica, ha scelto un approccio insolito: la “carrot disclosure”.
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È bastata una serata di lavoro a Julien Voisin, noto come jvoisin, per pubblicare un quadro poco rassicurante sulla sicurezza di Forgejo. Nel post uscito il 28 aprile, il ricercatore afferma di aver individuato diverse vulnerabilità e di averne concatenate alcune fino a ottenere un’esecuzione di codice remoto.

La motivazione dell’analisi è stata pratica: Fedora ha avviato la transizione da Pagure a Fedora Forge, una nuova piattaforma basata su Forgejo. Il passaggio non è ancora concluso: il cutover finale è previsto per Flock 2026 e la dismissione delle restanti istanze Pagure è indicata nella roadmap verso Fedora 46. È comunque abbastanza per aver spinto Voisin a guardare più da vicino la postura di sicurezza del progetto.

Quello che dice di aver trovato non è confortante. La lista parte dalle SSRF, vulnerabilità che permettono a un attaccante di far eseguire richieste al server verso destinazioni scelte da lui, incluse potenzialmente risorse interne non esposte su Internet. A queste si aggiungono debolezze lato browser, come l’assenza di Content Security Policy e Trusted Types, difese pensate per limitare l’impatto di eventuali XSS.

Il ricercatore segnala anche un templating JavaScript fragile, pratiche crittografiche che giudica discutibili e problemi nei meccanismi di autenticazione: OAuth2, OTP, sessioni, gestione degli accessi e recupero dopo compromissione. In altre parole, non solo bug isolati, ma difetti in aree che dovrebbero proteggere identità, permessi e persistenza degli account.

Completano il quadro vari vettori di denial of service, perdite di informazioni e race condition di tipo TOCTOU: bug in cui il software controlla una condizione in un momento, ma usa quella risorsa più tardi, quando lo stato può essere cambiato. Su una piattaforma che gestisce codice, utenti, repository e autorizzazioni, è esattamente il genere di superficie che può trasformare una falla locale in una catena d’attacco più ampia.

Secondo Voisin, combinando alcune di queste vulnerabilità è possibile arrivare a un RCE completo, a leak di segreti, ad accesso persistente agli account e a privilege escalation via OAuth2. Un dettaglio importante per contestualizzare: la catena RCE descritta non viene presentata come sfruttabile su qualunque installazione Forgejo. Il ricercatore scrive che richiede registrazione aperta e almeno un’opzione di configurazione impostata a un valore non predefinito; aggiunge però di aver trovato entrambe le condizioni attive su alcune istanze pubbliche reali.

La carrot disclosure


Anziché optare per una disclosure coordinata, segnalazione privata al vendor, tempo per correggere e pubblicazione successiva, o per una full disclosure immediata, Voisin ha scelto un approccio che aveva già teorizzato nel 2024: la carrot disclosure.

L’idea è semplice e volutamente scomoda: pubblicare solo l’output, eventualmente redatto, di un exploit per una vulnerabilità critica, senza pubblicare il codice dell’exploit. In questo modo si dimostra che la vulnerabilità è sfruttabile, ma non si consegna subito una ricetta pronta all’uso.

Il vendor si trova così davanti a una scelta: fare un audit più ampio del software, nella speranza di correggere anche la catena mostrata, oppure convivere con il rischio reputazionale di un software indicato pubblicamente come vulnerabile. Nel post su Forgejo, Voisin pubblica anche l’hash SHA256 dello script usato per la dimostrazione, così da poter provare in futuro che l’exploit esisteva già al momento della disclosure.

La parte più delicata è proprio questa: il post non contiene i dettagli tecnici necessari per riprodurre la catena, ma mostra l’output dell’esecuzione di codice e una struttura di file che suggerisce l’esistenza di più exploit o script di supporto. Rimanda inoltre ad alcune pull request già aperte, ma sostiene che il problema non sia un singolo bug da correggere: a suo giudizio, la questione sarebbe più sistemica.

Per chi gestisce un’istanza


La catena RCE descritta da Voisin non va letta come automaticamente sfruttabile su ogni istanza Forgejo. I prerequisiti indicati nel post sono registrazione aperta e una configurazione non predefinita. Va però notato che, nella documentazione Forgejo, DISABLE_REGISTRATION è impostato di default a false: in altre parole, la registrazione aperta è il comportamento predefinito documentato, salvo diversa configurazione dell’amministratore.

L’output pubblicato cita un “server-side hook”. Questo rende sensato controllare con attenzione anche le impostazioni relative ai Git hook lato server: Forgejo documenta DISABLE_GIT_HOOKS: true come valore predefinito e avverte che abilitarli può permettere esecuzione arbitraria di codice sul sistema host. Il post di Voisin, però, non identifica esplicitamente quell’opzione come il prerequisito non-default della catena; quindi è meglio trattarla come un’area da verificare, non come una diagnosi certa.

In attesa di chiarimenti o aggiornamenti dal progetto, chi amministra un’istanza Forgejo dovrebbe quindi rivedere la configurazione, valutare se la registrazione pubblica sia davvero necessaria e controllare con particolare attenzione le funzionalità che possono introdurre esecuzione di codice lato server o superfici di attacco non indispensabili.

SOURCE:// dustri.org
SOURCE:// dustri.org
SOURCE:// forgejo.org
SOURCE:// communityblog.fedoraproject.org

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L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi


In effetti lo scontro frontale, tra mondo del lavoro, Stato e impresa, che si inaugura nel 1949, e che troverà poi una sua drammatica e ufficiale descrizione nell’inchiesta parlamentare sulle condizioni dei lavoratori nelle fabbriche del 1955, mette in risalto numeri impressionanti: “tra il gennaio del 1948 e il settembre del 1954 vi sono in Italia 75 operai uccisi, 5104 feriti, 148.269 arresti e 61.243 condannati in relazione ad azioni di protesta sindacale” <469. Altrettanto allarmante è la conta dei caduti e degli arresti nelle azioni di lotta condotte nelle campagne, tanto al Sud che nel Centro-Nord, “oltre 80 braccianti assassinati mentre lottavano per il lavoro, e oltre 10.000 anni di carcere per la gente delle campagne” <470. Mentre al secondo congresso della CGIL a Genova, nell’ottobre del 1949, si lanciava il Piano del lavoro, in 65 giorni venivano brutalmente colpite le lotte per l’occupazione delle terre con gli eccidi a Melissa, Torremaggiore e Montescaglioso: in questo modo il governo sembrava dire “no alla proposta del Piano e alla richiesta di «distensione» che Di Vittorio aveva avanzato” <471. Il 9 gennaio del 1950, mentre la CGIL organizzava la Conferenza economica nazionale, prevista ufficialmente per gennaio e tenutasi a fine febbraio, la polizia sparò sugli operai a Modena uccidendone sei <472. Di Vittorio, dalle pagine del “Lavoro”, disse: “L’eccidio di Modena pesa; e continuerà a pesare per lungo tempo sulla vita italiana. Se De Gasperi e Scelba credono che si tratti d’un semplice «incidente», d’un fatto di cronaca che sarà presto dimenticato, si ingannano. A Modena, il 9 gennaio dell’Anno Santo 1950, le forze di polizia, agli ordini d’un governo cattolico e d’un Ministro degli Interni cattolico, hanno massacrato sei lavoratori, sei creature umane. Il raccapriccio, per questo orrendo massacro, diviene più acuto ed implacabile, quando si pensa che non si tratta d’un fatto isolato, accidentale. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi, sempre di lavoratori, compiuti dalle stesse forze di polizia, agli ordini dello stesso Ministro degli Interni: Melissa, Torremaggiore, Montescaglioso. Il numero dei lavoratori uccisi, in soli due mesi, è salito a quattordici! È un primato, un ben triste primato – come ha osservato con alto senso umano e storico Luigi Salvatorelli ne «La Stampa» – perché ha superato tutti i precedenti della storia d’Italia e di altri paesi, se si eccettuano quelli fascisti o coloniali! Non un «incidente», quindi, ma un sistema, un metodo, una politica, che sono impersonati dal Ministro Scelba, pur essendone responsabile l’intero governo” <473.
Si configurava un vero e proprio attacco al mondo del lavoro finalizzato al ripristino dell’assolutismo padronale, che il protagonismo dei lavoratori nella lotta di Liberazione aveva messo in discussione, che fu sorretto da un’azione repressiva che assumeva “il carattere di una vera e propria rivincita” <474. L’azione sistematica del governo De Gasperi, richiamata da Di Vittorio, aveva le sue ragioni, non solo nella riorganizzazione dell’assetto produttivo e nella restaurazione dell’assolutismo padronale, ma anche nella necessità di rispondere alle esigenze di adesione al blocco internazionale di appartenenza e alla metamorfosi che, nel 1950, la politica americana di aiuti economici stava subendo. Il passaggio dal concetto di produttività, previsto dal Piano Marshall, a quello di rafforzamento dell’integrazione strategica del blocco occidentale, dovuto al precipitare della guerra fredda e allo scoppio della guerra “calda” in Corea, determinò un innalzamento dello scontro sociale che si concretizzò in un’accentuazione della violenza repressiva dello Stato: alle schedature, agli arresti, alle uccisioni, di lavoratori e militanti della CGIL e del PCI, si affiancò il ricatto economico a quelle aziende che non avessero avallato la politica discriminatoria anticomunista, nei termini della minaccia di esclusione dalle commesse internazionali legate alla produzione bellica <475.
Le lotte del Piano del lavoro si articolavano, su tutto il territorio nazionale, in questo contesto stretto tra le “esigenze” derivanti dalla guerra fredda e la concreta e specifica attività repressiva che si realizzava nelle singole realtà lavorative. In questo senso anche specifiche lotte, molto caratterizzate, dal punto di vista degli obiettivi, da limitati contesti territoriali o lavorativi, e che spesso venivano criticate anche dal PCI per un eccessivo “economicismo”, cioè per una loro presunta debolezza politica, finivano, invece, per avere un forte valore di difesa della democrazia <476.

[NOTE]469 S. MISIANI, Dalla teoria della stagnazione al Piano per lo sviluppo, cit., nota n. 7, p. 289.
470 G. FABIANI, Il Piano del lavoro e le lotte per la riforma, cit., p. 112.
471 P. SANTI, Il Piano del lavoro nella politica della CGIL: 1949-1952, cit., p. 17.
472 “E poi ci furono i provvedimenti del governo De Gasperi – Scelba contro i comizi in fabbrica e contro le occupazioni degli stabilimenti, e ancora i due scioperi generali indetti dalla Cgil”, L. MUSELLA, I sindacati nel sistema politico, cit., p. 884.
473 G. DI VITTORIO, Modena e la crisi, in «Lavoro», anno III, n. 3, 15-21 gennaio 1950, ASCGIL nazionale.
474 L. VERSACE, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., p. 205.
475 “Dai concetti della produttività si passò velocemente a quelli condizionati dal conflitto in Corea e dal necessario rafforzamento dell’integrazione strategica in Europa. Non ne furono travolti i principi ma ad esso furono orientate le forniture, in maggioranza di tipo militare e dirette ad aziende privilegiate nelle quali la rappresentanza sindacale fosse anticomunista. […] Tra il 1951 e il 1955 si assiste quindi ad un innalzamento del livello dello scontro. Il Piano Demagnetize, la rete Stay Behind, le schedature di sindacalisti, operai ed esponenti della sinistra rientrano perfettamente in questa logica che viene applicata direttamente al mondo del lavoro. La repressione antioperaia che si scatena in quegli anni è quindi figlia diretta di questo clima e dell’applicazione concreta dell’attacco al PCI attraverso il sindacato attuato dagli Stati Uniti, perché costringe le imprese – se mai ce ne fosse un assoluto bisogno – a introdurre misure restrittive della libertà politica e sindacale all’interno delle fabbriche, al fine di assicurarsi o rientrare nell’applicazione delle cosiddette commesse off-shore e, quindi, agire concretamente in senso anticomunista e antioperaio”, P. IUSO, La CGIL e la guerra fredda (1947-1956), cit., p. 191.
476 “era vero che tante energie le rivolgevamo soltanto ad obiettivi quantitativi e ignoravamo che l’Abruzzo, in quel momento, non dava un sufficiente apporto alla grande lotta, più importante, che era la scelta di campo. Ma per capire come questo avvenisse, dobbiamo tener ben presente cos’era la lotta di classe allora: non era certo un fair play, ci si sparava. Dal 1° marzo ’50 al ’54 in Abruzzo noi avemmo i morti di Lentella ed i morti di Celano, ed avemmo 607 processi, 7410 processati, di cui 4197 condannati, per complessivi 396 anni, e un ergastolo. Per un terzo vennero processati per le lotte del Piano del lavoro, ma per due terzi furono processati per comizi, manifestazioni ecc. Ora, dire 7410 processati non è soltanto un problema tecnico: vuol dire che tutto l’apparato viene distolto per un’altra cosa, perché significava, in quel momento, non soltanto 4710 famiglie, ma significava il fatto politico, la risposta che bisognava dare; ed allora era evidente che l’obiettivo di lotta era democratico (fare uscire dalla galera, mobilitazione di avvocati, collegi di avvocati): era il tempo in cui il nemico imponeva un altro obiettivo dal quale tu non potevi prescindere. Quindi la debolezza del Piano del lavoro stava nel fatto che la lotta con l’avversario era così dura che imponeva quel modo di lottare”, L. DI PAOLANTONIO, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., pp. 162-3.
Emiliano Schember, La CGIL dal Piano del lavoro alla proposta di uno Statuto dei lavoratori (1949-1952), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Anno Accademico 2011-2012
#1949 #1950 #1952 #1954 #AlcideDeGasperi #assolutismo #braccianti #CGIL #cortei #DC #eccidi #EmilianoSchember #fredda #GiuseppeDiVittorio #governi #guerra #lavoro #LuigiSalvatorelli #manifestazioni #MarioScelba #Melissa #Modena #Montescaglioso #operai #padronale #PCI #piano #polizia #repressione #StatiUniti #Torremaggiore

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Dreame Z30 Pro Aqua: il nuovo aspirapolvere Wet & Dry che rivoluziona la pulizia


Dreame lancia Z30 Pro Aqua, un innovativo aspirapolvere Wet & Dry che combina aspirazione e lavaggio per ridefinire la pulizia smart in casa
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Dreame ha annunciato il lancio di Z30 Pro Aqua, un’aspirapolvere senza fili due-in-uno progettata per unire aspirazione a secco e lavaggio delle superfici in un unico dispositivo. Il nuovo modello di punta combina una potenza di aspirazione elevata con funzionalità avanzate per la pulizia a umido, consentendo la rimozione efficace dello sporco e delle macchie in un solo passaggio. Con Z30 Pro Aqua, l’azienda introduce un nuovo approccio nel segmento della pulizia domestica, rafforzando il proprio posizionamento come player innovativo nel mercato. Dreame Z30 Pro Aqua è inoltre dotata di un ciclo di autopulizia con acqua fresca e asciugatura ad aria calda, per un'esperienza di pulizia completa. Dreame Z30 Pro Aqua ha un prezzo di 599 euro, con un'offerta di lancio di 100 euro valida fino al 6 maggio. Il prodotto è disponibile sul sito ufficiale di Dreame, su Amazon e presso negozi di elettronica selezionati.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Pulizia Wet & Dry Avanzata


La Z30 Pro Aqua unisce la potente aspirazione di un’aspirapolvere senza filo di alta gamma alla funzione integrata di una lavapavimenti, consentendo di bagnare, strofinare e aspirare lo sporco in un unico passaggio, garantendo un'esperienza di pulizia rapida ed efficiente su diverse superfici.

AquaCycle 2.0: lavaggio Integrato


La spazzola AquaCycle 2.0 integra un sistema di pulizia sincronizzato in quattro fasi — spruzzo, raschiatura, strofinamento e aspirazione — progettato per gestire in modo efficace sia lo sporco umido che quello secco. Dreame dichiara che questo approccio consente fino a 40 minuti di lavaggio continuo e una copertura fino a 290 m², ottimizzando tempi ed efficienza.
La stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °CLa stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °C
Il sistema di gestione dell’acqua a tre zone separa acqua pulita, acqua sporca e detriti solidi in comparti distinti, garantendo un flusso costante di acqua fresca e un livello superiore di igiene. A completare il processo, la stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °C, riducendo la manutenzione manuale e preparando il dispositivo all’uso successivo.
Le spazzole multi-superficie, dotate di tecnologie TangleCut e CelesTect, migliorano la visibilità durante la pulizia e prevengono l’aggrovigliamento dei capelliLe spazzole multi-superficie, dotate di tecnologie TangleCut e CelesTect, migliorano la visibilità durante la pulizia e prevengono l’aggrovigliamento dei capelli

Potenza da primato


Grazie alla tecnologia TurboMotor proprietaria, Z30 Pro Aqua sprigiona una potenza di aspirazione costante fino a 28.000 Pa, rimuovendo con facilità peli di animali domestici, polvere fine, briciole e detriti ostinati da qualsiasi superficie. L'avanzata tecnologia ciclonica genera una potente forza centrifuga che separa efficacemente la polvere e previene l'intasamento del filtro, garantendo un'aspirazione costante e senza cali di potenza dall'inizio alla fine.
Il sistema di filtraggio a cinque strati cattura polvere fine e particelle (compresi pollini e peli di animali domestici) con un'efficienza fino al 99,99%Il sistema di filtraggio a cinque strati cattura polvere fine e particelle (compresi pollini e peli di animali domestici) con un'efficienza fino al 99,99%
Grazie a una batteria LiPo ad alte prestazioni che assicura fino a 90 minuti di autonomia, questo sistema garantisce una pulizia accurata di abitazioni fino a 200 m² in un unico ciclo.

Design flessibile


Grazie al design pieghevole a 90°, l'asta di prolunga flessibile si adatta facilmente a diverse esigenze: si piega e si estende per raggiungere gli angoli più nascosti sotto letti, divani e spazi ristretti senza bisogno di accovacciarsi o spostare i mobili. La testina rotante con angolo di 180° garantisce inoltre una pulizia senza ostacoli anche in spazi ristretti.

ASUS UGen300: prima USB con motore IA per PC
ASUS UGen300 debutta come prima chiavetta USB con motore IA integrato, pensata per portare l’intelligenza artificiale anche sui PC non dotati di NPU dedicata
TechpertuttiGuglielmo Sbano



Crisi climatica, allarme Italia: 376 eventi estremi in un anno e frane in crescita del 42%


Trecentosettantasei eventi meteo estremi in un anno, con le frane da piogge intense cresciute del +42% e i danni complessivi che nel 2025 hanno raggiunto i 11,9 miliardi di euro. È la fotografia scattata dal Bilancio 2025 dell'Osservatorio Città Clima di Legambiente, che si aggiunge a un trend ormai difficile da ignorare: gli eventi estremi in Italia sono aumentati di oltre sei volte nell'ultimo decennio. Domani si celebra la Giornata Mondiale della Terra, dove il tema della prevenzione torna al centro del dibattito e con esso una domanda che ancora non ha risposta: chi si prende cura del territorio quando nessuno lo sta guardando?

AI e contenuti: perché i brand devono essere memorabili
L’intelligenza artificiale sta moltiplicando i contenuti online, ma la vera sfida per i brand è distinguersi. Essere memorabili è ciò che oggi fa davvero la differenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Roma, capitale della sostenibilità per dieci giorni


Dal 13 aprile e fino al 22 (domani), Roma ospita le celebrazioni nazionali della 56ª Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite. Il cuore dell'evento è il Villaggio per la Terra, che dal 16 al 19 aprile ha animato il Galoppatoio di Villa Borghese e la Terrazza del Pincio con oltre 600 eventi gratuiti e 250 organizzazioni coinvolte. Domani, la Maratona Multimediale #OnePeopleOnePlanet alla Nuvola di Fuksas chiuderà le celebrazioni. Il tema scelto per l'edizione 2026, "Torniamo a Sognare" è un invito a immaginare il futuro che vogliamo costruire, mettendo al centro la cura del pianeta e di chi lo abita.

"L'Earth Day quest'anno parla di sogni. Sognare il futuro significa anche proteggere il presente, e proteggere inizia dal conoscere il territorio che abitiamo per capire cosa sta cambiando. Il territorio parla, ma non sempre ad alta voce: cambiamenti climatici, frane, cedimenti e dissesti idrogeologici si manifestano spesso con segnali deboli, facili da ignorare. Gli strumenti per monitorare esistono, ma non possono essere ovunque: scelgono dove guardare, e il resto rimane purtroppo invisibile. E le persone che quei luoghi li vivono, che percorrono lo stesso ponte ogni mattina, che passeggiano lungo lo stesso argine, sono le prime a poter accorgersi di qualcosa che non va. Prima degli esperti, prima di strumenti anche molto sofisticati, prima che sia troppo tardi", afferma Claudia Masciulli di IntelligEarth.


Il cittadino come sentinella: un cambio di paradigma necessario


Se il cambiamento climatico moltiplica i rischi, la prevenzione non può continuare a essere una prerogativa di pochi specialisti. Secondo i dati, intervenire in anticipo costerebbe il 75% in meno rispetto a gestire i danni post-emergenza. Eppure ilPiano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvato a fine 2023, resta ancora in larga parte inattuato.

Insta360 presenta Snap: nuovi schermi per selfie perfetti
Insta360 presenta Snap, una nuova serie di schermi pensata per aiutare gli utenti a scattare selfie perfetti sfruttando la qualità superiore della fotocamera posteriore. Una soluzione pratica per creator e appassionati di mobile photography
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La risposta che IntelligEarth propone ribalta la logica tradizionale: invece di aspettare che il monitoraggio arrivi dall'alto, da satelliti, da ispezioni periodiche, da fondi straordinari, si può costruire una rete di osservazione distribuita e continua, fatta di persone. È questa l'idea alla base di proteGO, la piattaforma sviluppata dalla startup che, attraverso lo smartphone, guida chiunque, tecnici o semplici cittadini, nella raccolta di immagini e dati sui luoghi, secondo protocolli standardizzati. Ogni persona che fotografa un cedimento, che segnala una variazione su un versante, che documenta lo stato di un bene culturale nel proprio quartiere, contribuisce a costruire un dato. Aggregato nel tempo, quel dato può fare la differenza.

"Pensiamo spesso ai satelliti che sorvolano la Terra raccogliendo immagini dall'alto. Ecco, le persone fanno la stessa cosa, muovendosi nel mondo con uno smartphone in tasca e scattando fotografie. La differenza è che i satelliti non hanno memoria dei luoghi e i loro dati hanno bisogno di esperti per diventare informazioni utili. Al contrario, il cittadino è la sentinella più preziosa che abbiamo; conosce il posto che sta guardando, sa quando qualcosa è cambiato, capisce il contesto. È un patrimonio di conoscenza enorme, che oggi va quasi completamente disperso", conclude Masciulli.



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BleachBit 6.0: nuovo gestore dei cookie, browser più puliti e modalità esperta


BleachBit 6.0.0 arriva con oltre cento miglioramenti: un cookie manager integrato per scegliere quali cookie conservare, pulizia molto più profonda di Chrome e Firefox, supporto a Vivaldi e Zen, e una nuova modalità esperta.
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BleachBit, il pulitore di sistema open source spesso citato come alternativa a CCleaner, arriva alla versione 6.0.0 con quella che il team definisce la release più significativa degli ultimi anni: oltre cento miglioramenti, nuove funzioni e una pulizia dei browser notevolmente più profonda.

Un gestore dei cookie


La novità più attesa è il cookie manager integrato. Fino ad ora, BleachBit puliva i cookie dei browser in modo indiscriminato; adesso è possibile scegliere quali conservare e quali eliminare, sia per i browser basati su Chromium che per Firefox e i suoi derivati.

Browser più puliti


La pulizia di Chrome e degli altri browser Chromium diventa molto più capillare: vengono ora rimossi anche cache dei componenti, cache delle estensioni, shader cache, crash report, dati IndexedDB, stato della rete e suggerimenti di ricerca. Per Firefox, LibreWolf e Waterfox si aggiungono dati di archiviazione, permessi, backup di sessione e stato di sicurezza dei siti.

Con questa versione arrivano anche i profili di pulizia per Vivaldi e Zen, due browser con una base utenti in crescita. Anche Opera riceve miglioramenti sostanziali.

Modalità esperta e altre novità dell’interfaccia


BleachBit 6.0.0 introduce una modalità esperta che aggiunge delle guide per proteggere gli utenti meno esperti dalle operazioni più rischiose. Nella pratica, alcune opzioni avanzate, come la cancellazione delle password del browser, mostrano un’icona di avviso e richiedono l’attivazione esplicita della modalità per essere usate. Per chi arriva da versioni precedenti alla 5.1.0 potrebbe essere necessario abilitarla per ritrovare tutte le funzioni cui era abituato.

Tra le altre novità dell’interfaccia: è ora possibile ricordare le scelte sui dialoghi di conferma ed evitare ripetizioni, incollare percorsi tramite Ctrl+V nella finestra principale per avviare la cancellazione sicura, e beneficiare di barre informative al posto delle finestre di dialogo modali.

Linux e Windows


Su Linux, la pulizia funziona adesso anche per Chromium e ungoogled Chromium installati via Flatpak, mentre per le installazioni su SSD viene richiamato automaticamente fstrim per una pulizia più efficace. I pacchetti .deb e .rpm sono ora firmati direttamente dal manutentore.

Su Windows si segnalano miglioramenti alla pulizia dei cookie per Chromium, Brave ed Edge, l’installer è ora disponibile in più lingue, e viene corretto un bug importante che poteva causare perdita di dati involontaria seguendo junction e symlink nel Cestino.

BleachBit 6.0.0 è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale per Windows e Linux.

SOURCE:// bleachbit.org

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da oggi, 29 aprile, a roma, sic12 art studio: “scrivere la notte. cartografie notturne tra art brut e arte contemporanea”


scrivere la notte_ sic12 artstudio_ dal 29 apr 2026
cliccare per visualizzare le informazioni sul sito di Sic12

Scrivere la notte(vernissage 29 aprile, h. 18) esplora il segno come forma di scrittura, capace di costruire paesaggi interiori tra memoria, sogno e immaginazione. Un viaggio visionario dove l’immagine diventa pensiero e la notte una condizione da attraversare.

attività collaterali

5 maggio 2026 ore 19:00
Libreria Stendhal Piazza San Luigi de Francesi 23, Roma
Il sociologo e antropologo francese David Le Breton dialoga con il regista e curatore d’arte Gustavo Giacosa. Una conversazione dedicata alla rappresentazione del corpo nell’Art Brut, inteso come spazio di esperienza, percezione e costruzione dell’identità.

14 maggio 2026 ore 21:00
Sic 12 Art Studio Via Francesco Negri 65, Roma
PAESAGGI NOTTURNI
Un concerto per piano solo in cui Fausto Ferraiuolo attraversa, trasforma ed evoca il repertorio delle ninna nanne provenienti da diverse tradizioni del mondo.
Posti limitati. Prenotazione consigliata: sic12artstudioroma@gmail.com

27 maggio 2026
Sic 12 Art Studio Via Francesco Negri 65, Roma
CARTOGRAFIE INTIME
Laboratorio di libri d’artista. Massimo Nota conduce due atelier dedicati alla creazione di piccoli libri di artista intesi come spazi di sperimentazione tra immagini e parola. Due sessioni: 10>13 / 15>18
Posti limitati. Prenotazione consigliata: sic12artstudioroma@gmail.com

sic12.org/so/28PsLTVWq
SIC12 Artstudio, via Francesco Negri 65, Roma
#art #artBrut #arte #arteContemporanea #ÉcoleSupérieureDArtFelixCiccolini #ÉcoleSupérieureDArtFelixCiccoliniDAixEnProvence #CollezioneGiacosaFerraiuolo #DavidLeBreton #FaustoFerraiuolo #GustavoGiacosa #ilSegnoComeFormaDiScrittura #LibreriaStendhal #LucienSimart #MassimoNota #MunicipioRomaVIII #ScrivereLaNotte #SergeCantero #Sic12 #UlisesCanalesSáenz

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Economia di guerra oggi. Parte XXVII – “L’economia globale all’ombra della guerra”.


Pubblicate le previsioni economiche del Fmi di aprile 2026 Il Fondo Monetario Internazionale nei giorni scorsi ha pubblicato l’atteso World Economic Outlook di aprile 2026[1], il primo emesso dopo l’aggressione israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio che ha innescato lo shock energetico tutt’ora in corso caratterizzato da carenza di approvvigionamenti e impennata delle quotazioni di greggio e gas. Dall’eloquente titolo “L’economia globale all’ombra della guerra”, il […]
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Pubblicate le previsioni economiche del Fmi di aprile 2026


Il Fondo Monetario Internazionale nei giorni scorsi ha pubblicato l’atteso World Economic Outlook di aprile 2026[1], il primo emesso dopo l’aggressione israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio che ha innescato lo shock energetico tutt’ora in corso caratterizzato da carenza di approvvigionamenti e impennata delle quotazioni di greggio e gas.

Dall’eloquente titolo “L’economia globale all’ombra della guerra”, il rapporto delinea le possibili ricadute del nuovo conflitto sul ciclo economico a livello mondiale, macroregionale e dei singoli paesi. In generale, la pubblicazione mette in evidenza come l’aumento dei prezzi delle materie prime, le aspettative di ripresa dell’inflazione e di possibile rialzo dei tassi, con conseguenti condizioni finanziare più restrittive, stiano determinando riflessi diretti sulla dinamica economica, con impatto di diversa entità a seconda della durata e della gravità del conflitto.

Lo scenario del Fmi in caso di conflitto di breve durata


In caso di durata limitata della guerra, secondo gli esperti del Fmi, le ricadute potrebbero essere tutto sommato relativamente contenute, infatti, in tale scenario la crescita mondiale viene quantificata nell’ordine del 3,1% per il 2026, un valore inferiore a quello degli ultimi anni e in flessione rispetto al 3,3% dell’Outlook di gennaio scorso. Una flessione indotta dalle Economie Emergenti che arretrano al 3,9% dal 4,2% di gennaio, mentre le Economie Avanzate restano stabili all’1,8% (tab.1-2).

Per quanto riguarda l’inflazione mondiale il Fmi indica un leggero incremento nel corso dell’anno, specificando che le pressioni inflattive interesseranno soprattutto le economie emergenti e in via di sviluppo importatrici di materie prime.

Per l’Eurozona è prevista una riduzione della crescita dal 1,3% di gennaio all’1,1% di aprile trascinata dalle sue tre principali economie, tutte riviste al ribasso: la Germania, l’ex locomotiva europea, dall’1,1% previsto a gennaio arretra allo 0.8%, la Francia dall’1% passa allo 0,9% e l’Italia, ormai in condizione di quasi stagnazione economica strutturale, dallo 0,7% scivola allo 0,5% (tab.1-2).

La crisi energetica starebbe invece portando benefici alla Russia la quale, a seguito dell’aumento delle quotazioni e della domanda proveniente da parte di alcuni tradizionali clienti dei paesi del Golfo Persico, riporta nell’Outlook di aprile un incremento della crescita all’1,1% dallo 0,8% di gennaio.

Mentre gli Stati Uniti, che hanno scatenato il conflitto insieme ad Israele, arretrano solo leggermente dal 2,4% al 2,3%, mantenendo un discreto tasso di crescita anche grazie all’aumento dell’export del petrolio (tab.1-2), come vedremo nel seguente paragrafo.

Dobbiamo tuttavia precisare che le previsioni in questione del Fmi basandosi sulla situazione al 31 di marzo non riflettono a pieno la gravità della situazione causata dallo shock petrolifero innescato dalla chiusura selettiva di Hormuz e delle distruzioni degli impianti. Ciò lo rileviamo soprattutto per quanto riguarda l’Arabia Saudita la cui crescita economica, anche alla luce della riduzione del 57%, del flusso complessivo dell’export petrolifero dal golfo Persico nel mese di aprile, viene rivista al solo +3,1% dal +4,5% di gennaio[2].

A completezza del quadro relativo all’export dell’Arabia Saudita è opportuno specificare che le spedizioni attraverso il porto di Yambu sul Mar Rosso, collegato ai giacimenti sul Golfo Persico tramite l’oleodotto Est-Ovest, pur essendo aumentate di cinque volte rispetto al periodo prebellico arrivando a circa 4 milioni di barili al giorno nelle prime tre settimane di aprile, non riescono a compensare la diminuzione attraverso Hormuz[3][4].

Prospettive economiche mondiali, aprile 2026: tabella delle proiezioniTabella 1: previsioni economiche del Fmi di aprile 2026

Aggiornamento delle prospettive economiche mondiali, gennaio 2026: tabella delle proiezioniTabella 2: previsioni economiche del Fmi di gennaio 2026

La ridefinizione della geografia dell’export petrolifero


Secondo Bloomberg, nella seconda settimana di aprile le esportazioni di petrolio greggio e prodotti raffinati statunitensi hanno raggiunto il record di 12,9 milioni di barili al giorno, raddoppiando da gennaio 2022 (grafico 1), vale a dire da prima delle sanzioni occidentali alla Russia e del Piano REPowerEu che hanno reindirizzato l’approvvigionamento europeo anche oltre Atlantico. E con una impennata di circa 2,5 milioni di barili al giorno fra greggio e raffinati dall’inizio della guerra all’Iran. L’aumento dell’export petrolifero complessivo risulta, nello specifico, trainato dai ben più redditizi prodotti di raffinazione che hanno raggiunto il record di 8,1 milioni di barili al giorno.

Gli Stati Uniti sono anche impegnati nella ricostituzione delle scorte di greggio le quali, al netto della Riserva Strategica di Petrolio, sono cresciute di 1,9 milioni di barili arrivando a 465,7 milioni, allo stesso livello del 2023.

Mentre l’industria petrolifera statunitense viaggia col vento in poppa, i paesi europei e soprattutto quelli asiatici, maggiormente dipendenti dai paesi del Golfo Persico, iniziano a incontrare difficoltà di approvvigionamento a causa della chiusura selettiva di Hormuz.

word image 15704 3Grafico 1: export Usa di greggio e prodotti di raffinazione in milioni b/g fra maggio 2025 aprile 2026

Le prospettive in caso di conflitto più duraturo


Lo scenario cambierebbe invece in modo alquanto sostanziale in caso di conflitto prolungato con persistente chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz e quotazioni elevate delle commodity energetiche nel medio periodo. Le ricadute di tale situazione potrebbero causare indebolimento della crescita e destabilizzazione dei mercati, pertanto in tale contesto, secondo il Fondo Monetario, aleggerebbe la possibilità di recessione globale, vale a dire secondo i parametri Fmi un tasso di crescita inferiore al 2%, situazione che è ricorsa solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni in corrispondenza della crisi finanziaria globale del 2009 (-0,4%) e alla pandemia del 2020 (-2,7%)[5].

Il secondo capitolo del rapporto è dedicato all’aumento delle spese militari, a causa dell’intensificarsi delle tensioni geopolitiche e dei conflitti, che potrebbe stimolare la crescita economica nel breve periodo. Il Fondo Monetario riporta inoltre che, sebbene gli investimenti per la difesa possono determinare effetti positivi per l’attività economica nel breve periodo, tendono a generare un effetto traino sulla dinamica dell’inflazione, a creare pressioni di bilancio e a sottrarre risorse per la spesa sociale, con possibile malcontento e tensioni sociali.

Inoltre, i moltiplicatori per le spese per la difesa, sostiene sempre il Fondo, risultano mediamente intorno ad un valore di 1 soltanto, un livello sensibilmente inferiore a quello degli investimenti nell’industria manifatturiera che, infatti, si attestano quantomeno al doppio[6].

Nel terzo e ultimo capitolo il Fondo Monetario riporta che i conflitti armati determinano profonde conseguenze macroeconomiche che vanno oltre il doloroso tributo di vite umane. E citando, a tal supporto, un proprio studio in merito ai conflitti successivi alla Seconda Guerra Mondiale arriva alla conclusione che le guerre causano ingenti perdite di produzione nei paesi in cui si combattono, superiori a quelle provocate dalle crisi finanziarie, e che la successiva ripresa economica risulta lenta e disomogenea. Tali perdite innescano conseguenze macroeconomiche nel settore monetario e fiscale e lasciano cicatrici durature che interessano principalmente le fasce sociali più deboli.

Conclusioni


Mentre le guerre proliferano col loro carico di morte, crisi economiche e devastazioni sociali, nel 2024, le principali 100 aziende del settore degli armamenti a livello mondiale hanno riportato ricavi per 679 miliardi di dollari con un aumento annuo del 5,9% e del 26% su base decennale[7].

Anche le imprese petrolifere stanno ricavando significativi extraprofitti dalla guerra in corso, il quotidiano britannico Guardian ha, infatti, stimato che le maggiori 100 compagnie mondiali del comparto hanno guadagnato complessivamente 30 milioni di dollari all’ora dal 28 febbraio. E solo nel primo mese di conflitto hanno conseguito profitti straordinari per 23 miliardi, prevedendo che, se la quotazione si manterrà sui 100 dollari al barile, i profitti aggiuntivi saliranno a 234 miliardi di dollari a fine anno. Osservando in conclusione che “I profitti eccessivi provengono dalle tasche dei cittadini comuni, che pagano prezzi elevati per il carburante e l’energia elettrica delle loro case, nonché dalle aziende che si trovano a dover affrontare bollette energetiche più salate”[8].

Si conferma così la consolidata tesi in base alla quale le guerre arricchiscono pochi mentre impoveriscono il resto della società.

Andrea Vento

26 aprile 2026

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

NOTE:

  1. imf.org/en/publications/weo/is…
  2. energiaoltre.it/petrolio-forni…
  3. bitget.com/it/news/detail/1256…
  4. Per un quadro generale dell’export dal Golfo prima del 28 febbraio: Saggio Economia di guerra oggi. Parte XXVI di Andrea Vento
  5. imf.org/external/datamapper/NG…
  6. journals.uniurb.it/index.php/a…
  7. Economia di guerra oggi – Parte XXIV di Andrea Vento
  8. agcnews.eu/stati-uniti-le-majo…


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enfantillages et bizarries: la vertige d’une collection


enfantillages et bizarries_ vertige d'une collection

dalla Collezione Giuseppe Garrera
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#AndreaBellini #art #arte #bizarries #collection #collezione #CollezioneGiuseppeGarrera #enfantillages #GiuseppeGarrera #LArcade

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Thundermail si avvicina: i primi inviti beta arrivano a maggio


MZLA aggiorna la roadmap di Thunderbird Pro: accessi anticipati a Thundermail in arrivo il mese prossimo, prezzo rivisto al ribasso e webmail più vicina del previsto.
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A maggio partiranno i primi inviti per la beta Early Bird di Thundermail, il servizio email di MZLA pensato per chi usa Thunderbird e vuole un indirizzo di posta senza affidarsi a Google o Microsoft. L’aggiornamento di aprile pubblicato sul blog ufficiale fa il punto sullo stato del progetto e su cosa aspettarsi nei prossimi mesi.

Prima Thundermail, tutto il resto dopo


Dai sondaggi condotti tra la community negli ultimi mesi è emerso un messaggio preciso: gli utenti vogliono soprattutto un buon servizio email, non funzioni accessorie. MZLA ha preso nota e ha concentrato le risorse su Thundermail, mantenendo Appointment (per la gestione degli appuntamenti) e Send (per l’invio di file protetti) come sviluppi paralleli ma secondari. Viene anche ritoccato il prezzo di partenza verso il basso, dopo che i feedback della community avevano segnalato uno scollamento con le aspettative.

Cosa sta cambiando nella piattaforma


Buona parte del lavoro recente riguarda la configurazione. È in sviluppo un nuovo flusso di connessione che renderà più semplice aggiungere un account Thundermail al client desktop, con la possibilità di farlo anche tramite QR code. La dashboard è stata rinnovata con un’interfaccia più pulita, e le impostazioni più usate, come le password per le applicazioni, i domini personalizzati e gli alias, sono ora accessibili direttamente al primo accesso.

A livello infrastrutturale, Stalwart, il server di posta alla base di Thundermail, ha ricevuto un aggiornamento che migliora il rilevamento dello spam, riducendo il rischio che messaggi legittimi finiscano nella cartella indesiderata.

Vale la pena segnalare anche l’accelerazione sulla webmail: non era prevista a breve, ma lo sviluppo sta avanzando più velocemente del pianificato e MZLA punta a rilasciare qualcosa di utilizzabile prima del previsto.

Appointment e Send


Nonostante il focus sia su Thundermail, anche gli altri servizi avanzano. Appointment ha ricevuto miglioramenti all’affidabilità del backend e alla gestione degli eventi di calendario. Send ha invece subito un rinnovamento visivo per integrarsi meglio nell’ecosistema Thunderbird Pro, con miglioramenti alla sicurezza e lavori in corso sulla gestione delle chiavi di cifratura.

Chi non è ancora in lista d’attesa può iscriversi su tb.pro/waitlist.

SOURCE:// blog.thunderbird.net

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Alcune foto e un breve racconto del cammino Via degli Acquedotti a #Lucca.

Per le foto ho utilizzato la simulazione pellicola simulazione pellicola FRGMT B&W di #Fujifilm, introdotta con la serie limitata della fotocamera GFX100RF FRAGMENT EDITION.

Nell’articolo sono disponibili i parametri della ricetta.

bertagna.it/via-degli-acquedot…


Via degli Acquedotti, Lucca


Un bel sabato mattina di primavera è stata l'occasione di percorrere questo affascinante cammino tra architettura, storia e bellezza naturale.

Un percorso facile, pressoché pianeggiante salvo la breve e modesta salita finale fino alle Parole d'Oro.

Il percorso fiancheggia l'Acquedotto Nottolini, che prende il nome dall'ingegnere Nottolini che l'ha costruito su incarico della Duchessa Maria Luisa di Borbone, per l'approvvigionamento idrico della città di Lucca.

Ovviamente, vista anche la facilità del percorso, è stata l'occasione di scattare alcune foto lungo il percorso utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W.




Le foto


Ho scelto di pubblicare le foto .jpg sviluppate direttamente in macchina con la simulazione pellicola FRGMT B&W che Fujifilm ha introdotto per l’edizione limitata della GFX100RF FRAGMENT EDITION, disponibile solo in Giappone.

La macchina fotografica GFX100RF FRAGMENT EDITION è stata personalizzata dallo stilista, produttore e artista Hiroshi Fujiwara, fondatore di Fragment.

Su Fuji X Weekly sono disponibili le impostazioni della simulazione pellicola FRGMT B&W, la prima ricetta ufficiale di Fujifilm e Hiroshi Fujiwara.

Il tracciato


Di seguito puoi trovare il tracciato del percorso che ho pubblicato sul mio profilo Wikiloc, dove sono disponibili anche altri percorsi.
it.wikiloc.com/wikiloc/embedv2…
Powered by Wikiloc

La traccia registrata della Via degli Acquedotti parte dal tempietto nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Lucca, punto di arrivo dell'acquedotto, per raggiungere il secondo tempietto, ai piedi della collina e punto di partenza dell'acquedotto, per proseguire fino alle Parole d'Oro, punto di raccolta delle acque sorgive.

La traccia del percorso ad anello prosegue, ritornando sui nostri passi, fino al tempietto di partenza.

Se ti trovi nelle vicinanze di Lucca non ti perdere questo percorso tra architettura, storia e bellezza naturale.


👋 A presto,
Giovanni


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Flow 2.1.0: modalità incognito, gruppi di iscrizioni e temi personalizzati


Flow 2.1.0 introduce la modalità incognito Deep Flow, i gruppi di iscrizioni, backup automatici e nuovi temi per il client YouTube open source su Android.
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Flow è un client YouTube open source per Android, costruito su NewPipeExtractor, senza pubblicità né account Google, con SponsorBlock e DeArrow già integrati. La versione 2.1.0, uscita nelle ultime ore su GitHub, è un aggiornamento decisamente ricco anche se Flow ci sta abituando “bene” con una serie di aggiornamenti costanti e sempre abbastanza corposi.

Le novità principali


La funzione più interessante è Deep Flow, la nuova modalità incognito: navigazione e riproduzione avvengono senza lasciare traccia nella cronologia locale dell’app.

Arrivano anche i gruppi di iscrizioni, per organizzare i canali seguiti in categorie personalizzate, e un sistema di backup automatico con esportazione completa di tutti i dati in un’unica operazione. Presenti anche due nuovi temi: Monocromatico e Personalizzato si aggiungono agli undici già esistenti.

Il player riceve diverse aggiunte. La velocità di riproduzione sale fino a 4x, con un cursore dedicato e preset configurabili. Tre nuovi gesti entrano in scena: scorrere verso il basso per uscire dalla modalità schermo intero, pizzicare o fare doppio tap per ridimensionare il mini player. L’integrazione con SponsorBlock si espande: i segmenti possono ora essere scaricati insieme al video. Arriva anche il toggle per l’indicatore DeArrow e uno nuovo per disabilitare del tutto la riproduzione degli Shorts.

Altre aggiunte: la ricerca video all’interno di un singolo canale, il filtro per nascondere i video già visti nel feed, il selettore di regione nella schermata Esplora, la fusione di playlist e un selettore dell’avatar del canale con anteprima ingrandita.

Sotto il cofano


Questa versione integra la generazione di cipher e PoToken per migliorare lo streaming musicale, ripresa dall’implementazione di MetroList. Il muxer è stato ottimizzato per velocizzare l’unione dei file in fase di download, e la gestione del mini player è più fluida rispetto alle versioni precedenti. Aggiunto anche uno schermo diagnostico per raccogliere log di errori e crash globali dall’app.

L’elenco dei fix è lungo: download AV1 in 4K, vari crash, colori della barra di stato, l’endpoint DeArrow deprecato e diversi problemi nel player video sono stati corretti.

Flow 2.1.0 è disponibile su GitHub.

SOURCE:// github.com

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Mastodon: corretta una vulnerabilità che permetteva di aggirare i filtri sulle iscrizioni


Una falla ad alta gravità (CVSS 8.2) in Mastodon consentiva di bypassare i filtri per dominio email in fase di registrazione. Patch disponibile nelle versioni 4.3.22, 4.4.16 e 4.5.9.
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L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha pubblicato il 24 aprile un alert del CSIRT Italia su una vulnerabilità in Mastodon classificata ad alta gravità, tracciata come CVE-2026-41259 e valutata con punteggio CVSS 8.2. Il problema consente di aggirare le restrizioni sui domini email applicate alle nuove registrazioni. Le correzioni sono disponibili nelle versioni 4.3.22, 4.4.16 e 4.5.9, rilasciate il 15 aprile.

Il problema, tracciato come CVE-2026-41259, riguarda la validazione degli indirizzi email in fase di registrazione. Mastodon permette agli amministratori di configurare liste nere o bianche di domini: chi usa un indirizzo di un dominio bloccato non dovrebbe riuscire a iscriversi, mentre sulle istanze ad accesso ristretto possono registrarsi solo indirizzi di domini autorizzati. La validazione di base funziona, ma non teneva conto di certi caratteri speciali che alcuni server di posta interpretano in modo diverso. Un attaccante poteva sfruttare questa discrepanza per presentare un indirizzo che superava i controlli, aggirando sia le liste nere che quelle bianche.

Cosa può succedere


Dalle informazioni pubbliche disponibili non emergono impatti diretti sulla riservatezza dei dati o sulla disponibilità del servizio; l’impatto riguarda soprattutto l’integrità dei controlli di accesso in fase di registrazione. L’impatto riguarda il controllo degli accessi: chi gestisce comunità chiuse, server aziendali o istanze con criteri di ammissione precisi poteva trovarsi con iscrizioni che avrebbe dovuto bloccare. Un dominio inserito in lista nera per ragioni di moderazione restava aggirabile finché non si installava l’aggiornamento.

Versioni corrette


Le versioni che includono la patch sono la 4.3.22, la 4.4.16 e la 4.5.9, rilasciate il 15 aprile. Da notare che il ramo 4.3.x va fuori supporto il 6 maggio: chi è ancora su quella versione ha un motivo in più per aggiornare, o per valutare la migrazione a un ramo più recente.

SOURCE:// acn.gov.it
SOURCE:// github.com

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Godot 4.7 in beta: HDR su tutte le piattaforme, editor rinnovato e miglioramenti alle estensioni native


Disponibile la prima beta di Godot 4.7: il motore open source per videogiochi arriva con supporto HDR su Windows, Linux e BSD, numerosi miglioramenti all'editor 3D e novità per GDExtension.
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L’HDR era rimasto fuori dal motore di rendering di Godot più a lungo del previsto. Con la 4.7, la cui prima beta è disponibile da qualche giorno, il supporto arriva finalmente su Windows, Linux e BSD senza configurazioni particolari del compilatore, a patto di avere hardware e display compatibili. Su Linux funziona tramite Wayland. Il rilascio include anche un refactor dei pipeline di ray tracing e la possibilità di proiettare luce da sorgenti rettangolari nello spazio 3D, utile per simulare finestre o schermi luminosi nelle scene.

Editor: qualità della vita


L’editor riceve diversi interventi attesi da tempo. Con il vertex snapping si possono agganciare elementi del livello ai vertici di oggetti vicini tenendo premuto B e trascinando: utile per costruire geometrie che devono combaciare senza gap visivi. Arriva anche lo snapping dei percorsi Path3D ai collider della scena, così si possono tracciare percorsi che seguono la geometria del livello invece di piazzare punti a caso nello spazio.

Un’altra aggiunta è la copia e incolla di interi blocchi di proprietà dall’inspector, invece di dover copiare campo per campo. Le tracce di animazione possono ora essere raggruppate e compresse, intervento semplice ma che alleggerisce molto il lavoro su alberi di animazione complessi.

GDExtension e animazioni


GDExtension, il sistema che permette di estendere Godot con codice nativo (C++, Rust e altri), riceve alcune migliorie. Dalla finestra di gestione delle estensioni è ora possibile ricaricare un’estensione direttamente, senza dover riavviare l’editor, con un risparmio di tempo sensibile nei cicli di sviluppo. Viene anche esposta la nuova API Variant::get_type_by_name. Da tenere presente che Object::ConnectFlags cambia da enum a bitfield, una modifica che rompe la compatibilità con codice esistente basato su GDExtension.

Per le animazioni, l’aggiunta più interessante è AwaitTweener: i tweener possono ora aspettare l’emissione di un segnale prima di eseguire l’azione successiva, eliminando la necessità di callback annidati per sequenze condizionali. Una PR rimasta aperta quasi tre anni.

Piattaforme e modifiche alla compatibilità


Su Android arriva il picture-in-picture nativo e la modalità verticale nell’editor di script, comoda quando si usa la tastiera virtuale. Wayland riceve il supporto touch.

Alcune modifiche rompono la compatibilità con progetti esistenti, in particolare legate a Jolt Physics (SoftBody3D), alle particelle e ai parametri BlendSpace. I dettagli sono nella lista completa sul repository GitHub. La beta è scaricabile dalla pagina ufficiale, con versione standard, .NET (con supporto C#) ed editor web online.

SOURCE:// godotengine.org
SOURCE:// phoronix.com

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GnuPG 2.5.19 disponibile: crittografia post-quantistica e addio alla serie 2.4


GnuPG 2.5.19 è disponibile con supporto all'algoritmo post-quantistico ML-KEM. Chi usa ancora la serie 2.4 ha due mesi di tempo per aggiornare prima della fine del supporto ufficiale.
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Due mesi. È il tempo che resta alla serie GnuPG 2.4 prima di raggiungere la fine del supporto ufficiale. Werner Koch ha annunciato venerdì scorso il rilascio di GnuPG 2.5.19, e l’avviso è esplicito nel testo dell’annuncio: aggiornare in tempo.

La novità principale: crittografia post-quantistica


Il salto dalla 2.4 alla 2.5 non è puramente cosmetico. La novità più significativa dell’intera serie è l’introduzione di ML-KEM come algoritmo di cifratura post-quantistico. ML-KEM, noto anche come Kyber, è stato standardizzato dal NIST americano (FIPS-203) ed è pensato per resistere alla potenza di calcolo dei computer quantistici, che in futuro potrebbero rendere obsoleti gli algoritmi crittografici oggi in uso. Non è una minaccia nell’immediato, ma chi gestisce comunicazioni sensibili a lungo termine ha già buone ragioni per considerarla.

Gli sviluppatori precisano che la serie 2.6, in arrivo, non differirà molto dalla 2.4 sul piano delle funzionalità visibili: la maggior parte dei cambiamenti interni riguarda l’adozione di caratteristiche più recenti nelle librerie di supporto.

Cosa c’è nella 2.5.19 nello specifico


Rispetto alla versione precedente, questa release aggiunge alcune opzioni nuove per GPG e migliora il comportamento del pinentry in contesto smartcard. Tra i bug corretti, uno riguarda la gestione del padding RSA nelle firme SSH, un altro risolve un problema nell’import di certificati emessi dalla Telekom tedesca. Nulla di esplosivo, ma in un software di crittografia anche la manutenzione ordinaria conta.

Sorgenti e pacchetti per Windows sono disponibili su gnupg.org; i pacchetti Debian sono in preparazione, con qualche giorno di ritardo previsto.

SOURCE:// lists.gnupg.org

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“L’ascesa di Aurora – Le Sette Lame del Destino” di Beatrice Consonni.

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copertina Le sette lame del destino

Titolo: L’Ascesa di Aurora

Sottotitolo: Le sette lame del destino

Autrice: Beatrice Consonni

Genere: Romantasy

Editore ‏ : ‎ Kimerik
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 31 luglio 2025
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 384 pagine

In un mondo sull’orlo della rovina, dove angeli e demoni hanno stretto un’alleanza disperata con l’umanità per fronteggiare una guerra senza precedenti, una giovane donna dal passato ignoto e dall’anima spezzata, Aurora Falconi, si ritrova al centro di un destino che non ha scelto. Creduta una semplice terrestre, Aurora scopre presto di essere molto più di quanto il mondo possa immaginare. Divisa tra l’amore eterno e tormentato per Lucifero, Imperatore degli Inferi, e la lealtà verso Stefàn, scienziato e principe di Atlantide, Aurora dovrà affrontare intrighi celesti, tradimenti politici e battaglie sanguinose per salvare ciò che resta del Creato. Quando la guerra tra Atlantide e la Terra devasta Roma e spezza ogni speranza, Aurora compie una scelta disperata: offrirsi in sacrificio pur di fermare la distruzione. Ma la sua purezza e la sua forza risvegliano l’antico potere della Redenzione, e la sua voce giunge fino al cuore dimenticato di Dio. Fra visioni mistiche, alleanze impossibili e un amore che sfida ogni legge divina, L’Ascesa di Aurora è il primo capitolo di Le 7 lame del destino, una saga epica che intreccia spiritualità, politica, magia e passione. Il viaggio di Aurora è appena iniziato. E il suo nome cambierà per sempre il destino dei sette universi e non solo.

L’ascesa di Aurora: recensione del nuovo Romantasy di Beatrice Consonni


Se sei alla ricerca di un fantasy italiano che sappia unire mito e passione, L’ascesa di Aurora è il libro che fa per te. Primo volume della saga Le sette lame del destino, questo romanzo di Beatrice Consonni ci trasporta in un viaggio epico dove il destino del mondo poggia sulle spalle di una protagonista indimenticabile.

Una storia che parte dal quotidiano


Aurora sembra una ragazza come tante: vent’anni, sogni normali e una vita in Italia che scorre tranquilla. Tuttavia, il suo mondo viene stravolto dall’incontro con Lucio. Questa figura misteriosa la trascinerà in una realtà parallela, svelando che la sua esistenza non è affatto comune. Aurora scopre presto di essere il fulcro di una profezia millenaria, diventando l’ago della bilancia in una guerra cosmica senza precedenti.

Il cuore del libro: un triangolo amoroso tra Luce e Ombra


Il punto di forza di questo Romantasy è il legame profondo tra Aurora e le due figure maschili che dominano la narrazione:

  • Lucifero: Dimentica lo stereotipo del cattivo. Qui troviamo un angelo caduto complesso, segnato dalla solitudine e da un disperato bisogno di redenzione.
  • Stefàn: Il Re di Atlantide. Rappresenta la razionalità e il dovere. È il contrappeso ideale che aggiunge profondità alla storia.

Queste relazioni non sono solo decorative, ma spingono Aurora a compiere scelte difficili, dove la salvezza dell’umanità si scontra con il richiamo di un sentimento totalizzante.

Perché leggere L’ascesa di Aurora?


L’autrice riesce in un’impresa non facile: prendere la mitologia cristiana e fonderla con il mito di Atlantide in modo coerente. L’ambientazione italiana, inoltre, aggiunge un tocco di freschezza al genere, spesso dominato da ambientazioni anglosassoni.

Il libro è consigliato a chi cerca una lettura scorrevole, ricca di azione, ma capace di far riflettere su temi come la redenzione e il sacrificio.

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Kaspersky: oltre 1 milione di conti bancari compromessi, cresce il furto di credenziali


Il nuovo report Kaspersky rivela oltre 1 milione di conti bancari compromessi e un aumento significativo del furto di credenziali, segnando una crescita delle minacce finanziarie nel panorama digitale
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In un contesto in cui le minacce informatiche nel settore finanziario si sono progressivamente orientate verso il furto di credenziali e il riutilizzo dei dati, nel corso dell’ultimo anno oltre un milione di conti bancari online sono stati compromessi. Gli autori degli attacchi stanno infatti abbandonando i tradizionali malware bancari per PC, affidandosi sempre più al social engineering e ai mercati del dark web, mentre il malware finanziario per dispositivi mobili continua a diffondersi. Informazioni dettagliate sulle attuali tendenze delle minacce informatiche nel settore finanziario sono disponibili nel nuovo report Kaspersky.

Phishing finanziario


Il phishing finanziario tradizionale non è scomparso. Nel 2025, le pagine che imitano i negozi online hanno dominato il panorama (48,5%, con un aumento del 10,3% rispetto al 2024), seguite dalle banche (26,1%, in calo del 16,5%) e dai sistemi di pagamento (25,5%, in crescita del 6,2%). Il calo del phishing bancario potrebbe indicare che questi servizi stanno diventando più difficili da imitare con successo, spingendo i truffatori verso modalità più semplici per accedere alle finanze private. Gli attaccanti stanno inoltre adattando le proprie campagne alle abitudini digitali regionali: in particolare, in Medio Oriente il phishing finanziario è fortemente concentrato sull’e-commerce (85,8%), segno di una forte dipendenza da esche legate alla vendita online. In Africa, invece, prevale il phishing bancario (53,75%), suggerendo possibili lacune nella sicurezza degli account. L’America Latina presenta una distribuzione più equilibrata, con una maggiore incidenza sia dell’e-commerce (46,3%) sia degli attacchi alle banche (42,25%). In Asia-Pacifico e in Europa, invece, si osserva una distribuzione più uniforme tra tutte e tre le categorie, indice di strategie di attacco diversificate.
Fonte Kaspersky: distribuzione dei casi rilevati di pagine di phishing finanziario per categoria (banche/negozi online/sistemi di pagamento), a livello globale e per regione, 2025

Malware finanziario


Nel 2025 è proseguito il calo degli utenti colpiti da malware finanziari per PC, anche perché sempre più persone utilizzano dispositivi mobili per gestire le proprie finanze. Parallelamente, però, gli attacchi alle app bancarie mobili sono aumentati significativamente: nel 2025 si è registrato un incremento di 1,5 volte rispetto all’anno precedente.
Fonte Kaspersky: andamento del numero di utenti vittime di malware bancario tradizionale per PC, al mese, 2023–2025

Minacce finanziarie e dark web


Accanto al malware finanziario tradizionale, gli infostealer hanno avuto un ruolo sempre più rilevante nel favorire la criminalità finanziaria, sia su PC sia su dispositivi mobili. Questi malware raccolgono credenziali di accesso, cookie, numeri di carte bancarie, frasi seed dei portafogli crittografici e dati di compilazione automatica da browser e applicazioni. Tali informazioni vengono poi utilizzate dagli aggressori per l’appropriazione indebita di account o per frodi bancarie dirette. I dati Kaspersky evidenziano un forte aumento dei rilevamenti di infostealer: sui PC, a livello globale, si è registrata una crescita del 59% tra il 2024 e il 2025 (in Europa la crescita è stata del 48%), alimentando così gli attacchi basati sulle credenziali.

Apple WWDC 2026 torna la settimana dell’8 giugno: cosa aspettarsi
La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno. L’evento dedicato agli sviluppatori porterà novità su iOS, macOS, AI e sull’intero ecosistema Apple
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Secondo Kaspersky Digital Footprint Intelligence (DFI), nel 2025 oltre un milione di conti bancari online, appartenenti alle 100 banche mondiali più grandi, sono stati compromessi tramite infostealer, con credenziali condivise liberamente sul dark web. I Paesi con il numero mediano più elevato di conti compromessi per banca sono India, Spagna e Brasile. Inoltre, il 74% delle carte di pagamento compromesse da infostealer e pubblicate sul dark web, identificate dal team DFI nel 2025, risultava ancora valido a marzo 2026. Ciò significa che gli attaccanti possono continuare a utilizzare carte rubate anche mesi o anni dopo il furto.
Fonte Kaspersky: il numero mediano di conti compromessi per banca nei primi 10 paesi
Il dark web è diventato un punto nevralgico per la criminalità informatica in ambito finanziario. Le credenziali rubate e le carte bancarie raccolte dagli infostealer vengono aggregate, riorganizzate e vendute su queste piattaforme, mentre i kit di phishing vengono offerti come servizi pronti all’uso. Si crea così un ecosistema autosufficiente, in cui il furto di dati e le frodi si alimentano a vicenda, rendendo gli attacchi scalabili e accessibili anche a truffatori poco esperti”, ha commentato Polina Tretyak, Kaspersky Digital Footprint Intelligence Analyst.


La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno


Apple ha annunciato le date ufficiali della prossima edizione della Worldwide Developers Conference (WWDC): dall’8 al 12 giugno. L'evento, che Apple organizza annualmente, riunisce sviluppatori e sviluppatrici di tutto il mondo per una settimana all’insegna del confronto, della scoperta e dell’innovazione. Oltre a seguire l’esperienza online, developer e studenti avranno anche l’opportunità di celebrarne l’inizio di persona l’8 giugno, durante un evento speciale di apertura all'Apple Park.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Grandi novità in arrivo


La WWDC26 punterà i riflettori sugli aggiornamenti per le piattaforme Apple, tra cui progressi nel campo dell’AI ed entusiasmanti novità in termini di software e strumenti di sviluppo. In linea con il costante impegno dell’azienda nel sostenere chi sviluppa la WWDC offrirà, inoltre, anche accesso esclusivo ai team di ingegneria e design di Apple, oltre a fornire informazioni approfondite su nuovi strumenti, framework e funzioni.
Apple wwdc edizione 2025Apple wwdc edizione 2025

Dove seguire l'evento


La WWDC inizierà lunedì 8 giugno con il Keynote e il Platforms State of the Union. Proseguirà quindi online per tutta la settimana con oltre 100 sessioni video, laboratori di gruppo interattivi e appuntamenti, durante i quali sviluppatori e sviluppatrici potranno interagire direttamente con i team di ingegneria e design per approfondire le ultime novità. Sarà possibile seguire la conferenza nell’app Apple Developer, sul sito web Apple Developer, sul canale YouTube Apple Developer e, in Cina, sul canale bilibili Apple Developer.

“La WWDC è uno dei momenti più emozionanti per Apple, perché offre alla nostra straordinaria comunità globale di developer un’occasione per riunirsi e vivere una settimana elettrizzante all’insegna della tecnologia, dell’innovazione e della collaborazione - ha dichiarato Susan Prescott di Apple - non vediamo l’ora di incontrare la nostra community online e di persona per quella che sarà certamente una delle migliori WWDC di sempre.”



E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoli
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’8 giugno, lo speciale evento in presenza all'Apple Park permetterà a developer e studenti di guardare il Keynote e il Platforms State of the Union, incontrare ingegneri e designer Apple, partecipare a laboratori e attività speciali, ed entrare in contatto con la community di sviluppo globale. Apple sostiene studenti e studentesse attraverso la Swift Student Challenge, uno dei tanti programmi pensati per promuovere la prossima generazione di imprenditori e imprenditrici, developer e designer. I 50 Distinguished Winner, riconosciuti per l’eccellenza delle loro proposte, saranno invitati a un’esperienza di tre giorni a Cupertino.


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ShareX 20 riscrive l’editor immagini e aggiunge il supporto ARM64 nativo


ShareX 20 arriva con un editor immagini riscritto in Avalonia UI, 18 strumenti di annotazione, 232 effetti, supporto nativo ARM64 e PrivateBin come uploader. Rimosso MEGA.
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L’editor immagini di ShareX era rimasto sostanzialmente invariato per anni. Con la versione 20, rilasciata il 24 aprile, viene sostituito da una riscrittura completa basata su Avalonia UI, il framework open source già usato in applicazioni come Rider.

Il nuovo editor


La nuova interfaccia include 18 strumenti di annotazione: selezione, rettangolo, ellisse, linea, freccia, disegno a mano libera, testo, emoji con il set Fluent 3D di Microsoft, fumetti, step numerati, evidenziazione, smart eraser, sfocatura, pixelatura, lente di ingrandimento, spotlight, ritaglio e cut out. Il tratto a mano libera supporta ora l’interpolazione delle curve per annotazioni più pulite.

È presente anche un modulo per personalizzare lo sfondo dell’immagine, con opzioni per margini, padding intelligente, angoli arrotondati, ombre e scelta dello sfondo tra gradiente, colore piatto, trasparenza, immagine o wallpaper del desktop. A completare, una libreria di 232 effetti suddivisi in manipolazioni, regolazioni, filtri e disegni.

Il vecchio editor non scompare: rimane per ora accessibile come modalità “Legacy” dalle impostazioni.

Le altre novità


ShareX 20 aggiunge il supporto nativo ARM64, disponibile tramite Microsoft Store. Per i dispositivi con processori di questa architettura, come alcuni PC recenti e i Surface Pro X, si traduce in prestazioni migliori e integrazione più corretta con il sistema.

Viene introdotto PrivateBin come servizio di incolla testo: open source e orientato alla privacy, è un’aggiunta coerente con la filosofia del progetto. MEGA viene invece rimosso, a causa di una libreria dipendente che non riceve più aggiornamenti.

I trasferimenti via SFTP risultano più veloci in questa versione. Per il modulo AI con OpenAI, un nuovo pulsante carica automaticamente l’elenco dei modelli disponibili; viene aggiunto anche un “Legacy AI Provider” pensato per deployment locali, in sostituzione della precedente opzione di provider personalizzato. Nel verificatore di hash, infine, una piccola icona con spunta o croce indica visivamente se la verifica è andata a buon fine.

ShareX è gratuito, open source e disponibile su getsharex.com e Microsoft Store.

SOURCE:// getsharex.com

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metodo per suonare il pianoforte / giuseppe chiari. 1964


[youtube=youtube.com/watch?v=nXVgaNFeis…]

Al pianoforte: Chiara Saccone
Reggio Emilia 20 dicembre 2019
Chiostri di S. Pietro
Direzione artistica Paolo Aralla
video editing Fausto Pizzocchero

DIALOGHI SUL COMPORRE #6
Concerti, workshop, seminari, conversazioni lungo le vie della nuova musica
Reggio Emilia 19 . 20 . 21 dicembre 2019
Chiostri di S. Pietro, Istituto Musicale Peri, Teatro Ariosto
#ChiaraSaccone #ChiostriDiSPietro #concerti #conversazioni #experimentalMusic #FaustoPizzocchero #IstitutoMusicalePeri #music #musica #musicaDiRicerca #musicaSperimentale #PaoloAralla #seminari #TeatroAriosto #workshop

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untitled 1965 / enore zaffiri

Radiofonè del 13.04.2026, a cura di Gianluca Garrapa:
Untitled 1965, di Enore Zaffiri (1928 – 2020),
youtube.com/watch?v=t-UgbLdSqo…
#EnoreZaffiri #post2026

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oggi, 28 aprile, a roma, biblioteca pagliarani: reading di elisa davoglio


Martedì 28 aprile 2026 alle ore 17:30, Elisa Davoglio alla Biblioteca Elio Pagliarani (Via Marcantonio Bragadin 122b) in colloquio con Massimo Palma

Elisa Davoglio 28 aprile 2026 alla Biblioteca Pagliarani
#BibliotecaElioPagliarani #BibliotecaPagliarani #ElisaDavoglio #lettura #MassioPalma #poesia #prosa #reading

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QEMU 11.0 taglia il supporto agli host a 32 bit


Con QEMU 11.0 arriva la rimozione definitiva del supporto agli host a 32 bit, deprecato dalla versione 10.0. Novità anche per KVM, un nuovo acceleratore per AWS Nitro Enclaves e miglioramenti su ARM, virtio-gpu e TCG.
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Con la versione 11.0, QEMU chiude un capitolo rimasto aperto troppo a lungo: il supporto ai sistemi host a 32 bit viene rimosso del tutto. Il taglio definitivo libera il progetto da un onere di manutenzione che i suoi sviluppatori avevano descritto come insostenibile.

Una precisazione necessaria: la rimozione riguarda gli host, cioè i sistemi su cui QEMU viene eseguito. Emulare sistemi guest a 32 bit su un host a 64 bit resta invece supportato.

Cosa c’è di nuovo


Tra le aggiunte più significative c’è un nuovo acceleratore chiamato “nitro”, pensato per eseguire in modo nativo le AWS Nitro Enclaves direttamente sotto QEMU. Serve a chi vuole replicare in locale ambienti compatibili con AWS o gestire carichi isolati senza cloud. Migliorano anche gli acceleratori MSHV e WHPX, rilevanti per chi usa QEMU su Windows o con Hyper-V.

Quanto a KVM, questa versione introduce la virtualizzazione di CET (Control-flow Enforcement Technology) e aggiunge il reset per le macchine virtuali riservate basate su SEV-SNP e TDX, tecnologie usate per isolare i workload in ambienti confidenziali.

virtio-gpu ottiene il supporto per i driver di contesto nativi e la possibilità di assegnare una risoluzione distinta a ogni uscita video. TCG, il traduttore di codice interno di QEMU, accoglie ora il supporto in-tree per plugin scritti in C++, utile per chi sviluppa strumenti di analisi o debug. Il driver NFS aggiunge compatibilità con libnfs v6; i driver curl e FUSE ricevono vari miglioramenti, tra cui la gestione asincrona delle richieste per FUSE.

Notevoli anche le novità per ARM: emulazione delle estensioni FEAT_ASID2 e FEAT_E2H0, emulazione TCG di SME (Scalable Matrix Extension) e accelerazione HVF di SME2 su macOS. Per x86 arriva il modello CPU Diamond Rapids.

SOURCE:// qemu.org
SOURCE:// linuxiac.com

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Via degli Acquedotti, Lucca


Seguendo il percorso dell'Acquedotto Nottolini

Un bel sabato mattina di primavera è stata l'occasione di percorrere questo affascinante cammino tra architettura, storia e bellezza naturale.

Un percorso facile, pressoché pianeggiante salvo la breve e modesta salita finale fino alle Parole d'Oro.

Il percorso fiancheggia l'Acquedotto Nottolini, che prende il nome dall'ingegnere Nottolini che l'ha costruito su incarico della Duchessa Maria Luisa di Borbone, per l'approvvigionamento idrico della città di Lucca.

Ovviamente, vista anche la facilità del percorso, è stata l'occasione di scattare alcune foto lungo il percorso utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W.




Le foto


Ho scelto di pubblicare le foto .jpg sviluppate direttamente in macchina con la simulazione pellicola FRGMT B&W che Fujifilm ha introdotto per l’edizione limitata della GFX100RF FRAGMENT EDITION, disponibile solo in Giappone.

La macchina fotografica GFX100RF FRAGMENT EDITION è stata personalizzata dallo stilista, produttore e artista Hiroshi Fujiwara, fondatore di Fragment.

Su Fuji X Weekly sono disponibili le impostazioni della simulazione pellicola FRGMT B&W, la prima ricetta ufficiale di Fujifilm e Hiroshi Fujiwara.

Il tracciato


Di seguito puoi trovare il tracciato del percorso che ho pubblicato sul mio profilo Wikiloc, dove sono disponibili anche altri percorsi.
it.wikiloc.com/wikiloc/embedv2…
Powered by Wikiloc

La traccia registrata della Via degli Acquedotti parte dal tempietto nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Lucca, punto di arrivo dell'acquedotto, per raggiungere il secondo tempietto, ai piedi della collina e punto di partenza dell'acquedotto, per proseguire fino alle Parole d'Oro, punto di raccolta delle acque sorgive.

La traccia del percorso ad anello prosegue, ritornando sui nostri passi, fino al tempietto di partenza.

Se ti trovi nelle vicinanze di Lucca non ti perdere questo percorso tra architettura, storia e bellezza naturale.


👋 A presto,
Giovanni


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Firefox sperimenta un componente di Brave per il blocco dei tracker


Firefox 149 include un componente open source di Brave per migliorare la protezione dai tracker. Per ora è un esperimento disabilitato, ma si può attivare a mano.
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Mozilla sta testando qualcosa di insolito da Firefox 149: adblock-rust, il motore open source di blocco degli annunci sviluppato da Brave e scritto in Rust. La novità non è comparsa nelle note di rilascio e non c’è nessuna interfaccia utente, nessuna lista filtri inclusa. A pubblicarne i dettagli è stato Shivan Kaul Sahib, VP Privacy & Security di Brave, sul suo blog personale, dopo aver trovato il bug Bugzilla 2013888 tramite un link nell’issue tracker di Waterfox, che sta a sua volta adottando adblock-rust costruendo sull’implementazione di Firefox.

Il bug è intitolato sobriamente “Add a prototype rich content blocking engine”. Tutto ancora grezzo: disabilitato per impostazione predefinita, senza filtri, senza UI. Ma funzionante.

Come attivarlo


Per chi vuole provarlo su Firefox 149 o superiore, basta aprire about:config e impostare:

privacy.trackingprotection.content.protection.enabled = true

Poi aggiungere manualmente le liste filtri. Per EasyList ed EasyPrivacy:
privacy.trackingprotection.content.protection.test_list_urls = https://easylist.to/easylist/easylist.txt|https://easylist.to/easylist/easyprivacy.txt

Il motore supporta due modalità: blocco vero e proprio delle richieste di rete, oppure semplice annotazione, che etichetta i contenuti senza bloccarli, utile per telemetria o per lo sviluppo dell’interfaccia.

Un dettaglio non trascurabile


adblock-rust è compatibile con la sintassi dei filtri di uBlock Origin e gestisce sia il blocco delle richieste sia il filtraggio cosmetico. Mozilla ha precisato su Reddit che non si tratta di integrare il sistema di blocco annunci di Brave nel suo insieme, ma di testare questo componente Rust per affinare come Firefox elabora le liste di tracker, nell’ambito dell’Enhanced Tracking Protection esistente. Il supporto alle estensioni MV2, incluso uBlock Origin, resta invariato e senza piani di abbandono.

SOURCE:// shivankaul.com
SOURCE:// itsfoss.com
SOURCE:// bugzilla.mozilla.org
SOURCE:// reddit.com

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Il convegno conclusivo del progetto di ricerca Clinical trial data between privatization of knowledge and Open Science, patrocinato da AISA, si svolgerà l’8 maggio a Lecce.

Programma e locandina della conferenza sono visibili qui. Tutti i testi riconducibili al progetto sono disponibili su Zenodo.
- The post’s content. aisa.sp.unipi.it/privatizzazio…

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Il Notiziario Mii che ripropone la notizia di Tomodachi Life per 3DS, su Tomodachi Life: Una vita da sogno #TomodachiLi…


Il Notiziario Mii che ripropone la notizia di Tomodachi Life per 3DS, su Tomodachi Life: Una vita da sogno#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/04/il-notiziario-mii-che-ripropone-la.html
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Il Notiziario Mii che ripropone la notizia di Tomodachi Life per 3DS, su Tomodachi Life: Una vita da sogno

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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Scaricare auto da internet. Su Tomodachi Life: Una vita da sogno #TomodachiLife #NintendoSwitch #clip


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Scaricare auto da internet. Su Tomodachi Life: Una vita da sogno

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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I Mii che sognano Atmosphère CFW. Su Tomodachi Life: Una vita da sogno #TomodachiLife #NintendoSwitch #clip


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I Mii che sognano Atmosphère CFW. Su Tomodachi Life: Una vita da sogno

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Midori 11.7 integra un VPN a pagamento nel browser


Midori Browser 11.7 aggiunge MidoriVPN, un servizio VPN basato su WireGuard gestito da Astian con piani da $0,99 al mese. Migliorati anche il blocco tracker, la gestione delle schede e i tasti di scelta rapida.
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Con la versione 11.7, Midori Browser integra un VPN direttamente nel browser. Il progetto, open source e basato su Firefox, è sviluppato da Astian, e la novità principale di questo rilascio è MidoriVPN, il servizio VPN dell’azienda.

Il client usa il protocollo WireGuard e il codice sorgente è pubblico su GitHub. I server, però, sono gestiti da Astian e il servizio è a pagamento: il piano Base costa $0,99 al mese e funziona su due dispositivi con cinque località disponibili; il piano Pro sale a $2,99 con dispositivi illimitati e accesso a tutti i server; l’Ultimate arriva a $4,99 con IP dedicato e server ottimizzati per streaming e gaming. L’infrastruttura, stando al sito, conta oltre 150 server in più di 45 paesi.

È un’azienda piccola, e sul sito non sembra esserci una documentazione approfondita sulle politiche di gestione dei log. Chi valuta un VPN come strumento serio per la privacy farebbe bene a tenerlo presente.

Le altre novità


La 11.7 introduce anche la traduzione in tempo reale delle pagine, accessibile tramite about:translations, e su Linux è ora disponibile il selettore emoji di GTK. Il lettore PDF integrato ha ricevuto ulteriori miglioramenti non meglio specificati.

Il blocco dei tracker, già presente nelle versioni precedenti sotto il nome Midori Privacy Protect, ora offre livelli di protezione configurabili, con una modalità rigorosa per chi vuole il massimo del filtraggio. Il motore di ricerca interno AstianGO, senza tracciatori né pubblicità, aggiunge l’autocompletamento e nuove opzioni nella pagina Nuova scheda.

Per la gestione delle schede, è ora possibile selezionarne più d’una, fare clic con il tasto destro e copiare tutti i link in una sola operazione, inclusi i titoli delle pagine. Completano il quadro oltre quattordici scorciatoie da tastiera personalizzabili, gestibili dal pannello delle impostazioni.

Midori è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale; MidoriVPN è un servizio separato con prova gratuita all’attivazione.

SOURCE:// astian.org
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Il nome della cosa: l’inglese padronale che fa piazza pulita dell’italiano


Di Antonio Zoppetti

Puttanopoli è un neologismo (registrato da tempo persino dalla Treccani) che designa gli innumerevoli scandali legati alla prostituzione – di solito milanese – che di tanto in tanto accendono le cronache dei giornali. È un’espressione giornalistica che – come tante altre – ricalca la fortunata coniazione di “tangentopoli” all’epoca di mani pulite, per indicare la città delle tangenti. Successivamente il suffisso -poli si è staccato dal suo etimo greco (polis = città) per diventare il sinonimo di “scandalo” in neoconiazioni come calciopoli, vallettopoli, affittopoli, mazzettopoli e chi più ne ha più ne metta. Un simile slittamento di significato ha riguardato anche le neoconiazioni basate sull’inglese, visto che dopo il Watergate degli anni Settanta – ma il Watergate era solo un complesso edilizio – per analogia si è cominciato a parlare per esempio di Irangate o, in Italia, di Rubygate, per ritornare alla prostituzione (la minorenne Ruby Rubacuori spacciata per nipote di Mubarak). Ma sui giornali “prostituta” cede il posto a escort, un concetto ben più di lusso e ben più nobile.

Le puttane sono quelle che si trovano per strada, che vanno bene per i plebei o i camonisti, le escort hanno altre tariffe e prestazioni superiori. “Sì, sono puttana” – diceva Vassilissa nel film Mediterraneo – per qualificare senza vergogna la sua antica professione. Ma oggi una parola antica come “puttana” – che nella Divina Commedia compare per ben tre volte, insieme a puttaneggiar – è solo un insulto che è arrivato fino in Russia, mentre escort è una professione, anche se ai limiti della legalità, e per sdoganare questo aspetto oramai si parla di sex worker. Il nome della cosa, se è in inglese, contiene un’edulcorazione che conferisce una ben diversa dignità.

Fatturage, Rolexage, Chiavage… la morfologia inglese divenuta un modello

L’ultimo scandalo milanese – visto che Milano è la capitale dell’itanglese – ha fatto discutere anche per il lessico impiegato dagli organizzatori coinvolti nella vicenda. Come ha riassunto Massimo Gramellini (“Ma che Posrchage”, Corriere della Sera, 24/4/26): “Il pr milanese che si fa chiamare Fatturage ha sintetizzato la sua visione del mondo in un’addizione: Rolexage + Porschage = Chiavage”.

Ad andarci giù duro con questo lessico, il giorno dopo, è arrivato anche un editoriale di Marco Travaglio intitolato “Arrestation Week” (Il Fatto Quotidiano, 25/4/26) che scrive:

“Non sappiamo quanti reati celi l’ultima Puttanopoli alla milanese (…). Ma già sappiamo che il delitto più imperdonabile è il vocabolario: il signor ‘Fatturage’, il ‘superprivé’ per ‘clienti con business’ e l’ingresso ‘plebeo’ per sfigati, il ‘Rolexage più Porschage’ (da Porsche, non da porco), il ‘Chiavage’ del ‘pacchetto all inclusive’ per il dopo-‘tavolage’ in hotel, allietato da ragazze, euforizzato da palloncini di protossido di azoto (detto forse ‘gasage’) per chi ha in tasca almeno ‘6 kappage’ (6mila euro). La prostituzione è il mestiere più antico del mondo, ma solo a Milano può accompagnarsi a un lessico simile. È la caricatura del bauscia e del ganassa 2.0, l’evoluzione del provincialotto meneghino che ha fatto i soldi ma non sa cos’è lo stile…”

E la conclusione è che questa gente andrebbe arrestata soprattutto per come parla: “In manettage.”

Puttanieri e giornalisti

Non so, tuttavia, se giornalisti come Travaglio si rendano conto di come scrivono – loro stessi e l’intera categoria –, forse anche loro dovrebbero essere fermati, se non arrestati. “Sono tutti in call – scrive Travaglio a proposito di Puttanopoli – : brainstormano, warmingano e brandizzano che è un piacere nelle rispettive location. Tutti ceo, founder, creator, stylist e merchandiser di nonsisaché.”

Eppure questa lingua non è un gergo che appartiene solo ai figli di Nando Mericoni (e dell’alberto-sordità di Un americano a Roma), è anche la lingua degli imprenditori, dei giornalisti e della nostra nuova intera classe dirigente. Se il Fatturage e il Rolexage ostentano l’ironia, insieme alla cafonaggine, la lingua dei giornali segue lo stesso schema ma in modo serio, per elevarsi sul popolino attraverso l’inglese con modalità del tutto identiche (e talvolta altrettanto ridicole e cafone). E così oggi, sul Corriere, il carburante diventa “fuel”, strillato a caratteri cubitali dai titoloni, ma la stessa scelta si ritrova sulle altre testate giornalistiche.

Il carburante è roba da plebei – come l’italiano –, i ceo delle compagnie aeree hanno a che fare con il fuel che un tempo si trovava solo nei videogiochi (o videogames per chi si vuole elevare sfoggiando la lingua dei padroni) ma adesso viene spacciata come una parola “comune” e normale, come se fosse più tecnica, moderna o internazionale… in attesa che qualche suprematista dell’inglese imbecille ci spieghi che il fuel – o il jet fuel – non è proprio come il nostro vecchio e generico “carburante”, ha quel qualcosa in più, quella sfumatura intraducibile che è poi la stessa che differenzia un’escort da una puttana.

Davanti all’anglicizzazione selvaggia che arriva dai ceti dominanti – poco importa che siano i nuovi puttanieri o i nuovi giornalisti 2.0 – colpiscono anche le riflessioni di Mattia Feltri, che davanti alle parole italiane che diventano desuete, e davanti alle nuove parole in inglese come feedback e spoiler, o di derivazione inglese come “brandizzare” e “bypassare” (poverino, Mattia, non capisce la differenza tra una parola italianizzata come “brandizzare” e una parola ibrida come “bypassare” che non si legge né scrive all’italiana) è rimasto ai tempi del “purismo”.

E come in un temino delle medie – peccato che sia un editoriale de La Stampa (“Imperocché” 14/4/26, che mi ha segnalato Marco Zomer) – conclude citando (a sproposito) Leopardi che scriveva ancora “imperoché” con la scoperta (dell’acqua calda) per cui le lingue cambiano da sempre. Grande intellettuale Mattia, chissà se un giorno arriverà a capire – o perlomeno a chiedersi – come la lingua italiana sta cambiando, e a rendersi conto che se una lingua si evolve importando esclusivamente dall’inglese è destinata a esserne schiacciata e a morire. Un conto è abbandonare imperocché in nome di un’altra parola italiana come poiché, un conto è abbandonare “puttana” o “carburante” per passare a un’altra lingua. Lo capisce persino un bambino. E basterebbe leggere Leopardi per sapere come la pensava in proposito, invece di scrivere pensierini a vanvera.

La newlingua dei padroni

Naturalmente ci sono anche giornalisti di altro stampo che comprendono perfettamente le ripercussioni dello scrivere sostituendo il nome della cosa italiana con l’inglese. Per esempio Gian Carlo Bussetti, che mi ha segnalato il pezzo di Travaglio ma anche una pagina di un libro delizioso che riflette proprio sulla nuova lingua padronale di Elkann.

Si intitola L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica (Einaudi, 2026) e l’autore è un giornalista della Stampa, Niccolò Zancan, che riflette sulla dignità e la nostalgia dei quattromila operai di Mirafiori in cassa d’integrazione da vent’anni. È a loro che si rivolge in itanglese Elkann, presidente di Stellantis. “Perfetto esempio di una lingua eticamente sciolta da ogni dovere di comprensibilità – commenta Bussetti –, familiare solo alla cerchia superiore e padronale, con morfologia, lessico, grammatica e (temo) anche pronuncia di un nuovo italiano, una nuova lingua prestigiosa, parlata dagli esperti, che esclude e discrimina la massa del popolo, che dovrà accontentarsi di comunicare ed esprimersi in un nuovo ‘dialetto’, quello che un tempo chiamavamo ‘italiano'”.

Riporto il passo di Zancan:

“Devi sapere questo.
Quello che una volta chiamavamo il caposquadra adesso è il supervisor.
Mentre il nostro vecchio capoturno da qualche anno deve essere chiamato lo shift manager. Persino gli operai non sono mica più gli operai, noi siamo addetti di linea.
E quando un addetto di linea ha un problema, deve parlarne alle HR.
Human Resources. Questo è il nome del vecchio ufficio personale.
Per i motivi che ho appena elencato, l’altro giorno, quando ci è arrivato il video sull’Hub di Stellantis, nessuno ha avuto chissà quale turbamento, ne riceviamo tanti di questi video promozionali in inglese. Sono video registrati, nei quali l’ingegner Elkann parla ai dipendenti di tutto il mondo. (…) Poi ha detto: ‘Vogliamo migliorare i decision making e l’execution. Vogliamo migliorare il rapporto di fiducia con i nostri stakeholder.” (par. “Le parole, le cose”, p. 63).

Magari l’itanglese fosse un gergo ridicolo dei puttanieri della movida milanese, caro Travaglio.

Magari le parole italiane desuete fossero sostituite da parole italiane nuove, invece che da parole inglesi, caro Mattia Feltri.

La verità è che la lingua anglicizzata del Duemila è anche la vostra lingua, che imponete a tutti in modo ben più grave e consistente del semplice ironico e gergale fatturage.

PS
Per chi vuole riflettere sulla nostra anglicizzazione da un punto di vista storico, per chi vuole sapere cosa pensava Leopardi sulla questione dei forestierismi che “imbarbariscono” la lingua se non sono italianizzati (alla faccia di Feltri), e per chi vuole pesare l’attuale interferenza dell’inglese in un confronto con quella storica del francese, e prima ancora dello spagnolo o del latino… segnalo che il libro K e spada. La controversa storia dell’italiano (goWare 2026), è finalmente uscito anche nella versione digitale che costa ancora meno.

E per chi vuole leggere qualcosa senza spendere neanche un soldo, segnalo che il lavoro è stato indicizzato anche da Google Libri, che permette la consultazione gratuita di molte pagine.

#americanizzazione #anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #LoTsunamiDegliAnglicismi #neologismi #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


L’italiano, lingua dei villani, e l’inglese, lingua dei potenti e dei “No Kings”


Di Antonio Zoppetti

Ho visto un King
Sa l’ha vist cus’e’?
Ho visto un King, un re!
Ah beh, sì beh…
Ah beh, si beh…

Era il 1968 quando è uscita la canzone “Ho visto un re” che metteva alla berlina i ricchi e i potenti in favore del popolo e dei poveri anche dal punto di vista linguistico. Il testo era di Dario Fo (di cui in questi giorni si è festeggiato il centenario dalla nascita) e mescolava il dialetto milanese con l’italiano e le sue corrispondenze (un “sciur” = un ricco). A quei tempi, il fatto che l’italiano fosse la lingua di tutti era una novità, visto che sino a un paio di generazioni prima era ancora un fenomeno sociale ristretto alle classi colte, mentre le masse si esprimevano soprattutto nel proprio dialetto, come aveva per la prima volta da poco sottolineato Pier Paolo Pasolini.

Fo, che prima della sua incoronazione con il premio Nobel per la letteratura del 1997 era considerato un guitto e un sovversivo, attraverso il suo “grammelot” aveva recuperato con un’operazione colta le parlate regionali e antiche da sempre emarginate dall’italiano alto, dando spazio alla lingua del popolo in tutte le sue sfaccettature, benché fosse un espediente teatrale che metteva in scena una lingua inventata trainata dalla mimica.
Ho visto un re doveva essere cantata a Canzonissima da Jannacci – che a quell’epoca scriveva ancora canzoni in dialetto meneghino, anche se con il tempo il suo vernacolo si sarebbe sempre più italianizzato – ma fu respinta e bocciata a causa del testo “eversivo” troppo irriverente nei confronti del potere, di cui mamma Rai era la voce.

Fo era già stato censurato nel 1962 e in seguito il suo Mistero buffo fu giudicato dal Vaticano un testo “blasfemo”, per cui fu buttato fuori dai circuiti televisivi; la Rai arrivò a chiedergli dei risarcimenti di centinaia di milioni delle vecchie lire che non avrebbe mai potuto pagare, per toglierselo di torno. Anche negli Usa fu censurato e, poiché era un pericoloso “sovversivo”, fino al 1984 gli negarono ogni visto per entrare nella “patria della libertà”.

Da allora tutto è cambiato. Il dialetto milanese è oggi scomparso dalla città, fagocitato dall’italiano nazionale (anche se per fortuna altrove i dialetti resistono, seppur come codici sempre più marginali). Finita l’era del dialetto come lingua del popolo e dei poveri, oggi la nuova voce del padrone si esprime in itanglese e direttamente in inglese per i contesti alti (dalla ricerca all‘anglificazione dell’università). Ed è chi critica questo cambiamento di paradigma a passare come “eversivo”. Nella nuova egemonia culturale tutto si anglicizza, e l’italiano regredisce alla lingua del popolo, dei poveri, e dei “villani”.

Si tratta di un fenomeno sociale, prima che linguistico. E per comprenderlo ha sempre meno senso ragionare sui presunti “prestiti” come fanno certi studiosi, magari etichettandoli in modo strampalato come di lusso o di necessità. La causa dell’anglicizzazione sta nelle teste di una nuova classe dirigente composta da “suprematisti dell’inglese”: sono gli imprenditori, i comunicatori, i giornalisti, i pubblicitari, gli scienziati, gli “influencer”… coloro che hanno in mano il destino dell’italiano, perché il loro ruolo e la loro visibilità propaga anche le loro parole e la loro lingua, che diventano dei modelli seguiti dalla massa nazional popolare, come aveva ben capito Gramsci, che in questo modo si affermano nella lingua comune. Questa èlite è convinta che “siamo tutti americani” e che essere internazionali significa esprimersi nella lingua dei padroni, ripetuta in modo compulsivo a scapito di un italiano di cui ci si vergogna. E allafine, persino una parola antica come “re” diventa “king”, per fare un esempio tra migliaia.

Il movimento dei “No Kings”: l’ennesimo esempio della nostra mentalità coloniale

Nei giorni scorsi sono comparsi infiniti titoli di giornale sulle manifestazioni dei “No Kings”, esplose negli Stati Uniti per protestare contro le politiche di Trump, ma emulate anche in Europa.

“La bandiera «No Kings» – si legge sul Corriere – è un contenitore di varie cause che vanno dal combattere la presunta piega autoritaria presa dagli Usa alle proteste contro l’Ice, passando per quelle contro la guerra in Iran. La giornata del 28 marzo è stata definita ‘National Day of Nonviolent Action'”: dunque si trattava di una giornata “nazionale” e di un movimento tutto interno agli Usa, anche se è stata ripresa altrove. In questo modo a Roma si è svolto un corteo tutto nostrano ma denominato all’americana, senza traduzioni, come se fosse un’espressione che ci appartiene. Dietro queste scelte lessicali c’è una precisa visione neocoloniale di che cosa significhi essere “internazionali”: adottare il globish, la lingua naturale dei popoli dominanti e delle multinazionali. Questa visione socio-politica non è l’unica soluzione possibile, naturalmente. Per comunicare e comprendersi, in un sistema equo, democratico e rispettoso del plurilinguismo sarebbe opportuno rilanciare il sano principio di una lingua neutra che metta tutti sullo stesso piano, per esempio l’esperanto (lingua artificiale e semplicissima proprio perché non è la lingua naturale di nessuno) o l’interlingua, un latino semplificato teorizzato già da Peano e riproposto (con scarso successo) almeno sino agli anni Sessanta del secolo scorso come lingua dellacomunicazione scientifica. L’alternativa a queste proposte, che sono state schiacciate perché entravano in conflitto con l’esportazione del globish dominante, è quella di considerare il plurilinguismo un valore, invece di un ostacolo alla diffusione dell’angloamericano. Per esempio gridando “No Kings” in tutte le lingue del mondo. Questa espressione che da noi è riproposta come fosse un internazionalismo o un tecnicismo intoccabile, altrove ha assunto denominazioni diverse e locali un po’ ovunque, a partire dagli stessi Paesi anglofoni. Nel Regno Unito, per esempio, si parla di “No Tyrants” (= tiranni), visto che da loro c’è il re, la stessa soluzione adottata in molti Paesi – tra cui il Canada, la Danimarca e il Belgio – proprio per evitare confusioni con le istanze degli antimonarchici che non hanno niente a che vedere con l’anti-trumpismo. Alle Hawaii, invece, si parla dei “No Dictators”, e per essere veramente internazionali bisognerebbe smetterla di guardare solo alle “news” che provengono dagli Usa e sfogliare per esempio qualche giornale francese o spagnolo, dove si parla dei “No Kings” in riferimento al movimento nazionale statunitense, che viene invece tradotto quando è ripreso sul piano interno; dunque l’espressione inglese tra virgolette è quasi sempre affiancata alla traduzione (pas de roi, in Francia e No a los reyes in Spagna).

Se in questi Paesi si può scegliere come parlare, da noi, al contrario, regna l’alberto-sordità di Un americano a Roma: non sappiamo far altro che ripetere la lingua dei padroni che viene sovrapposta alla lingua del popolo con un lavaggio del cervello che finisce con il trasformare i cosiddetti “prestiti di lusso” in una “necessità”, visto che c’è solo l’inglese.

Passando dalla lingua al pensiero, colpisce soprattutto la cancellazione della storia, in una riconcettualizzazione all’americana che fa tabula rasa di decenni e decenni di dibattiti sull’imperialismo americano e le sue storiche nefandezze. Fino agli anni Novanta, i dibattiti tra americanisti e antiamericanisti erano spesso ideologizzati, ma esprimevano una visione esterna rispetto a quella degli Usa, che permetteva di essere critici, e di accettare ciò che arrivava di positivo prendendo le distanze dagli aspetti negativi: dal Vietnam all’appoggio alle dittature sudamericane, dal maccartismo alle ingerenze politiche in mezzo mondo, Italia compresa.

Questo atteggiamento, sanamente critico e distante dal “siamo tutti americani” con cui si è aperto il nuovo millennio, era trasversale alle ideologie politiche. Non erano solo i comunisti italiani a tacciare gli Usa di imperialismo e noecolonialismo e a puntare il dito sulla faccia triste dell’America (per citare nuovamente Jannacci). La condanna della società americana capitalista e immorale circolava negli ambienti cattolici, e passando alla Democrazia Cristiana lo stesso De Gasperi era preoccupato per le ingerenze della Casa Bianca nella nostra politica, anche se aveva dovuto allearsi con la Casa Bianca in funzione anticomunista. Anche a destra il sostegno al nostro aderire al patto atlantico conviveva con la denuncia di un’americanizzazione che stravolgeva i nostri valori storici, mentre a sinistra c’era chi denunciava le contraddizioni del condannare il capitalismo ma di accettare le merci e i valori a stelle e strisce che facevano presa sulle masse e sulla sinistra intera.
La verità è che queste “contraddizioni” sono tali solo per chi ha una visione rigida basata sul bianco o nero, sul tutto o niente, e riprendere ciò che di buono arriva dagli Usa per respingere le tantissime (e spesso sottaciute) porcherie è un modo di porsi sano.

Oggi, invece, non abbiamo più alcun pensiero nostro, e chi si aggancia ai movimenti “no Kings” sembra ignorare questi storici e vivacissimi dibattiti, perché persino la critica agli Usa si riduce a ripetere ciò che arriva dalla società civile americana.

Dovremmo però tenere presente che la svolta di Trump è il sintomo della crisi di un sistema democratico che non funziona più nei suoi contrappesi di potere. Prendersela con un presidente che si comporta come se fosse un re significa personalizzare una questione che è ben più profonda. In gioco non c’è la sostituzione di Trump con un nuovo “re buono” che rinuncia a prendersela con l’Iran, il Venezuela, Gaza, e in futuro – chissà – Cuba, la Groenlandia o il canada. Al centro delle proteste – ameno le nostre – dovrebbe esserci un pensiero in grado di ridisegnare le regole della democrazia nel nuovo millennio davanti al turbocapitalismo globale di cui Trump è la massima espressione. Ma la mobilitazione della società civile anche italiana contro l’autoritarismo, l’imperialismo e il neocolonialismo trumpiano – per chiamare le cose in italiano – si appiattisce con uno slogan in inglese che esprime le proteste nate negli Usa che non ne mettono affatto in discussione l’impianto. Ogni visione alternativa è venuta a mancare. Dopo il crollo del comunismo e la svolta di Veltroni, anche la sinistra italiana è diventata un clone di quella americana, con tanto di Partito Democratico che si avvale delle primarie. In questo quadro non dobbiamo stupirci dei jobs act, del welfare, della privacy o dei premier e dei “governatori” sovrapposti alla nostra terminologia istituzionale in cui ci sono solo i presidenti del consiglio o delle regioni. L’anglicizzazione della nostra lingua è il risultato di questo nuovo pensiero-clone, come se l’Italia fosse una provincia a stelle strisce dove il re diventa king. Quando persino la nostra società civile insegue questi modelli senza saper sviluppare un pensiero proprio, distaccato e critico, inevitabilmente anche la nostra lingua si adegua, e nel suo anglicizzarsi si avvia a diventare un dialetto di un mondo che pensa e parla seguendo gli Usa. Poco importa che il re sia “buono” e si chiami Biden o Obama o che sia cattivo come Trump (che in fin dei conti ha solo gettato la maschera). Mentre i movimenti per la pace si trasformano in quelli per la de-escalation invocata da tutti come se fosse un valore, dal punto di vista linguistico il nostro destino sembra segnato:

…e sempre in english dobbiam parlare
il plurilinguismo fa male al King
fa male al globish, fa male ai Vip
diventan tristi se non lo speak.

#americanizzazione #anglicismiNellItaliano #anglomania #globalese #globalizzazione #globalizzazioneLinguistica #globish #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #rassegnaStampa


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Zed introduce gli agenti paralleli: più AI al lavoro, tutto in una finestra


Con la versione 0.233.5, l'editor open source Zed permette di eseguire più agenti AI in parallelo, ciascuno con il proprio contesto e accesso ai file controllato da una nuova barra laterale.
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Zed, l’editor di codice open source nato con l’obiettivo di essere veloce senza compromessi, aggiunge con la versione 0.233.5 il supporto agli agenti paralleli: è ora possibile avviare più sessioni AI contemporaneamente nella stessa finestra, ognuna indipendente dall’altra per contesto e cronologia.

Più agenti, nessun caos


La novità centrale è la barra laterale dei thread, che raccoglie tutte le sessioni attive raggruppate per progetto. Da lì si può assegnare un agente diverso a ogni thread, decidere a quali cartelle o repository ciascuno può accedere, e monitorare l’avanzamento in tempo reale. I controlli per avviare, interrompere o archiviare una sessione sono tutti in un unico posto.

Un dettaglio utile: su thread diversi si possono usare modelli diversi, combinando per esempio Claude su uno e un altro modello sull’altro, in base al compito. È anche possibile isolare i worktree per ogni thread, così da tenere separato il lavoro di un agente da quello degli altri, ma non è obbligatorio: si decide volta per volta, a seconda delle esigenze.

Il layout cambia


Con questa versione cambia anche la disposizione predefinita dei pannelli. Il pannello agenti e la barra laterale dei thread si spostano a sinistra, mentre il pannello del progetto e quello di Git passano a destra. Per chi già usa Zed è un cambiamento visibile al primo avvio, ma tutto resta riconfigurabile con un clic destro sulle icone nella barra inferiore. Per i nuovi utenti è il layout di default; per chi viene dalla versione precedente è opt-in.

SOURCE:// zed.dev
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dal 30 aprile: “voci / voices” – xiii edizione di “giovane fotografia italiana” / premio luigi ghirri


Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia ospita Voci / Voices, mostra collettiva della XIII edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri, parte di Fotografia Europea. L’iniziativa, promossa dal Comune e curata da Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, seleziona sette giovani fotografi under 35 tra oltre 300 candidati, offrendo uno sguardo sulla fotografia emergente italiana.

La mostra esplora il tema delle “voci” come strumento per dare forma a ciò che è invisibile o inascoltato, attraverso progetti che affrontano temi contemporanei come ambiente, migrazioni, memoria e identità. Le opere propongono una narrazione polifonica che unisce dimensioni personali e collettive.

Oltre al Premio Luigi Ghirri sono previste altre opportunità internazionali, tra cui residenze e partecipazioni a festival. Il 3 maggio si terranno visita guidata e cerimonia di premiazione.

Info: gfi.comune.re.it/2026-voci-voi…
#DanieleDeLuigi #fotografia #GiovaneFotografiaItaliana #IlariaCampioli #PalazzoDeiMuseiDiReggioEmilia #PremioLuigiGhirri #VociVoices

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DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging e video di nuova generazione


DJI Osmo Pocket 4 alza il livello dell’imaging portatile con nuove tecnologie video e funzionalità avanzate pensate per creator, vlogger e appassionati di contenuti digitali
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DJI ha annunciato Osmo Pocket 4, con capacità di imaging migliorate rispetto alla versione precedente. Ora il dispositivo può registrare video in 4K/240fps e produrre scatti più nitidi in condizioni di scarsa illuminazione, offrendo al contempo una eccellente profondità cinematografica. Inoltre, con le nuove funzioni di tracciamento intelligente di Osmo Pocket 4, i creator possono mantenere i soggetti a fuoco e nell’inquadratura mentre si spostano.
Osmo Pocket 4 montato su un mini treppiedeOsmo Pocket 4 montato su un mini treppiede

Scatti nitidi e dettagli più definiti


Il sensore CMOS da 1 pollice e l’apertura f/2,0 di Osmo Pocket 4 garantiscono ritratti naturali e nitidi anche in condizioni di scarsa illuminazione, assicura DJI. I 14 stop di gamma dinamica e il profilo colore D-Log a 10 bit mettono in risalto toni ricchi e colori realistici, sia al crepuscolo sia in ambienti scarsamente illuminati, con ritratti restituiscono un incarnato dall’aspetto più sano e più curato. Con un pulsante Zoom dedicato, i creator possono passare con un solo tocco dallo zoom senza perdita 1x a quello 2x, ed è possibile registrare filmati Ultra HD in slow motion in 4K/240fps.

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ECOVACS DEEBOT X12 è ufficiale: il nuovo robot aspirapolvere introduce la tecnologia FocusJet e punta a migliorare la pulizia smart con funzioni avanzate e maggiore automazione
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Smart Capture


Osmo Pocket 4 offre stabilizzazione su tre assi per vlog e livestream sempre fluidi, anche in movimento. Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese, mentre ActiveTrack 7.0 consente di seguire i soggetti anche con zoom 4x. Le funzioni avanzate come Segui persona, Inquadratura dinamica e il blocco del soggetto rendono le riprese cinematografiche semplici anche con una sola mano. La messa a fuoco automatica intelligente mantiene sempre i soggetti nitidi, con possibilità di cambiare target al volo o dare priorità a un soggetto specifico. Completa il tutto il controllo gestuale, che permette di avviare tracking e registrazione con semplici movimenti della mano.
Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese

Immediata e facile da usare


Osmo Pocket 4 migliora l’esperienza utente con diverse nuove funzionalità intuitive: per iniziare a registrare, i creator possono semplicemente ruotare lo schermo. Sotto lo schermo due pulsanti permettono di passare da cambiare zoom velocemente, mentre l’altro è un pulsante personalizzabile che può essere configurato con le impostazioni preferite del creator. Con 107 GB di archiviazione integrata, i creator possono girare più filmati e trasferire facilmente fino a 800 MB/s di contenuti senza scheda di memoria.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


Osmo Pocket 4 amplia le possibilità creative con funzioni avanzate pensate per ogni tipo di contenuto. Il video con otturatore lento permette di ottenere suggestivi effetti motion blur, mentre i toni pellicola offrono stili visivi professionali pronti all’uso. L’abbellimento in-camera migliora l’aspetto dei soggetti in modo naturale, affiancato da una luce di riempimento regolabile ideale per scene in scarsa illuminazione. Completano il tutto un’autonomia estesa e la ricarica rapida, che garantiscono lunghe sessioni di ripresa senza interruzioni.
La messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidiLa messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidi
Osmo Pocket 4 può catturare voci chiare e registrare i suoni ambientali grazie all'array di microfoni integrato. Supporta anche la connessione diretta ai trasmettitori DJI Mic, consentendo la registrazione audio a quattro canali. I trasmettitori DJI Mic supportati includono Mic 2, Mic 3 e Mic Mini (ciascuno venduto separatamente o incluso in alcuni combo selezionati).

Prezzo e disponibilità


Osmo Pocket 4 è disponibile in diverse configurazioni, accompagnato da obiettivo grandangolare e microfono, a partire da 499 euro.


ECOVACS DEEBOT X12 ufficiale: il robot aspirapolvere con tecnologia FocusJet


ECOVACS ROBOTICS ha annunciato DEEBOT X12 OmniCyclone e DEEBOT X12 PRO OMNI, i nuovi modelli di punta della serie premium X. Progettati per rendere più agevole la pulizia quotidiana anche in presenza di sporco secco e residui difficili, i DEEBOT X12 combinano una nuova fase di pre-trattamento delle macchie combinata con il lavaggio a rullo e una gestione della stazione sempre più automatizzata. Il sistema PowerBoost Charging Plus, già presente nel modello X11, presentato a IFA 2025, è stato ora aggiornato e garantisce una ricarica ultraveloce del 13% in soli 3 minuti, consentendo un funzionamento continuo per una pulizia senza interruzioni.
La tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato, interviene prima del lavaggio La tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato, interviene prima del lavaggio

FocusJet: il “pre-trattamento” automatico delle macchie


Progettato per affrontare le macchie più ostinate, il DEEBOT X12 introduce per la prima volta la tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato che interviene prima del lavaggio ammorbidendo e sciogliendo lo sporco ostinato: in presenza di macchie secche o residui incrostati, una volta aspirati i detriti, il robot interviene automaticamente erogando getti d’acqua incrociati a forma di arco con pressione fino a 46.000 Pa per pre-ammorbidire le macchie; quindi il rullo OZMO ROLLER 3.0 aggiornato completa la pulizia con un passaggio ad alta velocità e movimento “a griglia”, pensato proprio per sollevare e rimuovere anche le macchie più ostinate.

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Lavaggio potenziato e gestione avanzata dei tappeti


Per aumentare l’efficacia e la copertura di lavaggio, DEEBOT X12 adotta un rullo da 27 cm, più lungo del 50% rispetto ai predecessori, che copre una porzione più ampia di pavimento a ogni passaggio. Il sistema di autolavaggio pressurizzato con flusso d’acqua a 32 vie risciacqua continuamente il rullo, con l’obiettivo di ridurre striature, accumuli di sporco e contaminazioni durante l’uso. In presenza di tappeti, invece, il robot solleva automaticamente il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica che separa fisicamente il rullo dalle fibre, evitando di bagnarle. La pulizia lungo le pareti e in prossimità dei mobili è supportata da TruEdge 3.0 Extreme, che utilizza un rullo su cuscino d’aria (2,58 cm) per adattarsi al bordo in tempo reale. Il sensore TruEdge 3D 2.0 migliora, inoltre, la gestione di bordi irregolari e ostacoli, aiutando il robot a lavorare in modo più preciso anche in spazi stretti e negli angoli a 90°.
Il sistema BLAST consente di raggiungere fino a 22.000 Pa di potenzaIl sistema BLAST consente di raggiungere fino a 22.000 Pa di potenza
Sul fronte dell’aspirazione, il sistema BLAST consente a DEEBOT X12 di raggiungere fino a 22 L/s di portata d’aria e 22.000 Pa di potenza, per una rimozione più profonda della polvere, una migliore raccolta dei capelli sui tappeti e una gestione efficace delle particelle più grandi. A supporto interviene ZeroTangle 4.0 Airflow-directed Anti-tangle Technology, che combina una spazzola principale progettata per guidare i capelli nel percorso di aspirazione, una ventola a flusso d’aria laterale e una struttura a doppio cuscinetto ad ampio raggio, che riducono la formazione di grovigli e la necessità di interventi di manutenzione. Per sessioni di pulizia prolungate, DEEBOT X12 integra PowerBoost Charging Plus, un sistema di ricarica intelligente e ultraveloce che ripristina il 13% della batteria in 3 minuti.

Stazione all-in-one automatizzata


La gestione quotidiana di ECOVACS DEEBOT X12 è affidata alla nuova stazione OMNI all-in-one, progettata per ridurre al minimo gli interventi manuali. Nella versione OmniCyclone, il robot integra la tecnologia PureCyclone 2.0 Auto-empty, che mantiene elevata la potenza di aspirazione durante lo svuotamento e introduce un sistema senza sacchetto, con un risparmio stimato fino a 25 sacchetti in cinque anni. Per la pulizia del rullo entra in gioco il sistema Fresh-flow Power Washing, che utilizza acqua pulita riscaldata e pressione potenziata per rimuovere lo sporco più ostinato, limitando allo stesso tempo la contaminazione dell’acqua sporca. La struttura di autopulizia interna con rotazione fino a 5.000 giri/min contribuisce inoltre a ridurre residui e manutenzione. DEEBOT X12 supporta infine due soluzioni detergenti dedicate: una per la pulizia quotidiana e una ad alta efficacia per le zone più sporche, come cucina e sala da pranzo, migliorando lavaggio e igiene complessiva della casa.

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Navigazione intelligente


Grazie al sistema di superamento ostacoli TruePass Adaptive a trazione integrale completamente meccanico, il robot supera senza sforzo soglie singole fino a 2,4 cm e naviga su doppi gradini continui fino a 4 cm, garantendo una mobilità continua anche in case con diversi dislivelli.
Il robot solleva il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica evitando di bagnare le fibre del tappetoIl robot solleva il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica evitando di bagnare le fibre del tappeto
Per quanto riguarda la navigazione, DEEBOT X12 si basa sulle capacità di AIVI 3D 4.0 Omni-approach e su un modello semantico avanzato che valuta la necessità e la sicurezza dell’avvicinamento ai diversi tipi di “confine”. In questo modo il robot può avvicinarsi di più a strutture ben definite per massimizzare la copertura, mantenendo invece un comportamento più prudente vicino a ostacoli potenzialmente rischiosi. L’esperienza smart è completata da AGENT YIKO 2.0 che accompagna nella prima configurazione, offre supporto online e funzioni di gestione autonome.

Disponibilità e prezzi


ECOVACS DEEBOT X12 OmniCyclone è disponibile a partire dal 16 aprile al prezzo di 1.399 euro sullo store Amazon di ECOVACS e presso i rivenditori autorizzati MediaWorld. X12 PRO OMNI è invece disponibile al prezzo di 1.199 euro sullo store Amazon di ECOVACS e prossimamente presso Unieuro. Fino al 29 aprile è possibile acquistare X12 OmniCyclone con uno sconto di 150 euro, sia sullo store Amazon sia presso i rivenditori.


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raylib 6.0: la libreria grafica open source che ora funziona anche senza GPU


raylib 6.0 è uscita con un renderer software CPU-only, fullscreen ridisegnato e un nuovo sistema di animazione 3D. Funziona anche sui microcontrollori.
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raylib è una libreria open source per la programmazione grafica e di giochi, apprezzata soprattutto per la sua semplicità: niente dipendenze pesanti, niente configurazioni elaborate, codice che funziona uguale su Windows, Linux, macOS e web. Conta oltre 32.000 stelle su GitHub e una community attiva da più di dodici anni.

La versione 6.0, rilasciata nelle ultime ore, porta una novità che cambia il perimetro di utilizzo della libreria: è ora possibile usarla su dispositivi privi di GPU. Il rendering avviene interamente via CPU, senza modifiche al codice esistente. Le prestazioni sono ovviamente inferiori rispetto all’accelerazione hardware, ma bastano per applicazioni di base. Il caso concreto già documentato è un porting su ESP32, il microcontrollore di Espressif usato in ambito industriale e maker. L’obiettivo dichiarato è coprire anche i dispositivi RISC-V, sempre più presenti sul mercato ma spesso sprovvisti di GPU dedicata.

Le altre novità


Il supporto al fullscreen e alla scalatura su schermi ad alta risoluzione è stato riscritto da zero, con rilevamento automatico della configurazione del monitor e test su configurazioni multi-schermo fino al 4K. Il sistema di animazione per i modelli 3D è stato ridisegnato per supportare transizioni fluide tra animazioni diverse.

L’API per la gestione dei file è stata riorganizzata e consolidata, e un nuovo strumento a riga di comando semplifica la gestione degli esempi inclusi nella libreria, che arrivano a oltre 215 con questa release.

raylib è distribuita con licenza zlib. Il codice sorgente è disponibile su GitHub.

SOURCE:// github.com

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dal 29 aprile a roma, sic12 art studio: “scrivere la notte. cartografie notturne tra art brut e arte contemporanea”


scrivere la notte_ sic12 artstudio_ dal 29 apr 2026
cliccare per visualizzare le informazioni sul sito di Sic12

Scrivere la notte(vernissage 29 aprile, h. 18) esplora il segno come forma di scrittura, capace di costruire paesaggi interiori tra memoria, sogno e immaginazione. Un viaggio visionario dove l’immagine diventa pensiero e la notte una condizione da attraversare.

attività collaterali

5 maggio 2026 ore 19:00
Libreria Stendhal Piazza San Luigi de Francesi 23, Roma
Il sociologo e antropologo francese David Le Breton dialoga con il regista e curatore d’arte Gustavo Giacosa. Una conversazione dedicata alla rappresentazione del corpo nell’Art Brut, inteso come spazio di esperienza, percezione e costruzione dell’identità.

14 maggio 2026 ore 21:00
Sic 12 Art Studio Via Francesco Negri 65, Roma
PAESAGGI NOTTURNI
Un concerto per piano solo in cui Fausto Ferraiuolo attraversa, trasforma ed evoca il repertorio delle ninna nanne provenienti da diverse tradizioni del mondo.
Posti limitati. Prenotazione consigliata: sic12artstudioroma@gmail.com

27 maggio 2026
Sic 12 Art Studio Via Francesco Negri 65, Roma
CARTOGRAFIE INTIME
Laboratorio di libri d’artista. Massimo Nota conduce due atelier dedicati alla creazione di piccoli libri di artista intesi come spazi di sperimentazione tra immagini e parola. Due sessioni: 10>13 / 15>18
Posti limitati. Prenotazione consigliata: sic12artstudioroma@gmail.com

sic12.org/so/28PsLTVWq
SIC12 Artstudio, via Francesco Negri 65, Roma
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