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Catania, il liceo Galilei, le foibe e il senatore


I fatti. La Consulta provinciale degli studenti catanesi (un organo composto da due studenti per ogni scuola secondaria di secondo grado), venerdì 27 febbraio, ha promosso un evento: “Foibe ed esodo. La Consulta ricorda”, richiedendo per lo svolgimento l’utilizzo dell’aula magna del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Catania. Due i relatori, il senatore R. Menia (parlamentare di […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/02/cata…

#foibe #LiceoGalilei #MinisteroIstruzione #SalvoPogliese

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[Video] Gli abitanti con le posate in mano in piedi! 🤣 E di corsa le mettono via #ACNH #animalcrossing


Gli abitanti con le posate in mano in piedi! 🤣E di corsa le mettono via#ACNH #animalcrossing Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/03/video-gli-abitanti-con-le-posate-in.html

Gli abitanti con le posate in mano in piedi! 🤣
E di corsa le mettono via

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5 marzo, roma, la camera verde: “il gioco delle caleidoscopie”, libro e mostra di francesca vitale


Centro Culturale LA CAMERA VERDE
Via Giovanni Miani 20, Roma

Giovedì 5 marzo 2026
dalle 17 alle 20:30

inaugurazione della mostra e presentazione del libro

Il gioco delle Caleidoscopie
di
Francesca Vitale


Alle 18:30 circa, performance dal vivo
di Gianpaolo G. Mastropasqua al clarinetto
#AndreaSemerano #Caleidoscopie #caleidoscopio #FrancescaVitale #GianpaoloGMastropasqua #Gians #GiovanniAndreaSemerano #IlGiocoDelleCaleidoscopie #laCameraVerde #performance

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Ascesa e caduta di Giorgio Bruni


C’era una volta un giovane. Prima di essere un giovane, fu un bambino a cui venne dato il nome di Giorgio, Giorgio Bruni se si aggiungeva anche il cognome paterno.
Giorgio Bruni era un bambino spensierato che, un giorno, durante la gita di quinta elementare in una stamperia prese un’importante decisione: da grande sarebbe diventato uno scrittore.

Passarono gli anni e il piccolo Giorgio divenne un ragazzo magrolino. Fu preso di mira dai bulli alle medie, ma al liceo riuscì a trovare una classe che lo accolse e lo fece sentire parte del gruppo. Terminate le superiori, si iscrisse all’università: facoltà di lettere e frequentò spesso corsi di scrittura creativa.
Scriveva in ogni momento libero della giornata, alle volte saltando anche la cena per cercare di perfezionarsi il più possibile. Ma niente, era sempre snobbato dagli editori. E quando si metteva nelle mani di editori a pagamento a malapena riusciva a vendere copie oltre a quelle che compravano mamma e papà.
Iniziò a lavorare in un negozio di abbigliamento, faceva turni piuttosto pesanti e lunghi, ma ogni volta che tornava a casa scriveva.
Un giorno conobbe una ragazza, Raffaella. Lei si innamorò subito, un colpo di fulmine. Lui quasi non si accorse di lei, troppo intento a sistemare gonne e abiti, troppo preso dal pensiero del prossimo testo da scrivere. Raffaella iniziò a frequentare più spesso il negozio in cui lavorava Giorgio con la speranza che si accorgesse di lei. Passarono i mesi, ma Giorgio proprio non la vedeva, almeno non come voleva lei. Così, Raffaella prese in mano la situazione e gli chiese se gli andasse di uscire insieme.
Era la terza volta che Giorgio riceveva una richiesta del genere – la prima da una compagna delle medie, la seconda durante l’università; entrambe le ragazze ricevettero un rifiuto – ma questa volta rimase spiazzato: forse gli ormoni, sopiti fino a quel momento, si erano improvvisamente riattivati, forse fu solo la stanchezza della giornata, ma le rispose di sì.
Si incontrarono qualche ora dopo, sui tavolini di un caffè, non lontano da dove Giorgio lavorava. Lei cercò di farlo parlare, lui per lo più rispondeva a monosillabi, girando distrattamente il cucchiaio nell’aranciata. Raffaella si arrabbiò tanto da svegliarlo dalla sua distrazione. Con le guance calde, Giorgio si scusò e le spiegò: da anni voleva fare lo scrittore, non era mai riuscito ad avere successo e ora sembrava aver perso ogni ispirazione, tanto da non essere riuscito a scrivere nulla negli ultimi due mesi. Ne parlarono un po’, per qualche ora, a dir la verità, tanto da attirarsi spesso le occhiatacce di Lello, il proprietario del bar, che riuscì a cacciarli solo mezz’ora dopo l’orario di chiusura, quando ormai era tutto già lavato e in ordine, fatto salvo per il loro tavolino.

Giorgio e Raffaella tornarono nelle rispettive case, ma si scambiarono il numero di telefono. In quelle ore, su quel tavolino si scambiarono vicende vissute, vecchi amori, rimpianti, gioie, tristezze, tanto che Giorgio ritrovò l’ispirazione.
Si chiamavano spesso, Giorgio e Raffaella, tanto spesso che un giorno si chiesero se, ormai, non fossero qualcosa in più che semplici amici: le amiche di lei glielo avevano già detto già da tempo che, guardandoli, si capiva che c’era qualcosa di più. Tutti l’avevano capito, tutti tranne loro due.
Così ufficializzarono la relazione e Giorgio riprese a scrivere quotidianamente, ma ritagliando del tempo solo per Raffaella. Il successo, tuttavia, stentava ancora ad arrivare.

Un giorno Raffaella telefonò a Giorgio, ma la sua voce era un po’ più cupa del solito. E mentre parlava, tentennava, sembrava ci fosse qualcosa che non riuscisse a dirle. Giorgio chiuse la chiamata, prese giubbotto, portafogli e chiavi di casa e, in sella alla sua fedele bicicletta, si precipitò da lei. Rimase davanti al citofono per un po’, premendo il pulsante diverse volte prima che il portone del palazzo si aprisse. Arrivò al pianerottolo di Raffaella e trovò la porta aperta. Raffaella era seduta su uno sgabello della cucina, in lacrime. Giorgio si guardò intorno: la casa era in ordine. Confuso, si avvicinò mettendole una mano sulla spalla. Tra i singhiozzi, lei gli disse qualcosa, ma lui non capì. Preparò un tè e Raffaella, ripresasi, riuscì a dirle tutto: era incinta.
Giorgio perse la presa sulla tazzina che gli cadde sui pantaloni. Il tè, ancora caldo, gli stava scaldando le gambe, ma era troppo incredulo dalla notizia per darci peso.
Raffaella era preoccupata. Giorgio non rispondeva, sembrava assente. Lo toccò e lui si riprese, come da un sogno lunghissimo.
Gli occhi di lei erano nuovamente pieni di lacrime: gli disse che se non l’avesse voluto lei lo avrebbe capito, ma lei non avrebbe mai abortito; si sentiva già mamma. Piuttosto l’avrebbe lasciato.
Giorgio la baciò e la rassicurò: diventare padre insieme a lei sarebbe stato bellissimo.

Nove mesi dopo nacque Roberto, un bimbo paffutello dai capelli rossi e gli occhi verdi. Giorgio aveva cambiato lavoro, faceva il magazziniere: gli orari erano simili a quelli che aveva nel negozio di abbigliamento, ma la paga era migliore. Alla nascita del bambino, prese il congedo di paternità e, mentre il bambino dormiva, scriveva. Ma il successo ancora non si faceva vedere.

Quando Roberto aveva cinque anni, successero due cose importanti: Raffaella rimase nuovamente incinta e un editore si interessò a un libro di Giorgio. Era un editore minore, specializzato in romanzi di fantascienza, ma era comunque il primo editore a interessarsi a un suo lavoro.
Il romanzo ebbe successo, prima col passaparola nelle fiere, poi con l’acquisizione dei diritti di pubblicazione da parte di un editore più importante. Divenne il romanzo di fantascienza più venduto dell’anno e rimase nelle classifiche dei 10 libri più venduti per qualche mese.

Giorgio era felicissimo: finalmente il suo sogno si era realizzato. Continuò a scrivere, mentre veniva invitato in vari programmi televisivi, concedeva interviste a vari giornali e partecipava ad ospitate in radio.
La famiglia cambiò casa in vista della nascita di Angelica, la seconda figlia.

La famiglia viveva in una bella villa non lontano da Milano, con un grosso cortile e un’alta siepe a delimitare la proprietà. I paparazzi erano sempre appostati fuori dal cancello, speranzosi di rubare una foto esclusiva da vendere a qualche giornale.
Di tanto in tanto, i paparazzi vedevano Giorgio uscire dal cancello di servizio, su un’auto anonima. Lo scrittore guidava per qualche chilometro, si fermava in un parcheggio, cambiava auto, nuovamente guidava per qualche chilometro, poi, in sella ad una moto, spariva dalla loro vista nel traffico cittadino. Nessuno sapeva esattamente dove andasse, né cosa facesse. Spariva per un paio d’ore, poi faceva ritorno alla seconda macchina, tornava a recuperare la prima e poi tornava a casa. Per anni tentarono di scoprire cosa facesse, ma nessuno riuscì mai a intercettarlo, anche provando ad anticiparlo sul percorso. Un giorno tentarono anche di sabotare la seconda auto per rallentarlo: lui non riuscì a far partire la macchina e tornò a casa. Il giorno seguente tornò con una grossa valigetta piena di attrezzi, sistemò l’auto e riprese il suo strano viaggio.
Quando gli veniva chiesto, nelle varie interviste, cosa facesse, lui rispondeva che, semplicemente, si rifugiava in un posto segreto, lontano da tutti, dove meditare e cercare la tranquillità mentale necessaria a scrivere nuovi capolavori.

E Giorgio scriveva capolavori: scriveva di storie tra fantascienza e fantasy e ognuna era un successo. Ebbe una produzione vastissima: in dodici anni pubblicò otto romanzi, due raccolte di racconti e fu produttore di un film tratto da uno dei suoi libri. Nel frattempo, con Raffaella ebbe altri due figli: Samuele e Marco.

Poi, improvvisamente, la qualità diminuì leggermente: le idee non erano più innovative come un tempo. Le vendite erano buone, più per il suo nome che per le trame dei romanzi.
Un secondo film, tratto da uno dei suoi romanzi più di successo, fu bocciato dalla critica e il pubblico lo accolse altrettanto freddamente: fu un flop.

Giorgio si ritirò per un po’ dalla vita pubblica. I paparazzi erano sempre fuori dalla villa, cercando di intercettarlo dalle finestre, ma lui non si faceva vedere mai. Uscì ancora un paio di volte per il suo giro misterioso, ma dopo qualche mese, smise anche quell’abitudine. Viveva ormai come un recluso, tanto che dopo un po’, quasi ci si scordò di lui.

Giorgio Bruni, da poco diventato nonno – sua figlia Angelica aveva da poco avuto due gemelli – tornò sulla cresta dell’onda nel trentennale della pubblicazione del suo primo romanzo. Per l’occasione, venne pubblicata una versione rivisitata di quel romanzo e un nuovo libro inedito, che ebbe un successo clamoroso, tanto da vincere premi oltre Oceano e da suscitare l’interesse anche di un produttore di Hollywood.
I paparazzi si appostarono nuovamente fuori dalla sua villa per scattare foto a lui o alla sua famiglia, ma anche speranzosi che qualche VIP internazionale potesse passare di lì per chiedere una parte nel nuovo film. Si accorsero, però, che Giorgio aveva ripreso il suo vecchio giro.
Un paparazzo, tuttavia, riuscì a seguirlo per tutto il suo giro e scoprì che si fermava in una zona piuttosto malfamata di Milano, un quartiere noto per lo spaccio di sostanze stupefacenti e frequentato da gente che definire losca era riduttivo.
Riuscì a scattare delle foto, ma i volti non erano ben visibili, per la distanza e la penombra.
Riuscì comunque a piazzarle a un buon prezzo: le acquistò un giornale scandalistico, di quelli che si trovano abitualmente nelle sale d’aspetto, di quelli che si leggono in mancanza di altro da fare. Da delle foto così sgranate e sfocate sarebbe potuto sembrare chiunque, ma l’articolo a corredo sosteneva che sì, l’uomo ritratto a fare affari loschi era Giorgio Bruni, scrittore di fama ormai internazionale.
La cosa scemò in poco tempo, anzi, la notizia nemmeno si diffuse molto.
Ma la pulce ormai era viva e nell’orecchio di alcuni e la polizia iniziò le indagini.

Erano indagini informali, all’inizio: sentirono il paparazzo, andarono, in borghese, nella zona delle fotografie e cercarono la persona da cui Giorgio aveva comprato qualsiasi cosa avrebbe comprato. Per i primi mesi, tutto rimase in stallo e il fascicolo venne archiviato.
Nel frattempo Giorgio pubblicò un altro romanzo, meno bello del precedente, ma dai risultati comunque eccezionali.

Una sera, venne lasciato fuori da un pronto soccorso, sanguinante e con diverse ossa rotte. Ai medici che lo presero in cura disse di essere stato pestato, ma non sporse denuncia. La polizia, però, decise di riaprire il fascicolo e tornò a indagare. Questa volta la pista fu migliore: trovarono l’uomo che aveva venduto sostanze a Giorgio e le indagini accelerarono. Tanto che, una mattina, la polizia si presentò fuori dalla villa e prese Giorgio in custodia.
Nessuno rilasciò dichiarazioni e le note del giudice furono piuttosto vaghe.

Il giorno dell’udienza preliminare, la sala del tribunale era piena: da ogni parte d’Italia e persino da alcuni paesi esteri erano arrivati sostenitori, curiosi e anche qualcuno che Giorgio Bruni non l’aveva mai sopportato, giudicando come sospetto il suo inaspettato e incredibile successo. Il clima era teso, ma nessuno diede problemi.
Ci fu un gran vociale e molte fotocamere scattarono quando Giorgio Bruni, manette ai polsi, venne fatto entrare da una piccola porta laterale dell’aula. Qualcuno gridò il suo sostegno, qualcuno gridò un insulto, qualcuno urlò di fare silenzio.
Entrò il giudice, una donna di mezza età con i capelli rossi raccolti in una crocchia tenuta su da una matita rossa.
Si sedette e sbatté il martelletto, chiedendo ordine e silenzio in aula.
Poi, prese la parola l’accusa.

«Signor Giorgio Bruni, lei è qui oggi con un’accusa gravissima. Tutti ormai la conoscono, sanno del suo successo, delle sue opere e conoscono tutto della sua famiglia. Tuttavia, per anni, lei ha intrapreso dei misteriosi viaggi, cambiano mezzo più volte, tentando di far perdere le sue tracce e di lasciare indietro eventuali pedinatori – pedinatori che, in ogni occasione, hanno sempre fallito nel tentativo di inseguirla. Tranne una volta, un’unica volta che ha iniziato una sequenza di eventi che ci ha portati qui, in questa aula di tribunale. Io qui, in platea, e lei su quello scomodo sgabello di legno, dietro il banco degli imputati. L’accusa è tuttora ignota ai più, ma sia io che lei che il suo avvocato difensore che la giudice Ribotta ne siamo a conoscenza.»
Durante l’arringa, Giorgio teneva gli occhi bassi: non aveva il coraggio di guardare l’avvocato dell’accusa, né quelli del pubblico, né quelli di Raffaella, dei loro figli e dei nipoti, tutti seduti in prima fila, dietro l’avvocato della difesa.
«Avvocato Fiorella, se può per cortesia arrivare al punto…» chiese, già stanca, la giudice Ribotta.
«Ma certo, mi perdoni. Signor Bruni, l’accusa che le viene mossa è l’acquisto di sostanze allucinogene.»
Nella sala scese il silenzio, interrotto solo da qualche colpo di tosse involontario.
«Tuttavia» continuò sogghignando l’avvocato Fiorella «recenti indagini hanno rivelato dell’altro. Gli interrogatori di sua moglie hanno portato alla luce un’altra, scioccante verità. Le sostanze allucinogene non erano per lei. Quelle sostanze, lei le somministrava ai suoi figli per poi sfruttare i lor viaggi lisergici come spunto per i suoi romanzi! Non solo! Di recente avrebbe fatto la stessa cosa con i suoi nipoti, i figli di sua figlia!»
Il pubblicò sussultò. Poi ci fu un diffuso mormorio. Chi prima lo aveva insultato, riprese a insultarlo. Chi aveva chiesto il silenzio, si unì agli insulti. Chi lo sosteneva, ora era in silenzio, incredulo.
Raffaella aveva la testa bassa e le lacrime le stavano bagnando le mani che tenevano in grembo una nera borsa di pelle. Roberto, Angelica, Samuele e Marco guardarono la loro madre, increduli e furiosi. Lei non riuscì ad alzare la testa e tutti e quattro uscirono dall’aula, seguiti dai rispettivi partner e figli.
La giudice Ribotta sbatté il martelletto fin quasi a romperne il manico.
«Ordine! Ordine! Silenzio in aula! Sedetevi, sedetevi! Ordine!»
Ci volle qualche minuto prima che la folla si calmò nuovamente e tornò a sedersi composta. Il mormorio non si placò.
L’avvocato Fiorella riprese a parlare.
«Signor Bruni, queste sono le accuse che le vengono mosse. Il pubblico in aula sembra aver già deciso, ma la parola ora sta a lei.»
«Signor Bruni, come si dichiara?» chiese la giudice Ribolla voltandosi verso l’imputato.
Giorgio rimase fermo.
«Signor Bruni? Come si dichiara? Risponda!» incalzò la giudice.
Giorgio alzò la testa, incrociò gli occhi dei suoi figli, fermi sulla porta e disse al microfono: «Colpevole».


L’idea per questo racconto mi è venuta pensando ad Alice nel Paese delle meraviglie e a tutte le stranezze oniriche che racconta.

Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore.
#Racconti

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Thunderbird 148 sistema la posta che si bloccava e mette ordine tra i preferiti


Thunderbird 148.0 risolve il fastidioso bug della posta che si blocca dopo lo standby e introduce la gestione rapida dei messaggi preferiti.
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Thunderbird 148.0 mette una pezza su alcuni problemi che per molti utenti erano diventati piuttosto irritanti. Non si tratta di uno stravolgimento grafico, ma di una serie di affinamenti che rendono il postino digitale di casa Mozilla decisamente più affidabile nel quotidiano.

Addio ai blocchi dopo lo standby


Uno dei problemi più fastidiosi segnalati di recente riguardava la gestione della posta che, dopo la sospensione del computer o dopo una breve interruzione della connessione internet, smetteva semplicemente di controllare i nuovi messaggi costringendo l’utente a chiudere e riaprire il programma per sbloccare la situazione. Con la versione 148 questo bug è stato finalmente risolto, garantendo che il controllo delle email riprenda automaticamente senza fare i capricci.

Oltre a questa correzione tecnica, c’è una piccola ma utilissima novità per chi ama tenere tutto in ordine: adesso è possibile spostare i messaggi direttamente nella cartella dei preferiti con un click. Anche l’accessibilità ha ricevuto un occhio di riguardo, con una navigazione migliorata nelle strutture ad albero.

Sicurezza e account moderni


L’aggiornamento introduce il supporto al protocollo PKCE per gli account Yahoo, AT&T e AOL. In parole povere significa che l’autenticazione diventa più robusta e moderna, allineandosi agli standard richiesti dai grandi fornitori di servizi. Se state cercando un’alternativa per gestire i vostri messaggi con la massima riservatezza, magari integrando un servizio che faccia della crittografia il suo punto forte, potreste dare un’occhiata a Proton Mail che nella versione a pagamento permette di essere controllata anche da Thunderbird grazie al Proton Bridge oppure alla semplicità di Tuta che ha di recente rilasciato due estensioni per questo programma.

Ci sono poi buone notizie per chi usa account aziendali Exchange (EWS), dato che è stata introdotta l’autenticazione NTLM, una funzione che facilita la vita in contesti lavorativi specifici. Tra le altre correzioni minori troviamo miglioramenti al calendario e alla gestione dei filtri, oltre alla solita pulizia di vulnerabilità interne che rende il software più protetto contro eventuali attacchi informatici.


FONTE thunderbird.net


Tuta Mail e Tuta Calendar sbarcano su Thunderbird con due componenti aggiuntivi


Chi usa Thunderbird e Tuta sa bene che la crittografia end-to-end di Tuta rende impossibile collegarlo via IMAP come una casella di posta tradizionale. Da oggi però c’è un’interessante soluzione.

Il team di Tuta ha rilasciato due componenti aggiuntivi ufficiali per Thunderbird, uno per la posta e uno per il calendario. Installandoli compare un pulsante nella barra laterale che apre la web app di Tuta direttamente in una scheda del client. In pratica è come avere Tuta integrato dentro Thunderbird, con tutte le funzioni della versione web: email crittografate, calendario e, quando arriverà, anche Tuta Drive.

Non è una vera integrazione IMAP (quella resta tecnicamente incompatibile con la crittografia end-to-end), ma per chi lavora in Thunderbird tutto il giorno e vuole tenere la posta cifrata a portata di clic è un compromesso più che valido. Il login resta salvato come nella web app, senza doverlo reinserire ogni volta.

Se il concetto vi ricorda qualcosa, è perché Proton Mail affronta lo stesso problema con il suo Bridge, un’applicazione che crea un collegamento IMAP locale per usare la posta crittografata in qualsiasi client di posta. Due approcci diversi, stesso obiettivo: non costringere l’utente a rinunciare al proprio client preferito per avere la crittografia.

Entrambi i componenti aggiuntivi sono open source e disponibili nello store di Thunderbird. Il team ha anche ringraziato lo sviluppatore indipendente dmrhn, che aveva creato una versione non ufficiale del componente aggiuntivo e ha ispirato quella ufficiale.

Per chi volesse invece un’app nativa completa, Tuta offre il suo client desktop per Linux, Windows e macOS, che include anche importazione ed esportazione delle email.


FONTE tuta.com


#hot

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VLC per Android 3.7.0: nuovo equalizzatore e backup delle impostazioni rivisto


VLC per Android si aggiorna alla versione 3.7.0 con un equalizzatore completamente riscritto e un sistema di backup più completo. Attenzione: i vecchi backup non sono più compatibili.
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VLC per Android raggiunge la versione 3.7.0 con un paio di novità che chi usa l’app regolarmente noterà subito.

La novità principale è l’equalizzatore, riscritto completamente da zero. Rispetto alla versione precedente è ora possibile disabilitare i valori predefiniti e partire da un profilo completamente piatto, il che dà molta più libertà nella personalizzazione del suono. Che si voglia spingere i bassi, rendere le voci più nitide o creare un profilo su misura, il nuovo equalizzatore rende il tutto più semplice e flessibile.

Backup rivisto (ma incompatibile)


L’altro cambiamento importante riguarda il sistema di backup delle impostazioni, reso più completo e affidabile. Ora è possibile esportare e reimportare l’intera configurazione dell’app con maggiore precisione, utile per chi cambia telefono o reinstalla l’app.

C’è però un dettaglio da non trascurare: i backup creati con le versioni precedenti non sono più compatibili. Chi aggiorna dovrà esportare nuovamente le proprie impostazioni.

Sul fronte tecnico, la 3.7.0 aggiunge anche il supporto all’allineamento a 16 KB delle librerie native, un requisito introdotto da Android per i dispositivi più recenti.


FONTE dev.to


FONTE videolan.org

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Threema collabora con IBM Research per la crittografia post-quantistica


Threema annuncia una collaborazione con la divisione ricerca di IBM per implementare la crittografia post-quantistica nel suo protocollo. L'obiettivo è proteggere le comunicazioni dalle minacce dei futuri computer quantistici.
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Threema, l’app di messaggistica svizzera nota per il suo approccio alla privacy, ha annunciato una collaborazione con IBM Research per portare la crittografia post-quantistica all’interno del proprio protocollo di comunicazione.

La crittografia che protegge oggi le nostre comunicazioni si basa su problemi matematici che i computer attuali non riescono a risolvere in tempi ragionevoli. I computer quantistici potrebbero cambiare le carte in tavola, rendendo vulnerabili sistemi considerati sicuri da decenni. E il rischio non è solo futuro: dati cifrati oggi potrebbero essere intercettati e conservati da qualcuno in attesa di avere la potenza di calcolo per decifrarli domani.

Perché IBM Research


La scelta di IBM Research non è casuale: i suoi crittografi hanno contribuito a sviluppare due dei tre nuovi standard di crittografia resistente ai computer quantistici riconosciuti a livello internazionale. Signal e iMessage li stanno già adottando nei loro protocolli.

Fino ad oggi Threema era rimasta indietro su questo fronte. Un’analisi del DGAP (Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik) del 2024 la inseriva tra i servizi di messaggistica ancora privi di crittografia resistente ai computer quantistici, insieme a WhatsApp, Telegram e altri. Questa collaborazione segna quindi un cambio di passo importante per l’azienda.

I dettagli tecnici sull’implementazione non sono ancora stati condivisi, ma Threema afferma che la collaborazione punta a gettare le basi per comunicazioni sicure anche nello scenario post-quantistico, mantenendo i principi che hanno sempre caratterizzato il servizio: sicurezza senza compromessi e controllo totale da parte dell’utente.


FONTE threema.com


FONTE dgap.org

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Le app più scaricate su F-Droid: finalmente una classifica pubblica


Per la prima volta F-Droid ha una classifica pubblica delle app più scaricate. Termux in testa con 8 milioni, seguite da Aurora Store, Fennec e Fossify Gallery.
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Una delle cose che è sempre mancata a F-Droid è una classifica chiara delle applicazioni più scaricate. Almeno fino ad ora.

Torsten Grote, uno degli sviluppatori principali del progetto F-Droid, ha pubblicato F-Droid Top Downloads: una pagina che raccoglie e organizza le statistiche di download delle applicazioni presenti nel catalogo. Il progetto è open source (licenza GPL-3.0), ospitato su GitLab, e si basa sui dati raccolti dal sistema di metriche ufficiale di F-Droid. Questi dati arrivano dai log dei server di distribuzione e non contengono informazioni personali di alcun tipo.

Qualche sorpresa nella top 10


La soglia minima per comparire nella lista è di 50.000 download nell’arco di un anno, e le app sono organizzate sia per numero totale di download che per categoria. In cima alla classifica generale domina Termux con oltre 8 milioni di download, seguito dal client F-Droid stesso (6 milioni) e da Aurora Store (2,5 milioni). Subito dopo si trovano nomi prevedibili come Fennec (il Firefox di F-Droid), DAVx⁵ e Fossify Gallery. Tra le VPN, Proton VPN è al primo posto con oltre un milione di download, seguita da Mullvad.

Scorrendo la lista si scoprono anche app meno conosciute ma con numeri importanti: ArityCalc (una calcolatrice scientifica) è quarta assoluta con quasi 2 milioni di download, PipePipe supera NewPipe, e Seal (un downloader multimediale) si piazza nella top 15.

Perché è interessante


La classifica per categorie è particolarmente utile per chi cerca alternative. Volete un client email? Thunderbird domina con quasi un milione di download, seguito da K-9 Mail e Tuta. Cercate una tastiera? HeliBoard è la più scaricata dopo KeePassDX. Un lettore di ebook? Librera Reader straccia tutti con 1,3 milioni di download.

È anche un buon termometro della comunità: app come Obtainium (per aggiornare le app direttamente da GitHub) e Breezy Weather dimostrano che il pubblico F-Droid è tutt’altro che passivo nella ricerca di strumenti indipendenti.

La classifica completa è consultabile su grote.gitlab.io/fdroid-metrics-distilled e i dati vengono aggiornati settimanalmente. Il codice sorgente del progetto è disponibile su GitLab.


FONTE grote.gitlab.io


FONTE gitlab.com


FONTE f-droid.org

#hot

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oggi, 1 marzo 2026, a bologna, atelier sì: presentazione di “indumenti contro le donne”, di anne boyer


1 marzo 2026, presentazione di "Indumenti contro le donne", di Anne Boyer (TIC, 2026), tr. it. di June Scialpi
cliccare per ingrandire

A Bologna, oggi, 1 marzo, alle 17:30, negli spazi dell’AtelierSì, in via San Vitale 69, all’interno della giornata-evento-esposizione-installazione-perma(imma)nente-festa “Una sedia è una sedia non è una sedia è una non”, vol. 3, si presenta il libro Indumenti contro le donne, di Anne Boyer (Tic Edizioni, 2025), tradotto in italiano da June Scialpi, che ne parla insieme ad Anna Papa e Letizia Polini.

Il libro: ticedizioni.com/products/indum…

#AnnaPapa #AnneBoyer #AtelierSì #IndumentiControLeDonne #JuneScialpi #LetiziaPolini #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #Tic #TicEdizioni

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Dalla Svizzera giunsero in Ossola numerosi fuoriusciti antifascisti


La lotta di liberazione in Ossola incominciò subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con la formazione delle prime bande partigiane composte da vecchi antifascisti e militari sbandati, che iniziarono a contrastare le unità tedesche di occupazione a cui, dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana il 26 dello stesso mese, si aggiunsero quelle fasciste. Dopo una iniziale fugace comparsa di alcune SS, giunsero in Ossola reparti tedeschi di presidio, prevalentemente della Zollgrenzschutz, ovvero guardie doganali di confine e unità della Wehrmacht, che installarono i comandi all’Albergo “Corona” di Domodossola e in una villa a Masera, mentre la RSI schierò la Milizia Confinaria con la II Legione alpina “Monte Rosa” e distaccamenti della 29a Legione della Guardia Nazionale Repubblicana.
Superata la fase iniziale delle prime bande partigiane come il “Gruppo del Lusentino” poi “Banda Libertà”, vennero progressivamente a costituirsi formazioni sempre più organizzate sia dal punto di vista militare che logistico e, tra quelle operanti in zona, si possono ricordare la “Valdossola”, la “Valtoce”, la “Piave”, la “Beltrami”, l’8a “Matteotti” e le “Garibaldi”.
Tra le vicende di spicco della storia partigiana dell’Ossola, è da citare l’insurrezione di Villadossola dell’8 novembre 1943, una delle prime sollevazioni popolari in Italia e duramente soffocata dai nazifascisti, a cui seguirono fucilazioni e le prime deportazioni nei lager nazisti. Alcuni mesi dopo, il 13 febbraio 1944, ebbe luogo a Megolo – località della bassa Ossola – la battaglia in cui cadde con altri partigiani della sua formazione anche il capitano Filippo Maria Beltrami, uno degli iniziatori della lotta nell’alto novarese, che nonostante l’inferiorità numerica accettò comunque lo scontro con le forze attaccanti tedesche e fasciste. A fine maggio del 1944 salirono in montagna numerosi giovani, provenienti anche dalla Lombardia, che non avevano risposto ai bandi di arruolamento della Repubblica Sociale Italiana, rafforzando numericamente le forze di liberazione facenti capo al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Contro le formazioni partigiane, sempre più attive in una zona strategica come quella dell’Ossola, prossima al confine svizzero ed attraversata dalla ferrovia internazionale del Sempione, con numerose dighe, centrali e industrie chimiche e siderurgiche, vennero lanciati attacchi e rastrellamenti anche imponenti, come quello denominato Operazione “Köeln” che dal 10 giugno 1944 interessò la Val Grande – area oggi divenuta Parco nazionale – con obiettivo principale l’eliminazione della Divisione “Valdossola”, una delle più attive in zona. Nonostante il colpo subito, la Resistenza ossolana ricominciò ben presto a premere contro il nemico e mentre i Garibaldini espugnarono in alcune vallate diversi presidi, nel fondovalle con una serie di operazioni condotte dalle formazioni autonome “Valdossola” e “Valtoce”, oltre a quelle della “Piave” fra Cannobio e la Valle Vigezzo, si arrivò il 9 settembre 1944 a liberare anche Domodossola, centro principale della zona.
Di rilievo il ruolo del clero nella liberazione di Domodossola, in quanto furono il parroco della Città don Luigi Pellanda e quello di Masera don Severino Baldone a promuove un incontro per una trattativa fra comandanti tedeschi e fascisti e i capi partigiani: questo per evitare inutili spargimenti di sangue e vittime civili in caso di attacco e conseguenti combattimenti nel centro abitato. Così tedeschi e fascisti lasciarono Domodossola ai partigiani senza combattere, a patto di poter abbandonare la città solo con alcune armi ed i familiari al seguito, una scelta non condivisa dai Garibaldini per i quali «con il nemico non si tratta ma si combatte». Dionigi Superti, comandante della “Valdossola”, che insieme con la “Valtoce” e la “Piave” avevano costretto alla resa il presidio trattandone le modalità, ordinò anche a nome delle altre formazioni la costituzione di una giunta di governo per l’amministrazione del territorio liberato, designandone pure i membri, stante l’assenza di un CLN locale, disperso a causa delle persecuzioni, cedendo di fatto l’amministrazione ai civili, a differenza di quanto verificatosi in altre coeve zone libere. La Giunta Provvisoria di Governo di quella che successivamente agli eventi venne definita come la “Repubblica dell’Ossola”, si mise subito all’opera affrontando una vasta mole di lavoro non limitata alla risoluzione dei problemi contingenti, ma diretta a toccare argomenti e settori di rilevanza nazionali, proiettati nel futuro dell’Italia liberata, poiché si trattò di una vera e propria esperienza di autogoverno e anticipazione della auspicata democrazia postbellica. Dalla vicina Confederazione Elvetica giunsero in Ossola numerosi fuoriusciti antifascisti italiani, alcuni dei quali divennero poi membri dell’Assemblea costituente, di Governi e Parlamenti della Repubblica Italiana, uno per tutti Umberto Terracini segretario della G.P.G. e poi Presidente della Costituente e, significativamente, Giorgio Bocca scrisse che «Quanto a rinnovamento democratico fece più quella piccola repubblica in quarantaquattro giorni che la grande nei decenni seguenti» <1.
Con l’Operazione “Avanti” i nazifascisti scatenarono una massiccia offensiva, che vide la difesa partigiana su due fronti, ovvero la Bassa Ossola e la Valle Cannobina, ma la preponderanza delle forze dell’attaccante e l’assenza di aiuti da parte degli Alleati che avevano definito nel contesto bellico una “capocchia di spillo” la zona libera, portò nella seconda metà di ottobre del 1944 alla rioccupazione dell’Ossola, costringendo la Giunta quasi al completo, numerosi partigiani e molti civili a riparare oltre il confine svizzero, spesso inseguiti fino all’ultimo dagli avversari. Sabato 14 ottobre 1944 Domodossola fu rioccupata, gli attaccanti entrarono in una città deserta perché circa un terzo della popolazione, da 25 a 30 mila civili, aveva abbandonato l’Ossola per riparare in Svizzera, nel timore di rappresaglie che però fortunatamente non furono attuate. In Ossola si insediarono con compiti di presidio reparti del 15° Reggimento SS Polizei, la Brigata Nera Speciale di Formazione “Meattini” detta “Ministeriale” <2 con anche compiti di ricerca e recupero delle salme dei militi uccisi, sciolta a fine febbraio 1945, oltre alla Legione “Monte Bianco” della Milizia Confinaria. Successivamente l’Ossola vide l’arrivo di un’altra unità della Repubblica Sociale Italiana, che era stata costituita a Faenza nell’autunno 1943 come IV Brigata Nera Mobile “Achille Corrao”, inserita nel Battaglione “Ettore Muti” di Ravenna, già macchiatasi fin dall’inizio di crimini, violenze ed estorsioni e che con l’avanzare degli Alleati ripiegò verso Nord, prima in provincia di Verona a Nogara e poi a Orgiano nel vicentino, rimanendovi fino a gennaio 1945. La IV Brigata Nera Mobile “Achille Corrao”, Battaglione “Ettore Muti” Ravenna, a cui vennero poi aggregate due compagnie della B.N. “Ministeriale” rimaste in zona, giunse in Ossola il 21 febbraio 1945, installando presidi in Valle Anzasca, a Pieve Vergonte, a Vogogna, a Premosello, a Migiandone e a Ornavasso e pochi giorni dopo il suo arrivo si verificò l’uccisione di don Giuseppe Rossi, il 26 febbraio 1945.
La definitiva liberazione dell’Ossola, nel corso della quale venne pure salvato da sicura distruzione il tunnel del Sempione bruciando l’esplosivo immagazzinato a Varzo, ebbe luogo il 24 aprile del 1945, ad opera delle unità partigiane rimaste in zona dopo la rioccupazione dell’autunno precedente o rientrate dalla Svizzera ed il contestuale ritiro verso sud dei reparti tedeschi e della RSI, tra questi la Brigata Nera “Ravenna” in zona fino al 22 aprile 1945, che si portò prima ad Intra e poi traghettando il lago raggiunse Laveno e di qui a Turbigo nel milanese, dove i componenti si arresero ai partigiani. Diversi militi della “Ravenna” catturati dai partigiani furono giustiziati subito dopo la Liberazione a metà maggio e a guerra già finita, quattordici a Jerago nel varesotto ed altri undici che erano stati condotti a Unchio nel Verbano, mentre Raffaele Raffaeli comandante della Brigata Nera, il fratello Riccardo e il padre Natale riuscirono invece a raggiungere Novara con parte della colonna Stamm, consegnandosi agli Alleati ❤.

[NOTE]1 G. BOCCA, Una repubblica partigiana. La storia della Resistenza in Val d’Ossola nel settembre-ottobre 1944, Milano, Mondadori, 1972.
2 La Brigata Nera annoverava tra i suoi ufficiali anche Giorgio Almirante, futuro leader del Movimento Sociale Italiano.
3 “Fascisti, partigiani, repubblichini nel Castanese”, Fondazione “Primo Candiani” n. 54 di “Contrade Nostre” 2012. La pubblicazione riporta anche un elenco di 159 appartenenti alla B.N. arresisi ai partigiani, in cui compare tra altri
un Gramigna Domenico fu Giusto, nato a Riolo il 02/06/1922 di professione falegname, senza documenti: nel libro di don Angelo L. Stoppa “Il parroco Giuseppe Rossi eroe della carità”, alle pagg. 150 e 151 l’Autore cita tra i probabili esecutori del delitto un “… terribile milite, piccolotto di statura, detto ‘Gramigna’…”, che entrò in una casa “… prossima al sentiero dei Colombetti, per lavarsi le mani lorde di sangue”. Non è da escludere che il presunto soprannome fosse invece il cognome del milite. Il Gramigna venne arrestato nel giugno 1945 e processato l’anno successivo per reati commessi nel ravennate con condanna a 4 anni e 6 mesi e risarcimento danni, ma l’amnistia del gennaio 1947 gli eviterà il carcere, mentre nessuna imputazione risulta per eventuali crimini della B.N. in Ossola, dei quali era però competente da Corte d’Assise di Novara. Nell’elenco è poi citato anche Badiali Rodolfo di Domenico, nato a Faenza il 29/01/1910, di professione impiegato, senza documenti: si trattava del comandante del presidio di Castiglione della B.N. e che dopo la guerra fu processato, condannato ed incarcerato per i crimini commessi, compresa l’uccisione di don Rossi.
Pier Antonio Ragozza, L’Ossola dall’armistizio alla Liberazione, Atti del convegno diocesano “Don Giuseppe Rossi. Icona di un parroco martire”, Diocesi di Novara, Domodossola 27 aprile 2024
#1943 #1944 #1945 #Anzasca #Cannobina #confine #convegno #Diocesi #Domodossola #fascisti #fuoriusciti #Grande #guerra #Novara #Ossola #partigiani #Piemonte #PierAntonioRagozza #Repubblica #Resistenza #Svizzera #tedeschi #UmbertoTerracini #Valle

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gramigna / stefano gervasoni. 2022


[youtube=youtube.com/watch?v=fSlLH_-22P…]

Divertimento Ensemble · Sandro Gorli
Stefano Gervasoni, Gramigna
℗ 2022 Stradivarius

Ensemble: Divertimento Ensemble
Conductor: Sandro Gorli
Composer: Stefano Gervasoni
#DivertimentoEnsemble #Gramigna #music #musica #SandroGorli #StefanoGervasoni #Stradivarius

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Ti concedo rifugio, a Siracusa gli scatti dei fotografi palestinesi


«Essere palestinesi è una storia intrecciata di resilienza, dolore e speranza. Ogni fotogramma catturato porta il peso di una nazione che lotta per la giustizia e la pace. I fotografi documentano non solo la distruzione, ma anche lo spirito inflessibile del popolo palestinese, i bambini che giocano tra le macerie, la forza silenziosa delle madri e la fermezza di una comunità che si rifiuta […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/01/ti-c…

#fotografia #Gaza #mostraFotografica #Palestina #Siracusa

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il 25 maggio la premiazione dell’undecima edizione del premio di poesia elio pagliarani


Il 25 maggio al Palazzo delle Esposizioni di Roma si terrà la cerimonia di premiazione dell’edizione 2026 del Premio nazionale di poesia Elio Pagliarani.

(Un elenco delle opere ammesse alla partecipazione è qui: https://t.ly/EhxNE e tra queste verranno scelte le finaliste, che accederanno alla premiazione di maggio).
#PalazzoDelleEsposizioni #poesia #poesiaItaliana #poesiaItalianaContemporanea #premiazione #PremioDiPoesiaElioPagliarani #PremioElioPagliarani #PremioNazionaleDiPoesiaElioPagliarani #PremioPagliarani

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feminism, ix edizione, fino al 2 marzo


ilmanifesto.it/feminism9-libri…
#CasaInternazionaleDelleDonne #feminism #fiera #libri

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[Video] La frutta rimasta sospesa nella home di Pikmin Bloom! Oltre ad alcuni Pikmin che corrono sul posto #Pikminbloom #bug #c…


La frutta rimasta sospesa nella home di Pikmin Bloom!Oltre ad alcuni Pikmin che corrono sul posto#Pikminbloom #bug #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/02/video-la-frutta-rimasta-sospesa-nella.html
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La frutta rimasta sospesa nella home di Pikmin Bloom!
Oltre ad alcuni Pikmin che corrono sul posto

#Pikminbloom #bug #clip

Continua su Telegram ➡️ Vai al post

news.creeperiano99.it/2026/02/…

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Bandcamp semplifica la vita agli artisti: arrivano i crediti per gli autori


Bandcamp introduce i campi per autori, editori e codici delle opere: un aggiornamento utile per migliorare la gestione delle royalty e dei diritti digitali.
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Bandcamp ha aggiornato le opzioni di caricamento per artisti ed etichette, introducendo campi specifici per la gestione dei diritti d’autore. Da oggi è possibile inserire i nomi di compositori e parolieri, i dettagli degli editori e i codici identificativi dell’opera direttamente nelle pagine di gestione dei brani e degli album.

Questa modifica punta a risolvere il problema della tracciabilità delle royalty. Spesso, nel mercato digitale, la mancanza di metadati precisi rallenta o blocca il pagamento dei compensi a chi ha effettivamente scritto la musica, specialmente se diverso dall’esecutore materiale del pezzo.

Più ordine nella gestione dei diritti


L’aggiunta di questi dati (incluso il codice univoco ISWC) permette di collegare in modo preciso ogni traccia alla relativa opera depositata. Per chi gestisce cataloghi ampi o etichette indipendenti, si tratta di uno strumento fondamentale per garantire che i flussi di denaro provenienti dalle società di gestione dei diritti arrivino a destinazione senza errori.

Avere dati corretti alla fonte riduce la burocrazia e rende il profilo dell’artista più professionale agli occhi del settore.

Si tratta di un aggiornamento tecnico che non cambia l’esperienza dell’utente finale, ma che dà agli autori indipendenti gli stessi strumenti di controllo solitamente riservati alle grandi produzioni.


FONTE blog.bandcamp.com

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Flow 1.7.5: dirette, testi musicali ripensati e lotta al clickbait


Il frontend alternativo di YouTube si aggiorna con il supporto alle dirette, l'integrazione con DeArrow per rimuovere titoli e miniature clickbait, testi musicali più veloci e il backup delle impostazioni.
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Flow, il frontend alternativo per YouTube su Android, arriva alla versione 1.7.5 con un aggiornamento ricco che tocca parecchi aspetti dell’app.

La novità più curiosa è l’integrazione con DeArrow, l’estensione nata nell’ecosistema SponsorBlock che sostituisce titoli e miniature clickbait con alternative scritte dalla comunità. Si attiva dalle impostazioni del lettore e promette una navigazione decisamente più pulita. Chi è stanco dei titoli urlati e delle facce sorprese nelle miniature apprezzerà.

Dirette e musica


Arriva anche il supporto alle dirette streaming: i canali mostrano ora una scheda dedicata “Live” per trovare le trasmissioni in corso, con riproduzione basata su HLS per una resa più fluida.

Sul fronte musicale il sistema di recupero dei testi è stato completamente riscritto. La sincronizzazione parola per parola ora si appoggia a BetterLyrics e SimpMusic con elaborazione parallela, il che si traduce in tempi di caricamento sensibilmente ridotti.

Altre novità


Tra le aggiunte più pratiche c’è la possibilità di esportare e importare le impostazioni dell’app, utile per chi cambia dispositivo o vuole semplicemente un backup. I timestamp nelle descrizioni e nei commenti sono ora cliccabili per saltare direttamente al punto del video, e il motore di download è stato migliorato con scaricamento parallelo ottimizzato. Aggiornata anche la libreria di estrazione NewPipeExtractor alla versione 0.26.0.

Flow è gratuito, open source e richiede Android 5.0 o superiore.


FONTE github.com

#hot
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elenco delle opere edite e inedite ammesse alla partecipazione al premio di poesia elio pagliarani 2026


com stampa opere ammesse xi edizione premio pagliarani 2026
cliccare per ingrandire

Queste le opere ammesse alla partecipazione al premio. Comunicato definitivo

*

pagina del sito: premionazionaleeliopagliarani.…

cartella stampa del Premio Pagliarani: tinyurl.com/pagliarani2026
#elencoDelleOpereAmmesse #elencoDelleOpereAmmesseAlPremioPagliarani2026 #poesia #poesie #PremioDiPoesiaElioPagliarani #PremioDiPoesiaElioPagliarani2026 #PremioElioPagliarani #premioPagliarani2026 #premioPagliaraniPerLaPoesia

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Il caso di Tarek Dridi: una storia dannatamente normale. Ne parliamo con l’Avv. Leonardo Pompili


Intervista per approfondire quello che è successo e perchè l'accaduto ci riguarda tutti
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La vicenda giudiziaria di Tarek Dridi, arrestato poi condannato a più di 4 anni per resistenza a pubblico ufficiale nel contesto della iniziativa del 5 ottobre 2024 a Roma per la Palestina, ci porta a riflettere su diversi aspetti. Nella sua storia, purtroppo dannatamente normale di questi tempi, si intrecciano trattamenti giuridici discriminanti basati sull’appartanenza etnica e appesantimento delle condanne causato dalla generale torsione autoritaria perseguita con accanimento dal governo Meloni. Con l’Avvocato Leonardo Pompili, difensore di Tarek abbiamo voluto approfondire quello che è successo e perchè quello che sta succedendo a Tarek ci riguarda tutti oltre a fare alcune riflessioni generali sul momento che stiamo vivendo.

INTERVISTA ALL’ AVV. LEONARDO POMPILI

  • Possiamo ricostruire velocemente la vicenda giudiziaria di Tarek Dridi prima di entrare nel merito del perché sia importante conoscerla e farla conoscere?

Tarek è stato arrestato a seguito del corteo del 5 ottobre 2024, che fu uno dei primi cortei inerente la questione del genocidio in Palestina e che ha anche avuto la particolarità di essere una manifestazione particolarmente osteggiata e blindata tanto da essere inizialmente vietata. Sono stati comminati numerosi fogli di via a chi voleva recarvisi. Fogli di via peraltro spesso annullati in seguito dai vari Tar ma che nel frattempo erano stati comminati a delle persone. Una manifestazione connotata per essere stata molto ostacolata da parte delle istituzioni. Una situazione che ha portato poi anche a dei disordini. In questo contesto Tarek Dridi, che non era un militante politico o un attivista ma era comunque una persona che simpatizzava per la questione palestinese, vedendo la situazione di tensione fra gli studenti e gli agenti, in quel specifico momento, ha pensato di compiere un atto dimostrativo con le sue peculiarità. Bisogna tenere presente che stiamo parlando di una persona senza fissa dimora che ha vari problemi, anche di salute.

  • Per cui nel contesto di quella giornata, a dir poco controversa, Tarek viene arrestato e processato?

No, lui viene arrestato con un ordine di custodia cautelare nei giorni successivi, quando viene rintracciato. Gli viene data subito come misura il carcere. Viene accusato, processato ed in seguito condannato con l’accusa di resistenza aggravata. Reato che ricordiamo arriva a delle pene esorbitanti per com’è impostato con l’aggravante del numero delle persone, contestata sempre quando si è in manifestazione.

Tornando al caso di Tarek, lui viene accusato di resistenza aggravata nonostante abbia fatto tutto da solo. Come si vede nei video, al momento in cui compie atti di autolesionismo, cosa che per lui è un atto dimostrativo anche se certo eclatante, non era seguito da altri. Si trovava al di fuori della piazza, mentre tutta la manifestazione era all’interno visto che la zona era stata blindata.

Nella ricostruzione la polizia ha affermato che dapprima Tarek avrebbe scagliato delle bottiglie contro gli agenti, poi li avrebbe colpiti con un ombrello e alla fine si sarebbe tagliato per evitare l’arresto. In realtà dai video non si vede il lancio delle bottiglie ma solo che agita l’ombrello senza colpire. Inoltre il fatto di tagliarsi, che loro collocano alla fine dell’accaduto come se fosse posto in essere per evitare l’arresto, in realtà è il primo atto che compie come protesta. Conoscendo Tarek meglio in seguito, abbiamo capito che lui, essendo già stato detenuto, considera l’autolesionismo in qualche modo come uno dei pochi strumenti a disposizione per esprimersi. Sappiamo cosa succede ad esempio nei CPR dove non avendo giornali, radio o altre cose interne per farsi sentire molto spesso chi vi è rinchiuso si cuce la bocca e quant’altro.

  • Per cui, se abbiamo capito bene, Tarek Dridi non è stato arrestato in flagrante, sono andati a cercarlo, per capirci?

Sì, lo hanno cercato sulla base dei video. Era stato talmente eclatante quello che aveva fatto. Se si guarda il video effettivamente è un gesto estremamente inurbano, non certo bello da vedersi, però non si tratta di violenza nei confronti degli agenti. Questo era già esplicito dal video. C’è poi una parte del video che si fa fatica a chiamare violenza perchè Tarek fronteggia semplicemente la polizia con un ombrello in mano. Lui da solo contro un contingente. E’ più uno scimiottamento che una vera e propria resistenza. Non arriva a colpire nessuno. Questo è quanto è avvenuto.

  • Dopo aver ricostruito la dinamica reale di quello che è accaduto, parliamo della pesante condanna, 4 anni e 8 mesi, che Tarek ha subito in primo grado durante il rito abbreviato.

La condanna è stata emblematica. Molto elevata. La procura aveva chiesto tre anni e sei mesi. Il giudice lo ha condannato in abbreviato a quattro anni e otto mesi. Va detto che era partito da sette anni. Senza l’abbreviato gli avrebbe dato sette anni di carcere per aver agitato un ombrello e essersi tagliato. Sono veramente molti.

  • C’è altro da sottolineare che è avvenuto durante il processo?

Vorrei sottolineare un’altra cosa particolare del processo. Nonostante avessi depositato delle cartelle cliniche che attestavano i problemi di salute di Tarek utili per capire quanto è avvenuto, queste sono state completamente ignorate. Non è stata disposta a nessuna perizia seppur richiesta. Adesso abbiamo fatto appello per vari motivi. Sosteniamo che non c’è il reato, che non ci sono le aggravanti e quant’altro, ma ci soffermiamo anche sulla negazione della perizia. Per fortuna in appello c’è stata concessa la perizia da parte della Corte d’Appello, perché effettivamente c’erano le carte per poterla effettuare e quindi adesso stiamo aspettando il risultato. L’udienza d’Appello si terrà il 6 marzo 2026 e in quell’occasione sia il nostro consulente che il perito del della Corte d’Appello, dovranno dire se effettivamente i problemi di salute di Tarek hanno inciso in questo comportamento un po’ “scenografico” che ha avuto.

  • Proviamo a fare delle riflessioni su come la vicenda di Tarek si inserisca in un preoccupante quadro d’insieme. Il primo punto su cui forse vale la pena focalizzare l’attenzione è la pesantezza della condanna, che va inquadrata in un clima in cui tutti i decreti sicurezza promulgati dal governo Meloni puntano moltissimo sull’aggravare le pene per i reati di piazza. Si può leggere la vicenda di Tarek in questa luce?

Direi di sì. Quando si sono svolti i fatti che hanno portato all’arresto di Tarek non erano ancora in vigore i nuovi decreti. Per questo è importante sottolineare che la resistenza aggravata aveva già una pena molto elevata senza dover ricorrere a ulteriori aggravanti. Aggravanti che invece vengono continuamente riproposte e sbandierate, creando così un clima in cui tutto punta in quella direzione. Quando si insiste ed insiste su questo tipo di reati in un certo senso anche chi giudica sente l’aria che tira.

Per venire alla domanda, direi che quanto è successo a Tarek rientra a pieno nel solco della demonizzazione del dissenso di piazza, di cui anche il decreto sicurezza è figlio, peraltro all’epoca era già in discussione anche se come Disegno di legge. Il clima era quello.

  • Continuando a riflettere si potrebbe dire che questi decreti non sono semplicemente qualcosa che viene partorito nottetempo dal ministro di turno, ma inseguono in particolare alcuni reati, alcuni contesti? Sono alcune situazioni, in particolare quelle di piazza che sono al centro dell’attenzione? Per questo la vicenda di Tarek è emblematica?

Nei decreti sicurezza tendenzialmente c’è sempre qualcosa che riguarda le manifestazioni di piazza, come se fossero un problema all’ordine del giorno, quando poi se andiamo a vedere statisticamente le manifestazioni di piazza particolarmente conflittuali sono un paio all’anno. Non penso inoltre che rappresentino il vero problema del cittadino. Di fatto questi provvedimenti appaiono come scuse per aumentare il livello di repressione.

  • Nel nostro codice ci sono già un buon numero di reati che riguardano le manifestazioni di piazza.

Direi di sì, sono presenti a sufficienza.

Per anni abbiamo avuto l’impossibilità di applicare al reato di resistenza l’art. 131 bis del Codice Penale italiano che prevede la non punibilità per “particolare tenuità del fatto”, anche se adesso nel merito è intervenuta la Corte Costituzionale. Dall’altro lato per l’abuso d’ufficio era sempre permesso il ricorso al 131 bis, quindi l’assoluzione per “tenuità del fatto”, oltre che adesso – ed è a dir poco assurdo – l’abuso d’ufficio nemmeno c’è più, perché l’hanno abrogato.

E’ come se tendenzialmente lo Stato da una parte si autoassolve togliendo l’abuso d’ufficio, rendendo difficili le indagini sui reati commessi dalla polizia, come adesso con lo scudo penale, mentre dall’altro lato, per quanto riguarda il cittadino, vengono innalzate le pene per qualsiasi atto che venga considerato insubordinazione. Pensiamo per esempio all’introduzione come nuovo reato della resistenza passiva in carcere così come i reati d’opinione sono stati inseriti nel 4 bis, cioè nei reati ostativi, assurdo per dei reati che non dovrebbero quasi esistere in un ordinamento democratico.

Potremmo dire che c’è una tendenza verso il fatto di non avere nessuna tolleranza per il cittadino e quindi il dissenso è uno dei problemi da colpire, mentre dall’altro lato lo Stato si autoassolve continuamente.

  • C’è un altro aspetto della vicenda di Tarek Dridi che ci deve far riflettere: nel nostro sistema giustizia non è vero che il trattamento sia uguale per tutti. Nelle carceri si vede bene come determinate categorie di persone per la loro collocazione nella società, perchè il caso le ha fatte nascere da una parte invece che da un’altra, sono segnate, diciamo più chiaramente sono vittime di un trattamento diverso. In questo senso la vicenda di Tarek è emblematica. Quello che lui ha compiuto segnalava una difficoltà, una sua problematica che andava affrontata non certo con la detenzione ma con altri strumenti, diciamo sociali. Anche per quanto riguarda altri aspetti come la concessione di misure alternative la situazione di fragilità e precarietà di Tarek è diventata un problema. Questo peraltro, astraendoci un attimo dalla vicenda Tarek, è la stessa condizione che vale per moltissimi detenuti stranieri o persone a rischio di emarginazione che sono in carcere.

Viviamo in una società classista e la giustizia non può che essere lo specchio della società. Per esempio a Tarek, come a molti altri stranieri non viene garantito il gratuito patrocinio perchè non hanno materialmente il codice fiscale. E’ un orientamento, non tutti i giudici lo negano. In questi casi di conseguenza diventa tutto a carico del difensore, pensiamo all’estrazione di copia degli atti. Ed ancora a questi imputati è più difficile garantire un consulente. Di fatto viene ristretto il campo del diritto di difesa indebitamente. La stessa difficoltà e discriminazione avviene per le misure alternative. Per andare ai domiciliari serve una casa, se non ce l’hai, resti in carcere. Ed ancora per quanto riguarda le pene alternative (domiciliari o affidamento in prova), una delle prime cose che viene chiesto per poterne beneficiare è di solito che uno abbia un contratto di lavoro e abbia una casa. Ma se uno è un immigrato irregolare il contratto di lavoro non glielo possono fare perché non ha il permesso di soggiorno. Uno che vive per strada e magari ha commesso solo uno specifico reato ma che comunque non ha una casa, chiaramente non può chiedere i domiciliari. Tutto diventa difficile ed impossibile, scontrandosi con le differenze sociali. Chiaramente le difficoltà aumentano esponenzialmente se sei straniero.

  • In questo momento in cui le carceri sono piene di detenuti stranieri per reati legati agli stupefacenti tutto questo diventa come finire nelle sabbie mobili, un pantano da cui è molto difficile uscire.

E’ provato che le misure alternative alla detenzione favoriscono il calo della recidiva. Viceversa chi entra e resta in carcere, che volenti o nolenti è un po’ la “scuola del crimine”, poi di solito quando esce vi ritorna come in una specie di circolo dannato. Sono cose importanti da discutere per capire fino a dove arriva l’utilità rieducativa del carcere, ammesso che esista.

  • Siamo in un momento, a poche settimane dal voto per il referendum, in cui assistiamo ad una discussione pubblica, per molti aspetti volutamente fuorviante sulla giustizia. In conlusione di questa chiaccherata volevo chiedere proprio a te che fai parte di una nuova generazione di avvocati che spazio vedi per il vostro lavoro proprio nel momento in cui tutti i diritti conquistati anche in campo giuridico sono sotto attacco? Che spazi vedi per resistere e per contribuire ad un cambiamento?

Ci tengo a specificare che nel processo di Tarek ho affiancato l’avvocato Romeo, mio collega di studio, ma soprattutto avvocato di lungo corso e grande esperienza.

Noi avvocati sicuramente ingoiamo molti rospi. Mi spiego meglio.

Il singolo cittadino, o non cittadino nel caso dello straniero, che affronta un processo, vede chiaramente l’ingiustizia che lui subisce. Mettiamo il caso di Tarek: lo hanno condannato, lui vede questa ingiustizia, la subisce sulla propria pelle. Noi avvocati, soprattutto gli avvocati degli ultimi, non le subiamo sulla nostra pelle ma vediamo le ingiustizie di tante persone. Questa è una cosa che ha un suo effetto. In un periodo storico come questo, in cui le libertà sono a rischio, la percezione è ancora più evidente. A volte comunque riesci anche a toglierti qualche soddisfazione, come quando vai a prendere un detenuto che viene rilasciato. L’altro giorno hanno rilasciato un nostro assistito per il quale abbiamo dovuto lottare, andare in Cassazione per far affermare un principio di diritto basilare. Quando sono andato a prenderlo, vedere quella felicità è una cosa indescrivibile.

Perciò qualche soddisfazione ce l’abbiamo anche noi.

Oltre a questo, quello che ti spinge è il fatto d’aver scelto e continuare a scegliere di essere contro le ingiustizie e di non poter fare altrimenti. Penso sempre a quella frase, non ricordo più di chi, che dice “c’è poco che si può fare per la libertà ma quel poco che si può fare è necessario che lo si faccia”.

I fumetti riportati in copertina sono tratti dalla storia che Zero ha scritto per la rivista Internazionale (numero 1623 – anno 32, 2025) intitolata “La vendetta di Polifemo”.

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Appello internazionale per esigere misure di sicurezza urgenti a favore dell’Avv. Rey Gorgonio nelle Filippine.


E' necessario tenere alta l'attenzione sul paese perchè continuano le violazioni dei diritti
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E’ firmato da numerose organizzazioni internazionali l’appello che richiede misure irgenti di protezione dopo le minacce di morte arrivate nelle Filippine all’Avv. Rey Gorgonio, Presidente della Sezione di Negros Occidental della National Union of Peoples’ Lawyers (NUPL).

Le minacce di morte all’Avv. Rey Gorgonio sono arrivate per le sue attività assistenza legale e difesa dei diritti delle comunità agricole che si oppongono alle piantagioni su larga scala nell’isola di Negros Occidental e il suo lavoro in merito al trattamento dei detenuti.

Non si tratta di un caso isolato ma fa parte di un più ampio schema di intimidazioni ed attacchi contro chi si oppone a quello che succede nell’isola di Negros Occidental e nel paese in generale.

Nello specifico ricordiamo che le lotte contadine nelle piantagioni di canna da zucchero nell’isola di Negros Occidental nelle Filippine sono un conflitto che ha le sue radici nella disuguaglianza sociale profonda che vede da un lato la maggioranza della popolazione vivere in condizioni di povertà estrema e dall’altra un piccolo numero di proprietari terrieri che hanno concentrato nelle loro mani la proprietà dei terreni e di conseguenza la ricchezza che deriva dalle coltivazioni.

Oltre al fatto che il Rapporto stilato da una Missione internazionale pubblicato nel 2025 ha messo in luce il sistematico attacco che subiscono gli avvocati che si occupano di diritti umani o di temi considerati politicamente sensibili nelle Filippine. Attacchi che vanno dalla sorveglianza, alle minacce e intimidazioni fino ad arrivare a esecuzioni extragiudiziarie.

In conclusione con l’appello, dopo aver ricordato come la preoccupazione per la sicurezza dell’Avv. Gorgonio riecheggia precedenti attacchi contro gli avvocati di Negros, tra cui l’omicidio del 2018 dell’Avvocato Benjamin Ramos, ex Segretario Generale di NUPL–Negros, le organizzazioni firmatarie chiedono di:

1. Garantire misure di protezione immediate ed efficaci per l’Avvocato Rey Gorgonio e per coloro che lavorano con lui, in consultazione con lui e le sue associazioni professionali;

2. Condurre un’indagine tempestiva, imparziale e trasparente sulla minaccia di morte e sui fatti correlati, al fine di identificare i responsabili e chiamarli a risponderne

3. Garantire che gli avvocati non si vedano immediatamente accusati degli stessi reati dei loro assistiti e possano svolgere i loro doveri professionali senza intimidazioni, molestie o indebite interferenze;

4. Garantire l’indipendenza della professione legale e il diritto delle comunità a un accesso senza restrizioni all’assistenza legale, in linea con gli obblighi giuridici nazionali e internazionali.

Att. Rey Gorgonio_joint statement_27022026Download

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Una tre giorni a Napoli


Un pomeriggio, finito lo spazio compiti in oratorio, mi viene chiesto: «Vuoi venire a Napoli?». Ci penso un attimo, a Napoli non ci sono mai stato, quindi dico di sì, con la clausola che avrei comunque sentito anche Claudia, mia moglie. Torno a casa, ne parliamo, e accettiamo l’offerta. Due settimane dopo, siamo su un treno diretto alle pendici del Vesuvio.

Sabato 14


La gita di tre giorni parte maluccio: il treno di andata viaggia con 2 ore di ritardo per generici “problemi sulle linee dell’alta velocità” (in realtà, scopriamo facilmente, vari gruppi hanno sabotato le linee aeree; potevano dircelo anche dagli altoparlanti, è il 2026 tutti abbiamo internet in tasca, che senso ha nasconderlo?).

Arriviamo a Napoli e il clima è brutto: nuvoloso, minaccia pioggia e tira anche un po’ di vento. Tra il ritardo e un corteo di protesta su Viale Umberto I dobbiamo modificare il percorso pensato per il primo giorno per la comitiva, il che significa niente lungomare né Castel dell’Ovo.

Alloggiamo di fianco alla stazione e, passando per quartieri decisamente disastrati, arriviamo a Porta Nolana, una delle porte medievali ancora visibili a Napoli. Ci incamminiamo nelle stradine per tornare su Viale Umberto I, passiamo davanti alla sede dell’Università Federico II e arriviamo infine davanti al Maschio Angioino, imponente e isolato. Il tempo peggiora, si alza il vento e la pioggia cade incessante, quindi cerchiamo rifugio nella Galleria Vittorio Emanuele II, ma, ahinoi, piove talmente tanto che l’acqua entra in galleria. Dopo una breve spiegazione dei dintorni, il Don ci lascia del tempo libero.
Un'antica porta in mattoniPorta NolanaL'ingresso di un edificio, sormontato da un timpano in stile dei templi greciIngresso dell’Università Federico IIUn castello: in primo piano c'è una grossa gru giallaVista del Maschio AngioinoUn ingresso in pietra bianca ai cui lati ci sono due alte torri in mattoni scuriIngresso al Maschio Angioino
Io e Claudia ci fiondiamo a bere qualcosa di caldo e poi esploriamo un po’ i dintorni. Io mi munisco di cuoppo di frittura mista (buonissimo e super energetico calorico) e ci dirigiamo verso Piazza del Plebiscito. È praticamente buio, ma l’illuminazione del Palazzo Reale e del colonnato rende questa zona molto particolare, con una vista che, col sole, di sicuro non ha la stessa resa romantica del cielo colmo di nuvole.
Visitiamo la Basilica di San Francesco da Paola che è, nelle intenzioni e nella realizzazione, una copia in miniatura del Pantheon di Roma. Al suo interno ha delle statue bellissime, imponenti e austere.
Palazzi sormontati da una copertura a volte fatte da acciaio e vetroInterno della Galleria Umberto IVista interna di una chiesa a pianta circolare con il soffitto di pietraNavata principale della Basilica di San Francesco di Paola
Terminato il tempo libero ci riuniamo al gruppo e, sfidando di nuovo il maltempo torniamo in hotel per la cena.

Domenica 15


Domenica splende il sole. Quindi, belli pimpanti, si parte in direzione Duomo. Passiamo vicino a Porta Capuana e ci addentriamo su Via dei Tribunali, via parallela alla più nota Spaccanapoli e, come questa, costruita su un decumano minore di epoca romana. La strada è costellata di negozietti delle più varie categorie: alimentari, prodotti per la persona, gadget, cianfrusaglie… Ma finalmente cominciamo a vedere Napoli, forse la versione più stereotipata e conosciuta della città, ma quello che ti aspetti di vedere quando vai lì. È ancora presto, però – sono da poco passate le 9 di mattina – e tutto è ancora abbastanza tranquillo.

Dopo aver aiutato una delle signore del gruppo a cui, malauguratamente, si sono scollate le punte delle scarpe – un sentito ringraziamento al commerciante che ci ha regalato degli elastici per tentare di tenerle almeno insieme – arriviamo al Duomo, che si staglia imponente tra i palazzi moderni che lo circondano. Nuovamente, abbiamo del tempo libero prima della messa – dopotutto è un viaggio organizzato da un Oratorio – quindi io e Claudia andiamo a cercare un’altra specialità partenopea: la sfogliatella. Troviamo un bar poco lontano, ci sediamo e ordiniamo una sfogliatella riccia a testa. Ovviamente si rivelano buonissime, per quanto difficili da mangiare.

Giriamo un po’ per le vie, troviamo una strada con murali dedicati a donne famose della scienza e dell’arte e ci addentriamo nei vicoletti. Non posso fare a meno di notare quante santelle ci siano, praticamente a ogni angolo c’è un’edicola votiva dedicata alla Madonna, a Gesù o a qualche santo.
Un murale a rappresentare Frida KahloUn murale a rappresentare Michela MurgiaUn murale a rappresentare Rita Levi MontalciniUn murale a rappresentare Artemisia GentileschiUn murale a rappresentare Matilde SeraoUn'edicola votiva dedicata alla MadonnaUn’edicola votiva dedicata alla MadonnaUn'edicola votiva dedicata alla MadonnaUn’edicola votiva dedicata alla MadonnaUn'edicola votiva dedicata alla MadonnaUn’edicola votiva dedicata alla Madonna
Torniamo verso il Duomo e prenotiamo la visita alla Basilica di Santa Resituta, che si può visitare solo entrando prima nel Duomo, dato che il Duomo è stato costruito abbattendo l’ingresso della vecchia Basilica che è ora annessa. La vecchia Basilica è un gioiellino, con opere d’arte magnifiche, a partire dalle sculture lignee che circondano l’altare, fino al mosaico di epoca bizantina che orna una delle cappelle laterali.
Navata principale del Duomo di NapoliNavata della basilica di Santa RestitutaCappella decorata con mosaici nella basilica di Santa RestitutaCupola affrescata nella basilica di Santa Restituta
Per il pranzo ci sediamo fuori da una pizzeria, Dal Presidente, che, scopriremo poi, è piuttosto rinomata. Mentre aspettiamo le nostre pizze, controllo un po’ cosa c’è da fare in zona e scopro che, a pochi passi dal nostro tavolo, c’è un’opera di Banksy, la Madonna con la pistola.
Mangiamo la pizza che è molto diversa da quella che fanno da noi al Nord: è sottilissima, quasi un foglio di carta, molto bagnata, ma buonissima. Concludiamo il pasto con un sorbetto e torniamo al punto di ritrovo della comitiva.
Una pizza con prosciutto, basilico e una mozzarellaMurale "Madonna con la pistola" di Bansky
Ci spostiamo quindi verso la chiesa di Santa Chiara dove incontriamo Giovanni, la nostra guida per il pomeriggio. Dopo averci rassicurato sulle recenti notizie del bradisismo dei Campi flegrei – Giovanni è vulcanologo che, nonostante tutto, abita dentro una caldera (vallo a capire) – ci porta in un breve tour che tocca Spaccanapoli, San Gregorio Armeno e le vie del centro per riportarci alla chiesa del Gesù Nuovo. Dopo la delusione nel trovare Santa Chiara chiusa – aprirà, scopriamo da un mendicante che, probabilmente, stanzia lì spesso, mezz’ora dopo l’orario indicato dai cartelli – ci spostiamo verso la Cappella Sansevero.
Dentro ci sono alcune delle statue più belle che io abbia mai visto: oltre al famosissimo Cristo velato, mi colpiscono in particolar modo Pudicizia e Disinganno. Nella sala successiva, si trovano due rappresentazioni del sistema circolatorio di un uomo e una donna, creati con fil di ferro, di una precisione impressionante.
Navata principale della cappella di San Gennaro nel Duomo di NapoliFrammento di una bomba inesplosa che colpì la Chiesa del Gesù Nuovo. A fianco una stele a ricordo dell'accaduto.Navata principale della Chiesa del Gesù NuovoCupola affrescata della Chiesa del Gesù Nuovo
Usciti dalla Cappella Sansevero, ci dirigiamo verso la Chiesa di Santa Chiara che è finalmente aperta, ma la troviamo molto spoglia, poco valorizzata.
Troppo stanchi per proseguire oltre, ci fermiamo per comprare dei ricordini e poi, con calma, torniamo in hotel.

Porta Capuana di notte

Lunedì


Lunedì il tempo è nuovamente incerto, ma sembra reggere. Ci dirigiamo verso il chiostro di Santa Chiara, ma questa volta decidiamo di prendere la metro per vedere la fermata di Toledo. La metro è ordinata e pulita e, prendendola alla stazione, troviamo anche parecchie persone in attesa, ma in un numero adeguato al mezzo, quindi non viaggiamo schiacciati come sardine per le quattro fermate che ci dividono dalla destinazione.
La fermata di Toledo è decorata con mosaici che richiamano l’epoca bizantina ed è famosa per il lungo buco che, dalla superficie, arriva fino al piano dei binari, a circa 44m sottoterra.

Soffitto blu e bianco della stazione di Toledo della metropolitana di Napoli

Torniamo verso Santa Chiara e visitiamo il chiostro, una straordinaria opera tutta decorata con piastrelle sui toni del giallo che sono vere e proprie opere d’arte – tanto che non si possono toccare.
Panchina con piastrelle coloratePiastrelle colorate con una rappresentazione di un episodio biblicoChiostro del Monastero di Santa Chiara
Ci spostiamo quindi verso la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, dove vediamo brevemente i lavori di restauro di un gruppo scultoreo sulla morte di Cristo, vediamo la bellissima sagrestia decorata da Giorgio Vasari e poi l’ipogeo, dove sono conservate le nicchie di scolatura – pratica per cui i cadaveri venivano appesi e lasciati a decomporsi prima di seppellire le ossa negli ossari.
Soffitto affrescato da Giorgio Vasari nella sacrestia di Sant'Anna dei LombardiTeschio e teche nell'ipogeo della chiesa di Sant'Anna dei LombardiOrgano della chiesa di Sant'Anna dei Lombardi
Nuovamente abbiamo poco meno di un’ora per il pranzo prima della partenza del treno e mangiamo rapidamente un cuoppo mentre comincia nuovamente a piovere.

Cose belle


Le cose belle a Napoli sono tante: la solarità dei napoletani, la loro accoglienza, il loro cibo, l’incredibile vista sul Vesuvio, il profumo di cibo in ogni stradina, il chiasso, l’incredibile varietà di cibo da strada… sono tutto ciò che ti aspetti da Napoli e ti viene offerto esattamente come te lo aspetti

Cose meno belle


L’immagine di Napoli risente soprattutto dei pregiudizi che si porta dietro da anni se non decenni. Ma per una città così grossa mi sarei aspettato un po’ più di cura, invece i palazzi sono trasandati, scrostati, lasciati a sé stessi, sembra di essere sempre in periferia, i palazzi sono così vicini che se uno starnutisce rischia di fare ammalare quello che abita davanti, visitarla da pedone è pericoloso, non tanto per la paura dei furti, ma perché per le automobili si è invisibili, i semafori pedonali durano 5 secondi (letteralmente: si parla sempre di Milano, ma Napoli non sta messa meglio). È una città molto lontana da quello a cui sono abituato, tanto che qualche volta avevo il dubbio se fossi ancora in Italia.

Ed è un peccato, perché Napoli ha un potenziale grandissimo, da quanto ci ha detto la guida ci sta anche provando a sistemare i vari quartieri malfamati. Ma quando ci ha spiegato cosa è stato sistemato la fatto in un modo molto particolare: ci ha detto che la malavita non è sparita, ma ha cambiato modus operandi, spostandosi dallo spaccio al settore immobiliare e a quello degli affitti brevi. E, per quanto sembra una buona notizia, per chi viene da fuori non può sembrare che un’arrendevolezza alla malavita organizzata.

Non so se tornerò a Napoli: c’è ancora tanto da vedere, da provare ed esplorare. Ma è troppo lontana dal mio ideale di città turistica per volerci tornare nel prossimo futuro.

Una saracinesca con un murale a rappresentare Pulcinella nella versione del film "Totò Sapore e l'invenzione della pizza'
#Blog #Napoli #viaggi

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Notion 3.3 lancia gli agenti IA autonomi: gratis fino a maggio, poi si paga


Notion introduce i Custom Agents, agenti IA che lavorano in autonomia collegandosi a Slack, Figma, Linear e altri strumenti. Gratuiti fino al 3 maggio 2026, poi funzioneranno a crediti.
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Con la versione 3.3, Notion punta tutto sull’automazione e introduce i “Custom Agents”: agenti basati su intelligenza artificiale che, una volta configurati, lavorano in autonomia senza bisogno di intervento continuo da parte dell’utente.

Si descrive in linguaggio naturale cosa deve fare l’agente, si impostano i trigger o una programmazione oraria e lo si lascia girare. Gli agenti possono rispondere a domande ricorrenti su Slack, smistare richieste e assegnarle al responsabile giusto, generare riepiloghi giornalieri o settimanali attingendo dal contesto disponibile nei vari strumenti collegati.

Collegamento con servizi esterni


I Custom Agents si integrano con Slack, Figma, Linear, HubSpot, Notion Mail e Notion Calendar tramite il protocollo MCP. Questo permette loro di operare trasversalmente su più piattaforme, almeno in teoria. La configurazione avviene interamente tramite istruzioni testuali, e l’utente può scegliere anche il modello IA da utilizzare.

Notion dichiara che durante la fase di test sono stati creati oltre 21.000 agenti dagli utenti esterni, e che internamente ne utilizzano circa 2.800. I permessi si gestiscono come quelli di un qualsiasi membro del team, e gli amministratori hanno accesso ai registri di ogni operazione eseguita dagli agenti.

Il modello di prezzo


Qui c’è il punto da tenere d’occhio. I Custom Agents sono gratuiti fino al 3 maggio 2026, dopodiché funzioneranno a crediti, disponibili come componente aggiuntivo per i piani Business ed Enterprise. In altre parole: due mesi per abituarsi allo strumento, poi si paga. Una strategia ormai collaudata nel settore, che vale la pena considerare prima di costruirci sopra i propri flussi di lavoro.


FONTE notion.com

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Lavoro, come cambia nel 2026: dalla trasparenza retributiva alla "naked resignation", i 10 trend che rivoluzionano le imprese


Trasparenza salariale, AI integrata, settimana corta e naked resignation: nel 2026 il lavoro cambia profondamente. Ecco i 10 trend che stanno trasformando imprese, leadership e carriere
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Prendersi una pausa dall’ufficio in un momento di stress psicologico o un congedo per prendersi cura del proprio amico a quattro zampe? Oggi non è più eresia. Il mondo del lavoro sta, del resto, cambiando rapidamente: intelligenza artificiale, Generazione Z, fattori culturali e smart working stanno trasformando le consuetudini in ufficio a ritmi sempre più serrati. Così, tra nuovi ruoli professionali, nuovi atteggiamenti e applicazioni tecnologiche, anche le imprese devono stare al passo con i tempi. Lo stesso vale per i lavoratori e le lavoratrici: il mercato con il quale si devono confrontare non è mai stato così volatile. Siamo, insomma, ormai ben oltre la retorica del “grande ritorno in ufficio” dopo l’onda lunga della pandemia Covid-19, e dentro una nuova stagione di invenzioni lessicali, fenomeni sociali e abitudini professionali che rischiano di stravolgere culture organizzative e metodi di gestione. Dal task pausing alla naked resignation, passando per la new collar workforce e le nuove leave policies, diverse sono le novità che, in tutto il mondo e secondo le più importanti testate internazionali, segneranno il 2026.

“Queste nuove tendenze raccontano un cambio profondo nel rapporto tra persone e lavoro: non è più solo una questione di flessibilità, della quale si discute ormai da anni, ma di significato, trasparenza, autonomia e fiducia. I modelli organizzativi tradizionali non funzionano più per tutti. Le aziende che sapranno rivedere cultura, leadership e sistemi di gestione avranno un vantaggio competitivo concreto. Non si tratta di inseguire le mode, ma di ripensare il lavoro in modo strutturale”, ha commenta Debora Moretti di Zeta Service.


Si tratta, dunque, di fenomeni che non sono solo una moda passeggera. Sono sintomi di un mercato in trasformazione accelerata, dove tecnologie, valori generazionali e nuove aspettative di senso stanno riscrivendo le regole della produzione, della presenza e dell’identità professionale. Chi saprà interpretare questi segnali crescerà. Anche e soprattutto nelle funzioni aziendali dedicate alla gestione del personale.

Video IA e crisi di fiducia: le nuove professioni
La diffusione dei video generati dall’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il panorama digitale. Se da un lato la produzione di contenuti è diventata più veloce e accessibile, dall’altro cresce il problema della fiducia: distinguere tra reale e sintetico è sempre più complesso
TechpertuttiGuglielmo Sbano


“Nel 2026 le dinamiche del lavoro sono sempre più complesse e richiedono risposte strategiche da parte delle imprese - ha aggiunto Moretti - in questo contesto, servizi integrati di Human Resources (HR) e Payroll diventano fondamentali per accompagnare le organizzazioni nella costruzione di modelli sostenibili ed equi”.

HR Executive Club: un network di esperti in Risorse Umane


Proprio per affrontare le tematiche del cambiamento nel mondo del lavoro, Zeta Service ha dato vita all’HR Executive Club, un network riservato a chi in Italia ricopre ruoli direttivi nell’ambito HR e orientato a consolidare, grazie al confronto con HR Director delle principali aziende italiane, una cultura italiana delle Risorse Umane aggiornata ai temi più attuali. Il club ha celebrato il 6 febbraio scorso, al Talent Garden Calabiana di Milano, il suo secondo anno di attività, contando già un network di oltre 200 HR Director, una partecipazione al World Business Forum e 13 tavole rotonde svolte con 70 partecipanti, intorno a temi di tendenza nel mondo del lavoro quali Data decision making, AI adoption, Change management e Leadership empatica. Il calendario dei prossimi eventi è già online e, al centro di essi, molti dei trend 2026.

Samsung Galaxy S26 ufficiale: novità, specifiche e Galaxy AI
Samsung alza l’asticella dell’intelligenza artificiale mobile con la nuova serie Galaxy S26. Più intuitivo, più intelligente e progettato per semplificare l’esperienza quotidiana grazie a Galaxy AI di nuova generazione
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Quali saranno i possibili trend del 2026


Se modi e tempi dell’attività lavorativa stanno cambiando giorno per giorno, secondo l’esperta Francesca Verderio, di Zeta Service, ecco i 10 trend globali per il 2026 che stanno già trasformando le imprese e le giornate lavorative, rilevati anche dalle principali testate internazionali:

  • Progressive leave policies: lasciare l’ufficio non solo per malattia o se in attesa di un figlio o una figlia, ma, per fare alcuni esempi, la cura di un animale domestico o un appuntamento. Le aziende, infatti, sperimentano politiche leave innovative che puntano dritte al benessere e all’ingaggio delle persone, mettendone al centro i bisogni specifici, ascoltandole. “Le politiche di congedo stanno evolvendo perché stanno evolvendo le vite delle persone – commenta ancora Francesca Verderio – quando abbiamo introdotto il congedo mestruale in Zeta Service, ad esempio, avevamo in mente proprio questo: tenere conto dei bisogni reali, non solo di quelli previsti dalla normativa”;
  • New-collar workforce: come crolla il mito del “pezzo di carta” come unica chiave di ingresso. Come ha spiegato anche l’Harvard Business Review, i new-collar worker conquistano posizioni di rilievo basandosi sulle competenze concrete, non sui titoli. È un cambio di paradigma che rivendica merito e abilità, non pedigree;
  • Hushed hybrid: nonostante la grande corsa alla riapertura degli uffici, non sono poche le figure manageriali e le imprese che agevolano il modello ibrido, soprattutto a fronte di necessità particolari dei lavoratori e delle lavoratrici. Una modalità che può mettere davvero al centro il benessere delle persone;
  • trasparenza retributiva: entro il 7 giugno 2026 anche l’Italia darà attuazione alla Direttiva UE 2023/970, introducendo importanti novità in materia di trasparenza retributiva. Negli annunci di lavoro e durante i colloqui diventerà obbligatorio indicare la fascia salariale prevista; non sarà più consentito chiedere ai candidati informazioni sulla retribuzione percepita in precedenza e verrà meno il vincolo di segretezza sugli stipendi. Inoltre, i lavoratori e le lavoratrici avranno il diritto di ottenere dati sulle retribuzioni medie, suddivisi per genere;
  • AI use hiding: in tutto il globo, secondo Globenewswire, il 50% di chi lavora utilizza (senza rivelarlo a chi supervisiona) strumenti di intelligenza artificiale – spesso non ufficiali – per svolgere attività quotidiane. L’AI non è più un optional strategico: è il supporto invisibile che potenzia produttività e creatività;
  • Task pausing: la produttività (ormai dovrebbe essere un dato acquisito) non si misura in ore dedicate a un singolo compito, ma in sequenze perfette. Il task pausing è l’opposto della frenesia: significa saper fermarsi, riorganizzare le priorità, scegliere il momento giusto per agire. Non è rimandare per evitare: è decidere con consapevolezza quando intervenire per essere più efficaci;
  • Calling-in-sick: la Gen Z non considera più la salute mentale un tema privato o un segnale di debolezza. Prendersi un giorno per un momento di forte stress non è più un tabù: è una richiesta implicita di riconoscimento del benessere psicologico come parte integrante del lavoro. Non è “fragilità”. È un cambio di paradigma. Per le aziende è un segnale forte: non basta parlare di wellbeing. Servono policy chiare, figure manageriali formate e una cultura che legittimi la vulnerabilità senza stigmatizzarla. Chi ignora questo trend rischia assenteismo silenzioso e disengagement strutturale;
  • Alone working: dopo anni di lavoro da remoto, per molte persone il rientro in ufficio non è solo logistico: è cognitivo ed emotivo. Rumore, open space, interruzioni continue: ciò che prima era “normalità” oggi può essere sovraccarico. Per questo sempre più aziende stanno ripensando gli spazi: aree di concentrazione, zone silenziose, possibilità di isolamento temporaneo. Il punto non è scegliere tra presenza e remoto, ma disegnare ambienti che permettano alle persone di alternare collaborazione e deep work. La produttività oggi passa anche dalla qualità dell’attenzione;
  • Remote spouse: il lavoro flessibile sta ridisegnando non solo le organizzazioni, ma le famiglie. Sempre più coppie riorganizzano carriere e geografie grazie al lavoro remoto: uno dei due sceglie di lavorare a distanza per sostenere la crescita professionale dell’altro. “La flessibilità – aggiunge Francesca Verderio - incide ormai sulle scelte familiari e di carriera - le aziende che offrono modelli realmente adattabili diventano più attrattive per talenti con percorsi dual career. Non è solo un tema HR: è strategia di competitività”;
  • Naked resignation: è una rottura netta con la logica della sicurezza a tutti i costi. È la risposta estrema a stress cronico, mancanza di senso e ambienti percepiti come tossici. Non è impulsività generazionale. È disallineamento profondo. Per le aziende è un alert: quando le persone preferiscono l’incertezza al contesto attuale, il problema non è il mercato del lavoro. È la cultura interna. Retention oggi significa: chiarezza di obiettivi, ascolto reale, crescita visibile, carichi sostenibili.

Video generati dall’IA ovunque: crolla la fiducia online e il mercato crea nuove professioni


La produzione di video non è mai stata così rapida. Template, automazioni e intelligenza artificiale permettono oggi alle aziende di creare contenuti in pochi minuti, adattarli a più piattaforme e moltiplicarne la diffusione. Secondo il report The AI Ad Gap Widens di IAB, oltre l’80% delle aziende utilizza strumenti di IA per la creazione di advertising e contenuti digitali, con una forte concentrazione proprio sui formati video.

Il problema: troppi contenuti, meno credibilità


Questa accelerazione ha però un effetto collaterale sempre più evidente: l’appiattimento dei linguaggi. I video si somigliano, seguono gli stessi schemi visivi, replicano format riconoscibili. Una parte crescente dei consumatori, in particolare tra Gen Z e Millennial, dichiara di riconoscere i contenuti generati artificialmente e di percepirli come meno credibili e meno coinvolgenti. In un flusso continuo di immagini costruite, acquistano valore i contenuti che restituiscono contesto, presenza e realtà.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


La questione riguarda direttamente le strategie di comunicazione delle aziende. Se l’intelligenza artificiale consente di aumentare la produzione, l’attenzione delle persone si concentra su ciò che appare reale, su video capaci di mostrare luoghi, persone e situazioni non standardizzate. Questa trasformazione non incide solo sul modo di comunicare dei brand, ma anche sul lavoro che ruota attorno al video digitale, favorendo la nascita di competenze e ruoli professionali orientati all’autenticità e alla produzione sul campo.

Dalla crisi alla trasformazione: il mercato reagisce


Proprio per questo si stanno affermando profili professionali che non provengono necessariamente da percorsi accademici tradizionali, ma che sviluppano competenze operative attraverso l’esperienza diretta e il lavoro sul campo. Si tratta di figure capaci di utilizzare linguaggi nativi dei social, strumenti semplici come lo smartphone e tempi di produzione rapidi, rispondendo alla domanda di contenuti autentici da parte delle aziende.

Nasce la figura dello Snapper


Snap Marketing, agenzia innovativa specializzata in short video, che dal 2026 è parte di CreationDose, gruppo Italiano sulla CreatorEconomy, ha strutturato una serie di iniziative - i Bootcamp - per formare giovani professionisti su queste competenze. Attraverso percorsi pratici e concentrati sull’esperienza diretta, nel 2025 oltre 100 ragazze e ragazzi hanno acquisito competenze immediatamente applicabili nella produzione di video brevi per piattaforme social. Da questi percorsi prende forma una nuova figura professionale, lo Snapper, un creator formato da Snap Marketing che realizza contenuti nativi per i social lavorando prevalentemente dietro la camera. I video vengono prodotti direttamente da smartphone, con un approccio rapido e operativo. La diffusione di questo ruolo riflette una trasformazione più ampia del mercato dei contenuti, sempre più orientato a formati autentici e replicabili su larga scala.

Durante i Bootcamp vediamo come molti giovani abbiano già familiarità con i linguaggi dei social e con la produzione di video brevi. Oggi questo formato è centrale nelle strategie delle imprese: secondo HubSpot, i contenuti short vengono condivisi oltre il 120% in più rispetto alle immagini statiche. Il ruolo dello Snapper nasce all’interno di questa evoluzione, come esito di competenze che i ragazzi sviluppano ogni giorno e che trovano spazio in percorsi formativi più pratici e immediati”, osserva Alessio Cinao, di Snap Marketing & Partner di CreationDose Group.


La crescita degli Snappers mostra come il lavoro nei contenuti digitali stia cambiando forma. Le competenze creative si orientano sempre più verso la rapidità, l’osservazione del territorio e la capacità di trasformare in contenuto ciò che accade nell’immediato, rispondendo a un’esigenza di autenticità che l’automazione, da sola, non riesce a soddisfare.

OPPO Watch S: smartwatch ultrasottile in acciaio
OPPO presenta Watch S, smartwatch dal design ultrasottile in acciaio inossidabile che combina eleganza, comfort e funzionalità smart evolute
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I 10 consigli per diventare un creatore di contenuti secondo Snap Marketing


1. Cura le basi tecniche: luce, audio e inquadratura

Una buona luce, un audio comprensibile e inquadrature chiare valgono più dell’attrezzatura. La qualità nasce dalla semplicità.

2. Punta sull’autenticità

Le persone riconoscono ciò che è vero. Mostrare situazioni reali, spontanee e credibili crea molta più connessione dei contenuti costruiti.

3. Cattura l’attenzione fin dai primi secondi

Il gancio iniziale è fondamentale: un dettaglio, un movimento o una frase forte possono cambiare la performance di un contenuto.

4. Mantieni un ritmo dinamico

Alterna campi diversi, micro-azioni e cambi di prospettiva. Nei video brevi ogni pochi secondi deve succedere qualcosa.

5. Monta in modo pulito e leggibile

Tagli netti, sottotitoli chiari e niente effetti superflui. L’obiettivo è trasmettere un messaggio in modo diretto, non complicarlo.

6. Racconta, non limitarti a riprendere

Anche pochi secondi possono avere una struttura narrativa. Un creator efficace costruisce un mini-racconto con un inizio, un’idea centrale e una chiusura.

7. Sii rapido

La velocità è una skill: saper pensare, girare e consegnare rapidamente rende un creator competitivo e affidabile.

8. Valuta il contenuto “da spettatore”

Esci dalla tua bolla e chiediti: “Se fossi un utente qualsiasi, guarderei questo video fino alla fine?” Questo mindset aiuta a creare contenuti efficaci, chiari e realmente ingaggianti.

9. Divertiti e porta energia positiva

Quando chi crea si diverte, si vede. L’energia passa nel contenuto e lo rende più naturale, fresco e coinvolgente.

10. Mostra un’attitudine empatica e professionale

Un creator lavora a stretto contatto con il cliente per ore: ascolto, calma, problem solving e rispetto delle consegne sono fondamentali quanto la tecnica. È questa combinazione che trasforma un creator in un professionista.


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Skyscanner rivoluziona i viaggi: treni e voli insieme in un’unica ricerca


Skyscanner introduce la ricerca combinata di treni e voli in un’unica piattaforma. Ecco come funziona la novità che semplifica la pianificazione dei viaggi
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Skyscanner amplia i propri servizi e introduce una novità destinata a semplificare la pianificazione dei viaggi: da oggi è possibile cercare treni e voli all’interno della stessa piattaforma, senza dover utilizzare siti diversi. Una mossa strategica che punta a rendere l’esperienza di viaggio più fluida, veloce e integrata, soprattutto per chi combina tratte ferroviarie e aeree nello stesso itinerario. La piattaforma ha, infatti, introdotto una nuova funzionalità che permette di confrontare treni e voli nello stesso risultato di ricerca. In pochi secondi si possono confrontare durata, prezzi e alternative, così che ogni viaggiatore possa scegliere la soluzione più adatta al proprio itinerario.

IA e PR: +129% entro il 2035 con la reputazione algoritmica
L’intelligenza artificiale sta ridefinendo le pubbliche relazioni. Con la reputazione algoritmica e l’analisi predittiva, il mercato delle PR potrebbe crescere del 129% entro il 2035. Ecco i 5 trend che stanno rivoluzionando il settore
TechpertuttiGuglielmo Sbano


“In qualità di piattaforma globale di viaggi, il nostro obiettivo è offrire ai viaggiatori la massima libertà di scelta e soluzioni sempre più complete per i loro itinerari - ha affermato Catriona King di Skyscanner - integrando i treni nella ricerca voli, mettiamo a disposizione ancora più opzioni per raggiungere le principali destinazioni, consentendo di confrontare facilmente tutte le alternative in un’unica piattaforma”.


Skyscanner integra treni e voli: come funziona la nuova piattaforma unica


  • confronto immediato: tempi di percorrenza e prezzi sono mostrati fianco a fianco, senza cambiare sito;
  • logica di visualizzazione: le opzioni ferroviarie compaiono quando rappresentano una valida alternativa all’aereo (viaggi diretti fino a 8 ore o con una sola semplice coincidenza). Le partenze devono rientrare entro 90 giorni dalla ricerca;
  • disponibilità: già attiva su una selezione di tratte nazionali e transfrontaliere da Regno Unito, Spagna, Italia, Germania e Corea del Sud.


Cos’è cambiato su Skyscanner


Skyscanner continua a innovarsi per semplificare la pianificazione e ampliare le opzioni di viaggio verso le destinazioni scelte. Inoltre, le ricerche condotte per Skyscanner mostrano che, in media, 1 viaggiatore su 4 desidera vedere le opzioni in treno accanto ai voli, e il 21% sarebbe più propenso a prenotare il treno se potesse confrontarlo direttamente con l’aereo.

“Stiamo iniziando con una selezione iniziale di tratte e nei prossimi mesi continueremo a testare il servizio e ad ampliarne progressivamente la copertura - aggiunge King - abbiamo già registrato segnali incoraggianti sulla domanda di viaggi per il 2026 e, integrando i treni nella nostra offerta, potremo intercettare in modo ancora più efficace questa crescita, rispondendo in maniera sempre più completa alle esigenze dei nostri viaggiatori”.


Quali vantaggi offre ai viaggiatori


La nuova funzionalità rende più semplici queste decisioni. Mostrando chiaramente in un unico spazio la durata del viaggio e il prezzo - incluse le opzioni ferroviarie che in genere hanno emissioni inferiori rispetto al volo - i viaggiatori possono capire immediatamente cosa funziona meglio per il loro viaggio. L’integrazione dell’opzione treno rappresenta l’ultimo passo nella missione di Skyscanner di aiutare i viaggiatori a fare scelte sicure e informate su come raggiungere la propria destinazione.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un cambiamento che può ridisegnare il travel tech


L’integrazione tra treni e voli segna un passo importante nell’evoluzione delle piattaforme di comparazione viaggi. Con questa mossa, Skyscanner non si limita ad ampliare le opzioni di ricerca, ma punta a diventare un vero hub multimodale capace di semplificare l’intera esperienza di pianificazione. In un mercato sempre più orientato alla flessibilità e alla combinazione intelligente dei mezzi di trasporto, la possibilità di confrontare soluzioni ferroviarie e aeree in un’unica interfaccia potrebbe ridefinire le abitudini dei viaggiatori digitali e rafforzare la competizione nel settore travel tech nei prossimi mesi.

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pod al popolo, #090: audio completo dell’incontro a napoli – alla libreria luce – su prosa, poesia, ricerca e “prima dell’oggetto” (déclic, 2025)


Come già accennato in un post precedente, molte sono state le linee di dialogo che si sono intrecciate in occasione dell’incontro presso la Libreria Luce, il 21 febbraio 2026, conversando – con Federica Iodice e Ciro Russo – di prosa, poesia, prosa in prosa, poesia in prosa, scritture di ricerca, situazione editoriale passata e presente, e – con opportune letture – di Prima dell’oggetto (déclic, Perugia, 2025). In conclusione di incontro, reading di tre partecipanti al laboratorio letterario ospitato dalla libreria: Kevin Del Cuoco, Amedeo De Chiara e GianMarco Ferone. È dunque una registrazione ricca di materiali quella che ora è possibile ascoltare su Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.

microparte di Napoli_ foto di MG_ 2026

(Prima dell’oggetto è qui: declicedizioni.it/prodotto/pri…)
#AmedeoDeChiara #audio #CarloSperduti #CiroRusso #déclic #egemoniaDelMainstream #FabianaRusso #FedericaIodice #GianMarcoFerone #KevinDelCuoco #LItaliaSommersaELaFranciaEmersa #laboratorio #LibreriaLuce #LuceLibreriaEmotiva #mainstream #narrazione #narrazioniBrevi #narresidui #Oggettistica #PAP #pap090Pap090 #podcast #poesia #poesiaInProsa #poesiaPerIlPubblico #poesie #PrimaDellOggetto #prosaBreve #ProsaInProsa #proseBrevi #ricercaLetteraria #scritturaDiRicerca #scrittureAnomale #scrittureDiRicerca #scrittureEslege #scrittureTransgeneriche #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline


link a saggi e materiali – dopo l’incontro alla libreria luce

23 feb. 2026


nell’incontro di sabato 21 a Napoli, per il quale ringrazio ancora l’invito e la generosità della Libreria Luce, e gli amici in dialogo Ciro Russo e Federica Iodice, ho citato due interventi, da cui ho tratto dei (temo tristemente esplicativi) elenchi di nomi. si tratta di questi due articoli/saggi del 2022:

“poesia per il pubblico”: generazioni e differenze (in poesia, scrittura, politica), a-k
(anche disponibile in pdf qui)
e
l’italia sommersa e la francia emersa: tre interrogativi e una constatazione
(in pdf qui)

sempre nella stessa occasione napoletana ho accennato a un’idea di postpoesia intesa non tanto come superamento o negazione della poesia, quanto (più ampiamente) come indifferenza sostanziale nei confronti delle segmentazioni/separazioni di genere. da tempo, chi fa un certo tipo di scrittura vede infatti il letterario come un flusso di materiali transgenerici, una iridescenza di testualità. non è casuale la moltiplicazione che il Novecento e questo primo quarto di XXI secolo hanno fatto dei nomi attribuiti e attribuibili alle opere stesse. in questo spero possa venire in soccorso questo post del 2021: slowforward.net/2021/06/23/nio…

*

sugli stessi argomenti possono essere forse non inutilmente consultati questi articoli (in ordine non cronologico):

slowforward.net/2025/08/28/lan… (2025)

slowforward.net/2023/04/23/il-… (2023)

slowforward.net/2020/07/14/res… (2020)

slowforward.net/2023/08/05/poe… (2023)

slowforward.net/2020/09/12/i-p… (2020)

ulteriore critica a Donzelli:
slowforward.net/2022/08/23/pos… (2022)

un testo fortemente autodescrittivo ma credo necessario per completare anche sul fronte politico una contestualizzazione delle mie proposte (e percezioni) della situazione italiana è questo (del 2020), che conclude il presente elenco: operavivamagazine.org/6070-2/
#deviazioni #differenze #frisbees #generazioni #generazioniEDifferenze #Gleize #iridescenza #JeanMarieGleize #LItaliaSommersaELaFranciaEmersa #LibreriaLuce #link #materialiTransgenerici #Nioques #Novecento #poesia #poesiaPerIlPubblico #politica #postpoesia #prosa #ProsaInProsa #scrittura #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca


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Photon 2.3.0: il volto alternativo di Lemmy diventa ancora più completo


Photon 2.3.0 è il client web alternativo per Lemmy: filtraggio per parole chiave, recupero automatico dei contenuti cross-server e interfaccia moderna. Ecco tutte le novità.
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Per chi frequenta Lemmy, l’interfaccia predefinita non è esattamente il punto forte della piattaforma. Funziona, per carità, ma non è mai stata il motivo per cui qualcuno si iscrive. Ed è proprio qui che entra in gioco Photon, un client web alternativo che prova a rendere l’esperienza su Lemmy un po’ meno spartana e un po’ più moderna.

Photon nasce come progetto open source dello sviluppatore Xyphyn e si propone come sostituto diretto dell’interfaccia standard. Massima densità di informazioni, minimo disordine visivo. Si installa come frontend separato per qualsiasi istanza Lemmy (noi ad esempio lo usiamo su Feddit.it, l’istanza italiana gestita da Le Alternative e Poliverso ed è possibile vederlo e usarlo su fdd.lealternative.net) e supporta praticamente tutte le funzioni dell’interfaccia originale, compresi gli strumenti di moderazione. Si può anche usare senza installare nulla, tramite l’istanza ufficiale su phtn.app, collegandosi con il proprio account di qualsiasi server Lemmy.

Cosa cambia nella versione 2.3.0


L’aggiornamento appena rilasciato porta con sé alcune novità interessanti. La più utile per l’uso quotidiano è il filtro per parole chiave e URL nei post: si possono nascondere contenuti in base a termini specifici, scegliendo se minimizzarli nel proprio feed oppure eliminarli del tutto dalla vista. Per ora funziona solo con i post e non con i commenti, ma è già un bel passo avanti per chi vuole ripulire la propria esperienza di navigazione.

L’altra novità che migliora sensibilmente l’usabilità è il recupero automatico dei contenuti da altri server. Fino alla versione precedente, aprendo un link che puntava a un’istanza diversa dalla propria, serviva un passaggio manuale per caricare il contenuto. Ora avviene tutto in automatico, rendendo anche la condivisione dei link molto più fluida.

È stata inoltre riscritta buona parte della logica di comunicazione con le API, cosa che non si nota direttamente ma che dovrebbe migliorare stabilità e velocità nel tempo. Le impostazioni su mobile sono state riorganizzate in categorie per renderle più raggiungibili, e ci sono vari interventi sulla reattività dei pulsanti che rendono l’interazione generalmente più piacevole.

Dove provarlo


Photon è software libero, rilasciato con licenza AGPL-3.0, e si può installare sulla propria istanza Lemmy tramite Docker. Per chi vuole semplicemente provarlo senza impegno, basta visitare phtn.appe accedere con le credenziali del proprio server Lemmy. Il codice sorgente è disponibile su GitHub.

Se invece vi interessa il mondo Lemmy e del fediverso più in generale, e magari vi serve un server su cui ospitare la vostra istanza, potete dare un’occhiata ai VPS Infomaniak o ai server Hetzner, entrambe opzioni solide e con data center europei.


FONTE fdd.lealternative.net


FONTE github.com

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GrapheneOS e Motorola insieme? Un leak alimenta il sospetto


Un leak rivela quella che potrebbe essere una partnership tra GrapheneOS e Motorola: il sistema operativo incentrato sulla privacy potrebbe presto girare anche su dispositivi non Pixel.
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Una slide interna di Motorola, finita per errore su Reddit e poi rimossa dai moderatori, mostra il nome di GrapheneOS elencato tra le soluzioni di sicurezza dell’azienda. Gli screenshot, però, continuano a circolare.

Già a ottobre 2025 si parlava di un nuovo produttore partner, e nei primi mesi del 2026 il progetto aveva confermato che un annuncio era imminente.

Quando potrebbe arrivare il primo dispositivo


Secondo quanto riportato da PiunikaWeb, l’annuncio ufficiale della partnership potrebbe avvenire al MWC 2026 di Barcellona. Per il dispositivo vero e proprio, però, bisognerà probabilmente attendere il 2027: i tempi di sviluppo sarebbero più lunghi del previsto, il che spiegherebbe anche la cautela del team nel confermare qualsiasi dettaglio.

Per chi non lo conoscesse, GrapheneOS è un sistema operativo Android modificato con un focus molto forte su privacy e sicurezza. Fino ad ora ha sempre funzionato esclusivamente sui telefoni Pixel di Google, sfruttandone i chip di sicurezza Titan M e l’avvio verificato. Espandersi a un altro produttore sarebbe un cambio di passo non da poco.

Dal canto suo, Motorola sta investendo parecchio in soluzioni per la sicurezza aziendale e la gestione del ciclo di vita dei dispositivi. Avere GrapheneOS nel proprio catalogo le darebbe un vantaggio concreto nel mercato della privacy, sia lato consumatori che aziende.

Nessuna delle due parti ha confermato ufficialmente nulla, ma con una presentazione interna che è già trapelata e i segnali accumulati negli ultimi mesi, sembra davvero questione di poco.

A proposito di privacy mobile: chi volesse iniziare a proteggere la propria navigazione anche senza cambiare telefono, può dare un’occhiata a Proton VPN, che funziona su qualsiasi dispositivo Android e offre anche un piano gratuito.


FONTE piunikaweb.com

#hot

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oggi, 28 febbraio, a frascati (roma) @ agarte: presentazione di “audio doc sound title” (folderol, 2025), a cura di pietro d’agostino


locandina_ sabato 28 febbraio, frascati, agarte, presentazione di audio doc sound title
cliccare per ingrandire

_

#Agarte #art #arte #AudioDocSoundTitle #FabioOrecchini #FrancescoCollacchi #fucinaDelleArti #MarcoAriano #PietroDAgostino #soundArt

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takesada matsutani: “stream”, performance at hauser & wirth, london, 17 may 2013


[youtube=youtube.com/watch?v=mdlKLnAc6H…]
#art #arte #HauserWirth #performance #stream #TakesadaMatsutani

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“takesada matsutani: glue” (lisa rovner for ‘ursula magazine’)


[youtube=youtube.com/watch?v=OSobbOjEIi…]

In a new feature exploring the physical matter of art-making, Ursula magazine invited filmmaker Lisa Rovner into the Paris studio of artist Takesada Matsutani to respond to a single material used by the artist.

Born in Osaka just before the Second World War, Matsutani was a key member of the ‘second generation’ of the influential post war Japanese art collective, the Gutai Art Association. This innovative group was focused on the merging human and materials properties to concretely comprehend abstract space. During this time and in the years since, Matsutani has developed a unique visual language of form and materials.

Inspired by the plastic quality of vinyl glue, the artist began working with this material in 1961—when it first became widely available in Japan—and has gone on to master it, transforming this commonplace substance into something magical that straddles the line between painting and sculpture. By applying the glue to canvas, letting it partially dry to form a skin and then manipulating it with air blown through a straw, hairdryers or fans, Matsutani brings the material to life—a principle central to Gutai. In some works, he leaves swollen convex shapes, while in others allows the glue to rupture and wrinkle, exploring the wide range of possible forms and tactile qualities of the substance. ‘The idea was something three dimensional, on the canvas,’ the artist explains. ‘An organic kind of shape.’

*

Takesada Matsutani’s exhibition of new works, ‘Combine’ was on view at Hauser & Wirth New York, 22nd Street, 3 February – 2 April 2022.

Lisa Rovner is a French American filmmaker based in London. Rovner has collaborated with some of the most internationally respected artists and brands including Pierre Huyghe, Liam Gillick, Sebastien Tellier, Maison Martin Margiela and Acne. Her first feature documentary ‘SISTERS WITH TRANSISTORS’ (2020) follows the story of electronic music’s female pioneers, composers who embraced machines and their liberating technologies to transform how we produce and listen to music today.

*

Hauser & Wirth is an international contemporary and modern art gallery with spaces in Zurich, London, Somerset, New York, Los Angeles, Hong Kong, Gstaad, St. Moritz, Monaco and Menorca.
#art #arte #documentary #Glue #GutaiArtAssociation #HauserWirth #LisaRovner #TakesadaMatsutani #UrsulaMagazine #vinyl

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Nasce Ente Paste: condivisione sicura e anonima di testi sensibili


Ente Paste è un nuovo servizio per condividere testi sensibili in modo sicuro e anonimo. Scopri come funziona e perché è perfetto per chiavi API, snippet di codice e note sicure.
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Ente ha appena lanciato Ente Paste, un nuovo servizio che promette di rendere più sicura la condivisione di informazioni sensibili. Con Ente Paste, puoi condividere chiavi API, snippet di codice, note o istruzioni in modo protetto e anonimo. Il servizio utilizza crittografia end-to-end, garantendo che solo tu e il destinatario possiate leggere il contenuto. Inoltre, non è necessario creare un account per utilizzarlo, il che aggiunge un ulteriore livello di privacy.

Una delle caratteristiche più interessanti di Ente Paste è l’accesso una tantum: una volta che il destinatario ha aperto il messaggio, questo viene automaticamente eliminato. Inoltre, il servizio offre una scadenza automatica dopo 24 ore, rendendolo ideale per la condivisione temporanea di informazioni sensibili.

Ente Paste è progettato per essere semplice e veloce, con un limite di 4.000 caratteri che lo rende perfetto per messaggi brevi ma completi. Il servizio offre anche protezione contro i crawler, evitando accessi indesiderati ai dati.


FONTE ente.io

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Ladybird inizia la transizione verso Rust, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale


Il browser open source Ladybird adotta Rust al posto del C++. Il primo componente portato è il motore JavaScript LibJS, con l'aiuto di strumenti AI per accelerare il lavoro.
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Il progetto Ladybird, il browser open source nato nel 2022 come fork di SerenityOS e guidato da Andreas Kling, ha annunciato l’adozione di Rust come linguaggio per sostituire progressivamente il C++ nel codice del browser.

Il team aveva inizialmente valutato Swift come alternativa, ma secondo quanto dichiarato da Kling l’interoperabilità con il C++ non ha mai funzionato in modo soddisfacente e il supporto alle piattaforme al di fuori dell’ecosistema Apple è rimasto limitato. Rust era già stato preso in considerazione nel 2024 e scartato perché poco adatto alla programmazione orientata agli oggetti tipica delle API web. A distanza di un anno, però, la scelta è ricaduta comunque su Rust per la maturità dell’ecosistema e le garanzie sulla gestione della memoria. La stessa direzione già intrapresa, peraltro, da Firefox e Chromium.

Il primo passo: il motore JavaScript


Il primo componente ad essere portato in Rust è LibJS, il motore JavaScript di Ladybird. In particolare sono stati riscritti il lexer, il parser, l’albero sintattico e il generatore di bytecode, circa 25.000 righe di codice. Secondo Kling, il processo di traduzione è stato accelerato con l’uso di strumenti di intelligenza artificiale (Claude Code e Codex), sotto la sua supervisione diretta. Il lavoro è durato circa due settimane, un tempo che lo sviluppatore stima sarebbe stato di diversi mesi senza assistenza automatizzata.

Il team dichiara zero regressioni sui 52.898 test della suite test262 e sui 12.461 test interni di Ladybird, con output identico byte per byte rispetto alla versione C++.

Il prosieguo


Lo sviluppo del motore del browser proseguirà in C++. Il porting verso Rust è presentato come un’attività parallela e graduale, gestita dal team principale. La convivenza tra i due linguaggi avverrà attraverso confini di interoperabilità definiti.


FONTE ladybird.org


FONTE github.com


#hot
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Video generati dall’IA ovunque: crolla la fiducia online e il mercato crea nuove professioni


La diffusione dei video generati dall’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il panorama digitale. Se da un lato la produzione di contenuti è diventata più veloce e accessibile, dall’altro cresce il problema della fiducia: distinguere tra rea
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La produzione di video non è mai stata così rapida. Template, automazioni e intelligenza artificiale permettono oggi alle aziende di creare contenuti in pochi minuti, adattarli a più piattaforme e moltiplicarne la diffusione. Secondo il report The AI Ad Gap Widens di IAB, oltre l’80% delle aziende utilizza strumenti di IA per la creazione di advertising e contenuti digitali, con una forte concentrazione proprio sui formati video.

Il problema: troppi contenuti, meno credibilità


Questa accelerazione ha però un effetto collaterale sempre più evidente: l’appiattimento dei linguaggi. I video si somigliano, seguono gli stessi schemi visivi, replicano format riconoscibili. Una parte crescente dei consumatori, in particolare tra Gen Z e Millennial, dichiara di riconoscere i contenuti generati artificialmente e di percepirli come meno credibili e meno coinvolgenti. In un flusso continuo di immagini costruite, acquistano valore i contenuti che restituiscono contesto, presenza e realtà.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


La questione riguarda direttamente le strategie di comunicazione delle aziende. Se l’intelligenza artificiale consente di aumentare la produzione, l’attenzione delle persone si concentra su ciò che appare reale, su video capaci di mostrare luoghi, persone e situazioni non standardizzate. Questa trasformazione non incide solo sul modo di comunicare dei brand, ma anche sul lavoro che ruota attorno al video digitale, favorendo la nascita di competenze e ruoli professionali orientati all’autenticità e alla produzione sul campo.

Dalla crisi alla trasformazione: il mercato reagisce


Proprio per questo si stanno affermando profili professionali che non provengono necessariamente da percorsi accademici tradizionali, ma che sviluppano competenze operative attraverso l’esperienza diretta e il lavoro sul campo. Si tratta di figure capaci di utilizzare linguaggi nativi dei social, strumenti semplici come lo smartphone e tempi di produzione rapidi, rispondendo alla domanda di contenuti autentici da parte delle aziende.

Nasce la figura dello Snapper


Snap Marketing, agenzia innovativa specializzata in short video, che dal 2026 è parte di CreationDose, gruppo Italiano sulla CreatorEconomy, ha strutturato una serie di iniziative - i Bootcamp - per formare giovani professionisti su queste competenze. Attraverso percorsi pratici e concentrati sull’esperienza diretta, nel 2025 oltre 100 ragazze e ragazzi hanno acquisito competenze immediatamente applicabili nella produzione di video brevi per piattaforme social. Da questi percorsi prende forma una nuova figura professionale, lo Snapper, un creator formato da Snap Marketing che realizza contenuti nativi per i social lavorando prevalentemente dietro la camera. I video vengono prodotti direttamente da smartphone, con un approccio rapido e operativo. La diffusione di questo ruolo riflette una trasformazione più ampia del mercato dei contenuti, sempre più orientato a formati autentici e replicabili su larga scala.

Durante i Bootcamp vediamo come molti giovani abbiano già familiarità con i linguaggi dei social e con la produzione di video brevi. Oggi questo formato è centrale nelle strategie delle imprese: secondo HubSpot, i contenuti short vengono condivisi oltre il 120% in più rispetto alle immagini statiche. Il ruolo dello Snapper nasce all’interno di questa evoluzione, come esito di competenze che i ragazzi sviluppano ogni giorno e che trovano spazio in percorsi formativi più pratici e immediati”, osserva Alessio Cinao, di Snap Marketing & Partner di CreationDose Group.


La crescita degli Snappers mostra come il lavoro nei contenuti digitali stia cambiando forma. Le competenze creative si orientano sempre più verso la rapidità, l’osservazione del territorio e la capacità di trasformare in contenuto ciò che accade nell’immediato, rispondendo a un’esigenza di autenticità che l’automazione, da sola, non riesce a soddisfare.

OPPO Watch S: smartwatch ultrasottile in acciaio
OPPO presenta Watch S, smartwatch dal design ultrasottile in acciaio inossidabile che combina eleganza, comfort e funzionalità smart evolute
TechpertuttiGuglielmo Sbano

I 10 consigli per diventare un creatore di contenuti secondo Snap Marketing


1. Cura le basi tecniche: luce, audio e inquadratura

Una buona luce, un audio comprensibile e inquadrature chiare valgono più dell’attrezzatura. La qualità nasce dalla semplicità.

2. Punta sull’autenticità

Le persone riconoscono ciò che è vero. Mostrare situazioni reali, spontanee e credibili crea molta più connessione dei contenuti costruiti.

3. Cattura l’attenzione fin dai primi secondi

Il gancio iniziale è fondamentale: un dettaglio, un movimento o una frase forte possono cambiare la performance di un contenuto.

4. Mantieni un ritmo dinamico

Alterna campi diversi, micro-azioni e cambi di prospettiva. Nei video brevi ogni pochi secondi deve succedere qualcosa.

5. Monta in modo pulito e leggibile

Tagli netti, sottotitoli chiari e niente effetti superflui. L’obiettivo è trasmettere un messaggio in modo diretto, non complicarlo.

6. Racconta, non limitarti a riprendere

Anche pochi secondi possono avere una struttura narrativa. Un creator efficace costruisce un mini-racconto con un inizio, un’idea centrale e una chiusura.

7. Sii rapido

La velocità è una skill: saper pensare, girare e consegnare rapidamente rende un creator competitivo e affidabile.

8. Valuta il contenuto “da spettatore”

Esci dalla tua bolla e chiediti: “Se fossi un utente qualsiasi, guarderei questo video fino alla fine?” Questo mindset aiuta a creare contenuti efficaci, chiari e realmente ingaggianti.

9. Divertiti e porta energia positiva

Quando chi crea si diverte, si vede. L’energia passa nel contenuto e lo rende più naturale, fresco e coinvolgente.

10. Mostra un’attitudine empatica e professionale

Un creator lavora a stretto contatto con il cliente per ore: ascolto, calma, problem solving e rispetto delle consegne sono fondamentali quanto la tecnica. È questa combinazione che trasforma un creator in un professionista.


OPPO Watch S ufficiale: smartwatch ultrasottile in acciaio che punta su stile e comfort


Oppo ha annunciato il suo ultimo smartwatch, denominato Watch S. Lo smartwatch è caratterizzato da un design ultrasottile, in acciaio inossidabile, che unisce comfort e stile. Grazie al monitoraggio avanzato per gli sport più comuni e a un display ultra-luminoso da 3000 nit, Watch S è un potente compagno di fitness quotidiano, mentre funzionalità come la 60s Wellness Overview, il monitoraggio avanzato del sonno e la valutazione del benessere di mente e corpo aiutano chi lo indossa a rimanere in forma 24 ore su 24.

Cyberattacchi in Italia: +14,9% rispetto al mondo
Check Point Research rileva 2.403 attacchi informatici a settimana a gennaio, con un aumento dell’attività ransomware e l’uso crescente di GenAI per l’esfiltrazione dei dati
TechpertuttiGuglielmo Sbano

OPPO Watch S ufficiale: smartwatch ultrasottile in acciaio


Grazie alla sua struttura leggera, compatta e di alta qualità, il Watch S garantisce una eccellente indossabilità per tutta la giornata. Grazie all'avanzata tecnologia di impilamento dei componenti, che ottimizza l'uso dello spazio all'interno dell'orologio, il corpo ultrasottile in acciaio inossidabile misura 8,9 mm di spessore e pesa 35 g, rendendolo comodo da indossare, sia durante l'allenamento in campo sia durante un buon riposo notturno a letto. Lo stesso design, sottile e confortevole, si estende anche alle due diverse opzioni di cinturino dell'orologio. Per gli amanti dello sport alla moda, il cinturino in nylon intrecciato del modello Silver Gleam è leggero, traspirante e antibatterico. Questo presenta una colorazione giallo-verde a contrasto che si abbina perfettamente alla cassa argentata dell'orologio, creando un look fluido e dinamico. In alternativa, il cinturino in fluoroelastomero nero del modello Phantom Blackè realizzato ergonomicamente per seguire la curva del polso, garantendo una vestibilità morbida e confortevole.

Design ultrasottile in acciaio: eleganza e comfort


A completare le colorazioni di tendenza, una selezione di quadranti raffinati e flessibili per la personalizzazione. Il Watch S offre agli utenti oltre 350 quadranti personalizzati e una varietà di widget per adattarsi al loro umore, al loro stile e al loro outfit. A rendere questo stile brillante è uno schermo AMOLED da 1,46 pollici con una luminosità massima fino a 3000 nit, un rapporto schermo-corpo del 75% e una cornice sottile da 2,8 mm per un'ottima esperienza visiva.

Funzioni salute e fitness


OPPO Watch S amplia il suo supporto agli sport più popolari con dati completi che approfondiscono la comprensione delle attività consentendo a tutti, dai runner occasionali agli atleti agonisti, di migliorare le proprie prestazioni in modo sicuro ed efficace. Con oltre 100 modalità di allenamento e monitoraggio avanzato di 12 sport popolari, inclusi corsa, badminton, tennis e nuoto, il watch fornisce informazioni scientificamente comprovate che guidano movimenti più intelligenti e allenamenti più efficaci.

In particolare, per gli sport basati sulla corsa il Watch S è dotato della stessa dual-band GPS dei modelli flagship, assicurando un rilevamento della posizione preciso anche nelle condizioni più complicate. L’orologio offre diverse opzioni di monitoraggio della corsa: outdoor, indoor e corsa per bruciare grassi, e misura statistiche quali il tempo complessivo di corsa, le calorie bruciate e il battito cardiaco. Il wearable, inoltre, traccia le metriche di corsa come il tempo di contatto del piede con il suolo (GCT), l’oscillazione verticale, e il numero di battiti al minuto (LTHR), aiutando a ottimizzare la qualità della corsa, prevenire infortuni e gestire allenamenti intesi con una maggiore precisione.

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Display e interfaccia: esperienza visiva premium


Watch S è dotato di sensori di livello flagship che forniscono controlli e analisi sanitarie di prima categoria. Questi includono un sensore della frequenza cardiaca, un sensore che misura l’ossigeno nel sangue a 16 canali, e un sensore per la temperatura del polso. Questi componenti lavorano insieme per raccogliere dati corporei precisi, supportando ogni aspetto, dal monitoraggio quotidiano accurato alle analisi continue e approfondite sul benessere. Un punto di forza è la 60s Wellness Overview, che consolida nove indicatori chiave della salute in una valutazione con un unico tocco.

In un solo minuto è possibile acquisire parametri completi, tra cui frequenza cardiaca, saturazione dell'ossigeno nel sangue, livello del sonno e livello di stress psico-fisico, per ottenere una panoramica rapida ma dettagliata del proprio benessere fisico e mentale. Inoltre, la funzione Sleep Health Analysis traccia metriche come la frequenza cardiaca durante il sonno, e cambiamenti negli indicatori fisici anche durante brevi pisolini di 20 minuti. Grazie a queste letture, l'orologio genera report personali sul sonno che aiutano gli utenti a comprendere meglio i propri schemi di sonno individuali.

Autonomia e connettività


OPPO Watch S supporta sia dispositivi Android sia iOS e può essere associato fino a due smartphones contemporaneamente. La connettività con lo smartphone principale permette anche di sincronizzare i contatti, fare chiamate rapide, e accedere al controllo remoto della fotocamera direttamente dall'orologio per un'esperienza quotidiana più semplice. Nonostante la sua forma ultra sottile, lo smartwatch di OPPO non scende a compromessi quando si tratta dell'autonomia: la batteria da 330mAh consente fino a 10 giorni di utilizzo, mentre una rapida ricarica da 10 minuti dura tutto il giorno (dichiara il Brand), permettendo una maggiore tranquillità quando siamo fuori casa.

L'orologio è realizzato con una copertura in vetro curvo 2.5D dotata di bordo resistente agli urti e corpo in acciaio inossidabile. Questa combinazione assicura una maggior forza e resistenza alla corrosione, offrendo protezione che va ben oltre gli urti e i graffi di tutti i giorni. Grazie alla resistenza alla polvere e all'acqua IP68 e alla resistenza all'acqua fino a 5 ATM, l'orologio monitora in modo affidabile gli allenamenti durante il nuoto e altre comuni attività acquatiche in acqua dolce.

Prezzi e disponibilità


OPPO Watch S è disponibile da oggi in Silver Gleam e Phantom Black su OPPO Store al prezzo di 199,99 e nelle prossime settimane anche presso la distribuzione specializzata. In occasione del lancio, aggiungendo solamente 1,99 euro, sarà possibile acquistare un caricabatterie da 33W.


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elenco delle opere edite e inedite ammesse alla partecipazione al premio di poesia elio pagliarani 2026


com stampa opere ammesse xi edizione premio pagliarani 2026
cliccare per ingrandire

Queste le opere ammesse alla partecipazione al premio. Comunicato definitivo.

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cartella stampa del Premio Pagliarani: tinyurl.com/pagliarani2026
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LibreOffice Online riparte da zero: The Document Foundation riapre il progetto


LibreOffice Online riparte: la fondazione ha scongelato il progetto fermo dal 2022. Si riparte dal codice esistente, con l'obiettivo di una suite office web comunitaria e aperta a tutti.
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LibreOffice Online torna in vita. The Document Foundation ha deciso di riaprire il progetto che era stato messo in soffitta nel 2022, quando il consiglio di amministrazione dell’epoca aveva votato per congelarlo e archiviare il codice sorgente.

La decisione è arrivata a inizio febbraio dal nuovo consiglio, che ha revocato quei voti ritenendoli ormai superati. Le parole della presidente Eliane Domingos non lasciano molto spazio all’interpretazione: l’obiettivo è “avviare il percorso che porterà a una versione online della suite, fatta dalla comunità e per la comunità”.

Cosa cambia in pratica


Il repository di LibreOffice Online verrà riaperto ai contributi, anche se con le dovute cautele: fino a quando il team non lo riterrà sicuro e utilizzabile, ci saranno avvisi sullo stato del codice. Nel frattempo la fondazione invita sviluppatori e appassionati a contribuire con codice, tecnologie e tutto ciò che può essere utile a far ripartire il progetto.

Un punto va chiarito subito: The Document Foundation non ospiterà il servizio né offrirà supporto enterprise per LibreOffice Online. Quello resta compito dell’ecosistema commerciale che ruota attorno a LibreOffice. La fondazione mette a disposizione la tecnologia, chi vuole usarla, modificarla e ridistribuirla è libero di farlo.

È una notizia significativa per chiunque cerchi un’alternativa autogestita a Google Docs o Microsoft 365 Online. Collabora Online, che è basata proprio su una versione di LibreOffice Online, ha finora occupato più o meno da sola quella nicchia. Avere un progetto comunitario attivo potrebbe allargare le opzioni a disposizione, soprattutto per chi gestisce la propria infrastruttura con soluzioni come Infomaniak kDrive o un server personale su Hetzner.


FONTE blog.documentfoundation.org

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Discord rinvia la verifica dell’età globale e scarica Persona


Dopo le polemiche, Discord posticipa la verifica dell'età al secondo semestre 2026 e abbandona Persona. L'azienda ammette di aver comunicato male il progetto.
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Alla fine Discord ha fatto un passo indietro, almeno per ora. La piattaforma ha annunciato ufficialmente che il piano di verifica dell’età globale è rinviato al secondo semestre del 2026, ammettendo di aver gestito male la comunicazione e di aver lasciato intendere a molti utenti che selfie e documenti d’identità sarebbero diventati obbligatori per tutti. Non è un ritiro definitivo: Discord intende comunque procedere con il sistema una volta rivisto l’approccio. Nel frattempo, la verifica resta attiva solo dove la legge la impone, ovvero Regno Unito e Australia, con il Brasile che dovrebbe aggiungersi a breve.

Al centro delle polemiche c’è Persona, la società di verifica dell’identità utilizzata da Discord per un test nel Regno Unito. Persona è una startup specializzata in soluzioni KYC (Know Your Customer) e antiriciclaggio che si basa su controlli biometrici, ed è usata anche da Reddit, Roblox e OpenAI. Il problema è emerso quando gli utenti hanno scoperto, su una pagina di supporto poi rimossa da Discord attorno al 15 febbraio, che i dati di verifica potevano essere elaborati da Persona e conservati fino a sette giorni. Non proprio in linea con le rassicurazioni sull’elaborazione locale dei dati.

A peggiorare il quadro ci ha pensato un’indagine pubblicata dalla testata indipendente The Rage. Tre ricercatori di sicurezza hanno individuato il codice del frontend di Persona accessibile pubblicamente su un endpoint autorizzato dal governo statunitense, con circa 2.500 file che mostravano un’interfaccia capace di incrociare il riconoscimento facciale con segnalazioni finanziarie. Secondo i ricercatori, il sistema di Persona eseguirebbe 269 controlli di verifica distinti, compreso lo screening su liste di persone politicamente esposte e media relativi a terrorismo e spionaggio. Il tutto senza bisogno di alcun exploit: il codice era semplicemente esposto. Il CEO di Persona, Rick Song, ha dichiarato ad Ars Technica che la società non ha contratti con agenzie governative statunitensi, e che i dati raccolti durante il test con Discord sono stati cancellati subito dopo la verifica.

Il precedente del 2025


Le proteste non arrivano dal nulla. Nell’autunno del 2025 Discord aveva già subito una violazione dei dati che aveva esposto circa 70.000 immagini di documenti d’identità, a causa della compromissione di un fornitore terzo (5CA) utilizzato per il supporto clienti. Un precedente che ha reso gli utenti particolarmente diffidenti verso qualsiasi sistema che richieda l’invio di documenti personali alla piattaforma.

La Electronic Frontier Foundation ha criticato apertamente la scelta di Discord, sottolineando che la verifica dell’età obbligatoria va oltre quanto richiesto dalla legge nella maggior parte delle giurisdizioni e rappresenta, secondo l’organizzazione, un rischio sia per la privacy che per la libertà di espressione. Anche diversi creatori di contenuti con milioni di follower, come riportato dalla BBC, hanno dichiarato pubblicamente di non fidarsi del sistema e di non voler consegnare i propri documenti a Discord.

Cosa cambia adesso


Discord ha confermato di aver chiuso il test con Persona nel Regno Unito e di non voler proseguire la collaborazione. Come fornitore principale per la verifica dell’età verrà utilizzato k-ID, con un vincolo preciso: la stima dell’età facciale dovrà funzionare interamente sul dispositivo dell’utente, senza alcuna elaborazione biometrica nel cloud. L’azienda ha inoltre precisato che la “grande maggioranza” degli utenti non dovrà affrontare alcun controllo: un sistema interno stimerà l’età in base a fattori come l’anzianità dell’account, il dispositivo utilizzato e il comportamento sulla piattaforma. Solo chi non viene riconosciuto automaticamente come adulto dovrà procedere con selfie o documenti.

Tra le novità in programma, Discord prevede di aggiungere metodi di verifica alternativi come il controllo tramite carta di credito, anche se le leggi locali in Regno Unito, Australia e Brasile potrebbero limitarne la disponibilità. La piattaforma ha anche annunciato l’introduzione di canali “spoiler” come alternativa ai canali con restrizioni d’età, e la pubblicazione di documentazione tecnica, dettagli sul funzionamento della stima dell’età e metriche di trasparenza sui metodi utilizzati.

Resta il fatto che un dettaglio è passato piuttosto inosservato tra le varie rassicurazioni: Persona è finanziata anche da un fondo co-fondato da Peter Thiel, co-fondatore di Palantir, società nota per i suoi contratti nel settore dell’intelligence e della sorveglianza. Un particolare che, nel contesto di un sistema di verifica dell’identità destinato a centinaia di milioni di utenti, non ha certo contribuito a rassicurare chi nutre dubbi sulla destinazione finale dei propri dati.

Chi cerca strumenti più rispettosi della privacy per le proprie comunicazioni può valutare alternative come Proton Mail o Tuta, che offrono posta crittografata senza richiedere la cessione di dati biometrici per funzionare. Per la navigazione, un servizio DNS come NextDNS può aiutare a ridurre il tracciamento senza dover consegnare un selfie a nessuno.


FONTE theverge.com


FONTE eff.org


FONTE malwarebytes.com


FONTE fortune.com


FONTE zyphe.com


FONTE discord.com

#hot
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Brave Search resta l’unica alternativa per chi costruisce app con l’IA


Dopo la chiusura delle API di Bing e le azioni legali di Google contro lo scraping, Brave Search è rimasto l'unico indice di ricerca indipendente con API commerciali. L'azienda segnala una crescita esponenziale nel 2025.
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C’è stato un momento, nel 2025, in cui il panorama delle API di ricerca sul web si è ristretto in modo drastico. Microsoft ha chiuso le API pubbliche di Bing ad agosto, e pochi mesi dopo Google ha fatto causa a SerpApi, mandando un segnale chiaro a chiunque costruisse servizi basati sullo scraping dei suoi risultati. Due colpi che hanno lasciato un vuoto enorme.

A riempirlo, almeno per ora, c’è Brave Search. Come riporta il blog dell’azienda, il suo indice indipendente da 40 miliardi di pagine è oggi l’unica fonte di dati di ricerca commercialmente disponibile che non dipenda da Google o Bing. Una posizione che ha portato a una crescita esponenziale: la maggior parte dei principali modelli linguistici di grandi dimensioni si appoggia alle API di Brave per fornire risposte basate su dati aggiornati dal web, e per alcuni di essi è l’unica fonte.

Nuove API pensate per l’intelligenza artificiale


L’azienda non si è limitata a godere della situazione favorevole. Tra le novità più rilevanti c’è la LLM Context API, progettata specificamente per fornire ai modelli di IA contesto pertinente da fonti web verificabili. Brave sostiene che questa API alimenta già internamente “Ask Brave”, il suo servizio di risposte basato su intelligenza artificiale che gestisce circa 22 milioni di risposte al giorno. Secondo test interni, modelli open source meno potenti riescono a competere con (e a volte superare) modelli di punta come ChatGPT e Perplexity quando hanno accesso a dati di contesto di qualità migliore.

I nuovi piani tariffari sono stati semplificati: il piano “Search” include ricerca web, immagini, notizie, video e la nuova LLM Context API a 5 dollari per mille richieste. Il piano “Answers” aggiunge risposte elaborate e costa 4 dollari per mille ricerche più 5 dollari per milione di token.

Il tema della privacy


Un aspetto che distingue Brave dai concorrenti è la politica di conservazione dei dati. A differenza dei servizi di scraping che inoltrano le query a Google o Bing (esponendo di fatto i dati degli utenti ai sistemi di tracciamento di queste aziende), Brave offre ai clienti enterprise l’opzione “Zero Data Retention”: nessuna query viene conservata. Per chi sviluppa applicazioni in ambiti regolamentati è un vantaggio non da poco.


FONTE brave.com


FONTE brave.com


FONTE brave.com

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Treno Regionale 19475 con ETR425.053 Jazz in transito a Bolgheri – 15/07/2024


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