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Peergos, il filesystem cifrato peer-to-peer open source, si aggiorna alla versione 1.24 con un focus quasi interamente sulle prestazioni. I miglioramenti, secondo quanto riportato nel changelog, sono notevoli.
Il caso più evidente riguarda la ripresa degli upload interrotti. Per i file di grandi dimensioni, il meccanismo che cerca il punto di ripresa è passato da una scansione lineare a una ricerca per blocchi a otto rami, con un risultato che il team descrive come 5.000 volte più rapido. Per le cartelle grandi, il guadagno è nell’ordine di mille volte. Anche avviare un nuovo upload è più veloce rispetto alle versioni precedenti.
La cancellazione di cartelle grandi ha ricevuto lo stesso tipo di attenzione: eliminando alcune operazioni sequenziali e introducendo una nuova operazione di rimozione collettiva sulla struttura dati interna, i tempi scendono a circa un decimo rispetto a prima.
il team riporta un calcolo degli hash nel browser 8 volte più veloce su macchine con 8 core.Alcuni screenshot di Peergos
Con questa versione è possibile configurare l’URL del server direttamente dall’interfaccia delle app desktop e Android, senza dover intervenire manualmente sui file di configurazione. Utile soprattutto per chi vuole puntare a un’istanza personale senza passaggi aggiuntivi.
Aggiunto anche il rilevamento automatico della modalità scura di sistema.
Chi usa Flatpak su Linux dovrà rimuovere e riaggiungere le sincronizzazioni esistenti: a causa di un problema ora corretto, i percorsi locali non venivano conservati dopo un aggiornamento.
I gestori di istanze proprie devono aggiornare a Java 25, richiesto da questa versione per il supporto ai thread virtuali.
Il metodo di installazione raccomandato su Linux resta Flatpak, disponibile su flatpak.peergos.org.
We make resuming uploads of large directories 1000x faster, and resuming uploads of large files 5000x faster. Starting new uploads is also much faster. Deleting a large folder is 10x faster. Flatpa...GitHub
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A poche settimane dall’ultima patch, il team di Gitea ha rilasciato la versione 1.26.0, un aggiornamento importante che tocca sicurezza, usabilità e CI/CD.
Prima di tutto la sicurezza. Questa release risolve tre CVE: uno XSS memorizzato nel visualizzatore 3D (formato glTF), un problema nell’API di fork che permetteva di esfiltrare i segreti di un’organizzazione, e un bypass della protezione dei branch causato da un troncamento silenzioso durante l’elaborazione degli hook. Aggiornare è quindi consigliato.
Alcune delle aggiunte più utili riguardano la gestione quotidiana dei repository. È ora possibile scaricare un archivio zip o tarball riferito a una singola sottodirectory, senza dover scaricare l’intero albero dei file, comodo soprattutto nei monorepo.
Il browser dei file ha ora due voci contestuali: “Go to file”, per saltare direttamente a un file cercandolo per nome, e “Delete directory”, per rimuovere un’intera cartella dall’interfaccia web. Piccole comodità che risparmiano qualche passaggio.
C’è anche la generazione automatica delle note di rilascio direttamente dall’editor: Gitea compone il Markdown partendo dalle pull request unite e dai nomi dei contributori, in modo analogo a quanto già fa GitHub.
La parte più ricca di novità è quella dedicata ad Actions. I workflow possono ora dichiarare gruppi di concorrenza (concurrency), così i nuovi avvii cancellano o accodano rispetto ai job già in esecuzione. Attenzione: si tratta di un cambiamento che modifica il comportamento a runtime, da verificare sulle pipeline esistenti dopo l’aggiornamento.
Altre aggiunte: visualizzazione grafica delle dipendenze tra job, riesecuzione selettiva dei soli job falliti senza riavviare l’intero workflow, riferimento ad Actions e workflow riutilizzabili conservati in repository private, permessi configurabili per i token automatici e la possibilità di mettere in pausa o disabilitare singoli runner senza rimuoverli.
Gli admin trovano due strumenti nuovi: un banner globale visibile a tutti gli utenti, abbinato a una modalità manutenzione che permette di gestire gli accessi durante gli interventi, e i badge sui profili utente, utili per indicare ruoli o designazioni interne.
Sul piano tecnico, il toolchain frontend è migrato da webpack a Vite, con tempi di build più rapidi. L’editor integrato passa da Monaco a CodeMirror, scelta che riduce il peso dei bundle. È stato inoltre aggiunto un registro per lo stato Terraform, che consente di centralizzare la gestione dell’infrastruttura usando gli stessi controlli di accesso del codice.
Chi gestisce la propria istanza Gitea su un VPS dovrebbe procedere all’aggiornamento con la consueta procedura: backup, sostituzione del binario o aggiornamento del container Docker, riavvio.
Le note complete sono disponibili sul blog ufficiale.
We are thrilled to announce the latest release of Gitea v1.26.0.blog.gitea.com
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la fotografia credo sia recente, o relativamente recente. mentre il video si riferisce a un momento non troppo lontano dall’inizio del genocidio: donna e bambino sventolano degli stracci bianchi in segno di pace, e un cecchino israeliano uccide la donna. il bambino fugge via.
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Titolo: Note di Libertà
Autore: Jasmin Po
Il libro è in uscita. Tenetevi pronti!
Jasmin Po torna a stupirci. Se è vero che “nella botte piccola c’è il vino buono”, il suo terzo libro, “Note di libertà”, ne è la prova lampante: un piccolo tesoro che la scrittrice ha custodito nel cuore e che ora regala ai lettori in tutta la sua potenza.
Avevo già apprezzato il talento di Jasmin nella sua silloge poetica, ma con questo nuovo lavoro l’autrice ha davvero fatto faville. La storia segue le vite di Sara, Anna e Isabelle: tre donne inizialmente estranee, ma unite da un filo rosso invisibile: la lotta per i diritti e la ricerca della parità.
Nonostante un passato travagliato, queste tre protagoniste decidono di trasformare il dolore in azione, aprendo un centro di supporto per donne vittime di violenza. La loro missione, però, non sarà facile: il centro diventerà presto bersaglio di atti vandalici, aggiungendo una sfumatura di mistero a una narrazione già densa di coraggio e desiderio di riscatto.
“Note di libertà” è un libro di denuncia che usa parole forti e vere. Parla di quell’unione femminile che, purtroppo, spesso scarseggia nella realtà. È un’opera che troverà presto spazio anche nelle scuole, poiché affronta temi drammaticamente attuali che colpiscono da vicino le nuove generazioni.
Oltre alla violenza di genere, Jasmin affronta con delicatezza il tema dell’identità di sé. C’è un passaggio nel libro che racchiude un messaggio di immenso valore:
“Mi sento così distante da ciò che vedo sui social” – confessa una protagonista.La risposta che riceve è potente: “Non permettere ai canoni esterni di definire chi sei. Ogni cicatrice, ogni difetto è parte della tua storia.”
In poche righe, l’autrice analizza il senso dell’Io e come i social media o i programmi televisivi possano farci sentire inadeguati. Jasmin ci ricorda che la nostra unicità non deve essere sacrificata sull’altare di standard estetici artificiali.
Titolo: Note di LibertàAutore: Jasmin Po Il libro è in uscita. Tenetevi pronti! Recensione: "Note di libertà" di Jasmin Po – Un inno alla forza delleGloria Donati (Il Mago di Oz)
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Apple ha annunciato le date ufficiali della prossima edizione della Worldwide Developers Conference (WWDC): dall’8 al 12 giugno. L'evento, che Apple organizza annualmente, riunisce sviluppatori e sviluppatrici di tutto il mondo per una settimana all’insegna del confronto, della scoperta e dell’innovazione. Oltre a seguire l’esperienza online, developer e studenti avranno anche l’opportunità di celebrarne l’inizio di persona l’8 giugno, durante un evento speciale di apertura all'Apple Park.
Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giornoTechpertuttiGuglielmo Sbano
La WWDC26 punterà i riflettori sugli aggiornamenti per le piattaforme Apple, tra cui progressi nel campo dell’AI ed entusiasmanti novità in termini di software e strumenti di sviluppo. In linea con il costante impegno dell’azienda nel sostenere chi sviluppa la WWDC offrirà, inoltre, anche accesso esclusivo ai team di ingegneria e design di Apple, oltre a fornire informazioni approfondite su nuovi strumenti, framework e funzioni.Apple wwdc edizione 2025
La WWDC inizierà lunedì 8 giugno con il Keynote e il Platforms State of the Union. Proseguirà quindi online per tutta la settimana con oltre 100 sessioni video, laboratori di gruppo interattivi e appuntamenti, durante i quali sviluppatori e sviluppatrici potranno interagire direttamente con i team di ingegneria e design per approfondire le ultime novità. Sarà possibile seguire la conferenza nell’app Apple Developer, sul sito web Apple Developer, sul canale YouTube Apple Developer e, in Cina, sul canale bilibili Apple Developer.
“La WWDC è uno dei momenti più emozionanti per Apple, perché offre alla nostra straordinaria comunità globale di developer un’occasione per riunirsi e vivere una settimana elettrizzante all’insegna della tecnologia, dell’innovazione e della collaborazione - ha dichiarato Susan Prescott di Apple - non vediamo l’ora di incontrare la nostra community online e di persona per quella che sarà certamente una delle migliori WWDC di sempre.”
L’8 giugno, lo speciale evento in presenza all'Apple Park permetterà a developer e studenti di guardare il Keynote e il Platforms State of the Union, incontrare ingegneri e designer Apple, partecipare a laboratori e attività speciali, ed entrare in contatto con la community di sviluppo globale. Apple sostiene studenti e studentesse attraverso la Swift Student Challenge, uno dei tanti programmi pensati per promuovere la prossima generazione di imprenditori e imprenditrici, developer e designer. I 50 Distinguished Winner, riconosciuti per l’eccellenza delle loro proposte, saranno invitati a un’esperienza di tre giorni a Cupertino.
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Ogni due settimane, puntuale, il progetto Wine pubblica un nuovo aggiornamento. La versione 11.7, uscita il 17 aprile, è la settima della serie 11.x e include alcune novità di rilievo per chi usa Linux per far girare applicazioni Windows.
Il cambiamento più significativo di questo ciclo riguarda MSXML: inizia il lavoro di riscrittura del sottosistema, con l’obiettivo di eliminare la dipendenza dalla libreria esterna libxml2. Wine procede per incrementi, e il percorso è solo avviato, ma il vantaggio atteso è concreto: meno perdite di memoria e meno conflitti nei namespace che si manifestavano soprattutto con alcune utility Windows datate.
Attenzione rilevante anche per VBScript, dove arrivano correzioni su parsing, flusso di controllo, costanti, gestione dei dizionari, continuazione di riga e comportamento delle funzioni di divisione delle stringhe. Per chi ha a che fare con installer legacy o script aziendali scritti in VBScript, si tratta di migliorie concrete.
DirectSound ottiene finalmente il supporto alle configurazioni audio a 7.1 canali. D3DX introduce il supporto al filtro SRGB, utile per la gestione corretta delle texture in alcuni titoli. Da segnalare anche che i nuovi prefissi Wine usano ora Windows 10 come sistema predefinito al posto di Windows 7, allineandosi meglio alle aspettative delle applicazioni moderne.
L’elenco delle correzioni include applicazioni come ABBYY FineReader 12 Professional, VOCALOID6, SongbookPro, Fade In Pro e Kakaowork, oltre a giochi come MapleStory World, Stratego (1997) e Act of War: Direct Action. Risolti anche problemi più di basso livello: gestione di file di grandi dimensioni, risposte HTTP, segnalazione dispositivi HID, crash WoW64 in codice 3D e regressioni nell’avvio di VC_redist.
Wine 11.7 è scaricabile dal sito ufficiale in formato sorgente; i pacchetti binari per le principali distribuzioni vengono pubblicati a seguire.
SOURCE:// winehq.org
SOURCE:// linuxiac.com
SOURCE:// gamingonlinux.com
Wine 11.7 is out now for this impressive compatibility layer to run Windows apps and games on Linux.Liam Dawe (GamingOnLinux)
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A Pavia, mercoledì 22 aprile, h. 18, Collegio Cairoli
Una giovane ricercatrice conserva nel cuore il ricordo di un fugace incontro giovanile con alcune fotografie di Francesca Woodman. Quando, anni dopo, decide di dedicarle una monografia, l’affascinante enigma di quelle foto, unito al suicidio dell’artista, si rivela un ostacolo difficile da aggirare. L’unico modo per riuscirci è una precipitosa discesa nel buco nero in cui confluiscono arte e vita. Un’ossessione capace non solo di mettere in crisi l’identità della protagonista, ma soprattutto di restituirci una Francesca inedita, un angelo più che mai necessario per il nostro tempo.
Collegio Cairoli
Piazza Cairoli 1 – Pavia
#art #arte #BertrandSchefer #ChiaraScordamaglia #CollegioCairoli #EDiSUPavia #ElisabettaMisasi #FrancescaWoodman #JennyBurnazzi #JohanLevi #MassimoCanepa #recital #teatro
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UNARCHIVE FOUND FOOTAGE FEST
ARCHIVIO BENE COMUNE
IV edizione, 26 – 31 maggio 2026, Roma
Conferenza stampa di presentazione
giovedì 30 aprile 2026 ore 15.00
welcome coffee
Real Academia de España en Roma – Sala Conferenze
Piazza San Pietro in Montorio, 3 Roma
R.S.V.P. eventi@aamod.it
Torna, dal 26 al 31 maggio 2026, UnArchive Found Footage Fest, per una quarta edizione densa di immagini, riflessioni e nuove prospettive, tutta in varie location di Trastevere, nel cuore di Roma. Tutte le informazioni qui: aamod.it/unarchive-found-foota…
#AAMOD #archivioDelMovimentoOperaioEDemocratico #conferenzaStampa #doc #documentari #documentazione #film #PiazzaSanPietroInMontorio #RealAcademiaDeEspañaEnRoma #UnArchiveFoundFootageFest #video
UNARCHIVE FOUND FOOTAGE FEST – conferenza stampaaamod
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Monitorare il traffico di rete è una cosa, capire quale programma lo sta generando è un’altra. La versione 1.5, Sniffnet aggiunge esattamente questa funzione: una sezione dedicata mostra in tempo reale tutti i programmi con connessioni attive, e per ciascuno è possibile vedere le singole sessioni aperte.
Ogni programma può essere salvato tra i preferiti per riconoscerlo più facilmente in futuro e per ricevere una notifica ogni volta che torna attivo sulla rete. Secondo lo sviluppatore, implementare l’identificazione dei processi è stata una delle sfide più complesse del progetto, tant’è che ci aveva dedicato un post separato già prima di questa uscita.
Nella schermata iniziale, quella in cui si sceglie quale interfaccia monitorare, compaiono ora dei grafici sul traffico in entrata e in uscita per ciascuna scheda, utili per orientarsi prima ancora di avviare il monitoraggio.
Arriva anche il supporto a liste nere di indirizzi IP personalizzate: oltre a quelle già incluse nell’applicazione, è possibile caricare i propri elenchi. Il sistema dei preferiti è stato esteso per includere anche servizi e programmi, con salvataggio automatico tra una sessione e l’altra.
Tra le novità minori, i filtri nella pagina di ispezione supportano ora la ricerca per esclusione, e la schermata di avvio è stata animata.
Sniffnet è open source, scritto in Rust, disponibile per Windows, Linux, macOS e sistemi BSD. Lo sviluppo di questa versione ha ricevuto un contributo da NLnet tramite il fondo NGI Zero Commons Fund, il programma europeo che sostiene software libero orientato alla privacy e alle reti aperte.
SOURCE:// sniffnet.net
SOURCE:// github.com
I’m thrilled to officially announce Sniffnet v1.5! This release includes a major new feature that users have been requesting for a long time: support identifying the applications and programs that are using network bandwidth! This is a huge step forw…Sniffnet
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Nelle ultime settimane Notesnook, l’app per prendere appunti con cifratura end-to-end, ha incassato una serie di correzioni di sicurezza più ravvicinata del solito. L’ultima, inclusa nella versione 3.3.15 del client desktop rilasciata il 20 aprile, riguarda una vulnerabilità che permetteva l’esecuzione di codice da remoto tramite uno script malevolo nascosto nel contenuto di una nota.
Il meccanismo sfruttava la funzione di esportazione in PDF: un contenuto appositamente costruito poteva innescare uno XSS persistente durante il rendering, che nell’app desktop, basata su Electron, può tradursi in esecuzione di comandi sul sistema dell’utente. La segnalazione è arrivata in modo responsabile dal ricercatore iiihaiii, e il team ha confermato che non è necessaria nessuna azione oltre all’aggiornamento.
Vale la pena ricordare che si tratta del terzo problema di sicurezza corretto in Notesnook nel giro di poche settimane. In precedenza erano state chiuse una XSS nel visualizzatore cronologia delle note (CVE-2026-33955, risolta nella 3.3.11) e una nella funzione di condivisione mobile (CVE-2026-33976, risolta nella 3.3.17 su Android e iOS). Tutte e tre le falle condividono la stessa radice: contenuto controllato dall’utente reso senza adeguata sanificazione.
L’aggiornamento aggiunge la possibilità di svuotare il cestino direttamente dal menu contestuale nella barra di navigazione, clic destro sul cestino e via. Tra i bug corretti, quello probabilmente più fastidioso riguardava Windows: in alcuni casi, l’app veniva disinstallata automaticamente durante il processo di aggiornamento. Risolto anche un problema con la casella di ricerca PDF non leggibile in modalità scura.
Chi usa Notesnook su desktop dovrebbe aggiornare il prima possibile.
SOURCE:// blog.notesnook.com
SOURCE:// thehackerwire.com
SOURCE:// thehackerwire.com
Summary CVE-2026-33955 identifies a high-severity stored cross-site scripting (XSS) vulnerability in Notesnook, a note-taking application, affecting Web and Desktop versions prior to 3.3.11. Rated 8.6...THW AI Reporter (TheHackerWire)
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Tra i navigatori open source per Android, OsmAnd occupa da anni una posizione di tutto rispetto: mappe offline, privacy per design e personalizzazione quasi illimitata. La versione 5.3, disponibile in questi giorni, include un aggiornamento corposo e una sorpresa insolita: un plugin dedicato all’astronomia.
La novità più originale di questo ciclo è il plugin Astronomia, che trasforma OsmAnd in uno strumento per osservare il cielo notturno. Attivandolo si ottiene un overlay interattivo con stelle, costellazioni, Sole, Luna e pianeti sovrapposti alla mappa terrestre, con la possibilità di selezionare data e ora per prevedere la posizione degli astri. Una funzione di ricerca degli oggetti celesti permette di filtrare per tipo (sistema solare, stelle, oggetti del cielo profondo) e per visibilità al momento dell’osservazione.
Il tocco più spettacolare è la modalità AR: puntando la fotocamera verso il cielo, i sensori del dispositivo sovrappongono i dati astronomici all’immagine in tempo reale, così da identificare stelle e pianeti nella posizione esatta in cui si trovano.
Due novità visive caratterizzano questa versione: la vista globo e gli edifici 3D. Con la vista globo la mappa abbandona la proiezione piatta per mostrare la Terra come una sfera, con interazione adattata alla navigazione sferica. Gli edifici 3D sono ancora in fase beta, ma già funzionanti: selezionando un punto di interesse con l’opzione attiva, l’edificio corrispondente viene evidenziato nella vista volumetrica, utile per orientarsi nelle aree urbane più dense.
I widget per la registrazione del percorso si arricchiscono di due nuove voci: velocità media e tempo in movimento, entrambi con modalità di visualizzazione distinte per tratto in salita o in discesa. Il tachimetro aggiunge avvisi visivi colorati quando si supera il limite di velocità, con transizioni animate al passaggio delle soglie.
Per chi usa OsmAnd in bicicletta, il routing recepisce il parametro larghezza del mezzo: strade o percorsi troppo stretti vengono automaticamente esclusi, una funzione utile soprattutto per bici cargo o tandem.
Le Smart Folder permettono di organizzare le tracce GPS in modo dinamico, raggruppandole per anno, tipo di attività, distanza o durata, con riepiloghi automatici per ogni gruppo. L’editor palette offre controllo granulare sui colori usati per visualizzare tracce e terreno: si può scegliere tra transizioni graduali e step discreti con soglie personalizzate, applicabili sia ai file GPX sia agli strati altimetrici e di pendenza.
Completano l’aggiornamento miglioramenti alla navigazione dei waypoint, nuovi link di condivisione dei punti di interesse, icone aggiuntive per i profili attività e varie correzioni di bug, tra cui la stabilizzazione di Android Auto.
OsmAnd 5.3 for Android drops: Stars align, Earth curves!Eugene (osmand.net)
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Diciotto mesi di lavoro silenzioso e PriEco ricompare. Il motore di ricerca open source, già noto nella comunità di Privacy Guides, si è rifatto da capo: nuovo dominio (prieco.net), codice riscritto da PHP a Rust e, soprattutto, un indice costruito in autonomia invece di affidarsi ad aggregatori esterni.
Lo sviluppatore Roman Láncoš racconta nel forum di Privacy Guides che la svolta è arrivata per necessità. Aggregare risultati di terze parti non era scalabile, non c’era modo di andare avanti su quella strada. Ha messo da parte tutto il resto e ha lavorato a un proprio sistema di scansione del web. Risultato: 193 milioni di pagine indicizzate fino ad ora.
La riscrittura in Rust non è un dettaglio marginale. Il vecchio codice PHP era, come racconta lo stesso Láncoš, diventato troppo grande e difficile da gestire. La nuova versione è più compatta e, in prospettiva, più gestibile. All’infrastruttura tecnica si aggiungono alcuni widget di notizie, per rendere l’interfaccia un po’ meno spartana.
PriEco non raccoglie dati personali, non richiede registrazione e il codice è rilasciato con licenza AGPL v3 su Codeberg. È disponibile anche un dominio onion per chi accede via Tor, e in quel caso il traffico non passa da Cloudflare, che protegge invece la versione ordinaria del sito. Una scelta obbligata, secondo lo sviluppatore, per reggere il traffico automatizzato dei bot, ma che introduce una dipendenza da una terza parte non proprio neutrale in materia di privacy.
Chi vuole contribuire alla crescita dell’indice può installare l’estensione “Web Discovery”, disponibile per Firefox e Chromium: raccoglie in modo anonimo informazioni sulle pagine visitate e le invia a PriEco.Esempio ricerca gruppo musicale italiano non eccessivamente mainstream, il widget è molto bello.
193 milioni di pagine sembrano tante, ma nel contesto di un web che ne conta centinaia di miliardi sono ancora poche. Le lacune si sentono: provando il motore su ricerche in italiano, capita di non trovare siti rilevanti mentre ne compaiono altri di minor peso. Non è ovviamente una critica alla serietà del progetto, è una constatazione utile prima di adottarlo come strumento principale.
È comunque uno dei pochi motori con un indice completamente proprio, aperto, senza tracciamento e senza dipendenza da Google o Bing per i risultati. Se riuscirà a far crescere l’indice, potrebbe diventare un’alternativa concreta!
SOURCE:// discuss.privacyguides.net
SOURCE:// prieco.net
Hello again Privacy Guides community! It’s been a long time. PriEco still exists but now lives on a new domain https://prieco.Privacy Guides Community
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La scena è potente: sabbia, sudore, un atleta giapponese che vola e atterra di schiena in un vicolo polveroso di Thiès, Senegal. Si rialza, si scrolla la sabbia, sorride e torna in guardia. Sembra l’incipit perfetto per una storia virale sullo “scambio culturale nello sport”.
Il protagonista è Shogo Uozumi, lottatore giapponese con background nella lotta greco-romana che, qualche anno fa, ha deciso di trasferirsi in Senegal per studiare il Laamb, la forma di lotta tradizionale locale.
Uozumi scopre il Laamb nel 2017 durante un viaggio con un’agenzia di cooperazione giapponese. Rimane colpito non solo dallo sport, ma da qualcosa di più profondo: una somiglianza culturale tra Giappone e Senegal.
Da lì, la scelta radicale: lasciare Tokyo e trasferirsi stabilmente a Thiès nel 2022.
Oggi vive in una comunità di lottatori, si allena ogni giorno nel Laamb e, parallelamente, insegna tecniche di lotta olimpica agli atleti locali. Ha anche fondato un’accademia con circa 30 studenti, con un obiettivo chiaro: preparare giovani talenti per i Giochi Olimpici Giovanili del 2026, che si terranno proprio in Senegal.
Uno dei suoi atleti ha già portato a casa un argento in una competizione nazionale.
Il Laamb è molto più di uno sport.
Nasce da rituali di guerra ancestrali e si è trasformato nel tempo nello sport nazionale del Senegal. È una disciplina ibrida:
La regola chiave è semplice: vince chi fa toccare la schiena dell’avversario a terra.
Ma attorno c’è tutto un mondo fatto di cerimonie, musica, simboli e identità.
youtube.com/watch?v=6N63Dkcilt…
Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.Al Jazeera English (YouTube)
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Anthropic non si accontenta più di vendere un modello. Con Claude Design, lanciato venerdì in anteprima di ricerca, l’azienda entra direttamente nel mercato degli strumenti di design, finora dominato da Figma, Adobe e Canva. Il prodotto, parte di Anthropic Labs, genera prototipi interattivi, presentazioni, landing page e materiali grafici attraverso conversazione, ed è alimentato da Claude Opus 4.7, il modello di punta uscito lo stesso giorno.
Non è una mossa improvvisata: tre giorni prima del lancio, il chief product officer di Anthropic Mike Krieger si era dimesso dal consiglio di amministrazione di Figma. Le azioni di quest’ultima hanno perso il 5% in giornata.
Si descrive quello che serve, Claude produce una prima versione, e da lì si affina attraverso commenti inline, modifiche dirette o cursori generati automaticamente per aggiustare colori, tipografia e spaziature. Le aziende possono caricare il proprio codice sorgente e i file di design: Claude li analizza, costruisce un sistema di stile coerente e lo applica a ogni progetto successivo. Il risultato è esportabile in PDF, PPTX, HTML standalone, o direttamente su Canva, con cui Anthropic collabora da circa due anni. C’è anche un passaggio diretto a Claude Code per trasformare un prototipo in codice funzionante.
Il prodotto punta su designer che vogliono esplorare più direzioni in meno tempo, ma anche su founder, product manager e responsabili marketing che hanno qualcosa da comunicare senza un background grafico. È disponibile su claude.ai/design per gli abbonati ai piani Pro, Max, Team ed Enterprise, nei limiti del piano attivo.
SOURCE:// anthropic.com
SOURCE:// venturebeat.com
SOURCE:// techcrunch.com
SOURCE:// thenewstack.io
Anthropic launches Claude Design for prototypes and design systems. The tool targets Figma and Canva while integrating with the Claude Code ecosystem.Frederic Lardinois (The New Stack)
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Titolo: Dove il silenzio fa rumore
Autore: Angelica Pontani
Editore : La Caravella Editrice
Data di pubblicazione : 13 dicembre 2025
Lingua : Italiano
Lunghezza stampa : 108 pagineEditore : La Caravella Editrice
Data di pubblicazione : 13 dicembre 2025
Lingua : Italiano
Lunghezza stampa : 108 pagine
lafeltrinelli.it/dove-silenzio…
Crescere è imparare a dare forma al dolore, a trovare la luce tra le crepe. Una giovane donna affronta la perdita, la solitudine e la ricerca di sé con una sincerità che disarma. Tra rabbia e tenerezza, silenzi e memoria, il ricordo del padre diventa radice e ferita, mancanza e forza. Un racconto intimo e universale, per chi ha amato, per chi ha perso, per chi, nonostante tutto, sceglie di ricominciare.
Prendersi cura di sé per curare il mondo: questa è la grande lezione che emerge dalle pagine di “Dove il silenzio fa rumore”. Nel suo romanzo, l’autrice racconta il paradosso di chi salva gli altri mentre annega nel proprio dolore, sottolineando quanto sia vitale il coraggio di ascoltarsi. Angelica Pontani ci offre una testimonianza potente su come la vera rinascita passi per l’accettazione delle proprie fragilità.
Prendersi cura di sé e di chi si ama sembra un gesto naturale, eppure la realtà è complessa. Spesso ci perdiamo nei bisogni altrui, finendo per soffocare i nostri. In questa riflessione profonda risiede il coraggio di ascoltarsi: Angelica Pontani spiega che il silenzio può diventare assordante quando il peso interiore è troppo grande per essere ignorato.
Angelica è una “piccola grande donna” con un cuore immenso e una ferita profonda. La sua adolescenza è stata segnata dalla perdita del padre, un vuoto che l’ha spinta per anni verso legami sbagliati. Qui emerge il paradosso: una sarta esperta nel ricucire gli altri, ma incapace di curare se stessa.
Tuttavia, la svolta arriva quando quella voce interiore trova finalmente uno sfogo. Attraverso la scrittura, emerge il coraggio di ascoltarsi; Angelica Pontani trasforma così il dolore in una missione di visibilità e guarigione.
Non si può salvare nessuno se prima non si impara a restare a galla. La genesi del libro nasce dall’incontro con un professore che ha creduto nel potenziale dell’autrice. Quella luce ha dimostrato che basta una mano tesa per cambiare prospettiva.
Coltivare il coraggio di ascoltarsi con Angelica Pontani significa capire che non siamo solo “medicina” per gli altri, ma dobbiamo essere “cura” per noi stessi. Se vuoi approfondire il tema della resilienza, puoi leggere altri spunti interessanti su siti autorevoli di psicologia come State of Mind o Psicologia Contemporanea.
Oggi l’autrice è una guerriera che invita tutti a una rivoluzione interiore. “Dove il silenzio fa rumore” è un monito: smettere di ignorarsi. Scoprirsi è un viaggio tortuoso, ma resta il più bello che si possa intraprendere. Grazie a il coraggio di ascoltarsi, Angelica Pontani ci mostra che la luce è sempre raggiungibile.
Gloria Donati
Il Giornale delle Scienze Psicologiche : Psicologia, Psicoterapia, Neuroscienze, Psichiatria, Divulgazione Scientifica On Lineatcode (State of Mind)
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Esecuzione dell’ensemble vocale boharIA
(C) 2026 Alberto D’Amico
#AlbertoDAmico #boharIA #ensebleBoharIA #monocottura #musicA
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Trentuno plugin WordPress rimossi dalla directory ufficiale di WordPress.org in un solo giorno. Non perché fossero abbandonati o obsoleti, ma perché il portfolio da cui provenivano era stato compromesso dopo un cambio di proprietà e usato per distribuire codice malevolo ai siti che li avevano installati.
La storia è semplice e inquietante allo stesso tempo. Il portfolio “Essential Plugin”, una raccolta di plugin gratuiti con versioni premium costruita da un team indiano a partire dal 2015, è stato messo in vendita su Flippa a fine 2024 dopo un calo di fatturato. L’acquirente, identificato solo come “Kris” e con un profilo legato a SEO, criptovalute e marketing per il gioco d’azzardo online, ha pagato una cifra a sei zeri. Il primo commit nel codice sorgente dei plugin è stato la backdoor.
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L’aggiornamento malevolo è arrivato l’8 agosto 2025, camuffato da una banale nota di compatibilità con WordPress 6.8.2. Dentro c’erano 191 righe di PHP aggiuntive, incluso un meccanismo di deserializzazione che permetteva di eseguire codice controllato da remoto. Per otto mesi non è successo niente. Poi, tra il 5 e il 6 aprile 2026, il server di comando ha iniziato a distribuire i payload.
Il malware iniettava link spam e pagine false direttamente in wp-config.php, ma li mostrava solo a Googlebot, il crawler di Google. I proprietari dei siti non vedevano nulla di anomalo. Per rendere il tutto ancora più difficile da neutralizzare, il dominio del server di controllo veniva risolto tramite uno smart contract su Ethereum: anche abbattere il dominio non sarebbe bastato, perché l’attaccante poteva aggiornare il contratto e puntare altrove.
WordPress.org ha risposto il 7 aprile chiudendo permanentemente tutti i plugin dell’autore. Il giorno successivo, l’8 aprile, ha forzato un aggiornamento automatico che disattivava il meccanismo di chiamata al server malevolo, ma senza ripulire wp-config.php. Chi era già stato compromesso continuava quindi a servire spam a Google senza saperlo.
Se gestisci siti WordPress, cerca questi plugin nell’installazione:
Se ne trovi uno, non basta rimuoverlo. Apri wp-config.php e controlla che non sia cresciuto di circa 6 KB: il codice iniettato si appende sulla stessa riga di require_once ABSPATH . 'wp-settings.php'; e può passare inosservato. Cerca anche un file chiamato wp-comments-posts.php (con la “s”, diverso dal legittimo wp-comments-post.php). Se trovi uno o entrambi questi segnali, il sito è stato compromesso e serve una pulizia completa, non solo la rimozione del plugin.
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Nello stesso periodo è emerso un caso analogo con Smart Slider 3 Pro, compromesso tramite il server di aggiornamento ufficiale del produttore. Un secondo attacco alla catena di fornitura nella stessa settimana, diverso nel metodo ma simile nell’effetto: codice malevolo distribuito attraverso un canale di update ritenuto affidabile.
Il problema vero è che il passaggio di proprietà di un plugin non attiva, almeno per quanto emerge da questo caso, notifiche agli utenti né una revisione aggiuntiva automatica del primo commit del nuovo proprietario. WordPress.org prevede un processo di trasferimento, soprattutto per i plugin più grandi, ma questo episodio mostra che il meccanismo non basta da solo a impedire un abuso della supply chain.
La lezione pratica è una sola: meno plugin installi, meno superficie di attacco hai. Un plugin che “fa una cosa carina” ma non è essenziale è un vettore di rischio che non ti stai tenendo gratis. Tienilo aggiornato, tienilo monitorato, o non tenerlo per niente.
SOURCE:// anchor.host
SOURCE:// techcrunch.com
SOURCE:// mysites.guru
A buyer acquired 31 WordPress plugins, planted a backdoor in August 2025, and activated it in April 2026. Here is what happened and how to check your sites.Phil E. Taylor (mySites.guru)
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Floxtop prova a risolvere il problema dell’organizzazione file su Mac usando l’intelligenza artificiale, ma con una differenza rispetto alla maggior parte degli strumenti simili: tutto gira sul dispositivo, senza connessione a server esterni.
L’app, che in precedenza si chiamava Fallinorg prima di un rebranding, funziona su Mac con Apple Silicon e richiede almeno macOS 15. Si crea una categoria descrivendo che tipo di file dovrebbe contenere, ad esempio “Fatture e ricevute”, e Floxtop analizza i file trascinati sopra per decidere dove collocarli, esaminando sia il testo che le immagini.
L’aggiornamento più interessante riguarda la funzione Smart Rename, che suggerisce nomi di file descrittivi basati sul contenuto: un generico “Screenshot 2026-01-31.png” può diventare “Conferma prenotazione volo.png”. Questa funzione richiede macOS 26 (Tahoe) con Apple Intelligence attiva.
Per quel che riguarda la gestione delle categorie, è arrivata la possibilità di impostare una cartella predefinita per tutte le categorie in una volta sola, accelerando la configurazione iniziale. Si possono ora abilitare e disabilitare le categorie senza eliminarle, e ordinarle per nome o per data di creazione. È stata aggiunta anche la selezione multipla con azioni in blocco, e i suggerimenti di destinazione tengono conto ora del gruppo di file insieme, non solo del singolo.
Floxtop è disponibile con licenza una tantum, senza abbonamento. I requisiti base sono macOS 15 e Apple Silicon; Smart Rename richiede macOS 26 con Apple Intelligence abilitata nelle impostazioni di sistema.
SOURCE:// floxtop.com
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Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
[NOTE]48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015
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Trecentosettantasei eventi meteo estremi in un anno, con le frane da piogge intense cresciute del +42% e i danni complessivi che nel 2025 hanno raggiunto i 11,9 miliardi di euro. È la fotografia scattata dal Bilancio 2025 dell'Osservatorio Città Clima di Legambiente, che si aggiunge a un trend ormai difficile da ignorare: gli eventi estremi in Italia sono aumentati di oltre sei volte nell'ultimo decennio. Domani si celebra la Giornata Mondiale della Terra, dove il tema della prevenzione torna al centro del dibattito e con esso una domanda che ancora non ha risposta: chi si prende cura del territorio quando nessuno lo sta guardando?
AI e contenuti: perché i brand devono essere memorabili
L’intelligenza artificiale sta moltiplicando i contenuti online, ma la vera sfida per i brand è distinguersi. Essere memorabili è ciò che oggi fa davvero la differenzaTechpertuttiGuglielmo Sbano
Dal 13 aprile e fino al 22 (domani), Roma ospita le celebrazioni nazionali della 56ª Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite. Il cuore dell'evento è il Villaggio per la Terra, che dal 16 al 19 aprile ha animato il Galoppatoio di Villa Borghese e la Terrazza del Pincio con oltre 600 eventi gratuiti e 250 organizzazioni coinvolte. Domani, la Maratona Multimediale #OnePeopleOnePlanet alla Nuvola di Fuksas chiuderà le celebrazioni. Il tema scelto per l'edizione 2026, "Torniamo a Sognare" è un invito a immaginare il futuro che vogliamo costruire, mettendo al centro la cura del pianeta e di chi lo abita.
"L'Earth Day quest'anno parla di sogni. Sognare il futuro significa anche proteggere il presente, e proteggere inizia dal conoscere il territorio che abitiamo per capire cosa sta cambiando. Il territorio parla, ma non sempre ad alta voce: cambiamenti climatici, frane, cedimenti e dissesti idrogeologici si manifestano spesso con segnali deboli, facili da ignorare. Gli strumenti per monitorare esistono, ma non possono essere ovunque: scelgono dove guardare, e il resto rimane purtroppo invisibile. E le persone che quei luoghi li vivono, che percorrono lo stesso ponte ogni mattina, che passeggiano lungo lo stesso argine, sono le prime a poter accorgersi di qualcosa che non va. Prima degli esperti, prima di strumenti anche molto sofisticati, prima che sia troppo tardi", afferma Claudia Masciulli di IntelligEarth.
Se il cambiamento climatico moltiplica i rischi, la prevenzione non può continuare a essere una prerogativa di pochi specialisti. Secondo i dati, intervenire in anticipo costerebbe il 75% in meno rispetto a gestire i danni post-emergenza. Eppure ilPiano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvato a fine 2023, resta ancora in larga parte inattuato.
Insta360 presenta Snap: nuovi schermi per selfie perfetti
Insta360 presenta Snap, una nuova serie di schermi pensata per aiutare gli utenti a scattare selfie perfetti sfruttando la qualità superiore della fotocamera posteriore. Una soluzione pratica per creator e appassionati di mobile photographyTechpertuttiGuglielmo Sbano
La risposta che IntelligEarth propone ribalta la logica tradizionale: invece di aspettare che il monitoraggio arrivi dall'alto, da satelliti, da ispezioni periodiche, da fondi straordinari, si può costruire una rete di osservazione distribuita e continua, fatta di persone. È questa l'idea alla base di proteGO, la piattaforma sviluppata dalla startup che, attraverso lo smartphone, guida chiunque, tecnici o semplici cittadini, nella raccolta di immagini e dati sui luoghi, secondo protocolli standardizzati. Ogni persona che fotografa un cedimento, che segnala una variazione su un versante, che documenta lo stato di un bene culturale nel proprio quartiere, contribuisce a costruire un dato. Aggregato nel tempo, quel dato può fare la differenza.
"Pensiamo spesso ai satelliti che sorvolano la Terra raccogliendo immagini dall'alto. Ecco, le persone fanno la stessa cosa, muovendosi nel mondo con uno smartphone in tasca e scattando fotografie. La differenza è che i satelliti non hanno memoria dei luoghi e i loro dati hanno bisogno di esperti per diventare informazioni utili. Al contrario, il cittadino è la sentinella più preziosa che abbiamo; conosce il posto che sta guardando, sa quando qualcosa è cambiato, capisce il contesto. È un patrimonio di conoscenza enorme, che oggi va quasi completamente disperso", conclude Masciulli.
Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC)ISPRA ACCOUNT (Piattaforma Nazionale Adattamento Cambiamenti Climatici)
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Blackmagic Design ha rilasciato la versione 3.3 della sua app Blackmagic Camera per iOS, presentata al NAB Show 2026. L’aggiornamento, gratuito sull’App Store, aggiunge alcune funzioni pensate per chi usa l’iPhone come camera da ripresa in contesti semi-professionali.
La novità più curiosa è l’app companion per Apple Watch: chi monta l’iPhone in una posizione difficile da raggiungere, su un’asta, un rig o una parete, può ora avviare e fermare la registrazione direttamente dall’orologio, oltre a monitorare l’inquadratura, i livelli audio e regolare esposizione, messa a fuoco e obiettivo. Non è uno scenario per tutti, ma chi lavora in solitaria con setup multi-camera apprezza questo tipo di soluzioni.
La 3.3 introduce anche il supporto alla gestione remota tramite mixer ATEM, che consente di usare l’iPhone come una telecamera da studio vera e propria, con segnale tally, controllo zoom e messa a fuoco tramite le periferiche Blackmagic Zoom Demand e Focus Demand. Questa funzione richiede il ProDock, l’accessorio hardware da 325 dollari lanciato a settembre 2025 insieme a iPhone 17 Pro.
Tra le altre novità: output HDMI a schermo intero in formato verticale, stabilizzazione ProRes RAW su iOS 26.1 e superiori, gestione corretta dell’orientamento della fotocamera frontale su iPhone 17. Risolti anche un possibile problema di registrazione ProRes RAW dalla lente anteriore e il lag audio con il ProDock come sorgente.
Blackmagic Camera 3.3 è disponibile gratuitamente sull’App Store.
SOURCE:// blackmagicdesign.com
SOURCE:// 9to5mac.com
Blackmagic Design, ahead of NAB 2026, updated its Blackmagic Camera app to include a new Apple Watch control option.Jeff Benjamin (9to5Mac)
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Alice Bellandi ha chiuso un ciclo con una precisione rara.
Oro alle Olimpiadi di Giochi Olimpici di Parigi 2024.
Oro ai Mondiali di Campionati Mondiali di Judo 2025.
Oro agli Europei di Campionati Europei di Judo 2026.
Tre titoli nello stesso ciclo olimpico. Nessuno, in Italia, lo aveva fatto prima.
A Tbilisi, nella -78 kg, ha battuto Emma Reid. Nella stessa giornata altri 3 oro.
A T O M I C I
youtube.com/watch?v=SBbDeafTD4…
Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.Judo Rewatch (YouTube)
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Festa della Resistenza_ 1946-2026
#25Aprile #FestaDellaLiberazione #FestaDellaResistenza #Mattatoio
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Fondazione Baruchello presenta:
La Fondazione Baruchello, in collaborazione con CASTRO, ospita il prossimo appuntamento del programma CRIT, con Fadl Fakhouri (partecipante dello Studio Program #09 di CASTRO) e Paul Hutzli (in residenza presso l’Istituto Svizzero).
I CRITs sono occasioni d’incontro dove le artiste e gli artisti presentano il proprio lavoro, “offrendolo” alla critica collettiva. Durante l’evento, l’artista introduce brevemente l’opera o il progetto che ha scelto, lasciando guidare la discussione dai commenti, le prospettive, le domande dei partecipanti.
I CRITs si basano sull’idea che la riflessione con un gruppo di “pari” possa migliorare la pratica dell’artista, apportando un grado di obiettività alla dinamica perlopiù soggettiva e autoreferenziale del processo creativo privato.
CASTRO è un progetto educativo sperimentale ideato nel 2018 dall’artista Gaia Di Lorenzo. Si articola attorno a tre programmi principali: lo Studio Program, ospita ogni anno un gruppo di artisti e ricercatori; il Public Program, che consiste in una serie di eventi gratuiti e aperti al pubblico, come CRIT, conferenze e incontri con gli artisti e l’Academia Program, offre una serie di attività pensate per sostenere lo sviluppo di percorsi di apprendimento individuali, tra cui revisioni di portfolio, workshop, mentoring.
Dal 2023, CASTRO ha anche avviato una biblioteca incentrata sull’educazione alternativa e la pedagogia radicale, costruita collettivamente attraverso i contributi continui di artisti, ricercatori ed educatori, sia italiani che internazionali.
#art #arte #Castro #crit #FabiolaFiocco #FadlFakhouri #FondazioneBaruchello #GaiaDiLorenzo #PaulHutzli #StudioProgram
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A settembre 2025 Tor Project ha rilasciato TorVPN in beta su Android, la sua prima applicazione VPN ufficiale per dispositivi mobili. Meno pubblicizzato, ma altrettanto rilevante: qualche mese prima, a giugno 2025, aveva già commissionato a Cure53 un audit completo del codice. I risultati sono stati pubblicati qualche giorno fa sul blog ufficiale, con il report integrale allegato.
L’analisi ha coinvolto sei specialisti per due settimane, con pieno accesso ai sorgenti, e ha coperto due componenti distinte. La prima è l’app Android vera e propria, che si occupa di instradare il traffico del dispositivo attraverso la rete Tor. La seconda è Onionmasq, il layer di rete scritto in Rust che gestisce la risoluzione DNS, il parsing del traffico TCP e UDP e la connessione con Arti, la riscrittura moderna del protocollo Tor.
In totale Cure53 ha identificato diciotto segnalazioni. Solo quattro sono vulnerabilità sfruttabili in senso stretto; le restanti quattordici riguardano suggerimenti di rafforzamento e buone pratiche. La valutazione di fondo è positiva: l’integrazione con il nucleo Tor è robusta, il tunnel funziona correttamente sia in fase di stabilimento che di instradamento, e l’architettura modulare limita la propagazione di eventuali compromissioni.
Le aree più problematiche sono due. La prima riguarda i controlli sugli input, cioè i meccanismi che verificano la correttezza dei dati prima di elaborarli: in più punti risultano incompleti, e Cure53 li indica come priorità. La seconda riguarda la gestione del DNS, il sistema che traduce i nomi dei siti in indirizzi di rete. TorVPN usa un client DNS interno per evitare che le richieste di un’app siano visibili alle altre, ma questo componente presenta alcune debolezze che in condizioni particolari potrebbero essere usate per mandare in tilt l’applicazione.
La segnalazione più grave, classificata come “High”, riguarda un difetto di gestione della memoria in Onionmasq che potrebbe essere sfruttato per leggere dati al di fuori delle aree consentite. Le altre segnalazioni sono più di contorno: i bridge per aggirare la censura vengono selezionati con una casualità insufficiente, alcune impostazioni vengono salvate sul dispositivo senza cifratura, e mancano alcune protezioni standard delle app Android moderne.
Tor Project conferma che tutte le segnalazioni sono tracciate e in fase di risoluzione. Vale la pena notare che l’audit è stato condotto prima ancora del lancio beta pubblico: una scelta che riflette un approccio responsabile allo sviluppo, tutt’altro che scontato in un settore dove le app VPN vengono spesso rilasciate con pochissima trasparenza sulla sicurezza.
TorVPN resta software sperimentale, sconsigliato per scenari ad alto rischio. Il report completo di Cure53 è disponibile direttamente sul sito del Tor Project per chi vuole entrare nel dettaglio tecnico.
SOURCE:// blog.torproject.org
SOURCE:// blog.torproject.org
Cure53 conducted a security audit of TorVPN for Android and its Arti tunnel interface.blog.torproject.org
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In “Frammenti per la Sicilia”, edito da Navarra Editore, Franco Garufi, già segretario della Camera del Lavoro di Catania e attento osservatore della realtà meridionale, riflette su “alcune controverse vicende” che hanno segnato la Sicilia degli ultimi decenni. Il suo è, tuttavia, uno sguardo rivolto al futuro più che al passato. La questione che, a nostro avviso, gli sta più a […]
Leggi il resto: argocatania.it/2026/04/21/la-s…
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Anthropic ha rilasciato Claude Opus 4.7 il 16 aprile, disponibile su tutti i prodotti Claude, tramite API e attraverso Amazon Bedrock, Google Cloud Vertex AI e Microsoft Foundry. Il prezzo rimane quello di Opus 4.6: 5 dollari per milione di token in ingresso, 25 in uscita.
Il miglioramento più tangibile riguarda il coding: secondo Anthropic, Opus 4.7 gestisce compiti complessi e di lunga durata con maggiore autonomia, segue le istruzioni in modo più preciso e verifica i propri risultati prima di restituire una risposta. Il contesto non è neutro: nelle settimane precedenti al rilascio, diversi utenti avevano segnalato un calo di qualità percepita in Opus 4.6, con un dirigente senior di AMD che aveva pubblicato su GitHub un post ampiamente condiviso sostenendo che il modello non fosse più affidabile per compiti ingegneristici complessi. Anthropic ha negato interventi deliberati sul modello.
Questo rilascio ha una particolarità che va oltre i consueti aggiornamenti di prestazioni. Lo scorso mese Anthropic aveva annunciato il “Project Glasswing” e reso disponibile in forma limitata Claude Mythos Preview, il suo modello più avanzato, condiviso solo con un gruppo ristretto di aziende tecnologiche e di sicurezza informatica proprio per i rischi legati alle sue capacità offensive.
Opus 4.7 è il primo modello su cui Anthropic sperimenta le contromisure pensate in vista di un eventuale rilascio pubblico di Mythos: le sue capacità informatiche sono state intenzionalmente contenute durante l’addestramento, e il modello dispone ora di filtri automatici per rilevare e bloccare richieste ad alto rischio in ambito cybersecurity. Chi lavora legittimamente nella sicurezza, come i penetration tester, può iscriversi al nuovo Cyber Verification Program per accedere a funzionalità altrimenti bloccate.
In sostanza, Anthropic usa il rilascio di Opus 4.7 anche come laboratorio a cielo aperto per testare meccanismi che, se funzionano, potrebbero aprire la strada a Mythos.
Da notare: Opus 4.7 adotta un nuovo sistema di tokenizzazione. Gli stessi testi in ingresso possono occupare tra il 10% e il 35% di token in più rispetto a prima. Chi usa il modello in produzione dovrebbe misurare l’impatto reale sul proprio traffico prima di passare definitivamente.
Tra le novità per gli sviluppatori, Anthropic introduce i “task budget” in beta pubblica sull’API, uno strumento per guidare la spesa di token su sessioni lunghe. Su Claude Code arriva il comando /ultrareview per sessioni di revisione del codice dedicate, e la modalità automatica si estende agli utenti del piano Max. Viene aggiunto anche un nuovo livello di elaborazione xhigh, più preciso dell’attuale high ma meno intensivo del max, pensato per i casi in cui serve un buon equilibrio tra qualità e latenza.
Il modello è accessibile via API con la stringa claude-opus-4-7.
SOURCE:// anthropic.com
SOURCE:// cnbc.com
SOURCE:// platform.claude.com
Claude Mythos Preview is Anthropic's most powerful AI model that excels at identifying weaknesses and security flaws within software.Ashley Capoot (CNBC)
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Cal.com, uno dei più diffusi strumenti open source per la gestione degli appuntamenti e alternativa diretta a Calendly, ha reso privato il suo repository principale. Il progetto, nato nel 2021 con l’open source come principio fondante, cita come motivazione la crescente capacità dei modelli di IA di scansionare automaticamente il codice alla ricerca di vulnerabilità.
Secondo quanto scritto dal co-fondatore Bailey Pumfleet nel post ufficiale, il problema è strutturale: un codebase pubblico diventa una mappa dettagliata per chiunque voglia attaccare il sistema. Come esempio, l’azienda cita il caso di un modello di IA che avrebbe identificato una falla nel kernel BSD rimasta nascosta per quasi trent’anni, generando in poche ore codice sfruttabile. La conclusione a cui arriva Cal.com è che mantenere il codice aperto significa accettare un rischio crescente per i dati degli utenti, e che l’azienda preferisce concentrarsi sul prodotto piuttosto che diventare un’azienda di sicurezza informatica.Cal.com
Per non lasciare la community a mani vuote, Cal.com rilascia un fork denominato Cal.diy sotto licenza MIT, più permissiva rispetto alla precedente AGPL 3.0. Il progetto include il motore di pianificazione di base, il sistema di prenotazioni e il framework dell’app store. Quello che manca sono tutte le funzionalità commerciali ed enterprise: la gestione delle organizzazioni, i flussi di lavoro automatizzati, l’SSO via SAML, le analisi e i report, l’intera API v1 e le funzioni di IA per le telefonate. Cal.diy sarà mantenuto da ex stagisti di Cal.com, mentre il team interno si concentrerà sul prodotto commerciale.
Il codebase di produzione, come ammette la stessa azienda, si era già allontanato da quello pubblico nei mesi precedenti all’annuncio: autenticazione e gestione dei dati sono stati riscritti su un repository privato ben prima che la decisione fosse comunicata.
Nei thread aperti su Hacker News e Slashdot, la reazione prevalente è di scetticismo. In molti fanno notare che la premessa è fragile: nascondere il codice sorgente non impedisce ai modelli di IA di trovare vulnerabilità, perché gli stessi strumenti sono in grado di analizzare i binari compilati. La sicurezza per oscurità, insomma, non funziona nell’era dell’IA; anzi, secondo alcuni, l’open source offre un vantaggio, permettendo a chiunque di identificare e correggere i problemi più rapidamente di quanto un team interno possa fare da solo.
Altri avanzano un’ipotesi più diretta: Cal.com avrebbe trovato nell’argomento IA una copertura per una decisione già presa per ragioni commerciali, magari dopo aver scoperto in fase di revisione del codice più problemi di quanti fosse disposta a correggere in pubblico.
La mossa non è isolata. Sempre più startup nate open source trovano prima o poi la strada del codice chiuso, con motivazioni che ruotano attorno a sicurezza, sostenibilità economica o controllo del prodotto. Cal.diy resta disponibile per chi vuole installarlo in autonomia, ma lo sviluppo del prodotto principale è ora dietro una porta chiusa.
SOURCE:// cal.com
SOURCE:// cal.com
SOURCE:// thenewstack.io
SOURCE:// news.ycombinator.com
SOURCE:// yro.slashdot.org
Cal.com moves its core codebase to a closed repository, citing AI security risks. Discover how the startup balances open source roots with vulnerability concerns.Paul Sawers (The New Stack)
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Di Antonio Zoppetti
Il “Tema del mese” dell’Accademia della Crusca lancia un segnale di allarme chiaro e importante, a proposito del futuro dell’italiano davanti all’inglese globale. Lo fa attraverso un pezzo del suo presidente, Paolo D’Achille, che ha ripreso un discorso già pronunciato all’Università di Ferrara. Dietro un titolo apparentemente innocente, “L’italiano tra passato, presente e futuro”, la preoccupazione per il destino della nostra lingua esplode proprio dopo una bella disamina storica di come la nostra lingua si sia affermata (e mi fa piacere constatare che emerga la stessa tesi che ho sostenuto nel mio libro K e spada).
La novità di questa presa di posizione è una frase che sembra segnare un cambio di rotta rispetto alla filosofia del non-interventismo che caratterizza l’atteggiamento prevalente dei linguisti italiani: “Perché si possa parlare di un italiano del futuro, bisogna fare qualcosa al più presto”, altrimenti l’italiano rischia di diventare un dialetto, e cioè una lingua parlata, usata per la comunicazione informale, per l’alfabetizzazione primaria, anche per la letteratura, ma che corre il pericolo di essere abbandonata come lingua di cultura, dell’università o della ricerca.
Dialettizzazione: cosa significa concretamente?
Per comprendere meglio cosa si intende con “dialettizzazione di una lingua”, bisogna partire dal concetto di “diglossia”, cioè la presenza su un territorio di due idiomi che non godono del medesimo prestigio sociale. Nel Medioevo, la lingua di cultura – della scrittura e della conoscenza – era il latino, anche se le masse quasi del tutto analfabete parlavano nel proprio volgare (la lingua “bassa”). Con il tempo, i volgari sono stati finalmente impiegati prima per far poesia, e poi hanno conquistato – a scapito del latino – sempre più ambiti, come la scienza, le riviste e i giornali, la scuola… E per il suo prestigio letterario, oltre che per ragioni sociali più complesse, il tosco-fiorentino è divenuto la nuova lingua “alta” e “nazionale”, mentre gli altri volgari sono precipitati allo stadio di dialetti, lingue inferiori, anche se vive, adatte alla comunicazione quotidiana, ma considerate di serie B anche quando davano vita a una letteratura vernacolare parallela a quella italiana.
Successivamente, quando la lingua internazionale della cultura divenne quella di Molière, c’era chi preferiva scrivere direttamente in francese, a proposito di diglossia; e quando Napoleone unificò l’Italia (nonostante abbia riesumato e potenziato l’Accademia della Crusca che era stata precedentemente soppressa) abbiamo rischiato che venisse ufficializzato come lingua delle leggi, dei tribunali, delle amministrazioni e persino della scuola, anche se questa breve parentesi durata meno di un decennio è stata spazzata via dalla Restaurazione.
Nell’epoca del globish e di una nostra più ampia americanizzazione sociale, culturale, economica e politica, è invece l’inglese la lingua internazionale. Se nel Settecento Casanova ha pubblicato la sua autobiografia in francese perché era una lingua “più diffusa” della sua (e lo stesso fece Goldoni), oggi un ricercatore tende a pubblicare in inglese per essere “internazionale”, per essere letto e preso in considerazione. Ma se la lingua delle università di maggior prestigio diviene l’inglese, nel giro di pochi lustri questa diventerà una prassi e dunque una necessità anche sul piano interno — come nota D’Achille, — e non solo su quello sovranazionale. In un contesto del genere, perché mai si dovrebbe pubblicare, studiare o fare una tesi in italiano?
Il rischio della dialettizzazione dell’italiano circola da tempo, si ritrova in certe affermazioni di Gian Luigi Beccaria o di Luca Serianni (che ho già riportato in passato), di Marco Biffi o di Jurgen Trabant che parla esplicitamente di una nuova “diglossia neomedievale”, dove l’inglese ha preso il posto del latino. L’affermazione di D’Achille – “bisogna fare qualcosa” – è un bel passo in più, anche se non entra nel come si potrebbe agire e nel cosa occorrerebbe fare. La speranza è che dopo l’allarme e l’auspicio di essere più creativi (“bisogna tornare a inventare” invece di importare solo dall’inglese), arrivi anche la parte construens, cioè una proposta politica.
Dialettizzazione e ibridazione: le due facce della stessa medaglia
Se l’inglese diventa la lingua alta della cultura, l’italiano si configura inevitabilmente come lingua più “bassa”, il che non comporta solo il rischio della dialettizzazione del nostro idioma, ma anche quello dell’anglicizzazione, della sua ibridazione, in altre parole di una trasformazione dell’italiano storico in una newlingua chiamata itanglese che si sta imponendo come uno stilema linguistico superiore.
Davanti a questo fenomeno, D’Achille appare più infastidito che preoccupato, ma su questo punto faccio più fatica a seguirlo. Si dichiara per esempio “disturbato” dallo “slittamento semantico di alcuni termini italiani, come conferenza nel senso di convegno o cortesia per concessione”, eppure questo fenomeno non è nuovo (all’epoca del francese queste cose erano altrettanto frequenti); anche se è inappropriato o stucchevole, rimane confinato nelle regole fonologiche e ortografiche che caratterizzano l’italiano storico, non le spezza come nel caso degli anglicismi crudi (per esempio quando parliamo direttamente di meeting).
La diffusione di realizzare nel senso di comprendere, o di visionario nel senso di lungimirante, può suscitare resistenze di tipo puristico, ma non è questo che può mandare in frantumi il sistema dell’italiano e la sua indole. Anche la preoccupazione per le sigle che vengono ripetute con l’ordine sintattico inglese – AI invece di IA – non riguarda qualcosa di nuovo, e a mio avviso va letta in una prospettiva più ampia dei singoli casi esemplificati. Gli USA (un tempo in italiano circolava anche SUA = Stati Uniti d’America) in Spagnolo sono EE. UU, mentre l’AIDS è SIDA in tutte le lingue romanze (lo ha ricordato proprio D’Achille in altre occasioni), ma anche gli ufo sono ovni (Oggetti Volanti Non Identificati), e il Dna è detto Adn. L’attenzione, insomma, più che per le singole sigle (fosse solo questo il nostro problema!) andrebbe spostata su quello che c’è sotto queste scelte. La maggior frequenza di AI – talvolta anche pronunciata all’americana, ma lo stesso si verifica sempre più spesso con la pronuncia di USA – va inquadrata nel nostro vezzo di ripetere l’angloamericano che si sta trasformando in una regola, dunque in un modello linguistico a cui i singoli casi si adeguano. Il pericolo sta qui: l’inglese è il canone più prestigioso e per questo lo si ostenta in un abbandono dell’italiano. Lo stesso fenomeno non riguarda solo le sigle, ma il nostro intero vocabolario che si intasa di parole in inglese crude che a loro volta si allargano e portano l’italiano verso un “processo di destandardizzazione che segna inevitabilmente la morte di una lingua, che è già avvenuto per il latino nell’età del basso impero”, come riconosce D’Achille.
E allora, è la supremazia dell’inglese che porta alla regressione dell’italiano: sul piano internazionale i suprematisti dell’inglese lo scelgono come lingua di cultura, della scienza e dell’università, mentre su quello interno lo ostentato attraverso infinite espressioni inglesi infilate nell’italiano con sempre maggior disinvoltura. Queste sono le due facce della stessa medaglia, non si possono separare.
Se si vuole intervenire, bisogna agire a monte, e dare vita a un movimento culturale che promuova e rilanci l’italiano come lingua alta da contrapporre all’attuale egemonia anglomane. Occorrerebbe sancire il diritto allo studio e alla ricerca nella nostra lingua, invece di istituzionalizzare l’inglese con i soldi pubblici. E davanti agli anglicismi sarebbe ora di stigmatizzarli visto che sono spesso poco trasparenti e discriminano i cittadini, oltre la nostra lingua; esattamente come si stigmatizzano le parole sessiste, politicamente scorrette e non inclusive. Solo con un simile cambio di paradigma potremo uscire dal rischio dialetto e, allo stesso tempo, dall’itanglese. Sul piano politico, intanto, è necessario incentivare lo studio e la ricerca in italiano invece che investire sulla promozione dell’inglese, e anche finirla di tollerare parole inglesi nel linguaggio istituzionale, visto che costituisce un modello che inevitabilmente si propaga nella società. Come? Questo è l’oggetto della discussione che si deve porre sul tavolo, a partire dai giornali, oltre che con una riflessione politica.
L’eco mediatica dell’allarme di D’Achille
L’allarme del presidente della Crusca, oltre che in Rete (segnalo per esempio il pezzo di Penna blu), è stato ripreso da tutti i giornali: La Stampa, ADN Kronos, Il Giornale, Il Fatto quotidiano… ed è finito persino su quelli britannici, soprattutto quando Nick Squiles, su The Telegraph, lo ha ripreso dopo aver intervistato Paolo D’Achille, e anche me, in un pezzo che è poi rimbalzato su The Sunday Telegraph, o sul Daily Star, il che dimostra come la questione sia sentita e che, quando la Crusca prende posizione, le sue parole pesano.
Nelle dichiarazioni al Telegraph D’Achille ha aggiunto qualche importante precisazione: è vero che l’anglicizzazione riguarda tante lingue, oltre alla nostra, “ma l’italiano è particolarmente vulnerabile alle incursioni linguistiche poiché si tratta di una lingua di origine relativamente recente (…). Le sue radici non sono così profonde come quelle di altre lingue come il francese o l’inglese”, visto che è diventato un fenomeno di massa solo nel Novecento, per tornare all’importanza di inquadrare il fenomeno nella sua dimensione storica.
Nel pezzo sul quotidiano britannico, colpisce poi la sottile ironia con cui Nick Squiles riporta una serie di pseudoanglicismi che è costretto a spiegare ai suoi concittadini: “Un box non è qualcosa fatto di cartone, ma un posto auto”, mentre “un rider non ha nulla a che vedere con i cavalli: in italiano la parola indica un lavoratore sottopagato che consegna cibo da asporto in bicicletta o in motorino”. Cioè un fattorino, come si sarebbe detto prima che questa parola fosse abbandonata in favore di “pony express” che oggi cede il posto a rider.
Nella conversazione telefonica che abbiamo avuto, il giornalista sembrava allo stesso tempo stupito e divertito dal fatto che da noi “i canali sportivi riportano gli ultimi risultati del basket, intendendo il basketball, invece di scegliere la parola italiana ‘pallacanestro’”, così come dal fatto che sui mezzi di informazione la parola pusher prevale su “spacciatore” e via dicendo. “Le tribù moderne – scrive Squiles – spaziano dai foodies agli hipster e agli influencer. Twitter ora si chiama X, ma gli italiani continuano a dire che vogliono twittare un post sulle piattaforme sociali [NOTA: in inglese social media platforms, anche se noi parliamo in modo patetico di social]. Dopodiché, potrebbe essere il momento di whatsappare un amico.”
E alla domanda: “Ma perché?” – con un certo imbarazzo – ho provato a rispondergli con quello che è diventato il titoletto di chiusura del pezzo: “L’anglomania compulsiva” (“Compulsive Anglomania”) che si traduce nell’attuale tsunami degli anglicismi (“Tsunami of Anglicisms”).
Davanti a tutto ciò, non si può che concordare con D’Achille: bisogna intervenire, perché se ci lamentiamo limitandoci a guardare e a descrivere, il futuro dell’italiano sembra segnato. Per riprendere il paragrafo di un libro scritto ormai dieci anni fa (il Diciamolo in italiano da cui questo sito è scaturito), è necessario passare “dai lamenti all’azione”, e se dopo il riconoscimento del pericolo (che personalmente grido da allora) non si ragiona concretamente sulle azioni da mettere in campo e su una soluzione politica, siamo fritti.
#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #politicaLinguistica #rassegnaStampa
Italian researchers fear the language is at risk because of the widespread adoption of English phrases. They're warning it could become redundant like Latin did centuries agoDavid O'Dornan (Daily Star)
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A Pavia, mercoledì 22 aprile, h. 18, Collegio Cairoli
Una giovane ricercatrice conserva nel cuore il ricordo di un fugace incontro giovanile con alcune fotografie di Francesca Woodman. Quando, anni dopo, decide di dedicarle una monografia, l’affascinante enigma di quelle foto, unito al suicidio dell’artista, si rivela un ostacolo difficile da aggirare. L’unico modo per riuscirci è una precipitosa discesa nel buco nero in cui confluiscono arte e vita. Un’ossessione capace non solo di mettere in crisi l’identità della protagonista, ma soprattutto di restituirci una Francesca inedita, un angelo più che mai necessario per il nostro tempo.
Collegio Cairoli
Piazza Cairoli 1 – Pavia
#art #arte #BertrandSchefer #ChiaraScordamaglia #CollegioCairoli #EDiSUPavia #ElisabettaMisasi #FrancescaWoodman #JennyBurnazzi #JohanLevi #MassimoCanepa #recital #teatro
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Bitwarden Password Manager per Android raggiunge la versione 2026.4.0 con una novità utile per chi conserva file nel vault: le immagini allegate si possono ora visualizzare in anteprima prima di scaricarle, senza dover aprire ogni file.
Tra le correzioni, viene risolto un crash che si presentava durante la compilazione automatica su siti con caratteri speciali negli URI, un problema che in certi scenari rendeva inutilizzabile il riempimento automatico. Sistemato anche un bug nel generatore di passphrase che inseriva spazi come separatori anche quando non configurati. I codici TOTP ora si allineano in modo uniforme nella schermata del vault, miglioramento minore ma che rende la lettura più ordinata.
Bitwarden mantiene una lista di browser privilegiati per l’autenticazione FIDO2 su Android, aperta ai contributi della community. In questa versione è stata aggiunta in anticipo la nuova chiave Chromium di CalyxOS, firmata con la nuova infrastruttura HSM che il progetto sta costruendo dopo la crisi interna del 2025. Le build con il nuovo pacchetto non sono ancora uscite, ma il contributor del team CalyxOS ha già preparato il terreno.
L’app Authenticator riceve lo stesso numero di versione senza novità specifiche.
SOURCE:// github.com
SOURCE:// github.com
SOURCE:// github.com
SOURCE:// calyxos.org
Overview Various under-the-hood improvements and bug fixes What's Changed ✨ Community Highlight PM-25654: feat: Preview attachment by @david-livefront in #6675 [PM-34168] Add future CalyxOS Chr...GitHub
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Scene e discorsi vari dei Mii extra, su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Ultima carrellata di clip del gioco (per il momento)
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A settembre 2025 Automattic aveva scritto sul forum ufficiale di Simplenote parole abbastanza definitive: nessuno sviluppo attivo, nessuna nuova funzionalità prevista, solo la manutenzione minima per tenere il servizio in piedi. Post chiuso alle risposte.
Sette mesi dopo, il 15 aprile, sul blog ufficiale compare l’annuncio di un server MCP in beta.
Il server, disponibile su GitHub sotto l’account Automattic, permette a qualsiasi strumento di intelligenza artificiale compatibile con il protocollo MCP, come Claude o Codex, di interrogare le proprie note in linguaggio naturale. Gli strumenti esposti sono quattro: list_tags per elencare i tag, list_notes per le note recenti con filtro per tag, search_notes per cercare per contenuto o titolo, e get_note per recuperare il testo completo di una nota specifica.
Il server legge direttamente i dati locali di Simplenote ed è completamente in sola lettura: non modifica né cancella nulla. Per ora funziona solo su macOS e richiede un’installazione manuale nell’applicazione AI che si intende usare. Il supporto Windows è indicato come prossimo.
L’utilità pratica è quella di poter chiedere al modello cose come “mostrami le note con il tag ricette” o “cerca tutto quello che riguarda il progetto X”, lasciando che sintetizzi o organizzi il risultato senza aprire l’app.
Il punto su cui vale la pena soffermarsi non è tanto il server MCP in sé, quanto il contesto. L’annuncio di settembre 2025 era formulato come un commiato tecnico: nessuno sviluppo attivo, nessuna nuova funzionalità. Eppure qualcuno in Automattic ha lavorato su questo, lo ha pubblicato e ha scritto un post sul blog.
Può darsi che si tratti di un progetto portato avanti da un singolo sviluppatore nel tempo libero, o che la direzione interna abbia cambiato rotta in silenzio senza aggiornare gli utenti. Quello che resta è che la comunicazione è stata, quantomeno, confusa: si dichiara la fine dello sviluppo e poi si pubblica codice nuovo. Per chi aveva già iniziato a cercare alternative, l’indicazione resta comunque valida: Simplenote non ha una tabella di marcia pubblica né una prospettiva chiara sul lungo periodo.
Il server MCP è scaricabile da github.com/Automattic/simplenote-mcp.
SOURCE:// simplenote.com
SOURCE:// forums.simplenote.com
Hi Simplenoters! We’re excited to announce the beta release of our Simplenote MCP Server. With it, you can easily use your favorite, MCP-compatible AI tool (Claude, Codex, etc) to search your…Mark Biek (Simplenote)
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Con la versione 8.8 in dirittura d’arrivo, Signal per Android introduce alcune modifiche all’interfaccia e corregge diversi comportamenti scorretti che hanno accompagnato le ultime versioni.
La novità più visibile riguarda l’intestazione delle conversazioni e la schermata delle richieste di messaggio, entrambe riviste graficamente. Cambia anche la finestra con cui l’app chiede i permessi di sistema, che ottiene un nuovo aspetto più in linea con il resto dell’interfaccia.
Sempre per quel che riguarda l’UI, viene corretto un problema che impediva all’avatar del proprio profilo di mostrarsi correttamente nel pannello delle reazioni.
Tutti i menu contestuali dei contenuti multimediali, immagini e video compresi, ricevono le opzioni di condivisione e inoltro, finora non sempre disponibili in modo uniforme. Una piccola aggiunta che semplifica la gestione dei file condivisi in chat.
Arriva anche la possibilità di rispondere direttamente da una notifica quando il messaggio in arrivo contiene un allegato, comportamento che in precedenza non era supportato.
Tra i fix degni di nota: la riproduzione dei messaggi vocali non viene più interrotta dal blocco schermo, le anteprime delle citazioni tornano a mostrarsi correttamente, e i nomi dei mittenti nella lista delle conversazioni non vengono più troncati. Sistemato anche lo scorrimento automatico nella gestione degli sticker durante il riordino.
Un’ultima modifica di servizio: i metadati di data e ora originali vengono ora preservati quando si salva un allegato ricevuto.
La versione 8.8 è attualmente disponibile per i beta tester. Chi usa Obtanium deve attivare le pre-release per riceverla.
SOURCE:// community.signalusers.org
We’re releasing the Signal 8.8 beta soon. ⬇ Get the beta If you’re interested in participating in the beta, sign up here. Using Obtanium? Opt-in for pre-release tags to receive beta updates.Signal Community
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Sogni vari e scene varie del gioco su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Ottava carrellata di screenshot e clip varie
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Il New Nintendo Switch 3 perduto, lo schiacciamosche usato per modificare console nintendo. Altri innamoramenti tra i Mii.
Poi Mii che fanno foto ad altri Mii che stanno chiacchierando al ristorante, a casaccio, su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Settima carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette
#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip
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Il New Nintendo Switch 3 perduto, lo schiacciamosche usato per modificare console nintendo. Altri innamoramenti tra i Mii. Poi Mii che ...News Zone - Creeperiano99
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ECOVACS ROBOTICS ha annunciato DEEBOT X12 OmniCyclone e DEEBOT X12 PRO OMNI, i nuovi modelli di punta della serie premium X. Progettati per rendere più agevole la pulizia quotidiana anche in presenza di sporco secco e residui difficili, i DEEBOT X12 combinano una nuova fase di pre-trattamento delle macchie combinata con il lavaggio a rullo e una gestione della stazione sempre più automatizzata. Il sistema PowerBoost Charging Plus, già presente nel modello X11, presentato a IFA 2025, è stato ora aggiornato e garantisce una ricarica ultraveloce del 13% in soli 3 minuti, consentendo un funzionamento continuo per una pulizia senza interruzioni. La tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato, interviene prima del lavaggio
Progettato per affrontare le macchie più ostinate, il DEEBOT X12 introduce per la prima volta la tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato che interviene prima del lavaggio ammorbidendo e sciogliendo lo sporco ostinato: in presenza di macchie secche o residui incrostati, una volta aspirati i detriti, il robot interviene automaticamente erogando getti d’acqua incrociati a forma di arco con pressione fino a 46.000 Pa per pre-ammorbidire le macchie; quindi il rullo OZMO ROLLER 3.0 aggiornato completa la pulizia con un passaggio ad alta velocità e movimento “a griglia”, pensato proprio per sollevare e rimuovere anche le macchie più ostinate.
E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoliTechpertuttiGuglielmo Sbano
Per aumentare l’efficacia e la copertura di lavaggio, DEEBOT X12 adotta un rullo da 27 cm, più lungo del 50% rispetto ai predecessori, che copre una porzione più ampia di pavimento a ogni passaggio. Il sistema di autolavaggio pressurizzato con flusso d’acqua a 32 vie risciacqua continuamente il rullo, con l’obiettivo di ridurre striature, accumuli di sporco e contaminazioni durante l’uso. In presenza di tappeti, invece, il robot solleva automaticamente il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica che separa fisicamente il rullo dalle fibre, evitando di bagnarle. La pulizia lungo le pareti e in prossimità dei mobili è supportata da TruEdge 3.0 Extreme, che utilizza un rullo su cuscino d’aria (2,58 cm) per adattarsi al bordo in tempo reale. Il sensore TruEdge 3D 2.0 migliora, inoltre, la gestione di bordi irregolari e ostacoli, aiutando il robot a lavorare in modo più preciso anche in spazi stretti e negli angoli a 90°.Il sistema BLAST consente di raggiungere fino a 22.000 Pa di potenza
Sul fronte dell’aspirazione, il sistema BLAST consente a DEEBOT X12 di raggiungere fino a 22 L/s di portata d’aria e 22.000 Pa di potenza, per una rimozione più profonda della polvere, una migliore raccolta dei capelli sui tappeti e una gestione efficace delle particelle più grandi. A supporto interviene ZeroTangle 4.0 Airflow-directed Anti-tangle Technology, che combina una spazzola principale progettata per guidare i capelli nel percorso di aspirazione, una ventola a flusso d’aria laterale e una struttura a doppio cuscinetto ad ampio raggio, che riducono la formazione di grovigli e la necessità di interventi di manutenzione. Per sessioni di pulizia prolungate, DEEBOT X12 integra PowerBoost Charging Plus, un sistema di ricarica intelligente e ultraveloce che ripristina il 13% della batteria in 3 minuti.
La gestione quotidiana di ECOVACS DEEBOT X12 è affidata alla nuova stazione OMNI all-in-one, progettata per ridurre al minimo gli interventi manuali. Nella versione OmniCyclone, il robot integra la tecnologia PureCyclone 2.0 Auto-empty, che mantiene elevata la potenza di aspirazione durante lo svuotamento e introduce un sistema senza sacchetto, con un risparmio stimato fino a 25 sacchetti in cinque anni. Per la pulizia del rullo entra in gioco il sistema Fresh-flow Power Washing, che utilizza acqua pulita riscaldata e pressione potenziata per rimuovere lo sporco più ostinato, limitando allo stesso tempo la contaminazione dell’acqua sporca. La struttura di autopulizia interna con rotazione fino a 5.000 giri/min contribuisce inoltre a ridurre residui e manutenzione. DEEBOT X12 supporta infine due soluzioni detergenti dedicate: una per la pulizia quotidiana e una ad alta efficacia per le zone più sporche, come cucina e sala da pranzo, migliorando lavaggio e igiene complessiva della casa.
ASUS UGen300: prima USB con motore IA per PC
ASUS UGen300 debutta come prima chiavetta USB con motore IA integrato, pensata per portare l’intelligenza artificiale anche sui PC non dotati di NPU dedicataTechpertuttiGuglielmo Sbano
Grazie al sistema di superamento ostacoli TruePass Adaptive a trazione integrale completamente meccanico, il robot supera senza sforzo soglie singole fino a 2,4 cm e naviga su doppi gradini continui fino a 4 cm, garantendo una mobilità continua anche in case con diversi dislivelli.Il robot solleva il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica evitando di bagnare le fibre del tappeto
Per quanto riguarda la navigazione, DEEBOT X12 si basa sulle capacità di AIVI 3D 4.0 Omni-approach e su un modello semantico avanzato che valuta la necessità e la sicurezza dell’avvicinamento ai diversi tipi di “confine”. In questo modo il robot può avvicinarsi di più a strutture ben definite per massimizzare la copertura, mantenendo invece un comportamento più prudente vicino a ostacoli potenzialmente rischiosi. L’esperienza smart è completata da AGENT YIKO 2.0 che accompagna nella prima configurazione, offre supporto online e funzioni di gestione autonome.
ECOVACS DEEBOT X12 OmniCyclone è disponibile a partire dal 16 aprile al prezzo di 1.399 euro sullo store Amazon di ECOVACS e presso i rivenditori autorizzati MediaWorld. X12 PRO OMNI è invece disponibile al prezzo di 1.199 euro sullo store Amazon di ECOVACS e prossimamente presso Unieuro. Fino al 29 aprile è possibile acquistare X12 OmniCyclone con uno sconto di 150 euro, sia sullo store Amazon sia presso i rivenditori.
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Katy B. 📚 🥛
in reply to Diciamolo in italiano • • •Ho letto l'espressione
un'angelo
nei sottopancia di un tg in un canale RAI.
Neppure chi fa giornalismo si preoccupa di fare attenzione alle basi.
Diciamolo in italiano
in reply to Katy B. 📚 🥛 • • •@katttivizzima
C’è da augurarsi che si un refuso, cioè una svista che può capitare, non un errore… nei sottopancia di trasmissioni come Le iene questo tipo di cose è quasi la normalità, ho notato, compresa l’alta frequenza di “qual’è”, e in questo caso non sono semplici refusi.
Katy B. 📚 🥛
in reply to Diciamolo in italiano • • •Ma ero a casa di familiari e loro seguono regole diverse.