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Peergos 1.24 riduce drasticamente i tempi di upload e cancellazione


Peergos 1.24 migliora in modo sostanziale le prestazioni: la ripresa degli upload è fino a 5.000 volte più veloce, la cancellazione delle cartelle grandi 10 volte. Novità anche per chi fa self-hosting.
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Peergos, il filesystem cifrato peer-to-peer open source, si aggiorna alla versione 1.24 con un focus quasi interamente sulle prestazioni. I miglioramenti, secondo quanto riportato nel changelog, sono notevoli.

Upload molto più veloci


Il caso più evidente riguarda la ripresa degli upload interrotti. Per i file di grandi dimensioni, il meccanismo che cerca il punto di ripresa è passato da una scansione lineare a una ricerca per blocchi a otto rami, con un risultato che il team descrive come 5.000 volte più rapido. Per le cartelle grandi, il guadagno è nell’ordine di mille volte. Anche avviare un nuovo upload è più veloce rispetto alle versioni precedenti.

La cancellazione di cartelle grandi ha ricevuto lo stesso tipo di attenzione: eliminando alcune operazioni sequenziali e introducendo una nuova operazione di rimozione collettiva sulla struttura dati interna, i tempi scendono a circa un decimo rispetto a prima.

il team riporta un calcolo degli hash nel browser 8 volte più veloce su macchine con 8 core.
Alcuni screenshot di Peergos

Novità per l’interfaccia e il self-hosting


Con questa versione è possibile configurare l’URL del server direttamente dall’interfaccia delle app desktop e Android, senza dover intervenire manualmente sui file di configurazione. Utile soprattutto per chi vuole puntare a un’istanza personale senza passaggi aggiuntivi.

Aggiunto anche il rilevamento automatico della modalità scura di sistema.

Chi usa Flatpak su Linux dovrà rimuovere e riaggiungere le sincronizzazioni esistenti: a causa di un problema ora corretto, i percorsi locali non venivano conservati dopo un aggiornamento.

Nota per chi gestisce un server


I gestori di istanze proprie devono aggiornare a Java 25, richiesto da questa versione per il supporto ai thread virtuali.

Il metodo di installazione raccomandato su Linux resta Flatpak, disponibile su flatpak.peergos.org.

SOURCE:// github.com

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Gitea 1.26.0: note di rilascio automatiche, Actions più mature e tre CVE risolti


Gitea 1.26.0 aggiunge la generazione automatica delle note di rilascio, miglioramenti significativi ad Actions, download di archivi da sottodirectory e la correzione di tre vulnerabilità di sicurezza.
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A poche settimane dall’ultima patch, il team di Gitea ha rilasciato la versione 1.26.0, un aggiornamento importante che tocca sicurezza, usabilità e CI/CD.

Tre vulnerabilità corrette


Prima di tutto la sicurezza. Questa release risolve tre CVE: uno XSS memorizzato nel visualizzatore 3D (formato glTF), un problema nell’API di fork che permetteva di esfiltrare i segreti di un’organizzazione, e un bypass della protezione dei branch causato da un troncamento silenzioso durante l’elaborazione degli hook. Aggiornare è quindi consigliato.

Novità nell’interfaccia del repository


Alcune delle aggiunte più utili riguardano la gestione quotidiana dei repository. È ora possibile scaricare un archivio zip o tarball riferito a una singola sottodirectory, senza dover scaricare l’intero albero dei file, comodo soprattutto nei monorepo.

Il browser dei file ha ora due voci contestuali: “Go to file”, per saltare direttamente a un file cercandolo per nome, e “Delete directory”, per rimuovere un’intera cartella dall’interfaccia web. Piccole comodità che risparmiano qualche passaggio.

C’è anche la generazione automatica delle note di rilascio direttamente dall’editor: Gitea compone il Markdown partendo dalle pull request unite e dai nomi dei contributori, in modo analogo a quanto già fa GitHub.

Actions: la CI/CD cresce


La parte più ricca di novità è quella dedicata ad Actions. I workflow possono ora dichiarare gruppi di concorrenza (concurrency), così i nuovi avvii cancellano o accodano rispetto ai job già in esecuzione. Attenzione: si tratta di un cambiamento che modifica il comportamento a runtime, da verificare sulle pipeline esistenti dopo l’aggiornamento.

Altre aggiunte: visualizzazione grafica delle dipendenze tra job, riesecuzione selettiva dei soli job falliti senza riavviare l’intero workflow, riferimento ad Actions e workflow riutilizzabili conservati in repository private, permessi configurabili per i token automatici e la possibilità di mettere in pausa o disabilitare singoli runner senza rimuoverli.

Per gli amministratori


Gli admin trovano due strumenti nuovi: un banner globale visibile a tutti gli utenti, abbinato a una modalità manutenzione che permette di gestire gli accessi durante gli interventi, e i badge sui profili utente, utili per indicare ruoli o designazioni interne.

Sotto al cofano


Sul piano tecnico, il toolchain frontend è migrato da webpack a Vite, con tempi di build più rapidi. L’editor integrato passa da Monaco a CodeMirror, scelta che riduce il peso dei bundle. È stato inoltre aggiunto un registro per lo stato Terraform, che consente di centralizzare la gestione dell’infrastruttura usando gli stessi controlli di accesso del codice.

Chi gestisce la propria istanza Gitea su un VPS dovrebbe procedere all’aggiornamento con la consueta procedura: backup, sostituzione del binario o aggiornamento del container Docker, riavvio.

Le note complete sono disponibili sul blog ufficiale.

SOURCE:// blog.gitea.com

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tra gli infiniti elementi a prova del genocidio in atto


la fotografia credo sia recente, o relativamente recente. mentre il video si riferisce a un momento non troppo lontano dall’inizio del genocidio: donna e bambino sventolano degli stracci bianchi in segno di pace, e un cecchino israeliano uccide la donna. il bambino fugge via.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Violenza di genere e identità: Jasmin Po racconta la forza di essere donna.

Indice dei contenuti

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Titolo: Note di Libertà

Autore: Jasmin Po

Il libro è in uscita. Tenetevi pronti!

Recensione: “Note di libertà” di Jasmin Po – Un inno alla forza delle donne


Jasmin Po torna a stupirci. Se è vero che “nella botte piccola c’è il vino buono”, il suo terzo libro, “Note di libertà”, ne è la prova lampante: un piccolo tesoro che la scrittrice ha custodito nel cuore e che ora regala ai lettori in tutta la sua potenza.

Tre donne, un unico destino


Avevo già apprezzato il talento di Jasmin nella sua silloge poetica, ma con questo nuovo lavoro l’autrice ha davvero fatto faville. La storia segue le vite di Sara, Anna e Isabelle: tre donne inizialmente estranee, ma unite da un filo rosso invisibile: la lotta per i diritti e la ricerca della parità.

Nonostante un passato travagliato, queste tre protagoniste decidono di trasformare il dolore in azione, aprendo un centro di supporto per donne vittime di violenza. La loro missione, però, non sarà facile: il centro diventerà presto bersaglio di atti vandalici, aggiungendo una sfumatura di mistero a una narrazione già densa di coraggio e desiderio di riscatto.

Un libro di denuncia necessario


“Note di libertà” è un libro di denuncia che usa parole forti e vere. Parla di quell’unione femminile che, purtroppo, spesso scarseggia nella realtà. È un’opera che troverà presto spazio anche nelle scuole, poiché affronta temi drammaticamente attuali che colpiscono da vicino le nuove generazioni.

L’identità nell’era dei social


Oltre alla violenza di genere, Jasmin affronta con delicatezza il tema dell’identità di sé. C’è un passaggio nel libro che racchiude un messaggio di immenso valore:

“Mi sento così distante da ciò che vedo sui social” – confessa una protagonista.

La risposta che riceve è potente: “Non permettere ai canoni esterni di definire chi sei. Ogni cicatrice, ogni difetto è parte della tua storia.”


In poche righe, l’autrice analizza il senso dell’Io e come i social media o i programmi televisivi possano farci sentire inadeguati. Jasmin ci ricorda che la nostra unicità non deve essere sacrificata sull’altare di standard estetici artificiali.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno


La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno. L’evento dedicato agli sviluppatori porterà novità su iOS, macOS, AI e sull’intero ecosistema Apple
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Apple ha annunciato le date ufficiali della prossima edizione della Worldwide Developers Conference (WWDC): dall’8 al 12 giugno. L'evento, che Apple organizza annualmente, riunisce sviluppatori e sviluppatrici di tutto il mondo per una settimana all’insegna del confronto, della scoperta e dell’innovazione. Oltre a seguire l’esperienza online, developer e studenti avranno anche l’opportunità di celebrarne l’inizio di persona l’8 giugno, durante un evento speciale di apertura all'Apple Park.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Grandi novità in arrivo


La WWDC26 punterà i riflettori sugli aggiornamenti per le piattaforme Apple, tra cui progressi nel campo dell’AI ed entusiasmanti novità in termini di software e strumenti di sviluppo. In linea con il costante impegno dell’azienda nel sostenere chi sviluppa la WWDC offrirà, inoltre, anche accesso esclusivo ai team di ingegneria e design di Apple, oltre a fornire informazioni approfondite su nuovi strumenti, framework e funzioni.
Apple wwdc edizione 2025Apple wwdc edizione 2025

Dove seguire l'evento


La WWDC inizierà lunedì 8 giugno con il Keynote e il Platforms State of the Union. Proseguirà quindi online per tutta la settimana con oltre 100 sessioni video, laboratori di gruppo interattivi e appuntamenti, durante i quali sviluppatori e sviluppatrici potranno interagire direttamente con i team di ingegneria e design per approfondire le ultime novità. Sarà possibile seguire la conferenza nell’app Apple Developer, sul sito web Apple Developer, sul canale YouTube Apple Developer e, in Cina, sul canale bilibili Apple Developer.

“La WWDC è uno dei momenti più emozionanti per Apple, perché offre alla nostra straordinaria comunità globale di developer un’occasione per riunirsi e vivere una settimana elettrizzante all’insegna della tecnologia, dell’innovazione e della collaborazione - ha dichiarato Susan Prescott di Apple - non vediamo l’ora di incontrare la nostra community online e di persona per quella che sarà certamente una delle migliori WWDC di sempre.”



E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoli
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’8 giugno, lo speciale evento in presenza all'Apple Park permetterà a developer e studenti di guardare il Keynote e il Platforms State of the Union, incontrare ingegneri e designer Apple, partecipare a laboratori e attività speciali, ed entrare in contatto con la community di sviluppo globale. Apple sostiene studenti e studentesse attraverso la Swift Student Challenge, uno dei tanti programmi pensati per promuovere la prossima generazione di imprenditori e imprenditrici, developer e designer. I 50 Distinguished Winner, riconosciuti per l’eccellenza delle loro proposte, saranno invitati a un’esperienza di tre giorni a Cupertino.


Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e servizi innovativi trasformano gli spostamenti nel 2026


Il mercato della mobilità in Italia continua a crescere, ma procede a velocità diverse a seconda dei comparti. Nel 2025 avanzano Trasporto Pubblico Locale, taxi, pedaggi, sosta e trasporti a medio-lungo raggio, consolidando nuovi equilibri tra turismo, smart working, regolazione locale e diffusione dei servizi digitali. A tenere insieme questa trasformazione è soprattutto il digitale, che rafforza il proprio ruolo sia nei canali di acquisto sia negli strumenti di pagamento.

Polaroid Hi-Print: stampante fotografica per smartphone
Con Hi-Print, Polaroid punta a riportare le foto fuori dallo schermo. Una stampante fotografica compatta per trasformare gli scatti digitali in ricordi fisici
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Una crescita ancora positiva del mercato della mobilità


È quanto emerge dalla ricerca “Il mercato della mobilità in Italia nel 2025: strumenti e canali di pagamento digitali”, realizzata dagli Osservatori Innovative Payments e Travel Innovation del Politecnico di Milano, con UnipolMove come main partner. Il quadro delineato dalla ricerca è quello di un mercato in cui il digitale consolida il proprio ruolo lungo tutta la customer journey, dall’acquisto al pagamento, ma con velocità di adozione differenti. Nella mobilità con mezzi privati, i sistemi digitali risultano prevalenti per il pedaggio e per la sosta in struttura, anche se la sosta su strada è quelle che presenta una crescita maggiore rispetto al pre-pandemia. Nei trasporti urbani cresce l’uso di soluzioni digitali, pur senza un completo superamento dei canali tradizionali. Per i trasporti a medio-lungo raggio, infine, il digitale è diventato la modalità dominante sia per l’acquisto sia per il pagamento.

“Il mercato della mobilità in Italia sta entrando in una fase di maturità digitale sempre più evidente. L’innovazione non riguarda più solo la disponibilità di nuovi strumenti di pagamento, ma la loro integrazione nell’esperienza complessiva di spostamento, con una logica sempre più di ecosistema. Carte, app, contactless e canali online stanno diventando un’infrastruttura abilitante della mobilità, anche se con livelli di adozione ancora diversi tra i comparti, influenzati dalle caratteristiche dei servizi e dai contesti d’uso,” ha affermato Ivano Asaro, Direttore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano.


Il grafico mostra l'incidenza dei pagamenti cashlessIl grafico mostra l'incidenza dei pagamenti cashless
Sul fronte della mobilità privata, il pedaggio autostradale ha raggiunto nel 2025 i 9,9 miliardi di euro, confermando una crescita più moderata rispetto al rimbalzo post-pandemico. Questo andamento potrebbe protrarsi anche nei prossimi anni, anche alla luce dell’evoluzione del quadro regolatorio che prevede un meccanismo di aggiornamento tariffario sempre più legato agli investimenti effettivamente realizzati. La sosta su strisce blu, trainata dalla diffusione delle app e dal potenziamento degli strumenti di monitoraggio, ha raggiunto i 795 milioni di euro (in crescita del 2%): in futuro il mercato potrebbe essere sostenuto dalle politiche delle amministrazioni volte a ridurre o rimuovere le agevolazioni per veicoli elettrici e ibridi.

“I dati della ricerca confermano che il digitale è ormai una componente strutturale della mobilità, non solo nel pagamento ma lungo tutto il journey dell’utente. Per questo stiamo evolvendo verso modelli che integrano servizi, tecnologia e protezione, con l’obiettivo di accompagnare le persone in modo sempre più accessibile, semplice e sicuro nei diversi momenti della loro mobilità” ha dichiarato Carlo Garuccio di UnipolMove.


Nel Trasporto Pubblico Locale, in base ai dati della ricerca, il mercato ha raggiunto nel 2025 i 4,1 miliardi di euro. La dinamica è sostenuta dagli aumenti tariffari introdotti in alcune città, dal contributo del turismo e dalla domanda legata a grandi eventi, mentre continua a pesare la riduzione strutturale della mobilità pendolare dovuta allo smart working, che penalizza gli abbonamenti e favorisce un utilizzo più occasionale del servizio. Anche il mercato dei taxi è cresciuto arrivando a 1,53 miliardi di euro, in un contesto in cui la domanda resta ancora in parte insoddisfatta ma potrebbe beneficiare dell’ampliamento dell’offerta e di una maggiore efficienza del settore.

MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile
MOVA introduce il primo sistema di pulizia smart modulabile del settore, una soluzione innovativa basata sull’intelligenza artificiale pensata per semplificare la gestione della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La sharing mobility attraversa invece una fase di crescita selettiva. La micromobilità continua a mostrare segnali positivi, in particolare nel bike sharing e nello scooter sharing, mentre il monopattino sharing rallenta anche per effetto delle nuove normative e il car sharing vive una fase più critica, tra riduzione delle flotte e ripensamento dei modelli di servizio.

È soprattutto nei pagamenti che si coglie la trasformazione più evidente. Nel mercato del pedaggio autostradale, i pagamenti digitali sono ormai la modalità largamente prevalente, trainati soprattutto dai sistemi di telepedaggio, che costituiscono l’88% del totale. Questo è uno degli ambiti più maturi nel mercato della mobilità, fungendo da esempio di integrazione tra servizio, tecnologia e user experience. I sistemi di telepedaggio sono fondamentali anche nel mercato della sosta in struttura, dove quasi il 70% del transato avviene con strumenti digitali. Nella sosta su strisce blu si passa dall’8% del 2019 ad un 41% del 2025, sostenuti dall’utilizzo sempre più diffuso delle app e dal rinnovamento dei parcometri sul territorio.
Il mercato della mobilita in italia una visione d'insieme del valore di mercato 2025Il mercato della mobilita in italia una visione d'insieme del valore di mercato 2025
Nel TPL, la quota di strumenti digitali è passata dall’11% nel 2019 al 44% nel 2025, grazie alla diffusione di carte, contactless e soluzioni Tap&Go. Nel mercato taxi, infine, i pagamenti digitali sono cresciuti dal 15% al 39%. Anche il canale online continua a guadagnare terreno: nei trasporti urbani cresce nel TPL e nei taxi, pur restando ancora lontano da una piena affermazione rispetto ai canali fisici; nella sosta su strisce blu registra una delle accelerazioni più evidenti, arrivando al 32% nel 2025. Nei servizi di mobilità a medio-lungo raggio, invece, la prenotazione e l’acquisto online risultano ormai pienamente consolidati, con una penetrazione compresa tra il 72% e il 73% nei principali comparti. In tutto questo giocano un ruolo fondamentale le piattaforme integrate di mobilità e la possibilità di offrire servizi a valore aggiunto.

Tra questi, il trasporto aereo è cresciuto del 5% nel 2025, con 230 milioni di viaggiatori, trainato soprattutto dai voli internazionali. Il trasporto ferroviario segna un +3%, con prezzi stabili e una domanda sostenuta soprattutto dal segmento leisure. Prosegue il trend positivo dell’autonoleggio, legato alla mobilità turistica e ai noleggi in prossimità degli aeroporti, mentre il comparto degli autobus a medio-lungo raggio conferma una delle dinamiche più vivaci con un +6%. Anche i traghetti continuano a crescere, seppur a ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti.


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Wine 11.7: riscrittura di MSXML avviata, 35 bug corretti


Wine 11.7 è disponibile con l'avvio della riscrittura di MSXML senza libxml2, miglioramenti a VBScript, supporto audio 7.1 e 35 correzioni tra applicazioni e giochi.
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Ogni due settimane, puntuale, il progetto Wine pubblica un nuovo aggiornamento. La versione 11.7, uscita il 17 aprile, è la settima della serie 11.x e include alcune novità di rilievo per chi usa Linux per far girare applicazioni Windows.

MSXML si libera da libxml2


Il cambiamento più significativo di questo ciclo riguarda MSXML: inizia il lavoro di riscrittura del sottosistema, con l’obiettivo di eliminare la dipendenza dalla libreria esterna libxml2. Wine procede per incrementi, e il percorso è solo avviato, ma il vantaggio atteso è concreto: meno perdite di memoria e meno conflitti nei namespace che si manifestavano soprattutto con alcune utility Windows datate.

VBScript più affidabile


Attenzione rilevante anche per VBScript, dove arrivano correzioni su parsing, flusso di controllo, costanti, gestione dei dizionari, continuazione di riga e comportamento delle funzioni di divisione delle stringhe. Per chi ha a che fare con installer legacy o script aziendali scritti in VBScript, si tratta di migliorie concrete.

Audio, grafica e un cambio di default


DirectSound ottiene finalmente il supporto alle configurazioni audio a 7.1 canali. D3DX introduce il supporto al filtro SRGB, utile per la gestione corretta delle texture in alcuni titoli. Da segnalare anche che i nuovi prefissi Wine usano ora Windows 10 come sistema predefinito al posto di Windows 7, allineandosi meglio alle aspettative delle applicazioni moderne.

35 bug risolti


L’elenco delle correzioni include applicazioni come ABBYY FineReader 12 Professional, VOCALOID6, SongbookPro, Fade In Pro e Kakaowork, oltre a giochi come MapleStory World, Stratego (1997) e Act of War: Direct Action. Risolti anche problemi più di basso livello: gestione di file di grandi dimensioni, risposte HTTP, segnalazione dispositivi HID, crash WoW64 in codice 3D e regressioni nell’avvio di VC_redist.

Wine 11.7 è scaricabile dal sito ufficiale in formato sorgente; i pacchetti binari per le principali distribuzioni vengono pubblicati a seguire.

SOURCE:// winehq.org
SOURCE:// linuxiac.com
SOURCE:// gamingonlinux.com

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oggi, 22 aprile, a pavia, al collegio cairoli: un recital per francesca woodman


A Pavia, mercoledì 22 aprile, h. 18, Collegio Cairoli

FRANCESCA il volto dell’Angelo


locandina del recital dedicato a Francesca Woodman
cliccare per ingrandire

Una giovane ricercatrice conserva nel cuore il ricordo di un fugace incontro giovanile con alcune fotografie di Francesca Woodman. Quando, anni dopo, decide di dedicarle una monografia, l’affascinante enigma di quelle foto, unito al suicidio dell’artista, si rivela un ostacolo difficile da aggirare. L’unico modo per riuscirci è una precipitosa discesa nel buco nero in cui confluiscono arte e vita. Un’ossessione capace non solo di mettere in crisi l’identità della protagonista, ma soprattutto di restituirci una Francesca inedita, un angelo più che mai necessario per il nostro tempo.

Collegio Cairoli
Piazza Cairoli 1 – Pavia
#art #arte #BertrandSchefer #ChiaraScordamaglia #CollegioCairoli #EDiSUPavia #ElisabettaMisasi #FrancescaWoodman #JennyBurnazzi #JohanLevi #MassimoCanepa #recital #teatro

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30 aprile, roma: conferenza stampa di presentazione della iv edizione di “unarchive found footage fest” (aamod)

AAMOD


UNARCHIVE FOUND FOOTAGE FEST
ARCHIVIO BENE COMUNE
IV edizione, 26 – 31 maggio 2026, Roma

Conferenza stampa di presentazione
giovedì 30 aprile 2026 ore 15.00

welcome coffee

Real Academia de España en Roma – Sala Conferenze
Piazza San Pietro in Montorio, 3 Roma
R.S.V.P. eventi@aamod.it

Torna, dal 26 al 31 maggio 2026, UnArchive Found Footage Fest, per una quarta edizione densa di immagini, riflessioni e nuove prospettive, tutta in varie location di Trastevere, nel cuore di Roma. Tutte le informazioni qui: aamod.it/unarchive-found-foota…
#AAMOD #archivioDelMovimentoOperaioEDemocratico #conferenzaStampa #doc #documentari #documentazione #film #PiazzaSanPietroInMontorio #RealAcademiaDeEspañaEnRoma #UnArchiveFoundFootageFest #video

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Sniffnet 1.5, ora con la lista dei programmi connessi


La nuova versione del monitor di rete open source mostra in tempo reale quali programmi usano la connessione, con notifiche, liste nere personalizzate e grafici sull'adattatore.
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Monitorare il traffico di rete è una cosa, capire quale programma lo sta generando è un’altra. La versione 1.5, Sniffnet aggiunge esattamente questa funzione: una sezione dedicata mostra in tempo reale tutti i programmi con connessioni attive, e per ciascuno è possibile vedere le singole sessioni aperte.

Ogni programma può essere salvato tra i preferiti per riconoscerlo più facilmente in futuro e per ricevere una notifica ogni volta che torna attivo sulla rete. Secondo lo sviluppatore, implementare l’identificazione dei processi è stata una delle sfide più complesse del progetto, tant’è che ci aveva dedicato un post separato già prima di questa uscita.

Altre novità


Nella schermata iniziale, quella in cui si sceglie quale interfaccia monitorare, compaiono ora dei grafici sul traffico in entrata e in uscita per ciascuna scheda, utili per orientarsi prima ancora di avviare il monitoraggio.

Arriva anche il supporto a liste nere di indirizzi IP personalizzate: oltre a quelle già incluse nell’applicazione, è possibile caricare i propri elenchi. Il sistema dei preferiti è stato esteso per includere anche servizi e programmi, con salvataggio automatico tra una sessione e l’altra.

Tra le novità minori, i filtri nella pagina di ispezione supportano ora la ricerca per esclusione, e la schermata di avvio è stata animata.

Disponibilità


Sniffnet è open source, scritto in Rust, disponibile per Windows, Linux, macOS e sistemi BSD. Lo sviluppo di questa versione ha ricevuto un contributo da NLnet tramite il fondo NGI Zero Commons Fund, il programma europeo che sostiene software libero orientato alla privacy e alle reti aperte.

SOURCE:// sniffnet.net
SOURCE:// github.com

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Notesnook risolve un’altra vulnerabilità nel desktop: è importante aggiornare


Notesnook 3.3.15 per desktop corregge una vulnerabilità che poteva consentire l'esecuzione di codice arbitrario tramite l'esportazione PDF. È il terzo problema di sicurezza risolto nell'app nelle ultime settimane.
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Nelle ultime settimane Notesnook, l’app per prendere appunti con cifratura end-to-end, ha incassato una serie di correzioni di sicurezza più ravvicinata del solito. L’ultima, inclusa nella versione 3.3.15 del client desktop rilasciata il 20 aprile, riguarda una vulnerabilità che permetteva l’esecuzione di codice da remoto tramite uno script malevolo nascosto nel contenuto di una nota.

Il problema nell’esportazione PDF


Il meccanismo sfruttava la funzione di esportazione in PDF: un contenuto appositamente costruito poteva innescare uno XSS persistente durante il rendering, che nell’app desktop, basata su Electron, può tradursi in esecuzione di comandi sul sistema dell’utente. La segnalazione è arrivata in modo responsabile dal ricercatore iiihaiii, e il team ha confermato che non è necessaria nessuna azione oltre all’aggiornamento.

Vale la pena ricordare che si tratta del terzo problema di sicurezza corretto in Notesnook nel giro di poche settimane. In precedenza erano state chiuse una XSS nel visualizzatore cronologia delle note (CVE-2026-33955, risolta nella 3.3.11) e una nella funzione di condivisione mobile (CVE-2026-33976, risolta nella 3.3.17 su Android e iOS). Tutte e tre le falle condividono la stessa radice: contenuto controllato dall’utente reso senza adeguata sanificazione.

Cosa c’è altro nella 3.3.15


L’aggiornamento aggiunge la possibilità di svuotare il cestino direttamente dal menu contestuale nella barra di navigazione, clic destro sul cestino e via. Tra i bug corretti, quello probabilmente più fastidioso riguardava Windows: in alcuni casi, l’app veniva disinstallata automaticamente durante il processo di aggiornamento. Risolto anche un problema con la casella di ricerca PDF non leggibile in modalità scura.

Chi usa Notesnook su desktop dovrebbe aggiornare il prima possibile.

SOURCE:// blog.notesnook.com
SOURCE:// thehackerwire.com
SOURCE:// thehackerwire.com

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OsmAnd 5.3: il navigatore open source che ora guarda anche le stelle


OsmAnd 5.3 per Android aggiunge un plugin astronomico con realtà aumentata, edifici 3D, vista globo, nuovi widget e routing per biciclette con parametro larghezza.
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Tra i navigatori open source per Android, OsmAnd occupa da anni una posizione di tutto rispetto: mappe offline, privacy per design e personalizzazione quasi illimitata. La versione 5.3, disponibile in questi giorni, include un aggiornamento corposo e una sorpresa insolita: un plugin dedicato all’astronomia.

Il cielo nella mappa


La novità più originale di questo ciclo è il plugin Astronomia, che trasforma OsmAnd in uno strumento per osservare il cielo notturno. Attivandolo si ottiene un overlay interattivo con stelle, costellazioni, Sole, Luna e pianeti sovrapposti alla mappa terrestre, con la possibilità di selezionare data e ora per prevedere la posizione degli astri. Una funzione di ricerca degli oggetti celesti permette di filtrare per tipo (sistema solare, stelle, oggetti del cielo profondo) e per visibilità al momento dell’osservazione.

Il tocco più spettacolare è la modalità AR: puntando la fotocamera verso il cielo, i sensori del dispositivo sovrappongono i dati astronomici all’immagine in tempo reale, così da identificare stelle e pianeti nella posizione esatta in cui si trovano.

Mappe più tridimensionali


Due novità visive caratterizzano questa versione: la vista globo e gli edifici 3D. Con la vista globo la mappa abbandona la proiezione piatta per mostrare la Terra come una sfera, con interazione adattata alla navigazione sferica. Gli edifici 3D sono ancora in fase beta, ma già funzionanti: selezionando un punto di interesse con l’opzione attiva, l’edificio corrispondente viene evidenziato nella vista volumetrica, utile per orientarsi nelle aree urbane più dense.

Widget e routing


I widget per la registrazione del percorso si arricchiscono di due nuove voci: velocità media e tempo in movimento, entrambi con modalità di visualizzazione distinte per tratto in salita o in discesa. Il tachimetro aggiunge avvisi visivi colorati quando si supera il limite di velocità, con transizioni animate al passaggio delle soglie.

Per chi usa OsmAnd in bicicletta, il routing recepisce il parametro larghezza del mezzo: strade o percorsi troppo stretti vengono automaticamente esclusi, una funzione utile soprattutto per bici cargo o tandem.

Organizzazione e personalizzazione


Le Smart Folder permettono di organizzare le tracce GPS in modo dinamico, raggruppandole per anno, tipo di attività, distanza o durata, con riepiloghi automatici per ogni gruppo. L’editor palette offre controllo granulare sui colori usati per visualizzare tracce e terreno: si può scegliere tra transizioni graduali e step discreti con soglie personalizzate, applicabili sia ai file GPX sia agli strati altimetrici e di pendenza.

Completano l’aggiornamento miglioramenti alla navigazione dei waypoint, nuovi link di condivisione dei punti di interesse, icone aggiuntive per i profili attività e varie correzioni di bug, tra cui la stabilizzazione di Android Auto.

SOURCE:// osmand.net

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PriEco torna con un crawler autonomo: 193 milioni di pagine indicizzate


Il motore di ricerca open source PriEco ricompare dopo mesi di silenzio con un indice proprio, una riscrittura in Rust e un crawler costruito da zero in un anno e mezzo.
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Diciotto mesi di lavoro silenzioso e PriEco ricompare. Il motore di ricerca open source, già noto nella comunità di Privacy Guides, si è rifatto da capo: nuovo dominio (prieco.net), codice riscritto da PHP a Rust e, soprattutto, un indice costruito in autonomia invece di affidarsi ad aggregatori esterni.

Lo sviluppatore Roman Láncoš racconta nel forum di Privacy Guides che la svolta è arrivata per necessità. Aggregare risultati di terze parti non era scalabile, non c’era modo di andare avanti su quella strada. Ha messo da parte tutto il resto e ha lavorato a un proprio sistema di scansione del web. Risultato: 193 milioni di pagine indicizzate fino ad ora.

Cosa è cambiato


La riscrittura in Rust non è un dettaglio marginale. Il vecchio codice PHP era, come racconta lo stesso Láncoš, diventato troppo grande e difficile da gestire. La nuova versione è più compatta e, in prospettiva, più gestibile. All’infrastruttura tecnica si aggiungono alcuni widget di notizie, per rendere l’interfaccia un po’ meno spartana.

PriEco non raccoglie dati personali, non richiede registrazione e il codice è rilasciato con licenza AGPL v3 su Codeberg. È disponibile anche un dominio onion per chi accede via Tor, e in quel caso il traffico non passa da Cloudflare, che protegge invece la versione ordinaria del sito. Una scelta obbligata, secondo lo sviluppatore, per reggere il traffico automatizzato dei bot, ma che introduce una dipendenza da una terza parte non proprio neutrale in materia di privacy.

Chi vuole contribuire alla crescita dell’indice può installare l’estensione “Web Discovery”, disponibile per Firefox e Chromium: raccoglie in modo anonimo informazioni sulle pagine visitate e le invia a PriEco.
Esempio ricerca gruppo musicale italiano non eccessivamente mainstream, il widget è molto bello.

Un progetto ancora acerbo


193 milioni di pagine sembrano tante, ma nel contesto di un web che ne conta centinaia di miliardi sono ancora poche. Le lacune si sentono: provando il motore su ricerche in italiano, capita di non trovare siti rilevanti mentre ne compaiono altri di minor peso. Non è ovviamente una critica alla serietà del progetto, è una constatazione utile prima di adottarlo come strumento principale.

È comunque uno dei pochi motori con un indice completamente proprio, aperto, senza tracciamento e senza dipendenza da Google o Bing per i risultati. Se riuscirà a far crescere l’indice, potrebbe diventare un’alternativa concreta!

SOURCE:// discuss.privacyguides.net
SOURCE:// prieco.net

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Shogo Uozumi il giapponese che pratica Laamb


Un giapponese nel cuore del Laamb. La scena è potente: sabbia, sudore, un atleta giapponese che vola e atterra di schiena in un vicolo polveroso di Thiès, Senegal. Si rialza, si scrolla la sabbia, sorride e torna in guardia. Sembra l’incipit perfetto per una storia virale sullo “scambio culturale nello sport”. Il protagonista è Shogo Uozumi, lottatore giapponese con background nella lotta greco-romana che, qualche anno fa, ha deciso di trasferirsi in Senegal per studiare il Laamb, […]
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Un giapponese nel cuore del Laamb.


La scena è potente: sabbia, sudore, un atleta giapponese che vola e atterra di schiena in un vicolo polveroso di Thiès, Senegal. Si rialza, si scrolla la sabbia, sorride e torna in guardia. Sembra l’incipit perfetto per una storia virale sullo “scambio culturale nello sport”.

Il protagonista è Shogo Uozumi, lottatore giapponese con background nella lotta greco-romana che, qualche anno fa, ha deciso di trasferirsi in Senegal per studiare il Laamb, la forma di lotta tradizionale locale.

La storia


Uozumi scopre il Laamb nel 2017 durante un viaggio con un’agenzia di cooperazione giapponese. Rimane colpito non solo dallo sport, ma da qualcosa di più profondo: una somiglianza culturale tra Giappone e Senegal.

  • In Giappone: Omotenashi, l’ospitalità come valore.
  • In Senegal: Teranga, lo stesso principio, con un altro nome.

Da lì, la scelta radicale: lasciare Tokyo e trasferirsi stabilmente a Thiès nel 2022.

Oggi vive in una comunità di lottatori, si allena ogni giorno nel Laamb e, parallelamente, insegna tecniche di lotta olimpica agli atleti locali. Ha anche fondato un’accademia con circa 30 studenti, con un obiettivo chiaro: preparare giovani talenti per i Giochi Olimpici Giovanili del 2026, che si terranno proprio in Senegal.

Uno dei suoi atleti ha già portato a casa un argento in una competizione nazionale.

Cos’è il Laamb (per contestualizzare)


Il Laamb è molto più di uno sport.

Nasce da rituali di guerra ancestrali e si è trasformato nel tempo nello sport nazionale del Senegal. È una disciplina ibrida:

  • combattimento corpo a corpo
  • elementi acrobatici
  • forte componente rituale

La regola chiave è semplice: vince chi fa toccare la schiena dell’avversario a terra.

Ma attorno c’è tutto un mondo fatto di cerimonie, musica, simboli e identità.


youtube.com/watch?v=6N63Dkcilt…

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Claude Design: Anthropic si lancia nel territorio di Figma


Anthropic ha lanciato Claude Design, uno strumento per creare prototipi, presentazioni e materiali grafici tramite conversazione. In anteprima per gli abbonati paganti.
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Anthropic non si accontenta più di vendere un modello. Con Claude Design, lanciato venerdì in anteprima di ricerca, l’azienda entra direttamente nel mercato degli strumenti di design, finora dominato da Figma, Adobe e Canva. Il prodotto, parte di Anthropic Labs, genera prototipi interattivi, presentazioni, landing page e materiali grafici attraverso conversazione, ed è alimentato da Claude Opus 4.7, il modello di punta uscito lo stesso giorno.

Non è una mossa improvvisata: tre giorni prima del lancio, il chief product officer di Anthropic Mike Krieger si era dimesso dal consiglio di amministrazione di Figma. Le azioni di quest’ultima hanno perso il 5% in giornata.

Come funziona


Si descrive quello che serve, Claude produce una prima versione, e da lì si affina attraverso commenti inline, modifiche dirette o cursori generati automaticamente per aggiustare colori, tipografia e spaziature. Le aziende possono caricare il proprio codice sorgente e i file di design: Claude li analizza, costruisce un sistema di stile coerente e lo applica a ogni progetto successivo. Il risultato è esportabile in PDF, PPTX, HTML standalone, o direttamente su Canva, con cui Anthropic collabora da circa due anni. C’è anche un passaggio diretto a Claude Code per trasformare un prototipo in codice funzionante.

A chi è rivolto


Il prodotto punta su designer che vogliono esplorare più direzioni in meno tempo, ma anche su founder, product manager e responsabili marketing che hanno qualcosa da comunicare senza un background grafico. È disponibile su claude.ai/design per gli abbonati ai piani Pro, Max, Team ed Enterprise, nei limiti del piano attivo.

SOURCE:// anthropic.com
SOURCE:// venturebeat.com
SOURCE:// techcrunch.com
SOURCE:// thenewstack.io

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Angelica Pontani: curare se stessi in “Dove il silenzio fa rumore Dove il silenzio fa rumore

Indice dei contenuti

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Titolo: Dove il silenzio fa rumore

Autore: Angelica Pontani

Editore ‏ : ‎ La Caravella Editrice
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 13 dicembre 2025
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 108 pagineEditore ‏ : ‎ La Caravella Editrice
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 13 dicembre 2025
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 108 pagine

lafeltrinelli.it/dove-silenzio…

Crescere è imparare a dare forma al dolore, a trovare la luce tra le crepe. Una giovane donna affronta la perdita, la solitudine e la ricerca di sé con una sincerità che disarma. Tra rabbia e tenerezza, silenzi e memoria, il ricordo del padre diventa radice e ferita, mancanza e forza. Un racconto intimo e universale, per chi ha amato, per chi ha perso, per chi, nonostante tutto, sceglie di ricominciare.

Il coraggio di ascoltarsi: Angelica Pontani e la rinascita interiore


Prendersi cura di sé per curare il mondo: questa è la grande lezione che emerge dalle pagine di “Dove il silenzio fa rumore”. Nel suo romanzo, l’autrice racconta il paradosso di chi salva gli altri mentre annega nel proprio dolore, sottolineando quanto sia vitale il coraggio di ascoltarsi. Angelica Pontani ci offre una testimonianza potente su come la vera rinascita passi per l’accettazione delle proprie fragilità.

Prendersi cura di sé e di chi si ama sembra un gesto naturale, eppure la realtà è complessa. Spesso ci perdiamo nei bisogni altrui, finendo per soffocare i nostri. In questa riflessione profonda risiede il coraggio di ascoltarsi: Angelica Pontani spiega che il silenzio può diventare assordante quando il peso interiore è troppo grande per essere ignorato.

Il peso del silenzio: la storia di Angelica


Angelica è una “piccola grande donna” con un cuore immenso e una ferita profonda. La sua adolescenza è stata segnata dalla perdita del padre, un vuoto che l’ha spinta per anni verso legami sbagliati. Qui emerge il paradosso: una sarta esperta nel ricucire gli altri, ma incapace di curare se stessa.

Tuttavia, la svolta arriva quando quella voce interiore trova finalmente uno sfogo. Attraverso la scrittura, emerge il coraggio di ascoltarsi; Angelica Pontani trasforma così il dolore in una missione di visibilità e guarigione.

Imparare a dirsi di sì: l’incontro che cambia tutto


Non si può salvare nessuno se prima non si impara a restare a galla. La genesi del libro nasce dall’incontro con un professore che ha creduto nel potenziale dell’autrice. Quella luce ha dimostrato che basta una mano tesa per cambiare prospettiva.

Coltivare il coraggio di ascoltarsi con Angelica Pontani significa capire che non siamo solo “medicina” per gli altri, ma dobbiamo essere “cura” per noi stessi. Se vuoi approfondire il tema della resilienza, puoi leggere altri spunti interessanti su siti autorevoli di psicologia come State of Mind o Psicologia Contemporanea.

Un viaggio alla riscoperta dell’anima


Oggi l’autrice è una guerriera che invita tutti a una rivoluzione interiore. “Dove il silenzio fa rumore” è un monito: smettere di ignorarsi. Scoprirsi è un viaggio tortuoso, ma resta il più bello che si possa intraprendere. Grazie a il coraggio di ascoltarsi, Angelica Pontani ci mostra che la luce è sempre raggiungibile.

Recensioni libri

Gloria Donati

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la monocottura / alberto d’amico. 2026


Esecuzione dell’ensemble vocale boharIA

(C) 2026 Alberto D’Amico
#AlbertoDAmico #boharIA #ensebleBoharIA #monocottura #musicA

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Trentuno plugin WordPress rimossi per backdoor: controlla se li hai installati


Qualcuno ha comprato un intero portfolio di plugin WordPress, ci ha nascosto una backdoor e ha aspettato otto mesi prima di attivarla. Se gestisci siti WordPress, controlla subito questa lista.
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Trentuno plugin WordPress rimossi dalla directory ufficiale di WordPress.org in un solo giorno. Non perché fossero abbandonati o obsoleti, ma perché il portfolio da cui provenivano era stato compromesso dopo un cambio di proprietà e usato per distribuire codice malevolo ai siti che li avevano installati.

La storia è semplice e inquietante allo stesso tempo. Il portfolio “Essential Plugin”, una raccolta di plugin gratuiti con versioni premium costruita da un team indiano a partire dal 2015, è stato messo in vendita su Flippa a fine 2024 dopo un calo di fatturato. L’acquirente, identificato solo come “Kris” e con un profilo legato a SEO, criptovalute e marketing per il gioco d’azzardo online, ha pagato una cifra a sei zeri. Il primo commit nel codice sorgente dei plugin è stato la backdoor.

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Otto mesi di silenzio, poi l’attivazione


L’aggiornamento malevolo è arrivato l’8 agosto 2025, camuffato da una banale nota di compatibilità con WordPress 6.8.2. Dentro c’erano 191 righe di PHP aggiuntive, incluso un meccanismo di deserializzazione che permetteva di eseguire codice controllato da remoto. Per otto mesi non è successo niente. Poi, tra il 5 e il 6 aprile 2026, il server di comando ha iniziato a distribuire i payload.

Il malware iniettava link spam e pagine false direttamente in wp-config.php, ma li mostrava solo a Googlebot, il crawler di Google. I proprietari dei siti non vedevano nulla di anomalo. Per rendere il tutto ancora più difficile da neutralizzare, il dominio del server di controllo veniva risolto tramite uno smart contract su Ethereum: anche abbattere il dominio non sarebbe bastato, perché l’attaccante poteva aggiornare il contratto e puntare altrove.

WordPress.org ha risposto il 7 aprile chiudendo permanentemente tutti i plugin dell’autore. Il giorno successivo, l’8 aprile, ha forzato un aggiornamento automatico che disattivava il meccanismo di chiamata al server malevolo, ma senza ripulire wp-config.php. Chi era già stato compromesso continuava quindi a servire spam a Google senza saperlo.

La lista dei plugin da controllare


Se gestisci siti WordPress, cerca questi plugin nell’installazione:

  • WP Trending Post Slider and Widget
  • Accordion and Accordion Slider
  • Album and Image Gallery Plus Lightbox
  • Audio Player with Playlist Ultimate
  • Blog Designer for Post and Widget
  • Countdown Timer Ultimate
  • Featured Post Creative
  • Footer Mega Grid Columns
  • Hero Banner Ultimate
  • HTML5 VideoGallery Plus Player
  • Meta Slider and Carousel with Lightbox
  • Popup Anything on Click
  • Portfolio and Projects
  • Post Category Image with Grid and Slider
  • Post Grid and Filter Ultimate
  • Preloader for Website
  • Product Categories Designs for WooCommerce
  • Responsive WP FAQ with Category
  • SlidersPack – All in One Image Sliders
  • SP News and Widget
  • Styles for WP PageNavi – Addon
  • Ticker Ultimate
  • Timeline and History Slider
  • Woo Product Slider and Carousel with Category
  • WP Blog and Widgets
  • WP Featured Content and Slider
  • WP Logo Showcase Responsive Slider and Carousel
  • WP Responsive Recent Post Slider
  • WP Slick Slider and Image Carousel
  • WP Team Showcase and Slider
  • WP Testimonial with Widget

Se ne trovi uno, non basta rimuoverlo. Apri wp-config.php e controlla che non sia cresciuto di circa 6 KB: il codice iniettato si appende sulla stessa riga di require_once ABSPATH . 'wp-settings.php'; e può passare inosservato. Cerca anche un file chiamato wp-comments-posts.php (con la “s”, diverso dal legittimo wp-comments-post.php). Se trovi uno o entrambi questi segnali, il sito è stato compromesso e serve una pulizia completa, non solo la rimozione del plugin.

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Il problema vero non è questo singolo attacco


Nello stesso periodo è emerso un caso analogo con Smart Slider 3 Pro, compromesso tramite il server di aggiornamento ufficiale del produttore. Un secondo attacco alla catena di fornitura nella stessa settimana, diverso nel metodo ma simile nell’effetto: codice malevolo distribuito attraverso un canale di update ritenuto affidabile.

Il problema vero è che il passaggio di proprietà di un plugin non attiva, almeno per quanto emerge da questo caso, notifiche agli utenti né una revisione aggiuntiva automatica del primo commit del nuovo proprietario. WordPress.org prevede un processo di trasferimento, soprattutto per i plugin più grandi, ma questo episodio mostra che il meccanismo non basta da solo a impedire un abuso della supply chain.

La lezione pratica è una sola: meno plugin installi, meno superficie di attacco hai. Un plugin che “fa una cosa carina” ma non è essenziale è un vettore di rischio che non ti stai tenendo gratis. Tienilo aggiornato, tienilo monitorato, o non tenerlo per niente.

SOURCE:// anchor.host
SOURCE:// techcrunch.com
SOURCE:// mysites.guru

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Floxtop organizza i file del Mac con l’IA, senza mandare niente in cloud


Floxtop è un'app per Mac che usa Apple Intelligence per classificare e rinominare i file in base al contenuto, tutto in locale. Aggiornamento recente con nuove funzioni di gestione.
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Floxtop prova a risolvere il problema dell’organizzazione file su Mac usando l’intelligenza artificiale, ma con una differenza rispetto alla maggior parte degli strumenti simili: tutto gira sul dispositivo, senza connessione a server esterni.

L’app, che in precedenza si chiamava Fallinorg prima di un rebranding, funziona su Mac con Apple Silicon e richiede almeno macOS 15. Si crea una categoria descrivendo che tipo di file dovrebbe contenere, ad esempio “Fatture e ricevute”, e Floxtop analizza i file trascinati sopra per decidere dove collocarli, esaminando sia il testo che le immagini.

Le novità recenti


L’aggiornamento più interessante riguarda la funzione Smart Rename, che suggerisce nomi di file descrittivi basati sul contenuto: un generico “Screenshot 2026-01-31.png” può diventare “Conferma prenotazione volo.png”. Questa funzione richiede macOS 26 (Tahoe) con Apple Intelligence attiva.

Per quel che riguarda la gestione delle categorie, è arrivata la possibilità di impostare una cartella predefinita per tutte le categorie in una volta sola, accelerando la configurazione iniziale. Si possono ora abilitare e disabilitare le categorie senza eliminarle, e ordinarle per nome o per data di creazione. È stata aggiunta anche la selezione multipla con azioni in blocco, e i suggerimenti di destinazione tengono conto ora del gruppo di file insieme, non solo del singolo.

Floxtop è disponibile con licenza una tantum, senza abbonamento. I requisiti base sono macOS 15 e Apple Silicon; Smart Rename richiede macOS 26 con Apple Intelligence abilitata nelle impostazioni di sistema.

SOURCE:// floxtop.com
SOURCE:// floxtop.com

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Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale


Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.

[NOTE]48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015
#1978 #AldoMoro #DC #ElenaPattaro #finanziamento #GiovanniLeone #GiulioAndreotti #governi #morte #nazionale #ordine #partiti #PCI #Presidente #PSI #pubblico #rapimento #referendum #solidarietà

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Crisi climatica, allarme Italia: 376 eventi estremi in un anno e frane in crescita del 42%


L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
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Trecentosettantasei eventi meteo estremi in un anno, con le frane da piogge intense cresciute del +42% e i danni complessivi che nel 2025 hanno raggiunto i 11,9 miliardi di euro. È la fotografia scattata dal Bilancio 2025 dell'Osservatorio Città Clima di Legambiente, che si aggiunge a un trend ormai difficile da ignorare: gli eventi estremi in Italia sono aumentati di oltre sei volte nell'ultimo decennio. Domani si celebra la Giornata Mondiale della Terra, dove il tema della prevenzione torna al centro del dibattito e con esso una domanda che ancora non ha risposta: chi si prende cura del territorio quando nessuno lo sta guardando?

AI e contenuti: perché i brand devono essere memorabili
L’intelligenza artificiale sta moltiplicando i contenuti online, ma la vera sfida per i brand è distinguersi. Essere memorabili è ciò che oggi fa davvero la differenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Roma, capitale della sostenibilità per dieci giorni


Dal 13 aprile e fino al 22 (domani), Roma ospita le celebrazioni nazionali della 56ª Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite. Il cuore dell'evento è il Villaggio per la Terra, che dal 16 al 19 aprile ha animato il Galoppatoio di Villa Borghese e la Terrazza del Pincio con oltre 600 eventi gratuiti e 250 organizzazioni coinvolte. Domani, la Maratona Multimediale #OnePeopleOnePlanet alla Nuvola di Fuksas chiuderà le celebrazioni. Il tema scelto per l'edizione 2026, "Torniamo a Sognare" è un invito a immaginare il futuro che vogliamo costruire, mettendo al centro la cura del pianeta e di chi lo abita.

"L'Earth Day quest'anno parla di sogni. Sognare il futuro significa anche proteggere il presente, e proteggere inizia dal conoscere il territorio che abitiamo per capire cosa sta cambiando. Il territorio parla, ma non sempre ad alta voce: cambiamenti climatici, frane, cedimenti e dissesti idrogeologici si manifestano spesso con segnali deboli, facili da ignorare. Gli strumenti per monitorare esistono, ma non possono essere ovunque: scelgono dove guardare, e il resto rimane purtroppo invisibile. E le persone che quei luoghi li vivono, che percorrono lo stesso ponte ogni mattina, che passeggiano lungo lo stesso argine, sono le prime a poter accorgersi di qualcosa che non va. Prima degli esperti, prima di strumenti anche molto sofisticati, prima che sia troppo tardi", afferma Claudia Masciulli di IntelligEarth.


Il cittadino come sentinella: un cambio di paradigma necessario


Se il cambiamento climatico moltiplica i rischi, la prevenzione non può continuare a essere una prerogativa di pochi specialisti. Secondo i dati, intervenire in anticipo costerebbe il 75% in meno rispetto a gestire i danni post-emergenza. Eppure ilPiano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvato a fine 2023, resta ancora in larga parte inattuato.

Insta360 presenta Snap: nuovi schermi per selfie perfetti
Insta360 presenta Snap, una nuova serie di schermi pensata per aiutare gli utenti a scattare selfie perfetti sfruttando la qualità superiore della fotocamera posteriore. Una soluzione pratica per creator e appassionati di mobile photography
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La risposta che IntelligEarth propone ribalta la logica tradizionale: invece di aspettare che il monitoraggio arrivi dall'alto, da satelliti, da ispezioni periodiche, da fondi straordinari, si può costruire una rete di osservazione distribuita e continua, fatta di persone. È questa l'idea alla base di proteGO, la piattaforma sviluppata dalla startup che, attraverso lo smartphone, guida chiunque, tecnici o semplici cittadini, nella raccolta di immagini e dati sui luoghi, secondo protocolli standardizzati. Ogni persona che fotografa un cedimento, che segnala una variazione su un versante, che documenta lo stato di un bene culturale nel proprio quartiere, contribuisce a costruire un dato. Aggregato nel tempo, quel dato può fare la differenza.

"Pensiamo spesso ai satelliti che sorvolano la Terra raccogliendo immagini dall'alto. Ecco, le persone fanno la stessa cosa, muovendosi nel mondo con uno smartphone in tasca e scattando fotografie. La differenza è che i satelliti non hanno memoria dei luoghi e i loro dati hanno bisogno di esperti per diventare informazioni utili. Al contrario, il cittadino è la sentinella più preziosa che abbiamo; conosce il posto che sta guardando, sa quando qualcosa è cambiato, capisce il contesto. È un patrimonio di conoscenza enorme, che oggi va quasi completamente disperso", conclude Masciulli.



Nell’era dell’AI tutti creano contenuti: perché i brand memorabili fanno la differenza


C’è stato un momento in cui uno spot non si limitava a solo occupare uno spazio tra un contenuto e l’altro, ma riusciva davvero a fermare lo sguardo. Esso ti bloccava a tavola mentre cenavi o ti faceva smettere di fare zapping; le immagini, il ritmo e la narrazione si combinavano in modo così preciso da lasciare una traccia che continuava a esistere nella nostra testa anche ore dopo, portandosi dietro curiosità, interesse e qualcosa su cui riflettere.

Aumentano i volumi, non l'efficacia


Oggi quel momento sembra lontano, osservano da NNZN Studios, casa di produzione che integra linguaggio cinematografico e intelligenza artificiale. Eppure il video non è mai stato così dominante: in Italia, il solo formato video digitale ha superato i 2,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell’intera raccolta pubblicitaria online. In parallelo, cresce anche la pressione a produrre contenuti in quantità sempre maggiori. Non sempre, però, l’aumento dei volumi coincide con un aumento dell’efficacia; infatti, diverse analisi di settore mostrano che una quota rilevante della spesa digitale finisce in campagne che non raggiungono il pubblico desiderato o non generano un impatto memorabile.

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In tutto questo c’è poi l’intelligenza artificiale che ha reso la produzione di contenuti sempre più accessibile, veloce e scalabile. Costruire ambientazioni complesse, generare immagini e montare sequenze è oggi possibile anche con risorse ridotte e tempi impensabili fino a pochi anni fa. Quindi, i contenuti aumentano ma il problema rimane lo stesso e, anzi, diventa ancora più impellente: in un flusso che non si ferma mai, cosa rimane davvero e riesce a suscitare emozioni?

Tre campagne iconiche che raccontano tre modi di costruire memoria


Per capire cosa significa davvero “restare nella memoria”, gli esperti di NNZN Studios hanno fatto un salto nel passato ripercorrendo alcune delle campagne pubblicitarie più iconiche della storia recente della comunicazione, che ancora oggi vengono citate, riconosciute e studiate:

  • Apple lancia il Macintosh con uno spot, andato in onda durante il Super Bowl del 1984, che rompe completamente le regole del periodo. Il regista Ridley Scott costruisce un racconto visivo ispirato a un immaginario distopico, un sistema uniforme e controllato spezzato da un gesto di rottura, senza quasi mai mostrare il prodotto. Il messaggio è totalmente culturale perché Apple non sta introducendo un computer, sta proponendo un'idea di libertà. Uno dei primi casi in cui la pubblicità smette di spiegare e diventa narrazione pura;
  • Nike fa qualcosa di simile, ma su un arco di tempo molto più lungo. Con "Just Do It" trasforma uno slogan in un sistema narrativo coerente, fino ad arrivare, per il trentesimo anniversario dello slogan, a scegliere come volto della campagna del 2018 Colin Kaepernick, il quarterback che si è inginocchiato durante l'inno americano per protestare contro la violenza della polizia. Le reazioni sono immediate e violente, ma il brand non fa un passo indietro, rimane coerente oltre la polemica e la campagna Dream Crazy diventa così uno dei casi migliori di “Brand activism”;
  • Chanel nel2004 investe circa 33 milioni di dollari per produrre No. 5 The Film, all'epoca lo spot più costoso della storia. Tre minuti diretti da Baz Luhrmann con Nicole Kidman come protagonista, costumi di Karl Lagerfeld, riprese ai Fox Studios di Sydney. Uno spot visivamente spettacolare che funziona proprio perché abbandona ogni logica pubblicitaria tradizionale: nessuna bottiglia in primo piano, nessuno slogan esplicito, solo una storia d'amore fugace a New York in cui il brand compare solo in chiusura.


“Guardando campagne come quella di Apple del 1984 o il film di Chanel, si capisce che il problema non era mai la produzione ma la visione - osserva Luca Macaluso di NNZN Studios - l'AI oggi rende possibile molte cose a livello tecnico, ma non sempre risponde alla domanda fondamentale: cosa un brand vuole dire e perché vale la pena dirlo”.


Il problema che l’IA non risolve da sola


Queste tre campagne appartengono a epoche e contesti diversi, eppure, tutte e tre condividono qualcosa che non dipende tanto dalla tecnologia usata per produrle, ma dal fatto che nessuna insegue l'attenzione nel breve periodo, la costruisce nel tempo, nessuna si adatta a un formato, lo definisce. La differenza, in tutti e tre i casi quindi sta a monte: nell'idea, nella direzione narrativa, nella chiarezza di cosa il brand voleva rappresentare. Oggi quell'approccio è più rilevante che mai, proprio perché il contesto si è complicato: l'Intelligenza Artificiale ha abbassato le barriere tecniche della produzione, ma questa stessa accessibilità ha livellato il risultato medio, perché, quando tutti possono produrre contenuti visivamente sofisticati, distinguersi sul piano tecnico diventa sempre più difficile.

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La questione, quindi, non è usare o meno l'AI, ma capire come inserirla, evidenziano gli esperti. Le realtà creative che stanno ottenendo i risultati più interessanti non usano l'IA per moltiplicare i contenuti, ma per ampliare le possibilità espressive, rendendo accessibili soluzioni narrative che prima richiedevano strutture produttive ben più pesanti.

“Non utilizziamo l'AI per produrre più velocemente, ma per rendere raccontabili storie che prima erano fuori portata soprattutto per brand o aziende più piccole e con budget minori - aggiunge Macaluso - i brand che resteranno nella memoria nei prossimi anni non saranno quelli che hanno usato l'AI per primi, ma quelli che l'hanno usata per dire qualcosa di vero”.



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Blackmagic Camera 3.3: l’iPhone si controlla dall’Apple Watch


Blackmagic Camera per iOS si aggiorna alla versione 3.3 con un'app companion per Apple Watch, supporto ai mixer ATEM e varie correzioni.
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Blackmagic Design ha rilasciato la versione 3.3 della sua app Blackmagic Camera per iOS, presentata al NAB Show 2026. L’aggiornamento, gratuito sull’App Store, aggiunge alcune funzioni pensate per chi usa l’iPhone come camera da ripresa in contesti semi-professionali.

Il polso come monitor


La novità più curiosa è l’app companion per Apple Watch: chi monta l’iPhone in una posizione difficile da raggiungere, su un’asta, un rig o una parete, può ora avviare e fermare la registrazione direttamente dall’orologio, oltre a monitorare l’inquadratura, i livelli audio e regolare esposizione, messa a fuoco e obiettivo. Non è uno scenario per tutti, ma chi lavora in solitaria con setup multi-camera apprezza questo tipo di soluzioni.

Integrazione con i mixer Blackmagic


La 3.3 introduce anche il supporto alla gestione remota tramite mixer ATEM, che consente di usare l’iPhone come una telecamera da studio vera e propria, con segnale tally, controllo zoom e messa a fuoco tramite le periferiche Blackmagic Zoom Demand e Focus Demand. Questa funzione richiede il ProDock, l’accessorio hardware da 325 dollari lanciato a settembre 2025 insieme a iPhone 17 Pro.

Tra le altre novità: output HDMI a schermo intero in formato verticale, stabilizzazione ProRes RAW su iOS 26.1 e superiori, gestione corretta dell’orientamento della fotocamera frontale su iPhone 17. Risolti anche un possibile problema di registrazione ProRes RAW dalla lente anteriore e il lag audio con il ProDock come sorgente.

Blackmagic Camera 3.3 è disponibile gratuitamente sull’App Store.

SOURCE:// blackmagicdesign.com
SOURCE:// 9to5mac.com

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Alice Bellandi Oro anche agli europei di Judo.


Alice Bellandi ha chiuso un ciclo con una precisione rara. Oro alle Olimpiadi di Giochi Olimpici di Parigi 2024.Oro ai Mondiali di Campionati Mondiali di Judo 2025.Oro agli Europei di Campionati Europei di Judo 2026. Tre titoli nello stesso ciclo olimpico. Nessuno, in Italia, lo aveva fatto prima. A Tbilisi, nella -78 kg, ha battuto Emma Reid. Nella stessa giornata altri 3 oro. A T O M I C I Il video: Alice Bellandi VS Emma Redi | European Senior Championships 2026 | GOLD -78 […]
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Alice Bellandi ha chiuso un ciclo con una precisione rara.

Oro alle Olimpiadi di Giochi Olimpici di Parigi 2024.
Oro ai Mondiali di Campionati Mondiali di Judo 2025.
Oro agli Europei di Campionati Europei di Judo 2026.

Tre titoli nello stesso ciclo olimpico. Nessuno, in Italia, lo aveva fatto prima.

A Tbilisi, nella -78 kg, ha battuto Emma Reid. Nella stessa giornata altri 3 oro.

A T O M I C I

Il video: Alice Bellandi VS Emma Redi | European Senior Championships 2026 | GOLD -78 kg


youtube.com/watch?v=SBbDeafTD4…

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roma, festa della resistenza, al mattatoio: 23-26 aprile


25 aprile_ Festa della Liberazione e della Resistenza_ 1946-2026
cliccare per ingrandire

Festa della Resistenza_ 1946-2026
#25Aprile #FestaDellaLiberazione #FestaDellaResistenza #Mattatoio

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oggi, 21 aprile, a roma, alla fondazione baruchello: crit #54 con fadl fakhouri e paul hutzli


Fondazione Baruchello presenta:

CRIT #54
Con Fadl Fakhouri e Paul Hutzli
Moderato da Fabiola Fiocco
In collaborazione con CASTRO

Oggi, martedì 21.04.2026
18:30–20:30
Via del Vascello 35, Roma


La Fondazione Baruchello, in collaborazione con CASTRO, ospita il prossimo appuntamento del programma CRIT, con Fadl Fakhouri (partecipante dello Studio Program #09 di CASTRO) e Paul Hutzli (in residenza presso l’Istituto Svizzero).

I CRITs sono occasioni d’incontro dove le artiste e gli artisti presentano il proprio lavoro, “offrendolo” alla critica collettiva. Durante l’evento, l’artista introduce brevemente l’opera o il progetto che ha scelto, lasciando guidare la discussione dai commenti, le prospettive, le domande dei partecipanti.

I CRITs si basano sull’idea che la riflessione con un gruppo di “pari” possa migliorare la pratica dell’artista, apportando un grado di obiettività alla dinamica perlopiù soggettiva e autoreferenziale del processo creativo privato.

CASTRO è un progetto educativo sperimentale ideato nel 2018 dall’artista Gaia Di Lorenzo. Si articola attorno a tre programmi principali: lo Studio Program, ospita ogni anno un gruppo di artisti e ricercatori; il Public Program, che consiste in una serie di eventi gratuiti e aperti al pubblico, come CRIT, conferenze e incontri con gli artisti e l’Academia Program, offre una serie di attività pensate per sostenere lo sviluppo di percorsi di apprendimento individuali, tra cui revisioni di portfolio, workshop, mentoring.

Dal 2023, CASTRO ha anche avviato una biblioteca incentrata sull’educazione alternativa e la pedagogia radicale, costruita collettivamente attraverso i contributi continui di artisti, ricercatori ed educatori, sia italiani che internazionali.
#art #arte #Castro #crit #FabiolaFiocco #FadlFakhouri #FondazioneBaruchello #GaiaDiLorenzo #PaulHutzli #StudioProgram

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L’audit di Cure53 su TorVPN per Android: fondamenta solide, diciotto segnalazioni in lavorazione


Cure53 ha completato il test di sicurezza su TorVPN per Android e sul layer di rete Onionmasq. Quattro vulnerabilità reali su diciotto segnalazioni totali, nessun problema nel nucleo Tor.
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A settembre 2025 Tor Project ha rilasciato TorVPN in beta su Android, la sua prima applicazione VPN ufficiale per dispositivi mobili. Meno pubblicizzato, ma altrettanto rilevante: qualche mese prima, a giugno 2025, aveva già commissionato a Cure53 un audit completo del codice. I risultati sono stati pubblicati qualche giorno fa sul blog ufficiale, con il report integrale allegato.

L’analisi ha coinvolto sei specialisti per due settimane, con pieno accesso ai sorgenti, e ha coperto due componenti distinte. La prima è l’app Android vera e propria, che si occupa di instradare il traffico del dispositivo attraverso la rete Tor. La seconda è Onionmasq, il layer di rete scritto in Rust che gestisce la risoluzione DNS, il parsing del traffico TCP e UDP e la connessione con Arti, la riscrittura moderna del protocollo Tor.

Cosa emerge dal report


In totale Cure53 ha identificato diciotto segnalazioni. Solo quattro sono vulnerabilità sfruttabili in senso stretto; le restanti quattordici riguardano suggerimenti di rafforzamento e buone pratiche. La valutazione di fondo è positiva: l’integrazione con il nucleo Tor è robusta, il tunnel funziona correttamente sia in fase di stabilimento che di instradamento, e l’architettura modulare limita la propagazione di eventuali compromissioni.

Le aree più problematiche sono due. La prima riguarda i controlli sugli input, cioè i meccanismi che verificano la correttezza dei dati prima di elaborarli: in più punti risultano incompleti, e Cure53 li indica come priorità. La seconda riguarda la gestione del DNS, il sistema che traduce i nomi dei siti in indirizzi di rete. TorVPN usa un client DNS interno per evitare che le richieste di un’app siano visibili alle altre, ma questo componente presenta alcune debolezze che in condizioni particolari potrebbero essere usate per mandare in tilt l’applicazione.

La segnalazione più grave, classificata come “High”, riguarda un difetto di gestione della memoria in Onionmasq che potrebbe essere sfruttato per leggere dati al di fuori delle aree consentite. Le altre segnalazioni sono più di contorno: i bridge per aggirare la censura vengono selezionati con una casualità insufficiente, alcune impostazioni vengono salvate sul dispositivo senza cifratura, e mancano alcune protezioni standard delle app Android moderne.

Un approccio corretto


Tor Project conferma che tutte le segnalazioni sono tracciate e in fase di risoluzione. Vale la pena notare che l’audit è stato condotto prima ancora del lancio beta pubblico: una scelta che riflette un approccio responsabile allo sviluppo, tutt’altro che scontato in un settore dove le app VPN vengono spesso rilasciate con pochissima trasparenza sulla sicurezza.

TorVPN resta software sperimentale, sconsigliato per scenari ad alto rischio. Il report completo di Cure53 è disponibile direttamente sul sito del Tor Project per chi vuole entrare nel dettaglio tecnico.

SOURCE:// blog.torproject.org
SOURCE:// blog.torproject.org

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La Sicilia di Franco Garufi, un’isola di paradossi e contraddizioni


In “Frammenti per la Sicilia”, edito da Navarra Editore, Franco Garufi, già segretario della Camera del Lavoro di Catania e attento osservatore della realtà meridionale, riflette su “alcune controverse vicende” che hanno segnato la Sicilia degli ultimi decenni. Il suo è, tuttavia, uno sguardo rivolto al futuro più che al passato. La questione che, a nostro avviso, gli sta più a […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/04/21/la-s…

#Catania #FrancoGarufi #NavarraEditore #Sicilia

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Anthropic lancia Claude Opus 4.7: più bravo nel coding, primo banco di prova contro gli abusi informatici


Claude Opus 4.7 è disponibile su tutti i prodotti Anthropic e via API. Migliora nel coding, nella visione ad alta risoluzione e nel lavoro agente, ma arriva anche con nuove misure contro l'uso offensivo in ambito cybersecurity, un test in vista del futuro rilascio di Mythos.
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Anthropic ha rilasciato Claude Opus 4.7 il 16 aprile, disponibile su tutti i prodotti Claude, tramite API e attraverso Amazon Bedrock, Google Cloud Vertex AI e Microsoft Foundry. Il prezzo rimane quello di Opus 4.6: 5 dollari per milione di token in ingresso, 25 in uscita.

Cosa cambia rispetto a 4.6


Il miglioramento più tangibile riguarda il coding: secondo Anthropic, Opus 4.7 gestisce compiti complessi e di lunga durata con maggiore autonomia, segue le istruzioni in modo più preciso e verifica i propri risultati prima di restituire una risposta. Il contesto non è neutro: nelle settimane precedenti al rilascio, diversi utenti avevano segnalato un calo di qualità percepita in Opus 4.6, con un dirigente senior di AMD che aveva pubblicato su GitHub un post ampiamente condiviso sostenendo che il modello non fosse più affidabile per compiti ingegneristici complessi. Anthropic ha negato interventi deliberati sul modello.

Il nodo sicurezza e Mythos


Questo rilascio ha una particolarità che va oltre i consueti aggiornamenti di prestazioni. Lo scorso mese Anthropic aveva annunciato il “Project Glasswing” e reso disponibile in forma limitata Claude Mythos Preview, il suo modello più avanzato, condiviso solo con un gruppo ristretto di aziende tecnologiche e di sicurezza informatica proprio per i rischi legati alle sue capacità offensive.

Opus 4.7 è il primo modello su cui Anthropic sperimenta le contromisure pensate in vista di un eventuale rilascio pubblico di Mythos: le sue capacità informatiche sono state intenzionalmente contenute durante l’addestramento, e il modello dispone ora di filtri automatici per rilevare e bloccare richieste ad alto rischio in ambito cybersecurity. Chi lavora legittimamente nella sicurezza, come i penetration tester, può iscriversi al nuovo Cyber Verification Program per accedere a funzionalità altrimenti bloccate.

In sostanza, Anthropic usa il rilascio di Opus 4.7 anche come laboratorio a cielo aperto per testare meccanismi che, se funzionano, potrebbero aprire la strada a Mythos.

Cose da sapere prima di migrare


Da notare: Opus 4.7 adotta un nuovo sistema di tokenizzazione. Gli stessi testi in ingresso possono occupare tra il 10% e il 35% di token in più rispetto a prima. Chi usa il modello in produzione dovrebbe misurare l’impatto reale sul proprio traffico prima di passare definitivamente.

Tra le novità per gli sviluppatori, Anthropic introduce i “task budget” in beta pubblica sull’API, uno strumento per guidare la spesa di token su sessioni lunghe. Su Claude Code arriva il comando /ultrareview per sessioni di revisione del codice dedicate, e la modalità automatica si estende agli utenti del piano Max. Viene aggiunto anche un nuovo livello di elaborazione xhigh, più preciso dell’attuale high ma meno intensivo del max, pensato per i casi in cui serve un buon equilibrio tra qualità e latenza.

Il modello è accessibile via API con la stringa claude-opus-4-7.

SOURCE:// anthropic.com
SOURCE:// cnbc.com
SOURCE:// platform.claude.com

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Cal.com chiude il codice sorgente citando l’IA (ma la community non ci crede)


Cal.com, popolare alternativa open source a Calendly, ha reso privato il suo repository principale invocando i rischi di sicurezza legati all'intelligenza artificiale. La spiegazione, però, convince poco.
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Cal.com, uno dei più diffusi strumenti open source per la gestione degli appuntamenti e alternativa diretta a Calendly, ha reso privato il suo repository principale. Il progetto, nato nel 2021 con l’open source come principio fondante, cita come motivazione la crescente capacità dei modelli di IA di scansionare automaticamente il codice alla ricerca di vulnerabilità.

Secondo quanto scritto dal co-fondatore Bailey Pumfleet nel post ufficiale, il problema è strutturale: un codebase pubblico diventa una mappa dettagliata per chiunque voglia attaccare il sistema. Come esempio, l’azienda cita il caso di un modello di IA che avrebbe identificato una falla nel kernel BSD rimasta nascosta per quasi trent’anni, generando in poche ore codice sfruttabile. La conclusione a cui arriva Cal.com è che mantenere il codice aperto significa accettare un rischio crescente per i dati degli utenti, e che l’azienda preferisce concentrarsi sul prodotto piuttosto che diventare un’azienda di sicurezza informatica.
Cal.comCal.com

Cal.diy: cosa resta all’open source


Per non lasciare la community a mani vuote, Cal.com rilascia un fork denominato Cal.diy sotto licenza MIT, più permissiva rispetto alla precedente AGPL 3.0. Il progetto include il motore di pianificazione di base, il sistema di prenotazioni e il framework dell’app store. Quello che manca sono tutte le funzionalità commerciali ed enterprise: la gestione delle organizzazioni, i flussi di lavoro automatizzati, l’SSO via SAML, le analisi e i report, l’intera API v1 e le funzioni di IA per le telefonate. Cal.diy sarà mantenuto da ex stagisti di Cal.com, mentre il team interno si concentrerà sul prodotto commerciale.

Il codebase di produzione, come ammette la stessa azienda, si era già allontanato da quello pubblico nei mesi precedenti all’annuncio: autenticazione e gestione dei dati sono stati riscritti su un repository privato ben prima che la decisione fosse comunicata.

La community, però, non ci crede


Nei thread aperti su Hacker News e Slashdot, la reazione prevalente è di scetticismo. In molti fanno notare che la premessa è fragile: nascondere il codice sorgente non impedisce ai modelli di IA di trovare vulnerabilità, perché gli stessi strumenti sono in grado di analizzare i binari compilati. La sicurezza per oscurità, insomma, non funziona nell’era dell’IA; anzi, secondo alcuni, l’open source offre un vantaggio, permettendo a chiunque di identificare e correggere i problemi più rapidamente di quanto un team interno possa fare da solo.

Altri avanzano un’ipotesi più diretta: Cal.com avrebbe trovato nell’argomento IA una copertura per una decisione già presa per ragioni commerciali, magari dopo aver scoperto in fase di revisione del codice più problemi di quanti fosse disposta a correggere in pubblico.

La mossa non è isolata. Sempre più startup nate open source trovano prima o poi la strada del codice chiuso, con motivazioni che ruotano attorno a sicurezza, sostenibilità economica o controllo del prodotto. Cal.diy resta disponibile per chi vuole installarlo in autonomia, ma lo sviluppo del prodotto principale è ora dietro una porta chiusa.

SOURCE:// cal.com
SOURCE:// cal.com
SOURCE:// thenewstack.io
SOURCE:// news.ycombinator.com
SOURCE:// yro.slashdot.org

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L’allarme della Crusca: l’italiano è a rischio, bisogna fare qualcosa


Di Antonio Zoppetti

Il “Tema del mese” dell’Accademia della Crusca lancia un segnale di allarme chiaro e importante, a proposito del futuro dell’italiano davanti all’inglese globale. Lo fa attraverso un pezzo del suo presidente, Paolo D’Achille, che ha ripreso un discorso già pronunciato all’Università di Ferrara. Dietro un titolo apparentemente innocente, “L’italiano tra passato, presente e futuro”, la preoccupazione per il destino della nostra lingua esplode proprio dopo una bella disamina storica di come la nostra lingua si sia affermata (e mi fa piacere constatare che emerga la stessa tesi che ho sostenuto nel mio libro K e spada).

La novità di questa presa di posizione è una frase che sembra segnare un cambio di rotta rispetto alla filosofia del non-interventismo che caratterizza l’atteggiamento prevalente dei linguisti italiani: “Perché si possa parlare di un italiano del futuro, bisogna fare qualcosa al più presto”, altrimenti l’italiano rischia di diventare un dialetto, e cioè una lingua parlata, usata per la comunicazione informale, per l’alfabetizzazione primaria, anche per la letteratura, ma che corre il pericolo di essere abbandonata come lingua di cultura, dell’università o della ricerca.

Dialettizzazione: cosa significa concretamente?

Per comprendere meglio cosa si intende con “dialettizzazione di una lingua”, bisogna partire dal concetto di “diglossia”, cioè la presenza su un territorio di due idiomi che non godono del medesimo prestigio sociale. Nel Medioevo, la lingua di cultura – della scrittura e della conoscenza – era il latino, anche se le masse quasi del tutto analfabete parlavano nel proprio volgare (la lingua “bassa”). Con il tempo, i volgari sono stati finalmente impiegati prima per far poesia, e poi hanno conquistato – a scapito del latino – sempre più ambiti, come la scienza, le riviste e i giornali, la scuola… E per il suo prestigio letterario, oltre che per ragioni sociali più complesse, il tosco-fiorentino è divenuto la nuova lingua “alta” e “nazionale”, mentre gli altri volgari sono precipitati allo stadio di dialetti, lingue inferiori, anche se vive, adatte alla comunicazione quotidiana, ma considerate di serie B anche quando davano vita a una letteratura vernacolare parallela a quella italiana.
Successivamente, quando la lingua internazionale della cultura divenne quella di Molière, c’era chi preferiva scrivere direttamente in francese, a proposito di diglossia; e quando Napoleone unificò l’Italia (nonostante abbia riesumato e potenziato l’Accademia della Crusca che era stata precedentemente soppressa) abbiamo rischiato che venisse ufficializzato come lingua delle leggi, dei tribunali, delle amministrazioni e persino della scuola, anche se questa breve parentesi durata meno di un decennio è stata spazzata via dalla Restaurazione.

Nell’epoca del globish e di una nostra più ampia americanizzazione sociale, culturale, economica e politica, è invece l’inglese la lingua internazionale. Se nel Settecento Casanova ha pubblicato la sua autobiografia in francese perché era una lingua “più diffusa” della sua (e lo stesso fece Goldoni), oggi un ricercatore tende a pubblicare in inglese per essere “internazionale”, per essere letto e preso in considerazione. Ma se la lingua delle università di maggior prestigio diviene l’inglese, nel giro di pochi lustri questa diventerà una prassi e dunque una necessità anche sul piano interno — come nota D’Achille, — e non solo su quello sovranazionale. In un contesto del genere, perché mai si dovrebbe pubblicare, studiare o fare una tesi in italiano?

Il rischio della dialettizzazione dell’italiano circola da tempo, si ritrova in certe affermazioni di Gian Luigi Beccaria o di Luca Serianni (che ho già riportato in passato), di Marco Biffi o di Jurgen Trabant che parla esplicitamente di una nuova “diglossia neomedievale”, dove l’inglese ha preso il posto del latino. L’affermazione di D’Achille – “bisogna fare qualcosa” – è un bel passo in più, anche se non entra nel come si potrebbe agire e nel cosa occorrerebbe fare. La speranza è che dopo l’allarme e l’auspicio di essere più creativi (“bisogna tornare a inventare” invece di importare solo dall’inglese), arrivi anche la parte construens, cioè una proposta politica.

Dialettizzazione e ibridazione: le due facce della stessa medaglia

Se l’inglese diventa la lingua alta della cultura, l’italiano si configura inevitabilmente come lingua più “bassa”, il che non comporta solo il rischio della dialettizzazione del nostro idioma, ma anche quello dell’anglicizzazione, della sua ibridazione, in altre parole di una trasformazione dell’italiano storico in una newlingua chiamata itanglese che si sta imponendo come uno stilema linguistico superiore.

Davanti a questo fenomeno, D’Achille appare più infastidito che preoccupato, ma su questo punto faccio più fatica a seguirlo. Si dichiara per esempio “disturbato” dallo “slittamento semantico di alcuni termini italiani, come conferenza nel senso di convegno o cortesia per concessione”, eppure questo fenomeno non è nuovo (all’epoca del francese queste cose erano altrettanto frequenti); anche se è inappropriato o stucchevole, rimane confinato nelle regole fonologiche e ortografiche che caratterizzano l’italiano storico, non le spezza come nel caso degli anglicismi crudi (per esempio quando parliamo direttamente di meeting).
La diffusione di realizzare nel senso di comprendere, o di visionario nel senso di lungimirante, può suscitare resistenze di tipo puristico, ma non è questo che può mandare in frantumi il sistema dell’italiano e la sua indole. Anche la preoccupazione per le sigle che vengono ripetute con l’ordine sintattico inglese – AI invece di IA – non riguarda qualcosa di nuovo, e a mio avviso va letta in una prospettiva più ampia dei singoli casi esemplificati. Gli USA (un tempo in italiano circolava anche SUA = Stati Uniti d’America) in Spagnolo sono EE. UU, mentre l’AIDS è SIDA in tutte le lingue romanze (lo ha ricordato proprio D’Achille in altre occasioni), ma anche gli ufo sono ovni (Oggetti Volanti Non Identificati), e il Dna è detto Adn. L’attenzione, insomma, più che per le singole sigle (fosse solo questo il nostro problema!) andrebbe spostata su quello che c’è sotto queste scelte. La maggior frequenza di AI – talvolta anche pronunciata all’americana, ma lo stesso si verifica sempre più spesso con la pronuncia di USA – va inquadrata nel nostro vezzo di ripetere l’angloamericano che si sta trasformando in una regola, dunque in un modello linguistico a cui i singoli casi si adeguano. Il pericolo sta qui: l’inglese è il canone più prestigioso e per questo lo si ostenta in un abbandono dell’italiano. Lo stesso fenomeno non riguarda solo le sigle, ma il nostro intero vocabolario che si intasa di parole in inglese crude che a loro volta si allargano e portano l’italiano verso un “processo di destandardizzazione che segna inevitabilmente la morte di una lingua, che è già avvenuto per il latino nell’età del basso impero”, come riconosce D’Achille.

E allora, è la supremazia dell’inglese che porta alla regressione dell’italiano: sul piano internazionale i suprematisti dell’inglese lo scelgono come lingua di cultura, della scienza e dell’università, mentre su quello interno lo ostentato attraverso infinite espressioni inglesi infilate nell’italiano con sempre maggior disinvoltura. Queste sono le due facce della stessa medaglia, non si possono separare.

Se si vuole intervenire, bisogna agire a monte, e dare vita a un movimento culturale che promuova e rilanci l’italiano come lingua alta da contrapporre all’attuale egemonia anglomane. Occorrerebbe sancire il diritto allo studio e alla ricerca nella nostra lingua, invece di istituzionalizzare l’inglese con i soldi pubblici. E davanti agli anglicismi sarebbe ora di stigmatizzarli visto che sono spesso poco trasparenti e discriminano i cittadini, oltre la nostra lingua; esattamente come si stigmatizzano le parole sessiste, politicamente scorrette e non inclusive. Solo con un simile cambio di paradigma potremo uscire dal rischio dialetto e, allo stesso tempo, dall’itanglese. Sul piano politico, intanto, è necessario incentivare lo studio e la ricerca in italiano invece che investire sulla promozione dell’inglese, e anche finirla di tollerare parole inglesi nel linguaggio istituzionale, visto che costituisce un modello che inevitabilmente si propaga nella società. Come? Questo è l’oggetto della discussione che si deve porre sul tavolo, a partire dai giornali, oltre che con una riflessione politica.

L’eco mediatica dell’allarme di D’Achille

L’allarme del presidente della Crusca, oltre che in Rete (segnalo per esempio il pezzo di Penna blu), è stato ripreso da tutti i giornali: La Stampa, ADN Kronos, Il Giornale, Il Fatto quotidiano… ed è finito persino su quelli britannici, soprattutto quando Nick Squiles, su The Telegraph, lo ha ripreso dopo aver intervistato Paolo D’Achille, e anche me, in un pezzo che è poi rimbalzato su The Sunday Telegraph, o sul Daily Star, il che dimostra come la questione sia sentita e che, quando la Crusca prende posizione, le sue parole pesano.

Nelle dichiarazioni al Telegraph D’Achille ha aggiunto qualche importante precisazione: è vero che l’anglicizzazione riguarda tante lingue, oltre alla nostra, “ma l’italiano è particolarmente vulnerabile alle incursioni linguistiche poiché si tratta di una lingua di origine relativamente recente (…). Le sue radici non sono così profonde come quelle di altre lingue come il francese o l’inglese”, visto che è diventato un fenomeno di massa solo nel Novecento, per tornare all’importanza di inquadrare il fenomeno nella sua dimensione storica.

Nel pezzo sul quotidiano britannico, colpisce poi la sottile ironia con cui Nick Squiles riporta una serie di pseudoanglicismi che è costretto a spiegare ai suoi concittadini: “Un box non è qualcosa fatto di cartone, ma un posto auto”, mentre “un rider non ha nulla a che vedere con i cavalli: in italiano la parola indica un lavoratore sottopagato che consegna cibo da asporto in bicicletta o in motorino”. Cioè un fattorino, come si sarebbe detto prima che questa parola fosse abbandonata in favore di “pony express” che oggi cede il posto a rider.

Nella conversazione telefonica che abbiamo avuto, il giornalista sembrava allo stesso tempo stupito e divertito dal fatto che da noi “i canali sportivi riportano gli ultimi risultati del basket, intendendo il basketball, invece di scegliere la parola italiana ‘pallacanestro’”, così come dal fatto che sui mezzi di informazione la parola pusher prevale su “spacciatore” e via dicendo. “Le tribù moderne – scrive Squiles – spaziano dai foodies agli hipster e agli influencer. Twitter ora si chiama X, ma gli italiani continuano a dire che vogliono twittare un post sulle piattaforme sociali [NOTA: in inglese social media platforms, anche se noi parliamo in modo patetico di social]. Dopodiché, potrebbe essere il momento di whatsappare un amico.”

E alla domanda: “Ma perché?” – con un certo imbarazzo – ho provato a rispondergli con quello che è diventato il titoletto di chiusura del pezzo: “L’anglomania compulsiva” (“Compulsive Anglomania”) che si traduce nell’attuale tsunami degli anglicismi (“Tsunami of Anglicisms”).

Davanti a tutto ciò, non si può che concordare con D’Achille: bisogna intervenire, perché se ci lamentiamo limitandoci a guardare e a descrivere, il futuro dell’italiano sembra segnato. Per riprendere il paragrafo di un libro scritto ormai dieci anni fa (il Diciamolo in italiano da cui questo sito è scaturito), è necessario passare “dai lamenti all’azione”, e se dopo il riconoscimento del pericolo (che personalmente grido da allora) non si ragiona concretamente sulle azioni da mettere in campo e su una soluzione politica, siamo fritti.

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Alienazione linguistica e diglossia lessicale


Di Antonio Zoppetti

Provo a a riprendere e sviluppare qualche riflessione esposta in una lezione intitolata “L’italiano e i libri ieri e oggi: l’inglese tra le righe?” che ho tenuto la scorsa settimana presso l’Università di Heidelberg (Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda) nell’ambito della XXIV Settimana della lingua italiana nel mondo.

La diglossia storica: il toscano e gli altri volgari

Alla fine del Trecento, in una corrispondenza privata con il toscano Francesco di Marco Datini di Prato, il lombardo Giovanni da Pessano si scusava per non essere un “bon scritore” e per non essere “achostumato” alla scrittura colta [Lorenzo Tomasin, “Sulla percezione medievale dello spazio linguistico romanzo”, in Medioevo romanzo, Dalerno editrice, Roma 2015, XXXIX / 2, p. 280].
A quei tempi, il volgare toscano si stava imponendo in tutta la nostra penisola come lingua colta della scrittura, ed era considerato di maggior prestigio rispetto agli altri volgari, soprattutto quelli del nord che erano percepiti come rozzi. In uno scritto di Dante sui volgari (il De vulgari eloquentia), le parlate di genovesi, milanesi e bergamaschi erano addirittura oggetto di scherno, e anche Machiavelli (nel Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, 1524 circa) non poteva accomunare l’idioma di Dante alla lingua di “Milano, Vinegia e Romagna, e tutte le bestemmie di Lombardia.”

Nel Cinquecento, in Italia regnava la diglossia, cioè un bilinguismo squilibrato per cui le masse perlopiù si esprimevano nei propri idiomi locali, ma la lingua “superiore” dei libri era diventata il toscano delle tre corone del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) elevato a modello grammaticale, o al massimo il fiorentino che era comunque abbastanza vicino a quel canone. Questa frattura è stata sancita da Pietro Bembo, il teorico del purismo che considerava il toscano trecentesco la perfezione. I suoi precetti e la sua grammatica si erano imposti come il modello vincente, orientando anche la nascita dell’accademia della Crusca e del suo vocabolario che legittimava solo il lessico e le varianti ortografiche toscane respingendo invece tutte le voci degli altri volgari, considerate indegne e da purgare.

Da quel momento in poi tutti gli altri volgari regredirono allo stato di “dialetti”, varietà “impure” dell’italiano-toscano elevato a lingua perfetta. E nella nostra storica diglossia, questo toscano prendeva il posto ed era destinato a soppiantare l’altra lingua superiore del passato, il latino della cultura e dei libri, che nei secoli successivi avrebbe perso sempre più terreno nella scienza, nella scuola, nelle leggi e in ogni altro ambito.

Il purismo, pur tra le accesissime polemiche, si impose nell’egemonia culturale con una forza schiacciante. Basta ricordare che il massimo poeta del Cinquecento, Ludovico Ariosto, che non era toscano ma emiliano, per adeguarsi a questi principi riscrisse per ben tre volte il suo Orlando furioso per modificare la sua lingua “impura” e intrisa di settentrionalismi: el diventava il (e in lo/la si trasformava in nello/nella), mentre le x erano riscritte con le s, e le forme verbali venivano uniformate (mostrerò invece di mostrarò o trassero invece di tràrro). In questo modo Ariosto fu incluso nel vocabolario, al contrario di Torquato Tasso, che davanti alle stroncature della Crusca, invece di inchinarsi al canone del toscano e “purgarsi” da solo aveva osato difendere la sua lingua della Gerusalemme liberata e dunque fu il grande escluso che non venne inserito tra gli autori del dizionario. Chi non pubblicava in toscano e non seguiva i precetti dei puristi non solo era biasimato, ma addirittura non veniva pubblicato o considerato.

Su questo sfondo, chi non era toscafono di nascita – dunque in grado di mettere in pratica quei precetti in modo quasi naturale e istintivo – faticava enormemente a scrivere in “italiano”. E davanti alla nuova diglossia a base toscana, invece che latina, l’atteggiamento dei letterati oscillava tra il riconoscimento della superiorità del toscano e il rivendicare invece la dignità degli altri volgari.

Il primo atteggiamento è stato quello vincente.

Il toscano era un buon collante in grado di superare le incomprensioni dialettali delle varie regioni, sin dal Quattrocento ammirato e imitato anche a Milano: Ludovico il Moro apprezzava gli scrittori toscani e guardava alla lingua fiorentina come modello. Aleggiava insomma un certo senso di inferiorità delle altre parlate rispetto ai modelli toscani, e alla fine del Quattrocento, Gaspare Visconti, un poeta alla corte degli Sforza, nella premessa ai suoi componimenti si scusava del suo “non molto polito naturale idioma milanese”, ma il chiedere venia per la propria lingua non toscana è un motivo ricorrente che si trova spesso negli scritti di chi voleva ricorrere al toscano senza che fosse la sua lingua naturale.

L’alienazione del proprio idioma in favore di un altro

Per imparare la lingua superiore, successivamente tra gli scrittori prese piede la consuetudine dei soggiorni toscani, e il veneziano Carlo Goldoni, nel Settecento, considerava fortunatissimo chi era nato a Firenze, perché quella lingua gli risultava spontanea, e consigliava per “un Uomo di lettere, trattenersi per qualche tempo a Firenze ad imparar dalle Balie e dalle Fantesche ciò che altrove si mendica dal Bembo, dal Boccaccio o dalla Crusca medesima.”
Emblema di questa prassi, e di questa difficoltà di apprendere la lingua pura, è il celebre “volli, volli, fortissimamente volli” dell’Alfieri, piemontese di nascita ma che decise di “parlare, udire, pensare e sognare in toscano” e si trasferì a Firenze per meglio padroneggiare “quella doviziosissima ed elegante lingua; prima indispensabile base per bene scriverla” (Vita scritta da esso). Allo stesso tempo l’autore lamentava tutta la difficoltà, per chi non era toscano, di padroneggiare quell’idioma (“Lettera a Ranieri de’ Calzabugi”) scrisse le proverbiali parole:

“Da quel giorno in poi (che fu in giugno del 75) volli, e volli sempre, e fortissimamente volli. Ma dovendo io scrivere in pura lingua toscana, di cui era presso che all’abbiccì, fu d’uopo per primo contravveleno astenermi affatto dalla lettura d’ogni qualunque libro francese, per non iscrivere poi in lingua barbarica: un poco di latino, ed il rimanente d’italiano fu dunque la mia sola lettura d’allora in poi; stante che di greco non so, né d’inglese.”

Era la stessa difficoltà e la stessa soluzione che avrebbe intrapreso il milanese Alessandro Manzoni, che nella tormentata revisione dei Promessi Sposi, si accorse che i dizionari non gli bastavano per toscanizzare nel giusto modo la sua lingua, e alla fine abbandonò quella soluzione per sciacquare i panni in Arno. La lingua delle precedenti stesure del suo capolavoro gli risultava troppo artificiale e libresca, proprio perché si basava sui dizionari, e quelli che aveva utilizzato erano soprattutto il monumentale vocabolario milanese-italiano di Cherubini e quello della cosiddetta “Crusca veronese” di Cesari, il massimo rappresentante del purismo Ottocentesco che aveva dato vita a un dizionario di taglio cruscante benché fosse appunto di Verona.
Ma questo non deve stupire, perché a prevalere nel nostro Paese caratterizzato da un’eterna diglossia è stata la compiaciuta alienazione linguistica. In altre parole, a parte gli scrittori toscani che avevano fatto la storia, i massimi difensori dell’italiano basato sul tosco-fiorentino furono spesso i non toscafoni.

Pietro Bembo era veneziano, ma oltre a imporsi come teorico del purismo fu autore di una grammatica che avrebbe fatto scuola; fu uno stretto collaboratore del tipografo-editore Aldo Manuzio, il più grande stampatore del Cinquecento di tutta l’Europa. Benché Venezia impiegasse il proprio volgare orgogliosamente come lingua ufficiale delle leggi e della cancelleria, che si estendeva anche come lingua-tetto in tutta l’area veneta, i libri nati dal sodalizio Manuzio-Bembo si basarono sulla norma del toscano, dunque contribuirono a diffonderlo e in tutto il Paese e a renderlo il canone della scrittura.

E così è prevalsa l’alienazione linguistica e i più intransigenti difensori del toscano erano spesso non toscani, come Bembo, Cesari, Alfieri e soprattutto come Manzoni.

I sostenitori della dignità delle altre lingue italiche, invece, furono sconfitti. Esisteva una letteratura parallela che si esprimeva in altre parlate, e uno dei più noti e agguerriti sostenitori di queste posizioni fu per esempio il milanese Carlo Porta, che contro il classicista Pietro Giordani (storpiato in “Giavan”) scriveva:

“Dunque senza sapere la lingua toscana non ci può essere morale né civiltà? (…) E noi, zoticoni di Milano, li andiamo a mozzar via senza pietà quelle frattaglie tanto preziose, quelli così fatti che sono il gran merito dell’abate Giavano?”

Accanto a simili posizioni c’erano poi gli scrittori “indifferenti” alla questione della lingua, quelli che scrivevano in modo istintivo senza preoccuparsi della forma, e avevano in mente una lingua che doveva farsi intendere, invece che seguire il purismo. Costoro scrivevano spesso trattati pratici, articoli di giornale, romanzi come quelli di Garibaldi… Ma ancora una volta questi componimenti non erano considerati un modello virtuoso.

Dalla diglossia a base toscana a quella a base inglese

La diglossia per cui il toscano era la lingua della scrittura mentre le masse erano dialettofone si è ricomposta soltanto nella seconda metà del Novecento, quando sono spuntate le prime generazioni italofone anche fuori dalle aree toscane e finalmente l’italiano è diventato una lingua unitaria. Parlare e scrivere hanno trovato la loro convergenza in un’osmosi in cui le differenze tra oralità e scrittura si sono sempre più attenuate in un italiano unitario dove erano confluiti anche altri elementi oltre a quelli tosco-fiorentini che costituivano lo zoccolo duro. Negli anni Sessanta Pasoliniaveva notato che questo nuovo italiano unitario era soprattutto tecnologico e arrivava prevalentemente dai centri industriali del nord, più che dal modello toscano letterario.
Se l’italiano standard nell’Ottocento indicava quello che si insegnava a scuola in opposizione alle varietà dialettofone, superata la diglossia lingua-dialetto il nuovo italiano unificato, nel diventare un nuovo standard inevitabilmente si livellava e alcuni vocaboli o costrutti un tempo considerati popolari e non ammessi nella lingua “alta” sono stati invece accettati non solo nel parlato, ma anche nella scrittura dei giornali, dei contesti istituzionali o universitari. Negli anni Ottanta questo italiano di tutti è stato definito dal linguista Gaetano Berruto come “neostandard” e da Francesco Sabatini come “italiano medio”.

Ma proprio quando sembrava che la diglossia fosse superata, ecco che nel nuovo millennio ne è emersa una nuova: la diglossia che fa dell’inglese la lingua superiore. E davanti alla quale l’italiano regredisce su tutti i fronti.

Se la lingua della scienza, sino al Seicento, era esclusivamente il latino, Galileo Galilei ha spezzato questa prassi fondando la prosa scientifica italiana, e costruendo un modello poi seguito da altri scienziati – da Redi a Vallisneri – che è sopravvissuta fino al Novecento, quando Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna hanno diffuso un internazionalismo come neutrino.
Se l’italiano-toscano, nei secoli, ha sottratto al latino sempre più ambiti, come la lingua dell’insegnamento e delle leggi, oggi assistiamo alla sua regressione nei confronti dell’inglese, e sempre più atenei stanno puntando all’inglese come la lingua della formazione, con buona pace del diritto allo studio nella propria lingua madre. Intanto, l’inglese prende piede come lingua dell’Ue, benché non esista alcuna carta che sancisca la legittimità di questa prassi. E mentre l’inglese planetario – definito un po’ spregiativamente anche globalese o globish – si allarga in tutto il mondo, stiamo andando verso una nuova diglossia neomedioevale – come l’ha chiamata il linguista tedesco Jürgen Trabant – per cui l’inglese diviene la lingua della cultura alta, e gli idiomi nazionali rischiano di diventare i dialetti di un mondo che pensa e parla in inglese.

Gli anglicismi che penetrano in ogni idioma locale – e l’italiano è una delle lingue più coinvolte dal fenomeno – sono gli effetti collaterali di questa nuova situazione. Il loro numero è tale che in molti ambiti – si pensi all’informatica, all’economia, alle tecno-scienze, al lavoro… – l’italiano è ormai incapace di esprimere certi domini con le proprie parole. E mentre la lingua dei giornali e anche delle istituzioni si riempie di espressioni inglese, l’italiano regredisce, si ibrida e fondamentalmente viene meno lo storico prestigio basato sui suoni dell’italiano-toscano.
Come ai tempi dello sfaldamento del latino nascevano parole costruite sul sonus del latino – per esempio caballus invece di equus – oggi sul modello dell’inglese nascono pseudoanglicismi come footing, smart working, beauty case o baby gang. E se un tempo i non toscafoni cercavano di “toscaneggiare” e di approssimarsi al modello della lingua superiore, oggi si introducono le espressioni inglesi in modo voluto e compiaciuto: il nuovo modello cerca e riproduce i suoni inglesi, poco importa siano ortodossi o reinventati in modo maccheronico. Questo è il nuovo modello linguistico inseguito dalla nuova egemonia culturale, e questo italiano “newstandard” – o itanglese – è caratterizzato dalla sua “diglossia lessicale”. Nell’ambiente di lavoro, per esempio, non si può più usare l’italiano per esprimere certe cose, perché la lingua di prestigio è l’inglese, dunque bisogna usare questa terminologia “alienante” che il settore richiede e allo stesso tempo impone. E così nel mio settore non è più possibile evitare l’alienazione linguistica e parlare per esempio di revisioni editoriali, perché c’è solo l’editing, e sono costretto a presentarmi ai clienti come editor, altrimenti mi guardano male, sono percepito come un non addetto ai lavori che non sta usando la lingua che identifica il settore da un punto di vista sociolinguistico.

E chi non adegua il suo linguaggio, come aveva fatto Ariosto, viene fatto fuori come è accaduto a Tasso.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #storiaDegliAnglicismi #storiaDellaLinguaItaliana


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22 aprile, pavia, collegio cairoli: un recital per francesca woodman


A Pavia, mercoledì 22 aprile, h. 18, Collegio Cairoli

FRANCESCA il volto dell’Angelo


locandina del recital dedicato a Francesca Woodman
cliccare per ingrandire

Una giovane ricercatrice conserva nel cuore il ricordo di un fugace incontro giovanile con alcune fotografie di Francesca Woodman. Quando, anni dopo, decide di dedicarle una monografia, l’affascinante enigma di quelle foto, unito al suicidio dell’artista, si rivela un ostacolo difficile da aggirare. L’unico modo per riuscirci è una precipitosa discesa nel buco nero in cui confluiscono arte e vita. Un’ossessione capace non solo di mettere in crisi l’identità della protagonista, ma soprattutto di restituirci una Francesca inedita, un angelo più che mai necessario per il nostro tempo.

Collegio Cairoli
Piazza Cairoli 1 – Pavia
#art #arte #BertrandSchefer #ChiaraScordamaglia #CollegioCairoli #EDiSUPavia #ElisabettaMisasi #FrancescaWoodman #JennyBurnazzi #JohanLevi #MassimoCanepa #recital #teatro

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Bitwarden per Android: gli allegati ora si vedono prima di scaricarli


Bitwarden Password Manager 2026.4.0 per Android introduce l'anteprima degli allegati immagine, corregge un crash in compilazione automatica e risolve un bug nel generatore di passphrase.
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Bitwarden Password Manager per Android raggiunge la versione 2026.4.0 con una novità utile per chi conserva file nel vault: le immagini allegate si possono ora visualizzare in anteprima prima di scaricarle, senza dover aprire ogni file.

Fix e miglioramenti


Tra le correzioni, viene risolto un crash che si presentava durante la compilazione automatica su siti con caratteri speciali negli URI, un problema che in certi scenari rendeva inutilizzabile il riempimento automatico. Sistemato anche un bug nel generatore di passphrase che inseriva spazi come separatori anche quando non configurati. I codici TOTP ora si allineano in modo uniforme nella schermata del vault, miglioramento minore ma che rende la lettura più ordinata.

Bitwarden mantiene una lista di browser privilegiati per l’autenticazione FIDO2 su Android, aperta ai contributi della community. In questa versione è stata aggiunta in anticipo la nuova chiave Chromium di CalyxOS, firmata con la nuova infrastruttura HSM che il progetto sta costruendo dopo la crisi interna del 2025. Le build con il nuovo pacchetto non sono ancora uscite, ma il contributor del team CalyxOS ha già preparato il terreno.

L’app Authenticator riceve lo stesso numero di versione senza novità specifiche.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// github.com
SOURCE:// github.com
SOURCE:// calyxos.org

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Scene e discorsi vari dei Mii extra, su Tomodachi Life: Una vita da sogno


Scene e discorsi vari dei Mii extra, su Tomodachi Life: Una vita da sognoUltima carrellata di clip del gioco (per il momento)#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post Mostra/Nascondi il widget Telegram https://news.creeperiano99.it/2026/04/scene-e-discorsi-vari-dei-mii-extra-su.html
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Scene e discorsi vari dei Mii extra, su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Ultima carrellata di clip del gioco (per il momento)

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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Simplenote torna con un server MCP, sei mesi dopo aver annunciato la fine dello sviluppo


A settembre 2025 Automattic aveva dichiarato Simplenote fuori dallo sviluppo attivo. Sette mesi dopo è arrivato comunque un server MCP in beta per interrogare le note tramite intelligenza artificiale.
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A settembre 2025 Automattic aveva scritto sul forum ufficiale di Simplenote parole abbastanza definitive: nessuno sviluppo attivo, nessuna nuova funzionalità prevista, solo la manutenzione minima per tenere il servizio in piedi. Post chiuso alle risposte.

Sette mesi dopo, il 15 aprile, sul blog ufficiale compare l’annuncio di un server MCP in beta.

Il server, disponibile su GitHub sotto l’account Automattic, permette a qualsiasi strumento di intelligenza artificiale compatibile con il protocollo MCP, come Claude o Codex, di interrogare le proprie note in linguaggio naturale. Gli strumenti esposti sono quattro: list_tags per elencare i tag, list_notes per le note recenti con filtro per tag, search_notes per cercare per contenuto o titolo, e get_note per recuperare il testo completo di una nota specifica.

Come funziona


Il server legge direttamente i dati locali di Simplenote ed è completamente in sola lettura: non modifica né cancella nulla. Per ora funziona solo su macOS e richiede un’installazione manuale nell’applicazione AI che si intende usare. Il supporto Windows è indicato come prossimo.

L’utilità pratica è quella di poter chiedere al modello cose come “mostrami le note con il tag ricette” o “cerca tutto quello che riguarda il progetto X”, lasciando che sintetizzi o organizzi il risultato senza aprire l’app.

Una nuova funzionalità da chi non sviluppa più


Il punto su cui vale la pena soffermarsi non è tanto il server MCP in sé, quanto il contesto. L’annuncio di settembre 2025 era formulato come un commiato tecnico: nessuno sviluppo attivo, nessuna nuova funzionalità. Eppure qualcuno in Automattic ha lavorato su questo, lo ha pubblicato e ha scritto un post sul blog.

Può darsi che si tratti di un progetto portato avanti da un singolo sviluppatore nel tempo libero, o che la direzione interna abbia cambiato rotta in silenzio senza aggiornare gli utenti. Quello che resta è che la comunicazione è stata, quantomeno, confusa: si dichiara la fine dello sviluppo e poi si pubblica codice nuovo. Per chi aveva già iniziato a cercare alternative, l’indicazione resta comunque valida: Simplenote non ha una tabella di marcia pubblica né una prospettiva chiara sul lungo periodo.

Il server MCP è scaricabile da github.com/Automattic/simplenote-mcp.

SOURCE:// simplenote.com
SOURCE:// forums.simplenote.com

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Signal 8.8 per Android aggiorna l’interfaccia e sistemato un problema sui messaggi vocali


Signal 8.8 per Android è in fase beta: arrivano un'interfaccia rinnovata nelle conversazioni, nuove opzioni di condivisione per i media e la risposta rapida dalle notifiche anche con allegati.
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Con la versione 8.8 in dirittura d’arrivo, Signal per Android introduce alcune modifiche all’interfaccia e corregge diversi comportamenti scorretti che hanno accompagnato le ultime versioni.

Interfaccia più ordinata


La novità più visibile riguarda l’intestazione delle conversazioni e la schermata delle richieste di messaggio, entrambe riviste graficamente. Cambia anche la finestra con cui l’app chiede i permessi di sistema, che ottiene un nuovo aspetto più in linea con il resto dell’interfaccia.

Sempre per quel che riguarda l’UI, viene corretto un problema che impediva all’avatar del proprio profilo di mostrarsi correttamente nel pannello delle reazioni.

Più opzioni sui media


Tutti i menu contestuali dei contenuti multimediali, immagini e video compresi, ricevono le opzioni di condivisione e inoltro, finora non sempre disponibili in modo uniforme. Una piccola aggiunta che semplifica la gestione dei file condivisi in chat.

Arriva anche la possibilità di rispondere direttamente da una notifica quando il messaggio in arrivo contiene un allegato, comportamento che in precedenza non era supportato.

Correzioni


Tra i fix degni di nota: la riproduzione dei messaggi vocali non viene più interrotta dal blocco schermo, le anteprime delle citazioni tornano a mostrarsi correttamente, e i nomi dei mittenti nella lista delle conversazioni non vengono più troncati. Sistemato anche lo scorrimento automatico nella gestione degli sticker durante il riordino.

Un’ultima modifica di servizio: i metadati di data e ora originali vengono ora preservati quando si salva un allegato ricevuto.

La versione 8.8 è attualmente disponibile per i beta tester. Chi usa Obtanium deve attivare le pre-release per riceverla.

SOURCE:// community.signalusers.org

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Sogni vari e scene varie del gioco su Tomodachi Life: Una vita da sogno


Sogni vari e scene varie del gioco su Tomodachi Life: Una vita da sognoOttava carrellata di screenshot e clip varie #TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post Mostra/Nascondi il widget Telegram https://news.creeperiano99.it/2026/04/sogni-vari-e-scene-varie-del-gioco-su.html
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Sogni vari e scene varie del gioco su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Ottava carrellata di screenshot e clip varie

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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Il New Nintendo Switch 3 perduto, lo schiacciamosche usato per modificare console nintendo. Altri innamoramenti tra i Mii.


Il New Nintendo Switch 3 perduto, lo schiacciamosche usato per modificare console nintendo. Altri innamoramenti tra i Mii.Poi Mii che fanno foto ad altri Mii che stanno chiacchierando al ristorante, a casaccio, su Tomodachi Life: Una vita da sognoSettima carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post Mostra/Nascondi il widget […]
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Il New Nintendo Switch 3 perduto, lo schiacciamosche usato per modificare console nintendo. Altri innamoramenti tra i Mii.
Poi Mii che fanno foto ad altri Mii che stanno chiacchierando al ristorante, a casaccio, su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Settima carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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ECOVACS DEEBOT X12 ufficiale: il robot aspirapolvere con tecnologia FocusJet


ECOVACS DEEBOT X12 è ufficiale: il nuovo robot aspirapolvere introduce la tecnologia FocusJet e punta a migliorare la pulizia smart con funzioni avanzate e maggiore automazione
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ECOVACS ROBOTICS ha annunciato DEEBOT X12 OmniCyclone e DEEBOT X12 PRO OMNI, i nuovi modelli di punta della serie premium X. Progettati per rendere più agevole la pulizia quotidiana anche in presenza di sporco secco e residui difficili, i DEEBOT X12 combinano una nuova fase di pre-trattamento delle macchie combinata con il lavaggio a rullo e una gestione della stazione sempre più automatizzata. Il sistema PowerBoost Charging Plus, già presente nel modello X11, presentato a IFA 2025, è stato ora aggiornato e garantisce una ricarica ultraveloce del 13% in soli 3 minuti, consentendo un funzionamento continuo per una pulizia senza interruzioni.
La tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato, interviene prima del lavaggio La tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato, interviene prima del lavaggio

FocusJet: il “pre-trattamento” automatico delle macchie


Progettato per affrontare le macchie più ostinate, il DEEBOT X12 introduce per la prima volta la tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato che interviene prima del lavaggio ammorbidendo e sciogliendo lo sporco ostinato: in presenza di macchie secche o residui incrostati, una volta aspirati i detriti, il robot interviene automaticamente erogando getti d’acqua incrociati a forma di arco con pressione fino a 46.000 Pa per pre-ammorbidire le macchie; quindi il rullo OZMO ROLLER 3.0 aggiornato completa la pulizia con un passaggio ad alta velocità e movimento “a griglia”, pensato proprio per sollevare e rimuovere anche le macchie più ostinate.

E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoli
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Lavaggio potenziato e gestione avanzata dei tappeti


Per aumentare l’efficacia e la copertura di lavaggio, DEEBOT X12 adotta un rullo da 27 cm, più lungo del 50% rispetto ai predecessori, che copre una porzione più ampia di pavimento a ogni passaggio. Il sistema di autolavaggio pressurizzato con flusso d’acqua a 32 vie risciacqua continuamente il rullo, con l’obiettivo di ridurre striature, accumuli di sporco e contaminazioni durante l’uso. In presenza di tappeti, invece, il robot solleva automaticamente il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica che separa fisicamente il rullo dalle fibre, evitando di bagnarle. La pulizia lungo le pareti e in prossimità dei mobili è supportata da TruEdge 3.0 Extreme, che utilizza un rullo su cuscino d’aria (2,58 cm) per adattarsi al bordo in tempo reale. Il sensore TruEdge 3D 2.0 migliora, inoltre, la gestione di bordi irregolari e ostacoli, aiutando il robot a lavorare in modo più preciso anche in spazi stretti e negli angoli a 90°.
Il sistema BLAST consente di raggiungere fino a 22.000 Pa di potenzaIl sistema BLAST consente di raggiungere fino a 22.000 Pa di potenza
Sul fronte dell’aspirazione, il sistema BLAST consente a DEEBOT X12 di raggiungere fino a 22 L/s di portata d’aria e 22.000 Pa di potenza, per una rimozione più profonda della polvere, una migliore raccolta dei capelli sui tappeti e una gestione efficace delle particelle più grandi. A supporto interviene ZeroTangle 4.0 Airflow-directed Anti-tangle Technology, che combina una spazzola principale progettata per guidare i capelli nel percorso di aspirazione, una ventola a flusso d’aria laterale e una struttura a doppio cuscinetto ad ampio raggio, che riducono la formazione di grovigli e la necessità di interventi di manutenzione. Per sessioni di pulizia prolungate, DEEBOT X12 integra PowerBoost Charging Plus, un sistema di ricarica intelligente e ultraveloce che ripristina il 13% della batteria in 3 minuti.

Stazione all-in-one automatizzata


La gestione quotidiana di ECOVACS DEEBOT X12 è affidata alla nuova stazione OMNI all-in-one, progettata per ridurre al minimo gli interventi manuali. Nella versione OmniCyclone, il robot integra la tecnologia PureCyclone 2.0 Auto-empty, che mantiene elevata la potenza di aspirazione durante lo svuotamento e introduce un sistema senza sacchetto, con un risparmio stimato fino a 25 sacchetti in cinque anni. Per la pulizia del rullo entra in gioco il sistema Fresh-flow Power Washing, che utilizza acqua pulita riscaldata e pressione potenziata per rimuovere lo sporco più ostinato, limitando allo stesso tempo la contaminazione dell’acqua sporca. La struttura di autopulizia interna con rotazione fino a 5.000 giri/min contribuisce inoltre a ridurre residui e manutenzione. DEEBOT X12 supporta infine due soluzioni detergenti dedicate: una per la pulizia quotidiana e una ad alta efficacia per le zone più sporche, come cucina e sala da pranzo, migliorando lavaggio e igiene complessiva della casa.

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Navigazione intelligente


Grazie al sistema di superamento ostacoli TruePass Adaptive a trazione integrale completamente meccanico, il robot supera senza sforzo soglie singole fino a 2,4 cm e naviga su doppi gradini continui fino a 4 cm, garantendo una mobilità continua anche in case con diversi dislivelli.
Il robot solleva il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica evitando di bagnare le fibre del tappetoIl robot solleva il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica evitando di bagnare le fibre del tappeto
Per quanto riguarda la navigazione, DEEBOT X12 si basa sulle capacità di AIVI 3D 4.0 Omni-approach e su un modello semantico avanzato che valuta la necessità e la sicurezza dell’avvicinamento ai diversi tipi di “confine”. In questo modo il robot può avvicinarsi di più a strutture ben definite per massimizzare la copertura, mantenendo invece un comportamento più prudente vicino a ostacoli potenzialmente rischiosi. L’esperienza smart è completata da AGENT YIKO 2.0 che accompagna nella prima configurazione, offre supporto online e funzioni di gestione autonome.

Disponibilità e prezzi


ECOVACS DEEBOT X12 OmniCyclone è disponibile a partire dal 16 aprile al prezzo di 1.399 euro sullo store Amazon di ECOVACS e presso i rivenditori autorizzati MediaWorld. X12 PRO OMNI è invece disponibile al prezzo di 1.199 euro sullo store Amazon di ECOVACS e prossimamente presso Unieuro. Fino al 29 aprile è possibile acquistare X12 OmniCyclone con uno sconto di 150 euro, sia sullo store Amazon sia presso i rivenditori.


E-commerce italiano 2026: come cambiano gli acquisti online secondo il report Idealo


L’e-commerce è diventato una vera e propria abitudine di consumo. A confermarlo non sono solo i dati dell’Osservatorio Ecommerce B2C del Politecnico di Milano e Netcomm, secondo cui gli acquisti online in Italia nel 2025 hanno raggiunto i 62 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto al 2024, ma anche idealo, portale internazionale leader europeo nella comparazione prezzi. Quest'ultimo, dopo aver analizzato le intenzioni di acquisto per ogni categoria presente sul proprio portale italiano, ha individuato una crescita complessiva del +36%.

Le ultime tendenze dell'e-commerce


Secondo i dati di idealo, l’85% degli utenti effettua acquisti online almeno una volta al mese, mentre un quarto dei consumatori dichiara di comprare online addirittura ogni settimana. Ma quali sono nel dettaglio le ultime tendenze dello shopping digitale e cosa guida le scelte dei consumatori consapevoli? Il nuovo “Report di idealo sull’e-commerce italiano 2026” offre uno spaccato delle abitudini di acquisto online dei nostri connazionali, evidenziando analogie e differenze con i principali mercati europei. In questo scenario, il prezzo si conferma l’elemento più determinante nel processo di acquisto. Sempre più consumatori confrontano attivamente le offerte prima di acquistare: il 44% utilizza strumenti di comparazione per trovare sconti e promozioni, mentre un altro 44% lo fa per ottenere informazioni sulle condizioni di spedizione e consegna. Anche le informazioni dettagliate sui prodotti (43%) e le recensioni degli altri utenti (39%) giocano un ruolo chiave nel processo decisionale.

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Consumatori strategici e consapevoli


La crescente attenzione al risparmio si riflette anche nella disponibilità degli utenti a esplorare nuovi negozi online. Il 67% degli italiani dichiara infatti di essere disposto ad acquistare da rivenditori meno conosciuti pur di ottenere un prezzo più conveniente. Un comportamento che evidenzia come i consumatori siano sempre più strategici e consapevoli, pronti a valutare diverse opzioni prima di completare un acquisto. Nel 2025 l’analisi di idealo sulle principali categorie dell’e-commerce evidenzia variazioni di prezzo significative tra diversi settori. Gli aumenti più marcati in percentuale riguardano soprattutto prodotti legati alla casa e all’arredamento, con in testa le vasche idromassaggio, seguite da scrivanie, cappe aspiranti, tende da sole e tavoli. Sul fronte opposto, le riduzioni di prezzo più significative interessano principalmente il settore fotografia ed elettronica, con le fotocamere reflex in testa, seguite da autoradio 2 DIN e software per ufficio. Nel complesso emerge una tendenza chiara: mentre alcuni prodotti per la casa e l’intrattenimento domestico registrano rincari importanti, diverse categorie tecnologiche e alcuni articoli per l’abitare mostrano una progressiva riduzione dei prezzi.

L'idealo price index


All’inizio del 2026, idealo ha introdotto un’analisi ancora più dettagliata dei prezzi con l'idealo Price Index, uno strumento che mostra in modo semplice e trasparente come evolvono i prezzi online di settimana in settimana. L'indice non si limita a indicare se i prezzi di una categoria salgono o scendono, ma combina l'intensità della variazione con la sua diffusione sul mercato, offrendo una lettura immediata dell'andamento generale dei prezzi. In concreto, l'idealo Price Index tiene conto sia della variazione settimanale media dei prezzi, espressa in percentuale o in euro, sia del numero di prodotti coinvolti negli aumenti o nei ribassi. In questo modo è possibile capire non solo quanto cambiano i prezzi, ma anche quanto sia esteso il fenomeno. Qui sotto alcuni esempi.

Abitudini consolidate e categorie popolari


Se l’attenzione al prezzo rimane sempre più alta e gli italiani si specializzano nel cercare le offerte più convenienti è perché lo shopping online è diventato una routine consolidata. Il 60% degli italiani acquista sul web con una frequenza compresa tra una e quattro settimane, segno che l’e-commerce è ormai parte integrante della gestione quotidiana degli acquisti. Tra le categorie più popolari continuano a dominare Elettronica e Moda & Accessori, seguite da Cosmetici & Profumi e Scarpe & Sneakers. Accanto a queste categorie, ormai consolidate, emergono però nuovi trend che raccontano come il carrello online degli italiani stia diventando sempre più variegato: tra le categorie con la crescita più marcata si distingue il mondo food, con la categoria Mangiare & Bere, che registra un deciso incremento del 95%. Seguono Arredamento & Giardino (+72%) e Prodotti per animali domestici (+58%). Una trasformazione che dimostra non solo come l’e-commerce stia progressivamente ampliando il proprio raggio d’azione, includendo sempre più prodotti legati alla vita quotidiana, ma anche come la comparazione prezzi sia sempre più estesa. Non si compara solo per le grandi spese, ma anche per quelle ricorrenti, per le quali una pianificazione può permettere di ottenere un prezzo decisamente migliore.

“L’e-commerce in Italia non è più una promessa, ma una realtà che nel 2025 ha raggiunto numeri che, anche solo cinque anni fa, sarebbero sembrati ambiziosi - riporta Pablo Marin, di idealo per l’Italia, nella sua prefazione al White Paper - dietro questa crescita apparentemente lineare, si nasconde una trasformazione ben più profonda: non cambia solo quanto compriamo online, ma soprattutto come lo facciamo. In un contesto in cui l’inflazione ha lasciato un segno duraturo sulle abitudini di spesa, comprare bene non è più un’opzione, è diventata una competenza.”


È interessante analizzare anche l’approccio generazionale alle ricerche. La Gen X è la più appassionata di tecnologia, con il 47% di utenti che effettuano ricerche nella categoria elettronica tra i 45 e i 54 anni. La Gen Z è attenta alla moda, il 44% delle ricerche in questa categoria viene effettuato da utenti tra i 16 e i 24 anni. I Millennials si dividono tra gaming e figli, due mondi forse difficilmente conciliabili: il 30% delle ricerche nel gaming e il 16% nella categoria Bambini & Neonati sono riconducibili a utenti tra i 35 e i 44 anni. I Boomer si dedicano agli animali e al giardino: infatti, le persone tra i 55 e i 64 anni cercano maggiormente nella categoria Prodotti per animali (27%) e in quella Arredamento & Giardino (21%).

Il boom dell’e-commerce in Italia e in Europa


Alcune categorie sono state protagoniste di un vero e proprio boom, con un aumento di interesse superiore al +200% su base annua, con interessanti differenze tra i vari Paesi. In Italia, emergono soprattutto prodotti legati alla tecnologia e alla mobilità, come RAM, lubrificanti e additivi per motore e batterie auto, segno di una forte attenzione sia all’aggiornamento dei dispositivi informatici sia alla manutenzione dei veicoli. Accanto a questi comparti si distinguono anche categorie più legate alla stagionalità, come i calendari dell’Avvento, che registrano un forte aumento di interesse durante il periodo natalizio e non solo, e i mobili da bagno, indicativi di una crescente attenzione verso la casa e il miglioramento degli spazi domestici. Una ricerca sempre più diversificata, in cui convivono esigenze tecnologiche, quotidiane e legate al vivere la casa al meglio.

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E-commerce sinonimo di mobile e pianificazione


Un altro elemento centrale di questa analisi riguarda il ruolo dei dispositivi mobili. Lo smartphone si conferma infatti lo strumento principale per confrontare prezzi e offerte: il 59% degli utenti utilizza app dedicate su smartphone o tablet per informarsi prima di acquistare, mentre il 38% preferisce il computer o il notebook e il 31% utilizza lo smartphone tramite browser. Il confronto emerge così come elemento chiave per gli acquisti, con l’attenzione al prezzo che si traduce nella ricerca del momento più conveniente per acquistare. Da una parte, attraverso l'analisi dei dati storici, idealo è in grado di valutare l'influenza della stagionalità sulle diverse categorie di prodotto presenti sul portale. Si tratta di un’analisi particolarmente rilevante per gli operatori dell'e-commerce e per i negozi, che possono utilizzare queste informazioni per pianificare le attività promozionali in modo più mirato e coerente con i cicli di domanda. Dall’altra idealo – esaminando le intenzioni di acquisto e i prezzi medi durante l’anno – riesce a delineare un vero e proprio Calendario del risparmio, mostrando in quale periodo determinati prodotti hanno un costo inferiore. Per i prodotti più costosi, come gli elettrodomestici, questo calendario diventa fondamentale: dall’analisi, infatti, emerge che giugno è il mese migliore per cambiare il frigorifero, mentre luglio per lavatrici e lavastoviglie. In alcune categorie, come notebook, televisori o console da gioco, il risparmio potenziale può arrivare rispettivamente fino al 24%, al 23% e al 21%. Le differenze significative dei prezzi tra i diversi periodi dell’anno confermano ancora una volta l'importanza della comparazione prezzi come supporto alle decisioni di acquisto consapevoli.

Shopping online consapevole e strategico


Nel complesso, il nuovo Report di idealo sull’e-commerce italiano 2026 delinea un quadro chiaro: lo shopping online è ormai una pratica consolidata tra gli italiani, sempre più attenti a confrontare prezzi, valutare offerte e pianificare i propri acquisti. Si tratta di consumatori digitali sempre più informati, consapevoli e strategici nelle proprie scelte.

“Lo shopping digitale sta passando dalla “caccia all’affare” alla qualità della decisione. Il comparatore di prezzi è diventato, per molti, uno strumento di pianificazione della spesa, quasi alla pari di un consulente finanziario domestico. E questo è un cambiamento culturale che va ben oltre la tecnologia,” conclude Pablo Marin.