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Citta' Metropolitana di Reggio Calabria- Uoa Stazione Unica Appaltante Metropolitana — 2 gare vinte, 2 partecipazioni. Il dettaglio completo (dati, cronologia, importi, buyer, CPV, città e link alle procedure) è disponib

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Citta' Metropolitana di Reggio Calabria- Uoa Stazione Unica Appaltante Metropolitana — 2 gare vinte, 2 partecipazioni.

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Ente appaltante Società Aeroportuale Calabrese


Società Aeroportuale Calabrese — 0 gare aggiudicate, 0 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Ente appaltante Rii Infrastrutture S.r.l.


Rii Infrastrutture S.r.l. — 0 gare aggiudicate, 0 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Ente appaltante Estar - Ente di Supporto Tecnico Amministrativo


Estar - Ente di Supporto Tecnico Amministrativo — 10 gare aggiudicate, 10 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Ente appaltante Provincia di Livorno - Servizio Gare Contratti Espropri Trasporto Privato


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Ente appaltante Ambiente S.p.a.


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Milei vuole cambiare la mentalità degli argentini


Il presidente di destra ha domato l'inflazione e ora punta a una battaglia culturale contro giustizia sociale e uguaglianza economica, che definisce concetti aberranti.

Javier Milei vuole riscrivere il codice genetico culturale dell'Argentina. Dopo aver domato l'inflazione galoppante del paese sudamericano, il presidente libertario ha ora un obiettivo più ambizioso: trasformare i valori di fondo della nazione, sostituendo la tradizione collettivista con un'ideologia basata su capitalismo, libero mercato, stato minimo e individualismo. A raccontare questa svolta è un'inchiesta del New York Times.

Milei, salito alla ribalta mondiale con una folgorante ascesa alla presidenza, è diventato una stella della destra globale e ha stretto legami personali con il presidente Trump. Sui suoi profili social ufficiali compare ora un avatar generato con intelligenza artificiale che lo ritrae come un supereroe mascherato che sorvola Buenos Aires, rilanciando quella che lui stesso definisce la sua missione principale: la battaglia culturale.

"Siamo in guerra", ha dichiarato Milei l'anno scorso durante un festival di destra citato dal New York Times, aggiungendo che si tratta di "una lotta culturale, una battaglia ideologica, una guerra per la sopravvivenza della nostra libertà". Il presidente vuole smantellare quelli che chiama i concetti aberranti di giustizia sociale e uguaglianza economica, sostenendo che la redistribuzione della ricchezza è immorale. Ha definito l'uguaglianza delle opportunità una truffa, le tasse redistributive un furto dello stato, la giustizia sociale un virus che riempie le persone di odio e risentimento. Le università pubbliche sono per lui un motore di indottrinamento woke, i ricercatori e i dipendenti pubblici dei parassiti, il settore pubblico una malattia e un'organizzazione criminale e violenta.

Si tratta di uno spostamento radicale in un paese che vanta uno dei sistemi di sanità e istruzione pubblica gratuita più estesi al mondo e dove lo stato storicamente copriva buona parte dei costi di elettricità, gas e trasporti. L'Argentina descritta dal New York Times è una nazione in cui le persone sono restie a mangiare da sole o a bere un mate, l'infuso nazionale, senza condividerlo con chi hanno accanto. Eppure ora abbraccia un leader il cui messaggio fondamentale è che ciascuno deve cavarsela da solo.

"Sta cercando di spezzare il nostro DNA, di distruggere l'identità comunitaria del nostro popolo", ha detto al New York Times Juan Grabois, deputato dell'opposizione. Lo scrittore e professore argentino Martín Kohan ha offerto al quotidiano americano una chiave diversa, spiegando che "la retorica dei diritti sociali è diventata chiacchiera vuota, non tocca la realtà concreta di molti lavoratori".

La battaglia di Milei si svolge contro l'eredità del peronismo, uno dei movimenti populisti più duraturi al mondo, fondato da Juan Domingo Perón e dalla moglie Eva. Il peronismo ha messo per generazioni lo stato al centro della vita nazionale come garante dell'equità, costruendo un legame emotivo con la classe lavoratrice fatto di comizi, cori e iconografia. Ma una serie di crisi finanziarie sotto governi di varia ideologia ha eroso la fiducia pubblica sia nel peronismo sia nella classe politica nel suo complesso.

Secondo alcuni analisti sentiti dal New York Times, molti argentini sostengono Milei per il sollievo economico ottenuto con misure di austerità piuttosto convenzionali, senza necessariamente aderire alla sua ideologia. Il sociologo Pablo Semán ha spiegato al quotidiano che dopo decenni di salari fermi e crescita del lavoro informale e della gig economy, molti argentini hanno interiorizzato una mentalità da arrangiarsi. "Milei non l'ha inventata, non l'ha installata, l'ha solo incanalata", ha detto Semán. I più giovani hanno vissuto un'inflazione al 200 per cento e quindici anni di stagnazione economica, mentre i servizi pubblici si deterioravano. "Il contratto sociale si è rotto", ha aggiunto il sociologo.

Il presidente ha anche lanciato un attacco in stile MAGA alle politiche identitarie. Ha chiuso l'istituto nazionale contro la discriminazione e il ministero delle donne, promuovendo una versione revisionista della dittatura militare che governò il paese cinquant'anni fa. Ha portato nel governo provocatori dei social media e amplificato una nuova generazione di attivisti digitali. Agustin Laje, intellettuale di destra autore del libro La battaglia culturale e con oltre 2,5 milioni di follower su YouTube, ha detto al New York Times che i suoi seguaci un tempo erano soprattutto militari anziani, mentre oggi l'80 per cento ha meno di 30 anni. "L'unico modo per conquistare la cultura oggi è conquistare i social media", ha dichiarato.

Nel frattempo l'opposizione resta forte. Sondaggi recenti citati dal quotidiano indicano un calo di popolarità del presidente, mentre le misure di libero scambio hanno contribuito alla chiusura di oltre 24mila aziende argentine e l'inflazione ricomincia a salire. Il 40 per cento degli elettori ha comunque scelto nuovamente il suo partito alle elezioni di metà mandato. La tenuta di lungo periodo di Milei dipenderà dalla sua capacità di generare crescita duratura. Lo stesso Laje ha ammesso al New York Times il rischio: "Non c'è modo che la gente compri un modello culturale se ha le tasche vuote".

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Ente appaltante Insiel S.p.a.


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Ente appaltante Cnr_istituto di Chimica Biomolecolare


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Ente appaltante Provincia di Brescia - Cuc Stazione Appaltante -sede Principale


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Ente appaltante Università Degli Studi di Trieste


Università Degli Studi di Trieste — 8 gare aggiudicate, 8 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Ente appaltante Anas S.p.a. Gruppo Ferrovie Dello Stato Italiane Struttura Territoriale Liguria


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Ente appaltante Azienda Veneziana della Mobilità S.p.a.


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Ente appaltante Società Metropolitana Acque Torino S.p.a.


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Ente appaltante Comune di Bibbona


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Ente appaltante Cassa Depositi e Prestiti S.p.a.


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Ente appaltante Azienda Ospedaliera "ss. Antonio e Biagio e C. Arrigo"


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Ente appaltante Universita' Degli Studi di Catanzaro


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Ente appaltante Rete Ferroviaria Italiana in Sigla «rfi Spa» — Società con Socio Unico Soggetta alla Direzione e Coordinamento di Ferrovie Dello Stato Italiane Spa A Norma Dell’art. 2497 Sexies Cod. Civ. E del D.lgs. N. 112/2015. Direzione Acquisti


Rete Ferroviaria Italiana in Sigla «rfi Spa» — Società con Socio Unico Soggetta alla Direzione e Coordinamento di Ferrovie Dello Stato Italiane Spa A Norma Dell’art. 2497 Sexies Cod. Civ. E del D.lgs. N. 112/2015. Direzi

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Rete Ferroviaria Italiana in Sigla «rfi Spa» — Società con Socio Unico Soggetta alla Direzione e Coordinamento di Ferrovie Dello Stato Italiane Spa A Norma Dell’art. 2497 Sexies Cod. Civ. E del D.lgs. N. 112/2015. Direzione Acquisti — Sede di Roma — 0 gare aggiudicate, 0 partecipazioni.

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Settimana europea delle vaccinazioni: morbillo e pertosse tornano a crescere, record di casi in Europa


OMS, Unicef e Commissione europea lanciano l'allarme: "L'Europa non può permettersi passi indietro"

I vaccini hanno salvato 154 milioni di vite nel mondo dal 1974, ma i progressi raggiunti sono fragili e rischiano di sgretolarsi. È il messaggio lanciato in occasione della 20ª Settimana Europea delle Vaccinazioni, che si celebra dal 19 al 25 aprile, dalla Commissione europea, dall'Ufficio regionale per l'Europa dell'OMS e dall'Unicef.

I dati sui successi sono inequivocabili: la Regione europea è rimasta indenne dalla poliomielite endemica dal 2002, mentre dal 2000 al 2024 i casi di rosolia sono diminuiti di oltre il 99%, quelli di difterite del 90% e quelli di parotite del 95%. Eppure, il calo delle coperture vaccinali sta producendo effetti preoccupanti. Nel 2024 sono stati registrati oltre 298mila casi di pertosse, il numero più alto mai registrato, e oltre 127mila casi di morbillo, il dato peggiore degli ultimi 27 anni.

Sull'HPV, il Papillomavirus umano responsabile di diversi tumori tra cui quello del collo dell'utero, i risultati europei sono disomogenei. Paesi come Islanda, Portogallo e Norvegia hanno superato il 90% di copertura con il ciclo completo, mentre Bulgaria, Romania e Slovacchia sono lontane dalla sufficienza. L'Italia si colloca a metà classifica, con tassi di poco sopra il 50% per le ragazze e circa il 45% per i ragazzi.

Nel comunicato congiunto firmato dal Commissario europeo per la Salute Olivér Várhelyi, dalla direttrice regionale Unicef Regina De Dominicis e dal direttore regionale OMS Hans Henri Kluge, il messaggio è netto: "I vaccini funzionano, salvano vite umane e proteggono le nostre comunità. L'Europa non può permettersi di fare passi indietro". Tra le cause del calo vaccinale vengono indicate la disinformazione, la sfiducia nei confronti delle autorità sanitarie e le carenze nei programmi di immunizzazione.

Intanto la ricerca non si ferma. Nell'Unione europea sono attualmente in fase di sviluppo 91 nuovi vaccini. Farmindustria ha ricordato che per ogni euro investito in prevenzione si possono generare fino a 14 euro di benefici, chiedendo che la spesa per la prevenzione "sia riconosciuta come investimento per la sostenibilità del servizio sanitario nazionale".

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Ente appaltante Comune di Arbus


Comune di Arbus — 0 gare aggiudicate, 0 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Ente appaltante Città Metropolitana di Venezia


Città Metropolitana di Venezia — 39 gare aggiudicate, 39 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Ente appaltante Arnas "g. Brotzu"


Arnas "g. Brotzu" — 3 gare aggiudicate, 3 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Ente appaltante Unione dei Comuni Marmilla


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Ente appaltante Universitッƒãƒ‚ã‚â Degli Studi di Macerata - Area Servizi Tecnici e Infrastrutture (asti)


Universitッƒãƒ‚ã‚â Degli Studi di Macerata - Area Servizi Tecnici e Infrastrutture (asti) — 0 gare aggiudicate, 0 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile

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Diamo il benvenuto alle ultime newsletter e blog federati basati su Ghost, seguiti e rilanciati dal nostro account

Questo post viene ripubblicato sulla comunità @Che succede nel Fediverso? che puoi seguire per avere tutti i recenti aggiornamenti sul Fediverso

Diamo il benvenuto nel Fediverso a:

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@Zuppa di Particelle
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@Cambia le tue Abitudini
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Ente appaltante Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche (asur)


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Ente appaltante Regione Autonoma della Sardegna ­ Centrale Regionale di Committenza ­ Servizio Forniture e Servizi


Regione Autonoma della Sardegna ­ Centrale Regionale di Committenza ­ Servizio Forniture e Servizi — 21 gare aggiudicate, 21 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è d

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Regione Autonoma della Sardegna ­ Centrale Regionale di Committenza ­ Servizio Forniture e Servizi — 21 gare aggiudicate, 21 partecipazioni.

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Ente appaltante Comune di Cagliari - Sport, Cultura, Spettacolo, Turismo e Tempo Libero


Comune di Cagliari - Sport, Cultura, Spettacolo, Turismo e Tempo Libero — 0 gare aggiudicate, 0 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar

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Ente appaltante Azienda Mobilità e Trasporti - Genova


Azienda Mobilità e Trasporti - Genova — 8 gare aggiudicate, 11 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Ente appaltante Direzione Pianificazione Urbanistica - Piano Mobilitッã‚â


Direzione Pianificazione Urbanistica - Piano Mobilitッã‚â — 0 gare aggiudicate, 0 partecipazioni. Il dettaglio completo (aziende, CPV, importi, città e cronologia procedure) è disponibile per i membri Radar.

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Trump nega di essere stato spinto da Israele nella guerra con l'Iran


Il presidente respinge su Truth Social le accuse di aver ceduto alle pressioni di Netanyahu per lanciare l'operazione Epic Fury e annuncia un possibile accordo di pace da firmare in Pakistan.
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Il presidente Donald Trump ha respinto con forza le accuse di essere stato trascinato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nella guerra contro l'Iran. In un messaggio pubblicato lunedì mattina su Truth Social, Trump ha scritto di non essere mai stato costretto a lanciare l'operazione denominata Epic Fury.

Secondo quanto dichiarato dal presidente, la decisione di intervenire militarmente sarebbe maturata dopo l'attacco terroristico compiuto da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023. In quell'occasione persero la vita circa 1.200 persone e centinaia di ostaggi vennero portati a Gaza. Trump ha affermato che quell'attacco ha soltanto rafforzato una convinzione che porta con sé da tutta la vita, ovvero che l'Iran non debba mai ottenere un'arma nucleare.

Nel suo messaggio il presidente ha attaccato anche i commentatori e i sondaggi pubblicati dai media, che ha definito falsi e manipolati. Trump ha sostenuto che il 90 per cento di quanto viene raccontato sarebbe inventato e ha paragonato i sondaggi a quelli che, a suo dire, avrebbero falsato le elezioni presidenziali del 2020. Il presidente ha poi previsto esiti definiti straordinari per il conflitto in Iran, paragonandoli a quelli ottenuti in Venezuela con la cattura di Nicolas Maduro, una vicenda che secondo lui la stampa tradizionale preferisce non raccontare. Nel messaggio Trump ha anche ipotizzato un cambio di regime a Teheran, aggiungendo che se i nuovi leader iraniani saranno intelligenti il paese potrà avere un futuro prospero.

Non è la prima volta che il presidente replica a chi sostiene che Israele abbia spinto gli Stati Uniti verso il conflitto. Il mese scorso, durante un'intervista con Rachel Scott della rete televisiva ABC, Trump aveva rovesciato l'accusa sostenendo di essere stato semmai lui a forzare la mano a Israele. In quell'occasione il presidente aveva spiegato che erano in corso trattative con quelli che ha definito dei folli, e che era sua convinzione che l'Iran fosse pronto ad attaccare per primo. Per questo, secondo il suo racconto, sarebbe stato necessario anticipare le mosse di Teheran.

Pochi giorni fa Trump aveva elogiato Israele sui social, definendolo un grande alleato. Il presidente aveva descritto il paese come coraggioso, audace, leale e intelligente, aggiungendo che a differenza di altri, che avrebbero mostrato il loro vero volto in un momento di conflitto e tensione, Israele combatte duramente e sa come vincere.

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Suzuki Fishing Cup debutta a Ravenna


Suzuki conferma la presenza dei suoi equipaggi al campionato italiano di drifting e per i team motorizzati Suzuki, inaugura per l'occasione, il primo Campionato del Trofeo Suzuki Fishing Cup

Suzuki conferma il proprio impegno nel mondo dello sport e della pesca sportiva, partecipando in qualità di partner al Campionato italiano assoluto di drifting, il più importante appuntamento nazionale dedicato alla disciplina del big game che si svolgerà a Ravenna dal 30 aprile al 2 maggio 2026

La presenza di Suzuki nasce dalla solida partnership con la Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee), una collaborazione che riflette valori condivisi come passione, performance e rispetto per l’ambiente marino.

Da sempre vicina agli appassionati e ai professionisti del settore, Suzuki sostiene concretamente lo sviluppo della pesca sportiva, accompagnando gli atleti anche nelle competizioni più prestigiose. I fuoribordo Suzuki, infatti, sono progettati per rispondere a tutte le esigenze dei clienti, dal diporto alle discipline sportive più impegnative, garantendo affidabilità, efficienza e prestazioni elevate.

Le tecnologie Suzuki si rivelano particolarmente adatte anche alla pesca sportiva d’altura come il drifting: le elevate performance dei motori consentono di raggiungere rapidamente lo spot di gara, ottimizzando tempi e strategie di pesca, mentre il sistema #consumameno (Suzuki Lean Burn) permette di ridurre sensibilmente i consumi di carburante. Questo sistema regola automaticamente la miscela aria-carburante in base alle condizioni di navigazione, migliorando l’efficienza e assicurando maggiore autonomia durante le lunghe sessioni in mare, oltre che minori emissioni nocive.

Essere al fianco del Campionato Italiano Assoluto di Drifting rappresenta per Suzuki un’importante occasione per rafforzare il nostro legame con la pesca sportiva e con tutti gli appassionati del mare” - ha dichiarato Paolo Ilariuzzi, direttore divisione Moto e Marine - Questa disciplina incarna valori per noi fondamentali come passione, competenza e rispetto per l’ambiente e per il mare, anche attraverso pratiche come il catch and release.”.

Durante le giornate di gara a Ravenna saranno presenti anche gli equipaggi del Suzuki Fishing Team, ambasciatori della passione per la pesca sportiva, che contribuiranno a portare entusiasmo e competenza direttamente sul campo di gara.

Nel corso dell’evento si terrà il primo campionato del Trofeo Suzuki Fishing Cup (https://marine.suzuki.it/suzuki-fishing-cup/), nel quale si cimenteranno gli equipaggi motorizzati Suzuki. A loro sarà dedicata una classifica che vedrà il vincitore premiato con una "Fishing experience" a Tenerife. La premiazione ufficiale si svolgerà in occasione del prossimo Pescare Show dal 12 al 14 febbraio a Rimini Fiere. Il Pescare Show è partner di Suzuki anche durante la competizione di Ravenna, contribuendo a valorizzare i vincitori.

La partecipazione al Campionato Italiano Assoluto di Drifting rappresenta per Suzuki un’ulteriore occasione per ribadire il proprio legame con il mondo della pesca sportiva e il supporto continuo a tutti coloro che vivono il mare con passione, competenza e spirito competitivo.

marine.suzuki.it

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Il direttore dell'FBI fa causa all'Atlantic e chiede 250 milioni di dollari


Il capo della polizia federale statunitense ha depositato una denuncia per diffamazione contro la rivista e la giornalista Sarah Fitzpatrick, che nell'articolo ha raccolto testimonianze di assenze ingiustificate e ubriachezza.

Il direttore del Federal Bureau of Investigation Kash Patel ha fatto causa alla rivista Atlantic e alla giornalista Sarah Fitzpatrick, chiedendo 250 milioni di dollari di risarcimento per un'inchiesta che a suo dire lo descrive in modo diffamatorio come un dirigente inadatto al ruolo a causa di un presunto abuso di alcol. La denuncia è stata depositata lunedì 20 aprile presso la corte distrettuale federale del distretto di Columbia.

L'articolo contestato, pubblicato il 17 aprile dall'Atlantic, cita sei funzionari in carica o ex funzionari oltre ad altre persone a conoscenza dell'agenda di Patel. Il pezzo sostiene che, nei primi mesi del suo mandato alla guida dell'FBI, diverse riunioni e briefing sarebbero stati rinviati a orari più tardi a causa di nottate segnate dal consumo di alcolici. Fitzpatrick scrive di aver intervistato più di due dozzine di persone, tra cui funzionari attuali ed ex dell'FBI, personale di agenzie di polizia e di intelligence, lavoratori del settore dell'ospitalità, membri del Congresso, operatori politici, lobbisti ed ex consiglieri. Le fonti hanno ottenuto l'anonimato per poter parlare di informazioni sensibili e conversazioni private. Secondo la loro ricostruzione, il mandato di Patel sarebbe un fallimento gestionale e il suo comportamento personale una vulnerabilità per la sicurezza nazionale.

Nella denuncia, i legali di Patel definiscono l'articolo "un attacco generalizzato, malevolo e diffamatorio". Sostengono che Fitzpatrick non sia riuscita a trovare una sola persona disposta a mettere la propria firma sotto quelle che chiamano accuse scandalose, affidandosi interamente a fonti anonime descritte come altamente di parte e non in condizione di conoscere i fatti. I difensori respingono l'idea che il direttore beva in modo eccessivo e negano che chiunque nel governo sia preoccupato per questo aspetto. Nel testo della causa si legge che non si tratta di negligenza ma di una campagna denigratoria deliberata e dolosa.

La denuncia elenca nel dettaglio le affermazioni contestate. Secondo i legali di Patel, l'articolo lascerebbe intendere falsamente che il direttore sia un alcolista abituale, incapace di svolgere le sue funzioni, una minaccia per la sicurezza pubblica, vulnerabile a pressioni straniere, che abbia violato le regole etiche del dipartimento di Giustizia, che sia irraggiungibile nelle emergenze, che sia stato necessario l'uso di attrezzature da sfondamento per farlo uscire da stanze chiuse e che il suo comportamento comprometta la sicurezza nazionale.

Il nodo centrale della causa è il concetto di actual malice, lo standard legale che negli Stati Uniti i personaggi pubblici devono dimostrare per vincere una causa per diffamazione. Significa che l'autore sapeva che un'affermazione era falsa o ha mostrato un totale disinteresse per la sua veridicità. I legali di Patel sostengono che l'Atlantic abbia ignorato le smentite ricevute prima della pubblicazione, non abbia compiuto i passi investigativi di base che avrebbero facilmente smentito le accuse e abbia mostrato un'evidente ostilità editoriale nei confronti del direttore. Nella denuncia si contesta anche il fatto che la rivista avrebbe dato all'FBI meno di due ore per rispondere alla richiesta di commento prima di pubblicare online l'articolo.

La rivista ha respinto le accuse. Un portavoce ha dichiarato che l'Atlantic sostiene il proprio lavoro giornalistico su Patel e difenderà con vigore la testata e i suoi giornalisti da quella che definisce una causa infondata. Jeffrey Goldberg, direttore dell'Atlantic, ha ribadito in un comunicato nel fine settimana la fiducia nel pezzo. La stessa Fitzpatrick, intervenuta sul canale MS NOW nella trasmissione condotta da Jen Psaki, ha affermato di sostenere ogni parola dell'inchiesta, ricordando che la redazione dispone di ottimi avvocati ed editor.

Lo stesso Patel, già prima dell'uscita del pezzo, aveva anticipato l'azione legale. Citato nell'articolo, aveva avvertito la giornalista di stampare pure tutto, ma di prepararsi a vederlo in tribunale con il libretto degli assegni. Su X ha poi scritto che dimostrare l'actual malice sarebbe a suo parere un'impresa facile. Una valutazione diversa è arrivata da Adam Steinbaugh, avvocato esperto di Primo Emendamento alla Foundation for Individual Rights and Expression, che su X ha giudicato le accuse contenute nella denuncia del tutto inconsistenti. Secondo il legale la causa raggiungerà però un obiettivo collaterale, quello di indurre le testate che valutano un'inchiesta simile a considerare i costi legali necessari per far archiviare una denuncia priva di fondamento.

Lee Levine, avvocato difensore di lungo corso specializzato in cause per diffamazione che ha rappresentato grandi organi di stampa, ha spiegato alla CNN che se il procedimento superasse le fasi preliminari si aprirebbe la cosiddetta discovery, in cui le parti si scambiano le prove e raccolgono testimonianze giurate. In quel caso anche l'Atlantic avrebbe la possibilità di raccogliere elementi per confermare l'accuratezza delle sue fonti, ascoltando sotto giuramento non solo Patel ma anche altre persone a conoscenza dei fatti.

La vicenda si inserisce in un rapporto sempre più conflittuale tra l'amministrazione del presidente Trump e la stampa, segnato da azioni legali reciproche. Patel è stato accusato di aver condotto un'epurazione politica all'interno dell'FBI, anche nei confronti di chi aveva partecipato alle indagini sul miliardario repubblicano, sospettato tra l'altro di aver tentato di ribaltare illegalmente il risultato delle presidenziali del 2020 perse contro Joe Biden. Dal fronte democratico, il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha citato il pezzo dell'Atlantic per chiedere le dimissioni immediate del direttore, scrivendo su X che gli americani meritano una guida sobria dell'FBI e che ogni giorno di permanenza di Patel al suo posto rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale.


FBI nel caos: il direttore Kash Patel beve, sparisce per ore senza motivo e ora teme il licenziamento


Kash Patel beve troppo, sparisce dal lavoro e vive nel terrore di essere licenziato. È il quadro che emerge da un'inchiesta del The Atlantic firmata da Sarah Fitzpatrick, che ricostruisce il caos al vertice dell'FBI sulla base di oltre una ventina di interviste a funzionari attuali ed ex del Bureau, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso ed esponenti politici. Patel ha bollato tutto come falso e ha annunciato querela. Ma, secondo il magazine americano, fonti interne all’Amministrazione Trump confermano che la sua posizione vacilla sempre di più e che alla Casa Bianca è già partita la corsa al successore.

Nell’inchiesta, il direttore viene descritto come “erratico, sospettoso e incline a trarre conclusioni affrettate”. La sua condotta personale, scrive Fitzpatrick, è ormai considerata da molti addirittura come una “vulnerabilità per la sicurezza nazionale”.

L’episodio che apre il pezzo risale al 10 aprile. Dopo non essere riuscito ad accedere a un sistema informatico interno, Patel si convince di essere stato licenziato dalla Casa Bianca. Comincia così a chiamare freneticamente collaboratori e alleati per annunciare la propria rimozione, in quello che due fonti definiscono un “freak-out”. Nel giro di poche ore la voce si diffonde, tanto che la Casa Bianca riceve telefonate dall’FBI e dal Congresso per capire chi sia davvero al comando del Bureau. In realtà, però, si trattava solo di un errore tecnico: Patel non era stato licenziato.

Inchiesta · The Atlantic
Caos al vertice dell’FBI: il dossier su Kash Patel
Alcol, sparizioni, paranoia. La Casa Bianca cerca già un successore.

KP

Kash Patel
Direttore dell’FBI · nominato da Donald Trump
A rischio licenziamento

Dossier Accuse Reazioni Cronologia

24+
Le interviste raccolte da Sarah Fitzpatrick per l’inchiesta dell’Atlantic: funzionari attuali ed ex dell’FBI, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso e collaboratori politici.

L’inchiesta in cifre

2
I locali frequentati: Ned’s a Washington e Poodle Room a Las Vegas

Secondo l’Atlantic, Patel berrebbe fino a evidente stato di intossicazione in entrambi i luoghi. Al Ned’s va anche staff della Casa Bianca; a Las Vegas trascorrerebbe molti fine settimana.

10 apr
Il giorno del “freak-out”

Patel non riesce ad accedere a un sistema interno e si convince di essere stato licenziato. Inizia a chiamare freneticamente collaboratori. In realtà era solo un errore tecnico.

SWAT
Attrezzatura usata dalla scorta per sfondare la porta

In più occasioni la scorta non è riuscita a svegliare Patel. In un caso ha richiesto la “breaching equipment” per accedere alla stanza in cui era irraggiungibile.

Pomeriggio
Riunioni e briefing spostati per smaltire le serate

Nei primi mesi del mandato l’agenda mattutina sarebbe stata sistematicamente posticipata per permettergli di smaltire la sbornia, secondo le fonti citate dall’inchiesta.

Il punto critico

Vulnerabilità per la sicurezza nazionale
La definizione che Fitzpatrick dà della condotta personale del direttore

Il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta ai dipendenti di “fare uso abituale di alcol o altri intossicanti in eccesso”. L’ispettore generale ha più volte avvertito che bere fuori servizio espone i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.

Tocca per leggere ogni capo d’accusa

1
Consumo di alcol fino all’intossicazione

Condotta personale

Bevute ricorrenti al club privato Ned’s a Washington e al Poodle Room di Las Vegas. Più volte la scorta non è riuscita a svegliarlo: in un caso ha dovuto sfondare la porta. Riunioni e briefing spostati al pomeriggio per smaltire le serate.

2
Comportamento erratico e paranoia

Stabilità al vertice

Descritto come “erratico, sospettoso e incline a saltare alle conclusioni”. Il 10 aprile, dopo un errore di accesso a un sistema interno, si è convinto di essere stato licenziato e ha allertato decine di collaboratori. La voce è arrivata fino alla Casa Bianca e al Congresso.

3
Licenziamenti “affrettati” nel controspionaggio anti-Iran

Sicurezza nazionale

Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha rimosso membri di una squadra di controspionaggio dedicata in parte all’Iran. Motivazione ufficiale: violazioni etiche legate alle indagini sul presidente. Più fonti definiscono i licenziamenti “affrettati”.

4
Errori operativi: Brown University e caso Kirk

Gestione FBI

Aveva annunciato sui social l’arresto di una “persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University di dicembre, ma il sospettato è stato poi rilasciato. Funzionari interni si chiedono se l’abuso di alcol abbia avuto un ruolo anche nelle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio di Charlie Kirk.

Le voci dopo l’inchiesta

KP

Kash Patel
Direttore FBI · su X

Querela

E' tutto falso. Ci vediamo in tribunale.

JB

Jesse Binnall
Avvocato di Patel

Difesa

L’articolo è categoricamente falso e diffamatorio.

KL

Karoline Leavitt
Portavoce della Casa Bianca

Difesa

Sotto Trump e Patel il crimine è sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni.

SF

Sarah Fitzpatrick
Autrice dell’inchiesta · MS NOW

Conferma

Confermo ogni parola di questa inchiesta.

Tocca un evento per i dettagli

Dicembre 2025
Errore sulla sparatoria alla Brown University

Patel annuncia sui social l’arresto di una “persona di interesse”. Il sospettato viene poi rilasciato e la caccia all’autore prosegue.

Febbraio 2026
Trump richiama Patel dopo l’oro olimpico di hockey

Il presidente, astemio, esprime disappunto per le immagini di Patel che tracanna birra negli spogliatoi della nazionale Usa, vincitrice dell’oro a Milano-Cortina 2026.

Pre-guerra Iran
Licenziati membri del controspionaggio anti-Iran

Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel rimuove parte del team. Le fonti dell’Atlantic definiscono la decisione “affrettata”.

10 aprile 2026
Il “freak-out”: Patel si crede licenziato

Un errore di accesso a un sistema interno scatena chiamate frenetiche a collaboratori e alleati. La voce arriva al Congresso, costringendo la Casa Bianca a chiarire chi guidi davvero l’FBI.

17 aprile 2026
L’Atlantic pubblica l’inchiesta di Sarah Fitzpatrick

Oltre una ventina di interviste raccontano episodi di abuso di alcol, sparizioni, paranoia. Patel respinge tutto e annuncia querela. La Casa Bianca però discute già del successore.

Fonte: The Atlantic (inchiesta di Sarah Fitzpatrick), MS NOW · 17 aprile 2026

Le accuse sull’alcol


La parte più esplosiva dell’inchiesta riguarda però il consumo eccessivo di alcol da parte del direttore FBI. Secondo Fitzpatrick, Patel avrebbe bevuto fino a uno stato di evidente alterazione in almeno due locali citati con precisione: il club privato Ned’s di Washington, frequentato anche da membri dello staff della Casa Bianca, e il Poodle Room di Las Vegas, dove trascorrerebbe molti fine settimana. Proprio per questo, nei primi mesi del suo mandato da direttore, riunioni e briefing sarebbero stati spostati al pomeriggio, per dargli il tempo di smaltire le conseguenze delle sue serate.

Sempre secondo il racconto di Fitzpatrick, in alcune occasioni la sua scorta non sarebbe riuscita a svegliarlo. In un caso avrebbe addirittura chiesto il cosiddetto breaching equipment, cioè l’attrezzatura usata dalle squadre Swat per forzare gli ingressi, perché Patel risultava irraggiungibile dietro una porta chiusa.

Da notare che il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta esplicitamente ai suoi dipendenti di fare un uso abituale ed eccessivo di alcol o altri intossicanti. Più volte, inoltre, l’ispettore generale del Dipartimento ha avvertito che il consumo di alcol fuori servizio non compromette solo il giudizio, ma può anche esporre i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.

Il timore di un attentato e il team anti-Iran


Gli Stati Uniti sono attualmente in guerra con l’Iran, Paese che Washington classifica come sponsor del terrorismo, e diversi agenti dell’FBI citati da The Atlantic temono le conseguenze di un eventuale attentato sul suolo americano. “È questo che mi tiene sveglio la notte”, ha detto per esempio un funzionario al magazine. Eppure, proprio pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha licenziato membri di una squadra di controspionaggio che si occupava anche dell’Iran, motivando la decisione con presunte violazioni etiche legate alle indagini sull'attuale presidente presidente condotte durante l’Amministrazione Biden. Ora diverse fonti definiscono quei licenziamenti “affrettati”.

Le difficoltà di Patel emergono però anche sul piano operativo. Sui social aveva annunciato l’arresto di “una persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University del dicembre scorso, ma il sospettato è poi stato rilasciato senza accuse mentre la caccia all’autore proseguiva. E, in privato, alcuni funzionari dell’FBI si chiedono se l’abuso di alcol possa aver inciso anche sulle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk.

Trump scontento, Patel respinge tutto


In questo contesto, il rapporto tra Patel e il presidente resta ambiguo. Trump ha apprezzato la resa dei conti con gli agenti coinvolti nelle indagini sul 6 gennaio e su di lui, ma avrebbe anche mostrato più volte insofferenza per le uscite televisive giudicate deboli e per la scarsa rapidità delle inchieste che Patel sta conducendo sugli ex funzionari dell’Amministrazione Biden. Inoltre, a febbraio, Trump, che non beve alcol e collega da sempre questa scelta alla morte del fratello maggiore Fred, segnato dall’alcolismo, avrebbe chiamato Patel per rimproverarlo dopo averlo visto tracannare birra negli spogliatoi della nazionale olimpica di hockey, appena laureatasi campione a Milano-Cortina 2026.

La replica di Patel all’inchiesta bomba di The Atlantic è arrivata con un post pubblicato su X, in tono minaccioso: “È tutto falso, ci vediamo in tribunale”.

see you and your entire entourage of false reporting in court... But do keep at it with the fake news, actual malice standard is now what some would call a legal lay up. t.co/MfbHH8OtLv pic.twitter.com/kw5U3LrfMM
— FBI Director Kash Patel (@FBIDirectorKash) April 18, 2026


Anche il suo avvocato, Jesse Binnall, ha liquidato l’inchiesta come “categoricamente falsa e diffamatoria”. Intanto la Casa Bianca ha pubblicamente fatto quadrato attorno al direttore, con la portavoce Karoline Leavitt che ha rivendicato come, sotto Trump e Patel, “il crimine sia sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni”. Fitzpatrick, però, non ha arretrato di un passo: intervistata da MS NOW, ha detto di confermare “ogni parola” della sua inchiesta.


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Colloqui segreti a L'Avana tra Stati Uniti e Cuba mentre Trump aumenta la pressione


Una delegazione di alto livello del Dipartimento di Stato ha incontrato funzionari cubani sull'isola. Washington chiede riforme economiche, liberazione dei prigionieri politici e apertura a Starlink di Musk.

Una delegazione di alto livello del Dipartimento di Stato americano ha incontrato nelle scorse settimane funzionari del governo cubano a L'Avana, in uno dei contatti diplomatici più significativi tra i due paesi dell'ultimo decennio. L'incontro è avvenuto mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump intensifica la pressione economica sull'isola e ventila l'ipotesi di un intervento militare. La notizia, anticipata dal sito americano Axios, è stata confermata dal governo cubano attraverso il quotidiano di Stato Granma.

Alejandro Garcia del Toro, vicedirettore generale per le relazioni con gli Stati Uniti del ministero degli Esteri cubano, ha riferito al giornale che la delegazione americana era composta da sottosegretari di Stato, mentre quella cubana includeva funzionari a livello di viceministri degli Esteri. Il diplomatico ha definito lo scambio rispettoso e professionale, smentendo la versione di alcuni media americani secondo cui Washington avrebbe imposto ultimatum o scadenze perentorie. Garcia del Toro ha anche sottolineato che la priorità assoluta per la delegazione cubana è stata ottenere la fine del blocco energetico imposto da tre mesi dagli Stati Uniti, definendolo una punizione ingiustificata per l'intera popolazione cubana e un ricatto globale contro gli Stati sovrani che intendono esportare combustibile a Cuba.

Secondo quanto riportato da Axios, i funzionari americani hanno incontrato il 10 aprile a L'Avana diversi responsabili cubani, tra cui Raul Guillermo Rodriguez Castro, nipote dell'ex leader Raul Castro. Pur non avendo incarichi ufficiali di governo, il nipote ricopre il ruolo di capo della sicurezza del nonno ed era già stato citato da media americani come interlocutore di funzionari vicini al segretario di Stato Marco Rubio in precedenti conversazioni riservate. Un funzionario del Dipartimento di Stato ha dichiarato a CNN che si tratta della prima volta che un aereo del governo americano atterra a Cuba dal 2016, anno della visita dell'allora presidente Barack Obama, escludendo gli scali alla base di Guantanamo.

Il funzionario ha riferito a CNN che la delegazione ha insistito sulla necessità per Cuba di avviare riforme economiche e di governance significative per aumentare la competitività, attrarre investimenti stranieri e consentire una crescita trainata dal settore privato. Tra le proposte sul tavolo, secondo CNN e Reuters, ci sarebbero l'introduzione a Cuba del servizio internet satellitare Starlink di Elon Musk e un meccanismo di compensazione per cittadini e aziende americane per i beni confiscati dopo la rivoluzione del 1959, misura che potrebbe trovare il favore della diaspora cubana negli Stati Uniti. Washington avrebbe inoltre chiesto la liberazione dei prigionieri politici, la fine della repressione politica e un aumento delle libertà individuali, esprimendo preoccupazione per la presenza di gruppi di intelligence, militari e terroristici stranieri operativi con il permesso del governo cubano a meno di 160 chilometri dal territorio americano.

Il contesto in cui si svolgono i colloqui è segnato da forti tensioni. Oltre all'embargo in vigore dal 1962, da gennaio l'amministrazione Trump impone restrizioni drastiche alle importazioni cubane di petrolio, aggravando la crisi energetica ed economica dell'isola. A fine marzo una petroliera battente bandiera russa è stata tuttavia autorizzata a entrare nelle acque cubane: la Casa Bianca ha motivato la decisione dicendo che i cubani devono sopravvivere, precisando che non si tratta di un cambio di politica. Il presidente americano ha più volte evocato un'azione militare contro L'Avana, richiamando quella che ha descritto come una vittoria contro Nicolás Maduro in Venezuela. In un intervento di venerdì, Trump ha affermato che a gennaio i militari americani erano entrati nel cuore della capitale venezuelana per catturare il dittatore fuorilegge Maduro e portarlo davanti alla giustizia americana, annunciando una nuova alba per Cuba.

Dal canto suo il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha assunto toni sempre più duri. Nel corso delle celebrazioni per il 65esimo anniversario della vittoria cubana sulla Baia dei Porci contro le forze esuli addestrate dalla Central Intelligence Agency, ha promesso di aprire il fuoco contro qualsiasi nuovo tentativo di invasione. Domenica la televisione di Stato lo ha mostrato mentre firmava, insieme ad altri funzionari, una dichiarazione in cui si impegnava a non negoziare mai i principi della rivoluzione cubana. Giovedì Mariela Castro, figlia di Raul Castro, ha dichiarato ai giornalisti che il padre partecipa alle analisi per le decisioni legate ai negoziati.

Il percorso diplomatico va avanti da mesi. Trump aveva parlato di discussioni in corso a metà gennaio, mentre Diaz-Canel ha confermato i colloqui due mesi dopo. Alla vigilia di quell'annuncio L'Avana aveva reso nota la liberazione di 51 detenuti come segnale di buona volontà verso il Vaticano, mediatore storico tra i due paesi, a cui è seguita il 4 aprile la grazia per oltre 2.000 prigionieri in occasione della settimana santa. L'organizzazione per i diritti umani Cubalex, con sede a Miami, ha però denunciato la scarsa trasparenza del processo, precisando di aver potuto confermare soltanto la liberazione di 24 prigionieri politici e che nessun detenuto per motivi politici è stato graziato. A metà marzo L'Avana ha inoltre aperto agli investimenti dei cubani residenti all'estero in numerosi settori, compresi agricoltura e banche. Il segretario di Stato Rubio, di origini cubane e storico oppositore del regime comunista, ha giudicato queste misure lontane dall'essere sufficienti, chiedendo un cambiamento economico e politico radicale.

Sul piano internazionale, i leader di Messico, Spagna e Brasile hanno espresso sabato preoccupazione per la drammatica situazione cubana, sollecitando un dialogo sincero e rispettoso. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato lunedì che non esiste alcuna giustificazione evidente per un attacco americano a Cuba, aggiungendo che la capacità di difendersi non implica il diritto di intervenire militarmente in altri Stati quando i loro sistemi politici non corrispondono a quelli auspicati da altri.

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Iran, i negoziati si complicano tra le uscite pubbliche di Trump e le smentite di Teheran


Nei giorni scorsi il presidente americano ha parlato di un accordo vicino e di concessioni già accettate dall’Iran, ma molte sue affermazioni sono state smentite o ridimensionate, aumentando l’incertezza sull'andamento dei colloqui.

Nel fine settimana Stati Uniti e Iran sembravano avvicinarsi a un’intesa per mettere fine a una guerra durata sette settimane. I negoziati hanno però subito un nuovo contraccolpo dopo una serie di dichiarazioni pubbliche di Donald Trump, che con i giornalisti e sui social ha parlato di un accordo ormai vicino e di punti che, stando a diverse fonti, non erano ancora stati concordati.

Trump ha sostenuto che Teheran avesse già accettato alcune richieste centrali di Washington, tra cui la consegna dell’uranio arricchito e una sospensione illimitata del programma nucleare. I funzionari iraniani hanno però smentito pubblicamente gran parte di queste ricostruzioni, facendo rapidamente svanire l’ottimismo su un’intesa imminente.

Anche alcuni esponenti dell’Amministrazione americana hanno riconosciuto in privato che le parole del presidente hanno complicato i colloqui. La trattativa resta estremamente delicata, sia per la profonda sfiducia dell’Iran verso gli Stati Uniti, sia per la necessità di Teheran di non apparire debole sul piano interno.

A rendere ancora più fragile il negoziato sono anche le tensioni interne al fronte iraniano. Washington sospetta una divisione tra il team negoziale guidato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, e il Corpo delle guardie Rivoluzionarie islamiche. Il punto è capire chi abbia davvero l’autorità per dare il via libera definitivo a un accordo.

In questo contesto, anche la tregua tra Washington e Teheran appare instabile. Domenica un cacciatorpediniere americano ha aperto il fuoco e sequestrato una nave cargo iraniana che avrebbe tentato di superare il blocco navale statunitense nel Golfo di Oman, alimentando ulteriormente la tensione.

Con la scadenza della tregua di due settimane ormai vicina, Trump si trova davanti a una scelta: accettare un accordo anche imperfetto oppure intensificare un conflitto che aveva assicurato si sarebbe già chiuso. Ieri dall’Iran sono arrivati segnali meno rigidi sulla possibilità di proseguire i colloqui, ma i contorni di una possibile intesa restano ancora poco chiari.

La Casa Bianca continua però a mostrarsi ottimista. La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono mai stati così vicini a un buon accordo con l’Iran grazie alla capacità negoziale di Trump. Le distanze tra le parti, però, sui nodi centrali restano ampie.

Trump ha fissato alcune linee rosse, tra cui il congelamento dell’arricchimento dell’uranio e la consegna delle scorte iraniane di materiale vicino al grado militare. Teheran, invece, insiste sul mantenimento del controllo dello Stretto di Hormuz e chiede la revoca delle sanzioni statunitensi.

Nel corso delle trattative sono emerse diverse ipotesi. Nella prima tornata di colloqui i negoziatori americani hanno proposto una pausa di 20 anni nell’arricchimento dell’uranio. L’Iran ha risposto con una proposta di 5 anni, respinta da Washington. Più di recente, una persona informata sui colloqui ha riferito che la parte iraniana avrebbe avanzato una sospensione di 10 anni, seguita da un altro decennio con arricchimento consentito solo a livelli molto inferiori alla soglia militare. Trump, però, ha ribadito di non voler accettare alcuna forma di arricchimento a tempo indefinito e di non gradire neppure l’ipotesi dei vent’anni.

L’Amministrazione americana starebbe inoltre valutando di sbloccare 20 miliardi di dollari di asset iraniani nell’ambito dei colloqui, in cambio della consegna delle scorte di uranio altamente arricchito.

Per Trump pesa anche un vincolo politico preciso: non accettare un accordo che possa essere paragonato al Joint Comprehensive Plan of Action dell’era Obama, da lui abbandonato nel 2018 e più volte definito debole. Per questo l’obiettivo minimo dei negoziatori sarebbe arrivare almeno a un’intesa quadro, da trasformare poi in un negoziato più dettagliato nelle settimane successive. Anche questa strada, però, ha i suoi critici, convinti che l’Iran possa usare i colloqui per prendere tempo.

A rendere ancora più confuso il quadro contribuiscono poi le versioni contrastanti fornite da Trump su aspetti concreti del negoziato. Domenica il presidente ha detto a vari interlocutori che il vicepresidente JD Vance non avrebbe partecipato al nuovo round di colloqui per ragioni di sicurezza. Nello stesso momento, però, due alti funzionari della sua Amministrazione, Mike Waltz e Chris Wright, dichiaravano in televisione che sarebbe stato proprio Vance a guidare la delegazione in Pakistan, come nel primo round.

Alla fine, la versione corretta era quella dei due funzionari e non quella di Trump. Il giorno dopo il presidente ha fornito un altro aggiornamento rivelatosi inesatto, dicendo che Vance era già in volo verso il Pakistan poco prima che il suo corteo arrivasse invece alla West Wing. Fonti informate affermano che la partenza dovrebbe avvenire oggi e che i colloqui dovrebbero iniziare domani mattina a Islamabad, anche se la situazione resta fluida.

Anche la scadenza della tregua è diventata incerta. Trump l’aveva annunciata inizialmente collocando così il termine delle due settimane nella serata di martedì. In seguito, però, ha detto a Bloomberg che la tregua si concluderà mercoledì sera, concedendo di fatto un altro giorno di margine per negoziare prima di decidere se colpire ponti e centrali elettriche iraniane.

Lo stesso presidente ha alternato posizioni diverse anche sulla possibilità di prorogare la tregua. In una risposta ha detto che, senza accordo, i combattimenti sarebbero ripresi. In un’altra si è detto disponibile a un’estensione. In una terza ha suggerito che forse non ce ne sarebbe stato bisogno, se i colloqui avessero registrato passi avanti.

Internamente, il presidente ha inviato segnali contrastanti anche sui prezzi della benzina, saliti con la guerra e con le tensioni sulle rotte energetiche globali. Lunedì ha detto che i prezzi scenderanno non appena il conflitto finirà, dopo aver definito sbagliata la previsione del Segretario all’Energia Chris Wright, secondo cui il prezzo non tornerà a 3 dollari al gallone prima del 2027. Una settimana prima, però, lo stesso Trump aveva detto di aspettarsi prezzi più o meno stabili fino a novembre, o persino leggermente più alti.

Secondo AAA, il prezzo medio nazionale di un gallone di benzina è attorno ai 4,04 dollari, quasi 90 centesimi in più rispetto a un anno prima. Analisti ed economisti dell’energia avvertono che i prezzi potrebbero restare elevati anche se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprirsi, perché i ribassi alla pompa tendono ad arrivare più lentamente degli aumenti.

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Crisi climatica, allarme Italia: 376 eventi estremi in un anno e frane in crescita del 42%


L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
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Trecentosettantasei eventi meteo estremi in un anno, con le frane da piogge intense cresciute del +42% e i danni complessivi che nel 2025 hanno raggiunto i 11,9 miliardi di euro. È la fotografia scattata dal Bilancio 2025 dell'Osservatorio Città Clima di Legambiente, che si aggiunge a un trend ormai difficile da ignorare: gli eventi estremi in Italia sono aumentati di oltre sei volte nell'ultimo decennio. Domani si celebra la Giornata Mondiale della Terra, dove il tema della prevenzione torna al centro del dibattito e con esso una domanda che ancora non ha risposta: chi si prende cura del territorio quando nessuno lo sta guardando?

AI e contenuti: perché i brand devono essere memorabili
L’intelligenza artificiale sta moltiplicando i contenuti online, ma la vera sfida per i brand è distinguersi. Essere memorabili è ciò che oggi fa davvero la differenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Roma, capitale della sostenibilità per dieci giorni


Dal 13 aprile e fino al 22 (domani), Roma ospita le celebrazioni nazionali della 56ª Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite. Il cuore dell'evento è il Villaggio per la Terra, che dal 16 al 19 aprile ha animato il Galoppatoio di Villa Borghese e la Terrazza del Pincio con oltre 600 eventi gratuiti e 250 organizzazioni coinvolte. Domani, la Maratona Multimediale #OnePeopleOnePlanet alla Nuvola di Fuksas chiuderà le celebrazioni. Il tema scelto per l'edizione 2026, "Torniamo a Sognare" è un invito a immaginare il futuro che vogliamo costruire, mettendo al centro la cura del pianeta e di chi lo abita.

"L'Earth Day quest'anno parla di sogni. Sognare il futuro significa anche proteggere il presente, e proteggere inizia dal conoscere il territorio che abitiamo per capire cosa sta cambiando. Il territorio parla, ma non sempre ad alta voce: cambiamenti climatici, frane, cedimenti e dissesti idrogeologici si manifestano spesso con segnali deboli, facili da ignorare. Gli strumenti per monitorare esistono, ma non possono essere ovunque: scelgono dove guardare, e il resto rimane purtroppo invisibile. E le persone che quei luoghi li vivono, che percorrono lo stesso ponte ogni mattina, che passeggiano lungo lo stesso argine, sono le prime a poter accorgersi di qualcosa che non va. Prima degli esperti, prima di strumenti anche molto sofisticati, prima che sia troppo tardi", afferma Claudia Masciulli di IntelligEarth.


Il cittadino come sentinella: un cambio di paradigma necessario


Se il cambiamento climatico moltiplica i rischi, la prevenzione non può continuare a essere una prerogativa di pochi specialisti. Secondo i dati, intervenire in anticipo costerebbe il 75% in meno rispetto a gestire i danni post-emergenza. Eppure ilPiano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvato a fine 2023, resta ancora in larga parte inattuato.

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La risposta che IntelligEarth propone ribalta la logica tradizionale: invece di aspettare che il monitoraggio arrivi dall'alto, da satelliti, da ispezioni periodiche, da fondi straordinari, si può costruire una rete di osservazione distribuita e continua, fatta di persone. È questa l'idea alla base di proteGO, la piattaforma sviluppata dalla startup che, attraverso lo smartphone, guida chiunque, tecnici o semplici cittadini, nella raccolta di immagini e dati sui luoghi, secondo protocolli standardizzati. Ogni persona che fotografa un cedimento, che segnala una variazione su un versante, che documenta lo stato di un bene culturale nel proprio quartiere, contribuisce a costruire un dato. Aggregato nel tempo, quel dato può fare la differenza.

"Pensiamo spesso ai satelliti che sorvolano la Terra raccogliendo immagini dall'alto. Ecco, le persone fanno la stessa cosa, muovendosi nel mondo con uno smartphone in tasca e scattando fotografie. La differenza è che i satelliti non hanno memoria dei luoghi e i loro dati hanno bisogno di esperti per diventare informazioni utili. Al contrario, il cittadino è la sentinella più preziosa che abbiamo; conosce il posto che sta guardando, sa quando qualcosa è cambiato, capisce il contesto. È un patrimonio di conoscenza enorme, che oggi va quasi completamente disperso", conclude Masciulli.



Nell’era dell’AI tutti creano contenuti: perché i brand memorabili fanno la differenza


C’è stato un momento in cui uno spot non si limitava a solo occupare uno spazio tra un contenuto e l’altro, ma riusciva davvero a fermare lo sguardo. Esso ti bloccava a tavola mentre cenavi o ti faceva smettere di fare zapping; le immagini, il ritmo e la narrazione si combinavano in modo così preciso da lasciare una traccia che continuava a esistere nella nostra testa anche ore dopo, portandosi dietro curiosità, interesse e qualcosa su cui riflettere.

Aumentano i volumi, non l'efficacia


Oggi quel momento sembra lontano, osservano da NNZN Studios, casa di produzione che integra linguaggio cinematografico e intelligenza artificiale. Eppure il video non è mai stato così dominante: in Italia, il solo formato video digitale ha superato i 2,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell’intera raccolta pubblicitaria online. In parallelo, cresce anche la pressione a produrre contenuti in quantità sempre maggiori. Non sempre, però, l’aumento dei volumi coincide con un aumento dell’efficacia; infatti, diverse analisi di settore mostrano che una quota rilevante della spesa digitale finisce in campagne che non raggiungono il pubblico desiderato o non generano un impatto memorabile.

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In tutto questo c’è poi l’intelligenza artificiale che ha reso la produzione di contenuti sempre più accessibile, veloce e scalabile. Costruire ambientazioni complesse, generare immagini e montare sequenze è oggi possibile anche con risorse ridotte e tempi impensabili fino a pochi anni fa. Quindi, i contenuti aumentano ma il problema rimane lo stesso e, anzi, diventa ancora più impellente: in un flusso che non si ferma mai, cosa rimane davvero e riesce a suscitare emozioni?

Tre campagne iconiche che raccontano tre modi di costruire memoria


Per capire cosa significa davvero “restare nella memoria”, gli esperti di NNZN Studios hanno fatto un salto nel passato ripercorrendo alcune delle campagne pubblicitarie più iconiche della storia recente della comunicazione, che ancora oggi vengono citate, riconosciute e studiate:

  • Apple lancia il Macintosh con uno spot, andato in onda durante il Super Bowl del 1984, che rompe completamente le regole del periodo. Il regista Ridley Scott costruisce un racconto visivo ispirato a un immaginario distopico, un sistema uniforme e controllato spezzato da un gesto di rottura, senza quasi mai mostrare il prodotto. Il messaggio è totalmente culturale perché Apple non sta introducendo un computer, sta proponendo un'idea di libertà. Uno dei primi casi in cui la pubblicità smette di spiegare e diventa narrazione pura;
  • Nike fa qualcosa di simile, ma su un arco di tempo molto più lungo. Con "Just Do It" trasforma uno slogan in un sistema narrativo coerente, fino ad arrivare, per il trentesimo anniversario dello slogan, a scegliere come volto della campagna del 2018 Colin Kaepernick, il quarterback che si è inginocchiato durante l'inno americano per protestare contro la violenza della polizia. Le reazioni sono immediate e violente, ma il brand non fa un passo indietro, rimane coerente oltre la polemica e la campagna Dream Crazy diventa così uno dei casi migliori di “Brand activism”;
  • Chanel nel2004 investe circa 33 milioni di dollari per produrre No. 5 The Film, all'epoca lo spot più costoso della storia. Tre minuti diretti da Baz Luhrmann con Nicole Kidman come protagonista, costumi di Karl Lagerfeld, riprese ai Fox Studios di Sydney. Uno spot visivamente spettacolare che funziona proprio perché abbandona ogni logica pubblicitaria tradizionale: nessuna bottiglia in primo piano, nessuno slogan esplicito, solo una storia d'amore fugace a New York in cui il brand compare solo in chiusura.


“Guardando campagne come quella di Apple del 1984 o il film di Chanel, si capisce che il problema non era mai la produzione ma la visione - osserva Luca Macaluso di NNZN Studios - l'AI oggi rende possibile molte cose a livello tecnico, ma non sempre risponde alla domanda fondamentale: cosa un brand vuole dire e perché vale la pena dirlo”.


Il problema che l’IA non risolve da sola


Queste tre campagne appartengono a epoche e contesti diversi, eppure, tutte e tre condividono qualcosa che non dipende tanto dalla tecnologia usata per produrle, ma dal fatto che nessuna insegue l'attenzione nel breve periodo, la costruisce nel tempo, nessuna si adatta a un formato, lo definisce. La differenza, in tutti e tre i casi quindi sta a monte: nell'idea, nella direzione narrativa, nella chiarezza di cosa il brand voleva rappresentare. Oggi quell'approccio è più rilevante che mai, proprio perché il contesto si è complicato: l'Intelligenza Artificiale ha abbassato le barriere tecniche della produzione, ma questa stessa accessibilità ha livellato il risultato medio, perché, quando tutti possono produrre contenuti visivamente sofisticati, distinguersi sul piano tecnico diventa sempre più difficile.

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La questione, quindi, non è usare o meno l'AI, ma capire come inserirla, evidenziano gli esperti. Le realtà creative che stanno ottenendo i risultati più interessanti non usano l'IA per moltiplicare i contenuti, ma per ampliare le possibilità espressive, rendendo accessibili soluzioni narrative che prima richiedevano strutture produttive ben più pesanti.

“Non utilizziamo l'AI per produrre più velocemente, ma per rendere raccontabili storie che prima erano fuori portata soprattutto per brand o aziende più piccole e con budget minori - aggiunge Macaluso - i brand che resteranno nella memoria nei prossimi anni non saranno quelli che hanno usato l'AI per primi, ma quelli che l'hanno usata per dire qualcosa di vero”.



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Chavez-DeRemer lascia la guida del Dipartimento del Lavoro americano


La segretaria al Lavoro è la terza figura di alto rango a uscire dal governo in meno di due mesi, dopo Kristi Noem e Pam Bondi. Al suo posto, in via temporanea, Keith Sonderling.

Lori Chavez-DeRemer ha lasciato la guida del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, travolta da un'inchiesta interna per presunti abusi di potere che includono una relazione con un membro della sua scorta, il consumo di alcol durante il servizio e l'uso di fondi pubblici per viaggi personali mascherati da trasferte ufficiali. L'annuncio è arrivato lunedì sera attraverso Steven Cheung, consigliere del presidente e direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, che ha comunicato la notizia su X. A sostituirla in via temporanea sarà il vice segretario Keith Sonderling.

Chavez-DeRemer è la terza figura di vertice a uscire dall'amministrazione del presidente Donald Trump nel giro di poche settimane, dopo l'ex segretaria alla Homeland Security Kristi Noem, licenziata a marzo, e l'ex attorney general Pam Bondi, rimossa all'inizio di aprile. A differenza delle altre due uscite, questa non è stata annunciata dal presidente sui suoi canali social, ma appunto da un collaboratore della Casa Bianca.

Nel messaggio diffuso dall'amministrazione, Cheung ha definito "eccezionale" il lavoro svolto dalla segretaria uscente nel proteggere i lavoratori americani, promuovere pratiche del lavoro eque e aiutare i cittadini ad acquisire nuove competenze. Ha aggiunto che Chavez-DeRemer lascia il governo per assumere un incarico nel settore privato.

L'indagine interna è condotta dall'ispettore generale del Dipartimento del Lavoro e si basa su una serie di denunce emerse a partire da gennaio, quando il New York Post ha pubblicato per primo i dettagli delle accuse. Secondo le segnalazioni, la segretaria avrebbe chiesto allo staff di svolgere commissioni private per sé e per il marito, come ritirare capi in lavanderia, acquistare vino e riordinare il suo armadio, ricorrendo a minacce per ottenere obbedienza. Messaggi di testo ottenuti dall'ispettore generale mostrerebbero inoltre che familiari della segretaria inviavano con regolarità richieste personali a giovani dipendenti.

Un'inchiesta pubblicata la scorsa settimana dal New York Times ha aggiunto ulteriori elementi. Secondo il quotidiano, il marito della segretaria, Shawn DeRemer, e il padre, Richard Chavez, scambiavano messaggi con giovani dipendenti donne. Alcune di queste sarebbero state istruite dalla stessa Chavez-DeRemer e dall'ex vice capo di gabinetto di "prestare attenzione" ai membri della famiglia. Altre denunce parlano di scorte di alcolici tenute in ufficio e di un clima di lavoro ostile. Almeno quattro funzionari del Dipartimento hanno già perso il posto nel corso dell'inchiesta, tra cui l'ex capo di gabinetto, l'ex vice capo di gabinetto e il membro della scorta con cui la segretaria avrebbe avuto la relazione.

Nella sua dichiarazione di commiato, pubblicata su X, Chavez-DeRemer ha respinto le accuse e ha attaccato i media. "Le accuse contro di me, la mia famiglia e il mio team sono state diffuse da attori di alto rango del deep state che hanno coordinato i loro sforzi con media di parte e continuano a minare la missione del presidente Trump", ha scritto. Ha poi rivendicato i risultati della sua gestione, sostenendo di aver contribuito a creare nuovi percorsi verso lavori ben retribuiti, preparato i lavoratori all'era dell'intelligenza artificiale e promosso la sicurezza previdenziale. Ha ringraziato Trump definendolo "il più grande presidente della mia vita" e ha anticipato il passaggio al settore privato.

Sia la Casa Bianca sia il Dipartimento del Lavoro avevano inizialmente respinto come infondate le prime segnalazioni. Con l'emergere di nuovi elementi, però, le smentite ufficiali sono diventate progressivamente più caute e la permanenza di Chavez-DeRemer nell'incarico è diventata oggetto di speculazioni a Washington.

Prima delle accuse, la segretaria era stata una delle scelte meno in vista del gabinetto Trump, ma aveva dato un contributo rilevante all'agenda di deregolamentazione dell'amministrazione. Nell'ultimo anno il Dipartimento del Lavoro ha avviato la riscrittura o l'abrogazione di oltre 60 norme sul lavoro considerate obsolete. Tra i provvedimenti figuravano la revisione dei requisiti di salario minimo per gli operatori dell'assistenza domiciliare e per i lavoratori con disabilità, oltre alle regole sull'esposizione a sostanze pericolose e sulle procedure di sicurezza nelle miniere. Le scelte hanno suscitato critiche da parte dei sindacati e degli esperti di sicurezza sul lavoro.

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Tim Cook lascia la guida di Apple dopo quindici anni


John Ternus prenderà il posto dell'amministratore delegato, che diventerà presidente esecutivo. La transizione arriva in un momento difficile sul fronte dell'intelligenza artificiale.

Tim Cook lascerà la carica di amministratore delegato di Apple a settembre, chiudendo quindici anni alla guida dell'azienda di Cupertino. Lo ha annunciato lui stesso con una lettera pubblicata lunedì sul sito dell'azienda. Il suo successore sarà John Ternus, cinquantenne attuale responsabile del settore hardware, mentre Cook assumerà il ruolo di presidente esecutivo.

L'annuncio chiude una delle gestioni più redditizie nella storia del capitalismo americano. Durante il mandato di Cook, iniziato nell'agosto 2011 poco prima della morte del cofondatore Steve Jobs, il valore di mercato di Apple è passato da circa 350 miliardi di dollari a circa 4.000 miliardi, con un profitto annuo quadruplicato a oltre 110 miliardi di dollari. Il fatturato annuo è salito da 108 a 416 miliardi di dollari.

Ternus, laureato all'Università della Pennsylvania nel 1997, è entrato in Apple nel 2001. Ha iniziato lavorando sugli schermi dei Mac per poi assumere responsabilità crescenti nello sviluppo hardware, fino a supervisionare negli ultimi cinque anni l'ingegneria di iPhone, iPad e Mac. Sarà l'ottavo amministratore delegato nei cinquant'anni di storia dell'azienda e il terzo da quando Jobs tornò nel 1997 a risollevare Apple da una situazione prossima al fallimento. Contestualmente, Apple ha promosso Johny Srouji, finora responsabile dei chip progettati internamente, a chief hardware officer, con la supervisione anche dell'ingegneria hardware finora affidata a Ternus. Per consentire la nuova posizione di Cook, Arthur Levinson lascerà il ruolo di presidente non esecutivo pur restando nel consiglio di amministrazione.

Il passaggio di consegne arriva in un momento delicato per l'azienda. Apple è rimasta indietro nella corsa all'intelligenza artificiale, settore in cui ha faticato a mantenere le promesse fatte quasi due anni fa. All'inizio dell'anno si è rivolta a Google per trasformare l'assistente virtuale Siri in uno strumento più conversazionale e versatile. Nel frattempo, il produttore di chip Nvidia ha superato Apple nella classifica delle aziende più capitalizzate al mondo, diventando la prima a raggiungere prima i 4.000 e poi i 5.000 miliardi di dollari di valore. Dan Ives, analista di Wedbush Securities, ha dichiarato che Cook ha creato un'eredità importante ma era arrivato il momento di passare il testimone a Ternus con la strategia sull'intelligenza artificiale come priorità.

La dipendenza dalla Cina resta un'altra fragilità. L'azienda produce circa l'80% degli iPhone nel paese, che rappresenta a volte un quarto del fatturato annuo. Jason Snell, che scrive di Apple su Sixcolors.com e MacWorld, ha detto a NPR che l'azienda ha concentrato tanto le operazioni in Cina che serviranno probabilmente decenni per ridurre questa dipendenza. Cook ha tentato di diversificare la catena di fornitura spostando parte della produzione in India e Brasile.

Il rapporto con la politica è diventato centrale nel ruolo di Cook. L'amministratore delegato è diventato il principale diplomatico dell'industria tecnologica, con visite regolari a Washington e Pechino per mediare tra le agende spesso contrastanti del presidente Trump e del leader cinese Xi Jinping. Durante il primo mandato di Trump, Cook era riuscito a ottenere esenzioni dai dazi sull'iPhone. Nell'attuale amministrazione, il presidente ha imposto dazi sul dispositivo pur chiedendo lo spostamento della produzione negli Stati Uniti. Cook ha limitato l'impatto spostando in India la produzione degli iPhone destinati al mercato statunitense e ottenendo esenzioni in cambio della promessa di investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Apple ha dichiarato che nel nuovo ruolo di presidente esecutivo Cook si occuperà dei rapporti con i decisori politici nel mondo.

Sotto la sua guida, l'azienda ha ampliato il proprio perimetro oltre l'hardware, lanciando servizi in abbonamento come Apple News, Apple TV+ e Apple Pay, che oggi rappresentano circa un quarto del fatturato annuo. Ha introdotto nuove linee di prodotto come Apple Watch e AirPods, oltre alle cuffie Beats. Altri progetti non hanno però avuto successo: il visore Vision Pro, lanciato nel 2024 nel campo della realtà aumentata, è stato considerato deludente, mentre il progetto per costruire un'auto a guida autonoma è stato abbandonato dopo anni di investimenti.

Peter Oppenheimer, direttore finanziario di Apple dal 2004 al 2014, ha detto al New York Times che Cook si è trovato a indossare le scarpe più grandi che qualcuno al mondo abbia mai dovuto calzare e ha svolto un lavoro straordinario. Dipanjan Chatterjee, analista di Forrester Research, ha dichiarato a Euronews che Jobs non era un predecessore facile da seguire ma Cook ha trasformato quell'eredità in una potenza finanziaria resistente. Lo stesso analista ha però osservato che Cook non ha mai supervisionato un'innovazione di portata tale da ridefinire la posizione competitiva di Apple per i prossimi vent'anni, come aveva fatto Jobs con l'iPhone.

Cook, originario dell'Alabama e in precedenza dirigente di Compaq e IBM, nel 2014 è diventato il primo amministratore delegato di un'azienda Fortune 500 a dichiararsi pubblicamente omosessuale, con un saggio personale accolto come un momento importante per il movimento dei diritti LGBTQ. Jo-Ellen Pozner, professoressa associata alla business school della Santa Clara University, ha detto a NPR che la scelta di Ternus segnala un rafforzamento della strategia sull'hardware, settore che è stato estremamente redditizio per l'azienda. Apple pubblicherà i risultati finanziari del primo trimestre il 30 aprile, occasione in cui Cook e Ternus potrebbero fornire ulteriori dettagli sulla transizione.

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La rassegna stampa di martedì 21 aprile 2026


Il candidato di Trump per la Fed Kevin Warsh verso l'audizione al Senato mentre Tim Cook lascia la guida di Apple a John Ternus

Questa è la rassegna stampa di martedì 21 aprile 2026

Kevin Warsh verso l'audizione per la presidenza della Federal Reserve


Kevin Warsh, il candidato di Donald Trump per la presidenza della Federal Reserve, si presenterà martedì mattina davanti alla Commissione Bancaria del Senato per un'audizione di conferma che potrebbe essere tra le più controverse degli ultimi decenni. L'audizione arriva mentre il senatore repubblicano Thom Tillis della North Carolina si oppone alla nomina, rifiutandosi di cedere nella battaglia relativa all'indagine del presidente su Jerome Powell.

Fonti: Bloomberg Politics, Financial Times

Tim Cook lascia la guida di Apple, John Ternus nuovo CEO


Apple ha annunciato che Tim Cook si dimetterà dalla carica di CEO dopo quasi 15 anni di leadership, diventando presidente esecutivo del consiglio di amministrazione. John Ternus, attuale vicepresidente senior dell'ingegneria hardware, assumerà il ruolo di CEO a settembre, segnalando la volontà dell'azienda di mantenere la sua strategia cauta e redditizia.

Fonti: New York Times, Financial Times, The Hill

La segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer si dimette tra accuse di cattiva condotta


La segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer ha rassegnato le dimissioni per assumere un incarico nel settore privato, dopo una serie di accuse di cattiva condotta tra cui una presunta relazione con un subordinato e consumo di alcol sul lavoro. È la terza donna del gabinetto Trump a lasciare l'incarico dopo Kristi Noem e Pam Bondi.

Fonti: The Guardian, Bloomberg Politics, The Hill

Trump accumula un miliardo di dollari per le elezioni di midterm


Il Super PAC pro-Trump ha raccolto 35,6 milioni di dollari a marzo, contribuendo a un fondo di guerra di oltre un miliardo di dollari che Trump e il Partito Repubblicano hanno accumulato per cercare di mantenere le maggioranze congressuali nelle difficili elezioni di midterm. Il fondo di MAGA Inc ha raggiunto quasi 350 milioni di dollari con donazioni da miliardari come Diane Hendricks.

Fonti: Bloomberg Politics, Financial Times

I colloqui USA-Iran verso una possibile ripresa mentre il cessate il fuoco scade


Il vicepresidente JD Vance dovrebbe partire martedì per l'Islamabad per i colloqui di pace con l'Iran, mentre Trump ha dichiarato "altamente improbabile" l'estensione del cessate il fuoco di due settimane senza un accordo. L'Iran ha accusato Trump di violare il cessate il fuoco e ha minacciato di "rivelare nuove carte sul campo di battaglia" se i combattimenti dovessero riprendere.

Fonti: Financial Times, The Hill, Semafor

Il Giappone elimina il divieto di esportazione di armi letali


Il Giappone ha rimosso la maggior parte delle restrizioni sulle esportazioni di armi, permettendo per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale la vendita di armamenti all'estero in una mossa storica che rompe con il pacifismo del dopoguerra. La decisione della premier Sanae Takaichi mira a rafforzare la base industriale della difesa giapponese di fronte alle crescenti minacce dalla Cina.

Fonti: Bloomberg Politics, New York Times, NPR

L'amministrazione Trump firma memorandum per aumentare la produzione di combustibili fossili


Trump ha firmato una serie di memorandum per aumentare la produzione domestica di petrolio, carbone e gas naturale per la "prontezza alla difesa", sostenendo che un approvvigionamento "inadeguato" rappresenta una minaccia alla sicurezza. I memorandum citano l'ordine esecutivo del 20 gennaio 2025 che dichiarava un'emergenza energetica nazionale.

Fonti: The Guardian

Una corte della Pennsylvania annulla il divieto sui fondi Medicaid per gli aborti


Una corte della Pennsylvania ha stabilito che la costituzione statale garantisce il diritto all'aborto, annullando una legge decennale che vietava l'uso dei fondi Medicaid statali per coprire i costi degli aborti. La decisione di un collegio diviso di sette giudici rappresenta una grande vittoria per Planned Parenthood e gli operatori delle cliniche abortive.

Fonti: The Guardian

JPMorgan investe 1,5 mila miliardi di dollari in Europa e Regno Unito per la sicurezza


JPMorgan ha annunciato un piano decennale da 1,5 mila miliardi di dollari per aiutare le aziende nei settori della difesa, dell'energia e di altri settori critici a raccogliere fondi in Europa e nel Regno Unito. L'iniziativa fa parte degli sforzi della banca per sostenere la sicurezza e la resilienza economica transatlantica.

Fonti: Financial Times

Amazon e Anthropic raggiungono un accordo da 100 miliardi per l'infrastruttura AI


Anthropic, la startup dietro lo strumento Claude AI, ha raggiunto un accordo da 100 miliardi di dollari con Amazon per aumentare le sue capacità di chip e potenza di calcolo dopo aver subito interruzioni quest'anno. L'accordo mira a rafforzare la competitività dell'azienda nel mercato dell'intelligenza artificiale in rapida crescita.

Fonti: Financial Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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