lindipendente.online/2026/09/0…
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LAPPEENRANTA, IL MIRACOLO EUROPEO: COME TRASFORMARE I CLIENTI IN DISOCCUPATI
Bruxelles ha trovato la formula perfetta.
Hai una città che vive di turismo russo? Chiudi il confine.
Hai negozi pieni? Togli i clienti.
Hai hotel, ristoranti e servizi che lavorano? Taglia il flusso di persone.
Hai un aeroporto che intercetta il traffico di San Pietroburgo? Fallo diventare un monumento alla geopolitica intelligente.
Poi, quando arrivano disoccupazione e spopolamento, convoca un tavolo sulla “resilienza delle aree di confine”.
Possibilmente con buffet.
Lappeenranta, per anni, aveva fatto una cosa evidentemente troppo sovversiva: guadagnava.
Commerciava. Ospitava turisti. Faceva volare passeggeri. Sfruttava la vicinanza con una metropoli enorme come San Pietroburgo.
Nel 2011 il suo aeroporto movimentava circa 116.000 passeggeri e più della metà arrivava proprio dall’area russa.
Poi è arrivata la grande strategia occidentale:
“ISOLIAMO LA RUSSIA!”
Risultato?
La Russia non è sparita.
San Pietroburgo non è sprofondata nel Baltico.
I russi non hanno smesso di viaggiare.
Semplicemente hanno smesso di spendere soldi lì.
Geniale.
Per qualche mese, dopo la chiusura dei cieli europei ai vettori russi, Lappeenranta era diventata perfino una porta d’accesso all’Europa: i russi arrivavano via terra e da lì prendevano l’aereo.
Troppo semplice.
Troppo utile.
Troppo economicamente sensato.
Quindi Helsinki ha chiuso anche quella porta.
E oggi?
Ryanair se n’è andata. Nel 2026 non ci sono voli internazionali di linea. Le regioni orientali arrancano. Imatra ha registrato livelli di disoccupazione intorno al 17%. E cresce il timore dello spopolamento.
Ma non chiamatelo autolesionismo.
Si dice:
“scelta strategica europea”.
È più elegante.
In pratica hanno preso una regione che viveva del rapporto economico con la Russia, le hanno tolto la Russia e adesso studiano con aria preoccupata il misterioso motivo per cui l’economia soffre.
Serve una commissione.
Forse due.
Poi un rapporto di 380 pagine dal titolo:
“Strategie innovative per rilanciare le aree che abbiamo appena strangolato.”
E naturalmente arriveranno anche i fondi europei.
Prima ti tolgono il cliente.
Poi ti danno il sussidio.
Infine fanno una conferenza stampa per spiegarti quanto sei stato aiutato.
Questa sì che è economia circolare.
Il denaro gira.
Il lavoro sparisce.
E se una famiglia resta senza reddito?
Pazienza.
Avrà però la consolazione di sapere che Bruxelles ha mantenuto una postura molto ferma.
La postura, infatti, è rimasta.
È l’economia che si è seduta.
E ricordate la regola fondamentale:
se Mosca vende altrove, è colpa di Putin.
Se i turisti russi spendono altrove, è colpa di Putin.
Se chiudi tu il confine e i tuoi negozi perdono clienti…
indovinate un po’?
Sempre Putin.
Perché in Europa ormai il principio economico è semplicissimo:
se una sanzione danneggia la Russia, è un successo.
Se danneggia noi, è solidarietà.
Se affossa un’economia locale, è resilienza.
Va tutto bene sul fronte occidentale.
Soprattutto per chi quel fronte lo guarda da Bruxelles.
— Don Chisciotte
📌 FONTI: Yle; Governo finlandese; Statistics Finland; OECD; Città di Lappeenranta.
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Putin, firmati tre decreti segreti durante la giornata in cui il direttore della CIA Ratcliffe ha visitato Mosca
Oggi il direttore della CIA John Ratcliffe ha raggiunto la capitale russa, passando per il Cremlino.
Ufficialmente non sono state fornite informazioni sulle ragioni della visita, lasciando alla stampa ampio margine di interpretazione di questa visita improvvisa.
C’è chi ritiene che Ratcliffe abbia presentato a Putin un piano per una graduale risoluzione del conflitto in Ucraina, altre testate ipotizzano che gli americani abbiano raggiunto Mosca per chiedere a Putin lo stop agli attacchi ai porti ucraini sul Mar Nero, che hanno messo in ginocchio le esportazioni ucraine. Ma la visita avrebbe potuto riguardare uno scambio di prigionieri o la situazione attorno all’Iran e Cuba, nonché le relazioni sempre più tese tra Russia ed i Paesi NATO.
Occorre ricordare che Ratcliffe è considerato uno dei principali sostenitori della linea dura nei confronti del Cremlino, ricoprendo un ruolo di primaria importanza nel trasferimento di informazioni di intelligence a Kiev, consentendo quindi all’esercito ucraino di colpire le retrovie russe.
L’ultima visita di un direttore della CIA a Mosca risale all'autunno del 2021. In seguito a quella visita il Cremlino presentò le proprie condizioni (garanzie di sicurezza) per una de-escalation, chiedendo alla NATO di rinunciare ad espandersi verso est. Gli Stati Uniti respinsero le richieste russe e dopo poche settimane scoppiò la guerra su vasta scala in Ucraina.
Vittorio Rangeloni
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Poi sarebbe Putin quello che non vuole la pace...
Sanzioni, armi e nessun negoziato: la linea dei "volenterosi" sulla guerra in Ucraina - L'INDIPENDENTE
lindipendente.online/2026/08/2…
Ovviamente, come al solito, per le famiglie, gli ospedali le scuole solo le briciole, (forse).
Gli USA autorizzano la vendita di 5000 missili all’Italia per oltre 360 milioni - L'INDIPENDENTE
lindipendente.online/2026/08/2…
UCRAINA - Corruzione sistemica, Kiev senza speranza: la Ue lo ignora, ora pure la NATO fa affari con Zelensky
La corruzione in Ucraina è sistemica: non se ne esce. L’Europa, però, sembra non rendersene conto. E l’Italia, anche volendo, non ha spazio per mediare
L’Ucraina è prigioniera della corruzione e, nonostante da più parti si chieda a Zelensky una riforma per bloccare il fenomeno, la realtà è che siamo di fronte a un vero e proprio sistema che coincide con la macchina organizzativa dello Stato ucraino, tanto che anche chi non vuole essere arruolato può evitare il fronte pagando. Nonostante questo, però, osserva Fulvio Scaglione, direttore di Inside Over, l’Europa continua a dare soldi a Zelensky fidandosi di lui e la NATO sta realizzando un programma in cui aziende ucraine e imprese di Paesi dell’Alleanza (Italia compresa) collaborano per testare sul campo soluzioni che riguardano i droni. Quanto all’Italia, ribadisce il suo sostegno all’Ucraina senza pensare a prendere le distanze da Kiev per ritagliarsi un ruolo da mediatore tra le parti. Un ruolo difficile da conciliare con le posizioni di americani e UE.
Dopo l’ennesimo caso di corruzione, diversi analisti chiedono all’Ucraina una riforma della giustizia per mettere fine a questa piaga. Il tema, però, è sul tavolo da anni e non si trova una soluzione. C’è speranza che Kiev riesca a risolvere il problema?
No, non c’è speranza. Siamo di fronte a una continua serie di scandali che tocca i gangli vitali di quel che resta della statualità ucraina, ovverosia l’amministrazione presidenziale, il governo, le aziende, le banche di Stato, le aziende fondamentali, cioè le aziende della difesa e le aziende dell’energia, quindi la corruzione è sistemica. Le inchieste dimostrano che il sistema corruttivo è quello che permette allo Stato ucraino e alla sua organizzazione di funzionare.
La corruzione è così endemica?
Tra coloro che vengono arruolati con la forza, anche per strada, per essere inviati al fronte, solo una minima parte, il 5%, verrebbe assoldato veramente; tutti gli altri pagano e ne restano fuori. La fonte è un canale australiano molto interessante di Telegram che segue le questioni militari della guerra russo-ucraina e si chiama AMK Mapping. Se l’Ucraina fosse un Paese normale, Zelensky sarebbe già stato cacciato: le indagini sulla corruzione hanno riguardato i suoi amici e i suoi più stretti collaboratori. Nell’ultima inchiesta, denominata Forrest Gump, c’è un elemento appurato dagli investigatori che fa riflettere.
Quale?
Il gruppo di corrotti individuato stava raccogliendo denaro per pagare la cauzione all’ex ministro dell’energia Herman Halushchenko, arrestato per corruzione nell’inchiesta precedente. E allora sorge una domanda che si sono fatti anche i giornalisti ucraini: “Perché queste persone, tra cui il capo dell’ufficio legale dell’amministrazione presidenziale e la viceministra della giustizia, si danno da fare per liberarlo? Ha rivelazioni ancora più compromettenti da fare?”. Zelensky dovrebbe prendersi la responsabilità non solo politica di quello che è successo.
È corrotto anche lui?
Penso che sia costretto a tollerare un alto livello di corruzione, perché è il lubrificante che fa girare la macchina organizzativa e non può fermarla proprio adesso.
E la gente cosa ne pensa?
I sondaggi dicono che Zelensky è l’uomo più adatto per guidare il Paese in guerra, ma certamente non il più adatto domani per guidare l’Ucraina in pace. Gli ucraini hanno una fotografia piuttosto precisa del momento.
L’Alleanza atlantica, intanto, ha lanciato il programma UNITE-Brave NATO, nel quale sono coinvolte 11 aziende italiane, per realizzare e testare sul campo i droni del futuro. Alla luce di tutto quello che sappiamo sulla corruzione in Ucraina, è una buona idea?
Questo tema è un tema che l’UE ha deciso sostanzialmente di ignorare. Sappiamo che gli americani, anche quando c’era Biden, hanno svolto delle inchieste su dove finissero i loro soldi mandati come aiuti all’Ucraina. Era stato nominato un commissario speciale che aveva redatto due o tre relazioni. Da queste relazioni, naturalmente, emergeva che una certa quota degli aiuti americani spariva e veniva fatta circolare altrove, non per il bene della resistenza ucraina. Poi è arrivato Trump e gli americani hanno deciso che, se gli ucraini avessero voluto le armi, avrebbero dovuto comprarle.
L’Europa, invece, cosa sta facendo?
Ha investito nella resistenza dell’Ucraina più di 200 miliardi di euro, tra aiuti militari, umanitari e finanziari. L’ultima tranche, 30 miliardi, è stata erogata da poco e fa parte dell’ultimo prestito di 90 miliardi. Il garante di questi soldi è Zelensky, ma non ci sono meccanismi particolarmente sofisticati per controllare come vengono spesi.
Ma il programma NATO sulle armi che obiettivo ha?
Ha una sua logica: cercare di imparare qualcosa da questa guerra. Quella da investire non è una grande somma: si parla di una cifra fra i 10 e i 50 milioni. Servono per sostenere l’Ucraina, perché il progetto prevede che lavorino insieme un’azienda ucraina e una di un Paese NATO. Il problema è che non si inneschi una logica perversa, per cui l’Ucraina diventi una cavia. Se diventa una cavia per sperimentare gli armamenti che servono all’Alleanza, viene il dubbio che non tutti abbiano tanta voglia che questa guerra finisca.
In tutto questo, l’Italia, che ha sempre sostenuto l’Ucraina, non potrebbe staccarsi da Kiev e cercare di svolgere un ruolo da mediatore per indirizzare il conflitto verso una soluzione negoziale?
Sì, nel senso che l’Italia vanta una lunga relazione con la Russia, potenzialmente potrebbe svolgere questo ruolo. Però mi sembra che il nostro Paese, dal punto di vista politico, sia estremamente timido, debole, non abbia una grande capacità di iniziativa autonoma. E poi non credo che ci sia spazio per un’iniziativa autonoma di questo genere. Gli Stati Uniti vogliono il monopolio di un’eventuale mediazione, mentre rispetto alla UE farebbe tanta fatica. Lo spazio per un confronto negoziale c’è stato già nel 2022: l’accordo era vicino, ma l’Unione europea non lo ha certo agevolato. Ora è difficile tornare indietro.
intervista di Paolo Rossetti a Fulvio Scaglione
lindipendente.online/2026/08/2…
Agli Slava Ucraina, decelebrati con QI negativo.
Che strano, vero?
Ho condiviso un servizio della Rai del 2016. Un pezzo di cronaca, niente di più. E immediatamente qualcuno (sempre lo stesso 1% di “esperti da divano in pigiama mimetico”) ha sentenziato: «Propaganda putiniana! Falso!».
Grazie a Dio sono pochi. Perché se uno ha un minimo di memoria e di logica, qualcosa non torna. E di brutto.
Qualche anno fa la stessa Rai (e quasi tutta la stampa occidentale) raccontava un’Ucraina tutt’altro che angelica. Oggi invece la Russia è il Male Assoluto e l’Ucraina è diventata un paese di santi democratici e pacifici. Ieri si dicevano certe cose. Oggi quelle stesse cose vengono definite propaganda. Assurdo.
E a proposito di “ieri”, un follower mi ha gentilmente segnalato un articolo di HuffPost Italia del 6 luglio 2014. Titolo: *«Ucraina, non possiamo stare a guardare».
Scrivevano testualmente:
«In Ucraina per la prima volta da dopo la fine del franchismo, un governo europeo sta sdoganando ed inglobando nell’apparato repressivo dello stato i nazisti che operano in quanto nazisti, con i metodi dei nazisti e con gli obiettivi dei nazisti. Il rogo di Odessa e le decine di morti ne sono l’esempio tangibile.»
Non è un blog russo. È HuffPost. Anno 2014. Si parlava apertamente di forze di estrema destra (Svoboda e milizie volontarie) entrate di prepotenza nelle istituzioni e nell’apparato di sicurezza. Si parlava del rogo di Odessa. Si parlava di una guerra civile che l’Occidente stava alimentando.
Oggi quello stesso articolo viene bollato come “propaganda putiniana”. Ieri era giornalismo. Adesso, magicamente, è tutta menzogna. E la nuova narrazione invece sarebbe la verità assoluta.
A questi signori del “tutto propaganda quella di prima” consiglio caldamente di prendere lo zaino, arruolarsi e andare di persona in Ucraina a difendere la grandissima Unione Europea. Quella di cui l’Ucraina non fa parte (e secondo me non dovrebbe neanche farne parte, ma lasciamo stare). Vediamo quanto dura il loro entusiasmo atlantista quando smettono di fare i leoni da tastiera.
La realtà, come sempre, è più sporca e scomoda di qualsiasi slogan.
Ed è proprio per questo che oggi viene sistematicamente nascosta.
Buona riflessione.
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UCRAINA & ODESSA - “Mosca guarda oltre il Donbass: il vero obiettivo è chiudere Kiev fuori dal Mar Nero”
Le ambizioni russe si estendono a Odessa: la presa russa della città chiuderebbe all'Ucraina lo sbocco al mare con effetti strategici e territoriali enormi
Alberto Bradanini, già ambasciatore d’Italia a Teheran e Pechino, ha affidato a IlSussidiario TV la sua lettura della guerra in Ucraina, soffermandosi sull’andamento del fronte, sugli obiettivi di Mosca, sul coinvolgimento occidentale e sulle prospettive di un negoziato.
Nella sua analisi, gli attacchi con i droni non sono in grado di modificare gli equilibri sul terreno, mentre le ambizioni russe si sarebbero progressivamente ampliate. Sullo sfondo resta il rischio di un’ulteriore escalation e delle sue conseguenze per l’Europa.
Per Bradanini, il nodo è ormai militare: “È dunque palese che il conflitto verrà deciso sul campo di battaglia, al fronte, dove la realtà parla da sola”.
Gli attacchi ucraini con i droni possono incidere realmente sulle sorti della guerra?
Parto da una premessa: questa guerra non viene combattuta solo tra Ucraina e Russia, ma tra NATO e Stati Uniti da una parte e Russia dall’altra. Quanto ai droni, certo, infastidiscono: sono punture di spillo, possono danneggiare anche infrastrutture vitali e uccidere delle persone, ma non incidono sulle sorti della guerra.
È una pia illusione immaginare che possano provocare rivolte sociali o politiche contro Putin. Al fronte, intanto, l’esercito russo continua ad avanzare, anche se lentamente.
Come descrive oggi gli obiettivi di Mosca sul terreno?
Gli obiettivi di Mosca, nel corso di questi quattro anni e mezzo, sono cambiati, si sono ampliati. Mosca non ha fretta e ha messo nel mirino Odessa, in raccordo con la Transnistria. Se questo obiettivo fosse raggiunto, l’Ucraina verrebbe totalmente estromessa dal Mar Nero e diventerebbe, a mio giudizio, un Paese alla deriva, disfunzionale, esposto anche a possibili saccheggi territoriali da parte di Polonia, Ungheria e Romania, e chissà cos’altro.
Come legge invece i bombardamenti contro l’Ucraina e le infrastrutture del Paese?
Se si esce dalla bolla della propaganda dell’Occidente, si scopre intanto che, secondo la mia lettura, gli attacchi contro i civili provengono soprattutto dall’Ucraina, che pensa così di destabilizzare il sistema di potere a Mosca. Le vittime civili ci sono anche in Ucraina, ben inteso, ma i russi bombardano prevalentemente e sistematicamente le infrastrutture che sostengono lo sforzo bellico di Kiev e degli alleati occidentali.
Quali conseguenze può avere il coinvolgimento sempre più evidente dei Paesi occidentali?
In linea con quanto dicevo prima, la partecipazione occidentale è stata corposa e variegata fin dall’inizio. Con il trascorrere del tempo è diventata sempre più evidente, ma fondamentalmente c’è sempre stata. Dobbiamo sperare che la Russia non si stanchi di questa finzione e non decida di colpire i luoghi dove molte di queste armi sono prodotte o i centri di comando della NATO e dell’Ucraina, che sono sparsi, ahimè, anche in diversi Paesi NATO.
Perché, secondo lei, il negoziato non riesce a partire?
Questa è la domanda cruciale. La Russia, è evidente, cerca un accordo di pace, non un cessate il fuoco: un accordo che garantisca la sua sicurezza. Apparentemente questo accordo non è accettabile da parte degli Stati Uniti, perché dovrebbero riconoscere la loro sconfitta, insieme all’Occidente collettivo.
Una sconfitta avrebbe conseguenze anche sul piano geopolitico, per l’immagine americana nel mondo. Per di più, un individuo egocentrico come Trump non può accettare di passare alla storia come colui che ha dovuto digerire l’amaro calice della sconfitta contro la Russia. E dunque, su queste basi, il negoziato non può partire.
Quali rischi vede se la Russia intravedesse una sconfitta?
La Russia non può perdere una guerra che giudica di sopravvivenza. Di conseguenza, probabilmente metterebbe mano all’arsenale nucleare se dovesse intravedere all’orizzonte l’ombra di una sconfitta, perché questo significherebbe la propria implosione. È un’escalation che, a mio giudizio, non è tanto ipotetica.
E per l’Europa quali conseguenze vede?
Dobbiamo chiederci che cosa possano fare i popoli europei, che sono quelli che soffrirebbero di più, per impedire questa escalation. A ciò si aggiunge quello che considero un saccheggio già in atto: ospedali, scuole, potere d’acquisto dei salari e via dicendo, per via del cosiddetto riarmo antirusso.
Un riarmo che dovrebbe impedire ai russi di fare una cosa che, secondo me, non hanno nessuna intenzione di fare: far abbeverare i propri cavalli sotto l’Arco di Trionfo o a Piazza San Pietro. Ricatti, lusinghe e minacce della locomotiva americana impediscono ai nostri governanti di uscire da questa sorta di cobelligeranza. E su questo tema, aggiungerei, destra o sinistra non fanno nessuna differenza.
È nel Donbass che si giocherà davvero l’esito della guerra?
L’intensificarsi dei bombardamenti contro i porti ucraini, non solo quello di Odessa, conferma, secondo me e secondo molti analisti, che le ambizioni russe vanno oltre il Donbass. All’inizio della guerra erano più limitate, oggi vanno oltre. Ma forse esiste anche un altro livello di confronto che dobbiamo considerare.
Qual è l’altro livello di confronto che considera?
Da una parte c’è il sistema di potere che circonda Donald Trump, che si illude di poter tornare al decennio unipolare successivo all’implosione sovietica, quando c’era una sola grande potenza, quella americana. Sul fronte opposto c’è un Sud globale che, forse ancora in forma confusa, sta cercando di cogliere l’occasione per indebolire strutturalmente l’impero americano.
Gli Stati Uniti sono inoltre alle prese con il diminuito potere del dollaro e con la deindustrializzazione della loro economia; dall’altra parte emerge la Cina su molti fronti, dalle terre rare ai materiali essenziali, dalla tecnologia di punta fino al piano militare. Insomma, tempi cupi. Una speranza, anche se debole, è che i popoli escano dal torpore, tornando padroni del loro destino. Un destino che oggi è in mano a individui che, ahimè, in cambio di onori e denari danno l’impressione di aver venduto l’anima a Belzebù.
intervista di Max Ferrario all'Ambasciatore Alberto Bradanini
ilfattoquotidiano.it/in-edicol…
kulturjam.it/costume-e-societa…
lindipendente.online/2026/08/1…
#bottegadelbarbieri: Produzione, export, salari: che record signora Italia
labottegadelbarbieri.org/produ…
Mro reshared this.
Quando il petrolio cala, invece, il carburante non scende... anzi, a volte aumenta.
Dicono che sia perché le scorte sono state acquistate quando il prezzo era più alto.
Ma allora, quando il petrolio aumenta, le scorte non sono state acquistate a un prezzo più basso? No? 🤔
ilfattoquotidiano.it/in-edicol…
Paolo Fiorito
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