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Windows Server: gli update di settembre 2026 mandano in crash Remote Desktop Services


Le cumulative update KB5122876/KB5122882/KB5122871 causano blocchi e crash di RDS su Windows Server 2019, 2022 e 2025: sintomi, diagnosi e opzioni di mitigazione in attesa della fix ufficiale.
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Gli aggiornamenti cumulativi di settembre 2026 per Windows Server hanno introdotto un problema serio su Remote Desktop Services: dopo l’installazione delle patch, le sessioni RDP su alcuni host iniziano a bloccarsi o a rifiutare nuove connessioni, spesso dopo diverse ore di funzionamento normale. Per chi gestisce collection RDS in produzione — RDSH multi-sessione, VDI o semplicemente jump server amministrativi — è un problema da conoscere prima di distribuire la patch su larga scala, perché tocca esattamente le macchine che gli amministratori usano per raggiungere il resto dell’infrastruttura.

Quali sistemi sono coinvolti


Il problema riguarda tre cumulative update distinti, uno per versione di sistema operativo:

  • KB5122876 — Windows Server 2019
  • KB5122882 — Windows Server 2022
  • KB5122871 — Windows Server 2025

Le note di rilascio Microsoft segnalano separatamente anche problemi su Windows Server 2016, con la redirezione audio di Remote Desktop non funzionante dopo l’installazione. Va inoltre ricordato che il pacchetto di settembre non è “solo” quello che introduce il bug: nello stesso ciclo Microsoft ha corretto oltre 970 vulnerabilità, incluse due zero-day già sfruttate attivamente. Questo rende la scelta “disinstallo la patch” tutt’altro che indolore.

Sintomi osservati


Dalle segnalazioni raccolte dagli amministratori nei forum tecnici e da chi ha già debuggato il problema, il pattern tipico è il seguente:

  • RDS funziona normalmente per diverse ore dopo il riavvio post-patch;
  • le sessioni RDP esistenti smettono di disconnettersi o effettuare il logoff correttamente;
  • i nuovi tentativi di connessione restano bloccati sulla schermata “Connecting…” fino a fallire;
  • in alcuni casi il servizio va in crash dopo il primo logout utente, impedendo login successivi;
  • Task Manager e le impostazioni di sistema diventano a loro volta non responsive sull’host colpito, rendendo necessario un hard reset.

Chi ha fatto debugging più approfondito ha individuato nei log un deadlock nella libreria server RDP durante la chiusura di sessione: l’evento si blocca nella routine RDPSERVERBASE!WDLIB_Close, apparentemente senza timeout configurato, generando uno stallo tra il processo RDP e LSM (Local Session Manager). Nei log di sistema il sintomo si traduce nell’evento 20498 nel canale Microsoft-Windows-TerminalServices-RemoteConnectionManager/Admin.

Come verificare se un host è colpito


Prima di intervenire, è utile raccogliere qualche riscontro diagnostico in sola lettura:

# Verifica eventi di timeout sulla connessione RDP
Get-WinEvent -FilterHashtable @{
    LogName = 'Microsoft-Windows-TerminalServices-RemoteConnectionManager/Admin'
    Id = 20498
} -MaxEvents 5 | Format-Table TimeCreated, Message -Wrap

# Controlla lo stato del servizio Terminal Services
Get-Service -Name TermService | Select-Object Name, Status

Se l'evento 20498 compare in concomitanza con logoff o riconnessioni di sessione, l'host è verosimilmente esposto al bug.

Le opzioni sul tavolo


Al momento della stesura di questo articolo Microsoft non ha ancora confermato pubblicamente la causa né rilasciato una patch out-of-band; l'azienda ha dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni e di stare indagando. Questo lascia agli amministratori due strade principali, entrambe con compromessi da valutare con attenzione:

1. Rollback del pacchetto cumulativo


È l'opzione più testata e documentata. Rimuove il bug ma riporta l'host allo stato di vulnerabilità precedente, comprese le due zero-day corrette a settembre — accettabile solo come misura temporanea su host isolati o con mitigazioni compensative (segmentazione di rete, restrizioni di accesso RDP tramite VPN/Bastion) già in campo.

# Individua il pacchetto della cumulative update installata
dism.exe /Online /Get-Packages /Format:Table | findstr /i "Package_for_RollupFix"

# Rimuove il pacchetto (sostituire con il nome esatto restituito sopra)
dism.exe /Online /Remove-Package /PackageName:Package_for_RollupFix~31bf3856ad364e35~amd64~~20348.5622.1.2 /NoRestart

# Riavvio richiesto per applicare la modifica
Restart-Computer -Force

Su una collection RDS gestita, conviene prima spostare l'host fuori rotazione per evitare che riceva nuove connessioni durante l'intervento:
Import-Module RemoteDesktop
Set-RDSessionHost -CollectionName "NomeCollection" -SessionHost "host.dominio.local" -NewConnectionAllowed No
# ... rollback e riavvio ...
Set-RDSessionHost -CollectionName "NomeCollection" -SessionHost "host.dominio.local" -NewConnectionAllowed Yes

2. Workaround alternativi circolati in community


Alcuni blog tecnici indipendenti propongono un override tramite feature flag in HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Control\FeatureManagement\Overrides, con l'obiettivo di disattivare selettivamente il componente incriminato senza rimuovere l'intera patch di sicurezza. Va detto con chiarezza: si tratta di un workaround non ufficiale, non validato da Microsoft, che tocca un'area del registro sensibile e non documentata pubblicamente per questo scopo. Non è consigliabile applicarlo direttamente in produzione: se lo si vuole testare, farlo solo su un host di laboratorio isolato, con backup del ramo di registro prima e dopo, e senza aspettarsi supporto ufficiale in caso di problemi.

Cosa fare adesso


Il consiglio più solido, in attesa di una risposta ufficiale Microsoft, resta quello suggerito dai team di sicurezza che seguono il caso: distribuire l'aggiornamento di settembre prima su un piccolo gruppo di host RDS non critici, monitorare l'evento 20498 e lo stato del servizio TermService per 24-48 ore, e mantenere pronto un piano di rollback per gli host di produzione più esposti. Vale anche la pena avvisare in anticipo chi gestisce l'help desk: sessioni RDP che si bloccano "a caso" dopo qualche ora sono un sintomo facile da scambiare per un problema di rete o di carico, mentre qui l'origine è chiaramente lato patch.

Fonte: 4sysops – September Windows Server updates break Remote Desktop Services (RDS); approfondimenti tecnici da BleepingComputer e Cyber Security News.

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Thelio Mira AI di System76: la stazione di lavoro GNU/Linux per lo sviluppo locale di intelligenza artificiale


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Driver NVIDIA 615: Miglioramenti per i Giochi, Supporto a NVIDIA Reflex e Correzioni per Wayland


Il driver NVIDIA 615, rilasciato come parte del ramo New Feature Branch (ramo di sviluppo e non stabile), rappresenta un aggiornamento significativo per gli utenti GNU/Linux, FreeBSD e Solaris che utilizzano schede grafiche NVIDIA....

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Xiaomi 18 Pro Max avvistato su Geekbench: c’è lo Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6


Un nuovo smartphone Xiaomi, identificato dal numero di modello M1544F, è comparso nel database di Geekbench, riaccendendo le voci su un imminente Xiaomi 18 Pro Max. Il dispositivo avrebbe già superato le certificazioni cinesi SRRC e 3C, un passaggio che di solito anticipa di poco il lancio sul mercato locale, e secondo blogger e media cinesi si tratterebbe proprio del modello di punta della serie Xiaomi 18 Pro. Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 sotto la scocca Il vero protagonista del leak […]
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Un nuovo smartphone Xiaomi, identificato dal numero di modello M1544F, è comparso nel database di Geekbench, riaccendendo le voci su un imminente Xiaomi 18 Pro Max. Il dispositivo avrebbe già superato le certificazioni cinesi SRRC e 3C, un passaggio che di solito anticipa di poco il lancio sul mercato locale, e secondo blogger e media cinesi si tratterebbe proprio del modello di punta della serie Xiaomi 18 Pro.

Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 sotto la scocca


Il vero protagonista del leak è il chipset. Il benchmark indica l’utilizzo di uno Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6, una variante ancora più spinta del prossimo SoC di punta Qualcomm. La configurazione della CPU prevede due core ultra performanti a 5,11 GHz, tre core performanti a 4,03 GHz e tre core di media potenza a 2,74 GHz. Sul fronte grafico troverebbe posto una GPU Adreno 850, che su Geekbench 7 ha messo a segno 29.934 punti in Vulkan e 26.210 in OpenCL.

Il device testato monta 12 GB di RAM e gira già con Android 17 a bordo, mentre nel test puro di CPU ha ottenuto 3.582 punti in single-core e 12.247 in multi-core: numeri che confermano l’impronta da vero flagship.

Batteria da 8.500 mAh e fotocamera da 200 MP nelle indiscrezioni


Secondo i rumor più recenti, il lancio della serie standard Xiaomi 18 slitterebbe all’inizio del 2027, mentre i modelli Pro arriveranno prima con una netta differenziazione sui chip: allo Xiaomi 18 Pro toccherebbe lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 “normale”, riservando la variante Extreme Gen 6 vista in questo leak proprio al Pro Max.

Le indiscrezioni parlano anche di un comparto fotografico di alto livello, con una fotocamera principale da 200 MP con tecnologia LOFIC HDR, un teleobiettivo sempre da 200 MP e un ultra-grandangolare da 50 MP. A completare il quadro ci sarebbe una batteria monstre da 8.500 mAh, segno che Xiaomi punta a migliorare sensibilmente anche l’autonomia rispetto alla generazione precedente.

Cosa aspettarsi ora


Va ricordato che le specifiche viste su Geekbench potrebbero non coincidere al cento per cento con quelle del prodotto finale, ma la comparsa di un dispositivo così avanzato nei benchmark reali conferma che Xiaomi sta already testando hardware di fascia altissima per il prossimo ciclo di flagship. Nelle prossime settimane sono attese ulteriori conferme in vista della presentazione ufficiale.

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AQUOS wish6 o arrows We3? Il confronto tra i due Android economici giapponesi


Sul mercato giapponese si sta consumando un interessante testa a testa tra due smartphone Android di fascia economica: il nuovo Sharp AQUOS wish6, in versione SIM free dal 17 settembre, e l'FCNT arrows We3, già disponibile da qualche mese e apprezzato per la sua praticità quotidiana. Vediamo come si comportano a confronto diretto tra specifiche e prezzo. Il prezzo: la differenza si assottiglia con le offerte Sulla carta l'AQUOS wish6 sembra il più conveniente, con un prezzo ufficiale di […]
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Sul mercato giapponese si sta consumando un interessante testa a testa tra due smartphone Android di fascia economica: il nuovo Sharp AQUOS wish6, in versione SIM free dal 17 settembre, e l’FCNT arrows We3, già disponibile da qualche mese e apprezzato per la sua praticità quotidiana. Vediamo come si comportano a confronto diretto tra specifiche e prezzo.

Il prezzo: la differenza si assottiglia con le offerte


Sulla carta l’AQUOS wish6 sembra il più conveniente, con un prezzo ufficiale di 49.940 yen (circa 315 euro), sotto la soglia psicologica dei 50.000 yen per un modello appena lanciato. L’arrows We3 parte invece da 56.800 yen, ma grazie a uno sconto del 7% attualmente attivo su Amazon scende a 52.891 yen, riducendo il divario tra i due dispositivi a meno di 3.000 yen.

Stesso processore, ma la RAM fa la differenza


Entrambi montano lo stesso SoC MediaTek Dimensity 6300 octa-core e girano con Android 16, ma la RAM li separa nettamente: 4 GB per l’AQUOS wish6 contro 8 GB, il doppio, per l’arrows We3. Un dettaglio tutt’altro che secondario per chi vuole tenere più app aperte contemporaneamente o continuare a usare il telefono con fluidità dopo diversi aggiornamenti software.

  • AQUOS wish6: display 6,6”, fotocamera da 50,1 MP, batteria 5.000 mAh, IPX5/IPX8/IP6X
  • arrows We3: display 6,1”, fotocamera da 50,3 MP, batteria 5.000 mAh, IPX6/IPX8/IPX9/IP6X
  • Entrambi: 128 GB di storage, certificazione MIL-STD, resistenza a sapone e alcol disinfettante


Design: schermo grande contro maneggevolezza


Le due batterie da 5.000 mAh e le fotocamere principali, entrambe intorno ai 50 megapixel, si equivalgono quasi perfettamente, così come il peso, fermo a 189 grammi per entrambi. Cambia invece la diagonale dello schermo: 6,6 pollici per l’AQUOS wish6, pensato per chi guarda molti contenuti video, contro i più compatti 6,1 pollici dell’arrows We3, ideale per un uso a una mano.

Il verdetto


Considerando il prezzo scontato attualmente disponibile, la scelta più sensata resta l’arrows We3: con un investimento aggiuntivo di poco inferiore a 3.000 yen si ottiene il doppio della memoria RAM a parità di processore, un vantaggio che si fa sentire nel tempo con l’arrivo di nuovi aggiornamenti software. L’AQUOS wish6 resta comunque un’opzione valida per chi cerca uno schermo più grande e un prezzo di listino aggressivo fin dal lancio.

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Motorola mostra in anteprima il nuovo Razr “wide”: la risposta al pieghevole di Apple


Poche ore dopo l'annuncio del primo iPhone pieghevole di Apple, Motorola ha pubblicato un video che lascia intravedere un nuovo Razr dal formato completamente inedito. Il filmato, condiviso su X il 9 settembre in concomitanza con l'evento Apple, ripercorre la storia del brand Razr per poi chiudersi su un fotogramma di un dispositivo pieghevole “wide” mai mostrato ufficialmente prima. Un design diverso dal solito Razr verticale A differenza dei classici Razr a conchiglia verticale, il […]
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Poche ore dopo l’annuncio del primo iPhone pieghevole di Apple, Motorola ha pubblicato un video che lascia intravedere un nuovo Razr dal formato completamente inedito. Il filmato, condiviso su X il 9 settembre in concomitanza con l’evento Apple, ripercorre la storia del brand Razr per poi chiudersi su un fotogramma di un dispositivo pieghevole “wide” mai mostrato ufficialmente prima.

Un design diverso dal solito Razr verticale


A differenza dei classici Razr a conchiglia verticale, il nuovo modello intravisto nel video adotta una forma quasi quadrata una volta aperto, molto più simile a un formato “a passaporto”. È lo stesso approccio scelto da Samsung con il Galaxy Z Fold 8 e, a quanto pare, anche da Apple per il suo iPhone Duo: un segnale che il mercato dei pieghevoli si sta orientando su proporzioni più larghe rispetto al passato.

Il video, accompagnato da una didascalia che gioca ironicamente sul concetto di “novità nelle loro mani, l’iconico nelle nostre”, sembra un chiaro riferimento all’annuncio Apple avvenuto nello stesso giorno.

Solo pochi fotogrammi, ma bastano a confermare il progetto


Le informazioni concrete restano scarse: il nuovo Razr wide compare per appena una manciata di fotogrammi, mostrando una scocca nera con il display spento e una barra fotocamere orizzontale sul retro. Non si conoscono ancora dettagli su specifiche, dimensioni dello schermo o data di lancio.

Il fatto che sia stata Motorola stessa a mostrarlo, dopo settimane di indiscrezioni e presunti render trapelati online, conferma però che il dispositivo è realmente in sviluppo e che il suo debutto potrebbe avvenire entro pochi mesi.

Un possibile vantaggio sul prezzo


Se l’iPhone Duo di Apple partirà da 2.000 dollari, un eventuale Razr wide di Motorola potrebbe posizionarsi su una fascia di prezzo più accessibile, aprendo il segmento dei pieghevoli “larghi” a un pubblico più ampio. Con Samsung già forte sul segmento e Apple pronta a debuttare, la mossa di Motorola lascia presagire una concorrenza sempre più accesa nel mercato dei pieghevoli nei prossimi mesi.

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Torna la notifica “Che canzone è?” su Pixel: Google fa dietrofront dopo mesi


Google sta riportando le notifiche della funzione di riconoscimento musicale “Che canzone è?” sugli smartphone Pixel, a distanza di circa sei mesi dalla loro rimozione. Diversi utenti segnalano di poter nuovamente vedere titolo e artista del brano riconosciuto direttamente dalla tendina delle notifiche, senza dover aprire un'app dedicata. Cosa cambia per gli utenti Pixel La funzione “Che canzone è?” riconosce automaticamente la musica di sottofondo e ne mostra i dettagli sulla […]
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Google sta riportando le notifiche della funzione di riconoscimento musicale “Che canzone è?” sugli smartphone Pixel, a distanza di circa sei mesi dalla loro rimozione. Diversi utenti segnalano di poter nuovamente vedere titolo e artista del brano riconosciuto direttamente dalla tendina delle notifiche, senza dover aprire un’app dedicata.

Cosa cambia per gli utenti Pixel


La funzione “Che canzone è?” riconosce automaticamente la musica di sottofondo e ne mostra i dettagli sulla schermata di blocco. È una delle chicche più apprezzate dell’ecosistema Pixel proprio perché elimina la necessità di aprire un’app di riconoscimento musicale. Con il ritorno della notifica, gli utenti possono ora vedere titolo e artista del brano riconosciuto e, aprendo la notifica, accedere rapidamente ai brani preferiti o alla cronologia dei riconoscimenti, senza sbloccare il telefono o passare dalle impostazioni rapide.

Una funzione rimossa a marzo e ora recuperata


A marzo, con un Pixel Drop, Google aveva trasformato “Che canzone è?” in un’app indipendente, eliminando la notifica classica e sostituendola con un tile nelle impostazioni rapide: al riconoscimento di un brano il telefono vibrava e il nome della canzone compariva solo sul tile stesso.

Ad agosto, però, alcuni riferimenti interni al codice di Android System Intelligence avevano fatto emergere un’opzione per riattivare le notifiche di riconoscimento musicale, lasciando presagire un possibile ripensamento da parte di Google. Le segnalazioni di questi giorni confermano che il rollout è realmente iniziato.

Per ora disponibile solo su alcuni Pixel


Al momento la funzione non risulta ancora attiva per tutti gli utenti Pixel. Per vederla comparire è necessario aggiornare sia l’app “Che canzone è?” sia Android System Intelligence alle versioni più recenti e verificare che le notifiche di quest’ultima siano attive. Anche la pagina di supporto Google conferma che la notifica può comparire sia a schermo bloccato sia sbloccato, il che suggerisce si tratti di un ritorno definitivo e non di un semplice test temporaneo. È probabile che nelle prossime settimane la funzione venga estesa gradualmente a un numero crescente di dispositivi Pixel.

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Xperia 10 VIII: in Europa parte la campagna con cuffie in regalo per chi lo acquista


Sony ha lanciato in diversi paesi europei, Regno Unito in testa, una campagna promozionale a tempo limitato dedicata al nuovo Xperia 10 VIII. Chi acquista il dispositivo tramite lo store ufficiale Sony Store Online potrà ottenere due vantaggi esclusivi pensati per rendere ancora più conveniente il debutto del nuovo smartphone di fascia media. Cuffie wireless in omaggio e cover scontata del 50% Il primo incentivo consiste in un paio di cuffie wireless Sony WH-CH530, del valore di circa 50 […]
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Sony ha lanciato in diversi paesi europei, Regno Unito in testa, una campagna promozionale a tempo limitato dedicata al nuovo Xperia 10 VIII. Chi acquista il dispositivo tramite lo store ufficiale Sony Store Online potrà ottenere due vantaggi esclusivi pensati per rendere ancora più conveniente il debutto del nuovo smartphone di fascia media.

Cuffie wireless in omaggio e cover scontata del 50%


Il primo incentivo consiste in un paio di cuffie wireless Sony WH-CH530, del valore di circa 50 sterline, offerte gratuitamente a chi acquista lo smartphone: l’offerta è a scorta limitata, ma è possibile scegliere il colore preferito tra quelli disponibili. Il secondo vantaggio riguarda invece la cover ufficiale traslucida, dotata di supporto per l’uso in verticale e in orizzontale e di un foro per l’aggancio di una tracolla, proposta a metà prezzo.

  • Periodo della promozione: dall’8 al 20 settembre 2026 (ora locale)
  • Store coinvolti: Sony Store Online e altri rivenditori ufficiali
  • Aree interessate: Regno Unito, Francia e altri mercati europei


Un modello pensato per durare nel tempo


Xperia 10 VIII punta su un display ben leggibile anche sotto la luce diretta del sole, altoparlanti stereo migliorati e una batteria dalla lunga autonomia. Sul fronte software, Sony promette fino a quattro major update del sistema operativo e sei anni di aggiornamenti di sicurezza, un impegno di lungo periodo raro per questa fascia di prezzo.

E in Italia?


Per il momento la versione SIM free dello Xperia 10 VIII destinata al mercato giapponese è stata solo annunciata, senza dettagli su prezzo e data di lancio locale. Il tipo di iniziativa lanciata in Europa, però, non prevede incentivi eccessivamente costosi per Sony, il che rende plausibile l’arrivo di promozioni analoghe anche quando il dispositivo debutterà ufficialmente sul mercato italiano. Non resta che attendere l’annuncio ufficiale locale per scoprire se cuffie in regalo e sconti sugli accessori arriveranno anche da noi.

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CVE-2026-82533: la falla in DeepSeek Harness che lasciava agli agenti AI le chiavi della propria sandbox


Un'interfaccia locale priva di autenticazione e vulnerabile a host header spoofing permetteva agli agenti di DeepSeek Harness di disattivare la propria sandbox con un solo comando. Analisi tecnica di CVE-2026-82533 (CVSS 9.4) e consigli pratici per proteggere gli ambienti dove girano coding agent AI.
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Gli agenti AI per la scrittura di codice promettono di automatizzare interi flussi di sviluppo, ma per farlo hanno bisogno di eseguire comandi shell, modificare file e talvolta chiamare API esterne in totale autonomia. Per questo motivo i tool più seri li fanno girare dentro una sandbox: un ambiente isolato che limita cosa l’agente può leggere, scrivere o eseguire, con un sistema di approvazione umana per le operazioni più rischiose. Una vulnerabilità critica scoperta in DeepSeek Harness, il tool open source di DeepSeek per eseguire coding agent in locale, dimostra però quanto sia fragile questo modello quando il “guardiano” della sandbox è raggiungibile senza autenticazione. Con un singolo comando shell, l’agente stesso poteva disattivare le proprie restrizioni — bypassando sia il file-sandbox sia i prompt di approvazione.

Cos’è DeepSeek Harness e come funziona la sua sandbox


DeepSeek Harness espone un’interfaccia web locale che funge da pannello di controllo per la sessione dell’agente: consente di monitorare l’esecuzione, approvare le azioni sensibili e, soprattutto, gestisce lo stato di sicurezza della sandbox. Come molti tool della stessa categoria, l’harness fornisce all’agente stesso l’indirizzo di questa interfaccia e l’identificativo di sessione, così che possa interagirci per richiedere operazioni o notificare eventi.

È proprio questa combinazione — interfaccia locale privilegiata + agente che ne conosce i dettagli di accesso — ad aver reso possibile l’attacco.

Il meccanismo della vulnerabilità (CVE-2026-82533)


La falla, tracciata come CVE-2026-82533 con un punteggio CVSS 9.4 (critico) e classificata come CWE-807 (“Reliance on Untrusted Inputs in a Security Decision”), nasce dalla combinazione di tre debolezze distinte:

  • Nessuna autenticazione sull’API web locale del control-plane: chiunque potesse raggiungere l’endpoint poteva invocarlo senza credenziali.
  • Validazione errata dell’origine della richiesta: il servizio si fidava del valore Host fornito dal client invece di verificare l’effettiva origine della connessione TCP (host header spoofing).
  • Superficie di attacco esposta all’agente stesso: dato che l’harness comunica all’agente indirizzo e session ID dell’interfaccia, un agente compromesso (ad esempio tramite prompt injection da codice o output di terze parti) aveva già tutto ciò che serviva per attaccare il proprio control-plane.

Sfruttando lo spoofing dell’header Host, un attore malevolo — o l’agente stesso se manipolato — poteva raggiungere l’interfaccia in loopback e inviare una richiesta che impostava la sessione in modalità danger-full-access. Questo stato elimina la sandbox sul filesystem e disattiva i prompt di conferma per le operazioni sensibili. Con questo accesso era inoltre possibile invocare direttamente endpoint privilegiati come commands/execute e leggere le conversazioni salvate in sessione, senza mai fornire una credenziale.

Versioni interessate e correzione


Le versioni 0.1.1-rc.2 e precedenti sono vulnerabili. Il fix introduce un’autenticazione a token monouso per l’interfaccia locale: al momento dell’avvio, il tool stampa un token che il browser scambia con un cookie firmato, richiesto da quel momento per ogni chiamata al control-plane.

VersioneStato
≤ 0.1.1-rc.2Vulnerabile
0.1.2-alpha.1Fix pubblicato solo su GitHub (non su npm)
0.1.2-alpha.2Prima release corretta pubblicata su npm
0.1.2-rc.1 (corrente)Consigliata per l’aggiornamento

È importante notare il dettaglio sulla distribuzione: chi installa il pacchetto da npm senza controllare la versione esatta rischiava di restare esposto anche dopo l’annuncio della patch, perché la prima correzione non era disponibile su quel registro.

Non è un caso isolato: un problema architetturale


La vulnerabilità era già stata segnalata autonomamente dalla community su GitHub Discussions il 13 e 14 agosto, prima ancora del report ufficiale a VulnCheck (24 agosto) da parte di OX Research. Analisi successive hanno evidenziato pattern simili — API di controllo locali prive di autenticazione solida, affidamento eccessivo sull’header Host o su altri dati forniti dal client — anche in altri framework per agenti AI, tra cui LangChain, CrewAI e Google ADK. Il messaggio per chi lavora con questi strumenti è chiaro: la logica di orchestrazione e di esecuzione tool-calling degli agenti AI è oggi un’area con superficie di attacco ancora immatura, non un caso isolato di un singolo progetto.

Come proteggersi


Per chi gestisce infrastrutture dove girano coding agent locali (server di sviluppo condivisi, VM CI/CD, workstation con accesso a repository sensibili) valgono alcune raccomandazioni pratiche:

  • Aggiornare immediatamente DeepSeek Harness alla versione 0.1.2-rc.1 o successiva, verificando che il pacchetto installato provenga effettivamente da npm e non da una cache vecchia.
  • Verificare l’esposizione delle API locali: controllare che le porte del control-plane non siano raggiungibili da reti diverse dal loopback, e che non ci siano tunnel, reverse proxy o port-forwarding che le espongano inavvertitamente (es. tramite VS Code Remote, SSH -L o container con rete condivisa).
  • Rivedere le sessioni e le conversazioni eventualmente esposte durante il periodo di vulnerabilità, specialmente se contenevano segreti, token o codice proprietario.
  • Applicare il principio del minimo privilegio agli agenti: eseguirli con utenti dedicati a permessi limitati, evitando di lanciarli con lo stesso utente che ha accesso a credenziali cloud o chiavi SSH.
  • Non fidarsi della sola autenticazione basata su header HTTP per servizi locali critici: preferire token generati a runtime, socket Unix con permessi ristretti, o mutui TLS quando possibile.


Conclusione


Il caso DeepSeek Harness è un promemoria utile per chi sta integrando agenti AI autonomi nei propri flussi di sviluppo o di sistema: la sandbox è utile solo quanto il meccanismo che la protegge, e un’interfaccia di controllo locale non autenticata è, di fatto, una porta sul retro. Con CVSS 9.4 e un percorso di sfruttamento che richiede solo un comando HTTP verso localhost, questa vulnerabilità mostra come la sicurezza degli agenti AI vada trattata con lo stesso rigore — se non maggiore — riservato a qualsiasi altro servizio che espone comandi privilegiati in rete, anche se “in rete” significa solo 127.0.0.1.

Fonte: The Hacker News e VulnCheck Advisory, via 4sysops.

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Xinbi Guarantee: il Tesoro USA smantella l’erede da 24 miliardi di dollari di Huione Guarantee


Sanzioni OFAC e sequestri DOJ colpiscono Xinbi Guarantee, marketplace Telegram che ha ereditato il ruolo del defunto Huione Guarantee nel riciclaggio, nel pig butchering e nella vendita di strumenti deepfake per il crimine informatico asiatico. Congelati 52,8 milioni di dollari in criptovalute.
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Il Tesoro USA e il Dipartimento di Giustizia hanno colpito uno dei più grandi mercati neri del crimine informatico mai smantellati: Xinbi Guarantee, piattaforma su Telegram che secondo la società di blockchain intelligence Elliptic ha movimentato almeno 24 miliardi di dollari in transazioni criminali, diventando il secondo marketplace illecito più grande della storia dopo il suo predecessore, Huione Guarantee.

L’azione, annunciata il 9 settembre 2026, unisce sanzioni OFAC del Tesoro e un mandato di sequestro del DOJ contro i canali Telegram della piattaforma, con il congelamento di 52,8 milioni di dollari distribuiti su 52 wallet collegati a Xinbi e alla sua rete di venditori, più altri 12 milioni sequestrati da due portafogli usati per raccogliere i pagamenti dei fornitori. Un colpo pesante, ma che arriva dentro un ecosistema criminale che si è dimostrato capace di rigenerarsi nel giro di poche settimane.

Dall’ombra di Huione: la “garanzia” per il crimine informatico asiatico


Per capire cos’è Xinbi bisogna partire dal suo predecessore. Huione Guarantee era il marketplace di riferimento per il cybercrime cinese e del sud-est asiatico: una sorta di eBay del crimine organizzato digitale, dove migliaia di venditori offrivano servizi di riciclaggio, dati personali rubati, strumenti di deepfake e infrastrutture per le truffe romantico-finanziarie note come pig butchering. Il meccanismo era quello dell’escrow: la piattaforma “garantiva” (da cui il nome) che acquirente e venditore si sarebbero scambiati denaro e servizi senza fregature, funzionando come camera di compensazione per un’economia criminale che altrimenti non potrebbe fidarsi di sé stessa.

Sotto la pressione internazionale, Telegram ha chiuso i canali di Huione, che nella sua vita operativa aveva gestito circa 31 miliardi di dollari. Ma lo spazio lasciato libero non è rimasto vuoto: Xinbi Guarantee, fondata nel 2022 e già operativa in parallelo, ne ha semplicemente raccolto l’eredità, arrivando a ospitare oltre 4.600 fornitori di servizi criminali al momento dell’intervento delle autorità USA.

Come funzionava: USDT, Tron e un catalogo del crimine su abbonamento


Operativamente, Xinbi elaborava pagamenti esclusivamente in Tether USDT sulla blockchain Tron, lo standard de facto per il riciclaggio su larga scala in Asia grazie a commissioni contenute e velocità di transazione. Sul catalogo della piattaforma comparivano servizi di riciclaggio di denaro, vendita di dati personali rubati (dai documenti d’identità ai dataset finanziari), strumenti di deepfake per superare le verifiche KYC dei servizi finanziari, e il coordinamento di intere operazioni di pig butchering — le truffe sentimentali-finanziarie che, spesso gestite da lavoratori vittime di tratta negli hub del sud-est asiatico, hanno drenato miliardi di dollari da vittime in tutto il mondo.

Il Tesoro ha collegato la piattaforma a due entità già designate in precedenti round di sanzioni: Jin Bei Group Co., Ltd. e la galassia di Prince Group TCO, organizzazione transnazionale che il governo statunitense associa ai compound di scam nel sud-est asiatico. Non solo: secondo le autorità, la piattaforma sarebbe stata utilizzata anche da hacker nordcoreani per monetizzare parte dei proventi delle loro operazioni, un dettaglio che conferma quanto questi mercati neri funzionino da infrastruttura condivisa tra cybercrime finanziariamente motivato e attori state-sponsored.

Il ruolo di Tether e la reazione a caldo degli operatori


Un elemento interessante dell’operazione è la collaborazione diretta di Tether, che ha congelato i due wallet usati per i pagamenti ai fornitori non appena notificata dalle autorità. La reazione della rete criminale è stata immediata: secondo i dati raccolti dagli analisti, Xinbi ha convertito rapidamente circa 2,8 milioni di dollari di USDT residuo in USDD, uno stablecoin alternativo meno soggetto a congelamento centralizzato — segno che gli operatori di queste piattaforme monitorano attivamente il rischio regolatorio e sono pronti a migrare liquidità in tempo reale non appena percepiscono una minaccia.

Un pattern che si ripete: la geografia del “whack-a-mole”


Il caso Xinbi si inserisce in una traiettoria di enforcement che il DOJ ha intensificato dalla creazione, a novembre 2025, di una task force dedicata alle truffe online, seguita ad agosto 2026 dallo smantellamento di 13 centri operativi in Madagascar collegati alla stessa economia criminale. Ma la storia di Huione che rinasce come Xinbi suggerisce che sequestrare wallet e chiudere canali Telegram, per quanto necessario, non basta a smontare l’infrastruttura di fondo: finché esisteranno compound fisici nel sud-est asiatico dove la manodopera (spesso ridotta in schiavitù) continua a operare le truffe, un nuovo “Guarantee marketplace” è pronto a emergere entro poche settimane dal precedente.

Due righe per i difensori


  • Le aziende che offrono servizi finanziari o KYC dovrebbero considerare la presenza di strumenti deepfake commerciali a basso costo come rischio concreto e non più teorico nei flussi di onboarding remoto.
  • I team anti-frode dovrebbero monitorare pattern di transazione USDT-TRON verso wallet neo-creati come indicatore di possibile riciclaggio legato a piattaforme di questo tipo.
  • Le organizzazioni con dipendenti esposti a contatti social/dating non richiesti dovrebbero rafforzare la formazione su pig butchering, che resta uno dei vettori di frode finanziaria in più rapida crescita a livello globale.
  • Il monitoraggio delle sanzioni OFAC aggiornate resta essenziale per i compliance team con esposizione a controparti asiatiche in criptovalute.


Indicatori e riferimenti

Piattaforma: Xinbi Guarantee (Telegram-based marketplace, fondata 2022)
Predecessore: Huione Guarantee (chiuso, ~31 miliardi USD movimentati)
Volume stimato Xinbi: almeno 24 miliardi USD in transazioni
Fornitori attivi al momento del takedown: 4.600+

Asset sequestrati/congelati:
- 52,8 milioni USD da 52 wallet (rete Xinbi + merchant)
- 12 milioni USD da 2 wallet di raccolta pagamenti

Valuta principale: USDT (Tether) su blockchain TRON
Migrazione post-freeze: ~2,8 milioni USD convertiti in USDD

Entità sanzionate OFAC (9 settembre 2026):
- Jin Bei Group Co., Ltd.
- Prince Group TCO

Azioni: sanzioni Treasury/OFAC + mandato di sequestro DOJ sui canali Telegram
Collaborazione: Tether (congelamento wallet)
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Galaxy S27 Pro e Ultra, il Privacy Display potrebbe arrivare anche su Galaxy Book


Samsung potrebbe estendere ai prossimi Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra il Privacy Display introdotto per la prima volta sul Galaxy S26 Ultra. Secondo alcuni media coreani, la funzione che rende difficile leggere lo schermo di sbieco resterebbe però riservata ai soli modelli di fascia più alta della gamma. Una gamma S27 divisa in cinque modelli La serie Galaxy S27 dovrebbe comporsi di cinque varianti: Galaxy S27, Galaxy S27+, Galaxy S27 Pro, Galaxy S27 Ultra e Galaxy S27 FE. Le prime […]
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Samsung potrebbe estendere ai prossimi Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra il Privacy Display introdotto per la prima volta sul Galaxy S26 Ultra. Secondo alcuni media coreani, la funzione che rende difficile leggere lo schermo di sbieco resterebbe però riservata ai soli modelli di fascia più alta della gamma.

Una gamma S27 divisa in cinque modelli


La serie Galaxy S27 dovrebbe comporsi di cinque varianti: Galaxy S27, Galaxy S27+, Galaxy S27 Pro, Galaxy S27 Ultra e Galaxy S27 FE. Le prime quattro sono attese all’inizio del 2027, mentre la FE dovrebbe arrivare a metà anno. Secondo il sito coreano ETNews, i modelli Pro e Ultra condivideranno specifiche di fascia alta come il chip Snapdragon 8 Elite Gen 6, una fotocamera principale da 200 megapixel e una anteriore da 16 megapixel.

Cos’è il Privacy Display e come funziona


Il Privacy Display, debuttato sul Galaxy S26 Ultra, sfrutta la tecnologia Flex Magic Pixel (FMP) OLED di Samsung Display: inserendo una matrice nera più densa in una parte dei pixel, la luce che normalmente si diffonde lateralmente viene limitata, restringendo l’angolo di visione. Il risultato è uno schermo perfettamente leggibile guardandolo frontalmente, ma quasi illeggibile per chi prova a sbirciare di lato, un’utilità concreta su treni, aerei o in ufficio.

La funzione può essere attivata sull’intero schermo oppure limitata a singole app o notifiche, così da non dover rinunciare alla piena luminosità quando non serve proteggere i contenuti. A rendere possibile tutto ciò contribuisce anche la tecnologia COE (Color Filter-on-Encapsulation), che integra il filtro colore direttamente nel pannello eliminando il polarizzatore tradizionale e lasciando più spazio per la matrice nera necessaria al Privacy Display.

In arrivo anche sui notebook Galaxy Book


Samsung starebbe valutando di portare il Privacy Display anche sui futuri Galaxy Book, dove la protezione dagli sguardi indiscreti su mezzi pubblici, negli aeroporti o al bar potrebbe rivelarsi ancora più utile che su uno smartphone. Non ci sono però ancora tempistiche definite per questo debutto su PC. Se le indiscrezioni sui Galaxy S27 Pro e Ultra si confermeranno, Samsung potrebbe trasformare il Privacy Display in una delle caratteristiche distintive della propria gamma di punta, estendendola in futuro dagli smartphone fino ai notebook.

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Oppo Find X10 Pro Max punta al cinema: supporto nativo a Blackmagic Camera e OpenGate


Oppo ha svelato nuovi dettagli sul comparto fotografico del Find X10 Pro Max, il modello di punta della serie Find X10 già in fase di preordine in Cina. Il telefono punta con decisione al mondo della produzione video professionale, grazie al supporto nativo per le riprese in modalità OpenGate e per l'app Blackmagic Camera. OpenGate su tutte e tre le focali Il Find X10 Pro Max è in grado di registrare in OpenGate su tutte e tre le focali disponibili, sfruttando l'intera area del sensore […]
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Oppo ha svelato nuovi dettagli sul comparto fotografico del Find X10 Pro Max, il modello di punta della serie Find X10 già in fase di preordine in Cina. Il telefono punta con decisione al mondo della produzione video professionale, grazie al supporto nativo per le riprese in modalità OpenGate e per l’app Blackmagic Camera.

OpenGate su tutte e tre le focali


Il Find X10 Pro Max è in grado di registrare in OpenGate su tutte e tre le focali disponibili, sfruttando l’intera area del sensore per catturare immagini in formato 4:3 anziché ritagliarle secondo il formato video standard. Questo approccio garantisce molta più libertà in post-produzione, permettendo di ritagliare o cambiare proporzioni al video senza perdere qualità, un vantaggio prezioso per chi utilizza lo smartphone per creare contenuti destinati a più piattaforme.

Supporto nativo a Blackmagic Camera e Dolby Vision


La novità più rilevante riguarda però l’integrazione diretta con Blackmagic Camera, l’app professionale di Blackmagic Design molto diffusa tra i videomaker. Grazie a questa collaborazione, sul Find X10 Pro Max sarà possibile accedere direttamente da app a funzioni come il profilo colore O-Log2 e la modalità OpenGate, portando sullo smartphone un flusso di lavoro tipico delle fotocamere cinematografiche.

Oppo rivendica inoltre un primato: il Find X10 Pro Max sarebbe il primo smartphone Android in grado di registrare video in Dolby Vision, un ulteriore tassello per chi desidera integrare lo smartphone in una vera e propria produzione video professionale.

Un intero ecosistema di accessori dedicato


A completare l’offerta arriva il “KHRONOS Photography Ecosystem”, una gamma di accessori pensata per trasformare il telefono in un dispositivo di ripresa a tutti gli effetti: una cage dedicata permette di agganciare filtri, maniglie per la messa a fuoco manuale, ventole di raffreddamento magnetiche ed SSD esterni. Il sistema è inoltre compatibile con i teleconvertitori professionali di Hasselblad, per chi desidera spingersi oltre le possibilità di uno smartphone tradizionale.

Tra batteria di grande capacità, fotocamere di alto livello, supporto OpenGate, Blackmagic Camera, Dolby Vision e un intero ecosistema di accessori, il Find X10 Pro Max si candida a diventare uno degli smartphone Android più interessanti per chi realizza contenuti video in maniera semi-professionale.

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Galaxy Z Fold 8 va a ruba negli USA: vendite superiori del 30% rispetto al Fold 7


Il nuovo Galaxy Z Fold 8 di Samsung sta registrando ottimi risultati commerciali negli Stati Uniti. Secondo l'azienda coreana, il ritmo di vendita di Galaxy Z Fold 8 e Galaxy Z Fold 8 Ultra, terminato il periodo dei preordini, risulta superiore di circa il 30% rispetto a quello registrato dal Galaxy Z Fold 7 nello stesso periodo, un segnale forte per l'intero segmento dei pieghevoli. L'80% degli acquisti della gamma Z riguarda i modelli Fold 8 Samsung ha rivelato che Galaxy Z Fold 8 e […]
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Il nuovo Galaxy Z Fold 8 di Samsung sta registrando ottimi risultati commerciali negli Stati Uniti. Secondo l’azienda coreana, il ritmo di vendita di Galaxy Z Fold 8 e Galaxy Z Fold 8 Ultra, terminato il periodo dei preordini, risulta superiore di circa il 30% rispetto a quello registrato dal Galaxy Z Fold 7 nello stesso periodo, un segnale forte per l’intero segmento dei pieghevoli.

L’80% degli acquisti della gamma Z riguarda i modelli Fold 8


Samsung ha rivelato che Galaxy Z Fold 8 e Galaxy Z Fold 8 Ultra rappresentano da soli circa l’80% di tutti gli acquisti della gamma Galaxy Z attualmente in vendita negli Stati Uniti. Per il Fold 8 standard, gli utenti apprezzerebbero soprattutto il design più sottile e leggero, oltre alle capacità di multitasking offerte dal grande display interno. Il Fold 8 Ultra convince invece grazie a uno schermo ancora più ampio, che permette di rinunciare a un tablet separato per chi ha bisogno di più spazio di lavoro in mobilità.

Sempre più utenti Flip passano al Fold


Un dato particolarmente interessante riguarda i possessori di Galaxy Z Flip che scelgono di passare alla famiglia Fold: gli upgrade verso Galaxy Z Fold 8 e Fold 8 Ultra sono più che triplicati rispetto a quelli registrati verso il Fold 7. Un segnale che parte della clientela, dopo aver scoperto i pieghevoli con un modello più compatto, sta progressivamente virando verso schermi più grandi, avvicinando l’esperienza a quella di un piccolo tablet senza rinunciare alla portabilità di uno smartphone.

Anche il Flip 8 conquista nuovi utenti


Buone notizie anche per il Galaxy Z Flip 8: circa il 30% di chi lo ha acquistato negli Stati Uniti proviene da altri produttori, e nella maggior parte dei casi si tratta di persone che acquistano un pieghevole per la prima volta. Numeri che confermano come Samsung stia allargando il mercato dei pieghevoli anche a chi non aveva mai considerato prima un dispositivo di questo tipo.

Un momento scelto non a caso


Non è un caso che Samsung abbia scelto di diffondere questi dati proprio nei giorni in cui Apple ha presentato il suo primo iPhone pieghevole: l’azienda coreana punta chiaramente a ribadire il proprio vantaggio di anni sul segmento. Con questi numeri alla mano, sarà interessante osservare come si evolverà la concorrenza tra i due colossi nei prossimi mesi, ora che anche Apple è ufficialmente entrata nel mercato dei pieghevoli.

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Crisi delle memorie RAM: le scorte di Samsung e SK hynix scendono sotto i 10 giorni


La corsa agli investimenti nei data center per l'intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione l'intero mercato dei semiconduttori di memoria. Secondo media coreani, le scorte di Samsung e SK hynix sarebbero scese, nel terzo trimestre, sotto la soglia dei dieci giorni: un livello che potrebbe presto ripercuotersi anche sui prezzi di smartphone e PC. La produzione di HBM sottrae capacità alla memoria tradizionale Una delle cause principali della crisi è la crescente domanda di […]
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La corsa agli investimenti nei data center per l’intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione l’intero mercato dei semiconduttori di memoria. Secondo media coreani, le scorte di Samsung e SK hynix sarebbero scese, nel terzo trimestre, sotto la soglia dei dieci giorni: un livello che potrebbe presto ripercuotersi anche sui prezzi di smartphone e PC.

La produzione di HBM sottrae capacità alla memoria tradizionale


Una delle cause principali della crisi è la crescente domanda di memorie HBM, utilizzate nei data center per l’intelligenza artificiale. Poiché la produzione di HBM richiede l’impilamento verticale di più chip DRAM, i produttori come Samsung e SK hynix stanno dirottando sempre più capacità produttiva verso questi componenti ad alto margine, riducendo di fatto la disponibilità di DRAM destinata a smartphone e computer di uso comune.

Scorte sotto i 10 giorni, secondo KB Securities


Secondo un’analisi della società di investimento coreana KB Securities, le scorte di memoria di Samsung e SK hynix sarebbero scese sotto i dieci giorni nel terzo trimestre 2026. L’analista Kim Dong-won ha sottolineato come livelli di scorte così bassi possano generare ulteriore instabilità sul mercato, non solo per l’aumento della domanda ma anche per una vera e propria carenza dell’offerta. A risentirne maggiormente sarebbero le memorie DDR5 e gli SSD destinati alle aziende, anch’essi coinvolti nell’espansione dei data center AI.

Il 2027 potrebbe essere ancora più critico


Le prospettive per il 2027 non sono incoraggianti: l’arrivo della nuova generazione HBM4, che richiederà quantitativi di DRAM ancora superiori rispetto agli standard attuali, rischia di mettere ulteriormente sotto pressione una capacità produttiva già al limite. KB Securities stima che gli investimenti globali in infrastrutture AI potrebbero raggiungere 1.300 miliardi di dollari nel 2026, con un incremento del 60% rispetto all’anno precedente, e che i semiconduttori di memoria peseranno per circa il 57% di questa cifra.

Un effetto a catena su smartphone e schede video


Le conseguenze della carenza non si limitano alla sola memoria: si starebbero già riflettendo anche sul prezzo delle GPU, con NVIDIA che secondo alcune indiscrezioni avrebbe alzato i listini dal 20 al 30%. Se i produttori continueranno a privilegiare la produzione di HBM per il settore AI, è probabile che smartphone, PC, server e schede grafiche risentano nei prossimi mesi di un aumento dei prezzi legato alla scarsità di componenti di memoria.

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Xring O100, il chip AI di Xiaomi con banda da 1,22 TB/s e 330 token al secondo


Xiaomi continua a investire pesantemente nello sviluppo di chip proprietari. Durante il suo evento autunnale dedicato ai prodotti di punta, l'azienda cinese ha presentato tre nuovi chip della famiglia Xring, tra cui spicca Xring O100, un acceleratore dedicato all'intelligenza artificiale generativa on-device capace di una banda di memoria fino a 1,22 TB/s e di un'inferenza da 330 token al secondo. Una banda di memoria 16 volte superiore alla media Il punto di forza di Xring O100 non è solo […]
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Xiaomi continua a investire pesantemente nello sviluppo di chip proprietari. Durante il suo evento autunnale dedicato ai prodotti di punta, l’azienda cinese ha presentato tre nuovi chip della famiglia Xring, tra cui spicca Xring O100, un acceleratore dedicato all’intelligenza artificiale generativa on-device capace di una banda di memoria fino a 1,22 TB/s e di un’inferenza da 330 token al secondo.

Una banda di memoria 16 volte superiore alla media


Il punto di forza di Xring O100 non è solo la potenza di calcolo pura, ma la velocità con cui il chip riesce a scambiare dati con la memoria: secondo Xiaomi, la banda di 1,22 TB/s è circa 16 volte superiore a quella di un tipico smartphone. Si tratta di un aspetto cruciale per l’elaborazione dei grandi modelli linguistici direttamente sul dispositivo, dove il collo di bottiglia non è quasi mai la potenza di calcolo, ma la velocità di trasferimento dei dati tra processore e memoria.

Logica e DRAM impilate in verticale


Per risolvere questo problema, Xiaomi ha adottato una tecnica di packaging avanzata chiamata Wafer-on-Wafer, che impila verticalmente il die logico e la DRAM ad alta velocità, collegandoli tramite hybrid bonding ad altissima densità. L’azienda definisce Xring O100 il primo esempio al mondo di packaging avanzato 3D wafer-level realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, con un passo di collegamento tra i chip spinto quasi al limite fisico attuale.

330 token al secondo in locale, senza cloud


Il risultato pratico di questa architettura è una velocità di inferenza on-device di 330 token al secondo, un valore che permette di eseguire modelli di intelligenza artificiale generativa direttamente sullo smartphone, senza dover inviare i dati a un server remoto. Un vantaggio non solo in termini di velocità di risposta, ma anche di privacy e di funzionamento offline.

Debutto commerciale previsto dal 2027


Xiaomi ha già mostrato prototipi di tablet e di un piccolo PC, lo Xiaomi AI Cube, equipaggiati con Xring O100, spesso abbinato ad altri chip della famiglia Xring per gestire carichi di lavoro AI prolungati. Il debutto sui prodotti commerciali, tra smartphone, tablet e persino robot, è previsto a partire dal 2027: sarà interessante verificare se le prestazioni promesse in laboratorio troveranno reale conferma sui dispositivi definitivi.

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Oppo Find X10 in preordine: batteria da 8.000 mAh e ColorOS 17 basato su Android 17


Oppo ha aperto in Cina i preordini della nuova serie di punta Find X10, la cui presentazione ufficiale è attesa entro il mese di settembre, anche se non è stata ancora comunicata una data precisa. In vista del lancio, l'azienda ha iniziato a svelare alcune caratteristiche tecniche chiave, a partire dalla capacità della batteria. Batteria da 8.000 mAh su Find X10 e Find X10 Pro Max Sia il Find X10 sia il Find X10 Pro Max monteranno una batteria da 8.000 mAh a base di silicio-carbonio, […]
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Oppo ha aperto in Cina i preordini della nuova serie di punta Find X10, la cui presentazione ufficiale è attesa entro il mese di settembre, anche se non è stata ancora comunicata una data precisa. In vista del lancio, l’azienda ha iniziato a svelare alcune caratteristiche tecniche chiave, a partire dalla capacità della batteria.

Batteria da 8.000 mAh su Find X10 e Find X10 Pro Max


Sia il Find X10 sia il Find X10 Pro Max monteranno una batteria da 8.000 mAh a base di silicio-carbonio, capace secondo Oppo di mantenere la propria capacità fino a cinque anni di utilizzo. Sul fronte della ricarica, l’azienda non ha ancora fornito dati ufficiali, ma il leaker Digital Chat Station indica una ricarica cablata da 80W e wireless da 50W, valori coerenti con una batteria di queste dimensioni.

ColorOS 17 su base Android 17


Dal punto di vista software, la serie Find X10 arriverà con ColorOS 17, basata sul nuovo Android 17. A completare la scheda tecnica ci sarà un pannello di nuova generazione prodotto da Tianma, con funzioni pensate per ridurre l’affaticamento visivo durante le sessioni di utilizzo prolungate, un aspetto rilevante per chi guarda molti video o utilizza lo smartphone per diverse ore al giorno.

Il Pro Max punta su tre fotocamere da 200 megapixel


Il modello di punta Find X10 Pro Max si distinguerà per un comparto fotografico particolarmente ambizioso: sul retro troveranno posto tre sensori, tutti e tre da ben 200 megapixel, inclusi il principale e il teleobiettivo. Una configurazione rara nel panorama Android attuale, che promette grande flessibilità in fase di scatto indipendentemente dalla focale scelta.

Resta invece ancora un mistero il Find X10E, il modello più accessibile della gamma, per il quale al momento non sono trapelate specifiche dettagliate.

Attesa per l’annuncio ufficiale


L’apertura dei preordini conferma che la presentazione ufficiale della serie Find X10 è ormai vicina. Batteria da 8.000 mAh, ColorOS 17, nuovo pannello Tianma e tripla fotocamera da 200 megapixel sul Pro Max lasciano intendere un netto salto in avanti rispetto alla generazione precedente: mancano solo prezzi e disponibilità nei vari mercati per completare il quadro.

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Samsung guida la produzione di smartphone nel Q2 2026, Apple insegue al 19%


Secondo i dati diffusi da TrendForce, nel secondo trimestre del 2026 la produzione mondiale di smartphone si è attestata a circa 275 milioni di unità, in calo dell'8% su base annua ma superiore alle stime iniziali, grazie ad acquisti anticipati da parte dei consumatori e ad alcuni aggiustamenti nei piani produttivi dei vari marchi. Stime 2026 riviste al rialzo Sulla scia di questo risultato migliore del previsto, TrendForce ha rivisto al rialzo anche le previsioni per l'intero 2026: la […]
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Secondo i dati diffusi da TrendForce, nel secondo trimestre del 2026 la produzione mondiale di smartphone si è attestata a circa 275 milioni di unità, in calo dell’8% su base annua ma superiore alle stime iniziali, grazie ad acquisti anticipati da parte dei consumatori e ad alcuni aggiustamenti nei piani produttivi dei vari marchi.

Stime 2026 riviste al rialzo


Sulla scia di questo risultato migliore del previsto, TrendForce ha rivisto al rialzo anche le previsioni per l’intero 2026: la produzione totale è ora stimata in 1,07 miliardi di unità, 20 milioni in più rispetto alla stima precedente, con un calo annuo che si riduce dal 16% al 14%.

Samsung prima con il 23% del mercato


A guidare la classifica per singolo produttore è Samsung, con circa 62 milioni di unità prodotte, in crescita del 7% su base annua e una quota di mercato del 23%. Il colosso coreano avrebbe beneficiato di un lancio leggermente posticipato dei nuovi modelli di punta e di una maggiore quota di produzione affidata a partner ODM per i modelli di fascia medio-bassa, una strategia utile a contenere i costi in un momento di forte aumento dei prezzi delle memorie.

Apple seconda, ma con un balzo del 14%


Al secondo posto si posiziona Apple, con circa 52 milioni di unità prodotte e una crescita del 14% su base annua, la più alta tra i principali produttori. La quota di mercato dell’azienda di Cupertino si attesta al 19%, appena quattro punti percentuali dietro Samsung. Secondo TrendForce, il buon andamento di Apple sarebbe legato principalmente alla strategia di prezzo adottata con la serie iPhone 17, anche se restano dubbi sull’impatto dei possibili rincari annunciati per la gamma iPhone 18.

Oppo, Xiaomi e vivo completano la top 5


Al terzo posto si piazza Oppo con circa 30 milioni di unità e l’11% di quota, seguita da Xiaomi con 29 milioni (10%) e vivo con 21 milioni (8%). Per questi tre produttori, secondo TrendForce, l’obiettivo non è tanto crescere in modo aggressivo quanto consolidare la posizione attuale mantenendo la redditività.

Il quadro complessivo conferma un mercato globale ancora in contrazione, ma con Samsung e Apple capaci di controtendenza nel trimestre. Il rincaro dei prezzi delle memorie e gli eventuali aumenti di listino dei prossimi modelli saranno, secondo TrendForce, i fattori chiave da monitorare per il secondo semestre dell’anno.

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Xperia 1 VIII, Android 17 nasconde 3 chicche non annunciate ufficialmente


L'aggiornamento ad Android 17 per Xperia 1 VIII, distribuito nei giorni scorsi, non porta soltanto il ripristino del riconoscimento tramite pressione del sensore d'impronte per evitare attivazioni accidentali a schermo spento, già segnalato in precedenza. Diversi utenti hanno infatti scovato altre tre modifiche non evidenziate nel changelog ufficiale, ma capaci di migliorare sensibilmente l'esperienza d'uso quotidiana. Finalmente lo scambio dei tasti di navigazione La novità più attesa […]
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L’aggiornamento ad Android 17 per Xperia 1 VIII, distribuito nei giorni scorsi, non porta soltanto il ripristino del riconoscimento tramite pressione del sensore d’impronte per evitare attivazioni accidentali a schermo spento, già segnalato in precedenza. Diversi utenti hanno infatti scovato altre tre modifiche non evidenziate nel changelog ufficiale, ma capaci di migliorare sensibilmente l’esperienza d’uso quotidiana.

Finalmente lo scambio dei tasti di navigazione


La novità più attesa dagli utenti storici Xperia riguarda i tasti di navigazione a schermo. Fino ad oggi Sony aveva sempre mantenuto fissa la disposizione dei tre tasti (indietro, home, recenti), creando qualche difficoltà a chi arrivava da smartphone di altri produttori abituati a una disposizione diversa. Con Android 17 diventa finalmente possibile invertire la posizione dei tasti di navigazione, adattando lo smartphone alle proprie abitudini invece del contrario.

Torcia con intensità regolabile


Una funzione semplice ma molto pratica riguarda la torcia: se prima l’unica opzione era accendere o spegnere il flash LED alla massima intensità, ora è possibile regolarne la luminosità. Un dettaglio utile, ad esempio, quando si cerca qualcosa in una stanza buia di notte e la luce piena risulterebbe eccessivamente abbagliante.

Wi-Fi e dati mobili di nuovo separati


Cambia in meglio anche il pannello delle impostazioni rapide: negli ultimi anni Android aveva unificato Wi-Fi e dati mobili in un unico riquadro “Internet”, ma con questo aggiornamento le due icone tornano a essere indipendenti. In più, è ora possibile modificare la dimensione delle icone nel pannello rapido, aumentando il numero di scorciatoie visibili contemporaneamente senza dover scorrere lateralmente per trovare l’interruttore desiderato.

Un aggiornamento più sostanzioso di quanto sembri


Nessuna di queste modifiche rappresenta una rivoluzione dal punto di vista tecnico, ma tutte intervengono su piccoli fastidi quotidiani lamentati da tempo dagli utenti Xperia. Sommate al ripristino del riconoscimento tramite pressione del sensore d’impronte, queste tre chicche nascoste rendono l’aggiornamento ad Android 17 su Xperia 1 VIII decisamente più sostanzioso di quanto lasci intendere il changelog ufficiale, confermando l’attenzione di Sony verso i dettagli che contano davvero nell’uso di tutti i giorni.

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Galaxy Tab S12+ e S12 Ultra, ecco i render ufficiali: bordi sottilissimi per il modello Ultra


Sono comparsi nuovi render ad alta qualità dei prossimi tablet di punta Samsung, Galaxy Tab S12+ e Galaxy Tab S12 Ultra, ben più definiti rispetto alle immagini trapelate finora. Le nuove immagini permettono di osservare con precisione sia il frontale sia il retro dei due dispositivi, in vista di una presentazione ormai vicina. Tab S12 Ultra: bordi sottilissimi e doppia fotocamera Il modello di punta Galaxy Tab S12 Ultra sfoggia una cornice estremamente sottile su tutti i lati, interrotta […]
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Sono comparsi nuovi render ad alta qualità dei prossimi tablet di punta Samsung, Galaxy Tab S12+ e Galaxy Tab S12 Ultra, ben più definiti rispetto alle immagini trapelate finora. Le nuove immagini permettono di osservare con precisione sia il frontale sia il retro dei due dispositivi, in vista di una presentazione ormai vicina.

Tab S12 Ultra: bordi sottilissimi e doppia fotocamera


Il modello di punta Galaxy Tab S12 Ultra sfoggia una cornice estremamente sottile su tutti i lati, interrotta solo da un piccolo notch per la fotocamera anteriore. Sul retro spicca un comparto fotografico a doppio sensore, con il flash LED posizionato accanto alle lenti, mentre il logo Samsung è orientato in orizzontale, a conferma di un design pensato soprattutto per l’uso in modalità landscape. Il tablet sarà disponibile nelle colorazioni grigio e argento e, come da tradizione, sarà compatibile con la S Pen.

Sul fronte display, le indiscrezioni parlano di un pannello Dynamic AMOLED 2X da 14,6 pollici con refresh rate a 120 Hz, in continuità con l’attuale generazione: più che una rivoluzione, sembra un affinamento della formula già collaudata.

Tab S12+: fotocamera singola e cornici più generose


Il Galaxy Tab S12+, anch’esso disponibile in grigio e argento, mantiene un design più vicino alla generazione precedente, con cornici meno sottili rispetto all’Ultra. Sul retro monta un’unica fotocamera, a differenza della doppia lente del fratello maggiore: una scelta che riflette come, sui tablet di grandi dimensioni, il comparto fotografico non sia il fattore prioritario per gli acquirenti.

Versioni Wi-Fi e 5G in arrivo


La serie Galaxy Tab S12 è già comparsa anche sul Google Play Console, confermando che saranno disponibili sia varianti con connettività 5G sia modelli solo Wi-Fi, anche se non è detto che tutte le versioni arrivino in ogni mercato.

Presentazione sempre più vicina


Con render ormai definitivi e le prime informazioni sui prezzi già circolate online, la presentazione ufficiale della serie Galaxy Tab S12 sembra questione di tempo. Il Tab S12 Ultra, in particolare, promette di confermarsi come uno dei tablet Android più completi sul mercato, tra display da 14,6 pollici a 120 Hz, cornici sottilissime e piena compatibilità con la S Pen.

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GTA 5 arriva (non ufficialmente) su Android, ma i Pixel 10 e 11 restano esclusi


Mentre l'attesa per Grand Theft Auto 6 cresce di settimana in settimana, un developer indipendente sta lavorando a un porting non ufficiale del precedente capitolo, GTA 5, per smartphone Android. Il progetto, curato da uno sviluppatore noto come mojso già autore di un porting non ufficiale per Nintendo Switch, promette di portare l'open world di Rockstar Games sui telefoni Android, ma con alcune importanti esclusioni. Requisiti minimi: Snapdragon 865, 8 GB di RAM Secondo i requisiti minimi […]
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Mentre l’attesa per Grand Theft Auto 6 cresce di settimana in settimana, un developer indipendente sta lavorando a un porting non ufficiale del precedente capitolo, GTA 5, per smartphone Android. Il progetto, curato da uno sviluppatore noto come mojso già autore di un porting non ufficiale per Nintendo Switch, promette di portare l’open world di Rockstar Games sui telefoni Android, ma con alcune importanti esclusioni.

Requisiti minimi: Snapdragon 865, 8 GB di RAM


Secondo i requisiti minimi diffusi dallo sviluppatore, per far girare questa versione non ufficiale di GTA 5 servirà un chipset almeno pari allo Snapdragon 865, 8 GB di RAM, 65 GB di spazio di archiviazione libero e Android 13 come versione minima del sistema operativo. Si tratta di richieste hardware relativamente contenute se si considera la complessità di un open world di queste dimensioni, anche se chip più datati dello Snapdragon 865 potrebbero comunque far girare il gioco, senza però garanzie di fluidità.

Compatibilità legata alla GPU, non solo al chip


Il dettaglio più interessante riguarda i criteri di compatibilità, che non dipendono solo dalla potenza generale del processore ma dal tipo di GPU integrata. Gli smartphone con GPU Xclipse di Samsung, ad esempio, saranno supportati fin dal day one, così come alcuni modelli con Exynos 1480 come il Galaxy A55 5G. È previsto inoltre un supporto futuro anche per le GPU Mali.

Pixel 10, Pixel 11 e Helio esclusi dal supporto


Le cattive notizie riguardano invece i possessori di Pixel: lo sviluppatore ha dichiarato di non avere in programma il supporto per i chip Tensor basati su GPU PowerVR, il che significa che Pixel 10 e Pixel 11 resteranno probabilmente esclusi da questa versione non ufficiale del gioco. Anche i chip MediaTek Helio non rientrano nella lista dei modelli supportati, tagliando fuori buona parte degli smartphone Android più economici.

Un progetto non ufficiale, da usare con cautela


Va ricordato che si tratta di un progetto amatoriale e non ufficiale, verosimilmente basato sul codice sorgente di GTA 5 trapelato online nel 2023, lo stesso utilizzato per il porting non ufficiale su Nintendo Switch. Questo espone il progetto al rischio concreto di azioni legali da parte di Take-Two Interactive e Rockstar Games, che potrebbero renderlo irreperibile in qualsiasi momento anche a lavoro ultimato. Non è nemmeno da escludere che versioni non verificate circolino già online: meglio evitarle, viste le implicazioni di sicurezza legate a file di provenienza incerta. Se il progetto dovesse davvero concludersi, resterebbe comunque un’interessante dimostrazione tecnica di quanto i chip Snapdragon ed Exynos più recenti siano in grado di gestire un open world di queste dimensioni.

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Putin a Trump: 'Nessuna minaccia all'Europa'. Il Cremlino: allarme è 'mania di persecuzione'


Un'ora di telefonata, definita "franca e costruttiva" dal consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, ha chiuso il weekend di colloqui a Mosca degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Messaggio centrale di Putin a Trump: la Russia non ha "alcun piano aggressivo" contro l…


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