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Coreboot 26.06: supporto iniziale per Intel Nova Lake e AMD Strix Halo


Coreboot è un firmware open source, noto in passato anche come LinuxBIOS, pensato per sostituire il firmware tradizionale dei computer con un’alternativa più leggera, trasparente e controllabile. Il progetto nasce per ridurre al minimo...

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È nuovamente disponibile la versione del 1996 di GIMP, e svela la storia del logo del Pinguino Linux


Grazie agli sforzi di uno zelante sviluppatore GNOME, è possibile installare mediante Flatpak la versione 0.54.1 di GIMP, che risale a trent'anni fa.
E sì, facendo due conti, è proprio la versione utilizzata per creare Tux, simbolo del progetto Linux!

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NVIDIA 580.173.02: nuovo driver grafico per i sistemi GNU/Linux dedicato alla serie GeForce 10


Il driver grafico NVIDIA per sistemi GNU/Linux rappresenta la versione proprietaria sviluppata da NVIDIA Corporation, azienda leader nel settore delle soluzioni grafiche, per garantire prestazioni elevate, stabilità e compatibilità avanzata sulle distribuzioni GNU/Linux, oltre...

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Le notizie minori del mondo GNU/Linux e dintorni della settimana nr 26/2026


Ogni settimana, il mondo del software libero e open source ci offre una moltitudine di aggiornamenti e nuove versioni di software. Anche se non tutti sono di grande rilevanza, molti di questi possono risultare...

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Shotcut 26.6: il software di montaggio video open source si aggiorna con supporto Vulkan e altre novità


Shotcut è un editor video open source molto apprezzato per la sua versatilità, la semplicità d’uso e la capacità di funzionare su più sistemi operativi. Nato nel 2011 come progetto sviluppato da Meltytech, LLC,...

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Purism presenta Librem 16: il laptop GNU/Linux più privato e sicuro al mondo per proteggere la tua vita digitale


Purism, azienda con sede a San Francisco (California) registrata come Social Purpose Corporation e specializzata in hardware orientato alla privacy e alla sicurezza, ha annunciato il lancio del Librem 16, un laptop progettato componente...

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COSMIC Desktop si arricchisce con il nuovo System Monitor nativo


Il nuovo ambiente desktop COSMIC si arricchisce di un Monitor di Sistema nativo scritto in Rust. Scopriamo la nuova dashboard "tutto in uno" di System76, pensata per monitorare CPU, GPU, memoria e processi in un'unica schermata e con il supporto all'effetto visivo Frosted Glass.
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OPPO Find X10 Ultra: display più grande e sensore teleobiettivo raddoppiato nei nuovi rumor


Nuove indiscrezioni sul prossimo flagship OPPO alimentano le aspettative: il Find X10 Ultra potrebbe portare un display leggermente più grande, cornici ancora più sottili e — la vera novità — un sensore teleobiettivo di dimensioni molto superiori rispetto al predecessore. Display da 6,89 pollici con cornici più sottili Secondo il leaker Digital Chat Station, il Find X10 Ultra adotterà un pannello da 6,89 pollici, in crescita rispetto ai 6,82 pollici dell'attuale Find X9 Ultra. La […]
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Nuove indiscrezioni sul prossimo flagship OPPO alimentano le aspettative: il Find X10 Ultra potrebbe portare un display leggermente più grande, cornici ancora più sottili e — la vera novità — un sensore teleobiettivo di dimensioni molto superiori rispetto al predecessore.

Display da 6,89 pollici con cornici più sottili


Secondo il leaker Digital Chat Station, il Find X10 Ultra adotterà un pannello da 6,89 pollici, in crescita rispetto ai 6,82 pollici dell’attuale Find X9 Ultra. La differenza è minima in termini assoluti, ma OPPO la abbinerebbe a cornici ultrasottili e nuove tecnologie di packaging per aumentare ulteriormente la percentuale di schermo sul frontale. Sul fronte colori, si parla di supporto alla gamma BT.2020 per una resa cromatica ancora più fedele e ricca.

La vera novità: il sensore tele quasi raddoppia


La notizia più interessante riguarda però la fotocamera teleobiettivo. L’attuale Find X9 Ultra è stato criticato per il sensore tele da 1/2,75 pollici, considerato piccolo rispetto ai competitor. Il Find X10 Ultra potrebbe montare un sensore da 1/1,95 pollici: un salto significativo che si tradurrebbe in notevoli miglioramenti nella fotografia notturna e alle alte magnificazioni. In alcuni scenari, questa soluzione potrebbe essere replicata anche sul secondo teleobiettivo periscopico.

Atteso nella prima metà del 2027


Il Find X10 Ultra non arriverà presto: le stime parlano di un lancio nella prima metà del 2027, probabilmente insieme al Find X10 Pro Max. Si tratta quindi di informazioni preliminari, soggette a cambiamenti. Tuttavia, se confermato, il miglioramento della fotocamera teleobiettivo potrebbe posizionare il Find X10 Ultra tra i migliori camera phone Android del prossimo anno.

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Galaxy S27: la lineup si allarga a 4 modelli, confermato il Plus e arriva il Pro


Il futuro della serie Galaxy S si delinea sempre più chiaramente: Samsung sembra pronta a portare la propria gamma flagship a quattro modelli distinti. Dati di certificazione recentemente emersi confermano sia la sopravvivenza del Galaxy S27+ — di cui si parlava la possibile scomparsa — sia l'arrivo di un inedito Galaxy S27 Pro. Quattro modelli confermati dalle certificazioni Nei database di certificazione GSMA sono stati identificati i numeri di modello corrispondenti a Galaxy S27, […]
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Il futuro della serie Galaxy S si delinea sempre più chiaramente: Samsung sembra pronta a portare la propria gamma flagship a quattro modelli distinti. Dati di certificazione recentemente emersi confermano sia la sopravvivenza del Galaxy S27+ — di cui si parlava la possibile scomparsa — sia l’arrivo di un inedito Galaxy S27 Pro.

Quattro modelli confermati dalle certificazioni


Nei database di certificazione GSMA sono stati identificati i numeri di modello corrispondenti a Galaxy S27, Galaxy S27+, Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra. Una lineup insolita per Samsung, che negli ultimi anni aveva mantenuto la struttura a tre modelli (standard, Plus, Ultra). L’aggiunta di un Pro rappresenta quindi una scelta strategica significativa.

Cos’è il Galaxy S27 Pro?


Secondo i leak disponibili, il Galaxy S27 Pro si posizionerebbe come un “Ultra compatto”: display da circa 6,5 pollici (contro il formato più grande dell’Ultra), hardware di fascia altissima, ma senza S Pen e con una configurazione fotografica leggermente diversa. L’obiettivo sembra essere quello di intercettare gli utenti che vogliono il massimo della potenza senza le dimensioni ingombranti dell’Ultra.

Il Galaxy S27+ sopravvive ai rumor


Nelle ultime settimane circolavano voci di una possibile eliminazione del modello Plus in favore del nuovo Pro. Le certificazioni smentiscono questa ipotesi: il S27+ continuerà a esistere, mantenendo la sua posizione di fascia alta accessibile tra il modello standard e i modelli premium.

La serie Galaxy S27 potrebbe anche essere seguita, come da tradizione, da un Galaxy S27 FE in un secondo momento. Se Samsung confermerà questa struttura a quattro modelli, il 2027 si prospetta come uno degli anni più ricchi di opzioni per gli appassionati della gamma Galaxy S.

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Xperia 1 VIII: i pezzi di ricambio costano fino al 400% in più rispetto al modello precedente


Acquistare un Sony Xperia 1 VIII è solo il primo passo: i costi di riparazione potrebbero sorprendere anche i più preparati. Sony ha reso pubblica la lista prezzi dei pezzi di ricambio per il suo flagship 2026, e il confronto con lo Xperia 1 VII è impietoso — con aumenti che in alcuni casi superano il 400%. La batteria? Costa tre volte tanto Il dato più eclatante riguarda la batteria: il componente "BATTERY SNYSHD4" passa da 18 a 55 euro, con un incremento del 205%. Per un elemento […]
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Acquistare un Sony Xperia 1 VIII è solo il primo passo: i costi di riparazione potrebbero sorprendere anche i più preparati. Sony ha reso pubblica la lista prezzi dei pezzi di ricambio per il suo flagship 2026, e il confronto con lo Xperia 1 VII è impietoso — con aumenti che in alcuni casi superano il 400%.

La batteria? Costa tre volte tanto


Il dato più eclatante riguarda la batteria: il componente “BATTERY SNYSHD4” passa da 18 a 55 euro, con un incremento del 205%. Per un elemento soggetto a usura naturale e destinato a essere sostituito nel corso della vita dello smartphone, si tratta di un aggravio significativo per l’utente finale.

Fotocamere e display: prezzi raddoppiati o quasi


L’avanzamento tecnologico del comparto fotografico ha un prezzo: la fotocamera principale passa da 175 a 325 euro (+85,7%), mentre il modulo teleobiettivo sale da 117 a 240 euro, praticamente raddoppiando (+105,1%). Anche il display kit subisce un incremento consistente, da 180 a 280 euro (+55,6%).

Aumenti su componenti invariati


Ciò che stupisce maggiormente è l’aumento di prezzo anche su componenti che non hanno subito modifiche tecniche rilevanti. I connettori FPC per pulsanti fisici e jack audio passano da 2 a 10 euro (+400%), l’altoparlante principale da 6 a 25 euro (+316%), il ricevitore da 5 a 20 euro (+300%). Solo il vassoio SIM rimane invariato a 10 euro.

Cosa c’è dietro questi aumenti


L’aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime e dei componenti elettronici a livello globale spiega in parte questi rincari, ma la portata degli incrementi su parti non aggiornate lascia qualche interrogativo. Per chi usa lo smartphone intensivamente o pensa a una riparazione futura, questi costi vanno considerati già al momento dell’acquisto. Un fattore che potrebbe pesare nella scelta tra Xperia 1 VIII e i competitor.

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RedMagic Gaming Tablet 5 Pro: fino a 184 FPS con Snapdragon 8 Elite Gen 5


RedMagic si prepara a lanciare il suo nuovo tablet da gaming: il Gaming Tablet 5 Pro sarà presentato ufficialmente in Cina il 30 giugno 2026. In attesa dell'annuncio, l'azienda ha diffuso i risultati delle prestazioni su alcuni titoli popolari, e i numeri fanno capire l'ambizione del dispositivo. Fino a 184 FPS su titoli competitivi Nei test eseguiti dal produttore (60 minuti di gioco continuo in HD con alto refresh rate), il tablet ha raggiunto una media di 184 FPS su CrossFire e 165 FPS […]
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RedMagic si prepara a lanciare il suo nuovo tablet da gaming: il Gaming Tablet 5 Pro sarà presentato ufficialmente in Cina il 30 giugno 2026. In attesa dell’annuncio, l’azienda ha diffuso i risultati delle prestazioni su alcuni titoli popolari, e i numeri fanno capire l’ambizione del dispositivo.

Fino a 184 FPS su titoli competitivi


Nei test eseguiti dal produttore (60 minuti di gioco continuo in HD con alto refresh rate), il tablet ha raggiunto una media di 184 FPS su CrossFire e 165 FPS su Delta Force, con valori 1% Low rispettivamente a 168 e 157 FPS — indice di una grande fluidità anche nei momenti più concitati. Per i titoli open world ad alta intensità grafica, il tablet mantiene una media costante di 60 FPS con 1% Low a 59 FPS.

Snapdragon 8 Elite Gen 5 e chip proprietario


Alla base di queste prestazioni c’è il nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5, abbinato al chip proprietario RedMagic Core R4. Questa combinazione dual-chip è progettata per ottimizzare il bilanciamento del carico di lavoro e mantenere frame rate stabili anche nelle sessioni prolungate.

Display OLED da 9 pollici e raffreddamento attivo


Il pannello è un OLED da 9,06 pollici con picco di luminosità fino a 1.600 nit. Il sistema di raffreddamento combina camera di vapore e ventola attiva per limitare il throttling termico durante le sessioni di gioco intense. Il tablet supporta anche emulatori di giochi PC con accesso a parte del catalogo Steam, oltre a modalità desktop e controller esterni.

Il lancio globale è previsto nelle settimane successive alla presentazione cinese. Per gli appassionati di gaming su Android, il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come uno dei dispositivi più interessanti della seconda metà del 2026.

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OPPO Reno16 F e FS ufficiali: selfie da 50 MP in 4K e batteria da 7.000 mAh


OPPO espande la famiglia Reno16 con due nuovi modelli pensati per il mercato globale: il Reno16 F e il Reno16 FS. Puntando su autonomia record e fotocamera frontale di alto livello, questi due smartphone si propongono come riferimento nel segmento medio per gli amanti dei selfie e della lunga durata. Display AMOLED da 6,57" con 120 Hz Entrambi i modelli montano un display AMOLED da 6,57 pollici Full HD+ con refresh rate a 120 Hz, supporto a 10 bit di colore e picco di luminosità fino a […]
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OPPO espande la famiglia Reno16 con due nuovi modelli pensati per il mercato globale: il Reno16 F e il Reno16 FS. Puntando su autonomia record e fotocamera frontale di alto livello, questi due smartphone si propongono come riferimento nel segmento medio per gli amanti dei selfie e della lunga durata.

Display AMOLED da 6,57″ con 120 Hz


Entrambi i modelli montano un display AMOLED da 6,57 pollici Full HD+ con refresh rate a 120 Hz, supporto a 10 bit di colore e picco di luminosità fino a 1.400 nit. Il design “3D Pop Planet” con sblocco tramite impronta digitale sotto il display completa un comparto estetico curato e moderno.

Selfie in 4K con stabilizzazione automatica


Il punto di forza di questi modelli è la fotocamera frontale: un sensore da 50 megapixel con apertura ultra-wide a 100 gradi e autofocus. Una dotazione eccezionale per un medio gamma, ulteriormente valorizzata dalla registrazione video 4K con funzione “4K Auto Straighten Video” che corregge automaticamente le inclinazioni fino a 5 gradi durante le riprese. Sul retro troviamo una triplice fotocamera: 50 MP principale con OIS, 50 MP con zoom ottico 3,5x e 8 MP ultra-wide.

Batteria da 7.000 mAh e ricarica da 80W


Il Reno16 F vanta una batteria da 7.000 mAh con ricarica da 80W — uno dei valori più alti nella sua fascia di prezzo. Il chipset è il MediaTek Dimensity 7300 con fino a 12 GB di RAM e 256 GB di storage, su base Android 16 con ColorOS 16. La resistenza è garantita dalle certificazioni IP66, IP68, IP69 e IP69K.

Reno16 FS: il modello con più storage


Il Reno16 FS è pensato principalmente per il mercato tedesco e differisce dal fratello maggiore per la batteria da 6.500 mAh (ricarica 45W) e la disponibilità anche in versione da 512 GB di storage. Le specifiche di fotocamera e display restano invariate.

I prezzi per il mercato tedesco sono 549 euro per il Reno16 F (8/256 GB) e 649 euro per il Reno16 FS (8/512 GB), già in pre-ordine sul sito ufficiale OPPO.

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macOS.Gaslight: backdoor nordcoreana in Rust che inganna i tool AI degli analisti di sicurezza


SentinelOne ha scoperto un nuovo impianto macOS attribuito a threat actor nordcoreani che utilizza la prompt injection per sabotare i pipeline di analisi basati su LLM. Una tecnica inedita che attacca la percezione dell'analista, non il sandbox.
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Il panorama delle minacce avanzate ha appena acquisito una dimensione inedita e preoccupante: un malware nordcoreano progettato specificamente per manipolare i tool di analisi basati su intelligenza artificiale, non per sfuggire ai sandbox tradizionali. macOS.Gaslight, scoperto e analizzato dai ricercatori di SentinelOne Labs, introduce una tecnica mai vista in natura: la prompt injection direttamente nel binario, indirizzata ai pipeline di triage assistiti da LLM che oggi affiancano il lavoro degli analisti di sicurezza.

Il contesto: l’escalation del malware DPRK per macOS


La Corea del Nord ha sviluppato negli anni una capacità offensiva su macOS di tutto rispetto, tipicamente orientata al furto di criptovalute e all’infiltrazione di aziende nel settore tecnologico e finanziario. I gruppi Lazarus, BlueNoroff e i loro cluster affiliati hanno già firmato strumenti come RustBucket, KANDYKORN e ObjCShellz. macOS.Gaslight si inserisce in questa filiera, ma aggiunge un elemento evolutivo significativo: la consapevolezza che i moderni workflow di analisi del malware si appoggiano sempre più a strumenti di triage automatizzato basati su LLM, e la volontà di sfruttare proprio questa dipendenza come vettore di evasione.

La tecnica centrale: prompt injection contro l’analista, non contro il sandbox


La caratteristica distintiva di macOS.Gaslight è un payload da 3,5 KB embedded direttamente nel binario: un blob in formato Markdown contenente 38 messaggi di sistema fasulli, delimitati da token {{DATA}}. Questa struttura imita deliberatamente lo scaffold di un harness LLM per il triage del malware, rendendo indistinguibile il confine tra dati campione non attendibili e istruzioni attendibili del sistema.

I messaggi fabricati simulano scenari di errore critici: scadenza del token, kill per esaurimento della memoria (OOM), esaurimento dello spazio su disco, ripetuti fallimenti operativi, avvisi di vulnerabilità da injection e flag da analisi statica. L’obiettivo, secondo SentinelOne, è far dubitare l’agente LLM della propria sessione di analisi, portandolo ad abortire o rifiutare l’esame del campione.

«La sua caratteristica più notevole è una cascata di messaggi di sistema fabbricati, progettata per far dubitare un agente di triage assistito da LLM della propria sessione. Attacca la percezione dell’agente, non il sandbox in cui opera.»
Phil Stokes, SentinelOne Labs


Architettura tecnica del malware


Linguaggio e firma: il binario è scritto in Rust, compilato per l’architettura macOS aarch64 (Apple Silicon). È firmato in modalità ad hoc e porta l’identificatore endpoint-macos-aarch64-5555494492fc075f441637fb9d894913dde3a2ea. Il campione era stato caricato su VirusTotal il 22 maggio 2026, prima che un aggiornamento di Apple XProtect lo intercettasse basandosi puramente sull’hash.

Persistenza: il malware installa un LaunchAgent nel profilo utente, usando il label com.apple.system.services.activity nel file .plist, volutamente progettato per mimetizzarsi tra i processi di sistema legittimi di Apple. Per ottenere il percorso assoluto di se stesso da inserire nell’array ProgramArguments, il binario risolve a runtime la propria posizione tramite __NSGetExecutablePath.

Comando e controllo: l’implant utilizza il Telegram Bot API come canale C2, entrando in un ciclo di polling con getUpdates che permette all’operatore di inviare istruzioni tramite una shell interattiva e ricevere i risultati. Una scelta operativa che sfrutta la legittimità del traffico Telegram per eludere blocchi di rete basati su reputazione dei dominio. Il malware si auto-censura eliminando il proprio token Telegram dall’output runtime, impedendo a chiunque catturi log o crash di recuperarlo.

Modulo infostealer: incorporato nel binario è presente uno script Python da 6,6 KB codificato in Base64 che funge da suite di raccolta informazioni. Raccoglie: cronologia dei comandi del terminale, lista delle applicazioni installate, snapshot dei processi in esecuzione, profilo hardware e software del sistema, il database Keychain di macOS e credenziali salvate nei browser Chrome, Brave, Firefox e Safari. I dati raccolti vengono compressi in un archivio ZIP (temp/collected_data.zip) e caricati su Telegram.

Due righe per i difensori


macOS.Gaslight segna un punto di svolta: per la prima volta in natura si documenta l’uso della prompt injection come tecnica di evasione nei confronti dei pipeline di analisi automatizzata del malware. Non è più sufficiente affidarsi esclusivamente all’AI-assisted triage per la classificazione di campioni sospetti; i team di sicurezza devono implementare approcci a difesa in profondità che combinino analisi statica tradizionale, sandbox comportamentali e revisione umana.

Per quanto riguarda la detection su endpoint macOS, è consigliabile monitorare creazioni di LaunchAgent con label che imitano naming convention Apple (com.apple.*), connessioni uscenti verso l’API di Telegram (api.telegram.org) da processi non familiari, accessi al database Keychain da processi non autorizzati, e la creazione di archivi ZIP in directory temporanee non standard.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Identificatore binario
endpoint-macos-aarch64-5555494492fc075f441637fb9d894913dde3a2ea
# Persistenza LaunchAgent
Label: com.apple.system.services.activity
Path: ~/Library/LaunchAgents/com.apple.system.services.activity.plist
# File creato durante esfiltrazione
temp/collected_data.zip
# Traffico di rete C2
api.telegram.org (polling via getUpdates)
# Caratteristiche binario
Arch: macOS aarch64 (Apple Silicon)
Linguaggio: Rust
Firma: ad hoc signed

L’analisi completa con ulteriori indicatori tecnici è disponibile nel report originale di SentinelOne Labs. La scoperta rafforza la necessità di trattare qualsiasi output di analisi AI di campioni sconosciuti con un livello aggiuntivo di scetticismo, verificando manualmente le conclusioni quando i tool automatizzati segnalano errori di sessione o fallimenti operativi insoliti durante il triage.

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OPPO Reno16 e Reno16 Pro globali: chip diverso e batteria ridotta rispetto alla versione cinese


OPPO ha avviato la distribuzione globale dei Reno16 e Reno16 Pro, originariamente annunciati in Cina il mese scorso. Chi sperava di trovare gli stessi identici componenti della versione cinese, però, resterà parzialmente deluso: chipset e batteria hanno subito modifiche significative a seconda del mercato. Cambio di chipset sul modello Pro Il cambiamento più rilevante riguarda il Reno16 Pro: la versione cinese montava il MediaTek Dimensity 9500s, ma il modello globale adotta il Dimensity […]
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OPPO ha avviato la distribuzione globale dei Reno16 e Reno16 Pro, originariamente annunciati in Cina il mese scorso. Chi sperava di trovare gli stessi identici componenti della versione cinese, però, resterà parzialmente deluso: chipset e batteria hanno subito modifiche significative a seconda del mercato.

Cambio di chipset sul modello Pro


Il cambiamento più rilevante riguarda il Reno16 Pro: la versione cinese montava il MediaTek Dimensity 9500s, ma il modello globale adotta il Dimensity 8550 Super, una soluzione meno potente ma comunque capace per la fascia media. Il Reno16 standard, invece, utilizza lo Snapdragon 7 Gen 4 a livello globale.

Batteria ridotta, soprattutto in Europa


Anche la batteria scende: il Reno16 Pro globale passa da 7.000 a 6.700 mAh. In Europa la situazione è ancora più contenuta: il Reno16 standard arriva con soli 6.000 mAh. La ricarica SuperVOOC da 80W è comunque mantenuta su entrambi i modelli.

Fotocamere e display rimangono di alto livello


Sul fronte positivo, il comparto fotografico del Pro conserva il sensore principale da 200 megapixel affiancato da un ultra-wide e un teleobiettivo 3,5x da 50 MP. Il display AMOLED da 6,32 pollici del Pro sale a 144 Hz nel modello globale (un upgrade rispetto alla versione cinese), con picco di luminosità a 3.600 nit e lettore d’impronta sotto il vetro.

Entrambi i modelli girano su Android 16 con ColorOS 16 e vantano certificazioni IP68/IP69/IP69K. Una scelta valida per il segmento medio, tenendo conto che le modifiche rispetto alla versione cinese sono frutto di adattamenti ai diversi mercati e normative locali.

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Android 17 elimina il fastidioso pop-up dei dati mobili: basta confermare ogni volta


Google ha ascoltato le lamentele degli utenti: con Android 17 QPR1 Beta 5, sparisce uno dei pop-up più irritanti del sistema operativo. D'ora in poi non sarà più necessario confermare ogni volta l'attivazione dei dati mobili grazie all'aggiunta di un semplice checkbox "Non mostrare più". Il problema: un toggle, troppi pop-up Tutto è nato da una modifica introdotta in Android 17: le impostazioni rapide (Quick Settings) hanno separato il toggle del Wi-Fi da quello dei dati mobili, […]
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Google ha ascoltato le lamentele degli utenti: con Android 17 QPR1 Beta 5, sparisce uno dei pop-up più irritanti del sistema operativo. D’ora in poi non sarà più necessario confermare ogni volta l’attivazione dei dati mobili grazie all’aggiunta di un semplice checkbox “Non mostrare più”.

Il problema: un toggle, troppi pop-up


Tutto è nato da una modifica introdotta in Android 17: le impostazioni rapide (Quick Settings) hanno separato il toggle del Wi-Fi da quello dei dati mobili, offrendo un controllo più granulare sulla connettività. Una modifica utile in teoria, ma che ha portato con sé un effetto collaterale fastidioso: ogni volta che si attivavano i dati mobili compariva un dialogo di conferma che chiedeva di autorizzare l’operazione.

La soluzione: un checkbox per silenziare il dialogo


La modifica introdotta nella Beta 5 di Android 17 QPR1 è minimale ma efficace: all’interno del pop-up di conferma compare ora una casella da spuntare per non visualizzare più l’avviso in futuro. Una volta selezionata, il dialogo non tornerà ad apparire. Come confermato anche da Mishaal Rahman su X, si tratta di una risposta diretta ai feedback degli utenti.

Quando arriva per tutti?


La funzione è attualmente disponibile per i partecipanti al programma beta su Pixel 6 e successivi. La versione stabile è attesa con l’aggiornamento funzionale di settembre 2026. Un piccolo miglioramento, certo, ma che dimostra come Google stia prestando attenzione anche alle piccole frustrazioni quotidiane degli utenti — e che apre la speranza per interventi simili su altri dialoghi analoghi, come quelli del volume o del Wi-Fi.

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Nubia Air Pro: solo 5,99 mm di spessore ma con batteria da 5.000 mAh e IP69K


Il mercato degli smartphone ultra-sottili si arricchisce di un nuovo concorrente di tutto rispetto. ZTE, attraverso il suo brand Nubia, ha ufficializzato il Nubia Air Pro: uno smartphone da appena 5,99 mm di spessore che, a differenza di molti concorrenti, non rinuncia a batteria, fotocamera e resistenza all'acqua. Sottile ma non sacrificato Il grande paradosso degli smartphone ultrasottili è quasi sempre il compromesso obbligato: meno spessore equivale a meno batteria o fotocamera […]
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Il mercato degli smartphone ultra-sottili si arricchisce di un nuovo concorrente di tutto rispetto. ZTE, attraverso il suo brand Nubia, ha ufficializzato il Nubia Air Pro: uno smartphone da appena 5,99 mm di spessore che, a differenza di molti concorrenti, non rinuncia a batteria, fotocamera e resistenza all’acqua.

Sottile ma non sacrificato


Il grande paradosso degli smartphone ultrasottili è quasi sempre il compromesso obbligato: meno spessore equivale a meno batteria o fotocamera ridotta. Il Nubia Air Pro prova a sfidare questa regola: con un corpo da 5,99 mm e 172 grammi, monta comunque una batteria da 5.000 mAh con ricarica rapida da 45W. Una combinazione rara per questa categoria di dispositivi.

Display AMOLED da 6,77″ e fotocamera da 108 MP


Il pannello è un AMOLED da 6,77 pollici con refresh rate a 144 Hz e picco di luminosità fino a 4.500 nit: prestazioni da top di gamma per quanto riguarda la visibilità in esterni. La fotocamera principale conta su un sensore da 108 megapixel, affiancato da un selfie camera da 32 megapixel. Il chipset scelto è il MediaTek Dimensity 7100, con configurazioni di memoria fino a 8 GB di RAM e 512 GB di storage.

Resistenza IP69K e modalità sportiva


Particolarmente degna di nota è la certificazione IP69K, che garantisce resistenza a getti d’acqua ad alta pressione e temperatura elevata — una specifica solitamente riservata a dispositivi rugged. Il frame è in metallo e lo smartphone si posiziona anche come device sportivo, grazie a un accessorio armband dedicato e a una modalità sport con GPS integrato per tracciare distanza, calorie e passi.

Prezzo e disponibilità


Secondo anticipazioni di noti leaker, il Nubia Air Pro arriverà in Europa attorno ai 350 euro nella configurazione da 8 GB + 512 GB. Un prezzo competitivo considerando il mix di caratteristiche offerte: design ultrasottile, batteria generosa, certificazione IP69K e display di qualità. Un’alternativa interessante per chi cerca leggerezza senza rinunciare alla sostanza.

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Authentication Laundering e TonRAT: come il malware Node.js prende di mira il settore hospitality


Microsoft Threat Intelligence ha scoperto TonRAT, un implant Node.js che colpisce l'industria dell'ospitalità usando una tecnica di evasione inedita: l'authentication laundering via servizi legittimi come Calendly e Google redirect.
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Microsoft Threat Intelligence ha recentemente portato alla luce una campagna di attacco multi-stadio particolarmente sofisticata, attiva dall’aprile 2026 contro l’industria dell’ospitalità in Europa e Asia. Il vettore principale è il phishing, ma la tecnica di evasione usata — ribattezzata dagli analisti “authentication laundering” — rappresenta un salto di qualità rispetto ai metodi tradizionali.

Cos’è l’Authentication Laundering


Il termine prende spunto dal concetto di “money laundering”: come si riciclano fondi illeciti attraverso canali legittimi, gli attaccanti “riciclano” URL malevoli attraverso servizi reputati come Calendly e i redirect di Google. In pratica, il link inserito nell’email di phishing non punta direttamente al payload, ma a una pagina Calendly o a un redirect Google che a sua volta reindirizza alla risorsa malevola.

Il risultato è che i gateway email sicuri (SEG) vedono un dominio affidabile nel corpo del messaggio e lasciano passare il messaggio. La destinazione finale, quella pericolosa, viene raggiunta solo dopo che l’utente ha già cliccato. Questo approccio bypassa efficacemente:

  • Reputazione URL in tempo reale
  • Sandboxing statico dei link
  • Filtri basati su domain reputation


La catena di attacco passo per passo

Fase 1 – Il lure


Le email di phishing sono costruite per sembrare comunicazioni legittime da parte di ospiti: reclami fotografici su condizioni delle camere, richieste di prenotazione, o segnalazioni su oggetti smarriti. Tutte contengono un link che sfrutta l’authentication laundering descritto sopra. L’obiettivo è persuadere il personale dell’hotel — tipicamente non tecnico — ad aprire un archivio ZIP allegato o scaricato.

Fase 2 – Lo ZIP con shortcut fasulli


Il file ZIP contiene shortcut (.lnk) mascherati da immagini. Quando l’utente fa doppio clic sul presunto file JPG, in realtà esegue uno script PowerShell heavily obfuscated che dà il via alla catena di infezione.

# Esempio semplificato di obfuscation tipica nei dropper PowerShell
$encoded = "JABzAD0AIgBoAHQAdABwAHMAOi..."
[System.Text.Encoding]::Unicode.GetString([Convert]::FromBase64String($encoded)) | IEX

Gli script evolvono attraverso multiple iterazioni per evitare le signature statiche degli antivirus: ogni stage decodifica il successivo in memoria prima di eseguirlo.

Fase 3 – Deployment di TonRAT (Implant Node.js)


Il payload finale è TonRAT, un Remote Access Trojan scritto in Node.js. La scelta di Node.js è deliberata: viene eseguito da directory user-space (es. %APPDATA%), senza richiedere privilegi elevati, e sfrutta un runtime legittimo — il processo node.exe — che non desta sospetti ai controlli superficiali.

TonRAT dispone di capacità avanzate:

  • Modifica delle esclusioni di Microsoft Defender: aggiunge i propri processi temporanei alla lista delle esclusioni per operare indisturbato.
  • Compilazione .NET dinamica: genera ed esegue codice .NET in memoria per estendere le proprie capacità senza toccare il disco.
  • Download di componenti aggiuntivi: se un componente viene rimosso da un prodotto di sicurezza, l’implant si riconnette al C2 e lo riscarica automaticamente.


Fase 4 – Persistenza duale nel Registro


La persistenza viene garantita attraverso un meccanismo a doppio strato nel registro di Windows:

HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\RunOnce

Sia il componente Node.js principale che i payload secondari in ProgramData hanno proprie entry con percorsi randomizzati. Se la sicurezza rimuove uno dei due, l’altro sopravvive e provvede a ripristinare il componente eliminato.

Come difendersi: Indicatori e Contromisure

Monitoraggio comportamentale


Il punto critico da monitorare è l’esecuzione di node.exe da directory non standard. In un ambiente aziendale, Node.js non dovrebbe mai girare da %APPDATA%, %TEMP% o %LOCALAPPDATA%. Un alert su questo pattern è altamente indicativo.

# Query per trovare processi node.exe in esecuzione da directory sospette (PowerShell)
Get-CimInstance Win32_Process -Filter "Name = node.exe" |
  Select-Object ProcessId, CommandLine, @{
    Name=Path; Expression={$_.ExecutablePath}
  } |
  Where-Object { $_.Path -notlike "*\Program Files*" -and $_.Path -notlike "*\nodejs*" }

Audit delle Registry Run Keys


Verificare regolarmente la presenza di entry con nomi randomizzati (tipicamente 8-12 caratteri alfanumerici) nelle chiavi di autorun:

# Controllo chiavi Run e RunOnce per tutti gli utenti del sistema
$keys = @(
  "HKLM:\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run",
  "HKLM:\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\RunOnce",
  "HKCU:\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run",
  "HKCU:\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\RunOnce"
)
foreach ($key in $keys) {
  Write-Host "`n[$key]"
  Get-ItemProperty -Path $key -ErrorAction SilentlyContinue |
    Select-Object -Property * -ExcludeProperty PS*
}

Politiche di restrizione PowerShell


Abilitare la modalità Constrained Language di PowerShell e configurare le AMSI-based logging per catturare gli script decodificati prima dell’esecuzione:

# Abilitare la trascrizione di PowerShell (via GPO o direttamente)
Set-ItemProperty -Path "HKLM:\Software\Policies\Microsoft\Windows\PowerShell\Transcription" `
  -Name "EnableTranscripting" -Value 1 -Force
Set-ItemProperty -Path "HKLM:\Software\Policies\Microsoft\Windows\PowerShell\Transcription" `
  -Name "OutputDirectory" -Value "C:\PSLogs" -Force

Formazione del personale


Poiché il vettore iniziale è sociale, la formazione rimane fondamentale. Il personale dell’ospitalità deve essere addestrato a:

  • Non aprire allegati ZIP da email sconosciute, anche se contengono presunte foto di ospiti
  • Verificare il dominio reale di un link passando il mouse sopra prima di cliccare
  • Segnalare immediatamente comportamenti anomali dei propri dispositivi

La campagna TonRAT esemplifica l’evoluzione delle minacce verso un’evasione sempre più raffinata. L’authentication laundering rende inefficaci i controlli perimetrali basati sulla reputazione dei domini, spostando il punto di difesa verso il rilevamento comportamentale. Per i sysadmin, il takeaway principale è chiaro: non basta bloccare URL malevoli — occorre monitorare ciò che accade dopo il click, dentro i sistemi.

Fonte: 4sysops.com | Analisi tecnica originale: Microsoft Threat Intelligence

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Gestire Microsoft Defender Antivirus con PowerShell: cmdlet pratici per sysadmin


Una guida completa ai cmdlet PowerShell di Microsoft Defender Antivirus: verifica dello stato, configurazione delle preferenze, gestione esclusioni, avvio scansioni, aggiornamento firme e automazione degli audit di sicurezza.
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Microsoft Defender Antivirus è il componente di sicurezza integrato in Windows 10, Windows 11 e Windows Server 2016 e successivi. Spesso gestito tramite interfaccia grafica o Group Policy, offre però un set completo di cmdlet PowerShell che permettono una gestione programmatica potente, particolarmente utile in ambienti server headless, pipeline di automazione e script di provisioning.

In questo articolo esploriamo i cmdlet principali, con esempi pratici di utilizzo per la gestione quotidiana da parte di amministratori di sistema.

Prerequisiti e Accesso


I cmdlet di Defender sono disponibili per impostazione predefinita su Windows 10/11 e Windows Server 2016+. Per usarli è necessario aprire PowerShell come amministratore.

# Verifica che il modulo Defender sia disponibile
Get-Module -ListAvailable -Name Defender

# Per visualizzare la documentazione completa di qualsiasi cmdlet
Get-Help <cmdlet> -Online

Nota importante: le modifiche apportate via PowerShell agiscono sulle impostazioni locali del dispositivo. Politiche distribuite tramite Microsoft Intune, Group Policy o Configuration Manager possono sovrascriverle. Pianificare di conseguenza nelle architetture gestite centralmente.

Verificare lo Stato della Protezione


Il punto di partenza è sempre capire in che stato si trova il sistema.

# Stato complessivo di Defender Antivirus
Get-MpComputerStatus

# Output selettivo: solo i campi più rilevanti
Get-MpComputerStatus | Select-Object `
  AntivirusEnabled, `
  RealTimeProtectionEnabled, `
  BehaviorMonitorEnabled, `
  IoavProtectionEnabled, `
  NISEnabled, `
  QuickScanAge, `
  FullScanAge, `
  AntivirusSignatureLastUpdated, `
  AntivirusSignatureVersion

QuickScanAge e FullScanAge indicano da quanti giorni non viene eseguita una scansione rapida o completa. Un valore molto alto può indicare un problema di pianificazione. AntivirusSignatureLastUpdated è critico: firme obsolete riducono drasticamente l’efficacia della protezione.

Configurare le Preferenze con Set-MpPreference


Set-MpPreference è il cmdlet centrale per la configurazione. Permette di intervenire su centinaia di parametri.

Protezione in Tempo Reale

# Abilitare la protezione in tempo reale (default: abilitata)
Set-MpPreference -DisableRealtimeMonitoring $false

# Abilitare il monitoraggio comportamentale
Set-MpPreference -DisableBehaviorMonitoring $false

# Abilitare la protezione cloud-delivered (MAPS)
Set-MpPreference -MAPSReporting Advanced
Set-MpPreference -SubmitSamplesConsent SendAllSamples

Gestire le Esclusioni


Le esclusioni sono necessarie in ambienti dove certi processi o directory generano falsi positivi, ma vanno gestite con attenzione: sono uno dei vettori sfruttati dagli attaccanti (come visto nel caso TonRAT).

# Aggiungere un percorso alle esclusioni
Add-MpPreference -ExclusionPath "C:\AppData\MyApp\cache"

# Aggiungere un processo alle esclusioni
Add-MpPreference -ExclusionProcess "msbuild.exe"

# Aggiungere un’estensione file alle esclusioni
Add-MpPreference -ExclusionExtension ".log"

# Verificare le esclusioni configurate
Get-MpPreference | Select-Object ExclusionPath, ExclusionProcess, ExclusionExtension

# Rimuovere una singola esclusione
Remove-MpPreference -ExclusionPath "C:\AppData\MyApp\cache"

Best practice: documentare ogni esclusione con il motivo tecnico e revisionarle periodicamente. Un’esclusione dimenticata è una superficie di attacco aperta.

Pianificazione delle Scansioni

# Impostare una scansione rapida giornaliera alle 03:00
Set-MpPreference -ScanScheduleDay Everyday
Set-MpPreference -ScanScheduleTime 03:00:00

# Impostare una scansione completa settimanale alla domenica alle 02:00
Set-MpPreference -ScanParameters FullScan
Set-MpPreference -ScanScheduleDay Sunday
Set-MpPreference -ScanScheduleTime 02:00:00

# Abilitare la scansione dei file email e degli archivi compressi
Set-MpPreference -DisableEmailScanning $false
Set-MpPreference -DisableArchiveScanning $false

Aggiornare le Definizioni Antivirus

# Aggiornare le signature immediatamente
Update-MpSignature

# Aggiornare da un percorso UNC condiviso (es. WSUS o share locale)
Update-MpSignature -UpdateSource InternalDefinitionUpdateServer

# Verificare la versione corrente delle signature
(Get-MpComputerStatus).AntivirusSignatureVersion
(Get-MpComputerStatus).AntivirusSignatureLastUpdated

In ambienti con dispositivi offline o in reti segmentate, la distribuzione delle signature tramite share UNC o WSUS è essenziale. Update-MpSignature supporta diversi source: MicrosoftUpdateServer, MMPC, InternalDefinitionUpdateServer, FileShares.

Avviare Scansioni Manuali

# Scansione rapida
Start-MpScan -ScanType QuickScan

# Scansione completa
Start-MpScan -ScanType FullScan

# Scansione di un percorso specifico (custom scan)
Start-MpScan -ScanType CustomScan -ScanPath "D:\Downloads"

# Avviare in modo asincrono (non blocca la shell)
Start-MpScan -ScanType QuickScan -AsJob

Rilevare e Gestire le Minacce

# Visualizzare le minacce rilevate attualmente attive
Get-MpThreat

# Visualizzare lo storico delle rilevazioni (incluse quelle già gestite)
Get-MpThreatDetection

# Output dettagliato di una singola minaccia per ID
Get-MpThreat | Where-Object { $_.ThreatID -eq 12345 } | Format-List *

# Rimuovere tutte le minacce attive in quarantena
Remove-MpThreat

Performance Analyzer: Individuare i Colli di Bottiglia


Se Defender causa rallentamenti, il Performance Analyzer integrato aiuta a identificare quali file, processi o estensioni impattano maggiormente sui tempi di scansione:

# Avviare la raccolta dati per 60 secondi
New-MpPerformanceRecording -RecordTo "C:\Temp\DefenderPerf.etl"

# Analizzare i risultati: top 10 file più lenti da scansionare
Get-MpPerformanceReport -Path "C:\Temp\DefenderPerf.etl" `
  -TopFiles 10 `
  -TopScansPerFile 5 `
  -TopProcessesPerFile 5

Automazione: Script di Audit Difensivo


Uno script di audit rapido da eseguire periodicamente su ogni macchina o tramite PSRemoting su più host:

function Get-DefenderAudit {
  $status = Get-MpComputerStatus
  $prefs  = Get-MpPreference

  [PSCustomObject]@{
    ComputerName            = $env:COMPUTERNAME
    AVEnabled               = $status.AntivirusEnabled
    RealTimeProtection      = $status.RealTimeProtectionEnabled
    SignatureAge_Days       = ((Get-Date) - $status.AntivirusSignatureLastUpdated).Days
    SignatureVersion        = $status.AntivirusSignatureVersion
    LastQuickScan_Days      = $status.QuickScanAge
    LastFullScan_Days       = $status.FullScanAge
    ExclusionPathCount      = @($prefs.ExclusionPath).Count
    ExclusionProcessCount   = @($prefs.ExclusionProcess).Count
    CloudProtection         = $prefs.MAPSReporting
  }
}

# Esecuzione locale
Get-DefenderAudit | Format-List

# Esecuzione remota su più host
$servers = @("SRV01", "SRV02", "SRV03")
Invoke-Command -ComputerName $servers -ScriptBlock ${Function:Get-DefenderAudit} |
  Sort-Object SignatureAge_Days -Descending |
  Format-Table -AutoSize

Conclusione


I cmdlet PowerShell di Microsoft Defender Antivirus offrono un controllo granulare e scriptabile su ogni aspetto della protezione, rendendoli uno strumento fondamentale per i sysadmin che gestiscono flotte di macchine Windows. Integrarli in pipeline di provisioning, script di audit periodici e runbook di incident response è una pratica che migliora significativamente la postura di sicurezza senza dipendere da interfacce grafiche.

Ricorda: le modifiche via PowerShell sono locali e possono essere sovrascritte da GPO o Intune. In ambienti gestiti centralmente, usa PowerShell per audit e diagnostica, e riserva la configurazione permanente agli strumenti di management centralizzato.

Fonte: 4sysops.com | Documentazione ufficiale: Microsoft Learn

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DXVK 3.0 porta Vulkan 1.4 e grandi miglioramenti per Direct3D sui sistemi GNU/Linux


DXVK è un layer di traduzione open source progettato per convertire le chiamate delle API Direct3D 8, 9, 10 e 11 in chiamate Vulkan, l’Interfaccia di Programmazione delle Applicazioni moderna e multipiattaforma utilizzata per...

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Calibre 9.10: il gestore open source di e-book introduce la nuova interfaccia per il Content Server


Calibre è un’applicazione per la gestione completa degli e‑book, progettata per organizzare, convertire e sincronizzare libri digitali all’interno della propria distribuzione GNU/Linux o su altri sistemi operativi. La crescente diffusione dei libri digitali, leggibili...

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Galaxy S8 e Note 8: Samsung rilascia un aggiornamento software a 9 anni dal lancio


Un aggiornamento inaspettato sta raggiungendo tre iconici smartphone Samsung: Galaxy S8, Galaxy S8+ e Galaxy Note 8. A quasi nove anni dalla loro commercializzazione, questi dispositivi — ormai fuori supporto ufficiale — ricevono un nuovo pacchetto software, un evento decisamente raro nel mondo Android. Un update fuori dal comune L'aggiornamento viene distribuito principalmente per i modelli destinati al carrier americano Verizon. I Galaxy S8, S8+ e Note 8, lanciati nel 2017, avevano […]
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Un aggiornamento inaspettato sta raggiungendo tre iconici smartphone Samsung: Galaxy S8, Galaxy S8+ e Galaxy Note 8. A quasi nove anni dalla loro commercializzazione, questi dispositivi — ormai fuori supporto ufficiale — ricevono un nuovo pacchetto software, un evento decisamente raro nel mondo Android.

Un update fuori dal comune


L’aggiornamento viene distribuito principalmente per i modelli destinati al carrier americano Verizon. I Galaxy S8, S8+ e Note 8, lanciati nel 2017, avevano concluso il loro ciclo di aggiornamenti ufficiali già nel 2022. Per questo motivo, la comparsa di un nuovo update suona come una vera anomalia nel panorama mobile.

Ottimizzazione, non nuove funzioni


Non aspettatevi grandi novità: l’aggiornamento non introduce nuove funzionalità né applica le patch di sicurezza più recenti — il livello di sicurezza rimane quello del 2021. L’intervento si concentra invece su miglioramenti di stabilità del sistema, ottimizzazione delle prestazioni e correzioni interne, con l’obiettivo di mantenere i dispositivi funzionali il più a lungo possibile.

Perché questo aggiornamento adesso?


Secondo le informazioni disponibili, la distribuzione sarebbe stata avviata su iniziativa del carrier piuttosto che di Samsung direttamente, con lo scopo di garantire la compatibilità con le reti di comunicazione e preservare la stabilità operativa dei dispositivi ancora in uso. Un approccio simile a quello già visto con alcuni vecchi iPhone, ai quali Apple aveva distribuito patch mirate per mantenere la connettività.

Al momento la distribuzione riguarda solo alcuni mercati e operatori, ma non si esclude che nelle prossime settimane possa estendersi anche ai modelli SIM-free. Un piccolo segnale di attenzione verso gli utenti che ancora utilizzano questi dispositivi storici.

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Nothing Phone (4b): design ufficiale rivelato, arriva il 7 luglio con doppia fotocamera e Glyph


Nothing ha tolto ufficialmente il velo sul design del suo prossimo smartphone: il Nothing Phone (4b) sarà presentato il 7 luglio 2026 e inaugura una nuova serie all'interno della lineup del brand britannico. Per la prima volta, Nothing abbandona la denominazione "a" per abbracciare la lettera "b" — e il motivo rimane ancora avvolto nel mistero. Design ibrido tra Phone (4a) e Phone (4a) Pro Dalle immagini ufficiali e dai render diffusi dall'azienda emerge un design che fonde elementi dei […]
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Nothing ha tolto ufficialmente il velo sul design del suo prossimo smartphone: il Nothing Phone (4b) sarà presentato il 7 luglio 2026 e inaugura una nuova serie all’interno della lineup del brand britannico. Per la prima volta, Nothing abbandona la denominazione “a” per abbracciare la lettera “b” — e il motivo rimane ancora avvolto nel mistero.

Design ibrido tra Phone (4a) e Phone (4a) Pro


Dalle immagini ufficiali e dai render diffusi dall’azienda emerge un design che fonde elementi dei due modelli della serie 4a: il modulo fotocamera ricorda il Phone (4a) Pro, mentre il sistema Glyph richiama quello del Phone (4a) standard. Il risultato è uno smartphone dall’aspetto bilanciato, con la caratteristica trasparenza parziale che contraddistingue tutti i device Nothing. La doppia fotocamera (inizialmente si ipotizzava un singolo obiettivo) è ora confermata, con flash LED e sensori integrati nell’isola fotocamera.

Colorazione azzurra e maggiore robustezza


Tra le novità estetiche spicca una nuova colorazione azzurro chiaro, vivace e fresca. Nothing afferma di aver lavorato sulla rigidità del telaio e sull’ergonomia complessiva, con attenzione alla distribuzione del peso e alla presa in mano durante l’uso prolungato.

Cosa significa “b”?


Nothing ha alimentato la curiosità attorno al nome con teaser che sembrano alludere alla città di Bengaluru (India) e al Nothing Store locale, ma senza conferme ufficiali. Resta da capire se la serie “b” rappresenti un ramo parallelo della gamma o l’inizio di una nuova linea produttiva. La risposta arriverà il 7 luglio, quando saranno svelati anche prezzo, specifiche complete e possibili altri prodotti in arrivo dall’evento.

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Galaxy A27 5G ufficiale: arriva il punch-hole e Snapdragon 6 Gen 3 nel medio gamma Samsung


Samsung ha ufficializzato il Galaxy A27 5G, nuovo riferimento della serie A nel segmento medio. Pur non portando rivoluzioni nelle specifiche, il modello introduce un design rinnovato con fotocamera punch-hole e un aggiornamento del processore che promette prestazioni migliorate rispetto al predecessore A26 5G. Addio al notch a goccia, benvenuto l'Infinity-O Il cambiamento più visibile è nel display: il vecchio notch a goccia lascia spazio a un foro punch-hole centrale, che Samsung chiama […]
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Samsung ha ufficializzato il Galaxy A27 5G, nuovo riferimento della serie A nel segmento medio. Pur non portando rivoluzioni nelle specifiche, il modello introduce un design rinnovato con fotocamera punch-hole e un aggiornamento del processore che promette prestazioni migliorate rispetto al predecessore A26 5G.

Addio al notch a goccia, benvenuto l’Infinity-O


Il cambiamento più visibile è nel display: il vecchio notch a goccia lascia spazio a un foro punch-hole centrale, che Samsung chiama “Infinity-O Display”. Il pannello Super AMOLED da 6,7 pollici mantiene il refresh rate a 120 Hz, ma con cornici più sottili e un aspetto generale più moderno, in linea con i modelli di fascia superiore della gamma Galaxy.

Snapdragon 6 Gen 3: fino al 20% più veloce


Sul fronte prestazionale, il Galaxy A27 5G adotta lo Snapdragon 6 Gen 3 a processo 4nm, con un miglioramento dichiarato del 10-20% rispetto alla generazione precedente. Un upgrade apprezzabile per le operazioni quotidiane e il multitasking.

Fotocamere, batteria e supporto software


La tripla fotocamera posteriore comprende un sensore principale da 50 MP con OIS, un ultra-wide da 5 MP e un macro da 2 MP. Il selfie è affidato a un sensore da 12 MP. La batteria è da 5.000 mAh con ricarica da 25W. Degno di nota il supporto software: 6 aggiornamenti major di Android e 6 anni di patch di sicurezza garantiti, un punto di forza della serie Galaxy A.

Attenzione: la resistenza all’acqua scende


Un passo indietro riguarda però la protezione dall’acqua: il Galaxy A26 5G era certificato IP67, mentre il nuovo A27 5G scende a IP64. Questo significa resistenza agli schizzi, ma non all’immersione. Un dettaglio da tenere in considerazione per chi usa lo smartphone in ambienti umidi o all’aperto.

Il Galaxy A27 5G sarà disponibile dal 3 luglio nei colori Nero, Blu, Verde Chiaro e Rosa Chiaro, nelle configurazioni 6/128 GB, 8/128 GB e 8/256 GB.

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Pixel 11 Pro: le prime indiscrezioni parlano di batteria ridotta e RAM tagliata sul modello base


Le prime indiscrezioni sul Google Pixel 11 Pro dipingono uno scenario insolito: accanto alle attese novità — come il nuovo chip a processo 2nm e un design rinnovato — emergono alcune sorprese meno piacevoli. Tagli su batteria, RAM e sensori sembrano essere la strategia di Google per gestire i costi crescenti dei componenti. Batteria leggermente ridotta Secondo i leak, il Pixel 11 Pro monterà una batteria da 4.707 mAh, in calo rispetto ai 4.870 mAh del Pixel 10 Pro. La differenza è […]
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Le prime indiscrezioni sul Google Pixel 11 Pro dipingono uno scenario insolito: accanto alle attese novità — come il nuovo chip a processo 2nm e un design rinnovato — emergono alcune sorprese meno piacevoli. Tagli su batteria, RAM e sensori sembrano essere la strategia di Google per gestire i costi crescenti dei componenti.

Batteria leggermente ridotta


Secondo i leak, il Pixel 11 Pro monterà una batteria da 4.707 mAh, in calo rispetto ai 4.870 mAh del Pixel 10 Pro. La differenza è contenuta, ma va controtendenza rispetto all’abituale crescita delle capacità nel settore. Google scommette sull’efficienza del nuovo chipset Tensor di seconda generazione a 2nm per compensare la riduzione, puntando a un’autonomia complessivamente simile o superiore.

Meno RAM sul modello da 256 GB


Altra novità controversa: il modello base da 256 GB potrebbe scendere a 12 GB di RAM, rispetto ai 16 GB uniformi del Pixel 10 Pro. I tagli di RAM sembrano particolarmente in contrasto con la spinta di Google verso le funzioni AI, che richiedono risorse elevate. La colpa sarebbe da attribuire al vertiginoso aumento dei prezzi della memoria a livello globale.

Addio al modello da 128 GB


Il taglio di archiviazione da 128 GB potrebbe sparire dalla lineup, con il Pixel 11 Pro che partirebbe da 256 GB. In apparenza un upgrade, in realtà una mossa che elimina il modello più economico della gamma Pro, con conseguente aumento del prezzo minimo d’accesso.

Pixel Glow al posto del sensore di temperatura


Il sensore di temperatura introdotto con il Pixel 9 Pro potrebbe essere rimosso per fare spazio a “Pixel Glow”, un sistema di notifiche luminose basato su LED RGB integrati nella camera bar. Il concetto richiama il Glyph Interface di Nothing Phone, ma la sua implementazione pratica resta da verificare. Una scelta discutibile, visto che si tratta di sostituire un sensore utile con un elemento principalmente estetico.

Finalmente un cambio modem


Non tutte le notizie sono negative. La vera novità che potrebbe fare la differenza è il passaggio dal modem Samsung Exynos a un modem MediaTek M90. I Pixel sono stati a lungo criticati per la qualità della connettività e il consumo in stand-by legato al modem: questo cambio potrebbe finalmente risolvere uno dei problemi storici della serie.

Il Pixel 11 Pro è atteso per agosto 2026. Se il prezzo sarà mantenuto in linea con la generazione precedente, i compromessi potrebbero essere accettabili; in caso contrario, sarà difficile giustificarli agli occhi degli utenti più esigenti.

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Xperia 1 VIII: la telephoto convince il 53% degli utenti, ma l’AI Camera delude i critici


La fotocamera telephoto del Sony Xperia 1 VIII ha convinto: in un sondaggio condotto su X (Twitter), il 53,4% degli utenti (su 116 voti) ritiene che il nuovo sensore rappresenti una vera evoluzione rispetto all'Xperia 1 VII. Il dato è confortante, ma accanto all'hardware eccellente emerge un problema software che non va ignorato. Il salto hardware: da 12 MP a 48 MP con sensore molto più grande La svolta tecnica dell'Xperia 1 VIII è netta: Sony ha sostituito il precedente sensore […]
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La fotocamera telephoto del Sony Xperia 1 VIII ha convinto: in un sondaggio condotto su X (Twitter), il 53,4% degli utenti (su 116 voti) ritiene che il nuovo sensore rappresenti una vera evoluzione rispetto all’Xperia 1 VII. Il dato è confortante, ma accanto all’hardware eccellente emerge un problema software che non va ignorato.

Il salto hardware: da 12 MP a 48 MP con sensore molto più grande


La svolta tecnica dell’Xperia 1 VIII è netta: Sony ha sostituito il precedente sensore telephoto da 1/3,5″ e 12 MP con un sensore decisamente più grande da 1/1,56″ e 48 MP. Si abbandona lo zoom ottico continuo delle generazioni precedenti, ma la resa fotografica nella zona di focale tra 50 e 100mm migliora nettamente: meno rumore nelle foto notturne e un bokeh più naturale.

AI Camera Assistant: troppo invadente


Il tallone d’Achille è la nuova funzione AI Camera Assistant: analizza il soggetto e propone regolazioni in tempo reale su contrasto, saturazione e sfocatura. L’idea è buona sulla carta, ma i principali media internazionali la descrivono come “qualcosa che si disabilita subito“, per due motivi principali:

  • Le correzioni proposte dall’AI tendono a essere eccessive e innaturali rispetto al risultato grezzo del sensore.
  • I popup frequenti rallentano l’interfaccia e fanno perdere il momento decisivo per scattare.


Hardware stellare, software da perfezionare


L’Xperia 1 VIII si trova in una situazione paradossale: hardware fotografico tra i migliori del mercato, ma con una funzione AI che ne offusca l’esperienza d’uso. Sony dovrà intervenire con aggiornamenti software per ottimizzare l’AI Camera Assistant. Il potenziale c’è tutto — l’importante è non lasciarlo inespresso.

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Google e MediaTek insieme per il chip AI Triggerfish: in arrivo il TPU per l’era degli agenti


Google sta progettando un chip AI di nuova generazione in collaborazione con MediaTek. Il progetto, che rientra nella roadmap del TPU di nona generazione (TPUv9), prende il nome in codice di "Triggerfish" ed è pensato specificamente per l'era dell'Agentic AI: sistemi in grado di pianificare, ragionare e agire in autonomia. Un chip che unisce apprendimento e inferenza La novità principale di Triggerfish è l'integrazione in un unico package di due funzioni finora separate: l'addestramento […]
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Google sta progettando un chip AI di nuova generazione in collaborazione con MediaTek. Il progetto, che rientra nella roadmap del TPU di nona generazione (TPUv9), prende il nome in codice di “Triggerfish” ed è pensato specificamente per l’era dell’Agentic AI: sistemi in grado di pianificare, ragionare e agire in autonomia.

Un chip che unisce apprendimento e inferenza


La novità principale di Triggerfish è l’integrazione in un unico package di due funzioni finora separate: l’addestramento dei modelli AI e l’inferenza in tempo reale. Negli attuali data center queste attività vengono svolte su hardware differente; con i sistemi agentici — che devono rispondere rapidamente adattandosi al contesto — questo approccio diventa inefficiente. La soluzione di Google mira a eliminare questo passaggio, accelerando la risposta dei sistemi AI.

Il ruolo di MediaTek e la tecnologia Intel EMIB


MediaTek progetterà un tile CPU dedicato integrato nello stesso package, con il compito di bilanciare i carichi di lavoro. Sono previsti anche una cache SRAM enormemente ampliata (2–3 volte quella attuale) e memorie HBM4E ad altissima velocità. Un chip derivato denominato “Humufish” sfrutterà invece la tecnologia di packaging EMIB di Intel, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da TSMC e diversificare la catena di fornitura.

Quando arriverà?


La produzione in serie di Triggerfish è attesa per la seconda metà del 2027, con un lancio commerciale non prima del 2028. Un progetto di lungo respiro che potrebbe ridisegnare l’infrastruttura AI di Google — e indirettamente influenzare Gemini e tutti i servizi Android basati su intelligenza artificiale.

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Redmi Note 17: batteria fino a 10.000 mAh e fotocamera da 200 MP. I leak svelano le specifiche


Il Redmi Note 17 si avvicina e le indiscrezioni che circolano in queste ore delineano una serie che potrebbe riscrivere i parametri della fascia media. Secondo i leak, almeno uno dei modelli della famiglia monterebbe una batteria da 10.000 mAh e una fotocamera principale da 200 megapixel: numeri quasi da top di gamma a un prezzo decisamente più contenuto. Due modelli con specifiche diverse Versione base/Pro: Snapdragon 6 Gen 5, batteria da 9.000 mAh, display OLED flat 1.5K, resistenza […]
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Il Redmi Note 17 si avvicina e le indiscrezioni che circolano in queste ore delineano una serie che potrebbe riscrivere i parametri della fascia media. Secondo i leak, almeno uno dei modelli della famiglia monterebbe una batteria da 10.000 mAh e una fotocamera principale da 200 megapixel: numeri quasi da top di gamma a un prezzo decisamente più contenuto.

Due modelli con specifiche diverse


  • Versione base/Pro: Snapdragon 6 Gen 5, batteria da 9.000 mAh, display OLED flat 1.5K, resistenza all’acqua, fotocamera da 50 MP
  • Versione Pro Max: MediaTek Dimensity 7500, batteria da 10.000 mAh, display 1.5K, impermeabilità, sensore principale da 200 MP


200 megapixel nella fascia media: ha senso?


Xiaomi (brand proprietario di Redmi) ha già dimostrato con i modelli Note 15 Pro che i sensori da 200 MP possono portare un reale vantaggio in termini di dettaglio, specialmente in buone condizioni di luce. Il vero banco di prova sarà la qualità dell’elaborazione software, che fa spesso la differenza tra un sensore sulla carta eccellente e uno che delude nella pratica.

Quando arriva?


Il lancio è previsto a partire da luglio 2026 per il modello base, con le varianti Pro che potrebbero slittare tra luglio e agosto. Al momento non è confermata la disponibilità in Italia, ma Redmi ha espanso la propria presenza in Europa in modo costante negli ultimi anni.

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Sony LYTIA 610: il sensore da 64 MP che porta il 4K/120fps nelle fotocamere telephoto


Sony Semiconductor Solutions ha annunciato il sensore LYTIA 610, un nuovo componente da 64 megapixel progettato specificamente per le fotocamere telephoto degli smartphone. La novità principale è una struttura pixel inedita — chiamata RB2x2 OCL — che promette autofocus più preciso, risoluzione più alta e video 4K a 120fps per la prima volta in questa classe di sensori. Le spedizioni ai produttori sono già iniziate. La tecnologia RB2x2 OCL spiegata La struttura tradizionale Quad […]
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Sony Semiconductor Solutions ha annunciato il sensore LYTIA 610, un nuovo componente da 64 megapixel progettato specificamente per le fotocamere telephoto degli smartphone. La novità principale è una struttura pixel inedita — chiamata RB2x2 OCL — che promette autofocus più preciso, risoluzione più alta e video 4K a 120fps per la prima volta in questa classe di sensori. Le spedizioni ai produttori sono già iniziate.

La tecnologia RB2x2 OCL spiegata


La struttura tradizionale Quad Bayer usa un singolo microlente per ogni pixel. Sony ha modificato il design per i pixel rossi e blu, assegnando un solo microlente a gruppi di 2×2 pixel. Questo moltiplica i punti di messa a fuoco disponibili per il phase detection AF, migliorando velocità e precisione in situazioni difficili. Il risultato è una risoluzione spaziale superiore del 20% rispetto a un sensore tradizionale dello stesso formato.

Video 4K a 120fps: una prima assoluta per questa categoria


Grazie alla velocità di lettura raddoppiata — resa possibile da nuovi circuiti logici e convertitori A/D in parallelo — il LYTIA 610 supporta la registrazione video 4K a 120fps, un primo assoluto per Sony in questa fascia di sensori. Supportato anche il formato 4K/60fps DAG-HDR per scene ad alto contrasto.

Meno differenza tra camera principale e telephoto


Il problema storico dei multiobiettivo negli smartphone è la differenza di qualità tra il sensore principale e quelli secondari. Il LYTIA 610 nasce per colmare questo divario. Alcune voci indicano il prossimo Vivo X500 Pro come uno dei primi dispositivi a montarlo, ma Sony non ha ancora confermato partnership specifiche.

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Galaxy Z Flip 8: USA con Snapdragon 8 Elite Gen 5, Europa rischia l’Exynos


Il Galaxy Z Flip 8 si avvicina, e dai documenti FCC emerge una conferma importante: la versione destinata al mercato americano monterà il nuovissimo Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm. Una scelta che sembrava tutt'altro che scontata, visto che nelle ultime generazioni Samsung aveva puntato più sull'Exynos per i mercati europei. Doppia versione: Snapdragon in USA, Exynos altrove? Stando ai leaker più accreditati, Samsung potrebbe proseguire con la strategia del doppio chip: Snapdragon 8 […]
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Il Galaxy Z Flip 8 si avvicina, e dai documenti FCC emerge una conferma importante: la versione destinata al mercato americano monterà il nuovissimo Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm. Una scelta che sembrava tutt’altro che scontata, visto che nelle ultime generazioni Samsung aveva puntato più sull’Exynos per i mercati europei.

Doppia versione: Snapdragon in USA, Exynos altrove?


Stando ai leaker più accreditati, Samsung potrebbe proseguire con la strategia del doppio chip: Snapdragon 8 Elite Gen 5 per USA e Cina, Exynos 2600 per Europa e Corea del Sud. Una scelta dettata principalmente dai costi: il chip interno permette a Samsung di risparmiare sulla produzione, fattore non trascurabile in un periodo in cui i prezzi di memoria e storage continuano a salire.

Per gli utenti europei la domanda è sempre la stessa: ci sarà differenza percepibile? Storicamente lo Snapdragon ha goduto di migliore reputazione in termini di gaming e consumi, ma Samsung ha lavorato molto sull’Exynos 2600 e il gap dovrebbe essersi ridotto rispetto alle generazioni precedenti.

Presentazione a luglio


Il Galaxy Z Flip 8 sarà presentato insieme al Galaxy Z Fold 8 al prossimo Galaxy Unpacked di fine luglio. Se siete fan del form factor a conchiglia, questo è il momento di tenere gli occhi aperti.

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Nothing Phone (4b): costerà meno del Phone (4a). Le stime di prezzo per il mercato europeo


A pochi giorni dall'annuncio ufficiale (7 luglio), emergono nuove indiscrezioni sul prezzo del Nothing Phone (4b). Secondo un leaker, il dispositivo sarà lanciato in India a 3.000–5.000 rupie in meno rispetto al Nothing Phone (4a), che parte attualmente da 37.999 rupie indiane. Il prezzo indicativo sarebbe tra le 33.000 e le 35.000 rupie (circa 360–380 euro al cambio attuale). Perché nasce la serie B? La mossa non è casuale. Nothing ha annunciato di non voler lanciare nuovi modelli […]
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A pochi giorni dall’annuncio ufficiale (7 luglio), emergono nuove indiscrezioni sul prezzo del Nothing Phone (4b). Secondo un leaker, il dispositivo sarà lanciato in India a 3.000–5.000 rupie in meno rispetto al Nothing Phone (4a), che parte attualmente da 37.999 rupie indiane. Il prezzo indicativo sarebbe tra le 33.000 e le 35.000 rupie (circa 360–380 euro al cambio attuale).

Perché nasce la serie B?


La mossa non è casuale. Nothing ha annunciato di non voler lanciare nuovi modelli CMF nel 2026 a causa del costo crescente di RAM e storage, che avrebbe reso impossibile offrire un rapporto qualità-prezzo decente. In questo contesto nasce la serie B, pensata per colmare il vuoto sotto ai modelli “A”, con il Phone (4b) come primo rappresentante. Il dispositivo monterà lo Snapdragon 6 Gen 4 con 8 GB di RAM.

Quanto costerà in Italia?


Il prezzo europeo non è ancora confermato. Se Nothing manterrà le stesse proporzioni dei mercati asiatici, il Phone (4b) potrebbe arrivare in Italia nella fascia 299–349 euro, contro i circa 399 euro del Phone (4a). Un posizionamento interessante per chi vuole l’esperienza Nothing senza spendere troppo. Tutto sarà chiarito il 7 luglio.

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ColorOS 16.0.8: OPPO aggiorna il sistema con widget sportivi, audio condiviso e più sicurezza


OPPO ha iniziato a distribuire il pacchetto di aggiornamento ColorOS 16.0.8 per alcuni modelli compatibili. Il roll-out parte dall'India e si espanderà progressivamente ad altri mercati. L'update porta novità pratiche per l'uso quotidiano, insieme a miglioramenti su sicurezza e privacy. Widget sportivi sulla schermata home La novità più visibile è il nuovo widget sportivo: dalla schermata home o dalla "Shelf" di ColorOS è possibile seguire partite di calcio in tempo reale, con […]
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OPPO ha iniziato a distribuire il pacchetto di aggiornamento ColorOS 16.0.8 per alcuni modelli compatibili. Il roll-out parte dall’India e si espanderà progressivamente ad altri mercati. L’update porta novità pratiche per l’uso quotidiano, insieme a miglioramenti su sicurezza e privacy.

Widget sportivi sulla schermata home


La novità più visibile è il nuovo widget sportivo: dalla schermata home o dalla “Shelf” di ColorOS è possibile seguire partite di calcio in tempo reale, con punteggi e calendari accessibili senza aprire app dedicate. Il sistema integra anche suggerimenti AI (“AI Suggest”) che mostrano automaticamente informazioni correlate prima del calcio d’inizio.

Audio Sharing: due cuffie in contemporanea


Arriva la funzione Audio Sharing, che permette di trasmettere l’audio via Bluetooth a due coppie di auricolari contemporaneamente. Comoda per guardare un film insieme o condividere una playlist in viaggio senza ricorrere agli altoparlanti.

Sicurezza e altre migliorie


Sul fronte sicurezza, ColorOS avviserà immediatamente se un’app da fonti non ufficiali richiede permessi di accessibilità, con revoca in un tap. L’app meteo aggiunge le fasi lunari, la modalità outdoor permette di fissare fino a quattro app preferite, e gli screenshot in-game possono essere salvati in risoluzione 2K. Un aggiornamento senza stravolgimenti ma ricco di ottimizzazioni concrete.

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OPPO Find N7 Wide: il pieghevole più largo con nuovo cerniera e addio alla piega visibile


OPPO sarebbe al lavoro su un pieghevole inedito: il Find N7 Wide, che come suggerisce il nome punta su un formato più largo rispetto ai precedenti modelli della serie. Secondo le prime indiscrezioni, il dispositivo introdurrà anche un nuovo meccanismo a cerniera pensato per ridurre drasticamente la piega centrale del display — da sempre il tallone d'Achille dei foldable. Design: più larghezza, meno piega Il Find N7 Wide avrebbe un display esterno da circa 5,5 pollici e uno interno da […]
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OPPO sarebbe al lavoro su un pieghevole inedito: il Find N7 Wide, che come suggerisce il nome punta su un formato più largo rispetto ai precedenti modelli della serie. Secondo le prime indiscrezioni, il dispositivo introdurrà anche un nuovo meccanismo a cerniera pensato per ridurre drasticamente la piega centrale del display — da sempre il tallone d’Achille dei foldable.

Design: più larghezza, meno piega


Il Find N7 Wide avrebbe un display esterno da circa 5,5 pollici e uno interno da 7,6 pollici, con un rapporto d’aspetto più orizzontale rispetto ai tipici book-style foldable. Questa scelta ricorda il design dei vecchi Find N e si avvicina ai recenti trend del mercato, con Apple e Samsung che — secondo i rumor — esplorano direzioni simili per i loro prossimi pieghevoli. Anche il modulo fotocamere cambierebbe: si passerebbe dal grande cerchio circolare dei modelli attuali a una disposizione in linea orizzontale.

Lancio previsto nel primo trimestre 2027


Il Find N7 Wide dovrebbe debuttare insieme al Find N7 standard nel primo trimestre 2027. In un mercato dei pieghevoli sempre più competitivo — con Samsung, Honor, Huawei e presto Apple — OPPO punta a differenziarsi sul fronte della qualità costruttiva (il Find N3 era già considerato un benchmark per la resistenza della cerniera) e sull’esperienza d’uso grazie al display più ampio e alla piega meno visibile. Tutti i dettagli tecnici, dalla scheda processore alle fotocamere, restano ancora da confermare.

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Dimensity 9600 Pro costerà di più: il passaggio a 2nm alzerà i prezzi degli smartphone Android


I prossimi flagship Android potrebbero costare ancora di più. Secondo fonti del settore riprese dalla stampa taiwanese, MediaTek sta pianificando un aumento strutturale dei prezzi per la linea Dimensity 9600, il suo prossimo SoC di fascia alta. L'adozione del processo produttivo a 2nm di TSMC e la crescente domanda di chip ottimizzati per l'AI sono i principali motori di questa tendenza. I numeri: quanto costerà Dimensity 9600 Pro? L'attuale Dimensity 9500 viene venduto ai produttori a […]
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I prossimi flagship Android potrebbero costare ancora di più. Secondo fonti del settore riprese dalla stampa taiwanese, MediaTek sta pianificando un aumento strutturale dei prezzi per la linea Dimensity 9600, il suo prossimo SoC di fascia alta. L’adozione del processo produttivo a 2nm di TSMC e la crescente domanda di chip ottimizzati per l’AI sono i principali motori di questa tendenza.

I numeri: quanto costerà Dimensity 9600 Pro?


L’attuale Dimensity 9500 viene venduto ai produttori a circa 180-200 dollari per chip. Con il passaggio a 2nm (processo N2P di TSMC per il Pro e N2 per il modello base), il prezzo potrebbe salire a oltre 216 dollari per il Dimensity 9600 Pro — che al cambio attuale corrisponde a circa 200 euro. Per confronto, lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro potrebbe superare i 300 dollari, mantenendo comunque il tradizionale vantaggio di prezzo di MediaTek.

Architettura avanzata


Sul piano tecnico, il Dimensity 9600 Pro dovrebbe montare core ARM di nuova generazione C2-Ultra (fino a ~5 GHz), con supporto alla memoria LPDDR6 (contro LPDDR5X del modello base) e piena compatibilità con UFS 5.0. Un profilo prestazionale da vero flagship che giustifica il premium di prezzo. L’impatto finale sugli smartphone dipenderà da quanto i produttori assorbiranno i costi o li trasferiranno ai consumatori.

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Galaxy S27 Pro con display anti-spiata integrato? Samsung testa la privacy hardware


Samsung potrebbe introdurre una funzione inedita nel Galaxy S27 Pro: un display con protezione hardware anti-spiata, capace di restringere l'angolo di visione dello schermo per impedire a chi si trova di fianco di leggere i contenuti. L'indiscrezione proviene dal leaker Digital Chat Station e aggiunge un elemento di distinzione interessante a un modello di cui si sa ancora poco. Non solo software: la privacy diventa hardware La maggior parte degli smartphone limita la visibilità dei […]
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Samsung potrebbe introdurre una funzione inedita nel Galaxy S27 Pro: un display con protezione hardware anti-spiata, capace di restringere l’angolo di visione dello schermo per impedire a chi si trova di fianco di leggere i contenuti. L’indiscrezione proviene dal leaker Digital Chat Station e aggiunge un elemento di distinzione interessante a un modello di cui si sa ancora poco.

Non solo software: la privacy diventa hardware


La maggior parte degli smartphone limita la visibilità dei contenuti tramite soluzioni software (notifiche nascoste, oscuramento schermo automatico). Il Galaxy S27 Pro starebbe invece testando una tecnologia a livello di pannello che riduce fisicamente l’angolo di visione laterale — simile alle pellicole privacy, ma integrata direttamente nel display. Con un display da circa 6,47 pollici, il Pro si posiziona come un modello “Ultra lite”: funzionalità da top di gamma in un formato più maneggevole.

Ancora in fase di test


Vale la pena ricordare che si tratta di una funzione in sperimentazione, non confermata per il prodotto finale. Le tecnologie di limitazione dell’angolo visivo possono influire sulla luminosità e la resa cromatica del pannello, e Samsung dovrà trovare un equilibrio tra privacy e qualità dell’immagine. Se dovesse farcela, il Galaxy S27 Pro potrebbe diventare il primo smartphone mainstream con privacy display nativa — una mossa che potrebbe fare tendenza nell’intero settore.

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Podman 6.0: aggiornamenti strutturali e novità per sviluppatori e sysadmin


Podman è un’applicazione open source per la gestione di container (ambienti isolati che eseguono applicazioni in modo indipendente dal sistema operativo) sviluppata da Red Hat e rappresenta oggi una delle alternative più solide a Docker per chi desidera...

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Nothing Phone (4b) su Geekbench: Snapdragon 6 Gen 4 confermato. Tutto quello che sappiamo


Il Nothing Phone (4b) ha fatto capolino su Geekbench, il famoso database di benchmark, confermando alcune delle specifiche attese. A tre settimane dall'annuncio ufficiale del 7 luglio, sappiamo ora con certezza il chip e la configurazione RAM del nuovo entry-level di Nothing. Specifiche confermate dal benchmark Processore: Qualcomm Snapdragon 6 Gen 4 (core fino a 2,30 GHz)GPU: Adreno 810RAM: 8 GBOS: Android 16Single-core: 1.088 puntiMulti-core: 3.155 puntiOpenCL: 2.896 punti Lo Snapdragon […]
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Il Nothing Phone (4b) ha fatto capolino su Geekbench, il famoso database di benchmark, confermando alcune delle specifiche attese. A tre settimane dall’annuncio ufficiale del 7 luglio, sappiamo ora con certezza il chip e la configurazione RAM del nuovo entry-level di Nothing.

Specifiche confermate dal benchmark


  • Processore: Qualcomm Snapdragon 6 Gen 4 (core fino a 2,30 GHz)
  • GPU: Adreno 810
  • RAM: 8 GB
  • OS: Android 16
  • Single-core: 1.088 punti
  • Multi-core: 3.155 punti
  • OpenCL: 2.896 punti

Lo Snapdragon 6 Gen 4 si colloca tra la fascia entry-level e quella mid-range: non aspettatevi le prestazioni di uno Snapdragon 8, ma per la navigazione, i social e le app quotidiane è più che sufficiente.

Una “serie B” che riempie un vuoto di mercato


Nothing ha deciso di non lanciare nuovi dispositivi CMF nel 2026, e il Phone (4b) nasce per occupare quella fascia di mercato più economica. La serie “B” si posizionerà sotto gli smartphone della serie “A”, puntando su chi vuole entrare nell’ecosistema Nothing spendendo meno. Il prezzo atteso in Europa è nella fascia 300–350 euro. Conferma ufficiale il 7 luglio.

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Nothing Phone 4b: il significato della “b” e il riposizionamento del brand CMF


Nothing ha sorpreso la community con l'annuncio di un nuovo modello chiamato Phone 4b, e il co-fondatore Akis Evangelidis ha spiegato su X cosa significa quella "b": assolutamente nulla. Letteralmente. In linea con la filosofia del brand, la lettera è priva di significato — un "nothing" applicato al nome stesso del prodotto. La gerarchia si fa più chiara Con il Phone 4b, Nothing ridefinisce la sua architettura di prodotto: in cima rimane la serie Phone (flagship), al centro la serie a […]
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Nothing ha sorpreso la community con l’annuncio di un nuovo modello chiamato Phone 4b, e il co-fondatore Akis Evangelidis ha spiegato su X cosa significa quella “b”: assolutamente nulla. Letteralmente. In linea con la filosofia del brand, la lettera è priva di significato — un “nothing” applicato al nome stesso del prodotto.

La gerarchia si fa più chiara


Con il Phone 4b, Nothing ridefinisce la sua architettura di prodotto: in cima rimane la serie Phone (flagship), al centro la serie a (mid-range), seguita dalla nuova serie b (entry-level), con CMF come brand separato alla base. Una struttura più ordinata che aiuta l’utente a orientarsi nell’offerta.

Perché è nato il Phone 4b


Dietro la nascita del Phone 4b c’è una storia concreta: il previsto CMF Phone 2 Pro era in sviluppo avanzato, ma l’aumento dei costi di RAM e storage ha reso impossibile mantenerlo sotto i 250 dollari, soglia identitaria di CMF. Anziché cancellare il progetto, Nothing ha deciso di integrarlo nel brand principale, riposizionandolo come Phone 4b a un prezzo superiore a Phone 4a ma inferiore ai modelli flagship. Un esempio di come la pressione sui costi componentistica stia ridisegnando i portfolio di tutti i produttori Android.

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Sony Xperia 1 VIII: i dati Geekbench rivelano la fuga dai carrier verso il SIM-free


Le prime settimane di vendita di Sony Xperia 1 VIII raccontano una storia interessante: analizzando i risultati di benchmark registrati su Geekbench, emerge che circa il 76% degli acquirenti ha scelto la versione SIM-free del dispositivo, contro appena il 24% che ha optato per le varianti legate ai carrier. Un dato in forte crescita rispetto all'Xperia 1 VII, dove la quota SIM-free si fermava al 59%. Più di 30.000 yen di differenza rispetto al modello operatore Il prezzo gioca un ruolo […]
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Le prime settimane di vendita di Sony Xperia 1 VIII raccontano una storia interessante: analizzando i risultati di benchmark registrati su Geekbench, emerge che circa il 76% degli acquirenti ha scelto la versione SIM-free del dispositivo, contro appena il 24% che ha optato per le varianti legate ai carrier. Un dato in forte crescita rispetto all’Xperia 1 VII, dove la quota SIM-free si fermava al 59%.

Più di 30.000 yen di differenza rispetto al modello operatore


Il prezzo gioca un ruolo importante: in Giappone, la versione SIM-free da 12 GB/256 GB costa 235.400 yen contro i 272.910 yen del modello Docomo — oltre 37.000 yen di differenza (circa 230 euro al cambio attuale). Un divario già presente nella generazione precedente, ma la percentuale di acquirenti che opta per il SIM-free continua a crescere di generazione in generazione.

Un trend che va oltre il prezzo


I dati Geekbench non rappresentano le vendite totali, ma offrono un’indicazione della composizione degli acquirenti early adopter. L’analisi suggerisce che, anche al di là della differenza di prezzo, si sta affermando una mentalità diversa nell’acquisto degli smartphone: separare il contratto telefonico dalla scelta del dispositivo. Un cambio culturale che rispecchia la crescita delle SIM virtuali, degli operatori virtuali low cost e della libertà di cambiare gestore senza vincoli hardware. Tendenza sempre più comune anche in Europa.

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Motorola Edge 70 Max: leaked con Snapdragon 8 Gen 5 e ricarica magnetica Qi2


Sono trapelate le prime immagini render ufficiali del Motorola Edge 70 Max, che si presenta come uno dei mid-range premium più interessanti in arrivo. Il dispositivo combina un design squadrato con frame metallico a un SoC di fascia alta e — sorpresa — il supporto alla ricarica wireless magnetica Qi2, una rarità nel segmento. Design e colorazioni Il render mostra una scocca con bordi piatti e un modulo fotografico squadrato sul retro, disponibile in almeno tre colorazioni: azzurro, […]
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Sono trapelate le prime immagini render ufficiali del Motorola Edge 70 Max, che si presenta come uno dei mid-range premium più interessanti in arrivo. Il dispositivo combina un design squadrato con frame metallico a un SoC di fascia alta e — sorpresa — il supporto alla ricarica wireless magnetica Qi2, una rarità nel segmento.

Design e colorazioni


Il render mostra una scocca con bordi piatti e un modulo fotografico squadrato sul retro, disponibile in almeno tre colorazioni: azzurro, verde e nero. Il form factor ricorda da vicino le tendenze dei flagship attuali, con Motorola che sembra voler alzare il livello estetico della linea Edge. La certificazione MIL-STD-810H garantisce resistenza agli urti e alle variazioni di temperatura.

Snapdragon 8 Gen 5 e fotocamera Sony


Sotto la scocca si cela un Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, il chip di punta della nuova generazione, affiancato da una fotocamera principale da 50 MP con sensore Sony Lytia e stabilizzazione ottica OIS. Non si tratta di un flagship completo, ma di un “quasi-top” pensato per chi vuole prestazioni elevate a un prezzo più accessibile. Restano da scoprire dimensioni del display, capacità batteria e prezzo ufficiale.

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