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Xiaomi Pad 9 in arrivo a ottobre? Leaked batteria da 9.720 mAh e variante globale


I primi dettagli sul Xiaomi Pad 9 stanno emergendo dal codice di HyperOS, e il quadro che ne risulta è promettente: due modelli, una batteria ancora più grande rispetto al predecessore e — secondo le indicazioni dei numeri di serie — una probabile variante globale. La finestra di lancio puntata è quella di ottobre 2026. Due modelli, come Pad 8 Il leaker Kacper Skrzypek ha individuato nel codice di HyperOS due codename distinti: "donghai" per il modello standard e "shuntian" per la […]
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I primi dettagli sul Xiaomi Pad 9 stanno emergendo dal codice di HyperOS, e il quadro che ne risulta è promettente: due modelli, una batteria ancora più grande rispetto al predecessore e — secondo le indicazioni dei numeri di serie — una probabile variante globale. La finestra di lancio puntata è quella di ottobre 2026.

Due modelli, come Pad 8


Il leaker Kacper Skrzypek ha individuato nel codice di HyperOS due codename distinti: “donghai” per il modello standard e “shuntian” per la variante Pro. La struttura ricalca quella di Xiaomi Pad 8, confermando che Xiaomi intende mantenere la doppia proposta anche per la nona generazione del suo tablet ammiraglia.

Batteria più grande e chip aggiornati


Il modello standard dovrebbe montare una batteria da 9.720 mAh, circa 500 mAh in più rispetto ai 9.200 mAh del Pad 8. Sul fronte processore, le indiscrezioni parlano di Snapdragon 8s Gen 4 per il modello base e Snapdragon 8 Gen 5 per il Pro, una combinazione che promette prestazioni da laptop in un form factor tablet.

Variante globale quasi certa


Il numero di modello 26103RP65G, dove la “G” finale indica tradizionalmente la versione internazionale nei prodotti Xiaomi, conferma l’intenzione di portare Pad 9 fuori dalla Cina. Le prime quattro cifre (“2610”) suggeriscono invece il periodo di lancio: ottobre 2026. Per i dettagli su display e ricarica rapida bisognerà attendere le prossime settimane.

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Galaxy Z Fold 8: incredibilmente leggero e con la piega quasi invisibile. Tutte le ultime novità


Si avvicina il momento di conoscere ufficialmente il Galaxy Z Fold 8 di Samsung, e i leak che circolano in queste ore dipingono un dispositivo che potrebbe finalmente risolvere i due difetti storici dei pieghevoli: il peso eccessivo e la fastidiosa piega al centro del display. Leggerezza da record Le prime impressioni di chi ha avuto modo di toccare con mano i prototipi parlano di una leggerezza sorprendente. Il peso dovrebbe attestarsi intorno ai 201 grammi, contro i circa 215 grammi del […]
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Si avvicina il momento di conoscere ufficialmente il Galaxy Z Fold 8 di Samsung, e i leak che circolano in queste ore dipingono un dispositivo che potrebbe finalmente risolvere i due difetti storici dei pieghevoli: il peso eccessivo e la fastidiosa piega al centro del display.

Leggerezza da record


Le prime impressioni di chi ha avuto modo di toccare con mano i prototipi parlano di una leggerezza sorprendente. Il peso dovrebbe attestarsi intorno ai 201 grammi, contro i circa 215 grammi del modello precedente. Un miglioramento numerico non enorme, ma chi lo ha tenuto in mano afferma che la percezione reale è ancora più positiva grazie al nuovo bilanciamento della scocca ridisegnata in orizzontale.

Piega sempre meno visibile


Il secondo punto dolente dei pieghevoli è la classica “cerniera” visibile sul display interno. Secondo le indiscrezioni, il Galaxy Z Fold 8 adotterebbe un vetro ultra-sottile (UTG) più spesso, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente l’avvallamento nella zona di piega. Chi lo ha provato parla di un’esperienza visiva molto più simile a quella di uno smartphone tradizionale. Questa tecnologia potrebbe derivare dagli investimenti Samsung nella produzione di display per future versioni pieghevoli di iPhone, con gli standard qualitativi di Apple che beneficiano anche i clienti Samsung.

Presentazione attesa per fine luglio


Il Galaxy Z Fold 8 dovrebbe essere annunciato ufficialmente al prossimo evento Galaxy Unpacked, previsto intorno al 22 luglio a Londra. Per chi aspettava il momento giusto per passare a un pieghevole, questa estate potrebbe essere finalmente quella buona.

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Kit AiTM contro AWS: Datadog svela una campagna di phishing che bypassa l’MFA in tempo reale


Tra il 16 e il 19 giugno 2026, una campagna di phishing mirato ha preso di mira le credenziali della console AWS usando tecniche adversary-in-the-middle per intercettare MFA via email, SMS e TOTP in tempo reale. Datadog Security Research ha analizzato il kit, pubblicando IoC, codice sorgente e guida al rilevamento.
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Tra il 16 e il 19 giugno 2026, i ricercatori di Datadog Security Research hanno osservato una campagna di phishing altamente sofisticata contro la console AWS. Non si tratta del classico furto di credenziali: il kit implementa tecniche adversary-in-the-middle (AiTM) che permettono di catturare i codici MFA in tempo reale, bypassando email, SMS e app di autenticazione TOTP. Un’analisi tecnica dettagliata pubblicata il 24 giugno svela l’architettura del kit, gli IoC e le tecniche di delivery utilizzate.

La campagna: tre domini in 48 ore


La campagna si è concretizzata con la registrazione di tre domini in una finestra di soli due giorni, tutti attraverso il registrar NICENIC INTERNATIONAL GROUP CO., LIMITED e ospitati su infrastruttura Cloudflare. I domini impersonavano con fedeltà la pagina di login della console AWS:

  • us-west-login[.]com (registrato il 18 giugno 2026) — con sottodomini aws.us-west-login[.]com e aws-central.us-west-login[.]com
  • us-east-prod[.]com (registrato il 17 giugno 2026) — con sottodominio aws.us-east-prod[.]com
  • loginportal-aws[.]com (registrato il 16 giugno 2026)

In parallelo, sono stati identificati altri tre domini che impersonavano SendGrid, registrati nello stesso arco temporale attraverso lo stesso registrar. La doppia infrastruttura — AWS e SendGrid — suggerisce che gli attaccanti abbiano progettato un sistema integrato: SendGrid per la consegna delle email di phishing, i cloni AWS per la raccolta delle credenziali.

Come funziona il kit: AiTM in tempo reale


La caratteristica più pericolosa di questo kit non è la clonazione della pagina login, ma la capacità di intercettare e ritrasmettere il secondo fattore di autenticazione in tempo reale. Il flusso si articola in più fasi:

1. Validazione del target prima del rendering: quando la vittima accede alla pagina di phishing, il kit legge il parametro URL input_24 contenente un blob base64 cifrato. Il server decodifica l’indirizzo email della vittima e lo imposta come cookie. Solo se l’email è valida e registrata come target, la pagina viene effettivamente renderizzata — una misura anti-sandbox che rende inutile l’analisi automatica senza una email vittima valida.

// Logica di validazione dell'indirizzo vittima
let e = new URLSearchParams(window.location.search).get(`input_24`);
(e ? fetch(`/api/check`, {
  method: `POST`,
  body: JSON.stringify({ encrypted: e }),
  credentials: `include`
}) : Promise.resolve({ ok: !1 }))
.then(e => e.ok ? e.json() : null)
.then(() => fetch(`/api/me`, { credentials: `include` }))
.then(e => e.json())
.then(e => t(e.email || null))

2. Furto delle credenziali primarie: la pagina clonata raccoglie username e password tramite i form di login AWS (sia account root che IAM) e li invia a /api/login. Il server, agendo come proxy verso la vera console AWS, ottiene in risposta quale tipo di MFA è configurato sull’account.

3. Intercettazione dell’MFA in real-time: il kit presenta alla vittima la challenge MFA corrispondente al secondo fattore configurato — /email, /sms, o /gauth per le app TOTP. Il codice inserito viene intercettato e ritrasmesso immediatamente al server AWS legittimo, completando l’autenticazione prima che il codice scada.

Delivery: phishing mirato via SendGrid e Nimbu


Il 19 giugno 2026 è apparso su VirusTotal un batch file che funge da artefatto di validazione dell’infrastruttura. Il file contiene la struttura di un’email di phishing che impersona il supporto AWS, citando un ticket di supporto fasullo su presunto throttling della banda. La consegna avviene tramite piattaforme email legittime come SendGrid e Nimbu, scelta tattica che permette di passare i controlli SPF/DKIM/DMARC e bypassare i filtri antispam aziendali.

L’uso del parametro input_24 per la validazione dell’email suggerisce inoltre che si tratti di una campagna di spear phishing mirato piuttosto che mass phishing: ogni link contiene l’email cifrata della specifica vittima, rendendo impossibile l’accesso alla pagina di phishing senza il link personalizzato.

TTPs e mapping MITRE ATT&CK


  • T1566.002 — Spearphishing Link: link personalizzati con email cifrata per targeting preciso
  • T1111 — MFA Interception: cattura in real-time di email OTP, SMS e codici TOTP
  • T1056.001 — Keylogging: raccolta di username, password e codici di verifica prima del forwarding
  • T1583.001 — Acquire Infrastructure: Domains: tre domini registrati nello stesso arco di 48 ore
  • T1133 — External Remote Services: targeting dell’accesso alla console AWS


Indicatori di compromissione (IoC)

# Domini AWS phishing
us-west-login[.]com
aws.us-west-login[.]com
aws-central.us-west-login[.]com
us-east-prod[.]com
aws.us-east-prod[.]com
loginportal-aws[.]com

# Registrar comune
NICENIC INTERNATIONAL GROUP CO., LIMITED

# Infrastruttura di hosting
Cloudflare (tutti i domini)

# Endpoint API del kit
/api/check   - validazione email vittima
/api/me      - recupero email da cookie
/api/login   - furto credenziali e identificazione MFA
/email       - challenge MFA via email
/sms         - challenge MFA via SMS
/gauth       - challenge MFA via TOTP

# Parametro URL di targeting
input_24 (blob base64 cifrato contenente email vittima)

Come rilevare l’attacco


Datadog consiglia le seguenti azioni di hunting per chi sospetti di essere stato targetizzato:

  • DNS hunting: verificare la presenza nei log DNS di query verso i domini elencati negli IoC, inclusi i sottodomini
  • CloudTrail monitoring: controllare eventi ConsoleLogin da IP inusuali o da località geografiche anomale, soprattutto a ridosso delle date di campagna (16-19 giugno 2026)
  • Email gateway review: cercare email provenienti da SendGrid o Nimbu che contengano link con il parametro input_24 nell’URL
  • Credential review: se si sospetta compromissione, revocare immediatamente le sessioni AWS attive, ruotare le credenziali e abilitare notifiche di accesso non familiare

La sofisticazione di questo kit — targeting selettivo, bypass MFA in real-time, uso di infrastrutture email legittime — lo colloca in una categoria diversa rispetto al phishing di massa. Le organizzazioni che utilizzano AWS in ambienti enterprise dovrebbero trattare questa campagna come un rischio attivo, non come una minaccia teorica.

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Red Magic Gaming Tablet 5 Pro ufficiale il 30 giugno: OLED 185 Hz, scocca trasparente e Snapdragon 8 Elite


Red Magic ha svelato il design del suo prossimo tablet da gaming, il Gaming Tablet 5 Pro, che sarà annunciato ufficialmente il 30 giugno. Il dispositivo porta con sé un display OLED da 9 pollici con refresh rate a 185 Hz, una scocca parzialmente trasparente con illuminazione RGB e un SoC Snapdragon 8 Elite Gen 5: un pacchetto pensato esplicitamente per il gaming mobile intensivo. Design: trasparenza e RGB La scocca posteriore è il primo elemento che cattura l'occhio: una sezione […]
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Red Magic ha svelato il design del suo prossimo tablet da gaming, il Gaming Tablet 5 Pro, che sarà annunciato ufficialmente il 30 giugno. Il dispositivo porta con sé un display OLED da 9 pollici con refresh rate a 185 Hz, una scocca parzialmente trasparente con illuminazione RGB e un SoC Snapdragon 8 Elite Gen 5: un pacchetto pensato esplicitamente per il gaming mobile intensivo.

Design: trasparenza e RGB


La scocca posteriore è il primo elemento che cattura l’occhio: una sezione trasparente lascia intravedere il sistema di raffreddamento interno, mentre le luci RGB si sincronizzano con l’attività del dispositivo durante il gaming. Disponibile in nero e argento, il tablet monta anche un tasto hardware dedicato rosso sul frame laterale, ispirato ai controller di gioco. Il display frontale è privo di notch con bordi ultra-sottili per massimizzare l’immersione.

Specifiche tecniche di fascia alta


  • Display OLED 9″ — 2400×1504 px — 185 Hz
  • Snapdragon 8 Elite Gen 5
  • Fino a 24 GB di RAM e 1 TB di storage
  • Batteria da 8.300 mAh con ricarica rapida
  • Sistema di raffreddamento liquido attivo

Con queste specifiche, il Red Magic Gaming Tablet 5 Pro punta a diventare il riferimento assoluto per il gaming su Android nel segmento tablet, sfidando direttamente i concorrenti ROG di Asus.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Nothing Phone (4b): svelato il design in tre colorazioni. L’annuncio è il 7 luglio


Mancano pochi giorni all'annuncio ufficiale del Nothing Phone (4b), previsto per il 7 luglio, e le prime immagini del dispositivo sono già trapelate online. I render mostrano tre colorazioni — bianco, blu e nero — e confermano le aspettative su un design che fonde gli elementi dei modelli Phone (4a) e Phone (4a) Pro. Glyph Interface confermata Come da tradizione Nothing, anche il Phone (4b) porta sul retro il sistema di luci Glyph Interface, capace di notificare chiamate, messaggi e […]
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Mancano pochi giorni all’annuncio ufficiale del Nothing Phone (4b), previsto per il 7 luglio, e le prime immagini del dispositivo sono già trapelate online. I render mostrano tre colorazioni — bianco, blu e nero — e confermano le aspettative su un design che fonde gli elementi dei modelli Phone (4a) e Phone (4a) Pro.

Glyph Interface confermata


Come da tradizione Nothing, anche il Phone (4b) porta sul retro il sistema di luci Glyph Interface, capace di notificare chiamate, messaggi e promemoria tramite pattern luminosi personalizzabili. Il pannello posteriore mostra una zona superiore con finitura trasparente intorno alle fotocamere — un richiamo diretto al Phone (4a) Pro — mentre la parte inferiore è più pulita e sobria.

Snapdragon 6 Gen 4 e Android 16 a bordo


Dal punto di vista tecnico, il Nothing Phone (4b) monterà lo Snapdragon 6 Gen 4 di Qualcomm con 8 GB di RAM e Android 16. Geekbench segna 1088 in single-core e 3155 in multi-core: numeri da fascia media-bassa, adeguati per un uso quotidiano fluente.

Prezzo atteso inferiore al Phone (4a)


Le indiscrezioni indicano un prezzo leggermente inferiore al Nothing Phone (4a), disponibile in Italia intorno ai 400 euro. Il Phone (4b) potrebbe puntare alla fascia 300-370 euro, rendendosi competitivo in un segmento di mercato molto affollato. La conferma ufficiale arriverà il 7 luglio.

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Xiaomi 14 e 14 Pro: in arrivo il servizio di upgrade batteria. Ecco come funziona


Xiaomi si prepara ad ampliare il proprio servizio di sostituzione con batteria potenziata anche ai modelli Xiaomi 14 e Xiaomi 14 Pro. In Cina, l'azienda offre già la possibilità di sostituire la batteria originale con una di capacità superiore — non una semplice sostituzione paritetica, ma un vero e proprio upgrade energetico. Come funziona il servizio Il programma permette di portare il proprio Xiaomi in un centro assistenza ufficiale e ricevere una batteria di maggiore capacità. Per […]
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Xiaomi si prepara ad ampliare il proprio servizio di sostituzione con batteria potenziata anche ai modelli Xiaomi 14 e Xiaomi 14 Pro. In Cina, l’azienda offre già la possibilità di sostituire la batteria originale con una di capacità superiore — non una semplice sostituzione paritetica, ma un vero e proprio upgrade energetico.

Come funziona il servizio


Il programma permette di portare il proprio Xiaomi in un centro assistenza ufficiale e ricevere una batteria di maggiore capacità. Per i modelli già supportati i miglioramenti sono significativi:

  • Xiaomi 13: da 4.500 mAh a 4.850 mAh
  • Xiaomi 13 Pro: da 4.820 mAh a 5.361 mAh
  • Xiaomi 13 Ultra: da 5.000 mAh a 5.500 mAh

Gli Xiaomi 14 e 14 Pro dovrebbero essere aggiunti alla lista entro il quarto trimestre 2026, anche se i dettagli su capacità e prezzi del servizio non sono ancora stati comunicati ufficialmente.

Disponibile solo in Cina, per ora


Al momento il servizio è limitato al mercato cinese. Non è chiaro se arriverà in Europa, ma l’idea è interessante: la batteria degradata è spesso il motivo principale per cui ci si rassegna a comprare un nuovo smartphone. Poter fare un upgrade a maggiore capacità invece di cambiare il telefono sarebbe una soluzione pratica e sostenibile.

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Android 17 porta LHDCv5 sui Pixel: audio wireless di qualità superiore (ma devi attivarlo)


Tra le novità di Android 17 per i Google Pixel si nasconde un upgrade audio che pochi hanno notato: il supporto nativo al codec LHDCv5. Si tratta di uno dei codec Bluetooth ad alta risoluzione più avanzati disponibili, capace di trasmettere audio a bitrate superiori rispetto agli standard SBC e AAC. Il problema? Per usarlo bisogna attivarlo manualmente dalle opzioni sviluppatore. Cos'è LHDCv5 e perché conta I Pixel supportano già LDAC, il codec Sony per l'audio lossless wireless. […]
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Tra le novità di Android 17 per i Google Pixel si nasconde un upgrade audio che pochi hanno notato: il supporto nativo al codec LHDCv5. Si tratta di uno dei codec Bluetooth ad alta risoluzione più avanzati disponibili, capace di trasmettere audio a bitrate superiori rispetto agli standard SBC e AAC. Il problema? Per usarlo bisogna attivarlo manualmente dalle opzioni sviluppatore.

Cos’è LHDCv5 e perché conta


I Pixel supportano già LDAC, il codec Sony per l’audio lossless wireless. LHDCv5, sviluppato da Savitech, aggiunge un’ulteriore opzione ad alta fedeltà pensata per cuffie e auricolari compatibili. Il vantaggio concreto è una maggiore gamma di dispositivi in grado di sfruttare la qualità audio avanzata, riducendo i casi in cui lo smartphone è costretto a tornare ad AAC o SBC per mancanza di compatibilità.

Come attivarlo


Google non ha pubblicizzato questa funzione, che resta semi-nascosta nelle opzioni sviluppatore. Per attivarla: tocca 7 volte il numero build in Impostazioni → Info sul telefono, poi vai in Sistema → Opzioni sviluppatore → Codec audio Bluetooth e seleziona LHDCv5. L’opzione appare solo se è collegato un auricolare compatibile. Non è un cambiamento rivoluzionario, ma per chi ascolta musica con cuffie di qualità è un gradito aggiornamento che arriverà silenziosamente con Android 17.

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Pixel potrebbe ricordare tutto ciò che ascolti: in sviluppo la funzione Audio Memory


Google sta sviluppando una nuova funzione AI per i Pixel chiamata Audio Memory: un sistema capace di registrare e organizzare automaticamente tutto ciò che il telefono sente durante la giornata, dalle conversazioni alle canzoni. La scoperta arriva dall'analisi dei file di sistema dell'app Android System Intelligence, e rivela un'integrazione profonda con le capacità AI di Gemini. Un diario audio automatico Secondo le stringhe trovate nel codice, Audio Memory promette di "registrare ciò […]
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Google sta sviluppando una nuova funzione AI per i Pixel chiamata Audio Memory: un sistema capace di registrare e organizzare automaticamente tutto ciò che il telefono sente durante la giornata, dalle conversazioni alle canzoni. La scoperta arriva dall’analisi dei file di sistema dell’app Android System Intelligence, e rivela un’integrazione profonda con le capacità AI di Gemini.

Un diario audio automatico


Secondo le stringhe trovate nel codice, Audio Memory promette di “registrare ciò che hai ascoltato durante la giornata, dalla musica alle conversazioni importanti”. In pratica, il Pixel si trasformerebbe in un assistente AI sempre attivo, capace di trascrivere riunioni, salvare memorie di conversazioni e riconoscere le canzoni che si sentono in sottofondo — il tutto integrato con l’attuale funzione Now Playing. Una nuova voce “Music on your device” suggerisce anche il tracciamento dell’audio riprodotto dalle app.

Privacy: elaborazione on-device


Il punto più sensibile di una funzione del genere è ovviamente la privacy. Google sembra averlo tenuto in conto: Audio Memory utilizzerebbe il Private Compute Core di Pixel, il che significa che l’elaborazione avviene localmente sul dispositivo senza inviare l’audio a server remoti. Solo nel caso in cui il riconoscimento musicale locale fallisca, viene trasmessa una breve impronta digitale anonima ai server Google per l’identificazione. Nessun audio viene mai caricato su cloud. La funzione è ancora in fase di sviluppo e potrebbe debuttare con i Pixel 10 o come aggiornamento di Android.

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Android 17 rompe il touch sui Pixel: 3 soluzioni da provare subito


Diversi utenti Google Pixel hanno segnalato problemi di risposta al tocco dopo l'aggiornamento ad Android 17: lo schermo reagisce in modo erratico, lo scorrimento inverte la direzione o il display smette del tutto di rispondere. Google non ha ancora rilasciato una patch correttiva, ma nel frattempo sono emerse alcune soluzioni temporanee che hanno aiutato molti utenti a risolvere o alleviare il problema. 1. Disabilita il triplo tocco nelle impostazioni di accessibilità La soluzione più […]
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Diversi utenti Google Pixel hanno segnalato problemi di risposta al tocco dopo l’aggiornamento ad Android 17: lo schermo reagisce in modo erratico, lo scorrimento inverte la direzione o il display smette del tutto di rispondere. Google non ha ancora rilasciato una patch correttiva, ma nel frattempo sono emerse alcune soluzioni temporanee che hanno aiutato molti utenti a risolvere o alleviare il problema.

1. Disabilita il triplo tocco nelle impostazioni di accessibilità


La soluzione più segnalata dalla community: vai in Impostazioni → Accessibilità e disabilita le funzioni attivate con il triplo tocco. Molti utenti hanno visto scomparire il problema immediatamente dopo questa modifica. Tieni presente che disabiliterai l’accesso rapido alle funzioni di ingrandimento.

2. Svuota la cache di Pixel Launcher


Google stessa ha suggerito questa procedura tramite i suoi account ufficiali. Vai in Impostazioni → App → Tutte le app → Pixel Launcher → Spazio di archiviazione e cache e tocca “Svuota cache”. L’operazione è sicura e non cancella dati personali.

3. Riavvia in modalità sicura


Spegni completamente il dispositivo, poi accendilo e tieni premuto il tasto volume giù durante l’animazione di avvio finché non compare la scritta “Modalità sicura”. Diversi utenti hanno riportato un miglioramento del comportamento del tocco dopo questo riavvio. Attenzione: in modalità sicura i widget della schermata home potrebbero essere rimossi. Android 17 ha portato con sé anche altri bug minori (widget scomparsi, instabilità del 5G, problemi Wi-Fi), ma per il touch questi tre rimedi sono attualmente i più efficaci in attesa di una correzione ufficiale.

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Samsung annuncia UFS 5.0: fino a 10,8 GB/s e atteso sui Galaxy S27


Samsung ha presentato ufficialmente il nuovo standard di archiviazione UFS 5.0, destinato a rivoluzionare le prestazioni degli smartphone di prossima generazione. La novità arriva in un momento strategico: i chip Snapdragon 8 Elite Gen 6 e il futuro Exynos 2700 sono già indicati come compatibili con il nuovo formato, aprendo la strada all'adozione massiccia sui flagship 2027, Galaxy S27 in testa. Velocità raddoppiate rispetto a UFS 4.1 Rispetto all'attuale UFS 4.1, il nuovo standard […]
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Samsung ha presentato ufficialmente il nuovo standard di archiviazione UFS 5.0, destinato a rivoluzionare le prestazioni degli smartphone di prossima generazione. La novità arriva in un momento strategico: i chip Snapdragon 8 Elite Gen 6 e il futuro Exynos 2700 sono già indicati come compatibili con il nuovo formato, aprendo la strada all’adozione massiccia sui flagship 2027, Galaxy S27 in testa.

Velocità raddoppiate rispetto a UFS 4.1


Rispetto all’attuale UFS 4.1, il nuovo standard porta un salto generazionale significativo. La velocità di lettura sequenziale raggiunge ora i 10,8 GB/s, mentre la scrittura arriva a 9,5 GB/s: in entrambi i casi si parla di un raddoppio rispetto alla generazione precedente. Si tratta di numeri che fino a poco fa erano appannaggio esclusivo degli SSD per laptop di fascia alta.

Più efficiente e più compatto

Più efficiente e più compatto


Samsung non si è limitata ad aumentare le velocità: grazie a tecnologie come il clock gating e la gestione multi-voltaggio, il nuovo chip consuma il 40% in meno rispetto a UFS 4.1. Le dimensioni fisiche si riducono invece del 16,7%, con un package di appena 7,5×13×0,9 mm, lasciando più spazio per batterie più grandi o sistemi di raffreddamento migliorati.

Il ruolo nell’era dell’AI on-device


L’AI locale richiede accesso rapido a modelli di grandi dimensioni: UFS 5.0 è pensato proprio per rispondere a questa esigenza, accelerando il caricamento dei modelli linguistici direttamente sul dispositivo. Con i SoC Snapdragon 8 Elite Gen 6, Dimensity 9600 Pro ed Exynos 2700 già indicati come compatibili, la tecnologia potrebbe diventare standard nei flagship del 2027. Samsung prevede di avviare la produzione di massa entro il quarto trimestre 2026, con capacità fino a 1 TB.

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Fish Shell 4.8: miglioramenti e novità per un’esperienza terminale più moderna


Fish Shell, (acronimo di Friendly Interactive Shell) spesso indicata semplicemente come fish, è una shell a riga di comando moderna, progettata per offrire un’esperienza d’uso più intuitiva rispetto alle shell tradizionali come Bash (Bourne...

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KaOS Dinit 2026.06: prima versione stabile di KaOS con Dinit e addio definitivo a systemd


KaOS è una distribuzione GNU/Linux indipendente, ispirata ad Arch Linux e basata su un modello di sviluppo ad aggiornamento continuo (rolling release, ovvero un sistema che riceve costanti aggiornamenti senza passare da una versione...

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Il futuro del progetto Thundermail di Thunderbird passa da una webmail


Novità all'orizzonte per l'ex progetto Thunderbird Pro, che è stato ribattezzato semplicemente Thundermail: verrà introdotta una webmail, il supporto a DNSSEC e DANE ed i filtri antispam continueranno a migliorare.
Basterà per convincere gli utenti a pagare per un servizio che altri offrono in forma completamente gratuita a chi dona in cambio la propria privacy?

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Galaxy Z Fold 8 e Z Flip 8: tutti i colori trapelati, nuance inedite per l’Ultra


Manca poco alla presentazione ufficiale dei nuovi pieghevoli Samsung e il quadro si fa sempre più definito: un recente leak ha svelato le colorazioni complete di Galaxy Z Fold 8, Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8. Le palette 2026 portano alcune novità cromatiche interessanti, specie per la variante Ultra. Galaxy Z Fold 8: quattro colori e tre tagli di storage Il Galaxy Z Fold 8 standard sarà disponibile in Cream, Graphite, Lavender e Pistachio. Quest'ultima colorazione, in particolare, è una […]
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Manca poco alla presentazione ufficiale dei nuovi pieghevoli Samsung e il quadro si fa sempre più definito: un recente leak ha svelato le colorazioni complete di Galaxy Z Fold 8, Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8. Le palette 2026 portano alcune novità cromatiche interessanti, specie per la variante Ultra.

Galaxy Z Fold 8: quattro colori e tre tagli di storage


Il Galaxy Z Fold 8 standard sarà disponibile in Cream, Graphite, Lavender e Pistachio. Quest’ultima colorazione, in particolare, è una novità assoluta per la serie Fold e potrebbe attrarre un pubblico più giovane. Lo storage sarà disponibile in tre varianti: 256 GB, 512 GB e 1 TB.

Galaxy Z Fold 8 Ultra: colorazioni premium ed esclusive


La versione Ultra porta un assortimento cromatico studiato ad hoc: Create, Graphite, Green e Violet Shadow. Nomi evocativi che rimandano a un posizionamento di lusso, diverso da quello del modello standard. Anche qui le opzioni di storage vanno da 256 GB a 1 TB.

Galaxy Z Flip 8: palette vivace per il modello “clamshell”


Il Galaxy Z Flip 8 punta su colori più pop e vibranti, coerentemente con il target di pubblico del modello a conchiglia verticale — tradizionalmente più orientato alla moda e alla personalizzazione. I dettagli sulla gamma cromatica completa del Flip 8 sono attesi nelle prossime settimane, con la presentazione ufficiale Samsung ormai alle porte. L’appuntamento con i nuovi pieghevoli è fissato per il prossimo mese.

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Snapdragon 6 Gen 5 su Honor X80 Pro: primi benchmark — e Xperia 10 VIII potrebbe usarlo


I primi benchmark del chipset Qualcomm Snapdragon 6 Gen 5 sono comparsi online grazie all'Honor X80 Pro, uno smartphone ancora non annunciato che è apparso nel database di Geekbench. I risultati offrono un'anteprima delle prestazioni di questo SoC mid-range — e potrebbero anche anticipare cosa aspettarsi dall'Xperia 10 VIII di Sony. I punteggi Geekbench 6 di Snapdragon 6 Gen 5 L'Honor X80 Pro (modello BSN-AN00) ha ottenuto su Geekbench 6 un punteggio single-core di 1.096 punti e […]
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I primi benchmark del chipset Qualcomm Snapdragon 6 Gen 5 sono comparsi online grazie all’Honor X80 Pro, uno smartphone ancora non annunciato che è apparso nel database di Geekbench. I risultati offrono un’anteprima delle prestazioni di questo SoC mid-range — e potrebbero anche anticipare cosa aspettarsi dall’Xperia 10 VIII di Sony.

I punteggi Geekbench 6 di Snapdragon 6 Gen 5


L’Honor X80 Pro (modello BSN-AN00) ha ottenuto su Geekbench 6 un punteggio single-core di 1.096 punti e multi-core di 3.381 punti. Il chip è identificato come QTI SM6850, che corrisponde alla denominazione interna dello Snapdragon 6 Gen 5. La configurazione CPU è ad otto core: quattro core fino a 2,02 GHz e quattro fino a 2,61 GHz. Il dispositivo esegue Android 16 di fabbrica.

Prestazioni: incremento contenuto, focus sull’efficienza


I risultati mostrano un miglioramento rispetto alla generazione precedente, ma non un salto generazionale spettacolare. Snapdragon 6 Gen 5 è chiaramente un SoC progettato per l’efficienza energetica più che per la potenza bruta — una filosofia adatta a device mid-range che puntano sull’autonomia.

Xperia 10 VIII: le prestazioni potrebbero essere simili


Sono in molti a ritenere che Sony equipaggerà il prossimo Xperia 10 VIII — atteso per l’autunno 2026 — con lo Snapdragon 6 Gen 5. Se così fosse, i benchmark dell’Honor X80 Pro offrirebbero una stima realistica delle prestazioni del nuovo mid-range Sony. Non un mostro di potenza, ma un dispositivo bilanciato e ottimizzato per l’uso quotidiano.

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OPPO Reno 16 in India: prezzo e specifiche trapelate, c’è anche un modello con 7.000 mAh


Il lancio della serie OPPO Reno 16 in India si avvicina rapidamente: immagini della confezione al dettaglio sono apparse online rivelando prezzo, specifiche tecniche e composizione della lineup. La sorpresa più grande? Potrebbe arrivare un modello con ben 7.000 mAh di batteria. Due modelli di lancio: Reno 16 5G e Reno 16C 5G Stando alle informazioni trapelate dal leaker Abhishek Yadav, la serie Reno 16 debutterà in India con due modelli: l'OPPO Reno 16 5G e l'OPPO Reno 16C 5G. Il modello […]
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Il lancio della serie OPPO Reno 16 in India si avvicina rapidamente: immagini della confezione al dettaglio sono apparse online rivelando prezzo, specifiche tecniche e composizione della lineup. La sorpresa più grande? Potrebbe arrivare un modello con ben 7.000 mAh di batteria.

Due modelli di lancio: Reno 16 5G e Reno 16C 5G


Stando alle informazioni trapelate dal leaker Abhishek Yadav, la serie Reno 16 debutterà in India con due modelli: l’OPPO Reno 16 5G e l’OPPO Reno 16C 5G. Il modello standard sarà spinto dallo Snapdragon 7 Gen 4, monterà tre fotocamere posteriori da 50 MP ciascuna, una frontale da 50 MP e una batteria al silicio-carbonio da 6.700 mAh. Amazon India ha già predisposto le pagine di prenotazione, segno che la presentazione ufficiale è imminente.

Reno 16 Pro con 7.000 mAh all’orizzonte


Sebbene il modello Pro non faccia parte della lineup iniziale, fonti suggeriscono che potrebbe arrivare in un secondo momento con una batteria ancora più capiente — nell’ordine dei 7.000 mAh. Una scelta sempre più diffusa tra i produttori cinesi, che puntano sull’autonomia come principale fattore differenziante nel segmento mid-range.

Attesa per il prezzo ufficiale


Il prezzo esatto non è ancora stato comunicato ufficialmente da OPPO, ma i dettagli emersi dalla confezione di vendita al dettaglio anticipano cifre competitive per il mercato indiano. Con specifiche del genere e il supporto di una grande catena come Amazon India, la serie Reno 16 si prepara a essere una delle proposte più interessanti della fascia media entro la fine di giugno 2026.

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Pixel e AI: il 41% degli utenti preferisce l’elaborazione locale al cloud


Google continua a spingere sull'intelligenza artificiale per i Pixel, spostando progressivamente l'elaborazione verso il device per offrire maggiore velocità e privacy. Ma cosa ne pensano davvero gli utenti? Un sondaggio su oltre 2.300 persone rivela un quadro interessante e tutt'altro che unanime. La maggioranza preferisce la privacy dell'on-device Il 41% dei partecipanti ha dichiarato di preferire l'elaborazione locale anche se questo significa non poter accedere alle funzioni AI più […]
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Google continua a spingere sull’intelligenza artificiale per i Pixel, spostando progressivamente l’elaborazione verso il device per offrire maggiore velocità e privacy. Ma cosa ne pensano davvero gli utenti? Un sondaggio su oltre 2.300 persone rivela un quadro interessante e tutt’altro che unanime.

La maggioranza preferisce la privacy dell’on-device


Il 41% dei partecipanti ha dichiarato di preferire l’elaborazione locale anche se questo significa non poter accedere alle funzioni AI più recenti sui Pixel meno recenti. Un segnale forte: Google ha convinto molti utenti che la strada dell’AI on-device è quella giusta. La strategia del colosso di Mountain View — potenziare i chip Tensor per eseguire modelli AI direttamente sul dispositivo — raccoglie quindi consensi significativi.

Connettività e stabilità: le preoccupazioni degli utenti


Molti commenti mettono in evidenza la dipendenza dalla connessione internet come limite principale delle funzioni cloud: in aree con segnale scarso o in viaggio, l’AI diventa inutilizzabile. C’è anche chi preferisce funzionalità di base robuste e affidabili rispetto a feature AI spettacolari ma discontinue.

L’altra metà è aperta al cloud


Il rimanente 59% degli intervistati si divide tra chi sarebbe disposto ad accettare funzioni cloud su dispositivi più vecchi e chi è ancora indeciso. Questo suggerisce che Google ha ancora margine per convincere una fetta ampia di utenti — purché garantisca privacy, stabilità e trasparenza sull’utilizzo dei dati. La sfida tra AI locale e AI cloud è appena iniziata, e il mercato Pixel ne sarà uno dei banchi di prova più importanti.

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Nothing Phone (4b): data ufficiale il 7 luglio, nuovo sketch rivela il design della fotocamera


Nothing ha rotto il silenzio e confermato ufficialmente sia il nome che la data di lancio del suo nuovo mid-range: il Phone (4b) sarà presentato il 7 luglio 2026 in India e sui principali mercati globali. Insieme all'annuncio, l'azienda ha pubblicato un nuovo sketch che rivela dettagli inediti sul design del modulo fotografico. Nome confermato: è il Phone (4b) Le voci che ipotizzavano un nome diverso per il successore del Phone (3a) sono state definitivamente smentite. Nothing ha […]
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Nothing ha rotto il silenzio e confermato ufficialmente sia il nome che la data di lancio del suo nuovo mid-range: il Phone (4b) sarà presentato il 7 luglio 2026 in India e sui principali mercati globali. Insieme all’annuncio, l’azienda ha pubblicato un nuovo sketch che rivela dettagli inediti sul design del modulo fotografico.

Nome confermato: è il Phone (4b)


Le voci che ipotizzavano un nome diverso per il successore del Phone (3a) sono state definitivamente smentite. Nothing ha confermato tramite i propri canali social e una pagina dedicata che il nuovo modello si chiamerà Phone (4b), mantenendo la denominazione della serie “b” introdotta con il Phone (2a). Il lancio avverrà in simultanea in India e negli altri mercati di riferimento dell’azienda.

Nuovo sketch: fotocamera multi-sensore in un’isola rettangolare


Lo sketch pubblicato da Nothing mostra chiaramente un’isola fotografica rettangolare sul retro, al cui interno è posizionato un modulo verticale a forma di pillola. Questo design lascia intendere la presenza di più sensori fotografici, smentendo le voci che puntavano a un unico obiettivo. Accanto al modulo fotocamere è visibile un secondo elemento pill-shape che potrebbe ospitare il flash LED e un sensore per l’autofocus.

Glyph Interface in evoluzione?


Come da tradizione Nothing, il retro del Phone (4b) dovrebbe includere il sistema di luci LED Glyph Interface, anche se i dettagli sul design definitivo rimangono nascosti. L’attesa per il 7 luglio è alta: il Phone (4b) punta a diventare il mid-range Android più originale e riconoscibile del 2026.

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Tecno Camon Slim: il telefono entry-level da 6,39mm con AMOLED 144Hz e 5.600 mAh


Tecno ha presentato ufficialmente il Camon Slim per il mercato globale, uno smartphone che punta tutto sul design ultrasottile — solo 6,39mm di spessore — senza rinunciare a un display AMOLED di qualità e a una batteria capiente. Un mix insolito per la fascia entry-level. Soli 6,39mm: sfida ai flagship nel design Lo spessore del Camon Slim è la sua caratteristica più sorprendente: 6,39mm lo rendono più sottile di molti flagship attuali, Motorola inclusa. Nonostante le dimensioni […]
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Tecno ha presentato ufficialmente il Camon Slim per il mercato globale, uno smartphone che punta tutto sul design ultrasottile — solo 6,39mm di spessore — senza rinunciare a un display AMOLED di qualità e a una batteria capiente. Un mix insolito per la fascia entry-level.

Soli 6,39mm: sfida ai flagship nel design


Lo spessore del Camon Slim è la sua caratteristica più sorprendente: 6,39mm lo rendono più sottile di molti flagship attuali, Motorola inclusa. Nonostante le dimensioni ridotte, il dispositivo adotta un design premium con linee pulite che lo differenziano dal tipico aspetto dei telefoni economici.

Display AMOLED curvo da 6,78″ con 144Hz


Il pannello è un AMOLED curvo da 6,78 pollici con risoluzione 2720×1224 pixel e refresh rate a 144Hz — specifiche che farebbero bella figura su uno smartphone di fascia media. La fluidità visiva è garantita sia durante la navigazione quotidiana sia durante sessioni di gaming.

Batteria da 5.600 mAh e ricarica da 60W


Nonostante la silhouette sottilissima, Tecno è riuscita a inserire una batteria da 5.600 mAh con supporto alla ricarica rapida da 60W — un risultato notevole dal punto di vista ingegneristico. Completano il profilo tecnico il chipset MediaTek Helio G200 Ultimate, 8 GB di RAM, fino a 256 GB di storage espandibile via microSD fino a 2 TB, e Android 16 con interfaccia HiOS. Una proposta interessante per chi cerca un telefono elegante e longevo senza spendere cifre importanti.

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Skill AI malevola raggiunge 26.000 agenti: la tecnica del mutable link che inganna tutti gli scanner di sicurezza


I ricercatori di AIR hanno costruito una skill AI fasulla, l'hanno caricata su un marketplace e promossa via Instagram, raggiungendo 26.000 agenti — inclusi account aziendali — senza che un singolo scanner la rilevasse. La tecnica: un link esterno modificabile dopo il superamento dei controlli di sicurezza.
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I ricercatori di AIR hanno costruito una skill AI fasulla, l’hanno caricata su un marketplace e promossa via Instagram, e l’hanno vista raggiungere 26.000 agenti — inclusi account aziendali — senza che un singolo scanner di sicurezza la rilevasse come pericolosa. L’arma? Un link esterno modificabile dopo il superamento dei controlli.

Il problema che nessuno vuole ammettere: i marketplace di skill AI sono fondamentalmente insicuri


Nel giro di pochi mesi, le “skill” per agenti AI sono diventate il nuovo npm: pacchetti di codice che estendono le capacità degli assistenti AI, installabili con un click, fidandosi di valutazioni, stelle GitHub e reputazione open source. E come npm nel 2018, stanno diventando un vettore di attacco privilegiato.

Il team di ricerca AIR ha deciso di quantificare il problema invece di teorizzarlo. Ha costruito una skill malevola, l’ha caricata su un marketplace di agenti, e ha tracciato la sua diffusione. Il risultato è al tempo stesso prevedibile e allarmante: 26.000 agenti installanti, inclusi account riconducibili a organizzazioni aziendali, e zero rilevamenti da parte degli scanner di sicurezza testati.

La tecnica: il mutable link come cieco spot nelle pipeline di vetting


Il cuore tecnico dell’attacco è una tecnica elegante che sfrutta un’assunzione implicita nei sistemi di vetting delle skill: che il codice analizzato al momento della scansione sia lo stesso codice che verrà eseguito dopo l’installazione.

La skill creata da AIR conteneva un riferimento a un link esterno — non il payload direttamente, ma un URL che punta a un file remoto caricato al momento dell’esecuzione. Durante la fase di scansione, quel link puntava a codice benigno. Dopo che la skill aveva superato tutti i controlli e veniva distribuita agli agenti, il contenuto del link remoto poteva essere sostituito con payload arbitrari.

# Schema semplificato della tecnica mutable link
# Fase 1 - durante la scansione di sicurezza:
skill.execute() → fetch(external_link) → returns: benign_code.py → PASS
# Fase 2 - dopo approvazione e distribuzione:
skill.execute() → fetch(external_link) → returns: malicious_payload.py → EXEC
# Il contenuto di external_link è controllato dall'attaccante
# e può essere modificato in qualsiasi momento dopo il vetting

AIR ha mantenuto il payload effettivo completamente innocuo — raccogliendo solo l’indirizzo email dell’utente — per rispettare l’etica della ricerca. Ma la dimostrazione è cristallina: la stessa tecnica avrebbe potuto distribuire qualsiasi payload: infostealer, accesso remoto, exfiltration di credenziali API, manipolazione delle risposte del modello LLM.

Nessuno dei segnali di fiducia ha funzionato


Quello che rende questo esperimento particolarmente significativo non è la tecnica in sé — varianti del “mutable dependency” attack sono note nell’ecosistema npm e PyPI — ma il fatto che nessuno dei meccanismi su cui gli utenti si affidano per valutare la sicurezza di una skill abbia funzionato:

  • Scanner automatici di sicurezza: tutti i tool testati da AIR hanno classificato la skill come sicura. L’analisi statica del codice non può rilevare comportamenti che dipendono da contenuto remoto mutabile.
  • Stelle GitHub e reputazione open source: indicatori di popolarità, non di sicurezza. La skill aveva un repository pubblico con codice apparentemente innocuo.
  • Revisione manuale del codice sorgente: la skill era tecnicamente open source — ma il punto è che il codice rilevante non è nel repository, è sul server remoto.
  • Provenienza del publisher: un account creato ad hoc senza storia precedente ha comunque raggiunto 26.000 installazioni.


Il contesto: 2026 è l’anno zero della sicurezza agentica


Questa ricerca arriva in un momento di crescente preoccupazione per la sicurezza dei marketplace di skill per agenti AI. A gennaio 2026, la campagna ClawHavoc aveva sistematicamente compromesso oltre 1.184 skill nel marketplace ClawHub di OpenClaw — circa una su cinque — con infostealer che raccoglievano chiavi API LLM, chiavi SSH private, password salvate nel browser e dati di wallet crittografici.

Il pattern si ripete con caratteristiche comuni: gli attacchi sfruttano la fiducia implicita che gli utenti ripongono nei marketplace ufficiali, l’assenza di standard di sicurezza stringenti per la pubblicazione delle skill, e la difficoltà strutturale di ispezionare comportamenti dinamici con tool di analisi statica.

Il problema è aggravato dalle caratteristiche peculiari degli agenti AI rispetto ai software tradizionali. Una skill malevola installata su un agente non è solo malware che gira su un host: è codice che opera con i permessi dell’agente, ha accesso ai contesti delle conversazioni, può esfiltrare prompt e risposte, manipolare le istruzioni che l’agente riceve e potenzialmente propagarsi attraverso le funzioni di collaborazione tra agenti.

Vettore di distribuzione: Instagram come canale di diffusione


Un dettaglio operativo significativo dell’esperimento AIR è il canale di distribuzione utilizzato: oltre alla pubblicazione sul marketplace, la skill è stata promossa tramite annunci Instagram. Questo rivela come gli attori malintenzionati non si limitino ai canali tecnici per diffondere skill pericolose — le piattaforme social diventano un amplificatore efficace per raggiungere utenti che cercano funzionalità specifiche per i loro agenti.

La combinazione marketplace + social advertising è particolarmente efficace perché mima esattamente come vengono promosse le skill legittime: sviluppatori e piccoli vendor usano i social per aumentare la visibilità dei propri strumenti. Non c’è un segnale d’allarme visibile per l’utente finale.

Due righe per i difensori: cosa fare adesso


La ricerca AIR lascia i team di sicurezza con un problema concreto: come valutare la sicurezza delle skill AI installate in ambiente aziendale quando gli strumenti attuali non sono adeguati?

  • Inventario delle skill installate: avere visibilità su quali skill sono attive negli agenti AI aziendali è il prerequisito minimo. Molte organizzazioni non hanno ancora questo controllo di base.
  • Policy di approvazione centralizzata: analogamente ai criteri di approvazione per le estensioni browser o i plugin IDE, le skill AI dovrebbero essere soggette a un processo di vetting prima dell’uso in contesti aziendali.
  • Sandbox per l’esecuzione delle skill: isolare l’esecuzione delle skill in ambienti sandboxed può limitare il raggio d’azione di una skill compromessa, impedendole di accedere a credenziali, file system o rete aziendale.
  • Monitoraggio delle connessioni in uscita: le skill che stabiliscono connessioni HTTP verso URL esterni non strettamente necessari alla loro funzione dichiarata dovrebbero generare alert nel sistema di monitoraggio.
  • Diffidare del dynamic loading: skill che caricano codice da URL remoti dovrebbero essere trattate con la stessa cautela con cui si trattano i loader malware nel contesto tradizionale.


Il nodo irrisolto: chi è responsabile della sicurezza dei marketplace?


La ricerca AIR apre una questione di governance che l’industria non ha ancora risolto: chi è responsabile della sicurezza in un marketplace di skill AI? I marketplace stessi hanno incentivi a crescere rapidamente e a ridurre le frizioni per i publisher. I vendor di agenti AI scaricano spesso la responsabilità sugli utenti finali. I publisher di skill, se malintenzionati, ovviamente non si auto-regolano.

Il risultato è un ecosistema in cui 26.000 agenti — inclusi probabilmente molti in contesti aziendali — possono essere raggiunti da codice arbitrario, e nessuno ha strumenti adeguati per rilevarlo prima che accada. Un problema familiare a chiunque abbia vissuto l’evoluzione della sicurezza dell’ecosistema npm o PyPI — con la differenza che gli agenti AI operano con privilegi e accessi molto più estesi di una libreria Node.js.

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LXD 6.9: gestore di container e macchine virtuali con bilanciamento del carico e supporto storage avanzato


LXD è un moderno gestore di container di sistema e macchine virtuali, sviluppato da Canonical, l’azienda dietro Ubuntu. Progettato per offrire un ambiente sicuro, scalabile e leggero, LXD consente di gestire carichi di lavoro...

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Galaxy Watch 9: design invariato, ma arriva il chip Snapdragon Wear Elite


I primi render ufficiali del Samsung Galaxy Watch 9 sono stati pubblicati da Android Headlines in collaborazione con il leaker OnLeaks. Le immagini mostrano uno smartwatch che non si discosta molto dal predecessore sul fronte estetico, ma che sotto la scocca porta con sé un importante aggiornamento hardware. Design consolidato, nessuna rivoluzione estetica Il Galaxy Watch 9 mantiene la forma caratteristica dei modelli recenti di Samsung: cassa squadrata con angoli arrotondati e display […]
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I primi render ufficiali del Samsung Galaxy Watch 9 sono stati pubblicati da Android Headlines in collaborazione con il leaker OnLeaks. Le immagini mostrano uno smartwatch che non si discosta molto dal predecessore sul fronte estetico, ma che sotto la scocca porta con sé un importante aggiornamento hardware.

Design consolidato, nessuna rivoluzione estetica


Il Galaxy Watch 9 mantiene la forma caratteristica dei modelli recenti di Samsung: cassa squadrata con angoli arrotondati e display rotondo. Un linguaggio estetico ormai riconoscibile e apprezzato che non verrà stravolto. La configurazione dei sensori sul retro rimane sostanzialmente invariata rispetto al Watch 8. Anche la scelta delle taglie sarà confermata su due versioni: 40mm e 44mm, con colorazioni diverse per ciascuna — Cream e Graphite per il 40mm, Silver e Graphite per il 44mm.

Il vero salto è nel processore: arriva lo Snapdragon Wear Elite


La novità più rilevante è il chipset: Samsung ha già confermato che i nuovi wearable 2026 adotteranno lo Snapdragon Wear Elite di Qualcomm, presentato al MWC di marzo. Si tratta di un ritorno alla piattaforma Snapdragon dopo anni di chip Exynos, con un focus particolare sul potenziamento delle funzionalità AI on-device. Questo potrebbe tradursi in assistenti vocali più reattivi, monitoraggio della salute più preciso e funzioni smart utilizzabili direttamente dallo smartwatch senza dipendere dallo smartphone.

Il Galaxy Watch 9 si prospetta quindi come un aggiornamento strategico piuttosto che un redesign radicale — una scelta saggia per consolidare la base utenti e puntare tutto sulle prestazioni interne.

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Kubuntu Focus: arrivano nuovi laptop con processore Intel Core Ultra 9 290HX Plus


Kubuntu Focus, azienda statunitense con sede in California specializzata in hardware ottimizzato per sistemi GNU/Linux, ha annunciato oggi le nuove versioni dei suoi laptop di punta, tra cui i modelli Focus M2 Gen7, Focus...

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Android 17 migliora i Pixel: il 31% degli utenti nota miglioramenti, solo l’8% peggioramenti


Un ampio sondaggio condotto da 9to5Google su oltre 7.400 utenti Pixel ha analizzato le impressioni sull'aggiornamento ad Android 17. Il responso è chiaro: il nuovo sistema operativo di Google porta più benefici che problemi, con un netto vantaggio per chi ha notato miglioramenti rispetto a chi lamenta peggioramenti. I numeri: miglioramenti netti, peggioramenti contenuti Il 35% dei rispondenti non ha notato differenze rispetto ad Android 16, il che conferma una transizione fluida. Ma i […]
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Un ampio sondaggio condotto da 9to5Google su oltre 7.400 utenti Pixel ha analizzato le impressioni sull’aggiornamento ad Android 17. Il responso è chiaro: il nuovo sistema operativo di Google porta più benefici che problemi, con un netto vantaggio per chi ha notato miglioramenti rispetto a chi lamenta peggioramenti.

I numeri: miglioramenti netti, peggioramenti contenuti


Il 35% dei rispondenti non ha notato differenze rispetto ad Android 16, il che conferma una transizione fluida. Ma i dati più interessanti riguardano le due fasce restanti: il 31,5% degli utenti ha dichiarato di percepire miglioramenti tangibili, contro un modesto 8,29% che ha riscontrato peggioramenti. Un rapporto di quasi 4 a 1 in favore dell’upgrade.

Cosa è migliorato concretamente


Tra i benefici segnalati dagli utenti spiccano la maggiore fluidità nell’interfaccia, la gestione più rapida del multitasking e del cambio app, la stabilità della connessione Wi-Fi e un consumo ridotto della batteria in standby. Non si tratta di rivoluzioni visibili, ma di raffinamenti che migliorano sensibilmente l’esperienza quotidiana.

Qualche problema sui modelli più datati


Chi ha riportato peggioramenti si concentra principalmente su modelli come il Pixel 8, dove in alcuni casi si registrano rallentamenti durante il gaming o micro-freeze occasionali. Va anche considerato che circa il 25% degli utenti non ha ancora installato Android 17, lasciando aperto il giudizio complessivo. Nel complesso, però, il bilancio è positivo: Android 17 si conferma un aggiornamento solido e consigliato per i possessori di Pixel.

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Xiaomi Redmi 17C ufficiale: display 120Hz e batteria da 5.160 mAh a prezzo entry-level


Xiaomi ha presentato ufficialmente in Cina il Redmi 17C, il nuovo smartphone di fascia entry-level che punta su un ampio display ad alto refresh rate e una batteria generosa, il tutto a un prezzo accessibile. Curiosamente, il modello salta la numerazione "16C", posizionandosi come successore diretto del Redmi 15C. Display da 6,88 pollici con 120Hz Il Redmi 17C monta un pannello HD+ da 6,88 pollici con risoluzione 720×1640 pixel, capace di raggiungere i 120Hz di refresh rate e i 240Hz di […]
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Xiaomi ha presentato ufficialmente in Cina il Redmi 17C, il nuovo smartphone di fascia entry-level che punta su un ampio display ad alto refresh rate e una batteria generosa, il tutto a un prezzo accessibile. Curiosamente, il modello salta la numerazione “16C”, posizionandosi come successore diretto del Redmi 15C.

Display da 6,88 pollici con 120Hz


Il Redmi 17C monta un pannello HD+ da 6,88 pollici con risoluzione 720×1640 pixel, capace di raggiungere i 120Hz di refresh rate e i 240Hz di campionamento del tocco. La luminosità massima si attesta sui 600 nit. Per un entry-level, si tratta di specifiche che garantiscono un’esperienza d’uso fluida nelle attività quotidiane come lo scorrimento dei social o la visione di video.

Helio G81 Ultra e HyperOS 3


A bordo troviamo il processore MediaTek Helio G81 Ultra, affiancato da 4 GB di RAM e fino a 128 GB di storage. Non siamo di fronte a prestazioni elevate, ma sufficienti per la navigazione, i social e qualche sessione di gaming leggero. La novità più interessante sul fronte software è HyperOS 3, l’ultima interfaccia proprietaria di Xiaomi, che arriva anche su questo modello economico.

Batteria da 5.160 mAh per un’autonomia solida


Il punto di forza dichiarato del Redmi 17C è l’autonomia: la batteria da 5.160 mAh, combinata al chipset a basso consumo, promette di coprire facilmente una giornata intera di utilizzo. Il comparto fotografico è essenziale: 13 MP sul retro e 5 MP per i selfie. La connettività include 4G, Wi-Fi 5 e Bluetooth 5.4. Il Redmi 17C si conferma quindi una scelta pragmatica per chi cerca uno smartphone affidabile a costo contenuto.

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OPPO Find X10 Ultra: zoom 10x confermato con sensore più grande per foto notturne migliori


I primi leak sull'OPPO Find X10 Ultra iniziano a circolare e rivelano un'importante evoluzione nel comparto fotografico: lo zoom ottico 10x sarà confermato, ma con un sensore più grande che punta a risolvere il principale punto debole della versione precedente — le foto notturne con il teleobiettivo. Zoom 10x: stesso ingrandimento, qualità superiore L'OPPO Find X10 Ultra dovrebbe mantenere il teleobiettivo con zoom ottico 10x — equivalente a una focale di circa 230mm — che già […]
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I primi leak sull’OPPO Find X10 Ultra iniziano a circolare e rivelano un’importante evoluzione nel comparto fotografico: lo zoom ottico 10x sarà confermato, ma con un sensore più grande che punta a risolvere il principale punto debole della versione precedente — le foto notturne con il teleobiettivo.

Zoom 10x: stesso ingrandimento, qualità superiore


L’OPPO Find X10 Ultra dovrebbe mantenere il teleobiettivo con zoom ottico 10x — equivalente a una focale di circa 230mm — che già caratterizzava il modello attuale. Tuttavia, il sensore da 50 MP passerebbe da 1/2.75″ a 1/1.95″, un incremento significativo che si traduce in una maggiore superficie di cattura della luce. Il risultato atteso è una riduzione del rumore nelle scene buie e un migliore range dinamico, colmando una lacuna spesso criticata dagli appassionati di fotografia mobile.

Fonte affidabile ma specifiche ancora provvisorie


Il leak arriva da “Digital Chat Station”, leaker molto seguito su Weibo con un’ottima percentuale di centri. Lo stesso riporta che il sensore scelto non sarebbe un Sony LYT-600, ma non rivela il fornitore specifico. È importante sottolineare che si parla ancora di hardware in fase prototipale, quindi le specifiche finali potrebbero cambiare prima del lancio commerciale.

Una sfida aperta nel segmento dei camera phone


L’OPPO Find X10 Ultra si prepara dunque ad affrontare avversari temibili come il Vivo X300 Ultra nel segmento dei flagship fotografici con zoom estremo. Se le specifiche trapelate saranno confermate, il dispositivo potrebbe finalmente offrire un’esperienza di zoom 10x competitiva anche in condizioni di scarsa illuminazione — un traguardo ambito da molti appassionati di fotografia con smartphone.

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Sony Xperia 1 VIII, l’AI Camera Assistant delude: i media la bocciano senza appello


Sony Xperia 1 VIII si conferma un ottimo smartphone fotografico, ma la nuova funzione AI Camera Assistant che avrebbe dovuto semplificare la vita agli utenti si rivela, secondo le recensioni internazionali, più un ostacolo che un aiuto. I media specializzati la definiscono addirittura controproducente. Cos'è l'AI Camera Assistant L'AI Camera Assistant è una funzionalità introdotta da Sony sull'Xperia 1 VIII che analizza in tempo reale la scena inquadrata e propone modifiche automatiche […]
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Sony Xperia 1 VIII si conferma un ottimo smartphone fotografico, ma la nuova funzione AI Camera Assistant che avrebbe dovuto semplificare la vita agli utenti si rivela, secondo le recensioni internazionali, più un ostacolo che un aiuto. I media specializzati la definiscono addirittura controproducente.

Cos’è l’AI Camera Assistant


L’AI Camera Assistant è una funzionalità introdotta da Sony sull’Xperia 1 VIII che analizza in tempo reale la scena inquadrata e propone modifiche automatiche all’immagine — contrasto, saturazione, sfocatura dello sfondo — prima ancora che l’utente prema il tasto di scatto. L’idea è quella di assistere il fotografo suggerendo miglioramenti immediati. In linea teorica, suona come una caratteristica utile; nella pratica, i recensori raccontano un’altra storia.

Troppa correzione, risultati peggiori


Il problema principale evidenziato dalle recensioni è l’eccessiva aggressività dell’AI nelle sue proposte. In molti casi, i ritocchi suggeriti dal sistema — contrasto esagerato, colori alterati, effetti di sfocatura innaturali — peggiorano la foto invece di migliorarla. Scattare lasciando le impostazioni di default porta spesso a risultati visivamente più convincenti. Insomma, paradossalmente, l’AI Camera Assistant rende le foto peggiori.

Pop-up invadenti che ostacolano lo scatto


A peggiorare le cose, la funzione mostra frequenti pop-up durante la fase di ripresa, che distraggono l’utente e aumentano il rischio di perdere il momento decisivo. Alcuni recensori hanno segnalato anche un rallentamento dell’app fotocamera durante l’utilizzo dell’assistente AI. Il giudizio comune è chiaro: la prima cosa da fare con un Xperia 1 VIII tra le mani è disattivare questa funzione. Sony dovrà probabilmente rivedere l’implementazione con futuri aggiornamenti software.

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Redmi Note 17: in arrivo un modello con batteria da 9.000 mAh?


Un nuovo leak proveniente da Weibo lascia intendere che Xiaomi potrebbe presto aggiornare la serie Redmi Note 17 con un modello dotato di una batteria da circa 9.000 mAh — una cifra straordinaria per uno smartphone e che potrebbe rivoluzionare l'autonomia nel segmento mid-range. Un'autonomia senza precedenti nel mid-range La fonte della notizia è il noto leaker "Digital Chat Station", attivo su Weibo e storicamente affidabile sulle anticipazioni riguardanti device Xiaomi. Pur non avendo […]
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Un nuovo leak proveniente da Weibo lascia intendere che Xiaomi potrebbe presto aggiornare la serie Redmi Note 17 con un modello dotato di una batteria da circa 9.000 mAh — una cifra straordinaria per uno smartphone e che potrebbe rivoluzionare l’autonomia nel segmento mid-range.

Un’autonomia senza precedenti nel mid-range


La fonte della notizia è il noto leaker “Digital Chat Station”, attivo su Weibo e storicamente affidabile sulle anticipazioni riguardanti device Xiaomi. Pur non avendo citato esplicitamente il nome del modello, le caratteristiche descritte fanno pensare a un nuovo membro della famiglia Redmi Note 17. La capacità della cella — nell’ordine dei 9.000 mAh — sarebbe decisamente fuori dal comune, pensando che la maggior parte dei top di gamma attuali si ferma tra i 5.000 e i 6.000 mAh.

Display 1.5K, doppi speaker e resistenza migliorata


Oltre alla batteria, il dispositivo dovrebbe montare un pannello piatto con risoluzione 1.5K, accompagnato da un sistema audio stereo con doppi speaker — configurazione apprezzata per la fruizione di contenuti multimediali. La resistenza complessiva del dispositivo dovrebbe migliorare sensibilmente, con una protezione da polvere e acqua di livello quasi flagship, nonché una maggiore resistenza agli urti.

Snapdragon 6 Gen 5 al timone


Sotto la scocca, il chipset più accreditato è lo Snapdragon 6 Gen 5, il nuovo SoC Qualcomm orientato all’efficienza energetica — perfetto per massimizzare l’autonomia offerta dall’enorme batteria. La presentazione potrebbe avvenire già a luglio, il che renderebbe questo Redmi Note 17 uno dei primi dispositivi al mondo a debuttare con questo processore.

Per il momento si tratta ancora di indiscrezioni e nessuna conferma ufficiale è arrivata da Xiaomi. Tuttavia, considerando la credibilità della fonte, le aspettative degli appassionati Android sono già molto alte.

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COSMIC 1.1: l’ambiente desktop basato su Rust introduce il nuovo Monitor e numerose ottimizzazioni


COSMIC è un ambiente desktop moderno e completamente open source sviluppato da System76, azienda statunitense specializzata nella produzione di computer e nella realizzazione di Pop!_OS, una distribuzione GNU/Linux basata su Ubuntu. Il progetto nasce...

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Valve presenta la nuova Steam Machine: e se un desktop con SteamOS costasse meno?


Il nuovo "cubo" di Valve costa 1039 euro, una cifra che lo pone in una fascia piuttosto alta.
Complice il supporto esteso di SteamOS, ha portato qualcuno a chiedersi se non sia il caso di assemblarsi per conto proprio il PC ed installarci sopra il sistema operativo di casa Valve.

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Sony Xperia 1 VIII: i dati Geekbench rivelano la fuga dai carrier verso il SIM-free


Le prime settimane di vendita di Sony Xperia 1 VIII raccontano una storia interessante: analizzando i risultati di benchmark registrati su Geekbench, emerge che circa il 76% degli acquirenti ha scelto la versione SIM-free del dispositivo, contro appena il 24% che ha optato per le varianti legate ai carrier. Un dato in forte crescita rispetto all'Xperia 1 VII, dove la quota SIM-free si fermava al 59%. Più di 30.000 yen di differenza rispetto al modello operatore Il prezzo gioca un ruolo […]
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Le prime settimane di vendita di Sony Xperia 1 VIII raccontano una storia interessante: analizzando i risultati di benchmark registrati su Geekbench, emerge che circa il 76% degli acquirenti ha scelto la versione SIM-free del dispositivo, contro appena il 24% che ha optato per le varianti legate ai carrier. Un dato in forte crescita rispetto all’Xperia 1 VII, dove la quota SIM-free si fermava al 59%.

Più di 30.000 yen di differenza rispetto al modello operatore


Il prezzo gioca un ruolo importante: in Giappone, la versione SIM-free da 12 GB/256 GB costa 235.400 yen contro i 272.910 yen del modello Docomo — oltre 37.000 yen di differenza (circa 230 euro al cambio attuale). Un divario già presente nella generazione precedente, ma la percentuale di acquirenti che opta per il SIM-free continua a crescere di generazione in generazione.

Un trend che va oltre il prezzo


I dati Geekbench non rappresentano le vendite totali, ma offrono un’indicazione della composizione degli acquirenti early adopter. L’analisi suggerisce che, anche al di là della differenza di prezzo, si sta affermando una mentalità diversa nell’acquisto degli smartphone: separare il contratto telefonico dalla scelta del dispositivo. Un cambio culturale che rispecchia la crescita delle SIM virtuali, degli operatori virtuali low cost e della libertà di cambiare gestore senza vincoli hardware. Tendenza sempre più comune anche in Europa.

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Motorola Edge 70 Max: leaked con Snapdragon 8 Gen 5 e ricarica magnetica Qi2


Sono trapelate le prime immagini render ufficiali del Motorola Edge 70 Max, che si presenta come uno dei mid-range premium più interessanti in arrivo. Il dispositivo combina un design squadrato con frame metallico a un SoC di fascia alta e — sorpresa — il supporto alla ricarica wireless magnetica Qi2, una rarità nel segmento. Design e colorazioni Il render mostra una scocca con bordi piatti e un modulo fotografico squadrato sul retro, disponibile in almeno tre colorazioni: azzurro, […]
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Sono trapelate le prime immagini render ufficiali del Motorola Edge 70 Max, che si presenta come uno dei mid-range premium più interessanti in arrivo. Il dispositivo combina un design squadrato con frame metallico a un SoC di fascia alta e — sorpresa — il supporto alla ricarica wireless magnetica Qi2, una rarità nel segmento.

Design e colorazioni


Il render mostra una scocca con bordi piatti e un modulo fotografico squadrato sul retro, disponibile in almeno tre colorazioni: azzurro, verde e nero. Il form factor ricorda da vicino le tendenze dei flagship attuali, con Motorola che sembra voler alzare il livello estetico della linea Edge. La certificazione MIL-STD-810H garantisce resistenza agli urti e alle variazioni di temperatura.

Snapdragon 8 Gen 5 e fotocamera Sony


Sotto la scocca si cela un Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, il chip di punta della nuova generazione, affiancato da una fotocamera principale da 50 MP con sensore Sony Lytia e stabilizzazione ottica OIS. Non si tratta di un flagship completo, ma di un “quasi-top” pensato per chi vuole prestazioni elevate a un prezzo più accessibile. Restano da scoprire dimensioni del display, capacità batteria e prezzo ufficiale.

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Android 17 rompe il touch sui Pixel: 3 soluzioni da provare subito


Diversi utenti Google Pixel hanno segnalato problemi di risposta al tocco dopo l'aggiornamento ad Android 17: lo schermo reagisce in modo erratico, lo scorrimento inverte la direzione o il display smette del tutto di rispondere. Google non ha ancora rilasciato una patch correttiva, ma nel frattempo sono emerse alcune soluzioni temporanee che hanno aiutato molti utenti a risolvere o alleviare il problema. 1. Disabilita il triplo tocco nelle impostazioni di accessibilità La soluzione più […]
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Diversi utenti Google Pixel hanno segnalato problemi di risposta al tocco dopo l’aggiornamento ad Android 17: lo schermo reagisce in modo erratico, lo scorrimento inverte la direzione o il display smette del tutto di rispondere. Google non ha ancora rilasciato una patch correttiva, ma nel frattempo sono emerse alcune soluzioni temporanee che hanno aiutato molti utenti a risolvere o alleviare il problema.

1. Disabilita il triplo tocco nelle impostazioni di accessibilità


La soluzione più segnalata dalla community: vai in Impostazioni → Accessibilità e disabilita le funzioni attivate con il triplo tocco. Molti utenti hanno visto scomparire il problema immediatamente dopo questa modifica. Tieni presente che disabiliterai l’accesso rapido alle funzioni di ingrandimento.

2. Svuota la cache di Pixel Launcher


Google stessa ha suggerito questa procedura tramite i suoi account ufficiali. Vai in Impostazioni → App → Tutte le app → Pixel Launcher → Spazio di archiviazione e cache e tocca “Svuota cache”. L’operazione è sicura e non cancella dati personali.

3. Riavvia in modalità sicura


Spegni completamente il dispositivo, poi accendilo e tieni premuto il tasto volume giù durante l’animazione di avvio finché non compare la scritta “Modalità sicura”. Diversi utenti hanno riportato un miglioramento del comportamento del tocco dopo questo riavvio. Attenzione: in modalità sicura i widget della schermata home potrebbero essere rimossi. Android 17 ha portato con sé anche altri bug minori (widget scomparsi, instabilità del 5G, problemi Wi-Fi), ma per il touch questi tre rimedi sono attualmente i più efficaci in attesa di una correzione ufficiale.

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VBScript via WhatsApp: documenti aziendali falsi installano ManageEngine RMM in campagna globale con tracce cinesi


Kaspersky documenta una campagna malware attiva in 11 Paesi che usa WhatsApp per distribuire VBScript offuscati camuffati da documenti aziendali. Il payload finale è ManageEngine Endpoint Central, riconfigurato per il controllo remoto. L'infrastruttura mostra sovrapposizioni con Gh0st RAT e ValleyRAT.
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Kaspersky ha documentato una campagna malware attiva in 11 Paesi che utilizza WhatsApp come vettore di distribuzione iniziale. Allegati VBScript pesantemente offuscati, camuffati da documenti aziendali, avviano una catena di infezione multi-stadio che termina con l’installazione silenziosa di ManageEngine Endpoint Central — un software RMM legittimo riconfigurato per dare agli attaccanti accesso remoto persistente. L’infrastruttura mostra sovrapposizioni con campagne Gh0st RAT e ValleyRAT, suggerendo con bassa confidenza un operatore di lingua cinese.

WhatsApp come vettore: la scelta tattica


La scelta di WhatsApp come canale di distribuzione è tutt’altro che casuale. A differenza della posta elettronica, WhatsApp non dispone di gateway di sicurezza aziendali, filtri antimalware inline, o sandbox automatici per gli allegati. I file vengono recapitati direttamente al dispositivo della vittima, bypassando la maggior parte delle difese perimetrali tradizionali. Inoltre, i messaggi arrivano da account WhatsApp precedentemente compromessi — non da numeri sconosciuti — il che aumenta notevolmente la probabilità che la vittima apra l’allegato, fidandosi del mittente apparente.

I file vengono distribuiti come archivi ZIP con nomi volutamente credibili in più lingue: “Financial Reports.vbs”, “Account Statement.vbs”, ma anche varianti in portoghese, francese, tedesco e malese, a riflettere la portata geografica dell’operazione.

La catena di infezione: quattro stadi verso il controllo remoto


Una volta che la vittima apre il file VBScript su Windows, si attiva una sequenza di infezione articolata in quattro fasi.

Stage 1 — VBScript offuscato: il file VBS è pesantemente offuscato per eludere il rilevamento statico. All’esecuzione, contatta l’infrastruttura dell’attaccante e scarica due script aggiuntivi.

Stage 2 — UAC bypass: uno degli script scaricati disabilita le protezioni User Account Control (UAC) attraverso modifiche al registro di sistema di Windows, eliminando i prompt di sicurezza per le operazioni successive.

Stage 3 — Download del payload: viene scaricato un archivio ZIP contenente un deployment preconfigurato di ManageEngine Endpoint Central, comprensivo di installer MSI (UEMSAgent.msi), certificati, file di configurazione e script di installazione.

Stage 4 — Installazione silenziosa: il launcher setup1.vbs esegue l’installazione silenziosa dell’agente tramite msiexec.exe. L’agente viene registrato sull’infrastruttura di controllo dell’attaccante, fornendo accesso remoto completo al sistema della vittima: esecuzione di comandi, trasferimento file, accesso alla shell, e molto altro.

--- CATENA DI INFEZIONE ---

[WhatsApp] → ZIP archive
    └── Financial_Reports.vbs (offuscato)
          ├── Stage 2: Download script → UAC bypass via Registry
          │     HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Policies\System
          │     ConsentPromptBehaviorAdmin = 0 / EnableLUA = 0
          └── Stage 3: Download ZIP (ManageEngine Endpoint Central)
                └── UEMSAgent.msi
                └── setup1.vbs → msiexec.exe /quiet /norestart
                └── Certificati e config preconfigurati
                      └── Registrazione su C2 attaccante

L’abuso degli strumenti RMM legittimi: una tecnica consolidata


L’utilizzo di ManageEngine Endpoint Central come payload finale è una scelta deliberata e strategica. I software RMM legittimi come ManageEngine, AnyDesk, TeamViewer o Atera presentano vantaggi significativi per gli attaccanti: sono firmati digitalmente da vendor riconosciuti, vengono spesso esclusi dalle soluzioni antimalware per evitare falsi positivi operativi, sono difficilmente distinguibili da usi legittimi in ambienti enterprise, e forniscono funzionalità complete di gestione remota. La CISA americana ha già avvertito in passato dell’abuso di strumenti RMM da parte di attori state-sponsored e cybercriminali.

Attribuzione: tracce verso la Cina, confidenza bassa


I ricercatori di Kaspersky hanno identificato sovrapposizioni infrastrutturali con campagne precedenti attribuite a ValleyRAT e Gh0st RAT, due famiglie di malware storicamente associate ad attori di lingua cinese. In particolare, l’indirizzo IP 202.61.160.201 è apparso sia nell’infrastruttura di questa campagna sia in precedenti operazioni Gh0st RAT/ValleyRAT. Nonostante queste sovrapposizioni, Kaspersky mantiene una bassa confidenza nell’attribuzione, in quanto la riutilizzazione di infrastruttura non implica necessariamente la stessa organizzazione — una tecnica che alcune operazioni usano deliberatamente per depistare le attribuzioni.

Distribuzione geografica: Malaysia epicentro, portata globale


Le vittime osservate sono distribuite in 11 Paesi e territori: Malaysia (circa l’80% dei casi), Brasile, India, Messico, Singapore, Regno Unito, Spagna, Taiwan, Australia, Russia e Vietnam. La concentrazione in Malaysia suggerisce che questa possa essere la regione target primaria, con gli altri Paesi colpiti da una distribuzione più opportunistica o da campagne parallele adattate linguisticamente.

Due righe per i difensori


Per mitigare questa minaccia è necessario agire su più livelli. A livello di endpoint, occorre bloccare l’esecuzione di file .VBS, .VBE, .JS e .WSF da parte di utenti non amministratori tramite Group Policy (Software Restriction Policies o AppLocker). È altresì importante monitorare le modifiche alle chiavi di registro relative a UAC (ConsentPromptBehaviorAdmin, EnableLUA) come segnale di compromissione. Sul fronte delle applicazioni, è necessario implementare una whitelist dei software RMM autorizzati e bloccare l’installazione silenziosa di agenti non approvati tramite msiexec. Gli utenti, infine, vanno sensibilizzati a non aprire allegati ricevuti via WhatsApp — specialmente file .ZIP con estensioni .VBS — anche quando provengono da contatti noti, poiché gli account WhatsApp dei mittenti potrebbero essere compromessi.

--- INDICATORI DI COMPROMISSIONE (IoC) ---

IP infrastruttura:
  202.61.160.201  (overlap con Gh0st RAT / ValleyRAT)

File sospetti:
  Financial Reports.vbs
  Account Statement.vbs
  setup1.vbs
  UEMSAgent.msi  (ManageEngine Endpoint Central preconfigurato)

Chiavi di registro modificate (UAC bypass):
  HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Policies\System\ConsentPromptBehaviorAdmin
  HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Policies\System\EnableLUA

Processo sospetto:
  msiexec.exe /quiet /norestart [lanciato da VBScript]

Paesi colpiti: Malaysia (80%), Brasile, India, Messico, Singapore,
               UK, Spagna, Taiwan, Australia, Russia, Vietnam

Fonte: Kaspersky Securelist, giugno 2026
Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Galaxy S27 Pro con display anti-spiata integrato? Samsung testa la privacy hardware


Samsung potrebbe introdurre una funzione inedita nel Galaxy S27 Pro: un display con protezione hardware anti-spiata, capace di restringere l'angolo di visione dello schermo per impedire a chi si trova di fianco di leggere i contenuti. L'indiscrezione proviene dal leaker Digital Chat Station e aggiunge un elemento di distinzione interessante a un modello di cui si sa ancora poco. Non solo software: la privacy diventa hardware La maggior parte degli smartphone limita la visibilità dei […]
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Samsung potrebbe introdurre una funzione inedita nel Galaxy S27 Pro: un display con protezione hardware anti-spiata, capace di restringere l’angolo di visione dello schermo per impedire a chi si trova di fianco di leggere i contenuti. L’indiscrezione proviene dal leaker Digital Chat Station e aggiunge un elemento di distinzione interessante a un modello di cui si sa ancora poco.

Non solo software: la privacy diventa hardware


La maggior parte degli smartphone limita la visibilità dei contenuti tramite soluzioni software (notifiche nascoste, oscuramento schermo automatico). Il Galaxy S27 Pro starebbe invece testando una tecnologia a livello di pannello che riduce fisicamente l’angolo di visione laterale — simile alle pellicole privacy, ma integrata direttamente nel display. Con un display da circa 6,47 pollici, il Pro si posiziona come un modello “Ultra lite”: funzionalità da top di gamma in un formato più maneggevole.

Ancora in fase di test


Vale la pena ricordare che si tratta di una funzione in sperimentazione, non confermata per il prodotto finale. Le tecnologie di limitazione dell’angolo visivo possono influire sulla luminosità e la resa cromatica del pannello, e Samsung dovrà trovare un equilibrio tra privacy e qualità dell’immagine. Se dovesse farcela, il Galaxy S27 Pro potrebbe diventare il primo smartphone mainstream con privacy display nativa — una mossa che potrebbe fare tendenza nell’intero settore.

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Dimensity 9600 Pro costerà di più: il passaggio a 2nm alzerà i prezzi degli smartphone Android


I prossimi flagship Android potrebbero costare ancora di più. Secondo fonti del settore riprese dalla stampa taiwanese, MediaTek sta pianificando un aumento strutturale dei prezzi per la linea Dimensity 9600, il suo prossimo SoC di fascia alta. L'adozione del processo produttivo a 2nm di TSMC e la crescente domanda di chip ottimizzati per l'AI sono i principali motori di questa tendenza. I numeri: quanto costerà Dimensity 9600 Pro? L'attuale Dimensity 9500 viene venduto ai produttori a […]
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I prossimi flagship Android potrebbero costare ancora di più. Secondo fonti del settore riprese dalla stampa taiwanese, MediaTek sta pianificando un aumento strutturale dei prezzi per la linea Dimensity 9600, il suo prossimo SoC di fascia alta. L’adozione del processo produttivo a 2nm di TSMC e la crescente domanda di chip ottimizzati per l’AI sono i principali motori di questa tendenza.

I numeri: quanto costerà Dimensity 9600 Pro?


L’attuale Dimensity 9500 viene venduto ai produttori a circa 180-200 dollari per chip. Con il passaggio a 2nm (processo N2P di TSMC per il Pro e N2 per il modello base), il prezzo potrebbe salire a oltre 216 dollari per il Dimensity 9600 Pro — che al cambio attuale corrisponde a circa 200 euro. Per confronto, lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro potrebbe superare i 300 dollari, mantenendo comunque il tradizionale vantaggio di prezzo di MediaTek.

Architettura avanzata


Sul piano tecnico, il Dimensity 9600 Pro dovrebbe montare core ARM di nuova generazione C2-Ultra (fino a ~5 GHz), con supporto alla memoria LPDDR6 (contro LPDDR5X del modello base) e piena compatibilità con UFS 5.0. Un profilo prestazionale da vero flagship che giustifica il premium di prezzo. L’impatto finale sugli smartphone dipenderà da quanto i produttori assorbiranno i costi o li trasferiranno ai consumatori.

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