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Dimensity 9600 Pro costerà di più: il passaggio a 2nm alzerà i prezzi degli smartphone Android


I prossimi flagship Android potrebbero costare ancora di più. Secondo fonti del settore riprese dalla stampa taiwanese, MediaTek sta pianificando un aumento strutturale dei prezzi per la linea Dimensity 9600, il suo prossimo SoC di fascia alta. L'adozione del processo produttivo a 2nm di TSMC e la crescente domanda di chip ottimizzati per l'AI sono i principali motori di questa tendenza. I numeri: quanto costerà Dimensity 9600 Pro? L'attuale Dimensity 9500 viene venduto ai produttori a […]
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I prossimi flagship Android potrebbero costare ancora di più. Secondo fonti del settore riprese dalla stampa taiwanese, MediaTek sta pianificando un aumento strutturale dei prezzi per la linea Dimensity 9600, il suo prossimo SoC di fascia alta. L’adozione del processo produttivo a 2nm di TSMC e la crescente domanda di chip ottimizzati per l’AI sono i principali motori di questa tendenza.

I numeri: quanto costerà Dimensity 9600 Pro?


L’attuale Dimensity 9500 viene venduto ai produttori a circa 180-200 dollari per chip. Con il passaggio a 2nm (processo N2P di TSMC per il Pro e N2 per il modello base), il prezzo potrebbe salire a oltre 216 dollari per il Dimensity 9600 Pro — che al cambio attuale corrisponde a circa 200 euro. Per confronto, lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro potrebbe superare i 300 dollari, mantenendo comunque il tradizionale vantaggio di prezzo di MediaTek.

Architettura avanzata


Sul piano tecnico, il Dimensity 9600 Pro dovrebbe montare core ARM di nuova generazione C2-Ultra (fino a ~5 GHz), con supporto alla memoria LPDDR6 (contro LPDDR5X del modello base) e piena compatibilità con UFS 5.0. Un profilo prestazionale da vero flagship che giustifica il premium di prezzo. L’impatto finale sugli smartphone dipenderà da quanto i produttori assorbiranno i costi o li trasferiranno ai consumatori.

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Nothing Phone 4b: il significato della “b” e il riposizionamento del brand CMF


Nothing ha sorpreso la community con l'annuncio di un nuovo modello chiamato Phone 4b, e il co-fondatore Akis Evangelidis ha spiegato su X cosa significa quella "b": assolutamente nulla. Letteralmente. In linea con la filosofia del brand, la lettera è priva di significato — un "nothing" applicato al nome stesso del prodotto. La gerarchia si fa più chiara Con il Phone 4b, Nothing ridefinisce la sua architettura di prodotto: in cima rimane la serie Phone (flagship), al centro la serie a […]
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Nothing ha sorpreso la community con l’annuncio di un nuovo modello chiamato Phone 4b, e il co-fondatore Akis Evangelidis ha spiegato su X cosa significa quella “b”: assolutamente nulla. Letteralmente. In linea con la filosofia del brand, la lettera è priva di significato — un “nothing” applicato al nome stesso del prodotto.

La gerarchia si fa più chiara


Con il Phone 4b, Nothing ridefinisce la sua architettura di prodotto: in cima rimane la serie Phone (flagship), al centro la serie a (mid-range), seguita dalla nuova serie b (entry-level), con CMF come brand separato alla base. Una struttura più ordinata che aiuta l’utente a orientarsi nell’offerta.

Perché è nato il Phone 4b


Dietro la nascita del Phone 4b c’è una storia concreta: il previsto CMF Phone 2 Pro era in sviluppo avanzato, ma l’aumento dei costi di RAM e storage ha reso impossibile mantenerlo sotto i 250 dollari, soglia identitaria di CMF. Anziché cancellare il progetto, Nothing ha deciso di integrarlo nel brand principale, riposizionandolo come Phone 4b a un prezzo superiore a Phone 4a ma inferiore ai modelli flagship. Un esempio di come la pressione sui costi componentistica stia ridisegnando i portfolio di tutti i produttori Android.

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Miracle-WM 0.10: novità per sviluppatori e utenti avanzati dal compositor Wayland basato su Mir


Miracle-WM è un compositor per Wayland che integra come elemento centrale un gestore di finestre affiancate, offrendo così un ambiente di lavoro basato sul tiling capace di organizzare automaticamente le finestre senza sovrapposizioni. Questa caratteristica lo distingue da molti altri ambienti grafici...

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Pixel potrebbe ricordare tutto ciò che ascolti: in sviluppo la funzione Audio Memory


Google sta sviluppando una nuova funzione AI per i Pixel chiamata Audio Memory: un sistema capace di registrare e organizzare automaticamente tutto ciò che il telefono sente durante la giornata, dalle conversazioni alle canzoni. La scoperta arriva dall'analisi dei file di sistema dell'app Android System Intelligence, e rivela un'integrazione profonda con le capacità AI di Gemini. Un diario audio automatico Secondo le stringhe trovate nel codice, Audio Memory promette di "registrare ciò […]
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Google sta sviluppando una nuova funzione AI per i Pixel chiamata Audio Memory: un sistema capace di registrare e organizzare automaticamente tutto ciò che il telefono sente durante la giornata, dalle conversazioni alle canzoni. La scoperta arriva dall’analisi dei file di sistema dell’app Android System Intelligence, e rivela un’integrazione profonda con le capacità AI di Gemini.

Un diario audio automatico


Secondo le stringhe trovate nel codice, Audio Memory promette di “registrare ciò che hai ascoltato durante la giornata, dalla musica alle conversazioni importanti”. In pratica, il Pixel si trasformerebbe in un assistente AI sempre attivo, capace di trascrivere riunioni, salvare memorie di conversazioni e riconoscere le canzoni che si sentono in sottofondo — il tutto integrato con l’attuale funzione Now Playing. Una nuova voce “Music on your device” suggerisce anche il tracciamento dell’audio riprodotto dalle app.

Privacy: elaborazione on-device


Il punto più sensibile di una funzione del genere è ovviamente la privacy. Google sembra averlo tenuto in conto: Audio Memory utilizzerebbe il Private Compute Core di Pixel, il che significa che l’elaborazione avviene localmente sul dispositivo senza inviare l’audio a server remoti. Solo nel caso in cui il riconoscimento musicale locale fallisca, viene trasmessa una breve impronta digitale anonima ai server Google per l’identificazione. Nessun audio viene mai caricato su cloud. La funzione è ancora in fase di sviluppo e potrebbe debuttare con i Pixel 10 o come aggiornamento di Android.

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Xiaomi Pad 9 in arrivo a ottobre? Leaked batteria da 9.720 mAh e variante globale


I primi dettagli sul Xiaomi Pad 9 stanno emergendo dal codice di HyperOS, e il quadro che ne risulta è promettente: due modelli, una batteria ancora più grande rispetto al predecessore e — secondo le indicazioni dei numeri di serie — una probabile variante globale. La finestra di lancio puntata è quella di ottobre 2026. Due modelli, come Pad 8 Il leaker Kacper Skrzypek ha individuato nel codice di HyperOS due codename distinti: "donghai" per il modello standard e "shuntian" per la […]
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I primi dettagli sul Xiaomi Pad 9 stanno emergendo dal codice di HyperOS, e il quadro che ne risulta è promettente: due modelli, una batteria ancora più grande rispetto al predecessore e — secondo le indicazioni dei numeri di serie — una probabile variante globale. La finestra di lancio puntata è quella di ottobre 2026.

Due modelli, come Pad 8


Il leaker Kacper Skrzypek ha individuato nel codice di HyperOS due codename distinti: “donghai” per il modello standard e “shuntian” per la variante Pro. La struttura ricalca quella di Xiaomi Pad 8, confermando che Xiaomi intende mantenere la doppia proposta anche per la nona generazione del suo tablet ammiraglia.

Batteria più grande e chip aggiornati


Il modello standard dovrebbe montare una batteria da 9.720 mAh, circa 500 mAh in più rispetto ai 9.200 mAh del Pad 8. Sul fronte processore, le indiscrezioni parlano di Snapdragon 8s Gen 4 per il modello base e Snapdragon 8 Gen 5 per il Pro, una combinazione che promette prestazioni da laptop in un form factor tablet.

Variante globale quasi certa


Il numero di modello 26103RP65G, dove la “G” finale indica tradizionalmente la versione internazionale nei prodotti Xiaomi, conferma l’intenzione di portare Pad 9 fuori dalla Cina. Le prime quattro cifre (“2610”) suggeriscono invece il periodo di lancio: ottobre 2026. Per i dettagli su display e ricarica rapida bisognerà attendere le prossime settimane.

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Darktable 5.6: il potente editor RAW open source si arricchisce di strumenti di intelligenza artificiale


Darktable è un potente software open source per la gestione del flusso di lavoro fotografico e lo sviluppo di immagini RAW, ovvero immagini non elaborate che contengono i dati grezzi e non compressi direttamente dal sensore...

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Android 17 porta LHDCv5 sui Pixel: audio wireless di qualità superiore (ma devi attivarlo)


Tra le novità di Android 17 per i Google Pixel si nasconde un upgrade audio che pochi hanno notato: il supporto nativo al codec LHDCv5. Si tratta di uno dei codec Bluetooth ad alta risoluzione più avanzati disponibili, capace di trasmettere audio a bitrate superiori rispetto agli standard SBC e AAC. Il problema? Per usarlo bisogna attivarlo manualmente dalle opzioni sviluppatore. Cos'è LHDCv5 e perché conta I Pixel supportano già LDAC, il codec Sony per l'audio lossless wireless. […]
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Tra le novità di Android 17 per i Google Pixel si nasconde un upgrade audio che pochi hanno notato: il supporto nativo al codec LHDCv5. Si tratta di uno dei codec Bluetooth ad alta risoluzione più avanzati disponibili, capace di trasmettere audio a bitrate superiori rispetto agli standard SBC e AAC. Il problema? Per usarlo bisogna attivarlo manualmente dalle opzioni sviluppatore.

Cos’è LHDCv5 e perché conta


I Pixel supportano già LDAC, il codec Sony per l’audio lossless wireless. LHDCv5, sviluppato da Savitech, aggiunge un’ulteriore opzione ad alta fedeltà pensata per cuffie e auricolari compatibili. Il vantaggio concreto è una maggiore gamma di dispositivi in grado di sfruttare la qualità audio avanzata, riducendo i casi in cui lo smartphone è costretto a tornare ad AAC o SBC per mancanza di compatibilità.

Come attivarlo


Google non ha pubblicizzato questa funzione, che resta semi-nascosta nelle opzioni sviluppatore. Per attivarla: tocca 7 volte il numero build in Impostazioni → Info sul telefono, poi vai in Sistema → Opzioni sviluppatore → Codec audio Bluetooth e seleziona LHDCv5. L’opzione appare solo se è collegato un auricolare compatibile. Non è un cambiamento rivoluzionario, ma per chi ascolta musica con cuffie di qualità è un gradito aggiornamento che arriverà silenziosamente con Android 17.

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Red Magic Gaming Tablet 5 Pro ufficiale il 30 giugno: OLED 185 Hz, scocca trasparente e Snapdragon 8 Elite


Red Magic ha svelato il design del suo prossimo tablet da gaming, il Gaming Tablet 5 Pro, che sarà annunciato ufficialmente il 30 giugno. Il dispositivo porta con sé un display OLED da 9 pollici con refresh rate a 185 Hz, una scocca parzialmente trasparente con illuminazione RGB e un SoC Snapdragon 8 Elite Gen 5: un pacchetto pensato esplicitamente per il gaming mobile intensivo. Design: trasparenza e RGB La scocca posteriore è il primo elemento che cattura l'occhio: una sezione […]
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Red Magic ha svelato il design del suo prossimo tablet da gaming, il Gaming Tablet 5 Pro, che sarà annunciato ufficialmente il 30 giugno. Il dispositivo porta con sé un display OLED da 9 pollici con refresh rate a 185 Hz, una scocca parzialmente trasparente con illuminazione RGB e un SoC Snapdragon 8 Elite Gen 5: un pacchetto pensato esplicitamente per il gaming mobile intensivo.

Design: trasparenza e RGB


La scocca posteriore è il primo elemento che cattura l’occhio: una sezione trasparente lascia intravedere il sistema di raffreddamento interno, mentre le luci RGB si sincronizzano con l’attività del dispositivo durante il gaming. Disponibile in nero e argento, il tablet monta anche un tasto hardware dedicato rosso sul frame laterale, ispirato ai controller di gioco. Il display frontale è privo di notch con bordi ultra-sottili per massimizzare l’immersione.

Specifiche tecniche di fascia alta


  • Display OLED 9″ — 2400×1504 px — 185 Hz
  • Snapdragon 8 Elite Gen 5
  • Fino a 24 GB di RAM e 1 TB di storage
  • Batteria da 8.300 mAh con ricarica rapida
  • Sistema di raffreddamento liquido attivo

Con queste specifiche, il Red Magic Gaming Tablet 5 Pro punta a diventare il riferimento assoluto per il gaming su Android nel segmento tablet, sfidando direttamente i concorrenti ROG di Asus.

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OPPO Find N7 Wide: il pieghevole più largo con nuovo cerniera e addio alla piega visibile


OPPO sarebbe al lavoro su un pieghevole inedito: il Find N7 Wide, che come suggerisce il nome punta su un formato più largo rispetto ai precedenti modelli della serie. Secondo le prime indiscrezioni, il dispositivo introdurrà anche un nuovo meccanismo a cerniera pensato per ridurre drasticamente la piega centrale del display — da sempre il tallone d'Achille dei foldable. Design: più larghezza, meno piega Il Find N7 Wide avrebbe un display esterno da circa 5,5 pollici e uno interno da […]
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OPPO sarebbe al lavoro su un pieghevole inedito: il Find N7 Wide, che come suggerisce il nome punta su un formato più largo rispetto ai precedenti modelli della serie. Secondo le prime indiscrezioni, il dispositivo introdurrà anche un nuovo meccanismo a cerniera pensato per ridurre drasticamente la piega centrale del display — da sempre il tallone d’Achille dei foldable.

Design: più larghezza, meno piega


Il Find N7 Wide avrebbe un display esterno da circa 5,5 pollici e uno interno da 7,6 pollici, con un rapporto d’aspetto più orizzontale rispetto ai tipici book-style foldable. Questa scelta ricorda il design dei vecchi Find N e si avvicina ai recenti trend del mercato, con Apple e Samsung che — secondo i rumor — esplorano direzioni simili per i loro prossimi pieghevoli. Anche il modulo fotocamere cambierebbe: si passerebbe dal grande cerchio circolare dei modelli attuali a una disposizione in linea orizzontale.

Lancio previsto nel primo trimestre 2027


Il Find N7 Wide dovrebbe debuttare insieme al Find N7 standard nel primo trimestre 2027. In un mercato dei pieghevoli sempre più competitivo — con Samsung, Honor, Huawei e presto Apple — OPPO punta a differenziarsi sul fronte della qualità costruttiva (il Find N3 era già considerato un benchmark per la resistenza della cerniera) e sull’esperienza d’uso grazie al display più ampio e alla piega meno visibile. Tutti i dettagli tecnici, dalla scheda processore alle fotocamere, restano ancora da confermare.

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Samsung annuncia UFS 5.0: fino a 10,8 GB/s e atteso sui Galaxy S27


Samsung ha presentato ufficialmente il nuovo standard di archiviazione UFS 5.0, destinato a rivoluzionare le prestazioni degli smartphone di prossima generazione. La novità arriva in un momento strategico: i chip Snapdragon 8 Elite Gen 6 e il futuro Exynos 2700 sono già indicati come compatibili con il nuovo formato, aprendo la strada all'adozione massiccia sui flagship 2027, Galaxy S27 in testa. Velocità raddoppiate rispetto a UFS 4.1 Rispetto all'attuale UFS 4.1, il nuovo standard […]
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Samsung ha presentato ufficialmente il nuovo standard di archiviazione UFS 5.0, destinato a rivoluzionare le prestazioni degli smartphone di prossima generazione. La novità arriva in un momento strategico: i chip Snapdragon 8 Elite Gen 6 e il futuro Exynos 2700 sono già indicati come compatibili con il nuovo formato, aprendo la strada all’adozione massiccia sui flagship 2027, Galaxy S27 in testa.

Velocità raddoppiate rispetto a UFS 4.1


Rispetto all’attuale UFS 4.1, il nuovo standard porta un salto generazionale significativo. La velocità di lettura sequenziale raggiunge ora i 10,8 GB/s, mentre la scrittura arriva a 9,5 GB/s: in entrambi i casi si parla di un raddoppio rispetto alla generazione precedente. Si tratta di numeri che fino a poco fa erano appannaggio esclusivo degli SSD per laptop di fascia alta.

Più efficiente e più compatto

Più efficiente e più compatto


Samsung non si è limitata ad aumentare le velocità: grazie a tecnologie come il clock gating e la gestione multi-voltaggio, il nuovo chip consuma il 40% in meno rispetto a UFS 4.1. Le dimensioni fisiche si riducono invece del 16,7%, con un package di appena 7,5×13×0,9 mm, lasciando più spazio per batterie più grandi o sistemi di raffreddamento migliorati.

Il ruolo nell’era dell’AI on-device


L’AI locale richiede accesso rapido a modelli di grandi dimensioni: UFS 5.0 è pensato proprio per rispondere a questa esigenza, accelerando il caricamento dei modelli linguistici direttamente sul dispositivo. Con i SoC Snapdragon 8 Elite Gen 6, Dimensity 9600 Pro ed Exynos 2700 già indicati come compatibili, la tecnologia potrebbe diventare standard nei flagship del 2027. Samsung prevede di avviare la produzione di massa entro il quarto trimestre 2026, con capacità fino a 1 TB.

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Mozilla presenta il futuro di Firefox, tra miglioramenti dell’app mobile e la possibilità di edit dei PDF


Molta carne sulla brace per l'attuale versione di uno dei browser open-source più longevi e tanti progetti per nuove funzionalità che riguardano il futuro, tra migliorie lato app per il mobile, l'edit dei documenti PDF ed una AI sempre controllabile.

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Il podcast di Marco’s Box #219 – AUR on fire


Nuova puntata del podcast di Marco’s Box, questa volta dedicata a commentare le principali notizie dal mondo GNU/Linux e del software libero e open source. Trovate la puntata su Spotity, Google Podcasts, Anchor, Apple Podcast,...

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Troubleshooting su Linux: il metodo sistematico in 4 passi che risolve il 99% degli errori


Un metodo sistematico in quattro passi per affrontare qualsiasi errore su Linux: dalla raccolta degli indizi all'analisi dei log, fino alla correzione documentata. La guida pratica per sistemisti.

Chi lavora con Linux da anni conosce bene quella sensazione: un errore inaspettato blocca il server, un servizio smette di rispondere, un sistema che ieri funzionava perfettamente oggi presenta comportamenti anomali. La differenza tra un amministratore di sistema esperto e uno alle prime armi non sta tanto nella conoscenza enciclopedica dei comandi, quanto nell’adozione di un metodo sistematico di analisi.

In questo articolo descriviamo un approccio in quattro passi che consente di affrontare con metodo qualsiasi errore su Linux, riducendo drasticamente i tempi di risoluzione e gli errori per tentativi.

Il principio fondamentale: metodo prima di tutto


Il troubleshooting efficace non è una questione di fortuna o di esperienza accumulata a caso. È una disciplina che richiede di rallentare, osservare e procedere un passo alla volta. La tentazione più comune è quella di applicare subito la prima soluzione trovata online, modificando più variabili contemporaneamente. Questo approccio porta quasi sempre a peggiorare la situazione o, nella migliore delle ipotesi, a non capire quale modifica ha effettivamente risolto il problema.

Passo 1: raccogliere indizi e definire il problema con precisione


Il punto di partenza è una definizione precisa del problema. “Il server non funziona” è inutile ai fini diagnostici. “Il web server restituisce un 503 su /api/users dopo il deploy delle 14:30″ è un punto di partenza solido.

Le domande da porsi immediatamente sono:

  • Quando si è manifestato il problema per la prima volta?
  • Cosa è cambiato recentemente? (aggiornamento pacchetti, modifica configurazione, riavvio)
  • Il problema è riproducibile? In quali condizioni?
  • Qual è esattamente il messaggio di errore?

Un consiglio pratico spesso sottovalutato: se un’applicazione non si avvia correttamente, chiudete l’interfaccia grafica e lanciatela da terminale. La maggior parte delle applicazioni stampa i messaggi di errore sullo standard output o standard error, fornendo clue preziosi che l’interfaccia nasconde.

Catturate sempre l’output esatto dell’errore. Un kernel panic al boot, un prompt GRUB rescue, o un messaggio “device not found” contengono già le informazioni necessarie per risolvere il problema.

Passo 2: analizzare lo stato del sistema e i log


Con il problema definito, è il momento di esaminare lo stato corrente del sistema. Questa fase si divide in due parti: lo stato delle risorse e l’analisi dei log.

Stato delle risorse


Verificate se CPU, memoria, disco e rete sono in condizioni normali:

# CPU e memoria
top
htop

# Spazio disco
df -h
du -sh /var/log/* | sort -rh | head -20

# Rete
ip a
ip route
ping -c 4 8.8.8.8


Analisi dei log


Linux mette a disposizione strumenti potenti per l’analisi dei log. Con systemd, il comando principale è journalctl:

# Log del boot corrente con dettagli errori
journalctl -xb

# Log di un servizio specifico (es. nginx)
journalctl -u nginx --since "1 hour ago"

# Seguire i log in tempo reale
journalctl -f

# Filtrare solo gli errori
journalctl -p err -b


Per i sistemi che usano ancora i log tradizionali:
# Syslog generale
grep -i error /var/log/syslog | tail -50

# Log kernel
dmesg | grep -i "error\|fail\|warn" | tail -30

# Ricerca per intervallo temporale
journalctl --since "2026-06-22 14:00" --until "2026-06-22 15:00"


Non è necessario comprendere ogni singola riga dei log. L’obiettivo è identificare parole chiave come error, failed, segfault, permission denied, o il nome del servizio problematico nelle righe temporalmente vicine all’evento.

Passo 3: formulare ipotesi e testare una variabile alla volta


Con i dati raccolti nei passi precedenti, è il momento dell’analisi. Basandosi sui sintomi, sui cambiamenti recenti e sui log, si formula un’ipotesi sulla causa del problema.

Alcune regole pratiche:

  • Un segmentation fault → sospettare corruzione della memoria o libreria incompatibile
  • “Permission denied” → verificare permessi file, SELinux/AppArmor, ACL
  • “Device not found” al boot → UUID del disco modificato dopo aggiornamento o sostituzione
  • Servizio che crasha dopo un aggiornamento → provare il rollback del pacchetto

La regola d’oro è modificare una variabile alla volta. Se sospettate che un aggiornamento del pacchetto abbia causato il problema, fate il downgrade su un sistema di test prima di applicarlo in produzione. Questo permette di isolare la causa con certezza.

# Rollback di un pacchetto su Debian/Ubuntu
apt-cache showpkg nginx
apt-get install nginx=1.24.0-2

# Su RHEL/Rocky Linux
dnf downgrade nginx

# Verificare i file di configurazione con sintassi check
nginx -t
systemd-analyze verify /etc/systemd/system/myservice.service


La ricerca online è un validissimo alleato: incollare il messaggio di errore esatto in un motore di ricerca, nella documentazione ufficiale della distro, o in un AI assistant porta quasi sempre a soluzioni già documentate.

Passo 4: applicare la correzione e documentare


Una volta identificata la causa, applicare la correzione in modo controllato. Per le modifiche più invasive (sostituzione hardware, rebuild dell’initramfs, cambio configurazione kernel), è fondamentale:

  • Eseguire uno snapshot del sistema prima di procedere
  • Procedere un passo alla volta
  • Verificare dopo ogni modifica che il problema sia risolto e che nulla si sia rotto

Il passo finale, spesso trascurato, è la documentazione. Annotare cosa è andato storto, quali log hanno fornito i clue decisivi, e come è stato risolto il problema. Un ticket nel sistema di ticketing, un post nel blog interno, o anche una semplice nota in un file di testo possono fare la differenza quando lo stesso problema si ripresenterà tra sei mesi.

Strumenti essenziali da padroneggiare


Per mettere in pratica questo metodo in modo efficace, vale la pena avere familiarità con questi strumenti:

# Monitoraggio risorse
htop, btop, atop, glances

# Analisi disco e I/O
iotop, iostat, lsblk, blkid, smartctl -a /dev/sda

# Rete
ss -tlnp, netstat -tlnp, tcpdump, traceroute, mtr

# File di sistema
strace -p , lsof -i, inotifywait

# Analisi log avanzata
grep, awk, sed, logwatch, fail2ban-client status

Conclusione


Il troubleshooting su Linux non è magia: è l’applicazione di un metodo. Raccogliere i dati, analizzare i log, formulare ipotesi e testarle una alla volta, applicare la correzione e documentare. Quattro passi che, se seguiti con disciplina, permettono di affrontare con sicurezza qualsiasi problema, dai più banali ai più complessi.

La vera competenza si costruisce nel tempo, attraverso l’accumulo di esperienze documentate. Ogni errore risolto correttamente è una voce nel vostro archivio personale di soluzioni.


Fonte originale: Linux Troubleshooting: These 4 Steps Will Fix 99% of Errors – LinuxBlog.io

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postmarketOS 26.06 “Alpen Avocado”: la distribuzione GNU/Linux per dispositivi mobili si aggiorna


postmarketOS è una distribuzione GNU/Linux libera, open source e completamente gratuita, progettata specificamente per estendere la vita utile di smartphone, tablet e dispositivi mobili ben oltre il supporto ufficiale dei produttori. Il suo obiettivo principale è...

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AryStinger: la botnet che trasforma router D-Link in armi silenziose per attacchi globali


AryStinger è una nuova botnet scoperta da XLab che ha compromesso oltre 4.000 router D-Link obsoleti trasformandoli in proxy per attacchi di ricognizione e intrusione globali. Sfrutta vulnerabilità vecchie di anni e comunica via Protobuf cifrato con XOR — un'infrastruttura invisibile per APT e cybercriminali.
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I ricercatori di XLab (Qianxin) hanno scoperto AryStinger, una botnet precedentemente sconosciuta che ha compromesso oltre 4.000 router obsoleti in tutto il mondo, trasformandoli in proxy silenziosi al servizio di attori malevoli. A differenza delle classiche botnet DDoS, AryStinger è progettata per il ricognizione e il supporto alle intrusioni — un’infrastruttura invisibile concepita per penetrare reti aziendali e governative.

Scoperta e timeline dell’operazione


Il 12 marzo 2026, il sistema di threat awareness di XLab ha rilevato l’indirizzo IP 107.150.106.14 che diffondeva un campione ELF con zero detection su VirusTotal, sfruttando due vulnerabilità datate: CVE-2013-3307 e CVE-2016-5681. Il campione, implementato in C, prendeva di mira router D-Link DIR-850L e DIR-818LW — dispositivi giunti a fine vita, privi di patch e ancora ampiamente diffusi in ambito SOHO.

Il 26 aprile è comparso un secondo campione correlato, questa volta scritto in Go e rivolto a dispositivi NAS, sfruttando CVE-2025-11837. Il percorso nel codice sorgente del campione Go rivela il nome del progetto interno: Ary-Attack — un dettaglio che ha consentito ai ricercatori di attribuire le due famiglie alla stessa operazione.

Architettura e capacità operative


AryStinger converte i dispositivi infetti in “executor” telecomandati, capaci di eseguire un insieme ricco di operazioni su richiesta del C2:

  • Scansione di rete: port scanning, identificazione dei servizi, enumerazione di sottodomini — attività tipiche della fase di ricognizione pre-intrusione.
  • Proxying e tunneling: il device infetto instrada traffico malevolo verso destinazioni terze, mascherando l’origine reale dell’attaccante.
  • Esecuzione di comandi arbitrari sul sistema.
  • Modifiche DNS: la botnet può alterare le configurazioni DNS del router per intercettare il traffico web degli utenti connessi.
  • Payload multi-linguaggio: supporta l’iniezione di payload scritti in Go, Java e Python, garantendo flessibilità operativa.
  • Canali di accesso persistente via dropbear (SSH) o gs-netcat.

Le comunicazioni con il server di comando e controllo avvengono via HTTP/HTTPS, con traffico serializzato tramite Protobuf e cifrato con XOR — una scelta che garantisce compattezza e una certa difficoltà nell’ispezione del traffico.

Distribuzione geografica e target


La telemetria di Qianxin mostra che la distribuzione delle infezioni è geograficamente concentrata: Corea del Sud (48,5%), Cina (31,8%), Svezia (6,4%), Malesia (3,5%) e Singapore (2,5%). La forte prevalenza asiatica suggerisce che il deployment iniziale sia stato mirato su mercati dove i router D-Link di fascia bassa hanno avuto larga diffusione e dove la sostituzione dei dispositivi a fine vita avviene con ritardi.

Il targeting di NAS oltre ai router nella seconda fase dell’operazione indica un’evoluzione verso dispositivi con maggiore capacità di elaborazione e connettività persistente — ideali per operazioni di lunga durata che richiedono stabilità dell’infrastruttura proxy.

Perché AryStinger è diversa dalle botnet tradizionali


La distinzione fondamentale di AryStinger rispetto a botnet come Mirai o AISURU è l’obiettivo operativo: non DDoS né mining di criptovalute, bensì la costruzione di un’infrastruttura di intrusione distribuita. I dispositivi compromessi diventano nodi di una rete di proxy residenziali che conferiscono agli attaccanti un’anonimizzazione difficile da penetrare: il traffico malevolo emerge da indirizzi IP domestici o di piccola impresa, superando spesso i blocchi basati su reputazione IP.

Questo modello operativo è tipico di gruppi APT che necessitano di infrastrutture di staging durante la fase di ricognizione e di pivoting nelle reti bersaglio. La capacità di modificare le configurazioni DNS aggiunge una dimensione ulteriore: chi usa un router infetto espone tutte le proprie comunicazioni a potenziale intercettazione.

Indicatori di compromissione (IoC)

# IP di spreading iniziale
107.150.106.14
# Dominio C2 autenticazione
eixfi.ajb8.com  (/auth endpoint)
# CVE sfruttate
CVE-2013-3307   (D-Link DIR-850L - autenticazione bypassata)
CVE-2016-5681   (D-Link DIR-818LW - esecuzione remota di codice)
CVE-2025-11837  (dispositivi NAS - variante Go)
# Processi sospetti da verificare sul dispositivo
syswapd0h
syswapd0w
# Percorso da verificare
/tmp/bin/  (presenza di campioni malware)
# Nome progetto interno (da path nel codice Go)
Ary-Attack

Due righe per i difensori


Per chi gestisce reti con dispositivi edge, le azioni prioritarie sono: sostituire immediatamente i router D-Link DIR-850L e DIR-818LW con modelli supportati e aggiornati; applicare gli aggiornamenti firmware più recenti su tutti i dispositivi di rete perimetrali; modificare le credenziali amministrative di default; disabilitare le interfacce di gestione remota se non strettamente necessarie. A livello di monitoraggio, è opportuno inserire il dominio eixfi.ajb8.com e l’IP 107.150.106.14 nelle blocklist e verificare nei log di rete la presenza di connessioni Protobuf verso host sconosciuti su porte non standard.

La scoperta di AryStinger conferma una tendenza consolidata: i dispositivi IoT e i router SOHO a fine vita restano un vettore di attacco privilegiato per costruire infrastrutture di intrusione persistenti e difficili da attribuire. La prossima botnet potrebbe già essere nascosta nel router del vostro operatore ISP locale.

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Systemd 261: nuova versione con nuove funzionalità


Systemd è un componente fondamentale dell’ecosistema GNU/Linux: è un sistema di init (inizializzazione) e gestione dei servizi progettato per avviare il sistema operativo, controllare i processi, gestire il logging e coordinare numerosi sottosistemi. Nato come...

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Lo Stato di Fedora nel 2026: Fedora KDE vola ma calano i manutentori di pacchetti


Durante la conferenza annuale Flock 2026 a Praga, il leader del progetto Fedora (FPL) Jef Spaleta, giunto al suo secondo anno di mandato, ha tenuto il discorso di apertura sullo “Stato di Fedora”. La presentazione ha tracciato un quadro delineato da elementi positivi (l’aumento degli utenti), note negative (il drastico calo dei manutentori di pacchetti) […]
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System76 aggiorna il laptop Serval WS con i processori Intel Core Ultra Serie 2


System76, noto produttore di hardware compatibile con sistemi operativi GNU/Linux statunitense con sede a Denver, Colorado, ha presentato una nuova versione del portatile Serval WS, una workstation portatile progettata per utenti che richiedono prestazioni...

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Xperia 1 VIII: aumentano le segnalazioni di problemi al sensore di impronte digitali


L'ammiraglia Sony Xperia 1 VIII è al centro di un crescente numero di segnalazioni riguardanti malfunzionamenti del sensore di impronte digitali. Le problematiche emergono su più piattaforme — dai forum specializzati ai social network — e in alcuni casi hanno reso il sensore completamente inutilizzabile, spingendo gli utenti a contattare l'assistenza Sony per la sostituzione del dispositivo. I sintomi riportati: dal riconoscimento instabile all'impossibilità di registrare le […]
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L’ammiraglia Sony Xperia 1 VIII è al centro di un crescente numero di segnalazioni riguardanti malfunzionamenti del sensore di impronte digitali. Le problematiche emergono su più piattaforme — dai forum specializzati ai social network — e in alcuni casi hanno reso il sensore completamente inutilizzabile, spingendo gli utenti a contattare l’assistenza Sony per la sostituzione del dispositivo.

I sintomi riportati: dal riconoscimento instabile all’impossibilità di registrare le impronte


I casi riportati si presentano con modalità simili. Su price.com, un utente ha descritto come il sensore smettesse di rispondere quando si tentava lo sblocco a schermo spento. Le soluzioni classiche — come eliminare e riacquisire le impronte o riavviare il telefono — non hanno risolto il problema. La situazione è poi peggiorata al punto che il sensore ha smesso di rispondere anche durante la fase di registrazione di un’impronta, rendendo impossibile completarla. L’esito è stato la sostituzione del dispositivo da parte dell’assistenza Sony.

Su 5channel e sul social X emergono segnalazioni analoghe: chi riferisce che dopo il primo tentativo fallito il sensore non riconosce più nessuna impronta, chi lamenta una precisione di riconoscimento inferiore rispetto a Xperia 1 V, chi non riesce a completare la registrazione dell’impronta perché il sensore smette di rispondere a metà procedura.

Un problema già visto in passato sulla serie Xperia


Non è la prima volta che la serie Xperia si trova alle prese con difficoltà legate al sensore biometrico. Sugli Xperia 1 III e 5 III era stato segnalato su larga scala il caso della voce relativa alle impronte digitali che spariva completamente dal menu delle impostazioni — un problema attribuito a guasti hardware o problemi di contatto, che in molti casi aveva richiesto la riparazione del dispositivo.

Le generazioni successive avevano fatto registrare un significativo miglioramento su questo fronte, tanto che dagli Xperia 1 V in poi il problema non si era più ripresentato su vasta scala. I sintomi attuali sull’Xperia 1 VIII sono diversi da quelli storici — la voce nel menu c’è, ma il sensore si comporta in modo erratico — e non è ancora chiaro se si tratti di un difetto hardware su un numero limitato di unità o di un bug software risolvibile con un aggiornamento.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni


Le segnalazioni sono ancora numericamente contenute e non è possibile stabilire la reale portata del problema. Tuttavia, il fatto che le stesse difficoltà vengano descritte in ambienti diversi e da utenti indipendenti merita attenzione. Ricordiamo che l’anno scorso Xperia 1 VII era finito sotto i riflettori per un problema di guasto improvviso della scheda madre, una vicenda che aveva preoccupato non poco la community. Speriamo che le problematiche al sensore di impronte sull’Xperia 1 VIII si rivelino episodiche e risolvibili, senza evolvere in un caso più serio.

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Xiaomi 18: display secondario più grande, fotocamera da 200MP e tasto AI dedicato nei rumor


Le prime indiscrezioni sullo Xiaomi 18 iniziano a delineare un flagship di grande ambizione. Atteso per settembre 2026, il prossimo top di gamma della serie principale di Xiaomi dovrebbe portare con sé un display posteriore notevolmente ingrandito, una fotocamera da 200 megapixel con sensore LoFIC di nuova generazione, e — dettaglio che fa discutere — il ritorno di un tasto fisico dedicato alle funzioni AI. Display posteriore da 4 pollici: da accessorio a protagonista Lo Xiaomi 17 Pro […]
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Le prime indiscrezioni sullo Xiaomi 18 iniziano a delineare un flagship di grande ambizione. Atteso per settembre 2026, il prossimo top di gamma della serie principale di Xiaomi dovrebbe portare con sé un display posteriore notevolmente ingrandito, una fotocamera da 200 megapixel con sensore LoFIC di nuova generazione, e — dettaglio che fa discutere — il ritorno di un tasto fisico dedicato alle funzioni AI.

Display posteriore da 4 pollici: da accessorio a protagonista


Lo Xiaomi 17 Pro aveva già introdotto un piccolo schermo secondario da circa 2,7 pollici sul retro. Con lo Xiaomi 18 Pro, Xiaomi avrebbe in mente un salto più deciso: il display posteriore potrebbe arrivare attorno ai 4 pollici, con miglioramenti in termini di luminosità, risoluzione e gestione della privacy. Un pannello di quelle dimensioni permetterebbe non solo di controllare notifiche e meteo a colpo d’occhio, ma anche di usare molte più funzioni senza estrarre il telefono di tasca, oltre che di sfruttarlo come mirino per i selfie con la fotocamera principale. Xiaomi sembra intenzionata a fare del display posteriore una feature distintiva della linea, non una semplice curiosità.

Fotocamera da 200MP con tecnologia LoFIC


Sul fronte fotografico, il rumor più interessante riguarda l’adozione di un sensore da 200 megapixel sviluppato internamente da Xiaomi con tecnologia LoFIC (Low-light Full-Image Capture). Questa soluzione è pensata per aumentare il range dinamico nelle scene ad alto contrasto — controluce, paesaggi con zone d’ombra e di luce netta, scatti notturni — recuperando dettaglio nelle alte luci senza sacrificare le ombre. Se le specifiche verranno confermate, lo Xiaomi 18 si candida a diventare uno dei più interessanti competitor nella fotografia mobile di fascia alta.

Anche il display frontale dovrebbe ricevere un aggiornamento significativo: pannello grande con angoli arrotondati, risoluzione 2K e luminosità massima ulteriormente aumentata per garantire una migliore visibilità in pieno sole.

Torna il tasto AI: ma questa volta è molto più di un assistente vocale


Uno degli elementi più discussi dai leak è il possibile ritorno di un pulsante fisico dedicato alle funzioni di intelligenza artificiale. Xiaomi aveva già proposto tasti simili su MIX 3 e Mi 9, poi abbandonati. La versione 2026 sarebbe però molto più evoluta: non un semplice avviatore vocale, ma un accesso rapido alle funzioni AI di HyperOS 4, incluse traduzione in tempo reale, riconoscimento di immagini, riassunto di documenti e controllo accelerato della fotocamera.

Design rinnovato con nuovi materiali


Completa il quadro una revisione estetica che potrebbe riguardare i materiali del corpo: Xiaomi starebbe testando sia pannelli in vetro tradizionale che soluzioni in fibra di vetro trasparente di nuova generazione, con la possibilità di introdurre materiali fotocromici capaci di cambiare tonalità a seconda dell’illuminazione. Più audace rispetto agli ultimi flagship, insomma.

Siamo ancora lontani dall’annuncio ufficiale, ma lo Xiaomi 18 si preannuncia come uno degli smartphone Android più completi del 2026.

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Ecco perché la scadenza dei certificati Secure Boot di Windows interessa gli utenti Linux


Se siete utenti Linux, "No, non mi interessa, si parla di Microsoft" non è una buona risposta a proposito di questa notizia.
Infatti dal 24 giugno 2026, tre importanti certificati digitali alla base del meccanismo di sicurezza "Secure Boot" scadranno e, in determinati contesti, è bene comprendere cosa ciò comporta e, nel caso, agire.

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Nothing Phone (4b) è ufficiale nel nome: fotocamera singola e fascia entry-level in arrivo


Nothing Technology ha confermato indirettamente il nome del suo prossimo smartphone con un teaser tanto enigmatico quanto caratteristico del brand. Un video pubblicato sull'account X ufficiale ha rivelato — nascosta tra le matite da disegno — l'identità del nuovo modello: si chiamerà Nothing Phone (4b). E non è tutto: il breve filmato ha anche svelato alcune caratteristiche del design, tra cui quella che sembra essere una configurazione con una sola fotocamera posteriore. Il teaser […]
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Nothing Technology ha confermato indirettamente il nome del suo prossimo smartphone con un teaser tanto enigmatico quanto caratteristico del brand. Un video pubblicato sull’account X ufficiale ha rivelato — nascosta tra le matite da disegno — l’identità del nuovo modello: si chiamerà Nothing Phone (4b). E non è tutto: il breve filmato ha anche svelato alcune caratteristiche del design, tra cui quella che sembra essere una configurazione con una sola fotocamera posteriore.

Il teaser con le matite e il codice 4B


Nothing ha costruito il reveal con una sequenza di matite da disegno disposte in ordine, dalla 7B alla B. In modo volutamente non casuale, una di esse sporge più in alto rispetto alle altre: sulla sua superficie è incisa la scritta “4B”. Combinando questo indizio con la lettera “b” già comunicata nelle settimane precedenti, la deduzione è immediata: il nome ufficiale del device è Nothing Phone (4b).

Un’operazione di marketing giocosa e coerente con l’identità del brand, che da sempre preferisce generare curiosità con codici e indizi piuttosto che annunci diretti.

Fotocamera singola: una prima volta per Nothing


Altrettanto significativo è quanto si intravede nello stesso video: uno schizzo tecnico su carta millimetrata mostra il retro del telefono, con un solo modulo fotocamera posizionato nell’angolo superiore sinistro. Se confermato, il Nothing Phone (4b) sarebbe il primo dispositivo dell’azienda a montare un’unica fotocamera posteriore, una scelta che non sorprende se si considera il posizionamento di mercato ipotizzato.

Gli sketch mostrano anche la struttura meccanica traforata sul retro, dettaglio estetico che richiama il DNA visivo di Nothing, confermando che anche in questa versione più economica il brand non rinuncia alla propria identità.

Un modello entry-level più accessibile del Phone (2a)?


La fotocamera singola e la gestione del reveal suggeriscono che il Nothing Phone (4b) punta a una fascia di prezzo ancora più bassa rispetto al Phone (2a), già considerato il punto d’accesso più conveniente alla gamma Nothing. L’obiettivo sembra essere quello di attrarre nuovi utenti con un prezzo aggressivo, mantenendo però l’estetica ricercata che distingue i prodotti Nothing dalla massa degli smartphone economici.

Non è ancora stata comunicata una data ufficiale di presentazione, ma l’intensificarsi dei teaser lascia presupporre un annuncio imminente. Continuiamo a seguire la vicenda.

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Galaxy attenzione: tre app Google fondamentali non si aggiornano automaticamente


Se utilizzate uno smartphone Samsung Galaxy con gli aggiornamenti automatici delle app abilitati, potreste comunque avere alcune app di sistema Google non aggiornate all'ultima versione. Google ha recentemente rilasciato nuovi aggiornamenti per tre componenti fondamentali di Android, ma questi non compaiono nella schermata standard degli aggiornamenti del Play Store e richiedono un intervento manuale. Le tre app di sistema Google da aggiornare Le app coinvolte sono componenti che agiscono […]
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Se utilizzate uno smartphone Samsung Galaxy con gli aggiornamenti automatici delle app abilitati, potreste comunque avere alcune app di sistema Google non aggiornate all’ultima versione. Google ha recentemente rilasciato nuovi aggiornamenti per tre componenti fondamentali di Android, ma questi non compaiono nella schermata standard degli aggiornamenti del Play Store e richiedono un intervento manuale.

Le tre app di sistema Google da aggiornare


Le app coinvolte sono componenti che agiscono in background ma svolgono un ruolo essenziale per la sicurezza e la stabilità del sistema operativo:

  • Android System SafetyCore — versione 1.0.925574157
  • Android System WebView — versione 149.0.7827.91
  • Google Play Services — versione 26.22.33

Google non ha pubblicato note di rilascio dettagliate per questi aggiornamenti, ma è prassi comune che includano correzioni di bug, miglioramenti delle prestazioni e patch di sicurezza. Google Play Services in particolare è la fondamenta su cui poggiano la maggior parte delle app Android e dei servizi Google, mentre Android System WebView gestisce la visualizzazione di contenuti web all’interno delle app.

Perché non appaiono nella lista aggiornamenti del Play Store


Il problema è che queste tre app di sistema non vengono mostrate nella sezione “Aggiornamenti” dell’app Google Play, nemmeno quando un aggiornamento è disponibile. Ciò significa che anche con la funzione di aggiornamento automatico attiva, l’utente potrebbe non accorgersi che queste versioni sono in attesa di installazione.

Per aggiornarle manualmente è necessario aprire l’app Impostazioni, cercare ciascuna delle tre app nella sezione Applicazioni, e dall’interfaccia dell’app trovare il collegamento alla sua scheda nel Play Store. Se è disponibile un aggiornamento, apparirà il pulsante per installarlo.

Disponibile su One UI 8.5 e One UI 9


Al momento il rilascio è stato confermato su dispositivi Samsung con One UI 8.5 e One UI 9. La distribuzione è partita dal mercato indiano e si prevede che venga estesa progressivamente ad altre regioni. Se avete un Galaxy recente, vale la pena fare una verifica manuale: aggiornare questi componenti è una buona pratica per mantenere il dispositivo sicuro e stabile.

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PorteuX 2.7: la distribuzione GNU/Linux basata su Slackware con kernel 7.1.1 e KDE Plasma 6.7


PorteuX è una distribuzione GNU/Linux basata su Slackware che eredita l’approccio modulare dei progetti Slax e Porteus, offrendo un sistema leggero, portatile e altamente personalizzabile. Si comporta come una distribuzione immutabile, ma adotta una...

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Raspberry Pi OS: aggiornamento di giugno 2026 introduce il kernel Linux 6.18 LTS


Raspberry Pi OS è una distribuzione GNU/Linux sviluppata e mantenuta da Raspberry Pi Ltd, pensata specificamente per i single-board computer (SBC) della famiglia Raspberry Pi, progettata per essere accessibile, versatile e ricca di strumenti utili...

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Le notizie minori del mondo GNU/Linux e dintorni della settimana nr 25/2026


Ogni settimana, il mondo del software libero e open source ci offre una moltitudine di aggiornamenti e nuove versioni di software. Anche se non tutti sono di grande rilevanza, molti di questi possono risultare...

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SparkyLinux 2026.06 “Tiamat”: disponibile con supporto al kernel Linux 7.1


SparkyLinux è una distribuzione GNU/Linux basata su Debian, progettata per offrire un sistema operativo leggero, veloce e altamente personalizzabile, pensato principalmente per l’uso desktop. Nata nell’ottobre del 2011 come remix di Ubuntu con l’ambiente...

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Driver NVIDIA 595.84 per GNU/Linux: supporto ottimizzato per 007 First Light e correzioni per altri giochi


Il driver grafico NVIDIA per sistemi GNU/Linux rappresenta la versione proprietaria sviluppata da NVIDIA Corporation, azienda leader nel settore delle soluzioni grafiche, per garantire prestazioni elevate, stabilità e compatibilità avanzata sulle distribuzioni GNU/Linux, oltre che su FreeBSD e Solaris. Questo driver nasce dall’esi...

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Il podcast di Marco’s Box #219 – AUR on fire


Nuova puntata del podcast di Marco’s Box, questa volta dedicata a commentare le principali notizie dal mondo di linux e del software libero e open source. Trovate la puntata su Spotity, Google Podcasts, Anchor, Apple Podcast, Castbox, TuneIn, Amazon Music, Amazon Alexa e YouTube. In alternativa, per ascoltarla sul vostro player preferito, potete aggiungere il […]
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HyperOS 4: nuova app ti dice subito se il tuo Xiaomi, Redmi o POCO riceverà l’aggiornamento


Con l'arrivo sempre più vicino di HyperOS 4, il prossimo grande aggiornamento software di Xiaomi, un'app di terze parti aiuta a scoprire subito se il proprio dispositivo sarà compatibile. MemeOS Enhancer ha aggiunto una funzione che verifica in pochi secondi la compatibilità con il nuovo OS. Come funziona il controllo compatibilità Aprendo MemeOS Enhancer, l'app rileva automaticamente il modello del dispositivo e lo confronta con i dati sulle politiche di aggiornamento di Xiaomi. Lo […]
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Con l’arrivo sempre più vicino di HyperOS 4, il prossimo grande aggiornamento software di Xiaomi, un’app di terze parti aiuta a scoprire subito se il proprio dispositivo sarà compatibile. MemeOS Enhancer ha aggiunto una funzione che verifica in pochi secondi la compatibilità con il nuovo OS.

Come funziona il controllo compatibilità


Aprendo MemeOS Enhancer, l’app rileva automaticamente il modello del dispositivo e lo confronta con i dati sulle politiche di aggiornamento di Xiaomi. Lo strumento supporta dispositivi Xiaomi, Redmi e POCO e fornisce anche la compatibilità con Android 17 — utile per capire qual è il massimo aggiornamento OS raggiungibile.

Il launcher di HyperOS 4 è già trapelato


Parallelamente, è già circolato online il launcher di HyperOS 4 prima dell’annuncio ufficiale. Le immagini mostrano un’interfaccia che evolve rispetto a HyperOS 3, con animazioni più fluide e alcune novità nell’organizzazione di icone e widget. Xiaomi non ha ancora comunicato le date ufficiali, ma i leak suggeriscono che il lancio sia imminente.

Perché è utile saperlo in anticipo


Conoscere in anticipo la compatibilità permette di pianificare meglio l’eventuale acquisto di un nuovo smartphone. Xiaomi ha tradizionalmente una politica di aggiornamenti più limitata rispetto a Samsung o Google, che ora garantiscono fino a 7 anni di patch. Strumenti come MemeOS Enhancer aiutano gli utenti a fare scelte più consapevoli.

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Sony Xperia 1 VIII e 1 VII: addio al contatore di notifiche, ora solo il pallino


Sony ha ufficialmente confermato un cambiamento nella gestione delle notifiche per i suoi smartphone di punta: sugli Xperia 1 VIII e Xperia 1 VII il contatore numerico delle notifiche non viene più visualizzato sull'icona delle app. Al suo posto compare solo un semplice pallino, che segnala la presenza di notifiche in attesa ma senza indicarne la quantità. Una scelta di design, non un bug Molti utenti avevano già notato la scomparsa del numero di messaggi non letti sull'icona di app come […]
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Sony ha ufficialmente confermato un cambiamento nella gestione delle notifiche per i suoi smartphone di punta: sugli Xperia 1 VIII e Xperia 1 VII il contatore numerico delle notifiche non viene più visualizzato sull’icona delle app. Al suo posto compare solo un semplice pallino, che segnala la presenza di notifiche in attesa ma senza indicarne la quantità.

Una scelta di design, non un bug


Molti utenti avevano già notato la scomparsa del numero di messaggi non letti sull’icona di app come Messenger, interpretandola come un malfunzionamento. Sony ha chiarito attraverso le pagine di supporto ufficiale che si tratta invece di una modifica voluta: tutti i modelli lanciati dopo aprile 2025 adottano questo nuovo comportamento.

In precedenza, bastava un’occhiata alla schermata home per sapere quanti messaggi erano in attesa. Con il nuovo sistema, il pallino indica solo che c’è qualcosa di non letto, senza fornire dettagli numerici.

Quali dispositivi sono interessati


La modifica riguarda sia le versioni SIM free che quelle brandizzate dei seguenti modelli:

  • Xperia 1 VIII
  • Xperia 1 VII

Curiosamente, l’Xperia 10 VII — anch’esso uscito nel 2025 — non è incluso nell’elenco, lasciando aperta la possibilità che il modello più economico conservi il contatore numerico tradizionale. Sony non ha ancora fornito spiegazioni su questa differenza.

Una tendenza sempre più diffusa su Android


La scelta di Sony si inserisce in un trend più ampio: molti produttori Android stanno abbandonando i badge numerici in favore di indicatori più discreti, seguendo la filosofia di Android puro di Google. Per ora non esiste un’opzione nelle impostazioni per ripristinare il comportamento precedente.

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Android 17 cancella i widget dal Pixel: Google sta preparando la correzione


Gli utenti Pixel che hanno aggiornato ad Android 17 stanno segnalando un bug fastidioso: i widget sulla schermata home scompaiono senza preavviso. Google ha confermato di essere a conoscenza del problema e che è al lavoro su una correzione. Il problema colpisce i profili di lavoro Dalle segnalazioni su Reddit e sui forum ufficiali, il bug si manifesta principalmente sui dispositivi con il Work Profile (profilo di lavoro) attivo. I widget più colpiti sono quelli per meteo, calendario e […]
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Gli utenti Pixel che hanno aggiornato ad Android 17 stanno segnalando un bug fastidioso: i widget sulla schermata home scompaiono senza preavviso. Google ha confermato di essere a conoscenza del problema e che è al lavoro su una correzione.

Il problema colpisce i profili di lavoro


Dalle segnalazioni su Reddit e sui forum ufficiali, il bug si manifesta principalmente sui dispositivi con il Work Profile (profilo di lavoro) attivo. I widget più colpiti sono quelli per meteo, calendario e gestione task, che spariscono completamente dalla home dopo il passaggio ad Android 17.

La conferma ufficiale di Google


Mishaal Rahman, punto di riferimento per le notizie su Android, ha confermato che Google è a conoscenza del problema e sta preparando una patch. Non è stato comunicato un calendario preciso, ma la correzione arriverà “in un prossimo aggiornamento”.

Una soluzione temporanea (non per tutti)


Alcuni utenti sono riusciti a ripristinare i widget eliminando il profilo di lavoro, riavviando e riposizionando i widget manualmente. Questa strada non è percorribile per chi usa il Work Profile in contesto aziendale, dove il profilo è gestito dall’IT e non può essere cancellato dall’utente. Il consiglio è attendere la patch ufficiale di Google.

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Xperia 1 VIII: boom di vendite nella prima settimana, tre volte i numeri del predecessore


Nonostante il design completamente rinnovato avesse diviso le opinioni prima del lancio, lo Sony Xperia 1 VIII sta registrando un avvio di vendite sorprendentemente positivo. I dati dalla piattaforma giapponese Kakaku.com mostrano che, in appena una settimana, il modello SIM free ha già accumulato tre volte le recensioni dello Xperia 1 VII — disponibile da oltre un anno. Le recensioni come termometro delle vendite Il numero di recensioni sui siti di confronto prezzi è spesso un buon […]
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Nonostante il design completamente rinnovato avesse diviso le opinioni prima del lancio, lo Sony Xperia 1 VIII sta registrando un avvio di vendite sorprendentemente positivo. I dati dalla piattaforma giapponese Kakaku.com mostrano che, in appena una settimana, il modello SIM free ha già accumulato tre volte le recensioni dello Xperia 1 VII — disponibile da oltre un anno.

Le recensioni come termometro delle vendite


Il numero di recensioni sui siti di confronto prezzi è spesso un buon indicatore indiretto dei volumi venduti. Nel caso dello Xperia 1 VIII da 16GB — la configurazione esclusiva del modello SIM free — si contano già 85 recensioni in pochi giorni, contro le 27 dello Xperia 1 VII 16GB accumulate in oltre un anno. Un ritmo circa tre volte superiore.

Un risultato contro ogni previsione


L’Xperia 1 VIII ha cambiato radicalmente il design rispetto ai predecessori, generando dubbi sulla capacità di attrarre sia il pubblico storico di Sony che nuovi acquirenti. I numeri iniziali suggeriscono invece che la scommessa stia pagando, almeno nel mercato giapponese. Resta da vedere se questo momentum si ripeterà anche sui mercati europei, dove Sony mobile fatica da anni a mantenere una presenza significativa.

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