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Lenovo Yoga Tab Gen 2 e Yoga Tab Plus Gen 2: i nuovi tablet Android con 7 anni di aggiornamenti


Lenovo ha presentato all'IFA 2026 i nuovi tablet Android Yoga Tab Gen 2 e Yoga Tab Plus Gen 2. Oltre a chipset performanti, display ad alta frequenza di aggiornamento e supporto alla penna stilo, il tratto distintivo di entrambi i modelli è l'impegno dichiarato da Lenovo su un supporto software particolarmente longevo, con sette major update di Android e sette anni di patch di sicurezza. Yoga Tab Plus Gen 2, il modello di punta con Snapdragon 8 Elite Il modello superiore, Yoga Tab Plus Gen […]
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Lenovo ha presentato all’IFA 2026 i nuovi tablet Android Yoga Tab Gen 2 e Yoga Tab Plus Gen 2. Oltre a chipset performanti, display ad alta frequenza di aggiornamento e supporto alla penna stilo, il tratto distintivo di entrambi i modelli è l’impegno dichiarato da Lenovo su un supporto software particolarmente longevo, con sette major update di Android e sette anni di patch di sicurezza.

Yoga Tab Plus Gen 2, il modello di punta con Snapdragon 8 Elite


Il modello superiore, Yoga Tab Plus Gen 2, monta uno Snapdragon 8 Elite abbinato a un display da 13 pollici in risoluzione 4K, denominato PureSight Pro, con refresh rate a 144 Hz e luminosità massima di 1.100 nit.

  • Memoria RAM: 12GB o 16GB, storage 256GB o 512GB espandibile
  • Batteria da 12.700 mAh con ricarica rapida a 68W
  • Sei altoparlanti integrati
  • Fotocamera posteriore 13MP+2MP, anteriore 8MP+0,3MP
  • Supporto alla penna stilo, pensato per un pubblico creativo


Il modello standard non è da meno


Yoga Tab Gen 2 adotta invece un MediaTek Dimensity 9500s, un chip che secondo le prime indicazioni è sostanzialmente basato sul precedente Dimensity 9400 Plus, garantendo comunque prestazioni solide anche sul modello base della gamma.

Il display in questo caso è un pannello 4K da 11,1 pollici, anch’esso con refresh rate a 144 Hz e luminosità fino a 1.100 nit. La memoria RAM va da 8GB a 12GB, con storage da 128GB o 256GB espandibile, batteria da 11.000 mAh con ricarica a 68W, quattro altoparlanti e fotocamere da 13MP posteriore e 8MP+0,3MP anteriore.

Entrambi i modelli supportano Bluetooth 6.0, Wi-Fi 7 e USB-C 3.2 Gen 1, con la possibilità di aggiungere una tastiera magnetica opzionale e diverse funzioni basate sull’intelligenza artificiale.

Aggiornamenti garantiti fino al 2033


Il dato più rilevante riguarda però il supporto software: entrambi i tablet arrivano sul mercato con Android 17 preinstallato, e Lenovo ha dichiarato di voler garantire major update fino ad Android 24, con patch di sicurezza assicurate fino al 2033. Considerando che i tablet tendono a essere utilizzati più a lungo rispetto agli smartphone, un impegno di questo tipo rappresenta un valore aggiunto non da poco per chi acquista pensando di non doverlo sostituire a breve.

Yoga Tab Gen 2 sarà disponibile questo mese a partire da 729 dollari, mentre il modello superiore Yoga Tab Plus Gen 2 partirà da 999,99 dollari. Con prestazioni elevate, display 4K a 144 Hz e un supporto software fuori dal comune, Lenovo punta chiaramente a proporre due tablet Android pensati per durare nel tempo.

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IFA 2026: Motorola presenta Edge 70 Plus, Watch Ultra e l’edizione speciale Razr 70 con cristalli Swarovski


Motorola ha sfruttato il palco dell'IFA 2026 per annunciare diverse novità: il nuovo smartphone Edge 70 Plus, lo smartwatch Watch Ultra, un'edizione limitata del pieghevole Razr 70 realizzata in collaborazione con Swarovski e il caricatore magnetico wireless Motorola Snap, compatibile con lo standard Qi2.2. Edge 70 Plus: batteria maxi e fotocamera da 200MP Edge 70 Plus arriva in quattro colorazioni certificate Pantone – Gray Lilac, Milky Blue, Mountain View e Sage – ognuna con una […]
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Motorola ha sfruttato il palco dell’IFA 2026 per annunciare diverse novità: il nuovo smartphone Edge 70 Plus, lo smartwatch Watch Ultra, un’edizione limitata del pieghevole Razr 70 realizzata in collaborazione con Swarovski e il caricatore magnetico wireless Motorola Snap, compatibile con lo standard Qi2.2.

Edge 70 Plus: batteria maxi e fotocamera da 200MP


Edge 70 Plus arriva in quattro colorazioni certificate Pantone – Gray Lilac, Milky Blue, Mountain View e Sage – ognuna con una finitura diversa, montate su una scocca curva su tutti e quattro i lati, pensata secondo Motorola per migliorare la presa e la sensazione di qualità del dispositivo.

Il display è un AMOLED da 6,78 pollici a 144 Hz con certificazione Pantone per la fedeltà cromatica, affiancato da altoparlanti stereo certificati Hi-Res Audio. Il cuore del dispositivo è uno Snapdragon 7s Gen 3 con 8GB di RAM LPDDR5X e tagli di storage da 128GB o 256GB.

  • Fotocamera principale da 200MP, la risoluzione più alta mai vista su un Motorola
  • Stabilizzazione ottica, zoom digitale fino a 10x e video 4K
  • Fotocamera macro dedicata e selfie camera da 32MP
  • Batteria da 6.500 mAh con ricarica rapida a 45W e bypass charging per il gaming

Edge 70 Plus arriverà nelle prossime settimane in alcuni mercati europei e mediorientali; il prezzo non è ancora stato comunicato.

Watch Ultra: il primo smartwatch Moto con LTE


Motorola Watch Ultra è uno smartwatch con cassa da 46mm, certificazione IP68 e resistenza 5ATM, con un’autonomia dichiarata fino a due giorni di utilizzo attivo. Utilizza Wear OS by Google con chipset Snapdragon W5+ Gen 1 e un display OLED da 1,5 pollici capace di raggiungere 2.700 nit di luminosità.

Sul fronte salute e fitness, Motorola ha collaborato con Polar, integrando funzioni come l’esercizio di respirazione Setene, l’analisi del sonno Nightly Recharge e Sleep Plus Stages, un punteggio del sonno e un coach per la corsa, oltre a strumenti come Activity Goal, Activity Score e Smart Calories.

La vera novità è però la connettività: si tratta del primo smartwatch Moto dotato di LTE integrato, oltre al GPS dual-band, per un utilizzo autonomo anche senza smartphone al seguito. È presente anche il supporto a Google Pay. La cassa è in acciaio inossidabile, disponibile in argento e nero, con cinturini in silicone o pelle da 22mm. Il lancio è previsto nelle prossime settimane in Europa, Medio Oriente, America Latina, Nord America e in alcuni mercati Asia-Pacifico.

Razr 70 con cristalli Swarovski e caricatore Motorola Snap


Motorola ha inoltre svelato un’edizione speciale del pieghevole Razr 70 realizzata con Swarovski, parte della collezione “Brilliant Collection”. Il modello adotta la colorazione PANTONE Meteorite con una finitura trapuntata soft-touch impreziosita da 35 cristalli Swarovski, oltre a un grande cristallo sfaccettato posizionato sulla cerniera; una cover trasparente in dotazione permette di mostrare il design senza coprirlo.

A livello tecnico, il dispositivo mantiene le stesse caratteristiche del Razr 70 standard: display di copertina da 3,6 pollici, schermo pieghevole Extreme AMOLED da 6,9 pollici, doppia fotocamera con sensore principale da 50MP, funzioni AI e batteria da 4.800 mAh, con oltre 36 ore di autonomia dichiarate. L’edizione Swarovski sarà distribuita in quantità limitata in diversi mercati, ma il prezzo non è ancora stato annunciato.

Infine, Motorola ha mostrato anche Motorola Snap, un caricatore wireless magnetico da 25W compatibile Qi2.2, che con gli smartphone Motorola supportati può arrivare fino a 30W grazie a un protocollo di ricarica proprietario. Il caricatore include un cavo USB-C intrecciato da 1,5 metri e, in Europa, sarà disponibile anche abbinato a un supporto in alluminio regolabile.

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Galaxy S27 Edge potrebbe tornare: si parla di un corpo ultrasottile da poco più di 4 mm


Samsung potrebbe non aver abbandonato del tutto l'idea della serie Galaxy Edge. Secondo il leaker kro, l'azienda starebbe pianificando un nuovo Galaxy S27 Edge, con un display da 5,8 pollici, una batteria da circa 4.300 mAh e uno spessore che potrebbe attestarsi appena sopra i 4 mm, rendendolo ancora più sottile dell'attuale Galaxy S25 Edge. Una serie che sembrava conclusa con Galaxy S26 Galaxy S25 Edge, lanciato nel maggio 2025 con uno spessore di 5,8mm, resta finora l'unico modello Edge […]
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Samsung potrebbe non aver abbandonato del tutto l’idea della serie Galaxy Edge. Secondo il leaker kro, l’azienda starebbe pianificando un nuovo Galaxy S27 Edge, con un display da 5,8 pollici, una batteria da circa 4.300 mAh e uno spessore che potrebbe attestarsi appena sopra i 4 mm, rendendolo ancora più sottile dell’attuale Galaxy S25 Edge.

Una serie che sembrava conclusa con Galaxy S26


Galaxy S25 Edge, lanciato nel maggio 2025 con uno spessore di 5,8mm, resta finora l’unico modello Edge effettivamente commercializzato da Samsung. Il previsto successore, Galaxy S26 Edge, sarebbe invece stato cancellato, lasciando pensare a un accantonamento del progetto. Se le informazioni su Galaxy S27 Edge dovessero confermarsi, la linea tornerebbe quindi in vita saltando una generazione.

Ridurre ulteriormente lo spessore fino a poco più di 4mm richiederebbe un lavoro ingegneristico non banale, e non è escluso che Samsung faccia ricorso a batterie con tecnologia al silicio-carbonio per contenere l’ingombro senza sacrificare troppo l’autonomia.

Va comunque ricordato che Galaxy S25 Edge non avrebbe brillato particolarmente in termini di vendite, un fattore che secondo alcune ricostruzioni avrebbe pesato sulla cancellazione del modello successivo. Se Samsung sta effettivamente valutando un ritorno della serie, è plausibile che l’azienda ritenga che esista ancora un mercato per gli smartphone estremamente sottili.

Lancio ipotizzato per la metà del 2027


Per quanto riguarda i tempi, le indiscrezioni indicano un lancio nella seconda metà del 2027. La serie Galaxy S27 standard dovrebbe invece arrivare nel primo trimestre dello stesso anno: come già accaduto con Galaxy S25 Edge, presentato in un momento diverso rispetto ai modelli principali, anche il possibile Galaxy S27 Edge potrebbe seguire un calendario proprio.

Sul chipset non ci sono ancora dettagli precisi, ma dato che Galaxy S25 Edge montava il top di gamma Qualcomm dell’epoca, per Galaxy S27 Edge si ipotizzano uno Snapdragon 8 Elite Gen 6 oppure un Exynos 2700.

Se confermato, un corpo da poco più di 4mm renderebbe Galaxy S27 Edge uno dei prodotti più sottili mai realizzati da Samsung. Resta però da capire come l’azienda intenda affrontare il nodo delle vendite che ha frenato Galaxy S25 Edge, un aspetto che sarà determinante per il futuro dell’intera linea Edge.

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Xperia 1 VII e Xperia 10 VII superano una nuova certificazione FCC: in arrivo la comunicazione satellitare


Dopo il precedente passaggio del top di gamma Xperia 1 VIII, anche Xperia 1 VII e Xperia 10 VII hanno ora ottenuto una nuova certificazione dalla Federal Communications Commission (FCC) statunitense, un passo che apre la strada al supporto della comunicazione satellitare anche per questi due modelli. Due nuove certificazioni FCC confermate Le certificazioni riguardano nello specifico: Xperia 1 VII (FCC ID: PY7-50337X)Xperia 10 VII (FCC ID: PY7-35087R) Secondo la documentazione depositata […]
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Dopo il precedente passaggio del top di gamma Xperia 1 VIII, anche Xperia 1 VII e Xperia 10 VII hanno ora ottenuto una nuova certificazione dalla Federal Communications Commission (FCC) statunitense, un passo che apre la strada al supporto della comunicazione satellitare anche per questi due modelli.

Due nuove certificazioni FCC confermate


Le certificazioni riguardano nello specifico:

  • Xperia 1 VII (FCC ID: PY7-50337X)
  • Xperia 10 VII (FCC ID: PY7-35087R)

Secondo la documentazione depositata da Sony e datata 21 agosto 2026, l’obiettivo della richiesta, definita come Class II Permissive Change, è lo stesso già visto per Xperia 1 VIII: aggiungere il supporto alla Supplemental Coverage from Space (SCS), il sistema statunitense che utilizza i satelliti per coprire le zone prive di copertura delle reti terrestri.

Nessuna modifica hardware, tutto via software


Nella documentazione depositata da Sony si legge che la richiesta di modifica serve unicamente ad aggiungere il supporto alle funzioni SCS previste dalla Parte 25 del regolamento FCC, e che queste funzioni verranno abilitate esclusivamente tramite aggiornamento software, senza alcuna modifica hardware al dispositivo.

Questo significa che gli esemplari di Xperia 1 VII e Xperia 10 VII già in commercio, incluse le versioni destinate al mercato giapponese, dispongono già dell’hardware necessario per la comunicazione satellitare: con il completamento dell’iter normativo, la funzione potrà essere sbloccata tramite un futuro aggiornamento software.

Più modelli coperti, più tranquillità in viaggio


Il fatto che la certificazione riguardi non solo il top di gamma più recente, ma anche un modello di una generazione precedente e uno di fascia media come Xperia 10 VII, allarga sensibilmente il numero di utenti che potranno beneficiarne. In aree come i parchi nazionali statunitensi o le zone rurali, dove la copertura delle reti terrestri è spesso assente, la connettività satellitare permetterebbe di restare comunque raggiungibili.

Per chi possiede uno di questi due modelli e viaggia spesso negli Stati Uniti, si tratta di un miglioramento concreto della sicurezza e della comodità in mobilità. Resta ora da capire quando Sony rilascerà ufficialmente l’aggiornamento software che attiverà la funzione sui dispositivi già in commercio.

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OPPO promette un salto generazionale con Find X10: “vale la pena passare anche da Find X8”


OPPO ha lasciato intendere che la prossima serie di punta Find X10, attesa questo mese, rappresenterà un'evoluzione più marcata del solito rispetto alla generazione precedente. Un dirigente della linea Find ha infatti dichiarato che anche chi possiede l'attuale Find X8 o Find X8 Pro troverà valido il passaggio al nuovo modello, un segnale che il salto tra le due generazioni potrebbe non limitarsi a un semplice aggiornamento di specifiche. Un messaggio diretto agli utenti Find X8 In vista […]
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OPPO ha lasciato intendere che la prossima serie di punta Find X10, attesa questo mese, rappresenterà un’evoluzione più marcata del solito rispetto alla generazione precedente. Un dirigente della linea Find ha infatti dichiarato che anche chi possiede l’attuale Find X8 o Find X8 Pro troverà valido il passaggio al nuovo modello, un segnale che il salto tra le due generazioni potrebbe non limitarsi a un semplice aggiornamento di specifiche.

Un messaggio diretto agli utenti Find X8


In vista della presentazione, OPPO sta diffondendo informazioni sul nuovo Find X10 attraverso il social cinese Weibo. Ad attirare l’attenzione è in particolare un commento del product manager della serie Find, Zhuo Shijie, secondo cui il nuovo modello raggiungerà un livello di rifinitura molto elevato, al punto da rendere conveniente l’upgrade anche per chi utilizza già Find X8 o Find X8 Pro.

Non è un dettaglio da poco: promuovere un aggiornamento rivolto esplicitamente a chi possiede già la generazione precedente, anziché limitarsi ad annunciare un nuovo prodotto, suggerisce che OPPO consideri Find X10 un vero e proprio ricambio generazionale, non un semplice refresh. Va ricordato che Find X8 montava già un hardware di tutto rispetto, con Dimensity 9400, un comparto fotografico avanzato e una batteria al silicio-carbonio ad alta capacità: convincere chi lo possiede a cambiare non sarà scontato.

Le indiscrezioni sostengono le dichiarazioni ufficiali


Anche le indiscrezioni circolate finora sembrano confermare che non si tratti di semplice marketing. Find X10 dovrebbe montare un display LTPO 1.5K da 6,59 pollici e un SoC MediaTek della serie Dimensity 9500, oltre a una batteria che, secondo alcune voci, potrebbe raggiungere gli 8.000 mAh: una capacità particolarmente elevata per un top di gamma.

Sul fronte fotografico si parla di sensori da 200MP sia per la fotocamera principale che per il teleobiettivo, abbinati a un ultra-grandangolare da 50MP, oltre a una fotocamera frontale da 50MP con autofocus. Tra le altre voci circolate figurano un sensore di impronte a ultrasuoni, un’elevata resistenza all’acqua, un tasto AI personalizzabile, ricarica cablata a 80W e wireless a 50W.

Un banco di prova importante per OPPO


OPPO non ha ancora confermato ufficialmente le specifiche complete, quindi non tutte le indiscrezioni potrebbero rispecchiare il prodotto finale. Ma le dichiarazioni del product manager rafforzano l’idea che Find X10 sia pensato come un passo avanti importante rispetto alla generazione precedente, non un semplice aggiornamento annuale, con display, prestazioni, fotocamere, batteria e funzioni AI tutte coinvolte nel salto di qualità.

La presentazione ufficiale di Find X10 in Cina è attesa entro il mese in corso: solo allora si potrà verificare quanto le promesse di OPPO corrispondano davvero alla realtà.

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OPPO annuncia ColorOS 17: presentazione ufficiale il 17 settembre all’ODC 2026


OPPO ha annunciato che il 17 settembre si terrà a Zhuhai, in Cina, l'edizione 2026 della OPPO Developer Conference (ODC), durante la quale l'azienda presenterà ufficialmente ColorOS 17, la nuova versione della propria interfaccia basata su Android 17. Nella stessa occasione è già confermato che ColorOS 17 sarà a bordo anche del prossimo top di gamma Find X10. Interfaccia rinnovata e prestazioni più fluide Secondo quanto anticipato, ColorOS 17 introdurrà un design dell'interfaccia […]
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OPPO ha annunciato che il 17 settembre si terrà a Zhuhai, in Cina, l’edizione 2026 della OPPO Developer Conference (ODC), durante la quale l’azienda presenterà ufficialmente ColorOS 17, la nuova versione della propria interfaccia basata su Android 17. Nella stessa occasione è già confermato che ColorOS 17 sarà a bordo anche del prossimo top di gamma Find X10.

Interfaccia rinnovata e prestazioni più fluide


Secondo quanto anticipato, ColorOS 17 introdurrà un design dell’interfaccia rinnovato, con nuove animazioni. A questo si aggiungeranno miglioramenti pensati per rendere più fluido il funzionamento generale del sistema, oltre a tempi di avvio delle app più rapidi e un maggior numero di applicazioni gestibili contemporaneamente in background. Nel complesso, si tratta di ottimizzazioni che dovrebbero riguardare l’utilizzo quotidiano, dalle operazioni più semplici al passaggio tra un’app e l’altra.

Sei sessioni tematiche per sviluppatori e partner


L’ODC 2026 non si limiterà alla presentazione del nuovo sistema operativo: sono infatti previste sei sessioni tematiche rivolte a sviluppatori, partner del settore e utenti, che spazieranno dal software al gaming fino a contenuti, business e salute.

  • ColorOS Co-creation Planet
  • OPPO Smart Service ecosystem
  • OPPO Gaming Technology and Ecosystem
  • OPPO content ecosystem
  • OPPO business growth
  • OPPO sports health


Attesa anche per beta pubblica e Find X10


Durante l’evento potrebbero arrivare anche dettagli sul programma di beta pubblica di ColorOS 17, rivolto agli utenti OPPO, OnePlus e Realme che vorranno provare in anteprima il nuovo sistema prima del rilascio definitivo.

Considerando che ColorOS 17 sarà preinstallato anche sul prossimo Find X10, non è escluso che l’evento porti con sé anche nuove informazioni sul top di gamma OPPO in arrivo. Tra la presentazione ufficiale del sistema operativo, i dispositivi compatibili, il calendario della beta e i primi dettagli su Find X10, l’ODC 2026 del 17 settembre si preannuncia un appuntamento denso di novità per l’ecosistema OPPO, che coinvolge indirettamente anche i brand OnePlus e Realme.

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One UI 9.0 beta si espande: ora disponibile anche su Galaxy S25, S24, S23 e i pieghevoli Z Fold/Flip


Il programma beta di One UI 9.0, l'interfaccia basata su Android 17 sviluppata da Samsung, si allarga a un numero crescente di dispositivi. Partito a maggio con la sola serie Galaxy S26, il test è arrivato dopo circa tre mesi a coinvolgere numerosi altri modelli, ampliando in modo significativo la platea di utenti che possono provare in anteprima la nuova versione dell'interfaccia. I modelli attualmente coinvolti nella beta Al momento, i dispositivi Galaxy per cui è disponibile la beta di […]
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Il programma beta di One UI 9.0, l’interfaccia basata su Android 17 sviluppata da Samsung, si allarga a un numero crescente di dispositivi. Partito a maggio con la sola serie Galaxy S26, il test è arrivato dopo circa tre mesi a coinvolgere numerosi altri modelli, ampliando in modo significativo la platea di utenti che possono provare in anteprima la nuova versione dell’interfaccia.

I modelli attualmente coinvolti nella beta


Al momento, i dispositivi Galaxy per cui è disponibile la beta di One UI 9.0 includono:

L’elenco dei modelli supportati potrebbe ampliarsi ulteriormente nelle prossime settimane, man mano che Samsung estende il programma beta.

Disponibilità limitata ad alcuni paesi


Va precisato che il semplice possesso di uno dei modelli elencati non garantisce l’accesso alla beta, dato che il programma è limitato ad alcune aree geografiche. Per la serie Galaxy S26 sono coinvolti Stati Uniti, Regno Unito, India, Polonia, Germania e Corea del Sud, mentre per gli altri modelli la disponibilità sembra concentrarsi principalmente su Stati Uniti, Regno Unito, India e Corea del Sud.

Al momento l’Italia non risulta tra i mercati coinvolti nella fase attuale del programma, quindi anche possedendo un dispositivo compatibile potrebbe non comparire ancora la possibilità di iscriversi alla beta.

Come iscriversi tramite Samsung Members


Chi si trova in un paese e con un dispositivo supportati può iscriversi al programma beta tramite l’app Samsung Members, seguendo il banner dedicato che compare all’interno dell’app. Una volta effettuata l’iscrizione, il download avviene da Impostazioni, Aggiornamento software e infine Scarica e installa.

Trattandosi di software non ancora definitivo, è possibile incorrere in bug o comportamenti anomali: chi utilizza il proprio smartphone come dispositivo principale dovrebbe valutare con attenzione l’installazione della beta. One UI 9.0, basata su Android 17, porterà con sé aggiornamenti sia all’interfaccia proprietaria di Samsung sia a diverse funzioni di sistema: con l’espansione della beta a un numero crescente di dispositivi, anche il rilascio della versione stabile sembra avvicinarsi.

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Galaxy Z Fold 8, alcuni utenti segnalano un cedimento agli angoli del display pieghevole


Alcuni possessori di Galaxy Z Fold 8, l'ultimo pieghevole di Samsung, hanno segnalato un comportamento particolare del display interno: premendo leggermente sui quattro angoli dello schermo, questi sembrano cedere verso l'interno della cornice. Un dettaglio che merita attenzione considerando che Galaxy Z Fold 8 sta riscuotendo un buon successo commerciale, nonostante alcuni compromessi su batteria e comparto fotografico legati al nuovo formato più largo del dispositivo. La segnalazione […]
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Alcuni possessori di Galaxy Z Fold 8, l’ultimo pieghevole di Samsung, hanno segnalato un comportamento particolare del display interno: premendo leggermente sui quattro angoli dello schermo, questi sembrano cedere verso l’interno della cornice. Un dettaglio che merita attenzione considerando che Galaxy Z Fold 8 sta riscuotendo un buon successo commerciale, nonostante alcuni compromessi su batteria e comparto fotografico legati al nuovo formato più largo del dispositivo.

La segnalazione arriva dalla community Samsung


La segnalazione è comparsa sulla community ufficiale Samsung, dove l’utente EugeneS ha spiegato che i quattro angoli del display interno di Galaxy Z Fold 8 sembrano flettersi leggermente verso l’interno se sottoposti a una lieve pressione. Nel post, corredato da un video che mostra la pressione applicata con delicatezza sugli angoli, si ipotizza un possibile problema di qualità costruttiva.

Al momento non è chiaro se il fenomeno riguardi un numero ampio di unità o solo alcuni esemplari specifici.

Potrebbe trattarsi di una scelta progettuale


Diversi utenti della community fanno notare che il comportamento osservato potrebbe non essere necessariamente un difetto. Sugli smartphone pieghevoli è comune lasciare un certo margine di flessibilità nella struttura interna e attorno al display, proprio per evitare che quest’ultimo sia sottoposto a sollecitazioni eccessive. Per questo, il lieve cedimento agli angoli potrebbe rientrare in una scelta progettuale voluta da Samsung, piuttosto che rappresentare un’anomalia.

È dunque prematuro parlare di un difetto strutturale di Galaxy Z Fold 8 sulla base di questa sola segnalazione. Resta da vedere se Samsung fornirà un chiarimento ufficiale sul comportamento riscontrato.

Meglio non provare a verificarlo da soli


Per chi possiede un Galaxy Z Fold 8 ed è curioso di verificare se il proprio esemplare presenta lo stesso comportamento, gli esperti consigliano di evitare di premere direttamente sugli angoli del display per controllare. Una pressione eccessiva potrebbe infatti creare spazi tra schermo e cornice o favorire l’ingresso di polvere, e trattandosi di una struttura più complessa rispetto a uno smartphone tradizionale, non c’è alcun vantaggio nel sottoporre volontariamente il dispositivo a questo tipo di sollecitazione.

Chi dovesse notare un cedimento evidente o un’anomalia sul proprio Galaxy Z Fold 8 farebbe meglio a rivolgersi all’assistenza ufficiale Samsung o al proprio rivenditore, senza intervenire da solo. Al momento resta da capire se si tratti di una caratteristica comune a tutti gli esemplari o di un problema di produzione limitato solo ad alcune unità, e se Samsung deciderà di intervenire con una comunicazione ufficiale sul tema.

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Xiaomi 18 Fold si mostra all’IFA 2026: design a conchiglia orizzontale e chip XRING O3


Xiaomi ha mostrato in anteprima il suo prossimo pieghevole, Xiaomi 18 Fold, in una vetrina all'IFA 2026, prima della presentazione ufficiale prevista per la prossima settimana. Il dispositivo era esposto sotto teca di vetro, quindi non è stato possibile maneggiarlo direttamente, ma sono comunque emersi diversi dettagli su design e caratteristiche, a partire dalla vivace colorazione rossa. Colorazione rossa brillante e forma più compatta Il primo elemento che colpisce dell'esemplare […]
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Xiaomi ha mostrato in anteprima il suo prossimo pieghevole, Xiaomi 18 Fold, in una vetrina all’IFA 2026, prima della presentazione ufficiale prevista per la prossima settimana. Il dispositivo era esposto sotto teca di vetro, quindi non è stato possibile maneggiarlo direttamente, ma sono comunque emersi diversi dettagli su design e caratteristiche, a partire dalla vivace colorazione rossa.

Colorazione rossa brillante e forma più compatta


Il primo elemento che colpisce dell’esemplare esposto è la colorazione rossa, che dal vivo appare più brillante e decisa rispetto alle immagini circolate finora. Sul fronte del design, Xiaomi 18 Fold abbandona il formato verticale allungato tipico dei pieghevoli classici in favore di un formato più largo, simile a un passaporto: una direzione già intrapresa da Samsung con Galaxy Z Fold 8, ma che Xiaomi porta oltre con angoli più arrotondati.

Gli angoli marcatamente smussati sembrano pensati per rendere il dispositivo più comodo da impugnare durante un uso prolungato, riducendo la sensazione di spigoli che potrebbero risultare fastidiosi sul palmo della mano.

Display di copertina da 5,38 pollici


Lo schermo esterno misura 5,38 pollici. Per adattarsi alla forma arrotondata del corpo, il lato sinistro del display presenta angoli più squadrati, mentre quello destro è arrotondato, dando vita a una forma leggermente diversa dal solito rispetto agli smartphone tradizionali. Le cornici risultano relativamente sottili, con una fotocamera anteriore a foro posizionata in alto a destra.

Schermo interno da 7,58 pollici con piega poco visibile


Il display interno, quello principale, misura invece 7,58 pollici. Osservando l’unità in mostra da diverse angolazioni, la piega centrale risultava a malapena percepibile, anche se trattandosi di un’esposizione sotto teca, un giudizio definitivo dovrà attendere una prova pratica dopo il lancio commerciale.

Il dispositivo integra fotocamere frontali sia sul display esterno che su quello interno, mentre sul retro sono presenti tre sensori disposti in un modulo verticale, con una configurazione che dovrebbe comprendere principale, teleobiettivo e ultra-grandangolare.

Il chip proprietario XRING O3


Sul fronte prestazioni, Xiaomi ha già confermato ufficialmente l’adozione del chip proprietario XRING O3, uno degli aspetti più attesi di Xiaomi 18 Fold. Nei benchmark circolati finora, XRING O3 avrebbe mostrato risultati particolarmente elevati: dato che i pieghevoli richiedono in genere prestazioni ed efficienza energetica superiori rispetto agli smartphone tradizionali, sarà interessante verificare come si comporterà sul campo.

Xiaomi 18 Fold verrà presentato ufficialmente la prossima settimana, e questa anteprima all’IFA 2026 ha permesso di farsi un’idea del design prima dell’annuncio definitivo. Display da 5,38 e 7,58 pollici, forma a passaporto con angoli arrotondati e il nuovo chip XRING O3 sembrano essere gli elementi principali della nuova generazione: mancano ancora dettagli su fotocamere, batteria e prezzo, che dovrebbero arrivare con la presentazione ufficiale.

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Xiaomi Pad 9 Pro Max è ufficiale: display da 13,3 pollici e potenza da PC con il chip XRING O3


Xiaomi ha svelato design e specifiche principali del nuovo tablet di punta Xiaomi Pad 9 Pro Max, che verrà presentato ufficialmente in Cina il 7 settembre. Il dispositivo punta su un ampio display da 13,3 pollici e sul nuovo chip proprietario Xring O3, con l'obiettivo dichiarato di offrire un'esperienza d'uso più vicina a quella di un computer che a quella di un tradizionale tablet. Display da 13,3 pollici pensato per la produttività Xiaomi Pad 9 Pro Max adotta un pannello LCD da 13,3 […]
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Xiaomi ha svelato design e specifiche principali del nuovo tablet di punta Xiaomi Pad 9 Pro Max, che verrà presentato ufficialmente in Cina il 7 settembre. Il dispositivo punta su un ampio display da 13,3 pollici e sul nuovo chip proprietario Xring O3, con l’obiettivo dichiarato di offrire un’esperienza d’uso più vicina a quella di un computer che a quella di un tradizionale tablet.

Display da 13,3 pollici pensato per la produttività


Xiaomi Pad 9 Pro Max adotta un pannello LCD da 13,3 pollici, una diagonale superiore alla media dei tablet in commercio, pensata per offrire più spazio utile nella scrittura di documenti, nel multitasking e nella creazione di contenuti. Il tablet sarà inoltre compatibile con applicazioni pensate per PC, ampliando le possibilità d’uso rispetto a un tablet Android tradizionale. È inoltre prevista una variante del display con trattamento soft-light.

Xring O3, debutto su un tablet Xiaomi


La novità più rilevante riguarda il SoC: si tratta della prima volta in cui il chip proprietario Xring O3 viene montato su un tablet Xiaomi. La CPU adotta una configurazione a 10 core, tutti ad alte prestazioni, con frequenza massima di 4,35 GHz, mentre la GPU è una G2-Ultra NX a 16 core. Secondo Xiaomi, rispetto alla generazione precedente le prestazioni grafiche migliorano dell’85%, con un consumo energetico ridotto del 64%.

Alcuni benchmark circolati in precedenza avrebbero mostrato risultati superiori persino al chip A19 Pro di Apple, anche se le prestazioni nei benchmark non sempre coincidono con quelle riscontrabili nell’uso reale di app e giochi: la valutazione definitiva arriverà con le prime prove sul campo.

HyperOS 4 al debutto insieme al nuovo chip


Xiaomi Pad 9 Pro Max sarà anche il primo dispositivo a montare HyperOS 4, l’ultima versione del sistema operativo proprietario dell’azienda. L’interfaccia è stata ottimizzata per sfruttare il display di grandi dimensioni e punta, insieme al supporto alle app per PC, a favorire un utilizzo orientato alla produttività, cercando di avvicinare l’esperienza d’uso a quella di un notebook pur mantenendo la praticità di un tablet.

Batteria oltre i 10.000 mAh e ricarica a 120W


Sul fronte autonomia, la batteria dovrebbe superare i 10.000 mAh, un valore adeguato considerando il display di grandi dimensioni e il chip performante. È inoltre prevista la ricarica rapida cablata a 120W. Per lo storage sono attese versioni da 512GB e 1TB, tagli pensati anche per chi lavora con file di grandi dimensioni come video ad alta risoluzione, mentre il peso stimato del dispositivo si aggira sui 650 grammi, un valore che cerca di bilanciare portabilità e ampiezza del display.

Xiaomi Pad 9 Pro Max debutterà ufficialmente in Cina il 7 settembre. Con il chip Xring O3, il display da 13,3 pollici, HyperOS 4 e il supporto alle applicazioni desktop, Xiaomi sembra puntare a posizionare il nuovo tablet in una fascia intermedia tra i tablet tradizionali e i notebook. Mancano ancora dettagli su prezzo e configurazioni definitive, che dovrebbero essere resi noti al momento della presentazione ufficiale.

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AppManager 3.8.0 migliora la gestione delle AppImage su Linux


AppManager 3.8.0 semplifica la gestione delle AppImage su Linux con aggiornamenti rapidi, installazione web e nuove funzioni per desktop e file portatiliL'articolo "AppManager 3.8.0 migliora la gestione delle AppImage su Linux" proviene da Linux Easy.
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The Ur Project: un progetto open-source per creare distribuzioni Linux nato dalle ceneri di Clear Linux


Nato dalle ceneri di #ClearLinux, #TheUrProject punta a costruire un'infrastruttura #open-source per creare distribuzioni #Linux riproducibili, verificabili e adatte a diversi scenari, dai container alle installazioni tradizionali.
Il tutto senza un'azienda che ne guidi gli sviluppi e quindi in pieno spirito open-source!

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Vivaldi 8.2 porta una calcolatrice privata nella barra degli indirizzi


Vivaldi 8.2 introduce una calcolatrice locale nella barra degli indirizzi, migliora la gestione delle PWA e anticipa la versione EnterpriseL'articolo "Vivaldi 8.2 porta una calcolatrice privata nella barra degli indirizzi" proviene da Linux Easy.
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Tails 7.12: la distribuzione GNU/Linux per l’anonimato adotta il ciclo di rilascio bisettimanale


Tails, acronimo di The Amnesic Incognito Live System, è una distribuzione GNU/Linux progettata per garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e anonimato durante l’utilizzo del computer e della rete internet. Il sistema funziona...

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Fastfetch 2.68.1: lo strumento per le informazioni di sistema introduce il nuovo modulo Top


Fastfetch 2.68.1 è una nuova versione del software Fastfetch, pensato per utenti che raccolgono informazioni di sistema in ambienti GNU/Linux e altri sistemi operativi. Questa versione sostituisce la precedente 2.68, pubblicata e poi ritirata...

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TFM il file manager per terminale che rende Linux molto più moderno


TFM è un moderno file manager per terminale con supporto al mouse, miniature, drag & drop e integrazione desktop per Linux.L'articolo "TFM il file manager per terminale che rende Linux molto più moderno" proviene da Linux Easy.
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Vivaldi 8.2: calcolatrice integrata nella barra degli indirizzi e installazione semplificata delle PWA


Vivaldi 8.2 rappresenta il nuovo rilascio del browser web norvegese Vivaldi e introduce diverse funzionalità e miglioramenti destinati alla sua comunità di utenti. Vivaldi è un browser web progettato per offrire un livello di...

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Audacity 4.0 download e novità


È arrivato Audacity 4.0! Scopri la nuova interfaccia moderna in Qt6, l'editing avanzato delle clip e le prestazioni migliorate dell'editor audio gratuito.
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Vivaldi 8.2: Calcolatrice nell’URL, Nuove PWA e Vivaldi Enterprise


Disponibile il nuovo aggiornamento Vivaldi 8.2 per Desktop. Tra le novità principali: calcolatrice locale integrata nella barra degli indirizzi, installazione rapida delle PWA con un solo clic e il primo assaggio della versione Vivaldi per le aziende.
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Aeza Group: come un consigliere comunale tedesco AfD ha aiutato l’hosting bulletproof russo ad aggirare le sanzioni


Dopo le sanzioni OFAC contro il bulletproof hoster russo Aeza Group, un blocco dei suoi indirizzi IP è finito su una società di Belgrado intestata ad Andreas Maul, consigliere comunale tedesco di AfD. Un caso che mostra i limiti geografici delle sanzioni occidentali contro il cybercrime russo.
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Aggirare le sanzioni internazionali contro un hosting provider “a prova di proiettile” non richiede necessariamente hacker sofisticati o infrastrutture nascoste in Paesi compiacenti: a volte basta una piccola società registrata a Belgrado, intestata a un consigliere comunale tedesco di provincia. È quanto emerso da un’indagine incrociata tra ricercatori OSINT e le autorità statunitensi, che ha collegato Andreas Maul — esponente locale di Alternative für Deutschland (AfD) nella cittadina di Selm, nel Nordreno-Vestfalia — alla rete di infrastrutture usata da Aeza Group, uno dei bulletproof hoster russi più sanzionati degli ultimi due anni, per continuare a operare dopo le misure restrittive occidentali.

Chi è Aeza Group


Aeza Group è un hosting provider russo che il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), ha sanzionato il 1° luglio 2025, descrivendolo come un servizio “bulletproof” che ignora deliberatamente le segnalazioni di abuso e le richieste di blocco delle forze dell’ordine internazionali. Sui suoi server, secondo l’accusa americana, hanno trovato casa componenti infrastrutturali della gang ransomware BianLian, pannelli di gestione dell’infostealer RedLine, l’infrastruttura del malware Meduza e — soprattutto — BlackSprut, un marketplace darknet russo per la vendita di stupefacenti che tra gennaio e settembre 2025 avrebbe processato transazioni per circa 1,85 miliardi di dollari.

Non è tutto: parte dell’infrastruttura di Aeza ha ospitato anche siti collegati a Doppelgänger, la campagna di disinformazione filo-Cremlino che clona le grafiche di testate giornalistiche europee e americane per diffondere narrative pro-Mosca. Un dettaglio che colloca Aeza non solo nell’orbita del cybercrime “puro”, ma anche in quella delle operazioni di influenza sponsorizzate dallo Stato russo. Le sanzioni OFAC del luglio 2025 hanno colpito individualmente anche i vertici della società: il CEO Arsenii Penzev, il direttore generale Yurii Bozoyan, il direttore tecnico Vladimir Gast e il socio Igor Knyazev, ciascuno con quote comprese tra il 33% dell’azionariato. Due mesi prima, ad aprile 2025, Penzev e Bozoyan erano già stati arrestati a Mosca — non per le accuse occidentali, ma con capi d’imputazione russi legati a criminalità organizzata e narcotraffico, in quello che gli osservatori descrivono come un tipico caso di “impunità controllata”: tollerati finché non infastidiscono il sistema, sacrificabili quando serve.

La scappatoia serba


Le sanzioni, per definizione, colpiscono entità nominate: bloccano asset, vietano transazioni, impediscono a chi ha sede negli Stati Uniti di fare affari con i soggetti indicati. Ma un indirizzo IP non porta un’etichetta con scritto “Aeza” — e questo è precisamente il varco che, secondo la ricostruzione OFAC, la società ha sfruttato. Dopo le sanzioni di luglio 2025, un blocco di risorse IP che secondo le autorità americane restava operativamente riconducibile ad Aeza sarebbe stato trasferito, a novembre 2025, a una società con sede a Belgrado: Smart Digital Ideas d.o.o., formalmente attiva nel “commercio all’ingrosso di computer, attrezzature e software” e priva di qualunque menzione pubblica del marchio Aeza.

Il nome dietro la società, secondo i registri camerali serbi, è Andreas Maul: 38 anni, consigliere comunale AfD a Selm dal novembre 2025, con un passato professionale legato al commercio IT. Maul risulta proprietario e amministratore unico di Smart Digital Ideas, che aveva registrato già nell’ottobre 2022 — quindi ben prima delle sanzioni, un dettaglio che rafforza l’ipotesi di una struttura “dormiente” pronta a essere attivata come paravento nel momento del bisogno. Le indagini OSINT hanno inoltre rilevato che la sede di Smart Digital Ideas a Belgrado coincide con quella di un’altra entità, Cipher Operations, fondata nel dicembre 2022 da un cittadino russo, Aleksandr Yenakiyev — che, interpellato dai giornalisti, ha negato qualsiasi legame: “Nessuno dei nomi che avete elencato, a parte Cipher Operations, mi dice nulla.”

L’OFAC ha sanzionato Smart Digital Ideas nel novembre 2025, quasi in contemporanea con l’individuazione del legame con Maul, insieme ad altre entità satellite identificate nella stessa rete. Il pattern — trasferire rapidamente asset IP verso una nuova ragione sociale non ancora nominata, in una giurisdizione terza come la Serbia, formalmente fuori dal perimetro UE — è una tecnica di sanctions evasion sempre più comune tra gli hoster “a prova di proiettile” russi, e ricalca schemi già documentati da Recorded Future nella serie di ricerche “Dark Covenant” sui rapporti tra cybercriminali e apparato statale russo.

Il paradosso geografico


Il dato più scomodo per i regolatori europei è che, mentre Stati Uniti, Regno Unito e Australia hanno sanzionato Aeza e le sue diramazioni, l’Unione Europea non ha ancora adottato misure equivalenti. Questo significa che una società di comodo con sede a Belgrado — capitale di un Paese candidato all’adesione UE ma non ancora vincolato al regime sanzionatorio comunitario sulla stessa infrastruttura — può continuare a operare legalmente sul territorio europeo, offrendo di fatto un corridoio per il traffico che le sanzioni statunitensi intendevano tagliare. Aggiunge un ulteriore strato di ambiguità la circostanza che il beneficiario finale identificato sia un cittadino tedesco, quindi UE, e un politico eletto: un cortocircuito tra il piano geopolitico delle sanzioni e quello, molto più poroso, delle giurisdizioni societarie europee.

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza e compliance, questo caso è un promemoria pratico di quanto sia labile la vita utile di una lista di indicatori “sanzionati”: chi gestisce infrastruttura critica dovrebbe considerare quanto segue.

  • Le liste di blocco basate solo sul nome dell’entità sanzionata invecchiano rapidamente: è preferibile correlare i blocchi IP/ASN con l’intelligence su hosting “a prova di proiettile” aggiornata da fornitori di threat intelligence, non solo con la SDN List OFAC in senso stretto;
  • Verificare periodicamente se gli intervalli di IP già bloccati come “Aeza” sono stati riassegnati a nuovi ASN o LIR, tecnica comune per “ripulire” la reputazione di un blocco di indirizzi;
  • Diffidare di hosting provider di recente costituzione in giurisdizioni terze (Serbia, ma anche altri Paesi extra-UE con regimi di compliance più permissivi) quando condividono infrastruttura, ASN o pattern di registrazione con entità già sanzionate;
  • Per i team investigativi e di threat intelligence, incrociare i dati di corporate registry pubblici (come quelli serbi, consultabili online) resta uno strumento OSINT sottovalutato ma estremamente efficace per smascherare strutture di comodo;
  • Ricordare che dietro l’infrastruttura tecnica di ransomware, infostealer e marketplace darknet si trovano spesso reti di facilitatori legali e finanziari tutt’altro che nascosti — a volte, come in questo caso, persino eletti in un consiglio comunale.

Fonti: OFAC/U.S. Department of the Treasury, BleepingComputer, Balkan Insight, vsquare.org, Recorded Future (“Dark Covenant 3.0”).

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BREEZE COMET: la banda che usa l’IA per svaligiare Pix, STR e Boleto in Brasile


Google Threat Intelligence Group e Mandiant smascherano BREEZE COMET, gruppo finanziario che dal 2023 usa backdoor custom e script generati con IA per violare i circuiti di pagamento brasiliani Pix, STR e Boleto, con infrastruttura già riutilizzata in Africa e America Latina.
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Per due anni una banda finanziaria ha bussato metodicamente alle porte del sistema bancario brasiliano, passando dal vishing spicciolo all’accesso diretto ai circuiti di pagamento istantaneo Pix e al sistema di regolamento interbancario STR. Google Threat Intelligence Group e Mandiant hanno battezzato il gruppo BREEZE COMET e ne hanno ricostruito l’intera catena d’attacco in un report pubblicato il 1° settembre 2026: un caso di scuola su come il cybercrime finanziario latinoamericano stia raggiungendo la sofisticazione tecnica degli attori state-sponsored, complice anche l’uso di script generati con l’intelligenza artificiale.

Chi è BREEZE COMET


Tracciato in precedenza come UNC5669, il gruppo è noto anche con i nomi Plump Spider e SHADOW-AETHER-064 a seconda del vendor. Attivo almeno dal 2023, BREEZE COMET è motivato esclusivamente dal profitto e ha colpito banche, società fintech, processori di pagamento, catene retail, borse valori e fornitori di software bancario in Brasile. Gli analisti di Mandiant sottolineano che l’infrastruttura di staging del gruppo è già stata riutilizzata anche contro siti governativi in Nigeria, Paraguay, Ghana e Venezuela, segno di un’espansione operativa che va oltre il mercato brasiliano.

Il bersaglio finale non sono le vittime dirette, ma la Rede do Sistema Financeiro Nacional (RSFN), la rete che collega le istituzioni finanziarie brasiliane al circuito Pix e al Sistema de Transferência de Reservas (STR), oltre al meccanismo di fatturazione Boleto. Per raggiungerlo servono credenziali mTLS specifiche e un accesso profondo alle applicazioni di core banking: non un obiettivo alla portata di un ransomware opportunistico, ma di un’operazione pianificata su mesi.

Dall’ingegneria sociale al server IIS finto


La catena d’attacco documentata da Google segue una progressione precisa. Nella fase iniziale (2024) BREEZE COMET puntava su password spraying contro portali aziendali e vishing: operatori che si spacciavano per il supporto IT telefonavano ai dipendenti, spesso via WhatsApp, convincendoli a installare strumenti RMM legittimi come AnyDesk. In alcuni casi il gruppo ha anche tentato di reclutare direttamente dipendenti bancari come insider.

A metà 2025 le tecniche si sono fatte più mature: compromissione di siti governativi municipali brasiliani minori, usati come infrastruttura di hosting e staging per i payload; inserimento fisico di dispositivi hardware non autorizzati nelle reti di negozi retail per ottenere un punto d’appoggio nella LAN; sfruttamento di installazioni JBoss AS vulnerabili per distribuire web shell. Una volta dentro, gli operatori usano Impacket, ADRecon e ADVipscan eseguiti in memoria via PowerShell per la ricognizione di Active Directory, cercando in modo specifico stringhe come boleto, cnab, remessa e webhook.*pix per individuare rapidamente i sistemi di pagamento.

Per il movimento laterale il gruppo dirotta account di servizio via RDP e sfrutta SMB, ma il vero salto di qualità è nell’arsenale di backdoor proprietarie sviluppate per garantire ridondanza di accesso:

  • COBALTSPIN (Rust) — tunneler leggero che crea un proxy SOCKS5 inverso su WebSocket per bypassare la segmentazione di rete e raggiungere le API finanziarie.
  • LIGHTPAINT (Java) — installa una VPN SoftEther legittima con persistenza, manipolando le regole del firewall di Windows Defender.
  • MILDFROST (Java) — backdoor passiva che comunica via DNS tunneling, usata come canale di riserva.
  • KICKPLATE (Nim) — si maschera da Windows Update Health Tools per garantire persistenza e gestire tunnel SOCKS5.
  • BOATBEAM (Go) — finto server HTTPS su IIS in ascolto sulla porta 443, che si attiva solo in presenza di uno specifico cookie di sessione.
  • XWORM — infostealer commerciale reperibile su forum underground, usato come componente aggiuntiva.

Per l’esfiltrazione di segreti e credenziali, gli operatori si affidano perfino a servizi di appunti pubblici come dontpad.com, mentre negli ambienti cloud compromessi sono stati osservati deployment di pod Kubernetes usati come meccanismo di persistenza aggiuntivo.

Script scritti dall’IA: la firma involontaria


Uno degli elementi più interessanti del report è la prova, secondo Google, che BREEZE COMET utilizzi modelli linguistici di grandi dimensioni per generare gli script di ricognizione, automatizzare la validazione delle credenziali rubate e produrre logiche di pivoting specifiche per ogni vittima. Gli analisti hanno riconosciuto pattern tipici del codice generato da IA: commenti esplicativi eccessivi, strutture “srotolate” senza funzioni o astrazioni, header di esecuzione standardizzati e un’assenza quasi totale delle idiosincrasie tipiche di uno sviluppatore umano. Un dettaglio che, paradossalmente, ha aiutato gli analisti a fare attribuzione, ma che testimonia anche quanto l’IA generativa stia abbassando la barriera d’ingresso per gruppi criminali di fascia media.

Il risultato operativo è impressionante: secondo Google, in alcuni episodi il tempo tra la compromissione iniziale e l’esecuzione delle transazioni fraudolente sulle applicazioni bancarie core è di sole 24-48 ore. In un caso documentato, il gruppo ha eseguito centinaia di transazioni fraudolente sottraendo asset per decine di migliaia di dollari, ripulendo poi log degli eventi e directory create per cancellare le tracce.

Due righe per i difensori


Il caso BREEZE COMET conferma una tendenza che gli analisti di threat intelligence osservano da tempo in America Latina: gruppi nati come fraudster retail opportunistici stanno evolvendo verso la compromissione diretta dei sistemi di core banking, con un livello di ingegneria del malware paragonabile a quello di attori APT. Per le istituzioni finanziarie brasiliane — e, visto il riuso dell’infrastruttura in altri Paesi, potenzialmente per qualsiasi banca dell’America Latina e dell’Africa — le raccomandazioni di Google includono: applicazione rigorosa di whitelisting delle applicazioni (WDAC, Gatekeeper, fapolicyd), autenticazione MFA phishing-resistant su tutti i portali esterni, PowerShell in Constrained Language Mode con Script Block Logging attivo, segmentazione di rete che blocchi SMB e RDP tra segmenti non necessari, controllo NAC 802.1X sulle porte Ethernet fisiche nei negozi retail, e gestione centralizzata dei segreti per eliminare credenziali in chiaro nel codice.

La formazione dei dipendenti resta la prima linea di difesa: il vishing che impersona il supporto IT rimane, ancora oggi, il vettore d’accesso iniziale più efficace per questo genere di operazioni.

Indicatori di compromissione

# Hash malware custom (SHA-256)
3b22605244dbace8f0c07c2c599f88c4b831bb07e9998b869a5da2759d27ceec  COBALTSPIN
2214907e696bad85bde1d90c943ef66e413d7a5c6d7596ced25b74441200439a  REALBREEZE
c0db6ddd6222d02ad7490399d33c61ded0076f0037409dc8498924458646d78a  MILDFROST
6d4012e0dd3b56a3e52857734fa0d582cdf3c56f0e5decc8005c882d1d1c6ceb  BOATBEAM
f139b4ca15feffb7a6633ec1a431c5c604b397576b56b5c863ae8fe4fa14db4f  KICKPLATE
51fdd83b3737add7f3832bd0ad0b56863c0a8f7cf9bcc16fd787d1ae4b403ce6  XWORM
d2aa40cc53b40c6e76ac0677c4a54387b3f27ee94c85d9b2c3a3d66aeef92a66  XWORM
447e3a131e62bd33b1297739a7b959a92358a97f58554469044636a3c4f244e8  XWORM

# Domini governativi brasiliani compromessi (staging/C2)
hxxps://procon[.]go[.]gov[.]br/ComprovantePDF[.]exe
hxxps://cmgovernadorluizrocha[.]ma[.]gov[.]br/Comprovantepdf[.]exe
hxxp://gcm[.]setelagoas[.]mg[.]gov[.]br/files/ti[.]zip
hxxps://minacu[.]go[.]gov[.]br/ComprovantePDF[.]exe
hxxps://conseg[.]ssp[.]go[.]gov[.]br/COAF-POLICIAFEDERAL[.]exe
hxxps://suporte[.]camaratunapolis[.]sc[.]gov[.]br/ti/attvpn[.]zip
hxxps://tisup[.]camaratunapolis[.]sc[.]gov[.]br/SoftEther[.]exe
hxxp://suporte[.]ourinhos[.]sp[.]gov[.]br/files/s[.]zip
hxxps://servicos[.]salto[.]sp[.]gov[.]br/j[.]jar

# Infrastruttura riutilizzata fuori dal Brasile
hxxps://www.mrtb[.]gov[.]ng/apps/attvpn[.]vip   (Nigeria)
hxxp://credeb[.]gov[.]gn/r[.]zip                 (Guinea)
hxxps://sit[.]baer[.]gob[.]ve/r[.]exe            (Venezuela)
hxxps://jmcov[.]gov[.]py/cxv[.]exe               (Paraguay)

# Canale di esfiltrazione
dontpad[.]com

# YARA - REALBREEZE (utility LDAP brute-force)
rule M_Utility_REALBREEZE_2 {
    strings:
        $s1 = "IP/REDE" wide
        $s2 = "SENHA" wide
        $s5 = "get_SamAccountName"
        $s6 = "get_txtHostname"
    condition:
        uint16(0) == 0x5A4D and all of them
}

Fonte primaria: Google Threat Intelligence Group e Mandiant, “Financially Motivated Threat Actor BREEZE COMET Targets Brazil”, 1° settembre 2026.

Cuba, il silenzio di Stato sulla salute di Raúl Castro


Secondo quanto riportato dal quotidiano Diario Las Américas e ripreso da diverse testate internazionali, Raúl Castro, 95 anni, sarebbe ricoverato in condizioni gravissime dopo un ictus, attaccato a macchine per la respirazione artificiale. La notizia, diffusa il 2 settembre, arri…


ilglobale.it/storia/cuba-il-si…

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WinBtrfs 1.10 porta il filesystem Btrfs su Windows con numerose funzioni avanzate


WinBtrfs 1.10 porta Btrfs su Windows con lettura, scrittura, RAID, compressione, snapshot e numerose funzioni avanzateL'articolo "WinBtrfs 1.10 porta il filesystem Btrfs su Windows con numerose funzioni avanzate" proviene da Linux Easy.
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Ballottaggio anti-Vannacci: il centrodestra si salva dalla propria creatura


Il centrodestra discute da giorni la reintroduzione del ballottaggio nella legge elettorale in vista delle Politiche 2027, e la coincidenza con l'ascesa di Roberto Vannacci nei sondaggi — Futuro Nazionale ormai davanti a Lega e Forza Italia, accreditato attorno al 15% — non sembr…


ilglobale.it/storia/ballottagg…

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Fladder il client Jellyfin multipiattaforma per Linux e non solo


Fladder è un client Jellyfin multipiattaforma basato su Flutter, con streaming, download offline, profili e supporto per LinuxL'articolo "Fladder il client Jellyfin multipiattaforma per Linux e non solo" proviene da Linux Easy.
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Bottles 67 e 67.1: avvio più rapido, supporto OpenXR e aggiornamenti UMU per applicazioni Windows su GNU/Linux


Bottles 67 e 67.1 sono i nuovi rilasci del software Bottles, progettato per semplificare l’esecuzione delle applicazioni Windows sui sistemi GNU/Linux tramite ambienti isolati chiamati bottles, e introducono diverse nuove funzionalità pensate per migliorare...

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Microsoft Edge: ecco le distribuzioni Linux ufficialmente supportate


Microsoft chiarisce quali distribuzioni Linux ricevono il supporto ufficiale per Edge: Ubuntu, Debian, openSUSE e FedoraL'articolo "Microsoft Edge: ecco le distribuzioni Linux ufficialmente supportate" proviene da Linux Easy.
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Debian 11 Bullseye termina il supporto LTS: cosa cambia e come aggiornare


Debian 11 Bullseye conclude il supporto LTS ufficiale. Ecco cosa cambia, quali architetture sono coinvolte e come aggiornare a Debian 12 o 13.L'articolo "Debian 11 Bullseye termina il supporto LTS: cosa cambia e come aggiornare" proviene da Linux Easy.
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Smartwatch, il valore crolla in fretta: ecco quanto perdono in 6 mesi (Galaxy Watch Ultra compreso)


Chi acquista uno smartwatch di fascia alta dovrebbe sapere che il valore di rivendita crolla molto più in fretta rispetto a quello di uno smartphone. Lo conferma un'indagine della testata indipendente Wareable, che ha analizzato 6.372 annunci di smartwatch usati su eBay, scoprendo che alcuni modelli molto popolari perdono oltre il 50% del prezzo di listino in appena sei mesi dal lancio. Le fasce di prezzo più alte tengono meglio Nel complesso, alcuni modelli hanno toccato un calo di […]
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Chi acquista uno smartwatch di fascia alta dovrebbe sapere che il valore di rivendita crolla molto più in fretta rispetto a quello di uno smartphone. Lo conferma un’indagine della testata indipendente Wareable, che ha analizzato 6.372 annunci di smartwatch usati su eBay, scoprendo che alcuni modelli molto popolari perdono oltre il 50% del prezzo di listino in appena sei mesi dal lancio.

Le fasce di prezzo più alte tengono meglio


Nel complesso, alcuni modelli hanno toccato un calo di valore vicino al 60% a soli sei mesi dal debutto. Non tutti i dispositivi, però, si svalutano allo stesso modo: gli smartwatch premium mostrano una tenuta decisamente migliore, con un deprezzamento medio compreso tra il 37% e il 38%.

L’esempio più citato è il Garmin Fenix 8, venduto in media a 1.133 dollari: a sei mesi dal lancio mantiene ancora circa il 72% del proprio valore, con una perdita di appena 321 dollari. Considerando il prezzo elevato di partenza, la cifra assoluta persa è comunque alta, ma la percentuale di svalutazione resta contenuta rispetto alla media del mercato.

Galaxy Watch Ultra perde circa il 44% del valore


Tra i modelli Android analizzati compare anche il Samsung Galaxy Watch Ultra, venduto a circa 650 dollari al lancio. A distanza di sei mesi il suo valore residuo si attesta intorno al 56%, il che significa una svalutazione di circa 362 dollari, ovvero quasi il 44% del prezzo originale.

Sul fronte opposto, il Coros Pace 4 si è distinto per la tenuta del valore: partendo da un prezzo medio di 249 dollari, dopo sei mesi conserva ancora circa il 76% del suo valore, con una perdita di soli 59 dollari. Un risultato che dimostra come non sia necessariamente il prezzo più alto a garantire la migliore tenuta sul mercato dell’usato.

Perché gli smartwatch si svalutano così in fretta


Uno dei motivi principali riguarda il ritmo serrato con cui vengono lanciati nuovi modelli. Samsung, Google e Apple aggiornano le proprie linee di smartwatch a cadenza quasi annuale, e non è raro che il prezzo di listino di un modello scenda già dopo pochi mesi in occasione di saldi o offerte, trascinando con sé anche le quotazioni dell’usato.

Per chi valuta l’acquisto pensando anche a una futura rivendita, i dati di Wareable suggeriscono di guardare oltre la semplice scheda tecnica: la marca, la popolarità del modello e la frequenza con cui il produttore rinnova la gamma possono incidere parecchio sul prezzo che si riuscirà a spuntare sul mercato dell’usato tra qualche mese.

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Google al lavoro su Googlebook: Acer pronta al debutto con display OLED da 14 pollici e legame stretto con Pixel


Acer ha confermato che lancerà a breve il suo primo "Googlebook", la nuova piattaforma per notebook a marchio Google. Durante IFA 2026 a Berlino, l'azienda ha mostrato un teaser del dispositivo affiancandolo a uno smartphone Google Pixel, un dettaglio che non sembra casuale. Prezzo e data di uscita non sono ancora stati comunicati, ma le indiscrezioni parlano di un display OLED da 14 pollici, processore Intel Core Ultra 5 e 16 GB di RAM. Non un semplice Chromebook di fascia alta Il punto […]
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Acer ha confermato che lancerà a breve il suo primo “Googlebook”, la nuova piattaforma per notebook a marchio Google. Durante IFA 2026 a Berlino, l’azienda ha mostrato un teaser del dispositivo affiancandolo a uno smartphone Google Pixel, un dettaglio che non sembra casuale. Prezzo e data di uscita non sono ancora stati comunicati, ma le indiscrezioni parlano di un display OLED da 14 pollici, processore Intel Core Ultra 5 e 16 GB di RAM.

Non un semplice Chromebook di fascia alta


Il punto più interessante di Googlebook è che non si tratta di un Chromebook potenziato. Secondo le informazioni circolate finora, la piattaforma nascerebbe dalla fusione tra ChromeOS e Android, internamente soprannominata “Aluminium OS”, pensata fin dall’origine per integrarsi a fondo con Gemini, l’assistente basato sull’intelligenza artificiale di Google.

Tra le funzioni ipotizzate ci sono un “Magic Pointer” per assistere il cursore in base al contesto, la generazione automatica di widget tramite IA e diverse automazioni a livello di sistema operativo. L’obiettivo dichiarato è offrire un’esperienza da PC più evoluta rispetto ai Chromebook tradizionali, storicamente incentrati sul browser, avvicinandosi piuttosto a Windows e macOS.

Il legame con Pixel come biglietto da visita


Nel teaser diffuso da Acer, il nuovo notebook compare accanto a uno smartphone Pixel, segno che l’integrazione con l’ecosistema mobile di Google sarà uno dei punti di forza. Tra le funzioni previste figurano la condivisione istantanea delle notifiche e strumenti come “Cast My Apps”, pensati per far dialogare smartphone e PC come un unico ecosistema.

  • Display OLED da 14 pollici a 120 Hz
  • Processore Intel Core Ultra 5
  • 16 GB di RAM e 256 GB di storage (SSD)
  • Formato clamshell tradizionale, non 2-in-1


Dettagli attesi il 15 settembre


Google terrà un evento a New York il 15 settembre, occasione in cui dovrebbero arrivare maggiori informazioni sulla nuova piattaforma per notebook. Oltre ad Acer, anche ASUS, Dell, HP e Lenovo sarebbero coinvolti nel lancio dei primi dispositivi Googlebook, anche se non è detto che il debutto commerciale coincida con l’evento di settembre.

Resta da capire a che prezzo arriverà Googlebook e quanto riuscirà davvero a differenziarsi da Windows e macOS. Se le specifiche trapelate finora si confermeranno, il primo Googlebook di Acer potrebbe segnare un salto di qualità netto rispetto ai Chromebook visti fino ad oggi.

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Pixel 12 Pro Fold, Google punta a una piega quasi invisibile: la stessa tecnologia del pieghevole di Apple


Il prossimo pieghevole di Google, il Pixel 12 Pro Fold atteso nel 2027, potrebbe adottare una nuova tecnologia display pensata per ridurre drasticamente la visibilità della piega centrale. Secondo le indiscrezioni, il merito sarebbe di una struttura dual UTG (vetro ultrasottile) sviluppata da Samsung Display, la stessa che verrebbe utilizzata anche sul primo iPhone pieghevole di Apple. L'attuale Pixel 11 Pro Fold è considerato un pieghevole molto maturo, ma su un punto viene spesso […]
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Il prossimo pieghevole di Google, il Pixel 12 Pro Fold atteso nel 2027, potrebbe adottare una nuova tecnologia display pensata per ridurre drasticamente la visibilità della piega centrale. Secondo le indiscrezioni, il merito sarebbe di una struttura dual UTG (vetro ultrasottile) sviluppata da Samsung Display, la stessa che verrebbe utilizzata anche sul primo iPhone pieghevole di Apple.

L’attuale Pixel 11 Pro Fold è considerato un pieghevole molto maturo, ma su un punto viene spesso criticato: la piega al centro del display resta più evidente rispetto a rivali come Oppo, Honor e Samsung. Con la prossima generazione, questo aspetto potrebbe migliorare in modo sensibile.

Una struttura a doppio vetro ultrasottile


Secondo il sito coreano The Elec, Google starebbe collaborando con Samsung Display insieme a Oppo e Vivo per sviluppare display pieghevoli basati su una struttura dual UTG. Nei pannelli pieghevoli tradizionali il vetro ultrasottile è posizionato solo sopra il pannello OLED; nella struttura dual UTG viene aggiunto un secondo strato di vetro anche sotto, che sostiene il pannello e riduce lo stress nel punto di piegatura, rendendo la piega meno percepibile al tatto e alla vista.

Non tutti i produttori seguono lo stesso approccio: Samsung Display utilizza anche una speciale piastra in titanio sotto il display, mentre Oppo ricorre a una tecnica di stampa 3D a liquido per colmare la zona della piega e ottenere una superficie più uniforme.

Google e Apple sulla stessa tecnologia?


Il dettaglio più curioso è che la stessa soluzione dual UTG sarebbe destinata anche al primo iPhone pieghevole, atteso con un design a piega praticamente invisibile. Se Google riuscisse ad applicare lo stesso principio al Pixel 12 Pro Fold, uno dei limiti storici dei pieghevoli Android potrebbe essere in gran parte superato.

Debutto atteso nella seconda metà del 2027


Secondo le indiscrezioni, Oppo e Vivo porterebbero sul mercato i primi pieghevoli con dual UTG già nella prima metà del 2027, mentre Google arriverebbe più tardi, presumibilmente in agosto, in linea con le precedenti uscite estive della serie Pixel Fold. Per il resto della scheda tecnica non ci sono ancora conferme, ma la battaglia sulla piega quasi invisibile promette di diventare uno dei terreni di scontro più accesi tra i pieghevoli del 2027.

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Exynos 2700, il chip dei Galaxy S27 svelato da una foto del die: CPU a 10 core e grande salto in avanti


È trapelata online quella che sembra essere la foto del die dell'Exynos 2700, il prossimo SoC di fascia alta sviluppato da Samsung e atteso per il 2027. Dall'immagine emergono diversi indizi su una revisione profonda della CPU, un NPU di dimensioni maggiori, 24 MB di cache SLC, il supporto alla memoria LPDDR6 e una nuova GPU Xclipse 970, tutti elementi che segnano un salto rispetto all'attuale Exynos 2600. Il chip dovrebbe essere prodotto con il processo SF2P di Samsung Foundry e destinato […]
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È trapelata online quella che sembra essere la foto del die dell’Exynos 2700, il prossimo SoC di fascia alta sviluppato da Samsung e atteso per il 2027. Dall’immagine emergono diversi indizi su una revisione profonda della CPU, un NPU di dimensioni maggiori, 24 MB di cache SLC, il supporto alla memoria LPDDR6 e una nuova GPU Xclipse 970, tutti elementi che segnano un salto rispetto all’attuale Exynos 2600.

Il chip dovrebbe essere prodotto con il processo SF2P di Samsung Foundry e destinato ai top di gamma del produttore coreano, Galaxy S27 in testa.

CPU a 10 core con due famiglie di core Arm


La novità più discussa riguarda la configurazione della CPU. Rispetto alla struttura 1+9 dell’Exynos 2600, l’Exynos 2700 passerebbe a 10 core suddivisi in due gruppi distinti: da un lato un core C1-Ultra a 3,36 GHz affiancato da quattro C1-Pro a 2,88 GHz, dall’altro un core C2-Ultra a 4,24 GHz con quattro C2-Pro a 3,74 GHz.

In pratica, Samsung introdurrebbe due core Ultra invece di uno solo, ma di tipo diverso: uno a clock più contenuto per i carichi intermedi, l’altro più spinto per i picchi di prestazioni. Una soluzione pensata per bilanciare meglio potenza ed efficienza energetica rispetto all’Exynos 2600, che soffriva la mancanza di un core intermedio tra i Pro e l’unico Ultra disponibile.

GPU Xclipse 970 e più cache per ridurre i colli di bottiglia


Sul fronte grafico arriverebbe la GPU Xclipse 970, che dalla foto del die sembra mantenere 8 WGP come la Xclipse 960, ma con un’area relativamente maggiore dedicata a cache e circuiti di controllo. Un dettaglio che potrebbe indicare una cache L2 più ampia, pensata per attenuare il problema della banda di memoria insufficiente che ha penalizzato la Xclipse 960: con il supporto a LPDDR6, la banda dovrebbe comunque crescere rispetto alla generazione precedente.

NPU più grande e 24 MB di cache condivisa


Anche il blocco dedicato all’intelligenza artificiale risulterebbe più grande, coerentemente con la crescente importanza dell’IA generativa on-device. A questo si aggiungerebbero 24 MB di cache SLC condivisa tra CPU, GPU e altre unità, per ridurre gli accessi alla memoria esterna, mentre il modem resterebbe un componente separato dal SoC, come già avviene sull’Exynos 2600.

Trattandosi di informazioni relative a una fase di sviluppo, alcuni dettagli potrebbero ancora cambiare prima del debutto commerciale. Se le indiscrezioni troveranno conferma, però, l’Exynos 2700 punterà dritto a correggere i limiti di efficienza e banda di memoria che avevano segnato la generazione precedente, un fattore chiave per il futuro dei Galaxy S27.

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