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Immich 3.0: la piattaforma self-hosted per la gestione di foto e video si evolve con funzionalità avanzate


Immich è una piattaforma open source per la gestione self‑hosted, ovvero su di un proprio server, di foto e video, progettata per offrire controllo totale sui contenuti multimediali senza dipendere da servizi cloud proprietari....

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Calibre 9.11: il gestore di e-book open source introduce l’esportazione delle annotazioni in pagine HTML


Calibre è un’applicazione per la gestione completa degli e‑book, progettata per organizzare, convertire e sincronizzare libri digitali all’interno della propria distribuzione GNU/Linux o su altri sistemi operativi. La crescente diffusione dei libri digitali, leggibili...

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Ultramarine Linux 44: la distribuzione GNU/Linux basata su Fedora 44 con KDE Plasma 6.7 e kernel Linux 7.0


Ultramarine Linux è una distribuzione GNU/Linux basata su Fedora, sviluppata con l’obiettivo di offrire un’esperienza pronta all’uso, accessibile e funzionale per utenti di ogni livello, dai principianti agli esperti. Nata nel 2021 come progetto...

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Taurent il client remoto open source per gestire qBittorrent da desktop e smartphone


Taurent è un client remoto open source per qBittorrent con app desktop e mobile, gestione multi-server e interfaccia moderna
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GitHub Copilot CLI: selezione automatica del modello AI con HyDRA per task routing intelligente


GitHub Copilot CLI introduce la selezione automatica del modello AI tramite HyDRA: il sistema analizza complessità del task, esigenze di ragionamento e orchestrazione dei tool per scegliere il modello ottimale, con uno sconto del 10% sugli AI credit in modalità Auto.
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GitHub ha aggiornato il Copilot Command Line Interface (CLI) introducendo una nuova funzionalità di selezione automatica del modello AI: a partire dal 1° luglio 2026, Copilot CLI può scegliere autonomamente il modello più adatto per ogni richiesta grazie a un sistema interno chiamato HyDRA (Hybrid Dynamic Routing Architecture). Vediamo nel dettaglio come funziona e cosa cambia per sviluppatori e amministratori di sistema.

Come funziona la selezione automatica del modello


Il cuore della novità è il routing intelligente. Quando si usa la modalità Auto in Copilot CLI, HyDRA analizza ogni richiesta lungo più dimensioni prima di scegliere il modello:

  • Profondità di ragionamento richiesta: un semplice completamento di codice non ha bisogno dello stesso modello di una diagnosi complessa di bug.
  • Complessità di generazione del codice: snippet elementari vs. architetture multi-file.
  • Difficoltà di debugging: analisi di stack trace o errori runtime con molte variabili contestuali.
  • Necessità di orchestrazione di tool: quanti tool call sono necessari e quanto complessa è la loro concatenazione.

Oltre all’analisi del task, HyDRA considera in tempo reale la disponibilità e la salute dei modelli (latenza, tasso di errore, saturazione) per garantire un’esperienza affidabile anche sotto carico elevato.

Token efficiency e cache hit rate


Uno degli obiettivi principali di HyDRA è ridurre lo spreco di token. Il sistema rispetta i confini naturali della cache: anziché spezzare il contesto in modo arbitrario, le richieste vengono strutturate per massimizzare il tasso di cache hit del prompt, riducendo la latenza complessiva e i costi.

Nei test interni di GitHub, questo approccio ha prodotto guadagni significativi di token efficiency senza regressione qualitativa: non tutti i task richiedono un modello ad alta densità di ragionamento, e selezionare il modello “giusto” per compiti semplici libera capacità per quelli complessi.

Impatto economico: sconto del 10% sugli AI credit


Per i piani a pagamento, l’uso della modalità Auto porta un beneficio economico diretto:

  • Sconto del 10% sul costo in AI credit rispetto all’uso diretto dello stesso modello.
  • Per i piani annuali legacy (Copilot Pro e Pro+) ancora su billing a premium request: lo sconto si applica al model multiplier. Ad esempio, un modello con moltiplicatore 1x consuma 0,9 premium request invece di 1.

Questo significa che scegliere Auto non è solo conveniente in termini di qualità, ma anche economicamente vantaggioso rispetto alla selezione manuale.

Deferred tool loading: meno overhead per ogni prompt


La stessa release introduce il caricamento differito dei tool (deferred tool loading). Tradizionalmente, ogni prompt includeva gli schema completi di tutti i tool disponibili, anche se la maggior parte non veniva utilizzata. Con il nuovo approccio, le definizioni dei tool vengono recuperate on demand, riducendo il numero di token inviati per ogni richiesta e accelerando l’elaborazione.

Controllo dell’utente e policy di amministrazione


La modalità automatica non significa perdita di controllo:

  • Override manuale: in qualsiasi momento è possibile usare il comando /model per selezionare esplicitamente un modello specifico o un provider diverso.
  • Policy aziendali: gli amministratori possono imporre l’uso della selezione automatica tramite policy organizzative, garantendo uniformità e rispetto dei requisiti di costo o sicurezza.
  • Accesso multi-modello: Auto sfrutta modelli da più famiglie (OpenAI, Anthropic, Mistral, ecc.) a seconda del tipo di abbonamento e delle policy configurate.


Come iniziare


Non è richiesta alcuna configurazione: basta aggiornare Copilot CLI all’ultima versione e selezionare la modalità Auto. GitHub prevede che i modelli disponibili in Auto cambieranno nel tempo, man mano che nuovi modelli saranno integrati nella piattaforma.

# Aggiorna Copilot CLI (se installato via npm)
npm update -g @github/copilot-cli

# Oppure verifica la versione corrente
gh copilot --version

# Nel CLI, seleziona la modalità Auto con il comando /model
# e poi inizia a lavorare normalmente
gh copilot suggest "come creo un Dockerfile multi-stage per .NET 8?"

Considerazioni per team e organizzazioni


Per i team che usano Copilot CLI in contesti enterprise, la funzionalità porta vantaggi concreti:

  • Prevedibilità dei costi: la combinazione di routing intelligente e sconto del 10% rende più prevedibile il consumo di AI credit per team numerosi.
  • Centralizzazione delle policy: gli admin possono gestire il comportamento del routing da un unico punto di controllo, senza che ogni sviluppatore debba configurare nulla localmente.
  • Conformità: le policy di model selection possono essere usate per rispettare requisiti di compliance (es. usare solo modelli ospitati in certi data center o appartenenti a certi vendor).


Conclusione


La selezione automatica del modello in Copilot CLI rappresenta un passo avanti significativo verso un’esperienza AI developer veramente adattiva. HyDRA non si limita a scegliere il modello “migliore” in astratto, ma lo sceglie in base al contesto reale della richiesta, ottimizzando contemporaneamente qualità, latenza e costo. Per chi usa Copilot CLI come parte del workflow quotidiano, la modalità Auto è ora la scelta di default più sensata.


Fonte: GitHub Changelog – Copilot CLI auto model selection routes based on task

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Pegasus spia chi indaga su Pegasus: il caso Kouloglou scuote il Parlamento Europeo


Il Citizen Lab conferma: l'eurodeputato greco Stelios Kouloglou, membro della commissione PEGA incaricata di indagare sugli abusi di spyware, è stato colpito da Pegasus nel 2022 e nel 2023 con un exploit zero-click che ha sfruttato una falla in HomeKit. È il primo caso pubblico di un membro della commissione stessa preso di mira.
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C’è un dettaglio che rende il caso di Stelios Kouloglou diverso da tutti gli altri scandali Pegasus degli ultimi anni: l’eurodeputato greco non era una vittima qualsiasi, ma il membro di una commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo istituita proprio per indagare sugli abusi dello spyware commerciale. Secondo un report pubblicato il 3 luglio 2026 dal Citizen Lab dell’Università di Toronto, il telefono di Kouloglou è stato infettato con Pegasus nell’ottobre 2022 e almeno altre due volte nel marzo 2023, proprio nei momenti cruciali della stesura del rapporto finale della commissione PEGA. È la prima volta che un membro della commissione viene pubblicamente identificato come bersaglio dello stesso strumento che era chiamato a indagare.

La commissione PEGA e il suo bersaglio interno


La commissione d’inchiesta PEGA (Pegasus and Surveillance Spyware) è stata istituita dal Parlamento Europeo nel marzo 2022, dopo che un consorzio internazionale di giornalisti aveva rivelato l’uso diffuso dello spyware Pegasus di NSO Group contro giornalisti, avvocati, attivisti e politici in diversi Stati membri, tra cui Ungheria, Polonia, Spagna e Grecia. Kouloglou, giornalista ed ex parlamentare di SYRIZA, sedeva nella commissione mentre questa raccoglieva testimonianze e redigeva le prime bozze del suo rapporto, concentrate in particolare sugli abusi documentati a Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia e Spagna.

Il fatto che proprio lui sia finito nel mirino, mentre la commissione lavorava a conclusioni che avrebbero potuto imbarazzare governi europei, ha immediatamente sollevato interrogativi sulla natura dell’attacco. Un eurodeputato in carica ha definito l’episodio “un attacco diretto allo stato di diritto”, chiedendo alla Commissione Europea di imporre limiti stringenti all’uso dello spyware nei 27 Stati membri. La Commissione, contattata dai giornalisti, non ha risposto.

Timeline degli attacchi: due finestre, due momenti chiave


Il Citizen Lab ha ricostruito con precisione forense due finestre di compromissione, entrambe coincidenti con fasi decisive del lavoro della commissione:

  • 21 ottobre 2022 — Prima infezione confermata, nel pieno delle discussioni via email e messaggistica di ottobre-novembre 2022, in vista della consegna della prima bozza del rapporto sugli abusi in Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia e Spagna. Il momento coincide inoltre con un ricovero ospedaliero di Kouloglou per un intervento chirurgico programmato, circostanza che potrebbe aver permesso agli operatori dello spyware di intercettare anche conversazioni ambientali relative alla sua salute o scambi con i visitatori.
  • 6-7 marzo 2023 — Due ulteriori infezioni, mentre Kouloglou viaggiava da Atene a Bruxelles per le audizioni della commissione, mesi prima dell’adozione finale del rapporto scritto.

Kouloglou ha raccontato ai giornalisti di TechCrunch la rabbia provata nello scoprire la compromissione: “Ti rendi conto che tutti i tuoi dati personali sono stati presi — non solo gli scambi professionali o i messaggi con i ministri, ma anche le cose molto private, i momenti felici e quelli tristi”. L’eurodeputato ha annunciato l’intenzione di citare in giudizio NSO Group.

PWNYOURHOME: l’exploit zero-click che passa da HomeKit


Dal punto di vista tecnico, l’infezione del 2022 sfrutta una catena di exploit già documentata dal Citizen Lab in precedenti ricerche e nota con il nome in codice PWNYOURHOME, attiva contro iOS 15 e iOS 16 a partire da ottobre 2022. Si tratta di un exploit zero-click in due fasi che colpisce due processi distinti del sistema operativo iPhone: il primo stadio prende di mira il framework HomeKit — il sistema Apple per la gestione della smart home — mentre il secondo stadio sfrutta iMessage per ottenere l’esecuzione di codice e l’installazione dello spyware.

La vulnerabilità sfruttata riguarda un problema di deserializzazione in NSKeyedUnarchiver, una classe già abusata in precedenti catene di exploit zero-click contro iMessage. Poiché non richiede alcuna interazione da parte della vittima, il bersaglio non riceve notifiche, non deve cliccare link né aprire allegati: lo spyware si installa silenziosamente, consentendo l’accesso a messaggi, cronologia delle chiamate, dati di geolocalizzazione, foto e — nel caso dei modelli più recenti — anche all’attivazione da remoto di microfono e fotocamera.

Apple ha corretto le falle sfruttate da PWNYOURHOME con il rilascio di iOS 16.3.1, introducendo tra l’altro un nuovo controllo che rifiuta di decodificare determinati messaggi HomeKit a meno che non provengano da una fonte plausibile. Il problema, come spesso accade con gli attacchi Pegasus, è che l’aggiornamento correttivo non era ancora installato sul dispositivo di Kouloglou al momento dell’attacco dell’ottobre 2022 — una finestra di esposizione che gli operatori dello spyware hanno sfruttato attivamente.

Un cliente governativo con licenza multi-paese


Il Citizen Lab non ha attribuito pubblicamente l’attacco a un governo specifico, ma un dettaglio tecnico rende il quadro più inquietante: l’indirizzo email utilizzato come vettore d’infezione da chi ha colpito Kouloglou è lo stesso già osservato in una precedente campagna che aveva infettato i telefoni di giornalisti in diversi paesi europei. Il riutilizzo dello stesso indirizzo — e quindi, presumibilmente, della stessa infrastruttura di comando e controllo — suggerisce che il cliente governativo di NSO Group disponesse di un’autorizzazione per operare lo spyware Pegasus contro bersagli in più Stati membri dell’Unione Europea, non in uno soltanto.

Questo elemento è cruciale per il dibattito politico che ne è seguito: se la licenza NSO copre operazioni cross-border all’interno dello spazio europeo, i meccanismi di controllo nazionale sull’export e sull’uso dello spyware — già ritenuti insufficienti dallo stesso rapporto PEGA — risultano ancora più permeabili di quanto documentato finora.

NSO Group tra sanzioni USA e tentativi di riabilitazione


NSO Group resta in gran parte bandita dall’uso governativo negli Stati Uniti, a seguito di un ordine esecutivo dell’amministrazione Biden che vieta l’impiego federale di spyware commerciale capace di violare i diritti umani. Nel 2025 l’azienda israeliana ha confermato che un gruppo di investitori statunitensi non identificato ha versato decine di milioni di dollari nella società, in quella che gli osservatori hanno letto come un tentativo di riabilitare il marchio NSO in vista di un possibile ingresso nel mercato americano — un percorso già criticato per la scarsa trasparenza degli impegni dichiarati dall’azienda.

Il caso Kouloglou arriva quindi in un momento delicato: mentre NSO cerca legittimazione commerciale, un membro della stessa commissione UE nata per indagarla diventa l’ennesima prova pubblica che gli abusi non si sono fermati.

Implicazioni e due righe per i difensori


Per chi opera in ruoli ad alto rischio — parlamentari, giornalisti, avvocati per i diritti umani, ricercatori di sicurezza, dissidenti — il caso conferma alcune priorità difensive ormai consolidate ma spesso disattese:

  • Aggiornamenti tempestivi: gli exploit zero-click di Pegasus sfruttano quasi sempre vulnerabilità già note ma non ancora patchate sul dispositivo bersaglio. Applicare gli aggiornamenti iOS entro 24-48 ore dalla pubblicazione riduce drasticamente la finestra di esposizione.
  • Lockdown Mode: la modalità di isolamento introdotta da Apple su iOS disabilita molte delle superfici di attacco usate dagli exploit zero-click (inclusi determinati messaggi HomeKit e allegati iMessage complessi), ed è fortemente consigliata per soggetti ad alto rischio.
  • Verifica forense periodica: strumenti open source come Mobile Verification Toolkit (MVT), sviluppato da Amnesty International, permettono di analizzare backup iOS/Android alla ricerca di indicatori di compromissione noti legati a Pegasus e spyware simili.
  • Riavvii regolari del dispositivo: molte varianti di Pegasus non sopravvivono a un riavvio senza reinfezione, complicando la persistenza per gli attaccanti — una contromisura semplice ma efficace in assenza di altre difese.
  • Segnalazione a Citizen Lab o Access Now: chi sospetta di essere bersaglio di spyware commerciale può richiedere supporto tecnico gratuito attraverso l’Access Now Digital Security Helpline.

Il caso Kouloglou dimostra ancora una volta che lo spyware di livello statale non conosce eccezioni istituzionali: nemmeno chi indaga sugli abusi è al riparo dal diventarne bersaglio. Per il Parlamento Europeo, la domanda che resta aperta è se le raccomandazioni della stessa commissione PEGA — largamente rimaste lettera morta — troveranno finalmente attuazione concreta.

Indicatori tecnici e riferimenti

Spyware: NSO Group Pegasus
Catena di exploit: PWNYOURHOME (zero-click, iOS 15/16)
Vettori sfruttati: HomeKit (stage 1) + iMessage/NSKeyedUnarchiver (stage 2)
Patch correttiva: iOS 16.3.1

Date di compromissione confermate (dispositivo Kouloglou):
- 21 ottobre 2022
- 6 marzo 2023
- 7 marzo 2023

Strumenti di verifica consigliati:
- Mobile Verification Toolkit (MVT) - github.com/mvt-project/mvt
- Access Now Digital Security Helpline

Fonte primaria: Citizen Lab, University of Toronto
"Member of Committee Investigating Spyware Hacked With Pegasus" (3 luglio 2026)
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Mariner il file manager per GNOME che amplia le funzionalità di Nautilus


Mariner è un file manager per GNOME con doppio pannello, ricerca full-text, Quick Look, command palette e tante funzioni richieste dagli utenti.
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Arch Install Manager il gestore software che rende Arch Linux più semplice da usare


Arch Install Manager semplifica la gestione del software su Arch Linux con un'interfaccia grafica per installazione, aggiornamenti, backup e manutenzione.
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Galaxy S27 Pro e Ultra, la fotocamera anteriore cambia dopo 4 anni: in arrivo un sensore da 16MP


Dopo quattro anni con la stessa configurazione, la fotocamera frontale dei top di gamma Samsung potrebbe finalmente rinnovarsi. Secondo le ultime indiscrezioni, i futuri Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra monterebbero un nuovo sensore selfie da 16 megapixel, in sostituzione dell'unità da 12MP utilizzata ininterrottamente dai tempi del Galaxy S23. Solo per Pro e Ultra, per ora Stando alle informazioni trapelate, l'upgrade riguarderebbe esclusivamente i modelli Pro e Ultra della gamma S27. […]
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Dopo quattro anni con la stessa configurazione, la fotocamera frontale dei top di gamma Samsung potrebbe finalmente rinnovarsi. Secondo le ultime indiscrezioni, i futuri Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra monterebbero un nuovo sensore selfie da 16 megapixel, in sostituzione dell’unità da 12MP utilizzata ininterrottamente dai tempi del Galaxy S23.

Solo per Pro e Ultra, per ora


Stando alle informazioni trapelate, l’upgrade riguarderebbe esclusivamente i modelli Pro e Ultra della gamma S27. Non è ancora chiaro se il nuovo sensore da 16MP verrà esteso anche ai modelli Galaxy S27 e Galaxy S27+ standard, che potrebbero quindi mantenere l’attuale configurazione. Negli ultimi anni Samsung ha concentrato gli sforzi di innovazione soprattutto sul comparto fotografico posteriore, lasciando la fotocamera anteriore sostanzialmente invariata dal 2023: se confermata, questa sarebbe quindi la prima vera evoluzione dopo un’attesa piuttosto lunga.

Un sensore quadrato per inquadrature più flessibili


Un altro dettaglio interessante riguarda la possibile adozione di un sensore di forma quadrata. Questa soluzione permetterebbe di ottenere ritagli ottimali sia in orientamento verticale che orizzontale, senza compromettere la qualità dell’immagine. Partendo da un sensore quadrato da 16 megapixel, sarebbe infatti possibile estrapolare l’inquadratura più adatta indipendentemente da come viene impugnato lo smartphone al momento dello scatto, un vantaggio non da poco per selfie e videochiamate.

Va ricordato che si tratta ancora di indiscrezioni non confermate ufficialmente da Samsung. Se le informazioni dovessero rivelarsi accurate, il Galaxy S27 rappresenterebbe comunque un’occasione importante per rilanciare un componente rimasto fermo troppo a lungo, in un mercato dove la qualità della fotocamera frontale è sempre più centrale per gli utenti.

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Android 17 causa cali di frame rate sui Pixel: anche i giochi più leggeri ne risentono


Diversi utenti Pixel segnalano un problema di performance dopo l'aggiornamento ad Android 17: il gaming, anche con titoli poco esigenti, risulterebbe penalizzato da cali di frame rate, rallentamenti improvvisi e persino freeze temporanei. Un fenomeno che appare in netto contrasto con le novità introdotte proprio dall'ultima versione del sistema operativo di Google. Da Pixel 8 a Pixel 10: un problema trasversale Le segnalazioni non riguarderebbero un singolo modello, ma un'ampia gamma di […]
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Diversi utenti Pixel segnalano un problema di performance dopo l’aggiornamento ad Android 17: il gaming, anche con titoli poco esigenti, risulterebbe penalizzato da cali di frame rate, rallentamenti improvvisi e persino freeze temporanei. Un fenomeno che appare in netto contrasto con le novità introdotte proprio dall’ultima versione del sistema operativo di Google.

Da Pixel 8 a Pixel 10: un problema trasversale


Le segnalazioni non riguarderebbero un singolo modello, ma un’ampia gamma di dispositivi che va dal Pixel 8 fino all’attuale Pixel 10. Tra i giochi coinvolti figurano titoli relativamente leggeri come Clash Royale, Hill Climb Racing 2 e Brawl Stars, applicazioni che in teoria non dovrebbero mettere in difficoltà i chip Tensor montati su questi smartphone.

  • Frame rate instabile anche in giochi poco esigenti
  • Blocchi temporanei dello schermo durante l’utilizzo
  • Disconnessioni Wi-Fi ricorrenti segnalate da alcuni utenti


L’ironia di DeliQueue


Con Android 17, Google ha introdotto una nuova tecnologia di rendering chiamata DeliQueue, pensata proprio per ridurre i cali di frame durante il rendering in tempo reale e ottimizzare la gestione della memoria. Il problema è che i sintomi riportati dagli utenti vanno esattamente nella direzione opposta rispetto agli obiettivi dichiarati da questa funzione.

Soluzioni temporanee in attesa di una patch


Google non ha ancora fornito una dichiarazione ufficiale sulle cause del problema né una tempistica per una possibile correzione. Nel frattempo, alcuni utenti hanno condiviso soluzioni temporanee che sembrano attenuare i sintomi, come la cancellazione della cache dei servizi Google Play seguita da un riavvio del dispositivo. Altri riportano miglioramenti modificando, dalle opzioni sviluppatore, l’impostazione del driver grafico su quello di sistema, oppure attivando le “ANGLE Preferences” per le app interessate. Si tratta comunque di rimedi non garantiti, che non risolvono il problema alla radice.

Non è la prima volta che un grande aggiornamento Android porta con sé effetti collaterali imprevisti: resta ora da vedere se Google interverrà rapidamente con una patch correttiva per i possessori dei Pixel coinvolti.

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Nothing Phone (4b) RCB Edition è ufficiale: design in rosso acceso ma solo un giorno di vendita


Nothing ha svelato ufficialmente il design del suo nuovo modello speciale, il Nothing Phone (4b) RCB Edition, realizzato in collaborazione con la squadra di cricket indiana Royal Challengers Bengaluru (RCB). Dopo le prime indiscrezioni circolate il giorno precedente, l'azienda ha ora pubblicato un video promozionale ufficiale che mostra nel dettaglio l'estetica del dispositivo. Una scocca rosso acceso con il logo RCB Nothing India ha condiviso sul proprio account X ufficiale un video […]
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Nothing ha svelato ufficialmente il design del suo nuovo modello speciale, il Nothing Phone (4b) RCB Edition, realizzato in collaborazione con la squadra di cricket indiana Royal Challengers Bengaluru (RCB). Dopo le prime indiscrezioni circolate il giorno precedente, l’azienda ha ora pubblicato un video promozionale ufficiale che mostra nel dettaglio l’estetica del dispositivo.

Una scocca rosso acceso con il logo RCB


Nothing India ha condiviso sul proprio account X ufficiale un video promozionale di 39 secondi per presentare il design del nuovo Phone (4b) RCB Edition. Il retro del dispositivo sfoggia una finitura opaca in un intenso rosso, colore distintivo della squadra RCB, con il logo ufficiale posizionato al centro della scocca. Nonostante la colorazione decisamente diversa dal modello standard, Nothing mantiene intatto il proprio linguaggio di design trasparente che contraddistingue la serie Phone (4b), mentre i pulsanti laterali, incluso l’Essential Key, sono rifiniti in nero per creare un contrasto netto con il rosso della scocca.

Un tributo alla vittoria in IPL


Nothing è sponsor ufficiale del titolo della RCB, una delle squadre più popolari del campionato indiano di cricket IPL. La RCB Edition celebra il secondo titolo IPL conquistato dalla squadra, richiamandone i colori e l’identità visiva nel design dello smartphone. Dal punto di vista hardware, il modello dovrebbe condividere le stesse specifiche del Nothing Phone (4b) standard, trattandosi essenzialmente di un’edizione speciale incentrata sull’estetica piuttosto che su nuovi componenti.

Vendita limitata al 7 luglio


Il Nothing Phone (4b) RCB Edition sarà messo in vendita a partire dalle 16:00 (ora indiana) del 7 luglio 2026, esclusivamente presso il negozio fisico Nothing Store di Bengaluru, in India. Non sono previste vendite online: si tratterà quindi di un’edizione limitata e disponibile solo fino a esaurimento scorte. Non è escluso che il pacchetto software includa contenuti a tema RCB, come sfondi dedicati, icone personalizzate o suonerie speciali, anche se per ora Nothing non ha confermato ulteriori dettagli in tal senso.

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Perché Sony continua a scegliere Snapdragon per Xperia invece di MediaTek


Da anni gli smartphone Xperia di Sony montano processori Qualcomm Snapdragon, nonostante MediaTek abbia fatto passi da gigante in termini di prestazioni ed efficienza. Una discussione nata all'interno di una community di appassionati Sony ha provato a spiegare le ragioni dietro questa scelta, alimentando il dibattito tra gli utenti Android. La fiducia del pubblico verso il marchio Snapdragon Il primo elemento citato riguarda la percezione del pubblico. Pur avendo compiuto enormi progressi […]
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Da anni gli smartphone Xperia di Sony montano processori Qualcomm Snapdragon, nonostante MediaTek abbia fatto passi da gigante in termini di prestazioni ed efficienza. Una discussione nata all’interno di una community di appassionati Sony ha provato a spiegare le ragioni dietro questa scelta, alimentando il dibattito tra gli utenti Android.

La fiducia del pubblico verso il marchio Snapdragon


Il primo elemento citato riguarda la percezione del pubblico. Pur avendo compiuto enormi progressi in termini di prestazioni ed efficienza, MediaTek continua a godere di minore fiducia rispetto a Snapdragon agli occhi del consumatore medio. Questo aspetto pesa particolarmente nei mercati principali di Xperia, come Giappone, Taiwan ed Europa, dove i consumatori tendono ad avere un approccio più conservativo, privilegiando marchi consolidati rispetto a soluzioni più recenti, anche a parità di prestazioni tecniche.

Volumi di vendita e struttura dei costi


Un secondo fattore riguarda la scala produttiva. Nel mercato degli smartphone, i produttori con volumi di vendita più elevati riescono a negoziare condizioni migliori sui componenti, riducendo sensibilmente i costi complessivi. La divisione mobile di Sony, con numeri di vendita molto più contenuti rispetto ai grandi player del settore, non può sfruttare le stesse economie di scala, il che rende meno vantaggioso puntare semplicemente sul chip più economico disponibile sul mercato.

Ottimizzazione tecnica e compatibilità con l’ecosistema


Secondo quanto ipotizzato, Snapdragon offrirebbe anche una migliore compatibilità con le tecnologie fotografiche proprietarie di Sony e con le ottimizzazioni di connettività, oltre a un’integrazione più solida con le infrastrutture di rete nei vari paesi. Si tratta comunque di considerazioni non confermate ufficialmente da Sony, ma che aiutano a comprendere perché il marchio giapponese preferisca continuare su questa strada anziché abbracciare MediaTek, come fatto invece da altri produttori Android negli ultimi anni.

Che si tratti di un mix di percezione del brand, costi di produzione e ottimizzazione tecnica, la strategia di Sony su Xperia sembra destinata a proseguire lungo questa direzione anche nelle prossime generazioni.

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Pixel, in arrivo un salto di prestazioni grazie al nuovo kernel Linux con Android 17 QPR2


Google starebbe preparando un aggiornamento del kernel Linux per l'intera gamma Pixel attualmente supportata. Un intervento che non porterebbe nuove funzionalità visibili, ma che promette di migliorare prestazioni, stabilità e sicurezza dei dispositivi coinvolti. Quali Pixel sono coinvolti Secondo il leaker Mystic Leaks, Google starebbe lavorando alla migrazione verso una nuova versione del kernel Linux per i modelli attualmente in commercio. Pixel 7 (serie completa)Pixel 8 (serie […]
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Google starebbe preparando un aggiornamento del kernel Linux per l’intera gamma Pixel attualmente supportata. Un intervento che non porterebbe nuove funzionalità visibili, ma che promette di migliorare prestazioni, stabilità e sicurezza dei dispositivi coinvolti.

Quali Pixel sono coinvolti


Secondo il leaker Mystic Leaks, Google starebbe lavorando alla migrazione verso una nuova versione del kernel Linux per i modelli attualmente in commercio.

  • Pixel 7 (serie completa)
  • Pixel 8 (serie completa)
  • Pixel 9 (serie completa)
  • Pixel 10 (serie completa)

I Pixel dalla serie 7 alla 9 passerebbero dall’attuale “Linux 6.1-android14” a “Linux 6.12-android16”, mentre la serie Pixel 10 verrebbe aggiornata dalla versione “Linux 6.6-android15” alla stessa “Linux 6.12-android16”. Il Pixel 6, il cui supporto software terminerà nell’ottobre 2026, resterebbe invece escluso da questo aggiornamento.

Cosa cambia con il Linux 6.12


Il kernel Linux 6.12 introduce miglioramenti significativi nella gestione della CPU, della memoria, dello storage e del file system. Concretamente, gli utenti potrebbero notare benefici su più fronti: velocità di installazione delle app, tempi di avvio più rapidi, maggiore fluidità generale del sistema e una migliore efficienza energetica con conseguente riduzione del surriscaldamento. Alcuni osservatori ipotizzano che l’aggiornamento potrebbe anche affrontare le criticità legate alle prestazioni GPU segnalate su alcuni Pixel 10.

Un aggiornamento atteso con Android 17 QPR2


L’ultima volta che Google ha effettuato un aggiornamento così importante del kernel su Pixel risale ad Android 15 QPR2, distribuito nel 2024. Se le informazioni trapelate saranno confermate, il nuovo kernel dovrebbe arrivare insieme ad Android 17 QPR2 nella seconda metà del 2026, anche se restano possibili variazioni sui tempi in base all’esito dei test interni. A differenza di molti produttori Android, che raramente aggiornano il kernel Linux dopo il lancio di un dispositivo, Google mantiene questa pratica su base regolare, garantendo ai Pixel un supporto più lungo e coerente nel tempo.

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Galaxy Z Fold 8 Ultra, spuntano le colorazioni: nero confermato e verde in esclusiva online


Con la presentazione ormai vicina, emergono nuovi dettagli sulle colorazioni del Galaxy Z Fold 8 Ultra, il pieghevole di punta della prossima generazione Samsung. Secondo un noto leaker, oltre alle tonalità standard sarà disponibile anche una variante esclusiva per lo store online di Samsung. Nero, bianco e viola le colorazioni principali Secondo le informazioni più recenti, il Galaxy Z Fold 8 Ultra sarà disponibile in tre colorazioni principali. NeroBiancoViola A queste si […]
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Con la presentazione ormai vicina, emergono nuovi dettagli sulle colorazioni del Galaxy Z Fold 8 Ultra, il pieghevole di punta della prossima generazione Samsung. Secondo un noto leaker, oltre alle tonalità standard sarà disponibile anche una variante esclusiva per lo store online di Samsung.

Nero, bianco e viola le colorazioni principali


Secondo le informazioni più recenti, il Galaxy Z Fold 8 Ultra sarà disponibile in tre colorazioni principali.

  • Nero
  • Bianco
  • Viola

A queste si aggiungerebbe una colorazione verde, riservata come esclusiva per lo store ufficiale online di Samsung. Negli ultimi anni l’azienda coreana ha aumentato il ricorso a colorazioni esclusive per il canale online, e questa strategia sembra confermarsi anche per il nuovo pieghevole di punta.

Smentite le voci sull’addio al nero


In precedenza erano circolate voci secondo cui la colorazione nera sarebbe stata eliminata dalla gamma del Galaxy Z Fold 8 Ultra. Il nuovo leak sembra però smentire questa ipotesi, confermando che il nero, da sempre la tonalità più richiesta, resterà disponibile al lancio. Il viola dovrebbe invece proporsi in una tonalità più tenue, sulla falsariga di quanto già visto sul Galaxy S26 Ultra, mentre il verde in esclusiva online potrebbe risultare più deciso rispetto alla delicata tonalità menta vista sul precedente Galaxy Z Fold 7.

Il vertice della gamma Z Fold 8


Il Galaxy Z Fold 8 Ultra dovrebbe debuttare questo mese insieme ai modelli Galaxy Z Fold 8 e Galaxy Z Flip 8, ponendosi come variante di punta della gamma pieghevole Samsung. Secondo i leak circolati finora, l’Ultra offrirebbe un comparto fotografico e una batteria superiori rispetto al modello standard, ponendosi di fatto come vero erede del Galaxy Z Fold 7. Anche il design sarebbe stato rivisto, con una forma più ampia rispetto al passato. Con l’evento di presentazione ormai imminente, non dovrebbe passare molto prima che vengano svelati anche prezzo e specifiche complete del dispositivo.

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Redmi Note 17 in arrivo a luglio: la serie festeggia 500 milioni di unità vendute nel mondo


Redmi ha confermato ufficialmente che la nuova serie Redmi Note 17 verrà presentata entro luglio 2026. Le voci su un lancio cinese nello stesso mese circolavano già da tempo, ma ora è la stessa azienda a certificare i tempi dell'annuncio, coincidendo con un traguardo di vendite decisamente significativo. Mezzo miliardo di Redmi Note venduti L'annuncio è arrivato tramite l'account ufficiale Weibo di Redmi, che ha celebrato il superamento dei 500 milioni di unità vendute nel mondo dalla […]
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Redmi ha confermato ufficialmente che la nuova serie Redmi Note 17 verrà presentata entro luglio 2026. Le voci su un lancio cinese nello stesso mese circolavano già da tempo, ma ora è la stessa azienda a certificare i tempi dell’annuncio, coincidendo con un traguardo di vendite decisamente significativo.

Mezzo miliardo di Redmi Note venduti


L’annuncio è arrivato tramite l’account ufficiale Weibo di Redmi, che ha celebrato il superamento dei 500 milioni di unità vendute nel mondo dalla serie Redmi Note, nata circa 12 anni fa. Un risultato che conferma la popolarità duratura della linea di smartphone di fascia media dell’azienda cinese, e che fa da cornice al lancio dei nuovi modelli.

Prestazioni, display e batteria in forte crescita


Secondo quanto dichiarato da Redmi, la serie Note 17 introdurrà miglioramenti su più fronti rispetto alla precedente serie Note 15: prestazioni, qualità del display e autonomia della batteria. Le specifiche ufficiali non sono ancora state comunicate, ma alcune indiscrezioni permettono di farsi un’idea delle possibili configurazioni.

  • Redmi Note 17 (ipotesi): Snapdragon 6 Gen 5, display piatto 1,5K, fotocamera principale da circa 50MP, batteria da 9.000 mAh
  • Redmi Note 17 Pro (ipotesi): MediaTek Dimensity 7500, fotocamera principale da circa 200MP, batteria da 10.000 mAh

Se questi dati venissero confermati, la capacità della batteria – compresa tra 9.000 e 10.000 mAh – rappresenterebbe un valore particolarmente elevato per una gamma di fascia media, in linea con la tendenza recente dei produttori cinesi a puntare su un’autonomia sempre più generosa.

Presentazione imminente


Redmi non ha ancora reso nota la data esatta della presentazione, ma il lancio “entro luglio” è ormai certo. Considerato il traguardo dei 500 milioni di unità vendute raggiunto dalla serie Note, l’attesa per scoprire come si evolverà la nuova generazione è particolarmente alta: nelle prossime settimane si attendono ulteriori dettagli su data ufficiale, prezzi e gamma completa dei modelli.

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Moto G77 Power in arrivo l’8 luglio con batteria monstre da 7.000 mAh


Motorola si prepara a lanciare il nuovo Moto G77 Power l'8 luglio. Ad anticipare data e caratteristiche principali è stato il colosso indiano dell'e-commerce Flipkart, che ha pubblicato una pagina dedicata al nuovo dispositivo, variante della gamma Moto G77 incentrata soprattutto sull'autonomia. Una batteria da 7.000 mAh La caratteristica di punta del Moto G77 Power è senza dubbio la batteria, che raggiunge una capacità di ben 7.000 mAh. Si tratta di un incremento di circa il 35% […]
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Motorola si prepara a lanciare il nuovo Moto G77 Power l’8 luglio. Ad anticipare data e caratteristiche principali è stato il colosso indiano dell’e-commerce Flipkart, che ha pubblicato una pagina dedicata al nuovo dispositivo, variante della gamma Moto G77 incentrata soprattutto sull’autonomia.

Una batteria da 7.000 mAh


La caratteristica di punta del Moto G77 Power è senza dubbio la batteria, che raggiunge una capacità di ben 7.000 mAh. Si tratta di un incremento di circa il 35% rispetto ai 5.200 mAh del Moto G77 standard, lanciato lo scorso gennaio. Al momento non sono ancora state rese note informazioni sulla velocità di ricarica supportata dal dispositivo.

Sul fronte display, il Moto G77 Power monterà un pannello LCD da 6,72 pollici con risoluzione Full HD+ e refresh rate a 120Hz, protetto da un vetro Corning Gorilla Glass 7i per una maggiore resistenza agli urti e ai graffi.

Android 16 di serie, aggiornamento ad Android 17 garantito


Sul fronte software, il dispositivo arriverà con Android 16 preinstallato. Motorola ha già confermato che il device riceverà l’aggiornamento ad Android 17, garantendo così un ciclo di supporto software più lungo. Il processore non è stato ancora svelato ufficialmente. Per quanto riguarda l’estetica, il nuovo Moto G77 Power sarà disponibile in tre colorazioni curate da Pantone, con una finitura in ecopelle sul retro.

Fotocamera da 50MP con sensore Sony


Sul comparto fotografico, il Moto G77 Power dovrebbe montare una fotocamera principale da 50 megapixel basata su un sensore Sony. Con questa combinazione di autonomia elevata, display fluido e un comparto fotografico solido per la fascia di prezzo, Motorola punta a rendere il nuovo Moto G77 Power una scelta interessante per chi cerca uno smartphone Android capace di durare tutto il giorno senza pensieri. Maggiori dettagli, incluso il prezzo, sono attesi in occasione della presentazione ufficiale dell’8 luglio.

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iPhone 18 Pro Max punterebbe a superare la batteria di Xperia 1 VIII: ecco i numeri del confronto


Un nuovo leak riguardante il futuro iPhone 18 Pro Max riaccende il confronto tra Apple e Android sul fronte dell'autonomia. Secondo le indiscrezioni, il modello statunitense del prossimo top di gamma Apple potrebbe montare una batteria da 5.425 mAh, superando così la capacità di 5.000 mAh dello Xperia 1 VIII di Sony. Capacità differenti tra Europa e Stati Uniti Le indiscrezioni indicano che la capacità della batteria varierebbe a seconda del mercato di riferimento. iPhone 18 Pro […]
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Un nuovo leak riguardante il futuro iPhone 18 Pro Max riaccende il confronto tra Apple e Android sul fronte dell’autonomia. Secondo le indiscrezioni, il modello statunitense del prossimo top di gamma Apple potrebbe montare una batteria da 5.425 mAh, superando così la capacità di 5.000 mAh dello Xperia 1 VIII di Sony.

Capacità differenti tra Europa e Stati Uniti


Le indiscrezioni indicano che la capacità della batteria varierebbe a seconda del mercato di riferimento.

  • iPhone 18 Pro (Europa): 4.056 mAh
  • iPhone 18 Pro (USA): 4.288 mAh
  • iPhone 18 Pro Max (Europa): 5.235 mAh
  • iPhone 18 Pro Max (USA): 5.425 mAh

Il modello Pro Max registrerebbe un incremento di circa il 6% rispetto alla generazione precedente. La differenza tra le versioni europea e statunitense sarebbe legata all’adozione dell’eSIM esclusiva nel mercato americano, che liberando spazio interno permetterebbe di installare una cella più capiente.

Xperia 1, cinque generazioni ferme a 5.000 mAh


L’aspetto più interessante del confronto riguarda la strategia opposta seguita da Sony. Mentre Apple ha progressivamente aumentato la capacità delle proprie batterie di anno in anno, la serie Xperia 1 di Sony mantiene una batteria da 5.000 mAh sin dallo Xperia 1 IV, restando invariata per ben cinque generazioni consecutive, fino all’attuale Xperia 1 VIII.

Va comunque ricordato che l’autonomia reale di uno smartphone non dipende solo dalla capacità nominale della batteria, ma anche dall’efficienza del processore, dal display e dall’ottimizzazione software. Non a caso, nonostante la capacità invariata, lo Xperia 1 VIII avrebbe migliorato la propria autonomia complessiva rispetto ai predecessori grazie proprio a una gestione energetica più efficiente. Resta quindi da vedere se il maggior taglio della batteria dell’iPhone 18 Pro Max si tradurrà effettivamente in un vantaggio concreto sull’utilizzo quotidiano rispetto ai rivali Android.

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Galaxy A18, addio Exynos: Samsung passerebbe a Snapdragon e MediaTek


Il futuro Galaxy A18 di Samsung potrebbe segnare un cambiamento importante nella strategia dei chipset per la fascia entry-level dell'azienda coreana. Secondo alcuni media sudcoreani, la nuova serie rinuncerebbe ai processori Exynos proprietari, affidandosi invece a soluzioni Qualcomm Snapdragon e MediaTek. MediaTek per il 4G, Snapdragon per il 5G Secondo le indiscrezioni, Samsung differenzierebbe il chipset in base alla variante di connettività del dispositivo. Galaxy A18 4G: chipset […]
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Il futuro Galaxy A18 di Samsung potrebbe segnare un cambiamento importante nella strategia dei chipset per la fascia entry-level dell’azienda coreana. Secondo alcuni media sudcoreani, la nuova serie rinuncerebbe ai processori Exynos proprietari, affidandosi invece a soluzioni Qualcomm Snapdragon e MediaTek.

MediaTek per il 4G, Snapdragon per il 5G


Secondo le indiscrezioni, Samsung differenzierebbe il chipset in base alla variante di connettività del dispositivo.

  • Galaxy A18 4G: chipset MediaTek
  • Galaxy A18 5G: chipset Qualcomm Snapdragon

Attualmente, la serie Galaxy A17 adotta già configurazioni differenti tra le versioni 4G e 5G, ma il modello Galaxy A17 5G monta un Exynos 1330 di produzione Samsung. Con il Galaxy A18, invece, anche la variante 5G passerebbe a un chip Snapdragon, anche se il modello specifico non è stato ancora rivelato.

Il rincaro dei componenti dietro la scelta


Secondo quanto riportato, la decisione di abbandonare Exynos sarebbe legata all’aumento generalizzato dei prezzi dei componenti a livello globale. Samsung starebbe quindi valutando l’adozione di chip Qualcomm e MediaTek per motivi legati a costi e disponibilità, piuttosto che scegliere di continuare a produrre internamente i propri processori anche per la fascia più economica del catalogo.

Va notato che, storicamente, Samsung ha sempre differenziato la strategia dei chipset sui top di gamma, alternando versioni Snapdragon ed Exynos a seconda del mercato di vendita. Sulla serie Galaxy A1x, invece, l’utilizzo di Snapdragon è sempre stato piuttosto raro: un eventuale cambiamento rappresenterebbe quindi un’inversione di rotta significativa per questa fascia di prodotto.

Accoglienza positiva tra gli utenti


Non sono mancate reazioni positive da parte degli utenti, in particolare in relazione alle prestazioni non sempre convincenti dell’Exynos 1330 montato sul Galaxy A17 5G, soprattutto nei carichi di lavoro più intensi. Il passaggio a Snapdragon potrebbe quindi tradursi in un miglioramento concreto delle prestazioni per i futuri modelli entry-level di Samsung, anche se resta da vedere quale variante specifica del chip Qualcomm verrà effettivamente adottata.

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OPPO Reno15 A, arriva l’aggiornamento che risolve i problemi di surriscaldamento


OPPO Reno15 A, lanciato appena lo scorso 25 giugno, riceve già un importante aggiornamento software. Il pacchetto, dal peso di circa 1,94 GB, introduce la patch di sicurezza Android di giugno 2026 e, soprattutto, corregge alcuni malfunzionamenti legati al surriscaldamento del dispositivo in condizioni di utilizzo intenso. Fotocamera e prestazioni più stabili con il caldo OPPO ha iniziato a distribuire l'update per la versione SIM-free del Reno15 A a partire dal 29 giugno, portando il […]
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OPPO Reno15 A, lanciato appena lo scorso 25 giugno, riceve già un importante aggiornamento software. Il pacchetto, dal peso di circa 1,94 GB, introduce la patch di sicurezza Android di giugno 2026 e, soprattutto, corregge alcuni malfunzionamenti legati al surriscaldamento del dispositivo in condizioni di utilizzo intenso.

Fotocamera e prestazioni più stabili con il caldo


OPPO ha iniziato a distribuire l’update per la versione SIM-free del Reno15 A a partire dal 29 giugno, portando il dispositivo alla build “CPH2801_16.0.5.1000(EX01)”. Tra le novità principali segnalate dall’azienda figurano tre interventi mirati.

  • Miglioramento della gestione termica della fotocamera, con correzione dei problemi di scatti a scatti durante le riprese video ad alte temperature
  • Ottimizzazione delle prestazioni generali del sistema quando il dispositivo raggiunge temperature elevate
  • Applicazione della patch di sicurezza Android di giugno 2026

Non si tratta quindi di un semplice aggiornamento di sicurezza: l’intervento punta esplicitamente a garantire una maggiore stabilità durante i mesi estivi, quando il rischio di surriscaldamento aumenta sensibilmente, specialmente durante le registrazioni video prolungate.

Distribuzione anche per le varianti degli operatori


L’aggiornamento sta raggiungendo anche i modelli brandizzati dagli operatori telefonici: dal 30 giugno è disponibile anche per la variante UQ mobile, identificata dalla build “OPG08_16.0.5.1000(EX01)”. In questo caso la nota di rilascio menziona solo un generico miglioramento della sicurezza, ma il numero di build identico a quello della versione SIM-free lascia supporre che siano incluse anche le correzioni relative al surriscaldamento. Le varianti per altri operatori non hanno invece ancora ricevuto l’aggiornamento, che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane.

Vista la vicinanza al lancio del dispositivo e l’importanza dei correttivi introdotti, agli utenti che possiedono un Reno15 A conviene installare l’aggiornamento non appena disponibile, magari collegandosi a una rete Wi-Fi e assicurandosi di avere una carica sufficiente della batteria.

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Galaxy S27 Ultra, niente batteria al silicio-carbonio: Samsung punta su una capacità oltre i 5.500 mAh


Nuove indiscrezioni sul futuro Galaxy S27 Ultra riguardano uno degli aspetti più attesi dagli utenti Samsung: l'autonomia. Secondo un leak recente, il colosso coreano avrebbe deciso di non adottare la batteria al silicio-carbonio già diffusa tra i produttori cinesi, preferendo invece una soluzione agli ioni di litio più tradizionale ma con una capacità superiore ai 5.500 mAh. Il costo dietro la scelta di Samsung Le fonti indicano che la decisione di evitare il silicio-carbonio non […]
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Nuove indiscrezioni sul futuro Galaxy S27 Ultra riguardano uno degli aspetti più attesi dagli utenti Samsung: l’autonomia. Secondo un leak recente, il colosso coreano avrebbe deciso di non adottare la batteria al silicio-carbonio già diffusa tra i produttori cinesi, preferendo invece una soluzione agli ioni di litio più tradizionale ma con una capacità superiore ai 5.500 mAh.

Il costo dietro la scelta di Samsung


Le fonti indicano che la decisione di evitare il silicio-carbonio non sarebbe legata a limiti tecnici, ma principalmente a ragioni economiche. Con una produzione stimata di un milione di unità del Galaxy S27 Ultra, il costo di approvvigionamento delle celle al silicio-carbonio risulterebbe significativamente più alto rispetto alle tradizionali batterie agli ioni di litio, un problema aggravato dal recente rincaro dei prezzi della memoria DRAM.

Secondo un leak condiviso sui social, Samsung starebbe rivalutando la roadmap delle batterie fornite da SDI, che prevedeva capacità di 5.600 mAh e 5.800 mAh, dopo aver inizialmente optato per una soluzione da 5.200 mAh. Se i test in corso avranno esito positivo, il Galaxy S27 Ultra potrebbe quindi superare i 5.500 mAh pur mantenendo la chimica al litio convenzionale.

La tendenza cinese non convince (ancora) Samsung


Negli ultimi anni diversi produttori cinesi hanno abbracciato la tecnologia al silicio-carbonio proprio per coniugare capacità elevate e spessori ridotti, un compromesso che finora ha reso i loro smartphone particolarmente competitivi sul fronte dell’autonomia. Samsung, tuttavia, sembra voler mantenere un approccio più prudente, privilegiando l’affidabilità della tecnologia consolidata rispetto all’innovazione più rischiosa e costosa.

Resta da vedere se questa scelta penalizzerà il Galaxy S27 Ultra nel confronto diretto con la concorrenza asiatica, ma un aumento della capacità oltre i 5.500 mAh rappresenterebbe comunque un passo avanti significativo rispetto all’attuale generazione. Come sempre in questi casi, si tratta di informazioni non ufficiali: solo l’annuncio di Samsung, atteso nei prossimi mesi, potrà confermare le specifiche definitive del nuovo top di gamma.

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Xiaomi 17 e 17 Ultra, spuntano le prime build interne di HyperOS 3.3 basate su Android 17


Sono emerse le prime tracce dello sviluppo interno di HyperOS 3.3 basato su Android 17, destinato ai futuri top di gamma Xiaomi 17 e Xiaomi 17 Ultra. Si tratta di build ingegneristiche riservate al personale interno, non ancora disponibili nemmeno in versione beta pubblica, ma che confermano come lo sviluppo della prossima generazione di flagship sia già in fase avanzata. Due codenomi, due build distinte Le build individuate riguardano due dispositivi specifici, entrambi datati 2 luglio […]
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Sono emerse le prime tracce dello sviluppo interno di HyperOS 3.3 basato su Android 17, destinato ai futuri top di gamma Xiaomi 17 e Xiaomi 17 Ultra. Si tratta di build ingegneristiche riservate al personale interno, non ancora disponibili nemmeno in versione beta pubblica, ma che confermano come lo sviluppo della prossima generazione di flagship sia già in fase avanzata.

Due codenomi, due build distinte


Le build individuate riguardano due dispositivi specifici, entrambi datati 2 luglio 2026.

  • Xiaomi 17 (codename “pudding”) – firmware OS3.0.330.11.XPCCNXM, basato su Android 17
  • Xiaomi 17 Ultra (codename “nezha”) – firmware OS3.0.330.8.XPACNXM, basato su Android 17

Trattandosi di build engineering a uso strettamente interno, il software si troverebbe ancora in una fase iniziale, dedicata principalmente a verifiche e ottimizzazioni a livello di sistema, piuttosto che alla rifinitura dell’esperienza utente.

Su cosa si sta concentrando Xiaomi


Dalle build individuate emerge che lo sviluppo di HyperOS 3.3 si sta concentrando su diversi aspetti fondamentali del sistema, tra cui l’integrazione con Android 17, l’ottimizzazione del chipset di nuova generazione destinato ai flagship, la gestione di calore e consumi energetici, la calibrazione dell’ISP della fotocamera e il miglioramento generale della stabilità e della reattività del sistema.

Al momento non risultano invece elementi legati a una nuova interfaccia utente o a funzionalità pensate per l’utente finale, segno che il lavoro si trova ancora nella fase più tecnica dello sviluppo. Va inoltre sottolineato che in queste build non è stata rilevata alcuna traccia di “HyperOS 4”: lo sviluppo attuale sembra quindi concentrarsi esclusivamente sulla versione 3.3 della piattaforma software di Xiaomi, in vista del lancio dei nuovi top di gamma.

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HelixNotes l’app open per gestire note Markdown in locale con Rust e Tauri


HelixNotes è un'app open source per prendere appunti in Markdown con archiviazione locale, gestione attività, wiki link e sincronizzazione WebDAV
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Pixel, utenti sempre più divisi: un sondaggio rivela affetto e delusione quasi alla pari


La serie Google Pixel resta uno dei nomi più riconosciuti tra gli smartphone Android, ma un recente sondaggio condotto da una testata internazionale mostra come il giudizio degli utenti si sia fatto più sfumato negli ultimi anni, complici problemi ricorrenti su batteria e aggiornamenti. Poco più della metà ancora fedele al brand Al sondaggio hanno risposto circa 2.700 persone. Il 51,6% ha dichiarato di amare ancora la serie Pixel, mentre il 44% circa ha ammesso di apprezzarla meno […]
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La serie Google Pixel resta uno dei nomi più riconosciuti tra gli smartphone Android, ma un recente sondaggio condotto da una testata internazionale mostra come il giudizio degli utenti si sia fatto più sfumato negli ultimi anni, complici problemi ricorrenti su batteria e aggiornamenti.

Poco più della metà ancora fedele al brand


Al sondaggio hanno risposto circa 2.700 persone. Il 51,6% ha dichiarato di amare ancora la serie Pixel, mentre il 44% circa ha ammesso di apprezzarla meno rispetto al passato. Il distacco tra i due gruppi è quindi minimo, segno di una base di utenti sempre più polarizzata riguardo alla qualità percepita dei dispositivi Google.

Batteria e aggiornamenti tra le critiche principali


Tra le criticità più citate figurano i problemi di batteria segnalati su più generazioni di Pixel, le prestazioni non sempre convincenti dei processori Tensor e alcuni malfunzionamenti comparsi dopo determinati aggiornamenti software. Diversi intervistati hanno raccontato di essere passati ad altri brand a causa dell’aumento dei prezzi, mentre altri lamentano un salto prestazionale ridotto rispetto ai modelli precedenti.

Non manca chi resta soddisfatto


Non tutti gli utenti condividono però questo giudizio negativo. C’è chi ammette un lieve calo dell’autonomia ma nessun problema rilevante, e chi ridimensiona la portata dei bug software segnalati, giudicandoli meno gravi di quanto raccontato online. L’esperienza Android offerta da Pixel e la qualità fotografica restano tra gli aspetti più apprezzati da questa fascia di utenti.

Una sfida di fiducia per Google


Il quadro che emerge è quello di una base di utenti ancora in maggioranza fedele, ma con una quota consistente di insoddisfatti che supera il 40%. Google continua a lavorare su batteria e stabilità del software, ma per mantenere la fiducia dei propri utenti dovrà probabilmente intensificare gli sforzi su affidabilità e qualità costruttiva nelle prossime generazioni di Pixel.

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Android 17 migliora la qualità delle chiamate grazie al nuovo slicing 5G


Tra le numerose novità di Android 17 ce n'è una passata finora piuttosto inosservata: una nuova funzione dedicata al miglioramento della qualità delle chiamate vocali e video tramite la rete 5G. Sulle reti degli operatori compatibili, le chiamate potrebbero risultare più stabili anche nei momenti di maggiore congestione della rete. Rete 5G dedicata alle chiamate in automatico La novità sfrutta il cosiddetto network slicing 5G per instradare automaticamente le chiamate vocali e video di […]
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Tra le numerose novità di Android 17 ce n’è una passata finora piuttosto inosservata: una nuova funzione dedicata al miglioramento della qualità delle chiamate vocali e video tramite la rete 5G. Sulle reti degli operatori compatibili, le chiamate potrebbero risultare più stabili anche nei momenti di maggiore congestione della rete.

Rete 5G dedicata alle chiamate in automatico


La novità sfrutta il cosiddetto network slicing 5G per instradare automaticamente le chiamate vocali e video di app come WhatsApp e Zoom verso un canale di comunicazione prioritario. Il network slicing consiste nel suddividere un’unica rete 5G in più reti virtuali dedicate a usi differenti, garantendo così un canale a bassa latenza e alta qualità separato dal traffico dati generico.

Meno interruzioni negli ambienti affollati


In contesti come stadi o concerti, dove molte persone si collegano contemporaneamente, la velocità della connessione tende solitamente a calare. Dove disponibile, questa funzione permetterebbe di instradare automaticamente le chiamate su un canale prioritario, riducendo ritardi e interruzioni video anche in condizioni di rete affollata.

Meno lavoro per gli sviluppatori


Finora, per sfruttare il network slicing degli operatori, gli sviluppatori dovevano implementare manualmente il supporto per ciascuna rete. Con Android 17, invece, è il sistema operativo a rilevare automaticamente l’inizio e la fine di una chiamata, instradando solo il traffico dell’app interessata verso il canale prioritario, per poi tornare alla connessione normale al termine della chiamata.

La disponibilità dipende dagli operatori


La funzione richiede però che l’operatore telefonico offra effettivamente il supporto al network slicing 5G. Negli Stati Uniti alcuni operatori già offrono slice dedicati alle videochiamate, e la nuova funzione di Android 17 potrebbe favorire una diffusione più ampia di questo tipo di servizi, anche se non è escluso che in futuro venga proposta come opzione a pagamento all’interno dei piani tariffari.

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Xiaomi 18, trapelano le fotocamere: la Ultra potrebbe avere un nuovo sensore LoFIC


Nuove indiscrezioni fanno luce sul comparto fotografico della prossima serie Xiaomi 18. Secondo il noto leaker Digital Chat Station, la gamma sarà composta da tre modelli, ciascuno con una strategia fotografica differente, con il modello Ultra che potrebbe introdurre un sensore principale di nuova generazione basato sulla tecnologia LoFIC. Tre modelli, tre approcci diversi alla fotografia Secondo il leak, Xiaomi starebbe sviluppando tre varianti flagship della serie 18. Il modello più […]
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Nuove indiscrezioni fanno luce sul comparto fotografico della prossima serie Xiaomi 18. Secondo il noto leaker Digital Chat Station, la gamma sarà composta da tre modelli, ciascuno con una strategia fotografica differente, con il modello Ultra che potrebbe introdurre un sensore principale di nuova generazione basato sulla tecnologia LoFIC.

Tre modelli, tre approcci diversi alla fotografia


Secondo il leak, Xiaomi starebbe sviluppando tre varianti flagship della serie 18. Il modello più compatto punterebbe su una doppia fotocamera incentrata su un sensore principale da 200 megapixel, privilegiando la qualità dello scatto principale rispetto al numero di obiettivi.

Il modello Pro con teleobiettivo macro fino a 15 cm


Il modello intermedio, Xiaomi 18 Pro, aggiungerebbe alla fotocamera principale da 200 megapixel anche un teleobiettivo capace di funzionare in modalità macro fino a una distanza di circa 15 centimetri. Questa soluzione permetterebbe scatti macro di alta qualità senza dover ricorrere a un sensore dedicato, seguendo una tendenza sempre più diffusa tra i top di gamma.

Ultra al top con sensore LoFIC


Il modello Ultra rappresenterebbe il vertice della gamma, con il sistema fotografico più avanzato. La novità principale riguarderebbe l’adozione di un sensore principale basato sulla tecnologia LoFIC, in grado di trattenere più informazioni sia nelle zone chiare sia in quelle scure di un’immagine, migliorando la gamma dinamica in scenari complessi come controluce e scatti notturni. L’Ultra monterebbe inoltre un modulo fotografico più grande rispetto agli altri due modelli, a conferma di un posizionamento orientato alla massima qualità d’immagine.

Batterie più capienti in arrivo


Non sono ancora emersi valori precisi sulla capacità delle batterie, ma secondo alcune fonti del settore tutti e tre i modelli potrebbero superare la soglia dei 7.000 mAh, con l’Ultra che potrebbe spingersi fino a 8.500 mAh. Si tratta comunque di informazioni non confermate, legate a prototipi ancora in fase di sviluppo, che potrebbero cambiare prima della presentazione ufficiale della serie Xiaomi 18.

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Oppo Reno 16 punta tutto sull’IA: arriva il tasto fisico AI Snap Key con ChatGPT e Gemini


Oppo presenterà il 2 luglio la nuova serie Reno 16, che punta con decisione sull'intelligenza artificiale grazie alla nuova ColorOS 16. Tra le novità più rilevanti spicca la possibilità di utilizzare in modo integrato servizi come ChatGPT, Gemini e Perplexity, oltre a un tasto fisico dedicato interamente alle funzioni IA. Un tasto fisico dedicato all'intelligenza artificiale La novità più originale della serie è l'AI Snap Key, un pulsante hardware dedicato. Premendolo una volta è […]
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Oppo presenterà il 2 luglio la nuova serie Reno 16, che punta con decisione sull’intelligenza artificiale grazie alla nuova ColorOS 16. Tra le novità più rilevanti spicca la possibilità di utilizzare in modo integrato servizi come ChatGPT, Gemini e Perplexity, oltre a un tasto fisico dedicato interamente alle funzioni IA.

Un tasto fisico dedicato all’intelligenza artificiale


La novità più originale della serie è l’AI Snap Key, un pulsante hardware dedicato. Premendolo una volta è possibile salvare screenshot, appunti e materiali di riferimento in uno spazio chiamato AI Mind Space; tenendolo premuto si registra un promemoria vocale, mentre un doppio tocco richiama l’elenco delle informazioni salvate. Il tasto è inoltre in grado di riconoscere automaticamente appuntamenti ed eventi mostrati a schermo, aggiungendoli al calendario.

ChatGPT, Gemini e Perplexity in un’unica interfaccia


Un’altra funzione chiave è AI Mind Pilot, che riunisce ChatGPT, Gemini e Perplexity in un’unica interfaccia. Gli utenti possono confrontare le risposte fornite dalle diverse intelligenze artificiali e ricevere suggerimenti basati sulle informazioni salvate in precedenza, senza dover passare manualmente da un’app all’altra.

Traduzioni e gestione delle spese assistite dall’IA


ColorOS 16 introduce anche funzioni pensate per la vita quotidiana. AI Bill Manager raccoglie scontrini, SMS, screenshot e note vocali per gestire le spese, con supporto a più valute. AI Menu Translation, invece, traduce i menù dei ristoranti all’estero mostrando anche ingredienti e possibili allergeni. Non mancano una funzione di traduzione simultanea multilingue, la trascrizione automatica delle riunioni registrate e la scansione di documenti cartacei in formato editabile.

Snapdragon 7 Gen 4 e attenzione alla sicurezza


Sotto la scocca, Oppo Reno 16 monta il processore Snapdragon 7 Gen 4 abbinato alla nuova ColorOS 16, che introduce anche Live Space per una gestione più chiara di notifiche e attività in corso. Sul fronte sicurezza, l’elaborazione IA viene protetta tramite Private Computing Cloud, mentre Oppo Lock offre blocco remoto e protezione contro l’uso fraudolento della SIM. Con questa serie, Oppo prova a distinguersi nel mercato sempre più competitivo degli smartphone IA puntando su un tasto fisico dedicato e sull’integrazione di più assistenti in un’unica esperienza.

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KDE Gear 26.04.3 conclude la serie con miglioramenti per Kdenlive, Dolphin e molte applicazioni


KDE Gear 26.04.3 è disponibile con correzioni e miglioramenti per Dolphin, Kdenlive, Konsole, Elisa e molte altre applicazioni KDE.
L'articolo KDE Gear 26.04.3 conclude la serie con miglioramenti per Kdenlive, Dolphin e molte applicazioni proviene da Linux Easy.
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Cose di cui si potrebbe fare a meno: Microsoft pubblica i container per WSL


Nuova puntata della rubrica che parla di tutte quelle invenzioni (tipicamente di casa Microsoft) che sembrano utili e belle, ma che si rivelano essere un duplicato, fatto peggio e normalmente meno sicuro di qualcosa che in Linux esiste già da molto, molto tempo.
Questa puntata è dedicata ai Container!

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Pixel, tornano le segnalazioni di problemi Wi-Fi: possibile legame con Android 17


Negli ultimi giorni sono aumentate le segnalazioni di utenti Pixel alle prese con connessioni Wi-Fi e dati mobili instabili. Sui social e nei forum diversi possessori descrivono sintomi simili, riportando alla luce un problema di connettività già osservato in passato su vari modelli della gamma Google. Sintomi diversi, stesso disagio Le segnalazioni raccolte nelle ultime 24 ore non sono tutte identiche. Un utente con Pixel 10 riporta un continuo passaggio automatico tra Wi-Fi e rete dati, […]
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Negli ultimi giorni sono aumentate le segnalazioni di utenti Pixel alle prese con connessioni Wi-Fi e dati mobili instabili. Sui social e nei forum diversi possessori descrivono sintomi simili, riportando alla luce un problema di connettività già osservato in passato su vari modelli della gamma Google.

Sintomi diversi, stesso disagio


Le segnalazioni raccolte nelle ultime 24 ore non sono tutte identiche. Un utente con Pixel 10 riporta un continuo passaggio automatico tra Wi-Fi e rete dati, mentre un altro lamenta un’instabilità diretta della connessione dati mobile. Alcuni possessori di Pixel 7a segnalano invece di essere riusciti a risolvere il problema resettando le impostazioni di rete, mentre nei commenti diversi utenti confermano di riscontrare sintomi analoghi.

Un possibile legame con la beta di Android 17


Tra i primi utenti di Android 17 erano già emerse segnalazioni di instabilità Wi-Fi legate ad alcune app specifiche. Alcuni ipotizzano quindi un collegamento tra i nuovi problemi e gli aggiornamenti software più recenti, anche se al momento non esiste una conferma ufficiale di un nesso diretto. Va inoltre considerato che segnalazioni simili emergono in modo intermittente da diversi mesi, a testimonianza di un problema non sempre riconducibile a un singolo aggiornamento.

Cosa consiglia Google


Google ha suggerito ad alcuni utenti di provare il reset delle impostazioni di rete, procedura raggiungibile da Impostazioni, poi Sistema, quindi Opzioni di ripristino e infine Reset Bluetooth e Wi-Fi. Diversi utenti confermano che questo intervento ha effettivamente risolto il problema, un’indicazione che in molti casi si tratti di un malfunzionamento software di lieve entità.

Un problema ricorrente per la gamma Pixel


Non è la prima volta che i Pixel vengono associati a problemi di connettività: in passato si sono verificati casi legati a specifici aggiornamenti software, oltre a episodi risolti tramite sostituzione hardware. Anche se le segnalazioni online non riflettono necessariamente la situazione di tutti gli utenti, la ricorrenza del fenomeno resta un aspetto da monitorare, soprattutto in vista dei prossimi Pixel di nuova generazione.

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Snapdragon 6 Gen 5, il primo benchmark delude: prestazioni CPU quasi invariate


Sono emersi i primi risultati benchmark relativi allo Snapdragon 6 Gen 5, il nuovo chip di fascia media di Qualcomm, e i numeri non sembrano riflettere il salto prestazionale che ci si aspetterebbe da una nuova generazione. Il dato ha subito attirato l'attenzione degli appassionati, spesso abituati a miglioramenti più marcati tra una generazione e l'altra. Punteggi Geekbench praticamente in linea con il predecessore Il test è stato individuato su Geekbench e riguarda uno smartphone Honor […]
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Sono emersi i primi risultati benchmark relativi allo Snapdragon 6 Gen 5, il nuovo chip di fascia media di Qualcomm, e i numeri non sembrano riflettere il salto prestazionale che ci si aspetterebbe da una nuova generazione. Il dato ha subito attirato l’attenzione degli appassionati, spesso abituati a miglioramenti più marcati tra una generazione e l’altra.

Punteggi Geekbench praticamente in linea con il predecessore


Il test è stato individuato su Geekbench e riguarda uno smartphone Honor non ancora annunciato, equipaggiato con lo Snapdragon 6 Gen 5. Il dispositivo ha ottenuto 1.095 punti in single-core e 3.355 in multi-core: numeri che, confrontati con lo Snapdragon 6 Gen 4, mostrano addirittura un leggero calo nel single-core (dove il chip precedente arrivava a 1.112 punti) e un progresso minimo nel multi-core.

Il dispositivo di test potrebbe essere un Honor X80 Pro Max


Secondo le prime ipotesi, lo smartphone testato corrisponderebbe a Honor X80 Pro Max, modello appena lanciato sul mercato cinese e dotato di una batteria maggiorata da 11.000 mAh. Trattandosi di un dispositivo appena presentato, mancano ancora test approfonditi e ottimizzazioni software che potrebbero far variare i punteggi nelle prossime settimane.

Le prestazioni CPU non raccontano tutta la storia


È comunque presto per giudicare il nuovo chip solo sulla base dei benchmark CPU. I processori di fascia media moderni puntano sempre più su comparto grafico, intelligenza artificiale ed efficienza energetica: secondo i primi dati, la GPU dello Snapdragon 6 Gen 5 mostrerebbe infatti un miglioramento di circa il 20%, un dato che potrebbe tradursi in benefici concreti su gaming e autonomia.

Meglio aspettare o puntare sul modello precedente?


Se i risultati preliminari dovessero essere confermati, per molti utenti potrebbe convenire orientarsi verso dispositivi con Snapdragon 6 Gen 4, i cui prezzi tendono solitamente a scendere subito dopo l’arrivo di una nuova generazione. In un contesto dove il salto prestazionale appare così contenuto, il rapporto qualità-prezzo del chip precedente potrebbe risultare più conveniente, almeno fino a nuovi test e all’annuncio ufficiale del nuovo SoC.

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Android testa le firme digitali integrate: Google lancia una nuova funzione di sistema


Google ha iniziato a distribuire, tramite l'aggiornamento del sistema Google Play di giugno 2026, una nuova funzione dedicata alle firme digitali integrate direttamente in Android. La novità permetterebbe di firmare documenti senza dover più ricorrere ad app di terze parti, con compatibilità annunciata a partire da Android 12. Una funzione aggiunta senza clamore La nuova funzione è comparsa silenziosamente con l'aggiornamento di giugno: Google non l'ha inclusa nelle note ufficiali di […]
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Google ha iniziato a distribuire, tramite l’aggiornamento del sistema Google Play di giugno 2026, una nuova funzione dedicata alle firme digitali integrate direttamente in Android. La novità permetterebbe di firmare documenti senza dover più ricorrere ad app di terze parti, con compatibilità annunciata a partire da Android 12.

Una funzione aggiunta senza clamore


La nuova funzione è comparsa silenziosamente con l’aggiornamento di giugno: Google non l’ha inclusa nelle note ufficiali di rilascio. Al momento risulta disponibile su alcuni dispositivi, tra cui Pixel 10 e Galaxy Z Fold 7, con un’espansione graduale prevista nelle prossime settimane. Il sistema è stato sviluppato come componente di Android 17, ma con retrocompatibilità fino ad Android 12.

Tre modi per creare la propria firma


La funzione consente di registrare la propria firma in tre modalità diverse, pensate per adattarsi a diverse esigenze d’uso.

  • Firma manoscritta con il dito o con una penna stilo
  • Digitazione di nome o iniziali con font in stile corsivo
  • Acquisizione tramite fotocamera di una firma già scritta su carta


Una gestione centralizzata delle firme


Il sistema include una schermata dedicata, “Gestisci firme”, che permette di salvare più firme diverse: ad esempio una versione completa con nome e cognome e una più rapida con le sole iniziali, da usare a seconda del contesto. Nelle app compatibili basterebbe selezionare la firma salvata per inserirla direttamente nel documento.

Verso una firma elettronica più accessibile


Finora, firmare digitalmente un documento su Android richiedeva spesso app dedicate alla modifica di PDF o servizi online esterni. Integrando questa funzione a livello di sistema, Google elimina la necessità di installare applicazioni aggiuntive, rendendo la firma elettronica più semplice da usare per contratti, moduli e pratiche amministrative. Resta da vedere quando Google annuncerà ufficialmente la funzione e quali app la supporteranno pienamente.

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Nothing Phone (4b): in arrivo un’edizione speciale dedicata ai Royal Challengers Bengaluru


Nothing si prepara a presentare il suo nuovo smartphone Nothing Phone (4b) il 7 luglio, e ha già anticipato che accanto al modello standard arriverà anche una versione speciale a tema sportivo, realizzata in collaborazione con i Royal Challengers Bengaluru (RCB), popolare franchigia della Indian Premier League di cricket. Una collaborazione con il mondo del cricket L'edizione speciale è stata annunciata da Nothing tramite un video pubblicato su Instagram insieme ai membri della squadra […]
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Nothing si prepara a presentare il suo nuovo smartphone Nothing Phone (4b) il 7 luglio, e ha già anticipato che accanto al modello standard arriverà anche una versione speciale a tema sportivo, realizzata in collaborazione con i Royal Challengers Bengaluru (RCB), popolare franchigia della Indian Premier League di cricket.

Una collaborazione con il mondo del cricket


L’edizione speciale è stata annunciata da Nothing tramite un video pubblicato su Instagram insieme ai membri della squadra RCB. Pur non essendo ancora stati diffusi i dettagli completi del design, l’azienda ha confermato che il dispositivo adotterà una colorazione rossa ispirata ai colori del team, accompagnata probabilmente da sfondi esclusivi, un tema software dedicato e una confezione speciale.

Anche il modello standard potrebbe avere più colori


Secondo indiscrezioni emerse in parallelo, il Nothing Phone (4b) potrebbe arrivare in almeno tre colorazioni standard, tra cui nero, blu e bianco, a cui si aggiungerebbe il rosso dell’edizione speciale RCB come quarta variante disponibile. Non è ancora chiaro se la Special Edition verrà lanciata contestualmente al debutto del 7 luglio o in un secondo momento, seguendo una strategia già adottata da Nothing in passato con altri modelli.

Hardware sostanzialmente identico al modello base


Le differenze tra l’edizione RCB e il modello standard dovrebbero limitarsi principalmente all’estetica, mentre la scheda tecnica rimarrebbe invariata. Secondo le indiscrezioni circolate finora, il Nothing Phone (4b) dovrebbe montare un display AMOLED FHD+ da 6,7 pollici a 120 Hz, processore Snapdragon 6 Gen 4, 8 GB di RAM, tagli di archiviazione fino a 256 GB, fotocamera principale da 50 megapixel abbinata a un grandangolare da 8 megapixel e una batteria tra 5.000 e 6.000 mAh, con Android 16 preinstallato.

Appuntamento al 7 luglio


Nothing ha costruito negli anni un’identità forte puntando su design distintivo ed edizioni limitate, e la collaborazione con RCB sembra andare nella stessa direzione, puntando in particolare sul mercato indiano. Tutti i dettagli su prezzo, disponibilità e specifiche definitive saranno svelati in occasione della presentazione ufficiale del 7 luglio.

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Pixel 4a, il problema dei riavvii continui verrà risolto con l’update di luglio


Google ha confermato che il fastidioso problema di riavvio in loop che colpisce alcuni Pixel 4a verrà finalmente risolto con l'aggiornamento di sistema Google Play di luglio 2026. Le segnalazioni si susseguivano da circa un mese, e l'azienda aveva già riconosciuto il problema senza però fornire una soluzione. Un dispositivo che si riavvia senza sosta Il malfunzionamento impedisce al Pixel 4a di completare l'avvio: lo smartphone raggiunge la schermata iniziale del boot ma poi si riavvia […]
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Google ha confermato che il fastidioso problema di riavvio in loop che colpisce alcuni Pixel 4a verrà finalmente risolto con l’aggiornamento di sistema Google Play di luglio 2026. Le segnalazioni si susseguivano da circa un mese, e l’azienda aveva già riconosciuto il problema senza però fornire una soluzione.

Un dispositivo che si riavvia senza sosta


Il malfunzionamento impedisce al Pixel 4a di completare l’avvio: lo smartphone raggiunge la schermata iniziale del boot ma poi si riavvia continuamente, restando bloccato in un ciclo. Il problema è stato segnalato prevalentemente su Pixel 4a, ma alcuni utenti riportano sintomi simili anche su Pixel 4 e Pixel 4 XL.

Le possibili cause


Diversi utenti hanno ipotizzato un legame con le impostazioni di Wi-Fi o localizzazione, ma finora non è stata individuata una causa certa. In assenza di una soluzione ufficiale, molti si sono trovati con il dispositivo temporaneamente inutilizzabile.

La correzione arriverà tramite Google Play


Google ha dichiarato che la correzione sarà distribuita attraverso l’aggiornamento del sistema Google Play di luglio, un canale diverso rispetto agli aggiornamenti OS veri e propri, pensato per aggiornare componenti di sistema senza richiedere un update completo. Diversamente da quanto accaduto a gennaio 2025 per un problema alla batteria, che richiese un intervento straordinario, questa volta la patch arriverà come parte del normale ciclo di aggiornamento.

Un supporto che continua oltre la fine del ciclo software


Il Pixel 4a ha già concluso il proprio periodo ufficiale di supporto software, ma Google ha scelto comunque di intervenire data la gravità del problema. Un segnale che conferma come, per bug particolarmente critici, i produttori Android tendano ormai a garantire interventi anche su dispositivi non più aggiornati regolarmente. Per chi è alle prese con i riavvii continui, l’aggiornamento di luglio rappresenta quindi la soluzione attesa da settimane.

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Hypersomnia sparatutto open source che punta su tattica, velocità e tecnologia


Hypersomnia è uno sparatutto open source che combina azione tattica, editor integrato, networking deterministico e supporto multipiattaforma.
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