Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Galaxy S27, fotocamera tele più uniforme in tutta la gamma: l’Ultra verso il 4x?


Nuove indiscrezioni sulla serie Galaxy S27 suggeriscono che Samsung stia valutando di uniformare la fotocamera tele su tutti i modelli della gamma. Secondo il leaker Schrödinger, Galaxy S27 e Galaxy S27+ potrebbero adottare lo stesso sensore tele 3x già previsto per il modello Pro, mentre per il Galaxy S27 Ultra è ancora in fase di valutazione un passaggio al 4x con sensore da 50MP. S27 e S27+ allineati al modello Pro Secondo l'indiscrezione, Samsung starebbe lavorando per rendere più […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Nuove indiscrezioni sulla serie Galaxy S27 suggeriscono che Samsung stia valutando di uniformare la fotocamera tele su tutti i modelli della gamma. Secondo il leaker Schrödinger, Galaxy S27 e Galaxy S27+ potrebbero adottare lo stesso sensore tele 3x già previsto per il modello Pro, mentre per il Galaxy S27 Ultra è ancora in fase di valutazione un passaggio al 4x con sensore da 50MP.

S27 e S27+ allineati al modello Pro


Secondo l’indiscrezione, Samsung starebbe lavorando per rendere più simile la dotazione fotografica dei modelli entry e Pro della gamma: Galaxy S27 e Galaxy S27+ monterebbero lo stesso sistema tele 3x del Galaxy S27 Pro, e potrebbero condividere anche fotocamera principale e grandangolare con il modello Ultra. Se confermato, si tratterebbe di una maggiore standardizzazione rispetto alle generazioni precedenti, dove le differenze tra i modelli erano più marcate.

Galaxy S27 Ultra, testato un tele 4x da 50MP


Il cambiamento più rilevante riguarderebbe il Galaxy S27 Ultra, per cui Samsung starebbe testando un sensore tele da 50MP con zoom ottico 4x e formato 1/1.9 pollici, in sostituzione dell’attuale tele 5x. La decisione finale, però, non sarebbe ancora presa: se il salto di qualità del 4x nativo rispetto al 5x attuale non risultasse sufficientemente evidente nell’uso reale, Samsung potrebbe scegliere di mantenere l’attuale configurazione per non aumentare i costi senza un reale beneficio percepito dagli utenti.

Cinque prototipi ancora in valutazione


Sarebbero infatti in corso di analisi ben cinque prototipi differenti del Galaxy S27 Ultra, segno che le specifiche hardware definitive, fotocamera inclusa, non sono ancora state fissate. Secondo Schrödinger, il 9 settembre potrebbe essere una data chiave per le decisioni finali su questi aspetti.

  • S27 e S27+ potrebbero adottare il tele 3x del modello Pro
  • S27 Ultra in bilico tra tele 4x da 50MP e l’attuale 5x
  • Cinque prototipi Ultra ancora sotto esame
  • 9 settembre data chiave secondo il leaker


Da prendere con cautela


Si tratta comunque di informazioni non confermate da Samsung, quindi resta da vedere se la scelta finale ricadrà sul nuovo tele 4x o sulla soluzione già collaudata a 5x.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Xperia 10 VIII, il viola iconico di Sony potrebbe tornare (ma solo per gli operatori)


Una colorazione viola per lo Xperia 10 VIII continua a far discutere gli appassionati del marchio Sony. Nonostante le versioni internazionali e quella SIM-free giapponese siano già state presentate senza questa tonalità, resta ancora aperta la possibilità che il viola arrivi come colorazione esclusiva per uno degli operatori giapponesi. Il viola, un colore storico per Xperia Il viola è una tinta che ha accompagnato la serie Xperia 1 fin dal primo modello, comparendo anche su Xperia 1 […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Una colorazione viola per lo Xperia 10 VIII continua a far discutere gli appassionati del marchio Sony. Nonostante le versioni internazionali e quella SIM-free giapponese siano già state presentate senza questa tonalità, resta ancora aperta la possibilità che il viola arrivi come colorazione esclusiva per uno degli operatori giapponesi.

Il viola, un colore storico per Xperia


Il viola è una tinta che ha accompagnato la serie Xperia 1 fin dal primo modello, comparendo anche su Xperia 1 II, III, IV e VII. Con lo Xperia 1 VIII, tuttavia, la gamma cromatica si è limitata a nero, argento, oro e rosso, lasciando fuori il viola per la prima volta da diverse generazioni: da qui il desiderio di molti fan di vederlo tornare su un altro modello della famiglia.

Un indizio arrivato da Weibo


A riaccendere le speranze è stato un post pubblicato sul social cinese Weibo, che suggerisce un possibile ritorno del viola proprio sulla prossima generazione della serie Xperia 10. Il post non specifica mercati, nome del modello o tempistiche precise, ma il collegamento con lo Xperia 10 VIII appare il più plausibile viste le tempistiche di lancio.

Le versioni per operatori non sono ancora arrivate


Un dettaglio interessante è che, mentre le versioni internazionale e SIM-free giapponese dello Xperia 10 VIII sono già ufficiali, i modelli destinati a NTT Docomo, au e SoftBank non sono ancora stati annunciati. Non è raro che gli operatori giapponesi propongano colorazioni esclusive rispetto alla versione SIM-free, quindi il viola potrebbe effettivamente debuttare come variante limitata legata a uno di questi operatori.

  • Viola assente sia nella versione globale che in quella SIM-free
  • Indizio di un possibile ritorno pubblicato su Weibo
  • Modelli per Docomo, au e SoftBank ancora non annunciati
  • Possibile colorazione esclusiva per operatore


Attesa per gli annunci degli operatori


Sony non ha confermato nulla ufficialmente, quindi resta da vedere se e quando il viola farà davvero il suo ritorno. Gli occhi restano puntati sui prossimi annunci degli operatori giapponesi, che potrebbero svelare la colorazione mancante.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Ulefone promette almeno due major update Android sui nuovi rugged phone


Ulefone, marchio noto per i suoi smartphone rugged, ha annunciato che tutti i nuovi dispositivi in arrivo riceveranno almeno due aggiornamenti major del sistema operativo Android. Allo stesso tempo, l'azienda ha avviato il rilascio di Android 16 su ben 29 modelli già in commercio, tra smartphone e tablet. Un impegno minimo di due generazioni Android Fino ad oggi, il mercato degli smartphone rugged si è concentrato soprattutto su batterie capienti, resistenza agli urti e fotocamere sempre […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Ulefone, marchio noto per i suoi smartphone rugged, ha annunciato che tutti i nuovi dispositivi in arrivo riceveranno almeno due aggiornamenti major del sistema operativo Android. Allo stesso tempo, l’azienda ha avviato il rilascio di Android 16 su ben 29 modelli già in commercio, tra smartphone e tablet.

Un impegno minimo di due generazioni Android


Fino ad oggi, il mercato degli smartphone rugged si è concentrato soprattutto su batterie capienti, resistenza agli urti e fotocamere sempre più performanti, lasciando spesso in secondo piano il supporto software di lungo periodo per chi aveva già acquistato un dispositivo. Con questo nuovo impegno, Ulefone punta a cambiare rotta, garantendo almeno due major update Android su tutti i nuovi modelli in uscita.

Android 16 in arrivo su 29 dispositivi


Oltre alle novità per i futuri lanci, Ulefone ha confermato che porterà Android 16 su 29 modelli attualmente disponibili sul mercato, coinvolgendo sia smartphone che tablet già nelle mani degli utenti. Tra i dispositivi coinvolti figurano le serie Armor 27T Pro, Armor 28, Armor X31 e Armor Pad 5.

  • Almeno 2 major update Android sui nuovi modelli
  • Android 16 in distribuzione su 29 dispositivi esistenti
  • Coinvolte le serie Armor 27T Pro, Armor 28, Armor X31, Armor Pad 5
  • Focus su supporto software di lungo periodo


Ancora lontano dai big, ma un passo importante


Rispetto ai 5-7 anni di aggiornamenti garantiti da alcuni dei principali produttori Android, l’impegno di Ulefone resta contenuto. Tuttavia, nel segmento rugged, dove gli utenti tendono a tenere il dispositivo più a lungo proprio per la sua robustezza, un supporto software definito in anticipo diventa un elemento importante nella scelta d’acquisto.

Un possibile punto di partenza


Se questo primo impegno a due aggiornamenti venisse in futuro esteso a tre o quattro cicli, il segmento degli smartphone rugged potrebbe vedere un cambiamento significativo nelle strategie di supporto software, con benefici diretti per chi cerca un dispositivo robusto e duraturo anche dal punto di vista del software.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

OPPO Find X10, il modello base punta su batteria da 8000 mAh e doppia fotocamera da 200MP


Mentre si avvicina la presentazione della serie Find X10, prevista per settembre, nuove indiscrezioni rivelano le specifiche del modello base OPPO Find X10, che potrebbe sorprendere con una batteria da 8000 mAh e una configurazione fotografica con due sensori da 200MP. Cambierebbe anche la struttura della gamma, che quest'anno potrebbe articolarsi su tre modelli invece dei consueti due. Line-up rivista: tre modelli a settembre, Ultra rimandato al 2027 Secondo il leaker Smart Pikachu, a […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Mentre si avvicina la presentazione della serie Find X10, prevista per settembre, nuove indiscrezioni rivelano le specifiche del modello base OPPO Find X10, che potrebbe sorprendere con una batteria da 8000 mAh e una configurazione fotografica con due sensori da 200MP. Cambierebbe anche la struttura della gamma, che quest’anno potrebbe articolarsi su tre modelli invece dei consueti due.

Line-up rivista: tre modelli a settembre, Ultra rimandato al 2027


Secondo il leaker Smart Pikachu, a settembre debutteranno Find X10E, Find X10 e Find X10 Pro Max, mentre il top di gamma Find X10 Ultra arriverà solo nella prima metà del 2027, seguendo lo schema già visto nelle generazioni precedenti per il modello Ultra.

Batteria da 8000 mAh anche sul modello base


La notizia più sorprendente riguarda proprio il modello standard: secondo Digital Chat Station, il Find X10 potrebbe montare una batteria da 8000 mAh, una capacità solitamente riservata ai modelli di fascia più alta di altri produttori. Sul fronte fotografico, sia la fotocamera principale che quella tele adotterebbero sensori da 200MP, affiancati da una fotocamera multispettrale, mentre il grandangolo potrebbe basarsi su un sensore da 50MP secondo leak precedenti.

Display LTPO da 6,59 pollici e chip Dimensity 9500


Per il display si parla di un pannello LTPO da 6,59 pollici con risoluzione 1.5K, mentre sul fronte prestazioni il chip indicato è un MediaTek Dimensity 9500. Completano la dotazione un sensore di impronte digitali a ultrasuoni, una buona resistenza all’acqua e un pulsante AI personalizzabile. Sul display si parla anche di supporto al gamut colore BT.2020 e di un’emissione di luce rossa ai vertici del settore.

  • Tre modelli a settembre: Find X10E, Find X10, Find X10 Pro Max
  • Find X10 Ultra rimandato alla prima metà del 2027
  • Batteria da 8000 mAh sul modello base
  • Doppia fotocamera da 200MP (principale e tele)
  • Ricarica cablata da 80W e wireless da 50W


Ricarica rapida da 80W e wireless da 50W


Secondo le certificazioni cinesi 3C relative al modello con numero PMW110, riconducibile al Find X10, il dispositivo potrebbe supportare una ricarica cablata da 80W e wireless da 50W, un abbinamento che permetterebbe di conciliare grande autonomia e tempi di ricarica contenuti. Le specifiche definitive e il prezzo restano comunque da confermare in vista dell’annuncio ufficiale.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

POCO F9 Ultra ufficiale: fotocamera da 200MP e batteria monstre da 8050 mAh


In vista della presentazione ufficiale della serie POCO F9, fissata per il 1° settembre, POCO ha svelato in anticipo le specifiche principali del modello di punta POCO F9 Ultra. Il telefono introduce la prima fotocamera da 200MP mai vista su un dispositivo del brand, insieme a una batteria da 8050 mAh e alla ricarica rapida da 100W. Debutta la fotocamera da 200MP Secondo quanto confermato da POCO Global, il POCO F9 Ultra monterà una fotocamera principale da 200 megapixel, la prima volta […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In vista della presentazione ufficiale della serie POCO F9, fissata per il 1° settembre, POCO ha svelato in anticipo le specifiche principali del modello di punta POCO F9 Ultra. Il telefono introduce la prima fotocamera da 200MP mai vista su un dispositivo del brand, insieme a una batteria da 8050 mAh e alla ricarica rapida da 100W.

Debutta la fotocamera da 200MP


Secondo quanto confermato da POCO Global, il POCO F9 Ultra monterà una fotocamera principale da 200 megapixel, la prima volta per un dispositivo del brand. Il sensore ad alta risoluzione dovrebbe garantire buoni risultati anche negli scatti ravvicinati ottenuti tramite ritaglio digitale, mantenendo un buon livello di dettaglio. La serie F9 punta anche sull’audio, grazie a speaker sviluppati in collaborazione con Bose, confermando l’attenzione dell’azienda non solo alla fotografia.

Batteria da 8050 mAh con ricarica HyperCharge a 100W


Sul fronte autonomia, il POCO F9 Ultra offrirà una batteria da 8050 mAh abbinata alla ricarica rapida cablata “HyperCharge” da 100W. Secondo i dati diffusi da POCO, l’autonomia dichiarata supera le 29 ore di utilizzo sui social, le 18 ore di navigazione GPS e le 12 ore di videochiamate continue.

Design con foro centrale e colorazione rossa


Il design, mostrato nei teaser ufficiali, prevede un foro fotocamera centrale sul display e una colorazione che va dal rosso al bordeaux per il modello mostrato pubblicamente.

  • Fotocamera principale da 200MP, una prima assoluta per POCO
  • Batteria da 8050 mAh con ricarica HyperCharge 100W
  • Speaker sviluppati con Bose
  • Foro fotocamera centrale e colorazione rosso/bordeaux


Prezzo indicativo e varianti


Secondo indiscrezioni relative al mercato filippino diffuse dal leaker Abhishek Yadav, la variante top di gamma da 16GB di RAM e 1TB di storage del POCO F9 Ultra potrebbe costare 89.999 pesos filippini, mentre il POCO F9 Pro con 12GB e 256GB si fermerebbe a 49.999 pesos. Si tratta di cifre non ufficiali e comunque destinate a variare da mercato a mercato, ma confermano il posizionamento premium della serie in vista della presentazione ufficiale del 1° settembre.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Galaxy S26 Ultra, l’aggiornamento anti-rosso porta nuovi difetti al display


Samsung ha iniziato a distribuire l'aggiornamento software pensato per risolvere il problema del display che tende al rosso su alcuni esemplari di Galaxy S26 Ultra. Se da un lato la patch sembra aver ridotto il fenomeno, dall'altro alcuni utenti segnalano la comparsa di nuovi puntini colorati ai bordi dello schermo dopo l'installazione. Il problema del rosso e la spiegazione di Samsung Da luglio, diversi possessori di Galaxy S26 Ultra avevano segnalato una tendenza del display a virare […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Samsung ha iniziato a distribuire l’aggiornamento software pensato per risolvere il problema del display che tende al rosso su alcuni esemplari di Galaxy S26 Ultra. Se da un lato la patch sembra aver ridotto il fenomeno, dall’altro alcuni utenti segnalano la comparsa di nuovi puntini colorati ai bordi dello schermo dopo l’installazione.

Il problema del rosso e la spiegazione di Samsung


Da luglio, diversi possessori di Galaxy S26 Ultra avevano segnalato una tendenza del display a virare verso il rosso, spesso dopo due o tre mesi di utilizzo. Sebbene inizialmente si fosse ipotizzato un collegamento con la nuova funzione “Privacy Display”, Samsung ha attribuito il problema a un difetto di calibrazione del display, offrendo la ricalibrazione presso i centri assistenza in Corea e promettendo un aggiornamento software per il resto del mondo.

Dal 26 agosto la patch correttiva


Dal 26 agosto Samsung ha iniziato a distribuire in modo graduale l’aggiornamento, che agisce sui valori dei singoli sub-pixel RGB del pannello OLED per correggere la dominante rossa. Secondo quanto riportato dal media coreano Newsway, però, dopo l’installazione alcuni utenti segnalano la comparsa di puntini colorati ai bordi dello schermo, mentre altri lamentano ancora tracce di rosso soprattutto nella parte superiore e inferiore del display.

Samsung consiglia di intervenire sulle impostazioni colore


Per chi continua a riscontrare anomalie cromatiche dopo l’aggiornamento, Samsung suggerisce di modificare le impostazioni colore del display o di rivolgersi a un centro assistenza, segnalando che funzioni come “Adaptive color tone”, correzione del colore, “Extra dim” ed “Eye comfort shield” possono influire sulla resa cromatica e sulla luminosità.

  • Aggiornamento in distribuzione dal 26 agosto
  • Riduzione della dominante rossa in alcuni casi
  • Nuovi puntini colorati ai bordi segnalati dopo l’update
  • Samsung consiglia di controllare le impostazioni colore o rivolgersi all’assistenza


Nuove tecnologie di display sotto la lente


Diverse ipotesi collegano il problema alle nuove tecnologie di schermo introdotte sul Galaxy S26 Ultra, come la struttura “Flex Magic Pixel” per ridurre la visibilità laterale, il nuovo Black Matrix per limitare la sovrapposizione dei colori RGB e la tecnologia OLED senza polarizzatore “LEAD”. Al momento, però, si tratta solo di ipotesi non confermate da Samsung, mentre restano da capire l’entità reale del problema e se sia concentrato solo sui primi lotti prodotti.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Redmi K100, indiscrezioni su una batteria da quasi 10.000 mAh e impronta a ultrasuoni


Dopo il debutto di K100 Pro e K100 Pro Max, arrivano le prime indiscrezioni sul Redmi K100 standard, che secondo i leak potrebbe distinguersi soprattutto per una batteria enorme, vicina ai 10.000 mAh, superando persino i modelli superiori della gamma. Display piatto da 6,8-6,9 pollici Secondo il leaker Digital Chat Station, il Redmi K100 monterà un display piatto da 6,8-6,9 pollici con refresh rate elevato, ideale per streaming video e gaming. Il pacchetto includerebbe anche doppi speaker […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Dopo il debutto di K100 Pro e K100 Pro Max, arrivano le prime indiscrezioni sul Redmi K100 standard, che secondo i leak potrebbe distinguersi soprattutto per una batteria enorme, vicina ai 10.000 mAh, superando persino i modelli superiori della gamma.

Display piatto da 6,8-6,9 pollici


Secondo il leaker Digital Chat Station, il Redmi K100 monterà un display piatto da 6,8-6,9 pollici con refresh rate elevato, ideale per streaming video e gaming. Il pacchetto includerebbe anche doppi speaker simmetrici, un motore aptico di grandi dimensioni e un sensore di impronte digitali a ultrasuoni 3D, oltre a una possibile certificazione IP68 contro polvere e acqua.

Una batteria che supera anche il Pro Max


Il dato più interessante riguarda proprio la batteria: partendo dai 7.100 mAh del precedente Redmi K90, il nuovo K100 potrebbe arrivare fino a quasi 10.000 mAh, un incremento di circa 3.000 mAh. Se confermato, questo valore supererebbe persino i 9.070 mAh del già disponibile Redmi K100 Pro Max, rendendo il modello base la variante con più autonomia dell’intera gamma, un posizionamento piuttosto insolito rispetto al passato.

Snapdragon 8 Elite e chip dedicato per il display


A livello di prestazioni, il Redmi K100 dovrebbe montare il primo Snapdragon 8 Elite, con due core ad alte prestazioni a 4,32GHz e sei core performance a 3,53GHz, GPU Adreno 830 e memoria LPDDR5X. Sarebbe inoltre presente un chip dedicato al display, separato dal processore principale, in grado di gestire super risoluzione e interpolazione dei fotogrammi per migliorare la fluidità, specialmente nei giochi.

  • Display piatto 6,8-6,9 pollici ad alto refresh rate
  • Batteria fino a quasi 10.000 mAh, la più capiente della gamma K100
  • Snapdragon 8 Elite con chip dedicato per il display
  • Impronta digitale a ultrasuoni 3D e possibile certificazione IP68


Lancio atteso nella seconda metà del 2026


Al momento non è stata comunicata una data di lancio ufficiale e Xiaomi non ha commentato le indiscrezioni. Il Redmi K100 dovrebbe comunque arrivare nella seconda metà del 2026, andando ad affiancare i modelli Pro e Pro Max già presenti sul mercato.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

POCO X8 5G globale avvistato su Geekbench con Snapdragon 6s Gen 4 e 12GB di RAM


La versione globale del POCO X8 5G è comparsa sul database di Geekbench 7, rivelando alcune delle specifiche principali del prossimo smartphone di fascia media del brand. Dai dati emergono un chipset riconducibile allo Snapdragon 6s Gen 4, 12GB di RAM e Android 16 come sistema operativo di partenza. Un chip Qualcomm SM8435, probabile Snapdragon 6s Gen 4 Il dispositivo registrato su Geekbench porta il codice modello "Xiaomi 2607DPC18G", già individuato in precedenza nelle certificazioni […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La versione globale del POCO X8 5G è comparsa sul database di Geekbench 7, rivelando alcune delle specifiche principali del prossimo smartphone di fascia media del brand. Dai dati emergono un chipset riconducibile allo Snapdragon 6s Gen 4, 12GB di RAM e Android 16 come sistema operativo di partenza.

Un chip Qualcomm SM8435, probabile Snapdragon 6s Gen 4


Il dispositivo registrato su Geekbench porta il codice modello “Xiaomi 2607DPC18G”, già individuato in precedenza nelle certificazioni TDRA degli Emirati Arabi Uniti e collegato al POCO X8 5G globale. Il chipset indicato è un Qualcomm SM8435, con una CPU octa-core composta da quattro core a 1,80GHz e quattro core a 2,40GHz, configurazione compatibile con lo Snapdragon 6s Gen 4. Lo stesso chip equipaggia già il Redmi Note 17 Pro 5G venduto in Cina, suggerendo una possibile parentela tra i due modelli.

Punteggi e memoria


Il test ha registrato 849 punti in single-core e 2.841 in multi-core. Geekbench ha rilevato 11,13GB di RAM, un valore che nella versione commerciale dovrebbe tradursi in 12GB effettivi, una dotazione generosa per un dispositivo di fascia media.

Android 16 di serie


Il sistema operativo indicato è Android 16, il che significa che il POCO X8 5G debutterà con la versione più recente disponibile, un vantaggio per chi punta a un supporto software più duraturo nel tempo. Tra le altre informazioni tecniche emerse dalla scheda Geekbench figurano anche la scheda madre “parrot” e il governor della CPU “walt”.

  • Chipset Qualcomm SM8435, probabile Snapdragon 6s Gen 4
  • 12GB di RAM (11,13GB rilevati da Geekbench)
  • Android 16 preinstallato
  • Debutto in India previsto per il 4 settembre


Debutto in India il 4 settembre


La serie POCO X8 è già stata confermata per il lancio in India il 4 settembre. Con queste specifiche emerse dal benchmark, il POCO X8 5G potrebbe ritagliarsi un ruolo interessante nella fascia media, a patto che il prezzo di lancio risulti competitivo rispetto alla concorrenza. Restano ora da scoprire display, fotocamere, capacità della batteria e velocità di ricarica.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Xiaomi Pad 9 Pro Max su Geekbench: ecco quanto è potente il chip proprietario XRING O3


Il futuro tablet di punta Xiaomi Pad 9 Pro Max è comparso su Geekbench, confermando l'adozione del chip proprietario XRING O3 sviluppato internamente da Xiaomi. Il benchmark offre un primo assaggio delle prestazioni del processore, ancora prima dell'annuncio ufficiale del dispositivo. XRING O3, una CPU a 10 core Secondo i dati emersi da Geekbench, il chip XRING O3 adotta una configurazione a 10 core, con due core C1-Ultra a 4,36GHz, quattro core C1-Premium a 3,69GHz e quattro core C1-Pro a […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il futuro tablet di punta Xiaomi Pad 9 Pro Max è comparso su Geekbench, confermando l’adozione del chip proprietario XRING O3 sviluppato internamente da Xiaomi. Il benchmark offre un primo assaggio delle prestazioni del processore, ancora prima dell’annuncio ufficiale del dispositivo.

XRING O3, una CPU a 10 core


Secondo i dati emersi da Geekbench, il chip XRING O3 adotta una configurazione a 10 core, con due core C1-Ultra a 4,36GHz, quattro core C1-Premium a 3,69GHz e quattro core C1-Pro a 3,15GHz. La parte grafica è affidata a una GPU Mali G2 Ultra NX MC16 a 16 core.

Punteggi sopra i 3.400 punti in single-core


Il test ha registrato oltre 3.400 punti in single-core e più di 13.200 punti in multi-core. Si tratta di un risultato inferiore ai 15.000 punti in multi-core che Xiaomi stessa aveva mostrato in test precedenti, ma trattandosi di un dispositivo non ancora ufficiale è plausibile che ottimizzazioni software e gestione termica possano ancora far salire le prestazioni finali.

Display da 13,3 pollici e ricarica da 120W


Le indiscrezioni raccolte finora parlano di un display da 13,3 pollici e di una ricarica rapida fino a 120W per lo Xiaomi Pad 9 Pro Max, che si posizionerebbe come il modello di punta dell’intera gamma Pad 9. A differenza dei modelli Pad 9 e Pad 9 Pro, che dovrebbero invece affidarsi a chip Qualcomm, solo la variante Pro Max monterebbe il chip proprietario XRING O3.

  • Chip proprietario XRING O3 a 10 core
  • Oltre 13.200 punti in multi-core su Geekbench
  • Display da 13,3 pollici
  • Ricarica rapida fino a 120W


Presentazione attesa a settembre


Lo Xiaomi Pad 9 Pro Max dovrebbe debuttare ufficialmente nella prima decade di settembre 2026. Sarà interessante capire quanto il chip sviluppato internamente da Xiaomi riuscirà a comportarsi nell’uso quotidiano, in un segmento, quello dei tablet Android di fascia alta, dove le prestazioni del processore fanno sempre più la differenza.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Lenovo ThinkTab 11S: tablet Android da 11 pollici con display 2.5K a 90Hz e prezzo contenuto


Lenovo ha lanciato in Cina il nuovo tablet ThinkTab 11S, un modello da 11 pollici con display 2.5K a 90Hz, chip Dimensity 6300 e 8GB di RAM, pensato per offrire un buon compromesso tra qualità costruttiva e prezzo accessibile. Display 2.5K a 90Hz e quattro speaker Dolby Atmos Il ThinkTab 11S monta un pannello LCD da 11 pollici con risoluzione 2.560x1.600 pixel (276 ppi), refresh rate a 90Hz e luminosità massima di 500 nit. Completano la dotazione multimediale quattro speaker con supporto […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Lenovo ha lanciato in Cina il nuovo tablet ThinkTab 11S, un modello da 11 pollici con display 2.5K a 90Hz, chip Dimensity 6300 e 8GB di RAM, pensato per offrire un buon compromesso tra qualità costruttiva e prezzo accessibile.

Display 2.5K a 90Hz e quattro speaker Dolby Atmos


Il ThinkTab 11S monta un pannello LCD da 11 pollici con risoluzione 2.560×1.600 pixel (276 ppi), refresh rate a 90Hz e luminosità massima di 500 nit. Completano la dotazione multimediale quattro speaker con supporto Dolby Atmos, pensati per rendere più piacevole la visione di contenuti video. Il corpo, in metallo, ha uno spessore di 6,99mm per un peso di circa 485 grammi.

Dimensity 6300 e storage espandibile fino a 1TB


Sul fronte prestazioni troviamo il chip MediaTek Dimensity 6300, affiancato da 8GB di RAM LPDDR4X e 128GB di storage UFS 2.2, espandibile tramite scheda microSD fino a 1TB. Non mancano una porta USB Type-C 2.0, il jack audio da 3,5mm e i pin POGO per collegare l’apposita tastiera magnetica Lenovo.

Batteria da 7.040 mAh e Android 16 con ZUX OS


La batteria ha una capacità di 7.040 mAh, con supporto alla ricarica PD 3.0 tramite un alimentatore da 20W incluso in confezione. Il sistema operativo è Android 16, personalizzato con l’interfaccia ZUX OS di Lenovo, che offre funzioni come schermo diviso, finestre flottanti e la funzione “Super Interconnection 2.0” per collegare il tablet ad altri dispositivi Lenovo. Le fotocamere sono da 8MP frontale e 13MP posteriore, valore superiore rispetto al modello Idea Tab che monta lo stesso Dimensity 6300.

  • Display 2.5K da 11 pollici a 90Hz
  • Chip Dimensity 6300 con 8GB di RAM
  • Storage espandibile fino a 1TB via microSD
  • Batteria da 7.040 mAh con Android 16 e ZUX OS


Prezzo e disponibilità


In Cina il ThinkTab 11S viene venduto a 1.899 yuan, circa 240 euro al cambio attuale. Non è ancora chiaro se e quando il tablet arriverà anche in altri mercati al di fuori della Cina.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Android 17 introduce un pannello per gestire gli agenti AI attivi sul telefono


Google sta lavorando a una nuova funzione di Android 17 pensata per tenere sotto controllo gli agenti di intelligenza artificiale che operano sul dispositivo. Nella beta più recente, Android 17 QPR2 Beta 4, è comparsa una sezione dedicata che permetterà di visualizzare in un'unica schermata quali agenti AI sono attivi e cosa stanno facendo in background. Una nuova voce "Agents" nelle impostazioni La nuova voce, individuata nel percorso Impostazioni > Sicurezza e privacy > Gestione […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Google sta lavorando a una nuova funzione di Android 17 pensata per tenere sotto controllo gli agenti di intelligenza artificiale che operano sul dispositivo. Nella beta più recente, Android 17 QPR2 Beta 4, è comparsa una sezione dedicata che permetterà di visualizzare in un’unica schermata quali agenti AI sono attivi e cosa stanno facendo in background.

Una nuova voce “Agents” nelle impostazioni


La nuova voce, individuata nel percorso Impostazioni > Sicurezza e privacy > Gestione privacy, si chiama “Agents”. Al momento non mostra ancora agenti installati, ma secondo la descrizione della funzione permetterà di consultare un elenco di “agenti che possono accedere alle informazioni delle app o eseguire operazioni per conto dell’utente”. La funzione sembra pensata per coprire sia gli agenti creati con Gemini sia, potenzialmente, quelli sviluppati da terze parti.

“Android Halo” per segnalare l’attività in background


La novità si affianca ad “Android Halo”, presentata da Google al Google I/O 2026, che introdurrà un indicatore visivo simile a quelli già usati per fotocamera e microfono, ma dedicato a segnalare quando un agente AI sta effettivamente lavorando sul dispositivo. Il rilascio di questa funzione è previsto entro la fine dell’anno.

Più trasparenza per un uso sempre più diffuso dell’AI


Con gli agenti AI sempre più capaci di svolgere operazioni al posto dell’utente, come effettuare ordini online o prenotare viaggi, diventa cruciale poter sapere quali permessi hanno e quali azioni stanno effettivamente eseguendo. Google sta lavorando anche a una dashboard dedicata alla privacy dell’AI, non ancora disponibile, che si affiancherebbe al pannello “Agents” e a “Android Halo”.

  • Nuova sezione “Agents” nelle impostazioni di sicurezza e privacy
  • Elenco degli agenti AI con accesso alle app
  • “Android Halo” per segnalare l’attività AI in background entro fine anno
  • Dashboard dedicata alla privacy dell’AI in sviluppo


Una gestione della privacy pensata per l’era degli agenti AI


Con l’arrivo di funzioni sempre più automatizzate basate su Gemini, Android 17 sembra voler bilanciare comodità e controllo, dando agli utenti gli strumenti per capire come e quando l’intelligenza artificiale sta operando sul proprio smartphone.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Zapscape un’altra vulnerabilità di KVM che permette di evadere da una macchina virtuale


Una macchina virtuale dovrebbe essere una fortezza isolata dal sistema che la ospita. Con #Zapscape, però, quell'isolamento può saltare: una nuova, ennesima, vulnerabilità #useafterfree in #KVM può permettere di passare dal guest all'host e arrivare persino all'esecuzione di codice con privilegi root.
E in alcuni scenari il salto può essere ancora più diretto: da semplice utente locale a roo...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Timeline Studio l’editor video AI open da Browser


Timeline Studio è un editor video AI per browser con elaborazione locale, timeline avanzata, generazione multimediale e strumenti AIL'articolo "Timeline Studio l’editor video AI open da Browser" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Debian e l’Intelligenza Artificiale: bocciato il divieto totale, vince l’uso responsabile dei modelli linguistici


Si è conclusa una delle consultazioni più attese e dibattute nella storia recente del Progetto Debian: la votazione della General Resolution (Risoluzione Generale) GR 2026-002, intitolata “LLM usage in Debian” (uso dei modelli linguistici...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

OpenShot 4.0: l’editor video open source si rinnova con registrazione schermo, color grading e AI locale


OpenShot 4.0 rappresenta l’ultima evoluzione del software di video editing open source OpenShot, una versione che segna un passo avanti importante grazie a ottimizzazioni del motore di rendering, una gestione più efficiente dei progetti...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Debian ha deciso: sì all’AI, ma la responsabilità resta dell’essere umano


Il progetto #Debian ha deciso: l'intelligenza artificiale può entrare dalla porta dei contributi, ma non può uscire dalla finestra quando qualcosa va storto. La #GeneralResolution approva il "responsible use" dell’#AI, senza divieti né obblighi di disclosure: gli strumenti si possono usare, ma la responsabilità resta saldamente nelle mani di chi li usa.
Perché, almeno su Debian, "me l'ha fa...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

AMD supera il 30% nel mercato delle CPU client mentre il caro memorie frena i PC desktop


AMD supera il 30% nel mercato delle CPU client x86 mentre il caro memorie penalizza i PC desktop e rafforza la concorrenza nei serverL'articolo "AMD supera il 30% nel mercato delle CPU client mentre il caro memorie frena i PC desktop" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Iran, nuovi raid USA su Larak: un'altra guerra senza nome


Gli Stati Uniti hanno colpito nuovi lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Teheran ha risposto colpendo basi americane in Giordania, mentre una petroliera avrebbe preso fuoco nello stretto: la sequenza, riportata da agenzie e testate internazionali, seg…


ilglobale.it/storia/iran-nuovi…

Schengen con la Spagna: Roma proroga il blocco, Madrid risponde


Il blocco Schengen tra Italia e Spagna, introdotto il 31 luglio dopo la crisi migratoria di Ceuta, scadeva oggi. Il governo Meloni ha scelto di prorogarlo di un altro mese, citando ragioni di sicurezza nazionale: al Viminale si parla di migliaia di migranti non identificati e di…


ilglobale.it/storia/schengen-c…

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Tecno Megapad SE 2: tablet economico con display a 90Hz e LTE integrato


Tecno ha lanciato in Filippine il Megapad SE 2, un tablet Android di fascia economica pensato per chi cerca un dispositivo compatto, versatile e in grado di connettersi a Internet anche senza rete Wi-Fi. Il nuovo modello punta su un display da 9,7 pollici a 90Hz, connettività 4G LTE e una batteria da 7.000 mAh. Display compatto da 9,7 pollici con refresh rate a 90Hz Il Megapad SE 2 monta un pannello LCD da 9,7 pollici con risoluzione 2.048x1.280 pixel. Il display supporta un refresh rate […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Tecno ha lanciato in Filippine il Megapad SE 2, un tablet Android di fascia economica pensato per chi cerca un dispositivo compatto, versatile e in grado di connettersi a Internet anche senza rete Wi-Fi. Il nuovo modello punta su un display da 9,7 pollici a 90Hz, connettività 4G LTE e una batteria da 7.000 mAh.

Display compatto da 9,7 pollici con refresh rate a 90Hz


Il Megapad SE 2 monta un pannello LCD da 9,7 pollici con risoluzione 2.048×1.280 pixel. Il display supporta un refresh rate fino a 90Hz e raggiunge una luminosità di picco di 550 nit, caratteristiche pensate per rendere più fluida la navigazione e più piacevole la visione di contenuti video.

Le dimensioni compatte, con uno spessore di circa 7,9mm e un peso di circa 387 grammi, rendono il tablet più semplice da trasportare rispetto ai modelli di dimensioni maggiori.

Chip Helio G88 e supporto a microSD fino a 2TB


Il tablet è animato dal SoC MediaTek Helio G88, un octa-core con frequenza massima di 2,0GHz abbinato alla GPU Mali-G52 MC2. Il modello lanciato dispone di 4GB di RAM e 256GB di storage, espandibile fino a 2TB tramite scheda microSD.

Sul fronte fotografico sono presenti sensori da 8 megapixel sia sul lato anteriore che su quello posteriore. La batteria da 7.000 mAh supporta la ricarica da 18W tramite porta USB Type-C, mentre il sistema operativo è HiOS 16, basato su Android 16.

Connettività LTE anche senza Wi-Fi


Una delle caratteristiche principali del Megapad SE 2 è il supporto alla connettività 4G LTE tramite slot nano SIM, che consente di restare online anche in assenza di rete Wi-Fi. Una funzione utile per guardare video, seguire lezioni online o usare la navigazione anche fuori casa.

  • Wi-Fi dual-band e Bluetooth
  • Doppio altoparlante
  • Tre colorazioni: Deep Gray, Sandy Titanium, Iris Purple

Il prezzo di lancio in Filippine per la versione da 4GB+256GB è di 13.499 pesos filippini. Non si tratta certo di un tablet pensato per le massime prestazioni, ma con display a 90Hz, connettività LTE e uno storage generoso, il Megapad SE 2 punta a diventare una scelta interessante per chi cerca un tablet economico e sempre connesso.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Sony Xperia 1 VIII torna dalla FCC: in arrivo il supporto satellitare anche negli USA


Lo Sony Xperia 1 VIII, top di gamma già in commercio e certificato dalla Federal Communications Commission (FCC) statunitense lo scorso aprile, è tornato a ottenere una nuova approvazione dall'ente americano (FCC ID: PY7-30515Z). Non è comune che un dispositivo già in vendita richieda una nuova certificazione, ma i documenti pubblicati chiariscono il motivo di questo passaggio. L'obiettivo è il supporto satellitare negli Stati Uniti Secondo la documentazione depositata (una Class II […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Lo Sony Xperia 1 VIII, top di gamma già in commercio e certificato dalla Federal Communications Commission (FCC) statunitense lo scorso aprile, è tornato a ottenere una nuova approvazione dall’ente americano (FCC ID: PY7-30515Z). Non è comune che un dispositivo già in vendita richieda una nuova certificazione, ma i documenti pubblicati chiariscono il motivo di questo passaggio.

L’obiettivo è il supporto satellitare negli Stati Uniti


Secondo la documentazione depositata (una Class II Permissive Change), la nuova certificazione riguarda l’aggiunta del supporto alla Supplemental Coverage from Space (SCS), lo standard FCC che regola le comunicazioni satellitari pensate per coprire le aree prive di segnale terrestre negli Stati Uniti.

In Giappone, i tre principali operatori (au, SoftBank e NTT Docomo) offrono già un servizio che collega direttamente gli smartphone ai satelliti Starlink, e il modello domestico di Xperia 1 VIII supporta già questa funzione. La nuova certificazione FCC serve quindi a rendere legale, anche negli Stati Uniti, l’utilizzo di questo tipo di comunicazione satellitare.

È importante sottolineare che Xperia 1 VIII non viene venduto ufficialmente negli USA: il modello certificato dalla FCC è infatti la versione giapponese del dispositivo. Questo passaggio permette dunque al modello nipponico di utilizzare legalmente la connettività satellitare anche quando si trova sul suolo statunitense.

Nessuna modifica hardware, tutto tramite software


Nella documentazione si specifica che la funzione SCS verrà aggiunta esclusivamente tramite aggiornamento software, senza alcun impatto sulle caratteristiche radio (RF) del dispositivo. Questo significa che gli esemplari di Xperia 1 VIII già certificati e in commercio da aprile possedevano fin da subito, a livello hardware, le capacità necessarie per la comunicazione satellitare.

In pratica, senza modificare componenti o struttura del telefono, un semplice aggiornamento software è bastato a sbloccare la funzione satellitare in conformità con la normativa statunitense sulle radiofrequenze.

Maggiore tranquillità anche fuori dalla copertura di rete


Grazie a questa nuova certificazione, Xperia 1 VIII soddisfa ora i requisiti legali anche negli Stati Uniti, potendo sfruttare le reti satellitari messe a disposizione dagli operatori locali per restare connesso anche in assenza di copertura cellulare tradizionale. Chi possiede il modello giapponese potrà quindi beneficiare di una copertura più ampia e continua non solo in patria, ma anche durante i soggiorni negli USA.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Perché i Galaxy top di gamma vendono bene nonostante il caro-RAM: la scommessa di Samsung sulla continuità


Nonostante il forte rincaro dei prezzi della memoria per smartphone, che sta mettendo sotto pressione l'intero settore, i modelli di punta della serie Galaxy di Samsung continuano a vendere bene. Il 2026 è stato definito da alcuni osservatori un anno di evoluzione piuttosto contenuta per i top di gamma Samsung, ma proprio questo approccio più conservativo potrebbe rivelarsi un punto di forza in un mercato sempre più incerto. Il modello di punta è il più venduto tra gli smartphone […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Nonostante il forte rincaro dei prezzi della memoria per smartphone, che sta mettendo sotto pressione l’intero settore, i modelli di punta della serie Galaxy di Samsung continuano a vendere bene. Il 2026 è stato definito da alcuni osservatori un anno di evoluzione piuttosto contenuta per i top di gamma Samsung, ma proprio questo approccio più conservativo potrebbe rivelarsi un punto di forza in un mercato sempre più incerto.

Il modello di punta è il più venduto tra gli smartphone Android


A parte il ridisegno del Galaxy Z Fold 8, più grande rispetto al passato, il 2026 di Samsung è stato caratterizzato da cambiamenti relativamente contenuti sui top di gamma. La serie Galaxy S26 ha puntato soprattutto sul rinnovamento del chipset, con il Galaxy S26 Ultra che ha aggiunto una funzione dedicata alla privacy, ma nel complesso l’evoluzione è apparsa lineare rispetto alla generazione precedente.

Ciò nonostante, il Galaxy S26 Ultra risulterebbe, secondo i dati di vendita più recenti, lo smartphone Android più popolare al mondo. Un dato interessante, considerando che un modello di fascia alta sta superando in popolarità gli smartphone economici, da sempre il core business di Samsung in termini di volumi.

Anche i pieghevoli, a partire dal Galaxy Z Fold 8, mostrano buoni risultati. In un mercato degli smartphone dalle prospettive complessivamente incerte, quello dei pieghevoli resta una delle poche categorie ancora in crescita.

Una scelta “sicura” più che rivoluzionaria


Il buon andamento del Galaxy Z Fold 8 sembra legato soprattutto alle richieste storiche degli utenti: uno spessore più contenuto, un peso ridotto e un design più adatto alla fruizione di contenuti. Per il Galaxy S26 Ultra, invece, il successo non deriverebbe tanto da funzioni particolarmente innovative, quanto dall’essere un top di gamma completo e affidabile, una scelta sicura per chi cerca il massimo senza sorprese.

Per chi arriva da un Galaxy di qualche generazione fa, poter contare su un modello equilibrato tra prestazioni, fotocamere e display rappresenta un valore aggiunto non da poco, così come le eventuali campagne di permuta disponibili in alcuni mercati, che rendono più semplice il passaggio al nuovo modello.

Con la memoria alle stelle, l’opzione “senza sorprese” guadagna valore


L’attuale impennata dei prezzi delle memorie DRAM sta spingendo verso l’alto i listini degli smartphone o, in alternativa, verso specifiche ferme rispetto al passato. In un contesto simile, diventa sempre più difficile offrire ogni anno importanti salti prestazionali mantenendo invariato il prezzo.

In questo scenario, i prodotti percepiti come affidabili, ben supportati e legati a un marchio solido possono risultare più attraenti rispetto a soluzioni più sperimentali, ed è proprio in questa posizione che si trova oggi la gamma Galaxy di fascia alta.

Il successo resta solido, anche tra alcune criticità


Samsung non è comunque esente da critiche: il design delle ultime generazioni di Galaxy è considerato da alcuni poco variato, e c’è chi segnala margini di miglioramento anche sulla compatibilità con gli accessori più diffusi.

Ciò nonostante, mentre il caro-memoria continua a rendere instabile il mercato degli smartphone, i top di gamma Galaxy mantengono un seguito solido. Senza clamorose rivoluzioni, ma con funzioni di alto livello e un’affidabilità che oggi il mercato sembra premiare più che mai, la gamma Galaxy dimostra che non è sempre necessario stupire per avere successo.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Xiaomi 18 Fold: batteria monstre da 6.000 mAh e ricarica rapida a 67W nelle ultime indiscrezioni


Nuove indiscrezioni svelano dettagli interessanti sulla batteria e sulla ricarica del prossimo Xiaomi 18 Fold, atteso al debutto in Cina nelle prossime settimane. Secondo un leaker molto seguito, il pieghevole a conchiglia orizzontale di Xiaomi monterebbe una batteria da 6.000 mAh, una capacità da record per questa categoria di smartphone, abbinata a una ricarica cablata da 67W e wireless da 50W. Una batteria da record per un pieghevole a conchiglia orizzontale Secondo il leaker Bald […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Nuove indiscrezioni svelano dettagli interessanti sulla batteria e sulla ricarica del prossimo Xiaomi 18 Fold, atteso al debutto in Cina nelle prossime settimane. Secondo un leaker molto seguito, il pieghevole a conchiglia orizzontale di Xiaomi monterebbe una batteria da 6.000 mAh, una capacità da record per questa categoria di smartphone, abbinata a una ricarica cablata da 67W e wireless da 50W.

Una batteria da record per un pieghevole a conchiglia orizzontale


Secondo il leaker Bald Panda, Xiaomi 18 Fold potrebbe adottare una batteria da ben 6.000 mAh, un valore che si candida a essere tra i più alti mai visti su un pieghevole a conchiglia orizzontale (tipo libro). Su questa tipologia di dispositivi, lo spessore ridotto e il grande display interno rendono generalmente complicato integrare celle così capienti, motivo per cui una capacità simile rappresenterebbe un vantaggio significativo rispetto a rivali e modelli precedenti.

Alla grande batteria si accompagnerebbe una ricarica rapida cablata da 67W e una ricarica wireless da 50W, così da limitare i tempi di attesa nonostante le dimensioni della batteria.

Xring O3 e memoria LPDDR6 al debutto


Xiaomi ha già confermato che il Fold monterà il nuovo chip proprietario a 3 nanometri Xring O3, e sarà il primo dispositivo dell’azienda a integrare la memoria di nuova generazione LPDDR6. Le indiscrezioni parlano inoltre di un display pieghevole da circa 7,6 pollici e di un’interfaccia HyperOS 4 basata su Android 17.

Sul fronte fotografico si vocifera di una fotocamera principale da 200 megapixel, mentre il sensore per le impronte digitali dovrebbe trovare posto sul lato del telefono.

In arrivo anche il tablet Xiaomi Pad 9 Pro Max


Xiaomi potrebbe presentare Xiaomi 18 Fold insieme a un nuovo tablet, lo Xiaomi Pad 9 Pro Max, che dovrebbe condividere lo stesso chip Xring O3. Al momento, però, le informazioni sulle specifiche di questo dispositivo restano molto limitate.

Con un chip proprietario di ultima generazione, memoria LPDDR6 e una batteria da 6.000 mAh, Xiaomi 18 Fold si preannuncia come un pieghevole particolarmente ambizioso. Non resta che attendere l’annuncio ufficiale per scoprire se le indiscrezioni troveranno conferma.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

POCO F, X, M: cosa significano le lettere delle serie di smartphone?


Le sigle F, X, M e C che accompagnano gli smartphone POCO, il sub-brand di Xiaomi, hanno da sempre incuriosito gli appassionati. Una discussione nata su Reddit ha provato a fare chiarezza sul significato di queste lettere e sulle differenze tra le varie serie. F come Flagship, X come Extreme? Secondo quanto emerso sul forum, la lettera F della serie POCO F starebbe per Flagship. I modelli di questa linea puntano infatti su SoC di fascia alta a un prezzo contenuto: il primo POCO F1, lanciato […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Le sigle F, X, M e C che accompagnano gli smartphone POCO, il sub-brand di Xiaomi, hanno da sempre incuriosito gli appassionati. Una discussione nata su Reddit ha provato a fare chiarezza sul significato di queste lettere e sulle differenze tra le varie serie.

F come Flagship, X come Extreme?


Secondo quanto emerso sul forum, la lettera F della serie POCO F starebbe per Flagship. I modelli di questa linea puntano infatti su SoC di fascia alta a un prezzo contenuto: il primo POCO F1, lanciato come “ammazza-flagship”, ha dato il via a una serie da sempre orientata alle prestazioni.

La X della serie POCO X, invece, richiamerebbe la parola Extreme. Si tratta di smartphone posizionati sotto la serie F, pensati per bilanciare prestazioni, display e fotocamere mantenendo un buon rapporto qualità-prezzo, molto apprezzati da chi cerca il massimo risparmio senza troppi compromessi.

M per Mid-range, C per Core


Per la serie M l’interpretazione condivisa online è Mid-range: dispositivi dal prezzo accessibile pensati per l’uso quotidiano, con prestazioni e funzioni sufficienti per la maggior parte degli utenti.

La serie C, infine, richiamerebbe la parola Core, a indicare la fascia entry-level pensata per offrire le funzioni essenziali di uno smartphone al prezzo più contenuto possibile.

  • F = Flagship (fascia alta)
  • X = Extreme (fascia medio-alta, bilanciata)
  • M = Mid-range (fascia media)
  • C = Core (fascia entry-level)

Va precisato che si tratta di interpretazioni della community e non di spiegazioni ufficiali fornite da POCO, quindi vanno considerate come chiavi di lettura utili più che come definizioni certificate.

E la sigla GT dei modelli gaming?


Nella stessa discussione si è parlato anche del significato di GT, presente ad esempio in POCO F4 GT. Secondo diversi commenti, la sigla indicherebbe modelli con hardware ancora più spinto, pensati in particolare per il gaming: un’interpretazione coerente con le caratteristiche orientate al gioco che hanno sempre contraddistinto questi modelli.

Anche se il significato ufficiale delle sigle non è mai stato confermato da POCO, pensare a F come “alte prestazioni”, X come “bilanciato”, M come “fascia media accessibile” e C come “entry-level” aiuta a orientarsi tra le diverse serie e a capire meglio le differenze tra i modelli dell’azienda.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

WinUI diventa open source: cosa cambia (davvero) per gli sviluppatori .NET


Microsoft ha avviato l'apertura graduale dello sviluppo di WinUI su GitHub: una roadmap a quattro fasi, cosa si può già fare oggi e cosa resta chiuso, spiegato per chi sviluppa applicazioni desktop Windows in .NET.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Per anni la community .NET ha guardato con una certa invidia i colleghi che sviluppano su Avalonia UI o Uno Platform: framework UI nativi per Windows, ma con il codice sorgente completamente aperto e contribuibile da chiunque. WinUI, il toolkit di interfaccia moderno di Microsoft per applicazioni desktop Windows, è invece rimasto per anni uno sviluppo “a porte chiuse”, con un repository pubblico più che altro simbolico e la vera attività di sviluppo confinata ad Azure DevOps interno. Questo sta cambiando, ma con una tabella di marcia più articolata di quanto il titolo delle notizie di questi giorni lasci intendere.

Cos’è WinUI e perché la sua apertura conta


WinUI 3 è il motore di rendering e la libreria di controlli su cui si basa il Windows App SDK, l’evoluzione moderna dello stack UI di Windows che ha sostituito (o affiancato, a seconda dei casi) UWP, WPF e Windows Forms per le applicazioni desktop native più recenti. È il framework consigliato da Microsoft per chi scrive nuove applicazioni Windows in C#/.NET con un’interfaccia utente moderna, fluida e coerente con il design system di Windows 11.

Il problema storico è che, pur essendo distribuito come pacchetto NuGet open source, lo sviluppo effettivo del codice avveniva internamente. Il repository GitHub microsoft/microsoft-ui-xaml serviva principalmente per il tracciamento delle issue, non per contributi di codice reali. Questo ha generato negli anni frustrazione attorno a problemi noti e mai risolti: supporto incompleto per i valori decimali nel controllo NumberBox, finestre di dialogo modali poco affidabili, gap nella validazione degli input, l’assenza di un designer visuale integrato in Visual Studio e prestazioni non sempre all’altezza rispetto alla vecchia UWP.

Il piano a quattro fasi


Microsoft ha pubblicato la roadmap dell’apertura in una discussion ufficiale sul repository, ed è organizzata in quattro fasi progressive, non in un singolo “flip the switch”:

Fase 1 (completata, ott. 2025)
  → aumento della frequenza di mirroring da Azure DevOps a GitHub:
    i commit interni diventano visibili quasi in tempo reale

Fase 2 (completata, dic. 2025)
  → gli sviluppatori esterni possono clonare il repository e
    compilarlo in locale, con documentazione sulle dipendenze

Fase 3 (completata, mag. 2026)
  → i contributor possono aprire pull request (mirrorate
    internamente) ed eseguire la test suite in locale;
    il team ha districato le dipendenze private e reso
    pubblica l'infrastruttura di test

Fase 4 (in corso, target set. 2026)
  → GitHub diventa l'hub di sviluppo primario, eliminando
    il mirroring interno come centro di gravità del progetto

Ad oggi ci troviamo quindi tra la fase 3 e la fase 4: il codice è realmente visibile e buildabile, ma il flusso di contribuzione della community non è ancora quello “GitHub-native” a cui si è abituati con altri progetti open source Microsoft come .NET stesso o VS Code.

Cosa si può fare concretamente oggi


Per chi vuole già mettere le mani sul codice, i requisiti pratici per compilare WinUI in locale sono non banali: circa 80 GB di spazio disco libero e almeno 32 GB di RAM per una build confermata funzionante. Non è un progetto leggero da compilare su un laptop di fascia media.

git clone https://github.com/microsoft/microsoft-ui-xaml.git
cd microsoft-ui-xaml
# seguire la documentazione del repository per le
# dipendenze del toolchain e i target di build supportati

Il branch principale (winui3/main) riceve tuttora sincronizzazioni dirette da Azure DevOps, quindi è aggiornato ma non ancora il punto di partenza esclusivo dello sviluppo. La test suite è ora eseguibile pubblicamente, il che permette di verificare in autonomia se una patch personalizzata introduce regressioni prima di proporla come contributo.

Cosa resta chiuso, e perché


Non tutto lo stack diventerà pubblico nel breve termine. WinUI ha “radici profonde” in componenti proprietari del sistema operativo, e alcune aree restano fuori dal perimetro di apertura, almeno per ora:

  • Il compilatore XAML: è il focus dichiarato della fase 4, ma resta per ora un componente interno.
  • La compilazione dei pacchetti MSIX: strettamente legata alla toolchain di packaging di Windows.
  • Alcuni layer di gestione input: in particolare Microsoft.UI.Input.dll è indicato esplicitamente come area problematica da aprire, per via delle dipendenze con sottosistemi Windows non pubblici.

Beth Pan, una delle maintainer del progetto, ha descritto il processo con una frase che vale la pena riportare: non è “un interruttore da girare”, ma un percorso deliberato. È un’aspettativa realistica da tenere a mente prima di proporre la prima pull request pensando di vederla mergeata in tempi brevi.

Come si posiziona rispetto alle alternative


Per chi sta scegliendo oggi un framework UI desktop per .NET, un confronto rapido aiuta a inquadrare la novità:

  • WinUI 3 / Windows App SDK: nativo Windows, massima integrazione col design system Windows 11, ora in fase di apertura ma sviluppo ancora a trazione Microsoft; solo Windows.
  • Avalonia UI: completamente open source da anni, cross-platform (Windows, Linux, macOS), community di contributor esterni consolidata, look and feel personalizzabile via XAML-like styling.
  • Uno Platform: nato come porting di UWP/WinUI verso altre piattaforme (inclusi WebAssembly e mobile), open source, spesso scelto proprio da chi vuole la sintassi WinUI ma con vera portabilità multipiattaforma.
  • .NET MAUI: soluzione ufficiale Microsoft per mobile e desktop cross-platform, con un modello a controlli nativi per piattaforma anziché un motore di rendering condiviso come Avalonia.

L’apertura di WinUI non cambia immediatamente questo quadro competitivo, ma riduce un differenziale reale: la trasparenza sullo sviluppo. Poter vedere le pull request in corso, le decisioni di design discusse pubblicamente e i problemi di performance affrontati in tempo reale è un beneficio concreto anche per chi non contribuirà mai una riga di codice, perché permette di valutare con più cognizione di causa se e quando un problema noto (penso al supporto NumberBox o alla stabilità dei dialoghi modali) verrà effettivamente risolto.

Conclusione


Chi sviluppa applicazioni desktop Windows in .NET dovrebbe iniziare a seguire da vicino il repository microsoft/microsoft-ui-xaml, non tanto per proporre subito una pull request quanto per avere finalmente visibilità reale sulla roadmap tecnica del framework che probabilmente sta già usando in produzione. La fase 4, attesa per settembre 2026, sarà il vero banco di prova: se GitHub diventerà davvero il centro di sviluppo primario, WinUI potrà iniziare a colmare il gap di fiducia accumulato in anni di sviluppo chiuso rispetto a progetti come Avalonia. Fino ad allora, vale la pena testare la build locale e valutare in autonomia lo stato di salute del progetto, invece di affidarsi solo agli annunci ufficiali.


Fonte: 4sysops.com. Dettagli tecnici sulla roadmap: GitHub Discussion #10700. Documentazione ufficiale: Microsoft Learn — WinUI 3.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Google Maps ribattezza il Lago Ontario “Lago America” per gli utenti statunitensi


Google ha modificato la denominazione del Lago Ontario su Google Maps per gli utenti che accedono dagli Stati Uniti, sostituendo il nome storico con “Lake America” (Lago America). La modifica segue una decisione del governo statunitense e crea una singolare situazione in cui lo stesso specchio d'acqua viene mostrato con nomi diversi a seconda del Paese da cui si effettua la ricerca. Negli Stati Uniti compare “Lago America” Google ha spiegato il 30 agosto il cambiamento apportato a […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Google ha modificato la denominazione del Lago Ontario su Google Maps per gli utenti che accedono dagli Stati Uniti, sostituendo il nome storico con “Lake America” (Lago America). La modifica segue una decisione del governo statunitense e crea una singolare situazione in cui lo stesso specchio d’acqua viene mostrato con nomi diversi a seconda del Paese da cui si effettua la ricerca.

Negli Stati Uniti compare “Lago America”


Google ha spiegato il 30 agosto il cambiamento apportato a Google Maps riguardo al Lago Ontario. Chi utilizza l’app dagli Stati Uniti vede ora comparire la dicitura “Lake America” al posto del precedente “Lake Ontario”, mentre in Canada il nome resta invariato.

Per gli utenti che si collegano da altre aree del mondo, invece, Google Maps mostrerà la doppia dicitura “Lake Ontario (Lake America)”. È inoltre possibile verificare le diverse visualizzazioni utilizzando una VPN per simulare la connessione da un determinato Paese.

La modifica recepisce una decisione delle autorità statunitensi: il GNIS, il sistema che gestisce i toponimi ufficiali negli Stati Uniti, ha aggiornato la denominazione del lago il 27 agosto.

Il Canada rifiuta il cambio di nome


Il governo canadese, dal canto suo, ha scelto di mantenere la denominazione tradizionale “Lake Ontario”. Il primo ministro canadese Mark Carney ha sottolineato come il nome Ontario abbia oltre 400 anni di storia, precedente sia alla fondazione della Confederazione canadese sia alla dichiarazione d’indipendenza statunitense. Il termine deriverebbe dalla lingua della popolazione indigena Wendat e significherebbe qualcosa come “lago bello, lago grande”.

Di conseguenza, lo stesso lago viene oggi identificato con nomi diversi a seconda del Paese da cui lo si osserva: “Lake America” per gli Stati Uniti e “Lake Ontario” per il Canada.

Apple Maps non si adegua


Non tutti i servizi di mappe hanno seguito la stessa strada. MapQuest ha dichiarato di non voler modificare il nome del lago, ironizzando sulla vicenda con una funzione che permette agli utenti di inventare liberamente un nuovo nome per lo specchio d’acqua. Anche Apple Maps, al momento, continua a mostrare la denominazione “Lake Ontario” senza alcun riferimento a “Lake America”.

Non è la prima volta che Google Maps recepisce un cambio di denominazione voluto dal governo statunitense: in precedenza era già stato applicato un aggiornamento simile per il Golfo del Messico, ribattezzato “Golfo d’America”. La vicenda del Lago Ontario conferma ancora una volta come i nomi geografici, più che semplici etichette su una mappa, riflettano anche questioni storiche, culturali e di rapporti tra Stati.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

GrapheneOS boccia i Pixel 11: “funzione di sicurezza chiave rimossa, meglio i Pixel 10”


GrapheneOS, il sistema operativo derivato da Android incentrato sulla sicurezza, ha espresso un giudizio molto critico sui nuovi Google Pixel 11. Secondo il team di sviluppo, una funzione di sicurezza fondamentale presente dai Pixel 8 in poi sarebbe stata rimossa proprio sui Pixel 11, al punto da sconsigliarne l'acquisto e da valutare persino di non supportare più la nuova serie in futuro. La funzione MTE sarebbe sparita dai Pixel 11 Secondo quanto riportato da GrapheneOS, durante il […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

GrapheneOS, il sistema operativo derivato da Android incentrato sulla sicurezza, ha espresso un giudizio molto critico sui nuovi Google Pixel 11. Secondo il team di sviluppo, una funzione di sicurezza fondamentale presente dai Pixel 8 in poi sarebbe stata rimossa proprio sui Pixel 11, al punto da sconsigliarne l’acquisto e da valutare persino di non supportare più la nuova serie in futuro.

La funzione MTE sarebbe sparita dai Pixel 11


Secondo quanto riportato da GrapheneOS, durante il lavoro di porting sui Pixel 11 il team avrebbe scoperto che la funzione Memory Tagging Extension (MTE) di ARM non risulta più disponibile, né a livello software, né firmware, né hardware.

L’MTE è una tecnologia pensata per individuare più facilmente gli accessi non autorizzati alla memoria del dispositivo, ed è ampiamente sfruttata da GrapheneOS in tutto il sistema operativo, kernel incluso. Il team la definisce una funzione cruciale per rafforzare le difese contro un’ampia gamma di attacchi, compresi quelli da remoto.

La funzione era presente, via hardware, a partire dai Pixel 8: la sua eventuale rimozione sui Pixel 11 rappresenterebbe quindi un cambiamento rilevante. GrapheneOS ipotizza che Google possa aver eliminato la funzione per ridurre i costi, anche se non si tratta di una conferma ufficiale.

Nuove funzioni presenti, ma il giudizio resta negativo


I Pixel 11 introducono comunque alcune novità sul fronte della sicurezza, come l’avvio verificato con crittografia post-quantistica e la protezione dei dati prima del primo sblocco grazie al nuovo chip Titan M3 di seconda generazione.

Nonostante questo, GrapheneOS ritiene che l’assenza dell’MTE riduca in modo significativo la sicurezza del dispositivo dopo il primo sblocco. Il team segnala inoltre miglioramenti limitati su CPU e GPU e una riduzione della memoria sui modelli Pro, a fronte di un prezzo più alto rispetto alla generazione precedente.

Per questi motivi, GrapheneOS considera i Pixel 8, 9 e 10 preferibili in termini di sicurezza complessiva quando utilizzati con il proprio sistema operativo, indicando in particolare il Pixel 10 come opzione consigliata, anche perché più economico rispetto al Pixel 11 e ancora dotato di MTE.

Non è escluso che i Pixel 11 vengano esclusi dal supporto


Il team di GrapheneOS non ha ancora preso una decisione definitiva sul trattamento riservato alla serie Pixel 11, ma ha dichiarato di non consigliarne caldamente l’acquisto, lasciando aperta la possibilità di non supportare affatto i nuovi modelli in futuro.

Tra le alternative allo studio ci sarebbe lo spostamento di risorse di sviluppo verso dispositivi Motorola basati su Snapdragon compatibili con l’MTE.

Va precisato che si tratta di una valutazione espressa da GrapheneOS, e Google non ha fornito alcuna spiegazione ufficiale sull’eventuale rimozione dell’MTE. Resta comunque significativo che un progetto che ha sempre considerato i Pixel come dispositivi di riferimento esprima un giudizio così severo sulla nuova generazione, ed è probabile che nei prossimi giorni arrivino ulteriori chiarimenti sull’argomento.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Code signing di nuova generazione su Windows: RSA-3072, SHA-384 e la rotta verso la crittografia post-quantistica


Entro fine 2026 Windows passa a RSA-3072/SHA-384 e nel 2027 alla crittografia post-quantistica: cosa cambia nella catena di firma Authenticode, chi rischia di rompersi e come verificare oggi le proprie applicazioni con PowerShell e signtool.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Microsoft ha pubblicato una comunicazione tecnica che merita l’attenzione di chiunque gestisca applicazioni Windows in produzione, sviluppi driver o semplicemente si occupi di mantenere aggiornato un parco macchine aziendale: entro la fine del 2026 l’intera infrastruttura di firma del codice di Windows passerà a chiavi più robuste, e nel 2027 comincerà la transizione verso la crittografia post-quantistica. Non è un cambiamento cosmetico: tocca la catena di fiducia che verifica ogni eseguibile, ogni driver e ogni aggiornamento che gira sul sistema operativo, e le applicazioni scritte con troppe assunzioni implicite sui certificati Microsoft rischiano di smettere di funzionare durante la transizione.

Cosa cambia concretamente


Il nucleo dell’annuncio riguarda l’irrobustimento degli algoritmi crittografici usati per firmare codice ed eseguibili Windows tramite Authenticode:

  • SHA-256 → SHA-384 come algoritmo di hashing per le firme.
  • RSA-2048 → RSA-3072 come dimensione minima delle chiavi asimmetriche.

A questo si aggiunge un evento concreto con una data precisa da segnare in calendario: il certificato Windows Production PCA 2011, che oggi rappresenta una delle radici della catena di fiducia per il codice firmato Microsoft, scade il 19 ottobre 2026. Microsoft lo sostituirà con una nuova Certification Authority che mantiene le stesse proprietà di sicurezza, ma con un’identità diversa — nuovo nome, nuovo thumbprint, nuova catena intermedia.

Guardando più avanti, la roadmap indica che nel 2027 Windows inizierà a introdurre firme post-quantistiche, probabilmente tramite costruzioni ibride che combinano un algoritmo classico con uno resistente agli attacchi di un futuro computer quantistico. Questo colloca Windows nello stesso solco che NIST, browser e altre piattaforme stanno già percorrendo dal 2024 in poi: la crittografia a chiave pubblica che oggi diamo per scontata ha una data di scadenza nota, e la firma del codice — che deve restare verificabile per decenni, non solo per la durata di una sessione TLS — è uno degli ambiti dove questa transizione è più urgente.

Chi rischia di rompersi, e perché


Il problema pratico non è la crittografia in sé: Windows gestisce la validazione delle firme in modo trasparente per la stragrande maggioranza del software. Il rischio reale riguarda quelle applicazioni — tipicamente software di sicurezza, EDR, tool di gestione IT, installer aziendali o soluzioni di patch management — che nel tempo hanno implementato controlli troppo specifici sulla catena di certificati Microsoft, invece di affidarsi alle API di sistema pensate per questo scopo. Microsoft lo mette nero su bianco: le applicazioni non devono fissare («pin»):

  • Il thumbprint di un certificato specifico.
  • Il nome o l’emittente atteso del certificato.
  • Il numero di serie o l’autorità di certificazione intermedia.

Chi ha scritto anni fa un controllo del tipo «verifica che il certificato dell’eseguibile abbia esattamente questo thumbprint» per rafforzare (a torto) la sicurezza di un prodotto, si formerà una sorpresa sgradita quando quella catena cambierà a fine 2026. Lo stesso vale per script di allowlisting basati su AppLocker o Windows Defender Application Control (WDAC) configurati puntando a thumbprint statici invece che a regole basate sull’editore (publisher rule), che invece restano valide attraverso il cambio di CA perché si basano sul soggetto del certificato e non sulla singola istanza.

Come verificare oggi cosa succede sul proprio parco macchine


Prima di aspettare che il problema si manifesti in produzione a ottobre, vale la pena fare un giro di ricognizione. PowerShell offre gli strumenti giusti per ispezionare le firme digitali presenti sul sistema.

Controllare la firma di un singolo file

Get-AuthenticodeSignature -FilePath "C:\Program Files\App\servizio.exe" |
    Select-Object Path, Status, StatusMessage,
        @{N='Thumbprint';E={$_.SignerCertificate.Thumbprint}},
        @{N='Issuer';E={$_.SignerCertificate.Issuer}}

Fare una scansione massiva su una cartella o un intero volume

Get-ChildItem -Path "C:\Program Files" -Include *.exe,*.dll,*.sys -Recurse -ErrorAction SilentlyContinue |
    Get-AuthenticodeSignature |
    Where-Object { $_.Status -ne 'Valid' } |
    Select-Object Path, Status, StatusMessage |
    Export-Csv -Path "C:\Report\firme-non-valide.csv" -NoTypeInformation

Su un parco macchine ampio, questo script va eseguito idealmente tramite uno strumento di orchestrazione (Intune, System Center, Ansible o un semplice invoke remoto via PowerShell Remoting) e i risultati aggregati, così da individuare in anticipo software di terze parti che già oggi presenta anomalie nella catena di certificazione, prima ancora del cambio di CA.

Ispezionare la catena di certificazione completa


Per un’analisi più approfondita che mostri l’intera catena — utile per capire se un’applicazione dipende da un intermedio specifico — signtool (incluso nel Windows SDK) resta lo strumento di riferimento:

signtool verify /pa /v "C:\Program Files\App\servizio.exe"

Il flag /pa usa la Default Authentication Verification Policy, la stessa logica che Windows applica di norma, evitando falsi negativi legati a policy di verifica troppo permissive o troppo restrittive impostate manualmente.

Cosa fare, in pratica, prima di ottobre 2026


  1. Contattare i fornitori di software critico (EDR, antivirus, backup, patch management, VPN client) e chiedere conferma esplicita che i loro prodotti sono stati testati contro la nuova gerarchia di certificati Microsoft.
  2. Eliminare qualsiasi controllo hardcoded su thumbprint o issuer nei propri script di allowlisting, sostituendolo con publisher rule in WDAC/AppLocker basate sul soggetto del certificato (Subject/CN), che sopravvivono al cambio di CA.
  3. Usare le API corrette nel proprio codice: se si sviluppano applicazioni che validano firme di terze parti, affidarsi a WinVerifyTrust o alle interfacce CryptoAPI/CNG standard, senza mai assumere un abbinamento fisso tra algoritmo di hash e dimensione della chiave.
  4. Eseguire la scansione delle firme descritta sopra su un campione rappresentativo di macchine, per avere una baseline prima del cambio e poter confrontare rapidamente eventuali regressioni dopo.
  5. Pianificare un test in un ambiente di staging quando Microsoft renderà disponibile la nuova gerarchia di certificati (attesa «nelle prossime settimane» secondo la comunicazione ufficiale), prima che diventi l’unica catena valida in produzione.


Conclusione


La transizione a RSA-3072/SHA-384 e, più avanti, alla crittografia post-quantistica è un passo necessario e per certi versi tardivo rispetto a dove si trovano già TLS e altri ambiti della crittografia applicata. Il vero lavoro per i sistemisti non sta nel comprendere la matematica dietro il cambiamento, ma nel dare la caccia — nel proprio ambiente — a quei pochi punti fragili dove qualcuno, in passato, ha scritto un controllo troppo rigido pensando di rendere più sicuro un sistema, e ottenendo invece l’effetto opposto: una dipendenza implicita da un dettaglio implementativo che Microsoft aveva sempre dichiarato soggetto a cambiamento. Chi farà l’inventario delle firme oggi arriverà a ottobre senza sorprese; chi non lo farà rischia un incidente di compatibilità nel giorno peggiore possibile, in produzione.

Fonte: Microsoft Support — «Preparing the Windows ecosystem for next-generation code signing», ripreso da Petri.com.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

POCO F9 Ultra: batteria da 8.050 mAh e oltre 80 ore di autonomia secondo i test europei


In vista del lancio previsto per il 1° settembre, sono emersi nuovi dettagli sul POCO F9 Ultra, il prossimo top di gamma del sub-brand di Xiaomi. Un database europeo dedicato all'efficienza energetica dei prodotti ha rivelato dati su batteria, autonomia e resistenza del dispositivo, confermando anche la certificazione contro acqua e polvere. Oltre 80 ore di autonomia con una sola carica Secondo quanto pubblicato sul portale europeo EPREL, POCO F9 Ultra monterebbe una batteria da 8.050 mAh […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In vista del lancio previsto per il 1° settembre, sono emersi nuovi dettagli sul POCO F9 Ultra, il prossimo top di gamma del sub-brand di Xiaomi. Un database europeo dedicato all’efficienza energetica dei prodotti ha rivelato dati su batteria, autonomia e resistenza del dispositivo, confermando anche la certificazione contro acqua e polvere.

Oltre 80 ore di autonomia con una sola carica


Secondo quanto pubblicato sul portale europeo EPREL, POCO F9 Ultra monterebbe una batteria da 8.050 mAh basata su tecnologia al silicio-carbonio. L’autonomia dichiarata arriverebbe a un massimo di 80 ore e 44 minuti, un valore decisamente elevato per uno smartphone di fascia alta.

La scheda tecnica indica inoltre che la batteria manterrebbe l’80% della capacità originale dopo 1.000 cicli di ricarica, un dato pensato per rassicurare chi punta a un utilizzo prolungato nel tempo. Il dispositivo dovrebbe inoltre supportare la ricarica rapida da 100W.

Classe energetica “A”, ma riparabilità solo “C”


Sul fronte dell’etichetta energetica europea, POCO F9 Ultra otterrebbe la valutazione complessiva massima, la classe A. Diverso il discorso per i test di resistenza alle cadute ripetute, dove il dispositivo si fermerebbe alla classe C, così come per la riparabilità, anch’essa valutata C.

Il telefono dovrebbe inoltre offrire una certificazione IP68 contro acqua e polvere, garantendo così una buona resistenza per l’uso quotidiano. Chi attribuisce particolare importanza alla facilità di riparazione, però, potrebbe storcere il naso di fronte a questi dati.

Snapdragon 8 Elite Gen 5 e fotocamera da 200 megapixel


Le indiscrezioni indicano per POCO F9 Ultra il nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5, abbinato a un display AMOLED da 6,9 pollici con refresh rate fino a 185Hz. Sono attese configurazioni di memoria da 12 o 16GB, con tagli di archiviazione da 256 o 512GB, mentre il software dovrebbe basarsi su HyperOS 3 con base Android 16.

Sul comparto fotografico si vocifera di un sistema a tripla fotocamera formato da un sensore principale da 200 megapixel, un ultra-grandangolare da 50 megapixel e un teleobiettivo, sempre da 50 megapixel, con zoom ottico 5x. La fotocamera anteriore dovrebbe invece fermarsi a 32 megapixel.

Debutto ormai imminente


POCO F9 Ultra sembra destinato a essere la versione globale della serie cinese Redmi K100, e i dati emersi da EPREL confermano l’attenzione riposta su autonomia e resistenza del dispositivo. Se le indiscrezioni verranno confermate, il nuovo top di gamma POCO potrà contare su un chip di ultima generazione, una batteria molto capiente e un’ottima autonomia, elementi che potrebbero consolidare la fama di rapporto qualità-prezzo del marchio.

Mancano ormai pochissimi giorni all’annuncio ufficiale, atteso per il 1° settembre: sarà allora possibile scoprire anche il prezzo e le specifiche definitive del dispositivo.

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Incus 7.4: migrazione quasi in tempo reale su ZFS/Btrfs e tutte le altre novità


Incus 7.4 è la nuova versione del software sviluppato dal team di Incus come fork comunitario di LXD, che porta importanti novità. Incus è un sistema avanzato per la gestione di system container (ambienti...

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

word-sys’s PDF Editor: il completo editor PDF open source per Linux


word-sys's PDF Editor è un editor PDF gratuito per Linux con modifica del testo, immagini, pagine, forme ed esportazione in DOCX, ODT e TXT.
L'articolo "word-sys’s PDF Editor: il completo editor PDF open source per Linux" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Il kernel Linux 7.3‑rc1 sfiora le 41 milioni di righe: il driver grafico AMD supera quota 6,5 milioni


Linus Torvalds, creatore del kernel Linux e suo principale manutentore, ha pubblicato la prima versione candidata (la cosiddetta RC1, Release Candidate 1, ovvero primo candidato alla versione finale) della versione 7.3 del kernel Linux....

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

ReactOS 0.4.16 arriva con un nuovo installer grafico e importanti progressi verso Wine 10


ReactOS 0.4.16 migliora installer, audio, grafica, storage e compatibilità Windows grazie al lavoro verso Wine 10.
L'articolo "ReactOS 0.4.16 arriva con un nuovo installer grafico e importanti progressi verso Wine 10" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

OpenShot 4.0 arriva con Qt 6, color grading e nuovi strumenti per il video editing


OpenShot 4.0 arriva con Qt 6, color grading, registrazione audio e video, nuovi effetti e strumenti AI più semplici da usareL'articolo "OpenShot 4.0 arriva con Qt 6, color grading e nuovi strumenti per il video editing" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

AI in Debian: no al ban, sì all’uso responsabile


La comunità Debian ha espresso il proprio voto sulla General Resolution 2026-002: respinto il divieto totale sull'Intelligenza Artificiale, vince la linea dell'uso responsabile degli LLM nel software libero.
L'articolo AI in Debian: no al ban, sì all’uso responsabile proviene da Marco's Box.

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

Test Center, GNOME prepara uno strumento per provare software sperimentale su Linux


Test Center è una nuova applicazione GNOME per installare, provare e gestire versioni sperimentali di app e componenti Linux.
L'articolo "Test Center, GNOME prepara uno strumento per provare software sperimentale su Linux" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.

Bonaccini contro Meloni: la frase «estrapolata» che fa comodo a tutti


I fatti. Il 26 agosto, ad Albenga, Stefano Bonaccini ha detto che il voto ai due mandati di Trump — e per estensione all'elettorato di destra — è "in maggioranza un voto di chi ha studiato poco". Due giorni dopo Giorgia Meloni lo attacca su Facebook: parla di elitismo di sinistra…


ilglobale.it/storia/bonaccini-…

Dario Fadda ha ricondiviso questo.

PlasmaZones porta snapping, tiling e scrolling avanzato su KDE Plasma


PlasmaZones porta su KDE Plasma snapping, tiling e scrolling delle finestre con layout personalizzabili e gestione indipendente per ogni monitor.
L'articolo "PlasmaZones porta snapping, tiling e scrolling avanzato su KDE Plasma" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

🔗 Leggi il post completo

Dario Fadda reshared this.