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Juno Tab 4 WiFi: il tablet con Intel Core Ultra e GNU/Linux


Juno Computers, azienda specializzata nella produzione di dispositivi ottimizzati per i sistemi GNU/Linux, ha aperto i preordini per Juno Tab 4 WiFi, un tablet da 13 pollici che porta la potenza dei processori Intel...

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Kali Linux 2026.2 Rilasciato


Kali Linux 2026.2 è disponibile: scopri le novità su GNOME 50, KDE Plasma 6.6, Kernel 6.19, nuovi tool e il passaggio al formato APT deb822
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torlink il motore di ricerca torrent da terminale che semplifica download e gestione


Torlink, il motore di ricerca torrent da terminale che permette di cercare e scaricare file da fonti selezionate con un'interfaccia semplice
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GNOME Calendar scoraggia il codice generato dall’intelligenza artificiale


GNOME Calendar introduce l'etichetta "Probabilistically Automated" per limitare i contributi di codice generati quasi interamente dall'intelligenza artificiale.
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Kodi 22 Beta migliora il rendering su Linux e introduce tante novità multimediali


Kodi 22 Beta migliora l’esperienza su Linux con un nuovo motore di rendering, FFmpeg 8.1, HDR avanzato e numerose ottimizzazioni
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FormatFactory porta su Linux un convertitore multimediale completo


FormatFactory per Linux converte video, audio e immagini con elaborazione batch, accelerazione hardware e strumenti avanzati di modifica
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GIMP 0.54 torna su Linux grazie a Flatpak: rivivi la storica versione del 1996


GIMP 0.54 torna disponibile come Flatpak per Linux e permette di provare la storica versione del 1996, precedente alla nascita di GTK.
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KDE Rilascia Plasma 6.7.2


KDE Plasma 6.7.2 arriva con fix per Chromium, VRR su multi-monitor, stabilità System Monitor e correzioni per GPU NVIDIA
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Mageia 10 è ufficiale: arriva kernel Linux 6.18 LTS e KDE Plasma 6.5


Mageia 10 è disponibile con Linux Kernel 6.18 LTS, KDE Plasma 6.5.5, GNOME 49, Mesa 26 e numerosi aggiornamenti per desktop e software
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Misago self hosted per creare forum moderni e completi


Misago è un software forum moderno basato su Python con autenticazione OAuth, moderazione avanzata, API JSON e numerose funzioni dedicate alle community.
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WSL Containers: i container Linux nativi arrivano su Windows 11


WSL Containers porta i container Linux direttamente in Windows 11 con il comando wslc, GPU support e VirtIOFS per prestazioni migliori.
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Xperia 10 VIII: un fan immagina il design del futuro mid-range Sony, tra tradizione e innovazione


Mentre Sony continua la sua trasformazione estetica con la serie Xperia 1 VIII, un utente Reddit ha pubblicato un concept non ufficiale del futuro Xperia 10 VIII, immaginando come potrebbe fondersi il design del flagship con l'identità del mid-range. Il concept: un Xperia 1 VIII in versione accessibile L'Xperia 1 VIII ha segnato una svolta nel design Sony con l'introduzione di un camera bump quadrato nell'angolo superiore sinistro — una novità rispetto alla tradizionale colonna […]
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Mentre Sony continua la sua trasformazione estetica con la serie Xperia 1 VIII, un utente Reddit ha pubblicato un concept non ufficiale del futuro Xperia 10 VIII, immaginando come potrebbe fondersi il design del flagship con l’identità del mid-range.

Il concept: un Xperia 1 VIII in versione accessibile


L’Xperia 1 VIII ha segnato una svolta nel design Sony con l’introduzione di un camera bump quadrato nell’angolo superiore sinistro — una novità rispetto alla tradizionale colonna verticale di obiettivi. Il concept riprende proprio questa scelta stilistica, applicandola al form factor del mid-range. Il logo “SONY” all’interno del bump è posizionato come sul flagship, dando al concept un aspetto familiare ma con proporzioni più compatte.

Il doppio obiettivo dall’Xperia 10 VII


Sul fronte fotocamere, il concept mantiene la configurazione dual camera affiancata già presente sull’Xperia 10 VII. Il risultato è un mix tra il bump premium del flagship e il sistema ottico più accessibile del mid-range: un’idea intrigante che potrebbe effettivamente rappresentare la direzione di Sony per i prossimi mesi.

Cosa ne pensa la community?


Le opinioni sul design sono divise: c’è chi lo trova elegante e coerente con l’evoluzione della serie, e chi preferisce il look più sobrio dei predecessori. Sony non ha ancora annunciato nulla sull’Xperia 10 VIII, ma l’interesse generato da questo concept conferma che il brand giapponese continua ad avere una fanbase attiva e appassionata anche in Italia.

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Pixel con Android 17 supporta LHDC: finalmente l’audio Bluetooth ad alta risoluzione


Dopo l'aggiornamento ad Android 17, i Google Pixel acquistano il supporto al codec Bluetooth LHDC, aprendo le porte all'audio wireless ad alta definizione. Un'aggiunta attesa da chi ascolta musica con cuffie di qualità. Cos'è LHDC e perché è rilevante LHDC (Low Latency High-Definition Audio Codec) è un codec Bluetooth ad alta qualità nato nel 2018, capace di trasmettere audio fino a 24bit/96kHz con bitrate variabile tra 160 kbps e 1.000 kbps. Nel 2024 ha ottenuto la certificazione […]
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Dopo l’aggiornamento ad Android 17, i Google Pixel acquistano il supporto al codec Bluetooth LHDC, aprendo le porte all’audio wireless ad alta definizione. Un’aggiunta attesa da chi ascolta musica con cuffie di qualità.

Cos’è LHDC e perché è rilevante


LHDC (Low Latency High-Definition Audio Codec) è un codec Bluetooth ad alta qualità nato nel 2018, capace di trasmettere audio fino a 24bit/96kHz con bitrate variabile tra 160 kbps e 1.000 kbps. Nel 2024 ha ottenuto la certificazione Hi-Res Audio Wireless dalla Japan Audio Society. Non è un codec lossless, ma il livello qualitativo è sensibilmente superiore a SBC e AAC, avvicinandosi ad aptX HD e LDAC.

Come funziona su Pixel


Per sfruttare LHDC servono due condizioni: un Pixel aggiornato ad Android 17 e un paio di cuffie o auricolari compatibili con il codec. Il sistema adatta automaticamente il bitrate in base alla qualità del segnale Bluetooth, garantendo continuità di riproduzione anche in ambienti con interferenze. Non è necessaria nessuna configurazione manuale: la selezione del codec avviene in automatico quando entrambi i dispositivi lo supportano.

Quale Pixel supporta Android 17?


Android 17 è attualmente disponibile per la serie Pixel 9 e i modelli più recenti. Gli utenti con dispositivi supportati troveranno LHDC nelle opzioni sviluppatore, alla voce codec audio Bluetooth, non appena l’aggiornamento sarà installato.

@Androidiani

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POCO X8 Pro si tinge di giallo: la nuova colorazione arriva il 7 luglio insieme all’Hyper Prime Day


POCO Japan ha annunciato ufficialmente l'arrivo di una nuova colorazione gialla per il POCO X8 Pro. L'uscita è fissata per il 7 luglio, lo stesso giorno dell'inizio dello Xiaomi Hyper Prime Day, e il prezzo sarà nella fascia dei 40.000 yen. Il giallo che fa la differenza Il teaser pubblicato sull'account ufficiale POCO su X recita "Questo è il giallo di POCO" — un chiaro riferimento al giallo brillante che è parte integrante dell'identità visiva del brand. La nuova colorazione si […]
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POCO Japan ha annunciato ufficialmente l’arrivo di una nuova colorazione gialla per il POCO X8 Pro. L’uscita è fissata per il 7 luglio, lo stesso giorno dell’inizio dello Xiaomi Hyper Prime Day, e il prezzo sarà nella fascia dei 40.000 yen.

Il giallo che fa la differenza


Il teaser pubblicato sull’account ufficiale POCO su X recita “Questo è il giallo di POCO” — un chiaro riferimento al giallo brillante che è parte integrante dell’identità visiva del brand. La nuova colorazione si affianca alle varianti già disponibili e porta una personalità più decisa rispetto all’estetica più sobria dei competitor.

Prezzo e disponibilità


Dall’immagine promozionale si intuisce che il prezzo sarà nella fascia “4X.XXX yen”, confermando una cifra in area 40.000 yen — probabilmente 40-49.000 yen. Considerando che il prezzo di listino del POCO X8 Pro (8GB/256GB) è attualmente di 59.980 yen in Giappone, si tratterebbe di uno sconto di oltre 10.000 yen per la versione gialla al lancio.

Disponibile anche in Italia?


Al momento il lancio è confermato per il mercato giapponese, ma POCO distribuisce i suoi prodotti anche in Europa e in Italia. Non è escluso che la colorazione gialla possa arrivare anche da noi in un secondo momento. Il POCO X8 Pro è uno degli smartphone mid-range più apprezzati per il rapporto qualità-prezzo, con Snapdragon 8s Gen 3, display AMOLED a 120Hz e ricarica da 90W.

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Sony Walkman NW-ZX900 con Android 16 e Snapdragon: il lettore musicale di nuova generazione è in arrivo


Il leggendario Sony Walkman si prepara a un salto generazionale. Il nuovo modello NW-ZX900 è stato individuato sui server interni di Sony, confermando che il dispositivo è in fase di sviluppo attivo. Secondo il sito specializzato The Walkman Blog, il lancio potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027. Android 16 e chip Snapdragon: una svolta importante Le specifiche emerse da test di benchmark rivelano un dispositivo notevolmente più potente rispetto al predecessore […]
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Il leggendario Sony Walkman si prepara a un salto generazionale. Il nuovo modello NW-ZX900 è stato individuato sui server interni di Sony, confermando che il dispositivo è in fase di sviluppo attivo. Secondo il sito specializzato The Walkman Blog, il lancio potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Android 16 e chip Snapdragon: una svolta importante


Le specifiche emerse da test di benchmark rivelano un dispositivo notevolmente più potente rispetto al predecessore NW-ZX700. Il NW-ZX900 girerà su Android 16 e sarà equipaggiato con uno dei seguenti chip Snapdragon:

  • Snapdragon 7s Gen 3
  • Snapdragon 6 Gen 4
  • Snapdragon 7s Gen 4

Tutti e tre i candidati sono prodotti con processo a 4nm, un enorme passo avanti rispetto all’attuale QCS4290 a 11nm. La memoria RAM sarà da 8 GB e la CPU avrà 8 core, con clock volutamente contenuto per favorire l’autonomia della batteria.

GPU e connettività di nuova generazione


La GPU Adreno 810 offre prestazioni grafiche fino a 4-5 volte superiori rispetto all’attuale Adreno 610, rendendo l’interfaccia Android molto più reattiva e fluida. Sul fronte della connettività, il dispositivo supporterà Bluetooth 5.4 con LE Audio e Auracast, oltre a Wi-Fi 6 e Wi-Fi 6E — specifiche che si abbinano perfettamente alla crescente gamma di auricolari Sony con codec LC3. La ricarica Quick Charge 4+ velocizzerà anche i tempi di carica.

Un Walkman moderno per audiofili Android


Il NW-ZX900 conferma la filosofia Sony di unire audio hi-res e piattaforma Android in un lettore dedicato. La combinazione di un SoC moderno, Android 16 e supporto ai più recenti standard audio lo rende uno dei dispositivi Android più attesi dagli appassionati di musica in alta qualità. Ulteriori dettagli su prezzo e disponibilità sono attesi nei prossimi mesi.

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Redmi Note 17: la serie si divide per target con batteria da 9.000mAh e fotocamera da 200MP


Xiaomi sta ripensando la struttura del suo popolare mid-range. Secondo il noto leaker Smart Pikachu, la serie Redmi Note 17 adotterà una strategia più segmentata rispetto al passato, con modelli chiaramente differenziati per fascia di prezzo e utilizzo, puntando a coprire l'intero mercato intermedio. Lineup segmentata: da entry-level a quasi-premium I modelli della serie saranno divisi in tre fasce: un entry-level orientato al costo, un modello bilanciato di fascia media e una variante […]
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Xiaomi sta ripensando la struttura del suo popolare mid-range. Secondo il noto leaker Smart Pikachu, la serie Redmi Note 17 adotterà una strategia più segmentata rispetto al passato, con modelli chiaramente differenziati per fascia di prezzo e utilizzo, puntando a coprire l’intero mercato intermedio.

Lineup segmentata: da entry-level a quasi-premium


I modelli della serie saranno divisi in tre fasce: un entry-level orientato al costo, un modello bilanciato di fascia media e una variante Pro con specifiche quasi premium. Si ipotizza anche la presenza di modelli personalizzati per mercati o utilizzi specifici.

Specifiche di rilievo


  • Batteria: 9.000mAh al silicio-carbonio sul modello standard (record per la serie), 10.000mAh sul Pro
  • Chip: Snapdragon 6 Gen 5 per i modelli base/standard, Dimensity 7500 per il Pro
  • Display: OLED flat 1.5K con refresh a 120Hz
  • Fotocamera: sensore da 200MP sul modello Pro


Lancio scaglionato tra luglio e agosto in Cina


La strategia di lancio prevede un’uscita graduale: il modello standard dovrebbe arrivare in Cina a luglio, mentre la versione Pro è attesa per agosto. Un approccio che permette a Xiaomi di mantenere alta l’attenzione del mercato nel tempo. Per i mercati globali, i tempi e i nomi commerciali potrebbero differire.

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Mageia 10: il potere della comunità e dell’innovazione per ogni esigenza


Mageia è una distribuzione GNU/Linux nata nel 2010 come fork di Mandriva Linux, in un momento in cui la storica distribuzione francese attraversava una fase di forte instabilità economica e organizzativa. La creazione di...

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Parrot OS 7.3: la distribuzione GNU/Linux per la sicurezza si aggiorna


Parrot Security OS, spesso indicata semplicemente come Parrot, è una distribuzione GNU/Linux italiana basata su Debian, progettata in modo specifico per la sicurezza informatica, l’hacking etico e il penetration testing, cioè l’insieme delle tecniche utilizzate per verificare la sicurezza di sistemi...

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Kali Linux 2026.2: Novità e Miglioramenti


Kali Linux è una distribuzione GNU/Linux specializzata, sviluppata e mantenuta da Offensive Security, azienda statunitense attiva dal 2006 e riconosciuta a livello internazionale per la formazione avanzata in sicurezza informatica e per certificazioni molto rigorose come la OSCP. La...

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Xiaomi 18: batteria da 7.200mAh, Snapdragon 8 Elite Gen 6 e fotocamera periscopica su un corpo compatto


Il prossimo flagship compatto di Xiaomi si delinea sempre più chiaramente. Secondo il ben informato leaker Digital Chat Station, lo Xiaomi 18 monterà una batteria da 7.200mAh — in leggero aumento rispetto ai 7.000mAh del predecessore — mantenendo un form factor relativamente contenuto per la categoria. Design compatto con schermo 2K da 6,4 pollici Lo Xiaomi 18 adotterà un display da 6,4 pollici con risoluzione 2K e cornici ultra-sottili, puntando sull'ergonomia in un mercato dominato […]
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Il prossimo flagship compatto di Xiaomi si delinea sempre più chiaramente. Secondo il ben informato leaker Digital Chat Station, lo Xiaomi 18 monterà una batteria da 7.200mAh — in leggero aumento rispetto ai 7.000mAh del predecessore — mantenendo un form factor relativamente contenuto per la categoria.

Design compatto con schermo 2K da 6,4 pollici


Lo Xiaomi 18 adotterà un display da 6,4 pollici con risoluzione 2K e cornici ultra-sottili, puntando sull’ergonomia in un mercato dominato da schermi sempre più grandi. Una scelta apprezzata da chi cerca potenza in un formato maneggevole.

Specifiche hardware di fascia altissima


  • SoC: Snapdragon 8 Elite Gen 6 a 2nm
  • Fotocamere: sistema duale da 200MP, con zoom periscopico 3x (prima volta sul modello standard)
  • Autenticazione: sensore ultrasonico sotto display
  • Batteria: 7.200mAh
  • Ricarica: 100W cablata + wireless
  • Resistenza: certificazione impermeabilità


Differenze con il modello Pro e lancio atteso a settembre


Lo Xiaomi 18 non avrà il secondo display posteriore, funzione riservata al modello Pro. Il lancio dell’intera serie è previsto intorno a settembre 2026, in concomitanza con l’annuncio del Snapdragon Summit, dove verrà presumibilmente svelato anche il chip che equipaggerà i dispositivi.

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Redmi K90 Ultra: svelata la colorazione Sky Blue a poche ore dal lancio ufficiale


Manca ormai pochissimo all'annuncio ufficiale del Redmi K90 Ultra, previsto per oggi 30 giugno alle 20:00 ora italiana, e Xiaomi ha colto l'occasione per svelare l'ultima colorazione inedita: il Sky Blue, un azzurro sofisticato con lavorazione in alluminio anodizzato che punta a dare un tono premium a questo gaming phone. Design gaming con anima premium Il telaio in lega di alluminio lavorata CNC e il trattamento anodizzato conferiscono al dispositivo una qualità costruttiva sorprendente […]
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Manca ormai pochissimo all’annuncio ufficiale del Redmi K90 Ultra, previsto per oggi 30 giugno alle 20:00 ora italiana, e Xiaomi ha colto l’occasione per svelare l’ultima colorazione inedita: il Sky Blue, un azzurro sofisticato con lavorazione in alluminio anodizzato che punta a dare un tono premium a questo gaming phone.

Design gaming con anima premium


Il telaio in lega di alluminio lavorata CNC e il trattamento anodizzato conferiscono al dispositivo una qualità costruttiva sorprendente per un gaming phone. Il design con fotocamere piatte, insieme al nuovo Sky Blue e al precedentemente annunciato Space Silver, completa una proposta estetica volutamente sobria rispetto ai canoni del segmento gaming.

Specifiche da vero flagship gaming


  • SoC: Snapdragon 8 Elite + chip gaming D2 dedicato
  • Display: 6,83″ flat, 165Hz, 3.500 nit di picco
  • Supporto 165fps su 40+ titoli
  • Batteria: 8.550mAh con tecnologia Jinshajiang al silicio (16%)
  • Ricarica: 100W cablata + 22,5W reverse
  • Raffreddamento: sistema ad aria equivalente al K90 Max (32dB)
  • Resistenza a polvere e acqua


Prezzo atteso: circa 3.000 yuan


Con una stima di circa 3.000 yuan (attorno ai 370 euro al cambio attuale), il Redmi K90 Ultra si candida a essere uno dei gaming phone con il miglior rapporto qualità-prezzo dell’anno. Il prezzo ufficiale e le disponibilità verranno confermati stasera durante la presentazione.

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Pixel 10 Pro con foto sfocate? Il problema non è l’obiettivo: ecco come risolverlo


Se il vostro Google Pixel scatta foto meno nitide del previsto, la colpa potrebbe non essere dell'obiettivo sporco. Un giornalista di Android Police ha trascorso settimane a pulire il sensore del suo Pixel 10 Pro XL senza risultati, prima di scoprire che il problema era ben più semplice: una impostazione della fotocamera lasciata sui valori predefiniti. La causa: la risoluzione predefinita è solo 12MP Sui modelli Pixel Pro, la fotocamera principale è configurata di default a 12 […]
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Se il vostro Google Pixel scatta foto meno nitide del previsto, la colpa potrebbe non essere dell’obiettivo sporco. Un giornalista di Android Police ha trascorso settimane a pulire il sensore del suo Pixel 10 Pro XL senza risultati, prima di scoprire che il problema era ben più semplice: una impostazione della fotocamera lasciata sui valori predefiniti.

La causa: la risoluzione predefinita è solo 12MP


Sui modelli Pixel Pro, la fotocamera principale è configurata di default a 12 megapixel. Passando alla modalità Hi-Res a 50MP, la differenza di nitidezza è notevole, soprattutto per soggetti con molti dettagli come paesaggi o architettura. La modifica si effettua aprendo Google Fotocamera, entrando nelle Impostazioni, selezionando la scheda “Pro” e cambiando la voce “Resolution” da 12MP a 50MP. Questa funzione è disponibile esclusivamente sui modelli Pixel Pro.

Pregi e limiti della modalità 50MP


La modalità ad alta risoluzione ha alcuni effetti collaterali da considerare: il salvataggio dell’immagine richiede qualche secondo in più e ogni scatto occupa circa 3-5 volte più spazio rispetto ai 12MP standard. Per scatti in condizioni di luce scarsa o soggetti in movimento, la modalità 12MP rimane la scelta più pratica, grazie alla maggiore velocità di elaborazione e alla fusione multipla dei frame.

Altre cause di scatti sfocati da verificare


Android Police suggerisce anche altri controlli utili per migliorare la qualità delle foto su Pixel:

  • Scattare sempre con l’app Google Fotocamera, evitando le fotocamere integrate in Instagram o Snapchat
  • Rimuovere eventuali pellicole protettive per l’obiettivo integrate nelle cover
  • Cancellare la cache dell’app fotocamera
  • Riavviare il dispositivo
  • Sfruttare il teleobiettivo ottico 5x quando disponibile

Un promemoria utile: i Pixel Pro nascondono un potenziale fotografico che le impostazioni predefinite non sfruttano appieno. Bastano pochi secondi nelle opzioni per trasformare completamente la qualità dei propri scatti.

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Nuovo REDMI misterioso con ricarica da 100W avvistato in certificazione: di cosa si tratta?


Un dispositivo Xiaomi ancora sconosciuto è apparso nel database di certificazione 3C cinese con il codice modello M511CD e supporto alla ricarica rapida da 100W. Le poche informazioni disponibili suggeriscono un possibile nuovo membro della famiglia REDMI. Cosa sappiamo dal database 3C Le informazioni emerse dalla certificazione 3C sono scarne ma significative: Brand: REDMICodice modello: M511CDConnettività: 5GRicarica rapida: 100WCaricatore incluso: MDY-18-EW Il caricatore è un […]
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Un dispositivo Xiaomi ancora sconosciuto è apparso nel database di certificazione 3C cinese con il codice modello M511CD e supporto alla ricarica rapida da 100W. Le poche informazioni disponibili suggeriscono un possibile nuovo membro della famiglia REDMI.

Cosa sappiamo dal database 3C


Le informazioni emerse dalla certificazione 3C sono scarne ma significative:

  • Brand: REDMI
  • Codice modello: M511CD
  • Connettività: 5G
  • Ricarica rapida: 100W
  • Caricatore incluso: MDY-18-EW


Il caricatore è un indizio importante


Il caricatore MDY-18-EW è lo stesso già utilizzato dalla serie Xiaomi 17, confermando che le specifiche di ricarica sono di fascia alta. Una potenza da 100W per un dispositivo REDMI significherebbe posizionarlo nella parte alta della gamma del sub-brand — probabilmente un successore della serie Note o K.

Naming insolito: potrebbe essere una nuova serie


Il codice M511CD non rispetta le convenzioni di naming storiche di Xiaomi, REDMI e POCO, il che potrebbe indicare una nuova linea di prodotti ancora non annunciata. La certificazione 3C è solitamente uno degli ultimi passaggi prima del lancio, quindi potremmo avere notizie concrete nelle prossime settimane.

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RedMagic Astra 2: il tablet gaming con Snapdragon 8 Elite e display OLED 185Hz arriva a livello globale


RedMagic ha ufficialmente annunciato l'imminente lancio globale di un nuovo tablet gaming. All'estero, il dispositivo verrà commercializzato con il nome RedMagic Astra 2 e sarà basato sul RedMagic Gaming Tablet 5 Pro, modello destinato inizialmente al mercato cinese e la cui presentazione ufficiale è prevista per il 30 giugno 2026. Specifiche tecniche di alto livello Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come una macchina da guerra per il gaming mobile. Le specifiche trapelate […]
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RedMagic ha ufficialmente annunciato l’imminente lancio globale di un nuovo tablet gaming. All’estero, il dispositivo verrà commercializzato con il nome RedMagic Astra 2 e sarà basato sul RedMagic Gaming Tablet 5 Pro, modello destinato inizialmente al mercato cinese e la cui presentazione ufficiale è prevista per il 30 giugno 2026.

Specifiche tecniche di alto livello


Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come una macchina da guerra per il gaming mobile. Le specifiche trapelate finora disegnano un profilo da vero flagship:

  • Display OLED da 9,06 pollici con refresh rate a 185Hz
  • Luminosità massima di 1.600 nit
  • Processore Snapdragon 8 Elite Gen 5
  • Batteria da 8.300 mAh con ricarica rapida a 80W
  • Doppia porta USB Type-C
  • Sistema di raffreddamento a liquido integrato
  • Colorazioni Black e Silver

Il chip Snapdragon 8 Elite Gen 5 è lo stesso adottato dal Lenovo Legion Tab Gen 5, garantendo prestazioni di alto profilo per i titoli più esigenti.

Raffreddamento e autonomia pensati per il gaming prolungato


Uno degli aspetti più interessanti è la presenza di un sistema di raffreddamento a liquido, che consente di mantenere prestazioni elevate anche durante sessioni di gioco intense. La batteria da 8.300 mAh, unita alla ricarica rapida da 80W, assicura lunghe sessioni senza tempi morti eccessivi tra una carica e l’altra.

Possibile arrivo anche in Italia


RedMagic ha già una presenza consolidata nei mercati internazionali con la sua linea di smartphone gaming, e storicamente ogni modello cinese ha trovato la sua controparte globale. È dunque plausibile che l’Astra 2 arrivi anche in Europa, compresa l’Italia, aprendo una finestra interessante per chi cerca un tablet Android ad alte prestazioni non solo per il gaming, ma anche per creatività e intrattenimento multimediale. Data di lancio e prezzo globali non sono ancora stati annunciati, ma ulteriori dettagli sono attesi subito dopo la presentazione cinese.

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Sony WH-1000XM6 si aggiorna: arriva GMAP, il Bluetooth a bassa latenza per i giocatori


Sony ha rilasciato un aggiornamento firmware per le cuffie WH-1000XM6 e il modello anniversario 1000X THE COLLEXION. La novità principale è il supporto a GMAP, il profilo Bluetooth pensato per ridurre la latenza audio durante il gaming. Cos'è GMAP e perché interessa agli utenti Android GMAP (Gaming Audio Profile) è uno standard Bluetooth ratificato nel 2023 che riduce significativamente la latenza audio durante le sessioni di gioco. Supporta anche l'audio chat stereo ad alta qualità […]
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Sony ha rilasciato un aggiornamento firmware per le cuffie WH-1000XM6 e il modello anniversario 1000X THE COLLEXION. La novità principale è il supporto a GMAP, il profilo Bluetooth pensato per ridurre la latenza audio durante il gaming.

Cos’è GMAP e perché interessa agli utenti Android


GMAP (Gaming Audio Profile) è uno standard Bluetooth ratificato nel 2023 che riduce significativamente la latenza audio durante le sessioni di gioco. Supporta anche l’audio chat stereo ad alta qualità durante il gameplay. Per chi usa le WH-1000XM6 con uno smartphone Android — collegato magari a una sessione di gaming mobile o cloud gaming — questo aggiornamento migliora concretamente l’esperienza, eliminando il fastidioso ritardo tra immagine e suono.

Come aggiornare


L’aggiornamento è disponibile tramite l’app Sony Headphones Connect su Android e iOS. Le versioni firmware dopo l’update sono:

  • 1000X THE COLLEXION: versione 1.3.0
  • WH-1000XM6: versione 3.1.5

Sony segnala anche “altri miglioramenti generali” senza specificarne il dettaglio. L’aggiornamento è gratuito e disponibile da oggi. Per chi usa queste cuffie con un telefono Android, è consigliabile installarlo appena possibile.

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Curiosi di sapere quale sia il processo creativo dietro ai loghi di Ubuntu? Ve lo spiega Canonical!


In un interessante articolo pubblicato su Linkedin dalla mamma di Ubuntu, Marcus Haslam, che si è occupato dal 2008 dei loghi delle varie release, racconta le basi del processo creativo, facendo capire come sia impossibile per chiunque affermare "è solo un logo!"

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Nothing Phone (4b): foto reali e specifiche complete trapelano prima dell’annuncio del 7 luglio


Mancano pochi giorni all'annuncio ufficiale del Nothing Phone (4b), previsto per il 7 luglio, ma le immagini della versione reale dello smartphone sono già online. Un utente di X ha condiviso foto del dispositivo fisico e della schermata "Informazioni dispositivo", rivelando praticamente tutti i dettagli tecnici in anticipo. Design: tre colori e telaio in plastica Il Phone (4b) sarà disponibile in tre colorazioni: Blu, Nero e Bianco. Il frame laterale è in plastica — una scelta […]
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Mancano pochi giorni all’annuncio ufficiale del Nothing Phone (4b), previsto per il 7 luglio, ma le immagini della versione reale dello smartphone sono già online. Un utente di X ha condiviso foto del dispositivo fisico e della schermata “Informazioni dispositivo”, rivelando praticamente tutti i dettagli tecnici in anticipo.

Design: tre colori e telaio in plastica


Il Phone (4b) sarà disponibile in tre colorazioni: Blu, Nero e Bianco. Il frame laterale è in plastica — una scelta comprensibile per contenere i costi — con i tasti colorati di bianco solo sulla variante White, neri sulle altre. Lo schermo è un AMOLED flessibile da 6,7 pollici.

Specifiche tecniche principali


  • SoC: Snapdragon 6 Gen 4
  • RAM: 8GB (esemplare testato), potrebbero esserci altre varianti
  • Storage: 128GB
  • Fotocamera principale: 50MP con OIS
  • Fotocamera secondaria: 8MP
  • Selfie: 16MP
  • Batteria: 6.000mAh (record per Nothing)
  • Ricarica: 33W via cavo (caricatore non incluso)
  • OS: Nothing OS 4.1 su base Android 16


Batteria record e posizionamento di prezzo accessibile


I 6.000mAh di batteria rappresentano il massimo mai visto su uno smartphone Nothing, un ottimo segnale per l’autonomia. Il Phone (4b) si posizionerà sotto il Phone (4a) in termini di prezzo. Tutti i dettagli ufficiali — incluso il prezzo — arriveranno il 7 luglio alle 19:00 ora italiana.

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Pixel, in arrivo la funzione “Photo Shuffle”: il wallpaper cambia automaticamente con le tue foto preferite


Google sta finalmente lavorando a una funzionalità che molti utenti Pixel attendevano da tempo: la possibilità di impostare un cambio automatico dello sfondo attingendo alle proprie foto personali. La funzione, denominata Photo Shuffle, è stata individuata nel codice della beta Android 17 QPR1. Come funziona Photo Shuffle Stando alle descrizioni interne trovate nel codice, Photo Shuffle permetterà di scegliere un album fotografico — ad esempio quello di familiari, animali domestici o […]
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Google sta finalmente lavorando a una funzionalità che molti utenti Pixel attendevano da tempo: la possibilità di impostare un cambio automatico dello sfondo attingendo alle proprie foto personali. La funzione, denominata Photo Shuffle, è stata individuata nel codice della beta Android 17 QPR1.

Come funziona Photo Shuffle


Stando alle descrizioni interne trovate nel codice, Photo Shuffle permetterà di scegliere un album fotografico — ad esempio quello di familiari, animali domestici o paesaggi — e di impostarlo come sorgente per il wallpaper, che si aggiornerà automaticamente a intervalli scelti dall’utente.

Frequenza di aggiornamento personalizzabile


  • Ogni ora
  • Ogni giorno
  • All’alba e al tramonto
  • Al tocco dello schermo


Una lacuna colmata in ritardo rispetto alla concorrenza


Sorprende che questa funzione manchi ancora sui Pixel, dato che Samsung Galaxy, OPPO e persino iPhone la offrono da tempo. Attualmente i dispositivi Pixel permettono solo di ruotare automaticamente le wallpaper della collezione Google, non le foto dell’utente. Con Photo Shuffle, questa limitazione verrebbe finalmente superata. Al momento la funzione esiste solo nel codice beta; potrebbe debuttare con Android 17 o in un futuro Pixel Feature Drop.

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Pixel Watch 5 certificato FCC: confermati NFC, UWB e comunicazione satellitare


Il Pixel Watch 5 ha ottenuto la certificazione FCC negli Stati Uniti, avvicinandosi sempre più all'annuncio ufficiale. I documenti depositati rivelano una dotazione di connettività molto ricca, con alcune novità significative rispetto alla generazione precedente. Quattro modelli in arrivo L'FCC ha registrato ben quattro numeri di modello: G25QD, G1XJ6, G0F3Y e GFW3R. Come per il Pixel Watch 4, si tratterà quasi certamente di due taglie (small e large) in versione Bluetooth/Wi-Fi e LTE. […]
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Il Pixel Watch 5 ha ottenuto la certificazione FCC negli Stati Uniti, avvicinandosi sempre più all’annuncio ufficiale. I documenti depositati rivelano una dotazione di connettività molto ricca, con alcune novità significative rispetto alla generazione precedente.

Quattro modelli in arrivo


L’FCC ha registrato ben quattro numeri di modello: G25QD, G1XJ6, G0F3Y e GFW3R. Come per il Pixel Watch 4, si tratterà quasi certamente di due taglie (small e large) in versione Bluetooth/Wi-Fi e LTE. Curioso notare che tutti e quattro i modelli presentano un modem LTE nei documenti: per il modello base la funzione potrebbe essere disabilitata via software.

Connettività completa: UWB e satellitare tra le novità


  • Wi-Fi 6 (2,4GHz / 5GHz)
  • Bluetooth
  • NFC
  • UWB (Ultra Wideband) — utile per chiavi digitali e localizzazione precisa
  • Comunicazione satellitare d’emergenza (LTE NTN Band 23/255)


Design simile al Watch 4, possibile nuovo chip Qualcomm


Le immagini trapelate finora mostrano un design coerente con il Pixel Watch 4, senza stravolgimenti estetici. Sul fronte hardware si vocifera di un nuovo processore Snapdragon Wear Elite di Qualcomm. Il lancio ufficiale è atteso in agosto, quasi certamente insieme alla serie Pixel 11.

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DevConf Italia 2026


Il 7 e l'8 luglio, a Pavia è DevConf Italia 2026, evento dedicato a open source, sviluppo e infrastrutture moderne. 
La conferenza riunisce community, developer e ricercatori per discutere tecnologie emergenti, cloud, security e tooling.Maggiori informazioni e registrazione: devconf.it/2026/

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Galaxy Z Fold 8 Ultra: sensore ultra-grandangolare da 50MP in arrivo, Flip 8 senza novità alle fotocamere


Nuove indiscrezioni dalla Corea del Sud gettano luce sulle fotocamere dei prossimi pieghevoli Samsung. Il Galaxy Z Fold 8 Ultra dovrebbe ricevere un deciso aggiornamento al comparto fotografico, in particolare sull'ottica ultra-grandangolare, mentre il Galaxy Z Flip 8 potrebbe restare sostanzialmente invariato rispetto al modello attuale. Galaxy Z Fold 8 Ultra: l'ultra-grandangolare passa a 50MP Secondo le fonti, il Fold 8 Ultra manterrà il sensore principale da 200MP ISOCELL HP2 e il […]
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Nuove indiscrezioni dalla Corea del Sud gettano luce sulle fotocamere dei prossimi pieghevoli Samsung. Il Galaxy Z Fold 8 Ultra dovrebbe ricevere un deciso aggiornamento al comparto fotografico, in particolare sull’ottica ultra-grandangolare, mentre il Galaxy Z Flip 8 potrebbe restare sostanzialmente invariato rispetto al modello attuale.

Galaxy Z Fold 8 Ultra: l’ultra-grandangolare passa a 50MP


Secondo le fonti, il Fold 8 Ultra manterrà il sensore principale da 200MP ISOCELL HP2 e il teleobiettivo da 10MP con zoom ottico 3x già visti sul Fold 7 Ultra. La vera novità riguarda l’ultra-grandangolare: si passa dagli attuali 12MP a un sensore da 50MP, con un miglioramento sostanziale nella resa fotografica in campo largo, soprattutto in termini di dettaglio e nitidezza.

Galaxy Z Fold 8 standard: 50MP su tutti i sensori


Anche il modello standard del Fold 8 beneficia di un aggiornamento: trapelano configurazioni da 50MP sia per il sensore principale che per l’ultra-grandangolare, oltre a fotocamere frontali da 10MP sia sul cover display che sul pannello interno. Il teleobiettivo non è stato ancora menzionato nelle indiscrezioni.

Galaxy Z Flip 8: nessuna rivoluzione per le fotocamere


Per il pieghevole a conchiglia, invece, le attese sono più contenute. Il Flip 8 dovrebbe mantenere la stessa configurazione del predecessore — 50MP principale e 12MP ultra-grandangolare — suggerendo che Samsung punterà su altri aspetti come chipset, funzioni AI e autonomia. La presentazione ufficiale dei tre modelli è attesa per il 22 luglio a Londra, in occasione del prossimo Galaxy Unpacked.

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Samsung, SK Hynix e Micron accusati di manipolazione dei prezzi della RAM: arriva la class action


Negli Stati Uniti è stata avviata una class action contro i tre principali produttori mondiali di memoria DRAM: Samsung, SK Hynix e Micron. Secondo la denuncia, le tre società avrebbero deliberatamente ridotto la produzione per far lievitare artificialmente i prezzi, a scapito di consumatori e produttori di dispositivi. L'accusa: produzione ridotta per gonfiare i prezzi I tre colossi controllano circa l'89% del mercato DRAM mondiale. I ricorrenti sostengono che abbiano coordinato una […]
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Negli Stati Uniti è stata avviata una class action contro i tre principali produttori mondiali di memoria DRAM: Samsung, SK Hynix e Micron. Secondo la denuncia, le tre società avrebbero deliberatamente ridotto la produzione per far lievitare artificialmente i prezzi, a scapito di consumatori e produttori di dispositivi.

L’accusa: produzione ridotta per gonfiare i prezzi


I tre colossi controllano circa l’89% del mercato DRAM mondiale. I ricorrenti sostengono che abbiano coordinato una riduzione della produzione di memoria tradizionale (DDR3/DDR4), spostando le risorse verso la High Bandwidth Memory (HBM) destinata ai sistemi di intelligenza artificiale. Il risultato sarebbe stato un’artificiale carenza di RAM per il mercato consumer, con conseguente impennata dei prezzi.

L’accusa chiama in causa anche le norme antitrust: secondo i legali, il comportamento coordinato delle tre aziende in un mercato con alte barriere all’ingresso configura una possibile violazione della legislazione sulla concorrenza.

L’impatto sull’ecosistema Android e mobile


Il caro-memoria non riguarda solo i PC: i prezzi elevati di DRAM e storage si riflettono direttamente anche sugli smartphone Android e sui tablet. I produttori si trovano a dover assorbire costi maggiori o trasferirli sui consumatori, contribuendo all’aumento del prezzo medio dei dispositivi mobile nell’ultimo periodo.

Per ora si tratta delle affermazioni di parte, e la verità sui fatti sarà stabilita in sede giudiziaria. Le class action di questo tipo richiedono spesso anni prima di giungere a una sentenza definitiva, ma il caso potrebbe avere ripercussioni significative sull’intero settore.

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Samsung Galaxy Z Slide: lo smartphone arrotolabile arriverà nel 2028, ecco cosa sappiamo


Il futuro dei pieghevoli Samsung potrebbe chiamarsi Galaxy Z Slide. Secondo fonti vicine all'industria, il colosso coreano punta a lanciare il suo primo smartphone con display arrotolabile (rollable) nella prima metà del 2028, aprendo un nuovo capitolo nel mondo dei form factor innovativi. Samsung Display vuole guidare il mercato rollable Con la concorrenza cinese che erode sempre più terreno nel segmento dei pieghevoli tradizionali, Samsung Display starebbe puntando con forza sul mercato […]
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Il futuro dei pieghevoli Samsung potrebbe chiamarsi Galaxy Z Slide. Secondo fonti vicine all’industria, il colosso coreano punta a lanciare il suo primo smartphone con display arrotolabile (rollable) nella prima metà del 2028, aprendo un nuovo capitolo nel mondo dei form factor innovativi.

Samsung Display vuole guidare il mercato rollable


Con la concorrenza cinese che erode sempre più terreno nel segmento dei pieghevoli tradizionali, Samsung Display starebbe puntando con forza sul mercato dei display arrotolabili come prossima frontiera di crescita. Secondo le fonti, sono in corso trattative attive con Samsung Electronics per un dispositivo consumer che dovrebbe debuttare entro la prima metà del 2028.

Specifiche trapelate: schermo da 10 pollici espanso


Le previsioni delle società di ricerca di mercato indicano uno schermo che, una volta aperto, raggiungerebbe circa 10 pollici con aspect ratio 16:9 e densità di pixel di 440,6 ppi. Il nome commerciale più probabile sarebbe Galaxy Z Slide, anche se Samsung ha registrato nel tempo anche il marchio “Galaxy Z Roll”.

Tecnologia complessa ma Samsung è avanti


I display arrotolabili sono tecnicamente più complessi dei pieghevoli, ma Samsung Display ha un vantaggio considerevole: oltre agli anni di R&D, ha già mostrato prototipi funzionanti nel 2023 e attualmente fornisce pannelli rollable a Lenovo per i suoi laptop. Se il progetto rispetterà i tempi, il Galaxy Z Slide potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova generazione di smartphone — con eventuali successori previsti intorno al 2030.

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Snapdragon Summit 2026: Qualcomm annuncia l’evento per settembre, atteso il nuovo chip Elite Gen 6


Qualcomm ha confermato ufficialmente la data del Snapdragon Summit 2026: l'evento si terrà dal 22 al 24 settembre alle Hawaii, come da tradizione. L'appuntamento è già tra i più attesi dell'anno nel mondo Android, con l'annuncio del prossimo chip di punta che farà da cuore ai flagship del 2027. Snapdragon 8 Elite Gen 6: il grande protagonista atteso Tutti gli occhi sono puntati sul Snapdragon 8 Elite Gen 6 e sulla sua variante Pro, che secondo le indiscrezioni trapelate finora sarà il […]
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Qualcomm ha confermato ufficialmente la data del Snapdragon Summit 2026: l’evento si terrà dal 22 al 24 settembre alle Hawaii, come da tradizione. L’appuntamento è già tra i più attesi dell’anno nel mondo Android, con l’annuncio del prossimo chip di punta che farà da cuore ai flagship del 2027.

Snapdragon 8 Elite Gen 6: il grande protagonista atteso


Tutti gli occhi sono puntati sul Snapdragon 8 Elite Gen 6 e sulla sua variante Pro, che secondo le indiscrezioni trapelate finora sarà il SoC di riferimento per i flagship Android del 2027. I principali produttori — Xiaomi, Samsung, OnePlus, ASUS — sono già candidati all’adozione del nuovo chip.

Tra le novità più interessanti che circolano, c’è la possibile adozione di un processo produttivo a 2nm, che porterebbe a un notevole salto in avanti sia in termini di prestazioni che di efficienza energetica.

Possibili sorprese: nuove varianti e piattaforme XR


Oltre alla serie Gen 6, lo Snapdragon Summit potrebbe riservare ulteriori annunci. Si parla di nuove varianti derivate della serie Snapdragon 8 Elite Gen 5, nonché di aggiornamenti sulla piattaforma XR Snapdragon Reality Elite, presentata qualche mese fa.

L’elefante nella stanza: i prezzi degli smartphone


Quest’anno, però, il tema delle prestazioni divide la scena con quello dei prezzi. La continua crescita del costo di memoria DRAM e storage, trainata dalla domanda di chip AI, si ripercuote inevitabilmente sul costo finale degli smartphone. Gli analisti prevedono che i flagship con Snapdragon 8 Elite Gen 6 potrebbero essere sensibilmente più cari dei predecessori. L’appuntamento è fissato per il 22 settembre.

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Xiaomi 18: doppia fotocamera da 200MP su tutti i modelli e ritorno dell’Ultra. Ma i prezzi salgono


I rumor sullo Xiaomi 18 si fanno sempre più concreti. Nuove indiscrezioni provenienti da leaker affidabili delineano una serie destinata a ridefinire i parametri della fotografia mobile, con doppi sensori da 200 megapixel su tutta la gamma e il possibile ritorno del modello Ultra, che sembrava ormai cancellato. Doppio 200MP: la fotocamera al centro di tutto Secondo il leaker Kartikey Singh, tutti i modelli della serie Xiaomi 18 monteranno due fotocamere da 200 megapixel — sia il sensore […]
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I rumor sullo Xiaomi 18 si fanno sempre più concreti. Nuove indiscrezioni provenienti da leaker affidabili delineano una serie destinata a ridefinire i parametri della fotografia mobile, con doppi sensori da 200 megapixel su tutta la gamma e il possibile ritorno del modello Ultra, che sembrava ormai cancellato.

Doppio 200MP: la fotocamera al centro di tutto


Secondo il leaker Kartikey Singh, tutti i modelli della serie Xiaomi 18 monteranno due fotocamere da 200 megapixel — sia il sensore principale che il teleobiettivo periscopico. Il modello base includerà anche un’ultra-grandangolare da 50MP. I modelli Pro e Pro Max aggiungeranno la tecnologia LOFIC (per una migliore gestione dell’alto contrasto) e, nel caso del Pro Max, la versione avanzata LOFIC 3.0.

Specifiche Xiaomi 18 Pro e Pro Max


  • Xiaomi 18 Pro: display da circa 6,4 pollici, chip Snapdragon 2nm di nuova generazione, ricarica rapida da 100W, ricarica wireless e certificazione IP
  • Xiaomi 18 Pro Max: sensore principale LOFIC 3.0, doppia configurazione 200MP confermata


Xiaomi 18 Ultra: il progetto non è morto


Il leaker Digital Chat Station riferisce che lo sviluppo dell’Xiaomi 18 Ultra è ancora in corso, nonostante in precedenza si parlasse di una sospensione del progetto. Il modello Ultra sarebbe equipaggiato con un sensore da 1 pollice e 200 megapixel — una combinazione che, se confermata, potrebbe segnare un nuovo benchmark per la fotografia smartphone.

Prezzi in aumento di circa il 10%


La medaglia ha il suo rovescio: i prezzi della serie Xiaomi 18 dovrebbero aumentare di circa il 10% rispetto alla generazione precedente. Lo Xiaomi 18 Pro si avvicinerebbe alle quotazioni dell’attuale Xiaomi 17 Pro Max, mentre il Pro Max raggiungerebbe la fascia di prezzo dello Xiaomi 17 Ultra. Una tendenza comune nell’attuale mercato degli smartphone premium, dove componenti più avanzati si riflettono inevitabilmente sul prezzo finale.

Tutte le informazioni provengono ancora da fonti non ufficiali: l’annuncio formale di Xiaomi è atteso nei prossimi mesi.

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Podman su Linux: alternativa sicura e rootless a Docker


Guida pratica a Podman, il container engine daemonless e rootless che sostituisce Docker su Linux: installazione, comandi, Quadlet per systemd e migrazione da Docker Compose.
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Cos’è Podman e perché considerarlo


Docker è stato per anni il punto di riferimento per la containerizzazione su Linux. Funziona, è ben documentato e ha un ecosistema enorme. Eppure, man mano che i requisiti di sicurezza sono aumentati e l’integrazione con systemd è diventata più importante, le sue limitazioni strutturali hanno iniziato a pesare. Podman nasce per affrontare esattamente questi problemi.

Podman (Pod Manager) è un container engine open source, daemonless: a differenza di Docker, non ha un demone centralizzato (dockerd) che gira in background con privilegi root. I container vengono avviati direttamente come processi figli dell’utente, il che significa che è possibile eseguirli in modalità rootless, senza mai richiedere sudo. Supporta gli stessi formati OCI di Docker (le immagini Docker funzionano senza modifiche), parla la stessa sintassi CLI e comprende nativamente il concetto di pod, gruppo di container che condividono rete e storage, esattamente come in Kubernetes.

Installazione su Linux


Podman è disponibile nei repository ufficiali di tutte le principali distribuzioni. Non servono PPA esterni o script di terze parti.

Debian / Ubuntu (20.10+) e Linux Mint:

sudo apt-get update
sudo apt-get install -y podman

Fedora / CentOS Stream / RHEL 8+:
sudo dnf install -y podman

openSUSE:
sudo zypper install podman

Arch / Manjaro:
sudo pacman -S podman

Dopo l’installazione, verificare con:
podman --version
podman info

Un rapido smoke test per assicurarsi che tutto funzioni:
podman run hello-world

Se si ottiene il messaggio di conferma, Podman è operativo.

Comandi di base: la compatibilità con Docker è quasi totale


La CLI di Podman rispecchia quella di Docker comando per comando. Chi conosce Docker si trova subito a proprio agio. Ecco i comandi più usati:

# Shell interattiva in un container Ubuntu
podman run -it ubuntu bash

# Container in background (Nginx su porta 8080)
podman run -d --name web -p 8080:80 nginx

# Elenco container in esecuzione
podman ps

# Elenco di tutte le immagini locali
podman images

# Stop e rimozione
podman stop web
podman rm web

Per chi vuole una transizione trasparente, è possibile creare un alias:
alias docker=podman

Oppure installare il pacchetto podman-docker, che fornisce uno shim che reindirizza automaticamente i comandi docker a Podman.

Le differenze che contano davvero


La maggior parte dei comandi funziona identica, ma ci sono differenze che emergono quando si lavora con volumi e SELinux. La più comune riguarda i bind mount in modalità rootless: i namespace utente e il mapping subuid/subgid possono causare problemi di ownership. Sui sistemi con SELinux attivo è necessario aggiungere il suffisso :Z ai volumi:

podman run -v /host/path:/container/path:Z myimage

La z minuscola condivide il volume tra più container; la Z maiuscola lo etichetta come privato per un singolo container. Altre differenze da tenere a mente:
  • L’accesso GPU rootless per NVIDIA richiede nvidia-container-toolkit e la configurazione CDI.
  • Docker Secrets e alcune configurazioni di rete non hanno un mapping diretto.
  • I container rootless usano porte superiori a 1024 per default (limite del kernel per utenti non root).

Nessuna di queste differenze è un blocco, ma richiedono un test esplicito prima di assumere che la migrazione sia trasparente.

Integrazione con systemd: i Quadlet


Questo è forse il punto di forza più significativo di Podman per un amministratore di sistema. Invece di lasciare un demone attivo, è possibile affidare i container a systemd tramite i Quadlet: file dichiarativi con estensione .container che Podman trasforma automaticamente in unit systemd.

Per un servizio utente rootless, creare il file in ~/.config/containers/systemd/. Esempio minimale per Nginx:

[Container]
ContainerName=web
Image=docker.io/library/nginx:latest
PublishPort=8080:80

[Install]
WantedBy=default.target

Ricaricare systemd e avviare il servizio:
systemctl --user daemon-reload
systemctl --user start web

Aggiungendo l’etichetta AutoUpdate=registry, Podman scaricherà automaticamente le immagini aggiornate e riavvierà il servizio tramite timer, senza alcun tool esterno:
podman auto-update

Migrazione da Docker Compose


Chi ha ambienti basati su Docker Compose ha due strade. La prima è continuare a usare Compose puntando al socket di Podman, abilitandolo con:

systemctl --user enable --now podman.socket

I file docker-compose.yml esistenti funzionano senza modifiche. La seconda opzione è convertire i Compose in Quadlet usando podlet, uno strumento che legge un docker-compose.yml e genera i corrispondenti file Quadlet. La curva di apprendimento c’è, ma il risultato è un’integrazione più pulita con il sistema.

Quando Docker rimane la scelta migliore


Podman offre sicurezza migliore e un’integrazione più nativa con Linux. Ma Docker ha un ecosistema più maturo: Docker Swarm, strumenti CI/CD che assumono la presenza del comando docker, e team già standardizzati su determinati workflow. Se si parte da zero su un server Linux, Podman è la scelta più pulita. Se si ha già un’infrastruttura Docker consolidata, la migrazione va pianificata e testata con attenzione.

Podman è un’alternativa concreta e matura a Docker, non un esperimento di nicchia. L’assenza del demone root, l’integrazione nativa con systemd tramite Quadlet e la compatibilità quasi totale con la CLI Docker lo rendono una scelta solida per chiunque gestisca container su Linux. L’installazione richiede un singolo comando, i comandi quotidiani sono identici a Docker, e i vantaggi in termini di sicurezza arrivano senza configurazioni complesse. Vale la pena provarlo.

Fonte: Docker Alternative: Podman on Linux – LinuxBlog.io

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.NET 8 e .NET 9: fine del supporto il 10 novembre 2026 — come migrare a .NET 10 LTS


.NET 8 e .NET 9 raggiungono la fine del supporto il 10 novembre 2026. Ecco cosa cambia, perché migrare direttamente a .NET 10 LTS e come pianificare la transizione con .NET Upgrade Assistant.
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La scadenza che riguarda milioni di applicazioni


Il 10 novembre 2026 è una data che ogni sviluppatore .NET dovrebbe segnare in calendario. In quel giorno, coincidente con il Patch Tuesday di novembre, sia .NET 8 che .NET 9 raggiungeranno la fine del supporto ufficiale Microsoft. Nessun aggiornamento di sicurezza, nessuna correzione di bug, nessun supporto tecnico. Le applicazioni continueranno a funzionare, ma rimarranno permanentemente esposte a qualsiasi vulnerabilità scoperta dopo quella data.

La cosa insolita di questa scadenza è che riguarda contemporaneamente due versioni: .NET 8 (LTS) e .NET 9 (STS). Normalmente un release LTS ha un ciclo di vita più lungo, ma in questo caso il calendario ha fatto sì che le loro finestre di supporto si chiudano lo stesso giorno. Chi è su .NET 9 sperando di guadagnare tempo rispetto a .NET 8 rimarrà deluso: la scadenza è identica.

Cosa succede dopo la fine del supporto


Le applicazioni basate su .NET 8 o .NET 9 continueranno a girare normalmente il giorno dopo la scadenza. Il problema non è l’esecuzione, è il rischio accumulato nel tempo:

  • Nessuna patch di sicurezza per vulnerabilità future nel runtime o nelle librerie base.
  • Visual Studio 2022 inizierà a segnalare i componenti .NET 8 e .NET 9 come “fuori supporto” in un aggiornamento futuro.
  • Problemi di compliance per applicazioni in ambienti regolamentati (finanziario, sanitario, PA) che richiedono software aggiornato.
  • Dipendenze di terze parti che smettono di supportare le versioni EOL, creando colli di bottiglia nelle pipeline di aggiornamento.

Il rischio non è immediato ma cresce nel tempo. Ogni mese trascorso su un runtime non supportato è un mese in cui una CVE critica potrebbe restare irrisolta.

Perché migrare direttamente a .NET 10 LTS


.NET 10 è il target di migrazione raccomandato. È la versione LTS corrente, rilasciata a novembre 2025 e supportata fino al novembre 2028: tre anni di aggiornamenti garantiti. Non ha senso fermarsi a .NET 9, che ha la stessa data di scadenza di .NET 8: sarebbe aggiungere lavoro di migrazione senza estendere la finestra di supporto.

.NET 10 porta miglioramenti significativi in diverse aree:

  • Performance: ulteriori ottimizzazioni al JIT, riduzione delle allocazioni in Span e Memory, miglioramenti a LINQ e collezioni.
  • ASP.NET Core: nuove API per minimal API, miglioramenti a Blazor, OpenAPI nativo senza dipendenze esterne.
  • C# 14: field keyword per le proprietà auto, extension members, parametri params su ReadOnlySpan.
  • Tooling: .NET Aspire 9 integrato, nuove funzionalità in dotnet publish per container nativi.


Come migrare: i passi pratici

1. Aggiornare il TargetFramework


Il primo passo è aggiornare il file di progetto .csproj. La modifica è minimale:

<!-- Prima -->
<TargetFramework>net8.0</TargetFramework>

<!-- Dopo -->
<TargetFramework>net10.0</TargetFramework>

Per progetti multi-target:
<TargetFrameworks>net10.0;net8.0</TargetFrameworks>

2. Aggiornare i pacchetti NuGet


Verificare che tutti i pacchetti Microsoft.* siano aggiornati alla versione compatibile con .NET 10. Usare dotnet outdated (strumento separato) o il Package Manager di Visual Studio per identificare i pacchetti da aggiornare.

dotnet list package --outdated

3. Usare il .NET Upgrade Assistant


Per progetti complessi o soluzioni con più progetti, Microsoft fornisce il .NET Upgrade Assistant, disponibile come tool CLI e come estensione Visual Studio:

dotnet tool install -g upgrade-assistant
upgrade-assistant upgrade MyProject.csproj

L’Upgrade Assistant analizza il progetto, identifica API deprecate, suggerisce sostituzioni e può applicare alcune modifiche automaticamente. Non risolve tutto, ma riduce significativamente il lavoro manuale.

4. Verificare le dipendenze di terze parti


Questo è spesso il collo di bottiglia più sottovalutato. Librerie NuGet che non hanno ancora rilasciato una versione compatibile con .NET 10 possono bloccare la migrazione. Controllare GitHub e NuGet Gallery per verificare lo stato di supporto di ogni dipendenza critica. Se un vendor non ha ancora aggiornato, contattarlo subito: con cinque mesi alla scadenza, i tempi di risposta si stringeranno progressivamente.

5. Testare prima del rollout


Per applicazioni con buona copertura di test, la migrazione da .NET 8 a .NET 10 è generalmente lineare. Breaking changes tra versioni LTS sono limitati e ben documentati nelle note di rilascio. Microsoft pubblica la lista completa su GitHub nel repository dotnet/core. Il time-to-complete dipende dalla complessità: da una a tre settimane per un singolo servizio con buon test coverage, quattro-otto settimane per piattaforme multi-servizio con audit delle dipendenze e rollout graduale.

Timeline consigliata


Con la scadenza al 10 novembre 2026, luglio e agosto sono il momento ideale per avviare la pianificazione. Aspettare settembre o ottobre significa sovrapporsi con i freeze di fine anno e ridurre drasticamente il margine di sicurezza per gestire problemi imprevisti.

Un approccio ragionevole:

  • Luglio 2026: inventario delle applicazioni su .NET 8/9, audit delle dipendenze NuGet, verifica compatibilità vendor.
  • Agosto 2026: migrazione dei progetti interni meno critici, test in ambiente staging.
  • Settembre-Ottobre 2026: migrazione dei sistemi critici, test di regressione, formazione del team sulle novità .NET 10.
  • Novembre 2026: deploy in produzione con ampio margine prima della scadenza.


Conclusione


La doppia scadenza di .NET 8 e .NET 9 il 10 novembre 2026 è un’opportunità per consolidare il proprio stack su .NET 10 LTS, garantendo tre anni di supporto garantito e beneficiando delle ottimizzazioni di performance dell’ultimo runtime. La migrazione è tecnicamente accessibile, ma richiede pianificazione anticipata, soprattutto per gestire le dipendenze di terze parti. Iniziare ora, prima che la finestra si restringa, è la mossa giusta.

Fonti: Microsoft aligns .NET 8 and .NET 9 end of support for November 2026 – 4sysops · Official .NET Support Policy – Microsoft

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Agent AI e malware nascosto: come i Coding Agent vengono ingannati da repository GitHub apparentemente puliti


I ricercatori di Mozilla 0DIN dimostrano come un agente AI di coding possa essere indotto a eseguire una reverse shell da un repository GitHub privo di qualsiasi codice malevolo, sfruttando record DNS TXT e il comportamento goal-oriented degli agenti.
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I moderni strumenti di coding assistito da AI stanno diventando parte integrante del flusso di lavoro di milioni di sviluppatori. Ma questa automazione introduce una nuova superficie di attacco che i ricercatori di sicurezza hanno appena dimostrato in modo preoccupante: un repository GitHub apparentemente pulito può indurre un agente AI a eseguire malware, senza che nessun codice malevolo sia visibile né agli scanner statici né agli occhi umani.

La ricerca di Mozilla 0DIN


I ricercatori della Mozilla Zero Day Investigative Network (0DIN), la piattaforma di sicurezza AI di Mozilla, hanno pubblicato un proof-of-concept che dimostra come un agente di coding autonomo possa essere indotto a installare una reverse shell sul sistema dello sviluppatore. Il test è stato condotto specificamente con Claude Code, ma la vulnerabilità concettuale riguarda qualsiasi agente AI che abbia accesso al filesystem e al terminale.

La parte più inquietante della ricerca è questa frase dei ricercatori: “No exploit code, no warning, no suspicious command anyone had to approve.” Nessun codice exploit, nessun avvertimento, nessun comando sospetto da approvare.

Come funziona l’attacco: tre componenti innocui


L’attacco si basa su tre elementi che, considerati singolarmente, non destano alcun sospetto:

  1. Un repository GitHub pulito — Il repo contiene istruzioni di setup standard: installazione dipendenze (pip3 install -r requirements.txt) e inizializzazione del progetto (python3 -m axiom init). Nessun codice malevolo, nessun flag da scanner.
  2. Un pacchetto Python progettato per fallire — Il package è volutamente configurato per rifiutare l’esecuzione finché non viene inizializzato. Genera un errore che istruisce l’utente (o l’agente) a eseguire python3 -m axiom init. L’agente AI, tentando di risolvere autonomamente l’errore di setup, lancia questo comando.
  3. Un record DNS TXT controllato dall’attaccante — Il comando di inizializzazione chiama uno script shell che recupera un valore di configurazione da un record DNS TXT controllato dall’attaccante. Quel valore viene eseguito come comando.

Il risultato è una reverse shell con i privilegi del developer. L’agente AI ha eseguito tre livelli di indirection — un messaggio di errore fidato, uno script che ha recuperato un valore, e un record DNS che non ha mai esaminato — senza mai “vedere” il payload malevolo.

Perché è invisibile ai controlli tradizionali


Questa tecnica bypassa tutti i meccanismi di difesa convenzionali:

  • Scanner statici: non trovano nulla perché il repository è genuinamente pulito
  • Code review umana: anche un revisore attento non vedrebbe codice malevolo
  • AI review: l’agente AI valuta solo il codice che vede, non il payload DNS
  • Audit log limitati: l’agente potrebbe non registrare l’intera catena di esecuzione, incluse le risorse recuperate dinamicamente a runtime

Ciò che rende l’attacco efficace è il comportamento goal-oriented degli agenti AI: quando incontrano un errore, il loro obiettivo è risolverlo. E lo risolvono eseguendo esattamente ciò che viene suggerito — anche se quel suggerimento porta a recuperare ed eseguire un payload da un record DNS remoto.

Cosa ottiene l’attaccante


Se l’attacco va a segno, l’attaccante ottiene una shell interattiva con i privilegi dello sviluppatore. Questo significa accesso a:

  • Variabili d’ambiente (incluse credenziali e API key)
  • File di configurazione locali (chiavi SSH, certificati, config di cloud provider)
  • Possibilità di stabilire persistenza sul sistema
  • Accesso ai repository locali e ai segreti in essi contenuti

I ricercatori 0DIN avvertono che questa tecnica potrebbe essere distribuita facilmente attraverso fake job posting, tutorial, post su blog tecnici o messaggi diretti su piattaforme come Discord o LinkedIn.

Come mitigare il rischio


0DIN ha proposto alcune contromisure concrete per chi sviluppa o utilizza strumenti di coding AI agentico:

  1. Execution chain disclosure: gli agenti AI dovrebbero mostrare esplicitamente l’intera catena di esecuzione dei comandi di setup, inclusi script e codice recuperato dinamicamente a runtime, prima di eseguirlo.
  2. Sandboxing più rigido: gli agenti autonomi che interagiscono con repository esterni dovrebbero operare in ambienti isolati (container, VM, namespace separati) con privilegi minimi.
  3. Permission scoping: limitare le azioni che un agente AI può compiere autonomamente — specialmente l’esecuzione di comandi shell — richiedendo conferma esplicita dell’utente per operazioni ad alto rischio.
  4. Monitoraggio DNS in uscita: implementare logging e alerting su query DNS anomale durante le operazioni di build e setup.
  5. Analisi comportamentale: non fidarsi solo degli scanner statici, ma adottare strumenti di analisi comportamentale che monitorino le azioni effettive a runtime.


Un segnale di allarme per il settore


Questa ricerca evidenzia un problema strutturale nell’adozione degli agenti AI nel ciclo di sviluppo: l’automazione che ci fa risparmiare tempo è la stessa che può diventare un vettore di attacco. Man mano che strumenti come Claude Code, GitHub Copilot Workspace e altri agenti simili vengono integrati nelle pipeline CI/CD e nei workflow quotidiani, la superficie di attacco si espande in modi che i modelli di minaccia tradizionali non contemplano.

La buona notizia è che, per ora, si tratta di un proof-of-concept. La cattiva è che chiunque abbia letto questa ricerca sa come replicarlo — e il costo per un attaccante è praticamente zero: basta pubblicare un repository GitHub e registrare un dominio per il record DNS TXT.

Per i team di sicurezza, questo è il momento di rivedere le policy di utilizzo degli agenti AI, in particolare per quanto riguarda le operazioni autonome su repository di terze parti.


Fonte originale: 4sysops.com — ricerca originale di Mozilla 0DIN via BleepingComputer

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