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Allarme sicurezza Android: 149 milioni di credenziali Gmail, Netflix e Instagram rubate da database non protetto


Immaginate di scoprire che i vostri dati di login per Gmail, Netflix o Instagram sono finiti in mano a chiunque, solo perché un database era lasciato aperto come una porta dimenticata. È esattamente quello che è successo con un`enorme esposizione di circa
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Immaginate di scoprire che i vostri dati di login per Gmail, Netflix o Instagram sono finiti in mano a chiunque, solo perché un database era lasciato aperto come una porta dimenticata. È esattamente quello che è successo con un`enorme esposizione di circa 149 milioni di credenziali di accesso, scoperta dal ricercatore di sicurezza Jeremiah Fowler e condivisa con ExpressVPN. Questo database non protetto, privo di qualsiasi password o crittografia, conteneva ben 96GB di dati grezzi, inclusi username, password in chiaro e link di autenticazione per servizi di tutto il mondo.

Parliamo di numeri impressionanti: Gmail guida la classifica con circa 48 milioni di account colpiti, seguito da Facebook con 17 milioni, Instagram con 6,5 milioni, Yahoo con 4 milioni, Netflix con 3,4 milioni, Outlook con 1,5 milioni e iCloud con 900mila. Non mancano dettagli su TikTok con 780mila, Binance con 420mila, OnlyFans con 100mila, oltre a piattaforme come HBO Max, Disney+, Roblox e persino conti legati a domini .gov di vari governi, .edu per istituzioni educative e servizi finanziari. L`impatto è globale, con rischi enormi di phishing mirato, furti d`identità e accessi fraudolenti, specialmente su Android dove molti di questi servizi sono app quotidiane.

Come è potuto succedere un disastro del genere?


Il database non era il risultato di un singolo hack fresco, ma una pericolosa raccolta di credenziali rubate in passato, probabilmente da malware come gli infostealer che catturano dati in tempo reale. Fowler ha analizzato campioni confermando la presenza di oltre 220 email governative, rendendo questo archivio una vera miniera d`oro per i cybercriminali. Su dispositivi Android, dove la gestione delle password è spesso affidata a gestori integrati o app di terze parti, questa esposizione amplifica i pericoli, soprattutto se usate le stesse credenziali su più piattaforme.

Cosa fare subito per proteggere il vostro Android


La lezione qui è chiara e urgente: evitate assolutamente di riutilizzare la stessa password su servizi diversi, un`abitudine che trasforma un breach isolato in una catena di accessi facili. Cambiate immediatamente le password per Gmail, Netflix e tutti gli account coinvolti, optando per frasi complesse e uniche generate da un gestore affidabile come quello di Google o app dedicate. Attivate l`autenticazione a due fattori ovunque possibile, su Android è semplicissimo tramite le impostazioni di sicurezza delle app. Controllate i vostri account con tool come Have I Been Pwned per verificare esposizioni passate, e considerate un antivirus robusto con scansione credential stuffing. In un ecosistema Android così interconnesso, queste misure non sono opzionali, ma essenziali per navigare sicuri tra email, streaming e social.


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Motorola Edge 70 Fusion: il nuovo design premium e la batteria gigante da 7000 mAh


Le indiscrezioni sul nuovo Motorola Edge 70 Fusion stanno infiammando la community Android, con rendering ufficiali trapelati che rivelano un design raffinato e specifiche tecniche di alto livello per un mid-range. Si tratta del successore dell`apprezzato
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Le indiscrezioni sul nuovo Motorola Edge 70 Fusion stanno infiammando la community Android, con rendering ufficiali trapelati che rivelano un design raffinato e specifiche tecniche di alto livello per un mid-range. Si tratta del successore dell`apprezzato Edge 60 Fusion, e i dettagli emersi dipingono un dispositivo che punta su qualità costruttiva, autonomia record e prestazioni equilibrate, ideale per chi cerca un telefono affidabile senza compromessi.

Partiamo dal design, che cattura subito l`attenzione grazie a una back cover ispirata a materiali come nylon e lino, offrendo non solo un`estetica premium ma anche una sensazione tattile superiore rispetto ai predecessori. I rendering mostrano varianti come Country Air e Silhouette, ma il dispositivo sarà disponibile in ben cinque colorazioni: Blue Surf, Country Air, Orient Blue, Sporting Green e Silhouette, confermando l`impegno di Motorola per una personalizzazione ampia e accattivante. La scocca adotta un approccio quad-curved su tutti i lati, con protezione Corning Gorilla Glass 7i sul display e certificazioni IP68 e IP69 per resistenza a polvere, acqua e getti ad alta pressione, rendendolo perfetto anche per usi outdoor estremi.

Display fluido e luminoso per un`esperienza visiva top


Al centro dell`esperienza utente c`è un display OLED da 6.78 pollici con risoluzione 1.5K (1220×2712 pixel), refresh rate fino a 144Hz e picco di luminosità che potrebbe raggiungere i 5.200 nit, garantendo visibilità eccellente anche sotto il sole diretto e supporto HDR10+. Questo pannello quad-curved immerge completamente nell`azione, sia per gaming che per streaming, e la densità di 439 ppi assicura immagini nitide e dettagliate, elevando il mid-range a standard flagship.

Prestazioni potenti con Snapdragon 7s Gen 3 e Android 16


Sotto la scocca pulsa il Qualcomm Snapdragon 7s Gen 3 su processo produttivo a 4 nm, con CPU octa-core (1×2.5 GHz Cortex-A720, 3×2.4 GHz Cortex-A720, 4×1.8 GHz Cortex-A520) e GPU Adreno 810, supportato da opzioni di RAM da 8GB o 12GB LPDDR5 e storage da 256GB o 512GB UFS 2.2, espandibile via microSDXC. Motorola promette Android 16 preinstallato con tre anni di aggiornamenti OS, assicurando longevità e sicurezza a lungo termine. Le prestazioni si preannunciano fluide per multitasking, gaming e app pesanti, con un salto netto rispetto al Dimensity 7300 del modello precedente.

Camera Sony e batteria mostruosa: il cuore pratico del device


Il reparto fotografico mantiene la solidità con un sensore principale Sony LYTIA da 50MP sul retro (dual camera) e selfie camera da 32MP frontale, capace di video fino a 4K 2160p, per scatti nitidi e versatili in ogni condizione. Ma il vero asso nella manica è la batteria da 7000mAh, un upgrade massiccio dai 5500mAh del predecessore, con ricarica rapida a 68W per tornare operativi in un lampo. Questa capacità promette autonomie epiche, ideali per giornate intense senza ansie da ricarica.

In attesa di data di lancio e prezzi ufficiali, l`Edge 70 Fusion si posiziona come un contendente serio nel mid-range, bilanciando stile, robustezza e features high-end. Se le leak si confermeranno, potrebbe diventare un best-buy per gli appassionati Android che privilegiano sostanza e durata.


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Android 17: Rivoluzione UI con Trasparenze e Effetti Sfocati per un Design più Profondo


Google sta lavorando sodo su Android 17, noto con il codice di sviluppo Cinnamon Bun, e le prime indiscrezioni da build interne rivelano un cambiamento epocale nel design dell`interfaccia utente, che abbandona il classico approccio piatto e opaco per abbr
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Google sta lavorando sodo su Android 17, noto con il codice di sviluppo Cinnamon Bun, e le prime indiscrezioni da build interne rivelano un cambiamento epocale nel design dell`interfaccia utente, che abbandona il classico approccio piatto e opaco per abbracciare in pieno effetti di trasparenza e sfocatura, creando un`esperienza visiva con maggiore profondità e naturalezza.

Immaginate di passare da un`interfaccia rigorosamente bidimensionale, basata su colori solidi e superfici uniformi, a un sistema dove pannelli semitrasparenti e blur leggeri lasciano intravedere lo sfondo, come il wallpaper o le icone delle app sottostanti, rendendo ogni interazione più fluida e contestualizzata; questo non è solo un restyling estetico, ma un`evoluzione che parte dai semi già piantati con Material 3 Expressive nell`anno scorso, dove notifiche e quick settings avevano iniziato a incorporare lievi effetti di sfocatura per evitare quel senso di pesantezza visiva.

In Android 17, questi elementi vengono portati all`estremo: prendiamo ad esempio il volume slider, che nelle build trapelate appare completamente ridisegnato in versione semitrasparente, permettendo di scorgere chiaramente il wallpaper e le icone delle app in background anche durante la regolazione del suono, così da mantenere sempre il contesto della schermata precedente senza perdere un colpo. Lo stesso trattamento tocca al power menu e ad altri overlay di sistema, dove lo sfondo non viene più oscurato del tutto, ma sfocato con eleganza per preservare una gerarchia informativa naturale e intuitiva, quasi come se gli elementi fluttuassero armoniosamente sopra il contenuto.

Qui entra in gioco l`integrazione perfetta con Dynamic Color, il sistema di colorazione dinamica di Android che estrae tonalità dal wallpaper: gli effetti di blur nei pannelli rifletteranno queste palette tematiche, garantendo un`armonia complessiva che lega ogni componente UI al tema personale dell`utente, senza mai risultare invadente o kitsch. Il risultato finale richiama vagamente lo stile Liquid Glass di iOS o le personalizzazioni recenti di Samsung, ma Google opta per un approccio più sobrio e raffinato, fedele alla propria filosofia di design minimalista.

Queste novità non si fermano qui, perché leak più dettagliati parlano anche di una separazione netta tra notifiche e quick settings: swipando dal lato sinistro in alto si accede solo alle notifiche, mentre dal destro ai quick settings, ampliando gli spazi disponibili e riducendo lo scrolling superfluo, con tanto di volume slider posizionato strategicamente sotto i controlli di luminosità per un accesso fulmineo. E per chi preferisce il vecchio layout integrato, Google mantiene l`opzione di revert nelle impostazioni, preservando quella libertà tipica di Android che lo distingue dalla concorrenza.

Al momento, tutto questo è basato su build iniziali, e resta da chiarire se questi effetti di trasparenza si limiteranno ai menu di sistema o si estenderanno come nuove linee guida Material Design anche alle app di terze parti, potenzialmente influenzando l`intero ecosistema. La developer preview è attesa per l`inizio del 2026, con rilascio stabile intorno a giugno, lasciando spazio a ulteriori affinamenti che potrebbero toccare anche performance su device low-end e ottimizzazioni per il gaming.

Insomma, Android 17 promette di ridefinire il modo in cui interagiamo quotidianamente con il nostro smartphone, puntando su un UI più immersivo e personalizzato che potrebbe finalmente colmare il gap estetico con i rivali, senza sacrificare usabilità o velocità; non resta che tenere d`occhio i prossimi leak per scoprire quanto questa rivoluzione visiva sarà audace nella versione finale.


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Xiaomi 18 Pro con doppia camera da 200MP: la differenza con Ultra si assottiglia?


Immaginate di avere in tasca un mostro fotografico che sfida le convenzioni: il Xiaomi 18 Pro potrebbe montare ben due fotocamere da 200MP sul retro, una configurazione da urlo fino a poco fa riservata solo ai modelli Ultra. Questa bomba è esplosa grazie
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Immaginate di avere in tasca un mostro fotografico che sfida le convenzioni: il Xiaomi 18 Pro potrebbe montare ben due fotocamere da 200MP sul retro, una configurazione da urlo fino a poco fa riservata solo ai modelli Ultra. Questa bomba è esplosa grazie al leak del noto Digital Chat Station su Weibo, che parla di test in corso per un top di gamma non-Ultra con dual 200MP, e tutto punta dritto al Pro del prossimo anno.

Partiamo dal confronto con l`attuale Xiaomi 17 Pro, che si affida a un solido trio di sensori da 50MP per principale, tele e ultra-grandangolare, offrendo prestazioni di alto livello ma con una chiara distinzione rispetto all`Ultra e al suo periscopio da 200MP. Se il 18 Pro confermasse questa indiscrezione, vedremmo il sensore principale e il tele passare entrambi a 200MP, mentre l`ultra-grandangolare resterebbe probabilmente sui 50MP, segnando un balzo generazionale epico che riduce drasticamente il gap con l`Ultra.

Perché due 200MP cambiano tutto nel gioco fotografico


La vera magia di questa configurazione sta nella resistenza al crop e nelle capacità di zoom ibrido: con una risoluzione così elevata, ritagli e zoom digitali mantengono una nitidezza impressionante senza degradare la qualità, un vantaggio enorme per chi scatta street photography o ritratti da lontano. Pensate a scene complesse con alto contrasto, dove il dettaglio fine resta intatto anche dopo elaborazioni pesanti. Questa evoluzione sposta il focus della “guerra dei megapixel” non solo sul principale, ma su tutto il sistema, inclusa la lente tele, aprendo scenari di versatilità mai visti su un Pro.

E non è solo camera: si vocifera di un Snapdragon 8 Elite di prossima generazione sotto la scocca, pronto a spingere prestazioni e efficienza a livelli stratosferici, rendendo il pacchetto completo irresistibile per chi cerca il top senza strafare sul prezzo o sulle dimensioni rispetto all`Ultra.

Tempistiche e realistiche aspettative


L`annuncio ufficiale? Probabilmente nella seconda metà del 2026, fedele al ritmo Xiaomi. Al momento si tratta di test, quindi prendiamola con le pinze, ma se arrivasse sul prodotto finale, il Xiaomi 18 Pro si candiderebbe come uno dei device più chiacchierati della serie, perfetto per utenti che vogliono Ultra-power in un corpo Pro. Restiamo incollati ai leak per conferme, perché se è vero, la fotografia Android sta per vivere una rivoluzione.


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Rilasciata DietPi 10: Novità e Miglioramenti


DietPi è una distribuzione GNU/Linux estremamente leggera e ottimizzata per ottenere prestazioni elevate, costruita a partire da Debian e progettata in modo specifico per i single-board computer (SBC, ovvero piccoli computer su scheda singola)46;46;46;

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#46

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Nothing Phone 4a avvistato in certificazioni UAE e India: lancio Q1 2026 all`orizzonte


Amanti di Nothing, preparatevi a un`altra chicca che potrebbe rivoluzionare il vostro prossimo acquisto Android: il Nothing Phone 4a sta scaldando i motori per un debutto imminente. Proprio in questi giorni, un terminale con modello A069 è spuntato nel da
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Amanti di Nothing, preparatevi a un`altra chicca che potrebbe rivoluzionare il vostro prossimo acquisto Android: il Nothing Phone 4a sta scaldando i motori per un debutto imminente. Proprio in questi giorni, un terminale con modello A069 è spuntato nel database dell`autorità di certificazione degli Emirati Arabi Uniti, la TDRA, con registrazione datata 22 gennaio 2026 e numero di apparecchio ER55923/06. Qui i dettagli sono precisi: categoria prodotto smartphome, nome marketing generico “smartphone”, ma senza indicazioni su specifiche o nome ufficiale, anche se tutto punta dritto al prossimo mid-range di Nothing.

Le conferme dalle certificazioni e i leak che non mentono


Questa non è una comparsa isolata, anzi, si allinea perfettamente con i rumors che girano da mesi. Già a ottobre 2025, il leaker stellare Yogesh Brar aveva anticipato un lancio nel primo trimestre del 2026 per la serie Nothing Phone 4a, con il modello base identificato proprio come A069 e la variante Pro come A069B, seguendo lo schema della serie Phone 3a. E non è tutto: a novembre 2025, lo stesso A069 era passato dall`autocertificazione indiana BIS, con numero R-93041815, confermando che Nothing sta preparando il terreno in più mercati per un rollout globale. Immaginate: design trasparente iconico, Glyph Interface evoluta e quel rapporto qualità-prezzo che ha reso Nothing un cult tra gli appassionati Android.

Verso un annuncio entro marzo 2026?


Nothing tace ancora sull`ufficialità, ma i tempi delle certificazioni urlano “finalizzazione”. Con l`ok da TDRA così fresco, è realistico aspettarsi un reveal entro marzo 2026, in linea con il debutto dei predecessori Phone 3a a inizio anno scorso. Il modello Pro, avvistato in database IMEI come A069P, potrebbe affiancarlo, offrendo upgrade succosi per chi cerca il top del mid-range senza svenarsi. E mentre speculiamo sulle performance – chissà se manterrà il processore equilibrato e la batteria longeva della linea a –, un dettaglio divertente emerge dal codice: il “069” richiama il numero di Pokédex di Madatsubomi, tradotto in Bellsprout, fedele alla tradizione Nothing di codename pokémoniani. Pronti a fiutare teaser con campanellini e rampicanti sui social?

Insomma, Nothing Phone 4a si profila come il mid-ranger da tenere d`occhio per chi ama estetica audace e software pulito Nothing OS. Restate sintonizzati sulla community per aggiornamenti bollenti: le prossime certificazioni o un post criptico da Carl Pei potrebbero essere il colpo di grazia.


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🚨 Dicembre 2025 chiude l’anno con un forte rialzo degli attacchi ransomware: +100% di vittime in Italia rispetto a dicembre 2024 (20 vs 10), con oltre 419 GB di dati pubblicati e gruppi come Qilin, LockBit5 e Sinobi tra i più attivi sul nostro Paese.​

🌏 A livello globale le vittime salgono a 817 (+68,8% anno su anno), con 53 gruppi attivi e USA, Canada e Germania in testa, mentre il ransomware colpisce sempre più spesso infrastrutture critiche, università e grandi manifatturiere.​

📚 Il recap di dicembre di Ransomfeed racconta il mese in cui il rischio cyber è diventato anche fisico: dall’acquedotto danese sabotato alle campagne massive contro Oracle EBS, fino alla corsa agli hypervisor come nuovo terreno di caccia dei gruppi ransomware.​

🔗 Leggi il report completo qui: ransomfeed.it/?page=cards

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La versione open-source di MySQL, Oracle e l’interpretazione dei dati: alcuni chiarimenti


La scorsa settimana abbiamo pubblicato l’articolo dal titolo “Nessun commit in tre mesi: la versione open-source di MySQL è stata (finalmente) abbandonata da Oracle?” all’interno del quale, prendendo spunto da diverse fonti, analizzavamo la situazione del repository open-source di MySQL (github.com/mysql/mysql-server) per capire se fosse in effetti ancora ges...

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Rilasciato Bottles 61: Analisi avanzata dei file Windows con la nuova funzione Eagle


Bottles160;è un’applicazione160;open source160;pensata per semplificare l’esecuzione di programmi e giochi sviluppati per160;Windows160;su sistemi160;GNU/Linux, senza la necessità di utilizzare macchine virtuali o configurazioni a doppio avvio (dual boot). In pratica,160;Bottles160;offre un’interfaccia grafica moderna e intuitiva46;46;46;

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#46 #160

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L’Intelligenza Artificiale sta fagocitando il mondo!


Il boom dell’intelligenza artificiale si è appena scontrato con un ostacolo che quasi nessuno aveva previsto. E non si tratta di un problema di software, né di una questione di regolamentazione, né tantomeno di46;46;46;

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#46

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Oppo Find X9s: doppio 200MP per un compact da urlo, supera pure il Pro!


Immaginate un telefono compatto che sfida i mostri sacri della fotografia mobile con una configurazione camera davvero fuori dal comune: l`Oppo Find X9s sembra pronto a rivoluzionare il concetto di smartphone tascabile con potenza fotografica da flagship
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Immaginate un telefono compatto che sfida i mostri sacri della fotografia mobile con una configurazione camera davvero fuori dal comune: l`Oppo Find X9s sembra pronto a rivoluzionare il concetto di smartphone tascabile con potenza fotografica da flagship puro. Secondo le indiscrezioni trapelate dal noto leaker Digital Chat Station, questo modello in sviluppo monterà ben due sensori da 200MP, uno per la camera principale e l`altro per il periscopio telephoto, entrambi basati sul sensore HP5 da 1/1.56 pollici, promettendo un livello di dettaglio e resistenza al crop zoom che farà impazzire gli appassionati di ritratti e scatti lontani.

Una tripletta fotografica che surclassa persino il Pro


Il telephoto periscopico supporterà un zoom ottico 3x, sfruttando l`alta risoluzione per ingrandimenti digitali puliti senza perdere qualità, mentre a completare il trio ci pensa un ultra-grandangolare da 50MP. Quello che rende questa lineup davvero epica è il confronto con il più grande Find X9 Pro: pare che nemmeno il modello top di gamma abbia una doppia dose di 200MP, posizionando l`X9s come un asso nella manica per chi cerca compattezza senza compromessi sulla fotocamera. Oppo alza ulteriormente l`asticella con il sistema Danxia per la resa cromatica, un sensore multispettrale per colori vividi e tonalità della pelle perfette, il tutto in un corpo che mantiene feature premium come 3D ultrasonic fingerprint, resistenza all`acqua, ricarica wireless e una batteria monstre da circa 7.000mAh, roba da far invidia a tablet in un telefono da 6,3 pollici.

Display piatto e potenza MediaTek al top


Parlando di design, l`Find X9s opta per un display flat da 6,3 pollici con risoluzione 1.5K e bordi sottilissimi su tutti i lati grazie alla tecnologia LIPO packaging, ideale per un grip comodo e un`immersione totale senza curvature fastidiose. Sotto il cofano, il cuore pulsante dovrebbe essere il MediaTek Dimensity 9500+, il chip flagship del produttore taiwanese, che garantisce prestazioni da urlo in gaming, multitasking e elaborazione AI per le foto, confermando Oppo come partner affidabile per SoC non-Qualcomm di altissimo livello.

Quando arriverà questa bomba compatta?


Al momento non c`è una data ufficiale di lancio, ma le voci puntano a un debutto intorno a marzo 2026, magari in compagnia dell`agognato Find X9 Ultra. In un panorama Android dominato da bestioni da 6,8 pollici, l`X9s si candida a essere il re dei compatti con un focus fotografico che potrebbe ridefinire le aspettative: tenete d`occhio le prossime conferme, perché se le leak si rivelano vere, stiamo parlando di un device che unirà portabilità estrema e qualità imaging da professionisti.


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AerynOS dice “No” ai modelli LLM e all’AI generativa


La distribuzione GNU/Linux indipendente AerynOS ha annunciato una decisione di grande rilievo: vietare l’utilizzo dei modelli linguistici di grandi dimensioni, indicati con la sigla LLM (dall’inglese Large Language Models, tradotto in italiano come modelli46;46;46;

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#46

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Rilasciato GIMP 3.0.8: un micro aggiornamento di peso


GIMP160;(GNU Image Manipulation Program) è uno degli editor di immagini open source e libero tra i più apprezzati e potenti nel mondo delle distribuzioni GNU/Linux, dove rappresenta lo strumento di riferimento per professionisti e46;46;46;

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#46 #160

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AQUOS sense9: parte l`aggiornamento ad Android 16, prima volta per la serie Sharp!


Sharp ha ufficialmente avviato la distribuzione dell`aggiornamento ad Android 16 per l`AQUOS sense9 (SH-M29), segnando un momento importante per la comunità degli utenti del marchio giapponese. Si tratta del primo aggiornamento major a Android 16 per un m
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Sharp ha ufficialmente avviato la distribuzione dell`aggiornamento ad Android 16 per l`AQUOS sense9 (SH-M29), segnando un momento importante per la comunità degli utenti del marchio giapponese. Si tratta del primo aggiornamento major a Android 16 per un modello già esistente della linea AQUOS, un traguardo che arriva dopo che l`AQUOS sense10 era stato lanciato direttamente con il nuovo sistema operativo a bordo lo scorso autunno.

Per chi possiede un AQUOS sense9, la notizia è particolarmente rilevante considerando che il dispositivo rientra nella fascia media del mercato. Questo aggiornamento rappresenta un impegno concreto di Sharp nel garantire ai propri utenti l`accesso alle ultime innovazioni software, permettendo loro di sfruttare tutte le funzionalità e i miglioramenti che Android 16 introduce.

Dal punto di vista della disponibilità, è importante notare che al momento l`aggiornamento è stato reso disponibile esclusivamente per la versione SIM-free (SH-M29) e per il modello commercializzato da Rakuten Mobile. Gli utenti che hanno acquistato il device tramite operatori tradizionali come NTT Docomo dovranno attendere ancora un po`, sebbene le aspettative sono che anche questi modelli riceveranno l`aggiornamento nel prossimo futuro, seguendo i precedenti storici di distribuzione.

Da un punto di vista tecnico, gli utenti dovranno prestare attenzione ad alcuni dettagli importanti prima di procedere con l`installazione. Il file di aggiornamento ha un peso considerevole, circa 1,41 GB, pertanto Sharp consiglia vivamente di effettuare l`operazione in un ambiente con connessione Wi-Fi stabile. Inoltre, poiché l`aggiornamento non può essere annullato una volta completato, è fortemente raccomandato di eseguire un backup completo dei dati personali prima di avviare il processo. Nel caso in cui l`aggiornamento non procedesse correttamente, gli utenti possono contattare il supporto tecnico di Sharp per ricevere assistenza.

Un aspetto interessante riguarda i tempi di distribuzione. Sebbene Sharp sia stato generalmente piuttosto tempestivo negli ultimi anni nel rilasciare aggiornamenti per i propri dispositivi, l`arrivo di Android 16 per l`AQUOS sense9 rappresenta un lancio leggermente in ritardo rispetto agli standard abituali dell`azienda. Nonostante ciò, il fatto che un modello di fascia media come l`AQUOS sense9 riceva il supporto alla versione più recente del sistema operativo di Google è comunque motivo di soddisfazione, poiché dimostra l`impegno di Sharp nel garantire una longevità software superiore ai propri dispositivi.

Guardando al quadro più ampio, Sharp ha già comunicato che ben 39 modelli della linea AQUOS riceveranno l`aggiornamento ad Android 16, tra cui l`AQUOS R8, R8 Pro, R9, R9 Pro, R10, sense8, sense9, wish4 e wish5. Questo rappresenta un segnale positivo per gli utenti del marchio, specialmente considerando che a partire dal modello AQUOS sense8, l`azienda ha iniziato a garantire fino a tre aggiornamenti major del sistema operativo, un incremento significativo rispetto alle due versioni precedentemente promesse.

L`aggiornamento ad Android 16 per l`AQUOS sense9 quindi non rappresenta solo un upgrade tecnico, ma un chiaro segnale del rinnovato impegno di Sharp nel supporto a lungo termine dei suoi dispositivi, posizionandosi sempre più in linea con le aspettative di una comunità di utenti sempre più consapevole dell`importanza degli aggiornamenti software per la sicurezza e le prestazioni dei propri smartphone.


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Il futuro di Wikipedia? Passa dal supporto (economico) delle aziende che la usano per l’IA


Wikipedia, l8217;enciclopedia libera che ha rivoluzionato la modalità di fruire e fornire conoscenza nel nuovo millennio, nel 2025 ha stabilito, come ha raccontato ARS Technica, un accordo con molte grandi società 8211; tra cui Microsoft, Meta e Amazon 8211; per formalizzare la condivisione, l8217;alimentazione e l8217;istruzione dei loro modelli AI con i contenuti della piattaforma......

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Xperia 1 VII vs POCO F8 Pro: il doppio prezzo non giustifica le prestazioni inferiori con lo stesso Snapdragon 8 Elite


Quando due smartphone montano lo stesso processore, ci si aspetterebbe prestazioni sostanzialmente identiche. Eppure, il confronto tra Xperia 1 VII e POCO F8 Pro dimostra che la realtà è ben diversa. Nonostante entrambi sfruttino il Snapdragon 8 Elite di
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Quando due smartphone montano lo stesso processore, ci si aspetterebbe prestazioni sostanzialmente identiche. Eppure, il confronto tra Xperia 1 VII e POCO F8 Pro dimostra che la realtà è ben diversa. Nonostante entrambi sfruttino il Snapdragon 8 Elite di Qualcomm, i risultati dei benchmark Geekbench 6 rivelano differenze significative che meritano una discussione approfondita, soprattutto considerando il divario di prezzo tra i due dispositivi.

Partiamo dalle prestazioni CPU, dove le differenze sono particolarmente evidenti. Nel test single-core, il POCO F8 Pro raggiunge una media di 2.818 punti contro i 2.293 dell`Xperia 1 VII, rappresentando un vantaggio di circa il 23 percento. La situazione non migliora per Sony nel test multi-core: il POCO F8 Pro segna 8.912 punti mentre l`Xperia 1 VII si ferma a 7.313, confermando un distacco superiore al 20 percento. Questi numeri, considerando che i due telefoni utilizzano il medesimo chipset, sollevano interrogativi interessanti sulla gestione termica, sull`ottimizzazione software e su come i produttori implementano il controllo delle prestazioni.

Ma c`è un aspetto ancora più affascinante che emerge dai dati: la stabilità delle prestazioni. Guardando la deviazione standard dei risultati, emerge un quadro piuttosto diverso tra i due dispositivi. L`Xperia 1 VII mostra una deviazione standard di 897 punti nel single-core e 2.079 nel multi-core, numeri che indicano fluttuazioni considerevoli tra un test e l`altro. Al contrario, il POCO F8 Pro mantiene una coerenza molto maggiore con valori di 253 e 603 rispettivamente, suggerendo un`esperienza d`uso più prevedibile e stabile nel tempo. Questo dettaglio è tutt`altro che trascurabile per chi utilizza il telefono quotidianamente, poiché prestazioni instabili possono tradursi in rallentamenti occasionali anche durante operazioni ordinarie.

Anche sul fronte GPU, il POCO F8 Pro mantiene il vantaggio. Nel benchmark Geekbench 6 OpenCL, il device Xiaomi registra 18.348 punti contro i 16.902 dell`Xperia 1 VII. Per chi si dedica a gaming intensivo o lavora con software di editing video, questa differenza potrebbe manifestarsi in frame rate più fluidi e in tempi di rendering ridotti, anche se la differenza percentuale è meno marcata rispetto ai test CPU.

Naturalmente, i benchmark non raccontano l`intera storia. L`Xperia 1 VII vanta un`esperienza fotografica sofisticata grazie alla sua collaborazione con Zeiss, un display di qualità superiore, il riconoscimento del marchio Sony nel segmento premium e un supporto post-vendita strutturato. Fattori come questi non trovano spazio nelle metriche di Geekbench, eppure rappresentano elementi concreti della proposta complessiva del prodotto. Tuttavia, quando le differenze di prestazione CPU e GPU sono così marcate, e quando la stabilità del POCO F8 Pro supera significativamente quella dell`Xperia 1 VII, è ragionevole supporre che queste disparità si tradurranno in una percezione tangibile durante l`uso quotidiano.

Per chi cerca il massimo delle prestazioni brute al miglior prezzo possibile, il POCO F8 Pro emerge come la scelta più razionale dal punto di vista tecnico. Per chi invece privilegia l`ecosistema Sony, la qualità costruttiva e l`esclusività del brand, l`Xperia 1 VII rimane una proposta interessante nonostante il costo superiore. La vera lezione di questo confronto è che, nel mercato degli smartphone di fascia alta, il chipset utilizzato è solo uno dei fattori che determinano le prestazioni finali, e che due dispositivi identici sulla carta possono comportarsi in modo sensibilmente diverso nella pratica.


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Xiaomi corregge gravi bug su 11 modelli Redmi e POCO: addio blackout in Game Turbo e riavvii improvvisi


Xiaomi ha finalmente messo fine a una serie di problemi critici che affliggevano undici modelli tra Redmi e POCO, come rivelato nell`ultimo report ufficiale sulle correzioni di bug. Parliamo di malfunzionamenti seri che compromettevano l`uso quotidiano, t
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Xiaomi ha finalmente messo fine a una serie di problemi critici che affliggevano undici modelli tra Redmi e POCO, come rivelato nell`ultimo report ufficiale sulle correzioni di bug. Parliamo di malfunzionamenti seri che compromettevano l`uso quotidiano, tra cui blackout dello schermo durante i giochi con Game Turbo, riavvii improvvisi, ritardi gravi nelle operazioni e freeze improvvisi, oltre a guasti hardware come NFC non reattivo, Bluetooth che non si accendeva o spegneva e crash dell`app fotocamera.

Questi update, distribuiti tramite le versioni stabili o beta di Xiaomi HyperOS, portano una stabilità notevolmente migliorata, specialmente per chi usa intensamente i device in gaming o multitasking. Ad esempio, sui Redmi Note 14 5G e POCO M7 Pro 5G, i gravi rallentamenti e i freeze che rendevano il telefono praticamente inutilizzabile sono stati risolti, rendendo le performance fluide e affidabili. Allo stesso modo, il problema dei riavvii automatici non annunciati, che causava perdite di dati e frustrazione, è stato eliminato del tutto, mentre sui tablet come il Redmi Pad 2 è stato corretto il guasto che impediva l`uscita audio dagli speaker.

Tra le correzioni più impattanti, spicca quella per Game Turbo, dove lo schermo diventava completamente nero durante le sessioni di gioco, interrompendo bruscamente l`esperienza. Ora, con la patch applicata, i gamer possono godersi sessioni prolungate senza interruzioni. Anche le funzioni hardware hanno beneficiato di fix mirati: NFC torna pienamente operativo per pagamenti contactless, Bluetooth si attiva e disattiva senza intoppi, e l`app della fotocamera non si blocca più durante l`uso, migliorando la qualità delle riprese quotidiane.

Le macchine interessate da questi interventi sono un mix di smartphone e un tablet di fascia media e alta, perfetti per utenti Android che cercano valore senza spendere una fortuna. Ecco i modelli confermati: POCO X6 Pro 5G, Redmi Note 14 5G, POCO M7 Pro 5G, Redmi 13, Redmi 13x, POCO M6, POCO X5 Pro 5G, Redmi Note 13 Pro, POCO M6 Pro, Redmi Note 13 e Redmi Pad 2. Se possiedi uno di questi, è essenziale controllare immediatamente gli aggiornamenti dal menu Impostazioni, sotto Sistema e aggiornamenti, per ricevere l`OTA via aria. Ricorda di tenere anche le app di sistema sempre aggiornate, per massimizzare l`efficacia delle patch.

Questa ondata di correzioni dimostra l`impegno di Xiaomi nel raffinare HyperOS, trasformando potenziali dealbreaker in punti di forza. Per i possessori di questi device, l`esperienza d`uso diventa ora molto più vicina a quella dei top di gamma, con enfasi su stabilità e connettività. Se noti ancora anomalie residue, usa l`app Servizi e Feedback per segnalarle: potrebbe accelerare ulteriori ottimizzazioni. Con HyperConnect in arrivo e focus su nuovi modelli, Xiaomi continua a evolvere, rendendo i suoi prodotti sempre più appealing per la community Android italiana.


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Tecno POVA Curve 2 5G avvistato su FCC e Geekbench: Dimensity 7100, NFC e batteria da 7750mAh


Il Tecno POVA Curve 2 5G sta facendo parlare di sé, con avvistamenti multipli su FCC, Geekbench e Google Play Console che ne svelano gran parte delle specifiche tecniche e del design. Questo nuovo smartphone della serie POVA, con modello LK7K, promette di
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Il Tecno POVA Curve 2 5G sta facendo parlare di sé, con avvistamenti multipli su FCC, Geekbench e Google Play Console che ne svelano gran parte delle specifiche tecniche e del design. Questo nuovo smartphone della serie POVA, con modello LK7K, promette di essere un dispositivo orientato alla stamina e alle prestazioni medie, ideale per chi cerca un buon compromesso tra prezzo e autonomia senza sacrificare la connettività moderna.

Dai documenti FCC emerge innanzitutto la configurazione di memoria, con una variante da 8GB di RAM e 256GB di storage interno, mentre Google Play Console conferma l`esistenza di un`opzione più potente con 12GB di RAM. Il design posteriore, visibile nelle immagini di certificazione, mostra un pannello curvo con un modulo fotografico posizionato in alto a sinistra, caratterizzato da una forma a pillola orizzontale combinata con elementi circolari e un LED flash dedicato. Un dettaglio interessante è la presenza dell`etichetta NFC sul retro, che conferma il supporto per pagamenti contactless e altre funzioni basate su questa tecnologia, un`aggiunta apprezzata in fascia media.

Sul fronte connettività, il dispositivo supporta un`ampia gamma di standard, inclusi GSM, WCDMA, LTE e 5G NR, oltre a Wi-Fi dual-band su bande 2.4GHz e 5GHz, e Bluetooth. Geekbench fornisce ulteriori indizi sulle performance: con un punteggio single-core di 967 e multi-core di 2645, il telefono monta il MediaTek Dimensity 7100, un processore octa-core con quattro core a 2.40GHz e quattro a 2.00GHz, abbinato alla GPU Mali-G610 MC2. Tutto gira su Android 16, un sistema operativo fresco che dovrebbe garantire aggiornamenti fluidi e ottimizzazioni software avanzate.

Il display, secondo le certificazioni, raggiunge una risoluzione di 1080×2436 pixel con densità di 420 PPI, tipica di un pannello Full HD+ curvo da circa 6.78 pollici, mentre leak più recenti parlano di un AMOLED con refresh rate a 144Hz, luminosità di picco a 1300 nits e protezione Gorilla Glass. La batteria è il vero asso nella manica: TUV certifica una capienza di 7750mAh, ma speculazioni attendibili indicano fino a 8000mAh con ricarica rapida a 45W, perfetta per giornate intense senza preoccupazioni. Sul retro, il setup fotografico principale include un sensore da 50MP con PDAF, flash LED, HDR e supporto a video 4K@30fps, affiancato da una lente ausiliaria, mentre frontalmente c`è una selfie cam da 13MP con stesse capacità video.

Altre chicche includono stereo speaker con Dolby Atmos, resistenza IP64 a polvere e schizzi d`acqua, sensore impronte sotto il display ottico, IR blaster per il controllo remoto, radio FM e USB Type-C 2.0 con OTG. Tecno sembra puntare forte sul mercato indiano con questa release, e visto il flusso di certificazioni, l`annuncio ufficiale potrebbe arrivare a giorni. Se le rumor si confermeranno, il POVA Curve 2 5G si posizionerà come un contendente solido nella fascia media Android, con enfasi su batteria mostruosa e schermo immersivo curvo.


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Le notizie minori del mondo GNU/Linux e dintorni della settimana nr 4/2026


Ogni settimana, il mondo del software libero e open source ci offre una moltitudine di aggiornamenti e nuove versioni di software. Anche se non tutti sono di grande rilevanza, molti di questi possono risultare46;46;46;

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#46

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Rilasciato Incus 6.21: novità nel gestore di container e macchine virtuali open source


Incus è un sistema avanzato per la gestione di container (ambienti isolati che condividono il kernel del sistema operativo ma funzionano come piccoli sistemi indipendenti) e macchine virtuali (sistemi operativi completi eseguiti in modo isolato tramite un hypervisor). Il progetto46;46;46;

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#46

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Rilasciata CachyOS Gennaio 2026 con Plasma Login Manager e molto altro ancora


CachyOS160;è una distribuzione GNU/Linux (o160;distro) “rolling release” basata su160;Arch Linux, progettata per offrire prestazioni elevate e una esperienza utente ottimizzata. Nasce come progetto comunitario nel 2021, con l’obiettivo di semplificare l’uso di Arch Linux,46;46;46;

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#46 #160

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GIMP 3.0.8: l’ultimo aggiornamento della serie 3.0 con tanti fix importanti


Il team di GIMP ha annunciato il rilascio di GIMP 3.0.8, la quarta micro-release della serie 3.0, dedicata soprattutto alla stabilità, alle correzioni di bug e a miglioramenti dell’esperienza utente. Questo aggiornamento potrebbe essere l’ultimo della serie 3.0 prima di concentrarsi allo sviluppo della prossima versione principale (3.2) della celebre applicazione di fotoritocco open source [&...

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BitLocker: chiavi fuori dal cloud. Guida alla crittografia di Windows, passo per passo


Dopo il caso Forbes di pochi giorni fa, tra i social si notano discussioni e confusione su come viene gestita la crittografia di Microsoft, con BitLocker, quando si sceglie di proteggere il proprio device. Questa breve guida vuole essere un passo semplice
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Dopo il caso Forbes di pochi giorni fa, tra i social si notano discussioni e confusione su come viene gestita la crittografia di Microsoft, con BitLocker, quando si sceglie di proteggere il proprio device. Questa breve guida vuole essere un passo semplice e divulgativo, per risolvere alcuni dubbi che possono emergere in utenti poco esperti su questo aspetto e che si trovano a dover installare un nuovo dispositivo Windows, con applicazione della crittografia. Alcuni semplici accorgimenti che possono proteggere la nostra privacy, perchè spesso, in sistemi come quelli Microsoft, le scelte di default non sono sempre le migliori.
Il caso di Forbes

Cosa è successo e perché è importante


Forbes ha rivelato che, in un’indagine su una frode legata ai fondi Covid a Guam, l’FBI ha chiesto a Microsoft le chiavi di recupero BitLocker di tre laptop; Microsoft le ha fornite perché quelle chiavi erano state salvate nel cloud associato agli account Microsoft degli utenti. L’azienda ha confermato che, quando ha accesso alle chiavi di BitLocker e riceve un’ordinanza valida, le consegna alle autorità, in media una ventina di volte l’anno.

Il motivo tecnico è semplice: nelle installazioni moderne di Windows 11, soprattutto su PC consumer, l’utente viene spinto a usare un account Microsoft online; quando attiva la crittografia del dispositivo o BitLocker, la chiave di recupero viene caricata automaticamente sull’account, “per sicurezza” e per evitare che l’utente la perda. Il risultato è che l’utente crede di avere cifratura forte “contro chiunque”, mentre in realtà ha delegato a Microsoft la custodia di una copia della chiave.


La guida a BitLocker, semplificata


Quando un utente installa Windows oggi, spesso non si rende conto di firmare un contratto implicito con Microsoft sulla gestione delle chiavi che cifrano il suo disco. Il recente report di Forbes su un’inchiesta dell’FBI a Guam, in cui Microsoft ha consegnato le chiavi di recupero BitLocker di alcuni laptop, non rivela una backdoor tecnica, ma mette in luce una scelta di design che molti utenti accettano senza capirla: se la chiave di recupero finisce nel cloud dell’account Microsoft, Microsoft può fornirla alle autorità quando riceve un ordine del giudice. Il problema non è BitLocker in sé, che resta un motore di cifratura robusto, ma il fatto che, per comodità, Windows tende a legare la crittografia al proprio account online, trasformando la protezione del dispositivo in un servizio di “surrender as a service” per chiunque abbia accesso legale alle chiavi.

Separare crittografia e account Microsoft


Per chi vuole davvero controllare i propri dati, la strada più coerente è separare due cose che Microsoft spinge a confondere: l’uso dell’account Microsoft per servizi cloud e la crittografia del disco locale. Il punto di partenza è chiaro: se durante la prima installazione di Windows 11 si sceglie subito un account Microsoft online, il sistema può attivare automaticamente la “Device Encryption”, una modalità semplificata che in pratica abilita BitLocker sul disco di sistema e su quelli fissi, con la chiave di recupero salvata nel cloud associato all’account. Questo è il comportamento che ha permesso a Microsoft di fornire le chiavi all’FBI nel caso di Guam, perché in quel contesto la chiave era stata espressamente salvata nel cloud dell’account utente e non solo conservata localmente.

Passo 1: installare Windows con account locale


Per evitare di cadere in questa configurazione “pre‑impostata”, la prima mossa è installare Windows usando un account locale, cioè un profilo creato direttamente sul PC senza passare da Outlook, Hotmail o simili. Su molte installazioni recenti, l’interfaccia cerca di dissuadere da questa scelta, ma è ancora possibile ottenere un account offline disconnettendo il PC da Internet durante la configurazione iniziale o sfruttando le opzioni avanzate che permettono di inserire nome utente e password senza un account Microsoft. L’obiettivo non è demonizzare l’account online, ma semplicemente rimandare la sua introduzione a un momento successivo, dopo aver impostato la crittografia in modo consapevole e aver salvato le chiavi in un luogo sotto il controllo diretto dell’utente.

Passo 2: abilitare BitLocker sulle unità disco


Una volta dentro con un account locale amministratore, è il momento di affrontare BitLocker “vero”, non la versione semplificata di Device Encryption. Su Windows 11 Pro o Enterprise, BitLocker è accessibile dal Pannello di controllo, sotto Sistema e sicurezza → Crittografia unità BitLocker, oppure dalle Impostazioni di sicurezza, dove appare come funzione distinta dalla generica crittografia del dispositivo. Qui l’utente può scegliere di cifrare esplicitamente l’unità di sistema e, se vuole, anche altri dischi interni o esterni, con BitLocker To Go per le chiavette USB. Questa granularità è importante perché permette di decidere esattamente quali volumi cifrare e come gestire le chiavi, anziché affidarsi a un wrapper automatico che si attiva e si nasconde da solo.

Durante l’attivazione di BitLocker, Windows chiede come proteggere il disco all’avvio: la modalità più comune su PC moderni è quella che usa il TPM (Trusted Platform Module), un chip dedicato che custodisce la chiave principale e permette al sistema di avviarsi senza chiedere alcun codice, a patto che l’ambiente di boot non sia stato alterato. È possibile però innalzare il livello di sicurezza richiedendo un PIN pre‑boot o una chiave su USB, scelte che rendono più difficile l’accesso a chiunque abbia solo il disco fisico in mano. La guida può spiegare che il TPM non è una backdoor, ma un componente hardware progettato per proteggere le chiavi da estrazione diretta, e che la vera vulnerabilità nasce quando una copia della chiave viene esposta a terzi, come nel caso del backup nel cloud.

Passo 3: salvare le chiavi di recupero offline


Il momento decisivo è la schermata “Come vuoi eseguire il backup della chiave di ripristino?”, che appare sia durante l’attivazione di BitLocker sia quando si chiede un backup a posteriori. Le opzioni tipiche sono: salvare la chiave in un file, stamparla su carta, salvarla su un’unità USB oppure, se si è loggati con un account Microsoft, caricarla nel cloud associato all’account. È proprio questa ultima opzione che trasforma la crittografia in un sistema in cui Microsoft può diventare un punto di accesso legale, perché la chiave diventa un dato che l’azienda può consegnare quando riceve un ordine del giudice.

La strategia che conviene adottare è semplice ma richiede disciplina: ignorare l’opzione “Salva nel tuo account Microsoft” e scegliere invece una o più soluzioni offline. Un file su una chiavetta USB dedicata, una stampa su carta conservata in un luogo sicuro, magari una copia in un archivio di password protetto da una passphrase forte, ma mai lasciata sul disco cifrato stesso. È utile spiegare ai lettori che la chiave di recupero è l’equivalente digitale di un master key: se la si perde, i dati possono diventare irrecuperabili, ma se la si lascia in giro o nel cloud, si annulla gran parte del valore della cifratura. Per ogni unità cifrata, BitLocker genera una chiave distinta, che va etichettata e archiviata con cura, ad esempio “Notebook‑Ufficio‑C:” o “SSD‑Backup‑E:”, per evitare confusione in caso di emergenza.

Passo 4: solo dopo, associare l’account Microsoft


Solo dopo aver completato questo passaggio, con tutte le unità crittografate e le chiavi di recupero al sicuro in forma offline, l’utente può decidere se associare il PC al proprio account Microsoft per sfruttare OneDrive, Store e altri servizi. Questa operazione, che può avvenire trasformando l’account locale in account Microsoft o aggiungendone uno come account aggiuntivo, non modifica retroattivamente il metodo con cui sono state salvate le chiavi di BitLocker. La guida può sottolineare che, a quel punto, l’account online serve per la sincronizzazione e l’accesso ai servizi, non per la custodia delle chiavi di cifratura del disco.

Per chi vuole spingere il livello di privacy ancora oltre, è possibile mantenere un profilo di sola cifratura locale, usando l’account Microsoft solo via browser o app dedicate, senza mai legarlo direttamente al profilo di sistema. In ogni caso, è consigliabile verificare periodicamente la pagina online dove Microsoft elenca le chiavi BitLocker associate all’account, per assicurarsi che non compaiano recuperi inattesi per dispositivi che si ritenevano “air‑gapped” dal punto di vista delle chiavi. Questo controllo è particolarmente importante dopo un aggiornamento di Windows o un cambio di hardware, che potrebbero innescare nuovi salvataggi automatici se non si presta attenzione.


Dal punto di vista teorico, la lezione da estrarre da questa storia è che la cifratura è solo una parte del problema; l’altra parte è la gestione delle chiavi. BitLocker, come sistema crittografico, non è stato compromesso, ma il suo modello di backup “conveniente” nel cloud ha creato un punto di accesso che le autorità possono sfruttare. La differenza tra password di accesso a Windows e chiave di recupero BitLocker è cruciale: la prima è solo un lucchetto all’account, mentre la seconda è ciò che consente di decifrare materialmente il contenuto del disco, rendendola un obiettivo privilegiato per chiunque voglia accedere ai dati.

L’invito qui è quello di trattare la crittografia come un processo consapevole, non come un’opzione che si accende e si dimentica. Installare Windows con un account locale, cifrare esplicitamente le unità con BitLocker, salvare le chiavi di recupero offline e solo dopo associare l’account Microsoft è un flusso che preserva sia la comodità dei servizi cloud sia il controllo effettivo sui dati.

In un mondo in cui le chiavi possono essere richieste a un terzo da un tribunale, la vera sicurezza sta nel decidere chi, oltre a noi, può avere accesso a quelle chiavi, e nel fare in modo che quella lista sia il più breve possibile.

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Leak immagini reali POCO X8 Pro Max: il Redmi Turbo 5 Max


Xiaomi sta per sorprendere il mercato globale con un nuovo flagship che promette di rivoluzionare il segmento dei telefoni ad alte prestazioni. Le immagini trapelate del Redmi Turbo 5 Max, che sarà commercializzato come POCO X8 Pro Max nei mercati interna
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Xiaomi sta per sorprendere il mercato globale con un nuovo flagship che promette di rivoluzionare il segmento dei telefoni ad alte prestazioni. Le immagini trapelate del Redmi Turbo 5 Max, che sarà commercializzato come POCO X8 Pro Max nei mercati internazionali, rivelano un dispositivo che racchiude tecnologie di fascia alta in un design elegante e minimalista.

Il primo aspetto che cattura l`attenzione è il design complessivo del dispositivo. Il Redmi Turbo 5 Max abbandona gli eccessi estetici a favore di un approccio sobrio e raffinato che ricorda molto da vicino i recenti iPhone. La struttura è caratterizzata da cornici piatte e linee geometriche pulite, mentre il retro mantiene una semplicità disarmante con il posizionamento verticale del doppio modulo fotografico. Le colorazioni disponibili, che includono bianco, nero e azzurro chiaro, seguono una palette di toni neutri e sofisticati, conferendo al device un`aura premium che ci si aspetta dai veri flagship.

Dal punto di vista costruttivo, Xiaomi ha optato per una combinazione di materiali che enfatizza la solidità e il lusso. La cornice è realizzata in metallo piatto, mentre il retro utilizza fibra di vetro, una scelta che permette al telefono di mantenere uno spessore contenuto senza compromettere la rigidità strutturale. Il logo Xiaomi è discretamente posizionato nella parte inferiore del retro, contribuendo a un`estetica complessiva che non grida all`attenzione ma sussurra eleganza.

Passando alle specifiche tecniche, il cuore pulsante del dispositivo è il MediaTek Dimensity 9500s, il più recente SoC della casa taiwanese che rappresenta un enorme salto in avanti in termini di prestazioni. Questo chipset dovrebbe essere il primo al mondo a debuttare su uno smartphone commerciale, posizionando il POCO X8 Pro Max come un vero trendsetter nel panorama mobile. Le prestazioni saranno di livello flagship, come ci si aspetta da un dispositivo che porta il marchio X8 Pro.

Ciò che rende veramente straordinario il Redmi Turbo 5 Max è la batteria. Con una capacità di 9.000 mAh, questo dispositivo stabilisce un nuovo record per il settore degli smartphone. Sebbene possa sembrare eccessivo, tale capienza consente un`autonomia eccezionale senza rendere il telefono ingombrante, grazie all`efficienza del Dimensity 9500s. La ricarica rapida a 100W garantisce che anche una batteria così grande possa essere ricaricata in tempi ragionevoli.

Il display rappresenta un`altra area di eccellenza. Lo schermo LTPS OLED da circa 6,83 pollici con risoluzione 1.5K offre una densità di pixel elevata e colori vivaci, perfetto per chi ama consumare contenuti multimediali o giocare a titoli impegnativi. Il refresh rate di 120 Hz assicura scorrimenti fluidi in ogni situazione, dalle app quotidiane ai giochi più esigenti.

Per quanto riguarda la fotografia, il modulo posteriore è composto da un sensore principale da 50 megapixel dotato di stabilizzazione ottica dell`immagine, affiancato da un sensore ultra-grandangolare da 8 megapixel. Questa configurazione dovrebbe garantire risultati di qualità elevata in varie condizioni di illuminazione, sebbene la fotografia notturna potrebbe beneficiare di un sensore teleobiettivo dedicato. La fotocamera frontale da 20 megapixel dovrebbe offrire selfie nitidi e dettagliati.

La resistenza ambientale è un altro punto di forza. Il dispositivo dovrebbe supportare lo standard IP69, una certificazione rara persino nei flagship, che garantisce protezione completa contro polvere e immersioni in acqua. Inoltre, il sensore di impronte digitali a ultrasuoni integrato nel display fornisce un metodo di sblocco sicuro e conveniente.

Da un punto di vista strategico, Xiaomi continua la sua consolidata pratica di lanciare varianti regionali con nomi diversi. Il Redmi Turbo 5 Max rimarrà esclusivo del mercato cinese con questo nome, mentre il resto del mondo lo conosceranno come POCO X8 Pro Max. Questo approccio consente a Xiaomi di mantenere identità di brand distinte: Redmi per il mercato domestico e POCO per il segmento globale, entrambi focalizzati su un rapporto qualità-prezzo eccellente.

Considerando nel complesso design, specifiche tecniche e capacità di batteria straordinaria, il POCO X8 Pro Max si profila come uno dei modelli più interessanti del 2026. Rappresenta l`impegno di Xiaomi nel fornire prestazioni flagship a un prezzo competitivo, mantenendo al contempo elevati standard qualitativi in ogni aspetto, dalla costruzione al software. La comunità Android ha ragioni concrete per attendere con entusiasmo l`annuncio ufficiale di questo dispositivo.


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Google Foto testa funzione TikTok-style: AI raggruppa e mostra video correlati


Google Foto sta testando una funzione di scoperta video in puro stile TikTok, sfruttando l`intelligenza artificiale per raggruppare e mostrare automaticamente clip correlate, e questo potrebbe rivoluzionare il modo in cui riviviamo i nostri ricordi su And
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Google Foto sta testando una funzione di scoperta video in puro stile TikTok, sfruttando l`intelligenza artificiale per raggruppare e mostrare automaticamente clip correlate, e questo potrebbe rivoluzionare il modo in cui riviviamo i nostri ricordi su Android.

Immaginate di aprire un video nella app Google Foto e, durante la riproduzione, notare un nuovo pulsante “Video correlati” che appare magicamente sullo schermo: basta un tap per accedere a una pagina dedicata dove brevi clip scorrono verticalmente, proprio come su TikTok, pronte per essere swipate con il dito. Questa chicca è stata scoperta nell`ultima versione beta dell`app per Android, la 7.60, grazie a un`attenta analisi APK da parte di esperti. L`AI di Google entra in azione scansionando la vostra libreria per identificare video con punti in comune, come lo stesso luogo, evento o data di ripresa, raggruppandoli in modo intelligente per far riemergere quei clip dimenticati nelle profondità della galleria.

Non si tratta solo di un feed casuale: ogni video mantiene tutte le operazioni base come salvare, condividere o visualizzare i dettagli, e c`è persino una sezione “Visualizza quel giorno” che vi catapulta direttamente a tutte le foto e i video girati in quella specifica giornata, offrendo un tuffo completo nel passato. L`interfaccia è fluida e addictiva, con uno scrolling verticale che richiama fedelmente le short video platform, ma applicato ai vostri contenuti personali, rendendo l`esplorazione molto più engaging rispetto alla tradizionale griglia statica.

Al momento, però, la precisione dell`AI non è perfetta: capita che si intrufolino video con relazioni un po` forzate, mescolando clip non proprio pertinenti, ma essendo una fase di test puro, è lecito aspettarsi affinamenti rapidi nelle prossime iterazioni. Parallelamente, Google sta verificando anche un tema rinnovato per l`editor foto, con uno sfondo luminoso che migliora la visibilità dei contorni nelle zone scure, facilitando ritocchi e regolazioni per un editing più intuitivo e professionale.

Queste novità sono confinate a un rollout limitato per utenti selezionati, senza una data precisa per l`arrivo su larga scala, ma se lo sviluppo procede spedito, potremmo vederle integrate nella versione stabile entro poche settimane. Per la community Android, è un segnale entusiasmamente positivo: Google Foto continua a evolversi, puntando a trasformare la gestione video da semplice archivio a vera esperienza di scoperta personale, e non vediamo l`ora di metterci le mani sopra per testarla sul campo.


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Galaxy A57: prime foto reali leaked con nuova colorazione viola


Le prime immagini reali del Samsung Galaxy A57 sono state finalmente svelate, rivelando un design fedele al predecessore Galaxy A56 ma con tocchi intriganti come la nuova colorazione viola, mentre in Giappone l'arrivo è confermato almeno tramite NTT Docom
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Le prime immagini reali del Samsung Galaxy A57 sono state finalmente svelate, rivelando un design fedele al predecessore Galaxy A56 ma con tocchi intriganti come la nuova colorazione viola, mentre in Giappone l’arrivo è confermato almeno tramite NTT Docomo e potenzialmente anche con altri operatori come SoftBank, Rakuten Mobile e versione SIM-free.

Queste foto, provenienti dal database della certificazione cinese TENAA, mostrano un telefono che mantiene la linea essenziale del modello precedente, con un modulo fotografico posteriore verticale posizionato in alto a sinistra, ora leggermente ridisegnato per apparire più sottile e meno ingombrante, un cambiamento che suggerisce un`attenzione maggiore alla slimness del corpo, migliorando così ergonomia e appeal estetico senza stravolgimenti radicali.

Il nuovo colore viola spicca come l`aggiunta più fresca alla palette, una variante assente nella gamma 2025 del Galaxy A56 e che infonde un tocco di personalità unica alla serie A, tipicamente orientata a opzioni sobrie come nero e bianco; è probabile che la lineup completa includa anche queste tonalità classiche, ampliando le scelte per un pubblico vario.

Dalle dimensioni emerse nelle certificazioni, il Galaxy A57 misura circa 161,5 x 76,8 x 6,9 mm con un peso di 182 grammi, rendendolo un dispositivo relativamente snello e leggero nella sua categoria mid-range, anche se i bordi del display non sembrano rivoluzionari, con un pannello da 6,6 pollici in Full HD+ (1080 x 2340 pixel) probabilmente AMOLED con 16 milioni di colori e sensore fingerprint integrato nel vetro.

Sotto la scocca, il processore Exynos 1680 con clock massimo a 2,9 GHz promette un`evoluzione in termini di prestazioni e efficienza energetica rispetto al passato, abbinato a configurazioni di RAM e storage come 8/256 GB o 12/256 GB, il tutto su Android 16 con One UI 8 e supporto a lungo termine per aggiornamenti OS e security patch, ideale per chi cerca affidabilità senza spendere una fortuna.

Il reparto fotografico si preannuncia solido con una tripla camera posteriore da 50 MP principale (possibilmente Sony IMX906), 12 MP ultra-grandangolare e 5 MP macro, più un selfie da 12 MP anteriore, mentre la batteria beneficia di ricarica rapida fino a 45W, una chicca che accorcia i tempi di attesa e rende il quotidiano più fluido.

In Giappone, dopo circa due anni di assenza dalla serie A5x, il modello è destinato a un debutto primaverile intorno a marzo-giugno 2026, con annunci globali attesi a febbraio, confermati i codici come SC-54G per Docomo, SM-A576Z per SoftBank, SM-A576C per Rakuten e SM-A576Q per la variante SIM-free; il prezzo stimato tra i 70.000 e 80.000 yen lo posiziona come opzione equilibrata per utenti attenti al rapporto qualità-prezzo.

Insomma, il Galaxy A57 non reinventa la ruota ma affina i dettagli per offrire un mid-ranger più maturo, pronto a conquistare chi apprezza la solidità Samsung senza eccessi flagship: restiamo in attesa di annunci ufficiali per conferme su date precise e varianti complete.


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CachyOS Gennaio 2026: nuova ISO con Plasma Login Manager, Wayland e tante novità


La comunità di CachyOS, la distribuzione Linux basata su Arch Linux pensata per prestazioni, gaming e utenti esperti, ha pubblicato la prima release ISO del 2026 con una serie di aggiornamenti e miglioramenti significativi rispetto alle versioni precedenti. Installer completamente rivisto Il team di sviluppo ha lavorato duramente per rendere il processo di installazione più […]
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Rilasciato Wine 11.1 con 22 correzioni di bug per applicazioni e giochi


Wine è un progetto storico nato negli anni ’90 con l’obiettivo di permettere l’esecuzione di applicazioni e videogiochi sviluppati per Microsoft Windows all’interno di sistemi operativi come GNU/Linux, macOS e, in parte, anche BSD. A differenza di un emulatore tradizionale, Wine46;46;46;

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#46

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iQOO 15 Ultra: i pulsanti touch a 600Hz rivoluzionano il gaming mobile


L'iQOO 15 Ultra si presenta come un mostro per il gaming, con i suoi pulsanti shoulder touch che raggiungono un campionamento a 600Hz, una feature demoata in un video hands-on che lascia senza fiato. Design gaming aggressivo Il dispositivo sfoggia un desi
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L’iQOO 15 Ultra si presenta come un mostro per il gaming, con i suoi pulsanti shoulder touch che raggiungono un campionamento a 600Hz, una feature demoata in un video hands-on che lascia senza fiato.

Design gaming aggressivo


Il dispositivo sfoggia un design futuristico con retro a nido d’ape per favorire il raffreddamento attivo tramite ventola integrata, mentre il modulo camera trasparente nasconde una luce breathing per notifica immersive durante le sessioni intense. I pulsanti shoulder, detti “Monster Touch” o “Dui Ying”, sono capacitivi e pressure-sensitive, supportati da chip duali indipendenti che minimizzano il delay di input, rendendoli ideali per mappature personalizzate a quattro dita.

Prestazioni da record


Sotto il cofano pulsa lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, che ha già totalizzato oltre 4,5 milioni di punti su AnTuTu V11, superando il 99% dei rivali in CPU, GPU e UX, con ottimizzazioni ancora in corso per il lancio a febbraio. Il display Samsung flat AMOLED M14 da 6,85 pollici in 2K offre refresh LTPO a 144Hz, touch sampling istantaneo a 3200Hz, luminosità fino a 6000 nit e PWM dimming a 2160Hz per zero sfarfallio anche all’esterno.

Esperienza touch ultra-rispondente


Nel demo allegato, i pulsanti shoulder rispondono con precisione chirurgica a 600Hz, integrando feedback aptico da motore lineare X-axis che simula perfectly i trigger fisici, completo di algoritmo anti-sudore per mantenere accuracy nelle maratone gaming. Questo si abbina al Super Touch Control chip che riduce fallimenti touch in scenari estremi come freddo, carica o multi-dito, garantendo 360Hz stabili per gesture complesse.

Raffreddamento e autonomia gaming


Il sistema 8K single-layer VC cooling con ventola attiva dissipa calore estremo, mentre la batteria da 7400mAh (o oltre 7000mAh silicon-anodo) sopporta sessioni epiche con 100W wired charging e bypass per zero surriscaldamento. Il Q3 gaming chip abilita frame interpolation lossless a 144FPS, super resolution nativa PC-grade e live streaming 2K 60FPS stabile.

Fotocamera e extra


La triple camera include un 50MP Sony IMX882 periscope 3x, con IP68/69 per resistenza estrema, fino a 24GB RAM LPDDR5X Ultra Pro e 1TB storage. In Italia, questo beast si candida a top per gamer Android, con feature come questi 600Hz shoulder che elevano il mobile gaming a console level.


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Poco X8 Pro vuole fare il flagship killer (di nuovo)


La storia del Poco X8 Pro comincia lontano dai render ufficiali e dalle schede tecniche lucidate per il marketing, e passa per un dettaglio apparentemente marginale: la certificazione NBTC thailandese, che lo inquadra nella sua variante più rumorosa, la I
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La storia del Poco X8 Pro comincia lontano dai render ufficiali e dalle schede tecniche lucidate per il marketing, e passa per un dettaglio apparentemente marginale: la certificazione NBTC thailandese, che lo inquadra nella sua variante più rumorosa, la Iron Man Edition, con il modello 2511FPC34G. È il classico momento in cui capisci che un telefono è pronto a uscire dalla bolla dei leak e a diventare un prodotto vero, con un mercato preciso e una narrativa già pronta: quella del nuovo mid-range aggressivo che vuole infastidire sia i competitor Android sia i flagship “accessibili” che da qualche anno hanno alzato l’asticella dei prezzi.

Nella pratica, però, il Poco X8 Pro è meno cosplay e più hardware. L’ossatura è quella che in Cina vedremo probabilmente come Redmi Turbo 5, con un SoC Dimensity 8500 a fare da compromesso “intelligente” tra potenza pura e consumi, mentre la variante X8 Pro Max dovrebbe alzare l’asticella con un Dimensity 9500 pensato per inseguire anche la fascia premium. È una scelta quasi politica: niente Snapdragon “di richiamo”, ma un MediaTek moderno che punta a tenere bassi i costi e a spingere su efficienza e prestazioni sostenute, soprattutto nel gaming e nelle sessioni lunghe, quelle in cui il throttling ti ricorda brutalmente quanto hai pagato il device.

Il pezzo di design che farà discutere non è tanto la colorazione Iron Man, quanto il modo in cui Poco continua a giocare con l’estetica borderline tra gaming phone e telefono “normale”. La scocca richiama in parte il linguaggio già visto sulla serie precedente, ma qui l’attenzione si sposta sull’insieme: un blocco fotocamere più pronunciato, finiture che strizzano l’occhio ai fan delle edizioni speciali e un uso del branding che non ha paura di occupare spazio sul retro. È il tipo di smartphone che non si finge minimalista: vuole essere riconoscibile al primo sguardo, nel bene e nel male.

Il vero manifesto tecnico, però, è frontale. Poco X8 Pro si presenta con un pannello OLED da 1,5K a 1,5K, una definizione intermedia che rifiuta il compromesso del full HD “base” ma non rincorre la QHD solo per motivi di scheda tecnica, e abbina il tutto a una batteria da 9.000 mAh che, se confermata nei modelli di produzione, suona quasi come una provocazione alle politiche di assottigliamento a tutti i costi. Qui l’idea è chiara: costruire una macchina da contenuti e da gaming che non ti obblighi a ossessionarti con la percentuale residua ogni sera, e che possa diventare il dispositivo principale anche per chi lavora da smartphone, tra mail, documenti e streaming continuo.

La domanda sottotraccia è se questo hardware basti per reggere la pressione competitiva interna, perché Poco X8 Pro non gioca solo contro i Galaxy e i vari Oppo e Vivo di turno, ma soprattutto contro la lineup di casa: Redmi Note 15 Pro, Poco M8 Pro e via discorrendo. Lo stesso articolo che ha svelato i primi dettagli posiziona il X8 come alternativa più ambiziosa a questi modelli, suggerendo un punteggio Antutu nell’ordine dei 335.000 punti per il pacchetto complessivo, un valore che non impressiona più sulla carta ma va letto nel contesto di ottimizzazione energetica e di prezzo atteso. In altre parole, non è una scheda tecnica costruita per fare screenshot da postare su Twitter, ma per tenere insieme display, autonomia e prestazioni senza esplodere il budget.

Interessante anche la strategia di segmentazione implicita tra X8, X8 Pro e X8 Pro Max, che segue da vicino quella cinese tra Redmi Turbo e le varianti “plus”, con il X8 Pro che si piazza come il punto di equilibrio più credibile per il mercato europeo e, di riflesso, per quello italiano. Poco X8 “liscio” sembra destinato a ereditare lo spazio del classico mid-range da massa, in concorrenza diretta con Redmi Note 15 Pro e con la fascia medio-bassa di brand come Oppo e Vivo, mentre X8 Pro e Pro Max cercano di diventare l’alternativa “da nerd consapevoli” a chi oggi guarderebbe un Galaxy A di fascia alta o un Pixel “a” in offerta.

Sul fronte fotografico, le informazioni non sono ancora complete, ma il posizionamento suggerito dall’articolo giapponese lascia intendere un setup triplo coerente con la tradizione Poco: sensore principale di buon livello, probabilmente condiviso con la famiglia Redmi di riferimento, affiancato da ultra-wide e macro più funzionali che realmente ambiziosi. In uno scenario del genere, l’investimento vero sembra spostarsi di nuovo su display e batteria, con il comparto camera che resta “abbastanza buono” per il target a cui punta il brand ma difficilmente in grado di spostare l’asticella rispetto alla concorrenza diretta.

La parte più Motherboard di questa storia, però, non è nella singola specifica, ma nel pattern che disegna. Poco continua a usare i mercati emergenti come la Thailandia come banco di prova regolatorio e comunicativo, facendo trapelare modelli e varianti speciali – come la Iron Man Edition – attraverso gli enti di certificazione locali prima di un lancio globale coordinato. È un flusso quasi rituale: documenti NBTC, codici modello come 2511FPC34G, poi le prime immagini, infine il rollout commerciale con la consueta narrativa “flagship killer” aggiornata all’anno nuovo.

Dal punto di vista di chi vive Android come ecosistema e non solo come piattaforma, Poco X8 Pro è interessante perché racconta l’evoluzione del mid-range meglio di molte conference patinate. Vedi la normalizzazione di pannelli OLED di qualità anche fuori dai top di gamma, l’aumento quasi spregiudicato delle capacità batteria, la scommessa su SoC MediaTek di ultima generazione e la continua ibridazione tra brand Xiaomi, Redmi e Poco, che condividono basi tecniche ma provano a costruire identità distinte a colpi di nomenclature e collaborazioni pop.

Quanto sarà credibile tutto questo sul mercato italiano dipenderà, come sempre, da due fattori che sulla carta non compaiono: prezzo e software. Se il posizionamento seguirà la logica storica del brand, è facile immaginare uno street price aggressivo fin dai primi mesi, con il X8 Pro che potrebbe diventare il “telefono consigliato” per chi chiede un Android potente ma non vuole sforare la soglia psicologica del vero flagship. Sul software, invece, resta da vedere come Poco giocherà con la nuova interfaccia rispetto alle ultime iterazioni MIUI/HyperOS, e se saprà evitare quel backlog di bug minori che spesso sporca l’esperienza complessiva anche quando l’hardware è solido.

In attesa di schede tecniche complete e conferme ufficiali per il mercato europeo, il quadro che emerge è già abbastanza chiaro: Poco X8 Pro non vuole reinventare Android, ma ribadire che il mid-range può ancora essere il posto giusto per chi cerca un equilibrio credibile tra specifiche e prezzo, senza rinunciare a un po’ di estetica da fan service. Se manterrà la promessa di un OLED 1,5K, batteria da 9.000 mAh e un Dimensity 8500 ben ottimizzato, il nuovo “flagship killer” potrebbe non essere quello che urla di più nelle campagne social, ma quello che resiste meglio dopo un anno di uso reale.


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Rilasciato GNU Guix 1.5: Caratteristiche e Novità


GNU Guix è un gestore di pacchetti software transazionale, progettato per offrire agli utenti un livello molto elevato di controllo e riproducibilità del proprio sistema. Nato come progetto del GNU Project, GNU Guix si46;46;46;

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#46

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Galaxy S26, il leak che non dovevamo vedere: smontaggi, Exynos 2600 e IA ovunque


Le informazioni pubblicate sul sito web di un rivenditore europeo hanno svelato i prossimi modelli e le varianti di colore della prossima serie di punta Galaxy S26 di Samsung. Sebbene queste informazioni siano anteriori all'annuncio ufficiale, ci fornisco
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Le informazioni pubblicate sul sito web di un rivenditore europeo hanno svelato i prossimi modelli e le varianti di colore della prossima serie di punta Galaxy S26 di Samsung. Sebbene queste informazioni siano anteriori all’annuncio ufficiale, ci forniscono un quadro piuttosto chiaro della gamma.

La configurazione della serie S26 svelata dai rivenditori europei


I tre modelli confermati questa volta sono Galaxy S26, Galaxy S26+ e Galaxy S26 Ultra. I modelli derivati ​​di cui si vocifera, come Galaxy S26 Edge e Galaxy S26 Pro, non sono stati ancora confermati.

Samsung dovrebbe annunciare ufficialmente la serie Galaxy S26 il 25 febbraio e sembra probabile che i rivenditori si stiano preparando a venderli di conseguenza. Le informazioni elencate non includevano solo la capacità di archiviazione e le varianti di colore, ma anche il numero di modello ufficiale.

Varianti di colore ed Enterprise Edition


Si prevede che il Galaxy S26 Ultra sarà disponibile in quattro colori: nero, bianco, blu cobalto e blu cielo, mentre il Galaxy S26 e S26+ saranno disponibili in nero, bianco, viola cobalto e blu cielo.

Inoltre, il Galaxy S26 Ultra e il Galaxy S26 avranno anche una Enterprise Edition per uso aziendale, disponibile solo in nero.

Panoramica della configurazione di archiviazione per modello


Il modello Ultra sarà disponibile in tre configurazioni: 256 GB, 512 GB e 1 TB, mentre i modelli S26 e S26+ saranno disponibili in due configurazioni: 256 GB e 512 GB. Trattandosi di modelli di punta, è probabile che si tratti di configurazioni sicure, in linea con il trend attuale.

Evoluzione prevista della serie Galaxy S26


Si prevede che la serie Galaxy S26 sarà una generazione che enfatizzerà miglioramenti costanti piuttosto che cambiamenti radicali. I modelli Standard e Plus dovrebbero presentare un design rinnovato per la fotocamera, e si è notato che il corpo macchina potrebbe essere diverso dal modello precedente.

Per quanto riguarda la batteria, si vocifera che la capacità del Galaxy S26 aumenterà a 4.300 mAh, il che dovrebbe migliorare l’affidabilità nell’uso quotidiano. Anche i miglioramenti alla ricarica wireless, come il supporto per Qi2 e per gli accessori magnetici, rappresentano un punto di grande interesse.

Il SoC sarà configurato in modo diverso in base alla regione?


Per quanto riguarda le prestazioni, potrebbe tornare la consueta strategia SoC regionale di Samsung: si prevede che il Galaxy S26 e l’S26+ saranno alimentati dall’Exynos 2600 o dallo Snapdragon 8 Elite Gen 5, a seconda del mercato, mentre è probabile che il Galaxy S26 Ultra sarà alimentato da uno Snapdragon in tutte le regioni.

Fotocamere e intelligenza artificiale sono opzioni solide


Per quanto riguarda le prestazioni della fotocamera, si prevede che i miglioramenti saranno incentrati sulla stabilità piuttosto che su innovazioni radicali. I modelli Standard e Plus saranno dotati di un nuovo teleobiettivo, che dovrebbe migliorare la qualità delle immagini in condizioni di scarsa illuminazione e la resistenza al rumore, ma miglioramenti significativi potrebbero essere riservati al modello Ultra e successivi.

Nel frattempo, Samsung si sta concentrando sulle funzionalità di intelligenza artificiale. Oltre all’espansione di nuove funzioni incentrate sull’intelligenza artificiale generativa, si vocifera di una collaborazione con Perplexity AI e di una revisione radicale di Bixby.

Nel complesso, la serie Galaxy S26 sembra essere una generazione che privilegia il miglioramento del livello generale di perfezione e il potenziamento dell’esperienza di intelligenza artificiale, piuttosto che competere su specifiche tecniche appariscenti. L’attenzione è focalizzata su quante di queste informazioni saranno confermate nell’annuncio ufficiale.


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Mozilla introduce i pacchetti RPM per la versione notturna di Firefox


Mozilla introduce i pacchetti RPM per la versione notturna (Nightly) di Firefox, compiendo un passo che molti utenti delle distribuzioni GNU/Linux basate su RPM aspettavano da tempo. Da oggi è disponibile un repository software46;46;46;

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Le scorciatoie web della schermata iniziale di HyperOS 3 di Xiaomi non rispondono, un problema comune segnalato su più dispositivi


In seguito all'aggiornamento all'ultimo sistema operativo, "HyperOS 3", attualmente in distribuzione per i dispositivi Xiaomi, alcuni utenti hanno segnalato un bug per cui i collegamenti alle pagine web posizionati nella schermata iniziale non funzionano
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In seguito all’aggiornamento all’ultimo sistema operativo, “HyperOS 3”, attualmente in distribuzione per i dispositivi Xiaomi, alcuni utenti hanno segnalato un bug per cui i collegamenti alle pagine web posizionati nella schermata iniziale non funzionano più. Problemi simili sono stati confermati su diversi modelli su forum di utenti come Kakaku.com, il che suggerisce che il problema non sia probabilmente specifico del dispositivo, ma piuttosto correlato al sistema operativo.

Le scorciatoie di Chrome non rispondono


Il sintomo principale segnalato è che quando si tocca un collegamento web creato utilizzando la funzione “Aggiungi alla schermata Home” di Google Chrome, non succede nulla e il browser non si avvia.
In molti casi, il dispositivo non visualizza alcun messaggio di errore e non risponde affatto. Tuttavia, occasionalmente si avvia se lo si preme ripetutamente e potrebbe rispondere se lo si tocca due volte, quindi il suo comportamento è considerato instabile.

Segnalazioni simili su più dispositivi Xiaomi e POCO


Questo problema non è limitato a un modello specifico, ma è stato confermato su più dispositivi, come i seguenti:

  • POCO F7
  • POCO X7 Pro
  • Xiaomi 15
  • Xiaomi 15T Pro
  • Xiaomi Pad Mini

Questo problema è stato segnalato nonostante piccole differenze nelle versioni del firmware (3.0.3.0, 3.0.5.0, 3.0.7.0, ecc.) e si ritiene che sia un comportamento comune a tutte le versioni di HyperOS 3.

Potrebbe essere coinvolta la funzionalità della doppia app


Secondo la verifica del forum e le risposte degli esperti, questo problema è probabilmente causato da un conflitto tra la funzionalità “doppia app” di HyperOS e la funzione di scelta rapida di Chrome.
In effetti, sono state numerose le segnalazioni da parte di utenti che utilizzano app doppie e sono stati confermati diversi casi in cui il problema è stato risolto modificando le impostazioni.

Soluzioni alternative condivise dagli utenti


Al momento non è disponibile una soluzione ufficiale, ma ci sono segnalazioni secondo cui il problema è stato risolto seguendo i passaggi indicati di seguito.

  • Elimina il tuo account dual app e disattiva la funzionalità dual app
  • Installa Chrome Beta e impostalo come browser predefinito
  • Disinstallare l’aggiornamento di Chrome e quindi creare nuovamente il collegamento.

Nessuna di queste soluzioni può essere considerata fondamentale e risulta particolarmente restrittiva per gli utenti che utilizzano quotidianamente due app.

In alcuni casi, un ripristino delle impostazioni di fabbrica può migliorare la situazione.


Alcuni utenti hanno segnalato che il ripristino del dispositivo (ripristino delle impostazioni di fabbrica) ha risolto il problema, ma poiché richiede la ricostruzione di impostazioni e app, è un processo piuttosto difficile e alcuni affermano che non è pratico come soluzione temporanea.

Speriamo che questo problema venga risolto in futuro, poiché dipende dal sistema operativo.


Poiché questo problema si verifica su più dispositivi e utenti, è molto probabile che si tratti di un difetto specifico di HyperOS 3.
Alcuni commenti sul forum suggeriscono di segnalare il problema al supporto, affermando che “se ci sono poche lamentele, è difficile risolverlo” e che speriamo di vedere miglioramenti nei futuri aggiornamenti.

Sono stati sollevati altri problemi con HyperOS 3, come notifiche ritardate e comportamento instabile, per cui sembra necessario continuare a monitorarne attentamente la maturità complessiva.


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OnePlus Nord 6 appare su Geekbench, rivelando Snapdragon 8s Gen 4 e Android 16


Si prevede che la serie Nord di fascia media di OnePlus, il nuovo OnePlus Nord 6, arriverà presto sul mercato globale. Dopo varie certificazioni, le informazioni sul dispositivo sono state registrate anche sul servizio di benchmarking Geekbench, rivelando
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Si prevede che la serie Nord di fascia media di OnePlus, il nuovo OnePlus Nord 6, arriverà presto sul mercato globale. Dopo varie certificazioni, le informazioni sul dispositivo sono state registrate anche sul servizio di benchmarking Geekbench, rivelandone alcune prestazioni.

Registrato su Geekbench come “CPH2795”


OnePlus Nord 6, apparso nel database di Geekbench, è stato identificato con il numero di modello “CPH2795”. Utilizza il processore Snapdragon 8s Gen 4 di Qualcomm con 12 GB di RAM. Questo chipset è il processore di ultima generazione presente in dispositivi di fascia media come Nothing Phone 3 e POCO F7.
Geekbench

Miglioramento costante delle prestazioni da Nord 5


Il punteggio Geekbench è di 2.019 per il single-core e 6.503 per il multi-core, il che dimostra un miglioramento significativo delle prestazioni rispetto al OnePlus Nord 5 di precedente generazione. Il Nord 5 è dotato di uno Snapdragon 8s Gen 3 e le sue prestazioni multi-core si attestavano solo sui 5.000, quindi il miglioramento delle prestazioni è particolarmente evidente durante l’elaborazione di più attività.

Dotato di Android 16 in anticipo


I dati di benchmark confermano inoltre che il telefono utilizza l’ultimo sistema operativo Android 16. Si tratta di un aggiornamento relativamente precoce per un modello di fascia media globale, il che probabilmente sarà un punto di interesse per gli utenti che danno priorità agli aggiornamenti a lungo termine.

OnePlus Ace 6 verrà rilanciato in Cina?


Precedenti indiscrezioni hanno suggerito che OnePlus Nord 6 sarà probabilmente basato su OnePlus Ace 6, lanciato in Cina nell’ottobre 2025. L’Ace 6 sarà dotato di un display AMOLED da 6,83 pollici con una risoluzione di 1,5K e un’elevata frequenza di aggiornamento fino a 165 Hz.

La configurazione della fotocamera è una doppia specifica con una fotocamera principale da 50 megapixel e una fotocamera ultra-grandangolare da 8 megapixel, mentre la fotocamera frontale è da 16 megapixel. Oltre alla batteria ad alta capacità da 7.800 mAh, supporta anche la ricarica ultra-veloce da 120 W, che è una caratteristica importante.

Tieni d’occhio le novità di OnePlus


Recenti rapporti hanno inoltre indicato che OnePlus sta sviluppando altri due nuovi smartphone per il mercato cinese, continuando a rafforzare la sua gamma per il 2026. Siamo inoltre in attesa di ulteriori informazioni su OnePlus Nord 6, tra cui l’annuncio ufficiale, la data di uscita globale e il prezzo.

OnePlus Nord 6 è un telefono di fascia media con prestazioni che si avvicinano a quelle di un telefono di fascia alta, il che lo rende una scelta ideale per chi apprezza l’equilibrio tra prestazioni e prezzo.


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Google Foto introduce la nuova funzionalità AI “Me Meme” che ti consente di creare facilmente immagini meme utilizzando le tue foto


Google ha aggiunto una nuova funzionalità chiamata "Me Meme" alla sua app di gestione delle foto, Google Foto, che utilizza l'intelligenza artificiale generativa, e ha iniziato a offrirla agli utenti negli Stati Uniti. La funzionalità è attualmente in fas
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Google ha aggiunto una nuova funzionalità chiamata “Me Meme” alla sua app di gestione delle foto, Google Foto, che utilizza l’intelligenza artificiale generativa, e ha iniziato a offrirla agli utenti negli Stati Uniti. La funzionalità è attualmente in fase di implementazione graduale come funzionalità sperimentale sia per Android che per iOS.

Negli ultimi anni, Google Foto ha ampliato le sue funzionalità legate all’intelligenza artificiale, in particolare nella scheda “Crea”, e Me Meme fa parte di questa espansione. [forum: @le-applicazioni-per-android]

Immagini meme generate dall’intelligenza artificiale che ti ritraggono


Me Meme è una funzionalità che consente agli utenti di generare immagini meme utilizzando le proprie foto. Utilizzando l’intelligenza artificiale generativa, gli utenti possono creare immagini divertenti e personalizzate semplicemente abbinando le proprie foto a modelli predefiniti. La sua caratteristica unica è che consente agli utenti di creare facilmente contenuti facili da condividere con amici e familiari.

Istruzioni specifiche per l’uso fornite sul forum ufficiale


Il forum ufficiale di Google spiega anche come utilizzare Me Meme. Il procedimento è semplice e puoi crearlo seguendo i passaggi indicati di seguito.

  • Apri l’app Google Foto
  • Tocca “Crea” nella parte inferiore dello schermo e seleziona “Me Meme”
  • Scegli un modello (predefinito o una tua immagine)
  • Tocca “Aggiungi foto” e seleziona la tua foto
  • Tocca “Genera”

Se lo utilizzi per la prima volta, apparirà una semplice schermata introduttiva e potrai provare le funzionalità toccando “Provalo ora”.

Si consiglia una foto con una chiara visione del viso


Ti consigliamo di utilizzare un selfie o un ritratto in cui il volto sia chiaramente visibile. Una foto frontale, ben illuminata e a fuoco è l’ideale, e puoi facilmente modificarla prima di scattarla.

Sono disponibili numerosi modelli e gli utenti possono anche utilizzare le proprie immagini, il che consente un elevato grado di libertà nella creazione.

Una volta generato, può essere salvato, rigenerato e condiviso.


L’immagine meme generata può essere salvata direttamente nella libreria di Google Foto. Se non ti piace, puoi rigenerarla e condividerla su altre piattaforme, inclusi i social media. È disponibile anche una funzione per confrontare l’immagine generata con la foto originale e inviare feedback.

Lanciato per la prima volta negli Stati Uniti, la disponibilità in Italia è sconosciuta


Me Meme è attualmente in fase di distribuzione per gli utenti di Google Foto negli Stati Uniti, ma non è disponibile su tutti i dispositivi. Google non ha ancora rilasciato annunci ufficiali sull’espansione delle regioni supportate o sulla data di disponibilità in Italia.

Una funzionalità di intelligenza artificiale generativa simile è disponibile anche nell’app Gemini, ma Google Foto offre un’esperienza più guidata, inclusa la selezione di modelli. Il nome “Me Meme” è anche visto come una mossa di branding volta a diffondere il messaggio sui social media.

La scheda Crea di Google Foto offre già la generazione di intelligenza artificiale, la conversione di foto in video, remix, collage, video in evidenza, foto cinematografiche, animazioni e molto altro, e l’aggiunta di Me Meme probabilmente aprirà la strada a utilizzi ancora più orientati all’intrattenimento.


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Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Skip rende i suoi strumenti per lo sviluppo mobile liberi e open source


Skip ha eliminato gli abbonamenti a pagamento e reso open source l’intera suite di strumenti per lo sviluppo di applicazioni mobile, consentendo la creazione di app native per iOS e Android in modo completamente46;46;46;

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#46

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La fondazione Python, dopo il rifiuto dei fondi federali, ha ricevuto 1,5 milioni da Anthropic


Lo scorso novembre avevamo riportato una notizia quanto mai particolare: la Python Software Foundation (PSF) si era trovata costretta a rifiutare 1,5 milioni di dollari delle sovvenzioni che aveva richiesto (e che erano stati approvati) alla National Science Foundation, entità governativa statunitense che supporta progetti considerati meritevoli. Il motivo risiedeva nell8217;obbligo di non stim...

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#8217

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Galaxy S26 Ultra: il vetro Corning che uccide i protector per lo schermo


Samsung sta per rivoluzionare la protezione dello schermo con il Galaxy S26 Ultra, dove un nuovo vetro Corning potrebbe rendere superflui i film protettivi che usiamo da anni. Le indiscrezioni delle ultime ore, partite dal leaker Ice Universe, parlano di
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Samsung sta per rivoluzionare la protezione dello schermo con il Galaxy S26 Ultra, dove un nuovo vetro Corning potrebbe rendere superflui i film protettivi che usiamo da anni. Le indiscrezioni delle ultime ore, partite dal leaker Ice Universe, parlano di un’evoluzione che risolve direttamente a livello di vetro i problemi di graffi e riflessi, trasformando il display in un baluardo inattaccabile.

Evoluzione del Gorilla Armor


La saga inizia con il Galaxy S24 Ultra, che ha debuttato il primo Gorilla Armor di Corning, un vetro con coating antiriflesso che riduce i bagliori fino al 75% rispetto ai vetri tradizionali e resiste ai graffi quattro volte meglio dei concorrenti in aluminosilicato. L’anno successivo, il S25 Ultra ha portato il Gorilla Armor 2, una variante vitroceramica che sopporta cadute da 2,2 metri su cemento simulato e mantiene una durezza Mohs di livello 8, superando di due step il Victus 2 del S23 Ultra. Per il S26 Ultra, trapela l’uso di una terza generazione, definita “ultra-high strength”, che eleva ulteriormente la resistenza ai micrograffi, eliminando il bisogno di protector temperati per l’uso quotidiano.

Resistenza ai graffi e privacy integrata


Questo nuovo Corning non si limita al antiriflesso: integra una struttura ceramica che previene i segni fini da chiavi o sabbia in tasca, mantenendo il display pristine per mesi senza ausili esterni. Aggiunge un “Privacy Guard” hardware, che oscura la visibilità laterale senza appannare lo schermo come i vecchi filtri, rendendo obsoleti anche i protector per la privacy. Test di laboratorio Corning confermano che resiste meglio a cadute e abrasioni rispetto ai predecessori, con un topcoat più duraturo che evita l’usura prematura del coating.

Realtà contro hype


Samsung vende ancora protector ufficiali per il S25 Ultra, suggerendo che il S26 non eliminerà del tutto il mercato, ma ridurrà drasticamente la necessità per graffi superficiali o bagliori, lasciando i film solo per paranoici sulle cadute. Rispetto agli iPhone, che competono solo parzialmente in antiriflesso, il Galaxy S26 Ultra amplierebbe il gap in durabilità e chiarezza outdoor. L’annuncio ufficiale rivelerà se sia un Gorilla Armor 3 o un brand nuovo, ma le premesse promettono un display che sfida l’idea stessa di protezione extra.


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