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Pixel 11, audio rovinato dal rumore nei video con Video Boost attivo


Alcuni possessori della nuova serie Pixel 11 segnalano un fastidioso problema durante le riprese video: un rumore improvviso che si inserisce nella traccia audio, rovinando la qualità del filmato. Il difetto sembra manifestarsi quando è attiva la funzione Video Boost di Google, e si aggiunge alle altre segnalazioni di instabilità già emerse nei primi giorni di vita dei nuovi Pixel, come i crash delle app. Rumore ogni 5 secondi con Video Boost attivo Secondo una segnalazione pubblicata […]
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Alcuni possessori della nuova serie Pixel 11 segnalano un fastidioso problema durante le riprese video: un rumore improvviso che si inserisce nella traccia audio, rovinando la qualità del filmato. Il difetto sembra manifestarsi quando è attiva la funzione Video Boost di Google, e si aggiunge alle altre segnalazioni di instabilità già emerse nei primi giorni di vita dei nuovi Pixel, come i crash delle app.

Rumore ogni 5 secondi con Video Boost attivo


Secondo una segnalazione pubblicata su Reddit, un utente in possesso di un Pixel 11 Pro XL ha ripreso un video durante un evento per testare la fotocamera, accorgendosi in seguito che la traccia audio presentava un forte rumore ogni cinque secondi circa. Il problema si è verificato solo nei video girati con Video Boost attivo, la funzione introdotta a partire da Pixel 8 Pro che migliora colore, luminosità, stabilizzazione e resa nelle scene poco illuminate elaborando il filmato sui server di Google prima di restituirlo corretto sul telefono. È proprio in questa fase di elaborazione remota che potrebbe nascondersi l’origine del difetto, anche se al momento la causa esatta non è confermata.

Lo zoom audio tra i possibili indiziati


Nello stesso thread, diversi altri utenti Pixel 11 hanno confermato di riscontrare lo stesso problema, e alcuni ipotizzano che la causa sia collegata alla funzione di zoom audio, pensata per enfatizzare il suono del soggetto inquadrato durante lo zoom riducendo il rumore ambientale circostante. L’utente che ha segnalato per primo il problema ha dichiarato che, dopo aver svuotato la cache dell’app fotocamera e disattivato lo zoom audio, i video successivi girati con Video Boost non presentavano più anomalie nell’audio. Non è chiaro, tuttavia, se questo rimedio funzioni per tutti gli utenti colpiti o se si tratti solo di un miglioramento temporaneo.

Meglio fare attenzione nelle riprese importanti


Video Boost è una delle funzioni fotografiche più apprezzate della serie Pixel, quindi un difetto che introduce rumore periodico nell’audio può diventare un problema serio in occasioni irripetibili come viaggi o eventi. Al momento Google non ha rilasciato alcuna comunicazione ufficiale sul problema, né sono note tempistiche per un’eventuale correzione via software, e non è chiaro quanto sia diffuso il fenomeno tra gli utenti della serie Pixel 11.

  • Se si utilizza Video Boost su Pixel 11, meglio controllare l’audio dei video prima di riprese importanti
  • Disattivare lo zoom audio potrebbe ridurre il rischio di rumore, secondo alcune segnalazioni
  • Svuotare la cache dell’app fotocamera è un altro passaggio suggerito da chi ha già riscontrato il problema

Dal lancio, la serie Pixel 11 ha già raccolto diverse segnalazioni di bug, e resta da vedere se Google riuscirà a risolvere questi problemi tramite futuri aggiornamenti software.

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Redmi Note 17 Pro Max 5G e Redmi 17 ufficiali: batteria monstre e tanta autonomia


Xiaomi ha ufficializzato in Giappone due nuovi smartphone della gamma Redmi: il Redmi Note 17 Pro Max 5G, pensato per chi cerca un'autonomia fuori dal comune, e il Redmi 17, un modello di fascia più accessibile ma con una batteria comunque generosa. Entrambi i modelli debuttano sul mercato il 28 agosto, e puntano su durata della batteria e resistenza come principali argomenti di vendita. Redmi Note 17 Pro Max 5G: batteria da 10.000 mAh e ricarica a 100W Il modello di punta della coppia, […]
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Xiaomi ha ufficializzato in Giappone due nuovi smartphone della gamma Redmi: il Redmi Note 17 Pro Max 5G, pensato per chi cerca un’autonomia fuori dal comune, e il Redmi 17, un modello di fascia più accessibile ma con una batteria comunque generosa. Entrambi i modelli debuttano sul mercato il 28 agosto, e puntano su durata della batteria e resistenza come principali argomenti di vendita.

Redmi Note 17 Pro Max 5G: batteria da 10.000 mAh e ricarica a 100W


Il modello di punta della coppia, soprannominato “smartphone titano” da Xiaomi, punta tutto su autonomia e robustezza. Il cuore del dispositivo è una batteria al silicio-carbonio da 10.000 mAh: secondo Xiaomi basta per circa tre giorni di uso normale, che diventano fino a 14 in condizioni di utilizzo leggero. La ricarica rapida da 100W consente di recuperare energia sufficiente per un’intera giornata in appena 20 minuti, mentre la ricarica inversa cablata fino a 27W permette di usare il telefono come power bank per altri dispositivi. Il chip di gestione Xiaomi Surge G2 dichiara inoltre fino a sei anni di vita utile della batteria, con l’80% della capacità originale conservata dopo 1.600 cicli di carica e scarica. Sul fronte della robustezza, il telefono vanta certificazione IP66/IP68, un test di immersione fino a due metri per 72 ore certificato TUV SUD e un vetro Corning Gorilla Glass Victus 2 con certificazione SGS per cadute fino a 3 metri su superfici in granito.

Display AMOLED, Snapdragon 6 Gen 5 e Gemini a bordo


Il display è un pannello AMOLED CrystalRes da 6,83 pollici e risoluzione 1,5K, con refresh rate a 120 Hz e picco di luminosità di 3.500 nit. Le prestazioni sono affidate al Qualcomm Snapdragon 6 Gen 5 a 4 nm, con memoria espandibile fino a 16 GB, mentre sul software Xiaomi promette sei anni di aggiornamenti di sicurezza. Non manca l’integrazione con l’intelligenza artificiale di Google, con supporto a Gemini Live e Gemini Omni, oltre a funzioni come la gomma AI per rimuovere elementi dalle foto e la traduzione automatica.

Redmi 17: batteria da 7.500 mAh e RGB posteriore da 34.980 yen


Il Redmi 17 punta invece su un rapporto qualità-prezzo più aggressivo, restando comunque nel solco della grande autonomia: la batteria da 7.500 mAh promette oltre due giorni di uso continuo, con ricarica turbo da 45W in grado di rifornire il telefono per un’intera giornata in 35 minuti. Il design si distingue per una striscia RGB posteriore a 8 colori che si illumina in base a notifiche o stato di carica. Il display arriva a 6,9 pollici a 120 Hz, la fotocamera principale AI è da 50 megapixel e il processore è un MediaTek Helio G91-Ultra, disponibile in quattro colorazioni a partire da 34.980 yen.

Debutto in Giappone, Europa ancora da confermare


Entrambi i modelli sono disponibili in Giappone dal 28 agosto, con promozioni dedicate al mercato locale come punti fedeltà per chi effettua la preregistrazione, garanzie estese sul Redmi Note 17 Pro Max 5G e mesi di abbonamento omaggio a servizi come Spotify Premium, YouTube Premium e Google One. Al momento non ci sono conferme ufficiali sull’arrivo dei due modelli anche sul mercato italiano ed europeo, ma la strategia di Xiaomi su autonomia e resistenza a prezzi accessibili è la stessa che l’azienda porta avanti da tempo anche nel nostro Paese con la gamma Redmi Note, quindi non è escluso che varianti locali possano arrivare anche da noi nei prossimi mesi.

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OPPO Find X10, il nuovo OLED Tianma promette meno consumi e più durata


In vista del possibile debutto a settembre della nuova serie di punta Find X10, arrivano nuovi indizi su una delle componenti più attese: il display. Il produttore cinese di pannelli Tianma e OPPO hanno mostrato pubblicamente una nuova tecnologia OLED che, secondo le indiscrezioni, potrebbe debuttare proprio sui nuovi Find X10. Tiangong Screen 2.0: colori più naturali e meno luce blu Durante un evento in Cina, OPPO e Tianma hanno presentato il nuovo pannello OLED "Tianma Tiangong Screen […]
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In vista del possibile debutto a settembre della nuova serie di punta Find X10, arrivano nuovi indizi su una delle componenti più attese: il display. Il produttore cinese di pannelli Tianma e OPPO hanno mostrato pubblicamente una nuova tecnologia OLED che, secondo le indiscrezioni, potrebbe debuttare proprio sui nuovi Find X10.

Tiangong Screen 2.0: colori più naturali e meno luce blu


Durante un evento in Cina, OPPO e Tianma hanno presentato il nuovo pannello OLED “Tianma Tiangong Screen 2.0”, che secondo le prime informazioni sarà destinato proprio alla serie Find X10. Il pannello adotta un nuovo materiale per lo spettro cromatico primario, denominato N1, che riduce del 3,7% l’emissione di luce blu, considerata dannosa per la vista nel lungo periodo, aumentando al contempo del 5,5% l’intensità del rosso profondo. Rispetto alla generazione precedente, l’efficienza energetica migliorerebbe del 16% e la durata del pannello si allungherebbe di circa il 33%, mentre non sono attese variazioni significative su risoluzione e refresh rate.

Luminosità minima fino a 0,01 nit grazie all’AI


Uno degli aspetti più interessanti del nuovo pannello riguarda l’algoritmo proprietario di controllo intelligente AI De-Mura sviluppato da Tianma, che permetterebbe di abbassare la luminosità dello schermo fino a un minimo di 0,01 nit. Un valore utile soprattutto per l’uso dello smartphone in ambienti bui, dove ridurre al minimo la luminosità dello schermo aiuta a non affaticare la vista.

Il 95% del gamut BT.2020 secondo OPPO


Anche OPPO ha condiviso alcuni dettagli sui social cinesi riguardo alla nuova tecnologia OLED, definita di quarta generazione, che coprirebbe secondo l’azienda il 95% dello spazio colore BT.2020, con una resa cromatica descritta come più morbida e naturale, pensata per ridurre l’affaticamento visivo anche dopo un utilizzo prolungato. OPPO non ha tuttavia confermato ufficialmente se si tratti dello stesso pannello sviluppato con Tianma né se sarà effettivamente destinato ai Find X10.

Se le indiscrezioni saranno confermate, la serie Find X10 non punterebbe quindi solo su risoluzione o refresh rate più alti, ma su miglioramenti che incidono sull’uso quotidiano: consumi, durata del pannello, resa cromatica e leggibilità a basse luminosità. Un aumento del 16% nell’efficienza energetica, in particolare, potrebbe tradursi in una maggiore autonomia complessiva per uno smartphone di fascia alta sempre più esigente sotto questo aspetto. Resta da capire su quali modelli della gamma sarà effettivamente montato il nuovo pannello Tianma, informazioni che dovrebbero emergere con l’avvicinarsi della presentazione ufficiale.

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Xperia 10 VIII, il display fa un salto in avanti: luminosità +50% e non solo


Il nuovo Xperia 10 VIII, ultimo arrivato nella fascia media della gamma Sony, sta facendo discutere la community di appassionati per un motivo preciso: il display. Alcune immagini di confronto diretto tra il nuovo modello e il predecessore Xperia 10 VII, diffuse online, mostrano una differenza di qualità dello schermo particolarmente evidente, ben oltre quanto ci si aspetterebbe da un semplice aggiornamento di generazione. Il confronto diretto che ha acceso il dibattito online A far […]
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Il nuovo Xperia 10 VIII, ultimo arrivato nella fascia media della gamma Sony, sta facendo discutere la community di appassionati per un motivo preciso: il display. Alcune immagini di confronto diretto tra il nuovo modello e il predecessore Xperia 10 VII, diffuse online, mostrano una differenza di qualità dello schermo particolarmente evidente, ben oltre quanto ci si aspetterebbe da un semplice aggiornamento di generazione.

Il confronto diretto che ha acceso il dibattito online


A far discutere è stato in particolare il gestore di un gruppo Facebook vietnamita dedicato agli Xperia, che ha pubblicato una foto con i due telefoni affiancati mentre mostrano la stessa schermata. La differenza di qualità visiva è risultata evidente anche a un primo sguardo: lo schermo dell’Xperia 10 VIII appare decisamente più nitido, con una leggibilità superiore sia in ambienti esterni che sotto luce diretta rispetto al modello precedente.

Sony conferma: +50% di luminosità massima


Sony ha confermato ufficialmente che la luminosità massima dell’Xperia 10 VIII è aumentata di circa il 50% rispetto all’Xperia 10 VII, un miglioramento che si traduce in una migliore leggibilità sotto la luce diretta del sole. Osservando con attenzione le immagini di confronto circolate online, però, il salto qualitativo non sembra limitato alla sola luminosità: anche il contrasto, la profondità dei neri, la vivacità dei colori, l’uniformità cromatica in base all’angolo di visione e la riduzione dei riflessi sulla superficie sembrano tutti migliorati. Questo lascia pensare a un possibile cambio di generazione del pannello OLED, oltre che a un affinamento degli algoritmi di riproduzione del colore o della tecnologia antiriflesso, e non a un semplice incremento della retroilluminazione.

Chip e fotocamera restano invariati


Al di là del display, l’Xperia 10 VIII non introduce particolari novità sul resto della scheda tecnica. Il processore resta lo stesso della generazione precedente, così come i sensori principali e l’ottica della fotocamera. Su questi fronti, quindi, l’avanzamento rispetto all’Xperia 10 VII risulta piuttosto contenuto, con il display che finisce per rappresentare l’unico reale elemento di discontinuità tra le due generazioni.

Prezzo in aumento, ma la scommessa è sul display


Nonostante specifiche tecniche sostanzialmente invariate, il prezzo di listino dell’Xperia 10 VIII nei mercati internazionali risulta più alto rispetto al modello precedente, con aumenti stimati tra il 20% e oltre il 40% a seconda del mercato. Un rincaro che, tra inflazione globale e oscillazioni valutarie, ha già sollevato qualche perplessità tra chi guarda solo ai numeri sulla scheda tecnica. Alla luce del netto miglioramento del display, però, sembra evidente che Sony abbia scelto di concentrare gli investimenti proprio sulla componente che gli utenti guardano per più tempo ogni giorno. Sarà quindi soprattutto l’esperienza visiva quotidiana, più che i numeri di processore o fotocamera, a determinare se l’aumento di prezzo dell’Xperia 10 VIII risulterà giustificato agli occhi del pubblico.

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SCTPhantom: una use-after-free vecchia 18 anni porta a root e container escape


Una #use-after-free rimasta nascosta nel #Kernel #Linux per quasi vent’anni può trasformarsi in un #exploit completo per ottenere root e, in determinate condizioni, uscire da un container e compromettere l’host.
#SCTPhantom (CVE-2026-64564) colpisce il sottosistema SCTP ed è presente fin dal 2007: la recente pubblicazione di una PoC rende però il problema molto più concreto per chi gestisc...

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QTFY, il quartiermastro cinese del cyberspionaggio: otto anni di intrusioni contro NASA, Fed e Senato USA


FBI e DOJ hanno sequestrato l'infrastruttura di QTFY, gruppo hacker-for-hire legato al MSS cinese che dal 2018 ha colpito NASA, Federal Reserve, Dipartimento di Giustizia e Senato USA tramite il botnet IoT QScan e la rete proxy QTRouter. Ricostruzione tecnica completa con IoC e vulnerabilità sfruttate.
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Otto anni, sette agenzie federali statunitensi e una rete di router IoT compromessi sparsi per il pianeta: è il bilancio di QTFY, il gruppo di hacker-for-hire sponsorizzato da Pechino che il 26 agosto 2026 FBI e Dipartimento di Giustizia hanno colpito con un sequestro giudiziario dei domini che ne alimentavano l’infrastruttura. Non è il solito annuncio di attribuzione: è la fotografia di come la Cina abbia industrializzato lo spionaggio informatico, appaltandolo a un fornitore privato che vende accesso “chiavi in mano” come fosse un cloud provider.

Un “quartiermastro digitale” per il Ministero della Sicurezza di Stato


Secondo il comunicato congiunto del Dipartimento di Giustizia e i documenti giudiziari depositati presso il tribunale del Distretto Sud della California, QTFY opera per conto di Nanjing Xinjiuwei Network Technology Company (南京鑫玖维网络科技有限公司), un’azienda con sede a Nanchino che, tra i suoi clienti, annovererebbe direttamente il Ministero della Sicurezza di Stato (MSS) e l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA). Ryan English, ricercatore di Lumen Technologies’ Black Lotus Labs — che ha collaborato con l’FBI all’indagine — l’ha definita un’operazione “comprehensive”, capace di fornire ricognizione continua su bersagli di alto valore attraverso un modello di servizio condiviso e multi-tenant: la stessa infrastruttura di offuscamento veniva riutilizzata per campagne diverse, abbattendo i costi operativi e aumentando la resilienza contro il take-down.

È lo stesso schema di “industrializzazione” già osservato con Volt Typhoon (infrastrutture critiche USA) e Flax Typhoon, i cui botnet erano stati smantellati dall’FBI rispettivamente nel 2023 e nel 2024, e con la rimozione del malware PlugX da oltre 4.000 computer statunitensi nel 2025. QTFY si inserisce in questa scia come ulteriore prova che dietro le sigle APT cinesi si nascondono spesso appaltatori privati che vendono accesso e infrastruttura ad attori statali, offuscando l’attribuzione diretta a Pechino.

QScan e QTRouter: ricognizione di massa e proxy usa e getta


Il cuore tecnico dell’operazione è la coppia di strumenti QScan e QTRouter, descritti dagli inquirenti come una vera e propria “suite” offensiva:

  • QScan: un motore di scansione automatizzato che integra oltre 200 exploit proof-of-concept per individuare e compromettere dispositivi IoT vulnerabili su scala globale. Un agente FBI ha documentato che, in una sola giornata del 2024, QScan ha eseguito oltre 2 milioni di attività di scansione e sfruttamento.
  • QTRouter: la rete di offuscamento del traffico che assorbe i dispositivi compromessi da QScan e li combina con servizi proxy commerciali (incluso il fornitore cinese fastlink.ws) e VPS noleggiati. Il traffico di spionaggio viene letteralmente mescolato a quello di consumatori legittimi che usano gli stessi servizi proxy, e l’infrastruttura di uscita (egress) ruota automaticamente per complicare il tracciamento.
  • Fast Labyrinth e QTProxy: componenti aggiuntivi per la gestione dei nodi relay e il instradamento cifrato del traffico tra i vari livelli della rete.

Il risultato è un layer di anonimizzazione che permette agli attacchi di apparire provenienti da router domestici o piccoli uffici in giro per il mondo, anziché da infrastruttura riconducibile alla Cina — la stessa logica dei botnet “ORB” (Operational Relay Box) che negli ultimi anni hanno reso enormemente più difficile l’attribuzione rapida delle intrusioni state-sponsored.

Le vittime: dalla NASA al Senato USA


Gli atti giudiziari elencano tra le vittime confermate della campagna QTFY, attiva almeno dal maggio 2018:

  • NASA
  • Federal Reserve
  • Department of Energy
  • Department of Justice
  • Department of Health and Human Services e National Institutes of Health
  • Senato degli Stati Uniti

Secondo quanto riportato, la campagna ha toccato anche sistemi legati alle elezioni statunitensi nel giugno 2026, confermando come il perimetro di interesse di QTFY superi la pura raccolta di intelligence economica per estendersi a infrastrutture istituzionali e processi democratici.

Le vulnerabilità sfruttate: un catalogo di edge device


Uno degli aspetti più istruttivi del caso QTFY è la lista di prodotti presi di mira, che conferma un pattern ormai consolidato nelle campagne cinesi: puntare su appliance perimetrali (VPN, firewall, gateway di accesso remoto) spesso poco monitorate rispetto agli endpoint client. Tra i target figurano dispositivi e vulnerabilità di Ivanti (incluse tre zero-day, CVE-2024-8190, CVE-2024-8963 e CVE-2024-9380, sui Cloud Services Appliance), Fortinet SSL-VPN (CVE-2018-13379), Citrix ADC (CVE-2019-19781), Microsoft Exchange (CVE-2021-26855, ProxyLogon), F5 BIG-IP (CVE-2020-5902), Kentico CMS, Apache Log4j (CVE-2021-44228), Atlassian Confluence (CVE-2023-22515), Check Point Quantum Gateway (CVE-2024-24919), CrushFTP (CVE-2025-31161) e BeyondTrust Remote Support (CVE-2026-1731).

La combinazione di zero-day freschi e n-day storici ancora sfruttabili — molti di questi bug hanno anni — racconta bene perché il patching degli edge device resti uno dei problemi cronici della difesa perimetrale: un’appliance VPN non aggiornata dal 2019 può ancora oggi fare da porta d’ingresso per un’operazione di spionaggio statale del 2026.

Lo smantellamento e la reazione di Pechino


Il 26 agosto 2026 l’FBI, con l’autorizzazione di un tribunale federale, ha sequestrato i domini hardcoded nel malware usati per le funzioni di comunicazione e autenticazione tra i nodi — tra questi qt-proxy.org, qtproxy.xyz e securelink.qtproxy.xyz — rendendo di fatto inoperabili sia QScan sia QTRouter. Il procuratore generale Todd Blanche ha definito l’operazione “l’ultima di una serie di operazioni tecniche per smantellare attività di hacking indiscriminato” condotte dalla Cina, mentre il direttore dell’FBI Kash Patel ha sottolineato che la disruption ha colpito “un botnet e una piattaforma di hacking globali”. Pechino, come da copione in questi casi, ha respinto le accuse.

Due righe per i difensori


Il caso QTFY offre alcune lezioni operative dirette per chi gestisce infrastrutture esposte:

  • Patching degli edge device come priorità assoluta: gran parte delle CVE sfruttate sono note da anni; il problema non è la scoperta ma la remediation tardiva su appliance perimetrali spesso considerate “invisibili” rispetto agli endpoint.
  • Monitorare il traffico proxy/VPS commerciale anomalo: se il traffico malevolo si nasconde dentro flussi proxy legittimi, i controlli basati solo su reputazione IP perdono efficacia; servono euristiche comportamentali e correlazione temporale.
  • Segmentazione delle appliance di rete: VPN gateway, firewall e sistemi di file transfer non dovrebbero avere accesso diretto e non mediato verso reti interne critiche.
  • Threat hunting su dispositivi IoT/SOHO: router e dispositivi domestici compromessi restano un serbatoio enorme e sottovalutato per infrastrutture ORB usate da attori state-sponsored.
  • Aggiornare gli IoC dai take-down: il sequestro dei domini non elimina l’infrastruttura residua; i team di detection dovrebbero integrare rapidamente gli indicatori pubblicati da FBI/CISA nelle proprie regole di rilevamento.


Indicatori di compromissione

# Domini sequestrati / infrastruttura QTFY (comunicato DOJ/FBI, 26 agosto 2026)
qt-proxy.org
qtproxy.xyz
securelink.qtproxy.xyz
mq-task.qt-proxy.org
mq-result.qt-proxy.org

# Servizio proxy commerciale collegato
fastlink.ws

# Componenti della suite offensiva
QScan       - motore di scansione/exploitation automatizzata (200+ PoC exploit)
QTRouter    - rete di offuscamento su base IoT/proxy/VPS
Fast Labyrinth - rete relay cifrata
QTProxy     - gestione nodi proxy
QTBotnet    - controllo del botnet IoT

# CVE storicamente sfruttate dalla campagna
CVE-2024-8190 / CVE-2024-8963 / CVE-2024-9380  - Ivanti CSA (zero-day)
CVE-2018-13379   - Fortinet SSL-VPN
CVE-2019-19781   - Citrix ADC
CVE-2021-26855   - Microsoft Exchange (ProxyLogon)
CVE-2020-5902    - F5 BIG-IP
CVE-2021-44228   - Apache Log4j
CVE-2023-22515   - Atlassian Confluence
CVE-2024-24919   - Check Point Quantum Gateway
CVE-2025-31161   - CrushFTP
CVE-2026-1731    - BeyondTrust Remote Support

Fonti: U.S. Department of Justice, The Hacker News, CyberScoop, BleepingComputer.
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Black Axe: Interpol smaschera la mafia digitale nigeriana, 58 arresti in 22 Paesi e 143 milioni di euro di truffe smantellate


Operation Jackal IV, la quarta offensiva Interpol contro Black Axe e le confraternite criminali dell'Africa occidentale, ha portato a 58 arresti tra Sud Africa, Romania, Argentina e Italia. Focus su romance scam, BEC e riciclaggio: la strategia è colpire l'ecosistema di supporto, non solo i truffatori.
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Ventidue Paesi su sei continenti, 58 arresti, 263 sospetti identificati e oltre 143 milioni di euro di frodi da investimento smantellate: sono i numeri di Operation Jackal IV, l’ultima offensiva coordinata da Interpol contro Black Axe e le altre confraternite criminali dell’Africa occidentale che da anni dominano lo scenario globale di romance scam, business email compromise e riciclaggio digitale. Non è la prima volta che le forze dell’ordine colpiscono questa rete — ma la scala e la precisione chirurgica con cui questa edizione ha smontato l’ecosistema di supporto, più che i singoli truffatori, la rende un caso di studio su come si combatte oggi il cybercrime organizzato transnazionale.

Da confraternita universitaria a mafia digitale globale


Black Axe nasce alla fine degli anni ’70 come confraternita studentesca nigeriana (il “Neo-Black Movement of Africa”) prima di trasformarsi, nei decenni successivi, in una delle organizzazioni criminali transnazionali più redditizie al mondo. Oggi il gruppo — insieme a organizzazioni affiliate o imitatrici — genera miliardi di dollari l’anno operando in decine di Paesi, con una struttura gerarchica rigida che ricorda più una holding criminale che una gang di strada. È proprio questa capacità organizzativa, unita all’adozione spregiudicata delle tecnologie digitali, ad aver reso Black Axe un bersaglio prioritario per Interpol negli ultimi anni, con le precedenti Operation Jackal I e II (2022-2023, circa 200 arresti complessivi) e Jackal III (2024, alcune centinaia di arresti e circa 3 milioni di dollari sequestrati) che hanno progressivamente affinato la mappatura dell’infrastruttura criminale del gruppo.

Il modus operandi: dalla truffa romantica al sextortion


Il catalogo criminale documentato dagli investigatori in questa quarta edizione dell’operazione copre l’intero spettro delle frodi digitali su larga scala:

  • Romance scam: relazioni sentimentali fittizie costruite su app di incontri e social network, tipicamente rivolte a persone anziane o pensionati, finalizzate a estorcere trasferimenti di denaro nel tempo.
  • Business Email Compromise (BEC): compromissione o spoofing di account email aziendali per dirottare pagamenti e bonifici verso conti controllati dalla rete criminale.
  • Investment fraud: piattaforme di investimento fasulle, spesso presentate tramite call center strutturati, che promettono rendimenti garantiti su criptovalute o mercati finanziari.
  • Sextortion: un trend in preoccupante crescita secondo gli investigatori, che include la coercizione di vittime minorenni sui social media — un’evoluzione particolarmente allarmante del modello criminale tradizionale del gruppo.
  • Crime-as-a-Service: fornitura, spesso tramite dark web, di infrastruttura di supporto a terzi — domini web, servizi di riciclaggio, identità sintetiche — che permette anche ad attori meno strutturati di operare su scala industriale.

Gli inquirenti descrivono una divisione dei ruoli interna sofisticata, con membri specializzati come agenti di “conversion” (che convincono le vittime a versare denaro) o di “retention” (che mantengono in vita la relazione fraudolenta il più a lungo possibile per massimizzare l’estorsione) — una struttura organizzativa quasi aziendale che riflette il salto di qualità della criminalità digitale organizzata rispetto al singolo truffatore opportunista.

La geografia dei blitz: Sud Africa, Romania, Argentina, Italia


Operation Jackal IV ha coinvolto le forze dell’ordine di 22 Paesi — tra cui Argentina, Australia, Austria, Canada, Costa d’Avorio, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Indonesia, Irlanda, Italia, Giappone, Malesia, Nigeria, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica e Svezia — con i risultati operativi più significativi concentrati in quattro teatri:

  • Sud Africa: 39 arresti, sette sedi perquisite a Johannesburg, 2,67 milioni di dollari sequestrati e 257 conti bancari congelati, con focus su romance e investment scam ai danni di pensionati.
  • Argentina: 17 arresti e 196 sospetti identificati nello smantellamento di una rete di crime-as-a-service che forniva domini web e servizi di riciclaggio ad altre organizzazioni criminali.
  • Romania: 11 arresti legati a un call center dedicato a investment scam, con sequestro di circa 379.000 dollari in contanti e criptovalute, sei immobili e orologi di lusso confiscati.
  • Italia: identificazione di un individuo collegato a una rete di riciclaggio “pan-europea”; un singolo conto avrebbe movimentato circa 736.000 dollari attraverso società di comodo e servizi di rimessa internazionale.


Colpire l’ecosistema, non solo i truffatori


L’elemento più significativo di Jackal IV, secondo gli analisti, è lo spostamento del focus investigativo dai singoli operatori di frontline — spesso facilmente sostituibili — verso l’infrastruttura di supporto che rende possibile l’intera economia criminale: fornitori di domini, money mule reclutati su scala industriale, reti di riciclaggio basate su wallet crypto e conti di comodo, servizi di identità sintetica venduti come commodity nei forum underground. È lo stesso approccio “disruption dell’ecosistema” che negli ultimi anni le forze dell’ordine occidentali hanno applicato con crescente efficacia contro le infrastrutture ransomware, ed è la ragione per cui, nonostante il numero di arresti diretti resti relativamente contenuto rispetto alla scala globale del fenomeno, l’impatto economico dichiarato — oltre 143 milioni di euro tra fondi sequestrati e frodi neutralizzate — risulta sproporzionatamente alto.

Due righe pratiche per le organizzazioni


  • Formazione anti-BEC mirata: i controlli di verifica su cambi improvvisi di coordinate bancarie o richieste di pagamento urgenti restano la contromisura più efficace ed economica contro il vettore BEC, ancora oggi tra i più redditizi per queste reti.
  • Monitoraggio dei conti aziendali per pattern di money muling: transazioni frammentate verso conti neo-aperti o società di comodo sono un segnale che i team antifrode dovrebbero correlare con maggiore attenzione, specie in presenza di corridoi geografici ad alto rischio.
  • Consapevolezza su romance scam e sextortion per gli utenti più vulnerabili: campagne di sensibilizzazione rivolte a categorie a rischio (anziani, adolescenti) restano uno strumento di prevenzione a basso costo e alto impatto.
  • Collaborazione con le piattaforme: la rapidità di segnalazione di profili e wallet sospetti a exchange di criptovalute e piattaforme social riduce la finestra operativa di queste reti, che dipendono dalla persistenza di identità e infrastrutture online per operare su scala.

Fonti: CyberScoop, Dark Reading, P.M. News Nigeria.

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Il vero alleato dell’ascesa del desktop Linux è la Cina, che vuole sovranità tecnologica


Se la crescita del #Desktop #Linux che abbiamo raccontato finora arriva da gaming, cloud e applicazioni, dalla #Cina arriva un segnale di natura completamente diversa: Linux è sempre più anche uno strumento di sovranità tecnologica.
Forse è giunto il momento di non vedere Linux come un'alternativa a Windows, ma come un universo a sé stante, che non ha bisogno di confronti.

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Xperia 10 VIII, poche novità ma prezzo in forte salita: rischia di sfiorare i 700 euro


Sony ha presentato lo Xperia 10 VIII, ma le prime indiscrezioni sui prezzi internazionali raccontano una storia poco entusiasmante: a fronte di specifiche quasi identiche al modello precedente, il costo sale in modo netto in diversi mercati. A Hong Kong l'aumento sfiora il 45%, mentre in Europa e nel Regno Unito il rincaro supera il 30%. In Giappone i prezzi ufficiali non sono ancora stati comunicati, ma se il trend dovesse ripetersi anche sul mercato nipponico, il modello sbloccato potrebbe […]
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Sony ha presentato lo Xperia 10 VIII, ma le prime indiscrezioni sui prezzi internazionali raccontano una storia poco entusiasmante: a fronte di specifiche quasi identiche al modello precedente, il costo sale in modo netto in diversi mercati. A Hong Kong l’aumento sfiora il 45%, mentre in Europa e nel Regno Unito il rincaro supera il 30%. In Giappone i prezzi ufficiali non sono ancora stati comunicati, ma se il trend dovesse ripetersi anche sul mercato nipponico, il modello sbloccato potrebbe superare abbondantemente i 100.000 yen, un salto notevole rispetto ai circa 74.800 yen dello Xperia 10 VII.

Un aumento a due cifre in più mercati


A Hong Kong lo Xperia 10 VIII viene proposto a 4.799 dollari locali, contro i 3.299 dollari del predecessore: un incremento di 1.500 dollari, pari a circa il 45%. In Europa il prezzo passa da 449 a 599 euro (+150 euro, circa il 33%), mentre nel Regno Unito si sale da 399 a 549 sterline, con un aumento di circa il 38%. Numeri che, se confermati anche per l’Italia, farebbero dello Xperia 10 VIII uno dei rincari più marcati dell’anno per un mid-range Android.

Specifiche quasi invariate rispetto al modello precedente


Ciò che rende il rincaro ancora più difficile da digerire è l’assenza di un salto generazionale evidente. Lo Xperia 10 VIII mantiene infatti lo schermo OLED da 6,1 pollici, il processore Snapdragon 6 Gen 3, 8 GB di RAM, 128 GB di storage, la batteria da 5.000 mAh e il comparto fotografico da 50 MP più 13 MP, tutti elementi già presenti sul modello precedente. Le novità si concentrano soprattutto sull’usabilità: la luminosità del display cresce di circa il 50%, e gli altoparlanti stereo guadagnano volume e bassi più corposi.

Quanto potrebbe costare in Italia


Se Sony dovesse applicare in Giappone lo stesso incremento percentuale registrato a Hong Kong, lo Xperia 10 VIII sfonderebbe quota 108.000 yen partendo dai 74.900 yen del modello precedente. È vero che i prezzi variano molto da un mercato all’altro e che un confronto diretto tra valute non è mai del tutto affidabile, ma l’entità degli aumenti già confermati in Europa e nel Regno Unito lascia pochi margini di ottimismo anche per il listino italiano, che dovrebbe essere annunciato nelle prossime settimane.

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Android potrà spegnere e riavviare il PC Windows 11 da remoto, secondo indiscrezioni


Microsoft starebbe lavorando a una nuova funzione di Link to Windows, l'app che collega smartphone Android e PC Windows, capace di andare ben oltre il semplice blocco remoto attualmente disponibile. Secondo quanto emerso dall'analisi del codice dell'app Android, in futuro potrebbe essere possibile spegnere, riavviare o mettere in sospensione un PC Windows 11 direttamente dallo smartphone, anche a distanza. Il PC si comanda dallo smartphone La scoperta arriva dall'analisi dell'app Link to […]
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Microsoft starebbe lavorando a una nuova funzione di Link to Windows, l’app che collega smartphone Android e PC Windows, capace di andare ben oltre il semplice blocco remoto attualmente disponibile. Secondo quanto emerso dall’analisi del codice dell’app Android, in futuro potrebbe essere possibile spegnere, riavviare o mettere in sospensione un PC Windows 11 direttamente dallo smartphone, anche a distanza.

Il PC si comanda dallo smartphone


La scoperta arriva dall’analisi dell’app Link to Windows per Android, all’interno della quale sono stati individuati riferimenti a comandi per il riavvio, la sospensione e lo spegnimento del computer collegato. Non solo: sembra che siano previste anche le opzioni “aggiorna e riavvia” e “aggiorna e spegni”, pensate per completare l’installazione degli aggiornamenti di Windows Update direttamente dal telefono. Attualmente Link to Windows permette solo di bloccare il PC connesso: la nuova funzione estenderebbe questa possibilità fino al controllo completo dello stato di alimentazione, tornando utile ad esempio se si dimentica il computer acceso uscendo di casa, oppure se si desidera riavviarlo da remoto prima di rientrare.

Avvisi per evitare perdite di dati


Trattandosi di operazioni potenzialmente rischiose per il lavoro non salvato, Microsoft avrebbe previsto una serie di avvisi di sicurezza. Scegliendo di spegnere o riavviare il PC, l’utente riceverebbe una notifica che segnala il possibile rischio di perdere documenti non salvati, dato che da remoto non è possibile verificarne lo stato. Anche durante l’installazione di un aggiornamento di sistema comparirebbe un avviso dedicato, mentre la messa in sospensione interromperebbe temporaneamente la connessione con Phone Link, richiedendo un intervento manuale sul PC per riattivarla.

Un’integrazione Android-Windows sempre più stretta


Negli ultimi mesi Microsoft ha ampliato più volte le funzioni di collegamento tra Windows 11 e i dispositivi Android, dalla gestione dei messaggi alla condivisione di file e notifiche. Con questa novità, lo smartphone Android potrebbe trasformarsi sempre di più in un vero e proprio telecomando per il PC, oltre il semplice hub di notifiche. Va detto che la funzione, al momento, non risulta ancora attiva lato server: non è quindi garantito che venga rilasciata così com’è stata trovata nel codice. Se confermata, però, si tratterebbe di un’aggiunta molto pratica per chi utilizza entrambi gli ecosistemi quotidianamente.

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Lenovo Legion Y700 AI: il tablet gaming Android da 8,4 pollici con Snapdragon 8 Elite Gen 5


Lenovo ha annunciato in Cina il nuovo Legion Y700 AI (2026), un tablet da gaming Android da 8,4 pollici pensato per chi vuole potenza allo stato puro in un formato compatto e maneggevole. Il dispositivo monta lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, il più recente SoC di fascia alta di Qualcomm, abbinato a fino a 24 GB di RAM, e debutta con connettività 5G e dual SIM per la prima volta nella serie. Display OLED da 8,4 pollici a 165 Hz Il pannello OLED ha risoluzione 2560x1600 pixel e refresh rate […]
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Lenovo ha annunciato in Cina il nuovo Legion Y700 AI (2026), un tablet da gaming Android da 8,4 pollici pensato per chi vuole potenza allo stato puro in un formato compatto e maneggevole. Il dispositivo monta lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, il più recente SoC di fascia alta di Qualcomm, abbinato a fino a 24 GB di RAM, e debutta con connettività 5G e dual SIM per la prima volta nella serie.

Display OLED da 8,4 pollici a 165 Hz


Il pannello OLED ha risoluzione 2560×1600 pixel e refresh rate variabile fino a 165 Hz, per un’esperienza di gioco fluida. La luminosità di picco raggiunge i 4.000 nit, con supporto al dimming PWM a 3.840 Hz e alla tecnologia Dolby Vision. A differenza della tendenza dei tablet Android di fascia alta, sempre più grandi, Lenovo punta sulla portabilità: appena 298 grammi di peso e uno spessore di 6,5 mm, per un utilizzo comodo anche con due mani durante le sessioni di gioco più lunghe.

Fino a 24 GB di RAM e raffreddamento avanzato


Sul fronte prestazioni, il Legion Y700 AI abbina lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 a memoria LPDDR5T e storage UFS 4.1 Pro, disponibile in tre configurazioni: 12 GB più 256 GB, 16 GB più 512 GB e 24 GB più 1 TB, con possibilità di espandere ulteriormente lo spazio tramite microSD fino a 2 TB. Lenovo dichiara un punteggio AnTuTu di 4,58 milioni di punti, sostenuto da una vapor chamber da 15.000 mm² pensata per contenere il surriscaldamento nelle sessioni di gioco prolungate. Completano la dotazione due motori di vibrazione lineare sull’asse X, altoparlanti stereo con supporto Dolby Atmos e due porte USB Type-C, una delle quali compatibile con l’uscita DisplayPort per collegare il tablet a un monitor esterno.

5G, dual SIM e prezzi da circa 120.000 yen


La vera novità di questa generazione è il supporto al 5G con dual SIM, che riduce la necessità di portarsi dietro lo smartphone come hotspot quando si gioca fuori casa. In Cina i prezzi partono da 5.499 yuan per la versione base, fino a 8.499 yuan per il modello top di gamma con 24 GB di RAM e 1 TB di storage, corrispondenti a circa 818-1.264 dollari. Numeri che, pur non essendo economici per un tablet compatto, riflettono una dotazione hardware di altissimo livello raramente vista in un formato così portatile.

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Google Play, dal 2027 regole più severe sulla memoria delle app Android


Google ha annunciato che, a partire dal 2027, Google Play introdurrà nuovi requisiti sull'ottimizzazione della memoria per le app Android. La decisione nasce dalle difficoltà di approvvigionamento hardware a livello globale, che stanno cambiando gli equilibri sulla quantità di RAM disponibile sui nuovi dispositivi: ridurre i consumi lato app diventa quindi una priorità per garantire un'esperienza fluida anche su smartphone con meno memoria. Android 17 introduce limiti di memoria per […]
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Google ha annunciato che, a partire dal 2027, Google Play introdurrà nuovi requisiti sull’ottimizzazione della memoria per le app Android. La decisione nasce dalle difficoltà di approvvigionamento hardware a livello globale, che stanno cambiando gli equilibri sulla quantità di RAM disponibile sui nuovi dispositivi: ridurre i consumi lato app diventa quindi una priorità per garantire un’esperienza fluida anche su smartphone con meno memoria.

Android 17 introduce limiti di memoria per app


Con Android 17 arriva un meccanismo che limita la quantità di memoria utilizzabile da ciascuna app. La funzione debutterà prima sui Google Pixel, per poi estendersi progressivamente ad altri produttori. Le app che superano la soglia stabilita potrebbero subire rallentamenti o, nei casi più gravi, essere chiuse direttamente dal sistema. Si tratta di un cambio di approccio significativo: finora l’idea diffusa era che più RAM equivalesse automaticamente a una migliore multitasking, ma Google punta ora a intervenire anche sul fronte dell’efficienza del software.

Nuovi standard su Google Play da febbraio 2027


Da febbraio 2027, Google Play applicherà criteri di performance specifici sulla memoria delle app, che riguarderanno tre aspetti principali: la memoria dinamica effettivamente utilizzata (sia in primo piano che in background), la memoria occupata dalle bitmap, ovvero le immagini caricate anche quando non sono visibili a schermo, e l’ottimizzazione del codice DEX tramite strumenti come R8, con una copertura minima richiesta del 25% tra ottimizzazione, riduzione e offuscamento. Le app che non rispetteranno questi standard rischiano una minore visibilità sullo store o limitazioni ad alcune funzionalità, con dettagli più precisi attesi nella seconda metà del 2026.

Login più semplice con il cambio smartphone


La revisione delle policy non riguarda solo la memoria. Google introdurrà anche lo “Zero-Tap Sign-In”, un sistema che permette alle app compatibili di ripristinare automaticamente lo stato di accesso dell’utente quando si passa a un nuovo dispositivo Android, sfruttando la Android Restore Credentials API. In pratica, aprendo un’app per la prima volta sul nuovo smartphone, non sarà più necessario effettuare nuovamente il login: tutto avverrà in modo automatico e sicuro. La funzione diventerà obbligatoria su Google Play da aprile 2027, con le app di gioco escluse per il momento dall’obbligo.

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Smartphone sempre più cari: per IDC il rincaro non è temporaneo


Il rincaro degli smartphone potrebbe non essere un fenomeno passeggero. Secondo la società di ricerca IDC, l'aumento dei prezzi della memoria sta spingendo i produttori a rivedere le proprie gamme, con il rischio concreto che gli smartphone entry level, finora accessibili a prezzi contenuti, diventino sempre più rari sul mercato, Android in testa vista la maggiore diffusione in questa fascia. Nel 2026 spedizioni in forte calo IDC ha rivisto al ribasso le stime sulle spedizioni globali di […]
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Il rincaro degli smartphone potrebbe non essere un fenomeno passeggero. Secondo la società di ricerca IDC, l’aumento dei prezzi della memoria sta spingendo i produttori a rivedere le proprie gamme, con il rischio concreto che gli smartphone entry level, finora accessibili a prezzi contenuti, diventino sempre più rari sul mercato, Android in testa vista la maggiore diffusione in questa fascia.

Nel 2026 spedizioni in forte calo


IDC ha rivisto al ribasso le stime sulle spedizioni globali di smartphone per il 2026, passando da un calo previsto del 14% a uno del 16,7% su base annua, l’equivalente di circa 200 milioni di unità in meno. La seconda metà dell’anno dovrebbe essere particolarmente difficile, con il rincaro dei prezzi che comincia a incidere sui cicli di sostituzione dei dispositivi da parte dei consumatori. Ma è proprio l’aumento dei listini, più che il calo dei volumi, a preoccupare maggiormente gli analisti.

Rischio scomparsa per gli smartphone economici


Secondo IDC, il prezzo della memoria continuerà a salire almeno fino al 2028; anche quando si stabilizzerà, il prezzo medio di vendita degli smartphone dovrebbe scendere solo dell’1-2% all’anno. In altre parole, i modelli del prossimo anno potrebbero risultare più cari di quelli attuali, senza un ritorno rapido a un mercato ricco di opzioni economiche. La fascia sotto i 100 dollari è quella più a rischio: già in contrazione, penalizza soprattutto i produttori più piccoli, storicamente concentrati proprio sui modelli entry level a basso margine.

Grandi marchi avvantaggiati, pieghevoli in controtendenza


IDC individua nei prossimi 18 mesi un periodo decisivo per la competitività dei singoli produttori. I grandi nomi come Apple, Samsung e Huawei, forti di scala e potere sui prezzi, dovrebbero assorbire meglio l’aumento dei costi rispetto ai marchi Android più piccoli e concentrati sulle fasce basse. Una nota positiva arriva invece dai pieghevoli: le spedizioni dovrebbero crescere del 12,6% nel 2026, raggiungendo 22,9 milioni di unità, e salire ulteriormente a circa 27 milioni nel 2027, un segmento che assorbe più facilmente i rincari grazie al posizionamento premium. Se le previsioni si confermeranno, gli aumenti già visti su serie come i Google Pixel potrebbero essere solo l’inizio di una fase più lunga.

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Xring O3, il chip proprietario Xiaomi che promette due generazioni di salto in efficienza


Xiaomi porterà a settembre il suo nuovo smartphone pieghevole Xiaomi 18 Fold, che debutterà con il primo chip Xring O3 sviluppato internamente dall'azienda. Le aspettative sulle prestazioni erano già alte, ma i primi test condotti da analisti indipendenti raccontano un salto ancora più marcato del previsto: rispetto al precedente Xring O1, l'efficienza energetica sarebbe migliorata al punto da equivalere a due generazioni di progresso in una sola volta. Processo a 3 nanometri, […]
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Xiaomi porterà a settembre il suo nuovo smartphone pieghevole Xiaomi 18 Fold, che debutterà con il primo chip Xring O3 sviluppato internamente dall’azienda. Le aspettative sulle prestazioni erano già alte, ma i primi test condotti da analisti indipendenti raccontano un salto ancora più marcato del previsto: rispetto al precedente Xring O1, l’efficienza energetica sarebbe migliorata al punto da equivalere a due generazioni di progresso in una sola volta.

Processo a 3 nanometri, prestazioni da top di gamma


Il nuovo Xring O3 viene prodotto con il processo N3P a 3 nanometri di TSMC: sulla carta un passo indietro rispetto ai processi a 2 nanometri attesi sui prossimi Snapdragon e Dimensity. Nonostante questo, secondo i test del noto analista Geekerwan, il chip supera il Dimensity 9500 sia in prestazioni che in efficienza energetica, avvicinandosi persino ai chip più recenti di Apple. Al massimo delle prestazioni, il punteggio multi-core su Geekbench sfiora i 15.000 punti, un livello vicino all’Apple M5, anche se in quella configurazione il consumo supera i 20 watt, difficilmente sostenibile in modo continuativo su uno smartphone. In condizioni di consumo più realistiche, il chip raggiunge comunque circa 12.000 punti, un risultato paragonabile allo Snapdragon 8 Elite Gen 5 ma con circa la metà del consumo energetico.

GPU e IA tra i punti di forza


La GPU è una soluzione inedita, la Arm G2-Ultra NX MC16 a 16 core, con funzioni dedicate all’upscaling delle immagini basato su intelligenza artificiale e alla generazione di frame nei videogiochi. Nei test la componente grafica avrebbe superato sia l’Apple A19 Pro sia il Dimensity 9500 per prestazioni ed efficienza. Nella configurazione con memoria LPDDR6, la banda raggiunge 113,8 GB/s, anche se non è ancora certo che questa configurazione venga replicata sul prodotto finale. Sul fronte intelligenza artificiale, l’NPU proprietario di Xiaomi promette fino a 200 TOPS in calcoli INT4, supportato da una cache SLC da 16 MB.

La verifica arriva a settembre con Xiaomi 18 Fold


Va precisato che questi test sono stati condotti su development board, con condizioni di raffreddamento e spazio interno molto diverse da quelle di uno smartphone reale, per di più pieghevole e quindi ancora più compatto. Resta da vedere quanto di queste prestazioni sopravviverà nel passaggio al prodotto finale. Se i dati sull’efficienza dovessero essere confermati, però, Xiaomi si troverebbe ad aver colmato buona parte del divario con Qualcomm, MediaTek e Apple nello sviluppo di chip proprietari, con benefici attesi anche su autonomia e gestione del calore.

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Nothing OS 5.0 in beta aperta: Android 17 arriva in anteprima su Phone (3)


Nothing ha avviato la beta aperta di Nothing OS 5.0, la nuova versione dell'interfaccia basata su Android 17, rendendola disponibile per il Nothing Phone (3). Si tratta del primo passo verso il rilascio definitivo, che porterà agli utenti la possibilità di provare in anticipo la nuova interfaccia e le funzionalità in arrivo, dopo che l'azienda aveva già annunciato nei giorni scorsi i dettagli e il calendario di distribuzione per i vari modelli. Come iscriversi alla beta tramite Nothing […]
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Nothing ha avviato la beta aperta di Nothing OS 5.0, la nuova versione dell’interfaccia basata su Android 17, rendendola disponibile per il Nothing Phone (3). Si tratta del primo passo verso il rilascio definitivo, che porterà agli utenti la possibilità di provare in anticipo la nuova interfaccia e le funzionalità in arrivo, dopo che l’azienda aveva già annunciato nei giorni scorsi i dettagli e il calendario di distribuzione per i vari modelli.

Come iscriversi alla beta tramite Nothing Beta Hub


Per partecipare alla beta aperta è necessario utilizzare l’app Nothing Beta Hub, disponibile nella sua versione più recente. Dopo averla installata, basta accedere a Impostazioni, poi Sistema, quindi Nothing Beta Hub, selezionare “Check Version” e infine “Join Beta” per registrarsi e ricevere gli aggiornamenti. Una volta effettuata l’iscrizione, l’update arriva come un normale aggiornamento OTA; se non compare subito, è possibile controllare manualmente da Impostazioni, Sistema e Aggiornamento di sistema.

Cosa cambia con Nothing OS 5.0


Nothing OS 5.0 introduce un nuovo design, nuove icone e widget aggiuntivi, con modifiche diffuse su schermata home, lock screen ed Essential Space. Oltre alle novità proprie di Android 17, l’azienda ha lavorato su diversi affinamenti dell’esperienza utente esclusivi di Nothing, che rappresentano uno dei motivi di maggiore interesse per chi segue da vicino l’ecosistema del marchio.

Attenzione ai rischi di una beta pre-release


Trattandosi di software non definitivo, la beta aperta può presentare bug e comportamenti imprevisti: per questo motivo la stessa Nothing consiglia cautela per chi intende installarla sul dispositivo utilizzato quotidianamente. Chi desiderasse tornare alla versione stabile può farlo tramite un rollback dall’app Nothing Beta Hub, con l’avvertenza che l’operazione cancella tutti i dati presenti sul telefono, rendendo indispensabile un backup preventivo. La versione definitiva di Nothing OS 5.0 per Nothing Phone (3) è attesa per metà ottobre: chi vuole provare subito le novità può sfruttare la beta, mentre chi preferisce stabilità farebbe meglio ad attendere il rilascio ufficiale.

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Motorola svela Android 17: nuova interfaccia, Quick Share con iOS e più intelligenza artificiale


Motorola ha svelato le principali novità dell'aggiornamento Android 17 in arrivo sui propri smartphone, un pacchetto che tocca interfaccia utente, funzioni di collegamento con altri dispositivi e strumenti basati sull'intelligenza artificiale dedicati a usabilità e sicurezza. Restano invece ancora poco chiari i tempi di rilascio per i singoli modelli. Interfaccia rinnovata per un uso più comodo Con Android 17 cambia anche l'aspetto delle schermate usate più di frequente: il pannello […]
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Motorola ha svelato le principali novità dell’aggiornamento Android 17 in arrivo sui propri smartphone, un pacchetto che tocca interfaccia utente, funzioni di collegamento con altri dispositivi e strumenti basati sull’intelligenza artificiale dedicati a usabilità e sicurezza. Restano invece ancora poco chiari i tempi di rilascio per i singoli modelli.

Interfaccia rinnovata per un uso più comodo


Con Android 17 cambia anche l’aspetto delle schermate usate più di frequente: il pannello delle impostazioni rapide e i menu di sistema vengono rinnovati con aree di tocco più ampie, per migliorare la praticità d’uso quotidiana. Anche la schermata home e le impostazioni del display vengono rivisti, con una gestione più efficace della luminosità nei contenuti HDR. I widget guadagnano una funzione di scorrimento pensata per consultare più contenuti anche in spazi ridotti, mentre le opzioni di accessibilità legate a dimensione del testo e ingrandimento dello schermo vengono riorganizzate per essere più semplici da configurare.

Quick Share più aperto, spazio ad Instant Hotspot e Nearby Audio Streams


Motorola punta molto anche sul collegamento tra dispositivi diversi: Quick Share viene esteso per condividere file anche con dispositivi iOS, mentre debuttano Instant Hotspot, per attivare il tethering in modo più semplice, e Nearby Audio Streams, per condividere rapidamente l’audio con dispositivi compatibili nelle vicinanze. Non solo funzioni per lo smartphone, insomma, ma un ecosistema pensato per integrarsi meglio con l’ambiente circostante.

Circle to Search e nuove funzioni anti-truffa


Sul fronte intelligenza artificiale arriva anche su Motorola il Circle to Search, che permette di cercare informazioni semplicemente cerchiando un elemento sullo schermo. A questo si aggiungono funzioni pensate per la sicurezza, come strumenti di rilevamento automatico di comportamenti sospetti e una gestione più intelligente delle notifiche. Dal lato sistema, Android 17 porta con sé anche widget impilabili, icone adattive al tema e funzioni di condivisione dedicate ai dispositivi connessi. Motorola ha già pubblicato l’elenco dei modelli compatibili, ma la tempistica di distribuzione resta poco definita, con alcuni modelli meno recenti assenti dalla lista: intanto, alcuni dispositivi avrebbero già iniziato a ricevere l’update, segno di un lancio relativamente rapido rispetto alla serie Pixel.

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Galaxy S27 Ultra, testata una batteria da 7000 mAh: la versione finale sarà da 6000


Samsung avrebbe testato, in fase di sviluppo del suo prossimo top di gamma Galaxy S27 Ultra, un prototipo dotato di una batteria da ben 7000 mAh. Secondo le indiscrezioni, però, questa configurazione difficilmente arriverà sul mercato così com'è: la versione definitiva dovrebbe attestarsi su una capacità più contenuta, tra 5700 e 6000 mAh. Un prototipo senza S Pen per fare spazio alla batteria L'informazione arriva dal leaker Kro, secondo cui Samsung avrebbe testato una variante del […]
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Samsung avrebbe testato, in fase di sviluppo del suo prossimo top di gamma Galaxy S27 Ultra, un prototipo dotato di una batteria da ben 7000 mAh. Secondo le indiscrezioni, però, questa configurazione difficilmente arriverà sul mercato così com’è: la versione definitiva dovrebbe attestarsi su una capacità più contenuta, tra 5700 e 6000 mAh.

Un prototipo senza S Pen per fare spazio alla batteria


L’informazione arriva dal leaker Kro, secondo cui Samsung avrebbe testato una variante del Galaxy S27 Ultra priva del vano per la S Pen, così da liberare spazio interno da destinare a una batteria maggiorata da 7000 mAh. La serie Galaxy S Ultra si distingue da sempre per la possibilità di riporre lo stylus all’interno del corpo dello smartphone, una caratteristica che però richiede spazio prezioso: eliminarla consentirebbe teoricamente di aumentare sensibilmente la capacità della batteria. Con sempre più produttori cinesi che puntano su batterie generose per i propri flagship, un salto del genere rappresenterebbe un cambiamento importante anche per la gamma Galaxy S.

Il modello finale sarà probabilmente da 5700-6000 mAh


Al momento, però, le informazioni indicano che la versione da 7000 mAh non arriverà sul mercato in questa forma. Il Galaxy S27 Ultra dovrebbe infatti mantenere la S Pen, con una batteria stimata tra 5700 e 6000 mAh. Non si tratterebbe comunque di un aggiornamento marginale: dai tempi del Galaxy S20 Ultra, Samsung ha mantenuto a lungo la capacità intorno ai 5000 mAh, per cui un salto fino a 6000 mAh rappresenterebbe il primo vero incremento significativo della serie dopo diversi anni. Tra le ipotesi circolate ci sarebbe anche l’adozione di una tecnologia a base di silicio-carbonio, già vista sui pieghevoli Galaxy Z Fold, che permetterebbe di aumentare la capacità senza stravolgere le dimensioni del dispositivo.

Attese novità anche su design e fotocamere


Oltre alla batteria, le indiscrezioni parlano anche di un possibile restyling del modulo fotocamere, con un design diverso rispetto alle generazioni precedenti della serie Ultra. Una nuova disposizione dei sensori potrebbe liberare spazio interno utile sia per migliorare le prestazioni fotografiche sia per un sistema di dissipazione del calore più efficiente. Samsung non ha ancora confermato nulla ufficialmente, e i dettagli definitivi arriveranno solo con la presentazione del dispositivo, ma l’ipotesi di una batteria più capiente dopo anni di stagnazione a 5000 mAh è già di per sé una notizia che farà discutere gli appassionati Android.

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Xiaomi 18 Fold, spuntano le foto del dispositivo reale: fotocamera orizzontale e corpo sottile


Sono trapelate nuove immagini che mostrerebbero l'unità reale dello Xiaomi 18 Fold, il pieghevole di punta che l'azienda cinese presenterà ufficialmente a settembre. Dopo le foto che ritraevano il CEO Lei Jun con quello che sembrava essere il dispositivo, questa volta gli scatti permettono di osservare con maggiore dettaglio il design del pannello posteriore e lo spessore del corpo. Fotocamera orizzontale e colorazione rossa in evidenza Il dispositivo ritratto negli scatti trapelati […]
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Sono trapelate nuove immagini che mostrerebbero l’unità reale dello Xiaomi 18 Fold, il pieghevole di punta che l’azienda cinese presenterà ufficialmente a settembre. Dopo le foto che ritraevano il CEO Lei Jun con quello che sembrava essere il dispositivo, questa volta gli scatti permettono di osservare con maggiore dettaglio il design del pannello posteriore e lo spessore del corpo.

Fotocamera orizzontale e colorazione rossa in evidenza


Il dispositivo ritratto negli scatti trapelati sfoggia una colorazione rosso acceso, con un modulo fotocamere posizionato nella parte superiore del pannello posteriore e sviluppato in orizzontale, che ospita tre sensori e un flash LED. Si tratta di uno stile sempre più diffuso tra gli smartphone recenti, ma nel caso dello Xiaomi 18 Fold il design orizzontale sembra sfruttare al meglio la maggiore larghezza tipica dei pieghevoli. Dalle immagini si intuisce anche uno spessore piuttosto contenuto, a conferma dell’attenzione riposta da Xiaomi sulla portabilità del dispositivo.

Debutta il chip proprietario Xring O3


La caratteristica più attesa dello Xiaomi 18 Fold resta però il chipset Xring O3, il primo SoC interamente sviluppato da Xiaomi a debuttare su questo modello. Secondo l’azienda, si tratta di una CPU a 10 core che abbandona la tradizionale combinazione di core ad alte e basse prestazioni, puntando invece su core tutti ad alta potenza. Nei benchmark AnTuTu il chip avrebbe superato i 5,2 milioni di punti, prima soluzione mobile a varcare la soglia dei 5 milioni, con un punteggio multi-core oltre i 15.000 punti e un miglioramento delle prestazioni di circa il 60% rispetto alla generazione precedente, secondo quanto dichiarato dalla stessa Xiaomi.

GPU nuova e memoria LPDDR6 di prima adozione


Sul fronte grafico debutta la nuova GPU G2-Ultra NX, pensata per migliorare sia le prestazioni sia l’efficienza energetica, mentre lo Xring O3 è anche il primo chip mobile a supportare la memoria LPDDR6, con una banda che arriva a 113,8 GB/s, in netto miglioramento rispetto al precedente Xring O1. Xiaomi ha già confermato che la presentazione ufficiale dello Xiaomi 18 Fold avverrà a settembre: le immagini trapelate offrono un primo assaggio del design, ma display, fotocamere e autonomia restano ancora tutti da confermare. Con il debutto del primo chip proprietario di fascia alta, l’attesa per scoprire le prestazioni reali del dispositivo è destinata a crescere ulteriormente nelle prossime settimane.

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Linux Mint compie oggi 20 anni


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ZTE lancia in Giappone il tablet nubia Pad Plus: schermo da 12″ e batteria monstre da 8.000 mAh


ZTE Japan ha annunciato l'arrivo sul mercato nipponico, dal 27 agosto, del nuovo tablet Wi-Fi nubia Pad Plus. Il dispositivo punta su un ampio display da 12 pollici, una batteria da 8.000 mAh e, per chi lo desidera, un set con tastiera dedicata in edizione limitata al lancio. Il prezzo di listino è di 39.800 yen, circa 250 euro al cambio attuale, anche se al momento la commercializzazione resta circoscritta al Giappone. Display da 12 pollici e multitasking avanzato Il pannello è un FHD+ […]
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ZTE Japan ha annunciato l’arrivo sul mercato nipponico, dal 27 agosto, del nuovo tablet Wi-Fi nubia Pad Plus. Il dispositivo punta su un ampio display da 12 pollici, una batteria da 8.000 mAh e, per chi lo desidera, un set con tastiera dedicata in edizione limitata al lancio. Il prezzo di listino è di 39.800 yen, circa 250 euro al cambio attuale, anche se al momento la commercializzazione resta circoscritta al Giappone.

Display da 12 pollici e multitasking avanzato


Il pannello è un FHD+ da 12 pollici con risoluzione 2.000 x 1.200 pixel, pensato per sfruttare al meglio la funzione multi-finestra che permette di visualizzare due app contemporaneamente: comodo, ad esempio, per seguire una videochiamata mentre si consulta un documento. Sotto la scocca troviamo 6 GB di RAM e 128 GB di storage, con Android 16 come base software. Va segnalata una discrepanza tra il titolo originale della notizia, che citava uno Snapdragon 8 Gen3, e le specifiche tecniche diffuse da ZTE Japan, che indicano invece un chipset UNISOC T820: in questo articolo abbiamo scelto di riportare il dato ufficiale delle specifiche.

Una tastiera dedicata per un uso da PC


Chi acquista anche la tastiera opzionale, venduta a parte a 9.800 yen, può contare su un collegamento fisico dedicato che elimina la necessità di abbinamento Bluetooth e di ricarica separata dell’accessorio. La tastiera integra un layout in stile PC e un trackpad, mentre il tablet supporta l’uscita video esterna tramite USB-C, utile per presentazioni o riunioni di lavoro.

Batteria da 8.000 mAh e quattro altoparlanti


Nonostante uno spessore contenuto di circa 7,2 mm, nubia Pad Plus monta una batteria da 8.000 mAh con ricarica rapida da 26W. Secondo le misurazioni di ZTE Japan, l’autonomia dichiarata è di circa 16,9 ore in riproduzione musicale, 7,6 ore in video e 9,5 ore di navigazione web. Il tablet integra inoltre quattro altoparlanti e il supporto a Widevine L1, requisito necessario per godere di contenuti in streaming ad alta definizione sulle principali piattaforme video.

Prezzi e disponibilità


Il prezzo standard è di 39.800 yen (colore grigio, unica variante disponibile), mentre il bundle limitato con tastiera costa 42.800 yen, circa 6.800 yen in meno rispetto all’acquisto separato dei due prodotti. La vendita è prevista nelle catene Nojima, BicCamera e Yodobashi Camera, oltre che su Amazon, Yahoo! Shopping e Rakuten. Al momento non ci sono annunci relativi a un possibile sbarco in Italia o in Europa.

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OPPO A7 Pro: spuntano le prime immagini reali e una batteria monstre da 8.000 mAh


Dopo il lancio in Cina di OPPO A7 Pro Max, arrivano le prime informazioni concrete sulla versione standard, OPPO A7 Pro, la cui esistenza è stata confermata da un passaggio in certificazione presso l'ente brasiliano Anatel. Il dispositivo, identificato con il codice CPH2931, risulta già certificato anche in Thailandia e Malesia, segno che OPPO starebbe preparando un lancio in più mercati oltre la Cina. Un design con modulo fotocamera orizzontale Le immagini depositate presso l'Agenzia […]
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Dopo il lancio in Cina di OPPO A7 Pro Max, arrivano le prime informazioni concrete sulla versione standard, OPPO A7 Pro, la cui esistenza è stata confermata da un passaggio in certificazione presso l’ente brasiliano Anatel. Il dispositivo, identificato con il codice CPH2931, risulta già certificato anche in Thailandia e Malesia, segno che OPPO starebbe preparando un lancio in più mercati oltre la Cina.

Un design con modulo fotocamera orizzontale


Le immagini depositate presso l’Agenzia Nazionale delle Telecomunicazioni brasiliana mostrano un pannello posteriore con un modulo fotocamera disposto in orizzontale, composto da due lenti e un flash LED: una scelta stilistica piuttosto insolita per gli smartphone più recenti e diversa da quella adottata sul fratello maggiore A7 Pro Max.

Batteria da 8.000 mAh, appena sotto il modello Max


Il dato più interessante emerso dalla certificazione riguarda l’autonomia: OPPO A7 Pro monterebbe una batteria da 8.000 mAh. Si tratta di una capacità inferiore ai 10.000 mAh del modello A7 Pro Max, ma comunque generosa se confrontata con la media degli smartphone in commercio. Per il mercato brasiliano è inoltre prevista la fornitura di un alimentatore da 45W incluso nella confezione.

Specifiche ancora avvolte nel mistero


Al momento non si conoscono i dettagli su chipset, display e comparto fotografico. Le multiple certificazioni ottenute in così poco tempo in diversi Paesi, tuttavia, fanno pensare che l’annuncio ufficiale di OPPO A7 Pro possa arrivare a breve. Non resta che attendere ulteriori indiscrezioni nelle prossime settimane.

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EISA Awards 2026-2027: Xiaomi 17T Pro è lo smartphone dell’anno, premi anche per Samsung, Honor e Oppo


Sono stati annunciati i vincitori degli EISA Awards 2026-2027, i riconoscimenti assegnati ogni anno dall'associazione europea di testate specializzate in fotografia, audio e mobile. Il premio più prestigioso, quello di smartphone dell'anno, è andato a Xiaomi 17T Pro, mentre altri produttori si sono distinti in categorie specifiche legate a pieghevoli, fotografia e intelligenza artificiale. Xiaomi 17T Pro trionfa nella categoria generale Il premio EISA Smartphone è stato assegnato a […]
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Sono stati annunciati i vincitori degli EISA Awards 2026-2027, i riconoscimenti assegnati ogni anno dall’associazione europea di testate specializzate in fotografia, audio e mobile. Il premio più prestigioso, quello di smartphone dell’anno, è andato a Xiaomi 17T Pro, mentre altri produttori si sono distinti in categorie specifiche legate a pieghevoli, fotografia e intelligenza artificiale.

Xiaomi 17T Pro trionfa nella categoria generale


Il premio EISA Smartphone è stato assegnato a Xiaomi 17T Pro sulla base di una valutazione complessiva che ha preso in considerazione fotocamera, display, chipset e autonomia della batteria. Un riconoscimento che premia la completezza del dispositivo più che una singola caratteristica distintiva.

Honor Magic V6 è il miglior pieghevole


Nella categoria EISA Foldable Smartphone si è imposto Honor Magic V6, apprezzato per la combinazione tra batteria capiente, resistenza a polvere e acqua, qualità del display e prestazioni generali, in un segmento dove il compromesso tra sottigliezza e autonomia resta una delle sfide più difficili da bilanciare.

Oppo premiata per la fotografia, Samsung per l’intelligenza artificiale


Il titolo di EISA Photo & Video Smartphone è andato a Oppo Find X9 Ultra, apprezzato per il sistema fotografico completo e per le capacità di zoom ad alto ingrandimento. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il premio EISA AI Smartphone è stato assegnato a Samsung Galaxy S26 Ultra, valutato per funzioni come Now Brief e Now Nudge, per l’editing fotografico guidato da comandi vocali o testuali e per le soluzioni di protezione della privacy basate su machine learning.

Samsung protagonista anche nell’audio


Samsung ha inoltre conquistato il premio EISA In-Ear Headphones con i Galaxy Buds4 Pro, grazie alla cancellazione del rumore adattiva e alla qualità delle chiamate. Un’edizione degli EISA Awards che fotografa bene lo stato dell’arte del mercato: Xiaomi punta sulla completezza, Honor sui pieghevoli, Oppo sulla fotografia e Samsung sull’intelligenza artificiale, in una competizione tra flagship sempre più serrata.

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Xiaomi Redmi 17C 5G è ufficiale: schermo da 6,9″ a 120Hz e batteria da 6.000 mAh a prezzo economico


Xiaomi ha presentato Redmi 17C 5G, nuovo smartphone entry-level già in vendita in alcuni mercati asiatici. Il dispositivo punta su un display ampio, una batteria capiente e un prezzo contenuto, elementi che potrebbero favorirne un'espansione verso nuovi mercati nelle prossime settimane. Dimensity 6300 e connettività 5G Il cuore dello smartphone è il MediaTek Dimensity 6300, chipset entry-level realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, sufficiente per la navigazione quotidiana e […]
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Xiaomi ha presentato Redmi 17C 5G, nuovo smartphone entry-level già in vendita in alcuni mercati asiatici. Il dispositivo punta su un display ampio, una batteria capiente e un prezzo contenuto, elementi che potrebbero favorirne un’espansione verso nuovi mercati nelle prossime settimane.

Dimensity 6300 e connettività 5G


Il cuore dello smartphone è il MediaTek Dimensity 6300, chipset entry-level realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, sufficiente per la navigazione quotidiana e per l’uso delle app più comuni. Il dispositivo è affiancato da 4 GB di RAM e da tagli di storage da 64 o 128 GB in formato UFS 2.2, espandibile tramite microSD. Rispetto alla variante 4G Redmi 17C, equipaggiata con il meno performante Helio G81, il modello 5G offre quindi prestazioni superiori.

Display da 6,9 pollici a 120Hz


Il pannello è un LCD IPS da 6,9 pollici con risoluzione HD+ (1.600 x 720 pixel) e refresh rate fino a 120Hz, luminosità massima di 660 nit e copertura dell’83% dello spazio colore NTSC. Sul fronte, al posto del più diffuso foro nello schermo, Xiaomi ha scelto un notch a goccia.

Fotocamera da 50MP e batteria da 6.000 mAh


Sul retro troviamo una fotocamera principale da 50MP, mentre anteriormente è presente un sensore da 8MP per selfie e videochiamate. La batteria da 6.000 mAh supporta la ricarica rapida a 33W: una capacità inferiore ai 7.500 mAh del Redmi 17 di fascia superiore, ma comunque generosa per la categoria. Completano la dotazione il sensore di impronte digitali laterale, la certificazione IP64 contro polvere e spruzzi e il jack audio da 3,5 mm, il tutto in uno spessore di 8,1 mm.

Prezzo e disponibilità


Redmi 17C 5G è già in vendita in mercati come Singapore, a un prezzo equivalente a circa 220 dollari, nelle colorazioni viola, marrone e nero. Xiaomi non ha ancora comunicato tempi ed eventuale prezzo per un debutto in Italia, ma vista la strategia di espansione della gamma Redmi non è escluso un arrivo anche sul mercato europeo nei prossimi mesi.

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HyperOS 4 rischia di non arrivare sui modelli Xiaomi ancora fermi ad Android 16


Xiaomi starebbe concentrando lo sviluppo di HyperOS 4 esclusivamente sui dispositivi destinati a ricevere Android 17, lasciando fuori dai piani di aggiornamento i modelli ancora basati su Android 16. Una scelta che, se confermata, riguarderebbe soprattutto smartphone di fascia bassa o già sul mercato da tempo. Test avviati solo per i modelli Android 17 Secondo le indiscrezioni, un'analisi del codice software di Xiaomi avrebbe individuato 108 modelli, su un totale di 112 destinati ad […]
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Xiaomi starebbe concentrando lo sviluppo di HyperOS 4 esclusivamente sui dispositivi destinati a ricevere Android 17, lasciando fuori dai piani di aggiornamento i modelli ancora basati su Android 16. Una scelta che, se confermata, riguarderebbe soprattutto smartphone di fascia bassa o già sul mercato da tempo.

Test avviati solo per i modelli Android 17


Secondo le indiscrezioni, un’analisi del codice software di Xiaomi avrebbe individuato 108 modelli, su un totale di 112 destinati ad Android 17, già in fase di test interno per HyperOS 4. Al contrario, non risulterebbe alcuna attività di sviluppo o test per una versione di HyperOS 4 basata su Android 16, né tracce di un firmware in questo senso attualmente in lavorazione.

Quali modelli rischiano di restare esclusi


Tra i dispositivi per cui al momento non risultano movimenti legati a HyperOS 4 figurano diversi modelli della gamma Redmi e Poco, tra cui:

  • Redmi Note 13 Pro 4G
  • Redmi Note 14S
  • Redmi A5 4G
  • Poco C71
  • Poco M6 Pro 4G
  • Poco X6 5G

A restare più esposti sembrano essere soprattutto i modelli entry-level e quelli usciti da più tempo sul mercato.

Gli aggiornamenti di sicurezza non si fermano


Va precisato che l’eventuale assenza di HyperOS 4 non significa che il supporto software si interrompa immediatamente: gli aggiornamenti di sicurezza per Redmi Note 13 Pro e Poco M6 Pro sono previsti fino a inizio 2028, mentre per Redmi A5 4G la copertura arriverebbe fino ad aprile 2029. Aggiornamento dell’interfaccia e patch di sicurezza restano quindi due percorsi distinti, che non seguono necessariamente lo stesso calendario.

Un possibile cambio di strategia


Se le indiscrezioni fossero confermate, Xiaomi starebbe scegliendo di non portare più le versioni più recenti di HyperOS su tutte le basi Android, concentrando invece le risorse sui dispositivi con il sistema operativo più aggiornato. Al momento si tratta comunque di ipotesi basate su osservazioni indirette, e un annuncio ufficiale da parte dell’azienda sui modelli effettivamente esclusi non è ancora arrivato.

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Google Play Services conferma: il PC “Googlebook” potrà usare direttamente le app Android dello smartphone


Google si prepara a lanciare a settembre Googlebook, la nuova piattaforma PC dell'azienda, e gli ultimi aggiornamenti di Google Play Services lasciano intuire un'integrazione sempre più stretta con l'ecosistema Android, con la possibilità di richiamare direttamente sul computer le app installate sullo smartphone. Le app dello smartphone accessibili dal PC Nel changelog della versione 26.33 di Google Play Services compare un riferimento a una funzione che permetterebbe di accedere, da […]
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Google si prepara a lanciare a settembre Googlebook, la nuova piattaforma PC dell’azienda, e gli ultimi aggiornamenti di Google Play Services lasciano intuire un’integrazione sempre più stretta con l’ecosistema Android, con la possibilità di richiamare direttamente sul computer le app installate sullo smartphone.

Le app dello smartphone accessibili dal PC


Nel changelog della versione 26.33 di Google Play Services compare un riferimento a una funzione che permetterebbe di accedere, da Googlebook, alle app installate sul telefono Android collegato. I dettagli tecnici non sono ancora stati resi noti, ma nella fase di configurazione di Googlebook sono già comparse indicazioni relative al collegamento tra più dispositivi, segno che Google sta lavorando per rendere il passaggio tra smartphone e PC più fluido, sul modello del collegamento telefono già visto su Windows oppure con un approccio proprio.

Novità anche per “Ask Play” grazie a Gemini


Nella versione 52.9 del Play Store arrivano inoltre miglioramenti per Ask Play, la funzione di ricerca e domande basata su Gemini: da ora sarà possibile guardare direttamente, all’interno della schermata di Ask Play, i momenti salienti dei video di presentazione di app e giochi. In arrivo anche la possibilità di cercare app e funzioni allegando un’immagine.

Miglioramenti per i grandi schermi e per Play Protect


Il Play Store introduce inoltre funzioni pensate per i dispositivi con schermo grande, come suggerimenti di app di qualità nella home e nei risultati di ricerca, la proposta automatica di app correlate dopo un’installazione e contenuti di anteprima per gli audiolibri in home page. Viene inoltre potenziato Play Protect, il sistema che individua le app potenzialmente dannose su PC e smartphone.

Come sempre accade con le nuove funzioni di Google Play, la distribuzione avverrà in modo graduale e non tutte le novità saranno immediatamente disponibili su ogni dispositivo. Per i dettagli completi sull’integrazione tra Googlebook e Android bisognerà attendere il lancio ufficiale della piattaforma, previsto per settembre.

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POCO F9 Pro e F9 Ultra: ecco i chip ufficiali in vista del debutto globale del 1° settembre


POCO ha reso ufficiali i chipset che equipaggeranno i prossimi POCO F9 Pro e POCO F9 Ultra, in arrivo a livello globale il 1° settembre. Il modello Ultra è già stato ufficialmente annunciato anche per il mercato giapponese. Snapdragon 8 Elite Gen5 "V-series" per il Pro, versione standard per l'Ultra POCO F9 Ultra monterà lo Snapdragon 8 Elite Gen5, lo stesso chip già visto sul precedente F8 Ultra: per il modello Ultra, dunque, non ci sarà un salto generazionale sul fronte del […]
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POCO ha reso ufficiali i chipset che equipaggeranno i prossimi POCO F9 Pro e POCO F9 Ultra, in arrivo a livello globale il 1° settembre. Il modello Ultra è già stato ufficialmente annunciato anche per il mercato giapponese.

Snapdragon 8 Elite Gen5 “V-series” per il Pro, versione standard per l’Ultra


POCO F9 Ultra monterà lo Snapdragon 8 Elite Gen5, lo stesso chip già visto sul precedente F8 Ultra: per il modello Ultra, dunque, non ci sarà un salto generazionale sul fronte del processore. Diverso il discorso per POCO F9 Pro, che adotterà lo Snapdragon 8 Elite Gen5 V-series: una sigla poco intuitiva che indica una CPU sostanzialmente identica alla versione Elite Gen5 standard, ma con una GPU ridimensionata, passata da 12 a 8 core di calcolo e da 18MB a 12MB di memoria dedicata.

Un salto generazionale importante per il modello Pro


Il precedente POCO F8 Pro montava lo Snapdragon 8 Elite di generazione 2024, e le prime indiscrezioni ipotizzavano per il successore un più modesto Snapdragon 8 Gen5 non-Elite. La conferma della variante V-series rappresenta quindi un miglioramento superiore alle attese iniziali, con prestazioni CPU superiori alla versione non-Elite e una GPU comunque paragonabile.

Basati sulla serie cinese Redmi K100


Sia POCO F9 Pro che F9 Ultra sono le versioni globali, rispettivamente, di Redmi K100 Pro e Redmi K100 Pro Max, già presentati in Cina. Le colorazioni ufficiali saranno Aurora Green per il modello Pro e Dark Cherry per l’Ultra.

Appuntamento al 1° settembre


Con la conferma dei chipset, la posizione dei due modelli all’interno della gamma è ormai chiara. Resta da scoprire come cambieranno fotocamera, display e batteria rispetto alla generazione precedente: tutti dettagli che verranno svelati durante la presentazione ufficiale del 1° settembre, quando si conosceranno anche prezzo e disponibilità per il mercato giapponese del modello Ultra.

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Xiaomi 18 Pro, Pro Max e Fold in arrivo entro fine settembre: debutta il chip proprietario XRING O3


Xiaomi presenterà la nuova serie flagship Xiaomi 18 Pro entro la fine di settembre 2026, secondo indiscrezioni raccolte in queste ore. La gamma comprenderà Xiaomi 18 Pro, Xiaomi 18 Pro Max e il nuovo pieghevole Xiaomi 18 Fold, mentre il modello base seguirà con un debutto separato. XRING O3 debutta sul pieghevole Xiaomi 18 Fold La novità più interessante riguarda Xiaomi 18 Fold, che sarebbe il primo dispositivo a montare XRING O3, il nuovo chip proprietario sviluppato da Xiaomi per la […]
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Xiaomi presenterà la nuova serie flagship Xiaomi 18 Pro entro la fine di settembre 2026, secondo indiscrezioni raccolte in queste ore. La gamma comprenderà Xiaomi 18 Pro, Xiaomi 18 Pro Max e il nuovo pieghevole Xiaomi 18 Fold, mentre il modello base seguirà con un debutto separato.

XRING O3 debutta sul pieghevole Xiaomi 18 Fold


La novità più interessante riguarda Xiaomi 18 Fold, che sarebbe il primo dispositivo a montare XRING O3, il nuovo chip proprietario sviluppato da Xiaomi per la fascia flagship. Il processore, orientato in particolare all’elaborazione IA, punterebbe a coniugare prestazioni elevate ed efficienza energetica, con un livello comparabile a quello dello Snapdragon 8 Elite Gen6. Lo stesso XRING O3 sarebbe inoltre destinato al tablet Xiaomi Pad 9 Pro Max, segno di una strategia che Xiaomi vorrebbe estendere oltre gli smartphone.

Il modello standard arriverà più avanti


Xiaomi 18, il modello base della gamma, non debutterà insieme ai fratelli Pro: conosciuto internamente con il nome in codice “Venice”, il suo lancio è atteso tra dicembre 2026 e gennaio 2027. Xiaomi 18 Pro (nome in codice “hongkong”) e Xiaomi 18 Pro Max (“madrid”) avranno invece una diffusione differenziata a seconda dei mercati: in India, ad esempio, sarebbe previsto il solo modello Pro.

Potrebbe tornare il design trasparente


Tra le indiscrezioni compare anche la possibilità che Xiaomi recuperi l’estetica trasparente che aveva reso celebri modelli come Mi 8, Mi 9 e Mi 10 Ultra, capaci di lasciare intravedere alcuni componenti interni. Un ritorno che potrebbe interessare chi cerca uno smartphone dal design più distintivo rispetto alla proposta attuale del mercato.

Snapdragon e chip proprietario in parallelo


Stando a queste indiscrezioni, i modelli Pro della serie Xiaomi 18 continueranno a montare Snapdragon 8 Elite Gen6, mentre il chip proprietario XRING O3 resterebbe una prerogativa del pieghevole Fold. Nulla di tutto questo è però ancora ufficiale, e le specifiche definitive potrebbero cambiare fino alla presentazione, attesa entro fine settembre.

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Galaxy S27 Ultra, spuntano i render CAD: in arrivo un mega modulo fotocamera


Nuovi render CAD attribuiti al futuro Samsung Galaxy S27 Ultra stanno circolando in rete, diffusi dal leaker OnLeaks, e mostrano un cambiamento significativo nel comparto fotografico rispetto alla generazione attuale. Trattandosi di informazioni non ufficiali, precedenti al lancio, il design definitivo del prodotto potrebbe comunque differire da quanto mostrato. Addio fotocamere in verticale, arriva un modulo unico Fino ad oggi la serie Galaxy S Ultra ha adottato una disposizione verticale […]
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Nuovi render CAD attribuiti al futuro Samsung Galaxy S27 Ultra stanno circolando in rete, diffusi dal leaker OnLeaks, e mostrano un cambiamento significativo nel comparto fotografico rispetto alla generazione attuale. Trattandosi di informazioni non ufficiali, precedenti al lancio, il design definitivo del prodotto potrebbe comunque differire da quanto mostrato.

Addio fotocamere in verticale, arriva un modulo unico


Fino ad oggi la serie Galaxy S Ultra ha adottato una disposizione verticale delle fotocamere sul lato sinistro del pannello posteriore. Le nuove immagini mostrano invece un modulo unico e orizzontale posizionato nella parte alta del retro, decisamente più sporgente rispetto al passato e capace di cambiare non poco l’impatto visivo del dispositivo.

Dimensioni quasi invariate, ma spessore della fotocamera in aumento


Secondo le indiscrezioni, il corpo di Galaxy S27 Ultra misurerebbe circa 163,76 x 78,25 x 7,97 mm, contro i 163,6 x 78,1 x 7,9 mm di Galaxy S26 Ultra: una differenza minima. Il discorso cambia se si considera anche la sporgenza della fotocamera, che porterebbe lo spessore complessivo fino a circa 12,53 mm, lasciando presumere l’adozione di componenti ottici più grandi e, potenzialmente, di una migliore gestione della dissipazione del calore, oltre a possibili vantaggi per accessori magnetici e ricarica.

Possibile addio al teleobiettivo 3x


Tra le novità più rilevanti ci sarebbe anche la rimozione del sensore teleobiettivo 3x da 10MP, elemento su cui in passato erano arrivate alcune critiche relative alle dimensioni del sensore rispetto ai rivali. Resta invece incerto il destino del teleobiettivo 5x presente su Galaxy S26 Ultra, che dai render non risulta chiaramente più grande.

Il design a modulo unico si inserisce in una tendenza già osservata su altri smartphone recenti. Se confermato, Galaxy S27 Ultra manterrebbe l’impostazione generale e le dimensioni della serie, puntando su un comparto fotografico profondamente rinnovato come principale elemento di distinzione rispetto al passato. La presentazione ufficiale, va ricordato, è ancora lontana.

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Nothing OS 5.0 è ufficiale: design rinnovato su base Android 17 e nuove funzioni IA


Nothing ha presentato ufficialmente Nothing OS 5.0, la nuova versione della sua interfaccia basata su Android 17. Si tratta di un aggiornamento corposo, che rinnova in profondità l'estetica del sistema e potenzia le funzioni IA di Essential Space, con distribuzione a partire dal 26 agosto. Nuovo font Geist e interfaccia più trasparente Nothing OS 5.0 introduce il font proprietario Geist su tutto il sistema, insieme a icone ridisegnate e alla possibilità di applicare i colori estratti […]
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Nothing ha presentato ufficialmente Nothing OS 5.0, la nuova versione della sua interfaccia basata su Android 17. Si tratta di un aggiornamento corposo, che rinnova in profondità l’estetica del sistema e potenzia le funzioni IA di Essential Space, con distribuzione a partire dal 26 agosto.

Nuovo font Geist e interfaccia più trasparente


Nothing OS 5.0 introduce il font proprietario Geist su tutto il sistema, insieme a icone ridisegnate e alla possibilità di applicare i colori estratti dallo sfondo alle impostazioni rapide. L’interfaccia adotta pannelli e widget semitrasparenti per un effetto più leggero, mentre la schermata di blocco si arricchisce di due nuovi stili di orologio, chiamati “Gooey” e “Micrographics”, oltre ad animazioni nella barra di stato legate a chiamate, timer e connessioni Bluetooth.

Galleria, fotocamera e funzione Glyph più semplici da usare


Tra le app di sistema, la Galleria guadagna una ricerca più efficace e una barra di navigazione flottante, mentre l’app Fotocamera rivede l’interfaccia di scatto. Le funzioni Glyph, in precedenza sparse tra i menu di impostazione, vengono ora raccolte in un’app dedicata. Debuttano inoltre tre nuovi widget: Collector, per salvare foto come adesivi in home, Away Time, per tracciare il tempo trascorso lontano dal telefono, e Glyph Timer, per avviare un conto alla rovescia direttamente dalla schermata principale.

Essential Space più intelligente


Il potenziamento più significativo riguarda Essential Space: la nuova funzione Smart Collections organizza automaticamente screenshot e appunti salvati, mentre alcuni contenuti diventano utilizzabili da strumenti compatibili con il protocollo MCP. Essential Voice introduce la trascrizione in tempo reale in oltre 100 lingue, con la funzione Super Mic disponibile sugli auricolari Ear (3). In fase beta arriva anche Essential Apps, che permette di generare piccole applicazioni personalizzate a partire da una semplice descrizione testuale.

Calendario di distribuzione


Il rollout parte da Phone (3), che riceve la beta aperta dal 26 agosto e la versione stabile a metà ottobre. Seguiranno Phone (4a) Pro a settembre, Phone (4a), Phone (3a) Pro e Phone (3a) tra settembre e novembre, Phone (2a) e Phone (2a) Plus tra ottobre e novembre, Phone (3a) Lite a dicembre e Phone (4b) e CMF Phone 2 Pro tra dicembre e gennaio. Restano esclusi Phone (1), Phone (2) e CMF Phone 1, ormai fuori dal ciclo di supporto software.

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Vivo X500 Pro Max avvistato su Geekbench con un chip MediaTek ancora inedito


Un prototipo del futuro Vivo X500 Pro Max è comparso su Geekbench equipaggiato con un SoC MediaTek non ancora annunciato ufficialmente, che alcune indiscrezioni identificano come il possibile Dimensity 9600 Pro. Configurazione a 8 core e frequenze elevate Il dispositivo testato, identificato dal codice modello V2610, monta una CPU a 8 core organizzata in configurazione 2+3+3: due core ad alte prestazioni fino a 4,55GHz, tre core intermedi fino a 4,35GHz e tre core efficienti fino a […]
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Un prototipo del futuro Vivo X500 Pro Max è comparso su Geekbench equipaggiato con un SoC MediaTek non ancora annunciato ufficialmente, che alcune indiscrezioni identificano come il possibile Dimensity 9600 Pro.

Configurazione a 8 core e frequenze elevate


Il dispositivo testato, identificato dal codice modello V2610, monta una CPU a 8 core organizzata in configurazione 2+3+3: due core ad alte prestazioni fino a 4,55GHz, tre core intermedi fino a 4,35GHz e tre core efficienti fino a 3,10GHz. Il test ha registrato 2.653 punti in single-core e 7.516 in multi-core, ma il chip risultava limitato a 2,8GHz durante la prova: un dato che rende questi punteggi non rappresentativi delle reali prestazioni del processore.

Le stime una volta a pieno regime


Secondo alcune proiezioni, una volta sbloccato alle frequenze piene il chip potrebbe raggiungere circa 4.200-4.300 punti in single-core e 12.000-12.500 punti in multi-core su Geekbench 6. Dal test emerge inoltre una memoria disponibile di circa 11GB, il che lascia ipotizzare una variante con 12GB di RAM complessivi. Va ricordato che, trattandosi di un chip non ancora confermato ufficialmente da MediaTek, tutte queste informazioni vanno considerate con cautela.

Una fotocamera da 200MP e batteria monstre


Al di là del chipset, Vivo X500 Pro Max si preannuncia come un flagship di alto livello: le indiscrezioni parlano di un display LTPO 2K da 6,85 pollici con refresh rate fino a 144Hz, di una fotocamera principale Sony da 50MP con sensore LOFIC e di un teleobiettivo periscopico da 200MP. Sul fronte energetico, si ipotizza una batteria da circa 8.000 mAh con ricarica rapida cablata da 90W.

Vivo X500 Pro Max dovrebbe essere presentato a settembre 2026: se le indiscrezioni sul chip MediaTek dovessero confermarsi, nelle prossime settimane potrebbero emergere ulteriori dettagli sia sul nuovo SoC che sullo smartphone stesso.

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Motorola avvia il rollout di Android 17: si parte dai top di gamma Signature


Motorola ha annunciato l'inizio della distribuzione di Android 17 sui propri smartphone, partendo dalla serie flagship Signature. L'aggiornamento sarà poi esteso gradualmente ad altri modelli compatibili, con tempistiche che variano in base al Paese e all'operatore. Interfaccia rinnovata e più accessibile Sul fronte grafico, Android 17 porta un pannello delle impostazioni rapide ridisegnato con aree di tocco più ampie e una navigazione più intuitiva, oltre a una gestione migliorata […]
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Motorola ha annunciato l’inizio della distribuzione di Android 17 sui propri smartphone, partendo dalla serie flagship Signature. L’aggiornamento sarà poi esteso gradualmente ad altri modelli compatibili, con tempistiche che variano in base al Paese e all’operatore.

Interfaccia rinnovata e più accessibile


Sul fronte grafico, Android 17 porta un pannello delle impostazioni rapide ridisegnato con aree di tocco più ampie e una navigazione più intuitiva, oltre a una gestione migliorata della luminosità nei contenuti HDR. I widget guadagnano una funzione di scorrimento che permette di visualizzare più contenuti anche in spazi ridotti, mentre le impostazioni di accessibilità visiva e di ingrandimento dello schermo diventano più semplici da configurare.

Condivisione file e connettività potenziate


Quick Share si arricchisce della possibilità di condividere file anche con dispositivi iOS tramite QR code e collegamento web. Debuttano inoltre Instant Hotspot, per attivare più facilmente il tethering, e Nearby Audio Streams, che consente di condividere l’audio con dispositivi compatibili nelle vicinanze. Una nuova funzione di diagnostica permette infine di controllare lo stato dei principali componenti hardware del telefono.

IA e sicurezza al centro dell’aggiornamento


Circle to Search si aggiorna con la traduzione in tempo reale dei contenuti selezionati sullo schermo. Arriva inoltre un sistema di rilevamento di truffe e phishing nei messaggi SMS, MMS e RCS, capace di segnalare all’utente eventuali contenuti sospetti. Sul fronte della sicurezza, vengono rafforzati i blocchi dopo tentativi di autenticazione falliti e le restrizioni sulla visualizzazione di notifiche sensibili nella schermata di blocco, mentre le notifiche correlate vengono raggruppate in modo più efficace.

Distribuzione graduale


L’aggiornamento viene fornito via OTA e non sarà disponibile per tutti i dispositivi compatibili nello stesso momento: la disponibilità effettiva dipenderà da Paese e operatore. Motorola ha confermato che, dopo la serie Signature, l’update raggiungerà progressivamente gli altri modelli supportati, con ulteriori dettagli attesi nelle prossime settimane.

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Sony Xperia 10 VIII, specifiche quasi invariate ma il prezzo potrebbe salire del 20%


Sony ha presentato ufficialmente il 25 agosto il nuovo Xperia 10 VIII, smartphone di fascia media che va a sostituire l'attuale Xperia 10 VII. Dalla Thailandia arriva però un'indiscrezione che potrebbe non piacere ai fan del marchio: il prezzo ufficiale suggerisce un rincaro significativo rispetto al modello precedente. Poche novità hardware rispetto al predecessore Xperia 10 VIII eredita gran parte dell'impostazione hardware del modello precedente, a partire dal chipset Snapdragon 6 […]
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Sony ha presentato ufficialmente il 25 agosto il nuovo Xperia 10 VIII, smartphone di fascia media che va a sostituire l’attuale Xperia 10 VII. Dalla Thailandia arriva però un’indiscrezione che potrebbe non piacere ai fan del marchio: il prezzo ufficiale suggerisce un rincaro significativo rispetto al modello precedente.

Poche novità hardware rispetto al predecessore


Xperia 10 VIII eredita gran parte dell’impostazione hardware del modello precedente, a partire dal chipset Snapdragon 6 Gen3, identico a quello montato su Xperia 10 VII. Le novità riguardano soprattutto la luminosità del display, la qualità dell’audio degli altoparlanti e l’elaborazione fotografica, senza però un vero salto generazionale sulle prestazioni.

Un rincaro del 20% in Thailandia


Nel negozio ufficiale Sony in Thailandia, Xperia 10 VIII viene proposto a 20.490 baht, equivalenti a circa 99.600 yen. Il predecessore Xperia 10 VII era stato lanciato nello stesso mercato a 16.990 baht: un aumento di circa il 20%. Va precisato che la semplice conversione valutaria di un prezzo estero non permette di stimare con precisione quale sarà il prezzo per il mercato italiano.

In Italia si attende ancora l’annuncio ufficiale


Al momento Sony non ha comunicato né la data di lancio né il prezzo di Xperia 10 VIII per il mercato italiano. Va inoltre considerato che, nell’ultimo anno, il baht thailandese si è apprezzato di circa il 7% sullo yen giapponese: se Sony dovesse applicare percentuali di rincaro simili in tutti i mercati, l’aumento percepito in euro potrebbe risultare ancora più marcato.

Xperia 10 VIII si presenta quindi come un aggiornamento incrementale sul fronte tecnico, ma se il rincaro dovesse riflettersi anche sul listino italiano, la reazione del pubblico potrebbe essere tutt’altro che entusiasta, specialmente in assenza di un salto prestazionale evidente rispetto al modello precedente.

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Android 17: la funzione anti mal d’auto “Motion Assist” debutta sui Pixel


Google ha iniziato a distribuire su alcuni modelli Pixel Motion Assist, la nuova funzione di Android 17 pensata per ridurre il mal d'auto quando si utilizza lo smartphone durante uno spostamento in veicolo. La distribuzione, per ora, riguarda solo una parte dei Pixel compatibili. Come funziona: indicatori visivi sincronizzati col movimento Motion Assist rileva quando il telefono si trova a bordo di un veicolo in movimento e mostra ai bordi dello schermo degli indicatori visivi sincronizzati […]
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Google ha iniziato a distribuire su alcuni modelli Pixel Motion Assist, la nuova funzione di Android 17 pensata per ridurre il mal d’auto quando si utilizza lo smartphone durante uno spostamento in veicolo. La distribuzione, per ora, riguarda solo una parte dei Pixel compatibili.

Come funziona: indicatori visivi sincronizzati col movimento


Motion Assist rileva quando il telefono si trova a bordo di un veicolo in movimento e mostra ai bordi dello schermo degli indicatori visivi sincronizzati con gli spostamenti reali del mezzo. Il mal d’auto nasce spesso da un conflitto tra ciò che gli occhi percepiscono guardando lo schermo e ciò che il corpo avverte attraverso il movimento: la funzione punta a ridurre questa discrepanza sensoriale. La tecnologia era stata individuata per la prima volta a fine 2024 con il nome in codice “Motion Cues”, prima di arrivare ora in forma definitiva su Android 17 con il nome Motion Assist.

Attivazione automatica o manuale


La funzione si configura dalle impostazioni di Google Play e può attivarsi automaticamente quando il dispositivo rileva un viaggio in auto, oppure essere accesa e spenta manualmente tramite un tile dedicato nelle impostazioni rapide. Durante il funzionamento compare una notifica che permette di interrompere la funzione in qualsiasi momento. Gli indicatori a schermo sono personalizzabili in colore, forma e trasparenza, ed è disponibile un’opzione “Randomization” che ne varia automaticamente l’aspetto.

Ora visibile anche sopra le schermate di sistema


Le prime versioni della funzione, ancora in sviluppo, si appoggiavano a un permesso Android che non consentiva di mostrare gli indicatori sopra schermate di sistema come impostazioni, notifiche, barra di stato e lock screen. Google ha successivamente migliorato la funzione a livello di sistema operativo, rendendo ora possibile visualizzare Motion Assist anche sopra le interfacce di sistema, per un funzionamento più continuo durante l’uso quotidiano dello smartphone.

Distribuzione ancora limitata


Il rollout, al momento, riguarda solo alcuni Pixel: secondo i test di Android Authority, la funzione risulta disponibile su Pixel 11 Pro XL, ma non ancora su Pixel 10 Pro XL, nonostante entrambi i modelli abbiano già ricevuto Android 17. Chi possiede un Pixel compatibile ma non trova ancora l’opzione tra le impostazioni potrebbe quindi semplicemente non essere stato ancora raggiunto dal rollout graduale messo in atto da Google.

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Se l’AI si mangia l’hardware, a rimetterci sono anche i dispositivi Linux, almeno quelli di Pine64


La fame insaziabile dei #datacenter per #GPU e #RAM comincia a farsi sentire anche fuori dal mondo dei grandi cloud provider: #Pine64 ha annunciato una pausa nella produzione dei suoi dispositivi #Linux a causa della scarsità di #DRAM ed #eMMC.
E per l’ecosistema Linux mobile, già tutt’altro che florido, potrebbe essere un altro brutto colpo.

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