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Domenica CULT in Ariosto Anteo spazioCinema

@milano

Avessi le domeniche libere andrei probabilmente a vedermeli tutti, magari qualcuno ne è interessato! Il cinema Ariosto è in zona corso Vercelli, Pagano/Wagner.

Prima di ogni proiezione, un incontro moderato dallo scrittore Piero Neri Scaglione con i suoi ospiti.


Domenica 12 ottobre | MATCH POINT v.o. sott. it. di Woody Allen - USA - 124’ | Ospite in collegamento streaming 10.30 Corrado Barazzutti, campione di tennis

Domenica 26 ottobre | NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari - Italia - 100’ | Ospiti in collegamento streaming gli sceneggiatori Francesca Serafini e Giordano Meacci

Domenica 9 novembre | FITZCARRALDO di Werner Herzog - Germania - 157’ | Ospite in sala Piero Maranghi direttore di Classica HD e regista

Domenica 23 novembre | QUEI BRAVI RAGAZZI di Martin Scorsese - USA - 146' | Ospite da definire

Domenica 14 dicembre | ARANCIA MECCANICA v.o. sott. it. di Stanley Kubrick - USA - 137’ | Ospite da definire

Intero 9 euro

Ridotto 7 euro

spaziocinema.info/milano/event…

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Maria Corina Machado Nobel per la Pace 2025
@scuola
corriereuniv.it/maria-corina-m…

Maria Corina Machado ha vinto il Premio Nobel per la Pace 2025.Lo ha annunciato l’Istituto Nobel a Oslo, riconoscendole “un impegno instancabile nella difesa della democrazia e dei diritti civili” in Venezuela.La leader dell’opposizione, perseguitata dal regime di Nicolás Maduro e costretta da mesi alla clandestinità, ha dedicato il riconoscimento “a tutto il

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Il nuovo post di universita-it: IA etica europea, verso un Codice di Condotta sovranazionale

Qui il post completo: universita.it/ia-etica-europea…

@universitaly

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BreachForums cade sotto i colpi dell’FBI: la fine di un’epoca per il cybercrime?
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/breach…
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Caparezza - Io sono il viaggio

@musica

youtube.com/watch?v=JEJNFu9bbq…

Nuovo singolo di Caprezza in attesa dell'album in uscita il 31 ottobre: caparezza.lnk.to/OrbitOrbitID

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#genocidio Ecco una traduzione italiana di monde-diplomatique.fr/2025/10/… (Gideon Levy)

I massacri del 7 ottobre 2023 hanno provocato la morte della Striscia di Gaza. Ci vorranno anni perché torni alla vita, ammesso che ci riesca. Ma questi eventi, e il successivo attacco israeliano, hanno anche ucciso la speranza di un Israele diverso. È ancora troppo presto per misurare l'entità dei danni causati da questa guerra alla società e allo Stato israeliani. Il cambiamento è evidentemente radicale. Anche in questo caso, la rimozione delle macerie e la ricostruzione richiederanno anni, se mai avverranno. Gaza e Israele sono stati distrutti ciascuno a modo proprio, forse irreversibilmente. La devastazione della prima è visibile ad occhio nudo, a chilometri di distanza; quella del secondo rimane ancora nascosta sotto la superficie.

Il 7 ottobre ha rappresentato una svolta storica. Quel giorno, Hamas ha invaso Israele e commesso una strage senza precedenti nel Paese. E quel giorno, Israele ha cambiato volto. Forse la sua nuova faccia era rimasta nascosta fino ad allora dietro una maschera, in attesa del momento giusto per rivelarsi. O forse la trasformazione è stata più profonda. In ogni caso, i demoni sono usciti dal vaso e non sono pronti a tornarci. La Striscia di Gaza è ormai inabitabile. Anche Israele è diventato una terra ostile per coloro che aspirano a una vita libera e democratica.

Un' interpretazione precisa degli eventi si è infatti imposta immediatamente, modificando la coscienza politica ed esistenziale del Paese. I leader, i media e i commentatori hanno subito definito gli attacchi «la più grande catastrofe che abbia colpito il popolo ebraico dopo la Shoah (1)». La Shoah e il 7 ottobre 2023 nello stesso respiro, quindi, come se fossero paragonabili, come se ci fossero stati due stermini... Un'esagerazione assurda, senza alcun fondamento - l'entità, gli obiettivi, i mezzi, tutto è diverso - ma ripetuta fino alla nausea e perfettamente calibrata per servire la propaganda governativa. Perché questa scelta di paragone non era affatto casuale. Deriva dalla vittimizzazione che accompagna Israele dalla sua fondazione nel 1948, in seguito al genocidio del popolo ebraico; una vittimizzazione che, agli occhi di molti israeliani, conferisce al Paese il diritto di agire come nessun altro è autorizzato. Affermata fin dall'inizio come un'evidenza nel dibattito pubblico, questa analogia costituiva il via libera che Israele si è dato per lanciare il suo attacco: se il 7 ottobre fosse stato un «olocausto», il genocidio che ne sarebbe seguito sarebbe stato legittimo.

«E che volevate che facessimo?»

Così è cambiato lo stato d'animo del Paese; o almeno si è rivelato senza filtri, liberato da ogni «correttezza politica». Molti israeliani, probabilmente la maggioranza, ritengono ormai che «non ci siano innocenti a Gaza». Secondo un sondaggio del centro aChord, affiliato all'Università Ebraica di Gerusalemme (agosto 2025), tale convinzione riguarda il 62% degli israeliani e addirittura il 76% degli ebrei israeliani. L'accusa, martellata in tutti i modi da due anni, si è gradualmente ampliata, ed è diventato frequente sentire anche che “non ci sono palestinesi innocenti”, ovvero che anche i palestinesi della Cisgiordania meritano di essere puniti. Una tale ideologia spiana la strada alla destra israeliana, il cui vecchio sogno è quello di creare una terra ebraica «dal fiume al mare», etnicamente pura (2).

I massacri perpetrati da Hamas il 7 ottobre sono stati percepiti in Israele come la prova di una sete di sangue innata nei palestinesi. Qualsiasi riferimento alle circostanze storiche, politiche o sociali di questo attacco è stato considerato un tentativo di giustificazione e quindi un tradimento. António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite (ONU), è stato una delle prime grandi voci internazionali a evocare questo contesto. Tel Aviv lo ha immediatamente definito antisemita. Come ha osato? La potenza del fuoco di sbarramento è facilmente spiegabile: qualsiasi contestualizzazione mina la legittimità della «risposta» israeliana. Bisogna quindi ignorare la vita di assedio senza speranza inflitta agli abitanti di Gaza, ma anche l'abbandono dei palestinesi da parte della comunità internazionale, compresi i paesi arabi che si sono progressivamente avvicinati a Israele (3).

Un'altra certezza si è diffusa a macchia d'olio all'indomani del 7 ottobre: quella secondo cui Israele può permettersi tutto. «E cosa volevate che facessimo?», si sente dire continuamente, come se il genocidio fosse l'unica opzione possibile. L'offensiva su Gaza è unanimemente presentata come un atto di legittima difesa, autorizzato dal diritto internazionale. La destra al potere, che non ha mai creduto nella convivenza con i palestinesi e che non li ha mai considerati alla pari come esseri umani, ha potuto lanciarsi nel suo folle progetto di pulizia etnica della Striscia di Gaza, senza temere l'opposizione della sinistra e del centro. Le idee di pace, di soluzione politica, di diplomazia, di soluzione a due Stati sono completamente scomparse dal discorso politico. In un accordo quasi unanime, i vari partiti ritengono che non ci sia più un partner palestinese – poiché non ci sono innocenti – e che quindi non ci sia più nulla da discutere, a parte la liberazione degli ostaggi israeliani.

Non bastando il rifiuto del dialogo, Israele ha superato i limiti dell'orrore bandendo le testimonianze di solidarietà nei confronti dei palestinesi. Qualsiasi espressione di empatia, preoccupazione e, naturalmente, qualsiasi tentativo di aiutare Gaza sono diventati sospetti nel Paese, e talvolta persino illegali. Gli arabi israeliani (il 20% della popolazione) sono stati messi a tacere. Molto rapidamente, alcuni di loro sono stati arrestati per aver pubblicato messaggi di compassione sui social network, altri sono stati licenziati (4). Questo incoraggia a comportarsi bene... Da allora, il ministro della Pubblica Sicurezza Itamar Ben-Gvir, di estrema destra, si assicura di reprimere le azioni a favore della pace. La popolazione ebraica non è stata risparmiata: molti attivisti di sinistra sono stati arrestati per solidarietà con Gaza (5). Una coltre di silenzio ha ricoperto il Paese.

I media israeliani, sia privati che pubblici, hanno volontariamente aderito a questa linea, con entusiasmo addirittura. Da due anni, senza alcuna censura reale – se non l'autocensura – hanno deciso di non coprire le atrocità commesse a Gaza (6). Il loro pubblico può vivere con la sensazione che lì vivano solo venti persone: i venti ostaggi israeliani ancora vivi. La fame, le distruzioni, i massacri di civili sono quotidianamente occultati o relegati ai margini delle notizie, come una sorta di concessione simbolica alla verità (7). Al contrario, non si contano più i servizi giornalistici sugli ostaggi e sui soldati israeliani uccisi. Probabilmente ogni francese, anche il meno informato, si è trovato di fronte a più immagini della sofferenza di Gaza rispetto a un israeliano medio... I media privilegiano la negazione e l'occultamento con tanto più fervore quanto più sanno bene che ciò corrisponde alle aspettative dei loro consumatori. Gli israeliani non hanno mai voluto sapere nulla dell'occupazione; ora non vogliono sapere nulla del genocidio. I palestinesi meritano il loro destino, a che serve parlarne?

Ogni informazione proveniente da Gaza viene quindi messa in discussione: il numero delle vittime sarebbe esagerato, non ci sarebbe mai stata carestia, ecc. Al contrario, i giornalisti riportano servilmente i resoconti dell'esercito israeliano. L'ospedale Nasser è stato bombardato e ventuno persone, tra cui cinque giornalisti, sono morte? Sicuramente ospitava un quartier generale di Hamas... Ma cosa pensare di un esercito che ha ucciso quasi ventimila bambini in meno di due anni? E che dire dei dati, compilati dallo stesso esercito israeliano, secondo cui l'83% dei morti palestinesi non aveva alcun legame con Hamas (8)? Nessuno se lo chiede. La versione ufficiale è più comoda per tutti: il governo, i militari, i media e i loro clienti. Ciò che disturba viene occultato e tutti sono contenti. Così il Paese si protegge, grazie a un vasto sistema di propaganda, nascondendo la verità a se stesso. E pochi cittadini se ne lagnano.

La menzogna e l'occultamento sono all'ordine del giorno in tempo di guerra. Ma il caso israeliano è particolare. Quando si criticano i media russi per la loro copertura del conflitto in Ucraina, si sa perfettamente che in realtà non possono fare altrimenti. I giornalisti israeliani, invece, sono liberi. Avevano la possibilità di scegliere e hanno consapevolmente rinunciato alla loro missione. Quando a volte mostro ai miei amici i video orribili di Gaza – e non mancano – la loro reazione è quasi pavloviana: «Forse è un falso? Forse è stato generato dall'intelligenza artificiale? Forse è stato girato in Afghanistan?». Questa negazione protegge la società israeliana dal confronto con la realtà.

Ma non è più sufficiente, perché gli altri paesi vedono le atrocità commesse a Gaza. Israele sta diventando uno Stato paria, i suoi cittadini devono affrontare una crescente ostilità nel resto del mondo. E noi cosa facciamo? Incolpiamo il resto del mondo: è antisemita, odia Israele e gli ebrei; il mondo intero è contro di noi, qualunque cosa facciamo. Questa retorica vittimistica fa accettare ai cittadini il deterioramento dello status internazionale di Israele. Il Paese ha rinunciato all'opinione pubblica mondiale.

[continua]

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)
in reply to Maria Chiara Pievatolo

[Segue da poliversity.it/@mcp/1153492703…]

#genocidio Dal primo giorno dell'attacco a Gaza, sono state organizzate manifestazioni, a volte anche di massa. Ma si concentrano quasi esclusivamente sul ritorno degli ostaggi e sulla destituzione del primo ministro Benjamin Netanyahu. Se i manifestanti chiedono la fine della guerra, è solo invocando la sorte delle persone rapite e dei soldati. Quella di Gaza rimane ignorata, ad eccezione di una frangia determinata e ammirevole di attivisti per la pace, la cui voce viene soffocata. La rimozione di Netanyahu è certamente essenziale per porre fine alla guerra. Ma la questione palestinese va ben oltre l'identità del capo del governo. Le correnti fasciste e fondamentaliste, che si sono fortemente sviluppate negli ultimi due anni e che ora penetrano in tutti gli strati della società, non scompariranno con lui.

La morsa si stringe

Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza il via libera dato a Israele dagli Stati Uniti, prima da Joseph Biden e ora da Donald Trump. Non contento di fornire armi al suo alleato e di garantirne la protezione, il presidente americano si sta mobilitando per punire tutti coloro che osano criticare Tel Aviv (9). I membri della Corte penale internazionale (CPI) dell'Aia, che avevano osato emettere un mandato di arresto internazionale contro Netanyahu, ne hanno pagato le conseguenze: Trump ha pubblicato un decreto (il decreto 14203) per imporre loro sanzioni personali. Di fronte all'unilateralismo americano, l'Unione europea ha raggiunto vette di viltà. Per paura di scontentare Washington, e nonostante l'opinione pubblica sia talvolta molto critica nei confronti di Israele, essa rifiuta di prendere misure per aiutare Gaza, ad esempio imponendo sanzioni a Tel Aviv. Gli europei si accontentano di dichiarazioni di pura forma, riconoscendo uno Stato palestinese che non esiste e che non sarà creato in un futuro prevedibile. Ciò che hanno saputo fare contro il regime di apartheid in Sudafrica e contro la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina, si rivelano incapaci di farlo contro Israele.

Ma gli israeliani cominciano a sentire la morsa stringersi durante i loro viaggi all'estero, così come nei loro contatti economici, scientifici, commerciali, culturali e persino personali con il mondo. La pressione sul Paese e sui suoi abitanti si intensifica. Finora, nulla è riuscito a fermare la danza macabra della pulizia etnica a Gaza. Rinchiusi in un universo a parte, scollegati dalla realtà, gli israeliani non porranno fine a tutto questo da sé. Salvare Gaza tocca dunque al resto del mondo.

Tradotto da: monde-diplomatique.fr/2025/10/…


[fine]


#genocidio Ecco una traduzione italiana di monde-diplomatique.fr/2025/10/… (Gideon Levy)

I massacri del 7 ottobre 2023 hanno provocato la morte della Striscia di Gaza. Ci vorranno anni perché torni alla vita, ammesso che ci riesca. Ma questi eventi, e il successivo attacco israeliano, hanno anche ucciso la speranza di un Israele diverso. È ancora troppo presto per misurare l'entità dei danni causati da questa guerra alla società e allo Stato israeliani. Il cambiamento è evidentemente radicale. Anche in questo caso, la rimozione delle macerie e la ricostruzione richiederanno anni, se mai avverranno. Gaza e Israele sono stati distrutti ciascuno a modo proprio, forse irreversibilmente. La devastazione della prima è visibile ad occhio nudo, a chilometri di distanza; quella del secondo rimane ancora nascosta sotto la superficie.

Il 7 ottobre ha rappresentato una svolta storica. Quel giorno, Hamas ha invaso Israele e commesso una strage senza precedenti nel Paese. E quel giorno, Israele ha cambiato volto. Forse la sua nuova faccia era rimasta nascosta fino ad allora dietro una maschera, in attesa del momento giusto per rivelarsi. O forse la trasformazione è stata più profonda. In ogni caso, i demoni sono usciti dal vaso e non sono pronti a tornarci. La Striscia di Gaza è ormai inabitabile. Anche Israele è diventato una terra ostile per coloro che aspirano a una vita libera e democratica.

Un' interpretazione precisa degli eventi si è infatti imposta immediatamente, modificando la coscienza politica ed esistenziale del Paese. I leader, i media e i commentatori hanno subito definito gli attacchi «la più grande catastrofe che abbia colpito il popolo ebraico dopo la Shoah (1)». La Shoah e il 7 ottobre 2023 nello stesso respiro, quindi, come se fossero paragonabili, come se ci fossero stati due stermini... Un'esagerazione assurda, senza alcun fondamento - l'entità, gli obiettivi, i mezzi, tutto è diverso - ma ripetuta fino alla nausea e perfettamente calibrata per servire la propaganda governativa. Perché questa scelta di paragone non era affatto casuale. Deriva dalla vittimizzazione che accompagna Israele dalla sua fondazione nel 1948, in seguito al genocidio del popolo ebraico; una vittimizzazione che, agli occhi di molti israeliani, conferisce al Paese il diritto di agire come nessun altro è autorizzato. Affermata fin dall'inizio come un'evidenza nel dibattito pubblico, questa analogia costituiva il via libera che Israele si è dato per lanciare il suo attacco: se il 7 ottobre fosse stato un «olocausto», il genocidio che ne sarebbe seguito sarebbe stato legittimo.

«E che volevate che facessimo?»

Così è cambiato lo stato d'animo del Paese; o almeno si è rivelato senza filtri, liberato da ogni «correttezza politica». Molti israeliani, probabilmente la maggioranza, ritengono ormai che «non ci siano innocenti a Gaza». Secondo un sondaggio del centro aChord, affiliato all'Università Ebraica di Gerusalemme (agosto 2025), tale convinzione riguarda il 62% degli israeliani e addirittura il 76% degli ebrei israeliani. L'accusa, martellata in tutti i modi da due anni, si è gradualmente ampliata, ed è diventato frequente sentire anche che “non ci sono palestinesi innocenti”, ovvero che anche i palestinesi della Cisgiordania meritano di essere puniti. Una tale ideologia spiana la strada alla destra israeliana, il cui vecchio sogno è quello di creare una terra ebraica «dal fiume al mare», etnicamente pura (2).

I massacri perpetrati da Hamas il 7 ottobre sono stati percepiti in Israele come la prova di una sete di sangue innata nei palestinesi. Qualsiasi riferimento alle circostanze storiche, politiche o sociali di questo attacco è stato considerato un tentativo di giustificazione e quindi un tradimento. António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite (ONU), è stato una delle prime grandi voci internazionali a evocare questo contesto. Tel Aviv lo ha immediatamente definito antisemita. Come ha osato? La potenza del fuoco di sbarramento è facilmente spiegabile: qualsiasi contestualizzazione mina la legittimità della «risposta» israeliana. Bisogna quindi ignorare la vita di assedio senza speranza inflitta agli abitanti di Gaza, ma anche l'abbandono dei palestinesi da parte della comunità internazionale, compresi i paesi arabi che si sono progressivamente avvicinati a Israele (3).

Un'altra certezza si è diffusa a macchia d'olio all'indomani del 7 ottobre: quella secondo cui Israele può permettersi tutto. «E cosa volevate che facessimo?», si sente dire continuamente, come se il genocidio fosse l'unica opzione possibile. L'offensiva su Gaza è unanimemente presentata come un atto di legittima difesa, autorizzato dal diritto internazionale. La destra al potere, che non ha mai creduto nella convivenza con i palestinesi e che non li ha mai considerati alla pari come esseri umani, ha potuto lanciarsi nel suo folle progetto di pulizia etnica della Striscia di Gaza, senza temere l'opposizione della sinistra e del centro. Le idee di pace, di soluzione politica, di diplomazia, di soluzione a due Stati sono completamente scomparse dal discorso politico. In un accordo quasi unanime, i vari partiti ritengono che non ci sia più un partner palestinese – poiché non ci sono innocenti – e che quindi non ci sia più nulla da discutere, a parte la liberazione degli ostaggi israeliani.

Non bastando il rifiuto del dialogo, Israele ha superato i limiti dell'orrore bandendo le testimonianze di solidarietà nei confronti dei palestinesi. Qualsiasi espressione di empatia, preoccupazione e, naturalmente, qualsiasi tentativo di aiutare Gaza sono diventati sospetti nel Paese, e talvolta persino illegali. Gli arabi israeliani (il 20% della popolazione) sono stati messi a tacere. Molto rapidamente, alcuni di loro sono stati arrestati per aver pubblicato messaggi di compassione sui social network, altri sono stati licenziati (4). Questo incoraggia a comportarsi bene... Da allora, il ministro della Pubblica Sicurezza Itamar Ben-Gvir, di estrema destra, si assicura di reprimere le azioni a favore della pace. La popolazione ebraica non è stata risparmiata: molti attivisti di sinistra sono stati arrestati per solidarietà con Gaza (5). Una coltre di silenzio ha ricoperto il Paese.

I media israeliani, sia privati che pubblici, hanno volontariamente aderito a questa linea, con entusiasmo addirittura. Da due anni, senza alcuna censura reale – se non l'autocensura – hanno deciso di non coprire le atrocità commesse a Gaza (6). Il loro pubblico può vivere con la sensazione che lì vivano solo venti persone: i venti ostaggi israeliani ancora vivi. La fame, le distruzioni, i massacri di civili sono quotidianamente occultati o relegati ai margini delle notizie, come una sorta di concessione simbolica alla verità (7). Al contrario, non si contano più i servizi giornalistici sugli ostaggi e sui soldati israeliani uccisi. Probabilmente ogni francese, anche il meno informato, si è trovato di fronte a più immagini della sofferenza di Gaza rispetto a un israeliano medio... I media privilegiano la negazione e l'occultamento con tanto più fervore quanto più sanno bene che ciò corrisponde alle aspettative dei loro consumatori. Gli israeliani non hanno mai voluto sapere nulla dell'occupazione; ora non vogliono sapere nulla del genocidio. I palestinesi meritano il loro destino, a che serve parlarne?

Ogni informazione proveniente da Gaza viene quindi messa in discussione: il numero delle vittime sarebbe esagerato, non ci sarebbe mai stata carestia, ecc. Al contrario, i giornalisti riportano servilmente i resoconti dell'esercito israeliano. L'ospedale Nasser è stato bombardato e ventuno persone, tra cui cinque giornalisti, sono morte? Sicuramente ospitava un quartier generale di Hamas... Ma cosa pensare di un esercito che ha ucciso quasi ventimila bambini in meno di due anni? E che dire dei dati, compilati dallo stesso esercito israeliano, secondo cui l'83% dei morti palestinesi non aveva alcun legame con Hamas (8)? Nessuno se lo chiede. La versione ufficiale è più comoda per tutti: il governo, i militari, i media e i loro clienti. Ciò che disturba viene occultato e tutti sono contenti. Così il Paese si protegge, grazie a un vasto sistema di propaganda, nascondendo la verità a se stesso. E pochi cittadini se ne lagnano.

La menzogna e l'occultamento sono all'ordine del giorno in tempo di guerra. Ma il caso israeliano è particolare. Quando si criticano i media russi per la loro copertura del conflitto in Ucraina, si sa perfettamente che in realtà non possono fare altrimenti. I giornalisti israeliani, invece, sono liberi. Avevano la possibilità di scegliere e hanno consapevolmente rinunciato alla loro missione. Quando a volte mostro ai miei amici i video orribili di Gaza – e non mancano – la loro reazione è quasi pavloviana: «Forse è un falso? Forse è stato generato dall'intelligenza artificiale? Forse è stato girato in Afghanistan?». Questa negazione protegge la società israeliana dal confronto con la realtà.

Ma non è più sufficiente, perché gli altri paesi vedono le atrocità commesse a Gaza. Israele sta diventando uno Stato paria, i suoi cittadini devono affrontare una crescente ostilità nel resto del mondo. E noi cosa facciamo? Incolpiamo il resto del mondo: è antisemita, odia Israele e gli ebrei; il mondo intero è contro di noi, qualunque cosa facciamo. Questa retorica vittimistica fa accettare ai cittadini il deterioramento dello status internazionale di Israele. Il Paese ha rinunciato all'opinione pubblica mondiale.

[continua]


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in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

@max C'era già nel post: monde-diplomatique.fr/2025/10/… Rinvio a quell'URL anche per le note a piè di pagina, che non ho tradotto.
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Sono felice che la Mondadori abbia pubblicato il mio nuovo libro:
"La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell'intelligenza artificiale" buona lettura! 🤓
mondadoristore.it/la-differenz…
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𝗙𝗿𝗶𝗱𝘁𝗷𝗼𝗳 𝗡𝗮𝗻𝘀𝗲𝗻, nato il 10 ottobre 1861, fu esploratore, oceanografo, diplomatico e Premio Nobel per la Pace nel 1922.
Le sue spedizioni gettarono le basi dell’oceanografia moderna e dimostrarono che l’Oceano Artico è profondo, dinamico e vivo.
Leggi l’articolo completo sul blog buff.ly/Op5sBWz
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Concorso Marescialli EI 2025: 40 posti nella Sanità
@scuola
corriereuniv.it/concorso-mares…

È stato pubblicato il bando del 9° concorso per Marescialli a nomina diretta dell’Esercito Italiano, con l’obiettivo di reclutare 40 Marescialli in servizio permanente nella specializzazione Sanità. Il concorso, per titoli ed esami, è aperto a laureati in discipline sanitarie che desiderano intraprendere la carriera militare come personale tecnico e

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Thank you to the Italian Defense Minister, #GuidoCrosetto,for his aswer to a parliamentary inquiry submitted by the Italian MP, #StefaniaAscari,and colleagues and based on our investigation for #FattoQuotidiano on #Italy's complicity in #Israel's #Genocide
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Intanto ve lo anticipo:
C'è di più da rivelare sulle forniture dell'#Italia a #Israele:

More soon...

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Grazie a #CarloMarsilli #CorradoFormigli e #PiazzaPulita per avermi permesso di parlare dei 631 voli militari da/per Italia all'area di #Gaza che dal 7/10/2023 al 7/7/2024 hanno contribuito a creare ponte aereo per #Israele per forniture e intelligence

la7.it/piazzapulita/video/cari…

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1. Grazie al ministro #GuidoCrosetto finalmente ha risposto all'interrogazione parlamentare di #StefaniaAscari basata sulla nostra inchiesta sui 631 voli militari che dal 7/10/2023 al 7/10/2024 hanno contribuito a creare ponte aereo per intelligence e forniture a #Israele
in reply to stefania maurizi

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2. La risposta del ministro #GuidoCrosetto è qui sotto. Come potete verificare voi stessi, nessuna delle informazioni da noi pubblicate nella nostra inchiesta per #FattoQuotidiano è stata smentita dal ministro: abbiamo scritto la verità sulle complicità dell'Italia

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In un volo di storni

edu.inaf.it/rubriche/libri/in-…

Nella settimana dell’annuncio dei Premi Nobel, discutiamo del libro di un Premio Nobel italiano: Giorgio Parisi.

#fisica #GiorgioParisi #Rizzoli

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Classifica Times Higher Education 2026, Università di Bologna 130° nel mondo
@scuola
corriereuniv.it/classifica-tim…

È ancora l’Università di Oxford, per il decimo anno consecutivo, l’ateneo migliore al mondo secondo la classifica di Times Higher Education 2026, che si concentra soprattutto sugli istituti con una forte vocazione per la ricerca, selezionando per quest’anno 2191 sparsi tra 115 Stati. L’Italia

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Cartone pro Flotilla in un asilo: “Diciamo insieme free Palestine!”
@scuola
corriereuniv.it/cartone-pro-fl…

In una scuola dell’infanzia di Roma, alcuni bambini tra i 4 e i 6 anni hanno partecipato a un’attività durante la quale sono stati invitati a gridare in coro: “Viva, viva la libertà! Free, free Palestine!”. L’episodio è avvenuto nel plesso XXI Aprile dell’Istituto Comprensivo Via Soriso, nella zona Aurelia,

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Alice travolta e uccisa a 17 anni mentre andava a scuola
@scuola
corriereuniv.it/alice-travolta…

Alice Morsanutto, 17 anni, è morta all’alba lungo via Brian a Precenicco, in provincia di Udine. La studentessa di quarta del liceo artistico Giovanni Sello si stava dirigendo alla fermata del bus per raggiungere la scuola quando un furgoncino l’ha travolta nei pressi delle strisce pedonali. Alla guida c’era un 35enne di San Giorgio

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Il nuovo post di universita-it: Quali sfide emotive e psicologiche affrontano gli studenti che scelgono di studiare all’estero?

Qui il post completo: universita.it/sfide-emotive-e-…

@universitaly

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Il nuovo post di universita-it: PoliTo e Iveco Group e il nuovo master gratuito per i progettisti dei veicoli del futuro

Qui il post completo: universita.it/polito-e-iveco-g…

@universitaly

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Forte questa cosa... 😁

@Fisica


Qual è il modo più semplice per passare da miglia a chilometri?

Usa Fibonacci!

1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, ...

2 miglia sono circa 3 chilometri
3 miglia sono circa 5 chilometri
...
21 miglia sono circa 34 chilometri

e più la distanza diventa lunga, più l'approssimazione è corretta.

Perché la serie di Fibonacci tende al rapporto aureo 1.618 che è molto vicino al rapporto 1 miglio = 1.609 chilometri

#sapevatelo


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Domani volevo andare a Milano, in treno, faccio una ricerca sul sito di Trenitalia e vedo che:

1) con un Interregionale ci metterei 5 ore e 8 minuti (velocita media circa 60 km/h) e pagherei 25,50 €;
2) con un Intercity ci metterei 6 ore e 32 minuti (velocita media circa 50 km/h) e pagherei 36,50 €.

(per completezza aggiungo che ci sono anche le Frecce, velocissime e costosissime)

Domande:
a) come fa un Intercity ad essere più lento di un Interregionale (considerando anche che con l'Interregionale dovrei fare due cambi e con l'intercity no)?
b) come fa un Intercity, che è più lento di un Interregionale, a costare di più?
b) come fanno dei treni a muoversi con velocità medie così basse?

E niente, vado in auto...

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1. questa ve la devo raccontare io, perché se no, chi ve la racconta.
Dunque ricordate la nostra inchiesta sui voli militari che coinvolgono l'Italia e di cui chiediamo spiegazioni al presidente Meloni e al ministro Crosetto?

Ebbene sapete che è successo?

in reply to stefania maurizi

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8. il militare inglese che ha parlato in modo anonimo ha detto al Times di Londra:

"Invece di mandare un messaggio a Israele e dire: noi inglesi non spiamo per conto tuo, siamo contenti di arruolare un'azienda [contractor, ndr] americana e a pagarla noi"

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domani sera siete a #Castiglioncello (Livorno)?

Siete tutti graditi per parlare con l'#UnioneScienziatiPerIlDisarmo (#USPID) della minaccia esistenziale senza eguali delle #ArmiNucleari, incluse quelle che abbiamo in casa: #Aviano e #Ghedi
Ci sarà anche la grande #LauraMorante!

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#9ottobre 1963 disastro del #Vajont

L'articolo di Anda Pleniceanu su #Itinera:

"Aesthetics of Control and Absence in the Vajont Disaster ..."

esamina l'intersezione tra #estetica, #memoria e #tecnopolitica attraverso un'analisi del disastro del Vajont e della Chiesa di Longarone progettata da Giovanni Michelucci.
Il controverso progetto di ricostruzione risponde alla violenza fisica, ambientale e simbolica della #diga del Vajont

riviste.unimi.it/index.php/iti…

#technosphere #environment

@cultura

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domani mattina siete a #Pisa?

Siete tutti graditi per discutere con noi di #GiornalismoDiPace

Grazie, #CISP #UniversitàDiPisa e grazie #FedericoOliveri!

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il potere è brutta bestia: non tutto quello che un potente può fare,perché gli viene permesso, è intelligente e strategico fare:

#Meloni è andata a lamentarsi da #Vespa della denuncia alla #CortePenaleInternazionale: nessuno si sarebbe filato la denuncia, ora tutti ne parlano

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auguri di pronta guarigione al ministro #GuidoCrosetti, lo aspettiamo in grande forma per rispondere a questo:

[archivio]ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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"Quando un commando di terroristi li fece saltare, il primo a esultare fu l’attuale ministro degli Esteri polacco Sikorski: “Thank you Usa!”. Ma si scordò di coordinarsi con Kiev, che tentava di attribuire l’attentato a Putin"

Da leggere #MarcoTravaglio:

ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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Accade oggi
L’inondazione del #Vajont si è verificata il 9 ottobre 1963. Innescata da una frana che si riversò in un bacino artificiale realizzato sbarrando con una #diga il corso del torrente Vajont.
Sul blog INGVambiente trovi l’articolo completo ➡️ buff.ly/ZUgwX2P
in reply to INGVambiente

incredibile quel posto. Ci sono stato da piccolo (nonna era friulana) e poi l'anno scorso. Si respira un'atmosfera irreale. Guardando le montagne che franarono si vede ancora un enorme pezzo di roccia mancante, la diga completamente intatta e l'invaso pieno di terra. Fu un disastro dovuto all'incompetenza dei geologi dell'epoca di capire le rocce, ma ancor peggio delle società elettriche e dei politici che non ebbero il coraggio di bloccare la diga in tempo alle prime avvisaglie.
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Abitazione spaziale

edu.inaf.it/rubriche/risate-sp…

Una casa troppo in alto

#esplorazioneDelloSpazio #StazioneSpazialeInternazionale

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Concorso Pnrr3: cosa sappiamo su date e prove
@scuola
corriereuniv.it/concorso-pnrr3…

Potrebbero arrivare entro la fine di ottobre i due bandi relativi al terzo concorso dall’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza: uno sarà dedicato a scuola dell’infanzia e primaria, l’altro alle secondarie di I e II grado, per posti comuni e di sostegno. Il nuovo concorso riguarda circa 58mila cattedre relative agli anni scolastici 2025/26,

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Israele e Hamas firmano la prima fase dell’accordo: ostaggi presto liberi, Trump atteso a Gaza
@scuola
corriereuniv.it/israele-e-hama…

Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo sulla prima fase del piano per sospendere i combattimenti e liberare almeno 20 ostaggi ancora vivi. Il rilascio dovrebbe avvenire nel weekend, quando Donald Trump, artefice dell’intesa, arriverà in Medio Oriente e

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“Non possiamo gestirlo”, la scuola nega l’iscrizione a un bimbo disabile
@scuola
corriereuniv.it/non-possiamo-g…

“Non possiamo riaccogliere suo figlio perché la scuola non sarebbe in grado di gestirlo in aula”. È questa la risposta che si sono sentiti dare i genitori di un bambino disabile del quartiere Vomero di Napoli, dopo aver richiesto il rinnovo dell’iscrizione presso un istituto linguistico. A denunciare la