WeWard: sorveglianza capitalista travestita da wellness app


@Privacy Pride
Il post completo di Christian Bernieri è sul suo blog: garantepiracy.it/blog/weward/
Articolo scritto a quattro mani da Christian e Claudia NOTA PRELIMINARE: prima di leggere questo deep-dive è necessario rivedere il celeberrimo esperimento del Dr Peter Venkman... Che cosa è WeWard? Un'app per iOS/Android da scaricare sul proprio

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Adobe Patches Actively Exploited Acrobat Reader Zero-Day CVE-2026-34621 — Exploited Since December 2025
#CyberSecurity
securebulletin.com/adobe-patch…
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Die Pläne, im Internet mit Biometrie nach jedweder Person zu suchen, verstoßen laut AlgorithmWatch gegen Europarecht und die Verfassung. Sie seien so unverhältnismäßig, dass man sie nicht verbessern, sondern nur zurückziehen könne.

netzpolitik.org/2026/europarec…

in reply to netzpolitik.org

Grundrechtseingriffe fallen erst auf, wenn jemand genau hinschaut.
Biometrische Fahndung klingt nach gezielter Ermittlung. Technisches Detail: Der Abgleich funktioniert nur mit einer Datenbank, die das Netz ausliest. Was die EU-KI-Verordnung verbietet. Betroffen ist nicht nur wer verdächtig ist, sondern jeder mit Foto im Netz.
Zweimal auf der Kabinetts-Tagesordnung. Zweimal gestrichen. Nicht zurückgezogen.

#Überwachung #Biometrie #Grundrechte #Datenschutz #Gesichtserkennung

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ShinyHunters colpisce Rockstar Games attraverso Anodot: la campagna Salesforce-Snowflake mette a rischio 400 aziende
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/shinyh…


ShinyHunters colpisce Rockstar Games attraverso Anodot: la campagna Salesforce-Snowflake mette a rischio 400 aziende


Non è stato bucato Rockstar Games. Non è stato bucato Snowflake. È stato compromesso il fornitore SaaS che monitorava i costi cloud di Rockstar, e attraverso di lui gli attaccanti sono entrati nell’ambiente Snowflake del produttore di GTA come se fossero un servizio interno legittimo. L’11 aprile 2026, ShinyHunters ha pubblicato sul proprio dark web leak site la rivendicazione dell’attacco, fissando al 14 aprile la scadenza per il pagamento o la pubblicazione dei dati. Ma la storia di Rockstar è solo la punta dell’iceberg: il gruppo rivendica l’accesso ai dati di oltre 400 organizzazioni collegate a integrazioni Salesforce, in quella che si configura come una delle campagne di esfiltrazione dati più sistematiche del 2026.

Il vettore: Anodot come cavallo di Troia


Il punto di ingresso non è stato né Rockstar Games né Snowflake direttamente, ma Anodot, una piattaforma SaaS specializzata nel monitoraggio dei costi cloud e nell’anomaly detection per infrastrutture enterprise. Rockstar utilizza Anodot per la governance dei costi sulla propria infrastruttura cloud, e questo ha creato una superficie di attacco inaspettata: ShinyHunters ha compromesso l’infrastruttura di Anodot, estratto i token di autenticazione Snowflake presenti nei dati di configurazione del cliente, e li ha utilizzati per accedere all’ambiente Snowflake di Rockstar con credenziali del tutto legittime agli occhi dei sistemi di controllo.

Il meccanismo è elegante nella sua semplicità: un tool di monitoraggio dei costi cloud deve per definizione avere accesso in lettura alle metriche e ai dati dell’infrastruttura monitorata. Quei token di accesso — validi, non scaduti e provenienti da un IP “conosciuto” — sono diventati le chiavi del regno. I team di sicurezza di Rockstar, abituati a vedere traffico normalizzato da Anodot, non hanno rilevato anomalie per un periodo significativo. Quando l’esfiltrazione è stata individuata, ShinyHunters aveva già portato a termine l’operazione.

I dati in gioco: da GTA Online ai contratti riservati


La portata potenziale dell’esfiltrazione da Rockstar è notevole. I database Snowflake di una società come Rockstar Games contengono strati di dati estremamente sensibili: record finanziari di GTA Online e Red Dead Online, incluse le microtransazioni di decine di milioni di giocatori globali; dati di profilazione geografica e di spesa degli utenti; timeline di marketing interno con dettagli su lanci di prodotto futuri — GTA 6 su tutti — e, potenzialmente, contratti con Sony, Microsoft, doppiatori e label musicali. Se questi ultimi materiali fossero pubblicati, le implicazioni andrebbero ben oltre una multa GDPR: negoziazioni attive su IP, compensi e accordi esclusivi potrebbero essere compromesse.

Rockstar Games ha confermato l’incidente in una dichiarazione breve e misurata, affermando che l’attacco “non ha alcun impatto sulla nostra organizzazione o sui nostri giocatori”. Una posizione che i ricercatori di sicurezza hanno accolto con cauto scetticismo: le conseguenze di una breach su dati di questa natura raramente sono immediate o visibili, e tendono a manifestarsi nei mesi successivi sotto forma di leak mirati, manipolazioni di mercato o negoziazioni pilotate da materiale riservato.

La campagna allargata: 400+ organizzazioni nell’ecosistema Salesforce


Il caso Rockstar non è isolato ma fa parte di una campagna sistematica. ShinyHunters rivendica l’accesso ai dati di oltre 400 organizzazioni legate a integrazioni Salesforce, in quella che appare come un’operazione metodica contro l’ecosistema di fornitori SaaS interconnessi che gestiscono dati enterprise critici. Tra i nomi emersi figurano Cisco, la telco canadese Telus, l’operatore olandese Odido, e — in modo ancora non verificato indipendentemente — riferimenti a dati della Commissione Europea.

Due casi documentati nei giorni precedenti all’annuncio su Rockstar illustrano la dimensione operativa: Marcus & Millichap, società immobiliare statunitense quotata in borsa, ha visto rivendicata l’esfiltrazione di oltre 30 milioni di record Salesforce contenenti dati personali (PII); Abrigo, fornitore di software per il settore bancario, conta 1,7 milioni di record Salesforce potenzialmente compromessi. Entrambe le rivendicazioni portano la stessa firma e la stessa scadenza del 14 aprile 2026. La serialità dell’operazione suggerisce un accesso strutturale all’ecosistema Salesforce, probabilmente attraverso uno o più fornitori di integrazione condivisi.

ShinyHunters: anatomia di un’operazione di estorsione seriale


ShinyHunters non è un gruppo improvvisato. Attivo almeno dal 2020, il collettivo ha costruito un curriculum di breach di alto profilo che include la violazione di Ticketmaster (560 milioni di record nel 2024), Santander Bank, AT&T e decine di altre organizzazioni. Il modello operativo è consolidato e ripetibile: compromissione silenziosa dell’infrastruttura target o di un suo fornitore, esfiltrazione dei dati, pubblicazione della rivendicazione su dark web leak site con scadenza ravvicinata pensata per massimizzare la pressione psicologica sul management della vittima.

La scelta di attaccare la filiera dei fornitori SaaS — piuttosto che i target diretti — è una evoluzione tattica significativa e preoccupante. Strumenti come Anodot, che gestiscono token e credenziali di accesso ai dati cloud delle proprie aziende clienti, sono nodi ad altissimo valore nella catena di fornitura digitale. Un singolo breach di un fornitore SaaS condiviso può moltiplicare esponenzialmente il numero di vittime downstream, esattamente come accade negli attacchi alla supply chain software.

Raccomandazioni: gestire il rischio della fiducia transitiva


Il caso Rockstar-Anodot-Snowflake è un caso di studio esemplare sul concetto di fiducia transitiva non controllata. Quando si delega l’accesso ai propri dati a un fornitore terzo, si estende implicitamente la propria superficie di attacco all’intera catena di sicurezza di quel fornitore. Le misure difensive prioritarie includono: adozione di token di accesso a scope minimo e breve durata con rotazione automatica; IP allowlisting per le credenziali di accesso ai data warehouse; abilitazione obbligatoria di MFA anche per gli account di servizio Snowflake; monitoraggio del volume e dei pattern di query per identificare esfiltrazione massiva; e una procedura sistematica di vendor security assessment che includa evidenze SOC2 Type II e penetration test annuali prima di concedere accesso a dati sensibili.

La domanda che ogni CISO con integrazioni SaaS attive dovrebbe porsi oggi è semplice: sapete esattamente quali fornitori terzi hanno accesso — diretto o indiretto — ai vostri dati cloud? Avete verificato la loro postura di sicurezza di recente? E soprattutto: se uno di loro venisse compromesso domani, sareste in grado di revocare immediatamente l’accesso? La risposta a queste tre domande definisce la differenza tra una gestione proattiva del rischio di terze parti e la prossima vittima di ShinyHunters.


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UNC1069 trasforma Axios in un vettore di spionaggio: WAVESHAPER.V2 colpisce la supply chain npm
#CyberSecurity
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UNC1069 trasforma Axios in un vettore di spionaggio: WAVESHAPER.V2 colpisce la supply chain npm


Per tre ore e diciannove minuti, tra la mezzanotte e le 03:20 UTC del 31 marzo 2026, chi ha eseguito npm install axios ha involontariamente invitato un RAT nordcoreano nei propri sistemi. L’attacco alla supply chain del pacchetto Axios — 70 milioni di download settimanali, il client HTTP più usato dell’ecosistema JavaScript — porta la firma di UNC1069, un cluster APT legato alla Corea del Nord e motivato finanziariamente che da anni prende di mira sviluppatori e infrastrutture crypto. L’operazione dimostra ancora una volta che il vettore più efficace per infiltrarsi in ambienti protetti non è un exploit zero-day: è la fiducia umana.

L’ingegneria sociale che ha aperto la porta


Tutto comincia mesi prima della compromissione vera e propria. Gli operatori di UNC1069 si sono avvicinati a Jason Saayman, maintainer principale di Axios su npm, fingendosi il fondatore di una società legittima e ben nota nel settore tech. Non si sono limitati a creare un profilo falso: hanno clonato digitalmente l’identità della persona reale, creando una replica convincente sia del soggetto sia dell’azienda. “Hanno calibrato ogni dettaglio specificamente su di me”, ha scritto Saayman nel post-mortem dell’incidente.

Il contatto si è trasformato in una chiamata video su Microsoft Teams. Durante il meeting, gli attaccanti hanno simulato un problema audio e hanno convinto Saayman a installare un componente “mancante” per risolvere l’incompatibilità. Il file che il maintainer ha eseguito non era una patch per Teams: era WAVESHAPER.V2, il RAT cross-platform del gruppo. Da quel momento UNC1069 disponeva delle credenziali npm di Saayman e del controllo sul suo ambiente di sviluppo.

La catena di attacco: da npm al C2 in tre passi


Una volta ottenuto l’accesso all’account npm, gli attaccanti hanno pubblicato due release backdoorate: axios@1.14.1 e axios@0.30.4. Entrambe iniettavano una dipendenza malevola — plain-crypto-js@4.2.1 — che non esiste nel registro legittimo npm. Il pacchetto conteneva SILKBELL, un dropper offuscato che si attivava automaticamente tramite un hook postinstall nello script setup.js, senza alcuna interazione da parte dell’utente o dello sviluppatore.

SILKBELL stabiliva una connessione con l’infrastruttura C2 di UNC1069 e scaricava WAVESHAPER.V2, adattando il payload al sistema operativo rilevato. Il comportamento variava per piattaforma:

  • Windows: copia di powershell.exe in %PROGRAMDATA%\wt.exe, persistenza via chiave di registro HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run con nome “MicrosoftUpdate” e batch nascosto system.bat.
  • macOS: binario Mach-O installato in /Library/Caches/com.apple.act.mond, eseguito tramite zsh.
  • Linux: backdoor Python scaricato in /tmp/ld.py ed eseguito con nohup.


WAVESHAPER.V2: capacità operative e firma anomala


La versione V2 del backdoor introduce comunicazione via JSON, raccolta estesa di informazioni di sistema e un set ampliato di comandi rispetto alla versione precedente documentata da Mandiant. Le principali funzionalità includono: peinject per l’iniezione in memoria di shellcode e PE, rundir per la ricognizione del filesystem con raccolta di metadati, esecuzione di script arbitrari e terminazione di processi. Il beaconing avviene via HTTP ogni 60 secondi verso la porta 8000 del server C2.

L’anomalia più curiosa — e paradossalmente più utile per i difensori — è la stringa User-Agent hardcodata in tutte e tre le varianti di piattaforma: mozilla/4.0 (compatible; msie 8.0; windows nt 5.1; trident/4.0). Un fingerprint da Internet Explorer 8 su Windows XP è immediatamente anomalo su qualsiasi macchina moderna, e ancor più su host macOS o Linux. Sebbene garantisca un routing coerente lato server C2, è un indicatore di compromissione banalmente rilevabile su qualunque proxy o SIEM moderno.

Attribuzione: UNC1069 e la rete finanziaria di Pyongyang


L’attribuzione a UNC1069 è stata effettuata in modo indipendente da Google Threat Intelligence Group (GTIG), Microsoft Threat Intelligence e Mandiant. Il cluster è tracciato sotto diversi alias: Sapphire Sleet, STARDUST CHOLLIMA, Alluring Pisces, BlueNoroff, CageyChameleon e CryptoCore. Attivo almeno dal 2018, UNC1069 è motivato finanziariamente e ha storicamente preso di mira istituzioni finanziarie, exchange di criptovalute e maintainer di pacchetti open source ad alta diffusione, nella logica di massimizzare il potenziale di accesso a valle.

Il collegamento tecnico più solido emerso dall’analisi è l’infrastruttura C2: il dominio sfrclak[.]com risolve sull’IP 142.11.206[.]73, e le connessioni da questo server sono state tracciate verso un nodo AstrillVPN precedentemente attribuito a UNC1069 in campagne separate. Il binario macOS presenta poi sovrapposizioni significative con WAVESHAPER nella versione originale documentata da Mandiant, rendendo la catena di attribuzione robusta e multi-vendor.

Impatto e analisi del blast radius


La finestra di esposizione — circa tre ore — ha limitato il numero diretto di compromissioni. eSentire ha identificato 19 organizzazioni clienti colpite, principalmente nel settore dello sviluppo software in Nord America ed EMEA. Tuttavia la nuova analisi pubblicata il 12 aprile 2026 sottolinea come il “blast radius” reale vada ben oltre queste cifre dirette: pipeline CI/CD, container Docker, ambienti serverless e toolchain di build che eseguono automaticamente npm ci potrebbero aver scaricato le versioni malevole senza che gli sviluppatori ne fossero consapevoli, specialmente in organizzazioni prive di monitoraggio sui log di installazione npm.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Pacchetti npm malevoli
axios@1.14.1
axios@0.30.4
plain-crypto-js@4.2.1

# Hash file
SILKBELL (setup.js): e10b1fa84f1d6481625f741b69892780140d4e0e7769e7491e5f4d894c2e0e09
Windows RAT:         617b67a8e1210e4fc87c92d1d1da45a2f311c08d26e89b12307cf583c900d101

# Infrastruttura C2
IP:       142.11.206[.]73
Domini:   sfrclak[.]com
          callnrwise[.]com
Endpoint: hxxp://sfrclak[.]com:8000/6202033
Porta:    8000 (beaconing HTTP, intervallo 60s)

# User-Agent anomalo (presente su Windows, macOS e Linux)
"mozilla/4.0 (compatible; msie 8.0; windows nt 5.1; trident/4.0)"

# Persistenza Windows
Chiave registro: HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run -> "MicrosoftUpdate"
File: %PROGRAMDATA%\wt.exe (copia mascherata di powershell.exe)
File: system.bat (nascosto)

# Persistenza macOS
/Library/Caches/com.apple.act.mond

# Persistenza Linux
/tmp/ld.py (eseguito con nohup)

Raccomandazioni per i difensori


Chi ha eseguito npm install o npm ci il 31 marzo 2026 tra le 00:21 e le 03:20 UTC deve considerare i propri ambienti compromessi fino a prova contraria. Le azioni prioritarie: verificare i log di installazione npm per la presenza di axios@1.14.1, axios@0.30.4 o plain-crypto-js; controllare il traffico di rete in uscita verso 142.11.206.73 su porta 8000 con il caratteristico User-Agent IE8; cercare la chiave di registro “MicrosoftUpdate” nel percorso Run e il file wt.exe in %PROGRAMDATA% su sistemi Windows.

Sul piano preventivo, le pratiche raccomandate includono: pinning esplicito delle versioni nei file lock, disabilitazione degli aggiornamenti automatici delle dipendenze, implementazione di policy di “release cooldown” supportate dai principali package manager, monitoraggio continuo dell’esecuzione degli hook postinstall, e adozione di soluzioni di Software Composition Analysis (SCA) che alertino su nuove dipendenze transitive non attese. L’incidente Axios dimostra che anche i pacchetti più fidati e consolidati possono diventare vettori di attacco: la fiducia cieca nell’ecosistema open source è un lusso che le organizzazioni non possono più permettersi.


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CISA Warning: Iranian-Affiliated Hackers Targeting US Critical Infrastructure PLCs to Cause Disruption
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APT Iran Claims 375TB Breach of Lockheed Martin — F-35 Blueprints and Source Code Allegedly Stolen
#CyberSecurity
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Google Patches Actively Exploited Chrome Zero-Day CVE-2026-5281 — Update Now
#CyberSecurity
securebulletin.com/google-patc…
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Russia’s APT28 Deploys New PRISMEX Malware in Espionage Campaign Targeting Ukraine and NATO Allies
#CyberSecurity
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Stell dir vor, dass deine Standortdaten frei zugänglich im Netz für Leute zu kaufen sind. Klingt absurd? Ist aber Realität.

Sogenannte Databroker verkaufen von verschiedenen Apps gesammelte Standortdaten. Betroffen sind nicht nur Privatpersonen, sondern auch Politiker*innen oder hochrangige Beamte.

Wir haben jahrelang über das Thema geschrieben. Jetzt gibt es eine ARD-Doku zu unseren Recherchen:

"Gefährliche Apps - Im Netz der Datenhändler"

ardmediathek.de/video/story/ge…

in reply to netzpolitik.org

Leider ist ein großer Teil der Menschheit viel zu bequem um auf diese Datenfallen zu verzichten.
Es gibt mittlerweile genügend Möglichkeiten das ganze nahezu zu umgehen. Jedoch fehlt der Wille dazu.
Selbst in meinem Freundes und Bekanntenkreis ist kaum jemand bereit auf die "Annehmlichkeiten" ,die ihnen noch teuer zu stehen kommen, zu verzichten..
Für ältere Menschen wie mich stellt dies kein Problem dar, aber für jüngere wird das zu einem gefährlichen Bummerang.
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KI-Unternehmen kreieren Mythen um sich und ihre Produkte. So entziehen sie sich der Verantwortung für Probleme, die sie selbst geschaffen haben. Und wir lassen es ihnen durchgehen. Mark Twain wäre das wohl nicht passiert, schreibt unsere Kolumnistin @bkastl.

netzpolitik.org/2026/degitalis…

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Un utente di Reddit ha criticato l'ICE. Trump sta cercando di smascherarli trascinando l'agenzia davanti a un gran giurì segreto.

La richiesta dell'ICE di rivelare l'identità dell'utente è fallita. Gli attivisti temono che il ricorso a un gran giurì segnali un'escalation nella guerra al dissenso.

theintercept.com/2026/04/10/re…

@politica

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L'accordo segreto di DOGE sui dati degli elettori era "allarmante", secondo il tribunale.

Venerdì una corte d'appello federale ha sollevato serie preoccupazioni in merito a un accordo segreto sui dati degli elettori che coinvolge l'amministrazione Trump e ha ordinato a un tribunale di grado inferiore di riesaminare un caso che contesta l'accesso dell'amministrazione ai dati della previdenza sociale.

democracydocket.com/news-alert…

@politica

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Oggi parlo di COBOL, tano per cambiare, con Matteo Flora, su #IntelligenzeArtificiali, la rubrica curata per SKYTg24.

C'è una parte tagliata, perché davvero troppo nerd, che riguarda i Lemmings.
Ma di questo parleremo un'altra volta.

Dalle 17:00, dopo la messa in onda anche sul canale YouTube di Matteo che vi consiglio di seguire.

@informatica (@macfranc lo sai che non sono brava a taggare..)

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Buongiorno.

Con il solito stile che qualcuno trova tossico, ecco altri #consiglidifollow, suddivisi per argomento.
Non sono elenchi esaustivi: condivido gli account che mi è capitato d'incontrare per caso e che mi piacciono.

Sesto elenco: Bellezza e Arte.


@janette_speyer
@sk76
@GIFS_of_Puppets
@markwyner
@helveticablanc
@matz
@differx
@Curator
@Ricciotto
@docpop
@jimjams
@Vogue
@panormus
@ninawillburger
@sio
@avantmusicnews

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Operazione Olalampo: MuddyWater sfrutta Rust e Telegram per spiare il Medio Oriente
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operaz…


Operazione Olalampo: MuddyWater sfrutta Rust e Telegram per spiare il Medio Oriente


Dal gennaio 2026, il gruppo iraniano MuddyWater conduce una campagna di spionaggio sofisticata contro organizzazioni governative, energetiche e infrastrutturali del Medio Oriente e Nord Africa. L’Operazione Olalampo segna un salto qualitativo nelle capacità offensive del gruppo: malware scritto in Rust, sviluppo assistito da intelligenza artificiale e un canale di comando-e-controllo nascosto nei bot di Telegram.

Chi è MuddyWater e perché è pericoloso


MuddyWater — conosciuto anche come Seedworm, TA450, Mango Sandstorm ed Earth Vetala — è un gruppo APT ritenuto collegato al Ministero dell’Intelligence e Sicurezza iraniano (MOIS). Attivo da almeno il 2017, il gruppo ha nel tempo ampliato il proprio arsenale tecnico passando da strumenti commerciali come AnyDesk e SimpleHelp a malware completamente custom. L’Operazione Olalampo rappresenta la più recente e sofisticata evoluzione di questa traiettoria.

La catena d’attacco: da una macro Excel al controllo totale


L’infezione inizia con una campagna di spear-phishing mirata: le vittime ricevono email con allegati Microsoft Office (principalmente Excel) contenenti macro VBA malevole. Una volta attivata la macro, il codice decodifica ed esegue il payload iniziale in memoria, avviando una catena a più stadi progettata per massimizzare la furtività.

  • Stadio 1 — GhostFetch: downloader di prima fase con funzioni di profilazione del sistema, controlli anti-debug e anti-VM, ed esecuzione in memoria del payload successivo.
  • Stadio 2 — GhostBackDoor: backdoor completa con supporto per remote shell, operazioni sui file, esecuzione di comandi arbitrari e meccanismi di persistenza.
  • HTTP_VIP: downloader alternativo che effettua ricognizione del sistema, si autentica al C2 e può distribuire AnyDesk per l’accesso remoto diretto, oltre a monitorare gli appunti di sistema.
  • CHAR: backdoor scritta interamente in Rust, capace di esecuzione di comandi, accesso a PowerShell, operazioni di reverse proxy e deploy di proxy SOCKS5.


Il cuore dell’operazione: Telegram come infrastruttura C2


L’elemento più interessante di questa campagna è l’uso di un bot Telegram come canale di comando-e-controllo per la backdoor CHAR. Il bot — con display name “Olalampo” e username stager_51_bot — consente agli operatori di inviare comandi ai sistemi compromessi attraverso l’infrastruttura legittima di Telegram, rendendo il traffico indistinguibile da quello normale. Questo approccio offre tre vantaggi tattici significativi: il traffico viene cifrato end-to-end, si mimetizza nel traffico legittimo di messaggistica aziendale, e Telegram è molto difficile da bloccare completamente nei contesti aziendali.

Il monitoraggio del bot C2 ha permesso ai ricercatori di Group-IB di osservare direttamente le attività post-exploitation: comandi eseguiti, strumenti distribuiti e tecniche di raccolta dati utilizzate dagli operatori.

Sviluppo assistito da IA: una nuova frontiera per gli APT


Un dettaglio rivelatore nell’analisi del malware è la presenza di stringhe di debug contenenti emoji — un pattern tipico del codice generato o rifinito con l’assistenza di grandi modelli linguistici (LLM). Questo suggerisce che MuddyWater stia integrando strumenti di intelligenza artificiale nel proprio ciclo di sviluppo malware, potenzialmente accelerando la creazione di nuove varianti e riducendo gli errori. La scelta di Rust per CHAR va nella stessa direzione: Rust è un linguaggio relativamente giovane, ma molto popolare nei progetti LLM, cross-platform per definizione e che produce binari difficili da analizzare con i tradizionali strumenti di reverse engineering.

Infrastruttura e indicatori di compromissione


L’analisi DNS condotta da ricercatori indipendenti ha portato all’identificazione di quattro domini malevoli, tutti registrati tramite Namecheap con indirizzi di registrazione in Islanda — una tecnica di anonimizzazione comune tra gli attori state-sponsored. I domini risultano relativamente recenti, creati tra ottobre 2025 e febbraio 2026, confermando un’attiva preparazione dell’infrastruttura nelle settimane precedenti la campagna.

## Domini C2 identificati
jerusalemsolutions[.]com
miniquest[.]org
codefusiontech[.]org

## Indirizzi IP
162[.]0[.]230[.]185
209[.]74[.]87[.]100

## Telegram C2
Bot username: stager_51_bot
Bot display name: Olalampo

## Note infrastruttura
Registrar: Namecheap
Posizione registrazione: Islanda
Periodo creazione domini: 10/2025 – 02/2026
Comunicazioni victim-IoC osservate: 10 IP unici su 3 ASN (01/25–02/25/2026)

Settori e geografie colpite


I target primari dell’Operazione Olalampo includono agenzie governative, operatori di infrastrutture critiche, aziende del settore energetico, operatori di telecomunicazioni e professionisti di alto profilo nelle regioni MENA (Medio Oriente e Nord Africa). La scelta dei target è coerente con gli obiettivi di intelligence strategica del MOIS: raccolta di informazioni su politica estera, accordi energetici e comunicazioni riservate di governi nella sfera di influenza dell’Iran.

Consigli per i difensori


La natura dell’Operazione Olalampo richiede un approccio difensivo su più livelli. Limitare o monitorare il traffico verso i server Telegram (t.me, api.telegram.org) nei perimetri aziendali può bloccare il canale C2 principale, anche se ciò richiede un’analisi del rischio rispetto all’uso legittimo della piattaforma. A livello email, rafforzare i controlli sugli allegati Office con macro e abilitare Protected View/AMSI per documenti provenienti da fonti esterne è un primo scudo efficace. Sul fronte EDR, è fondamentale cercare attività anomale di PowerShell, processi figlio di applicazioni Office, e l’esecuzione di binari Rust non firmati. Infine, la presenza di processi AnyDesk o SimpleHelp avviati da percorsi inusuali dovrebbe costituire un alert ad alta priorità.


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GlassWorm: il worm che infetta tutti gli IDE tramite un’estensione OpenVSX contraffatta
#CyberSecurity
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GlassWorm: il worm che infetta tutti gli IDE tramite un’estensione OpenVSX contraffatta


Un’estensione contraffatta nel marketplace OpenVSX installa silenziosamente un dropper compilato in Zig che individua e infetta tutti gli IDE compatibili con VS Code presenti sulla macchina, per poi deployare un RAT con C2 su blockchain Solana e un’estensione Chrome per rubare sessioni e keystroke. La campagna GlassWorm è attiva da oltre un anno e ha appena compiuto il suo salto evolutivo più sofisticato.

Una campagna che cresce da un anno


GlassWorm non è una minaccia nuova: Aikido Security ne traccia l’evoluzione dal marzo 2025, quando fu individuata la prima variante nascosta in pacchetti npm attraverso caratteri Unicode invisibili per offuscare il payload. Da allora, la campagna ha iterato costantemente le proprie tecniche, arrivando oggi a una versione che colpisce non un singolo editor, ma l’intero ecosistema degli ambienti di sviluppo installati su una macchina — con una catena di infezione a più stadi difficile da individuare con le sole difese tradizionali.

Il vettore iniziale: un’estensione che finge di essere WakaTime


Il punto di ingresso è un’estensione pubblicata sul marketplace OpenVSX sotto il nome specstudio/code-wakatime-activity-tracker. L’estensione si spaccia per WakaTime, uno strumento molto diffuso tra gli sviluppatori che tiene traccia del tempo trascorso nel codice. Una volta installata, esegue immediatamente un codice di installazione minimale — dove un modulo punta a binari nativi Node.js compilati per la piattaforma target.

Il dropper Zig: fuori dalla sandbox JavaScript


Il vero cuore della tecnica è l’uso di binari nativi Node.js (file .node) compilati con Zig — un linguaggio di sistema relativamente giovane e poco presidiato dai motori antivirus. Questi addon vengono caricati direttamente nel runtime di Node con accesso completo al sistema operativo, bypassando completamente la sandbox JavaScript di VS Code. Il comportamento è fondamentalmente diverso da quello di un’estensione normale: non è codice JS interpretato con permessi limitati, ma una libreria nativa con diritti equivalenti al processo padre. I binari identificati sono specifici per piattaforma: su Windows viene deployato win.node (PE32+ DLL), mentre su macOS viene utilizzato mac.node (Universal Mach-O). Quest’ultimo conteneva simboli di debug rivelatori, con un percorso che ha permesso ai ricercatori di identificare il developer environment dell’autore.

Autopropagazione: infettare ogni IDE sulla macchina


Una volta eseguito, il dropper Zig non si limita a compromettere l’IDE corrente: scansiona il filesystem alla ricerca di tutti gli ambienti di sviluppo compatibili con le estensioni VS Code. Su Windows controlla le directory %LOCALAPPDATA%\Programs\ e %ProgramFiles%; su macOS la cartella /Applications/. Gli IDE target includono Microsoft VS Code e VS Code Insiders, ma anche i fork come Cursor (AI-first IDE in rapida adozione), Windsurf, VSCodium e Positron. Ogni editor trovato viene infettato con una seconda estensione malevola, installata silenziosamente tramite CLI usando il parametro –install-extension. Il secondo stadio si maschera da una estensione di auto-import con milioni di installazioni, scaricato da un repository GitHub sotto controllo degli attaccanti.

Il payload finale: Solana come C2, RAT e furto di sessioni Chrome


La seconda estensione malevola implementa le capacità di spionaggio vere e proprie. Il meccanismo di C2 è particolarmente innovativo: invece di puntare a un server fisso, il malware interroga la blockchain Solana per recuperare l’indirizzo del server di comando — una tecnica che rende il blocco dell’infrastruttura C2 praticamente impossibile senza bloccare l’intera blockchain. Tra le funzionalità documentate ci sono: geofencing contro sistemi con impostazioni locali russe (l’esecuzione viene saltata), esfiltrazione di segreti, token di sessione e chiavi API dal workspace dello sviluppatore, installazione di un RAT persistente con comunicazione cifrata, e deploy di un’estensione Chrome malevola per il furto di cookie di sessione e keystroke logging.

Indicatori di compromissione

## Estensioni malevole OpenVSX
specstudio/code-wakatime-activity-tracker  (1° stadio)
floktokbok.autoimport                       (2° stadio)

## Hash SHA-256 dei binari nativi Zig
win.node (Windows PE32+ DLL):
  2819ea44e22b9c47049e86894e544f3fd0de1d8afc7b545314bd3bc718bf2e02

mac.node (macOS Universal Mach-O):
  112d1b33dd9b0244525f51e59e6a79ac5ae452bf6e98c310e7b4fa7902e4db44

## Repository GitHub per distribuzione stage-2
ColossusQuailPray/oiegjqde

## Debug artifact (attributione autore)
/Users/davidioasd/Downloads/vsx_installer_zig

## IDE target confermati
VS Code, VS Code Insiders, Cursor, Windsurf, VSCodium, Positron

Perché questa campagna è un segnale d’allarme per i team di sicurezza


GlassWorm dimostra come il marketplace delle estensioni IDE sia diventato una superficie d’attacco matura e sfruttata attivamente. La compromissione di un singolo sviluppatore può propagarsi a tutta l’organizzazione attraverso repository git, ambienti CI/CD e pipeline di build condivisi — con un impatto potenziale molto superiore a quello di un malware che colpisce un endpoint generico. Il fatto che il dropper salti deliberatamente i sistemi russi suggerisce un attore state-sponsored o comunque con motivazioni geograficamente definite, probabilmente orientato verso organizzazioni di sviluppo software in occidente e in Asia.

Consigli per i difensori


I team di sicurezza dovrebbero esaminare l’elenco delle estensioni installate su tutti gli IDE degli sviluppatori, con particolare attenzione a estensioni non presenti nel Visual Studio Marketplace ufficiale ma solo su OpenVSX. L’introduzione di policy di allowlist per le estensioni VS Code, già supportata dalla funzionalità di Policy Management di VS Code, è oggi una misura consigliata in ambienti corporate. A livello di EDR, alert sulla creazione di file .node in directory di estensioni IDE e sull’esecuzione di processi IDE con parametri –install-extension da processi non interattivi sono indicatori ad alta fedeltà. L’analisi dei log di rete alla ricerca di chiamate RPC verso nodi Solana da processi Node.js può aiutare a rilevare la fase di C2 in modo precoce.


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In Ungarn wird morgen gewählt, Viktor Orbán kämpft mit allen Mitteln um den Machterhalt. Nun soll die Regierung Lizenzen für ein Programm erworben haben, das Menschen mit Daten aus der Online-Werbeindustrie überwachen kann, inklusive Handy-Ortungen.

Es wäre der erste bestätigte Kauf solcher Technik in Europa. In den USA nutzt unter anderem Trumps Abschiebemiliz ICE solche Dienste.

Überwachungsstaat und Überwachungskapitalismus wachsen zusammen. #ADINT #databrokerFiles

netzpolitik.org/2026/vor-schic…

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Smart Slider 3 Pro Plugin Backdoored via Supply Chain Attack — 800,000+ Sites at Risk
#CyberSecurity
securebulletin.com/smart-slide…
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Payload Ransomware Group Hits Egyptian Oil Giant WASCO in Double-Extortion Attack
#CyberSecurity
securebulletin.com/payload-ran…
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Adobe Breach: Threat Actor Claims 13 Million Support Tickets Stolen via BPO Hack — HackerOne Data at Risk
#CyberSecurity
securebulletin.com/adobe-breac…
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CVE-2026-39987: Critical Marimo Python Notebook RCE Exploited Within 10 Hours of Disclosure
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-39…
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Es war mal wieder „Databroker-Woche“ bei uns und @roofjoke fragt sich so langsam: Soll das ewig so weitergehen?

Drei Anlässe hatten wir, um diese Woche über das Thema zu berichten.

Einer davon: Unsere Databroker-Recherche gibt's jetzt auch im Fernsehen.

Unser Wochenrückblick:
netzpolitik.org/2026/kw-15-die…

in reply to netzpolitik.org

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danke für eure so wertvolle Arbeit und Recherchen.
Diese - und auch die aktuellen TV-Dokus mit euch - sind sehr hilfreich, Freunde und Bekannte über die Probleme der Standortfreigabe aufzuklären.

PS: Hab euren Bericht von heute Früh eben noch in die Slides für den Vortrag um 10:00 bei den #glt26 @linuxtage eingebaut - pretalx.linuxtage.at/glt26/tal… Viele Grüße aus Graz 🙂

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Studie: Vertrauen in Soziale Medien sehr gering, Debattenkultur im Netz erodiert netzpolitik.org/2026/studie-de…

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Lesetipp: Datenschutz auf EU-Ebene verstehen

Auf EU-Ebene werden weitreichende Entscheidungen zu Datenschutz und Informationssicherheit getroffen. Doch wie viel wissen wir eigentlich darüber, wer sich in Brüssel für unser Grundrecht auf Datenschutz einsetzt?

Im Interview mit netzpolitik berichten Thomas Zerdick und Robert Riemann, Mitarbeiter des Europäischen Datenschutzbeauftragten, vom Arbeitsalltag in Brüssel.

Zum Interview: netzpolitik.org/2026/grundrech…

#Datenschutz #DSVGO #Chatkontrolle

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Prediction Markets sind in vielen Ländern illegal. Das Wetten auf zukünftige politische und gesellschaftliche Ereignisse wird aber immer populärer. Dabei sind die Wetten manipulationsanfällig und ethisch teilweise höchst fragwürdig.

netzpolitik.org/2026/hype-um-p…

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Es wäre der erste bestätigte Kauf eines werbebasierten Überwachungstools durch eine europäische Regierung: Ungarn soll Lizenzen für ein Programm erworben haben, das Menschen mit Daten der Online-Werbeindustrie überwachen und verfolgen kann – auch anhand von Handy-Ortungen.

Genau das, wovor unsere Recherchen zu den #DatabrokerFiles warnen.

Hier fassen @roofjoke und ich die starke Recherche von @citizenlab und VSquare zusammen.

netzpolitik.org/2026/vor-schic…

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
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Die US-Firma Penlink verkauft Überwachungstechnik, die auf Werbe-Tracking basiert. Nach Trumps Abschiebemiliz ICE hat offenbar auch die ungarische Regierung Lizenzen gekauft. Kurz vor der Wahl könnte sie damit gegen Opposition und Medienschaffende vorgehen.

netzpolitik.org/2026/vor-schic…

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A more resilient, trustworthy and open Internet? ✅

🎧 Thank no God but to all listeners it's Friday! And our 50th episode of the #SoftwareFreedom podcast is here!

💬 @annabonnie talks with Gabriel Ku Wei Bin, from the FSFE's legal team about how the European Next Generation Internet initiative, @ngi, works to move us in the right direction towards a human-centric web

Special thank you to all our listeners! Without your support, we would not have made it this far ❤️

fsfe.org/news/podcast/2026/epi…

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"Der Unterschied zwischen Vision und Theater auf dem höchsten Niveau liegt in der Arbeit dazwischen. Nicht in der glamourösen, nicht in der sichtbaren, sondern in der stillen, zeitaufwändigen, ein wenig demütigenden Arbeit, die das Geschehen auf der Bühne am Laufen hält."

Anselm Küsters in seinem überaus lesenswerten Kurz-Essay zu Kafka und KI bei @netzpolitik_feed - check it out: netzpolitik.org/2026/kafka-und…

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Es ist so krass, wie schnell manche Themen wieder aus dem Fokus der Öffentlichkeit verschwinden. Falls ihr euch noch für geschlechtsspezifische digitale Gewalt interessiert:

Meine Kolleg:innen @ckoever und @sebmeineck arbeiten seit Jahren dazu und erzählen mir in der aktuellen Folge des @netzpolitik_feed - Podcasts Off The Record, was für besseren Schutz zu tun ist (und was nicht):

netzpolitik.org/2026/306-off-t…

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Il colloquio di lavoro come arma: Lazarus Group e la campagna Graphalgo contro gli sviluppatori crypto
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/il-col…


Il colloquio di lavoro come arma: Lazarus Group e la campagna Graphalgo contro gli sviluppatori crypto


Si parla di:
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Da maggio 2025, un gruppo di minaccia attribuito con alta confidenza a Lazarus Group — il collettivo di hacker sponsorizzato dallo Stato nordcoreano — conduce un’operazione silenziosa e metodica contro sviluppatori JavaScript e Python specializzati in criptovalute e blockchain. La campagna, battezzata Graphalgo dai ricercatori di ReversingLabs, ha prodotto 192 pacchetti malevoli su npm e PyPI e ha preso di mira centinaia di professionisti attraverso uno strumento di social engineering particolarmente subdolo: un colloquio di lavoro tecnico.

L’esca: la finta azienda e il finto recruiter


Tutto inizia con un messaggio su LinkedIn, Facebook o un forum come Reddit. Un recruiter — cortese, professionale, apparentemente legittimo — si presenta come rappresentante di Veltrix Capital, società nel settore blockchain-fintech con un sito web dall’aspetto curato (veltrixcap.org, registrato il 4 aprile 2025). La posizione è appetibile: sviluppatore per una piattaforma di exchange crypto. Il processo di selezione è familiare: un task tecnico, un repository GitHub da clonare, del codice da eseguire.

Il repository appartiene all’organizzazione GitHub della finta azienda e appare legittimo in tutto e per tutto. La dipendenza richiesta si chiama graphnetworkx — un nome studiato per assomigliare alla ben nota libreria networkx. Oppure graphalgo, con varianti che seguono schemi di naming come graph-* o big-* su PyPI. In totale, i ricercatori hanno identificato 106 pacchetti malevoli su npm e 86 su PyPI — 192 in tutto.

La pazienza è un tratto distintivo dell’operazione: alcuni pacchetti sono rimasti benigni per settimane dopo la pubblicazione, accumulando fino a 10.000 download prima di essere attivati con il payload malevolo — una tattica che massimizza la probabilità di infettare sistemi reali prima che i controlli automatici possano rilevare la minaccia.

La catena d’attacco: tre stadi per un RAT


Il meccanismo di infezione è sofisticato quanto discreto e si articola in tre stadi.

Primo stadio: il pacchetto malevolo


Al momento dell’installazione o dell’import, il pacchetto scarica silenziosamente un secondo stadio da GitHub — non da fork anonimi, ma da repository apparentemente innocui come un banale blog_app con un file .env.example contenente payload cifrati. Nelle varianti più recenti, la raffinatezza aumenta ulteriormente: la chiave di decifrazione non è hard-coded nel pacchetto, ma viene costruita dinamicamente dagli argomenti passati al costruttore del grafo. Ad esempio, istanziare new Graph({weighted:true, directed:true}) genera la chiave "weighted-directed-graph". Il payload rimane cifrato e inerte finché il codice legittimo del candidato non lo attiva con i parametri corretti — una tecnica progettata specificamente per eludere l’analisi automatica da parte di sandbox e scanner.

Secondo stadio: il downloader adattivo


Il secondo stadio, ospitato su GitHub, funge da downloader che utilizza l’hash SHA256 del payload stesso, concatenato con l’hostname della macchina vittima, per derivare dinamicamente l’URL del server C2. Questo rende l’infrastruttura di comando e controllo unica per ogni vittima, complicando significativamente il monitoraggio e il blocco a livello di rete.

Terzo stadio: il RAT


Il Remote Access Trojan finale esiste in tre varianti — JavaScript, Python e Visual Basic Script — e comunica periodicamente con i server C2 (codepool[.]cloud, aurevian[.]cloud) per ricevere ed eseguire comandi arbitrari. Le comunicazioni sono protette da token di autenticazione, una caratteristica già osservata in precedenti campagne nordcoreane documentate, che impedisce a terze parti di interrogare l’infrastruttura C2 anche conoscendone l’indirizzo.

L’obiettivo reale: i wallet di criptovaluta


Un dettaglio rilevatore emerge dall’analisi del RAT: il malware verifica attivamente la presenza dell’estensione browser MetaMask. Non si tratta di un tentativo generico di accesso remoto: l’obiettivo primario è il furto di asset in criptovaluta, potenzialmente con accesso alle chiavi private dei wallet o alle seed phrase. Questo allinea Graphalgo con la lunga e documentata storia di Lazarus Group nel finanziamento delle operazioni di stato nordcoreane attraverso il furto di valuta digitale — una fonte di entrate stimata in miliardi di dollari negli ultimi anni.

I marcatori di attribuzione a Lazarus Group


L’attribuzione alla cellula nordcoreana non si basa su un singolo indizio, ma su una convergenza di evidenze tecniche e operative:

  • Fuso orario: i commit Git mostrano attività nel fuso GMT+9 — il fuso orario standard della Corea del Nord.
  • Tecnica d’approccio: le fake recruiter campaign sono una firma operativa consolidata del gruppo, documentata in campagne precedenti come “Contagious Interview” e “DEV-0139”.
  • Focus crypto: in linea con decine di operazioni precedenti finalizzate al furto di valuta digitale per finanziare il regime di Pyongyang.
  • C2 token-protected: tecnica osservata in precedenti campagne DPRK e mai diventata uno standard nel cybercrime comune.
  • Pazienza operativa e sviluppo attivo: la campagna è attiva da maggio 2025, con nuove varianti introdotte regolarmente; l’introduzione del naming big-* a novembre 2025 dimostra sviluppo continuativo.
  • RAT multi-linguaggio: la disponibilità di tre versioni del RAT (JS, Python, VBS) indica un’organizzazione con risorse, non un singolo attore.


Timeline della campagna


  • 2 maggio 2025: primo pacchetto npm pubblicato (graphalgo@2.2.6)
  • 13 giugno 2025: prima variante PyPI
  • 17 novembre 2025: introdotta la variante di naming big-* su npm
  • 9 dicembre 2025: variante big-* appare su PyPI
  • 4 febbraio 2026: identificata variante VBS del RAT (SHA1: dbb4031e9bb8f8821a5758a6c308932b88599f18)
  • Aprile 2026: campagna ancora attiva con nuovi package pubblicati settimanalmente


Indicatori di compromissione (IoC)

Domini C2

codepool[.]cloud
aurevian[.]cloud

Organizzazione GitHub malevola

johns92/blog_app (secondo stadio)
raw.githubusercontent.com/johns92/blog_app/refs/heads/main/server/.env.example

File sospetti

graph-settings.min.js
graph-alg.min.js
graph_config.py
load_libraries.py
/Scripts/startup.js  (directory Chrome)

Hash (variante VBS del RAT)

SHA1: dbb4031e9bb8f8821a5758a6c308932b88599f18

Come proteggersi


  • Verificare sempre l’identità del recruiter e dell’azienda prima di clonare ed eseguire qualsiasi codice proveniente da task tecnici
  • Controllare la presenza nei propri progetti di dipendenze con nomi graph-* o big-* non riconducibili a librerie standard
  • Ispezionare i processi in esecuzione per connessioni verso codepool[.]cloud e aurevian[.]cloud
  • Verificare l’integrità delle estensioni browser, in particolare MetaMask
  • Se si ha un wallet crypto sull’host potenzialmente compromesso: considerarlo esposto e ruotare immediatamente le chiavi/generare un nuovo wallet
  • Segnalare offerte di lavoro sospette che richiedono l’esecuzione di codice a npm security (npm.community) e PyPI (security@pypi.org)

Fonti primarie: ReversingLabs – Inside Graphalgo | ReversingLabs – Fake Recruiter Campaign | GBHackers


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Windows Zero-Day “BlueHammer” Exploit Code Released — SYSTEM Privileges at Risk
#CyberSecurity
securebulletin.com/windows-zer…
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Stryker Corporation Discloses Material Cybersecurity Incident Disrupting Global Manufacturing Operations
#CyberSecurity
securebulletin.com/stryker-cor…
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LockBit 5.0 Ransomware-as-a-Service Platform Claims 207 Victims After Criminal Relaunch
#CyberSecurity
securebulletin.com/lockbit-5-0…
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Critical Fortinet FortiClient EMS Zero-Day CVE-2026-35616 Actively Exploited — Patch Now
#CyberSecurity
securebulletin.com/critical-fo…
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TeamPCP: la gang che ha avvelenato la supply chain del software e violato la Commissione Europea
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/teampc…


TeamPCP: la gang che ha avvelenato la supply chain del software e violato la Commissione Europea


Si parla di:
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Tra marzo e aprile 2026, un gruppo criminale noto come TeamPCP ha orchestrato uno degli attacchi alla supply chain del software più devastanti degli ultimi anni: in meno di dieci giorni ha compromesso strumenti di sicurezza usati da milioni di sviluppatori, rubato credenziali da oltre 500.000 sistemi e — grazie a una chiave AWS sottratta — ha violato le infrastrutture cloud della Commissione Europea, esfiltrando 340 GB di dati da 71 enti dell’Unione.

La catena del veleno: come funziona una supply chain attack


Attaccare uno strumento usato da migliaia di organizzazioni significa colpire migliaia di bersagli con una singola operazione. TeamPCP ha applicato questa filosofia in modo sistematico, con una raffinatezza tecnica che ha sorpreso persino i ricercatori più esperti. Il punto critico sfruttato è quello che in gergo si chiama trusted build pipeline: le pipeline CI/CD che automaticamente scaricano dipendenze, eseguono scanner di sicurezza e pubblicano package su registri pubblici come npm e PyPI. Una volta compromessa questa infrastruttura, il codice malevolo si propaga silenziosamente a tutti gli utilizzatori del pacchetto.

Il punto di partenza: Trivy e le credenziali rubate


Il 19 marzo 2026, TeamPCP ha sfruttato credenziali CI/CD parzialmente ruotate dopo un incidente minore avvenuto a fine febbraio nel repository GitHub di Aqua Security Trivy — uno degli scanner di vulnerabilità open-source più utilizzati al mondo. Con queste credenziali, il gruppo ha pubblicato una versione malevola (v0.69.4) del tool ed eseguito il force-push di 76 dei 77 tag della GitHub Action aquasecurity/trivy-action, sostituendo i tag legittimi con commit malevoli.

In parallelo, il gruppo ha deturpato l’organizzazione GitHub di Aqua Security, rinominando 44 repository con il prefisso “tpcp-docs-” — un messaggio esplicito: “TeamPCP Owns Aqua Security.”

L’effetto domino: npm, Checkmarx, LiteLLM, Telnyx


A partire dal 20 marzo, TeamPCP ha sfruttato le credenziali sottratte per propagarsi orizzontalmente su altri ecosistemi:

  • npm (20–22 marzo): Compromessi più di 45 pacchetti, inclusi scope @emilgroup e @opengov, con deployment di un worm auto-replicante focalizzato su payload Kubernetes.
  • Checkmarx (23 marzo): Le GitHub Actions KICS e AST sono state backdoorate; compromesse anche due estensioni OpenVSX.
  • LiteLLM (24 marzo): Due versioni del popolare AI gateway PyPI (1.82.7 e 1.82.8) pubblicate con payload malevoli. Particolarmente insidiosa la 1.82.8: il malware è stato iniettato in un file .pth denominato litellm_init.pth. L’interprete Python processa automaticamente i file .pth all’avvio, il che significa che il malware si eseguiva ad ogni avvio di qualsiasi processo Python, indipendentemente dal fatto che LiteLLM fosse mai importato.
  • Telnyx (27 marzo): Versioni 4.87.1 e 4.87.2 avvelenate con un payload particolarmente creativo: il malware veniva scaricato da un file WAV (ringtone.wav) — un secondo stadio XOR-cifrato nascosto steganograficamente nei frame audio del file.


L’anatomia del payload: sei fasi per compromettere tutto


Il payload di LiteLLM operava in sei fasi distinte:

  1. Raccolta credenziali: variabili d’ambiente, chiavi SSH, credenziali cloud (AWS, GCP, Azure), token Kubernetes, configurazioni Docker, cronologia shell, credenziali database, wallet file, segreti CI/CD.
  2. Cifratura: chiave di sessione AES-256 con wrapping RSA-4096.
  3. Esfiltrazione: dati inviati a models.litellm[.]cloud con header HTTP X-Filename: tpcp.tar.gz.
  4. Persistenza: creazione di ~/.config/sysmon/sysmon.py e unità systemd sysmon.service.
  5. Payload secondario: polling di https://checkmarx[.]zone/raw per eseguire codice controllato dagli attaccanti.
  6. Propagazione Kubernetes: se disponibili token di service account, creazione di pod privilegiati node-setup-* per espandersi nel cluster.

Vale la pena sottolineare un dettaglio agghiacciante sul deploy Kubernetes: sui sistemi ritenuti non iraniani, veniva creato un DaemonSet host-provisioner-std; sui sistemi con caratteristiche riconducibili all’Iran, veniva invece lanciato un container denominato kamikaze che cancellava il filesystem dell’host e forzava il reboot del nodo — un payload distruttivo deliberatamente riservato a un target geopolitico specifico.

Il colpo più clamoroso: la Commissione Europea


Il 19 marzo, il payload Trivy aveva silenziosamente sottratto le chiavi API AWS della piattaforma Europa di hosting web dell’Unione Europea — chiavi che, come si è scoperto, funzionavano come master key sull’intera infrastruttura cloud della Commissione. Passano cinque giorni prima che l’accesso venga rilevato.

La timeline della crisi istituzionale:

  • 19 marzo: accesso iniziale, chiavi AWS sottratte tramite Trivy
  • 24 marzo: rilevamento dell’accesso anomalo (5 giorni di dwell time)
  • 25 marzo: CERT-EU viene notificato
  • 28 marzo: le credenziali compaiono sul dark web, pubblicate da ShinyHunters
  • 2 aprile: la Commissione Europea divulga ufficialmente l’incidente

Il bilancio: 340 GB esfiltrando (91,7 GB compressi) da 71 enti clienti della piattaforma EU — 42 dipartimenti interni della Commissione più 29 altri enti UE. Inclusi circa 52.000 file email (2,22 GB di comunicazioni in uscita). Almeno 30 entità dell’Unione potenzialmente impattate, rendendo questo uno dei breach più significativi nella storia delle istituzioni europee.

La comparsa dei dati su ShinyHunters apre ulteriori interrogativi: il gruppo criminale opera indipendentemente da TeamPCP, suggerendo che le credenziali siano state cedute o vendute, complicando ulteriormente il quadro di attribuzione.

Indicatori di compromissione (IoC)

Rete

models.litellm[.]cloud
checkmarx[.]zone
83.142.209[.]203 / 83.142.209[.]11
46.151.182[.]203
championships-peoples-point-cassette.trycloudflare.com
investigation-launches-hearings-copying.trycloudflare.com
aquasecurtiy[.]org  (typosquat)

Filesystem

litellm_init.pth
~/.config/sysmon/sysmon.py
~/.config/systemd/user/sysmon.service
/tmp/pglog
/tmp/.pg_state

Kubernetes

Pod names: node-setup-*
DaemonSets: host-provisioner-std, host-provisioner-iran
Container names: kamikaze, provisioner

Cosa fare se si è stati esposti


  • Aggiornare immediatamente i package colpiti alle versioni sicure (verificare i changelog ufficiali dei maintainer)
  • Ruotare tutte le credenziali presenti sull’host: AWS, GCP, SSH, database, token CI/CD
  • Verificare la presenza del file litellm_init.pth e del servizio sysmon.service
  • Analizzare i log di rete per traffico verso i domini e IP indicati negli IoC
  • Se si opera Kubernetes, ispezionare pod e DaemonSet per anomalie
  • Se si trovano tracce di compromissione, considerare l’host come completamente compromesso e procedere a re-imaging

Fonti primarie: Datadog Security Labs | Palo Alto Unit42 | SANS ISC


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"Snoopy", "Adolf" e "Password": le password del governo ungherese esposte online

Quasi 800 indirizzi e-mail del governo ungherese e le relative password stanno circolando online, rivelando vulnerabilità di base nei protocolli di sicurezza dei ministeri coinvolti in attività classificate e sensibili.

Un’analisi di Bellingcat dei dati della violazione mostra che 12 dei 13 ministeri del governo sono stati colpiti, il che in alcuni casi ha rivelato le informazioni riservate di personale militare e funzionari pubblici distaccati all’estero.

bellingcat.com/news/2026/04/09…

@informatica

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In Folge unserer Recherchen zu den #DatabrokerFiles hat die Hamburger Datenschutzbehörde gravierende Verstöße bei einer bekannten Dating-App gefunden. Demnach habe die App genaue Handy-Standortdaten an Werbefirmen geschickt, selbst wenn Nutzer*innen nicht eingewilligt haben. 📌👀

- mit @roofjoke für @netzpolitik_feed

netzpolitik.org/2026/nach-unse…

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Eine populäre deutsche Dating-App hat genaue Handy-Standortdaten an Werbefirmen geschickt, selbst wenn Nutzer*innen nicht eingewilligt haben. Genau solche Daten fanden netzpolitik.org und BR im Angebot von Databrokern – eine große Gefahr für Nutzer*innen.

netzpolitik.org/2026/nach-unse…

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