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Giulia Perrone partecipa a Novoli all’incontro “Biotestamento – Legge 219/2017” promossa dalla Cellula Coscioni Bari

📍 Ostello Novello, Piazza R. Margherita – Novoli (LE)🗓 Mercoledì 13 maggio 2026🕡 Ore 18:30


Giulia Perrone, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a Novoli all’incontro pubblico “Biotestamento – Legge 219/2017”, dedicato ai temi del consenso informato, delle Disposizioni Anticipate di Trattamento e dell’autodeterminazione terapeutica.

Insieme a Giulia Perrone interverranno Grazianna Cavaliere, attivista della Cellula di Bari e Carla Manoccio, medica della Cellula Bari. Introduce e modera Ada Simmini del Gruppo di lettura Santa Filly.

L’iniziativa, promossa dalla Cellula Coscioni Bari insieme all’Ostello Novello, alla Saletta della Cultura “Gregorio Vetrugno” e al Gruppo di lettura Santa Filly, approfondirà gli strumenti previsti dalla legge 219/2017 per esercitare il diritto di scegliere liberamente le proprie cure e pianificare anticipatamente i trattamenti sanitari.

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La Cellula Coscioni Treviso organizza lo Sportello sul Testamento Biologico

📍 Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16, Treviso
📅 Sabato 23 maggio 2026
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Treviso organizza a Treviso una nuova giornata dello Sportello Testamento Biologico, uno spazio dedicato a DAT (testamento biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, cure palliative, sedazione palliativa profonda e morte volontaria medicalmente assistita.

Lo sportello è coordinato da un volontario della Cellula esperto di biodiritto e si svolgerà in presenza del dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi.

Sono previsti 4 appuntamenti di circa 30 minuti ciascuno.
Per partecipare è necessario prenotarsi:
+39 328 69 66 553
CELLULATREVISO@ASSOCIAZIONELUCACOSCIONI.IT

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Matteo Mainardi e Felicetta Maltese partecipano a Firenze alla presentazione del libro “Il prezzo della libertà” di Valentina Petrini

📍 Biblioteca Femminista, Via Fiesolana 2b – Firenze🗓 Mercoledì 13 maggio 2026🕕 Ore 18:00


In occasione della presentazione del nuovo libro della giornalista Valentina Petrini, “Il prezzo della libertà” (Solferino), Matteo Mainardi Consigliere Generale e responsabile campagna sul fine vita dell’Associazione Luca Coscioni e Felicetta Maltese disobbediente civile e coordinatrice Cellula Coscioni di Firenze, interverranno in dialogo con l’autrice insieme a Giada Bonu Rosenkranz, ricercatrice della Scuola Normale Superiore, ed Enrico Sostegni, già presidente della Commissione Salute della Regione Toscana. Modererà Virginia Fiume, attivista e disobbediente civile.

Il libro intreccia le storie vere di due donne, Sibilla Barbieri e “Anna” (nome di fantasia, scelto a tutela della privacy), che vivono malattie senza via d’uscita in condizioni sociali ed economiche profondamente diverse. Solo una di loro potrà permettersi di scegliere come affrontare il proprio fine vita. L’altra no. La serata sarà l’occasione di una riflessione più larga, come si conquistano i diritti quando il Parlamento non riesce a legiferare?

Durante l’incontro sarà presente anche un banchetto informativo sulle DAT – Disposizioni Anticipate di Trattamento, organizzato dalla Cellula Coscioni Firenze

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La Cellula Coscioni Treviso organizza lo Sportello sul Testamento Biologico

📍 Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16, Treviso
📅 Sabato 9 maggio 2026
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Treviso organizza a Treviso una nuova giornata dello Sportello Testamento Biologico, uno spazio dedicato a DAT (testamento biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, cure palliative, sedazione palliativa profonda e morte volontaria medicalmente assistita.

Lo sportello è coordinato da un volontario della Cellula esperto di biodiritto e si svolgerà in presenza del dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi.

Sono previsti 4 appuntamenti di circa 30 minuti ciascuno.
Per partecipare è necessario prenotarsi:
+39 328 69 66 553
CELLULATREVISO@ASSOCIAZIONELUCACOSCIONI.IT

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La Cellula Coscioni Varese promuove l’incontro “La volontà fragile” sul testamento biologico e l’autodeterminazione nel fine vita


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La Cellula Coscioni Varese promuove a l’incontro “La volontà fragile” sul testamento biologico e l’autodeterminazione nel fine vita

📍 Via Maroni 18 (ingresso dal civico 26/32) – Varese🗓 Sabato 16 maggio 2026🕖 Ore 19:00


La Cellula Coscioni Varese, insieme al collettivo Carovana dei versi, promuove l’incontro “Ricostruire in compagnia nomade de La volontà fragile”, una riflessione pubblica dedicata ai temi dell’autodeterminazione, del testamento biologico e delle sfide morali e sociali legate al fine vita.

L’evento vedrà la partecipazione di Massimo Sartori, medico internista e geriatra, già dirigente medico presso la Clinica Medica e la SCOD di Gastroenterologia dell’Azienda Ospedaliera Maggiore della Carità di Novara, è membro della Consulta di Bioetica Onlus e Carlo Pasetti, neurologo già primario della Divisione Neurologica dell’IRCCS di Veruno e presidente del comitato etico della Fondazione Maugeri, è attualmente membro del Centro europeo di Bioetica e Qualità della Vita di Aosta, autori del libro “La volontà fragile. Dal caso Margo alle sfide morali dell’autodeterminazione” attraverso il quale si dialogherà con il pubblico del tema delle Disposizioni Anticipate di Trattamento

Ingresso libero.

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La Cellula Coscioni di Bologna organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico.

📍 P.zza XX Settembre 1 – 40043 – Marzabotto (BO)
🗓 Lunedì 11 maggio 2026
🕡 Dalle 10.00 alle 12:00


La Cellula Coscioni di Bologna, in collaborazione con il Comune di Marzabotto organizza ogni secondo lunedì del mese uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellulabologna@associazionelucacoscioni.it

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Claudia Moretti partecipa a Pisa all’incontro “Psichedelici nella terapia e come strumento di indagine nella mente”

📍 Gipsoteca di Arte Antica, Piazza San Paolo all’Orto 20 – Pisa🗓 Mercoledì 20 maggio 2026🕔 Ore 17:00 – 19:30


L’avvocata Claudia Moretti, coordinatrice della campagna sugli psichedelici e Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’incontro pubblico “Psichedelici nella terapia e come strumento di indagine della mente”, organizzato dalla Cellula Coscioni di Pisa.

L’iniziativa sarà un’occasione di approfondimento scientifico, giuridico e terapeutico sul ruolo delle sostanze psichedeliche nella salute mentale, nella ricerca neuroscientifica e nelle cure palliative, a partire dalle più recenti evidenze cliniche e dal dibattito internazionale sulle prospettive normative e regolatorie.

Interverranno inoltre il Prof. Marco Scarselli, sul trattamento dei disturbi mentali e gli studi clinici sugli psichedelici, la Dott.ssa Giorgia Papini, sugli psichedelici come strumento di indagine delle attività mentali, il Dott. Amedeo Borella, sul ruolo della psicoterapia assistita da psichedelici, Dott.ssa Penelope Biagi, sugli psichedelici nel fine vita e nell’esperienza pre-morte e il Prof. Ciro Conversano, sul ruolo terapeutico degli psichedelici nella mindfulness

Introducono e moderano Avv.ta Ilaria Bertolini e L’ing. Andrea Di Benedetto, coordinatori della Cellula Coscioni di Pisa.

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Matteo Mainardi partecipa a Bologna al seminario di formazione per giornalisti sul fine vita

📍 Biblioteca Casa dei Risvegli Luca De Nigris, Via G. Gaist 6 – Bologna🗓 Martedì 26 maggio 2026🕤 Dalle 9:30 alle 13:00 riservato all’ordine dei giornalisti, previsti 3 crediti formativi


Matteo Mainardi, responsabile delle iniziative sul fine vita dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a Bologna al seminario di formazione per giornalisti “Per una informazione documentata sui diversi aspetti del fine vita: disposizioni anticipate di trattamento (DAT), cure palliative e suicidio assistito”, promosso dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Fondazione Giornalisti dell’Emilia-Romagna in collaborazione con l’Associazione Luca Coscioni APS, la Cellula Coscioni di Bologna e Gli amici di Luca Casa dei Risvegli Luca De Nigris.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire agli operatori dell’informazione strumenti utili per affrontare in modo corretto, documentato e consapevole i temi del testamento biologico, delle cure palliative, del suicidio assistito e dell’eutanasia, approfondendone gli aspetti giuridici, medici, storici e terminologici.

Tra gli altri relatori Fulvio De Nigris, giornalista e presidente de Gli amici di Luca Casa dei Risvegli Luca De Nigris, Alessandra Pellegrini De Luca, giornalista de Il Post, Silvia Varani, psicologa psicoterapeuta e coordinatrice nazionale dell’Unità di Psico-Oncologia di Fondazione ANT e Luciano Orsi, medico palliativista e coordinatore della Commissione Medical Humanities della Società Italiana di Cure Palliative. Modera l’incontro la giornalista Paola Soffià.Maggiori info nel programma completo consultabile QUI

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A Paderno d’Adda un incontro sulle DAT con la Cellula Coscioni Lecco e un video-intervento di Marco Cappato

📍 Via Cascina Maria, Paderno d’Adda🗓 Giovedì 21 maggio 2026🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Lecco promuove a Paderno d’Adda un incontro pubblico dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), conosciute anche come biotestamento o testamento biologico, per approfondire strumenti, diritti e possibilità di scelta sul fine vita.

Interverranno:

  • Sergio De Muro, Simone Galimberti coordinatori della Cellula Coscioni Lecco
  • Virgilio Meschi, medico e coordinatore della Cellula Coscioni Lecco
  • Paola Gobbi, infermiera

Nel corso della serata è previsto anche un video-intervento di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

L’evento è promosso con il coinvolgimento dell’Associazione Fabio Sassi OdV – Dignità alla fine della vita e dell’Hospice Il Nespolo di Airuno, con il patrocinio dei Comuni di Verderio, Paderno d’Adda, Imbersago e Robbiate.

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“La vita non è più degna di essere vissuta quando non si è in grado di esistere in modo autonomo e dignitoso”


L’intervista a Roberto, un paziente oncologico veneto che ha ricevuto il secondo diniego al suicidio assistito


Nel 2006 gli hanno diagnosticato un tumore cerebrale che ha continuato a progredire e oggi è sempre più aggressivo. A 67 anni Roberto, affetto da un glioma diffuso, è voluto uscire dal suo anonimato perché, nonostante abbia ricevuto l’ok dalla Svizzera, vorrebbe poter essere aiutato a morire a casa sua in Italia. Non esistono terapie disponibili, è soggetto a crisi epilettiche quotidiane e a un progressivo deterioramento cognitivo. La sua prognosi è infausta e all’improvviso potrebbe perdere la vista, la parola o la capacità di muoversi (cosa che ancora fa ma con enorme fatica).

La sua richiesta di verifica ai requisiti per accedere al suicidio assistito in Italia è stata respinta dopo oltre cinque mesi perché non sarebbe in possesso del requisito di dipendenza da trattementi di sostegno vitale. Alcuni giorni fa ha lanciato un video appello e ora in un’intervista ha spiegato cosa significherebbe per lui poter morire a casa sua e quali sono i requisiti che bisognerebbe considerare realmente.

D: Quanto è stato difficile esporsi e perché ha scelto di farlo proprio adesso?


R: La decisione è stata abbastanza facile perché intendo portare avanti in ogni modo la mia richiesta di essere ammesso al suicidio assistito e di dare possibilmente notorietà alla mia battaglia così da essere d’aiuto per gli altri.

D: La sua malattia è irreversibile e in progressivo peggioramento. Qual è oggi la sua quotidianità?


R: Ho sempre meno energie, quindi esco di casa poco al mattino, quando sono più in forze. Vado a fare colazione fuori tutti i giorni anche per prendere una boccata d’aria e stare tra la gente, poi esco solo due o tre volte la settimana per fare la spesa. Ho seri problemi di mobilità e devo servirmi di un deambulatore, ma non intendo rinunciare alla mia, pur diminuita autonomia. Non voglio nessuno che si occupi di me.

D: Ha contattato una struttura svizzera, che dopo un primo diniego ora è pronta ad aiutarla, ma ha spiegato che preferirebbe morire a casa sua: cosa significa per lei questa scelta?

R: Significa che morire a casa mia mi permetterebbe di vivere fino all’ultimo a contatto delle persone care, in un ambiente familiare e gradevole come quello dove vivo da alcuni anni. A Zurigo, per quanto sia consapevole di come accolgano al meglio i candidati al suicidio, non potrei non sentirmi estraneo e questo significherebbe avvicinarmi alla morte in modo non piacevole.

D: Uno dei nodi della sua vicenda riguarda il requisito del trattamento di sostegno vitale che, secondo la Asl, non avrebbe. Cosa pensa di questo requisito e che cosa si aspetta dalla giustizia considerando invece la sua prognosi infausta?


R: Considero inaccettabile il requisito dei sostegni indispensabili, che peraltro ormai possiedo nella misura in cui ho bisogno di supporti per camminare senza correre rischi. Arrivare a dover ricorrere a trattamenti di sostegno vitale di fatto comporta la perdita di quelli che io considero i soli sostegni degni di tutela: autonomia e dignità. La vita non è più degna di essere vissuta quando non si è in grado di esistere in modo autonomo e dignitoso.

D: Se potesse rivolgere un messaggio alle istituzioni e a chi oggi sta discutendo di fine vita, cosa chiederebbe?


R: Chiederei di riconoscere il valore dell’autonomia e della dignità e di consentire l’accesso al suicidio assistito anche a chi non ha bisogno di sostegni indispensabili, ai quali sarebbe invece condannato se fosse costretto a proseguire la propria vita compromessa giorno dopo giorno dalla malattia, un’esistenza non più autonoma e dignitosa.

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Mario Riccio e Roberto D’Andrea a Lodi per “Diritto di vivere e di morire. Una rivoluzione copernicana”

📍 Via Fanfulla 22, Lodi
🗓 Lunedì 11 maggio
🕘 Ore 21:00


Mario Riccio, anestesista, rianimatore e Consigliere dell’Associazione Luca Coscioni, e Roberto D’Andrea, giurista dell’Associazione Luca Coscioni e dottore di ricerca in diritto alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, saranno tra i protagonisti a Lodi della presentazione del libro “Diritto di vivere e di morire. Una rivoluzione copernicana”, promossa da Lodi Liberale in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Lodi.

L’incontro offrirà un’importante occasione di confronto pubblico sui temi dell’autodeterminazione nel fine vita, tra diritto, medicina ed etica. Al centro del dibattito, la necessità di garantire alle persone libertà di scelta e strumenti giuridici adeguati per decidere consapevolmente sul proprio percorso di cura e sul proprio fine vita.

Insieme a Riccio e D’Andrea interverranno Riccardo Manzotti, professore di Filosofia teoretica all’Università IULM di Milano e Marilù Marzollo (Volpe Anti-Influencer), divulgatrice.

Introduce e coordina:
Lorenzo Maggi, presidente di Lodi Liberale

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Sono ormai oltre 80 anni che si parla di esercito europeo. C’è stata una persona che, per l’esercito europeo, si fece condannare a due anni di carcere. Quella persona era Olivier Dupuis, che nel 1985 rifiutò la leva nell’esercito del Belgio. È morto oggi, con eutanasia ottenuta nel suo Paese, ma c'è molto da imparare dalla sua storia.

Ne ho parlato in un'uscita speciale della mia newsletter proprio oggi, la trovate su Substack.

Addio a Olivier Dupuis, leader nonviolento e dirigente radicale


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Questa mattina, circondato dalle persone a lui pi Olivier Dupuis, già segretario del Partito Radicale, ha ottenuto l’eutanasia in casa sua, in Belgio.

“Fin dai primi anni ‘80 — hanno dichiarato Marco Cappato e Marco Perduca, che con Dupuis hanno condiviso un decennio di iniziative radicale transnazionali — Olivier Dupuis si era unito al Partito Radicale, arrivando a essere arrestato in Belgio per la sua affermazione di coscienza che gli fece rifiutare la leva militare. Già 40 anni fa, Dupuis denunciava l’esistenza di sistemi di difesa nazionale nel momento in cui si stava costruendo l’Europa politica. Il suo era un antimilitarismo anti-nazionalista per la creazione di una difesa europea parte fondante anche su una politica estera comune degli Stati Uniti d’Europa. La sua lunga militanza, proseguita anche dopo la militanza nel Partito Radicale, è sempre stata caratterizzata dalla disobbedienza civile e della nonviolenza praticate per conquistare obiettivi di libertà, diritti, giustizia e contro tutte le discriminazioni e l’amministrazione della giustizia nel “suo” Belgio.

Eurodeputato radicale per due legislature fino al 2004, Dupuis ha messo il Partito Radicale al servizio della causa dei popoli oppressi. Dai tibetani agli uiguri, passando per vietnamiti, laotiani, taiwanesi, popoli indigeni andini quanto indocinesi fino alla dissidenza cinese, Dupuis si è sempre fatto carico di rappresentare le richieste di libertà e autodeterminazione dei milioni di persone vittime di regimi autoritari. Fu tra i primi a chiedere l’incriminazione di Milosevic al neonato Tribunale ad hoc per la ex-Jugoslavia, e a denunciare il regime fascista di Putin, sostenendo le proposte diplomatiche del governo ceceno in esilio e, più recentemente, adoperandosi affinché l’Europa non facesse mancare il sostegno militare alla resistenza ucraina.

Con Olivier perdiamo un amico – concludono Cappato e Perduca – dal quale abbiamo tratto ispirazione per il perseguimento di obiettivi apparentemente impossibili da raggiungere, e col quale siamo riusciti a conquistare fondamentali riforme per lo Stato di Diritto e la giustizia internazionale”.

Alla fine del 2025, a Olivier Dupuis era stato diagnosticato un cancro incurabile al pancreas, il 4 maggio, avvalendosi della legge belga che dal 2002 disciplina rigorosamente l’eutanasia, l’ha ottenuta a casa sua.

➡ Che cos’è l’eutanasia per la legge del Regno del Belgio


L’eutanasia è un atto medico con cui un medico pone fine intenzionalmente alla vita di una persona su sua richiesta. Tale richiesta deve essere volontaria, ponderata, ripetuta e senza pressioni esterne.

L’eutanasia è possibile solo se la persona:

  • si trova in una situazione medica terminale,
  • a seguito di una o più patologie gravi e incurabili (causate da malattia o incidente), che le provocano una sofferenza costante, insopportabile e insopportabile.

Può essere praticata solo da un medico, secondo una rigorosa procedura legale, e deve essere segnalata alla Commissione Federale per il Controllo e la Valutazione dell’Eutanasia (CFCEE).

➡ Quando e come si può richiedere l’eutanasia in Belgio


Esistono due modalità per praticare l’eutanasia a seconda della situazione della persona:

  • Richiesta immediata: l’eutanasia può essere praticata su una persona cosciente e lucida. A tal fine, la persona deve presentare una richiesta esplicita al proprio medico; questa viene definita richiesta immediata di eutanasia.
  • Direttiva anticipata di volontà per l’eutanasia: l’eutanasia può essere praticata su una persona incapace di esprimere le proprie volontà a causa di incoscienza (coma o stato vegetativo persistente) la cui condizione è considerata irreversibile. Per farlo, è necessario aver precedentemente redatto una direttiva anticipata di eutanasia, un documento ufficiale predisposto in anticipo, nel caso in cui la persona non sia più in grado di esprimere le proprie volontà.

Finché la persona è cosciente e in grado di comunicare, si applica solo la richiesta attuale. La direttiva anticipata può essere utilizzata solo se la persona non è più in grado di esprimere le proprie volontà a causa di uno stato di incoscienza irreversibile. Questi passaggi possono essere compiuti contemporaneamente, in momenti diversi o indipendentemente l’uno dall’altro.

Per presentare una richiesta o comunicare una direttiva anticipata, è necessario contattare un medico. Solo il medico decide se può soddisfare la richiesta. Pertanto, non è richiesta alcuna autorizzazione ufficiale.

Tutte le richieste o dichiarazioni devono rispettare condizioni rigorose, sia nella forma che nella sostanza. Il medico valuta se le condizioni di legge sono soddisfatte e può accettare o rifiutare la richiesta.

La persona può sempre cambiare idea. Può modificare, sospendere o annullare la propria richiesta attuale in qualsiasi momento. Allo stesso modo, una direttiva anticipata può essere revocata.

➡ Chi può richiedere l’eutanasia?


Possono richiedere l’eutanasia le seguenti persone:

  • Qualsiasi adulto o minore emancipato cosciente e capace di intendere e di volere può presentare una richiesta immediata o una direttiva anticipata;
  • Qualsiasi minore non emancipato con sufficiente capacità di discernimento può presentare una richiesta immediata, a determinate condizioni.

Solo la persona interessata può richiedere l’eutanasia. Un parente non può mai richiederla per conto della persona interessata, nemmeno in presenza di uno stretto legame familiare. L’eutanasia non è un diritto.

Anche se tutte le condizioni legali sono soddisfatte, un medico non è mai obbligato a praticare l’eutanasia. Può rifiutarsi per motivi di coscienza o per ragioni mediche.

In tal caso, il medico deve:

  • informare la persona interessata o il suo rappresentante designato (se nominato) del proprio rifiuto entro 7 giorni e indirizzarla a un altro medico. Tale medico viene scelto dalla persona interessata o dal suo rappresentante designato;
  • trasmettere la cartella clinica al medico scelto entro 4 giorni lavorativi;
  • fornire i recapiti di un centro o di un’associazione specializzata in eutanasia.

Tuttavia, nessuno (famiglia, istituzione, ecc.) può opporsi a una richiesta fatta da un adulto, né alla decisione di un medico di concederla se tutte le condizioni sono soddisfatte. La procedura di eutanasia.

La persona, in accordo con il proprio medico, determina il luogo (casa, ospedale, casa di cura), l’ora, chi sarà presente e gli eventuali elementi simbolici (musica, candela, ultimo pasto, ecc.). Il medico somministra il farmaco con un metodo sicuro, assicurando che la morte avvenga rapidamente e senza dolore. Il medico rimane presente fino alla fine. È inoltre responsabile della verifica del rispetto dei requisiti di legge e della presentazione del documento di registrazione.

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Stefano Massoli al Festival dei Cammini di Francesco: “Fine vita: libertà e responsabilità”

📍 Teatro Comunale Giovanni Papini, Via Antiche Prigioni, Pieve Santo Stefano (AR)
🗓 Sabato 9 maggio 2026
🕔 Ore 17:00


Nella cornice del Festival dei Cammini di Francesco 2026, Stefano Massoli, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatore della Cellula Coscioni di Perugia, interverrà all’incontro “Fine vita: libertà e responsabilità”, dedicato ai temi dell’autodeterminazione e dei diritti nel fine vita.

L’incontro sarà un momento di confronto pubblico su una delle questioni più urgenti del dibattito contemporaneo: la possibilità per ogni persona di scegliere liberamente sul proprio fine vita, nel rispetto della dignità, della libertà e dei diritti fondamentali. Al centro della riflessione, il rapporto tra libertà individuale, responsabilità collettiva e ruolo delle istituzioni nel garantire scelte consapevoli e tutelate.

Per info prenotazione posto e consultazione programma completo del festival sul sito ufficiale QUI

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Mario Riccio e Roberto D’Andrea al webinar “Fine vita: lo stato dell’arte”

🗓 Lunedì 25 maggio 2026🕒 Ore 15:00 – 17:00💻 Webinar Zoom


Mario Riccio, medico anestesista, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby e poi alcuni pazienti che fino a oggi hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e Roberto D’Andrea, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperanno al webinar “Fine vita: lo stato dell’arte”, promosso dalla Commissione Diritti Umani dell’Ordine degli Avvocati di Milano.

L’incontro sarà dedicato agli sviluppi più recenti sul tema del fine vita, tra profili processuali, legislativi e giurisprudenziali, con particolare attenzione all’evoluzione successiva alla sentenza Cappato/Antoniani e al tema del diritto all’autodeterminazione.

Con i saluti istituzionali di Massimo Audisio, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Coordinatore della Commissione Diritti Umani. Tra gli altri relatori: Benedetta Liberali, professoressa associata di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano, e Fabio Pellicani, membro della Commissione Diritti Umani dell’Ordine degli Avvocati di Milano. Modera Simona D. Giannetti Membro della Commissione Diritti Umani dell’Ordine degli Avvocati di Milano

La partecipazione all’evento consente l’attribuzione di n. 2 crediti formativi.Tutti i dettagli sul programma e le modalità di iscrizione sono consultabili nella locandina ufficiale a questo link.

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Stefano Massoli e Raffaella Barbieri all’incontro “Chi decide del mio ultimo respiro”

📍 Chiesa San Francesco, Udine🗓 Venerdì 8 maggio 2026🕖 Ore 19:00


All’interno della cornice del Vicino/Lontano Festival di Udine, Stefano Massoli, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, e Raffaella Barbieri, coordinatrice della Cellula Coscioni di Udine e commissaria alle Pari Opportunità del Comune di Udine, saranno tra i protagonisti dell’incontro pubblico “Chi decide del mio ultimo respiro”, dedicato al tema del fine vita e del diritto all’autodeterminazione.

Interverrà inoltre, in collegamento, Giuseppe Remuzzi, professore di nefrologia e direttore dell’Istituto Mario Negri, mentre la moderazione sarà affidata alla giornalista Marinella Chirico.

L’iniziativa si propone di affrontare una delle questioni più delicate e attuali del dibattito pubblico: la possibilità di scegliere sul proprio fine vita, tra diritto, medicina, etica e politica. A partire dai principali casi che hanno segnato la coscienza collettiva italiana — da Welby a Englaro, fino alla vicenda Dj Fabo/Cappato — l’incontro offrirà uno spazio di riflessione su ciò che è cambiato e su ciò che resta ancora da fare per garantire a tutte e tutti la libertà di scelta.

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Diego Silvestri a Verona per l’incontro “L’approccio alla salute mentale: oggi e domani”

📍 Via Spagna 12b, Verona
🗓 Sabato 9 maggio 2026
🕒 Ore 17:30


Diego Silvestri, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a Verona all’incontro “L’approccio alla salute mentale: oggi e domani”, organizzato dalla Cellula Coscioni di Verona.

L’iniziativa sarà un’occasione di confronto pubblico su un tema sempre più centrale nel dibattito contemporaneo: l’evoluzione degli approcci alla salute mentale, tra bisogni emergenti, diritti delle persone e prospettive future.

L’evento nasce in collaborazione con il Circolo UAAR

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 13 aprile 2026
🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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Roberta Pelletta a Settime per l’incontro “Il fine vita: come affrontarlo”

📍 Villa Borsarelli, Via Borsarelli 8 (piazza Chiesa parrocchiale), Settime (AT)
🗓 Sabato 9 maggio 2026
🕒 Ore 17:00


Roberta Pelletta, attivista dell’Associazione Luca Coscioni e del Numero Bianco, parteciperà all’incontro pubblico “Il fine vita: come affrontarlo”, promosso dalla Biblioteca comunale “prof. Giacinto Grassi” di Settime.

Nel corso dell’iniziativa, Pelletta interverrà sul tema del testamento biologico, illustrando il ruolo delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) come strumento per esercitare il diritto all’autodeterminazione nelle scelte sanitarie.

All’incontro parteciperà anche la Dott.ssa Marina Gavioso, medico, con un intervento dedicato alle cure palliative, offrendo un approfondimento sugli strumenti di assistenza e accompagnamento nella fase finale della vita.

L’appuntamento rappresenta un’occasione di confronto aperto alla cittadinanza su temi centrali per i diritti delle persone nel fine vita.

L'articolo Roberta Pelletta a Settime per l’incontro “Il fine vita: come affrontarlo” proviene da Associazione Luca Coscioni.

Anche in Lombardia riparte la raccolta firme per “Liberi Subito”


L’obiettivo è raggiungere 5.000 firme entro il mese di settembre. Cappato scrive ai leader di partito: “Sostenete le leggi regionali dopo lo stop bocciato dalla consulta”.

Il sostegno è trasversale: presenti esponenti di Giovani Democratici, giovani di Forza Italia, Azione Milano, AVS, Radicali e +Europa Milano, tra i consiglieri: Noja (Italia Viva) Paladini (Patto civico) Bocci (PD). Annunciata anche l’adesione del Movimento Cinque Stelle


Non solo la mobilitazione nelle piazze, ma anche un appello diretto alla politica nazionale. In occasione dell’avvio della raccolta firme in Lombardia per la proposta di legge regionale “Liberi Subito”, Marco Cappato ha annunciato che l’Associazione Luca Coscioni ha scritto formalmente a tutti i principali leader di partito chiedendo un sostegno esplicito alla proposta. La lettera è stata indirizzata a Elly Schlein (Partito Democratico), Matteo Salvini (Lega), Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle), Antonio Tajani (Forza Italia), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), Matteo Renzi (Italia Viva), Carlo Calenda (Azione), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi Sinistra), Riccardo Magi (Più Europa) e Maurizio Lupi (Noi Moderati).

Il sunto della lettera: “Chiediamo al Suo partito il sostegno formale alla legge regionale dell’Associazione Luca Coscioni ‘Liberi subito’ sul fine vita. Il testo recepisce quanto già approvato in Toscana e Sardegna e quanto confermato dalla sentenza 204 del 2025 della Corte costituzionale, cioè la piena competenza delle Regioni nel definire modalità e tempi di accesso all’aiuto medico alla morte volontaria, già riconosciuto dalla stessa Consulta con la sentenza 242 del 2019. Oggi questo diritto esiste, ma senza procedure certe rischia di restare sulla carta: le persone possono attendere mesi o anni in condizioni di sofferenza insopportabile prima di ottenere una risposta dal Servizio sanitario. Le Regioni non possono modificare i criteri stabiliti dalla Corte, ma devono garantire tempi certi, trasparenza e uniformità, evitando che ogni ASL si organizzi in modo diverso e non prevedibile.

Ritardi e incertezze non compromettono solo l’esercizio di un diritto, ma anche la possibilità di offrire cure palliative, terapia del dolore e supporto psicologico. Procedure chiare servono anche a evitare che le persone restino sole o ricorrano a soluzioni fuori dal sistema sanitario.Per queste ragioni, riteniamo che l’assenza di una legge nazionale non possa giustificare l’inazione e chiediamo ai partiti di sostenere formalmente la proposta ‘Liberi subito’, affinché un diritto già riconosciuto diventi concretamente accessibile.”

Le parole di Marco Cappato in conferenza: “Molto bene che ci siano i giovani di Fi, spero arrivino anche i meno giovani. Questo è un tema sul quale le logiche di partito e di schieramento non dovrebbero valere. Ricordo sempre che i sondaggi che parlano di eutanasia legale dicono che c’è un favore trasversale non solo tra gli elettori del centrodestra ma anche tra i praticanti assidui della funzione religiosa. Un tema che non appartiene a nessuno e quindi le porte sono aperte. Non si può lasciare aspettare una persona in condizioni di sofferenza insopportabile che ha chiesto di essere aiutata a morire mesi o addirittura anni prima di dare una risposta. Ecco perché parte anche in Lombardia la raccolta firme sulla legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni Liberi Subito. È in corso la raccolta firme anche in Lazio, in Piemonte e ora in Calabria.

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Salute mentale e terapie psichedeliche, cosa si può fare in Italia? Le iniziative dell’Associazione Luca Coscioni


Il 18 aprile, giorno prima del famigerato Bicycle Day, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo affinché la sua amministrazione acceleri le procedure di valutazione di alcune piante psichedeliche, tra cui l’ibogaina.

L’ibogaina, come le altre molecole psichedeliche, è vietata a livello federale in quanto classificata nella categoria più restrittiva per le sostanze ad alta pericolosità per la salute umana. L’amministrazione adesso dovrà adottare misure per allentare le restrizioni e incentivare la ricerca sull’uso di queste molecole a scopo terapeutico per patologie come la depressione grave.

Nel firmare il decreto a favore di telecamere, e con alle spalle il gotha mediatico libertarian, Trump ha affermato che la sua direttiva contribuirà ad “accelerare drasticamente” l’accesso a potenziali terapie, “se si riveleranno efficaci come si dice, avranno un impatto enorme”.

Come già accaduto per la cannabis terapeutica, le associazioni di veterani – e i sostenitori dell’uso medico degli psichedelici – sostengono che l’ibogaina, ricavata da un arbusto originario del Gabon, paese costiero dell’Africa occidentale, sia molto promettente per il trattamento di patologie difficili da curare come il disturbo da stress post-traumatico e la dipendenza da oppioidi.

Dopo Svizzera, Australia e Repubblica ceca, anche gli USA si potrebbero dotare di regole a favore della ricerca e sperimentazione degli psichedelici in campo medico. Decisioni politiche che in Italia restano un miraggio.

Affinché i miraggi divengano realtà occorre insistere. Insistere col pretendere che quel che oggi è già possibile sia ottenibile senza irragionevoli ostacoli, come le terapie compassionevoli, oppure là dove non esistono regole condivise a livello internazionale, si armonizzino le norme per andare incontro alle esigenze delle persone e del pieno godimento del diritto alla salute – oltre che quello alla scienza.

Dopo l’incontro presso l’università di Chieti di marzo scorso, i cui video si trovano QUI e QUI, il 9 maggio, l’Associazione Luca Coscioni organizza il convegno “Una dose di realtà. Salute mentale e terapie psichedeliche: cosa si fa in Svizzera, cosa si può fare in Italia”, in collaborazione con la Cellula Coscioni Milano e SIPSSoP, Studio Aegle, AltraPsicologia.it e il patrocinio del Municipio 6 del Comune di Milano.

Il 26 giugno, giornata internazionale per la lotta al narcotraffico e alla dipendenze, In occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana Funghi Medicinali dal titolo “Biodiversità e applicazioni biotecnologiche dei funghi medicinali in prospettiva One Health”, l’Associazione Luca Coscioni organizza la tavola rotonda “Funghi psichedelici: stato dell’arte, prospettive future e aspetti legislativi.” L’incontro è aperto al pubblico.

Nelle settimane scorse sono stati lanciati anche due corsi

Giugno: Integrazione psichedelica. Il primo corso di alta formazione in integrazione psichedelica organizzato in Italia è promosso da Illuminismo Psichedelico, e consente 33,8 crediti formativi (ECM) per Medici, Psichiatri, Psicologi e Psicoterapeuti. L’integrazione psichedelica è una pratica relazionale e trasformativa che richiede sensibilità, preparazione e uno sguardo capace di unire psicologia, spiritualità, neuroscienze e visione umanistica oltre a conoscenze specifiche rispetto alle sostanze psichedeliche. Sono previste borse di studio.Settembre: Training Internazionale in Terapia Assistita con MDMA promosso da MAPS Italia, in collaborazione con MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) è un training (in inglese) in terapia assistita con MDMA, dal 20 al 26 settembre 2026, a San Sebastiano da Po (TO) rivolto a psicoterapeuti, psicologi, psichiatri e medici interessati a sviluppare competenze nella terapia assistita con psichedelici. E’ prevista una componente online asincrona e una settimana intensiva residenziale. Sono disponibili borse di studio parziali e totali per ricercatori e professionisti italiani.

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25.000 firme, la mobilitazione stoppa la legge del Governo sul fine vita


Una mobilitazione nazionaleestesa e capillare su 170 piazze grazie all’ausilio di 590 volontari: è stata questa la pressione che ha definitivamente convinto il Governo Meloni a ritirare la proposta di legge sul fine vita e a riportarla in Commissione. L’Italia dei diritti si è fatta sentire nelle piazze, nelle università e nei luoghi pubblici. L’obiettivo era informare i cittadini e raccogliere le adesioni all’appello pubblico con cui chiedere il ritiro definitivo di una legge che avrebbe segnato un palese arretramento sul fronte dei diritti in pieno contrasto con le sentenze della Corte costituzionale, un testo pensato per rendere più difficile e forse impossibile l’accesso all’aiuto alla morte volontaria.

I numeri raccontano la portata dell’iniziativa: oltre 170 tavoli organizzati, 590 volontari e volontarie coinvolte, più di 25.000 firme raccolte tra sottoscrizioni cartacee e online. Un risultato significativo, soprattutto se si considera che in alcune grandi regioni – Lombardia, Piemonte, Lazio e Calabria – erano già in corso altre iniziative legate alla raccolta firme per la proposta di legge “Liberi Subito”. Nonostante l’assenza di manifestazioni fisiche in questi territori, sono state comunque raccolte oltre 8.000 firme cartacee, segno di una partecipazione diffusa e consapevole.


Determinante è stato il lavoro delle Cellule territoriali dell’Associazione, che hanno reso possibile estendere la mobilitazione anche in città dove la presenza organizzativa è storicamente più limitata, come L’Aquila, Salerno, Napoli e Siena. Un elemento di novità che evidenzia un trend di crescita rispetto alle mobilitazioni precedenti e una maggiore capacità di attivazione dal basso. La libertà di decidere sul proprio fine vita non è più solo una battaglia di pochi, ma un’esigenza che attraversa ogni confine geografico.

Dal punto di vista organizzativo, la mobilitazione si è svolta in modo fluido ed efficace. Le principali criticità sono emerse nella gestione delle autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico. In molti Comuni, i processi di digitalizzazione – pur rappresentando un passo avanti – stanno introducendo nuove complessità, in particolare legate all’utilizzo della firma digitale e all’allungamento dei tempi di rilascio dei permessi. In alcuni casi, è stato necessario presentare le richieste con oltre un mese di anticipo, rendendo più difficile la pianificazione delle iniziative. Nonostante queste difficoltà, la mobilitazione ha dimostrato una forte capacità organizzativa e una crescente partecipazione civica. Un segnale chiaro: il tema del fine vita non è marginale, ma attraversa la società e interpella direttamente cittadini e istituzioni.

“Grazie al contributo di volontari e volontarie, delle persone che hanno firmato, di chi ha organizzato tavoli, distribuito materiali, parlato con amici e conoscenti o semplicemente scelto di esserci – spiega Alice Spaccini, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni – abbiamo ottenuto un primo risultato importante: la proposta di legge del Governo è stata rimandata in Commissione. Ma non possiamo fermarci ora, così nelle prossime settimane continueremo a seguire l’iter parlamentare ma anche a costruire nuove occasioni di mobilitazione, informazione e pressione pubblica”.

Il risultato ottenuto – il ritorno della proposta di legge in Commissione – non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più ampio. Un percorso che continua a chiedere risposte chiare e tempi certi su una questione che riguarda la libertà, la dignità e i diritti delle persone. Un ringraziamento immenso va ai 590 volontari che, nonostante le difficoltà burocratiche, hanno presidiato le piazze, le università e i luoghi pubblici, trasformando ogni tavolo in un presidio di libertà e informazione. La mobilitazione non si ferma: il diritto di scegliere ci appartiene.

Per scoprire il gruppo di volontari dell’Associazione più vicino a te oppure se vuoi costituire una Cellula Coscioni nel tuo comune o nella tua università clicca sul link


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Ketamina, suicidio e depressione resistente: la Francia approva, la Norvegia rimborsa, l’Italia paga


Testo scritto con Caterina Bartoli


Il 9 marzo 2026 l’ANSM francese ha autorizzato la ketamina racemica endovenosa per il trattamento della crisi suicidaria severa negli adulti1. Il Cadre de Prescription Compassionnelle (CPC), uno strumento giuridico francese, non rappresenta un’approvazione definitiva, bensì un accesso compassionevole formalizzato.

Questo strumento prevede una rivalutazione obbligatoria dopo tre anni e, pur non essendo un’indicazione standard a tutti gli effetti, non è nemmeno un’eccezione emergenziale o un programma sperimentale. Si tratta di un atto formale che nomina farmaci specifici (Kétamine Panpharma 10 mg/mL e Kétamine Renaudin 10 mg/mL) nel decreto, vincola la prescrizione agli psichiatri, ne limita l’uso al contesto ospedaliero e lo inserisce obbligatoriamente in un percorso di cura multidisciplinare.

Pochi mesi prima, nell’agosto 2025, la Norvegia era diventata il primo paese al mondo a rimborsare pubblicamente la ketamina endovenosa generica per la depressione resistente al trattamento (TRD), rinunciando al contempo a rimborsare l’esketamina intranasale (Spravato) approvata dall’EMA nel 2019. Due paesi europei, due decisioni diverse, una direzione comune: la ketamina funziona, costa pochissimo, e aspettare non è più giustificabile.

Perché allora continuiamo ad usare Spravato on label che costa moltissimo pur essendo un semplice spray nasale, solo perché è più facile da somministrare? Perché non esploriamo ulteriori vie di somministrazione della Ketamina già validamente utilizzate altrove e meno impattanti della via endovenosa, quali il sublinguale o l’intramuscolo?

In Norvegia non lo hanno ritenuto giusto né sostenibile. Vediamo perché.

L’esketamina intranasale (Spravato, Johnson & Johnson) è approvata da EMA dal dicembre 2019 per la depressione resistente a trattamento, ma non per l’ideazione suicidaria in depressione maggiore come negli Stati Uniti. Il farmaco costa fino a 7.800 corone norvegesi per dose — circa venticinque volte il costo del farmaco per sessione, la distribuzione avviene solo nei certificati, monitoraggio obbligatorio di due ore, somministrazione esclusivamente supervisionata — è disegnato per un ambulatorio psichiatrico stabile, non per un pronto soccorso in cui arriva qualcuno in crisi imminente. Il prodotto approvato è, nei fatti, inutilizzabile nel contesto clinico più urgente.

Per questo la Norvegia lo ha detto esplicitamente al momento di non rimborsarlo e Francia ha risolto il problema alla radice: ha autorizzato il generico IV per ciò che serve davvero, dove serve davvero.

Le evidenze ci sono, il vuoto terapeutico pure. L’ANSM (l’equivalente francese Autorità Regolatori di AIFA) non ha fatto un atto di fede. Alle sue spalle c’è il trial KETIS (BMJ, 2021): studio randomizzato in doppio cieco, 156 pazienti con ideazione suicidaria severa, due infusioni endovenose di ketamina a 0,5 mg/kg; al terzo giorno la riduzione dell’ideazione suicidaria era significativamente maggiore nel gruppo ketamina, con effetti mantenuti nelle settimane successive.

A questo si aggiungono decine di meta-analisi con dimensioni dell’effetto da moderate a grandi nelle prime 24-72 ore.

The Lancet, commentando la decisione francese, ha ricordato un fatto scomodo: non esiste, in nessun altro paese del mondo, un trattamento farmacologico approvato, rapido e basato su evidenze per il rischio suicidario imminente. Non in Europa, non nel Regno Unito, non negli Stati Uniti. Un vuoto che dura da decenni. Qualcuno, almeno, ha deciso di colmarlo.

Il modello norvegese: rimborsare condizionando. La scelta della Norvegia introduce un altro elemento di interesse per i sistemi sanitari europei: il cosiddetto accesso condizionato. La NoMA (Norwegian Medicines Agency) e il Beslutningsforum for nye metoder (Decision-Making Forum for New Methods) hanno approvato il rimborso pubblico della ketamina generica vincolandolo a tre condizioni: somministrazione solo in strutture di salute mentale specialistiche, iscrizione obbligatoria dei pazienti in registri di dati o nell’ambito di trial clinici, revisione della decisione entro fine 2028 sulla base dei dati raccolti. In pratica: i pazienti trattati diventano partecipanti a una sorveglianza attiva che genererà la real-world evidence ancora mancante sul lungo periodo. Non è un sì pieno, ma è un sì operativo — che vale infinitamente più di un’attesa che nessuno ha formalmente giustificato.

Il protocollo norvegese non prevede la semplice somministrazione del farmaco: integra sessioni preparatorie, supporto psicologico e un setting specifico (luci dimmerabili, cuffie) — un modello di ketamine-assisted psychotherapy inserito nel sistema pubblico. I dati di real-world evidence esistono già: dal 2020 circa 400 pazienti trattati secondo il protocollo di Østfold, con più della metà che ha mostrato una riduzione clinicamente significativa dei sintomi (Berthold-Losleben et al., 2025). La valutazione HTA2 della NoMA ha concluso che la ketamina supera in efficacia anche la terapia elettroconvulsivante (TEC) — trattamento già rimborsato dal SSN italiano — il che rende ancora meno difendibile il silenzio sull’alternativa.

E l’Italia? In Italia la ketamina viene usata off-label nella TRD e in alcune urgenze psichiatriche — in silenzio, in centri accademici e cliniche private, a carico del paziente. Il SSN non rimborsa nulla. Non perché manchino le evidenze: manca la prima mossa formale.

La Legge 648/1996 consente ad AIFA di inserire in un elenco (cd elenco 648) speciale farmaci che il SSN rimborsa pur in assenza di indicazione approvata, quando ricorre almeno una di queste condizioni: assenza di valida alternativa terapeutica per patologia grave o che pone in pericolo di vita; farmaco usato off-label con evidenze robuste; oppure — ed è esattamente il nostro caso — farmaco approvato all’estero per quell’indicazione. La decisione francese trasforma la ketamina per crisi suicidaria in un candidato 648 di prima fascia.

AIFA ha inoltre la facoltà di procedere d’ufficio a una variazione dell’AIC dei generici già autorizzati, seguendo la traccia aperta dall’ANSM: non serve che sia un produttore a farlo, può farlo l’autorità regolatoria su base di interesse pubblico.

Cosa chiediamo? Chiediamo alla Commissione Tecnico Scientifica di AIFA l’inserimento della ketamina racemica endovenosa nell’elenco 648/96, con indicazione prioritaria per la crisi suicidaria severa in contesto ospedaliero. Proponiamo il modello norvegese: accesso condizionato a strutture specialistiche e registri di real-world evidence, con revisione triennale.

Chiediamo che il SSN, davanti a un farmaco generico che costa pochi euro a dose, a un’evidenza clinica solida e a due precedenti regolatori continentali, preferisce non decidere.

In un Paese normale, si chiamerebbe inerzia. In campo psichiatrico, dove il tempo tra una crisi suicidaria e la morte si misura in ore, si chiama qualcosa d’altro.

Note


1 Per un approfondimento si legga l’articolo in Studio Aegle (Link)

2 Il Regolamento (UE) 2021/2282 sull’Health Technology Assessment (HTA) applica dal 12 gennaio 2025 nuove regole per valutare farmaci e dispositivi medici. L’obiettivo è armonizzare l’analisi scientifica tra gli Stati Membri, garantendo un accesso più rapido ed equo alle innovazioni, riducendo la duplicazione degli sforzi e introducendo valutazioni cliniche congiunte

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Sulle droghe, Trump cento ne pensa ma qualcosa fa


Testo preparato con Peppe Brescia


L’iniziativa dell’amministrazione Trump in materia di riforma delle drug policy federali continua a procedere in maniera spedita.

Dopo la presentazione di un testo sull’accesso alle terapie psichedeliche per i veterani militari presentato da un gruppo bipartisan di senatori a fine marzo, il 23 aprile, procuratore ad interim Todd Blanche, dando seguito all’iniziativa del presidente Trump del dicembre 2025, disposizione al Dipartimento di Giustizia di procedere alla riclassificazione della Cannabis a uso medico all’interno delle tabelle federali dei narcotici. Il provvedimento interesserà i prodotti già approvati dalla Food and Drug Administration e per i quali siano già stati realizzati trial clinici a livello statale.

La portata del provvedimento esula dagli immediati esiti pratici. Fino a oggi, infatti, la Cannabis era compresa nella Tabella (Schedule) I, la classificazione più restrittiva che include le sostanze considerate prive di uso medico riconosciuto e con alto rischio di dipendenza. Il passaggio alla Schedule III – quindi tra le sostanze dagli usi medici riconosciuti e dal basso rischio di dipendenza -, costituisce non solo un atto politico significativo, ma segna anche e soprattutto un’evidente presa d’atto delle evidenze scientifiche finora emerse.

Come specificato dalle autorità, il provvedimento di Blanche non inciderà sull’iter di regolamentazione a livello federale, poiché i divieti sull’uso personale resteranno in vigore.

Tuttavia, la riclassificazione ridurrà diversi ostacoli, agevolando la definizione dei programmi incentrati sullo studio della sostanza nonché il meccanismo degli investimenti finanziari.

Stando a quanto dichiarato da Blanche, la misura potrebbe costituire la fase iniziale di un’iniziativa legislativa di più ampio respiro, finalizzata a una nuova classificazione della pianta per ogni suo utilizzo con l’obiettivo di rimuovere gli impedimenti alla ricerca, alleggerire il carico fiscale e facilitare l’accesso ai finanziamenti per le imprese.

D’altro canto, anche dal punto di vista economico le implicazioni si sono dimostrate rilevanti: in seguito all’annuncio del decreto di Blanche, le azioni delle società del settore della cannabis quotate negli Stati Uniti hanno fatto registrare una momentanea crescita tra il 6% e il 13%.

Le reazioni da parte di commentatori e operatori del settore sono state generalmente positive. Secondo Kim Rivers, CEO di Trulieve, è stato “portato a termine il primo cambiamento politico significativo in materia di Cannabis nella storia degli Stati Uniti” – punto di vista che accomuna i vertici delle maggiori aziende statunitensi. La stessa Drug Enforcement Administration (DEA), coinvolta in maniera diretta nel processo, ha motivato la decisione con la necessità di attenuare alcune delle restrizioni attualmente più rigide.

Come spesso accade in merito a provvedimenti riguardo le politiche sulle droghe, anche le dichiarazioni di esponenti contrari alla riforma non si sono fatte attendere. Curiosamente, le critiche più consistenti sono arrivate proprio dall’interno del partito repubblicano. Già nel Dicembre 2025, un gruppo di 22 senatori GOP aveva firmato una lettera indirizzata a Trump con la richiesta di rivedere la misura.

Stando poi al senatore dell’Arkansas Tom Cotton, il provvedimento segna un passo “nella direzione sbagliata”. A fargli eco, Kevin Sabet – fondatore e presidente dell’associazione di lobbying Smart Approaches to Marijuana, che ha commentato: “Con questa mossa ci troviamo davanti all’amministrazione più pro-droga della nostra storia. La politica è ora dettata dai Ceo della marijuana, dagli investitori nel mercato degli psichedelici e da podcaster in attiva dipendenza”.

Un ulteriore aspetto alla base della decisione di classificare nuovamente la Cannabis riguarda la situazione di eterogeneità tra leggi statali e leggi federali. Negli ultimi anni, il numero di Stati che ha legalizzato gli utilizzi personali è salito a 24 su 50: ciò ha progressivamente generato una situazione giuridicamente incerta, contraddistinta da grande instabilità normativa. Uno dei casi emblematici è connesso alla giustizia sociale: in passato, molte persone sono state condannate per reati legati alla Cannabis che oggi, in diversi stati, non sono più considerati tali, sollevando perplessità sulle effettive proporzionalità ed equità delle sanzioni.

La riclassificazione potrebbe allora costituire un tentativo di ridurre la distanza da una legge federale ormai anacronistica. Non a caso, nell’ordinanza si legge che “alla luce di tali precedenti, il procuratore generale ha stabilito che l’integrazione dei sistemi di licenza statali nel quadro di registrazione federale rappresenta il mezzo più efficace ed efficiente per raggiungere gli obiettivi del Controlled Substance Act in materia di marijuana terapeutica”.

Come detto, il processo burocratico appare non ancora concluso.

Resta ad ogni modo la sensazione che il tema sia definitivamente entrato nell’agenda politica statunitense tramite un approccio non più esclusivamente repressivo, quanto piuttosto sensibile in maggior misura agli aspetti medici, sociali ed economici.

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La Cellula Coscioni di Milano organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano
🗓 Mercoledì 20 Maggio 2026
🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Milano organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano
🗓 Mercoledì 6 Maggio 2026
🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

"Stefano" è il secondo caso di aiuto medico alla morte volontaria in Liguria.
Purtroppo, ha dovuto aspettare ben 10 mesi. Dieci mesi di attesa e sofferenza, durante i quali è stato necessario ricorrere a due diffide legali tramite l’Associazione Luca Coscioni. Solo dopo lunghi ritardi e continui solleciti ha finalmente ottenuto il via libera. Una sofferenza che si poteva evitare.

Nessuno dovrebbe subire un’attesa simile per vedere rispettata la propria dignità.

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Secondo caso di suicidio assistito in Liguria: Stefano, 66enne paralizzato a seguito di un trauma cervicale, è morto oggi


È la 15esima persona in Italia, la seconda in Liguria. Le parole di “Stefano”: “Sono felice di potermene andare nel mio letto e non essere costretto alla Svizzera. Ma l’attesa è stata lunga”


“Stefano”, nome di fantasia nel rispetto della privacy, sessantaseienne ligure completamente paralizzato a causa di un trauma cervicale, è morto il 28 aprile a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, con la relativa strumentazione prevista.

Nel corso degli anni le sue condizioni erano progressivamente peggiorate a causa dell’allettamento forzato, seguiva una pesante terapia antalgica, aveva un catetere permanente, soffriva di grave insufficienza respiratoria con frequenti episodi di polmonite dovuti alla disfagia ed era totalmente dipendente dall’assistenza continuativa dei caregiver.

Per ottenere l’accesso a un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, Stefano ha dovuto attendere dieci mesi dalla richiesta presentata alla ASL nel giugno 2025 e ricorrere a due diffide legali, tramite il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni coordinato dall’avvocata Filomena Gallo e composto anche dalle avvocate Francesca Re, Alessia Cicatelli e dall’avvocato Angelo Calandrini. Dopo mesi di ritardi, una prima autorizzazione incompleta e ulteriori solleciti ha infine ricevuto il via libera definitivo.

“Stefano”è la quindicesima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 sul caso “Cappato/Antoniani” con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale, l’undicesima assistita dall’Associazione Luca Coscioni.

Inizialmente aveva contattato Marco Cappato per chiedere aiuto ad andare a morire in Svizzera. Una volta ricevute da Cappato le informazioni sulla possibilità di ottenere quell’aiuto in Italia, aveva presentato richieste al Servizio sanitario, come previsto dalla Corte costituzionale.

In assenza di medici dell’ASL disponibili a vigilare sulla procedura, “Stefano” è stato assistito dal dottor Mario Riccio, medico anestesista, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby e poi alcuni pazienti che fino a oggi hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito.

Queste le parole di “Stefano”:

Alla fine di tutta questa lunghissima storia sono comunque ben felice di potermene andare nel mio letto a casa mia senza dovermi sorbire una trasferta quasi infinita fino in Svizzera.

Certo che se la ASL facesse subito le cose richieste per legge, si potrebbe evitare di attendere più di 10 mesi per riuscire nel proprio intento. Indubbiamente per una persona che era iperattiva prima dell’incidente che mi ha provocato questa frattura cervicale, essere bloccato in un letto con qualche ora ogni tanto in carrozzina è una cosa che non augurerei a nessuno dei miei nemici e questo, di base, è il motivo per cui ho deciso di porre fine a questa che non si può assolutamente definire vita.

Solo l’idea di dover andare avanti ancora diversi anni è semplicemente deprimente e inaccettabile da parte mia e quindi ringrazio profondamente l’Associazione Luca Coscioni per tutto quello che ha fatto per me cercando di velocizzare il più possibile la procedura e un sentitissimo grazie anche alle avvocate che si sono sbattute per tutto questo e al signor Marco Cappato che si sono rivelati immensamente comprensivi e gentili”.


Filomena Gallo e Marco Cappato commentano: “Ci uniamo al dolore di chi ha voluto bene a Stefano.

Non deve più accadere che una persona debba aspettare così a lungo, vivendo sofferenze insopportabili, per vedere rispettato un proprio diritto.

La Corte costituzionale ha chiarito che sia la verifica delle condizioni sia l’accesso alla morte volontaria devono avvenire all’interno del Servizio sanitario nazionale. La persona può scegliere di essere seguita anche da un medico di fiducia, ma il percorso deve essere garantito dal sistema sanitario pubblico, compresa la disponibilità dei suoi medici su base volontaria.

Dieci mesi di attesa e due diffide sono inaccettabili. Tutte le aziende sanitarie devono garantire procedure chiare, tempi certi e rispetto della legge, evitando ulteriori sofferenze alle persone malate.

Le regole stabilite dalla Corte stanno iniziando a essere applicate, ma Regioni e aziende sanitarie devono organizzarsi per dare risposte rapide, senza lasciare ai pazienti e all’Associazione Luca Coscioni il peso di difendersi dai ritardi o di cercare medici disponibili.

Per questo chiediamo anche alla Regione Liguria di approvare la proposta di legge regionale ‘Liberi subito’, per garantire tempi rapidi e modalità certe nell’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria

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La gallery di Aprile


Come ogni anno, ad Aprile scatta la mobilitazione nazionale, ma non solo. Sono partite nel Lazio e in Piemonte le raccolte firme per presentare in consiglio regionale la nuova proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”. Clicca sull’icona della macchina fotografica per scorrere le foto!

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Marco Cappato interviene da remoto al Festival del Dialogo dei Giovani di Orvieto

📍 Orvieto – Fondazione per il Centro Studi, Palazzo del Capitano del Popolo
🗓 Lunedì 4 maggio 2026
🕒 Ore 14:30


Nella cornice del Festival del Dialogo dei Giovani “Frontiere”, in programma a Orvieto dal 4 all’8 maggio 2026, Marco Cappato parteciperà da remoto nella giornata inaugurale del festival, intervenendo sul tema del fine vita.

Nella stessa giornata interverranno anche Ernesto Sferrazza Papa, professore di Filosofia politica alla Sapienza Università di Roma, con la lectio magistralis “Che cos’è una frontiera?”; Luca Carra, direttore di Scienza in Rete, sul tema “Transizione energetica”; e Rama Dasi Mariani, docente di economia a Roma Tre, sul tema “Integrazione migranti”.

Il festival, promosso dall’associazione ApertaMenteOrvieto, coinvolge studenti e cittadinanza in una riflessione collettiva sul tema delle “frontiere”, attraverso incontri, lezioni magistrali e momenti di confronto.

Qui per partecipare e consultare il programma completo

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Torna nelle Commissioni del Senato il disegno di legge sul fine vita della maggioranza


Dopo 9 mesi di stallo, l’Associazione Luca Coscioni chiede il ritiro del testo, con un appello sottoscritto da 25.000 persone grazie a una mobilitazione in 170 piazze di 88 città in tutta Italia.

La lettera ufficiale a Segretari e Presidenti di partito: “Ci vuole una legge che consolidi i diritti esistenti, non una che li cancelli. Anche a livello regionale”


Il disegno di legge sul fine vita proposto dalla maggioranza è tornato nelle Commissioni del Senato, dopo la rinuncia alla trattazione in plenaria dove era stato calendarizzato per il mese di aprile.

È un primo risultato importante, ottenuto anche grazie alla mobilitazione nazionale organizzata dall’Associazione Luca Coscioni dal 6 al 19 aprile e capace di raccogliere oltre 25.000 adesioni, per chiedere proprio il ritiro del testo perché, se approvato, avrebbe cancellato i diritti già riconosciuti grazie alle sentenze della Corte costituzionale, rendendo più difficile, se non impossibile, l’accesso all’aiuto alla morte volontaria per le persone che ne hanno diritto.

Per l’Associazione Luca Coscioni, una legge sul fine vita deve:

  • rispettare e applicare pienamente i principi stabiliti dalla Corte costituzionale, a partire dalla sentenza sul caso Cappato–Dj Fabo (242/2019);
  • garantire tempi certi e procedure chiare per l’accesso all’aiuto alla morte volontaria attraverso il Servizio sanitario nazionale eliminando ostacoli burocratici e scarichi di responsabilità che oggi costringono le persone a lunghi percorsi giudiziari;

“Dopo 9 mesi di paralisi parlamentare, è ormai evidente che la legge presentata dal Governo è di ostacolo all’approvazione di buone norme sul fine vita. Il ritiro del testo, che non è mai riuscito ad arrivare in Aula, non equivale a un ritiro definitivo né a una revisione della proposta della maggioranza. Anche una mediazione che partisse dal testo a prima firma del Senatore Zanettin (FI) sarebbe una mediazione al ribasso rispetto alle regole già in vigore da sette anni grazie alla Consulta. Il ritiro però risulta una condizione necessaria per restituire ai Parlamentari la possibilità di affrontare una discussione libera da logiche di schieramento e disciplina di partito. Ci vuole una legge che consolidi i diritti esistenti, non una che li cancelli”, ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Prosegue intanto la mobilitazione sulle leggi regionali: in Piemonte e Lazio sono già in corso iniziative popolari, in procinto di ripartire anche in Lombardia e Calabria, per riportare in Consiglio regionale la proposta di legge “Liberi Subito”, già approvata in Toscana e Sardegna. Su questo tema l’Associazione Luca Coscioni ha scritto formalmente a tutti i Segretari e Presidenti di partito per chiedere il sostegno formale alla proposta di legge regionale rivista secondo le recenti indicazioni della Consulta, ossia la piena competenza delle Regioni nel definire le modalità di attuazione del diritto di accesso all’aiuto medico alla morte volontaria.

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La Cellula Coscioni di Lecco ospite a Barzio per l’incontro “A chi appartiene la mia vita”

📍 Comunità Montana, Via Fornace Merlo 2, Barzio
🗓 Mercoledì 29 aprile 2026
🕒 Ore 16:00


La Cellula Coscioni di Lecco sarà ospite dell’Università delle Tre Età Valsassina per un incontro pubblico dedicato ai temi del fine vita, della libertà di scelta e del testamento biologico. L’iniziativa, dal titolo “A chi appartiene la mia vita”, vuole aprire un confronto su questioni centrali per i diritti civili: dalle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) al diritto all’autodeterminazione nelle scelte sanitarie.

Interverranno Sergio De Muro, Simone Galimberti, Virgilio Meschi coordinatori della Cellula Coscioni Lecco.

Incontro aperto al pubblico.

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Anche in Campania sarà possibile l’aborto farmacologico senza ricovero


Le responsabili della campagna Aborto senza ricovero esprimono soddisfazione per questa decisione che permetterà alle donne di scegliere e di risparmiare preziose risorse pubbliche


“Finalmente, a quasi tre anni dalla pubblicazione della determina regionale che ammetteva l’aborto farmacologico senza ricovero (Delibera della giunta regionale n. 793 del 29/12/2023), anche nella Regione Campania le donne potranno decidere di prendere il misoprostolo a domicilio”, commentano Anna Pompili, ginecologa e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, Mirella Parachini, ginecologa e Vice-segretaria dell’Associazione Luca Coscioni e Chiara Lalli, bioeticista e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni.

Come scrive il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, questa è “una novità importante che colma un ritardo e supera un modello oramai inadeguato ponendo la Campania tra le poche Regioni italiane a prevedere la seconda somministrazione del trattamento farmacologico a domicilio […]. Si garantiscono così percorsi assistenziali sicuri, appropriati e gratuiti, nel pieno rispetto delle scelte e della dignità delle donne”.

Giustamente il presidente sottolinea il risparmio delle risorse pubbliche che questa scelta comporta: l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, finalmente, vale anche per l’aborto. Ma il dato più eclatante è il riconoscimento del diritto di scelta per le donne e la possibilità concreta di ridurre e di superare gli ostacoli all’accesso all’aborto che sono spesso legati agli alti tassi di obiezione di coscienza tra i ginecologi ospedalieri.

Al momento l’aborto senza ricovero è possibile nel Lazio, in Emilia-Romagna, nelle province autonome di Bolzano e di Trento. In Toscana, sebbene le linee di indirizzo ministeriali sulla deospedalizzazione siano state recepite, sono previsti 3 accessi e non è possibile l’assunzione del secondo farmaco nei consultori né a casa. Sulla carta è possibile anche in Umbria. Nelle altre Regioni non è possibile. In Lombardia, incomprensibilmente, l’aborto farmacologico in day hospital costa più del chirurgico: 1.246 euro il primo, 952 il secondo. Questo comporta un ingiustificabile e inaccettabile spreco di risorse.

“La notizia arriva all’indomani del pronunciamento della Consulta sulla legge regionale siciliana e indica chiaramente una concreta strategia per garantire l’accesso all’aborto che ci auguriamo che le altre Regioni, che ancora non offrono alle loro cittadine questa possibilità, vogliano cogliere. L’Associazione Luca Coscioni ribadisce il suo impegno nella campagna Aborto senza ricovero, che ha proprio lo scopo di garantire la scelta e l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, con iniziative in tutte le Regioni inadempienti per motivi meramente ideologici”, concludono Pompili, Parachini e Lalli.

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In Piemonte parte la nuova raccolta firme per la nuova proposta di legge regionale “Liberi Subito”


Obiettivo: 8.000 firme entro il 15 ottobre per chiedere al Consiglio regionale del Piemonte quanto già fatto in Toscana e Sardegna, anche alla luce del caso di Alan, già noto come “Alberto” il primo caso di morte volontaria assistita in Piemonte

Marco Cappato commenta: “Ora che la Corte costituzionale ha confermato la competenza regionale sul tema, Regione Piemonte ha il dovere di intervenire”


Dopo il mancato esame della proposta di legge depositata nel 2023, parte ufficialmente oggi anche in Piemonte, dopo il Lazio, la raccolta firme a sostegno della proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e finalizzata a garantire procedure chiare e uniformi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Obiettivo: raccogliere 8.000 firme di cittadini e cittadine residenti in Piemonte entro il 15 ottobre per chiedere al Consiglio regionale quanto già raggiunto in Toscana e Sardegna.

La sentenza 204/2025 della Corte costituzionale ha chiarito infatti che, nell’ambito della tutela della salute, le Regioni possono disciplinare modalità organizzative con cui il Servizio sanitario rende effettivo l’accesso alla procedura, senza intervenire su materia penale o civile.

La proposta “Liberi Subito” non introduce nuovi diritti, ma rende concretamente e tempestivamente esercitabile un diritto già riconosciuto, garantendo:

  • procedure certe per la verifica dei requisiti;
  • uniformità sul territorio regionale;
  • trasparenza e responsabilità delle aziende sanitarie.


↓ LA DICHIARAZIONE DI MARCO CAPPATO ↓


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“Oggi, anche senza una legge nazionale, le persone che possiedono i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale possono accedere all’aiuto medico alla morte volontaria. Tuttavia, in assenza di regole regionali, questo diritto resta spesso ineffettivo. Una legge regionale serve a rendere il diritto realmente accessibile, evitando disparità e ritardi.

L’assenza di procedure chiare continua infatti a produrre casi come quello di Alan (già noto come ‘Alberto’ nella comunicazione legata al primo ricorso al suicidio medicalmente assistito in Piemonte) che proprio in Piemonte ha dovuto subire 8 mesi di condizioni di sofferenza insopportabili prima di ottenere ciò che avrebbe dovuto ottenere da subito: l’aiuto medica alla morte volontaria da parte della ASL e del Servizio Sanitario Nazionale. Ora che la Corte costituzionale ha confermato la competenza regionale sul tema, il Consiglio regionale del Piemonte ha il dovere di intervenire – ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – Ripartiamo dalla stessa piazza e con lo stesso strumento di partecipazione utilizzato nella scorsa legislatura: l’iniziativa popolare e le firme dei cittadini per una legge giusta, indifferibile, in linea con il dettato costituzionale così come quella che depositammo nel 2023.

Il Consiglio regionale del Piemonte avrà l’opportunità di prestare ascolto alle istanze dei cittadini piemontesi, recuperando quanto non ha voluto discutere nella scorsa legislatura.

Chiediamo a tutti i gruppi politici regionali e territoriali, a tutte le organizzazioni sindacali, alle realtà associative e ai soggetti organizzati della società civile, ai sindaci dei comuni piemontesi di sostenere concretamente e sottoscrivere la nuova proposta di legge di iniziativa popolare” Davide Di Mauro e Lidia Sessa (Coordinatori della Cellula Coscioni Torino)oggi durante la conferenza stampa di presentazione all’avvio della raccolta firme.

Nel 2024 il Consiglio Regionale del Piemonte si era rifiutato di esaminare la precedente proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni: i consiglieri di maggioranza avevano infatti impedito la discussione del provvedimento mediante l’approvazione di una pregiudiziale di costituzionalità. Tale posizione è stata successivamente superata dalla sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, la quale ha chiarito che, nell’ambito della tutela della salute, le Regioni possono disciplinare modalità e tempi con cui il Servizio sanitario garantisce l’effettivo accesso alla procedura, senza incidere su ambiti di competenza statale quali la materia penale o civile. Alla luce di tale pronuncia, viene avviata una nuova iniziativa popolare volta a sollecitare il Consiglio regionale del Piemonte ad adottare misure analoghe a quelle già introdotte in Toscana e Sardegna, anch’esse promosse su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni.

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La Cellula Coscioni Milano a Bareggio per l’incontro “Il testamento biologico: le DAT come strumento di scelta nel fine vita”

📍 Sala Consiliare “Primo Levi”, via Marietti 8, Bareggio (MI)
📅 Martedì 28 aprile 2026
🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Milano organizza a Bareggio un incontro informativo gratuito aperto al pubblico dal titolo “Il testamento biologico: le DAT come strumento di scelta nel fine vita”, con il patrocinio del Comune di Bareggio.

Nel corso della serata si parlerà delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), lo strumento che consente a ogni persona di esprimere in anticipo le proprie volontà sui trattamenti sanitari, nel caso in cui non fosse più in grado di comunicarle.

Interverranno Carlo Ferretti, coordinatore della Cellula Coscioni Milano e Stefano Testa, avvocato, attivista della Cellula Coscioni Milano

Ingresso libero.

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Marco Cappato a Milano alla presentazione di “La speranza verde” di Vittoria Brambilla e Fabio Fornara

Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, dialogherà a Milano con Vittoria Brambilla Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni e Fabio Fornara in occasione della presentazione del loro libro ‘La speranza verde’. L’incontro, sarà un momento di confronto dedicato ai temi della scienza, dell’innovazione e della libertà di ricerca.

📍 Osteria Democratica, Via Ettore Troilo 14, Milano🗓 Giovedì 14 maggio 2026🕒 Ore 19:00


Il libro affronta il tema delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), strumenti che permettono oggi di modificare il DNA delle piante in modo mirato e analogo a quanto avviene in natura, aprendo nuove possibilità per sviluppare colture più resistenti a malattie, siccità e condizioni ambientali estreme.

Accanto al racconto scientifico, gli autori portano anche la loro esperienza diretta di ricercatori: dopo anni al Max Planck Institute di Colonia, hanno scelto di rientrare in Italia, dove sono stati tra i primi in Europa a coltivare una varietà di riso resistente a un parassita, affrontando però ostacoli legati a burocrazia, ritardi normativi e campagne di disinformazione contro gli OGM.

“La speranza verde” è anche una storia personale intensa: scritto “a quattro mani”, unisce il lavoro di Vittoria con quello di Fabio, che ha continuato a contribuire al libro attraverso un puntatore oculare dopo la diagnosi di SLA. Ne emerge un racconto che intreccia divulgazione scientifica e impegno civile.

La presentazione sarà seguita da un momento di musica jazz dal vivo, con la possibilità di usufruire dei servizi di ristorazione.
Per maggiori informazioni e prenotazione 3349125377

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Filomena Gallo e Felicetta Maltese a Santa Maria a Monte per l’incontro “Libera di decidere”

📍 Circolo Arci Arcipicchia, Piazza T. Benetollo, Montecalvoli, Santa Maria a Monte (PI)
📅 Venerdì 8 maggio 2026
🕘 Ore 21:00


Filomena Gallo, Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, e Felicetta Maltese, coordinatrice della Cellula Coscioni Firenze e disobbediente civile, parteciperanno all’incontro “Libera di decidere. Il diritto di esserci, fino alla fine, con dignità”. Insieme a loro interverranno:

  • Stefania Manetti, fiduciaria di Libera
  • Gaia Marsico, esperta di bioetica, coordinatrice del Comitato per l’etica nella Clinica
  • Paolo Malacarne, medico, già primario di rianimazione di Pisa, medico di fiducia di Libera
  • Enrico Sostegni, già consigliere regionale e presidente della Commissione Sanità.

L’incontro organizzato dall’Associazione “Per Montecalvoli”, con il patrocinio del Comune di Santa Maria a Monte e in collaborazione con Arcipicchia e SST Azienda USL Toscana nord ovest tratterà il diritto all’autodeterminazione nel fine vita, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sulle opportunità legali e mediche per tutelare le scelte individuali, promuovendo un confronto sul significato della libertà di scelta e sulle possibilità offerte dalla legislazione.

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A Roma, alla Camera dei Deputati l’incontro “Il diritto alla PMA per donne single e coppie di donne”

📍 Sala Stampa della Camera dei Deputati, via della Missione 4, Roma
📅 Giovedì 7 maggio 2026
🕦 Ore 11:30


Su iniziativa dell’On. Benedetto Della Vedova,

PMA PER TUTTE
IL DIRITTO ALLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA (PMA) PER DONNE SINGLE E COPPIE DI DONNE

Saluti istituzionali
Benedetto Della Vedova, segretario di presidenza della Camera dei Deputati

Modera
Martina Veltroni, documentarista e produttrice

Intervengono
Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
Francesca Re, coordinatrice della campagna PMA PER TUTTE e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Con le testimonianze di:
Alia Guagni, Maria Giulia D’Amico, Caterina Bianco, Francesca Masillo

L’evento è accessibile su prenotazione fino ad esaurimento posti, inviando una mail a info@associazionelucacoscioni.it entro il 4/05, e per gli uomini con obbligo di giacca e cravatta. Sarà possibile seguire l’evento da remoto tramite la Webtv de La Camera dei Deputati. La registrazione dell’evento sarà poi resa disponibile sul canale Youtube di Associazione Luca Coscioni.
Le opinioni e i contenuti espressi in ambito dell’iniziativa sono nell’esclusiva responsabilità dei proponenti e dei relatori e non sono riconducibili in alcun modo alla Camera dei deputati o ad organi della Camera medesima.

Programma completo a questo link

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Massimo Rossi e Cristiana Zerosi a Garbagnate Monastero per l’incontro “Conoscere per essere consapevoli e liberi di scegliere”

📍 Hotel San Martino, via Europa 4, Garbagnate Monastero (LC)📅 Lunedì 27 aprile 2026🕘 Ore 9:00–13:00


L’Avv. Massimo Rossi membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni difensore di Marco Cappato nei processi relativi ai casi DJ Fabo e Davide Trentini e Cristiana Zerosi membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatrice Cellula Coscioni di Milano e il Dott. Amedeo Lavagna parteciperanno all’incontro organizzato dalla FNP CISL Monza Brianza Lecco dal titolo “Conoscere per essere consapevoli e liberi di scegliere”, dedicato all’approfondimento delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) (Legge 219/2017) e delle implicazioni giuridiche, sanitarie ed etiche legate al fine vita.

Evento non aperto al pubblico.

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