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La Cellula Coscioni Torino partecipa all’evento “Fine vita e scelte di fine vita”

📍Via Martiri della Libertà 150, Sala Ilaria Alpi – San Mauro Torinese
📅Lunedì 25 maggio 2026
⏰Ore 21:00


La Cellula Coscioni Torino interviene all’evento “ Fine vita e scelte di fine vita, la proposta di legge Liberi Subito e la situazione in Piemonte con gli interventi di: Davide di Mauro – Coordinatore Cellula Coscioni Torino e Paola Angela Stringa – Avvocata, giurista per le libertà. Oltre a loro interverranno Beatrice Miroglio – Segretaria GD Torino Nord e Franco Dal Bello – attivista per i diritti del fine vita. L’incontro sarà moderato da Stefano Conte – vicesegretario GD Torino Nord

Durante la serata sarà possibile apporre la propria firma alla proposta di legge di iniziativa popolare regionale “Liberi Subito” per garantire accesso chiaro e tempestivo alle richieste di morte medicalmente assistita. Evento organizzato da GD Torino Nord e PD San Mauro Torinese.

L'articolo La Cellula Coscioni Torino partecipa all’evento “Fine vita e scelte di fine vita” proviene da Associazione Luca Coscioni.

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Non so se sia vero che la difesa europea non ha alternative a Palantir, al momento. Sicuramente, è indispensabile che, se non le ha, le costruisca molto ma molto urgentemente.

politico.eu/article/nato-comma…

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Autodeterminazione e disabilità: perché la Coscioni è il posto giusto per dirlo


C’è una frase che l’Associazione Luca Coscioni ha messo agli atti fin dalla sua fondazione, e che continuo a trovare la sintesi politica più precisa che il movimento italiano per i diritti civili abbia prodotto negli ultimi venticinque anni: “dal corpo dei malati al cuore della politica”. L’ho riletta più volte mentre pensavo a questo articolo. La rileggo perché è una frase in cui sta dentro tutto: il punto di partenza che è il corpo, la traiettoria che è il movimento verso le istituzioni, e l’oggetto che è la politica intesa come luogo dove si decide. È una frase che riguarda l’eutanasia e riguarda la ricerca sulle cellule staminali, riguarda la procreazione assistita e i cannabinoidi terapeutici. E riguarda integralmente la disabilità. Non per analogia, non per estensione caritatevole, non perché “anche le persone disabili meritano attenzione”. La riguarda perché la disabilità è uno dei territori in cui il corpo viene quotidianamente sottratto alla titolarità di chi lo abita. E ogni volta che un corpo viene sottratto alla titolarità di chi lo abita, è in gioco la stessa questione: l’autodeterminazione.

Voglio provare a dire perché la Coscioni è il posto giusto per parlare di disabilità non come questione sociale, ma come questione bioetica e politica nella stessa misura in cui sono questioni bioetiche e politiche il fine vita o la libertà di ricerca. E voglio farlo restando dentro a una continuità teorica, perché credo che proprio la continuità sia quello che manca al dibattito italiano sulla disabilità, quasi sempre confinato in un’aiuola separata, raccontato con un lessico settoriale che lo rende invisibile a chi si occupa di diritti civili in senso ampio.

Parto da una definizione, che è la stessa che la Coscioni adotta e che vale per qualsiasi ambito si voglia toccare. Autodeterminazione significa che è la persona, nel suo corpo, nella sua esistenza, nel suo contesto, a decidere di sé. Significa che lo Stato, le istituzioni sanitarie, gli apparati amministrativi, le famiglie, i medici, gli operatori sociali, non sono titolari delle scelte che riguardano il singolo. Sono al servizio di quelle scelte, o ne sono complici, o ne sono ostacolo. In quella scelta sta tutto: cosa fare del proprio corpo malato negli ultimi mesi di vita, cosa fare del proprio corpo riproduttivo, se accedere o no a una ricerca scientifica, se assumere o no una sostanza terapeutica vietata, se vivere o no in un certo luogo, con quale assistenza, in quali tempi della propria giornata, con quale grado di intimità. La Coscioni ha costruito la propria battaglia politica esattamente intorno a questo punto, e ha fatto bene a costruirla così, perché solo tenendo insieme tutti questi piani si vede la struttura comune del problema: il potere altrui sul corpo proprio.

Adesso provo a portare questa struttura dentro la disabilità, e a mostrare come ogni singolo capitolo della vita di una persona con disabilità sia attraversato esattamente dalla stessa questione che attraversa il dibattito sul fine vita o sulla procreazione assistita. Lo faccio con esempi concreti, perché senza esempi concreti il discorso sull’autodeterminazione resta filosofia da convegno, e di filosofia da convegno noi non abbiamo bisogno.

Primo terreno: l’assistenza personale autogestita. La Coscioni l’ha inserita fra le proprie priorità fin dal Primo Congresso, e non a caso. Quando una persona con disabilità ha bisogno di assistenza personale per vivere in autonomia, può ricevere quell’assistenza in due modi radicalmente diversi. Nel primo modo, è un soggetto pubblico o privato accreditato che le invia operatori scelti da altri, formati secondo criteri stabiliti da altri, con orari decisi da altri, con compiti definiti da altri. Nel secondo modo, è la persona stessa che assume direttamente i propri assistenti personali, li forma su misura del proprio progetto di vita, decide quando entrano in casa sua, cosa fanno, come lo fanno, in quale relazione stanno con lei. La differenza fra i due modelli non è organizzativa, è ontologica. Nel primo, la persona è oggetto di un servizio. Nel secondo, è soggetto di una scelta. La Coscioni ha capito da subito che questo è il punto, ed è per questo che ha portato avanti per decenni la battaglia perché i fondi della legge 104/92 articolo 3 comma 3 venissero erogati nella forma del pagamento diretto, quello che il legislatore italiano ha chiamato pudicamente “gestione in forma indiretta” perché ammettere il pagamento diretto alle persone con disabilità sembrava troppo. Anche il vocabolario, qui, dice tutto. Il pagamento diretto a un soggetto malato e disabile è stato chiamato “indiretto” perché ammettere la titolarità piena di un soggetto considerato vulnerabile faceva paura. Quella paura è la stessa che muove il legislatore quando esita a riconoscere il diritto al fine vita, è la stessa che limita la ricerca sulle cellule staminali, è la stessa che ha tenuto per anni i cannabinoidi terapeutici fuori dal nomenclatore. È la paura del soggetto che decide di sé.

Secondo terreno: gli ausili. Una persona con disabilità che abbia bisogno di una carrozzina, di una protesi, di un dispositivo di comunicazione aumentativa, di un sintetizzatore vocale, di un letto sanitario, attraversa un percorso amministrativo in cui chi sceglie l’ausilio non è lei. Lo sceglie il sistema sanitario regionale attraverso il nomenclatore tariffario, lo sceglie l’ASL, lo sceglie il fornitore convenzionato, lo sceglie a volte il fisiatra. La persona arriva alla fine della catena, e riceve quello che la catena ha deciso per lei. Se l’ausilio non funziona, non corrisponde al suo corpo, non risponde al suo progetto di vita, il problema diventa suo: dovrà fare ricorso, scrivere lettere, attivare avvocati, esporsi pubblicamente. Esattamente come accade nel fine vita. Non c’è chi decide al posto suo perché tecnicamente serva un’autorizzazione di soggetto terzo: c’è perché culturalmente si dà per scontato che la decisione su un corpo malato o disabile non possa essere lasciata interamente al soggetto malato o disabile. Luca Coscioni, nell’ultima fase della sua malattia, comunicava attraverso il movimento degli occhi su una tastiera virtuale, grazie a un sintetizzatore vocale. La Coscioni si è battuta perché quel tipo di tecnologia entrasse nel nomenclatore, perché lo Stato la rimborsasse, perché ogni persona in condizione analoga potesse averla. Era una battaglia sull’autodeterminazione anche quella. Avere o non avere voce, parlare o non parlare, comunicare o restare zitto, sono questioni che nessun ufficio pubblico dovrebbe poter decidere per delega. Terzo terreno: la libertà di movimento. Le barriere architettoniche, le città non accessibili, i trasporti pubblici progettati senza pensare a chi ha bisogno di rampe, ascensori, segnaletica sensoriale, sono altrettante forme di sottrazione di autodeterminazione. Non è retorica, è descrizione tecnica. Una persona con disabilità che non può muoversi liberamente nella propria città non sta vivendo in una città scomoda: sta vivendo in una città dove la sua capacità di scegliere è limitata a monte, perché le opzioni reali su cosa fare della propria giornata sono ridotte da chi quella città l’ha progettata. La distanza fra “scegliere di non andare al cinema” e “non poter scegliere di andare al cinema perché il cinema non è accessibile” è esattamente la distanza fra autodeterminazione e sua negazione. La Coscioni se ne occupa attraverso la battaglia sui Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, e fa bene a occuparsene come si occupa di eutanasia: perché in entrambi i casi è in gioco la stessa cosa, cioè se a una persona viene riconosciuta o no la titolarità delle proprie possibilità. Quarto terreno: la vita indipendente come progetto di esistenza. La legge 104/92 e poi i decreti attuativi successivi hanno introdotto in Italia il concetto di “progetto di vita” della persona con disabilità. Il progetto di vita è il documento amministrativo in cui si dovrebbe formalizzare quello che la persona vuole fare della propria esistenza, e a partire dal quale dovrebbero essere costruiti i servizi a sostegno. Sulla carta è un dispositivo straordinario di autodeterminazione. Nella pratica, in moltissimi casi, il progetto di vita viene scritto da operatori sociali, controfirmato dalla famiglia, validato da una commissione tecnica, e proposto alla persona come un pacchetto già confezionato. La persona, soggetto formalmente titolare del progetto, diventa di fatto l’ultimo anello di una catena decisionale a cui partecipa marginalmente. Il movimento internazionale per la Vita Indipendente, nato negli Stati Uniti negli anni Sessanta e raccolto in Italia dalla Coscioni fin dalla sua fondazione, ha posto il principio opposto: deve essere la persona con disabilità a decidere e operare per abbattere le barriere che la separano dalla vita civile, e per migliorare i servizi che la riguardano. Questa frase, presa così com’è dai documenti del movimento, è la stessa frase che si potrebbe applicare integralmente al fine vita: deve essere la persona malata a decidere e operare per quanto riguarda il proprio corpo e il proprio percorso. La continuità teorica è perfetta. È la stessa battaglia, declinata su terreni diversi. Quinto terreno, e qui voglio fermarmi un momento di più, è quello della sessualità e dell’intimità. La Coscioni ha sostenuto fin dal 2014, con una proposta nonviolenta mai diventata legge, il diritto delle persone con disabilità all’assistenza sessuale, cioè a una figura professionale formata che possa accompagnare il soggetto disabile nell’esplorazione della propria corporeità sessuale. È un terreno scivoloso, su cui in Italia si è preferito far cadere il silenzio. Eppure è esattamente lo stesso terreno bioetico su cui si gioca il fine vita: chi è proprietario del corpo disabile? Chi decide cosa quel corpo può fare, sentire, desiderare, condividere? La risposta culturale italiana, in larga parte, è ancora che il corpo disabile è uno spazio pubblico medicalizzato e uno spazio privato desessualizzato. Le due cose stanno insieme, sono le due facce della stessa rimozione. La Coscioni ha avuto il merito politico di nominare anche questa rimozione, e di legarla alla cornice più ampia dell’autodeterminazione. Su questo terreno c’è ancora tutto da fare, e tutto da dire. Adesso vorrei sollevare la questione che mi sta più a cuore, e che spiega perché credo che il discorso sull’autodeterminazione vada tenuto unitariamente, senza scorporare la disabilità in un capitolo a parte. Quando il movimento per il fine vita si batte perché una persona malata terminale possa scegliere di morire, sta affermando un principio che vale anche, e con la stessa forza, per chi quella malattia la vive senza prospettiva di morte imminente. Sta affermando che il corpo malato è del soggetto che lo abita, e che le decisioni che lo riguardano spettano a lui. Bene. Una persona con disabilità ha esattamente lo stesso bisogno di vedersi riconoscere questo principio nella quotidianità. Ne ha bisogno quando sceglie il proprio assistente personale, quando definisce le ore di vita indipendente, quando decide se vuole vivere a casa propria o in una struttura residenziale, quando rivendica un ausilio diverso da quello previsto dal nomenclatore, quando vuole abitare con un partner senza che il sistema dei servizi lo legga come “promiscuità”, quando decide di non rispondere alle domande invasive del medico di base, quando rifiuta una riabilitazione che non desidera, quando sceglie il proprio tempo libero, quando rivendica la propria sessualità. In ognuno di questi casi è in gioco la stessa questione: chi decide di me. Se la risposta è “io stessa, io stesso”, siamo nel territorio dell’autodeterminazione. Se la risposta è “il sistema, la famiglia, l’apparato sanitario, l’ente locale, l’ATS, l’operatrice sociale, la commissione”, siamo nel territorio della sostituzione decisionale.

C’è un punto che voglio mettere a fuoco, perché credo che riguardi specificamente perché la Coscioni è il posto giusto per questo discorso. In Italia, da decenni, il movimento per i diritti delle persone con disabilità ha lavorato moltissimo, con risultati importanti, ma in larga parte è stato un movimento orientato alla rivendicazione di servizi. Più ore di assistenza, più ausili, più fondi, più strutture, più trasporti. Sono battaglie sacrosante e necessarie. Ma il movimento bioetico, di cui la Coscioni è in Italia l’espressione politica più articolata, lavora su un livello diverso, che è il livello del principio: chi è il soggetto della scelta. Quando questi due livelli si parlano, qualcosa cambia. Quando il discorso sulla disabilità entra dentro il quadro teorico dell’autodeterminazione, smette di essere una richiesta di prestazioni e diventa una rivendicazione di soggettività politica. Smette di essere “datemi più assistenza” e diventa “riconoscetemi come soggetto titolare delle decisioni sulla mia vita”. È una differenza enorme. La prima formulazione può sempre essere ridotta a una contrattazione di risorse. La seconda interpella le istituzioni su un piano costituzionale, sulla titolarità dei diritti, sulla cittadinanza piena. Questa differenza, lo dico chiaramente, è quella che ha tenuto in vita la battaglia Coscioni per venticinque anni mentre altre battaglie sul welfare disabilità arrancavano in trattative regionali infinite. Perché la Coscioni ha sempre tenuto il piano del principio.

Voglio dirla diversamente. La grande intuizione politica di Luca Coscioni e di chi ha proseguito il suo lavoro è stata di aver capito che la malattia, la disabilità, la vulnerabilità del corpo, non sono terreni di pietà sociale ma terreni di diritti civili. Sono il luogo, anzi, in cui i diritti civili si misurano per davvero. È facile sostenere l’autodeterminazione di chi sta bene, di chi è autosufficiente, di chi ha la propria voce intatta. È sui corpi malati, disabili, anziani, vulnerabili, che si vede se un’idea di libertà tiene oppure no. Se l’autodeterminazione vale solo per chi non ne ha veramente bisogno, è un lusso retorico. Se vale anche per chi ne ha bisogno di più, allora è davvero un principio civile. La Coscioni ha sempre messo la propria battaglia su questo bordo, e l’ha vinta proprio perché non ha mai accettato lo scorporo. Ha tenuto insieme Eluana Englaro e Severino Mingroni, Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, le persone in stato vegetativo e le persone con disabilità gravi che rivendicavano la vita indipendente, le donne che volevano l’aborto farmacologico e i pazienti oncologici che chiedevano i cannabinoidi. Sembrano questioni separate. Non lo sono. È la stessa questione. La titolarità sul proprio corpo. E adesso una cosa la voglio dire da dove parlo. Io scrivo da una persona con disabilità che ha attraversato in trentacinque anni più o meno tutti i passaggi che ho descritto. Ho scelto e licenziato assistenti personali. Ho fatto ricorso per un ausilio che non corrispondeva al mio corpo. Ho lottato per vivere a casa mia invece che in una struttura. Ho rivendicato il diritto a essere considerata interlocutrice in ogni decisione che mi riguardasse, contro un mondo che continua a parlare con chi mi sta accanto invece che con me. Ogni volta che ho fatto una di queste cose, ho sentito attorno a me un certo grado di stupore, come se la presa di parola fosse di per sé un eccesso, come se una donna disabile che decide di sé fosse una novità da metabolizzare. Questo stupore è il sintomo culturale di un Paese che non ha ancora interiorizzato il principio. E il principio è semplice. Lo dico con le parole della Coscioni, che sono anche le mie: la persona, nel proprio corpo, è la sola autorità titolare delle scelte che la riguardano. Non c’è bioetica più radicale di questa. Non c’è politica dei diritti civili più radicale di questa. Per questo dico che la Coscioni è il posto giusto per parlare di disabilità. Non perché sia un’associazione “amica delle persone con disabilità”, o perché abbia “anche” la disabilità fra le sue priorità. È il posto giusto perché ha costruito il proprio impianto teorico esattamente sul terreno dove la disabilità trova il suo significato politico più alto. Ed è il posto giusto perché ha continuato per venticinque anni a non accettare che la disabilità venisse separata dal grande discorso sull’autodeterminazione. In un Paese in cui il movimento disabilità è quasi sempre stato confinato in un’aiuola tematica fatta di assessorati alle politiche sociali e di tavoli tecnici regionali, mantenere viva la cornice bioetica e costituzionale è stato un atto politico raro. Da chi continua a vivere la disabilità tutti i giorni, da dentro, e che a quella cornice deve gran parte degli strumenti concettuali per resistere, voglio dire che è un atto politico di cui c’è ancora moltissimo bisogno. Anzi, ce n’è bisogno adesso più che mai. Perché mentre il dibattito pubblico italiano scivola di nuovo verso un’idea protettiva e paternalista della vulnerabilità, in cui ci si commuove sui “casi” e si dimenticano i diritti, tenere alta la bandiera della titolarità è l’unico modo per non perdere terreno.

Dal corpo dei malati al cuore della politica. Lo ripeto perché lo voglio ripetere. È la mia bandiera, è la nostra bandiera. È la frase che mi tengo addosso ogni volta che mi siedo davanti a un’amministrazione che parla di me senza guardarmi negli occhi, ogni volta che un ente pubblico riempie un modulo che mi riguarda senza chiedermi cosa voglio, ogni volta che un servizio sanitario decide per me cosa è meglio per il mio corpo. La traiettoria è quella. Dal corpo, al cuore. Non ai margini. Al cuore.

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Oltre i gradini: quando la burocrazia diventa la vera barriera architettonica


Esistono barriere che non sono fatte di gradini o porte strette.

Sono barriere silenziose, spesso invisibili, costruite attraverso procedure, codici amministrativi e valutazioni che finiscono per smarrire la persona dietro la pratica ed il senso dell’inclusione sociale tanto ben richiamato dalla famosa Legge 104/92.

In questi giorni mi sono trovato ad affrontare una vicenda che riguarda una donna con grave disabilità che, si è vista negare il riconoscimento integrale del presidio necessario alla prosecuzione del proprio percorso terapeutico e lavorativo. La motivazione del rigetto non riguarda l’assenza della patologia, né la mancanza di necessità clinica.

La mia assistita nonostante la sua disabilità lavora. Ha bisogno di dispositivi adeguati per poter continuare a vivere e lavorare in condizioni dignitose. Eppure il problema sembra diventare un altro: il codice del nomenclatore, la riconducibilità tariffaria, l’impostazione amministrativa della richiesta.

Tutto questo pone una domanda che dovrebbe interrogare tutti: quando la burocrazia sanitaria smette di essere uno strumento organizzativo ed integrativo e diventa essa stessa una barriera?

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: le commissioni che valutano tali richieste risultano spesso composte esclusivamente da soggetti appartenenti allo stesso sistema sanitario regionale che dovrà poi sostenere il relativo costo economico. Una tale struttura, pur formalmente legittima, rischia inevitabilmente di comprimere la percezione di effettiva imparzialità e indipendenza della valutazione tecnica, soprattutto nei casi in cui il tema centrale non sia soltanto clinico, ma anche economico-amministrativo. Il rischio è che il paziente non venga valutato unicamente sulla base del proprio bisogno terapeutico concreto, bensì anche attraverso logiche di contenimento della spesa sanitaria.

Ed è qui che la persona fragile rischia di rimanere schiacciata tra diritto alla salute e sostenibilità amministrativa.

Il rischio è che il sistema finisca inconsapevolmente per spostare il peso economico della disabilità direttamente sulla persona fragile, chiedendole di integrare di tasca propria quanto necessario per ottenere un presidio realmente adeguato alla propria condizione. Ma il diritto alla salute non dovrebbe dipendere dalla capacità economica del paziente.

La persona con disabilità non chiede un lusso, né un vantaggio. Chiede semplicemente di poter continuare a partecipare alla vita sociale, lavorativa e relazionale senza essere esclusa da strumenti standardizzati pensati in modo astratto. La vera inclusione non si misura nei principi dichiarati, ma nella capacità concreta delle istituzioni di comprendere il bisogno reale della persona che hanno davanti.

Ed è proprio lì che si gioca la credibilità di uno Stato sociale. Altrimenti tutte le norme destinate all’inserimento sociale rimarranno inapplicabili.

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Barriere architettoniche, il Comune di Capri è stato condannato per condotta discriminatoria verso i disabili


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Per il Tribunale di Napoli la mancata adozione del P.E.B.A. costituisce una condotta discriminatoria


Con la sentenza n. 8190/2026 resa pubblica lo scorso 18 maggio, il Tribunale di Napoli, decima sezione civile, Giudice dott.ssa Maria Corvino, ha condannato il Comune di Capri per condotta discriminatoria collettiva nei confronti delle persone con disabilità a causa della mancata adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.), nonché a causa del ritardo con cui l’ente comunale ha realizzato gli interventi necessari al fine di rendere accessibili i Giardini di Augusto.

Su ricorso promosso dall’Associazione Luca Coscioni e da Christian Durso il Tribunale di Napoli, con una sentenza che ha pochissimi precedenti, ha stabilito che la mancata adozione e approvazione del P.E.B.A. da parte della Città di Capri rappresenta una condotta discriminatoria indiretta attuata in forma collettiva nei confronti delle persone con disabilità.

Per il Tribunale, infatti, la mancata rilevazione e classificazione delle barriere architettoniche presenti sul territorio comunale, con la conseguente mancata pianificazione degli interventi finalizzati alla loro graduale rimozione, comprime i diritti delle persone con disabilità all’inclusione, alla mobilità e all’accessibilità e fruibilità degli edifici pubblici, nonché dei luoghi e degli spazi urbani pubblici. Per il Tribunale questa mancata programmazione degli interventi finalizzati alla rimozione delle barriere può incidere negativamente, in una città come Capri, anche su migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.


Nel corso del giudizio è stato inoltre accertato che solo dopo il nostro ricorso, ossia a febbraio 2025, i Giardini di Augusto sono stati resi accessibili anche alle persone con disabilità grazie alla installazione di due montascale. L’enorme ritardo con cui il Comune di Capri ha realizzato queste opere rappresenta una discriminazione indiretta nei confronti del Sig. Christian Durso, persona con disabilità motoria che si sposta con l’ausilio della sedia a ruote.

La Città di Capri pertanto dovrà risarcire il danno da discriminazione cagionato al Signor Durso versandogli la somma di seimila euro. Il Comune di Capri è stato infine condannato a cessare il comportamento discriminatorio mediante l’adozione, entro i prossimi 12 mesi, del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche.

“È una delle poche condanne per condotta discriminatoria emessa in Italia nei confronti di un Comune a causa della mancata adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche – dichiara l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni – Nonostante la legge n. 41/1986 e la successiva legge n. 104/1992 impongano a tutte le amministrazioni comunali di dotarsi di un P.E.B.A., ad oggi sono pochissimi gli enti locali che lo hanno fatto. Grazie a questa ordinanza emessa dal Tribunale di Roma, da oggi sarà dunque possibile rivolgersi alla giustizia civile per costringere i Comuni a monitorare e a censire tutte le barriere architettoniche e sensoriali presenti sui loro territori e a programmare nel tempo gli interventi necessari alla loro rimozione”.

“Il Tribunale di Napoli ha emesso una condanna significativa contro il Comune di Capri, colpevole di aver impedito per anni alle persone con disabilità come me di accedere ai celebri Giardini di Augusto – dichiara Christian Durso. Il Comune di Capri ha ignorato per anni le mie diffide e si è attivato concretamente solo dopo l’avvio della nostra azione legale. Questa sentenza ci ricorda innanzitutto che il diritto all’accessibilità e all’inclusione sociale non possono ammettere deroghe o ritardi ingiustificati”.

➡ QUI tutte le nostre iniziative in materia di lotta alle barriere architettoniche


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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 27 maggio 2026
🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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A Milano un evento informativo sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) con la Cellula di Milano.

📅 Martedì 26 maggio 2026
🕗 20:45
📍 Cooperativa La Tartuca, Via Varesina 19, Milano


La Cellula Coscioni Milano, in collaborazione con la Cooperativa La Tartuca, organizza un incontro informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) e alle scelte oggi possibili in Italia in materia di fine vita.
Interverranno:

  • Avv. Stefano Matteo Testa – Analisi della normativa sulle DAT (Legge 22 dicembre 2017, n. 219) e aggiornamenti giurisprudenziali della Corte Costituzionale in materia di suicidio medicalmente assistito.
  • Carlo Ferretti, Coordinatore della Cellula Milano – Approfondimento sulle conquiste in tema di diritti civili nel fine vita e sugli aspetti procedurali legati alla compilazione e al deposito delle DAT.

Sarà inoltre possibile firmare la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito” per ottenere procedure chiare e risposte tempestive alle richieste di suicidio medicalmente assistito in Lombardia.

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Anche l’Associazione Luca Coscioni alla manifestazione per la Sanità pubblica in Piemonte: “Per la libertà di scelta, autodeterminazione e uguaglianza nelle cure”


Intanto sul sito dell’Associazione il modulo scaricabile per richiedere il percorso di tutela nei casi di ritardo, che garantisce la prestazione entro i tempi massimi


La Cellula Coscioni Torino esprime il proprio sostegno alla manifestazione regionale per la difesa della sanità pubblica promossa dal Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure del Piemonte, in programma il 23 maggio a Torino davanti al grattacielo della Regione Piemonte. La mobilitazione richiama temi che riguardano direttamente i diritti delle persone: dalle liste d’attesa sempre più lunghe alla carenza di personale sanitario, fino alla necessità di garantire un accesso realmente libero e appropriato all’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica.

“La difesa della sanità pubblica significa anche difendere la libertà di scelta, l’autodeterminazione e l’uguaglianza nell’accesso alle cure” dichiarano Lidia Sessa e Davide Di Mauro, coordinatori della Cellula Coscioni Torino, richiamando in particolare la campagna ‘Aborto senza ricovero’ promossa dall’Associazione Luca Coscioni, nata per chiedere alle Regioni di applicare pienamente le linee di indirizzo ministeriali del 2020 che consentono l’aborto farmacologico in consultorio o ambulatorio, senza ricovero ospedaliero e con possibilità di assunzione del secondo farmaco a domicilio. In Piemonte, come in molte altre regioni, persistono ritardi e ostacoli che colpiscono in particolare le persone più fragili, chi non può permettersi il ricorso al privato e le donne che intendono accedere all’aborto farmacologico secondo quanto già previsto dalle linee guida ministeriali”.

“Costringere al ricovero per procedure che possono essere svolte in regime ambulatoriale non solo limita la libertà delle donne, ma contribuisce anche a sottrarre risorse preziose a una sanità pubblica già in forte sofferenza. Garantire l’aborto farmacologico senza ricovero significa applicare correttamente la legge 194, ridurre i costi impropri e liberare posti e personale per altre necessità sanitarie”.

La Cellula Coscioni Torino evidenzia inoltre come il problema delle liste d’attesa sia ormai diventato uno dei principali fattori di disuguaglianza nell’accesso alle cure. Migliaia di persone rinunciano o rimandano visite ed esami a causa dei tempi incompatibili con i bisogni di salute, mentre il progressivo indebolimento del servizio pubblico rischia di spingere sempre più cittadini verso il privato. “Servono investimenti strutturali sul personale, trasparenza nella gestione delle prenotazioni e un reale potenziamento della medicina territoriale e dei consultori”conclude la Cellula Coscioni Torino – La sanità pubblica deve tornare a essere un diritto universale e non un percorso a ostacoli”.

Per aiutare i cittadini, l’Associazione mette a disposizione sul proprio sito un modulo scaricabile per richiedere il percorso di tutela nei casi di ritardo, che garantisce la prestazione entro i tempi massimi, in regime di intramoenia o presso altra struttura convenzionata, senza costi aggiuntivi oltre al ticket. L’Associazione invita inoltre tutti i cittadini a segnalare eventuali difficoltà o inadempienze scrivendo a info@associazionelucacoscioni.it, così da poter valutare eventuali azioni legali o iniziative di tutela collettiva.

Per maggiori informazioni e per scaricare il modulo: www.associazionelucacoscioni.it/liste-attesa

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Anniversario legge 194: “Quando sarà possibile in tutte le Regioni l’aborto farmacologico senza ricovero?”


Oggi è possibile solo in 3 Regioni e nelle province autonome di Trento e Bolzano


Al momento l’aborto senza ricovero è possibile in Campania (da poche settimane), nel Lazio, in Emilia-Romagna, nelle province autonome di Bolzano e di Trento. In Toscana sono previsti 3 accessi e non è possibile l’assunzione del secondo farmaco nei consultori né a casa. Sulla carta è possibile anche in Umbria. Nelle altre Regioni non è possibile. In Lombardia l’aborto farmacologico in day hospital costa più del chirurgico: 1.246 euro il primo, 952 il secondo. Questo comporta un ingiustificabile spreco di risorse.

L’Associazione Luca Coscioni ha lanciato la campagna Aborto senza ricovero per garantire alle donne il diritto di scelta e l’appropriatezza delle prestazione sanitarie.

L’iniziativa nasce per sollecitare l’adozione, a livello regionale, di procedure chiare e uniformi che rendano effettivamente applicabili le disposizioni già previste in Italia dal 2020 in materia di interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in regime ambulatoriale e consultoriale, inclusa la possibilità di autosomministrazione del secondo farmaco a casa.

Il ricovero per l’aborto farmacologico non è necessario, non aumenta la sicurezza della procedura e comporta, oltre a uno spreco di risorse per il servizio sanitario regionale, un potenziale rischio di infezioni che dovrebbe essere evitato. Il secondo farmaco può essere assunto a casa, se la donna lo richiede.

In diverse Regioni questa modalità non è ancora garantita.

Le donne dovrebbero poter essere libere di:

  • accedere all’aborto farmacologico entro le prime 9 settimane di gestazione
  • effettuare la procedura in consultorio o in ambulatorio
  • assumere il secondo farmaco a casa, secondo le indicazioni mediche

“Finalmente anche in Campania le donne potranno scegliere di prendere il misoprostolo a domicilio”, commentano Anna Pompili, ginecologa e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, Mirella Parachini, ginecologa e Vice-segretaria dell’Associazione Luca Coscioni e Chiara Lalli, bioeticista e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni. “Ci auguriamo che sarà presto possibile ovunque. Perché i diritti non dovrebbero dipendere dalla Regione in cui viviamo”.

L’Associazione Coscioni ricorda anche l’importanza di avere dati aperti, aggiornati e non aggregati per medie regionali (l’ultima relazione ministeriale è stata pubblicato con un ritardo di un anno e con i dati del 2023) e la possibilità di segnalare, in maniera riservata e anonima, eventuali problemi o la mancata applicazione della legge 194 (Freedomleaks).

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Dieci anni fa, oggi, moriva Marco Pannella.
C'è una cosa in particolare che credo sia importante ricordare in questa giornata, perché sia utile per il presente e il futuro. Per le proprie idee, Pannella metteva sempre anche la faccia e il suo corpo. Per questo, la memoria delle sue lotte e dei suoi metodi non è proprietà di qualcuno: sarà fatta vivere da chiunque li farà propri.

Ho raccontato qualcosa dei 23 anni che ho passato battendomi al suo fianco qui: youtube.com/watch?v=oPHgbxfZOe…

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La Cellula Coscioni Genova partecipa alla presentazione del libro “Una storia come tante” di Matilde Gazzo

📍 Sala Tonda del Centro Civico Buranello – Genova
🗓 Venerdì 22 maggio 2026
🕔 Ore 17:00


Le coordinatrici della Cellula Coscioni di Genova, Jennifer Tocci e Gloria De Andreis, parteciperanno alla presentazione del libro “Una storia come tante” di Matilde Gazzo, in programma venerdì 22 maggio presso la Sala Tonda del Centro Civico Buranello di Genova.

Interverranno inoltre Margherita Pardini, assessora del Municipio Centro Ovest, Marlena Vanni del Gazzettino Sampierdarenese e Sabrina Grimaldi, autrice della prefazione del volume.

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Marco Perduca a Roma alla presentazione di “La speranza verde” con Vittoria Brambilla

Marco Perduca, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, dialogherà con l’autrice Vittoria Brambilla (Consigliera Generale dell’Associazione) in occasione della presentazione del suo libro “La speranza verde”. L’incontro, organizzato dalla Cellula Coscioni Roma, sarà un momento di confronto dedicato ai temi della scienza, dell’innovazione e della libertà di ricerca.

📍 Tomo Libreria Caffè, via degli Etruschi 4-14 – Roma
🗓 Mercoledì 27 maggio 2026
🕡 Ore 18:30


Il libro affronta il tema delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), strumenti che permettono oggi di modificare il DNA delle piante in modo mirato e analogo a quanto avviene in natura, aprendo nuove possibilità per sviluppare colture più resistenti a malattie, siccità e condizioni ambientali estreme.

“La speranza verde” è anche una storia personale intensa: scritto “a quattro mani”, unisce il lavoro di Vittoria con quello di Fabio Fornara , che ha continuato a contribuire al libro attraverso un puntatore oculare dopo la diagnosi di SLA. Ne emerge un racconto che intreccia divulgazione scientifica e impegno civile.

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Marco Cappato partecipa alla cerimonia di intitolazione dei Giardini Marco Pannella a Milano

📍 Piazza Aquileia angolo viale di Porta Vercellina – Milano
🗓 Martedì 19 maggio 2026
🕒 Ore 15:00


Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, parteciperà a Milano alla cerimonia di intitolazione dei Giardini Marco Pannella, promossa dal Comune di Milano alla presenza del sindaco Giuseppe Sala.

L’iniziativa renderà omaggio alla figura di Marco Pannella, protagonista delle battaglie radicali per i diritti civili, la libertà individuale, la giustizia e la nonviolenza, a dieci anni dalla sua scomparsa.

La cerimonia si terrà martedì 19 maggio alle ore 15:00 presso Piazza Aquileia, angolo viale di Porta Vercellina.

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La Cellula Coscioni Verona alla presentazione del libro “Il prezzo della libertà” di Valentina Petrinii


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La Cellula Verona alla presentazione del libro “Il prezzo della libertà” di Valentina Petrini

📍 Spazio Zenobia, Via Spagna 12/B – Verona
🗓 Sabato 23 maggio 2026
🕔 Ore 17:00


La Cellula Coscioni di Verona promuove la presentazione del nuovo libro della giornalista Valentina Petrini, “Il prezzo della libertà” (Solferino),l’autrice dialogherà con la giornalista Jessica Cugini.Il libro intreccia le storie vere di due donne, Sibilla Barbieri e “Anna” (nome di fantasia, scelto a tutela della privacy), che vivono malattie senza via d’uscita in condizioni sociali ed economiche profondamente diverse. Solo una di loro potrà permettersi di scegliere come affrontare il proprio fine vita. L’altra no. La serata sarà l’occasione di una riflessione più larga, come si conquistano i diritti quando il Parlamento non riesce a legiferare? Un evento organizzato in collaborazione con Verona Radicale e UAAR Verona, con il patrocinio del Comune di Verona.

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Filomena Gallo partecipa a Roma alla presentazione di “Ocean Terminal Teatro” dal romando di Piergiorgio Welby


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Filomena Gallo partecipa a Roma alla presentazione di “Ocean Terminal Teatro” dedicato a Piergiorgio Welby

Filomena Gallo, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS interverrà a Roma alla presentazione dI “Ocean Terminal Teatro”, tratto dal romanzo di Piergiorgio Welby e realizzato da Emanuele Vezzoli e Francesco Lioce.

📍 Palazzo Valentini – Sala Di Liegro, Via IV Novembre – Roma🗓 Martedì 26 maggio 2026🕠 Ore 17:30


L’iniziativa rappresenta un momento di riflessione sui temi della libertà di scelta nel fine vita e dell’eredità civile e culturale lasciata da Piergiorgio Welby, figura simbolo della battaglia per i diritti e l’autodeterminazione nel nostro Paese.

Nel corso dell’incontro interverranno anche Francesco Lioce e Vanessa Seffer de L’Opinione, mentre le letture saranno affidate a Emanuele Vezzoli. Introduce Dario Nanni, Consigliere comunale e Presidente della Commissione Giubileo.

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C'è un riso che semina il panico. Questo perché è geneticamente modificato, frutto della ricerca pubblica italiana. E il fatto che in Italia si rischi una multa per distribuirlo, o che i campi vengano distrutti in nome di una falsa ecologia, la dice lunga su dove siamo arrivati.

Qui: substack.com/@marcocappato

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La dose di realtà non ha fatto il veleno, anzi!


Il 9 maggio si è tenuto l’incontro “Una dose di realtà, salute mentale e terapie psichedeliche, cosa si fa in Svizzera e cosa si può fare in Italia“. Il convegno è frutto della collaborazione dell’Associazione Luca Coscioni con SIPSSoP, Studio Aegle, AltraPsicologia.it organizzato con il patrocinio del Municipio 6 del Comune di Milano.

↓ IL VIDEO DELLA GIORNATA↓


youtube.com/embed/BGxOmLkb7og?…

Se non riesci a visualizzare il video, CLICCA QUI


Grazie a Mauro Toffetti, psicologo e coordinatore della Cellula Coscioni di Milano al coordinamento scientifico di Caterina Bartoli, medico chirurgo, e Claudia Moretti, coordinatrice della campagna L’Italia apra alle terapie psichedeliche.

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Liberi Subito: “Stefani non abbia timori, la nostra legge regionale non sarebbe impugnata e aiuterebbe chi soffre”


Dichiarazione di Filomena Gallo e Diego Silvestri


“Il Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani sostiene che una legge regionale sul fine vita verrebbe automaticamente impugnata. Lo vogliamo rassicurare: nel caso della proposta di legge di iniziativa popolare ‘Liberi Subito’, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, questo rischio non esiste.

Si continua infatti a fare confusione tra due piani completamente diversi: da una parte la disciplina dei diritti costituzionali della persona, dall’altra l’organizzazione dei servizi sanitari regionali.

La Corte costituzionale, a partire dalla sentenza 242 del 2019, ha già stabilito che l’aiuto medico alla morte volontaria è consentito in presenza di determinate condizioni e ha indicato al Servizio sanitario nazionale il compito di verificarne requisiti e modalità.

Le Regioni non stanno introducendo un diritto diverso da territorio a territorio, né stanno legiferando su materie riservate allo Stato. Le leggi regionali intervengono esclusivamente nell’ambito delle competenze regionali previste dalla Costituzione: organizzazione e funzionamento dei servizi sanitari, procedure, tempi e modalità di accesso a prestazioni già riconosciute dall’ordinamento e dalla Corte costituzionale.

Per questo la nostra proposta di legge regionale si limita a garantire l’attuazione della sentenza della Consulta all’interno del Servizio sanitario regionale, evitando qualsiasi conflitto con le competenze statali e offrendo a cittadini e personale sanitario regole certe, tempi definiti e garanzie trasparenti.

Il testo è stato inoltre aggiornato proprio per recepire le indicazioni della Corte costituzionale, in particolare quanto stabilito con la sentenza n. 204 del 2025, che ha chiarito la piena competenza delle Regioni nel definire modalità organizzative e procedurali di accesso a un diritto già riconosciuto dalla stessa Corte.

Così è stato fatto anche in Toscana e in Sardegna, con testi oggi pienamente allineati alle indicazioni della Consulta.

Per questo motivo, il timore di un’impugnazione automatica è del tutto infondato: non solo non esiste alcun automatismo, ma il testo è stato costruito proprio per essere pienamente conforme al quadro costituzionale.

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Matteo Mainardi partecipa a Bologna all’iniziativa “Meglio tutta l’erba che il fascio”

Matteo Mainardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’assemblea pubblica “Meglio tutta l’erba – Legalizzazione: a che punto siamo?”, organizzata da UGS in programma alle ore 10:00 presso Ritmolento, a Bologna.

📍 Ritmolento – Via S. Donato, 149 – Bologna
🗓 Sabato 16 maggio 2026
🕙 Ore 10:00


L’incontro sarà dedicato al tema della legalizzazione della cannabis, delle politiche sulle sostanze e dei diritti civili, con un confronto tra attivisti, esperti, rappresentanti politici e associazioni impegnate nella promozione di politiche basate su evidenze scientifiche e riduzione del danno.

Insieme a Matteo Mainardi interverranno, tra gli altri, Andrea Tork, Daniele Farina, Stefano Auditore, Matteo Mantero, Lorenzo Simonetti, Maria Pia Scarciglia e Francesco Riommi.

La giornata proseguirà nel pomeriggio con workshop, momenti di socialità e iniziative musicali aperte al pubblico.
QUI il programma completo

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Il 3 giugno il Parlamento discuterà di fine vita. Potrebbero discutere il testo del Pd, sottoscritto da tutte le opposizioni, che si limita a recepire le regole emanate dalla Corte costituzionale, con delle restrizioni per le condizioni di accesso all'aiuto alla morte volontaria.

Ma si rischia anche di peggio. Perché c'è il testo di legge del Governo che cancellerebbe totalmente i diritti esistenti, che hanno consentito finora a 16 persone di ottenere l'aiuto a morire da parte del SSN.

Quarto caso di suicidio assistito in Toscana: è morta “Mariasole”, 63enne affetta da una patologia neurodegenerativa


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Ha dovuto aspettare 9 mesi, presentando una diffida ed un ricorso di urgenza. Si tratta del 16° caso in Italia

Le parole di “Mariasole”: “Mi sono sentita defraudata di un diritto inalienabile, spero che nessuno debba più attendere nella sofferenza come me”


“Mariasole” (nome di fantasia a tutela della privacy), 63enne toscana affetta da una forma severa di parkinsonismo degenerativo, è morta il 4 maggio a casa sua, a seguito dell’autosomministrazione del farmaco letale fornito, insieme alla strumentazione, dal Servizio sanitario regionale.

La patologia neurodegenerativa da cui “Mariasole” era affetta dal 2015 l’ha portata in pochi anni alla totale dipendenza da terzi: impossibilitata a camminare, comunicava solo tramite un comunicatore a tastiera e sintesi vocale e soffriva di grave disfagia e stipsi cronica, condizioni che richiedevano l’assistenza continuativa del marito e di operatori sanitari per ogni funzione vitale.

Per ottenere il rispetto della propria volontà, “Mariasole” ha dovuto intraprendere un lungo iter legale iniziato con la prima richiesta alla ASL nel luglio 2025 e durato nove mesi. In questo percorso è stata seguita dal collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo e composto anche dagli avvocati Angelo Calandrini, Francesca Re ed Alessia Cicatelli.

Nonostante l’irreversibilità della patologia, le sofferenze intollerabili e la capacità di prendere decisioni consapevoli fossero state accertate, l’azienda sanitaria le aveva inizialmente negato l’accesso al suicidio medicalmente assistito, ritenendo insussistente il requisito del “trattamento di sostegno vitale” anche se il parere del Comitato etico riconosceva la sussistenza di tutti i requisiti.

Solo dopo una diffida, un ricorso d’urgenza presso il tribunale di Pisa e l’ulteriore aggravamento delle condizioni cliniche, con il conseguente rifiuto di “Mariasole” alla nutrizione artificiale (PEG), la commissione dell’ASL ha riconosciuto la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla Consulta, conformandosi alla recente giurisprudenza (sentenze 135/2024 e 66/2025) che include nell’assistenza vitale anche le manovre dei caregiver e il rifiuto di terapie o trattamenti invasivi. Alla luce del nuovo parere, che confermava la sussistenza di tutti i requisiti, “Mariasole” ha potuto procedere con l’autosomministrazione del farmaco letale, a casa sua.

Ad assistere “Mariasole” nella procedura è stato il suo medico di fiducia, il dottor Paolo Malacarne.

➡ Le parole di “Mariasole”


I motivi per cui ho deciso di fare questa scelta sono vari: l’impossibilità di vivere una vita che sia degna di questo nome, non poter vedere, non poter parlare e quindi l’impossibilità di comunicare, non avere la possibilità di muovermi in nessun modo, non poter mangiare, in pratica non vivere.

In questo periodo di attesa mi sono sentita defraudata di un diritto che dovrebbe essere inalienabile e la cosa più triste, che toglie dignità, è la lotta che ho dovuto fare insieme a chi mi è accanto.

Spero che nessuno debba attendere nella sofferenza come me e sentirsi sola davanti ad ostacoli che non dovrebbero esserci una volta accertata la malattia e la volontà libera della persona.


➡ Dichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato


“Il nostro pensiero va alla famiglia di “Mariasole”. La sua è stata una battaglia portata a termine con tenacia contro un sistema che ancora oppone resistenze ideologiche e burocratiche. “Mariasole” nella sofferenza intollerabile che l’aveva portata a chiedere di essere sottoposta alle verifiche della sua condizione, ha dovuto opporsi ad un primo diniego e ricorrere ad un giudice. Tutto ciò dimostra quanto sia fondamentale l’interpretazione evolutiva del ‘sostegno vitale’: l’assistenza dei caregiver e il diritto di rifiutare trattamenti come la PEG sono parte integrante della libertà di scelta nel fine vita. Alla Regione Toscana chiediamo di organizzare una campagna informativa innanzitutto rivolta ai medici perché siano in grado di rispettare tempestivamente le regole stabilite dalla Corte costituzionale e dalla Regione Toscana”.

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Francesco Di Paola partecipa all’incontro “La morte, amica: la dignità nel congedo”

📍 Fondazione Ebris – Via Salvatore de Renzi, 50 Salerno
🗓 18 maggio 2026
🕔 Ore 17:00


Francesco Di Paola, avvocato e membro di Giunta di Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS interviene nell’ambito della X edizione di “Racconti del Contemporaneo”, dedicata al tema “Navighiamo su fragili vascelli”, che si terrà a Salerno all’incontro-extra dal titolo “La morte, amica: la dignità nel congedo”, un momento di confronto pubblico sui temi del fine vita, della dignità della persona e dell’autodeterminazione nelle scelte di cura.

All’iniziativa parteciperanno inoltre Pina Salomone, Antonella Gradinetti, Francesco Adorno e Giulio Corivetti. Modera Davide Speranza, con saluti introduttivi di Marco Russo.

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Francesca Re a Bilbao per “II Jornada de familias LGTBIQ+”

📍 Bizkaia Aretoa, Abandoibarra Etorb, 3, Abando, Bilbao, Bizkaia, Spagna
🗓 Venerdì 15 maggio 2026
🕚 Ore 10:00


Francesca Re, avvocata e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, parteciperà a “II Jornada de familias LGTBIQ+” in programma a Bilbao, intervenendo con una relazione dal titolo “Situazione attuale legale e politica delle famiglie arcobaleno in Italia”.

L’incontro sarà dedicato ai diritti delle famiglie omogenitoriali, al riconoscimento giuridico delle famiglie arcobaleno e alle prospettive legislative in Italia, all’interno di una due giorni internazionale che riunirà studiose, ricercatori, professionisti e attivisti impegnati sui temi della genitorialità LGBTQ+.

Nel corso della giornata interverranno anche Asier Molleda, psicologo e membro del gruppo di ricerca Deusto FamilyPsych dell’Università di Deusto, e Nicola Carone, ricercatore e professore associato di Psicologia dinamica presso l’Università Tor Vergata di Roma.

II Jornada de familias LGTBIQ+” si svolgerà il 15 e 16 maggio 2026 a Bilbao. Maggiori informazioni e programma completo sono disponibili QUI

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Mario Riccio e Cristiana Zerosi a Suzzara per un incontro sui diritti nel fine vita organizzato dalla Cellula di Brescia

📍 Sala Civica, Via Montecchi di Suzzara 5 – Suzzara (MN)🗓 Martedì 19 maggio 2026🕘 Ore 21:00


Mario Riccio, medico anestesista, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby e poi alcuni pazienti che fino a oggi hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e Cristiana Zerosi, membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatrice della Cellula Coscioni Milano, parteciperanno all’evento infomativo sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (Dat) e su tutti i diritti nel fine vita organizzato dalla Cellula Coscioni Brescia in collaborazione a Insieme Suzzana.

L’incontro sarà un’occasione per approfondire il significato delle DAT, il consenso informato e le battaglie ancora aperte per garantire libertà e dignità nelle scelte di fine vita, “per essere liberi fino alla fine”.

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La Cellula Coscioni Torino ospite di Neos Edizioni al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

📍 Salone Internazionale del Libro di Torino, Padiglione 2, stand F56 –Via Nizza 294 Torino
🗓 Giovedì 14 maggio 2026
🕜 Dalle 13:30 alle 14:30


La Cellula Coscioni Torino sarà ospite di Neos Edizioni al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 per un momento di incontro e confronto dedicato ai temi dei diritti civili, dell’autodeterminazione e della libertà di scelta.

L’appuntamento si terrà giovedì 14 maggio, dalle 13:30 alle 14:30, presso il Padiglione 2 – stand F56, all’interno della principale manifestazione editoriale italiana, che ogni anno riunisce autori, editori, associazioni e realtà culturali da tutto il Paese.
L’iniziativa sarà anche un’occasione per conoscere le attività della Cellula Coscioni Torino e approfondire le campagne in corso.

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Linee guida sul Fine vita in Lombardia: “E’ l’atto che smentisce il Consiglio sulla ‘non’ competenza regionale, senza però riconoscere i diritti”


Dichiarazione di Marco Cappato e Cristiana Zerosi


L’atto che l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso ha preannunciato di inviare alle strutture sanitarie è innanzitutto l’ennesima conferma della piena competenza regionale in materia, smentendo così quanto stabilito dal Consiglio regionale (che aveva votato la propria incompetenza) e quanto incessantemente ripetuto dai Consiglieri di Fratelli d’Italia. Se non fosse competenza regionale, Bertolaso starebbe semplicemente compiendo un abuso.

Nel merito, il documento predisposto da Bertolaso – a quanto è dato sapere- rappresenta un serio tentativo di superare le resistenze e i boicottaggi riscontrati finora nel rispondere alle richieste di aiuto medico alla morte volontaria, perché definisce le modalità di coinvolgimento delle strutture e del personale sanitario, nonché le tempistiche. I problemi che restano sono due: il primo è che le linee guida hanno valore (non vincolante) solo per le strutture sanitarie, mentre una legge riconosce un diritto per i pazienti; il secondo che è che i tempi di attesa indicati (5 mesi per rispondere alle richieste) non sono accettabili per persone in condizioni di sofferenza insopportabile.

Per questi motivi, continua la mobilitazione dell’Associazione Luca Coscioni per la raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare regionale “Liberi subito”, al fine di stabilire norme certe e vincolanti per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale. Un legge regionale resterà infatti necessaria anche dopo l’emanazione dell’atto di Bertolaso, che ne conferma semmai la base giuridica.

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Nel Lazio sono state raccolte circa 5.000 firme per “Liberi Subito” in meno di un mese


Siamo a metà strada verso l’obiettivo delle 10mila firme. Tutti i prossimi tavoli già in programma e le modalità per aprirli nelle altre città QUI


A meno di un mese dall’avvio della raccolta firme per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, sono già circa 5.000 le sottoscrizioni raccolte dall’Associazione Luca Coscioni: metà dell’obiettivo necessario per portare il testo all’esame del Consiglio regionale.

L’obiettivo resta quello di raggiungere le 10.000 firme entro sei mesi, per chiedere anche nel Lazio quanto già ottenuto in Toscana e Sardegna, dove sono state approvate norme per garantire tempi e procedure certe nell’accesso al suicidio medicalmente assistito.

La proposta di legge “Liberi Subito” si inserisce nel solco tracciato dalla sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, che ha chiarito come le Regioni possano intervenire per disciplinare modalità e tempi di accesso alle procedure, nell’ambito della tutela della salute. L’obiettivo è rendere concretamente esigibile un diritto già riconosciuto, attraverso regole prosegue la mobilitazione con numerosi tavoli di raccolta firme sul chiare, uniformi e trasparenti.

La proposta non introduce nuovi diritti, ma rende concretamente esercitabile un diritto già riconosciuto, garantendo:

  • procedure certe per la verifica dei requisiti;
  • uniformità sul territorio regionale;
  • trasparenza e responsabilità delle aziende sanitarie.

Intanto sono 125 le richieste di informazioni sul fine vita da parte di persone malate del Lazio ricevute dall’Associazione Luca Coscioni dal 2024 a oggi, tramite contatti mail o Numero Bianco, l’infoline gratuita dell’Associazione per fare luce sui diritti nel fine vita. Di queste, 45 arrivano da pazienti oncologici, come Sibilla Barbieri, romana, che è stata costretta ad andare in Svizzera per accedere alla morte volontaria assistita dopo aver ricevuto nel 2023 un diniego da parte della propria ASL alla richiesta di accesso al suicidio medicalmente assistito, perché non sarebbe stato presente il requisito del trattamento di sostegno vitale. Barbieri è stata accompagnata tramite un’azione di disobbedienza civile dagli attivisti di Soccorso Civile: il figlio, Vittorio Parpaglioni e l’ex senatore Marco Perduca. Insieme a loro si sono poi autodenunciati l’onorevole Riccardo Magi, il senatore Ivan Scalfarotto e l’ex senatore Luigi Manconi, che hanno contribuito all’organizzazione.

“Continuiamo la lotta che è stata anche di Sibilla Barbieri – ha dichiarato Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni -. Oggi, anche senza una legge nazionale, chi possiede i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale può accedere all’aiuto medico alla morte volontaria. Tuttavia, in assenza di regole regionali, questo diritto resta spesso ineffettivo. Una legge regionale serve a rendere il diritto realmente accessibile, evitando disparità e ritardi. L’assenza di procedure chiare continua infatti a produrre casi come quello di Sibilla Barbieri, costretta nel 2023 ad andare in Svizzera nonostante avesse i requisiti per accedere alle procedure italiane. In quel caso l’azienda sanitaria non ha ritenuto neppure di verificare . L’Associazione Luca Coscioni segue attualmente numerose persone in Italia che incontrano ostacoli nell’accesso a questo diritto”.

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Le discussioni sulla morte volontaria medicalmente assistita Regione per Regione


Oggi, anche in assenza di una legge nazionale, chi vive in condizioni di sofferenza fisica o psicologica insopportabile ha già diritto a ottenere aiuto medico alla morte volontaria, il cosiddetto “suicidio assistito”: per garantire tempi certi per la procedura di verifica e attuazione previsti dalla Corte costituzionale può bastare una legge regionale. Questo il punto sulle discussioni nelle varie Regioni.


TOSCANA

In Toscana, l’11 febbraio 2025, dopo due giornate di intensa discussione in Aula, la Regione ha approvato la proposta di legge “Liberi Subito”, depositata 11 mesi prima con 10.700 sottoscrizioni di cittadini toscani. La nuova norma stabilisce che chiunque richieda una valutazione delle proprie condizioni di salute per accedere al suicidio medicalmente assistito debba ricevere una risposta entro un massimo di 30 giorni; in caso di esito positivo e conferma della scelta, l’assistenza deve essere erogata entro ulteriori 7 giorni.

Il 14 marzo 2025 il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha promulgato ufficialmente la legge. Il 17 marzo la norma è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana con il numero 16/2025. Con questa approvazione, la Toscana è diventata la prima Regione italiana a dotarsi di una legge che garantisce un iter chiaro, uniforme e regolamentato per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita. Qui è possibile visionare il testo della legge.

Dopo il fallimento di un ricorso al Collegio di Garanzia Statutaria da parte dei capigruppo del centrodestra, il 9 maggio 2025 il Governo Meloni ha deciso di impugnare la legge toscana davanti alla Corte costituzionale. Il 22 maggio la Regione ha comunicato ufficialmente la propria costituzione in giudizio. Giani si è detto fiducioso nel respingimento del ricorso, affermando che “le nostre motivazioni sono talmente forti che sono convinto verranno accolte” e ricordando che, in assenza di una legge nazionale, le Regioni hanno piena competenza in materia di organizzazione sanitaria, come previsto dalla Costituzione.

Il 4 novembre 2025 si è tenuta l’udienza pubblica davanti alla Corte costituzionale. L’Avvocatura dello Stato, rappresentando la Presidenza del Consiglio, ha sostenuto che la legge toscana violerebbe l’articolo 117 della Costituzione, invadendo la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e penale e incidendo su diritti personalissimi, come quello alla vita e all’integrità. Secondo l’Avvocatura, l’intera legge sarebbe da annullare perché disciplina un ambito che deve essere regolato unicamente dallo Stato.

La Regione Toscana ha respinto le accuse, sostenendo che la legge non introduce nuovi diritti ma si limita a disciplinare, sul piano organizzativo, le modalità con cui le ASL devono dare attuazione alle sentenze della Corte costituzionale (in particolare la n. 242/2019). Gli avvocati Fabio Ciari e Barbara Mancino, in rappresentanza della Regione, hanno ribadito che la normativa si muove nel solco della giurisprudenza costituzionale e rientra pienamente nella competenza regionale in materia di tutela della salute.

Anche l’Associazione Luca Coscioni ha preso parte al procedimento come amicus curiae, depositando un’opinione scritta in cui ha evidenziato che la legge toscana garantisce diritti fondamentali, tutelando l’autodeterminazione delle persone e colmando un vuoto normativo, nel pieno rispetto della cornice costituzionale.

La decisione della Corte è attesa nei prossimi mesi e rappresenterà un passaggio cruciale non solo per la Toscana, ma per tutte le Regioni che intendono esercitare le proprie competenze per garantire diritti e tempi certi a chi chiede, in condizioni definite dalla Consulta, di accedere al suicidio medicalmente assistito.

SARDEGNA

Il 17 settembre 2025, la Sardegna è diventata la seconda Regione italiana ad approvare una legge sul fine vita, dopo la Toscana. Il Consiglio Regionale ha votato la proposta con 32 voti favorevoli, 19 contrari e un’astensione, al termine di un dibattito che ha evidenziato divisioni tra e dentro gli schieramenti.

Il 20 novembre 2025, il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge sarda n. 26/2025 sostenendo che essa «esula dalle competenze regionali» e viola l’art. 117 della Costituzione su ordinamento civile e penale, LEP e riparto in materia di tutela della salute. Il Governo richiama inoltre l’esistenza in Senato di un testo base nazionale sulla morte medicalmente assistita, affermando che la disciplina non può essere dettata a livello regionale.

Di segno opposto il commento dell’Associazione Luca Coscioni, che definisce l’impugnazione una scelta ideologica: «La legge sarda è pienamente in linea con la sentenza 242/2019 e garantisce tempi certi alle persone malate. Nel frattempo, troppe persone continuano a soffrire o a emigrare per morire con dignità», hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato.

MOLISE

Il 1° aprile 2025 è stata depositata in Consiglio regionale del Molise la proposta di legge sul fine vita, sottoscritta da 10 consiglieri appartenenti sia alla maggioranza che all’opposizione. La norma definisce tempi e procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito coinvolgendo l’Azienda sanitaria regionale (Asrem), senza impatti sul bilancio né sul Piano di rientro sanitario.

Il 14 aprile 2025 la proposta è stata presentata pubblicamente come un’iniziativa bipartisan, ma solo il 9 dicembre 2025, la proposta è stata inserita ufficialmente all’ordine del giorno del Consiglio regionale, segnando così l’inizio della fase di discussione in Aula.

UMBRIA

Il 12 maggio 2025 è partita ufficialmente la campagna Liberi Subito in Umbria, promossa dall’Associazione Luca Coscioni per una legge regionale che definisca tempi certi e procedure chiare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Coordinatrice della campagna è stata Laura Santi, giornalista malata di sclerosi multipla progressiva, la prima in Umbria ad aver ottenuto l’autorizzazione dalla propria ASL. Dopo oltre tre anni di attesa, Laura è infine ricorsa al suicidio assistito, diventando simbolo nazionale della battaglia per i diritti di fine vita.

Il 17 settembre 2025, con 4.801 firme raccolte, la proposta di legge è stata depositata presso l’Assemblea legislativa, facendo dell’Umbria la 19ª Regione ad avviare un’iniziativa di questo tipo. Durante la cerimonia di deposito, la Presidente dell’Assemblea Sarah Bistocchi ha parlato di un “momento di svolta”, sottolineando la necessità di una risposta istituzionale “alla dignità fino alla fine”.

Il 27 novembre 2025, l’Ufficio di Presidenza ha dichiarato ammissibile la proposta di legge Liberi Subito, che potrà ora avviare formalmente il proprio iter in commissione consiliare. I promotori saranno convocati per illustrarne contenuti e motivazioni. Se il Consiglio regionale non si pronuncerà entro sei mesi, il testo verrà automaticamente calendarizzato come primo punto all’ordine del giorno della prima seduta utile, entro marzo 2026.

«Il pensiero va a Laura Santi – hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato – e al marito Stefano Massoli, che ne ha raccolto il testimone. Questa legge non introduce nuovi diritti, ma permette di esercitare quelli già riconosciuti dalla Corte costituzionale, senza costringere chi soffre ad attese estenuanti».

Toscana e Sardegna hanno già approvato leggi analoghe. Ora l’Umbria ha l’occasione storica di diventare la terza Regione italiana a garantire finalmente un percorso normato e umano per chi chiede di porre fine alla propria sofferenza.

LOMBARDIA

Il 18 gennaio 2024 sono state depositate 8.000 firme per una proposta di legge regionale di iniziativa popolare, superando ampiamente la soglia minima prevista di 5.000 sottoscrizioni. Il 7 febbraio, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha dichiarato all’unanimità l’ammissibilità della proposta. Tuttavia, il 19 novembre 2024, la proposta è stata bloccata in Aula, con l’approvazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità sollevata dalla maggioranza, che ha ritenuto il tema di competenza esclusiva statale.

Nel frattempo, il tema ha continuato ad alimentare il dibattito in Regione Lombardia, anche a seguito del primo caso lombardo di suicidio medicalmente assistito, che ha suscitato forti tensioni nella maggioranza. L’11 marzo 2025, durante un’informativa in Aula, il presidente della Regione Attilio Fontana ha dichiarato che la Regione si è attenuta alle indicazioni della Corte costituzionale, in particolare alle sentenze n. 242/2019 e n. 135/2024, ma ha ribadito che un intervento normativo deve arrivare a livello nazionale, annunciando che la questione sarebbe stata affrontata nella Conferenza Stato-Regioni per cercare modalità attuative uniformi.

Il confronto è proseguito anche sul piano giudiziario. Il 30 ottobre 2025, il TAR della Lombardia ha respinto il ricorso presentato dall’Associazione Luca Coscioni, dichiarandolo inammissibile per difetto assoluto di giurisdizione. Il ricorso contestava la deliberazione con cui il Consiglio aveva approvato la pregiudiziale di costituzionalità.

L’Associazione Luca Coscioni ha definito la sentenza “una ferita alla democrazia partecipativa. L’iniziativa popolare non può ridursi a un atto simbolico: va garantita la discussione pubblica nelle sedi istituzionali”. In una nota congiunta, Filomena Gallo e Marco Cappato hanno annunciato l’intenzione di valutare nuove iniziative legali e politiche per difendere l’effettività dello strumento della proposta di legge popolare, previsto dallo Statuto regionale e dalla Costituzione.

Il caso Lombardia si configura dunque come uno dei più emblematici per l’Italia: da una parte, la spinta dal basso di migliaia di cittadini per ottenere tempi certi e regole chiare nell’accesso al suicidio assistito; dall’altra, un’istituzione che, pur ammettendo formalmente la proposta, nega la possibilità di discuterla nel merito. Il conflitto tra competenze legislative e partecipazione democratica resta al centro della battaglia politica e giuridica.

TRENTINO

Il 3 ottobre 2025, presso la Presidenza del Consiglio provinciale di Trento, sono state depositate 7.800 firme a sostegno della proposta di legge provinciale di iniziativa popolare “Liberi Subito”. L’iniziativa, avviata il 14 luglio, ha superato ampiamente l’obiettivo iniziale di 2.500 firme in meno della metà del tempo a disposizione.

I prossimi passaggi istituzionali previsti sono:

  1. Entro 15 giorni dalla consegna, verifica della proponibilità del testo (conformità a Costituzione, Statuto di autonomia e legge provinciale);
  2. Entro 45 giorni, se ammissibile, deve iniziare la trattazione in Consiglio;
  3. Se non esaminata entro 24 mesi, la proposta sarà automaticamente sottoposta a referendum, senza necessità di nuove firme.


LIGURIA

Dopo che nel febbraio 2024 un gruppo trasversale di consiglieri regionali aveva depositato e discusso una proposta di legge sul fine vita, le dimissioni del Presidente Giovanni Toti e la conseguente convocazione di nuove elezioni hanno reso necessario un nuovo deposito del testo nella legislatura successiva.

Il 14 luglio 2025, Gianni Pastorino, capogruppo della lista Andrea Orlando Presidente, ha annunciato la ripresentazione della proposta di legge regionale per l’attuazione della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Redatta in collaborazione con l’Associazione Luca Coscioni, la proposta è stata nuovamente depositata presso la II Commissione consiliare. La proposta attende ora di essere calendarizzata per la discussione.

Nel frattempo, un nuovo caso ha riportato l’urgenza del tema al centro del dibattito: il 20 settembre 2025 l’Associazione Soccorso Civile ha reso noto che un anziano ligure di 79 anni, affetto da una patologia neurodegenerativa irreversibile, si recherà in Svizzera per accedere al suicidio assistito dopo aver ricevuto un diniego dalla ASL ligure, che ha escluso il requisito del trattamento di sostegno vitale. Nonostante un’opposizione presentata con l’aiuto dell’Associazione Luca Coscioni, la richiesta di rivalutazione non ha mai ricevuto risposta. Di fronte al silenzio istituzionale e alle sofferenze divenute insopportabili, l’uomo ha deciso di procedere all’estero, accompagnato da due volontari, in un gesto di disobbedienza civile che punta a denunciare l’inadempienza della Regione Liguria nell’applicare le sentenze della Corte costituzionale.

PIEMONTE

In Piemonte, la proposta di legge sul fine vita è stata depositata per via popolare con oltre 11.000 firme, superando ampiamente la soglia richiesta di 8.000. Dopo un ciclo di audizioni degli esperti, il testo è arrivato in Aula il 22 marzo 2024. Tuttavia, in quella data il Consiglio Regionale – con 35 votanti: 22 favorevoli, 12 contrari e 1 astenuto – ha approvato una questione pregiudiziale di costituzionalità, sollevata dalla maggioranza che sostiene il presidente Alberto Cirio. Si è trattato di un tecnicismo, seppur previsto dal regolamento, utilizzato in modo strumentale per impedire la discussione nel merito della proposta, già ritenuta ammissibile dalla Commissione di garanzia e ratificata dall’Assemblea nel novembre 2023. In questo modo, le firme di migliaia di cittadini sono state ignorate e il confronto pubblico sul tema è stato bloccato.

Il 16 settembre 2025, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi ha annunciato in Consiglio regionale che la Giunta sta lavorando a linee guida regionali sul fine vita per le aziende sanitarie, in risposta alle recenti sentenze della Corte costituzionale. Riboldi ha dichiarato che, data la perdurante assenza di una legge nazionale, l’amministrazione intende garantire un testo conforme alla giurisprudenza costituzionale e alle normative vigenti, e che sarà pubblicato non appena finalizzato e approvato ufficialmente.

CAMPANIA

Nel marzo 2024, i consiglieri regionali Luigi Abbate e Maria Muscarà hanno depositato la proposta di legge regionale sul fine vita, poi incardinata l’11 aprile dalla Commissione Sanità e Sicurezza Sociale, che ha avviato un tavolo tecnico di approfondimento. Il 25 marzo 2025, la proposta è arrivata in Aula, ma la discussione è stata rinviata per un cavillo tecnico sollevato dal presidente del Consiglio Regionale, Gennaro Oliviero. Il governatore De Luca ha successivamente richiesto l’avvio di consultazioni con vari soggetti, inclusa la Conferenza Episcopale della Campania, nonostante la fase di audizioni fosse già stata conclusa, rallentando ulteriormente l’iter.

A oltre un anno dal deposito, la proposta di legge “Liberi Subito” continua a subire rinvii. Nonostante fosse all’ordine del giorno per la seduta del 28 maggio 2025, la discussione è stata nuovamente rimandata per l’assenza del parere della Commissione Bilancio – lo stesso pretesto tecnico già usato il 25 marzo. L’Associazione Luca Coscioni, con un presidio davanti al Consiglio Regionale e l’adesione di oltre 115 persone a uno sciopero della fame a staffetta, ha denunciato la paralisi istituzionale e chiesto di votare la legge, nel rispetto del diritto già sancito dalla Corte costituzionale.

Il 5 agosto 2025 la vicenda di Coletta – nome di fantasia scelto da una 44enne campana affetta da SLA – ha riacceso il dibattito: dopo tre richieste respinte, ha deciso di ricorrere d’urgenza al Tribunale di Napoli contro la propria ASL, che si è rifiutata di rivalutare il caso e di trasmettere il parere del comitato etico. Coletta ha dichiarato di non poter più accettare che la sua volontà venga ignorata, annunciando di stare valutando l’espatrio in Svizzera. L’Associazione Luca Coscioni ha definito “inumano” il comportamento della ASL e ha denunciato l’inazione politica della Regione, che da oltre un anno evita la discussione della legge. Anche in Campania, i diritti riconosciuti dalla Corte costituzionale restano bloccati da ostacoli burocratici e responsabilità eluse.

FRIULI VENEZIA GIULIA

Ad agosto 2023, con oltre 8.000 firme raccolte (a fronte delle 5.000 richieste), in Friuli Venezia Giulia è stata presentata una proposta di legge per definire tempi e procedure per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria. Tuttavia, il percorso legislativo ha subito gravi ostacoli: il 10 aprile 2024 la terza commissione regionale ha respinto il testo con motivazioni estranee al merito e, il 20 giugno, il Consiglio regionale ne ha bloccato la discussione attraverso una votazione pregiudiziale.

Nel frattempo, la Regione è stata già condannata per ritardi nell’applicazione della sentenza 242/2019, come nei casi di “Anna” e Martina Oppelli. Quest’ultima, affetta da sclerosi multipla, ha visto negato l’accesso alla procedura per tre volte ed è infine ricorsa al suicidio assistito in Svizzera. Prima di partire, ha sporto denuncia contro l’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina per rifiuto di atti d’ufficio e tortura, accusandola di non aver riconosciuto la sua dipendenza da trattamenti vitali e di averle inflitto sofferenze fisiche e psicologiche in violazione della Costituzione.

Di fronte a questo contesto, il presidente Fedriga – anche in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni – ha ribadito il proprio rifiuto di affrontare il tema sul piano dei diritti individuali, affermando che “le norme non si fanno sull’emotività” e richiamando presunti abusi avvenuti all’estero. Ha inoltre sostenuto che l’Asugi avrebbe “applicato correttamente” la sentenza della Corte costituzionale, nonostante i dinieghi e i procedimenti giudiziari. Una posizione che, al di là della retorica, si traduce in un rifiuto di garantire tempi certi e diritti effettivi alle persone che chiedono di poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita.

VALLE D'AOSTA

Ad inizio febbraio 2024, le consigliere regionali di opposizione Erika Guichardaz e Chiara Minelli (Progetto Civico Progressista) hanno depositato una proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito in Valle d’Aosta, ispirata al modello elaborato dall’Associazione Luca Coscioni. Il 22 luglio 2025, nella sua ultima seduta prima della fine della legislatura, il Consiglio regionale ha discusso la proposta, che mirava a regolamentare tempi, ruoli e procedure del Servizio sanitario regionale per l’accesso al suicidio assistito, secondo quanto stabilito dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Alla vigilia della seduta, Marco Cappato aveva lanciato un appello alla responsabilità dei consiglieri, chiedendo che non si continuasse a lasciare malati e medici senza riferimenti certi.

Il 24 luglio 2025 la proposta è stata bocciata. L’Associazione Luca Coscioni ha definito la decisione “un atto di irresponsabilità verso le persone malate e verso i medici”, sottolineando che la competenza regionale sulla materia esiste ed è già stata esercitata, come dimostra il caso della Toscana. “Quando si vuole, si può”, hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo, criticando il paradosso di una Regione che rivendica maggiore autonomia ma rinuncia a esercitare quella che già possiede.

ALTO ADIGE

In Alto Adige, il disegno di legge “Liberi Subito” sul suicidio medicalmente assistito, presentato da Partito Democratico, Verdi e Team K il 28 febbraio 2025, è stato discusso il 26 giugno 2025 in commissione legislativa del Consiglio provinciale. Il testo è stato bocciato con 3 voti favorevoli (Verdi, Team K e Süd-Tiroler Freiheit, tutti all’opposizione) e 3 contrari (2 della SVP e 1 di Fratelli d’Italia, espressione della maggioranza).

La motivazione del voto contrario, tuttavia, non è stata di merito. Tutti i gruppi hanno infatti espresso condivisione sui contenuti della proposta, ritenendo importante garantire diritti e chiarezza sul fine vita. Le riserve sollevate dalla maggioranza sono state di natura giuridica: si teme che un intervento legislativo provinciale possa essere impugnato, come già accaduto alla legge toscana o alla delibera dell’Emilia-Romagna. Per questo, si è preferito attendere l’evoluzione dei ricorsi in corso e auspicare un intervento chiaro del legislatore nazionale.

Nonostante la bocciatura, il confronto ha mostrato una significativa apertura trasversale sul tema, anche in un territorio tradizionalmente conservatore come l’Alto Adige. L’attenzione resta alta in attesa degli sviluppi a livello statale e delle pronunce della Corte costituzionale.

ABRUZZO

In Abruzzo, la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito rappresenta la prima iniziativa popolare nella storia della Regione. Depositata il 19 giugno 2023, sono state raccolte 8.000 firme, superando di 3.000 il minimo richiesto. Dopo l’audizione dell’Associazione Luca Coscioni in Commissione Sanità il 18 febbraio 2025, si era auspicata un’accelerazione dell’iter, con decisione prevista entro il 26 giugno 2025.

Il 19 giugno 2025, a un anno esatto dal primo approdo in Aula, il Consiglio regionale ha finalmente discusso la proposta, inserita con procedura d’urgenza all’ordine del giorno. Tuttavia, la legge è stata bocciata dalla maggioranza di centrodestra, che ha ritenuto la materia di esclusiva competenza nazionale. Il centrosinistra ha votato a favore. La scelta della maggioranza è stata duramente criticata dall’Associazione Luca Coscioni, che ha parlato di “atto di irresponsabilità” verso malati e medici.

La bocciatura ha suscitato reazioni contrastanti: il Partito Democratico ha denunciato una “resa morale” e “una brutta pagina per la politica abruzzese”, mentre Fratelli d’Italia ha accolto con soddisfazione il voto, ribadendo che la vita è un diritto inalienabile da difendere a livello statale. Nonostante la sconfitta legislativa, l’Associazione Luca Coscioni ha assicurato che continuerà a sostenere legalmente e materialmente le persone che intendono far valere il proprio diritto all’autodeterminazione anche in Abruzzo.

VENETO

Il Veneto è stata la prima Regione a discutere la proposta di legge sul fine vita, depositata con 9.000 firme (superando il minimo richiesto di 7.000). La discussione in Aula è avvenuta il 16 gennaio 2024. Con 25 voti favorevoli, 22 contrari e 3 astenuti, il Veneto non ha approvato la legge. Per l’approvazione era necessaria la maggioranza assoluta: su 50 presenti, servivano 26 sì.

Il governatore Luca Zaia, deluso dall’esito della votazione, ha commentato ribadendo che il tema del fine vita non può essere oggetto di ipocrisia politica, richiede regole chiare e condivise, e ricordando come il diritto all’assistenza medica alla morte volontaria sia già riconosciuto dalle sentenze della Corte costituzionale. Il 7 maggio 2025 Zaia ha annunciato di aver “pronto un decreto per stabilire di rispondere entro dieci giorni” alle richieste dei pazienti.

EMILIA ROMAGNA

In Emilia-Romagna, la proposta di legge popolare sul suicidio medicalmente assistito è stata depositata nel luglio 2023 con 7.300 firme. Nonostante il parere favorevole della Commissione Statuto, la Giunta Bonaccini scelse di non discuterla, emanando invece delibere per regolare l’accesso alla procedura attraverso le ASL. Su queste delibere è ora pendente un ricorso al TAR promosso dalla consigliera di Forza Italia Valentina Castaldini. Anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Salute hanno impugnato le delibere regionali.

Il Presidente della Regione Michele De Pascale ha ribadito la preferenza per una norma nazionale, pur affermando che la Regione garantirà i diritti sanciti dalla Corte costituzionale. L’Associazione Luca Coscioni ha nuovamente sollecitato il Consiglio regionale a discutere e approvare la proposta di legge, evidenziando che il ricorso al TAR non può vanificare quanto previsto dalla sentenza 242/2019, ma elimina solo i tempi certi previsti dalle delibere, esponendo i malati a nuovi ritardi e contenziosi.

LAZIO

Nel Lazio, i consiglieri Marotta e Tidei, rispettivamente di Sinistra Civica Ecologista e Italia Viva, sono i primi firmatari della proposta che ha raccolto le sottoscrizioni di un gruppo trasversale di consiglieri, sia della maggioranza che dell’opposizione. Nonostante il “caso” di Sibilla Barbieri, non è previsto l’avvio della discussione in Aula. In questo contesto, l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato un appello per porre fine alla censura esercitata dalla maggioranza del Consiglio regionale, invitando a discutere urgentemente la legge “Liberi Subito”.

PUGLIA

La prima Regione a mettere parzialmente ordine alle procedure di fine vita così come individuate dalla sentenza 242/2019 è stata la Puglia a gennaio 2023 attraverso una delibera di Giunta che rappresenta sicuramente un primo passo in avanti, ma presenta problematiche. La prima di metodo: si tratta di una Delibera di Giunta e non di una legge. Al primo cambio di Giunta si potrà quindi facilmente ritirare o modificare, senza i passaggi in Consiglio regionale, e quindi senza dibattito davanti l’opinione pubblica che richiederebbe invece la modifica di una legge regionale. La seconda problematica riguarda il merito della delibera: risulta assente la previsione del termine massimo di 20 giorni per il completamento della procedura di verifica delle condizioni della persona malata e l’emissione del relativo parere; mancano le indicazioni precise alle Asl affinché all’interno della propria azienda istituiscano una commissione medica multidisciplinare per la verifica delle condizioni della persona che avanza questo tipo di richieste.
Mancano quindi le due previsioni principali contenute nella pdl “Liberi Subito”.
Il 6 maggio 2024 il Consiglio Metropolitano di Bari ha approvato una delibera per trasmettere alla Regione la proposta di legge “Liberi Subito” chiedendone la discussione. Siamo ancora in attesa di ulteriori sviluppi da parte della Regione.

BASILICATA

Dopo il deposito nella passata consiliatura lucana della proposta di legge tramite l’iniziativa di 9 Comuni, tra cui quello di Matera, il Consiglio Regionale ha deciso di non decidere. Con le elezioni del 2024 e il rinnovo del Consiglio regionale, la proposta dovrà essere ripresentata.

CALABRIA

In Calabria la proposta di legge, seppur diversa da quella dell’Associazione Luca Coscioni e limitata ai soli “pazienti terminali”, è stata depositata dal PD. Il 9 febbraio 2024 è stata incardinata la discussione, ma ad oggi non sono stati fatti nuovi passi avanti.

MARCHE

Nelle Marche la pdl, seppur con piccole differenze, è stata depositata da un consigliere regionale del PD, Maurizio Mangialardi, già Sindaco di Senigallia, la città di Federico Carboni, la prima persona che in Italia ha avuto accesso legale al suicidio medicalmente assistito nonostante il freno tirato da parte della Regione che non lo ha aiutato nemmeno a trovare un medico e una pompa infusionale necessari per poter procedere. L’Associazione Luca Coscioni ha dovuto avviare una raccolta fondi per aiutare acquistare il macchinario e l’assistenza è dovuta avvenire attraverso il dott. Mario Riccio. Insieme a Mangialardi (PD), il secondo relatore della legge è Giorgio Cancellieri (Lega) e medico di Fabio Ridolfi, il ragazzo di Fermignano che, di fronte ai ritardi del SSN nelle procedure di SA, ha preferito morire come non avrebbe voluto: attraverso l’interruzione di tutte le sue terapie e la sedazione palliativa profonda.
Anche qui la discussione è stata incardinata, si è tenuta una seduta di discussione in Commissione Sanità e poi il dibattito è caduto nel vuoto.

SICILIA

In Sicilia la proposta di legge è stata depositata su iniziativa dei consiglieri regionali nel 2024 ma non è ancora nemmeno stato calendarizzato l’avvio della discussione.

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"Non possiamo svegliarci ogni mattina chiedendoci cosa faranno gli Stati Uniti. I nostri cittadini meritano di meglio."
"Abbiamo bisogno di un esercito, di una capacità di difesa comune. Gli Stati Uniti hanno reso il loro esercito sempre più forte e nessuno pensa che questo indebolisca la NATO. Se la NATO non garantisce più la sicurezza che garantiva prima… allora dobbiamo fare di più come europei."

José Manuel Albares, Ministro degli Esteri spagnolo

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Potevo essere arrestato per aver scaricato Blade Runner. Era 22 anni fa, un'azione di disobbedienza civile.

Vi voglio raccontare questa storia, perché se ne può trarre qualche insegnamento utile anche oggi, soprattutto in relazione con l'IA — pur con le dovute differenze (forse, ancora più preoccupanti).

Trovate tutto nella mia newsletter: substack.com/@marcocappato

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La Cellula Coscioni Torino partecipa a Candelo alla proiezioni di “Lasciatemi morire ridendo”

📍 Cinema Verdi, Via Senatore M. Pozzo 2,- Candelo (Biella)🗓 Mercoledì 13 maggio 2026🕘 Ore 21:00


Si terrà mercoledì 13 maggio l’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica “Pronti a Morire”, organizzata dal Gruppo di Pensiero “L’Orsa Maggiore” in collaborazione con LILT Biella, il Lions Club Biella Bugella Civitas e il Cinema Verdi Candelo.

Al centro della serata la proiezione del documentario “Lasciatemi morire ridendo” di Massimiliano Fumagalli, dedicato alla storia di Stefano Gheller, seconda persona in Italia ad aver ottenuto l’autorizzazione al suicidio medicalmente assistito.

La Cellula Coscioni Torino sarà presente con la partecipazione di Lidia Sessa, Davide Di Mauro e dell’avvocata Paola Stringa, che offriranno ulteriori spunti di riflessione sui temi dell’autodeterminazione, del fine vita e dei diritti delle persone malate.

Nel corso della serata sarà inoltre possibile firmare a sostegno della proposta di legge regionale sul fine vita “Liberi Subito”.

Info biglietti proiezione QUI

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La Cellula Coscioni Pavia organizza a Santa Cristina e Bissone l’incontro pubblico “I diritti sconosciuti. Dal percorso di tutela per prenotare una visita… alla compilazione delle DAT”

📍 Museo Contadino, Piazza 25 Aprile – Santa Cristina e Bissone (PV)
🗓 Venerdì 22 maggio 2026
🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Pavia promuove l’incontro pubblico “I diritti sconosciuti. Dal percorso di tutela per prenotare una visita… alla compilazione delle DAT”, dedicato ai diritti dei pazienti, all’accesso alle cure e alle Disposizioni Anticipate di Trattamento.

Nel corso della serata interverranno l’avvocato Fabrizio Comini coordinatore della Cellula Coscioni di Pavia e il dottor Roberto Imberti, rianimatore e farmacologo, che approfondiranno il tema del diritto di cura, del consenso informato e del testamento biologico.

L’iniziativa vuole offrire strumenti concreti per conoscere i propri diritti e orientarsi tra tutela sanitaria, pianificazione condivisa delle cure e compilazione delle DAT, promuovendo una maggiore consapevolezza sul diritto di scegliere liberamente sul proprio corpo e sui trattamenti sanitari.

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La Cellula Coscioni Pavia promuove a Voghera l’incontro pubblico “I diritti sconosciuti. Dal percorso di tutela per prenotare una visita… alla compilazione delle DAT”

📍 Sede della coalizione progressista, via Emilia 148 – Voghera
🗓 Mercoledì 13 maggio 2026
🕖 Dalle ore 19 raccolta firme – ore 21 incontro pubblico


La Cellula Coscioni Pavia, insieme a Civici per Voghera – Perrone Sindaco, organizza a Voghera l’incontro pubblico “I diritti sconosciuti. Dal percorso di tutela per prenotare una visita… alla compilazione delle DAT”, dedicato ai diritti sanitari, all’accesso alle cure e alle Disposizioni Anticipate di Trattamento.

A partire dalle ore 19 sarà possibile firmare la proposta di legge regionale “Liberi Subito”, promossa per garantire procedure certe per l’accesso al suicidio medicalmente assistito.

Alle ore 21 si terrà l’incontro informativo con la partecipazione dell’avvocato Fabrizio Comini della Cellula Coscioni Pavia e del dottor Roberto Imberti, rianimatore e farmacologo, che approfondiranno il tema dei diritti dei pazienti, dell’autodeterminazione terapeutica e del testamento biologico.

L’iniziativa è aperta a tutta la cittadinanza.

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Abbiamo depositato alla Camera 45mila firme per “PMA per Tutte”


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In assenza di un intervento parlamentare, nasce il Comitato promotore per una proposta di legge di iniziativa popolare


Sono state depositate oggi alla Camera dei Deputati oltre 45mila firme raccolte nell’ambito della campagna “PMA per tutte”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, per chiedere la modifica della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita.

La petizione, alla luce della giurisprudenza costituzionale e del quadro normativo vigente, chiede al Parlamento di intervenire per cancellare il divieto che oggi esclude donne singole e coppie dello stesso sesso dall’accesso alla procreazione medicalmente assistita (PMA), attualmente riservato alle sole coppie di sesso diverso.

Nel corso della conferenza stampa è stata inoltre annunciata la costituzione del Comitato promotore per una proposta di legge di iniziativa popolare, con l’obiettivo di raccogliere almeno altre 50.000 firme certificate e portare formalmente in Parlamento una riforma che superi le attuali discriminazioni.

L’iniziativa rappresenta la prosecuzione di un percorso avviato negli anni nelle aule giudiziarie e oggi riportato al centro del confronto politico e democratico, anche alla luce dei pronunciamenti della Corte costituzionale che hanno progressivamente inciso sulla normativa vigente.

➡ Dichiarazione di Filomena Gallo


“Oggi abbiamo portato in Parlamento la voce di oltre 45mila persone che chiedono una cosa semplice: non essere discriminate. Dopo anni in cui la giurisprudenza costituzionale ha progressivamente rimosso i divieti più ingiusti della legge 40, resta ancora una esclusione che non ha più giustificazione sul piano costituzionale.

La Corte ha chiarito che non esistono ostacoli: ora la responsabilità è della politica. Per questo, accanto alla petizione, avviamo un nuovo percorso: una proposta di legge di iniziativa popolare che nasce dalle persone, dalle loro storie e dal bisogno concreto di accesso alle cure. Se il legislatore non interviene, saranno i cittadini a portare questa riforma in Parlamento. Perché i diritti non possono più aspettare”.

➡ Dichiarazione di Francesca Re, coordinatrice della campagna “PMA per Tutte”


“Queste oltre 45mila firme dimostrano che nel Paese esiste una domanda chiara di uguaglianza e di accesso non discriminatorio alla procreazione medicalmente assistita.

Con la costituzione del Comitato promotore vogliamo trasformare questa mobilitazione in una proposta concreta di legge, coinvolgendo persone, associazioni e realtà sociali in tutto il territorio nazionale.

Il nostro obiettivo è costruire un percorso partecipato che porti il Parlamento ad affrontare finalmente questa riforma, superando una legge che non rispecchia più la realtà del Paese”.


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Giulia Perrone partecipa a Novoli all’incontro “Biotestamento – Legge 219/2017” promossa dalla Cellula Coscioni Bari

📍 Ostello Novello, Piazza R. Margherita – Novoli (LE)🗓 Mercoledì 13 maggio 2026🕡 Ore 18:30


Giulia Perrone, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a Novoli all’incontro pubblico “Biotestamento – Legge 219/2017”, dedicato ai temi del consenso informato, delle Disposizioni Anticipate di Trattamento e dell’autodeterminazione terapeutica.

Insieme a Giulia Perrone interverranno Grazianna Cavaliere, attivista della Cellula di Bari e Carla Manoccio, medica della Cellula Bari. Introduce e modera Ada Simmini del Gruppo di lettura Santa Filly.

L’iniziativa, promossa dalla Cellula Coscioni Bari insieme all’Ostello Novello, alla Saletta della Cultura “Gregorio Vetrugno” e al Gruppo di lettura Santa Filly, approfondirà gli strumenti previsti dalla legge 219/2017 per esercitare il diritto di scegliere liberamente le proprie cure e pianificare anticipatamente i trattamenti sanitari.

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La Cellula Coscioni Treviso organizza lo Sportello sul Testamento Biologico

📍 Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16, Treviso
📅 Sabato 23 maggio 2026
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Treviso organizza a Treviso una nuova giornata dello Sportello Testamento Biologico, uno spazio dedicato a DAT (testamento biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, cure palliative, sedazione palliativa profonda e morte volontaria medicalmente assistita.

Lo sportello è coordinato da un volontario della Cellula esperto di biodiritto e si svolgerà in presenza del dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi.

Sono previsti 4 appuntamenti di circa 30 minuti ciascuno.
Per partecipare è necessario prenotarsi:
+39 328 69 66 553
CELLULATREVISO@ASSOCIAZIONELUCACOSCIONI.IT

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Matteo Mainardi e Felicetta Maltese partecipano a Firenze alla presentazione del libro “Il prezzo della libertà” di Valentina Petrini

📍 Biblioteca Femminista, Via Fiesolana 2b – Firenze🗓 Mercoledì 13 maggio 2026🕕 Ore 18:00


In occasione della presentazione del nuovo libro della giornalista Valentina Petrini, “Il prezzo della libertà” (Solferino), Matteo Mainardi Consigliere Generale e responsabile campagna sul fine vita dell’Associazione Luca Coscioni e Felicetta Maltese disobbediente civile e coordinatrice Cellula Coscioni di Firenze, interverranno in dialogo con l’autrice insieme a Giada Bonu Rosenkranz, ricercatrice della Scuola Normale Superiore, ed Enrico Sostegni, già presidente della Commissione Salute della Regione Toscana. Modererà Virginia Fiume, attivista e disobbediente civile.

Il libro intreccia le storie vere di due donne, Sibilla Barbieri e “Anna” (nome di fantasia, scelto a tutela della privacy), che vivono malattie senza via d’uscita in condizioni sociali ed economiche profondamente diverse. Solo una di loro potrà permettersi di scegliere come affrontare il proprio fine vita. L’altra no. La serata sarà l’occasione di una riflessione più larga, come si conquistano i diritti quando il Parlamento non riesce a legiferare?

Durante l’incontro sarà presente anche un banchetto informativo sulle DAT – Disposizioni Anticipate di Trattamento, organizzato dalla Cellula Coscioni Firenze

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La Cellula Coscioni Treviso organizza lo Sportello sul Testamento Biologico

📍 Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16, Treviso
📅 Sabato 9 maggio 2026
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Treviso organizza a Treviso una nuova giornata dello Sportello Testamento Biologico, uno spazio dedicato a DAT (testamento biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, cure palliative, sedazione palliativa profonda e morte volontaria medicalmente assistita.

Lo sportello è coordinato da un volontario della Cellula esperto di biodiritto e si svolgerà in presenza del dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi.

Sono previsti 4 appuntamenti di circa 30 minuti ciascuno.
Per partecipare è necessario prenotarsi:
+39 328 69 66 553
CELLULATREVISO@ASSOCIAZIONELUCACOSCIONI.IT

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La Cellula Coscioni Varese promuove l’incontro “La volontà fragile” sul testamento biologico e l’autodeterminazione nel fine vita


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La Cellula Coscioni Varese promuove a l’incontro “La volontà fragile” sul testamento biologico e l’autodeterminazione nel fine vita

📍 Via Maroni 18 (ingresso dal civico 26/32) – Varese🗓 Sabato 16 maggio 2026🕖 Ore 19:00


La Cellula Coscioni Varese, insieme al collettivo Carovana dei versi, promuove l’incontro “Ricostruire in compagnia nomade de La volontà fragile”, una riflessione pubblica dedicata ai temi dell’autodeterminazione, del testamento biologico e delle sfide morali e sociali legate al fine vita.

L’evento vedrà la partecipazione di Massimo Sartori, medico internista e geriatra, già dirigente medico presso la Clinica Medica e la SCOD di Gastroenterologia dell’Azienda Ospedaliera Maggiore della Carità di Novara, è membro della Consulta di Bioetica Onlus e Carlo Pasetti, neurologo già primario della Divisione Neurologica dell’IRCCS di Veruno e presidente del comitato etico della Fondazione Maugeri, è attualmente membro del Centro europeo di Bioetica e Qualità della Vita di Aosta, autori del libro “La volontà fragile. Dal caso Margo alle sfide morali dell’autodeterminazione” attraverso il quale si dialogherà con il pubblico del tema delle Disposizioni Anticipate di Trattamento

Ingresso libero.

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La Cellula Coscioni di Bologna organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico.

📍 P.zza XX Settembre 1 – 40043 – Marzabotto (BO)
🗓 Lunedì 11 maggio 2026
🕡 Dalle 10.00 alle 12:00


La Cellula Coscioni di Bologna, in collaborazione con il Comune di Marzabotto organizza ogni secondo lunedì del mese uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellulabologna@associazionelucacoscioni.it

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