«Possiamo ipotizzare in atto un processo permanente di iper normalizzazione di determinati discorsi - che usa argomentazioni pseudo scientifiche, buonsensiste, capillari e - cosa più importante - facilmente ripetibili e assimilabili dalle nuove generazioni, in cui un gruppo identitario viene identificato come perfetto e ulteriormente perfezionabile, ma in questo momento storico è vittima. Di cosa? Di tutto quello che non appartiene a quella identità, che è dipinto come un nemico che mira a sostituire, soggiogare, imbruttire, imbastardire, castrare ecc.
Questa retorica ha conseguenze mortali. Nel gennaio 2026, durante l'Operazione Metro Surge a Minneapolis, l'ICE ha proceduto a esecuzioni sommarie per strada: Renee Nicole Macklin Good, una poetessa di 37 anni, e Alex Jeffrey Pretti, un infermiere di 32, sono stati uccisi mentre protestavano contro i rastrellamenti federali. Ci sono voluti questi omicidi di cittadini americani per arrivare alle semplici dimissioni di Greg Bovino dai ruoli di comando della Border Patrol, ma la struttura di potere che ha permesso tale violenza rimane intatta. Come rimane intatta la giustificazione: deportare i residenti illegali che delinquono. Solo che non è vero, nel primo anno di attività dell’ICE per il secondo mandato Trump meno del 14% degli arresti riguardava gente con precedenti penali. Ma finché non ci vanno di mezzo i bianchi nessuno subisce alcuna conseguenza, e siamo comunque lontani da quello che uno stato di diritto richiederebbe.
Questi tipi di frame si incastrano per andare a generare una sindrome da accerchiamento che rende molto difficile per chi ne è oggetto percepire quanto possano essere ripugnanti i discorsi contro quelli che ti hanno convinto essere i tuoi carnefici. Che siano minoranze, donne, comunità LGBTQ+ o attivisti come Good e Pretti in Minnesota».
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