Pezzotto, cosa succede tra Agcom e Cloudflare. I fatti e i commenti degli esperti
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Tutti i dettagli sulle tensioni fra Cloudflare e Agcom
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Grandinata di opinioni sul caso Agcom - Cloudflare destinato a diventare politico e forse persino di rilievo internazionale. Ben poche le voci a difesa della
Proteste in Iran, violenza e diplomazia: la crisi si allarga
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Mentre la leadership iraniana cerca di contenere le manifestazioni e gli Stati Uniti lanciano minacce, le restrizioni alle comunicazioni imposte dalle autorità rendono difficile accertare il numero reale di morti e feriti. Alcuni parlano di mille uccisi, altri di centinaia
L'articolo
LA PACE
Da bambino, quando guardavo i film western, ci credevo.
Credevo al messaggio del trionfo della civiltà sull’uomo selvatico, alla sconfitta del male di fronte al bene rappresentato dall’uomo bianco emblema del buono, del giusto, del forte e simbolo di una civiltà da sostenere per lo sviluppo della società moderna.
Non avevo capito che ci stavano educando alla sopraffazione del debole, alla guerra di espansione, al furto di un continente e delle sue risorse, e alla necessità di sterminare gli indiani per defraudarli di un loro diritto, della loro terra, della loro stessa vita.
E non avevo neppure capito che quella era una lotta impari, che avrebbe sopraffatto i veri proprietari di quel posto, che avrebbe annientato una cultura preziosa, uccisi degli uomini, cancellato il diritto all’esistenza di quella gente.
Pensavo, nella mia infantile innocenza, che americani e indiani fossero atavici nemici, ma che un bel giorno avrebbero finalmente fumato il calumet della pace e convissuto assieme felici e amici.
Mi era sembrato addirittura che i cowboy erano i legittimi proprietari dell’America "scoperta" da Colombo, e che gli indiani stessero tentando, con i loro obsolescenti mezzi, e la loro turpe straniera cattiveria, di scacciarli via per impossessarsene.
Non avevo capito che il messaggio che insinuavano era che loro sono i nostri nemici, e che vanno combattuti e uccisi. Che non ha importanza nient’altro tranne il fatto che sono cattivi a prescindere. Che sono i nostri nemici e basta, perché a noi conviene.
Non avevo capito niente, e oggi non è cambiato niente.
La tecnica degli arroganti è rimasta invariata. È sempre la stessa. D’altronde, squadra vincente non si cambia.
Per loro squallido tornaconto invadono, uccidono, colonizzano, sporcano con le loro mani insanguinate ogni obiettivo che possa recare loro vantaggio, ricchezza, potere. E i nemici sono sempre quelli la cui cultura è diversa: vietnamiti, iraniani, cinesi, yemeniti, palestinesi, russi.
Senza alcun ritegno mandano loro gli eserciti fin dentro casa, al fine di depredarne le risorse, e poi gridano al pericolo nucleare, al terrorismo, alla minaccia di invasione, al terzo conflitto mondiale, come se il vero pericolo fosse chi li subisce, e non loro.
Con la crudeltà che ostentano senza la benché minima dignità.
Senza la minima compassione per i vinti, per i morti, per i parenti e gli affetti dei morti. Senza alcun principio morale, senza la minima etica, senza un barlume di umanità.
È un mostro ingannevole e avido di denaro, questa Babilonia che fagocita diritti e deboli, demolisce al suo passaggio qualunque cosa che per lei sia un disvalore. Vite umane, case, affetti, pace.
Distrugge tutto, saccheggia tutto, uccide tutti.
E noi ci siamo dentro.
Alcuni, addirittura compiacenti; molti invece ignari che diamo loro appoggio permettendo che da qui partano armi, denaro, droni della morte, ospitando basi e inferni nucleari che servono a combattere guerre che non ci appartengono. Missili, soldati, aerei, morti sulla coscienza.
La globalizzazione evidentemente doveva servire a questo. Era il disegno che gli antiglobalisti avevano capito subito. Doveva servire a diradare nel nostro popolo e in tutti i popoli la luce dell’orgoglio nazionalista, a demolire il muro dello sciovinismo, la nostra sovranità, anche la nostra italiana dignità, tutto a vantaggio della loro supremazia, per celebrare questa occidentale servitù verso il più forte, verso il più ricco, verso il più potente che ci avrebbe resi finalmente liberi grazie a una discutibile — perché perversa — forma di democrazia, che libera di una libertà che incatena.
E che annulla la nostra cultura, la nostra individualità, le nostre singolari peculiarità, la nostra autodeterminazione. La nostra economia, il nostro prodotto interno, la nostra industria, il nostro commercio, la nostra agricoltura, il nostro artigianato.
Eravamo servi ieri con i western, sostenendo la logica dell’invasione, siamo servi oggi.
E intanto la gente muore, le case crollano sotto le bombe, il Papa prega, i sacerdoti riuniscono i fedeli in preghiera mentre noi contribuiamo con i nostri acquisti al mercimonio delle armi da inviare.
Con le famiglie piegate in due dal carobollette.
Ogni centesimo in più di aumento sui prodotti di consumo equivale a una pallottola che uccide una persona, ogni litro di benzina a un respiro che si spegne, ogni fiamma della caldaia a due occhi sbarrati per sempre, fissi nell’istante della fine; mentre noi, sonnolenti e abulici, sosteniamo gli sciacalli, senza riflettere su quanto sia vile far finta di niente, quanto sia incredibile veder sprecati tutti questi soldi per creare strumenti di dolore e di morte, e non, invece, medicina e sanità, istruzione e lavoro, serenità e pace, mentre tutto il mondo muore ucciso.
Dalla guerra, dalla fame, dalla cattiveria, dalle avidità, dall'egoismo, dal dolore.
Tutto questo è stomachevole, rivoltante.
E poi andiamo a letto con la coscienza sporca, ma pulita.
Perché il servo, quando è servo, fa il bene solo se obbedisce.
Mi viene in mente una citazione , stupenda, di Bonhoeffer: a forza di obbedire, tu sarai obbediente anche agli ordini del demonio.
Più che una frase, un’amara, facile profezia.
Game Over - Digital Photo
127° Nexa Lunch Seminar
Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @Etica Digitale (Feddit)
28 gennaio 2026
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nexa.polito.it/127-nexa-lunch-…
Bukele applaude l’attacco Usa al Venezuela: l’uomo forte di El Salvador tra autoritarismo interno e fedeltà a Washington
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Dal sostegno all’intervento militare contro Caracas alla repressione interna: il presidente salvadoregno si conferma perno della strategia statunitense in America
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La premessa è che, essendo io contrario a qualunque forma di carcerazione, a qualunque limitazione della libertà personale—che non fosse motivata da un'urgenza rieducativa necessaria all'inserimento sociale—la liberazione dei detenuti in Venezuela mi rende felice.
Ciò che mi lascia perplesso, però, è il silenzio del passato. Non un articolo di indignazione per questi detenuti, non una riga, una presa di posizione pubblica del Governo Meloni, non una chiara condanna nei confronti di un tiranno che teneva segregati degli italiani nelle sue carceri.
Oggi, invece, dopo la discutibile perché efferata azione di guerra di Trump, che ha visto sì la deposizione di un despota, ma ci ha anche mostrato la sproporzione di forza che ha lasciato a terra, morti, un centinaio di uomini, l'entusiasmo è tutto per il "cambio di regime" che ha permesso finalmente la rottura dei ceppi, il taglio delle catene che teneva legata questa povera gente dietro le sbarre venezuelane.
Ora, lungi da me qualsiasi giudizio al riguardo (ho letto poco e conosco ancor meno i motivi della loro detenzione, così come sconosco il perché del silenzio del Governo), non appare strano che se ne parli, ora e con trionfalismo, lasciando il sospetto che se ne stia parlando solo per giustificare la protervia e l'arroganza americana che ha dimostrato con i suoi metodi violenti?
Se questi italiani erano ingiustamente reclusi nelle galere venezuelane, perché non si è fatto nulla per liberarli? Perché, essendo Maduro un despota e un tiranno, non si è mai disegnata la loro carcerazione come una prigionia politica?
Si tace, invece, quasi che il fine — cioè quello della libertà e della democrazia a tutti i costi— giustificasse l'aggressione americana, quasi la legittimasse perché, come si è visto, Maduro era un personaggio da arrestare, da perseguire, da deporre per la sua tirannide.
Non so se è così, ma a me sembra così.
Personalmente avrei preferito che, chi se ne sarebbe dovuto occupare prima con gli strumenti della diplomazia, oggi scrivesse chiaramente che, pur non rispettando il metodo di guerra che ha consentito il cambio di guardia del Venezuela —perché non è condivisibile—, si è felici per la liberazione dei detenuti italiani per i quali non si è fatto, o non si è potuto fare, niente o poco, prima.
Possibile che si debba sempre preferire la mendace propaganda alla sincerità politica?
Non so, forse mi sto sbagliando a pensare tutto questo.
Ma il dubbio che si stia tentando di spacciare un'azione da perdente (perché tale è qualsiasi atto di violenza), lascia la bocca amara.
Come se ci fosse qualcosa da chiarire, e che non verrà chiarito.
#venezuela #detenuti #italianidetenuti #governo #trump #politica #pensieri
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