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VIDEO. Cuba e il suo futuro: la resistenza quotidiana tra l’embargo e le minacce USA


@Notizie dall'Italia e dal mondo
Le minacce di Trump a Cuba si uniscono all'embargo economico a cui l'isola è sottoposta da decenni. Lo strangolamento energetico rischia di causare una catastrofe umanitaria in un Paese già in "multicrisi". Il video-racconto di Andrea




All’attacco, spunti contro la deriva autoritaria


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/02/allatta…
C’è una narrazione eversiva della Destra e ci sono pacchetti legislativi che danno corpo a questa narrazione
L'articolo All’attacco, spunti contro la deriva autoritaria proviene da Articolo21.



Oggi #4febbraio inizia la Settimana nazionale delle discipline #STEM, istituita con la legge 187/2023.

Un'occasione per ribadire l’importanza delle competenze scientifiche e digitali, delle attività laboratoriali e dell'orientamento.



Comparing a Clone Raspberry Pi Pico 2 With an Original One


Although [Thomas] really likes the Raspberry Pi Pico 2 and the RP2350 MCU, he absolutely, totally, really doesn’t like the micro-USB connector on it. Hence he jumped on the opportunity to source a Pico 2 clone board with the same MCU but with a USB-C connector from AliExpress. After receiving the new board, he set about comparing the two to see whether the clone board was worth it after all. In the accompanying video you can get even more details on why you should avoid this particular clone board.

In the video the respective components of both boards are analyzed and compared to see how they stack up. The worst issues with the clone Pico 2 board are an improper USB trace impedance at 130 Ω with also a cut ground plane below it that won’t do signal integrity any favors.

There is also an issue with the buck converter routing for the RP2350 with an unconnected pin (VREG_FB) despite the recommended layout in the RP2350 datasheet. Power supply issues continue with the used LN3440 DC-DC converter which can source 800 mA instead of the 1A of the Pico 2 version and performed rather poorly during load tests, with one board dying at 800 mA load.

youtube.com/embed/MxgPmbocAF4?…


hackaday.com/2026/02/04/compar…



Le meditazioni degli esercizi spirituali di Quaresima si terranno nella Cappella Paolina e saranno tenute da mons. Erik Varden dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e Prelato di Trondheim (Norvegia).


Si terrà lunedì prossimo, 9 febbraio, alle 16.30 presso il Pontificio Istituto Orientale (piazza di Santa Maria Maggiore, 7) l'evento per la Giornata mondiale della lingua greca, sul tema: "Dall'antichità al Verbo evangelico e alla modernità: la ling…


“Oggi il bisogno di fraternità non è un ideale distante ma una necessità urgente”. Lo scrive il Papa, nel messaggio in inglese inviato in occasione della Giornata Internazionale della Fratellanza Umana e della consegna del Premio Zayed per la Fratell…


Epstein: Una sfida all’Europa


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/02/epstein…
È una mole enorme di documenti, foto, video, mail. Sospetti, allusioni, falsità miste a verità. Faticoso e difficile districarsi in questo guazzabuglio. Eppure c’è qualcosa di generale che si può già cominciare a dire in base a quanto sta



EDRi-gram, 4 February 2026


What has the EDRi network been up to over the past few weeks? Find out the latest digital rights news in our bi-weekly newsletter. In this edition: borders, biometrics, billionaires and bots

The post EDRi-gram, 4 February 2026 appeared first on European Digital Rights (EDRi).




La risalita del “No” nonostante silenzi e censure


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/02/la-risa…
Come ha dimostrato il nostro Roberto Reale, curatore del blog “la cura del vero”, il fronte del Sì continua a perdere consensi. Partito nei sondaggi con oltre venti punti di vantaggio e una spregiudicata campagna a colpi di



Nido di Vespa nella caduta della Rai


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/02/nido-di…
Nell’osservatorio sulle comunicazioni (n.4/2025) dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si leggono dati interessanti, che ci illustrano lo stato di salute (meglio, a che punto è la notte) del sistema comunicativo italiano. Se guardiamo alle vicende



Corrotti e corruttori seriali


Quello che sta emergendo, fin qui, dagli “Epstein files” non è (solo) un episodio morboso di cronaca nera. È il ritratto - ancora incompleto - di un modo di governare il mondo: una classe transnazionale di potere che intreccia denaro, influenza, “relazioni”, consulenze e propaganda politica.
Per chi non ha letto i file, la cosa più difficile da visualizzare è la trama. Una rete di milionari e principi, politici e ex capi di governo, CEO tech e finanziatori, mediatori e faccendieri, consulenti che entrano ed escono da palazzi e aziende, figure che orbitano tra intelligence corrotta e diplomazia, agitatori della destra nera, registi, attori, ex-fidanzate, figlie di agenti segreti, che fanno da ponte tra ambienti, presentazioni, matrimoni, tutto usato per legittimare frequentazioni, favori, coperture.
E in questa rete ped0fila e ped0terrorista, come potevano mancare, ovviamente, i nodi del circuito izr4elo-americano: ex presidenti izra€liani che visitano Epstein, un ex agente del m0ssad, e che parlano di investimenti in tecnologie di sorveglianza e di imprese come Palantir, facendo i nomi della Silicon Valley come Peter Thiel, Elon Musk, Altman.
Vorrei dire che mi colpisce il tono di queste email: l’autosoddisfazione, la calma con cui si muovono, come se nulla potesse toccarli. Ma non è così. Email di aggiornamenti tra pari - “come va?”, “a che punto siamo?”, “quale mossa conviene?”. In mezzo gli abusi: il traffico di minori, la predazione seriale, foto in cui uomini adulti, viscidi e potenti cingono ragazzine. Questa roba è fatta soprattutto da uomini, bianchi, occidentali, ricchi. Una classe che non va mai in galera. E infatti, la stessa gestione della pubblicazione dei file è stata contestata. Diverse sopravvissute hanno denunciato un rilascio “incompleto” e traumatico, perché ha esposto i nomi delle vittime mentre continua a proteggere l'identità di abusanti e facilitatori.
Il secondo livello è il denaro. Nelle carte torna ossessivamente la logica del pagare meno tasse possibile e del trasformare ogni piega normativa in rendita: residenze “strategiche”, giurisdizioni compiacenti, consulenze che in pochi mesi costruiscono fortune, strumenti fiscali che diventano strumenti di controllo. Non è solo avidità, è architettura politica. I file, infatti, sono una cronaca della destra contemporanea.
Per anni lo scandalo è stato usato come arma di parte: destra contro sinistra, liberal contro conservatori. Ma ciò che affiora è una genealogia. Una filiera di potere che attraversa oligarchie “moderate” e oligarchie reazionarie, con una convergenza di interessi materiali e una stessa cultura dell’impunità, dentro cui la destra autoritaria viene costruita come prodotto. La narrativa del “popolo” contro “le élite” viene prodotta e finanziata da quelle stesse élite.
Alcune email parlano ad esempio dei contatti e delle strategie tra Steve Bannon e un circuito di relazioni orientato a rafforzare l’ondata sovranista in Europa, con riferimenti a Matteo Salvini e a Marine Le Pen. Le conversazioni mostrano come la destra che si presenta “anti-sistema” nasca in realtà dentro un laboratorio elitario, iper-finanziato, internazionale, violento e illegale, basato su propaganda e reclutamento.
Su un punto quindi i complottisti avevano ragione. Sì, esistono élite che trafficano influenza, protezioni e corruzione morale; sì, esistono reti di abusi e sfruttamento. L’errore è stato trasformare tutto in esoterismo, in demonologia. Le carte mostrano un orrore molto più “normale”: ricatto, sesso come potere, denaro, impunità, istituzioni piegate. Fascismo, destra, capitalismo ultraliberale, servizi segreti, affarismo e zone grigie.
Proprio gli elettori che in questi anni hanno urlato contro “i poteri forti” hanno consegnato il governo - nei loro Paesi - a pezzi di quell’ecosistema o a politici che ne fanno parte, mentre le destre li convincevano che il nemico fosse altrove: i migranti, i poveri, “la sinistra”, i diritti civili.
I file sono una mappa del potere. Una mappa lordata che mostra le linee di creazione delle destre contemporanee, dei liberali compiacenti, e del tipo di mondo economico che le ha generate.

(da facebook.com/Marco.Perroverde/…)



Il guasto di Microsoft Teams che ha bloccato le immagini nelle chat enterprise


@Informatica (Italy e non Italy 😁)
Microsoft ha appena risolto un outage che ha colpito il caricamento delle immagini inline nei chat di Teams, riportando milioni di utenti enterprise alla normalità. L’incidente, identificato con il codice TM1226769 nel pannello admin di Microsoft 365, ha


Il guasto di Microsoft Teams che ha bloccato le immagini nelle chat enterprise


Si parla di:
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Microsoft ha appena risolto un outage che ha colpito il caricamento delle immagini inline nei chat di Teams, riportando milioni di utenti enterprise alla normalità. L’incidente, identificato con il codice TM1226769 nel pannello admin di Microsoft 365, ha provocato ritardi o fallimenti totali nel retrieval di immagini incorporate nei thread di conversazione.

Impatto su utenti e workflow


L’anomalia si è manifestata su client desktop, web e mobile di Teams, interrompendo flussi critici per organizzazioni in settori come finanza, sanità e cybersecurity. Immagini inline, spesso screenshot di dashboard di threat intelligence o scan di vulnerabilità, non si caricavano, costringendo a workaround come link esterni o allegati file. Questo ha generato disruption in Security Operations Center (SOC), dove la condivisione real-time di visuals è essenziale per response a incidenti.

Esperti di cybersecurity hanno notato che tali intoppi potrebbero essere sfruttati da threat actor per phishing tramite immagini corrotte o ritardate, amplificando rischi in piattaforme usate per threat sharing. Con oltre 320 milioni di utenti attivi mensili a fine 2025, l’evento sottolinea vulnerabilità scalabili in collaborazione cloud-based.

Dettagli tecnici dell’incidente


Il problema derivava da bottleneck infrastrutturali backend, senza evidenze di attività maligne o breach di sicurezza. La status page di Microsoft indicava “indaghiamo su ritardi o fallimenti nel loading/retrieval di immagini inline nei chat Teams”, con triage iniziale su routing traffico e parametri performance. L’ID TM1226769 fornisce log dettagliati, timeline e mitigation per admin, inclusi tool di monitoraggio proattivo per anomalie simili.

Utenti enterprise hanno riportato icone spezzate per immagini, richiedendo download manuali, un sintomo ricorrente legato a cache o sync con OneDrive/SharePoint. Nessuna perdita dati o compromissione sessioni, ma si raccomanda audit log per outlier.

Cosa ci racconta questo incidente


Ingegneri Microsoft hanno ottimizzato routing e parametri, confermando risoluzione completa. “Impatto risolto”, annuncia l’azienda, invitando admin a consultare TM1226769. Per professionisti cybersecurity, l’episodio rammenta di diversificare canali durante outage e audit dipendenze single-vendor.

Segnalazioni recenti su forum Microsoft e Reddit confermano pattern simili, con fix temporanei via clear cache (cartella Roaming in AppData) o reset app, ma ricorrenti entro 24 ore, suggerendo persistenza in client desktop su Windows 10/11.





Gabrielli sull'ordine pubblico: attenti agli "incantatori di serpenti"


contropiano.org/news/politica-…


[2026-02-11] Sportello Psicologico sui Traumi dei Migranti @ Via Web (Whatsapp, Skype)


Sportello Psicologico sui Traumi dei Migranti

Via Web (Whatsapp, Skype) - Sardegna, Alghero
(mercoledì, 11 febbraio 08:00)
Sportello Psicologico sui Traumi
La guerra in Ucraina ha messo in risalto quanti migranti fuggono da tutti i teatri di guerra in giro per il mondo. Il Centro Culturale ResPublica, di Alghero, col sostegno del Centro Culturale Sa Domo De Totus, di Sassari, ha arricchito lo Sportello di Ascolto Psicologico via web con le tecniche psicologiche mirate all'elaborazione dei traumi. Gratuitamente, con lo psicoterapeuta Gian Luigi Pirovano 3804123225


sapratza.in//event/sportello-p…

Angela reshared this.



[2026-02-05] THE COST OF THE GROWTH @ Sala Ragazzini


THE COST OF THE GROWTH

Sala Ragazzini - Largo Firenze, Ravenna
(giovedì, 5 febbraio 20:30)
THE COST OF THE GROWTH

A CHI APPARTIENE L' ECONOMIA?


  • Ore 20:30 - Introduzione a supporto del Collettivo di Fabbrica ex GKN
  • Ore 21:00 - Inizio proiezione documentario

fuorinellanebbia.it/event/the-…


THE COST OF THE GROWTH
Inizia: Giovedì Febbraio 05, 2026 @ 8:30 PM GMT+01:00 (Europe/Rome)

A CHI APPARTIENE L' ECONOMIA?


  • Ore 20:30 - Introduzione a supporto del Collettivo di Fabbrica ex GKN
  • Ore 21:00 - Inizio proiezione documentario



[2026-02-06] HC punk benefit @ CSA Brigata Prociona- Imola


HC punk benefit

CSA Brigata Prociona- Imola - 4, Via Riccione, Villaggio, Zona Industriale, Imola, Nuovo Circondario Imolese, Bologna, Emilia-Romagna, 40026, Italia
(venerdì, 6 febbraio 21:00)
HC punk benefit
Dalle 21.00 al Brigata Prociona, via Riccione 4, Imola.
Ritrito
Lyon Estates
Mortaio
M.A.I.
- distro
- presente anche il Vascello Vegano con panozzi e piatto unico 🤟🏾


fuorinellanebbia.it/event/hc-p…



[2026-02-20] Free all Antifas @ Spazio libertario Sole e Baleno


Free all Antifas

Spazio libertario Sole e Baleno - 27, Sobborgo Valzania, Quartiere Fiorenzuola, Ponte Abbadesse, Cesena, Unione dei comuni Valle del Savio, Forlì-Cesena, Emilia-Romagna, 47521, Italia
(venerdì, 20 febbraio 19:30)
Free all Antifas
* ORE 19.30 PROIEZIONE DI "THE TRIALS" (2025, 26 min, regia di M. Massa)
Documentario su Maja T, attivista non binary detenut* in isolamento a Budapest, che rischia fino a 24 anni di carcere perché accusat* dalle istituzioni ungheresi di aver partecipato alle mobilitazioni contro i neonazisti a Budapest nel febbraio 2023.
Estradata illegittimamente in Ungheria dalle autorità tedesche, nel processo sono emerse grosse incongruenze e pregiudizi da parte del giudice. Il 4 febbraio 2026 è prevista la sentenza del processo.
* CI SARANNO AGGIORNAMENTI SUL PROCESSO
* A SEGUIRE CENA VEGAN BENEFIT ANTIFAS
Per aggiornamenti:
freeallantifas.noblogs.org/fee…


fuorinellanebbia.it/event/free…



[2026-02-07] Sabotiamo la Guerra e la Repressione @ Via Cattaneo, Viterbo


Sabotiamo la Guerra e la Repressione

Via Cattaneo, Viterbo - Via Carlo Cattaneo, 01100 Viterbo VT, Italia
(sabato, 7 febbraio 15:00)
Sabotiamo la Guerra e la Repressione
Sabotiamo la guerra e la repressione Manifestazione e convegno a Viterbo il 7 e 8 febbraio 2026 Da almeno quattro anni la guerra è prepotentemente il marchio del nostro tempo. Non che essa se ne fosse mai andata, anzi si può dire che il secolo nato sotto il segno della cosiddetta “Guerra infinita” – a partire dall’11 settembre 2001 – sta mantenendo tutte le sue promesse. Una strategia, quella lanciata all’epoca dall’amministrazione Bush, che si è manifestata in un quarto di secolo di aggressioni imperialiste da parte del blocco NATO-sionista, in Afganistan, in Iraq, in Palestina. Il genocidio tuttora in corso a Gaza ne è l’ultima e più drammatica espressione. Con l’esplosione del conflitto su larga scala tra NATO e Federazione Russia in Ucraina a partire dal febbraio del 2022, la dinamica si allarga e cambia natura, diventando in quella regione un confronto diretto fra blocchi di Paesi capitalisti e altamente industrializzati, di dimensioni continentali e dotati di migliaia di armi nucleari. Il tutto avviene sullo sfondo dell’attrito tra gli USA e il loro principale concorrente, la Cina. In questo senso la guerra da allora è diventata non solo un fatto esotico, relegato nell’immaginario alle popolazioni che l’Occidente in questi anni ha massacrato e provato a sottomettere, ma una lugubre incombenza anche a quelle latitudini, come le nostre, dove non la si credeva immaginabile. Centrale come sempre nella guerra è il ruolo della propaganda. Sfacciata, inqualificabile l’operazione mediatica di chi, dopo aver per un quarto di secolo mostrificato chi si oppone alle truppe occidentali come un terrorista, dopo aver giustificato Guantanamo, i rapimenti extragiudiziali, le torture e le esecuzioni, dopo aver incensato le invasioni statunitensi ed europee come campagne di liberazione, ora, nel conflitto ucraino, dove si combatte effettivamente una guerra simmetrica, una guerra altamente tecnologica con droni, missili e satelliti e al contempo una guerra di carri armati e di trincee, lì ci si inventa l’operazione della “resistenza” ucraina e si cantano le ballate della legittima lotta contro l’invasore. Il tema della propaganda di guerra è evidentemente connesso con quello della censura. Ce lo testimonia da ultimo una serie di misure liberticide che anche in Italia uniscono destra e sinistra del campo borghese; dal ddl Gasparri (Forza Italia) a quello Del Rio (PD) parliamo di progetti di legge tesi all’equiparazione, dalle scuole alle aule di tribunale, dell’antisionismo con l’antisemitismo. Il Pacchetto-Sicurezza (ex ddl 1660) già approvato introduce il cosiddetto “terrorismo della parola”, insieme a un vasto pacchetto di norme dal sapore esplicitamente classista tese a schiacciare con anni di galera le rivolte nelle carceri, le manifestazioni di piazza, i picchetti operai e i blocchi stradali che da sempre sono espressione della lotta di classe, persino in un ambito sindacalistico e contrattualistico. Quindi, più in generale, è il tema della guerra a essere connesso con quello della repressione. Innanzitutto in termini generali, come repressione sociale. Quando lo Stato si prepara alla guerra, quella che prepara è soprattutto la guerra della borghesia contro il proletariato. La guerra permette al capitalismo internazionale di travasare immense ricchezze dal welfare al warfare nel fronte interno, avviando una gigantesca corsa al riamo finanziata attraverso politiche di macelleria sociale e manovre economiche di “lacrime e sangue”, tese esclusivamente a ingrassare le oligarchie padronali, moltiplicandone i profitti. E l’ex ddl 1660 mira esattamente a questo ambito del fronte interno: nel momento in cui si profila un’enorme espropriazione delle ricchezze dai salariati alla macchina militare (sintetizzabili nell’obiettivo del 5% del PIL da investire in armamenti), bisogna preventivare la necessità di reprimere le possibili opposizioni sociali a questo salasso, tappare la bocca a chi potrebbe sobillarne la dinamica in termini di radicalità, quindi preventivare di dover schiacciare sommosse in prigioni che ovviamente saranno sempre più piene. Contemporaneamente alla repressione sociale che riguarda tutta la classe sfruttata, si delinea una repressione specifica contro i rivoluzionari affinando degli appositi strumenti di annientamento. In particolare contro il movimento anarchico gli ultimi quattro anni sono stati caratterizzati da uno stillicidio di operazioni repressive, spesso incentrate proprio sul tema della censura: dall’operazione Sibilla contro il giornale anarchico “Vetriolo” all’operazione Scripta Scelera contro il giornale anarchico internazionalista “Bezmotivny”, passando per l’operazione “Diana”, incentrata in larga parte su iniziative editoriali (il giornale anarchico “Beznachalie”, la rivista “i giorni e le notti”, l’opuscolo “Nel vortice della guerra”, il sito ilrovescio.info), che vedrà l’udienza preliminare a Trento il prossimo 26 gennaio. L’apice di questo tipo di attacchi al movimento anarchico è stato raggiunto con la decisione sciagurata di trasferire l’anarchico Alfredo Cospito in 41 bis, dopo 10 anni di prigione in alta sicurezza, espressamente motivata con l’esigenza di impedire al compagno di continuare a leggere e a scrivere contributi dal carcere. Se l’obiettivo dichiarato del trasferimento del compagno in 41 bis risiede nella necessità per lo Stato di tappargli la bocca, ci sembra un bel gesto quello di rilanciare alcune sue parole, tratte dall’ultima occasione nella quale ha potuto parlare (durante l’udienza preliminare dell’operazione Sibilla, il 15 gennaio 2024 collegato in videoconferenza dal lager di Sassari al tribunale di Perugia): «Se la guerra imperialista dell’Occidente tracimerà per reazione dai confini dell’Ucraina irrompendo nelle nostre case, se i conflitti sociali supereranno il limite sostenibile di un meccanismo traballante, o anche solo se la transizione morbida e graduale in regime non sarà praticabile, il 41-bis grazie proprio alla sua patina di legalità sarà lo strumento repressivo ideale per un’anestetizzazione sociale forzata, una sorta di olio di ricino per rimettere in riga i recalcitranti, un golpe graduale e a norma di legge». Parole che in qualche modo delineano i contorni di quello che stiamo trattando, dalla geografia dei vari fronti alla dinamica guerra repressione sul fronte interno. D’altro canto non possiamo e non vogliamo dimenticare come in 41 bis resistono da quasi vent’anni tre prigionieri comunisti della BR-PCC, e una quarta si è suicidata dopo anni di tortura in questo terribile regime di annientamento. Il 41 bis si delinea quindi come un moderno lager controinsurrezionale, espressione topica di quello che è un carcere di guerra. Un’altra vicenda giudiziaria, fra le innumerevoli che potremmo citare, ci parla in particolar modo del legame tra gli apparati repressivi dello Stato italiano e Israele: si tratta del processo in corso all’Aquila contro Anan, Alì, Mansour. Un vero e proprio processo alla resistenza palestinese, laddove, in particolare contro Anan, si tenta di criminalizzare il suo contributo alla lotta per la liberazione della propria terra. Un processo nel quale non sono sotto accusa eventuali crimini commessi in Italia, ma episodi che sarebbero stati programmati nella Palestina occupata. Se pensiamo che persino per l’odioso diritto internazionale la resistenza armata palestinese è da considerarsi legittima, ci rendiamo conto del grado di collaborazione degli apparati dello Stato italiano col regime sionista. Un processo che è a tutti gli effetti un’espressione della complicità italiana nel genocidio dei palestinesi. E non lo diciamo in senso retorico e figurato: letteralmente il materiale acquisito dalla Digos dell’Aquila nel corso dell’indagine è stato utilizzato in Israele per sterminare tutti i contatti sospetti individuati. Viceversa, da Israele sono giunti elementi di indagine a supporto dell’inchiesta italiana, prove ottenute il più delle volte attraverso l’uso della tortura e in assenza di avvocati. Come se questo non bastasse, in Italia si moltiplicano le detenzioni o i tentativi d’espulsione di palestinesi o, più in generale, di immigrati che non si piegano. Per “reati d’opinione” (come nei casi di Mohamed Shahin e Ahmed Salem) o per la loro partecipazione a moti di piazza (come nella vicenda di Tarek Dridi, condannato a 4 anni e 8 mesi per la manifestazione del 5 ottobre 2024 a Roma). Il messaggio è chiaro: l’unica libertà che lo Stato concede ai rifugiati è tacere, sotto la perenne minaccia di essere riconsegnati ai vari torturatori che infestano i loro Paesi, al soldo o in combutta con l’imperialismo occidentale. Indagini e procedimenti diversi, quelli di cui abbiamo fatto cenno e i molti che per ragioni di spazio siamo costretti a tralasciare, tutti coordinati da quel dispositivo repressivo strategico che è la DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo), in barba alla favola tanto cara a quel mondo della sinistra giustizialista cresciuto per reazione al berlusconismo, che da trent’anni ci propina il ruolo della magistratura come forza di bilanciamento rispetto al potere politico delle destre e che vede in particolare nell’Antimafia l’impero del bene. Un merito della mobilitazione a fianco di Alfredo Cospito di cui si è fatto cenno, è stato proprio di aver incrinato il mito dell’Antimafia e il suo principale strumento inquisitoriale (il 41 bis) a un livello di decibel che non era stato mai osato in precedenza. Va quindi ribadito che è lo Stato borghese come sistema nella sua interezza – al di là delle beghe tra le sue fazioni – che è mobilitato in una riconfigurazione bellica generale, tanto verso l’esterno quanto verso il nemico interno. Sabato 7 febbraio saremo in piazza a Viterbo contro la guerra e la repressione, siamo compagne e compagni che si uniscono in corteo a partire da una chiara posizione internazionalista: - A quattro anni dall’esplosione su vasta scala della guerra in Ucraina, torniamo in piazza a sostegno del disfattismo rivoluzionario, della fraternizzazione fra i proletari coscritti e mandati al fronte con la forza, all’insubordinazione nei confronti dei superiori. Supportiamo tutti i disertori delle guerre dei padroni. Denunciamo la natura anti-proletaria dei governi europei che nel sostenere questa guerra impoveriscono la nostra classe drenando risorse dalle tasche dei salariati a quelle degli industriali. Mettiamo i bastoni tra le ruote al “nostro” imperialismo occidentale e alle sue manovre guerrafondaie, alle “nostre” classi dirigenti e sfruttatrici, al “nostro” Stato! - A sostegno della resistenza palestinese contro il colonialismo di insediamento sionista. Riaffermiamo contro ogni tentativo di ammutolirci la natura rivoluzionaria degli eventi del 7 ottobre 2023. Quando gli Stati si combattono o si accordano fra loro, siamo contro la loro guerra e contro la loro pace. Quando un’entità coloniale artificiale stermina un popolo senza Stato e senza amici fra le grandi potenze, noi stiamo dalla parte della resistenza di quel popolo contro i piani genocidari dell’imperialismo. Il 7 ottobre non solo rappresenta una legittima risposta al piano secolare di insediamento coloniale sionista, ma anche una variabile sovversiva nella pace fra borghesie mediorientali sintetizzabile nella fase degli “Accordi di Abramo”. - Siamo contro la menzogna insanguinata dei “due popoli, due Stati”; non solo perché il sionismo non ha lasciato alcuno spazio realistico di istituzione di uno Stato palestinese, ma perché uno Stato di colonizzati al fianco di uno Stato di colonizzatori sarebbe soltanto un amministratore delegato dell’oppressione, con l’elezione dei collaborazionisti a nuova classe dirigente. La parabola dell’ANP ne è davvero una triste e infame dimostrazione. - Contro la repressione, quale manifestazione della guerra sul fronte interno. Contro le politiche economiche di macelleria sociale e il loro legame con la guerra. Contro le leggi liberticide, anti-sociali e finanche tese alla soppressione delle opinioni rivoluzionarie, necessarie a supportare quelle politiche. Contro le operazioni repressive anti-anarchiche e contro la repressione dei movimenti sociali. - Ricordando che nel maggio del 2026 scadranno i primi quattro anni di 41 bis nei confronti del compagno anarchico Alfredo Cospito, a seguito dei quali il ministro della “giustizia” dovrà decidere sul rinnovo o meno della misura, torniamo in piazza con uno spezzone che gridi “Fuori Alfredo dal 41 bis”, inserendoci anche con questa manifestazione nella mobilitazione a sostegno del compagno. Domenica 8 febbraio terremo sempre a Viterbo un convegno internazionalista, nel quale tenteremo di dare la parola alla resistenza palestinese e ai disertori ucraini, ma anche ai protagonisti delle lotte qui in Italia sul posto di lavoro, approfondiremo alcune vicende giudiziarie come quella del processo all’Aquila contro la resistenza palestinese, delineeremo la dimensione del 41 bis come carcere di guerra e altri argomenti inerenti il connubio guerra-repressione. Un convegno che vogliamo sia a carattere militante, non intellettuale o professorale, dove a parlare saranno innanzitutto i protagonisti delle lotte. Assemblea “sabotiamo la guerra” Rete dei Comitati e Collettivi di Lotta


roma.convoca.la/event/sabotiam…



it.euronews.com/2026/02/04/la-…

direi che è una buona notizia. preso coscienza che l'intenzione è quella di rifondare l'urss tornare a quel modello aggressivo qualsiasi risorsa drenata all'uso civile in prospettiva toglie risorse alla futura stabilità sociale. e probabilmente quelle armi finiranno per servire più per controllo interno che per riuscire ad alimentare guerre. l'altra buona notizia è che probabilmente neppure i cinesi non hanno interesse a permettere un riarmo tecnologico nel medio termine della russia. dopotutto per loro la russia è più un concorrente che un alleato, e pure un vicino "scomodo". credo che ping sogni tutti i giorni una russia formata da tante piccole repubbliche dittatoriali.



Vannacci, i giornali di destra ora lo attaccano: “Traditore”


@Politica interna, europea e internazionale
La decisione di Roberto Vannacci di uscire dalla Lega per fondare un suo partito non è piaciuta ai giornali di destra. Sulle prime pagine di oggi, mercoledì 3 febbraio, Il Giornale lo definisce “Disertore” e Libero parla di “Alto tradimento”, mentre Il Tempo, parafrasando De



Symbian On Nokia Lives Again, In 2026


Do you remember Nokia phones, with their Symbian OS? Dead and gone, you might think, but even they have dedicated enthusiasts here in 2026. Some of them have gone so far as to produce a new ROM for the daddy of Symbian phones, the Nokia N8, and [Janus Cycle] is giving it a spin.

For many people, the smartphone era began when the first Apple iPhones and Android devices reached the market, but the smartphone itself can be traced back almost two decades earlier to an IBM device. In the few years before the birth of today’s platforms many people even had smartphones without quite realizing what they had, because Nokia, the market leader in the 2000s, failed to make their Symbian platform user friendly in the way that Apple did. The N8 was their attempt to produce an iPhone competitor, but its lack of an on-device app store and that horrific Windows-based installation system meant it would be their last mass-market flagship before falling down the Microsoft Windows Phone rabbit hole.

In the video below the break he takes a pair of N8s and assembles one with that beautiful camera fully working, before installing the new ROM and giving it a spin. We get to see at last what the N8 could have been but wasn’t, as it gains the last Symbian release from Nokia, and the crucial missing app store. Even fifteen years later it’s a very slick device, enough to make us sorry that this ROM won’t be made for the earlier N-series sitting in a drawer where this is being written. We salute its developers for keeping the N8 alive.

Oddly, this isn’t the only Nokia from that era that’s received a little 2020s love.

youtube.com/embed/xyVjWu4T0eU?…


hackaday.com/2026/02/04/symbia…




"Fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti". Leone XIV ha concluso con questo appello l'udienza di oggi, pronunciata in Aula Paolo VI e dedicata ancora una volta alla costituzione conciliare Dei Verbum.


"Fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazioni". È l'appello del Papa, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, al termine dell'udienza in Aula Paolo VI.





MrICQ estradato, la caduta del programmatore di Jabber Zeus


@Informatica (Italy e non Italy 😁)
Tredici anni di fuga, un centinaio di milioni di dollari sottratti, e una scia di aziende devastate. La storia di Jabber Zeus, un cartello cybercriminale che ha scritto un capitolo oscuro nella storia del cybercrime finanziario, si arricchisce di un nuovo, significativo epilogo. Dopo un



LIBANO. Israele avvelena le terre del sud per renderle invivibili


@Notizie dall'Italia e dal mondo
Tel Aviv ha sganciato sostanze chimiche sui terreni, causando il ritiro della missione ONU. L'obiettivo è quello della "terra bruciata", rendere l'area un cuscinetto sterile a cui gli sfollati non potranno più fare ritorno.
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Il sondaggio che spaventa la destra di governo: ecco quanti voti prenderebbe il partito di Vannacci


@Politica interna, europea e internazionale
Con il suo nuovo partito Futuro Nazionale, Roberto Vannacci lascia intendere che farà opposizione al Governo Meloni da destra. Annunciando l’uscita dalla Lega, l’europarlamentare ha pubblicato sui social una serie di slide in cui



Open Letter: Civil society concerned about extensive and indiscriminate data retention regime in Switzerland


19 civil society organisations have penned a letter to the Swiss Federal Department of Justice and Police (FDJP) to express serious concerns about their plans to extend the Swiss Data Retention regime. They call on the Federal Councilor to align Swiss legislation with the highest standards of protection for people’s privacy.

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Milano-Cortina 2026. Boschi abbattuti, tasche svuotate e bugie verdi.


noblogo.org/transit/milano-cor…


Milano-Cortina 2026. Boschi abbattuti, tasche svuotate e bugie verdi.


(204)

(MC1)

Le #OlimpiadiInvernali di Milano-Cortina dovevano essere “le più sostenibili di sempre”, un inno grandioso alla sobrietà ecologica e all’efficienza economica impeccabile. Peccato che alla prova dei fatti si rivelino incoerenti e ipocrite: un gigantesco, colossale esercizio di greenwashing pagato a rate dai contribuenti italiani, mentre i politici si riempiono la bocca fino a scoppiare con la parola “legacy” e i boschi secolari vengono abbattuti senza pietà per fare spazio a piste da bob che nessuno utilizzerà mai dopo lo spettacolo.

Prendete pure la famigerata pista di #Cortina, il simbolo perfetto e lampante di questa follia pura: partita con una stima iniziale di 47 milioni di euro, ora schizza vertiginosamente a 82 milioni con proiezioni che arrivano fino a 122 milioni, più un milione l’anno fisso solo per la gestione quotidiana.

Per costruirla si sacrificano senza rimorso 500 larici secolari in un bosco pregiato e protetto della conca ampezzana, alterando per sempre il paesaggio naturale in un’epoca in cui tutti fingono di piangere per il clima impazzito e la deforestazione galoppante (ma figuriamoci pure, per due settimane di slittate milionarie e vuote di senso si fa qualunque cosa, anche l’impensabile.)

E non si tratta solo di ambiente devastato: l’impronta di CO₂ complessiva è stimata in un milione di tonnellate, senza nemmeno un dato preciso e verificabile per singola opera infrastrutturale, e ben il 60% delle infrastrutture manca del tutto di una valutazione di impatto ambientale completa e adeguata, in palese e sfacciata contraddizione con il dossier di candidatura che prometteva trasparenza assoluta e rigore scientifico.

(MC2)

Sul fronte economico rappresenta un manuale completo del disastro pubblico annunciato: dalle stime iniziali di 1,36 miliardi si è arrivati a quasi 6 miliardi totali gonfiati all’inverosimile, con appalti opachi e nebulosi, indagini serrate della Procura di Milano su turbative d’asta e corruzione diffusa, e un decreto ad hoc subdolo che sottrae la Fondazione allo status di ente pubblico per rendere infinitamente più complicati i controlli necessari.

La favola consolatoria dei “fondi privati” è una bufala totale, con 2 miliardi di costi organizzativi di cui 400 milioni pubblici non previsti nei piani originali, e un deficit patrimoniale già oltre i 150 milioni accumulati a metà 2025. Lo Stato interverrà come sempre a tappare i buchi enormi, mentre le scuole in montagna chiudono i battenti e i servizi essenziali vengono tagliati senza scrupoli per “mancanza di fondi”.

L’eredità promessa per i territori è una collezione di cattedrali nel deserto inutili, proprio come la pista di Torino 2006 che marcisce abbandonata da anni. Invece di investire con intelligenza in ripristino post-Vaia o in progetti seri di riduzione emissioni, si buttano decine di milioni in un impianti iper-specialistici con un impatto climatico devastante e irreversibile in un’epoca di inverni sempre più miti e incerti. Prioritizziamo lo spettacolo globale effimero sulle vite reali e concrete dei cittadini.

È tempo di dire le cose come stanno prima che sia troppo tardi. Milano-Cortina resterà il simbolo della nostra incapacità di coniugare intelligenza e realismo, in una farsa ipocrisia che rende felici solo albergatori e politici.

#Blog #OlimpiadiInvernali #MilanoCortina #Italia #Ambiente #Economia

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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com




#DIDit: EDRi members spark movement for alternatives to Big Tech


At the 39th Chaos Communication Congress (39C3), German author Marc-Uwe Kling helped launch the idea of a monthly “Digital Independence Day” with a broad coalition of civil society organisations. On the first Sunday of each month, participants explore alternatives to dominant digital platforms, share experiences using #DIDit, and support one another through volunteer-led online and in-person meet-ups. To date, 189 organisations have joined the initiative, organising over 400 meet-ups.

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Rapporto ÖHD: 842 detenzioni, 118 arresti durante le proteste nel Rojava


L’Associazione avvocati per la libertà (ÖHD) ha pubblicato il suo rapporto sugli interventi della polizia e dell’esercito nelle proteste svoltesi nelle province di Turchia e Kurdistan tra il 1° gennaio e il 2 febbraio 2026 contro gli attacchi al Rojava.

Il rapporto è stato annunciato durante una conferenza stampa tenutasi presso la sede di Diyarbakır dell’Associazione. All’incontro hanno partecipato numerosi membri dell’ÖHD.

Il rapporto è stato redatto sulla base di osservazioni sul campo, interviste con detenuti, avvocati e familiari, registri ospedalieri e giudiziari e documentazione visiva. Il rapporto ha sottolineato che le violazioni non sono state episodi isolati, ma una pratica sistematica che si estende dal momento dell’arresto al processo.

Secondo il rapporto durante questo periodo sono state detenute almeno 842 persone, 118 sono state arrestate (tra cui 25 bambini) e 106 persone sono state sottoposte a percosse e maltrattamenti.

Violazioni contro i bambini

Secondo il rapporto, durante le proteste almeno 99 minori sono stati trattenuti e 25 sono stati arrestati. I minori sarebbero stati picchiati, ammanettati in senso inverso e trattenuti insieme agli adulti, una pratica considerata contraria ai principi fondamentali del sistema giudiziario minorile.

Violenza, diviti e pressioni digitali

L’Associazione (ÖHD) ha dichiarato che la maggior parte delle detenzioni e degli arresti è stata effettuata esclusivamente sulla base di conferenze stampa pacifiche e della partecipazione a proteste. Ha osservato che in molte province il diritto di riunione e di manifestazione è stato di fatto sospeso da divieti diffusi imposti dai governatorati, e persino la distribuzione di manifesti, striscioni e volantini è stata impedita.

Il rapporto ha inoltre evidenziato che i giornalisti sono stati picchiati e detenuti, che la loro capacità di occuparsi delle notizie è stata ostacolata e che il diritto all’informazione del pubblico è stato violato. Ha inoltre rilevato un aumento delle detenzioni e delle aggressioni contro gli avvocati.

Le violazioni dei diritti umani sono una scelta politica

L’Associazione avvocati per la libertà di Turchia (ÖHD) ha affermato che gli eventi costituiscono una grave violazione del diritto alla libertà personale e alla sicurezza e che le detenzioni e gli arresti sono una scelta politica volta a reprimere la resistenza sociale sorta contro gli attacchi al Rojava.

L’associazione ha invitato le istituzioni nazionali e internazionali a intervenire chiedendo la fine delle detenzioni e degli arresti arbitrari e un’indagine indipendente sulle accuse di tortura.

Mehmet Öner, direttore del Quartier Generale dell’Associazione (ÖHD), ha dichiarato: “I divieti al diritto di riunione e manifestazione pacifica devono cessare, le detenzioni e gli arresti arbitrari devono cessare immediatamente, devono essere condotte indagini indipendenti ed efficaci sulle denunce di tortura e maltrattamenti e i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani contro i minori devono essere chiamati a risponderne. Come ÖHD, dichiariamo ancora una volta che continueremo a documentare le violazioni dei diritti umani, a sostenere le vittime e a portare la verità al pubblico”.

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Pervin Buldan: la missione di Öcalan è stata decisiva per l’accordo


Pervin Buldan, membro della delegazione di Imrali, ha affermato che Abdullah Öcalan ha sottolineato che il processo ha raggiunto un punto morto e ha chiesto la ripresa dei negoziati e del dialogo, aggiungendo che l’accordo tra il governo di Damasco e le SDF è stato raggiunto in linea con tale richiesta.

L’accordo firmato tra le Forze democratiche siriane (SDF) e il governo di transizione siriano è considerato più di un semplice accordo tecnico: è il risultato di un nuovo equilibrio di potere creato sul campo e in politica dalla resistenza multidimensionale del popolo curdo nel corso di molti anni.

La realtà militare, sociale e politica sul campo ha rivelato l’insostenibilità delle politiche che ignorano il popolo curdo, mentre l’inclusione dei diritti identitari, culturali ed educativi nel testo dell’accordo dimostra che la politica di negazione e annientamento perseguita per quasi un secolo ha ampiamente fallito.

Pervin Buldan, membro della delegazione di Imrali del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (DEM), ha commentato l’accordo firmato tra le SDF e il governo di transizione siriano e il ruolo del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan in questo processo.

Ha sottolineato che il processo di accordo tra le SDF e Damasco è in corso da molto tempo e che è importante raggiungere questa fase.

Pervin Buldan ha affermato che l’accordo ha impedito la perdita di migliaia di vite umane, aggiungendo che quanto accaduto nei quartieri di Şêxmêqsûd (Sheikh Maqsoud) ed Eşrefiyê (Ashrafiah) è stata una grande cospirazione che potrebbe portare al massacro del popolo curdo in Siria.

Ha dichiarato che durante il loro ultimo incontro con Abdullah Öcalan sull’isola di Imrali, il 17 dicembre, gli scontri continuavano nei quartieri di Şêxmêqsûd ed Eşrefiyê, aggiungendo che questa situazione ha causato grande preoccupazione e rabbia ad Abdullah Öcalan. Pervin Buldan ha dichiarato: “Abdullah Öcalan ha fatto importanti osservazioni che hanno aperto la strada al negoziato e al dialogo.

Non sarebbe sbagliato affermare che questa fase è stata raggiunta dopo aver trasmesso i suoi messaggi alle parti interessate. Pertanto, la missione, il ruolo e gli appelli del signor Öcalan su questa questione, basati sulla prospettiva di impedire che il popolo curdo venga nuovamente massacrato, sono stati decisivi per portare l’accordo a questa fase .”

Ha affermato che i curdi si trovano davanti a una grande cospirazione

Pervin Buldan ha affermato che la sicurezza del popolo curdo è molto importante per Abdullah Öcalan: “Il signor Öcalan ha detto: ‘Non vedo nulla di male nel dire che questa è in realtà una nuova cospirazione del 15 febbraio’.

I curdi sono di nuovo sull’orlo di una nuova cospirazione per massacrarli. Per questo ha fatto importanti osservazioni sulla loro sicurezza, sul loro futuro, sulle loro vite e sulla tutela delle conquiste che hanno ottenuto in ogni parte del mondo in cui si trovano attualmente.

Pervin Buldan ha riferito che Abdullah Öcalan ha sottolineato la grande importanza della preferenza del popolo curdo per la negoziazione e il dialogo, affermando: “Ha compiuto grandi sforzi in tal senso e, in linea con i risultati di questo sforzo, l’accordo o la riconciliazione tra il governo di Damasco e le SDF è entrato in vigore oggi con questo appello”.

Sottolineando che la lotta non è finita, Pervin Buldan ha affermato che il processo è in corso e continuerà, ricordando che il governo di Damasco è un governo di transizione.

Pervin Buldan ha concluso: “Guardando all’accordo ci sono molte discussioni: è sufficiente o insufficiente? Non dovremmo guardare la questione solo in questo modo. La lotta del popolo curdo continuerà; di conseguenza, il popolo curdo continuerà a portare avanti la sua lotta.”

MA / Selman Güzelyüz

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Campagna “No alle esecuzioni di martedì”: sciopero della fame in 56 carceri


La campagna “No alle esecuzioni di martedì”, che ha annunciato che più di 2.350 persone sono state giustiziate dall’inizio dell’anno, ha richiamato l’attenzione sui massacri e sulle sparizioni forzate commessi dal regime repressivo, insieme alle proteste in corso in 56 carceri.

La campagna “No alle esecuzioni di martedì”, lanciata contro la pena di morte in Iran, prosegue in 56 carceri per la sua 106a settimana. La campagna ha annunciato che 123 persone sono state giustiziate a gennaio. Secondo i dati pubblicati dalla campagna, dall’inizio di quest’anno sono state giustiziate più di 2.350 persone.

Il testo della campagna include le seguenti dichiarazioni:

“Sono trascorse più di tre settimane dalle brutali uccisioni di civili e dalla detenzione di decine di migliaia di cittadini indifesi nelle strade, nei quartieri e nei viali dell’Iran, eppure ampie fasce della popolazione iraniana rimangono completamente all’oscuro della sorte e dello stato dei propri cari. Queste azioni del regime repressivo sono un chiaro esempio di omicidio e sparizioni forzate sponsorizzati dallo Stato, e la responsabilità principale ricade sul Velayat-e Faqih.”

Molti dei detenuti vengono processati segretamente, senza il diritto a un giusto processo, e rischiano dure condanne e minacce di esecuzione. Le agenzie di sicurezza hanno minacciato molti avvocati indipendenti, chiedendo loro di non assumere la difesa dei detenuti durante la rivolta. Noi, come membri di questa campagna, invitiamo tutte le famiglie degli arrestati e di coloro che hanno perso la vita ad alzare la voce e a rendere pubblici i nomi dei loro cari. Invitiamo inoltre tutte le persone oneste e gli attivisti per i diritti umani, sindacali, civili e politici a farsi portavoce dei prigionieri e di coloro che sono stati recentemente arrestati, con più forza che mai.

Il regime dispotico continua le sue esecuzioni in modo sconsiderato e quasi isterico. Ad oggi, sono state giustiziate 123 persone, e oltre 2.350 dall’inizio dell’anno.

La legittima protesta del popolo iraniano e il ricordo delle migliaia di ragazze e ragazzi il cui sangue è stato ingiustamente versato dalle forze oppressive del regime fascista e religioso con proiettili e asce, hanno finalmente portato la Guardia Rivoluzionaria, principale responsabile di questi crimini, ad essere inserita nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea. Questo sviluppo rappresenta un passo fondamentale nella lotta del popolo iraniano ed è la richiesta non solo dei membri di questa campagna e di tutti i prigionieri politici, ma di tutto il popolo iraniano che da anni chiede libertà e uguaglianza.

Nell’ambito della campagna, in 56 carceri si svolgono scioperi della fame per la 106a settimana.

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Hackers have targeted a spread of apps or sites that aim to track ICE activity, in one case even sending push notifications to users in an attempt to intimidate them.#ICE #News


Hackers and Trolls Target Wave of ICE Spotting Apps


Over the last few days hackers and trolls have targeted a slew of ICE spotting apps and their users in an apparent attempt to intimidate and stop them from reporting sightings of ICE. These hackers sent threatening text messages to users of StopICE, claiming their personal data has been sent to the authorities; attempted to wipe uploads on Eyes Up, which aims to document ICE abuses; and even sent push notifications to DEICER app users claiming their data has also been sent to various government agencies.

There is little evidence that hackers have actually provided data to the government. But it shows that apps like these, many of which Apple and Google have already kicked from their respective app stores, in some cases after direct government pressure, can be targeted by hackers or those looking to harass their users.

“Yes there is a targeted spike in attacks targeting similar [sites],” Sherman Austin, the developer of StopICE, told 404 Media in an email.

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#News #ice


‘Curator Live’, a popular photo booth company for weddings and other events, is exposing all sorts of unsuspecting people’s photos.#Privacy #News


Wedding Photo Booth Company Exposes Customers’ Drunken Photos


A photo booth company that caters to weddings, lobbying events in D.C., and engagement parties has exposed a cache of peoples’ photos, with the revellers likely unaware that their sometimes drunken antics have been collected and insecurely stored by the company for anyone to download. A security researcher who flagged the issue to 404 Media said the company, Curator Live, has not responded to his request to fix the issue.

The exposure, which also includes phone numbers, highlights how we can face data collection even at innocuous events like weddings. It’s also not even the only recent exposure by a photo booth company. TechCrunch reported on a similar issue with a different company in December.

“Even if you just wanted the printed photo, your data is being held by a third party unbeknownst to you,” the security researcher, who requested anonymity to speak about a sensitive security issue, said. “The fact that this third party leaks it freely is icing on the cake. It violates any reasonable expectation of privacy.”

In all, the researcher says at least 100GB of photos are exposed. 404 Media reviewed a smaller sample of photos. They show people at various weddings and engagement parties cheering and drinking. Some photos include children. Others appear to have been taken at a NASA branded event.

“You can attribute the phone numbers to photos of people in some cases. I think the greatest reasonable risk for photo booth users is that it could reveal intimate photos,” the researcher added.

Curator Live’s website says the company “delivers industry-leading enterprise photo and video capture solutions. From photo booth operators to zoos, sports events, attractions, and vacation destinations, we help your brand create unforgettable experiences and lasting memories.”

As for how they found this issue, the researcher said they went to a wedding where the DJ company had a Curator Live photo booth. “The booth was configured to take four or so photos, then printed them out. The machine promoted the user for a phone number to receive digital copies of the photos,” he said.

After reluctantly entering his number, the researcher received a text with a link to Curator Live’s API, he said. From there, he found the exposed data. The company is still exposing people’s data so 404 Media is not explaining the security issue in detail. But the impact is that a stranger could dig through other peoples’ photos.

The researcher shared a copy of his email he sent to Curator Live in November detailing the issue. The researcher said he never received a response. “Fix your shit,” one line read.

Curator Live did not respond to 404 Media’s request for comment.