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Tuta aggiunge l’annullamento email e migliora gli inviti nel calendario


Tuta Mail ha una nuova funzione per annullare un'email entro dieci secondi dall'invio. Il calendario, intanto, ora mostra chiaramente gli inviti ancora senza risposta.
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Tuta Mail ha rilasciato due aggiornamenti: l’annullamento dell’invio, disponibile ora per tutti gli utenti, e una nuova visualizzazione degli inviti in sospeso nel calendario.

L’annullamento dell’invio è una funzione opzionale che aggiunge un ritardo di dieci secondi all’invio effettivo del messaggio: una finestra breve ma sufficiente per tornare indietro, correggere e rimandare. Per attivarla basta passare da Impostazioni > Email > Annullamento email.

Non è rivoluzionaria, ma era richiesta da tempo e fa il suo lavoro senza fronzoli. Più utile di quanto sembri, soprattutto per chi scrive molte email di fretta.

Per quanto riguarda il calendario, invece, Tuta ha introdotto una distinzione visiva per gli inviti in sospeso: quando un contatto ti invita a un evento, questo compare direttamente nel calendario ma con un colore attenuato e un bordo tratteggiato, così da distinguerlo a colpo d’occhio dagli appuntamenti già confermati. Una volta accettato l’invito, l’evento assume l’aspetto normale. Piccola cosa, ma riduce il rischio di dimenticarsi di rispondere a qualche invito sepolto tra gli altri.

In arrivo anche miglioramenti all’indicizzazione della ricerca e una beta chiusa di Tuta Drive, ma i dettagli su quest’ultima sono ancora scarsi.

Se stai cercando una casella di posta cifrata e rispettosa della privacy, Tuta rimane una delle scelte più solide in circolazione.


FONTE tuta.com

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da oggi, 27 marzo, a lecce: “paesaggi asemici”, mostra di enzo patti e giuseppe calandriello


Locandina - Paesaggi Asemici, Giuseppe Calandriello, Enzo Patti, Galleria ARTPOETRY, Lecce
cliccare per ingrandire

Paesaggi Asemici

Oggi, 27 marzo, alle ore 19:00, si inaugura la mostra “Paesaggi Asemici” presso la Galleria ARTPOETRY, via G. Candido 3, Lecce. L’esposizione mette a confronto le visioni artistiche di Giuseppe Calandriello ed Enzo Patti, esplorando una dimensione estetica in cui il segno abbandona la funzione di parola per farsi paesaggio.

Le opere, analizzando il concetto di “scrittura asemica”, non come assenza di significato ma come libertà assoluta dal vincolo del messaggio imposto, indagano come il segno possa farsi territorio e memoria. La mostra propone una riflessione sulla “semantica aperta”: l’asemico non è qui inteso come mera illeggibilità, ma come una forma di libertà interpretativa che risponde alla crisi del racconto contemporaneo. In un’epoca in cui la parola rischia di diventare imposizione, il segno si trasforma in un rifugio visivo e in una nuova possibilità di sguardo.

Con un intervento di Francesco Aprile.

Enzo Patti
Patti si muove nel solco della “figurazione asemica”, fondendo disegno e grafia in un unico corpo. Utilizzando prospettive a volo d’uccello, l’artista spalanca l’orizzonte su vedute urbane e strade popolate da segni primordiali e silhouette umane che richiamano gli ideogrammi dell’Antico Egitto. Le sue opere appaiono come “archivi di immagini” o mappe di civiltà sospese tra passato e futuro, offrendo uno spazio ospitale per la libera immaginazione del visitatore.

Giuseppe Calandriello
Le tele di Calandriello sono caratterizzate da un intreccio vibrante di segni neri e rossi che, aprendosi a infinite interpretazioni suggestive, evocano il ritmo di diari privati o scritture antiche. Attraverso linee di forza geometriche che tentano invano di arginare il caos dei segni, l’artista rappresenta visivamente il controllo e l’iper-semantizzazione della società moderna. Il suo è un paesaggio interiore fatto di silenzi, dove l’osservatore è invitato a cogliere la traccia minima della poesia piuttosto che a decodificare un messaggio.

Informazioni


  • Titolo: Paesaggi Asemici
  • Artisti: Giuseppe Calandriello, Enzo Patti
  • Sede: Galleria ARTPOETRY, via G. Candido 3, Lecce
  • Inaugurazione: 27 marzo, ore 19:00
  • Contatti: 329 6249713
  • La mostra è visitabile tutti i giorni dal 27 marzo al 30 aprile 2026


#asemic #asemicWriting #asemics #EnzoPatti #FrancescoAprile #GalleriaArtpoetry #GiuseppeCalandriello #inaugurazione #mostra #paesaggiAsemici #scritturaAsemica

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Qt 6.11 è disponibile: grafica 3D da videogioco e un nuovo pennello per le interfacce 2D


Qt 6.11 porta un nuovo motore grafico 2D accelerato dall'hardware, capacità 3D che il team paragona a quelle di un motore di gioco, e un modulo sperimentale per semplificare la programmazione asincrona in C++.
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Qt è uno dei framework più diffusi per costruire applicazioni con interfaccia grafica: lo usa KDE, lo usano migliaia di programmi open source e proprietari su desktop, mobile e sistemi embedded. Con la versione 6.11, appena rilasciata, arrivano alcune novità piuttosto concrete.

La più visibile è Qt Canvas Painter, un nuovo modulo per il disegno 2D che sfrutta direttamente la scheda grafica per accelerare il rendering. Rispetto al sistema precedente offre effetti più ricchi, ombre, sfumature e supporto a shader personalizzati, ed è sensibilmente più veloce. L’ispirazione dichiarata è il Canvas 2D di HTML5, se vi dice qualcosa.

Sul versante 3D, il team di Qt afferma che il framework raggiunge ora le stesse capacità di un motore di gioco. Non è solo marketing: 6.11 introduce l’illuminazione globale in tempo reale (SSGI, cioè la simulazione di come la luce rimbalza sulle superfici in modo dinamico) e i riflessi calcolati a schermo (SSR, riflessioni generate a partire dai pixel visibili anziché da un modello geometrico separato). Sono tecniche usate da anni nei videogiochi, e il fatto che Qt le adotti significa interfacce 3D molto più credibili senza dover ricorrere a un engine dedicato come Unreal o Unity.

Tra le novità anche Qt Task Tree, per ora in anteprima tecnica: è un sistema che permette di descrivere operazioni asincrone in C++ in modo dichiarativo, cioè specificando cosa deve accadere piuttosto che come orchestrarlo passo per passo. Già usato internamente in Qt Creator in oltre cento punti, secondo il team semplifica notevolmente il codice per chi gestisce operazioni in background.

Il resto dell’aggiornamento copre miglioramenti alla gestione dei grafici, integrazione più fluida tra QML e C++, animazioni vettoriali e supporto a web service tramite il modulo OpenAPI.


FONTE qt.io


FONTE phoronix.com


FONTE linuxiac.com

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Graphene non ti chiederà mai l’età, nemmeno se obbligata


GrapheneOS ha dichiarato che non si conformerà alle nuove leggi sull'age verification in Brasile e negli Stati Uniti. Niente dati personali, niente account, anche a costo di essere esclusi da interi mercati.
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GrapheneOS non raccoglierà dati anagrafici degli utenti durante la configurazione del dispositivo. Punto. Anche se questo dovesse costarle l’accesso a interi mercati.

La dichiarazione, pubblicata il 20 marzo sui canali social del progetto, arriva in risposta a una serie di leggi che stanno imponendo agli sviluppatori di sistemi operativi di verificare l’età degli utenti già in fase di setup. Il Brasile è stato il primo ad agire in modo concreto: la sua legge Digital ECA è entrata in vigore il 17 marzo, con sanzioni fino a circa 9,5 milioni di dollari per ogni violazione. In California, la legge AB-1043, firmata dal governatore Newsom nell’ottobre 2025, entrerà in vigore a gennaio 2027 e obbligherà i fornitori di sistemi operativi a raccogliere età o data di nascita e trasmetterle in tempo reale agli store e agli sviluppatori tramite apposita API. Il Colorado si sta muovendo nella stessa direzione.

La risposta del team di GrapheneOS è stata netta: il sistema operativo rimarrà utilizzabile da chiunque nel mondo, senza richiedere informazioni personali, documenti d’identità o la creazione di un account. Se questo renderà impossibile vendere i dispositivi in alcune regioni, il progetto accetta le conseguenze.

Non è solo GrapheneOS a resistere. Gli sviluppatori del firmware open source DB48X hanno pubblicato un avviso legale dichiarando che il loro software non implementerà mai la verifica dell’età. MidnightBSD ha scelto un’altra strada, aggiornando la licenza per vietarne l’uso in Brasile.

La posizione di GrapheneOS diventa ancora più interessante alla luce della partnership con Motorola, annunciata al MWC di inizio marzo. Se i futuri dispositivi Motorola con GrapheneOS preinstallato dovranno rispettare le normative locali nei mercati in cui saranno venduti, la distribuzione geografica potrebbe complicarsi. Un problema che Apple e Google, conformandosi con le rispettive API, non avranno.


FONTE grapheneos.social


FONTE discuss.privacyguides.net


FONTE tomshardware.com


FONTE privacyguides.org


GrapheneOS will remain usable by anyone around the world without requiring personal information, identification or an account. GrapheneOS and our services will remain available internationally. If GrapheneOS devices can't be sold in a region due to their regulations, so be it.

#hot
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La notizia è visibile sul sito del ministero, qui. Rimane non risolta, però, una questione strutturale: che, in Italia, a stabilire che cos’è pubblicazione scientifica e che cosa no sia il governo o una sua sempre più diretta emanazione. Il fatto che sulla scientificità di ORE, dopo precedenti diversi, ci si avvii a cambiare idea è un dettaglio che non muta il quadro.
- The post’s content. aisa.sp.unipi.it/il-ministero-…


ANDU, FLC-CGIL, Roars, nonché la Rete delle Società Scientifiche, hanno espresso allarme o almeno preoccupazione per i doni che lo stato si appresta a regalare alla ricerca italiana. Questi doni, che rafforzeranno i poteri, già non poco oppressivi, del ministero dell’università e della ricerca, dell’Anvur che gli è sottomesso e delle gerarchie accademiche locali, consistono:
  1. in una riforma del reclutamento, già approvata in senato, che rende i concorsi interamente locali, ma sotto il controllo dell’Anvur sia in ingresso sia in uscita;
  2. in una riforma dell’Anvur, per via regolamentare e non legislativa, volta ad accentuarne ulteriormente la subordinazione al ministero;
  3. in una riforma dell’amministrazione delle università, per via legislativa, che accentuerebbe il dispotismo locale dei rettori e la loro sudditanza al governo nazionale.

La scienza italiana, che nell’età moderna si fondò e perseguì la libertà dell’uso pubblico della ragione e l’emancipazione dal segreto, si trova ora a misurarsi con tre poteri che hanno solo accidentalmente a che vedere con la ricerca della verità: quello, locale, di colleghi e rettori, quello, centralizzato, dell’agenzia sedicente indipendente per la valutazione di stato, la quale attribuisce la quota cosiddetta “premiale” del finanziamento ordinario, e quello del governo a cui essa stessa è sottoposta fin dalla sua istituzione.

Promuovendo la scienza aperta come scienza libera e non come costoso adempimento burocratico, abbiamo sostenuto che la valutazione amministrativa della ricerca, in Italia centralizzata in forma di valutazione di stato, è intrinsecamente dispotica e retrograda: dispotica perché sostituisce alla libera discussione entro le comunità scientifiche una statuizione di un’autorità esterna e non scientifica, in quanto derivante da una gerarchia amministrativa; retrograda perché impone indicatori costruiti sul passato che disconoscono non solo la riflessività dell’azione sociale,1 ma anche la natura aperta della ricerca.

A questo dispositivo, che Mario Ricciardi descrisse precocemente come un “apparato burocratico di tipo sovietico”, i professori italiani si sono – sostanzialmente – piegati. Fra gli effetti della sottomissione c’è stato il blocco di un’evoluzione verso una scienza aperta nel senso di libera da oligopoli editoriali privati e liste di riviste “scientifiche” ed “eccellenti” di composizione amministrativa. Accettarla, ai più, è parsa una scelta prudente: si tratta però di capire se è stata anche una scelta sapiente.

1. La metamorfosi del “cretino locale”


Pietro Rossi, in un fortunato articolo, criticò i concorsi introdotti nel 1998, in cogestione fra “facoltà e corporazione disciplinare”. Secondo Rossi, in un sistema in cui la sede che fa il favore di bandire una valutazione comparativa può barattare la vittoria del proprio candidato interno con le idoneità di candidati esterni supplementari che trovano cattedra a casa loro, l’ascesa del “cretino locale”, entro comunità di disciplina sempre più frammentate e chiuse, non può che essere irresistibile.

Il disegno di legge approvato in senato abolisce l’Abilitazione Scientifica Nazionale a favore di concorsi esclusivamente locali con vincitori unici, accessibili tramite un’autocertificazione della soddisfazione di criteri stabiliti con decreto ministeriale su proposta dell’Anvur, sentito il CUN, i quali comprenderanno “indicatori minimi di quantità, continuità e distribuzione temporale dei prodotti della ricerca”. I commissari dovranno godere dei medesimi requisiti. Dopo tre anni i vincitori verranno valutati dall’Anvur, con eventuali conseguenze sanzionatorie in termini di finanziamento istituzionale.

Si tornerà dunque al “cretino locale”, o, come scrive più gentilmente Roberta Calvano, a un sistema in cui “il nepotismo e gli abusi sono stati per anni alla radice di un diffuso malcostume accademico”? No: in virtù dell’Anvur e del ministero, questa volta il “cretino”, selezionato tramite valutazione amministrativa in ingresso e in uscita e giudicato da commissari simili a lui, sarà probabilmente bibliometrico, sicuramente governativo, e giocoforza sottomesso ai colleghi disposti a usare il loro potere di ricatto – qualità, queste, che con la scienza libera hanno ben poco a che vedere.

2. L’autoaffermazione dell’università italiana


“Noi vogliamo noi stessi” proclamava un rettore a Friburgo, perorando l’autoaffermazione dell’università. Correva l’anno 1933: Martin Heidegger diceva “noi”, ma era entrato in carica su pressione del governo nazista, dopo che il suo predecessore, riluttante a licenziare gli ebrei, era stato indotto alle dimissioni. Tra poco, forse, anche i rettori italiani, pur più sottilmente e con qualche sbavatura normativa, potranno dire “noi” al modo di Heidegger:

  1. la composizione, legalmente determinata, del consiglio di amministrazione consentirà loro di contare su una maggioranza certa purché ubbidiscano al governo. Eliminato il rappresentante del personale tecnico-amministrativo, degli 11 membri del consiglio uno sarà il rettore stesso, quattro saranno nominati direttamente da lui (due docenti e due componenti esterni); a questi si aggiungerà uno studente eletto, come residuo vestigiale di democrazia, due docenti indicati dal senato, il candidato rettore soccombente e un membro nominato dal governo. Al rettore basterà restare agli ordini di quest’ultimo – esercizio che, probabilmente, non gli sarà difficile – per avere una maggioranza garantita;2
  2. il mandato del rettore sarà prolungato da sei a otto anni, con un eventuale plebiscito di conferma dopo quattro anni, qualora proposto dai 3/5 del senato accademico. A proposito del mandato, dall’ipotetico testo di riforma cadono le parole “non rinnovabile”;
  3. nella programmazione triennale il rettore dovrà tener conto anche di “linee generali di indirizzo stabilite dal Ministro”.

I rettori preferiranno continuare a regnare all’inferno o proveranno a servire in paradiso? Non si sa: ma certamente con “rettori che agiscono sotto l’occhiuta vigilanza del ministro e da cui dipenderanno a catena tutte le cariche interne agli atenei (i cui mandati vengono allineati alla durata di quello dei rettori)” l’esercizio della libertà della ricerca, sia in senso negativo sia in senso positivo, sarà ancor più difficile, e rischioso.

3. L’epifania dell’Anvur


Come ha osservato Roberto Caso, l’Anvur, istituita nel 2006 sotto il governo Prodi II, è nata così dipendente da aver ricevuto critiche perfino da una sostenitrice della valutazione amministrativa come Fiorella Kostoris. Il regolamento di riforma – che viola, secondo il Consiglio di Stato, la gerarchia delle fonti3 – renderebbe più intenso un controllo del governo sulla ricerca già in atto, al quale i più, a dispetto del primo comma dell’articolo 33 della costituzione italiana, hanno ritenuto opportuno sottomettersi.

  1. L’Anvur sarà ancor più ministeriale e dipendente: rispetto al regime attuale, il presidente dell’Anvur diverrebbe di nomina ministeriale diretta, così come i comitati di selezione delle rose dei candidati fra i quali il ministro sceglierà i quattro membri del consiglio direttivo, non più costituiti su indicazione di enti esterni.
  2. L’Anvur diverrà la valutatrice generale di stato: l’agenzia, che attualmente valuta solo università ed enti di ricerca vigilati dal MUR (quali CNR, INAF, INDIRE, INFN, INGV, INVALSI), allungherà il suo occhio agli altri enti di ricerca pubblici (ASI, CREA, ENEA, ISPRA, ISS, ISTAT) in base ad accordi con i ministeri vigilanti, alle Accademie e all’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM) a enti privati ma finanziati pubblicamente (IIT di Genova, HT di Milano e Fondazione Biotecnopolo di Siena) e simili, nonché, per chi mai volesse richiederlo, in ambito internazionale. E non si occuperà solo di arte, musica e ricerca bensì anche delle cosiddette “competenze trasversali e disciplinari” acquisite dagli studenti e degli “sbocchi occupazionali dei laureati”. Tutto ciò, chiarisce la relazione di accompagnamento, nel “rispetto dell’indirizzo politico dato dal Ministero dell’università e della ricerca, quale Ministero vigilante”.

Il modello dell’università-azienda – si è detto – è neoliberale; quello nei disegni del governo è autoritario. Qui però il “liberale” che segue al “neo-” non ha nulla a che vedere con Benedetto Croce: l’azienda è una struttura non democratica, bensì autoritaria e chi la impone come modello sostiene un’ideologia altrettanto autoritaria, se non totalitaria. In questo senso, il disegno di “riforma” dell’Anvur non è una metamorfosi, bensì un’epifania.

Non esiste una valutazione amministrativa buona o cattiva, così come non esiste un dispotismo cattivo o buono a seconda che sul trono sieda Commodo oppure Marco Aurelio. Se si accetta che la valutazione della ricerca non sia scientifica – e parte della ricerca stessa – bensì amministrativa e a essa esterna, si accetta anche che chi amministra ne fissi e ne muti i criteri e abbia titolo a controllare i suoi eventuali agenti in modo più o meno stretto. Il vizio della valutazione di stato non sta nel modo in cui valuta, come suggerito elusivamente dell’Unione Europea, ma nel fatto che Caesar sia supra grammaticos, non importa se come Marco Aurelio o come Commodo. Non è, questa, un’idea radicale, né sul piano della storia, né su quello della cronaca: lo scorso aprile, in Francia, l’assemblea nazionale ha votato a favore dell’abolizione dell’agenzia di valutazione di stato HCERES.

In questa prospettiva non ha senso limitarsi a chiedere un guinzaglio appena un po’ più lungo, o a sollevare il problema dei finanziamenti alla ricerca senza toccare quello della sua libertà, vale a dire della possibilità stessa di fare scienza – libertà, questa, che non si promuove difendendo l’Anvur attuale4 come se fosse indipendente, bensì considerandone l’abolizione.

Contro il disegno di intensificare il controllo politico di “un’università più piccola, gerarchica e precaria”, FLC-CGIL5 si è appellata alle “forze libere e pensanti dell’accademia e della comunità universitaria”. In effetti, se, dopo lustri di valutazione di stato, esistessero ancora “forze libere e pensanti”, non sarebbe loro difficile promuovere una campagna di ubbidienza civile alla costituzione, a partire dagli articoli 21 e 33. In un momento in cui dovremmo invece parlare, davanti agli stati armati per la guerra, delle condizioni della pace pubblica, continuare a compilare moduli e a supplicare favori ministeriali ci salverà, forse, come impiegati, ma certamente non come studiosi.


  1. Questa riflessività è nota a chi si occupa di valutazione come legge di Goodhart: i soggetti valutati non si limitano a farsi valutare, ma adeguano riflessivamente le loro prestazioni al criterio di valutazione. Così chi viene premiato per il numero di pubblicazioni inflazionerà i testi, mentre chi viene premiato per le citazioni scriverà solo per farsi citare. Le conseguenze sono tristemente note. ↩︎
  2. Per un aggiornamento sugli orientamenti ministeriali si veda però quanto riferito dall’ANDU qui. [nota aggiunta il 7/01/2026]↩︎
  3. Il Consiglio di Stato, nel parere formulato nell’adunanza del 23 settembre 2025, ha ricordato che, proprio in virtù della gerarchia delle fonti del diritto, un regolamento, perfino se riguarda la valutazione di stato, non può cambiare la legge che l’ha istituita. ↩︎
  4. L’agenzia, peraltro, si è mostrata incapace di onorare gli impegni di riforma della valutazione che aveva sottoscritto aderendo alla coalizione europea COARA. ↩︎
  5. ANVUR: un’Agenzia che diventa governativa, con l’intenzione di valutare e quindi disciplinare anche saperi e conoscenze (2025) merita di essere letto per la sua analisi dettagliata della bozza di DPR qui solo sommariamente esposta. ↩︎

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Autenticazione push: come funziona e perché le banche la stanno adottando al posto delle password


Le banche stanno abbandonando le password tradizionali. L'autenticazione push mobile permette di approvare accessi e pagamenti con un tap sullo smartphone — ma come funziona davvero e quanto è sicura?
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Nel settore bancario, la protezione delle identità digitali è diventata una priorità strategica. L’aumento delle transazioni digitali, insieme a quello delle potenziali vulnerabilità e all’inasprimento dei requisiti normativi, sta spingendo le istituzioni finanziarie a ripensare i propri sistemi di verifica. In questo scenario, l’autenticazione tramite notifiche push mobile mobile si sta affermando come una soluzione capace di coniugare sicurezza, rapidità e semplicità. Infobip osserva come le banche stiano gradualmente abbandonando l’utilizzo degli OTP inviati via SMS o email per adottare modelli più sicuri e più resilienti alle frodi. L’autenticazione push consente infatti di verificare identità e operazioni direttamente all’interno dell’app bancaria, riducendo drasticamente il rischio di intercettazioni, SIM swapping o tentativi di phishing.

Autenticazione push mobile: come funziona e perché le banche la stanno adottando


L’autenticazione push nasce dalla necessità di creare un meccanismo di verifica più robusto e adatto ai modelli di rischio attuali. L’associazione univoca tra app, dispositivo e identità garantisce che ogni richiesta non possa essere replicata o manipolata da attori malevoli. Parallelamente, la possibilità di approvare un’operazione con un solo tocco elimina passaggi ridondanti e migliora la customer experience, un fattore sempre più decisivo nell'ambito dei servizi finanziari digitali.

Nuovo iPad Air M4: prezzo, scheda tecnica e novità | TechPerTutti
Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La spinta normativa conferma l’urgenza del cambiamento. In Europa, PSD2 e gli standard di Strong Customer Authentication impongono l’utilizzo di sistemi multifattore basati su app; in India cresce l’adozione della biometria; negli Stati Uniti e in America Latina sono in corso test su passkey e notifiche push per contrastare il phishing. Anche la Central Bank of the UAE ha stabilito l’eliminazione degli OTP su canali non sicuri entro marzo 2026, accelerando una trasformazione già in atto.

Perché le banche stanno adottando questa tecnologia


L’applicazione delle notifiche push nel settore bancario è ampia e supporta una vasta gamma di esigenze operative. Le banche possono verificare in tempo reale la legittimità di un login effettuato da un nuovo dispositivo o da una posizione insolita, riducendo il rischio di accessi non autorizzati. I clienti possono inoltre autorizzare pagamenti e altre operazioni sensibili direttamente all’interno dell’app, visualizzando in modo chiaro tutti i dettagli della transazione—un approccio che migliora i tassi di completamento del 3D Secure e riduce le opportunità di frode.

Truffe telefoniche: 559 milioni rubati agli italiani. Ecco Devia | Techpertutti
Le frodi telefoniche costano agli italiani oltre 559 milioni di euro in tre anni. Per arginare il fenomeno nasce Devia, l’app che combina intelligenza artificiale e operatori umani reali per filtrare chiamate sospette, spam e tentativi di truffa prima che raggiungano il telefono
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Quando viene rilevata un’attività potenzialmente fraudolenta, una notifica push consente ai clienti di confermare o bloccare immediatamente l’azione sospetta, contribuendo a ridurre i falsi positivi e a limitare eventuali perdite. Anche la registrazione di un nuovo dispositivo avviene in modo sicuro: l’attivazione viene confermata tramite un dispositivo già registrato, proteggendo le credenziali da utilizzi fraudolenti. Il risultato è un modello che rafforza la fiducia nelle interazioni digitali senza compromettere un’esperienza utente fluida.

“L’adozione dell’autenticazione push non è soltanto una scelta tecnologica: rappresenta un’evoluzione culturale, in cui sicurezza e semplicità devono procedere insieme per garantire continuità operativa, protezione e centralità delle persone", ha dichiarato Vittorio D’Alessio di Infobip.



Il nuovo iPad Air con chip M4 è ufficiale: più veloce, più intelligente, stesso prezzo


Apple ha annunciato il nuovo iPad Air con M4 e più memoria, un deciso salto in avanti in termini di prestazioni, allo stesso prezzo di partenza. Il device ha una CPU e una GPU più veloci per mettere il turbo ad attività come l’editing e il gaming; inoltre, un Neural Engine più scattante, la maggiore banda di memoria e il 50% di memoria unificata in più rispetto alla generazione precedente lo rendono estremamente potente per l’AI. Disponibile allo stesso prezzo di partenza di soli 669 euro per il modello da 11" e di 869 euro (rispettivamente 599 e 799 per il settore Education) iPad Air è già disponibile all'acquisto.
Il design è realizzato con Liquid GlassIl design è realizzato con Liquid Glass

Cosa cambia davvero con il processore M4


M4 porta un significativo aumento prestazionale sul nuovo iPad Air: con una CPU 8-core e una GPU 9-core, iPad Air è fino al 30% più veloce rispetto al modello con chip M3 e fino a 2,3 volte più scattante di iPad Air con M1. Inoltre, grazie alla GPU di M4, iPad Air supporta il mesh shading con accelerazione hardware di seconda generazione e il ray tracing per le massime prestazioni grafiche. Il chip M4 è oltre 4 volte più veloce nel rendering 3D professionale con ray tracing rispetto ad iPad Air con M1, e permette di creare effetti di luce, riflessi e ombre più precisi, per esperienze di gioco incredibilmente realistiche.

MacBook Air M5 di Apple: leggero, potente e innovativo
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AI: cosa puoi fare con l'iPad Air M4


Grazie ad una banda di memoria più rapida e ad un Neural Engine straordinariamente veloce, M4 è anche un potente chip per l’AI, pronto ad aiutare chi studia a trascrivere gli appunti delle lezioni, chi crea contenuti a sviluppare storyboard di nuovi progetti e chi lavora a perfezionare le proprie email. Il nuovo iPad Air ha 12GB di memoria unificata, il 50% in più rispetto al passato, e la banda di memoria arriva a 120 GBps, permettendo a chi lo usa di far girare più velocemente i modelli AI. Il Neural Engine 16-core è 3 volte più veloce rispetto a quello del chip M1 ed è perfetto per le attività quotidiane che usano l’AI on-device, come la ricerca di soggetti e testi nelle foto.
Il multitasking di Apple iPad Air M4Il Multitasking di Apple iPad Air M4

Con N1 e C1X la connettività decolla


iPad Air ha il chip N1, un chip di rete wireless progettato da Apple per le tecnologie Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e Thread. N1 migliora le prestazioni sulle reti Wi-Fi a 5GHz, oltre ad aumentare l’affidabilità e le performance complessive di funzioni come l’hotspot personale e AirDrop. I modelli di iPad Air con connettività cellulare integrano anche C1X, un modem cellulare progettato da Apple che offre prestazioni dati su rete cellulare fino al 50% più veloci e, per chi usa molto la connessione cellulare, C1X offre fino al 30% in meno di consumo energetico del modem rispetto ad iPad Air con M3. Grazie al supporto per il 5G, si può rimanere connessi per lavoro o divertimento collegandosi alle reti wireless in tutto il mondo, e con la eSIM, è possibile aggiungere un nuovo piano cellulare: l’ideale per chi viaggia spesso per lavoro, per chi studia lontano da casa e per chi deve lavorare anche in movimento.

iPadOS 26


iPadOS 26 trasforma l'iPad Air M4 in uno strumento potente per creativi e professionisti. Il nuovo sistema operativo debutta con Liquid Glass, un'interfaccia traslucida e dinamica che si adatta ai contenuti e all'input dell'utente. La gestione delle finestre è stata completamente ripensata, l'app File guadagna una vista elenco rinnovata e arriva anche Anteprima su iPad, per visualizzare, modificare e annotare PDF e immagini con Apple Pencil o il dito.
Apple Pencil e Magic KeyboardApple Pencil e Magic Keyboard

Gli accessori per iPad Air


Apple Pencil e la Magic Keyboard portano la creatività e la produttività su iPad a nuovi livelli. La prima è comodissima per attività essenziali come prendere appunti e disegnare, mentre la Magic Keyboard offre un’incredibile esperienza di scrittura, ha l’apprezzatissimo design a inclinazione libera ed è disponibile nei colori bianco e nero.

MOVA S70 Roller: il robot con rullo da 90 mm più sottile del settore | Techpertutti
MOVA S70 Roller rivoluziona la pulizia domestica quotidiana con il suo rullo da 90 mm e un profilo ultra-sottile mai visto prima nel settore. Ecco tutto quello che devi sapere
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Per chi arriva da iPad e iPad Air


Rispetto ai modelli con chip M1, iPad Air con M4 offre prestazioni fino a 2,3 volte maggiori e oltre 4 volte nel rendering 3D con ray tracing. Chi arriva da un M1 troverà anche la videocamera frontale Center Stage da 12MP posizionata sul lato lungo e una qualità audio ulteriormente migliorata per musica e video. Apple Intelligence è integrata nativamente in iPadOS 26 con un approccio orientato alla privacy e sul fronte connettività e il nuovo modem C1X con chip N1 garantisce velocità superiori rispetto alle generazioni precedenti, mentre lo storage base sale a 128GB. iPad Air M4 con chip M4, 12GB di RAM, Apple Intelligence nativa, iPadOS 26 con Liquid Glass e un prezzo invariato rispetto alla generazione precedente è un prodotto molto equilibrato ed un valido strumento per la creatività, la produttività o semplicemente per uso quotidiano.


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oggi, 27 marzo, a roma: marco vallora, “scritti. come se la parola dipingesse” (electa, 2025)


Marco Vallora_Scritti. Come se la parola dipingesse_Roma, Accademia di San Luca, venerdì 27 marzo h 17.30
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#AbelHerrero #AccademiaDiSanLuca #AccademiaNazionaleDiSanLuca #AndreaCortellessa #Electa #MarcelloBarison #MarcoTirellli #MarcoVallora #PierGiovanniAdamo #scrittiDiMarcoVallora #ScrittiComeSeLaParolaDipingesse

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Tor Browser 15.0.8: correzioni di sicurezza da non rimandare


Disponibile Tor Browser 15.0.8 per Windows, macOS, Linux e Android: aggiornamento di sicurezza con fix per Firefox ESR e diversi bug risolti, tra cui un problema con il caricamento dei profili.
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Uscito oggi, Tor Browser 15.0.8 non cambia nulla nell’interfaccia, ma include correzioni di sicurezza importanti: i fix sono stati riportati da Firefox 149 alla versione ESR su cui si basa il browser, aggiornata a 140.9.0esr. Su Android, GeckoView segue lo stesso percorso.

NoScript arriva alla 13.6.12.1984 e con lui alcune correzioni al livello di sicurezza “Safer”: in quella modalità, il browser impediva i controlli di integrità sul JavaScript caricato dinamicamente, e il patching dei worker escludeva le opzioni del costruttore Worker. Due comportamenti sbagliati, ora sistemati.

Tra i bug risolti merita menzione un errore che impediva il caricamento del profilo su Windows, macOS e Linux, il famigerato “Your Tor Browser profile cannot be loaded”, oltre a un problema che rendeva i profili Firefox ordinari incompatibili con Tor Browser 15.0. Su Linux, il browser smette di leggere le preferenze predefinite da /etc/firefox, evitando possibili interferenze con la configurazione di sistema.

Chiude il giro un aggiornamento di Go alla 1.25.8 nel sistema di compilazione.

Niente di rivoluzionario, ma le patch di sicurezza sono motivo sufficiente per aggiornare senza aspettare. Lo si scarica dalla pagina ufficiale di Tor Browser.


FONTE blog.torproject.org

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Firefox 149 ha una VPN gratuita, ma non è Mozilla VPN


Firefox 149 integra una VPN gratuita direttamente nel browser. Non ha nulla a che fare con Mozilla VPN, il prodotto a pagamento basato su Mullvad. Lo abbiamo verificato direttamente.
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Firefox 149, uscito il 24 marzo, include una VPN gratuita integrata nel browser: nessuna estensione, nessun download aggiuntivo, 50 GB al mese per nascondere il proprio indirizzo IP durante la navigazione. Disponibile per ora solo in Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia, con un rollout progressivo.

Fin qui, tutto bene. Il problema nasce da un equivoco che Mozilla non ha fatto molto per prevenire.

Mozilla VPN è un’altra cosa

Mozilla ha già un prodotto VPN a pagamento, Mozilla VPN, che offre protezione a livello di sistema, scelta del paese di uscita e larghezza di banda illimitata. Mozilla VPN usa dichiaratamente i server di Mullvad, e non stupisce che in molti abbiano dato per scontato che anche la nuova VPN gratuita potesse fare lo stesso.

Noi lo abbiamo pensato, e abbiamo chiesto direttamente a Mullvad. La risposta è arrivata da Douglas, del loro team:

“Their free VPN/Proxy has nothing to do with Mullvad and operates on a completely different infrastructure.”


Quindi no: la VPN integrata in Firefox 149 non passa per i server Mullvad. Mozilla non ha divulgato dettagli sul fornitore dell’infrastruttura sottostante, Si tratta di due prodotti completamente separati, ma la comunicazione di Mozilla non lo ha mai reso esplicito, lasciando che il nome e la reputazione dell’uno facessero da ombrello all’altro.

Mozilla stessa, interpellata da Tom’s Guide, ha chiarito che la VPN integrata è un proxy separato per il traffico del browser, mentre Mozilla VPN continua a esistere come soluzione per chi vuole protezione completa del dispositivo. Una distinzione che Mozilla ha abbozzato nei comunicati ufficiali, ma senza mai spiegare che le due infrastrutture non hanno nulla in comune.

Per chi vuole una VPN seria, con infrastruttura nota e audit pubblici, Proton VPN o la già citata Mullvad VPN restano riferimenti solidi.


FONTE blog.mozilla.org


FONTE tomsguide.com


FONTE firefox.com

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30 anni di underground: inaugurazione il 28 marzo, domani, a narni


30 anni di underground
Rocca Albornoz, Narni (TR)
Dal 28 marzo al 26 novembre 2026
Inaugurazione sabato 28 marzo, ore 18:00

Dopo il successo della mostra dedicata a Daniel Spoerri, la Rocca Albornoz di Narni torna a farsi epicentro della scena culturale nazionale trasformandosi, dal 28 marzo al 26 novembre 2026, nel laboratorio a cielo aperto di NOVANTA. 30 anni di underground.
Il progetto, presentato da Archeoares come capofila dell’ATS NarniArt e affidato alla curatela scientifica di Antonio Rocca, si propone di indagare quello strappo mai ricucito con il mondo dell’arte ufficiale che proprio negli anni Novanta ha generato linee di ricerca inesplorate e radicali.

Il percorso espositivo non è una semplice celebrazione nostalgica, ma un dialogo vivo tra i protagonisti di quella stagione e gli artisti eredi di una medesima attitudine critica e indipendente, offrendo una panoramica su una produzione che, ripartendo dalle istanze del movimento del 77, ha saputo rileggere la tradizione dell’avanguardia per farla confluire nella potenza visiva della scena rave.
Dal punto di vista pittorico la scena è dominata dalla figura di Gianluca Lerici, meglio noto come Professor Bad Trip, presente con un corpus di tele, disegni e fanzine che ne testimoniano il ruolo di creatore di icone capaci di saldare la patafisica al cyberpunk, transitando senza sosta per le visioni distopiche di William S. Burroughs.
A fare da contrappunto tridimensionale a questo immaginario intervengono le sculture di Lucia Peruch, in arte Lu Lupan, che aprono una finestra sulla storica Mutoid Waste Company; dal 1996 Peruch è parte integrante della Compagnia che, facendo letteralmente arte degli scarti, ha forgiato un’etica e un’estetica basate sul rifiuto totale dell’omologazione.

A partire dal 22 maggio, accanto a queste figure centrali, l’esposizione si arricchirà dando ampio spazio agli episodi più dirompenti emersi dall’arcipelago della cultura antagonista di fine millennio, coinvolgendo nomi del calibro di Valerio Bindi per SCIATTO produzie, Giovanni Binel e Infidel per l’esperienza Torazine, Bambi Kramer per il Crack! Festival, Fabio Lapiana di Venerea, l’identità collettiva di Luther Blissett attraverso Andrea Natella e le reti indipendenti di AVaNa BBS con Agnese Trocchi.
Il progetto vedrà inoltre di numerose opere concepite appositamente per l’evento da Patrick Alò, giù, Sonia Giambrone, Nora e Alberto Urbani, mentre la sezione Arnia 33, dedicata specificamente ad artist* under 33, crea un intarsio creativo che fa vacillare definitivamente i confini tra le generazioni e le epoche.
L’intero evento troverà il suo compimento naturale il 26 novembre 2026, con una giornata interamente dedicata alla memoria di Gianluca Lerici in occasione del ventennale della sua scomparsa, suggellando così un viaggio profondo tra le macerie e le rinascite della controcultura italiana.

CONTATTI
info e prenotazioni 800266300, narni@archeoares.com
info per la stampa uff.stampa@archeoares.it
social media
website archeoares.it

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domani, 28 marzo, a roma: la performance “san stomak”



cliccare per ingrandire


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#AccademiaDiSpagna #art #arte #Miralda #SanStomak

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31 marzo, roma: giuseppe garrera, lettura di un’opera di luca vitone


sottoforma: giuseppe garrera sull'opera di luca vitone
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#AgatheJaubourg #art #arte #DonatellaGiordano #finissage #GiuseppeGarrera #IlGladioloFulminatoOmaggioAFilippoDePisis #IpogeoNecci #LucaVitone #Sottoforma

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Cento gigabyte di dati utenti rubati a Crunchyroll attraverso un fornitore esterno


Un dipendente di Telus International, fornitore di supporto clienti di Crunchyroll, ha eseguito inavvertitamente un malware il 12 marzo 2026. Gli attaccanti hanno avuto tempo sufficiente per sottrarre quasi sette milioni di indirizzi email e altri dati personali degli abbonati.
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Il 12 marzo 2026 un dipendente di Telus International, azienda di outsourcing che gestisce il supporto clienti di Crunchyroll, ha eseguito per errore un malware sul proprio computer. È bastato quello: le credenziali compromesse hanno dato agli attaccanti accesso diretto ai sistemi interni della piattaforma di streaming anime di proprietà Sony.

Da quel punto, il salto ai sistemi di ticketing e alle piattaforme di analisi utenti è stato rapido. Gli attaccanti hanno scaricato circa cento gigabyte di dati prima di essere individuati e bloccati, circa ventiquattr’ore dopo l’accesso iniziale.

Come riporta BleepingComputer, che ha visionato campioni dei dati, il bottino ammonta a quasi otto milioni di ticket di supporto, contenenti circa 6,8 milioni di indirizzi email univoci. Tra le informazioni esposte figurano anche indirizzi IP e dati sull’attività degli utenti. I dati di carte di credito sono invece più circoscritti: non sono stati rubati dai sistemi di pagamento, ma erano presenti nei ticket perché inseriti dagli utenti nelle comunicazioni con l’assistenza. Nella quasi totalità dei casi si trattava delle ultime quattro cifre o della data di scadenza; solo una minoranza di ticket conteneva numeri completi.

Crunchyroll ha confermato di avere un’indagine in corso, descrivendo l’incidente come limitato principalmente al sistema di ticketing del servizio clienti e negando prove di accessi ancora attivi. La dichiarazione è però arrivata solo dopo le segnalazioni dei media: l’attaccante sostiene di aver tentato di contattare l’azienda senza ricevere risposta, ed è stato necessario l’intervento della stampa per ottenere una reazione ufficiale.

Il momento è particolarmente imbarazzante per la società, già alle prese con un’azione legale collettiva per aver condiviso i dati di visualizzazione degli utenti con terze parti senza consenso.

La vicenda è l’ennesima conferma di un problema strutturale: affidare il supporto clienti a fornitori esterni significa estendere la propria superficie di attacco. Chi ha un account attivo su Crunchyroll dovrebbe cambiare la password al più presto, specialmente se riutilizzata altrove. Per tenere tutto sotto controllo senza fatica, un gestore di password come Proton Pass è la soluzione più pratica.


FONTE bleepingcomputer.com


FONTE cybernews.com


FONTE gamerant.com

#hot
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Mettendo mano un po’ alla cieca al salvataggio ecco che si è rotto il limite massimo di 99 unità per articolo, potendo a…


Mettendo mano un po' alla cieca al salvataggio ecco che si è rotto il limite massimo di 99 unità per articolo, potendo avere quindi 100 unità sugli articoli affetti 🤣#TomodachiLife #NintendoSwitch Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/03/mettendo-mano-un-po-alla-cieca-al.html
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Mettendo mano un po’ alla cieca al salvataggio ecco che si è rotto il limite massimo di 99 unità per articolo, potendo avere quindi 100 unità sugli articoli affetti [b]🤣

#TomodachiLife #NintendoSwitch

Continua su Telegram ➡️ Vai al post

news.creeperiano99.it/2026/03/…

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[libro] Troppa felicità


Autrice: Alice Munro
Titolo: Troppa Felicità
Editore: Einaudi
Altro: ISBN 9788806220938; 13,00 €; 332 p.; genere: racconti; I ed. supercoralli 2014; I ed. originale 2009; titolo originale: Too Much Happiness; traduzione di Susanna Basso

Voto: 8/10

Questo volume è finito nella mia biblioteca perché l’ultimo racconto, Troppa felicità, che dà il titolo al libro, è basato sulla vita di Sof’ja Kovalevskaja, matematica, attivista e scrittrice russa. È uno dei racconti più belli della raccolta.

L’altro racconto che mi ha lasciato senza fiato è stato Bambinate, dove l’autrice ci porta per mano in una storia apparentemente ordinaria per farci precipitare nello straordinario un poco alla volta, nelle ultime pagine. Questo modo di procedere, in verità, è tipico dei suoi racconti più belli.

Poi ci sono dei racconti che mi hanno lasciato perplesso, che non ho capito, tipo Legna e Wenlock Edge. O forse in alcuni racconti la Munro non vuole per forza trascinarci nello straordinario, ma lasciarci in sospeso o nell’ordinario. Anche in quel caso ci riesce benissimo, devo dire.

Buona lettura!
#aliceMunro #libro #recensione #troppaFelicità

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Fine di chatcontrol: il Parlamento europeo pone fine alla sorveglianza di massa durante le elezioni, aprendo la strada a una vera tutela dei minori!

#ChatControl fermato – le scansioni di massa finiscono il 4 aprile!

❌️ Ma incombono la verifica dell’età e nuove scansioni di massa. Come abbiamo vinto di misura il blitz del voto di oggi, chi ha votato cosa e come continua la lotta per la libertà
informapirata.it/2026/03/26/fi…

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KiCad 10 è disponibile: tante novità per il principale software open source per la progettazione elettronica


KiCad 10 è disponibile con un anno di sviluppo alle spalle: ottimizzazione delle tracce nel dominio del tempo, modelli 3D solo in STEP, importatori per Allegro e PADS, varianti di progetto e molto altro.
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KiCad, la suite open source per la progettazione elettronica, arriva alla versione 10 dopo oltre un anno di sviluppo. Un rilascio corposo, che tocca praticamente ogni angolo del programma.

La novità più rilevante sul fronte della progettazione dei circuiti stampati è il rifacimento del sistema di ottimizzazione delle tracce: il router si allinea finalmente al verificatore delle regole di progetto, aggiunge il supporto ai vincoli nel dominio del tempo, utile soprattutto per chi lavora con segnali ad alta velocità, e permette di definire profili di ottimizzazione per singolo layer. Una funzione che i professionisti si aspettavano da tempo.

Cambia anche la gestione dei modelli 3D: da questa versione vengono distribuiti esclusivamente in formato STEP, abbandonando il vecchio VRML. Il risultato è un’installazione più leggera e una maggiore fedeltà geometrica tra la visualizzazione e l’esportazione.

KiCad 10 aggiunge anche importatori per Allegro, PADS e gEDA/Lepton PCB, tre strumenti molto diffusi, soprattutto in ambito professionale. Chi vuole migrare i propri progetti verso una soluzione libera trova ora un percorso decisamente più agevole.

Nell’editor degli schemi arrivano le varianti di progetto, per gestire più versioni di uno stesso schema con distinte base differenti, e la visualizzazione degli incroci di fili come archi, una piccola cosa ma che rende i disegni molto più leggibili. L’editor grafico per le regole DRC semplifica la definizione di vincoli personalizzati senza dover scrivere codice a mano.

Tra le migliorie all’interfaccia: supporto automatico alla modalità scura su Windows, barre degli strumenti personalizzabili, selezione con lazo in entrambi gli editor, e la possibilità di annullare le modifiche nelle finestre di dialogo prima di chiuderle.

KiCad 10 è scaricabile dal sito ufficiale.


FONTE kicad.org


FONTE cnx-software.com


FONTE techexplorations.com

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Floorp 12.11.0: le estensioni di Chrome arrivano nella release standard


Con la versione 12.11.0, Floorp arriva il supporto alle estensioni del Chrome Web Store fuori dalla fase sperimentale. Aggiornamento leggero ma significativo per questo browser Firefox-based.
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Floorp, il browser open source giapponese basato su Firefox, si aggiorna alla versione 12.11.0 con una novità che vale la pena segnalare: il supporto alle estensioni del Chrome Web Store esce dalla fase sperimentale ed è ora disponibile a tutti nella release standard.

La funzione era comparsa per la prima volta con la 12.8.0, limitata a un numero ridotto di utenti e accessibile solo attivando esplicitamente la partecipazione al programma di anteprima Flasco. Da allora il progetto ha ampliato progressivamente le API compatibili, aumentato la percentuale di rollout, e con questa versione ha deciso di togliere il cartello “sperimentale”.

Nella pratica, aprendo il Chrome Web Store con Floorp compare un pulsante “Aggiungi a Floorp”. Non tutto funzionerà: Firefox e Chrome usano API diverse, e alcune estensioni potrebbero non installarsi o non funzionare correttamente. Vale la pena tenerlo a mente. Comparirà anche un avviso che segnala l’estensione come “non verificata”, dato che il processo di revisione è quello di Google, non di Mozilla.

Questa versione risolve anche un problema che impediva l’installazione di alcune estensioni Chrome, e rinnova la finestra “Informazioni su Floorp”. Corretti poi diversi bug minori: la modifica delle note, la visibilità del percorso dei gesti del mouse, il comportamento della barra laterale e la visualizzazione delle informazioni dell’account.

Per chi vuole un browser basato su Firefox con un livello di personalizzazione difficilmente eguagliabile, e non vuole rinunciare a qualche estensione disponibile solo su Chrome, Floorp vale un’occhiata. Disponibile gratuitamente per Windows, macOS e Linux.


FONTE blog.floorp.app


FONTE github.com

#hot
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Waterfox 6.6.10: pace fatta con Discord (a modo suo)


Waterfox 6.6.10 risolve i problemi con Discord tramite un backport e un override dello user agent che fa credere al sito di usare Firefox 149. Più fix di sicurezza.
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Waterfox 6.6.10 è uscito in questi giorni con un paio di correzioni che interessano soprattutto chi usa il browser per accedere a Discord via web.

Il problema era un deadlock ricorsivo in RTCRtpScriptTransform, un componente legato alla gestione audio e video in tempo reale, che bloccava voce e videochat su Discord. Il fix, portato da Firefox tramite backport della community, risolve il blocco tecnico, ma non era sufficiente.

Discord, infatti controlla che il browser dichiari di essere una versione recente di Firefox, e se non lo riconosce, nega le funzionalità audio e video senza troppi complimenti. La soluzione adottata da Waterfox è un override specifico per Discord, che fa credere al sito di avere a che fare con Firefox 149. Non è una novità come approccio, ma è la prima volta che viene integrato direttamente nel browser anziché lasciato all’utente.

Oltre a questo, la versione include correzioni per varie vulnerabilità di sicurezza segnalate da Mozilla.

Il fatto che un browser alternativo debba fingersi qualcos’altro per funzionare su una piattaforma popolare racconta qualcosa di preciso su come Discord tratta il web aperto: meglio di Safari, forse, ma la direzione non è proprio quella dell’interoperabilità.


FONTE waterfox.com

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FediSuite debutta in versione 1.0: pianificazione, analisi e tredici piattaforme del Fediverso in un’unica app


FediSuite è uno strumento open source per gestire account su Mastodon, Pixelfed, PeerTube e altre piattaforme del Fediverso. Self-hosting con Docker già disponibile.
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Se avete più di un account sparsi tra Mastodon, Pixelfed, PeerTube e qualche fork di Misskey, probabilmente sapete quanto sia scomodo saltare da un’istanza all’altra per pubblicare, controllare le statistiche o rispondere ai commenti. FediSuite nasce proprio per risolvere questo problema, e con la versione 1.0 è ufficialmente fuori dalla fase sperimentale.

Lo strumento aggrega in un’unica interfaccia tredici piattaforme del Fediverso: Mastodon, Pleroma, Akkoma, Friendica, Pixelfed, Misskey (e vari fork come Sharkey, Calckey, Firefish, Iceshrimp), PeerTube, Loops e GNU Social. Per ciascuna, FediSuite recupera automaticamente i limiti di caratteri, le regole sui media e le impostazioni specifiche dell’istanza, senza configurazioni manuali.

Il composer adatta il comportamento alla piattaforma scelta: lunghezza massima del testo, content warning, visibilità del post, alt-text per immagini e video. Si può pubblicare immediatamente oppure pianificare al minuto nel proprio fuso orario. C’è anche un’importazione automatica dei contenuti storici: collegando un account, FediSuite scarica in background i post precedenti per costruire subito una base dati utile all’analisi.


Post by @prealpinux@mastodon.uno
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Proprio le statistiche sono uno degli aspetti più interessanti. Il pannello mostra metriche di coinvolgimento, i post con più interazioni, le fasce orarie più attive e l’andamento nel tempo. Niente di rivoluzionario rispetto ai tool commerciali per i social centralizzati, ma applicato al Fediverso è una novità concreta.

Docker pronto, bug compresi (per ora)


FediSuite è open source e pensato esplicitamente per chi vuole ospitarlo in proprio. L’immagine Docker è già disponibile su Docker Hub, con un repository GitHub dedicato al setup. Gli sviluppatori avvisano onestamente che questa parte è ancora in rodaggio e che le segnalazioni di problemi sono benvenute. Per chi cerca un VPS su cui far girare il proprio stack, Hetzner offre macchine a prezzi competitivi con data center in Europa.

Per chi non vuole gestire nulla, c’è anche la versione ospitata su app.fedisuite.com.

Il progetto è sviluppato da Christin Löhner, raggiungibile su Mastodon.


FONTE fedisuite.com


Nasce Fedisuite: un tool per gestire i social media del fediverso

FediSuite è una piattaforma di gestione dei social media per il Fediverso. Consente di gestire centralmente più account, pianificare i post, pubblicare contenuti, analizzare le statistiche e utilizzare diverse piattaforme del Fediverso all'interno di un unico flusso di lavoro.

fedisuite.com/

@fediverso


#hot

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Funkwhale 2.0: un nuovo inizio per la piattaforma audio del fediverso


Funkwhale 2.0 è finalmente disponibile: nuova API, interfaccia ridisegnata, supporto multi-artista, integrazione con ListenBrainz e molto altro. Ma attenzione: i pod aggiornati alla v2 non federano più con quelli ancora fermi alla v1.
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Dopo anni di sviluppo, Funkwhale 2.0 è disponibile. Si tratta di una release che in larga parte riscrive la piattaforma da zero, e che molti aspettavano da tempo, tanto che diversi pod avevano scelto di congelare i propri aggiornamenti proprio nell’attesa di questo rilascio.

La novità più rilevante, e anche quella più delicata, riguarda l’API. La versione 2 introduce un’interfaccia di programmazione completamente nuova, incompatibile con quella precedente: i pod già aggiornati alla 2.0 non potranno federarsi con quelli ancora fermi alla 1.x. Una frattura temporanea inevitabile, ma da tenere a mente per chi gestisce o usa un’istanza propria.

Sul versante dell’esperienza utente, l’interfaccia è stata interamente riprogettata. Responsive e disponibile in tema chiaro e scuro, l’aspetto dell’applicazione cambia in modo sostanziale rispetto a quello cui erano abituati gli utenti precedenti.

Tra le novità funzionali più interessanti c’è il supporto per più artisti su uno stesso brano, utile finalmente per gestire compilation e tracce in collaborazione. Arriva anche la possibilità di seguire altri utenti e tenere traccia della propria attività di ascolto, con accesso a preferiti e playlist. L’integrazione con ListenBrainz permette di sincronizzare la cronologia degli ascolti con il proprio profilo sul servizio aperto di MusicBrainz.

Per gli amministratori, Funkwhale 2.0 aggiunge un filtro sulla qualità dei contenuti caricati e la possibilità di richiedere che i file siano corredati di metadati provenienti da MusicBrainz, così da mantenere un catalogo ordinato e consistente. Spariscono invece le “librerie” nel senso tradizionale del termine: il loro ruolo viene assorbito e semplificato dalle playlist.

In Italia esiste funkwhale.it, l’istanza gestita dai devol, ma non so se è già in progetto un aggiornamento alla versione 2.0. Considerando il cambiamento radicale dell’architettura, è probabile che i tempi non siano brevi.

Per chi volesse approfondire o valutare di aprire un pod aggiornato, tutta la documentazione è disponibile sul sito ufficiale.


FONTE blog.funkwhale.audio


FONTE alternativeto.net

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A partire dai fatti di Genova l’antifascismo è diventato il sale della democrazia


Nei giorni successivi [primi di luglio 1960] divenne chiaro che Genova, anziché essere il culmine della violenza, era solo l’inizio. I disordini e gli scioperi toccarono diverse città in tutta Italia. Il governo inasprì il suo comportamento. E le ragioni dei dimostranti si declinarono con diverse modalità a seconda dei contesti. Palermo e Licata, dove il ritardo e il disagio economico avevano raggiunto livelli insopportabili, versavano in condizioni particolarmente gravi. In situazioni del genere bastava poco per scatenare la rabbia popolare. In Sicilia, quindi, si saldavano elementi della politica nazionale e locale. Secondo Tambroni, il Pci era pronto a sfruttare queste dimostrazioni di natura sindacale per screditare ulteriormente il governo e la Dc. C’è da dire, poi, che la polizia, dopo la “sconfitta” di Genova, intendeva rifarsi. In quell’occasione, come ha notato Accame, «non si poteva sparare per difendere i fascisti» <138. Ma di fronte agli eventi successivi, il Viminale avrebbe dimostrato di essere pronto ad usare la forza. Per il 6 luglio, il Consiglio federativo della Resistenza – creato a Genova – promosse un raduno a Porta San Paolo a Roma. Nonostante fosse stato proibito il giorno stesso dalla prefettura, il comizio ebbe luogo. Il segretario d’ambasciata [degli Stati Uniti] Lister si trovò casualmente nel bel mezzo degli scontri, e il suo racconto quasi in presa diretta ci restituisce il clima dell’epoca. Stando al suo resoconto, la situazione apparve subito estremamente caotica: manifestanti che si impadronivano dei filobus, raffiche di pietre, urla, cariche della polizia. Poi l’arrivo della cavalleria e la fuga. I tanti ragazzi presenti venivano liquidati come «giovani gangster forse assunti per l’occasione». Tuttavia, uno degli aspetti che più aveva colpito l’ufficiale dell’ambasciata era la scomparsa «dell’apatia della base di dieci anni prima». Chi aveva preso parte alla rivolta «sentiva l’entusiasmo di “avere fatto qualcosa” contro il governo» <139.
Dopo i fatti di Porta San Paolo vennero indetti numerosi scioperi dalle Camere del Lavoro. Tra le varie città, Napoli, Parma, Bologna, Ravenna e Reggio Emilia si fermarono il 7 luglio 1960. Proprio Reggio avrebbe drammaticamente legato il suo nome a quella data. La questura aveva concesso l’autorizzazione a svolgere un comizio, a patto che si tenesse all’interno, precisamente nella sala Verdi (600 posti) del teatro Ariosto. Com’era prevedibile, la folla si stava accalcando già diverse ore prima dell’inizio, ed era immensamente superiore alla capienza della sala: circa seimila persone. Nella centrale piazza della Libertà, in attesa del comizio, la tensione tra forze dell’ordine e manifestanti era cresciuta. Le cronache dell’epoca non lasciano dubbi sulle reazioni spropositate degli agenti. Il fuoco aperto sui dimostranti durò venti minuti. Afro Tondelli, poco prima di morire, disse alla moglie di aver visto l’uomo che gli aveva sparato: «prendeva la mira come se fosse a caccia». La drammatica sequenza fotografica apparve su «Paese Sera» <140. Difficilmente i cinque morti lasciati sul campo – manifestanti tra i 19 e i 41 anni – possono trovare una qualche giustificazione. La spiegazione più convincente e scevra da ideologie è, a nostro avviso, quella di Radi, che ha posto l’accento sull’adunata antifascista del 4 luglio, davanti alla sede del Msi reggiano. Quel giorno, molti agenti erano rimasti contusi, e si era creato nei reparti «il proposito di rifarsi, di dare una lezione» <141. Il tenente colonnello dei carabinieri Giudici, il questore e il prefetto dichiararono che il 7 luglio nessuno aveva dato l’ordine di sparare. Il questore Greco ricordava la presenza di fitte sassaiole e insulti contro gli agenti. Con ogni probabilità, a Reggio, la situazione locale era già molto tesa e qualcuno perse il controllo. La città emiliana era «un contesto politico e sociale quasi unico nel Paese» <142, dove le contrapposizioni trovarono un terreno fertile. Più che ipotizzare disordini organizzati da Mosca o degenerazioni squadriste, ci sembra ragionevole pensare a poliziotti in cerca di rivincita.
Dopo il tragico bilancio di sangue di Reggio Emilia, fu ancora la Sicilia ad essere tristemente protagonista: il giorno seguente, durante manifestazioni legate allo sciopero generale, ci furono tre vittime a Palermo e una a Catania <143. Il numero dei morti saliva a dieci. Anche in questo frangente, non è privo di significato sottolineare la vicinanza tra il punto di vista delle forze dell’ordine e dei funzionari americani, tanto dell’ambasciata quanto del Dipartimento di Stato. Lanciando pietre e altri oggetti, i dimostranti – si legge in un commento – avevano «costretto la polizia ad usare le mitragliatrici». Di fronte alle «dure provocazioni», la polizia si stava addirittura comportando con «grande moderazione [considerable restraint]». Il governo e il suo braccio armato, secondo queste analisi, sarebbero riusciti senza problemi a «domare la tempesta politica in atto», almeno per il momento <144.
Restano da capire le intenzioni e i margini di manovra dei due “contendenti”: il fronte antifascista e Tambroni. Nella storiografia non sono mancate le interpretazioni anche molto distanti tra loro, e grazie ai documenti americani è possibile aggiungere un ulteriore tassello alla ricostruzione degli eventi. Gli antifascisti più attivi erano, com’è noto, socialisti e comunisti. I rapporti tra i due partiti, da tempo non idilliaci, si raffreddarono ulteriormente al momento di “capitalizzare” le proteste di piazza. Basta guardare quanto scrisse Nenni sul suo diario, il 3 luglio ’60: la vittoria di Genova era usata dai comunisti «in termini di frontismo, di ginnastica rivoluzionaria, di vittoria di piazza, tutto il bagaglio estremista che pagammo caro nel 1919» <145. Secondo il leader socialista i fatti di quei giorni erano da intendersi come stimoli per la svolta a sinistra, non certo per una contrapposizione violenta. Nei dispacci dell’ambasciata si riconosceva il grande appeal dell’antifascismo ma l’attenzione era perlopiù concentrata sull’abilità del Pci nello sfruttare la situazione. I comunisti – citiamo da un documento inedito americano – erano riusciti a creare un «nuovo mito, un vero e proprio articolo di fede: le forze armate clerico-fasciste avevano attaccato una manifestazione pacifica di operai e altri elementi democratici». La speranza degli Usa, comunque, era l’isolamento di comunisti e neofascisti per coinvolgere tutti i partiti anti-totalitari e arrivare ad un governo di elementi moderati <146. Si capisce, in questo senso, il disorientamento generato da un governo col sostegno dei neofascisti e duramente osteggiato, in primis, da socialisti e comunisti. Alla tesi del complotto sovietico, denunciato da Tambroni, non venne mai dato molto credito <147. Inoltre, sembrava «altamente improbabile» che il Pci volesse minacciare un’insurrezione. L’unico risultato che poteva ottenere, visti i livelli di tensione raggiunti, era la soppressione del partito per attività illegali <148. La dirigenza era ben lontana dal minacciare un’insurrezione, ma questo non significava l’assenza di pulsioni violente o l’estraneità all’organizzazione delle rivolte, come è stato scritto <149. Recentemente, grazie alla testimonianza di un ex dirigente di alto livello come Luciano Barca, è stata sottolineata l’attenta regia comunista delle manifestazioni <150. Il principale problema dei vertici di partito era «frenare un movimento che vuol procedere oltre la mobilitazione di piazza» <151. Lo stesso Togliatti prese le distanze dai compagni più estremisti intenzionati a portare fino in fondo lo scontro. In questo senso può essere letta l’accettazione della tregua – proposta dal presidente del Senato Merzagora – da parte del segretario del partito comunista <152. Del resto, furono proprio i dirigenti di Pci e Cgil a dichiarare che il movimento, fin da Genova, era sfuggito loro di mano.
L’insoddisfazione dell’avanguardia leninista risiedeva nel fatto che, malgrado gli sforzi profusi, Tambroni era ancora al suo posto. Armando Cossutta confessò la fatica a sedare gli animi di chi intendeva continuare lo scontro nelle piazze, senza curarsi dell’opinione dei vertici o addirittura senza conoscere gli stessi dirigenti <153. Secondo questa lettura, la Dc era una forma mascherata di fascismo. Di più. Era il vero fascismo, il referente dei ceti dominanti in grado di mobilitare un apparato repressivo e autoritario. Quindi la Resistenza doveva continuare ad ogni costo la sua lotta antifascista <154.
Il movimento del 30 giugno si proponeva di combattere la confusione tra potere fittizio, cioè «l’ombra del potere rappresentato dal seggio parlamentare» e potere reale, costituito dal «controllo operaio delle fabbriche». Contro il «cretinismo parlamentare» e il «rivendicazionismo spicciolo». Chi aveva creduto di utilizzare la protesta a scopi dimostrativi rimase deluso. L’anonimo operaio redattore del documento scrive: «non si poteva più comandarci a bacchetta, valutando che la nostra collera potesse sfogarsi nel corteo approvato dalla prefettura». Gli stati maggiori della sinistra, che tuonavano contro il revisionismo, erano in realtà «peggiori dei revisionisti». In questo scollamento tra partito comunista legalitario e classe operaia rivoluzionaria, Baget Bozzo ha individuato l’inizio del movimentismo extra-parlamentare <155. Le pur legittime richieste di cambiamento venivano inghiottite dai movimenti estremisti.
A partire dai fatti di Genova l’antifascismo è diventato il sale della democrazia. E se all’inizio era stato il partito socialista a trarre i maggiori vantaggi, intanto il Pci «usciva dall’angolo» e conquistava il ruolo di componente irrinunciabile della politica nazionale. Da quel momento si insinuava il dubbio che anticomunismo e democrazia non potessero convivere pacificamente. Chi si esprimeva diversamente attirava sospetti di fascismo <156. Si tratta di un passaggio decisivo per la cultura politica del nostro Paese. Alla luce di queste considerazioni, il mito dei ragazzi con le “magliette a strisce”, su cui ha prosperato la prima storiografia sui fatti di Genova (ma anche tante opere successive), va in buona parte ridimensionato. Certamente, a quindici anni dalla guerra, l’Italia nuova dei giovani, alla ricerca di un «momento positivo», si faceva sentire. Ma il luglio ’60, nel bene e nel male, andò al di là di qualsiasi previsione <157.

[NOTE]138 G. Formigoni, A. Guiso (a cura di), Tambroni e la crisi del 1960, cit., p. 379. Accame ipotizza addirittura che il ministero degli Interni, a Genova, lasciò «mano libera ai comunisti». Sul sentimento di «rivincita» della polizia si veda G. Baget Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, cit., p. 294.
139 The Porta San Paolo riot, G. Lister (First Secretary of Embassy) to the Department of State, July 21, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917, 765.00/7-2160. Sulla guida comunista delle manifestazioni di Roma si veda G. Mammarella, L’Italia contemporanea, cit., p. 260.
140 V. Notarnicola, Venti minuti di fuoco fra la polizia e i dimostranti in piazza della Libertà, «Corriere della Sera», 8 luglio 1960. Per le reazioni di parte comunista si vedano le foto pubblicate su «Paese Sera», 12 luglio 1960 e il commento alla registrazione degli scontri (27 minuti): Abbiamo ascoltato la registrazione di Reggio Emilia, «Paese Sera», 14 luglio 1960.
141 L. Radi, Tambroni trent’anni dopo, cit., pp. 111-113. Sul proposito di rivincita dei poliziotti reggiani, si veda l’interessante testimonianza di Italo Bonezzi (autista del servizio pubblico) al processo, riportata in P.G. Murgia, Il
luglio 1960, cit., p. 126.
142 P. Cooke, Luglio 1960, cit., p. 105.
143 Sui fatti di Catania si veda A. Miccichè, Catania, luglio ’60, Ediesse, Roma, 2010.
144 Italian situation, H. McBride to F. Kohler, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917.
145 P. Nenni, Gli anni del centro sinistra. Diari 1957-1966, Sugarco, Milano, 1982, p. 129.
146 Communist-led rioters succeed, cit.; The present disorders in Italy, H. Cumming (Department of State, Director of Intelligence and Research) to the Secretary of State, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917. Sui timori per una deriva autoritaria di destra si veda U.S. Policy toward Italy, July 13, 1960, DDEL, WHO, Office of the Special Assistant for National Security Affairs, Records 1952-1961, NSC Series, Briefing notes Subseries, Box 11, f. Italian political situation and U.S. Policy toward Italy, 1953-60.
147 Central Intelligence Bulletin, CIA, July 8, 1960, CIA-RDP79T00975A005200070001-6, NARA, CIA Records Search Tool ( d’ora in poi CREST); L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 295.
148 Severe Communist-led rioting in Italy threatens life of Tambroni government, F. Kohler to the Secretary of State, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917. Tambroni avrebbe poi esposto nella seduta del 14 luglio alla Camera la sua versione più critica nei confronti del complotto comunista, si veda AP, CdD, III Legislatura, Discussioni, Seduta pomeridiana del 14 luglio 1960, pp. 15963-15970.
149 Pur cogliendo l’ambivalenza del Pci, Cooke non convince quando liquida la strategia togliattiana in poche righe e senza argomentazioni. Tale strategia, scrive, «non permette l’identificazione del suo partito con la violenza e l’insurrezione», si veda P. Cooke, Luglio 1960, cit., p. 43. Se il giudizio sulle tendenze rivoluzionarie è consolidato, altrettanto non può dirsi per l’uso della violenza. Utile in proposito la lettura del quotidiano comunista e le frequenti dispute con i socialisti nei mesi di giugno-luglio ’60.
150 L. Barca, Cronache dall’interno del vertice del Pci, vol. I, Con Togliatti e Longo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005, pp. 235-238.
151 P. Di Loreto, La difficile transizione, cit., p. 387; N. Minuzzo, L’aria del ’48, «L’Europeo», 17 luglio 1960.
152 G. Baget Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, cit., p. 294; Anche i funzionari americani notarono questo aspetto: «l’accettazione comunista della proposta di tregua di Merzagora è una prova forte del fatto che il Pci starà attento a non andare oltre i limiti della violenza che ha già raggiunto», si veda Severe Communist-led rioting, cit.
153 P. Di Loreto, La difficile transizione, cit., pp. 387-388.
154 Si veda L. Radi, Tambroni trent’anni dopo, cit., pp. 126-127; G. Baget Bozzo, recensione a P. Cooke, Luglio 1960, cit., 25 maggio 2001, ragionpolitica.it/testo.92.htm…. La necessità di portare a termine la nuova Resistenza e la continuità tra fascismo, Dc e Chiesa cattolica sono elementi ricorrenti nel lavoro di Murgia, secondo il quale Tambroni «è un frutto maturato nel giardino clericale», P.G. Murgia, Il luglio 1960, cit., p. 170.
155 Citazioni tratte da Movimento 30 giugno, Genova, 1960, in P. Cooke, Luglio 1960, cit., pp. 132-143. Le osservazioni di Baget Bozzo sono su ragionpolitica.it/testo.92.htm…
156 Un esempio eclatante di questo clima è il libro di Murgia, apparso nel 1968, si veda P.G. Murgia, Il luglio 1960, cit., pp. 111-112. Osservazioni pregevoli su questo in E. Galli della Loggia, La perpetuazione del fascismo e della sua minaccia come elemento strutturale della lotta politica nell’Italia repubblicana, in E. Galli della Loggia, L. Di Nucci (a cura di), Due nazioni. Legittimazione e delegittimazione nella storia dell’Italia contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2003, pp. 248-252. Si veda anche R. Pertici, Il vario anticomunismo italiano (1936-1960): lineamenti di una storia, in E. Galli della Loggia, L. Di Nucci (a cura di), Due nazioni, cit., pp. 331-332.
157 Sui grandi cambiamenti legati al boom economico e sull’attesa di qualcosa di nuovo si vedano G. Crainz, Storia del miracolo italiano, cit., pp. 173-174; G. Tamburrano, Storia e cronaca del centro-sinistra, Rizzoli, Milano, 1990, pp. 91-92. Secondo il giornalista comunista Falaschi nel luglio ’60 si possono individuare i prodromi del ’68 e dell’autunno caldo, si veda G. Formigoni, A. Guiso (a cura di), Tambroni e la crisi del 1960, cit., p. 383.
Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010
#1960 #3 #30 #6 #8 #AfroTondelli #ambasciata #antifascisti #Bologna #camere #comunisti #cortei #FedericoRobbe #FernandoTambroni #Genova #giugno #governo #lavoro #Licata #luglio #morti #MSI #Napoli #neofascisti #Parma #Piazza #polizia #Ravenna #ReggioEmilia #repressione #Roma #scioperi #socialisti #StatiUniti #violenze

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WD My Passport Ultra 6TB: tanta capacità ad un prezzo accessibile. Ma vale ancora un HDD portatile nel 2026?


Con il My Passport Ultra da 6TB, Western Digital porta sul mercato una capacità da storage professionale in formato tascabile ad un prezzo competitivo lo rendono interessante — ma le velocità tipiche da HDD restano il nodo da sciogliere in un mercato sempre più dominato dagli SSD.

Con My Passport Ultra 6TB Western Digital è tra le poche aziende ad aver superato il limite dei 5TB per gli hard disk portatili da 2,5 pollici. Un limite tecnico imposto dalle dimensioni compatte di questi device, in grado di collegarsi al PC tramite USB e che non necessitano di alimentazione esterna. Il drive esterno di WD, compatibile con Windows e Mac, risulta quindi una delle poche opzioni disponibili sul mercato ed offre un ottimo rapporto tra capacità, portabilità e prezzo. I principali concorrenti, basati su tecnologia SSD sono superiori in velocità e robustezza ma il costo da sostenere è significativamente più alto. In questo articolo Techpertutti analizza nel dettaglio il WD My Passport Ultra 6TB, e tra design, software, sicurezza dei dati e confronto di prestazioni cercheremo di capire se vale davvero la pena sceglierlo.

WD My Passport Ultra 6TB – Scheda Tecnica | Techpertutti.com

WD My Passport Ultra 6TB

Scheda tecnica completa

Capacità
6 TB

Interfaccia
USB-C / USB 3.2 Gen 1

Velocità max
5 Gbps

Rotazione disco
5.400 rpm

Crittografia
AES 256-bit

Dimensioni
110 × 82 × 22 mm

Peso
237 g

Garanzia
3 anni

Alimentazione
Bus powered (USB)

Compatibilità
PC, Mac, PS4/5, Xbox

Design e costruzione


Il WD My Passport Ultra 6TB si presenta con un form factor da 2,5 pollici, un'estetica sobria con una finitura lucida sulla parte superiore e una base in plastica opaca. Le colorazioni disponibili variano a seconda della capacità: in particolare, nella versione da 2TB troviamo anche il color oro, in aggiunta all'argento e al blu. La versione Ultra da 6TB in prova è disponibile solo in blu, ha sullo stesso lato un connettore USB-C con accanto l'indicatore LED di attività. Il cavo in dotazione misura circa 46 cm, sufficiente per l'uso quotidiano.
Sul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di statoSul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di stato
Il punto debole estetico è lo spessore: infatti, con i suoi 22 mm risulta decisamente più spesso rispetto a qualsiasi SSD portatile comparabile. Tuttavia, le sue dimensioni non costituiscono un problema di portabilità perchè il My Passport Ultra entra comodamente in una borsa da laptop o in uno zaino tecnico.
WD My Passport Ultra entra comodamente nelle tasche ed il suo utilizzo è molto versatile
Il WD My Passport Ultra integra una porta USB-C e include nella confezione un adattatore USB-C / USB-A, pensato per chi utilizza ancora dispositivi con connettori di vecchia generazione — una scelta pratica che amplia la compatibilità senza dover acquistare accessori aggiuntivi. Il drive, inoltre, è dotato di software integrato per la gestione dei file e il backup automatico, con protezione tramite password e supporto alla crittografia hardware AES a 256 bit. Un livello di sicurezza di livello professionale che rende i dati illeggibili a chiunque non sia autorizzato, anche in caso di smarrimento o furto del dispositivo.

Confronto Velocità HD Portatili | Techpertutti.com

Confronto Velocità – HD Portatili

Lettura e scrittura sequenziale (MB/s)

Lettura sequenziale

Scrittura sequenziale

★ WD My Passport Ultra 6TB
In prova HDD · 5.400 rpm

Lettura

~130 MB/s

Scrittura

~109 MB/s

Seagate One Touch 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~145 MB/s

Scrittura

~136 MB/s

LaCie Rugged Mini USB-C 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~132 MB/s

Scrittura

~130 MB/s

Toshiba Canvio Advance 4TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~138 MB/s

Scrittura

~129 MB/s

I valori indicati sono orientativi e possono variare in base alla configurazione del sistema, al tipo di file trasferito e alle condizioni d'uso.

Prestazioni


Dopo la configurazione iniziale, ho utilizzato l'HD per verificarne la velocità di lettura dati: il processo di trasferimento ha raggiunto i 110 MB/s costanti, senza cali, in media con gli hard disk portatili 2,5" di questa generazione. Un aspetto apprezzabile è il funzionamento silenzioso del drive: il rumore di rotazione è estremamente basso, appena percettibile in ambienti anche in ambienti silenziosi. L'alimentazione avviene interamente via USB, senza cavi di rete o adattatori aggiuntivi. Le prestazioni potrebbero sembrare modeste rispetto agli standard odierni ma è importante capire il contesto tecnologico in cui si inserisce questo drive.

HDD vs SSD: qual è la differenza


Se stiamo valutando di acquistare il WD My Passport Ultra, potremmo chiederci perché non comprare direttamente un SSD portatile? La risposta dipende tutto da cosa ci serve davvero: un Hard Disk Drive come questo di WD funziona tramite una testina meccanica che si sposta fisicamente sopra dei piatti magnetici rotanti per leggere e scrivere i dati.

È una tecnologia collaudata, affidabile e soprattutto economica per grandi capacità. Uno svantaggio rispetto ai drive a stato solido è la velocità, espressa in giri al minuto (rpm) e dalla posizione fisica dei dati sul disco. Un SSD (Solid State Drive), al contrario, non ha parti mobili: i dati vengono archiviati su chip di memoria flash NAND, garantendo accessi praticamente istantanei, consumi ridotti e maggiore resistenza agli urti.
Screenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TBScreenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TB

Conclusioni


In un'epoca in cui gli SSD dominano sempre di più il mercato dello storage portatile il WD My Passport Ultra da 6TB conserva una sua nicchia di mercato. In particolare, il suo costo per terabyte rimane imbattibile rispetto a qualsiasi SSD equivalente, e la sua capacità di offrire ben 6 TB tascabili offre un formato adatto a tenere al sicuro intere librerie multimediali, backup periodici e persino i giochi. A completare il quadro, Western Digital ha integrato materiali riciclati nella costruzione, un segnale concreto di attenzione alla sostenibilità che si aggiunge a un design tutto sommato solido, sviluppato per resistere all'uso quotidiano. Infine, ma non meno importante, la garanzia di ben 3 anni offerta dal produttore. Dunque, se avete bisogno di archiviare enormi librerie di filmati, foto RAW, o semplicemente "alleggerire" l'enorme quantità di file conservati nel Cloud, questo disco è un'unità di storage molto affidabile e difficile da battere in rapporto qualità-prezzo.

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Wine 11.5: meno crash, più giochi che girano su Linux


Wine 11.5 è disponibile con correzioni importanti per giochi come Red Dead Redemption 2 e Detroit: Become Human, librerie Unicode integrate e miglioramenti al sistema di compilazione.
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Nuovo aggiornamento per Wine, il software che permette di eseguire programmi Windows su Linux, macOS e BSD senza avere Windows installato. La versione 11.5 non è una release maggiore, ma porta con sé alcune novità concrete.

La più rilevante riguarda il supporto a Syscall User Dispatch su Linux. In parole povere: certi giochi e applicazioni Windows comunicano direttamente con il sistema operativo usando chiamate di sistema “grezze”, bypassando i canali standard. Wine faticava a intercettarle correttamente, il che causava crash. Con questa versione, quella gestione migliora, e lo si vede dai fix inclusi: Red Dead Redemption 2 e Detroit: Become Human smettono di crashare per questa ragione.

Wine 11.5 include ora anche le librerie ICU direttamente nel pacchetto. ICU è una raccolta di componenti per gestire testo internazionale, codifiche e Unicode. Averle integrate significa meno dipendenze da risolvere manualmente e comportamento più coerente tra sistemi diversi, utile soprattutto per applicazioni che lavorano con lingue non latine o set di caratteri particolari.

Il sistema di compilazione accetta ora codice C++, il che apre la porta a contributi più moderni e facilita l’integrazione di librerie esterne.

Completano il quadro diverse correzioni alla compatibilità con VBScript, il vecchio linguaggio di scripting di Microsoft ancora presente in molte applicazioni aziendali, e una ventina di fix su programmi specifici tra cui Evernote, Clip Studio Paint e vari strumenti .NET.


FONTE winehq.org


FONTE linuxiac.com


FONTE phoronix.com

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today, 26 mar., in rome: andrea colamedici @ the jcu – abt his book “prompt thinking”


Book presentation.
Andrea Colamedici talks to
Brunella Antomarini, Donatella della Ratta, Valentina Tanni

Colamedici _ presentazione alla JCU - John Cabot University
cliccare per ingrandire

https://neocyberneticcrew.org
#AndreaColamedici #bookPresentation #BrunellaAntomarini #DonatellaDellaRatta #JCU #JianweuXun #JohnCabotUniversity #NeocyberneticCrew #neocyberneticcrewOrg #nero #ValentinaTanni

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NodeBB 4.10: il forum open source che parla sempre meglio col Fediverso


NodeBB 4.10.0 migliora la pagina /world, aggiunge il testo alternativo federato e pubblica gli outbox utente. Un aggiornamento importante per chi gestisce forum federati.
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NodeBB, la piattaforma forum open source basata su Node.js, raggiunge la versione 4.10.0 con un aggiornamento che rafforza ulteriormente l’integrazione con ActivityPub, il protocollo alla base del Fediverso.

La pagina /world cresce ancora


La novità più visibile riguarda la pagina /world, il feed che raccoglie contenuti locali e federati. Da questa versione può essere impostata come pagina iniziale dell’istanza, e il compositore rapido in cima alla pagina consente di scegliere la categoria in cui pubblicare, senza passare dal compositore completo. È stato aggiunto anche un filtro per visualizzare i soli contenuti locali, utile per chi preferisce concentrarsi sulle discussioni della propria comunità.

Testo alternativo e accessibilità in federazione


NodeBB supportava già il testo alternativo per le immagini, ma fino ad ora questa informazione non veniva trasmessa alle altre istanze del Fediverso. Con la 4.10, il testo alt viene incluso nei dati ActivityPub sia per le immagini caricate sia per quelle collegate esternamente, un passo avanti concreto per l’accessibilità dei contenuti federati.

Outbox e interoperabilità


L’altra novità tecnica significativa è la pubblicazione degli outbox degli utenti e delle categorie. Si tratta di un elemento fondamentale del protocollo ActivityPub: permette ad altre piattaforme federate di consultare l’elenco dei contenuti pubblicati da un utente o da un gruppo, migliorando la compatibilità con Mastodon, Lemmy, Friendica e gli altri software del Fediverso. Sempre in ambito federazione, i visitatori non registrati che accedono a un contenuto remoto vengono ora reindirizzati alla fonte originale, riducendo la confusione legata alla cache locale dei contenuti federati.

Correzioni e miglioramenti


La versione 4.10 sistema diversi problemi della federazione: i blog WordPress si importano correttamente, il conteggio dei follower si sincronizza a dovere, e la compatibilità con BridgyFed è stata ripristinata. Tra le altre novità, il pannello di amministrazione mostra ora i cronjob attivi, le notifiche sono state migliorate nell’esperienza d’uso, e l’installazione come app progressiva (PWA) offre un’interfaccia più curata.

L’aggiornamento è già attivo su Citiverse, il forum federato italiano basato su NodeBB. Chi volesse provare l’hosting per un proprio progetto, può dare un’occhiata a Webdock, che ospita anche Citiverse.


FONTE github.com


FONTE community.nodebb.org

#hot
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Randazzo tra ‘800 e ‘900, il paese dei cavalieri


Marina Mangiameli, storica e docente, ha letto per noi “Il Paese dei Cavalieri. Potere e società in Sicilia tra ‘800 e ‘900. Il paradigma Randazzo” (Carthago, 2025) di Domenico Palermo.

Nessuno di noi potrebbe vivere senza memoria, senza ricordare il proprio passato cioè quell’insieme di esperienze che ci rendono ciò che siamo. Sembrerà strano ma la stessa cosa vale per le terre, le […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/26/rand…

#emigrazione #Mafia #Randazzo #sbarcoAlleato #secondaGuerraMondiale #storiaLocale

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🔴 In diretta ora! Si gioca a Tomodachi Life: Una vita da Toscano – versione di benvenuto! 📺 Guarda ora su https://www…


🔴 In diretta ora!Si gioca a Tomodachi Life: Una vita da Toscano - versione di benvenuto!📺 Guarda ora su https://www.youtube.com/watch?v=YP8PmsBdDbA#live #livestream Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/03/in-diretta-ora-si-gioca-tomodachi-life.html
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🔴 In diretta ora![/b]
Si gioca a Tomodachi Life: Una vita da Toscano – versione di benvenuto!

📺 Guarda ora su https://www.youtube.com/watch?v=YP8PmsBdDbA

#live #livestream

Continua su Telegram ➡️ Vai al post

news.creeperiano99.it/2026/03/…

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Lemmy 0.19.17 risolve un’altra vulnerabilità SSRF: aggiornare subito


Lemmy 0.19.17 corregge una seconda vulnerabilità di tipo SSRF legata all'accesso agli host interni. Gli amministratori di istanze pubbliche devono aggiornare immediatamente. Feddit.it è già aggiornato.
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È il secondo giro in poche settimane sullo stesso tipo di problema. Lemmy 0.19.17, rilasciato di recente, tappa un’altra falla di sicurezza legata all’accesso agli host interni, variante di quella già corretta con la 0.19.16.

La versione precedente aveva risolto CVE-2026-29178, una vulnerabilità SSRF (Server-Side Request Forgery) senza autenticazione richiesta, classificata con severità alta. In sostanza, un attaccante esterno poteva sfruttare un’istanza Lemmy pubblica come trampolino per raggiungere risorse sulla rete interna del server host. La 0.19.17 chiude un ulteriore vettore dello stesso tipo, individuato dopo il primo fix.

Non risulta esecuzione di codice remoto, ma il profilo di rischio resta significativo per qualsiasi istanza esposta su internet. Chi gestisce un’istanza Lemmy dovrebbe aggiornare senza aspettare.

Feddit.it è già aggiornato alla versione 0.19.17.

Le istruzioni ufficiali per l’aggiornamento sono disponibili per ansible e docker, senza modifiche alla configurazione esistente.


FONTE join-lemmy.org


FONTE advisories.gitlab.com

#hot
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new report on israeli genocidal behavior: “torture and genocide”


Francesca Albanese published a new report on the Palestinian situation: Torture and Genocide.

The report finds that the use of physical and psychological torture against Palestinians has been a defining feature of Israels ongoing settler-colonial genocide, both in custodial and non-custodial settings, creating a “torturous environment” aimed at tormenting Palestinians into annihilation, and expel them off of their land.

The testimonies of Palestinian survivors are harrowing, carrying a pain that shall stain our collective conscience forever.

The findings raise urgent legal and political responsibilities for Israel and other Member States. Silence and inaction are complicity.

Read the full report via these links: https://www.ohchr.org/en/documents/country-reports/ahrc6171-torture-and-genocide-report-special-rapporteur-situation-human

https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/hrbodies/hrcouncil/sessions-regular/session61/advance-version/a-hrc-61-71-aev.pdf
#annihilation #bambini #children #colonialism #FrancescaAlbanese #Gaza #genocide #genocidio #IDF #inactionIsComplicity #invasion #IOF #Israel #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #Palestinians #politicalResponsibilities #prison #report #settlerColonialGenocide #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #survivors #torture #TortureAndGenocide #torturousEnvironment #warcrimes #zionism

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Ora siamo ricchi anche su Tomodachi Life: Una vita da sogno! #TomodachiLife #NintendoSwitch


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Ora siamo ricchi anche su Tomodachi Life: Una vita da sogno!

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news.creeperiano99.it/2026/03/…

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CoMaps esce con una nuova release stabile: dati aggiornati, migliorie pratiche e AppImage su Linux


La nuova versione di CoMaps, navigatore offline open source basato su OpenStreetMap, aggiorna i dati cartografici e migliora l'esperienza su Android, iOS e desktop Linux.
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CoMaps è un navigatore offline basato su OpenStreetMap: niente pubblicità, niente raccolta dati, codice aperto e gestione no-profit. È nato a maggio 2025 come fork di Organic Maps, dopo che alcuni contributori avevano sollevato preoccupazioni sulla governance e la trasparenza finanziaria del progetto originale. Da allora si sviluppa in modo comunitario su Codeberg.

La release v2026.03.23-5, uscita oggi, non rivoluziona nulla: è un aggiornamento regolare con una manciata di miglioramenti concreti.

I dati cartografici sono aggiornati al 21 marzo. Si affiancano nuovi articoli Wikipedia in ceco, tailandese, turco e ucraino per i punti di interesse, una gestione migliorata dei limiti di velocità per alcune categorie di strade e scudi autostradali capaci di mostrare anche nomi più lunghi.

Su Android, la navigazione in orizzontale mostra meglio il tracciato del percorso, le animazioni degli indicatori di avanzamento sono più fluide e gli orari con più turni giornalieri si leggono meglio. Su iOS si aggiornano le icone nelle schede informative dei punti di interesse.

La novità probabilmente più interessante per gli utenti desktop è il supporto alle build in formato AppImage. CoMaps era già disponibile su Flathub dall’inizio dell’anno, ma con AppImage la distribuzione su Linux si allarga ulteriormente.


FONTE codeberg.org


FONTE wiki.openstreetmap.org

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Urik 0.20: finalmente si può rinnegare l’autocorrezione


Urik 0.20.0-beta porta una miglioria all'autocorrezione, la gestione biometrica delle parole apprese e qualche ritocco alle prestazioni.
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La tastiera Android open source Urik arriva alla versione 0.20.0-beta con qualche novità che vale la pena segnalare, soprattutto per chi convive a fatica con l’autocorrezione automatica.

La modifica più utile riguarda proprio questo: quando Urik corregge una parola, quella che avevi scritto tu resta visibile nella barra dei suggerimenti. Basta toccarla per tornare alla versione originale, senza dover cancellare e riscrivere tutto.

Altra novità interessante: nella sezione Privacy & Dati compare ora una schermata dedicata alla gestione delle parole apprese dalla tastiera. Si possono visualizzare ed eliminare, e l’accesso è protetto da autenticazione biometrica.

Sul resto: prestazioni migliorate per digitazione e scorrimento, layout adattivo più reattivo quando si cambia la dimensione della tastiera, aggiornamento del layout Hcesar con le impostazioni portoghesi corrette, e un tasto chiudi aggiunto agli appunti.

Urik è disponibile su Google Play, F-Droid e GitHub.


FONTE github.com

#hot

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Next.js 16.2, sviluppare è diventato molto più rapido


Next.js 16.2 porta miglioramenti sensibili ai tempi di avvio in sviluppo, al rendering lato server e agli strumenti di debug. Le novità principali.
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Vercel ha rilasciato Next.js 16.2, un aggiornamento concentrato sulle prestazioni quotidiane e sulla qualità degli strumenti di debug.

La differenza più percepibile arriva all’avvio: rispetto alla versione precedente, il server locale è pronto in una frazione del tempo precedente. Contribuisce a questo anche Turbopack, il compilatore integrato, che con il nuovo Server Fast Refresh ricarica solo il modulo effettivamente modificato invece di svuotare l’intera catena di dipendenze. In applicazioni reali si traduce in aggiornamenti quasi istantanei durante lo sviluppo. Anche il rendering in produzione ne beneficia: un contributo diretto a React ha reso la gestione dei Server Components nettamente più efficiente, con riduzioni concrete dei tempi di risposta nelle applicazioni reali.

Debug meno a tentoni


La 16.2 ridisegna alcune parti del flusso di debug. Le pagine di errore in produzione hanno un aspetto nuovo e più leggibile; nell’overlay di sviluppo vengono mostrate le catene di errori annidati fino a cinque livelli di profondità, così da risalire all’origine senza dover scavare manualmente. Le discrepanze di idratazione tra server e client sono ora etichettate esplicitamente.

Nel terminale di sviluppo compaiono i log di ciascuna Server Function: nome, argomenti, tempo di esecuzione e file sorgente. Con next start --inspect è possibile collegare il debugger Node.js anche in produzione, non solo in locale.

Altro degno di nota


ImageResponse è sensibilmente più veloce, soprattutto per le immagini complesse; l’API Adapters, che consente alle piattaforme di personalizzare il processo di compilazione, è ora stabile. Il rilascio include anche oltre duecento correzioni e miglioramenti a Turbopack.


FONTE nextjs.org


FONTE nextjs.org


FONTE nextjs.org

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StrongPhrase aggiunge un punteggio per la facilità di battitura per le passphrase


StrongPhrase.net si aggiorna con un punteggio di difficoltà di digitazione e una pagina avanzata personalizzabile via parametri URL. Strumento open source, tutto in locale nel browser.
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strongphrase.net è un generatore di passphrase open source che gira interamente nel browser, senza inviare nulla a server remoti. Si basa su un algoritmo di Ryan Foster, poi ripreso e modernizzato da Jeremy Blanchard, e produce frasi casuali più facili da memorizzare rispetto al classico diceware.

L’aggiornamento recente introduce due novità. La prima è un punteggio per la facilità di battitura, che in realtà misura la difficoltà a digitare: penalizza le sequenze di lettere che richiedono lo stesso dito in successione, o le serie di tre o più caratteri che costringono a usare la stessa mano. In pratica, aiuta a scartare le passphrase belle da vedere ma scomode da scrivere, utile soprattutto per chi, disabilitati i dati biometrici, si ritrova a digitarla decine di volte al giorno.

L’autore è onesto sul rischio: se un avversario sa che hai usato questo filtro, può dare priorità alle combinazioni più “facili da scrivere” nel tentativo di indovinare la tua passphrase. Non è sicurezza aggiuntiva, è un compromesso consapevole tra praticità e superficie d’attacco.

La seconda novità riguarda la pagina /more, che raccoglie diversi formati di passphrase (liste EFF diceware, Orchard Street e altri). Adesso è configurabile via parametri URL: si può fissare l’entropia, nascondere il cursore, scegliere quante passphrase mostrare per tipo, limitare l’output a un solo formato. Comodo per chi vuole condividere un link già preimpostato, per esempio in un contesto aziendale o in una guida.

Per chi gestisce credenziali sensibili, abbinare un generatore del genere a un gestore di password serio rimane la strada giusta. Proton Pass supporta le passphrase direttamente, ma strumenti come StrongPhrase restano utili per i casi in cui serve qualcosa di digitato a mano, come la password principale del gestore stesso.


FONTE discuss.privacyguides.net


FONTE strongphrase.net

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La battaglia su chatcontrol: ecco come i governi dell’UE e la lobby tecnologica stanno cercando di ribaltare il voto del Parlamento. L’analisi approfondita di Patrick Breyer

Con una manovra senza precedenti, il gruppo conservatore del PPE sta tentando di forzare una nuova votazione giovedì (26 marzo) per ribaltare la decisione di principio del Parlamento e mantenere in vigore la scansione indiscriminata delle chat. Una votazione preliminare di oggi determinerà se questa nuova votazione avrà luogo o verrà cancellata dall’ordine del giorno.
informapirata.it/2026/03/25/la…

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Invece di goderci la demo di Tomodachi Life: Una vita da sogno, si fa…


Invece di goderci la demo di Tomodachi Life: Una vita da sogno, si fa... #TomodachiLife #NintendoSwitch Continua su Telegram ➡️ Vai al post Mostra/Nascondi il widget Telegram https://news.creeperiano99.it/2026/03/invece-di-goderci-la-demo-di-tomodachi.html
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Invece di goderci la demo di Tomodachi Life: Una vita da sogno, si fa…
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TCL Note A1 NXTPAPER e TAB A1 Plus ufficiali: i nuovi tablet presentati al MWC 2026


Al Mobile World Congress 2026 TCL ha presentato due tablet con filosofie opposte: il Note A1 NXTPAPER con display paper-like e stilo incluso, e il TAB A1 Plus da 12,2 pollici con schermo 2.4K e Snapdragon 4 Gen 2.
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TCL Note A1 NXTPAPER e TAB A1 Plus ufficiali

In occasione della recente edizione del MWC 2026, TCL ha ampliato il proprio portafoglio tablet. L' azienda ha, infatti, presentato una nuova gamma di dispositivi progettati per accompagnare le diverse esigenze della quotidianità digitale, combinando produttività, creatività e intrattenimento.
TCL Note A1 NXTPAPERTCL Note A1 NXTPAPER

Produttività e scrittura digitale evoluta


Protagonista della categoria dedicata alla produttività è TCL Note A1 NXTPAPER, dopo il debutto premiato al CES. Si tratta del primo e-note TCL dotato di tecnologia NXTPAPER, sviluppato per offrire un’esperienza visiva simile alla carta grazie al display NXTPAPER Pure con 3A Crystal Shield Glass. Abbinato alla T-Pen Pro, che garantisce latenza ultra-ridotta e 8.192 livelli di pressione, il dispositivo riproduce in modo naturale la sensazione della scrittura manuale, risultando ideale per appunti, annotazioni e attività creative. Le funzionalità integrate basate su intelligenza artificiale supportano l’organizzazione dei contenuti e la gestione delle note, contribuendo a creare uno spazio di lavoro digitale focalizzato ed efficiente, pensato per professionisti, studenti e content creator.
TCL TAB A1 PlusTCL TAB A1 Plus

Intrattenimento immersivo in mobilità


TCL TAB A1 Plus è progettato per offrire un’esperienza di intrattenimento coinvolgente anche in movimento. Il dispositivo integra un ampio display da 12,2 pollici con risoluzione 2.4K, basato su tecnologia TCL CSOT, capace di restituire colori vividi, contrasti definiti e immagini ricche di dettagli. La frequenza di aggiornamento a 120Hz garantisce scorrimento fluido, transizioni più naturali e maggiore reattività nei contenuti dinamici e nel gaming, rendendo l’esperienza visiva più confortevole anche durante la fruizione prolungata.

Dyson PencilWash: il lavapavimenti ultrasottile a 349 euro
Dyson lancia PencilWash, il lavapavimenti più sottile e leggero mai realizzato: impugnatura da 38 mm, peso percepito di soli 380 grammi e un sistema senza filtro che elimina batteri e cattivi odori. Disponibile in Italia dal 19 febbraio 2026 a 349 euro
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Il sistema audio a quattro speaker completa l’esperienza multimediale con un suono più ampio e dinamico, assicurando un equilibrio armonioso tra immagini e audio. Streaming, eventi sportivi in diretta e contenuti brevi risultano così più coinvolgenti e realistici. Dal punto di vista del design, TCL TAB A1 Plus presenta una struttura unibody in metallo, che coniuga solidità e leggerezza in un’estetica essenziale e raffinata, pensata per la portabilità quotidiana.
TCL TAB A1 PlusTCL TAB A1 Plus

Intelligenza artificiale integrata nell’esperienza d’uso


Il TAB A1 Plus integra funzionalità intelligenti per semplificare le attività quotidiane. Google Gemini è disponibile come assistente personale AI per il supporto in tempo reale, mentre la funzione Circle to Search consente di ottenere informazioni immediate semplicemente cerchiando un elemento sullo schermo. Strumenti come Writing Assist e Text Assist facilitano la scrittura e l’elaborazione dei testi, contribuendo a rendere le interazioni più rapide ed efficienti.

Nuovo iPad Air M4: prezzo, scheda tecnica e novità | TechPerTutti
Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’interfaccia di sistema è stata ottimizzata per offrire maggiore fluidità e reattività. La nuova funzione Magic Hub consente di salvare e richiamare contenuti in un unico spazio, mentre le Large Folders migliorano l’organizzazione delle applicazioni. L’attivazione più rapida dello schermo diviso e delle finestre fluttuanti semplifica il multitasking, favorendo un’esperienza d’uso più intuitiva e continua. Con questa nuova gamma, TCL rafforza il proprio impegno nello sviluppo di un portafoglio tablet completo e versatile, in grado di supportare concentrazione, intrattenimento immersivo e produttività intelligente nella vita di tutti i giorni.


Dyson PencilWash: il lavapavimenti sottile come una matita che cambia il modo di pulire casa


Dyson ha presenta PencilWash, una soluzione più leggera, sottile e compatta per il lavaggio dei pavimenti. PencilWash unisce l’esperienza Dyson nel lavaggio dei pavimenti e l’attenzione all’igiene con un form factor ultra sottile, progettato internamente da Dyson, offrendo manovrabilità senza sforzo e prestazioni di pulizia igienica pensate per le case moderne.

MacBook Air M5 di Apple: leggero, potente e innovativo
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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Sottile e leggero


La nuova impugnatura ultrasottile, con un diametro di soli 38 mm, rende il lavaggio dei pavimenti semplice e intuitivo, senza compromettere igiene e prestazioni. PencilWash pesa 2,2 kg, con appena 380g percepiti in mano, ed è estremamente maneggevole: segue i movimenti in modo naturale con una semplice rotazione del polso, si inclina fino a 170° per pulire sotto i mobili bassi e raggiungere gli spazi più stretti, mantenendo prestazioni costanti.
La nuova impugnatura ha un diametro di soli 38 mmLa nuova impugnatura ha un diametro di soli 38 mm

Nessun filtro sporco


A differenza dei dispositivi del medesimo segmento, Dyson PencilWash non utilizza filtri che trattengono lo sporco, favoriscono la proliferazione batterica, emettono odori e risultano difficili e sgradevoli da pulire. Il design senza filtro elimina il rischio di accumulo di residui, ostruzioni o cali di prestazione, garantendo una pulizia potente e affidabile a ogni utilizzo.
Dyson PencilWash non utilizza filtri che trattengono lo sporcoDyson PencilWash non utilizza filtri che trattengono lo sporco

Rullo in microfibra ad alta densità


PencilWash è progettato per rimuovere ogni tipo di sporco in un’unica passata, inclusi residui liquidi e macchie ostinate. Il dispositivo è dotato di un rullo in microfibra ad alta densità, con 64.000 filamenti per cm², che ruota a 650 giri/min rimuovendo simultaneamente detriti liquidi e secchi in modo che l’acqua sporca e i residui vengano estratti continuamente dal rullo a ogni rotazione. In combinazione con un sistema di idratazione di precisione a 8 punti, che fornisce un flusso costante di acqua pulita al rullo, è possibile utilizzare sempre acqua fresca per la pulizia dei pavimenti, con un livello di igiene costante, pulizia dopo pulizia.
PencilWash è dotato di un rullo in microfibra ad alta densitàPencilWash è dotato di un rullo in microfibra ad alta densità

Fino a 100 m² di superficie


Il nuovo dispositivo di Dyson offre due modalità di idratazione, consentendo un controllo preciso del livello di umidità del pavimento. Dalle macchie leggere allo sporco più ostinato, è possibile regolare il flusso d’acqua in base alla superficie e alle esigenze di pulizia, ottenendo risultati ottimali con una finitura ad asciugatura rapida. Il serbatoio dell’acqua pulita da 300 ml consente di pulire fino a 100 m² di pavimento, circa la dimensione di un appartamento medio-grande. Con 30 minuti di autonomia e una batteria intercambiabile per un utilizzo prolungato, è possibile pulire una maggiore superficie in un’unica sessione, mantenendo sempre un’asciugatura rapida.

ECOVACS WINBOT mini 2: robot lavavetri compatto che pulisce ovunque
ECOVACS WINBOT mini 2 è il robot lavavetri più compatto di sempre: raggiunge bordi, angoli e superfici dove nessun altro arriva. Pulizia profonda, design ultra-slim
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con PencilWash, Dyson interviene su una categoria di prodotto ridefinendone alcuni parametri chiave. Un peso percepito di soli 380 grammi, un'impugnatura da 38 mm e un sistema senza filtro che mantiene l'acqua pulita durante tutto il lavaggio sono le caratteristiche che distinguono questo modello dalla concorrenza. Per chi è alla ricerca di un lavapavimenti compatto, leggero e con un approccio igienico più rigoroso, PencilWash è una delle opzioni più interessanti disponibili nel 2026, ad un prezzo di 349,00 euro.


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Ostaggi dei tedeschi a Sacile


Sacile (PN). Foto: Stefano Travasci.Fonte: Wikipedia

[n.d.r.: quelle che seguono sono alcune pagine del diario di fra Benvenuto Grava, arrestato durante un rastrellamento tedesco a Motta di Livenza (TV) nel settembre 1944]
Ad un tratto il convoglio si ferma e l’autocarro che conduceva me caracolla per una frenata robustissima. Al fianco nostro passa una piccola macchina mimetizzata, sulla quale, fra gli altri, siede l’ufficiale che aveva prelevato me a Motta. L’ufficiale scende e con due soldati entra verso il recinto della predetta chiesa, mentre gli altri si disperdono per i vigneti, riempiendo i loro elmetti di uva e di mele. Qualche vecchietta compare sul limite dell’orto con un piatto di uva che viene ricevuto senza tanti ringraziamenti. Dopo cinque minuti ecco comparire un prete di statura più che media, bello, liscio, rotondo, roseo, a fianco del mio autocarro. Lo saluto ed egli, inconscio della sorte che stava per toccargli, domandava, rispondeva, parlava con alcuni preti della macchina più vicina. Furono brevissime parole perché l’ufficiale lo interruppe e gli intimò di salire. Senza salutare alcuno, anch’egli si vide portare via senza sapere il perché e per quale destinazione. La macchina riprese la corsa verso S. Vito al Tagliamento.
In queste ore di angoscia, i due signori che erano con me, Tonussi e Bertacco, dal loro parlare non dimostravano eccessiva apprensione e si facevano coraggio. Non nascondo che io ascoltavo volentieri le loro ottimistiche congetture e per qualche breve attimo mi sentivo un altro, ma poi ripiombavo in tristissime e sconvolgenti previsioni. Corri e corri, l’autocarro si fermò in piazza a S. Vito al Tagliamento e sostò per circa mezz’ora. Fui riconosciuto da qualche persona che non ardì avvicinarsi. La popolazione attonita ci guardava, ci compassionava, ma passava al largo. I soldati, almeno in parte, scesero ed entrarono presso i fruttivendoli dove pagando si portarono via ogni ben di Dio. I trenta minuti passarono. Nel frattempo mi ricordai del caro Santuario di Madonna di Rosa, del superiore e dei religiosi che colà si trovavano. Mi preoccupò fortemente il timore che, passando di là, non succedesse ciò che era successo a me a Motta.
Costruivo la scena prima che avvenisse. Ripartimmo.
Appena fuori porta Udine, l’autocarro, invece di proseguire dritto, girò immediatamente a sinistra, infilando la strada per Casarsa. Un nuovo e immenso polverone ci coperse del tutto, e il mio abito, da qualche giorno lavato e stirato, non ebbe più colore. Giunti a Casarsa, un po’ lentamente attraversammo il passaggio a livello, ripiegammo a sinistra sulla strada nazionale Pontebbana e via per Pordenone. Ebbi un momento di sollievo (se una circostanza simile poteva sollevare), ed allora dissi a me stesso: non a Udine, ma a Sacile. Se sulle altre strade l’autocarro correva molto, qui era diventato addirittura un bolide. Via via raggiungemmo e sorpassammo Pordenone, ed ecco Sacile. Lungo il percorso di circa 60 km la colonna dei cinque autocarri si era un po’ spezzata di modo che a un certo momento ci fecero fermare aspettando che il complesso di macchine si ricomponesse. A colonna riunita, tutti i civili e sacerdoti (e in quel momento ne scoprii più di quanti immaginassi) fummo fatti scendere per essere riuniti in due soli autocarri, sui quali ripigliammo la corsa per un paio di minuti. Quindi a destinazione… Dietro ordine preciso tutti scendemmo, ci sistemarono per quattro e ci fecero entrare per il portone di una caserma che, da quanto seppi dopo, era la sede del distretto militare di Sacile. Nel primo cortile fummo disposti a due a due, in due complessi, l’uno di fronte all’altro. Eravamo un misto di civili e preti in attesa. Dinnanzi a noi alcune guardie di finanza italiane, che ci guardavano ma non battevano ciglio: un tenente, un maresciallo e parecchi soldati tedeschi, armatissimi.
Da ricordare che i nostri rastrellatori erano scomparsi ancor sulla strada. Quell’ambiente, quelle facce nuove, quelle disposizioni, la chiusura fragorosa del portone d’ingresso, produssero in ciascuno di noi un nuovo momento di terrore. Furono scelti quattro individui da Oderzo e portati verso il muro di fronte a noi. Siccome pareva fossero indiziati per partigiani, una manovra simile provocò nelle nostre menti le più nere previsioni: fucilazione immediata? come esempio per tutti? I quattro scoppiarono in pianto e si adattarono. Dopo qualche minuto furono accompagnati in una stanza da soli.
Tutti noi poi fummo divisi in due gruppi di uguale numero. Il primo composto di 20 individui qualificati per sacerdoti, religiosi, medici, farmacisti, avvocati e grandi commercianti. Il secondo di gente non altrettanto qualificata. Alla prima compagnia appartenni anch’io. I primi furono avviati immediatamente ad una camerata a trenta metri dal corpo di guardia. I secondi in una camerata poco distante da noi, ma completamente separata. Entrammo accompagnati da un maresciallo e da alcune sentinelle. L’ambiente avrà avuto lo spazio di circa sette metri per quattro, altezza tre e cinquanta. Tre finestre grandi, alle quali non si arrivava se non salendo su un tavolone. Pavimento di cemento. Una tavola appoggiata alla parete. Un po’ di paglia per terra, due sgabelli tipo corpo di guardia. Era tutto. Ci guardammo in faccia. Ognuno lentamente, nella strettezza del luogo, in una specie di tranquillità, giacché eravamo completamente soli, incominciò la strana storia della propria cattura. In tutti c’era la medesima persuasione che si trattasse di qualche giorno e non di più. Dai primi contatti verbali con Mons. Visintin, abate di Oderzo, si comincia a capire qualche cosa della nostra posizione in questa circostanza: ostaggi! Possibile! Che centriamo?! Quel vocabolo “ostaggi” divenne fortemente indicativo, tanto che per qualche giorno occupò la mente di ognuno e divenne l’unico oggetto dei discorsi.
Ostaggi! Intanto, con un certo impegno, ognuno dispose la propria paglia abbozzando la propria cuccia. Di fronte a me il Comm. Levada, avvocato di Oderzo <158. Assestati alla meno peggio, ci accorgemmo di essere tutti bianchi per la polvere; ci sedemmo sulla paglia a commentare la situazione. Mancavano spazzole, non c’erano pettini. E i servizi? E per lavarsi? Avevamo estremo bisogno di lavarci ma… e il sapone? E più che tutto i servizi? Rilievi che affioravano subito, tanto più che si trattava di persone distinte.
Dopo mezz’ora la porta si aprì e la sentinella con voce un po’ bonaria disse: – – Gabinetto? Volere gabinetto? Tutti rispondemmo in coro un sì interessato e prolungato. – Avanti gabinetto, riprese il soldato. Questo luogo tanto importante era vicinissimo alla nostra stanza; aveva un rubinetto di acqua potabile, due water chiusi da porte che sotto lasciavano uno spazio libero di almeno 20 centimetri per facilitare il lavaggio dell’ambiente. Alle due pareti d’entrata due orinatoi per parte. Tutto questo rose e fiori. Ma l’interessante ero lo stato in cui si presentavano questi angoli così necessari. Erano tanto sudici che non si sapeva dove posare i piedi. Un orrore! Un odore pestifero!
Lo si fece capire e il giorno dopo venne sufficientemente rimediato. Intanto, con la scusa del gabinetto e della pulizia, abbiamo avuto una parvenza di libertà per circa tre quarti d’ora; però sempre nel corridoio.
Nel frattempo si avvicinarono qualche soldato italiano di finanza, qualche maresciallo di detta caserma, i quali, per l’assenza del comandante tedesco, in presenza delle guardie si sono intrattenuti con noi, si fecero conoscere, ci promisero qualche favore e ci imbottirono di buone parole: un giorno, due giorni, poi tutti a casa. Interrogatorio semplice, visita dei documenti, poi… libertà. – Hanno sempre fatto così, altrettanto faranno con voi, non dubitate, non preoccupatevi -. Di costoro che si avvicinavano furtivamente tengo a mente un maresciallo piccolo che aveva tanta cordialità ma, per una certa frequenza con noi, per il suo continuo rovescio di buone parole, passò sulla bocca di tutti per un chiacchierone e non più. A me però diede una coperta e un po’ di pane bianco, dato che mi feci conoscere per malato. Per questo gli serbai e gli serbo tanta gratitudine. Un altro brigadiere di finanza mi fece un’ottima impressione, e così un soldato di Mogliano Veneto che mi comprò un po’ di uva. Terminata l’operazione pulizia, fummo pregati di rientrare nella nostra stanza.
Che senso vedere tante persone distinte, tanti sacerdoti guardati e seguiti dalle guardie armate! Che senso sentir chiudere il catenaccio della porta, veder scendere la luce dall’alto! Dio mio! Erano le ore 20 circa e… la cena? Non si mangia? Nessuno aveva portato con sé qualche cosa che avesse potuto supplire almeno per la prima sera; anzi, qualcuno non aveva assaggiato nulla tutto il giorno. L’affare si faceva serio. Dopo un po’ si chiamò la guardia che venne subito e gli si chiese se avessero pensato qualche cosa per noi in quella sera. La sua risposta fu: “Langsam, aine moment.” Richiuse… e tutti: “Speriamo!” Tra il difficile convincersi della nuova situazione drammatica, tra i ragionamenti che ancora parevano insulsi, quindi senza costrutto, tra un sospiro e l’altro, si fece buio. Venne accesa la lampada di mezzo ma… la fame batteva. Anche la stanchezza era enorme, però non accasciante, almeno per quella sera, giacché la novità del fatto aveva caricato ognuno di un tale nervosismo che non permetteva neppure agli organi materiali di ricercare un po’ di riposo. Ad un tratto Mons. Visintin, dal suo angolo particolare, alzò la voce e chiese per cortesia un po’ di silenzio. Tutti tacquero e si volsero automaticamente verso di lui. L’ho ancora presente. Un omone grande e grosso, sebbene non grossissimo, reso voluminoso dalla veste talare, dalle braccia alzate e tese in avanti in atto di ottenere attenzione. – Sentite, sentite, – disse, – noi qui, ringraziando Iddio, ci conosciamo tutti o quasi tutti. Certamente siamo tutti cristiani e spero anche praticanti. A quest’ora circa, ogni sera, noi eravamo nelle nostre case accanto ai nostri cari e, giova crederlo, nella maggioranza delle nostre famiglie si recitava il S. Rosario. Per questo voglio dirvi la mia proposta. Sentite, sentite! Vi dispiacerebbe che noi per quel po’ di sere che ci tengono qui in prigione, lontano dai nostri cari, recitassimo a quest’ora il Rosario in onore della Madonna perché nella sua materna bontà si degni di venirci in aiuto in un momento tanto difficile? – Tutti risposero un sì interessato ma spontaneo e caloroso. – Ed allora, riprese Mons. Visintin, non perdiamo il tempo e, fin da questa sera, accaparriamoci il materno aiuto della Madonna con la recita del Rosario. – Deus in auditorium meum intende. – Domine…
Chi aveva la corona in tasca la estrasse, chi non l’aveva pregò lo stesso. Tutti in quel quartino d’ora mantennero un comportamento edificante e non solo in quella sera ma anche nelle altre. La maggioranza in piedi, qualche sacerdote in ginocchio, tutti rispondevano con accorata fiducia. Da tenere presente che Monsignore da uomo pratico com’era, per non stancare troppo i detenuti, diceva 7 o 8 Ave Maria per ogni decina. Terminato il Rosario, un De Profundis per le anime purganti e una Salve Regina per i nostri cari e per quelli che si interessavano di noi. La recita di quella preghiera serale in quell’oscurità, sotto l’incubo dei pensieri più tristi, al termine di una giornata tra le più strane e penose della vita di ognuno, sembrava l’espressione di una fede illuminata che tutti avevano ma che non tutti, fino ad allora, sentivano ugualmente. Occhi fissi, visi preoccupati, sospiri prolungati!
Per tutti, mai come in quella sera e durante quel Santo Rosario, le relazioni con i propri congiunti lontani sono state più affettuose e più strette. Mai nella fantasia di ognuno era apparsa tanto bella e adorabile la propria casa, mai tanto preziosi i propri figlioli, tanto bella e buona la propria moglie! Terminata la preghiera tornò alla ribalta il pensiero del mangiare e più che il pensiero del mangiare, la fame. Tutti si chiedevano se per la prima sera i nostri nuovi padroni non avessero voluto farci assaggiare la loro bontà e generosità.
Ore 21. Poi le 21 e 30! Insomma si pensava che non ci fosse altro da fare che adagiarsi sulla paglia, calmi e più o meno placidi. Era caldo, zanzare in numero infinito, che i tedeschi chiamavano sthucas o moschitos. Alle 22 il catenaccio della stanza ruppe stranamente il silenzio; si aprì la porta, entrarono due soldati portando una marmitta: era la cena. Il cuoco era austriaco, sui quarant’anni, tipo assai buffo, il quale sapeva qualche cosa di italiano. Gli piaceva molto il vino e le sigarette, ma più il vino. Era grasso, con un faccione da scena, con due occhietti piccoli ma vivi. Piatti, scodelle, cucchiai?… In tutto quattro o cinque coperchi di gavette con neanche altrettanti cucchiai. Ci apprestammo a servirci per turno, si capisce, senza possibilità di lavare l’un per l’altro queste lussuose posate e stoviglie. Così si vide sorseggiare un po’ di brodo Mons. Visintin e tutti gli altri. Però per la prima sera e forse per ripagarci degli spaventi avuti e dell’ora tarda ci diedero anche una buona porzione di carne, un po’ dura, ma carne. Alla distribuzione erano presenti le sentinelle. Grazie a Dio per quella sera nessuno sarebbe più morto di fame.
Fatta una fumata – chi aveva sigari, chi sigarette – si affievolì la conversazione che momentaneamente si era riaccesa. Uno dei più alti fra gli ostaggi abbrunò la luce e definitivamente ci coricammo sulla paglia preziosa. Ogni tanto affiorava qualche lamento, qualche ricordo, qualche espressione di timore dalle labbra di qualcuno. Vennero le 23, le 24, l’una , le due, … ma di oltre venti persone, una sola riuscì a dormire veramente sodo, il Dott. Sordoni di Oderzo, il quale ad un certo momento cominciò a russare e non la smise, con l’invidia di tutti, fino al mattino. Il Cav. Segati di Ponte di Piave iniziò la serie delle sue notti disteso sul tavolone di mezzo con la valigia per cuscino.
16 settembre
[1944]Due novità inattese ci scombussolarono buonora. In Sacile era stato arrestato un capo partigiano, già maresciallo della medesima caserma. L’indomani in piazza, davanti a tutta la popolazione, doveva venire impiccato. Lascio immaginare l’impressione che fece in tutti noi, detenuti come ostaggi, tale notizia antelucana! I tristi presentimenti della sera precedente furono confermati. E qui in quest’occasione bisognerebbe che io descrivessi il pessimismo ad oltranza e contagioso dimostrato dai dottori Pellegrini e Sordoni. Qualche cosa di inaudito, di indicibile, di disastroso addirittura… La seconda novità, amara, specie per noi sacerdoti: la privazione della S. Messa e della Comunione. Mons. Visintin aveva chiesto al Comandante di poter celebrare ma aveva avuto per risposta che Dio è dappertutto perciò non era necessario. Nove sacerdoti e un chierico, Don Matteo Visintin, nipote del Monsignore, e tanta buona gente priva di messa e di comunione! Quanto dolore in tutti! Che delusione! – Tenteremo di nuovo, disse Mons. Visintin. Chiese rapporto col comandante una volta, più volte, ma nonostante le buone parole di un maresciallo e di alcuni subalterni, Mons. Visintin non venne mai ricevuto. Pazienza! Sabato 16 settembre, prima giornata di prigione. Con questa novità eravamo tutti storditi ed amareggiati all’estremo! Si pensava per lo meno che da un momento all’altro ci avessero chiamati per presentare i documenti e per venire interrogati… chissà su che cosa… ma nulla. Qualche soldato vedendo la nostra pena ci diceva: “oggi, domani, casa tutti”. Qualche altro: “fra due, tre giorni vi libereremo tutti”. Qualche altro ancora: “forse vi condurranno a Vittorio Veneto per essere interrogati”. – A piedi? – “Eh sì, a piedi!” Ogni tanto, oltre che nella mente di ognuno, affiorava anche nei discorsi l’argomento del disgraziato partigiano che all’indomani doveva venire impiccato. Qualcuno ripeteva: “che bella domenica domani! Forse faranno assistere anche noi a tale operazione. Mio Dio, che spavento!”. Inaspettatamente ci capitò in prigione Mons. Sandro, Arciprete di Motta di Livenza, con P. Paolino Visentin, mio Vicario nel Convento di Motta di Livenza. Entrarono di nascosto o in che forma non lo so. So solo che con loro non scambiai neppure dieci parole ed erano già usciti. Perché? Persuasione di tutti: temevano di subire la nostra medesima sorte. All’una ci viene portato un po’ di brodo con un bel pezzo di formaggio grana. Alcuni chiesero, e fu permesso, che venisse loro portato del pane e del vino. In mattinata furono iniziate le visite dei famigliari dei detenuti. Si incominciò a parlare con loro da quella finestra che, come dissi, per raggiungerla era necessario salire sul tavolone di mezzo e ancora su una seggiola. Più di uno però lo fece con profitto. Per quel mezzo si ebbero le prime impressioni di ciò che potessero pensare le nostre famiglie e i nostri paesi della nostra situazione.

[NOTA]158 L’avvocato Aurelio Girardini, nell’annuario del martirio del patriota Giovanni, incaricò proprio l’avvocato opitergino Antonio Levada di tenere il discorso durante l’inaugurazione della lapide in memoria del figlio, che è tutt’oggi affissa sulla parete della villa in viale Madonna. Il discorso è stato poi stampato in un libretto a cura della famiglia. Alcune copie sono conservate nell’Archivio Aurelio Girardini a Motta di Livenza (Tv).
Davide Drusian, Il diario di fra Benvenuto Grava e altre testimonianze inedite sull’occupazione nazifascista a Motta di Livenza (TV), Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2021-2022
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Bear 2.7 ridisegna le TagCon e le porta fin dentro l’editor


L'aggiornamento 2.7 dell'app di note per Apple rinnova tutte le 260 icone associate ai tag e le rende visibili anche nel testo delle note.
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Bear, l’app di note in Markdown sviluppata da Shiny Frog, si aggiorna alla versione 2.7 su macOS e iOS con un intervento tutto incentrato sulle TagCon, le piccole icone che Bear abbina automaticamente ai tag nella barra laterale. Scrivi #casa e compare una casetta, digiti #musica e spunta una nota musicale: il meccanismo funziona in 11 lingue e la collezione conta 260 icone, tutte personalizzabili.

Con la 2.7 l’intera raccolta è stata ridisegnata da zero, con forme più morbide e tratti uniformi pensati per integrarsi meglio con Bear Sans, il carattere tipografico dell’app. Il risultato è una resa visiva più coerente su tutti i dispositivi Apple.

TagCon anche nell’editor


La novità più interessante, però, è un’altra: le TagCon ora compaiono anche direttamente nell’editor, accanto a ogni #tag nel corpo delle note. Fino alla versione precedente erano confinate alla barra laterale, adesso diventano parte integrante della scrittura, rendendo le note più leggibili a colpo d’occhio.

Su macOS è stato inoltre riprogettato il pannello di modifica dei tag, che semplifica l’accesso alla libreria di icone. Altra aggiunta: quando si trascina una nota su un tag nella barra laterale, ora si può scegliere dove posizionare il tag all’interno della nota.

Bear è gratuita con funzionalità di base, mentre l’abbonamento Pro (2,99 $/mese o 29,99 $/anno) sblocca sincronizzazione iCloud, esportazione avanzata e ricerca OCR. Disponibile solo per l’ecosistema Apple.


FONTE blog.bear.app