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Fastmail aggiorna la scrittura delle email: finestre multiple e risposte inline


Fastmail introduce il supporto a finestre multiple per scrivere email, le risposte inline nei thread e una serie di piccoli miglioramenti al compositore.
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Fastmail ha rilasciato oggi un aggiornamento sostanzioso all’interfaccia web, con modifiche che riguardano soprattutto il modo in cui si scrivono e gestiscono le email.

La novità più evidente è il supporto alle finestre multiple. Tenendo premuto Maiusc mentre si clicca su rispondi, inoltra o qualsiasi azione di composizione, il messaggio si apre in una finestra separata. Funziona anche con le scorciatoie: Maiusc+R per rispondere in una nuova finestra, Maiusc+A per rispondere a tutti. Si può isolare anche un’intera conversazione con un clic sul pulsante apposito in alto a destra. Il timer per annullare l’invio continua a funzionare: anche se si manda da una finestra secondaria, la notifica compare nella finestra principale.

Cambia anche il modo in cui si risponde a un messaggio: la risposta appare ora direttamente in filo alla conversazione, senza dover aprire una schermata separata. Chi preferisce la vecchia visualizzazione a schermo intero può comunque espanderla con un clic, e Fastmail ricorda la preferenza.

Sul fronte del compositore ci sono altre novità minori ma utili: si può passare da “rispondi” a “rispondi a tutti” senza perdere quanto già scritto, si può nascondere la barra di formattazione per chi vuole meno distrazioni, e i destinatari si possono trascinare tra i campi A, Cc e Ccn. Arriva anche la possibilità di spostare il pannello di lettura sotto la casella invece che a fianco, comodo su schermi stretti, e una ricerca testuale nelle conversazioni con Cmd-F / Ctrl-F.

Fastmail rimane una delle opzioni più interessanti per chi cerca un client di posta serio senza pubblicità, con una prova gratuita di 30 giorni, Fastmail.


FONTE fastmail.com

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“Cuore capovolto’”: conosciamo veramente chi ci sta vicino?


Titolo: “Cuore capovolto”

Autore: Paola Barbato

Genere: narrativa, gialli

Editore: Neri Pozza

Data pubblicazione: 2025

Formato: cartaceo, e-book

Pagine: 368

Link: neripozza.it/libro/97888545333…

N. B. Copia omaggio ricevuta dalla CE per la recensione 🙂

Cuore capovolto, l’ultima produzione di Paola Barbato, è, a mio avviso, stato scritto sulla falsa riga delle opere precedenti.
Purtroppo non al suo meglio come nei primi romanzi adrenalinici e con un finale scioccante, mi ha lasciato un po’ tiepida. Forse è stato il tema di cui si narra visto e rivisto anche da altri autori.
Già nel suo precedente romanzo avevo faticato a seguire le vicende dei personaggi in quanto le loro avventure erano al limite dell’inverosimile. Questo si avvicina alla stessa situazione.
In “cuore capovolto” l’interprete principale compie delle azioni che molto probabilmente nella realtà difficilmente esisterebbero. Bisogna sospendere il giudizio…
Il libro narra di una chat di adescamento gestita da ignoti che nel corso del racconto disvela i suoi segreti. Non mi addentro ulteriormente nella trama perchè il rischio di spoiler è dietro l’angolo.
Ho notato all’interno del libro diversi salti di trama che vengono poi ripresi e chiariti solo sul finale.

L’impalcatura letteraria


Il romanzo si legge tutto d’un fiato, la capacità di scrittura della Barbato è innegabile perchè tiene incollato il lettore alle pagine. Rispetto al suo penultimo libro non ho fatto fatica a procedere lungo la storia. La narrazione è adrenalinica fino all’ultima pagina.
Il font e l’interlinea sono quelli classici di Neri Pozza, molto agevoli e pratici nella lettura.
Il libro è suddiviso in capitoli relativamente brevi, alcuni raccontano la vicenda del nostro protagonista e sono quelli un po’ più lunghi; altri sono dedicati a intervise, articoli di giornali, interrogatori e sono più brevi. Ho trovato questa scelta stilistica molto interessante ma per mio gusto personale spezza un po’ la narrazione e il flusso della storia.

il telefono non era più un’ossessione. O non ancora

Paola Barbato


“Non giudicare un libro dalla copertina” ma io lo faccio comunque…


La copertina è molto classica e semplice, osserviamo un ragazzo un po’ sconsolato con lo sguardo perso nel vuoto della propria esistenza. I colori sono molto scuri e sono caratteristici delle copertine di altri libri dell’autrice.

Giudici siamo arrivati al voto finale!


Arrivando alle conclusioni finali nel complesso il libro mi è piaciuto, non mi stanco ancora di leggere i suoi lavori anche se questo non rientra nella mia top 5. Spero che i prossimi tornino ai livelli delle sue prime opere che a mio avviso erano molto più impattanti e angosciosi.
Il voto che mi sento di dargli è di 3.5 stelline.

Ringrazio nuovamente la casa editrice per essere stata così gentile da omaggiarmi di questo libro e per essere riuscita a portarlo su questo blog! A presto 🙂

Meg

#cuoreCapovolto #gialli #paolaBarbato #recensioneLibri

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Una riforma senza diritto (e diritti). Un contributo dell’Avv. Aurora d’Agostino


Il voto del 22 e 23 marzo e la svolta autoritaria. Note a margine di un referendum non scontato
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Di seguito proponiamo un intervento dell’Avv. Aurora d’Agostino, Co-Presidente dell’Associazione Giuristi Democratici, pubblicato il 9 marzo 2026 sulla rivista Jacobin -Italia.

Ci stiamo avvicinando alla data del 22-23 marzo, in cui il governo ha deciso di indire in fretta e furia la consultazione referendaria sulla Riforma Nordio, forse nell’abitudine a imporre, come fa in parlamento a colpi di fiducia, la ratifica delle proprie (disgraziate) decisioni.

L’impressione (e la speranza) è però che la fretta non stia portando i risultati sperati. L’ormai famoso gruppo dei 15 che ha raccolto in pieno periodo natalizio più di 500.000 firme, è riuscito a determinare la riformulazione del quesito referendario (evidenziando che vengono modificati ben 5 articoli della Costituzione), pur non riuscendo a ottenere lo spostamento della data della consultazione. Nei territori si sono attivati centinaia di comitati per il No, sia in rapporto con il mondo legale (avvocati e/o magistrati), sia nel mondo associativo (comitati per il No della società civile). Anche nelle aree informali e di movimento il dibattito e l’importanza del No al Referendum stanno davvero allargando significativamente i livelli di comprensione pubblica di quanto sta avvenendo.

Mi pare che sia largamente dimostrato e compreso che la questione non è decidere chi sia più simpatico, tra il governo e i magistrati. Chi ragiona così (anche a sinistra, beninteso, magari additando come amico dei magistrati chi si oppone alla riforma) è molto distante dal comprendere il vero senso della scommessa che la compagine governativa sta ponendo in Italia, conformemente a quanto avviene in altri paesi governati dalle destre.

L’affermazione del potere politico istituzionale e il depotenziamento di quello giudiziario hanno l’obiettivo dichiarato di impedire la tutela dei diritti delle persone, dei diritti di libertà, dei diritti sociali, dei diritti di espressione e dissenso.

Governare la magistratura è fondamentale per chi vuole decidere e operare «col pugno di ferro», oltre e contro le stesse regole della democrazia liberale. Lo dicono tutti i giorni i fautori di destra del Sì: è ora di finirla con i giudici che bloccano il funzionamento dei Cpr in Albania, che liberano i manifestanti arrestati, che mettono in discussione l’impianto normativo deciso dal governo «eletto dal popolo». Pretendono di essere lasciati governare, legibus soluti, insomma.

Non si può non mettere in relazione questa riforma con gli alti lai del governo a ogni decisione giudiziale che cerchi di mantenere almeno i contorni della legittimità costituzionale (dei principi di parità, di legalità, di libertà di espressione, dei vincoli alla possibilità di limitare la libertà personale e di circolazione) impedendo il libero corso delle politiche securitarie contro cittadini e stranieri che dal primo momento hanno caratterizzato la produzione legislativa dell’era meloniana.

Così come non si può non vedere che c’è una stretta correlazione tra la riforma e gli scudi penali per le condotte violente e illegali della polizia (in divisa, ma autorizzata a girare armata anche fuori servizio e già dal precedente Decreto sicurezza), così come con i fermi preventivi dei manifestanti sospetti di probabile futura violenza, con la penalizzazione della resistenza passiva (per il momento nelle carceri e nei Cpr, ma quasi certamente destinata all’estensione), con le numerose e continue restrizioni e angherie nei confronti dei cittadini stranieri.

Per portare avanti questa linea palesemente liberticida e antidemocratica le tutele giudiziali vanno smantellate. Non lo si può fare, se non modificando radicalmente il Titolo IV della Costituzione (quello che si occupa della Magistratura (ma anche gli artt. 24 e 25 sul diritto alla giustizia del cittadino).

Per questo la riforma provvede a sopire i «bollenti spiriti» dei magistrati diligenti. Come? Innanzitutto depotenziandoli: il nuovo metodo di scelta dei rappresentanti dei magistrati (la lotteria, l’estrazione a sorte) nei due distinti organi di autogoverno previsti dalla riforma servono a questo. Tanto più che i cosiddetti «membri laici» del nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) verrebbero sorteggiati a partire da una rosa di nomi nominati dal Parlamento (vale a dire dalla maggioranza). Quindi, i due Csm previsti dalla riforma sarebbero composti da magistrati scelti a casaccio e da membri laici espressi dalla maggioranza di governo, e quindi ben motivati e ben addestrati, capaci, certamente, di dominare e creare «correnti» adeguate alla situazione.

C’è inoltre il nuovo organo previsto dalla riforma per la funzione disciplinare, l’Alta Corte di Giustizia (anche qui, 15 componenti, di cui 3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 estratti a sorte dalla lista predisposta dal Parlamento, 6 magistrati giudicanti e 3 requirenti scelti a casaccio, presieduti da uno dei 6 designati dal Presidente della Repubblica o dal Parlamento). Ma oltre alla composizione, sia la formulazione degli illeciti, sia della procedura e di tutte le disposizioni sulla composizione dei collegi giudicanti nella riforma del governo è attualmente «in bianco» e verrà quindi determinata da legge ordinaria (ossia dalla maggioranza parlamentare). E per finire, le decisioni disciplinari saranno ricorribili solo di fronte alla stessa Alta Corte di Giustizia, in diversa composizione collegiale.

L’indeterminatezza e l’ampio margine di manovra che questa riforma offre lascia davvero perplessi (e doverosamente preoccupati), perché in realtà il peggio deve ancora arrivare, essendo buona parte della normativa ancora da definire, e da definire con legge ordinaria, secondo le regole e le prassi a cui purtroppo da tempo siamo abituati, cioè quelle che assicurano lo strapotere matematicamente certo della maggioranza. Regole che, a loro volta, potrebbero ulteriormente peggiorare, vista l’intenzione del governo di arrivare alla ridefinizione della legge elettorale.

Il vero obiettivo di questa riforma sembra quello di andare oltre e fuori dalle regole democratiche che stanno alla base del nostro ordinamento e dell’ordinamento internazionale a cui il nostro paese ha sin qui aderito, promuovendo l’idea che «il diritto vale fino a un certo punto». Cosa del resto ben dimostrata dalla scelta di partecipare (anche se con l’invenzione della funzione di «osservatore») al «Border of peace» di Trump: un’operazione assolutamente incompatibile (e lo dichiarano pure, ammettendo che il problema c’è) con l’art.11 della nostra carta costituzionale. Un abominio sotto il profilo del diritto interno e internazionale, così come le dichiarazioni di appoggio all’attacco all’Iran.

Il diritto, per loro, vale davvero poco, e men che meno i diritti che stanno in ogni modo cercando di inibire. In primis, quello a contestare, a opporsi. Il loro sogno è l’inverso del nostro: un mondo senza scioperi, senza conflittualità, senza vertenze, senza cortei, senza rivendicazione di diritti, in cui i tribunali servano solo e unicamente a eseguire la funzione del «Sorvegliare e Punire» (e, al più, a regolare i rapporti di mercato tra soggetti forti). Una funzione da cui, grazie a decenni di iniziative e di lotte, il mondo della giustizia si era in buona parte allontanato, con la battaglia, sempre presente, per affermare principi solidaristici e di rispetto dei diritti fondamentali, civili e politici – certo, con alti e bassi, all’interno di una cornice determinata da rapporti sociali in continua evoluzione.

Faccio un esempio pratico, su cui poco si è ragionato, a mio sommesso avviso: la vicenda delle famiglie omogenitoriali e del riconoscimento dei diritti dei bambini e delle bambine che ne fanno parte. Per anni, la battaglia tra la dimensione oscurantista e familista e la realtà delle famiglie omogenitoriali si è combattuta sul piano amministrativo: alcune amministrazioni accettavano la novità del genitore di intenzione, altre la negavano. C’era un mondo reale e un modello che si scontravano, ma nessuna – dicasi nessuna – Procura della Repubblica si era sognata di impugnare gli atti dello Stato civile che riconoscevano le famiglie omogenitoriali. Poi, un bel giorno, arriva la circolare del Ministero che, usando a sproposito argomentazioni giuridiche, impone il proprio punto di vista (a normativa assolutamente invariata) e l’attivazione delle procedure di disconoscimento e impugnazione degli atti dei Comuni e… zac! Le procure improvvisamente si attivano e impugnano atti risalenti anche a dieci anni prima, che pure vengono per legge a loro comunicati immediatamente dalle amministrazioni locali e che, con tutta probabilità, avevano distrattamente riposto in un cassetto o in un faldone. E inizia il calvario per decine di mamme e di bambine e bambini, fortunatamente ora concluso (almeno si spera) positivamente, dopo l’intervento della Corte Costituzionale.

Ecco, questo, io credo, è quello che rischiamo nel futuro: che i diritti che abbiamo acquisito vengano messi in discussione da scelte politiche avverse, da decisioni ministeriali, da esigenze governative «suggerite» o «imposte» al sistema giudiziario.

Il loro problema non è tecnico, è politico. Lo disvela chiaramente il fatto che abbiano messo mano a una riforma costituzionale quando in realtà, se il problema fosse stato quello di regolamentare diversamente le carriere dei magistrati, avrebbero potuto farlo con legge ordinaria. Ma il segnale, ben chiaro, è quello della supremazia del potere istituzionale sulla tutela del diritto e dei diritti.

Il nostro problema, quello di chi lavora a tutela dei diritti e di chi ne ha disperatamente bisogno, è politico e non (solo) tecnico. Tecnicamente parlando, avremmo bisogno di mettere mano a norme e procedure per garantire «la parità processuale delle parti», di strutture funzionanti e che ci consentano di potersi difendere, di interpreti, di professionalità, di una riduzione dei costi della difesa (lo sapete che copiare un Cd rom, anche se contiene un solo file, costa 300 euro? Lo sapete che, dopo aver convinto tutti a fare le copie digitali per aiutare l’ambiente, ora siamo tornati a dover usare il cartaceo per non pagare la gabella fissa di 25 euro su supporto usb?), avremmo bisogno di personale e di magistrati che mancano, di tempi di giustizia umani, di piattaforme che non si e ci blocchino continuamente.

Avremmo bisogno di depenalizzare e non di produrre continuamente nuovi reati. Di usare la detenzione davvero come estrema ratio, mentre questa politica è riuscita a produrre persino il sovraffollamento degli istituti di pena per i minori. Avremmo bisogno di una giustizia e di strutture che tutelino le donne in pericolo, e invece abbiamo braccialetti elettronici malfunzionanti, ma pene mirabolanti che non consolano certo chi continua a prendere botte a casa, in attesa di processi che iniziano ad anni di distanza. E men che meno consolano le donne ammazzate dalla violenza maschile (sistemica e non oggetto di attenzione e prevenzione, che costa e non viene finanziata, anzi viene ostacolata).

C’è un appunto a cui tengo molto e che non viene mai messo nella luce che merita: il sovraccarico di spesa che questa riforma necessariamente porta con sé. Il costo annuale del funzionamento dell’attuale Csm è di circa 50 milioni di euro l’anno; il costo di due Csm e dell’Alta Corte, e dei corsi e concorsi separati per le due carriere separate saranno davvero importanti, almeno il triplo. Francamente, con (almeno) 100 milioni di euro in più all’anno, penso si potrebbero ottenere ben altri risultati nel sistema giustizia.

Questi e altri temi, credo, dovrebbero interessare il dibattito, e per fortuna, anche se in forma prevalentemente difensiva a cui il continuo attacco ai diritti fondamentali ci costringe, sono presenti anche nelle mobilitazioni di questi anni, da quella contro le politiche sulla “«icurezza» a quelle delle donne, in quelle contro il genocidio in Palestina e spero in quella (necessaria e urgente) contro l’attacco Usa-Israele in Iran e nel Medio Oriente.

A chi lavora alla difesa dei diritti credo dovrebbe preoccupare l’idea di un magistrato d’accusa con la funzione di attivare la pretesa punitiva dello Stato, se sganciato dalla giurisdizione e dedito a collezionare misure e condanne, ma soprattutto a seguire direttive, come già precisato dal Ministro Nordio, in base a criteri di priorità dettati dal potere politico istituzionale. Votare No alla Riforma Nordio è proprio il minimo, credo, e credo se ne stiano finalmente rendendo conto in tanti e tante.

*Aurora D’Agostino, avvocata, è co-presidenten dell’Associazione nazionale giuristi democratici.

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paleoestetica e paleovisualità: a ca’ foscari il 17 e 18 marzo


Paleoestetica / paleovisualità: origine e memoria dell'immagine, Venezia, Ca' Foscari, 17 e 18 marzo 2026
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#AlessandroFiorillo #CaFoscari #ChiaraPortesine #convegno #FrancescaMonateri #GiampieroMoretti #LinaBolzoni #MassimoStella #MicheleCometa #paleoestetica #paleovisualità

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Disegno di Emilio Villa conservato nella Biblioteca Panizzi (Reggio Emilia), senza data


disegno di emilio villa conservato nel fondo dell'autore presso la bibl panizzi di reggio emilia
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da
Emilio Villa poeta e scrittore, a cura di C. Parmiggiani,
Mazzotta, Reggio Emilia 2028, p. 343

#EmilioVilla #post2026

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AdGuard CLI 1.3 aggiunge il filtraggio DNS e nasconde i siti visitati con ECH


La versione da riga di comando del blocco pubblicità per Linux si aggiorna con due funzioni pensate per chi vuole il massimo controllo sulla propria connessione.
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AdGuard CLI, il blocco pubblicità per Linux gestito interamente da terminale, arriva alla versione 1.3 con due aggiunte significative per la privacy della connessione.

La prima è il filtraggio DNS integrato: una volta attivato, i domini indesiderati (pubblicità, tracciatori, siti malevoli) vengono bloccati prima ancora che la connessione venga stabilita. Il traffico indesiderato si ferma alla radice, senza bisogno di strumenti esterni. La funzione è disattivata di default e si abilita con un singolo comando:

adguard-cli config set dns_filtering.enabled true

Di base il filtraggio usa il server DNS di sistema o quello non filtrante di AdGuard, ma è possibile specificare qualsiasi server alternativo.

Encrypted ClientHello


La seconda novità riguarda il supporto a ECH (Encrypted ClientHello). Anche con HTTPS attivo, il nome del sito che si sta visitando resta normalmente visibile a provider, sistemi di ispezione del traffico e altri intermediari. ECH cripta anche questa informazione, rendendo molto più difficile capire quali domini vengono contattati.

L’aggiornamento introduce anche il supporto a script e stili utente gestibili direttamente da riga di comando, con la stessa logica dei filtri già esistenti.

Per chi cerca una protezione DNS senza installare nulla sul dispositivo, vale la pena considerare anche AdGuard DNS, il servizio DNS cloud di AdGuard che blocca pubblicità e traccianti a livello di rete.


FONTE adguard.com

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Goat – Requiem [2016], dieci anni dopo


Un disco che ha retto bene i colpi degli anni e che anzi è migliorato mentre cresceva è il terzo dei Goat, Requiem. Quando uscì, nel 2016, dovette subire il confronto innanzitutto coi precedenti dei Goat stessi, che avevano acceso gli animi con una mista di psichedelia, afrobeat, raga indiani, riffoni carichi di fuzz e wah wah e due impressionanti voci femminili a dare la carica, e perciò forse venne un po’ snobbato: tanti non accettarono l’idea di un disco folk, a tratti delicato, poco distorto e tanto strumentale; prevalse l’idea che fosse un’opera media, al limite discreta, fioccarono i giudizi compiacenti ma trattenuti. Riascoltato oggi, invece, con la prospettiva del tempo passato e mettendolo a fianco di altri dischi decenni – alcuni dei quali, è evidente, non hanno retto la botta – assume un altro sapore e un’altra profondità.

Il folk di Requiem è musica popolare multicolore e multiculturale i cui antenati vengono dall’Africa, dall’India, dal sud del Mediterraneo e dall’America Latina; è immersa in questa storia e tuttavia sembra non fare alcuno sforzo per assomigliare a qualcosa in particolare, e la firma della band ce l’ha stampata in fronte.

Gli strumentali spadroneggiano, ma cosa gli volete dire a dei pezzi come Goatband o Goodbye? Che sono troppo narcotici? Cosa vi aspettate dalla «psichedelia», le canzonette con la chitarra in riverbero? Suvvia. E non si può certo affermare che manchi il materiale per ballare. Ce n’è anzi da vendere ed è di ottima fattura: gli inni apripista da cantare a squarciagola I Sing in Silence, Trouble in the Streets, Try My Robe e Union of Mind and Soul sono già diventati dei classici. Il giro di flauto dell’ultima ha la stessa potenza ipnotica del riff di chitarra di Seven Nation Army – ed è un cazzo di flauto, non so se rendo l’idea. E poi c’è Goatfuzz, una carica col fuzz in spalla lanciata da due voci indemoniate che termina in una coda raga acidissima: non è forse tra le migliori del suo Goatgenere?

È un disco strano e alieno questo Requiem, non è conciso e immediato come i suoi fratelli più grandi e necessitava di tempo per aprirsi e fiorire. Questo mi è parso di capire. È un’opera che tiene tanti mondi insieme allineandoli l’uno accanto all’altro in un racconto che appare sempre più coerente, sempre più affascinante e grande a ogni ascolto, e che stacca di chilometri per carattere e fervore tante cose più blasonate.

Viva il caprone!
#Afrobeat #FolkRock #Goat #HeavyPsych #LaMusicaDel2016 #PsychedelicRock #Requiem #Worldbeat

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notilla su una (pensabile?) storia dei blog di sperimentazione @ blogspot/blogger


​credo che un giorno andrà (forse) da qualcuno scritta la storia, la non piccola avventura, letteralmente mondiale e non solo in area anglofona, degli spazi in rete su blogspot/blogger attivati dagli autori di ricerca, prosatori estranei al mainstream, visual poets, autori di googlism eccetera.
non solo per ciò che quei blog hanno significato ​(da inizio millennio) come stagione di produzione di testi, materiali verbovisivi, flarf, scrittura concettuale, asemic writing, fotografie, glitch e quant’altro, ma anche come tessitura di relazioni di amicizia, di dialogo, di discussione​ e condivisione. [prima e meglio e più solida(l)mente dei social, aggiungerei].
​d​i séguito, pochissimi link / esempi, davvero una manciata minima, per ‘the flux i share’:
differx.noblogs.org/2026/03/01…

#differx #MarcoGiovenale #post2026

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L’enshittificazione spiegata in tre minuti


Il Consiglio dei Consumatori norvegese ha pubblicato un video satirico che racconta la giornata tipo di un "enshittificatore", accompagnato da un report con proposte concrete per invertire la rotta.
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Un impiegato si sveglia, va in ufficio e si mette al lavoro. La sua mansione? Peggiorare le app che usiamo ogni giorno. Aggiungere pubblicità dove non servono, togliere funzioni per spingerci a pagare un abbonamento, rallentare i dispositivi con aggiornamenti inutili. Viene da una famiglia orgogliosa di gente che rende le cose peggiori, ma grazie a internet lui riesce a farlo su scala globale. È la premessa dello sketch satirico prodotto dal Forbrukerrådet, il Consiglio dei Consumatori norvegese, per accompagnare il report “Breaking Free: Pathways to a fair technological future”, pubblicato a fine febbraio 2026.

Il termine “enshittification”, coniato dallo scrittore e attivista Cory Doctorow, descrive il degrado sistematico dei prodotti digitali: prima si attirano gli utenti con un servizio eccellente, poi lo si peggiora progressivamente per massimizzare i profitti. Il report norvegese documenta come questo schema si ripeta ovunque, dai social network ai termostati connessi, e propone misure concrete per contrastarlo: interoperabilità obbligatoria tra piattaforme, portabilità reale dei dati, applicazione più severa delle norme sulla concorrenza. Oltre 70 organizzazioni di consumatori in Europa e negli Stati Uniti hanno firmato una lettera aperta ai legislatori di UE, Regno Unito e USA per chiedere interventi in questa direzione.

Il video, disponibile su PeerTube con sottotitoli in italiano, dura poco più di tre minuti e riesce a spiegare con ironia un problema che riguarda chiunque usi un servizio digitale.


FONTE forbrukerradet.no


FONTE forbrukerradet.no


FONTE boingboing.net

#hot
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Orti della Susanna a Cibali, se ne occupa anche l’Università di Catania


Rispristinare la biodiversità come strumento per la mitigazione del cambiamento climatico è il progetto di ricerca di carattere nazionale (PRIN), coordinato da Marisa Meli, docente di diritto privato, che coinvolge tre università siciliane (Catania, Messina e Palermo) e tre diverse competenze scientifiche (giuristi, botanici, urbanisti).

All’interno di questo progetto sono stati esaminati […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/09/orti…

#ComitatoParcoOrtiDellaSusanna #OrtiDellaSusanna #UniversitàDiCatania

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tutte le “annotazioni sulla struttura” di luigi di cicco uscite sul sito ‘il cucchiaio nell’orecchio’


in un unico link tutte le annotazioni sulla struttura, di Luigi Di Cicco, pubblicate e pubblicande sul Cucchiaio nell’orecchio, sito a cura di Gaetano Altopiano: https://www.ilcucchiaionellorecchio.it/category/autori/luigi-di-cicco/

Alda Çapi Black_ Aquarium (Space Metrics Diagram)__ (Harvard GSD Thesis, 2011)
Alda Çapi Black, “Aquarium (Space Metrics Diagram)” (Harvard GSD Thesis, 2011)

#AldaCApiBlack #annotazioniSullaStruttura #Aquarium #AquariumSpaceMetricsDiagram #CucchiaioNellOrecchio #GaetanoAltopiano #HarvardThesis #LuigiDiCicco #prosa #prosaBreve #proseBrevi #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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La Commissione Europea predica formati aperti, ma chiede feedback in .xlsx


La Document Foundation denuncia la Commissione Europea: il modulo per commentare le linee guida sul Cyber Resilience Act è disponibile solo in formato proprietario Microsoft.
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La Commissione Europea ha aperto una consultazione pubblica sulle linee guida del Cyber Resilience Act, il regolamento che punta a garantire la sicurezza informatica di tutti i prodotti digitali venduti nell’Unione. Chiunque voglia partecipare, però, deve compilare un foglio di calcolo in formato .xlsx, il formato proprietario di Microsoft Excel. Nessuna alternativa.

La Document Foundation, l’organizzazione dietro LibreOffice, non l’ha presa bene. In una lettera aperta pubblicata in questi giorni, accusa Bruxelles di contraddire le proprie politiche: l’European Interoperability Framework raccomanda esplicitamente l’uso di formati aperti nella pubblica amministrazione, e la strategia UE per il software open source invita a ridurre la dipendenza da tecnologie proprietarie. Eppure, per dire la propria su una legge che parla proprio di ridurre dipendenze tecnologiche rischiose, serve una licenza Microsoft.

Il paradosso del CRA


Il Cyber Resilience Act è entrato in vigore a dicembre 2024 e diventerà pienamente operativo entro dicembre 2027. Tra le sue priorità c’è proprio quella di evitare che sistemi critici dipendano da fornitori opachi e non controllabili. La consultazione in corso, aperta fino al 31 marzo 2026, riguarda le linee guida pratiche per le aziende, con particolare attenzione al software open source e alle piccole imprese.

Pubblicare il modulo di feedback esclusivamente in .xlsx, secondo la Document Foundation, non è un dettaglio burocratico ma un segnale strutturale: partecipare alla democrazia europea richiede, di fatto, un prodotto di un singolo fornitore statunitense. La richiesta è semplice, fornire almeno anche un file in formato ODF (.ods), lo standard ISO aperto e non controllato da nessuna azienda, approvato da OASIS proprio nel 2005 e adottato da governi e organizzazioni internazionali in tutto il mondo, NATO compresa.

La fondazione ha invitato altri progetti e organizzazioni del mondo open source a firmare la lettera e a inviare il proprio sostegno direttamente alla Commissione.


FONTE blog.documentfoundation.org


FONTE digital-strategy.ec.europa.eu


FONTE ec.europa.eu

#hot
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Guerre di Rete è tornata: AI, guerra e il caso Anthropic-Pentagono


La newsletter di Carola Frediani torna dopo una pausa con un numero dedicato all'integrazione tra intelligenza artificiale e apparato militare statunitense. Da leggere e da seguire.
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Tra le newsletter italiane che vale la pena seguire per chi si interessa di tecnologia, sorveglianza e diritti digitali, Guerre di Rete di Carola Frediani occupa un posto speciale. Gratuita, indipendente, no profit, con oltre 14.000 iscritti.

Dopo una pausa di qualche mese, è tornata con un numero dedicato a un tema che sta ridefinendo i rapporti tra Silicon Valley e governo americano: l’uso dell’intelligenza artificiale in ambito militare. Al centro dell’analisi c’è lo scontro tra Anthropic e il Pentagono, che ha portato alla messa al bando dell’azienda dai contratti governativi USA dopo il rifiuto di Dario Amodei di cedere su due punti: niente sorveglianza di massa sui cittadini americani, niente armi completamente autonome.

Il numero si completa con un approfondimento sul sito Guerre di Rete dedicato ai concorrenti di Nvidia e una selezione di link su Copilot che riassume email riservate per errore, il Parlamento europeo che blocca strumenti di AI interni e la condanna nel processo sullo spyware Predator in Grecia.

Per iscriversi basta andare su guerredirete.substack.com: è gratis e ne vale la pena.


FONTE guerredirete.substack.com

#hot
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Hyprland 0.54: prestazioni fino a 5 volte migliori e gestione degli spazi di lavoro completamente ripensata


Il compositor per Linux più personalizzabile del momento si aggiorna con miglioramenti enormi alle prestazioni su GPU integrate, un nuovo sistema di layout per workspace e plugin integrati nel core.
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Hyprland è un gestore di finestre per Linux basato su Wayland, il protocollo grafico che sta progressivamente sostituendo il vecchio X11. In pratica è il software che decide come vengono disposte, animate e gestite le finestre sul desktop, ed è diventato uno dei preferiti dalla comunità Linux per la sua personalizzazione estrema e l’estetica curata. La versione 0.54, appena rilasciata, è un aggiornamento che gli sviluppatori stessi definiscono “enorme, senza esagerazioni”.

Finestre disposte come vuoi, su ogni spazio di lavoro


La novità principale è la riscrittura completa del sistema di layout, cioè il modo in cui le finestre vengono organizzate sullo schermo. Fino a oggi si poteva scegliere un solo metodo di disposizione per l’intero desktop. Con la 0.54 diventa possibile assegnare un layout diverso a ogni spazio di lavoro o addirittura a ogni monitor. Per fare un esempio concreto: si possono avere i primi quattro spazi di lavoro con finestre affiancate automaticamente, altri quattro con una finestra principale e le secondarie a lato, e gli ultimi due con lo scorrimento orizzontale.

A proposito di scorrimento: il plugin hyprscrolling, che prima andava installato separatamente, è stato integrato direttamente nel cuore del programma. Stessa cosa per il nuovo layout “monocle”, che mostra una sola finestra alla volta a tutto schermo, utile per chi preferisce concentrarsi su un’applicazione per volta.

Prestazioni fino a 5 volte superiori


L’altro cambiamento di peso riguarda le prestazioni. Gli sviluppatori hanno lavorato a fondo sull’ottimizzazione del rendering, con risultati particolarmente evidenti sui computer che utilizzano la scheda grafica integrata nel processore (le cosiddette iGPU, presenti nella maggior parte dei portatili). A seconda dell’hardware, il miglioramento va dal 50% al 500%, con una riduzione drastica dei fotogrammi persi durante l’uso quotidiano.

Integrazione Nix e pulizia del codice


Per chi utilizza NixOS o il gestore di pacchetti Nix, la 0.54 porta l’integrazione completa di Hyprnix, lo strumento che semplifica installazione e configurazione di Hyprland su questi sistemi. Il team prevede di raccomandarlo come metodo di installazione predefinito anche per altre distribuzioni in futuro.

L’aggiornamento include anche la rimozione di alcuni comandi ormai obsoleti e diverse correzioni di bug che migliorano la stabilità complessiva del compositor. Chi aggiorna dalla versione precedente potrebbe dover adattare qualche riga nella configurazione, ma la transizione è documentata nelle note di rilascio ufficiali.


FONTE hypr.land


FONTE linuxiac.com


FONTE phoronix.com

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15 marzo, roma, casetta rossa: dibattito sul referendum costituzionale


Domenica 15 marzo, alle 18:30, in via G.B. Magnaghi 14, Roma, alla CASETTA ROSSA, dibattito con

– Gaetano Azzariti, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale, Università “La Sapienza” di Roma
– Paola Bevere, avvocata, Giuristi Democratici
– Maria Rosaria Guglielmi, magistrata, Magistratura Democratica
– Gianluca Peciola, attivista per i diritti umani

A seguire, aperitivo di autofinanziamento della Casetta.

facebook.com/share/1HsNEPR97k/

Il 22 e il 23 marzo si vota per il referendum sulla giustizia: peccato che di “giusto” ci sia ben poco. Una riforma approvata a colpi di maggioranza, ispirata a principi estranei a quella Costituzione che non vorrebbero solo cambiare ma stravolgere.
Ne parliamo con esponenti di ogni settore giuridico, Accademia, avvocatura e magistratura, per comprendere quanto sia in pericolo l’attuale assetto istituzionale e democratico, approfondendo le ragioni di un convinto NO al quesito.

🗓️ Domenica 15/03
🕦 18:30

A seguire, aperitivo di autofinanziamento.

Menú fisso – piatto unico 10€
Prenotazioni: 06 8936 0511
#CasettaRossa #confronto #Costituzione #dibattito #GaetanoAzzariti #GianlucaPeciola #GiuristiDemocratici #LaCasettaRossa #MagistraturaDemocratica #MariaRosariaGuglielmi #no #PaolaBevere #referendum #referendumCostituzionale

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8 marzo 2026, un fiore per Elisabeta


Elisabeta Boldijar, detta Adele, 36 anni, rumena, uccisa a Catania in via Domenico Tempio, ha partecipato ieri alla presentazione del libro di poesie di Nino Bellia. Le è stata riservata una sedia e le è stato donato un vaso di begonia.

Ma già il giorno precedente, venerdì 6 marzo, un gruppo di donne si erano ritrovate di fronte all’ex sede del Consorzio Agrario, il luogo dove è stata […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/08/8-ma…

#8Marzo

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🔴 In diretta ora! La si prosegue a fare Bowserathlon con sconosciuti! – Super Mario Party Jamboree ITA #19 📺 Guarda o…


🔴 In diretta ora!La si prosegue a fare Bowserathlon con sconosciuti! - Super Mario Party Jamboree ITA #19📺 Guarda ora su https://www.youtube.com/watch?v=Es-hYjPhLgE#live #livestream Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/03
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🔴 In diretta ora![/b]
La si prosegue a fare Bowserathlon con sconosciuti! – Super Mario Party Jamboree ITA #19

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demand the full suspension of the eu-israel association agreement in view of israel’s violations of human rights


Demand the full suspension of the EU-Israel Association Agreement in view of Israel’s violations of human rights

✨ Big news. We’re making history! ✨

Over 506,000 people across Europe have signed for Justice. For Palestine.

More than half a million Europeans are demanding that the EU stop trading with war criminals and suspend the EU–Israel Association Agreement.

*

In just over a month, we became the fastest-growing European Citizens’ Initiative in EU history.

This is what people power looks like. This is what solidarity in action looks like.

But this is just the beginning.

Sign and invite your friends to sign, every signature brings us one step closer to justice!
#bambini #children #colonialism #EU #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #violationOfHumanRights #warcrimes #zionism

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L’Anima tra Solitudine e Rinascita: “Le Ore Eterne dell’Attesa” di Leonardo Manetti

Indice dei contenuti

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Titolo: Le ore eterne dell’Attesa

genere: Silloge

Autore: Leonardo Manetti

Casa editrice: Edizioni We

Data di pubblicazione: 11 ottobre 2025

Lunghezza stampa ‏ : ‎ 114 pagine

Dimensioni ‏ : ‎ 15.24 x 0.66 x 22.86 cm

Le ore eterne dell’Attesa – Leonardo Manetti
Prefazione di Antonella GramignaScopri la straordinaria raccolta poetica di Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni We), un viaggio emozionante tra le pieghe dell’anima e i paesaggi del cuore. Con la prefazione della giornalista e scrittrice Antonella Gramigna, questa opera celebra l’amore in tutte le sue sfumature: dalla solitudine alla passione, dalla ricerca alla scoperta, fino alla gioia di un sentimento che dona ossigeno anche nei momenti più difficili.
Leonardo Manetti, poeta contadino e viticoltore del Chianti, intreccia la sua profonda connessione con la natura e la terra con la sensibilità di un’anima che vive e respira poesia. Le sue parole, sincere e autentiche, sono semi che germogliano nel cuore di chi legge, regalando emozioni uniche e universali.
Questa raccolta è il dono perfetto per chi ama la poesia, per chi cerca un regalo speciale per un anniversario, per chi vuole celebrare l’amore in tutte le sue forme, o per chi desidera immergersi in versi che parlano di vita, speranza e sentimenti profondi. Ideale per chi apprezza la bellezza della natura, la semplicità e la forza delle emozioni.
Il libro può essere acquistato sul sito della casa editrice edizioniwe.com/shop/products/l… o direttamente su amazon amazon.it/ore-eterne-dellAttes…

Introduzione


Nel panorama della poesia contemporanea, raramente un’opera riesce a instaurare un dialogo così diretto e nudo con l’esperienza umana come “Le ore eterne dell’Attesa” di Leonardo Manetti. Non si tratta di una semplice raccolta di versi, ma di una mappa emotiva che guida il lettore attraverso le stagioni dell’anima, indagando quel tempo sospeso necessario affinché l’amore possa finalmente germogliare.

Un Viaggio in Tre Tappe: La Metamorfosi dell’Io


Il volume si sviluppa come un percorso iniziatico suddiviso in tre momenti cardine, che riflettono l’evoluzione del rapporto tra l’individuo e il proprio mondo interiore.

1. L’Illusione dell’Autosufficienza


La prima fase esplora la solitudine apparente. Manetti descrive quel momento della vita in cui ci convinciamo che l’indipendenza sia un equilibrio perfetto. È una condizione rassicurante, quasi una fortezza, che però nasconde una mancanza silenziosa. L’autore scava sotto la superficie di questa stabilità, rivelando come il vuoto, anche se ignorato, chieda lentamente di essere riconosciuto e colmato.

2. La Scossa della Consapevolezza


Nella seconda parte, il velo cade. La consapevolezza irrompe sulla scena: l’individuo riconosce il bisogno dell’altro. Qui l’amore non è dipinto come un cliché romantico, ma come una forza trasformativa e necessaria. Manetti utilizza uno sguardo lucido per mostrare come ammettere la propria incompletezza non sia un segno di debolezza, ma l’apice della maturazione emotiva.

3. L’Attesa come Tensione Creativa


Il culmine è l’attesa. Lungi dall’essere passiva, questa dimensione è carica di elettricità e speranza. È lo spazio in cui ci si prepara all’incontro che illumina l’esistenza. Tuttavia, l’autore evita facili idealizzazioni: l’amore richiede cura, tempo e la capacità di essere custodito con dedizione costante.

La Poesia come Medicina dell’Anima


Il filo conduttore dell’opera è l’evoluzione personale attraverso la sincerità. Guardarsi dentro richiede coraggio, e Manetti usa la scrittura come uno strumento di verità per affrontare le proprie fragilità.

Il Valore Terapeutico del Verso


La silloge assume una funzione quasi curativa. Il messaggio centrale è universale: l’amore è l’unica forza capace di rimarginare le lacerazioni più profonde. Non è retorica, ma una consapevolezza sofferta, maturata attraverso il confronto diretto con il dolore e l’esperienza vissuta.

«Arrivo da te come un poeta soldato che torna dalla trincea. Con le ferite sulla pelle sopportabili, perché le ferite dell’anima sono davvero quelle strazianti.»

In questa potente metafora, Manetti racchiude il cuore del libro. L’essere umano è un combattente segnato dalla vita; se le ferite del corpo possono rimarginarsi da sole, quelle dello spirito necessitano di una cura specifica che solo la connessione profonda con l’altro può offrire.

Conclusione: Un Invito alla Lentezza


In un’epoca dominata dal consumo rapido e dalla superficialità dei rapporti, “Le ore eterne dell’Attesa” è un invito alla sosta. È un’opera che parla a chiunque abbia conosciuto il dubbio, la solitudine o la speranza, restituendo dignità alla vulnerabilità. Leonardo Manetti ci ricorda che le verità più autentiche della nostra esistenza non si trovano nella velocità, ma maturano nel silenzio e nella pazienza di chi sa ancora aspettare.

L’Autore: Tra Terra e Versi


Leonardo Manetti (Firenze, 1981) incarna un legame indissolubile tra la concretezza della terra e la sensibilità della parola. Laureato in viticoltura ed enologia, dal 2009 guida la propria azienda agricola, portando avanti l’entusiasmo e la dedizione appresi fin da bambino nell’attività di famiglia.

Pluripremiato in numerosi concorsi poetici, Manetti è una voce attiva nella divulgazione culturale: nel 2013 ha fondato il blog Chianti Poesia. Tra le sue pubblicazioni si annoverano sChianti (2013), Gli occhi interiori (2014) e l’originale Poesie in cucina con le ricette di mamma Cristina (2017).

Noto al grande pubblico anche per la sua partecipazione alla terza edizione del reality Sky Il Contadino Cerca Moglie, continua a raccontare il suo mondo attraverso la scrittura e la sua pagina Facebook ufficiale: Leonardo Manetti Poesia.

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roma, 14 marzo, concerto a favore dell’infanzia palestinese


Concerto a favore dell'infanzia palestinese
cliccare per ingrandire

Il 14 marzo alle ore 17:30 presso l’Aula Magna dell’Università Valdese di Roma, si svolgerà il Concerto annuale per la Palestina.

Alla fine del concerto ci sarà un buffet palestinese.
Ingresso a sottoscrizione libera (il ricavato andrà a finanziare progetti dedicati ai bambini palestinesi).
#AssociazioneAmiciDellaMezzalunaRossaPalestinese #AulaMagnaDellUniversitàValdese #AulaMagnaDellUniversitàValdeseDiRoma #bambiniPalestinesi #buffetPalestinese #ConcertoAnnualePerLaPalestina #Gaza #genocidio #IlariaGiovinazzo #LaRosaDiGaza #LucianoMormile #Palestina #poesiePerLaPace #reading #SIPA #StudentiInsiemePerLArte #TouficKoleilat #UniversitàValdeseDiRoma

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oggi, 7 marzo, carla lonzi a palazzo collicola: intervento di giuseppe garrera


oggi, 7 marzo 2026, a palazzo collicola_
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#art #arte #arteContemporanea #asemicWriting #CarlaLonzi #CollezioneGarrera #contemporaryArt #femminismo #GianniGarrera #GiuseppeGarrera #mostra #MuseiCiviciDiSpoleto #PalazzoCollicola #RivoltaFemminile #SanFrancesco #scritturaAsemica

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Flow 1.8.1: il client YouTube senza tracciamento ora importa anche da LibreTube e Metrolist


Flow si aggiorna con importazione da LibreTube e Metrolist, download delle playlist e riproduzione musicale istantanea. Raccomandazioni locali, niente account Google.
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Flow è un client YouTube per Android costruito con Jetpack Compose e Material 3, pensato per chi vuole guardare video senza passare dall’app ufficiale di Google. Il suo tratto distintivo è FlowNeuro, un motore di raccomandazioni che analizza le abitudini di visione interamente sul dispositivo: nessun dato esce dal telefono, nessun account richiesto, e l’utente può ispezionare, modificare o cancellare tutto ciò che l’algoritmo ha imparato.

La versione 1.8.1, rilasciata oggi, è una patch che si installa senza perdita di dati per chi è già sulla 1.8.0.

Migrazione più facile da altri client


La novità più rilevante per chi usa già alternative a YouTube è la possibilità di importare le iscrizioni direttamente da un backup di LibreTube o le playlist musicali da un archivio Metrolist. Nel primo caso, Flow riutilizza gli avatar già presenti nel backup e scarica dalla rete solo le miniature mancanti. Nel secondo, vengono importate playlist e tracce complete di copertine e durata, escludendo automaticamente i brani disponibili solo in locale.

Playlist scaricabili e riproduzione istantanea


Ora è possibile scaricare intere playlist video con un tocco, con risoluzione limitata a 720p per garantire un formato MP4 compatibile. La pagina delle playlist musicali è stata ridisegnata con copertina centrata e sfondo sfocato che richiama lo stile del lettore musicale.

La riproduzione dei brani musicali è diventata più reattiva: il buffering parte immediatamente al tocco, senza aspettare la risoluzione dell’URL dello stream. Gli indirizzi già risolti vengono conservati in cache fino a dieci minuti.

Correzioni al lettore video


Diversi problemi del player sono stati risolti. Il più fastidioso riguardava le sessioni YouTube scadute: quando un video restituiva un errore HTTP 403 o 410, la riproduzione si bloccava. Ora Flow rileva automaticamente l’URL scaduto, ne richiede uno nuovo e riprende la riproduzione senza intervento dell’utente. Risolto anche il bug che mostrava 0:00 / 0:00 dopo aver spento e riacceso lo schermo, e il mini player che collassava in modo imprevedibile dopo l’aggiornamento alla 1.8.0.

Flow è disponibile come APK scaricabile dalla pagina GitHub del progetto e richiede Android 8.0 o superiore. Per chi cerca un’alternativa a YouTube attenta alla riservatezza, senza pubblicità e con un sistema di scoperta dei contenuti che non dipende dai server di Google, vale la pena provarlo.


FONTE github.com


FONTE github.com

#hot
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Fanfani traghettava il partito verso nuove sponde


Gli antefatti politici
“Nel marzo 1965, per aderire ad autorevoli sollecitazioni, accettai l’invito del presidente del Consiglio, on. Moro, di partecipare in qualità di ministro degli Esteri al secondo governo della coalizione di centro-sinistra”. <13 Per lo statista aretino questa chiamata fu, allo stesso tempo, un ritorno e una rivincita. Fanfani, infatti, nei quasi 20 anni precedenti era stato uno dei protagonisti politici della ricostruzione dell’economia e dell’affermazione della DC alla guida del paese. Iscrittosi alla Democrazia cristiana nel 1945, già l’anno successivo il politico aretino assunse la direzione dell’«Ufficio studi, propaganda e stampa» (Spes) e, sempre nello stesso anno, entrò nel Consiglio nazionale e nella direzione del partito. In giugno, dopo essere stato eletto all’Assemblea costituente nella circoscrizione Siena-Arezzo-Grosseto, partecipò alla «Commissione dei 75» nella terza sottocommissione, quella dei «Diritti e
doveri economico-sociali» <14. Dopodiché, fu ministro del Lavoro e della previdenza sociale nel IV (1947-1948) e V (1948-1950) governo De Gasperi nonché ministro dell’Agricoltura nel VII (1951-1953). Da ministro del Lavoro, il 1° luglio 1949, varò il «Piano Ina-Casa» con l’intento di dare un’occupazione e un tetto a tante migliaia di disoccupati. «Così si sarebbe dato lavoro ai disoccupati, mantenuto più stabile il livello dei prezzi, assegnato un certo numero di case a un certo numero di lavoratori». <15 Effettivamente, grazie al «piano Fanfani», si garantì lavoro a oltre 600.000 operai e si costruirono ben 350.000 alloggi.
Il suo ingresso a Piazza del Gesù era avvenuto attraverso Giuseppe Dossetti. L’allora vicesegretario dello Scudo crociato l’aveva chiamato nel 1946 <16. Insieme avevano fondato «Civitas humana», sfociata poco dopo in «Cronache sociali» <17. Quando, nel 1951, Dossetti lasciò la politica – «Allora […] io ho finito […] riprendo la mia vita di studio. La mia decisione è necessaria e irrevocabile» <18 – l’eredità di ciò che era stato non andò perduta, ma, rinfoltita dell’apporto di alcuni esponenti degasperiani, si trasformò in «Iniziativa democratica». Essa «aveva concepito un partito che vive[va] e si espande[va] nella misura in cui [era] in se stesso organizzato ed efficiente, crea[va] rapporti con la società, ne interpreta[va] le esigenze» <19. Essa rappresentava “l’aspirazione di una nuova generazione, apparsa sulla scena politica dopo la caduta del fascismo, che non essendo più appagata delle posizioni di secondo piano, tendeva a strappare il potere dalle mani dei notabili. Fanfani fu il leader occasionale di questa tendenza: l’età, la capacità organizzativa, l’attivismo […] lo designavano come capo”. <20 Fanfani, invero, ne assunse la responsabilità solo in un secondo momento, ma è fuor di dubbio che lì avvenne la sua iniziazione alla leadership (in un primo tempo, Dossetti aveva indicato Mariano Rumor perché bisognava lasciare Fanfani «ai compiti di governo senza distrarlo con altri impegni») <21.
Due anni dopo, rieletto deputato nella circoscrizione Siena-Arezzo-Grosseto (era la terza volta dopo quelle del 1946 e del 1948), ritornò al ruolo di ministro – dell’Interno, però – nell’VIII gabinetto De Gasperi e nel governo Pella tra il 1953 e gli inizi di gennaio del 1954. In quello stesso mese, dopo aver lasciato il Viminale, Fanfani venne investito della prima nomina da presidente del Consiglio. Il governo da lui presieduto fu un monocolore DC che, non ottenendo la fiducia del Parlamento, sarebbe rimasto in carica per pochissimo tempo, sino alla prima decade di febbraio. In maggio fu nominato, invece, componente della rappresentanza della Camera dei deputati all’Assemblea della «Comunità europea del carbone e dell’acciaio». In contemporanea, «Fanfani puntava su una sua crescente capacità egemonizzatrice per svolgere un ruolo sempre più rilevante nel partito» <22. Il 16 luglio 1954, durante il Congresso democristiano di Napoli, venne eletto segretario nazionale del partito: era stato lo stesso Alcide De Gasperi a cedergli lo scettro. Lo statista trentino gli scrisse una lettera in cui lo esortava così: «Guai se il tuo sforzo fallisse» <23. A quel punto, considerando che De Gasperi rappresentava non solo sé stesso <24, ma – assolutizzando – la DC primigenia, il suo crepuscolo annunciava non un semplice cambio al vertice, ma un nuovo modus existendi del partito.
Beninteso, la Democrazia cristiana rimase ugualmente il perno del sistema parlamentare italiano, ma, basando la sua centralità su altre fondamenta. Il primato DC era stato frutto del trionfo elettorale del 1948. De Gasperi l’aveva poi conservato grazie al fiancheggiamento di enti esterni quali la Chiesa, il ceto imprenditoriale, la «Coldiretti» e, a decorrere dagli anni Cinquanta, le organizzazioni notabilari e clientelari del Sud e l’impresa pubblica <25. Allo stesso tempo, l’esclusione dal potere “fulminata” contro il partito comunista e nota come conventio ad excludendum aveva aiutato il mantenimento dello status quo bloccando l’opportunità di alternanza di governo e assicurando la continuità della formula centrista alla testa del paese.
Nelle intenzioni di Fanfani ci sarebbe stato un partito indipendente da condizionamenti esterni e capace di cercare autonomamente i propri mezzi di sussistenza mediante il controllo delle funzioni di governo e l’occupazione delle strutture parapubbliche. Tale scopo sarebbe stato realizzato solo se la sua corrente fosse diventata maggioritaria emarginando i residui di popolarismo che a Piazza del Gesù erano ancora presenti. Il rafforzamento di «Iniziativa democratica» accresceva il peso specifico dello stesso Fanfani. Forte del mandato da segretario e dello spazio che la corrente era riuscita a guadagnarsi, Fanfani traghettava il partito verso nuove sponde e, segnatamente, verso la sponda sinistra. Questo tipo di orientamento venne alla ribalta durante il Consiglio nazionale che i democristiani tennero a Vallombrosa nel luglio 1957, allorquando il segretario aprì per la prima volta, seppur cautamente, al Partito socialista, ma già l’aveva anticipato al Congresso nazionale di Trento del 1956 <26. Dopo essere stato rieletto deputato nella circoscrizione Siena-Arezzo-Grosseto, il 1° luglio 1958 Fanfani costituì il suo secondo governo, un bipartito DC-PSDI nel quale figurava anche come ministro degli Esteri. “Quando fu chiamato a guidare la politica nazionale, nel 1958, Fanfani tese a valorizzare il proprio contributo nel ruolo che di volta in volta andò a ricoprire, quale presidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Egli attribuì alla politica estera un’importanza centrale […] esprime[va] il desiderio che il paese riaffermasse un ruolo da comprimario – o da protagonista – nelle vicende internazionali”. <27 A questo desiderio Giuseppe Pella diede il nome di «neoatlantismo» <28 perché, sulla scorta di esso, il vincolo atlantico veniva vissuto, giustappunto, con un “nuovo” spirito.
Senonché, il 26 gennaio 1959 Fanfani diede le dimissioni dal governo e il 31 anche dalla segreteria stanco delle bocciature ricevute in Parlamento per mano di franchi tiratori: l’età dell’oro che il politico aretino stava vivendo e la sua apertura a sinistra avevano creato non pochi malumori all’interno della sua stessa corrente. Il politico toscano, sbagliando, «riteneva che lo strappo e il ritiro sotto la tenda [avrebbero provocato] nel partito una reazione tale da consentirgli di riprendere il comando con maggiore forza e senza condizionamenti» <29. Al contrario, nella notte del 17 marzo, l’ala iniziativista a lui contraria, che ormai era divenuta maggioritaria, si radunò nel convento di Santa Dorotea a Roma e formalmente si separò dal nucleo originario. I dorotei accettarono le dimissioni di Fanfani e nominarono Aldo Moro candidato alla segreteria <30.

[NOTE]13 A. Fanfani, O.N.U. 1965-1966, Garzanti, Milano 1966, p. 10.
14 G. Baget-Bozzo, Il partito cristiano al potere. La Dc di De Gasperi e di Dossetti 1945/1954, Vallecchi, Firenze 1974, p. 189.
15 Ivi, p. 250.
16 Su Dossetti vicesegretario della DC si veda la raccolta di testi politici dello stesso a cura di R. Villa, L’invenzione del partito. Vicesegretario politico della DC 1945-46/ 1950-51, Zikkaron, 2016.
17 G. Baget-Bozzo, op. cit., pp. 142-153. Su Dossetti e «Cronache sociali» cfr. F. Bruno, Giuseppe Dossetti. Un innovatore nella Democrazia Cristiana del dopoguerra, Bollati Boringhieri, 2014.
18 M. Rumor, Memorie, 1943-1970, Neri Pozza, 1991, p. X.
19 Ivi, p. XVI.
20 G. Galli, Fanfani, Feltrinelli, Milano 1975, p. 76.
21 A. Forlani, Potere discreto. Cinquant’anni con la democrazia cristiana, Marsilio, Venezia 2009, p. 62.
22 G. Baget-Bozzo, op. cit., p. 295.
23 A. Forlani, op. cit., p. 71.
24 Si vedano, sullo statista trentino, F. Malgeri, Alcide De Gasperi. Dal fascismo alla democrazia (1943-1947), Rubbettino, Soveria Mannelli 2009 e P.L. Ballini, Alcide De Gasperi. Dalla costruzione della democrazia alla “nostra patria Europa” (1948-1954), Rubbettino, Soveria Mannelli 2009. Sulla storia della DC esiste una vasta bibliografia. Alcuni esempi: A. Giovagnoli, Il partito italiano. La democrazia cristiana dal 1942 al 1994, Laterza, Roma-Bari 1996, F. Malgeri, L’Italia democristiana. Uomini e idee del cattolicesimo democratico nell’Italia repubblicana (1943-1993), Gangemi, 2005, N. Rossi, Il posto dei papaveri. Quando la DC ha ricostruito l’Italia, Marsilio, 2005, G. Galli, Storia della DC. 1943-1993: mezzo secolo di Democrazia cristiana, Kaos edizioni, 2007, A. Riccardi, Il “partito romano”. Politica italiana, Chiesa cattolica e Curia romana da Pio XII a Paolo VI, Morcelliana, 2007, V. Capperucci, Il partito dei cattolici. Dall’Italia degasperiana alle correnti democristiane, Rubbettino, 2010 e G. Di Capua, P. Messa, Dc. Il partito che fece l’Italia, Marsilio, 2011.
25 P. Craveri, La repubblica dal 1958 al 1992, TEA, Milano 1995, p. 3.
26 Cfr. D. Verrastro, E. Vigilante (a cura di), Emilio Colombo. L’ultimo dei costituenti, Laterza 2017.
27 E. Martelli, op. cit, pp. 21 e 23.
28 Ivi, p. 23 nota 26.
29 A. Forlani, op. cit., p. 96.
30 Cfr. D. Verrastro, E. Vigilante (a cura di), op. cit. Nella fase di crisi di governo la DC era stata retta da Adone Zoli, Mariano Rumor, Luigi Gui e Attilio Piccioni. Quando si dovette stabilire chi, dopo Fanfani, sarebbe stato il nuovo segretario del partito non si escludeva un rinnovo al politico aretino. Senonché, la segreteria andò a Moro. Nel libro si spiega che il voto espresso non fu un voto contrario a Fanfani – dacché c’era disponibilità a rivotarlo – ma una rivalsa rispetto al rifiuto da lui opposto a chi gli aveva chiesto – prima di ridargli l’investitura da segretario – di venire a spiegare al Consiglio nazionale quale politica avrebbe posto in essere per il partito. Di fronte a quel rifiuto, una parte consistente votò contro. Il dato sul «laconismo» di Fanfani trova riscontro nelle memorie di Arnaldo Forlani: «Fanfani rifiutava ogni dialogo e anzi si rese irreperibile, tranne che per due o tre amici», A. Forlani, op. cit., p. 97.
Concetta Violo, Fanfani di nuovo alla guida della diplomazia. Aspetti della politica estera 1965-1968, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, 2020
#1945 #1946 #1948 #1953 #1954 #1957 #1959 #1965 #AmintoreFanfani #anticomunismo #casa #ConcettaViolo #DC #dorotei #esteri #GiuseppeDossetti #ministro #Napoli #neoatlantismo #piano #propaganda #segretario #Spes

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vivo X300 Ultra: il nuovo cameraphone rivoluziona i video professionali al Mobile World Congress 2026


Il vivo X300 Ultra debutta al Mobile World Congress 2026 con tecnologie avanzate dedicate alla creazione di video professionali. Stabilizzazione evoluta, AI e qualità cinematografica trasformano lo smartphone in uno strumento perfetto per creator e videom
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In occasione del MWC 2026 di Barcellona, vivo ha presentato ufficialmente le rivoluzionarie capacità video del suo nuovo flagship X300 Ultra. Si tratta di un dispositivo progettato per ridefinire i confini della videografia mobile che integra specifiche di altissimo livello. In particolare, dichiara il produttore, il device è in grado di scattare foto eccellenti su più lunghezze focali, fornire una resa cromatica cinematografica, una registrazione LOG evoluta e un comparto audio potenziato. In sintesi, l'X300 Ultra offre ai creator professionisti piena libertà in ogni scenario di ripresa e in tutte le fasi del processo creativo.

Forte della solida esperienza maturata nella fotografia, vivo amplia strategicamente il proprio orizzonte anche al mondo del video - ha dichiarato Yu Meng di vivo - gli aggiornamenti video di X300 Ultra segnano un passaggio dalle ‘singole capacità di imaging’ a vere e proprie ‘capacità di creazione cinematografica’, rendendo la produzione di video più intuitiva, fluida e accessibile che mai.”


Video con una qualità cinematografica


X300 Ultra garantisce registrazioni video ad alte prestazioni su tutte le fotocamere posteriori e supporta riprese 4K a 120 fps su più lunghezze focali, sia in formato 10-bit LOG sia in Dolby Vision. Pertanto, che si tratti di catturare vedute straordinarie con l’ultra-grandangolo o piccoli dettagli con il teleobiettivo, il device assicura un’esperienza di ripresa dinamica e coerente. In termini di stabilizzazione, l'X300 Ultra si avvale di un sistema OIS a copertura completa che offre i migliori risultati sulla lunghezza focale di 85 mm. Queste tecnologie offrono ai creator riprese ultra-stabili, rapide e nitide, capaci di restituire qualità cinematografica in ogni contesto e consolidando così la vocazione professionale di X300 Ultra nell’ambito video.

Soundcore Space 2: cuffie ANC a 4 stadi con 70 ore di autonomia
Le Soundcore Space 2 offrono cancellazione del rumore a 4 stadi, comfort prolungato, audio ad alta risoluzione e fino a 70 ore di autonomia
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Ampia possibilità di personalizzazione per i creator


X300 Ultra porta l’imaging professionale a un nuovo livello con il 4K Master Color Video multi-focale. Combinando registrazione ad alta risoluzione e l’avanzata color science di vivo, il dispositivo restituisce colori dalla resa cinematografica direttamente in fase di ripresa, grazie a un sistema di ottimizzazione tonale end-to-end. La versatile Video Color Palette, inoltre, consente un controllo dettagliato su tonalità, saturazione e contrasto, offrendo ai creator la possibilità di perfezionare ogni aspetto delle immagini, dalla ripresa iniziale alla post-produzione, con un livello di personalizzazione cromatica senza precedenti.

Una cinepresa professionale in tasca


Un ulteriore passo avanti è rappresentato dalla registrazione LOG di livello professionale su tutte le fotocamere posteriori. Il dispositivo, come detto, supporta il 4K a 120 fps in 10-bit LOG su diverse lunghezze focali, garantendo una profondità colore a 10 bit e un’ampia gamma dinamica, indipendentemente dall’obiettivo utilizzato. La nuova modalità Pro Video introduce un’interfaccia e controlli dei parametri ispirati alle cineprese professionali. Inoltre, vivo LOG è ora compatibile con il workflow ACES, permettendo di integrare e correggere il colore delle riprese LOG insieme a quelle realizzate con cineprese professionali, all’interno di uno spazio colore unificato e standardizzato. Si configura così un ecosistema di imaging mobile completo e aperto, che copre l’intera filiera produttiva, dalla pre-produzione alla post-produzione.

Un audio che si adatta all'alta qualità delle immagini


Il suono è trattato come parte integrante della narrazione tanto quanto le immagini. X300 Ultra integra il nuovo sistema Quad-Mic Audio Recording Master, progettato per adattarsi a diversi contesti di ripresa grazie a sei scenari preimpostati che enfatizzano in modo intelligente le fonti sonore principali, riducendo il rumore ambientale. Il risultato è un audio pulito e definito, perfettamente coerente con l’elevata qualità delle immagini.

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Un ecosistema completo


Le capacità video di X300 Ultra rappresentano un’evoluzione da semplice dispositivo di imaging a sistema cinematografico completo. Il device supporta un set modulare di accessori di livello professionale - tra cui un Grip Kit e un Camera Cage con ventola di raffreddamento e frame per l’espansione con lenti esterne - trasformandosi in un vero e proprio dispositivo riconfigurabile, capace di rispondere alle esigenze delle produzioni professionali. X300 Ultra segna, dunque, una tappa fondamentale nell'impegno di vivo per portare le funzionalità video cinematografiche sui dispositivi mobili. Maggiori dettagli sulle funzionalità complete dell'X300 Ultra saranno rivelati a breve dal brand.

X300 Ultra Showcased Cinematic Video Creation Capabilities

X300 Ultra ridefinisce la creazione video con una qualità cinematografica

X300 Ultra garantisce registrazioni video ad alte prestazioni su tutte le fotocamere posteriori e supporta riprese 4K a 120 fps su più lunghezze focali, sia in formato 10-bit LOG sia in Dolby Vision. Che si tratti di catturare vedute straordinarie con l’ultra-grandangolo o piccoli dettagli con il teleobiettivo, il device assicura un’esperienza di ripresa dinamica, coerente e di livello superiore. In termini di stabilizzazione, le prestazioni sono altrettanto straordinarie: il sistema OIS a copertura completa offre risultati particolarmente eccellenti sulla lunghezza focale di 85 mm, grazie a un’OIS con escursione fino a 3°. Queste tecnologie offrono ai creator riprese ultra-stabili, rapide e nitide, capaci di restituire qualità cinematografica in ogni contesto e consolidando così la vocazione professionale di X300 Ultra nell’ambito video.

X300 Ultra porta l’imaging professionale a un nuovo livello con il 4K Master Color Video multi-focale. Combinando registrazione ad alta risoluzione e l’avanzata color science di vivo, il dispositivo restituisce colori dalla resa cinematografica direttamente in fase di ripresa, grazie a un sistema di ottimizzazione tonale end-to-end. La versatile Video Color Palette, inoltre, consente un controllo dettagliato su tonalità, saturazione e contrasto, offrendo ai creator la possibilità di perfezionare ogni aspetto delle immagini, dalla ripresa iniziale alla post-produzione, con un livello di personalizzazione cromatica senza precedenti.

Un ulteriore passo avanti è rappresentato dalla registrazione LOG di livello professionale su tutte le fotocamere posteriori. Il dispositivo, come detto, supporta il 4K a 120 fps in 10-bit LOG su diverse lunghezze focali, garantendo una profondità colore a 10 bit e un’ampia gamma dinamica costante, indipendentemente dall’obiettivo utilizzato, che sia l’ultra-grandangolare, il principale o il tele. La nuova modalità Pro Video introduce un’interfaccia e controlli dei parametri ispirati alle cineprese professionali, offrendo ai creator strumenti avanzati per una gestione ancora più precisa della ripresa. Anche la funzione di monitoraggio è stata potenziata, consentendo l’applicazione di LUT 3D personalizzate per l’anteprima in tempo reale durante la registrazione in LOG. Inoltre, vivo LOG è ora compatibile con il workflow ACES, permettendo di integrare e correggere il colore delle riprese LOG insieme a quelle realizzate con cineprese professionali, all’interno di uno spazio colore unificato e standardizzato. Si configura così un ecosistema di imaging mobile completo e aperto, che copre l’intera filiera produttiva, dalla pre-produzione alla post-produzione.

Il suono è trattato come parte integrante della narrazione tanto quanto le immagini. X300 Ultra integra il nuovo sistema Quad-Mic Audio Recording Master, progettato per adattarsi a diversi contesti di ripresa grazie a sei scenari preimpostati che enfatizzano in modo intelligente le fonti sonore principali, riducendo il rumore ambientale. Il risultato è un audio pulito e definito, perfettamente coerente con l’elevata qualità delle immagini.

Un ecosistema creativo professionale completo, senza compromessi

Le capacità video di X300 Ultra rappresentano un’evoluzione da semplice dispositivo di imaging a sistema cinematografico completo. Il device supporta un set modulare di accessori di livello professionale - tra cui un Grip Kit e un Camera Cage con ventola di raffreddamento e frame per l’espansione con lenti esterne - trasformandosi in un vero e proprio dispositivo riconfigurabile, capace di rispondere alle esigenze delle produzioni professionali.

Oltre all'hardware, vivo ha ottimizzato il flusso di lavoro creativo grazie a ingenti investimenti in ricerca e sviluppo e alla collaborazione con i leader del settore. Questo ecosistema creativo completo supporta l'intera catena di produzione - dalle riprese e dal monitoraggio all'audio e alla post-produzione - offrendo una soluzione di produzione end-to-end senza compromessi per i videomaker professionisti.

X300 Ultra segna una tappa fondamentale nell'impegno di vivo per portare le funzionalità video cinematografiche sui dispositivi mobili. Grazie alle prestazioni di punta offerte sui mercati globali, vivo continua a consolidare la sua posizione di leader nel settore dell'imaging, dimostrando la propria competitività nel segmento premium. Maggiori dettagli sulle funzionalità complete dell'X300 Ultra saranno rivelati a breve.


Soundcore Space 2 ufficiali al MWC 2026: cuffie con cancellazione del rumore a 4 stadi e fino a 70 ore di autonomia


In occasione del Mobile World Congress 2026, Soundcore ha presentato le nuove Soundcore Space 2, cuffie over-ear progettate per i viaggi e per l’ascolto quotidiano. Il modello combina un'avanzata cancellazione attiva del rumore a 4 stadi con un comfort prolungato e un’autonomia estesa.
La tecnologia a 4 stadi si adatta automaticamente all’ambiente circostanteLa tecnologia a 4 stadi si adatta automaticamente all’ambiente circostante

Cancellazione del rumore avanzata per ogni ambiente


Le Soundcore Space 2 integrano un sistema di cancellazione del rumore ottimizzato per eliminare efficacemente i rumori a bassa frequenza, come il rumore prodotto dai motori di un aereo, il rumore di autobus e mezzi pubblici o gli ambienti d’ufficio più caotici. La tecnologia a 4 stadi si adatta automaticamente all’ambiente circostante, garantendo prestazioni ottimali anche durante gli spostamenti.

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Comfort e design ergonomico per lunghe sessioni


Il comfort è un elemento centrale del design delle Space 2, pensate per lunghe sessioni di ascolto. I padiglioni in memory foam morbido offrono un’esperienza ergonomica, assicurando comodità per tutta la giornata, sia durante i viaggi sia nell’uso quotidiano. Per quanto riguarda la qualità audio, le cuffie sono dotate di driver da 40 mm con diaframma a doppio strato; questo permette di ottenere bassi profondi, voci chiare e alte frequenze cristalline, garantendo un suono ricco e dettagliato adatto a qualsiasi tipo di contenuto multimediale.
I padiglioni in memory foam morbido offrono un’esperienza ergonomica, assicurando comodità per tutta la giornata I padiglioni in memory foam morbido offrono un’esperienza ergonomica, assicurando comodità per tutta la giornata

Funzionalità intelligenti: Smart Wearing Detection e chiamate AI


Tra le funzionalità intelligenti troviamo la Smart Wearing Detection, che mette automaticamente in pausa la riproduzione quando le cuffie vengono rimosse e la riattiva quando vengono indossate. Per le chiamate, le Space 2 sono dotate di tre microfoni con riduzione del rumore basata su intelligenza artificiale, per una maggior chiarezza della voce anche in ambienti complessi.
La Smart Wearing Detection mette automaticamente in pausa la riproduzione quando le cuffie vengono rimosse e la riattiva quando vengono indossateLa Smart Wearing Detection mette automaticamente in pausa la riproduzione quando le cuffie vengono rimosse e la riattiva quando vengono indossate

Autonomia estesa e ricarica rapida


L’autonomia rappresenta uno dei punti di forza delle nuove cuffie. Con la cancellazione attiva del rumore attiva, è possibile ascoltare fino a 50 ore, mentre con l’ANC disattivata si raggiungono fino a 70 ore (dati del produttore). Inoltre, una ricarica rapida di soli cinque minuti garantisce fino a quattro ore aggiuntive di ascolto. Le Space 2 includono anche la tecnologia HearID 3.0, che analizza la capacità uditiva e personalizza la resa sonora per compensare eventuali frequenze meno percepite.

Le nuove cuffie Soundcore saranno disponibili nei colori Linen White, Jet Black e Seafoam Green dal prossimo 21 aprile su Amazon e sul sito ufficiale, al prezzo di 129,99 euro.


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Interrotto lo sviluppo di Simplenote: Automattic abbandona la sua app per gli appunti


Automattic ha confermato la fine dello sviluppo attivo di Simplenote. L'app resta disponibile in modalità di sola manutenzione, senza nuove funzionalità previste.
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Simplenote, l’applicazione per appunti gratuita e multipiattaforma di Automattic, non riceverà più aggiornamenti significativi. Con un breve messaggio pubblicato sul forum ufficiale, l’azienda ha confermato che lo sviluppo attivo è terminato: nessuna nuova funzionalità, nessun miglioramento in programma. L’app resta disponibile, ma solo con manutenzione di base per mantenerla funzionante.

Per chi la usa da anni la notizia non è del tutto sorprendente. Gli aggiornamenti erano già diventati rari, limitati a piccole correzioni. Ma la conferma ufficiale toglie ogni dubbio sul futuro del progetto.

Un po’ di storia


Simplenote è nata nel 2008 da Simperium, una startup che aveva costruito anche l’infrastruttura di sincronizzazione alla base dell’app. Automattic, la società madre di WordPress, ha acquisito il tutto nel 2013 e ha reso l’app completamente gratuita, eliminando la versione a pagamento e rilasciando il codice sorgente dei client nel 2016.

Proprio il modello gratuito e senza pubblicità, che per anni è stato un punto di forza, si è rivelato anche un problema: senza una fonte di ricavi, Simplenote è diventata una delle prime voci da tagliare. Automattic è impegnata da mesi in una costosa disputa legale con WP Engine, il noto provider di hosting WordPress, e sta razionalizzando il proprio portafoglio di prodotti. Oltre a Simplenote, l’azienda ha già ridimensionato altre attività.

Il nodo della sincronizzazione


Le app client sono a codice aperto e disponibili su GitHub, il che in teoria permetterebbe alla comunità di mantenerle. Il vero problema è Simperium, il backend proprietario che gestisce la sincronizzazione tra dispositivi. Senza di esso, un eventuale fork comunitario dovrebbe ricostruire da zero l’intero sistema di sincronizzazione, un’impresa tutt’altro che banale.

Alternative da valutare


L’offerta di app per appunti non manca. Joplin è probabilmente l’alternativa più diretta per chi cerca un’app libera con sincronizzazione e supporto Markdown. Chi vuole un controllo totale sui propri dati può installare Joplin Server su un VPS, ad esempio con Hetzner. Per chi dà priorità alla crittografia, Standard Notes e Notesnook offrono cifratura end-to-end. Più orientate alla costruzione di basi di conoscenza sono invece Obsidian e Logseq, ottime per chi vuole andare oltre il semplice blocco note.

Il consiglio, per chiunque usi ancora Simplenote, è di esportare i propri dati fin da ora. L’app funziona ancora, ma nessuno può garantire per quanto.


FONTE forums.simplenote.com


FONTE alternativeto.net


FONTE webpronews.com

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Carovita in aumento, ma il “revenge spending” non si ferma: 6 italiani su 10 fanno spese extra ogni mese


Il carovita cresce e il potere d’acquisto si riduce, ma il revenge spending non si ferma. Un paradosso che racconta nuove dinamiche di consumo, tra compensazione emotiva, micro-lussi accessibili e ruolo chiave dell’e-commerce e dei pagamenti digitali
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Gli italiani non rinunciano al “revenge spending”, ma spendere denaro in attività gratificanti va di pari passo con l’attenzione per la stabilità economica. Per 8 persone su 10, concedersi una piccola spesa extra è un modo per premiarsi dopo un periodo di stress o di lavoro intenso, e il 62,5% si dedica al revenge spending almeno una volta al mese. Ristoranti, abbigliamento e viaggi rappresentano i desideri che gli italiani si concedono più frequentemente: la cena fuori resta trasversale tutte le generazioni.

Eppure, accanto alla ricerca quotidiana di gratificazione, permane un forte orientamento alla prudenza: rispetto al 2016, infatti, il 97% degli italiani rileva un aumento delle spese mensili (oltre il +30% per uno su quattro), e il 62,2% fa più fatica a risparmiare; ciò detto, oltre un italiano su due riesce a mettere da parte almeno il 10% del reddito e il 25,7% dichiara che, anche potendo contare su un budget extra mensile, sceglierebbe di destinarlo al risparmio.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


È quanto emerge dall’Osservatorio Consumi e Risparmio di SumUp, che ha analizzato le abitudini degli italiani nella gestione delle proprie finanze a livello nazionale. In particolare, le due città prese come modello per confrontare il nord e il sud del Paese sono state Torino e Napoli. Qui, nonostante l'aumento delle spese, i cittadini non rinunciano a gratificarsi: un torinese su due preferisce il ristorante, metà dei napoletani non rinuncia allo shopping.

“Anche in un contesto di incertezza economica, gli italiani non rinunciano a concedersi piccoli momenti di gratificazione. Dalle evidenze dell’Osservatorio emerge che il cosiddetto revenge spending non racconta eccessi, ma un cambiamento culturale: una spesa più selettiva e consapevole, che convive con l’attenzione alla stabilità finanziaria; non si tratta di consumi impulsivi, ma di una ricerca di equilibrio tra sicurezza economica e qualità della vita quotidiana. Colpisce, in particolare, il comportamento dei Millennial: spesso associati a un modello di consumo disinvolto, si dimostrano capaci di coniugare pianificazione e desiderio di gratificazione, con un approccio maturo alla gestione delle proprie risorse - osserva Umberto Zola di SumUp - in questo scenario, la tecnologia può sempre più diventare un alleato concreto per supportare i consumatori nel monitoraggio delle spese quotidiane e per mantenere il controllo del budget, per risparmiare, ma anche per concedersi micro-gratificazioni quotidiane”.


Millennial sono i risparmiatori più disciplinati


A tutte le età, il revenge spending convive conla ricerca di equilibrio tra benessere e sicurezza finanziaria. I Millennial si confermano i risparmiatori più disciplinati: accantona parte del proprio stipendio il 57,7%,controil 46,2% degli Over60, e il 54,1% dei GenZ. Anche per quanto riguarda le entrate extra, 1 Millennial su 2 risparmia per gli imprevisti, mentre il 21,5% sceglie di spendere solo una parte per sfizi, e solo il 13,9% per acquistare qualcosa che desidera davvero. Gli Over 60 restano, invece, i più prudenti: mettono da parte per le emergenze (55,6%), e solo il 10,3% spende per comprare qualcosa per sé. I Gen Z guardano al futuro e risparmiano per i progetti di domani (46,3%),ma sono anchei più inclini alla micro-gratificazione: il 20,9% spende per lo shopping e il 18% per la cura di sé.

Come cambia la gestione del denaro


Il 56,3% degli uomini dichiara di riuscire a risparmiare almeno il 10% del reddito, contro il 47,6% delle donne. La differenza è sostanziale anche tra chi dichiara di non riuscire a mettere via del denaro, ad esempio il 9,1% delle donne contro il 7,7% degli uomini. Il 27,1% delle intervistate sente anche di avere un potere di acquisto inferiore alle generazioni precedenti, mentre questa percezione riguarda solo il 23,9% della popolazione maschile. Quando si guarda alla destinazione degli extra, gli uomini preferiscono i ristoranti (53,3%), mentre le intervistate lo shopping (46,4%).

I torinesi: cene e viaggi, ma con prudenza


Il 96% dei torinesi sostiene di avere assistito in 10 anni a un incremento delle proprie spese mensili e il 59,6% di percepirecome peggiorata la propria possibilità di risparmio mensile nell’ultimo decennio. Chi abita a Torino, quindi, spende, ma con un occhio alla sostenibilità economica: il revenge spending nel capoluogo piemontese si fa soprattutto andando al ristorante (53,2%) e viaggiando (36,4%), ma il 44,8% dichiara che, se avanza una somma a fine mese, si preferisce metterla da parte per imprevisti.

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Napoli sceglie lo shopping


A dichiarare un aumento delle spese negli ultimi 10 anni sono anche il 94,8% dei napoletani: in particolare, il 26% di chi abita nel capoluogo campano sostiene che il carovita abbia superato il 30%. Allo stesso tempo, il 58,8% dei napoletani percepisce peggiorata la possibilità di risparmio mensile dal 2016 al 2026. L’attitudine, quindi, è al risparmio più che al revenge spending. Circa il 43% degli intervistati a Napoli dichiara di mettere via denaro per imprevisti o progetti futuri e il 51,2% riesce a risparmiare almeno il 10% del reddito. Eppure, le spese di gratificazione non scompaiono: i napoletani prediligono lo shopping (48,8%)e le cene fuori (34%).

SumUp Pay per la gestione delle finanze


Dall'Osservatorio SumUp emerge che i pagamenti digitali aiutano la trasparenza e il tracciamento delle spese: il 63,1% degli italiani intervistati utilizza la carta sempre o spesso per le spese di tutti i giorni, con un’incidenza alta non solo tra Gen X e Millennial, ma anche tra gli Over 60 (il 26,6% li usa sempre, il 42,5% spesso). In questo contesto si inserisce SumUp Pay, il portafoglio digitale gratuito che consente di gestire il proprio denaro direttamente da app, pagare in negozio e online con Mastercard virtuale o fisica e ottenere cashback sugli acquisti. Evoluto negli ultimi 12 mesi da soluzione di pagamento a vero e proprio conto personale digitale, SumUp Pay è pensato come un account “rewarding” capace di restituire valore concreto alle spese di tutti i giorni attraverso il cashback sugli acquisti. In queste settimane, SumUp ha lanciato la campagna “La vita è troppo breve per un conto banale” a supporto dei Millennial lavoratori, che prevede una promozione del 3% di cashback per i primi sei mesi sugli acquisti effettuati con la Mastercard SumUp, virtuale o fisica; il cashback viene accreditato direttamente, rafforzando l’idea di un conto che accompagna le spese quotidiane offrendo un ritorno immediato. Oltre al cashback, SumUp Pay offre gratuitamente strumenti per una gestione più consapevole delle finanze; in questo modo, esso non è solo uno strumento per pagare, ma un supporto concreto per conciliare controllo delle spese, pianificazione e micro-gratificazioni quotidiane.

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Armbian 26.2: kernel 6.18 LTS, nuove schede e il ritorno di KDE Neon


La nuova versione della distribuzione Linux per schede ARM e RISC-V porta oltre 150 miglioramenti, amplia il supporto hardware e riporta ambienti desktop che mancavano da tempo.
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Armbian 26.2, nome in codice “Goa”, è una di quelle release che sposta l’asticella. La distribuzione Linux pensata per computer a scheda singola (SBC) e sistemi embedded esce con oltre 150 miglioramenti, concentrati soprattutto nel supporto al kernel per le piattaforme Rockchip e Allwinner, due dei processori più diffusi nel mondo delle schede ARM economiche.

La novità più rilevante è l’adozione del kernel Linux 6.18 LTS come base per le immagini stabili. Un kernel a supporto esteso significa aggiornamenti di sicurezza e correzioni garantiti nel tempo, un requisito fondamentale per chi usa questi dispositivi come server domestici, gateway di rete o nodi di automazione.

Nuove schede e ambienti desktop


L’elenco delle schede supportate si allunga: tra le nuove aggiunte ci sono SpacemiT MusePi Pro, Radxa Rock 4D, OrangePi RV2, Odroid M2, Khadas Mind e Orange Pi 6 Plus. Tornano anche le build con KDE Neon, la cui assenza era stata notata dalla comunità, ora disponibili anche per sistemi UEFI insieme a nuove immagini con Cinnamon.

Per chi segue l’evoluzione dell’architettura RISC-V, Armbian 26.2 porta il supporto desktop XFCE su queste piattaforme. Non è un dettaglio: significa che le schede RISC-V cominciano ad avere un’esperienza desktop utilizzabile, non più solo da terminale. Parallelamente, GNOME diventa l’ambiente di riferimento per le schede più potenti, mentre XFCE viene destinato a quelle con risorse limitate.

Armbian Imager più veloce e sicuro


Anche lo strumento per la scrittura delle immagini su scheda SD riceve attenzione. Armbian Imager guadagna una decompressione più rapida, la firma del codice su macOS e Windows, un pannello impostazioni con opzioni per sviluppatori e traduzioni assistite. Miglioramenti che rendono più semplice e affidabile il primo passo per chi si avvicina a questo ecosistema.

Chi possiede una scheda ARM o RISC-V compatibile può scaricare Armbian 26.2 dal sito ufficiale. Per l’elenco completo delle modifiche, il changelog su GitHub entra nel dettaglio di ogni singolo intervento.


FONTE blog.armbian.com


FONTE linuxiac.com


FONTE 9to5linux.com

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silence is sexy / einstürzende neubauten. 1998 _ (behind the scenes)


[youtube=youtube.com/watch?v=gYUV7SCTLg…]

Filmed in April 1998 at Cologne/Wolperath (Conny Plank’s Studio) during the “Silence is Sexy” album / “Total Eclipse Of The Sun” EP recording sessions.
00:00 • Redukt
11:00 • Sonnenbarke
21:15 • Helium
30:42 • Total Eclipse of the Sun
#ConnyPlank #ConnyPlankSStudio #EinstürzendeNeubauten #experimentalMusic #music #musica #musicaDiRicerca #SilenceIsSexy #TotalEclipseOfTheSun

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Nino Bellia, un libro di poesie e gli spettatori immancabili


Musica e poesia, racconti e testi teatrali, in lingua italiana e in dialetto siciliano, Nino Bellia è un compositore versatile e inesauribile. Tocca temi delicati come l’emarginazione e la disabilità, ma con un tocco lieve, senza pesantezze e moralismi. Suona la chitarra per coinvolgere e fare festa ma anche per meditare sulle stazioni della via crucis. Ha animato per anni le Messe di Pippo […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/07/nino…

#libri #NinoBellia #parrocchiaSSPietroEPaolo #poesia #SanBerillo

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Ente lancia Ensu, la sua app per usare LLM in locale.


Ente ha rilasciato Ensu, un'app a codice aperto per eseguire modelli linguistici direttamente sul dispositivo. Il progetto è promettente, ma allo stato attuale i limiti non mancano.
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Ente, nota per il suo servizio di archiviazione fotografica con crittografia end-to-end, ha rilasciato Ensu: un’applicazione a codice aperto che permette di utilizzare modelli linguistici in locale, senza alcun collegamento a server esterni. L’app è disponibile per iOS, Android, macOS, Linux e Windows.

La logica è coerente con la filosofia del progetto Ente: portare le funzionalità di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo dell’utente, come già fatto con il riconoscimento facciale e la ricerca per linguaggio naturale in Ente Photos. In questo caso si tratta di un’interfaccia di chat con un LLM che gira interamente offline, senza costi e senza limiti imposti da terze parti.

Cosa c’è sotto


Guardando il codice sorgente si scopre quali modelli usa Ensu. Il predefinito è LFM 2.5 VL 1.6B di Liquid AI, un modello compatto da circa 1,2 GB. Sui Mac con almeno 16 GB di RAM viene invece scaricato Gemma 3 4B IT di Google, più capace ma anche più pesante (circa 3,1 GB). In entrambi i casi si tratta di modelli leggeri, pensati per girare su dispositivi normali senza bisogno di schede grafiche dedicate.

I limiti, per ora, sono evidenti. La finestra di contesto è di soli 4096 token, con un massimo di 512 token per risposta. In pratica significa che le risposte si interrompono spesso a metà, e il modello non riesce a gestire conversazioni articolate. Diversi utenti hanno segnalato anche risposte incomplete, ripetizioni anomale e problemi di download del modello su alcune piattaforme. L’AppImage per Linux non funziona per tutti.

Prospettive e alternative


Ente stessa presenta Ensu come un progetto in fase embrionale, parte del programma Ente Labs. La sincronizzazione crittografata tra dispositivi è già implementata ma non ancora attivata, in attesa di capire la direzione futura del prodotto. Tra le ipotesi: un’interfaccia specializzata per organizzare idee e appunti, un agente personale con memoria a lungo termine, o un’integrazione come launcher Android.

Per chi non vuole rinunciare alla potenza di un modello centralizzato ma tiene alla riservatezza, Proton ha lanciato Lumo, un assistente IA basato su modelli a codice aperto, ospitato nei datacenter europei di Proton e protetto da crittografia zero-access: le conversazioni non vengono registrate né usate per addestrare il modello. L’approccio è opposto a quello di Ensu, che punta tutto sull’esecuzione locale, ma la direzione è la stessa: togliere i dati personali dalle mani delle big tech.

Sul versante delle app per LLM locali, va detto che il panorama non è vuoto. Esistono già diverse alternative che permettono di scegliere liberamente il modello da eseguire e offrono maggiore flessibilità. Il valore aggiunto di Ensu, se arriverà, sarà nell’integrazione con l’ecosistema Ente e nella sincronizzazione crittografata end-to-end.

Per chi è curioso, l’app si scarica da ente.io/ensu. Aspettarsi un’esperienza paragonabile a ChatGPT o Claude sarebbe un errore, ma come primo esperimento pubblico da parte di un progetto orientato alla privacy, resta un segnale interessante.


FONTE ente.io


FONTE discuss.privacyguides.net


FONTE github.com

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Apple lancia MacBook Pro con chip M5 Pro e M5 Max: prestazioni record e AI on-device rivoluzionaria


Apple rinnova la linea MacBook Pro con i nuovi chip M5 Pro e M5 Max: potenza professionale, AI on-device evoluta e prestazioni senza precedenti per creator, sviluppatori e professionisti
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Apple ha annunciato gli ultimi modelli di MacBook Pro 14" e 16" con i nuovissimi chip M5 Pro e M5 Max. In termini prestazionali, i modelli appena presentati sono in grado di offrire una potenza di calcolo AI fino a 4 volte superiore rispetto alla generazione precedente e fino a 8 volte rispetto ai modelli con M1. Con i nuovo MacBook esordiscono anche SSD fino a 2 volte più veloci, storage a partire da 1TB (M5 Pro) e 2TB (M5 Max) e il nuovo chip wireless N1 con supporto Wi-Fi 7 e Bluetooth 6. Disponibili in nero siderale e argento, i nuovi MacBook Pro saro già preordinabili e saranno in vendita dall’11 marzo prossimo.

TCL NXTPAPER 70 Pro al MWC 2026: meno stress visivo
TCL amplia la gamma NXTPAPER con il nuovo NXTPAPER 70 Pro, presentato al MWC 2026. Lo smartphone punta tutto sul benessere visivo grazie a una tecnologia display antiriflesso e a ridotta emissione di luce blu, pensata per migliorare comfort e leggibilità nell’uso quotidiano
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Chip M5 Pro e M5 Max: CPU, GPU e Neural Engine


M5 Pro e M5 Max sono progettati usando la nuova architettura Fusion creata da Apple appositamente per l’AI. La nuova CPU fino a 18-core con 6 super core, i CPU core più veloci al mondo, e 12 nuovi performance core, sono ottimizzati per ridurre i consumi nei flussi di lavoro professionali multi-thread, garantendo prestazioni fino al 30% più scattanti. I nuovi chip offrono prestazioni fino a 4 volte più veloci nell’elaborazione di prompt LLM rispetto a M4 Pro e M4 Max, e fino a 8 volte più veloci nella generazione di immagini AI rispetto a M1 Pro e M1 Max.
MacBook Pro con M5 Pro e M5 Max forniscono un aumento prestazionale significativoMacBook Pro con M5 Pro e M5 Max forniscono un aumento prestazionale significativo
Con tutta questa potenza, chi sviluppa e chi si occupa di ricerca nel mondo AI può addestrare modelli personalizzati in locale, mentre chi lavora in ambito creativo può usare gli strumenti AI per l’editing video, la produzione musicale e la progettazione. Entrambi i chip portano un aumento delle prestazioni grafiche fino al 50% rispetto a M4 Pro e M4 Max, permettendo a chi si occupa di motion design di lavorare in tempo reale con scene 3D complesse e a chi crea effetti visivi di visualizzare all’istante un’anteprima del risultato. Inoltre, grazie ad un Neural Engine più veloce ed efficiente dal punto di vista dei consumi e ad una maggiore banda di memoria unificata, il nuovo MacBook Pro offre straordinarie capacità AI on-device.

Configurazioni, memoria unificata e storage


Il nuovo MacBook Pro offre prestazioni in lettura e scrittura fino a 2 volte più scattanti rispetto alla generazione precedente, raggiungendo velocità fino a 14,5 GBps, e accelerando i flussi di lavoro per i professionisti che lavorano con progetti video 4K e 8K con modelli linguistici di grandi dimensioni e set di dati complessi. MacBook Pro con M5 Pro ha ora uno spazio di archiviazione di base di 1TB, mentre MacBook Pro con M5 Max parte da 2TB. Il MacBook Pro 14" con M5 ora arriva con uno spazio di archiviazione di base di 1TB.
Grazie alla potenza di M5 Pro e M5 Max sul MacBook Pro, chi sviluppa e chi si occupa di ricerca nel mondo AI può addestrare modelli personalizzati in localeGrazie alla potenza di M5 Pro e M5 Max sul MacBook Pro, chi sviluppa e chi si occupa di ricerca nel mondo AI può addestrare modelli personalizzati in locale

AI on-device: cosa cambia per professionisti e creator


I nuovi MacBook Pro 14" e 16" con M5 Pro e M5 Max rappresentano un grande salto in avanti per gli utenti professionali. Apple, infatti, potenzia i nuovi MacBook Pro con un Neural Accelerator integrato nella GPU che garantisce prestazioni AI fino a 8 volte superiori rispetto ai modelli con M1. L’autonomia arriva fino a 24 ore, mantenendo le stesse performance sia collegato alla corrente sia a batteria. Quando l'autonomia sta per esaurirsi, la ricarica rapida consente di raggiungere il 50% in circa 30 minuti con alimentatore da 96W. Il display Liquid Retina XDR, disponibile anche con nanotexture, offre fino a 1.600 nit di picco HDR e 1.000 nit in SDR e sul fronte connettività troviamo tre porte Thunderbolt 5, HDMI fino a 8K, slot SDXC e MagSafe 3, con supporto fino a due monitor esterni su M5 Pro e fino a quattro su M5 Max. Completano la dotazione il chip wireless N1 con Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, la videocamera Center Stage da 12MP con Panoramica Scrivania, microfoni di livello professionale e un sistema a sei altoparlanti con audio spaziale.
Il display Liquid Retina XDR è disponibile anche nella versione con nanotextureIl display Liquid Retina XDR è disponibile anche nella versione con nanotexture

L'esperienza con macOS Tahoe


MacOS Tahoe introduce nuove funzioni pensate per aumentare produttività e integrazione con l’ecosistema Apple. Spotlight diventa più avanzato, consentendo di trovare file e app ed eseguire azioni direttamente dalla barra di ricerca, mentre Apple Intelligence si rafforza con maggiori capacità on-device e tutele per la privacy. I Comandi Rapidi diventano più evoluti grazie all’integrazione con i modelli di intelligenza artificiale, e la traduzione in tempo reale viene integrata in Messaggi, FaceTime e Telefono. Le funzioni di Continuity si ampliano con l’app Telefono su Mac e le attività in tempo reale da iPhone, il tutto accompagnato da un restyling grafico con design Liquid Glass e nuove opzioni di personalizzazione.

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MacBook Pro e l’ambiente


Apple ha progettato il nuovo MacBook Pro tenendo ben presente l'aspetto della sostenibilità, in linea con l’obiettivo di neutralità carbonica entro la fine del decennio. Il dispositivo utilizza il 45% di materiali riciclati, tra cui alluminio e cobalto riciclati al 100%, ed è realizzato con il 50% di energia rinnovabile lungo la catena produttiva. L'imballaggio interamente in fibra riciclabile.

Prezzi e disponibilità


I nuovi MacBook Pro 14" con M5 Pro sono disponibili a partire da 2.599 euro e da 2.419 euro per il settore Education; MacBook Pro 16" con M5 Pro è disponibile a partire da 3.099 euro e da 2.869 euro per il settore Education.

MacBook Pro 14" con M5 Max è disponibile a partire da 4.299 euro e da 3.939 euro per il settore Education; MacBook Pro 16" con M5 Max è disponibile a partire da 4.599 euro e da 4.249 euro per il settore Education. Tutti i modelli sono disponibili nei colori nero siderale e argento.


TCL NXTPAPER 70 Pro presentato al MWC 2026: focus su benessere visivo e display antiriflesso


In occasione del MWC 2026, TCL ha presentato NXTPAPER 70 Pro, uno smartphone progettato per offrire comfort visivo per tutta la giornata, in ogni contesto di utilizzo.

Cos’è la tecnologia NXTPAPER e perché è diversa


Cuore dell’esperienza è l’innovativo tasto dedicato NXTPAPER, che consente di passare con semplicità tra diverse modalità di visualizzazione, adattando lo schermo alle esigenze del momento. Il dispositivo si conferma al tempo stesso uno smartphone completo e performante, grazie all’integrazione di funzionalità basate su intelligenza artificiale, a un sistema fotografico da 50MP con stabilizzazione ottica (OIS) e a un’autonomia affidabile per l’intera giornata.

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Guidata dalla filosofia “Make Technology More Human”, TCL continua a sviluppare ed evolvere la tecnologia proprietaria NXTPAPER per accompagnare gli utenti tra lavoro, studio, comunicazione e creatività, rispondendo alla crescente esigenza di un’esperienza digitale più confortevole e meno affaticante.

Tecnologia NXTPAPER: come funziona il display orientato al benessere visivo


Al centro del dispositivo si trova NXTPAPER 4.0, l’approccio integrato hardware e software sviluppato da TCL per la protezione e il benessere degli occhi. Supportato da certificazioni internazionali riconosciute, tra cui SGS e TÜV, NXTPAPER 70 Pro è pensato per rendere la visione digitale più rilassante durante l’intero arco della giornata. La tecnologia integra sette soluzioni dedicate all’eye-care: display a luce naturale, assenza di sfarfallio (zero flickering), purificazione della luce blu, trattamento antiriflesso, protezione in condizioni di scarsa luminosità, comfort visivo circadiano e tecnologia TruePaper Restoration.
Il display a luce naturale del NXTPAPER 70 Pro, basato sulla tecnologia Circular Polarized Light (CPL), contribuisce a garantire una visione confortevole anche in condizioni di forte luminositàIl display a luce naturale del NXTPAPER 70 Pro, basato sulla tecnologia Circular Polarized Light (CPL), contribuisce a garantire una visione confortevole anche in condizioni di forte luminosità
In ambienti esterni, dove riflessi e luce intensa possono compromettere la leggibilità, il dispositivo sfrutta un’avanzata tecnica di litografia a nano-matriceabbinata a un software adattivo per mantenere i contenuti chiari e leggibili.

Negli ambienti interni e durante sessioni di utilizzo prolungate, NXTPAPER 4.0 riduce la luce blu potenzialmente dannosa fino al 3,41% e assicura un’esperienza priva di sfarfallio, offrendo immagini ricche e vibranti con una precisione cromatica di livello professionale (ΔE<1). L’integrazione dell’Eye Care Assistant supporta inoltre un utilizzo più equilibrato del dispositivo durante la giornata.
Lo schermo può raggiungere una luminosità minima di 1 nit, favorendo una lettura serale più delicata e in sintonia con i ritmi naturali del riposoLo schermo può raggiungere una luminosità minima di 1 nit, favorendo una lettura serale più delicata e in sintonia con i ritmi naturali del riposo
Di sera, la combinazione di protezione in condizioni di luce soffusa e modalità circadiana, insieme al sistema DC Dimming, consente una regolazione fluida di luminosità e tonalità. Lo schermo può raggiungere una luminosità minima di 1 nit, favorendo una lettura serale più delicata e in sintonia con i ritmi naturali del riposo.

Esperienza d’uso: a chi si rivolge il nuovo tablet TCL


Il comfort passa anche dalla semplicità di adattamento alle diverse attività quotidiane. Grazie al tasto fisico NXTPAPER , è possibile passare rapidamente tra tre modalità di visualizzazione: Color Paper Mode, Ink Paper Mode e Max Ink Mode. Quest'ultima offre un’interfaccia monocromatica ispirata alla carta, ideale per la lettura immersiva e per ridurre le distrazioni sullo schermo. In questa configurazione, l’autonomia può raggiungere fino a 7 giorni di lettura e fino a 26 giorni in standby, dichiara TCL. Il dispositivo include l’accesso a un’ampia libreria di titoli preinstallati, oltre a strumenti basati su AI come AI Outline, AI Q&A, AI Audiobook e AI Podcast, pensati per adattare la fruizione dei contenuti alle proprie abitudini.

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Per chi ama scrivere o prendere appunti, il TCL NXTPAPER 70 Pro supporta la T-Pen, che garantisce un’esperienza di scrittura naturale grazie alla bassa latenza e al riconoscimento della pressione.
Funzioni come Off Screen Memo e Write in Text Fields permettono di prendere appunti rapidamente, anche a schermo spento, senza interrompere il flusso di lavoroFunzioni come Off Screen Memo e Write in Text Fields permettono di prendere appunti rapidamente, anche a schermo spento, senza interrompere il flusso di lavoro

Creatività e immagini di alta qualità


Il comparto fotografico non scende a compromessi: la fotocamera principale da 50MP con OIS è affiancata da una ultra-grandangolare da 8MP e una frontale da 32MP, ideali per ritratti notturni, scatti d'azione e vlog quotidiani. La tecnologia proprietaria MuseFilm arricchisce foto e video con un’estetica più espressiva e cinematografica. La modalità Super Night migliora la resa dei dettagli in condizioni di scarsa luminosità, mentre la registrazione video in 4K, supportata da doppia stabilizzazione OIS + EIS con funzione Horizon Lock, assicura riprese più stabili. I filtri in stile CCD aggiungono un tocco creativo d’ispirazione analogica, mentre gli strumenti di editing integrati semplificano la post-produzione e la condivisione.
Grazie all’integrazione con Gemini, è possibile interagire vocalmente tramite Gemini Live per ottenere spiegazioni e risposte immediate senza uscire dall’app in usoGrazie all’integrazione con Gemini, è possibile interagire vocalmente tramite Gemini Live per ottenere spiegazioni e risposte immediate senza uscire dall’app in uso

Intelligenza Artificiale e Gemini: un assistente sempre al tuo fianco


TCL NXTPAPER 70 Pro integra funzionalità di intelligenza artificiale dedicate alla comunicazione multilingue, alla produttività e alla creazione di contenuti. Gli strumenti di traduzione AI offrono sottotitoli in tempo reale, interpretariato simultaneo e traduzione faccia a faccia, facilitando la comprensione di conversazioni, video e testi su schermo. L’esperienza può essere abbinata agli auricolari opzionali TCL CrystalClip per un ascolto ancora più chiaro e immersivo. La funzione di selezione o cerchiatura dei contenuti consente di approfondire informazioni visualizzate sullo schermo in modo rapido e intuitivo. Gli strumenti di lettura e scrittura basati su AI includono inoltre trascrizione e sintesi di memo vocali, supporto alla comprensione dei testi e assistenza alla scrittura, favorendo una gestione più efficiente delle attività quotidiane.

Prestazioni affidabili


Equipaggiato con il processore MediaTek Dimensity 7300, il NXTPAPER 70 Pro garantisce fluidità nel multitasking e nelle operazioni giornaliere. Esso dispone di 8GB di RAM (espandibili fino a 24GB tramite RAM Expansion) e fino a 512GB di memoria interna. La batteria da 5200mAh con ricarica rapida da 33W assicura un’autonomia prolungata, mentre la certificazione IP68 contro polvere e acqua offre maggiore tranquillità durante viaggi e utilizzo in mobilità.

Prezzi e disponibilità


Il prezzo del TCL NXTPAPER 70 Pro varia da 299,90 euro a 359,90 euro a seconda della configurazione da 256 o 512Gb.


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IPFire 2.29 raggiunge il traguardo dei 200 aggiornamenti e lancia la sua lista di blocco domini


Il firewall open source IPFire festeggia il Core Update 200 con kernel Linux 6.18 LTS, una nuova lista di blocco domini proprietaria e decine di aggiornamenti di sicurezza.
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IPFire, il firewall open source basato su Linux pensato per reti domestiche e piccole aziende, ha pubblicato il Core Update 200, un traguardo simbolico per un progetto che da anni riceve aggiornamenti costanti dalla sua comunità.

La novità più rilevante è IPFire DBL, una lista di blocco domini sviluppata internamente dal progetto. Nasce per colmare il vuoto lasciato dalla dismissione della Shalla list, che per lungo tempo aveva rappresentato il riferimento per filtrare malware, social network e contenuti indesiderati attraverso il proxy integrato. La nuova lista, ancora in fase beta, è già utilizzabile in due modalità: nel filtro URL del proxy e come sorgente di regole per Suricata, il sistema di prevenzione delle intrusioni. In quest’ultimo caso, la lista consente ispezioni approfondite del traffico DNS, TLS, HTTP e QUIC, rendendo il filtraggio più efficace anche quando la navigazione non passa dal proxy. L’obiettivo dichiarato dal team è costruire un vero e proprio firewall DNS nativo, capace di bloccare pubblicità, malware e contenuti indesiderati a livello di rete, senza bisogno di strumenti esterni. Per chi non volesse gestire un firewall dedicato, soluzioni come AdGuard DNS o NextDNS offrono un filtraggio DNS simile in forma di servizio gestito.

Il kernel è stato aggiornato a Linux 6.18.7 LTS, con miglioramenti alle prestazioni di rete, alla latenza e al filtraggio dei pacchetti, oltre alle più recenti mitigazioni per le vulnerabilità hardware. Da segnalare che il supporto a ReiserFS è stato definitivamente abbandonato: chi ancora lo utilizza dovrà reinstallare il sistema su un filesystem supportato.

Sicurezza e componenti aggiornati


OpenSSL passa alla versione 3.6.1 con correzioni per dodici vulnerabilità note, e anche glibc riceve patch per tre falle di sicurezza. Tra gli altri pacchetti aggiornati figurano Apache 2.4.66, OpenVPN 2.6.17, Suricata 8.0.3, Unbound 1.24.2 e strongSwan 6.0.4. Proprio Unbound, il proxy DNS di IPFire, ora sfrutta un thread per ogni core della CPU, promettendo risposte più rapide rispetto alla precedente esecuzione a thread singolo.

Suricata ha ricevuto anche una correzione per la cache delle firme precompilate, che nelle versioni precedenti cresceva senza limiti occupando spazio su disco. Il sistema di report è stato migliorato per includere informazioni più dettagliate negli avvisi relativi al traffico DNS, HTTP, TLS e QUIC.

L’aggiornamento è disponibile per architetture x86_64 e ARM64 dal sito ufficiale di IPFire.


FONTE ipfire.org


FONTE linuxiac.com


FONTE helpnetsecurity.com

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Obsidian Sync adesso funziona senza app: arriva il client da riga di comando


Obsidian lancia in beta aperta un client headless per Sync: sincronizzazione dei vault da terminale, con crittografia end-to-end e supporto per automazioni e backup su server.
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Dopo anni di richieste dalla comunità (le prime risalgono al 2021), Obsidian ha finalmente rilasciato un client headless per il suo servizio Sync. In pratica, ora è possibile sincronizzare i propri vault da riga di comando, senza tenere aperta l’applicazione desktop.

Il pacchetto si chiama obsidian-headless, è disponibile su npm e richiede Node.js 22 o successivo. Una volta installato, basta autenticarsi con il proprio account Obsidian e lanciare la sincronizzazione con pochi comandi. Si può eseguire un’operazione singola oppure attivare la modalità continua, che resta in ascolto e aggiorna i file in tempo reale.

A chi serve


I casi d’uso più evidenti li ha elencati Kepano, il CEO di Obsidian, direttamente su X: backup automatici su server remoti, pubblicazione automatica di siti web, accesso ai vault da parte di strumenti di intelligenza artificiale senza esporre l’intero computer, sincronizzazione di vault condivisi verso macchine che alimentano altri flussi di lavoro. Per chi gestisce le proprie note come una vera base di conoscenza, è un salto di qualità notevole.

Il client headless supporta anche l’uso in ambienti CI tramite token di autenticazione via variabile d’ambiente, evitando il login interattivo.

Stessa crittografia, nessun compromesso


Aspetto fondamentale: la versione headless mantiene le stesse protezioni della versione desktop, compresa la crittografia end-to-end. I dati in transito restano protetti esattamente come nell’app tradizionale, un dettaglio non scontato per chi affida a Obsidian appunti sensibili o documentazione riservata.

Su Windows e macOS il client preserva anche le date di creazione originali dei file scaricati dal server, grazie a un componente nativo dedicato. Su Linux questa funzionalità non è disponibile ma la sincronizzazione procede normalmente.

Disponibilità


Il client headless è in beta aperta e utilizzabile da subito. Va ricordato che Obsidian Sync è un servizio a pagamento: il client è gratuito, ma richiede un abbonamento attivo per funzionare.

Per chi cerca una soluzione complementare per i backup dei propri file, servizi come Infomaniak Swiss Backup permettono di aggiungere un ulteriore livello di protezione con archiviazione in data center svizzeri.


FONTE obsidian.md


FONTE github.com


FONTE x.com

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imperfect film / jonas mekas


[youtube youtube.com/watch?v=FkcfLP-MvW…]

info: jonasmekas.com/40/film_html5.p…
#cinema #experimentalMovie #film #ImperfectFilm #JonasMekas #video #videoSperimentali

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Mastodon lancia il suo pulsante di condivisione ufficiale


Il team di Mastodon ha rilasciato il proprio pulsante di condivisione per siti web. Strumenti simili esistevano già, ma questo è ufficiale, open source e facile da integrare.
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Condividere un articolo su Facebook o X richiede un clic. Su Mastodon, fino a oggi, era tutta un’altra storia. Con oltre 8.000 server attivi, ognuno dei quali ospita una fetta diversa di utenti, nessun link universale poteva funzionare. Soluzioni di terze parti ne sono nate diverse nel tempo, ma nessuna è mai diventata uno standard.

Da oggi il team di Mastodon rilascia Share, il proprio strumento ufficiale per aggiungere un pulsante di condivisione verso la rete federata.

Come funziona


Cliccando il pulsante, lo strumento chiede su quale server si trova il proprio account, poi apre la finestra di composizione con il link già pronto. Chi ha più account può aggiungerli tutti e scegliere di volta in volta da quale pubblicare. Tutto gira nel browser, senza inviare dati a server esterni.

Il codice è aperto e può essere ospitato in autonomia. Chi preferisce non appoggiarsi alla versione su share.joinmastodon.org può scaricarlo e metterlo sul proprio server. Le istruzioni per l’integrazione si trovano sulla stessa pagina del progetto.

Referrer e visibilità


C’è anche un dettaglio legato a Mastodon 4.4, passato quasi inosservato al momento del rilascio: gli amministratori dei server possono abilitare un’intestazione referrer sui link cliccati dagli utenti. I siti che ricevono traffico da Mastodon possono così vederne la provenienza nelle proprie statistiche. Combinato con il nuovo pulsante, questo rende l’impatto della comunità federata un po’ più misurabile.


FONTE blog.joinmastodon.org


FONTE github.com

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Treno Frecciabianca 8601 con ETR485.045 in transito a Cecina – 15/02/2024


👍 Se il video ti è piaciuto lascia un bel mi piace!➕ Iscriviti per seguirmi e ricevere notizie sugli ultimi video!Grazie mille! 😄✅ Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ https://tre
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👥 Gruppi telegram dedicati alle stazioni con anche le notizie della mobilità ferroviaria Toscana
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✅ Cecina Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/cecin…
✅ Empoli Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/empol…
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Velocemente marzo


Già marzo e il tempo corre. Stasera, proprio il 6 marzo, c'è la terza riunione di Fortuitus in cui insegnerò credo la canzone più esplicita sessualmente di tutto il repertorio, cui se ne aggiunge un'altra in cui si invitano le donne a non accontentarsi de
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Già marzo e il tempo corre.

Stasera, proprio il 6 marzo, c’è la terza riunione di Fortuitus in cui insegnerò credo la canzone più esplicita sessualmente di tutto il repertorio, cui se ne aggiunge un’altra in cui si invitano le donne a non accontentarsi dei propri mariti. Sarà interessante.

E poi a marzo, finalmente, registriamo il disco di danze con la Reverdie. Non so più come dirlo che stiamo raccogliendo fondi per sovvenzionare le spese, che son molte, ci sono musicisti che vengono da lontano, e la produzione, e i trasporti, e il tecnico del suono, e il sostentamento… Insomma, vai su GoFoundMe e offrici un caffè, due caffè, tre caffè… ( ci sono anche gadget e dischi in ricompensa).

E poi concerti per San Francesco, sempre con la Reverdie, a fine mese.

Insomma, le cose un po’ si muovono con questo marzo, e va bene: io continuo a insegnare, continuo con il laboratorio Quattrocento alla scuola Civica, son sempre pronto ad aiutare cantanti dubbiosi 🙂

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)

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I tuoi post anonimi? Un’intelligenza artificiale può scoprire chi sei


Una nuova ricerca dimostra che i modelli linguistici possono risalire all'identità reale degli utenti partendo da pochi commenti pubblicati con pseudonimi. E funziona già su larga scala.
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Pochi commenti su un forum, qualche post su Reddit, un intervento su Hacker News. Niente nome, niente foto, solo uno pseudonimo. Eppure potrebbe bastare a risalire a chi sei davvero. Un gruppo di ricercatori guidato da Simon Lermen ha dimostrato che i modelli linguistici di grandi dimensioni sono già in grado di collegare account anonimi a identità reali, con un livello di precisione preoccupante e su scala di decine di migliaia di profili.

Come funziona


Il meccanismo sfrutta una debolezza che in molti sottovalutano: ogni dettaglio che condividiamo online, la città in cui viviamo, il settore in cui lavoriamo, una conferenza a cui abbiamo partecipato, un hobby di nicchia, restringe il campo dei possibili candidati. La combinazione di questi frammenti diventa un’impronta digitale quasi unica. I ricercatori hanno mostrato che un agente basato su LLM può estrarre queste informazioni da testi non strutturati, costruire un profilo biografico e poi cercare corrispondenze in rete.

I test sono stati condotti su più piattaforme. Su Hacker News e LinkedIn, il sistema ha abbinato account anonimi ai profili reali degli stessi utenti con alta precisione. Su Reddit, ha ricollegato le due metà di uno stesso account diviso artificialmente, superando nettamente i metodi tradizionali di analisi basati sui metadati. Come prova nel mondo reale, i ricercatori hanno preso le interviste anonimizzate pubblicate da Anthropic, in cui scienziati parlavano del loro uso dell’IA, e sono riusciti a identificare 9 persone su 125.

Il problema della scala


L’aspetto più allarmante è che il metodo scala bene. All’aumentare del numero di candidati, la precisione degrada in modo graduale, il che significa che con sufficiente potenza di calcolo queste tecniche potrebbero già essere applicate a intere piattaforme. Con i modelli futuri, più capaci e meno costosi, il problema non potrà che peggiorare.

Cosa si può fare


I ricercatori suggeriscono interventi su più livelli. Le piattaforme dovrebbero limitare l’accesso massivo ai dati degli utenti, con controlli più severi sulle API e sul recupero automatico dei contenuti. I fornitori di modelli linguistici possono implementare filtri e monitoraggio, anche se l’efficacia resta limitata: ogni singolo passaggio di un attacco di de-anonimizzazione somiglia a un uso perfettamente legittimo dell’IA.

Per chi usa pseudonimi online, il consiglio è semplice quanto scomodo: ogni informazione specifica che pubblichiamo riduce il nostro anonimato. Se un gruppo di investigatori esperti potrebbe risalire alla nostra identità dai nostri post, un agente IA può fare lo stesso, più in fretta e a costi sempre più bassi. Strumenti come Proton Mail o Proton VPN aiutano a proteggere le comunicazioni, ma la vera prima difesa resta la consapevolezza di quanto riveliamo di noi stessi, anche quando pensiamo di essere al riparo dietro un nome fittizio.

Come riporta Bruce Schneier, tra le voci più autorevoli nel campo della sicurezza informatica, questa ricerca conferma un trend già in atto: le capacità di sorveglianza potenziate dall’IA rappresentano una delle minacce concrete più immediate.


FONTE schneier.com


FONTE simonlermen.substack.com


FONTE arxiv.org

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