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esce il n. 89 (ottobre 2025) del ‘verri’: “lingue senza madre”

il verri n 89_ 'lingue senza madre'_ ottobre 2025È uscito l’ultimo numero del verri:
“lingue senza madre”


in copertina:
Angela Passarello,
New Old, Crociate n. 10
(pasta bianca d’acquarello su acrilico nero, libro d’artista, 2025, cm 30×15)

INDICE

Jennifer Scappettone
La poesia oltre il barbarismo
L’invenzione di lingue senza madre e la resistenza al fascismo
Nota di Federica Parodi

Nicola Cipani
Lo psittaco e il molteplice.
Note su Tape Mark I

Marilina Ciaco
«Donna di troppi colori»
Soggetto eccentrico e genere come performance in Niccolai, Graffi, Vicinelli

Matteo Ciambella
Guy Debord: co-autore del Rapporto veridico sulle ultime opportunità di salvare il capitalismo in Italia

– su Germano Lombardi
Federico Francucci
Come funziona Il confine: meccanismi del
romanzo e politica del discorso

Anna Guadagnoli
Un concorso nel tempo delle guerre locali. Germano Lombardi.
Primi affondi critici di una pièce parzialmente inedita

Andrea Gialloreto
«La letteratura oggi ha un colore ‘giallo’ e una tinta nera».
Il romanzo a puntate L’amico argentino

Marco Carmello
Fra le linee di un mobile confine:
per una “fenomenologia” di Germano Lombardi

– su Angelo Lumelli
Andrea Inglese
Quel parlare come la chiarezza dell’ignoto.
Leggendo Lumelli

Giusi Drago
Cosa sa il linguaggio oltre a quello che dice?
Su bianco è l’istante di Angelo Lumelli

il punto
Tommaso Ottonieri
Il romanzo, la morte.
Su un falso diario di Rino Genovese

Lorenzo Geri
Per Il libro dei liquidi di Irene Santori

ilverri.it/magazine/4339/lingu…

#AndreaGialloreto #AndreaInglese #AngelaPassarello #AngeloLumelli #AnnaGuadagnoli #antifascismo #biancoèLIstante #Censor #critica #fascismo #FedericaParodi #FedericoFrancucci #GermanoLombardi #giallo #GiuliaNiccolai #GiusiDrago #Graffi #GuyDebord #IlLibroDeiLiquidi #ilVerri #inediti #IreneSantori #JenniferScappettone #kritik #LaPoesiaOltreIlBarbarismo #LAmicoArgentino #lingueSenzaMadre #LorenzoGeri #MarcoCarmello #MarilinaCiaco #MatteoCiambella #MilliGraffi #nero #Niccolai #NicolaCipani #noir #PatriziaVicinelli #RapportoVeridicoSulleUltimeOpportunitàDiSalvareIlCapitalismoInItalia #resistenzaAlFascismo #RinoGenovese #romanzo #romanzoAPuntate #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #Situazionismo #TapeMarkI #tintaNera #TommasoOttonieri #verri #Vicinelli

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link e materiali per “vamp” (la camera verde, 2025)


VAMP, di Marco Giovenale (La camera verde, 2025)_ copertina
cliccare per ingrandire

Marco Giovenale, VAMP/ derelizione in prosa (in prosa) su certi ultimi nanosecondi occidentali

La camera verde, Roma, novembre 2025,
pp. 24
Collana ‘Visioni dal Cinematografo’
a cura di Giovanni Andrea Semerano

info e acquisti:
slowforward.net/2011/11/01/la-…

Prima presentazione:
Roma, 6 novembre 2025

Una segnalazione (con una parte di autoannotazioni) su Settanta/Milieu: slowforward.net/2025/11/03/la-…

*

Vampyr di Carl Theodor Dreyer (1932):
youtu.be/YoW1NQC9RyA

#annotazioni #CameraVerde #derelizione #derelizioneInProsaInProsa_ #Gians #GiovanniAndreaSemerano #laCameraVerde #microprosa #microprosaInProsa #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #proseBrevi #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SettantaMilieu #Vamp #VisioniDalCinematografo


6 novembre, roma: presentazione di “vamp”, prosa breve di mg (la camera verde, 2025)


locandina VAMP 6 nov 2025 Camera verde_ via Miani 20_ Roma
cliccare per ingrandire

a Roma, giovedì 6 novembre 2025, ore 18:00
La camera verde, via G. Miani 20 (Ostiense)

presentazione/lettura di

VAMP


derelizione in prosa (in prosa) su certi ultimi nanosecondi occidentali

di
Marco Giovenale

(Ed. La camera verde, novembre 2025)

Collana Visioni dal Cinematografo
A cura di Giovanni Andrea Semerano

Su Mobilizon:
mobilizon.it/events/5f1991be-9…
Evento facebook:
facebook.com/events/2352745261…

_

#CameraVerde #CarlThDreyer #Dreyer #laCameraVerde #microprosa #occidente #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #TheodorDreyer #Vamp #VisioniDelCinematografo


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L’impegno per la pace diventa calendario


Non c’è solo la scuola che educa al patriottismo e alla guerra, c’è anche la scuola che educa alla pace. E non soltanto con belle parole. Lo ha fatto, a Catania, il progetto di Pax Christi che ha coinvolto gli studenti di quattro scuole nella preparazione del calendario 2026, dedicato ai “Testimoni di pace”.

Quest’anno, infatti, il calendario promozionale che ogni anno Pax Christi […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/10/limp…

#educazioneAllaPace #IPM #istitutoPenaleMinorileDiCatania #nonViolenza #PaxChristi

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

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“Maybe the real treasures in life are the screenshots we take along the way” (il Pignio aggiornato in un mondo di immagini)


Nei momenti in cui l’archiviazione del mio maledetto telefono è piena, e devo aprire la galleria per capire cosa c’è di inutile da poter cancellare, nell’attimo in cui non trovo granché di sparibile mi chiedo inevitabilmente caspita, ma queste migliaia di screenshot, che sento di non poter cancellare, servono veramente a qualcosa???… e, puntualmente, non ottengo mai risposta. (E beh, ovviamente questo vale anche per le foto scattate, ma ha senso che quelle non si riescano a cancellare, in quanto comunque espressione artistica di momenti ambientali vissuti non attraverso lo schermo, ma solo resi permanenti su di esso; è già un discorso diverso.) 🤥

Ma… può essere che, forse, è la domanda ad essere sbagliata? Dopo aver trovato questo memino, anche questo inevitabilmente un’immagine digitale, dirò che forse si, il problema è la prospettiva. Magari, le catture di schermata — tranne quelle fatte per sbaglio, che mi fanno solo alzare la pressione, e in generale quelle a scopo temporaneo, che devono sparire — non sono cancellabili perché, a loro modo, sono la cristallizzazione di piccoli momenti che avvengono nel telefonino, e quindi sono probabilmente dei veri e propri tesoretti, che si ottengono durante le semplici azioni di vita quotidiana sul dispositivo… Eppure, in fondo, chissà se davvero è così. 🥴
MAYBEthe realtreasuresin Life aretheScreenshotsWe takealongthe way
…Una cosa tuttavia certa, rimanendo pur sempre squisitamente nel contesto di immaginette trovate e salvate, è che la roba che finisce — nel corso di duri mesi e, con abbastanza tempo, anche dolorosi annisalvata sul Pignio… quella si che costituisce una serie di piccoli tesori ottenuti per la via della vita, senza ombra di dubbio; altro che gli screenshot che si, non riesco a cancellare, ma se perdessi per problemi di skill (…e mi è già successo) non mi metterei a piangere (invece, le pigne si). E ciò non solo per tutta la questione di preziosità indotta che si verifica col salvare, per poi ordinare in collezioni, sapendo che i dati sono sempre comunque sotto il mio controllo… ma quanto più per le inaspettate sorprese che le immagini messe lì da parte possono riserbare, almeno a me che ho l’anima grossa e la voglia di fare cose. 😤

A parte quando ritorno lì apposta con in mente l’idea di ritrovare una specifica immagine necessaria per scrivere l’ennesimo post pseudo-giornaliero dei miei, oppure per qualsiasi altra situazione specifica… in questi ultimissimi giorni, avere il Pignio a mio servizio, con centinaia di fotine e disegnini salvati, mi sta essendo utile banalmente per trovare cose simpatiche da disegnare al volo in ogni momento, essendomi come ho detto inspiegabilmente fissata con tale attività nel mentre che per qualche motivo non ho voglia di fare granché altro. Beh, in realtà, questa benedetta domenica però almeno un po’ di programming l’ho fatta… esattamente sul Pignio, per adeguarlo alle mie nuovissime esigenze spuntate fuori appunto ultimamente. 👌

A parte iniziare un potenziamento cosmico della ricerca, aggiungendo per ora la possibilità di accendere e spegnere il case-sensitive, filtrare i risultati cercando in specifici campi di metadati (titolo, descrizione, link, ecc…) e non per forza tutti, nonché filtrare per utente creatore (…che sulla mia istanza è inutile, ma ad altra gente sarà comodo)… Ho anche sistemato la generazione dei siti statici, che si era rotta in modo inspiegabilmente assurdo (e giuro che manco io ho capito esattamente cosa è successo)… E infine, cosa veramente figa in questo così toccante contesto di immaginette, ho aggiunto una lightbox decente che permette di visualizzare le immagini a qualsiasi livello di zoom, incluso su desktop, che è per l’appunto estremamente comodo per guardare i riferimenti mentre disegno (altrimenti, dovevo ogni volta aprire le immagini in una scheda a parte, e modificare lo zoom del browser lì, che fa schifo). 😁

Vabbé, niente di particolare da vedere a ‘sto giro, in realtà… niente screenshot, ironicamente, insomma. Per provare la lightbox, basta aprire la pagina di qualsiasi immagine e cliccarci sopra, e si può zoomare con la rotella del mouse (…dovrei forkare la libreria per supportare anche la tastiera). La ricerca, invece, funziona come sempre di base, ma la pagina dei risultati ha anche tastini e controlli per le nuove opzioni, che temo col tempo diventeranno molto più incasinate. Ancora un’altra volta, però, sono riuscita ad ingannare chiunque nello scoprire altri casi d’uso del Pignio facendo finta che io avessi qualcosa di più interessante da dire, che non è poco… e oggi ho quindi forse marcito un po’ meno di ultimamente, però conseguentemente ho disegnato di meno, e quindi rip. Invece, ora, è tardi e mi tocca dormire, e quando dormo non posso usare il Pignio, quindi rip e a domani. 😾

#meme #Pignio


“octo condannata ad uscire dal letto” (come questo sabato mattina ci ho messo 1 ora per alzarmi dal letto quando non volevo)


Oggi è sabato, e quindi… aridaje, non credo di dover ripetere per l’ennesima volta quali sono le vibe mortali del mio fine settimana. Di conseguenza, anche oggi ci sono accadimenti e realtà che forse fanno ridere, seppur non dovrebbero… del tipo di cosa succede quando arriva l’ora di alzarmi dal letto, al mio orario benedettissimo della mattina senza impegni, ma ovviamente io non, perché in quel momento la mia anima è già abbastanza appesantita dall’essermi in primo luogo svegliata. Niente di nuovo neppure in tutto ciò, ovviamente, ma stavolta le aggiunte alla mia disperazione sono abbastanza degne di nota. 👌

Praticamente, mi sono svegliata circa alle 11, e a quel punto non riuscivo più a riaddormentarmi, nonostante io abbia quindi dormito appena 10 ore, che per gli standard dei miei desideri è pochino. Sarà stato perché un po’ avevo tipo da andare in bagno, un po’ avevo la gola tipo secca di sete, un po’ l’aria della stanza era a quel punto diventata ben marcia a causa delle mie solfatare… e, sorvolando sul fatto che almeno 2 di queste cose saranno sospettosamente in comune con le piante, il problema è che comunque non avevo proprio voglia di alzarmi. Cioè, che palle alzarmi, perché mai dovrei quando tanto non ho comunque un assoluto niente da fare (eccetto un piccolo frangente questo specifico pomeriggio)!?!?!!?? 😤

Alla fine mi sono effettivamente alzata, purtroppo… dopo praticamente 1 ora sveglia (gli spiriti proprio non volevano che io continuassi a mimire…) lì un po’ ferma a fare niente, un po’ a cercare di alzarmi fallendo miseramente tra le 5 e le 10 volte. Ho però notato che, quasi ogni volta che provavo ad alzarmi, curiosamente (ma forse neanche troppo…), qualcosa mi rimbalzava verso il lato dove avevo il secondo cuscino, e finivo per volerlo abbracciare malamente… ops. E che dobbiamo fare; da vera femcel sono assolutamente touch-starved, e questo forse non è neanche il più grosso dei miei problemi… almeno, sicuramente in quel momento il più grave era questo mio combattimento intero tra il dovermi e il non volermi alzare. 😵

Probabilmente sarei riuscita in questa mia impresa con meno difficoltà (non zero, eh) se ci fosse stato qualcuno ad alzarmi le persiane, visto che — e con ciò certamente non batterò le allegazioni di fare la fotosintesi come le piante, ma questa è una cosa che so da prima della mia scoperta di ieri — vedere la luce naturale del sole mi da un attimo una forza di vivere, e quindi di alzarmi, che altrimenti mi sfugge… oppure, se semplicemente avessi alzato le lenzuola così da rotolare fuori, ma lo spostamento di aria causato da ciò mentre sto bella al caldo gnam mi urta non poco… ma ecco, io sono complicata. Alla fine, però, ho detto basta e, con il cuscino ben abbracciato, sono in qualche modo strisciata fuori dalla mia bara, mettendomi prima tipo seduta verso l’uscita, poi tirando fuori le gambe, e infine mettendo i piedi per terra ed alzandomi. E buongiorno principessa, suppongo. 😳
Disegno di me come descritto, una ragazza bruttina in pigiama che abbraccia un cuscino che le copre la parte di sotto della faccia. Testo sopra: "octo condannata ad uscire dal letto"Allora, finalmente, dopo questa come al solito infinita spiegazione, eccomi com’ero nell’esatto momento in cui mi sono alzata, ed ero lì, boh, da sola… però, col cuscino ancora bello stretto, che mamma mia, sono così sola, col freddino dentro e addosso, e i capelli scombinati ancora più del solito, me misera tapina (tutto confermato guardandomi allo specchio). Ovviamente, non avevo le guance luccicanti fisicamente… però, dentro di me, sotto sotto, mi sento un po’ così… chissà che cavolo penso, così nel profondo che nemmeno riesco a percepirlo razionalmente, mentre stringo forte questo affare costretto a supportarmi fisicamente e spiritualmente ogni notte. Spero che un giorno magari qualcuno mi potrà abbracciare come io abbraccio il mio cuscino, non sia mai che me lo merito, aaaahh… 💔
(E comunque, si, in questi ultimi giorni mi sono assolutamente iperfissata col disegnare, e non capisco proprio perché… voglio dire, non è una cosa che ho mai fatto particolarmente nell’ultimo decennio. Sarà perché le altre mie cose che faccio di solito ora non mi vanno, ma io ho pur sempre bisogno di fare almeno qualcosa per sopravvivere, altrimenti davvero non mi alzerei proprio più dal letto, e quindi sarò stata spinta proprio su questo dagli spiriti… e, in effetti, non ci sono troppe altre alternative congruenti con la mia personalità, quindi forse era inevitabile. Se questa cosa non scemerà, credo che godrò.)

#cuscino #dormire #lore #sonno


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Threads e la federazione con il fediverso libero

Ormai è chiaro che abbiamo sopravvalutato il temuto rischio principale della federazione con Threads: lo tsunami che avrebbe invaso le timeline delle nostre istanze libere, con gravi ripercussioni sul carico di lavoro del server, non c’è stato e non c’è stato perché Threads ha deciso deliberatamente di non federarsi mai per davvero. Ma questo cambia davvero qualcosa?

In questo post faremo un riepilogo della questione "Threads vs. Fediverso libero", traendo spunto da alcune recenti occasioni di confronto sull'argomento. Il post viene pubblicato anche sulla comunità Lemmy @[url=https://feddit.it/c/fediverso]fediverso@feddit.it[/url] che raccoglie gli aggiornamenti e le notizie sul Fediverso e che può essere seguito da tutti gli account social del Fediverso (ma non dagli utenti di Threads…).

Cos’è successo finora: la finta federazione di Threads


Ormai è chiaro che abbiamo sopravvalutato il temuto rischio principale della federazione con Threads: lo tsunami che avrebbe invaso le timeline delle nostre istanze libere, con gravi ripercussioni sul carico di lavoro del server, non c’è stato e non c’è stato perché Threads ha deciso deliberatamente di non federarsi mai per davvero.

Al di là delle scelte di carattere ideologico o finalizzate alla protezione dei propri utenti (qui per esempio un post di @gubi e qui la presa di posizione di @kenobit ), tutte legittime (sia chiaro), la motivazione più rilevante tecnicamente tra quelle alla base della defederazione di Threads era proprio quella di evitare l’invasione dei suoi post, sia dal punto di vista qualitativo (a causa della tolleranza di Meta verso i contenuti suprematisti e monnezzari), sia da quello quantitativo (a causa dell’enormità di differenze di scala tra loro e noi).

Alcune istanze hanno praticato un silenziamento preventivo (qui l’annuncio di @devol in occasione della prima parziale federazione di Threads) che consentiva agli utenti di seguire liberamente i contenuti di Threads, mentre altre istanze (tra le istanze più grandi di Mastodon e Pixelfed, gestite da @Gargron e @dansup ossia gli sviluppatori stessi di quei due software) hanno tenuto un atteggiamento entusiasta.

A proposito, c’è qualcosa di molto singolare: mi sembra che la federazione tra pixelfed.social e threads.net non funzioni affatto: da Threads non si vede Pixelfed e viceversa, ma come se non bastasse, da Pixelfed, le menzioni a Threads sono abbastanza diverse da come si vedono da Mastodon

Le scelte praticate dalle nostre istanze poliverso.org + poliversity.it + feddit.it + citiverse.it


Le nostre scelte sono state orientate fin dall’inizio da aspetti tecnici: volevamo evitare di pagare banda e risorse per uno dei conglomerati industriali più orrendi della storia recente.

Nello specifico:

  1. Feddit.it non vede Threads per una incompatibilità logica tra Lemmy e Threads (Threads non supporta i gruppi e Lemmy vede solo chi supporta i gruppi)
  2. Citiverse.it non vede Threads semplicemente perché… a nessun utente di citiverse.it interessa nulla di Threads
  3. Poliversity.it non blocca Threads, ma lo silenzia
  4. Poliverso.org non blocca Threads, ma offusca i dati personali degli utenti di Poliverso al server di Threads

Quello che ho potuto riscontrare come utente abbastanza assiduo del Fediverso, come amministratore di 4 piccole istanze (oltre che come moderatore di un’istanza molto grande, come mastodon.uno) è che i contenuti di Threads sono una minoranza sparuta e che non ho mai visto contenuti problematici né ho mai ricevuto una sola segnalazione da parte di altri utenti.

Alla luce di quello che è avvenuto (cioè molto poco) è opportuno rivedere il nostro approccio verso Threads?


Ricapitolando le tre questioni più importanti:

  1. Threads fa parte di un’azienda eticamente ributtante: no, questo non è cambiato e non cambierà mai
  2. Threads rischia di invadere la timeline del Fediverso libero: questo non è ancora avvenuto e probabilmente non succederà
  3. Threads rischia di riversare nel Fediverso contenuti raccapriccianti: neanche questo è avvenuto (ma se qualcuno tra voi ne trovasse contenuti problematici visibili dal Fediverso, ce lo segnali a @informapirata

Resta però un problema non secondario: la federazione tra Threads e il Fediverso è limitata e ritardata e, soprattutto, lo è per scelta deliberata di Meta.

Federazione limitata


Infatti gli utenti di Threads possono essere federati solo se vogliono (e alcuni semplicemente non lo sanno) e in ogni caso gli utenti europei non possono accedere al Fediverso. La motivazione? Alcune supercazzole sul GDPR e sul presunto rischio privacy del Fediverso.

Il risultato è che probabilmente solo una ventina di miliaia di persone sono effettvamente federate. Su Poliversity.it per esempio dei cento milioni di utenti attivi di Threads (seh, vabbe’), sono solo più di un migliaio quelli conosciuti dalla nostra istanza
1.099 utenti Threads sono conosciuti dall'istanza Poliversity. Gli utenti più seguiti sono:barackobama4 followerpotus3postopinions2mosseri2docpop2quillmatiq1nerd4cities1zuck1Malgrado questo abbiamo un gigabyte di monnezza memorizzataI numeri Meta visti da Poliversity
Per fare un esempio, l’istanza tedesca troet.cafe, con 47.000 utenti complessivi e poco più di 6.000 utenti attivi (numeri di oggi, ma con un picco massimo di 14.000 utenti attivi raggiunti due anni fa), presenta numeri più alti rispetto a Threads.
1.702 utenti troet.cafe sono conosciuti dall'istanza Poliversity. Gli utenti più seguiti sono:Asterix_Archiv2Mikim1verbraucherzentrale_sh1cheefoo1krille1docwu0KaeptnWah0Witteg0NB: 1700 utenti troet.cafe sporcano come 1000 utenti Threads...
Troet.cafe è un’istanza ben gestita dal suo amministratore @martinmuc ma l’abbiamo scelta proprio perché, essendo praticamente un’istanza che parla solo in lingua tedesca è estremamente “lontana” da un’istanza italofona come poliversity.it e quindi rappresenta un termine di paragone che sicuramente non distorce i dati a scapito di threads.net!

Ok, il problema probabilmente risiede semplicemente nel fatto che su Threads su poliversity è stata silenziata. Sarei tuttavia curioso di conoscere i dati di federazione di mastodon.social…

Oggi Threads (ovviamente) non ha rilasciato dati sugli utenti che effettivamente hanno deciso di federarsi con il Fediverso libero. Sta di fatto che gli studi che hanno cercato di sondare Threads non non hanno mai rilevato più di 20.000 utenti federati!

Mi chiedo se effettivamente federare Threads sia davvero un valore aggiunto

Federazione limitata


Come se non bastasse, a tutti i post condivisi da Threads viene applicato un ritardo di 15 minuti per la distribuzione nel Fediverso libero. La motivazione ufficiale è che si è voluto far coincidere la finestra di modifica di un post con il ritardo della distribuzione nel Fediverso, ma è evidente come questa sia una scusa per recintare il giardino di Threads.

Sebbene molti amministratori del Fediverso abbiano avuto la presunzione di ritenere di poter tenere isolata “l’istanza” Threads, in realtà è Threads che sta isolando il Fediverso libero: Threads tiene il Fediverso in una perpetua anticamera e di fatto lo silenzia. Non si tratta di un rapporto simmetrico e il minimo che si possa fare è silenziarla.
Ribadisco il mio dubbio: qual è il valore aggiunto di far entrare liberamente dentro la propria istanza i contenuti di Threads? Di fatto è come se Threads stesse facendo pubblicità a sé stesso sui nostri spazi, senza concederci però spazio. Il modello operativo di Threads è quello di consentire un “rapporto completo” con i propri utenti solo per chi sta dentro all’istanza; quello che l’istanza lascia trapelare all’esterno è solo pubblicità broadcast ed è pure pubblicità a trasmissione ritardata!

Le Fake news di Meta


Threads ha praticato un approccio estremamente scorretto: non solo ha di fatto segregato i propri utenti, ma ha spacciato ovunque l’idea della federazione in maniera maliziosa distribuendo qui in Europa (dove già avevano deciso che la federazione non sarebbe avvenuta) comunicati stampa falsi (puntualmente raccolti dalle peggiori testate on line) nei quali parlava di apertura al Fediverso. Ha cercato di usare il pubblico sensibile al concetto di Fediverso come mandria da mungere e il concetto di Fediverso l’ha usato come buzzword per rubare visibilità ai nostri progetti. Threads è a tutti gli effetti di una presenza ostile e come tale va contenuta, cercando di evitare estremismi ma mantenendo comunque una linea salda.

Non è questione di purezza, ma è questione di salvaguardia della concorrenza: la nostra impressione è che Meta stia giocando sporco e stia sfruttando l’apertura di gran parte del Fediverso libero per strappare utenti al Fediverso, che già ne perde troppi da solo.

Anche i modelli economici improntati al massimo liberismo puntano a salvaguardare il sistema degli scambi economici dagli attori che viziano il mercato facendo dumping perché si avvalgono di aiuti di stato o di sistemi basati sullo schiavismo.

Per rispettare pienamente il principio di apertura e federazione aperta è fondamentale almeno limitare chi ha deliberatamente scelto di chiudere di fatto l’accesso al Fediverso libero.

Proprio per questi motivi, non bloccheremo Threads, ma di certo manterremo il silenziamento!

Vuoi segnalare un errore o dare un suggerimento? Scrivici su Friendica, Twitter, Mastodon o sul gruppo telegram Comunicazione Pirata

Segui il canale di InformaPirata

informapirata.it/2025/11/09/th…

#Fediverso #Mastodon #Threads

informapirata.it/2025/11/09/th…


In quali modi il Fediverso può reagire all’irruzione di Threads?

Lo scossone per il Fediverso sarà enorme: guardando alla sproporzione di risorse tra Meta e l’universo federato, sembra chiaro che tutto ciò porterà a una distruzione del Fediverso per come lo conoscevamo

informapirata.it/2023/12/15/in…

#CarloGubitosa #Feddit #Fediverso #Friendica #kenobit #Lemmy #mastodonUno #Meta #Poliversity #Poliverso #Threads #XMPP

informapirata.it/2023/12/15/in…


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🔴 In diretta ora! Si gioca online a Kirby Air Riders! (Global Test Ride) 📺 Guarda ora su youtube.com/watc

🔴 In diretta ora![/b]
Si gioca online a Kirby Air Riders! (Global Test Ride)

📺 Guarda ora su https://www.youtube.com/watch?v=G33jv6Kjngs oppure https://www.creeperiano99.it/u/youtubeLive

#live #livestream

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news.creeperiano99.it/2025/11/…

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Il nuovo femminicidio voci a confronto – Intervento dell’Avv. Aurora d’Agostino


Femminicidio: dalla cultura alla definizione normativa (e ritorno) – Note e criticità del disegno di legge governativo
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Si è svolto il 6 novembre 2025 presso l’Università degli studi di Verona l’incontro “Il nuovo reato di femminicidio. Voci a confronto”. All’evento organizzato per discutere del nuovo reato, con l’obiettivo di confrontare diverse prospettive sul tema e che rientrava tra le iniziative promosse dagli assessorati alla Parità di Genere e Pari Opportunità per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è intervenuta l’Avvocata Aurora D’Agostino del Foro di Padova, Co-Presidente dell’Associazione Giuristi democratici.

Di seguito vi proponiamo il suo intervento

INTERVENTO AVVOCATA AURORA D’AGOSTINO

«Femminicidio: dalla cultura alla definizione normativa (e ritorno) – Note e criticità del disegno di legge governativo»

Vorrei partire, in questa riflessione, da un dato di fatto incontrovertibile: questo disegno di legge governativo, non richiesto o sollecitato da nessuna delle realtà che operano quotidianamente nella rete contro la violenza maschile sulle donne, è stato volutamente caricato di un forte valore simbolico, a partire dalla data della sua comunicazione (l’8 marzo) e della programmata votazione (il 25 novembre).

Chi lavora contro la violenza maschile lo fa tutti i santi giorni, lo fa, soprattutto, confrontandosi continuamente con una materia complessa, piena di difficoltà materiali, di risvolti relazionali ed emozionali, di avanti indietro che caratterizzano in maniera forte e frequente i percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Lo fa, necessariamente, con un’elaborazione continua delle pratiche e delle soluzioni, con gli adeguamenti indispensabili alle più disparate situazioni.

Il governo invece ha imposto una tempistica accelerata, predeterminata e del tutto propagandistica all’introduzione del reato autonomo di femminicidio, anziché cercare, come, vedremo, sarebbe stato necessario, un’elaborazione attenta e condivisa di un testo che certamente solleverà (ed ha già sollevato) grandi perplessità e che sarà inevitabilmente oggetto di eccezioni, interpretazioni e critiche da parte di dottrina, giurisprudenza e, mi permetto sin d’ora di anticipare, anche di questioni anche di legittimità costituzionale già prospettate da molti penalisti. Basti una lettura delle posizioni delle Camere Penali per rendersene conto. Da ultima, le osservazioni al DDL C2528 del 15 ottobre scorso alla Commissione Giustizia.

L’assurdità di questo modo di procedere, a fronte di quella che alcuni considerano “una svolta epocale”, è dimostrata in maniera chiarissima dalla presa di posizione di DiRe, cioè della Rete dei Centri Antiviolenza, che ha deciso di non partecipare all’audizione frettolosamente fissata in Commissione Giustizia della Camera.

Nel precedente ciclo di audizioni, sul testo originario, erano state svolte anche osservazioni puntuali, di cui c’è traccia e che, in minima parte, sono state incluse nel testo approvato il 23 luglio 2025 dal senato. L’inclusione specifica dei Centri Antiviolenza e della Case Rifugio quali associazioni titolate ad intervenire nel processo penale, ad es. La prenotazione a debito delle spese per l’esecuzione delle condanne al risarcimento e la previsione dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato anche in caso di superamento del – risibile- limite di reddito vigente anche nel caso si proceda per i reati di omicidio aggravato dalla relazione di coniugio o appunto di femminicidio, ovviamente in forma tentata (si tratta delle uniche spese previste da questa proposta di legge-quasi legge). Il legislatore dimentica ancora che buona parte delle ipotesi di reato (lo stesso 612 ter, il cd. “revenge porn”, su cui pure si interviene nel testo prevedendolo come uno dei reati aggravabili se commesso come “atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali”

Penso quindi e anzitutto che se veramente si fosse voluto dare gambe solide a questa innovazione legislativa, si sarebbe dovuto affrontare un percorso molto più approfondito e ragionato, e possibilmente anche condiviso, soprattutto con chi- operatrici della rete antiviolenza, avvocate e avvocati, magistrate e magistrati, hanno a che fare direttamente con la violenza maschile nel territorio e nelle aule di tribunale.

La mia associazione, i Giuristi Democratici, ad esempio, non è stata neppure interpellata, pur occupandosi direttamente e spesso delle tematiche e pur essendo stata chiamata ad audizioni in numerose altre occasioni inerenti riforme di carattere penale ( sulla perseguibilità della PMA, sul ddl sicurezza, ad esempio).

Non è solo una questione di metodo, non lo dico per indignazione, perché sono offesa per la mancata convocazione, anzi: lo dico perché nel nostro paese esiste una poderosa produzione legislativa in materia di violenza sulle donne, dal Codice Rosso in poi, incrementata anche dal governo in carica, che fino a ieri ci hanno detto essere più che sufficiente, essere solida (così almeno, tutti i rappresentanti delle forze dell’Ordine nelle audizioni presso la Commissione Parlamentare di inchiesta sul Femminicidio). Certamente non c’è alcuna urgenza che giustifichi l’accelerazione in corso.

L’altro aspetto generale che non mi pare affatto condivisibile, ed anche in questo sono perfettamente d’accordo con quanto hanno già comunicato le associazioni della Rete Antiviolenza, è l’ostinazione nella pretesa di rialzo punitivo che caratterizza anche questa proposta di legge, e per di più non accompagnata da alcun intervento di formazione e prevenzione, se non a costo zero. Non mi soffermo oltre su questa ovvietà, segnalata ormai più volte: non si fa prevenzione e non si fa tutela senza investimento di risorse; di penalità ulteriori non credo ci sia bisogno, dopo gli aggravamenti disposti ormai da tempo e, per ultimo, dalla legge 168/2023. Di aggiustamenti senz’altro, a partire dalle informazioni alle persone offese, al rendere effettivo l’esercizio dei loro diritti, ma soprattutto, e ce lo dicono i fatti di questi ultimi tempi, occorre investire bene e tanto in strumenti di prevenzione. Vogliamo parlare dei braccialetti elettronici, dei loro malfunzionamenti e delle loro caratteristiche? Vogliamo parlare della “scarsa formazione” di tanti, ancora troppi, appartenenti alle forze dell’ordine? Io sono appena uscita dall’incubo di un processo per un femminicidio orribile, che si è concluso con un ergastolo, come la gran parte di questa tipologia di processi, ma anche con la trasmissione degli atti alla Procura Generale per la valutazione delle responsabilità delle ff.oo. in relazione agli interventi (tutti pessimi, lo dico senza alcun timore) effettuati quanto quella povera donna era ancora in vita ed ai quali non è seguito alcun procedimento a carico del marito che poi l’ha ammazzata. Anche in presenza di reati perseguibili d’ufficio.

Riparto da qui, perché i miei dubbi e le mie perplessità nascono proprio dall’esperienza concreta, in aula di udienza e nei tentativi di tutela giudiziale delle donne nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

Si dice ora, alla luce delle modifiche apportate al testo originario, che la “tipizzazione del reato “è perfezionata e non hanno più senso le critiche precedentemente svolte al testo proposto inizialmente dal governo. Io non ne sono così certa.

Quelle che il Dott. Menditto nel suo (credo) più recente intervento, pubblicato su Giurisprudenza Penale “le plurime condotte alternative raggruppate” introdotte nel testo e che io definisco indicatori di contesto dovranno essere necessariamente oggetto di specifica ed approfondita indagine. Io francamente non sono così ottimista da pensare che quegli appartenenti alle forze dell’ordine di cui parlavo prima (e purtroppo non solo loro) saranno così diligenti da ricercare e assicurare al processo quegli elementi necessari a provare in aula l’esistenza e le caratteristiche di quelle condotte. Ma sono certa invece che le difese degli imputati si dedicheranno a provare il contrario, e che questo avrà degli effetti pessimi sulla durata, sulla tecnica dei processi, sull’invasività delle domande relative alle vittime. Che questo sia uno scenario possibile, per altro, gli estensori del testo attuale sono ben consapevoli, tant’è che all’art. 3 co 1 lettera T, ci si è preoccupati di aggiungere all’art 499 cpp un comma 6 bis che recita: “Quando si procede per i delitti previsti dall’articolo 362, comma 1-ter, il presidente assicura che le domande e le contestazioni siano effettuate in modo tale da evitare l’esposizione della persona offesa esaminata come testimone a lesioni della dignità e del decoro e a ogni altra forma di vittimizzazione secondaria”. Disciplina, ovviamente prevista ed applicabile solo per le ipotesi in cui le condotte plurime indicate siano contestate come aggravanti. Disposizione inapplicabile nel caso di contestazione dell’art. 577bis cp (femminicidio), se non nella forma tentata, in cui la persona offesa può essere presente e rispondere a domande, ma in cui domande chiaramente irrispettose della vittima, non più presente, certamente non mancheranno.

Ma poi, quando si leggono sentenze in cui troviamo termini come quelli contenuti nella sentenza della Corte d’Assise di Modena (sentenza Montefusco) o quella più recente del Tribunale di Torino, in cui si definiscono “comprensibili” le violenze accertate, l’analisi non si può fermare qui e la formazione si rivela un problema davvero serio. Le parole sono importanti, anche e soprattutto direi, nelle sentenze. E lo dico non con riferimento alla pena, ma alle motivazioni.

Grande confusione, poi, regna in punto compatibilità delle aggravanti già previste ed ordinariamente applicate nei processi per femminicidio, al cui riordino si dovrà senz’altro provvedere.

Ed ancora, la contestazione dell’aggravante specifica introdotta dal ddl comporterà , per i reati di cui agli artt. 572 e 612 bis c.p., la competenza collegiale, con gli inevitabili e noti effetti di aggravio del sistema e di durata del processo, vanificando, quanto al reato di cui all’art. 572 cp, la disposizione dell’art. 3 che invece la attribuisce (opportunamente) al Tribunale in composizione monocratica.

Torno al titolo di questo intervento. E’ sufficiente “nominarlo” in un testo di legge, il femminicidio? E’ un termine che oramai è invalso nella cultura e nel lessico comune, ma anche nella giurisprudenza, di merito, di legittimità e anche nelle sentenze della Corte Costituzionale. Ma basta trasporlo nel Codice Penale per determinarne l’importanza ed il disvalore? E come va inserito e definito? Ripeto, rispetto al testo originario quello ora in esame e prossimo all’approvazione è senz’altro migliorato, ma restano, ad avviso mio e non solo mio, parecchie criticità.

Un accenno lo voglio fare, molto rapidamente, alla storia del termine femminicidio o femicidio, che è stato oggetto di ampio e approfondito dibattito, li sì sollecitato dal movimento delle donne, ormai decenni fa, in America Latina. Una situazione ben diversa dalla nostra, assolutamente neppure lontanamente paragonabile, per fortuna, in cui si parlava di “stragi di donne”. Per chi volesse ripercorrerne i passaggi e capirne meglio i vari contenuti consiglio caldamente la lettura del libro “femminicidio- dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale” della collega Barbara Spinelli. E’ un testo risalente ormai a più di 15 anni fa, ma che analizza approfonditamente quel dibattito e la definizione che ne è maturata.

Ecco, a me pare che di quel dibattito e di quella definizione, mutatis mutandis, perché è passato il tempo e l’origine di quel dibattito è ben diversa da quella odierna, qui ed ora, il nostro non dibattito, in realtà, sia carente proprio di quella caratteristica fondamentale individuata ed insita nel concetto stesso di femminicidio: l’assunzione di responsabilità da parte dello Stato quanto meno dell’incapacità di difendere e proteggere le donne ed i loro diritti.

Quelle prime esperienze, distanti certamente da noi, di introduzione della fattispecie giuridica del femminicidio, hanno poi avuto, secondo la maggiorparte di chi le ha studiate, effetti certamente di molto inferiori a quanto si pensasse possibile e realistico. Ne abbiamo parlato? Ne abbiamo discusso? Ne abbiamo capito i perché prima di buttarci a capofitto del “nominare giuridicamente” il femminicidio? Capiamoci, non per buttare via il bambino insieme all’acqua sporca, ma per fare qualcosa di veramente utile, di veramente importante perché le donne non muoiano più per aver rivendicato la propria dignità e la propria libertà.

Qui manca in modo assoluto l’assunzione di responsabilità dello Stato per questa violenza, che tutti ormai diciamo essere sistemica. E che si estende paurosamente anche nelle fasce più giovani della popolazione. Un dato che ci dovrà ben dire qualcosa, o ci accontentiamo di mettere in galera a vita anche i ragazzini?

Vado a concludere con un’osservazione generale, che ho lasciato volutamente in fondo a questo mio contributo al dibattito. L’innalzamento delle pene, in questa materia, ma non solo in questa, non è la soluzione. Agli autori di femminicidio non fa da deterrente la previsione dell’ergastolo, ma neanche di 2-3 ergastoli insieme.

La prospettiva punitivista a cui ci stanno abituando non ferma né i femminicidi, né i maltrattamenti, né tutte le altre violenze a cui le donne sono sottoposte nelle relazioni di intimità. Lo dicono i dati, che attestano la stabilità del numero dei femminicidi e delle condotte violente maschili in un contesto, invece, di calo complessivo dei delitti violenti. Lo dice il dato che l’unico paese europeo in cui i delitti contro le donne sono in progressiva, ma significativa riduzione, è la Spagna, che in materia ha investito moltissimo. Investito risorse economiche, intendo.

E io continuo a pensare che l’ergastolo sia una pena incompatibile con il nostro ordinamento giuridico e con la civiltà giuridica.

Nominare il femminicidio è importante, certo. Nominarlo per intero, in tutta la sua valenza sistemica, in tutte le sue forme. Ma io continuo a ritenere più importante e decisivo e doveroso per lo Stato lavorare incessantemente ad impedirlo, a farne assumere il disvalore reale in ogni sede, a partire, certo, dalle scuole, dai posti di lavoro, da ogni luogo di aggregazione, a diffondere invece il valore del rispetto e della libertà, la cultura contro il femminicidio. E soprattutto, a tutelare realmente le donne sottoposte a violenza, con strumenti tempestivi ed idonei. Non si fa a costo zero.

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video della presentazione di “80 fiori”, di louis zukofsky, allo studio campo boario, 25 ott. 2025


youtube.com/embed/nmMAV7-Ftts?…

CentroScritture:
Per il ciclo “Retrospettive”, presentazione del libro 80 fiori di Louis Zukofsky (Benway Series, 2024) allo Studio Campo Boario di Roma.

Coordina Valerio Massaroni
Presentano Giulio Marzaioli e Antonio Francesco Perozzi
Intervengono Rita R. Florit e Paul Vangelisti

Il libro:
benwayseries.wordpress.com/202…

#80Fiori #AntonioFrancescoPerozzi #AntonioPerozzi #Benway #BenwaySeries #CentroScritture #centroscrittureIt #GiulioMarzaioli #LouisZukofsky #PaulVangelisti #poesia #poetry #Retrospettive #RitaRFlorit #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #StudioCampoBoario #traduzione #ValerioMassaroni

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oggi, 9 novembre, a macerata: argofest


Oggi, domenica 9 novembre, dalle 16 alle 23
Circolo Arci Gramaccia – Macerata
viale Leopardi 8

ARGOFEST


25 anni di rivista, 6 anni di Argolibri

Una grande festa con gli autori, le autrici e tutto il collettivo argonautico…

Letture, anteprime, dj-set

ARGO: about
ARGO: libri

#anteprime #Argofest #CircoloArciGramaccia #djSet #FabioOrecchini #letture #Macerata #poesia #rivista #riviste #ValerioCuccaroni

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“octo condannata ad uscire dal letto” (come questo sabato mattina ci ho messo 1 ora per alzarmi dal letto quando non volevo)


Oggi è sabato, e quindi… aridaje, non credo di dover ripetere per l’ennesima volta quali sono le vibe mortali del mio fine settimana. Di conseguenza, anche oggi ci sono accadimenti e realtà che forse fanno ridere, seppur non dovrebbero… del tipo di cosa succede quando arriva l’ora di alzarmi dal letto, al mio orario benedettissimo della mattina senza impegni, ma ovviamente io non, perché in quel momento la mia anima è già abbastanza appesantita dall’essermi in primo luogo svegliata. Niente di nuovo neppure in tutto ciò, ovviamente, ma stavolta le aggiunte alla mia disperazione sono abbastanza degne di nota. 👌

Praticamente, mi sono svegliata circa alle 11, e a quel punto non riuscivo più a riaddormentarmi, nonostante io abbia quindi dormito appena 10 ore, che per gli standard dei miei desideri è pochino. Sarà stato perché un po’ avevo tipo da andare in bagno, un po’ avevo la gola tipo secca di sete, un po’ l’aria della stanza era a quel punto diventata ben marcia a causa delle mie solfatare… e, sorvolando sul fatto che almeno 2 di queste cose saranno sospettosamente in comune con le piante, il problema è che comunque non avevo proprio voglia di alzarmi. Cioè, che palle alzarmi, perché mai dovrei quando tanto non ho comunque un assoluto niente da fare (eccetto un piccolo frangente questo specifico pomeriggio)!?!?!!?? 😤

Alla fine mi sono effettivamente alzata, purtroppo… dopo praticamente 1 ora sveglia (gli spiriti proprio non volevano che io continuassi a mimire…) lì un po’ ferma a fare niente, un po’ a cercare di alzarmi fallendo miseramente tra le 5 e le 10 volte. Ho però notato che, quasi ogni volta che provavo ad alzarmi, curiosamente (ma forse neanche troppo…), qualcosa mi rimbalzava verso il lato dove avevo il secondo cuscino, e finivo per volerlo abbracciare malamente… ops. E che dobbiamo fare; da vera femcel sono assolutamente touch-starved, e questo forse non è neanche il più grosso dei miei problemi… almeno, sicuramente in quel momento il più grave era questo mio combattimento intero tra il dovermi e il non volermi alzare. 😵

Probabilmente sarei riuscita in questa mia impresa con meno difficoltà (non zero, eh) se ci fosse stato qualcuno ad alzarmi le persiane, visto che — e con ciò certamente non batterò le allegazioni di fare la fotosintesi come le piante, ma questa è una cosa che so da prima della mia scoperta di ieri — vedere la luce naturale del sole mi da un attimo una forza di vivere, e quindi di alzarmi, che altrimenti mi sfugge… oppure, se semplicemente avessi alzato le lenzuola così da rotolare fuori, ma lo spostamento di aria causato da ciò mentre sto bella al caldo gnam mi urta non poco… ma ecco, io sono complicata. Alla fine, però, ho detto basta e, con il cuscino ben abbracciato, sono in qualche modo strisciata fuori dalla mia bara, mettendomi prima tipo seduta verso l’uscita, poi tirando fuori le gambe, e infine mettendo i piedi per terra ed alzandomi. E buongiorno principessa, suppongo. 😳
Disegno di me come descritto, una ragazza bruttina in pigiama che abbraccia un cuscino che le copre la parte di sotto della faccia. Testo sopra: "octo condannata ad uscire dal letto"Allora, finalmente, dopo questa come al solito infinita spiegazione, eccomi com’ero nell’esatto momento in cui mi sono alzata, ed ero lì, boh, da sola… però, col cuscino ancora bello stretto, che mamma mia, sono così sola, col freddino dentro e addosso, e i capelli scombinati ancora più del solito, me misera tapina (tutto confermato guardandomi allo specchio). Ovviamente, non avevo le guance luccicanti fisicamente… però, dentro di me, sotto sotto, mi sento un po’ così… chissà che cavolo penso, così nel profondo che nemmeno riesco a percepirlo razionalmente, mentre stringo forte questo affare costretto a supportarmi fisicamente e spiritualmente ogni notte. Spero che un giorno magari qualcuno mi potrà abbracciare come io abbraccio il mio cuscino, non sia mai che me lo merito, aaaahh… 💔
(E comunque, si, in questi ultimi giorni mi sono assolutamente iperfissata col disegnare, e non capisco proprio perché… voglio dire, non è una cosa che ho mai fatto particolarmente nell’ultimo decennio. Sarà perché le altre mie cose che faccio di solito ora non mi vanno, ma io ho pur sempre bisogno di fare almeno qualcosa per sopravvivere, altrimenti davvero non mi alzerei proprio più dal letto, e quindi sarò stata spinta proprio su questo dagli spiriti… e, in effetti, non ci sono troppe altre alternative congruenti con la mia personalità, quindi forse era inevitabile. Se questa cosa non scemerà, credo che godrò.)

#cuscino #dormire #lore #sonno


fotosintesi octofiliana e nuove scoperte naturali (evidentemente faccio la fotosintesi come le piante e perciò sono triste se mi manca il sole)


Oggi ho scoperto che anche io, nonostante io non sia una pianta, faccio la fotosintesi!!! Almeno, così mi è stato suggerito, e direi che potrebbe avere un senso — nel senso, si parlerà di “fotosintesi octofiliana” per un motivo, sennò credo che il meccanismo si chiamerebbe diversamente — nel momento in cui mi sono banalmente lamentata che, con il cielo nuvoloso che c’è oggi, nella mia stanzetta al primo pomeriggio non entrava la quantità di luce di cui io necessito per… boh, per vedere qualsiasi oggetto in modo soddisfacente senza accendere la luce della scrivania, inclusa la vibrantezza dei colori di ogni cosa, come la mia fragile anima desidera e anzi, no, necessita. Non ho mai capito perché la mancanza del sole mi rende, a parte gli scherzi, un pochino più triste, ma forse questa spiegazione è la più logica (beh, non che io ne abbia altre da parte). 🌱
💖💣, [07/11/2025 14:06]oggi è nuvoloso e non entra la per me giusta quantità di luce in stanza💖💣, [07/11/2025 14:06]😒[...], [07/11/2025 14:08]Mo fai pure la fotosintesi?💖💣, [07/11/2025 14:08]si💖💣, [07/11/2025 14:09]fotosintesi octofiliana[...], [07/11/2025 14:09]😱💖💣, [07/11/2025 15:39]immaginatemi con una piantina sulla testa che ora che non c'è il sole è mezza afflosciata💖💣, [07/11/2025 15:40]rischio rotting
È comunque molto particolare il meteo oggi, perché pareva minacciare pioggia, ma alla fine non l’ha fatta… quindi, cosa c’erano a fare queste nuvole tutte sopra l’intero cielo a me scorgibile? Poi, se è per questo, stamattina pareva sereno e tranquillo, quindi è veramente bastato che mi distraessi per qualche ora (che stessi lontana da casa per qualche ora) per ritrovarmi poi questa sorpresa al mio altrimenti solenne risveglio (ritorno dal luogo lontano). Un po’ mi sento di fregare, che queste nuvole proprio oggi pomeriggio dovevano esserci, proprio quando io sono a casa, quando almeno qui in altri casi il sole c’è a quest’ora… al contrario della solita università, dove sono dovuta stare gli ultimi 3 pomeriggi di fila, dove è invece impossibile prendere sole di pomeriggio nella zona in cui devo stare io; ma su questo fatto servirà forse quasi un discorso specifico, perché quella situazione è ancora più particolare, e le vibe possono pericolosamente ricordare Gotham City. 😱
Disegnino come descritto, ragazza stile flat anime con occhi stanchi e occhiaie, capelli simili ai miei, e un'espressione vuota. La sua maglietta è molto lunga e ha un sole sopra.Vabbè, comunque: per me ci sta un botto, l’idea che ho bisogno anche della luce solare decisa, e non solo delle mie distrazioni, per stare tranquilla e felice, perché ho un requisito biologico simile alle piante… certamente è un ennesimo puntino che si aggiunge nel disegno della mia intricata lore. A proposito di disegno, però: ho approfittato di questa nuova rivelazione scientifica per disegnare una piccola rappresentazione di me, credo sufficientemente accurata, nel momento in cui sono in astinenza da fotosintesi, proprio come oggi pomeriggio… la mia piantina in testa si affloscia e potrebbe marcire, quindi attenzione. (Oppure, in realtà, è già marcia da sempre… nel senso che quella è in realtà muffa che mi è cresciuta nella testa, ed è uscita, e non una vera pianta? Quanta altra mia lore ci sarà ancora da scoprire???) Speriamo che almeno domani pomeriggio il sole mi cuocia allora, dai, che sennò vedete come sto… 🌻
#lore


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16 novembre, palermo: asemismo

cliccare per ingrandire
Al CENTRO CELESTE, 16 novembre:
ASEMISMO a cura di Nicolò D’Alessandro ed Enzo Patti. Ingresso libero. Solo su prenotazione al numero 3286661168 fino a esaurimento posti.

#art #arte #arteAsemica #asemic #asemicArt #asemicWriting #asemismo #CentroCeleste #GaetanoRappo #mostra #mostraAPalermo #NicolòDAlessandro #scritturaAsemica

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Omnibus – il Dio del cielo

Indice dei contenuti

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Secondo volume della saga “Ignis, l’Arcangelo del Fuoco” di Massimiliano Gradante

Omnibus il Dio del cielo

II volume della saga Ignis l’arcangelo del fuoco

Massimiliano Gradante

Fantasy

30/05/2025

215 pp

260 g

“Omnibus. Il Dio del cielo”, si trova a fare i conti con eventi impensabili che emergono dal suo passato, trascinando con sé Dan e Meredith. Costretti a intraprendere un viaggio verso la Torre del Cielo, un luogo che credevano sepolto nei ricordi, i protagonisti si trovano a fronteggiare segreti che minacciano di sconvolgere il loro mondo. Ogni passo li avvicina a una verità che, forse, è sempre stata sotto i loro occhi. Un viaggio interiore ed esteriore, dove il coraggio e la scoperta si intrecciano in una trama avvincente e ricca di colpi di scena. Chi conosce davvero la verità? E quali conseguenze porterà alla luce? Preparati a un’avventura che cambia il destino di chi osa cercare

Un fantasy che emoziona e fa riflettere


Con Omnibus – Il Dio del Cielo, Massimiliano Gradante ci conduce nuovamente in un universo fantasy intenso e intriso di sentimento.
Un’opera che non si limita all’avventura o alla magia, ma che tocca le sfere più profonde dell’animo umano, esplorando amicizia, dolore e redenzione con una scrittura limpida e coinvolgente.

L’amicizia tra Omnibus e Ignis: un legame che segna il destino


Il secondo volume della saga ci conduce nel passato di Omnibus e Ignis: un umano e un arcangelo uniti da un’amicizia profonda, capace di sfidare i confini tra i mondi.
Eppure, una domanda tormenta Omnibus:
«Perché noi siamo i più deboli? Io voglio essere forte.»

È da questo desiderio che nasce la sua scelta, una decisione destinata a segnare per sempre la sua vita e quella del suo amico.
Spinto dal bisogno di cambiare il proprio destino di umano, Omnibus si lascia attrarre da una voce suadente, una promessa di forza e potere.
Nemmeno le parole della madre riescono a fermarlo. Quando lui le chiede se gli esseri umani potranno mai essere forti come gli arcangeli, lei gli risponde con dolcezza:

«C’è una cosa che noi abbiamo, ed è molto più grande di qualsiasi altro potere: il nostro cuore, piccolo mio.
Il cuore che possediamo è talmente forte da superare la potenza di qualunque angelo o arcangelo.»

Frasi che restano


Le parole della madre di Omnibus mi hanno toccato profondamente.
Perché è vero: il nostro cuore è grande, è forte. È capace di sopportare ogni dolore e di trasformarlo in un nuovo fiore.
Il potere, la forza, non saranno mai grandi quanto il cuore di chi sa amare e perdonare, ma soprattutto di chi sa donare senza pretendere nulla in cambio.
La forza del nostro cuore è qualcosa che nessuno potrà mai toglierci.

Il dolore di Meredith e Dan: la perdita come motore del cambiamento


Nel racconto emergono anche le storie di Meredith e Dan, due anime ferite dalla perdita. Entrambi hanno perso i propri fratelli troppo presto.
Meredith è stata abbandonata dai genitori, incapaci di accettare la verità: il loro figlio è morto a causa di un evento extrasensoriale.
Dan, invece, si trova a fare i conti con la morte del fratello e, successivamente, con quella del padre.

Due dolori che si sommano, generando in lui un bisogno disperato di forza, un desiderio di risvegliare poteri interiori rimasti dormienti.

Un viaggio tra speranza e disperazione


Il cammino di Dan e Meredith diventa un viaggio tra luce e ombra, tra speranza e dolore.
Ritornano là dove tutto era cominciato nel primo volume, spinti dalla volontà di cambiare un destino che sembra già scritto.

Ed è proprio lì che Dan, travolto dall’amore e dalla paura di perdere ancora, decide di sacrificarsi per Meredith:
«Non voglio perdere più nessuno».

Un atto estremo e commovente, che rappresenta la forza dell’amore nella sua forma più pura e disperata.


Uno stile limpido e intenso


Massimiliano Gradante conquista con una prosa pulita e delicata, capace di descrivere emozioni complesse con sorprendente semplicità.
La sua scrittura accompagna il lettore dentro un mondo magico, ma incredibilmente reale per la sua umanità.
Un romanzo che parla di perdita, rinascita e amicizia eterna.


🌿 Riflessione sulla perdita


La perdita non è soltanto assenza: è un vuoto che continua a parlare.
Dal punto di vista psicologico, rappresenta quel delicato momento in cui mente e cuore cercano un nuovo equilibrio, accettando che qualcosa — o qualcuno — non farà più parte del nostro presente.
Eppure, la presenza di chi amiamo resta viva nei ricordi, nei gesti e nei luoghi che continuano a custodire la sua essenza.

Il dolore del distacco, se accolto, può trasformarsi in una forza rigenerante: diventa occasione di introspezione, crescita e consapevolezza.
Ogni ricordo diventa un sentiero nel bosco dell’anima, dove il passato non svanisce, ma cambia forma per continuare a camminare al nostro fianco.

Biografia


Massimiliano, ha sempre coltivato, fin dalla più tenera età, la passione per la scrittura. Già alle elementari si cimentava nella stesura di testi horror e fantasy.

A causa degli impegni della vita, tuttavia, ha dovuto accantonare questa passione per parecchi anni, riuscendo a riprenderla inizialmente nel 2016 ma poi, con più costanza, nel 2018 e fino ad oggi.Ha partecipato a concorsi di poesie e/o racconti, ottenendo anche numerosi riconoscimenti di cui ha un caro ricordo. Il suo obiettivo, da sempre, e trasmettere la sua passione ed emozione a ipotetici lettori, attraverso l’unico mezzo che ha imparato nel tempo ad amare e di cui, oggi, non può fare a meno: la scrittura.

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Se dovessi fare un esempio di Détournement oggi probabilmente userei questa immagine. Se avessi abbastanza soldi ne stamperei anche un certo numero in vari colori. Chissà perché però mi ricorda qualcosa, non è che qualcun l’ha già usata?

pepsy.noblogs.org/2025/11/08/s…

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roma, 12 novembre 2025, biblioteca joyce lussu: incontro su roberto roversi e giorgio cesarano


ROVERSI-CESARANO_ presentazione del Carteggio alla Biblioteca Joyce Lussu
cliccare per ingrandire

Il libro:
pendragon.it/catalogo/saggisti…

Evento fb:
facebook.com/events/2522568165…

#AntonioBagnoli #BibliotecaJoyceLussu #carteggi #carteggio #carteggioRoversiCesarano #Cesarano #ChiaraCotignoli #corrispondenza #EdizioniPedragon #FedericaTaddei #GiorgioCesarano #Lettere #MarcoGiovenale #Pendragon #RobertoRoversi #Roversi

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oggi, 8 novembre, a roma: finissage della mostra di magdalo mussio @ bianco contemporaneo: “il segno dell’essere sulla traccia del tempo”

Il segno dell’essere sulla traccia del tempo

di
Magdalo Mussio

presso la galleria BIANCO CONTEMPORANEO

introduzione al testo di Loredana Finicelli e testo critico di Paola Ballesi

Finissage oggi, 8 novembre 2025, ore 17:30

Via Reno 18/a Roma



In mostra una serie di 15 opere dell’artista scomparso nel 2006, che mostrano l’ultima fase della sua ricerca: il periodo nel quale egli sembra trovare tenui indizi di alle sue indagini di una vita. Un’ esistenza finalizzata alla comprensione dell’Umano, utilizzando il segno grafico, sia sotto forma di scrittura che di immagine, come medium privilegiato di ricerca.

#art #arte #asemic #asemicWriting #BiancoContemporaneo #finissage #LoredanaFinicelli #MagdaloMussio #materialiVerbovisivi #mostra #PaolaBallesi #scritturaAsemica

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Oggi 8 novembre è Aaron Swartz day


Homepage


aaronswartzday.it/embed/#?secr…

Suggerisco visione di

🎬 The Internet’s Own Boy — la battaglia di Aaron Swartz per una rete libera

🔗 peertube.uno/w/t4Uft32TfUGk6bm…

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14 novembre, roma: presentazione di “come l’amore di un timpano per una pupilla”, di rossella or


venerdì 14 novembre, ore 18
Libreria TOMO
via degli Etruschi, 4 – Roma

presentazione del libro

Rossella Or, Come l'amore di un timpano per una pupilla (ed. Argo, 2025)
cliccare per ingrandire

COME L’AMORE DI UN TIMPANO E UNA PUPILLA


di Rossella Or

(Argolibri, collana Talee, 2025)

In dialogo con l’autrice:
Giorgiomaria Cornelio
Lidia Riviello
Fabio Orecchini
Claudio Orlandi

Letture di Rossella Or

Evento FB
info sul volume

#Argo #Argolibri #ClaudioOrlandi #FabioOrecchini #GiorgiomariaCornelio #libreriaTomo #LidiaRiviello #poesia #presentazione #reading #RossellaOr #Tomo #TomoLibreria

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La scuola italiana fra riforme mancate e militarizzazione


“Il percorso di immissione in ruolo dei giovani laureati nel mondo della scuola appare sempre più come una corsa a ostacoli, dove è sempre più difficile e selettivo accedere alla carriera dell’insegnamento”, non a caso, circa il 25% di coloro che lavorano nella scuola italiana (docenti e ATA) sono precari.

Troviamo queste parole di Francesco Cori, che denunciano una delle più gravi […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/08/la-s…

#autonomiaDifferenziata #LaBuonaScuola #LucaCangemi #scuola #tagliAllaScuola

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Il Game Design Parte dai Tropi: Una Riflessione su Cyberdark e le Conversioni OSR


La nostra lettura del Quick Start di Cyberdark, edito da MS Edizioni, ha suscitato più perplessità che entusiasmo. La speranza era quella di trovare finalmente una declinazione funzionante del cyberpunk nei giochi di ruolo, perché “cyberpunk” oggi sembra significare tutto e niente. Il genere ha preso una direzione che molti non riconoscono più come autentica: gruppi di folli sempre più borderline che sparano a qualsiasi cosa si muova, sperando che da qualche parte spunti una katana.

Shadowdark sembrava un buon punto di partenza. L’idea di prendere quella componente OSR, quella sintesi efficace della parte più crunch di D&D per quanto riguarda combattimenti e armamentario, e adattarla al cyberpunk, poteva funzionare. Shadowdark mitiga la complessità di Advanced D&D mantenendo un’esperienza solida. Ma il cyberpunk è una piccolissima fetta di un tipo di ambientazione, un insieme di tropi narrativi specifici che richiedono meccaniche dedicate.

La realtà del Quick Start di Cyberdark è però deludente. Zero esplorazione, zero coerenza. Il primo problema è l’ambientazione, o meglio, la sua completa assenza dove dovrebbe essere. Gli autori hanno adottato uno pseudo-linguaggio “cyberpunkese” di totale inutilità. Frasi piene di aggettivi insignificanti che nascondono parti cruciali della meccanica e dell’ambientazione. Nel cyberpunk, il cyberspazio è fondamentale. Ma se lo chiami “Cyberdark” in un punto, in un altro modo altrove, diventa impossibile capire di cosa si stia parlando.

L’arcano si svela solo a pagina 44, alla fine del manuale. Due paginette che spiegano l’ambientazione: un mondo devastato, qualcosa che sta sopra la Terra ma non si capisce se sia una stazione orbitale fluttuante o appoggiata. Lì finalmente si scopre cosa significano gli acronimi usati prima, come il PAM, che definisce cosa intendono per cyberspazio. Nel cyberpunk, il cyberspazio varia da autore ad autore, da film a film—è un genere con molti padri—ma deve essere chiaro fin dall’inizio.

Molte meccaniche sono comprensibili solo se hai già letto Shadowdark. Tutta quella “fuffa” che parla di glitch è semplicemente un reskin delle magie di Shadowdark. Paradossalmente, mentre Shadowdark era forte perché eliminava le distanze precise usando Far, Near e Close, Cyberdark le reintroduce dalla finestra con metrature specifiche. Se devi dire “9 metri”, perché non usarlo direttamente?

Ma il problema più grave è la perdita dell’identità del sistema originale. Shadowdark si chiama così perché il buio fa paura. È una scelta che permea tutto il sistema: le ancestry non hanno scurovisione, i mostri attaccano chi ha la luce, la meccanica della torcia in tempo reale crea tensione e metagaming. Si chiama Shadowdark per un motivo preciso. Cyberdark perde completamente questo elemento. Il nome richiama l’oscurità, ma non c’è nessuna meccanica legata al buio, nessun concetto di paura, stress o bug che sostituisca quella tensione.

Nemmeno l’arsenale rispecchia le aspettative: tre tipologie di armi (fucile, pistola, forse una katana), e basta. Non c’è quella varietà e personalizzazione che ci si aspetterebbe dal cyberpunk. E per finire, una delle missioncine strizza l’occhio in modo palese a Mörk Borg, con una zona che sta per collassare mentre i personaggi giocano contro il tempo.

La domanda finale è inevitabile: che cosa stiamo giocando? Questa confusione solleva una questione più ampia e fondamentale: il design di un gioco dovrebbe partire dai tropi che definiscono un genere o dalle meccaniche esistenti? La risposta determina la differenza tra un’esperienza di gioco autentica e un reskin superficiale che non funziona.

Il Design Parte dai Tropi, Non dalle Meccaniche


Un genere è costituito da temi ricorsivi, elementi narrativi e dinamiche che si ripresentano costantemente nelle opere che lo definiscono. Il compito del designer è identificare questi tropi fondamentali e poi comprendere quale sistema di regole riesce a supportarli al meglio. Questo approccio “dal genere alle meccaniche” rappresenta l’unico modo per creare un’esperienza di gioco autentica e coerente.

Quando invece si parte dalle regole e ci si limita ad “appicciccare” sopra un’ambientazione diversa, il rischio è produrre un’esperienza frammentata dove le meccaniche sabotano la fiction che si sta cercando di creare. Cyberdark sembra cadere esattamente in questa trappola: prende un sistema eccellente per il fantasy dungeon crawling e tenta di trasformarlo in cyberpunk cambiando nomi e ambientazione, ma senza ripensare le meccaniche fondamentali.

I Tropi Fondamentali del Cyberpunk


Per comprendere dove si verifica il cortocircuito, è necessario analizzare concretamente i tropi che caratterizzano il genere cyberpunk. Questi elementi ricorsivi non sono semplici decorazioni narrative, ma costituiscono l’essenza stessa di ciò che rende il cyberpunk riconoscibile e distintivo.

Il cyberpunk presenta innanzitutto un’ambientazione urbana ben precisa: grandi metropoli degradate, stratificate in classi sociali nettamente separate, dove criminalità, megacorporazioni onnipotenti e corruzione sistemica dominano la scena. Queste città non sono semplicemente sfondi, ma rappresentano l’incarnazione fisica delle disuguaglianze e del controllo sociale.

Il secondo elemento fondamentale è il contrasto tra tecnologia avanzata e condizione umana. Gli innesti cibernetici, l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale (spesso chiamata Matrice o cyberspazio) si scontrano con questioni di identità, transumanesimo e perdita dell’essenza umana. Questo contrasto genera un terreno fertile per esplorare cosa significhi essere umani in un mondo dominato dalla tecnologia.

Le megacorporazioni operano come entità oppressive, simboli di un capitalismo sfrenato che ha superato i governi nazionali in termini di potere e influenza. Queste organizzazioni controllano non solo l’economia, ma anche la politica, la società e persino l’identità degli individui.

I protagonisti tipici del cyberpunk sono hacker, netrunner o outsider solitari che combattono contro il sistema. Caratterizzati da un forte senso di alienazione, operano in un mondo di sorveglianza pervasiva, cercando di mantenere uno spazio di libertà in una società che li vuole controllare.

L’invasione del corpo attraverso protesi, bioingegneria e modifiche cibernetiche, insieme all’invasione della mente tramite interfacce cervello-computer e controllo mentale, costituiscono temi centrali. Queste tecnologie non sono semplici potenziamenti, ma rappresentano una continua negoziazione tra miglioramento e perdita di umanità.

A livello filosofico, il cyberpunk esplora questioni esistenziali profonde: cosa significhi essere umani in un mondo dominato dalla simulazione, temi di paranoia, derealizzazione e una forma peculiare di romanticismo grottesco. Sul piano sociale, emergono tematiche di lotta di classe, consumismo estremo, degrado ambientale e critica alle disuguaglianze strutturali.

I Tropi Emergenti dalle Meccaniche di D&D


Per comprendere perché i sistemi derivati da D&D (inclusi quelli OSR) possano faticare ad adattarsi al cyberpunk, è necessario analizzare quali tropi emergono naturalmente dalle meccaniche del gioco più iconico del fantasy. D&D non è solo un sistema di regole neutro: le sue meccaniche codificano e rinforzano specifiche dinamiche narrative che definiscono il fantasy eroico.

Il mondo di D&D è suddiviso in razze fantasy iconiche: elfi, nani, orchi, draghi, goblin, ciascuna con culture e caratteristiche distintive. Questo elemento non è semplicemente cosmetico, ma riflette una visione del mondo basata su essenze fisse e destini predeterminati.

La lotta eterna tra bene e male costituisce il motore narrativo principale, incarnata da campioni eroici che si oppongono a forze oscure come demoni, non morti o tiranni malvagi. Le meccaniche di allineamento morale codificano questo dualismo direttamente nel sistema di gioco.

L’avventura in D&D si configura primariamente come esplorazione di dungeon, rovine, castelli o terre selvagge piene di pericoli, tesori e misteri da svelare. La progressione attraverso questi spazi fisici definisce gran parte dell’esperienza di gioco. Shadowdark eccelle in questo: l’esplorazione sotterranea, il cercare fortuna nei dungeon sperando di uscirne vivi.

Il party di avventurieri con ruoli distinti—guerriero, mago, ladro, chierico—che cooperano per superare sfide rappresenta il modello sociale fondamentale. Questa struttura di classe rigida determina le capacità e il ruolo di ciascun personaggio in modo relativamente fisso.

La magia occupa un ruolo centrale: maghi potenti che detengono conoscenze arcane, divinità che intervengono negli affari mortali, artefatti magici leggendari. Il sistema di magia vanciana, con i suoi slot di incantesimi e la preparazione giornaliera, struttura il ritmo stesso dell’avventura.

Il viaggio dell’eroe che cresce in abilità e forza attraverso il livellamento, affrontando prove progressive, costituisce la struttura di progressione. Questa curva di potere porta i personaggi da avventurieri comuni a figure sempre più potenti.

I tropi narrativi classici—il prescelto, il traditore, l’antica profezia, il salvataggio del mondo—emergono naturalmente da queste meccaniche. Il sistema stesso spinge verso narrative epiche e grandiose.

Il Problema della Conversione


Dati i tropi che caratterizzano questi due generi profondamente diversi, emerge la domanda fondamentale: un regolamento basato su D&D o sui suoi derivati OSR può davvero supportare la fiction del cyberpunk?

La risposta è sostanzialmente negativa, e Cyberdark ne è un esempio istruttivo. Non si tratta di un semplice disaccordo estetico, ma di una incompatibilità strutturale tra le meccaniche derivate dal fantasy e le esigenze narrative del genere cyberpunk.

Il sistema di classi presuppone ruoli fissi e progressioni prestabilite. Nel cyberpunk, invece, i personaggi si definiscono attraverso scelte modulari di potenziamenti, abilità e cyberware. Un netrunner non è una “classe” da cui non ci si può discostare, ma un insieme di competenze e tecnologie che possono essere combinate in modi infiniti.

La progressione eroica porta i personaggi da comuni mortali a figure leggendarie. Il cyberpunk, al contrario, mantiene i personaggi vulnerabili e mortali: il combattimento è letale, rapido e brutale. Un singolo colpo può essere fatale, il che incoraggia un approccio tattico e cauto. Questa letalità non è un difetto, ma un elemento essenziale che riflette il tema della fragilità umana in un mondo ostile.

Il sistema di magia vanciana con slot giornalieri e preparazione è totalmente estraneo al cyberpunk. Cyberdark sostituisce meccanicamente “incantesimi” con “glitch” o “programmi”, ma questo non cattura l’essenza dell’hacking cyberpunk. Il netrunning richiede sistemi di intrusione, contromisure elettroniche (ICE), architetture di rete navigabili. Le meccaniche devono riflettere la natura conflittuale e rischiosa dell’accesso illegale ai sistemi informatici.

Il modello di avventura basato su dungeon, con incontri bilanciati e tesori distribuiti secondo curve di progressione, non si adatta alla natura urbana, sociale e politicamente complessa del cyberpunk. Le “missioni” cyberpunk sono operazioni di infiltrazione, sabotaggio, furto di dati, dove il combattimento è spesso l’ultima risorsa o il segno di un piano fallito. L’esplorazione sotterranea che funziona magnificamente in Shadowdark non ha equivalente diretto nel cyberpunk.

Il sistema economico e di equipaggiamento assume una disponibilità crescente di risorse magiche e tesori. Nel cyberpunk, l’economia riflette la lotta di classe: il cyberware costa caro, le corporazioni controllano l’accesso alle risorse, e i personaggi operano costantemente ai margini della società.

Convertire sistemi fantasy per il cyberpunk richiede quindi riscrivere così tanto del sistema da risultare più laborioso che imparare un gioco nuovo, specificamente progettato per il genere. La comunità di designer concorda su questo punto: bisogna usare lo strumento giusto per il lavoro giusto. I tentativi di conversione documentati mostrano che il risultato finale tradisce sia il sistema originale sia il cyberpunk, perdendo l’identità meccanica e narrativa di entrambi.

Come sottolineato dalla comunità dei designer, adattare altri generi a D&D significa “adattare il genere a D&D”, non “adattare D&D al genere”. Questa distinzione è cruciale: sistemi come Shadowdark funzionano ottimamente per specifici mood e generi, e cercare di modificarli troppo profondamente è un errore.

OSR e Cyberpunk: Una Questione di Filosofia


Il movimento Old School Revival (OSR) presenta una relazione più complessa e sfumata con il cyberpunk, ed è qui che prodotti come Cyberdark entrano nella discussione. La questione chiave è distinguere tra un semplice reskin superficiale e un’applicazione genuina della filosofia OSR a un’ambientazione diversa.

I giochi OSR cyberpunk ben progettati condividono la filosofia fondamentale del movimento—letalità, agency del giocatore, struttura sandbox—ma abbandonano le meccaniche specifiche di D&D che contraddicono il genere. Questo significa eliminare classi rigide, progressione eroica e il sistema di magia vanciana.

Se un gioco OSR cyberpunk cerca semplicemente di convertire D&D sostituendo “incantesimi” con “programmi” e “dungeon” con “arcologie”, rimane un reskin forzato che non cattura né l’essenza dell’OSR né quella del cyberpunk. Cyberdark sembra cadere in questa trappola: i glitch sono magie reskin, le distanze vengono reintrodotte in metri contraddittoriamente, e il tema centrale di Shadowdark—il buio, la torcia, la tensione—scompare completamente.

Shadowdark si chiama così perché l’oscurità è parte integrante del sistema: le ancestry non hanno scurovisione, i mostri attaccano chi porta la luce, la meccanica della torcia in tempo reale crea stress autentico. Cyberdark perde tutto questo. Il nome richiama l’oscurità, ma non c’è nessuna meccanica che la supporti, nessun equivalente tematico che sostituisca quella tensione caratteristica.

Ma se un gioco ricostruisce il sistema da zero mantenendo solo i principi OSR fondamentali—privilegiare l’abilità del giocatore rispetto alle statistiche del personaggio, narrativa emergente, letalità, esplorazione sandbox—può effettivamente funzionare.

La comunità OSR ha prodotto diversi titoli interessanti che adottano questo approccio più onesto. Giochi come Stars Without Number con il supplemento Polychrome dimostrano come i principi OSR possano essere applicati a setting non fantasy mantenendo coerenza meccanica e tematica. Wired Neon Cities, Dancing With Bullets Under a Neon Sun, e Zaibatsu rappresentano altri tentativi di creare esperienze cyberpunk autentiche utilizzando filosofie OSR o derivate.

Questi giochi funzionano perché comprendono che l’OSR non è “D&D ma vecchio”, ma piuttosto un insieme di principi di design che possono essere applicati a sistemi diversi. La letalità del combattimento cyberpunk si allinea perfettamente con la filosofia OSR dove le scelte intelligenti contano più delle statistiche. L’esplorazione della Matrice può funzionare come l’esplorazione di un dungeon, ma richiede meccaniche progettate specificamente per quel contesto.

Conclusione: Design Onesto vs. Conversioni Forzate


Il dibattito sulla conversione di sistemi fantasy per altri generi rivela una verità più ampia sul game design: le meccaniche non sono mai neutrali. Ogni sistema codifica assunzioni specifiche sul tipo di storie che vuole raccontare, sul ritmo del gioco, sul bilanciamento tra combattimento e altri pilastri dell’esperienza, sulla fragilità o invulnerabilità dei personaggi.

Quando un designer identifica i tropi fondamentali di un genere e costruisce meccaniche che li supportano organicamente, il risultato è un’esperienza coerente dove fiction e regolamento si rafforzano a vicenda. Quando invece si cerca di forzare un genere in un sistema progettato per tutt’altro, si ottiene un’esperienza frammentata dove le meccaniche sabotano costantemente la fiction che si sta cercando di creare.

Il cyberpunk richiede sistemi che modellino la vulnerabilità umana, la modularità delle modifiche corporee, la complessità dell’hacking, la natura urbana e politica delle missioni, l’economia di una società distopica. I sistemi fantasy, anche quelli OSR eccellenti come Shadowdark, modellano l’esplorazione di dungeon, la gestione delle risorse (come la torcia), il buio come elemento di tensione, la lotta contro mostri in ambienti sotterranei.

Questi non sono difetti dei sistemi fantasy: sono caratteristiche intenzionali che li rendono eccellenti per il loro genere di riferimento. Shadowdark è un ottimo gioco per quello che vuole essere. Ma pretendere che funzioni altrettanto bene per il cyberpunk senza ripensare radicalmente le meccaniche significa fraintendere sia Shadowdark sia il cyberpunk stesso.

La lezione finale è che il design di giochi di ruolo dovrebbe essere onesto: identificare cosa si vuole ottenere, quali tropi si vogliono esplorare, e poi costruire o scegliere il sistema che meglio supporta quella vision. È un lavoro più impegnativo che semplicemente reskinare l’unico sistema che si conosce, ma produce risultati infinitamente superiori.

Nel panorama contemporaneo esistono centinaia, forse migliaia di sistemi di gioco diversi. La sfida non è piegare un sistema inadatto alla propria vision, ma trovare o creare quello giusto. Cyberdark rappresenta un caso istruttivo di cosa succede quando si sceglie la strada del reskin: si perde l’identità del sistema originale (l’esplorazione, il buio, la tensione della torcia) senza guadagnare quella del genere target (il cyberspazio, l’hacking, la modularità del cyberware, la complessità urbana). Il risultato è un prodotto che lascia la domanda: “Che stiamo a giocare?”.

#DD #giochiDiRuolo

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Biocentrismo e crisi ambientale: In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli

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Biocentrismo

In difesa della natura selvaggia

Marco Sioli

saggio

Elèuthera

Agosto 2025

160

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​In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli è un saggio fondamentale e urgente, che traccia la storia del concetto di wilderness americana per riflettere sulla crisi ecologica contemporanea.​ Il libro analizza la nascita dell’ambientalismo attraverso figure chiave come John Muir, Aldo Leopold e Henry David Thoreau, mostrando il conflitto tra protezionismo biocentrico (la natura ha valore intrinseco) e antropocentrismo (la natura come risorsa).

L’evoluzione di un’idea selvaggia

L’etimologia del conflitto: dal deserto sacro alla minaccia


In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli (Elèuthera) non è una semplice ricostruzione storica, ma un viaggio attraverso l’evoluzione della Wilderness: da spazio geografico a campo di battaglia culturale e politico. La tesi del libro è netta: la “natura selvaggia” non è una realtà fissa, ma un’idea in continuo mutamento, una costruzione culturale che ogni epoca ha interpretato secondo le proprie paure e le proprie visioni del mondo.

In origine, wilderness evocava il deserto sacro, un luogo ostile e caotico, spesso associato al male, all’ordine “selvaggio” da domare. L’antropocentrismo ne fece un territorio da conquistare, più che da comprendere. A dominare era la paura del non controllato.

Con il trascendentalismo questa percezione si ribalta. In Henry David Thoreau la wilderness diventa un santuario morale, la fonte di una verità più profonda. John Muir, padre del protezionismo americano, porta questa intuizione alle estreme conseguenze, affermando il valore intrinseco degli ecosistemi. Celebre la sua frase:

“Migliaia di persone stanche, nervose e troppo civilizzate stanno cominciando a scoprire che andare sui monti è tornare a casa… la natura selvaggia è una necessità.”


Oggi, nella crisi ecologica globale, la wilderness non è più percepita come minaccia, ma come ciò che rischia di scomparire sotto la pressione del capitalismo estrattivo. Sioli utilizza questa evoluzione semantica per mostrare come la wilderness sia un campo di tensione: tra chi la vede come comunità vivente e chi come deposito di risorse.

Le colonne dell’ambientalismo americano


Il saggio ruota attorno a quattro figure monumentali che hanno fondato l’ambientalismo statunitense, integrando filosofia, politica e paesaggio.

Henry David Thoreau è la radice filosofica. L’esperienza di Walden e la vita semplice diventano un esercizio morale: “in wildness is the preservation of the world”. La wilderness è soprattutto un luogo interiore.

Frederick Law Olmsted, celebre per Central Park, introduce la dimensione sociale: la natura come bene comune. Per lui, gli spazi verdi devono essere accessibili a tutti e svolgere una funzione democratica. Nel suo rapporto su Yosemite (1865) denuncia il rischio della privatizzazione e difende l’integrità degli ecosistemi come condizione per la salute collettiva.

John Muir, fondatore del Sierra Club, è la voce spirituale e radicale del protezionismo. Difende Yosemite e le aree selvagge non in nome dell’utilità, ma perché esistono. Un biocentrismo netto, che vede gli ecosistemi come comunità interdipendenti dotate di pari dignità.

Aldo Leopold, con A Sand County Almanac, porta questo pensiero a maturazione etica. La sua Land Ethic estende la nozione di comunità includendo suoli, acque, piante e animali. Non più uomo contro natura, ma uomo dentro la natura. È il ponte tra protezionismo e ecologia moderna.

Queste quattro visioni, pur diverse, costruiscono l’ossatura dell’ambientalismo contemporaneo.

Olmsted e il diritto al godimento popolare


Olmsted porta nella storia dell’ambientalismo un’idea rivoluzionaria: la natura come diritto sociale. Central Park non è un’opera estetica, ma un progetto politico. In una società industriale sempre più alienata, gli spazi verdi diventano luoghi di cura, uguaglianza, riequilibrio.

Nel suo rapporto su Yosemite, Olmsted non difende solo la bellezza del paesaggio, ma il suo ruolo ecologico: la tutela delle sorgenti, delle foreste, dei corsi d’acqua. Comprende che il paesaggio naturale è una struttura fragile e interdipendente. La sua visione anticipa l’idea della wilderness come bene comune: non un lusso, ma una forma di giustizia.

L’Orso e l’etica della coesistenza in Italia


La controversia italiana sugli orsi è la prova più immediata della distanza tra la visione biocentrica di Muir e Leopold e l’antropocentrismo politico attuale. Muir vedeva negli orsi creature da trattare con rispetto, “giardinieri” dei boschi; ricordava che l’uomo è spesso “il loro più grande nemico”.

Oggi, invece, la risposta istituzionale a incidenti con la fauna selvatica consiste spesso nell’abbattimento dell’animale, come se l’istinto naturale fosse un crimine. Si punisce la natura quando non si conforma alle regole umane. È il contrario della Land Ethic, che vede nell’interdipendenza il fondamento della convivenza.

Il problema non è la sicurezza, ma l’educazione ambientale. Senza consapevolezza dei diritti degli animali e dei limiti umani, la coesistenza è impossibile. Ci muoviamo nei boschi come se fossero parchi giochi, ignorando le responsabilità che comporta entrare nel territorio dell’altro. La politica, invece di educare, usa la paura come leva propagandistica.

La wilderness come specchio della crisi globale

Dalla foresta alla città: la wilderness interiore


Se i grandi parchi americani sono lontani o compromessi, la domanda è: dove si colloca oggi la wilderness? Sioli risponde seguendo Leopold: nella capacità di costruire una wilderness interiore e politica.

La Land Ethic diventa il ponte tra natura incontaminata e città. Significa estendere il concetto di comunità anche a suoli, acqua, animali urbani, micro-ecosistemi. Non proteggere per lasciare intatto, ma agire in armonia con ciò che resta.

La sfida è creare spazi di coesistenza: micro-riserve, corridoi ecologici, giardini “selvatici”, margini periurbani rinaturalizzati. Non potendo più andare nel bosco di Thoreau, dobbiamo portare il bosco nelle scelte quotidiane.

Dalle osservazioni di Olmsted alle alluvioni climatiche


La fragilità idrica di oggi ha radici antiche. Olmsted denunciava già nel XIX secolo come il disboscamento compromettesse le sorgenti e destabilizzasse i fiumi. Muir e Leopold parlavano dell’acqua come membro della comunità ecologica, non come semplice risorsa.

Oggi queste intuizioni risuonano nelle alluvioni italiane: consumo di suolo, cementificazione, canali artificiali, ignoranza delle dinamiche naturali. La crisi climatica amplifica problemi creati da decenni di gestione predatoria.

La difesa della wilderness, nel XXI secolo, è anche lotta per la rinaturalizzazione dei fiumi: restituire spazio all’acqua significa restituire equilibrio alle comunità che la abitano.

La Wilderness oggi in Italia: dove siamo davvero


1. Parchi nazionali sotto pressione
L’Italia ha zone di pregio straordinario (Gran Paradiso, Abruzzo-Lazio-Molise, Foreste Casentinesi), ma la pressione antropica è altissima: strade, seconde case, turismo intensivo, frammentazione degli habitat. La wilderness esiste, ma è spesso circondata o invasa.
2. Il caso degli orsi: la coesistenza mancata
Le tensioni sugli orsi trentini rivelano un problema culturale prima che gestionale: non conosciamo più gli animali che abitano i nostri territori. Educazione ecologica quasi assente, politica oscillante tra allarme e propaganda.
3. I fiumi canalizzati e la crisi idrica
Molti corsi d’acqua italiani sono stati rettificati, arginati o trasformati in canali. Questa perdita di naturalità aumenta il rischio di alluvioni e riduce la biodiversità. La “wilderness fluviale” è quasi scomparsa, ma progetti di rinaturazione (come sul Po o sul Tagliamento) mostrano una strada possibile.
4. Le micro-wilderness periurbane
Dove il paesaggio selvaggio è rarefatto, nascono isole di naturalità spontanea: ex cave, zone umide residuali, boschi periurbani, margini agricoli abbandonati. Non sono luoghi “puri”, ma possono diventare laboratori di Land Ethic applicata.
5. Il consumo di suolo: la minaccia invisibile
L’Italia perde ogni giorno nuovi ettari sotto asfalto e cemento. È la forma più silenziosa di distruzione della natura: non fa notizia, ma erode habitat, corridoi ecologici e possibilità future di protezione.

Ambientalismo radicale


Sioli affronta anche la risposta più estrema alla distruzione degli ecosistemi: l’eco-anarchismo di Edward Abbey e il movimento Earth First!. Se Muir difendeva la wilderness attraverso il valore intrinseco, questi gruppi trasformano quell’etica in azione diretta contro l’estrattivismo globale.

Le guerre, l’industrializzazione e gli esperimenti nucleari sono per Sioli i veri motori della devastazione. Abbey, con The Monkey Wrench Gang, propone il sabotaggio come forma di resistenza. Earth First! radicalizza: sette punti di eco-anarchismo che considerano la Terra un soggetto dotato di diritti inviolabili.

È la reazione disperata a un sistema che tratta la natura come un deposito infinito.

L’impegno “senza riserve”

Dal trascendentalismo all’azione


Il percorso tracciato da Sioli è un invito all’impegno. Dalla contemplazione di Thoreau al militante protezionismo di Muir, fino all’etica ecologica di Leopold, l’evoluzione dell’ambientalismo mostra che la filosofia non basta più: deve tradursi in prassi politica.

Se la Land Ethic non diventa azione, se l’interdipendenza resta teoria, l’etica si svuota. Come ricorda Sioli, citando Abbey: una filosofia che non agisce è “la rovina dell’anima”.

Perché leggere Sioli oggi


In difesa della natura selvaggia è un saggio essenziale per comprendere la crisi ecologica contemporanea. Offre gli strumenti per leggere fenomeni attuali — dagli orsi alle alluvioni — attraverso un’etica che supera l’antropocentrismo.

Sioli costruisce un ponte tra Yosemite e le nostre città: mostra che la wilderness non è un altrove, ma una condizione del nostro stesso essere.
Leggerlo significa ritrovare le radici profonde di un impegno senza riserve.

Difendere la natura non è proteggere un luogo lontano: è proteggere quello che siamo.


#ambientalismo #Biocentrismo #crisiClimatica #eleuthera #LandEthic #Wilderness

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fotosintesi octofiliana e nuove scoperte naturali (evidentemente faccio la fotosintesi come le piante e perciò sono triste se mi manca il sole)


Oggi ho scoperto che anche io, nonostante io non sia una pianta, faccio la fotosintesi!!! Almeno, così mi è stato suggerito, e direi che potrebbe avere un senso — nel senso, si parlerà di “fotosintesi octofiliana” per un motivo, sennò credo che il meccanismo si chiamerebbe diversamente — nel momento in cui mi sono banalmente lamentata che, con il cielo nuvoloso che c’è oggi, nella mia stanzetta al primo pomeriggio non entrava la quantità di luce di cui io necessito per… boh, per vedere qualsiasi oggetto in modo soddisfacente senza accendere la luce della scrivania, inclusa la vibrantezza dei colori di ogni cosa, come la mia fragile anima desidera e anzi, no, necessita. Non ho mai capito perché la mancanza del sole mi rende, a parte gli scherzi, un pochino più triste, ma forse questa spiegazione è la più logica (beh, non che io ne abbia altre da parte). 🌱
💖💣, [07/11/2025 14:06]oggi è nuvoloso e non entra la per me giusta quantità di luce in stanza💖💣, [07/11/2025 14:06]😒[...], [07/11/2025 14:08]Mo fai pure la fotosintesi?💖💣, [07/11/2025 14:08]si💖💣, [07/11/2025 14:09]fotosintesi octofiliana[...], [07/11/2025 14:09]😱💖💣, [07/11/2025 15:39]immaginatemi con una piantina sulla testa che ora che non c'è il sole è mezza afflosciata💖💣, [07/11/2025 15:40]rischio rotting
È comunque molto particolare il meteo oggi, perché pareva minacciare pioggia, ma alla fine non l’ha fatta… quindi, cosa c’erano a fare queste nuvole tutte sopra l’intero cielo a me scorgibile? Poi, se è per questo, stamattina pareva sereno e tranquillo, quindi è veramente bastato che mi distraessi per qualche ora (che stessi lontana da casa per qualche ora) per ritrovarmi poi questa sorpresa al mio altrimenti solenne risveglio (ritorno dal luogo lontano). Un po’ mi sento di fregare, che queste nuvole proprio oggi pomeriggio dovevano esserci, proprio quando io sono a casa, quando almeno qui in altri casi il sole c’è a quest’ora… al contrario della solita università, dove sono dovuta stare gli ultimi 3 pomeriggi di fila, dove è invece impossibile prendere sole di pomeriggio nella zona in cui devo stare io; ma su questo fatto servirà forse quasi un discorso specifico, perché quella situazione è ancora più particolare, e le vibe possono pericolosamente ricordare Gotham City. 😱
Disegnino come descritto, ragazza stile flat anime con occhi stanchi e occhiaie, capelli simili ai miei, e un'espressione vuota. La sua maglietta è molto lunga e ha un sole sopra.Vabbè, comunque: per me ci sta un botto, l’idea che ho bisogno anche della luce solare decisa, e non solo delle mie distrazioni, per stare tranquilla e felice, perché ho un requisito biologico simile alle piante… certamente è un ennesimo puntino che si aggiunge nel disegno della mia intricata lore. A proposito di disegno, però: ho approfittato di questa nuova rivelazione scientifica per disegnare una piccola rappresentazione di me, credo sufficientemente accurata, nel momento in cui sono in astinenza da fotosintesi, proprio come oggi pomeriggio… la mia piantina in testa si affloscia e potrebbe marcire, quindi attenzione. (Oppure, in realtà, è già marcia da sempre… nel senso che quella è in realtà muffa che mi è cresciuta nella testa, ed è uscita, e non una vera pianta? Quanta altra mia lore ci sarà ancora da scoprire???) Speriamo che almeno domani pomeriggio il sole mi cuocia allora, dai, che sennò vedete come sto… 🌻
#lore

#lore
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roma, comitato ‘monteverde per la pace’: per gaza e la cisgiordania

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NON SMETTIAMO DI IMPEGNARCI PER GAZA E LA PALESTINA.

incontro il 19 novembre: informazioni nel volantino.

#Cisgiordania #colonialismo #comitatoMonteverdePerLaPace #Gaza #incontro #Monteverde #MonteverdePerLaPace #pace #Palestina #WestBank

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ieri “vamp”, oggi “vampyr”: sempre in camera verde


VAMP, di Marco Giovenale (La camera verde, 2025)_ copertina
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chi non ha ceduto al morso testuale di ieri può cedere oggi, visto che oltretutto in Camera verde si proietta proprio Vampyr, che al libro Vamp ha dato scintilla e ossatura:

Venerdì 7 novembre 2025, in Camera verde (via G. Miani 20)
h. 19:00 Vampyr – Der Traum des Allan Gray (Vampyr – Il vampiro),
di Carl T. Dreyer 1932
h. 20:30 Only Lovers Left Alive (Solo gli amanti sopravvivono),
di Jim Jarmush 2013

Ovviamente chi vede il film potrà doppiamente delibare il libro, presente in abbondanza già all’entrata.

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Treno Frecciabianca 8601 con ETR485.038 in transito a Cecina (30/01/2024)


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video della presentazione di “poesia ibrida”, di valerio cuccaroni (studio campo boario, 27 sett. 2025)


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CentroScritture:
Per il ciclo “Contesti”, presentazione del libro Poesia ibrida di Valerio Cuccaroni (Biblion, 2025) allo Studio Campo Boario, Roma, 27 settembre 2025.

Coordinamento di Valerio Massaroni
Presentano: Francesco Muzzioli ed Emanuele Franceschetti
Interviene l’autore, Valerio Cuccaroni
Ospite + intervento speciale: Lamberto Pignotti

Il libro:
biblionedizioni.it/prodotto/po…

‘La Finestra di Antonio Syxty’ su Poesia ibrida:
slowforward.net/2025/10/28/poe…

#Biblion #BiblionEdizioni #CentroScritture #centroscrittureIt #EmanueleFranceschetti #FrancescoMuzzioli #LambertoPignotti #performance #pjSet #poesia #poesiaIbrida #poesiaVisiva #StudioCampoBoario #ValerioCuccaroni #ValerioMassaroni #video


“poesia ibrida”, di valerio cuccaroni, in un dialogo alla ‘finestra di antonio syxty’


open.spotify.com/embed/episode…

open.spotify.com/episode/63323…

alla Finestra: Poesia visiva, videopoesia, poesia elettronica, PJ set – di Valerio Cuccaroni, nella collana di testi e studi letterari Scriba, diretta da Paolo Giovannetti

Il volume analizza le nuove forme di testualità poetica intermediale, emerse dall’ibridazione del linguaggio verbale con l’arte visiva, il cinema, la musica, l’informatica e la performance.

Il libro si propone come uno studio approfondito e aggiornato sulle nuove frontiere della poesia contemporanea, caratterizzate dalla contaminazione tra diversi linguaggi e dalla continua ricerca di nuove forme espressive. MTM Teatro

Il libro: biblionedizioni.it/prodotto/po…

#art #arte #artiVisive #Biblion #BiblionEdizioni #cinema #LaFinestraDiAntonioSyxty #MTMManifattuteTeatraliMilanesi #MTMTeatro #PaoloGiovannetti #performance #pjSet #poesia #poesiaContemporanea #poesiaElettronica #poesiaIbrida #poesiaVisiva #poesie #ValerioCuccaroni #videopoesia


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oggi, 7 novembre, a pescara, festival fla: giuseppe garrera presenta “la lunga strada di sabbia” (guanda)


FLA, Pescara 2025: Giuseppe Garrera presenta "La lunga strada di sabbia", di Pier Paolo Pasolini (Guanda)
cliccare per ingrandire

pescarafestival.it/fla-2025-gi…

È un Pasolini che si abbandona a momenti di vera e propria gioia quello che tra il giugno e l’agosto del 1959, al volante di una Fiat 1100, percorre la lunga strada di sabbia, da Ventimiglia a Palmi e poi, fino al comune siciliano più meridionale, per risalire infine la costa orientale e arrivare a Trieste.
A La Spezia, da dove parte per San Terenzo e Lerici, sente che sta per avere inizio una fra le domeniche più belle della sua vita; a Livorno, non lascerebbe mai «l’enorme lungomare, pieno di ragazzi e marinai, liberi e felici»; e, finalmente, al Circeo: «Il cuore mi batte di gioia, di impazienza, di orgasmo. Solo, con la mia mille-cento e tutto il Sud davanti a me. L’avventura comincia».

A commissionargli il viaggio è stata la rivista «Successo», che pubblicherà il reportage in tre puntate fra luglio e settembre, e Pasolini, spiaggia dopo spiaggia, incontra amici intellettuali e personaggi noti, si lascia incantare dalla gente semplice dei paeselli più remoti (a Portopalo «la gente è tutta fuori, ed è la più bella gente d’Italia, razza purissima, elegante, forte e dolce») e, portandosi in giro il suo entusiasmo per la scoperta, il suo sguardo emozionato e insieme acuto di futuro regista, annota scorci e impressioni tanto potenti da restituirci un quadro dell’Italia di allora: un’Italia in cui il boom economico, solo presagito, non riesce ancora ad avere la meglio sulla felicità del sogno pasoliniano d’innocenza.

Il libro:
guanda.it/libri/pier-paolo-pas…

Un saggio di Arianna Agudo e Ludovica del Castillo:
engramma.it/eOS/index.php?id_a…

#AriannaAgudo #FLA #GiuseppeGarrera #LaLungaStradaDiSabbia #LudovicaDelCastillo #PaoloDiPaolo #PierPaoloPasolini #presentazione #reportage #successo #viaggio

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8-9 novembre, studio campo boario: finissage della mostra di marco gennari

finissage della mostra di Marco Gennari
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#AlbertoSinigaglia #esposizione #esposizioneFotografica #finissage #foto #fotografie #MarcoGennari #mostra #mostraDiFotografie #StudioCampoBoario

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Bikeshedding: Perché i Gruppi Perdono Tempo sul Colore della Tettoia (La Legge di Parkinson e l'Email di FreeBSD del '99) Le fonti discutono la metafora del "capannone delle bici" nel contesto dello sviluppo software, in particolare all'interno della comunità FreeBSD, per illustrare la tendenza a dibattere eccessivamente su dettagli insignificanti piuttosto che su questioni più complesse e importanti. Il testo spiega che le persone spesso si concentrano su argomenti banali, come il colore […]
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qualche momento di octuriosa goduria in una giornata altrimenti smerdata (le cose apprezzabili successe dopo stamattina)


Ogni tanto, nonostante le cose marce… insomma le mattinate marce che promettono e professano giornate marce per intero e persino più (nel senso che poi il malumore facilmente si trascina addirittura ai giorni dopo, sopravvivendo persino il grande sonno a cui mi sottopongo… a cui in realtà non tutti i giorni posso sottopormi, ahimè e purtroppo, ma lasciamo stare)… Stranamente, se succedono le magie buone per sbaglio, è possibile ribaltare ogni cosa per tramite di istanti tanto impercettibili quanto potenti, e trasformare la giornata merdosa in apprezzabile… wow!!! Beh, almeno finché non arrivo a casa poi, e quindi le vibe si rovinano… ma OK che ora, ben dopo cena, mi rinchiudo nelle mie stanze prima, e nel lettino magico dopo, quindi dovrei sopravvivere. ❤️‍🔥

Scrivo allora, per la scusa di fare un altro post simpatico, e certamente meno vitrioloso di stamattina — anche perché, attualmente, la stuffoctt sembra essersi rispenta, quindi è cosa buona e giusta che di contro io riversi almeno qualche parola in più del solito riguardo i miei accadimenti qui sopra — quali sono stati gli elementi di magia che oggi, dal pomeriggio (perché appunto, la mattina è stata comunque un po’ cacca, e un po’ distrazioni o inutili o dolorose; certamente non indimenticabile), mi hanno temporaneamente, ma certamente, rialzata dalla disperazione. Li scrivo di modo che io magari possa ricordarmi di replicarli anche artificialmente, in futuro, qualora dovessi averne bisogno (seh, come se non fosse certo)… e anche perché diffondere ampiamente ciò che è epico per il beneficio del mondo è pur sempre la mia vocazione… 🙏

Oggetto magico 1: il pranzo… o meglio, la banconota europea grazie alla quale posso permettermi di andare legalmente a pranzare al ristorante. Indeed, il mio umore, dalla mattina a terra, è diventato assolutamente apprezzabile il pomeriggio dopo aver appena mangiato per bene, anziché con pane e acqua cercando nel frattempo di non svenire per il freddo come altrimenti mi tocca. Precisamente come un mese fa, ho speso appena 15 euro, godendone certamente, e stavolta oltre a primo e secondo ho preso anche il caffè direttamente lì — e non capisco perché cavolo si dice che sarei ricca per aver speso una tale cifra al ristorante nell’arco di un intero mese, ma vabbé. Ma proprio wow, ceh: sono andata a pranzo strascinante e sono uscita quasi zompettante, è irreale; e questo ha sicuramente potuto solo piantare una base buona per ciò che è seguito. 🥰

Arsenali magici 2: il quadernino di bubazza e la matita da ben 2 euro, che insieme permettono alle manine di fare cose particolari durante la lezione (per la quale non ho invece aggettivi positivi). Forse a questo punto non batterò le allegazioni di essere ricca, ma ieri mattina ho comprato una (1) matita 10B, per sfizio e per dovuta ricerca, e ho avuto modo di provarla solo un po’ ieri sera a casa… perché, misteriosamente, nello zaino dell’università non ho fogli o quaderni (ma solo carte volanti… ossia scontrini dei miei acquisti che, lasciamo stare, dai, vi prego). Dunque, oggi mi sono portata uno dei miei quadernini degli scarabocchini (oddio, sarà meglio dire scarabochietti però…). Avrei voluto allora provare la stecca meglio stamattina, ma prima ho speso 2 ore per scrivere quel post blursato, e poi nelle 2 ore dopo al prof. rompiscatoloni piace girare tra i banchi… quindi, rendetevi conto da quante decine di ore avevo ‘sta matita nel culo. Ebbene, l’ultima lezione del giorno è stata proprio il momento perfetto per provare a fare dei disegnini (con sia il quadernino che il telefono per le immagini nascosti dietro il portatile spento, che un po’ mi ha fatto sentire quello stealth della scuola), e… la matita è intrigante indubbiamente, ma meriterà un approfondimento a parte!!! 🗡️

Rituale magico 3: il gaming potente, grazie alla octo di ieri sera che si è ricordata di mettersi e mettermi il Nintendo Switch nello zaino (oltre al quadernino di cui sopra). Se il gran traffico ed il buio al ritorno dall’incubiversità sono infatti di per sé sgradevoli, aggiungendo un po’ di incredibile gaming al mix il tutto diventa non solo accettabile, ma godurioso!!! Ho infatti prima fatto un GP 200CC su MK8DX, sfrecciando alla gran faccia di tutti i motoristi imbottigliati, e poi una maratona 150 linee lv. 7+ su Tetris Effect… che, non solo non aprivo da secoli, ma, lì nell’autobus con le luci blu (da gaming anch’esse, se vogliamo essere pignoli) ha assolutamente le sue motivazioni esperienziali. Tra l’altro, ho temuto di non riuscire a finire la partita a Tetris in tempo, perché l’ho iniziata che praticamente il bus era quasi appena entrato nella mia città… ma anche lì, oltre che sull’autostrada, c’era talmente tanto traffico che alla fine ho avuto tutto il tempo (anche se ho dovuto mettermi il pepe al culo per riuscirci, ma oh, ce l’ho fatta), e quindi doppia goduria: partita non lasciata appesa, e assurda catarsi indotta dal pepe. 👾

Insomma, la morale della giornata di oggi forse è che, in fondo, le cose spiritualmente piccole possono essere perfettamente buone per tappare arrovellamenti grandi… e non bisogna nemmeno essere ricchi, no, smettiamola con questa storia, suvvia. E, ancora più in fondo, per quanto da un lato mi torturi, questo pendolo che mi oscilla addosso (quello dell’università per me, ma chiunque lo rimpiazzi col proprio) dall’altro mi dà: a volte (non sempre, non sono ricca, lo ripeto…) la scusa di andare al ristorante, poi quella di fare gaming con un’atmosfera che a casa non posso per ora più replicare (…perché, come raccontai, il controller delle mie strisce LED si fulminò… e ancora non ho sostituito nulla…), e quella di… boh, disegnare di nascosto, per quanto non abbia senso? 🤯

Vabbé, cioè, nel senso: è giusto — e dicono ideale, poi io non lo soprendersi i giusti attimi da parte per apprezzare i momenti apprezzabili, gradevoli… non so se perché prima o poi spariranno per sempre e l’unica cosa che ci rimarrà di essi sono solo i ricordi (e, per me, gli scritti, menomale), o perché è vera questa cosa che bisogna sempre ringraziare l’universo oltre che bestemmiarlo; in vista di un sempre più perfetto mio bilanciamento cosmico, vedrò di prestare attenzione a riportare su entrambe le cose, secondo questa ultima visione, comunque. Ma voi, invece… non so, provate ad apprezzare le vostre scemenze, altrimenti potete apprezzare la foto di quelle mie odierne; che, tuttavia, oltre a non contenere nulla di gaming, non include neanche il mio secondo, perché avendo fame ho completamente dimenticato di fare la foto, ops. Buonanotte. 😊
Foto del pranzo, spaghetti al pomodorino e caffè, e due disegni che ho rifatto come descritto, gnam anche quelli
#giornata #momenti #vita


rabbia femcellica della mattina sorprendente in cui la rogna universale si riabbatte sul mio culo (gli innamorati in giro mi fanno stare male)


Lo so che ormai non solo sembro, ma sono, un disco rotto, ma a questo punto I swear to god, come si dice in questi casi… Ormai mi pare sempre più di vivere in un mondo costruito apposta per distruggermi a tutti i costi; mi sembra di essere all’interno di una di quelle visual novel pericolosamente mortali, dove alle persone normali succedono cose normali e non tragiche, mentre io sono la protagonista a cui capitano tutte le peggio schifezze… Fatti non oggettivamente gravi, e questo va riconosciuto assolutamente (sia mai che sennò l’universo si ribella ancora di più…), ma comunque situazioni così malamente architettate per farmi stare male dentro, che io non riesco a credere che siano reali senza essere scritte su un copione. 😭

In precisa sostanza, non posso quasi mai semplicemente uscire di casa per andare alla torturiversità — e specifico università, perché, a dire il vero, in mezzo alla strada la mattina presto, o dentro autobus con dentro gente più mista (verso altre destinazioni), o al bar, o chissà dove, queste cose banalmente non le vedo — senza trovarmi ogni volta davanti persone che porca puttana fanno gli animaletti in calore, e si baciano, e si mettono una addosso all’altra, e BLEH… Per chi mi conosce da relativamente meno tempo di altri, questa sembrerà una stronzata, ma credetemi se dico che simili visioni mi torturano dentro, e mi ribolle il sangue in una maniera che altrimenti non succede durante la giornata… 👹

Ci sarà per forza chi, probabilmente senza dirmelo, penserà che sto esagerando, e che se sto male così è un problema mio, perché non sia mai che i sentimenti di una femcel ormai letteralmente distrutta dall’esistenza stessa vengano presi seriamente… Noo, ovviamente sono solo una strega vecchiaccia che si impegna ad alimentare la negatività, mica una vittima delle precise circostanze, come espresse all’interno del contesto della nostra società marcita, che mi rendono ahimè precisamente chi io sono, in contrasto con quelli che sono i miei veri desideri, e certo… Ma voi non avete idea che questi esseri, talmente superefficaci sulla mia fragile psiche da riuscire a tormentarmi con la sola vista, escono dalle fottute pareti!!! Non è che stanno in angolini nascosti, dietro i cespugli come gli allenatori Pokémon, o controllano attorno per assicurarsi di essere da soli: basta girare l’angolo sbagliato, girarsi per andare da qualche parte, e questi soggetti maledetti spuntano!!! 🙀

Mi sale allora, non sto scherzando, un istinto di vomito solo a ripensarci per scriverlo — cosa che, anche questa, non mi succede altrimenti mai… posso guardare ogni giorno i disegnini gore con una faccia fermissima, ma basta che 2 individui reali si toccano troppo e io mi sento male — ma oggi davvero mi sono sentita come se l’universo avesse voluto prendersi gioco di me più del solito. Sono salita sull’autobus, e appena alla seconda o terza fila ci stavano due pseudo-abbracciati — erano più stirati uno sull’altra senza capo né coda, mi sembra — che io nemmeno ho voluto guardare, perché ormai ne va veramente della mia salute mentale, ma porca troia. Non li ho per fortuna visti o sentiti durante il viaggio, perché mi sono attentamente seduta svariati posti più dietro, ma non riuscivo a smettere di pensarci. Il tizio poi — perché, mannaggia al cazzo, sono sempre i maschi che si mettono particolarmente storti sui mezzi pubblici, e poi io non dovrei essere misandrica — stava steso col piede mezzo fuori dal sedile per tutto il tempo; manco lo ha spostato per far passare me o l’altra persona che è salita nel mio stesso momento, tant’è che l’ho pure urtato involontariamente… mi dispiace solo che io sia troppo leggera, quindi non gli ho fatto male. Non so se precisamente si stavano anche baciando o che, e francamente è meglio così, perché sennò a questo punto il vomito mi usciva davvero, invece mi è salito solo un nodo in gola. 🎈

Poi, scusate se sono eterocisfobica, ma le circostanze mi costringono a pormi domande importanti, per quanto queste possano magari racchiudere uno stigma latente da parte mia: ma è possibile che sono sempre chiaramente un ragazzo e una ragazza a fare questo schifo??? Mai ho visto coppie omosessuali, né yuri né yaoi; mai ho visto due persone di cui almeno una con una presentazione di genere ambigua o comunque non subito inquadrabile; mai ho visto un gruppo poligamo; ma, in realtà, mai ho visto gente che non avesse un aspetto stereotipato, da “cloni (mai con vestiti particolari o stili interessanti, insomma), che però in giro da sole ci sono!!! Qui, dunque, un quesito va posto: sono le persone etero cis normie ad essere in media intrinsecamente schifose e prive di rispetto per le femcel e gli incel intorno a loro che non vogliono assolutamente vedere questa roba, perché mannaggia al cazzo, e allora fanno queste oscenità in pubblico senza remore; oppure, le persone non fatte con lo stampino sono semplicemente tutte da sole come me??? 🕸️

Boh, basta, io non ce la faccio più. Ogni giorno che passo in questo schifo di posto, i dolori aumentano. Questa estate, segregata per benino in casa — o, comunque, fuori solo ad orari ed in posti da cinquantenne, non da gente della mia età — a pensarci, sono stata molto meglio di come sto ora; e non perché in estate ho marcito per bene mentre ora devo studiare, visto che probabilmente ormai lo sanno anche le pareti dei bagni che non studio… E, non mi era capitato di dirlo, ma, a ripensarci, nell’iniziare questo terzo anno ho pensato “oh nooooh, ora lì all’università vedrò tutti quegli schifosi in giro mentre io sono da sola…“… sono davvero così tormentata. Nemmeno a scuola, né alle medie né al liceo, ho mai sofferto così, mai ho visto questi scenari con così tanta frequenza e veemenza (anche se lì forse è perché nel contesto ristretto della classe nessuno ha mai sviluppato niente, e le occasioni in cui gente di varie classi si può incontrare dentro la scuola sono ristrette); qualcuno mi salvi. 😊🔪
Me when cringy couplesat school:
#cringe #femcel #rabbia #schifo #università


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Tra i miei attuali divertimenti, quelli da poco, ci sono le interazioni con i programmi di cosiddetta IA. In questo momento sto usando una IA “made in RPC” ma solo perché così mi è capitato.

Ho già, sempre su questo blog, segnalato le per me demenziali censure che incontro nelle mie ricerche e questa qui sotto è una delle ultime

la cosa che continua e rendermi perplesso è che io ho […]

pepsy.noblogs.org/2025/11/06/l…

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Qui il link per seguire l’intervento d Richard Stallman galene.fsf.org/group/FSF40/tre… [link da copiare e incollare sul browser] nell’ambito del X Convegno AISA.

Chi si connette può entrare nella call con un nome a scelta e la password fsf40

All’ingresso, da “Enable at start” selezionare “nothing”; si potranno scrivere commenti in chat.

aisa.sp.unipi.it/richard-stall…

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rabbia femcellica della mattina sorprendente in cui la rogna universale si riabbatte sul mio culo (gli innamorati in giro mi fanno stare male)


Lo so che ormai non solo sembro, ma sono, un disco rotto, ma a questo punto I swear to god, come si dice in questi casi… Ormai mi pare sempre più di vivere in un mondo costruito apposta per distruggermi a tutti i costi; mi sembra di essere all’interno di una di quelle visual novel pericolosamente mortali, dove alle persone normali succedono cose normali e non tragiche, mentre io sono la protagonista a cui capitano tutte le peggio schifezze… Fatti non oggettivamente gravi, e questo va riconosciuto assolutamente (sia mai che sennò l’universo si ribella ancora di più…), ma comunque situazioni così malamente architettate per farmi stare male dentro, che io non riesco a credere che siano reali senza essere scritte su un copione. 😭

In precisa sostanza, non posso quasi mai semplicemente uscire di casa per andare alla torturiversità — e specifico università, perché, a dire il vero, in mezzo alla strada la mattina presto, o dentro autobus con dentro gente più mista (verso altre destinazioni), o al bar, o chissà dove, queste cose banalmente non le vedo — senza trovarmi ogni volta davanti persone che porca puttana fanno gli animaletti in calore, e si baciano, e si mettono una addosso all’altra, e BLEH… Per chi mi conosce da relativamente meno tempo di altri, questa sembrerà una stronzata, ma credetemi se dico che simili visioni mi torturano dentro, e mi ribolle il sangue in una maniera che altrimenti non succede durante la giornata… 👹

Ci sarà per forza chi, probabilmente senza dirmelo, penserà che sto esagerando, e che se sto male così è un problema mio, perché non sia mai che i sentimenti di una femcel ormai letteralmente distrutta dall’esistenza stessa vengano presi seriamente… Noo, ovviamente sono solo una strega vecchiaccia che si impegna ad alimentare la negatività, mica una vittima delle precise circostanze, come espresse all’interno del contesto della nostra società marcita, che mi rendono ahimè precisamente chi io sono, in contrasto con quelli che sono i miei veri desideri, e certo… Ma voi non avete idea che questi esseri, talmente superefficaci sulla mia fragile psiche da riuscire a tormentarmi con la sola vista, escono dalle fottute pareti!!! Non è che stanno in angolini nascosti, dietro i cespugli come gli allenatori Pokémon, o controllano attorno per assicurarsi di essere da soli: basta girare l’angolo sbagliato, girarsi per andare da qualche parte, e questi soggetti maledetti spuntano!!! 🙀

Mi sale allora, non sto scherzando, un istinto di vomito solo a ripensarci per scriverlo — cosa che, anche questa, non mi succede altrimenti mai… posso guardare ogni giorno i disegnini gore con una faccia fermissima, ma basta che 2 individui reali si toccano troppo e io mi sento male — ma oggi davvero mi sono sentita come se l’universo avesse voluto prendersi gioco di me più del solito. Sono salita sull’autobus, e appena alla seconda o terza fila ci stavano due pseudo-abbracciati — erano più stirati uno sull’altra senza capo né coda, mi sembra — che io nemmeno ho voluto guardare, perché ormai ne va veramente della mia salute mentale, ma porca troia. Non li ho per fortuna visti o sentiti durante il viaggio, perché mi sono attentamente seduta svariati posti più dietro, ma non riuscivo a smettere di pensarci. Il tizio poi — perché, mannaggia al cazzo, sono sempre i maschi che si mettono particolarmente storti sui mezzi pubblici, e poi io non dovrei essere misandrica — stava steso col piede mezzo fuori dal sedile per tutto il tempo; manco lo ha spostato per far passare me o l’altra persona che è salita nel mio stesso momento, tant’è che l’ho pure urtato involontariamente… mi dispiace solo che io sia troppo leggera, quindi non gli ho fatto male. Non so se precisamente si stavano anche baciando o che, e francamente è meglio così, perché sennò a questo punto il vomito mi usciva davvero, invece mi è salito solo un nodo in gola. 🎈

Poi, scusate se sono eterocisfobica, ma le circostanze mi costringono a pormi domande importanti, per quanto queste possano magari racchiudere uno stigma latente da parte mia: ma è possibile che sono sempre chiaramente un ragazzo e una ragazza a fare questo schifo??? Mai ho visto coppie omosessuali, né yuri né yaoi; mai ho visto due persone di cui almeno una con una presentazione di genere ambigua o comunque non subito inquadrabile; mai ho visto un gruppo poligamo; ma, in realtà, mai ho visto gente che non avesse un aspetto stereotipato, da “cloni (mai con vestiti particolari o stili interessanti, insomma), che però in giro da sole ci sono!!! Qui, dunque, un quesito va posto: sono le persone etero cis normie ad essere in media intrinsecamente schifose e prive di rispetto per le femcel e gli incel intorno a loro che non vogliono assolutamente vedere questa roba, perché mannaggia al cazzo, e allora fanno queste oscenità in pubblico senza remore; oppure, le persone non fatte con lo stampino sono semplicemente tutte da sole come me??? 🕸️

Boh, basta, io non ce la faccio più. Ogni giorno che passo in questo schifo di posto, i dolori aumentano. Questa estate, segregata per benino in casa — o, comunque, fuori solo ad orari ed in posti da cinquantenne, non da gente della mia età — a pensarci, sono stata molto meglio di come sto ora; e non perché in estate ho marcito per bene mentre ora devo studiare, visto che probabilmente ormai lo sanno anche le pareti dei bagni che non studio… E, non mi era capitato di dirlo, ma, a ripensarci, nell’iniziare questo terzo anno ho pensato “oh nooooh, ora lì all’università vedrò tutti quegli schifosi in giro mentre io sono da sola…“… sono davvero così tormentata. Nemmeno a scuola, né alle medie né al liceo, ho mai sofferto così, mai ho visto questi scenari con così tanta frequenza e veemenza (anche se lì forse è perché nel contesto ristretto della classe nessuno ha mai sviluppato niente, e le occasioni in cui gente di varie classi si può incontrare dentro la scuola sono ristrette); qualcuno mi salvi. 😊🔪
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in reply to minioctt

Non so, con tutte le cose davvero orripilanti in sto mondo, ragazzini in età puberale che si abbracciano sull'autobus e magari pomiciano non mi sembra così grave.. Cioè anche gli animali più "coccolosi" lo fanno e fanno peggiori cattiverie (basta guardare una piccola colonia felina).
anche sul fatto che siano le persone eterocisnormie ad essere in media etc.
Sei all'università e avrai studiato il terorema di Bayes, quante sono le persone che non appartengono alla categoria in questio?
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Crisi del carburante in Mali.


[:it]L'afflusso di carburante in Mali è limitato da terroristi e speculatori.[:]
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All’alba del 30 ottobre 2025, un convoglio composto da circa mille autocisterne di carburante è giunto a Bamako, accolto da una folla festosa. Questo evento segna un momento significativo in un contesto di crescente disagio, alimentato dal blocco imposto dal gruppo jihadista Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), il quale sta tentando di ostacolare l’arrivo di rifornimenti di idrocarburi provenienti da Senegal e Costa d’Avorio.

Le fonti locali, riportate dall’Agenzia Fides, evidenziano che questa strategia jihadista di bloccare le principali vie di comunicazione tra le città è in corso da tempo in diverse regioni del Mali, in particolare nelle aree di Gao, Mopti, Timbuctu e Kidal. Negli ultimi mesi però, i terroristi jihadisti hanno esteso il proprio raggio d’azione al circondario di Bamako, concentrandosi soprattutto sui carichi di carburante e sui mezzi di trasporto civili, autobus ed automobili. In particolare chi viaggia in auto viene più facilmente preso di mira, in quanto più vulnerabile. Autisti e passeggeri vengono costantemente minacciati e derubati, talvolta anche rapiti a scopo di riscatto. Ulteriormente preoccupante è il fatto che anche le donne siano spesso vittime di aggressioni, subendo violenze se non indossano il velo.
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Tuttavia va riferito che l’emergenza carburanti in Mali non è attribuibile soltanto ai blocchi imposti dai jihadisti, ma anche a pratiche di accaparramento attuate da individui che si impossessano di ingenti quantità di carburante per rivenderle a prezzi maggiorati nel mercato nero. Tale pratica è talmente diffusa che se una cisterna di combustibile viaggia priva di scorta, viene considerata sospetta. Gli speculatori sono stati notati in diversi casi, e non è escluso che agiscano in combutta con i terroristi.

L’esercito nazionale ha avviato una serie di misure per contrastare la crisi, organizzando carovane di rifornimenti scortate dai militari. Tuttavia, la questione si dimostra più complessa; è in atto una vera e propria “guerra della benzina” tra jihadisti e forze armate. Le autorità militari avevano notato, infatti, un’affluenza di carburante nelle zone sotto il loro controllo, quantitativi che superavano le esigenze locali. Sospettando che il surplus fosse destinato ai jihadisti, sono state implementate misure di contingentamento della benzina, provocando una reazione da parte del JNIM che ha ampliato le aree soggette a blocchi stradali.

La situazione rimane precaria a Bamako, come nel resto del Mali. In questo contesto instabile, diversi Paesi occidentali, fra cui Stati Uniti e Italia, hanno esortato i propri cittadini ad abbandonare il Paese al più presto possibile, sottolineando la necessità di una vigilanza continua. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione degli eventi in questa regione già martoriata da conflitti e instabilità.

Forse i recenti contatti fra il governo maliano e l’amministrazione americana hanno qualcosa a che vedere con questa crisi, ma tale considerazione è frutto di una mera speculazione di chi scrive, al momento non può essere suffragata da prove.

Fonte: Ag. Fides

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Albert a Bari (due giornate relativistiche)

edu.inaf.it/approfondimenti/sc…

Un resoconto “dall’interno” di una esperienza tra divulgazione e teatro, ideato dalla Compagnia del Sole sotto il patrocinio dell’INAF

#AlbertEinstein #CompagniaTeatraleCompagniaDelSole #divulgazioneScientifica #GruppoStorieINAF #PortfolioINAF

@astronomia @astronomia

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oggi, 6 novembre, a roma: presentazione di “vamp”, prosa breve di mg (la camera verde, 2025)


a Roma, oggi, giovedì 6 novembre 2025, ore 18:00
La camera verde, via G. Miani 20 (Ostiense)

presentazione/lettura di

VAMP


derelizione in prosa (in prosa) su certi ultimi nanosecondi occidentali

di
Marco Giovenale

(Ed. La camera verde, novembre 2025)

Collana Visioni dal Cinematografo
A cura di Giovanni Andrea Semerano

Su Mobilizon:
mobilizon.it/events/5f1991be-9…
Evento facebook:
facebook.com/events/2352745261…

locandina VAMP 6 nov 2025 Camera verde_ via Miani 20_ Roma
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