Tajani si fa amici da tutte le parti 🤦🏼 🤦🏼 🤦🏼.
Nicaragua, stop alle relazioni diplomatiche con l’Italia
Il governo del Nicaragua ha annunciato l’intenzione di interrompere le relazioni diplomatiche con l’Italia. La decisione segue gli attacchi del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il capo della Farnesina aveva detto che l’Italia “non condivide nulla con la visione di governi estremisti come quello del Nicaragua, Paese che ancora oggi dà protezione a pericolosi terroristi delle Brigate Rosse, come Alessio Casimirri”, condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro.
LA “NON RISPOSTA” DELLA CPI CHE RIMANDA LA PALLA AI 125 STATI
La Corte Penale Internazionale ha scelto di non entrare nello scontro verbale con Washington.
Interpellato sulle misure annunciate dal segretario di Stato Marco Rubio, un portavoce della CPI ha dichiarato:
«La Corte penale internazionale non intende commentare tali dichiarazioni. La CPI è un’istituzione giudiziaria internazionale che svolge il proprio mandato in modo indipendente e imparziale, in conformità con il trattato istitutivo, lo Statuto di Roma, ratificato da 125 Stati parti».
Una risposta che sembra non rispondere. Ma che, tradotta dal linguaggio diplomatico, dice qualcosa di molto preciso:
la Corte non considera il proprio mandato materia da negoziare con l’amministrazione statunitense.
Il problema è che Rubio non ha annunciato una semplice critica politica. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato di voler “smantellare” la minaccia rappresentata dalla CPI, limitandone concretamente la capacità di operare attraverso pressioni diplomatiche, sanzioni, revoche dei visti e maggiore scrutinio nei confronti dei Paesi che continuassero a sostenerla pur ricevendo assistenza americana.
Di fronte a una potenza che promette di colpire non soltanto i magistrati, ma anche gli Stati e le organizzazioni che collaborano con la Corte, la prudenza istituzionale può essere comprensibile.
Ma può bastare?
Perché la vera risposta non deve arrivare soltanto dall’ufficio stampa dell’Aia. Deve arrivare dai 125 Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma.
Saranno disposti a difendere la Corte quando Washington inizierà a esercitare concretamente il proprio peso economico e diplomatico?
Oppure scopriremo che molti Paesi sostengono la giustizia internazionale soltanto finché non presenta un conto politico?
La CPI può continuare a ripetere di essere indipendente e imparziale. Ma un tribunale internazionale privo della protezione politica dei suoi stessi membri rischia di essere indipendente soltanto sulla carta.
Il punto decisivo è proprio questo: Washington non sta contestando una singola sentenza. Sta rivendicando apertamente che nessun cittadino statunitense, militare o funzionario possa essere sottoposto alla giurisdizione della Corte senza il consenso degli Stati Uniti, anche quando i fatti contestati riguardino territori appartenenti a Stati membri.
La CPI ha dunque risposto: noi continueremo a svolgere il nostro mandato.
Adesso devono rispondere gli altri.
Perché se i 125 Stati arretreranno davanti alle pressioni americane, la giustizia internazionale continuerà certamente a esistere.
Ma soltanto per processare chi non possiede abbastanza potere per minacciarla.
Regole per i deboli. Immunità per i forti.
Don Chisciotte
Fonti: ANSA, Reuters, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
CHATCONTROL: la Sorveglianza democratica di massa in EU
La vicenda parlamentare UE sul cd ChatControl spiega benissimo cosa siano realmente le oligarchie Uccidentali che investono miliardi dei cittadini in armamenti per andare in giro per il mondo e insegnare la democrazia agli altri.
Premessa. La legge sulle comunicazioni e la corrispondenza è disciplinata dall'art.15 della Costituzione italiana e prevede che:
- La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
- La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.
E' in questo quadro che si inserisce la Direttiva (Dir. 2002/58/CE), detta Direttiva "ePrivacy" sulla riservatezza in materia di comunicazione elettroniche che affianca da diversi anni il GDPR.
Con il pretesto di combattere la pedopornografia (ma và?) nel 2021 è stato però approvato un Regolamento (cd "Chat Control 1.0") che ha sospeso, per un certo periodo, alcune disposizioni della Direttiva ePrivacy consentendo ai provider “volontari” (tipo 📱📱📱 ecc) di scansionare indiscriminatamente e preventivamente tutte le comunicazioni che transitano sui servizi non crittografati end-to-end.
Questo "periodo" però è scaduto e pertanto un nuovo Regolamento ha previsto una estensione del termine di efficacia di Chat Control 1.0 fino al 2028, che dovrebbe prevedere la "pre-scansione" anche di messaggi e foto crittografati.
Il nuovo Regolamento di estensione di Chat Control 1.0 è stato bocciato dal Parlamento lo scorso marzo.
Questa bocciatura avrebbe dovuto chiudere la partita, MA il Consiglio, con una lettura palesemente strumentale dell'art. 294, c. 3, TFUE, ha ritenuto di poter "non approvare la posizione del Parlamento" (la bocciatura) e, quindi, "adottare la sua posizione in prima lettura, ritrasmettendola al Parlamento."
Il testo così 'approvato' prevede l'estensione di questa deroga temporanea fino al 3 aprile 2028.
L'unica modifica rilevante approvata dal Parlamento è l'introduzione di un'esenzione esplicita per le chat cifrate end-to-end (come Signal), che non potranno essere scansionate con questa deroga. Le altre sì.
Ed ecco lo scandalo nello scandalo: 314 eurodeputati hanno votato contro. Solo 276 hanno votato a favore.
Ma il regolamento è passato ugualmente... perché era richiesta una maggioranza assoluta di tutti gli eurodeputati per respingerlo, non solo una maggioranza dei presenti, quindi in base ad una forzata lettura del Trattato (dell'art. 294, c. 7, TFUE) il Regolamento non emendato e/o bocciato a maggioranza ASSOLUTA si intende approvato.
Il tutto è stato reso ancora più scorretto dal ricorso alla procedura d'urgenza ex art. 170 del Regolamento del Parlamento europeo.
La maggioranza dei presenti in Parlamento ha votato NO.
Il Regolamento è passato lo stesso!
Approvato con un iter urgente proprio prima della pausa estiva, quando le assenze sono al massimo e l’attenzione al minimo.
Provate voi a spiare i messaggi del vostro coniuge.
Provate voi a spiare le comunicazioni dei vostri amici, familiari e/o colleghi di lavoro.
Mentre alla von der Leyen è stato consentito di mantenere segreti gli sms con A. Bourla, Kommissione e Consiglio si intestano il potere di violare la segretezza della corrispondenza e delle conversazioni di milioni di privati cittadini.
Esiste un principio costituzionale fondamentale che la UE non abbia violato?
Roberto Martina - Avvocati Liberi
IL BACCALÀ DELLA DISCORDIA: KALLAS LO LANCIA, I 27 ABBOCCANO 🐟🇪🇺🤹♀️
A Bruxelles mancava soltanto Eris, la dea greca della discordia. Al suo posto è arrivata Kaja Kallas, pronta a lanciare sul tavolo del Consiglio europeo non il celebre pomo d’oro, ma un più nordico e appropriato baccalà delle sanzioni.
Sul cartellino, idealmente, una dedica:
«Alla più russofoba».
Ed ecco i Ventisette contenderselo, divisi persino sul merluzzo russo, mentre il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca continua a perdere pezzi prima ancora di essere approvato.
Il 13 luglio 2026, Kallas ha ammesso che tra i Paesi dell’Unione non era stato ancora raggiunto un accordo. Restavano divergenze sulle restrizioni ai servizi marittimi, sul gas naturale liquefatto russo e su altri punti del pacchetto. In compenso si discuteva di aggiungere circa 250 persone ed entità agli elenchi delle sanzioni.
Secondo La Stampa del 14 luglio 2026, il compromesso sarebbe stato depotenziato anche su alcune delle misure più simboliche: i governi risultavano divisi sul merluzzo e sull’inserimento di militari russi nelle liste, mentre il patriarca Kirill sarebbe rimasto escluso.
Dopo venti pacchetti, Bruxelles sembra ormai intrappolata in un rito burocratico: si annuncia la misura “più dura di sempre”, comincia il negoziato, ciascun governo difende i propri interessi e alla fine resta un testo limato, corretto, alleggerito e presentato comunque come una svolta epocale.
La questione non è stabilire se il merluzzo russo rappresenti o meno una risorsa economica per Mosca. La questione è la sproporzione tra la solennità della propaganda europea e la realtà di un’Unione incapace di concordare persino l’elenco dei pesci da bandire.
La Russia continua a vendere energia, materie prime e merci attraverso nuovi mercati e intermediari. L’Europa, invece, continua a celebrare ogni pacchetto come quello decisivo, mentre al tavolo del Consiglio volano veti, eccezioni e — questa volta — persino baccalà.
Il pomo della discordia provocò la guerra di Troia.
Il merluzzo della Kallas rischia soltanto di finire in umido.
Don Chisciotte
Tutti i nodi prima o poi, arrivano al pettine.
LE SANZIONI PRESENTANO IL CONTO: LE BANCHE FANNO CAUSA A LINDE 💸⚖️🇪🇺
Non c’è soltanto UniCredit.
Anche Deutsche Bank e Commerzbank hanno aperto il contenzioso contro Linde per tentare di recuperare centinaia di milioni di euro perduti in Russia. La grande macchina delle sanzioni occidentali entra così nella sua fase più raffinata: le aziende e le banche europee cominciano a farsi causa tra loro per stabilire chi debba pagare il conto delle decisioni politiche prese a Bruxelles.
La vicenda nasce dal progetto gasiero da circa 10 miliardi di euro realizzato a Ust-Luga da RusChemAlliance, società partecipata da Gazprom, per il quale Linde aveva assunto importanti impegni industriali. Dopo l’introduzione delle sanzioni europee, Linde ha sospeso i lavori. Le banche che avevano emesso garanzie contrattuali si sono poi rifiutate di effettuare i pagamenti richiesti dalla società russa, sostenendo che avrebbero potuto violare le restrizioni europee.
Mosca non si è limitata a inviare una nota di protesta.
I tribunali russi hanno disposto il sequestro di asset appartenenti agli istituti europei per un valore complessivo vicino a un miliardo di euro. UniCredit ha registrato perdite per circa 460 milioni, Deutsche Bank per circa 244 milioni, Commerzbank per circa 90 milioni; sono state coinvolte anche BayernLB e LBBW.
Adesso la fattura torna in Germania.
Deutsche Bank reclama da Linde circa 260 milioni di euro. UniCredit ne chiede circa 450 milioni. Commerzbank ha presentato una richiesta vicina ai 100 milioni. Saranno i tribunali tedeschi a stabilire se le perdite debbano restare sulle spalle delle banche che emisero le garanzie oppure ricadere sull’impresa che interruppe il progetto. Linde sostiene che la controversia riguardi complesse clausole contrattuali e non ha commentato nel merito il procedimento.
Ed eccolo, il meraviglioso risultato.
Prima congeliamo yacht, ville e immobili russi. Poi scopriamo che quei beni devono essere custoditi, assicurati e mantenuti con denaro pubblico: in Italia i costi ufficialmente registrati avevano già raggiunto 31,7 milioni di euro nel febbraio 2024, mentre Reuters li ha successivamente stimati sopra i 45 milioni.
Adesso scopriamo anche che abbandonare un mercato non significa cancellare con un tratto di penna contratti, garanzie, finanziamenti e obbligazioni.
Il conto non scompare: cambia semplicemente destinatario.
Prima arriva alle banche.
Le banche lo inoltrano a Linde.
Linde chiamerà in causa i contratti e le sanzioni.
E alla fine qualcuno invocherà la tutela dell’occupazione, della stabilità finanziaria o dell’interesse strategico europeo.
Traduzione: dopo essersi fatti causa tra loro, potrebbero bussare alla porta del contribuente.
Il procedimento non ha ancora stabilito chi abbia ragione, ma costituisce un caso pilota estremamente significativo per tutte le aziende occidentali che hanno lasciato la Russia pensando che bastasse chiudere uno stabilimento, pubblicare un comunicato indignato e cancellare Mosca dalla presentazione aziendale.
La geopolitica da salotto aveva dimenticato un particolare: la Russia poteva reagire, i tribunali potevano sequestrare gli asset e le garanzie bancarie continuavano a esistere.
Bel precedente per chi ha abbandonato il mercato russo senza interrogarsi sulle conseguenze.
A Bruxelles avevano promesso di presentare il conto a Mosca.
Per il momento, il conto sta facendo il giro dell’Europa.
Don Chisciotte
Fonti: Financial Times, Reuters, Borsa Italiana–Radiocor
Di Alessandro Volpi:
Non capisco ma è un limite mio.
Gli Stati Uniti riprendono gli attacchi sull'Iran perché hanno un'economia in chiaro affanno e un debito ingovernabile tanto da spaventare persino Madame Lagarde.
Trump afferma anche che imporrà un dazio, subito dichiarato illegittimo dall'Agenzia marittima delle Nazioni Unite, pari al 20% del valore delle merci che transitano da Hormuz.
L'effetto molto probabile sarà un'inflazione che potrebbe arrivare in Europa all'8/9 per cento, con una drammatica erosione del potere d'acquisto e con un rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce.
Tale rialzo è destinato a essere mortale per famiglie e imprese del Vecchio Continente, sottomesse ad una nuova austerity a cui si lega un accrescimento delle disuguaglianze.
Tutto ciò in nome del tentativo, disperato, della presidenza Trump di risollevare l'economia Usa puntando sul controllo armato delle risorse fossili; quindi praticando continue guerre fino a quando il debito Usa non esploderà trascinando con sé tutti gli asset in dollari, a cominciare da quelli diffusissimi in Europa nelle varie tipologie di prodotti finanziari.
Nonostante questo i leader europei omaggiano la Nato, anzi si impegnano a spendere sempre più soldi nel riarmo, finanziando l'Ucraina che ormai è diventato un gigantesco hub militare dove affluiscono non solo i finanziamenti Ue ma le decine di miliardi di dollari delle grandi imprese produttrici di armi che scelgono di produrre lì, dove la manodopera costa poco e i vincoli ambientali sono inesistenti.
Quando i tassi di interesse europei arriveranno al 5% sui decennali per la concorrenza Usa e per l'esplosione dell'inflazione da guerra, i bilanci degli Stati inizieranno a diventare sempre più stretti e il riarmo continuerà ad assorbire risorse perché ci hanno detto che siamo in guerra con la Russia.
Il capitalismo finanziario Usa produce guerre e povertà diffusa, nel cuore dell'Europa sta sviluppandosi uno Stato dove la spesa militare è pari a poco meno del 50% del Pil, con un bilancio sul modello di Israele, ma dire che forse la Russia non è il primo pericolo in assoluto per la popolazione europea è un sacrilegio, di cui i chierici di stretta osservanza neoliberal pretendono la più immediata abiura.
🇪🇺 LA DIPLOMAZIA EUROPEA SECONDO KAJA KALLAS
Il 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia non è stato approvato. Gli Stati membri non sono riusciti a trovare un accordo.
Ma per Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, il problema sembra essere solo uno: trovare comunque qualcosa da sanzionare. Così annuncia un piano B con altre 250 persone da inserire in una lista nera.
A questo punto viene spontanea una domanda: il capo della diplomazia europea è lì per costruire soluzioni o per compilare liste di sanzioni?
La cosa più sorprendente è che Kallas è riuscita in un’impresa che sembrava impossibile: far rimpiangere persino Josep Borrell, quello del celebre mondo diviso tra il “giardino” europeo e la “giungla” del resto del pianeta.
Con Borrell almeno c’erano uscite infelici che facevano discutere. Con Kallas sembra esserci una sola linea politica: più sanzioni, comunque, sempre e a prescindere dai risultati.
Quando una strategia non produce gli effetti annunciati, normalmente si cambia approccio. A Bruxelles, invece, si cambia soltanto il numero del pacchetto.
Dal primo al ventunesimo. E la domanda resta sempre la stessa: cosa è cambiato davvero?
ansa.it/sito/notizie/mondo/202…
L'estensione del controllo delle chat da parte dell'UE è un insulto alla democrazia.
Giovedì, il Parlamento europeo ha "adottato" l'estensione di Chat Control 1.0. Si tratta della sospensione temporanea delle norme UE sulla privacy elettronica che consentono alle piattaforme tecnologiche di scansionare in massa le comunicazioni private dei cittadini, apparentemente per individuare materiale pedopornografico. Il termine "adottato" è tra virgolette perché implica qualcosa che, clamorosamente, non si è verificato: una maggioranza di eurodeputati che votano a favore. Infatti, 314 eurodeputati hanno votato contro il testo, contro 276 a favore. Eppure è passato lo stesso.
Ciò è stato reso possibile grazie a un gioco di prestigio procedurale degno della Bruxelles più cinica. Il dossier è stato approvato a forza con una "procedura d'urgenza": la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha riaperto unilateralmente un dossier che gli eurodeputati avevano già respinto a marzo, e il Consiglio lo ha opportunamente ripresentato all'inizio della pausa estiva, quando è più difficile garantire la presenza dei parlamentari. Per respingerlo una seconda volta non sarebbe stata necessaria una maggioranza semplice, ma una maggioranza assoluta: 360 voti. La legge è stata quindi approvata nonostante la maggioranza degli eurodeputati avesse votato contro. Il regolamento rimarrà ora in vigore fino all'aprile 2028, dando tempo ai negoziati sul suo successore, ancora più ambizioso, Chat Control 2.0.
Come ha osservato l'eurodeputato Fabio De Masi dopo la votazione, Chat Control è uno "zombie legislativo": una misura che il Parlamento europeo ha respinto più volte, riproposta ripetutamente fino al raggiungimento del risultato desiderato. Questo episodio dovrebbe far riflettere coloro che insistono sul fatto che il deficit democratico dell'UE potrebbe essere sanato conferendo maggiori poteri al Parlamento europeo. Ecco il presidente di tale istituzione che collabora con il Consiglio per riesumare un dossier che il Parlamento stesso aveva insabbiato. Se è così che opera il Parlamento, conferirgli ulteriori poteri non farebbe altro che aggravare questo deficit democratico, conferendo una patina di legittimità più spessa a quella che, in fondo, rimane una macchina esecutivo-burocratica che considera i voti come ostacoli da aggirare.
I difensori dell'esito finale indicano un presunto lato positivo: un emendamento del gruppo progressista Renew che esclude dall'ambito di applicazione della legge le comunicazioni a cui la crittografia end-to-end "è, è stata o sarà applicata", come i messaggi di WhatsApp. Alcuni eurodeputati hanno salutato questo come un barlume di speranza, e probabilmente ha contribuito a raccogliere i voti necessari per evitare un rifiuto categorico. Ma l'emendamento è in palese contraddizione con l'intera logica della scansione di massa, ed è proprio per questo che il Consiglio, dove il dossier è guidato dai ministeri dell'Interno con scarsa propensione per le sottigliezze sulla privacy, dovrebbe respingerlo quando il pacchetto arriverà sulla sua scrivania nei prossimi tre mesi. È una foglia di fico, in altre parole, pensata per essere rimossa in seguito.
Svenja Hahn, presidente rieletta dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa (ALDE), ha definito il voto "una vergogna", avvertendo che "apre le porte alla sorveglianza di massa di tutte le comunicazioni private" e che "la sorveglianza delle chat private promossa dagli Stati membri dell'UE rappresenta una minaccia per la nostra libertà e democrazia". Lyudmyla Kozlovska della Fondazione Open Dialogue ha inserito la questione in un quadro più ampio di "potere smisurato giustificato da un obiettivo apparentemente urgente, poi gradualmente normalizzato" – prima la privacy finanziaria, poi i dati dei viaggiatori, ora i messaggi. La vera battaglia, ha osservato, si combatterà a settembre con Chat Control 2.0.
Ed è proprio questo il punto. Chat Control non è mai stato pensato per i bambini. Questa scansione della corrispondenza privata – qualcosa che nessuno tollererebbe se applicata alle lettere cartacee – fa ben poco per catturare i veri predatori, che operano sul dark web, e inonda la polizia di falsi positivi. Secondo le stime della polizia federale svizzera , circa l'80% dei contenuti segnalati automaticamente non è nemmeno illegale. Ciò che crea è un'infrastruttura permanente per la sorveglianza totale, matura per un'espansione incontrollata delle funzioni e per abusi, oltre alla verifica obbligatoria dell'età che porrebbe fine all'anonimato online per informatori, giornalisti e dissidenti. L'ex europarlamentare Patrick Breyer lo ha espresso al meglio l'anno scorso: "Ci vendono sicurezza, ma ci consegnano una macchina per la sorveglianza totale". Questa macchina ha ora superato un altro ostacolo.
di Thomas Fazi
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Oggi ho partecipato ad una videoconferenza internazionale che riuniva i rappresentanti di decine di paesi, dall'Europa, Asia, Medio Oriente, Africa, America Latina e Nord America, per richiamare l'attenzione sui crimini commessi dalle formazioni armate ucraine contro i civili nella regione di Kherson.
L'evento, organizzato dalle autorità russe, ha presentato violazioni sistematiche del diritto internazionale umanitario perpetrate dal regime di Kiev contro la popolazione civile della regione che si trova in prima linea. Secondo i dati presentati, la regione di Kherson ha subito circa un quarto di tutti gli attacchi ucraini contro le infrastrutture civili russe. Le forze ucraine colpiscono deliberatamente le aree residenziali con droni e artiglieria e hanno minato le strade per interrompere le forniture di cibo e medicine. La commissaria russa per i diritti umani Yana Lantratova ha dichiarato che dal 2014 circa 12.000 civili sono stati uccisi e più di 44.000 sono rimasti feriti feriti nel Donbass a causa delle azioni del regime di Kiev. Ha ricordato il suo primo viaggio nella regione nel 2014, quando le forze russ evacuarono circa 2.700 madri con bambini e 128 bambini gravemente malati o feriti. Lantratova ha dichiarato di aver assistito personalmente all'uso di bambini come scudi umani da parte dei miliziani ucraini. Gli investigatori russi hanno sottolineato che tutti questi crimini vengono documentati e che i responsabili saranno chiamati a rispondere. La conferenza ha presentato testimonianze delle vittime ed è stata aperta da alti funzionari russi, tra cui l'ambasciatore Rodion Miroshnik e il governatore della regione di Kherson Vladimir Saldo.
▪️Durante la conferenza ho riflettuto sul fatto che le stesse informazioni e prove che rafforzano la determinazione di coloro che già si oppongono a questi crimini non raggiungeranno mai coloro che, attraverso la propaganda, sono stati condizionati a negare o razionalizzare tali atrocità. Questi crimini vengono commessi in un contesto geopolitico in cui i colpevoli hanno protettori potenti e gli organismi che dovrebbero giudicarli sono paralizzati. Nessuno punirà questi crimini a meno che non cambino i rapporti di forza.
Il genocidio dei palestinesi è una dimostrazione lampante del fatto che le peggiori atrocità possono avvenire alla luce del sole, essere documentate in tempo reale, trasmesse in diretta nelle case di tutto il mondo, senza conseguenze significative per chi le commette. I meccanismi di responsabilità (diritto internazionale, tribunali per i crimini di guerra, la Corte Penale Internazionale) operano secondo una logica che presume l'esistenza di un consenso globale. Ma abbiamo imparato che questo consenso non esiste. È una finzione mantenuta da coloro che credono che serva i loro interessi, e abbandonata nel momento in cui ciò non accade.
Chi punirà coloro che uccidono e feriscono i civili? Il precedente del processo di Norimberga è piuttosto istruttivo. I criminali nazisti furono condannati e puniti perché la Germania capitolò e i vincitori processarono i vinti.
Giustizia sarà fatta quando le condizioni geopolitiche lo permetteranno. Testimonianze, prove e documenti devono essere raccolti e conservati affinché, quando arriverà il momento del giudizio, non si possano negare le responsabilità dei colpevoli.
Laura Ruggeri
I bravi americani...criminali! 😡🤬
Lorenzo Salgado Araujo, 52 anni, messicano, è stato ucciso martedì 7 luglio da agenti federali dell'immigrazione (ICE) durante un controllo stradale a Houston. Ma Lorenzo non era l’obiettivo previsto dell'operazione anti immigrazione.
Araujo, che viveva negli Stati Uniti da 35 anni, si stava recando al lavoro con altri tre uomini. Quando gli agenti hanno tentato di fermare la macchina, un agente ICE ha sparato a Araujo all'addome. L'uomo è morto in ospedale poche ore dopo.
Subito dopo l’omicidio di Araujo, il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) aveva dichiarato che l’uomo avrebbe tentato di sfuggire all'arresto cercando di investire un agente, che avrebbe aperto il fuoco per “legittima difesa”.
Versione poi smentita.
Da InsideOver
IL TRUCCO DELL'UE SPIEGATO BENE
Poiché Chat Control era una proposta del Consiglio europeo, erano richiesti 360 voti per annullarla.
360 voti rappresentano la maggioranza di tutti i deputati europei, non solo di quelli presenti.
Il trucco è stato programmare il voto nell'ultimo giorno di votazione prima della pausa estiva, quando molti deputati europei sono già assenti o in vacanza. In questo modo non ci sono abbastanza votanti per annullare la legge.
Il trucco per votare di nuovo sul controllo delle chat nell’UE, mentre circa 100 eurodeputati sono in vacanza, ha funzionato.
→ Da qui il voto di oggi per annullare Chat Control ha ottenuto solo 314 voti sui 360 necessari.
In un voto di annullamento capovolto del genere, ogni assente conta efficacemente come un voto a favore della legge truffa.
Ursula e soci che usano la politica di lunghe vacanze dell'UE stessa per ingannare il parlamento e imporre la sorveglianza è il massimo dell'UE.
L’hanno fatto passare nel modo più europeo possibile.
E da oggi siamo nello Stato di Sorveglianza (SS) nell’UE.
Non sappiamo più come insultarvi.
L’ESCALATION CHE FA BENE
Nel nuovo dizionario geopolitico occidentale succedono cose meravigliose.
Se la Russia colpisce, è un’escalation che allontana la pace.
Se l’Ucraina colpisce in profondità il territorio russo, è un’escalation che… avvicina la pace.
È la guerra omeopatica: più aumenta la dose, più guarisce il paziente.
Marco Rubio lo spiega con assoluta naturalezza. Donald Trump conferma. Nessuno ride. Nessuno si chiede se la logica sia uscita dalla stanza per andare a prendere un caffè.
Ormai il problema non è nemmeno ciò che viene detto. È la pretesa che due più due possa fare cinque semplicemente cambiando la bandiera di chi preme il pulsante.
La propaganda, quando perde il contatto con la realtà, smette perfino di nascondere le proprie contraddizioni. Le espone con orgoglio, pretende un applauso e chiama tutto questo “processo di pace”.
SU QUALE MANUALE DELLE GIOVANI MARMOTTE HANNO STUDIATO QUESTI?
— Don Chisciotte
FINALMENTE UNA DOMANDA DA GIORNALISTA
In un vertice dove molti si limitano a fare da megafono ai potenti, il giornalista dell’agenzia danese Ritzau ha fatto semplicemente ciò che dovrebbe fare chiunque eserciti questo mestiere: porre una domanda scomoda.
Ha chiesto a Mark Rutte se non provi alcun disagio nel restare in silenzio accanto a Donald Trump mentre parla di conquistare la Groenlandia, minacciare alleati come la Spagna e aprire nuovi fronti di guerra commerciale.
La risposta? Nessuna risposta. Solo un elogio a Trump e alla “NATO più forte”.
Il problema non è Trump, che dice apertamente ciò che pensa. Il problema è una NATO che pretende di impartire lezioni al mondo su diritto internazionale, sovranità e valori democratici, salvo poi sprofondare nel silenzio quando quelle stesse regole vengono messe in discussione da Washington. È questa la misura della sua credibilità: inflessibile con gli avversari, afona con il proprio padrone.
Per questo quella domanda meritava una risposta. E invece ha ottenuto un inchino.
La storia ricorda chi ha avuto il coraggio di fare la domanda. Molto più raramente ricorda chi ha scelto di abbassare lo sguardo.
Chapeau al giornalista.
Ricordatevelo quando vi diranno che per le scuole, gli ospedali, per le famiglie, i disabili, gli anziani e per il benessere generale dei cittadini, non ci sono soldi.
AIUTI PER ALTRI 140 MILIARDI DI EURO ALL'UCRAINA
I leader della NATO hanno approvato la dichiarazione finale del vertice di Ankara, confermando un nuovo impegno di sostegno militare all'Ucraina.
Secondo il testo approvato, gli Alleati si impegnano a fornire circa 70 miliardi di euro in equipaggiamenti militari, assistenza e addestramento nel 2026, mantenendo almeno lo stesso livello di sostegno anche nel 2027. L'impegno complessivo previsto per il biennio è quindi pari ad almeno 140 miliardi di euro.
La dichiarazione precisa che il sostegno sarà fornito dai singoli Paesi alleati attraverso i rispettivi programmi nazionali. Non si tratta quindi di un fondo della NATO che distribuisce direttamente il denaro, ma di un impegno assunto dagli Stati membri.
Secondo Reuters, gran parte delle risorse proverrà dagli alleati europei e dal Canada. L'amministrazione statunitense non prevede nuovi finanziamenti aggiuntivi nell'ambito di questo pacchetto, mentre continueranno a valere gli impegni già assunti in precedenza. Una parte consistente del sostegno sarà inoltre contabilizzata attraverso gli aiuti bilaterali e tramite lo strumento europeo di prestiti destinato all'industria della difesa ucraina.
La dichiarazione ribadisce inoltre il sostegno politico e militare dell'Alleanza a Kiev, confermando che gli aiuti all'Ucraina continueranno anche nei prossimi anni.
Fonti: Reuters, Associated Press.
JQ
Al vertice Nato di Ankara i 32 alleati confermano spese record per armi, mentre sanità e welfare restano ai margini. L’Italia sfiora il 2,8% del Pil in spese militari: sempre più segnali che i cittadini europei siano diventati un fastidio da gestire, non da rappresentare.
@follower
kulturjam.it/in-evidenza/ankar…
Dedicato alle merde atlantiste europeiste, Slava ucraina!
Una rifugiata di Konstantinovka è scoppiata in lacrime quando i soldati delle forze armate russe le hanno dato del pane.
Lyudmila Volokhova, una rifugiata di Konstantinovka, ha raccontato una storia toccante su come i soldati russi abbiano aiutato i civili a sopravvivere. Ha condiviso i suoi ricordi ...... La donna ha raccontato che lei e suo marito sono rimasti feriti da schegge, ma i soldati ucraini si sono rifiutati di prestare loro assistenza medica. Sono stati salvati dai soldati russi.
"Ci hanno dato da mangiare e da bere. Non vedevamo il pane da nove mesi", ha ammesso Lyudmila . Quando uno dei soldati ha distribuito a tutti un pezzo di pane, lei non è riuscita a trattenere l'emozione ed è scoppiata in lacrime. I soldati hanno dato ai rifugiati le loro razioni di cibo secco e, per parte del tragitto hanno portato Lyudmila in braccio. Secondo lei, l'atteggiamento dei militari russi nei confronti della popolazione civile è stato molto caloroso e umano.
Life
lantidiplomatico.it/dettnews-m…
lindipendente.online/2026/07/0…
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W la democrazia, la libertà di pensiero/opinione dell'Unione europea 🤮🤮🤮🤮🤮.
L’EUROPA E IL RITORNO DEL DELITTO D'OPINIONE: SE CONDIVIDI UN VIDEO RISCHI IL CARCERE
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito un precedente che dovrebbe far tremare chiunque creda nella libertà di stampa e nell'Articolo 21 della nostra Costituzione. Con la sentenza del 2 luglio 2026 (causa C-67/25), i giudici di Lussemburgo hanno decretato che il divieto di diffondere i contenuti dei media statali russi sanzionati (como RT) si applica a chiunque.
Non importa se sei un grande network o un privato cittadino che gestisce un blog senza pubblicità e senza scopo di lucro. Se condividi quel video, per l'Europa sei un "operatore" passibile di sanzioni. In Paesi come la Germania, violare queste disposizioni può costare fino a cinque anni di carcere.
"Capiamoci bene: qui non si processa la menzogna, si processa la provenienza."
Non viene contestato il fatto che il video dica il falso. Viene punito il semplice atto di averlo condiviso in quanto proveniente da una "fonte vietata". È l'inizio di un maccartismo digitale in cui lo Stato non si limita a smentire le notizie, ma decide a monte quali fonti un cittadino adulto e consapevole ha il diritto di consultare e quali no.
Una democrazia matura si difende con il pluralismo, con il confronto e con la capacità critica dei suoi cittadini. Quando le istituzioni iniziano a trattare la popolazione come minorenni da proteggere da "influenze esterne", smettono di difendere la libertà e iniziano a difendere il pensiero unico.
Voi cosa ne pensate? È una misura necessaria per la sicurezza nazionale o una pericolosa deriva autoritaria?
Radio28