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iQOO 15 Ultra: i pulsanti touch a 600Hz rivoluzionano il gaming mobile


L'iQOO 15 Ultra si presenta come un mostro per il gaming, con i suoi pulsanti shoulder touch che raggiungono un campionamento a 600Hz, una feature demoata in un video hands-on che lascia senza fiato. Design gaming aggressivo Il dispositivo sfoggia un desi
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L’iQOO 15 Ultra si presenta come un mostro per il gaming, con i suoi pulsanti shoulder touch che raggiungono un campionamento a 600Hz, una feature demoata in un video hands-on che lascia senza fiato.

Design gaming aggressivo


Il dispositivo sfoggia un design futuristico con retro a nido d’ape per favorire il raffreddamento attivo tramite ventola integrata, mentre il modulo camera trasparente nasconde una luce breathing per notifica immersive durante le sessioni intense. I pulsanti shoulder, detti “Monster Touch” o “Dui Ying”, sono capacitivi e pressure-sensitive, supportati da chip duali indipendenti che minimizzano il delay di input, rendendoli ideali per mappature personalizzate a quattro dita.

Prestazioni da record


Sotto il cofano pulsa lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, che ha già totalizzato oltre 4,5 milioni di punti su AnTuTu V11, superando il 99% dei rivali in CPU, GPU e UX, con ottimizzazioni ancora in corso per il lancio a febbraio. Il display Samsung flat AMOLED M14 da 6,85 pollici in 2K offre refresh LTPO a 144Hz, touch sampling istantaneo a 3200Hz, luminosità fino a 6000 nit e PWM dimming a 2160Hz per zero sfarfallio anche all’esterno.

Esperienza touch ultra-rispondente


Nel demo allegato, i pulsanti shoulder rispondono con precisione chirurgica a 600Hz, integrando feedback aptico da motore lineare X-axis che simula perfectly i trigger fisici, completo di algoritmo anti-sudore per mantenere accuracy nelle maratone gaming. Questo si abbina al Super Touch Control chip che riduce fallimenti touch in scenari estremi come freddo, carica o multi-dito, garantendo 360Hz stabili per gesture complesse.

Raffreddamento e autonomia gaming


Il sistema 8K single-layer VC cooling con ventola attiva dissipa calore estremo, mentre la batteria da 7400mAh (o oltre 7000mAh silicon-anodo) sopporta sessioni epiche con 100W wired charging e bypass per zero surriscaldamento. Il Q3 gaming chip abilita frame interpolation lossless a 144FPS, super resolution nativa PC-grade e live streaming 2K 60FPS stabile.

Fotocamera e extra


La triple camera include un 50MP Sony IMX882 periscope 3x, con IP68/69 per resistenza estrema, fino a 24GB RAM LPDDR5X Ultra Pro e 1TB storage. In Italia, questo beast si candida a top per gamer Android, con feature come questi 600Hz shoulder che elevano il mobile gaming a console level.


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Poco X8 Pro vuole fare il flagship killer (di nuovo)


La storia del Poco X8 Pro comincia lontano dai render ufficiali e dalle schede tecniche lucidate per il marketing, e passa per un dettaglio apparentemente marginale: la certificazione NBTC thailandese, che lo inquadra nella sua variante più rumorosa, la I
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La storia del Poco X8 Pro comincia lontano dai render ufficiali e dalle schede tecniche lucidate per il marketing, e passa per un dettaglio apparentemente marginale: la certificazione NBTC thailandese, che lo inquadra nella sua variante più rumorosa, la Iron Man Edition, con il modello 2511FPC34G. È il classico momento in cui capisci che un telefono è pronto a uscire dalla bolla dei leak e a diventare un prodotto vero, con un mercato preciso e una narrativa già pronta: quella del nuovo mid-range aggressivo che vuole infastidire sia i competitor Android sia i flagship “accessibili” che da qualche anno hanno alzato l’asticella dei prezzi.

Nella pratica, però, il Poco X8 Pro è meno cosplay e più hardware. L’ossatura è quella che in Cina vedremo probabilmente come Redmi Turbo 5, con un SoC Dimensity 8500 a fare da compromesso “intelligente” tra potenza pura e consumi, mentre la variante X8 Pro Max dovrebbe alzare l’asticella con un Dimensity 9500 pensato per inseguire anche la fascia premium. È una scelta quasi politica: niente Snapdragon “di richiamo”, ma un MediaTek moderno che punta a tenere bassi i costi e a spingere su efficienza e prestazioni sostenute, soprattutto nel gaming e nelle sessioni lunghe, quelle in cui il throttling ti ricorda brutalmente quanto hai pagato il device.

Il pezzo di design che farà discutere non è tanto la colorazione Iron Man, quanto il modo in cui Poco continua a giocare con l’estetica borderline tra gaming phone e telefono “normale”. La scocca richiama in parte il linguaggio già visto sulla serie precedente, ma qui l’attenzione si sposta sull’insieme: un blocco fotocamere più pronunciato, finiture che strizzano l’occhio ai fan delle edizioni speciali e un uso del branding che non ha paura di occupare spazio sul retro. È il tipo di smartphone che non si finge minimalista: vuole essere riconoscibile al primo sguardo, nel bene e nel male.

Il vero manifesto tecnico, però, è frontale. Poco X8 Pro si presenta con un pannello OLED da 1,5K a 1,5K, una definizione intermedia che rifiuta il compromesso del full HD “base” ma non rincorre la QHD solo per motivi di scheda tecnica, e abbina il tutto a una batteria da 9.000 mAh che, se confermata nei modelli di produzione, suona quasi come una provocazione alle politiche di assottigliamento a tutti i costi. Qui l’idea è chiara: costruire una macchina da contenuti e da gaming che non ti obblighi a ossessionarti con la percentuale residua ogni sera, e che possa diventare il dispositivo principale anche per chi lavora da smartphone, tra mail, documenti e streaming continuo.

La domanda sottotraccia è se questo hardware basti per reggere la pressione competitiva interna, perché Poco X8 Pro non gioca solo contro i Galaxy e i vari Oppo e Vivo di turno, ma soprattutto contro la lineup di casa: Redmi Note 15 Pro, Poco M8 Pro e via discorrendo. Lo stesso articolo che ha svelato i primi dettagli posiziona il X8 come alternativa più ambiziosa a questi modelli, suggerendo un punteggio Antutu nell’ordine dei 335.000 punti per il pacchetto complessivo, un valore che non impressiona più sulla carta ma va letto nel contesto di ottimizzazione energetica e di prezzo atteso. In altre parole, non è una scheda tecnica costruita per fare screenshot da postare su Twitter, ma per tenere insieme display, autonomia e prestazioni senza esplodere il budget.

Interessante anche la strategia di segmentazione implicita tra X8, X8 Pro e X8 Pro Max, che segue da vicino quella cinese tra Redmi Turbo e le varianti “plus”, con il X8 Pro che si piazza come il punto di equilibrio più credibile per il mercato europeo e, di riflesso, per quello italiano. Poco X8 “liscio” sembra destinato a ereditare lo spazio del classico mid-range da massa, in concorrenza diretta con Redmi Note 15 Pro e con la fascia medio-bassa di brand come Oppo e Vivo, mentre X8 Pro e Pro Max cercano di diventare l’alternativa “da nerd consapevoli” a chi oggi guarderebbe un Galaxy A di fascia alta o un Pixel “a” in offerta.

Sul fronte fotografico, le informazioni non sono ancora complete, ma il posizionamento suggerito dall’articolo giapponese lascia intendere un setup triplo coerente con la tradizione Poco: sensore principale di buon livello, probabilmente condiviso con la famiglia Redmi di riferimento, affiancato da ultra-wide e macro più funzionali che realmente ambiziosi. In uno scenario del genere, l’investimento vero sembra spostarsi di nuovo su display e batteria, con il comparto camera che resta “abbastanza buono” per il target a cui punta il brand ma difficilmente in grado di spostare l’asticella rispetto alla concorrenza diretta.

La parte più Motherboard di questa storia, però, non è nella singola specifica, ma nel pattern che disegna. Poco continua a usare i mercati emergenti come la Thailandia come banco di prova regolatorio e comunicativo, facendo trapelare modelli e varianti speciali – come la Iron Man Edition – attraverso gli enti di certificazione locali prima di un lancio globale coordinato. È un flusso quasi rituale: documenti NBTC, codici modello come 2511FPC34G, poi le prime immagini, infine il rollout commerciale con la consueta narrativa “flagship killer” aggiornata all’anno nuovo.

Dal punto di vista di chi vive Android come ecosistema e non solo come piattaforma, Poco X8 Pro è interessante perché racconta l’evoluzione del mid-range meglio di molte conference patinate. Vedi la normalizzazione di pannelli OLED di qualità anche fuori dai top di gamma, l’aumento quasi spregiudicato delle capacità batteria, la scommessa su SoC MediaTek di ultima generazione e la continua ibridazione tra brand Xiaomi, Redmi e Poco, che condividono basi tecniche ma provano a costruire identità distinte a colpi di nomenclature e collaborazioni pop.

Quanto sarà credibile tutto questo sul mercato italiano dipenderà, come sempre, da due fattori che sulla carta non compaiono: prezzo e software. Se il posizionamento seguirà la logica storica del brand, è facile immaginare uno street price aggressivo fin dai primi mesi, con il X8 Pro che potrebbe diventare il “telefono consigliato” per chi chiede un Android potente ma non vuole sforare la soglia psicologica del vero flagship. Sul software, invece, resta da vedere come Poco giocherà con la nuova interfaccia rispetto alle ultime iterazioni MIUI/HyperOS, e se saprà evitare quel backlog di bug minori che spesso sporca l’esperienza complessiva anche quando l’hardware è solido.

In attesa di schede tecniche complete e conferme ufficiali per il mercato europeo, il quadro che emerge è già abbastanza chiaro: Poco X8 Pro non vuole reinventare Android, ma ribadire che il mid-range può ancora essere il posto giusto per chi cerca un equilibrio credibile tra specifiche e prezzo, senza rinunciare a un po’ di estetica da fan service. Se manterrà la promessa di un OLED 1,5K, batteria da 9.000 mAh e un Dimensity 8500 ben ottimizzato, il nuovo “flagship killer” potrebbe non essere quello che urla di più nelle campagne social, ma quello che resiste meglio dopo un anno di uso reale.


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Rilasciato GNU Guix 1.5: Caratteristiche e Novità


GNU Guix è un gestore di pacchetti software transazionale, progettato per offrire agli utenti un livello molto elevato di controllo e riproducibilità del proprio sistema. Nato come progetto del GNU Project, GNU Guix si46;46;46;

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#46

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Galaxy S26, il leak che non dovevamo vedere: smontaggi, Exynos 2600 e IA ovunque


Le informazioni pubblicate sul sito web di un rivenditore europeo hanno svelato i prossimi modelli e le varianti di colore della prossima serie di punta Galaxy S26 di Samsung. Sebbene queste informazioni siano anteriori all'annuncio ufficiale, ci fornisco
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Le informazioni pubblicate sul sito web di un rivenditore europeo hanno svelato i prossimi modelli e le varianti di colore della prossima serie di punta Galaxy S26 di Samsung. Sebbene queste informazioni siano anteriori all’annuncio ufficiale, ci forniscono un quadro piuttosto chiaro della gamma.

La configurazione della serie S26 svelata dai rivenditori europei


I tre modelli confermati questa volta sono Galaxy S26, Galaxy S26+ e Galaxy S26 Ultra. I modelli derivati ​​di cui si vocifera, come Galaxy S26 Edge e Galaxy S26 Pro, non sono stati ancora confermati.

Samsung dovrebbe annunciare ufficialmente la serie Galaxy S26 il 25 febbraio e sembra probabile che i rivenditori si stiano preparando a venderli di conseguenza. Le informazioni elencate non includevano solo la capacità di archiviazione e le varianti di colore, ma anche il numero di modello ufficiale.

Varianti di colore ed Enterprise Edition


Si prevede che il Galaxy S26 Ultra sarà disponibile in quattro colori: nero, bianco, blu cobalto e blu cielo, mentre il Galaxy S26 e S26+ saranno disponibili in nero, bianco, viola cobalto e blu cielo.

Inoltre, il Galaxy S26 Ultra e il Galaxy S26 avranno anche una Enterprise Edition per uso aziendale, disponibile solo in nero.

Panoramica della configurazione di archiviazione per modello


Il modello Ultra sarà disponibile in tre configurazioni: 256 GB, 512 GB e 1 TB, mentre i modelli S26 e S26+ saranno disponibili in due configurazioni: 256 GB e 512 GB. Trattandosi di modelli di punta, è probabile che si tratti di configurazioni sicure, in linea con il trend attuale.

Evoluzione prevista della serie Galaxy S26


Si prevede che la serie Galaxy S26 sarà una generazione che enfatizzerà miglioramenti costanti piuttosto che cambiamenti radicali. I modelli Standard e Plus dovrebbero presentare un design rinnovato per la fotocamera, e si è notato che il corpo macchina potrebbe essere diverso dal modello precedente.

Per quanto riguarda la batteria, si vocifera che la capacità del Galaxy S26 aumenterà a 4.300 mAh, il che dovrebbe migliorare l’affidabilità nell’uso quotidiano. Anche i miglioramenti alla ricarica wireless, come il supporto per Qi2 e per gli accessori magnetici, rappresentano un punto di grande interesse.

Il SoC sarà configurato in modo diverso in base alla regione?


Per quanto riguarda le prestazioni, potrebbe tornare la consueta strategia SoC regionale di Samsung: si prevede che il Galaxy S26 e l’S26+ saranno alimentati dall’Exynos 2600 o dallo Snapdragon 8 Elite Gen 5, a seconda del mercato, mentre è probabile che il Galaxy S26 Ultra sarà alimentato da uno Snapdragon in tutte le regioni.

Fotocamere e intelligenza artificiale sono opzioni solide


Per quanto riguarda le prestazioni della fotocamera, si prevede che i miglioramenti saranno incentrati sulla stabilità piuttosto che su innovazioni radicali. I modelli Standard e Plus saranno dotati di un nuovo teleobiettivo, che dovrebbe migliorare la qualità delle immagini in condizioni di scarsa illuminazione e la resistenza al rumore, ma miglioramenti significativi potrebbero essere riservati al modello Ultra e successivi.

Nel frattempo, Samsung si sta concentrando sulle funzionalità di intelligenza artificiale. Oltre all’espansione di nuove funzioni incentrate sull’intelligenza artificiale generativa, si vocifera di una collaborazione con Perplexity AI e di una revisione radicale di Bixby.

Nel complesso, la serie Galaxy S26 sembra essere una generazione che privilegia il miglioramento del livello generale di perfezione e il potenziamento dell’esperienza di intelligenza artificiale, piuttosto che competere su specifiche tecniche appariscenti. L’attenzione è focalizzata su quante di queste informazioni saranno confermate nell’annuncio ufficiale.


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Mozilla introduce i pacchetti RPM per la versione notturna di Firefox


Mozilla introduce i pacchetti RPM per la versione notturna (Nightly) di Firefox, compiendo un passo che molti utenti delle distribuzioni GNU/Linux basate su RPM aspettavano da tempo. Da oggi è disponibile un repository software46;46;46;

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#46

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Le scorciatoie web della schermata iniziale di HyperOS 3 di Xiaomi non rispondono, un problema comune segnalato su più dispositivi


In seguito all'aggiornamento all'ultimo sistema operativo, "HyperOS 3", attualmente in distribuzione per i dispositivi Xiaomi, alcuni utenti hanno segnalato un bug per cui i collegamenti alle pagine web posizionati nella schermata iniziale non funzionano
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In seguito all’aggiornamento all’ultimo sistema operativo, “HyperOS 3”, attualmente in distribuzione per i dispositivi Xiaomi, alcuni utenti hanno segnalato un bug per cui i collegamenti alle pagine web posizionati nella schermata iniziale non funzionano più. Problemi simili sono stati confermati su diversi modelli su forum di utenti come Kakaku.com, il che suggerisce che il problema non sia probabilmente specifico del dispositivo, ma piuttosto correlato al sistema operativo.

Le scorciatoie di Chrome non rispondono


Il sintomo principale segnalato è che quando si tocca un collegamento web creato utilizzando la funzione “Aggiungi alla schermata Home” di Google Chrome, non succede nulla e il browser non si avvia.
In molti casi, il dispositivo non visualizza alcun messaggio di errore e non risponde affatto. Tuttavia, occasionalmente si avvia se lo si preme ripetutamente e potrebbe rispondere se lo si tocca due volte, quindi il suo comportamento è considerato instabile.

Segnalazioni simili su più dispositivi Xiaomi e POCO


Questo problema non è limitato a un modello specifico, ma è stato confermato su più dispositivi, come i seguenti:

  • POCO F7
  • POCO X7 Pro
  • Xiaomi 15
  • Xiaomi 15T Pro
  • Xiaomi Pad Mini

Questo problema è stato segnalato nonostante piccole differenze nelle versioni del firmware (3.0.3.0, 3.0.5.0, 3.0.7.0, ecc.) e si ritiene che sia un comportamento comune a tutte le versioni di HyperOS 3.

Potrebbe essere coinvolta la funzionalità della doppia app


Secondo la verifica del forum e le risposte degli esperti, questo problema è probabilmente causato da un conflitto tra la funzionalità “doppia app” di HyperOS e la funzione di scelta rapida di Chrome.
In effetti, sono state numerose le segnalazioni da parte di utenti che utilizzano app doppie e sono stati confermati diversi casi in cui il problema è stato risolto modificando le impostazioni.

Soluzioni alternative condivise dagli utenti


Al momento non è disponibile una soluzione ufficiale, ma ci sono segnalazioni secondo cui il problema è stato risolto seguendo i passaggi indicati di seguito.

  • Elimina il tuo account dual app e disattiva la funzionalità dual app
  • Installa Chrome Beta e impostalo come browser predefinito
  • Disinstallare l’aggiornamento di Chrome e quindi creare nuovamente il collegamento.

Nessuna di queste soluzioni può essere considerata fondamentale e risulta particolarmente restrittiva per gli utenti che utilizzano quotidianamente due app.

In alcuni casi, un ripristino delle impostazioni di fabbrica può migliorare la situazione.


Alcuni utenti hanno segnalato che il ripristino del dispositivo (ripristino delle impostazioni di fabbrica) ha risolto il problema, ma poiché richiede la ricostruzione di impostazioni e app, è un processo piuttosto difficile e alcuni affermano che non è pratico come soluzione temporanea.

Speriamo che questo problema venga risolto in futuro, poiché dipende dal sistema operativo.


Poiché questo problema si verifica su più dispositivi e utenti, è molto probabile che si tratti di un difetto specifico di HyperOS 3.
Alcuni commenti sul forum suggeriscono di segnalare il problema al supporto, affermando che “se ci sono poche lamentele, è difficile risolverlo” e che speriamo di vedere miglioramenti nei futuri aggiornamenti.

Sono stati sollevati altri problemi con HyperOS 3, come notifiche ritardate e comportamento instabile, per cui sembra necessario continuare a monitorarne attentamente la maturità complessiva.


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OnePlus Nord 6 appare su Geekbench, rivelando Snapdragon 8s Gen 4 e Android 16


Si prevede che la serie Nord di fascia media di OnePlus, il nuovo OnePlus Nord 6, arriverà presto sul mercato globale. Dopo varie certificazioni, le informazioni sul dispositivo sono state registrate anche sul servizio di benchmarking Geekbench, rivelando
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Si prevede che la serie Nord di fascia media di OnePlus, il nuovo OnePlus Nord 6, arriverà presto sul mercato globale. Dopo varie certificazioni, le informazioni sul dispositivo sono state registrate anche sul servizio di benchmarking Geekbench, rivelandone alcune prestazioni.

Registrato su Geekbench come “CPH2795”


OnePlus Nord 6, apparso nel database di Geekbench, è stato identificato con il numero di modello “CPH2795”. Utilizza il processore Snapdragon 8s Gen 4 di Qualcomm con 12 GB di RAM. Questo chipset è il processore di ultima generazione presente in dispositivi di fascia media come Nothing Phone 3 e POCO F7.
Geekbench

Miglioramento costante delle prestazioni da Nord 5


Il punteggio Geekbench è di 2.019 per il single-core e 6.503 per il multi-core, il che dimostra un miglioramento significativo delle prestazioni rispetto al OnePlus Nord 5 di precedente generazione. Il Nord 5 è dotato di uno Snapdragon 8s Gen 3 e le sue prestazioni multi-core si attestavano solo sui 5.000, quindi il miglioramento delle prestazioni è particolarmente evidente durante l’elaborazione di più attività.

Dotato di Android 16 in anticipo


I dati di benchmark confermano inoltre che il telefono utilizza l’ultimo sistema operativo Android 16. Si tratta di un aggiornamento relativamente precoce per un modello di fascia media globale, il che probabilmente sarà un punto di interesse per gli utenti che danno priorità agli aggiornamenti a lungo termine.

OnePlus Ace 6 verrà rilanciato in Cina?


Precedenti indiscrezioni hanno suggerito che OnePlus Nord 6 sarà probabilmente basato su OnePlus Ace 6, lanciato in Cina nell’ottobre 2025. L’Ace 6 sarà dotato di un display AMOLED da 6,83 pollici con una risoluzione di 1,5K e un’elevata frequenza di aggiornamento fino a 165 Hz.

La configurazione della fotocamera è una doppia specifica con una fotocamera principale da 50 megapixel e una fotocamera ultra-grandangolare da 8 megapixel, mentre la fotocamera frontale è da 16 megapixel. Oltre alla batteria ad alta capacità da 7.800 mAh, supporta anche la ricarica ultra-veloce da 120 W, che è una caratteristica importante.

Tieni d’occhio le novità di OnePlus


Recenti rapporti hanno inoltre indicato che OnePlus sta sviluppando altri due nuovi smartphone per il mercato cinese, continuando a rafforzare la sua gamma per il 2026. Siamo inoltre in attesa di ulteriori informazioni su OnePlus Nord 6, tra cui l’annuncio ufficiale, la data di uscita globale e il prezzo.

OnePlus Nord 6 è un telefono di fascia media con prestazioni che si avvicinano a quelle di un telefono di fascia alta, il che lo rende una scelta ideale per chi apprezza l’equilibrio tra prestazioni e prezzo.


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Google Foto introduce la nuova funzionalità AI “Me Meme” che ti consente di creare facilmente immagini meme utilizzando le tue foto


Google ha aggiunto una nuova funzionalità chiamata "Me Meme" alla sua app di gestione delle foto, Google Foto, che utilizza l'intelligenza artificiale generativa, e ha iniziato a offrirla agli utenti negli Stati Uniti. La funzionalità è attualmente in fas
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Google ha aggiunto una nuova funzionalità chiamata “Me Meme” alla sua app di gestione delle foto, Google Foto, che utilizza l’intelligenza artificiale generativa, e ha iniziato a offrirla agli utenti negli Stati Uniti. La funzionalità è attualmente in fase di implementazione graduale come funzionalità sperimentale sia per Android che per iOS.

Negli ultimi anni, Google Foto ha ampliato le sue funzionalità legate all’intelligenza artificiale, in particolare nella scheda “Crea”, e Me Meme fa parte di questa espansione. [forum: @le-applicazioni-per-android]

Immagini meme generate dall’intelligenza artificiale che ti ritraggono


Me Meme è una funzionalità che consente agli utenti di generare immagini meme utilizzando le proprie foto. Utilizzando l’intelligenza artificiale generativa, gli utenti possono creare immagini divertenti e personalizzate semplicemente abbinando le proprie foto a modelli predefiniti. La sua caratteristica unica è che consente agli utenti di creare facilmente contenuti facili da condividere con amici e familiari.

Istruzioni specifiche per l’uso fornite sul forum ufficiale


Il forum ufficiale di Google spiega anche come utilizzare Me Meme. Il procedimento è semplice e puoi crearlo seguendo i passaggi indicati di seguito.

  • Apri l’app Google Foto
  • Tocca “Crea” nella parte inferiore dello schermo e seleziona “Me Meme”
  • Scegli un modello (predefinito o una tua immagine)
  • Tocca “Aggiungi foto” e seleziona la tua foto
  • Tocca “Genera”

Se lo utilizzi per la prima volta, apparirà una semplice schermata introduttiva e potrai provare le funzionalità toccando “Provalo ora”.

Si consiglia una foto con una chiara visione del viso


Ti consigliamo di utilizzare un selfie o un ritratto in cui il volto sia chiaramente visibile. Una foto frontale, ben illuminata e a fuoco è l’ideale, e puoi facilmente modificarla prima di scattarla.

Sono disponibili numerosi modelli e gli utenti possono anche utilizzare le proprie immagini, il che consente un elevato grado di libertà nella creazione.

Una volta generato, può essere salvato, rigenerato e condiviso.


L’immagine meme generata può essere salvata direttamente nella libreria di Google Foto. Se non ti piace, puoi rigenerarla e condividerla su altre piattaforme, inclusi i social media. È disponibile anche una funzione per confrontare l’immagine generata con la foto originale e inviare feedback.

Lanciato per la prima volta negli Stati Uniti, la disponibilità in Italia è sconosciuta


Me Meme è attualmente in fase di distribuzione per gli utenti di Google Foto negli Stati Uniti, ma non è disponibile su tutti i dispositivi. Google non ha ancora rilasciato annunci ufficiali sull’espansione delle regioni supportate o sulla data di disponibilità in Italia.

Una funzionalità di intelligenza artificiale generativa simile è disponibile anche nell’app Gemini, ma Google Foto offre un’esperienza più guidata, inclusa la selezione di modelli. Il nome “Me Meme” è anche visto come una mossa di branding volta a diffondere il messaggio sui social media.

La scheda Crea di Google Foto offre già la generazione di intelligenza artificiale, la conversione di foto in video, remix, collage, video in evidenza, foto cinematografiche, animazioni e molto altro, e l’aggiunta di Me Meme probabilmente aprirà la strada a utilizzi ancora più orientati all’intrattenimento.


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Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)

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Skip rende i suoi strumenti per lo sviluppo mobile liberi e open source


Skip ha eliminato gli abbonamenti a pagamento e reso open source l’intera suite di strumenti per lo sviluppo di applicazioni mobile, consentendo la creazione di app native per iOS e Android in modo completamente46;46;46;

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#46

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La fondazione Python, dopo il rifiuto dei fondi federali, ha ricevuto 1,5 milioni da Anthropic


Lo scorso novembre avevamo riportato una notizia quanto mai particolare: la Python Software Foundation (PSF) si era trovata costretta a rifiutare 1,5 milioni di dollari delle sovvenzioni che aveva richiesto (e che erano stati approvati) alla National Science Foundation, entità governativa statunitense che supporta progetti considerati meritevoli. Il motivo risiedeva nell8217;obbligo di non stim...

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#8217

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Galaxy S26 Ultra: il vetro Corning che uccide i protector per lo schermo


Samsung sta per rivoluzionare la protezione dello schermo con il Galaxy S26 Ultra, dove un nuovo vetro Corning potrebbe rendere superflui i film protettivi che usiamo da anni. Le indiscrezioni delle ultime ore, partite dal leaker Ice Universe, parlano di
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Samsung sta per rivoluzionare la protezione dello schermo con il Galaxy S26 Ultra, dove un nuovo vetro Corning potrebbe rendere superflui i film protettivi che usiamo da anni. Le indiscrezioni delle ultime ore, partite dal leaker Ice Universe, parlano di un’evoluzione che risolve direttamente a livello di vetro i problemi di graffi e riflessi, trasformando il display in un baluardo inattaccabile.

Evoluzione del Gorilla Armor


La saga inizia con il Galaxy S24 Ultra, che ha debuttato il primo Gorilla Armor di Corning, un vetro con coating antiriflesso che riduce i bagliori fino al 75% rispetto ai vetri tradizionali e resiste ai graffi quattro volte meglio dei concorrenti in aluminosilicato. L’anno successivo, il S25 Ultra ha portato il Gorilla Armor 2, una variante vitroceramica che sopporta cadute da 2,2 metri su cemento simulato e mantiene una durezza Mohs di livello 8, superando di due step il Victus 2 del S23 Ultra. Per il S26 Ultra, trapela l’uso di una terza generazione, definita “ultra-high strength”, che eleva ulteriormente la resistenza ai micrograffi, eliminando il bisogno di protector temperati per l’uso quotidiano.

Resistenza ai graffi e privacy integrata


Questo nuovo Corning non si limita al antiriflesso: integra una struttura ceramica che previene i segni fini da chiavi o sabbia in tasca, mantenendo il display pristine per mesi senza ausili esterni. Aggiunge un “Privacy Guard” hardware, che oscura la visibilità laterale senza appannare lo schermo come i vecchi filtri, rendendo obsoleti anche i protector per la privacy. Test di laboratorio Corning confermano che resiste meglio a cadute e abrasioni rispetto ai predecessori, con un topcoat più duraturo che evita l’usura prematura del coating.

Realtà contro hype


Samsung vende ancora protector ufficiali per il S25 Ultra, suggerendo che il S26 non eliminerà del tutto il mercato, ma ridurrà drasticamente la necessità per graffi superficiali o bagliori, lasciando i film solo per paranoici sulle cadute. Rispetto agli iPhone, che competono solo parzialmente in antiriflesso, il Galaxy S26 Ultra amplierebbe il gap in durabilità e chiarezza outdoor. L’annuncio ufficiale rivelerà se sia un Gorilla Armor 3 o un brand nuovo, ma le premesse promettono un display che sfida l’idea stessa di protezione extra.


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Lo stato dell’arte sul rischio spyware in Europa


Il mercato europeo dello spionaggio digitale continua a prosperare nell'ombra, con software spyware che infettano smartphone e trasformano dispositivi personali in strumenti di sorveglianza totale, nonostante scandali ripetuti in numerosi paesi dell'Union
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Il mercato europeo dello spionaggio digitale continua a prosperare nell’ombra, con software spyware che infettano smartphone e trasformano dispositivi personali in strumenti di sorveglianza totale, nonostante scandali ripetuti in numerosi paesi dell’Unione Europea. Queste tecnologie, spesso vendute a governi e agenzie private senza alcun controllo significativo, sfruttano vulnerabilità zero-day per ottenere accesso completo: lettura di messaggi, attivazione di microfoni e fotocamere, estrazione di dati sensibili, il tutto in modo invisibile e persistente, aggirando protezioni native come sandboxing e crittografia end-to-end.

La diffusione incontrollata


Programmi come Pegasus o tool di RCS Lab penetrano nei sistemi operativi mobili attraverso catene di exploit complessi, che iniziano con link malevoli in SMS o app legittime e culminano con l’installazione di rootkit kernel-level capaci di sopravvivere a reboot e aggiornamenti. Casi documentati riguardano Spagna, Polonia, Ungheria, Grecia, Italia, Slovacchia e Serbia, dove giornalisti, attivisti per i diritti umani, politici e oppositori sono stati presi di mira da agenzie statali, con operazioni che violano sistematicamente la proporzionalità e la necessità richieste dalle norme sui diritti fondamentali. L’assenza di “linee rosse” a livello UE permette a vendor commerciali di operare con impunità, ricevendo persino fondi pubblici europei, mentre le vittime rimangono prive di notifiche o rimedi legali efficaci.

Il ruolo di EDRi e il document pool


European Digital Rights (EDRi) ha lanciato un “spyware document pool”, una repository pubblica che aggrega analisi, indagini giornalistiche, valutazioni sui diritti umani e documenti ufficiali, inclusi i rapporti del comitato PEGA del Parlamento Europeo del 2023, per tracciare abusi e spingere verso un divieto totale. Questa risorsa centralizza evidenze frammentate: da report su scandali nazionali a ricerche tecniche su exploit, evidenziando come lo spyware comprometta l’integrità dei dispositivi e esponga dati massivi senza possibilità di oversight giudiziario adeguato. EDRi richiede un bando completo su produzione, vendita e uso di spyware commerciale, sanzioni mirate ai venditori, stop agli appalti pubblici e accesso prioritario a forensics digitali per le vittime.

Implicazioni tecniche e politiche


Dal punto di vista tecnico, questi malware evadono EDR aziendali e protezioni OS attraverso tecniche di offuscamento dinamico, iniezione di processi legittimi e persistence via meccanismi come launch daemons su iOS o servizi system su Android, rendendo la rilevazione forense un’impresa ardua che richiede analisi reverse engineering avanzata. Politicamente, la Commissione Europea non ha risposto alle raccomandazioni PEGA con legislazione vincolante, lasciando i vendor liberi di proliferare minacce transnazionali che erodono la fiducia democratica. Coalizioni di ONG e giornalisti insistono su riforme strutturali, inclusa la accountability politica e rimedi transfrontalieri per cause legali.

@sicurezza

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NexPhone, lo smartphone che vuole sostituire il tuo PC (con Android, Linux e pure Windows 11)


L’idea che il telefono in tasca possa sostituire il portatile non è nuova, ma NexPhone prova a rilanciarla con un approccio quasi ostinato: un unico device che nasce Android, parla fluentemente Debian Linux e all’occorrenza si riavvia in Windows 11, con u
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L’idea che il telefono in tasca possa sostituire il portatile non è nuova, ma NexPhone prova a rilanciarla con un approccio quasi ostinato: un unico device che nasce Android, parla fluentemente Debian Linux e all’occorrenza si riavvia in Windows 11, con un’interfaccia mobile che strizza l’occhio ai nostalgici di Windows Phone. È un progetto dichiaratamente di nicchia, pensato più per chi sogna il “telefono-PC” definitivo che per chi guarda solo alla solita scheda tecnica da top di gamma.

Lato software, NexPhone parte da Android 16 e abbraccia il nuovo Desktop Mode di Google, quel layer che trasforma l’interfaccia mobile in un ambiente più vicino a ChromeOS quando colleghi il telefono a monitor, tastiera e mouse. La vera ambizione però è nella flessibilità: Debian gira come app, con accesso al file system condiviso con Android, mentre Windows 11 vive su una partizione separata e richiede un reboot per essere avviato, ma una volta dentro ti trovi davanti un’interfaccia a mattonelle pensata per sembrare un’eredità non ufficiale di Windows 10 Mobile. L’idea è evidente: anziché rincorrere l’ennesima interpretazione di DeX o Ready For, NexPhone prova a diventare il coltellino svizzero dei sistemi operativi tascabili, sacrificando un po’ di immediatezza in favore di un controllo quasi “da smanettone”.

Collegato a un monitor tramite DisplayLink, il telefono promette di offrirti tre scenari distinti: desktop Android 16 per chi vive di app e web, Debian con interfaccia completa per chi vuole davvero lavorare in un ambiente GNU/Linux tradizionale, e un Windows 11 “pieno” quando serve la compatibilità con applicazioni x86 o la solita suite di produttività aziendale. In questo contesto, Android e Linux condividono i file, mentre Windows resta un mondo a sé: una scelta quasi ideologica, che tiene separato l’ambiente Microsoft dal resto ma rende molto chiaro il confine tra uso mobile e sessione da PC vero e proprio. È un compromesso che dialoga bene con chi è abituato a dual boot e partizioni, e molto meno con chi si aspetta che tutto “magicamente” funzioni come un iPad con tastiera.

Se guardi solo i numeri, NexPhone non è un mostro: schermo LCD da 6,58 pollici a 120 Hz in risoluzione FHD+, 12 GB di RAM, 256 GB di storage espandibile via microSD, batteria da 5.000 mAh con ricarica wireless, tripla fotocamera con sensore principale da 64 MP, ultrawide da 13 MP e frontale da 10 MP. È un hardware che nel 2026 suona più “onesto midrange” che futuristico, ma con alcuni dettagli che puzzano di scelta consapevole più che di risparmio, come l’espansione microSD che gli stessi big dell’Android mainstream hanno praticamente archiviato. A rendere il tutto ancora più particolare è il design robusto, con certificazioni IP68 e IP69 e un’impostazione quasi da device rugged, lontana dalle linee sottili e lucide a cui ci hanno abituati i flagship, e più vicina a un attrezzo da lavoro che a un feticcio da vetrina.

Il vero punto di frattura, però, è il SoC: niente Snapdragon 8 di ultima generazione, ma il Qualcomm QCM6490, un chip nato per l’IoT e per applicazioni industriali, già visto su dispositivi come Fairphone 5 dove non aveva certo brillato per reattività. Qui la scommessa ruota intorno a due parole che raramente fanno notizia nelle schede tecniche: supporto e compatibilità. Qualcomm garantisce aggiornamenti fino al 2036 e Microsoft lo elenca tra le piattaforme ufficialmente supportate da Windows 11, una combinazione che rende questo silicio quasi “noioso ma affidabile” per chi pensa in termini di cicli di vita lunghi e update di sistema, più che di benchmark record. Il rovescio della medaglia è altrettanto chiaro: se ti aspetti prestazioni da ultrabook ARM o da flagship Android, probabilmente troverai l’esperienza sotto tono, soprattutto quando inizi a chiedere a Windows 11 qualcosa di più di un paio di tab di Edge e Word aperto in background.

In questo senso NexPhone flirta con un’idea di “phone-as-a-service” personale che il mercato ha già visto e più volte rifiutato, dai tempi di Continuum ai lapdock collegati agli smartphone Galaxy con DeX. La differenza è che qui non stai semplicemente proiettando Android su uno schermo più grande, ma porti con te un piccolo ibrido che può cambiare pelle a seconda del contesto, dal daily driver Android al terminale Linux fino al “quasi laptop” Windows, sempre con lo stesso pezzo di hardware ruvido in tasca. È una visione che parla direttamente a chi oggi affianca un portatile Linux a un PC Windows, vive in browser, SSH e IDE, e si chiede quanto ancora abbia senso trascinarsi tre macchine diverse quando l’ARM di fascia media è ormai sufficiente per una buona fettina di lavoro knowledge-based.

twitter.com/emrekosmaz/status/…

C’è anche un tema di prezzo che rende il tutto meno teorico di quanto sembri: con 199 dollari metti una prenotazione rimborsabile e blocchi il prezzo early bird di 549 dollari, con spedizioni previste per il terzo trimestre del 2026, almeno nei piani di Nex Computer. In un mercato dove i midrange superano tranquillamente quella cifra pur offrendo “solo” Android e un paio d’anni di update, la proposta di pagare una cifra simile per un telefono che mette sul tavolo tre sistemi operativi, supporto a lungo termine e una vocazione dichiarata alla sostituzione del PC non suona del tutto folle, soprattutto per l’utente esperto e curioso che popola le community Android. Il rischio, semmai, è un déjà vu: un prodotto che entusiasma la nicchia, fa esplodere thread su Reddit e commenti sotto i video “this phone runs Windows 11!!!”, ma che poi fatica a trasformarsi in un ecosistema di accessori, aggiornamenti e debugging continuo all’altezza delle promesse.​

In definitiva, NexPhone sembra meno interessato a convincere la massa e più a riaprire una discussione che l’industria ha un po’ archiviato: quanto è realistico pensare allo smartphone come unico computer personale, quando il grosso del lavoro si è già spostato sul cloud, sui browser e sulle app multipiattaforma. Android 16 con Desktop Mode, Debian e Windows 11 nello stesso terminale costruito da chi ha passato anni a fare lapdock sono la risposta di Nex Computer, una risposta magari imperfetta, forse sottopotenziata, ma tecnicamente intrigante e sorprendentemente concreta per un progetto che punta a sbarcare sul mercato già entro fine anno. Per una community Android italiana abituata a ragionare di modding, ROM e multi-boot, questo è esattamente il tipo di dispositivo che non puoi ignorare, anche solo per capire se il sogno del “telefono che è anche il tuo PC” merita un altro giro di giostra nel 2026.


Questa discussione è aperta anche su Feddit in @Androidiani
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