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Nordstjernen il browser open source scritto in C che punta su sicurezza, privacy e standard web


Nordstjernen, il browser web open source scritto in C che punta su sicurezza, standard HTML, IA locale e massima privacyStai leggendo Nordstjernen il browser open source scritto in C che punta su sicurezza, privacy e standard web, un articolo del blog Linux Easy. Non riprodurlo altrove senza permesso.

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Aster Mail porta la posta elettronica privata con crittografia end-to-end e tecnologia post-quantum


Aster Mail è un servizio email open source con crittografia end-to-end, architettura zero-access e protezione post-quantum.
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I Pixel volano: vendite in crescita del 16% nel secondo trimestre 2026


La serie Pixel di Google continua a guadagnare terreno nel mercato globale degli smartphone. Secondo l'ultimo report di Counterpoint Research, nel secondo trimestre 2026 (aprile-giugno) le spedizioni dei Pixel sono cresciute del 16% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, un ritmo superiore a quello dei principali produttori mondiali. Pixel 10 e Pixel 10a trainano la crescita Secondo gli analisti di Counterpoint Research, la crescita è stata guidata principalmente dalle buone […]
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La serie Pixel di Google continua a guadagnare terreno nel mercato globale degli smartphone. Secondo l’ultimo report di Counterpoint Research, nel secondo trimestre 2026 (aprile-giugno) le spedizioni dei Pixel sono cresciute del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un ritmo superiore a quello dei principali produttori mondiali.

Pixel 10 e Pixel 10a trainano la crescita


Secondo gli analisti di Counterpoint Research, la crescita è stata guidata principalmente dalle buone performance di Pixel 10 e Pixel 10a nei mercati maturi. Pur non essendo state rese note le quote di mercato esatte, l’incremento del 16% rappresenta uno dei tassi di crescita più elevati registrati tra i grandi produttori, in un contesto di generale rallentamento del mercato globale.

Solo Samsung e Apple crescono tra i primi cinque


Tra i primi cinque produttori mondiali per quota di mercato, solo Samsung e Apple hanno registrato una crescita nel confronto anno su anno, mentre Xiaomi, vivo e Oppo hanno tutti segnato un calo, penalizzati anche dall’aumento dei costi dei componenti. Da segnalare anche la crescita di Huawei, in aumento del 6%, trainata dalle vendite delle serie Mate 80, Nova 15 ed Enjoy 90.

Il rincaro delle memorie mette sotto pressione il settore


Il forte aumento dei prezzi dei componenti, in particolare della memoria, sta condizionando pesantemente le strategie commerciali dei produttori. Counterpoint Research prevede che questa situazione possa protrarsi per tutta la seconda metà del 2026 e proseguire anche nel 2027, spingendo molte aziende a rivedere prezzi di listino e margini di profitto.

La sfida dei prezzi per i futuri Pixel 11


Nonostante il momento positivo, Google dovrà ora dimostrare di poter mantenere questo slancio con l’arrivo della serie Pixel 11, attesa a breve e per la quale si vocifera un possibile aumento dei prezzi. Resta da vedere se Google riuscirà a proseguire questa crescita e, in prospettiva, a entrare finalmente tra i primi cinque produttori mondiali per quote di mercato.

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Galaxy Z Fold 8 Ultra: fotocamera da 200MP e zoom ottico 3x nei materiali promozionali trapelati


A pochi giorni dal Galaxy Unpacked del 22 luglio, in rete sono comparse immagini che sarebbero tratte dai materiali promozionali ufficiali dei nuovi pieghevoli Samsung: Galaxy Z Fold 8, Galaxy Z Fold 8 Ultra e Galaxy Z Flip 8. Il leak svela finalmente i dettagli su fotocamere e batterie dei tre modelli, con il Fold 8 Ultra che spicca per un comparto fotografico decisamente potenziato. Il Fold 8 Ultra punta su sensore da 200MP e zoom ottico 3x Secondo il materiale trapelato, il Galaxy Z Fold […]
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A pochi giorni dal Galaxy Unpacked del 22 luglio, in rete sono comparse immagini che sarebbero tratte dai materiali promozionali ufficiali dei nuovi pieghevoli Samsung: Galaxy Z Fold 8, Galaxy Z Fold 8 Ultra e Galaxy Z Flip 8. Il leak svela finalmente i dettagli su fotocamere e batterie dei tre modelli, con il Fold 8 Ultra che spicca per un comparto fotografico decisamente potenziato.

Il Fold 8 Ultra punta su sensore da 200MP e zoom ottico 3x


Secondo il materiale trapelato, il Galaxy Z Fold 8 Ultra monterà una fotocamera principale da 200MP affiancata da un teleobiettivo da 10MP con zoom ottico 3x e da un grandangolare da 50MP, mentre le fotocamere anteriori (sia esterna che interna) resteranno da 10MP come sui modelli standard. Il sensore da 200MP sfrutterebbe la tecnologia proprietaria “Adaptive Pixel Sensor” di Samsung, con uno zoom di qualità ottica a 2x separato dallo zoom ottico reale del teleobiettivo.

Il Fold 8 standard resterebbe senza teleobiettivo dedicato


Il modello base Galaxy Z Fold 8 avrebbe invece una fotocamera grandangolare e una ultra-grandangolare entrambe da 50MP, senza un vero teleobiettivo ma con uno zoom di qualità ottica 2x ottenuto elaborando l’immagine del sensore principale. Il Galaxy Z Flip 8, il pieghevole a conchiglia, monterebbe invece un grandangolare da 50MP, un ultra-grandangolare da 12MP e una selfie camera da 10MP.

Batterie generose nonostante lo spazio ridotto


Sul fronte autonomia, il Fold 8 Ultra avrebbe una batteria da 5.000 mAh con fino a 27 ore di riproduzione video, mentre il Fold 8 standard offrirebbe la stessa capacità di 5.000 mAh ma con 26 ore di autonomia video. Il più compatto Flip 8 si fermerebbe invece a 4.300 mAh.

Prezzi in salita per il modello Ultra


Secondo le indiscrezioni sui prezzi circolate finora, il Galaxy Z Fold 8 partirebbe da 1.899 dollari negli USA e 1.999 euro in Europa, mentre il Fold 8 Ultra salirebbe rispettivamente a 2.099 dollari e 2.199 euro. Materiali di vendita relativi al mercato australiano indicano invece cifre di 2.699, 2.999 e 1.949 dollari australiani per Fold 8, Fold 8 Ultra e Flip 8. Se confermati, questi dati suggeriscono che Samsung punterà con decisione sulla fotografia per differenziare la gamma pieghevole 2026, i cui dettagli definitivi arriveranno con l’evento Unpacked del 22 luglio.

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Xperia 1 VIII vs Galaxy S26 Ultra: la GPU non mente, differenza di appena il 3%


Dopo il confronto sulle prestazioni CPU tra il prossimo Sony Xperia 1 VIII e il Samsung Galaxy S26 Ultra, che aveva evidenziato un distacco di circa il 21% a favore del modello Samsung nei test multi-core, nuovi benchmark GPU rimescolano le carte: sul fronte grafico i due flagship risultano infatti praticamente alla pari. I punteggi OpenCL a confronto Analizzando diversi punteggi OpenCL raccolti per entrambi i modelli ed effettuandone la media, il Galaxy S26 Ultra ottiene circa 23.695 […]
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Dopo il confronto sulle prestazioni CPU tra il prossimo Sony Xperia 1 VIII e il Samsung Galaxy S26 Ultra, che aveva evidenziato un distacco di circa il 21% a favore del modello Samsung nei test multi-core, nuovi benchmark GPU rimescolano le carte: sul fronte grafico i due flagship risultano infatti praticamente alla pari.

I punteggi OpenCL a confronto


Analizzando diversi punteggi OpenCL raccolti per entrambi i modelli ed effettuandone la media, il Galaxy S26 Ultra ottiene circa 23.695 punti, contro i circa 22.915 dell’Xperia 1 VIII. Una differenza di appena il 3,3% a sfavore del modello Sony, praticamente impercettibile nell’uso quotidiano e ben lontana dal distacco del 21% osservato sul fronte CPU.

Perché il divario si riduce così tanto sulla GPU?


Il minor distacco nelle prestazioni multi-core dell’Xperia era stato attribuito a una probabile scelta di Sony di privilegiare il contenimento delle temperature e l’autonomia, limitando le prestazioni della CPU tramite un controllo termico ed energetico più aggressivo. I nuovi punteggi GPU suggeriscono invece che sul fronte grafico non vengano applicate limitazioni altrettanto marcate, lasciando esprimere al chipset tutto il suo potenziale.

Buone notizie per il gaming mobile


Le prestazioni della GPU incidono direttamente sulla fluidità dei giochi 3D, sul montaggio video e sulle applicazioni di realtà aumentata. Se il solo dato CPU aveva fatto temere prestazioni compresse per l’Xperia 1 VIII, i punteggi GPU indicano che nei titoli mobile più esigenti graficamente l’esperienza di gioco dovrebbe risultare paragonabile a quella del Galaxy S26 Ultra.

Un quadro più equilibrato di quanto sembrasse


Il nuovo confronto dimostra come basarsi solo sui punteggi CPU rischi di offrire un quadro incompleto delle reali capacità di un flagship. Sony sembra aver scelto un approccio più conservativo e orientato alla stabilità sul fronte CPU, senza però rinunciare a una base grafica di livello assoluto, elemento che rende ancora più interessante l’attesa per una recensione completa dell’Xperia 1 VIII.

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Galaxy S25 riceverà il blocco orizzontale della fotocamera del Galaxy S26 con One UI 9


Samsung starebbe per regalare ai possessori di Galaxy S25 una delle funzioni fotografiche più apprezzate del Galaxy S26: il blocco orizzontale, o "Horizontal Lock", in arrivo con l'aggiornamento One UI 9 basato su Android 17. Una stabilizzazione simile a un gimbal Horizontal Lock sfrutta giroscopio e accelerometro dello smartphone per correggere in tempo reale l'inclinazione e la rotazione del dispositivo durante le riprese video, mantenendo l'orizzonte stabile anche quando lo smartphone […]
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Samsung starebbe per regalare ai possessori di Galaxy S25 una delle funzioni fotografiche più apprezzate del Galaxy S26: il blocco orizzontale, o “Horizontal Lock”, in arrivo con l’aggiornamento One UI 9 basato su Android 17.

Una stabilizzazione simile a un gimbal


Horizontal Lock sfrutta giroscopio e accelerometro dello smartphone per correggere in tempo reale l’inclinazione e la rotazione del dispositivo durante le riprese video, mantenendo l’orizzonte stabile anche quando lo smartphone viene ruotato di 360 gradi. Il risultato è un effetto simile a quello ottenuto con un gimbal professionale, senza bisogno di accessori esterni.

La scoperta in una build di test di One UI 9


La funzione è stata individuata dal leaker Fahad Ali Javed in una build di test non ancora pubblica di One UI 9, denominata “DZG4”, installata su un Galaxy S25+. L’opzione sarà accessibile dalla modalità video della fotocamera, all’interno delle impostazioni di “Super Steady”, e si baserà su una correzione software del movimento del dispositivo, a differenza della stabilizzazione ottica tradizionale.

Non solo fotocamera: in arrivo anche nuove funzioni AI


One UI 9 introdurrà diverse altre novità per i Galaxy S25, secondo quanto emerso dal firmware trapelato:

  • My FanCam: inquadratura automatica che segue il soggetto in movimento
  • Bixby Voice potenziato: modello AI più recente eseguito direttamente sul dispositivo
  • Secure Lock: disattivazione rapida di riconoscimento facciale e impronte dal pannello di controllo
  • Warranty and Care Hub: gestione centralizzata di diagnostica e garanzia del dispositivo


Una seconda giovinezza per i Galaxy S25


Samsung non ha ancora annunciato una data ufficiale per il rilascio di One UI 9, ma è probabile che l’aggiornamento arrivi in concomitanza con il lancio dei nuovi pieghevoli attesi in autunno. Portare una funzione come Horizontal Lock, che non dipende da hardware dedicato, sui modelli S25 rappresenterebbe un valore aggiunto significativo per chi ha già acquistato la serie.

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Amazon Music preinstallata sui Galaxy: Samsung aggiunge un’altra app “di serie”


Samsung ha stretto un nuovo accordo con Amazon che porterà l'app Amazon Music preinstallata sui futuri smartphone e tablet della gamma Galaxy. Una notizia che farà piacere a chi già utilizza il servizio di streaming musicale, ma che riaccende le critiche verso il crescente numero di app superflue presenti di serie sui dispositivi coreani. Tre mesi di Amazon Music Unlimited in omaggio Fino ad oggi Amazon Music era scaricabile dal Galaxy Store, ma con il nuovo accordo l'app sarà […]
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Samsung ha stretto un nuovo accordo con Amazon che porterà l’app Amazon Music preinstallata sui futuri smartphone e tablet della gamma Galaxy. Una notizia che farà piacere a chi già utilizza il servizio di streaming musicale, ma che riaccende le critiche verso il crescente numero di app superflue presenti di serie sui dispositivi coreani.

Tre mesi di Amazon Music Unlimited in omaggio


Fino ad oggi Amazon Music era scaricabile dal Galaxy Store, ma con il nuovo accordo l’app sarà installata di default fin dalla prima accensione. I dispositivi coinvolti includeranno inoltre tre mesi gratuiti di Amazon Music Unlimited, il piano che dà accesso a oltre 100 milioni di brani senza pubblicità. Terminato il periodo di prova, il costo passa a 11,99 dollari al mese, che scendono a 10,99 dollari per gli abbonati Amazon Prime.

I Galaxy non sono nuovi al problema del bloatware


Gli smartphone Samsung sono da tempo noti per il gran numero di applicazioni preinstallate, spesso doppioni delle app Google. Basti pensare al Galaxy S26 Ultra, che convive già con coppie come Chrome e Samsung Internet, Gmail e Samsung Email, oppure il Play Store e il Galaxy Store, a cui si aggiungono app come Audible, Microsoft OneDrive e Facebook App Manager, talvolta arricchite da ulteriori applicazioni personalizzate dagli operatori telefonici.

  • Amazon Music (nuovo)
  • Audible
  • Microsoft OneDrive
  • Facebook App Manager
  • App doppie Google/Samsung (Chrome/Samsung Internet, Gmail/Samsung Email)


Non è chiaro se arriverà anche in Italia


Le informazioni finora diffuse riguardano i mercati internazionali, mentre resta da confermare se Amazon Music sarà preinstallata anche sui modelli Galaxy commercializzati in Italia, dove le app di serie possono variare in base agli accordi con i singoli operatori. Per chi utilizza già il servizio Amazon, la novità semplifica l’esperienza d’uso fin dal primo avvio; per gli altri, si tratta semplicemente di un’altra app da disinstallare.

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Pixel 11a, trapelano le specifiche complete: Tensor G6, display fino a 120Hz e conferma dal codice Google


Mentre Google si prepara a presentare ufficialmente la serie Pixel 11 il 12 agosto, sul web sono già comparse le specifiche dettagliate del futuro Pixel 11a, il modello di fascia media che secondo le prime indiscrezioni debutterà nella primavera del 2027. Le informazioni arrivano dal leaker Mystic Leaks, e trovano un'ulteriore conferma nell'analisi dell'app "Phone by Google", che ha svelato il nome in codice del dispositivo. Tensor G6 e modem MediaTek, nome in codice "Formosan" Il Pixel […]
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Mentre Google si prepara a presentare ufficialmente la serie Pixel 11 il 12 agosto, sul web sono già comparse le specifiche dettagliate del futuro Pixel 11a, il modello di fascia media che secondo le prime indiscrezioni debutterà nella primavera del 2027. Le informazioni arrivano dal leaker Mystic Leaks, e trovano un’ulteriore conferma nell’analisi dell’app “Phone by Google”, che ha svelato il nome in codice del dispositivo.

Tensor G6 e modem MediaTek, nome in codice “Formosan”


Il Pixel 11a, il cui nome in codice di sviluppo è “Formosan”, dovrebbe montare il nuovo chip Tensor G6 (nome in codice “Malibu”) abbinato al chip di sicurezza Titan M3. Sul fronte grafico si parla di una GPU PowerVR C-Series CXTP-48-1536, mentre per la connettività Google punterebbe su un modem MediaTek M90. La RAM dovrebbe restare invariata a 8 GB. Il nome in codice “Formosan” era già stato indicato in precedenza come riconducibile al Pixel 11a, e la sua comparsa all’interno di un’app ufficiale Google conferma che lo sviluppo del dispositivo è già in corso.

Display più luminoso e refresh rate variabile fino a 120Hz


Il display sarebbe da 6,3 pollici con risoluzione 1080×2424 pixel, con refresh rate variabile da 60 a 120Hz. Le indiscrezioni parlano di una luminosità HDR fino a 2.250 nit e di picco fino a 3.350 nit, un netto miglioramento rispetto al Pixel 10a soprattutto per la visibilità all’aperto. La batteria scenderebbe leggermente a 4.870 mAh (contro i 5.000 mAh del modello precedente), un calo che potrebbe però essere compensato dall’efficienza energetica del nuovo Tensor G6.

Nuova fotocamera anteriore e modello anche per il Giappone


Per la fotocamera anteriore si parla di un nuovo sensore in codice “dokkaebi”, mentre i dettagli sulle fotocamere posteriori non sono ancora emersi. Tra le colorazioni previste figurano Obsidian, Olive, Frost e Fog. Sono inoltre già trapelati i codici modello regionali: GQ05X per il mercato globale, GP1BL per il Giappone e G4XQ2 per il Nord America, a conferma che anche questa generazione arriverà nel mercato nipponico.

Anche il Pixel 11 punta su un riconoscimento del volto più veloce


Le stesse fonti indicano che anche il Pixel 11 beneficerà di un sistema Face Unlock migliorato, più rapido e più preciso anche in condizioni di scarsa illuminazione. Mystic Leaks ha inoltre anticipato che il nome in codice del successivo Pixel 12a sarà “marmoset”, segno che la pianificazione della serie A è già a buon punto. Naturalmente, trattandosi di indiscrezioni su un prodotto non ancora annunciato, le specifiche finali potrebbero subire variazioni prima del lancio ufficiale.

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RedMagic Astra 2 debutta a livello globale: tablet gaming con OLED a 185Hz e Snapdragon 8 Elite Gen 5


Nubia ha annunciato il lancio globale del RedMagic Astra 2, il nuovo tablet da gaming che punta su un corpo compatto da 9 pollici abbinato a un chipset di fascia alta e un display OLED ad altissima frequenza di aggiornamento. Il prezzo di partenza è di 749 dollari, con vendite generali previste da agosto 2026. Display OLED da 9,06 pollici e 185Hz Il pannello OLED da 9,06 pollici ha una risoluzione di 2400x1504 pixel e supporta un refresh rate fino a 185Hz, con un campionamento touch medio […]
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Nubia ha annunciato il lancio globale del RedMagic Astra 2, il nuovo tablet da gaming che punta su un corpo compatto da 9 pollici abbinato a un chipset di fascia alta e un display OLED ad altissima frequenza di aggiornamento. Il prezzo di partenza è di 749 dollari, con vendite generali previste da agosto 2026.

Display OLED da 9,06 pollici e 185Hz


Il pannello OLED da 9,06 pollici ha una risoluzione di 2400×1504 pixel e supporta un refresh rate fino a 185Hz, con un campionamento touch medio di 300Hz e di picco fino a 2000Hz, pensato per garantire massima reattività nei giochi più competitivi. La luminosità di picco raggiunge i 1600 nit, con 1100 nit su tutto lo schermo, per una buona visibilità anche all’aperto.

Snapdragon 8 Elite Gen 5 e raffreddamento a liquido


Il cuore del tablet è il processore Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5, affiancato dal sistema di raffreddamento proprietario “AquaCore Cooling System 2.0”, pensato per mantenere prestazioni costanti anche durante le sessioni di gioco più intense. Sono disponibili due configurazioni di memoria, da 12GB+256GB e da 16GB+512GB, nelle colorazioni Black Eclipse e Silver Starfrost.

Doppia USB Type-C e uscita video fino a 8K


La batteria da 8300 mAh supporta la ricarica rapida fino a 75W, mentre una delle caratteristiche distintive è la presenza di due porte USB Type-C, una da 75W e l’altra fino a 40W, che permette di ricaricare il dispositivo mentre si collegano periferiche come cuffie USB. Il tablet supporta inoltre l’uscita video in 4K a 144Hz o 8K a 60Hz, oltre a speaker stereo con certificazione DTS Ultra.

Prezzi da 749 dollari


Completano la dotazione una fotocamera posteriore da 13MP, una anteriore da 9MP e un sensore di impronte digitali. Il modello base con 12GB+256GB costa 749 dollari (circa 121.000 yen), mentre la versione 16GB+512GB sale a 849 dollari. Chi acquisterà il dispositivo nel periodo di prevendita riceverà in omaggio un caricatore da 80W, un ulteriore incentivo per chi cerca un tablet gaming compatto ma dalle prestazioni da vero flagship.

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Motorola avvia la beta di Android 17 su Motorola Signature e Moto G57 Power


Motorola ha avviato la distribuzione della beta di Android 17 per gli utenti iscritti al programma beta chiuso, coinvolgendo il flagship Motorola Signature e il modello di fascia media Moto G57 Power. La distribuzione è per ora limitata ad alcune regioni, ma diversi utenti hanno già confermato di aver ricevuto l'aggiornamento. Distribuzione in Brasile, EMEA e India La beta di Motorola Signature è disponibile per alcuni utenti in Brasile e nell'area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), […]
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Motorola ha avviato la distribuzione della beta di Android 17 per gli utenti iscritti al programma beta chiuso, coinvolgendo il flagship Motorola Signature e il modello di fascia media Moto G57 Power. La distribuzione è per ora limitata ad alcune regioni, ma diversi utenti hanno già confermato di aver ricevuto l’aggiornamento.

Distribuzione in Brasile, EMEA e India


La beta di Motorola Signature è disponibile per alcuni utenti in Brasile e nell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), mentre il Moto G57 Power riceve l’aggiornamento tramite il programma beta indiano. Sui forum della community Motorola e su Reddit sono già comparse diverse conferme di installazione avvenuta con successo. Se non emergeranno problemi rilevanti, la versione stabile potrebbe arrivare entro uno o due mesi.

Nuova schermata di blocco e centro notifiche rinnovato


Le prime segnalazioni degli utenti indicano numerose novità sull’interfaccia, tra cui:

  • Nuovo design dell’orologio sulla schermata di blocco
  • Pannello notifiche e centro di controllo rinnovati
  • Nuovo mixer del volume
  • App impostazioni ridisegnata
  • “Live Activities” per chiamate, musica e torcia
  • Cassetto app con design migliorato
  • Maggior supporto per le icone a tema
  • Animazioni più fluide


Aggiornamenti di circa 2,5-3 GB


Secondo quanto riportato su Reddit, la beta per Moto G57 Power ha il numero di build “A171WAAH.16” e un peso di circa 2,57 GB, mentre quella per Motorola Signature (“A171WVH.13”) pesa circa 2,97 GB, dimensioni coerenti con un aggiornamento importante del sistema operativo.

Versione stabile entro pochi mesi


Motorola aveva avviato il programma beta di Android 17 per Motorola Signature già ad aprile, per poi estenderlo ad altri modelli come il Moto G57 Power. L’avvio effettivo della distribuzione beta suggerisce che anche la versione definitiva di Android 17 sia ormai vicina. Chi desidera partecipare può iscriversi al programma MFN Beta tramite i forum della community Motorola, tenendo presente che si tratta di software ancora in fase di sviluppo e potenzialmente soggetto a bug.

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Xiaomi 18 sempre più vicino: certificazione ottenuta in Cina, debutto atteso ad agosto


Il futuro flagship Xiaomi 18 ha ottenuto la certificazione CMIIT rilasciata dal Ministero dell'Industria e dell'Informazione Tecnologica cinese, un passaggio obbligatorio prima della commercializzazione sul mercato interno. Secondo il noto leaker Digital Chat Station, il device sarà presentato ufficialmente ad agosto 2026. Confermato il modello cinese, noti anche i codici globali Il dispositivo certificato porta il numero di modello "26C1166MP017" e l'identificativo "M154FF". La […]
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Il futuro flagship Xiaomi 18 ha ottenuto la certificazione CMIIT rilasciata dal Ministero dell’Industria e dell’Informazione Tecnologica cinese, un passaggio obbligatorio prima della commercializzazione sul mercato interno. Secondo il noto leaker Digital Chat Station, il device sarà presentato ufficialmente ad agosto 2026.

Confermato il modello cinese, noti anche i codici globali


Il dispositivo certificato porta il numero di modello “26C1166MP017” e l’identificativo “M154FF”. La certificazione conferma il supporto a 5G, Bluetooth, Wi-Fi con protocollo WAPI, UWB e LTE. Sono inoltre già emersi i codici delle varianti internazionali: “2611FPNFAG” per il mercato globale, “2611FPNFAR” per il Giappone e “2611FPNFAI” per l’India.

Snapdragon 8 Gen 6 e doppia fotocamera da 200MP


Secondo le indiscrezioni circolate finora, lo Xiaomi 18 dovrebbe montare il nuovo Snapdragon 8 Gen 6, prodotto con processo a 2nm, e vantare un comparto fotografico con due sensori da 200 megapixel. Tra le altre caratteristiche attese:

  • Batteria da circa 7.200 mAh
  • Ricarica cablata e wireless fino a 100W
  • Display con cornici ultra sottili
  • Sensore di impronte ultrasonico sotto lo schermo
  • HyperOS 4 basato su Android 17


Il supporto UWB rafforza l’ecosistema


Tra le novità di connettività spicca il supporto UWB (Ultra Wideband), tecnologia utilizzata per localizzazione di precisione, comunicazione tra dispositivi e chiavi digitali. L’adozione di questo standard, sempre più diffuso tra i produttori di smartphone, permetterebbe a Xiaomi 18 di integrarsi meglio con dispositivi smart home e accessori del proprio ecosistema.

Manca solo l’annuncio ufficiale


Il superamento della certificazione cinese rappresenta uno degli ultimi passaggi burocratici prima del lancio, e conferma che i tempi per la presentazione ufficiale si stanno avvicinando. Le specifiche riportate restano comunque indiscrezioni non confermate, e potrebbero subire variazioni fino alla presentazione ufficiale prevista per agosto.

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Motorola annuncia il Moto Pad 70 Groove: un tablet con 9 altoparlanti JBL


Motorola presenterà il 31 luglio il nuovo tablet Moto Pad 70 Groove, il cui debutto è stato anticipato da un sito teaser comparso su Flipkart in India, che ha svelato design e alcune caratteristiche principali del dispositivo. La particolarità più evidente è la presenza di ben nove altoparlanti firmati JBL, una scelta rara per un tablet e pensata per puntare tutto sull'intrattenimento. Nove altoparlanti per un audio da vero impianto Il Moto Pad 70 Groove monta un sistema audio composto […]
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Motorola presenterà il 31 luglio il nuovo tablet Moto Pad 70 Groove, il cui debutto è stato anticipato da un sito teaser comparso su Flipkart in India, che ha svelato design e alcune caratteristiche principali del dispositivo. La particolarità più evidente è la presenza di ben nove altoparlanti firmati JBL, una scelta rara per un tablet e pensata per puntare tutto sull’intrattenimento.

Nove altoparlanti per un audio da vero impianto


Il Moto Pad 70 Groove monta un sistema audio composto da quattro tweeter, tre woofer e due radiatori passivi, per un totale di nove unità, con tuning curato da JBL. Il tablet supporta anche Hi-Res Audio Wireless e un audio surround virtuale 7.2 canali, promettendo un’esperienza sonora particolarmente coinvolgente per film e musica.

Un anello sul retro come stand integrato


Sul retro del dispositivo, oltre alla grande unità degli altoparlanti, è presente un anello utilizzabile come cavalletto, comodo per guardare video appoggiando il tablet su un piano o per usarlo come speaker Bluetooth autonomo. Non manca inoltre un tasto fisico dedicato al volume, posizionato sul retro.

Probabile rebrand di un tablet Lenovo


Le indiscrezioni indicano che il dispositivo potrebbe essere basato sul Lenovo Tab Plus Gen 2. Se confermato, il Moto Pad 70 Groove dovrebbe offrire:

  • Display IPS da 12,1 pollici, risoluzione 2560×1600 pixel
  • Refresh rate a 120Hz e luminosità massima di 800 nit
  • Processore MediaTek Dimensity 7400
  • Batteria da 10.200 mAh con ricarica rapida USB Type-C da 45W
  • Fotocamera posteriore da 13MP e anteriore da 8MP
  • Slot microSD e supporto alla penna stilo


Corpo più massiccio per privilegiare il suono


La presenza di un sistema audio così complesso si traduce in un corpo più ingombrante rispetto ai tablet tradizionali: sul modello Lenovo di riferimento lo spessore è di 22,7 mm per un peso di circa 760 grammi, valori che privilegiano la qualità sonora rispetto alla portabilità. Resta da vedere quanto Motorola manterrà di queste specifiche nella versione definitiva, che si preannuncia comunque come un tablet pensato soprattutto per chi consuma molti contenuti multimediali.

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Samsung Mobile rischia la prima perdita trimestrale della storia, nonostante il successo di Galaxy S26


Samsung Electronics si prepara a chiudere il secondo trimestre 2026 con risultati complessivi ai massimi storici, ma la divisione mobile (MX), responsabile degli smartphone, rischierebbe per la prima volta in assoluto di registrare una perdita operativa trimestrale. Secondo le analisi dei media sudcoreani, il forte rincaro dei prezzi delle memorie starebbe erodendo pesantemente i margini del comparto mobile. Stime che vanno dall'utile alla perdita Le analisi di mercato sudcoreane indicano […]
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Samsung Electronics si prepara a chiudere il secondo trimestre 2026 con risultati complessivi ai massimi storici, ma la divisione mobile (MX), responsabile degli smartphone, rischierebbe per la prima volta in assoluto di registrare una perdita operativa trimestrale. Secondo le analisi dei media sudcoreani, il forte rincaro dei prezzi delle memorie starebbe erodendo pesantemente i margini del comparto mobile.

Stime che vanno dall’utile alla perdita


Le analisi di mercato sudcoreane indicano un intervallo di previsioni molto ampio per l’utile operativo della divisione MX nel secondo trimestre 2026: si va da un possibile utile di 1.900 miliardi di won (circa 220 miliardi di yen) fino a una perdita di 1.500 miliardi di won (circa 170 miliardi di yen) nello scenario peggiore. Lo scenario ritenuto più probabile dagli analisti prevede comunque una perdita compresa tra 364 e 729 milioni di dollari.

Galaxy S26 vende bene, ma non basta


Il dato appare in apparente contraddizione con le buone notizie sulle vendite della serie Galaxy S26, ma secondo gli analisti la causa principale risiede nell’impennata dei prezzi delle memorie, che sta comprimendo drasticamente il margine di profitto per singolo dispositivo, soprattutto sugli smartphone di fascia alta.

Il costo della memoria pesa sempre di più


Secondo le rilevazioni di mercato, per gli smartphone della fascia 800 dollari l’incidenza della RAM sul costo di produzione è salita dal 14% al 23%, mentre la memoria flash NAND arriva ora a rappresentare circa il 15% dei costi complessivi. Un aumento di questa portata può facilmente compensare, e superare, i benefici derivanti da un incremento delle vendite.

Peggio del caso Note7


Se la previsione più pessimistica dovesse concretizzarsi, si tratterebbe di un evento storico per la divisione mobile di Samsung: nemmeno durante la crisi del Galaxy Note7 del 2016, legata ai problemi alla batteria, la divisione era scesa in territorio negativo, chiudendo comunque con un utile di circa 73 milioni di dollari. In questo caso, a differenza di allora, la causa non sarebbe legata a un problema di prodotto ma a un fattore esterno: il rincaro dei componenti. I risultati definitivi arriveranno con la trimestrale ufficiale di Samsung.

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Xiaomi corregge i bug di HyperOS 3: risolti i problemi di foto e interfaccia


Xiaomi ha pubblicato un report dedicato alla correzione di alcuni bug riscontrati sui dispositivi cinesi con HyperOS 3.x, il sistema operativo basato su Android 17. Gli interventi riguardano principalmente problemi di condivisione foto, crash della galleria e anomalie dell'interfaccia utente, e saranno estesi progressivamente anche al mercato globale. I problemi corretti sui modelli Xiaomi Tra i principali difetti risolti figurano la sovrapposizione di elementi dell'interfaccia durante […]
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Xiaomi ha pubblicato un report dedicato alla correzione di alcuni bug riscontrati sui dispositivi cinesi con HyperOS 3.x, il sistema operativo basato su Android 17. Gli interventi riguardano principalmente problemi di condivisione foto, crash della galleria e anomalie dell’interfaccia utente, e saranno estesi progressivamente anche al mercato globale.

I problemi corretti sui modelli Xiaomi


Tra i principali difetti risolti figurano la sovrapposizione di elementi dell’interfaccia durante l’impostazione dei pacchetti su Xiaomi 17 Ultra, i crash della galleria e gli errori di conversione HEIF su Xiaomi 17 Pro Max, gli errori server durante la modifica di immagini in alta qualità su Xiaomi 17 Pro, e i problemi di inserimento testo durante la modifica della galleria su Xiaomi 15.

Coinvolti anche Redmi e Poco


Gli interventi non si limitano ai dispositivi a marchio Xiaomi, ma coinvolgono anche diversi modelli Redmi e Poco:

  • Redmi K90 Ultra: problema di caricamento foto su un’app governativa cinese
  • Redmi K90 Max: accelerazione GPU indipendente non visibile in modalità gioco
  • Redmi K80: funzione schermo diviso non disponibile in Peacekeeper Mobile
  • Redmi Turbo 5: interruzioni improvvise delle chiamate
  • Redmi Note 13 Pro: ricerca contatti non funzionante


Versioni software coinvolte


Gli aggiornamenti riguardano build specifiche per ciascun modello, tra cui la 3.0.306.0 per Xiaomi 17 Ultra, la 3.0.315.0 e 3.0.306.0 per il 17 Pro Max, e versioni dedicate anche per i modelli Redmi coinvolti. Si tratta di correzioni mirate ai moduli di sistema di HyperOS e alla loro interazione con app e componenti hardware.

In arrivo anche a livello globale


Le patch, testate finora sul mercato cinese, dovrebbero arrivare progressivamente anche sui dispositivi globali. HyperOS 3.x introduce numerose novità rispetto alla generazione precedente, ma proprio per questo ha portato con sé alcuni problemi di compatibilità tra sistema e app di terze parti che Xiaomi punta ora a risolvere con aggiornamenti mirati.

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Gboard testa il riconoscimento della lingua dei segni: la fotocamera trasforma i gesti in testo


Google starebbe lavorando a una funzione rivoluzionaria per Gboard, la tastiera per Android: la possibilità di convertire in tempo reale la lingua dei segni in testo scritto, sfruttando semplicemente la fotocamera dello smartphone. La scoperta arriva dall'analisi dell'ultima versione beta dell'app da parte di Android Authority. La fotocamera riconosce i segni e li trasforma in testo Nella beta "17.8.3.939743344-beta-arm64-v8a" di Gboard sono stati individuati riferimenti a una funzione […]
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Google starebbe lavorando a una funzione rivoluzionaria per Gboard, la tastiera per Android: la possibilità di convertire in tempo reale la lingua dei segni in testo scritto, sfruttando semplicemente la fotocamera dello smartphone. La scoperta arriva dall’analisi dell’ultima versione beta dell’app da parte di Android Authority.

La fotocamera riconosce i segni e li trasforma in testo


Nella beta “17.8.3.939743344-beta-arm64-v8a” di Gboard sono stati individuati riferimenti a una funzione chiamata “Sign-to-Text”, pensata per riconoscere i gesti della lingua dei segni tramite la fotocamera e convertirli automaticamente in testo. Se confermata, si tratterebbe di una delle funzioni di accessibilità più ambiziose mai introdotte nella tastiera di Google, che oggi supporta già input tramite swipe e dettatura vocale.

Elaborazione on-device per proteggere la privacy


Un aspetto interessante riguarda il modo in cui i dati vengono trattati: l’analisi del video avverrebbe direttamente sul dispositivo, che estrarrebbe solo le informazioni sui movimenti delle mani. Solo questi dati, e non il video originale, verrebbero inviati ai server cloud di Google per la conversione in frasi compiute, un approccio che limita l’esposizione di contenuti sensibili.

L’eredità di SignGemma e Google DeepMind


La funzione sembra basarsi sul lavoro di ricerca condotto da Google DeepMind, che nel 2025 aveva presentato “SignGemma”, un modello di intelligenza artificiale specializzato nella comprensione della lingua dei segni. Sign-to-Text potrebbe rappresentare la prima applicazione pratica di questa tecnologia su un prodotto di massa come Gboard.

Ancora incognite su lingue e dispositivi supportati


Al momento la funzione non risulta ancora attivabile e non è chiaro quali lingue dei segni saranno supportate al lancio: la lingua dei segni americana (ASL) appare la candidata più probabile, mentre resta incerto se e quando arriverà il supporto per altre lingue nazionali. Anche i requisiti hardware minimi non sono ancora noti, complice l’elaborazione ibrida tra dispositivo e cloud. Non resta che attendere un annuncio ufficiale da parte di Google, che negli ultimi anni ha investito molto sulle funzioni di accessibilità basate sull’intelligenza artificiale.

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Galaxy Fit 3, spunta la “linea verde”: il problema dei display Samsung colpisce anche i wearable


Il tanto discusso "problema della linea verde" che da tempo affligge gli smartphone Samsung sembra essersi esteso anche al mondo dei wearable. Un utente ha segnalato su Reddit la comparsa di una vistosa linea verticale verde sul display del suo Galaxy Fit 3, il fitness tracker del produttore coreano, dopo circa due anni di utilizzo senza problemi. Il display si è spento per giorni, poi la linea verde Secondo il racconto dell'utente, il Galaxy Fit 3 ha funzionato regolarmente per circa due […]
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Il tanto discusso “problema della linea verde” che da tempo affligge gli smartphone Samsung sembra essersi esteso anche al mondo dei wearable. Un utente ha segnalato su Reddit la comparsa di una vistosa linea verticale verde sul display del suo Galaxy Fit 3, il fitness tracker del produttore coreano, dopo circa due anni di utilizzo senza problemi.

Il display si è spento per giorni, poi la linea verde


Secondo il racconto dell’utente, il Galaxy Fit 3 ha funzionato regolarmente per circa due anni prima che il display smettesse improvvisamente di accendersi. Dopo alcuni giorni lo schermo è tornato a funzionare, ma con una vistosa linea verde verticale che attraversa permanentemente il quadrante, ben visibile anche durante il normale utilizzo del dispositivo.

Non è la prima volta: coinvolto anche il Galaxy Watch 4


Il problema della linea verde non è nuovo in casa Samsung: negli scorsi mesi diversi utenti avevano segnalato lo stesso difetto sul Galaxy Watch 4, in alcuni casi collegato all’aggiornamento a One UI 8 Watch, in altri attribuito invece a possibili infiltrazioni d’acqua o difetti hardware. Al momento si tratta comunque di segnalazioni isolate, e Samsung non ha rilasciato alcun commento ufficiale sulla questione.

Rischio riparazione per i display AMOLED


Nei precedenti casi riscontrati sugli smartphone Galaxy, il problema della linea verde è stato spesso ricondotto a guasti dei pannelli AMOLED o dei relativi connettori, difetti che raramente si risolvono con un semplice aggiornamento software. Se la causa dovesse rivelarsi analoga anche per il Fit 3, gli utenti colpiti potrebbero dover ricorrere alla sostituzione del display. Chi riscontra lo stesso problema è invitato a verificare la copertura della garanzia e contattare tempestivamente l’assistenza Samsung.

Nessun allarme per Galaxy Watch 8


Al momento non risultano segnalazioni simili sul più recente Galaxy Watch 8, e il singolo caso relativo al Fit 3 non permette di stabilire se si tratti di un difetto di progettazione diffuso o di un guasto isolato legato al singolo esemplare. Resta comunque da vedere come reagirà Samsung, considerando che la lista dei dispositivi coinvolti nel problema della linea verde continua ad allungarsi.

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Firefox adotterà un ciclo di rilascio ogni due settimane a partire da settembre 2026


Firefox passerà a un ciclo di rilascio ogni due settimane da settembre 2026. Ecco cosa cambia per utenti, aziende e sviluppatoriStai leggendo Firefox adotterà un ciclo di rilascio ogni due settimane a partire da settembre 2026, un articolo del blog Linux Easy. Non riprodurlo altrove senza permesso.

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La VPN che hai pagato finanzia davvero i valori in cui credi? Il caso Mullvad e la crisi dell’etica digitale


Per molti anni il mondo della privacy digitale ha goduto di una sorta di immunità morale. Mentre i grandi colossi della tecnologia venivano criticati per il capitalismo della sorveglianza, per la raccolta indiscriminata di dati personali e per modelli di business fondati sulla profilazione degli utenti, una parte dell'ecosistema open source è riuscita a costruirsi un'immagine quasi opposta. Scegliere una VPN indipendente, utilizzare software libero o affidarsi a servizi come Proton e […]
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Per molti anni il mondo della privacy digitale ha goduto di una sorta di immunità morale. Mentre i grandi colossi della tecnologia venivano criticati per il capitalismo della sorveglianza, per la raccolta indiscriminata di dati personali e per modelli di business fondati sulla profilazione degli utenti, una parte dell’ecosistema open source è riuscita a costruirsi un’immagine quasi opposta. Scegliere una VPN indipendente, utilizzare software libero o affidarsi a servizi come Proton e Mullvad è diventato, per molti utenti, molto più di una decisione tecnica: è stata una scelta culturale e, in alcuni casi, persino politica.

Non è difficile comprenderne le ragioni. La comunità che ruota attorno al software libero ha spesso condiviso valori come la trasparenza, il diritto alla riservatezza, la decentralizzazione del potere tecnologico e la difesa delle libertà civili. Sebbene nessuno abbia mai sostenuto ufficialmente che queste realtà appartenessero a una precisa area politica, nell’immaginario collettivo si è consolidata l’idea che rappresentassero un’alternativa etica alle grandi multinazionali del digitale. In altre parole, pagando un abbonamento a questi servizi si aveva la sensazione non soltanto di acquistare un prodotto migliore, ma anche di sostenere un diverso modo di concepire Internet.

È proprio questa percezione che negli ultimi giorni è stata improvvisamente messa in discussione.

Secondo quanto riportato dal quotidiano svedese Flamman, Daniel Berntsson, fondatore e comproprietario di Mullvad VPN, ha effettuato una donazione di cinque milioni di corone svedesi a Örebropartiet, un partito locale che negli ultimi mesi ha attirato l’attenzione della stampa per posizioni considerate vicine al concetto di “remigrazione”, tema frequentemente associato alla nuova destra identitaria europea. Berntsson ha confermato la donazione, precisando che si tratta di una scelta esclusivamente personale e non riconducibile all’azienda.

Dal punto di vista giuridico la questione potrebbe anche chiudersi qui. In una democrazia liberale ogni cittadino ha il diritto di sostenere economicamente il partito che ritiene più vicino alle proprie convinzioni, e sarebbe profondamente sbagliato mettere in discussione questo principio.

La questione, tuttavia, cambia radicalmente se la si osserva da una prospettiva etica.

Mullvad non vende soltanto una VPN. Da anni vende fiducia. Vende l’idea di essere un soggetto indipendente, rispettoso della privacy, lontano dalle logiche speculative delle grandi corporation e profondamente radicato in una cultura della trasparenza che ha contribuito a renderla uno dei nomi più rispettati dell’intero settore. Quando un’azienda costruisce il proprio patrimonio economico su un capitale reputazionale così forte, è inevitabile che anche i comportamenti pubblici dei suoi proprietari assumano un significato diverso rispetto a quelli di un qualsiasi cittadino.

Sostenere che la donazione sia “personale” è corretto dal punto di vista formale, ma rischia di essere insufficiente dal punto di vista sostanziale. I dividendi distribuiti da una società entrano nel patrimonio personale dei soci e, una volta disponibili, possono essere destinati a qualsiasi finalità, comprese iniziative politiche. Chi sceglie di acquistare un servizio proprio perché ritiene di sostenere un certo sistema di valori potrebbe quindi legittimamente chiedersi se quella fiducia non stia indirettamente contribuendo anche ad alimentare progetti politici che non condivide.

Naturalmente nessuno può pretendere di controllare le convinzioni personali di un imprenditore. Sarebbe una deriva tanto pericolosa quanto incompatibile con i principi di una società libera. Esiste però una differenza sostanziale tra il diritto di avere idee politiche e la pretesa che tali idee rimangano irrilevanti rispetto all’immagine pubblica dell’azienda di cui si è fondatori.

Un imprenditore non smette di rappresentare la propria impresa quando esce dall’ufficio. Questo principio vale quotidianamente per amministratori delegati, dirigenti e figure pubbliche di qualsiasi settore. Una dichiarazione controversa, una presa di posizione politica o un comportamento ritenuto incompatibile con i valori dell’azienda producono inevitabilmente conseguenze reputazionali che ricadono sull’intera organizzazione e, spesso, anche sugli altri soci che condividono quel progetto imprenditoriale.

Per questo motivo appare difficile sostenere che la vicenda riguardi esclusivamente la sfera privata di Berntsson. Non perché Mullvad abbia finanziato direttamente un partito politico — affermazione che non troverebbe riscontro nei fatti — ma perché la reputazione dell’azienda è ormai inscindibile da quella delle persone che l’hanno costruita. Quando il prodotto venduto è la fiducia, anche la credibilità personale dei fondatori diventa parte integrante di quel prodotto.

Una riflessione analoga è emersa anche all’interno della comunità di Proton. Negli ultimi giorni numerosi utenti hanno chiesto chiarimenti riguardo ad alcune scelte comunicative dell’azienda e ai rapporti con figure considerate politicamente divisive. Anche in questo caso il dibattito non nasce da dubbi sulla qualità tecnica dei servizi offerti, che continua a essere ampiamente riconosciuta, bensì dalla crescente consapevolezza che chi acquista strumenti per la tutela della privacy non sta semplicemente scegliendo un software, ma spesso decide di sostenere economicamente una determinata organizzazione.

Questo aspetto merita una riflessione più ampia, soprattutto all’interno della comunità open source. Per anni si è diffusa l’idea, spesso implicita, che il software libero fosse quasi naturalmente associato a una cultura progressista, libertaria o comunque orientata alla difesa dei diritti civili. È stata una semplificazione che oggi mostra tutti i suoi limiti. Gli sviluppatori, gli imprenditori e gli investitori che operano in questo settore appartengono alle più diverse sensibilità politiche, esattamente come accade in qualsiasi altro ambito economico. L’apertura del codice non implica automaticamente una determinata visione della società.

Eppure proprio questa consapevolezza rende ancora più importante il tema della trasparenza. Se un’azienda decide di costruire la propria identità commerciale attorno a concetti come etica, fiducia, indipendenza e libertà, deve accettare che il pubblico valuti anche la coerenza tra quei principi e i comportamenti delle persone che la guidano. Non si tratta di pretendere un’impossibile neutralità politica, ma di riconoscere che, nel momento in cui un’impresa vende valori oltre che servizi, i suoi fondatori non possono realisticamente rivendicare una netta separazione tra la dimensione privata e quella pubblica.

Forse la vera lezione di questa vicenda non riguarda soltanto Mullvad. Riguarda tutti noi. Per anni abbiamo creduto che bastasse scegliere un servizio open source o una VPN rispettosa della privacy per sentirci automaticamente partecipi di un ecosistema eticamente migliore rispetto a quello delle Big Tech. Oggi scopriamo che la realtà è molto più complessa. Le aziende possono sviluppare ottimi prodotti, sottoporli ad audit indipendenti e difendere concretamente la privacy degli utenti, senza che questo dica nulla sulle convinzioni personali di chi ne possiede le quote.

La domanda è se, nell’economia digitale contemporanea, sia ancora possibile separare completamente il valore tecnico di un servizio dal destino economico e politico delle persone che, grazie a quel servizio, costruiscono il proprio patrimonio. È una domanda scomoda, destinata probabilmente a dividere la comunità della privacy. Ma proprio per questo merita di essere posta.

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FerrumPix è un nuovo gestore fotografico con editor integrato e supporto a Immich


FerrumPix è un gestore fotografico e editor di immagini open source per Linux e Windows con strumenti avanzati e integrazione con Immich.Stai leggendo FerrumPix è un nuovo gestore fotografico con editor integrato e supporto a Immich, un articolo del blog Linux Easy. Non riprodurlo altrove senza permesso.

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OkoBot: il framework che si inietta in Ledger Live e Trezor Suite per rubare le seed phrase


Kaspersky documenta OkoBot, un framework modulare con oltre venti impianti attivo da aprile 2025: si inietta nei processi Electron di Ledger Live e Trezor Suite mostrando pagine di phishing hard-coded per rubare le seed phrase dei wallet hardware.
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Immaginate di collegare il vostro Ledger o Trezor per una transazione di routine, digitare il PIN, e vedere comparire sullo schermo del wallet una richiesta di “recovery” della seed phrase — identica, pixel per pixel, a quella che l’app mostrerebbe in caso di reale malfunzionamento. Solo che non è l’app a parlare: è OkoBot, un framework modulare scoperto dal team GReAT di Kaspersky, che si inietta direttamente nel processo Electron di Ledger Live e Trezor Suite per mostrare pagine di phishing hard-coded e rubare la frase di recupero da dentro l’applicazione legittima.

Un framework, non un semplice trojan


Attivo almeno da aprile 2025 e ancora operativo, OkoBot non è un singolo malware ma un’infrastruttura modulare che conta oltre venti payload e impianti diversi, orchestrati tramite un tunnel SSH verso un server controllato dagli attaccanti. Tra le funzioni disponibili: raccolta di file locali, esecuzione di comandi remoti, download di estensioni browser arbitrarie, furto di wallet crypto, keylogging, registrazione video della finestra attiva e, ovviamente, furto di seed phrase. Kaspersky rileva i vari componenti con firme distinte — Trojan-Downloader.Win32.TookPS, Trojan.Win64.BypassUAC, Trojan-Banker.Script.Agent.gen, Backdoor.Win32.TeviRat, Trojan-PSW.Win64.Stealer, Trojan-Spy.Win64.Keylogger — segno che si tratta di un ecosistema criminale maturo e in continua evoluzione, non di un singolo eseguibile.

La catena di infezione: da TookPS al tunnel SSH


Tutto parte da TookPS, un downloader PowerShell che i ricercatori Kaspersky avevano già documentato in campagne precedenti mascherato da software popolare (UltraViewer, AutoCAD, Ableton). TookPS installa un client SSH sulla macchina della vittima, apre una connessione verso un server controllato dagli attaccanti e inoltra la porta del demone SSH locale. Dopo un intervallo di attesa, un bot SSH automatizzato si collega alla porta inoltrata, raccoglie informazioni di base sul sistema — nome utente, antivirus installato, indirizzo IP, versione del sistema operativo — e in base al profilo della vittima decide quali dei venti moduli successivi distribuire. È una catena a quattro stadi pensata per essere modulare e selettiva: non tutte le vittime ricevono lo stesso payload, riducendo il rumore e la superficie di rilevamento generica.

SeedHunter e OkoSpyware: il cuore del furto


Il modulo più insidioso per chi possiede crypto è SeedHunter. Monitora costantemente i processi attivi in cerca di Trezor Suite, Ledger Wallet o Ledger Live; quando li trova, si inietta nel processo e aggancia (“hook”) le funzioni interne Electron dell’applicazione. Alla connessione di un wallet hardware Trezor o Ledger, SeedHunter attiva le funzioni agganciate per mostrare una pagina di phishing hard-coded per il “recupero” della seed phrase — con un layout diverso e specifico per ciascun tipo di wallet, per massimizzare la credibilità. La vittima crede di interagire con la propria app di sempre; in realtà sta digitando le 12 o 24 parole della propria frase di recupero direttamente nelle mani degli attaccanti.

Accanto a SeedHunter opera OkoSpyware, un modulo più recente che cattura keystroke e stream video della finestra dell’applicazione target — utile sia per rubare credenziali digitate manualmente sia per raccogliere materiale di intelligence sulla vittima (abitudini, saldi, altre app finanziarie in uso).

I vettori: ClickFix e repository GitHub trojanizzati


L’infezione iniziale avviene per due strade parallele. La prima è un classico attacco ClickFix: la vittima trova un sito o un annuncio che simula un errore di sistema e la invita a “risolverlo” copiando e incollando un comando in una finestra di esecuzione (di solito PowerShell aperto tramite il prompt “Esegui” di Windows) — un pattern di social engineering che sta esplodendo in popolarità perché elude molti controlli antivirus basati su file, dato che non c’è alcun eseguibile scaricato in un primo momento.

La seconda strada è più insidiosa per un pubblico tecnico: repository GitHub che spacciano software legittimo. In un caso documentato da Kaspersky, un repository pubblicizzato come “SQL Server Management Studio” distribuiva in realtà una copia ricompilata di Audacity, il noto editor audio open source, con un impianto malevolo incorporato in una delle sue librerie. Il repository è rimasto attivo da fine marzo 2025 a giugno, tempo sufficiente per infettare sviluppatori e power user che scaricano software direttamente da GitHub confidando (a torto) nella reputazione della piattaforma come garanzia di autenticità del codice.

I numeri della campagna


Ad oggi OkoBot ha colpito centinaia di vittime in oltre 25 paesi, con la concentrazione più alta in Brasile, Vietnam, Canada, Messico e Turchia — una geografia coerente con altre campagne di crimeware finanziario che privilegiano mercati con adozione crypto retail elevata e risposta delle forze dell’ordine relativamente più lenta rispetto a USA ed Europa occidentale. La campagna, secondo Kaspersky, è tuttora attiva al momento della pubblicazione della ricerca.

Due righe per i difensori


  • Diffidare sistematicamente da qualsiasi istruzione che chieda di copiare e incollare comandi in PowerShell o nel prompt “Esegui” per “risolvere un errore”: è la firma comportamentale di ClickFix, indipendentemente dal sito che la propone.
  • Scaricare software critico (wallet manager, tool di sviluppo) esclusivamente dai domini ufficiali dei vendor, verificando hash e firme digitali dei pacchetti anche quando la fonte sembra GitHub o un repository con molte stelle.
  • Trattare qualunque richiesta di inserimento della seed phrase come un evento anomalo per definizione: né Ledger né Trezor la richiedono mai via software per operazioni di routine. La seed phrase va scritta solo su supporto fisico, mai digitata su un computer connesso.
  • Monitorare, lato endpoint, connessioni SSH in uscita non autorizzate e port-forwarding anomali verso IP esterni, dato che l’intera catena OkoBot dipende da un tunnel SSH stabilito dal downloader iniziale.
  • Applicare application allow-listing sugli endpoint che gestiscono wallet crypto, impedendo l’iniezione di codice in processi Electron non firmati o modificati rispetto al binario ufficiale.


Indicatori di compromissione

# Firme di rilevamento Kaspersky associate alla campagna OkoBot
Trojan-Downloader.Win32.TookPS.*
Trojan.Win64.BypassUAC.*
Trojan-Banker.Script.Agent.gen
Trojan.Win32.Dllhijack.*
Backdoor.Win32.TeviRat.*
Trojan-PSW.Win64.Stealer.*
Trojan-Spy.Win64.Keylogger.*
Trojan-Spy.Win64.Agent.*
Trojan.Win64.Agent.*
# Comportamenti da monitorare (EDR/SOC)
- Esecuzione PowerShell innescata da clipboard / dialogo "Esegui" (pattern ClickFix)
- Installazione non richiesta di client SSH (es. OpenSSH) seguita da
  port-forwarding verso host esterno sconosciuto
- Iniezione di codice in processi Ledger Live / Trezor Suite (Electron)
- Hook di funzioni Electron in processi di wallet manager
- Traffico SSH persistente in uscita su porte non standard verso
  infrastruttura non aziendale
# Vettori di distribuzione noti
- Repository GitHub che spacciano software legittimo (es. build
  trojanizzate di Audacity presentate come "SQL Server Management Studio")
- Siti/annunci ClickFix che simulano errori di sistema o CAPTCHA falliti
Fonte tecnica completa e IoC estesi: Securelist (Kaspersky GReAT)

Il caso OkoBot conferma una tendenza che i team di threat intelligence osservano da tempo: i criminali informatici stanno spostando lo sforzo ingegneristico dal furto di credenziali generiche all’attacco mirato ai flussi applicativi di prodotti di sicurezza specifici — in questo caso i wallet hardware, pensati proprio per essere “air-gapped” e immuni al malware sul computer host. Iniettarsi nell’app companion anziché nel dispositivo fisico è un modo elegante per aggirare quella barriera senza doverla rompere davvero.
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GoSerpent: la backdoor Go che spia governi e diplomazie del Sud-Est asiatico


Kaspersky GReAT svela GoSerpent, un RAT scritto in Go usato dal 2021 contro enti governativi e diplomatici del Sud-Est asiatico. La campagna 2026 mostra un'architettura in due fasi — raccolta silenziosa e poi esfiltrazione ritardata — con possibili legami al threat actor TetrisPhantom.
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Un backdoor scritto in Go, un catalogo di tool integrati con precisione chirurgica e un bersaglio che non lascia dubbi sulle intenzioni: enti governativi e diplomatici del Sud-Est asiatico. Il gruppo GReAT di Kaspersky ha appena pubblicato l’analisi di una campagna di cyberspionaggio che si distingue non tanto per la novità delle tecniche, quanto per la disciplina operativa con cui sono state orchestrate: raccolta dati silenziosa per settimane, poi un secondo strumento, mesi dopo, che arriva a prelevare esattamente ciò che il primo aveva già impacchettato e nascosto.

Una campagna che dura da anni, ma si è affinata nel 2026


Il ricercatore Noushin Shabab di Kaspersky racconta di aver individuato, a febbraio 2026, un insieme di attività malevole in corso almeno dalla fine del 2025 contro enti governativi e diplomatici del Sud-Est asiatico. Al centro dell’operazione c’è GoSerpent, un RAT scritto in Go con capacità di proxying, in circolazione — in versioni via via più semplici — almeno dal 2021. È la firma di un attore che non si limita a colpire e sparire, ma torna, aggiorna il proprio arsenale e lo integra in una catena di attacco sempre più coerente.

Il dettaglio più interessante non è il singolo malware, ma l’architettura in due fasi con cui il gruppo ha condotto l’operazione più recente. Nella prima fase, tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, gli attaccanti hanno usato GoSerpent per distribuire strumenti di raccolta dati e furto di credenziali, lasciandoli lavorare in silenzio per settimane. Solo a maggio 2026 sono tornati con un secondo set di strumenti — Stowaway e la coppia TmcLoader/TmcPayload — dedicato esclusivamente all’esfiltrazione di ciò che era stato accumulato nei mesi precedenti.

Come funziona GoSerpent


GoSerpent riceve argomenti a riga di comando cifrati e codificati in base64, contenenti l’indirizzo del server C2 e una password di comunicazione. La decifratura avviene in AES-CBC con IV fisso, mentre le comunicazioni verso il C2 sono protette con ChaCha20, usando come chiave l’hash SHA256 della password stessa. Il backdoor supporta un set di comandi identificati da codici esadecimali (ad esempio 9BA8 per avviare un proxy SOCKS5, 6BA5 per aprire una shell remota, 7BA6/8BA7 per upload e download di file) e può incatenare più nodi compromessi in una catena di proxy, mascherando l’origine reale del traffico.

Accanto a GoSerpent, gli analisti hanno trovato McMx, una variante più semplice dello stesso strumento — probabilmente compilata da un repository GitHub diverso — che riceve i parametri da file di testo in chiaro invece che da argomenti cifrati. La configurazione viene generata tramite file batch manipolati con comandi echo, una tecnica rudimentale ma efficace per evitare di lasciare tracce dirette nei parametri di esecuzione.

Raccolta dati e furto di credenziali


Il vero motore della raccolta dati è ThumbcacheService, una DLL malevola registrata come servizio Windows. Usa una XOR a singolo byte (0x13) per offuscare le stringhe e crea un database, thumbcache_605a.db, nella cartella C:\Users\Public\, dove archivia documenti con estensione .doc, .docx, .pdf, .xls e .xlsx — compresi quelli cancellati e ancora presenti nel Cestino. I file raccolti vengono compressi con 7-Zip, protetti da una password fissa e limitati a 20MB per archivio, evidentemente per restare sotto la soglia di allerta di eventuali sistemi di monitoraggio del traffico.

In parallelo, GoSerpent distribuisce Mimikatz per il dump della memoria LSASS e QuarksDumpLocalHash per l’estrazione degli hash delle password locali dalla SAM, garantendo agli attaccanti le credenziali necessarie per il passaggio successivo: l’esfiltrazione via share di rete.

La seconda fase: Stowaway e TmcLoader


A maggio 2026 il gruppo è tornato con Stowaway, un tool di proxy e accesso remoto basato su un framework open source personalizzato, capace di tunneling SSH, proxy SOCKS5, reverse tunneling e comunicazioni su TCP, HTTP o WebSocket cifrate con AES-256-GCM o TLS. Stowaway consegna alla macchina compromessa due file: TmcLoader, con un payload incorporato, e un file di configurazione cifrato.

TmcLoader è un loader in C++ registrato come servizio Windows che decifra ed esegue TmcPayload direttamente nello spazio di memoria del processo svchost.exe, per persistenza e occultamento. Usa risoluzione dinamica delle API tramite XOR circolare combinata con Base64 per nascondere i nomi delle funzioni chiamate. TmcPayload, una volta attivo, cerca il file di configurazione in C:\Users\Public\Libraries\, legge le credenziali di rete cifrate al suo interno e trasferisce — via share condivisa — esattamente il database thumbcache_605a.db creato da ThumbcacheService mesi prima. È questa integrazione a orario differito, tra raccolta ed esfiltrazione, il tratto distintivo dell’intera operazione.

Infrastruttura e possibile attribuzione


Gli operatori si appoggiano a provider di hosting legittimi, tra cui Alibaba Cloud e UCLOUD HK, per il proprio C2 — una scelta che complica il rilevamento basato su reputazione IP. Curiosamente, sia GoSerpent sia Stowaway usano nomi di dominio legittimi come “chiavi segrete” operative: www.microsoft.com e www.spacex.com per il primo, github.code per il secondo — un dettaglio che suggerisce una metodologia operativa standardizzata all’interno del gruppo.

Kaspersky non attribuisce con certezza la campagna, ma segnala somiglianze nel targeting, nelle capacità tecniche e nella metodologia operativa con TetrisPhantom, un threat actor già noto per operazioni contro entità governative nella regione. Il collegamento resta da confermare con ulteriori indagini.

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza di enti governativi e diplomatici, GoSerpent è un promemoria di quanto sia difficile distinguere la raccolta silenziosa dall’esfiltrazione quando i due momenti sono separati da settimane o mesi. Alcune raccomandazioni pratiche:

  • Monitorare la creazione di file .db anomali in C:\Users\Public\ e sottocartelle, specialmente se seguiti da compressione 7-Zip con password.
  • Allertare su servizi Windows di nuova registrazione con nomi che imitano processi di sistema (es. varianti di “lsass.exe” o “updates.exe”).
  • Monitorare l’injection di codice nello spazio di memoria di svchost.exe e l’uso non autorizzato di condivisioni di rete per trasferimenti di dati verso host esterni.
  • Bloccare o ispezionare traffico SOCKS5 non autorizzato originato da endpoint interni.
  • Cercare l’uso di Mimikatz e QuarksDumpLocalHash nei log EDR, anche in assenza di alert di esecuzione diretta.


Indicatori di compromissione

File hashes (formato originale Kaspersky)
GoSerpent: EBFFD5A76AAA690BCDB922F82E0BACC, 5DC506FF7BB72735444FB3703A6BEE6D8
McMx: D6E86BF8A90E9B632ADD5FA495F97FBC
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Fonte primaria: Kaspersky GReAT — Securelist.
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Galaxy Z Fold8, l’autonomia fa un balzo del 20%: lo confermano i dati ufficiali UE


Il prossimo Galaxy Z Fold8 di Samsung potrebbe offrire un'autonomia sensibilmente superiore rispetto al modello precedente. A confermarlo sono i dati inseriti nel database ufficiale dell'Unione Europea, che indicano un netto miglioramento della durata della batteria rispetto alla generazione attuale. I dati emergono dal database europeo EPREL Le informazioni arrivano da EPREL (European Product Registry for Energy Labelling), il registro europeo dell'etichettatura energetica. Dal 2025, tutti […]
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Il prossimo Galaxy Z Fold8 di Samsung potrebbe offrire un’autonomia sensibilmente superiore rispetto al modello precedente. A confermarlo sono i dati inseriti nel database ufficiale dell’Unione Europea, che indicano un netto miglioramento della durata della batteria rispetto alla generazione attuale.

I dati emergono dal database europeo EPREL


Le informazioni arrivano da EPREL (European Product Registry for Energy Labelling), il registro europeo dell’etichettatura energetica. Dal 2025, tutti gli smartphone venduti nell’Unione Europea devono essere sottoposti a test standardizzati i cui risultati vengono resi pubblici, comprensivi di autonomia, efficienza energetica, facilità di riparazione, resistenza alle cadute e durata della batteria nel tempo.

Fino a 9 ore in più rispetto al Fold7


Secondo i dati EPREL, capacità della batteria e autonomia dei vari modelli risultano essere:

Il Galaxy Z Fold8 guadagnerebbe quindi circa 9 ore di autonomia in più rispetto al Fold7, con un miglioramento che supera il 20%. Il modello Ultra si spingerebbe fino a 51 ore, il valore più alto mai registrato per la serie.

Un dato più vicino all’uso reale rispetto ai valori dichiarati dai produttori


A differenza dei tempi di “riproduzione video” spesso indicati dai produttori nelle schede tecniche, il valore di autonomia EPREL nasce da un test standardizzato che combina più scenari d’uso: navigazione web, streaming video, gaming, chiamate vocali, invio di messaggi e tempo di standby. Poiché tutti i dispositivi vengono valutati con lo stesso metodo, si tratta di un parametro considerato piuttosto affidabile per confrontare in modo equo l’autonomia di modelli anche di marchi diversi.

Una generazione che punta forte sulla durata della batteria


Se questi numeri troveranno conferma anche sui modelli effettivamente commercializzati, la serie Galaxy Z Fold8 rappresenterebbe un salto in avanti significativo sul fronte dell’efficienza energetica, un aspetto storicamente critico per gli smartphone pieghevoli. Non resta che attendere la presentazione ufficiale, attesa il 22 luglio al prossimo Galaxy Unpacked, per avere conferma definitiva di questi dati.

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USBridge Remote unifica desktop remoto e gestione KVM in un’unica applicazione


USBridge Remote è un client gratuito per il controllo remoto che unisce desktop remoto, supporto Wayland e gestione KVM hardware in un'unica interfaccia.Stai leggendo USBridge Remote unifica desktop remoto e gestione KVM in un’unica applicazione, un articolo del blog Linux Easy. Non riprodurlo altrove senza permesso.

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NotchNux porta una Dynamic Island in stile macOS su GNOME Shell


Gli utenti GNOME che desiderano un’interfaccia moderna e ricca di funzionalità possono ora provare NotchNux, un’estensione open source che sostituisce il classico orologio della barra superiore con un elemento interattivo capace di adattarsi alle attività in corso. Il risultato è un’interfaccia dinamica che cambia aspetto in base agli eventi del sistema, offrendo informazioni ...

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Un Galaxy Z Fold 8 Ultra da 213.000 euro dedicato a Messi, ancora prima del debutto ufficiale


Il Galaxy Z Fold 8 Ultra non è ancora stato presentato ufficialmente da Samsung, ma esiste già una versione da collezione che costa quanto un appartamento. Il marchio di lusso russo Caviar ha lanciato una edizione speciale del pieghevole, ancora inedito, dedicata a Lionel Messi: prezzo di partenza 13.130 dollari, circa 213.000 euro al cambio attuale, per soli 19 esemplari in tutto il mondo. Una cover in smalto e oro 24 carati Il modello fa parte della nuova collezione "Legends" di Caviar […]
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Il Galaxy Z Fold 8 Ultra non è ancora stato presentato ufficialmente da Samsung, ma esiste già una versione da collezione che costa quanto un appartamento. Il marchio di lusso russo Caviar ha lanciato una edizione speciale del pieghevole, ancora inedito, dedicata a Lionel Messi: prezzo di partenza 13.130 dollari, circa 213.000 euro al cambio attuale, per soli 19 esemplari in tutto il mondo.

Una cover in smalto e oro 24 carati


Il modello fa parte della nuova collezione “Legends” di Caviar e presenta sul retro un ritratto di Messi in maglia dell’Argentina, realizzato a mano con la tecnica dello smalto cloisonné. I contorni della decorazione, il numero 10 e i simboli dell’Argentina sono rifiniti in oro a 24 carati, mentre anche parte del telaio riceve lo stesso trattamento. Il risultato è più vicino a un oggetto da collezione che a uno smartphone di uso quotidiano.

Solo 19 pezzi, tutti personalizzabili


La tiratura è limitata a 19 unità globali. Gli acquirenti potranno inoltre richiedere incisioni personalizzate, loghi dedicati, varianti di design e una confezione esclusiva, a conferma che il target sono collezionisti e appassionati di lusso più che utenti alla ricerca di prestazioni. Il prezzo di 13.130 dollari riguarda la versione da 256 GB: le personalizzazioni aggiuntive fanno lievitare ulteriormente il costo.

Il vero Galaxy Z Fold 8 Ultra resta un mistero


È importante sottolineare che questa iniziativa riguarda solo la cover artigianale realizzata da Caviar: le specifiche del Galaxy Z Fold 8 Ultra originale restano ancora ufficialmente sconosciute. Il dispositivo di base dovrebbe essere presentato da Samsung il 22 luglio, durante il prossimo evento Galaxy Unpacked, dove finalmente scopriremo design e caratteristiche tecniche complete.

Il fascino della rarità più che delle prestazioni


Negli ultimi anni Caviar ha costruito una piccola nicchia di mercato realizzando edizioni ultra-lusso basate sui flagship di Apple e Samsung, puntando su materiali preziosi e lavorazioni artigianali piuttosto che su miglioramenti hardware. Anche in questo caso, il valore dell’operazione non sta nelle prestazioni ma nell’esclusività: possedere uno dei soli 19 Galaxy Z Fold 8 Ultra al mondo con questa livrea è, per chi può permetterselo, il vero elemento di richiamo.

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Schermo rosso su Galaxy S26 Ultra: Samsung conferma la causa e promette un aggiornamento correttivo


Samsung ha finalmente fatto chiarezza sul problema del display che assume una tonalità rossastra, segnalato da diversi possessori di Galaxy S26 Ultra nelle scorse settimane. L'azienda coreana ha confermato che non si tratta di un guasto hardware, ma di un difetto legato al software, e ha annunciato l'arrivo di un aggiornamento correttivo. La causa è nel software, non nel pannello Secondo quanto riportato dai media coreani, Samsung ha concluso le indagini interne attribuendo il fenomeno a […]
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Samsung ha finalmente fatto chiarezza sul problema del display che assume una tonalità rossastra, segnalato da diversi possessori di Galaxy S26 Ultra nelle scorse settimane. L’azienda coreana ha confermato che non si tratta di un guasto hardware, ma di un difetto legato al software, e ha annunciato l’arrivo di un aggiornamento correttivo.

La causa è nel software, non nel pannello


Secondo quanto riportato dai media coreani, Samsung ha concluso le indagini interne attribuendo il fenomeno a un problema di “ottimizzazione software”. In pratica, il pannello non presenta difetti fisici: l’anomalia cromatica nasce da un errore nella gestione software dell’immagine. Alcuni osservatori ipotizzano un collegamento con la nuova funzione “Privacy Display” introdotta sulla serie Galaxy S26, ma Samsung non ha ancora confermato ufficialmente questo dettaglio.

In arrivo un aggiornamento risolutivo


La notizia più rassicurante per gli utenti riguarda proprio la soluzione: Samsung ha dichiarato che distribuirà un aggiornamento software dedicato ai dispositivi interessati dal problema. Non è stata ancora comunicata una data precisa di rilascio, ma in Corea del Sud i centri assistenza Samsung sono già stati istruiti per intervenire tramite aggiornamento software sui terminali che presentano l’anomalia. Chi riscontra già il problema può quindi attendere l’update oppure rivolgersi al supporto clienti.

Un guasto software è comunque una buona notizia


Trattandosi di un flagship che supera abbondantemente i 1.000 dollari, le prime segnalazioni relative al display avevano inevitabilmente creato preoccupazione tra gli acquirenti. Il fatto che Samsung abbia escluso un difetto hardware rappresenta quindi un elemento rassicurante per chi ha già acquistato il dispositivo, anche se resta da verificare quanto efficacemente l’aggiornamento risolverà il problema una volta distribuito. Nelle prossime settimane sarà interessante seguire i tempi di rilascio della patch e i riscontri della community dopo l’installazione.

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OPPO al lavoro su uno smartphone extra-wide che non si piega: una nuova categoria tra telefono e tablet?


Mentre il mercato degli smartphone pieghevoli continua a evolversi, OPPO sembra guardare in una direzione diversa. Secondo un noto leaker, l'azienda cinese starebbe sviluppando un dispositivo con display extra-largo che rinuncia del tutto al meccanismo pieghevole. Né un pieghevole, né un mini tablet L'indiscrezione arriva dal leaker cinese Digital Chat Station, secondo cui il nuovo modello non sarebbe né uno smartphone pieghevole né un piccolo tablet. Il dispositivo manterrebbe la forma […]
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Mentre il mercato degli smartphone pieghevoli continua a evolversi, OPPO sembra guardare in una direzione diversa. Secondo un noto leaker, l’azienda cinese starebbe sviluppando un dispositivo con display extra-largo che rinuncia del tutto al meccanismo pieghevole.

Né un pieghevole, né un mini tablet


L’indiscrezione arriva dal leaker cinese Digital Chat Station, secondo cui il nuovo modello non sarebbe né uno smartphone pieghevole né un piccolo tablet. Il dispositivo manterrebbe la forma dritta tradizionale di uno smartphone, ma con un display molto più largo del solito, con un rapporto d’aspetto vicino al 16:10, ben diverso dai formati allungati oggi dominanti. OPPO diventerebbe così il secondo produttore, dopo Huawei, a esplorare questo tipo di formato.

I vantaggi di non avere una cerniera


Se il progetto dovesse concretizzarsi, offrirebbe vantaggi diversi rispetto ai pieghevoli tradizionali. Il principale è la possibilità di utilizzare un normale pannello in vetro, senza i problemi di piega, cerniera e durabilità tipici dei foldable. Un display largo in formato 16:10 renderebbe inoltre più naturale il multitasking a schermo diviso, con due app affiancate o documenti e fogli di calcolo più leggibili, oltre a un’esperienza diversa per editing video e gaming.

Una nuova categoria di prodotto?


Gli smartphone attuali adottano quasi tutti display allungati in rapporto 19,5:9 o 20:9, ma non manca chi vorrebbe più spazio operativo senza rinunciare alla portabilità. Un modello con display extra-wide potrebbe collocarsi proprio a metà tra smartphone e mini tablet, offrendo maggiore robustezza e un prezzo potenzialmente più accessibile rispetto ai pieghevoli, complice l’assenza di parti mobili. Il progetto sarebbe però ancora in una fase iniziale di sviluppo: specifiche e data di lancio restano del tutto ignote, così come l’effettiva volontà di OPPO di portarlo sul mercato. Non resta che attendere ulteriori indiscrezioni nelle prossime settimane.

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POCO X8 in arrivo con batteria monstre: +63% di capacità rispetto al modello precedente


Xiaomi ha da poco presentato in Cina la serie Redmi Note 17, e già emergono le prime tracce della sua controparte globale a marchio POCO. Secondo un nuovo leak, il POCO X8 punterebbe soprattutto su un'autonomia da record, grazie a un balzo notevole della capacità della batteria rispetto al predecessore. Il nome POCO X8 spunta dal codice di HyperOS L'indiscrezione arriva da Kacper Skrzypek, leaker con un buon tracciato di precedenti su prodotti Xiaomi. Secondo quanto riportato, il […]
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Xiaomi ha da poco presentato in Cina la serie Redmi Note 17, e già emergono le prime tracce della sua controparte globale a marchio POCO. Secondo un nuovo leak, il POCO X8 punterebbe soprattutto su un’autonomia da record, grazie a un balzo notevole della capacità della batteria rispetto al predecessore.

Il nome POCO X8 spunta dal codice di HyperOS


L’indiscrezione arriva da Kacper Skrzypek, leaker con un buon tracciato di precedenti su prodotti Xiaomi. Secondo quanto riportato, il riferimento al “POCO X8” è stato individuato direttamente nel codice di HyperOS. Il dispositivo era finito al centro di voci su una possibile cancellazione, ma questa scoperta riaccende le prospettive di un lancio globale.

Batteria da 8.340 mAh, +63% sul modello precedente


Il dato più interessante riguarda proprio l’accumulatore: secondo il leak, POCO X8 monterebbe una batteria da circa 8.340 mAh, contro i 5.100 mAh del POCO X7. Un incremento di circa il 63% che, se confermato, garantirebbe un’autonomia decisamente superiore rispetto alla generazione precedente. Xiaomi tende spesso a condividere componenti chiave tra le serie Redmi e POCO, per cui è probabile che la capacità ricalchi quella della versione globale di Redmi Note 17 Pro 5G.

Fotocamera invariata, cambia il processore


Sul fronte fotografico non sono attesi grandi cambiamenti: si parla di un sensore principale da 50 megapixel affiancato da un secondario da 2 megapixel, sostanzialmente in linea con Redmi Note 17 Pro. Più significativo il possibile cambio di processore, con il passaggio dal MediaTek Dimensity 7300 Ultra al Qualcomm Snapdragon 6s Gen 4, anche se i primi dati sui benchmark suggeriscono un incremento prestazionale piuttosto contenuto.

Data di lancio ancora tutta da scoprire


Al momento non ci sono conferme ufficiali sui tempi di presentazione. Il POCO X7 aveva debuttato a livello globale a inizio 2025, e uno schema simile potrebbe ripetersi anche per il successore. Se le indiscrezioni troveranno conferma, POCO X8 punterà più sull’autonomia che su un salto prestazionale netto, restando comunque un’opzione interessante per chi cerca uno smartphone Android capace di durare a lungo lontano dalla presa di corrente. Trattandosi di informazioni ancora in fase di sviluppo, specifiche finali e tempistiche potrebbero comunque cambiare.

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Samsung studia un Galaxy Z Flip che si piega su entrambi i lati: cosa svela il nuovo brevetto


Samsung potrebbe avere in cantiere un'evoluzione radicale della linea Galaxy Z Flip. Un brevetto recentemente pubblicato mostra un meccanismo capace di piegare il display sia verso l'interno che verso l'esterno, una soluzione a "doppia piega" che si discosta nettamente dal design a conchiglia utilizzato finora. Una cerniera capace di piegarsi nei due sensi Il documento brevettuale descrive una cerniera a 360 gradi applicata a uno smartphone pieghevole. Gli attuali Galaxy Z Flip si chiudono […]
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Samsung potrebbe avere in cantiere un’evoluzione radicale della linea Galaxy Z Flip. Un brevetto recentemente pubblicato mostra un meccanismo capace di piegare il display sia verso l’interno che verso l’esterno, una soluzione a “doppia piega” che si discosta nettamente dal design a conchiglia utilizzato finora.

Una cerniera capace di piegarsi nei due sensi


Il documento brevettuale descrive una cerniera a 360 gradi applicata a uno smartphone pieghevole. Gli attuali Galaxy Z Flip si chiudono ripiegando lo schermo verso l’interno; il nuovo design permetterebbe invece di piegare il display anche verso l’esterno, lasciando visibile parte dello schermo principale anche a telefono chiuso, senza la necessità di un display di copertina separato come quello montato oggi. Il corpo laterale avrebbe inoltre una forma curva, per garantire un aspetto naturale anche da chiuso.

Una struttura pensata per proteggere il display


Piegare un pannello in entrambe le direzioni comporta sfide tecniche notevoli. Il brevetto descrive uno spazio calcolato vicino alla cerniera per evitare interferenze tra le due porzioni curve del display durante la piegatura. I collegamenti elettrici, altrimenti interrotti da questo spazio, verrebbero deviati su livelli interni differenti: una soluzione che manterrebbe l’integrità del segnale video riducendo lo stress sulla zona di piega, con l’obiettivo di limitare il rischio di rotture nel tempo.

Più funzioni utilizzabili anche a telefono chiuso


Secondo quanto descritto nel documento, anche a telefono chiuso sarebbe possibile consultare notifiche, controllare la riproduzione musicale o inquadrare l’anteprima della fotocamera direttamente dalla porzione di schermo visibile dall’esterno. Un’evoluzione che andrebbe oltre l’attuale display di copertina dei Galaxy Z Flip, offrendo un’interazione più naturale e continua con il resto del pannello.

Resta da capire se e quando diventerà realtà


Va ricordato che si tratta, per ora, solo di un brevetto, e non è detto che il progetto arrivi mai sul mercato. Negli ultimi anni il comparto hardware dei pieghevoli si è però stabilizzato, con cambiamenti di design sempre meno frequenti: per questo Samsung potrebbe puntare su una soluzione come questa per offrire un’esperienza realmente nuova nella prossima generazione. Se il meccanismo a doppia piega dovesse davvero arrivare in produzione, più che sostituire la linea Z Flip potrebbe rappresentare una sua naturale evoluzione concettuale.

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nubia NaviX Ultra è ufficiale: arriva il primo smartphone Android con un vero agente AI a bordo


nubia, marchio controllato da ZTE, ha presentato ufficialmente il nuovo smartphone NaviX Ultra in occasione della World Artificial Intelligence Conference (WAIC 2026). L'azienda lo definisce "il primo smartphone al mondo con agente AI", puntando tutto sull'intelligenza artificiale come elemento distintivo del prodotto. Un assistente AI pensato per agire, non solo rispondere Secondo quanto comunicato da nubia, NaviX Ultra integra Doubao, l'assistente AI disponibile in Cina. A differenza di […]
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nubia, marchio controllato da ZTE, ha presentato ufficialmente il nuovo smartphone NaviX Ultra in occasione della World Artificial Intelligence Conference (WAIC 2026). L’azienda lo definisce “il primo smartphone al mondo con agente AI”, puntando tutto sull’intelligenza artificiale come elemento distintivo del prodotto.

Un assistente AI pensato per agire, non solo rispondere


Secondo quanto comunicato da nubia, NaviX Ultra integra Doubao, l’assistente AI disponibile in Cina. A differenza di molti concorrenti che si limitano ad aggiungere funzioni di AI generativa, nubia punta a differenziarsi puntando su un vero e proprio “agente AI” come cuore del sistema: una tecnologia capace di comprendere le istruzioni dell’utente ed eseguire autonomamente più operazioni in sequenza, un approccio che diversi analisti indicano come possibile prossima tendenza del settore smartphone.

Design con barra fotocamera in stile Pixel


Dalle immagini diffuse, il retro del dispositivo presenta una barra orizzontale che ospita il comparto fotografico, con un layout che ricorda da vicino quello della serie Google Pixel. Il modulo integra tre sensori. Il telefono sarà disponibile in tre colorazioni: Blue Horizon, Black Dreamscape e White. Per il momento non sono stati resi noti dettagli su fotocamere, display o processore.

Un riconoscimento per l’innovazione in ambito AI


In occasione della presentazione, nubia ha anche annunciato che NaviX Ultra ha ricevuto il premio “2026 SAIL (Super AI Leader) Award”, assegnato in vista della WAIC 2026 e pensato per premiare approcci innovativi nel campo dell’intelligenza artificiale.

Specifiche tecniche in arrivo nei prossimi giorni


Al momento restano sconosciuti prezzo, data di lancio e scheda tecnica completa del dispositivo. Vista l’avvenuta presentazione ufficiale, è però probabile che processore, display e dettagli sulla fotocamera vengano svelati nel giro di pochi giorni. Gli smartphone costruiti attorno a un vero agente AI sono ancora rari sul mercato, e sarà interessante capire quale esperienza d’uso concreta riuscirà a offrire nubia con questo NaviX Ultra.

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Xperia 10 VIII si avvicina: il nuovo Sony per il mercato giapponese passa la certificazione FCC


Uno smartphone Sony ancora inedito ha ottenuto la certificazione dell'FCC, l'ente statunitense per le comunicazioni. Le informazioni pubblicate suggeriscono che si tratti della variante destinata al mercato giapponese del prossimo Xperia 10 VIII, atteso nella seconda metà del 2026. Diversi indizi puntano a un modello per il Giappone Secondo il documento di certificazione, il dispositivo supporta lo standard NFC "Type-F", corrispondente al FeliCa, tecnologia utilizzata quasi esclusivamente […]
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Uno smartphone Sony ancora inedito ha ottenuto la certificazione dell’FCC, l’ente statunitense per le comunicazioni. Le informazioni pubblicate suggeriscono che si tratti della variante destinata al mercato giapponese del prossimo Xperia 10 VIII, atteso nella seconda metà del 2026.

Diversi indizi puntano a un modello per il Giappone


Secondo il documento di certificazione, il dispositivo supporta lo standard NFC “Type-F”, corrispondente al FeliCa, tecnologia utilizzata quasi esclusivamente sugli smartphone destinati al mercato giapponese. A questo si aggiunge un numero piuttosto limitato di bande LTE supportate, un ulteriore indizio che si tratti di una versione pensata principalmente per il Giappone, certificata dall’FCC per consentirne l’uso in roaming all’estero.

Confermati Wi-Fi 6 e jack per cuffie


La documentazione conferma inoltre il supporto al Wi-Fi 6 (IEEE 802.11ax), un dato che esclude si tratti di un modello entry-level e lo colloca piuttosto nella fascia media o medio-alta. È confermata anche la presenza del jack audio da 3,5 mm, una caratteristica che la serie Xperia 10 ha sempre mantenuto nel corso delle varie generazioni.

Tutti gli indizi portano a Xperia 10 VIII


Le informazioni disponibili finora indicano per il 2026 una line-up Xperia composta dal flagship Xperia 1 VIII (siglato XQ-GExx) e dal modello Xperia 10 VIII (XQ-GHxx). Alla luce di sigla e caratteristiche, il dispositivo appena certificato sembra corrispondere proprio a quest’ultimo. Le specifiche complete restano ancora sconosciute, ma secondo le indiscrezioni più accreditate il chip a bordo dovrebbe essere uno Snapdragon 6 Gen 4, o in alternativa il successivo Snapdragon 6 Gen 5.

Lancio possibile a ottobre, come lo scorso anno


Un ulteriore elemento interessante riguarda la tempistica. Anche Xperia 10 VII aveva ottenuto la certificazione FCC attorno al 20 luglio 2025, per poi debuttare ufficialmente a inizio ottobre dello stesso anno. Vista la coincidenza quasi esatta delle date, è plausibile che anche Xperia 10 VIII segua un percorso simile, con un lancio atteso attorno a ottobre 2026. Sony non ha ancora rilasciato comunicazioni ufficiali, ma il passaggio della certificazione FCC conferma che il dispositivo si trova ormai nelle fasi finali di sviluppo.

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Motorola Edge 70 Max: hardware da top di gamma, ma solo 2 major update Android garantiti


Motorola Edge 70 Max si presenta con una scheda tecnica di tutto rispetto: chip Snapdragon di ultima generazione e batteria da 7.100 mAh sono solo alcuni dei punti di forza del nuovo modello. A far discutere, però, è la politica di supporto software annunciata dall'azienda, decisamente più limitata rispetto a quanto oggi offerto dai principali concorrenti Android. Specifiche da vero flagship killer Motorola Edge 70 Max si posiziona come un classico "flagship killer", grazie a una […]
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Motorola Edge 70 Max si presenta con una scheda tecnica di tutto rispetto: chip Snapdragon di ultima generazione e batteria da 7.100 mAh sono solo alcuni dei punti di forza del nuovo modello. A far discutere, però, è la politica di supporto software annunciata dall’azienda, decisamente più limitata rispetto a quanto oggi offerto dai principali concorrenti Android.

Specifiche da vero flagship killer


Motorola Edge 70 Max si posiziona come un classico “flagship killer”, grazie a una dotazione hardware di alto livello:

  • Chip Snapdragon 8 Gen 5
  • Batteria da 7.100 mAh al silicio-carbonio
  • Ricarica rapida cablata
  • Ricarica wireless magnetica compatibile Qi2.2
  • Elevata resistenza costruttiva

Il prezzo nel Regno Unito è fissato a 700 sterline, un posizionamento che sulla carta rende il telefono piuttosto competitivo.

Il vero punto debole: gli aggiornamenti


Il sito ufficiale britannico di Motorola ha però svelato la politica di supporto software del dispositivo: Edge 70 Max esce dalla fabbrica con Android 16 a bordo, ma sono garantiti soltanto due major update, fino ad Android 17 e Android 18. Anche le patch di sicurezza si fermano a tre anni dal lancio.

Un divario sempre più evidente rispetto alla concorrenza


Nel 2026 diversi produttori Android, soprattutto nella fascia alta, garantiscono ormai fino a sette anni di aggiornamenti di sistema e sicurezza, e anche nella fascia media sono sempre più comuni almeno quattro major update. In questo contesto, il supporto limitato di Edge 70 Max rappresenta un aspetto critico, capace di offuscare un hardware altrimenti molto convincente.

Un problema che potrebbe pesare anche sull’eventuale arrivo in Italia


Al momento non è chiaro se Motorola Edge 70 Max arriverà anche sul mercato italiano. Qualora accadesse, la ridotta finestra di aggiornamenti rischierebbe comunque di scoraggiare gli utenti più attenti alla durata nel tempo del proprio smartphone. Con Google Pixel e Samsung Galaxy sempre più orientati a promesse di supporto pluriennale, la politica di aggiornamento sta ormai diventando un criterio di scelta importante quanto le prestazioni pure, e su questo fronte Edge 70 Max parte in evidente svantaggio.

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Samsung punta a un tasto fotocamera fisico in stile Xperia: cosa rivela il nuovo brevetto Galaxy


Samsung potrebbe introdurre un nuovo tasto fisico dedicato alla fotocamera sui futuri Galaxy. Un brevetto europeo recentemente pubblicato mostra un pulsante allungato posizionato sul lato del telaio, pensato per l'avvio dell'app fotocamera e per lo scatto. Un approccio finora associato soprattutto alla serie Xperia di Sony, pioniera del tasto fisico dedicato sugli smartphone. Un pulsante multifunzione integrato nel telaio Il documento descrive una struttura sottile e allungata, quasi […]
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Samsung potrebbe introdurre un nuovo tasto fisico dedicato alla fotocamera sui futuri Galaxy. Un brevetto europeo recentemente pubblicato mostra un pulsante allungato posizionato sul lato del telaio, pensato per l’avvio dell’app fotocamera e per lo scatto. Un approccio finora associato soprattutto alla serie Xperia di Sony, pioniera del tasto fisico dedicato sugli smartphone.

Un pulsante multifunzione integrato nel telaio


Il documento descrive una struttura sottile e allungata, quasi integrata nella cornice laterale del dispositivo. Samsung la definisce “multi-function button”, ma il brevetto ne dettaglia in modo specifico l’utilizzo per il controllo della fotocamera. Il posizionamento è pensato per essere raggiunto naturalmente dall’indice quando lo smartphone viene impugnato in orizzontale.

Pressione a due stadi, come su una fotocamera vera


Secondo il brevetto, il tasto riconoscerebbe due livelli di pressione: una prima pressione per avviare l’app fotocamera e una seconda, più profonda, per scattare la foto. Un funzionamento che ricalca da vicino quello dell’otturatore di una fotocamera digitale tradizionale, offrendo un’esperienza di scatto diversa rispetto al tasto virtuale sullo schermo.

Un sensore Hall per gestire zoom ed esposizione


Il dettaglio più interessante riguarda l’uso di un sensore Hall per rilevare con precisione la profondità e la posizione della pressione. Questo permetterebbe di andare oltre il semplice scatto, gestendo anche:

  • Variazione dello zoom
  • Correzione dell’esposizione
  • Cambio dell’obiettivo utilizzato

In prospettiva, non è escluso che possano aggiungersi anche gesture a scorrimento sul tasto stesso.

Resta da vedere se arriverà davvero sui Galaxy


Come sempre in questi casi, si tratta al momento solo di un brevetto, senza alcuna conferma sull’effettiva adozione in un Galaxy commerciale. Negli ultimi tempi, però, i produttori di smartphone puntano sempre più a differenziare l’esperienza fotografica anche a livello hardware, e un tasto fisico dedicato potrebbe essere uno degli strumenti per farlo. Se Samsung riuscirà davvero a offrire un’esperienza vicina a quella storicamente garantita da Xperia, lo scopriremo solo con i prossimi lanci ufficiali.

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Xiaomi pronta a sfidare il Galaxy Z Fold 8 con un pieghevole dal design “a passaporto” e chip proprietario


Xiaomi sembra pronta a tornare protagonista nel segmento dei pieghevoli a libro dopo un periodo di relativa assenza. Secondo un nuovo leak, il prossimo modello della serie Mix adotterebbe un design profondamente rinnovato, molto vicino a quello che Samsung starebbe per introdurre con il suo prossimo pieghevole di punta. Design "a passaporto" in stile Galaxy Z Fold 8 Secondo il leaker cinese Smart Pikachu, il nuovo pieghevole Xiaomi adotterà una scocca "completamente inedita". I modelli […]
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Xiaomi sembra pronta a tornare protagonista nel segmento dei pieghevoli a libro dopo un periodo di relativa assenza. Secondo un nuovo leak, il prossimo modello della serie Mix adotterebbe un design profondamente rinnovato, molto vicino a quello che Samsung starebbe per introdurre con il suo prossimo pieghevole di punta.

Design “a passaporto” in stile Galaxy Z Fold 8


Secondo il leaker cinese Smart Pikachu, il nuovo pieghevole Xiaomi adotterà una scocca “completamente inedita”. I modelli Xiaomi Mix Fold 4 e Galaxy Z Fold finora hanno seguito un formato a libro, largo in orizzontale. Samsung, invece, starebbe per passare a un formato più verticale, il cosiddetto design “a passaporto”, con il prossimo Galaxy Z Fold 8 (mentre la variante attuale diventerebbe Galaxy Z Fold Ultra). Secondo l’indiscrezione, anche il nuovo Xiaomi adotterebbe questa impostazione, pensata per migliorare l’impugnatura e l’usabilità da chiuso.

Debutto in vista per il chip proprietario XRing O3


Novità importanti sono attese anche sul fronte delle prestazioni. Finora i modelli di punta Xiaomi hanno utilizzato processori Qualcomm Snapdragon, ma per questo nuovo pieghevole si rincorrono voci su un chip proprietario della serie XRing, sviluppato internamente. Il primo XRing O1 aveva ricevuto un’accoglienza piuttosto positiva, e il successore XRing O3 potrebbe debuttare entro fine anno proprio su questo dispositivo.

Batteria da 6.000 mAh e accessori magnetici


Tra le altre indiscrezioni si parla di una batteria di grande capacità, attorno ai 6.000 mAh, e del supporto agli accessori magnetici già introdotti sui recenti flagship Xiaomi, per una gestione più semplice di ricarica e periferiche compatibili.

Una sfida diretta al prossimo Galaxy Z Fold


Nome definitivo e data di lancio non sono ancora stati confermati, ma se Xiaomi tornerà davvero con decisione nel segmento dei grandi pieghevoli, il confronto con il prossimo Galaxy Z Fold 8 sembra inevitabile. Va ricordato che si tratta ancora di informazioni non ufficiali, quindi specifiche e design definitivi potrebbero cambiare rispetto a quanto trapelato finora.

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L’UE costringe Google ad aprire Android: Gemini dovrà condividere i suoi privilegi con le AI rivali


La Commissione Europea ha imposto a Google due misure correttive vincolanti in base al Digital Markets Act (DMA), riguardanti rispettivamente Android e Google Search. Il provvedimento, annunciato il 16 luglio, obbligherà Google ad aprire ad altri assistenti AI le funzioni oggi riservate a Gemini su Android, oltre a condividere dati di ricerca anonimizzati con i servizi concorrenti. Gli assistenti rivali potranno accedere alle funzioni oggi esclusive di Gemini Il cambiamento più rilevante […]
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La Commissione Europea ha imposto a Google due misure correttive vincolanti in base al Digital Markets Act (DMA), riguardanti rispettivamente Android e Google Search. Il provvedimento, annunciato il 16 luglio, obbligherà Google ad aprire ad altri assistenti AI le funzioni oggi riservate a Gemini su Android, oltre a condividere dati di ricerca anonimizzati con i servizi concorrenti.

Gli assistenti rivali potranno accedere alle funzioni oggi esclusive di Gemini


Il cambiamento più rilevante riguarda proprio l’assistente AI di sistema. Ad oggi, numerose funzioni profonde di Android sono accessibili solo a Gemini, mentre gli assistenti di terze parti restano penalizzati sul piano funzionale. Secondo la Commissione, circa il 60% degli utenti Android nell’Unione Europea considera poco attraente il passaggio a un assistente diverso da Gemini proprio a causa di questo divario. Con la nuova decisione, chi imposta ChatGPT o un altro assistente come predefinito potrà ottenere funzionalità paragonabili a quelle finora riservate a Gemini.

Attivazione vocale e integrazione con le app


  • Avvio dell’assistente tramite comando vocale
  • Prenotazione di taxi direttamente dall’assistente
  • Suggerimenti di risposta rapida nelle app di messaggistica
  • Accesso a informazioni sui luoghi visitati di recente

Per rendere possibili queste funzioni, Google dovrà aprire l’accesso alla cronologia della posizione, alle app di messaggistica e ad altre integrazioni di sistema, sempre nel rispetto di privacy e sicurezza. La scadenza fissata dalla Commissione per completare l’adeguamento è luglio 2027.

Anche Google Search dovrà condividere i propri dati


La seconda misura riguarda il motore di ricerca: Google dovrà fornire dati di ricerca anonimizzati, con un livello di dettaglio equivalente a quello che utilizza internamente per migliorare la qualità dei risultati, ai servizi concorrenti e ai chatbot AI dotati di funzioni di ricerca che soddisfano determinati requisiti. I dati saranno sottoposti a più fasi di anonimizzazione e Google potrà comunque valutare caso per caso eventuali rischi rilevanti per sicurezza informatica o privacy. Le modalità di accesso e i costi saranno regolati da criteri stabiliti dalla Commissione, con entrata in vigore da gennaio 2027.

Un possibile riequilibrio della concorrenza nell’AI


L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è rafforzare la concorrenza tra assistenti AI su Android e nel mercato della ricerca online, aprendo la strada a servizi come ChatGPT o Perplexity per offrire funzioni più avanzate direttamente sul sistema operativo di Google. Va comunque ricordato che si tratta di misure legate al Digital Markets Act e quindi, almeno per ora, limitate al mercato europeo: resta da vedere se cambiamenti simili verranno estesi anche ad altre aree del mondo.

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Google Health si aggiorna alla versione 5.04: più controllo sull’alimentazione e diversi bug corretti


Google ha rilasciato la versione 5.04 della sua app per la salute, Google Health, con un aggiornamento che punta soprattutto a migliorare la gestione dell'alimentazione, oltre a intervenire su sonno, attività fisica e ciclo mestruale. L'update arriva a breve distanza dalla precedente release e risponde a diverse richieste avanzate dagli utenti sul fronte della gestione nutrizionale. Alimenti personalizzati e log più rapidi La novità principale riguarda la registrazione dei pasti: è ora […]
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Google ha rilasciato la versione 5.04 della sua app per la salute, Google Health, con un aggiornamento che punta soprattutto a migliorare la gestione dell’alimentazione, oltre a intervenire su sonno, attività fisica e ciclo mestruale. L’update arriva a breve distanza dalla precedente release e risponde a diverse richieste avanzate dagli utenti sul fronte della gestione nutrizionale.

Alimenti personalizzati e log più rapidi


La novità principale riguarda la registrazione dei pasti: è ora possibile creare alimenti personalizzati, modificarli ed eliminarli, così da avere sempre a disposizione i cibi consumati più di frequente senza doverli cercare ogni volta da zero. In alternativa, si possono inserire direttamente calorie e macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) senza passare dalla ricerca del prodotto, velocizzando la compilazione del diario alimentare. Google Health corregge inoltre un bug che, per alcuni utenti, calcolava in modo errato la ripartizione calorica dei tre macronutrienti.

Migliorie anche per sonno e allenamenti


Sul fronte del sonno, la funzione di monitoraggio dei pisolini viene ulteriormente affinata: il tempo dei riposini diurni si somma ora al totale delle ore di sonno mostrato nella scheda “Today”, per un quadro più accurato della giornata. Per quanto riguarda l’attività fisica, viene risolto un problema che in alcuni casi troncava a metà la visualizzazione del grafico della frequenza cardiaca e della mappa del percorso nel riepilogo degli allenamenti.

Corretti anche ciclo mestruale e funzione amici


Il monitoraggio del ciclo mestruale guadagna una visualizzazione cronologica per anno, utile per individuare variazioni nel tempo. Sempre in questa release, su iOS viene risolto un bug che impediva ad alcuni utenti di inviare nuove richieste di amicizia all’interno dell’app.

Un aggiornamento orientato alla praticità quotidiana


Google Health 5.04 è già disponibile su iOS e sta arrivando progressivamente anche su Android. Non si tratta di un aggiornamento con grandi funzioni inedite, quanto piuttosto di un intervento mirato a rendere più semplice il monitoraggio quotidiano dei pasti e a correggere alcuni fastidiosi difetti segnalati dalla community. Per chi tiene traccia con costanza della propria alimentazione, si tratta comunque di un passo avanti concreto nell’usabilità dell’app.

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Toot porta Mastodon nel desktop COSMIC con un client nativo


Toot è un client Mastodon open source per COSMIC, scritto in Rust con libcosmic e integrato nativamente nel desktop di System76.Stai leggendo Toot porta Mastodon nel desktop COSMIC con un client nativo, un articolo del blog Linux Easy. Non riprodurlo altrove senza permesso.

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Bad Epoll, altra falla del Kernel Linux che, stavolta, non risparmia nemmeno Android


Nuovo appuntamento di "The Security Corner" e nuova vulnerabilità del Kernel Linux, battezzata Bad Epoll.
La sua particolarità? È un bug raro che può permettere di diventare root anche su Android. A suo modo quindi, un inedito!

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I ricavi record di The Document Foundation


The Document Foundation chiude il 2025 con ricavi record, donazioni in crescita e un bilancio solido a sostegno dello sviluppo di LibreOfficeStai leggendo I ricavi record di The Document Foundation, un articolo del blog Linux Easy. Non riprodurlo altrove senza permesso.

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slimg ottimizza e converte immagini su Linux, Windows e Mac


slimg è un software open source per ottimizzare immagini con supporto a JPEG, PNG, WebP, AVIF e JPEG XL, disponibile come GUI e CLIStai leggendo slimg ottimizza e converte immagini su Linux, Windows e Mac, un articolo del blog Linux Easy. Non riprodurlo altrove senza permesso.

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